La signora Balzarini


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LA SIGNORA BALZARINI

di Alberto Balzarini

Atto 1

La scena: Salotto elegante, una porta a destra e una a sinistra, la comune nel mezzo.

Scena 1
Carmen e Flora

Carmen:               (È la cuoca; entra dalla comune, mentre Flora, la cameriera, sta riordinando il salotto) Un escpress per el profesor!

Flora:             Dam chì che a vo dent mi a portaghel (esce a destra per subito rientrare).

Carmen:         (curiosa) Ia Finiit de discnaa?

Flora:             Si adess i vegn chi a beef el cafè

Carmen:         (c.s.) Ma ho preparò i manicaretti... ma so gnanga quanta geent ghè a tavola! Iè tanti?

Flora:              (pettegola) Ma no: lu, lee e l’amis de lee.

Carmen:               (fingendosi scandalizzata) Bei ropp...bei ropp! L’amis de lee... (quasi rimproverandola) El sta miga begn a parlaa in sta manera! (si avvia a sinistra, seguita da Flora)

Flora:              Tem la cunta a mi? Te se cvhe l’è bela? Ag n’impodi mi se la noscta padrona la ga l’amis? (escono entrambe)

Scena 2

Bice, Vittorio, Balzarini poi Flora

Entrando da destra. Bice e Vittorio vanno ad occupare le poltrone. Balzarini si siede al tavolo,
si mette gli occhiali, apre l’espresso)

Bice:               (a Vittorio) Vess ligada tuta la vita a vun simil, (sottovoce) l’è roba de morì! L’è imposibil naa avanti iscì!

Vittorio:          Nem Bice, esagera miga...

Bice:               (c.s.) Figures che de un poo de dì in scià l’è dré a faa una neva ricerca, adess el voo scoprii la vera origin del sò cognom! Cosa el scpera de scoprii l’al sa domà lu!

Vittorio:          (c.s.) El vorerà vedee se l’è nobil!

Bice:               Un om che el dovria dedicaa ls so vita a piasem e a  fam divertii... invece de pasaa el so temp a cercaa l’orogin del so cognom

Vittorio:          (c.s.) Ma nem, calmet!... A som miga chi mi forse, se te voraria, per acompagnat, per fatt divertii, per tignitt compagnia?

Balzarini:       (mentre Bice e Vittorio continuano a parlare fra loro – legge ad alta voce)
:-Visto che lei e la sua gentile consorte siete decisamente contrari al divorzio si potrebbe ricorrere alla “separazione personale dei coniugi” ovvero alla sospensione temporanea o permanente delle principali manifestazioni del matrimonio senza che il relativo vincolo venga meno. La separazione può essere consensuale o giudiziale. La separazione consensuale dei coniugi consiste nella volontà dei medesimi di dividersi. La separazione giudiziale (coiè per colpa) può essere chiesta solo per adulterio, abbandono volontario, sevizie, minacce o ingiurie gravi. Nel vostro caso proporrei due alternative:  
a) passare verso la sua signora consorte a delle vie di fatto in presenza di testimoni. (fra sè) Dag bott?... Chescto l’è contrari ai me princìpi! (riprende la lettura)
b)  Introdurre sotto il tetto coniugale una donna che vi trascorra almeno ventiquattro ore. Questi due fatti, conosciuti che fossero, obbligherebbero la sua signora a domandare la separazione, a cui ora essa non sembra assolutamente disposta. (Flora entra con vassoio, caffettiera e tazzine che posa vicino a Bice, poi esce dalla comune). (Balzarini mette via la lettera e riflette).
Un estranea per vintiquattr’oor in cà mia? Per chesct es po metel in pratica. L’è un mezzo legale a fin de ben. Nisun po trovaa de ridii... Un mezzo che l’am sugeris el me avocat... (perplesso) Ma dove a vo mi a tee una femna de tiraa chi sotto al tetto coniugale?...(come rivolgendosi a Vittorio) Miniati, lu l’am paar che el siga un giovin che se n’inteend...

Vittorio:          De araldica?

Balzarini:       No lasem scta l’araldica per adess... mi intendi parlaa de...

Vittorio:          De cosa? (Bice sta versando il caffè e lo zucchero)

Balzarini:       (con un cenno lo chiama vicino a sè) De... donn...

Vittorio:          (stupito) Donne?

Balzarini:       (in difficoltà) Si propi...

Vittorio:          A che proposit?

Balzarini:       (sempre più confuso) Si...volevi dii... mi som miga pratic de ... tosann...

Vittorio:          (che comincia a capire) Liberai?

Balzarini:       (timido) Si bravo!

Vittorio           (pavoneggiandosi) Verameent cui femen lì iè miga el me gener... Mi preferisi in gener i femen maridee

Balzarini:       (senza ironia) Ah te vècc? I femen scposee eh?

Vittorio:          Iè pisee comod, e ghè men fasctidi.

Balzarini:       (veritiero) Mi m’en intendi miga, ma se iè pisee comod, capisi perfetament che l’è facil tacass a loor (facendosi coraggio) In ogni modo, vivendo come el fa lu...nel bel mondo, l’è imposibil che l’an cognosiga miga una quai vuna de cui che podresa interesam a mi...

Vittorio:          Per cognosen, diavol, en cognosi! (Bice serve i due uomini, che terranno le tazzine in mano senza bere, poi ritorna a sedersi sulla poltrona a sorbirsi il suo caffè)

Balzarini:       Bravo! Benissim. El garia la compiacenza de indicamen vuna?

Vittorio:          (colpito) Eh?!

Balzarini:       (quasi scusandosi) Bela o bruta m’è indiferentisim, mi go domà bisegn del nom e del numer de telefon...

Vittorio:          (sempre più perplesso) Ma el scherza o el dis davera?

Balzarini:       No el sa begn che mi l’am pias mai a scherzaa. Mi som un om de scienza e miga un om de scherz.

Vittorio:          (che stenta a trattenere il riso. Si rivolge a Bice) La voo rit sciora Bice?

Balzarini:       (zittendolo) No, no che l’ag disiga nigott ala mè femna... (poi a Bice) Scusa cara non andresti di la a prendermi un fazzoletto? (Bice, si alza, esce a destra) Grazi,e Bice...

Vittorio:          (allegrament,e riprendendo il discorso) Ma in verità l’am permett de domandaag cosa el voo faa lu de una donina...alegra?

Balzarini:       (serio, quasi offeso) El supponeria forse chel fuss per passatemp? El sa scbaia. L’è un progett molto seri e in un certo senso anga moral, perchee la moral la vegn prima de tutt. L’am farà un vero piasee se el vorerà dimm chel che a gò cercò.

Vittorio:          Quannt l’è inscì , tutt sa legittima, lasom pensaa...: la Bettina Sensonghelli, per esempi, l’è bionda, alta, magra.

Balzarini:       M’interesa miga, m’interesa miga; bascta che la seviss al mè scopo

Vittorio:          Se invece laf piasaria pisee una pinina e negra de cavii, eg saria la Maria Rogna o la Rita Malincasa.

Balzarini:       Che l’am scriviga su un bigliett i nom e i numer de telefon!

Vittorio:          (che non ha ancora bevuto da la tazza a Balzarini) Pardon! (cava di tasca un agenda, un biglietto) El gavria una biro per caas?

Balzarini:       (rende le due tazze a Vittorio) Pardon! (cava dal taschino la penna).

Vittorio:          (prende la biro con la bocca, poi ripassa le tazze a Balzarini) Pardon! (consulta l’agenda e scrive) Rita Malincasa, telefon 49 32 28

Balzarini:       (che avrà deposto le tazzine sul tavolo) Grazie! Ag telefoni subit (a Bice che entra da destra con il fazzoletto) Grazie!...Inchee te fe cuunt de na fora o te rescta in cà?

Bice:               A rescti in cà.

Balzarini:       Tanto mei perche a garia de parlatt. Se vegniss la zia Camilla, che la m’ha imprometù de portamm di notizi su la “balza”...

Vittorio:          (sorpreso) La balza?

Balzarini:       (montando in cattedra) Si, fascia ornamentale posta alle estremità delle vesti o dei capelli!

Vittorio:          (che non ha capito) Ah!

Balzarini:       (ormai lanciato) Striscia formante l’estrema parte inferiore di vari tipi di gonna. Nelle vecchie fogge, era spesso pieghettata, di colore diverso e qualche volta anche di metallo prezioso...

Vittorio:          (che comincia a capire) E da balza el podria derivaa el cognom Balzarini...

Balzarini:       Om vedà, om vedrà... (a Bice) Dig ala zia Camilla che de chi a mezz’ora a torni indrè.

Bice:               (lamentandosi) Ma de grazia te pretent che intaant a tegniga chi la zia a faa conversazion?

Balzarini:       (stupito) Prchee no?

Bice:               Perchee l’è sctorna, la capiss roma per toma

Balzarini:       (accomodante) Las lasa parlaa senza daag riscposcta, lee l’è contenta lisctess... Beh, arrivederci...

Vittorio:          Mi intaant al saludi pulito perchee sctisira a vo in campagna. (scambio convenevoli)

Balzarini:       In campagna? Per un pèzz?

Vittorio:          Per un bon mesett.

Balzarini:       (dispiaciuto) La Bice la sa ritroverà un po persa senza de lu!...L’am rincress...

Vittorio:          Ma ho propi decidù.

Balzarini:       Alora bon viagg (via)

Scena 3

 Bice e Vittorio

Bice:               (risentita) Perche sta partenza improvisa? Es po savel?

Vittorio:          Perche, perche...Tel se benisim...

Bice:               E se at disaria che mi a vei  miga che te vaga via?

Vittorio:          (prende tempo) Chescto pe m’al vedrà

Bice:               A vei sentii la rason de scta partenza.

Vittorio:          (quasi offeo) L’è inutil..ti tel se!

Bice:               Cioè mi forse al soscpeti, ma a vei sentila de tì

Vittorio:          (accalorandosi) La reson l’è che mi som mai sctacc abituò a fam tiraa ingiir di femen! Perche quant una sciora, che ag fo la cort, dopo avee facc la virtuosa per pisee de un mees...

Bice:               (lo interrompe con un gesto di protesta)

Vittorio:          (continua) Quant una sciora, disevi, lam promett de vegnii a trovamm in un certo sit, indove ghè miga de om che parla d’araldica, ne de zii duur de oregia e las fa miga vedee... Mi a go el diritto de dii che sta sciora l’è una bidona! Ecco la rason!

Bice:               (quasi mortificata) Doca te miga trovò in la toa portineria el me bigliett, dove am scusavi de vet facc scpeciaa inutilmeent e at disevi de vegnii chi a discnaa con num e che t’avrisa scpiegò cosa ghera sucedù?

Vittorio:          L’ho taant trovò, che ho taant acetò l’invit, e som chi a scpeciaa che tem scpiega perchee te se mancada.

Bice:               (quasi vergognosa) Som miga mancada propi del tutt, perche mi... ag som sctacia là

Vittorio:          Ag credi miga!

Bice:               Ho fin tigniit a meent tant ia m’ha facc impresion, i trii numer...

Vittorio:          Trii numer? Cosa i c’entra i numer? Te voo forse giugaa al lotto?

Bice:               I trii numer del taxi che ho dropò sctamatin per vegnii là senza pe veghen el coracc... m’ai rigordi purtropp! Iera el dodes, el vintott e el cinquantatrii.

Vittorio:          Se te aveva facc trenta, perche te miga facc trentun?

Bice:               G’ho avut n’a pagura tal. Apena fora del me porton l’am pareva che tucc iam guardava e che i gheva l’aria de dis in tra de lor: Guarda la sciora Balzarini che la va a un apuntameent sentimental...in Giambellin...Alora Ho ciapò el prim taxi...

Vittorio:          El numer dodes?

Bice:               No el vintott! Per fag peert la piscta a cui che l’am pareva iam tegniva d’ecc. G’ho dicc a l’autiscta de naa in Piazza Napoli e là a som saltada giù... Ma apena smontada ho cominciò de neef a rivedee geent che i pareva i sera indova seri dre a naa... alora ho ciapò el segond taxi...

Vittorio:          El numer cinquantatrii?

Bice:               No el dodes; sempro per fag pert la piscta ala geent, dopo g^ho dicc al taxista de menamm là.

Vittorio:          E pè?

Bice:               Ho lasò naa el taxi, taant a ghevi l’intenzion de mantegnii la mè purezza, ma quant seri là som pasada denaz ala porta un sees volt..senza veg el coracc de vegnii deent,...; finalmeent seri propi lì lì per veghel quant a vedi vignii incontra un giovinott con un grand scartocc de canon ala crem che l’am dis:- La sctà chi la sciora Del Corno?- alora mi a som scapada... e a som tornada a ciapaa un taxi...

Vittorio:          El numer...

Bice:               Per tornaa a cà toa a lasaa giù el bigliett in la portineria.

Vittorio:          (sospirando) E pensaa che l’at resctava domà de faa l’ultim pasett

Bice:               Perchee ti te creet chel siga inscì facil de faa l’ultim pass?

Vittorio:          (sicuro) L’è pisee facil del primm, tant è vera che i francees i diss “C’est le premier pas qui conte”

Bice:               (veritiera) El fatto l’è che se per aveeg una relazion l’è necesari naa fora iscì de cà ho giurò de più aveghen per tuta la vita!

Vittorio:          (preoccupato) Mai??? Come, come?

Bice:               Mai più, Mai più.

Vittorio:          (deluso) Ma scusa, L’am paar che te avria podù dimm sta roba un mees fà...

Bice:               Alora al sasevi miga cosa el voleva dii veg una relazion...e dovee ciapaa tanta pagura per naa a trovaa l’amante.

Scena 4

Flora, zia Camilla e detti

Flora:             (annunciando) La sciora Camilla Tarchetti!

Bice:               (contrariata) Che secada! L’è chì?

Zia:                (entrando) Bona sera, bona sera.

Vittorio:          (s’inchina, poi a voce) Sciora Tarchetti, sciora Tarchetti, che l’as acomoda...(le porge una sedia poi riprende la conversazione con Bice) Tel sera miga ma te podeva immaginatel, te capiss che avee butò via un mees a fat la coort, per sentiss un bel dì riscpoont, che te trovò un giovinott coi canon...

Zia:                (che avrà seguito il dialogo dei due senza capire niente, interviene) Ma si, tucc m’as augura la paas,...ma es parla sempro de canon!

Vittorio:          Donca? (ironico a Bice) La sciora tentenna, cosa la conclud?

Zia:                La salut? Grazie mi a scto miga maa adess perchee el trigemino l’am lassa quieta.

Vittorio:          (contrariato) Invece de lasam scperaa, te avria facc mei a dimel un mees fa.

Bice:               Ma perchee te diss che mi a t’ho lasò scperaa?

Vittorio:          Ma come, te garia anga la tola de negal?

Zia:                Regal? Chi l?ü che vo fam un regal?

Vittorio:          (gesticolando) Si taant evideent, e pe te confesò tì sctesa che te se vegnida al apuntameent

Bice:               (a denti stretti) Fa miga segn perchee l’è sctorna, miga orba.

Vittorio:          Cambia miga discoors, l’è forse miga vera chel che at disi?

Zia:                (interessandosi) In crisi? L’è forse un poo indiscposct el to marì? L’è miga una roba grave neh?

Bice:               Ag n’ho colpa mi se g’ho miga vuut el coracc?

Vittorio:          L’è segn che el to amor per mi l’è nigott

Zia:                Oh già che l’è nigott, pooc o taant un rafredoo ia l’ha ciapò tucc, anga mi se go de dila...

Bice:               Quant a pensi che te se ti che tem consiglia de miga acetaa la separazion del me om, g’ho el diritto de creed che anga ti te se tutt’altro che innamorò de mì.

Vittorio:          Mah!...

Bice                Epuur mi a podi miga concepii l’amor che fa a metà con un altro om; voraria che la femna che ag vei ben la fuss tuta mia.

Vittorio:          (sconcertato) Donca?

Bice:               Donca mi a mantegni la mè parola. In chèl sit mi ag vegnarò mai più.

Vittorio:          L’è propi un ultimatum?

Zia:                L’am paar che el gabbia reson lu, perchee anga mi ho sentiit ala television che el Bush el voo dag un ultimatum!

Bice:               (china la testa) Si.

Zia:                L’am rincress de miga podee scta chi de piu, cara Bice, ma el me cagnee l’am reclama e a g’ho miga temp de perd.

Bice:               Va benissim, va benissim.

Zia:                Diig al tò marì de guarii pulito che a vegnarò pè a vedee come el sctà. El saludi scior Miniati!

Vittorio:          I miei omaggi!

Bice:               (accompagnandola) Si,si, va zia, va! (zia esce).

Scena 5

Bice e Vittorio

Vittorio:          A vo anga mi!

Bice:               Te se rabiò?

Vittorio:          Te capiré che iè rop che discpiaas. A vo in campagna a famla pasaa. A Cernobbio.

Bice:               Ti te vé miga...

Vittorio:          Se tem promett...

Bice:               Se at prometi cosa?

Vittorio:          De vegnii là in chel sit.

Bice:               No,no!...Gnanga per segn!

Vittorio:          Bice!

Bice:               Si?

Vittorio:          (cercando di abbracciarla) Chi ghè miga giovinott che pasa coi canon in man!

Bice:               (svincolandosi) Ma te se matt?

Vittorio:          Bice! (tenta un nuovo assalto)

Bice:               (chiama in aiuto la cameriera) Flora!...(a Vittorio) Sctà quiet... Flora!

Vittorio:          Ah si!... Va benissim! Va benissim!

Scena 6

Flora e detti

Flora:             (entrando dal centro) Comandi?

Bice:               Dell’acqua tonica fresca (Flora va via a sinistra)

Vittorio:          Dell’acqua tonica...Va benissim, va benissim...
Dell’acqua tonica fresca! Ormai dunque la roba l’è certa!
Lee, cara sciora Contradizione, la sa propi miga cosa fan de mi...

Bice:               (ridendo) Ebbene scior Feghetti, s’el voo che gh’el disa, so miga cosa fan de lu.

Vittorio:          At ringrazi! Va benissim!...Però l’è miga la manera...Bice, l’è miga la manera...

Scena 7

Flora e detti

Flora:             (con un vassoio, bottigliette, bicchieri) Acqua al gelo! (posa, serve, esce a sinistra)

Bice:               (beve in silenzio)

Vittorio:          No, g’ho miga seet... a vo propi...(accenna ad uscire, poi ci ripensa, tenta di abbracciare Bice che si sottrae)

Bice:               (chiede nuovamente l’intervento della cameriera) Flora?...Flora?...

Vittorio:          (al colmo dell’esasperazione) Ben, va ben... adess pé va benissim!... Addio, e per sempro! (via)

Scena 8

Bice

Bice:               (pentita va alla comune) Vittorio!...Vittorio! (fra sè) L’è propi nacc...Mi senti de voreg ben! Stupida che som sctacia! Si ag vei ben... e invece a g’ho dicc che a sò miga cosa fan de lu!...

Scena 9

Flora e detta

Flora:             L’ha ciamò?

Bice:               (accennando al vassoio, bottigliette ecc...) Porta via!

Flora:             (esegue ed esce)

Bice:               (monologa) No...no! El def avee capiit che in fondo ag disevi miga la verità...Si, si el tornerà...Scometi chel torna...

Scena 10

Balzarini e detta

Balzarini:       (entrando) G’ho bisegn de parlatt.

Bice:               De la balza?

Balzarini:       No, lasem scta la balza adess. g’ho de parlatt de num duu.

Bice:               Parla pur alora. Inchee som in vena de datt a tra.

Balzarini:       Alora mei! De quai temp in scià som incorgiù de veset pooc men che insoportabil!

Bice:               Precisament!

Balzarini:       Ecco! Pooc men che insoportabil!

Bice:               Lasa pur fora el pooc men che l’è isctess

Balzarini:       Tanto mei; perche alora om se propi tucc duu al sctess livell e om sa capiserà pisee in pressa.

Bice:               (ironica) Dabon?

Balzarini:       Ti te ghè el toort de creet , perche l’am piaas tanto a sctudiaa sui libri, che mi a g’abbia miga scpirit...

Bice:               (c.s.) E invece ti te creet de aveghen tanto tanto...

Balz:               Ti te ghe de ti sctesa un opinion insci sublime, che di voolt, mi de per mi, a fo del gran rid ai to spall.

Bice:               (c.s.) Davera?

Balzarini:       (implacabile) Sta opinion la t’è mantegnida in testa da quei quattro o cinc barlafuus che iat fa la cort, che iam mangia i me discnaa, che iam schuscia i me divan...(accalorandosi) Ma el me pareer che credi el pisee giusct, l’è che ti te se la pisee grand oca impertinent che mi abbia...

Bice:               (risentita) Te podria miga lasa sta de dimm scti insoleenz?!

Balzarini:       (drastico) No! Podi miga lasa scta!

Bice:               Ben, alora finiss impressa...A cosa l’è che te vo rivaa?

Balzarini:       Som assolutament deciis a scta separazion de letto e de mensa, che i tò amiis, fin adess, iat era consigliò de miga accetaa...

Bice:               E alora?

Balzarini:       L’avocat el m’ha scricc, che per forzatt a accettaa sta separazion eg saria duu mezzi. Vun, el prim, che l’am pias pooc, el saria de dat un para scgiaff denaz a duu tesctimoni...

Bice:               (ribellandosi) Voraria vedee!

Balzarini:       El second, l’è chèl de menà chì in cà mia una femna, e de fala vedee a dela geent che poda tesctimoniaa che la gh’è sctacia. Inscì la separazion la diventaria inevitabila.

Bice:               (ridendo forzatamente) E sto mezzo l’at piaas pisee vero?

Balzarini:       Si, l’è men brutal... E a ti l’at piaas?

Bice:               (si arrabbia) Piasemm? Te domanda se l’am piaas? (si riprende) Alora cosa te avres immaginò col tò scpirit?

Balzarini:       Avresa immaginò che ti te gariss de naa un para de dì in campagna e che tornando te garia de catatt chÌ chela signorina, che el me avocat el ma dacc el parer de fa vignii in cà...

Bice:               Per ottenere lo scopo legale della separazione!...

Balzarini:       Esatto!

Bice:               E mi garia de naa in campagna?

Balzarini:       Si, in campagna.

Bice:               E te se tì, el me om che l’am el consiglia?

Balzarini:       L’è l’unica manera per rivaa a chel che m’ag tegn tucc duu!

Bice:               Benissim! Narò in campagna. E da sto moment num duu om cessa de ves maridee!

Balzarini:       Oh! Taant e taant...

Buice:             T’em reend tuta la mè libertà?

Balzarini:       Certo! E mi am riciapi la mia de podee studiaa

Bice:               Benissim! Mi alora a vò via subit! (va via a destra)

Balz:               Si! Perchee g’ho telefonò ala persona che dev vegnii chì, e la scpeci.

Scena 11

Balzarini poi Bice

Balzarini:       (prende un libro poi si siede) Finalment som liber de studiaa a la me manera. Adess legimm om po sto libro che l’ha m’ha mandò l’Adamoli. (rientra Bice da destra con cappotto e valigetta).

Bice:               (uscendo dalla comune) Bona sira e bon divertimeent! (via)

Balzarini:       ( che voltava le spalle si limita ad un muto cenno di saluto) L’ha m’ha dicc de guardaa al setim capitol...
Chissà che ag troviga una bona idea. (legge) Alla fine del 1300, in quel di Cremona, sorsero degli artigiani, che presto si specializzarono nella produzione delle balze; lavoravano gemme, oro e altri metalli preziosi per farne ricchi ornamenti. Componevano le balze dando accurato rilievo ai particolari; provetti cesellatori venivano chiamati Balzari. Presto si formarono botteghe ed officine. L’arte veniva tramandata da padre in figlio e così da Balzari sorsero le famiglie dei Balzarelli, Balzaretti, Balzaroli e Balzarotti.

Scena 12

Flora e detti

Folra:             (dalla comune) Scior Profesor?

Balzarini:       (indispettito) Cosa ghè?

Flora:             Ghè una signorina che g’ha bisegn de dig una parola.

Balzarini:       (distratto) Una signorina?

Flora:             L’è mandada dala sciora Rita Malincasa!

Balzarini:       Va ben!...Fala vegnii avanti!

Flora:             (sorpresa esegue).

Scena 13

Balzarini poi Clara

Balzarini:    (riguardando il libro) Balzarelli, Balzaretti, Balzaroli e Balzarotti...ma de Balzarini gnanga l’ombra! Mah!...

Clara:         (entrando) Reverissi!

Balzarini:    (andandole incontro) Bon dì.

Clara:         L’è lu chel che l’ha telefonò ala mè cusina?

Balzarini:    La sciora Rita Malincasa? Sissignora! Som mi infatti!

Clara:         Ben,...La Rita l’am manda a diig che la pò miga vegnii perche l’è sopravvenuto un impegn imprevisct!

Balzarini:    Un impegn imprevisct?

Clara:         Sicura. L’ag fa tanti scuus (accenna a ritirarsi)

Balzarini:    Sent...sent tosa! Mi a ghevi propi bisegn de la sò cusina... ma capisi...

Clara:         Si,...propi un impegn improvis...

Balzarini:    Chi diss quaicoos? Siccome mi però g’ho bisegn d’una estranea chi in cà per un afari de interess importantisim, se invece de la sò cusina la voraria fermass chì lee...per mi l’è isctess...La ricompensa che garia dacc ala sciora Malincasa ag la daria invece a lee...

Clara:         (sconcertata) Come..., come?

Balzarini:    (imperterrito) Alora la pò fermass?

Clara:         Un momeent...patti chiari amicizia longa...ma a faa cosa pé?

Balzarini:    Nigott de maa, le la sarà tratada con tucc i riguaard...

Clara:         (sospettosa) In fin de la fera, mi cosa garia de faa?

Balzarini:    Nigott!, fass vedee chi insema mi!

Clara:         (c.s.) Domà?

Balzarini:    Si, si domà!

Clara:         (quasi convinta) Beh se l’è propi domà chesct accetti.

Balzarini:    (rivolto all’interno chiama) Flora?

Scena 14

Flora e detti

Flora:             (entrando) Comandi.

Balzarini:       Preara una merendina, num duu!

Flora:             (stupita) Eh?

Balzarini:       E porta cavial e sciampagn! (Flora rimane allibita e non si muove)

Clara:            Cavial? No. no...

Balzarini:       Perchee l’ag pias miga el cavial?

Clara:            (quasi schifata) L’è n’a conserva negra che la sa de pèss!!

Balzarini:       (a Flora) Alora domà sciampagn!

Clara:            Chèla gazosa che la sa de vin, la piaas tanto, l’am da ala tescta...

Balzarini:       (a Flora) Cos te fe lì, te miga capiit?

Flora.             (sempre più disorientata) Si ho capiit ma...

Balzarini:       Ma cosa?

Flora:             Ho capiit, ho capiit...,ho capiit che capisi più nigott! (va via a sinistra)

Clara:            Chel scusa scior...

Balzarini:       Balzarini, professor Carlo...

Clara:            Mi a g’ho el moroos, e guai s’el savess che ho accetò una roba simila...

Balzarini:       (sincero) Ag assicuri che el sò moroos el g’avrà miga de lamentass de mì!

Clara:            L’a m’el garantiss?

Balzarini:       Certameent! Mi a gò tutt altro per la tescta, cara lee.

Clara:            Ma alora, disi mi, con che scopo?

Balzarini:       El scopo lee la ga miga de naa a cercal. Lee la ga domà, quant ghel disarò mi, de fa mosctra de volem un poo de ben.

Clara:            Ah, no, no... Capisi che l’è imposibol!

Balzarini:       (paziente) Ma se ag disi che la ga domà de faa mostra!

Clara:            Anga la mè cusina la fa finta de voreg ben ai omen, ma intaant...

Balzarini:       No,no...l’ha miga capiit. Lee la dovaria faa finta de vess la me amisa, domà in faccia ai tesctimoni, quant ghè geent.

Clara:            (perplessa) Cos’el diss?

Balzarini:       Ecco, per esempi, adess vegnarà dent la domestiga, e lee las farà vedee chì sui mè ginécc, e l’am meterà la man in ti cavii.

Clara:            (ribellandosi) Ma, disi, el scherza o el fa sul seri?

Balzarini:       No,no fò sul seri. Che la vegniga, che la vegniga chì...che l^è dré a rivaa el sciampagn! (la tira vicino)

Scena 15

Flora e detti

Flora:             (sulla soglia con un secchio, bottiglia, coppe da un trabalzo) Oh diavol!

Balzarini:       Iè pront i tartin?

Flora:             Sissignor!

Balzarini:       Che vengano le tartine e dig anga ala Carmen de vegnii chì con un quai biscott e magari una fetina de torta. (Flora va via a sinistra)

Clara:            Podi naa adess?

Balzarini:       Si (Clara si alza) (Balzarini stappa la bottiglia) Ma quant i vegn deent lee la ga de fa vedee de vorem pisee ben amò, se no i capiss che om fa a poscta. Che la siga pisee espansiva e lam daga anga del tì.

Clara:            Chel siga matt de ligaa?

Scena 16

Flora, Carmen e detti

Flora con biscotti, torta, tartine. Carmen con piattini, posate, tovaglietta e tovagliolini. Le domestiche mentre approntano la tavola osservano stupite.

Balzarini:       Damm el to biceer che at do un poo de sciampagn (fra sè) Però che dai Balzari eg deriviga miga i Balzarini, l’am paar quasi imposibol!

Clara:            (gattina) Cosa te diss caro?

Balzarini:       (affettuoso) Oh nigott cara, ti te po miga capii!

Clara:            Alora a bevi el sciampagn, va ben?

Balzarini:       (c.s.) Si bev... (alle domestiche) Vialtri... adess nee puur,...nee...(Carmen e Flora escono facendo gesti con le mani alzate) (a Clara) Adess mi la saludi...

Clara:            Come, el va via?...

Balzarini:       Si, am ritiri in la me stanzia a studiaa... lee la faga come se la fusess in cà soa...Per qualsiasi bisegn la pò ciamaa la Flora!

Clara:            Ma, el mangia miga?

Balzarini:       No, buon appetito e arivedess a doman matina. (via da destra)

Clara:            (si siede a tavola e si mette il tovagliolino) N’ho visct là in cà de la mè cusina di bei tipi, ma un matt come chesct chì!...(il sipario si chiude velocemente)

Atto 2

Tinello di una casa di campagna. La comune nel mezzo, a sinistra il resto della casa.

Scena 1

Vittorio e Brunilde

Brunilde sta controllando l’equipaggiamento per la pesca (canne, lenze) di Vittorio, il quale bighellona indeciso per la stanza.

Vittorio:          Dimm un poo, la Marisa indove l’è?

Brunilde:        (malgrado sia una domestica, avendo visto nascere Vittorio, usa nei riguardi del giovane, intonazioni materne e confidenziali) Cosa el voo fan dela sciora Marisa?

Vittorio:          At domandi indove l’è?

Brunilde:        Da un ora el scior el dovria già vess fora a pescaa.

Vittorio:          Van a ciamam la Marisa, g’ho bisegn de parlaag...

Brunilde:        (testarda) El discoors, de cui prevedi la durada,...l’ag porterà via altro teemp...

Vittorio:          Quaant t’et decidaré una bona volta a impiciass di afari tò?

Brunilde:        El scior el discmentiga che a g’ho el doveer de mantignii el decoro de chescta cà...

Vittorio:          Ciama la Marisa...zèca

Brunilde:        (offesa ma sempre dignitosa) Tra i mansiòn e ghè anga chèla de fam isultaa?

Vittorio:          Ringrazia el Signor che te se sctacia la camerera particolar de la me pora mam!

Brunilde:        I osservazion che am permeti de fac al scior, mi sono suggerite dall’affettuoso e rispettoso interesse che mi ag porti...

Vittorio:          Dabon?...Beh m’an riparlerà. Dai, ciama la Marisa!

Brunilde:        Raccomandi al scior de fa pooc bacan, miga per mi, ma per un riguard ala sciora Amelia, la sò cusina. Sctamatina presct quant l’è vegnida l’Emma a portaa el lacc atravèrs la porta es sentiva tucc i basìn ch’el scior...

Vittorio:          (compiaciuto) Ah, si?!

Brunilde:        Miga domà, es sentiva anga rid...

Vittorio:          Ah, chèscta l’è propi bèla!

Brunilde:        Am permeti donca de racomandag al scior de miga provocaa l’ilarità dela Marisa, perchee quand la rit l’è pisee sguaiada dela Emma...

Vittorio:          (scherzosamente minaccioso) Bruta balossa d’una Brunilde! Se te ve miga subit a ciamaa la Marisina, riscponderò piu di me azion! (Brunilde esce) (Vittorio si rimira allo specchio)

Scena 2

Marisa e detto

Marisa:          (puo parlare anche un altro dialetto) El m’ha ciamò? Disturbi?

Vittorio:          Tutt’altro!...

Marisa:          Credevi...la Brunilde la barbotava nel fam pasaa...

Vittorio:          L’è diventada insoportabil chèla vegia zitelona!

Marisa:          (con misurata malizia o finta ingenuità) La ma dicc:- La preghi de amare con discrezione, de miga rid e de basaa in silenzio...-

Vittorio:          (tossicchia poi la squadra) Ma sai Marisina che te se diventada una bela pupa!

Marisa:          Cominci a credel  scior...

Vittorio:          Perche?

Marisa:          Perche l’am el dis lù che l’as n’inteend!

Vittorio:          (lusingato) Davvero?

Marisa:          Ceert!

Vittorio:          Te se carina, ghè nigott de dii. Te ghe un faccin che l’è un amor e...duu écc...

Marisa:          (schernendosi) El ga veia de scherzaa sctamatin!

Vittorio:          No,no... anzi g’ho propi veia de fa sul seri. (sospira) Ti te se un tipin de cui che om piaas a mi. Ecco te se el mè tipo!

Marisa:          (abbassa la testa) Lù el continua a ciapam ingiir!

Vittorio:          (sincero) No, Marisa! Ma lasset guardaa ben!... Te taiò i cavii?

Marisa:          Si

Vittorio:          Perche?

Marisa:          (preoccupata, dispiaciuta) Iam scta ben, no?

Vittorio:          (insinuante) Iat scta benissim! (con impeto) Per una tosa come ti, saria bon de faa mataad...Marisa, Marisina, come t’em piaas...dam un bel basin...

Marisa:          (fingendo resistenza si giustifica) Ma ghè la Brunilde che la seent...

Vittorio:          (lanciato) Cosa te ne frega a ti dela Brunilde!...

Marisa:          (c.s.) A g’ho vergogna...

Vittorio:          A faa del maa l’è vergogna!

Marisa:          E num om fa nigott de maa?

Vittorio:          (convincente) Mi a disi de no!

Marisa:          (rassicurata lo bacia) Ecco scior padron!

Vittorio:          Chescto l’è vero amor, senza tanti preamboli, senza tanti smorfi.

Marisa:          (prendendo l’iniziativa) Come l’am piaas a faag i basìn a lu scior!

Vittorio:          (l’allontana) (fra sè) Epuur no, l’è propi miga el vero amor... (Marisa rimane interdetta) El vero amor l’è invece un donin, pien de eleganza, che l’at ciapa per el naas per un mees de seguit, e che l’at conceed un apuntameent e pè l’at bidona, e quant t’es lamenta in cà soa, la ciama in aiut la camerera e l’at diss:- No ag vei miga ben, g’ho mai vorù ben-...

Marisa:          (gli si riavvicina) Cosa el g’ha adess?

Vittorio:          (ha superato il momento, sembra aver preso una decisione) Ma ti te se miga come chèla smorfiosa...(la riprende fra le braccia) Ti te ciama miga aiut se at disi che at vei ben...

Scena 3

Brunilde, Bice e detti

Brunilde:        (dall’interno) Ghè scià la sciora Bice Balzarini!

Vittorio:          (trascina fuori Marisa a sinistra)

Bice:               (entra seguita da Brunilde) Dove l’è el scior Miniati?

Brunilde:        Si accomodi signora! Se la permett a vo a cercal...

Bice:               (si siede) Grazie (Brunilde va via a sinistra) Adess vedem un poo de riordinaa i mè idei... Come som agitada sctamatin... Però,...scforzemes... No, l’è imposibol! l’unica roba che sò, l’è che ieer, mi seri là in cà mia, con chèl om antipatic, e inchee som chì. Ieer condanada in perpetuo all’Araldica, inchee un avvenire de amor e de poesia l’am as veer denanz ai écc! Ormai el gran pàss l’è facc... E adess, quant la domesctiga l’ha gavrà dicc:- Ghè la sciora Balzarini... chisà lù che coolp de gioia...(entra Vittorio) Vittorio! (si abbracciano)

Vittorio:          L’è dunque miga un d’insegn?... Te se propi tì...la mè Bice... Te se tì che a sctingi in di mè brasc...

Bice:               Si som mi! Si aih! Som mì!

Vittorio:          Tì che ieer?...

Bice:               Parlem miga de ieer, Vitori, parlemen più

Vittorio:          Che felicità! (ricomponendosi)Ben, adess scolta, Bice... e i parol che at disi imprimi ben in del tò chér.

Bice:               A scolti, Vitori, a scolti!

Vittorio:          (esageratamente sentimentale) Tutt chèl che pò contegnii de felicità, de deliri, de estasi al chér d’un om... metetel in meent...t’el ripeti, tutt chèl che pò contegnii...

Bice:               Si ho capiit, va innanz!

Vittorio:          El mè chér... l’ai in sctò moment!contegn

Bice:               T’el credi, Vitori!

Vittorio:          Bice!

Bice:               Vitori!

Vittori:            (usando un inglese approssimato) Mai little bambina...

Bice:               (sullo stesso metro) Darling, darling...

Vittorio:          For ever, neh, for ever...

Bice:               Oh yes, for ever...

Vittorio:          (al colmo) Ai lavi you, ai lavi you... Tu mi lavi mi?

Bice:               Anga mi, anga mi!

Vittorio:          La dev vess un estasi longa, longa e deliziosa...(improvvisamente) te gradiss un quaicoos?

Bice:               Un gottin de café s’el rifuda mai...

Vittorio:          Alora om g’ha de cominciaa a fa colazion!

Bice:               Femmla puur!

Vittorio:          (verso sinistra chiama) Marisa?...Marisa?...

Scena 4

Marisa e detti

Vittorio:          (a Marisa che è comparsa) Caffè, lacc, biscott, buteer, conserva... Prepara subit, subit!

Marisa:          (che fulmina Bice con occhiate poco amichevoli) Per vun o per duu?

Vittorio:          (con rimprovero) Ma iè domand de faa?

Marisa:          (senza muoversi) Ah!

Vittorio:          (imperioso) Te vé o no? (Marisa va via)

Scena 5

Bice e Vittorio

Bice:               T’es la speciava miga, de dovee ofrim la colazion, sctamatin neh?

Vittorio:          No davera. Ma come te facc a rivaa fin chì?

Bice:               G’ho dicc al mè marì che a navi dal zio a Brescia, che l’è un poo malò.

Vittorio:          El rgionier Oppizzi?

Bice:               Bravo!

Vittorio:          (speranzoso) E quanti dì te ghè dicc che te sctaré via?

Bice:               Duu o trii dì.

Vittorio:          (illuminandosi) Duu o trii dì?...Ma alora...

Bice:               Cosa?

Vittorio:          (euforico) Scti duu o trii dì t’ei pasa chi con mi?

Bice:               (con naturalezza) Certament!

Vittorio:          (esaltandosi) Ma alora...Bice...alora

Bice:               Cosa te ghè adess?

Vittorio:          Bice...duu o trii dì...oh!. L’è la felicità, l’estasi... chi con mì!

Bice:               Te se propi felice?

Vittorio:          Sent Bice, tutt chèl che pò contegnii de felicità, de estasi, de deliri, el chér d’un om...

Bice:               Si te me giamò palò del chér. Ma chèscto l’è ammò nigott cara del me tì

Vittorio:          Come?...G’hè ammò quaicoos?

Bice:               Scolta, setet giù chi, tacò a mì...

Vittorio:          (al colmo) Ah l’è tropp, Signor l’è tropp!

Bice:               Su nem calmet!

Vittorio:          Podi miga!

Bice:               T’et regorda cosa t’em diseva quant t’em faseva el fil?...

Vittorio:          (sottolineando) E ti t’em rideva un poo adré?

Bice:               No... dì miga iscì...t’eg n’é avù la prova!...Ben, t’em diseva:- Bice el me chér per ti l’è immenso come l’oceano, l’è splendente come el firmamento. ...- T’es regorda?...:- Profond come un rumor lontan de un temporal, soave come el palpito di sctell-...

Vittorio:          (come in estasi) E difatti, l’è ben iscì, l’è propi iscì.

Bice:               El tò amor l’avrissa dovuu duraa tuta la vita intrega e un poo anga pisee in là

Vittorio:          Sicuur, el ripeti:- Anga ade là, tuta l’eternità... (al colmo della sentimentalità) Perche cos’avaria de fan mi de l’eternità, se la dopereress miga a regordam de avet volù ben?

Bice:               (lo asseconda) Si, e t’eg tacava là fin che a sto pensee, anga l’eternità l’at pareva miga longa asee.

Vittorio:          Si, l’è vera, l’è vera.

Bice:               (mimando la scena) E pè discperò tutt a un tratt te levava sù e te diseva:- E pensaa che te se ligada per sempro a un om che l’at fa soffrii, e che l’è miga bon de ricercaa l’origin d’un cognom-!

Vittorio:          Si, l’è verisim... e al disi amò...al disi amò!

Bice:               Eben, no, Vitori, no; adess invece de dev più dill

Vittorio:          (rientrando in sè) Dill più? Perchee?

Bice:               (felice) Perche mi de ieer sira, som più ligada a chèl om. Perche el tò segn de viv insema a mi, de diventaa num duu un coorp e un anima sola l’è dré a diventaa una realtà.

Vittorio:          (cominciando a preoccuparsi) Oh diavol! Come mai?

Bice:               Da ieer a som separada dal mè marì, e l’è lu che la m’ha facc la proposcta, e mi ho accetò subit per coor chi de tì!..

Vittorio:          (veramente preoccupato) Ma te scherza o te parla sul seri?

Bice:               L’at paar che podaria scherzaa con una roba iscì seria? Ormai am som compromessa, e a podi miga vèss che toa per tuta la vita. (al colmo della gioia) Cosa t’en diss?

Vittorio:          (in difficoltà si gratta la testa) Ah si...L’è bell...Si! Però!... Ecco l’è un altro para de manic, l’è un altro punto de viscta...

Bice:               (è talmente trasfigurata che non nota il subitaneo cambiamento di Vittorio) Guarda ho portò anga un libro de leng inema a tì...

Vittorio:          (come un automa prende il libro e legge il titolo) “L’arte d’amare con sentimento in sole dodici lezioni”.

Bice:               Si, l’è un classic nel sò gener!

Vittorio:          (preoccupatissimo) Te m’el lengiaré?

Bice:               (nota qualche stonatura) Si, si m’al lengiarà. Ma cosa te ghè? L’am paar che te se tutt altro che conteent...

Vittorio:          (impacciato) Mi.. l’at paar Bice? Dopo che ti te facc amò pisee de chel che mi avrissa cercò, g’aria de miga vess conteent?... Saria un ingrato...Domà che...

Bice:               (non ha quasi più dubbi) Che cosa?

Vittorio:          (si sente scoperto, ma non è in grado di trovare una soluzione) L’è un altro para de manic, l’è un neef punto de viscta!

Scena 6

Marisa (con tovaglia) e detti

Bice:               Chi l’è chèla tosa?

Vittorio:          L’è na tosa!

Bice:               Al sò, ma perche l’am guarda in chela manera lì?

Vittorio:          Ah l’at guarda? Lasa faa de mi. (a Marisa con durezza) D’ora innaanz te vegnaré più a servii. Dighel ala Brunilde!

Marisa:          (a Bice reagendo) Se l’è lee che la g’ha dicc sta roba la g’ha toort..., perche lee l’ag l’ha a Milan tutt l’ann el scior Vittori, e la podria lassamel a mi quant el ven...

Vittorio:          (interviene pronto) Ma te voo tasee?... Fila! (Marisa va via)

Scena 7

Bice e Vittorio

Bice:               (guarda Vittorio con imbarazzo) Ho capiit ben?

Vittorio:          Oh, ma la metarò a posct mì... chela lì...t’el asicuri. (cortese) Perche a pensaa el sacrifizi che ti te fe per mi, e trovaa una paesana che...

Bice:               (offesa) No, mi ho facc nisun sacrifizi, ma desidererisa miga vess insultada!

Vittorio:          T’el saré più... t’el giuri. Ma ti te diss che te miga facc un sacrifizi a lasaa Milan in chescta stagion... a romp con i to abitudin e sopratutt a comprometet...

Bice:               (ancora speranzosa malgrado tutto) Cosa importa? Avria volsu faa amò pisee per fat vedee che at vei ben.

Vittorio:          (dopo una pausa) Come um farà a pasaa la giornada?

Bice:               Eh?

Vittorio:          Disi, ...sarà mei fa un progett per fa pasaa i oor dela giornada...(giustificandosi) Perche i oor iè molto pisee long che a Milan.

Bice:               (propone con gioia) Om narà in Scvizzera!

Vittorio:          (poco persuaso) Con sto frecc?

Bice:               Alora... es podaria naa in Riviera...

Vittorio:          Ecco, ecco,...pitosct in Riviera!

Bice:               E pè um torna chi a Cernobi... Ma a Milan mai più, mai più...

Vittorio:          (allarmato) Ah, a MIlan om ga più de tornaa, eh?

Bice:               (reagisce) Come?,...te voraria?

Vittorio:          (quasi fra sè) Cert,... l’è un altro para de manic!

Bice:               Vitori, ti te voo miga dimel... ma in tutt chèsct e ghè quaicoos che giuga miga, che l’at da fasctidi!

Vittorio:          (falso) No... (prende tempo) L’è che ho miga amò capiit ben come la sia sctacia la scena fra ti e el tò om.

Bice:               L’è vigniit lù sctess, el m’ha dicc che l’era trovò un mezzo per otegnii la separazion e che dovevi naa duu o trii dì in campagna...

Vittorio:          (sospettoso) E cosa l’è sto mezzo?

Bice:               (con un certo imbarazzo) L’è de lsaa vegnii un altra femna sotto il tetto coniugale.

Vittorio:          Ah, adess capisi, perche el m’ha domandò i numer de telefon dela Malincasa e dela...

Bice:               (sorpresa) T’eg ié dacc tì?

Vittorio:          (sincero) Ma se avriss savù una roba simila, m’en saria guardò ben! (infuriandosi via, via) L’è un’immoralità bela e bona. El g’ha miga el diritto de faa ropp compagn. El saria trop bel che tucc i om, el dì che i g’ha veia de discfass dela femna, ias comporteria iscì e che i cargass la femna sui spal de un altro porett...

Bice:               Oh...

Vittorio:          Che el dovria tegniss...

Bice:               Vitori?...

Vittorio:          El tò marito el ghera nisun diritto de lassat libera... Gnanga per segn!

Bice:               (umiliata) Dunque l’at discpiaast taant?

Vittorio:          (cerca di rimediare) No,...disi miga chescto per ti...parlavi in teoria...per amor dela giustizia...

Bice:               Alora, segond tì, mi avrisa facc maa a dag a trà al mè om che el m’ha lasò libera?

Vittorio:          Ecco... in teoria si, te facc maa

Bice:               E... in pratica?

Vittorio:          In pratica... in pratica..., l’è un altro para de manic!

Bice:               Lasa sctaa i manic almen...

Vittorio:          Te vècc, ghè certi rescponsabilità a scto moond, che vialtri femen a sii miga in grado de calcolaa.

Bice:               (comincia a sfogarsi) Dio...Dio! Un om che ieer l’avrisa vendu l’anima per otegnii un minut de mè ben...

Vittorio:          No, no...creed miga che mi...

Bice:               Ti te mai savù gnanga cosa el foss el principi de l’amor,...m’en incorgi adess...

Vittorio:          Mi at vei ben, come g’ha de voree ben un...

Bice:               (sempre più indignata) E te invocava l’eternità, e l’at pareva miga longa asee per el tò amor.

Vittorio:          Cui, s’al sà, iè modi de dii!

Bice:               Te parlava del tron che es seent de lontan, dela palpitazion di sctell... (con improvvisa soluzione) Lasi subit scta cà!

Vittorio:          No... Se t’ho dicc quaicoos de brutt, ritiri la fra se e at domandi scusa.

Bice:               (avviandosi all’uscita) Miga una parola de più!

Vittorio:          (non sa come comportarsi) Ma però am paar...(si risolve cercando di abbracciarla) Almen fin a doman matina...

Bice:               (imperiosa) Tocom miga!

Vittorio:          Bice...

Bice:               Cos’ho mai facc mi a creed a l’amor de scto om!

Vittorio:          Bice...

Bice:               Addio! (esce)

Scena 7

Vittorio Marisa e Brunilde

Vittorio:          (monologa) Capisi che avrisa dovù scpeciaa a diic scti rop...ma...Oh, ben, iscì a g^ho miga obligaziòn!

Marisa:          (entra con caffè, latte, panini, burro, marmellata, si guarda attorno) Tutto fatto a puntino.

Vittorio:          (imbarazzato) Ma adess so miga se...

Marisa:          (quasi maligna) Podi servil?

Vittorio:          (non la sente nemmeno, fra sè) Ala longa el vero amor l’è propi chesct chì... O forse no...In di momeent un poo seri dela vita am perdi sempro. Pora femna! Se l’è vegnida chì l’è segn che l’am voreva propi ben...(si decide) Bisogna che ag coriga dré, a podi miga lasala naa via iscì! (prende il cappotto)

Marisa:          (delusa) El va via?

Vittorio:          (uscendo) Si, a vo a Milan!

Marisa:          (verso la comune a voce alta a Vittorio che è già uscito) E la colazion?

Brunilde:        (sulla porta di sinistra) Mangela tì!

Atto 3

La scena del primo atto

Scena 1

Balzarini e Clara

Balzarini:       L’ha pasò pulito la nòcc?

Clara:            Mì benisim, scior Balzarini! Che bon letin morbid!

Balzarini:       La facc colizion?

Clara:            Si, l’ho facia in lecc. Ah che bona conserva!

Balzarini:       Alora, l’è contenta de mì?

Clara:            Si, si...fin trop...caro lù...anga se...si

Balzarini:       Sebegn cosa?

Clara:            No, vei miga dill...

Balzarini:       (fra sè) Se i Balzari che i ghera una botega grossa i as ciamava Balzarotti, cui che i ag l’era pinina...

Clara:            Cos’el diss?

Balzarini:       (riprendendosi) Nigot, nigott, ...pensava tra de mì...(chiama) Flora?...Flora?...

Clara:            Scior Balzarini... mi ag piasi propi per nigott...nigott  del tutt?

Balzarini:       Piasee...? Perche?

Clara:            Ma cosa saria mi! Devi forse amò fa paree de vèss innamorada de lu?

Balzarini:       No,no...adess ghè più bisegn. I tesctimoni ià visct assee... la srvitù l’è inariada el giusct.

Clara:            (fra sè) Che am vegnariss la rogna se capisi quaicoos!

Scena 2

Flora e detti

Balzarini:       (a Flora che è entrata) Novità?

Flora:             El scior Timolini l’ha mandò scto libro...E la sciora Bice l’ha telefonò che l’è dré a tornaa a cà.

Balzarini:       (prendendo il libro e il bigliettino d’accompagnamento) Benissim! Apena la riva te coor chì a avisam!

Flora:             El sarà serviit (va via)

Balzarini:       (apre il biglietto e cerca nel taschino) Ho lasò i mè ogiaa in sctanzia. La podaria fam un piasee?

Clara:            Magari duu.

Balzarini:       (porgendole il biglietto) L’am lengiga cosa ghè scricc.

Clara:            (legge) Pooc parol :- Controllare a pagina 529. Cordiali saluti, Timolini:-

Balzarini:       (le porge il libro) Che la cerchiga a pagina 529...

Clara:            (prendendo il librone) Aih! Cinquecentoventinove! Che fadiga l’am fa faa!

Balzarini:       (impaziente mentre Clara cerca) La ghè?

Clara:            La ghè!

Balzarini:       La lengiga, sù.

Clara:            (legge) “Nella chistoria antica della Lombardia...

Balzarini:       Perchè “chistoria”?

Clara:            Ma ghè un acca davanti ala i, alora...

Balzarini:       Cosa c’entra...l’acca la cunta miga.

Clara:            (facendo una scoperta) Oh, l’è per chèl che a MIlan es diss : el cunta un acca:-!

Balzarini:       Sicuur,...la vaga innanz!

Clara:            (prosegue) “ Intorno all’anno mille si faceva uso di una certa stoffa per fodere”...

Balzarini:       (che non si contiene più) La preghi de naa innanz!

Clara:            (legge) “Era vellutata da un lato e veniva chiamata Balzarina...”

Balzarini:       (euforico) Forse m’ag sé...

Clara:            M’ag sé?

Balzarini:       La sctòfa!

Clara:            Ma che sctòfa?

Balzarini:       La Balzarina!

Clara:            An sò taant che prim!

Balzarini:       Lee la po miga capii, l’è una ricerca...

Clara:            La fuss anga una scomparsa capisaria miga l’isctess.

Balzarini:       (impaziente) La po miga fam el piasee de naa innanz?

Clara:            Conteent lù (legge) “Le sarte che ne facevano uso erano chiamate Balzarine mentre i sarti erano detti Balzarini”.

Balzarini:       (euforico) Eureka! Finalment ho scopert l’origin del mè cognom!

Scena 3

Flora e detti

Flora:             (irrompe in scena) Scior?

Balzarini:       Cosa ghè?

Flora:             (eccitata) Ghè chi la sciora... Per carità... El g’ha miga temp de peerd!

Balzarini:       Nemm, Clara, vegn chì sui mè ginécc, butom i brasc al col e fa mosctra de vorem ben (meraviglia comica di Flora che esce precipitosamente)

Clara:            (fra sè) Bascta che iam mena miga tucc duu al manicomi...!

Balzarini:       (come se giocasse con un bimbo piccolo, canticchia) Tim tom ...cavalon.. tre tosan in sul balcon... (si rivolge a Clara) che la disiga anga lee: tim tom, tim tom, cavalon...

Clara:            (lo asseconda) Tim, tom..cavalon...

Scena 4

Bice e detti

Bice:               (entrando) Oh!

Clara:            (la vede fa per alzarsi) Mi...

Balzarini:       (la trattiene e a bassa voce) Che la sctaga chì! (riprende la filastrocca) Vuna la fila, l’altra la lava...

Bice:               (a mezza voce) fam el piasee de fa na fora scta pupa!

Balzarini:       (indispettito) ...l’altra la fa i capéi de paia, l’alta la fa i capéi de fior, la  pisee bela la fa...

Bice:               (alzando il tono) T’ho dicc de mandaa via la pupa!

Balzarini:       (fintone) Ah, ...te se ti Bice? ( a Clara con dolcezza) Ben adess van puur in la to sctanzia...

Clara:            (spaesata) Eh?

Balzarini:       (convincente) De chi a un poo a vegnarò a trovatt...

Clara:            (sta al gioco) Quant te voo...Ciao caro... (va via)

Scena 5

Bice e Balzarini

Bice:               (affettuosa) Carlo, Carlo...

Balzarini:       (austero) Scta tenerezza l’am paar miga taant in di patti. Ieer um era concordò che...

Bice:               No, no...Carlo, mi a vei miga separam de ti. Mi ho capiit che de omen bon come ti en ghè pooc e som tornada pentida e per faa che t’em perdoniga.

Balzarini:       T’assicuri, Bice, che am scpeciavi miga una roba simil!... Ormai la separazion l’era decisa, e dopo el scandol che ho dovù faa suceed,...dopo chèl che ghè sucedù in scta cà... es podaria più tornaa indré. Quant te se vignida deent, te bé visct che... Al sò miga s’em scpieghi!

Bice:               (disposta a tutto) Fa nigott, fa nigott, ...mi ho visct nigott

Balzarini:       (implacabile) I tò pareent ial sà già, e anga loo ià sctabiliit che ormai la separazion l’è inevitabila.

Bice:               Mi at perdoni tutt... e che s’en parliga più.

Balzarini:       La servitù l’è già...

Bice:               (melodrammatica) Ma te capiss miga che a som più la femna de prim, ...che som tuta cambiada?

Balzarini:       (fingedosi irremovibile e cercando di essere scortese) Mi trovi nigott de cambiò! Purtropp t’em paar sempro la sctesa, del momeent che mi a seri felice e conteent...e ti te vegn amò a discturbamm!

Bice:               Dis miga iscì!

Balzarini:       (logico e alludendo) Se te voo fam quaicos che l’am discpiaas...te fe precisament come prima. Ma te capiss miga che mi eri già facc tucc i me progett per pasaa la vita quieta con i me libri, i me sctudi, i me riceerc?

Bice:               At confessarò tutt, per fat vedee se g^ho reson de ves tornada de ti tuta pentida. Ieer quand ho lasò scta cà, som miga nacia dal zio...

Balzarini:       Ah no?

Bice:               Ho dormiit dala Giuliana, e sctamatina presct...

Balzarini:       Si?

Bice:               Som nacia da un amiis.

Balzarini:       E chi l’era scto amiis?

Bice:               El nomm l’è inutil!

Balzarini:       L’è inutil, perchè?

Bice:               Perche l’è miga chèl che cunta, at disarò pitosct cosa som nacia là a faa...

Balzarini:       Avanti, cunta sù...

Bice:               Som nacia là a... domandaa un consili.

Balzarini:       Cioè?

Bice:               Se dovevi dividom per sempro da tì.

Balzarini:       (sornione) E lu...che consili el t’ha dacc?

Bice:               El m’ha dacc un bonissim consili! De tornaa a cà subit e domandat scusa...

Balzarini:       (ironico) El t’ha dicc iscì?

Bice:               (che tende alla sincerità) El m’ha miga parlò precisameent in scti termin... ma el sugo l’era propi chesct.

Balzarini:       (c.s.) Che bravo giovin!

Bice:               (mastica amaro) Si, bravo, molto bravo! (supplichevole) E adess ti te voress

Balzarini:       Faa cosa?

Bice:               Discmentigaa tutt chèl che ghè pasò tra de num ...(gattina) Vegn chì, Carlo, prometom de discmentigaa tutt.

Balzarini:       (fingendosi maldisposto) E pensaa che mi avevi discposct nela me meent...

Bice:               Perche ti te voo la separazion?

Balzarini:       (fa un cenno affermativo) Perche...

Bice:               Perche mi s’era capriziosa, isoportabil, scpirit de contradizion...

Balzarini:       Si, per chèl...

Bice:                    Se at prometeria de vess d’ora innanz, senza pretees, afetuosa...(gioca la carta vincente) Se at prometeria de iutat a trovaa l’origin del to cognom?...

Balzarini:       (felice) A proposit... ho facc una scoperta definitiva.

Bice:               Si?

Balzarini:       Ho scopert che el me cognom el deriva da certi saart...

Bice:               L’è prodigiosa. Ma l’è una trovada immensa. (furba) Te vècc che cominci già a interesam?

Balzarini:       Perche Bice te miga parlò iscì fin dal principi del nosct matrimoni?

Bice:               Perche alora mi a cognoseva miga...

Balzarini:       (piacevolmente colpito) Som mi che at ricognosi più...

Bice:               Perche mi alora a seri miga che certi omen iè la roba pisee falsa che esiscta su scta tera...perchee alora mi avevi mai facc el confroont fra ti e i altri... Se te savria, Carlo, come t’eg guadagna ti al confroont...(Balzarini accenna ad uscire) Te ve via? (preoccupata) perche te ve via?

Balzarini:       A vo a congedaa la signorina che ho mandò in la sò stanzia...

Bice:               Si, va! (Balzarini esce) E pé torna amò subit chi de mi...

Scena 6

Bice poi Flora

Bice:               (rimasta sola monologa) Se am sentirò miga de voleg ben, am scforzerò de vess graziosa, de scoltaa i sò scopeert...(apre la borsetta) Ecco chi i letter de chèl altro! Allo strappo, allo strappo (mentre esegue, legge qua e la) “La palpitazione delle stell!e” ...Allo strappo...”l’eternità del mio amor!e”...Allo strappo!

Flora:             (entra ed annuncia) El scior Miniati! (va via)

Scena 7

Vittorio e Bice

Vittorio:          (vede Bice intenta a strappare le lettere) Bice! Te sctrascia i mè leter?

Bice:               (indicandogli la porta) Via!

Vittorio:          Bice, scusa...

Bice:               T’el ripeti, via!

Vittorio:          No,...fin che te me miga perdonò mi a vo miga via!

Bice:               (sostenutissima) Cosa te se vigniit chi a faa?

Vittorio:          A ditt che som pentiit, e che senti de vess innamorò come un gatt sorian...

Bice:               Ripet un poo scti parol?

Vittorio:          At vei ben e som pentiit

Bice:               (da questo momento si prende una grossa rivincita) Dopo de avem quasi mandada via de cà toa?

Vittorio:          Si, l’è vera, ho scbaiò...

Bice:               (accusandolo) Ti te me lasò naa via per miga veeg rescponsabilità!...

Vittorio:          Som sctacc un asen, al capisi...

Bice:               Ah, te capiss!

Vittorio:          Senti de voret un gran ben... (Bice lo incenerisce con un occhiataccia)...senza rescponsabilità!...

Bice:               Va via, fatel miga dii un altra volta.

Vittorio:          Si, ma con ti, perche mi podaria Più viiv adess senza de ti!

Bice:               Ti te scpera che mi ag crediga?

Vittorio:          Si,...si, Bice.

Bice:               (ridendo) Volevi quasi naa in furia... ma l’è propi mei che ridiga!

Vittorio:          Bice, t’em insulta!

Bice:               Van via, t’el torni a dii.

Vittorio:          Si, ma inzema a ti... adess l’è quasi mescdì...

Bice:               E alora?

Vittorio:          Om rivaria a Cernobi prima dela vuna...

Bice:               (mordace) L’ora de naa a tavola!

Vittorio:          Mi a g’ho miga famm!

Bice:               No?...Paar imposibil

Vittorio:          Nem, Bice!

Bice:               Sctamatina som nacia da Milan a Cernobi, e da Cernobi a Milan; adess te volaria che ritorniga a faa el sctess viagg? Se t’em visava prim a podevi almen faa el pien de benzina!

Vittorio:          Ma mi ho miga previsct che saria sucedù chel che sucedù!

Bice:               Ah te miga previsct?

Vittorio:          Cià femm la paas!

Bice:               Am degni gnanga più de vess rabiada...

Vittorio:          Nem in Scvizzera come te voleva tì!

Bice:               (maligna) In Scvizzera in invrno. El fa miga un poo trop frecc?

Vittorio:          Ben, om narà in Riviera!

Bice:               (c.s.) No, no ...come m’avresa facc a pasaa la giornada num duu depernum?

Vittorio:          Oh Bice! Tutt chèl che un chér uman el po contegnii de felicità...

Bice:               No, de rimors...

Vittorio:          Bice! (cade in ginocchio)

Bice:               Cos’ te fe adess?

Vittorio:          Am mevi miga de chi fin che te me miga perdonò.

Bice:               Leva sù e van via, una volta per tucc!

Scena 8

Zia Camilla e detti

Zia:                (entra e subito s’indegna) G’ho de vedenn amò? Ma Bice l’è chescta la manera de comportass intaant che el tò om l’è in lecc malò?

Bice:               (che non si ricorda più) Malò?

Zia:                (a Vittorio) E lu scior Miniati, che l’è el sò amiis?...(impettita s’avvia)

Vittorio:          (ad alta voce) Sciora Camilla, dove la va?

Zia:                Vo a faa el me dover col me nevot! (tragica) Avertill che intaant che l’è la sul lecc de doloor...

Vittorio:          (c.s.) Ma che doloor! El sctà mei de num duu.

Zia:                G’ho piasee!... Ma in ogni modo l’ag paar una bela roba de fass trovaa in ginécc denaanz ala sò femna?

Bice:               La se scbaia zia, la se scbaia...

Zia:                (al colmo) Ah l’è un feegh de paia?

Bice:               Mi ag rinunci a fam capii!

Vittorio:          (gridando) La diss che la se scbaia!

Zia:                Come am scbai?

Vittorio:          (c.s.) Le la credeva forse che mi seri dré a faag una dichiarazion d’amor?

Zia:                Sfidi mi!

Vittorio:          No!

Zia:                Cosa alora?

Vittorio:          Lee l’al sà che es parlava de faa una separazion?

Zia:                Si el sò purtropp! (preoccupata) Ma chel vosiga miga iscì foort, che la servitù la g’ha miga de savee...

Vittorio:          Ben, mi a supplicavi in ginécc la sciora Bice de miga divides e de vess pisee docil, pisee bona.

Zia:                Tanto mei, tanto mei! Vo subit a dighel al mè nevot! (s’avvia, ma vedendo entrare il nipote si ferma)

Balzarini:       (entrando) Ho sentiit tutt!... lù l’era drè a persuaad la Bice a faa paas con mi, l’è vera?

Vittorio:          Sicuur!

Balzarini:       Ormai l’è inutil. Mi g’ho già bele perdonò!

Vittorio:          (fulminato) Ah!

Balzarini:       Mi ho capiit subit chr l’amiis al quale la Bice l’era nacia a domandaa un parer l’era lu.

Vittorio:          Lee la g’ha dicc...?

Bice:               (secca) Si g’ho dicc,...g’ho scpiegò mì...

Balzarini:       Mi al ringrazi de chér, lu el m’ha rendu un servizi propi de amiis...(guardandoli) Mi disi,...sarii miga un poo rabiò adess?

Vittorio:          (pronto) Nooo, tutt’altro!

Balzarini:       (ambiguo e allusivo) Capissi. I lezion de moral, el paar miga ma ai femen iag seca sempro un poo.., ma iè nivolett che pasa!

Scena ultima

Flora e detti

Flora:             L’è in tavola!

Balzarini:       (a Vittorio) Lù già el scta chi con num a discnaa, no?

Vittorio:          No, al ringrazi, ma a g^ho de partii subit..

Balzarini:       l’am discpiaaas, l’am discpiaas propi!

Vittorio:          (a Balzarini guardando Bice) L’araldica ag la laserò tuta a lu...Mi am dedicarò ala campagna...Addio (esce)

Zia:                Cos’l’ha dicc? Una magagna?

Bice:               (è andata a rifugiarsi nelle braccia del marito)

Balzarini:       No zia!...miga magagna...cuccagna!...Una cuccagna!

Fine

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