La scees dela sgruvia

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(LA SIEPE DELLA “RUVIDA”)

1997

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La trama:

Pietro Scannavino è un uomo che “si è fatto da sé”. Prima garzone di bottega, via via ha salito la scala sociale, e, dopo avere fondata una piccola ditta vinicola, oggi si ritrova a capo di una prestigiosa Azienda viti-vinicola in espansione.

Rosanna Altieri è la moglie, una signora parecchio irrequieta; sposatasi a Pietro già con un buon patrimonio proprio, è più giovane di lui; la loro vita coniugale, se agli occhi della gente desta invidia, fra le mura domestiche mostra più d’una crepa.

Gianni è il figlio unico degli Scannavino, poco propenso ai sacrifici che l’azienda paterna richiederebbe. Patrizia è sua moglie, di estrazione sociale modesta, ella è fonte di imbarazzo in più d’un’occasione, a causa della sua ingenuità e della sua mancanza di “bon-ton”.

E veniamo a Gianluca Roversi, segretario di Pietro. Egli non disdegna di gettare più d’un’occhiata languida alla signora Rosanna, forse con qualche “chance”.

Alfonso, fac-totum di casa Scannavino, governa la casa; egli ha conosciuto tempi migliori ed è tenuto caro dal Signor Pietro, per vecchia amicizia e per la saggezza, di cui Alfonso è ricco.

Gli Scannavino hanno da poco preso possesso della villa in paese: La gioia dell’acquisto è però offuscata dalla vicina di casa, una misteriosa quanto irritante vecchia, che tutti in paese conoscono come “La Sgrùvia”, ovvero “La Ruvida”, per le poco invidiabili doti di scontrosità e stramberia. Abita una casa fatiscente, che comunque è fonte di desiderio della Signora Rosanna in particolare; fonte anche di preoccupazione, a cominciare dalla brutta siepe che separa le due proprietà. Per il capo-famiglia,poi, questa vecchia rappresenta un enigma; gli dà un senso vago di disagio, ma nel contempo di rispetto, senza saperne il motivo.

Vengono fatte offerte d’acquisto, alla “Sgrùvia”, lusinghe e finanche minacce. Ella resiste ad oltranza, senza un plausibile perché……………….fin che la morte se la porta via; ma le cose prenderanno una piega del tutto inaspettata……………

7 personaggi: parti in dialetto: Pietro Scannavino, Rosanna Altieri, Alfonso,

                                             la Sgrùvia;

                     parti in italiano:  Gianluca Roversi, Gianni, Patrizia.-

n. delle battute 589:           Pietro Scannavino     188  (32 %)

                                      Rosanna Altieri           90  (15 %)

                                      Alfonso                    85  (14 %)

                                      La Sgrùvia                74  (13 %)

                                      Gianluca Roversi        67  (11 %)

                                      Gianni                      44  (  8 %)

                                      Patrizia                     41  (  7 %)

Ambientazione:      Scena fissa. Elegante salottino di Villa “Rosanna”. Questa

                          stanza serve al capo-famiglia per ricevere i collaboratori e lavorare anche da casa alle cose più pressanti riguardanti l’ Azienda. Bei mobili, ma anche funzionali. Computer, televisione, telefono. Elegante tavolo che funge anche da scrivania. Piante verdi, tappeti. Quadri. Tutti i particolari che creano un ambiente raffinato.

All’aprirsi del sipario, al tavolo c’è Pietro Scannavino, che consulta dei carteggi. A colloquio con lui il collaboratore Gianluca Roversi. E’ già in corso una discussione animata.

                                               ATTO PRIMO

                                               Scena prima

PIETRO:                (Conclusione di un discorso precedente) A l’è in

foond a l’ òa che sa cùnta i fassìn !

ROVERSI:             (Spazientito quel tanto che gli permette la sua

posizione pur sempre di subalterno) Sì, se vendessimo della legna, ma poiché la nostra Azienda commercia in vini, direi che il paragone, se mi permette, è un po’ fuori luogo !

PIETRO:                (Bonario, mantiene la calma) Al véed, caar al mè

Roverzi, lùu a l’è un gran bon fioeu, ma al déev ammò imparà tanti ròpp nèla vita. Quaand a gh’evi quindes ann, a sevi giò a……..(viene interrotto dall'entrata di Alfonso con il necessario per servire il the)

ALFONSO:             (Termina la frase di Pietro)……..Regio Emiglia, e levavi

su ai tré de matina per bagnà i cèst de l’ùga per faj pesà pùssée………(sorride divertito)

PIETRO:                Ta sée sempro al solit vilan quadro; al soo migna come a foo

a soportàtt ammò……….

ALFONSO:             Se al m’à permett, scioor Pietro, forzi perché se al ciapa vùn giovin, al g’à costa un oeucc dèl còo pùssée de mì…………….

PIETRO:                (Burbero, per troncare)  Scià, scià ‘sto the, che

senz’oltro al sarà come al solit tropp cargaa……. (Rivolgendosi a Roversi)  dùu cugialin de zùcher, scioor Roverzi ?

ROVERSI:             Sì, grazie, signor Scannavino. (Iniziando a sorbire il the)

(Alfonso esce) Vede, come Le dicevo, la questione che più preme oggi è: Fino a quando potremo tenere i prezzi del Moscato a livelli concorrenziali, senza rimetterci? I produttori……..(Pietro lo interrompe)

PIETRO:                I prodùtoor, caar al mè fioeu, i farà mej a pénzach su do

vòolt prima de girach i spall ala Scannavino S.p.A., perché a i’è migna stùpid, e i sa anca loor che dopo ‘na vendemia scarza com’è quest’ann, an vegn anca di tropp bundaant, e alora bisoeugna svojà i cantin……….

ROVERSI:             Sì, anche questo è vero, ma l’Oltrepo pavese quest’anno

fa la voce grossa, e sa di poterla fare…….

PIETRO:                E nùmm al sà se femm? Cito cito, nemm in Pùglia a fà sonà i nòss danée in piaza, e al vederà quajcòss de bèll!

ROVERSI:             A questo avevo pensato anch'io, ma poi avevo scartata l'idea; i due Moscato non sono certo la medesima cosa...........

PIETRO:                Perchè, crédel che i geent i la capissa? Che cùnta l'è prima de tùtt al prezi, poeu che al siéss doolz e che al bùscia ben; al ma daga a trà a mì!

ROSANNA:            (Entra, molto elegante e piena di sè) Ciao, caro (bacia Pietro sulla guancia)(rivolta a Roversi, civettuola) Buongiorno, Dottor Roversi, come sta?

ROVERSI:             (Si alza e le dà la mano, trattenendola un attimo più del necessario) Signora Rosanna, La trovo in ottima forma!

PIETRO:                Ciao, Rosi, sevet drée a nà foeura? Varda che la machina grossa g'a loo bisoeugn mì, stamatina.

ROSANNA:            No, goo migna bisoeugn dèla machina grossa. Ma a voo disturbaa?

PIETRO:                No,no, evum finii. (Accomiata Roversi) Beh, alora restum d'acordi inscì. Sa vedum poeu in Dita. Arivederci. (Roversi fa i convenevoli d'uso e s'accomiata)

ROSANNA:            Caar al mè Pietro, somm propri contenta dèla nossa vila, somm adrée a abitùass anca al paees. L'unica roba che la stona a l'è quela specie de bicòca che gh'emm dèla paart de là (indica a sinistra). La fà propri a pùgn con la nòssa bèla proprietaa. De chi èla? Tì, t'al sée?

PIETRO:                No, ma pòdi dumandach al Foonz, lù al sa sempro quasi tùtt. (Si affaccia a destra) Alfoons............Alfoons..................

ALFONSO:             Oh, bongiorno scioora Rosana! Al gà bisoeugn, scioor Pietro?

PIETRO:                Sì, voeurevi savé se ta cognosset al proprietari de quela specie de stamberga che gh'emm a confin vèrz al paees.

ALFONSO:             (Un poco imbarazzato) Ma, al véed, scioor Pietro, in paees (al sà come a i'è i paees, neh!) i parla malvulentera de quela cà lì!

ROSANNA:            Ma nemm, Alfoons, semm quasi nel domila e lù al parla de quela cà lì come sa la fudéss un covo de fantasmi!

ALFONSO:             Mì, oo parlaa de nissun fantasma, ma paar!

PIETRO:                E alora? Cosa ga sarà mai de inscì misterioos in quii quatro muur che sta inzema perchè gh'è migna de veent?

ALFONSO:             Ma nagott de tremendo.....Domà che...........

ROSANNA:            Domà che..........cosa? Oh, benedeto omm, sù!!!

PIETRO:                Varda che podumm migna stà chì tùtt al dì, neh!

ALFONSO:             Ma, la proprietaria a l'è 'na végia, a dì pooch....stramba!

PIETRO:                Oh, cosa sarà poeu mai 'na végia stramba! G'à n'è inscì de vécc strambi! Ciapa presempi la mia suocera............

ROSANNA:            (Stizzita) Pietro, toca migna quel tast lì, neh! T'à loo già dii un mùcc de vòlt, ma paar!

ALFONSO:             Sì, ma questa a l'è un mistero ùnich! Sa sa migna de cosa la viva, in paees la sa veed inscì de raar, nissùn è mai naj deent in cà. Penzii che l'è forzi l'unica in paees che la fà migna nà deent al Prevost a benedì!

PIETRO:                Ma la g'avrà almeno un nom, o gnanca quell?

ALFONSO:             Mì, al nom vero al soo migna. Soo domà che tùcc i g'à ciama "La Sgrùvia". Al perchè v'al lassi indovinà de viòltri.

ROSANNA:            Tal sée, Pietro (dolce), ma piaseress quasi un doman slongà al giardin de quela paart lì. Chissà se..............

ALFONSO:             Per l'amoor del cieel! Oo savùu che, teemp fà, una imobiliaar la mandaa quajdùn per sondà la végia se la vendeva la cà............

PIETRO:                E alora?

ALFONSO:             E alora, la gà molaa adrée quel cagnasc griis che la g'à, e che al và sempro in giir inzema a lée..........Se quel poor malcapitaa l'è migna pùssée che svèlt............

PIETRO:                Beh, adèss a goo oltro de penzà. Lassemela bùj. Magari, un  quaj dì la cambierà idea anca quela lì. (escono tutti e tre)

                            Fine della scena prima

                            ATTO PRIMO

                            Scena seconda

ALFONSO:             (Rientrando, borbotta tra sè) Ah sì, ga mancheress anca che i perdess la crapa per quela bicòca dèla "Sgrùvia"; alora sì che an vederessum di bej......Mah, i sciori a i'è loor, se voeuret fach Foonz, la vita l'è faja inscì...........

GIANNI:               (Entra al fianco della moglie Patrizia, interrompendo il soliloquio di Alfonso) Oh, Alfonso, hai imparato a parlare da solo? Da quando?

PATRIZIA:             Buongiorno, signor Alfonso.

ALFONSO:             (Soprassalendo) Oh, Gianni, ta me faj saltà per aria. Buongiorno, sciora Patrizia, vala ben?

PATRIZIA:             Sì, grazie, spero che anche lei stii bene.

GIANNI:               Pat, Pat, stia bene, non stii bene !

PATRIZIA:             Oh, dai, smettila, sempre con quelle osservazioni sul mio linguaggio; come tua madre, del resto. (broncio)

ALFONSO:             Mah, un vécc proverbi al diis "Parla come ta manget", e a ma paar che al siéss un proverbi giùst; già, ma al dì d'incoeu bisoeugna parlà dificil.....

GIANNI:               Piuttosto, caro Alfonso, di che umore è il paparino stamattina?

ALFONSO:             Mah, a l'eva adrée com'è al solit a discùt con al scioor Roverzi...........

GIANNI:               Perchè,vedi, Alfonso, avresi una cosa da chiedergli.

ALFONSO:             Ta pareva. Lassom indovinà. Una quaj roba de pooch cùnt.....Magari un' automobil noeuva!

PATRIZIA:             Com'è che ha fatto a indovinare? E' proprio quella roba lì che il mio Gianni voleva domandargli!

GIANNI:               Come hai fatto a indovinare? Cha mago!

ALFONSO:             Ma che mago e mago, bisoeugna migna véss un mago. La setimana passada ta séet naj al Salon de l'Automobil de Turin; de lì a véss inamoraa de 'na machina, al pass l'è migna inscì loongh, cognossendot de quaand ta sée nassùu. Prima de parlà, ta favet già "brum brum" con la boca....

GIANNI:               Pensi che dirà qualcosa di negativo? Non so come fare a dirglielo...........

ALFONSO:             Cert che pòdi migna dighel mì, dal momeent che a foo fadiga a otegnì cinquantamila liir de aumeent a l'ann!

PATRIZIA:             Lascia perdere, per intanto, Gianni; lo sai che io ci ho soggezione del tuo papà!

ALFONSO:             Beh, che mì sapia l'à gnammò incominciaa a mangià i geent, almeno con i deenc; con la lengua, quel l'è 'n oltro para de manich.

GIANNI:               Oh, beh, cercherò il momento appropriato. Altrimenti passo attraverso la mamma, eh, Alfonso? Che ne dici?

ALFONSO:             Beh, caar al mè toos, la tua mamm per tì l'è un avocat de prima scelta, t'al disi mì. Bèla idea. Sui ropp de divertiss, ta séet sempro geniaal.

PATRIZIA:             Oh, signor Alfonso, io invece ho una tale fifa davanti alla signora Rosanna! Mi pare di non essere mai a posto............

GIANNI:               Ma cosa dici! Devi solo abituarti al suo stile di vita. Sai la mamma com'è; adora i modi dell'alta società!

ALFONSO:             (Rivolto al pubblico, sottovoce)  Pecaa che l'è mai staja bona de abandonà gnanca al dialett. Per véss bona, l'è bona; sì, per i oeucc di omen che i la varda a passà!

GIANNI:               Senti, Alfonso, io e Pat andiamo in città. Dillo per favore......

ROSANNA:            (Entrando) Oh, al mè Gianni, che l'è già in giir. (molto espansiva, lo bacia sulla guancia, mentre saluta freddamente la nuora) Ciao, Patrizia.

PATRIZIA:             Buon.....buongiorno, signora Rosanna.

ALFONSO:             Sciora Rosanna, la g'à bisoeugn quajcòss? Sennò voo de là a fà l'argenteria.

ROSANNA:            No, no, a goo bisoeugn de nagott per intaant. Vann puur.

                          (Alfonso esce)

GIANNI:               Senti, mamy, vorrei chiederti una cosa...........

PATRIZIA:             Sì vorremmo.. (Si ferma impietrita dallo sguardo di Rosanna)

ROSANNA:            Sì, cosa voeurel al mè caar toos, de bèll?

GIANNI:               Pensavo che potessi mettere una buona parola con il papy; avrei voluto cambiare la macchina, e a Torino la settimana scorsa ho visto.......

PATRIZIA:             .....Una macchina veramente bella. Mi piace anche a me. Rossa poi, è uno sballo.......

ROSANNA:            Cos'èl 'sto parlà de sballo? Caar al mè Gianni, stavolta ma dispiaas de dùvé ditel, ma ta borlet maa. Prima de tùtt, al tò pà l'è un poo negro de mai vedét in ufizi, e poeu a l'è già un momeent un zich duur anca per la Dita!

PATRIZIA:             (Timidamente) io vado a fare un giro in giardino.

ROSANNA:            Eco, brava, vann a fà un giir, che mì e al mè toos (sottolinea) devum fà un certo resonà.

GIANNI:               Mamma, cosa sono questi misteri?

ROSANNA:            Ma che misteri e misteri: L'è migna un mistero, che de voeuja de fann ta g'an abiét poca; mì a too sempro defendùu, ma adèss ta esageret. L'è 'na setimana che ta sa fée gnanca vedé del tò pà, neh! Ta paar migna de ciapà la vita un poo tropp comoda? Dopo, al tò caar papy al sa la ciapa con mì, che gh'entri un bel nagott.

GIANNI:               Io, veramente........Oh mamma, insomma, lo sai che non volevo fare l'erede come mestiere. Non mi piace neanche il vino, del resto!

ROSANNA:            Bravo! (Simula un applauso) Bene, vann avanti inscì, e ta vederée al tò pà, con quel caraterin che al sa ritroeuva, indoa al ta spediss. E poeu......(pausa) a gh'è 'n oltra roba!

GIANNI:               Uffa, ancora? Volevo raggiungere Patrizia, per andare......

ROSANNA:            Adèss, ta ma s'scoltet un pezett ammò, inveci. Sa trata propi dela tua mogliettina noeuva de zèca.

GIANNI:               Mamma, lascia in pace Patrizia, che non c'entra nelle nostre questioni famigliari!

ROSANNA:            La gh'entra, la gh'entra. Sta a sentì: Dicch una volta per tùcc che la scomencia a comportass come sa convegn ala mia noeura, neh!

GIANNI:               Ma dai, mamma, cosa ha fatto stavolta Pat?

ROSANNA:            Cosa l'a migna faj, ta voeureret dì! Anca l'oltro dì la ma faj fà di bej figùr con i mè amiis, quaand i'è staj chì a beev al the. Tra al parlà sgramaticaa..........

GIANNI:               Se mi permetti, mamma, tu parli dialetto, cosa vuoi da Patrizia?

ROSANNA:            Figlio carissimo, io parlo dialetto (qui) perchè lo voglio. Ma non è che ignori la grammatica della lingua italiana; e quando sono con estranei, sta pur sicuro che non mostro il fianco a nessun svarione grammaticale, come invece fa la tua cara giovane signora...(cambia repentinamente modi) E alora, che la sa daga 'na movùda, e la disa migna foeura tropp castronerì. Se de no, che la staga cito. In pù, al galateo...........

GIANNI:               Mamma, non ti sembra di esagerare? Lo sai che Patrizia è una ragazza semplice, come l'ho voluta io, senza ipocrisie e senza finzioni; non come qualcuno dei tuoi cari amici..........

ROSANNA:            (Si inalbera) Ta permeti migna de parlà inscì di mè amiis. In ogni modo, lassemela chì 'sta quistion. Voo a vedé i mè fioo, e ta rimandi chì la tua dolce metà; che poeu mì sevi migna inscì taant d'acordi che ta la maridaved (esce)

PATRIZIA:             (Rientra con dei fiori appena colti) Guarda, Gianni, che bei fiori.........Ma cos'hai? E cos'è che c'ha anche la tua mamma? Ti vedo imbronciato, e ci ho visto il muso anche a lei.............

GIANNI:               Te l'ho detto tante volte, Patrizia. La mamma vorrebbe da noi della cose che non sono secondo il nostro pensiero!

PATRIZIA:             Cosa dici se metto questi fiori in questo vaso. (indica un vaso) Magari gli piacciono al tuo papà.

GIANNI:               Se vuoi la mia opinione, dubito che il papà si accorga di qualcosa che non odori di vinaccia; in ogni modo è un pensiero gentile. Fai pure. Io intanto vado nei garages e ti aspetto. (esce, mentre Patrizia esce dalla parte opposta per prendere l'acqua per i fiori)

                          ATTO PRIMO

                          Scena terza

ALFONSO:             (Entra a scena vuota, ed è seguito da una vecchia vestita dimessamente di scuro, il cui volto è semicoperto da uno scialle e quindi non si distingue bene) A ga voeureva anca questa! A l'è la volta bona che perdi al post de lavorà. A gh'è nissùn, la veed migna! (rivolto alla "Sgrùvia", perchè è della

"Sgrùvia" che si tratta)

SGRUVIA:             Tìrett de paart. A too dii che voeuri vedé quela sciora giovina.....Eco....quela lì! (indica Patrizia che, rientra in quella con il vaso e rimane interdetta a guardare)

ALFONSO:             Ma questa l'è la sciora Patrizia, dòna del scioor Gianni.

SGRUVIA:             Varda che somm gnammò rembambida, neh! Al savroo ben mì con chi che voeuri parlà!

PATRIZIA:             Buon.....buongiorno, signora, signora...........

SGRUVIA:             Tùcc, in paees, i ma ciama "La Sgrùvia", ma mì ma na interessa un bel nagott! Tì (rivolta ad Alfonso), gh'è bisoeugn che ta staghet chì a giugà ala bela statùina? Voeuri parlà de per mì con quela tosa chì!

ALFONSO:             Oh, adèss basta, poeu, neh! L'è già vegnùda deent con la forza, ri-sci de perd al post de lavorà per lée...................

PATRIZIA:             Lasci, Alfonso, non fa niente. Parlo volentieri con la signora. Vadi pure!

ALFONSO:             (Mestamente) Inscì va al moond. Vùn come mì, al fà un sacch de ann nela manéra miglioor che al pò, e poeu a riva 'na végia stramba.....(esce)(rimangono sole, a studiarsi, la giovane a la "Sgrùvia", senza parlare per qualche momento)

SGRUVIA:             Ta sa domanderée perchè a voeuri parlà con tì, e cosa voeuri, neh? Beh, a voeuri parlà con tì perchè, anca se l'è pooch teemp che i'à compraa quela vila chì, mi oo già studiaa tùcc i componeent dela famiglia, e credi propi che ta siet la perzona pùssée onesta de tùcc...............

PATRIZIA:             Ma, signora, io non la conosco mica, e poi in questa casa, io non conto tanto.......se non per il mio Gianni...........

SGRUVIA:             Al tò omm a l'è, dopo de tì, la perzona pussée a post de questa famiglia.......

PATRIZIA:             Io e Gianni ci vogliamo un gran bene; solo che la mia suocera non mi può mica tanto vedere di buon occhio. Ma, mi scusi, non so perchè sto a dargli fastidio con queste cose........

SGRUVIA:             A goo inveci piesé che ta g'abiet confidenza con mì. Anca se in questo stùpid paees i ma ciama come i ma ciama, e i creed che siéss balenga...

PATRIZIA:             Cosa vuol dire "balenga", signora?

SGRUVIA:             Ma fà 'n efètt a sentimm dì "signora".....Balenga, in dialètt, al voeur dì un poo foeura de crapa. Ma mì, la crapa ga loo ammò al sò post.....E adèss, lassom ditt 'na roba. Sicome somm migna scema, mì credi che a questo punto, ai tò cari suoceri g'à vegnerà l'apetit dèla mia bicòca, perchè "l'appetito vien mangiando" e i tò suoceri a i g'à 'na famm com'è un cocodrill digiùn; et migna divòolt sentùu resonameent del gener? Perchè l'idea la circolerà già 'ni sò cervej sempro in movimeent.............

PATRIZIA:             Ma, a me non mi dicono niente.....e Gianni non è interessato a queste cose. Non so.....

SGRUVIA:             Védet, i g'avrà anca vergogna de vech visin ala splendida magione la mia cà che va a tocch....E i amiis sciori? Che afroont per la nobil dama Scannavino afaciass ala matina con la sua bèla facia e vedé la proprietà  " Sgrùvia"!

PATRIZIA: (Ride coprendosi la bocca con la mano) Mi ha messo di buon umore a sentire queste cose qui! Mi pare di vedere la mamma di Gianni a stortare la bocca per il brutto panorama!

SGRUVIA:             Beh, ta ga diset inscì.........anzi, ta ga diset nagott. Ma che i sapia che la proprietà dela "Sgrùvia" la resta dèla "Sgrùvia", e se la roba i'a disturba, mej inscì. Mì, de cà mia, ma moeuvi migna. Tì t'al sée, in ogni modo. Che al resta un segreto tra de nùmm.

PATRIZIA:             Io non ci ho molti amici qui. Ho piacere che lei mi sia venuta a trovarmi.......

SGRUVIA:             'Scolta, tosa. Ta piasi i oeuf?

PATRIZIA:             Sì, molto, ma uova fresche non se ne trovano più.

SGRUVIA:             Varda, quaand i galinn i sa rimett a fàmi, tì vann gio' visin ala reet, vèrz la gésa, che gh'è deent un boeucc. Quaand a goo i oeuf, t'an méti lì un quajdùn prima de mesdì..........

PATRIZIA:             (Veramente riconoscente) Grazie mille, signora. Ma...non mi dice il suo nome vero? Non so come chiamarla.........

SGRUVIA:             Cara la mia tosa, la mia storia a l'è 'na storia longa com'è i mè tanti ann, trista e dolorosa. Oo mai vorùu dighela a nissun. O fin perdùu per strada (aposta) al mè nom.....Ma al nom, védet, al g'à migna tanta importanza. Quaand ta diventereet végia t'al capiréet....Vèdet, mì, ai oeucc del moond, somm stramba del bon...........Ma ma n'importa nagott. T'al sée, quaand a too vist la prima volta, m'è vegnùu al magon......Al magon a 'na vegia dùra e bisbetica che la geent i ciama "La Sgrùvia", capisset? Ma anca questo al deev restà un nòss segreto. Se ta ma vedereet ammò, fà paré de gnanca cognossum....(viene interrotta all'entrata di Alfonso)

ALFONSO:             Ma, ma...l'è chì ammò? Oh, sciora Patrizia, per l'amoor del cieel, che la sa na libera de quela végia chì, che è scià al scioor Pietro. (rivolto alla "Sgrùvia") Scià, nemm, adèss l'è ora de daghen un taj..........

SGRUVIA:             Tegn a post quii manasc lì, che la porta la troeuvi anca de per mì.

PATRIZIA:             Alfonso, lasci, che l'accompagno io.

ALFONSO:             Sì, ma cerchemm de passà de drée, de migna fass catà, se de no a gh'emm la nòssa bèla gata de pelà! (Escono tutti e tre)

                          ATTO PRIMO

                          Scena quarta

PIETRO:                (Entra in scena, seguito da Gianni e da Roversi) Va ben e tùtt, caar al mè fioeu, ma che mì ma déba interesass propi de tùtt, e del'Azienda e dela cà, ma paar tropp.......

GIANNI:               Ma papà, io..........

PIETRO:                Papà un corno sech! Ta sa védet mai, ta sée com'è un fantasma, con tùcc i ropp che gh'è de fà!

GIANNI:               Non mi sembra il caso che ti metta a urlare, no? Cosa vuoi che ne sappia io della siepe della proprietà di fianco!

PIETRO:                Ah,dela scees t'an seet de nagott, neh? Ma tì, t'an sée mai de nagott de tùcc i ropp.....Ma domandi come ta fée a dass la pena de fiadà, che sa fà fadiga anca a fà quell, no?

GIANNI:               Beh, scusa, ma ti sei sempre interessato tu di tutto.....Vuol dire che mi interesserò di cosa si può fare della questione della siepe........

PIETRO:                (Rivolgendosi a Roversi) Roverzi, al senta: In tra tùcc dùu, cerchée de intervegnì a sistemà 'sta facenda.

ROVERSI:             Bisognerà interessarsi a livello legale..........

PIETRO:                O legal o illegal, la mia scioora e mì voeurom pù vedé quel cànchen de 'na scees: Orenda, storta, che vegn tùta sul nòss. 'Na brùtùra compagna, a l'è dificila de imaginà, visin a 'na vila come la nòssa...........

GIANNI:               Effettivamente, non è uno spettacolo dei migliori. Ma alle nostre lettere, che mi ha detto di averle inviato, cosa ha risposto la proprietaria del fondo? (rivolto a Roversi)

ROVERSI:             Alle lettere? Non solo non ha risposto, ma ce le ha rinviate tutte e tre. E quando siamo andati a fare un sopralluogo, ci ha mollato quel suo cagnaccio che, anche se era al di là, non faceva una gran bella impressione il vederselo vicino con la bava alla bocca che abbaiava come un forsennato.......

PIETRO:                Ma l'è già béla che mì deva fà i cùunt con una végia balorda! Roba de matt! Al Pietro Scannavino che sa fà mett via dèla "Sgrùvia" Chissà che riid in paees!

ROVERSI:             Vedrà, signor Pietro, che il signor Gianni ed io passeremo alle maniere un po' più forti con questa signora. Non è possibile che una siepe incolta ci attraversi la strada!

PIETRO:                A l'è che, se a specium ammò un pezétt, la scees la na traverza del bon la strada, e na vegn anca i spin in cà, quindi cerchée de fà un poo in prèssa.

ROVERSI:             Va bene, signor Pietro. Nel giro di una settimana, inizieremo le pratiche legali per la questione della siepe; anche se si potrebbe usare questa vertenza per giungere all'acquisto della proprietà.

PIETRO:                (Risata sarcastica) Oh, per l'amoor del cieel, se la fà tanti stori per 'na scees, figùrémes! Ad ogni bon cùunt, spérem in ben. Basta che fii un quajcòss.

ROVERSI:             Arrivederla, signor Pietro. Signor Gianni.......(esce)

PIETRO:                (Consulta alcune carte) Beh, alora? Se féet chì impalaa? Gh'eet nagott de mej de trà inzema, per incoeu?

GIANNI:               Ma, veramente.......Volevo parlarti un momento.

PIETRO:                Varda che a goo migna teemp de pèrd, neh!

GIANNI:               Insomma, papà, io...volevo dirti...che io e Patrizia........

PIETRO:                Beh?  (Per niente incoraggiante)

GIANNI:               Ma ascoltami una volta tanto! Noi vorremmo mettere una nostra attività, in proprio. Sai che a me non piace il tuo genere di lavoro........

PIETRO:                (Si alza furibondo) Coss'è? Oo de sentinn ammò? Attività in proprio! Con un 'Azienda che specia del mè fioo la continuazion naturaal! S'an parla gnanca. Cerca de aplicatt ai mè inzegnameent, che mì a m'à inzegnaa nissun, e se somm rivaa indoa a somm rivaa, a l'è staj per la mia bona voeuja. E cerca anca tì de fatela vegnì, 'sta bona voeuja, che adèss l'è ora. Se de no ta sa fée fà i scarp del Roverzi, che quel a l'è sveglio, anca tropp. Regòrdetel. E adèss lassom lavorà. E taant per incomincià, vann un salt ala tegnùda granda e dacch quii caart chì al fatoor. Dopo, metett in contatt col Roverzi per la quistion dela scesa. Vann!

GIANNI:               (Batte in ritirata) Va bene. Ciao. (uscendo, si imbatte in Alfonso)

ALFONSO:             Scioor Pietro, è rivada la posta. (consegna la corrispondenza)

PIETRO:                (Distrattamente) Va ben, damm scià.

ALFONSO:             Al g'à bisoeugn quajcòss d'oltro?

PIETRO:                No. Cioè, 'scolta. De quanti ann l'è che sa cognossom, nùmm dùu?

ALFONSO              Tropp.

PIETRO:                Tàchela migna a perdom de rispett, neh! Che mì somm bon e tùtt, ma..........

ALFONSO:             (Spiega pazientemente) Oo dii tropp, per dì che semm vegnùu vécc, e in quela famiglia chì oo vist tanti ropp; a l'è quasi ora che vaga in penzion!

PIETRO:                In penzion tì? Famm migna riid. A l'è adèss al momeent de lavorà!

ALFONSO:             Scioor Pietro, che al parla per lùu, che mì a goo la schena rota, e un quaj dì ma pieghi e ma drizi pù...............

PIETRO:                Dai, dai, fala curta. Pùtost, dimm 'na roba, tì che ta gh'ée sempro i idej proont. S'en penzet del mè fioeu? L'è 'pena saltaa foeu con una sortida che m'è piasùu nagott del tùtt!

ALFONSO:             Resta domà de savé la cilindrada.

PIETRO:                (Cade dalle nuvole) Coss'è? Se séet adrée a dì sù?

ALFONSO:             (Capisce la "gaffe") A ma somm sbagliaa a parlà!

PIETRO:                (Inquisitore) Uheila, Foonz, fà migna al lifrocch con mì, neh, che ta cognossi tropp ben; a mì ta ma la fée migna.

ALFONSO:             (Sconsolato) Beh, al Gianni al m'eva acenaa che a ga piaseva.....

PIETRO:                Almen la fùdéss staja 'na machina, che ga piasess! Inveci de cambià machina, al voeu cambià mestée!!!!!!

ALFONSO:             (Faccia stupìta) Coss'è? Ma oo de sentinn ammò? Ma cos'a g'aal nela crapa? Con la dita che lù a ga lasserà....L'è propi vera che "chi che g'à al pan g'à migna i deenc..........."

PIETRO:                Metess migna a fà al filosofo, che l'è migna al caas; pùtost, tì cosa farésset, al mè post?

ALFONSO:             Mì.....al sò post....saréss a Camogli a ciapà al soo!

PIETRO:                Adèss sa metett a fà al menafrécc? L'è migna 'na roba de scherzach sù! Vardée se al deev vegnimm foeura con 'na trovada del gener!

ALFONSO:             Che trovada? La mia o quela del sò careu?

PIETRO:                Ma quela del careu dela soa mamm! Perchè l'è la mia scioora che l'à ga dai un bel poo de vizi, che laà poeu mai perduu!

ALFONSO:             Mah! Segoond mì, al dovréss lassach provà a cercass al bechim foeura del sò polée, scioo Pietro!

PIETRO:                Ah, tì ta paragonet al mè fioeu a .....un polastro?

ALFONSO:             (Gesto con la mano di "pressapoco") Eh, semm lì, migna tropp distaant! Ma l'è un poastro de bateria, bisoeugna che l'impara a diventà "ruspante". Sempro che sa faga ammò in teemp!

PIETRO:                (Sospira) Ta gh'éet migna tùcc i tòrt, anca se al rispett verz de mì l'è migna al tò fort. Ma ta vederée che al mè Gianni ala fin al tornerà ammò de mì!

ALFONSO:             Ma sì, l'è giovin, che al ga lassa provà la vita; ognun de nùmm l'à faj la sua gaveta, o no?

PIETRO:                Eh, Foonz, parla migna de gaveta, mì soo ben cosa l'è! Ma regordi che, sùbit dopo la guèra............

ALFONSO:             Scioor Pietro, al ma scùsa, ma la storia del "subit dopo la guèra" l'oo già sentida mila volt, e adèss goo migna teemp.

PIETRO:                Gh'è migna vèrz, vilan ta sée e vilan ta resteree.......(esce)

ALFONSO:             (Tra sè) Eh, mì a somm vilan, ma lùu, caar al mè scioor Pietro, al gà anca lùu al sò..........polastro de pelà!!! (esce)

                          Fine della scena quarta

                          ATTO PRIMO

                          Scena quinta

ROSANNA:            (Entrando, accenna a fior di labbra una canzone in voga) Oh,ma trovà al mè omm a l'è sempro pussée dificil. In doa al sarà naj?

ROVERSI:             (Entra circospetto, con voce trattenuta) Signora Rosanna, lei qui?

ROSANNA:            Ah, è lei, dottor Roversi? Come mai ancora qui?

ROVERSI:             Dopo tanto tempo che sono qui....sa, io mi chiamo Gianluca!

ROSANNA:            (Civetta) Beh, sa, non mi permetterei mai di chiamarla...Gianluca. Almeno....non di fronte a mio marito, che, le ricordo, è anche il suo datore di lavoro!

ROVERSI:             Rosanna............

ROSANNA:            Rosanna............ma lei corre troppo, sa?

ROVERSI:             Beh, signora, io....fin dal primo momento che l'ho vista....questi occhi neri....non ci dormo la notte!

ROSANNA:            Mah....dottor...Rov...Gianluca....insomma...lei mi fa arrossire......non sono abituata ad avere intorno uno spasimante...perchè è così, vero?

ROVERSI:             (Le prende la mano, che Rosanna NON ritrae subito) Rosanna, io.........

ROSANNA:            (Chiude gli occhi, sognante) Sìììììììì ?????

ROVERSI:             Io devo aprirle il mio cuore non posso più tacere...una sua parola può mandarmi in paradiso o all'inferno per sempre........

ALFONSO:             (Entrando in quell'istante)....Mej a l'inferno, g'al disi mì! Magari migna per sempro, che l'è pecaa, ma un zich al ga faréss migna maa!

ROSANNA:            (Scatta via da Roversi) Ma paar che quaand a sa vegn deent sa......sa...sa domanda perméss!

ALFONSO:             La ma scùsa, sciora Rosanna, ma al saréss la prima volta nela mia purtropp longa cariera, che domandi perméss per nà e vegnì 'ni stanzi de casa Scannavino. O adèss, in vila, bisoeugna adeguass?

ROSANNA:            Al guarda che mì a somm migna al scioor Pietro, neh?

ALFONSO:             (Le squadra la figura) Beh, i oeucc a g'à i'oo anca mì, per vedé che l'è migna al scioor Pietro!

ROSANNA:            Oo mai sentii 'na sfaciadaa inscì. Quisti a i'è i bej risultaa del mè omm, che a l'è duur in doa al voeur lùu, ma col Foonz no. L'è vùn di argomeent che sa pò migna tocà, neh? Che poeu oo mai capii al perchè. Ma che ma sa vegna in cà mia..............

ROVERSI:             Alfonso, senta: Io non ho nulla contro di lei, ma mi pare che stavolta abbia passato il segno!

ALFONSO:             (A Rosanna) Cara la mia sciora Rosanna, al raport che gh'è tra mì e al sò scioor Pietro, l'è 'na roba che l'è tropp végia per véss interessanta de sentì; ma, in ogni caso, e g'al disi anca a lùu, scioor Roverzi, dovressùf ringraziamm che somm vegnùu deent mì e migna al scioor Pietro, ma paar, o no?

ROSANNA:            (Cambia l'espressione, morbida) Ma Alfonso, al varda che mì a g'a loo migna con lùu. Lùu al fà al sò doveer ben, domà al preghi de creed che gh'è nagott de nascoond.........

ALFONSO:             ............Per adèss!

ROVERSI               Oh, insomma, basta! Ma cosa crede? Che io abbia paura.......

ALFONSO:             Ma cert che al g'à un zich de pagùra, cara lùu! Perchè, se al vegn a savé quajcòss al scioor Pietro, che l'è geloos come un biss, al pò saludà al sò post; quindi ga foo un piesé gross come 'na cà, se stoo cito; e anca a lée, cara la mia sciora, con tùtt al rispett.

ROSANNA:            Ma al soo poeu migna cosa al s'è metuu in meent, lùu. E se al scioor Roverzi.........

ALFONSO:             Credi che, per al ben de tùcc, al siéss mej mett via la quistion. Certi ropp l'è mej soteraj subit, prima che i scomencia a spuzà. Eel migna vera?

ROVERSI:             Beh, Alfonso, lasciamo stare. Piuttosto, lei ha sentito nessuna novità circa la proprietà confinante? Perchè il signor Pietro ha dato l'incarico al signor Gianni e a me di sondare.........

ALFONSO:             Alora, se al va daj l'incarich a violtri, cosa a gh'entri mì? O l'è forzi perchè mì, come servidoo, a lighi mej con i pòor disgraziaa?

ROVERSI:             Ma via, cosa dice? Io non intendevo...........

ROSANNA:            Ma no, caro Alfonso........

ALFONSO:             (Sgrana gli occhi) Caro Alfonso??

ROSANNA:            Eh, beh, lùu...al fà paart dela nòssa cà..al Gianl...al scioor Roverzi al voeureva dì che lùu, essendo sempro in giir per cà, al g'à pùssée ocasion de vegnì a savé i ropp che sucéed!

ALFONSO:             Ma, in fin di facc, sa pò savé cosa voeureuff de 'sta végia mata? Lasséla coos nel sò broeu, l'è mej, v'al disi mi!

ROVERSI:             Vede, Alfonso, i signori Scannavino non hanno piacere di avere, prima di tutta una siepe incolta da anni, che molto probabilmente (questo lo si accerterà) ha invaso la loro proprietà; e poi è deplorevole che vicino ad una villa così splendida debba convivere una siffatta bicocca miserevole!

ROSANNA:            Sì, Foonz, al desideri mè e del mè Pietro al saréss quell de slargà al giardin vèrz al paees. Ga meteressum un gazebo e sa poderess organizà mej i party d'istaa con i nòss amiis. Ga ofrisseressom 'na cifra resonevola, e lée la poderess ritirass in una cà de riposo.

ALFONSO:             Ma paar che a sii adrée a mett al carr davanti ai boeuf. A côruff un poo tropp. A partì del fato che al soo migna cosa gh’entri mì in questa facenda………

ROVERSI:             Ma non lo farebbe gratis. Questo suo interessamento………

ALFONSO:             Cosa faal adèss, al cerca de crompamm? Sii grand assée per parlà con una pòra végia, siéss lüu che al signorino Gianni.

ROSANNA:            Ma al mè Gianni…..lüu l’è migna portaa per………….

ALFONSO:             Al nòss Gianni, già che l’oo vist a nass, al ma paar migna portaa per nagott. Che inveci al ga faréss un zich ben………..

ROSANNA:            Ah, eco! Semm rivaa donca ai discoors del mè omm! Sa capiss de che pulpit a vegn la predica!

ALFONSO:             La penza poeu quel che ga paar! Ma mì, a goo nissunissima intenzion de famm sbranà, prima del cagnasc griis, e poeu anca dela “Sgrüvia”! (fa il muso)

ROVERSI:             Andiamo, Alfonso, ci aiuti un po’. Che a nostra volta…io e il signor Gianni…(sorride) non vorremmo essere sbranati dal signor Pietro!

ALFONSO:             Ma in dôa a semm, nela fossa di leon? Sbranà, sbranà…..e va ben, vederoo vün di quisti dì, se podi visinamm ala végia. Però…..(sorride a sua volta), sciôra Rosanna, almeno la ma cromperà un para de calzon!

ROSANNA:            Cosa? E perché mai?

ALFONSO:             (Uscendo) La sa regorda pü? La Sgrüvia la g’à un can con certi deenc, che i soméja i deenc d’en pescecane!

ROSANNA:            (Grida dietro ad Alfonso) Ma no, al vederà che i la mangia migna. (fra sé) Speremm che al riessa a fa quajcòss almeno lüu!

ROVERSI:             Signora Rosanna, come le stavo dicendo prima che entrasse Alfonso…..(tenta di prenderle la mano)

ROSANNA:            (Un passo indietro) Signor Roversi, insomma, mi sembra non sia il caso di insistere. (incerta) Cosa…cosa crede….che io….che lei….che noi……..

GIANNI:               (Entrando in scena, resta sorpreso dalla scena) Mamma, volevo chiederti…..Ma cosa c’è?

ROSANNA:            Nagott, nagott; dimm Gianni, cosa voeurevet de bèl dala tôa mamina?

GIANNI:               (Vago)  No, niente, ne parleremo dopo…..Piuttosto, Roversi, come la mettiamo con la storia della “Sgrüvia”? Perché il papà è talmente convinto della necessità di intervenire…………

ROVERSI:             Ma, vede, signor Gianni, è ancora tutto da stabilire: Anzittutto come venire in contatto con la vecch…..ehm…signora proprietaria. In un secondo tempo, da come risponderà all’approccio, si studierà il metodo da adottare……….

ROSANNA:            Ah, meno mal che al mè omm a l’è partii in quarta. Ma cosa pagheress perché la roba la vaga in port…..Quanto ma piaseress podé tiramm via denanz quela oribila baraca……..

ROVERSI:             Vedrà, signora Rosanna, che giungeremo ad un accordo. Se non si piegherà, partiremo con la storia della siepe, e le daremo del filo da torcere.

GIANNI:               Sì, ma senza esagerare. Non mi piace per niente dover infierire su una povera vecchia, sa?

ROSANNA:            Gianni, quanti vòlt too dii che nela vita bisoeugna migna véss de coeur tropp tener, se de no sa finiss a piegass fina a tocè tera….Una quaj sgombetada ogni taant la fa ben!

ROVERSI:             Sono d’accordo. Sono pienamente d’accordo; non si può sempre essere di cuore tenero, altrimenti…………

GIANNI:               Sì, ma a dirla tutta, la nostra mi sembra prepotenza bella e buona. In fondo, non stiamo parlando di una cosa nostra, ma di una cosa d’altri. Cerchiamo almeno di non essere troppo duri,e, soprattutto, di pagare, se la signora è d’accordo, il giusto prezzo!

ROSANNA:            (Circonda le spalle del figlio con il braccio) Dai, Gianni, semm migna adrée a dì che la ciaperemm a canonaat, ‘sta végia! Ta vederée che i ropp i sa sistemerà nela manera miglioor. Scià, adèss, vegn con mì, inscì a parlom. (escono)

                          Scena sesta

ROVERSI:             (Tra sé, consultando delle carte tratte dalla sua borsa) Oh, miseria, ci mancava anche la storia della megéra! Già ho mille incombenze che mi si addossano in questa ditta, adesso ci mancava anche questa! E avere a che fare con un personaggio del genere, non mi attira di certo!

PIETRO:                (Entrando) Oh, Roverzi, adèss al sa mett anca a parlà de per lüu?

ROVERSI:             (Di soprassalto) Oh, signor Pietro, mi scusi, non l’avevo sentita entrare!

PIETRO:                (Gioviale) Alôra, tra lüu e al mè erede, i traj inzéma ‘na quaj sortida per fa sparì al nòss incubo quotidiano?

ROVERSI:             Veramente, signor Pietro, stavo appunto studiando………..

PIETRO:                (Inizia ad alterarsi) Com’è “stavo”. Lavoruff migna in düu?

ROVERSI:             (Si corregge prontamente) Sì, sì, naturale, ho sbagliato a parlare……..Io e il signor Gianni vedrà che…………..

PIETRO:                Vardée che al sii che la pazienza l’è migna a mè fort, neh? Cerchée de migna perd tropp teemp!

ROVERSI :            Ma, signor Pietro, parliamoci chiaro : Non si può entrare in una proprietà altrui e dire: “Siamo qui, molli tutto e vada via!”, le pare?

PIETRO:                Eh, fina a lì ga rivi anca mì, che diamine! Però al ga daga ‘na movüda al mè fioeu; al la faga partecipà ativameent a ‘sta roba, e speremm che l’impara un quajcòss!

ROVERSI:             Il signor Gianni, se mi permette, è un po’ tenero nei confronti del prossimo. Ma vedremo, insieme, cosa si può fare. Pensavo che, io con un certo comportamento, e il signor Gianni con un fiancheggiamento più morbido…..

PIETRO:                Inzoma, la tecnica del baston e dela caròtola, in paròl pover!

ROVERSI:             Beh, sì, in un certo senso sì, dovremo per forza agire in questo senso, non c’è altro modo. Vedrà, vedrà, qualcosa otterremo!

PIETRO:                Mì, somm migna faj per i mèzz misür! Migna “qualcosa otterremo”! Al deev dì che otterremo tutto!

ROVERSI:             Sì, va bene, lo scopo è quello, ma potrebbe darsi che ci troviamo dinnanzi ad imprevisti……….

PIETRO:                Ma che imprevisti d’Egitt!

PATRIZIA:             (Entra assieme alla “Sgrüvia”) Buongiorno!!

PIETRO:                Ma……ma….chi…èla…cosa….cosa diavol…….

SGRUVIA:             No, somm migna al diavol; anca se violtri a ma credüff taal!

Somm domà la sua visina de cà!

PIETRO:                (Sgranando gli occhi) Eh? Cosa? Ma………..

SGRUVIA:             Ma parlél sempro inscì, lüu? Che raza de parlà èel per un scioor com’è lüu?

PIETRO:                Ma….Patrizia….tée faj vegnì deent tì quela…quela…..

SGRUVIA:             ….Quela végia mata, eh? Che al la disa, che al la disa püur! Tant, mì, somm abituada!

PATRIZIA :            Ma no, il moi suocero non voleva dire questo…..Vero, signor Pietro, che non voleva dire questo ?

ROVERSI:             Ma, signora Patrizia, anche lei……..fare entrare questa donna, davanti al signor Pietro, senza preavviso alcuno……….

SGRUVIA:             Ah, perché, ga voo de véch un permèss speciaal per vegnì deent in questa cà?

PIETRO:                Oh, beh, la veed, mì….(cambia atteggiamento) Mî voeureva domà dì…che la sa comoda, prego!

PATRIZIA:             Si sieda, signora!

SGRUVIA:             No, no, stoo ben anca in pè. Somm gnammò consciada fina a ‘sto punto. Taant, per quel che devi dì, l’è assée pooch teemp. Scomenciando: Al la sa lüu chi somm mì?

PIETRO:                A credi che lée la siéess…..la….la……

PATRIZIA:             Ehm, la chiamano…………

SGRUVIA:             Eh, disél senza tanti complimeent. I ma ciama “La Sgrüvia”, perché, in dôa tochi mì, a sgarbèli!

ROVERSI:             (Capisce che Pietro gioca la carta della gentilezza, quindi dice cortesemente) Ah, lei è la signora proprietaria della casa accanto a questa……

SGRUVIA:             Ciamemm i ropp col so nom. Mì somm quela che stà nela bicòca visin a questa vila. Mì ma piaas ciamà i ropp col so nom, neh? Capii?

PATRIZIA:             La signora…io l’ho conosciuta…..è gentile…non è vero che sia…..

SGRUVIA:             Lassa stà, tôsa, che taant a ga creed nissùn. I geent come mì, quaand i g’à ‘na nomina, ta ga la tiret gnanca via………..

PIETRO:                Ma, inzoma, tra geent resonevôj…..A l’è inütil nascondess de drée a un dii…..Mì…..mì e la mia sciôra….saressom interessaa………

SGRUVIA:             (Scoppia in una risata sinistra) Ah, loor…..lüu e la sôa sciora…..saressüf interessaa….a l’è già bèla de riid!

ROVERSI:             Non vedo cosa ci sia poi così da ridere, di una richiesta civile di un industriale!

SGRUVIA:             Richiesta…..lüu, caar al mè sciôor, al la ciama “richiesta”? I “richièst” come questa a i’è istéss de un leon che vèrd la bôca dennanz a ‘n cristian, come ai teemp di antiich romani………….

PIETRO:                Ah, questo poeu no, eh! La vegn chì, in cà mia, portada deent dala mia noeura, (rivolgendosi a Patrizia) che con tì parleroo poeu dopo; e la sa mett a dì certi ropp….certi ropp….in cà mia!

ROVERSI:             Signor Pietro……..

PIETRO:                Roverzi, per piesé…..lüu al la sa che pòdi migna lassass toeu in giir de nissùn….men che meno……..

SGRUVIA:             ……….Men che meno d’en pover, neh? Beh, al sa regorda ‘na roba, cara al mè scioor Scannavino….gh’eva un dèto, ‘na volta…”L’è in foond a l’ôa che sa cunta i fassin”!

ROVERSI:             Proprio come dice lei, signor Pietro!

PIETRO:                Cito, cito, Roverzi, al disa migna sü bestiaad, e lée la sa meta ben in coo che la sua scees….mì podi…..ga faroo causa, lée a l’è vegnüda sul mè……….

SGRUVIA:             Ah, ma de chì a vegnì a portamm via la cà per un toch de pan, g’an côrr, caar al mè scioor! G’an côrr!

PATRIZIA:             Non si agiti, signora che gli fa male! Venga, venga via con me, per l’amor del cielo!

SGRUVIA:             No, specia un momeent. A goo de dich ‘na roba che ma prem, a quel scioor chì…..L’è migna sempro staj scioor, neh? L’è migna nassüu con la camisa…..Al se l’`è dovüda fa, la camisa. O con un mèzo o con un oltro, a qualunque prezi!

PIETRO:                Ma, cosa na sala lée, a l’è al massim de l’impudenza. Roba de matt. Se nela mia vita i ma avréss dii che avréss dovüu ‘scoltà ropp del gener…..Foeura, foeura dela mia vila, vilana. Mì o cercaa de véss gentiil…….

SGRUVIA:             La gentileza del gatt col ratt…….

PIETRO:                Basta, basta! (diventando sempre più collerico) Patrizia, voeut famm ciapà ‘n infarto? Cosa t’è saltaa in meent? Propi ‘na bela trovada! (si accascia su una sedia)

ROVERSI:             Ma, davvero signora Patrizia, non era il caso di far entrare questa bisbetica. Guardi in che stato ha ridotto il signor Pietro! Vado a prendergli le gocce per il cuore (esce di corsa)

SGRUVIA:             (Verso Pietro, accasciato sulla sedia) Cara la mia Patrizia, a goo idea che la pelascia de questo chì la resisterà a ben oltri atacch! E goo anca un’oltra idea: Che quajdün (con fare profetico) in questa cà saréss migna taant trist se questo chì…..al tira al sciampin! (escono Sgrüvia e Patrizia)

                          F i n e   d e l   p r i m o    a t t o

                          ATTO SECONDO – Scena prima

(All’aprirsi del sipario, sono in scena Rosanna e Roversi, in atteggiamento confidenziale)

ROVERSI:             (Tiene la mano di Rosanna) Rosanna, senti, io sono disposto a rompere……….

ROSANNA:            Ta sée dispost a roomp..(Si morde le mani) ta disi migna cosa! Prima de tùtt, regordémess dela scees!

ROVERSI:             Ma andiamo! Ma cosa c’entra la siepe! Che siepe e siepe! Prima di ogni altra cosa (atteggiamento svenevole)…………..

ROSANNA:            Prima d’ogni altra roba……….la scees!

ROVERSI:             Ma insomma, Rosanna, io…………..

ROSANNA:            (Implacabile) La scees!

ROVERSI:             (Stizzito) Ma è diventata un’ossessione! Maledetta vecchia! Non so però a questo punto cosa c’entri la siepe con noi………..

ROSANNA:            Ah, ma alôra ta séet propi indrée de cotüra, veh! Ma vedet migna che al tò principaal a l’è foeura di beni con ‘sta végia, al penza domà a quell, a l’è (come pòdi dì?) a l’erta, e quindi, anca per nümm………

ROVERSI:             Va beh, metteremo a posto anche questa storia………..

ROSANNA             (Dolce, gli accarezza il bavero della giacca) E poeu, Gianluca, védet, t’al séet ben come ga tegni a slargà la vila con la proprietaa dela végia!

ROVERSI:             Ma cosa c’entra! Il nostro futuro è…è…..lontano da qui. Nuova vita, nuovi lidi……….

ROSANNA:            (Con veemenza) Ma alôra t’a séet scemo nela züca! Ta credereet migna che mì, la sciôra Altieri, che sevi già sciôra de cà mia, e che oo sposaa nientemeno che l’industriaal Scannavino, lassi tütt quel ben di Dio chì, per vegnì con vün che al poderéss véss al mè fioeu!

ROVERSI:             Rosanna, ma dunque, l’amore che mi dichiaravi……….

ROSANNA:            Seent, Gianluca, se propi ta voeu savéll, somm un poo nujada, e donca……….svariass……….un “divertissement”, ‘na roba ecitanta….(si avvicina molto a Roversi)

ROVERSI:             Ma……ma io…io……..credevo……….

ROSANNA:            (Gli chiude la bocca con l’indice) Sssst! Cito!! E stamm a sentì, anzi al ma staga a sentì, dal momeent che bisognerà desmentegass de questa storia del dass del tì………..

ROVERSI:             Neanche più quello………..

ROSANNA:            (Decisa) Basta, stop! Ch’el penza pütost a risòlv la quistion che a goo dii, e dopo……(Maliziosamente, con l’indice sotto il mento di Roversi)a…vederemm!!!

PIETRO:                (Entra, non molto baldanzoso, ma pur sempre battagliero) Bongiorno Rosanna, bongiorno Roverzi.

ROSANNA:            (Immediato voltafaccia, si fa incontro al marito, lo bacia con affetto) Ciao, Pietro, tée riposaa ben?

ROVERSI:             Buon….buongiorno signor Pietro. Io…io…vado…e……

PIETRO:                (Burbero) Un momeent! Nümm düu, anzi nümm trii, devom fa un discoorz!

ROVERSI:             (Allarmato) Eh, cosa? Ma io dovrei……..

ROSANNA:            (Sangue freddo) Sìiii, Pietruccio?

PIETRO:                E ciamomm migna Pietruccio, che gh’emm pü vint’ann!

ROSANNA:            (Sottovoce) E sa veed!

PIETRO:                Donca, la Sgrüvia……….

ROVERSI:             (Si siede, tirando il fiato) Sì, mi dica!

ROSANNA:            (Suo malgrado, si sente sollevata e a sua volta si siede) Sì, Pietro?

PIETRO:                Inzoma, la storia l’è sempro ferma al caamp di ciinch pertich. Nissün che riessa a tirà foeura un ragn del boeucc, con quela lì!

ROSANNA:            Vedet, Pietro, mì a credi che con i maneer fort riessüm pü a vegninn a vüna. Mì, un’idea g’a l’avréss.

PIETRO:                Senta, tôsa, vann migna a drée anca tì a complicà i ropp. Mì, se ma regordi ben, neh Roverzi!, gh’evi daj incarich a quajdün de fa un quajcòss in proposit….Ma né lüu, né al mè caar rampollo i combinaa un bèl acideent d’en nagott!

ROVERSI:             Ma, vede, signor Pietro, io e il signor Gianni abbiamo pensato…….

PIETRO:                Con i penzée, cara lüu, s’an fa migna sü de cà! Al vaga a ciamamm al Gianni, che voeuri sentill anca lüu! Al vaga!

ROVERSI:             Vado subito, signor Pietro (esce)

ROSANNA:            A voo anca mì, che devi…………

PIETRO:                Alt! Sta’ lì quieta, tì! Che se ta veet a ciamà al tò fioeu, t’al istruisset per ben; ta cognossi, mì!

ROSANNA:            Pietro, cerca de tratamm un poo mej, neh!

PIETRO:                Ma……gh’evet migna ‘n idea a proposit dèla Sgrüvia?

ROSANNA:            Se ta interessa ammò…….Intaant che ga femm la quistion dèla scees, devüm tentà su un oltro froont…Mandum al Gianl….al scioor Roverzi dala végia con un compromess de firmà, ‘na bôna proposta e un bel assegn de capara! Atacada sui düu froont, la végia…la capìtola!

PIETRO:                (Ammirato) Brava! Bel’idea! Chissà che l’ann che vegn pòdumm fa colazion in un praa noeuf, indôa gh’eva la bicòca végia?

ROSANNA:            (S’avvicina, lo bacia in fronte) Vedet che la tôa sciôréta la g’à i idej brilaant? A proposit, Pietro…al Gianni….l’avréss vist……

PIETRO:                Al Gianni l’è méj che i so richiest i ma j’a porta scià doprando i so sciavatt. Ciao.

ROSANNA             (Diplomaticamente si ritira) Beh, ciao Pietro. Penzich a l’idea che tôo dii…… (esce)

(Pietro rimane solo in scena per qualche istante………..)

                          Atto secondo – Scena seconda

ALFONSO:             (Entra arrancando, con i pantaloni strappati, scarmigliato, esausto. Si lamenta adagio) Oh, pòra mì, ahi ahi, an pòdi pü. Scioor Pietro, (ahia), lüu chì?

PIETRO:                (Molto stupìto) Oh, Foonz, ma come séet consciaa? Cosa eet faj?

ALFONSO:             Vegni adèss d’en “Rave-Party” in discoteca e oo esageraa con l’ ecstasy!

PIETRO:                Fa migna al scemo!

ALFONSO:             Già faj! Perché mì, a somm scemo!

PIETRO:                Ma cünta sü, donca, cosa t’è capitaa?

ALFONSO:             Oo faj ‘na spassegiada e doo ciacer con al can griis dèla Sgrüvia!

PIETRO:                Ma chi t’à dii de nà dèla……Un momeent! (folgorato) L’è migna che t’abia mandaa al Roverzi e al Gianni, eh?

ALFONSO:             Ma lüu l’è migna domà un vinatt, a l’è Noè in perzona; e in pü a l’è anca un  profeta!

PIETRO:                (Al culmine dell’indignazione) Ah, questa poeu….Infingaard!!

ALFONSO:             (Debolmente) Grazie!

PIETRO:                Ma migna a tì, a quii düu bastrücch che a goo per cà. Düu sèrp che alevi senza savéll!

ALFONSO:             (Fra sé) Se l’è per quell, i sèrp a i’è trii!

PIETRO:                (Preso dai suoi pensieri) Cosa eet dii? Ah, ma adèss i déef sentimm. Ah sì, specie al mè caar erede!

GIANNI & ROVERSI   (Entrando, vedono Alfonso così conciato e dicono insieme) Oh, ma…..Alfonso….!!!!!!!

PIETRO:                (Rifà loro il verso) Oh, ma….Alfonso…..Serpeent!

GIANNI:               Ma, papà, non capisco! Cosa vuoi dire?

ROVERSI:             (Tra sé) Capisco io…..La frittata è servita!

PIETRO:                Ah, al mè pollo al capiss migna, eh? Ma quel l’è migna inscì improbabil. Vedet migna in che staat a l’è al Foonz?

GIANNI:               Alfonso, cosa ti è capitato?

ALFONSO:             La locomotiva delle 16,42!

PIETRO:                Ma, al seet, tôos, al nòss Foonz al và in giir a giugatà coi can, e alôra………

GIANNI:               Non sarà stato……

ROVERSI:             (Termina mestamente la frase) ….il cane della Sgrüvia…….

PIETRO:                Precisameent, cara al mè scioor diretoor. Il mostro grigio della mostra che ho il piacere de vécch come visina, e che nissün, disi “nissün” è in grado de scombatt!

GIANNI:               Ma Alfonso……caro Alfonso…….cosa ci facevi dentro…casa della Sgrüvia?

ALFONSO:             Spinto da irrefrenabile passione per l’antichità, somm naj per vedé de visin ‘n esempi eccelso di vecchiume: La signora Sgrüvia!

PIETRO:                Basta, Gianni, con ‘sta comedia, e foeura tüta la veritaa!

ROVERSI:             E’ tutta colpa mia; ho pensato di far bene………..

PIETRO:                Lüu, ch’el parla quaand che pissa l’orôch! A devi vedemela prima de tütt con questo signorino. Altro che machina noeuva!

ALFONSO:             Altra fritada servida; a l’è la cà di fritaad, questa!

GIANNI:               (A testa bassa) E va bene: Io, lo sai, non sono portato per certe cose………

PIETRO:                Verameent, ta sée migna portaa per nagôtt, t’a l’oo già dii mila vòlt!

PATRIZIA:             (Entrando) Ma, ma, Alfonso, cosa le è successo?

ALFONSO:             (Disponendosi ad uscire, si alza con fatica e risponde) Sciôra Patrizia, quasi quasi incidi un disco, inscì seguiti migna a dì la stessa roba…Ahia….Ahia….(esce di scena)

GIANNI:               Ma, Patrizia, l’idea non è stata proprio mia, di mandare l’Alfonso dalla Sgrüvia…..

PATRIZIA:             Dalla Sgr…..? ma allora…il cane grigio……..

ROVERSI:             Già, l’idea l’ho avuta io di inviare in avanscoperta Alfonso. Non immaginavo……..

PIETRO:                Tirando inzema i ropp: A somm circondaa de bej colaboradoo!

PATRIZIA:             Ma vede, signor Pietro, non è facile trattare……….

PIETRO:                Sevi drée a dì che, tra qui düu serpeent chì (indica Gianni e Roversi) e la mia noeura (minaccioso, verso Patrizia) che la g’à al coeur tropp tener e la sa comoeuf davanti a ‘na vegiascia, e al ma la porta in cà a ofendom, e quasi la ma fa ciapà un colpett…………….

PATRIZIA:             (Osando finalmente) Se….se posso dire la mia……state cercando di fregare una poveretta che non vi ha fatto niente di male (scoppia in pianto) Io….io….(scappa)

GIANNI:               Hai visto, cosa abbiamo combinato?

PIETRO:                Ah, se ta ‘scoltet i piangiüud di dònn, cara al mè fioeu, ta sée scià bell!

ROVERSI:             Ha ordini per me, signor Scannavino?

PIETRO:                Verameent, un ordin a ga l’avréss, divòlt che al creda che g’abia i fett de salam sui oeucc! Al meta tra lüu e la mia sciôra un bel poo de centimetri de distanza; anzi, un quaj metro a l’è mej!

ROVERSI:             (Molto imbarazzato) Ma, signor Pietro, non crederà……..

PIETRO:                Mì, credi a quel che vedi; e, anca se somm migna naj tropp a scoeula, ma ‘n incorgi sübit quaand quajghedün a cerca da famm scemo! Donca, omm avisaa…….

ROVERSI :            Ma….ma….(cambia argomento) Ha ordini per quanto riguarda la pratica della siepe?

PIETRO:                (Occhi al cielo, sconsolato) Caar Signoor, ma cosa oo faj de maa per meritam ‘na roba simila? A goo chì düu bej imbranaa! In ogni caso, a gà reson la mia sciôra, l’è mej giügà la carta dela gentiléza. Donca, al ma organiza ammò ‘na volta un puntèll, chì, con ‘sta végia, e tenteroo de rendela maleabila, sempro che siéss possibil ‘na roba simil!

ROVERSI:             Lei vorrebbe ancora…………..

GIANNI:               Ma andiamo, papà, non crederai che la vecchia………..

PIETRO:                Se ma füdéss arendüu, nela mia vita, avréss mai combinaa nagott, propi come tì, che ta gh’éet pagüra dela tôa umbrìa. Caar Signoor, che fioeu che oo metüu al moond! (accomiatando i due) Dai, cerchée in trà tücc düu de mandam scià la Sgrüvia, per l’ultima volta!

(Roversi e Gianni escono)

                            Atto secondo – Scena terza

PIETRO:                (Tra sé) E adess, preparemess a riceev la “sciôra”. Prima de tütt, a devi fach giô un bel assegn, de fala ingolosì…..Sperem che la acèta de vegnì scià. A l’è talmeent imprevedibila………….

ROSANNA:            (Entrando) Oh, Pietro, ciao, se féet de bèll, eh?

PIETRO:                Se foo? Somm a drée a preparà l’assegn per la nòssa cara visina de cà, come da tue istruzioni, sa regordet?

ROSANNA:            (Sbircia da sopra la spalla di Pietro, emettendo un fischio sommesso) Uheila, stavolta ta scherzet migna con i cifri, eh? Ta voeuret propi contentà la tua sciôréta! (accompagna la frase cingendolo da dietro)

PIETRO:                Questa storia l’à m’à distòlt de tùcc i oltri afari del vin, a l’è ora de daghen un taj, per questo che somm staj vòlt de cifri!

ROSANNA:            Ma…..ta narée migna tì de perzona a daghel, eh? Mej faghel avé de quajdün d’oltri, magari con dô riigh d’acompagnameent!

PIETRO:                Ma no, l’oo mandada a ciamà, la vegnerà chì de nümm!

ROSANNA:            Eh? Ma…beh…..fa come ta voeuret; segoond mì l’eva mej  migna fàla vegnì chì…T’al sée, al tò coeur….anca l’oltra volta…………

PIETRO:                Senta, Rosanna, a ma paar un momeent migna taant oportün per tirà scià méss de mòrt: Mej questo, mej quell…..tücc, in stà cà, i nà sa vüna püssée del diavol, ma in realtaa i sa nissün un bel nagott!

ROSANNA:            (Risentita) Oh, dass ‘na calmada, neh! Che mì too poeu faj nagott; ciàpetela migna con mì, per via de ‘na végia imbesüiida!!

PIETRO:                T’a mée faj nagott (allusivo)…….per adèss!

ROSANNA:            Cosa, cosa, cosa?

PIETRO:                Somm circondaa de geent che ma fa mangià al fidich!

ROSANNA:            Beh, se l’è faj ben, al fidich ala veneziana l’è migna maa; magari con un pügn de riis!

PIETRO:                Ah, adèss femm anca i spiritoos? Voeut che ta elenca i mè fastidi? A scomencià de un fioeu scemo, de ‘na noeura sprovedüda, e d’e na végia che roomp i ball………..

ROSANNA:            E poeu ammò? Poor omm! Poor omm!

PIETRO:                (Fortemente risentito) Ah, vann avanti e toeumm in giir! Ma varda che la lista l’è migna serada, neh!

ROSANNA:            A….gaa saroo migna deent anca mì, divòlt?

PIETRO:                Al soo gnammò de sicüur, ma po’ anca dàs de sì. De ceert…..

ROSANNA:            Cosa? Oo de sentinn ammò? Ah, gh’eva reson la mia maméta…..

PIETRO:                Se disevela quela arpìa dela tôa mamm, eh? Sentimm!

ROSANNA:            La diseva……(si guarda le unghie) la diseva de migna maridà un…..un……

PIETRO:                ………Un?……….

ROSANNA:            Beh, lassem peerd, l’è mej!

PIETRO:                No, adèss ta devet finì quel che ta sevet drée a dì!

ROSANNA:            ……..Un moort de famm!

PIETRO :               Eh ? Ah, sì? Vardet intorno, cosa oo costruii……….

ROSANNA:            Adèss, ma ta sée partii con i mè, de danée, e con la forza che t’à daj la mia gioventu’!

PIETRO:                I tò danée, già; lassemela buj…………

ROSANNA:            Eh, l’è forzi mej. Cosa ta sevet drée a dì riguaard ala lista di tò fastidi?

PIETRO:                La lista la compreend al mè inefabil…..(calcando il nome) Dott. Gianluca Roversi!

ROSANNA:            Cosa t’al faj al Gianl….al scioor Roverzi?

PIETRO:                A mì personalmeent, nagott, e…… (alza la voce) speri gnanca a tì! (punta l’indice accusatore)

ROSANNA:            (Perde la sicurezza) A…a….a…mì? Capissi migna………..

PIETRO:                A capissi mì; la mia l’è migna una cà; a l’è ‘na tana de sèrp!

ROSANNA:            Finiss al discoors che t’evet incominciaa……..

PIETRO:                (Stancamente, non seguendo le parole della moglie, elenca sulle dita) Al Gianni che al voeu ‘n altra automobil, luu e la Patrizia che i voeu ‘nà via de cà……

ROSANNA:            (Prende la palla al balzo per cambiare discorso) Cosa?????

PIETRO:                I voeu mett su ‘n ativitaa per cuunt so. Al soo migna de cosa……

ROSANNA:            Ah, questa, poeu! Ma al soo mì de dove la po’ vegnì ‘na roba simila: De lée, de lée!!!!

PATRIZIA:             (Entra, attirata dalle voci alte) Oh, scusate, non sapevo……..

ROSANNA:            Lupus in fabula!!!!

PATRIZIA:             Cosa, signora?

ROSANNA:            Nagott, varda se ta devet capì ‘na citazion latina, per l’amoor del cieel!

PIETRO:                Ciao, Patrizia, setett giô, setett giô.

PATRIZIA:             Grazie, signor Pietro.

PIETRO:                Ta mée metuu tì quii fioo chì nel vaas?

PATRIZIA:             Sì, perché, non gli piacciono mica?

PIETRO:                Al contrari, i ma piaas, e come! Almen i fioo, loor, i ma dà migna penzée!

ROSANNA:            Ricomincium? Davanti a ‘n estranea? Perché tì ta gh’éet mai avuu ritegn, nela tua vita! Mai! Ta pò migna tratamm come ‘na bott de Barbera, neh !

PIETRO:                Prima de tutt, la Patrizia l’è migna un’estranea, e poeu ta seet migna taant in grado de alzà la voos, ma paar!

PATRIZIA:             Ma, non attaccate lite per me! Io..io…..vado via!

ROSANNA:            No, adess, cara, ta stee chì e ta ma spieghet cosa ta gheet metuu in còo al mè Gianni!

PIETRO:                Per quel, ta seet adrée a metum in còo anca a mì quajcòss, che ma piaseress nagott del tutt!

ROSANNA:            Oh, basta! Alora, cos’èla ‘sta storia de nà a mett su quajcòss per cuunt vòss,eh, bèla?

PATRIZIA:             (Piangendo) Ma io non ci ho messo in testa niente al Gianni. L’idea gli è venuta a lui……………

PIETRO:                Tì, almen, ta ga metett nagott in testa al tò omm!

ROSANNA:            Ga credi migna; al Gianni al po’ migna vé penzaa ‘na roba simila!

PIETRO:                A ta gheet reson, dato che al tò Gianni al gà mai al cervell colegaa quaand al parla!

ROSANNA:            (Scoppia in pianto) mì…mì oo faj nagott de maa; tì ta ma perseguitet con la tua gelosia, e in pù ta ga dée reson a questa chì. (uscendo) A gh’eva reson la mia mamm!

PIETRO:                Fine della puntata!

PATRIZIA:             Mi dispiace, io non c’entro….davvero!

PIETRO:                A ga credi, Patrizia, ta séet migna cativa, tì. E…dimm ‘na roba: Ta piasel al Gianluca Roverzi?

PATRIZIA:             (Sgranando gli occhi) Cosa? A me? (fra riso e pianto) No davvero! A me mi piace il mio Gianni e basta! (esce)

PIETRO:                 Meno male che almen un ulteriore guaio a l’emm evitaa! Perché de ‘sti teemp, in questa cà, s’an veed pussée che ‘na telenovela! Domà che l’è tutt vera, purtropp!

                          Atto secondo – Scena quarta

GIANNI:               (Entrando) Ah, ciao papà, siamo stati fortunati!

PIETRO:                A goo piesé, che almen quajdun al siéss fortunaa, perché a credi che la fortuna la ma cugnossa pù inscì taant!

GIANNI:               Sssst! Abbassa la voce; c’è di là la Sgruvia!

PIETRO:                Ah, meno male che sii riussii in un’impresa. Ma induèl al Roverzi?

GIANNI:               (A voce bassa) E’ di là, perché c’è qualche resistenza da parte della signora ad entrare!

PIETRO:                Per forza, l’avrii stremida. Duvevoff doprà i bon maneer, va l’oo dii tanto ciaar, craponi!

ROVERSI:             (Entrando) Prego, signora, si accomodi, prego!

SGRUVIA:             Che al ma lassa ‘nà ‘sto brasc, sacrenon!

PIETRO:                La vegna avanti, la g’abia migna pagura!

SGRUVIA:             (Risata sarcastica) Pagura mì? Questa l’è già bèla; “male non fare, paura non avere”; e mì, mì de maa, a n’oo mai faj.

PIETRO:                Gnanca mì.

SGRUVIA:             Ma, al m’à ciamaa scià per cuntà su barzelett? Al la sa tucc che bon omm a l’`è luu.

PIETRO:                (Trattenendosi a stento) Ma no, la parla migna inscì. Scià, la sa seta giô.

SGRUVIA:             (Indicando Gianni e Roversi) El propi necessari che assista anca quii duu angel custodi lì?

PIETRO:                Ma no, ma no. Gianni, scioor Roverzi, née puur de là, che se g’oo bisoogn va ciami.

SGRUVIA:             Al g’avrà migna bisoeugn. A cagni migna, mì!

GIANNI:               Noi…usciamo.

ROVERSI:             Arrivederci. (Escono entrambi)

SGRUVIA:             E adesso, vegnemm al dunque. Perché chì, se al s’è gnammò ‘n’incorgiuu, al ball al guidi mì.

PIETRO:                Scià, parlemm de bon visin de cà.

SGRUVIA :            Incoeu, l’oo dii, l’è propi al dì di barzelett. Bon visin de cà !

PIETRO :               Ma mì…mì voeuri vèss un bon visin de cà, per lée!

SGRUVIA:             E per véss un bon visin, l’elimina al vicinato

PIETRO:                Capissi migna!

SGRUVIA:             (Indice accusatore) Luu al voeur che mì a sparissa dala sua vista, l’è migna inscì?

PIETRO:                Ma cosa la diis; parlemm putost, prima, dela scees.

SGRUVIA:             Dela scees, gh’è nagott de dì.

PIETRO:                Ah, no. Questo no. Dela scees, gh’è un sacch de ropp de dì.

SGRUVIA :            Per esempi ?

PIETRO:                Per esempi, taant per scomencià, la sua scees a l’è migna a distanza regolamentaar.

SGRUVIA:             Ah, sì? E quanta saressela la distanza regolamentaar?

PIETRO:                (Prontamente) Duu metri!

SGRUVIA:             (Anch’ella prontissima) Luu, cognossel i piaant?

PIETRO:                Ah, ah, voeurela che i cognossa migna? A foo……..

SGRUVIA:             ………al viticoltoor. E alora, luu l’à già vist nela mia scees ‘na pianta, disi, ‘na pianta sola, de rubin?

PIETRO:                De rubin? Nnnn…no, ma paar propi de no.

SGRUVIA:             E alora, ch’el parla migna de distaanz de duu metri, che l’è la distanza per i rubin. Codice civile, articolo ottocentonovantadue.

PIETRO:                (Sgrana gli occhi) Ma, ma…..mì ma paar che la sua scees……

SGRUVIA:             La mia scees, cara luu, l’è ‘na scees de arbusti vivi, esatameent de “Cerasus”, e quindi mezz metro e l’è assée.

PIETRO:                Eco, brava, ma la sua scees……

SGRUVIA:             La mia scees, ala base, in dôa a l’è visina, a l’è a votanta ghéj del so confin!

PIETRO:                (Si scalda) Sì, ma l’è tuta storta!

SGRUVIA:             Al sò sitt, la proveduu a recintal, o no?

PIETRO:                Cert, ga mancheress oltro!

SGRUVIA:             E alora, al sa rangia!

PIETRO:                Com’è, ma rangi?

SGRUVIA:             (Sillaba a canzonetta) “Articolo ottocentonovantotto del Codice Civile: Se uno solo dei fondi è recinto, si presume che la siepe appartenga al proprietario del fondo recinto”, ecc.ecc. Quindi, a i’è cavoli so!

PIETRO:                (Agitato) Cosa??? Ma chi che g’à inzegnaa……

SGRUVIA:             Al Codice Civile? Tanti, prima de dormì, i leeng la “Famiglia Cristiana”, e mì……..

PIETRO:                (La testa fra le mani)…….al Codice Civiil!!!

SGRUVIA:             Precisameent! Alôra, quaand al sa deciid a tajach via al superfluo ala “sua” scees?

PIETRO:                Ah, adèss l’è diventada la “mia” scees?

SGRUVIA:             Precisameent! Inscì al scomencia a ciapà possess a rate dela mia cà………

PIETRO:                (Ultimo tentativo di trattenersi) A proposit, mì a g’avréss ‘n oferta……(porge l’assegno)

SGRUVIA:             Cosa oo dii mì? Che la scees l’eva ‘na scusa, eh? (ammiccando) scioor Scannavino? (si avvicina)

PIETRO:                Ma via, nemm, la varda la cifra dela capara!

SGRUVIA:             (Straccia sotto il naso di Pietro in pezzettini l’assegno) Toh, cosa foo dela sua preziosissima oferta!

PIETRO:                Questo a l’è al colmo! Insultaa in cà mia, la ma diis che la sua scees l’è sua ma l’è mia, che la cà l’è sua e la ma strascia l’asegn sota al naas. Basta! Basta!

SGRUVIA:             Migna abituaa a sentiss dì de no, eh? E alora al sa in dôa al deev nà, eh? (grida)

PIETRO:                La vaga foeura!!! (grida anch’egli) Foeura!!!!!!

QUI, CONTEMPORANEAMENTE, I DUE PROTAGONISTI DELLA SCENA SI SENTONO MALE, E SI ACCASCIANO SULLE SEDIE; MENTRE, IN UNA SCENA RESA LIBERAMENTE, ATTIRATI DALLE GRIDA, ACCORRONO IN SOCCORSO, IN UNA SCENA MOLTO CAOTICA,

ALFONSO

PATRIZIA

GIANNI

ROSANNA

ROVERSI

PIETRO E LA SGRUVIA VENGONO PORTATI FUORI SCENA PER ESSERE SOCCORSI.

                            FINE DEL SECONDO ATTO

                          E P I L O G O--------------------------------------

                          Scena prima

(All’apertura del sipario, sono in scena Pietro ed Alfonso, entrambi in atteggiamento pensieroso)

Alfonso:               Eh, sì, caar al mè scioor Pietro, la vita l’è inscì!

PIETRO:                Eet vist cosa è suceduu?

ALFONSO:             Già, già.

PIETRO:                (Con fare assente) ‘Na roba che doveva migna sucéed. E…..al can?

ALFONSO:             Ormai, l’è naja inscì. Eh…..al can…..la seguii la sôa padrona, ormai!

PIETRO:                Già, a i’eva ‘na copia ben asortida….spàvi tucc e duu. E a i’è quasi mort inzema…..

ALFONSO:             Cosa al voeu fach?

PIETRO:                (Scuotendosi dal torpore) Foonz!

ALFONSO:             Coss’è?

PIETRO:                (Mettendo una mano sulla spalla di Alfonso) Ultimameent, me n’è capitaa un poo de tucc i coloo!

ALFONSO:             L’oo ‘pena finii de dì. La vita l’è com’è l’ass del pulée: Curta curta e piena de m……………

PIETRO:                Ma no, a l’è che gh’è momeent pussée bej e momeent come questo. Varda: Problemi col Gianni, per esempi.

ALFONSO:             Ma, al Gianni, se al voeur al mè poor pareer, l’à cambiaa idea, perché loo vist taant tacaa ala sôa Dita, ‘ni ultim teemp!

PIETRO:                Mah! Speremm! La mia Rosanna, anca lée….Foonz, t’al sée, mì ga voeuri ben del bon, a quela dòna lì (commosso)

ALFONSO:             Ma anca la sciôra, al ma creda…..Al sarà migna un quaj balabiott a romp la vossa union, al ma creda!

PIETRO:                (Tira un sospiro) E va ben, caro Foonz, nemm passaa tanti inzema, eh?

ALFONSO:             Eh, già, scioor Pietro.

PIETRO:                Foonz…..quanti dì l’è che è morta la pora Sgrüvia?

ALFONSO:             (Breve conto mentale) L’è un mees giust incoeu!

PIETRO:                T’al séet, Foonz, la m’è restada nel coeur, quela storia chì. Ma someja de véss staj mì a mazàla !

ALFONSO :            Mah, scioor Pietro, oo de sentinn ammò! Ma che stori a i’è quisti! L’è morta perché l’eva la sua ora, come tucc!

PIETRO:                Ma, me s’è verduu i oeucc; l’oo tratada tropp maa; e, se ta voeuret propi savé tutt, la m’à faj maa tuta ‘sta storia; sa veed che diventi vécc; se fudéss staj ‘na volta……….

ALFONSO:             ……Al sbranava la pòra Sgrüvia con i deenc d’en cocodrill!!!

PIETRO:                Mah, oltri teemp; altra etaa….Al soo migna cosa sucederà adess de quela bicòca chì de fiaanch, ma se devi ditt la püra e santa veritaa, a g’avress migna pü tanta voeuja de nach deent; ma la mia Rosanna………

ALFONSO:             ……La g’à al gazebo in crapa, e al praa a l’inglesa, e i amiis sul praa, e l’orchestrina ai compleann……….

PIETRO:                (Sorride) Marpion d’en Foonz! T’an séet vüna püssée del diavol!

ALFONSO:             Lassem stà al diavol coi so pignatt. Però al sa regorda, scioor Pietro, gh’è ‘na consolazion al moond: Al diavol in vita sôa l’è mai riussii a forgià un sol covèrc! (uscendo)

Pietro rimane in scena da solo, passeggiando nervosamente.

NOTE TECNICHE: A questo punto, è necessario un black out totale per permettere l’entrata in scena della trapassata “Sgrüvia”.

Ella sarà illuminata da un faretto, e il resto della scena, compreso Pietro, rimarrà in ombra.

La “Sgrüvia” avrà un aspetto molto sereno, in contrapposizione netta alle sue precedenti presenze. Vestita di bianco o comunque di chiaro, con il viso ben in vista. Consigliabile l’accompagnamento di musica appropriata in sordina.

                           

Nota per gli interpreti: L’apparizione della defunta deve essere gestita con misura dagli interpreti, perché non si tratta di un evento soprannaturale, bensì di un tenero sogno di Pietro.

                         

                            Epilogo – Scena seconda

SGRUVIA:             (Dolcemente) Scioor Pietro…….scioor Pietro……….

PIETRO:                (Alla scrivania, col capo fra le mani, alza la testa incredulo) Eh? Chi è che ma ciama? Oh…..caar..caar Signoor !!!!

SGRUVIA:             Scioor Pietro, al deev migna véch pagüra.....somm mì….oo domà cambiaa nomm, ma somm sempro mì….

PIETRO:                Ma mì….somm chì stracuntaa….la…la..la Sgrüvia!

SGRUVIA:             Shhhtt! No,no! Chì, in dôa ma troeuvi mì, bisoeugna ciapà al so vero nom….mì, in veritaa, ma ciamavi Lucia, al capiss! Lucia!

PIETRO:                Lucia? Bel nom! Ma, in nom del Signoor, cosa la voeu de mì? Mì….a goo…a goo pagüra…..

SGRUVIA:             Al diis ben quaand al diis che somm chì in nom del Signoor. A l’è poch che somm naja….dela paart de là, ma i m’à già daj un’incombenza…in un certo seens…….

PIETRO:                Ma mì, verameent…..a qui ropp chì….

SGRUVIA:             Al soo….al soo…..al g’à mai creduu tropp, neh? O mej, al g’à mai avuu al teemp o la voeuja de penzach……..

PIETRO:                Ma la veed, Sgrü…..voeuri dì, Lucia….la vita…..

SGRUVIA:             Pòdi capì, sicuur! La vita a l’è mai dolza con nissun, cara lüu!

PIETRO:                Al ma la disa migna. La veed, mì somm migna sempro staj quel che somm incoeu, veh!

SGRUVIA:             Imagini, imagini!

PIETRO:                A sevi un fiolett, e già lavoravi com’è un negr……..

SGRUVIA:             Alt! Ateent a migna véss razista, che sennò somm obligada a riferighel….ai mè superioor!

PIETRO:                Sì, inzoma, voeurevi dì che i ma fava lavorà duur, dees oor al dì. Ma….ma somm faj i oss. Dopo…………

SGRUVIA:             ……….Dopo, la incominciaa a imbrojà……….

PIETRO:                Ma come la sa permett? La varda che mì…………

SGRUVIA:             Devi dach ammò ‘na volta l’alt! Prim: Al sa regorda che somm…..in un’oltra dimension, püssée vòlta dela sôa; segoond: Che chì sa vegn a savé un poo tütt dela vita che resta nel vòss moond!

PIETRO:                Beh…..inzoma…la sa come a l’è…nel comercio…………

SGRUVIA:             Nel comercio, caar al mè scioor Pietro, bisogneress moeuvess con un poo pussée de onestà! In ogni modo, tornando ala vita che oo faj lì nel moond dela tera, g’al disi mì che l’è migna staj un gran piesé!

PIETRO:                A…..a….pòdi imaginamm!

SGRUVIA:             No, luu al po’ migna imaginass, perché l’à migna vivuu la miseria vera, quela tremenda che la spaza via la voeuja de viif…quela che gh’eva ‘na volta.

PIETRO:                Beh, sì, inscì a l’oo mai propi provada!

SGRUVIA:             Eco, al veed? Donca, al ma la lassa dì de mì. Poeu, oltre ala miseria, è intervegnüda anca la sfortüna……

PIETRO:                La…sfortüna?

SGRUVIA:             Al la ciama come a g’à paar…..oo faj un matrimoni d’amoor, anca se a gh’evum poch e nagott….è nassüu una tôséta……

PIETRO:                Ah, del bon? Beh, ma alôra……

SGRUVIA:             Al specia, che al Signoor la migna vorüu lassà a ‘sto moond né al mé omm né la mia tôsa; i i’à portaa via a distanza de pochi mees…….

PIETRO:                Cert che la vita………

SGRUVIA:             ……la vita a l’è quela che al Signoor al voeu. Quaand oo vist la sua noeura; sì, inzoma, la sciora Patrizia, a m’è somejaa de vedè la mia pòra Angela: Timida, bôna de coeur, gentila………

PIETRO:                Ma l’è un poo…..un poo…….

SGRUVIA:             Un poo coss’è? Ingenua? Ma al varda che anca i angel a i’è ingenuuf, ma saant…..l’à m’è piasüda subit, la Patrizia. Sì, l’à m’è propi piasüda. E adèss che somm chì, chì col mè can griis……

PIETRO:                (Esterrefatto) Inzema al can?

SGRUVIA:             Sì, al Signoor al separa mai dô creatuur che i s’è daj tanto afètt nela vita!

PIETRO:                Nela mia vita n’oo sentii tanti, ma de quisti ropp, mai!

SGRUVIA:             (Repentinamente) Pietro, g’al pagüra de morì?

PIETRO:                Sì, a g’oo pagüra de dové fa i cuunt; o…o sbagliaa tropp ropp, adèss ogni taant a g’a penzi……

SGRUVIA:             Pietro, al Signoor al n’a faj lüu, al sa che sbaglium. La moort a l’è ‘na porta strencia, dificila. Ma dopo….dopo l’è ‘na gran paas….’na gran paas…..

PIETRO:                Mì voeureress, se podéss……….

SGRUVIA:             ……Riparà? Al veed, caro Pietro, la mia mission la consist propi nel’aiutall a metess….in regola! La saal lüu perché g’oo  mai cedüu la mia bicòca? Propi……per salvall!

PIETRO:                (Sbalordito) Ma…..capissi migna……….

SGRUVIA:             Ma Pietro, lüu che g’a riva in tanti ropp…Al senta: Al moond gh’è tanti disperaa come sevi mì, anca püssée disperaa….senza un técc sul còo….la sa lü a chi che goo lassaa la cà?

PIETRO:                Ma saveress migna……come pòdi………..

SGRUVIA:             (Sorride divertita) Oh, Pietro, ma g’a l’oo lassada a lüu. A chi, sennò?

PIETRO:                A mì? Perché?

SGRUVIA:             Oh, ma che crapon! Al la ciamerà al Notaar; la cà l’è sôa, ma….a certi condizion, che speri l’aceterà.

PIETRO:                Condizion? La ma disa Lucia, la ma disa!

SGRUVIA:             A condizion che la cà, metüda a post, la diventa un poort sicüur per un quaj vécc sbandaa che al Signoor al someja l’abia desmentegaa…Questo a l’è al mè desideri! E al la ciamerà “Casa Patrizia”, perché la sua noeura la sarà la perzona che la sa ‘n ocuperà!

PIETRO:                (Chinando il capo) Sì, Lucia, sì, faroo tütt, e speri inscì che al Signoor al sarà un poo…doolz con mì!

SGRUVIA:             E…..ma racomandi….che i vegitt i pòda véss compagnaa d’en can, d’en gatt, o tegnì i galin, se i voeu. Perché i besti, ai vécc, i g’à fa ben, i g’à fa compagnia. Al mè can al gh’eva quatordes ann, un vegétt anca lüu….e al m’à ‘iutaa a migna morì de crepacoeur………

(LUCIA SCOMPARE – VIA LE LUCI – RITORNO A LUCI NORMALI

ENTRA ROSANNA)

ROSANNA:            (Allarmata) Pietro…..Pietro…..se gheet, steet migna ben?

PIETRO:                No, no, nagott..a.goo….de ditt ‘na roba; anzi, tanti ropp.

ROSANNA:            Anca mì, Pietro, o capii tanti ropp (Lo guarda affettuosa)(Vede che Pietro piange) …cos’eet faj? Pianget?

PIETRO:                (Accettando il braccio della moglie come sostegno, e avviandosi con lei verso l’uscita) Ma, vedet, m’è devé naj deent quajcòss ne l’oeucc!

                            F I N E

Porlezza, 27 Luglio 1997

                         

                         

                                                                 

                         

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