La rivoluzione

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IL MATRIMONIO DI ZIO CLODOVEO

LA RIVOLUZIONE

Farsa di Achille Campanile

Personaggi:

Il Prefetto

Il Segretario

La donna di servizio

Rivoluzionari

          Un salotto finemente ammobiliato, classico, con pezzi di un certo pregio. La donna di servizio e il Segretario guardano preoccupati fuori dalla finestra. Il Prefetto passeggia nervosamente per la stanza, ha un braccio fermo, visibilmente artificiale.

Prefetto:      che vedete? Ci sono novità?

Segretario:  sono in fondo alla strada, signor Prefetto

Prefetto:      ma che fanno? Avanzano, retrocedono, deviano?

Domestica:   avanzano, signore, avanzano; paiono decisi come pompieri purtroppo

Prefetto:      e la polizia che fa? Perché non arriva? Avete allertato l’esercito?

Segretario:  abbiamo già chiamato e richiamato, signor Prefetto, ma pare che siano impegnati in altri punti caldi della città. Hanno detto che verranno appena possono

Prefetto:      già, invece di stare qua a difendere il Prefetto se ne stanno a presidiare chissà cosa. Maledetti anche loro. Ricordatemi di fare licenziare il comandante della polizia, quando la burrasca sarà passata.

Segretario:  (fra sé) se saremo ancora vivi…

Prefetto:      (piagnucolando) ma che vogliono da me quegli scalmanati? contestano un sistema di vita e se la pigliano con me? Mi sono appena insediato, io, che posso fare? Pure in questo paese di morti di sonno vengono a estendersi i tumulti di piazza?

Domestica:   arrivano signor Prefetto, che facciamo?

Prefetto:      ah, ma mi sentiranno quelli del partito. Prima mi mettono negli impicci poi, nel momento del pericolo, chi li vede più? E’ una carica onorifica, m’hanno detto il mese scorso, una formalità, non ti preoccupare, ti saremo sempre vicini. Che gli pigli un accidente a tutti…

Rivoluz:        (si odono da fuori, in lontananza poi sempre più forte) a morte! Rivoluzione! la corda, la corda!

Prefetto:      (alla Domestica) chiudete la porta, non ricevo nessuno oggi, men che meno quegli energumeni. Dite che sono indisposto, che sono partito per l’Indocina, dite che sono morto ieri…

Segretario:  ma v’hanno visto, signor Prefetto, spaccheranno tutto

Prefetto:      ma io non posso affrontarli ora, ohi ohi, mi sento male, mi ha assalito la debolezza, ho sudori per la schiena, mi sento la febbrina (si accascia e si asciuga il sudore)…

Segretario:  coraggio signor Prefetto, su, si tenga su (gli fa vento)

Prefetto:      ma con un povero invalido, se la devono prendere? (si rialza) oh no, proprio ora (si alza il braccio artificiale e si tende con il pugno chiuso in alto)

Segretario:  signor Prefetto che fate? Vi pare il momento di salutare?

Prefetto:      macché salutare, mi si è guastata la molla del braccio ortopedico, è un difetto di fabbricazione, ogni tanto scatta.

Domestica:   e nei momenti meno opportuni mi pare

Rivoluz:        (bussano alla porta) aprite!! A morte!! Giustizia!!

Prefetto:      che nessuno apra!

Segretario:  ma volete mettere giù quel braccio? Con quel pugno chiuso, vi prenderanno per un comunista, volete comprometterci tutti?

Prefetto:      le ho spiegato che si è incantato il meccanismo

Domestica:   ma mettetelo giù! (lo aiuta ad abbassare il braccio, che non si muove)

Prefetto:      s’è incantata la molla, non si riesce ad abbassarlo

Segretario:  volete provocare un pandemonio con quel pugno chiuso? Almeno aprite il pugno, (lo aiuta anche lui) così

Domestica:   (coprendosi il viso con le mani) per carità! Questo è il saluto fascista, volete far succedere il finimondo con quella mano aperta?

Prefetto:      aiutatemi a richiuderla, per favore (schiamazzi e urla fuori dalla porta)

Domestica:   adesso non si riesce più a chiuderla

Prefetto:      beh, poco male. Visto che con questo braccio faccio il saluto fascista, con quello buono faccio il saluto comunista e così siamo a posto, l’equilibrio è ristabilito. (alza l’altro braccio con il pugno chiuso)

Segretario:  per carità, vi piglieranno per un opportunista e saranno dolori, per voi e per noi.

Domestica:   (armeggiando con la mano) facciamo così: mezza chiusa e mezza aperta (rimangono l’indice e il medio aperte a “V”)

Segretario:  per amor del cielo! Quella è la victory di Churchill. Vi prenderanno per un guerrafondaio, antipacifista, anglofilo, chiudete quelle due dita!

Domestica:   così (chiude le due dita)

Segretario:  per carità! Quella è una benedizione, roba da preti, vi prederanno per democristiano, papista, clericale

Prefetto:      maledetto braccio (chiude anche l’indice, rimanendo alzato solo il medio)

Domestica:   signore, quello è un gesto offensivo, sconveniente. Volete provocarli? Farli inferocire ancora di più?

Prefetto:      e allora crepa! (da un colpo violento all’arto, che si ferma in posizione contorta, impossibile)

Domestica:   ma questa è una posizione innaturale!

Segretario:  meglio innaturale che provocatoria (i rivoluzionari sfondano la porta, sono ceffi patibolari armati di forche e bastoni. Alla vista del Prefetto col braccio nella posizione assurda si fermano incerti, stupiti. Le seguenti battute devono essere ripartite tra i rivoluzionari a seconda di quanti essi siano)

Rivoluz:        non è il saluto fascista

Rivoluz:        e nemmeno quello comunista

Rivoluz:        deve essere un nuovo partito

Rivoluz:        forse è quello che attendiamo da anni

Rivoluz:        una nuova idealità!

Rivoluz:        in effetti questo non è il Prefetto del mese scorso

Rivoluz:        appunto

Rivoluz:        è meraviglioso, guardate che saluto nuovo

Rivoluz:        non s’è n’è mai visto uno simile

Rivoluz:        chi riuscirebbe a farlo?

Rivoluz:        questo si che significa rovesciare la situazione

Rivoluz:        se lo acclamassimo nostro capo?

Rivoluz:        è lui! L’uomo del destino! Il nostro condottiero!

Rivoluz:        viva il nostro condottiero! Evviva! Evviva! (il Prefetto viene portato fuori a spalla, tra acclamazioni di trionfo. Cala il sipario.)

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