La signora della poltroncina rossa

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LA SIGNORA DELLA POLTRONCINA ROSSA

                                                                         

LA SIGNORA DELLA POLTRONCINA ROSSA.

                                                              Radiodramma

                                                                     Di

                                                       Antonio  Sapienza

Anno 1996

Il presente radiodramma, o racconto radiofonico, può essere messo in scena considerandolo atto unico ( e come tale, in effetti, è stato già rappresentato), adottando naturalmente tutti quei normali accorgimenti realizzativi che la regia vorrà liberamente prendere.

    

Tutto iniziò quando Madre Antonietta, superiora dell'Istituto del Buon Maestro, ci chiese di animare la Messa della notte di Natale.  Il nostro era un gruppo eterogeneo per età, provenienza e cultura, eppure eravamo riusciti ad amalgamarci benissimo, sia, ovviamente, per la comune Fede, sia per l'impegno per la Pace nel Mondo, sia per l'azione d'apostolato che svolgevamo attraverso la comune passione per la musica e il teatro.

Il gruppo lo coordinavo io, che ero il più anziano e il più motivato: infatti, alle mie spalle avevo una conversione recentissima che ancora sapeva del sapore delle lacrime.

- Ragazzi - dissi presentando l'idea - che cosa facciamo?-

Le proposte piovvero copiose, ma una sola ebbe l'unanimità: facciamo l'Annunciazione e la Nascita di Gesù, come prologo della Messa di mezzanotte.

L'idea era fattibile: si preparò un copione, si trovarono le giuste musiche, si fecero le prove e quella notte di Natale, presso la cappella dell'Istituto, per noi tutti fu esaltante.

E fu apprezzata e goduta anche da molte delle tante persone presenti alla funzione - quella notte.  (Fatta eccezione per alcuni fedeli tradizionalisti, che rimasero un po' delusi perchè, nell'Annunciazione, non videro l'Arcangelo Gabriele, ma udirono soltanto la Vergine che dialogava con una dolce musica; e perchè, nella Nascita, dopo il buio del momento opportuno, si accorsero che nella cesta-mangiatoia, non c'era un bel pupo di ceramica, ma un faretto che diffuse una luce bianca, in crescente e perfetta sincronia con una musica appropriata, e che illuminò tutta la chiesa).

Avemmo, invece, un momento di alta gratificazione quando, al termine della funzione, fummo avvicinati da una signora, una donna minuta con una bimba in braccio, che ci disse:

"Ho trascorso il più nel Natale della mia vita".

La riuscita dell'animazione diede spunto ad un'altra idea ( sempre all'Antonietta):

- Perchè non fare tutta la vita di Gesù?-

- Come, tutta la vita.- chiesi disorientato.

- Semplice: avete fatto quasi il primo atto con la   Annunciazione e la Nascita; fate altri due atti, uno con la   Predicazione di Gesù e l'altro con la Sua Crocefissione.-

- Ma noi siamo dilettanti, il tema è difficile, superiore   alle nostre possibilità;... e ci sarà anche l'inevitabile  paragone con " Jesus Christ Superstar"...  Eppoi, considera   che la TV di recente, ha trasmesso il "Gesù di Nazareth".   No, non mi pare fattibile.- risposi deciso.

- La prima opera è un musical, l'altra è  un film, tu fanne un   dramma.- mi ribattè serafica.

- Certo, io sono Pirandello... Antonietta, stiamo coi piedi a   terra, per favore...Poi ci sono le opere di Diego Fabbri e   Giovanni Testori che mi fanno tremare... come potrei   arrischiarmi...- dissi quasi implorante.

- Uffa! - Sbuffò lei, arrossendo in viso per l'eccitazione -   E cosa pensi di dover comporre una grande opera d'arte? Un capolavoro? un dotto testo da tramandare ai posteri? Tu   devi fare soltanto una decorosa opera divulgativa del   Vangelo. Cosa credi? il tuo dev'essere lavoro d'apostolato   e non pura arte drammatica. Ma dai, capiscimi!-

E così dicendo, girò sui tacchi e si allontanò in fretta, come soleva fare quando, per lei, il discorso era chiuso.

Io rimasi perplesso, ma l'idea mi piacque.  La rimurginai per qualche giorno, poi la partecipai agli altri, che furono subito entusiasti e d’accordo - tanto, loro, che cosa ci rimettevano?  Io dovevo scrivere il testo, dirigerli e organizzare lo spettacolo: le castagne erano mie! -Che amici! Ma, coi giorni, l'idea maturò, e incominciai a ristudiare i Testi, presi i primi appunti, feci lo schemino, iniziai la stesura liberamente - e mi concessi pure qualche arbitrio ( feci incontrare Gesù Risorto con Caifa).  L'unico vincolo rigido che mi diedi, fu quello di far parlare Gesù solamente con le sue proprie parole riportate dai Vangeli.

Un mese dopo iniziammo le prove in un capannone prefabbricato che aveva un piccolo palchetto e tanti spifferi. Poi, due mesi di prove, e venne il giorno del debutto: Nella chiesa di San Camillo, c'era il pienone, e il cipiglio fortemente critico del capo-bigotti, signor Ranno. Quando lo spettacolo fini’, ci fu un convinto applauso da parte dei presenti, e l'abbraccio del suddetto signor Ranno, che andava dicendo a tutti: "Troppo bello, troppo bello."

Il successo, lo sapevamo bene, era dovuto alla presenza di un pubblico amico; ma le repliche successive - alcune della quali avevamo programmato presso un ospedale, un ospizio per anziani, e una piazza di paese,- come sarebbero andate? E infatti, nella prima replica, all'ospedale Vittorio Emanuele, avemmo solo tredici spettatori e un cicaleccio continuo. I più giovani si scoraggiarono, i più motivati tacevano, il più incosciente, cioè il io, fissò la seconda replica.

Fu la volta dell'Asilo S.Agata, ospizio per anziani. Forti della prima esperienza, dopo aver montato la scarna scenografia e sistemato il consistente parco luci, girammo per i reparti per farci conoscere dai ricoverati e per invitarli, personalmente, ad assistere alla recita.

Nel reparto donne, nella terza camera con vista sul giardino, dopo aver bussato ed entrato, trovammo questa scena: una signora anziana, che portava bene i suoi anni sia fisicamente che mentalmente, era seduta su di una poltroncina rossa, attorniata da cinque compagne, le quali sembravano volessero proteggerla, o essere protette da lei. Ella teneva sul grembo un libro rosso, nella cui copertina spiccava il nome dell'autore: Russell. Il suo viso era altero, ma dagli occhi chiari, leggermente umidi, traspariva sofferenza, e mi sembrò anche di percepire una punta di rancore. I suoi gesti, lenti e austeri, lasciavano trapelare, però, rassegnazione e, forse, anche delusione.

- Buon giorno, mie signore...- Dissi con un sorriso   accattivante, resomi difficile dallo sguardo inquisitorio   della donna seduta.- siamo dell'Associazione "Stesicoro" e   tra poco reciteremo nel teatrino di questo istituto...-

-...ospizio!- mi corresse la signora.

- Asilo, gentilissima, asilo. Comunque sia, signore, lo   spettacolo che abbiamo preparato tratta della vita di Gesù.   Saremmo lieti se voleste scendere per assistere alla     rappresentazione...  insomma, per farci da claque.-

- Non ci interessa.- fu la sua gelida risposta.

- Ma si tratta di Gesù.- disse uno dei ragazzi.

- La cosa non ci interessa.- ripetè la donna lentamente.

- Gentile signora,- risposi io, conciliante - non si tratta   del "solito mattone". E' uno spettacolo fluido, sintetico,   ricco di simbolismi, fondato su tre piedi: la recitazione,   la musica e le luci.

 Vedrà sarà una rappresentazione   gradevole. In fondo la storia la si conosce già; solo che   noi la presentiamo in forma diversa, più rispondente ai  gusti odierni, agli spettatori moderni, più esigenti.   La prego di credermi, abbiamo avuto dei riconoscimenti, ...stavo per dire dalla critica, più che lusinghieri.-

- E perchè dovremmo vederlo?- mi rispose guardandomi fisso  negli occhi.

-Perchè? perchè è...perchè è gradevole, è edificante, è,  insomma, una forma di preghiera.- dissi confuso.

- Qui non c'è niente di gradevole, e nulla di edificante.   Qui non vuol pregare nessuno!  - signore.-

- Ma è il Vangelo, sia pure in forma teatrale.- obiettò una    ragazza, allibita.

- Signorina, cosa vuol dire Vangelo? Cosa vuol dire Cristo?   cosa vuol dire essere cristiani?-

-Signora, forse Russell...- stavo per dire l'ha influenzata.

- Signore, - tagliò corto - leggo Russell da molto tempo, per   diletto. Io sono nata cristiana cattolica, ma sto per   morire agnostica, e non certo per colpa di Russell, del   quale ammiro la lucentezza di pensiero, ma a causa delle   delusioni della esistenza... e anche dell'interpretazione   del Cristianesimo da parte dei cosiddetti cristiani.   Ipocriti! Tutti!   Lei mi vede qui, su questa poltrona; in questa stanza che   divido con queste mie sfortunate compagne; in questo   ospizio che condivido con altre cento povere creature;   ebbene, provi ad immaginare se stesso, al posto nostro,   - al posto mio. Lei, nel pieno del suo vigore intellettuale   e creativo, affossato in questo...stavo per dire lazzaretto,   ma sarei ingiusta verso le religiose che pazientemente ci   accudiscono.  Meglio dire: in questo ricovero per vecchi -   ancora un lapsus: volevo dire: geriatrico, è più elegante -  abbandonato dai suoi congiunti - si va bene, le visite -   lasciato in mezzo alla sofferenza e, qualche volta, alla   disperazione o alla pazzia dei compagni più sfortunati;   pensato come un oggetto ingombrante; con la sola visione   della libertà attraverso la morte, che avviene in forma   riservata, silenziosamente, di notte, per non turbare gli   ospiti; e questo disagio, questa sofferenza, questo patire,   questo morire! di tutti noi! giorno dopo giorno,  monotono,   incessante, senza scampo, -ineluttabile!  è causato e   aggravato - almeno nella sua gran parte - dall'egoistica   organizzazione della cosiddetta società cristiana.

  Provi lei, quindi; poi potrà venire a parlarmi di Vangelo,   di solidariertà, di fratellanza e varie sciocchezze simili.   Qui, di quello che lei vorrebbe ammannirci, per me, per   noi, non esiste neppure uno sprazzo appena accennato.   Qui c'è disperazione!- E indicò una sua compagna, e ci   accorgemmo che era quasi ebete, e che trovava un solo   conforto: nella mano di lei. - Vuol conoscere la sua  storia? - riprese la donna guardando teneramente la sua   compagna- Ella è giunta qui, due o tre anni prima di me,   perchè nessuno dei suoi due figli aveva la possibilità, o   meglio la volontà, di prenderla con se.  E, come se non   bastasse, l'uno accusava l'altro di non volerla accogliere   nella propria casa, deteriorando così i rapporti fraterni,   che col tempo divennero tesissimi.  Risultato?  Continui  litigi tra i due fratelli e anni di ferite al cuore di   questa povera madre.   Poi la ciliegina gliela dettero sei mesi fa.- e la donna   fece una lunga pausa, riguardando la sua compagna, come se   volesse chiederle il permesso di parlare delle sue   sventure, poi riprese con voce velata di tristezza. – Sei   mesi fa, sono venuti i due fratelli con le rispettive   famiglie, per festeggiare il suo ottantaduesimo compleanno.   L'hanno portata nella trattoria qui vicino, dove fanno il   pranzo a prezzo fisso. Bene hanno litigato anche lì in   presenza di tutti, per ogni nonnulla: per il prosciutto che   uno voleva, anche se non era contemplato nel costo del   pranzo; o per il supplemento che invece l'altro richiese;   o, ancora, per il ragazzino che s'era mangiato tutto il   pane. E, quando uno dei due, con un movimento forse   involontario, versò il quartino di vino sul tavolo, essi   litigarono -pensi un po'- per la quota parte di costo del   vino, che ciascuno dei due - fratelli - si doveva   accollare. Allora lei,in silenzio, senza che nessuno se ne   accorgesse, si alzò e se ne tornò qui, da me.   Da quella volta non ha più parlato.-

- Mi perdoni, signora, se ho usato certi argomenti poco   adatti alla sua preparazione e al vostro increscioso stato.   Ma, anche se non ritiene necessario scendere lei -cosa che   mi procura grande dolore - permetta alle sue compagne di   assistere allo spettacolo che, per due ore, forse, far…  loro dimenticare la reale condizione di persone sfortunate.   La prego, signora.- dissi queste parole intanto che uscivo   dalla stanza, e forse ero anche a capo chino, chissà.

- Loro sono libere d'andare. Ma credo che per esse, ciò che   voi farete laggiù, non sarà di grande aiuto, nè di   particolare interesse. Perchè - sono senza interessi.   Lo vuol capire? Sono già trapassate!   Ma mi faccia il piacere, vada via.- e riprese a leggere.

- Signora, ancora una parola, dopo toglierò il disturbo.   Sa, abbiamo lavorato sodo, tutte le sere, per tre mesi; ci   siamo autotassati per far fronte alle spese; recitiamo in   giro, gratuitamente, con passione e molta umiltà perché   siamo consapevoli dei nostri limiti umani ed artistici...   Vede, e tuttoccio’ e’ fatto soltanto allo scopo di tentare -   senza essere saccenti, secondo le nostre possibilità,   quando ci e’ consentito - di portare all'ascolto e alla   meditazione sia dei cuori semplici, che delle menti piu’

  indottrinate, insomma di tutti, noi compresi,   l'insegnamento di Nostro Signore.   Certo, lo facciamo come sappiamo farlo: in forma diversa,   anomala, forse più coinvolgente, ma il fine è lo stesso:   Proporre, con la Parola, a chi lo desidera, una   piccolissima briciola della grande Speranza che e’ Dio.   Gia’, la speranza...se manca...è il vuoto...   E oggi, purtroppo, vediamo scritto nel suo viso e in quello delle sue compagne, ciò che è una vita senza la speranza:   Per noi è un'amara esperienza. Ma mentre ciò ci addolora e   ci fa sentire in colpa; nello stesso tempo, prendendone   atto, ci ammaestra, ci d… più forza, e ci induce a    perseverare - forse anche con più fastidiosa insistenza -  nel nostro impegno ... come dire?  missionario?  ma si!   diciamolo pure, una buona volta: Missionario. E chissà,

  forse, se non si muoverà qualche foglia.   Signora, grazie, a lei e alle sue amiche.-

Quel pomeriggio si recitava veramente da cani. Nell'intervallo tra il secondo e terzo atto, glielo gridai addosso a tutti i ragazzi e l'effetto fu immediato: quella Crocefissione fu la più riuscita, in assoluto.

La conclusione dello spettacolo toccò al monologo della profezia di Maria.  L'attrice, una ragazza ventenne, una  volta caricata, si calò nel personaggio di Maria Addolorata con una naturalezza tale da catturare tutta l'attenzione della sala.  Si fece silenzio assoluto. E quando ebbe la battuta, come :ispirata, ella declamò quella sua profezia.

L'applauso fu caloroso e ci furono diverse chiamate. Poi gli spettatori lasciarono la sala commentando tra di loro le varie fasi dello spettacolo.  Noi, dietro il sipario chiuso, ci abbracciammo contenti per la riuscita della nostra fatica. Poi si fece silenzio in sala. Ma, in quel silenzio vi era qualcosa che mi rattristava, che m'inquietava. Sbirciai attraverso il sipario e vidi la signora della poltroncina rossa, in piedi in fondo alla sala, mentre le sue amiche uscivano dal teatro, in silenzio. Scesi giù e mi avvicinai a lei con aria interrogativa.

- Signora...-

- Io...ho visto solo il finale: Bella quella profezia.  Complimenti.- mi disse con un pallido sorriso sulle labbra.

- Vorrei... se volesse...insomma, vorrebbe vederlo tutto?-

- Ormai...- e abbassò gli occhi, guardandosi le scarpe.

- No, macchè "ormai"! si segga, anzi venga in prima fila:   Oggi si replica apposta per lei - vero ragazzi?-

 

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