La rivolta delle casalinghe

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COMMEDIA IN DUE ATTI DI

EDUARDO BARRA


PERSONAGGI E INTERPRETI

(In ordine di entrata)

TITINA, padrona di casa                                                        _____________________

ASSUNTA, vicina di casa e migliore amica di Titina        _____________________

RITA, promotrice finanziaria                                        _____________________

ANNA, altra vicina di casa di Titina                               _____________________

ENZO, marito di Titina                                                 _____________________

PASQUALE, marito di Assunta                                      _____________________

GENNARO, marito di Anna                                             _____________________

CARMINE, figlio di Enzo e Titina                                   _____________________

CAROLINA, figlia di Pasquale e Assunta                                  _____________________

LUCIA, portinaia                                                           _____________________

CETTINA, fioraia                                                         _____________________

DON PAOLO, prete di famiglia                                            _____________________


ATTO PRIMO

La scena prevede in prima quinta a destra l’ingresso della cucina, in prima quinta a sinistra l’ingresso del bagno di servizio; in seconda quinta a destra deve essere visibile un corridoio che dà all’ingresso della casa; sul fondo un arco che dà alle restanti camere compreso il bagno padronale.

L’arredamento di scena deve rappresentare un soggiorno degli anni correnti, con un tavolo e quattro sedie, una poltrona, una credenza e mobili secondo ciò che il regista renderà utile.

All’apertura del sipario la scena è vuota e si sente suonare il campanello della porta; dalla camera in quinta a sinistra esce la padrona di casa, Titina, una donna di 40-45 anni, ancora in vestaglia e con i bigodini in testa, che borbotta da sola per entrare in seconda quinta a destra dove si trova la porta d’ingresso.

SCENA PRIMA

(TITINA, poi ASSUNTA indi, da dentro, RITA)

Titina             Ogni mattina arriva qualcuno, e sempre quanno te staje lavanno, ma che se so, passate ‘a voce? (Giunta alla porta d’ingresso) Chi è?

Assunta         (Da fuori) Sono Assunta.

Titina             (Apre la porta e rientra con Assunta, sua amica d’infanzia, donna piacente anch’ella sui 40-45 anni) Come mai qui? Di solito a quest’ora stai già facenno ‘e servizzie ‘e casa peggio ‘e me!

Assunta         È vero, tutte le mattine le stesse cose, la stessa vita…

Titina             La stessa storia… Faje ‘e liette, leva ‘a povere, lava tutta ‘a casa…

Assunta         Miettete a cucenà e quando hai finito nun è ca t’arrepuose, ma scinne a ffà ‘a spesa, poi torni, ti mangi qualche cosa in attesa che arrivano gli abitanti della casa e li fai mangiare.

Titina             Quando se ne vanno si ricomincia: lava i piatti, pulisci i fornelli, lava il pavimento…

Assunta         E se ti resta un poco di tempo che te putisse vedè ‘nu poco ‘e televisione, esce qualche emergenza: rammenda un calzino, la signora di fronte o quella al terzo piano ti bussa perché ‘nce manca quaccheccosa, oppure ti telefona qualche familiare che, sapendo che stai senza fare niente, ti assegna qualche commissione. Proprio una vita monotona!

Titina             Proprio ‘na schifezza! Poi ti devi sentire dire dai signori mariti: “Beata a tte che fai la casalinga, così ti puoi riposare quando vuoi e fare ciò che ti pare… Sciù, p’‘a faccia vosta!

Assunta         E certamente, perché gli unici che si stancano sono loro… Vulesse proprio sapè che fanno ‘e accussì faticoso, stressante, come si dice oggi…

Titina             ‘O vulesse sapè pur’je. Secondo me tenene quacche muoio ‘e terra ‘a zappà, oppure vanno abbascio ‘o puorto a scarrecà ‘e nnave. Quanno penzo a ‘sti ccose me vene voglia ‘e me scippà ‘a faccia!

Assunta         E io perciò sto qua.

Titina             T’‘a vuò scippà assieme a mme?

Assunta         Nossignore.

Titina             T’‘a vuò scippà solo tu?

Assunta         Ma che dici, Titì?!

Titina             M’‘a vuò scippà sulo a mme? Nun me pare ‘na bella cosa…

Assunta         Ma che vaje penzanno?!

Titina             E chi se scippa ‘sta faccia?

Assunta         Nessuno se scippa ‘a faccia.

Titina             Ma…

Assunta         È ora di reagire.

Titina             Di reagire? Scippamme ‘a faccia a ‘e marite nuoste!

Assunta         Te sì fissata tu e ‘stu scippamento! Nossignore: reagire, ribellarci contro i signori mariti che non apprezzano il nostro lavoro di casalinghe, bensì lo sottovalutano. Da oggi nasce il C.C.I. (Lo dice gridando facendolo così sembrare uno starnuto)

Titina             Salute! Tiene ‘stu catarro? Aspetta, mò te piglio ‘n’aspirina. (Prende la scatola delle medicine)

Assunta         L’aspirina?

Titina             Tu hê fatto ‘stu starnuto! Aggio capito, sì allergica all’aspirina.

Assunta         Quà catarro, quale allergia?!... (Scandendo) C.C.I., Comitato Casalinghe Indipendenti!

Titina             ‘O che?

Assunta         Comitato Casalinghe Indipendenti. (Vedendo la faccia inebetita di Titina) Ci uniremo tutte quelle casalinghe che hanno intenzione di far valere i propri diritti di lavoratrici e pretenderemo il rispetto di tale ruolo!

Titina             Ma cu’ cchi t’‘a staje facenno ultimamente, cu’ quacche politico schizzato ca se crede ‘e cagnà ‘o munno e poi quando è ‘o mumento se ne scenne ‘ncoppa ‘a sagliuta? Sora mia, ma chi vuò ca ce sta a sentì?

Assunta         E allora secondo te dobbiamo subire tutta la vita ed essere trattate sempre ‘na chiaveca?

Titina             Questo no, qualche cosa avesseme ‘a fà… ma che cosa?! (Suonano alla porta) Chi sarà a quest’ora?

Assunta         Domanda chi è, se sentene tanta cose ogge pe’ televisione… Può essere ‘nu mariuolo.

Titina             ‘Nu maniaco… putessene essere isso e isso…

Assunta         Chi?

Titina             Isso e isso… Chilli dduje ca se mettene ‘e bbombe ‘ncuollo o tagliano ‘a capa ‘a ggente, o sparano ‘mmiezo ‘a folla e sparano sempe ‘a llà…

Assunta         L’Isis che ammazza in nome di Allah! Chesta comme ‘gnorantità nun me vede proprio!

Titina             Insomma, è meglio ca ce stamme accorte. (Bussano di nuovo) Chi è?

Rita                (Da fuori) Mi manda Anna, la vostra vicina.

SCENA SECONDA

(RITA e dette, poi ANNA)

Rita                (Titina apre la porta e lei entra; è una donna molto appariscente, ha in mano una valigia che poggia per terra ed inizia a parlare come un agente pubblicitario creando eccessivo movimento) Donne! Femmine del mondo! Guardate qua, guardate che affare! Grandi offerte e tenetele sempre aperte!

Asunta           (A Titina) Ch’avimme ‘a guardà?... Che avimme ‘a tenè arapute?

Titina             Ueeeh! Ma fosse venuta a ffà ‘a vita a casa mia? Signora guardate che forse avete sbagliato posto, questa è una casa per bene!

Rita                Certamente che è una casa per bene, ma pecché, chi ha ditto ‘o ccuntrario?

Titina             Scusate, vuje trasite tutta sparata alluccanno nun saccio che affare avimme ‘a guardà!

Assunta         ‘Na povera cristiana ch’ha dda penzà?

Rita                Avete ragione, forse devo cambiare slogan, questo non è efficace. (A Titina) Voi che dite?

Titina             Forse è necessario, se questa medicina ve fa male, pigliatavenne ‘n’atu tipo, forse siete allergica.

Rita                Medicina? Quale medicina?

Titina             ‘Sta pumata p’‘e slogature ch’avite ditto… comme se chiamma?... Slogàn… Vuje però vi dovete stare attenta, se ogni vvota che entrate in una casa facite ‘sti quatte ballette è normale ca ve putite slogà quaccheccosa… Se vulite tengo ‘o Llasonìl. (Cerca nella scatola delle medicine che era rimasto sul tavolo)

Rita                Ma che Lasonil? Che pomata? Io ho detto slogan!

Assunta         Titina, lo slogan è una frase con cui pubblicizzare un prodotto, un evento… La signorina probabilmente voleva pubblicizzare qualche cosa, giusto?

Rita                Certo, ma a quanto pare la cosa non è ben riuscita.

Titina             Effettivamente è uscita proprio una zozzimma.

Assunta         Concordo con la mia amica. Ma insomma, che volete, chi siete?

Rita                Margherita Pizza e sono una venditrice porta a porta, e come vi dicevo mi manda la vostra vicina, Anna.

Titina             Guardate signurì, penzo che ‘a signora Anna l’ha fatto pe’ ccrianza a mandarvi qua, perché a me porte nove nun me servene e la pizza a primma matina se mette ‘ncoppa ‘o stommaco.

Rita                Credo che non ci siamo capite bene, io non vendo porte, ma porta a porta, cioè direttamente nelle case, e mi chiamo Pizza di cognome e Margherita di nome.

Titina             Scusate la mia ‘gnorantità, ma avevo capito male.

Assunta         Però bisogna dire pure che è facile imbrogliarsi, voi vi chiammate Pizza Margherita, quaccheduno se po’ pure sbaglià.

Rita                Proprio per questo mi faccio chiamare Rita.

Assunta         Rita è più facile.

Titina             È meglio. Allora, signora Rita, adesso che ci siamo capite, accomodatevi e spiegatemi che vi serve. (Siede)

Rita                (Siede vicino a Titina cominciando a parlare con modi voluttuosi) A me serve un suo… sì, un appuntamento, un…

Titina             Fermateve e chiarimmoce subbeto. All’uommene nun ‘e ssupporto pecché songhe arrogante e preputente, ma chesto nun significa che adesso addivento femminasessuale!

Rita                Ci deve essere un equivoco.

Titina             Ci sarà quello che dite vuje ma a me comunque su quello fatto llà del sesso mi piacene sempre ‘e mascule.

Assunta         Ma che staje capenno? Equivoco… malinteso…

Titina             Che cosa?

Assunta         Hê capito ‘na cosa pe’ ‘n’ata.

Titina             ‘O fatto apposta p’‘a mummera ‘e ll’acqua!

Assunta e Rita        Esatto!

Titina             Scusate, però vuje me parlate tutta aggattata…

Rita                Aggattata?

Titina             Sì, affusata… Comme a ‘na jatta quanno sta ‘ncalore… Quanno fa ‘e ffuse…

Assunta         Ammaliante… Sensuale…

Rita                Aaah! (Tra sé) Ma ‘a coppa a quala muntagna sperduta scenne?! (A voce alta) È semplicemente un metodo per convincere la cliente a fissarmi un appuntamento per una riunione dimostrativa di ciò che offro.

Titina             E che offrite?

Rita                La possibilità di guadagnare restando a casa, ma soprattutto la possibilità di non dipendere più dai vostri mariti.

Titina             (Con tono deciso) Faciteme capì bbuono.

Assunta         Staje penzanno chello ca sto penzanno io?

Titina             Esattamente.

Rita                A quanto pare la cosa vi interessa…

Assunta         Dipende che bisogna fare, ma soprattutto ma soprattutto se è ‘overo… (Suonano alla porta insistentemente. Titina va ad aprire ed entra correndo Anna)

Anna              Avete firmato? Avete firmato?

Titina             (Seguendo Anna) Pecché, nun avimme ‘a firmà?

Assunta         Menu male ca nun l’avimme fatto!

Titina             E accussì, signora Rita, ci volevate imbrosare?

Assunta         Vi volevate approfittare di due povere disgraziate e scurtecate come noi?

Titina             Venite qua, che vi faccio un momento lo strascino per quel tuppo favezo che tenete! (Si avventa contro Rita)

Rita                State calme, io non volevo fregare nessuno, avete capito male!

Anna              (Ponendosi davanti a Rita) Fermatevi! Ha ragione Rita, avete capito male!

Titina             Ma se tu sei entrata dicendo che non dovevamo firmare!

Assunta         Se tu ci hai detto che ci voleva fregare!

Anna              Io ho fatto semplicemente una domanda: “Avete firmato?” Perché se non lo avete fatto, fatelo subito, dato che funziona veramente.

Assunta         E tu ‘e ccose ‘e ddice alluccanno e currenno comme ‘na pazza scatenata?

Anna              Io alluccavo e currevo pecché songhe arrivate ‘e primme sorde. Guardate qua: un assegno intestato ad Anna Cantera di mille euro!

Titina e Assunta     Mille euro?

Titina             Allora è ‘overo?

Assunta         Dint’a quantu tiempo?

Rita                Quindici giorni.

Anna              Quindici giorni e aggio abbuscato mille euro, figurate dint’a ‘nu mese!

Titina             Basta accussì, mò è arrivato ‘o mumento ‘e ce fa capì che avimme ‘a fà.

Assunta         Però adoppo parlammo d’‘o C.C.I.!

Anna e Rita   Salute!

Anna              Ih che catarro ca tiene, Assuntì!

Rita                Pigliateve ‘n’aspirina.

Titina             Nun s’‘a po’ ppiglià, è allergica e…

Assunta         Nun songhe allergica e nun è catarro! Sono le iniziali di un comitato che vogliamo fondare.

Rita                Voii volete fondare un comitato?

Anna              Un comitato per che cosa? E che significano ‘sti llettere?

Assunta         È ‘nu comitato che vò significà… (Titina le fa segno di smettere)

Titina             Aspetta Assuntì, ‘nce ‘o spiego je, accussì vediamo si aggio capito.

Assunta         Accussì facimme notte!

Titina             Aspetta… ‘A primma “C” significa c… c… cumitato.

Anna              Con la “O”.

Titina             ‘A “O” nun ce sta, ‘nce sta ‘n’ata “C”.

Anna              Io dicevo la “O” di “comitato”.

Titina             None, chella è ‘a primma “C”!

Assunta         Annarè, accussì ‘overamente facimme notte… Vai avanti, Titì.

Titina             La seconda “C” significa “Casalinga”, che siamo noi medesime, e le “I”… (Non ricorda l’ultima parola e guarda Assunta in cerca di aiuto con gag a soggetto) Iii… intraprendente, no… iii… invadente… no, no, iii… indifferente… no, manco chesta… iii… insomma, Comitato Casalinghe che nun tenene bisogno ‘e ll’uommene pe’ ccampà!

Rita                Indipendente!

Titina             Propetamente così!

Assunta         Un comitato dove le casalinghe si oppongono alla prepotenza del maschio che la deve finire di dire che fatica solo lui e non in casa nun facimme niente.

Rita                (Guardando in un punto indefinito della casa) Allora questo capita proprio a proposito.

(Le altre tre guardano nello stesso punto, poi…)

Anna              Che cosa è?... Addò sta?...

Assunta         Je nun veco niente…

Rita                Ma cosa cercate?

Titina             Quello che avete detto voi, questo coso che capita nel proposito…

Rita                Ma che avete capito?! Io dicevo che ciò che voglio proporvi capita a proposito, che fa al caso vostro… Scusate, siete simpatiche e per bene, ma molto ignoranti.

(Le altre tre si guardano tra loro, poi…)

Anna              Anche peggio.

Titina             Specialmente io…

Anna              Però Rita ha ragione e io, nonostante l’ignoranza, sono l’esempio che può funzionare

Assunta         Allora spiegate.

Rita                Per prima cosa vi devo fare la scheda individuale. (Prende dei fogli) Chi comincia?

Anna              Titì, accummencia tu che sei la padrona di casa.

Titina             Ma pecché nun te faje ‘e fatte tuoje? E si po’ nun saccio rispondere?

Anna              Nun saje risponnere alle domande “Comme te chiamme”… “Quanno sì nata…”?

Titina             Ah, vabbè, allora accummenciamme.

SCENA TERZA

(ENZO e dette)

(Suona il campanello della porta)

Titina             E mò chi è?

Assunta         Sarrà Vecienzo, tuo marito, oggi è giovedì hadda ‘a jucà ‘a bulletta cu’ chill’ati campiune d’‘e marite nuoste e avarrà fatta meza jurnata.

Titina             Chillo aveva ‘a fà ‘a fine d’‘e gallette amburghese.

Rita                Cioè?

Titina             L’avevano ‘a spennà piccirillo. Vaco a arapì.

Assunta         (Prende i fogli cacciati prima da Rita) Mò è meglio ca chisti fogli ‘e llevamme ‘a miezo.

Rita                E come si fa? Questi vanno compilati, sono fondamentali.

Assunta         Lasciatancille, v’‘e rregnimme e ppo’ v’‘e vvenite a ppiglià.

Rita                Va bene.

Enzo               (Entra con Titina) Bongiorno a tutte quante. (Tutte rispondono al saluto. Enzo rivolgendosi a Ri-ta) Che state facenno, ‘na riunione? E voi chi siete?

Rita                (Con slancio si alza, pronta a fare la solita presentazione) Molto piacere, mi chiamano Rita, ma sono Pizza Margherita e…

Assunta         È ‘n’amica d’Annarella.

Enzo               E che vennite?

Rita                Io non vendo, io…

Titina             Te l’ha ditto, fa ‘e margherite.

Anna              Tene ‘na pizzeria.

Enzo               ‘Na pizzeria?

Rita                Beh, veramente io propongo un affare.

Enzo               Quale affare?

Assunta         Se venne ‘a pizzeria, è ‘n affare.

Titina             Che dici, ‘nce ‘a vulesseme accattà?

Enzo               Accattà? Ma je ‘na fatica già ‘a tengo, chi ‘nce mettesseme dinto?

Titina             Me putesse sta je cu’ Assuntina e Annarella.

Enzo               Hahaha accussì ‘nchiudesseme subbeto, vuje site casalinghe, che vulite capì ‘e fatica?... ‘Na pizzeria… ‘Nce l’aggio ‘a cuntà a mariteto Pascale, Assuntì… Me pare ‘na barzelletta! (Via ridendo)

SCENA QUARTA

(TITINA, RITA, ASSUNTA e ANNA, poi ENZO)

Titina             (Guardando Rita) ‘A pizzaiò, piglia chilli foglie e diceme addò aggio ‘a firmà.

Rita                Io non voglio approfittare, ne è sicura?

Titina             Songo sicura, Assuntì?

Assunta         Sissignore. Nun dico ca avimme abbuscà mille euro dint’a quinnece juorne comme Annarella, a nuje ce n’abbastene pure ‘a mmità.

Rita                Va bene, se siete entrambe veramente sicure, allora firmate. (Nel momento in cui pone loro i documenti da firmare entra Enzo)

Enzo               (Entra ridendo) Hahahaha… l’aggio chiammato, ha ditto diece minute e sta ccà.

Titina             (Immediatamente dà i documenti a Rita con gag a soggetto) Chi sta venenno?

Enzo               Pascale. (Guardando Assunta) Maritete, Assuntì.

Rita                Forse è il caso che io torni un altro giorno.

Enzo               Penso proprio di sì, ‘sta pizzeria jatela a vvennere a qualcun altro.

Rita                (Quasi alterandosi) Ma io non… (A voler dire: “Io non vendo nulla”)

Enzo               Io non?...

Assunta         Lei non?...

Titina             E mò chi è ‘stu nonno?

Anna              (A Rita) Site venuta cu’ ‘o nonno?

Assunta         Allora è ‘o nonno d’‘a pizzaiola.

Enzo               Sarrà isso ‘o proprietario. Allora vuje vennite per conto di vostro nonno?

Rita                Mio nonno?!... La pizzeria?!... Credo sia meglio che vada via, raccolgo i vari documenti e…

Titina             E… che? Addò jate? Aspettate altri cinque minuti.

Enzo               Mò arrivano ‘e ppaste.

Rita                Guardate, io devo proprio andare, non ci sto capendo niente più. (Suonano al citofono, Enzo va a rispondere)

Enzo               (Al citofono) Chi è?... Ah, ci stai pure tu?... Saglite! (Rivolto a tutti) Annaré, ci sta pure maritete Gennaro. (Va via verso l’entrata)

Anna              (A Rita) Mò sì ca ve n’avite ‘a jì… ‘E babbà songhe passate a ttre.

Titina             Hai ragione, uno se supporta, dduje addeventa difficile, ma tre scieme tutt’assieme è impossibile. (A Rita) Ve site resa conto mò?

Rita                Effettivamente è complicata la situazione.

Anna              Più che complicata je dicesse… ‘nguajata, senza speranze… (Alle sue amiche) Ecco perché me songo data da fà cu’ chest’attività, pe’ nun dipendere cchiù ‘a Gennaro.

Assunta         Nel senso che ‘o può mannà a chillu paese ‘na vota e ppe’ ssempe.

Anna              Speriamo.

Rita                (Mostrando loro i documenti da firmare) Ecco qua, questi sono per la raccolta anagrafica, e questi, dopo averli letti, li firmate. Mi raccomando, leggete tutto, è importante! (Quindi, salutando frettolosamente) Arrivederci, ci vediamo… Quando è tutto pronto, mi chiamate. Anna ha il mio numero di telefono. (Via dalla scena)

Le tre             Arrivederci.

Assunta         Ma veramente te sì abbuscata mille euro?

Anna              (Mostrando l’assegno che avrà in una tasca) Eccolo qua: mille euro intestati a me medesima, Anna Cantera.

Enzo               (Da fuori) Trasite guagliù, trasite!

Anna              (Fa immediatamente sparire l’assegno) Meglio ca nun vedono niente.

SCENA QUINTA

(PASQUALE, GENNARO, ENZO e dette)

Pasquale       Buongiorno mogli!

Assunta         Mogli? È trasuto ‘o pascià!

Pasquale       Sempre allegro il mio dolce tesoro, è vero?

Gennaro        Anna, e tu pure stai qua? E che staje facenne?

Anna              Me stonghe piglianne ‘na boccata d’aria fresca.

Gennaro        Quando stai con le amiche tue ti senti forte, poi, ‘a parte ‘e dinto addeviente ‘na pecurella, è ‘overo? (Il tutto con tono duro e allusorio)

Enzo               E tu invece…

Titina             Io invece è meglio che me ne vada di là a cucinare. Permettete, signore, io vado, vi aspetto più tardi, ci prendiamo un caffè. (Via in cucina)

Anna              Anche io vado dentro a cucinate. (Via dalla scena)

Gennaro        (Stesso tono di prima) Brava, brava, è meglio che vai di là, io poi dopo ti raggiungo.

Assunta         E che avessa rimmané solo io cu’ tutte ‘sti gallette amburghese?!... Me ne vaco pure io che è meglio. (Via dalla scena)

Gennaro        Guagliù, ‘nu minuto solo, vado un attimo dentro e vengo subito. Veciè, lascio la porta aperta. (Cenno di assenso di Enzo, Gennaro via di scena)

Pasquale       Enzù, ma tu hai visto che faccia ha fatto Gennaro quando ha trovato la moglie qua?

Enzo               ‘A verità, nun ce aggio fatto caso, ma perché, che faccia ha fatto?

Pasquale       ‘Na faccia scura, minacciosa…

Enzo               Ma che staje dicenno, Gennaro minaccioso?... Semmai addurmuto!

Pasquale       Me sarraggio impressionato, però a me…

Enzo               Ueh basta! Pascà, qualunque sia ‘a faccia ‘e Gennaro a nuje nun ce ne ‘mporta, nun te scurdà ‘o giuramento…

Pasquale       Ma che, sì scemo? E comme faccio a m’‘o scurdà? L’aggio ‘nventato io: “Tutti per uno, uno per tutti!”

Enzo               Infatti, comme cugnomme faje Porthos! (I due ridono insieme)

Gennaro        (Rientrando) Ueh uehm v’‘a state redenno senza ‘e me?

Pasquale       ‘Nce steveme arricurdanno il giuramento che ci siamo fatti.

Gennaro        Embè, una cosa così importante per noi, ve fa ridere?

Enzo               E per forza: Pasquale ha detto che lo ha inventato lui!

Gennaro        E chi sì, Porthos? (Anche lui inizia a ridere)

Pasquale       Pure tu Porthos?

Gennaro        E si capisce!

Gennaro + Enzo      (Si guardano un attimo) Sì ‘o cchiù chiatto! (Di nuovo risate)

Pasquale       Ma jate a ffà ‘ncapa! (Li guarda ma non può evitare di ridere insieme a loro)

Enzo               Jamme, mò basta, avimme ‘a scennere.

Pasquale       Aspetta ‘nu mumento: ma si je songhe Porthos, tu sì Athos, Veciè?

Enzo               Perché songhe ‘o cchiù intelligente?

Gennaro + Pasquale          (Si guardano un attimo) Perché sì ‘o cchiù viecchio! (Di nuovo risate come prima)

Enzo               Allora se io songhe Athos, Pascale è Porthos, tu Gennà, sì Aramis, ‘o cchiù friscone!

Pasquale       Friscone!? Ma se ha visto ‘a primma femmena a trent’anne passate! Jammuncenne, jamme, s’è fatto tardi, ‘n atu ppoco se magna, andiamoci a giocare questa bolletta e speriamo bene!

Gennaro        Aspetta, prima di scendere fammi capire ‘o fatto d’‘a pizzeria…

Pasquale       Ah, è ‘overo, me n’ero scurdato… Ma qual è chisto affare che vulevano fà ‘e mmugliere noste?

Enzo               Se ci penso, me vene ‘n’ata vota ‘a ridere… Se vulevene accattà ‘na pizzeria!...

Pasquale       ‘Na pizzeria?! E chi se metteva dinto, lloro? (Cenno di assenso di Enzo) Perciò stai ridendo ancora! Jamme, jà, scennimme.

Gennaro        Aspetta, aspetta, ‘o fatto è simpatico: fernisce ‘e cuntà.

Enzo               E che t’aggio ‘a cuntà, Gennà? È ‘na fesseria ‘e cafè… Penziere ‘e casalinghe che magari vulessene fa quaccheccosa ‘a fore d’‘e servizie dint’a ‘na casa.

Pasquale       Comme si po’ tenessene ‘o tiempo, cu’ tutto chello ca tenene ‘a fà. Nuje parlamme, dicimme… ma ‘na femmena dint’a ‘na casa ‘overamente fatica.

Enzo               Hai ragione Pascà, nuje nun ce ‘o dicimme, ma comme se facesse senza ‘e lloro? Scennimmo, accussì ‘nce pigliamme ‘n aperitivo.

Gennaro        (Con tono serio e deciso) Je aggio ‘a sapè che ttenene ‘ncapa. (Enzo e Pasquale si guardano attoniti) Ueh ueh, stonghe pazzianno, che me ne fotte a mme ‘e ‘sta fesseria?! Vulimme scennere o no?, Giannina si sposerà; allora mi occuperò di lei e del suo sposo. Ora ti saluto, vado in cucina che devo impartire ordini alla cuoca, ciao ciao… ci vediamo più tardi. (Si avvia a passo svelto)

Enzo               Hê ‘a passà niente, hê fatto ‘na faccia ca me pareva ‘overa! Moschettieri, jamme jà, può darsi che p’‘a via ‘ncuntramme a D’Artagnan!

Gennaro        (Ridendo) Vaco a piglià ‘e sorde, avviateve abbascio. (Via dalla scena)

Enzo               Cu’ ‘stu fatto che Gennaro non ha mai i soldi con lui, non paga mai.

Pasquale       Hai ragione. Allora chi paga?

Enzo               Tu, Pascà, come sempre. (Via i due)

SCENA SESTA

(TITINA, poi RAFFAELE, indi ANNA)

Titina             (Entrando) Se ne songhe jute finalmente i tre moschettieri… Moschettieri? Je dicesse muschiglione! Perché quando stanno tra i piedi danno fastidio comme i mosconi. Spero proprio che Annarella ha ragione, che cu’ chesta fatica se può guadagnare qualche cosa come è successo a lei e nu è solo fuoco ‘e paglia. Magari così dimostriamo ai cari mariti che pure nuje femmene ‘e casa, del popolino, possiamo addiventare indipendenti, e po’ adoppo facimme chella cosa d’‘o catarro che ha ditto Assuntina… C.C.I..

Raffaele       (Da fuori) Salute! Tenite ‘stu catarro?

Titina             Grazie, ma nun è catarro. (Rendendosi conto che non c’è nessuno) Ma chi è?

Raffaele       (Entrando) Comme chi è, nun accunusci la voce del sangue? Songhe zì Rafele, figlio di fu Maddalena Pasta e Michele Dello Cicero, che assieme facettere…

Titina            (Fra sé) ‘Na bella pasta e cicere!

Raffaele       Tre figli: lu primmo, Carmine tuo suocero, buonanima, poi Maria, mia sorella, pace all’anima sua, che a quindici anni se ne fujette cu’ Giuseppe capa ‘e lignamme, masto d’ascia fernuto e dal loro accoppiamento nascette…

Titina             ‘O Bambeniello, s’affittajene ‘na stalla e comme vicine ‘e casa tenevene ‘o bue e l’a-sinello.

Raffaele       Ch’hê ditto, nepota mia?

Titina             Niente, niente, è fernuta ‘a descrizione d’‘a terza generazione?

Raffaele       (Non considerando ciò che ha detto Titina, continua) Stevo dicenno che da Maria e Giuseppe nascette ‘nu criaturo che chiammajene Paolo, in onore de lu Santo Patrono de lu paese, che per sculpare lu peccato della mamma se facette prevete e per l’urdemo il qui prisento Raffaele, possidente zitello e unico zio di maritete Vecienzo.

Titina             Bene, ora che abbiamo spiegato la discendenza ‘e tutte ‘e Cicere, diciteme. Comme maje state ccà? Che ve pozzo servì?

Raffaele       P’‘o mumento ‘na seggia e ‘nu bicchiere d’acqua, che cu’ tutte ‘ste scale che aggio fatte se n’è scesa ‘a lengua ‘nterra a li piede.

Titina             (Gli offre una sedia) Ecco qua, assettateve. Ve vaco a piglià ‘nu bicchiere d’acqua.

Raffaele       Brava, bella d’‘o zio. E pigliate quaccheccosa p’‘o catarro.

Titina             Ma je nun ‘o tengo ‘o catarro!

Raffaele       Nientedimeno?! Tu hai fatto ‘nu starnuto ca s’è sentuto pe’ tutte ‘e scale!

Titina             Lasciamo stare. Ve vaco a piglià l’acqua.

Raffaele       Scusame, bella figliò, comme hê ditto ca te chiamme?

Titina             Titina. Ma comme, nun ve n’arricurdate?

Raffaele       Certamente! Saccio chi sì, ma songhe ‘e nomme che nun m’arricordo cchiù. Siente, me dice addò sta lu vespasiano?

Titina             ‘O che?

Raffaele       La ritirata.

Titina             E quella con la vecchiaia l’ha ritirato.

Raffaele       None! Je dico lu cesso, ca me stonghe facenne sotte!

Titina             (Indica l’interno della casa) Trasite sotto a chill’arco, a destra ‘nce sta ‘nu corridoio, all’ urdema porta a sinistra. (Raffaele si guarda le mani per capire qual è la destra e qual è la sinistra; Titina, rendendosi conto) ‘A mano ‘e smerza!

Raffaele       Mò sì! (Via nelle camere. Bussano alla porta)

Titina             Mò chi è?! (Va ad aprire e rientra subito dopo con Anna, la quale ha un’espressione triste e sofferente) Trase Annarè, stevo penzanno proprio a tte, fino a quando…

Anna              Fino a quando?...

Titina             Fino a quando è arrivato ‘o zio ‘e mariteme.

Anna              ‘O zio ‘e maritete?

Titina             ‘O frate d’‘o gnoro, zì Rafele.

Anna              E come mai sta qua? Chillo nun sta ‘ncoppa a ‘na muntagna?

Titina             Nun ‘o ssaccio, è appena arrivato, m’ha chiesto ‘nu bicchiere d’acqua e addò sta ‘o bagno. Ih che personaggio! Comunque, te stevo dicenno che te etsvo penzanno.

Anna              A me, e pecché?

Titina             Comme pecché? P’‘o fatto ca è succieso stammatina.

Anna              Stammatina?! Ma ch’è succieso?

Titina             Nennè, ma nun te fide o sì gghiuta cu’ ‘a capa ‘nterra?! ‘O fatto d’‘a fatica che stai facenno.

Anna              Ah, quel fatto? Ma è giusto per provare, niente di che…

Titina             Ma comme niente di che?! Te songhe già arrivate ‘e primme sorde dint’a ppochi juorne!

Anna              È stata fortuna, poi magari non succede niente più.

Titina             Annarè, ma tutto a posto? Nun saccio comme te veco… ma non ti senti bene? (Fa per avvicinarsi, ma Anna fa in modo da non farsi toccare)

Anna              Non è niente, sono un poco stanca… Lo sai, la mattina mi sveglio presto per preparare la colazione a Gennaro…

Titina             Quando va a ffaticà, ma oggi ha fatto festa.

Anna              È vero, ma è l’abitudine ormai, mi sveglio sempre presto.

Titina             Me staje dicenno ‘na buscia, ce cunuscimme ‘a troppo tiempo, dimme ‘a verità, te sì appiccicata cu’ maritete… ‘o ssaje, cu’ mme può pparlà.

Anna              Ma che vaje dicenno? ‘Nce vedimme accussì ppoco che pure si vulesseme nun ce stesse ‘o tiempo ‘e ce appiccecà… Vabbuò, me ne vaco ‘a llà. (Fa per andarsene)

Titina             Ma nun m’hê ditto pecché sì vvenuta!

Anna              Ah, è ‘overo. Ti volevo dire che se tu ci vuoi provare cu’ chesta fatica, va bene, ma je levo mano pecché, come ti ho detto prima, è stata solo fortuna, nun è ‘na cosa sicura.

Titina             E tutto l’entusiasmo ca tenive… ‘E sorde che hai guadagnato…?

Anna              È stato ‘nu caso. Vaco dinto, Titì. (Fa nuovamente per andare, ma Titina la ferma mettendole una mano sulla spalla, solo che appena la tocca, Anna lancia un piccolo grido di dolore spostandosi rapidamente) Ahia!

Titina             Ueh, scusame, te fa male ‘a spalla, come mai?

Anna              Songhe tuzzata vicino ‘o stantero d’‘a porta. (Velocemente saluta e va via) Ciao Titì.

SCENA SETTIMA

(TITINA, poi RAFFAELE, indi CARMINE, infine CAROLINA)

Titina             ‘Sta guagliona nun m’‘a conta justa. Comunque mi faccio i fatti miei, come diceva ‘a bbon’anema d’‘a nonna Nunziatina: “Chi si fa i fatti suoi campa cient’anne”. Addò l’ aggio mise chelli ccarte? (Cerca un po’, poi) Eccole qua.

Raffaele       (Entra mostrando sollievo; Titina fa sparire le carte) Aaaah! Aggio fatto ‘nu pipì luongo quanto ‘o sciummo che passa vicino alla coltivazione che tene ‘o cumpare mio carnale Ciccillo lu scavapatane.

Titina             (Tra sé) Sai che spettacolo!? (A Raffaele, dandogli l’acqua) Allora, ‘o zì, comme mai state a Napule?

Raffaele       Songo sciso dalla muntagna per accattare le cibarie per l’animale.

Titina             Pecché, ‘o paese vuosto nun vennene ‘sta rrobba?

Raffaele       Certo che la vennene, ma chill’atu cumpare d’‘o mio, Niculino ‘o tosapecore, ogne tusata se piglia cinch’evere, ha ditto ca dinto alla città si sparagna, specialmente lu ggrano pe’ li pullaste e l’evera pe’ li pecuri e li capruni.

Titina             Ho capito, così vi siete trovato a Napoli e…

Raffaele       E songo venute a truvare lu nipote d’‘o mio Vecienzo, figlio di Carmine dello Cicero e Filumena Cozza che assieme hanno fatto…

Titina             ‘E cicere cu’ ‘e ccozze… ‘O zì, e che ‘nce facimme ‘n’ata magnata mò?

Raffaele       Magnata?

Titina             (Correggendosi) Vulevo dicere, che facimme, ‘n ato elenco ‘e famiglia? ‘A saccio ‘a discendenza ‘e mariteme.

Raffaele       Hai ragione, figlia mia, stonghe perdenne li cchiocche dint’‘a vicchiaja. Enzo nepoteme nun ce stace?

Titina             È gghiuto a ffà ‘nu servizio.i

Raffaele       Allora mò faccio accussì: scengo, vaco ad accattare le cibarie per le bestie e poi torno.

Titina             (Cercando di scoraggiarlo) Nun ce sta bisogno che turnate, Enzuccio arriva tardi, tardi assaje.

Raffaele       Arriva tardi? (Segno di assenso di Titina) Vuole dicere che mangio ccà oggi, accussì l’as-petto. Te fa piacere?

Titina             Comme, no?! (Tentando di scoraggiarlo) La cosa che mi dispiace assaje è che v’avite ‘a fà ‘n’ata vota tutte ‘sti scale, avite visto quanto songhe pesante?

Raffaele       Hai ragione, sulo ‘o penziero me fa paura… Sai che faccio?

Titina             (Speranzosa) Che ffacite?

Raffaele       Li scale me le faccio chianu chianu, a una ‘a vota, e quando arrivo me stengo ‘nu poco ‘ncoppa a lu lietto vuosto,a ccussì m’arriposo ‘nu poco. Allora je vaco, ‘nce vedimme doppo. (Via di scena)

Titina             Se tentavo ancora d’‘o scuraggià rischiavo ca se fermava pe’ ‘na semmana… Famme scrivere chelli ccarte ampressa ampressa… Addò stanne? Ah, eccole qua. (Prende le carte da compilare, si siede e comincia a leggere) Nome, Concetta. Cognome, chillo ‘a signurina o chillo da spusata?... Mò ce li metto tutt’e dduje. La Grazia in Dello Cicero… Je chella aggio avuta dint’‘a vita, ‘a grazia d’‘o cicero, tra ‘nu marito accussì accussì, ‘o patrone ‘e casa, ‘a vita ca aumenta tutt’‘e juorne, ‘nu viecchio zio ca ogge spullecheja pe’ dint’‘a casa: chesta nun è grazia, ma ‘na disgrazia! Comunque nun ce lamentamme, ce sta sempe quaccheduno che sta peggio. (Si sente cantare all’ingresso: è Carmine, il figlio)

Carmine        (Entra canticchiando) Ueh, mammà, tu staje ccà?

Titina             No, songhe ‘e passaggio… Addò aggio ‘a stà?

Carmine        E già, tu sì casalinga dentro, addò hê ‘a stà? A casa!

Titina             E per forza, si no tutto quello che ci sta da fare chi lo fa, tu o chillu sciacqua lattuga ‘e patete?

Carmine        Voi donne ve lamentate sempre. Che ci sta da fare dint’a ‘na casa? Mica è come chi fatica ‘overamente? Tu può mettere mano quando vuoi, fare ciò che vuoi, invece io e papà…

Titina             Chist’è ‘n ato che è turnato ‘a miezo ‘a terra… Quanta chile ‘e pummarole hê cugliuto, bello ‘e mamma soja? (Nel frattempo prende la scopa) Ti fa male la schiena? Vieni qua che mammà te fa ‘nu bellu massaggio… (Comincia a corrergli dietro con la scopa alzata) Te la guarisco io la schiena, vieni, fatti curare… (Bussano alla porta, posa la scopa) Te sì salvato pe’ vvintinove e ttrenta, ma staje aparato!

Carmine        (Velocemente va ad aprire la porta: è Carolina, figlia di Assunta) Ciao Carolina, entra, entra…

Carolina       Buongiorno, Titina.

Titina             Ciao.

Carmine        Sei arrivata giusto in tempo.

Carolina       Giusto in tempo per cosa?

Titina             Per un poco di caffè, lo vuoi?

Carolina       No, grazie. Vi sono venuta a chiedere un poco di basilico, mamma lo ha finito.

Titina             A tua mamma ci manca sempre qualche cosa, aspetta che te lo vado a prendere. (Esce per poi rientrare poco dopo)

Carmine        Hai pensato a quello che ti ho chiesto?

Carolina       E certo che ci ho pensato, però…

Carmine        Però che cosa?

Carolina       Si hadda succedere i genitori nostri nun hanno ‘a sapé niente.

Carmine        Va bene, ma pecché, pensi che nun ce facesse piacere?

Carolina       Nun è chesto, però se le cose tra noi nun vanno bbone, nun voglio che l’amicizia ‘e tant’anne fra i genitori nostri fernesce.

Carmine        Allora vuol dire che dici sì? (Segno di assenso della ragazza) Mi hai fatto felicissimo! (Va per abbracciare la ragazza che si accorge che Titina sta rientrando, per cui si sposta e Carmine cade a terra, con gag a soggetto)

Titina             (Vedendo il figlio cadere) Ch’è succieso, bello ‘e mamma soja, d’‘a tanta fatica che hai fatto se songhe chijate ‘e ccosce?

Carmine        Ma che dici, mammà?... Sono inciampato.

Carolina       Sì, è vero, stava camminando ed è inciampato o scivolato su qualcosa.

Titina             Sarrà sciulijato sulla sua lengua che caccia appena te vede.

Carolina       (Sorridendo, con timidezza) Ma che dite, Titina?

Titina             Tiè, tecchete ‘a vasenicola, anzi, pigliate tutt’‘a busta, semmai ‘nce servesse quacche ata cosa e puortelo a mammeta.

Carolina       Grazie. Carmine, ci vediamo più tardi.

Carmine        Va bene, a dopo. (Resta impalato a guardare Carolina che esce)

Titina             Ueh ueh, Calamò, te sì ‘mballato?

Carmine        No, ‘o fatto è che… è che…

Titina             È che?... Te sì ccuciuto, bello ‘e mamma soja!

Carmine        Sì, mammà, Carolina me piace assaje…

Titina             E essa?

Carmine        Mi ha fatto capire che insomma… pure lei… forse…

Titina             Aggio capite tutte cose. Je songhe ‘gnurante e su questo nun ce chiove, però nun songhe scema. L’importante è ca si hadda nascere quaccheccosa, hadda essere ‘na cosa seria e no ‘na pazziella. ‘Nce cunuscimme ‘a troppe anne cu’ ‘e ggenitore suoje pe’ ffà ‘na fesseria.

Carmine        Carolina ha ditto ‘a stessa cosa, anzi, ha ditto ca è meglio che i genitori miei e suoje nun sanno niente, in modo che se le cose non vanno bene, voi non perdete la vostra amicizia.

Titina             E come volevasi ad dimostrare, ‘e ffemmene tenene cchiù ccerevelle ‘e ll’uommene. Ha ragione Carolina, nuje è meglio ca nun ‘o ssapimme… Je nun ‘o ssaccio, vabbuò?

Carmine        Grazie mammà, e scusami se prima songhe stato scostumato…

Titina             Nun te ne ‘ncarrecà, tanto ‘o massaggio addereto ‘e rine nun t’‘o sparagne, viene ‘a ccà!... (Prende la scopa e lo rincorre, ma Carmine scappa via nelle camere. Rivolgendosi al figlio) Je mò scengo a ffà ‘nu poco ‘e spesa, poi, quando vengo, te faccio ‘o massaggio. (Mette un soprabito e va via dalla comune)

SCENA OTTAVA

(CARMINE, poi CAROLINA, indi ENZO, poi RAFFAELE, indi TITINA, infine ASSUNTA e PASQUALE)

Carmine        (Rientrando) M’aggio scansata ‘n’ata paliata. Chella mammà ‘overamente m’‘o fa ‘o massaggio… cu’ ‘a scopa!

Carolina       (Da fuori) Permesso, posso entrare? C’è la porta aperta…

Carmine        (Tra sé) ‘Ailloca, ‘aì! Mamma mia bella, me stonghe agitando sano sano…

Carolina       (Entra) Carmine, tua mamma dov’è?

Carmine        È scesa a fare un poco di spesa. Siamo soli…

Carolina       Allora passo più tardi. (Fa per andarsene)

Carmine        (Ponendosi davanti alla porta) Addò vaje? Non mi dire che hai paura?!

Carolina       Ma che paura e paura? Comme sì scemo!

Carmine        E allora?

Carolina       E allora che?! Intanto posa questa. (Gli porge la busta con gli odori) E poi qui è pericoloso.

Carmine        Pericoloso?

Carolina       Certamente! Ammettiamo che entra qualcuno e mi vede qua, insieme a te da soli, che pò ppenzà?

Carmine        Che po’ ppenzà? Che mi hai riportato la busta degli odori.

Carolina       Se restiamo distanti, ma tu begli occhi tieni scritta un’altra cosa.

Carmine        Hai ragione Carolì, ma io proprio non resisto, appena ti vedo me saglie ‘na frennesia, ma ‘na frennesia che… (Fa per avvicinarsi)

Carolina       Fà scennere ‘sta frennesia, nun facimme fesserie!

Carmine        Nun ce riesco, è cchiù fforte ‘e me! Carolina, io… io… (S’inginocchia davanti a Carolina ancora con la busta degli odori nelle mani, contemporaneamente entra Enzo, il padre di Carmine)

Carolina       (Si scansa, prende la busta degli odori e la dà ad Enzo) Don Vincenzo!

Carmine        (Capendo, si mette carponi) Ma addò songhe jute a ffernì?!... Nun po’ essere ca ll’aggio perze…

Enzo               Ma ch’hê perzo?

Carmine        Una lentina.

Enzo               Una che?

Carmine        ‘Na lente a cuntatto.

Enzo               E da quand’è che te sì miso ‘sti llente a cuntatto?

Carmine        Da poco. Sono andato dall’ottico per gli occhiali da sole e me ne sono uscito con le lentine.

Enzo               Ah sì? (A Carolina) Piccerè, e ch’aggio ‘a fà cu’ chesta busta ‘mmano?

Carolina       Titina ci ha dato un poco di odori e vi ho riportato la busta. Stavo per andare via, buona giornata.

Carmine        (Alzandosi da terra) Ciao. (Carolina via dalla scena)

Enzo               Le hai trovate le lentine?

Carmine        No. Chissà addò sò gghiute a ffernì…

Enzo               Boh?! E mò come fai senza? Non vedi bene?

Carmine        Ma quelle sono per la stanchezza… Io ci vedo bene.

Enzo               Ci vedi bene? E vide ‘e nun me… dicere buscie! Che stive facenno addenucchiato annanze a Carolina?

Carmine        Niente, che avevo ‘a fà? Te l’ho detto, avevo perso le lentine.

Enzo               Io invece stonghe pe’ pperdere ‘a pacienza. (Prende una sedia) Si nun me dici subito ‘a verità, chesta t’‘a mengo addereto ‘e rine!

Carmine        Papà, stai calmo. Io… io… me songhe ‘nnammurato ‘e Carolina.

Enzo               Je te cecasse ‘n uocchio con o senza lentine!

Carmine        Ma pecché?! T’aggio ditta ‘a verità!

Enzo               Tanta femmene ‘ncoppa a ‘sta terra e tu te vaje a ‘nnammurà d’‘a figlia ‘e Pascale?!

Carmine        E che ce sta ‘e male?

Enzo               Ce sta ‘e male che è la figlia del mio migliore amico!

Carmine        E allora?

Enzo               E allora niente! È complicato, pecché hadda jì per forza buono, si no s’arruvina ‘n’a-micizia ‘e tant’anne!

Carmine        Ma pecché hadda jì malamente?

Enzo               Chello ca succede doppo nun se sape, perciò è meglio che io nun ‘o ssaccio. Me songhe spiegato?

Carmine        Va bene, tu nun ‘o ssaje.

Enzo               Bravo! Vaco ‘nu mumento dint’‘o bagno. (Via nel bagno imprecando)

Carmine        Nun penzavo fosse accussì difficile vulè bbene a quaccheduno! (Via nelle camere)

Raffaele       (Entra con dei sacchetti che devono rappresentare mangime e concimi) Chesta porta sta sempre aperta! Ecco qua lu ggranone, aveva ragione lu cumpariello: ‘overamente se sparagna, chisto è pure chillo bbuono! Tiè tiè, aggio acchiappato pure l’offerta: ogne diece chilogramme de cibaria, ‘nu sacchetto de cuncime sapurito, merda de cuniglio, siente che addore, siè! Ha detto nepotema Titina, ch’aggio ‘ncuntrata abbascio, che aggio ‘a pusare tutto dinto alla cucina. (Guardandosi intorno) Hadda essere chella llà. (Entra in cucina)

Enzo               (Tornando dal bagno, chiama il figlio) Carnine!... Carmine!... O se n’è gghiuto o sta dint’‘a stanza soja cu’ ‘e ccuffie dint’‘e rrecchie. Certo è ‘nu bellu guajo, e pure ‘na cosa complicata, ma con un poco di attenzione po’ ascì ‘na cosa seria e sistemata. Ma che d’è ‘sta fetamma?... Ma aggio scarrecato ‘o bagno? (Torna in bagno)

Raffaele       (Esce dalla cucina) E uno! Dicette chillu ca cecaje l’uocchio ‘a mugliera. Mò trase ‘o riesto d’‘a rrobba. (Esce dalla comune per rientrare dopo poco)

Enzo               (Esce dal bagno) Nun è ‘o bagno. Fosse ‘o bagno d’‘e stanze? (Via nelle camere)

Raffaele       Eccoci qua: evere per li piecuri, evera di qualità. Pure qua aggio fatto ‘n affare: per l’ evera mi hanno arregalato cuncimo ancora cchiù sostanzioso, merda di vacca. (Entra in cucina)

Enzo               (Rientra) Pure chill’atu bagno è pulito, però ‘a puzza aumenta… Vene ‘a llà ‘a dinto ‘a cucina… Ma ch’hê miso a cucenà Titina? Famme jì a vvedè. (Fa per andare in cucina mentre dalla stessa esce Raffaele) Zì Rafele?! (Tra sé) Mò se spiega ‘sta fetamma!

Raffaele       Vicenzì, comme staje?

Enzo               Stevo meglio primma.

Raffaele       Primma ‘e che?

Enzo               Niente, niente… Vuje comme state? (Apre leggermente la cucina ma la richiude subito con u-n’espressione schifata)

Raffaele       Comme aggio ‘a stà? Comme ‘nu vicchiariello.

Enzo               Come mai state qua?

Raffaele       Sotto cunziglio di ‘nu mio cumpare carnale songhe venuto ad accattare le cibarie per le bestie, perché qua si sparagna e mi hanno arregalato pure lu cuncime naturale.

Enzo               Naturale?

Raffaele       Merda di vacca e cuniglio, che ha ditto Titina di appujare ‘nterra alla cucina.

Enzo               Accussì ha ditto Titina?

Raffaele       Esattamente. È stata accussì carnale e affezionata, ha ditto pure che oggi devo stacere a cibarmi assieme a vuje, sì cuntento?

Enzo               Comme, no?! Comunque è meglio ca chello che avete accattato ‘o mettimme fore ‘o barcone.

Raffaele       Ci vaco io, nun te preoccupà. Chella è cibaria delicata. (Via in cucina)

Enzo               Muglierema sarà asciuta a ‘mpazzì… Nun è possibile che ‘nce ha ditto accussì.

Titina             (Entrando, vede il marito parlare, tra sé) Non c’è più speranza, ormai parla pure sul’isso… (A Enzo) Ueh ueh, ma cu’ cchi staje parlanno?

Enzo               Tu staje ccà?

Titina             Noo, è il mio fantasma… Ma pecché, nun me vide?

Enzo               E comme, nun te veco? Solo dicevo “Staje ccà?”, pensavo che eri andata a fare un poco di spesa.

Titina             A chest’ora? D’altra parte tu che ne sai quando se fa ‘na spesa? Cheste songhe cose da femmine, tu sei l’uomo di casa, chillo ca porta ‘e cazune, chillo che va a ffaticà…

Enzo               Chillo ca porta ‘e sorde ‘a casa…

Titina             Chesta è l’unica cosa bbona che faje. Invece, si vulessene pavà a nuje casalinghe per quello ca facimme, nun abbastassene tre stipendi d’‘e tuoje. Comunque lassamme stà, famme capì: tutto a posto, o te staje scemunenno, visto che parli da solo?

Enzo               Nossignore, nun me stonghe scemunenno, solo che pensavo ad alta voce ad un fatto, mentre s’è aizata ‘na fetamma pe’ dint’‘a casa.

Titina             Haje ragione, ‘nce sta ‘nu fieto esagerato, ma che ttiene, male ‘e panza?

Enzo               Ma che male ‘e panza?! È l’ospite d’onore…

Titina             L’hai incontrato? (Assenso di Enzo) ‘O tene isso ‘o male ‘e panza?

Enzo               Nossignore! È concime naturale che ha impestato tutta la casa.

Titina             Concime naturale?

Enzo               Merda ‘e vacca e cuniglio. Ha ditto che tu gli hai detto di metterlo in cucina.

Titina             Io ho detto d’‘o mettere fore ‘o balcone d’‘a cucina, e parlavo d’‘o mangime p’‘e bbestie comme a isso, no d’‘o cuncime. Mò vaco ‘a llà e ‘nce ‘o ddico…

Enzo               Già ce l’ho detto io; mi ha detto che lo hai invitato a mangiae qua.

Titina             Io?! Si è autoinvitato, nun ‘o saje a zieto? Comunque nun fa niente, ormai sta ccà. Primma hê ditto che stive penzanno a ‘nu fatto…

Enzo               Stevo penzanno a ‘o fatto ‘e Carminuccio, nostro figlio.

Titina             Quale fatto?

Enzo               Me vulisse dicere ca nun saje niente?

Titina             Secondo te tu ‘o ssaje e je no?

Enzo               Che avimme ‘a fà, facimme finta di niente? E se poi Carolina ce lo dice ai suoi genitori?

Titina             Quando ce lo dirà, poi vedimme.

Assunta         (Entra insieme al marito Pasquale) Permesso?... Titina ci sta la porta aperta, possiamo entrare?

Titina             Certamente, accomodatevi… (Al marito) Enzù, penzo che ce l’ha ditto…

Pasquale       Scusate se ve venimme a disturbà a chest’ora.

Enzo               Ma che disturbo? Trasite e accomodatevi. A che dobbiamo questa bella visita?

Titina             ‘Nu poco ‘e cafè o quaccheccosa ‘e frisco?

Assunta         Per me ‘nu bellu bicchiere di acqua fresca.

Enzo               Ma che ffacite all’erta? Assettateve.

Titina             Tengo ‘na bella limonata, gradite?

Pasquale       Sì, sì, ‘a limunata è dissetante.

Assunta         Pure per me va bene.

Raffaele       (Rientrando dalla cucina) Buonasera a ‘ossignuria!

Pasquale e Assunta           Buonasera.

Enzo               (Ai due) Questo è mio zio Raffaele, fratello della buon’anima di papà.

Raffaele       Piacere tantissimo, Raffaele Dello Cicero, figlio di…

Titina             Nun è ‘o caso, l’avimme ditto pure primma.

Raffaele       Haje ragione, nepota mia. (Ai due) Vuje site cumpagne d’‘e nepute mieje?

Pasquale       Sì, siamo amici, io sono Pasquale e lei è mia moglie Assunta, tanto piacere.

Assunta         Piacere.

Raffaele       Onoratissimo.

Titina             ‘Nce steveme piglianne ‘nu poco ‘e limunata, ‘o zì, ‘a vulite?

Raffaele       None, nepota mia carnale, je nun voglio propetamente niente; si nun te dispiace m’ assetto ‘nu poco ‘ncoppa a ‘sta pultrona, mentre vuje parlate d’‘e fatte vuoste.

Enzo               (Con rassegnazione) Va bene. (A Pasquale) Allora, che ci volevate dire?

Pasquale       Siente Enzo, ‘o fatto è chisto: Carolina m’ha ditto ca essa e figliete Carmine… se vonno bbene.

Enzo               ‘A verità, Carmine qualche cosa me l’aveva già ditta. A te te fa piacere?

Pasquale       Onestamente sì, però…

Titina             Però?...

Raffaele       Però?...

Assunta         Però se va male fra ‘e guagliune, ‘nce dispiacesse ‘e perdere l’amicizia che tenimme cu’ vvuje…

Titina             ‘A stessa cosa ca ‘nce aggio ditto a Carminuccio.

Enzo               ‘A verità, ‘nce l’aggio ditto pur’je…

Titina             ‘A primma vota, doppo vint’anne ‘e matrimonio, ca avimme penzata ‘a stessa cosa.

Enzo               Hai visto? Non è mai troppo tardi.

Titina             Sì, ma nun piglià ‘o vizio.

Raffaele       (Tra sé) Nepote mio, staje propeto sotto a lu pacchero…

Pasquale       Allora pure a vuje ve fa piacere?

Enzo               Certamente che ci fa piacere, e pure je nun vulesse ca chistu fidanzamento deve incidere sulla nostra amicizia.

Pasquale       Allora noi facciamo in modo che chistu fidanzamento deve andare bene.

Assunta         Che tenimme, ‘a palla ‘e vetro?

Pasquale       Nisciuna palla ‘e vetro ce ‘nventamme quaccheccosa.

Raffaele       Facitece ‘na festa de fidanzamento…

Titina             Ancora nun s’hanno dato lu primo vaso e già ‘nce facimme ‘a festa?

Raffaeke       Dinto a lu paese ‘na festa de fidanzamento cu’ li pariente stritte è ‘n impegno serissimo assaje.

Assunta         Accussì, se dicono che sì, veramente se songhe cuotte l’uno per l’altra.

Titina             Tu vuò dicere che ‘o zio have ragione?

Assunta         Dicesse propeto che sì.

Enzo               Allora? Tu che ne pienze Pascalì?

Pasquale       Penzo ca è ‘na bella truvata.

Enzo               Allora Titì?

Titina             Vabbuò, facimmece ‘sta festa. ‘A facimme ccà, a casa nosta, è cchiù largo, va bene per te Assuntì?

Assunta         Songhe d’accordo cu’ tte, però ‘nce spartimme ‘e spese, anzi, ‘a rrobba ‘a jamme accattà assieme.

Enzo               E je e ‘o cumpagno mio Pascale ce ‘nteressamme d’‘a torta.

Pasquale       Sì, ma hadda essere ‘na torta importante assaje…

Enzo               E certamente!

Raffaele       Allora je doppo mangiato torno a lu paese e poi torno per la festa. Quando sarà chesta bella cosa?

Titina             Turnate p’‘a festa?

Raffaele       Certamente! Je songhe lu parente cchiù anzianissimo, nun pozzo mancà, faccio le feci di fratemo.

Enzo               (A Titina) Fa le feci?

Titina             Pure ‘e ssoje, nun abbastene chelle d’‘a vacca e d’‘e cuniglie?

Enzo               (Condividendo ciò che ha detto Titina) Che dici Titì, va bene per la settimana prossima?

Titina             Facimme sabato che ttrase Assuntì?

Assunta         Per me va bene. Titì, facimme mare o monti?

Titina             Mare o monti?! Ma che avimme ‘a fà, ‘o matrimonio? Facimme ‘na cosa cchiù accunciatella… putesseme fà…

Raffaele       Je ve putesse purtà ‘nu poco de cibarie della campagna… (Elenca vari cibi tipo prosciutto, salame, ecc…)

Assunta         È ‘na bella penzata!

Enzo               Una cosa è sicura: che il cibo sarà genuino, perché viene direttamente dalla campagna di Raffaele Dello Cicero.

Raffaele       (Scatta in piedi) Figlio di… e di…

Tutti              Noooo! (Chiusura sipario; mentre il sipario zio Raffaele continuerà a parlare e si evidenzierà la rassegnazione e disperazione degli altri)

Sipario

FINE DEL PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto.

La tavola è imbandita a festa con diverse cose da mangiare tra cibi dolci e salati, con fiori sparsi un po’ dovunque.

Entrano Titina e Lucia (La portinaia, molto brutta e con l’alito molto pesante)

SCENA PRIMA

(LUCIA, poi TITINA, indi CETTINA, infine ASSUNTA)

Lucia              (Entra con un microscopico pacchetto) Mamma mia bella! Pare mill’anne ca mettene l’a-scensore! (Si accascia su una poltrona) Aaah, che stanchezza! (Chiama Titina) Donna Titina!... Donna Titina!... Ma addò staje?!

Titina             (Entra carica di buste) Sto qua, sto qua…

Lucia              Trasite, trasite…

Titina             (Tra sé) Abbiamo fatto “Padrone esci fuori”!

Lucia              Se non era per me che vi aiutavo con i pacchi e le buste, come facevate a salire tutte chesti scale?

Titina             (Ironica) Grazie donna Lucì, per fortuna che ci state voi.

Lucia              Nun m’avite ‘a ringrazia, lo sapete, lo faccio con piacere e senza interesse. (Allunga la mano per ricevere la mancia)

Titina             Soprattutto senza interesse… (Scarta tra banconote e monete, prende la più piccola e gliela dà) Vado a posare le buste in cucina, permettete (Via in cucina)

Lucia              (Rimasta sola) Che tirchia ‘e femmena! Io poi le vorrei dire: “Donna Titì… (Indicando la monetina) Come me la devo spendere, tutta insieme o un poco alla volta?”

Titina             (Rientrando) Eccoci qua.

Lucia              Allora stasera facite ‘e festa. ‘E duje guagliune fanno ‘na cosa seria?

Titina             E certamente! Nun hanno mai pazziato! Mio figlio è ‘na perzona seria, ‘a ‘nnammurata è ‘na brava guagliona, nun putevene fà ‘na cosa poco seria.

Lucia              Nun v’arraggiate! Aggio ditto accussì, perché ‘e giuvene ‘e oggi songhe tutte quante capallerte, nisciuno vò fà cchiù ‘e ccose serie…

Titina             No, ‘o figlio mio! Io e mio marito ‘nce abbiamo ‘mparato l’educazione e l’amore per la famiglia. Pure se ogni tanto… s’‘o scorda.

Lucia              Se songhe fidanzate ‘a paricchie anne?

Titina             No, no, solo da qualche settimana.

Lucia              Nientedimeno?! E già fanno ammore in casa? Allora ‘overamente esistono ragazzi di altri tempi.

Titina             Ve l’aggio ditto: Carminuccio figliemo e Carulina songhe di altri tempi. Donna Lucì, ‘e figlie comme ‘e ‘mpare accussì t’‘e ttruove!

Lucia              Avete propeto ragione. Je poi, ‘o ssapite, di figli nun tanto me ne intendo, nun aggio mai truvato ‘n ommo ca me vuleva… Nun capisco perché.

Titina             (Guardando la sua bruttezza) Io forse me n’aggio fatta ‘n’idea.

Lucia              ‘Overamente? Dicite, può darsi che chest’idea m’‘a faccio pur’je. (Chiude la frase respirando verso Titina con gag a soggetto)

Titina             (Tra sé) Mammà aiutame tu, putesse fà ‘o saldatore cu’ chistu sciato! (A Lucia) Secondo me è colpa dei vostri genitori.

Lucia              Mammà e papà, e pecché?

Titina             (Ricevendo un’altra fiatata si allontana) Comme pecché?! (Come a dire: “Non si vede?”) Pecché songhe state assaje severi, probabilmente…

Lucia              Chesto è ‘overo, infatti me chiudevano sempe dint’‘a casa, nun me facevano ascì. E si  un ascevo, comme truvavo la mia anima gemella? Poteva essere ‘n atu purtiero o magari ‘nu raggiuniere, o forse ‘n ‘ngignere, o forse…

Titina             ‘Nu saldatore…

Lucia              ‘Nu saldatore?

Titina             Chillo che salda… Uno po’ che ne po’ ssapè… è pe’ ddicere…

Lucia              Sì, però ‘o saldatore fete ‘nu poco quanno torna ‘a faticà…

Titina             (Fra sé) Isso…

Cettina          (Entra con un fascio di fiori ed un pacco regalo) Buongiorno, la porta era aperta e songhe trasuta.

Titina             E vuje trasite dint’a tutte ‘e pporte che truvate aperte?

Cettina          None signò, ho letto primma ‘o cugnomme. Voi siete Dello Cicero?

Lucia              Sì, sì.

Cettina          E voi chi siete, la nonna?

Lucia              ‘A nonna ‘e mammeta! Al limite pozzo essere ‘a zia. Je songhe ‘a purtiera.

Cettina         (A Titina) Allora vuje site ‘a nepota d’‘a purtiera? È grazie a essa che avite truvato casa qua?

Titina            Ma quala zia e nonna?! ‘A signora qui prisenta è la purtiera e je songhe ‘a signora Dello Cicero, ‘a patrona ‘e casa!

Cettina         Tanto piacere! Je songhe Cettina e fatico add’‘a sciurara ‘mponta ‘o vico. V’aggio purtate chiste. (Le dà i fiori che Titina metterà da qualche parte) E questo. (Offre il pacco regalo a Titina che lo guarda con sospetto) Pigliate… (Insistendo) ‘O guardate comme ‘nce stesse ‘na bomba dinto.

Lucia             (Sguardo di preoccupazione delle due sull’esclamazione di Cettina) ‘Stu pacco pesa?

Cettina          (Agitandolo) Accussì e accussì.

Titina             (Indietreggiando) Nun ‘o muvite, pe’ ccarità! Chi ve lo ha dato?

Cettina          (Coinvolta nella situazione, comincia ad avere un lieve tremore) Duje giuvene primma ‘e saglì.

Lucia              Comme erene, ianche, nire o russe?

Cettina          Più o meno isso era e isso.

Titina             Mamma d’‘o Carmene, donna Lucì… l’ISIS!

Lucia              Chille ca tagliano ‘a capa ‘e ggente?

Titina             Sì!

Le tre             Aiuto! (Caos con gag a soggetto con lancio finale del pacco possibilmente a proscenio. Far partire un ticchettio di orologio per alcuni secondi)

Lucia              Mò scoppia… Mò scoppia!

Cettina          Nun voglio murì… Nun voglio murì!

Titina             Cristo, pietà! Signore, pietà! (Cominciano tutte a pregare. Si ferma il ticchettio) Zitte, zitte, si è fermato.

Cettina          Simme morte? Je nun aggio ‘ntiso niente!

Lucia              Ma che muorte e muorte?! (Indicando il pacco) Donna Titì, jate a vvedè ‘a vicino…

Titina             Pecché ‘nce aggio ‘a jì je?

Lucia              Vuje site ‘a patrona ‘e casa…

Titina             Sine, ma l’ha purtato chella llà.

Cettina          Ma je me metto appaura!

Titina             Aggio capito tutte cose. (Si alza e lentamente si avvicina al pacco)

Lucia              Stateve accorta… (Titina raccoglie il pacco da terra con gag a soggetto) Chianu chianu…

Titina             (Lentamente apre il pacco dal quale uscirà un orologio a muro con sollievo delle tre) È ‘nu rilorgio a muro!

Lucia              Mamma mia e che caspita ‘e paura!

Cettina          Sì, però la bomba putesse stà pure dint’‘o rilorgio…

Lucia e Titina          (Inveiscono contro Cettina cacciandola di casa) Ma… mò… (Cettina via)

Titina             Ca pozza jettà ‘o vveleno!

Cettina          (Rientra con un biglietto in mano) Scusate, ce steva pure ‘o bigliettino…

Titina             (Prendendo la scopa) Ma mò t’accido proprio! (Cettina lascia cadere il biglietto a terra e fugge)

Lucia              (Raccogliendo il biglietto da terra) Lasciate perdere, donna Titì… Ecco qua, tenite. (Le dà il biglietto)

Titina             (Apre il biglietto e legge) “Al nostro amico Carmine” È pe’ ffigliemo. (Leggendo) “Ogni volta che guarderai l’orario ti ricorderai di noi, i tuoi amici.” Songhe ‘e cumpagne ‘e Carminuccio. Vabbè, scusatemi p’‘a paura ca v’avite pigliata, donna Lucì. Grazie ancora e arrivederci.

Lucia              (Fingendo di non capire) Nun ‘o ddicite proprio, che ssonghe chesti ccose… Lo sapete, io lo faccio con piacere e senza interesse… Ma sento ‘n addore… cafè o me sbaglio? ‘Nce vulesse proprio doppo chella caspita ‘e paura…

Titina             (Spingendola verso l’ingresso con gag a soggetto) Penso che sì, sarrà cafè, ma nun vene ‘a ccà, comme ‘o ffacevo? Sarrà Assunta…

Lucia              Secondo me v’‘o sta purtanno ccà. Vuje site amiche assaje e pure contrognore. Quasi quasi aspetto…

Titina             Nun credo proprio, ‘o starrà facenno pe’ essa e p’‘o marito.

Assunta         (Entrando con la macchinetta del caffè e bicchierini monouso) Titì, sì tturnata? Aggio fatto ‘nu pocco ‘e cafè, però aggio purtate ‘e bicchierine ‘e plastica, tanto stammo tra di noi. (Appoggia sul tavolo e varsa il caffè) Ma che d’è? Te veco tutta sconvolta…

Lucia              (Anticipando tutte prende il bicchierino col caffè e beve) Lassamme stà, nun fa niente, vi serve altro? Vuje ‘o ssapite, je ‘o faccio cu’ piacere e…

Titina e Assunta     Senza interesse!

Titina             Bbona jurnata, donna Lucì… (Lucia via)

Assunta         Se po’ ssapè ch’è succieso?

Titina             Mamma mia e comm’è azzeccosa! Aspetta ‘nu mumento… (Apre la credenza da cui prende un deodorante spray che inizia a spruzzare in giro)

Assunta         Ma che staje facenne?

Titina             ‘A purtiera, ogni vvota ca saglie ‘ncoppa lassa ‘na puzza ‘e saldatura!

Assunta         Hai ragione. Allora, me vuò dicere ch’è succieso?

Titina             Niente, ‘o vide ‘stu rilorgio? L’ha purtato ‘a sciuraja assieme a chilli sciure e l’avim-me scagnato pe’ ‘na bomba.

Assunta         ‘Na bomba?

Titina             Ce simme pigliate ‘na caspita ‘e paura je, ‘a sciurara e donna Lucia!... ‘Nce penzaveme ca era ‘n attentato ‘e ll’ISIS.

Assunta         Ma tu vide ‘nu poco… Oggi, cu’ ‘sti nnutizie, uno campa sempre sul chi va là… A proposito di donna Lucia, che dici, stasera p’‘a festa avimme invità pure a essa?

Titina             Nun è necessario, nun è ‘na famiglia né ‘n’amica comme Annarella, tutt’al più ‘a putimme fà sagliere quanno cacciamme ‘a torta.

Assunta         Pe’ ce ne dà ‘nu piezzo?

Titina             Nossignore, p’appiccià ‘e candeline, tanto, abbasta ‘na sola sciatata.

Assunta         Hahaha. Sì, però…

Titina             Però…?

Assunta         Dicono che porta male.

Titina             Pure?! E tu cride a cchesti scemità? (Prende il sale e comincia a spargerne un po’ per la casa)

Assunta         (Tirando fuori un corno dalla tasca)Dicono che è ‘nu poco seccia… insomma, coglie.

Titina             (Prende un ferro di cavallo) Vabbuò, evitamme ‘o rischio, tanto ‘a rrobba ce sta…

Assunta         E ppo’, una ‘c cchiù, una mancante, che fa?... (Facendo gesti vari contro le jettature)

Titina             Allora ‘nce dico ca vene pur’essa? (C.s.)

Assunta         Brava! Ma dincello ‘a luntano… (Ridendo) Je vaco ‘a llà, vaco a priparà ‘o riesto.

Titina             Aspetta, mò esco pure io, ‘nce ‘o vvaco a ddicere subbeto, è meglio! (Via le due)

SCENA SECONDA

(ENZO, poi RITA, indi ASSUNTA, infine TITINA)

Enzo               (Entra come se stesse parlando alla moglie che è appena uscita) Sì, ho capito. Sta tutta elettrizzata, speriamo bene… Certo che è un’esagerazione, ‘e guagliune se songhe mise a ffà ammore ‘a poco, avimme fà già ‘o fidanzamento in casa! La colpa è pure nostra, a Carmine ci abbiamo fatto il lavaggio del cervello: “Songhe amice… nun putimme fà brutti ffijure… se lo devi fare, devi fare seriamente…” e chillo ‘o guaglione ‘nce ha pigliate in parola, ed ecco qua. D’altra parte noi e i genitori di Carolina lo abbiamo fatto soprattutto per il loro bene… (Indicando la tavola imbandita) Devo dire che zì Rafele ha avuto una grande pensata!

Rita                (Entra con la stessa baldanza del primo atto, ma appena vede Enzo si blocca) Eccomi qua, sempre pronta ad offrire nuove opportunità, ascoltate tutti che… Buongiorno, chiedo scusa, credevo ci fosse Titina, mi ha chiamata dicendomi di passare qui.

Enzo               Titina è scesa un attimo, siete venuta per la pizzeria di vostro nonno?

Rita                Pizzeria?... Mio nonno?... Ma io…

Enzo               Guardate, signorina, secondo me avete sbagliato personaggio: je nun ce ‘a veco a mia moglie cu’ ‘e ccumpagne soje dint’a ‘na pizzeria… Sono donne di casa…

Rita                Ma c’è un qui pro quo, io…

Enzo               È compreso anche il pizzaiolo nell’affare?

Rita                Il pizzaiolo? Ma…

Enzo               Quiproquo. Dal nome sembra straniero… rumeno…

Assunta         (Entra chiamando l’amica) Titina!... Titina!... Ueh, Rita, e tu che ci fai qua?

Rita                Mi ha chiamata Titina, non so…

Enzo               Chella Titina s’è fissata con la pizzeria, ma che ve credete, ca è ‘na cosa facile?

Assunta         (Facendo segno a Rita di stare al gioco) Nun è facile, ma nun è impossibile.

Enzo               ‘Na cosa è sicura: ‘e ppizze nun sarranno bbone.

Assunta         E pecché?

Rita                Già, perché?

Enzo               Avite visto maje ‘nu rumeno ca fa ‘e ppizze bbone?

Assunta         ‘Nu rumeno?

Enzo               Nun te l’ha ditto chesto ‘a signurina? ‘A pizzeria d’‘o nonno ‘a vennene cu’ tutto ‘o pizzaiolo, Quiproquo: da ‘o nomme si capisce ca nun è ‘e ccà.

Assunta         Quiproquo? Ma che razza ‘e nomme è?

Rita                Non è un nome di persona. Io ho detto qui pro quo, cioè un fraintendimento.

Assunta         Veciè, un fraintendimento… Nun hê capito niente!

Titina             (Entra correndo, non saluta nessuno e corre verso la credenza, prende una bottiglia di profumo e se ne versa una quantità addosso)

Enzo               Ma ch’è succieso, sì asciuta fore cu’ ‘a capa?

Titina             Donna Lucia m’ha fatto ‘na sciatata ‘ncoppa ‘a maglietta, me l’ha saldata ‘ncuollo e fete a peste!

Rita                Ha forse l’alito pesante?

Enzo               Pesante?! ‘A putimme ausà abbascio ‘a pizzeria p’appiccià ‘o furno!

Titina             Ciao Rita, scusami se nun t’aggio manco salutata, ma si tratta di vita o di morte.

Rtta               Addirittura?!

Enzo               Signurì, vuje nun avite proprio idea!

Rita                Vabbè… Mi avevi chiamata, Titimna, che volevi, hai forse deciso? (Fa per parlare)

Assunta         Nun è ‘o mumento, mò ce sta ‘a festa d’‘e figlie nuoste.

Titina             Ha ragione Assuntina, io ti ho chiamata per invitarti alla festa di stasera.

Rita                Quella dei vostri figli?

Enzo               Esattamente. I ragazzi si sono fidanzati.

Rita                Ma è meraviglioso! Va bene, ci vengo, il tempo di andarmi a cambiare e torno, così magari gli compro anche un regalino.

Enzo               Fate con comodo, poi, se volete portare anche a vostro nonno e al pizzaiolo, fate pure.

Rita                (Incrociando con gli occhi le due donne) Glielo chiederò, grazie. (Via dalla cimune)

Assunta         Allora je vaco ‘a llà, me vaco a priparà pur’je. Permettete… (Via dalla comune)

Titina             Siente, cu’ tutto ‘o pprufumo je feto ancora, me vaco a ffà ‘na doccia cu’ ‘a creolina! (Via nelle camere)

Enzo               (Sorride ripensando a ciò che ha detto la moglie) Lucia la portinaia, soprannominata “Il ciato assassino!” Hahahaha!

SCENA TERZA

(PASQUALE, GENNARO e detto, poi TITINA, indi ANNA e CAROLINA, infine RAFFAELE)

Pasquale       (Da fuori) È permesso?

Gennaro        (Entra da solo) Possiamo entrare?

Enzo               Trasite, trasite… ‘E cumpagnielle mieje… Comme maje state ccà?

Gennaro        Te songo venuto a ppurtà a Porthos, che s’è fatto bello per la festa. (Tirando Pasquale e spingendolo in avanti) Tiè!

Enzo               (Guardando meglio l’amico che avrà i capelli totalmente gelatinati e pettinati all’indietro, con gli oc-chiali scuri o comunque a discrezione del regista) Solo “tiè”? Ma ccà ‘nce vò ‘nu “Tiè tiè!” Ma che t’hê fatta, ‘na passata ‘e lengua ‘e vacca ‘ncapa? (Ridono tutti e tre)

Pasquale       E che ttenite ‘a ridere?... Pecché, nun stonghe bbuono?

Enzo               Nientedimeno!? Tu staje ‘a fine d’‘o munno! Tu che dici, Gennà?

Gennaro        Sei bellissimo, ma accussì bello ca si te vede ‘na ciucciuvettola se fa ‘na rattata.

Pasquale       Ma che staje dicenno, ca assomiglio a ‘nu jettatore?

Enzo               Assomiglio? Tu ‘nce hê tagliata proprio ‘a capa! Ma che vuò fà, cuncurrenza a donna Lucia? (Appena nominata succederà qualcosa a tutti e tre)

Pasquale       Nun ‘a nummenà, pe’ ccarità! ‘A semmana passata, scennenno ‘e scale, dint’‘o scuro nun ‘a vedette; me sentette ‘a chiammà: “Ma che d’è, nun se saluta cchiù ‘a purtiera?” Nun fernette manco ‘e parlà, ca ruciuliaje pe’ ll’urdeme scale rimaste. Per fortuna erano solo tre!

Gennaro        Hai ragione. Ajere venette a me purtà ‘na carta d’‘o miedeco; bussaje ‘o campaniello, je dicette: “Chi è?” Comme dicette: “Songhe ‘a purtiera, Lucia” nun se schiattaje ‘o tubo d’‘o bidè e facette ‘nu lavarone?!

Enzo               Certo che è potente… Comunque che ce ne importa? Tanto mò tenimme comme ce avimme ‘a difendere, è ‘overo Pascà?

Pasquale       Sfutte, sfutte… Intanto mugliereta l’ha ‘nvitata pe’ stasera.

Enzo               E pe’ fforza! Che ce la vogliamo fare nemica?

Gennaro        Va bene, però ci dobbiamo organizzare: je porto ‘e scartellati elle ca tengo dint’‘o suggiorno.

Pasquale       Je duje fierre ‘e cavalle, e tu Enzù, che ttiene dint’‘a casa?

Enzo               Essendo che è casa mia, m’aggio accattate aglio, incenso e curnicielle a volontà contro le jettature.

Pasquale       Allora stamme a cavallo. Jammece a ppiglià ‘n aperitivo, accussì apprufittamme e ‘nce jucamme ‘na bullettella.

Enzo               E jamme, jà… Avrai pane per i tuoi denti, donna Lucia! (Di nuovo accadrà qualcosa ai tre)

Gennaro        Te l’ha ditto pure Pascale che non la devi nominare, allora nun hê capito?

Pasquale       Devi fare silenzio, andiamo. (Via tutti e tre)

Titina             (Esce dal bagno con un asciugamano sui capelli) Me sento meglio: ce vuleva proprio chesta doccia! (Mentre parla rovista nei mobili) Addò sta ‘o ‘sciugacapille?! Steva ccà… forse ‘e duje campiune l’hanno miso dint’a chill’atu bagno! (Via nelle camere)

Anna              (Entra con Carolina, quest’ultima porta un fagotto che poserà da qualche parte) Allora, Carolina, come ti senti?

Caroilina      Emozionate! È successo tutto così in fretta che non mi sembra vero.

Anna              (Chiama Titina) Titina!... Titina!... (Titina esce dalle camere con l’asciugacapelli) Titina ciao, la porta era aperta e siamo entrate.

Titina             Sarrà stato chillu sciaurato di Enzuccio, nun ha capito che oggi è pericoloso a lassà ‘e pporte aperte!

Carolina       Va bene, si sarà distratto, mica ‘o vvuleva fà apposta?

Anna              S’‘o difende ‘o ‘gnoro, eh?

Carolina       Non è così! Solo che secondo me non bisogna essere vtroppo severi con gli uomini.

Titina             Guarda nennè, come mamma me fa piacere che la pensi accussì, visto ca te piglie a figliemo, ma comme femmena ti debbo avvisare: ll’uommene. Si ‘e ttratte bbuono, te trattano ‘na chiaveca, ma si ‘e ttratte ‘na chiaveca te trattano bbuono. È ‘overo, Annarè?

Anna              La suocera non ha tutti i torti. Ll’uommene più li coccoli, cchiù se comportano malamente. (Si alza, cominciando a parlare come se volesse far trapelare un messaggio senza essere totalmente esplicita) Se tu ‘e ffaje ‘na carezza lloro te risponnene’nfastidite, e si nun te faje truvà pronta, loro cercano a qualcun’altra. Se dici sempre che sì s’apprufittene ‘e te, ma si lle dici che no te maltrattene, te sballuttejene e… (Guardando le altre che sono rimaste attonite) Scusate, me songhe fatta piglià d’‘a discussione…

Carolina       Ma che volete dire, che è meglio a rimmanè sola? Io non penso che sia tutto accussì brutto.

Titina             ‘A nennella tene ragione. Je dico ca sì, ma tu ‘nce staje facenno ‘nu quadro troppo niro!

Anna              Avite ragione, è solo che… solo che…

Le due            Solo che…?

Anna              Solo che… se sentono tanti ccose per televisione e una s’impressiona. Ma nun è ‘o cas-so tujo, Carolì: Carmine è ‘nu bravissimo giovane, anzi, tienatillo caro caro. (A Titina) Comunque, ero entrata per sapere se ti serviva qualcosa, si te pozzo dà ‘na ma-no a ffà quacche servizzio…

Titina             Grazie, sei molto gentile. Sì, resta cu’ mme, accussì me daje ‘na mano a abbuffà duje palluncine.

Raffaele       (Entra portando cibi paesani vari, magari se possibile una gallina viva o comunque ciò che il regista riterrà opportuno) Eccoci qua, buongiorno a ‘ossignuria!

Anna e Carolina     Buongiorno.

Carolina       Uh, è viva! (Indicando la gallina) Guardate, Anna! (Anna si avvicina con gag a soggetto)

Titina             Buongiorno, zì Rafè, state già qua? Questa è meglio ca ‘a pusamme. (Indicando la gallina)

Raffaele       Certamente, nepota mia, t’aggio purtate ‘nu poco di cibarie paesane de la muntagna, accussì li puoi appriparare per stasera. Chi songhe queste due belli esemplari di fem-mene sapurite?

Titina             (Fra sé) Hê capito a zì Rafele? S’è allupato sano sano… (Alle donne) Presentatevi da sole, je vaco a pusà la bestia in cucina. (Prende la gallina e va in cucina per poi rientrare subito dopo)

Anna              Io mi chiamo Anna, sono un’amica di famiglia.

Raffaele       Tantissimo piacerissimo. E tante cumplimentazione!

Carolina       Io sono Carolina, la fidanzata di Carmine.

Raffaele       Hai capito a Carminuccio? S’è pigliato ‘na bella puledra! Brava, brava… Lu zio Rafele te fa ‘nu bellu regalo. (Prende dalla tasca uno scatolino che conterrà una collanina)

Carolina       (Apre lo scatolino) Grazie, signor Raffaele.

Raffaele       Che stace a dicere cu’ chistu signor Raffaele?! Tu mi devi acchiammare zì Rafele, o-ramaje face parte della famiglia Dello Cicero, e doppo spusate lu primmo nepote se duvarria chiammà Vecienzo, comme lu suocero tujo, pecché la generazione deve accontinuare. Dico bene, Titina?

Titina             (Che nel frattempo era rientrata) Sicuro! Carolina, ormai sì ttrasuta dinto all’albero ginecologico d’‘o zì Rafele.

Anna              L’albero ginecologico? Genealogico, vorrai dire!

Titina             Eh! Insomma fa parte d’‘a discendenza d’‘e Cicere.

Carolina       Grazie zio Raffaele, però per sposarci ci vuole tempo, non abbiamo molti soldi.

Raffaele       Nun deve stacere disperazione, se duje culumbielli se vonno bene.

Carolina       Va bene, lo terrò presente, comunque ero passata per mostrare questo. (Mostra il fagottino) Sono una specialità che mi ha fatto una mia amica, le poso qua, va bene? E poi ero venuta ad aiutarvi.

Titina             Là va bene, Carolì. Mò pecché nun vaje ‘a llà da mamma tua? Magari have bisogno ‘e quaccheccosa. Ccà ce sta Annarella che mi aiuta. E poi tenimme pure a zì Rafele.

Carolina       Allora vado. (Fa per uscire, poi torna e dà un bacio a Titina) Grazie, zio Raffaele. (Via dalla comune)

Titina             Quant’è bellella! Songo proprio cuntenta.

Anna              ‘Overamente sono ‘na bella coppia.

Raffaele       Tene la faccia della brava guagliottola, Carminuccio ha fatto propitamente bene. Titina, chesti cibarie li metto dinto alla cucina?

Titina             Ci penso io, ma nun v’aviveve disturbà.

Raffaele       Nisciuno disturbo, vuje site ‘a famiglia mia e ‘a famiglia è ‘na cosa importantissima!

Titina             Grazie assaje. Pecché nun ghiate ‘a llà? Ve jate ‘nu poco a rinfrescà.

Raffaele       Ci vado subitissimo, visto che ogne vota ca me faccio ‘sti scalinate me faccio ‘na sudata! (Via nelle camere)

Anna              È proprio ‘nu bravo crestiano. Allora, comme te pozzo aiutà? Abbuffamme ‘e palluncine?

Titina             (Apre la credenza e prende una busta di palloncini) Ecco qua. Songhe cinquanta, avimme vo-glia ‘e abbuffà palle, ogge. (Ridono entrambe) Finalmente te veco ‘e ridere, Annarè! (Cambiando tono) Tagliamme a curto, ma che staje passanno?

Anna              Niente, ch’aggio ‘a passà?! ‘O ssaje…

Titina             Che aggio ‘a sapè?

Anna              ‘O fatto ca nun arrivano figlie, sto un poco giù.

Titina             È solo quello?

Anna              Certamente!

Titina             Cu’ Gennaro tutto a posto?

Anna              (Alzandosi di scatto) Che ci azzecca mio marito?!

Titina             Niente, è pure pe’ chello ca hê ditto primma; è ‘overo ca je somghe ‘gnurante, ma nun songhe scema.

Anna              Cu’ Gennaro è tutto a posto, te l’aggio ditto pure chell’ata vota, Titina: con Gennaro è TUT-TO-A-PO-STO!

Titina             Vabbuò, nun te ‘nquartà, io se ‘o ddico è pecché te voglio bbene.

Anna              Lo so, e ti ringrazio, ma non ti devi più preoccupare.

Titina             Va bene. Allora avimme abbuffà ‘sti palluncine? (Le si avvicina mettendole una mano sulla spalla, ma Anna, appena toccata, emette un gemito di dolore) Ch’è stato?!

Anna              Niente, niente…

Titina             Comme “niente”? Tu haje alluccato ‘e chella manera?! Ma tiene fatto male, ch’è succieso?

Anna              Te l’aggio ditto: niente!... Poco fa songhe tuzzata nun m’arricordo addò e mò se sta facenno ‘a mulignana… Po’ passa.

Titina             Staje tuzzanno spisso… ‘Na vota ‘a ccà, ‘na vota ‘a llà… t’hê ‘a stà accorta… Scummuogliete, ca te passo ‘nu poco ‘e pumata…

Anna              No grazie, je songhe ‘nu suggetto allergico, me pozzo mettere sulo chella ca tengo dinto. Anzi, mò me lo vado a mettere e po’ vengo, nun me dicere niente. Astipeme duje palloncini ‘a abbuffà. (Via dalla scena)

Titina             Nun credo manco a ‘na parola ‘e chello ch’ha ditto. Appena arriva ‘o prevete ‘nce l’aggio ‘a spiunà ‘stu fatto! (Via nel bagno con l’asciugacapelli)

SCENA QUARTA

(ENZO, PASQUALE e GENNARO, poi RAFFAELE, indi CETTINA, poi TITINA, indi CARMINE, infine LUCIA e DON PAOLO)

Enzo               (Entra con Pasquale e Gennaro) Mi sento che chesta è ‘a vota bbona.

Gennaro        Secondo me avimme mise troppi doje.

Pasquale       È ‘overo, ma senze ‘e doje ‘a bulletta comme arrivava a ottomila euro?

Enzo               Ottomilacentododici, Pascà, centododici euro pure songhe ‘mpurtante, je me rimborzo ‘a torta.

Gennaro        ‘Na torta centododici euro? E quant’è chesta torta, dodici piani? O è larga quanto ‘stu tavolo?

Enzo               Nun è ‘a quantità, ma ‘a qualità. Senza offesa simme jute a ll’accattà je e Pascale.

Pasquale       E senza offesa avimme scigliuto ‘o mmeglio p’‘e figlie nuoste.

Gennaro        E senza offesa, secondo me, v’hanno fatte fesse. Che ce sta dinto, crema d’oro con colate d’argento? Allora, che ce sta dinto?

Enzo               E dinto ce sta… ce sta… ‘o ssape Pascale chello ca ce sta dinto, je saccio chello ca ce sta fore.

Gennaro        Allora, Pasquale, dentro che c’è?

Pasquale       Gennà, ma tu ‘a chi ‘o vvuò? Nun abbastene ‘e mugliere noste a ‘nce fà l’interroga-torio. ‘A torta è bbona e te la devi mangiare!

Enzo               Bravo Pasquale! Però, mò che ci penso, ‘na torta centododici euro… ma che ‘nce ha miso dinto?

Gennaro        Nun ce penzà cchiù, ormaje l’avite accattata. Speriamo che almeno è bbona.

Raffaele       (Rientra dalle camere) Buongiorno Enzo, comme te chiammano dentro alla città, buongiorno Pasquale… (Risposta di Pasquale) Chist’ato bell’ommo chi è?

Gennaro        Mi chiamo Gennaro, sono un vicino di casa e amico di Enzo.

Raffaele       Aggio capito! Site lu marito de chillu bellu esemplare di femmina cittadina che di nomme face Anna.

Gennaro        Esattamente. E vuje comme ‘a canuscite?

Raffaele       Nun v’allarmate, je songhe viecchio e la mugliera vosta è ‘na bbona femmena. L’ag-gio accanusciuta primma, steva cu’ Titina a priparare lu mangime per la festa.

Gennaro        Ma je nun me stevo allarmanno, ve site ‘mpressiunato.

Enzo               (Intervenendo per evitare il continuo della discussione) Zì Rafè, ma ve site anticipato assaje, per la festa ‘nce vonno almeno tre ore.

Raffaele       Me songhe anticipato pecché aggio purtate ‘nu poco de cibarie della muntagna, paesane. Presutto de lu puorco nostrano, ddoje salame staggiunate de lu cinghiale, tre caciuttelle de li pecure de lu greggio mio, ‘nu pullasto e ‘nu poco d’evera paesana.

Pasquale       E che ha dda magnà, ‘nu reggimento?

Enzo               ‘Overo, ‘o zì, troppa rrobba, ve site pigliate troppo disturbo.

Raffaele       Nun è maje disturbo si lu faje pe’ la famiglia! Arricuordatello: la famiglia è sacra, è ‘na cosa seria!

Gennaro        (Tra il serio e l’ironico) Tieni ‘nu zio d’oro! Je vaco dinto, me faccio ‘na doccia e poi vengo, ci vediamo dopo. (Via di scena)

Raffaele       Je vaco dint’‘a cucina p’aiutà a Titina, vuje gente di città nun tanto site abituate cu’ li bestie, e poso pure chistu mangime. (Via in cucina)

Pasquale       Me ne vado pure io, me vaco a vvestere. A proposito, di che colore te lo metti il vestito?

Enzo               Ma pecché?

Pasquale       Te lo chiedo per essere in sintonia col contrognoro.

Enzo               Penso grigio o blu. Cu’ ‘a cravatta rossa.

Pasquale       Allora faccio pure io la stessa cosa, accussì nisciuno dice: “Sta meglio ‘o pate d’‘o guaglione” o “chello d’‘a guagliona”. ‘Nce vedimme doppo, ciao. (Via di scena)

Enzo               Ma vide a chisto che va penzanno… Uno deve stare in sintonia colorata con la moglie, non con il contrognoro!

Cettina          (Entra con un fiore) Signore aiutami, chesti scale nun se ponno fà dint’a una jurnata, figurammoce ddoje vote! (Si siede non curandosi di Enzo)

Enzo               (Guardandola attonito) Buongiorno.

Cettina          E vuje chi site?

Enzo               Je fosse ‘o padrone ‘e casa. Vuje chi site?

Cettina          Uh, scusate! Ecco qua. (Gli dà il fiore, Enzo fa per prenderlo ma Cettina lo sposta in continuazione iniziando a parlare) Songhe Cettina e fatiche a ddò ‘o sciuraro ‘mponta ‘o vico e aggio purtate chisto p’‘a sposa. (Si ferma e finalmente Enzo prende il fiore che sarà fermo sotto il suo naso)

Enzo               (Prende il fiore con stizza) Qua non ci sta nisciuna sposa, ci deve essere un…

Cettina          (Non lo fa finire di parlare e va via) Arrivederci.


Enzo               Ma quala sciurara? Chesta è asciuta ‘a dint’‘o manicomio! (Nel frattempo entra Titina non sentita da Enzo: ha una crema sul viso e dei bigodini in testa e si dovrà posizionare alle spalle del marito che girandosi si spaventerà con gag a soggetto) Mamma d’‘o Carmene, ma chi sì?!... Pussa via, mostro!... Je chiamme ‘a polizia, sai?... (Chiamando) Titina!... Titina chiam-ma ‘a polizia, faje ampressa, ‘nce sta ‘a cumpagna d’‘a sciurara!

Titina             Ma che chiamma ‘a polizia!...

Enzo               Che impressione!... Tenite ‘a voce ‘e muglierema!...

Titina             Ma che satanasso vaje dicenno? Songh’je, Titina!

Enzo               Tu devi passare un brutto guajo… Ma ‘e chille gruosse assaje! ‘N atu ppoco me facive venì ‘n infarto!... Ma che te sì mmiso ‘nfaccia

Titina             Tu nun capisce niente! Chesta è una crema speciale per la pelle, e chiste songh’‘e bbigodine, nun ‘e ccanusce?

Enzo               È l’abbinata ca faceva appaura…

Titina             Ma chi era primma?

Enzo               ‘Na meza pazza. Ha ditto ca se chiamma… Cettina.

Titina             ‘A sciurara?! Si ‘a ‘ncappo ‘a faccio ‘o strascino!

Enzo               Vabbuò, lassa stà, se n’è gghiuta. Je me vaco a vvestì… A proposito, il vestito grigio o quello blu?

Titina             Grigio è cchiù nnuovo.

Enzo               Zì Rafele è juto dint’‘a cucina.

Titina             Dinto ‘a cucina? E a ffà che?

Enzo               Ha detto che ti deve aiutare cu’ li bbestie, comme dice isso, ma pecché, che ato ha purtato?

Titina             ‘Nu pullasto.

Enzo               ‘Nu pullasto vivo?

Titina             Vivissimo, ha fatto pure l’uovo… Vatte a vvestì ca è meglio, vai.

Enzo               Va bene. (Via nelle camere)

Carmine        (Entra, appena vede la mamma si spaventa come si era spaventato il padre) Signore, pietà! Chi siete? Che cosa siete? (Prendendo una scopa) Ferma là, non vi muovete! (Chiamando) Mamma!... Mamma!... Chiama la polizia, ci sta un essere strano in casa nostra!

Titina             Tale e quale a patete! Manco ‘nu pilo hê pigliato ‘a me.

Carmine        Mammà, ma sìtu? Ma che te sì cumbinata?

Titina             Scemo ‘o pate, scemo ‘o figlio. Me vaco a levà ‘sta rrobba ‘a faccia e ‘sti bigodini ‘a capa. (Fa per rientrare nelle camere, poi si gira all’improvviso) Cchiò cchiò! (Via)

Lucia              (Entra insieme a don Paolo, prete di famiglia molto miope) Prego, accomodatevi, è qua…

Paolo             (Entra mostrando affaticamento) Signore mio aiutami! Ma quanti piani erano? Non mi sembravano cinque, ma cinquantacinque! Sarà che sono invecchiato…

Lucia              Non è solo questo, è che non siete abituato.

Carmine        Anche perché sono abitazioni vecchie, e ogni gradino è quaranta centimetri.

Paolo             Grazie, buon uomo. Voi chi siete, il marito della portiera?

Carmine        Sono Carmine, padre, il figlio di Enzo, vostro nipote.

Paolo             (Guardandolo da vicino) Scusami bello mio, ma sai, quasi non vedo più.

Carmine        Figuratevi, don Paolo, ma prego, accomodatevi… (Offre una sedia al prete che va per sedersi, ma viene anticipato da Lucia, cosicché si siede in braccio a quest’utima con gag a soggetto)

Paolo             Morbide queste sedie, ma sono poltroncine?

Lucia              Ma quà poltroncina?! Songhe ‘e ccosce meje!

Paolo             (Alzandosi di scatto urterà da qualche parte) Scusate tanto. Aiutatemi, sto cadendo!

Lucia              Acchiappa a zì prevete!

Paolo             (Allunga una mano per afferrare quella di Carmine, ma prenderà quella di Lucia, in modo da trovarsi faccia a faccia con conseguente alitata della portinaia sul viso del prete con gag a soggetto) Signore, pietà! Cristo, pietà! Questo fetore giunge dall’inferno! (Si inginocchia) O Signore, perdona i miei peccati. Allontanami dall’ingresso dell’inferno del quale già son pervaso del suo fetore!

Lucia              Ma ch’ha passato? Zì prè, ma che d’è?

Carmine        Padre, state tranquillo, non è ciò che pensate. (Allontanandosi da lui per non far ascoltare a Lucia) È la signora Luica, la portinaia, alla quale puzza un po’ l’alito.

Paolo             (Guardando verso il cielo) Perdonami, Padre, di aver pensato alla casa di Satana, ma il fetore era simile. (Entra Titina e viene avvicinata da Paolo, che la scambia per Carmine) Carmine, scusami con la signora, non volevo essere maleducato. (Toccandogli i capelli) Ma quando pensi di tagliarti i capelli?

Carmine        Padre, io sono qua, quella è mia mamma…

Paolo             Scusami, ma la mia vista sta veramente peggiorando.

Titina             Ce ne siamo accorti, padre. Ma state tutto sudato, sedetevi. Vi preparo qualcosa di fresco, cosa gradite?

Lucia              Aspettate, zì prè, v’‘a dongh’je ‘a seggia, si no facimme ‘a fine ‘e primma e ‘nce facimme ‘n’ata preghiera. (Dandogli la sedia lo fa sedere) Ecco qua. Per me ‘na limonata.

Titina             (Guardandola come a dire: “E te pareva!”) E voi, padre?

Paolo             Va bene un poco d’acqua fresca cu n’a presa d’annesa. Allora, dov’è questo ragazzo che si vuole fidanzare e promettere amore alla sua donna?

Carmine        Don Paolo, sto qua, ma è già un po’ che stiamo chiacchierando…

Lucia              Stamme a posto!

Titina             (Offre a Lucia e Paolo ciò che era stato chiesto)

Enzo               (Rientrando, vede il prete) Ueh, Paolo,comme staje?

Paolo             Questa è la voce di mio cugino Enzo! Ciao, fatti abbracciare… (Si alza e abbraccia Car-mine) Il tempo per te non passa, hai ancora una pelle giovane!

Lucia              Seh, seh! Donna Titì, e chisto ce arriva a dimane? (Sguardo d’intesa tra Titina ed il marito) Io vado giù, grazie per la limonata. (Via di scena seguita dallo sguardo di tutti)

Titina             (Appena esce Lucia si precipita alla credenza prendendo vari amuleti e del sale grosso che verserà sul prete e un po’ ovunque) Uocchio, nal’uocchio, provola e presutto, jesce ‘a dint’a chesta casa uocchio crudo e cuotto!

Carmine        Mamma, ma che fai? Nun te pare d’esaggerà?

Enzo               Ce lo dicevo pure io, ma ti posso garantire, figlio mio, che è veramente potente- (Mentre parla prenderà dalla tasca qualche amuleto e lo terrà in mano)

Paolo             (Si alza e si avvicina all’attaccapanni, dove ci sarà un soprabito appeso che al momento opportuno scambierà per Carmine) Da quello che ho capito era una frase contro il malocchio. Ma voi veramente credete a queste cose?

Enzo               Paolo, all’inizio no, ma ultimamente stanno accadendo cose strane.

Paolo             Saranno coincidenze.

Titina             Troppi ccose strane, don Paolo… troppe.

Carmine        Ma per piacere, mamma, papà, il duemila è già passato da tempo e voi credete ancora a chesti fesserie?

Paolo             (All’attaccapanni) Bravo Carmine. (Mettendo una mano su una spalla del soprabito) Ma non ci sta bisogno del cappottino, nun fa tutto ‘stu friddo… je stonghe tutto sudato!

Titina             Don Paolo, chill’è l’attaccapanni, ma allora ‘overamente nun ce vedite cchiù?

Paolo             Te l’ho detto, la mia vista è tanto peggiorata. Ma nun parlamme cchiù ‘e me. Allora giovanotto, addò staje? (Carmine si avvicina) Ecco qua, così evitiamo errori, questa fidanzata me la vuoi presentare?

Carmine        Sì padre, volentieri, ora la vado a chiamare e la porto qua.

Paolo             Va bene, allora ti aspetto qua. (Carmine via) Che bravo ragazzo, me lo ricordo piccolino… Ma quant’è che non ci vediamo?

Enzo               Da quando ti sei trasferito all’altra chiesa.

Titina             Saranno almeno quindici anni…

Paolo             Quindici anni? Me pare ajere… Eravamo tutti più giovani e io, soprattutto, ci vedevo meglio. (Prende qualcosa dalla tavola e inizerà a mangiare) Buono, che cosa è?

Titina             Songhe panini imbottiti, songhe pe’ stasera! (Toglie il vassoio e lo porta dentro; gag a soggetto con Paolo che lo cerca e non lo trova, così sarà per tutto ciò che mangerà, poi al marito) Enzo, siente, s’avessene jì a ppiglià ‘e rustici abbascio ‘a piazza, ce pienze tu?

Enzo               Sì, mò ce vaco ‘nu mumento.

Paolo             (Prendendo un’altra vettovaglia dal tavolo) Uh! Chiste comme songhe bbuone, che ssò?

Enzo               (Come la moglie) Songhe fette ‘e ‘nu dolce che ha fatto la mia consorte, songhe pe’ stasera! Titina, allora je vaco, accorta ‘o purpo, ‘e chistu passo stasera facimme a famma… (Via di scena)

Titina             Ci penso io! (Comincia a svuotare il tavolo riponendo il tutto altrove) Adesso facciamo un po-co di spazio su questo tavolo, altrimenti non posso neanche mettere un vassoio con un poco di caffè. Sapete, don Paolo, ci sta pure zì Rafele!

Paolo             Raffaele Dello Cicero, il fratello minore di mia mamma buon’anima?! Dov’è?

Titina             È in cucina, sta pulendo ‘nu pullastiello che ha purtato dalla montagna.

Paolo             Bene, bene, lo saluto dopo, meglio che non mi muovo, visto che non vedo bene. Allora stasera mangiamo pullastiello ruspante? (Continua a mangiucchiare un po’ ovunque con gag a soggetto)

Titina            (C.s.) Se le cose arrivano a stasera… non c’è solo il pollo…

Paolo             È vero, hai fatto tante belle cose… (Continuando a mangiare un po’ ovunque)

Titina             (Tra sé) Si nun faccio ampressa ‘overamente stasera nun ce mangiamme niente. (Velocizzando lo sbarazzamento con gag a soggetto, poi ad alta voce) Don Paolo, io vi devo dire una cosa importante assai.

Paolo             Di cosa si tratta, figliola?

Titina             Vi devo fare una confidenza.

Paolo             È una confidenza oppure è una confessione?

Titina             Mò che avimme fernuta ‘a guerra (Indicando lei che toglie e lui che mangia) v’‘o spio e vuje decidete si è chesta o chella. (Svuotata la tavola) Vabbuò? (Via in cucina)

Paolo             (Non accorgendosi che Titina è uscita, parla da solo) Va bene, figliuola, vieni qua e dimmi… Allora?... Ma dove sei? (Si alza) Forse non ho capito bene oppure mi ha detto di andare di là?... (Va via tastando un po’ ovunque con gag a soggetto fino ad entrare nelle camere)

SCENA QUINTA

(TITINA, poi CARMINE e CAROLINA, indi CETTINA, poi RAFFAELE, infine ANNA)

Titina             (Rientra dalla cucina) Allora don Paolo, il fatto è questo… ma addò è gghiuto? (Comincia a chiamare) Padre!... Don Paolo!... Vuò vedè ca se n’è sciso ‘n’ata vota fore? Chillo nun vede bbuono, avesse ‘a cadè pe’ tutte ‘e scale?... Don Paolo!...

Carmine        (Entra con Carolina) Vieni, ti faccio conoscere don Paolo, il parroco che mi ha tenuto a battesimo e mi ha fatto la prima comunione. È un cugino di papà. Mamma dove vai?

Titina             Scengo ‘nu mumento abbascio ‘o palazzo, nun trovo a zì prevete. Chillo nun vede manco bbuono, ‘nce avesse ‘a succedere quaccheccosa?

Carmine        Mamma stai calma, se era succiesa quaccheccosa l’avesseme già saputo.

Titina             Stai calma? Allora nun hê capito ca nun vede cchiù luntano d’‘a ponta d’‘o naso?

Cettina          (Entra con una pianta) E ssò ttre! ‘Sti scale m’‘e ssono pure ‘a notte… Aggio purtata chesta per la sposa.

Titina             Ancora vuje? Basta, nun ce sta cchiù nisciuno, è morta! (Va via) Don Paolo!... Zì prèèè!...

Cettina          Addò è gghiuta?

Carolina       A cercare il prete.

Cettina          (Dà la pianta a Carmine) Allora aggio capito bbuono, veramente è morta! Comme me dispiace… (Esce chiamando) Signora Dello Cicero!... Ciciarièèè!...

Carmine        Io non ci ho capito niente. (Posa la pianta) Certo, è strano. Amore, di cosa parlavamo?

Carolina       Dicevi che don Paolo è il cugino di tuo padre, allora ti conosce da bambino?

Carmine        Ovviamente, è l’unico cugino di mio padre, stavano a scuola insieme.

Carolina       Non sapevo che tuo padre avesse fatto il seminario.

Carmine        Ma che seminario?! Parlo delle scuole elementari e medie. Don Paolo è il cugino più grande e quando papà stava a scuola era un giovane insegnante di religione.

Raffaele       (Rientra dalla cucina) Tutto a posto: lu pullastiello stace nella tiana a vollere. Ueh, Car-minuccio, mammà addò stace?

Carmine        È scesa a cercare don Paolo, il prete, vostro nipote.

Raffaele       Paoluccio nepotemo prevete stace qua? Me l’aveva detto Titina che veneva. Ma che stace a significare ca è gghiuta a llo cercà abbascio?

Carolina       Mentre era qui, si è perso.

Carmine        Mamma è preoccupata dato che non vede bene.

Raffaele       Fin da nennillo è stato sempre cecatiello, ‘nzallanuto e bruttulillo. Una cosa bbona teneva: ‘a famma… Vuje ragazzuoli, siete felicissimi del vostro accoppiamento?

Carmine        Sono felicissimo, mi sembra un sogno!

Raffaele       E tu, piccerella, stace cuntenta?

Carolina       Moltissimo! Ancora non ci credo, ci conosciamo da tanti anni che mai avrei immaginato che un giorno ci fidanzassimo…

Carmine        È vero. Voi, zio Raffaele, avete mai avuta una fidanzata?

Raffaele       Quacche avventura m’‘a facette pur’je, ma da allora songhe passate paricchie semmene… Se chiammava Sisinella, detta Reginella.

Carolina       Reginella perché sembrava una regina?

Raffaele       None, figlia mia, Reginella pecché teneva li capille lunghissime e d’‘o culore dell’u-va riggina. A lu paese d’‘o mio comme cuntrannomme ausamme sempe li nomme delle cose della campagna o della muntagna. Je per esempio, songhe Rafele ‘o piecuro.

Carmine        ‘O piecuro?

Raffaele       Esattamente. Ma none pe’ lu fatto de li ccorne, ma perché faccio pasculare pecure e ccrape… tengo lu gregge.

Carolina       Ma come andò a finire con Sisinella?

Raffaele       Malissimo. Quando scuvrette che steva cu’ mmico sulo pe’ se mangià li sorde mieje, ‘a sperdette ‘ncoppa a la muntagna a essa e a la mamma, Margarita l’ovaiola. Poi

                        Totonno ‘o sciacquavacca, ‘o pate de Reginella, quanno sapette lu fatto me venette a cercare ‘ncoppa a la muntagna pe’ me vattere, ma comme arrivaje, nun ‘o facette manco parlà ca ‘o dette ‘nu tummulo de mastantuone.

Carolina       È stata l’unica esperienza?

Raffaele       Songhe rimasto accussì cuotto de ‘stu fatto che aggio preferito rimanere che crape e li pecore. Loro nun se lamentano mai.

Anna              (Entra a passo veloce chiamando Titina; ha un occhio viola) Titina!... Scusate, ragazzi. Salve, don Raffaè…

Carolina       Anna, ma cosa vi è successo?

Anna              Successo?... Ma di cosa parli?

Carmine        Anna, il vostro occhio è viola, dove siete urtata?

Anna              Ecco, bravo, sono urtata!... Sono urtata contro la spalliera del letto… Titina non c’è?

Carmine        È scesa a cercare don Paolo, il prete cugino di papà, volete qualcosa?

Anna              Dovevamo fare una cosa insieme e volevo dirle una cosa…

Carmine        Volete aspettarla? Sarà qui a momenti…

Anna              Non fa nulla, mpasso dopo. (Via di scena)

Carolina       Hai visto com’era agitata?... E quell’occhio, poi?... Ma allora prima… forse…

Carmine        Ma che stai pensando?

Carolina       Niente, è solo un pensiero…

Raffaele       Uocchio avviolato, uocchio bastunato! (Incrocio di sguardi con Carolina)

SCENA SESTA

(PAOLO e detti, poi TITINA, indi ENZO e PASQUALE, poi ASSUNTA, indi LUCIA, poi GENNARO e ANNA,

indi RITA, infine CETTINA)

Paolo             (Rientrando dalle camere) Finalmente ho ritrovato il soggiorno! Questa casa è così grande che mi sono perso!

Raffaele       None, nun è la casa, sì tu che, essendo quasi cecato e sicuramente ‘nzallanuto, te sì pperzo.

Paolo             Questa è la voce ‘e zì Rafele, che piacere! (Cercandolo a tentoni) Come stai?

Raffaele       (Va verso Paolo, si abbracciano) Stocio bbuono, anche se l’età avanza, ma l’aria della muntagna face benissimo alla saluta.

Paolo             Mi fa tanto piacere… Anche tu alla festa di fidanzamento di Carmine?

Raffaele       Nun putevo ammancare… Carminuccio è l’unico erede di terza generazione dei Dello Cicero.

Paolo             È vero! Ma a proposito, dove sta? Ha detto che mi portava a co-noscere la sua fidanzata…

Raffaele       Stace qua da quando trasisti, ma sì proprio cecatissimo!

Carmine        Sono qua, don Paolo, e Carolina è vicina a me.

Paolo             Ora che ho messo a fuoco vedo delle ombre… Avvicinatevi, così evitiamo qualche altro scambio di persone.

Carmine        (Gli si avvicina con Carolina) Eccoci qua.

Carolina       Piacere padre.

Paolo             Piacere figliuola. Allora figliuoli, siete pronti per ricevere la benedizione stasera e fare la vostra promessa d’amore?

Carmine        Certamente, anche se stiamo da poco insieme.

Carolina       È vero, come fidanzati è passato pochissimo tempo, ma si può dire che ci conosciamo da sempre.

Paolo             Avete un tono di voce che esprime gioia, bene, bene. Tu che ne dici, zio Raffaele?

Raffaele       Songhe contentissimo assaje quando veco i giovani che si vogliono bene, vuol dicere che lo munno ancora nun è fernuto. Ma Titina ancora nun torna, vaco a cuntrullare lu pullasto, che si deve spennare.

Carmine        Troppo forte zio Raffaele, è un personaggio!

Carolina       È vero, dopo ci facciamo raccontare qualche altra sua avventura.

Titina             (Entra agitatissima) Nun l’aggio truvato! (Vede Paolo) Don Paolo, vuje state ccà?!o.

Paolo             Sì, per sbaglio mi sono infilato nelle camere di lù e non trovavo più questa stanza.

Titina             Me songo preoccupata per la vostra vista.

Paolo             Mi devi scusare…

Titina             Nun ve preoccupate, è pure colpa mia che, pigliata dall’agitazione, nun aggio penzato ‘e trasì dint’‘e stanze.

Carmine        È in cucina, ha detto che andava a spennare lu pullasto.

Carolina       Certo Titina, che è una forza per l’età che ha!

Titina             È ‘overo…

Carmine        Don Paolo, dato che stasera ci fate la comunione, mi vorrei confessare, come possiamo fare?

Titina             (A Paolo) Jate dint’‘a stanza mia, state cchiù tranquilli, doppo vengo pur’je, v’aggio ‘a parlà.

Carmine        (Prende don Paolo sottobraccio e vanno nelle camere) Venite, don Paolo. (Via i due)

Titina             Tu rimane ccà, Carulì, je vaco dint’‘a cucina a priparà.

Carolina       Aspettate Titina, prima che andate di là vi volevo dire una cosa.

Titina             Che d’è, piccerè?

Carolina       (Allontanandosi con Titina) Prima è passata Anna che vi cercava…

Titina             E allora?

Carolina       Aveva un occhio viola, come se avesse urtato contro qualcosa di duro o… come se fosse stata colpita.

Titina             Cu’ cchesto che vuò dicere?

Carolina       Dato che prima ha detto quelle cose… Beh, mi sono venuti in testa certi strani pensieri…

Titina             Aggio capito. Tu nun fà parola cu’ nisciuno, mò cercamme ‘e capì. Chi ci steva oltre a te?

Carolina       Carmine e zio Raffaele.

Titina             Puortate a Carminuccio a ffà ‘na cammenata e parlane pure cu’ isso, pe’ vvedè se ha avuto lo stesso sospetto. Anzi, approfittate e jate ‘o furno a ritirà ‘e panine. Je apparo a zì prevete e cerco ‘e capì ‘o vicchiariello che ha capito.

Carolina       Va bene, ma penso che zio Raffaele abbia capito già molto.

Carmine        (Torna dalle camere con Paolo) Eccoci qua.

Carolina       Carmine, ha detto tua madre di andare un attimo a prendere i panini. (Via i due)

Titina             Don Paolo, allora mi potete dedicare qualche minuto?

Paolo             Certamente! Anche tu ti vuoi confessare?

Titina             Più che una confessione, ve vulevo chiedere ‘nu cunziglio.

Paolo             Va bene. Se posso, te lo dò volentieri. Dimmi…

Titina             Tra i nostri amici, ci sta una coppia dove, secondo me, succede quaccheccosa ‘e stra-no tra moglie e marito, e je nun saccio comme mi devo comportare.

Paolo             Se non è nulla di grave ed hai solo dei sospetti, la cosa migliore è farsi da parte. Ogni problema che esiste tra una moglie ed un marito deve essere risolto da loro stessi.

Titina             Comme dice ‘o pruverbio: “Tra moglie e marito nun ce ‘nfizzà ‘o dito”. Solo che…

Paolo             Solo che…?

Titina             Ecco… io…

Paolo             Ecco..? Parla, ti vedo titubante…

Titina             Me vedite cu’ ‘o turbante? Ma nun tengo niente ‘ncapa, guardate… (Avvicina la testa alla faccia di Paolo con gag a soggetto) Probabilmente ‘stu shampoo che stonghe ausanne m’abboffa troppo assaje ‘e capille… Comunque je stonghe cercanno ‘e pparole juste pe’ ve dicere ‘na cosa importante: vuje ve mettite a ve ‘ntricà ‘e che tengo ‘ncapa?

Paolo             Shampoo… turbante ‘ncapa… che c’entrano ora?

Titina             È chello ca dico pur’je! Pure si tenesse ‘nu turbante ‘ncapa che ci azzecca cu’ chello che stamme dicenno?

Paolo             Ancora cu’ chistu turbante?... Ora ho capito! Io ho detto titubante e no turbante!

Titina             Titurbante?! E che vvene a significà?

Paolo             Significa incerta, cioè ‘na cosa ‘a saje e nun ‘a saje… ‘a vuò dicere e nun ‘a vuò dicere…

Titina             Adesso è chiaro! M’avite ‘a scusà, ma nun accanosco tanti pparole per bene…

Paolo             Non fa nulla. Allora dimmi, che cosa ti turba?... (Correggendosi subito per l’espressione di Titina) Che cosa ti preoccupa?

Titina             Allora, ve stevo dicenno…

Raffaele       (Uscendo dalla cucina) Ih che spettacolo! È bella tosta tosta!

Titina             Ma quale spettacolo?

Raffaele       Lu pullasto. È troppo bellissimo. Lu metto sotto a lu furno cu’ li ppatanelle di zì Ciccillo ‘o scaurapatane?

Titina             ‘Nce penzo je adoppo. Mò zì Rafè, aggiate pacienza, steve parlanne cu’ ‘o prevete di cose personali.

Raffaele       Stace facenne la confessione? Scusa nepota mia, nun avevo cumpreso. Allora apprufitto e scengo ‘nu mumento abbascio, vaco dallu tabbacchino p’accattareme lu sicario.

Paolo             Non ricordavo che fumassi.

Raffaele       Infatti, je nun fumasse, è pe’ ‘nu paisano d’‘o mio, Cusemiello ‘o scannapuorche, ca è ‘na cimmenera. Allora io vaco e vengo. (Via dalla comune)

Paolo             Figliuola, vogliamo continuare?

Titina             Allora, ve stevo dicenno: in questo palazzo ci sta una coppia, e la femmina di questa coppia, che è una mia carissima amica, più di una volta…

Carmine        (Entra con una busta) Mamma, ho portato i panini, dove li metto?

Titina            (Nervosa) Miettetille… (Calmandosi) Mietteli al loro posto, bello ‘e mamma.

Carmine        E qual è il loro posto?

Titina             (Nervosissima) ‘O portapane! E mò circhete quaccheccosa ‘a fa che je aggio ‘a parlà cu’ zì’ prevete!

Carmine        (Intimorito) Allora vaco dinto addò Carolina! (Via di corsa)

Paolo             Questa cosa vuoi che la diciamo da qualche altra parte? O magari un altro giorno?

Titina             Nossignore, chesta cosa ‘a dicimme mò e ‘ncoppa a ‘sta seggia!

Paolo             Va bene, allora continua…

Enzo               (Entra insieme a Pasquale con dei vassoi che si presume contengano rustici) Trase, Pascà, trase… Titì addò ‘e mettimme ‘e rustice? (Indicando Paolo) Ca veco che ci sta pericolo…

Assunta         (Entra con delle bibite) Titina, cheste songhe ‘e bibite, ‘e vaco a mettere dint’‘o frigorifero?

Raffaele       (Entra con Lucia) Aggio accattate ‘nu sicario esaggerato, me l’have consigliate Lucia.

Lucia             Donna Titì, vuje teniveve 0stu belllu zio e nun diciveve niente?

Carmine        (Entrando con Carolina) Mamma, hai finito di parlare con don Paolo?

Carolina       Scusate Titina, ho provato a fermarlo, ma ha detto che bisogna ancora mettere i palloncini.

Gennaro        (Entra con Anna) Auguri, auguri… aggio sentito ‘o rummore, simme arrivate a tiempo? Enzù, ma nun aveveme accummencià’e nnove ‘e stasera?

Anna              È vero, Titina, ma l’hai anticipata?

Titina             Ci manca cchiù nisciuno?

Rita                (Entrando baldanzosa dalla comune) È iniziata la festa?

Titina             En plein!

(Parte una musica funebre, entra Cettina con una corona o un cuscino per defunti, e fa il giro degli invitati fino ad arrivare a Titina)

Cettina         (La musica termina) Condoglianze. Ma comm’è succieso? Era giovane? Addò sta ‘o muorto? Chesta è pe’ vvuje…

Titina            (Si alza con calma) ‘O muorto addò sta?... Basta ca ve guardate dint’‘o specchio e ‘o ve-dite.

Cettina         ‘O specchio? Ma llà veco a mme!

Titina            Infatti! Perché tra dieci secondi ‘a morta sì ttu! Viene ‘a ccà! (La insegue, con gaga soggetto, fino a cacciarla di casa)

SCENA SETTIMA

(TUTTI in scena tranne CETTINA)

Titina             Scusate a tutti quanti, ma avevo ‘a sfucà. Allora, ‘a verità ‘sta festa nun è accummenciata ancora, è stata sulo ‘na cumbinazione a ve site truvate tutte quante ccà. Ma ce sta ancora quaccheccosa da fare.

Enzo               (Vedendo che nessuno si muove, come se aspettassero un ordine) Con il permesso di mia moglie, piglio io la parola.

Titina             (Ad Assunta) Piglia ‘a parola… speriamo bene!

Enzo               Visto che state tutti quanti qua, magari se ognuno di noi fa quaccheccosa, facimme cchiù ampressa e accummenciamme ‘a festa d’‘e guagliune un’ora prima.

Raffaele       Comme ‘na grande famiglia. (Avvicinandosi a Titina come se volesse darle a intendere qualcosa) Comme dicene a lu paese mio, ll’amice si songhe veritiere assieme a te, formano ‘na grande famiglia e dint’a ‘na famiglia nun ce staciene né buscie né cattiverie, e so-prattutto li cchiù debbole si debbano addefendere. Scusate il mio parlare molto muntagnaro, ma je ‘a llà venghe, da la muntagna.

Enzo               Allora, che dicite?

Assunta         Je me vaco a piglià ‘o pullasto p’‘o cocere dinto addu me. (Via in cucina)

Rita                Titina, ti chiedo scusa, avevo frainteso.

Titina             Nun ce sta problema.

Rita                Come posso esserti utile?

Lucia              Cu’ ‘o permesso d’‘e prisente, signurì, je ve vulesse parlà ‘nu mumento…

Rita                Di cosa vuole parlarmi?

Lucia              Sapite comm’è, nuje purtiere sapimme ‘nu poco tutte cose, ma no pe ce ‘ntricà, pecché se sente ‘a parlà p’‘e scale, abbascio ‘o purtone, e uno involontariamente sente…

Rita                Okay, allora, mi dica…

Lucia              Ve vulesse parlà d’‘a pizzeria ca ve vennite, ‘a vulesse regalà a ‘o figlio ‘e frateme…

Rita                Ancora con questa pizzeria? Io non vendo nessuna pizzeria, e mi chiamo Margherita…

Titina             (Interrompendo) Donna Lucì, ‘a signurina nun venne ‘na pizzeria, è ‘a nepote ca s’‘a vuleva vennere, ma mò nun ‘a venne cchiù.

Anna              (A Rita, con tono allusivo) Perché alla signora Lucia non le spieghi quell’altra cosa?

Lucia              (Avvicinandosi a Rita) Quala cosa, signurì? (Alitata con gag a soggetto) Perché nun scennimme abbascio ‘a guardiola e m’‘o spiegate?

Rita                (Portandosi un fazzoletto al naso) Va bene, andiamo…

Lucia              (Uscendo) Che avite ‘a fa cu’ ‘stu fazzuletto?

Rita                Tengo ‘o catarro! (Via le due)

Pasquale       Ih che personaggio donna… (Tutti lo guardano) ‘a purtiera. Allora io e Gennaro putimme scennere p’accattà ll’urdeme cose ca servene?

Titina             S’avesse ‘a ritirà ‘o vino…

Pasquale       Gennà, vulimme jì?

Gennaro        Nun me dicere niente, Pascà, ancora nun m’aggio fatta ‘na doccia, vaco dinto e po’ torno. (Alla moglie, imperativo) Jamme dinto, Annarè!

Anna              Io… (Imbarazzata, guarda Titina in cerca di aiuto) Comme te pozzo aiutà?

Titina             Veramente s’avesse ancora addobbà ‘a casa. Gennà, si nun è necessaria ‘a prisenza ‘e Annarella, che dici si rimmane ccà ancora dieci minuti?

Gennaro        Perché lo chiedi a me, mica Anna hadda havê ‘o permesso? Si te serve ‘na mana e essa vò rimmanè, nun ce stanno probbleme.

Titina             (Guardando Anna) A me ‘na mana me servesse…

Anna              Vabbè, allora resto altri dieci minuti e po’ vengo. Va bene, Gennà?

Gennaro        Va bene, allora t’aspetto dentro e poi turnamme assieme. (Via di scena)

Pasquale       Allora add’‘o vinaio ‘nce vaco sul’je.

Carolina       Aspetta papà, ti accompagnamo io e Carmine.

Carmine        Sì, don Pasquale, veniamo con voi. (Via i tre)

Enzo               (A Titina) Dice ‘a verità, songhe stato bravo?

Titina             Sì stato accussì bravo ca dimane jamme add’‘o miedeco pe’ vvedè che t’è succieso.

Enzo               Nun sì maje cuntenta!

Titina             Stonghe pazzianne, viene ccà. (Enzo le si avvicina e Titina gli dà un bacio sulla guancia) Tiè, t’ o sì guadagnato.

Enzo               (Sorridendo) M’aggio abbuscato pure ‘o premio. Allora, mentre Anna dà una mano a Titina e don Paolo ‘e ffà cumpagnia, io e zì Rafele putesseme…

Titina             Putite sta ccà, pecché m’aggio ‘a cunfessà e dint’a ‘na famiglia nun ce stanno né buscie né segreti e ‘e cchiù debbole s’hanno ‘a difendere, giusto zì Rafè?

Raffaele       Giusto, nepota mia.

Enzo               Je nun stonghe capenno.

Paolo             Io invece forse sto accummencianne a capì. (A Titina) Qualunque cosa accade ora devi parlare figliuola.

Anna              Allora je torno doppo.

Raffaele       None, tu stace bbona ccà, nepota mia.

Titina             Have ragione o zio, tu sì ‘na sora pe’ mme e allora sì d’‘a famiglia.

Enzo               Ma si stamme tutti quanti qua, nun è cchiù ‘na cunfessione, ma è…

Titina             È ‘na chiacchieratella in famiglia addò ce sta ‘nu problema e l’avimme affruntà tutte assieme. E mò, core mio, per piacere statte zitto. (Silenzio di tutti, entra Assunta)

Assunta         Allora ‘o pullasto… (Guardando la scena si blocca) Mamma d’‘o Carmene, è ‘nu brutto mumento? Me ne torno in cucina?

Titina             No, rimane, pure tu fai parte d’‘a famiglia.

Paolo             Allora Titina, parla…

Titina             Dint’‘a famiglia nosta ci sta ‘nu marito che vatte ‘a mugliera e je nun saccio che aggio ‘a fà, vulesse aiutà a ‘sta sora d’‘a mia, ma essa nun parla.

Enzo               Ma che staje dicenno? Dint’‘a famiglia nosta nun esiste gente accussì, pecché nun ce putesse fà parte.

Titina             È chello ca dico pur’je, ‘n essere accussì nun po’ ffà parte d’‘a famiglia nosta.

Raffaele       (Guardando Anna negli occhi) Je vengo a dicere ‘na cosa: se la femmena che piglia li mmazzate stace muta, pe’ tutt’‘a vita pigliarrà sempe mazzate.

Paolo             Titina, quello che dici è molto grave, ma se la maltrattata non parla con qualcuno, come dice mio zio, sarà picchiata per tutta la vita. Questa donna per il suo bene e per quello di tante altre deve parlare, denunciare questo mostro.

Enzo               Secondo me vi sbagliate, io non vedo nessuno capace di fare una cosa simile nella nostra famiglia.

Titina             Tu nun ‘o vuò vedè pecché nun ce può ppenzà, ma purtroppo è accussì. È ‘overo An-narè?

Anna              Io… io…

Enzo               Anna guardami: Gennaro te vatte? Je l’aggio ‘a sapè!

Assunta         (Insieme a Titina si avvicina ad Anna) Annarè, forza, parla, ccà ce stanne ‘e ssore toje.

Anna              Sì, Gennaro me vatte! (Come in trance, facendo vedere l’occhio e qualche livido sulle spalle) Chisto è stato ‘nu pugno d’ajeressera, chesta è stata ‘na vuttata, chisto ‘nu cazzotto, e po’ chisto e chist’ato ancora… Due giorni fa l’aggio minacciato che l’avrei denunciato e isso per punizione m’ha vattuta cu’ ‘a currea addereto ‘e rine. ‘A stessa sera me vuleva, ma je, struppiata comme stevo, me songhe rifiutata e isso, per punizione, m’ha pigliata cu’ ‘a forza e m’ha fatta addurmi ‘nterra attaccata a ‘e piede d’‘o lietto ausanneme comme scendiletto. (Scoppiando a piangere) Aiutateme, nun ce la faccio più! Quacche vvota ‘e cheste me truvate morta… Vi prego, aiutatemi!

Titina             Chisto è proprio ‘n ommo ‘e niente!

Enzo               Haje ragione, Titì. ‘Nu marito e ‘na mugliera se ponno appiccecà, se ponno schifà, se ponno fà ‘e ccorne, ma maje t’hê ‘a permettere ‘e ce levà ‘a dignità cu’ ‘a forza. Aggiate pacienza, nun me sento buono. (Via nelle camere)

Paolo             aspetta Enzo vengo con te. Figliuola fai la cosa giusta

titina                aspetta Enzù (segno di Enzo come a dire, lascia stare)

paolo                Figliuola fai la cosa giusta

Assunta         È p’‘o bbene tujo!

Anna              Ma magari poi cambia…

Raffaele       ‘Na vota che lu frutto è stato ‘ntaccato nun se po’ salvà, se ‘nfraceta e fete. ‘Nu frutto ‘nfracetato s’hadda taglià pe’ ssempe!

Gennaro        (Entra agitato) Allora Anna, vuò trasì o no? ‘E diece minute songhe già passate.

Anna              No! Gennà, je nun traso, rimango ccà.

Gennaro        Nun aggio capito?

Anna              Ho detto a tutti ciò che mi fai!

Gennaro        (Preso alla sprovvista) Nun ncapisco, ’e che staje parlanne? Jamme ‘a parte ‘e dinto, accussì me faje capì bbuono…

Anna              T’aggio ditto ca rimango ccà!

Gennaro        (Alterandosi) Tu trase subbeto dinto, qualunque è ‘o probblema nun songhe fatte d’‘e lloro! (Avanza verso Anna che istintivamente arretra nascondendosi dietro agli altri)

Raffaele       (Ponendosi davanti ad Anna insieme alle altre) Ccà tu te sbaglie. Chiste songhe fatte d’‘e nuoste, pecché nuje simme ‘na famiglia e ‘o cchiù debbole s’hadda difennere.

Assunta         Ato ca C.C.I…. Ato ca ribbellione!

Titina             Chesto è ‘o vero C.C.I., Assuntì: ‘na vera rivolta. La rivolta delle casalinghe, ma no contro ‘e marite nuoste, che per furtuna nun songhe tutte quante comme a chist’om-mo ‘e niente, ma ‘na rivolta a favore d’‘e tante casalinghe p’‘a violenza ca supportane tutte ‘e juorne dint’‘e mmure d’‘e ccase lloro.

Gennaro        Sta bene, te sì fatta ‘n’ata famiglia? Brava ad Annarella, mò ce manca sulo ca chiam-me ‘a polizia…

Enzo               (Che era entrato ascoltando le ultime battute) Nun ce sta bisogno ca ‘a chiamma Annarella, perché l’aggio chiammata io.

Gennaro        Ma che dici, Veciè, te sì scurdato? Uno per tutti, tutti per uno… i tre moschettieri, cavalieri di lealtà e di onore…

Enzo               Aggettivi che non appartengono a uommene comme a tte. Un vero cavaliere nun fa chello ca hê fatto tu. Le donne si rispettano e chelle che stanno dit’a ‘na casa nun songhe nostre schiave o nostre sottomesse pecché nun faticano, anzi, si facimme duje cunte oggi la casalinga te porta ‘o stipendio ‘e ‘na cammarera, ‘na governante, ‘na cuoca, ‘na baby sitter e putesse continuà ancora, senza contare l’amore che songhe capace di dare a te a all’intera famiglia chiedendo in cambio probabilmente solo rispetto e ogni tanto ‘na carezza.

Gennaro        Tutte fesserie: ‘na femmena è femmena e basta! Annarè, mò jammuncenne ‘a parte ‘e dinto, accussì ce chiarimme e tutto passa. (Si muove verso Anna la quale si nasconde dietro ad Enzo)

Anna              No, io…

Gennaro        Viene cu’ mme!

Enzo               Me dispiace, ma è tardi. (Si sente la sirena della polizia) ‘A siente ‘sta sirena? Sta sunanno pe’ tte.

Sipario

FINE DEL SECONDO ATTO

FINE

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