La seconda eclissi

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La seconda eclissi

La seconda eclissi

di

Roberto Traverso

A Bianca e Cecilia,

perché corrano sempre libere e selvagge

come due lupette.

Personaggi:

Pierina

Sibilla

PLENILUNIO

Immagini sfuocate di un bosco. Si sente ansimare. Soggettiva di un animale che fugge tra i rovi e le felci. Squarci di luce attraverso il sottobosco. Un cielo stellato luminoso e irreale su cui campeggia una luna piena enorme. L’immagine del satellite terrestre è così definita che permette di distinguere i crateri e il mare della serenità.

PIERINA (la voce proviene da un piccolo registratore ): " Vorrei che sentiste questo nastro, perché quando ci troveranno, non avremo tempo di spiegare, allora lo porto sempre con me. Qualcuno alla fine sentirà la nostra storia, qualcuno ci ascolterà. Non scrivo perché a tenere la penna mi vengono i crampi. Per fortuna ho trovato questo vecchio mangianastri. (Ronzii e scariche elettriche) Quassù le sere sono interminabili, ho lanciato la voce per cercare qualcuno, ora che mi escono dei bellissimi suoni gutturali, ma in questa vallata ci sono solo cinghiali e capre selvatiche. Mi sono scavata una bella tana e tra qualche settimana avrò i miei piccoli. Mi piace restare qui al fresco, mi piace l’odore della terra, anche se mi mancano i film della televisione. Al rifugio, la sera, ci sono gli uomini con i loro cani, ma io preferisco rimanere qui, da sola, ad ascoltare il rumore che fa la terra quando gira. E’ un rumore sordo, che viene dal basso, bisogna essere in posti come questo per sentirlo. Viene da dentro, ti accarezza le orecchie, se ti concentri lo trovi alla fine del silenzio.

A volte mi perdo per delle ore ad ascoltarlo. Punto il naso verso l’alto e rimango così, incantata. I pensieri allora mi vanno indietro, ricordo la volta che io e Sibilla ci siamo riviste.

E’ cominciato tutto quel giorno. Era l’undici agosto dell’anno…. (Scariche elettriche e ronzii)

PRIMO QUARTO

E’ giorno e nonostante la luce del sole in cielo s’intravede la luna nella sua fase calante.

La scena rappresenta la sezione di una casa con il tetto molto spiovente. Il colmo è abbastanza alto da permettere di stare in piedi, ma subito il soffitto scende ripido costringendo a curvarsi per raggiungere i punti più bassi, fino a dover strisciare carponi.

Il soggiorno della casa è illuminato dalla luce azzurrina della televisione. Dappertutto c’è un gran disordine. Nel salotto un tavolo da pranzo, una poltrona, un divano. Sopra la televisione una immaginetta di Gesù contornata da lampadine rosse intermittenti come quelle dei videogiochi. La televisione trasmette la recita del rosario. Sulla sinistra una cassettiera con uno specchio. Sulla destra, dalla porta aperta intravediamo la cucina. Sul fondo del soggiorno ci sono l’ingresso e la porta della camera da letto da cui provengono rumori di mobili trascinati. Pierina entra nel soggiorno. Ha gli occhiali da sole, un buffo cappellino e porta con sé una borsa da viaggio. Dalla porta dell’ingresso un fascio di luce illumina la stanza.

PIERINA – C’è nessuno? (si guarda intorno) Sono io. Ehi. (Si sente un trambusto nell’altra stanza) Allora, c’è qualcuno? Sono Pierina. (Dall’altra stanza un urlo soffocato) Sibilla! (Silenzio) Sibilla! (Un gemito) Tutto bene di là? (Silenzio, poi una risata isterica) Come? (Un sospiro) Sei tu, Sibilla? (Un tonfo sordo) Ma chi è?

La porta della camera da letto si spalanca di colpo. Sibilla appare sulla soglia: è sconvolta, ha i capelli scarmigliati, le occhiaie, la faccia disfatta, la vestaglia strappata. Richiude subito la porta girando la chiave nella serratura. Si volta. Solo ora si accorge che c’è qualcuno nella stanza.

PIERINA – Sibilla. Guarda tu.

Sibilla, abbagliata dalla luce del giorno che entra dall’ingresso, osserva Pierina senza riconoscerla.

PIERINA – Non lo immaginavi eh?…

SIBILLA – (Continua a non riconoscerla) Chi sei? Sento la tua presenza.

PIERINA – Prova a indovinare.

SIBILLA – Non dirmelo. (Silenzio)

PIERINA – C’è puzza di chiuso qui dentro. Dovresti cambiare l’aria ogni tanto.

SIBILLA – La tua voce. Sento qualcosa nella voce. Qualcosa di familiare.

PIERINA – Per forza, sono io. (Chiude la porta alle sue spalle) Non si può accendere almeno una lampada?

SIBILLA – Chi sei?

PIERINA – Te l’ho già detto. Sono io. (Silenzio) Oh, insomma. Vuoi accendere la luce?

SIBILLA (Inginocchiandosi) Manifestati. Fammi sentire chi sei veramente.

PIERINA – Ma dov’è l’interruttore?

SIBILLA – Respiriamo la gioia che ci circonda perché essi saranno gli eletti.

PIERINA – Cos’hai detto? (Chiude la porta alle sue spalle e accende una luce) Ah, finalmente! (Vede Sibilla inginocchiata) Cosa fai lì per terra? Sibilla!

SIBILLA – Pierina? (Si alza) Pensa tu! (Rimane impalata a guardarla)

PIERINA – Puoi anche toccarmi. Non mordo.

(Silenzio)

SIBILLA – Sei così, così…

PIERINA - Stanca. Solo un po’ stanca, ma ora mi riprendo.

(Si abbracciano. Sibilla è ancora un po’ attonita)

PIERINA – Dove metto le mie cose? Non vorrei fare disordine.

SIBILLA – Non dire stupidaggini.

PIERINA – Ho le caviglie gonfie.

SIBILLA – Ancora non ci credo che sei qui.

PIERINA – Allora siamo in due. (Si siede e si toglie le scarpe. Si massaggia i piedi)

SIBILLA – Sto cercando di pensare a qualcosa da dire ma non mi viene niente.

PIERINA – E’ diverso da come mi ricordavo. (Si guarda attorno)

SIBILLA – Non mi decido mai a mettere in ordine.

PIERINA - Ti do una mano io a sistemare.

SIBILLA – (Si siede di fronte a Pierina) Quando sei arrivata?

PIERINA – Adesso. C’era la porta aperta. Ho chiamato ma non mi hai risposto.

SIBILLA – Possibile? Ero di là.

PIERINA – Per forza ridevi come una matta.

SIBILLA – Ridevo?

PIERINA – Sembrava fossi con qualcuno.

SIBILLA - Ah sì? (Sorridendo) E con chi?

PIERINA – Ridevi da sola?

SIBILLA – A volte mi capita. A te no?

PIERINA – Sempre. Però mi sembrava fossi con qualcuno. (Prende in mano l’immagine di Gesù) Non c’è tuo marito?

SIBILLA – No, è fuori.

PIERINA – Torna?

SIBILLA – Perché?

PIERINA – Ero curiosa di conoscerlo.

SIBILLA – Potevi venire al mio matrimonio.

PIERINA - Io ci sarei venuta se mi avessi invitata.

SIBILLA – Ti abbiamo invitata.

PIERINA – Bugiarda. Comunque non m’importa. Non sono il tipo che bada a queste cose. (Il rosario viene interrotto dalla pubblicità) Cos’è?

SIBILLA – Ti dà fastidio?

PIERINA – Adoro la tv. Ma guardo solo film.

SIBILLA - Io ormai non ci faccio più caso. (Spegne la tv)

PIERINA – Perché la tieni accesa allora?

SIBILLA – Ogni tanto danno le notizie. Poi mi fa compagnia. Ci sono giorni che non parlo con nessuno. Neanche al telefono.

PIERINA – C’è uno strano odore.

SIBILLA – Ti va del vino fresco? (Si alza, apre il mobile bar. Rimane a guardarlo qualche istante, poi lo richiude) Niente vino. Eppure lo avevo visto da qualche parte.

PIERINA – Apro un po’ la finestra. Fuori è una bella giornata. (Va alla finestra e la spalanca)

SIBILLA – (La socchiude) Sarebbe meglio di no. Mi fanno male gli occhi.

PIERINA – Sono contenta di essere qui.

SIBILLA – Anche se non ci vieni mai è ancora casa tua.

PIERINA – Ho visto che hanno asfaltato la strada. Peccato. Certe cose dovrebbero proibirle.

SIBILLA – C’è molta meno polvere però. Sai quante auto ci passano? Non è più come una volta. Stanno facendo una pizzeria in fondo alla strada.

PIERINA – Hai dei nuovi vicini.

SIBILLA – Li hai visti?

PIERINA – Mi hanno fatto un sacco di domande. Ho pensato che ci dev’essere un ottimo motivo per averli contro in quel modo.

SIBILLA – Se si facessero di più i fatti loro.

PIERINA – Comunque mi hanno detto che eri in casa.

SIBILLA – E poi cos’altro?

PIERINA – Non hanno certo capito chi sono. Anche se siamo gemelle non ci somigliamo per niente.

SIBILLA – Perché, cos’hanno detto?

PIERINA – Non mi va di ripeterlo.

SIBILLA – Lascia stare, tanto lo immagino. Certe volte essere cattivi è la sola cosa che rimane da fare. Specialmente se sei una donna. (Va alla finestra. Guarda fuori come se si sentisse spiata da qualcuno) Avresti potuto telefonare.

PIERINA – Volevo farti una sorpresa. Poi non avevo più il tuo numero.

SIBILLA – L’ho cambiato da un pezzo.

PIERINA – Avrei dovuto chiamarti più spesso. Però anche tu potevi farlo.

SIBILLA – Ci siamo perse un po’ di vista.

PIERINA - E tu come stai?

SIBILLA - Sono distrutta.

PIERINA – Non dovresti fare tutti quegli sforzi.

SIBILLA – Che sforzi?

PIERINA – Prima. Ti agitavi piuttosto di là.

SIBILLA – Ah, sì?(Guarda la sorella. Cerca di sistemare qualcosa insoggiorno per mettere un po’ in ordine. Ma lo fa distrattamente)

PIERINA – Sembrava ti divertissi un mondo.

SIBILLA - Stavo pregando.

PIERINA – Pregando?

SIBILLA – Ne ho bisogno. Ogni tanto lo faccio.

PIERINA – Non ti ricordavo così religiosa.

SIBILLA – Infatti non lo sono mai stata.

PIERINA – Papà sì che lo era. Non ci ha fatto perdere una messa. (Sorride)

SIBILLA - Io non ci vado in Chiesa. Prego e basta.

PIERINA – E ti fa stare meglio?

SIBILLA – Sì. Funziona.

PIERINA – Hai tagliato i capelli! Sembri più giovane.

SIBILLA – Non farmi ridere. (Passa davanti allo specchio. Si ferma e siosserva) Guarda che occhiaie.

PIERINA – Lo sai da quanto non ci vediamo? Ci pensavo prima, venendo qui.

SIBILLA – Non mi ricordo più. Non sei neanche venuta al funerale della mamma. (Si siede distante da Pierina)Da quando l’abbiamo messa all’ospizio non sei più venuta a trovarla.

PIERINA – Che cosa venivo a fare? Non mi riconosceva più.

SIBILLA – Faceva confusione. Ci scambiava una con l’altra.

PIERINA – Sì, uno strazio.

SIBILLA – E’ per questo che non sei più venuta?

Pierina non risponde.

SIBILLA – Sei egoista. Del resto lo sei sempre stata di carattere.

PIERINA – Non mi andava di vederla così conciata.

SIBILLA – Non si ricordava più i nostri nomi. Quando parlava di te diceva " e quella, non viene mai? Certe volte credeva che io fossi sua madre. Diventava capricciosa come una bambina.

PIERINA - Che senso ha vivere così?

SIBILLA - Sembra ieri che eravamo tutti insieme. Io, te, mamma…

PIERINA – ..e papà.

SIBILLA – Se penso a papà mi viene in mente solo una foto su una tomba.

PIERINA – Che foto è?

SIBILLA – Sempre la stessa. Quella con la divisa. Fa un certo effetto vederli insieme.

PIERINA – A casa non stava mai così. Però se ci penso, anch’io ricordo la sua bella uniforme azzurra. Perché insieme?

SIBILLA – L’ho messa con papà. (Raccoglie da terra un paio di mutandine) Per lei ho scelto la foto con le rose. Sai quella dove sorride. Le piaceva tanto.

PIERINA – Nella stessa tomba?

SIBILLA – Non mi andava di lasciarla sola. E anche per papà. Ti ricordi dov’era papà? (Pierina fa cenno di no) Come fai a non ricordare?

PIERINA – Non mi è mai piaciuto andare al cimitero.

SIBILLA – (Infila le mutandine dentro un cassetto) Comunque ora sono sistemati bene tutti e due. Tomba nuova, lapide nuova. La scritta è in ottone brunito. Da lassù hanno una bella vista.

E poi almeno ci batte il sole.

PIERINA – Se c’è ancora posto prenoto anch’io.

SIBILLA – (Non raccoglie la provocazione) Le piaceva andare a trovare papà al cimitero. Cera anche il giardinetto con la fontana. Ci passava le ore. Parlava, parlava.

PIERINA – Quando era vivo non parlavano mai.

SIBILLA – Come fai a ricordarti di papà? Avremo avuto al massimo cinque anni quando è morto. Ora comunque messi vicini stanno proprio bene. Sembrano madre e figlio. Curioso, sai? Dovresti vederli. Più tardi facciamo un salto.

PIERINA – Non credo che verrò.

SIBILLA – Perché?

PIERINA - Mi mette tristezza.

SIBILLA – A loro farebbe piacere.

PIERINA – Magari un’altra volta, eh?

Sibilla rimane in silenzio.

Pierina si avvicina a Sibilla

PIERINA – Ti sei offesa?

SIBILLA – No.

PIERINA – Scusa. Ho avuto una brutta settimana. Sono un po’ nervosa.

SIBILLA – Anch’io. Stanotte non ho chiuso occhio.

PIERINA - Ti faccio un massaggio?

SIBILLA – (Si ritrae) Ho le ossa rotte.

PIERINA – Appunto. Ti farà bene.

SIBILLA – No, no. Ho detto di no.

PIERINA - Fidati. (Si avvicina a Sibilla. La tocca alla base del collo. Sibilla si irrigidisce. Pierina inizia il massaggio e lentamente scende lungo la schiena. Sibilla si lascia andare) Programmi per stasera?

SIBILLA – (Fa una smorfia di piacere) Nessuno.

PIERINA – (Le gratta vigorosamente la schiena) Perfetto. Ce ne staremo qui, sole solette davanti alla tv.

SIBILLA – E’ quello che preferisco. (Stira e contrae i muscoli della schiena seguendo il ritmo del massaggio) La domenica mi piazzo sempre davanti alla tv. Specie d’inverno quando piove. Però anche d’estate. Non c’è cosa migliore che passare la domenica davanti alla televisione.

PIERINA - (Continua a massaggiarla. Si sente un rantolo provenire dalla camera da letto. Si blocca) Cosa è stato?

SIBILLA – Quando?

PIERINA – Di là. Ho sentito qualcosa.

SIBILLA – Io non ho sentito niente.

Un lamento. Qualcosa a metà tra l’umano e l’animale.

Pierina si allontana spaventata.

PIERINA – E adesso?

SIBILLA – Sembra che si sia svegliato.

PIERINA – Allora c’è qualcuno.

SIBILLA – Pensavo dormisse.

PIERINA – Chi?

SIBILLA – Ho un ospite. Non te l’ho detto?

PIERINA – No. Hai detto che eri da sola.

SIBILLA – (Alza le spalle) Non volevo che ti facessi un’idea sbagliata su di me.

PIERINA – Un uomo?

SIBILLA – Sì, un uomo.

PIERINA - Immagino che non sia tuo marito.

SIBILLA – E’ una cosa un po’ delicata.

PIERINA – Non sentirti in dovere di spiegarmi.

SIBILLA – Se fosse per me.

PIERINA – Appunto.

SIBILLA – Non hai capito. Non sono io. Lui piuttosto.

PIERINA – Perché ti giustifichi.

SIBILLA – Io non mi giustifico. E’ che … non so, è complicato a dirsi.

PIERINA – Vuoi che me ne vada? C’è un Motel a pochi chilometri.

SIBILLA – Non fare la stupida. Mi fa piacere se resti.

PIERINA – E come la mettiamo con quello?

SIBILLA – Niente. Lo lasciamo dormire.

PIERINA – Dici che ora dorme?

SIBILLA – Assolutamente. Potrebbe dormire tutto il giorno.

PIERINA – Però!

SIBILLA – Viaggia molto, è sempre in giro.

PIERINA - Perché, che lavoro fa?

SIBILLA – Non so, è un uomo molto impegnato.

PIERINA - Dicono tutti così. Sai quanti ne ho conosciuti? Non hanno personalità.

SIBILLA - Dice sempre che dovrebbe andare da un analista. Secondo lui ha un blocco psicologico .

PIERINA – Scommetto che è sposato.

SIBILLA – Sì, è sposato, ma si sono lasciati.

PIERINA – Hanno sempre la scusa pronta. Bugiardi. E alla fine tornano dalle mogli.

SIBILLA – E’ capitato anche a te?

PIERINA - Quasi sempre. Del resto ho avuto solo storie con uomini sposati.

Forse dovremmo evitare questo genere di trappole. Però dipende da quello che vuoi.

SIBILLA – Ecco, appunto, io non so per niente cosa voglio.( Spalanca gli occhi) So soltanto che da qualche tempo non ci sono più con la testa.

PIERINA – Può succedere a tutti. Un po’ di esaurimento. Non è grave.

SIBILLA – Di notte non riesco a stare ferma nel letto. Mi alzo. Giro per la casa. Accendo la tv per non pensare. Ma invece penso.

PIERINA – Hai provato con qualcosa di forte.

SIBILLA – L’alcool mi fa l’effetto opposto. Invece di calmarmi mi agita. Incomincio a ridere, ridere. Poi piango. Occhi sbarrati e quel pensiero fisso.

PIERINA – Che pensiero?

SIBILLA – In realtà non è un pensiero. E’ qualcosa di più fisico. Non mi succede sempre, altrimenti sarei già pazza. Più o meno ogni sei mesi. A volte però ne passano anche otto. Sarebbe bello se una potesse lasciarsi andare completamente. Ma ci sono troppe complicazioni. Così ogni volta è un inferno. Quindici venti giorni da suicidio. Cerco di resistere, chiudo le finestre, le porte. Non faccio entrare la luce. Vedi? E’ tutto sbarrato, chiuso. Ora sono al decimo giorno. E’ il momento peggiore.

PIERINA – E’ solo un esaurimento. Passerà. Bisogna tenere duro. Sai quante volte mi capita? Sono cose che si risolvono. Ma ci vuole molta pazienza. Ne hai parlato al tuo medico?

SIBILLA – Il dottor Filo? L’ho sentito per telefono un paio di volte. Ma non ha mai tempo. Dice che sono psicosomatica.

PIERINA – Un paio di volte? Per telefono? Devi andare nel suo studio, farti vedere, insistere.

SIBILLA – Credi che non l’abbia fatto?

PIERINA - Certa gente bisogna costringerla ad occuparsi di te.

SIBILLA – Una volta ero in preda alla smania. Mi ha dato dei calmanti.

PIERINA – All’inizio ci vogliono anche quelli. Aiutano.

SIBILLA – Ti sembra che io abbia bisogno di un calmante?

PIERINA – Lui lo sa di questo tuo, ehm… (indica la camera da letto) problema?

SIBILLA – (Ha lo sguardo fisso) Cosa?

PIERINA – Tuo marito. Gli hai parlato chiaro?

SIBILLA – Sì. Lo sa.

PIERINA – E gli sta bene così?

SIBILLA – Ma allora non sai niente?

PIERINA – Che cosa?

SIBILLA – Di noi, voglio dire. Non sai niente di quello che è successo?

PIERINA – No, ultimamente non ci siamo frequentate molto.

(Silenzio)

PIERINA – Siete in rotta?

SIBILLA – Peggio di così.

PIERINA – Beh, si capisce. (Allude all’uomo nell’altra camera) Cosa pensi di fare?

SIBILLA – (Silenzio)

PIERINA – Se aspetti che sia lui a telefonare… potresti chiamarlo tu.

SIBILLA – No. Neanche per idea.

(Silenzio)

PIERINA – Si aggiusterà. Vedrai.

SIBILLA - Non hai capito. Sono io che non voglio.

PIERINA – Non vorrai farmi credere che con quello (Fa un cenno in direzione della camera da letto) è una cosa seria?

SIBILLA – Una cosa seria? In questo momento è l’unica cosa di cui non ho bisogno.

PIERINA - Non ci posso credere. Mi rifiuto di crederlo.

SIBILLA – Ma sei un bel tipo.

Silenzio

PIERINA – E da quando sarebbe finita?

SIBILLA – Più o meno un anno. Era appena morta la mamma.

PIERINA – (Fischia) E non mi hai detto niente.

SIBILLA – Come facevo?

PIERINA – Esistono i telefoni.

SIBILLA – Non sono cose che si dicono al telefono.

PIERINA – Avresti potuto scrivere.

SIBILLA – (Con sguardo stralunato) E’ successo tutto così all’improvviso.

PIERINA – Siete stati insieme un bel po’.

SIBILLA – Non andavamo più bene.

PIERINA – E pensare che vi credevo una coppia esemplare.

SIBILLA - Non sono un gran che come esempio. Ho passato la vita a collezionare disastri.

PIERINA – Mi sembravi molto innamorata.

SIBILLA – Infatti lo ero.

PIERINA - E poi cosa è successo?

SIBILLA – Niente. Non è successo proprio niente.

PIERINA – E allora quello di là? Cosa significa?

SIBILLA – No, non è come pensi.

PIERINA – Ci sono passata anch’io. Un fallimento dietro l’altro e dopo un po’ gli anni si fanno sentire. Arrivano le rughe, la cellulite e tu cominci a non farcela più. Gli uomini ti pesano con lo sguardo e stai sempre peggio. Poi qualcuno ti fa gli occhi dolci e ti senti rinascere. Sai cosa ti dico? Fai bene. Non farti scrupoli. Se vuole tornare conosce la strada. E poi non sarà certo l’unico uomo sulla terra.

SIBILLA –. Hai fame?

PIERINA – Un pochino.

SIBILLA - Prepariamo qualcosa?

PIERINA – Ho portato degli hamburger. (Tira fuori dalla borsa un pacchetto)

SIBILLA – Carne?

PIERINA – Non dirmi che sei vegetariana.

SIBILLA – Tutt’altro. E’ un periodo che mangerei solo carne.

PIERINA – Bene. Vorrà dire che faremo delle belle polpette. Per oggi niente dieta, ti va?

SIBILLA – Non sono a dieta.

PIERINA – Io però sì. Ma per una volta si può fare. Ho bisogno di tirarmi su.

Silenzio

SIBILLA – Pierina, perché sei tornata?

PIERINA – Ci vorrà una padella grande. Dove trovo una padella?

SIBILLA – Ti ho fatto una domanda. Perché sei tornata?

PIERINA – Ho dovuto farlo.

SIBILLA – Cosa significa, dovuto? E’ successo qualcosa?

PIERINA – No. Cioè, sì. Sentivo che dovevo farlo.

SIBILLA – Dimmi cosa è successo?

Pierina rimane in silenzio a occhi bassi

SIBILLA – So benissimo che sei qui per questo.

PIERINA – E va bene. (Prende un lungo respiro)

SIBILLA – Allora?

PIERINA – Sono incinta. (Pausa) Ecco, ora lo sai. (Silenzio) Beh? Cosa c’è? Ti è cascata la lingua?

SIBILLA – Non me lo aspettavo.

PIERINA – Se è per questo nemmeno io.

SIBILLA – Di quanto sei?

PIERINA – Non lo so. All’inizio credo.

SIBILLA – Ma sei sicura?

PIERINA – Sì.

SIBILLA – Hai fatto il test?

PIERINA – No. Ma mi sento strana.

SIBILLA – Ti gira la testa? Hai la nausea?

PIERINA – Qualche volta. Mi prendono male soprattutto certi odori. E’ un po’ di tempo che li sento come… non so… amplificati. Non mi era mai successa una cosa del genere. Non so perché ma ho subito pensato che ero incinta. Allora ho preso il primo treno ed eccomi qui. Ho detto, se devo avere dei bambini il minimo è dirlo a mia sorella.

SIBILLA – Bambini? Quanti ne vuoi?

PIERINA – Non lo so. Dico per dire. Del resto anche noi siamo gemelle. Non ci vedrei niente di strano se fossero più d’uno. Anzi, mi sembra così naturale. Perché uno solo? Mi piacerebbe averne tanti tutti insieme, maschi e femmine.

SIBILLA – E di chi sono? …. cioè, …. di chi è il bambino?

PIERINA – Mio. Di chi vuoi che sia?

SIBILLA – E il padre? Avrà pure un padre.

PIERINA – No. Non gliel’ho detto. Non credo che cambierebbe qualcosa se lo sapesse. Lui è sempre in giro. Dorme negli alberghi. Non si fermerebbe certo per un bambino.

SIBILLA – E’ sposato?

PIERINA – Che domande! Quando mai sono stata con uno che non era sposato?

SIBILLA – Sei sicura di voler tenere il bambino?

PIERINA – E’ la prima volta nella vita che so esattamente quello che voglio.

SIBILLA – Devi pulirlo, dargli da mangiare tutti i giorni. Dovrai anche insegnargli a stare al mondo. Non è facile.

PIERINA - Sono abbastanza adulta, mi sembra.

SIBILLA – Almeno potresti farti dare dei soldi. Che lavoro fa lui?

PIERINA – Di preciso non lo so. Però guadagna bene. E’ uno molto impegnato.

SIBILLA – Non dicono tutti così?

PIERINA – Infatti, per me potrebbe essere chiunque.

SIBILLA – Perché? Che tipo è?

PIERINA - All’inizio era strano. Non timido. Molto sulle sue. Sembrava non fosse mai stato con una donna. Poi è come se si fosse sbloccato. E’ diventato passionale. Una volta ha voluto che lo legassi al letto. E’ stata una cosa molto eccitante. Ho pensato, e se fosse innamorato davvero? Ma è stato solo un momento. Poi gli è passata. Ora credo sia tornato dalla moglie.

SIBILLA – (Si avvicina alla sorella. Si inginocchia davanti a lei e le appoggia la testa sulla pancia) Si sente già il cuoricino?

PIERINA – Credo proprio di no.

SIBILLA – Stai ferma.

PIERINA – Dai, mi fai il solletico.

SIBILLA - E’ molto debole.

PIERINA – Impossibile.

SIBILLA - Sembra un tic tac.

PIERINA – Sarà l’orologio.

SIBILLA – Non dire sciocchezze. Hai mangiato l’orologio?

PIERINA – Non può sentirsi niente. Al massimo sono di tre settimane.

SIBILLA - Eppure io sento qualcosa.

PIERINA – Dici davvero?

SIBILLA – Due, forse tre cuoricini che battono insieme.

PIERINA - Mi stai prendendo in giro?

SIBILLA - Ssst! Si sdoppiano, si raddoppiano. Che carini! Si rincorrono e si raggiungono. Sono un amore. Un piccolo concerto.

PIERINA – Non so cosa dire. Mi sembra così strano.

SIBILLA – Eppure si sente tutto.

PIERINA - Sarebbe bellissimo.

SIBILLA – E’ così. Diventerai mamma. (Sibilla si alza. Va alla finestra,guarda fuori come se fosse spiata da qualcuno)

PIERINA – Ci vorrebbe qualcosa di speciale. Per festeggiare.

SIBILLA – Hai le voglie?

PIERINA – Credi che siano le voglie? Io non ho mai avuto le voglie.

SIBILLA – Per forza non sei mai stata incinta.

PIERINA – E come ci si comporta?

SIBILLA – In questi casi non dovresti trattenerti. Quando ti viene una voglia devi soddisfarla. Senza pensarci, altrimenti...

PIERINA - Altrimenti?

SIBILLA – Ti vengono delle macchie sulla pelle. Ma non ne sono sicura.

PIERINA – Ad ogni modo, meglio fare un salto a prendere qualcosa.

SIBILLA – Cosa? (Si gira verso la sorella)

PIERINA – Non lo so. Era una voglia generica. Ho visto un supermercato qui fuori.

SIBILLA – E’ chiuso.

PIERINA – Potrei andare in città.

SIBILLA – Sei venuta con l’auto?

PIERINA – L’ho affittata.

SIBILLA – Affittata? E per quanto?

PIERINA – Perché lo chiedi? Hai paura che mi fermo troppo?

SIBILLA – Come sei suscettibile.

PIERINA – Allora vado? Che cosa ti prendo da bere?

SIBILLA - Acqua. Io bevo solo acqua. Tiepida per giunta.

PIERINA – In agosto?

SIBILLA – Purifica. La tengo nel thermos così rimane a temperatura tutto il giorno. Dovresti provare anche tu.

PIERINA – Fa bene alla pelle?

SIBILLA – Secondo me è un portento. Alla nostra età si fa presto a cadere a pezzi. Io ho il terrore del doppio mento. (Le si avvicina) Trovi che ho il doppio mento?

PIERINA – Sei bellissima. Come sempre.

SIBILLA – Ne vuoi un sorso?

PIERINA – Se purifica.

Sibilla va in cucina

SIBILLA - Vedrai, fa miracoli.

PIERINA – Mi basta molto meno.

SIBILLA (Dalla cucina) Come?

PIERINA – Niente. Dicevo che sono felice di essere qui.

SIBILLA (Si affaccia dalla cucina) Questo lo hai già detto.

PIERINA – Dove trovo i bicchieri?

Senza farsi accorgere, Pierina si avvicina alla porta della camera da letto, appoggia l’orecchio e rimane in ascolto

SIBILLA - (Dalla cucina) Sono nel mobile, sotto la tv.

PIERINA –. (Va al mobile, lo apre e prende due bicchieri) Venendo qui ho visto molte persone andare sul promontorio. Cosa ci vanno a fare lassù. (Trova un ostensorio, lo prende in mano e lo osserva incuriosita. Lo rimette nel mobile).

SIBILLA – (Torna dal cucinino con un thermos) Credo che sia per l’eclissi.

PIERINA – Hanno fatto un gran parlare di questa eclissi.

SIBILLA – (Versando l’acqua nei bicchieri) Mi dà sui nervi tutto questo via vai di persone. Di solito non passa mai nessuno. E’ sempre stato un posto tranquillo qui.

PIERINA – Dici che porta bene?

SIBILLA – Cosa?

PIERINA – L’eclissi.

SIBILLA – Non so. Di certo mi rende nervosa.

PIERINA - Pare che il cielo diventi scuro, tutto a un tratto. Come di notte quando c’è la luna piena. (Ha un attimo di smarrimento, come se fosse percorsa da brividi. Improvvisamente, leva il bicchiere) A che cosa brindiamo?

SIBILLA – Beh, mi sembra ovvio. Ai tre cuoricini nella tua pancia.

Bevono

PIERINA – Mi dici cosa ti manca in casa? Così, poi vado.

SIBILLA – Fai conto che non c’è niente. Prova a guardare nel freezer, forse trovi ancora qualcosa.

Pierina va in cucina e apre il freezer. Sibilla resta in soggiorno digrigna i denti e poi si massaggia le mascelle

PIERINA – ( Dalla cucina) Ci sono solo crocchette di pollo. Come si fanno?

SIBILLA – Basta metterci un po’ d’acqua calda e sono pronte.

PIERINA – Mi ispirano. ( Compare sullo porta che conduce alla cucina)

Se facessimo queste insieme agli hamburger? Così evito di andare fuori.

SIBILLA – Per me va bene. Io adoro le crocchette di pollo.

PIERINA – E’ un periodo che sto cambiando i gusti. Dicono che si cambiano ogni sette anni.

SIBILLA – Non so che gusti avevo sette anni fa.

PIERINA – Una volta impazzivo per pizza, salame e cioccolata. Ora mi piace solo la carne.

SIBILLA – Qualsiasi cosa basta che sia carne.

Pierina scompare in cucina. Sibilla si avvicina alla porta della camera da letto e rimane in ascolto. Poi si inginocchia e prega. Emette dei suoni gutturali incomprensibili. Una specie di nenia. Con le mani giunte e gli occhi chiusi comincia a dondolarsi muovendo freneticamente le labbra.

PIERINA – Hai acceso la tele? (Si affaccia dalla cucina) Oh, scusa. Non sapevo che fossi tu. (Ha un tono quotidiano come se l’avesse sorpresa in bagno)

SIBILLA – Ho finito. Ho finito. (Anche Sibilla le risponde con la stessa ordinaria tranquillità. Continua velocemente la litania, poi fa quattro volte il segno della croce, bacia il pavimento e si alza in piedi).

PIERINA (Dalla cucina) Ho sempre pensato che pregare fosse un po’ come chiedere aiuto. Non è così?

SIBILLA – (Sistema l’immagine di Gesù sulla televisione) Forse.

PIERINA – Da bambina pregavo perché mi aiutassero nei compiti in classe. Anche il tuo amico prega?

SIBILLA – No. Lui è contrario.

Si avvicina alla porta della cucina. Abbassando la voce.

SIBILLA - Dice che è perverso.

PIERINA – (Si affaccia dalla cucina. Sono vicinissime) In che senso, perverso?

SIBILLA – (Sottovoce) Parlare con Dio è perverso. Lui non lo concepisce.

PIERINA – Io pensavo che lo faceste insieme.

SIBILLA – Ssst. Sei matta? Se mi sente si arrabbia. Diventa una bestia.

PIERINA – (Torna in cucina) Come facevi allora di là, a pregare, con lui?

SIBILLA – (Sulla porta della cucina) Te l’ho detto. Dormiva

PIERINA – (Dalla cucina) Un bel rischio però. (Una fumata, si sente lo sfrigolio dell’olio sul fuoco) Così, ti calma.

SIBILLA – Cosa?

PIERINA – (Si affaccia) Pregare. (Torna dietro) Hai detto che ti calma. Ti fa stare meglio. Più tranquilla, insomma.

SIBILLA – A volte sì. Non sempre.

PIERINA – (Dalla cucina) Ora come va?

SIBILLA – Da quando sei arrivata meglio. Ma ho paura che mi riprenda.

PIERINA – (Dalla cucina) Ma cosa provi di preciso?

SIBILLA - (Torna in soggiorno) A volte sono euforica. Salterei dalla gioia. Mi viene voglia di uscire. Mi trucco. Mi vesto. Metto un chilo di rossetto. Poi mi vergogno. Così torno indietro.

PIERINA – (E’ ancora in cucina) Invece dovresti uscire. Credo che sia la cosa migliore.

SIBILLA – (Apre un cassetto, tira fuori un involucro, lo scarta) Infatti, il mese prossimo farò un viaggio.

PIERINA – Un viaggio? Ah, beh, mi sembra un’ottima idea. Viaggiare mette in moto energie nuove. (Affacciandosi) Dove tieni le stoviglie?

SIBILLA – Le ciotole sono sotto il lavello. (Pierina torna in cucina)

PIERINA – Trovate. (Una pausa) Tutti dovrebbero fare un viaggio ogni tanto. E dove vai?

SIBILLA – (Scarta l’involucro con attenzione) Ancora non ho deciso. In Romania, forse.

PIERINA – (Dalla cucina) Romania? …. C’è un motivo?

SIBILLA – Non sono mai stata all’estero.

PIERINA – Con tutti i posti che ci sono al mondo.

SIBILLA – (Estrae una barretta d’incenso e la odora intensamente) Appunto. Da qualche parte bisogna pur cominciare.

PIERINA – Sì, ma perché proprio dalla Romania. Potresti andare a Londra, a Sidney, in Angola.

SIBILLA – (Continua a odorare la barretta) Mi piace il nome: Ro-ma-ni-a. Ricorda la Romagna, Roma, e la mania.

PIERINA – (Si affaccia) Quale mania?

SIBILLA – Che ne so? ( Pierina ritorna in cucina. Sibilla infila la barretta nel porta incenso) Ci sono tante manie. Ognuno ha la sua. Io forse ho quella per la Romania. (Accende un fiammifero, lo guarda bruciare)

PIERINA – (Si affaccia dalla cucina) Ne faccio una ciotola anche per lui?

SIBILLA – (Accende l’incenso) Non credo abbia voglia di mangiare. (Abbassando la voce) Poi dovrei slegarlo. (Spegne il fiammifero)

Pierina appare sulla porta della cucina, sbalordita.

PIERINA – Perché è legato?

SIBILLA – (A bassa voce) Per forza. Se no mica ci stava di là.

PIERINA – (Anche lei a bassa voce) E lui ti lascia fare?

SIBILLA – (La prende e la porta nel punto più lontano dalla porta della camera da letto) A volte gli viene il nervoso e straparla.

PIERINA – (Sempre a bassa voce) Ora però non si sente niente. Ma lo leghi davvero?

SIBILLA – (A voce normale) Ma no, scherzavo, Dorme. (Prende una tovaglia e la distende sulla tavola. Pierina torna in cucina)

Si sente un colpo. I vetri della finestra vanno in frantumi. Al centro del soggiorno sul pavimento una grossa pietra

PIERINA – (Si precipita nel soggiorno attirata dal frastuono) Cosa è stato. Oh!

SIBILLA – (Si affaccia alla finestra e grida) Bastardi! Tornate indietro se avete il coraggio. (Rivolta a Pierina) Te l’ho detto che bisognava tenerla chiusa.

PIERINA – Chi sono?

SIBILLA – I vicini. Quelli nuovi. Li hai visti anche tu, no?

PIERINA – (Si affaccia anche lei alla finestra) Fuori non c’è nessuno.

SIBILLA – Sono loro, lo so.

PIERINA - Sei sicura?

SIBILLA - Non sono così scema. Ascolta, stanno ridendo. (Si mettono ad ascoltare. Si sente solo il rumore del vento) Possono ridere quanto vogliono.

PIERINA – Io sento solo il rumore del vento.

SIBILLA – Sono loro, invece.

PIERINA - Era il vento. Te l’ho detto.

SIBILLA – Senti? Stanno ridendo proprio adesso. Bastardi. Non fanno altro che ridere.

PIERINA - Non devi ascoltare quelle voci. Sono solo nella tua testa. Non c’è nessuno fuori. Guarda. (Si avvicina di nuovo alla finestra) Nessuno. Vieni a vedere.

Sibilla raggiunge Pierina alla finestra.

SIBILLA - Tu lasceresti che ridessero di tua sorella?

PIERINA - Sibilla, nessuno sta ridendo là fuori. Non c’è nessuno. Hai visto anche tu.

SIBILLA - Si, lo so, ma se qualcuno lo facesse?

PIERINA - Non glielo permetterei.

SIBILLA - Giura.

PIERINA - ( Incrocia le dita e le bacia) Contenta?

SIBILLA – (Fa cenno di sì con il capo) E’ come un ronzio nella testa.

PIERINA – Prova a non pensarci.

SIBILLA - Non ci riesco.

Pierina rimane qualche istante sopra pensiero poi all’improvviso il suo volto s’illumina.

PIERINA – Tre civette sul comò… ricordi? (Sibilla la guarda senza capire)

PIERINA – (Continua) Ambarabà ciccì coccò, tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del…? (Rimane in attesa che Sibilla finisca la frase) Dottore. Il dottore si ammalò…? (Attende ancora Sibilla. Siccome Sibilla non dice niente conclude da sola) Ambarabà ciccì coccò. Ma non ti ricordi più?

SIBILLA – Sì, ma perché ti viene in mente ora?

PIERINA – Non lo so. Da bambine era la nostra filastrocca. C’era sempre un motivo segreto per dirla.

Sibilla va in cucina a prendere la scopa

PIERINA – Sei preoccupata?

SIBILLA – (Ritorna con scopa e paletta) Potrebbero tornare.

PIERINA – Se tornano questa volta non rimaniamo lì come due sceme.

SIBILLA – Cosa vorresti fare?

PIERINA – Siamo in tre qui dentro. Potremmo anche fargli prendere un bello spavento.

SIBILLA – Lui non contarlo. (Torna in cucina)

PIERINA – Perché? Potrebbe essere utile.

SIBILLA – (Torna in soggiorno) Meglio contare solo su di noi. (Inizia a prendere piatti e posate dal mobiletto sotto la televisione. Intanto Pierina chiude con gli scuri la finestra rotta) Se vuoi darti una rinfrescata ci penso io a preparare la tavola. La biancheria pulita è nel cassetto centrale. Quello grande.

Appena Pierina esce Sibilla fruga nella sua borsa. Trova una pistola, la guarda con attenzione. La rimette al suo posto poi finisce di preparare la tavola.

SECONDO QUARTO

Pierina è seduta in soggiorno in accappatoio con un asciugamano legato in testa a mo’ di turbante.

PIERINA – (Si strofina le braccia) Una volta mi davano fastidio. Adesso me li lascio crescere. Per una donna non è così importante non averli.

Dalla porticina della legnaia si sentono rumori di ferri e attrezzi.

SIBILLA – (Esce carponi dalla legnaia, ansimando. Ha un martello in mano) Io sono sempre stata pelosa. Non ci ho mai fatto caso.

PIERINA – Probabilmente è una cosa di famiglia.

SIBILLA – La mamma aveva peli?

PIERINA – Faceva la ceretta.

SIBILLA – (Si alza) Che assurdità.

PIERINA – Si fanno tutte la ceretta. (Sibilla si avvicina alla parte più bassa del tetto)

SIBILLA - Gli uomini preferiscono la pelle liscia, di plastica. Che schifo.

PIERINA – Lo so. Eppure non rinuncerei mai ai miei peli.

SIBILLA – (Si mette carponi e avanza in quella posizione per raggiungere una cassettiera nel punto più basso) Se ci sono ci sarà pure un motivo.

PIERINA – Ci tengo molto ai miei peli. Non trovi che sia eccitante?

SIBILLA – (Apre un cassetto e tira fuori alcune scatole) Come si vede che siamo gemelle.

PIERINA – E’ un segno d’identità.

SIBILLA – I baffi però no. Quelli non mi piacerebbero. (Si mette dei chiodi in tasca)

PIERINA – Anche se fosse? Una peluria delicata, diffusa, non è seducente? (Sibilla rimette a posto le scatole nei cassetti) Sarebbe comunque diverso dal pelo ispido dei maschi.

SIBILLA – (Cammina carponi verso la parte più alta della stanza) Una volta al mare ho visto una donna che aveva peli sulla schiena, sul petto e anche sulle orecchie. (Si ferma) Avresti dovuto vederla. Era timida, faceva tenerezza. (Riprende a camminare carponi)

PIERINA – (Girandosi verso la camera da letto) Non si sente più.

SIBILLA – (Si alza in piedi) Chi?

PIERINA – Quello là. Il tuo amico.

SIBILLA – Non ti devi preoccupare. (Prende dalla tasca alcuni chiodi. Li mette tra le labbra, poi si avvicina a una finestra e comincia ad inchiodare gli scuri)

PIERINA – Invece mi preoccupo.

SIBILLA – (Parla stringendo i chiodi tra le labbra) Ha solo dormito qui stanotte.

PIERINA – Vuoi farmi credere che è uno che passava di qua?

SIBILLA – (Prende un altro chiodo) Sì, cioè no. Comunque non devi agitarti.

PIERINA - (Sibilla pianta il secondo chiodo) Sono tranquillissima. Però è imbarazzante sapere che c’è un estraneo nell’altra stanza che dorme. Non voglio assolutamente interferire. Ma se lui rimane qui stanotte io vado al motel.

SIBILLA - (Sfila i chiodi dalle labbra e si rivolge con determinazione a Pierina) Non essere sciocca. Lascia solo che si svegli. Vedrai che se ne va da solo.

PIERINA – (Sibilla si infila di nuovo i chiodi tra le labbra) Sia chiaro. Io non ho niente contro di lui, ma non lo conosco. (Sibilla pianta il terzo chiodo) Certo, anche tuo marito non l’ho mai visto, ma sarebbe stata un’altra cosa.

SIBILLA – (Si sposta verso l’altra finestra. Con i chiodi fra le labbra. Guarda fuori) Che strano c’è la luna e siamo di giorno. Le manca un altro quarto.

PIERINA - Sicura che dorme ancora? (Sibilla è attratta dalla luna fuori dalla finestra) Magari entra all’improvviso. Cosa gli dico se entra?

SIBILLA - (Si gira verso Pierina) E’ impossibile! L’ho chiuso a chiave.

PIERINA – (Riflette) Perché l’hai chiuso?

SIBILLA – Non si sa mai.

PIERINA – Già. Meglio prendere tutte le precauzioni. (Riflette) Non si sa mai, cosa?

SIBILLA – (Inizia ad inchiodare la seconda finestra) Potrebbe slegarsi.

PIERINA – Ma allora lo hai legato sul serio?

SIBILLA – Per forza. Altrimenti mi saltava addosso.

PIERINA – Oh, Gesù!

SIBILLA – Non mi andava più di stare con lui. Cosa avrei dovuto fare?

PIERINA – Già, in fondo, cosa potevi fare? (Si siede, poi si alza di nuovo) Non sono tranquilla.

SIBILLA – (Continua a inchiodare) Guarda che è tutto sotto controllo.

PIERINA – Mi prometti che dopo gli diamo un’occhiata?

SIBILLA – Più tardi, ora lascialo stare.

PIERINA – (Guarda Sibilla mentre finisce di inchiodare l’ultima finestra) Cosa stai facendo alle finestre?

SIBILLA – Le chiudo.

PIERINA – Con i chiodi?

SIBILLA – Se dovessero tornare, siamo più sicure.

PIERINA – Vado in cucina a vedere le polpette. Non vorrei che bruciassero. (Dalla cucina) Non soffocherà così legato?

SIBILLA – (Cerca altri chiodi nelle tasche) Ce l’hai ancora con lui?

PIERINA – (Rientra in soggiorno) Non riesco a non pensarci.

SIBILLA – (Ricomincia a martellare) Ma se non l’hai neanche visto?

PIERINA – Per me dorme troppo.

SIBILLA – Lo sai perché dorme? Lo vuoi proprio sapere? Gli ho dato una martellata in testa.

PIERINA – Sibilla!

SIBILLA – Ho dovuto farlo. Voleva baciarmi.

Ora le finestre sono tutte sprangate

SIBILLA- Mi è saltato addosso, così l’ho colpito. Non tanto forte. Ora è legato alla spalliera del letto.

PIERINA – ( Guarda verso la camera da letto) Così legato potrebbe diventare cattivo.

SIBILLA – E’ assolutamente impossibile.

PIERINA – E tu come lo sai?

SIBILLA – E’ già successo altre volte.

PIERINA – Avete uno strano rapporto.

SIBILLA – E’ lui che è strano. Io ne farei volentieri a meno.

PIERINA – Ti ama molto?

SIBILLA – Credo di sì. (Prende il martello si accuccia e entra carponi nella legnaia)

PIERINA – Deve essere bello sentirsi così desiderata.

SIBILLA – (Dalla legnaia) Mi stai prendendo per il culo?

PIERINA – Perché, a me non è mai successo.

SIBILLA – E’ una vera ossessione. (Da dentro la legnaia si sente un gran trambusto) Non so come liberarmene.

PIERINA – Così lo prendi a martellate.

SIBILLA – (Esce carponi dalla legnaia) Finiscila di difenderlo. Non lo conosci nemmeno.

PIERINA – Sibilla, non so se ti rendi conto di quello che fai? Non puoi prendere le persone a martellate.

SIBILLA – E’ solo lui che prendo a martellate. Non sono mica impazzita.

PIERINA – Bisognerà chiamare un medico. (Sibilla si accende una sigaretta) Con le botte in testa non si scherza.

SIBILLA – Ti ho detto che non è niente. (Starnuta) Domattina si sveglierà con un gran mal di testa. Chiamerà, supplicherà, mi chiederà scusa. Io lo slegherò e lui se ne andrà con la coda tra le gambe. Fine della storia. (Starnuta di nuovo)

PIERINA – Perché le fumi se ti danno fastidio?

SIBILLA – Non lo so. Prima non mi davano fastidio (Starnutisce ancora)

PIERINA – (Va verso il telefono e prende in mano la cornetta) Meglio non rischiare. Che numero ha il tuo medico?

SIBILLA – Otto, otto, (Starnutisce) sei, quattro, trentatré. Tanto non lo trovi.

PIERINA – (Compone il numero e rimane in attesa qualche secondo) C’è la segreteria.

SIBILLA – Visto. (Aspira profondamente la sigaretta) Poi, te l’ho detto, non serve. (Si avvicina con il viso alla sorella) Vedi questa cicatrice? Qui, vicino all’occhio. Una volta mi è scappato il martello.

PIERINA – Fa vedere? Ti sei sporcata il vestito.

SIBILLA – E’ solo un po’ di sangue.

PIERINA - Aspetta che ti pulisco. (Le sposta la camicia e vede che la maglietta sotto è impregnata di sangue) Ma come hai fatto a conciarti così? Sei piena di sangue.

SIBILLA – La dovevo già lavare.

PIERINA – Lui viene qui e ti picchia. E’ così? Dimmelo, tanto l’ho capito. Non tenerlo dentro. Sfogati.

SIBILLA – Non è così come pensi.

PIERINA – Guarda che non sono stupida. E’ per questo che lo hai colpito?

Non lo avrai mica ucciso?

SIBILLA – Respirava benissimo.

PIERINA - Con la botta che ha preso, dovrebbe lamentarsi. Perché non si lamenta? O forse non può più farlo?

SIBILLA – Non l’ho ucciso.

PIERINA – E se invece fosse morto?

SIBILLA - Non ho ammazzato quel bastardo. Come devo dirtelo.

PIERINA – Magari ha solo bisogno di bere un sorso d’acqua, calda.

SIBILLA - E va bene, vado a controllare. Però tu rimani qui.

Sibilla gira la chiave nella serratura e apre lentamente la porta. Entra. Richiude la porta.

Pierina rimane in ascolto, poi dopo qualche attimo di silenzio apre la borsetta e prende la pistola. Controlla se è carica.

PIERINA – Come va? Serve aiuto? (Ripone l’arma al suo posto)

SIBILLA – (Ricompare con una bottiglia di vino vuota in mano) Ecco dov’era finita. Se l’è bevuta lui. (Richiude la porta a chiave)

TERZO QUARTO

Sibilla è distesa sul divano. Dalla cucina si sente scorrere l’acqua e ogni tanto un rumore di piatti e stoviglie.

SIBILLA - In che senso… Ero bloccata. Perché bloccata? E che ne so. Non funzionava a letto. Non so se è per questo che ci siamo lasciati.

Quando mi sono sposata ero molto giovane. A certe cose non ci pensavo proprio. Sì, provavo attrazione fisica, ma per me non era importante farlo.

La prima notte di nozze ero stravolta, avevo solo voglia di dormire. Lui ci ha provato lo stesso. Insisteva, era fastidioso. Per me non era una cosa fondamentale. Pensavo, se non è importante per me, non lo è neanche per lui. Alla fine abbiamo dormito abbracciati come due bambini. Siamo andati avanti in questo modo per mesi. Credo che lui pensasse che prima o poi la situazione si sarebbe sbloccata. Non sono sicura che dipendesse solo da lui. Anzi no. Lui, no. Era quasi perfetto. E’ sempre stato perfetto. Ero io quella sbagliata.

Tutto quel tempo insieme, così, puri e casti. Pazzesco. Dopo ho cominciato a sentirmi strana. Mi saliva un caldo, specie di sera. Mi girava la testa tanto ero strana. Bevevo, bevevo come una matta. Sai che sete avevo. Non so perché. Poi un giorno lo abbiamo fatto. E’ stato fantastico. Lui mi portava alle stelle. Mi faceva vedere tutto il firmamento. Non avrei fatto altro tutto il giorno. E non facevamo altro. Dalla mattina alla sera. Giorno e notte. Lo facevamo dovunque. Anche lì, nella legnaia. Sono stati giorni bellissimi. Ma ci sono stati anche mesi in cui non facevamo niente. Qualche bacio, una carezza. E lui ci soffriva. Mi veniva intorno, si strusciava. Io non lo volevo. Una notte l’ho preso a morsi. Non mi andava proprio. (Dalla cucina entra Pierina. Si asciuga le mani con uno strofinaccio. Si va a sedere vicino a Sibilla)

Ero innamorata di lui. Aveva quel modo di corteggiarti. Ti faceva sentire unica. E io con lui mi sentivo veramente speciale. Mi piaceva. Lo desideravo. Ma non in quel senso.. E pensare che ci vedevano come una coppia ideale. In qualche modo lo eravamo. Ma ci sentivamo diversi. Stavamo bene insieme. Solo che il mio desiderio durava al massimo qualche settimana e poi, niente, basta per il resto dell’anno. E’ andata avanti così per un pezzo. Non ne parlavamo neanche più. E questo mi sollevava. Poi il suo desiderio si è come asciugato. E improvvisamente non ha più voluto toccarmi.

PIERINA – E’ così vi siete lasciati.

SIBILLA – No, è andata avanti ancora. La storia si è trascinata così per mesi, poi…

PIERINA – Poi?

SIBILLA – Io ho incontrato un altro uomo.

PIERINA - Un altro uomo?

SIBILLA – Sì, anche se è stata una cosa, così.

PIERINA – Così come?

SIBILLA – Una meteora. Ma bellissima.

PIERINA – E ora è finita.

SIBILLA – Sì. Non mi andava più. Ogni tanto lo incontro. Siamo rimasti buoni amici.

PIERINA – E tuo marito lo sa?

SIBILLA - Ne abbiamo parlato. E ho scoperto che anche lui lo aveva fatto con un’altra. Ci eravamo traditi tutti e due.

PIERINA – Mi sembra il minimo.

SIBILLA – Capisci che a quel punto non potevamo più stare insieme.

PIERINA – Beh, è evidente.

SIBILLA – Credo che viva con quella donna.

PIERINA - E l’hai più rivisto?

SIBILLA - Ogni tanto si fa vivo. Mi scodinzola attorno. Ma è sempre il periodo sbagliato.

Dalla cucina si sente il rumore di un coperchio che cade sul pavimento. Pierina corre a vede cosa è successo. Rientra subito dopo.

PIERINA – Era solo un coperchio.

Pierina torna a sedersi vicino a Sibilla.

PIERINA – Ma tu ci torneresti?

SIBILLA – Certe volte penso che mi potrebbe andare bene anche lui. Siamo stati tanti anni insieme.

PIERINA – Tu e quell’altro?

SIBILLA – Sto parlando di mio marito.

PIERINA – Allora non ho capito. Con chi vorresti tornare?

SIBILLA – Con nessuno. (Si alza, fa qualche passo in direzione della finestra) Però se capita, se è uno di quei giorni che sono in vena potrei anche … lasciare la porta aperta. E poi sai non ho mica paura. So come difendermi. (Si volta, ha gli occhi allucinati, si morde le unghie) Adesso è di là.

PIERINA – Il tuo ex amante?

SIBILLA – Ma no!

PIERINA – Tuo marito? (Sibilla ha lo sguardo perso. Pierina si alza e guarda verso la pota della camera) Chi c’è allora di là. Dimmelo!

Nel soggiorno di colpo si spegne la luce. Rimane solo il bagliore intermittente del quadretto di Gesù.

ULTIMO QUARTO

PIERINA – Sibilla. Cosa succede. Perché siamo al buio? (Silenzio) Dove sei?

Sibilla?

Sibilla accende un fiammifero.

PIERINA – Ah, sei lì?

SIBILLA – Aspetta, accendo le candele. (Si muove strisciando fino alla cucina. Accende alcuni ceri. Torna in soggiorno)

PIERINA – Cosa può essere successo?

SIBILLA – Che ne so. Ogni tanto fa così.

PIERINA – Magari è un guasto. Da piccole succedeva spesso quando nevicava.

SIBILLA – Sì, però siamo in agosto. (Sibilla sistema le candele sul pavimento)

Ho un presentimento.

PIERINA – Cosa?

SIBILLA – Aspetta. (Si avvicina all’ingresso della camera, appoggia l’orecchio alla porta e rimane in ascolto)

PIERINA – Cosa c’è?

SIBILLA – Ssst. (Scivola fino a sedersi sul pavimento. Annusa attraverso la fessura della porta)

PIERINA – Perché fai così? (Sibilla inspira ed espira violentemente l’aria dal naso) Mi fai paura.

SIBILLA – Se stessi almeno un po’ zitta.

PIERINA – (Una lunga pausa) Ho bisogno di fare pipì. …. Mi hai sentito?

SIBILLA – Ah, ma sei impossibile. Lo fai apposta.

PIERINA – Non resisto.

SIBILLA – (Sottovoce) Credo sia lui.

PIERINA – Cosa? (Si avvicina)

SIBILLA - E’ stato lui a tagliare la luce.

PIERINA – Lui chi?

SIBILLA – Quello di là.

PIERINA - Vorrei sapere chi è.

SIBILLA – Che importa. E’ libero e potrebbe essere rischioso per tutte e due lasciarlo girare per casa.

PIERINA – (Si accuccia di fianco a Sibilla. Sono tutte e due davanti alla porta) Sei sicura?

SIBILLA – (Annusa l’aria) Lo sento.

PIERINA – Allora si è slegato.

SIBILLA – Già. Attaccati a un letto è difficile camminare.

PIERINA – (Cerca di guardare dal buco della serratura) E’ tutto buio. Hai qualche idea?

SIBILLA – Sto pensando.

PIERINA – Fallo in fretta però, mi scappa una pipì!

SIBILLA - Ho visto che hai una pistola nella borsa. Cosa te ne fai di una pistola?

PIERINA – Non è mia. L’ho presa a una persona. Per me è solo un ricordo. Ho il terrore delle armi.

SIBILLA – (Cerca la borsa di Pierina la apre e prende la pistola) E’ una pistola molto particolare. (La guarda attentamente. La tiene in mano con due dita come fosse qualcosa di repellente)

PIERINA – Non me ne intendo.

SIBILLA - D’argento con le iniziali incise sul manico. (Ritorna alla porta della camera) Io conosco uno che ha un pistola come questa. Esattamente come questa.

PIERINA - Ah, sì?. L’ho presa dalla sua giacca mentre dormiva.

SIBILLA – Sua, di lui? E’ l’uomo con cui stavi?

PIERINA – Gli piaceva giocare con quella pistola.

SIBILLA – Proprio con questa?

PIERINA – Sì. Perché mi fai tutte queste domande?

SIBILLA – Voglio sapere se questa è la pistola del tuo uomo.

PIERINA – Te l’ho detto. E’ la sua.

SIBILLA – Anche il mio uomo ha una pistola. Per lui è una specie di portafortuna. Se la porta sempre dietro. E’ una pistola come questa. Anzi, è la stessa pistola. (Le restituisce la pistola come se fosse un animale morto) La stessa.

PIERINA – Ehi! Fai attenzione. (Pierina la prende tra le mani e la ripone nella borsa)

SIBILLA – Ah, gli dicevi così? Di fare attenzione? O lo lasciavi fare fino in fondo? Ma lui non è stato così attento.

PIERINA – Lui chi? Di cosa stai parlando?

SIBILLA – Non è mai stato attento neanche con me. Ma io non sono rimasta incinta.

PIERINA – Che cosa vuoi dire?

SIBILLA – Beh, mi sembra chiaro…. (Sorride, ha gli occhi spalancati) Ci ha fregate tutte e due.

PIERINA – Non ci posso credere. Tu sei sua moglie?

SIBILLA – E tu l’amante.

PIERINA – Tu la moglie e io l’amante. Sembra un gioco. Vigliacco. Sapeva che eravamo sorelle.

SIBILLA - Lo sapeva eccome. Ora però saremo noi a giocare con lui, vero sorellina?

PIERINA – Sì.

SIBILLA - (Con voce infantile) Facciamo che io sono la moglie.

PIERINA - (Anche lei altera la voce) E io l’amante.

SIBILLA – La moglie non lo vuole più.

PIERINA – L’amante neppure.

SIBILLA – Io però di notte gli lascio la porta aperta.

PIERINA – Sì sorellina. E cosa gli fai?

SIBILLA – Gli do una bella martellata in testa. Ecco cosa gli faccio.

PIERINA – E poi, e poi?

SIBILLA – Lo lego come un salame. E lo chiudo dentro anche. Così impara il maritino.

PIERINA – Ben gli sta. E ora che ne facciamo?

SIBILLA – Lasciamolo un po’ lì. Non gli farà male starsene ancora chiuso.

PIERINA - (Si guarda attorno) Io non resisto. (Cerca un angolo più appartato) La faccio qui. (Si accuccia).

SIBILLA – Non aver paura. E’ come tutti gli altri uomini. Prevedibile. Anche lui potrebbe essere capace di sentire. (Lo dice in modo ispirato) Ma è solo un uomo. Non può farcela.

PIERINA – Altrimenti sarebbero come noi.

SIBILLA - Ssst. (Va vicino a Pierina. Si accuccia anche lei. Abbassando la voce) Ascolta i nostri discorsi. Lui ha capito che sei qui. Forse ti ha anche vista.

PIERINA – Dove?

SIBILLA – Dal buco della serratura. Si vede tutto.

PIERINA – Non mi va che mi spii. (Si tira su le mutande)

SIBILLA – Cercherà di metterci contro.

PIERINA – Non mi lascio suggestionare facilmente.

SIBILLA – E se pregassimo? Lo manda in bestia.

PIERINA – Tu lo conosci bene, sai come prenderlo.

SIBILLA - Prima di pregare morditi le labbra. Senti il gusto del sangue, a volte serve.

PIERINA – A cosa?

SIBILLA – Da energia.

PIERINA – Non mi viene in mente neanche una preghiera.

SIBILLA – Funziona solo se ci credi.

PIERINA – Sono pronta.

SIBILLA – Dammi la mano. (Le prende la mano) Creiamo la catena che ci conduce a lui. (Indica la stanza chiusa) Ora ripeti con me: Lui è l’unico padrone.

PIERINA – (Pierina scoppia a ridere e scioglie la catena) No. No, no…Non sono tagliata per queste cose.

SIBILLA – Aspetta. Immaginati un girotondo. (Fa un gesto largo con le braccia) Non siamo solo noi. Ci sono anche le persone morte. (Si alza, prende Pierina per mano e la costringe a mettersi in piedi davanti a lei). Sono invisibili ma ci sono anche loro. Lui è l’unico padrone. (Alzando la voce) Guardateci! Siamo noi i fiori più belli. Venite a noi dai cimiteri. Uscite e venite a noi. (A Pierina, sottovoce) Ora immagina tante luci che si avvicinano. (Riprende con voce stentorea) Mamma, sono Pierina. Papà, c’è qui Sibilla. Lui è l’unico padrone. (A Pierina) Ripeti con me. Lui è l’unico padrone.

PIERINA e SIBILLA - Lui è l’unico padrone.

SIBILLA - Ora, lanciamo un sorriso gioioso. Siamo gioiosi. Lasciamo entrare la luce nei nostri cuori. Amen.

PIERINA – E’ una preghiera strana. Cosa vuole dire?

SIBILLA – (Guardando fissa la porta) So che lo farà arrabbiare.

PIERINA – Allora uscirà fuori? Sarà furioso.

SIBILLA – Mi, attacca solo quando prego. Mi stringe la gola con gli unghioni da orso.

PIERINA - Oh, Gesù.

SIBILLA – Stai calma. E’ solo un orsacchiotto di peluche.

PIERINA – Lo conosco. Non c’è da fidarsi.

SIBILLA – Hai ragione. (Torna verso la camera. Si accuccia e annusa la porta)

PIERINA .- C’è odore di gas?

SIBILLA – No. Ora ho perso il contatto. Non lo sento più. Sei tu che mi confondi. Cerca di non pensare. Rilassati.

PIERINA – (Butta indietro la testa e chiude gli occhi) Non ce la faccio. Mi vengono solo brutti pensieri.

SIBILLA – Tipo?

PIERINA – Ho lasciato la pentola sui fornelli.

SIBILLA – Ah si? (Continua ad annusare la porta)

PIERINA - L’acqua potrebbe uscire e spegnere il fuoco. Non senti odore di gas?

SIBILLA – Vuoi chiudere la bocca?

PIERINA – (Pierina si avvicina a Sibilla. Si accuccia dietro di lei. Parla sottovoce) Siamo nei guai. Credo che sia una cosa seria.

SIBILLA – Hai intenzione di continuare?

PIERINA – Voglio uscire di qui! Mi sento soffocare chiusa qui dentro. Lasciamolo andare. Forse vuole solo andarsene.

SIBILLA – Sono io che non voglio.

PIERINA – Perché?

SIBILLA – Mi serve.

PIERINA – Dici che ti gira intorno e poi invece sei tu che lo cerchi. Sei tu che dipendi da lui. Anche se lo tieni legato, dipendi da lui.

SIBILLA – (Guarda dal buco della serratura) Certi giorni l’unica cosa che riesce a muovere sono gli occhi.

PIERINA – Voglio vederlo in faccia. E’ cambiato? Che aspetto ha?

SIBILLA – Non riesco a descrivere un simile mostro. (Si stacca dalla porta)

PIERINA – Ma tu lo hai visto adesso?

SIBILLA – Era il nostro uomo. Ti basta?

PIERINA – Sì, un orsacchiotto di peluche. Del resto gli uomini non sono tutti così? (Sta per guardare nel buco della serratura)

SIBILLA – (Si avvicina a Pierina e le sussurra all’orecchio) C’è sempre questa ombra nera che ci gira intorno.

PIERINA – (Si stacca improvvisamente dalla porta) Smettila, Non mi piace più questo gioco. (Va verso la finestra)

SIBILLA – Ma io non sto giocando.

PIERINA – Fa caldo qui dentro. Molto caldo. (Cerca di schiodare gli scuri)

SIBILLA - (Si avvicina a Pierina) A volte passo il tempo attaccata alla finestra. Guardo fuori con il naso appiccicato ai vetri nella speranza che non arrivi nessuno. Perché se solo si avvicina qualcuno impazzisco. Basta il rumore di un’auto e drizzo subito le orecchie. Rimango in attesa per ore con il fiato sospeso. Li sento arrivare alla curva. Riconosco il motore. Capisco perfino se è diesel o a benzina. Quando l’auto sbuca da dietro la siepe, esco fuori e aspetto che si fermi.

PIERINA – (Scuote vigorosamente la finestra) Si apriranno, no? (Con rabbia) Apriti! Apriti o ti spacco. Aiutami dai, prova con quell’altra.

Sibilla si accanisce sull’altra finestra per schiodare gli scuri.

Pierina e Sibilla riescono ad aprire contemporaneamente le due finestre.

ECLISSI

Dalle finestre entra una luce grigia, lunare. Come se fuori fosse già notte. Un silenzio irreale, magico e sinistro. Il sole è quasi completamente oscurato dalla luna.

PIERINA – Non può essere.

SIBILLA - E’ già buio?

PIERINA – Non proprio.

SIBILLA – Sembra un nuvolone che passa davanti al sole.

PIERINA – Senti che silenzio.

SIBILLA – Gli uccelli hanno smesso di cantare.

PIERINA - Che strana luce. Mi vengono i brividi. Non c’è nessuno in giro.

SIBILLA – Anch’io ho paura. Però è bello. Sembra la fine del mondo.

PIERINA – Hai visto il sole?

SIBILLA – Accidenti, scompare davvero.

PIERINA – Ho freddo. S’è alzato il vento.

SIBILLA – Quanto durerà?

Sibilla sale sopra il tavolo, apre l’abbaino e con il busto emerge fuori dal tetto.

Guarda direttamente l’eclissi senza schermarsi gli occhi.

PIERINA – Non devi guardarlo. (Cerca di tirarla giù afferrandola per le gambe) Sei matta? Così diventi cieca.

SIBILLA – No, lasciami. Voglio vedere. Sembra che la luna stia … morsicando il sole.

Anche Pierina sale sul tavolo e guarda l’eclissi senza schermarsi. Ora guardano tutte due con gli occhi rivolti verso il cielo.

PIERINA – Quanto durerà?

Sibilla non risponde e continua a guardare.

PIERINA – Non è la seconda volta che vediamo l’eclissi?

SIBILLA – Ha una forza. Magnetica. Mi risucchia. Perché dici che è la seconda volta?

PIERINA – Me l’ero dimenticato. Ma adesso che la vedo, mi torna in mente.

SIBILLA – Che strana sensazione. Non ho mai provato una cosa simile.

PIERINA – Sì, l’abbiamo già provata. Tanti anni fa.

SIBILLA – E’ la prima volta che vedo uno spettacolo del genere. Altrimenti me lo ricorderei.

PIERINA - Ti ricordi di Black?

SIBILLA – Quel bastardo? Certo che me lo ricordo. Mordeva tutti. Ha lasciato i segni anche a me. Ma non era cattivo.

PIERINA – Quel giorno c’era anche Black. Era un giorno speciale.

SIBILLA – Che giorno? Io non ricordo nessun giorno speciale.

PIERINA - Eravamo piccole. C’era ancora papà. E anche Black.

SIBILLA – Era incrociato con un lupo. E’ per questo che era così selvatico.

PIERINA – Non mi ricordo quanti anni fa. So che era inverno e tu avevi i capelli corti. Mi ricordo che la mamma ci aveva fatto tagliare i capelli.

SIBILLA – Hai visto? (Le mostra il caschetto corvino) Erano anni che non mi tagliavo più i capelli.

PIERINA - La mamma li aveva fatti tagliare anche a me, ma non corti come i tuoi. Papà se ne era accorto. Aveva detto, maschiaccio. Sembri un maschiaccio. Selvatica come tua sorella.

SIBILLA – (Chiude gli occhi e inspira profondamente) I lupi sono animali selvatici. Dormono sotto le stelle e scavano la tana nella terra. Mi piace l’odore della terra.

PIERINA – C’era stata un’eclissi, proprio come adesso. Black ha cominciato a ululare.

SIBILLA –. Hai mai sentito un ululato. Dà i brividi.

PIERINA – Papà voleva farci vedere l’eclissi.

SIBILLA – Anche gli animali lo sentono. Si agitano. Possono arrivare anche a mordere. Così …(Fa il gesto di azzannare rabbiosamente qualcosa)… I morsi fanno male.

PIERINA – Papà lo ha colpito perché la smettesse. Lo ha colpito con un bastone.

SIBILLA – (Fissa con gli occhi sbarrati il cielo ) E’ per questo che uccidono. Per difendersi.

PIERINA - Noi ci siamo messe a piangere. Volevamo bene a Black. Non potevamo vedere una cosa così.

SIBILLA – Potrei stare qui per ore, a guardare il cielo. Meglio di una preghiera.

PIERINA – Poi Black gli è saltato addosso.

SIBILLA – Sono calma, calma come non lo sono mai stata. E mi sento carica, piena di energia.

PIERINA – L’ha azzannato gola.

SIBILLA – Guarda, una stella. Il cielo … com’è nero!

PIERINA – Il sangue. C’era tutto quel sangue sulla neve. Papà ci implorava con gli occhi.

SIBILLA – Adesso è tutto coperto. Il sole non c’è più. Non c’è più. E’ rimasto un buco nero.

PIERINA – Poi papà è morto, e noi abbiamo detto che era stato un lupo. Un lupo con gli occhi gialli.

Pierina e Sibilla guardano il cielo in silenzio.

SIBILLA – Sta cambiando. La luce sta cambiando, è proprio come quella volta.

PIERINA – Allora lo sapevi?

SIBILLA – No, non lo sapevo. Me lo sono ricordata adesso.

PIERINA – E’ finita. Sta tornando il sole.

SIBILLA – .(Mette la testa fra le mani chiudendo gli occhi) Mi fissava, mi fissava. Io lo guardavo e non provavo niente.

PIERINA - Se ci penso...(Estatica) E’ come se fosse appena successo.

SIBILLA – (Torna a fissare il sole) Guarda. Non ci sono più le nuvole.

PIERINA - Siamo rimaste lì a guardarlo morire.

SIBILLA – Io volevo farlo morire. Mi terrorizzava. Era un uomo cattivo.

PIERINA - Anch’io non ho provato niente.

SIBILLA – Lo senti? E’ il rumore del vento. Non c’è niente che possa fermarlo.

PIERINA – E’ di nuovo chiaro. Che grande. Se continuo a fissarlo, mi risucchia.

Un urlo strozzato. Pierina e Sibilla si voltano. I loro occhi sono gialli e luminosi. Le due sorelle scendono nel soggiorno, si prendono per mano e si avvicinano lentamente alla porta.

LUNA NUOVA

Una luce più calda si diffonde nel soggiorno e tutto ritorna ad avere un aspetto di normalità. La tavola è apparecchiata.

La porta della camera da letto è spalancata. (Da questo momento rimarrà sempre aperta) Sibilla compare sulla soglia della camera con una pentola. Pierina è in cucina. Ogni tanto s’intravede trafficare ai fornelli. Ha in mano un grosso coltello.

PIERINA – (Dalla cucina) Lo faccio a dadini?

SIBILLA – (Un po’ stralunata) Non farli troppo piccoli.

PIERINA – Bisogna pur metterli nell’olio a rosolare.

Sibilla si affaccia alla porta della cucina.

PIERINA - Così vanno bene?

SIBILLA – Sono troppo piccoli.

PIERINA – Senti, vuoi che non sappia come va preparata la carne per le polpette?

SIBILLA – Sei tu la cuoca. Ma non sopporto certe ipocrisie. La carne deve essere carne.

PIERINA - Non c’è nulla di ambiguo nelle mie polpette.

SIBILLA – Vuoi mettere un bel pezzo di carne rossa con tutti i nervi e la pelle attaccata. Le polpette non sono carne. (Entra in cucina, lascia la pentola vuota e ne prende una fumante. Torna in soggiorno e va verso la camera da letto) Quando vedo la carne devo pensare che era viva.

PIERINA – (Dalla cucina) La cotenna la lascio?

SIBILLA – (Dalla camera) Fai come vuoi.

PIERINA – La cotenna dà sapore. Io vado matta per la cotenna. Se penso alla cotenna mi viene in mente la mamma. Il giorno dei morti faceva bollire i ceci e ci metteva dentro un bel pezzo di cotenna grassa.

SIBILLA – Vieni ad aiutarmi invece di chiacchierare.

Pierina non si muove.

SIBILLA – (Si affaccia alla porta della camera) Non serve. Ho già fatto. (Rientra) Che non ti passi più per il cervello di farlo ancora. Potevi romperti l’osso del collo.

PIERINA – (Dalla cucina) Ce la fai da sola?

SIBILLA – (Dalla camera) Benissimo. E’ quasi pronto.

PIERINA – Ho messo su dell’altra acqua.

SIBILLA – Ci vorrà una bella strofinata per togliere tutta questa ruggine.

PIERINA – Quando vuoi. L’acqua è già calda.

Sibilla esce dalla camera con una pentola in mano ed entra in cucina.

S’intravedono tutte e due armeggiare ai fornelli.

PIERINA – Lo depili?

SIBILLA – Sei matta? Ha dei bei peli lunghi e neri.

PIERINA – Peli?

Sibilla va in soggiorno con una pentola. Pierina la segue con un coltello in mano.

SIBILLA – Sì, peli. Averli e lasciarseli crescere dovunque. Come gli animali. PIERINA – (Si ferma davanti allo specchio e si mette di profilo) Mi tira già la pelle. Presto la mia pancia diventerà come un pallone.

SIBILLA – (Sibilla la guarda) La pelle è elastica. (Entra in camera da letto con la pentola)

PIERINA – (Continua a guardarsi allo specchio) E dopo? Per un po’ sarò un sacco vuoto. Floscia e sgonfia.

SIBILLA – (Dalla camera) Il nostro corpo muta in continuazione.

PIERINA – Sì, ma vorrei riprendere la mia linea.

SIBILLA – Sarai diversa. Più matura. Sarai una mamma.

PIERINA – Ancora non mi ci vedo con tre marmocchi.

SIBILLA – Sembra un’anguilla. Mi scappa da tutte le parti. Ahia! Adesso lo metto sulla poltrona.

Dalla camera si sente trascinare qualcosa.

SIBILLA – Puoi venire un attimo?

PIERINA – Cosa c’è?

SIBILLA – Solo un momento.

Pierina va in camera, ha ancora il coltello in mano.

SIBILLA – (Dalla camera)Tienilo così. Aspetta.

PIERINA – (Dalla camera) Cade, cade.

SIBILLA – Se non lo tieni fermo non riesco a metterlo su dritto.

PIERINA – Mi è scivolata la mano.

SIBILLA – E posa quel coltello, accidenti! Riproviamo.

PIERINA - Dai, ora.

SIBILLA - Piano.

PIERINA – Ce l’hai?

SIBILLA – Quasi.

PIERINA – Sbrigati. Non so quanto reggo.

SIBILLA - Più in alto.

PIERINA – Così?

SIBILLA - Ancora un pochino.

PIERINA – Sono al massimo.

SIBILLA – Ecco. Ora fallo girare.

PIERINA – Lo hai messo a rovescio.

Un tonfo sordo.

SIBILLA – Uffa. Se non stai attenta lo rovini tutto.

PIERINA – Così mi sembra perfetto.

SIBILLA – E’ bellissimo.

PIERINA – Posso restare un po’? Voglio provarlo.

SIBILLA – Sì, ma fai piano.

Sibilla torna in soggiorno. Controlla la posizione delle posate. Si accorge che mancano i tovaglioli. Va alla credenza, li prende, torna alla tavola. Si sente un trambusto provenire dalla camera da letto.

PIERINA - Ah, ah, ah. (Continua a ridere come se qualcuno le stesse facendo il solletico) No, così no. Ah, ah, ah. Non ce la faccio più. Basta, basta. Ah, ah, ah! Mi faccio la pipì nelle mutande. Per favore, basta. Hi, hi, hi. Ho, ho. Ho. Ha, ha , ha. Muoio, muoio.

Pierina entra correndo seminuda nel soggiorno. Si riveste.

Dalla camera si sente un tonfo, come un corpo che cade e rovina sul pavimento. Sibilla si precipita in camera da letto. Pierina intanto si riassetta la pettinatura.

SIBILLA – (Dalla camera. Molto irritata) Lo hai fatto ancora?

Pierina si immobilizza. Guarda in direzione della porta della camera.

SIBILLA – Che disastro! E’ tutto un groviglio di coperte. Cosa ti ha preso?

Pierina alza le spalle.

SIBILLA - Ci vorrà un’ora a rifarlo.

PIERINA – (Pierina va verso la borsa, la apre e prende un tubetto di rossetto) Lascia stare. Mi piace così. Mi ci faccio una cuccia.

SIBILLA – Perché hai annodato le lenzuola?

PIERINA – (Si dà il rossetto sulle labbra) Ho fatto una ciambella per stare più calda. Mi avevi detto che potevo starci.

SIBILLA – Non immaginavo certo che lo conciavi così.

Pierina ritorna in cucina. Si sente il coltello battere sul tagliere. Riprende ad affettare la carne.

SIBILLA – Guarda che roba. Anche la coperta di cotone! Tutta strappata. Con le unghie lo ha fatto. (Entra in soggiorno con in mano un cuscino ridotto a brandelli. Si siede sfinita sul divano) Io non so cosa dire. Nel materasso c’è un buco. Hai rotto anche le federe. (In direzione della cucina) Se scavi nel letto un’altra volta giuro che ti lego.

PIERINA – (Dalla cucina) Non l’ho fatto apposta.

SIBILLA – (Si accende una sigaretta. Alla prima boccata comincia a starnutire) Forse è meglio se dormi nella legnaia. Almeno lì non fai danni. Ti prendi la coperta di cotone. Ormai è tutta rovinata. (Starnuta)

PIERINA – (Esce dalla cucina e si siede vicino a Sibilla) Non mi va di stare da sola nella legnaia. Ci saranno i topi. Io ho paura dei topi.

SIBILLA - Non ci sono topi.

PIERINA – Una volta c’erano (Starnuta).

SIBILLA – Da quando non ci tengo più il pane secco non ci sono più topi.

PIERINA – Mi prometti di non chiudermi a chiave?

SIBILLA – Perché dovrei farlo? (Starnuta)

PIERINA – Ogni tanto Papà ci chiudeva lì dentro. Ci metteva in castigo. (Starnuta) Non sopporto di stare chiusa.

SIBILLA – (Starnuta) Dici che sono le sigarette ?

PIERINA – Da un po’ anche a me fa quell’effetto.

SIBILLA – Non capisco perché?

PIERINA – Ti sei arrabbiata?

SIBILLA – No. Ma pensavo fosse più facile con te. Non siamo più abituate a stare insieme.

PIERINA – Forse è perché sono incinta.

SIBILLA – E pensare che sei solo all’inizio.

PIERINA - Te l’ho detto che ho bisogno di scavarmi un posticino.

SIBILLA – Non pensavo dicessi sul serio.

PIERINA – Mi dà sicurezza.

Sibilla starnutisce a ripetizione.

PIERINA – Non starai esagerando con quelle sigarette?

SIBILLA – Non mi era mai successo.

PIERINA – Forse è un segnale.

SIBILLA – Un segnale? Di cosa?

Dalla camera da letto provengono bagliori di luce rossa intermittenti. Pierina si alza come attratta da quella luce e entra nella stanza. Sibilla si accuccia e striscia carponi fino dentro la legnaia.

Pierina rientra in soggiorno. Ha in testa un cappello da uomo, si guarda intorno.

SIBILLA - (Esce dalla legnaia, con un aspirapolvere. Vede Pierina. Accende l’aspirapolvere e inizia a pulire il soggiorno. Parla ad alta voce per superare il rumore dell’aspiratore) Ti ha slegato, vero? Non credere di poter girare per casa. Qui non ti ci voglio.

PIERINA– (Si va a sedere sulla poltrona. Parla con una voce roca, maschile. Anche lui è costretto a urlare per via dell’aspirapolvere) Ci batte il sole di là. Qui fa più fresco.

SIBILLA – (Gli fa alzare i piedi) Spostati. Dai fastidio.

Pierina collabora di mala voglia.

SIBILLA - Non vedi che sto aspirando?

Pierina mette i piedi sul tavolino. Si accende un sigaro.

SIBILLA – (Starnuta. Si fa aria con la mano) I tuoi maledetti sigari.

PIERINA – Non è ancora pronto? Sto morendo di fame.

SIBILLA – Prima devo finire. Poi si mangia.

PIERINA – In questa casa non c’è mai un attimo di tregua. Sei sempre lì a pulire. Mai una volta che si possa stare tranquilli. Non capisco perché devi pulire. Non c’è un filo di polvere. (Passa una mano sul tavolino) Toh, pulitissimo. Mi sembri un po’ tocca. Continui a passare quell’arnese per tutta la casa come se ce ne fosse veramente bisogno. (Sibilla non lo ascolta e continua ad aspirare) Se fossi in te mi preoccuperei. Guardi la tv e aspiri tutto il giorno. Non fai altro. Pensaci. Si possono fare tante cose nella vita.

SIBILLA – Non ho tempo. E poi tu che cosa fai? Stai tutto il giorno chiuso di là.

PIERINA – Ho il mio da fare.

SIBILLA – Comunque non mi interessa. Per me puoi fare quello che ti pare. (E’ bloccata dalle sue gambe) Spostati.

PIERINA – (Mette giù le gambe e la lascia passare) Sei sempre lì, curva su quell’aspiratore del cavolo.

SIBILLA – Mi rilassa.

PIERINA - Prima o poi ci rimani attaccata e ti fulmini. Questo maledetto rumore dalla mattina alla sera. Mi fa impazzire.

SIBILLA – (Spegne l’aspirapolvere) Cosa?

PIERINA – Niente, dicevo che potresti uscire, non esci mai.

SIBILLA – Se voglio uscire esco. Solo che non voglio. (Attacca ancora l’aspirapolvere) Cosa facevate di là?

PIERINA – Di là, quando?

SIBILLA – Vi ho sentito ridere. Stai attento a quello che fai.

PIERINA – E’ lei che stuzzica.

SIBILLA – E’ incinta. Lasciala stare.

PIERINA – Ti ho detto che è stata lei. Ha detto che aveva caldo e ha cominciato a spogliarsi. Alla fine è rimasta completamente nuda.

SIBILLA – Te ne approfitti, così lei ti slega. (Spegna l’aspiratore) Cammina, andiamo di là.

PIERINA – Io non ci vengo di là. Fa caldo.

SIBILLA – Vai subito in camera!

PIERINA – No.

SIBILLA – Ubbidisci. (Brandisce il tubo dell’aspiratore come un’arma)

PIERINA – Uffa. Come si fa a continuare così. (Si alza e cammina con lentezza verso la camera)

SIBILLA – Fila!

Pierina va in camera da letto. Sibilla lo segue con in mano l’aspiratore. Dopo poco si sente di nuovo attutito il rumore dell’aspiratore provenire dalla camera. Pierina ritorna in soggiorno. E’ senza cappello. Va in cucina.

PIERINA – (Dalla cucina. Ha di nuovo la sua voce normale) Le polpette sono pronte. Le metto nei piatti?

Non si sente più il rumore dell’aspiratore. Sibilla rientra in soggiorno. Ha in mano una ciotola per cani.

SIBILLA – Aspetta, finisco di aspirare di là così non ci penso più. (Va alla porta della cucina e porge a Pierina la ciotola) Cosa ti è venuto in mente di slegarlo. Lo sai che deve stare legato.

PIERINA – Mi faceva pena, poverino. (Le restituisce la ciotola piena d’acqua)

SIBILLA – (Prende la ciotola e attraversa il soggiorno) C’era il tappeto tutto pieno di peli. Non faccio altro che pulire in questa casa. Io sono stufa.

PIERINA – (Dalla cucina) Se vuoi vado io.

Sibilla non l’ascolta e entra nella camera da letto.

PIERINA - Dai rilassati. Mettiti davanti alla tv, ci metto un minuto.

Sibilla rientra in soggiorno. Ha in testa un cappello da uomo. Si guarda intorno.

SIBILLA – (Si rivolge a Pierina che è ancora in cucina con voce roca, maschile) Quando è nervosa fa così. Pulisce tutto il giorno con l’aspiratore.

PIERINA – (Esce dalla cucina e vede Sibilla) Come hai fatto a slegarti? Se lo viene a sapere Sibilla stai fresco.

SIBILLA – (Si siede sul divano e mette i piedi sul tavolino) Perché, credi che lei non lo sappia? Lo fa apposta. Fa finta di legarmi. Così di notte la vado a trovare nel suo letto. E’ quello che vuole. La eccita moltissimo. (Pierina si avvicina al divano e rimane in piedi di fronte a lui) Siediti. Non ti mangio mica. (Pierina si siede accanto a Sibilla) Non è tanto a posto la tua sorellina, lo sai vero? Quando le vengono le smanie è meglio starle lontani.

PIERINA – Non dire scemenze. Sai solo dire scemenze.

SIBILLA – Dai, vieni qui (La stringe con forza)

PIERINA - (Gli sfugge dalle braccia) Smettila.

SIBILLA – Fai tanto la delicata, ma prima mi sei saltata addosso. Non è così?

PIERINA – Non ricominciare. (Guarda verso la camera) Potrebbe tornare da un momento all’altro.

SIBILLA – No, non credo. Oggi è il santo giorno delle pulizie. Ora è di là che sta facendo gli armadi. La casa rimane nel caos per mesi, poi di colpo lei decide che si deve mettere ordine. Nei cassetti era tutto mischiato. Roba pulita, sporca, inverno, estate. Tutto un mucchio. Ma tra poco regnerà un ordine perfetto. Non ha misura. Non conosce la moderazione. Passa dalla baraonda all’ordine maniacale. Non ho mai conosciuto una così.

PIERINA – Spesso succede anche a me. Non so cosa ci prende.

SIBILLA – No, lei è diversa. E’ capace di perdere qualsiasi cosa. Non so quante volte ho dovuto rifare il mazzo delle chiavi.

PIERINA – Quando sono arrivata c’era la porta aperta.

SIBILLA – Vedi. (Fa un gesto spazientito) Le ha perse di nuovo. Lascia tutte le luci accese, adesso le è venuta la mania di pregare. Se c’è una cosa che mi manda in bestia è quando prega. Cosa preghi cosa, le dico? Non sei neanche credente. Ora, bisogna almeno essere un pochino credenti, no? Altrimenti è da pazzi. (Si accende il sigaro) Fiato sprecato. Dice che ognuno ha un suo dio. Che dio si manifesta, in … bo? Lo sai tu?

PIERINA – (Starnuta) Io?

SIBILLA – Ora che ci sei tu si trattiene, ma di solito qui è tutto un rosario. Candele, crocefissi, madonne. Dice che si deve tenere lontana la bestia. L’unica bestia che vedo è quella che si scatena quando pulisce. (Pierina continua a fissarlo in silenzio) Beh? Hai perso la lingua? Ma voi due siete proprio gemelle o cosa? Perché non vi assomigliate per niente. Neanche di carattere, dico.

PIERINA – Anzi è il contrario. Da piccole non facevamo mai niente se non eravamo insieme. Se volevo una cosa la voleva anche lei.

SIBILLA – E adesso?

PIERINA – Adesso? (Si alza) Adesso devo andare in cucina altrimenti stasera non si mangia.

SIBILLA – In questo siete uguali. O forse siete tutte così. E’ quel senso del dovere che vi frega. (La ferma con le gambe e non la lascia passare) Lasciati un po’ andare, tanto quell’altra non ci sente. (La costringe a sedersi in braccio) E’ buono questo tuo profumo. (Le annusa il collo da vicino) Cos’è?

PIERINA – (Divertita) Muschio notturno. Credo che si chiami così.

SIBILLA – Mi piace. Sai di selvatico.

PIERINA – Come sei insidioso stasera.

SIBILLA – Mi fai perdere la testa. (Cerca di sbottonarle la camicetta)

PIERINA – Aspetta, non qui. (Lo respinge) Non è il momento. (Si divincola da lui , si alza, va allo specchio e si sistema la camicetta)

SIBILLA – Peggio per te.

PIERINA - Vai di là, piuttosto.

SIBILLA – (Si alza) Allora ti aspetto?

PIERINA – Non lo so….forse.

SIBILLA – (Si avvicina a Pierina da dietro) Abbiamo tutta la notte. Lei si mette i tappi nelle orecchie. Dice che sente i rumori. Ha la fobia dei rumori. (La cinge sui fianchi)

PIERINA – (Gli sguscia via dalle mani) Vai subito di là! Non farmelo ripetere.

SIBILLA – Ssst. (Abbassando la voce) Cosa urli che quella sente.

PIERINA – (Decisa) Appunto. Almeno la finisci.

SIBILLA – Cattivona. (Cerca ancora un contatto fisico con Pierina)

PIERINA – (Autoritaria) Ho detto basta. Adesso fila!

Sibilla va verso la camera da letto. Si ferma sulla soglia, si gira e le manda un bacio. Scompare nella stanza.

Pierina va in cucina. Torna in soggiorno con una zuppiera. La posa al centro della tavola. Guarda in direzione della camera da letto.

PIERINA – Sibilla. E’ pronto. Vieni?

Silenzio

SIBILLA – (Dalla camera con la sua voce normale) Ho finito. Mi manca ancora un cassetto.

PIERINA – Sbrigati se no si fredda tutto. (Si guarda in giro con aria divertita)

SIBILLA – Ho visto che si è slegato di nuovo. (Pierina va verso la legnaia) Ma adesso l’ho sistemato per bene. Così ci lascia mangiare in pace. (Pierina si accuccia e entra carponi nello stanzino chiudendosi dentro)

Sulla soglia della camera da letto compare Sibilla con l’aspirapolvere in mano. Questa volta non ha più il cappello in testa.

SIBILLA – Pierina. (Si guarda in giro) Pierina. … Dove sei finita? (Dà un’occhiata anche in cucina)

Sibilla si dirige con l’aspirapolvere verso la legnaia.

SIBILLA - (Apre la porticina e vede Pierina) Ah. Sei qui? Cosa ci fai nella legnaia?

PIERINA – (Striscia fuori fino a raggiungere Sibilla) Cosa vuoi che ci faccia nella legnaia? Mi nascondevo.

SIBILLA – Ti nascondevi?

PIERINA – Non ti ricordi? Abbiamo giocato tante volte a nascondino qui dentro.

SIBILLA – Adesso non mi va. Non ce la faccio più a stare in piedi. Ho la schiena rotta.

PIERINA – Mettiti giù, allora?

Sibilla ripone l’aspirapolvere nella legnaia e si accuccia vicino a Pierina.

PIERINA - Mi piace quando stiamo insieme così.

SIBILLA – Era un pezzo che non ci succedeva più.

PIERINA – Dici che siamo cambiate?

SIBILLA - Non mi pare. Io mi sento la stessa. Ridevamo sempre come due oche.

PIERINA – Me la facevo addosso dal ridere. D’estate giocavamo fino a quando diventava buio.

SIBILLA – Da un po’ di tempo i miei occhi vedono nel buio. Capita così anche a te?

PIERINA – (Ha una voce diversa, stridula) La mamma ci chiama. Ha detto che dobbiamo rientrare subito.

SIBILLA – (Anche Sibilla ha una voce alterata) Guarda la luna.

PIERINA – E’ proprio dietro quegli alberi. (Si gira di scatto) Hai sentito?

SIBILLA – No.

PIERINA – Una voce. Sembrava l’uomo nero.

SIBILLA – Non è l’uomo nero, è papà che vuole farci paura.

PIERINA - Era una voce stranissima.

SIBILLA – Per forza è strana. Parla dentro il tubo della stufa.

PIERINA – Non sembra la voce di papà.

SIBILLA – Forse allora è la voce dell’uomo nero.

PIERINA – Non mi fa ne caldo ne freddo.

SIBILLA – Allora perché hai paura?

PIERINA – (Piagnucolando) Io non ho paura.

SIBILLA – (Cantilenando) Pierina ha paura, Pierina ha paura.

PIERINA – Non è vero, non è vero.

SIBILLA - Ssst! (Sussurra a bassa voce) Ferma. E’ proprio dietro di te. (Pierina s’irrigidisce). E’ un’ombra nera grande come un orso. Mamma, che unghie! (Pierina si copre gli occhi con le mani) Attenta, ora ti prende, ti prende, ti prende… (Cerca di prenderla alla gola)

PIERINA – (A voce normale) Smettila, adesso basta. (Le dà un violento strattone)

SIBILLA – (Anche lei ha la voce normale) Ma sei scema?

PIERINA – Lo sai che non mi piace quando fai così. Mi hai fatto venire paura.

SIBILLA – Pensavo ti fosse passata. E’ un gioco, no? Giocavamo a farci paura.

PIERINA – Senti. (Le prende una mano e se la mette sul cuore) Senti come batte.

SIBILLA – Stanotte dormiamo qui. Stiamo vicine vicine. Ti va?

PIERINA – Non avevo il coraggio di chiedertelo.

SIBILLA – E se prendessimo da mangiare? Lo porto qui.

PIERINA – Ho messo tutto sul tavolo.

Sibilla va alla tavola, versa la zuppa nelle ciotole e torna alla legnaia con in mano le scodelle. Intanto Pierina ha spento la luce del soggiorno e acceso un cero.

PIERINA (Con la candela in mano va verso la legnaia, si accuccia ed entra) Non è meglio così?

Sibilla raggiunge Pierina dentro la legnaia. Si mettono sulla soglia della porta con la testa di fuori. Iniziano a mangiare portando la scodella alla bocca.

SIBILLA – Hai visto?

PIERINA – Cosa?

SIBILLA – Un fascio di luce.

PIERINA – No. Non ho visto niente.

SIBILLA – Aspetta! Si è acceso di nuovo.

PIERINA – Sarà la luna.

SIBILLA – Era una luce. Si muoveva. Scendeva giù. Frugava nel bosco, poi girava e puntava in alto, verso il cielo.

PIERINA - Adesso l’ho vista anch’io. Sono tante.

SIBILLA – Sono più d’una. Sembrano stelle cadenti. Ma non sono stelle. Dobbiamo andare via.

PIERINA – Perché? Io sto bene qui. Mi sento finalmente a casa.

SIBILLA – Ho un presentimento.

PIERINA – Di che genere?

SIBILLA – Ci siamo spinte troppo in là.

PIERINA – Io invece mi sento tranquilla.

Sibilla sembra distratta.

PIERINA – A cosa pensi?

SIBILLA – A niente. Ascolto i rumori. Certe volte non mi fanno dormire.

PIERINA – Non pensarci. Si sta bene qui. C’è un buon odore di muschio.

SIBILLA – Anche a me piace.

PIERINA – Potremmo vivere sempre così. Pensando solo a mangiare, a dormire e a stare bene. Invece c’è sempre qualcosa che rovina tutto.

SIBILLA – Non è colpa nostra.

PIERINA – Eppure di qualcuno dev’essere.

SIBILLA - All’inizio Dio ha creato la terra. Poi ha fatto l’uomo.

PIERINA – E l’uomo ha costruito le città.

SIBILLA – Poi Dio ha creatogli animali.

PIERINA - E l’uomo li ha domati.

SIBILLA - E Dio ha aiutato l’uomo a diventare sempre più potente.

PIERINA – Fino a che l’uomo ha esagerato.

SIBILLA – E ha rovinato tutto.

PIERINA – Così alla fine la donna erediterà la terra.

Improvvisamente il buio del soggiorno è squarciato dalla luce.

Fasci luminosi incominciano a roteare come torce che cercano nella notte.

BUIO

NUOVA LUNAZIONE

E’ una notte scura, in cielo si vede il primo quarto della luna crescente.

In lontananza si sentono i rumori delle auto che sfrecciano sull’autostrada.

Il rumore amplificato del nastro di un registratore che si riavvolge, si ferma e riparte.

PIERINA: (voce dal registratore)…I pensieri allora mi vanno indietro. Ricordo la volta che io e Sibilla ci siamo riviste. Era l’undici agosto dell’anno … (Scariche elettriche e ronzii)

SIBILLA (Ha in mano il registratore. Vediamo solo la sua bocca): Tra le cose di Pierina ho trovato questo piccolo registratore e ho pensato di incidere la mia voce. Non so quanto potrò resistere, perché ho difficoltà ad articolare le parole. Se parlo molto lentamente con i toni bassi non mi succede, altrimenti non controllo più la voce. (Si sente guaire) Devo stare calma. Non voglio rovinare tutto. E’ importante. Qualcuno prima o poi l’ascolterà. E così si verrà a sapere come è andata a finire. Quando Pierina è morta le cose sono cambiate. Non più notti insonni a guardare le stelle, niente più corse a perdifiato, né bagni nel laghetto. Ho chiuso anche con le scorribande al rifugio.

(Si sente guaire) I cuccioli di Pierina stanno crescendo bene.

A svezzarli ci hanno pensato le capre, altrimenti non so come avrei fatto. Hanno un latte dolce come quello delle donne. Ho trovato un bel nascondiglio. E’ una vecchia cisterna di cemento, poco distante dallo snodo autostradale. Con qualche straccio e due rami è diventata accogliente e sicura. Non ci troveranno. Mi spiace solo che da qui non si possa vedere la luna. La sera ci addormentiamo con il rumore dei camion che passano.

Da quella notte, non sono più tranquilla, mi assopisco, ma c’è sempre una parte di me che è sveglia. Basta un fruscio, uno stecco spezzato e subito i nervi mi saltano. Ieri ho sbranato un cane. Non volevo farlo, ma temevo che andasse in giro a dire qualcosa. Non ci si può mai fidare dei cani.

Gli uomini che hanno ucciso Pierina forse erano stati avvisati proprio da uno di quei bastardi. A volte penso a quando eravamo insieme, a come respiravamo l’aria della notte. Ci ubriacavamo dell’odore della terra.

Io impazzivo per la scia di selvatico che lasciano i cinghiali. Pierina era meno selettiva, amava l’odore del muschio, l’umido dei boschi, dove crescono i funghi e tutto odora di muffe e zolfo. La notte in cui sono venuti io ero stata al rifugio, ho visto un certo trambusto e le jeep salire con i fari che frugavano nel bosco. Allora sono tornata indietro, ma era troppo tardi. Dal punto dov’ero nascosta potevo vedere l’imbocco della tana. Pierina stava lì, davanti allo scavo, con i denti bianchi che brillavano, illuminata dalle torce. Non hanno cercato nemmeno di catturarla. Uno di loro ha sparato, a freddo, senza preavviso. Un colpo, poi un altro e un altro ancora. Pierina si è afflosciata senza più muoversi. Poi l’hanno girata con un calcio per vedere se era ancora viva. L’hanno trascinata sull’auto. Ridevano.

Io ero lì, in silenzio, con il cuore che batteva forte.

Aspettavo solo il momento di saltare fuori.

Immagine sfuocate di un bosco. Si sente un respiro affannoso. Il respiro si trasforma in un ringhio feroce. Dal buio un lupo s’avventa con le fauci spalancate.

Milano, 7 luglio 2000

Un ringraziamento particolare

a Lorenzo Loris

senza la cui preziosa determinazione

questa avventura

non sarebbe arrivata

a buon fine.

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