La sedia a dondolo

 


un atto di Ezio d'ERRICO

da IL DRAMMA n. 318 - Marzo 1963

PERSONE

PAOLO

VALENTINA

Tinello arredato con mobili di un moderno dozzinale. Una credenza, un tavolo, qualche sedia. In prima quinta, a destra di chi guarda, una sedia a dondolo di legno ricurvo. In prima quinta a sinistra, una finestra. Ingresso in fondo. Un uscio a destra, uno a sinistra. Sulla credenza un apparecchio-radio di modello antiquato, acceso. Alle pareti oleografie da poco prezzo, incorniciate. La pioggia batte ai vetri. All'aprirsi del velario in scena soltanto Paolo che siede a un capo del tavolo. Davanti a lui una bottiglia di anisette e un bicchiere. Paolo un giovane allampanato, con lunghe braccia e mani nodose. Il viso inespressivo. Gli occhi piccoli sotto la fronte resa pi bassa dai capelli a frangetta, fissano il vuoto. Pu darsi che si avvicini alla trentina, ma sembra un grosso bambino cresciuto troppo in fretta.

Radio(voce femminile con dizione rapida e monotona) Ieri continuato il dibattito per le ratifiche sugli accordi dei complessi interprovinciali in esecuzione dello scambio di note avvenuto fra le parti in causa, onde attuare le clausole dell'intesa per le norme che sanciscono gli articoli primo e secondo del quarto protocollo generale della convenzione riguardante il riconoscimento della sentenza arbitrale sul patto di mutua assistenza per l'organizzazione dei gruppi cointeressati alla revisione parziale dello Statuto approvato nella seconda sessione del comitato interregionale. Molti gli interventi, che furono poi riassunti dal relatore di maggioranza. L'ora tarda non ha permesso che si giungesse a una votazione, la quale pertanto stata rimandata a giorno e ora da stabilirsi. (Pausa) Abbiamo trasmesso le ultime notizie del giornale radio del pomeriggio. Sono le ore quattordici, cinque primi e otto secondi.

(Pausa e subito dopo una voce maschile)

Notizie sportive. Calcio...

(Fuori scena trillo prolungato di campanello. Paolo si alza)

...La federazione calcistica riunitasi ieri comunica...

(Paolo spegne la radio ed esce per il fondo. Confuse battute fuori scena. Poi entra Valentina, una donna fra i quarantacinque e i cinquanta, piuttosto formosa, n bella n brutta, vestita con una certa pretesa di eleganza. Ha i capelli parzialmente incappucciati in un fazzoletto a vivaci colori legato sotto il mento. In una mano regge la valigia, nell'altra l'ombrello gocciolante. Posa sul tavolo la valigia e siede).

Valentina(ansimando un poco e come continuando un discorso) ...e avesse smesso un momento di piovere... un momento solo.

Paolo(squittendo) Anche qui, anche qui...

Valentina Cateratte... Dico cateratte... Ti raccomando poi quel famoso diretto delle dieci e quarantacinque.

Paolo(sorridendo) Perch me lo raccomandi? (Guarda teneramente Valentina e la stringe fra le braccia con slancio infantile).

Valentina(togliendosi il fazzoletto) Intanto un treno troppo corto. Ora io dico, se non potete accorciare i viaggiatori, allungate almeno i treni. Poi quaranta minuti di ritardo.

Paolo Quaranta minuti?

Valentina(sbottonandosi il soprabito) E ad ogni stazione il ritardo aumentava. Come la pioggia.

Paolo Infatti non sapevo pi cosa pensare. Mi avevi detto...

Valentina(interrompendo) Ti avevo detto, s, povero caro. (Si alza e gli fa una rapida carezza).

Paolo L'essenziale che tu abbia trovato un posto d'angolo.

Valentina Niente angolo, niente. Un treno senza angoli e senza posti. E una folla strabocchevole... Ho creduto di soffocare per il tanfo. incredibile come la pioggia ravvivi i cattivi odori del nostro prossimo. (Togliendo dal taschino di Paolo il fazzoletto e annusandolo) Ah.... mi sento rinascere. (Rimette a posto il fazzoletto) Hai cambiato profumo?

Paolo No. sempre quello che mi hai regalato.

Valentina Tutto sembra diverso quando si ritorna a casa. (Osservando Paolo) Ti trovo un po' palliduccio. (Passandogli le dita fra i capelli) Non ne vuoi sapere di farti la scriminatura da una parte.

Paolo(sottraendosi) Sai pure che non usa.

Valentina Non ti sapevo conformista.

Paolo Non si tratta di conformismo. La scriminatura non mi mai piaciuta.

Valentina Eppure ti donerebbe.

Paolo Ti prego... ottocentesco.

Valentina Beh... (Afferrando la valigia e avviandosi per la sinistra) Versami un goccio di anisette, sono intirizzita. (Via).

(Paolo va alla credenza, ritorna con un bicchierino e mesce).

Valentina (rientrando) Perch non mi hai dato il tuo?

Paolo Scusa. (Travasa il liquore nel suo bicchiere e lo porge) Ecco!

Valentina(sorridendo) Grazie. (Con un'occhiata alla sedia a dondolo) E il signor Gervasutti? fuori?

Paolo(rimettendosi a sedere) S.

Valentina Ne sei certo?

Paolo Certissimo.

Valentina(centellinando il liquore) Con questo tempaccio? (Controllando all'orologio da polso) E poi l'ora della sua siesta...

(Imitando con la mano il dondolio della sedia)

Tic-tac... tic-tac... Come non gli venga il mal di mare, soprattutto dopo mangiato, davvero non lo so. (Scola le ultime gocce di liquore) Vado a disfare la valigia e sono subito da te. (Via per la sinistra).

Paolo(senza muoversi) Vuoi che ti aiuti?

Valentina(voce fuori scena) No, no, me la sbrigo in un attimo. (Pausa) Perch non canti qualche cosa?

(Paolo riempie il bicchiere e lo trangugia d'un fiato)

Mi hai sentito?

(Paolo sospira e non risponde)

Avessi la tua voce di soprano, canterei tutto il giorno. (Pausa, poi come parlando a se stessa) Non capisco come mai il signor Gervasutti sia uscito con questa pioggia. (Tenta di solfeggiare un motivo poi) Paolo...

Paolo S...

Valentina Non parli? Cosa fai?

Paolo Penso.

Valentina A che cosa?

Paolo Cos... a niente di speciale.

Valentina Non ti sarai dispiaciuto perch ho chiesto del signor Gervasutti?

(Paolo non risponde. Fuori scena nuovo tentativo di solfeggio interrotto dal fracasso di un oggetto voluminoso che cade).

Paolo(sussultando) Che successo?

Valentina Al diavolo anche l'attaccapanni! (Riapparendo e dirigendosi verso la credenza) Con questi maledetti muri vuoti, non c' chiodo che tenga... (Frugando nei cassetti) Se metti un chiodo grosso non entra, se lo metti piccolo non regge... (Borbottando fra i denti) Dove sar andato a nascondersi... (Apre le ante inferiori della credenza e continua nelle ricerche) sempre stato qua...

Paolo Che cosa?

Valentina Il martello. (Voltandosi) L'hai preso tu?

Paolo(dopo un'esitazione) S.

Valentina E non ricordi dove l'hai messo?

Paolo(fissando il bicchiere) In giardino.

Valentina In giardino?

(Paolo non risponde. Valentina perplessa)

L'hai... dimenticato?

Paolo No. (Lieve pausa) L'ho seppellito.

Valentina Che idea... (Va alla finestra e attraverso i vetri) Dove?

Paolo(restando immobile con gli occhi fissi nel vuoto) In fondo. Vicino al muro dell'edera.

Valentina Dove c' tutta quella terra smossa?

Paolo S.

Valentina(ritornando al tavolo) E perch?

Paolo Non so... stato un gesto istintivo... Magari inutile, lo riconosco.

Valentina(andando alla finestra e aguzzando gli occhi) E hai dovuto smuovere tutta quella terra? (Ritornando al tavolo) Per il martello?

Paolo(tamburellando con le dita sul tavolo) Valentina...

Valentina S...

(Paolo sospira e continua a tamburellare. Valentina attraversa con calma la scena e va a bussare all'uscio di destra) Signor Gervasutti... Signor Gervasutti...

(Socchiude e guarda per lo spiraglio, poi si volta verso Paolo)

Non neanche in camera sua.

(Un silenzio. Ritorna al tavolo, siede e si versa dell'altro liquore)

C' qualche cosa che non mi convince. (Beve) Avete litigato?

Paolo S. (Si versa del liquore e beve).

Valentina Mi pareva di sentirlo. (Pausa) Motivo? (Poich Paolo non risponde) Ti ha fatto spazientire. Il solito spirito di contraddizione... cos? (Paolo fa un gesto vago) Tu avrai detto bianco e lui nero... a meno che tu abbia detto nero e lui bianco... Hai portato pazienza per mezz'ora, per un'ora, poi...

Paolo(con un sospiro) S.

Valentina(alzandosi) Non posso assentarmi nemmeno per tre giorni.

Paolo Cinque giorni.

Valentina Va bene, col viaggio. (Lieve pausa) Ma le cause del litigio?

Paolo Le solite.

Valentina Spiegati meglio.

Paolo La sedia.

Valentina La sedia a dondolo?

(Paolo non risponde. Valentina con dolcezza)

Andiamo, Paolo... Che cosa gli hai detto? Sai pure che ci teneva a quella sedia. Quando l'ha comperata dal rigattiere pareva che avesse trovato chiss che cosa. Un cimelio da museo... un esempio classico di stile Liberty a sentir lui.

Paolo(con un lieve sogghigno) Doveva creargli un'atmosfera umbertina.

Valentina E tu magari glie l'hai disprezzata...

Paolo Non ho disprezzato niente. Gli ho detto che era di Vienna.

Valentina E da chi l'hai saputo che era di Vienna?

Paolo Da te.

Valentina Quando?

Paolo Il giorno stesso in cui l'hanno portata, mi hai detto : Il signor Gervasutti ha comperato una sedia di Vienna .

Valentina Beh, non ricordo. L'avr detto cos per dire.

Paolo Tu non dici mai niente cos per dire.

Valentina E lui stato di diversa opinione?

Paolo Altro che di diversa opinione. andato su tutte le furie e si incaponito a sostenere che le fabbricano in Italia. O per lo meno le fabbricavano in Italia.

Valentina Le sedie a dondolo?

Paolo Sissignore, le sedie a dondolo.

Valentina E allora perch le chiamano di Vienna?

Paolo Lui dice per esterofilia.

Valentina(stringendosi nelle spalle) Il solito cieco nazionalismo.

Paolo Ma no, non si parlava di politica.

Valentina Va bene... e poi?

Paolo Nient'altro. (Lieve pausa) Io accettavo il Liberty, accettavo l'umbertino, ma non ho voluto cedere sull'origine viennese... Oh, bada, solo per difenderti, perch a me non importava nulla... Ma lui niente! Non ha voluto mollare neanche tanto cos. (Lieve pausa) Finalmente per andargli incontro gli ho detto: Va bene, non sar di Vienna, sar austriaca... .

Valentina(con un sospiro) Povero amore...

Paolo stato ancora peggio. Si messo a strillare, con quella sua voce stonata, in falsetto...

Valentina Immagino i tuoi nervi... E allora?

Paolo E allora... Sai come succede. Una parola tira l'altra...

(Un silenzio. Madre e figlio bevono).

Valentina(ritornando alla finestra) Quando accaduto?

Paolo La sera stessa della tua partenza.

Valentina A che ora?

Paolo Non so... saranno state le dieci e mezza.

Valentina E subito dopo... ti venuta l'idea del giardino...

Paolo Subito no... Dopo mezzanotte.

Valentina E hai dovuto far tutto da solo?

Paolo Chi dovevo chiamare?

Valentina Sai pure che hai la punta d'ernia.

(Paolo si stringe nelle spalle. Un silenzio)

E adesso che cosa diciamo?

Paolo A chi?

Valentina Non lo so... Se qualcuno chiedesse...

Paolo Chi vuoi che chieda? Parenti non ne aveva, amici nemmeno.

Valentina Non si pu mai sapere.

Paolo Ma no... lo diceva sempre : Finito io finiti tutti . Era il suo ritornello. (Lieve pausa) Sembrava persino che gli facesse piacere.

Valentina Che cosa?

Paolo Di non dover rendere conto a nessuno.

Valentina Ah... (Dopo riflessione) Un pochino egoista sempre stato.

Paolo Altro che egoista. Io direi addirittura egocentrico.

Valentina Sono sinonimi.

Paolo Credi?

Valentina Certo.

Paolo Per essere sinonimi dovrebbero avere un identico significato.

Valentina Non proprio identico. (Lieve pausa) Giubilo e letizia sono sinonimi, perch entrambi significano allegria.

Paolo Non ne sono molto convinto.

Valentina Comunque non questo il problema.

Paolo D'accordo.

Valentina Dobbiamo pensare all'opinione pubblica.

Paolo In che senso?

Valentina Il signor Gervasutti era nostro inquilino da quasi un anno; tutti lo vedevano andare a prendere il caff al Bar Sport... Poi sedeva su una panca del viale, sempre la stessa panca, e fumava un Virginia. (Come fra s) Quando fumava il Virginia aveva un'aria beata. Deve essere un sigaro distensivo...

Paolo(cupo) L'hai osservato bene.

Valentina Sciocco...

Paolo(a bassa voce) Perch vuoi negarlo. Non avevi occhi che per lui. (Lieve pausa) Eh gi... era l'intellettuale.

Valentina Oh, intellettuale... Usava dei vocaboli un po' ricercati, ecco tutto.

Paolo Sempre gli stessi... Infrastrutture... Concomitante... Polivalente...

Valenttna(dopo una pausa di riflessione) Anche decentrato . E una volta persino catacrsi .

Paolo Catacrsi?

Valentina Catacrsi, s.

Paolo Che significa?

Valentina Me l'ha spiegato ma non me lo ricordo. una parola che deriva dal greco.

Paolo Si scrive col kappa?

Valentina Non lo so.

Paolo Se dici che viene dal greco...

Valentina Me lo ha detto lui.

Paolo(alzandosi) Voglio vedere sul dizionario.

Valentina Ti prego, lascia perdere. Pensiamo invece che cosa potremo dire ai vicini di casa.

Paolo(rimettendosi a sedere) Diremo che partito. (Fra s) Catacrsi...

Valentina(ritornando alla finestra) Potevi almeno livellare un po' la terra.

Paolo Con che cosa? Non hai mai voluto comperare un badile... Ho dovuto fare tutto con la zappetta.

Valentina(passeggiando avanti e indietro) E poi sei uscito?

Paolo No, ero stanco.

Valentina Il giorno dopo, dico.

Paolo Ah certo... Tutti i giorni. Sono stato anche al bar.

Valentina Al Bar Sport?

Paolo Non c' che quello un po' decente.

ValentinaDecente... Io ci sono andata una volta sola, e mi hanno dato della birra che sembrava acqua sporca.

Paolo Il caff lo fanno bene.

Valentina Il caff lo fanno bene in tutti i bar.

Paolo Comunque noi avevamo l'abitudine di andare al Bar Sport.

Valentina Chi noi?

Paolo Io e il signor Gervasutti. (Lieve pausa) Lui beveva il caff senza zucchero... Probabilmente lo faceva per distinguersi, per darsi un tono. Tutto quello che faceva era preordinato ai fini di ottenere un effetto.

Valentina Ma no, anche la zia Eulalia buon'anima beveva il caff senza zucchero.

Paolo Non me lo hai mai detto.

Valentina Ma santo cielo, non se ne sar presentata l'occasione.

Paolo La zia Eulalia non era quella che voleva scappare col marinaio?

Valentina Aviatore... era un aviatore.

Paolo Beh, lo stesso.

Valentina Non lo stesso. L'aviatore caduto da tremila metri, cosa che non pu capitare a un marinaio.

Paolo Il marinaio poteva affogare e la zia Eulalia sarebbe andata lo stesso a farsi monaca.

Valentina Non esattamente. Ha preso i voti minori.

Paolo Comunque non si pi sposata.

Valentina Ritorniamo al bar, ti prego. Perch ci sei andato tutti i giorni?

Paolo Per fare una prova. (Lieve pausa) Il signor Gervasutti entrando gridava: Un ristretto bollente senza zucchero . Io tutte le mattine sono andato al bar e ho strillato : Un ristretto bollente con lo zucchero .

Valentina(inconsciamente ammirata) Perch hai fatto questo?

Paolo Per vedere se con quella frase Armando collegava la mia presenza a quella del signor Gervasutti.

Valentina Chi Armando?

Paolo Chi vuoi che sia... il barista.

Valentina E Armando non ha collegato?

Paolo Macch... Ha continuato a servirmi il caff con la massima indifferenza. (Lieve pausa) Lo stesso avvenuto dal tabaccaio dove sono andato a comperare un sigaro di quelli che fumava lui.

Valentina Un Virginia?

Paolo S. E il tabaccaio sa benissimo che non fumo... Ci vado solo per comperare i francobolli.

Valentina E non ti ha detto niente?

Paolo Neanche una parola.

Valentina(distratta) Il sigaro dove l'hai messo?

Paolo(indicando il cassetto del tavolo) L...

(Valentina apre il cassetto, cava il sigaro, va a prendere dei fiammiferi sulla credenza, lo accende e incomincia ad assaporarlo a piccole boccate. Paolo rimuginando fra s)

Catacrsi... Capacissimo d'averla inventata.

Valentina(come parlando a se stessa) Certo che l'indifferenza della gente oggi ha dell'incredibile.

Paolo A chi ti riferisci?

Valentina Al barista... e anche al tabaccaio.

Paolo Pi che indifferenti direi apatici.

Valentina la stessa cosa.

Paolo No, c' una sfumatura. Il libraio per esempio un apatico.

Valentina Quale libraio?

Paolo Quello all'angolo del viale. Veramente pi cartolaio che libraio.

Valentina Stavo per dirlo.

Paolo Ma vende anche dei libri. Lui ci andava a comperare l'inchiostro, i pennini...

Valentina(con voce sognante) Per scrivere il suo romanzo autobiografico.

Paolo Appunto. E una mattina siamo passati mentre lui e il libraio stavano sulla soglia della bottega. Tu hai salutato... Ricordi?

Valentina(stringendo le labbra) Avrebbe dovuto salutare lui.

Paolo Gi, ma posava sempre a grand'uomo... E ho sentito che diceva al libraio : la signora Valentina col figlio... la mia padrona di casa . Poi qualche altra parola che non mi giunta.

Valentina Qualche insinuazione velenosa.

Paolo Comunque sono andato anche dal libraio, con la scusa di comperare un lapis. Mi sono fermato a sfogliare qualche libro, ho parlato del bel tempo, del cattivo tempo... Niente!

Valentina Non mi sembra una prova.

Paolo Perch?

ValentinaSe avete parlato soltanto del bel tempo e del cattivo tempo, come vuoi che il libraio riuscisse a collegare la tua presenza con l'assenza del signor Gervasutti?

Paolo Io ti dico tutto quello che ho fatto.

ValentinaE io cerco di trame le conseguenze. Messa la conversazione sul piano meteorologico, il libraio non aveva nessuna ragione per chiedere notizie del signor Gervasutti.

Paolo E va bene. Ho avuto torto a parlare del tempo.

Valentina(alzandosi e mettendo una mano sulla testa del figlio come a proteggerlo) Senti Paolo... l'essenziale che tu non ti faccia del cattivo sangue. Oramai tutto quello che accaduto appartiene a un tempo remotissimo. E anche quello che avete detto o pensato non ha pi importanza.

Paolo(imbronciato) Per te l'aveva importanza. Tutto quello che diceva lui era straordinario.

Valentina(sorridendo e accarezzandogli i capelli) Ma che sciocchezze... un uomo di sessantacinque anni... (Ritorna verso la finestra).

Paolo Ben portante.

Valentina(stringendosi nelle spalle) Alto si e no un metro e cinquanta.

Paolo Aveva ancora tutti i capelli.

Valentina Tagliati all'Umberto. Una foggia che non ho mai potuto soffrire.

Paolo E allora perch ti sei emozionata?

Valentina Emozionata poi no... Non nego di essere rimasta sorpresa. Non me lo aspettavo, ecco...

Paolo(alzandosi) Sei tu che hai voluto sapere. Hai incominciato col martello.

Valentina Beh, l'avrei capito lo stesso vedendo la sedia vuota... E soprattutto la camera. (Paolo sferra un calcio alla sedia a dondolo che beccheggia violentemente, poi rallenta e si ferma. In tono di blando rimprovero)

Paolo... Questi scatti di nervi non sono di buon gusto.

Paolo Che cosa andavi a fare nella sua camera?

Valentina Dovevo pur tenergliela in ordine. Rifare il letto, spolverare i mobili.

Paolo Anche quando c'era lui.

Valentina(esausta) Ma successo di rado. In ogni caso sempre stato correttissimo nei miei riguardi.

Paolo E allora perch parlavate a bassa voce.

Valentina Lui parlava sempre a bassa voce. Oppure taceva. (Lieve pausa) Anche quando si dondolava sulla sedia, non si capiva mai a che cosa pensasse.

Paolo(come rievocando) Quando si dondolava piano, era segno che rimuginava qualche malignit.

Valentina(sorridendo) Proprio cos. E dopo averla detta, ed essersi accertato di aver colpito giusto. (facendo un gesto accelerato con la mano) Tic-tac... Tic-tac... andava a tutto vapore!

Paolo(sempre rievocando) La sedia seguiva i suoi pensieri.

Valentina E rideva per lui... Dal movimento della sedia si poteva capire tutto.

Paolo E quando non voleva rispondere fingeva di pensare al suo famoso romanzo.

Valentina Sarei curiosa di leggerlo quel capolavoro.

Paolo(fra s) Gi... non mi venuto in mente. E pensare che mi sono annoiato tanto in questi giorni... (Dirigendosi verso l'uscio di destra) Sar nel cassetto della scrivania. Valentina(quasi colta da un presentimento) No, Paolo...

Paolo(fermandosi sulla soglia) Hai paura?

Valentina Paura di che cosa?

Paolo(con un sorriso cattivo) Un romanzo autobiografico una specie di confessione.

Valentina(stringendosi nelle spalle) Non ho niente da nascondere.

Paolo(resta un momento immobile poi esce e dopo poco rientra con un quaderno di tipo scolastico) Eccolo qua.

Valentina(ironica) Non un romanzo-fiume...

Paolo Bluffava, come sempre.

(Va a sedere a capo del tavolo e incomincia a sfogliare il quaderno. Valentina siede vicino a lui. Paolo un po' deluso)

Sono degli appunti. Una specie di diario...

(Riprendendo dalla prima pagina e leggendo a voce alta)

Appunti e note per un romanzo autobiografico... 15 febbraio... Ho preso in affitto una camera alla periferia del paese. La camera piuttosto squallida, ma tranquilla.

Valentina(commentando) la migliore che abbiamo. Tanto vero che ci dormivi tu.

Paolo(continuando) Del resto tutta la casa misera. C' anche un pezzetto di giardino incolto. Quando piove diventa una pozzanghera. Quando c' il sole spuntano le ortiche.

Valentina Che cosa pretendeva? Che ci spuntassero le orchidee?

Paolo(continuando) 25 febbraio. Padroni di casa. Vedova con un figlio. Et indefinibile. Bevono.

Valentina Che modo di descrivere la gente!

Paolo Ti meravigli? Avevamo a che fare con un anormale... E pensare che stato insegnante di scuole medie.

Valentina Il signor Gervasutti?

Paolo S, insegnante di scuole medie. E credo direttore didattico. Del resto lo si vede dalla calligrafia.

Valentina Incredibile. Va bene, andiamo avanti.

Paolo(sorridendo) Toh... ecco qua... Catacrsi, dal greco Katakrsis. Forma di metafora per cui il nome di una cosa si estende a un'altra per mancanza della parola adatta. Il collo della bottiglia... il piede del tavolino... una lingua di terra, eccetera.

Valentina Vedi che ricordavo bene. una parola che deriva dal greco.

Paolo Ma che c'entra il collo della bottiglia e tutto il resto?

Valentina Sono esempi. Va' avanti...

Paolo(continuando a leggere) 8 marzo; pi li osservo e meno riesco a formarmi un'idea precisa...

Valentina Di chi parla?

Paolo Sempre di noi... 14 marzo. La signora Valentina rimasta vedova in giovane et. Il marito era conservatore del Registro.

Valentina(in tono di sopportazione) Ricevitore... Non conosceva neanche le gerarchie burocratiche.

Paolo(continuando) 8 aprile. Il figlio, piuttosto gracile e poco intelligente. (Interrompendo) Che cosa poteva saperne poi? (Riprendendo a voce alta) ...piuttosto gracile e poco intelligente stato sempre coccolato dall'affetto materno. Un affetto esclusivista e starei per dire morboso... (Interrompendosi) Quello che non arrivo a capire questa mania di ficcare il naso nelle faccende degli altri.

Valentina(cercando di togliere a Paolo il quaderno) Ma lascia andare. un seguito di stupidaggini.

Paolo(resistendo) No, m'interessa. (Continuando e scandendo le parole) Il figlio non ha un'occupazione ed esce raramente. Tutti i suoi gesti sono inutili. Macchina che gira a vuoto... (Aguzzando gli occhi) Qui c' una cancellatura... Dorme... Ah ecco, dorme nella stessa camera della madre...

Valentina Bella scoperta... Abbiamo dovuto dare la tua camera a lui. (Spazientita si alza e va alla finestra).

(Un silenzio. Paolo sfoglia lentamente il quaderno soffermandosi qua e l ma senza leggere a voce alta. Da questo momento la sedia a dondolo incomincia a oscillare piano come se qualcuno vi imprimesse il movimento. N Paolo n Valentina se ne accorgono).

Paolo(fermandosi su una pagina) Ecco... Qui si parla della sedia a dondolo. (Leggendo) 10 luglio. Da un rigattiere ho trovato una splendida sedia a dondolo. la mia infanzia che ritorna. La signora Valentina, che d'estate ha l'abitudine di girare per casa in sottoveste, ha voluto provarla... (Interrompendosi) Non me lo hai mai detto.

Valentina Ma anche tu d'estate giri in maniche di camicia.

Paolo Non parlo di quello. Parlo della sedia a dondolo.

Valentina(ritornando stancamente verso il tavolo) Ma che importanza ha? Tu eri uscitomi sono seduta un momento... Quando ero bambina anche a casa mia c'era una sedia di quel tipo.

Paolo Di Vienna?

Valentina Ma s, certo, di Vienna.

Paolo(con la fronte corrugata continua a leggere in tono drammatico) 18 luglio. Stupida discussione a proposito della sedia a dondolo che la signora Valentina credeva di Vienna. Le ho spiegato che le fabbricano a Milano. (Con lentezza incisiva) La signora Valentina non ha avuto nessuna difficolt a riconoscere che avevo ragione. Ha convenuto con me che la sedia non affatto di Vienna...

(Paolo ha pronunziato le ultime parole come in un soffio, poi ha curvato il capo prendendoselo fra le mani).

Valentina(scattando) Non vero! un bugiardo! Non gli ho mai detto niente di simile.

(Paolo non risponde, ma le spalle sono scosse da singulti)

Paolo! Paolo! (Aggrappandosi al figlio e poi scivolando in ginocchio)

No, no! Ti giuro Paolo...

Paolo(rialzando il capo e tamponandosi delicatamente il naso col fazzolettino) Va bene, non parliamone pi.

Valentina(alzandosi) Non si tratta di non parlarne. Eh gi, ora troppo comodo ! troppo facile lasciare degli appunti o romanzi che siano di pura fantasia! Ma devi convincerti che stato un equivoco... uno stupido equivoco. Forse un momento di distrazione da parte mia.

Paolo(alzandosi) S, va bene...

Valentina Forse quel giorno non avevo voglia di discutere... sai come succede... Oppure in quel momento non mi sembrato importante il fatto che le sedie a dondolo si fabbricassero in un posto piuttosto che nell'altro...

(Paolo non risponde ma si vede che fa uno sforzo per dominarsi. Piagnucolosa e bamboleggiando un poco)

Noi donne siamo deboli... cerca di capirmi.

Paolo(esausto) S, certo. (Un silenzio).

Valentina(umilmente) Mi perdoni?

Paolo(in un soffio) S.

Valentina(cingendo Paolo alla vita e indicando la finestra dalla quale entra un raggio di sole) Guarda, non piove pi... (Sorridendo) tornato il sereno...

(Madre e figlio allacciati si avvicinano alla finestra)

Ora che viene la primavera vorrei piantare delle ortensie... Che cosa ne dici? Ti piacciono le ortensie?

Paolo(dopo riflessione) Anche delle roselline rampicanti mi piacerebbero. Quelle coi fiori piccoli a grappolo...

Valentina Sai pure che vanno soggette a essere invase dai parassiti.

Paolo Le spruzzeremo con l'insetticida.

Valentina Va bene, Paolo. Metteremo le roselline rampicanti.

Paolo Ma se tu preferisci le ortensie...

Valentina Ma no... del resto una cosa non esclude l'altra. Potremmo mettere le roselline contro il muro, e un po' pi in qua le ortensie. Va bene cos?

Paolo(sorridendo) S, mamma.

(La sedia a dondolo beccheggia sgangheratamente).

* Copyright 1963 by Ezio d'Errico

    Questo copione รจ stato visto: