La scelta

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LA SCELTA

LA SCELTA

di Alfredo Balducci

Personaggi:

MARIO

ANNA

Scena:

La cucina-tinello di un appartamento modesto. A sinistra è la porta d’ingresso; di fronte, la porta che conduce negli altri locali. L’immaginaria facciata dell’appartamento che dà sulla strada è al proscenio: davanti al boccascena, quindi, si trova un ipotetico balconcino con porta-finestra.

ATTO UNICO

All’alzarsi del sipario, Anna è a destra, davanti ai fornelli. All’improvviso si spalanca la porta di sinistra: entra Mario agitatissimo, come chi è inseguito ed ha corso a lungo. Mario richiude subito la porta, mette il catenaccio, rimane immobile con la schiena contro lo stipite e respira profondamente per calmare il suo stato di agitazione.

ANNA - (impaurita) Mario! (Mario fa il gesto disperato di tacere e di non far rumore, ma questo giunge troppo tardi: Anna è già corsa accanto a lui) Mario!…

MARIO - Ci siamo.

ANNA - Mio Dio!

MARIO - (indicando con la testa la porta di fondo) Di là è tutto chiuso?

ANNA - Credo di sì.

MARIO - Assicurati. (Anna esce dalla porta di fondo. Mario spinge un mobile dalla parete contro la porta d’ingresso. Rientra Anna)

ANNA - (indicando il mobile) Cosa vuoi che serva!

MARIO - Se non si può fare altro. Di là è a posto?

ANNA - Tutto sbarrato. Chiudiamo anche quella? (indica la porta-finestra)

MARIO - Non tutta. L’appartamento non deve sembrare abbandonato: darebbe subito nell’occhio.

ANNA - Dici?

MARIO - Certo. (Anna fa per muoversi) …Aspetta, vado io! (Schiacciato contro l’immaginaria parete, arriva ad accostare con grande precauzione la finestra. Guarda la donna che è rimasta in mezzo alla stanza) Non startene lì… dalle finestre di fronte è facile vederti.

ANNA - Posso andare ai fornelli?

MARIO - Non ne puoi fare a meno?

ANNA - Ho roba sul fuoco.

MARIO - Spegni tutto, allora. (Anna si muove) Giù, bassa!… Portami un bicchier d’acqua.

ANNA - (avvicinandosi cautamente col bicchiere) Quanti sono?

MARIO - Come si fa a sapere?

ANNA - Volevo dire… ne hai visti molti?

MARIO - Dovevo stare lì, quando arrivavano, a contarli?

ANNA - No, si capisce.

MARIO - E poi volevo venire subito qui, ad avvertirti.

ANNA - Hai fatto bene.

MARIO - Tutto di corsa… non so come ci sono riuscito…

ANNA - Povero Mario!

MARIO - …è da quando ero ragazzo che non corro più.

ANNA - Non ti sei ancora ripreso.

MARIO - Passerà.

ANNA - Come hai capito che stavano arrivando?

MARIO - Stai scherzando? Sono giorni e giorni che non faccio che aspettarmeli da un momento all’altro: m’è bastato il più piccolo segno per accorgermene.

ANNA - E gli altri?

MARIO - Vuoi che mi preoccupi degli altri, in questi momenti?

ANNA - Voglio dire se sei stato il solo a capire.

MARIO - (improvvisamente) Zitta!

ANNA - (dopo un silenzio) Cosa c’è?

MARIO - M’era sembrato di sentire… ma non è nulla… ronzii nell’aria, risonanze che si sovrappongono, s’intrecciano…

ANNA - Sei stato il solo a correre via, oppure l’hanno fatto anche altri?

MARIO - Quelli che hanno capito, come me.

ANNA - Alcuni sono rimasti, allora?

MARIO - Non c’era tempo per spiegare.

ANNA - Naturale. Che succederà, ora?

MARIO - Tutto è possibile, lo sai.

ANNA - Per esempio?

MARIO - Preparati al peggio, così non avrai sorprese. (Pausa. Anna è davanti allo spiraglio della finestra)

ANNA - Non riesco a sopportarla quest’incertezza.

MARIO - Stai giù, ti ho detto… possono vederti.

ANNA - E quelli per strada che camminano tranquilli?

MARIO - Vuoi prendere esempio da chi non sa, adesso?!…

ANNA - No, ma…

MARIO - …oppure dagli incoscienti?

ANNA - Non vorrei che tu ti preoccupassi più del dovuto.

MARIO - Ah!… Questo pensi?!… Un bel ringraziamento perché sono corso ad avvertirti.

ANNA - Non volevo dir questo, scusami.

MARIO - Meglio essere egoisti, a volte.

ANNA - Ti ho chiesto scusa. (Un rumore dall’esterno)

MARIO - (spaventato) Hai sentito?

ANNA - Che cosa sarà stato?

MARIO - E che ne so, io…

ANNA - Veniva dalla strada, mi pare… ma nessuno ci ha fatto caso… guarda… tutto come prima…

MARIO - (si avvicina) Incredibile!… sembra che non abbiano orecchi!

ANNA - Forse non gli hanno dato importanza. Per chi non sa, è stato un rumore qualsiasi… la saracinesca di un negozio, magari…

MARIO - Non si spiegherebbe, altrimenti.

ANNA - …o forse era davvero un rumore qualunque… che ci ha allarmato soltanto perché noi sappiamo.

MARIO - Anche questo può essere… stai giù! Sei troppo esposta così.

ANNA - Perché, secondo te, per colpire hanno bisogno di vedermi? Se per essere al sicuro bastasse nascondersi, allora…

MARIO - Naturale che non basta… ma nascosta sei una delle tante, la tua scelta è affidata al caso. Così, allo scoperto, sei un bersaglio a portata di mano.

ANNA - (improvvisamente) Attilio e Lucia!

MARIO - Che cos’hanno fatto?

ANNA - Abitano in periferia, no? Se quelli convergono verso il centro, sono già passati da loro… (indicando con la testa il telefono) Si potrebbe telefonare per sapere…

MARIO - E proprio perché sono lì, ti sembra il caso di telefonare?

ANNA - Ma cosa ne sanno di chi sta chiamando al telefono, scusa?

MARIO - Perché, tu sai quali strumenti abbiano, di quali mezzi si servano?

ANNA - Via, Mario, una telefonata, fra le migliaia che verranno fatte in questo momento!…

MARIO - Non parlare se non senti la voce di Attillo o di Lucia… se risponde una voce diversa, butta giù subito.

ANNA - Va bene.

MARIO - …e non stare in piedi a telefonare.

ANNA - No… porto a terra l’apparecchio. (Anna si sdraia con l’apparecchio sul pavimento, compone un numero, ascolta, poi butta giù la cornetta) L’ultima cifra è un sei o un nove?

MARIO - Un sei.

ANNA - Avevo fatto giusto, allora! (riforma il numero; aspetta con il ricevitore all’orecchio) Che strano!… E per la seconda volta…

MARIO - Cosa c’è, non risponde?

ANNA - È un suono diverso… non l’ho mai sentito… e tu? (porge a Mario la cornetta)

MARIO - (ascolta) No, mai… chiudi! (interrompe la comunicazione)

ANNA - Pensi che ci possa essere pericolo?

MARIO - E che ne sappiamo?… Vedo che sei impallidita.

ANNA - Quel suono sconvolgente…

MARIO - Come il vento quando entra nei camini…

ANNA - …me lo sento ancora nell’orecchio. Ora provo con Francesca.

MARIO - Un’altra volta!

ANNA - Voglio sapere che cos’è successo. Non ce la faccio e restare con questa paura addosso!

MARIO - Lo sai il prefisso di Francesca?

ANNA - (prende la rubrica del telefono) L’avevo segnato qua sopra… eccolo! (compone il numero, ascolta, poi allontana la cornetta verso Mario) …lo stesso suono…

MARIO - (slanciandosi ad interrompere la comunicazione) Chiudi!

ANNA - Si tratterà di un guasto… che cosa vuoi che sia, se non un guasto?

MARIO - Forse un guasto al nostro telefono.

ANNA - Proviamo… (compone un numero)

MARIO - A chi telefoni?

ANNA - Al negozio in fondo alla strada… (al telefono) Pronto?… Mi scusi, ho sbagliato… (interrompe la comunicazione; a Mario) Il nostro apparecchio funziona.

MARIO - Forse è la zona che è isolata.

ANNA - Già!… Ma che ampiezza ha questa zona?… (sfoglia la guida telefonica)

MARIO - Che numero cerchi?

ANNA - Voglio telefonare più distante… ecco, Magazzini Risparmio… (compone il numero) Risponde!… Ho sbagliato, scusi… (cerca ancora sulla guida) Ancora più distante… Albergo Centrale… (compone il numero) Scusi, ho sbagliato… (altro numero) Ristorante Commercio… (stacca desolata il ricevitore dall’orecchio) …il vento!

MARIO - Eppure è a cinque o sei isolati dall’Albergo Centrale!

ANNA - È solo un guasto… non può essere altro!

MARIO - Vuoi convincere te stessa?

ANNA - Che cos’è, allora, se non un guasto?!

MARIO - Quello che senti, forse…

ANNA - Vuoi dire che…?

MARIO - Forse non c’è che quello… non c’è rimasto altro laggiù: il vento e basta.

ANNA - No, no… io mi rifiuto di pensare che…

MARIO - Calmati!… E non dire stupidaggini. Che cosa significa “io mi rifiuto”… dipende da te accettare o rifiutare?

ANNA - Hai ragione: non so più quello che dico.

MARIO - Stai giù, intanto… (vedendo che Anna sta formando un altro numero) Ancora col telefono?

ANNA - L’Albergo Centrale è a cinque o sei isolati dalla zona del vento, no?… Dovranno pur sapere che cos’è accaduto vicino a loro.

MARIO - Pensi che abbiano voglia di dirtelo… o che potranno dirtelo?

ANNA - Proviamo… tre… cinque… e sei… (ascolta per un attimo, poi interrompe di scatto la comunicazione)

MARIO - Che succede?

ANNA - Il vento!

MARIO - Anche lì ?!… Ma se poco fa rispondeva?!

ANNA - (angosciata) Vengono avanti!

MARIO - Zitta!… Giù, adesso… (allontanando l’apparecchio) E basta con questo telefono!… Dobbiamo starcene qui, in silenzio, senza muoverci.

ANNA - È tutto un fronte compatto che viene avanti.

MARIO - Non lo sappiamo. Può darsi, invece, che cerchino dei buchi nella rete. Di qua non passeranno sicuramente.

ANNA - Non mancano di certo i buchi per passare… di fuori è come se non fosse successo nulla, come se non dovesse succedere nulla… la gente fa quello che fa di solito: lavora, perde tempo, si diverte.

MARIO - Sono quelli che non sanno o che non vogliono credere.

ANNA - Sono i rassegnati, invece.

MARIO - Vuoi dire che hanno accettato quello che sta per accadere?

ANNA - Cosa c’è di strano? Non l’ha accettata, ognuno di noi, fin dalla nascita, la tragedia che deve calarci addosso?

MARIO - Sono le occasioni straordinarie, come questa, a turbarci.

ANNA - Che cos’è l’auto che guidiamo… un coltello impugnato… una finestra aperta?… Non sono tutte occasioni straordinarie, come le chiami tu?… E le malattie, quelle incurabili, che ci piombano addosso?

MARIO - C’è anche un calcolo delle probabilità da fare, l’incidenza del rischio da misurare.

ANNA - Eccole le nostre difese: le statistiche!… Due per cento… tre per cento… dieci per cento… che percentuale abbiano di cavarcela, adesso?

MARIO - Forse nessuna.

ANNA - Ma giù nella strada tutti continuano la solita vita.

MARIO - Non tutti sono al corrente.

ANNA - Certo. C’è chi è rassegnato, chi non sa, chi non vuole sapere… e c’è chi fa finta di non sapere. Sicuro! C’è chi si mostra innocente per nascondere la paura.

MARIO - Anche quello è probabile.

ANNA - È certo, ti dico! Una maschera di indifferenza sulla propria disperazione… ma a che serve?

MARIO - Cosa vuoi dire?

ANNA - Questo gioco di dissimulazione, per chi lo fanno? Per la loro tranquillità interiore, o per dimostrarsi coraggiosi di fuori?…

MARIO - Un po’ per l’uno e un po’ per l’altro motivo.

ANNA - …oppure è per gli altri, per quelli che stanno arrivando?… Vogliono assumere un atteggiamento che dica: non preoccupatevi per noi… vedete… per noi tutto è perfettamente normale… noi pensiamo ai fatti nostri, e voi potete fare quello che vi pare…

MARIO - Tu pensi addirittura che…?

ANNA - Sì… ma allora c’è un gioco da fare più facile, più redditizio…

MARIO - Quale gioco?

ANNA - …perché restare a mezza strada… perché fingersi indifferenti, soltanto… neutrali?

MARIO - Cosa vuoi fare?

ANNA - La mia scelta… la nostra scelta.

MARIO - Spiegati!

ANNA - (va verso la finestra) Ecco… vado a spalancare la finestra!

MARIO - Cosa fai… in nome di Dio?!

ANNA - Così… luce… aria!…

MARIO - Sei impazzita?!

ANNA - No, sto perfezionando il mio gioco… l’unico che può rendere qualcosa…

MARIO - È finita per noi!

ANNA - Siamo salvi!… Se c’è ancora una possibilità di salvezza… (va verso un impianto sonoro su un mobile e schiaccia un bottone) Ora facciamo musica… gli diamo il benvenuto, capisci?…

MARIO - (ancora incredulo e impaurito) Tu vorresti…?

ANNA - Voglio fare una festa!… Su, in piedi, vieni… dimostriamogli che siamo dalla loro parte, che su noi possono fare assegnamento.

MARIO - Pensi sia così facile ingannarli?

ANNA - Forse ne hanno bisogno di noi, della nostra collaborazione… vieni… (prende per mano l’uomo ancora riluttante e lo conduce alla porta finestra) Benvenuti!… Evviva!… (corre ad alzare il volume della musica) Più forte la musica… la devono sentire dalla strada… così… evviva!… Abbiamo una bottiglia di champagne da qualche parte… ricordi dov’è, Mario?

MARIO - No…

ANNA - Lo so io… (corre a un mobile e prende la bottiglia che consegna a Mario) Stappala… io vado a prendere le coppe… (Mario stappa la bottiglia, mentre Anna ritorna con le coppe che vengono riempite. Si avvicinano tutti e due alla porta-finestra per farsi vedere da tutti) Se c’è una possibilità, una sola, è nostra, capisci?!… (solleva la coppa) Evviva!… E poi, chissà che per noi non vada meglio veramente… che i nostri guai finiscano per sempre!… Su, brinda con me… Evviva!… Benvenuti, finalmente… benvenuti!… (Brinda con Mario, beve, ride rumorosamente, accompagna con la voce la musica che riempie la stanza)

SIPARIO

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