La sacrestia di Don Crispino

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PRIMO ATTO

LA SACRESTIA DI DON CRISPINO

COMMEDIA IN DUE ATTI

Autore

CAMILLO VITTICI

c.vitt@libero.it

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

PERSONAGGI

Don Crispino                          Il parroco

Gelsomina                              Sua nipote - perpetua

Placido                                   Sacrestano

Beppo                                     Primo ladro

Tonio                                      Secondo ladro

Il Brambilla                            Il commendatore

Serafino                                  Chierichetto

Suor Geltrude                        La suora

Fortunato                               Un parrocchiano

Prudenzio                               Impiegato di banca

La storia si svolge nella sacrestia di don Crispino

La storia

Nella sacrestia di don Crispino succede un po' di tutto.

Strani furti, vere e false confessioni, matrimoni combinati e femminili imbrogli.

PRIMO ATTO

(Siamo in una sacrestia. Don Crispino si toglie i paramenti dopo la messa assistito dal chierichetto Serafino)

DON CRISPINO:  E allora, ci hai pensato Serafino?

SERAFINO:  Avrei dovuto pensare a che cosa, don Crispino?

DON CRISPINO:  Alla vocazione, no! Hai sentito qualcosa dentro di te?

SERAFINO:  Dentro di me… dove?

DON CRISPINO:  Dentro, nel profondo del tuo corpo, della tua anima

SERAFINO:  Della mia anima non mi sembra proprio perché non so proprio dove si trovi, ma nel corpo… forse sì

DON CRISPINO:  Allora l'hai sentita la voce del Signore che ti chiama…

SERAFINO:  Mah, io non so se è la voce del Signore…, magari sarà anche quella, io ho sentito soltanto la mia pancia che brontolava perché non ho ancora fatto colazione

DON CRISPINO:  Guarda Serafino che la vocazione non viene con la pancia che brontola…

SERAFINO:  Io, veramente, ho sentito solo quella…

DON CRISPINO:  Ma, insomma, non ti piacerebbe diventare prete?

SERAFINO:  È troppo difficile per me. E poi c'è la possibilità che mi ammali…

DON CRISPINO:  Che ti ammali di che cosa?

SERAFINO:  Deve sapere che io sono energico…

DON CRISPINO:  Questo lo so. Di energie ne hai davvero tante…

SERAFINO:  Non di quelle li! Sono energico agli ascari della povere, ai polloni delle piante, alle piume degli uccelli e al fumo delle candele. E qui di candele accese ce ne sono sempre e, in quanto alle piume, se da queste parti c'è lo Spirito Santo che è una colomba…

DON CRISPINO:  Serafino; non fare il blasfemo!

SERAFINO:  Io quella cosa lì non l'ho mai fatta; faccio solo il chierichetto… E poi sono ritardato…

DON CRISPINO:  Veramente non mi sembri poi tanto stupido… Perché ritardato?

SERAFINO:  Perché al mattino mi piace alzarmi tardi e, quando devo servire la messa prima, mi devono buttare fuori dal letto con la ruspa. E poi sono troppo nervoso…

DON CRISPINO:  Cosa c'entra il nervoso?

SERAFINO:  C'entra, c'entra... Non mi dica che non ci vuole una gran pazienza ad allacciare tutti quei bottoni che ha sulla veste…

DON CRISPINO:  Ma guarda che adesso i preti portano quasi tutti il clergimen, insomma la giacca.

SERAFINO:  Così non si capisce più si sono preti o sacrestani. E poi, appena prete…

DON CRISPINO:  Perché? Non vorrai studiare subito da cardinale…

SERAFINO:  Da cardinale no, ma mio papà mi dice sempre che da grande, per fare una bella vita, dovrei fare o il Papa o l'idraulico

DON CRISPINO:  Cos’è questa storia? E perché proprio il Papa?

SERAFINO:  Se faccio il Papa sono servito, riverito, continuo a viaggiare gratis in aereo per tutto il mondo e il posto di lavoro non me lo porta via più nessuno. Dopo tutto che lavoro fa? Un'ora all'anno, appena a Pasqua, quando dà la benedizione urbi e non vedenti.

DON CRISPINO:  Cosa c'entrano i non vedenti?

SERAFINO:  Perché adesso non si dice più orbi don Crispino, ma non vedenti. A proposito di orbi, non ha saputo cosa è capitato l'altro giorno a Giovanni Polifemo…?

DON CRISPINO:  Polifemo?

SERAFINO:  Sì, lo chiamano Polifemo perché ci vede solo da un occhio. Era in barca sul lago di Sarnico con il Piero Buiopesto che, poveretto, è orbo del tutto. Mentre sta remando e che si trovano in mezzo al largo non gli va al finire un moscerino proprio dritto nell'occhio buono? "Ostrega, Piero- gli dice- siamo terra!" E l'altro, povero sacramento, non ha capito di essere arrivati sulla riva? È sceso di colpo. L'hanno salvato per miracolo don Crispino!

DON CRISPINO:  Lascia perdere il Polifemo e lascia perdere il Papa. E perchè l’idraulico?

SERAFINO:  Quello perché così guadagno un sacco di soldi con poca fatica; un paio di giri alla manopola dell'acqua e posso fare il prezzo che voglio, senza fattura e così ho fregato anche il governo e quasi sempre un tubo riuscirei a metterlo anche alle sposine che mi chiamano.

DON CRISPINO:  Ho proprio paura che da te non tireremo fuori nè un prete, nè un frate.

SERAFINO:  Mancherebbe anche quella di andare frate! Sempre scalzi, d'estate e d'inverno. Lasciamo perdere l'estate, ma quando nevica… E poi tutto il giorno avanti e indietro a chiedere l'elemosina. Ho conosciuto un frate che a forza di camminare gli sono venute le gambe così storte, ma così storte che sembravano due archi. Pensi, don Crispino, che noi ragazzi lo chiamavamo Fra …parentesi.

GELSOMINA:  (Entrando) Pronti. Qui c'è la colazione. Caffè, latte e biscotti. Contento Serafino?

SERAFINO:  Certo che sono contento; almeno la pancia smetterà di brontolare. (Si mette a mangiare)

GELSOMINA:  Ma si può sapere perché hai messo otto cucchiaini di zucchero nel caffè e latte e non l'hai mischiato?

SERAFINO:  Perché a me piace amaro. Certo che ieri, Gelsomina, me l'hai fatta proprio grossa.

GELSOMINA: Sentiamo un po' questa. Cosa ti avrei fatto?

SERAFINO: Non ti ricordi che, al posto dello zucchero, mi hai messo il sale?

GELSOMINA: Io non c'entro proprio niente. È stato quel pistola del sacrestano, il Placido, che ha scambiato le scatole. Quello lì, al posto del cervello, deve aver dentro la marmellata. Il sale l'ha messo in quella dello zucchero, lo zucchero in quella del pepe…

SERAFINO: E il pepe?

GELSOMINA: Il pepe… Dove l'avrà messo il pepe?

DON CRISPINO: Penso di saperlo io dove ha messo in pepe... Adesso capisco perché domenica, quando ho fatto la funzione delle Ceneri, dopo un po' tutti si sono messi a grattare la zucca come se avessero la rogna! E dovevate sentire che starnuti tiravano fuori…

GELSOMINA:  Don Crispino, quasi mi dimenticavo, c'è in chiesa il commendator Brambilla che è venuto a confessarsi

DON CRISPINO:  Digli che aspetti che adesso sono occupato

SERAFINO:  Anzi, gli dica che ci vorrà ancora almeno un quarto d'ora perché, dopo il caffè e il latte, ci sono i biscotti e quelli li voglio gustare piano piano…

GELSOMINA:  Certo che quello ne deve avere di peccati da confessare. Ha mandato in malora un sacco di gente con le sue speculazioni

DON CRISPINO:  Senti, Gelsomina, chiudi subito quella bocca. Se una pecorella smarrita vuole confessarsi io le allargo le braccia…

GELSOMINA:  Ma io, dopo, gliele chiuderei di colpo e gli darei un paio di schiaffoni sul muso. Quel fedifrago!

SERAFINO:  Cosa vuol dire fedigrafo, don Crispino? Che fa il fotografo?

DON CRISPINO:  Il fedigrafo è colui che non ha mantenuto la …fede.

SERAFINO:  Ma se è sposato la fede al dito la deve pur avere…

DON CRISPINO:  Non quella Serafino, ma si dà il fatto che mia nipote Gelsomina ha un brutto ricordo del Brambilla e deve avere ancora qualcosa che le brucia…

SERAFINO:  E spegnere il gas?

GELSOMINA:  Quel traditore! Prima ti fa un sacco di moine, ti promette di portarti all'altare…

SERAFINO:  Anch'io sono andato all'altare, anzi, ci sono tornato proprio adesso. Mia mamma mi ha promesso che se fossi andato a servire la messa a colorazione mi avrebbe preparato lo zabaglione…

DON CRISPINO:  Non stiamo parlando di quello Serafino…

GELSOMINA:  E dopo, come conosce la Beppina, piena di soldi e per il fatto che suo padre era un industriale, in quattro e quattr'otto l'ha sposata. E io sono rimasta qua a fare la perpetua a mio zio. Chi allieterà le mie sere e le mie notti insonni?

SERAFINO:  Non hai la televisione Gelsomina? Ci sono le telenuovèllas, Tom e Jerry, C’è posta per tre, Striscia la novizia, Chi s'è visto s'è visto, i film dell’errore…

DON CRISPINO:  Dell’orrore Serafino, dell’orrore…

GELSOMINA:  Ma cosa me ne frega di quelle cose? Io ho bisogno di calore…

SERAFINO:  E perché non provi allora ad accendere i caloriferi?…

PLACIDO:  (Entrando) Tutto apposto. La chiesa è bella pulita ed è pronta per un'altra cerimonia. Buon giorno Gelsomina. La trovo sempre bella fresca…

SERAFINO:  Per forza, ha detto proprio adesso che ha bisogno di calore…

PLACIDO:  Devo accenderne la stufa?

GELSOMINA:  Cosa c’entra la stufa Placido! Non contare dalle stronzate almeno tu. Non è quel calore lì che voglio, ma quello dell'amore…

SERAFINO:  Non pensi all'amore Gelsomina…

GELSOMINA:  Cosa vuoi sapere tu dell'amore pivellino…

SERAFINO:  Io no, ma mio padre sì. Lui dice sempre che l'amore è eterno finché dura. Chi soffre per amore è perché non ha mai provato ad avere i calcoli ai reni…

DON CRISPINO: Smettila Serafino, smettila che queste sono cose da grandi. alla tua età non capisci niente delle donne…

SERAFINO: Forse ha ragione lei, ma io lo so cosa colpisce di più un uomo da una donna…

PLACIDO: E cosa sarebbe Serafino?

SERAFINO: Una sberla! Mio papà dice sempre alla mia mamma che loro due sono stati contenti e felici almeno per vent'anni. Dopo, però, si sono incontrati e si sono sposati… E ogni tanto le dice che la sua vita è uno schifo e che la sua vita…

DON CRISPINO: Basta Serafino! Ho davvero paura che tu non abbia per niente la vocazione…

PLACIDO: Signorina Gelsomina, io per lei farei proprio di tutto…

GELSOMINA:  Davvero Placido?

PLACIDO:  Davvero Gelsomina.

GELSOMINA:  E allora, se proprio vuoi fare qualcosa per me, chiudi la bocca e sta' zitto!

DON CRISPINO:  Hai finito la colazione Serafino?

SERAFINO:  Per forza ; è finito il caffè, il latte, i biscotti, la marmellata…

DON CRISPINO:  Allora uscite tutti perché devo confessare il commendator Brambilla... Quando una pecorella…

GELSOMINA:  Una pecorella? Quello è un lupo, un mostro, un selvaggio…

DON CRISPINO:  Ma sempre un peccatore

GELSOMINA:  Sì, certamente, di peccati ne deve proprio aver fatti tanti… Anche con me…

DON CRISPINO:  Anche con te Gelsomina? Non lo dirai davvero!

GELSOMINA:  Peccati veniali, don Crispino, solo leggeri... Gli uomini si devono incoraggiare, dar loro una mano…

SERAFINO:  Una gamba…

GELSOMINA:  Una carezza…

SERAFINO:  Un bacio…

GELSOMINA:  Uno sguardo languido…

SERAFINO:  Mezza chiappa…

DON CRISPINO:  Serafino! Altro che prete; se vai avanti di questo passo diventerai un diavolo! Un diavolo con le fiamme e con le corna!

SERAFINO: Ma si può sapere come ha fatto il Brambilla a diventare così ricco?

GELSOMINA: Un giorno ha trovato per terra una moneta da cento lire e con quella ha comperato una mela. Invece di mangiarla l'ha lucidata per benino e l'ha rivenduta a duecento lire. Con quelle duecento lire ha comperato due mele, ha lucidato anche quelle e…

PLACIDO: Ma a quel modo ci saranno voluti almeno cinquant'anni per diventare così ricco…

GELSOMINA: Invece no, appena tre mesi…

DON CRISPINO: Appena tre mesi?

GELSOMINA: Sì, appena tre mesi; appena tre mesi perché, solo tre mesi dopo aver trovato la moneta da cento lire, è morto uno zio che aveva in America e ha ereditato cinque miliardi

SERAFINO:  E dopo ha sposato la Beppina, la figlia dell'industriale… Mica scemo però… CRISPINO: Basta con questi discorsi! Allora, fuori tutti e fate entrare il Brambilla che lo devo confessare. (Escono tutti. Don Crispino si mette la cotta. Entra Brambilla)

BRAMBILLA: Riverisco don Crispino.

DON CRISPINO: Buon giorno commendatore. Ho saputo che si vuole riconciliare col Signore…

BRAMBILLA: Veramente io no ho mai litigato con lui…

DON CRISPINO: Guardi che lui è morto per noi…

BRAMBILLA: Questo non lo sapevo. Anzi, non ho mai saputo che fosse ammalato…

DON CRISPINO: Ma lei non è mai stato a dottrina?

BRAMBILLA: Lì no, ma a all'Associazione degli industriali, alla Camera di Commercio, alla Borsa… sì.

DON CRISPINO: Ma mi vuole almeno dire perché è venuto a confessarsi?

BRAMBILLA: Perché sabato si sposa mia figlia, la Gioconda, e mi hanno detto che dovrei fare la comunione

DON CRISPINO: E allora si inginocchi nel confessionale. (Don Crispino da una parte e Brambilla dall’altra. Sono separati da una grata). Da quant'è che non si confessa commendatore?

BRAMBILLA: De quando ho fatto la prima comunione.

DON CRISPINO: Allora chissà cos'ha sulla coscienza…

BRAMBILLA: La mia coscienza è apposto. Parola di commendator Brambilla!

DON CRISPINO: Allora incominciamo… E' sposato?

BRAMBILLA: Certo, con la mia Beppina.

DON CRISPINO: Ma non è mai stato con nessun'altra donna che non fosse la sua Beppina? Quella, ad esempio, sarebbe una cattiva azione…

BRAMBILLA: (Suona il cellulare. Risponde; ovviamente è escluso dalla vista del prete) Certo, 1500 azioni!

DON CRISPINO: 1500 azioni? Con la Beppina?

BRAMBILLA: 1500 azioni con la Montedison!

DON CRISPINO: Con la Montedison? E' un'attrice del cinema? Una straniera? Certo che le straniere costano care…

BRAMBILLA: Comprare, comprare a qualsiasi prezzo…

DON CRISPINO: Le donne, commendatore, non si comperano…

BRAMBILLA: Vendere! Vendere!

DON CRISPINO: E non si vendono! Non sono bestie!

BRAMBILLA: Problemi? Voglio subito la soluzione!

DON CRISPINO: L’assoluzione? Un momento! Non è finita la confessione… Non ha mai rubato nel corso delle sue attività? Quante volte?

BRAMBILLA: Mille e cinquecento ho detto!

DON CRISPINO: Certo che sono tante… 1500 volte… Certo che la penitenza sarà piuttosto… pesante…

BRAMBILLA: Pago in contanti!

DON CRISPINO: In contanti? La penitenza non si paga con i soldi, ma con le preghiere…

BRAMBILLA: Pago 20.000 euro!

DON CRISPINO: 20.000 euro? Però, a pensarci bene mi farebbe comodo una penitenza del genere; dopo tutto è lui che me l'ha offerta… Una ripulita alle pareti della sacrestia, una nuova sega a San Giuseppe, una rinfrescata alla barba del Padreterno dietro l'altare…

BRAMBILLA: E va bene; 30.000 euro!

DON CRISPINO: 30.000 euro? Allora faccio riparare anche la campana dei morti…

BRAMBILLA: Chiuso! (Spegne il cellulare)

DON CRISPINO: Chiuso! Ci sto! Questa è davvero una provvidenza divina! Ego te absolvo in nomine patris et filii et…

BRAMBILLA: Allora, dove siamo rimasti?

DON CRISPINO: Ai 30.000 euro. E' sempre dell'idea?

BRAMBILLA: Per forza. Gli affari sono affari! Allora, dove siamo rimasti? Ah, mi scusi, mi ero completamente dimenticato che sono qua per confessarmi … Allora, posso iniziare a raccontarle i miei peccati?

DON CRISPINO: Veramente… io le ho già dato l'assoluzione… Ma, se si è dimenticato qualcosa, andiamo pure avanti. Si è sempre comportato bene con i suoi operai? Quanti ne ha?

BRAMBILLA: (Suona il cellulare. Risponde) 120.000! Ho detto centoventimila e non uno di più!

DON CRISPINO: Allora ne ha più lei che la FIAT! E con loro cos'ha intenzione di fare?

BRAMBILLA: Vendere! Eliminare! Eliminare!

DON CRISPINO: Eliminarli? Con che cosa? Con le camere a gas? Coi forni crematori?

BRAMBILLA: Eliminarli e comprare, comprare, comprare!

DON CRISPINO: Ma che senso ha comprarne degli altri se ha intenzione di… eliminarli?

BRAMBILLA: Certo, queste azioni sono molto buone!

DON CRISPINO: A me non sembrano proprio delle buone azioni…

BRAMBILLA: (Si volge di nuovo verso don Crispino) Cosa stava dicendo reverendo, non sono buone azioni? Allora vendere, vendere!

DON CRISPINO: Ma no; perché vuol vendere le sue fabbriche e gettare la gente sulla strada?

BRAMBILLA: (Di nuovo suona il cellulare) Wall Street, proprio lì, a Wall Street!

DON CRISPINO: Lei la chiamerà strìt, ma è sempre una strada…

BRAMBILLA: Prelevare da Wall Street e inviare ad Hong Kong!

DON CRISPINO: A Hong Kong? Ma perché così lontano? Non pensa ai loro figli, alle loro spose?

BRAMBILLA: Tutte in borsa, in borsa ho detto, anche a costo di perderli!

DON CRISPINO: Questa poi… Perderli dove? Nel pacifico?

BRAMBILLA: Pacifico che no! Convertirli!

DON CRISPINO: Convertirli? Ma guardi che sono già tutti dei buoni cristiani…

BRAMBILLA: In euro e dollari. Alcuni in CCT! (Come starnutisse)

DON CRISPINO: Salute!

BRAMBILLA: Ho detto CCT!

DON CRISPINO: Salute!

BRAMBILLA: CCT!

DON CRISPINO: Saluteee!

BRAMBILLA: Passo e chiudo! (Spegne il cellulare)

DON CRISPINO: Chiudo una bella madonna! Perdonami signore, ma quando ci vuole… ci vuole! Insomma, lei vorrebbe chiudere la confessione con 120.000 operai licenziati e tutti i figli e le mogli annegati nel Pacifico. No, qui c'è qualcosa che non quadra. Io non posso darle l'assoluzione…

BRAMBILLA: La soluzione  di che cosa? Dei miei problemi? Ma lo sa lei, reverendo, che io sono sempre  pieno zeppo di problemi? In questi giorni ho in fabbrica i sindacati. Pensi che non vogliono che i miei operai lavorino più di sedici ore al giorno! E sì che do loro una settimana di ferie all'anno! Non sono mai contenti. E pensi che a Natale regalo a tutti il panettone con una bottiglia di spumante…

DON CRISPINO: Chissà che festa faranno…

BRAMBILLA: Non parli poi delle feste! Alla domenica, per esempio, non vogliono lavorare! E pensare che, fuori della fabbrica, offro il parcheggio gratis alle loro auto… E quando hanno caldo, siccome l’aria condizionata costa troppo, regalo a tutti un ventaglio di carta per tenersi freschi..

DON CRISPINO: Poveracci, stanno proprio freschi con un padrone come lei!

BRAMBILLA: Meno male che mi dà ragione!

PLACIDO: (Entrando). Don Crispino, guardi che di là è pronto il caffè. Non ha ancora finito di confessare? Ne deve avere un bel vagone di peccati quello lì...

DON CRISPINO: Vade retro satana! Come ti permetti di interrompere una confessione? Via di qua! Vorrà dire che il caffè lo berrò anche freddo. (Placido esce). Appena ritorno in canonica farò i conti anche con lui, quel disgraziato! Aveva ragione la Gelsomina, al posto del cervello deve avere almeno un etto di marmellata. Pensi che, quando arriva in canonica con il giornale, non me lo mette sulla scrivania … No, nel frigorifero.

BRAMBILLA: Perché nel frigorifero?

DON CRISPINO: Perché almeno ho sempre le notizie fresche! Bèh, finiamola questa confessione altrimenti diventa una telenovela. Dica almeno il Gesù d’amore acceso…

BRAMBILLA: Madonna mia mi stavo dimenticando una cosa importantissima! Grazie don Crispino di avermela fatta ricordare …

DON CRISPINO: Per forza che non se lo ricorda, non viene mai a confessarsi…

BRAMBILLA: (Chiama al cellulare) Pronto! Direttore… Cos'era l'ultima parola don Crispino?

DON CRISPINO: Amore acceso…

BRAMBILLA: Direttore, per quel mutuo che abbiamo acceso presso la sua banca, vorrei ridiscutere le condizioni.

DON CRISPINO: Le condizioni di che cosa? Della penitenza? Guardi commendatore che sulle  penitenze non si può trattare...

BRAMBILLA: E invece io tratto, altrimenti disdico tutto!

DON CRISPINO: Lei non disdice proprio niente! Ormai quello che mi ha raccontato l'ho sentito tutto e l'assoluzione bisogna che gliela dia io.

BRAMBILLA: E allora ci rivedremo a Filippo! (Spegne).

DON CRISPINO: Io non conosco che sia questo don Filippo, ma ora che è qua … è qua! Per penitenza dovrà dire diciotto pater, ave e gloria…

BRAMBILLA: Perché proprio diciotto? Non mi può fare uno sconto? Magari solo cinque o sei?

DON CRISPINO: No, diciotto! Perché almeno si ricorderà che per i suoi operai l’articolo diciotto è sacro e inviolabile! E diciamo che le è andata anche troppo bene perché, se si ricorda, siamo partiti con la penitenza di 30.000 euro per la campana dei morti. Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris, Filii et Spirito Santo.

BRAMBILLA: Amen. (Si alzano) Don Crispino, prima uscire posso salutare la Gelsomina?

DON CRISPINO: Io vado di là a far colazione. La avviso io. Buongiorno. (Esce)

BRAMBILLA: Riverisco. (Entra Gelsomina)

GELSOMINA: Mi ha detto mio zio prevosto che c'era qualcuno che chiedeva di me... BRAMBILLA: Certo Gelsomina che c'era qualcuno che chiedeva di te. Sono io in persona. Il commendator Giovanni Brambilla. Non dirmi che non ti ricordi di me … Dove passa il Giovanni Brambilla lascia il segno.

GELSOMINA: L'unico segno che mi ricordo che ha lasciato il commendatore Giovanni Brambilla è stato il segno nero del pizzicotto che mi ha lasciato sulla coscia di destra e che è durato almeno tre mesi. Per il resto... niente!

BRAMBILLA: Ma va, non raccontare balle … Lo so che mi volevi bene e sono sicuro che il tuo cuore …

GELSOMINA: Il mio cuore va benone, è in ottima salute e batte in allegria. E poi sono innamorata

BRAMBILLA: Innamorata? Ma se una volta mi hai detto che, dopo de me, non ti saresti mai più innamorata di nessuno … Non ci credo per niente. E chi sarebbe quell'uomo così fortunato?

GELSOMINA: Il signor … Il signor Placido.

BRAMBILLA: Commendatore? Nobile? Artista?

GELSOMINA: No, sacrista! (Va alla porta) Placido! Placido carissimo! Vieni che ho bisogno di te!

PLACIDO: Pronti. Mi hai chiamato Gelsomina? Parlami, che pendo dai tuoi labbri.

GELSOMINA: Eccolo l’uomo dei miei sogni, l’uomo del mio destino, l’uomo che mi saprà dare la felicità!

PLACIDO: (Si volta come per cercare qualcuno dietro di sé). Veramente io non vedo nessun uomo col cestino…

GELSOMINA: Diglielo Placido che ci sposeremo molto, molto presto… Dillo al commendatore come sarà il nostro matrimonio…

PLACIDO: Il ma… Il matrimonio… di chi?

GELSOMINA: Di Placido e Gelsomina, no?

PLACIDO: Di Pla… Di Pla… con la… Ah, sarà un matrimonio… Ma dice davvero Gelsomina?

GELSOMINA: Diglielo Placido. Che uomo il Placido… E’ proprio vero; chi va Placido va sano e va lontano. Diglielo, diglielo Placido…

PLACIDO: Allora… (Storpia l'italiano con inflessioni dialettali del luogo) Io mi metterò il vestito della festa con il papilloma al collo e un fiore di girasole nella giacca e lei, la mia… la mia dolce puledra si metterà un vestito bianco come quello di sant’Agnese come il quadro che c'è in parte all’altare. Ci saranno trenta chiacchieretti…, no… chierichetti a servire la messa e dopo… Non ce lo dico il dopo, ma lo so io cosa succederà.

BRAMBILLA: Ma siete sicuri di non raccontare delle grandi balle voi due? Guarda Gelsomina che tuo zio mi ha appena detto che questo individuo, al posto del cervello, ha un etto di marmellata. GELSOMINA: Magari nel cervello avrà la marmellata, ma nel... resto ha dentro il cemento armato!

BRAMBILLA: Allora, se sei proprio sicura che sposerai il Placido, io ti prometto un bel regalo di nozze. Il giorno del matrimonio io vi regalerò un assegno di 50.000 euro che equivale a quasi cento milioni.

GELSOMINA: Se sposo il Placido? E se sposassi qualcun altro?

BRAMBILLA: No, o il Placido o niente!

PLACIDO: Cento… Cento… Cento…

BRAMBILLA: Milioni, né uno di meno, né uno di più.

GELSOMINA: Santa Cunegonda vergine, san Rubicondo martire, san Gelsomino celibe…

BRAMBILLA: Stai raccontando le litanie Gelsomina?

GELSOMINA: San Satanasso vescovo, santa Gallina martire, sant’Euro benedetto…

PLACIDO: Per me è andata fuori di testa …

GELSOMINA: Cento milioni di palanche, cento milioni svanziche, cento milioni di ghelli, cento milioni di…

BRAMBILLA: Forse queste non devono essere litanie… Svegliati Gelsomina. Cosa ti prende?

GELSOMINA: Ma dai, Giovanni, cerca di capirmi… Quando una povera crista come me, che non ha mai nelle tasche una palanca marcia, sente un annuncio così, come minimo le prende uno scottone in testa … Ma sei proprio sicuro di quello che hai detto?

BRAMBILLA: Te lo metto per iscritto.

GELSOMINA: Va bene che di te non mi fido più per il fatto che le tue promesse non valgono nemmeno come carta igienica, ma in questo caso...

PLACIDO: In questo caso io gli farei scrivere tutto per il filo e per il segno. La carta canta, i vermi volano!

BRAMBILLA: Pronti. (Toglie foglio e penna dalla tasca). Io sottoscritto Commendator Giovanni Brambilla mi impegno a versare Euro 50.000 il giorno del matrimonio in chiesa fra la signorina Gelsomina Baiocchi e il signor Placido… Placido che cosa?

PLACIDO: Placido Pidocchi.

BRAMBILLA: Placido… Ah ah ah, questa è bella, dovrò chiamarti signora Pidocchi… E quando avrai dei figli avrai la casa piena di …Pidocchi! Allora… e il signor Placido Pidocchi. Pronti. Tienilo tu questo foglio Gelsomina. Vi saluto e ci rivedremo alla cerimonia. (Suona il cellulare e si incammina all’uscita) Certo, duecento azioni sulla Montedison, mille sulla Mediolanum, 5000 sulle Tiscali…

PLACIDO: È fatta Gelsomina, è fatta!

GELSOMINA: Cos'è che è fatta Placido?

PLACIDO: Noi convoliamo a giuste nozze…

GELSOMINA: L'unica cosa che vola da queste parti sono quattro schiaffoni sul muso che ti prendi se non la smetterai di raccontare delle stronzate. Quali giuste nozze?

PLACIDO: Insomma, le nostre, no?

GELSOMINA: Tu, Placido, nel cervello non devi avere solo della marmellata, ma anche della segatura e, magari, una po’ di immondizia. Ma tu, cosa ti sei messo in testa? Che io, la Gelsomina…

PLACIDO: E i 50.000 euro? Dove li metti i 50.000 euro?

GELSOMINA: Sta tranquillo che i 50.000 euro lo so io dove li metterò … Di sicuro nelle mie tasche. Farò vedere io a quella fedifrago chi è la Gelsomina. Vendetta, tremenda vendetta!

PLACIDO: Ma guarda che quello non è scemo. Se non ti sposi con me … niente da fare. Prova a leggere la carta che ha scritto...

GELSOMINA: Leggila tu.

PLACIDO: Lo sai Gelsomina che ho fatto appena la quarta…

GELSOMINA: Appunto; e io dovrei sposare un analfabeta! Piantala Placido, sta' zitto, muto come un pesce vivo e silenzioso come un pesce morto.

PLACIDO: Brava Gelsomina. Hai fatto bene a dirlo a quello li.

GELSOMINA: Perché, cos'ho detto?

PLACIDO: Che sono di cemento armato. Proprio come  l’uomo ragno!

GELSOMINA: Come ragno e basta!

PLACIDO: E allora?

GELSOMINA: E allora che cosa?

PLACIDO: Il matrimonio…

GELSOMINA: Lascia fare a me. Vedrai che quelle palanche lì prima o poi arrivano a casa. (Entra Don Crispino e Serafino)

DON CRISPINO: Ma si può sapere Gelsomina cosa aspetti a prepararmi la valigia per gli esercizi spirituali? Lo sai che stasera devo partire per il convento di san Vincenzo.

SERAFINO: Di sant Vincent? Avete capito il nostro don Crispino ? Altro che esercizi… va al casinò!

DON CRISPINO: Guarda Serafino che vado presso in convento di san Vincenzo da Paola, non al casinò, balordo…

PLACIDO: Sant Vinsènt, san Remo… Tutti luoghi di peccato!

DON CRISPINO: Sta zitto Placido che non ne indovini una! Allora, ve lo dico ancora una volta; nei due giorni che starò via verrà a tenere la parrocchia un prete forestiero, il don Geremia. Capito?

GELSOMINA: Ce l’ha già detto almeno dieci volte. Andiamo allora, altrimenti è capace di perdere il treno. (Esce con don Crispino).

SERAFINO: E’ andato il Brambilla?

PLACIDO: E’ andato, è andato…

SERAFINO: Certo che quei ricchi lì io non li capisco proprio… Stavo giocando con i miei amici davanti alla villa della contessa Fregoni…

PLACIDO: Quella che è sempre qui a messa tutte le mattine?

SERAFINO: Sì, Placido, proprio quella. Stavo giocando con i miei amici fuori dalla sua villa e, proprio davanti al cancello c’è il Giacomo Pattumiera. Aveva così fame, ma così fame che si è messo a brucare l’erba, come una capra, poveretto…

PLACIDO: Lo credo, è il più povero del paese…

SERAFINO: Arriva la contessa e, come lo, vede, rimane impressionata da quello che il Giacomo sta facendo e gli dice: “Ma cosa sta facendo buon uomo?” E lui: "Ho tanta di quella fame che mi piace anche l’erba”. E lei lo sai che gli ha risposto?

PLACIDO: Gli avrà dato dei soldi per comprarsi un panino...

SERAFINO: No; gli ha detto: “Ma no, venga nel mio prato che lì l’erba è più alta”.

PLACIDO: Certo che il Signore non è poi tanto giusto; al Brambilla un sacco di soldi e a noi poveri un paio di tasche sempre vuote.

SERAFINO: Ma cosa dici Placido? Guarda che di poveri poveri dalle nostre parti non ce ne sono poi molti. L’unico vero povero che io conosco è il Gedeone, il mio compagno di scuola. Il padre è povero, la mamma povera, i fratelli poveri, l’autista povero, il giardiniere povero, l'addetto alle stalle e ai cavalli povero, il cuoco povero, i quattro camerieri poveri, il maggiordomo povero…

PLACIDO: Hai ragione, è proprio una famiglia sfortunata. Noi sì, invece, che da ragazzi vedevamo soltanto la miseria nera… Pensa che quando andavo a giocare sulla riva del fiume e cercavo di costruire i castelli di sabbia non riuscivo mai a farli stare in piedi. Invece, quando costruivo le Case Fanfani, mi venivano tutte davvero bene. Eravamo in sette fratelli e nostro padre, la sera di Santa  Lucia (leggasi pure Befana, Gesù Bambino, ecc..), senza farsi vedere da noi, prendeva il fucile e usciva da casa. Tirava un colpo per aria e poi rientrava e ci diceva sconsolato: “Che disgrazia ragazzi, pensate che la santa Lucia, proprio un attimo prima di entrare in casa nostra, s’è tirata un colpo di pistola!"

SERAFINO: Invece la mia povera zia Gaudenzia…

PLACIDO: E’ morta?

SERAFINO: No, sta bene. E’ magra, ma sta bene.

PLACIDO: E allora perché hai detto povera zia Gaudenzia?

SERAFINO: Povera… nel senso proprio di… povera. La mia povera zia Gaudenzia, ti stavo dicendo, per la fame, a volte ha delle visioni...

PLACIDO: Delle visioni?

SERAFINO: Sì, delle visioni. Quella volta era andata in chiesa come fa cinque o sei volte al giorno. Si mette, come ogni volta, davanti all’altare maggiore, perché lei dice che ci si deve rivolgere soltanto e direttamente al Capo, e inizia, sempre come tutte le volte, a pregare e a lamentarsi. “Signore, io vengo in chiesa cinque o sei volte al giorno, continuo a domandarti le grazie, magari di farmi vincere al superenalotto, ma tu …niente! Ti prego continuamente di farmi vincere alla SISAL, ma tu …niente! Ti prego di darmi il biglietto giusto della Lotteria di Capodanno, ma tu …niente! Ma mi dici perché a quel senzadio del Marcello Sanguisuga che abita proprio di fronte a me in quella bella villa e in mezzo a quel grande parco, tutte le cose gli vanno sempre bene? E’ pieno di palanche, è pieno di macchine, è pieno di donne, torna a casa a tutte le ore di notte, non fa niente tutto il giorno… E, non far finta di non saperlo, non viene mai in chiesa, nemmeno la domenica. Perché a lui tutta quella fortuna e a me niente?” A quel punto ha avuto la visione…

PLACIDO: La visione? Quale visione?

SERAFINO: La visione del Signore che è venuto lì davanti a lei…

PLACIDO: Proprio lì… davanti a lei?

SERAFINO:  Sì, proprio lì davanti a lei e le dice “Lo vuoi proprio sapere perché al Marcello Sanguisuga va tutto bene? Perché lui non viene, come te, a rompermi le palle tutti i giorni!”.

SECONDO ATTO

BEPPO: (Penombra. Entrano quatti due ladri) Sssst! Fa piano Tonio. Guarda che, se c'è qualcuno che ha il sonno leggero o magari non ha digerito i peperoni, si sveglia e viene qui a vedere quello che sta succedendo!

TONIO: Non sto nemmeno respirando Beppo. Ho una paura boia. Allora, cosa devo fare?

BEPPO: Guarda se trovi qualcosa di grosso da portare via. (Si mettono a cercare)

TONIO: Ho trovato Beppo. Metto tutto nel sacco.

BEPPO: Riempilo in fretta, perchè non vorrei che arrivasse qualcuno.

TONIO: Alle quattro del mattino?

BEPPO: Guarda che qualche prete dice la prima messa molto presso.

TONIO: Io non farei mai il prete. Alzarmi a quest'ora…

BEPPO: Vuoi stare zitto o no? Ora et labora.

TONIO: Non lo sapevo che conoscessi il tedesco…

BEPPO: Non è tedesco. è latino. Ora et labora.

TONIO: E cosa vuol dire?

BEPPO: Che è ora di lavorare!

TONIO: E io cosa sto facendo? (Man mano che trovano qualcosa lo infilano nei rispettivi sacchi).

BEPPO: Io ho finito. E tu?

TONIO: Finito anch'io.

BEPPO: Fammi vedere cos'hai raccolto…

TONIO: (Estraendolo dal sacco) Va bene questo?

BEPPO: Io dico che tu sei tutto scemo Tonio. Ma non vedi che è un messale?

TONIO: Guarda che sei stato tu a dirmi di trovare qualcosa di grosso.

BEPPO: Ma mi dici chi vorrà comperare un messale? Non è che hai messo nel sacco anche il tuo cervello? Rimettilo al suo posto, dai. Fammi controllare cos'altro hai infilato… Forse il cervello l'hai ancora nella testa, ma non è ancora maturo… Cosa ne fai di un secchio?

TONIO: Veramente pensavo fosse d'argento. Guarda che al buio non si vede poi tanto bene.

BEPPO: Ma avrai pur visto che c'è dentro anche lo straccio per pulire il pavimento …

TONIO: Non arrabbiarti Beppo. Guarda qua, stavolta non puoi proprio lamentarti …

BEPPO: Cos’é questa roba?

TONIO: Il cestino per le elemosine. Di solito è pieno di soldi …

BEPPO: Ma non vedi che è vuoto? Cosa credi, che i preti non lo svuotino subito dopo la messa? Quelli sono sempre affamati di soldi…

TONIO: Se è solo per quello… anche noi

BEPPO: Ma a loro li danno gratis, noi, invece, dobbiamo rubarli, pardon, guadagnarli… Rimetti tutto a posto, dai, sistema tutto e non combinare più delle stronzate. (Tonio rimette ogni cosa al suo posto) Certo che, come aiutante, vali proprio una madonna. Chissà quando imparerai il mestiere. (Si odono passi giungere)

TONIO: Beppo!

BEPPO: Che c'è?

TONIO: Arriva qualcuno. Cosa facciamo?

BEPPO: Sento un odore Tonio…

TONIO: Odore di che cosa Beppo?

BEPPO: Odore di galera. Qui bisogna subito fare qualcosa …

TONIO: Cosa facciamo Beppo ?

BEPPO: Ascolta … Io mi metto questa veste e tu quella roba lì. Dai, fa in fretta. Nascondi i sacchi dietro il confessionale … (Beppo indossa la veste nera del prete e il Tonio la cotta bianca del sacrestano. Si inginocchiano e fingono di pregare mentre entra Placido che accende la luce). San Giovanni dalla barba bianca… (Tonio risponde con un Ora pro nobis) Santa Nutella patrona dei golosi… San Cirillo con le scarpe a spillo… Santa Marinella con la vita snella… San Vagabondo patrono dei viandanti…

PLACIDO: (Entrando e meravigliato) Ma, ma… Chi c'è qui a quest'ora?

BEPPO: Che fai qui figliolo?

PLACIDO: Cosa faccio? Guardi reverendo che io sono il sacrestano. Non è che lei, per caso, sia il supplente del nostro prevosto che è andato ai ritiri spirituali al Casinò de Campione?

BRAMBILLA: L’hai detto figliolo, l’hai detto…

PLACIDO: Cosa avrei detto?

BEPPO: Che sono don Beppo… don Giuseppe e questo è il mio chierichetto… Su, saluta il sacrestano.

TONIO: (Parla con inflessioni dialettale del luogo)  Buongiorno. Io mi chiamo Antonio detto Tonio.

PLACIDO: Sia lodato Gesù Cristo…

TONIO: Sempre sia collaudato.

PLACIDO: Ma noi vi aspettavamo domani con la corriera.

TONIO: Infatti, ma la corriera ha bucato il copertone, a all’autista è venuto uno sciopone al fegato e lo stortacollo alla tiroide e noi allora abbiamo fatto l’autoscoppio.

PLACIDO: Ma come avete fatto ad entrare se la porta della chiesa è chiusa a chiave?

TONIO: Noi abbiamo un sacco di chiavi…

BEPPO: Voleva dire che, prima di partire, don Crispino ci ha mandato la chiave per posta…

TONIO: Ecco, proprio così, per posta primaverile, no, comunitaria, no, prevostaria…

BEPPO: Prioritaria, Beppo, prioritaria.

TONIO: Prioritaria quando c'è il priore, prevostaria quando è del prevosto.

PLACIDO: Ma l'avete almeno bevuto il caffè?

TONIO: Io no e tu … E lei don Beppo?

BEPPO: No, figliolo, non l’abbiamo bevuto. Ma se proprio insiste…

TONIO: Insiste, insiste…

PLACIDO: Allora vado di là a chiamare la Gelsomina, la nipote di don Crispino, che vi preparerà un buon caffè. Solo il caffè o anche qualcos'altro?

BEPPO: Appena il caffè.

TONIO: Certo che se ci fossero anche un paio di michette con la mortadella, un bicchiere di vino, una fetta di torta, un bel trancio di stracchino, magari di Gongorzola, sa, quello che puzza di calzini…

BEPPO: Antonio, questo è un peccato di gola…

TONIO: Vorrà dire che più tardi mi confesserò da lei, reverendo. (Placido esce) E adesso Beppo cosa facciamo?

BEPPO: Adesso che siamo in ballo... balliamo!

TONIO: Ma ti sembra il momento giusto per ballare? Magari il tango, la mazurca?

BEPPO: Non quelli Tonio…

TONIO: Quelli moderni? La macarona, la lombada, le meringhe, il tocca tocca, la salsa?

BEPPO: Sì, quella di pomodoro. Volevo dire che ormai dobbiamo continuare, io a fare il prete e tu l'assistente, altrimenti per noi c'è solo la galera. (Entra suor Cunegonda)

SUORA: Riverisco reverendo. Sono suor Cunegonda del Bambin Gesù del convento di santa Rotonda. Immagino che lei sia il supplente del nostro reverendo parroco.

BEPPO: Proprio così sorella. Come mai si è alzata così di buonora?

SUORA: E’ la regola del nostro ordine. Ci si alza alle prime luci dell’alba per cantare le lodi a nostro Signore e per partecipare ai preparativi della prima messa. Le chiedo un favore, reverendo. Mi potrebbe confessare?

BEPPO: Confessarla… Come confessarla? Confessarla io?

SUORA: E chi se non lei? E’ lei il parroco per due giorni o no?

TONIO: Certo che è lui il prevosto! Si accomodi pure nel confessionale che lui…

BEPPO: Ma sei scemo Tonio?

TONIO: L'hai detto tu che siamo in ballo e allora …

BEPPO: Allontanati Antonio e lascia che quest’anima si liberi dai suoi peccati. (Si mettono al confessionale) Allora, sorella, racconti … racconti …

SUORA: Ho peccato padre, ho peccato…

BEPPO: Anch’io sorella, sapesse quante ne ho fatte…

SUORA: Veramente sono io che mi devo confessare…

BEPPO: Giusto, giusto… E allora mi dica, racconti … racconti …

SUORA: La madre superiora, una sera che ero a letto ammalata, mi chiese se volevo che mi portassero un cappuccino a letto…

BEPPO: Con la brioches?

SUORA: No, solo il cappuccino e basta.

BEPPO: Ma non è peccato sorella prendersi un cappuccino a letto…

SUORA: Un cappuccino normale no, ma quel cappuccino era… era frate Albino, il mio assistente spirituale.

BEPPO: E allora? Allora cos’è successo? Racconti, racconti che mi interessa…

SUORA: Allora frate Albino è entrato nella mia cella  e ha cominciato a dirmi: “Mens sana in corpore sano”.

BEPPO: Che voleva dire…

SUORA: Che l’anima è sana solo in un corpo sano. Ma lei non lo conosce il latino?

BEPPO: Certo che lo conosco, ma stamattina non ho preso il caffè per fare penitenza e la debolezza me l'ha fatto dimenticare … Vada avanti, vada avanti… Racconti, racconti che mi interessa…

SUORA: Frate Albino, come già le ho detto, è entrato nella mia cella  e ha cominciato a dirmi: “Mens sana in corpore sano”. E ha incominciato a visitarmi.

BEPPO: Ma, quel frate Albino lì, era un dottore?

SUORA: Certo reverendo, un dottore delle anime. E ha cominciato a visitarmi… Che mani morbide aveva… Di velluto, reverendo, proprio di velluto. Era tutto morbido; anzi, …quasi tutto! Sarà stato di sicuro per la febbre, ma io sentivo un calore, ma un calore…

BEPPO: Per me non era proprio per la febbre…

SUORA: Certo che era per la febbre! Sbattevo tutta! Poi ho avuto un incontro col diavolo e… sono stata da lui posseduta!

BEPPO: Posseduta dal diavolo o dal frate Albino?

SUORA: Sicuramente dal demonio! Io mi divincolavo, volevo liberarmi, sottrarmi dai suoi tentacoli, lottavo con tutte le mie forze, ma la carne… la carne, reverendo…

BEPPO: La carne alla griglia si può bruciare…

SUORA: E la mia è bruciata! Mi dia pure la penitenza, e che sia esemplare e soprattutto giusta!

BEPPO: Certo sorella che qui non se la cava con i tre Pater, Ave e Gloria… In che cella abita in convento?

SUORA: Nella diciassette.

BEPPO: Vorrà dire che stasera passerò nella sua cella per darle la penitenza e per vedere se il diavolo se n’è andato del tutto. Io ti solvo e vai in pace.

SUORA: Amen. La mia anima esulta! Te Deum laudatur! Te Deum laudatur! (Esce)

TONIO: (Entrando) Com’è andata Beppo?

BEPPO: Benone. Se vado avanti così fra un po' mi faranno vescovo. E magari, fra un paio di anni, addirittura Papa.

TONIO: E cosa ti ha detto la monaca?

BEPPO: Insomma, non posso dirtelo … Ho il segreto professionale...

SERAFINO: (Entrando) Don Beppo, c'è il Fortunato delle Prugne che vuole confessarsi …

TONIO: Un altro?

BEPPO: Lascia che la pecorella smarrita venga dal suo pastore e che svuoti il sacchetto dei suoi peccati. Fallo entrare. (Serafino e Tonio escono mentre entra Fortunato).

FORTUNATO: Riverisco signor reverendo. Ho bisogno di confessarmi…

BEPPO: Ma perché sei venuto proprio da me?

FORTUNATO: Perché lei è un animatore.

BEPPO: Un… Un animatore? Guarda che l’animatore è quello che diverte la gente nei villaggi turistici…

FORTUNATO: No, non quello. Intendevo dire che è un animatore perché… cura le anime. E non capisco proprio da chi altri dovrei andare a confessarmi. Dal barbiere? Quello lì sì che è un chiacchierone e nel giro di due minuti tutto il paese saprebbe i fatti miei

BEPPO: Siediti qua Fortunato e raccontami...

FORTUNATO: Deve sapere reverendo che la mia vita è sempre stata disgraziata. Non le parlo della mia famiglia … Pensi che io mi chiamo Fortunato, ma non ho mai vinto una volta nemmeno alla lotteria dell'oratorio. Mia moglie si chiama Pacifica, ma almeno tre volte al giorno si arrabbia come una iena e mi riempie di sberle. Una figlia si chiama Immacolata… fa la puttana. L’altra l’abbiamo chiamata Santa… non è mai andata una volta in Chiesa. Mio figlio si chiama Libero… è in galera. Una mia nipote si chiama Candida… è nera come la patina delle scarpe perché l'Immacolata l'ha avuta da un vu cumprà di passaggio che vendeva i tappeti. L’altra nipote è Letizia… non l’ho mai vista sorridere una sola volta. E non parliamo del resto della famiglia… La mia prima zia l’hanno chiamata Bambina… ha novantatre anni. Poi c’è lo zio Angelo… fa parte di una setta satanica.  Dimenticavo, c’è anche lo zio Innocente… ha preso tre ergastoli…

BEPPO: Ma sei venuto a raccontarmi i tuoi peccati o la storia della tua famiglia? Manca solo che tu mi parli del nonno e di tuo padre …

FORTUNATO: Non mi parli del nonno per favore … Si chiama Cornelio. Per forza si chiama Cornelio… La mia nonna gli faceva le corna tutti i giorni con mezzo paese. E mio padre? Si chiama Onesto. È stato arrestato otto o dieci volte perché di mestiere faceva il ladro…

BEPPO: L’importante che sia stato un ladro onesto! Guarda, però, Fortunato che sei venuto qui solo per raccontare i tuoi peccati…

FORTUNATO: Ma non può capire i miei peccati se non sa tutto della mia famiglia. Per scappare da quel manicomio e per allontanarmi dalla mia Pacifica e dalle sue sberle, tutte le estati vado a lavorare in Valtellina

BEPPO: Guarda che non è un peccato andare a lavorare in Valtellina. E cosa facevi in Valtellina?

FORTUNATO: Il... Il contrabbandiere...

BEPPO: Il contrabbandiere?

FORTUNATO: Sì, il contrabbandiere. Tutte le mattine attraversavo la frontiera con la Svizzera con una carriola piena di fieno

BEPPO: Con una carriola di fieno?

FORTUNATO: Sì, ha capito bene reverendo, con una carriola piena di fieno

BEPPO: Raccontami, raccontami che mi interessa...

FORTUNATO: Tutte le volte che attraversavo la frontiera le guardie infilavano le mani nel fieno per vedere se sotto ci fosse qualcosa, ma non trovavano mai niente. Così la storia è andata avanti per tre mesi, insomma, per tutta la stagione…

BEPPO: E non hanno mai trovato niente?

FORTUNATO: No, non hanno mai trovato niente

BEPPO: Ma allora, fammi capire Fortunato, si può sapere cosa contrabbandavi?

FORTUNATO: Le… Le carriole reverendo!

BEPPO: Per questo ti solvo subito. Vai in pace e senza penitenza.

FORTUNATO: Grazie signor reverendo. Adesso mi sento proprio più leggero. Buon giorno e riverisco. E, se per caso le occorresse una carriola, me lo dica subito che per lei è gratis. Riverisco! (Esce)

GELSOMINA: (Entrando) Buongiorno reverendo…

BEPPO: Qua, inginocchiati qua che confesso anche te

GELSOMINA: Veramente io non ho bisogno di essere confessata … Sono la nipote e la perpetua di don Crispino, il titolare della parrocchia.

BEPPO: Che piacere, ostrega, che ho di conoscerla. E che bella perpetua, proprio con tutte le sue cosine apposto!

GELSOMINA: Magari proprio così bella non lo saprei, ma graziosina sì. Pensi che qualche anno fa mi sono piazzata terza al concorso di bellezza di Miss Gongorzola …

BEPPO: Ed eravate in tante?

GELSOMINA: Veramente… eravamo in tre. Però anche a me è capitata la mia brava fascia con su scritto “Reginetta Gongorzola con la goccia”.

BEPPO: Con la goccia? Perché con la goccia?

GELSOMINA: Insomma, me la sono fatta addosso per l'emozione... Adesso sono un po' più matura, ma, con un po' di fondo tinta e di rimmèl sugli occhi, faccio ancora la mia porca figura. Anche se il mio signor reverendo zio, al quale piace parlare latino, mi dice spesso: “Naturam espellas furca, tamen usque recurret”. Ha capito reverendo?

BEPPO: Perbacco se l'ho capito! Ho fatto trent'anni di seminario …

GELSOMINA: Trent’anni? Ma non lo sono un po' tanti?

BEPPO: È solo per il fatto che io avrei voluto studiare direttamente da vescovo…

GELSOMINA: Direttamente da vescovo?

BEPPO: Sì, direttamente da vescovo

GELSOMINA: Mah, qui c'è qualcosa che non quadra … Mi faccia vedere le mani

BEPPO: Le mie mani? Perché proprio le mani?

GELSOMINA: Glielo dico dopo. (Beppo gli porge le mani). A me non sembrano davvero le mani di un prete …

BEPPO: Perché? Come sono le mani dei preti? Hanno per caso undici dita?

GELSOMINA: No, dieci anche loro, ma di solito non hanno i calli che ci sono qui sopra

BEPPO: Forse perché sono una prete... lavoratore.

GELSOMINA: Lavoratore? E di che lavoro se è lecito?

BEPPO: Certo che è lecito! Lecitissimo! Rubo...

GELSOMINA: Ruba?

BEPPO: Certo, rubo... le anime al demonio.

GELSOMINA: Mio zio mi ha detto che il suo supplente avrebbe dovuto pesare almeno 120 chili e pelato come una zucca …

BEPPO: Ho appena finito un dieta a base de lumache e sardine, sempre per penitenza, e per i capelli ho usato la lozione “Ungimi e crescimi”.

GELSOMINA: Qui c'è qualcosa che puzza …

BEPPO: Che puzza? E sì che il bagno l'ho fatto … Fammi pensare … Quando è stata l'ultima volta che sono stato al mare?

GELSOMINA: No, la puzza è un'altra. Qui c'è qualcosa di poco chiaro …

BEPPO: Tonio! Accendi il lampadario!

GELSOMINA: No, da vederci ci vedo ancora bene; forse troppo … È stato diacono?

BEPPO: Certo; e non solo diacono, anche esagono, decalogo e oncologo

GELSOMINA: Ascolta tu bello! Tu riuscirai a imbrogliare tutti, ma non la Gelsomina. Non è, per caso, che tu faccia parte della banda delle sacrestie di cui parlano i giornali in questi giorni? (Gira attorno al confessionale e rispunta con il sacco) E questo cos'è?

BEPPO: (Si getta in ginocchio) Per piacere, sia buona. Non mi denunci alla polizia perché  a casa ho sette figli da mantenere, una moglie e una suocera a carico con l'osteopelosi. Devo pagare il mutuo della lavatrice, dell'auto, del frigorifero, della carta igienica…

GELSOMINA: Della carta igienica?

BEPPO: Sì, della carta igienica. Mia moglie soffre di dissenterite cronica e la suocera di colite asmatica e per di più è anche mezza cieca perché da vicino è presbitera e da lontano è lesbica…

TONIO: (Entrando) Ma… non ho mai visto una donna che confessa un prete …

GELSOMINA: E questo, allora, sarebbe il complice…

TONIO: No, mi scusi, io non solo quella cosa lì; io sono il Tonio, il chierichetto. Piano con le parole nèh…

BEPPO: Tonio Tonio, abbiamo fatto una frittata…

TONIO: È già ora di pranzo? Allora … Polenta, coniglio e lucanica alla graticola…

GELSOMINA: Più che la lucanica sarete voi che andrete a finire dietro una graticola. Quella della galera! A meno che…

BEPPO: A meno che…

TONIO: A meno che…

GELSOMINA: A meno che lei, signor reverendo della mutua, non tiri assieme una bella cerimonia fra dieci minuti.

TONIO: Una cerimonia… di che cosa?

GELSOMINA: Di matrimonio.

BEPPO: Di matrimonio… Di matrimonio… Di chi?

GELSOMINA: Te lo dirò fra dieci minuti. Preparatevi che vado a chiamare gli sposi, i testimoni e chi dico io.

BEPPO: I carabinieri?

GELSOMINA: No, un commendatore. (Esce)

TONIO: Cos’é successo Beppo?

BEPPO: È successo che quella rospa ha scoperto tutto

TONIO: Ha scoperto... cosa?

BEPPO: Che io non sono una prete e tu non sei un chierichetto

TONIO: E adesso?

BEPPO: Adesso bisogna fare tutto quello che dice quella squinternata lì e speriamo che il Padreterno ci aiuti.

TONIO: Veramente chissà come il Padreterno sarà incazzato con noi…

BEPPO: Se ha perdonato quel ladro che aveva in parte alla croce, forse perdonerà anche noi… Dopo tutto era un nostro collega…

TONIO: Quale ladro? Quello della fotografia?

BEPPO: Della… Della fotografia? Quale fotografia?

TONIO: Come si vede che non hai mai imparato il catechismo… Si era rivolto verso il ladrone che era alla sua sinistra e gli diceva continuamente: “Avvicinati, avvicinati verso di me”. Ma il ladrone non ne voleva proprio sapere.  “No, non ho voglia di avvicinarmi a te. Non Voglio! Non ho voglia!”. E allora gli ha detto:” Allora arrangiati! Non verrai nella foto!”

TONIO: Speriamo però che perdoni anche noi, che faccia il bis. Certo che tu, Beppo, mi tiri sempre dentro in queste tue imprese bislacche. Insomma, io sono sempre la tua capra respiratoria…

BEPPO: Guarda Tonio che si dice capro espiatorio…

TONIO: Va béh che ormai ragioni come un prete, ma con me lascia stare il latino. Pensa invece a cosa starà combinando quella stronza di una perpetua…

BEPPO: Quella è peggio di una suocera …

TONIO: Non mi parlare di suocere per favore! Io, per esempio, ho sempre desiderato che mia suocera fosse come la Marilina Moròe.

BEPPO: Così bella?

TONIO: No, morta!

BEPPO: La mia, invece, adesso si trova in ospedale. Si è avvelenata.

TONIO: Con i funghi?

BEPPO: No, ha la lingua così velenosa che per sbaglio l'ha schiacciata con i denti

TONIO: La mia invece volevo avvelenarla davvero … Sono andato in farmacia e gli dico: “Per favore, non ha un etto di arsenico per mia suocera?”. E lui: “Ma ce l'ha la ricetta?”. “No, ma ho qua la sua foto”. Non mi ha dato niente…

BEPPO: Alla mia invece voglio tanto bene … La porto con me dappertutto, anche molto, mooolto lontano, ma lei, quella rospa,  riesce sempre a trovare la strada per ritornare a casa

TONIO: Pensa che io, a causa sua, ho dovuto costruire una casa rotonda …

BEPPO: Una casa rotonda? E perché hai costruito la casa rotonda?

TONIO: Perché la mia suocera, quando ha saputo che costruivano la casa, mi ha detto: “Non è per caso che avresti un angolino anche per me?”. E io allora l'ho fatta rotonda!

BEPPO: Sai cosa ti dico Tonio? Che Adamo è stato l'uomo più fortunato del mondo.

TONIO: Perché Beppo?

BEPPO: Perché lui, di suocere, non ne ha avuto nemmeno una.

GELSOMINA: (Entrando ben agghindata con il bouchet con Placido buffamente vestito in modo elegante, Serafino e Brambilla) Ecco, siamo qui. Lei commendatore, si metta qui in parte agli sposi e tu Serafino dall'altra parte. E i testimoni sono apposto. (Si dispongono) Pronti per la cerimonia. Avanti!

BEPPO: Avanti, avanti… Cosa devo fare?

TONIO: Ti ha detto di tirarti più avanti …

GELSOMINA: No, ho solo detto di andare avanti con la cerimonia

BEPPO: (Indossa cotta e stola) Carissimi sposi…

TONIO: Guarda che non sono ancora sposi…

BEPPO: Carissimi promessi sposi…

SERAFINO: Ha parlato don Abbondio…

BEPPO: Carissimi Gelsomina e Placido… Va bene così?

PLACIDO: Va tutto bene, ma faccia in fretta…

BEPPO: Perché?

PLACIDO: Perché oggi ho la prostica che fa la matta e, un po' per lei e un po' per l'emozione, rischio di farmela addosso...

BRAMBILLA: Povera Gelsomina. Gli toccherà cambiargli il pannolone stanotte …

GELSOMINA: Povera Gelsomina? Mica tanto caro il mio commendator Giovanni Brambilla. Ricordati la promessa... (Toglie dal reggiseno il foglio e lo mostra a tutti). Qui c'è scritta la tua firma.

BRAMBILLA: La parola del commendator Brambilla è vangelo!

PLACIDO: Speriamo sia Vangelo anche la firma…

BEPPO: Carissimi Gelsomina e Placido, volete voi mettervi insieme come marito e moglie?

GELSOMINA: Sì!

BEPPO: E tu Placido?

PLACIDO: Anch'io! Anch'io!

BEPPO: Devi dire solo sì e basta!

PLACISO: E allora… Sì, sì, sì e basta!

BEPPO: E allora vi dichiaro novelli sposi. La sposa può baciare lo sposo.

GELSOMINA: Magari più tardi. Ho paura che gli puzzi il fiato. E poi in chiesa non si dicono queste cose. Baciare lo sposo…

BEPPO: Mah, al cinema fanno così. (Toglie gli abiti talari) Allora noi avremmo finito e dovremmo tornare alla nostra… parrocchia. Andiamo Tonio; ringrazia tutti. La pace sia con voi…

TONIO: E con il tuo spirito. Amen, amen! (Escono in fretta fra i saluti di tutti)

GELSOMINA: Brambilla, fuori le palanche.

BRAMBILLA: Ogni promessa è un debito e Brambilla onora sempre i suoi debiti. (Firma l’assegno e lo porge a Gelsomina che se lo infila nel seno).

GELSOMINA: Da qua non scappa più.

PLACIDO: Non sarebbe meglio farne due di assegni? Metà cifra per la Gelsomina e metà per me.

BRAMBILLA: Adesso che siete sposi vi metterete d'accordo fra di voi. Però devo dirvi una cosa; questa è la prima volta che il Brambilla perde una scommessa e così tanti soldi. Sto proprio diventando vecchio e bacucco… (Uscendo. Sfogandosi…) Povero Brambilla, te l'hanno fatta! Te l'hanno fatta! Ci sei caduto come un uccellino nell'archetto. Questa sì che è una fregatura, una sconfitta, un disastro morale e finanziario, un fallimento…

GELSOMINA: Io scappo, vado in una banca a depositare. (Esce)

PLACIDO: E io scappo in toilette perché la prostica mi sta scoppiando. (Esce)

SERAFINO: (Mentre riassetta la sacrestia) Per me questo matrimonio non dura, non dura proprio. Lei troppo furba e lui troppo coglione. Prima o dopo arrivano al divorzio. Come la mia zia Pasqualina. Lei sì che se ne intende di divorzi … Ne ha fatti tre. L’ultima volta che l'ho vista mi ha detto: “Io sono molto brava a tenere la casa. Tutte le volte che divorzio … tengo la casa”. Ma perché zia - le ho detto -divorzi continuamente? “Perché i miei uomini mi trattavano come un cane”. “Ti picchiavano?” “No, pretendevano che io fossi… fedele”. Certo che per un uomo il divorzio è come il terremoto … In tutti i due i casi ha delle buone probabilità di perdere la casa.

DON CRISPINO: (Entra con la valigia) Ciao Serafino. Com’é andata in parrocchia?

SERAFINO: Riverisco don Crispino. Bene, tutto bene.

DON CRISPINO: È arrivato don Geremia?

SERAFINO: Don… Veramente è arrivato don Beppo. Chi sarebbe questo don Geremia?

DON CRISPINO: Insomma, il prete che doveva tenere la parrocchia in questi due giorni.. Magari avrà mandato il suo supplente. È sempre mezzo malato e malandato …

SERAFINO: Ecco, proprio così, molto probabilmente don Beppo doveva essere il suo supplente...

DON CRISPINO: Forse sarà meglio che io chieda tutto alla Gelsomina. Chiamala.

SERAFINO: Non c'è …

DON CRISPINO: Come non c'è?

SERAFINO: È andata in banca.

DON CRISPINO: In banca? A fare in banca? E dov'è il Placido?

SERAFINO: Il Placido è al cesso con la crostata che perde …

DON CRISPINO: Al cesso con la… crostata?

SERAFINO: Insomma, se non era la crostata era qualcosa di simile … Se avesse visto che fretta aveva a scappare dalla cerimonia …

DON CRISPINO: Quale cerimonia?

SERAFINO: Di nozze, no?

DON CRISPINO: A me deve avermi fatto male il pane con la mortadella che ho mangiato sul treno. Fammi capire Serafino… Chi è che si sarebbe sposato?

SERAFINO: Ma come? Non lo sapeva? Il Placido e la Gelsomina.

DON CRISPINO: Il Pla… La Ge… Forse era troppo forte quel bicchiere di vino che ho bevuto alla stazione …

GELSOMINA: (Entra) Buon giorno signor zio. Tutto bene agli esercizi di spirituali?

DON CRISPINO: Gelsomina, siediti un attimo qua  per favore e tu, Serafino, va di là un momento devo parlare in privato con mia nipote. (Serafino esce) Si può sapere cos'è questa storia del matrimonio di cui mi ha parlato Serafino?

GELSOMINA: Allora si sieda anche lei qua in parte a me. Non ha letto sui giornali la storia dei ladri delle sacrestie?

DON CRISPINO: Certo che l'ho letto...

GELSOMINA: Erano in due  e ieri notte sono venuti anche da noi.

DON CRISPINO: Dici davvero?

GELSOMINA: Dico davvero! Il fatto è che, quando il Placido li ha trovati qui in una sacrestia, uno si è fatto passare per un prete indossando la sua veste e l'altro per il suo chierichetto. Ma io, in quattro e quattr'otto, sono subito riuscita a capire che c'era sotto l'imbroglio e, per non farli andare a finire in galera, ho consigliato al falso prete di sposare me…

DON CRISPINO: …e il Placido. Ma perché? A parte il fatto che il matrimonio non è valido …

GELSOMINA: Proprio per questo l'ho fatto; però il Brambilla ci è cascato. Si ricorda che mi aveva firmato una carta …

DON CRISPINO: Me l'hai detto … Me l'hai detto … Certo che voi donne ne sapete una più del diavolo. Però, visto che era stato un imbroglio e un matrimonio per niente valido, bisogna, anzi, ti ordino di restituire i soldi al Brambilla.

FORTUNATO: (Entra trafelato) Corra signor prevosto, corra... Che disgrazia… Proprio lì davanti al sagrato …. È morto; morto e scoppiato. Deve aver preso uno scoppione al cuore perchè è caduto di colpo come una mela matura, anzi no, come una pera marcia. Ero lì e sono riuscito a sentire le sue ultime parole : "Mi hanno fregato … Mi hanno fregato …50 mila euro… 50 mila euro… Che disastro… Che pirla sono stato…". Pensi che si è gonfiato tutto come il capannone del tennis …

DON CRISPINO: Ma chi è?

FORTUNATO: Il Brambilla, il commendatore! (Don Crispino corre fuori)

GELSOMINA: Perdonalo signore; perdonalo per tutta la gente che ha mandato in malora; perdonalo signore; perdonalo per aver sposato la Beppina e non la Gelsomina, perdonalo Signore…

PLACIDO: (Entra con una valigia. Piuttosto elegante) Ciao mogliettina. Pronta per il viaggio?

GELSOMINA: Per… Per che cosa?

PLACIDO: Per il viaggio di nozze, per la luna di mele…

GELSOMINA: Guarda coglione che qui non c'è né il viaggio di nozze, né la luna di mele, di pesche e di albicocche... E nemmeno le palanche.

PLACIDO: Ma… Non ti ha dato l'assegno?

GELSOMINA: Sì, l'assegno me l'ha dato, ma il matrimonio non è valido perché… ho saputo adesso che il don Beppo non ne ero una prete, ma un'imbroglione. E il Brambilla è morto

DON CRISPINO: (Entrando) Hai ragione Gelsomina. È morto, è morto davvero. Pensa che è diventato già tutto gonfio come un pallone. Ho perfino paura che scoppi da un momento all'altro. Sono già arrivati sul posto quelli delle pompe funebri e stanno già chiudendo la cassa.

GELSOMINA: Aspettate un momento, allora; tutti fermi! (Toglie dalla tasca una busta o qualcosa di simile, si gira e scrive. Poi esce di corsa).

DON CRISPINO: Cosa fa adesso quella matta della mia nipote?

PLACIDO: Sarà corsa a dirgli un de profundis…

DON CRISPINO: Alle volte mi sembra davvero così matta, ma è buona come il pane. Dopo di me è l'unica che si è ricordata di correre da lui per dirgli una preghiera. Però sono contento …

PLACIDO: È contento che sia crepato il Brambilla?

DON CRISPINO: Cosa dici Placido? Sono contento che la sua anima sia volato in cielo, magari solo al Purgatorio, perché si era appena confessato.

GELSOMINA: (Rientrando) Sono riuscito appena per un pelo a vederlo per l'ultima volta. Lo stavano chiudendo e ho fatto appena in tempo a infilargli nella cassa… l'immaginetta di San Giuseppe, patrono della buona morte.

DON CRISPINO: Te l'avevo detto Placido; a volte sembra così matta, ma è buona come il pane e, nonostante quello che il Brambilla le ha fatto, lo ha perdonato e gli ha consegnato il santino di San Giuseppe. Brava Gelsomina, brava. Tu però Placido, va di là un momento perché devo fare alla mia nipote un discorso piuttosto delicato.

PLACIDO: Allora ci vediamo più tardi. (Esce)

DON CRISPINO: Sediamoci un momento perché ti devo parlare. Ascolta Gelsomina. Quando, come tutti i sabati, verrai a confessarti, ti dico subito che non ti potrò dare l'assoluzione per quello che hai fatto.

GELSOMINA: Cosa ho fatto zio?

DON CRISPINO: E me lo domandi? Per prima cosa hai tirato in torta quel povero cristo del Placido che, lo sai bene, ha sempre avuto un debole per te …

GELSOMINA: Quello lì, di debole, ho solo la prostica…

DON CRISPINO: Ma soprattutto hai imbrogliato il Brambilla con la storia del matrimonio. È come se tutti quei soldi tu li avessi rubati. E allora …

GELSOMINA: E allora io dovrei restituirli, giusto?... E questo che vuole dirmi, signor zio?

DON CRISPINO: Brava, hai proprio capito bene…

GELSOMINA: Signor zio, io scommetto che lei sabato prossimo l'assoluzione me la darà senz'altro

DON CRISPINO: Ma come faccio? Bisogna rimediare al mal tolto…

GELSOMINA: L'assoluzione me la darà senz'altro perché io gli ho restituito fino all'ultimo soldo

DON CRISPINO: Ma… Ma quando?

GELSOMINA: Quando sono corsa fuori

DON CRISPINO: Ma se era già morto…

GELSOMINA: Però sono arrivata a tempo a mettergli tutti i suoi soldi nella cassa proprio un attimo prima che la chiudessero…

DON CRISPINO: Ma… ma questo non so se è valido…

GELSOMINA: Certo che è valido. Glieli ho dati i suoi soldi fino all'ultimo centesimo si o no? L'unico particolare è che, siccome il suo assegno io l'ho già depositato in banca e a quest'ora è già chiusa, ho fatto come lui. Mentre correvo fuori ho fatto in fretta un assegno con la stessa cifra e … glielo ho infilato nella cassa e, quindi, legalmente restituito.

DON CRISPINO: Ma… Ma dici che sia legale?

GELSOMINA: Certo che è legale. L'assegno è della banca è mio, la firma è la mia, è intestato al commendator Giovanni Brambilla… Più legale di così …

PRUDENZIO: (Entrando) Permesso… Buongiorno signor prevosto. Si ricorda di me? Sono il ragionier Prudenzio, l'impiegato della banca.

DON CRISPINO: Certo che ti conosco. Ti ho sposato io in questa chiesa. Come sta tua moglie?

PRUDENZIO: Bene, troppo bene. Come tutte le donne vuole sempre aver ragione lei. Ieri eravamo in macchina e guidava lei; le dico: "Ma come fai a guidare? Non hai visto che era rosso?". E lei: "No, hai torto marcio, era biondo!". Quando l'ho sposata era magra e leggera. Dopo è diventata …pesante!

GELSOMINA: Però è ancora una bella donna; insomma, si mantiene ancora bene.

PRUDENZIO: Veramente sono io che la mantengo. Sì, aveva ragione quel tale che diceva che la donna è un mobile... Adesso è tutta restaurata, proprio come un mobile antico. Il silicone le esce dappertutto. E quanto mi costa…

DON CRISPINO: Ma sei venuto a confessarti Prudenzio?

PRUDENZIO: No, signor prevosto, sono qui per motivi di lavoro.

DON CRISPINO: E allora?

PRUDENZIO: La Gelsomina mezz'ora fa è venuta in banca a depositare un assegno. Questo. E' un assegno emesso dal commendator Brambilla, pace all'anima sua.

GELSOMINA: E allora?

PRUDENZIO: Allora, c'è qualcosa che al mio direttore non sembra molto chiaro…

GELSOMINA: Cos'é che non è chiaro?

PRUDENZIO: Guardi qua. E' intestato agli sposi Placido Pidocchi e Gelsomina Baiocchi.

GELSOMINA: E allora?

PRUDENZIO: Allora… Allora al direttore non risulta che la Gelsomina e il Placido siano sposati. Insomma, per pagare, avrebbe almeno bisogno di vedere il certificato di matrimonio. Infatti mi ha mandato qui appositamente per farmelo consegnare da lei.

DON CRISPINO: Guarda Prudenzio. Lascialo a me l'assegno. Ti farò sicuramente sapere qualcosa….

PRUDENZIO: Va bene don Crispino; come desidera. Riverisco signor prevosto. Ciao Gelsomina. Il dovere mi chiama e il ragionier Prudenzio risponde! (Esce)

DON CRISPINO: (Con un fiammifero accende e brucia l'assegno) Giustizia è fatta! (Gelsomina prima si ribella e poi singhiozza. Entra Placido)

PLACIDO: Cos'è questo fumo? Qualche candela bruciata male?

GELSOMINA: E' il nostro matrimonio, Placido, che sta andando in fumo…

PLACIDO: Perchè? Vuoi già divorziare? Ancora prima della… consumazione?

GELSOMINA: Qui, di consumato, ci sono solo le palanche del Brambilla…

DON CRISPINO: Ascoltate ragazzi... (Si porta sul proscenio) Anche la sacrestia di una parrocchia è un piccolo scampolo di mondo che vive fra l'Altissimo e la più profonda miseria degli uomini, fra la semplicità di un umile parroco di campagna e la malizia di due ladri della mutua, fra i desideri malmaturi di un sacrestano e la furbizia di una perpetua. Ascoltatemi tutti, figlioli. Dicono che i proverbi sono la saggezza dei popoli. E' proprio vero. Provate a trovarne uno che calzi a pennello con questa storia. Forse, secondo me, il più azzeccato mi sembra essere quello che dice: "Il diavolo fa le pentole, ma i coperchi… non li sa proprio fare".

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