La scuola dei mariti

LA SCUOLA DEI MARITI

LA SCUOLA DEI MARITI

(favola teatrale)

di

Molire

traduzione e adattamento di Silvia Donadoni

personaggi

Sganarello

Aristide fratello maggiore di Sganarello

Isabella giovane promessa sposa di Sganarello

Eleonora sorella di Isabella, pupilla di Aristide
Valerio innamorato di Isabella
Ergasto servitore di Valerio

Commissario

PRIMO TEMPO

scena prima

SGANARELLO. Fratello mio, su, per favore, lasciamo andare! Fa che ognuno si comporti come meglio gli pare! Se fra noi due sei tu il maggiore non hai nulla da insegnarmi e forse, in saggezza, ti sono superiore! Anzi, ti dico chiaro e tondo di propinare i tuoi consigli a quei pazzi ai quali rassomigli. So ben io dove stanno torto e ragione

e trovo il mio comportamento ineccepibile.

ARISTIDE. Ti criticano tutti!

SGANARELLO. I pazzi come te!

ARISTIDE. Grazie del complimento!

SGANARELLO. Prego non c di che! Vorrei proprio sapere coshanno tanto da ridire su di me.

ARISTIDE. Il tuo conformismo, la tua severit, i tuoi umori tetri, la tua presunzionee oltre a questotu vesti da cafone.

SGANARELLO. S, s, vero che dovrei assoggettarmi alla moda, seguire il gusto della gente per piacere alla buona societ, a quella banda di incapaci e debosciati, di cicisbei castrati tra i quali tu, fratello mio ti senti come un re! Tu vorresti che io mi mettessi in testa quei cappelli che servono solo per dare aria ai cervelli labili, e poi indossassi quelle parrucche fluenti che celano i veri lineamenti, quei giustacuori smilzi e quei colletti lunghi fino a coprire gli ombelichi? E magari quelle maniche che a tavola intingi nelle salse, e quei calzoni a sbuffo che sembran delle gonne, grondanti pizzi e merletti, e quelle scarpine a punta col fiocco che vi rendono dei veri piccioni calzati? Vestito in questa maniera, certo, ti piacerei di pi, e non mi distinguerei, sciocco fra gli sciocchi!

ARISTIDE. Non dal vestire n dal linguaggio che si distingue se un uomo veramente saggio! Ai gusti della massa ci si deve conformare. Io certo non approvo colui che segue la moda ad ogni costo e d in escandescenze se non il primo a indossare le novit, tuttavia respingo chi rifiuta ostinatamente ci che conta per tutti gli altri. Meglio pazzo fra i pazzi che saggio contro tutti.

SGANARELLO. Questo tuo vagheggiare antiquato, mi ricorda molto quell- uomo che vuol coprire i capelli bianchi con una parrucca nera!

ARISTIDE. Mi stupisce davvero il tuo volermi continuamente rinfacciare la mia et! Dovrei forse, per renderti contento, essere di umore bisbetico, facile al lamento, vestire trasandato e pensare rassegnato davere gi un piede nella fossa?

SGANARELLO. Comunque sia, non cambier di certo il mio modo di vestire. Io voglio una parrucca adatta alla mia testa, e non mi importa se fuori moda, voglio una giubba per non patire freddo e digerire bene; calzoni adatti alla mia taglia e scarpe per camminare senza sembrare un tacchino. Prendo esempio dagli avi che non erano sciocchi e se a qualcuno non piaccio pu sempre chiudere gli occhi!

scena seconda

ELEONORA. Ci penso io, sorella, se avesse qualcosa da ridire. Certo che stare chiusa sempre in casa, senza poter uscire!

ISABELLA. Pazienza, fatto cos!

ELEONORA. Mi dispiace molto per te. Per fortuna suo fratello Aristide diverso, pi civile, aperto e comprensivo. Sono stata pi fortunata.

ISABELLA. E gi un miracolo che oggi non sia chiusa a chiave, o costretta in sua compagnia. Al diavolo! (vede Sganarello)

SGANARELLO. Dove andate mia signora?

ELEONORA. Non labbiamo ancora deciso, ma visto che una bella giornata pensavamo di

SGANARELLO. Voi, potete andare dove pi vi aggrada, la cosa non mi riguarda. Ma a voi, invece, proibisco di uscire e senza fare storie.

ARISTIDE. Ma via fratello, perch non vuoi mai lasciarla divertire?

SGANARELLO. Ti sono servo.

ARISTIDE. La giovent, lo sai

SGANARELLO. E sciocca come la vecchiaia, ne converrai!

ARISTIDE. Non vuoi che Isabella stia con Eleonora?

SGANARELLO. Non dico questo, ma sta meglio con me.

ARISTIDE. Ma

SGANARELLO. Rispondo io di costei, dunque so ci che pi le conviene.

ARISRIDE. Tu pensi che io trascuri Eleonora?

SGANARELLO. Oh, Dio mio! Ognuno fa quel che maglio crede! Sono sole al mondo e il loro padre morendo ce le affid perch facessimo loro da tutori, trovando loro marito o sposandole noi stessi. Tu scegliesti Eleonora, a me tocco Isabella, che ognuno badi alla sua.

ARISTIDE. A me pare

SGANARELLO. Ti pare, ma io ti confermo sulla verit di quello che ti ho detto. A te non dispiace che Eleonora sia pimpante, appariscente, che abbia sempre ai suoi piedi serva o lacch, che viva in ozio e non disdegni damerini e cicisbei? Buon per te. Per quanto mi ri-guarda Isabella deve seguire la mia volont. Indosser abiti modesti e labito nero solo nelle feste comandate, chiusa in casa come si conviene ad attendere alle sue faccende. Un giorno sar una sposa per bene. Se vuol prendersi uno svago, potr ricamare, fare la calza, cucire, rammendare, non prestare orecchio a frasi sdolcinate e non uscire mai sola. La carne debole, maligno il pensiero, non voglio avere corna o almeno lo spero.

ISABELLA. Vi ho gi dato motivo? non mi pare.

SGANARELLO. Tacete, sono io che decido con chi uscirete!

ELEONORA. Come, mio signore?

SGANARELLO. Vi prego, non voglio discutere con voi.

ELEONORA. Vi disturba vedere Isabella con me?

SGANARELLO. Voi la viziate troppo, e se proprio ci tenete a sapere quel che penso, be vi dispenso dal farle compagnia.

ELEONORA. Vi dir con sincerit: non so come Isabella tolleri tutto ci, ma so quel che farei io se fossi al suo posto. E bench lo stesso sangue ci abbia generate, rinuncerei per sempre a una sorella se sapessi che le ispirate amore. Signore, il vostro modo di ragionare indegno. Viviamo forse tra i turchi, che tengono le donne sotto chiave e le considerano loro schiave? E davvero cos debole lonore donna da essere sempre sorvegliato? Davvero credete che i vostri divieti ostacolino i nostri intendimenti? Tutte quelle precauzioni sono sogni di imbecilli. La cosa pi sicura avere fiducia in noi; chi ci ossessiona, invece, ci ispira il desiderio di peccare. Giuro che se avessi un tal marito ai suoi sospetti darei tante conferme!

SGANARELLO. (ad Aristide) Maestro, ecco i risultati del tuo modo di educare! E tu la lasci parlare?

ARISTIDE. Fratello mio, nel suo discorso c un po di verit. Il sesso debole aspira a un po di libert, spranghe e catenacci non fanno la virt di mogli e fidanzate. Tu lo sai, non condivido questa tua ricetta: sarebbe ben strano per una donna essere saggia solo quando vi costretta. N mi fiderei di una donna capace di dominarsi solo quando le manca loccasione di sbagliare.

SGANARELLO. Che bel sermone!

ARISTIDE. E sia! Per me credo sia molto meglio educare i giovani allegramente e non con il terrore che li invita a ribellarsi. Cos ho educato Eleonora e non mi pento affatto. Mai ho considerato una colpa quel suo volere un po di libert, ho lasciato che frequentasse i balli, i teatri, le allegre compagnie. Il mondo in cui viviamo una gran scuola che insegna pi dei libri, credi a me. La volont del padre le ha imposto di sposarmi? Ebbene io non voglio mostrarmi un tiranno e giacch so che i miei anni ai suoi fanno torto, che scelga lei, in piena libert. Se una rendita di quattromila scudi, una grande tenerezza e le mie premure potranno compensarla della differenza det, potr sposarmi se lo vorr. Ma sappia, che pur di saperla felice, acconsentirei di vederla sposata a un altro, piuttosto che mia per forza!

SGANARELLO. Che dolcezza, tutto zucchero e miele!

ARISTIDE. Son fatto cos e ne ringrazio il cielo. E poi ho una certezza:

ella non tiene il conto di quanto ancora vivr!

SGANARELLO. Chi concede ai giovani troppa libert, far molta fatica quando dovr loro cambiare vita.

ARISTIDE. Cambiare, e perch?

SGANARELLO. Gi, perch?

ARISTIDE. Appunto, perch?

SGANARELLO. Perch perchnon lo so! Sposala! E un bel giorno potrebbe volere lei stessa la libert che sa di avere!

ARISTIDE. Daccordo, e perch no?

SGANARELLO. Vuoi dirmi che le concederesti di avere cicisbei?

ARISTIDE. S!

SGANARELLO. Dandare a balli e feste?

ARISTIDE. S!

SGANARELLO. Di ricevere proposte galanti da damerini impomatati?

ARISTIDE. E allora?

SGANARELLO. Allora sei proprio un vecchio scemo! (a Isabella) Ritiratevi, non vi permetto di ascoltare discorsi cos libertini!

ARISTIDE. I mariti si affidino allonore delle spose e io vivr come ho sempre vissuto finora.

SGANARELLO. Che gioia se un giorno cornuto ti vedr!

ARISTIDE. Ignoro quale sorte il destino possa serbarmi, ma di una cosa sono certo: mio caro Sganarello, le corna tu le hai gi, nascoste dal capello!

SGANARELLO. Ridi, ridi, ride bene chi ride ultimo!

ELEONORA. Sapete che vi dico Sganarello? Se un giorno sar sua moglie potr dormire tranquillo; se invece fossi la vostra credo che come un cervo fareste bella mostra. Chi d fiducia a noi, da noi riceve fedelt, ma guai a quel marito che non si fider!

SGANARELLO. Vattene! Via! Fuori! Linguaccia maledetta!

ARISTIDE. Eh, te le sei cercate caro mio! Servitore vostro!

SGANARELLO. Non ho bisogno di servitori! (solo) Che bella gente! Un vecchio rimbambito fa il cascamorto con il corpo che un rottame. Quellaltra? Civetta, zoticona! Ah, no, no, Isabella qui corre un bel rischio. Sar dunque ora che me la sposi e interrompa questo mio digiuno.

(buio e stacco musicale)

scena terza

VALERIO. Eccolo l, Ergasto! Quel vecchio farabutto, Argo dai cento occhi,

che sorveglia notte e giorno colei che amo pi di tutto!

SGANARELLO. (credendosi solo) Certo che al giorno doggi incredibile vedere quanto al mondo siano diffusi vizio, corruzione, facili costumi

VALERIO. Quanto mi costa far la sua conoscenza!

SGANARELLO. Bei tempi andati, quelli in cui regnavano austerit e severit; oggi la giovent libertina e quindi

VALERIO. (salutandolo con ampie scappellate, poi a Ergasto) Ma non vede che lo sto salutando?

ERGASTO. Ha un occhio da cui non vede. passiamo dallaltra parte!

SGANARELLO. Via, via, mi convien partire; la vita della citt potrebbe procurarmi dei dispiaceri

VALERIO. Dovr pur presentarmi!

SGANARELLO. (prestando orecchio) Mi parso di sentir parlare S, s, me ne andr in campagna e l non avr pi gente alle calcagna!

ERGASTO. Coraggio fatevi avanti!

SGANARELLO. (prestando orecchio) PregoE cos l in campagna la mia cara Isabella non avr pi tentazioni (vede Ergasto) Cercate me?

ERGASTO. (a Valerio) Avanti su!

SGANARELLO. Laggi non ci saranno rubacuori(vede Valerio che lo saluta con ampie scappellate) Oh diavolo, quante scappellate questoggi!

VALERIO. (cercando argomenti) Signore, vi prego, scusate il mio ardire

SGANARELLO. (brusco) Scusato.

VALERIO. Io mi inchino e vi voglio dire il piacere che provo e quale gioia provi adesso nel parlarvi

SGANARELLO. Benissimo!

VALERIO. (furbo) Tuttavia, mio signore, mi permetto di essere sempre vostro servitore.

SGANARELLO. Lo credo!

VALERIO. Ho la fortuna di essere vostro vicino e di questo ringrazio il destino e il buon Dio!

SGANARELLO. Ben fatto!

VALERIO. Dite, conoscete le primizie che corrono alla corte?

SGANARELLO. Per quel che me ne importa!

VALERIO. Sappiate, signore, che avremo un grande dono: la nostra regina dar un erede al trono.

SGANARELLO. E poi?

VALERIO. Ammetterete a Parigi si sta bene e in vista dei gran festeggiamenti che si preparerannolasciarla non conviene! Per contro, l in provincia, che luoghi solitari! Che fate tutto il giorno?

SGANARELLO. Penso ai fatti miei!

VALERIO. Bisogna svagare la mente! Che fate voi la sera prima di dormire?

SGANARELLO. Quello che mi pare!

VALERIO. Avete detto bene. Giustissima risposta! Ognuno deve fare quello che gli pare. Ebbene, se io non temessi di disturbare, verrei da voi la sera, dopo cena.

SGANARELLO. Schiavo! (se ne va)

ERGASTO. Per me fin troppo chiaro. Se ne va come un istrice e vi accoglie come un lupo mannaro! No, non un uomo quello!

VALERIO. Ah, che rabbia!

ERGASTO. Di che?

VALERIO. Rabbia, rabbia, rabbia! Sapere lamor mio in mano a quello l! A quel cerbero, a quel drago, a quel

ERGASTO. Calmatevi! E grazie a queste avverse circostanze che il vostro amore fonda le sue speranze. Sappiate che donna sequestrata mezzo conquistata. Si sa, gelosie e cupi sospetti hanno sempre fatto il gioco degli spasimanti. Io di mestiere non faccio il seduttore, ma sono stato a servizio da certi donnaioli Dicevano, questi signori, che meglio corteggiare donne ossessionate da uomini gelosi e autoritari, che fan loro scenate sotto gli occhi del rivale. Cos la donna si ribella e ricompensa il marito pan per focaccia. Dunque, sapere che Sganarello tortura Isabella una notizia molto bella per voi.

VALERIO. Ma dopo quattro mesi damore ardente, non le ho ancora potuto

parlare!

ERGASTO. Di solito lamore rende astuti. Voi non lo siete affatto! Se io fossi in voi

VALERIO. Che cosa avresti fatto?

ERGASTO. Dunque Isabella non sa ancora che voi lamate? Il linguaggio degli occhi talvolta oscuro se non ha la voce o la scrittura come interpreti. Io vi insegner come fare. Ma non qui. Ritiriamoci, per studiare in segreto lo stratagemma.

(buio e stacco musicale)

scena quarta

SGANARELLO. Non temere, chi sia gi lo so. So anche dove abita costui che mi hai descritto.

ISABELLA. (tra s) Prego il cielo di proteggere il mio scaltro stratagemma, perch possa infine trionfare un amore innocente.

SGANARELLO. Sbaglio o mia detto che si chiama Valerio?

ISABELLA. S.

SGANARELLO. Bene, rientra in casa, ho una gran voglia di andare sui due piedi a dargli un buon consiglio.

ISABELLA. (tra s) Non una buona azione il trucco che ho escogitato, ma costui cos crudele e ingiusto nelleducarmi che ogni persona di buon senso sapr scusarmi.

SGANARELLO. Ors, non voglio pi aspettare. Ehi, sta qui di casa qellim-portuno? Chi di casa? Venite! Non c nessuno? Non vorrei che aprissero la porta pensando chiss che! Si tratta di me! Hanno fatto male i conti, non sanno cosa li aspetta. (entra Ergasto e si scontra con Sganarello) Che ti venga la terzana e la caghetta, pezzo di manigoldo! Che modi sono questi?

VALERIO. Perdonate mio signore!

SGANARELLO. Cercavo proprio di voi!

VALERIO. Di me, signore?

SGANARELLO. Vi chiamate Valerio?

VALERIO. Questo il mio nome.

SGANARELLO. Devo parlarvi.

VALERIO. Sarei ben felice di esservi utile.

SGANARELLO. No, mio caro, sono io invece, che vi rendo un servizio!

VALERIO. Voi, a me?

SGANARELLO. Vi sorprende?

VALERIO. A dire il vero s; comunque la cosa mi onora

SGANARELLO. Lasciate perdere lonore; adesso

VALERIO. Volete accomodarvi?

SGANARELLO. Non credo sia il caso.

VALERIO. Suvvia, ve ne prego, finch starete l io non vi ascolter.

SGANARELLO. Da qui non mi muover.

VALERIO. Va bene ceder. Ergasto, una sedia.

SGANARELLO. Io voglio stare in piedi.

VALERIO. Non mi perdonerei

SGANARELLO. Voglio stare in piedi, vi dico!

VALERIO. Di questa incivilt che offende il vostro rango

SGANARELLO. Peggior incivilt quella di non ascoltare chi vi ha chiesto di parlare con voi.

VALERIO. Vi ubbidisco, e con tutto il cuore.

SGANARELLO. Ditemi, voi sapete che io sono il tutore di una ragazza giovane, carina quanto basta, che alloggia qui vicino e che si chiama Isabella?

VALERIO. S.

SGANARELLO. Bene, mi metto il cuore in pace. Forse per non sapete, giacch costei vi piace, che oltre che pupilla, ella destinata allonore del mio letto.

VALERIO. No!

SGANARELLO. Quindi, giovanotto, dora in avanti spostate su altre prede le vostre sconce mire.

VALERIO. Ma che cosa dite?

SGANARELLO. Negate? Ah, questa bella!

VALERIO. Chi vi ha detto che amo Isabella?

SGANARELLO. Qualcuno a cui credere.

VALERIO. Ma chi?

SGANARELLO. Lei stessa.

VALERIO. Lei?

SGANARELLO. S, lei. Non vi basta? Da ragazza onesta si confidata senza reticenze, e mi ha anzi incaricato di dirvi bellamente che quando la seguite tra la gente e la guardate con volutt, le recate oltraggio. Ha ben capito le vostre pretese e vi chiede di smetterla perch offendete quellaffetto che lei prova per me.

VALERIO. E proprio la ragazza, lei stessa che vi ha chiesto di

SGANARELLO. S, di venire qui e parlarvi schiettamente. Isabella ha capito che siete in preda alla passione e si scusa se il suo cuore non ha saputo trovare migliore ambasciatore, ma tanta in lei la pena che si rassegnata infine ad affidare a me lambasciata. Allora, attento a voi! Io vi ho avvertito! Rivolgete altrove le vostre galanterie e dunque arrivederci. Anzi no, addio!

VALERIO.(piano) Ergasto, che cosa ne pensi di unavventura simile?

SGANARELLO. (tra s) Lho proprio sistemato!

ERGASTO. (piano a Valerio) Mm, qui gatta ci cova. Secondo me non c nulla di spiacevole per voi, perch ho limpressione che chi vi ha mandato lambasciata, non desideri affatto essere lasciata in pace.

SGANARELLO. (tra s) E rimasto senza fiato!

VALERIO. Credi davvero che sia cos?

ERGASTO. S, ma ci sta osservando. Andiamocene.

SGANARELLO. (solo) Ha perso la sua grinta, il suo coraggio, la sua spavalderia! Torniamo da Isabella: qui si vedono i frutti della mia educazione! Che virt! Che cuore puro! Che tenera innocenza!

(buio e stacco musicale)

scena quinta

ISABELLA.(a bassa voce, entrando) Temo che il mio amante travolto dalla passione, non abbia compreso la vera intenzione del mio messaggio, perci ho escogitato una nuova mossa che cancelli con chiarezza ogni dilemma.

SGANARELLO. Son qui di ritorno.

ISABELLA. Ebbene?

SGANARELLO. Sistemato. Ho detto al tuo seccatore quel che pensi di lui, lho visto ammutolirsi, tremare, impallidire, credo che dora in poi non avr pi voglia di ronzarti intorno.

ISABELLA. (dubbiosa) Ne siete proprio certo? Ho il presentimento che quello si rifaccia vivo da un momento allaltro.

SGANARELLO. Da che cosa nascono questi tuoi timori?

ISABELLA. Vedete, poco fa, quanderavate appena uscito di casa, sono andata sul balcone a prendere un po il fresco e ho visto spuntare da un angolo un giovane che mi ha dato uno strano saluto, pieno di buone maniere e intanto mi ha gettato con maggior baldanza una scatolina che conteneva un biglietto sigillato. Io avrei voluto ridargli indietro tutto, sono corsa ma quel gran farabutto era gi scappato.

SGANARELLO. Che furfante!

ISABELLA. Io manco al mio dovere se non restituisco subito allamante biglietto e scatolina, ma per far questo dovrei chiedere a qualcuno ci che non oso

SGANARELLO. Ma mio dovere! Cara, tu mi hai dimostrato lonest del tuo amore e io accetto con gioia di andare dallimpostore. Il tuo affetto merita ben altro!

ISABELLA. Prendete allora.

SGANARELLO. Bene, vediamo che cosa ha saputo scriverti.

ISABELLA. Oh, cielo! No! Guardatevi bene dal leggere quella lettera!

SGANARELLO. E perch mai?

ISABELLA. Perch penserebbe che lho aperta io. Una ragazza onorata non

deve leggere i messaggi che un uomo le fa avere, perch la curiosit che in lei pu scatenare questa circostanza, indica il segreto piacere di lasciarsi incantare. Credo sia meglio che la lettera torni sigillata al mittente, cos che egli sappia senza indugio quanto disprezzo sento nel mio cuore e perda infine ogni speranza per questo amore. E, anzi, si vergogni della malacreanza.

SGANARELLO. Non saprei ragionare meglio di te! La tua virt risplende e mi affascina il tuo modo di fare. Vedo che i miei insegnamenti stanno germogliando in te: ti stai meritando di essere mia moglie.

ISABELLA. Non voglio impedire ci che volete fare, la lettera vostra, leggetela!

SGANARELLO. Il cielo me ne guardi! sei tu che hai ragione! Ti lascio e vado subito a compiere la mia missione, tra poco torner per dirti come andata e per toglierti di pena.

(Isabella esce di scena)

In quale godimento naviga il mio cuore, nel vedere quanto Isabella sia fedele e giudiziosa! Unocchiata, crede sia un tradimento! Una lettera amorosa, un adulterio! Chiss se Eleonora avrebbe fatto altrettanto con mio fratello! Le giovani sono giudiziose o insofferenti a seconda di come le si educa. La mia come voglio che sia e ci mi appaga.

ERGASTO. (entrando) Chi ?

SGANARELLO. Tenete! Dite al vostro padrone che lo diffido dal riprovarci! Sappia che Isabella molto irritata; come vedete la lettera ancora sigillata. Si metta il cuore in pace e si rassegni.(esce)

scena sesta

VALERIO. Che cosa ti ha dato quel selvatico?

ERGASTO. A sentire lui, mi ha reso la lettera damore inviata da voi stesso Isabella, che a suo dire s adirata tanto da non averla neppure aperta. Leggetela e scopriremo la verit.

VALERIO. Certo questa lettera vi sorprender e vi sembrer forse troppo ardito sia il pensiero di scrivervi che lespediente escogitato per farvela recapitare, ma al punto in cui mi trovo non posso pi indugiare. Sono minacciata dallorrore delle nozze imminenti e mi vedo trascinata ad ogni eccesso. Con ferma risoluzione tento di sottrarmene, scegliendo voi piuttosto che la disperazione. Ma non dovete credere che la mia scelta sia stata ispirata soltanto dalla sorte avversa: langustia in cui mi trovo non la causa dei sentimenti che provo per voi; soltanto il motivo che ha affrettato i tempi della mia decisione e che ora mi fa trascurare il ritegno imposto al mio sesso. Il tempo stringe e ora i nostri cuori debbono intendersi al volo!

ERGASTO. Allora, mio signore, che ve ne pare?

VALERIO. La trovo deliziosa.

ERGASTO. La trovata originale, e per essere una casta e onesta fanciulla

non niente male: chi poteva crederla capace di una simile astuzia amorosa?

VALERIO. Che donna sorprendente! Mi piace questo suo nuovo aspetto e mi fa ardere ancora di pi. Ho nel cuore una gioia tale che mi sembra di impazzire!

ERGASTO. Ecco che arriva il gonzo! Pensate a cosa dire!(si appartano)

scena settima

SGANARELLO. Sia benedetto mille volte quel bando reale che si propone di ridurre il lusso sfrenato nel vestire! Da oggi le pene dei mariti sono finite! Le mogli non potranno pi avanzare certe pretese! Come sono grato al re per questo editto! Donne e cicisbei dovranno rigare ben diritto, siano messe al bando vesti scollacciate e civetterie! Ho comperato leditto ancora fresco di stampa perch Isabella lo possa imparare bene a memoria e quando non sar pi impegnata nelle faccende domestiche, questo sar largomento del nostro dopo cena. (scorge Valerio)

Mio bel biondino, manderete ancora i vostri languidi messaggi amorosi? Credevate forse daver trovato una civetta sdolcinata, dedita solo agli intrighi? Avete visto con che moneta fine ripaga i vostri trucchi: ella saggia, mi ama, con voi non prende abbagli, andate a caccia altrove!

VALERIO. Ammetto di aver perso e mi devo rassegnare. Siete un rivale troppo invincibile: stata una follia cercare, contro di voi, lamore di Isabella.

SGANARELLO. E vero, fu follia.

VALERIO. Sappiate che non rinunzierei mai al mio amore se mi trovassi di fronte un altro rivale, ma voi siete uno davvero eccezionale.

SGANARELLO. Lo credo!

VALERIO. Non ho pi scampo, sgombero il campo e vi lascio vincitore.

SGANARELLO. Ben detto!

VALERIO. Voglio dirvi tuttavia ancora una cosa: bench io sia sconfitto, non serbo rancore a Isabella, conoscendo quale amore ella nutre per voi.

SGANARELLO. Lo trovo naturale.

VALERIO. Ho perso, vero, e una grazia vi chiedo, lultima. Informate Isabella che da tre mesi io lamo, e che il mio amore onesto e cos sincero che mai ho pensato di offendere i suoi sentimenti.

SGANARELLO. Riferir.

VALERIO. E sappia ancora questo: se non ci foste stato di mezzo voi, che adora, io con questo intendimento lavrei corteggiata, cio per farne la mia amate e onorata sposa.

SGANARELLO. E questo vi fa onore.

VALERIO. E non creda che il suo ricordo non lasci traccia. Fintanto che respiro, fino a quando vivr serber in petto questo infelice amore e lunica medicina per la mia ferita sapere che ha scelto voi.

SGANARELLO. Questo parlare bene! e vado subito a riferirle la vostra decisione. E se mi permettete un consiglio, cercate di liberarvi da questa passione. Addio!

ERGASTO. Ci cascato! Buono il merlo! (esce con Valerio)

SGANARELLO. (solo) Questo povero diavolo mi desta compassione. Maledetto per lui il giorno che ha pensato di prendere la fortezza che avevo gi espugnato!

scena ottava

SGANARELLO. Credetemi, finora nessun amante ho mai visto pi abbacchiato nel ricevere il suo messaggio ancora sigillato. Perduta ogni speranza ha accettato la sventura, per mi ha scongiurato di dirvi che il suo amore puro e onesto non ha mai infangato il vostro onore. Il solo desiderio che gli avete ispirato stato quello di sposarvi e qualsiasi avvenire gli riservi il cielo, la sua sorte quella di amarvi fino allultimo respiro. Sono queste le parole con cui vuole lasciarvi e non intendo biasimarlo. Vi ama e lo compatisco.

ISABELLA. (tra se) Ci che capii di lui non fu solo apparenza! I suoi sguardi furtivi mi dicevano la verit.

SGANARELLO. Che cosa dite?

ISABELLA. Dico che mi sorprende vedere in voi tale compassione per un uomo che mi offende. Se mi amaste davvero come dite, vendichereste meglio gli affronti che ho patito.

SGANARELLO. Ma lui ignorava che voi mi amaste tanto! E quando lha saputo ne rimasto sconvolto. Perch dunque infierire?

ISABELLA. Ditemi, sono forse buone le intenzioni di rapire a un uomo la sua promessa sposa? E degno dun uomo donore sposarmi rubandomi a chi mi ama? Non posso sopportare di vivere se penso a quale infamia ormai son destinata!

SGANARELLO. Che cosa dite?

ISABELLA. Lho saputo e ve lo voglio dire: vuole farmi rapire. Io ignoro quali manovre ancora voi dobbiate sbrigare perch io possa diventare entro otto giorni vostra moglie, ma sappiate che entro tale data progetta il mio rapimento e pio mi obbligher a sposarlo e poi chiss?

SGANARELLO. E vero quel che dite?

ISABELLA. Oh, perdonatemi, non era un galantuomo con intenzioni oneste?

SGANERELLO. Ma qui si sbaglia, con questo ha superato i limiti!

ISABELLA. E voi, che per lui provate compassione! Se vi avesse visto imbestialito, forse avrebbe respinto lidea del rapimento che gli venne giusto quando vide la vostra pena. Daltronde crede ancora che il suo folle amore possa in futuro conquistarmi e ha la convinzione, a quanto mi si dice, che io sarei felice se mi togliesse a voi.

SGANARELLO. E pazzo!

ISABELLA. Gi, per con voi sa mascherarsi bene! Vi sbeffeggia e vi burla con le sue belle parole! Perch io sono cosi infelice che vedo ora vacillare il mio povero onore per colpa di un bugiardo, di un vile traditore?

SGANARELLO. Su coraggio, non temete!

ISABELLA. Eppure ve lo ripeto: se non lannientate, se non reagite con forza, fra poco non avrete pi il mezzo di aiutarmi. Io sono gi stremata, non posso pi lottare! Pazienza, sopporter con lui linferno!

SGANARELLO. Non siate cos afflitta, stavolta lo sistemo! Corro a trovarlo e vedremo chi sono!

ISABELLA. Fategli sapere che io sono gi al corrente di tutto; ditegli che lo sfido, ora che sono stata avvertita, a seguire la sua impresa e che devono essergli abbastanza noti i miei sentimenti. Se vuole evitare una sciagura, capisca al volo e non si faccia ripetere due volte la stessa cosa.

SGANARELLO. Gli dir il fatto suo!

ISABELLA. Fate in modo che capisca che io sono ben ferma nelle mie decisioni.

SGANARELLO. Non dubitare, cara, che non mi scordo niente.

ISABELLA. Aspetto che torniate con animo impaziente. Su, andate, presto, senza di voi mi sento morire. (esce)

SGANARELLO. Va, gallinella mia, va , sar il tuo ambasciatore! (solo) Vorrei proprio sapere se si pu trovare al mondo una fanciulla pi savia di questa. Quale gioia! Quale felicit! Una moglie come lho sempre desiderata! Cos dovrebbero essere tutte le donne e non invece come sono: siano belle o brutte, con tutti quei mariti onesti e sprovveduti hanno fatto di Parigi il regno dei cornuti!

(buio e stacco musicale)

FINE PRIMO TEMPO

SECONDO TEMPO

scena prima

SGANARELLO. Ehi, giovane galante, re di furberie!

VALERIO. Che cosa vi porta qui?

SGANARELLO. Le vostre fetenzie!

VALERIO. Cosa dite mai?

SGANARELLO. Mi intendete benissimo. Vi ho creduto saggio e ora concludo che siete un parolaio, un demone che cela lo zolfo sotto il saio. E io che ho voluto trattarvi con dolcezza! Ma ora vi parler come meritate. Ma non vi vergognate di fare dei progetti, di rapire una fanciulla onesta, ostacolando quelle nozze che lei sogna?

VALERIO. Chi vi ha messo in testa questa fandonia?

SGANARELLO. E inutile negare, lo so da Isabella stessa. Ed appunto lei che, per lultima volta mi manda a dirvi che ha fatto la sua scelta e non la cambier. Che questo progetto di nozze la offende e morirebbe prima di tollerare un simile oltraggio. E che sarete causa di orribili sventure se non porrete fine a tutte queste storie.

VALERIO. Se fosse tutto vero tutto ci che ho udito, confesso che non ho pi nulla n da pretendere, n da sperare. Le sue parole mettono fine alla storia e accetto di fare ci che mi comanda.

SGANARELLO. Se fosse vero? Credete quel che vi ho detto una bugia? Oh, finiamola! Volete che sia lei stessa a dirvi tutto in faccia? Non ho nulla in contrario, venite e vedrete se quel giovane cuore ha qualche esitazione tra voi e me.

ISABELLA. Che vedo? E qui con voi? Forse volete cantarmi le sue lodi in modo che io possa amarlo?

SGANARELLO. Bambolina mia, stai tranquilla, il mio amore sincero. Ma questi sta insinuando che non gli ho detto la verit, pare sia una mia invenzione lamore che mi porti e lodio che provi per lui! Per questo lho condotto qui, perch sia tu a fugare ogni dubbio!

ISABELLA. (a Valerio) Che cosa? Dubitate di quello che provo? Volete forse udirmi ripeterlo?

VALERIO. A dire il vero, tutto ci che costui mi ha detto mi parve sorprendente. Confesso, dubitai ma ora io vi credo. E vi prego di un ultimo favore: ripetete una seconda volta i vostri desideri a questo triste cuore che vi ascolta.

ISABELLA. Le mie volont non devono sorprendervi: rispecchiano fedelmente i miei sentimenti, la mia intenzione cos giusta che non posso fare altro che confermarla. S, voglio che si sappia e che mi si creda! La sorte mi impone ora davanti agli occhi due persone, per le quali io provo contrarie sensazioni e differenti passioni. Una, difende la purezza del mio amore ed loggetto della mia stima e della mia tenerezza; laltra, a causa della sua passione ha tutta la mia collera e il mio disprezzo. Mi dolce la presenza di colui che mi caro, la vista di quellaltro mi ispira in cuore odio e orrore. Tutto il mio desiderio rendermi moglie delluno, con laltro io mi sento la vittima col boia! Che serve ormai mostrare i miei sentimenti, mi pare di aver detto abbastanza! Colui che mi ama faccia in modo che laltro perda ogni speranza e mi assicuri in sorte un felice matrimonio che mi tolga da questo supplizio.

SGANARELLO. S, s. bestiolina cara, appagher il tuo desiderio.

ISABELLA. E solo questo, ormai, che mi pu accontentare.

SGANARELLO. Presto sarai felice.

ISABELLA. So che sconveniente parlare in libert.

SGANARELLO. Va benissimo!

ISABELLA. Visto come ormai si sono messe le cose, questo mio ardire necessario. E senza pi arrossire io posso confessare lamore a colui che gi considero il mio sposo.

SGANARELLO. S, gallinella dolce!

ISABELLA. Io aspetto ancora una prova di questa fiamma!

SGANARELLO. Su, bacia la mia mano.

ISABELLA. Cessino una volta i vani sospiri e si avverino i miei sogni pi belli. (Isabella fa finta di abbracciare Sganarello e d la propria mano a Valerio)

SGANARELLO. Ah, ah, che fai cuoricino mio! Ti consoler presto, vedrai te lo prometto! (a Valerio) Bene, avete visto adesso, dubbi non ce n ella non ama altri che me.

VALERIO. Bene, basta cos, vi prego. Vi siete spiegata abbastanza, vi giuro che tra poco sarete liberata da quello che vi fa una cos gran violenza.

ISABELLA. Piacere ancor pi grande non potreste farmi. La presenza di un tale amante sta per disgustarmi e io lo odio, s

SGANARELLO. Via, via, siate ragionevole!

ISABELLA. Vi spiace che io parli in questo modo?

SGANARELLO. No, no, non dico questo, ma mi sembra esagerata questa tua foga dodio, troppo!

ISABELLA. Non mai troppo!

VALERIO. Va bene, vi accontenter, ancora tre giorni e quel tale non apparir pi davanti a voi.

ISABELLA. E cos sia, addio.

SGANARELLO. Compiango la vostra sfortuna, ma

VALERIO. No, non mi lamento, dalla signora mi accomiato con un sincero addio e vado a esaudire i suoi desideri.

SGANARELLO. Che pena mi fate, anchio soffrirei. Su, abbracciate me, come se fossi lei. (Valerio se ne va) Eppure mi fa pena.

ISABELLA. Non penso sia il caso.

SGANARELLO. Mia cara pollastrella, sono persuaso a tal punto del tuo amore che voglio ricompensarti: so bene che otto giorni ti creano impazienza, ragion per cui ti sposo domattina stessa.

ISABELLA. Domani?

SGANARELLO, Su, coraggio! Confessa il tuo entusiasmo, capisco le tue voglie vuoi essermi gi moglie!

ISABELLA. Ma

SGANARELLO. Ors, andiamo a preparare le nozze! (tenta di abbracciarla)

ISABELLA. (a parte, svincolandosi) Ispirami buon Dio sul modo di evitarle!

(buio e stacco musicale)

scena seconda

ISABELLA. (sola nella notte) La morte mi sembra cento volte meno odiosa di queste nozze alle quali mi vedo costretta. Spero che tutto quel che far per salvarmi trovi compassione presso i miei censori. Il tempo stringe, la notte buia, nelle mani di Valerio affido il mio destino.

SGANARELLO. (entra in scena parlando con chi sta in casa) Ricordati, domani. Non chiedermi pi per quando!

ISABELLA. Cielo!

SGANARELLO. Ah, siete voi? Dove state andando a questora? Ricordo che, lasciandovi, mi avevate detto che volevate ritirarvi nella vostra camera e di lasciarvi tranquilla fino a domattina

ISABELLA. E vero ma

SGANARELLO. Che c?

ISABELLA. Sono vergognosa, non so come raccontarvi quel che accaduto.

SGANARELLO. Dunque?

ISABELLA. Un fatto inconsueto. Si tratta di Eleonora. Vi dir, in gran segreto: mi ha chiesto la mia stanza per certe tresche e io io glielho data.

SGANARELLO. Cosa?

ISABELLA. S, io lho biasimata, e chi lavrebbe mai detto ama proprio lui

SGANARELLO. Chi? Valerio?

ISABELLA, Follemente. E tale la passione che linfiamma che il suo cuore si ribella a ogni convenienza; venuta da me, da sola, a questora, per confidarmi quanto posseduta da lui, per dirmi che si uccider se non otterr soddisfazione al suo desiderio. Mi parso di capire che gi da un anno provi il folle amore che io, vi giuro, qui condanno. E pare che entrambi avessero pensato al matrimonio

SGANARELLO. Sfacciata!

ISABELLA. Adesso che ha saputo lo stato di disperazione di Valerio per causa mia, mi prega di lasciar tentare la sola carta che ha ancora in mano prima che lui parta: condurre qui Valerio fingendo che sia io colei che lo invoca. Lei pensa di riuscire a imitare la mia voce e nel buio della stanza con langiude carezze spera di ricondurlo a s.

SGANARELLO. Bene, e voi approvate tutto questo?

ISABELLA Np, no, lo disapprovo fortemente. Ho detto infatti a mia sorella: Non hai vergogna di mostrarti innamorata di un cuore cos incostante? Perch vuoi infangare lonore del tuo sesso e ingannare la fiducia che ti ha concesso quel buon Aristide

SGANARELLO. Aristide? Ben gli sta! Ha sempre preso abbagli.

ISABELLA. Infine le ho detto quel che ho potuto per ricordarle le bassezze di Valerio. Ma a nulla valso tutto ci! In lacrime mi ha scongiurato e mi sarei sentita ignobile e spietata negandole un tale aiuto. Per non dormire sola questa notte, volevo far venire da me Costanza, quella fanciulla che voi stimate tanto e mentre stavo andando da lei, voi foste di ritorno

SGANARELLO. No, no, io non mi presto a questo gioco, nemmeno per salvare lonore di mio fratello Aristide. Pensate quale scandalo se si sapessero in giro le cose successe da noi stanotte. Voi, che domani onorerete il mio talamo, sareste dubitata e invece voglio che il mondo vi conosca per come siete, pudica e ben nata. Si caccino gli infami e senza esitazione!

ISABELLA. Per amor del cielo! Pensate a Eleonora! Non la coprite di vergogna! Pensate a quanto mi odier scoprendo che ho svelato il suo segreto! Poich non vi piace questo piano, lasciate almeno che io la faccia uscire dalla stanza.

SGANARELLO. E sia!

ISABELLA. Ma vi prego, nascondetevi e senza rivelarvi, lasciatela partire.

SGANARELLO. Freno le mie ire per amor vostro! ma appena sar uscita di

qui voglio correre da mio fratello e raccontargli tutto! Ah, come me la godo!

ISABELLA. Per non fategli il mio nome, vi prego. Vado a chiamare Eleonora.

SGANARELLO. Vi rivedr domani. (solo) Per che impazienza! Muoio dalla voglia di dire a mio fratello Aristide la verit. Guarda un po, con tutto il suo sapere! Chiss che faccia far!

ISABELLA. (dalle quinte, come se parlasse con la sorella) Credimi, Eleonora, non posso acconsentire a quello che mi chiedi. Capisci quali rischi fai correre al mio onore? Ritirati ora e scorda questo amore! (esce di casa con un mantello, velata. Si finge sua sorella)

SGANARELLO. (a parte) Eccola che esce!

ISABELLA. (a parte) Cielo, proteggi la mia impresa e abbi piet di me!

SGANARELLO. (a parte) Seguiamo un po i suoi passi, vediamo dove va.

ISABELLA. (a parte) La notte mi protegge, nasconde i miei rossori.

SGANARELLO. (a parte) A casa di Valerio, di quellimpostore!

VALERIO. (mentre esce di casa) S, s, stanotte devo riuscirci e senza alcun timore chi la?

ISABELLA. Sst! Sono io, Isabella!

SGANARELLO. (a parte) Cagna! Si finge sua sorella! Ne imita la voce! E dire che Isabella a letto che dorme in pace!

ISABELLA. E lunica salvezza, Valerio. Io vi giuro, se ancora mi volete, di essere domani vostra sposa!

VALERIO. Entrate, non temete.

SGANARELLO. (a parte) Che idiota! C cascato!

VALERIO. Io sfido il vostro carceriere e prima che lui possa strapparvi a me, sei volte con la mia spada gli avr trafitto il cuore!

(entrano in casa)

SGANARELLO. (solo) Stai tranquillo, non ho certo intenzione di sottrarti la femmina vorace! Non provo gelosia per chi ti ha ingannato, fingendosi colei che ormai per me sola! Facciamolo sorprendere con quella sgualdrinella: si porti rispetto alla memoria del suo povero padre e allonore di sua sorella, che gi quasi la mia sposa! Andiamo dal commissario, presto!

scena terza

SGANARELLO. Omaggi, commissario. Abbiamo bisogno del vostro tempestivo intervento.

COMMISSARIO. Andiamo. Ebbene?

SGANARELLO. Voi dovete sorprendere due persone e imporre loro nozze di riparazione. Si tratta di un tale Valerio, un bieco pretendente lei una fanciulla di buona famiglia, purtroppo

COMMISSARIO. Eccomi pronto. Siete fortunato, io sono anche notaio e faccio il caso vostro.

SGANARELLO. Siete notaio?

COMMISSARIO. Notaio reale, per servirvi.

SGANARELLO. Entrate, dunque. E l che avviene questa tresca. E state attento che non vi sfugga nessuno. E spero francamente che nessuno vi corrompa nel vostro magistero!

COMMISSARIO. Osate voi pensare che siamo uomini facili ad essere corrotti?

SGANARELLO. No! Io non pretendo di far torto al vostro grado. Scusate. (tra se) E tempo che io vada ad avvertire Aristide; dovr schiumare rabbia il mio pacifico fratello!

scena quarta

ARISTIDE. Oh, sei tu Sganarello! Che vuoi?

SGANARELLO. Su, vieni presto, ti mostrer qualcosa di molto interessante. Non puoi neanche immaginare!

ARISTIDE. Che cos?

SGANARELLO. Buone notizie di quella che ti onora!

ARISTIDE. Di chi?

SGANARELLO. Di grazia, dov Eleonora?

ARISTIDE. Perch mi chiedi questo? Credo che sia al ballo, da unamica.

SGANARELLO. Ah, s, eh? Vieni con me e vedrai a che ballo andata la bambolina.

ARISTIDE. Che diamine dici?

SGANARELLO. Davvero i tuoi precetti hanno giovato assai! Ricordi? il sesso debole aspira a un po di libert, spranghe e catenacci non fanno la virt di mogli e fidanzate Ti assicuro che la volpe ti ha preso alla lettera e pare che non ci sia pi nulla che la turbi.

ARISTIDE. Ma dove vuoi parare, davvero non capisco.

SGANARELLO. E bravo il mio caro Aristide, ti faccio i miei complimenti, stai raccogliendo i frutti dei tuoi preziosi insegnamenti. Adesso si vedr leffetto delle nostre diverse educazioni impartite alle sorelle: una ha allontanato lamante cui laltra corre dietro.

ARISTIDE. Basta con gli enigmi, spiegati meglio.

SGANARELLO. Lenigma presto spiegato: il ballo di Eleonora il letto di Valerio. Stanotte io lho vista entrare di soppiatto in casa sua e se vuoi coglierli ancora sul fatto

ARISTIDE. Chi mai?

SGANARELLO. La tua Eleonora.

ARISTIDE. E smetti di gridare!

SGANARELLO. Non ti devi preoccupare che io gridi o meno. Tho detto e ti ripeto: in casa di Valerio ci sta la tua Eleonora, e pare fossero amanti ancor prima che lui corteggiasse Isabella.

ARISTIDE. Le cose che dici mi sembrano senza senso

SGANARELLO. Ti dico che lho vista! Let non serve a niente quando non c sale in zucca!

ARISTIDE. Mi riterr insultato!

SGANARELLO. Per Dio, lasciamo andare! Seguimi. Tra poco piangerai e io sar contento. Da quello che vedrai saprai se ti ho ingannato: che quelli sono amanti da pi di un hanno intero!

ARISTIDE. Come pu accadere che senza dirmi una parola si sia concessa a questo pretendente? Credevo ormai di godere della sua fiducia, tanto pi che non ho mai posto veto alle sue inclinazioni.

SGANARELLO. Adesso, coi tuoi occhi, vedrai che ti ha ingannato! Ho gi interpellato un Commissario che anche Notaio: occorre un matrimonio riparatore, cos che sia salvo il nostro onore; e se ancora ti rimane un briciolo di buon senso, spero che dopo tutto questo tu non voglia riabilitarla facendola tua moglie e mia cognata.

ARISTIDE. Mai sposer una donna contro la sua volont, per io non credo ancora del tutto

SGANARELLO. Su, mettiamo fine a questa farsa.

scena quinta

COMMISSARIO. Signori miei, qui la giustizia inutile, giacch tutto avr fine con un bel matrimonio. Non vale arrabbiarsi, quei due hanno soltanto in mente di sposarsi. Il signor Valerio ha gi sottoscritto il suo impegno davanti a me.

ARISTIDE. E la ragazza?

COMMISSARIO. E chiusa in casa e afferma che non uscir se non le sar concesso quel che chiede.

VALERIO. (esce di casa) Signori, in casa mia non entrerete finch non mi darete il consenso di sposarla. Chi sono lo sapete, ho fatto il mio dovere firmando limpegno in calce al documento, mettete la vostra firma di consenso, altrimenti, statene certi, dovrete uccidermi prima di riavere colei che amo.

SGANARELLO. Non ci pensiamo affatto a togliervi la dama. (tra se) Ne devo approfittare, la crede ancora Isabella.

ARISTIDE. (a Valerio) Eleonora con voi?

SGANARELLO. Stai zitto!

ARISTIDE. Ma

SGANARELLO. Finiscila!

ARISTIDE. Ma io voglio sapere!

SGANARELLO. Vuoi startene un po zitto?

VALERIO. Perch negare? Isabella ha la mia parola e mi ama; e poi non credo sia da biasimare per avermi scelto come marito

ARISTIDE. Mi pare abbia fatto il nome di

SGANARELLO. Zitto tu! Aspetta e vedrai! (a Valerio) Non discutiamo pi. Acconsentiamo entrambi al matrimonio con la donna che si trova in questo momento in casa vostra.

COMMISSARIO. Questo scritto infatti redatto in questi termini. Manca il nome della sposa, dato che nessuno lha ancora vista. Firmate, la ragazza metter tutti in pace.

SGANARELLO. A me la cosa piace. (tra se) Tra poco qui si ride. (ad Aristide) Stai su, col cuor leggero fratello mio, e firma qui.

ARISTIDE. Perch questo mistero?

SGANARELLO. Ma quante esitazioni, su firma alla buonora.

ARISTIDE. Lui parla di Isabella e tu di Eleonora.

SGANARELLO. Non sei gi pi daccordo che se Eleonora l, sposi il suo Valerio?

ARISTIDE. Lo sono.

SGANARELLO. E allora firma!

ARISTIDE. E sia. Ma non capisco.

SGANARELLO. Tra poco capirai!

COMMISSARIO. Torno immediatamente. Con permesso di lor signori.

SGANARELLO. E adesso ti dir la fine dellintrigo.

(stacco musicale)

ELEONORA. Che martirio! Non ci torner mai pi! Quei giovani vanesi mi hanno veramente annoiata! Ho abbandonato il ballo per causa loro! Simpatici? Adorabili? Bah, io li ho trovati tutti quanti insop- portabili! Preferisco una conversazione semplice e familiare a tutte quelle loro inutili chiacchiere! Costoro affidano il loro fascino a una parrucca bionda, ma sotto la parrucca, quando aprono bocca non c proprio niente! Scherzano senza intelligenza, ma con grossolana volgarit, sullamore delle persone non pi giovani e non sanno che io apprezzo pi la tenerezza e la protezione di un uomo attempato che i loro artefatti complimenti ma chi vedo mai

SGANARELLO. (termina la parte con Aristide) e s, mio caro, le cose stanno proprio cos. Ah, Eleonora!

ARISTIDE. Mia cara, senza andare in collera, vi dir che sono molto deluso; cento volte vi ho detto che avrei rispettato la vostra volont e tuttavia, senza dirmi niente, vi siete assunta un cos grave impegno sentimentale? Io non mi pento di come vi ho trattata, n della fiducia riposta in voi, ma vi assicuro sono molto amareggiato nel constatare quanto male mi avete ricompensato.

ELEONORA. Mi oscuro tutto quello che dite! Credetemi, sono la stessa di sempre, la stima che vi porto immutata e se volete davvero farmi contenta, vorrei sposarmi con voi per consacrare lunione.

ARISTIDE. (a Sganarello) Su quali prove certe parlasti di adulterio?

SGANARELLO. (a Eleonora) Come sarebbe a dire? Non venite ora dalla casa di Valerio? Non siete stata da lui questa notte? Negate che da un anno ne siete innamorata?

ELEONORA. Chi quellimpostore che ha inventato queste calunnie sul mio conto?

(entrano in scena Isabella e Valerio)

ISABELLA. Sorella mia, perdonami se ho infangato il tuo nome per salvarmi. E stata la forza della disperazione! Quando mi sono accorta che tutto per me era perduto sono ricorsa a questo turpe stratagemma. Il tuo esempio non pu scusare un comportamento come il mio, ma la sorte ci ha trattato assai diversamente, perci non condannarmi, ti prego, sii generosa con me. (a Sganarello) Quanto a voi, non avrete le mie scuse, mi pare siate voi a dovermele. Non siamo certo fatti per vivere insieme, sono indegna del vostro sentimento e ho preferito sposare un altro, anzich ricevere il vostro amore senza contraccambiarlo.

VALERIO. Quanto a me, ritengo un grande onore ottenerla per mano vostra.

ARISTIDE. Fratello mio, ride bene chi ride ultimo! Bevi con calma la tua cicuta perch questa fine te la sei voluta! Prendila con filosofia, tu ci eri destinato

ELEONORA. Anzi, una gran fortuna che sia toccata una cos bella lezione a chi lha tanto meritata1

ARISTIDE. A esser becco tu eri destinato, puoi dirti fortunato a non esserlo davvero!

SGANARELLO. No, no, non ce la faccio a esser rassegnato, questa tresca infernale mi fa perdere il senno. Penso che nemmeno il diavolo in persona sarebbe pi demonio di questa intrigante! E dire che avrei messo la mano sul fuoco per lei!

ARISTIDE. Andiamo tutti a casa a far festa e a brindare! Domani cercheremo di farlo ragionare!

ELEONORA. (al pubblico) E voi, Signore mie, se avete dei mariti che non fanno per voi

ISABELLA. mandateli di corsa a scuola qui da noi!

SGANARELLO. (solo) Ah, le donne! Andatevi a fidar di loro! Elle sono nate per rovinare il mondo! Da oggi io rinuncio a questo sesso infame, soddisfi Belzeb le loro losche trame!

SIPARIO

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