La scommessa

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NUOVA COMMEDIA

PIPPO SPAMPINATO

 

( Over 100 )

due atti e un epilogo        

LA SCOMMESSA

( Over 100 )

                                                 Due atti e un epilogo

di

Pippo Spampinato

SCENA UNICA

Personaggi:

CARMELO SAPUPPO

VERA COCO, sua moglie

ELISA, loro figlia

SANTI, loro figlio

MARIO SPINA, sindaco

GIULIA, amica di Elisa    

NICOLA MAGRI’, medico

UMBERTO FOTI, ragioniere

ANDREA SAPUPPO, ultracentenario

ZUDDA, sua anziana serva

ANTONIETTA, sua amica novantenne

La scena:un salotto in casa dei coniugi Sapuppo-Coco.

Al centro della parete di fondo c’è un ingresso senza porta e abbastanza largo da dove, per mezzo di un disimpegno, si può provenire sia da destra che da sinistra.

Nella parete sinistra c’è una porta interna che immette nelle altre stanze.

Al centro della parete destra, coperta da una tenda, si apre una porta a vetri che dà su una terrazza e da dove entra la luce del giorno.

L’arredamento è modesto: un divano, due poltrone, un tavolinetto e altri mobili a piacere.

 

IN SICILIA. IN UNA CITTADINA ETNEA, AI GIORNI NOSTRI

LA SCOMMESSA

        ( Over 100 )

Atto primo

                                                                                         

SCENA PRIMA

( Zudda, poi Andrea )

All’apertura del sipario,

Zudda si trova in scena accanto ad un mobile,

dove è poggiato il telefonino di Andrea,

che sta caricando la batteria.

Voce di ANDREA:   ( Da dentro ) Zudda... stunata! Arrusbigghiti e talìa megghiu.

ZUDDA:    ( Dopo aver guardato per un poco il telefonino, si rivolge verso il fondo ad alta voce ) Cchi è ca haiu a vidiri?... No capisciu! Ccà c’è sulu u telefuninu cu filu da luci attaccatu ‘nta presa.

Voce di ANDREA:   ( Da dentro ) Talìa si si caricau!

ZUDDA:    ( C. s. ) Ma cchi è ca s’ha caricari? No capisciu!

Voce di ANDREA:   ( C. s. ) Talìa si cci sunu tutti i tacchi.

ZUDDA:    Cchi sunu sti tacchi? Cchi erunu scarpi?

ANDREA:   ( Sporgendo solo la testa, appare dal fondo a sinistra) Sì, i pulacchetti o i mocassini… I tacchi du telefonino!... Talìa si si firmaru. E si sunu fermi stacca a spina. ( Appare del tutto. E’ una persona molto anziana, che non mostra però gli anni che ha. Sebbene ha il viso un po’ emaciato e rugoso e, pur essendo un poco ingobbito e camminando a piccoli passi strisciando appena i piedi, il suo portamento non è di un ultracentenario, ma di una persona normale, in ottimo stato ed in piena efficienza fisica e mentale. Non è vestito del tutto. Indossa solo la camicia e i pantaloni con le bretelle ancora abbassate. Si porta in avanti, mentre cerca di chiudere invano la cerniera dei pantaloni ) Malidittu a sta chiusura lampo… Non chiudi!... Si potti sfasciari! Ai mei tempi c’erunu i buttuna… e a unu a unu si putevunu chiudiri…

ZUDDA:   Vossìa m’aspetta ca u buttunu iù! ( Gli si avvicina ).

ANDREA:   No, no! Iù m’abbuttunu!...

ZUDDA:   ( Cerca di alzare lei la cerniera ) Vossìa mi sta fermu…

ANDREA:   ( Schermendosi ) Levati!... Non mi fari acchianari a pressioni… Iù m’abbuttunu!... Sulu!

ZUDDA:   No vidi ca cci tremunu i manu…

ANDREA:   A cui? A tia ti tremunu ca si vecchia decrepita, oltre ad essiri stròlica.

ZUDDA:   Sta parranno u giovanottu… ‘U sapi vossìa quant’anni avi di ‘ncoddu?

ANDREA:   Haiu chiddi ca haiu! ( Pausa, mentre riesce ad alzare la cerniera ) Cchi è ‘mmidia? Sangu aviti a jttari! ( Va al telefonino ed indica ) Ccà!... Chisti sunu i tacchi… Chisti c’abballunu. Ancora si sta caricannu. ( Pausa ) Veni ccà… talìa! Quannu sti cosi niuri si fermunu, u stuti. Ci stacchi a spina! Iù terminu di vistirimi, dda banna… Tu statti ddocu e talìa ca fa cuntu ca si carica.      ( Va via per il fondo a sinistra ).

ZUDDA:   ( Sola ) Signuri mei!... Comu cci spercia cu sti cosi muderni… Unu ca avi l’età ca mancu si cci cridi…. Ca superàu i 100 anni. I cen-tan-ni! D’assai! D’as-sa-i!... Intanto è magnificuni. E siccome sta bene, dura! ( Si accorge che il telefonino è carico. Allora grida ) Si firmau!... Si firmau!... Si firmaru i supratacchi! … Cchi haiu a fari? ( Piano a sé ) Ah, sì! Ci staccu a spina… ( esegue ).

ANDREA:  ( Appare vestito venendo dal fondo a sinistra. Tiene appeso al collo il porta-telefonino ) Dammi ccà!

ZUDDA:   ( Esegue ).

ANDREA:   ( Stacca il filo dal telefonino e consegna a Zudda il carica-batteria ) Teni! Chistu mettilu ‘nto cassettu du me comodinu.

ZUDDA:   ( Prende il carica-batteria e va via per il fondo a sinistra ).

ANDREA:   ( Accende il telefonino e dopo un poco  parla ) Pronto?... ‘Ntonia, iù sugnu!...  Ah, scusami: “Antonietta”. Ancora non mi ci haiu abituatu… Ti vinni ora, sta novità di fariti chiamari “Antonietta”… ( Pausa ) Comu?... Ah, u stai vidennu ca sugnu iù?! Brava! Macari a mia  mi cumparisci u to nummiru, quannu mi chiami tu. ( Pausa ) No. E’ a tia ca ti difittìa a vista. Iù, invece, cci vidu bonu! ( Pausa ) Tu mu dicisti ca non ci vidi tanto bene. ( Pausa ) Comu?... t’accattasti u telefoninu ca fa i fotografii?!... Brava!... Sì… sì… bonu è! ( Pausa ) No… no… Iù a cu cci fazzu?        ( Pausa ) Me niputi Elisa non c’è. E’ a Roma… ma oggi avissi a vèniri. ( Pausa ) A cui? A dda vecchia di Zudda?... Cchi n’haiu a fari? E’ tutta arrappata. ( Pausa ) No. Tu no! Macari ca si chiù vecchia… Vogghiu diri: chiù granni di Zudda. ( Pausa ) Ti visti quannu mi mannasti a fotografia… Comu? Mi dicisti ca era recente, no?… Dici ca ta ficiru quannu facisti i novant’anni.  ( Pausa ) Sì, sì… ti manteni bene!...Macari iù! ( Pausa ) No. Iù e Zudda ni sbagghiamu assai. Prima aveva a so matri… comu cammarera. Sì! Ma pigghiai ‘ncasa di quann’era carusa… No a Zudda. A so matri… Macari jù era picciottu… ( Si corregge ) Picciottu?... Un uomo… maturo. Iù aveva 40 anni e idda diciotto.             ( Pausa ) No. Sempri a matri! Quannu poi morsi mi pigghiai a figghia: a Zudda! ( Pausa ) Quant’anni  avi? Chissacciu… vecchia è! Vicchiuna! Avrà chiù di na settantina d’anni. ( Pausa ) Iù 110! Però ancora l’haiu a fari… ‘U misi entranti!Propriu: cen-tu-de-ci! ( Breve pausa ) Sì, sì! Dicinu ca mi faranno a festa.Pirchì non veni? Accussì ni canuscemu. ( Lunga pausa )  Cretina! I festeggiamenti ppi 110 anni, no a festa ca m’ammazzunu. Comu?... Sorpresa?… Quali sorpresa?… Non è ca mi fanno una sorpresa… Me l’hanno già detto… ( Pausa ) Non ti staiu capennu… ( Pausa ) Sì!… U Cumuni mi festeggerà il compleanno. Certu, certu! Non è di tutti aviri 110 anni. ( Pausa ) Sì, sì, iù bonu mi sentu. Ringraziamu a Diu!...Sinu ad ora ci haiu campàtu…( Lunga pausa ) Macari chiù assai… 115, 120… Pirchì avemu a mettiri limiti? Ca quannu u Signuruzzu voli, ccà semu! ( Pausa ) Ti salutu. Scinnu ‘nta l’ortu… No! Di dda non c’è ricezione. Poi nni sintemu. Ciao! ( Chiude la comunicazione e conserva il telefonino nel fodero. Nel frattempo, mentre si avvia per uscire dalla porta a vetri di destra, parla tra sé ) Ma quantu è ‘ncutta?! Tutti i cosi i voli sapìri idda… Ci haiu a diri ppi forza ca non c’è ricezione ‘nta l’ortu, annunca mi cutturìa ppi tutta a matinata… ( esce ).

 

SCENA SECONDA

     ( Santi e Mario, poi Vera )

SANTI: ( Appare dal fondo, venendo da destra e invita Mario ad entrare ) Entra… Mario!                                                                                                                                                                                                                                                                      Entra!... ( Chiama ) Mamma!... Unni si?... Mamma! ( A  Mario, che è già entrato, indicandogli il divano ) Accomodati! Il Fenomeno, a quest’ora, sarà ‘nta l’ortu… Chiddu, di matina fa giardinaggio. Non dicu ca zappa, ma ca zappulìa, sì! ( Si siede ) Iù non mi pozzu accalari… Iddu: si piega, si ‘mpuni l’annaffiatoio chinu d’acqua, scippa tutta l’erba… Cosa di spaventu per l’età ca avi!

MARIO:    ( Si era seduto all’invito  di Santi ) Quando ho parlato al telefono col capo-struttura della televisione a Palermo… non ci voleva cridiri. Poi, dietro la mia insistenza, si è convinto e mi ha assicurato, assicuratissimo, che per i festeggiamenti dei 110 anni manderà una troupe al completo e interesserà anche la televisione nazionale che riprenderà la manifestazione in differita per essere trasmessa, poi, nel programma di Cocuzza.

DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA, ENTRA VERA

                                                                                                                                            

MARIO:   ( Si alza ) Signora Vera… buongiorno.

VERA:   Oh, signor sindaco…

MARIO:   Quali sinnacu, signora Vera… A mia mi deve chiamare Mario. Sulu Mario, come sempre.

VERA:   Chi c’entra… Oggi sei il sindaco du paisi… e macari ca ti chiamu di tu, sempri la prima Autorità cittadina sei! ( Gli stringe la mano ).

MARIO:   ( Ricambiando ) Grazi! Troppu bona… Veramente gentile. Gentilissima!

SANTI:   Mamma, Mario e tutta l’Amministrazione comunale ci stanno preparando, o’ ziu, una grandissima festa. Favolosa! Banna, fuochi d’artificio… una torta immensa… offerta a tutti i cittadini… champagne…

MARIO:   Il tutto viene ripreso dalla televisione.

VERA:   ( Si siede ) Veramente… iù non fussi tantu d’accordu ppi sta festa…

MARIO:   ( Si risiede ) Pirchì? Come?… E’ un avvenimento importante. Importantissimo! Il signor Sapuppo è l’unico in Italia, e cridu macari in Europa, che vive all’età di 110 anni.

SANTI:   Vive? E’ in ottima salute!

MARIO:   Certamente! Un vero fenomeno! La nostra città è orgogliosa. Orgogliosissima! Campare sino a 110 anni in quello stato di salute… Salute ottima, ottimissi… voglio dire: eccezionale!... Sia fisica che mentale… E’ cosa veramente rara!... Rarissima!

VERA:   Appunto! E iù mi spaventu ca sta festa… sti festeggiamenti lo disturbano… Sino ad oggi iddu è stato tranquillo… nella sua… ( non trova la parola ) tranquillità, sì: tranquillità! Non è ca avutu sti sbalzi di festi… di confusione… di movimenti… Cchi nni sapemu comu ‘a pigghia?... Se li sopporta… Se ci resiste?...

SANTI:   Mamma, chiddu resiste a tutto! E’ chiù forti di mia… di tia… du papà…

VERA:   Però avi 110 anni.

MARIO:   Centodieci a giorni: il 25 giugno prossimo. Prossimissimo! E noi glieli festeggeremo come si deve e come è di giusto. Giustissimo! E’ lui stesso che vuole i festeggiamenti. Sì! L’altro giorno, quannu vinni a diriccillu, mi ha raccomandato ca vuleva essere ripreso dalla televisione. Voli fari vidiri ca sta bene. Benissimo! Alla facci di jttaturi. Dici ca voli campari almenu ppi autri 10 anni.

VERA:   Ca spiramu… Noi ce lo auguriamo!

SANTI:   Ci campa! Ci campa!

MARIO:    ( Cambiando discorso ) Quannu veni Elisa? Mi ha telefonato che gli esami li ha dati. Ha preso 30 in tutte e due le materie. Complimenti!

VERA:   ( Con un sorriso malizioso ) E non tu dissi quannu vineva?

MARIO:   ( Sincero ) No. Diceva a giorni…

SANTI:   Dovrebbe arrivare a minzijornu … Lassàu a machina all’aeroporto…

VERA:   Sì! Fa cuntu c’arriva! Può essiri ca vi ‘ncuntrati.

MARIO:   Allura l’aspettu… ( Guarda l’orologio ) Mi voglio complimentare di presenza.

VERA:   Aspettila! Ci farà piacere… di sicuro. Quann’è ca ci telefonasti?

MARIO:   No. Fu idda ca mi telefonau… Iù ci aveva telefonatu due giorni prima degli esami… per non distrarla. Poi sono stato troppo impegnato…

SANTI:  ( Tagliando corto ) Mamma, ci telefonau… non ci telefunau… Ora Elisa veni e ci dumanni.    ( Alzandosi e rivolto a  Mario ) Vieni, scinnemu dda sutta ‘nta l’ortu. Sarà cuntentu di vidiriti.  (Rivolto a Vera ) Ci lu dicisti o’ ziu ca Elisa veni oggi?

VERA:   ‘U sapi!

SANTI:   ( Avviandosi verso destra e rivolto a Mario, che si era alzato ) Ci arridunu l’occhi ogni vota ca parramu di Elisa. L’ha presa a male ca si è iscritta all’università di Roma… Ppi iddu era megghiu Catania.

VERA:   Voli troppu beni a Elisa!...E’ cuntintuni quannu è vicinu a me figghia.

SI ODE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO

ZUDDA:   ( Appare sul fondo venendo da sinistra ed esce a destra per andare ad aprire ).

VERA:   Sarà u dutturi Magrì…

MARIO: ‘U dutturi??? Ppi cui?

VERA:   No. ‘U mannai a chiamari solo per un controllo. E’ giustu ca u controlla ogni tantu, no?

SANTI:   Non c’è di bisognu! ‘U ziu sta benissimo! Vah, vieni Mario, jemulu a truvari!

MARIO:   Mi permette, signora Vera… Ci vogghiu dare la notizia che ci  sarà la televisione.

SANTI:   ( Portandosi per uscire dalla porta di destra ) Di ccà!... Ci jemu da terrazza…

MARIO:  Permesso… ( Esce seguito da Santi ).

VERA:   Prego… ( Rimasta sola, chiede verso il fondo, alzando la voce ) Donna Zudda… Cu è?

Voce di ZUDDA:   ( Dall’interno ) C’è u dutturi Magrì.

VERA:   ( C.s. ) Facitilu tràsiri!... ( Si porta all’ingresso, in fondo, ed invita Nicola ad entrare ).

SCENA TERZA

( Vera e Nicola )

VERA:  Si accomodi, dutturi… Prego…

NICOLA:  ( Entra da destra seguito da Zudda che va via dalla sinistra in fondo. Ha in mano la caratteristica borsa ) Signora Coco, io sono qui ubbidiente. Però, se suo zio, comu dici donna Zudda, sta bene e non accusa alcunché, perché mi ha fatto venire?

VERA:  Dutturi, comu non accusa alcunché, chiddu avi 110 anni. Cen-tu-de-ci! Ppi mia deve essere seguito giornalmente… minuto per minuto… Sunu centudeci anni ca avi supra i spaddi.

NICOLA:   E con ciò? Mi pari ca sta beni, no?

VERA.   Sì… Sta beni! E’ magnificuni! Cosa però ca non può èsseri.

NICOLA:   Pirchì?

VERA:   Ci pari normale unu ca campa 110 anni e sta bene?

NICOLA:   Normalissimo! La settimana scorsa l’ho visitato e l’ho trovato a posto ( poggia sul tavolinetto la borsa e si siede sul divano ). Cara signora … quannu iù, il mese scorso, sono venuto a Belpasso, in questo bel paese, ad occupare il posto lasciato libero dal dottor Rapisarda, non sapevo che tra i suoi assistiti, oggi i miei, ci fosse un centenario.

VERA:   Ultracentenario. Sunu centudeci anni ca farà il 25 giugno, cioè tra un mese e tre giorni. Oggi è il 22 maggio, no? Perciò quantu prima arriva a fari i centudeci anni. Cen-to-die-ci!

NICOLA:   Sì, sì! Centodieci anni. Lo so! Dicevo che nessuno mi aveva avvertito che il signor Sapuppo Andrea, suo zio, aveva oltrepassato i cent’anni; che era davvero un fenomeno sia per la sua età, che per lo stato ottimo della sua salute. Io, insomma, non ebbi la fortuna - fortuna ppi modu di  diri - non ebbi il piacere di visitarlo durante i primi quindici giorni dal mio arrivo. Lei non mi ha chiamato…

VERA:   Non l’ho chiamato pirchì iù non sapeva ca già era in servizio il nuovo dottore, cioè lei. Me ziu stava bene… Quannu, però seppi ca c’era lei… u mannai a chiamari.

NICOLA:   E iù vinni. U visitai… e non mi sembrava possibile! Difatti, ho voluto controllare. Mi nni ji allo Stato Civile… Ho controllato anche l’anno di battesimo ‘nto registro da chiesa… Era tutto vero! Il paziente Sapuppo Andrea aveva quell’età!

VERA:    Aveva?... Ci l’avi ancora! E’ vivu e vegitu.

NICOLA:    Certo! Aveva nel senso che risultava nei registri. Ho visionato anche a Catania nella iscrizione alla leva militare e poi alla chiamata alle armi durante la prima guerra mondiale, dove fu ferito alla coscia sinistra. Ho riscontrato la ferita. E’ iddu! Cosa di non ci cridiri, ma è così! Suo zio, sino ad oggi, ha compiuto centonove anni.

VERA:   Centonove e coccia…

NICOLA:  E coccia, certu! Precisamente: centonove anni e mesi undici. Gode ottima salute ed è in buonissimo stato fisico e mentale. Tutto ciò, debbo dire, che a me stupisce più che a lei. Ma è così!

VERA:   Dutturi, lei l’ha cuntrullari.

NICOLA:   Ma se l’ho controllato tre giorni fa. Ci sono novità?

VERA:   No, sempri u stissu!... Però unu comu a iddu… ogni giorno che passa…

NICOLA:   Ccà sugnu! ( Si alza e riprende in mano la borsa ) Ma non è necessario. Il signor Sapuppo, suo zio, sta bene. Più che bene. Chiddu nni vorrica, a mia, a lei…

VERA:   ( Fa le corna ).

NICOLA:   ( Se ne accorge ) Pirchì fa i corna?

VERA:   Comu… pirchì fazzu i corna?! E quantu ha campari stu cristianu? Iù pensu ca mi spetta di campari ancora qualche annu … E’ iddu ca avissi a moriri!

NICOLA:   Chi ci augura a morti?

VERA:   No. Ma certu ca ppi liggi di natura avissi a moriri prima iddu, no? L’età ci l’avi! Anzi ha sforato assai.

NICOLA:   Cchi ci vulemu fari? Capricci di Matri Natura! ( E’ pronto per avviarsi a fare la visita ) Andiamo!...  Avantieri  - lo sa, no? -  è morto il signor Fichera ca aveva 45 anni. ( Cambia tono ) Unn’è ora?

VERA:    O’ cimiteru! Non si lu purtaru jeri pomeriggio?

NICOLA:   No, no! So ziu.  U signor Sapuppo. Cchi è curcatu?

VERA:   Curcatu??? ‘Nta l’ortu è! Ca sta abbivirannu i ciuri.

NICOLA:   ‘U vidi? Unu ca alla sua bell’età di 110 anni si trastulla a fare giardinaggio… vuol dire ca sta bene e si nni futti di tutto! Vah, u issi a pigghiari ca haiu da fare altre visite.

VERA:   Quali pigghiari? Sulu veni! Acchiana e scinni sulu, senza vastuni. Dda sutta, ‘nta l’ortu, ci va matina e pomeriggio. Poi tutta ‘a jurnata va furriannu sempri casa-casa.

NICOLA:   E voli ca l’avissi a visitari? Pirchì?

VERA:   Pirchì è di giustu! Macari ppi genti. Ponu pinsari ca a dd’età ca avi, noi lo trascuriamo. Speriamo di no!... Ma pò mòriri da ‘n mumentu all’autru.

NICOLA:   Cui? Pirchì ha mòriri? Si unu sta bene…

VERA:   E dura in eternu?

NICOLA:   Sinu a quannu voli Diu! Per ora u lassassi campari.

VERA:   Però…

NICOLA:   ( Interrompendola ) Ma dicu, iù: chi dannu fa? Pirchì sta primmura di farlu mòriri? A lei ci arreca disturbo? Mi pari che questo suo zio già ci fici donazione da casa a suo marito. Così mi è stato detto. E neanche si è riservato l’usufrutto. In compenso, lei e suo marito, lo state ospitando. Non vi dà alcun disturbo. E’ indipendente… Ha la sua donna di servizio – donna Zudda – ca, macari ca è vecchia, è attiva e lo accudisce… Non vi chiede niente… Solo ospitalità! Lo state solamente ospitando in casa vostra. Cioè: ora da vostra, ma prima a casa era di iddu. Ve ne ha fatto donazione… con l’impegno, a parole, ca vuautri vi nni vinevuru ad abitare ccà, cu’ iddu, e fargli compagnia. Chistu voli: “ compagnia”.

VERA:   Dutturi, lei mi sta mortificannu. Intantu ha sapìri ca stu me ziu, non è ziu miu,  ma ziu du ziu du patri di me maritu. Perciò: ziu du ziu du ziu. Ma no ca ppi chissu iù no vogghiu beni. Per me è comu un patri. Vogghiu ca campa… quantu chiù assai possibile. (Pausa) Basta ca è oltre il 25 giugno.

NICOLA:   Non la staiu capennu… Pirchì oltre il 25 giugno?

VERA:   Nenti… cosi mei. Dutturi, lei me lo può assicurari ca me ziu ci arriva a compiere i 110 anni?

NICOLA:   Ma scusi… Non lo sto capendo. Pirchì non ci avissi arrivari? Ci mancano solo un mese e tre giorni. Ci saranno i festeggiamenti. Così mi ha assicurato il sindaco. Dici ca è tutto pronto. Ci sarà macari la televisione nazionale… Sarà una grande festa!

VERA:   E’ ddocu è u fattu! Mi scantu ca iddu, cu sta festa… si disturberà. Non vulissi ca invece di fare bene, farà male. Io, quasi quasi non ci nni facissi fari… Sarei del parere di lassallu tranquillo…

NICOLA:   Ma cchi va dicennu? Se è propriu so ziu che insiste. Fu iddu, quannu l’autru jornu sono venuto qui, assieme al sindaco, a raccumannaricci di fare una grande manifestazione. Dici ca voli fatta na festa all’ingrande.

VERA:   ( Dopo una pausa ) E va bene! Facemucci a festa! Però vorrei sapere, se non le dispiace, si cci arriva .

NICOLA:   Unni arriva?... Cui?...

VERA:   Ca me ziu! …Si cci arriva a compiere i 110 anni. Lei me lo deve confermare!

NICOLA:   Confermare? Com’è possibile?! La nostra vita, signora mia, è nelle mani di Dio. Io posso solamente dire che il signor Sapuppo, scientificamente, si trova in ottimo stato di salute e potrebbe campare ancora per molti anni… O meglio: non c’è principio di una fine imminente. Io ho l’impressione che so ziu raggiungerà magnificamente i 115 anni e forsi forsi supererà i 120. Ci basta?

VERA:   Mi basta! Però, siccomu non semu sull’autostrata, insisto ca l’ha visitari.

NICOLA:   Sintissi: oggi, ca mi trovu ccà, lo visito. N’autra vota, si voli ca l’haiu a visitari, u purtassi ‘nta l’ambulatorio!

VERA:   Non può essiri! Non voli nesciri assolutissimamente. Ddocu, u vidi, è propriu fissazione! Dicu, iù: si sta bene… si va furriannu casa casa comu ‘n tuppetturu… Pirchì non devi nesciri ‘nta strata? Dici ca non sopporta il traffico.

NICOLA:   E avi ragione! Sgrusciu, fumu, inquinamento… Ci pari pirchì muremu prima?!

VERA:   Veru è! Forsi ppi chissu iddu campa. Però tutti l’autri cosi moderni ci piaciunu e si godi. U telefonino no lassa mai. Ci l’avi sempri d’appressu… appinnutu o’ coddu. Non fa autru ca mannari messaggi ad un amica so, una quasi coetanea di 90 e passa anni di Reggio Calabria. Certi voti si fanu chiacchierati di menzura. Parrunu di tutti st’invezioni moderne… A televisione non sa vidi quasi mai, dici ca è munnizza, ma quannu, certi siri l’adduma, si talìa sulu i ballerini.

NICOLA:   Ca certu!… A vista ci l’havi bona!… E l’occhiu voli a so parti.

VERA:    Cchi dici?

NICOLA:   Nenti… nenti! Vah, jemulu a visitari…Ci vaiu iù ‘nta l’ortu!… Di unni scinnu?

VERA:   ( Indicando la porta di destra ) Di ccà, da terrazza… Ma u voli visitari dda sutta, fora?…

NICOLA:   ( Avviandosi a destra ) Mi basta sulu vidillu.

VERA:   ( Avviandosi anche lei ) ‘A pressioni almeno ci l’ha cuntrullari…

NICOLA:   Facemu na cosa, allura: salutu prima a so ziu, poi arrivu ccà ‘nfacci ‘nta signura Pippina, ca sta mali ppi daveru, la visito… e ritornu ppi misuraricci a pressioni. Va bene?

VERA:   Comu voli lei.  Si voli può nesciri di l’ortu stissu, du cancidduzzu. Basta ca torna!

SI ODE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO

VERA:   ( Bloccandosi ) ‘Sà cu sarà?... ( Parlando ad alta voce verso la porta in fondo ) Donna Zudda, viditi cu è! Iù sugnu ‘nta l’ortu. ( Mentre si avvia per uscire dalla destra, trattenendo Nicola ) Dutturi… forse fussi megghiu ca sta festa, fatta all’ingrande, non si facissi. Macari na piccola festicciola… senza tantu sgrusciu… Haiu il presentimento ca non la può sopportare. Lei ci l’ha scunsigghiari, a iddu ca voli fatta e o’ sinnacu ca cci la voli fari. Me ziu è  delicatu…

NICOLA:   Signora… mi nni facissi jri che ho da fare ancora altre visite.

VERA:   ( Invitandolo ad uscire ) Prego!... Unni ci l’havi a machina?...

NICOLA:   No, quali machina? Ccà ‘nfacci haiu a jri. Cci fazzu a visita e tornu.

VERA:   Allivoti su scorda…

NICOLA:   No, no… Scinnemu!...

ENTRAMBI VANNO VIA PER LA PORTA DI DESTRA

SCENA QUARTA

( Zudda e Umberto, poi Carmelo )

ZUDDA:  ( Alla richiesta di Vera aveva attraversato sul fondo da sinistra a destra per andare ad aprire la porta d’ingresso. Appena i due vanno via, entra dal fondo a destra, precedendo il ragioniere Umberto Foti ) Mi s’accomoda. Ci vo’ dicu a signura ca c’è lei… E’ ‘nta l’ortu! ( Sta per avviarsi alla porta di destra ).

UMBERTO:   Veramente iù avissi a parrari cu so maritu u signor Sapuppo… Iddu non c’è?

ZUDDA:   Sì, dda banna è! Allura, ci lu dicu ad iddu…Mi pirmetti… ( Sta per avviarsi verso la porta di sinistra ).

CARMELO: ( Appare dalla porta di sinistra ) Eccomi, ragioniere. L’aspettavo!

UMBERTO:  Buongiorno, signor Sapuppo. Ho telefonato che venivo, perché ho trovato la persona.

CARMELO:   ( Senza farlo continuare ) Va bene!... Aspittassi… ( A Zudda ) Unnè me muggheri?

ZUDDA:   Scinnìu ‘nta l’ortu. C’è u dutturi ppi visitari a so ziu.

CARMELO:   Non ha acchianatu ancora me ziu?

ZUDDA:   Acchiana sempri a minzijornu, quann’è ura di mangiari. Iù ci stava cucinannu…

CARMELO:    Vi nni putiti jri!    

                                                      ZUDDA VA VIA DAL FONDO A SINISTRA

UMBERTO:   ( Dopo che è andata via Zudda ) Dicevo che ho trovato la persona che è disposta a scommettere. Arriva sino a novemila euro.

CARMELO:  Novemila??? Caspita!... Sunu diciottu miliuna!

UMBERTO:   Proprio! Diciotto milioni delle vecchie lire. Scommette come richiesto: tre con uno. Però… non accetta la data di 110 anni.

CARMELO:   Comu non accetta?! La data è importante! Allura cchi scummissa è? La scommessa è che me ziu avissi a moriri prima del compimento dei 110 anni. Cioè non deve arrivare ai 110. Cchi ci pari ca è facili arrivari a quest’età?

UMBERTO:  Ca so ziu arriva ai 110, iddu, cioè questa persona, ne è sicuru! So ziu ci sta arrivannu! Manca sulu un mese. Però dici  - sempri iddu -  non deve arrivare  a superare il 17 agosto di quest’anno.

CARMELO:   Non deve arrivare a superare? E chi ce lo impedisce iddu?

UMBERTO:   No. Cchi c’entra?! Iddu è convinto ca so ziu non arriva a quella data. Cioè al 17 agosto. Si so ziu ci arriva e supera, iddu perdi a scummissa; si mori prima inveci, macari ‘nto stissu jornu 17, vinci! Quantu jorna cci sunu dalla data quannu il signor Sapuppo compie i 110 anni, sino al 17 agosto? Nenti! Un paio di mesi ancora! Li compie il 25 giugno, no?!… Da quel giorno sino al 17 agosto ci sunu ancora un mese e ventidue giorni. Si facissi u cuntu. Questa persona che fa la scommessa…non transige sino ad arrivare a quella data…. Dice: scommetto che il signor Sapuppo, so ziu, supera i 110 anni, ma non supira il 17 agosto, cioè non arriva a compiere 110 anni, un mese e 22 giorni. Mori prima!

CARMELO:   Sangu ha jttari! Iddu ha moriri! Iù, inveci ci auguru a me ziu di campari ancora autri 110 anni.

UMBERTO:   Buuum!

CARMELO:   Propriu! Si cci campa ci facemu sparari i bummi.

UMBERTO:   Esatto! Bummi a baiocco… muschetterìa… cassa infernale… tric trac… Lei si deve augurari ca so ziu campa ancora per diversi anni e così vincerà tutte le scommesse. Perciò cchi sunu du misi chiù o du misi menu? E poi, si so ziu sta benissimo e non c’è nessun principiu di morte imminente… (Cambia tono, dopo una pausa) La scommessa è vantaggiosa… anzi vantaggiosissima: 1 contro 3. Cioè: lei ci mette 3000 euro, iddu ce ne mette 9. In due mesi e qualche giorno, lei guadagna 9000 euro. Sempre, però, si so ziu campa.

CARMELO:   Campa!... Campa! Di sicuro!

UMBERTO:   E allura scummittissi!

CARMELO:   Vulissi sentiri prima a me muggheri… Si era rimasti sino al compimento dei 110…

UMBERTO:  Si tratta di pochissimi giorni ancora. Cchi fa a signora Vera s’abbarrùa per pochissimi giorni?

CARMELO:   E’ megghiu sapìri che ne pensa.

DALLA PORTA DI DESTRA ENTRA VERA

UMBERTO:    Oh! Ecco qua sua moglie! ( A Vera ) Signora gentilissima, buongiorno!

SCENA QUINTA

(  Umberto, Carmelo e Vera, poi Elisa  )

VERA:   Ragioniere… buongiorno. Allora… ha trovato?

UMBERTO:  Certamente! Questo dicevo a suo marito… C’è una persona che è disposta per 9000 euro.

CARMELO:   ( Rivolto a Vera ) 9000 ppi iddu… mentre solo 3 per noi.

UMBERTO:   Esatto! Uno cu’ tri! Vantaggiosissimo!

VERA:  Sì, però… non è ca vulemu scummettiri tutta sta somma… Poi, vidissi ca iù sugnu contraria… E’ me maritu che insiste…

UMBERTO:   ‘U niputi iddu è, so maritu!… Perciò spetta ad iddu decidere.

CARMELO:   ( C. s. ) C’è una novità! Questa persona non è d’accordo alla data del 25 giugno, quando compie i 110 anni.

VERA:   No?... Allura non si nni fa nenti.

CARMELO:   Voli spustata a data per un altro mese e qualche giorno.

UMBERTO:   Solo al 17 agosto. Pochissimi giorni… Piccolezze!...

CARMELO:   Sunu ppi daveru pochi giorni… Iù, quasi quasi dicissi di accettare… Tu cchi nni dici? Io sono certissimo ca vincemu!

VERA:   Non ti pozzu stuccari. Si duru! Ma duru… duru! La tua vita l’ha passari sempri jucannu o’ lottu e facennu scummissi.

UMBERTO:   Chiddu ca è duru, in questo momento, cara signora, è so ziu, che ha raggiunto questa bellissima età..

VERA:   Alla facci di jttaturi! Sinu a stu mumentu è duru ppi daveru.

UMBERTO:   Spiramu ca non arrimodda sino al 17 agosto.

VERA:   Chi fa ci  ’a jetta, lei?

UMBERTO:   No… Dicevo: auguriamoci che tutto vada bene… Certamente ppi vuautri…  Ppi u signor Mauro, inveci, dovrebbe essere il contrario…

VERA:   Cu è sta persona: ‘u signor Mauro???

UMBERTO:   Bih!... Mi scappau!

VERA:    Mauro Sciogghi? ‘U ittaturi?!

CARMELO:  Cchi t’interessa a tia cu è… Basta ca deposita i soldi! Ittaturi… Non ittaturi… Stupidaggini! Iù non ci cridu a sti cosi!

VERA:   No, no! Non si nni fa nenti! Completamente!...  Chistu u fa moriri pppi daveru!

SI ODE APRIRE LA PORTA D’INGRESSO E  SI SENTE LA VOCE DI ELISA

Voce di ELISA:   ( Dall’interno ) Mamma!... Papà!…

VERA:   ( Avviandosi in fretta verso l’ingresso in fondo e rivolta a Carmelo ) Arrivau Elisa!... (Prima di uscire si gira ) Ragioniere… si nni issi! Non si devi fari nessuna scommessa… Buongiorno! (  Va via dal fondo, verso destra ).

CARMELO:  ( Dopo che è andata via Vera ) Ragiuneri… vulissi sapiri quantu è il suo disturbo… Cioè quantu è la sua mediazione.

UMBERO: Nenti… nessun disturbo. Cosa vuole che sia? Piccolezze. Se l’affare si fosse concluso… avrei preteso una piccola percentuale, ma dato ca non si nni fa niente…

CARMELO:   Cu dissi ca non si nni fa nenti? L’affare si farà!

UMBERTO:   Ma… so muggheri…

CARMELO:   Scusi… Poco fa, lei che cosa ha detto?

UMBERTO:   Cchi dissi?

CARMELO:   Ca u ziu è du miu. Perciò me muggheri non ci trasi! Chiddu ca ha scummettiri sugnu iù. E iù scummettu! Perciò: quantu sarà la sua mediazione?

UMBERTO:  Non è una mediazione la mia. Mi darà quello che ritiene di volermi regalare... Sempre se vince!

CARMELO:   E torna! Lei ne deve essere convinto. Io vincerò!... Vincerò, vincerò, vincerò!

UMBERTO:   ‘Nta Turandot!...

CARMELO:   Comu?

UMBERTO:   Nenti!… Pinsava a Puccini… I soldi lei ci l’avi ‘nta tosca…

CARMELO:   Cchi dici?

UMBERTO:   ( Si corregge ) ‘Nta tasca! I soldi lei ci l’havi di sicuru ‘nta sacchetta! Però… vidissi ca chiddu jttaturi ppi daveru è!

CARMELO:   Non mi scantu!

UMBERTO:  Benissimo! I soldi, dici, devono essere depositati ‘nto nutaru e si farà una carta scritta. Iddu avissi vuluta a firma macari di so muggheri… ma forsi ci passerà sopra. I soldi depositati ci volunu!

CARMELO:   Ci saranno! Ho bisogno di mezza giornata di tempu. Domani sera putemu jri nto nutaru.

UMBERTO:   Va bene! Preparo tutto per domani sera.

SCENA SESTA

( Detti e Elisa, poi Vera )

ELISA:   ( Entra dal fondo venendo da destra e va ad abbracciare Carmelo )Papà!...

CARMELO:  (Ricambiando l’abbraccio) Gioia!... Tutto okay?... Brava! Sono contento… Hai visto? Quannu si studia… si ottiene sempre un buon risultato.

ELISA:   ( Distaccandosi, saluta Umberto ) Buongiorno, ragioniere.

UMBERTO:   Buongiorno, signorina.

CARMELO:   ‘U ziu sta bene, u sai?!

ELISA:   Certo che lo so! Mi ha chiamato col telefonino almeno dieci volte al giorno; per non dire di messaggi… Dici che ha gratis 100 sms al giorno… Perciò ti puoi immaginare…

UMBERTO:   So ziu usa il telefonino???

CARMELO:   Usa? Ci joca comu ‘n carusiddu! Iù, ancora chiddu miu non lo so usare… ( A Elisa )

 Ci curpi tu, ca ci lu regalasti.

 ELISA:   Che ci fa, papà? Accussì si passa u tempu. ( Avviandosi verso la porta di destra ) Vado a salutarlo... Sapi ca arrivai!

CARMELO:   Comu u sapi?

ELISA:   Mi telefunau ora, ora. ( Saluta ) Buongiorno, ragioniere! ( Va via ).

UMBERTO:   Buongiorno! ( Dopo che Elisa è uscita ) Mi nni vaiu…

CARMELO:  ( Avviandosi per il fondo precedendo Umberto ) Io, domattina vado in banca…

VERA:   ( Entra dal fondo a destra e scorgendo Umberto ) Ancora ccà è lei?

UMBERTO:   Mi nni stava jennu!... Però, gentilissima signora… io vorrei ancora insistere: vidissi ca la scommessa è sicura, oltre ad essere vantaggiosa. ( Rivolto a Carmelo ) Non è così, signor Sapuppo? La vittoria è certa!

VERA:   Chiddu ca è certu, è ca iù scummissa, cu ddu jttaturi, non n’haiu a fari!

UMBERTO:   Lo sa, invece, di che cosa mi preoccupo, io? Temo che, vidennu a so ziu, il signor Mauro si accorge che è in ottima salute e può campari ancora ppi autri 100 anni… Ci ripensa e scummissa non ni fa.

CARMELO:   Ma pirchì u voli vidiri prima?

UMBERTO:   Così mi ha detto.

VERA:   ( Rivolta a Carmelo ) Senti: non t’arrisicàri a fari tràsiri ccà intra a stu cristianu! ( Rivolta a Umberto ) E lei cci issi a diri, ppi subito, che la scommessa è annullata. An-nul-la-ta! Ha capito?

CARMELO:   Certamente!... Non c’è niente da vedere!

UMBERTO:   Ma scusi… il diritto di constatare dovrebbe averlo. Accatta a jatta ‘nto saccu?

CARMELO:   Quali diritto, quali jatta? Non deve constatare niente.

VERA:   Ho detto che non se ne farà. E basta! Buongiorno, ragioniere. Si nni jssi! ( Si avvia ed esce per la porta di  sinistra ).

UMBERTO:   Buongiorno… (  E’  pronto per andar via ).

CARMELO:   L’accompagno… ( Prima di uscire per il fondo, si sofferma  aspettando che Vera scompare. Poi afferra per il braccio Umberto e guardingo lo trattiene, dicendogli sottovoce ) Aspettassi… ‘U facissi vèniri quannu me muggheri non c’è!

UMBERTO:   O’ signor Mauro???

CARMELO:   Allura a cui? Propriu a iddu! Quannu putissi vèniri ci lu fazzu sapìri iù.

UMBERTO:   Ho capito!

CARMELO:   Di matina quannu me ziu è ‘nta l’ortu… ‘U facemu trasiri du cancidduzzu…

UMBERTO:    Pirchì non ora?!

CARMELO:   Ora???

UMBERTO:   Ora… ora! ‘U signor Mauro è dda sutta, ‘nta strata, ca m’ aspetta!

CARMELO:   Dda sutta???

UMBERTO:   Propriu! Sta aspittanu ca iù parru cu lei. Non vidi l’ura d’incontrarlo… Lo vorrebbe abbracciare, dici.

CARMELO:   A mia?... Mi voli abbracciare???

UMBERTO:   No a lei… A so ziu!

CARMELO:   Si voli abbracciare a me ziu?... Abbracciare???

UMBERTO:   Sì! Un abbraccio affettuoso… Mi ha detto ca so patri… il padre del signor Mauro, fu crisimatu du signor Sapuppo, so ziu. Perciò c’è comu ‘na speci di parentela…

CARMELO:   Cchi c’entra?... Non c’è nessuna parentela! Comunque, si prima da scummissa u voli vidiri… Però senza abbraccio! Niscissi e u facissi veniri du cancidduzzu. Iù giru dall’interno! ( Si sente la voce di Vera che sta per rientrare ) Amuninni!... Amuninni!...  

ESCONO IN FRETTA TUTTE E DUE DAL FONDO A DESTRA

SCENA SETTIMA

( Vera sola, poi Carmelo e Zudda )

VERA:   ( Rientra da dove era uscita; va sul fondo e chiama verso sinistra ) Donna Zudda!...Donna Zudda!... Unni si ‘mpurtusau?... ( Quasi gridando ) Donna Zudda!...

Voce di ZUDDA:   ( Dall’interno ) Ccà sugnu, signura!

VERA: Viniti ccà! ( Si porta in avanti ).

DAL FONDO RIENTRA CARMELO

VERA:   ( Si gira credendo che è entrata Zudda ) Sintiti… Unn’è?

CARMELO:   Cui?

VERA:    Unni si ‘mpurtusau? Cchi è ‘ntrunata?... ( Chiama ad alta voce ) Donna Zudda!...

CARMELO:  ( Avviandosi per uscire dalla porta di destra ) Sugnu ‘nta l’ortu… Ci fazzu compagnia o’ ziu…

VERA:   Fussi megghiu ca acchiana… pirchì è quasi ura di mangiari.

CARMELO:   Ci pensu iù! Tu, non c’è bisognu ca scinni! (  Va via in fretta ).

ZUDDA:   ( Entra dal fondo a sinistra ) Cchi c’è?

VERA:   Sintiti: allivòti… avissi a veniri, quannu iù non ci sugnu, u signor Mauro Sciogghi…

ZUDDA:   ( Facendo uno scongiuro ) Scanzatini!... Saluti c’è ccà! No vuntuvassi a stu cristianu.

VERA:   Dicu: allivoti, con la scusa di faricci una visita a me ziu…

ZUDDA:   Diu ni scanza e libera!... Luntanu di ccà!

VERA:   Ecco! Senza fallu trasiri!

ZUDDA:   Ma cchi va dicennu vossìa? Si s’arrisica a passari di cc’avanti, l’assicùtu a pitrati…

VERA:   Va bene! Vi haiu avvirtitu. ( Dandole il passo per uscire dal fondo a sinistra ) Vo’ terminati di cucinari!

ZUDDA:   ( Avviandosi ) Sciò!...  Sciò di sta casa!... Sciò!... ( Va via seguita da Vera ).    

ELISA RITORNA DALLA PORTA DI DESTRA ED INVITA MARIO AD ENTRARE.

SCENA OTTAVA

( Elisa e Mario )

ELISA:   Vieni, Mario…

MARIO:   ( Entrando dalla porta di destra ) Eccomi!

ELISA:   Sediamoci, ti racconterò tutto ( si siede sul divano ).

MARIO:   ( Sedendosi accanto ad Elisa ) Ti posso dedicare poco tempo…Pochissimo! Ho una riunione.

ELISA:   E’ una settimana che sono stata a Roma… senza vederci…

MARIO:   Ci siamo sentiti al cellulare. Poi ho letto tutti i tuoi messaggi…

ELISA:   Ci mancherebbe ca non li leggevi… Però di te non ne ho ricevuti.

MARIO:   In questi giorni sono stato molto impegnato… impegnatissimo! ( Guarda l’orologio ) Devo andare!… ( Si alza ) E’ la carica che occupo a non farmi avere un po’ di tempo libero! Scusami, ci vedremo domani ( si avvia per uscire ).

ELISA:   ( Accompagnandolo verso il fondo ) Ti volevo dire che a Roma mi hanno proposto di fare un provino per una fiction televisiva…

MARIO:   ( Indifferente ) Ah, sì?... Me lo dirai dopo… Ciao! ( Va via dall’ingresso in fondo verso destra ).

ELISA:   ( Rimasta sola ) Maledettala politica! Neanche riesco ad ingelosirlo. ( Sta per avviarsi verso la porta di sinistra, ma sente squillare il telefonino che ha con sé. Si ferma e risponde dopo aver guardato il display ). Ziu… staiu vinennu!... ( Dopo una pausa ) Sì, u sacciu ca si  ‘nta l’ortu… Ti vinni a salutari!... ( C. s. ) No… Non è ca staiu niscennu.Accompagnai Mario che è andato via… ( C. s. ) Dici ca aveva una riunione e non si potevafermare. ( C. s. ) Sì… semu ziti… ma ancora non  è ufficiale…  ( C. s. ) Ecco! Non si è spiegato in famiglia. ( C. s. ) Fidanzati, sì! ( C. s. ) Noo! No! Quale convivere??? Solo fidanzati!Vah… poi ti spiego… ( C. s. ) Ora vengo… fammi disfare la valigia… ( C. s. ) No… no! Senza messaggi. Nonmimannari nessun messaggio! Ni putemu sentiri di presenza...Ti farò compagnia mentri mangi… ( c. s. ).

SI ODE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO

E SI VEDE VERA CHE ATTRAVERSA IL DISIMPEGNO, VENENDO DA SINISTRA

Lassimi disfari prima la valigia. ( C. s .) Sì… è chi roti!… Sempri a stissa valigia! ( C. s. ) Certamente!… Nessuno sforzo. ( C. s .) Noo!.. Non mi la ‘mpunu!... Vah…ciao… ciao! ( Chiude la comunicazione e parlando da sola sorridendo ) Ci sunu chiddi ca odiano il telefonino… Cisunu  chiddi ca non ci sentunu… Iddu, non sulu ci senti bonu, ma ci joca da matina a sira.

DAL FONDO A DESTRA ENTRA VERA PRECEDENDO GIULIA.

SCENA NONA

( Elisa, Vera, Giulia, poi Carmelo, Santi e Andrea )

VERA:   Accomodati, Giulia… Ccà è Elisa!

GIULIA:   Ciao, Elisa… Ben tornata!

ELISA:   Ciao… Grazie! ( Si abbracciano ).

GIULIA:   Complimenti!... Due 30 sono sempre due 30! Ora ti puoi riposare.

ELISA:   Ho avuto un po’ di fortuna.

VERA:   Non è vero. Ha studiato!

GIULIA:   A me, invece, la sfortuna mi perseguita. Ora ora… mi strisciaru a machina! E… ppi nenti non mi hanno investita.

VERA:   Comu? Pirchì?

GIULIA:   Ho visto a so marito ca stava rapennu il cancelletto dell’orto ppi fari trasiri a due persone… Mi firmai per chiedergli se Elisa era arrivata… Passa a grande velocità na machina e mi stava mittennu di sutta. Ebbi appena il tempo di ritirari la gamba e tirarimi lo sportello, ma mi strisciau u stissu.

VERA :   Menu mali ca u dannu fu sulu ‘nta machina.

GIULIA:   Datu ca semu abbannunati… Non si vede un vigile ‘nta stu paisi… Nelle strade non c’è alcuna sicurezza… Il sindaco se ne frega… Scusami Elisa, ma è proprio così! Mi dispiaci per Mario, ma non è cosa di fare il sindaco. Questa volta lo facciamo dimettere!

ELISA :   Magari si avverasse! Io non vedo l’ora di farlo allontanare dalla politica.

GIULIA :   Tutti i consiglieri dell’opposizione gli stiamo dando battaglia. Se ne deve andare! Questo modo d’amministrare la città non può durare. Non fannu altro ca fari festi, sagre culinarie e gite per gli anziani. Così s’amministra una comunità?

VERA :   Iù ppi festi sugnu contraria, ma i giti, ogni tantu, ci volunu. Bisogna pensare anche alla terza età, no?

GIULIA :  Però non si devono trascurare le cose più importanti. Se ci fosse stata una buona segnaletica stradale… non m’avissiru strisciatu. In quell’incrocio ci voli lo stop o una rotonda. In mancanza una guardia che controlla il traffico. Accussì avissi bloccato a ddu pazzu.

ELISA:   Ma perché non si è fermato?

GIULIA:   No. Proseguì di cursa e scumparìu!

VERA:   Sempri accussì!

ELISA:   Pazienza!

VERA:   A cu stava facennu trasiri, ‘nta l’ortu, me maritu? Cu erunu sti due persone?

GIULIA:   Il ragioniere Foti e il signor Mauro, chiddu ca ci diciunu “Sciogghi”.

VERA:   ( Con un moto di rabbia ) Ih!!!... ‘U fici trasiri!?!

ELISA:   Mamma, il signor Mauro cu è chiddu ca è jttaturi?

VERA:    Iddu… Iddu!... ( Si avvia in fretta ed esce dalla porta interna ).

ELISA:   ( A Giulia con un sorriso ) Ecco perché ti staunu investennu… Dicono che è terribile! Al suo passaggio, tutti fanno gli scongiuri... e si toccano.

GIULIA:   Ma no! Anzi fu proprio lui a richiamarmi per stare attenta, mentre aprivo lo sportello.

ELISA:   Vuoi dire che non ti ha fatto investire?

GIULIA:   Proprio. Ha gridato: “Attenta! Attenta!” ed io ho avuto il tempo di richiudere lo sportello. Mi sono spaventata!… E macari iddu, si è preso un forte spavento.

.

VERA RITORNA DA DOVE E’ USCITA.

HA IN MANO IL BARATTOLO COL SALE.

IN FRETTA SI DIRIGE ALLA PORTA DI DESTRA, PARLANDO TRA SE’

VERA:   Si nn’ha jri di sta casa!... Chistu u fa moriri ppi daveru! ( Prima di uscire si imbatte con Carmelo, che sta entrando con furia dalla porta di destra. I due scontrandosi fanno cadere a terra il sale. Nell’urto, anche Vera va a finire a terra, seduta sul pavimento ).

CARMELO:   Presto!... Presto!... Bisogna chiamare un’ambulanza!... ( Si avvia in fretta per il fondo ).

VERA:   ( Rimanendo seduta a terra ) Un’ambulanza??? ( Grida in faccia a Carmelo ) Tistazza di mulu!... Arruvina famigghi! ‘U sapeva iù, ca fineva accussì!

ELISA:   Chi successi, papà?!

CARMELO:   ( Si blocca, ritorna sui suoi passi e rivolto ad Elisa ) Elisa, cu telefonino, telefona a Misericordia…

VERA:   Si sta sintennu mali, averu? Parra!

CARMELO:   Sta murennu!…

VERA:   ( C. s. ) As-sas-si-no!

ELISA:    ( Prende il telefonino e mentre fa il numero e attende la linea, si avvia in fretta ed esce dalla porta di destra ).

CARMELO:   Un infarto!… Ci vinni comu na fitta ‘nto pettu… S’accasciau ‘nterra… e u cori pari ca ci voli nesciri di fora. ( Rincorrendo Elisa ) Dammillu a mia stu telefonino… Cci parru iù!... ( Va via anche lui dalla porta di destra ).

VERA:  ( Rimasta sola, dolorante, fa fatica a rialzarsi poggiandosi nel divano, ma rimane malferma sulle gambe ) Madonna Santa!... qualche cosa m’appi a rùmpiri! Ahi!... Ahi!... Ahiahi!...

GIULIA:   ( Che era rimasta senza dire una parola, si avvicina a Vera per darle aiuto e sostenerla) Signura Vera, si fici mali?... Ccà! Mi s’appoggia cu’ mia!...

VERA:   Nenti… ora mi ripigghiu… Inveci, non hai a machina dda davanti, tu?!...

GIULIA:   Sì, ‘nta strada…

VERA:   Allura, spicciti! Accumpagnatulu o’ spitali… Iù non mi pozzu mòviri…

GIULIA:   Sì, sì! ( Lascia Vera e in fretta si avvia per ucire dal fondo ).

VERA:   ( Richiamandola) Di ccà!... Megliu nesci di ccà ( indica a destra ).

GIULIA:  ( Ritorna sui suoi passi e va via dalla porta di destra).

VERA:  ( Riesce ad alzarsi, traballa,  sta per cadere, ma si riprende. Lamentandosi per il forte dolore, rimane sola per un poco ).

 DALLA PORTA DI DESTRA APPARE SANTI

VERA:   Santi… Comu sta?

SANTI:   ( Con flemma, si avvia per il fondo senza rispondere ).

VERA:   ( Richiamandolo ) Ah?...Santi…

SANTI:   ( Si gira allargando le braccia ) Murìu! ( E va via ).

VERA   ( Rimasta ancora sola, ha un nodo alla gola sino a sbottare in pianto, nel frattempo cerca di muoversi, ma dolorante non riesce a fare un passo; pensa di sedersi sul divano, ma stenta a piegarsi, e mentre si lamenta per il forte dolore, all’improvviso, dalla porta di destra appare Andrea. Si spaventa e manda un grido, poi cade sul divano, quasi svenuta ).

ANDREA:  ( Maneggiando il telefonino ) Vera, t’assittasti?... Bisogna avvertire la famiglia… Cercami u nummiru ‘nta l’elencu… ( Pausa ) Si ci avissi u nummiru du telefonino, ci avissi mannatu un sms. Sti nutizii è megghiu ca si legginu, pirchì unu non sapi cu quali paroli cci l’avissi a diri.

VERA:   ( Si riprende e chiede con un filo di voce  ) Cu è ca murìu?

ANDREA:   Comu?

VERA:   Vossìa… vivu è?!... Non ha murutu?!

ANDREA:   ( Si tocca ) Sangu!

VERA:   Allura cu murìu?

ANDREA:   Mauru. Mauru Sciogghi! ( Pausa ) Mancu aveva na sissantina d’anni… ( Facendo le corna ) Iù ancora sugnu ccà!

DALLA PORTA DI DESTRA ENTRA CARMELO

CARMELO:   Forsi è megghiu avvertiri i carabinieri.

ANDREA:   Ho già telefonato al 112. E telefonai macari o’ dutturi Magrì ca sta vinennu di dda ‘nfacci. Accussì constaterà il decesso e ci fa u certificatu di morte. ( Mentre conserva nel fodero il telefonino ) Ma dimmi na cosa: pirchì u ragiuneri Foti bestemmiava comu ‘n turcu?

CARMELO:   Po’ darisi ca cci veni parenti…

ANDREA:   No, quali parenti. Non cci veni nenti! Diceva ca cci sfumàu un affare importante ca stava trattannu. Di cchi cosa si tratta?

CARMELO:   Cchi sacciu… Sa vidi iddu!

ANDREA:   Non è giustu bestemmiari davanti a un mortu!

DALLA PORTA DI SINISTRA ENTRA CON FURIA ZUDDA

ZUDDA:   ( Parlando eccitata ) Signura… signura!... Ciccina di ccà ‘nfacci dici ca ddu malu cristianu ha statu ‘nta strata ccà sutta e ora trasìu du cancidduzzu di l’ortu… L’avemu intra!

VERA:   Sì, sì… Intra l’avemu… Mortu!

ZUDDA:   Comu???

ANDREA:   E’ stinnicchiatu nterra, ‘nta l’ortu.

CARMELO:   Ci vinni un infarto e mossi.

ZUDDA:   Bih!... Requiemeterna, mischinu!

VERA:   ( Sentendosi meglio ) Qualcunu a jri ad avvertire la famiglia…

ANDRA:   Si mi circati u nummiru cci chiamu iù! ( E’ pronto a riprendere in mano il telefonino ) Zudda, vo leggi u nummiru ca c’è scrittu nell’elencu du telefunu.

ZUDDA:   Cu dda scrittura nica nica non ci vidu.

ANDREA:   Porta l’elencu ccà, ca u leggiu iù. Quannu addivintati vecchi siti macari orvi. Spicciti!

ZUDDA:   ( Sta per avviarsi per la porta a sinistra ).

SI SENTE INSISTENTE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO.

VERA:   ( A Zudda ) Viditi prima cu è.

ZUDDA:   ( Si blocca, si avvia per il fondo a destra ed esce ).

ANDREA:   Vah, u cercu iù e ci telefunu di dda banna ca c’è chiù campo… ( esce dalla porta di sinistra ).

SCENA DECIMA

( Vera, Carmelo e Nicola )

Voce di NICOLA:   ( Dall’interno a destra ) E’ permesso… Signora Vera…

VERA:   ( Si è quasi ripresa del tutto ) ‘U dutturi è!... ( Rivolta verso la porta di destra ) Dutturi, mi s’accomoda!... ( Riesce ad alzarsi ).

CARMELO:   ( Va alla porta di destra ed invita Nicola ad entrare ) Prego, dutturi…

NICOLA:   ( Entrando ) Unn’è u signor Sapuppo? ‘U vogghiu visitari!…

VERA:   Veramenti… oramai non c’è tantu di bisognu.

NICOLA:   Un’emozione alla sua età…Vidirisi mòriri unu davanti…

CARMELO :   No. Chiddu è tranquillo. Di unni cci chiovi, cci scìddica!...

NICOLA:   Beato lui! Però u vulissi visitari u stissu… Unn’è?

VERA:   E’ dda banna ca cci sta facennu na telefonata a famigghia du mortu.

NICOLA:   Non c’è bisognu.  Sono andati a chiamari a figghia del poviru signor Mauro. E sta vinennu il maresciallo. E’ inutile! In questi casi non c’è niente da fare. E’ fulminante! Forsi sarebbe bene signor Carmelo, che lei scinni dda sutta e quando viene il maresciallo cci spiega comu fu…

CARMELO:   Sì, sì… ci staiu scinnennu! ( Si avvia per uscire dalla porta di destra ).

NICOLA:   Sto venendo anch’io!

CARMELO:   Megghiu è, dutturi! Scinnissi anche lei! ( Va via ).

NICOLA:   Dopo ca ci fazzu a visita. ( A Vera ) Dove si trova il vegliardo?

VERA:   Un attimo di pazienza, dutturi… Vaiu a chiamallu… ( si avvia ed esce per la porta interna a sinistra ).

NICOLA:   ( Va a poggiare la borsa sul tavolinetto, senza accorgersi che nel frattempo dal fondo, venendo da destra, appare Antonietta ).

SCENA UNDICESIMA

( Nicola e Antonietta )

ANTONIETTA E’ UNA DONNA ANZIANA DI OLTRE  90 ANNI,

MA DI ASPETTO GIOVANILE.

VESTE DA TURISTA IN MODO CURIOSO;

INDOSSA UN ECCENTRICO CAPPELLO A LARGHE FALDE

 E PORTA GRANDI OCCHIALI DA SOLE.

APPESA AL COLLO TIENE UNA PICCOLA CINEPRESA

ANTONIETTA: ( Entra in punta di piedi; furtivamente si porta alle spalle di Nicola e scambiandolo per Andrea, gli chiude gli occhi con le mani ) Cucù!...

NICOLA:   ( Si spaventa ) Cu è???...

ANTONIETTA:   ( Con un salto  gli si mette di fronte tutta festante ) Sorpresaaa!... Sorpresaaa!...   Eccomi! Mi sono rivelata! Se muà: Antoniettaaa! ( Gli si butta al collo e lo abbraccia con effusione)  Andry!... Amico mio!... ( Dopo l’abbraccio, prende per mano Nicola e lo fa girare su  se stesso) Fatti vedere… Sei veramente giovanile… Magnifico!... Non si notano affatto le primavere… Okay!... Bene!... Se  magnificchi!...

NICOLA:   ( Quando viene lasciato ha un giramento di testa e traballa sino ad abbattersi sul divano. Dopo un poco si riprende ) Signora… scusi…

ANTONIETTA:   ( Non gli dà il tempo di continuare che gli si butta addosso ) Ti è piaciuta questa sorpresa? Non ho voluto dirti niente al telefono… Ma io ero già per strada  e mi trovavo nelle vicinanze. Ho fatto dirottare il pullman per questa cittadina… Siamo diretti in gita sull’Etna. Tutti over 90… Tutti a scalare il tuo vulcano… il “Mun-gi-bed-du”! Mi aspettano in piazza Dante, dopo che fanno sosta e pipì al bagno del bar Caprice. Passeremo anche da Condorelli per assaggiare i famosi torroncini.

NICOLA:   ( Riesce a svincolarsi e si alza ) Signora… così mi soffoca… Io che non mi sto sentendo tanto bene… La prego… Ma chi è lei?

ANTONIETTA:  ( Alzandosi anche lei e afferrando Nicola per le guance con un prolungato buffetto ) Mariolo!... Buffoncello!... Fai finta di non conoscermi? Ti ho mandato la mia foto, no? Anche se ora sono diventata bionda e ho fatto un liftinghi, son sempre io! La telefonista… La voce amica… La bionda pantera di Reggio… ( Gli si avvicina e fa l’atto di graffiare ) Graaaafff!....

NICOLA:   ( Allontanandosi ) Ma io non la conosco! ( A sé ) Di unni scasàu chista? Cu è?

SI ODE PROVENIRE DALLA STRADA

 IL SUONO INSISTENTE DEL CLACSON DI UN AUTOBUS

ANTONIETTA:   ( Avvertendo il suono ) Eccoli!... Hanno svuotato le vesciche… Un momento, Andry! Dirò loro d’aspettare… perché ci sarà un altro passeggero!… Vado a dirlo al capo-comitiva.Voglio che tu ci farai da guida per visitare l’Etna… la tua montagna, Andry!... In cima ti porterò… In cima!…  ( Cantando accenna, con delle variazioni, il noto motivo “Sul cucuzzolo della montagna...” oppure “Lassù sulla montagna…” e facendo il grido caratteristico dei tirolesi, va via dal fondo, dopo aver accennato ad alcuni movimenti della loro caratteristica danza ).

NICOLA:   ( Rimasto solo ) Sarà na pazza furastera. Forse una parente… Mah?!

SCENA DODICESIMA

( Nicola e Andrea )

 

DALLA PORTA DI SINISTRA APPARE ANDREA E SUBITO DOPO VERA.

NICOLA:  Oh!... Signor Sapuppo… Vinissi Ccà!... Ci vogghiu fari na visita. Mi s’assetta!... Accuminciamu ca pressione ( prende l’apparecchio dalla borsa ).

ANDREA:   ( Sedendosi ) Bona l’haiu!... Mi sentu bene!...

INVECE E’ NICOLA CHE ACCUSA UN MALESSERE.

HA UN RILASSAMENTO,

 SI ASCIUGA LA FRONTE IMPERLATA DI SUDORE,

SCOLORISCE IN VISO

NICOLA:   Signora, cortesemente mi può favorire un bicchiere d’acqua?... Non mi staiu sintennu bonu…

VERA:   Sì, sì… certu! ( In fretta esce di nuovo dalla porta di sinistra ).

NICOLA:   Un poco di pazienza, signor Sapuppo… Ora u visitu… Quasi quasi ca mi gira a testa…

ANDREA:   ( Alzandosi premuroso ) S’assittassi!... Ccà!...  ( Lo aiuta a sedersi ) Dutturi, è troppu pallidu!... ( Gli allenta la cravatta e gli sbottona dal collo la camicia ) Videmu: niscissi fora a lingua! ( Nicola esegue ) Matri!... Brutta è! Non mi sta piacennu!... Videmu i tonsille… Facissi: “Aaa”!          ( Nicola c. s. ) Scanzatini! Parunu du baddi di bigliardu. Si l’ha livari!... E poi sunu macari infiammati. ( Con le dita gli tiene aperto un occhio ) C’è ‘n pocu d’anemìa… e macari itterizia. Ci fa mali u ficutu? ( Gli tasta il fianco ) Ccà!... Ccà!... Chistu è u ficutu! ( Gli toglie la giacca, applica al braccio la fascia e gli misura la pressione; poi gli sbottona del tutto la camicia e con lo stetoscopio, che  prende dalla borsa, gli ascolta il cuore, poi i polmoni ) Dica: trentatre! ( Nicola esegue ed egli continua a fargli un’accurata visita medica, mentre lentamente si chiude il…

S I P A R I O

Fine del primo atto

LA SCOMMESSA

       ( Over 100 )

ATTO SECONDO

 

La stessa scena

IL GIORNO DOPO

SCENA PRIMA

( Vera e Umberto )

Sono in scena, Vera e Umberto, seduti sul divano.

Subito dopo l’apertura del sipario, Umberto si alza per congedarsi

UMBERTO:    Signora Vera, iù mi nni vaiu… Videmu se posso trovare altri scommettitori. Per quanto riguarda so maritu, nessuna preoccupazione. Il signor Carmelo non saprà niente!

VERA:   ( Alzandosi ) Bravo! Ma non sulu me maritu… Sti cristiani ca scummettunu devono essere persone fidate. Non è ca u vannu dicennu a chistu e a chiddu. Può essiri macari ca semu fora liggi…

UMBERTO:   Lo so e gliel’ho raccomandato a tutti. Discrezione! Quasta è la prima cosa che raccomando: discrezione!

VERA:   Bene! Lei, appena si coprono i 5000 euro, me lo faccia sapere, videmu se cci pozzu aumentare altri 1000 euro. Per ora a quantu semu arrivati?

UMBERTO:   Sono 3500 euro già coperti e depositati ‘nto nutaru. Scommettitori cci nni sunu diversi ppi 200 euro, ca è la quota minima, comu lei ha voluto, ma cci nn’è macari di quote più alte: 300, 400, e 500. Di 500 sinu a stu mumentu cci nni sunu due, e cci nn’è unu che ha scommesso 1.500 euro. Spiramu ca vinci!

VERA:   Comu spiramu ca vinci? Spiramu ca perdi! Cchi fa lei si mette dall’altra parte?

UMBERTO   No. Ma… veramente… siccome è un amico… più che amico, quasi un parente…Anzi chiù assai di un parente… unu troppu vicinu a me… molto stretto…

VERA:   Cu schifìu è chistu?

UMBERTO:   Iù!

VERA   Lei???

UMBERTO:   Voglio rischiare! Staiu scummittennu 1.500 euro. Non pozzu scummettiri? A lei cci basta ca deposito i soldi. E io li ho già depositati. Voglio tentare la fortuna! Si so ziu sùpira i 110 anni e 1 giorno, perdu. Ma si ne sùpira…

VERA:   Sintissi: ca me ziu sùpira i 110, io ne sono certa!

UMBERTO:   110 e un giorno! Sino alla mezzanotte del giorno successivo ai festeggiamenti. Così è la scommessa!

VERA:   Precisamente! 110 e un giorno. Ma i festeggiamenti non c’entrunu. Può anche darsi ca non se ne faranno.

UMBERTO:   Pirchì? Mori prima?

VERA:   Sangu aviti a jttari! Me ziu campa! Supira i 110, un giorno, e vive ancora per…

UMBERTO:    Seculi e seculorum. Ma cchi va dicennu? Quantu ha campari stu cristianu ( Pausa ) Gli scommettitori sperano, anzi speriamo, che l’emozione da festa, lo champagne… i dolci… i fuochi pirotecnici… tuttu ddu frastuono, eccetra, eccetra… possono essere fatali. Voglio dire: una causa scatenante a nostro favore e… so ziu sa quagghia! Scusi… Vogghiu diri: non cci resiste e…( roteando due dita fa l’atto della benedizione al morto ).

VERA:   Ma pirchì ppi forza si deve emozionare? E se champagne non nni voli e non si nni vivi?... Cchi fa lei lo obbliga a viviri? Oppuri cci metti u mutu ‘nta vucca e u fa viviri? ( Pausa ) Poi, cci staiu dicennu ca forsi festa non si nni farà!

UMBERTO:   Comu non si nni farà? E’ tuttu programmato… Sono certo che il Comune ci farà la festa e noi speriamo bene!… Signora cara, ognuno tira acqua al suo mulino.

VERA:  All’asciutto ristati! E ca’ vucca sicca. Appilati! ( Pausa ) Vah, la saluto ca haiu cchiffari…

SI SENTE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO

 E SI VEDE ZUDDA CHE, NEL DISIMPEGNO,

ATTRAVERSA DA SINISTRA A DESTRA PER ANDARE AD APRIRE

UMBERTO:   Arrivederla!… Mi saluti suo marito.

VERA:   No. Me maritu non deve sapere ca lei è venuto. Cchi cci staiu raccumannannu a pecura o lupu?

UMBERTO:   Ah, già!... Allura senza salutarimmillu. Tantu a mia non m’interessa. ( Si avvia per il fondo ).

 DAL FONDO A DESTRA ENTRA GIULIA SEGUITA DA ZUDDA

VERA:   Donna Zudda, accumpagnati u ragiuneri ca si nni sta jennu.

ZUDDA:   ( Esegue ).

UMBERTO:   ( Va via per il fondo a destra, dopo aver salutato Giulia )

.

SCENA SECONDA

( Vera e Giulia )

GIULIA:   ( Portandosi avanti ) Signora Vera, una buona notizia. Abbiamo vinto! Il Consiglio ha bocciato la spesa per i festeggiamenti.

VERA:   Daveru? Brava! Chista è daveru una buona notizia.

GIULIA:   E ce n’è un’ altra buonissima per Elisa.

VERA:   Quale?

GIULIA:   Mario si è dimesso.

VERA:   Dimesso???

GIULIA:   Sì! Non è più sindaco. ( Dopo una pausa ) Sono certa ca Elisa sarà contenta.

VERA:   Veramente… a mia mi dispiaci… Però forsi accussì è megghiu ppi Elisa. Mario, cu sta carica di sinnacu è statu spersu… Non aveva tempu d’arrasparisi a testa… Forsi ora si spiega in famiglia e accussì sta chiù vicinu a me figghia…  comu idda vulissi. Camina dda banna! Elisa sta turnannu. E’ andata dall’estetista…

GIULIA:  Vado ad incontrarla, invece! Voglio darle la notizia. Ma credo che già sa tutto perchè Mario, certamente, le avrà telefonato.

VERA:   Come vuoi… ( scorgendo Zudda sul fondo che ritorna dalla destra ). T’accumpagna donna Zudda… Iù mi nni vaiu dda banna. ( A Zudda )  Accompagnati a signurina e poi viniti in cucina!           ( Tutte e tre vanno via per il fondo. Vera a sinistra, Giulia e Zudda a destra. Nel frattempo dalla porta interna appare Andrea.   Zudda ritorna, dopo un poco, e va via a sinistra ).

SCENA TERZA

( Andrea solo )

ANDREA:   ( Entra dalla porta di sinistra, mentre parla al telefonino ) Scusi, cu è lei?... Iù staiu chiamannu alla signora Antonia… Sì, sì! Signora Antonietta. ( Piccola pausa ) Comu? Lei è l’autista? Quali autista?...( A sé ) Cchi s’accattàu a machina? ( Dopo aver ascoltato ) Cchi?... L’autista du pullman? Non nni stamu capennu… Io ho fatto il numero… Anzi, no! ‘U pigghiai da rubrica… Sì, da signura Antonietta… Cci l’haiu memorizzatu. ( Dopo aver ascoltato ) E’ u telefonino della signora Antonietta?! Chiddu di Antonia? E…scusi, cchi c’entra lei? Pirchì cci l’avi lei? ( Ascolta, poi) E torna cu st’autista… Non nn’haiu cchi nni fari di lei… Mi passassi ad Antonietta ( C. s. ) Sì, sì, asignura…   ( C. s. ) Cchi?... U telefonino l’ha dimenticato… su scurdàu supra u pullman, l’autobus?... Quali autobus? ( Dopo aver ascoltato più a lungo ) Vah, cci livassi a farsa… Mi passassi ad Antonia…          ( Dopo un breve ascolto ) Si persi??? Cui?... Quannu? ( C. s. ) Quali Etna? Cchi è ca sta dicennu?         ( C. s. ) Avi na nuttata ca a circati?!... E si scurdau u telefonino?… Non cci staiu capennu nenti… Cu è ca ci la porta sull’Etna?... Mi staiu sintennu pigghiatu di Turchi…

VENENDO DAL FONDO A DESTRA, APPARE CARMELO PRECEDENDO MARIO

 ( C. s. ) Comu?... Aspittassi ca non staiu sintennu bonu… Aspittassi!... Mi spostu dda banna…  ca si senti megghiu… C’è chiù ricezione… ( Si avvia  a sinistra verso la porta interna ) Aspittassi cci dicu!…  ( Quasi gridando ) Non staiu capennu un ca… ( Esce ).  

SCENA QUARTA

( Carmelo e Mario )

CARMELO:   ( Dopo che è andato via Andrea, si porta avanti ) Accomodati…

MARIO:   ( Seguendo Carmelo )  Il signor Sapuppo mi sembra in collera. Cu cui cci l’avi?

CARMELO:   Chiddu quannu parra o telefoninu è sempri ‘ncazzatu. Comu si no putissi vidiri. ‘Ntantu , da matina a sira, cci l’avi appiccicatu ‘nt’aricchia.

MARIO:   ( Portandosi al divano ) Mi permette… Sugnu stancu, stanchissimo! ( Si siede ) Na nuttata sveglio, sveglissimo! Senza putiri avere pace. Ci sono dovuto andare macari iù assemi al maresciallo. Era mio dovere essere presente sul posto! Si era persa nel nostro territorio.

CARMELO:   Ma non avete trovato nessuna traccia?

MARIO:   Nessuna. Nessunissima. Niente! A st’ura … chissà unni sarà precipitata?!

CARMELO:   No. Può darsi, inveci, ca persi l’orientamento… si misi a camminari e sicuramente avrà passatu a nuttata riparannusi intra qualche grutta.

MARIO:   Ca speriamo! Però dici ca è anziana… di circa 90 anni…

CARMELO:   90 anni??? E si nni va sula … sull’Etna?!

MARIO:   Non era sula. Era in comitiva. Si è allontanata, dici, ppi fari fotografie… e non s’arricugghìu cchiù. Aspittaru diverse ore… Dapprima si sono messi a cercare nelle vicinanze, poi hanno avvertito la Forestale. Nel frattempo scuràu…

CARMELO:   ‘A trovunu! Stamattina cu lustru a trovunu!

MARIO:   Morta. Certamente! Mortissima! Dopo una nottata… anche se precipitannu era rimasta solamente ferita…

CARMELO:   Cci resiste! L’importante è ca sta matina l’avvistano. Di sti tempi i vecchi hannu setti spiriti. Sunu comu i jatti, càscunu sempri additta. No vidi a me ziu?!

MARIO:   Che c’entra! Il signor Sapuppo è un caso particolare. ( Pausa ) A proposito, lo sa che non si possono fare i festeggiamenti?

CARMELO:   No??? Pirchì?

MARIO:   Niente gli ha detto Elisa? Ci telefonai ieri sera e gliel’ho comunicato. ( Piccola pausa ) Io mi sono dimesso!

CARMELO:   Dimesso??? Ti sei dimesso da sindaco?

MARIO:   Sì! Ma no per i festeggiamenti che non si faranno…E’ che sono stanco, stanchissimo! Mi voglio riposare e vogghiu pinsare alla mia professione che ho dovuto trascurare. Ho trascurato anche Elisa. Ci vogliamo bene, voialtri lo sapete, no?

CARMELO:   Certu ca u sapemu. Cchi semu orvi? E… a mia e a me muggheri ci fa tanto piacere. Poi: contenta Elisa…contenti anche noi! ( Pausa ) Ma scusa, chista chi è una spiegazione in famigghia?

MARIO:   Che vuole dire?

CARMELO:   Vogghiu diri… No, nenti! Oramai di sti tempi non si usa cchiù! Oggi, inveci, dui appena si canusciunu e si vidunu, dici: “nni vulemu?” “Sì! Stiamo bene insieme!”… E si maritunu. Ci sunu chiddi, poi, ca mancu si maritunu. Convivono. Però ‘nta me famigghia si usa ancora il matrimonio. Capìto?

MARIO:   Certo! E’ giusto!

CARMELO:   ( Dopo una pausa d’attesa ) Sulu giusto? Giustissimo! Ddocu cci voli e lo devi dire!

MARIO:   Sì, giustissimo! Appena Elisa si laurea ci sposiamo.

CARMELO:   In chiesa!

MARIO:   Certamente! In chiesa…chiesissima!

CARMELO:    Bravo! E me figghia ci deve andare ‘nta chiesa cu velu jancu!

MARIO:   ( Dopo una pausa ) Elisa non è ancora rientrata?

CARMELO:   Ma pirchì non è intra?

MARIO:   Per telefono mi disse che si trovava dall’estetista, ma aveva finito e stava rientrando.

CARMELO:   Vaiu a vidiri… Permettimi… ( Va via dal fondo a sinistra ).

MARIO:   ( Rimasto solo, comincia a sbadigliare e, quasi quasi, è tentato a distendersi e dormire ).

SCENA QUINTA

( Mario e Zudda, poi Andrea e Carmelo)

MARIO:  ( Dopo una breve resistenza, si abbandona e si distende addormentandosi subito ).

ZUDDA:   ( Entra dal fondo a sinistra portandosi avanti e si avvia per uscire dalla porta interna ma,  sentendo russare Mario,  si blocca e si volta ) Cu è?... ( Scorgendolo ) Signor Sindaco?!...  Comu mai è curcatu ddocu?  ( Gli si avvicina e lo scuote ) Signor Sindaco!... Signor Sindaco!… Cchi fici s’addurmiscìu?!

MARIO:   ( Svegliandosi  si ricompone ) Ah?... Comu?... No. Stavo concentrandomi… Sono sveglio!… Sveglissimo!…

ZUDDA:   Datu ca è ccà… ci vuleva chiediri na cortesia… Vuleva na raccumannazioni ppa gita di l’anziani da duminica prossima. Dici ca ficiru u sorteggiu e iù non cci trasii. Intanto a Ciccina sa pigghiaru! Iù cchi sugnu cchiù tinta? Lei mi ci ha fari trasiri!

MARIO:   Ma se hanno sorteggiato… Voldiri ca non fustiru fortunata.

ZUDDA:   Fortunata o non fortunata, iù cci vogghiu jri! Non ci la vogghiu fari vantàri a Ciccina.

MARIO:   Non è possibile!

ZUDDA:   Tuttu è possibile, quannu si voli! ‘Nto nostru Cumuni ‘mbrogghi si n’hannu fattu tanti…

Ciccina, mintemu, si fici raccumannari di l’assessuri da spazzatura e niscìu! Lei, comu Sinnacu, cunta chiù assai da spazzatura, no?

MARIO:   Cchi c’entra ‘a spazzatura? Poi, oramai io non posso fare niente! Non sono più nelle mie funzioni. Comunque, viditi ca cci sunu ancora aperti l’iscrizioni nell’Università da 3° età e a fine d’anno si farà un’altra gita.

ZUDDA:   No! Cchi mi cunta a mia d’Università? Iù a stentu haiu a terza elementare. A sta gita di ora haiu a jri! Lei u sapi ca cci desi u votu, macari ca Elisa non vuleva… E vincìu!  

MARIO:   Allora vincii iù, ora, invece, vincìu Elisa!  Non sono più sindaco!

ZUDDA:   Non è chiù sinnacu??? Cchi mi sta dicennu?

MARIO:   Quello che ho detto! Mi sono dimesso e… non cuntu chiù nenti!

ZUDDA:   Daveru?! Ma… allura a cu ci lu dicu?... A chiddu da spazzatura, mai! Mi fa l’impressione ca poi avissi a fari fetu duranti a gita. ( Dopo una pausa) Videmu, ‘nveci, si pozzu fari succediri l’opira ppa raccumannazioni di Ciccina. Si iù non ci vaiu, non ci devi jri mancu idda! ( Avviandosi per uscire dalla porta interna ) Sì, sì… accussì fazzu!

ANDREA:   ( Entra dalla porta interna e s’imbatte con Zudda ) Cchi hai ca ti murmurii?

ZUDDA:   Cosi mei!... Cosi di giustizia sociale… di pari opportunità… ( esce ).

ANDREA:  ( A sé ) Ma comu parra? Chistu è u dannu ca fa a televisione! ( Scorge Mario ) Oh! Mario! Ccà si? Nutizii di Antonia?

MARIO:   Di cui?

ANDREA:   Antonietta! Dda pazza ca si persi sull’Etna.

MARIO:   Ah!… Si chiama Antonietta?! U dissi la televisione?

ANDREA:   No. Iù a televisione addumu sulu a sira. U sappi, inveci cu telefonino. Cci telefunai e m’arrispusi l’autista di l’autobus. Ci haiu parratu sinu ad ora!

MARIO:   Ma allora lei la conosce?! Ecco perché mi dissero che verso mezzogiorno di ieri, si erano fermati in questa via… Si tratta di una sua conoscente… una sua amica?

ANDREA:   Quali amica?… Solo una telefonista. ‘A canusciu sulu da vuci. Diciamo: una voce amica. Ad idda personalmente non la canusciu… e non la vulissi canusciri! E’ troppo piddicusa, ‘ncutta, camurriusa e rumpimentu di palle. Parra quantu na pica vecchia; voli vinciri sempri idda e voli sempri avìri ragiuni. Poi è fanatica… Non si voli mettiri l’ucchiali, macari ca è orva, pirchì dici ca l’ucchiali a fa pariri cchiù vecchia. Si cridi ancora di essiri na carusidda. Eccu pirchì si persi. E’ calabrisa! Tistazza di mulu!

Carmelo rientra da dove È USCITO

carmelo:   ( Portandosi avanti ) Ancora Elisa non è rientrata.

ANDREA:   Vidi ca Elisa è juta ‘nta l’estetista. Cci telefonai ‘n quartu d’ura arredi.

CARMELO:   ( A sé, piano ) Di capu matina. Non la lassa mai in pace…

DALL’INGRESSO SI SENTE ELISA CHE CON VOCE ECCITATA CHIAMA

Voce di ELISA:   Papà!... Mamma!…

CARMELO:   Ccà c’è Elisa!

SI SENTONO SCHIAMAZZI NELL’INGRESSO

 E LA VOCE DI ELISA CHE NON VUOLE FAR ENTRARE ANTONIETTA

CARMELO:   ( Portandosi sul fondo ) Cchi c’è Elisa?... Cchi sta succidennu?...

DAL FONDO, VENENDO DA DESTRA, APPARE ANTONIETTA.

NON HA PIU’ GLI OCCHIALI DA SOLE;

DAL COLLO LE PENDE SEMPRE LA PICCOLA CINEPRESA,

MENTRE IL CAPPELLO LACERO E AMMACCATO LO TIENE IN MANO;

HA I CAPELLI SPETTINATI E ARRUFFATI, IL VESTITO LACERO E SPORCO;

ADDOSSO E TRA I CAPELLI PORTA IMBROGLIATI RAMETTI DI PINO E FOGLIE.

STA MALFERMA SULLE GAMBE E APPENA SCORGE CARMELO GLI SI BUTTA ADDOSSO, SCAMBIANDOLO PER ANDREA.

SCENA SESTA

( Detti, più Antonietta ed Elisa )

ANTONIETTA:   Caro!... Sono arrivata finalmente!... Che nottata!… Che nottata! ( Le mancano le forze e si fa scivolare sul corpo di Carmelo che è pronto a sollevarla ).

ELISA:   ( Che era entrata subito dopo ) Papà… E’ voluta entrare per forza . Non so chi è!

CARMELO:  Mancu iù!... Vo’ chiama a mamma!... Spicciti!... ( Cerca di trascinarla verso il divano).

ELISA:   ( Va via dal fondo a sinistra ).

MARIO:   Vuoi vedere che è la turista?! ( Si avvicina ad Andrea ) Signor Sapuppo… la signora  che lei conosce… la sua amica… è questa? ... Idda è?

ANDREA:    ( Alla vista e al comportamento di Antonietta rimane intontito, poi si riprende ) Cridu ca sarà dda pazza! Ma cu schifìu a canusci? Assuppativilla vuautri, iù comu si  non cci fussi!

CARMELO:   Scusi, si mi lassa… si pò mettiri distesa supra u divanu…( Cerca di farla sedere ) S’assittassi!...

ANTONIETTA:   ( Si lascia cadere sul divano, trascinando anche Carmelo, che tiene sempre avvinghiato a sé ).

CARMELO:   ( Dopo una breve colluttazione riesce a staccarsi ) Oh! Mi stava affucannu!... ( Sta per alzarsi  ma lei lo afferra, lo fa risedere e gli poggia il capo sulla spalla ).

CARMELO:   Ma cchi fa voli dormiri?... Si distenda… ( Cerca di alzarsi,  ma Antonietta lo blocca e lo fa rimane immobile come prima ).

ANDREA:   ( Nel frattempo si era avvicinato osservando Antonietta in viso, poi allontanandosi si rivolge a Mario ) Idda è! Macari ca ora è bionda. ‘A staiu canuscennu da fotografia ca mi mannàu.        ( Ritorna ad osservarla ).

ANTONIETTA:   Giovanotto, perché mi guardate? Sono un po’ in disordine perché ho passato una notte in bianco. ( Pausa ) Poi questa mattina, finalmente, ho trovato una strada… e  perché qualcuno si fermasse, ho dovuto fare l’autostop con le gambe scoperte… Finalmente un gagliardo  camionista si è fermato e senza nulla chiedere né pretendere… qualcosa da me,  mi ha accompagnato qui. ( Rivolta a Carmelo ) Se tu, ieri, ci avessi fatto da guida… Ma quello stronzo del capo-comitiva si è intestardito dicendo di no… ( vedendosi ancora osservare da Andrea ) Ma chi è questo giovane impertinente che sembra voglia spogliarmi con gli occhi? ( Ad Andrea ) Giovanotto, cosa volete da me? Chi siete?

ANDREA:   Iù?... Il nipote! ‘U vecchiu iddu è! ( Indica Carmelo ).

CARMELO:   Ma cchi cci sta dicennu?

ANTONIETTA:  ( Alzandosi ) Giovanotto… siediti pure tu accanto a me. Vieni! ( Cerca di afferrarlo, ma Andrea è pronto ad allontanarsi. Lei lo rincorre e quasi lo sta afferrando ).

ANDREA:   Sciò!... Luntanu diavulu di ccà! ( Riesce a svignarsela uscendo dalla porta interna e chiudendo la porta in faccia ad Antonietta ).

ANTONIETTA:    ( Cercando di aprire inutilmente la porta ) Giovanotto… apri!... Non ti mangio, mica!... ( Dopo una breve insistenza si rassegna ) La gioventù di oggi!

MARIO:   Signora… sarebbe bene avvertire i suoi amici. Sono alloggiati in Municipio. Venga con me che l’accompagno da loro. Venga!

ANTONIETTA:   ( Ritornando da Carmelo ) No! Io da qui non mi muovo! E’ meglio che resti!

Voce di ANDREA:   ( Dall’interno ) Purtativiiillaaa!

DAL FONDO A SINISTRA ENTRA ELISA

MARIO:   Elisa vieni!... Accompagniamo la signora in Municipio e… poi ti spiegherò tutto!               ( Invitando  ancora Antonietta ) Venga, signora!

ANTONIETTA:  ( Si convince ) E sia! Andiamo!... ( Indossa il cappello e rivolgendosi a Carmelo ) Vieni anche tu Andry… Stammi vicino! ( Gli si mette a braccetto ).

CARMELO:   ( Suo malgrado, a sè ) Ca pazienza!... Ci appi a ‘ncagghiari iù!... ( Assieme vanno via per il fondo a destra ).

ELISA:   ( Trattenendo Mario che sta per seguire i due ) Aspetta!... Ieri sera mi hai telefonato che ti sei dimesso… Allora non è vero!? Sempre ccu stu Municipio l’hai!?...

MARIO:   E’ vero!... Verissimo! Mi sono dimesso! Dimessi…

ELISA:   Allora fermati! Il Municipio per te non deve più esistere!

MARIO:  Sino a quando non vado dal Prefetto… rimango in carica! Vieni!... Accompagniamo  questa strana turista … ( cerca di tirarla verso il fondo ).

ELISA:   ( Trattenendolo ) No! Io, invece, accompagno a tia ‘nto Prefetto, ora stissu! Subito!

MARIO:   ( Girandosi verso di lei ) Quanto sei bella, oggi!... Bella!

ELISA:   ( Con una risata maliziosa chiede ) Ti sei fermato? Non hai detto “bellissima”.

MARIO:  Mi prendi in giro? ( Poi, guardandola negli occhi ) Sì!... Bellissima! Anzi: Bellissimissima! ( Dopo un pausa, le si avvicina ) Ti voglio bene! Ti amo!

ELISA:   ( Avvicinandosi anche lei ) Anch’io! Assai!... Assaissimo!

SI BACIANO E DOPO UN POCO VANNO VIA.

SUBITO DOPO DALLA PORTA INTERNA FA CAPOLINO ANDREA.

SI ASSICURA CHE TUTTI SONO ANDATI VIA ED ENTRA

SCENA SETTIMA

( Andrea solo, poi Vera )

ANDREA:   ( Portandosi avanti ) Si nni jeru, finalmente! Auh! Non mi crideva ca era accussì pazza. Oggi stissu cci haiu a cangiari a scheda ‘nto telefonino. Scanzatini! Non cci haiu chiù nenti a chiffari cu chista!

VERA:   ( Entra dal fondo a sinistra ) Unn’è?... Unni sunu?... ( Ad Andrea ) Cchi è stu fattu ca mi dissi Elisa? Dici ca c’era Carmelo abbracciatu cu una?

ANDREA:   Si nni jeru o’ Municipiu… To maritu sa misi a braccettu… U visti taliannu du purtusu da porta ( indica la porta interna a sinistra ).

VERA:   O’ Municipiu? Ppi fari che cosa? A cui si misi a braccettu? Cchi cci havi l’amante?

ANDREA:   Cui? Ma cchi vai dicennu? Chidda avi chiù di 90 anni… Calmati ca ora tu spiegu: arrivau all’improvviso dda pazza ca mi telefuna… Chidda da Calabria… Ca iù non la canusciu…

VERA:   L’amica so?

ANDREA:   Quali amica? Vi fissastiru ca è amica mia! Iù mancu a canusciu a chista… Ni parramu solo per telefono, anzi è idda ca mi chiama e mi rumpi a testa… …

VERA:   Veramente… ci telefuna quasi ogni jornu macari vossìa.

ANDREA:   Sì… ma ni sintemu sulu ppi telefunu. Non è ca a vuleva canusciri. Mu ‘mmaginava ca era na pazza… Ora ca visti… Scanzatini! Ni ebbi a prova! E’ pazza ppi daveru! ( Pausa ) Si nni ju a muntagna… ammenzu a sciara alla sua età…  Poi cci scappau… Si persi… Vinni ccà a circari a mia… e menu mali ca non ci vidi! Iù ca sta matina non mi staiu sintennu tantu bonu…

VERA:   ( Preoccupata ) Si senti mali?

ANDREA:   Cridu ca avìri qualche abbassamentu di pressione… mi gira un poco a testa e poi i jammi mi sentu di ricotta… M’haiu appuggiari ‘nte seggi…

VERA:   Cci chiamu ppi subitu u dutturi!

ANDREA:   No. Ora passa e mi ripigghiu. Menu mali ca dda pazza si nni ju! Forsi a causa è idda!

VERA:  Vossìa non si deve emozionare… Deve stare tranquillu… Ai 110 e un giorno cci devi arrivari ppi forza!

ANDREA:   Cci arrivu! Non ti preoccupari ca cci arrivu! Cci vogghiu fari stu bel regalo a Elisa. Sarà per il suo matrimonio. 5000 euro! ( Dopo una pausa ) Cci nni sunu scummissi? A quantu semu arrivati?

VERA:   Sinu ad oggi a 3500 euro. Ma a genti sta scummittennu ancora.

ANDREA:  In Italia minchiuni cci nni sunu sempri!  ‘U vidi? Accussì si fa: facennu scummettiri a tanti, comu fa lo Stato, ca cci futti i soldi agli italiani. No comu vuleva fari to maritu con un solo scommettittore, ddu poviru Mauru Sciogghi ca sa quagghiau prima. Bisogna coinvolgere a tanti, che se, nel frattempo, c’è qualcunu ca mori… n’arrestunu altri…Di fissacchiotti cci n’è in abbondanza.     ( Pausa ) Stai facennu al raddoppio: unu cu unu, no?

VERA:   Comu dissi vossìa.

ANDREA:   Perfetto! Si moru… ( fa le corna ) - iù intanto fazzu corna - iddi avranno raddoppiato i soldi, ma si  cci campu… addio soldi! Appragghi! Ppi mia, cci ponu fari na cruci pirchì già i soldi sunu di Elisa.

VERA:  Cci dissi o’ ragiuneri  ca se si superaunu i 5000 euro, chiddi già depositati, ca cci misi vossìa, cci nni depositu autri 1000 iù. Ci vogghiu fari, macari iù, un ragalo a me figghia! Però dipenni di vossìa. Mi cci l’ha fari fari!

ANDREA:   Ce lo farai! Assemi a chiddi mei! Io sono stato sempre vincente!

SCENA OTTAVA

( Detti e Carmelo )

DAL FONDO VENENDO DA DESTRA, APPARE CARMELO.

HA LA FACCIA GRAFFIATA A SANGUE

CARMELO:   ( Tenendo una mano poggiata sulla testa, si porta avanti imprecando ).

VERA:   Carmelo… Cchi successi? Cu è ca ti pinnàu a facci?

CARMELO:   ( Puntando il dito verso Andrea ) Tutta colpa di iddu! Cci dissi ca iù era iddu e iddu era iù! Cioè: iù non era iù, ma era iddu, mentri iddu non era iddu ma era iù…

VERA:   Non ti staiu capennu.

CARMELO:    Vogghiu diri: idda mi scangiau ppi iddu e iddu cci dissi ca iù era iddu… In sostanza cci fici capiri ca iddu non era iddu, ma era iù… Insomma : iù era iddu… mentri iddu era iù!

VERA:   Carmelo…. Ti stai sintennu bonu?

CARMELO:   No.

VERA:   ( In apprensione ) Cchi successi?.. Cchi ti senti? Pirchì ti tocchi a testa?

CARMELO:   Mi doli tuttu ccà supra… e a testa mi sta partennu…( Ad Andrea ) Vossìa cci culpa! Ma dicu iù: pirchì ci aveva a diri ca iù era vossìa e vossia era iù? Mentri ca iù…

ANDREA:   Attaccasti n’autra vota cu iù e iddu e iddu e iù?! Basta! Dimmi chiuttostu cchi successi.

CARMELO:   Successi ca appena capìu di esseri stata ingannata… Dapprima mi sputau ‘nta facci, ca mi fici u bagnu, poi accuminciau a fari schigghi… strèpiti… dicennu paroli scunnessi, vastasi… e mentri iù circava di calmarla, m’azziccau l’ugghia ‘nta facci…

ANDREA:   Cretinu! Ppi forza cci l’avevi a diri cu eri? ‘A  salutavi e buonanotte!

CARMELO:   No! Mi vuleva purtari cu idda… Non mi lassava!... Tutta ca mi bacciucchiava… No vidi comu sugnu vaviàtu?...

VERA:   Camina dda banna ca ti disinfettu… Hai macari tutta a facci sgraggiata.

CARMELO:  A facci nenti è! A testa inveci!… Mi sfasciau in testa a cinepresa. ( Pausa ) Quannu arriniscii a svincolarmi mi nni scappai. Ccà sutta c’era u dutturi Magrì ca stava jennu ‘nta signura Pippina di ccà ‘nfacci, mi visti a testa e mi dissi di mittiricci ‘n pocu di ghiacciu.

VERA:   E camina… ‘nta cucina!

CARMELO:   ( Mostrandole il punto dove è stato colpito ) Talìa… vidi si c’è sangu… ( e si avvia per il fondo a sinistra, seguito da Vera ).  

SCENA NONA

( Andrea solo, poi Antonietta, Vera e Carmelo )

ANDREA:   Vah! Mi pozzu ritenere fortunato!

DALL’INGRESSO, LASCIATO APERTO DA CARMELO,

 SI SENTE LA VOCE DI ANTONIETTA

Voce di ANTONIETTA:   ( Dall’interno ) Andrea!... Andrea!...

ANDREA:   ( Terrorizzato ) Madonna santa! Ccà è!… Turnau! Ma cchilassàu a porta aperta ddu bestia?!... ( Non  sa dove nascondersi ).

 SUL FONDO, VENENDO DA DESTRA, APPARE ANTONIETTA.

ANDREA, DOPO AVERLA VISTA,

HA IL TEMPO DI SCAPPARE DALLA PORTA INTERNA.

ANTONIETTA SE NE ACCORGE E LO RINCORRE.

LA SCENA PER UN ATTIMO RIMANE VUOTA,

 MENTRE DALL’INTERNO SI SENTE LA VOCE DI ANTONIETTA CHE GRIDA:

“ TI PRENDO!... T’ACCHIAPPO!...”

E ANDREA CHE URLA: “AIUTO!... AIUTO!...”

DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA, APPARE VERA MOLTO PREOCCUPATA

VERA:   ( Agitata si porta avanti ) Cu è ca voli aiuto?... Ziu… unn’è... unn’è?... ( in fretta esce dalla porta a vetri di destra ).

 SUBITO DOPO, DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA,

 RIENTRA ANDREA, SI PORTA AVANTI  NON SAPENDO DOVE ANDARE.

DAL FONDO APPARE ANCHE ANTONIETTA CHE

 SCORGENDOLO MANDA UN GRIDO DI GIOIA,

 MENTRE ANDREA, DOPO AVER STRILLATO “AIUTO”,  

 SCAPPA NUOVAMENTE DALLA PORTA INTERNA.

ANTONIETTA LO RINCORRE COME PRIMA.

DALLA PORTA DI DESTRA RIENTRA VERA E CONTEMPORANEAMENTE

DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA CON MOLTA CALMA, RIENTRA CARMELO.

HA IN TESTA LA BORSA COL GHIACCIO.

 VERA:   ( Ancora agitata ) Unn’è?... ( Scorgendo Carmelo lo afferra e lo trascina verso la porta interna ) Camina!...Di ccà!... U ziu voli aiuto…  ( In fretta tutte e due vanno via ).

 

SUBITO DAL FONDO APPARE DI NUOVO ANDREA.

 SI PORTA AVANTI IN FRETTA E VA A NASCONDERSI DIETRO IL DIVANO.

RIENTRA ANCHE ANTONIETTA CHE, NON SCORGENDO ANDREA,

 VA VIA DI CORSA NUOVAMENTE DALLA PORTA INTERNA.

ANDREA, APPENA LEI ESCE, LE FA UN GESTO DISPETTOSO,

 BATTENDO IL BRACCIO COL PUGNO CHIUSO.

NEL FRATTEMPO DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA, ENTRA VERA CHE

 TRASCINA CARMELO TENENDOLO PER MANO.

SCENA DECIMA

( Andrea, Vera, Carmelo, Antonietta, poi Umberto )

ANDREA:   ( Investendo Carmelo ) Cretinu! Lassasti a porta da sala aperta?! Vidi ca a pazza è intra! Furrìa casa casa. ( Indicando la porta interna a sinistra ) Di ddocu niscìu! Fermatila!

VERA:   Di ccà? Ora cci pensu iù! ( Lascia Carmelo ed esce in fretta dalla porta interna ).

ANDREA:   ( Agitato spinge in fretta Carmelo verso la porta di sinistra ) Mammaluccu… Vacci macari tu! Aiuta a to muggheri!...

CARMELO:   Sì… sì!... ( Toglie dal capo la borsa col ghiaccio e la consegna ad Andrea ) Vossìa teni!...

ANDREA:   ( Inavvertitamente se la mette in testa, poi ripensandoci la restituisce a Carmelo ) Chi n’haiu a fari iù?Vo’ metticcilla ‘nta testa a dda pazza!...

CARMELO:   ( Riprende la borsa ed esce ).

ANDREA:   ( Rimasto solo si calma e si porta al divano per distendersi, senza accorgersi che Antonietta è apparsa nuovamente sul fondo).

ANTONIETTA:    ( Ne approfitta e si avvicina silenziosa in punta di piedi. Quando è proprio alle spalle, lo afferra gridando ) Preso!

ANDREA:   ( Si spaventa ) Morti buttana!... ( Poi si riprende e chiama a gran voce ) Vera!... Carmelo!... Aiuto!..  Aiutooo!... ( Ad un tratto,  come se si sentisse male, si abbatte sul divano, sembrando privo di sensi ).

                    NEL FRATTEMPO RIENTRANO VERA E CARMELO.

               SUBITO SI PRECIPITANO VERSO DI LUI

VERA:   ( Dopo averlo sollevato ) Ancora vivu è! ( A Carmelo ) Di cursa… vo’ chiama u dutturi!…    ( Cerca di rianimare Andrea ).

CARMELO:   ( Si avvia per il fondo, ma si blocca, ritorna, va a mettere sul capo di Andrea la borsa col ghiaccio che tiene in mano e in fretta  esce dal fondo a destra ).

ANTONIETTA:   ( Si avvicina anche lei ad Andrea ).

VERA:  ( Allontanandola bruscamente ) Senza tuccallu!... Alluntanativi... ca a vui vi mangiu i cannarini!...Via! Mu facisti mòriri, pezzu di sciòllira!… Accussì all’improvviso… Assassina!...  Jtavinni di ccà! Viaaa!

ANTONIETTA:   ( Come se si sentisse in colpa e non sapendo cosa fare, si allontana cercando di guadagnare l’uscita ).

Voce di UMBERTO: ( Dall’interno ) Permesso?... Permesso?...

ANTONIETTA:   ( Ne approfitta e va via per il fondo a destra ).

VERA:   ( A sé ) ‘U dutturi?!... Prestu fici!... ( Forte ) Avanti… Avanti…

UMBERTO:   ( Venendo da destra, appare sul fondo e rimane lì ) Signora Vera… Cci può mettiri l’autri 1000 euro! Sono stati coperti tutti i 5000. ( Si accorge di Andrea e subito si porta avanti contento ) Cchi fici morsi? Bene! Ha anticipato!

ANDREA:   ( Che aveva tutto finto per fare allontanare Antonietta, apre un occhio, vede che lei non c’è e, dopo averli  spalancati tutte e due,  fa le corna ripetutamente. Poi si alza e dopo aver guardato in giro, si tranquillizza ) Oh!... Si nni ju finalmente! ( Toglie dal capo la borsa col ghiaccio e si rivolge a Vera ) Cci puoi mettiri tranquillamente i to 1000 euro!…I minchiuni ci abbuccunu sempri!

UMBERTO:   ( Si abbatte sopra il divano ).

ANDREA:     ( Mette la borsa col ghiaccio sul capo di Umberto, poi, fischiettando un motivo allegro, si avvia per uscire dalla porta di  destra e scompare lasciando di stucco i presenti,).

UMBERTO:   ( Tenendo la borsa col ghiaccio sul capo, rimane immobile e assorto nei suoi pensieri di scommettitore ).

VERA :   ( Dopo aver seguito con lo sguardo l’uscita di Andrea, esclama convinta ) Non mori mai!

UMBERTO:   ( Acconsente ripetutamente col capo senza far cadere la borsa col ghiaccio, poi quasi piangendo ) I me beddi 1500 euro… gettati al vento!

SCENA UNDICESIMA

( Vera, Umberto, Nicola, Carmelo, poi Santi )

SUL FONDO, VENENDO IN FRETTA DA DESTRA,

 APPARE NICOLA SEGUITO DA CARMELO

NICOLA:   ( Portandosi avanti e scorgendo Umberto ) Ma cu è ca si senti mali? Non è il signor Sapuppo?

UMBERTO:   No. Iù! Iù mi staiu sintennu mali!

CARMELO:   ( A Vera ) Unn’è u ziu?

VERA:   ‘Nta l’ortu.

CARMELO:   ‘Nta l’ortu???... Ma sta bene?

VERA:   Benissimo! Vacci macari  tu!… Constatare per credere!

CARMELO:   Possibile?... ( Esce in fretta dalla porta di destra ).

VERA:   Dutturi, cci devi scusare… E’ stato un falso allarme.

UMBERTO: ( Con un filo di voce ) Iù staiu murennu. Iù! Cridu ca m’acchianàu a pressioni.

NICOLA:   ( Gli prende il polso ) Ma che acchianari?... Cci l’avi bassa, invece! Si livassi sta borsa da testa e si jssi a sucàri du ova.

UMBERTO:   ( Tranquillizzato toglie la borsa dal capo ).

NICOLA:  Jemu a vidiri ‘nveci o’ signor Sapuppo… ( Esce dalla porta di destra ).

VERA:   ( Andandogli dietro senza uscire ) Bene sta! E’ in ottima forma. Un falso allarme, cci dicu!

UMBERTO:  ( Mentre Vera ritorna sui suoi passi, le s’inginocchia ai piedi implorante ) Signuruzza... pietà! Lei mi deve fare ritirare!

VERA:   E s’arritirassi! Cu è ca u sta trattinennu? Si nni jssi a casa e, comu dici u dutturi, si jssi a sucari l’ova!

UMBERTO:   No!... Lei m’ha fari ritirari da scummissa. Iù vogghiu turnati i 1500 euro.

VERA:   Comu???

UMBERTO: La mia scommessa deve essere annullata! Pirchì è certu, certissimu ca perdu. Matematico! So ziu nni vorrica a tutti… A mia, a lei, o nutaru… ( Si alza ) A propositu du nutaru. Mi cci fa na telefonata e cci dici di turnarimi i soldi. La prego! ‘U facissi ppi opira di carità. ( Dopo una breve pausa, imprecando con se stesso ) Bestia!... Cretinu!... Orvu!... Nnimicu da to famigghia!... Comu cci l’avissi appizzatu ddi beddi 1500 euro?! Sono stato un vero minchione a scummettiri. Appragghiu!… Ti metti cu ‘n cristianu di dda fatta?No vidi quantu è arzillu?! ( Indica a destra ) Chiddu è inossidabile… duraturo… eterno! ( Breve pausa ) Signuruzza… Bedda!… Comprensiva!… Lei ca è matri di famigghia… deve capire la mia situazione di bestia, di uomo cretino, di ingenuo, di…

VERA:   ( Interrompendolo ) Ragioniere, i cosi fatti si mangiunu! Lei pirchì non cci pinsava prima? Oramai i soldi sunu già depositati: sia chiddi mei, ca chiddi so. Il notaio è il garante. Chiuttostu, nel pomeriggio cci vaiu a depositare altri 1000 euro e si può ancora scommettere. Se lei si voli guadagnare la mediazione, circassi altri scommettitori.

UMBERTO:   Iù cci assicuro di truvaricci autri ammucca lapuna ca scummettunu, ma a mia m’ha restituire i 1500 euro. Macari ca poi non mi duna alcuna mediazione. Pazienza! vuol diri ca haiu guadagnatu sti 1500 euro.

VERA:   1500 euro come mediazione??? Cchi è ‘nto sonnu?! Si era rimasti ppi 500 euro.

UMBERTO:   Signora… Ma i 1500 sunu chiddi mei!

VERA:   Erano chiddi so! Una volta scommessi non sunu chiù di so. Cci l’appizzàu!

UMBERTO:   Perciò… lei è già sicura ca vincìu?!

VERA:   Sicurissima! Comu a morti! ( Dopo una riflessione ) Anzi:  comu... a vita! Chidda di me ziu!

UMBERTO:   Ppi diri a verità sugnu sicuru macari iù! Sicurissimo!

VERA:   Ca vinci?

UMBERTO:   No. Ca perdu! Sono convintissimo ca ddi 1500 euro non cci l’haiu chiù! ( Dopo una pausa ) Almenu mi nni facissi scummettiri chiù  picca.

VERA:   Quantu?

UMBERTO:   Cchi sacciu… Diciamo… 4… 5…

VERA:   500 euro?

UMBERTO:   No. 5 euro. Unu ca è sicuru ca perdi…

VERA:   Vah, voglio essere magnanima. Facemu accussì: sinsalìa niente! Ma lei deve riuscire a fare coprire, non sulu i 1000 euro novi ca iù cci metterò, ma anche i 1500 già depositati e che restano scoperti, na vota ca si cci tornanu chiddi so.

UMBERTO:   Grazie! Ci può contare! Gli scommettitori ci sono!

VENENDO DAL FONDO A DESTRA, ENTRA SANTI

SANTI:   Mamma… ( Saluta Umberto ) Buongiorno ragioniere.

UMBERTO:   Buongiorno.

SANTI:   Unn’è Elisa?

VERA:   Niscìu… cu Mario. A sapisti a notizia ca si dimittìu di sinnacu?

SANTI:   Certu! C’è ‘n paisi chinu. Ha fatto una cosa sbagliata! Elisa lo deve convincere a ritirare le dimissioni. Oltre al potere aveva bellu stipendio…

UMBERTO:   Comu, comu? Il sindaco si è dimesso?

SANTI:   Ieri sera. Dopo una movimentata riunione di Giunta.

UMBERTO:   ( Imprecando ) Mih!!!... E’ stidda ca mi curri! Vah, megghiu ca mi vo’ chiudu intra e non nesciu chiù! Nenti!... Non sugnu cosa!

SANTI:   Cchi successi?

UMBERTO:   Avevo scommesso  una cena con gli amici, ca stu sinnacu avissi duratu 5 anni, ppi tutta a sindacatura. Inveci…

VERA:   Cci po’ pagari a cena! Vah, si nni jssi e circassi di completare il suo lavoro.

UMBERTO:   Veru è! M’avissi a veniri na paralisi si fazzu chiù scummissi. Vah, buongiorno! ( Si avvia verso il fondo ).

VERA:   ( Chiama ) Donna Zudda!...

ZUDDA:   ( Appare sul fondo venendo da sinistra ).

VERA:   Accumpagnati o’ ragiuneri.

ZUDDA:   ( Fa passare Umberto ed anche lei esce dalla destra ).

SCENA DODICESIMA

( Vera, Santi, poi Andrea, Zudda e Carmelo )

SANTI:   ( Dopo che Umberto è andato via ) Ma chi ‘ntrichi hai cu ragiuneri Foti?

VERA:   ( Avviandosi alla porta di sinistra ) Nenti… cosi mei! ( Esce ).

SANTI:   ( Solo ) ‘Nta sta casa, iù non pozzu sapiri mai nenti.

ANDREA:   ( Entra dalla porta di destra tenendo in mano il telefonino ) Oh, Santi! Menu mali ca ti staiu truvannu. Mi devi fare sostituire a scheda di stu telefonino.

SANTI:   Pirchì?

ANDREA:   Non vogghiu chiù aviri u nummiru di prima. C’è na pazza ca cci l’havi memorizzatu e mi perseguita.

SANTI:   Quali pazza?

ANDREA:   Tu non sai mai chiddu ca succedi ‘nta sta casa.

SANTI:   Propriu accussì! Non mi diciti mai nenti!...

ANDREA:   Si ta fai sempri a larga… Comunque, vogghiu cangiata a scheda!

SANTI:   Si c’è qualcuno ca disturba… pirchì no u stuti?

ANDREA:   Bravu! Si u tegnu astutatu comu telefunu? Ora, per esempio, haiu a fari una telefonata ppi faricci l’auguri ad un’amica di Barcellona, ‘nta Spagna. Oggi compie 99 anni.

SANTI:   ‘Nta Spagna???

ANDREA:   Propriu! Non mi costa nenti pirchì quannu si telefona all’Estero, il costo viene addebitato a cu ricivi. Perciò a idda!

SANTI:   E va bene! Facci sta telefonata e poi ti cangiu a scheda ( stende la mano ). I soldi!

ANDREA:   Anticipa tu, oppure ti fai dari di to matri ( digita il numero sul telefonino ).

SANTI:   ( Avviandosi alla porta di sinistra ) Megghiu mi fazzu dari di me matri!… ( Esce ).

ANDREA:   ( Parlando al telefono ) Pronto?... Hallò?...  Comos?... Sì… Yess… Okay!... Andrea sonos … Sei Carmelita?... Okay!... Buono dias!… ( Dopo una pausa ) Ti faccios mucios auguros… Sì, sì! Assai… Moltos! Ppi autri 99 anni comos oggi! ( Dopo una lunga pausa di ascolto ) Ti staiu sintennu benissimo … Comu si fussi ddocu arredi… Sulu ca cu stu spagnolu, tantu bene non ti capiscios. ( Una breve pausa ) No “piscios”. “Ca-pi-scios”… cioè: non combrenderos tantu bonos. Capisciari? ( Pausa ) Comu?... No, no! Io non ne ho di sti problemi… ( Pausa )Tu incontinenzas? E… pazienzas!.. Chi cci voi fari? Usa pannolones…( Dopo una lunga pausa che lo fa impazientire nell’ascoltare a lungo, esprimendo, con mimica appropriata, noia e scocciatura, si decide a chiudere la comunicazione ) Vah, ti salutos… Olè! ( Chiude di scatto e guarda il display ) Mih!!! A mia mi l’addebitaru, sta vota! 2 euro e 30?!

ZUDDA:   ( Appare dal fondo venendo da destra ) Trasìu una ca parra curiusa e cerca a vossìa. Dici ca è turista e veni di Barcellona…

ANDREA:   ( Stupito, ma in trepidazione ) Di unni… Barcellona???

ZUDDA:   Sì di Barcellona… da parti di Messina. Accussì dissi appena trasìu. Poi cci sunau u telefonino e si misi a telefunari… senza darimi cuntu. Cusà ccu cu schifìu parrava…

ANDREA:   ( Indicando se stesso ) Ccu stu schifìu ca è ccà! Ecco pirchì mi scattàu a telefonata. Ca quali da parti di Messina… Carmelita è! Scanzatini! N’autra n’arrivau! E chi si desiru appuntamentu ccà?  ( A Zudda ) Unni a lassasti? Unn’è?

ZUDDA:   ‘Nto bagnu. Scappau di cursa dda!

ANDREA:   Idda è!  Incontinenzas…

ZUDDA:   Cchi è ca dici?

ANDREA:   ( Agitato ) Senza falla passare!… Bloccala!… Trattenila!... Io non ci sono!

ZUDDA:   Sì, sì!... Mi si calma… ‘A bloccu appena nesci du bagnu…

ANDREA:   E a fai nesciri subito fuori. Cci dici ca iù non ci sugnu… e mancherò ppi na pocu di jorna, anzi ppi molti jorna… megghiu molti misi, oppuri anni… Ppi sempri!

ZUDDA:   Cci dicu ca morsi?

ANDREA:  ( Fa le corna ) Tu ha moriri! Cci dici inveci, che sono in viaggio… Mi nni ji luntanu!…

ZUDDA:   Va beni! Luntanu…(  Avviandosi per il fondo a destra ) Nell’estremo viaggio…( Esce ).

ANDREA:   ( Si tocca di scatto )  Sangu!... Mi volunu fari moriri ppi forza!

 

NELL’INGRESSO SI SENTONO SCHIAMAZZI

CON QUALCHE PAROLA IN LINGUA SPAGNOLA

ANDREA:  ( Preoccupato si muove per la stanza ) Unni m’ammucciu? ( Si decide ) ‘Nta l’ortos!...       ( Si corregge ) Morti buttana!...  ‘Nta l’ortu!… ( Si avvia in fretta alla porta di destra, ma prima di uscire si scontra con Carmelo che sta entrando proprio da lì e si spaventa ) Carmelo!... Mi vuoi fari moriri? Ca… dùnila a vuci quannu trasi!

CARMELO:   ( Entrando ) Pirchì sta niscennu di cursa? Cchi fici turnau dda pazza?...

ANDREA:   Ni vinni n’autra da Spagna…

CARMELO:   Da Spagna???

ANDREA:   Sì, Carmelita! Ma iù non vogghiu canusciri mancu a chista. A nuddu vogghiu vidiri! Mi basta sentiri a vuci…

CARMELO:   N’autra telefonista?! Ma quantu cci n’havi di st’amici? Quantu n’ha scumpunùtu cu stu telefonino?

ANDREA:  Lassa stari u telefonino… ca tu mancu u sai usari. Retrodrago! Vogghiu diri: redratrogo… regogrado… re… Malidittu a sta parola! Non mi nesci mai di diri: “Retrogrado”. Ecco, tu si chiddu ca dissi ora ora.! Anticu… Arritratu! Vah! Pinsamu inveci a fari nesciri a stautra!… C’è Zudda all’ingresso ca a sta trattinennu… ( Spingendo Carmelo verso il fondo ) Vo’ dacci na manu d’aiutu e mannatila via subito! Sciò… sciò!

CARMELO:   ( Ubbidendo ) Ca santa pazienza!...

ANDREA:   Dicci di irisinni in giro per l’Italia a fari a turista, senza canuscirimi.

CARMELO:   ( Si blocca ) Turista?!... Cchi ci havi allivoti a cinepresa appinnuta? ( Ritorna sui suoi passi ) No, no! Iù non mi cci ammiscu. Mi bastau un solo colpo! ( Avviandosi per uscire dalla porta interna )  Si cci spaccunu a testa a vossìa… U so tempu l’ha fattu! ( Esce).

ANDREA:   ( Gridandogli dietro ) Cretinu! Ancora non è ura ppi mia!   

ZUDDA:   ( Appare dal fondo, venendo da destra ) Tutto a postu! Si nni ju!

ANDREA:   ( Facendo un lungo sospiro di sollievo ) Oooh! Finalmente in pace! Videmu, ora, si mi lassunu campari tranquillo!

ZUDDA:    ‘U vuleva sulu canusciri… Ma dici ca quantu prima vi canusciti nell’aldilà! ( Scompare andandosene a sinistra ).

ANDREA:    ( Rimasto solo, dopo un attimo di silenzio, si rivolge al pubblico ) Si fissaru ca…iù avissi a mòriri... (  poi, con calma si avvia per la porta di destra ed esce gridando ) Io…voglio vivere!... Vivereee!

S I P A R I O

oppure

B U I O

IL SIPARIO SI CHIUDE LENTAMENTE, OPPURE SI OSCURA LA SCENA,

 MENTRE IN LONTANANZA SI SENTE L’ECO CHE RIPETE PIU’ DI UNA VOLTA: “VIVERE”.

DOPO CHE L’ECO E’ FINITA,

A SIPARIO CHIUSO, OPPURE NEL BUIO TOTALE,

SI SENTE UNA VOCE CHE DICE:

 

 “PASSANO GLI ANNI

SUBITO DOPO SI RIAPRE IL SIPARIO, OPPURE RITORNA LA LUCE,

 ED INIZIA L’EPILOGO.

LA SCOMMESSA

       ( OVER 100 )

E P I L O G O

NELLA STESSA SCENA,

SI TROVA VERA SEDUTA SUL DIVANO O SULLA POLTRONA.

E’ MOLTO INVECCHIATA, TREMOLANTE, NON AUTOSUFFICIENTE,

SVANITA MENTALMENTE.

VESTE DI NERO

DOPO UN POCO SI SENTE IL SUONO DEL CAMPANELLO D’INGRESSO.

SCENA UNICA

( Vera, Elisa, Umberto e Andrea )

VERA:   ( Chiama ) Donna Zudda!... Donna Zudda!... Vo’ jti a grapiri!...

DALLA PORTA DI SINISTRA APPARE ELISA.

E’ UNA DONNA MATURA

ELISA:   ( Accorre portandosi da Vera ) Mamma… non t’agitàri… Ci ju Graziella.

VERA:   Cu è Graziella? Unn’è donna Zudda?

ELISA:   Donna Zudda non c’è chiù!

VERA:   E unn’è? Pirchì non c’è chiù? Unni si nni ju?

ELISA:   Mamma… donna Zudda è morta. Com’è ca no vuoi capìri?!

VERA:   Spicciti!... Grapicci, tu! Sarà to patri!...

ELISA:   Mamma… mancu u papà c’è. ( Pausa ) Vah, veni ccà, alzati! Camina dda banna ca ti pigghi a pinnula ( la fa alzare e mentre la sostiene per accompagnarla verso la porta di sinistra, chiede verso il fondo ) Graziella, chi è?

DALL’INTERNO SI SENTE UNA VOCE FEMMINILE CHE DICE: “Il ragioniere Foti”

ELISA:   Fallo accomodare!

DAL FONDO, VENENDO DA DESTRA, APPARE UMBERTO.

E’ ANCHE LUI UNA PERSONA ANZIANA.

HA I CAPELLI BIANCHI ED E’ INCURVATO

UMBERTO:   Permesso?

ELISA:   ( C. s. ) Avanti ragioniere… Mi permette un attimo. Torno subito. ( Indicando il divano ) Si accomodi!

UMBERTO:   ( Si porta avanti e con devozione saluta Vera ) Signora Vera i miei ossequi.

VERA:   ( Dopo averlo guardato ) Cu è chistu?

ELISA:   Mamma… u ragiuneri Foti è!

VERA:   Iù no canusciu!... Paisanu è?

ELISA:   ( Fa segno che Vera non è in sensi, poi assieme a lei va via ).

UMBERTO VA A SEDERSI SUL DIVANO STENTANDO NEL PIEGARSI.

SUBITO DOPO, DAL FONDO, VENENDO DA SINISTRA, APPARE ANDREA.

ANDREA E’ LO STESSO DI PRIMA.

TENENDO IL TELEFONINO POGGIATO ALL’ORECCHIO,

CONTINUA A PARLARE ANIMATAMENTE IGNORANDO LA PRESENZA DI UMBERTO

ANDREA:   No!... No!... Devi disdire! ( Pausa ) Teresì, è inutile ca ti fai stu viaggiu…. ( Una pausa ) Oh!... Ma ci hai a capa tosta?!... L’Etna è come u Vesuvio! Sciara c’è dda e sciara c’è ccà! ( Pausa ) A mia non m’attrovi! No, no! A mari mi nni staiu jennu… ( Lunga pausa ) Brava!... Restiti a Napoli!       ( Pausa ) Poi… si grannuzza… Dicu: ci hai chiù di 85 anni ‘ncoppa o’ groppone…  Supra i spaddi, vah! ( Pausa ) Jamme, jah!... Teresì devo chiudere! Poi ti richiamo… Ciao! ( Chiude la comunicazione e a sé, mentre conserva il telefonino ) Tutti ca fannu gite organizzate! E a sti vecchi i vannu sbattennu di ccà e di ddà. ( Poi si avvicina a Umberto, che al suo arrivo si era alzato con fatica) Oh, ragiunireddu beddu!... S’assittassi!

UMBERTO:   No, grazie signor Sapuppo. Sono venuto per non sembrare scortese, ma vado via subito.

ANDREA:   Allora?... E’ possibile ca lei non trova scommettitori?

UMBERTO:   ( Allarga le braccia ).

ANDREA:   La scommessa è vantaggiosa. Unu cu tri! Iù cci nni mettu tri e iddi unu. E facemu per un anno ancora di vita…

UMBERTO:   ( C. s. ) Non ci cridi chiù nuddu! ( Pausa ) Tanta salute a lei, caro signor Sapuppo e lunga vita ancora!

ANDREA:   Ma… haiu a moriri prima o poi!…

UMBERTO:   ( Negando col capo ) Non cci cri-du-nu!

ANDREA:   Qualcunu di fora paisi...

UMBERTO:   ( Fa mimica come prima ).

ANDREA:   E… allura?

UMBERTO:   La scommessa è finita! ( Pausa ) Vah, la saluto! E… u vogghiu sempre in buona salute! ( Si avvia per il fondo mormorando) Iù, invece… ( esce da  destra ).

ANDREA:  ( Rimasto solo, prende il telefonino, digita e parla ) Teresì, ancora iù sugnu… Ccà, presente!... Ascutami, senti: a Napoli… ca jucati tutti al lotto… A vuliti fari una scommessa?...

DEFINITIVAMENTE SI CHIUDE IL

S I P A R I O

 

F I N E

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