La serva di Zoffoli


Stefano Palmucci

La serva di Zoffoli

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Stefano Palmucci (id SIAE 201804)

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Falciano

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DA UNIDEA DI ALDO CAPPELLI

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La serva di Zoffoli

LA SERVA DI ZOFFOLI

TRE ATTI COMICI DI STEFANO PALMUCCI

Personaggi:

Conte Guglielmo Zoffoli

Tonio (contadino)

Clelia (moglie)

Virginia (figlia)

Fabrizio (figlio)

Beatrice (meretrice)

Don Aldo (prete)

Gino (fidanzato di Anna)

Cinzia (sorella di Clelia)

Entroterra romagnolo, anni 40. La casa di Tonio e Clelia la classica casa colonica del contadino depoca. Sporca, povera, essenziale. Un portone centrale, una uscita a sinistra verso le camere, una a destra verso altri locali e poi le cantine e la stalla. Sedie di paglia, tavolo depoca, una credenza depoca. Su mensole e alle pareti i tipici attrezzi del contadino del tem-po, (roncola, falce, setacci, pentole). In scena Clelia sta spazzando con una scopa di vimini, da sinistra entra Fabrizio.


Clelia:


oh, Fabrizio. Bisogna raccogliere quei conigli, l di fuori, prima che si faccia notte.


Fabrizio:


s, m, sono daccordo con te. (e invece si siede).


Clelia:


sta a sentire, figlio. Hai intenzione di continuare cos, te? Ieri, se non mi sbaglio, non ha fatto niente per tutto il giorno.


Fabrizio:


s, m, vero, ieri non ho fatto niente. E il bello che sono arrivato a sera, ci ho messo un segno, e oggi mi tocca finire.


Clelia:


te, se vai avanti di questo passo, ci pensa tuo babbo a sistemarti. Senza contare che oggi, in cantina, sparito un mezzo salame, uno di quelli attaccati su. Te sai niente?


Fabrizio:


(casca dalle nuvole) chi?


Clelia:


te.


Fabrizio:


cosa?


Clelia:


di quel salame sparito, te non sai niente?


Fabrizio:


quando?


Clelia:


oggi, te lho gi detto!


Fabrizio:


dove?


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Clelia:


in cantina!


Fabrizio:


perch?


Clelia:


come perch? Lo chiedi a me?


Fabrizio:


cosa?


Clelia:


eh, eh fai lo scemo, fai, che se lo viene a sapere tuo babbo, due belle legnate co-me si deve non te le toglie nessuno.


Fabrizio:


macch. Il babbo non sazzarderebbe mai di alzare le mani sopra questo bel facci-no.


Clelia:


sopra il faccino forse no, ma da unaltra parte, si. Se viene a sapere del salame, credo che per una settimana farai fatica ad appoggiare il deretano.


Fabrizio:


pu essere, ma se nessuno gli dice niente, che pericolo c?


Clelia:


allora vai almeno a raccogliere i conigli. Se proprio vuoi che nessuno faccia la spia sulla storia di quel salame.


Fabrizio:


grazie m, lo sapevo che su di voi, posso sempre contare. Ci vado subito. (esce dal portone).


Cinzia:


(entra da sinistra) Clelia, io faccio un salto dalla Michela, spero di tornare primache faccia buio.


Clelia:


sei solo te, Cinzia?


Cinzia:


no, no, siamo a quattro o cinque donne a dare una mano. C la Dora, lAssunta, la Marisa del monte, la Gemma del mulino


Clelia:


io non ci posso ancora credere che la Michela si mariti. Non sempre stata lamante del signor Conte? Com che adesso prende marito?


Cinzia:


Clelia, davvero non lo sai? Il pi grosso pettegolezzo dai tempi di Landoni, e te non ne sai niente?


Clelia:


io, di solito, bado agli affari miei, Cinzia, a casa mia. Le faccende degli altri non mi interessano, ne ho abbastanza delle mie.


Cinzia:


allora, mettiti seduta, Clelia. Far un po tardi, pazienza ma non posso abbando-narti a te stessa, nel tuo abisso di ignoranza.


Clelia:


sono messa cos male? (si accomodano)


Cinzia:


beh, almeno il fatto che tu sappia che la Michela sia lamante del signor Conte, gi qualcosa.


Clelia:


quello, ormai, credo lo sappia anche la signora Contessa, anche se fa finta di non vedere.


Cinzia:


beh, due settimane fa, come al solito, la signora Contessa andata a Faenza, dai suoi parenti, e lui andato a trovare la Michela. Ma quando arrivato, che ti ha trovato?


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La serva di Zoffoli


Clelia:


che ti ha trovato?


Cinzia:


ha trovato la Michela a letto con un bel ragazzo!


Clelia:


no! la Michela?


Cinzia:


eh, s, lei! Chiss chi!


Clelia:


e lui chi era?


Cinzia:


era Bruno, il figlio della Mafalda del macero.


Clelia:


no! e dopo cosa successo? Non li ha ammazzati a tutti e due?


Cinzia:


beh: Bruno stato svelto come un gatto ed scappato dalla finestra tutto nudo come stava.


Clelia:


e lei?


Cinzia:


lei s chiusa a chiave nellarmadio. Il signor Conte ha cominciato a urlare come un matto, e poi ha spaccato tutti i mobili con il bastone: il letto, il comodino, tut-to ma la porta dellarmadio ha resistito, si vede che era robusta.


Clelia:


e non lha aspettata l di fuori? Tanto prima o poi doveva uscire, se non voleva morire di fame


Cinzia:


lei uscita dopo un bel po, quando da dentro larmadio ha sentito che il signor Conte aveva cominciato a piangere.


Clelia:


eh? il signor Conte s messo a piangere? Un pezzo duomo cos, nella sua posizio-ne?Forse faceva finta


Cinzia:


no, piangeva per davvero, perch diceva che lui era dieci anni che la manteneva, che la trattava con ogni riguardo, che laveva tolta dalla strada, che le faceva sem-pre dei gran regali, che non si meritava un ringraziamento simile.


Clelia:


ah, per quello, aveva ragione da vendere. E lei?


Cinzia:


lei ha provato di consolarlo. E quando il signor Conte le ha detto che quello che pi lo infastidiva non era il tradimento in s, ma il fatto di essere stato preso per i fondelli, lei gli ha chiesto se sarebbe cambiato qualcosa nel caso quel giovanotto fosse stato il marito.


Clelia:


ma pensa un po la Michela in una situazione del genere cosa ti andata a inven-tarsi


Cinzia:


beh, comunque, il signor Conte le ha risposto che no, sarebbe stato diverso, per-ch se quel giovanotto fosse stato il marito, la figura da fesso lavrebbe fatta lui e non il signor Conte. Al ch, la Michela gli ha detto che se lui fosse stato daccordo, avrebbe sposato il giovane e il signor Conte avrebbe potuto continuare a fare lamante.


Clelia:


noooo! E il signor Conte ha accettato?


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Cinzia:


si capisce. Cos pu continuare a fare quello che faceva prima, in pi con la soddi-sfazione di fare cornuto il marito. Alla fine dei conti, quello che esce fuori me-glio, da tutta questa storia.


Clelia:


io, alla mia et, credevo di averle sentite tutte, ma questa passa ogni immagina-zione. Comunque, il signor Conte, era e rimane un gran sporcaccione.


Cinzia:


ssstt..!!! bada di non farti sentire, che se per caso arriva uno spiffero a palazzo, quello ci mette poco a cacciarci via tutti da qui.


Clelia:


per carit, ci mancherebbe solo questa. gi abbastanza dura la vita del contadi-no, che se non avessimo neanche il podere da lavorare basta, non ci voglio neanche pensare. Che faccia pure tutti i suoi comodi e comodacci, che a me non interessa.


Cinzia:


brava. (si alza) beh, allora vado dalla Michela. Ci vediamo dopo. (Esce dal porto-ne).


Virginia:


(entra da destra) buongiorno m.


Clelia:


oh, Virginia, sei uscita dal palazzo?


Virginia:


s, m. Mi hanno dato mezza giornata di riposo perch i padroni non ci sono e al-lora ho approfittato per venire qui. Mi era parso di sentire la zia?


Clelia:


(la guarda bene) cosa hai fatto, Virginia? Mi sembri unpo pallida


Virginia:


(un po' imbarazzata) niente, mperch?


Clelia:


mahsar. Ma io ti conosco bene, carina. Quando hai quellaria l, significa che c sotto qualcosa.


Virginia:


(sospira) eh, mper dire la verit, chea palazzonon mi sento pi tranquil-la.


Clelia:


ancora per colpa di quello sporcaccione del signor Conte?


Virginia:


s, m, si fa sempre pi insistente. Quando c la signora Contessa, mi rifugio die-tro le sue sottane, ma quando non c, mi arriva di nascosto da dietro le spalle e poi riprende la sua solita solfa.


Clelia:


cerca di resistere, Virginia. Ormai manca solo lultimo mese. Poi, quando avrai tuo marito e la tua casa, ti potrai licenziare e il signor Conte rester con un palmo di naso.


Virginia:


non vedo le ore, m. Ho potuto resistere questi due anni perch avevo questo pensiero fisso in testa. Ma ormai ho messo da parte i risparmi che mi servono per il matrimonio e il prossimo mese, ai padroni, gli do nel saluto.


Clelia:


brava!


Virginia:


speriamo che il signor Conte non si metta a fare il matto proprio alla fine.


Clelia:


perch dici questo? successo qualcosa di particolare?


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Virginia:


niente, m, per ieri aveva uno sguardo che mi ha messa paura. Me lha giurata, mi ha detto che prima di sposarmi, dovr essere sua, a ogni costo.


Clelia:


povero scemo. Se solo azzarda di provarci, andiamo a raccontare tutto alla signo-ra Contessa.


Virginia:


s, sicuro. Prima di tutto il signor Conte mi darebbe della bugiarda davanti a tutti e poi mi butterebbe fuori dal palazzo con un calcio nel sedere. Sono la figlia di uno dei suoi contadini, ha sempre il coltello dalla parte del manico.


Clelia:


povera figlia, preghiamo che non accada niente questi ultimi giorni.


Virginia:


preghiamo veramente, anche perch quella gente che quando si mette un ca-priccio in testa, non c modo di cavarglielo.


Tonio:


(arriva dal portone tutto trafelato e comincia a fare avanti e indietro) porca boia,ragazzi, porca boia.


Clelia:


cosa c, Tonio, cosa hai fatto?


Tonio:


(a Virginia) oh Virginia, sei qui? Vai a chiamare tuo fratello che di fuori, dai, epoi venite tutti due dentro e chiudete il portone (continua a fare avanti e indie-tro).


(Virginia esce di corsa)

(a Clelia) tuo sorella dov?


Clelia:


andata dalla Marcella ad aiutare i preparativi per il matrimonio.


(Virginia e Fabrizio entrano).


Fabrizio:


oh, b. Cosa c?


Tonio:


oh, porca miseria.


Clelia:


insomma, Tonio, ci vuoi dire cosa successo?


Tonio:


successo che Tarcisio, il fattore, mi venuto a cercare nei campi, dove stato la-vorando


Clelia:


e allora? Cosa c di strano?


Tonio:


venuto a dirmi che il signor Conte andava in citt, poi sarebbe passato di qui.


Clelia:


e a noi che ce ne importa?


Tonio:


non capisci, sciocca duna donna? Il signor Conte passa da qui, in casa nostra!


Clelia:


come, in casa nostra?


Tonio:


s, in casa nostra, ha detto proprio cos Tarcisio.


Clelia:


ma sei sicuro di avere capito bene?


Tonio:


ho sentito con le mie orecchie. Anche io non ci potevo credere, me lo ha dovuto ripetere tre volte.


Virginia:


e cosa viene a fare?


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Tonio:


non lo so, quello che non riesco a capire. Non s mai visto il signor Conte in casa di un contadino. Cosa ci dovrebbe fare? Se ha qualcosa da dire, c il fattore appo-sta.


Fabrizio:


proprio strano. Non era mai venuto?


Tonio:


mio nonno mi raccontava che una volta era capitato il babbo del signor Conte, Giovan Battista, il vecchio, un giorno che era stato a caccia. Era stanco morto, e quando ha visto la nostra casa, si fermato un momento per riprendersi. Ha be-vuto un bicchiere dacqua senza dire niente e poi non s pi visto.


Clelia:


(a Virginia) con te, Virginia, non ha parlato di questa visita?


Virginia:


no, m. Lho visto anche stamattina, ma non mi ha detto niente.


Tonio:


(a Fabrizio) te, non che sei tornato a rubare i limoni nel suo orto?


Fabrizio:


chi?


Tonio:


te!


Fabrizio:


cosa?


Tonio:


sei tornato a rubare i limoni nellorto del signor Conte?


Fabrizio:


quando?


Tonio:


non so, uno di questi giorni.


Fabrizio:


perch?


Clelia:


dai, Fabrizio, smetti di prendere in giro tuo babbo!


Fabrizio:


va bene, m. Non sono andato a rubare niente, questanno.


Tonio:


Fabrizio, la verit?


Fabrizio:


vi do la mia parola.


Clelia:


e allora?


Tonio:


e allora: boh!


Fabrizio:


Tarcisio non sapeva niente?


Tonio:


macch. Mi ha fatto lambasciata e poi tornato da dove era venuto.


Virginia:


beh, quando verr, ce lo dir, no?


Clelia:


te Virginia non meglio se torni a palazzo?


Virginia:


perch? Il signor Conte lo sa che mi hanno dato mezza giornata di libert.


Tonio:


dai, mettiamo a posto qui, cerchiamo di sistemare alla meglio.


Clelia:


qui tutto a posto, la casa quella che , ma pulita.


Tonio:


forse bisogner preparare qualcosa. Chiss se queste persone nobili mangiano come noi?


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Virginia:


no, b: campano damore. Certo che mangiano come noi! Ma io, conoscendo il si-gnor Conte, dico che se gli dai un buon bicchiere di vino, sar pi che contento.


Tonio:


e come parlano? Bisogner che stiamo attenti al nostro lssicio.


Clelia:


cosa vuoi stare attento al lssicio, te? Che sei buono solo di fare dei sfrondoni.


Tonio:


sarai buona te, no, di discorrere bene?


Virginia:


no, b, con noi della servit parlano come mangiano. Non ti fare dei problemi per quello.


(bussano alla porta. Tutti rimangono come il cane che punta).


Tonio:


(serio) dai Clelia, va ad aprire.


Clelia:


perch io?


Tonio:


muoviti, donna, non potr andarci io, no?


Clelia:


(sospira, poi si decide ad aprire la porta) Oh, signor Conte, che sorpresa. Siete voi?


Conte:


(entra) Tarcisio non vi ha detto niente?


Tonio:


s, s, Tarcisio ci ha fatto la sua ambasciata, ha parlato con me. Venite, venire, si-gnor Conte, incomodatevi pure su quella scarana l. Volete un goccio di vino buo-no?


Conte:


il goccio tienilo per te, villico caro, a me dammi pure un bicchiere bello pieno.


Tonio:


dai, Clelia, prendi il vino, dai. Signor Conte, qui non che abbiamo un granch di roba, vle una mollica di formaggio?


Conte:


no, no, per carit. (Clelia versa il vino). Virginia, mi fa piacere di vedere che il tem-po libero lo passi dai tuoi genitori. (Ai genitori) una brava ragazza, la vostra Vir-ginia, gran lavoratrice, al palazzo siamo tutti molto contenti del suo servizio e di-spiaciuti che tra poco se ne vada.


Clelia:


grazie, signor Conte, troppo buono. Abbiamo cercato di impararci bene.


Conte:


si sposa con Gino della Porcilaia, giusto?


Clelia:


s, proprio con lui. Si vogliono bene fin da piccini.


Conte:


un bravuomo. Magari la sua famiglia sono un po selvatici, no?


Tonio:


eh, loro stanno tutti l alla Porcilaia, praticamente vivono allo stato ebraico.


Conte:


questo invece laltro figlio, giusto?


Tonio:


si, signor Conte, mio figlio Fabrizio.


Conte:


s, di vista mi pare una faccia conosciuta.


Clelia:


vi sarete visti la domenica alla messa. Il mio figlio ha sempre frequentato lobitorio del prete.


Conte:


no, non mi pare. Vieni avanti, giovanotto, fatti vedere.


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Fabrizio:


(si fa avanti) buongiorno, signor Conte.


Conte:


tu non sei quello cui piace mangiare i limoni?


Fabrizio:


chi?


Conte:


te.


Fabrizio:


quando?


Conte:


beh, direi quando sono maturi.


Fabrizio:


perch?


Conte:


forse perch sono buoni.


Fabrizio:


cosa?


Tonio:


Fabrizio!


Fabrizio:


s, signor Conte. Io i limoni li mangio, anche se devo dire che non che ci faccio proprio una gran passione.


Conte:


e fai bene. Perch vedi, Fabrizio, i limoni, nella pancia, stringono. E dopo, se uno esagera, stringono troppo e poi bisogna fargli il clistere.


Fabrizio:


(cade dalle nuvole) ah, s?


Clelia:


(a mo di rimprovero) Fabrizio, sar meglio chete, per un po, non li mangi pi, ilimoni.


Tonio:


s, quello che dico anche io.


Fabrizio:


va bene, per un po' far senza. Per, signore Conte, vi vorrei dire che


Tonio:


zitto, Fabrizio, sta zitto. Quando parli con il signor Conte, te devi stare zitto, capi-to?


Fabrizio:


(si ritira) ah, va bene.


Conte:


bene. Dunque, vi sarete chiesti il motivo della mia visita.


Tonio:


voi, signor Conte, aqu potete venire tutte le volte che volete, che noi siamo solo lusinghiati.


Conte:


per dire la verit, sono venuto a parlare di una faccenda, ma siccome che un po' delicata, avrei piacere di parlare solo col capo famiglia.


Clelia:


(dopo un momento di imbarazzo) ah, s, allora Tonio, Virginia, Fabrizio, aspettatepure di l che il signor Conte vuole parlare con me.


Tonio:


no, Clelia, non hai capito. con me che il signor Conte vuole parlare.


Clelia:


ah, s? (il Conte fa cenno di s con la testa) ah, scusate, ho capito male. Venite ra-gazzi, andiamo di l. Con permesso, signor Conte.


Conte:


prego.


Virginia e Fabrizio: ci vediamo, signor Conte.

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(escono tutti a sinistra. Tonio e il Conte restano da soli)


Conte:


dunque, Tonio, ascoltami bene. Uno di questi giorni, mentre ero nella mia biblio-teca a controllare certi conti, saltato fuori tra le mie carte impolverate il nostro vecchio contratto di mezzadria, quello che firmarono quasi cento anni fa il mio nonno, Conte Federico Zoffoli, e uno zio di tuo babbo, con una bella croce.


Tonio:


urca, ce lo avete ancora quel foglio? Eh, lo sappiamo che per voi padroni le carte sono importanti. Noi poveri contadini, invece, facciamo tutto sulla parola, ci basta quella.


Conte:


e invece le carte sono importanti, Tonio. Sopra quel contratto, per esempio, ho trovato cose che non avrei pensato mai di trovare.


Tonio:


ah, s? E che cose?


Conte:


beh, ci sono scritti dei diritti e dei benefici che io non vi ho mai domandato, per esempio. E neppure mio padre, che io sappia. E allora oggi sono andato a trovare il notaio, in citt, per chiedere se il nostro contratto, visto che per tutti questi di-ritti e benefici non mai stato rispettato, sia ancora valido.


Tonio:


beh, ma io vi ho sempre dato tutto quello che vi spetava, signor Conte, ho sempre fatto i conti col vostro fattore e lui non ha mai avuto niente da ridire. Col raccolto e con le bestie abbiamo sempre fatto a met, non abbiamo mai dinascosto niente.


Conte:


per quello, non ho davvero nulla da lamentare, Tonio. Ma la carta dice altro, anche perch stata firmata in un tempo quando le leggi e i codici erano diversi da quel-li di adesso. E il notaio mi ha detto chiaro e tondo che se non ci mettiamo una pezza, e subito, il nostro contratto non sar pi valido.


Tonio:


oddiomama, signor Conte. Cosa dite? Non che ci volete togliere il podere? La no-stra famiglia pi di cento anni che lo lavora. Noi non abbiamo altro che le nostre braccia, signor Conte; diversamente dovremmo andare a chiedere la carit. Ab-biate pietanza!


Conte:


non ti preoccupare, Tonio. Secondo me, la faccenda si pu risolvere con poco. In-fatti sono venuto apposta per sentire con voialtri se siete daccordo.


Tonio:


dite pure, signor Conte, tutto quello che possiamo fare, lo faremo molto volentieri. Basta che non ci addomandate dei dinari; questanno nei campi c stata anche la socciet.


Conte:


s, questo lo so.


Tonio:


a noi ci ha prosciutto le tasche; praticamente siamo alle sogliole della povert.


Conte:


stai tranquillo, Tonio. Non si tratta di soldi. Si tratterebbe solo di rispettare un mio diritto, che non vi costa niente e che oggi, magari, pu apparire un po' anti-quato, ma che era normale ai tempi del nonno Federico. Si chiama: jus primae noctis.


Tonio:


(non capisce) ius pri propris


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Conte:


(lo corregge) jus primae noctis. Che poi sarebbe il diritto riconosciuto al padronedi passare la prima notte di matrimonio con tutte le ragazze che si sposano sulle terre di sua propriet.


Tonio:


(rimane sospeso per aria) orca, hai capito


Conte:


e visto che la vostra figlia si sposa tra poco, cos abbiamo loccasione di sistemare la faccenda al pi presto, senza doverci cos pensare pi sopra.


Tonio:


(non sa cosa dire) ahscusate, signor Conte, ma non sono mica sicuro di averecapito bene volete dire che la Virginia, per questo pri pri proctis, dovrebbe pas-sare la prima notte di matrimonio con voi?


Conte:


s, precisamente. Oh, naturalmente lei sar solo la prima, eh? Poi, piano piano, toccher a tutte le famiglie delle mie terre che hanno un contratto di mezzadria vecchio, uguale a quello che avete voi. Quella volta li facevano tutti uguali con lo stampino.


Tonio:


s, ma al marito, cosa ci diciamocome spieghiamo?? E alla Virginia.


Conte:


ho voluto parlare prima con te proprio perch capisco che una notizia un po' delicata da fare digerire. Piano, piano, un po' alla volta, con delicatezza, necessa-rio che tu faccia capire agli sposini e alla sposa - che quello di passare la prima notte col padrone un dovere da rispettare, uguale a quello di fare a met con la roba.


Tonio:


vi ringrazio della premura, signor Conte, ma io non so se gliela far come fac-cio difficile


Conte:


anche per me, Tonio, molto difficile dire di no alla fila di contadini che tutti gli anni mi chiedono questo podere, perch sanno quanto pu rendere; tutti conta-dini con un sacco di braccia da lavorare e bocche da sfamare. Ma io ho sempre te-nuto duro, perch per me pi importante il rispetto del nostro vecchio contrat-to, piuttosto che il guadagno.


Tonio:


e questo fatto della prima notte era scritto sopra il contratto?


Conte:


s, Tonio. Oh, ce ne sono anche altri, di diritti, ma a me basta questo. Giusto per poter andare dal notaio a dire che tutto a posto e che possiamo continuare come abbiamo sempre fatto.


(entra Cinzia, che ride a crepapelle e tutta presa dal gran ridere - non si rende neppure conto di chi sia presente).

Cinzia:ha, ha, haquesta troppa grossa ha, ha, ha. un quarto dora che rido, non

riesco a smettere... la gente per strada avr pensato che sono matta ma questa troppa forte. ha, ha, ha.

Tonio:(si rende conto che Cinzia non si accorta della presenza del Conte, gli fa segni si-gnificativi con la testa) Cinzia!

Cinzia:stai a sentireha, ha, hacosa mi ha raccontato la Michela ha, ha, ha,...

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La serva di Zoffoli


Tonio:


Cinzia!!


Cinzia:


ha, ha, ha, ci ha detto che il signor Conte, quando arriva da lei, si cala le brache e pare che sotto abbiaha, ha, ha(al signor Conte, ma senza rendersi conto di chi sia) stia a sentire anche leiho, ho, ho (guarda il signor Conte, finalmente realizza chi sai, e allimprovviso smette di ridere. Sviene sopra una sedia).


Conte:


eh, s. Modestamente alle donne faccio questo effetto. Soprattutto quando si parla di quello che tengo dentro le brache. Eh, nel nostro casato siamo sempre stati ben forniti, se capisci quello che intendo dire, fin dai tempi del nonno Federico.


Tonio:


s, per, signor Conte, anche tornando al nostro discorso di prima, alla vostra et


Conte:


per quelle cose l, come quando avevo ventanni. Sono sempre stato un gran cacciatore e, modestamente, ancora questo fucile non ha sbagliato un colpo. Nella mia vita ne ho fatte secche, di fagiane


Tonio:


(ancora pensieroso) quello non lo metto in dubbio.


Conte:


tranquillo, Tonio, con tua figlia sar delicato e premuroso. Anzi, magari le inse-gner anche qualche bel giochetto da fare la notte, col marito. Va a finire che mi ringrazieranno anche.


Tonio:


(ci crede poco) voi dite?


Conte:


beh, Tonio, allora ti lascio preparare la scena. Io torno fra una settimana. Spero di trovare pronta e apparecchiata la camera per lo jus primae noctis, e non le vo-stre valigie fuori dalla porta. Ti saluto. (ed esce).


Tonio:


(timido) ci vediamo, signor Conte. (quando il Conte uscito, alla Cinzia che anco-ra addormentata) Non ha finito il discorso, te: che cosha dentro le brache, quello?


(sulla faccia preoccupata di Tonio, si chiude il sipario)

FINE PRIMO ATTO

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Stefano Palmucci

SECONDO ATTO

Stessa scena, di seguito. Da sinistra entrano Clelia e Virginia.


Clelia:


allora? Cosa ti ha detto? (vede Cinzia) Oddio, e a lei cosa successo?


Tonio:


niente, ha visto il signor Conte, non se lo aspettava, ed svenuta.


(aiutata dalla Clelia e dalla Virginia, Cinzia si riprende).


Cinzia:


oddio, cosa successo? Mi parso di vedere il signor Conte? Era davvero lui?


Tonio:


s, Cinzia, era proprio lui. E ringrazia il Signore che ti ha fatto svenire proprio nel momento giusto, altrimenti la tua lingua ci avrebbe messo in un guaio ancora pi grosso.


Virginia:


e non sarebbe stata neppure la prima volta.


Clelia:


allora, Tonio, diccicosa voleva?


Tonio:


eh, gi. (Non sa cosa dire) cosa voleva?


Clelia;


s, il signor Conte, cosa voleva?


Cinzia:


cosa venuto a fare, il signor Conte, a casa nostra?


Tonio:


voleva voleva. (ci pensa un po), ha detto che


Clelia:


dai!


Tonio:


eh niente, ha detto che la Virginia non si deve sposare.


Clelia:


cooosa?


Virginia:


(quasi insieme a sua mamma) eeh??


Tonio;


s, dai, hai sentito anche te, no? Ha detto che Gino non va bene per la Virginia, buono, pacioccone, le vuole bene ma ha una testa come un coppo alla rovescia.


Cinzia:


(svelta) ah, per quello vero!


Tonio:


meglio pensarci sopra per bene, un mese, due mesi, un annopoi si vedr.


Virginia:


un anno?!? sentite, b, dite per scherzo o dite davvero?


Tonio:


dico davvero, figlia. Il signor Conte ha detto cos. Su, Clelia, bisogna avvisare don Aldo, e poi ci toccher dirlo anche a Gino e a tutti quelli della Porcilaia. Per adesso non se ne fa pi niente, poi pi avantiforse vedremo


Cinzia:


oh, questa grossa. (si alza e fa per uscire) Lo vado a dire


Clelia:


te non ti muovere!


(Cinzia si risiede. Poi, a Tonio)

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La serva di Zoffoli

Scusa, Tonio, ma forse io non ho capito bene. Cosa gliene importa al signor Conte se la Virginia e Gino si vogliono sposare? Il fatto che il podere sia suo, non gli d mica il diritto di mettere il naso nelle nostre faccende.


Tonio:


zitta, Clelia, non parlare di diritti che meglio


Virginia:


b, se voi pensate che io stia calma e buona, ad aspettare che il signor Conte mi scelga il marito, allora vuol dire che non mi conoscete bene.


Tonio:


ma no, Virginia, non farla cos tragica, adesso. Nessuno vuole sceglierti il marito. Solo che, per il momento, meglio aspettare, che fretta avete? Non vi corre dietro mica nessuno .


Virginia:


(si gira verso la mamma) m!


Clelia:


io non credo ancora alle mie orecchie. Ma cosa ti ha detto di preciso, come venu-to nel discorso?


Tonio:


ah, lha fatta poco lunga. Ha detto chiaro e tondo che questo matrimonio non sha da fare, e poi ha preso su ed andato via


Clelia:


e perch la Virginia non si dovrebbe sposare?


Tonio:


te lho pure detto: perch secondo il signor Conte, Gino un buonannulla. Non va bene per lei.


Virginia:


e voi, b, non siete stato capace di dire niente? Su una questione cos importante come il matrimonio di vostra figlia, non avete detto altro che signors con la co-da tra le gambe? Beh, io, a palazzo gli faccio da serva, ma a casa mia non dico si-gnors a nessuno, e non ho intenzione di rimandare proprio un bel niente. Se voi, b, siete daccordo, bene, altrimenti. pazienza. Giusto, m?


Clelia:


io, pi ci penso e pi mi pare strano. Non che il signor Conte avr detto cos per dire? Cosa vuoi che gli importi a lui con chi si sposa la Virginia?


Tonio:


no no, stato proprio chiaro. Ha detto che se lei si dovesse sposare con Gino, lui lo prenderebbe come un dispetto grosso, che non sarebbe disposto a passarci so-pra.


Clelia:


cio?


Tonio:


eh, mi ha fatto capire che se non gli diamo soddisfazione e facciamo finta di nien-te, sarebbe anche capace di cacciarci dal podere.


Clelia:


cooosa? Ha avuto il coraggio di dire cos, quella carogna?


Cinzia:


sssttt.


Clelia:


che se la Virginia si sposa, lui ci manda via? Dopo tutto il sangue e il sudore che la nostra famiglia ha sputato sopra questa terra per cento anni, lui ci manda via cos, per un capriccio?


Virginia:


quel vigliacco, delinquente, vile! (comincia a piangere)


Cinzia:


ssssttt zitta, per carit. Non fare cos, Virginia.


15


Stefano Palmucci


Clelia:


(arrabbiata) vado a parlare subito con la signor Contessa. Lei sempre stata affe-zionata alla nostra Virginia e non credo che possa permettere al marito di fargli una carognata cos grossa. La vedremo. (toglie lo zinale e si prepara ad uscire)


Cinzia:


vengo anche io. Sono curiosa di vedere la scena.


Tonio:


Clelia, stai buona, dai, dove vai? Vieni qui.


Clelia:


questa una prepotenza bella e buona, Tonio; e se te non hai il coraggio di ribel-larti, io non ho nessuna intenzione di abbassare la testa. Vado l e gliene canto quattro sulla faccia. Stavolta non posso stare zitta!


Cinzia:


neanche io!


Tonio:


stai calma, Clelia. Ascolta. (fa un sospiro) Non il signor Conte che non vuole che la Virginia si sposi. (Dopo un momento) Sono io.


Clelia:


coosa?


Virginia:


(quasi insieme con la mamma) eeh??


Tonio:


(si decide di dire la verit) il signor Conte mi ha portato a vedere il nostro contrat-to di mezzadria, che ha quasi cento anni. E l sopra c scritto chiaro e tondo lo ius pri doctis. giust pri roctisstu pi doctis.insomma il diritto del padro-ne di passare la prima notte di matrimonio con la sposa.


Clelia:


(si mette le mani nei capelli) uh, madonnina santa


Virginia:


(si mette a sedere) la prima notte?!?...oddiomamami viene male.


Cinzia:


orca lui


Tonio:


la Virginia pu sposare chi vuole e quando le pare, ma se non rispetta questo di-ritto e non d soddisfazione al signor Conte, lui ci pu mandare via quando vuole.


Virginia:


vigliacco, delinquente, ha studiato il modo per fare passare per legittimo il suo capriccio.


Clelia:


brutto brigante


Cinzia:


sssttt


Tonio:


eh, gi. Il notaio ha detto che il contratto non pi valido, senza questo qui pro quoctis. O abbassiamo la cresta, o altrimenti possiamo anche prender su i nostri due stracci e andare a chiedere la carit. per questo che mi era venuto in mente di rimandare il matrimonio. Per non dargliela vinta del tutto.


Virginia:


questo non giusto, per non giusto (riprende a piangere).


Cinzia:


dai Virginia, non fare cos. Io ti capisco, ma magari loccasione buona per pen-sarci sopra un po' di pi. Quel Gino bravo, buono, ma non capisce niente, un tontolone.


Virginia:


ma io gli voglio bene. Adesso cosa gli dico ? (piange).


16


La serva di Zoffoli


Clelia:


Virginia, non piangere. Quel boia crede di averci fregato, ha studiato una mossa astuta, ma non detto che non si trovi il modo di essere pi furbi di lui.


Cinzia:


cosa vuoi dire, Clelia?


Clelia:


non lo so. Cos, da secco, faccio fatica a pensare. Bisognerebbe trovare qualcuno pi furbo del signor Conte, spiegargli la faccenda e trovare il modo di essere noi a fregare lui.


Tonio:


bisognerebbe pensare a qualcuno che se ne intenda di leggi, di nobilt, di diritti. Altrimenti a noi, poveri contadini, ci comprano e ci vendono senza che ce ne ac-corgiamo neppure.


Virginia:


m, cosa dite se provassimo di domandare consiglio a don Aldo? Lui ha studiato, sempre stato dalla parte dei poveretti. Forse trover il modo da sbrogliare la ma-tassa.


Clelia:


io lho pensato e te lhai detto. Dai, che ci andiamo subito.


Cinzia:


vengo anche io.


Tonio:


no, te stai qui. Dobbiamo fare in modo che la faccenda non esca da queste quattro mura, per ora. Ci vado anche io, piuttosto.


Cinzia:


ma io non dico mica niente a nessuno. Vengo solo con voi in canonica. Sono curio-sa di sentire cosa dice don Aldo.


Clelia:


Cinzia, una questione molto delicata. meglio che te non esca da qui. Non ci possiamo permettere di fare uscire mezza parola. Lo sappiamo che non lo fai ap-posta, pi forte di te.


Cinzia:


va bene. Come volete. Ma comunque io non parlo mai con nessuno, bado solo agli affari miei, non vedo il motivo della vostra preoccupazione.


Tonio:


Cinzia, non pensare male, di te ci fidiamo. Anzi, guarda, ti mettiamo alla prova: se dovesse venire qui qualcuno, non dire niente di questa faccenda.


Cinzia:


andate pure tranquilli. Sar una tomba.


Clelia:


brava!


(Clelia, Tonio e Virginia escono dal portone. Dopo un po, da sinistra entra Fabrizio)


Fabrizio:


dove sono andati, tutti quanti?


Cinzia:


non posso dire niente.


Fabrizio:


va beh. Ma ritornano per cena?


Cinzia:


non so, sono andati in canonica da Don Aldo, per farsi aiutare a fregare il signor Conte che e vuole andare a letto con la Virginia la prima notte di matrimonio.


Fabrizio:


cosa vuol fare?


Cinzia:


vuol fare il giust pri toctis. il diritto del padrone di andare a letto con la sposa la prima notte.


17


Stefano Palmucci


Fabrizio:


urca, bello! Piacerebbe anche a me quel diritto l.


Cinzia:


non si pu. riservato ai signori e te sei solo un poveraccio.


Fabrizio:


eh, pazienza. Mi accontenter del diritto che mi da questa bella faccia: alle spose, le andr a trovare la terza o la quarta notte.


Cinzia:


eh, eh, fa lo spiritoso. Te, se non stai attento, una volta o laltra ti becchi una schioppettata nella schiena.


Fabrizio:


tranquilla, zia. Io vado solo con le ragazze.


Cinzia:


le ragazze hanno i fratelli e i babbi.


Fabrizio:


io vado solo con le orfane.


Cinzia:


s, con quelle e con le donnacce.


Fabrizio:


cosa dici, zia?


Cinzia:


guarda che me lo ha detto la Masina del ponte, che la cognata duna sua amica di Faenza, ha visto te e Celso entrare in una casa chiusa.


Fabrizio:


a chi?


Cinzia:


a te.


Fabrizio:


quando?


Cinzia:


due settimane fa.


Fabrizio:


dove?


Cinzia:


a Faenza.


Fabrizio:


perch?


Cinzia:


lo saprai te, il perch.


Fabrizio:


di che cosa?


Cinzia:


s, sfa lo scemo, che a me non mi freghi.


Fabrizio:


(mentre esce a destra) non ti preoccupare, zia, che io in quei postacci non ci vado.E poi, se la casa era chiusa, come avrei fatto a entrare?


Cinzia:


va l, va l birbante


(Fabrizio esce a destra. Dopo un po bussano alla porta e Cinzia va ad aprire. Gino).


Gino:


buond, Cinzia. Mi hanno detto che la Virginia venuta a casa, oggi.


Cinzia:


s, Gino, oggi non lavora, venuta qui.


Gino:


bene, (non sa pi cosa dire .) allora vi saluto, Cinzia. (fa per andarsene)


Cinzia:


dai, scemotto, vieni dentro. (lo fa entrare) La Virginia non c, andata in un po-sto, ma non posso dirti niente, un segreto.


Gino:


(si mette a sedere) ah (gli viene una illuminazione) eh, eh, eh, tanto io lo so dovesono andati. Eh, eh, eh: (tutto contento) sono andati dalla sarta per il vestito.


18


La serva di Zoffoli


Cinzia:


s, lhanno riportato indietro.


Gino:


eh?


Cinzia:


no, Gino, non sono andati l. Bevi qualcosa?


Gino:


grazie, Cinzia. Io ci sono stato ieri, dalla sarta. Mi ha fatto un vestito nero che un portento. Sto come un figurino.


Cinzia:


beh, quello, una volta fatto, anche se non si adopera, pu sempre tornare buono.


Gino:


voglio essere pronto, per quel giorno. Deve essere il pi bel giorno della nostra vita.


Cinzia:


ecco, fermiamoci al giorno.


Gino:


perch? La notte, no?


Cinzia:


eh, non si sa mai, se la notte dovesse piovere.


Gino:


non vedo le ore. Finalmente potr prendere in braccio la mia sposa e portarla a casa nostra.


Cinzia:


eh, che fretta. Non che la devi portare subito, puoi anche aspettare il giorno do-po.


Gino:


perch? Per il viaggio a Ravenna non partiamo mica subito.


Cinzia:


fate bene, due o tre giorni meglio aspettare.


Gino:


i primi tre giorni, fino gioved, non usciremo neppure di casa.


Cinzia:


te Gino parla per te, che meglio.


Gino:


cosa volte dire?


Cinzia:


no, dicevo che magari lei avr anche piacere di uscire.


Gino:


no, no. Ne abbiamo parlato tante volte. Anche perch la Virginia, sapete, non pratica per niente di quelle cose che si fanno tra moglie e marito. Eh, eh, eh. Le dovr insegnare un mucchio di cose. Non so se capite quello che voglio dire. Eh, eh, eh


Cinzia:


eh, ma in un mese, fa in tempo a imparare


Gino:


poverina, cos ingenua, cos pudca, cos seria. Piano piano, le dovr insegnare a lasciarsi andare un po.


Cinzia:


stai tranquillo che c gi chi ci pensa.


Gino:


eh?


Cinzia:


no, niente.


Gino:


perch fino adesso mi ha fatto aspettare. Non s mai fatta sfiorare neanche con un dito. Ma poi le cose dovranno cambiare. Orca se dovranno cambiare


Cinzia:


eh, da qui ad allora, saranno gi cambiate.


19


Stefano Palmucci


Gino:


e io lho sempre rispettata. Le ho sempre detto che aspetter fino al matrimonio.


Cinzia:


mi sa che ti toccher aspettare anche un altro po.


Gino:


scusate, Cinzia, ma oggi non vi capisco.


Cinzia:


niente, lascia stare, Gino. Piuttosto, ti volevo chiedere una cosa, faccio la sfacciata. Siccome che domani devo andare a Cesena a portare le erbe, non mi potresti pre-stare la tua cavalla, domattina?


Gino:


la Bianchina?


Cinzia:


s. Ci andrei con la corriera, ma siccome che la prima volta, non so bene che ora-ri fa, dove passa, dove ferma.


Gino:


s, come no? Venitela pure a prendere.


Cinzia:


sei sicuro che a voi non serve? perch con la corriera non sono ancora pratica


Gino:


non preoccupatevi, Cinzia, ve la lascio volentieri. Tanto l nella stalla.


Cinzia:


solo per domani, eh? Dopo, quando avr imparato, ci vado sempre con la corriera.


Gino:


non c nessuno problema.


(da destra entra Fabrizio)


Fabrizio:


oh Gino, sei te?


Gino:


ciao, Fabrizio.


Cinzia:


vado a vedere delle mie erbe. Ti saluto, Gino.


Gino:


vi saluto, Cinzia. E grazie del vino.


(Cinzia esce a sinistra)


Fabrizio:


oh, allora Gino? Immagino che quella bocca larga di mia zia ti abbia gi detto tut-to, no?


Gino:


s, me lo diceva adesso.


Fabrizio:


non sono come fai a rimanere cos calmo. Io andrei su per i muri. Allora, cosa hai intenzione di fare? Questa troppo grossa per fargliela passare, stavolta bisogna ribellarsi, non possiamo dire sempre di s.


Gino:


io veramente ho gi detto che gliela do.


Fabrizio:


eh?!?


Gino:


(si sente quasi in colpa) ha detto che solo per stavolta.


Fabrizio:


oh capito, ma una volta basta!!


Gino:


perch la prima voltalei ancora non pratica


Fabrizio:


e quindi a te va bene cos??


Gino:


eh, mi conosci: quando uno mi chiede un piacere, non sono capace di dire di no.


20


La serva di Zoffoli


Fabrizio:


Gino: questo non un piacere! una porcheria, una prepotenza, uningiustizia che non si pu sopportare!


Gino:


mi ha detto che lultima volta che la chiede. Che problema c?


Fabrizio:


che problema c?!?


Gino:


se dovesse diventare unabitudine, allora no, allora ti darei ragione. Che poi, io gliela darei lo stesso, ho solo paura che poi comincino a chiedermela tutti.


Fabrizio:


ci credo che te la chiederebbero tutti!


Gino:


e dopo, se comincio a darla via in giro, quando serve a me, come faccio?


Fabrizio:


non posso credere alle mie orecchie (si mette le mani nei capelli)


Gino:


poi, quando lho data a qualcuno, non posso dire di no agli altri.


Fabrizio:


(non ci crede) ah, no. Non puoi pi.


Gino:


senza contare che ci potrebbe essere qualcuno che la tratta male. E dopo mi di-spiacerebbe.


Fabrizio:


figurati a lei!!


Gino:


per quello non credo. cos buona, calma, docile: si lascia montare da tutti.


Fabrizio:


Gino, io non se sei ubriaco o cosa, ma tra poco qui torneranno i miei con la Virgi-nia. meglio che prendi la porta in fretta, finch la strada asciutta.


Gino:


cosa vuoi dire?


Fabrizio:


che se ti sentono fare questi discorsi, te, al matrimonio ci arrivi con i piedi in avanti.


Gino:oggi, a voialtri, non vi capisco. Boh. Comunque adesso devo tornare a casa, che si

fatto tardi. Ti saluto, Fabrizio. Saluta la Virginia.

Fabrizio: stai tranquillo, presenter. (Gino esce dal portone)

Quello matto come un cavallo. E pensare che tra un mese dovrebbe diventare mio parente

(da sinistra entra Cinzia)


Cinzia:


Fabrizio, ho visto che arrivano da dietro. Saranno passati dai campi per non farsi vedere. Adesso sentiamo come andata. Dalla finestra mi parevano contenti, fa-cevano dei salti


(da destra entrano Virginia, Clelia, e Tonio. Sono molto allegri e ridono tra di loro)


Clelia:


porca boia, Tonio, hai visto come partito?


Tonio:


sembrava il treno alla stazione, quando parte la locomotiva.


Cinzia:


allora, come andata?


21


Stefano Palmucci


Clelia:


ah, meglio di cos, non poteva andare.


Cinzia:


cio?


Tonio:


gli abbiamo raccontato ogni cosa dal principio. Don Aldo allinizio era calmo e tranquillo, ascoltava e annuiva con la testa. Quando siamo arrivati a spiegargli questo diritto che pretende il signor Conte di ius primi dotis, partito come un razzo.


Virginia:


da quel momento l, ha cominciato a montare come il lievito nel forno. S arroto-lato le maniche della veste, si sputato sulle mani ed partito.


Fabrizio:


e dove andato?


Tonio:


a palazzo. Sembrava un toro imbizzarrito. Abbiamo provato di tenerlo in tre, ma non ce labbiamo fatta.


Clelia:


mi sa che il signor Conte, stavolta rimedia un bellocchio nero.


Tonio:


come minimo. Se non lo aiuta nessuno, al signor Conte, gli spacca tutte le osse.


Virginia:


non che dopo, per colpa nostra, passer un guaio?


Clelia:


non credo. Con un occhio nero, al signor Conte gli tocca restare a casa almeno due settimane. Dopo, le acque si saranno gi calmate.


Fabrizio:


cos impara. Ben gli sta.


Clelia:


lo abbiamo trovato, il castigamatti!


(bussano alla porta. Clelia va ad aprire. C ancora unatmosfera di felicit. Alla porta don Aldo piegato in avanti, con una mano si tiene la schiena, e fatica a camminare. Quando si alza, si nota che ha anche un occhio nero. Lallegria sparisce).

Clelia:Don Aldo! Cosa successo?

(lo fanno appoggiare su una sedia. Lui si siede piano piano, ha male dappertutto) Don Aldo: ohi, ohiche male

Tonio:chiamiamo il dottore?

Don Aldo:no, grazie. Tra un po mi riprendo da me. Ohi, ohi

Clelia:cosa successo, don Aldo?

Don Aldo: sono arrivato nel palazzo, sono andato subito dal signor Conte. Lho affrontato sulla faccia, gliene ho detto quanto a un cane, e poi ho alzato la mano per appiop-pargli il primo ceffone.

Virginia: e poi?

Don Aldo: niente. Non mi ero accorto che i miei urli avevano attirato tutta la servit. Mi sono saltati addosso in quattro e me le hanno suonate peggio che le mie campane.

Cinzia:oh, povero reverendo

22


La serva di Zoffoli

Don Aldo: mi hanno bastonato per bene di sopra, e poi mi hanno buttato gi dalla scala. Po-

vere le mie ossa, non so come ho fatto a rialzarmi e venire via

Tonio:Cinzia, dammi una mano ad alzarlo. Bisogna portarlo alla canonica e farlo curare

dalla perpetua.

(Tonio e Cinzia lo prendono sotto le spalle)

Don Aldo:ohi, ohipiano, figliuoli, fate piano.

Cinzia:appoggiatevi a noi, don Aldo.

Don Aldo: per il problema della Virginia, mi dispiace ma bisogna che studiamo unaltra solu-

zione.

Virginia: non si preoccupi, don Aldo, avete fatto anche troppo.

Don Aldo:non disperare, figliuola. Quando mi sar un po ripreso, ci penseremo meglio.

Clelia:grazie don Aldo, prima di tutto pensate alla vostra salute.

Don Aldo:s, credo che per adesso dovr pensare a quella. Ohi, ohi, piano, figliuoli, piano

(piano piano Tonio e Cinzia portano fuori Don Aldo).

Clelia:ecco fatto, siamo tornato al punto di partenza.

Virginia: peggio, perch ormai il carico pi grosso che avevamo lo abbiamo gi giocato.

Clelia:fatti forza, Virginia. Vedrai che una soluzione la troveremo.

Virginia:(comincia a piangere) non lo so, m. Il giorno del matrimonio vicino.

Fabrizio:(pare un gatto che abbia mangiato un sorcio) donne: state serene.Ce lho io la so-

luzione!

(le donne lo guardano preoccupate, Fabrizio fa la faccia da biricchino).

FINE SECONDO ATTO

23


Stefano Palmucci

TERZO ATTO

Stessa scena. La settimana dopo. In scena Tonio e Clelia. Non dicono niente ma sono chiaramente in attesa di qualcuno. Bussano alla porta, il signor Conte.


Clelia:


oh, signor Conte, buond. I miei formaggi. Venite, venite pure avanti.


Tonio:


che onore, signor Conte, in una settimana, due volte in casa nostra.


Conte:


eravamo daccordo cos, no, Tonio?


Tonio:


s, s. Vi spettavamo. Eravamo tutti in frumento. Ve lho detto che una volta anche il vostro babbo era stato aqu? Durante la caccia, si era fermato per rifucilarsi.


Conte:


sono proprio contento di non trovarvi alla porta, con le valigie pronte.


Tonio:


no, no. Signor Conte. Anzi, tutto preparato per questo ius pro toctis. Come era-vamo daccordo, ho spiegato in casa la situazione, ho detto di questo diritto che vi spetta per contratto e per nascita e piano piano, con un po di fatica, lhanno dige-rito tutti.


Clelia:


dovete pensare, signor Conte, che noi non avevamo mai saputo gniente di questo diritto. Quando Tonio me lha detto, sono rimasta illibata.


Tonio:


noi siamo poveri contadini, signor Conte. Ci dovete scusare se la nostra ignoranza non arriva alla vostra.


Conte:


la Virginia cosa ha detto?


Tonio:


eh, con lei stata un po pi dura, signor Conte. Non voleva cedere. Mica per il fat-to in s, no, ne faceva proprio una questione di municipio. Ma dopo un po si convinta.


Conte:


bene. Sono contento di poter risolvere la faccenda senza dover andare a cercare tante storie.


Tonio:


anche noi, signor Conte. Se ci buttevate fuori dal podere, il nostro intestino era segnato.


Clelia:


vi abbiamo preparato la nostra camera, signor Conte. Non sar come quelle del palazzo, ma grande, pulita e tenuta bene. Ho messo i lenzuoli nuovi, gli asciu-gamani puliti e poi se vi serve qualche cosa, noi siamo qua.


Conte:


lei gi


Clelia:


s, pronta. Vi aspetta nel letto, con la veste da notte.


Conte:


bene, anche io ho portato la mia vestaglia. (mostra la sua borsa da viaggio).


24


La serva di Zoffoli


Tonio:


io ho anche rinforzato le gambe del letto con delle stagge di ferro, e anche quelle cose che mi ha messo Giovannino, il falegname, sotto il materasso le droghe di legno. Cos, anche se doveste fare gli straordinari, il letto dovrebbe resistere.


Conte:


bravo, Tonio. Non faccio per vantarmi, ma non sarebbe la prima volta che, quando faccio quei lavori l, modestamente, mi capita di spaccare il letto.


Tonio:


(a Clelia) il signor Conte, Clelia, un amatore professionista. Ha una esperienzache mai, ma ha ancora lardore di venti anni fa. Laltra volta mi ha detto che anco-ra non ha sbagliato un colpo.


Conte:


(lusingato e tutto compiaciuto) beh, modestamente, io ho delledoti amatorienon indifferenti. una caratteristica di famiglia. Chiedete pure in giro, se dico la verit.


Tonio:


ah, ma si vede da qui, nel gargarozzo, voi Conti Zoffoli cavete tutti il pomo di Da-mocle molto in fuori.


Clelia:


speriamo che sappiate anche essere delicato, signor Conte. Non scordatevi che per lei la prima volta, non vorrei ci rimanesse male


Conte:


buoni villici, vi do la mia parola - la parola del Conte Zoffoli - che la bambina non avr da lamentarsi.


Clelia:


facciamo affidamento sopra di voi, signor Conte.


Conte:


vedrete che la Virginia non rimarr delusa.


Tonio:


(fa la faccia sorpresa) la Virginia? No, signor Conte, il fattore non vi ha detto nien-te?


Conte:


di questa questione, non mi pare. Perch?


Clelia:


(sorpresa anche lei) la sposa non la Virginia, signor Conte. Lei si marita tra unmese. Invece mio figlio, Fabrizio, si sposa tra due settimane.


Tonio:


avete detto che prima o dopo, sarebbe toccato a tutte. Dunque la prima ragazza sulle vostre terre che si sposa, da quando dobbiamo rispettare questo ius prime robis, sarebbe la mia futura nuora, la fidanzata di Fabrizio. Ho capito male?


Conte:


(cerca di nascondere la delusione, ma non pu dire di no) eh? No, no. Hai capito be-nissimo, Tonio. proprio cos che funziona. E com che si sposano cos dimprovviso, questi ragazzi? Non che, per caso, si devono sposare per forza?


Clelia:


no, no, signor Conte, cosa andate a pensare? Mio figlio non sar uno sterco di san-to, ma queste robe non le fa.


Tonio:


perch tra poco deve andare soldato, allora si vogliono sposare prima.


Conte:


ho capito. E chi sarebbe, questa sposa?


Clelia:


si chiama Beatrice, di Faenza. Non credo che la conosciate.


Tonio:


allora, Clelia, valla a ciamare. Cos prima di fare, almeno si presentano.


Clelia:


subito (esce a sinistra).


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Stefano Palmucci


Tonio:


la vedrete, signor Conte, un fiore. Un sacco di ragazze del Paese avevano punta-to il mio Fabrizio, ma lui ha scelto proprio bene. andato un po lontano, a Faen-za, ma ne valeva la pena.


Conte:


allora sono contento per lui e anche per me.


Tonio:


siete proprio un uomo fortunato, a potere essere il primo a cogliere questo boc-ciuolo di rosa.


Conte:


cosa vuoi farci, Tonio? Per me pi un dovere che un piacere. Io mi sacrifico so-prattutto per voi, per rispettare il nostro contratto di mezzadria.


Tonio:


vi ringrazio, signor Conte. Siete proprio un galantuomo, bisogna dirlo.


Clelia:


viene subito, signor Conte, scusate ma un po' vergognosa. Vieni vieni, Beatrice, vieni avanti.


(Beatrice si affaccia alla porta. brutta e anche un po vecchia. Il Conte ha un momento di man-camento, ma costretto a riprendersi).


Tonio:


Beatrice questo il signor Conte. Come ti abbiamo imparato, devi fare tutto quel-lo che ti dice di fare. Tutto; senza discutere. Devi essere brava e ubbidiente come una bambina. Hai capito?


(Beatrice annuisce).


Clelia:


questa, signor Conte, la nostra Beatrice. Mi raccomando a voi, fresca come una rosa e innocente come una colomba. Che non labbiate a sciupare.


Conte:


pi di cos?


Clelia:


eh?


Conte:


(pare che gli venga fastidio) no, dicevo che cercher di fare onore alla mia fama, (tra s) se ce la faccio.


Tonio:


sicuramente, signor Conte. Con la vostra riputazione, siete luomo pi adatto.


Conte:


mi pare sia pi grande di vostro figlio.


Tonio:


s, un po' pi grande, ma voi, signor Conte siete la dimostrazione vivente che in amore let non conta.


Conte:


speriamo.


Clelia:


su, adesso andate. Andate a fare i vostri lavori. Che prima la chiudiamo, questa faccenda, e meglio .


Conte:


eh, credo anche io.


Tonio:


(lo guarda ammirato) che fortuna che avete


Conte:


(lo guarda male) andiamo, dai


(il Conte esce a sinistra. Beatrice fa uno sguardo malizioso e poi entra anche lei. Dopo un secon-do da destra arriva Fabrizio).

26


La serva di Zoffoli


Fabrizio:


allora?


Clelia:


(tutta compiaciuta) sono entrati adesso.


Tonio:


(ride piano per non farsi sentire) hai visto che faccia ha fatto? Hi hi hi


Clelia:


(a Fabrizio) io voglio sapere dove lhai trovata, te, quella donnaccia. Come fai te aconoscere quelle donne l?


Fabrizio:


ve lho detto, m. La conosceva Celso, perch amico con dei montanari che scen-dono una volta allanno, e tutte le volte vanno a trovare la Beatrice. A Faenza quella che costa meno.


Tonio:


ci credo!


Clelia:


lavete istruita bene, voi uomini?


Fabrizio:


davvero! Gli deve rompere le ossa. Gli deva fare passare la voglia di andare a cer-care le spose giovani.


Tonio:


questa lunica volta che non vorrei essere nei panni del signor Conte.


Clelia:


e se dopo un po' il signor Conte si vuole fermare?


Fabrizio:


tutto previsto. Lei gli far presente che andr a dire a tutti che non rimasta sod-disfatta.


Tonio:


e sappiamo che il signor Conte ha una tale boria, che piuttosto si farebbe ammaz-zare.


Clelia:


avete pensato a quando si accorger che non vergine? Potrebbe protestare.


Fabrizio:


si capisce. Lei gli dar ad intendere che la prese un soldato in un campo, due anni fa.


Clelia:


io spero che vada tutto liscio.


Fabrizio:


state tranquilla, m. un piano coi fiocchi. Vedrete.


(bussano alla porta. I tre si guardano preoccupati. Clelia va ad aprire. don Aldo. Si ripreso, ha solo un cerotto in fronte.)


Clelia:


oh, don Aldo, siete voi? (lo fa entrare con una certa preoccupazione)


Don Aldo:


buongiorno, figliuoli.


Tonio:


come va? Vi siete guarito?


Don Aldo:


comincia ad andare meglio. Mi fanno ancora male le ossa, ma il peggio dovrebbe essere passato.


Fabrizio:


meglio cos.


Don Aldo:


dunque, figliuoli. (Lo fanno accomodare) Intanto che ero a letto, non ho fatto altro che pensare alla soluzione del vostro problema.


Clelia:


(imbarazzata, scambia sguardi con gli altri) ah, s? No perch noiormai


27


Stefano Palmucci


Don Aldo:


abbiamo visto che a dirglielo, non capisce, con la forza peggio, perch sono di pi


Tonio:


no, ma voi don Aldo non vi preoccupate, le cose si metteranno a posto da sole.


Don Aldo:


potrei andare a parlare col vescovo, ma ho paura che lui, nella sua posizione, fac-cia fatica a compromettersi nei confronti del signor Conte


Clelia:


lo credo anche io. Dalla parte dei poveracci non si mette mai nessuno.


Don Aldo:


(ci pensa) dalla parta dei poveracci (ha una idea) giusto, Clelia! Bisogna andareda qualcuno che si metta dalla parte dei poveracci.


Fabrizio:


e chi c?


Don Aldo:


ci sono i comunisti, no? Bisogna parlare con Mariotti, il capo dei comunisti.


Tonio:


ah, behno, non mi pare il caso di andare a disturbare


Don Aldo:


vado gi al consorzio a parlare con lui!


Clelia:


don Aldo, ma siete matto? Quello un mangiapreti, non lo conoscete? gi un mi-racolo che non vi venga a cercare lui in canonica. Volete andare voi nella tana del lupo?


Don Aldo:


lasciamo le novantanove pecorelle; sono in salvo sul monte. Io devo andare a cer-care quella che si smarrita.


Tonio:


Don Aldo, Mariotti non una pecora, e non neanche da solo. in compagnia di gente che i preti non li pu vedere.


Don Aldo:


non importa. lunica persona che ci possa dare una mano in questa situazione. Non parlano sempre, ai loro comizi, che stanno dalla parte di poveracci? Che ora di fare la rivoluzione contro questi privilegi dei padroni?


Fabrizio:


s, avete ragione, don Aldo, ma io starei attento a stuzzicare il cane che dorme .


Don Aldo:


( gi sulla porta) stuzzicare? Io gli voglio dare una sveglia, che se la ricordino perdieci anni!


Clelia:


non ci vuole pensare sopra un po?


Don Aldo:


nella bibbia sta scritto: c un tempo per pensare e un tempo per andare. Questo il tempo per andare. Vi saluto. (ed esce).


Tonio:


povero prete. Lha proprio presa sul serio, questa faccenda.


Fabrizio:


non gli abbiamo potuto dire che, pi che su di lui, facciamo affidamento su di una


Conte:


(entra da sinistra, un po scapigliato) avrei bisogno di un bicchier dacqua.


Clelia:


subito (gli versa un bicchiere da una brocca).


Tonio:


(compiaciuto) come va, signor Conte?


Conte:


ha imparato in fretta. Adesso pare che ci abbia preso gusto.


28


La serva di Zoffoli

Fabrizio: cosa dice la mia Beatrice?

Conte:porta pazienza, giovanotto, lasciami lavorare (beve e rientra a sinistra).

Tonio:per ancora bello imbaldanzito.

Fabrizio: credo che lei abbia appena cominciato.

Tonio:povero signor Conte.

(da destra saffaccia Virginia)

Virginia: posso? Sono di l?

Clelia:Virginia, cosa ci fai qui?

Virginia: a palazzo i signori non ci sono, ho fatto una scappata per vedere come va.

Fabrizio: va come avevamo detto: benissimo. La Beatrice gli ha appena cominciato la cura.

Virginia: sei sicuro che gliela faccia? Il signor Conte ha una fama da amatore da ridere

Fabrizio: tranquilla. Lei ne ha passati, di amatori

Virginia: e sul fatto che non ero io, la sposa che si aspettava, non ha detto niente?

Tonio:eh, capirai, c rimasto un po male. Ha fatto una faccia Ma la regola lha fatta lui,

non ha potuto dire di no.

Virginia: e quando ha visto la sposina?

Clelia:poverettoio dicevo che gli veniva un colpo secco. Ha dovuto fare buon viso a

cattivo gioco, ormai era in ballo.

Fabrizio: adesso ha trovato chi lo fa ballare!

(da sinistra entra Beatrice)

Tonio:cosa successo?

Beatrice: niente. S addormentato.

Fabrizio: come, si addormentato?

Beatrice: stai calmo, ci penso io a svegliarlo. Non abbiamo neanche cominciato. Sono venu-

ta a sentire per la mia paga. Rimane quella che sera detto, no?

Tonio:si capisce, Beatrice. Io le mantengo, le mie promesse. La parte che hai avuto, pi il

resto a lavoro finito, come eravamo daccordo.

Fabrizio: e poi puoi tenere per te tutto quello che trovi nelle tasche del signor Conte.

Beatrice: benissimo. Allora vado a finire il mio lavoro.

Fabrizio: brava!

(Beatrice esce a sinistra)

Virginia: io torno a palazzo. Sono curiosa di vedere in che condizioni torner questa sera il signor Conte.

29


Stefano Palmucci


Fabrizio:


se ce la fa, a tornare


Tonio:


al massimo, lo porteremo noi in braccio.


Virginia:


vi saluto. Ci vediamo domani.


Clelia:


va bene, ciao figliola.


(Virginia esce dal portone)


Conte:


(entra da sinistra, tutto stropicciato, a Clelia) donna, fammi uno zabaione, e in fret-ta.


Clelia:


avete avuto uno zavarione?


Conte:


ho detto: uno zabaione, villica. Due uova sbattute e montate con lo zucchero e un po di marsala, o di vino dolce, se non ce lavete.


Clelia:


ah, ho capito. Ve lo faccio subito. (esce a destra)


Conte:


(le urla dietro) lo zucchero, parecchio, mi raccomando.


Tonio:


come procede, signor Conte?


Conte:


eh, resiste, ma ha trovato pane per i suoi denti.


Fabrizio:


non che sia troppo focosa, per voi?


Conte:


non dirlo neanche, giovanotto. Le puledre, pi sono focose, pi c gusto a domar-le.


Tonio:


ma ce la fate a venirne a capo? Ricordatevi che la prossima settimana c anche la Virginia da accontentare.


Conte:


tranquillo, Tonio, ne ho combattute di battaglie. Una di pi o di meno, non mi fa niente. (esce a sinistra).


Tonio:


Fabrizio, ho paura che la tua Beatrice non basti. Forse il signor Conte un osso troppo duro per lei, le rompe i denti.


Fabrizio:


(tranquillo) b, fidatevi. Lo sapete quei montanari come la chiamano? Invece diBeatrice: Beatroce.


Tonio:


orca, un nome che le sta meglio di un vestito nuovo.


(bussano alla porta, Fabrizio va ad aprire. don Aldo piegato in avanti, con una mano si tiene la schiena, fatica a camminare. Quando si alza, si vede che ha un occhio nero).


Don Aldo:


ohi, ohiche male


Fabrizio:


don Aldo, cosa successo?


Tonio:


chiamiamo il dottore?


Don Aldo:


(lo fa appoggiare su una sedia. Si mette a sedere piano piano, ha male dappertutto) no, grazie, piano piano, mi dovrei riprendere.


Tonio:


chi stato?


30


La serva di Zoffoli


Don Aldo:


sono stati i comunisti. Al consorzio ho chiesto se potevo parlare con Mariotti, il capo. Quello andato un momento di l, poi sono tornati in quattro e mi hanno detto: Mariotti non pu, per vi manda a dire questo.


Fabrizio:


cosa?


Don Aldo:


niente. Mi hanno caricato di botte.


Fabrizio:


oh, povero prete.


Don Aldo:


ohi, ohi


Tonio:


cos ci fate sentire in colpa, don Aldo; per questa faccenda, ormai ne avete prese parecchie.


Don Aldo:


mi dispiace, non vi dovete sentire in colpa. Si vede che il Signor ha trovato questo sistema per farmi scontare tutti i miei peccati.


Fabrizio:


orca. allora devono essere veramente grossi, quei peccati


Tonio:


Fabrizio, stai zitto e dammi una mano a portare di fuori don Aldo, dai.


(lo prendono sotto le braccia e lo conducono fuori)


Don Aldo:


piano, figliuoli, piano. Ohi, ohi.


(escono dal portone. Clelia esce da destra e va a portare lo zabaione al Conte.)

Clelia:(bussa alla porta) posso?

(nessuno risponde, dopo un po esce la mano del conte che prende lo zabaione e qualcuno lo tira dentro di nuovo).


Cinzia:


(entra da destra) cosa succede di l? Ce la fa la Beatrice?


Clelia:


non lo so, ho buttato locchio dentro la camera, pare che abbiano buttato una bomba. Vado a preparane un altro.


(Clelia esce a destra. Bussano alla porta, Cinzia va ad aprire. Gino).

Oh, Gino, veh, sei te?


Gino:


buond, signora Cinzia. Cercavo proprio voi.


Cinzia:


per via della Bianchina? Lho lasciata a tuo fratello.


Gino:


no, grazie, non per la Bianchina. per quei discorsi che facevate laltro giorno. L per l non avevo mica capito, ma poi ci ho rimuginato sopra, e a furia di pensare e pensare tutti questi giorni, dopo ho capito.


Cinzia:


cosa?


Gino:


eh, no, niente. Ma voi cosa volevate dire?


Cinzia:


niente, Gino, niente. Adesso pare che sia tutto a posto.


Gino:


s, ma voi parlavate del matrimonio, del giorno, della notte; per caso c sotto qualcosa? La Virginia vi ha detto qualcosa?


31


Stefano Palmucci


Cinzia:


no, guarda, Gino, la Virginia non centra niente.


Gino:


non che per caso le sono venuti dei dubbi e vuole mandare a monte tutto quan-to?


Cinzia:


Gino, stai sereno. Io facevo cos per parlare. Non mi ricordo neanche cosa ti ho detto.


Gino:


mi ricordo io. E poi anche Fabrizio diceva delle cose, e faceva dei discorsi che mi hanno messo in confusione la testa


Cinzia:


Gino, la Virginia ti vuole un bene dellanima, ci metterei la mano sopra il fuoco. Se proprio lo vuoi sapere, cera qualcuno che si voleva mettere in mezzo, ma adesso non c pi pericolo, si tutto risolto.


Gino:


(arrabbiato) qualcuno si voleva mettere in mezzo?? e chi?


Cinzia:


Gino, lascia perdere ti ho detto. Nessuno, fa conto che non ti abbia detto niente.

Torna a casa e non pensarci pi che le cose si sono sistemate da sole. Ti saluto.


(Cinzia esce a destra, Gino si mette a pensare. Arriva Fabrizio da fuori.)

Fabrizio: oh, Gino, cosa ci fai qui? La Virginia non c.

(Gino non risponde perch tutto preso dai suoi pensieri. Da destra passa Clelia con lo zabaione)


Clelia:


chi era prima alla porta, Fabrizio?


Fabrizio:


era don Aldo. I comunisti lo hanno picchiato. Il b gli d una mano a tornare a ca-sa.


Clelia:


povero don Aldo, che pensata, andare dai comunisti.


Fabrizio:


noi abbiamo provato di fermarlo, glielo abbiamo detto in tutti i modi, ma lui una testa dura. Ha il vizio di mettersi sempre in mezzo.


(Clelia bussa a sinistra poi entra)


Gino:


(alle parole di Fabrizio pare risvegliarsi allimprovviso) chi che si vuole metterenel mezzo? Si pu sapere?


Fabrizio:


niente, Fabrizio, era don Aldo che si vuole sempre mettere nel mezzo (esce a de-stra).


Gino:


don Aldo si voleva mettere in mezzo?! Porca boia, adesso vado l e gli spacco le ossa. Gli do un pugno in un occhio, dopo gli passa la voglia.


(Gino esce dal portone come una furia. Clelia esce da sinistra ed entra a destra. Da sinistra entra il Conte. sfatto e sfinito. Vede che non c nessuno).

Beatrice:(da fuori) signor Conteeee. Io sono pronta.

(il Conte si porta la mano alla testa come per dire: te sei matta. Prova di andare via, ma da de-stra entra Fabrizio)

Fabrizio: signor Conte, andate gi via?

32


La serva di Zoffoli

Conte:(cerca di darsi un contegno) beh s, perch di l ho finito, la ragazza soddisfatta

(da destra arriva anche Cinzia)


Beatrice:


(da fuori) signor Conteee. Quanto ci mettete? Io vi aspetto.


Conte:


(capisce che non pu pi andare via. A Fabrizio). D a tua madre di farmi un caff.

Anzi, due. (si tira su i calzoni e ritorna a sinistra. tutto barcollante).


Fabrizio:


porca boia, hai visto come barcolla? Io dico che dura poco.


Cinzia:


ha due occhi inacquariti. Non pare neanche pi lui.


Fabrizio:


ben gli sta, a quel prepotente. Se l andata proprio a cercare.


Cinzia:


andiamo di l, ad aspettare. Se esce, non vorrei che pensasse che stiamo con lorecchio attaccato alla porta.


Fabrizio:


hai ragione, andiamo, andiamo.


(i due escono a destra. Dopo un po' da sinistra esce il Conte, che non sta pi in piedi, sappoggia ad una sedia).

Conte:odiomama aiut

(cerca di rivestirsi ma fa una gran fatica. Dal portone entra Tonio).


Tonio:


signor conte, cosa fate? Volete gi andar via?


Conte:


ehs. Io qui avrei finito, per oggi.


Beatrice:


(da fuori) signor conteeee dove andate? Abbiamo appena cominciato, volete giandare via?


Conte:


(fa s con la testa, poi si gira verso Tonio) no, mi tocca tornare dentro. Non ne haancora avuto abbastanza.


Tonio:


per fortuna che capitata con voi, signor Conte. Un altro avrebbe gi finito le car-tucce. E da un bel pezzo.


Conte:


(gli viene quasi da piangere) eh, gi. Che fortuna (rientra a sinistra inciampando dappertutto. Trova il suo bastone, vi si appoggia e poi prima di entrare, lo alza in aria come per bastonare qualcuno).


(da destra entrano Cinzia, la Clelia e Fabrizio).


Fabrizio:


b, parlavate col signor Conte? Che cosa dice?


Tonio:


farfugliava qualcosa, ma bianco come un lenzuolo.


Clelia:


hai visto come barcolla sulle gambe?


Beatrice:


(da fuori) ahahah!!!!


Cinzia:


oddio, cosa le ha fatto?


Tonio:


non lavr picchiata col bastone?


33


Stefano Palmucci


Cinzia:


bisogner andare a vedere.


Clelia:


oddio, sta a vedere, Tonio, che questa storia va a finire male.


Beatrice:


(da fuori) ahahah!!!!


Fabrizio:


se lha picchiata col bastone stavolta io


(la Beatrice entra da sinistra, tutta sconvolta)

Beatrice cosa ti ha fatto? Ti ha picchiata?

Beatrice: no, io sto bene. E il signor Conte

Cinzia:cosa?

Beatrice: morto.

(tutti i personaggi in scena restano assolutamente immobili, a bocca aperta con delle espressioni di sorpresa. Dopo un po', da dietro le quinte esce il regista se c, oppure si anima un attore e si porta davanti, sul proscenio).


Regista:


a questo punto, considerato che le commedie, di solito, finiscono tutte bene, si po-trebbe pensare che, alla morte del signor Conte, Virginia a Gino si siano potuti sposare e abbiamo vissuto felici e contenti il resto della loro vita. E invece, no. Al signor Conte lo seppellirono una settimana dopo, in pompa magna. La famiglia diffuse la notizia che era stato colto da malore, mentre cavalcava. Che poi, era la verit. La signora Contessa, dopo un mese, torn dai suoi parenti di Faenza e di lei non si seppe pi nulla. Il palazzo con tutta la terra finirono in eredit ad un nipo-te, che era sempre vissuto a Bologna. Virginia si spos due anni dopo, con un bra-vo ragazzo di Verucchio, che aveva conosciuto ad un ballo. E Ginoeh, Gino era in prigione. E vi rimase quindici anni. Perch, con un pugno, aveva ammazzato don Aldo.


La vita nel podere continuata cos, ancora per qualche anno poi arrivato il progresso che ha cambiato tutto e cancellato ogni cosa. C rimasta solo qualche commedia o qualche libro, che ormai non legge pi nessuno, a narrare di questi tempi ormai andati. Per sono una consolazione, perch se nessuno pu leggere il futuro e predire dove andremo, almeno queste commedie e questi libri ci possono sempre raccontare chi eravamo e da dove veniamo.

FINE


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