La sacrestia di Don Crispino

PRIMO ATTO

LA SACRESTIA DI DON CRISPINO

COMMEDIA IN DUE ATTI

Autore

CAMILLO VITTICI

c.vitt@libero.it

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

PERSONAGGI

Don Crispino Il parroco

Gelsomina Sua nipote - perpetua

Placido Sacrestano

Beppo Primo ladro

Tonio Secondo ladro

Il Brambilla Il commendatore

Serafino Chierichetto

Suor Geltrude La suora

Fortunato Un parrocchiano

Prudenzio Impiegato di banca

La storia si svolge nella sacrestia di don Crispino

La storia

Nella sacrestia di don Crispino succede un po' di tutto.

Strani furti, vere e false confessioni, matrimoni combinati e femminili imbrogli.

PRIMO ATTO

(Siamo in una sacrestia. Don Crispino si toglie i paramenti dopo la messa assistito dal chierichetto Serafino)

DON CRISPINO: E allora, ci hai pensato Serafino?

SERAFINO: Avrei dovuto pensare a che cosa, don Crispino?

DON CRISPINO: Alla vocazione, no! Hai sentito qualcosa dentro di te?

SERAFINO: Dentro di me dove?

DON CRISPINO: Dentro, nel profondo del tuo corpo, della tua anima

SERAFINO: Della mia anima non mi sembra proprio perch non so proprio dove si trovi, ma nel corpo forse s

DON CRISPINO: Allora l'hai sentita la voce del Signore che ti chiama

SERAFINO: Mah, io non so se la voce del Signore, magari sar anche quella, io ho sentito soltanto la mia pancia che brontolava perch non ho ancora fatto colazione

DON CRISPINO: Guarda Serafino che la vocazione non viene con la pancia che brontola

SERAFINO: Io, veramente, ho sentito solo quella

DON CRISPINO: Ma, insomma, non ti piacerebbe diventare prete?

SERAFINO: troppo difficile per me. E poi c' la possibilit che mi ammali

DON CRISPINO: Che ti ammali di che cosa?

SERAFINO: Deve sapere che io sono energico

DON CRISPINO: Questo lo so. Di energie ne hai davvero tante

SERAFINO: Non di quelle li! Sono energico agli ascari della povere, ai polloni delle piante, alle piume degli uccelli e al fumo delle candele. E qui di candele accese ce ne sono sempre e, in quanto alle piume, se da queste parti c' lo Spirito Santo che una colomba

DON CRISPINO: Serafino; non fare il blasfemo!

SERAFINO: Io quella cosa l non l'ho mai fatta; faccio solo il chierichetto E poi sono ritardato

DON CRISPINO: Veramente non mi sembri poi tanto stupido Perch ritardato?

SERAFINO: Perch al mattino mi piace alzarmi tardi e, quando devo servire la messa prima, mi devono buttare fuori dal letto con la ruspa. E poi sono troppo nervoso

DON CRISPINO: Cosa c'entra il nervoso?

SERAFINO: C'entra, c'entra... Non mi dica che non ci vuole una gran pazienza ad allacciare tutti quei bottoni che ha sulla veste

DON CRISPINO: Ma guarda che adesso i preti portano quasi tutti il clergimen, insomma la giacca.

SERAFINO: Cos non si capisce pi si sono preti o sacrestani. E poi, appena prete

DON CRISPINO: Perch? Non vorrai studiare subito da cardinale

SERAFINO: Da cardinale no, ma mio pap mi dice sempre che da grande, per fare una bella vita, dovrei fare o il Papa o l'idraulico

DON CRISPINO: Cos questa storia? E perch proprio il Papa?

SERAFINO: Se faccio il Papa sono servito, riverito, continuo a viaggiare gratis in aereo per tutto il mondo e il posto di lavoro non me lo porta via pi nessuno. Dopo tutto che lavoro fa? Un'ora all'anno, appena a Pasqua, quando d la benedizione urbi e non vedenti.

DON CRISPINO: Cosa c'entrano i non vedenti?

SERAFINO: Perch adesso non si dice pi orbi don Crispino, ma non vedenti. A proposito di orbi, non ha saputo cosa capitato l'altro giorno a Giovanni Polifemo?

DON CRISPINO: Polifemo?

SERAFINO: S, lo chiamano Polifemo perch ci vede solo da un occhio. Era in barca sul lago di Sarnico con il Piero Buiopesto che, poveretto, orbo del tutto. Mentre sta remando e che si trovano in mezzo al largo non gli va al finire un moscerino proprio dritto nell'occhio buono? "Ostrega, Piero- gli dice- siamo terra!" E l'altro, povero sacramento, non ha capito di essere arrivati sulla riva? sceso di colpo. L'hanno salvato per miracolo don Crispino!

DON CRISPINO: Lascia perdere il Polifemo e lascia perdere il Papa. E perch lidraulico?

SERAFINO: Quello perch cos guadagno un sacco di soldi con poca fatica; un paio di giri alla manopola dell'acqua e posso fare il prezzo che voglio, senza fattura e cos ho fregato anche il governo e quasi sempre un tubo riuscirei a metterlo anche alle sposine che mi chiamano.

DON CRISPINO: Ho proprio paura che da te non tireremo fuori n un prete, n un frate.

SERAFINO: Mancherebbe anche quella di andare frate! Sempre scalzi, d'estate e d'inverno. Lasciamo perdere l'estate, ma quando nevica E poi tutto il giorno avanti e indietro a chiedere l'elemosina. Ho conosciuto un frate che a forza di camminare gli sono venute le gambe cos storte, ma cos storte che sembravano due archi. Pensi, don Crispino, che noi ragazzi lo chiamavamo Fra parentesi.

GELSOMINA: (Entrando) Pronti. Qui c' la colazione. Caff, latte e biscotti. Contento Serafino?

SERAFINO: Certo che sono contento; almeno la pancia smetter di brontolare. (Si mette a mangiare)

GELSOMINA: Ma si pu sapere perch hai messo otto cucchiaini di zucchero nel caff e latte e non l'hai mischiato?

SERAFINO: Perch a me piace amaro. Certo che ieri, Gelsomina, me l'hai fatta proprio grossa.

GELSOMINA: Sentiamo un po' questa. Cosa ti avrei fatto?

SERAFINO: Non ti ricordi che, al posto dello zucchero, mi hai messo il sale?

GELSOMINA: Io non c'entro proprio niente. stato quel pistola del sacrestano, il Placido, che ha scambiato le scatole. Quello l, al posto del cervello, deve aver dentro la marmellata. Il sale l'ha messo in quella dello zucchero, lo zucchero in quella del pepe

SERAFINO: E il pepe?

GELSOMINA: Il pepe Dove l'avr messo il pepe?

DON CRISPINO: Penso di saperlo io dove ha messo in pepe... Adesso capisco perch domenica, quando ho fatto la funzione delle Ceneri, dopo un po' tutti si sono messi a grattare la zucca come se avessero la rogna! E dovevate sentire che starnuti tiravano fuori

GELSOMINA: Don Crispino, quasi mi dimenticavo, c' in chiesa il commendator Brambilla che venuto a confessarsi

DON CRISPINO: Digli che aspetti che adesso sono occupato

SERAFINO: Anzi, gli dica che ci vorr ancora almeno un quarto d'ora perch, dopo il caff e il latte, ci sono i biscotti e quelli li voglio gustare piano piano

GELSOMINA: Certo che quello ne deve avere di peccati da confessare. Ha mandato in malora un sacco di gente con le sue speculazioni

DON CRISPINO: Senti, Gelsomina, chiudi subito quella bocca. Se una pecorella smarrita vuole confessarsi io le allargo le braccia

GELSOMINA: Ma io, dopo, gliele chiuderei di colpo e gli darei un paio di schiaffoni sul muso. Quel fedifrago!

SERAFINO: Cosa vuol dire fedigrafo, don Crispino? Che fa il fotografo?

DON CRISPINO: Il fedigrafo colui che non ha mantenuto la fede.

SERAFINO: Ma se sposato la fede al dito la deve pur avere

DON CRISPINO: Non quella Serafino, ma si d il fatto che mia nipote Gelsomina ha un brutto ricordo del Brambilla e deve avere ancora qualcosa che le brucia

SERAFINO: E spegnere il gas?

GELSOMINA: Quel traditore! Prima ti fa un sacco di moine, ti promette di portarti all'altare

SERAFINO: Anch'io sono andato all'altare, anzi, ci sono tornato proprio adesso. Mia mamma mi ha promesso che se fossi andato a servire la messa a colorazione mi avrebbe preparato lo zabaglione

DON CRISPINO: Non stiamo parlando di quello Serafino

GELSOMINA: E dopo, come conosce la Beppina, piena di soldi e per il fatto che suo padre era un industriale, in quattro e quattr'otto l'ha sposata. E io sono rimasta qua a fare la perpetua a mio zio. Chi allieter le mie sere e le mie notti insonni?

SERAFINO: Non hai la televisione Gelsomina? Ci sono le telenuovllas, Tom e Jerry, C posta per tre, Striscia la novizia, Chi s' visto s' visto, i film dellerrore

DON CRISPINO: Dellorrore Serafino, dellorrore

GELSOMINA: Ma cosa me ne frega di quelle cose? Io ho bisogno di calore

SERAFINO: E perch non provi allora ad accendere i caloriferi?

PLACIDO: (Entrando) Tutto apposto. La chiesa bella pulita ed pronta per un'altra cerimonia. Buon giorno Gelsomina. La trovo sempre bella fresca

SERAFINO: Per forza, ha detto proprio adesso che ha bisogno di calore

PLACIDO: Devo accenderne la stufa?

GELSOMINA: Cosa centra la stufa Placido! Non contare dalle stronzate almeno tu. Non quel calore l che voglio, ma quello dell'amore

SERAFINO: Non pensi all'amore Gelsomina

GELSOMINA: Cosa vuoi sapere tu dell'amore pivellino

SERAFINO: Io no, ma mio padre s. Lui dice sempre che l'amore eterno finch dura. Chi soffre per amore perch non ha mai provato ad avere i calcoli ai reni

DON CRISPINO: Smettila Serafino, smettila che queste sono cose da grandi. alla tua et non capisci niente delle donne

SERAFINO: Forse ha ragione lei, ma io lo so cosa colpisce di pi un uomo da una donna

PLACIDO: E cosa sarebbe Serafino?

SERAFINO: Una sberla! Mio pap dice sempre alla mia mamma che loro due sono stati contenti e felici almeno per vent'anni. Dopo, per, si sono incontrati e si sono sposati E ogni tanto le dice che la sua vita uno schifo e che la sua vita

DON CRISPINO: Basta Serafino! Ho davvero paura che tu non abbia per niente la vocazione

PLACIDO: Signorina Gelsomina, io per lei farei proprio di tutto

GELSOMINA: Davvero Placido?

PLACIDO: Davvero Gelsomina.

GELSOMINA: E allora, se proprio vuoi fare qualcosa per me, chiudi la bocca e sta' zitto!

DON CRISPINO: Hai finito la colazione Serafino?

SERAFINO: Per forza ; finito il caff, il latte, i biscotti, la marmellata

DON CRISPINO: Allora uscite tutti perch devo confessare il commendator Brambilla... Quando una pecorella

GELSOMINA: Una pecorella? Quello un lupo, un mostro, un selvaggio

DON CRISPINO: Ma sempre un peccatore

GELSOMINA: S, certamente, di peccati ne deve proprio aver fatti tanti Anche con me

DON CRISPINO: Anche con te Gelsomina? Non lo dirai davvero!

GELSOMINA: Peccati veniali, don Crispino, solo leggeri... Gli uomini si devono incoraggiare, dar loro una mano

SERAFINO: Una gamba

GELSOMINA: Una carezza

SERAFINO: Un bacio

GELSOMINA: Uno sguardo languido

SERAFINO: Mezza chiappa

DON CRISPINO: Serafino! Altro che prete; se vai avanti di questo passo diventerai un diavolo! Un diavolo con le fiamme e con le corna!

SERAFINO: Ma si pu sapere come ha fatto il Brambilla a diventare cos ricco?

GELSOMINA: Un giorno ha trovato per terra una moneta da cento lire e con quella ha comperato una mela. Invece di mangiarla l'ha lucidata per benino e l'ha rivenduta a duecento lire. Con quelle duecento lire ha comperato due mele, ha lucidato anche quelle e

PLACIDO: Ma a quel modo ci saranno voluti almeno cinquant'anni per diventare cos ricco

GELSOMINA: Invece no, appena tre mesi

DON CRISPINO: Appena tre mesi?

GELSOMINA: S, appena tre mesi; appena tre mesi perch, solo tre mesi dopo aver trovato la moneta da cento lire, morto uno zio che aveva in America e ha ereditato cinque miliardi

SERAFINO: E dopo ha sposato la Beppina, la figlia dell'industriale Mica scemo per CRISPINO: Basta con questi discorsi! Allora, fuori tutti e fate entrare il Brambilla che lo devo confessare. (Escono tutti. Don Crispino si mette la cotta. Entra Brambilla)

BRAMBILLA: Riverisco don Crispino.

DON CRISPINO: Buon giorno commendatore. Ho saputo che si vuole riconciliare col Signore

BRAMBILLA: Veramente io no ho mai litigato con lui

DON CRISPINO: Guardi che lui morto per noi

BRAMBILLA: Questo non lo sapevo. Anzi, non ho mai saputo che fosse ammalato

DON CRISPINO: Ma lei non mai stato a dottrina?

BRAMBILLA: L no, ma a all'Associazione degli industriali, alla Camera di Commercio, alla Borsa s.

DON CRISPINO: Ma mi vuole almeno dire perch venuto a confessarsi?

BRAMBILLA: Perch sabato si sposa mia figlia, la Gioconda, e mi hanno detto che dovrei fare la comunione

DON CRISPINO: E allora si inginocchi nel confessionale. (Don Crispino da una parte e Brambilla dallaltra. Sono separati da una grata). Da quant' che non si confessa commendatore?

BRAMBILLA: De quando ho fatto la prima comunione.

DON CRISPINO: Allora chiss cos'ha sulla coscienza

BRAMBILLA: La mia coscienza apposto. Parola di commendator Brambilla!

DON CRISPINO: Allora incominciamo E' sposato?

BRAMBILLA: Certo, con la mia Beppina.

DON CRISPINO: Ma non mai stato con nessun'altra donna che non fosse la sua Beppina? Quella, ad esempio, sarebbe una cattiva azione

BRAMBILLA: (Suona il cellulare. Risponde; ovviamente escluso dalla vista del prete) Certo, 1500 azioni!

DON CRISPINO: 1500 azioni? Con la Beppina?

BRAMBILLA: 1500 azioni con la Montedison!

DON CRISPINO: Con la Montedison? E' un'attrice del cinema? Una straniera? Certo che le straniere costano care

BRAMBILLA: Comprare, comprare a qualsiasi prezzo

DON CRISPINO: Le donne, commendatore, non si comperano

BRAMBILLA: Vendere! Vendere!

DON CRISPINO: E non si vendono! Non sono bestie!

BRAMBILLA: Problemi? Voglio subito la soluzione!

DON CRISPINO: Lassoluzione? Un momento! Non finita la confessione Non ha mai rubato nel corso delle sue attivit? Quante volte?

BRAMBILLA: Mille e cinquecento ho detto!

DON CRISPINO: Certo che sono tante 1500 volte Certo che la penitenza sar piuttosto pesante

BRAMBILLA: Pago in contanti!

DON CRISPINO: In contanti? La penitenza non si paga con i soldi, ma con le preghiere

BRAMBILLA: Pago 20.000 euro!

DON CRISPINO: 20.000 euro? Per, a pensarci bene mi farebbe comodo una penitenza del genere; dopo tutto lui che me l'ha offerta Una ripulita alle pareti della sacrestia, una nuova sega a San Giuseppe, una rinfrescata alla barba del Padreterno dietro l'altare

BRAMBILLA: E va bene; 30.000 euro!

DON CRISPINO: 30.000 euro? Allora faccio riparare anche la campana dei morti

BRAMBILLA: Chiuso! (Spegne il cellulare)

DON CRISPINO: Chiuso! Ci sto! Questa davvero una provvidenza divina! Ego te absolvo in nomine patris et filii et

BRAMBILLA: Allora, dove siamo rimasti?

DON CRISPINO: Ai 30.000 euro. E' sempre dell'idea?

BRAMBILLA: Per forza. Gli affari sono affari! Allora, dove siamo rimasti? Ah, mi scusi, mi ero completamente dimenticato che sono qua per confessarmi Allora, posso iniziare a raccontarle i miei peccati?

DON CRISPINO: Veramente io le ho gi dato l'assoluzione Ma, se si dimenticato qualcosa, andiamo pure avanti. Si sempre comportato bene con i suoi operai? Quanti ne ha?

BRAMBILLA: (Suona il cellulare. Risponde) 120.000! Ho detto centoventimila e non uno di pi!

DON CRISPINO: Allora ne ha pi lei che la FIAT! E con loro cos'ha intenzione di fare?

BRAMBILLA: Vendere! Eliminare! Eliminare!

DON CRISPINO: Eliminarli? Con che cosa? Con le camere a gas? Coi forni crematori?

BRAMBILLA: Eliminarli e comprare, comprare, comprare!

DON CRISPINO: Ma che senso ha comprarne degli altri se ha intenzione di eliminarli?

BRAMBILLA: Certo, queste azioni sono molto buone!

DON CRISPINO: A me non sembrano proprio delle buone azioni

BRAMBILLA: (Si volge di nuovo verso don Crispino) Cosa stava dicendo reverendo, non sono buone azioni? Allora vendere, vendere!

DON CRISPINO: Ma no; perch vuol vendere le sue fabbriche e gettare la gente sulla strada?

BRAMBILLA: (Di nuovo suona il cellulare) Wall Street, proprio l, a Wall Street!

DON CRISPINO: Lei la chiamer strt, ma sempre una strada

BRAMBILLA: Prelevare da Wall Street e inviare ad Hong Kong!

DON CRISPINO: A Hong Kong? Ma perch cos lontano? Non pensa ai loro figli, alle loro spose?

BRAMBILLA: Tutte in borsa, in borsa ho detto, anche a costo di perderli!

DON CRISPINO: Questa poi Perderli dove? Nel pacifico?

BRAMBILLA: Pacifico che no! Convertirli!

DON CRISPINO: Convertirli? Ma guardi che sono gi tutti dei buoni cristiani

BRAMBILLA: In euro e dollari. Alcuni in CCT! (Come starnutisse)

DON CRISPINO: Salute!

BRAMBILLA: Ho detto CCT!

DON CRISPINO: Salute!

BRAMBILLA: CCT!

DON CRISPINO: Saluteee!

BRAMBILLA: Passo e chiudo! (Spegne il cellulare)

DON CRISPINO: Chiudo una bella madonna! Perdonami signore, ma quando ci vuole ci vuole! Insomma, lei vorrebbe chiudere la confessione con 120.000 operai licenziati e tutti i figli e le mogli annegati nel Pacifico. No, qui c' qualcosa che non quadra. Io non posso darle l'assoluzione

BRAMBILLA: La soluzione di che cosa? Dei miei problemi? Ma lo sa lei, reverendo, che io sono sempre pieno zeppo di problemi? In questi giorni ho in fabbrica i sindacati. Pensi che non vogliono che i miei operai lavorino pi di sedici ore al giorno! E s che do loro una settimana di ferie all'anno! Non sono mai contenti. E pensi che a Natale regalo a tutti il panettone con una bottiglia di spumante

DON CRISPINO: Chiss che festa faranno

BRAMBILLA: Non parli poi delle feste! Alla domenica, per esempio, non vogliono lavorare! E pensare che, fuori della fabbrica, offro il parcheggio gratis alle loro auto E quando hanno caldo, siccome laria condizionata costa troppo, regalo a tutti un ventaglio di carta per tenersi freschi..

DON CRISPINO: Poveracci, stanno proprio freschi con un padrone come lei!

BRAMBILLA: Meno male che mi d ragione!

PLACIDO: (Entrando). Don Crispino, guardi che di l pronto il caff. Non ha ancora finito di confessare? Ne deve avere un bel vagone di peccati quello l...

DON CRISPINO: Vade retro satana! Come ti permetti di interrompere una confessione? Via di qua! Vorr dire che il caff lo berr anche freddo. (Placido esce). Appena ritorno in canonica far i conti anche con lui, quel disgraziato! Aveva ragione la Gelsomina, al posto del cervello deve avere almeno un etto di marmellata. Pensi che, quando arriva in canonica con il giornale, non me lo mette sulla scrivania No, nel frigorifero.

BRAMBILLA: Perch nel frigorifero?

DON CRISPINO: Perch almeno ho sempre le notizie fresche! Bh, finiamola questa confessione altrimenti diventa una telenovela. Dica almeno il Ges damore acceso

BRAMBILLA: Madonna mia mi stavo dimenticando una cosa importantissima! Grazie don Crispino di avermela fatta ricordare

DON CRISPINO: Per forza che non se lo ricorda, non viene mai a confessarsi

BRAMBILLA: (Chiama al cellulare) Pronto! Direttore Cos'era l'ultima parola don Crispino?

DON CRISPINO: Amore acceso

BRAMBILLA: Direttore, per quel mutuo che abbiamo acceso presso la sua banca, vorrei ridiscutere le condizioni.

DON CRISPINO: Le condizioni di che cosa? Della penitenza? Guardi commendatore che sulle penitenze non si pu trattare...

BRAMBILLA: E invece io tratto, altrimenti disdico tutto!

DON CRISPINO: Lei non disdice proprio niente! Ormai quello che mi ha raccontato l'ho sentito tutto e l'assoluzione bisogna che gliela dia io.

BRAMBILLA: E allora ci rivedremo a Filippo! (Spegne).

DON CRISPINO: Io non conosco che sia questo don Filippo, ma ora che qua qua! Per penitenza dovr dire diciotto pater, ave e gloria

BRAMBILLA: Perch proprio diciotto? Non mi pu fare uno sconto? Magari solo cinque o sei?

DON CRISPINO: No, diciotto! Perch almeno si ricorder che per i suoi operai larticolo diciotto sacro e inviolabile! E diciamo che le andata anche troppo bene perch, se si ricorda, siamo partiti con la penitenza di 30.000 euro per la campana dei morti. Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris, Filii et Spirito Santo.

BRAMBILLA: Amen. (Si alzano) Don Crispino, prima uscire posso salutare la Gelsomina?

DON CRISPINO: Io vado di l a far colazione. La avviso io. Buongiorno. (Esce)

BRAMBILLA: Riverisco. (Entra Gelsomina)

GELSOMINA: Mi ha detto mio zio prevosto che c'era qualcuno che chiedeva di me... BRAMBILLA: Certo Gelsomina che c'era qualcuno che chiedeva di te. Sono io in persona. Il commendator Giovanni Brambilla. Non dirmi che non ti ricordi di me Dove passa il Giovanni Brambilla lascia il segno.

GELSOMINA: L'unico segno che mi ricordo che ha lasciato il commendatore Giovanni Brambilla stato il segno nero del pizzicotto che mi ha lasciato sulla coscia di destra e che durato almeno tre mesi. Per il resto... niente!

BRAMBILLA: Ma va, non raccontare balle Lo so che mi volevi bene e sono sicuro che il tuo cuore

GELSOMINA: Il mio cuore va benone, in ottima salute e batte in allegria. E poi sono innamorata

BRAMBILLA: Innamorata? Ma se una volta mi hai detto che, dopo de me, non ti saresti mai pi innamorata di nessuno Non ci credo per niente. E chi sarebbe quell'uomo cos fortunato?

GELSOMINA: Il signor Il signor Placido.

BRAMBILLA: Commendatore? Nobile? Artista?

GELSOMINA: No, sacrista! (Va alla porta) Placido! Placido carissimo! Vieni che ho bisogno di te!

PLACIDO: Pronti. Mi hai chiamato Gelsomina? Parlami, che pendo dai tuoi labbri.

GELSOMINA: Eccolo luomo dei miei sogni, luomo del mio destino, luomo che mi sapr dare la felicit!

PLACIDO: (Si volta come per cercare qualcuno dietro di s). Veramente io non vedo nessun uomo col cestino

GELSOMINA: Diglielo Placido che ci sposeremo molto, molto presto Dillo al commendatore come sar il nostro matrimonio

PLACIDO: Il ma Il matrimonio di chi?

GELSOMINA: Di Placido e Gelsomina, no?

PLACIDO: Di Pla Di Pla con la Ah, sar un matrimonio Ma dice davvero Gelsomina?

GELSOMINA: Diglielo Placido. Che uomo il Placido E proprio vero; chi va Placido va sano e va lontano. Diglielo, diglielo Placido

PLACIDO: Allora (Storpia l'italiano con inflessioni dialettali del luogo) Io mi metter il vestito della festa con il papilloma al collo e un fiore di girasole nella giacca e lei, la mia la mia dolce puledra si metter un vestito bianco come quello di santAgnese come il quadro che c' in parte allaltare. Ci saranno trenta chiacchieretti, no chierichetti a servire la messa e dopo Non ce lo dico il dopo, ma lo so io cosa succeder.

BRAMBILLA: Ma siete sicuri di non raccontare delle grandi balle voi due? Guarda Gelsomina che tuo zio mi ha appena detto che questo individuo, al posto del cervello, ha un etto di marmellata. GELSOMINA: Magari nel cervello avr la marmellata, ma nel... resto ha dentro il cemento armato!

BRAMBILLA: Allora, se sei proprio sicura che sposerai il Placido, io ti prometto un bel regalo di nozze. Il giorno del matrimonio io vi regaler un assegno di 50.000 euro che equivale a quasi cento milioni.

GELSOMINA: Se sposo il Placido? E se sposassi qualcun altro?

BRAMBILLA: No, o il Placido o niente!

PLACIDO: Cento Cento Cento

BRAMBILLA: Milioni, n uno di meno, n uno di pi.

GELSOMINA: Santa Cunegonda vergine, san Rubicondo martire, san Gelsomino celibe

BRAMBILLA: Stai raccontando le litanie Gelsomina?

GELSOMINA: San Satanasso vescovo, santa Gallina martire, santEuro benedetto

PLACIDO: Per me andata fuori di testa

GELSOMINA: Cento milioni di palanche, cento milioni svanziche, cento milioni di ghelli, cento milioni di

BRAMBILLA: Forse queste non devono essere litanie Svegliati Gelsomina. Cosa ti prende?

GELSOMINA: Ma dai, Giovanni, cerca di capirmi Quando una povera crista come me, che non ha mai nelle tasche una palanca marcia, sente un annuncio cos, come minimo le prende uno scottone in testa Ma sei proprio sicuro di quello che hai detto?

BRAMBILLA: Te lo metto per iscritto.

GELSOMINA: Va bene che di te non mi fido pi per il fatto che le tue promesse non valgono nemmeno come carta igienica, ma in questo caso...

PLACIDO: In questo caso io gli farei scrivere tutto per il filo e per il segno. La carta canta, i vermi volano!

BRAMBILLA: Pronti. (Toglie foglio e penna dalla tasca). Io sottoscritto Commendator Giovanni Brambilla mi impegno a versare Euro 50.000 il giorno del matrimonio in chiesa fra la signorina Gelsomina Baiocchi e il signor Placido Placido che cosa?

PLACIDO: Placido Pidocchi.

BRAMBILLA: Placido Ah ah ah, questa bella, dovr chiamarti signora Pidocchi E quando avrai dei figli avrai la casa piena di Pidocchi! Allora e il signor Placido Pidocchi. Pronti. Tienilo tu questo foglio Gelsomina. Vi saluto e ci rivedremo alla cerimonia. (Suona il cellulare e si incammina alluscita) Certo, duecento azioni sulla Montedison, mille sulla Mediolanum, 5000 sulle Tiscali

PLACIDO: fatta Gelsomina, fatta!

GELSOMINA: Cos' che fatta Placido?

PLACIDO: Noi convoliamo a giuste nozze

GELSOMINA: L'unica cosa che vola da queste parti sono quattro schiaffoni sul muso che ti prendi se non la smetterai di raccontare delle stronzate. Quali giuste nozze?

PLACIDO: Insomma, le nostre, no?

GELSOMINA: Tu, Placido, nel cervello non devi avere solo della marmellata, ma anche della segatura e, magari, una po di immondizia. Ma tu, cosa ti sei messo in testa? Che io, la Gelsomina

PLACIDO: E i 50.000 euro? Dove li metti i 50.000 euro?

GELSOMINA: Sta tranquillo che i 50.000 euro lo so io dove li metter Di sicuro nelle mie tasche. Far vedere io a quella fedifrago chi la Gelsomina. Vendetta, tremenda vendetta!

PLACIDO: Ma guarda che quello non scemo. Se non ti sposi con me niente da fare. Prova a leggere la carta che ha scritto...

GELSOMINA: Leggila tu.

PLACIDO: Lo sai Gelsomina che ho fatto appena la quarta

GELSOMINA: Appunto; e io dovrei sposare un analfabeta! Piantala Placido, sta' zitto, muto come un pesce vivo e silenzioso come un pesce morto.

PLACIDO: Brava Gelsomina. Hai fatto bene a dirlo a quello li.

GELSOMINA: Perch, cos'ho detto?

PLACIDO: Che sono di cemento armato. Proprio come luomo ragno!

GELSOMINA: Come ragno e basta!

PLACIDO: E allora?

GELSOMINA: E allora che cosa?

PLACIDO: Il matrimonio

GELSOMINA: Lascia fare a me. Vedrai che quelle palanche l prima o poi arrivano a casa. (Entra Don Crispino e Serafino)

DON CRISPINO: Ma si pu sapere Gelsomina cosa aspetti a prepararmi la valigia per gli esercizi spirituali? Lo sai che stasera devo partire per il convento di san Vincenzo.

SERAFINO: Di sant Vincent? Avete capito il nostro don Crispino ? Altro che esercizi va al casin!

DON CRISPINO: Guarda Serafino che vado presso in convento di san Vincenzo da Paola, non al casin, balordo

PLACIDO: Sant Vinsnt, san Remo Tutti luoghi di peccato!

DON CRISPINO: Sta zitto Placido che non ne indovini una! Allora, ve lo dico ancora una volta; nei due giorni che star via verr a tenere la parrocchia un prete forestiero, il don Geremia. Capito?

GELSOMINA: Ce lha gi detto almeno dieci volte. Andiamo allora, altrimenti capace di perdere il treno. (Esce con don Crispino).

SERAFINO: E andato il Brambilla?

PLACIDO: E andato, andato

SERAFINO: Certo che quei ricchi l io non li capisco proprio Stavo giocando con i miei amici davanti alla villa della contessa Fregoni

PLACIDO: Quella che sempre qui a messa tutte le mattine?

SERAFINO: S, Placido, proprio quella. Stavo giocando con i miei amici fuori dalla sua villa e, proprio davanti al cancello c il Giacomo Pattumiera. Aveva cos fame, ma cos fame che si messo a brucare lerba, come una capra, poveretto

PLACIDO: Lo credo, il pi povero del paese

SERAFINO: Arriva la contessa e, come lo, vede, rimane impressionata da quello che il Giacomo sta facendo e gli dice: Ma cosa sta facendo buon uomo? E lui: "Ho tanta di quella fame che mi piace anche lerba. E lei lo sai che gli ha risposto?

PLACIDO: Gli avr dato dei soldi per comprarsi un panino...

SERAFINO: No; gli ha detto: Ma no, venga nel mio prato che l lerba pi alta.

PLACIDO: Certo che il Signore non poi tanto giusto; al Brambilla un sacco di soldi e a noi poveri un paio di tasche sempre vuote.

SERAFINO: Ma cosa dici Placido? Guarda che di poveri poveri dalle nostre parti non ce ne sono poi molti. Lunico vero povero che io conosco il Gedeone, il mio compagno di scuola. Il padre povero, la mamma povera, i fratelli poveri, lautista povero, il giardiniere povero, l'addetto alle stalle e ai cavalli povero, il cuoco povero, i quattro camerieri poveri, il maggiordomo povero

PLACIDO: Hai ragione, proprio una famiglia sfortunata. Noi s, invece, che da ragazzi vedevamo soltanto la miseria nera Pensa che quando andavo a giocare sulla riva del fiume e cercavo di costruire i castelli di sabbia non riuscivo mai a farli stare in piedi. Invece, quando costruivo le Case Fanfani, mi venivano tutte davvero bene. Eravamo in sette fratelli e nostro padre, la sera di Santa Lucia (leggasi pure Befana, Ges Bambino, ecc..), senza farsi vedere da noi, prendeva il fucile e usciva da casa. Tirava un colpo per aria e poi rientrava e ci diceva sconsolato: Che disgrazia ragazzi, pensate che la santa Lucia, proprio un attimo prima di entrare in casa nostra, s tirata un colpo di pistola!"

SERAFINO: Invece la mia povera zia Gaudenzia

PLACIDO: E morta?

SERAFINO: No, sta bene. E magra, ma sta bene.

PLACIDO: E allora perch hai detto povera zia Gaudenzia?

SERAFINO: Povera nel senso proprio di povera. La mia povera zia Gaudenzia, ti stavo dicendo, per la fame, a volte ha delle visioni...

PLACIDO: Delle visioni?

SERAFINO: S, delle visioni. Quella volta era andata in chiesa come fa cinque o sei volte al giorno. Si mette, come ogni volta, davanti allaltare maggiore, perch lei dice che ci si deve rivolgere soltanto e direttamente al Capo, e inizia, sempre come tutte le volte, a pregare e a lamentarsi. Signore, io vengo in chiesa cinque o sei volte al giorno, continuo a domandarti le grazie, magari di farmi vincere al superenalotto, ma tu niente! Ti prego continuamente di farmi vincere alla SISAL, ma tu niente! Ti prego di darmi il biglietto giusto della Lotteria di Capodanno, ma tu niente! Ma mi dici perch a quel senzadio del Marcello Sanguisuga che abita proprio di fronte a me in quella bella villa e in mezzo a quel grande parco, tutte le cose gli vanno sempre bene? E pieno di palanche, pieno di macchine, pieno di donne, torna a casa a tutte le ore di notte, non fa niente tutto il giorno E, non far finta di non saperlo, non viene mai in chiesa, nemmeno la domenica. Perch a lui tutta quella fortuna e a me niente? A quel punto ha avuto la visione

PLACIDO: La visione? Quale visione?

SERAFINO: La visione del Signore che venuto l davanti a lei

PLACIDO: Proprio l davanti a lei?

SERAFINO: S, proprio l davanti a lei e le dice Lo vuoi proprio sapere perch al Marcello Sanguisuga va tutto bene? Perch lui non viene, come te, a rompermi le palle tutti i giorni!.

SECONDO ATTO

BEPPO: (Penombra. Entrano quatti due ladri) Sssst! Fa piano Tonio. Guarda che, se c' qualcuno che ha il sonno leggero o magari non ha digerito i peperoni, si sveglia e viene qui a vedere quello che sta succedendo!

TONIO: Non sto nemmeno respirando Beppo. Ho una paura boia. Allora, cosa devo fare?

BEPPO: Guarda se trovi qualcosa di grosso da portare via. (Si mettono a cercare)

TONIO: Ho trovato Beppo. Metto tutto nel sacco.

BEPPO: Riempilo in fretta, perch non vorrei che arrivasse qualcuno.

TONIO: Alle quattro del mattino?

BEPPO: Guarda che qualche prete dice la prima messa molto presso.

TONIO: Io non farei mai il prete. Alzarmi a quest'ora

BEPPO: Vuoi stare zitto o no? Ora et labora.

TONIO: Non lo sapevo che conoscessi il tedesco

BEPPO: Non tedesco. latino. Ora et labora.

TONIO: E cosa vuol dire?

BEPPO: Che ora di lavorare!

TONIO: E io cosa sto facendo? (Man mano che trovano qualcosa lo infilano nei rispettivi sacchi).

BEPPO: Io ho finito. E tu?

TONIO: Finito anch'io.

BEPPO: Fammi vedere cos'hai raccolto

TONIO: (Estraendolo dal sacco) Va bene questo?

BEPPO: Io dico che tu sei tutto scemo Tonio. Ma non vedi che un messale?

TONIO: Guarda che sei stato tu a dirmi di trovare qualcosa di grosso.

BEPPO: Ma mi dici chi vorr comperare un messale? Non che hai messo nel sacco anche il tuo cervello? Rimettilo al suo posto, dai. Fammi controllare cos'altro hai infilato Forse il cervello l'hai ancora nella testa, ma non ancora maturo Cosa ne fai di un secchio?

TONIO: Veramente pensavo fosse d'argento. Guarda che al buio non si vede poi tanto bene.

BEPPO: Ma avrai pur visto che c' dentro anche lo straccio per pulire il pavimento

TONIO: Non arrabbiarti Beppo. Guarda qua, stavolta non puoi proprio lamentarti

BEPPO: Cos questa roba?

TONIO: Il cestino per le elemosine. Di solito pieno di soldi

BEPPO: Ma non vedi che vuoto? Cosa credi, che i preti non lo svuotino subito dopo la messa? Quelli sono sempre affamati di soldi

TONIO: Se solo per quello anche noi

BEPPO: Ma a loro li danno gratis, noi, invece, dobbiamo rubarli, pardon, guadagnarli Rimetti tutto a posto, dai, sistema tutto e non combinare pi delle stronzate. (Tonio rimette ogni cosa al suo posto) Certo che, come aiutante, vali proprio una madonna. Chiss quando imparerai il mestiere. (Si odono passi giungere)

TONIO: Beppo!

BEPPO: Che c'?

TONIO: Arriva qualcuno. Cosa facciamo?

BEPPO: Sento un odore Tonio

TONIO: Odore di che cosa Beppo?

BEPPO: Odore di galera. Qui bisogna subito fare qualcosa

TONIO: Cosa facciamo Beppo ?

BEPPO: Ascolta Io mi metto questa veste e tu quella roba l. Dai, fa in fretta. Nascondi i sacchi dietro il confessionale (Beppo indossa la veste nera del prete e il Tonio la cotta bianca del sacrestano. Si inginocchiano e fingono di pregare mentre entra Placido che accende la luce). San Giovanni dalla barba bianca (Tonio risponde con un Ora pro nobis) Santa Nutella patrona dei golosi San Cirillo con le scarpe a spillo Santa Marinella con la vita snella San Vagabondo patrono dei viandanti

PLACIDO: (Entrando e meravigliato) Ma, ma Chi c' qui a quest'ora?

BEPPO: Che fai qui figliolo?

PLACIDO: Cosa faccio? Guardi reverendo che io sono il sacrestano. Non che lei, per caso, sia il supplente del nostro prevosto che andato ai ritiri spirituali al Casin de Campione?

BRAMBILLA: Lhai detto figliolo, lhai detto

PLACIDO: Cosa avrei detto?

BEPPO: Che sono don Beppo don Giuseppe e questo il mio chierichetto Su, saluta il sacrestano.

TONIO: (Parla con inflessioni dialettale del luogo) Buongiorno. Io mi chiamo Antonio detto Tonio.

PLACIDO: Sia lodato Ges Cristo

TONIO: Sempre sia collaudato.

PLACIDO: Ma noi vi aspettavamo domani con la corriera.

TONIO: Infatti, ma la corriera ha bucato il copertone, a allautista venuto uno sciopone al fegato e lo stortacollo alla tiroide e noi allora abbiamo fatto lautoscoppio.

PLACIDO: Ma come avete fatto ad entrare se la porta della chiesa chiusa a chiave?

TONIO: Noi abbiamo un sacco di chiavi

BEPPO: Voleva dire che, prima di partire, don Crispino ci ha mandato la chiave per posta

TONIO: Ecco, proprio cos, per posta primaverile, no, comunitaria, no, prevostaria

BEPPO: Prioritaria, Beppo, prioritaria.

TONIO: Prioritaria quando c' il priore, prevostaria quando del prevosto.

PLACIDO: Ma l'avete almeno bevuto il caff?

TONIO: Io no e tu E lei don Beppo?

BEPPO: No, figliolo, non labbiamo bevuto. Ma se proprio insiste

TONIO: Insiste, insiste

PLACIDO: Allora vado di l a chiamare la Gelsomina, la nipote di don Crispino, che vi preparer un buon caff. Solo il caff o anche qualcos'altro?

BEPPO: Appena il caff.

TONIO: Certo che se ci fossero anche un paio di michette con la mortadella, un bicchiere di vino, una fetta di torta, un bel trancio di stracchino, magari di Gongorzola, sa, quello che puzza di calzini

BEPPO: Antonio, questo un peccato di gola

TONIO: Vorr dire che pi tardi mi confesser da lei, reverendo. (Placido esce) E adesso Beppo cosa facciamo?

BEPPO: Adesso che siamo in ballo... balliamo!

TONIO: Ma ti sembra il momento giusto per ballare? Magari il tango, la mazurca?

BEPPO: Non quelli Tonio

TONIO: Quelli moderni? La macarona, la lombada, le meringhe, il tocca tocca, la salsa?

BEPPO: S, quella di pomodoro. Volevo dire che ormai dobbiamo continuare, io a fare il prete e tu l'assistente, altrimenti per noi c' solo la galera. (Entra suor Cunegonda)

SUORA: Riverisco reverendo. Sono suor Cunegonda del Bambin Ges del convento di santa Rotonda. Immagino che lei sia il supplente del nostro reverendo parroco.

BEPPO: Proprio cos sorella. Come mai si alzata cos di buonora?

SUORA: E la regola del nostro ordine. Ci si alza alle prime luci dellalba per cantare le lodi a nostro Signore e per partecipare ai preparativi della prima messa. Le chiedo un favore, reverendo. Mi potrebbe confessare?

BEPPO: Confessarla Come confessarla? Confessarla io?

SUORA: E chi se non lei? E lei il parroco per due giorni o no?

TONIO: Certo che lui il prevosto! Si accomodi pure nel confessionale che lui

BEPPO: Ma sei scemo Tonio?

TONIO: L'hai detto tu che siamo in ballo e allora

BEPPO: Allontanati Antonio e lascia che questanima si liberi dai suoi peccati. (Si mettono al confessionale) Allora, sorella, racconti racconti

SUORA: Ho peccato padre, ho peccato

BEPPO: Anchio sorella, sapesse quante ne ho fatte

SUORA: Veramente sono io che mi devo confessare

BEPPO: Giusto, giusto E allora mi dica, racconti racconti

SUORA: La madre superiora, una sera che ero a letto ammalata, mi chiese se volevo che mi portassero un cappuccino a letto

BEPPO: Con la brioches?

SUORA: No, solo il cappuccino e basta.

BEPPO: Ma non peccato sorella prendersi un cappuccino a letto

SUORA: Un cappuccino normale no, ma quel cappuccino era era frate Albino, il mio assistente spirituale.

BEPPO: E allora? Allora cos successo? Racconti, racconti che mi interessa

SUORA: Allora frate Albino entrato nella mia cella e ha cominciato a dirmi: Mens sana in corpore sano.

BEPPO: Che voleva dire

SUORA: Che lanima sana solo in un corpo sano. Ma lei non lo conosce il latino?

BEPPO: Certo che lo conosco, ma stamattina non ho preso il caff per fare penitenza e la debolezza me l'ha fatto dimenticare Vada avanti, vada avanti Racconti, racconti che mi interessa

SUORA: Frate Albino, come gi le ho detto, entrato nella mia cella e ha cominciato a dirmi: Mens sana in corpore sano. E ha incominciato a visitarmi.

BEPPO: Ma, quel frate Albino l, era un dottore?

SUORA: Certo reverendo, un dottore delle anime. E ha cominciato a visitarmi Che mani morbide aveva Di velluto, reverendo, proprio di velluto. Era tutto morbido; anzi, quasi tutto! Sar stato di sicuro per la febbre, ma io sentivo un calore, ma un calore

BEPPO: Per me non era proprio per la febbre

SUORA: Certo che era per la febbre! Sbattevo tutta! Poi ho avuto un incontro col diavolo e sono stata da lui posseduta!

BEPPO: Posseduta dal diavolo o dal frate Albino?

SUORA: Sicuramente dal demonio! Io mi divincolavo, volevo liberarmi, sottrarmi dai suoi tentacoli, lottavo con tutte le mie forze, ma la carne la carne, reverendo

BEPPO: La carne alla griglia si pu bruciare

SUORA: E la mia bruciata! Mi dia pure la penitenza, e che sia esemplare e soprattutto giusta!

BEPPO: Certo sorella che qui non se la cava con i tre Pater, Ave e Gloria In che cella abita in convento?

SUORA: Nella diciassette.

BEPPO: Vorr dire che stasera passer nella sua cella per darle la penitenza e per vedere se il diavolo se n andato del tutto. Io ti solvo e vai in pace.

SUORA: Amen. La mia anima esulta! Te Deum laudatur! Te Deum laudatur! (Esce)

TONIO: (Entrando) Com andata Beppo?

BEPPO: Benone. Se vado avanti cos fra un po' mi faranno vescovo. E magari, fra un paio di anni, addirittura Papa.

TONIO: E cosa ti ha detto la monaca?

BEPPO: Insomma, non posso dirtelo Ho il segreto professionale...

SERAFINO: (Entrando) Don Beppo, c' il Fortunato delle Prugne che vuole confessarsi

TONIO: Un altro?

BEPPO: Lascia che la pecorella smarrita venga dal suo pastore e che svuoti il sacchetto dei suoi peccati. Fallo entrare. (Serafino e Tonio escono mentre entra Fortunato).

FORTUNATO: Riverisco signor reverendo. Ho bisogno di confessarmi

BEPPO: Ma perch sei venuto proprio da me?

FORTUNATO: Perch lei un animatore.

BEPPO: Un Un animatore? Guarda che lanimatore quello che diverte la gente nei villaggi turistici

FORTUNATO: No, non quello. Intendevo dire che un animatore perch cura le anime. E non capisco proprio da chi altri dovrei andare a confessarmi. Dal barbiere? Quello l s che un chiacchierone e nel giro di due minuti tutto il paese saprebbe i fatti miei

BEPPO: Siediti qua Fortunato e raccontami...

FORTUNATO: Deve sapere reverendo che la mia vita sempre stata disgraziata. Non le parlo della mia famiglia Pensi che io mi chiamo Fortunato, ma non ho mai vinto una volta nemmeno alla lotteria dell'oratorio. Mia moglie si chiama Pacifica, ma almeno tre volte al giorno si arrabbia come una iena e mi riempie di sberle. Una figlia si chiama Immacolata fa la puttana. Laltra labbiamo chiamata Santa non mai andata una volta in Chiesa. Mio figlio si chiama Libero in galera. Una mia nipote si chiama Candida nera come la patina delle scarpe perch l'Immacolata l'ha avuta da un vu cumpr di passaggio che vendeva i tappeti. Laltra nipote Letizia non lho mai vista sorridere una sola volta. E non parliamo del resto della famiglia La mia prima zia lhanno chiamata Bambina ha novantatre anni. Poi c lo zio Angelo fa parte di una setta satanica. Dimenticavo, c anche lo zio Innocente ha preso tre ergastoli

BEPPO: Ma sei venuto a raccontarmi i tuoi peccati o la storia della tua famiglia? Manca solo che tu mi parli del nonno e di tuo padre

FORTUNATO: Non mi parli del nonno per favore Si chiama Cornelio. Per forza si chiama Cornelio La mia nonna gli faceva le corna tutti i giorni con mezzo paese. E mio padre? Si chiama Onesto. stato arrestato otto o dieci volte perch di mestiere faceva il ladro

BEPPO: Limportante che sia stato un ladro onesto! Guarda, per, Fortunato che sei venuto qui solo per raccontare i tuoi peccati

FORTUNATO: Ma non pu capire i miei peccati se non sa tutto della mia famiglia. Per scappare da quel manicomio e per allontanarmi dalla mia Pacifica e dalle sue sberle, tutte le estati vado a lavorare in Valtellina

BEPPO: Guarda che non un peccato andare a lavorare in Valtellina. E cosa facevi in Valtellina?

FORTUNATO: Il... Il contrabbandiere...

BEPPO: Il contrabbandiere?

FORTUNATO: S, il contrabbandiere. Tutte le mattine attraversavo la frontiera con la Svizzera con una carriola piena di fieno

BEPPO: Con una carriola di fieno?

FORTUNATO: S, ha capito bene reverendo, con una carriola piena di fieno

BEPPO: Raccontami, raccontami che mi interessa...

FORTUNATO: Tutte le volte che attraversavo la frontiera le guardie infilavano le mani nel fieno per vedere se sotto ci fosse qualcosa, ma non trovavano mai niente. Cos la storia andata avanti per tre mesi, insomma, per tutta la stagione

BEPPO: E non hanno mai trovato niente?

FORTUNATO: No, non hanno mai trovato niente

BEPPO: Ma allora, fammi capire Fortunato, si pu sapere cosa contrabbandavi?

FORTUNATO: Le Le carriole reverendo!

BEPPO: Per questo ti solvo subito. Vai in pace e senza penitenza.

FORTUNATO: Grazie signor reverendo. Adesso mi sento proprio pi leggero. Buon giorno e riverisco. E, se per caso le occorresse una carriola, me lo dica subito che per lei gratis. Riverisco! (Esce)

GELSOMINA: (Entrando) Buongiorno reverendo

BEPPO: Qua, inginocchiati qua che confesso anche te

GELSOMINA: Veramente io non ho bisogno di essere confessata Sono la nipote e la perpetua di don Crispino, il titolare della parrocchia.

BEPPO: Che piacere, ostrega, che ho di conoscerla. E che bella perpetua, proprio con tutte le sue cosine apposto!

GELSOMINA: Magari proprio cos bella non lo saprei, ma graziosina s. Pensi che qualche anno fa mi sono piazzata terza al concorso di bellezza di Miss Gongorzola

BEPPO: Ed eravate in tante?

GELSOMINA: Veramente eravamo in tre. Per anche a me capitata la mia brava fascia con su scritto Reginetta Gongorzola con la goccia.

BEPPO: Con la goccia? Perch con la goccia?

GELSOMINA: Insomma, me la sono fatta addosso per l'emozione... Adesso sono un po' pi matura, ma, con un po' di fondo tinta e di rimml sugli occhi, faccio ancora la mia porca figura. Anche se il mio signor reverendo zio, al quale piace parlare latino, mi dice spesso: Naturam espellas furca, tamen usque recurret. Ha capito reverendo?

BEPPO: Perbacco se l'ho capito! Ho fatto trent'anni di seminario

GELSOMINA: Trentanni? Ma non lo sono un po' tanti?

BEPPO: solo per il fatto che io avrei voluto studiare direttamente da vescovo

GELSOMINA: Direttamente da vescovo?

BEPPO: S, direttamente da vescovo

GELSOMINA: Mah, qui c' qualcosa che non quadra Mi faccia vedere le mani

BEPPO: Le mie mani? Perch proprio le mani?

GELSOMINA: Glielo dico dopo. (Beppo gli porge le mani). A me non sembrano davvero le mani di un prete

BEPPO: Perch? Come sono le mani dei preti? Hanno per caso undici dita?

GELSOMINA: No, dieci anche loro, ma di solito non hanno i calli che ci sono qui sopra

BEPPO: Forse perch sono una prete... lavoratore.

GELSOMINA: Lavoratore? E di che lavoro se lecito?

BEPPO: Certo che lecito! Lecitissimo! Rubo...

GELSOMINA: Ruba?

BEPPO: Certo, rubo... le anime al demonio.

GELSOMINA: Mio zio mi ha detto che il suo supplente avrebbe dovuto pesare almeno 120 chili e pelato come una zucca

BEPPO: Ho appena finito un dieta a base de lumache e sardine, sempre per penitenza, e per i capelli ho usato la lozione Ungimi e crescimi.

GELSOMINA: Qui c' qualcosa che puzza

BEPPO: Che puzza? E s che il bagno l'ho fatto Fammi pensare Quando stata l'ultima volta che sono stato al mare?

GELSOMINA: No, la puzza un'altra. Qui c' qualcosa di poco chiaro

BEPPO: Tonio! Accendi il lampadario!

GELSOMINA: No, da vederci ci vedo ancora bene; forse troppo stato diacono?

BEPPO: Certo; e non solo diacono, anche esagono, decalogo e oncologo

GELSOMINA: Ascolta tu bello! Tu riuscirai a imbrogliare tutti, ma non la Gelsomina. Non , per caso, che tu faccia parte della banda delle sacrestie di cui parlano i giornali in questi giorni? (Gira attorno al confessionale e rispunta con il sacco) E questo cos'?

BEPPO: (Si getta in ginocchio) Per piacere, sia buona. Non mi denunci alla polizia perch a casa ho sette figli da mantenere, una moglie e una suocera a carico con l'osteopelosi. Devo pagare il mutuo della lavatrice, dell'auto, del frigorifero, della carta igienica

GELSOMINA: Della carta igienica?

BEPPO: S, della carta igienica. Mia moglie soffre di dissenterite cronica e la suocera di colite asmatica e per di pi anche mezza cieca perch da vicino presbitera e da lontano lesbica

TONIO: (Entrando) Ma non ho mai visto una donna che confessa un prete

GELSOMINA: E questo, allora, sarebbe il complice

TONIO: No, mi scusi, io non solo quella cosa l; io sono il Tonio, il chierichetto. Piano con le parole nh

BEPPO: Tonio Tonio, abbiamo fatto una frittata

TONIO: gi ora di pranzo? Allora Polenta, coniglio e lucanica alla graticola

GELSOMINA: Pi che la lucanica sarete voi che andrete a finire dietro una graticola. Quella della galera! A meno che

BEPPO: A meno che

TONIO: A meno che

GELSOMINA: A meno che lei, signor reverendo della mutua, non tiri assieme una bella cerimonia fra dieci minuti.

TONIO: Una cerimonia di che cosa?

GELSOMINA: Di matrimonio.

BEPPO: Di matrimonio Di matrimonio Di chi?

GELSOMINA: Te lo dir fra dieci minuti. Preparatevi che vado a chiamare gli sposi, i testimoni e chi dico io.

BEPPO: I carabinieri?

GELSOMINA: No, un commendatore. (Esce)

TONIO: Cos successo Beppo?

BEPPO: successo che quella rospa ha scoperto tutto

TONIO: Ha scoperto... cosa?

BEPPO: Che io non sono una prete e tu non sei un chierichetto

TONIO: E adesso?

BEPPO: Adesso bisogna fare tutto quello che dice quella squinternata l e speriamo che il Padreterno ci aiuti.

TONIO: Veramente chiss come il Padreterno sar incazzato con noi

BEPPO: Se ha perdonato quel ladro che aveva in parte alla croce, forse perdoner anche noi Dopo tutto era un nostro collega

TONIO: Quale ladro? Quello della fotografia?

BEPPO: Della Della fotografia? Quale fotografia?

TONIO: Come si vede che non hai mai imparato il catechismo Si era rivolto verso il ladrone che era alla sua sinistra e gli diceva continuamente: Avvicinati, avvicinati verso di me. Ma il ladrone non ne voleva proprio sapere. No, non ho voglia di avvicinarmi a te. Non Voglio! Non ho voglia!. E allora gli ha detto: Allora arrangiati! Non verrai nella foto!

TONIO: Speriamo per che perdoni anche noi, che faccia il bis. Certo che tu, Beppo, mi tiri sempre dentro in queste tue imprese bislacche. Insomma, io sono sempre la tua capra respiratoria

BEPPO: Guarda Tonio che si dice capro espiatorio

TONIO: Va bh che ormai ragioni come un prete, ma con me lascia stare il latino. Pensa invece a cosa star combinando quella stronza di una perpetua

BEPPO: Quella peggio di una suocera

TONIO: Non mi parlare di suocere per favore! Io, per esempio, ho sempre desiderato che mia suocera fosse come la Marilina More.

BEPPO: Cos bella?

TONIO: No, morta!

BEPPO: La mia, invece, adesso si trova in ospedale. Si avvelenata.

TONIO: Con i funghi?

BEPPO: No, ha la lingua cos velenosa che per sbaglio l'ha schiacciata con i denti

TONIO: La mia invece volevo avvelenarla davvero Sono andato in farmacia e gli dico: Per favore, non ha un etto di arsenico per mia suocera?. E lui: Ma ce l'ha la ricetta?. No, ma ho qua la sua foto. Non mi ha dato niente

BEPPO: Alla mia invece voglio tanto bene La porto con me dappertutto, anche molto, mooolto lontano, ma lei, quella rospa, riesce sempre a trovare la strada per ritornare a casa

TONIO: Pensa che io, a causa sua, ho dovuto costruire una casa rotonda

BEPPO: Una casa rotonda? E perch hai costruito la casa rotonda?

TONIO: Perch la mia suocera, quando ha saputo che costruivano la casa, mi ha detto: Non per caso che avresti un angolino anche per me?. E io allora l'ho fatta rotonda!

BEPPO: Sai cosa ti dico Tonio? Che Adamo stato l'uomo pi fortunato del mondo.

TONIO: Perch Beppo?

BEPPO: Perch lui, di suocere, non ne ha avuto nemmeno una.

GELSOMINA: (Entrando ben agghindata con il bouchet con Placido buffamente vestito in modo elegante, Serafino e Brambilla) Ecco, siamo qui. Lei commendatore, si metta qui in parte agli sposi e tu Serafino dall'altra parte. E i testimoni sono apposto. (Si dispongono) Pronti per la cerimonia. Avanti!

BEPPO: Avanti, avanti Cosa devo fare?

TONIO: Ti ha detto di tirarti pi avanti

GELSOMINA: No, ho solo detto di andare avanti con la cerimonia

BEPPO: (Indossa cotta e stola) Carissimi sposi

TONIO: Guarda che non sono ancora sposi

BEPPO: Carissimi promessi sposi

SERAFINO: Ha parlato don Abbondio

BEPPO: Carissimi Gelsomina e Placido Va bene cos?

PLACIDO: Va tutto bene, ma faccia in fretta

BEPPO: Perch?

PLACIDO: Perch oggi ho la prostica che fa la matta e, un po' per lei e un po' per l'emozione, rischio di farmela addosso...

BRAMBILLA: Povera Gelsomina. Gli toccher cambiargli il pannolone stanotte

GELSOMINA: Povera Gelsomina? Mica tanto caro il mio commendator Giovanni Brambilla. Ricordati la promessa... (Toglie dal reggiseno il foglio e lo mostra a tutti). Qui c' scritta la tua firma.

BRAMBILLA: La parola del commendator Brambilla vangelo!

PLACIDO: Speriamo sia Vangelo anche la firma

BEPPO: Carissimi Gelsomina e Placido, volete voi mettervi insieme come marito e moglie?

GELSOMINA: S!

BEPPO: E tu Placido?

PLACIDO: Anch'io! Anch'io!

BEPPO: Devi dire solo s e basta!

PLACISO: E allora S, s, s e basta!

BEPPO: E allora vi dichiaro novelli sposi. La sposa pu baciare lo sposo.

GELSOMINA: Magari pi tardi. Ho paura che gli puzzi il fiato. E poi in chiesa non si dicono queste cose. Baciare lo sposo

BEPPO: Mah, al cinema fanno cos. (Toglie gli abiti talari) Allora noi avremmo finito e dovremmo tornare alla nostra parrocchia. Andiamo Tonio; ringrazia tutti. La pace sia con voi

TONIO: E con il tuo spirito. Amen, amen! (Escono in fretta fra i saluti di tutti)

GELSOMINA: Brambilla, fuori le palanche.

BRAMBILLA: Ogni promessa un debito e Brambilla onora sempre i suoi debiti. (Firma lassegno e lo porge a Gelsomina che se lo infila nel seno).

GELSOMINA: Da qua non scappa pi.

PLACIDO: Non sarebbe meglio farne due di assegni? Met cifra per la Gelsomina e met per me.

BRAMBILLA: Adesso che siete sposi vi metterete d'accordo fra di voi. Per devo dirvi una cosa; questa la prima volta che il Brambilla perde una scommessa e cos tanti soldi. Sto proprio diventando vecchio e bacucco (Uscendo. Sfogandosi) Povero Brambilla, te l'hanno fatta! Te l'hanno fatta! Ci sei caduto come un uccellino nell'archetto. Questa s che una fregatura, una sconfitta, un disastro morale e finanziario, un fallimento

GELSOMINA: Io scappo, vado in una banca a depositare. (Esce)

PLACIDO: E io scappo in toilette perch la prostica mi sta scoppiando. (Esce)

SERAFINO: (Mentre riassetta la sacrestia) Per me questo matrimonio non dura, non dura proprio. Lei troppo furba e lui troppo coglione. Prima o dopo arrivano al divorzio. Come la mia zia Pasqualina. Lei s che se ne intende di divorzi Ne ha fatti tre. Lultima volta che l'ho vista mi ha detto: Io sono molto brava a tenere la casa. Tutte le volte che divorzio tengo la casa. Ma perch zia - le ho detto -divorzi continuamente? Perch i miei uomini mi trattavano come un cane. Ti picchiavano? No, pretendevano che io fossi fedele. Certo che per un uomo il divorzio come il terremoto In tutti i due i casi ha delle buone probabilit di perdere la casa.

DON CRISPINO: (Entra con la valigia) Ciao Serafino. Com andata in parrocchia?

SERAFINO: Riverisco don Crispino. Bene, tutto bene.

DON CRISPINO: arrivato don Geremia?

SERAFINO: Don Veramente arrivato don Beppo. Chi sarebbe questo don Geremia?

DON CRISPINO: Insomma, il prete che doveva tenere la parrocchia in questi due giorni.. Magari avr mandato il suo supplente. sempre mezzo malato e malandato

SERAFINO: Ecco, proprio cos, molto probabilmente don Beppo doveva essere il suo supplente...

DON CRISPINO: Forse sar meglio che io chieda tutto alla Gelsomina. Chiamala.

SERAFINO: Non c'

DON CRISPINO: Come non c'?

SERAFINO: andata in banca.

DON CRISPINO: In banca? A fare in banca? E dov' il Placido?

SERAFINO: Il Placido al cesso con la crostata che perde

DON CRISPINO: Al cesso con la crostata?

SERAFINO: Insomma, se non era la crostata era qualcosa di simile Se avesse visto che fretta aveva a scappare dalla cerimonia

DON CRISPINO: Quale cerimonia?

SERAFINO: Di nozze, no?

DON CRISPINO: A me deve avermi fatto male il pane con la mortadella che ho mangiato sul treno. Fammi capire Serafino Chi che si sarebbe sposato?

SERAFINO: Ma come? Non lo sapeva? Il Placido e la Gelsomina.

DON CRISPINO: Il Pla La Ge Forse era troppo forte quel bicchiere di vino che ho bevuto alla stazione

GELSOMINA: (Entra) Buon giorno signor zio. Tutto bene agli esercizi di spirituali?

DON CRISPINO: Gelsomina, siediti un attimo qua per favore e tu, Serafino, va di l un momento devo parlare in privato con mia nipote. (Serafino esce) Si pu sapere cos' questa storia del matrimonio di cui mi ha parlato Serafino?

GELSOMINA: Allora si sieda anche lei qua in parte a me. Non ha letto sui giornali la storia dei ladri delle sacrestie?

DON CRISPINO: Certo che l'ho letto...

GELSOMINA: Erano in due e ieri notte sono venuti anche da noi.

DON CRISPINO: Dici davvero?

GELSOMINA: Dico davvero! Il fatto che, quando il Placido li ha trovati qui in una sacrestia, uno si fatto passare per un prete indossando la sua veste e l'altro per il suo chierichetto. Ma io, in quattro e quattr'otto, sono subito riuscita a capire che c'era sotto l'imbroglio e, per non farli andare a finire in galera, ho consigliato al falso prete di sposare me

DON CRISPINO: e il Placido. Ma perch? A parte il fatto che il matrimonio non valido

GELSOMINA: Proprio per questo l'ho fatto; per il Brambilla ci cascato. Si ricorda che mi aveva firmato una carta

DON CRISPINO: Me l'hai detto Me l'hai detto Certo che voi donne ne sapete una pi del diavolo. Per, visto che era stato un imbroglio e un matrimonio per niente valido, bisogna, anzi, ti ordino di restituire i soldi al Brambilla.

FORTUNATO: (Entra trafelato) Corra signor prevosto, corra... Che disgrazia Proprio l davanti al sagrato . morto; morto e scoppiato. Deve aver preso uno scoppione al cuore perch caduto di colpo come una mela matura, anzi no, come una pera marcia. Ero l e sono riuscito a sentire le sue ultime parole : "Mi hanno fregato Mi hanno fregato 50 mila euro 50 mila euro Che disastro Che pirla sono stato". Pensi che si gonfiato tutto come il capannone del tennis

DON CRISPINO: Ma chi ?

FORTUNATO: Il Brambilla, il commendatore! (Don Crispino corre fuori)

GELSOMINA: Perdonalo signore; perdonalo per tutta la gente che ha mandato in malora; perdonalo signore; perdonalo per aver sposato la Beppina e non la Gelsomina, perdonalo Signore

PLACIDO: (Entra con una valigia. Piuttosto elegante) Ciao mogliettina. Pronta per il viaggio?

GELSOMINA: Per Per che cosa?

PLACIDO: Per il viaggio di nozze, per la luna di mele

GELSOMINA: Guarda coglione che qui non c' n il viaggio di nozze, n la luna di mele, di pesche e di albicocche... E nemmeno le palanche.

PLACIDO: Ma Non ti ha dato l'assegno?

GELSOMINA: S, l'assegno me l'ha dato, ma il matrimonio non valido perch ho saputo adesso che il don Beppo non ne ero una prete, ma un'imbroglione. E il Brambilla morto

DON CRISPINO: (Entrando) Hai ragione Gelsomina. morto, morto davvero. Pensa che diventato gi tutto gonfio come un pallone. Ho perfino paura che scoppi da un momento all'altro. Sono gi arrivati sul posto quelli delle pompe funebri e stanno gi chiudendo la cassa.

GELSOMINA: Aspettate un momento, allora; tutti fermi! (Toglie dalla tasca una busta o qualcosa di simile, si gira e scrive. Poi esce di corsa).

DON CRISPINO: Cosa fa adesso quella matta della mia nipote?

PLACIDO: Sar corsa a dirgli un de profundis

DON CRISPINO: Alle volte mi sembra davvero cos matta, ma buona come il pane. Dopo di me l'unica che si ricordata di correre da lui per dirgli una preghiera. Per sono contento

PLACIDO: contento che sia crepato il Brambilla?

DON CRISPINO: Cosa dici Placido? Sono contento che la sua anima sia volato in cielo, magari solo al Purgatorio, perch si era appena confessato.

GELSOMINA: (Rientrando) Sono riuscito appena per un pelo a vederlo per l'ultima volta. Lo stavano chiudendo e ho fatto appena in tempo a infilargli nella cassa l'immaginetta di San Giuseppe, patrono della buona morte.

DON CRISPINO: Te l'avevo detto Placido; a volte sembra cos matta, ma buona come il pane e, nonostante quello che il Brambilla le ha fatto, lo ha perdonato e gli ha consegnato il santino di San Giuseppe. Brava Gelsomina, brava. Tu per Placido, va di l un momento perch devo fare alla mia nipote un discorso piuttosto delicato.

PLACIDO: Allora ci vediamo pi tardi. (Esce)

DON CRISPINO: Sediamoci un momento perch ti devo parlare. Ascolta Gelsomina. Quando, come tutti i sabati, verrai a confessarti, ti dico subito che non ti potr dare l'assoluzione per quello che hai fatto.

GELSOMINA: Cosa ho fatto zio?

DON CRISPINO: E me lo domandi? Per prima cosa hai tirato in torta quel povero cristo del Placido che, lo sai bene, ha sempre avuto un debole per te

GELSOMINA: Quello l, di debole, ho solo la prostica

DON CRISPINO: Ma soprattutto hai imbrogliato il Brambilla con la storia del matrimonio. come se tutti quei soldi tu li avessi rubati. E allora

GELSOMINA: E allora io dovrei restituirli, giusto?... E questo che vuole dirmi, signor zio?

DON CRISPINO: Brava, hai proprio capito bene

GELSOMINA: Signor zio, io scommetto che lei sabato prossimo l'assoluzione me la dar senz'altro

DON CRISPINO: Ma come faccio? Bisogna rimediare al mal tolto

GELSOMINA: L'assoluzione me la dar senz'altro perch io gli ho restituito fino all'ultimo soldo

DON CRISPINO: Ma Ma quando?

GELSOMINA: Quando sono corsa fuori

DON CRISPINO: Ma se era gi morto

GELSOMINA: Per sono arrivata a tempo a mettergli tutti i suoi soldi nella cassa proprio un attimo prima che la chiudessero

DON CRISPINO: Ma ma questo non so se valido

GELSOMINA: Certo che valido. Glieli ho dati i suoi soldi fino all'ultimo centesimo si o no? L'unico particolare che, siccome il suo assegno io l'ho gi depositato in banca e a quest'ora gi chiusa, ho fatto come lui. Mentre correvo fuori ho fatto in fretta un assegno con la stessa cifra e glielo ho infilato nella cassa e, quindi, legalmente restituito.

DON CRISPINO: Ma Ma dici che sia legale?

GELSOMINA: Certo che legale. L'assegno della banca mio, la firma la mia, intestato al commendator Giovanni Brambilla Pi legale di cos

PRUDENZIO: (Entrando) Permesso Buongiorno signor prevosto. Si ricorda di me? Sono il ragionier Prudenzio, l'impiegato della banca.

DON CRISPINO: Certo che ti conosco. Ti ho sposato io in questa chiesa. Come sta tua moglie?

PRUDENZIO: Bene, troppo bene. Come tutte le donne vuole sempre aver ragione lei. Ieri eravamo in macchina e guidava lei; le dico: "Ma come fai a guidare? Non hai visto che era rosso?". E lei: "No, hai torto marcio, era biondo!". Quando l'ho sposata era magra e leggera. Dopo diventata pesante!

GELSOMINA: Per ancora una bella donna; insomma, si mantiene ancora bene.

PRUDENZIO: Veramente sono io che la mantengo. S, aveva ragione quel tale che diceva che la donna un mobile... Adesso tutta restaurata, proprio come un mobile antico. Il silicone le esce dappertutto. E quanto mi costa

DON CRISPINO: Ma sei venuto a confessarti Prudenzio?

PRUDENZIO: No, signor prevosto, sono qui per motivi di lavoro.

DON CRISPINO: E allora?

PRUDENZIO: La Gelsomina mezz'ora fa venuta in banca a depositare un assegno. Questo. E' un assegno emesso dal commendator Brambilla, pace all'anima sua.

GELSOMINA: E allora?

PRUDENZIO: Allora, c' qualcosa che al mio direttore non sembra molto chiaro

GELSOMINA: Cos' che non chiaro?

PRUDENZIO: Guardi qua. E' intestato agli sposi Placido Pidocchi e Gelsomina Baiocchi.

GELSOMINA: E allora?

PRUDENZIO: Allora Allora al direttore non risulta che la Gelsomina e il Placido siano sposati. Insomma, per pagare, avrebbe almeno bisogno di vedere il certificato di matrimonio. Infatti mi ha mandato qui appositamente per farmelo consegnare da lei.

DON CRISPINO: Guarda Prudenzio. Lascialo a me l'assegno. Ti far sicuramente sapere qualcosa.

PRUDENZIO: Va bene don Crispino; come desidera. Riverisco signor prevosto. Ciao Gelsomina. Il dovere mi chiama e il ragionier Prudenzio risponde! (Esce)

DON CRISPINO: (Con un fiammifero accende e brucia l'assegno) Giustizia fatta! (Gelsomina prima si ribella e poi singhiozza. Entra Placido)

PLACIDO: Cos' questo fumo? Qualche candela bruciata male?

GELSOMINA: E' il nostro matrimonio, Placido, che sta andando in fumo

PLACIDO: Perch? Vuoi gi divorziare? Ancora prima della consumazione?

GELSOMINA: Qui, di consumato, ci sono solo le palanche del Brambilla

DON CRISPINO: Ascoltate ragazzi... (Si porta sul proscenio) Anche la sacrestia di una parrocchia un piccolo scampolo di mondo che vive fra l'Altissimo e la pi profonda miseria degli uomini, fra la semplicit di un umile parroco di campagna e la malizia di due ladri della mutua, fra i desideri malmaturi di un sacrestano e la furbizia di una perpetua. Ascoltatemi tutti, figlioli. Dicono che i proverbi sono la saggezza dei popoli. E' proprio vero. Provate a trovarne uno che calzi a pennello con questa storia. Forse, secondo me, il pi azzeccato mi sembra essere quello che dice: "Il diavolo fa le pentole, ma i coperchi non li sa proprio fare".

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