La regola


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LA REGOLA

di Erika Barresi

codice di registrazione S.I.A.E. – sez D.O.R. – 859718 A

Tre donne, tre elementi uguali, tre colori uguali, tre costumi uguali, tre posizioni… diverse. Prima, Seconda e Terza, sono oggetti, individui, cose che per natura, per divina scelta, per predestinazione si trovano in questa condizione.

Prima:             Ecco io…

Terza:             Perché devi parlare per prima?

Prima:             Niente, mi è venuto di parlare e allora…

Terza:             Appunto…

Prima:             Appunto? Appunto cosa? Che significa: appunto!

Terza:             Significa… appunto.

Prima:             Non hai nulla da dire o hai solo intenzione di non farmi esprimere…

Terza:             Cosa? Esprimere cosa?

Prima:             Ah, senti a me non importa…

Terza:             Appunto.

Prima:             Vuoi darmi ai nervi?!?

Terza:             No, voglio solo che tutti sappiano che non ti importa… a te viene voglia di parlare e tu… parli. A te non importa del motivo per cui nessuno parla, a te non importa se qualcuno, forse, stava per parlare…

Prima:             Aspetta, aspetta un secondo… io credo che se qualcuno avesse voluto parlare lo avrebbe fatto, e se ho rubato il tempo a qualcuno forse non era il suo momento ma il mio… ad ogni modo poco importa, a chi dovrebbe importare… allora, dico, è meglio che si parli quando si ha qualcosa da dire e si stia in silenzio quando non si ha nulla da dire.

Seconda:         Allora stiamo zitti.

Terza:             Va bene.

Prima:             Ok.

Terza:             D’accordo.

Prima:             Come vuoi.

Terza:             Infatti.

Prima:             Altro?

Terza:             No.

Prima:             Mi sembrava.

Terza:             Cosa?

Prima:             Niente.

Terza:             Perfetto.

Prima:             Bene.

Terza:             Già.

Prima:             Perfetto.

Terza:             Detto.

Prima:             Cosa?

Terza:             Perfetto.

Prima:             Detto.

Terza:             Cosa?

Prima:             Già detto.

Terza:             Non capisco.

Prima:             Tu hai detto che era stato già detto ed io ti ho detto cosa allora tu hai detto una cosa che io già avevo detto ed io ho detto: detto e tu hai chiesto…

Terza:             Ma che hai detto?

Prima:             Cosa hai detto…?!?

Seconda:         Oh, insomma! Silenzio.

Prima:             Va bene…

Terza:             Calma…

Prima:             A chi?

Terza:             A te, anche…

Seconda:         (Digrigna i denti)

Prima:             Che ha fatto?

Terza:             Si acciglia, mi pare.

Prima:             E’ spazientita, forse!?!

Terza:             Forse, ma sembra più stressata…

Prima:             Arrivasse un po’ d’acqua, magari ha caldo.

Terza:             No, è umida, sono umida io…

Seconda:         Insomma! Basta.

Terza:             Basta, cosa?

Prima:             Noi ci pre-occupiamo di te, giusto?

Terza:             Si.

Prima:             E che ho detto!?!

Terza:             Appunto…

Prima:             Non cominciare con appunto!

Seconda:         Insomma! Basta! Vi stancate mai? Fate silenzio… adesso e senza nessuno che dice si o no, o forse o va bene… silenzio, puro e semplice…

Prima:             Come vuoi.

Seconda:         (Digrigna i denti)

Terza:             Ora s’è proprio agitata.

Prima:             Sei sempre così nervosa, vuoi che facciamo qualcosa per te?

Seconda:         Si, fate silenzio, vi prego.

Terza:             Ma hai mal di scirocco?

Prima:             No è il nuvolo, il tempo nuvolo, da fastidio.

Seconda:         No, è il rumore, questo continuo parlare, le vostre voci… mi serve solo qualche istante di silenzio, così.

Prima:             Sei asciutta… (Seconda digrigna i denti) no perché lei è ancora umida, io sono bagnata fradicia… (Digrigna ancora rabbiosa i denti) ok, solo per sapere.

Terza:             Comunque, io mi sto asciugando.

Seconda:         Facciamo così, ve lo spiego, mi serve un po’ di silenzio per… pensare.

Prima:             (Colpita) A cosa?

Terza:             Già, a cosa?

Prima:             Rispondi prima a me e poi a lei.

Terza:             Perché?

Prima:             Perché è buona costumanza rispondere a chi prima chiede.

Terza:             Ed è buona costumanza anche di dare il tempo agli altri di chiedere.

Prima:             Io chiedo quando mi viene da chiedere.

Terza:             Appunto…

Seconda:         Basta! Insomma, basta! Mi avete fatto la stessa domanda, faccia quindi una la cortesia all’altra di accettare la medesima risposta che darò ad entrambe…

Prima:             Non ho capito, allora non rispondi prima a me come buona creanza?

Terza:             No, risponde a tutte e due perché vogliamo sapere la stessa cosa… ma poi che chiedi a fare se non hai la capacità di ascoltare?!?

Prima:             Io ascolto benissimo, ma qualcuno mi dovrebbe prima parlare…

Terza:             Come ti si può parlare se tu parli sempre per prima?!?

Seconda:         Insomma, volete sapere a che penserei, se faceste silenzio?

Prima:             Si.

Terza:             Va bene.

Prima:             Parla pure per me…

Terza:             Dillo pure per me, anche, se – ti – va, parla – mi, spiega – mi.

Prima:             Grazie!

Terza:             Quando arrivo lì…

Seconda:         (Urla) Insomma basta!!! Non vi sopporto, non capisco perché… che qualcuno mi dia una risposta, io prego, penso, analizzo, sopporto, mi freddo e sudo… ma ditemi perché??? Sono qui, dopo lei e prima di lei, qui nel centro a precedere questa e a seguire quest’altra… cosa significa?!? Che senso ha, che ha che non ho, che ho io che non ha lei? Dove mi trovo prima e dove dopo… rispetto cosa e comunque da quando… vi prego, ti prego… a chi posso chiedere da chi posso avere risposta…

Prima:             Cosa sta dicendo?

Terza:             Chiede, prega, suda…

Prima:             Ecco perché è umida… non si asciuga se suda.

Terza:             Giusto.

Seconda:         Non vi chiedete mai nulla, voi?

Terza:             Tipo?

Prima:             Cosa?

Seconda:         Perché tu sei così: prima… e perché tu sei così: terza.

Prima:             Perché sono qui.

Terza:             Perché tu sei qui e lei è lì ed io dopo di voi due…

Seconda:         Si, ma non sembra anche a voi che ci debba essere un motivo? Perché, che diritto, che preminenza ha lei rispetto noi o io rispetto te.

Terza:             Sta parlando di te.

Prima:             Beh, è semplice sono prima e rispetto il mio ruolo, osservo i miei compiti, confesso che sono pur gravosi e che spesso vorrei non esserlo per potermi dedicare a quelle distrazioni concesse agli altri, quelli dopo, che non vorrei sottolineare, siete voi.

Terza:             Appunto… vedi che intendo. Lei fa sempre così, quando un giorno guarderanno da dietro io sarò prima e tu vedrai…

Prima:             Divertente, ti farebbero prima per non poterti guardare, io sono nella posizione giusta, quella migliore.

Terza:             Migliore per cosa?

Prima:             Migliore per essere quella che sono…

Seconda:         E se tu fossi quella che sei per il posto dove sei?

Prima:             E se io fossi quella che sono perché il posto dove sono è quello dove dovrei essere perché sono così, eh?!?

Terza:             (Guardandola sconcertata) Che hai detto?

Prima:             Io, io sono qui… e ora basta ho lo scirocco che mi imbrana tutti i pensieri, smettila.

Seconda:         Io sono al centro e guarda tu il caso sono equilibrata, cosciente e letteralmente l’ago della bilancia fra voi due…

Prima:             Aiuto! Non la capisco, perché non la smetti, mi viene da vomitare, comincio a gonfiarmi…

Terza:             Smettila no…

Seconda:         Tu sei ultima ed hai la paranoia di essere davvero inferiore, ultima terza di questo trio, come se ti fosse mancato qualcosa per essere riconosciuta prima e pensi che magari è un sistema ingiusto quello che ha deciso perché non vedi un solo motivo per cui lei sia prima…

Terza:             La prima parte non mi sembra avere senso ma dalla metà in poi comincio a capire dove vuoi arrivare…

Prima:             Io mi sento debole… dov’è che vuole arrivare?

Terza:             A prendersi il tuo posto, a fregarci a tutte e due…

Prima:             Ma perché dovrebbe voler fare una cosa del genere, e poi lo sappiamo tutte che non si può.

Seconda:         E perché? Come mai non si può?!?

Prima:             E’ così. Perché non vuoi che io sia prima, non ti piaccio? Forse non sono abbastanza prima per te? Ma posso migliorare… posso lavorarci…

Seconda:         Che significa lavorarci… tanto sei prima.

Prima:             Già… allora piantala! Sono prima e poi basta.

Terza:             Appunto…

Prima:             Ehhh?!?

Terza:             Appunto, i nostri posti non si cambiano, ma se si potesse discutere su questa decisione allora potremmo…

Prima:             Ma di cosa volete parlare?!? E’ così, lo capite… hanno deciso per noi e pace! Basta parlarne, comportarsi di conseguenza è quello che ci si aspetta.

Seconda:         Chi, se lo aspetta? Sai di chi stai parlando, tu?

Prima:             Certo… io credo che se siamo così c’è una ragione che è più difficile di quello che abbiamo mai saputo o visto, qualche ragione che prescinde dalle nostre capacità, quindi meritiamo ciò che siamo, o dove siamo… io sono e mi comporterò da prima…

Terza:             Non mi convinci… cioè, anch’io vorrei sapere perché, e se non quello, quando hanno capito che lei era lì ed io qui, e tu, tu perché sei in mezzo!?!

Seconda:         Tu che ne pensi?

Terza:             Io penso che non ha senso, cioè che se ci fosse un senso è veramente meschino, insomma io non mi ricordo di essere stata scelta per terza, quindi lo hanno valutato prima, ma prima che uno esista… beh, è troppo presto, non credete? E’ così presto che forse hanno sbagliato, ed un sistema sbagliato non è un sistema è un caso… o no?!?

Seconda:         Già, può essere. Io però ho paura…

Prima:             Di cosa?!?

Terza:             Di cosa?!?

Voce :    Di nulla sia detto: è naturale.

Prima:             Cioè?

Terza:             Cioè, se le regole cambiassero?

Seconda:         Si… se la scelta che ci ha messo qua e in questa maniera non fosse logica ma casuale, o non rispondesse a nessuna volontà divina allora… beh, allora…

Prima:             Ogni momento sarebbe un buon momento per cambiare le regole e… e noi non sappiamo che comportarci così, allora… ci estinguia… muoria… potremmo morire!

Terza:             Forse.

Seconda:         Infatti.

Prima:             E tu, tu credi che cambieranno le regole? Potrebbero volerci morti, se le cambiassero…

Terza:             Già, dovrebbero saperlo che se cambiano magari non sopravviviamo… quindi se sono buoni non lo faranno…

Seconda:         Se sono buoni…

Prima:             Certo che sono buoni… io sono prima!

Terza:             Visto!

Prima:             Visto che?

Terza:             A te non importa?!?

Prima:             Cosa, che cosa dovrebbe importarmi, insomma, cos’è tutta questa tristezza… dovreste essere felici per me… è buono…

Seconda:         Per te… il tuo… ma che senso ha…

Terza:             Per me che sono terza allora non è tanto buono… non credi?

Prima:             No.

Terza:             Lo immaginavo!

Prima:             No, non volevo in quel senso…

Seconda:         Prima e unica… potrebbe accadere… perché siamo tre, perché se è buono non ti ha fatto prima fra altri due servi… se noi non siamo schiavi allora forse anche tu sei schiava… prova a pensare che non sei prima ma lo sei solo fra noi, e che rispetto altri tre, sei, nove… vieni dopo…

Terza:             Non saremmo più quello che siamo…

Prima:             Ma io so… so che le regole non fanno eccezione e che noi siamo in assoluto quello che siamo…

Seconda:         Allora perché io riesco a farti piangere…

Prima:             Perché tu vuoi farmi piangere… ed io non sono forte…

Seconda:         Sei solo lì… non hai potere… se io faccio esattamente ciò che non vuoi prova a fermarmi…

Terza:             Prova a dire basta…

Prima:             Io non capisco perché dovresti volere altro… perché non vuoi fare ciò che va  a me, o a lei… in fondo cosa c’è di male…

Seconda:         La scelta che non ho, il volere che non posso… vedi fare quello che va bene anche agli altri è perfetto ma solo finché va bene anche a me.

Prima:             Ma perché, che altro c’è da volere?

Terza:             Questo non lo so proprio però il discorso della ribellione mi va… ma dove andiamo se non volessimo stare più qui… se si volesse uscire dalla situazione… cosa potremmo fare?

Seconda:         Nemmeno io lo so…

Prima:             Allora accontentiamoci, adattiamoci, troviamo ciò che possiamo prendere per noi… è un volere sopra di noi.

Seconda:         Io non so dove potremmo andare, o come potremmo, ma guardate ciò che abbiamo davanti, provate a chiudere gli occhi, (La seguono) non sentite muoversi il vento tra le onde, spingere la schiuma fino a riva e bagnare i vostri “inizi”, noi abbiamo un inizio, ci distinguiamo fra noi ma non sappiamo capire dove finiamo, siamo ferme ma possiamo comunicare fra noi, quindi possiamo anche sperare…

Prima:             Sognare…

Terza:             Sentire…

Seconda:         Desiderare… altro e altrove…

Prima:             Mi sento già infelice… rende infelici, quello che dici, tutte le cose a cui il vento fa pensare, forse è il vento, questo soffio che porta pensieri strani che è cattivo… questo vento di scirocco che increspa le mareggiate di onde brodose e umide spume di desiderio…

Terza:             Io mi sento malinconica… ho la nostalgia di ciò che posso sperare, sognare e desiderare come se fossero cose che ho avuto, che un tempo avrei potuto prendere, ma ho lasciato ad altri quella felicità, quel destino che ora come una corrente di bassa pressione dirige il vento verso lidi che mi potevano appartenere…

Seconda:         Si, è in questi momenti, che il silenzio che strofina il vento sulle onde, il mistero che i sogni portano con il nostro inconscio chiuso nel volere cocciuto di ciò che non sa ottenere, ora che non ho idea di… nulla, perché non so niente di quello che vorrei… ora, credetemi, solo il silenzio può servire… silenzio…

Prima:             (Dopo aver osservato qualche secondo di silenzio) Ma… tutto questo allora lo chiedi senza sapere a cosa porta?!?

Terza:             Spiegami perché adesso hai sentito la necessità di parlare?

Prima:             Ho riflettuto sul fatto che non ha senso parlare di cose che non si sanno… giusto?

Terza:             Appunto…

Prima:             Hai intenzione di ricominciare con i tuoi “appunto”!?!

Terza:             E tu come intenderesti fermarmi…

Seconda:         Insomma… e se… potreste morire.

Prima:             Perché?

Terza:             Che cavolo ti viene in mente!

Seconda:         Ho pensato che la regola vale finché sono in vita, o esistono gli oggetti, le situazioni e le persone da “regolamentare” ma quando queste non sussistono… beh, siamo morti… o non facciamo parte di un sistema finito… quindi…

Prima:             Quindi?

Terza:             Che cosa “quindi”?!?

Seconda:         Quindi basta aspettare che cambi il vento… la regola ha una fine, la regola finisce con noi o cambia… basta aspettare, una delle due cose è necessario che accada.

Prima:             Va bene, avevo ragione, sta male.

Terza:             Va bene, avevi ragione, sta male.

(Entra un individuo che slega Terza, lei rimane ferma, come se non fosse accaduto niente)

Prima:             Cosa è successo?

Seconda:         Non lo so, tu stai bene?

(Terza si alza e si porta davanti a Prima)

Terza:             Le regole fanno eccezione…

Secondo:         Solo se poi non le cambi, è stato un caso… non hai colto l’occasione.

(Terza tenta di muoversi)

Prima:             Ma ora… io … quello non è giusto… stabilito, reale… io sono prima…

(Terza ride ma poi diventa pianto)

ATTORE:                                                      Vogliamo riferirvi la storia

di un viaggio compiuto

da uno sfruttatore e da due sfruttati.

Osservatene bene il contegno.

Trovatelo strano, anche se consueto,

inspiegabile, pur se quotidiano,

indecifrabile, pure se è regola.

Anche il minimo atto, in apparenza semplice,

osservatelo con diffidenza! Investigate se

specialmente l’usuale sia necessario.

E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno

non trovatelo naturale.

Di nulla sia detto: è naturale

in questo tempo di anarchia e di sangue,

di ordinato disordine, di meditato arbitrio,

di umanità disumanata,

così che nulla valga

come cosa immutabile.

BUIO …

                FINE…

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