La sgualdrina timorata

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La sgualdrina timorata

Primo quadro (pag. 23)

Una camera da letto in una città degli Stati Uniti meridionali. Muri bianchi. Un divano. A destra una finestra a

sinistra una porta (quella del bagno). In fondo, una piccola anticamera con la porta d'ingresso.

Scena prima

Lizzie, poi il negro

Prima che si alzi il velario, un gran fracasso in scena. Lizzie è sola, in vestaglia, e adopera l'aspirapolvere.

Suonano. Esita, guarda verso la porta del bagno. Suonano ancora. Ferma l'aspirapolvere e va a dischiudere la porta del bagno.

Lizze                        (a bassa voce).Suonano, non farti vedere. (Va ad aprire. Il negro appare sulla soglia. E’ un negro alto e robusto, i capelli tutti bianchi, rigidamente eretto sulla persona).Che cosa c'è? Dovete avere sbagliato indirizzo. (Pausa). Ma insomma, che cosa volete? Parlate, via.

Il negro               (supplichevole).Per piacere, signorina, per piacere.

Lizzie.(Pag. 24)  Cosa, per piacere? (Lo guarda meglio). Aspetta. Sei tu quello del treno? Sei riuscito a scappar loro? Come hai fatto a sapere il mio indirizzo?

Il negro.              L'ho cercato, signorina. L'ho cercato da per tutto. (Fa l'atto d'entrare).Per piacere!

Lizzie.                 Non entrare. Ho gente. Ma che cosa vuoi?

Il negro.              Per piacere.

Lizzie.                 Ma che cosa! Che cosa? Vuoi dei quattrini?

Il negro.              No, signorina. (Pausa). Per piacere, ditegli che non ho fatto nulla.

Lizzie.                 A chi?

Il negro.              Al giudice. Diteglielo, signorina. Per piacere, diteglielo.

Lizzie.                 lonon dirò proprio niente.

Il negro.              Per piacere.

Lizzie.                 Proprioniente. Ho già abbastanza guai per conto mio, senza dovermi prendere anche quelli degli altri. Vattene.

il negro.              Voi losapete ch'io non ho fatto nulla. Ho fatto, forse qualcosa?

Lizzie.                 Non hai fatto nulla. Ma dal giudice non ci vado giudici e poliziotti mi vanno   pochissimo a fagiolo.

Il negro.              Hoabbandonato la moglie e i figlioli, è tutta la notte che vado in giro. Non ne posso più.

Lizzie.                 Lascia lacittà.

Il negro.              Sorvegliano tutte le stazioni.

Lizzie.                 E chi sono?

Il negro.              Ibianchi.

Lizzie.                 Quali bianchi?

Il negro.              Tutti i bianchi. Non siete uscita stamattina?

Lizzie.                 No.

Il negro.              C'è molta gente per le strade. Giovani e vecchi; e si parlano senza conoscersi.

Lizzie.                 Equesto cosavuoldire?

Il negro. (Pag. 25) Vuol dire che non mi resta altro che correre in tondo fino a quando non              m'avranno acchiappato. Quando dei bianchi che non si conoscono si mettono a

                            parlare fra loro, c'è un negro che deve morire. (pausa). Dite che non ho fatto niente, signorina. Ditelo al giudice; ditelo a quelli che scrivono sui giornali. Forse lo stamperanno. Ditelo, signorina, ditelo! Ditelo!

Lizzie.                 Non gridare. Ho gente in casa. (Pausa). Quanto ai giornali, non ci contare minimamente. Non è proprioil momento di farmi notare. (Pausa).Se mi costringeranno a deporre, ti prometto di dire la verità.

Il negro.              Glielo direte a tutti, che non ho fatto niente?

Lizzie.                 Glielo dirò.

Il negro.              Me lo giurate, signorina?

Lizzie.                 Sí, sí.

Il negro.              Giuratelo sul buon Dio che ci vede.

Lizzie.                 Oh, va' a farti fottere. Te l'ho promesso, e deve bastarti. (Pausa).Mavattene, ora! Vattene, su!

Il negro               (bruscamente).Per piacere, nascondetemi.

Lizzie.                 Nasconderti?

Il negro.              Non volete, signorina? Non volete nascondermi?

Lizzie.                 Nasconderti! lo? Guarda. (Gli sbatte la porta in faccia).Altro che storie! (Si volge versola stanza da bagno). Puoiuscire ora.

Fred esce in maniche di camicia, senza colletto né cravatta.

Scena seconda

Lizze.                   Fred

Fred.                   Che cosa c'era?

Lizzie.(Pag. 26)   Niente.

Fred.                   Credevo che fosse la polizia.

Lizzie.                 La polizia? Hai a che fare con la polizia?

Fred.                   Io? Ma neanche per sogno. Credevo che si trattasse di te.

Lizzie (offesa).     Ma, dico! Non ho mai preso un soldo a nessuno io!

Fred.                   E non hai mai avuto a che fare con la polizia?

Lizzie.                 Non certo per furti, ad ogni modo.

Rimette in moto l'aspirapolvere. Fracasso terribile.

Fred                    (seccato dal rumore). Ah!

Lizzie.                 (urlando per farsi sentire). Che cosa c'è, tesoro?

Fred                    (urlando).Tu mi spezzi i timpani.

Lizzie                  (urlando). Ho quasi finito. (Pausa). Io sono fatta così.

Fred                    (urlando). Come?

Lizzie                  (urlando). Ho detto che sono fatta cosí.

Fred                    (urlando). E cioè?

Lizzie                  (urlando). Cosí. La mattina dopo, è più forte di me: devo  fare assolutamente un bagno e adoperare l'aspirapolvere. (Ferma l'aspirapolvere).

Fred                    (indicando il letto). Giacché ci sei, coprilo.

Lizzie.                 Che cosa?

Fred.                   Il letto. Ti dico di coprirlo. Cosí, sa di peccato.

Lizzie.                 Peccato? Dove vai a pescare certe uscite? Sei pastore?

Fred.                   No. Perché?

Lízzie.                 Parli come la bibbia. (Lo guarda).No, non sei un pastore: curi troppo la tua persona. Fammi vedere i tuoi anelli. (Con ammirazione).Oh, ma guarda! Guarda che meraviglia! Sei ricco, eh?

Fred.                   Si.

Lizzie. (Pag. 27)  Molto ricco?

Fred.                   Molto.

Lizzie.                 Meglio cosí. (Gli getta le braccia al collo e gli porge le labbra). Trovo ch'è meglio per un uomo, essere ricco, è una cosa che ispira fiducia.

Egli esita a baciarla e infine volge altrove la faccia.

Fred.                   Copri quel letto.

Lizzie.                 E va bene. va bene... Lo coprirò. (Lo copre, ridendo tra sé)."Cosí, sa di peccato." Non l'avrei saputa trovare una frase simile. Sai, il peccato è tuo, tesoro. (Gesto di Fred). Sí, sí, è anche mio. Ma io ne ho tanti sulla coscienza... (Siede sul letto e costringe Fred a sedersi accanto). Vieni. Vieni a sederti sul nostro peccato. Era un bel peccato, eh? Un peccato delizioso. (Ride). Ma non abbassare gli occhi. Ti faccio forse paura? (Fred la stringe brutalmente a sé).Mi fai male! Ma mi fai male! (Egli la lascia). Che razza di modi! Non devi essere buono tu. (Pausa). Dimmi il tuo nome di battesimo. Non vuoi? M disturba, sai, di non sapere il tuo nome. E’ la prima volta che mi capita. Il cognome, è ben difficile che lo dicano, e lo capisco. Ma il nome di battesimo! Come vuoi che vi distingua l'uno dall'altro se non so i vostri nomi? Dimmelo, su, dimmelo. tesoro caro.

Fred.                   No.

Lizzie.                 Sarai allora il Signore senza Nome. (Si alza). Aspetta. Finisco di riordinare la stanza. (Muove qualche oggetto). Ecco. Ecco fatto. Tutto è a posto. Le seggiole tutto intorno alla, tavola: è più distinto. Non conosci un venditore di stampe? Vorrei attaccare dei disegni alle pareti. Ne ho uno nella valigia, molto bello La Brocca spezzata, si chiama. Una ragazza, che ha rotto la sua brocca, poveretta. E’ un lavoro francese.

Fred. (Pag. 28)    Che brocca?

Lizzie.                 Ah, non lo so: la sua brocca, direi. Doveva pur avere una brocca, no? Vorrei poi una vecchia nonna che le facesse riscontro. Una vecchietta che lavori a maglia o racconti una favola ai nipotini. Ah, ora vado a tirare le tende e aprire la finestra. (Esegue). Che tempo magnifico! Una giornata straordinaria. (Si stira). Ah, mi sento proprio a, mio agio è una bella giornata, ho fatto un buon bagno, ho fatto anche all'amore; come sto bene, come mi sento bene! Vieni ad ammirare il panorama, vieni! Si gode una bella vista di qua. Alberi, soltanto alberi, dà un' impressione dì lusso. Di', sono, stata fortunata no? A trovare di primo acchito una camera nei quartieri signorili. Non vieni? Non ti piace la tua città?

Fred.                   Mi piace dalla mia finestra.

Lizze                   (bruscamente).Non porta disgrazia, almeno, vedere un negro appena alzati?

Fred.                   Perché?

Lizzie.                 Io... né sta passando uno sul  marciapiede di fronte..

Fred.                   Porta sempre disgrazia vedere dei negri. I negri. sono il diavolo. (Pausa). Chiudi la finestra.

Lizzie.                 Non vuoi che faccia prendere aria alla casa?

Fred.                   Ti dico di chiudere la finestra. Bene. E tira le tendine. Riaccendi.

Lizzie.                 Perché? A causa dei negri?

Fred.                   Sciocca.

Lizzie.                 C'è un così bel sole.

Fred. (Pag.29)     Niente sole qua dentro. Voglio che la tua camera resti com'era questa notte. Chiudi quella finestra, ti dico. Il sole, lo ritroverò fuori. (Si alza, le si avvicina la guarda).

Lizzie.               (vagamente inquieta). Che cosa ce?

Fred                    Niente. Dammi la mia cravatta.

Lizzie.                 E’ nella stanza da bagno. (Esce. Fred apre rapidamente i cassetti della tavola e vi frugadentro. Lizzie ritorna con la cravatta). Eccola. Aspetta.. (Gli la il nodo). Sai, ame non piace lavorare col cliente di passaggio, perché si e' costrette a vedere troppe facce nuove. Il mio ideale sarebbe diventare una cara abi­tudine per tre o quattro signori d'una certa età, uno il martedí, un altro il giovedí, un, altro per il weekend. Saiche cosa ti dico? Che sei un po' giovane, ma del genere serio, quando ti sentissi tentato. Bene, bene, non dico più niente. Pensaci su. Oh, ecco, sei bello come una stella. Baciami, Ninì, baciami tanto. Non vuoi baciarmi?

Egli la bacia bruscamente, e poi brutalmente, la respinge.

Fred.                   Uff! Tusei il Diavolo.

Lizzie.                 Eh?

Fred.                   Tusei il Diavolo.

Lizzie.                 Torna in ballo la, Bibbia. Ma che cosa ti prende?

Fred.                   Nulla.Ridevo per conto mio.

Lizzie.                 Hai uno strano modo di ridere per conto tuo. (Pausa). Sei rimasto contento?

Fred.                   Contento di che?

Lizzie                  (scimmiottandolo, con un sorriso). Contento di che? Come sei stupida, bambina.

Fred.                   Ah! Ah, sí... Contentissimo. Contentissimo. Quanto vuoi?

Lizzie.(Pag. 30)   Echi ti parla di questo? Ti chiedo se sei rimasto contento, potresti anche rispondermi gentilmente. Che cosa c'è? Non mi sembri del tutto soddisfatto. Oh, la cosa mi meraviglierebbe, sai, mi meraviglierebbe proprio.

Fred.                   Piantala.

Lizzie.                 Mistringevi forte, oh così forte! E poi m' hai detto a bassa voce che m'amavi.

Fred.                   Eri ubriaca.

Lizzie.                 No, non ero affatto ubriaca.

Fred.                   Sí,eri ubriaca.

Lizzie.                 Ma se ti dico di no!...

Fred.                   Ad ogni modo, lo ero io. Non mi ricordo più niente.

Lizzie.                 Che peccato. Mi sono spogliata nella stanza da bagno e quando ti sono ritornata vicino sei diventato tutto rosso, non ti ricordi? Tanto che ho detto: "Oh, il mio bel gambero". Non ti ricordi che hai voluto spegnere la luce e che mi hai amata al buio? E’ stato un gesto rispettoso, gentile. Non te lo ricordi?

Fred.                   No.

Lizzie.                 E quando ci siamo messi a giocare ai neonati che sono stati meni nella stessa culla? Questo, te lo ricordi almeno?

Fred.                   T'ho detto di piantarla. Quello che si fa d i notte appartiene alla notte. Di giorno, non se ne parla.

Lizzie.                 (provocante). E se mi piacesse parlarne? Io mi sono divertita, sai.

Fred.                   Ah,ti sei divertita! (Le si avvicina, le accarezza dolcemente le spalle e richiude le maniattorno alcollo della ragazza).Vidivertite sempre, voi altre, quando credete d'aver abbindolato un uomo. (Pausa).Iol'ho dimenticata, la tua notte. Completamente dimenticata. Rivedo la sala da ballo, e questo è tutto ciò che rammento. Il resto, sei tu che te lo ricordi. soltanto tu. (Le stringe il collo).

Lizzie.(Pag. 31)   Che cosa fai?

Fred.                   Tistringo il collo.

Lizzie.                 Ma mi fai male!

Fred.                   Tusola. Se ti stringessi appena un po' di più, non ci sarebbe più nessuno al mondo a ricordarsi questa notte. (La lascia). Quanto vuoi?

Lizzie.                 Se hai dimenticato, vuol dire che ho lavorato male. Non voglio che tu debba pagare un lavoro fatto male.

Fred.                   Basta con tutte queste storie: quanto?

Lizzie.                 Senti, allora; sono qui soltanto dall' altro ieri, tu sei il primo che mi sia venuto a trovare: al primo voglio darmi per nulla, mi porterà fortuna.

Fred.                   Non ho bisogno dei tuoi regali. (Depone un biglietto da dieci dollari sulla tavola).

Lízzie.                 Non prenderò i tuoi quattrini, ma voglio scoprire quanto mi. valuti. Aspetta, lasciami indovinare! (Prende la banconota e chiude gli occhi).Quaranta dollari? No. P, troppo e poi sarebbero due biglietti. Venti dollari? Soltanto? Allora, vuol dire che sono più di quaranta dollari. Cinquanta. Cento? (Frattanto, Fred la guarda ridendo silenziosamente).Tanto peggio, apro gli occhi. (Guarda il biglietto).Non tisei per caso sbagliato?

Fred.                   Non mi sembra.

Lizzie.                 Ma sai quanto m'hai dato?

Fred.                   Si.

Lizzie.(Pag. 32)   Riprendilo. Riprendilo subito. (Egli respinge il biglietto con un gesto). Diecidollari! Credi proprio di trovarne tante, di ragazze come me, per dieci dollari? Le hai guardate le mie gambe? (Gliele mostra).E il petto me lo hai visto? Questi ti sembrano forse dei seni da dieci dollari? Ripigliati quel biglietto e va' fuori dei piedi, prima che mi girino sul serio le scatole! Dieci dollari! Il signorino mi baciava da per tutto, il signorino voleva sempre ricominciare, il signorino ha voluto farsi raccontare la mia infanzia; e questa mattina, il signorino s'è permesso d'essere di cattivo umore, di tenermi il muso come se mi pagasse a mesata: e tutto questo per quanto? Non per quaranta, e neppure per trenta e nemmeno per venti dollari: ma per diecidollari.

Fred.                   Per aver fatto delle porcherie, è anche troppo.

Lizzie.                 Tule fai. le porcherie, tu sei il porco! Da dove vieni, bifolco? Tua madre doveva essere una gran vacca, se non t'ha insegnato nemmeno a rispettare le donne.

Fred.                   Vuoistare zitta?

Lizzie.                 Una gran vacca! Una gran vacca!

Fred                    (con voce bianca).Un consiglio, bambina: non parlare troppo spesso della loro madre ai giovanotti di queste parti, se non vuoi farti strangolare.

Lizzie.                 (buttandoglisi contro).Strangolami, su! Strangolami, sé sei capace!

Fred                    (indietreggiando).Ferma! (Lizzie prende una porcellana ch’è sulla tavola conl'intenzioneevidente di rompergliela sulla testa). Eccoti altri dieci dollari, ma resta tranquilla. O te ne stai tranquilla o ti faccio andar dentro.

Lizzie.                 Tu mi puoi far arrestare?

Fred.                   lo, si.

Lizzie.                 Tu?

Fred.                   Io.

Lizzie.                 Chisa mai perché.

Fred.                   Sono il figlio di Clarke.

Lizzie.                 Quale Clarke?

Fred.(Pag.33)      Ilsenatore.

Lizzie.                 Davvero? E io sono la figlia di Roosevelt.

Fred.                   Hai visto la fotografia di Clarke sui giornali?

Lizzie.                 Si...Econ questo?

Fred.                   Eccola (Le mostra una foto). Io sono al suo fianco, e lui mi tiene una mano sulla spalla.

Lizzie                  (improvvisamente calma).Ma lo sai, che è un gran bell'uomo tuo padre? Lasciamelo vedere.

Fred le strappa la fotografia di mano.

Fred.                   Basta ora.

Lizzie.                 Che bel signore! E che aria giusta, austera. E’ vero quello che dicono, che la sua parola è come il miele?(Fred non risponde). E il giardino è vostro?

Fred.                   Si.

Lizzie.                 Dev'essere immenso, eh? E queste piccole sulle poltrone sono le tue sorelline? (Egli non risponde).E’sulla collina la tua casa?

Fred.                   Sì.

Lizzie.                 Cosicché, la mattina quando fai colazione, vedi tutta la città dalla tua finestra?

Fred.                   Si.

Lizzie.                 E suonano la campana, all'ora dei pasti, per avvertirvi ch'è pronto? Potresti anche rispondermi.

Fred.                   Suonano un gong.

Lizzie                  (estasiata).Un gong! Ah, come ti capisco. A me, con una famiglia come la tua e una casa simile, bisognerebbe pagarmi, per farmi dormire fuori. (Pausa). Quanto alla tua mamma, scusami: ero in collera. C'è anche lei, nella fotografia?

Fred.                   Ti ho proibito di nominarla.

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John. (Pag. 42)    Puòdarsi. E con questo?

Lizzie.                 Non lo firmo.

Fred.                   Portatela via. (A Lizzie).Sono diciotto mesi.

Lizzie.                 Diciotto mesi, lo so. E quando esco, ti faccio la pelle.

Fred.                   Ne sei proprio sicura? (Si guardano).Dovresti telegrafare a New York; credo che abbia avuto, delle noie laggiù.

Lizzie                  (con ammirazione).Sei schifoso come una donna. Non avrei mai creduto che un uomo potesse essere tanto schifoso.

John.                   Insomma, deciditi. O firmi o ti schiaffo dentro.

Lizzie.                 Preferisco andar dentro. Non voglio dire il falso.

Fred.                   Non vuoi dire il falso, fraschetta che non sei altro! E che cosa hai fatto per tutta la notte? Quando i chiamavi tesoro, amore, gioia mia, non mentivi forse? Quando sospiravi per farmi credere ch'io ti davo della voluttà non mentivi, di'?

Lizzie                  (con sfida). Preferiresti che fosse andata così eh? No, non mentivo, se vuoi saperlo.

Si guardano. Fred distoglie lo sguardo.

Fred.                   Finiamola. Eccoti la stilografica. Firma.

Lizzie.                 Stai fresco, te e la tua stilografica.

Un breve silenzio. I tre uomini restano interdetti.

F red.(Pag. 43)    Ecco, ecco a che punto siamo arrivati! E’ il migliore della città e il suo destino dipende dal capriccio d'una ragazzetta. (Passeggia in lungo e in largo, poi,bruscamente, viene a piantarsi davanti a Lizzie).Guardalo  bene. (Le mostra unafotografia).Ne hai conosciuti, di uomini, nella tua sporca vita, no? Ce n'è forse molti che gli assomigliano? Guarda questa fronte, guardagli il mento, tutte queste medaglie sul­la sua uniforme. No, no: non voltare via gli occhi. Va fino in fondo: è la tua vittima, bisogna che tu la guardi bene in faccia. Vedi com'è giovanile, che aria fiera ha, com'è bello? Oh, stai tranquilla, quando uscirà di prigione, dopo dieci anni, sarà più distrutto di un vecchio decrepito, avrà perduto denti e capelli. Puoi essere soddisfatta, è un bel lavoro. Fino a qualche tempo fa, rubacchiavi i soldi in tasca alla gente; questa volta, hai scelto il migliore e gli prendi la vita. Non hai niente da dire? Sei dunque marcia fin nelle ossa? (La getta ginocchioni).In ginocchio, puttana! In ginocchio dinanzi al ritratto dell'uomo che vuoi disonorare!

Clarke entra dalla porta ch’essi hanno lasciata aperta.

Scena quarta

Detti  più il senatore

Il senatore.         Lasciala stare. (A Lizzie).Alzatevi.

Fred.                   Hello!

john.                    Hello!

Il senatore          (a Lizzie).Hello!

john                     (a Lizzie).E’ il senatore Clarke.

Il senatore          (a Lizzie).Hello!

Lizzie.                 Hello!

Il senatore.         Bene. Le presentazioni, dunque, sono state fatte. (Guarda Lizzie).E questa sarebbe la signorina. Mi sembra una ragazza molto simpatica.

Fred.                   Non vuole, firmare.

Il senatore.(Pag. 44)Eha perfettamente ragione. Entrate in casa sua senza averne il minimo diritto. (A un gesto di john, con forza), Senzaaverne assolutamente il minimo diritto: la brutalizzate e volete farla parlare contro la sua coscienza. Questi non sono sistemi americani. Il negro vi ha forse fatto violenza, figliola?

Lizzie.                 No.

Il senatore.         Perfettamente. La cosa è chiara come il sole. Guardatemi negli occhi. (Laguarda). Sonosicuro che non mente. (Pausa).Povera Mary! (Agli altri).Su,ragazzi, andiamocene. Non abbiamo più niente da fare qui. Non ci resta che scusarci presso la signorina.

Lizzie.                 Chi è Mary?

Il senatore.         Mary? E’ mia sorella, la madre di quello sfortunatissimo Thomas. Una povera cara vecchia, che ne morirà di dolore. Arrivederci, bambina mia.

Lizzie.                 (con voce arrangolata) Senatore!

Il senatore.         Che c'è, figliola?

Lizzie.                 Midispiace...

Il senatore.         Che mai può dispiacervi, poiché avete detto la verità?

Lizzie.                 Midispiace che... che la verità sia stata quella.

Il senatore.         Non ci si può far nulla e nessuno ha il diritto di chiedervi una falsa testimonianza. (Pausa). No. Non preoccupatevi più di lei.

Lizzie.                 Di chi?

Il senatore.         Di mia sorella. Non era a mia sorella che pensavate?

Lizzie.                 Sì.

Il senatore.(Pag. 45)   Ioleggo limpidamente dentro di voi, bimba mia. Volete che vi dica che cosa c'è nella vostra  testa? (Imitando Lizzie)."Se firmassi, il senatore andrebbe a trovarla a casa sua, e le direbbe: “Lizzie MacKay è una brava figliola; è lei che ti restituisce tuo figlio”. E lei sorriderebbe tra le lagrime, direbbe:”Lizzie MacKay? E’ un nome che non dimenticherò”. Ed io, che sono senza famiglia, che la sorte ha messo al bando della società, avrò una vecchietta buona buona che pensarà a me nella sua magnifica casa, avrò una mamma americana che mi adotterà nel suo cuore. " Povera Lizzie, non pensateci più.

Lizzie.                 Ha i capelli bianchi?

Il senatore.         Tuttibianchi. Ma il volto è rimasto giovane. E se vedeste il suo sorriso...

Ma non sorriderà più, ormai. Addio. Domani voi direte al giudice tutta

la verità.

Lizzie.                 Andate via?

Il senatore.         Eh, si, che volete: vado, da lei. Debbo riferirle l'esito del nostro colloquio.

Lizzie.                 Sa che vi trovate qui da me?

Il senatore.         E’ lei che m' ha pregato di venire da voi.

Lizzie.                 SantoCielo! E vi sta aspettando? E voi andate a dirle che non ho voluto

firmare! Come dovrà odiarmi!

il senatore          (mettendole le mani sulle spalle).Povera figliola, non vorrei essere al vostro

posto.

Lizzie.                 Che situazione! (Al proprio braccialetto).Sei tu, schifoso, la  causa di tutto.

Il senatore.         Come?

Lizzie.                 Niente. (Pausa). Al punto in cui sono arrivate le cose, è un vero peccato che

il negro non m'abbia violentata davvero.

Il senatore          (commosso).Bimba mia.

Lizzie                  (tristemente). Avoi avrebbe fatto tanto piacere e a me sarebbe costata così

poca fatica!

 

Il senatore.         Grazie! (Pausa). Come vorrei aiutarvi. (Pausa). Ma, purtroppo! la verità è la verità

Lizzie. (Pag. 46)  (tristemente). Proprio.

Il senatore.         Ela verità è che il negro non vi ha violentata.

Lizzie.                 (come sopra).Proprio.

Il senatore.         Già.(Pausa).Naturalmente si tratta in questo caso d'una verità di primo grado.

Lizzie                  (senza capire). Diprimo grado?....

Il senatore.         Si:voglio dire una verità.... popolare.

Lizzie.                 Popolare? Non è la verità?

Il senatore.         Si, si,è la verità. Solo che.... vi sono parecchie specie di verità.

Lizzie.                 Voipensate che il negro m'abbia fatto violenza?

Il senatore.         No.Non vi ha usato violenza alcuna. Da un certo punto di vista non vi ha assolutamente violentata. Ma, vedete, io sono un vecchio, un uomo che ha molto vissuto. che si è spesso ingannato e che, da qualche anno. s'inganna un po' meno spesso. E nutro, su tutta questa faccenda, un'opinione diversa dalla vostra.

Lizzie.                 Ma di quale opinione si tratta?

Il senatore.         Come spiegarvi? Ecco: supponiamo che la Nazione americana vi appaia tutto ad un tratto. Che cosa pensate che vi direbbe?

Lízzie                  (spaventata).Non credo che avrebbe molto da dirmi.

Il senatore.         Siete comunista?

Lizzie.                 Che orrore: no!

Il senatore.         Allora avrebbe moltissimo da dirvi; vi direbbe: “Lizzie, titrovi nella situazione di dover scegliere fra due dei miei figli. Bisogna che, l'uno o l'altro scompaia. Che si deve fare in casi del genere? Si salva il migliore. Ebbene, vediamo qual’ è migliore. Vuoi?”

 

Lizzie.(Pag. 47)   Certo che lo voglio. Oh, scusate, mi sono sbagliata. Credevo che foste voi

    a parlare.

Il senatore.         Ioparlo a nome della Nazione. (Riprendendo il tono di prima). "Lizzie, questo negro

                            chetupro­teggi, a  che serve? E’ nato per caso, Dio sa dove. L'ho nutrito, E lui,

                            in cambio, che cosa fa per me? Assolutamente nulla, vagabonda, ruba, c'anta, si compera degli abiti rosa e verdi. E’ un mio figliolo ed io lo amo al pari di tutti gli altri miei figli. Ma ti doman­do una cosa: conduce forse una vita d'uomo? Non mi accorgerei neppure della sua morte."

Lizzie.                 Ah , si, Dio come parlate bene!

Il senatore.         (irresistibilmente)."L' altro, invece, questo Thomas, ha ucciso un negro, è una cosa orribile. Ma io ho bisogno di lui. E’ un Americano al cento per cento, discendente d'una delle nostre più antiche famiglie, ha fatto gli studi a Harvard, è ufficiale ‑ io ho bisogno di ufficiali ‑ impiega duemila operai nel suo stabilimento – duemila disoccupati s'egli dovesse morire ‑ è un capo, un dirigente, un saldo bastione contro il comunismo, il sindacalismo e gli Ebrei. Ha il dovere di vivere e tu, tu hai il dovere di conservargli la vita. Ecco tutto. Ed ora, scegli."

Lizzie.                 Ah,parlate proprio bene!

Il senatore.         Scegli!

Lizzie                  (sussultando).Eh?... Ah, sì...(Pausa). M'avete confusa, non so più dove mi trovo.

Il senatore.         Guardatemi, Lizzie. Avete fiducia in me?

Lizzie.                 Sí,senatore.

Il senatore.         Credete ch'io possa consigliarvi una cattiva azione?

Lizzie.                 No,senatore.

Il senatore.         Allora, bisogna firmare. Ecco qua la mia penna.

Lizzie.(Pag. 48)   Credete che sarà contenta di me?

Il senatore.         Chi?

Lizzie.                 Vostra sorella.

Il senatore.         Viamerà da lontano come una sua figliola.

Lizzie.                 Forse potrà mandarmi dei fiori, no?

Il senatore.         Oh, molto probabilmente.

Lizzie.                 Oppure la sua fotografia con dedica autografa.

Il senatore.         E’ possibilissimo.

Lizzie.                 Laappenderò incorniciata al muro. (Pausa. Va avanti e indietro, agitata).Che storia, oh che storia! (Ritornando davanti al senatore). Eche cosa gli farete al negro, se firmo?

Il senatore.         Alnegro? Ba! (La prende per le spalle).Se firmi, tutta la città ti adotterà. Tutta la città. Tutte le madri della città.

Lizzie.                 Ma...

Il senatore.         Credi forse che una città intera possa sbagliarsi? che tutta una città, coi suoi pastori e i suoi curati, coi suoi medici, e i suoi avvocati e i suoi artisti, col suo sindaco e le sue giunte e le sue associazioni benefiche possa sbagliarsi? Ti sembra possibile?

Lizzie.                 Ahno, no, no.

Il senatore.         Dammi qua la mano. (La forza a firmare).Ecco. Ti ringrazio a nome di mia sorella e di mio nipote, a nome dei diciassettemila bianchi della nostra, città a nome della Nazione americana ch'io rappresento in questa regione. Dammi la fronte (La bacia sulla fronte).Venite, voialtri. (A Lizzie).Tirivedrò questa sera: abbiamo ancora molte cose da dirci. (Esce).

Fred                    (uscendo).Addio, Lizzie.

Lizzie.(Pag. 49)  Addio. (Escono. Ella rimane affranta poi si precipita verso la porta).Senatore! Non voglio! Strappate quella carta! Senatore! (Ritorna sulla scena., prende meccanicamentel'aspirapolvere).La Nazione americana! (Immette la corrente nell' apparecchio).Ho proprio l'idea che me l' hanno fatta! (Manovra l'aspirapolvere con rabbia).

Secondo quadro

La stessa scena, dodici ore più tardi. Le lampade sono accese, la finestra è aperta sulla notte. Voci e rumori che

vanno crescendo. Il negro appare alla finestra, scavalca il davanzale e salta nella camera deserta. Avanza fino

al centro della scena. Suonano alla porta. Egli si nasconde dietro una tenda. Lizzie esce dalla stanza da bagno,

va fino alla porta d'ingresso, apre.

Scena prima

Lizzie, il senatore, il negro nascosto

Lizzie.                 Avanti, accomodatevi. (Entra il senatore).Dunque?

Il senatore.         Thomas e fra le braccia di sua madre. Vengo a portarvi l'espressione di tutta la loro gratitudine.

Lizzie.                 Elei, la signora, è felice?

Il senatore.         Straordinariamente felice.

Lizzie.                 S'è messa a piangere?

Il senatore.         Apiangere? E perché? E’ una donna forte.

Lizzie.                 M' avevate detto che si sarebbe messa a piangere.

 

Il senatore.         Era un modo di dire.

Lizzie.(Pag. 50)   Non se l'aspettava, eh? Mi credeva una donna sen­za cuore, capace di testimoniare a favore del negro.

Il senatore.         S'era messa nelle mani di Dio.

Lizzie.                 Che cosa pensa di me?

Il senatore.         Vi ringrazia.

Lizzie.                 Non ha domandato com' ero fatta?

Il senatore.         No.

Lizzie.                 Trova che sono una buona figliola?

Il senatore.         Pensa che abbiate fatto il vostro dovere.

Lizzie.                 Ah. sí...

Il senatore.         E spera che continuerete a farlo.

Lizzie.                 Si, si

Il. senatore.        Guardatemi, Lizzie. (La prende per le spalle). Continuerete a farlo? Non vorrete mica deluderla, vero?

Lizzie.                 Non datevi pensiero. Non posso più rimangiarmi quello che ho detto, mi sbatterebbero dentro. (Pausa). Ma che cosa sono tutte queste grida?

Il senatore.         Oh, niente di speciale.

Lizzie.                 Non possopiù sopportarle. (Va a chiudere la finestra). Senatore?

Il senatore.         Figliola?

Lizzie.                 Siete proprio sicuro che non ci siamo ingannati, che io ho fatto proprio quello che dovevo?

Il senatore.         Assolutamente sicuro.

Lizzie.                 Non so più dove ho la testa; voi m' avete confuso il cervello; pensate troppo svelto per me. Che ora é?

Il senatore.         Le undici.

Lizzie.                 Ancora otto ore prima che si faccia giorno. Sento che non mi riuscirà di chiudere occhio. (Pausa). La notte fa caldo come durante il giorno. (Pausa). E il negro?

Il senatore.         Qualenegro? Ah, be', lo stanno cercando.

Lizzie.(Pag. 51)    Che cosa gli faranno? (Il senatore alza le spalle. Le grida. aumentano. Lizzie va allafinestra).Ma,insomma, che significano tutte queste urla? Vedo passare degli uomini con torce elettriche e cani. Che cos’è, una fiaccolata? Oppure... Ditemi di che cosa si tratta, senatore! Ditemi che cosa sta succedendo!

Il senatore          (traendosi una lettera di tasca). Miasorella m' ha pregato di consegnarvi questa.

Lizzie                  (vivamente). Oh, m' ha scritto? (Lacera la busta, ne trae un biglietto da cento dollari, frugaper trovareuna missiva, non la trova, gualcisce la busta e la getta per terra. La sua vocecambia)Cento dollari. Dovete essere contento: vostro figlio me ne aveva promessi cinquecento, realizzate una bella economia.

Il senatore.         Bambina mia.

Lizzie.                 Ringraziate la vostra signora sorella. Ditele che avrei preferito un vaso di porcellana o un paio di calze nylon, qualcosa insomma che si fosse presa la noia di scegliere. Ma è l' intenzione che conta, non è vero? (Pausa).Dio,come me l'avete fatta!

Si guardano. Il senatore si avvicina.

Il senatore.         Io vi ringrazio, figliola. Parliamo ora un po' da solo a sola. Voi state attraversando una crisi morale e avete bisogno del mio appoggio.

Lizzie.                 E’  soprattutto di qualcos' altro che ho bisogno, ma ho idea che finiremo col metterci d'accordo, io e voi. (Pausa). Finora, preferisco i vecchi perché hanno l'aria rispettabile, ma comincio a chiedermi se non siano più gigioni degli altri.

Il senatore.(Pag. 52)  (divertito). Gigione! Vorrei che i miei colleghi vi sentissero. Che deliziosa spontaneità! C'è in voi qualcosa che ivostri disordini non hanno intaccato!(L'accarezza).Si,si. Qualche cosa.. (Ella lascia fare, passiva e sprezzante) Tornofra poco, non accompagnatemi.(Esce).

Lizzie resta come inchiodata al suo posto. Ma prende la banconota, la gualcisce, la getta in terra, si lascia cadere su diuna sedia e scoppia in singhiozzi. Fuori, gli urli si avvicinano. Colpi d'arma da fuoco in lontananza. Il negro esce dal suo nascondiglio le si pianta dinanzi. Lizzie alza la testa e lancia un urlo.

Scena seconda

Lizzie, il negro

Lizzie.                 Ah!(Pausa. Si alza). Me l'aspettavo che saresti venuto. Ne ero sicura. Da dove sei entrato?

Il negro.              Dalla finestra.

 

Lizzie.                 Che cosa vuoi?

Il negro.              Nascondetemi.

Lizzie.                 T' ho detto di no.

 

Il negro.              Li sentite, signorina?

Lzzie.                  Si.

Il negro.              E’  la caccia che è cominciata.

Lizzie.                 Quale caccia?

Il negro.              La caccia al negro.

Lizzie.                 Ah! (Una lunga pausa). Sei sicuro che non ti abbiano veduto entrare?

Il negro.              Sicurissima.

Lizzie.                 Che cosa ti fanno, se ti prendono?

 

Il negro.              Labenzina.

Lizzie.                 Che cosa?

Il negro.              La benzina. (Con un gesto eloquente).Le danno fuoco.

Lizzie.(Pag. 53)   Vedo. (Va alla finestra e tira le tendine).Siediti(Il negro si lascia cadere su una sedia).Proprio da me dovevi venire! Non avrò mai un istante di pace? (Gli si avvicina con ariaquasi minacciosa).Hoorrore delle complicazioni, capisci? (Battendo il piede per terra).Orrore! Orrore! Orrore!

Il negro.              Credono ch' io vi abbia fatto dei male, signorina.

Lizzie.                 Econ questo?

Il negro.              Non verranno a cercarmi qui.

Lizzie.                 Saiperché ti danno la caccia?

Il negro.              Perché credono che vi abbia fatto un torto.

Lizzie.                 Esai chi lo ha detto loro?

Il negro.              No.

Lizzie.                 Sonostata io. (Un lungo silenzio. Il negro la guarda).Che cosa ne dici?

Il negro.              Perché lo avete fatto, signorina? Oh, perché lo avete fatto?

Lizzie.                 E’ quello che vorrei sapere anch'io.

Il negro.              Nonavranno pietà; mi staffileranno sugli occhi, mi rovesceranno addosso le loro latte di benzina. Oh, ma perché avete detto una cosa simile? Io non vi ho fatto torto.

Lizzie.                 Oh,Si. che mi hai fatto torto. Non puoi sapere fino a che punto mi hai fatto,torto! (Pausa). Non ti viene voglia di strangolarmi?

Il negro.              Costringono spesso la gente a dire il contrario di quello che pensa.

Lizzie.                 Sí. Spesso. E quando non possono costringervela, la imbrogliano con le loro chiacchiere. (Pausa). Allora? Non mi strangoli? No? Sei buono. (Pausa). Ti nasconderò fino a domani sera. (Il negro fa un balzo) Battono contro la porta d'ingresso.Il negro si nascondeLizzie va ad aprire.

Scena quinta(Pag. 58)

Fred, Lizzie

Lizzie.                 Sei pazzo? Perché batti alla mia porta? No, non devi entrare, me ne hai già fatte vedere abbastanza. Vattene, sporcaccione, Vattene! Vattene, ti dico!(Egli la respinge, chiude la porta e prende la donna per le spalle. Lungo silenzio).Dunque?

Fred.                   Tusei il Diavolo!

Lizzie.                 Era per dirmi questo che volevi buttarmi giù la porta? Che tipo magnifico! Da dove salti fuori? (Pausa).Rispondi.

Fred.                   Hanno preso un negro. Non era quello giusto. Ma l' hanno linciato lo stesso.

Lizzie.                 Ebbene?

Fred.                   C'ero anch'io.

Lizzie la udire un fischio.

Lizzie.                 Vedo. (Pausa). Si direbbe che ti faccia uno strano effetto veder linciare un negro.

Fred.                   Hovoglia di te.

Lizzie.                 Che cosa?

Fred.                   Tu sei il Diavolo! Mi hai fatto un sortilegio. Ero fra loro, avevo la‑rivoltella in pugno e il negro dondolava all'estremità di un ramo. L' ho guardato e mi sono detto: ho voglia di lei. Questo non é naturale.

Lizzie.                 Lasciami in pace. Ti dico di lasciarmi stare.

Fred.( Pag.59)     Che cosa c'è sotto tutto ciò? Che cosa mi hai fatto, strega? Guardavo il negro e ti ho vista. T' ho vista ondeggiare al disopra delle fiamme. Ho tirato.

Lizzie.                 Ah, che schifo! Lasciami. Lasciami in pace! Sei un assassino.

Fred.                   Che cosa mi hai fatto? Mi sei rimasta attaccata alla persona come i miei denti alle gengive. Ti vedo da per tutto, vedo il tuo ventre, il tuo sporco ventre di cagna, sento il tuo calore nelle mie mani, ho il tuo odore nelle narici. Sono corso fin qua, non so se per ucciderti o prenderti di forza. Ora, lo so. (La lascia bruscamente).Non posso tuttavia dannarmi per una puttana. (Le ritorna vicino).E’vero quello che mi hai detto questa mattina?

Lizzie.                 Che cosa?                                                  

Fred.                   Che t' avevo dato la voluttà?

Lizzie.                 Lasciami tranquilla.

Fred.                   Giura che è vero. Giuralo! (Le torce il polso. Si sente rumore nel gabinetto). Che cos'è? (Tende l'o recchio).C' èqualcuno qui.

Lizzie.                 Tusei pazzo. Non c'è nessuno.

Fred                    Sí. Nella stanza da bagno. (Si avvia verso il gabrinetto).

Lizzie.                 Non devi entrare.

Fred.                   Lovedi che c'èqualcuno?

Lizzie.                 E’ ilmio cliente d' oggi. Un tipo che paga bene. Ecco. Sei contento?

Fred.                   Un cliente? Tu non avrai più clienti. Mai più. Tu sei mia. (Pausa). Voglio vederlo in faccia. (Grida). Uscite di là.

Lizzie                  (gridando).Non uscire. E’ un tranello.

Fred.                   Maledetta, puttana. (La spinge violentemente da parte, va alla porta e la apre. Ilnegro esce).Ah, era questo il tuo cliente, della giornata, eh?

Lizzie.(Pag. 60)   L' ho nascosto perché vogliono fargli del male. Non tirare. lo sai bene ch'è' innocente.

Fred estrae la rivoltella. Il negro prende bruscamente la rincorsa, lo urta ed esce. Fred lo rincorre. Lizzie va fino alla

porta d'ingresso, oltre la quale sono scomparsi tutti e due, e si mette a gridare.

Lizzie.                 E'innocente! E’ innocente! (Due spari, ella ritorna verso il centro. della scena, ilviso duro. Savvicina alla tavola, prende la rivoltella. Fred ritorna. Ella si volge verso di lui, spalle al pubblico, nascondendosi l'arma dietro la schiena. Egli butta la sua sopra la tavola).Dunque, l'hai spacciato? (Fred non risponde).Bene. Ed ora, tocca a te. (Lo prende di mira con la rivoltella).

Fred.                   Lizzie! Ho una madre.

Lizzie.                 Ma piantala! M'avete già fregata una volta.

Fred                    (avvicinandosi lentamente alla donna).Ilprimo Clarke ha dissodato tutta una foresta da solo; ha ucciso sedici Indiani di propria mano prima di morire in un'imboscata; suo figlio costruì quasi. tutta questa città; dava del tu a Washington ed è morto a York town, per l'indipendenza degli Stati Uniti; il mio bisnonno era capo dei Vigili, a San Francisco, ha salvato ventidue persone durante il grande incendio; mio nonno è venuto a stabilirsi qui, ha fatto scavare il canale del Mississippi ed è stato eletto Governatore. Mio padre è senatore; io sarò senatore dopo di lui: sono il suo unico erede maschio e l'ultimo del mio nome. Noi abbiamo fatto questo paese e la sua storia è la nostra storia. Ci sono stati dei Clarke nell'Alaska, nelle Filippine, nel Nuovo Messico. Oserai sparare su tutta l'America?

Lizzie.                 Se fai un passo avanti, ti freddo.

Fred.                   E tira! Ma tira, dunque! Lo vedi, non puoi farlo. Una ragazza come te non puòtirare su di un uomo come me. Chi sei tu? Che cosa fai a questo mondo?

                            Hai conosciuto tuo nonno? Io ho il diritto di vivere: ci sono molte cose da intraprendere e si attende la mia opera. Dammi codesta rivoltella. (Ella gliela porge e lui se la mette in tasca). Quanto al negro, correva troppo svelto: l'ho mancato. (Pausa, Le cinge col braccio le spalle). Tisistemerò sulla collina, dall'altra parte del fiume, in una bella casa con un parco. Potrai passeggiare per il parco, ma ti proibi­sco di uscire: sono gelosissimo. Verrò à trovarti tre volte alla settimana, opo il tramonto; il martedí, il giovedì, e il week‑end.Avrai dei servi negri e più denaro di quanto te ne sia mai sognata, ma bisognerà accontentare tutti i miei capricci. E ne avrò, sai? (Ella s'abbandona un po' di più fra le sue braccia). E' vero che t'ho dato la voluttà? Rispondimi. E’ ve­ro?

Lizzie                  (con stanchezza). Sí, è vero.

Fred                    (accarezzandole la guancia).Su,tutto è ritornato nella normalità. (Pausa). Io mi chiamo Fred.

FINE

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