La sala d’attesa

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“LA SALA D’ATTESA”

DRAMMA IN DUE ATTI

di Stefania De Ruvo

                                            cod. SIAE N. 92 69 93A                    

PRESENTAZIONE

Quando si parla di violenze sulle donne alcuni pensano che si tratti di una divisione inutile della violenza. Io credo che la violenza sulle donne abbia una “peculiare” unicità. Femminicidi, stupri e violenze domestiche hanno una caratteristica comune che si fonda sul rapporto tra uomo e donna e che vanno oltre le inclinazioni violente del singolo. E’ e rimarrà una violenza di genere.

Esistono tragedie nel mondo che vengono subite dalle donne: l’infibulazione ed altre forme di mutilazione dei genitali, le spose bambine, gli stupri di guerra, la vendita delle schiave, la prostituzione coatta, i “finti” suicidi d’onore, gli omicidi, le lapidazioni, le segregazioni e potrei continuare. Queste tragedie potrebbero far pensare che la violenza sulle donne sia appannaggio di altre culture invece basta leggere un giornale per capire che non è così. Per questo ho deciso che con questo testo dovevo fermarmi e concentrarmi sulla nostra realtà.

SINOSSI

La sala d’attesa è una sorta di limbo dove un gruppo eterogeneo di donne si ritrova ad aspettare sempre qualcosa di diverso, non avendo consapevolezza di dove si trovano. Tutte queste donne sono state vittime della violenza degli uomini fino ad arrivare all’estrema conseguenza: la mortee rimarranno nel limbo fino alla presa di coscienza e all’attribuzione della colpa all’uomo in questione. Questo passaggio si otterrà con il ritrovamento della memoria. Infatti caratteristica comune di tutte le donne è l’assenza della memoria del proprio vissuto, chi solo degli ultimi giorni, chi di interi anni.L’uscita dalla sala d’attesa è il simbolo della liberazione dal senso di colpa e di responsabilità che accompagna e tiene imprigionate molte donne che subiscono violenza.

La pièce è strutturata in dialoghi e monologhi.Questi ultimi, anche se riguardano la storia di donne diverse, vanno a formare un’unica successione, perché tutte le storie di violenza hanno caratteristiche comuni: l’inizio felice della relazione, il periodo di tensione ed infine la violenza.Durante lo svolgimento dell’opera le sei donne ricorderanno la loro storia raccontandola alle altreusando il tempo presente, perché rivissuta dalle protagoniste man mano che viene ricordata, senza essere contaminata dal ricordo finale della violenza. La scelta di non dare un nome a queste donne è voluta per facilitare il processo di immedesimazione dello spettatore e per rappresentare il senso di smarrimento che si subisce con la violenza, infatti solo all’uscita dalla sala d’attesa le donne torneranno in possesso del proprio nome. Nel finale, uno spiraglio di speranza che queste tragedie possano, se non scomparire, almeno ridursi di numero.

PREMI “LA SALA D’ATTESA” (nella versione a 6)

Primo posto nella sezione teatro inedito alla I° ed. del Premio internazionale “Città di Castrovillari poesia, prosa, arti figurative e teatro 2017” organizzato dalle Associazioni Culturali Khoreia 2000 e Mystica Calabria di Castrovillari.

·Primo posto alla XV ed.del Premio letterario nazionale “Città di Mesagne” organizzato dalla Associazione culturale “Solidea (1utopia)”.

·Primo posto al Premio letterario “Il blu dei ricordi” II° ed. Associazione Brutia Libera.

·Secondo posto al Premio Letterario Internazionale “Maria Cumani Quasimodo 2018” II° ed. org.  Aletti editore.

·Terzo posto al Premio nazionale di drammaturgia “Scena & Poesia” II edizione organizzato da Teatro delle Selve con Fondazione CRT e Centro Culturale “Don Bernini”.

·Terzo posto al Premio Letterario “Angelo Musco 2017” XVII ed. Accademia internazionale “Il convivio” Giardini Naxos.

·Finalista (1 dei 6) del Premio Letterario “InediTo 2017” XVI ed. di Colline di Torino.

·Finalista al Premio “N. Martucci - Citta' di Valenzano 2017” xv ed. organizzato da Compagnia del Mulino.

·Finalista al Concorso per Scrittura Teatrale “Va in scena lo scrittore” fiusFederazione Italiana Unione Scrittori 2017. Roma.

·Il 6 dicembre 2018 Premiato al Concorso Autori Italiani 2018, promosso dalla Fondazione Teatro Italiano "Carlo Terron" con la rivista Sipario ed il Portale dello Spettacolo www.sipario.it. Milano.

·Il 5 dicembre 2018 Vincitore del Premio “Fersen” alla regia e alla drammaturgia, XIX edizione, ideato e diretto da Ombretta De Biase. Milano.

SCENOGRAFIA

N.B. Questa versione a 5 è stata pensata per una messa in scena atipica, fuori dal palco ma in una sala. Se si vuole farlo in teatro, basta togliere i riferimenti e le battute rivolte al pubblico.

La scena è essenziale, si usa la sala come ambientazione naturale.Deve essere una sala d’attesa atipica con nessuna caratterizzazione e quindi neutra. (da rimuovere pannelli, decorazioni o altri elementi).

Si posizionano le sedie lungo le pareti vicino ai tavolini, alcune più al centro in numero superiore a cinque. Un tavolino con delle riviste, bottiglia d’acqua e dei bicchieri di plastica al bar o su un altro tavolino.

Vanno scelti due ingressi, uno per entrata ed uno per l’uscita, che dovranno essere o materialmente o figurativamente chiuse dopo l’ingresso delle attrici. Da posizionare alle due porte due luci (faretti da terra o altro) da accendere al bisogno.

Musica di apertura, chiusura e di sottofondo ai monologhi finali.

PERSONAGGI        5 Donne (in ordine di apparizione):

OMERTA’:                Età: Oltre 60 (ma anche tra 45 e 60 anni). Morta di vecchiaia. Testimone omertosa d’incesto.

Unica morta di morte naturale, è vittima e carnefice. Testimone omertosa dell’incesto della figlia, fa finta di niente per paura di perdere il marito e lo giustifica per gli atti di violenza attaccando la figlia. Non uscirà mai dal limbo e questo l’ha resa ancora più scontrosa ed acida.

E’ l’unica che sa dove si trovano e che le altre donne sono morte e guiderà lo spettatore nella scoperta.

OSTAGGIO (Maria):Età: 60 anni. (45 – 50 anni con le modifiche) Morta per tumore. Violenza domestica psicologica.

Ha vissuto tutta la sua esistenza con un marito despota. Ha una figlia che vive ancora con i genitori. Quando riceve la notizia di un tumore incurabile, sa che non può lasciare la figlia con il marito. Decide così di ribellarsi a suo modo, modifica la terapia del marito e gli facilita un infarto che lo porta alla morte mentre lei assiste senza far niente.

Crede di essere dal suo oncologo.

BOTTE (Chiara):     Età: 45 - 50 anni. Omicidio colposo per percosse. Violenza domestica.

Moglie e madre, riceve da anni botte dal marito. L’apparenza esterna è quella di una famiglia felice. Si convince di lasciarlo quando vede che suo figlio sta imparando dal padre il comportamento violento. Esce dalla spirale di violenza ma nel tentativo di riprendersi il figlio, l’ex marito la fa cadere e lei sbatte la testa morendo.

Crede di essere alla postazione di polizia.

COMA (Sara):          Età: 25 – 35 anni. Stato di coma e perdita del bambino in grembo. Percosse.

Giovane donna, ha una relazione con un coetaneo violento. Rimane incinta e trova la forza per lasciarlo ma non fa in tempo; viene buttata giù dalle scale, perdendo il bambino e finendo in coma. E’ diversa dalle altre, parla poco, a tratti assente. Il suo stato di coma viene riconosciuto da OMERTA’.Le altre donne la aiuteranno a lasciare la sala l’attesa, questa volta da dove è entrata.

Crede di essere dalla sua ginecologa.

ACIDO (Lucia):        Età: 45 anni. Morta per infezione. Aggressione con acido.

Con i capelli davanti a mezzo viso che nasconde senza indicarne il motivo. Ha avuto una relazione con un uomo che poi si è rivelato pericoloso. L’ex, non accettando il rifiuto, l’aggrediscecon l’acido. Le altre donne della sala d’attesa non vedono le cicatrici. Lei è la rappresentazione della sua anima e quindi senza cicatrici. Lei sarà la prima ad andarsene, non dirà esplicitamente che è morta.

Crede di essere nell’ambulatorio di Chirurgia plastica.

ATTO UNICO

In scena varie sedie, un tavolino con delle riviste, una bottiglia d’acqua e dei bicchieri di carta.La quinta di sinistra è l’ingresso, la quinta di destra è l’uscita.

SCENA 1

Luce piazzato. Vengono fatte accomodare alcune donne del pubblico nelle sedie attorno alla sala ed in quelle centrali. Vengono lasciate libere le sedie delle attrici. Gli uomini vengono accomodati nella zona bar o alle pareti.

OMERTA’ è in piedi, sfoglia le riviste, entra OSTAGGIO.

OMERTA’      Letta, letta, letta. Questa la conosco a memoria, certo che potrebbero almeno aggiornare le riviste.

OSTAGGIO   Salve. C’è qualcuno?

OMERTA’      Certo, guardati attorno, la sala è quasi piena. (facendo riferimento alle sedie occupate dalle donne del pubblico) Ma non ti preoccupare, si riempirà subito.

OSTAGGIO   Sto parlando del dottore, c’è qualcuno nel suo studio? Ho un appuntamento per le dieci.

OMERTA’      Anche io avevo un appuntamento, non mi ricordo più da quanto tempo.

OSTAGGIO si siede. Entra BOTTE.

BOTTE           Buongiorno.(sisiede)

OSTAGGIO   Buongiorno.

OMERTA’ va a sedersi con una rivista.

OMERTA’      (verso OSTAGGIO) Visto che ne è arrivata un’altra?

BOTTE           Chi è l’ultimo?

OMERTA’      Io sono la prima, da tanto tempo sono sempre la prima.

OSTAGGIO   Io.

BOTTE           (si alza per prendere una rivista) Ma è vecchissima questa rivista! (ne prende altre) Sono tutte vecchie.

OMERTA’      Già, sono anni che sono sempre le stesse. Secondo queste riviste Albano e Romina stanno ancora insieme e Berlusconi fa ancora l’imprenditore.

OSTAGGIO   Si vede che non gli interessa il tempo che passiamo qui in attesa.

OMERTA’      Gli interessa solo quello, ma non ce la vogliono rendere facile.

OSTAGGIO   Cosa?

OMERTA’      L’attesa.

OSTAGGIO   Eh?

OMERTA’      Lascia perdere! Capirai!

OSTAGGIO   (verso Botte) Mi scusi, lei per che ora ha l’appuntamento con il medico?

BOTTE           Medico? Siete tutti in attesa di un medico?

OSTAGGIO   Certo, lei no?

BOTTE           No!Non sto’ male, anzi mi sento proprio bene! Oh, mi scusi, sono stata indelicata. Non credo che siamo qui in attesa per la stessa ragione.

OSTAGGIO   Meglio così.

OMERTA’      Tranquille! State parlando di cose diverse, succede sempre così. Le donne che entrano in questa sala d’attesa aspettano sempre cose diverse.

BOTTE           In che senso cose diverse?

OMERTA’      Diverse. Fammi indovinare, hai detto che non stai male, stai aspettando la manicure?

BOTTE           No.Sono sicura che non devo farmi le unghie.

OMERTA’      Capelli allora?

BOTTE           Niente del genere… almeno credo … che strano.

OMERTA’      E’ strano che non abbia indovinato! In genere sono bravissima in questo gioco!

OSTAGGIO   Che gioco?

OMERTA’      L’unico divertimento che mi è rimasto qui dentro.

OSTAGGIO   Indovinare quale dottore aspettiamo?

OMERTA’      Quasi. Tu ad esempio…non proprio giovane, nessun problema apparente, forse èla testa che non funziona, strizzacervelli?

OSTAGGIO   Si dice psicologo! Ma come si permette?

OMERTA’      Ho sbagliato?

OSTAGGIO   Sì,ha sbagliato. Ma non è questo il punto.

OMERTA’      (verso una donna del pubblico) E tu, che ci fai qui dentro? Niente, lascia perdere. Tutte molto loquaci oggi. Forse è questa che sta aspettando lo strizzacervelli.

OSTAGGIO   Se proprio ci tiene, io sto aspettando una visita con il mio medico, oncologo per la precisione.

OMERTA’      Ti facevo più da geriatria!

OSTAGGIO   Non sono così anziana, forse la malattia non mi ha aiutato, ma non credo di aver bisogno di un geriatra, anche se lo avrei preferito. E lei?

OMERTA’      Oh, io non aspetto più nessuno, voglio solo andarmene da qui. E comunque mi hai rovinato il gioco!

OSTAGGIO   Mi scusi, me ne ero dimenticata,(ironica) forse è l’età.

OMERTA’      Va beh, fa niente. Non sei per niente vecchia. Lo so che non siamo coetanee!L’unica vecchia qui dentro sono io!

OSTAGGIO   Vecchia? Ma che dice! Se non dimostra più di 50 anni!

OMERTA’      E’ l’unico lato positivo della sala d’attesa, qui il tempo non passa mai, anzi va perfino indietro. Vedrai, capiterà anche a te, se rimarrai qui dentro abbastanza a lungo!

BOTTE           Quel che dice non ha senso.

OMERTA’      E’ la sala d’attesa. Rimanere qui è di una noia mortale, ma ti rende la pelle una favola. (prende la rivista  e va a sedere)

BOTTE           (verso Ostaggio) Scusi se prima sono stata indelicata, non potevo immaginare…

OSTAGGIO   Si figuri.Sarà uno di quei nuovi poliambulatori, tanti medici insieme per dividere le spese.

BOTTE           Io però ho proprio sbagliato porta, dovevo andare al posto di polizia, non in un poliambulatorio.

OSTAGGIO   Non credo che questo sia anche un posto di polizia.

BOTTE           Lo credo anche io. Scusate il disturbo allora, è stato un piacere ed auguri per tutto.

Botte si alza e va per andarsene da sinistra.

BOTTE           E’ chiusa, non si apre!

OMERTA’      Una volta entrate si esce solo da quella parte. (annoiata, indica a destra leggendo una rivista)

BOTTE va alla quinta di destra ma rientra subito.

BOTTE           E’ chiusa anche questa porta.

OMERTA’      Decidono loro quando aprirla.

OSTAGGIO   Loro chi?

OMERTA’      Loro, quelli che stai aspettando.(verso Botte) Stai tranquilla e mettiti comoda, aspetterai con noi.

BOTTE           Ma io ho fretta. Dovrà esserci qualcuno che può aprirci. (bussa pesantemente fuori scena a destra) Aprite, c’è qualcuno? Devo uscire!!

OMERTA’      (scocciata) Smettila di fare tutto questo casino! Adesso aprono.

BOTTE           Non è possibile!

OSTAGGIO   Sarò impazzita, ma io non ho paura, ho la sensazione di non essere in pericolo.

OMERTA’      Nessun pericolo, aprono, aprono sempre, bisogna solo aver pazienza.

BOTTE           Dobbiamo fidarci di lei?

OMERTA’      Fa quel che ti pare.

OSTAGGIO   Non abbiamo molta scelta, almeno non siamo da sole!

BOTTE           E’ assurdo, non possono chiuderci dentro!

OMERTA’      Invece è così, altrimenti me ne sarei andata da tempo!

OSTAGGIO   Perché? Da quanto tempo aspetta la visita?

OMERTA’      Da abbastanza da aver capito come funzionano le cose. A proposito di attesa, qualcuno ha portato qualcosa da fare?(silenzio) Allora niente? (rivolgendosi al pubblico) Una rivista nuova, un mazzo di carte, un libro da leggere, un puzzle? Da 10.000 pezzi sarebbe perfetto.

BOTTE           Le sembra il caso di scherzare!Non mi piace il suo umorismo.(prende il cellulare) Niente, non c’è campo!(sempre più agitata) Io non posso stare chiusa! Voglio uscire!

OMERTA’      Avete degli impegni?

OSTAGGIO   Solo questa visita medica. (va da Botte alla quinta sinistra) Appena il primo medico si farà vivo, ti faremo aprire, non ti preoccupare.

BOTTE           (si guarda attorno) E’ strano questo posto.

OMERTA’      (ironica) Te ne accorgi adesso? Comunque è sempre così, io ci ho fatto l’abitudine.

OSTAGGIO   Lo conosce bene questo ambulatorio, sembra che sia casa sua!

OMERTA’      Ne facevo volentieri a meno, ma non tocca a noi decidere.

OSTAGGIO   Non ci ha detto chi sta aspettando.

OMERTA’      E non ho intenzione di dirvelo.

BOTTE           Ma lei lo ha chiesto a tutte!

OMERTA’      Non vi ho obbligato a rispondere.

BOTTE           Ma … Questa situazione è assurda. (torna a sedere)

OMERTA’      A momenti verranno ad aprire, non temete.

OSTAGGIO   Aspetteremo insieme. Sono contenta di passare il tempo in compagnia, sono sempre agitata prima della terapia.

OSTAGGIO va al suo posto.

SCENA 2

Entra COMA, in silenzio, si ferma sulla, porta. A tratti è assente e non è molto partecipe alla conversazione. Si tocca spesso la pancia con fare dolce.

OSTAGGIO   Ciao, accomodati. Qui c’è un posto libero. (fa cenno accanto a se) La ragazza è l’ultima… che sciocca! Dipende da quale medico aspetti! Spero non il mio!

COMA rimane in silenzio

OMERTA’      Ti ha chiesto chi aspetti? (silenzio) Perfetto, questa è ancora meno loquace della sciroccata.(fa riferimento alla donna del pubblico)

OSTAGGIO   Qui è libero. Siediti. (la va a prendere)

OMERTA’      Fate proprio una bella coppia. (versoBOTTE) Quella ha qualcosa che non va.

BOTTE           Sicuramente non sta bene, visto che è venuta dal dottore.

OMERTA’      Magari cerca anche lei la polizia?No, dalla faccia che ha, non credo che la polizia sia la scelta più giusta. Secondo me ha fumato qualcosa.

OSTAGGIO   (accompagna COMA a sedersi)Siediti tesoro? Come stai? Tutto bene?

COMA            (confusa) Bene? No, non mi sento bene. Ho bisogno di un dottore, credo. Sono un po’ confusa.

OMERTA’      Confusa è il minimo!

BOTTE           Questo è solo un ambulatorio ma ci sono dottori di tutti i tipi, sta tranquilla.

COMA            Sì, grazie.(si tocca la pancia, di dimensioni normali)

OMERTA’      Questa è facile: visto come si tocca la pancia … fammi provare, sei incinta. Stai aspettando la visita del ginecologo. Ho indovinato?

COMA            Si, sono incinta (sorride) Questa deve essere la sala d’attesa della mia ginecologa.

Entra ACIDO, ha possibilmente i capelli lunghi e li porta nascondendo metà viso.

ACIDO           Salve!

BOTTE           Non chiudere la porta… (si precipita alla quinta) troppo tardi!

ACIDO           Cosa?

OMERTA’      Non ci badare, la porta è un po’ difettosa.

ACIDO           Sala d’aspetto piena oggi!

OMERTA’      E’ sempre piena, tutti i giorni e tutti gli anni.

ACIDO           Sono stata fortunata a trovare un ultimo posto allora!

OMERTA’      Per le prossime solo posti in piedi! Tu chi aspetti?

ACIDO           Veramente …

BOTTE           Non devi dire niente, soprattutto non a lei.

OSTAGGIO   Stiamo tutte aspettando medici diversi. Presto si farà vedere qualcuno, abbiamo tutte un appuntamento.

ACIDO           Si, anche io ho un appuntamento ma è la prima volta che vengo in questo …

OSTAGGIO   Poliambulatorio.

ACIDO           Poliambulatorio?Strano. (si va a sedere in modo da non mostrare il lato del viso coperto)

BOTTE           Non è male questo pout-pourri di problemi medici. Oh scusate, non volevo scherzare sulla vostra salute.(torna a sedere)

ACIDO           Ci mancherebbe, ci vuole ironia ed un po’ di spirito per affrontare le malattie. Io la penso così.

OMERTA’      (si alza per studiarla) Niente pancia, abbastanza giovane, malata… No, non mi viene in mente niente. Passo.

ACIDO           Passo?

BOTTE           La signora ha uno strano senso dell’umorismo. Le piace giocare indovinando il medico che stiamo aspettando nell’ambulatorio.

ACIDO           Decisamente uno spirito allegro.

OSTAGGIO   (ironica) Davvero simpatica!

ACIDO           A me un po’ di umorismo cinico non dispiace. Sono anni che vivo negli ospedali e se non lo avessi affrontato con lo spirito giusto, non so se ne sarei uscita.

OSTAGGIO   Perché? Che ti è successo? Se ne vuoi parlare.

OMERTA’      (scocciata) E’ finito il divertimento.

Silenzio

BOTTE           (vicino a COMA)Va meglio? Hai detto chesei incinta vero? Oh, scusa, posso darti del tu?

COMA            Certo!E sì, sono incinta (si accarezza la pancia)

BOTTE           Sei venuta da sola o arriva anche il padre?

COMA            Sono da sola.

OMERTA’      Non si vedono molti uomini in questo posto. Io non ne ho mai visto uno e sto qui da taaaanto tempo.

OSTAGGIO   Anche io quando ero incinta, andavo agli appuntamenti da sola.

COMA            Il mio compagno…credo avrebbe voluto esserci.

OSTAGGIO   Magari era impegnato con il lavoro.

COMA            Sì, forse è così. Mi sento così confusa.

BOTTE           Devi essere stanca. Io, quando ero incinta, ero distrutta.

OMERTA’      Allora sei incinta anche adesso (ride).

BOTTE           Ne sarei contenta ma no, mi dispiace. Io e mio marito abbiamo solo un figlio. Niente ginecologo ma polizia, ricorda?(va a prendere un bicchiere d’acqua)

OSTAGGIO   Niente di grave spero.

OMERTA’      O poverina!Ti hanno rubato il portafoglio?

BOTTE           Forse, non ricordo molto degli ultimi giorni.

OSTAGGIO   Sembra che il problema della memoria sia molto comune oggi.

OMERTA’      Solo qui.Sarà l’aria.(distratta)

ACIDO           Io vorrei dimenticare, ma non credo ci riuscirò mai. Solo non mi ricordo di avere preso l’appuntamento di oggi.

OMERTA’      I problemi di memoria sono una costante, per tutte.

OTAGGIO     Com’è possibile?(verso BOTTE) Sei sicura che non ricordi niente?

BOTTE           Niente dell’ultimo periodo e tanta confusione per gli ultimi anni.

OSTAGGIO   Sappiamo che sei sposata. Partiamo da questo. Cosa ti ricordi della tua famiglia, del tuo matrimonio?

BOTTE           Ricordo benissimocome ci siamo incontrati. Io e mio marito.Era il mio primo giorno di lavoro e lui era lì ad aspettarmi. Mi mostrò l’ufficio, mi presentò ai colleghi ed andammo a prendere un caffè alla macchinetta. Ero talmente agitata che gli versai il caffè addosso. Non si arrabbiò, anzi, mi guardò negli occhi e senza abbassare lo sguardo, prese un’altra moneta dalla tasca, me la diede ed aggiunse “un altro caffè per favore e senza zucchero, di dolce basti tu”.

ACIDO           Romantico!

OMERTA’      Stucchevole!

BOTTE           Praticamente è stato un colpo di fulmine. Mi sono innamorata subito ed ero talmente sicura dei sentimenti che provavo e che lui provava per me che, nel giro di pochi mesi, abbiamo deciso di sposarci.

OMERTA’      Che bella storiella, si vede che siete giovani ed ingenui. Guarda che la vita non è una favola.

OSTAGGIO   Ma lei è sempre così sgradevole? Ha solo raccontato una bella storia! (verso BOTTE)Sei proprio fortunata! Per me purtroppo la vita non è stata altrettanto gradevole.

OMERTA’      Come quella di tutte. Si può avere un po’ di silenzio? Voglio leggere la mia rivista in pace. Che schifo, anche questa la conosco a memoria.

OSTAGGIO   Purtroppo io mi ricordo tutto. La mia non è una storia allegra. (si alza e gira dietro la sedia) Sono stata sposata per 30 anni. (25 anni, io ero solo una ragazzina mentre lui aveva 15 anni più di me).Mio marito ha sempre alternato momenti di attenzione e di dolcezza con altri di tensione. Poi nacque nostra figlia, e lì cominciarono le difficoltà. Mi accusava di ignorarlo, di non pensare più a lui ed iniziò ad urlarmi contro;(ironica) scatti di nervosismo, li chiamava così.All’inizio pensavo che fosse colpa mia, che magari, se mi comportavo meglio, se non gli rispondevo, le cose sarebbero migliorate. Invece sono passati gli anni e lui ha continuato ad umiliarmi. Si attaccava ad ogni scusa. Alla fine non si degnava neanche di spiegarmi perché: ero semplicemente stupida, un’inetta e soprattutto un’ingrata. Quando scoprii che mi tradiva non ne fui sorpresa.

BOTTE           Mi dispiace, davvero. E’ difficile raccontare una storia come la sua.

OSTAGGIO   E’ sempre stato troppo difficile, non ne mai ho parlato con nessuno. In verità ci ho provato ma nessuno mi ha creduto.

OMERTA’      Creduto a cosa, che tuo marito era nervoso, che tu non eri capace di tenertelo e che ti metteva le corna? Che sorpresa!

ACIDO           E’ una storia di violenza.

OMERTA’      Mica la picchiava!

ACIDO           Non servono le botte per fare violenza. Nelle case dove sembra che tutto fili liscio, può nascondersi una violenza più sottile, ma sempre dolorosa.

OMERTA’      Si vede che vai dallo psicologo. Fate troppe storie per me. Gli uomini sono fatti così.

OSTAGGIO   Così come? No, hanno ragione le ragazze. E’ stata una vita di violenze, ma solo troppo tardi l’ho capito: mio marito mi ha tolto, a poco a poco, il rispetto di me stessa.

OMERTA’      Quante storie! Tuo marito ha fatto quello che doveva. Lavorava e manteneva la sua famiglia. Ti ha picchiata? No, ed allora? Ti ha tradito! Ma è sempre tornato da te. Se tutte le donne si comportassero come si deve non ci sarebbero tanti problemi.

SCENA 3

COMA            (interviene all’improvviso mantenendo lo sguardo fisso nel vuoto) Io, al mio compagno,gli rispondo.

OMERTA’      Ecco, come non detto, le donne ben educate non si comportano così.

ACIDO           Falla parlare!

OMERTA’      Dobbiamo approfittare di quando si sveglia? Io la preferisco quando dorme.

COMA            Quando litighiamogli do qualche spintone, a volte arrivo anche a dargli uno schiaffo, mai più di uno e non perché non voglia. Tante parole, oh sì, di quelle tante davvero. Poi facciamo all’amore, no, facciamo sesso, forte, violento, appassionato.

BOTTE           Che tipo è?

COMA            (verso BOTTE) E’ bello da togliere il fiato e poi ci sa fare con le donne. Ti guarda dentro, ti fa sentire nuda ma bellissima. Quando ha scelto me, ero la più invidiata,per nessuna delle amiche ero degna di lui, abbastanza bella o sexy. Ero stata fortunata o meglio miracolata. Era la ciliegina sulla torta, avevo un belragazzo, ero innamorata e mi ero presa la rivincita nei loro confronti.

BOTTE           Complimenti!

OSTAGGIO   Si, ma gli schiaffi, gli spintoni…

COMA            Vivevo una storiada film. Guardavo le altre coppie, così tranquille, sempre d’accordo, per me era una noia. Io non volevo vivere una vita in quel modo, per me volevo una vita con l’acceleratore.

ACIDO           Mi ricorda quella canzone di Mina. Come diceva? Ah sì! “Con te dovrò combattere non ti si può pigliare come sei”.

BOTTE           E’ “Grande grande grande”.Ho sempre adorato questa canzone.

OMERTA’      Dimenticate come conclude? “C'è di buono che al momento giusto tu sai diventare un altro, in un attimo tu sei grande, grande, grande, le mie pene non me le ricordo più.”. Finisce bene, cosa volete di più!

OSTAGGIO   Bene? A me sa di fregatura!

OMERTA’      Non capisco cosa cercate. Se è un bravo ragazzo è un mollaccione, se fa l’uomo è un violento? Non si può avere tutto!

ACIDO           Fa l’uomo? Cosa vuole dire “se fa l’uomo”?

BOTTE           Perché? Perché non si può avere tutto? Perché non può esserci passione senza gelosia, interesse senza ossessione?

OMERTA’      Perché non esiste la perfezione.

OSTAGGIO   Allora accontentiamoci che almeno non ci picchia.

OMERTA’     Esatto.

OSTAGGIO   Ero ironica.(si siede)

COMA            Avete presente il detto, “bello e dannato”? Io credevo non ci fosse di meglio e mi ci mettevo di punta. Tutti i miei ragazzi sono stati un po’ così, mi piacciono i ragazzi tormentati!

ACIDO           A me non sono mai piaciuti i ragazzi problematici. Quando ho incontrato il mio ex mi ha colpito per la sua eleganza. Non era particolarmente bello ma aveva qualcosa di interessante. Non è stato un colpo di fulmine, mi sono fatta corteggiare, se lo poteva permettere.  Era attento, spiritoso e gentile; mi sembrava l’uomo ideale.

BOTTE           Beata te, sei stata fortunata! 

ACIDO           Ma non era così ideale. Una volta iniziato a convivere, non si è dimostrato così gentile come sembrava. Litigavamo spesso e per motivi stupidi, io certo non stavo zitta. Una sera, durante l’ennesimo litigio, smise di urlare e mi diede uno schiaffo. Con quello schiaffo finì tutto, fu l’ultimo giorno della nostra storia. Se vogliamo chiamarla così.

BOTTE           Hai fatto bene a lasciarlo, avessi avuto la tua forza…

ACIDO           Gli dissi di andarsene e che non lo volevo più vedere. Lui non capiva cosa mi aveva fatto, perché non volessi più vederlo, diceva che gli stavo rovinando la vita. Secondo lui non potevo lasciarlo in quel modo.

OSTAGGIO   Ed in che modo si deve lasciare?

ACIDO           (si alza) Non è stato facile. Una parte di me, una grossa parte, voleva perdonarlo e tornare a ridere, a giocare, a stare bene con lui. Dargli un bacio e dimenticare tutto, ma non lo feci. Sapevo che quello che lo aveva spinto a darmi uno schiaffo poi lo avrebbe spinto a darmene un altro ed un altro ancora. Mi costrinsi a stargli lontana e lo cacciai di casa.(va al tavolino a bere)

OSTAGGIO   Brava, hai scansato un bel guaio. C’è da chiedersi come fa una donna ad amare questi uomini?

COMA            Forse perché è la più grossa passione che hai avuto in vita tua.

BOTTE           O forse perché è diventato il tuo punto di riferimento, la persona con cui hai vissuto dieci anni, con cui hai avuto un figlio, non è così facile a quel punto. Speri sempre che tutto si aggiusti, che le cose vadano meglio, che lui cambierà prima o poi ed è questo a fregarti tutte le volte.

OSTAGGIO   Ti è andata bene, pensa se lo avessi sposato.

ACIDO           Lo pensavo anche io ma non è finita qui. Se stare con lui sarebbe stato difficile, stargli lontano stava diventando impossibile. Con la scusa di dover liberare casa, me lo trovavo sempre alla porta. Quando gli feci trovare le sue cose fuori, non si fece fermare ed entrò da solo in casa pur di vedermi.

BOTTE           Non avevi fatto cambiare la serratura?

ACIDO           Non subito. Ero un’ingenua, ero convinta che non mi avrebbe mai fatto veramente del male. Credevo che dopo un po’ si sarebbe arreso e mi avrebbe lasciato in pace. Lo cacciai di nuovo fuori di casa.(va in proscenio)Nelle settimane successive passai ore al telefonocercando di farlo ragionare.

BOTTE           Ma non si convinse.

ACIDO           Per niente, anzi si convinse che esisteva ancora una possibilità di tornare insieme. Smisi di rispondere.

BOTTE           E…

ACIDO           Aspettai venti giorni di telefonate continue e squilli in piena notte prima di decidermi a cambiare numero. Non volevo la scocciatura di avvisare tutti del nuovo numero. Alla fine lo cambiai tre volte. Il terzo numero non lo diedi a nessuno, solo alla mia famiglia e a poche altre persone che sapevano quello che lui mi stava facendo, che credevano a quello che mi stava facendo.

OSTAGGIO   Fammi indovinare. Hanno detto che esageravi per caso?

ACIDO           Già, anche quello ho dovuto subire. Quando ci si separa, si dividono anche gli amici, c’è chi sta con te e chi sta con lui. Immaginate se dite che il loro caro amico è uno stalker. Mi sono fatta terra bruciata attorno. Mi sono rimastivicino solo la famiglia e poche fidate amiche. Alcuni mi hanno creduto ma hanno preferito stare lontano enon immischiarsi. Avevano paura per loro e la loro famiglia. Ironico vero? Mi hanno lasciata sola o perché non mi credevano o perché mi credevano troppo.

OSTAGGIO   Che hai fatto dopo?

ACIDO           Me lo trovavo sempre davanti. Di fronte a casa, davanti all’ufficio, mi pedinava di continuo. Mi sembrava di impazzire e così mi sono rivolta ai carabinieri e l’ho denunciato.

OMERTA’      Esagerata!

OSTAGGIO   Brava!

ACIDO           Ho ottenuto un ordine di restrizione. Doveva stare a 100 metri da me.Solo allora iniziai a seguire tutte le indicazioni del caso: mai rispondergli neanche per dirgli di lasciarti in pace, lo vive come un’apertura. Ignorare messaggi e telefonate. Non temere di telefonare alla polizia, anche di continuo, se non rispetta l’ordine di restrizione. (torna a sedere)

OMERTA’      E tutto per uno schiaffo! Era meglio se lo perdonavi e tornavi con lui. Non ti avrebbe fatto niente.

OSTAGGIO   Ma stai scherzando? Doveva rimanere con lui ed aspettare che dagli schiaffi passasse ai pugni? No, ha fatto bene, anzi ha aspettato troppo, gli ha dato troppe possibilità.

OMERTA’      Troppe poche. Il problema delle donne d’oggi è che hanno troppi grilli per la testa. Se stessero un po’ più tranquille … prendete esempio da questa qui (allude a COMA che sta appoggiata alla parete)

BOTTE           Ehi ragazza, stai bene? (scuotendola)

COMA            Eh? Sì, sto bene. Sono solo stanca, tanto stanca.

OMERTA’      Lasciala dormire! Almeno una che non mi rompe le scatole!

BOTTE           Ma che problema ha?

OMERTA’      Non sono interessata alla sua triste storia. Non mi va proprio di ascoltare un altro racconto strappalacrime.

ACIDO           Come sa che è una storia triste?

OMERTA’      Se siete qui avete tutte una triste storia, non lo avete ancora capito?

OSTAGGIO   Qui dove? Nell’ambulatorio?

OMERTA’      (ironica) Certo, nell’ambulatorio.

OSTAGGIO   E dove?

OMERTA’      Se non lo capisci da sola, non sarò certo io a dirtelo.

OSTAGGIO   Che le succede? Perché la prende sul personale?

OMERTA’      Voi non potete capire.

OSTAGGIO   Ce lo spieghi.

OMERTA’      Anche io sono stata sposata ed anche io avevo una figlia. La sera, dopo aver sistemato la cucina, ci mettevamo tutti e tre sul divano. Lei si sdraiava, mio marito si sedeva in mezzo ed io di lato. Si vedeva sempre quello che voleva lei, mia figlia, colpa mia, l’ho sempre viziata. Aveva dieci anni ed era bella, bellissima, il mio capolavoro. Ma era anche una smorfiosetta, così piccola e così svergognata. Adorava mettersi i vestitini, più corti erano, più le piacevano e si metteva in mostra, di continuo, davanti a noi, davanti al padre, si metteva a ballare, a girare con quelle sue gonnelline. Non stava mai composta, sempre con le gambe nube, girava in casa solo con le mutandine…

BOTTE           Non capisco cosa centra? E’ normale per una bambina, era a casa sua!

OMERTA’      In televisione davano Cenerentola e lei si era sdraiata come sempre, con tutto di fuori. Mio marito ha allungato la mano, le accarezzava le gambe, poi è salito più su. Io gli ho chiesto “Cosa stai facendo?” e lui mi ha detto di chiudere la mia boccaccia di merda che a lei piaceva.

OSTAGGIO   E tu che hai fatto?

OMERTA’      Io ho chiuso la mia boccaccia di merda. (silenzio)Perché mi guardate così?! (silenzio) Mi state guardando come se fossi una specie di mostro. (silenzio) Secondo lei volevo che lui toccasse la mia bambina? No che non volevo che la toccasse.(silenzio) Era il mio uomo, mio marito ed io volevo che facesse l’amore con me ed invece lui voleva mia figlia. E per questo lo odiavo e odiavo lei.(silenzio)Sì, lei!Perché il mio uomo, che doveva amare me, volere me, si scopava mia figlia!

BOTTE           E la colpa di chi era?

OMERTA’      La colpa era di quella puttanella, perché si faceva prendere da lui e non diceva niente, non urlava, non faceva niente. Lei stava zitta e non protestava. (la musica sfuma)

ACIDO           Era una bambina.

OMERTA’      Ma poi è cresciuta e poi se si è una puttana, lo si è fin da piccole.(silenzio) Io avevo un marito ed una figlia e dovevo pensare a tutti.(silenzio) Dovevo tenere unita la famiglia. (silenzio)

OMERTA’ va a sedersi.

OMERTA’      Ho fatto quello che mi hanno insegnato, mantenere unita la famiglia.

SCENA 4

BOTTE           Su una cosa ha ragione, abbiamo tutte storie tristi.

OSTAGGIO   Già, strano.

OMERTA’      (ironica) Veramente strano. (versoOSTAGGIO) Comunque tu non hai preso nemmeno uno schiaffo. La tua non è una storia triste, solo un po’ deprimente, da donna mediocre.

OSTAGGIO   Mi sembra di sentire mio marito. E comunque gli schiaffi li ho presi anche io, sono arrivati alla fine, contenta?

OMERTA’      Felice.

BOTTE           Ma che dice?

OSTAGGIO   Li schiaffi li prendi ma non subito. Arrivano dopo che ci sono stati mesi,anni di tensione continue. Anche nel miomatrimonio c’è stato un crescendo.C’era la paura, paura di parlare, quasi di respirare, di fare qualunque cosa, di opporsi a qualsiasi cosa lui chiedesse. Ho vissuto sempre in allerta con la consapevolezza che non ero al sicuro, mai salva, mai, neanche stando zitta, neanche non rispondendo, neanche facendo tutto quello che lui si aspettava io dovessi fare. Lo schiaffo?Era un epilogo annunciato e non è stato quello a fare più male. Sai una cosa? Poteva anche non arrivare, lo schiaffo, e vivere comunque una vita di violenza in attesa che arrivi, per paura che arrivi. Credi di scansare la violenzaed invece vivi un’esistenza in ostaggio.

BOTTE           Non capisco, cos’è questa sala d’attesa? Non è il posto di polizia ma non è neanche un poliambulatorio, non c’è nessun dottore. Ci siamo solo noi.

OMERTA’      Per adesso sì ma io ne ho incontrate tante altre, e tutte con le stesse storie.

COMA            (in piedi)Non è vero! (verso BOTTE) Tu! Tu hai una storia felice, hai raccontato come vi siete conosciuti, di come vi siete innamorati…

BOTTE           (seduta) Mi dispiace ma anche io sono come voi. Mio maritomi picchia, mi prende a schiaffi, a calci, a pugni nello stomaco. Adesso ricordo. La sera di un mio compleanno, salì a casa con un manganello.Non ne avevo mai visto uno, se non in televisione nei film polizieschi e con quello iniziò a picchiarmi.Quella notte mi feci la pipì a letto, un bel regalo di compleanno.

COMA            Non sembra che sei stata picchiata, non hai segni.

BOTTE           E’un uomo intelligente, mi picchia sulle gambe, in testa o sulla schiena, mai sul volto e usa qualsiasi scusa per far scattare larabbia.

ACIDO           Non siamo in un film dove la donna va in giro con gli occhiali da sole con sotto l’occhio nero, sono più furbi di così. Quante sono le donne che vengono picchiate e non lo sappiamo,solo perché non dicono niente?

OSTAGGIO   Sono stata cresciuta con la convinzione che non potevo parlarne. Io ho fatto quello che mia madre mi ha insegnato: “lava i panni sporchi a casa tua, non farti parlare dietro” ed ecco il risultato. Sono stata umiliata e maltrattata per oltre vent’anni anni da mio marito. (torna a sedere)

BOTTE           Noi eravamo la coppia perfetta. Dall’esterno siamo sempre stati impeccabili. Mio marito è ben voluto, stimato al lavoro e conosciuto nel quartiere. Me lo ricordava sempre, ad ogni schiaffo e ad ogni insulto. Io non ero niente e nessuno mi avrebbe creduto perché lui era perfetto. Guai, se mi mostravo strana, triste o stanca, l’apparenza era quella che contava e alla fine ci ho creduto anche io. Organizzavo cene, serate, di tutto per stare in compagnia e per vederlo come agli inizi, gentile e premuroso. Per me l’immagine che davamo era diventata l’unico momento felice e mi convinsi che quella era la realtà mentre a casa vivevo solo un incubo da cui mi sarei risvegliata al successivo appuntamento sociale.

ACIDO           Ma era solo apparenza!

BOTTE           Era quello che avevo sempre desiderato.

COMA            E ti è bastato?

BOTTE           Sembra assurdo dirlo così ma sì, mi bastava. Quello che succedeva a casa era una cosa mia, che non interessava a nessuno perché nessuno mi avrebbe creduta ed allora perché darsi tanta pena.

OSTAGGIO   Ma non eri da sola a casa, non del tutto.

BOTTE           Già, c’era mio figlio. Ho cercato di tenerlo lontano dal mio incubo, ho pregato il padre di non … di trattarmi bene davanti a lui ma i bambini hanno occhi ed orecchie dappertutto.

OSTAGGIO   Tuo marito picchiava anche tuo figlio?

BOTTE           Mai! E’ il suo erede, non lo ha mai toccato ma lo ha educato. Era una forma di divertimento per lui, chiamava mio figlio e davanti a lui mi umiliava. Ha rotto così l’incantesimo.

COMA            Incantesimo?

BOTTE           Si, l’incantesimo per il quale io non ero in grado di reagire. Mio figlio, a soli dieci anni mi ha insultata.

OMERTA’      I ragazzi d’oggi sono così. Niente che un bel ceffone non possa aggiustare.

OSTAGGIO   Perfetto, così aggiungiamo violenza a violenza.

BOTTE           No, non è così, Non mi ha semplicemente risposto male, mi ha guardato con disprezzo. Il padre era riuscito ad educarlo ed io lo avevo permesso. Lo stesso giorno andai da mia madre. Da sola.     

COMA            Hai reagito!

BOTTE           Ma ho lasciato mio figlio a lui. Non ha voluto seguirmi.

OSTAGGIO   Lo riprenderai più avanti, l’importante è reagire.

ACIDO           Io ho reagito ma troppo tardi.Ho sbagliato ad aspettare, l’ordine restrittivo deve averlo fatto uscire di testa. Tra tutte voi, io sono l’unica che ricorda tutto, mentre vorrei dimenticare.Ero appena uscita dall’ascensore e sentii bagnato sul volto. Dopo neanche un secondo sentii solo il dolore. Feci appena in tempo a fare un urlo ed a vedere un’ombra. Prima arrivò il buio, poi il silenzio. Anche il dolore se ne andò. Mi hanno spiegato che l’acido aveva bruciato in meno di un minuto le terminazioni nervose della mia pelle. Quello che non dimenticherò mai è il rumore. L’acido sulla pelle fa il rumore delle uova che friggono.

BOTTE           Caspita.

Silenzio.

OSTAGGIO   Ha ragione lei (alludendo OMERTA’) sono tutte storie tristi, tragiche.

ACIDO           Ero una bella ragazza.

BOTTE           Si vede. Sei bella anche adesso.

ACIDO           Si, me lo hanno detto. Ho dei lineamenti bellissimi.

BOTTE           Non solo i lineamenti.

ACIDO           Mi hanno fatto degli innesti di pelle ma le cicatrici sono rimaste.

COMA            Cicatrici? Ma non hai le cicatrici, non si vede niente!Sei splendida, i tuoi chirurghi hanno fatto un miracolo.

ACIDO           Si, sono bravi ma non possono fare miracoli.

BOTTE           Con te lo hanno fatto, fidati.Se non ci avessi raccontato dell’aggressione nessuno se ne sarebbe accorto.

ACIDO           Non è possibile!

OMERTA’      Qui è possibile.Guardate me! Non ero così giovane dal secolo scorso.

ACIDO           Qui? (si scosta i capelli esi tocca il volto) Quando ho toccato la mia faccia la prima volta, dopo gli innesti di pelle, mi sembrava di toccare il volto di un’altra donna. Adesso invece mi riconosco.

OMERTA’      Quindi? Rifletti, ricorda.

ACIDO           (mentre si accarezza ed analizza con le dita i suoi lineamenti, va in proscenio in centro) Mi sono sottoposto a tante operazioni, ognuna mi ha ridato un pezzettino di viso, di identità ma ognuna era un rischio. Anestesia, infezioni …(sospira) e pensare che ero così vicina a finire questo calvario. Invece ne ho subita una di troppo. Ecco perché questo “ambulatorio” mi sembrava tanto strano, perché non era quello dove mi sono addormentata.

COMA            Non capisco.

ACIDO           E’ stato un piacere conoscervi ma è un peccato avervi conosciuto qui. Non è stata colpa mia, anche se ho aspettato a denunciarlo, non è stata colpa mia.

Luce alla porta destra (uscita).

COMA            La porta!

ACIDO           (guarda la quinta di destra che si è illuminata)Non avevo notato che la porta si era aperta. Vi saluto adesso, spero di rivedervi ancora, cercatemi, io sono Lucia.

ACIDO esce a destra. OMERTA’ va di corsa alla quinta, la luce si spegne e lei si ferma.

OMERTA’      Chiusa! Di nuovo chiusa!! Accidenti! (da un calcio alla sedia)

COMA            (si alza) Che sta succedendo? La porta si è aperta per un momento.

OSTAGGIO   (pensierosa) Si è aperta e poi quando Lucia è uscita, si è richiusa.

OMERTA’      (ancora arrabbiata) La porta non si è aperta per noi, ma solo per la sfigurata. Noi non siamo degne. Non ce lo meritiamo.

OSTAGGIO   Meritiamo? Cosa non ci meritiamo?

OMERTA’      Non ci meritiamo di uscire da questo … come lo chiami? Ambulatorio. Ci meritiamo di rimanere qui. Ci meritiamo tutto.

BOTTE           (si alza) Di che sta parlando? Io non la sopporto più.O si decide a parlare chiaramente o stia zitta!

COMA            Io me lo meritavo. Beh, credevo di meritarlo. Liti, urla, violenza. Quello era l’amore che conoscevo. Poi rimasi incinta (sorride) e non so perché ma, iniziai a guardare la mia vita da un altro punto di vista, quello della mia bambina(si accarezza la pancia).Non so il sesso però sono sicura che è una donna. Ero incinta di sei mesi e la vidi nel futuro osservare le liti, le spinte, gli schiaffoni. Assistevo mentre lei ascoltava le umiliazioni e sentivo i suoi pensieri. “Sta buona mamma, non lo provocare.” Mi era facile immaginare l’infanzia di mia figlia, perché era esattamente come la mia infanzia, la musica alta per coprire le urla, ed il silenzio più assoluto quando tornava a casa stanco o ubriaco o semplicemente tornava a casa. Ma questa volta dalla pancia sentii la mia bambina ribellarsi, un calcetto, una capriola, un modo di urlarmi basta. Lei sarebbe stata migliore di me, le avrei dimostrato che esiste un altro amore. Adesso lo sento, è quello che provo per lei e non c’è violenza, non c’è rabbia, neanche mascherata da passione.

OSTAGGIO   Pensa alla tua bambina, lascia quello psicopatico! Prendi e vattene! Hai tempo prima che nasca tua figlia.

OMERTA’      Allora siete proprio sceme. Guardale la pancia!

OSTAGGIO   La pancia? (la osserva poi tace) Ohno! No, non ci voglio credere!

COMA            Credere? Credere a cosa?

OSTAGGIO   (verso OMERTA’) Non può essere vero? E’ assurdo!

OMERTA’      Ma è così.

COMA            Cosa non è vero?

OMERTA’      (ironica) La tua pancia!

COMA            La mia pancia?

COMA e BOTTE non capiscono.

OSTAGGIO   Mi dispiace ragazze, siete così giovani! Io lo sapevo e lo aspettavo, ma voi…

BOTTE           Noi cosa?

OSTAGGIO   Sono passati otto mesi da quando mi hanno diagnosticato un tumore incurabile. Lucia, la ragazza che è appena uscita, non ha più le cicatrici. Tu hai detto di aver sentito muoversi la tua bimba nella pancia e che non hai ancora partorito ma… non hai più la pancia ed io non ho più dolore.

OMERTA’      Alleluia!Ci state arrivando!

BOTTE           Cosa volete dire, cosa avete capito?

COMA            Avevo toccato il fondo ma finalmente ero pronta a vivere senza di lui. Il cervello ed il cuore non erano più separati o lo erano, ma almeno meno di prima. Quel giorno, rimasia casa, dovevo preparare le mie cose. Non ho fatto in tempo a scappare.Ero sulla porta, con la valigia in mano e mi sono trovata di fronte lui, rosso dalla rabbia. Non ha detto niente, neanche io, mi ha colpita forte con un pugno diretto in volto. Io caddi per terra.Cominciò ad accanirsi sulla mia pancia con calci sempre più forti,aveva capito che era lei, la mia bimba, a darmi la forza di lasciarlo. Mi ricordo tutto. Ero accovacciata per terra cercando di proteggermi come potevo, lui mi scavalcò e mi spinse con i piedi giù lungo le scale… neanche fossi un sacco dell’immondizia. (silenzio)Oh, no! Volevo scappare da lui ed ho ucciso mia figlia!

OSTAGGIO   No, non hai fatto nulla, hai cercato di salvare te e la tua bambina. Non sei colpevole di aver subito le violenze del tuo compagno, sei solo la vittima, non sei colpevole di niente.

BOTTE           Sì. Basta con l’assumersi la colpa. Sei solo una vittima.

OSTAGGIO   Ecco cos’è questo posto. Una specie di limbo, un passaggio dalla vita alla morte.

OMERTA’      (applaude) Complimenti, congratulazioni! Ci sei arrivata! Siamo tutte morte, defunte, carne per vermi!

BOTTE           Morte? Non è possibile!

OMERTA’      Sì che è possibile.

OSTAGGIO   Ma non c’è niente che ti sconvolga!

OMERTA’      Non questo.Sono morta, lo so. Lo so da tanto tempo. Tu invece no(verso COMA).

COMA            Io no?

OMERTA’      Ne ho viste tante passare da qui, tu hai qualcosa di diverso. Non sei morta, non del tutto.

OSTAGGIO   Se è vero quello che dice, allora hai ancora una possibilità!

COMA            Ma la mia bambina!

OSTAGGIO   Lo so è tragico, ma tu sei ancora viva!Non sprecare questa possibilità. Se potessi tornare indietro, avrei reagito prima.

OMERTA’      Perché hai reagito? Tu?

OSTAGGIO   Non stiamo parlando di me. Dobbiamo aiutare questa ragazza a riprendersi la sua vita.

OMERTA’      Io non aiuto nessuno.

OSTAGGIO   Io invece la voglio aiutare. (va da COMA le prende il viso nelle mani) Ascoltami, non sei da sola, io so cosa hai passato, ed anche loro lo sanno. Lo hanno vissuto. Ognuna a modo suo, ma la violenza ha sempre lo stesso sapore e lo stesso odore.

COMA            Ma voi siete qui, siete morte…

BOTTE           Ma ci sono altre donne come noi, donne che sanno di essere state vittime, che sono state più fortunate o più forti e si sono liberate dei loro aguzzini. Torna indietro perché non sei sola.

COMA            Non posso tornare indietro, sono morta!

OMERTA’      (verso COMA) Non sei morta, non ancora! Sei solo in coma!(versoOSTAGGIO ) Lasciate perdere è fatica sprecata!

OSTAGGIO   Lo decido io per cosa faticare!

COMA            Non posso vivere senza la mia bambina. Volevo scappare da lui ed ho ucciso mia figlia!

BOTTE           Smettila! Non prenderti la colpa per quello che è successo. Tu sei solo la vittima, come la tua bambina. Lui ti ha picchiata ed è stato lui che ha ucciso la vostra bambina.

COMA            Ma se fossi stata buona, se gli avessi parlato, invece di voler scappare di nascosto…

OMERTA’      Esatto, sarebbe andato tutto bene!

OSTAGGIO   Sarebbe andata male, invece.

BOTTE           Non sarebbe cambiato niente, io ho provato per anni a parlargli. Non capiscono, è inutile.

COMA            Ma… almeno la mia bimba sarebbe viva!

OSTAGGIO   Per il momento, forse ma come sarebbe vissuta? Sareste state tutte e due in ostaggio.

OMERTA’      Diventano pericolosi solo se non vi comportate bene!

OSTAGGIO   Smettila!Dobbiamo aiutare questa ragazza a riprendersi la sua vita.

OMERTA’ sbuffa.

OSTAGGIO   Dà retta a me! Hai fatto l’unica cosa possibile! Quella giusta, per te e per la tua bambina. Tu sei una vittima, tutte noi lo siamo state. Non ti devi dare nessuna colpa.

COMA            Io sono solo una vittima. E’ stato lui, io non ho ucciso la nostra bambina.

BOTTE           Esatto, ed era tuo diritto avere un’altra possibilità.

OSTAGGIO   Solo una vittima.

Si accendono le luci di entrambe le quinte.

BOTTE           Si è aperta la porta!(indica a destra)

OSTAGGIO   Si è aperta anche questa!(indica a sinistra)

OMERTA’      Può scegliere. (le altre non capiscono) Mamma mia che tonte! Può scegliere, se lasciarsi andare, morire, crepare (indica a destra) e passare oltre. O tornare indietro (indica a sinistra) svegliarsi e continuare la sua vita di merda.

COMA            Allora posso uscire! (si avvia verso la quinta di destra)

BOTTE           (la ferma) Ferma, dove vai?

COMA            Esco.

OSTAGGIO   Non da quella parte. Passando di là sarai morta, per sempre!

COMA            Non mi importa, non mi importa più di niente.

OSTAGGIO   Tu puoi vivere. E’ quello che avrebbe voluto la tua bimba.

BOTTE           Ha ragione lei. La tua bimba ti ha dato la forza di lasciare il tuo compagno eti darà la forza di continuare a vivere. Il difficile lo hai già fatto, lo hai lasciato.

COMA            Si è vero, l’ho lasciato, ma non basta… non ce la posso fare da sola, fa troppo male!

OSTAGGIO   Lo so cheè difficile, ma il dolore si trasforma.

OSTAGGIO   Ce la puoi fare e se hai dei dubbi,pensa alla tua bambina ed al coraggio che ti faceva provare.

BOTTE           Devi solo chiedere aiuto, non chiuderti in te stessa e non credere di dover risolvere tutto da sola. Non sei da sola.

OSTAGGIO   Svegliati e prenditi la tua rivincita, fallo anche per noi!

BOTTE           Fallo per tutte le donne che non ci sono riuscite!

COMA            Ma voi?

OSTAGGIO   Noi niente, noi passeremo oltre. Tu vivrai anche per noi.

COMA            (torna indietro di corsa ed abbraccia BOTTE eOSTAGGIO) Mi dispiace, mi dispiace tanto.

BOTTE           Non ci hai detto come ti chiami?

COMA            Mi chiamo Sara.        

OSTAGGIO   Ciao Sara, è stato un piacere conoscerti.

EsceCOMA da sinistra, si spengono le luci delle quinte.

Buio in scena.

Infermiere       (voce fuori campo, anche registrata) Dottore, presto venga, la ragazza si è appena svegliata dal coma!!

Luce in scena

SCENA 5

OMERTA’      Perfetto, adesso inizierete ad andarvene.

OSTAGGIO   (torna a sedere passando da OMERTA’) Sei arrabbiata perché Sara continuerà a vivere?

BOTTE torna a sedere.

BOTTE           Almeno lei. Non ci posso credere, sono morta.

OMERTA’      Esatto, sei morta, fattene una ragione.

BOTTE           Scusa ma per me è una novità. Ed è uno shock. Sono morta! Perché, come?

OMERTA’      Tranquilla, ricorderai, lo fanno tutte.(va al tavolino e si serve da bere) Solo acqua, quando darei per qualcosa di forte!

BOTTE           Sei senza cuore, non hai il minimo di sensibilità!

OMERTA’      Perché voglio farmi un goccetto? Guarda che ne avreste bisogno anche voi!

OSTAGGIO   Sempre stata astemia, ma adesso non mi dispiacerebbe cominciare!

OMERTA’      Sicuramente non ci potrà uccidere! (ride)

BOTTE           Come fai a parlare della morte con tanta disinvoltura?

OMERTA’      Perché ormai fa parte di me. Iuhhuhh!! Sono morta!!

OSTAGGIO   Io ho pensato alla morte per gli ultimi otto mesi.

BOTTE           Io invece, non ci pensavo proprio a morire.

OMERTA’      E chi ci crede!

OSTAGGIO   Smettila! Dimostra un po’ di umanità! O almeno fai finta!

OMERTA’      Come preferisci. (ironica)Oh, povera cocca! Quanto mi dispiace per te, per tutte e due!

BOTTE           Che c’è? Perché fai così?

OMERTA’      Sono solo stufa dei soliti discorsi.

OSTAGGIO   Soliti?

OMERTA’      Già soliti, cosa credi di essere la prima che è stata tradita, maltrattata… come hai detto?Vessata? Che vuole dire poi!

BOTTE           L’unica consolazione è che sei morta anche tu.

OMERTA’      Di vecchiaia.(sorride sarcastica e torna a sedere)

BOTTE           Troppo tardi, hai ragione. Allora tutta quella storia degli anni in meno è vera. Sei davvero una vecchia.

OMERTA’      Già, al contrario di voi, io mi sono goduta una lunga vita prima di arrivare in questo limbo, nella sala d’attesa, a me piace chiamarla così.

OSTAGGIO   Io non ti capisco, se sei qui, sei una di noi.

OMERTA’      Ti sbagli, io non sono una vittima, non lo sarò mai.

BOTTE           Ha ragione lei, non è una vittima, è una carnefice. Non dimenticare che ha permesso al marito di abusare di sua figlia.

OSTAGGIO   Lo so, non si può dimenticare una cosa del genere, ma non credo che sia così semplice, anche lei ha subito una violenza.

OMERTA’      Io non ho subito un bel niente, mi sono tenuta quello che è mio.

BOTTE           Sono contenta per Sara. (silenzio) Siamo rimaste solo noi.

OMERTA’      Sono in compagnia delle più simpatiche.

OSTAGGIO   No, se riesco a rimediare. (verso BOTTE) Ascoltami e cerca di ricordare. Avevi lasciato tuo marito, come sei finita qui?

BOTTE           L’ho lasciato, è vero, ma non potevo stare da mia madre, lui sarebbe venuto a cercarmi. Così mi sono rivolta ad un centro per donne.

OMERTA’      Ecco, sei andata da quelle fanatiche! Cos’è successo?Ti hanno costretta a denunciare tuo marito?

BOTTE           No, ti sbagli, loro non costringono nessuno. Ti ascoltano.

OMERTA’      E basta? Tempo sprecato.

BOTTE           Per niente! E’ una liberazionepoter parlare essendo sicura di essere creduta. Ho decisa da sola di denunciarlo, nessuno mi ha spinto, al centro ho trovato solo chi mi avrebbe appoggiato, qualunque scelta avessi fatto.

OMERTA’      Ed hai fatto la scelta sbagliata!

OSTAGGIO   Per me hai fatto quella giusta.Ecco cosa dovevi fare al centro di polizia! Denunciare tuo marito.

BOTTE           Esatto!

OMERTA’      Peccato che questa sala d’attesa non sia il tuo posto di polizia!

OSTAGGIO   Ha ragione lei purtroppo, continua a ricordare, cosa è successo dopo?

BOTTE           (silenzio, pensierosa poi si illumina, ricorda e comincia a parlare) Non riuscivo stare lontana da mio figlio e non ce la facevo ad aspettare oltre, così questa mattina, prima di andare dalla polizia, mi sono presentata a casa per parlare con il mio bambino. Anche mio marito era in casa emi ha accolto piangendo.

OMERTA’      Fate proprio una bella coppia!

OSTAGGIO   Lasciala parlare!

BOTTE           Mi ha chiesto scusa, ha giurato che si vergognava per quello che aveva fatto e che non voleva farlo mai più. Mi ha detto che mi voleva bene, più di chiunque altro potrò mai incontrare.

OSTAGGIO   E se non ti voleva bene come ti trattava?

BOTTE           Non lo faceva con intenzione ma è più forte di lui. Mi ha promesso che chiederà aiuto per risolvere questa cosa, perché da solo non ci riesce. Mi ha chiesto aiuto, me lo ha chiesto pregandomi.

OMERTA’      Vedi che non è cattivo, è solo malato ed è tuo dovere aiutarlo.

OSTAGGIO   Non darle retta. Tu ci hai creduto?

BOTTE           No. Non più, la stessa scena l’ha fatta troppe volte.Per lui è sempre bastato questo per cancellare tutto e dopo, ogni volta voleva fare sesso.Le sue mani addosso che facevanofinta di niente, erano una seconda violenza, nonmi davanoneanche il tempo di dimenticare. Questa volta non ci sono cascata.

OSTAGGIO   Brava!

BOTTE           (sorridendo) Mi è venuto dal cuore, il no più bello della mia vita.

OSTAGGIO   Ma, purtroppo c’è un ma.

BOTTE           Si è arrabbiato, ha cambiato faccia e si è trasformato. Mi ha accusato che lui non è un mostro, che lo facevo diventare io così e mi ha dato uno schiaffone. Il mio piccolo era lì e mi ha difeso.

OSTAGGIO   Davvero?

BOTTE           (felice) Sì!Ha urlato al padre di lasciarmi stare. Che era cattivo e che voleva venire via con me. Ha scelto me, alla fine ha scelto me!

OSTAGGIO   Sono così contenta!

OMERTA’      Aspetta a rallegrarti.

BOTTE           Il padre ci è rimasto malissimo e si è fermato senza dire una parola. Il mio ometto mi ha dato una carezza e mi ha detto di aspettarlo. Si è ripresentato dopo neanche un minuto con lo zaino della scuola e il peluche di quando era piccolo. L’ho mandato di corsa giù di sotto dove ci aspettava mia sorella, mentre io mi accertavo che il padre non lo seguisse.

OMERTA’      Ma sei comunque qui.

BOTTE           Già. La scelta di nostro figlioè stato un insulto per mio marito.Ha voluto colpirmi un ultima volta. Mi ha colto di sorpresa, avevo abbassato la guardia. Quell’ultimo schiaffo mi ha fatto cadere (si tocca la testa dietro alla nuca e si guarda le mani come se ci dovesse essere del sangue.). Non ho mai raggiunto mia sorella e mio figlio.

OSTAGGIO   (triste) Ti eri liberata di lui, eri uscita dal tunnel della violenza.

OMERTA’     Proprio un brutto scherzo del destino.

BOTTE           Povero piccolo, almeno non ha visto la mia morte. Non ha visto il padre uccidere la madre.

OSTAGGIO   Tuo marito non la farà franca. Adesso toccherà a lui vivere in galera.

BOTTE           Come potrà cavarsela il mio bambino?

OSTAGGIO   Ha la tua famiglia ed il centro anti violenza.

BOTTE           Si, mia sorella è una brava zia. (silenzio) Mi ero liberata, capisci? Ci ero riuscita!

OSTAGGIO   Sei stata brava!

OMERTA’      (ironica) Eccezionale! Peccato che sei morta!

BOTTE           Ma non è stata colpa mia! A proposito, io sono Chiara.

Si accende la luce della quinta destra.

OMERTA’      Vai, la porta è aperta, datti una mossa o esco io al posto tuo!

BOTTE si alza ed abbraccia OSTAGGIO

OSTAGGIO   Ciao Chiara!

BOTTE           Ciao e grazie!

BOTTE esceda destra, si spegne la luce della quinta, OSTAGGIO torna a sedersi.

SCENA 6

OSTAGGIO   Siamo rimaste solo noi due.

OMERTA’      (ironica) Evviva! Ci faremo compagnia.

OSTAGGIO   Non credo. Penso di sapere perché siamo bloccate qui e perché le ragazze invece sono uscite.

OMERTA’      Illuminami!

OSTAGGIO   (si alza) Rimaniamo qui fino a quando non capiamo nel profondo di essere solo vittime, che non è colpa nostra se abbiamo subito una violenza.

OMERTA’      Che cavolata!

OSTAGGIO   Non credo. Quella sulle donne è l’unica violenza in cui la vittima si sente colpevole. Un rapinato non pensa che sia stata colpa sua e neanche un uomo ucciso, ma noi sì. Noi donne cerchiamo sempre di capire tutto, ma capire non vuol dire giustificare.

OMERTA’      Ti ho già detto che io non sono una vittima.

OSTAGGIO   Ammettere di essere vittime non vuol dire che siamo deboli, che dobbiamo rimanere e subire, anzi. E’ il primo passo per liberarci del nostro persecutore. Le cose non miglioreranno, non possiamo cambiarlo, l’unica opzione è lasciarlo, denunciarlo se vuoi e soprattutto ricominciare a vivere. Io l’ho capito e sono pronta ad andarmene.

OMERTA’      E’ vero, manchi tu! Sei ancora qui. Se hai già capito che sei una vittima perché sei ancora qui?

OSTAGGIO   Credevo di avere il controllo, di poter agire in qualche modo invece di chiudere subito, ecco perché sono ancora qui. Ho chiuso il cerchio troppo tardi e nel modo sbagliato… non mi pento di come ho agito con lui, non troppo, ma so che non dovevo arrivare a quel punto e ci sono modi diversi per uscire dalla violenza, modi legali.

OMERTA’      Ma di che stai parlando?Che ti è successo? Mi hai incuriosito, ed è da tempo che non succedeva.

OSTAGGIO   Otto mesi fa mi hanno diagnosticato un tumore, di quelli brutti, non curabili, mi hanno dato cinque mesi di vita. Li ho presi sulla parola ed ho finalmente iniziato a vivere. Per tutta la vita ho cercato di compensare, le vessazioni di mio marito, i tradimenti, i continui attacchi. Aveva iniziato ad umiliare anche nostra figlia, a farla sentire inetta ed io ho sempre tentato di compensare, ma senza di me come se la sarebbe cavata mia figlia? Così ho deciso. Io mi occupavo delle medicine di mio marito, e per una volta mi sono comportata esattamente come lui credeva che io fossi, inetta ed incapace. Due pillole di questo, nessuna di quello… sai sono incapace. Era un uomo senza cuore, infatti una sera si è fermato. Io, sono rimasta lì a guardarlo. Ho aspettato quanto serviva poi, troppo tardi, ho chiamato aiuto. Se n’è andato senza soffrire, troppo. Nei mesi successivi mi sono dedicata a me stessa ed a mia figlia, avevo poco tempo per rimediare ad anni di umiliazioni.

OMERTA’      Allora non sei una vittima!Sei un’assassina!

OSTAGGIO   Ma ho le attenuanti. Sono pentita di aver agito così, ma sono più pentita di aver aspettato così tanto a ribellarmi. Avrei potuto aiutare mia figlia e darle un altro esempio. Adesso mia figlia crede che ho subito per tutta la vita.

OMERTA’      Meglio sapere che sei un’assassina?

OSTAGGIO   Se lo è meritato… in effetti non sono così pentita.

OMERTA’      Senza pentimento non potrai uscire di qui.

OSTAGGIO   Non credo che questo sia un tribunale. Il mio è stato un gesto estremo e sbagliato, ma il vero errore è stato quello di credere di poter migliorare le cose e di poterlo cambiare.Possiamo cambiare solo la nostra vita, non quella degli altri.

OMERTA’      E visto che non ci sei riuscita, lo hai ucciso.

OSTAGGIO   Si l’ho ucciso ma sono morta, ho pagato a sufficienza.

OMERTA’      Lo dici tu! Io non credo. Sei proprio un bell’esempio per tua figlia, vittima o assassina.

OSTAGGIO   Non credevo di avere altra scelta. Mi sentivo sola, invece non è così. Non credevo ci fossero altre vie, altri aiuti per uscirne in maniera pulita.

OMERTA’      Non credo basti come pentimento.

OSTAGGIO   Hai ragione, se devo scontare per quello che ho fatto, sconterò.

Si accende la luce della quinta destra.

OMERTA’      Cosa? Ma davvero? (si alza urlando alla quinta) Lei dice che si pente e le date retta? Non è nemmeno tanto convinta! Ha appena ammesso di essere un’assassina e la fate uscire da questa prigione?

OSTAGGIO   Qualcuno mi ha perdonato! Posso andarmene da questo limbo.

OMERTA’      (raggiunge OSTAGGIO) Non è giusto! Io sono anni che aspetto qua dentro!

OSTAGGIO   Pentiti anche tu.

OMERTA’      Di cosa? Io non ho ucciso nessuno. Non puoi andartene da qui, non puoi lasciarmi sola!

OSTAGGIO   Ammetti cosa hai fatto a tua figlia, prenditi le tue responsabilità e soprattutto dai a tuo marito le sue, di responsabilità. Nella tua storia la sola innocente è tua figlia. Avevano ragione le ragazze, tu, come me, sei vittima e carnefice. Ammettilo e passa oltre.

OMERTA’      Non ce la faccio.

OSTAGGIO   Allora rimarrai qui.

OMERTA’      Ci sono abituata.

OSTAGGIO   Mi dispiace per te.

OMERTA’      Non ho bisogno della tua compassione. Vai, vattene! Cosa me ne importa!Tanto ne arriveranno altre e presto, ne arrivano sempre altre. E quante sono quelle che non muoiono? Gli uomini sono fatti così, sono cose che capitano e le donne devono mantenere le famiglie unite. Le donne sono più forti. Basta comportarsi per bene e …

OSTAGGIO   No, ti sbagli non dipende da noi. Se continui a pensarla così non potrai mai andare oltre.

OMERTA’      Ed allora rimarrò qui, in bella compagnia.

OSTAGGIO   Intanto oggi una ragazza si è appena salvata e domani magari ne arriverà una di meno.

OMERTA’      Non ci farei affidamento.

OSTAGGIO   Io, invece ci voglio credere. La prossima bambina che nascerà, dimostrerà alla madre che esiste un amore puro ed il prossimo bambino che diventerà uomo, tratterà la propria e tutte le altre donne con rispetto.

OMERTA’      Non basterà, non basta mai. Non cambieranno mai le cose.

OSTAGGIO   Ed invece cambieranno, perché adesso le donne iniziano a parlare, a raccontare quello che succede nelle loro case.

OMERTA’      Sono solo chiacchiere.

OSTAGGIO   Chiacchiere? Gli aiuti ci sono e ce ne saranno sempre di più mentre tu, avrai sempre meno compagnia. Io adesso vado, ripensaci. Piacere, mi chiamo Maria.

OSTAGGIOallunga la mano a OMERTA’ che la rifiuta.

OMERTA’      Vattene! Io rimango qui ad aspettarne altre.

OSTAGGIO esce da destra, dopo che è uscita la luce si spegne.

OMERTA’      (mentre esce OSTAGGIO guarda la quinta sinistra) Tanto arrivano, ecco adesso entra qualche altra sfigata. (aspetta in silenzio)Sono in ritardo ma adesso arrivano… arrivano.

Buio.

FINE

La messa in scena è libera, non occorre il permesso dell’autore, basta pagare la SIAE. Ma gradirei molto averne notizia.

Mandatemi la locandina via mail o messanger vi farò pubblicità sui social e terrò la locandina nel mio archivio personale.

deruvostefania@gmail.com

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