La signora e il funzionario

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La signora e il funzionario

                   


LA SIGNORA E IL FUNZIONARIO

Commedia in due tempi

diALDO NICOLAJ

                                   

PERSONAGGI

LUI

LEI

In una grande città, oggi.

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

Un ufficio governativo, perciò completamente impersonale. Lui, entrando, trova lei seduta sulla sua poltrona.

LUI                               - Lei chi è? Cosa fa qui?

LEI                               - Potrei fare io a lei la stessa domanda…

LUI                               - Le risponderei che questo è il mio ufficio.

LEI                               - Se è così, si accomodi.

LUI                               - Non ho bisogno del suo permesso. Mi spieghi, invece, cosa fa lei qui. Cerca qualcuno?

LEI                               - No.

LUI                               - E allora, cosa vuole?

LEI                               - Se sono qui è perché ho i miei motivi.

LUI                               - Quali? Guardi che devono essere motivi molto validi, altrimenti

LEI                               - deve andarsene subito.

LEI                               - Non si preoccupi. Ho dei motivi validissimi.

LUI                               - Cioè?

LEI                               - Le estremità.

LUI                               - Scusi, come ha detto?

LEI                               - Le estremità. Ho male ai piedi. Le scarpe mi stringono troppo.

LUI                               - … e allora?

LEI                               - Non mi dirà che non è un motivo sufficiente per starmene seduta un poco qui…?

LUI                               - No, signora. Non è un motivo sufficiente.

LEI                               - Ne è sicuro?

LUI                               - Sicurissimo. Si tratta di un motivo non contemplato.

LEI                               - Contemplato da chi?

LUI                               - Dal regolamento.

LEI                               - Me ne infischio. Da qui non mi muovo lo stesso.

LUI                               - Staremo a vedere.

LEI                               - Appunto, staremo a vedere.

LUI                               - Mi dica intanto a chi ha domandato il permesso di sedere sulla mia poltrona.

LEI                               - A nessuno. A chi avrei dovuto domandarlo? L’ufficio era deserto.

LUI                               - E come è entrata?

LEI                               - … dalla porta, logicamente. Non crederà mi sia arrampicata per il muro, introducendomi dalla finestra…

LUI                               - Non faccia dello spirito e mi spieghi invece…

LEI                               - Non le spiego un bel niente: è inutile mi sottoponga a un interrogatorio di terzo grado. Mica sono venuta a rubare. Se lo immagina

LEI                               - uno che va a rubare in un ministero?

LUI                               - E perché no?

LEI                               - Un ladro che va a rubare in un ministero è come uno che porta acqua al mare o sabbia al deserto.

LUI                               - Cosa vorrebbe insinuare?

LEI                               - Non insinuo. Alludo. È diverso. Perché mi guarda così?

LUI                               - Perché è entrata proprio nel mio ufficio? Proprio nella mia stanza, la stanza 618?!

LEI                               - Perché passando per il corridoio ho visto la porta aperta e la stanza vuota. E ho pensato di approfittare di questa poltrona per riposarmi un poco.

LUI                               - E va bene. Ora che si è riposata, se ne vada.

LEI                               - Non ci penso nemmeno.

LUI                               - Guardi che se non se ne va immediatamente, la faccio cacciare da un usciere…

LEI                               - Una persona distinta come lei, sicuramente anche laureata, farebbe cacciare una signora da un usciere?

LUI                               - È proibito agli estranei sostare negli uffici.

LEI                               - Proibito da chi?

LUI                               - Gliel’ho già detto, dal regolamento.

LEI                               - E da voi esiste un regolamento così antidiluviano che proibisce a una signora, che ha male ai piedi, di mettersi a sedere?!?

LUI                               - Proibisce la sosta negli uffici alle persone che non fanno parte dell’amministrazione.

LEI                               - Perché?

LUI                               - Perché gli uffici servono esclusivamente per lavorare.

LEI                               - Allora, avanti… lavori! Smetta di perdere tempo in chiacchiere inconcludenti e cominci a lavorare.

LUI                               - Non potrei in questo momento.

LEI                               - Perché?

LUI                               - Non riuscirei a concentrarmi. La presenza di estranei mi blocca.

LEI                               - Questo significa che

LEI                               - è un nevrotico.

LUI                               - No, sbaglia, io non sono un nevrotico. Anzi, è esattamente il contrario. Le assicuro che io…

LEI                               - … e va bene, per dimostrarmi che non è nevrotico si metta a lavorare. Se non è nevrotico ci riuscirà benissimo. Ignori la mia presenza, io me ne sto qui, zitta, senza disturbare.

LUI                               - Comincerò a lavorare soltanto dopo che lei  se ne sarà andata.

LEI                               - Comincio a pensare che sia vero quello che si dice in giro…

LUI                               - Cioè?

LEI                               - … che per gli impiegati in genere, e per quelli dei ministeri in particolare, ogni pretesto è buono per non lavorare. Non se ne risenta, per carità. Io posso anche capirlo. In fondo, stare in un ufficio dev’essere altrettanto deprimente che lavorare ad una catena di montaggio. O sbaglio?

LUI                               - Sbaglia. Tra l’ufficio di un ministero e una catena di montaggio, c’è una grandissima differenza. Ma non cerchi di mettersi a fare conversazione cercando di trascinarmi in una discussione. Perde soltanto tempo e ne fa perdere a me. Se ne vada, per favore. Se ne vada via subito… Ma perché non se ne va?

LEI                               - Perché sto benissimo qui dove sono. Questa stanza sarà deprimente per lavorare, ma per riposare è l’ideale. È talmente impersonale… non c’è proprio niente che possa distrarre. Un ambiente ideale non soltanto per riposare, ma anche per meditare. Lei non medita?

LUI                               - In ufficio, mai!

LEI                               - Perché?

LUI                               - Perché in ufficio lavoro.

LEI                               - E lavora senza meditare? Immagino con che risultato.

LUI                               - Le proibisco di fare apprezzamenti sul mio lavoro e le intimo di andarsene immediatamente dalla mia stanza.

LEI                               - Non ci penso nemmeno.

LUI                               - Dove crede di stare? A casa sua?

LEI                               - Non sarò a casa mia, ma nemmeno a casa sua.

LUI                               - Questa non sarà casa mia, ma è il mio ufficio.

LEI                               - … una stanza che è stata assegnata a lei, come avrebbe potuto essere assegnata a un altro.

LUI                               - … ma presentemente è assegnata a me. Ne vuole una prova? Su questo cartellino c’è scritto il mio nome… questa è la mia scrivania… la corrispondenza è indirizzata a me… sulle pratiche c’è il mio nome…

LEI                               - E va bene, se è veramente così, si accomodi. Io mi siedo su quest’altra poltrona. (esegue)

LUI                               - No, non si rimetta a sedere. Se ne vada, invece, io devo lavorare…

LEI                               - In cosa consiste il suo lavoro?

LUI                               - Sono funzionario.

LEI                               - Funzionario?

LUI                               - Funzionario dello stato.

LEI                               - Ah, funzionario di uno stato che non funziona. E in che cosa consiste il suo lavoro? Sicuramente aiuterà lo stato a non funzionare. Non faccia quella smorfia, andiamo, scherzavo.

LUI                               - Mi controllo perché lei è una signora…

LEI                               - Grazie, dottore. E mi dica, in questo palazzo, chissà quanti ce ne saranno, di funzionari…

LUI                               - Evidentemente. Dal momento che siamo in un ministero…

LEI                               - … tutti funzionari che aiutano lo stato a non funzionare, no? Ed immagino anche che saranno ben pagati…

LUI                               - Pagati sì, è logico. Bene… no!

LEI                               - … pagati per quello che fate e per quello che non fate…

LUI                               - Perché, lei  ha qualcosa da ridire sui nostri stipendi?

LEI                               - Non si agiti, dottore. Volevo soltanto dire che lavorate comodi, nelle condizioni migliori: stanze ampie… poltrone in vera pelle… cuscini soffici… Sbaglio o c’è anche l’aria condizionata?

LUI                               - Non sbaglia, c’è anche l’aria condizionata.

LEI                               - Ne spende di soldi lo stato per far lavorare comodi i suoi funzionari, che lo aiutano a non funzionare. Tappeti, tendine, citofoni, telefoni, macchine da scrivere computerizzate…

LUI                               - Tutto serve affinché ognuno di noi possa rendere il più possibile.

LEI                               - … ed aiutare lo stato a non funzionare. (ride)

LUI                               - Basta, fuori di qui!

LEI                               - Sarò io a decidere quando sarà il momento di andarmene!

LUI                               - Come devo dirle che è proibito agli estranei di…

LEI                               - Sono molte le cose proibite, ma che si continuano a fare regolarmente. Si usa il telefono d’ufficio per chiamate personali… Si fanno sbrigare agli uscieri o ai fattorini commissioni private… si inventano bugie per uscire prima o per entrare in ritardo… Non è così?

LUI                               - Chi le ha detto che io…

LEI                               - Mica la rimprovero, si immagini. Fa così piacere fare quello che è proibito. Tant’è vero che i giovani fanno l’amore con molto meno gusto ora che, con la libertà sessuale, non glielo proibiscono più. E credo che anche lei, caro dottore, in questo senso…

LUI                               - La smetta, non le permetto queste familiarità…

LEI                               - Ne so di cose, mio caro dottore. Anche su di lei. Ma stia tranquillo, non dico niente a nessuno. Perciò può farmi tutte le confidenze che vuole.

LUI                               - Ma siamo matti? Fare confidenze a lei, che nemmeno conosco? Se ne vada, invece. Proprio qui doveva capitare una come lei!

LEI                               - La scelta è stata casuale, dottore, ma ormai, è definitiva.

LUI                               - In che senso?

LEI                               - Ormai… non posso più andarmene di qui.

LUI                               - Perché?

LEI                               - Aspetto una telefonata…

LUI                               - Qui?

LEI                               - E dove, allora?

LUI                               - In qualsiasi altro posto.

LEI                               - Troppo tardi. Ormai ho dato il numero del suo interno.

LUI                               - È una scorrettezza. Non avrebbe dovuto farsi chiamare qui.

LEI                               - Ma dal momento che mi trovavo in questa stanza, a che altro numero avrei dovuto farmi chiamare? Aspetto una telefonata molto, ma molto importante. Che, del resto, non interessa soltanto me, ma che riguarda un poco tutti…

LUI                               - Non certo me.

LEI                               - Anche lei, invece.

LUI                               - Possibile? Di cosa mai può trattarsi?

LEI                               - Lo vuole proprio sapere?

LUI                               - Dal momento che si è piazzata qui dentro e dispone persino del mio telefono… Ho il diritto di sapere.

LEI                               - No, mi spiace, diritti non ne ha. Se io voglio farle sapere qualcosa, lo posso fare. Ma non sono affatto obbligata.

LUI                               - Se non fosse una signora, l’avrei già scaraventata fuori.

LEI                               - Stia attento a non farsi scaraventare fuori lei, mio caro dottore.

LUI                               - Nessuno può farlo. Non sono qui per raccomandazioni, né perché faccio parte di una clientela politica, mia cara signora. Ho vinto un regolare concorso. Perciò qui sono e qui resto.

LEI                               - … a vita!

LUI                               - Precisamente. A vita.

LEI                               - Contento lei…

LUI                               - Forse soltanto il ministro potrebbe mandarmi via, ma non ne sono nemmeno molto sicuro.

LEI                               - Figuriamoci se il ministro, con tutto quello che sta succedendo, ha il tempo di occuparsi di un piccolo funzionario come lei…

LUI                               - Non sono un “piccolo” funzionario.

LEI                               - Dicendo piccolo non alludevo alla statura.

LUI                               - Sono un funzionario di quinto grado.

LEI                               - Appunto, non conta molto. Altrimenti sarebbe informato di quanto sta succedendo e non se ne starebbe qui a litigare per cacciarmi dal suo ufficio…

LUI                               - Perché, cosa sta succedendo?

LEI                               - Possibile che non lo sappia?

LUI                               - No, non so nulla.

LEI                               - Mi sembra impossibile che non sia informato. Anzi, pensavo volesse farmi andar via di qui, proprio perché preoccupato per quanto stava succedendo… in una psicosi di paura…

LUI                               - Cos’è che sta succedendo?

LEI                               - Ecco perché lei  mi trattava villanamente.

LEI                               - non sa nulla. Come se vivesse sulla luna.

LUI                               - Mi dica, almeno, di che cosa si tratta…

LEI                               - Un po’ di fantasia, andiamo. Cerchi, almeno, di immaginare.

LUI                               - Mi faccia pensare: sta succedendo qualcosa qui dentro o fuori?

LEI                               - Fuori, ma con ripercussioni anche dentro, logicamente.

LUI                               - Ma… in che senso?

LEI                               - In tutti i sensi.

LUI                               - Non riesco a capire. Come sarebbe fuori con ripercussioni dentro? Mi pare molto confuso, non capisco…

LEI                               - Non si agiti così, dottore, cerchi di star calmo e di ragionare. Non posso essere chiara come vorrei…

LUI                               - Per lo meno mi faccia capire…

LEI                               - Fuori, ma con ripercussioni dentro, le ripeto. Qualcosa a cui sono tutti in un certo qual modo interessati… qualcosa che può sconvolgere la situazione… che può trasformare tutto, c’è arrivato?

LUI                               - No!

LEI                               - Allora, mi scusi, ma non è molto perspicace. Se non capisce, peggio per lei.

LUI                               - Mi chiarisca almeno il concetto, per cortesia… Sono un funzionario. E come funzionario ho il diritto di sapere…

LEI                               - Cos’è che vuol sapere?

LUI                               - C’è pericolo?

LEI                               - In casi come questi, pericolo c’è sempre. Ma speriamo tutto vada bene. Senza rischio per la cittadinanza, voglio dire.

LUI                               - Allude ad avvenimenti che potrebbero turbare…

LEI                               - Dica pure stravolgere.

LUI                               - … un movimento eversivo?

LEI                               - Qualcosa di più.

LUI                               - Vuole forse dire che starebbe per verificarsi una rivolta…

LEI                               - Diciamo piuttosto un rivolgimento…

LUI                               - Una… azione rivoluzionaria?

LEI                               - Ecco, quasi ci siamo… fuochino fuochino… Andiamo, ancora un tentativo…

LUI                               - Non mi dirà che si tratta di un… colpo di stato?

LEI                               - Bravo, il termine mi pare esatto. Fuoco, questa volta.

LUI                               - Un… attentato alla nostra democrazia, dunque?

LEI                               - Una democrazia, proprio perché tale, è sempre esposta ad attentati. Ma se è una vera democrazia trova sempre il modo di difendersi.

LUI                               - Con questo che vuol dire?

LEI                               - … che bisogna vedere se la nostra è una vera democrazia o no.

LUI                               - Certo che lo è.

LEI                               - Ne è proprio sicuro?

LUI                               - Sì. Cioè… credo che lo sia… Mi sembra, insomma. Ma non so esattamente se lo sia o no…

LEI                               - Cos’è per lei la democrazia?

LUI                               - Non è facile dirlo in due parole…

LEI                               - Ci provi…

LUI                               - Un paese è democratico, quando è libero.

LEI                               - E lei, qui si sente veramente libero? Come cittadino, come uomo, come funzionario…

LUI                               - Non lo so, dipende…

LEI                               - … da che cosa? Per esempio, lei può dire quello che pensa?

LUI                               - Qui dentro?

LEI                               - Sì, anche qui dentro… Può manifestare le sue opinioni… criticare liberamente i suoi superiori?

LUI                               - Criticare i miei superiori? E perché dovrei farlo?

LEI                               - Potrebbe sentirne la necessità.

LUI                               - Non vedo perché. Senza contare che non sarebbe prudente.

LEI                               - Perché?

LUI                               - Perché sì. Potrei avere dei guai.

LEI                               - E allora, mio carissimo dottore, non venga a raccontarmi che la democrazia è libertà e che viviamo in un paese libero, quando lei, nel suo posto di lavoro, non può nemmeno manifestare le sue opinioni, né criticare i suoi superiori. Se rubano, se corrompono o si fanno corrompere, se fanno del peculato o dell’aggiotaggio, lei sta zitto e non reagisce? Per paura preferisce accettare l’ingiustizia e conformarsi alla disonestà come un vigliacco?

LUI                               - Ma qui nessuno ruba… nessuno si lascia corrompere…

LEI                               - … Lei ci metterebbe la mano sul fuoco?

LUI                               - Naturalmente.

LEI                               - Davvero?

LUI                               - Per lo meno… credo che sia così, come dico. Ma non lo so. Proprio non lo so. Perciò come potrei mettere la mano sul fuoco per delle cose che non so? E poi quello che fanno gli altri non mi interessa.

LEI                               - Se fosse stato al corrente di un’azione disonesta,

LEI                               - non l’avrebbe denunciata? Perché, in tal caso, lei ne sarebbe automaticamente complice.

LUI                               - Io?

LEI                               - Naturalmente. E, allora, in tal caso, sa cosa le potrebbe succedere se ci fosse un’inchiesta?

LUI                               - Un’inchiesta? Qui, nel ministero?!?

LEI                               - E perché no? In una vera democrazia ci deve essere la possibilità di indagare, facendo delle inchieste sulle pubbliche amministrazioni. Va bene che nel nostro allegro paese si insabbia ogni tipo di scandalo e più lo scandalo è grosso, più ci si butta sopra sabbia, tanto non ci mancano le coste e di sabbia, perciò, ne abbiamo tanta…

LUI                               - Giochi a carte scoperte, signora. Lei è qui, per uno scopo preciso, vero? Se è così, se è qui per sapere, guardi che io sono una tomba, io non dico niente. Non parlo. E anche se ci sarà un’inchiesta, io non aprirò bocca.

LEI                               - Allora significa che lei qualcosa sa…

LUI                               - Io? E cos’è che dovrei sapere, sentiamo…

LEI                               - … quello che non ha intenzione di dire. Quando uno dice che non parla perché non vuole parlare, significa che sa…

LUI                               - Ma, allora, lei  pensa che se ci fosse un’inchiesta io dovrei dire…

LEI                               - Chi ha la coscienza tranquilla, non ha nulla da temere.

LUI                               - Esatto, è così, io non ho nulla da temere. Nemmeno in un momento come questo, in cui si sta per sovvertire l’ordine dello stato…

LEI                               - Forse non si è mai domandato che cosa sia esattamente lo stato. Lo stato è una forza di repressione, in mano alle classi dominanti, le quali se ne servono per dominare le classi oppresse, privandole di ogni mezzo di lotta per ribellarsi. Non è così?

LUI                               - Non ci avevo mai riflettuto.

LEI                               - Mi dica, allora, a cosa serve la forza pubblica…

LUI                               - … a garantire l’ordine.

LEI                               - E a chi fa comodo questo ordine? Alle classi dirigenti, che così se ne servono per effettuare la repressione. Non mi guardi così stupito, come se si sentisse scoperto, come se appartenesse anche  lei alla classe dirigente. Direi, invece, che

LEI                               - appartiene alla classe oppressa. O sbaglio?

LUI                               - No, è così, non sbaglia…

LEI                               - Se appartiene alla classe oppressa, dovrebbe anche lei essere interessato a una lotta di classe, che porti a una società priva di classi, perché, allora, se non ci saranno più classi, non servirà più lo stato, perciò nemmeno la forza pubblica che ha il compito di difenderlo. Chiaro?

LUI                               - Certo, senza più classi, non servirà più lo stato. E nemmeno la forza pubblica che ha il compito di difenderlo…

LEI                               - Allora…  lei è d’accordo?

LUI                               - Naturalmente che sono d’accordo…

LEI                               - D’accordo con queste idee? Allora  lei è un estremista…

LUI                               - Ma no, cosa dice? Io stavo soltanto ponderando…

LEI                               - Se  lei è d’accordo che bisogna abolire le classi per abolire lo stato…

LEI                               - è d’accordo o no?

LUI                               - Abbia pazienza, signora… In questo momento ho le idee molto, ma molto confuse… Non riesco ad afferrare bene e nemmeno ad esprimermi come vorrei… Sono così… molto frastornato… Sto pensando alla telefonata che

LEI                               - sta aspettando e che… Ma  lei si è fermata qui, da me, proprio per questo?

LEI                               - Cosa vuole? Che glielo ripeta?

LUI                               - Perché tra tanti uffici ha scelto proprio il mio?

LEI                               - Vuole proprio sapere il perché?

LUI                               - Sì!

LEI                               - Perché era vuoto. Ed anche la stanza comunicante era vuota. Come mai?

LUI                               - La segretaria ha chiesto un giorno di permesso. Un matrimonio. Si sposa suo fratello.

LEI                               - Ha scelto la giornata giusta per sposarsi. Va bene che anche il matrimonio è uno sconvolgimento, ma era meglio scegliere un altro giorno… Insomma, ho scelto questa stanza per non essere disturbata e poter ricevere in pace la comunicazione che aspetto. Perché, come avrà capito, si tratta di una comunicazione piuttosto riservata…

LUI                               - Allora non è entrata qui soltanto perché aveva male ai piedi?

LEI                               - Lei è veramente perspicace. Poco fa, quando ho detto il contrario, mi ero sbagliata. Ma cos’ha? Perché è così agitato? Cosa le succede?

LUI                               - Niente… Non faccia caso… Sono calmissimo…

LEI                               - E, allora, perché continua a tamburellare con le dita sulla scrivania? Le succede spesso o è un tic improvviso?

LUI                               - No, non lo faccio mai… cioè, qualche volta… Quando sono nervoso. È un tic, una specie di tic…

LEI                               - Vuole un tranquillante?

LUI                               - No, grazie. Non ne faccio uso. Mai.

LEI                               - … e fa male, gli psicofarmaci aiutano a far fronte alle difficoltà della vita. Una volta per calmare i nervi bastava una camomilla, ma ormai, coi tempi che corrono, cosa può fare una camomilla…

LUI                               - Ed è proprio a questo telefono che le comunicheranno i risultati dello… dello sconvolgimento?

LEI                               - Se ne sente coinvolto?

LUI                               - Più che coinvolto, sconvolto. E… si tratta di un movimento di destra? O di sinistra?

LEI                               - Lei cosa preferirebbe?

LUI                               - Non lo so. Non saprei…

LEI                               - Non mi dica che non ha preferenze.

LUI                               - È così. Non ne ho.

LEI                               - Non è possibile! Come si fa a non avere idee politiche?

LUI                               - Un funzionario non deve averne. Come un militare.

LEI                               - E non mi pare giusto. Perché, entrando in caserma, si dovrebbero depositare con gli abiti borghesi anche le proprie idee, per riprendersele soltanto quando si è finito il servizio militare? E un funzionario dovrebbe avere delle idee politiche, soltanto quando se ne va in pensione. Cioè quando è vecchio e non sa più che farsene delle sue idee. Mi sembra assurdo.

LUI                               - Io non ho mai avuto idee politiche. Sono un agnostico. Lo sono sempre stato.

LEI                               - Non se ne vanti. Detesto gli agnostici.

LUI                               - Perché? Cosa le hanno fatto?

LEI                               - Niente, ma mi sono antipatici. Se fossi a capo di un partito rivoluzionario ed arrivassi al potere, li farei fucilare tutti. Li farei mettere al muro uno accanto all’altro e parapararapapà! Li stenderei.

LUI                               - E perché? Gli agnostici non fanno nulla di male…

LEI                               - Chi ha un ideale o lo ha avuto, può sostituirlo con un ideale opposto e contrario. Una cosa che succede. È umano. Ma chi non ne ha mai avuti e non ne ha, non 15 ne potrà mai avere. Perciò io penso sia meglio avere di fronte un nemico, piuttosto che un agnostico. Del resto li ha condannati persino Dante.

LUI                               - Chi?

LEI                               - Dante Alighieri, il poeta. Li ha sistemati all’inferno, coi diavoli. Ci crede lei?

LUI                               - A che cosa, a Dante?

LEI                               - All’inferno… ai diavoli. Stanno tornando di moda. Pare che «in alto loco» abbiano deciso di rilanciarli. Anch’io pensavo fosse roba da medioevo, ma, invece, pare proprio di no. Ad ogni modo, meglio che non ci creda, perché se l’inferno c’è, lei ci va diritto dritto…

LUI                               - Io? E perché?

LEI                               - Perché è un agnostico.

LUI                               - Perché poi debba avercela tanto con gli agnostici?!?

LEI                               - Ce l’ho perché sono degli sporchi conformisti, pronti ad ogni compromesso. Si deve sapere cosa si vuole dalla vita, dottore. È come per un fiume: si deve stare su di una sponda o sull’altra. Chi sta nel mezzo, la corrente se lo porta via. Possibile che un giovanotto in gamba come lei non abbia delle idee politiche?

LUI                               - Io sono per la democrazia.

LEI                               - Tutti lo siamo, caro lei. E cortei di opposte tendenze sfilano continuamente per le strade inneggiando alla democrazia. Ma ce ne sono di vari tipi. C’è quella proletaria, ad esempio, e c’è quella capitalista. Lei per quale delle due si schiera?

LUI                               - Per quella che difende la libertà!

LEI                               - Tutte le democrazie, che lo siano o no, difendono la libertà. Libertà è la parola più pronunciata nel mondo, insieme alla parola amore. L’umanità nomina sempre quello che cerca e che non ha. E che forse non avrà mai. Nel mondo, infatti, non c’è libertà, né amore. Se ci fosse amore, ci sarebbe libertà. Se ci fosse libertà, ci sarebbe amore. Le pare?

LUI                               - Certo. Ma io ad ogni modo…

LEI                               - … Lei pensa di essere un democratico, non è così? Ma non si comportava certo da democratico, pochi minuti fa, quando sbraitava per cacciarmi via dalla sua stanza…

LUI                               - Perché vede, signora, il nostro regolamento…

LEI                               - Non si trinceri dietro un barbaro regolamento che impedisce a una signora, che ha le scarpe strette, di mettersi a sedere per sfilarsele…

LUI                               - Non potevo certo immaginare che una signora distinta come Lei fosse qui per svolgere una missione…

LEI                               - Perché, secondo lei, le signore distinte non possono farlo? Guardi che il suo è razzismo…

LUI                               - Mi scusi, non riesco ad esprimermi… mi confondo… sono così sconvolto per quanto mi ha confidato… Ed ansioso, anche. Ansioso di sapere. Perché se succedesse un colpo di stato, non vorrei essere io a portarne le conseguenze…

LEI                               - Che c’entra lei?

LUI                               - Quando succede un terremoto spesso crollano anche edifici che sono fuori dall’area del movimento sismico. Crollano così, per simpatia, capisce? Signora, la prego… mi aiuti, sono nelle sue mani.

LEI                               - Non vedo cosa possa fare per lei. Ed è per puro caso che sono entrata nella sua stanza.

LUI                               - Nessuno entra in un ministero per puro caso.

LEI                               - E io sì. Stamattina c’era un bel sole e io sono uscita e mi sono messa a camminare nel parco. Parco per modo di dire, perché del parco è rimasto ben poco. Ma, insomma, un po’ di verde c’è ancora, anche se non si sa fino a quando possa durare. A furia di camminare tra quei prati senz’erba e quegli arbusti patiti, mi sono sentita stanca e i piedi mi dolevano nelle scarpe un po’ strette. Ma mi sono guardata bene dal mettermi a sedere all’aperto, su di una panchina. Sapevo quanto stava per succedere. Alzando gli occhi e vedendo questo palazzone così grande, pieno di vetrate, con tanto spazio mai seriamente utilizzato, mi sono decisa ad entrare…

LUI                               - E nessun usciere le ha chiesto cosa voleva?

LEI                               - Ho un aspetto così innocente e disarmante… Non credo di avere un’aria equivoca…

LUI                               - L’avranno scambiata per la madre di qualche funzionario…

LEI                               - Viviamo in un paese che è pieno di rispetto per la famiglia e per la burocrazia, come avrebbero potuto contrastare il passo ad una mamma? E poi, era un momento speciale: l’ora chiara del mattino in cui, simulando una fretta che non avevano, stavano entrando i funzionari: in giacca e cravatta… slanciati… lo sguardo assorto… l’aria triste… Sa perché i funzionari hanno l’aria triste?

LUI                               - Anch’io?

LEI                               - Tutti, quasi tutti. Una volta gli antichi cavalieri cingevano il cilicio, sotto l’armatura. Ora i funzionari, sotto il vestito di grisaglia, portano la tutina dimagrante. Ecco perché, oltre ad essere sudaticci, sono anche malinconici.

LUI                               - Perché traffica con quella borsa? La lasci per terra… non la tocchi…

LEI                               - Scusi, perché?

LUI                               - Mi è venuto in mente che potrebbe esserci dentro una bomba…

LEI                               - Cosa le viene in mente? Si calmi,  lei è terrorizzato. Come mai tutto di colpo lei…

LUI                               - In momenti come questi, mi scusi, signora, può capitare di tutto. Si deve sempre aver paura e star sul chi vive. In certi quartieri persino i bambini già circolano armati.

LEI                               - Non abbia timore, dottore. Sono una donna incapace di far del male e una mosca. Tranquillo, ora?

LUI                               - Mi parli del colpo di stato.

LEI                               - Prima mi dica da che parte è schierato lei. Le sue simpatie, almeno, questo me lo può dire, vanno alla destra o alla sinistra? Perché se  lei non è dalla nostra parte, sarà evidentemente dall’altra. E allora potrebbe essere pericoloso confidarmi con lei.

LUI                               - Non mi sono mai occupato di politica.

LEI                               - Male.

LUI                               - Non vivo che per la mia casa e la mia famiglia.

LEI                               - Sposato?

LUI                               - Mia moglie è una donna semplice e modesta, senza grilli per il capo. Ho tre bambini adorabili, vispi ed amorosi. Quando torno dall’ufficio mi aspettano per saltarmi sulle ginocchia e per giocare insieme alla guerra e ai soldati. Sono intelligentissimi, conoscono tutti gli slogans delle pubblicità televisive e le marche dei prodotti reclamizzati. Mia moglie, invece, sa tutto dei cantanti e, non so come faccia, conosce a fondo le loro vicende sentimentali, anche le più intime e private. Vivo in un appartamentino a riscatto in periferia, due camere da letto, un soggiorno, cucina e un solo servizio. Il che è tutto dire perché oggigiorno persino nelle baracche delle bidonvilles c’è il classico doppio servizio maiolicato. Ho un’utilitaria d’occasione comprata a rate. Facciamo una vita semplice e ritirata, mai al ristorante, raramente al cinema, non abbiamo mai messo piede in un teatro o in una sala di concerti e non abbiamo mai assistito ad una conferenza. Giudichi lei?

LEI                               - Siete dei piccolo-borghesi.

LUI                               - Quasi dei proletari.

LEI                               - Quasi tutti i proletari sono ormai dei piccolo-borghesi. E non interessano più. L’avvenire è del sottoproletariato. Ma perché mi ha dato tante spiegazioni?

LUI                               - Per farle capire che faccio una vita modestissima in quanto conto esclusivamente sul mio stipendio.

LEI                               - Possibile?

LUI                               - Non rubo, non intrallazzo, non mi lascio corrompere dalle bustarelle. Sono fidato, onesto e un ottimo lavoratore.

LEI                               - E come si spiega che, da quando è entrato, non ha ancora cominciato a lavorare?

LUI                               - Perché mi ha intimidito la sua presenza. Di solito, come entro in ufficio, siedo alla scrivania e non alzo gli occhi fino al momento di uscire.

LEI                               - Ma non perché lavora…

LUI                               - Come dice?

LEI                               - … se ne starà seduto alla sua scrivania ma non certo per lavorare. Lei passa il suo tempo, invece, a leggere riviste e libri pornografici, come dimostrano i suoi cassetti, che ne sono pieni.

LUI                               - Io? Non è vero. Come osa dire una cosa simile, signora? È una calunnia. E, poi, Lei come lo sa?

LEI                               - Non vorrà certo negare, mio caro dottore, che i cassetti della sua scrivania sono pieni di pubblicazioni pornografiche, che ritraggono donne nude in genere e specificatamente nel corso di macchinosi e complicatissimi accoppiamenti con maschi.

LUI                               - Non sono poi così complicati come possono apparire a prima vista…

LEI                               - Cosa intende dire?

LUI                               - Dicevo che, dopo tutto, quelle pubblicazioni… insomma, non si tratta di roba mia…

LEI                               - E perché sono nei cassetti della sua scrivania, allora?

LUI                               - Perché un collega mi ha pregato di tenergliele. Lui non può portarsele a casa, in quanto vive in un ambiente poco permissivo: la moglie è suora laica ed è imparentata in modo stretto con un giovane monsignore.

LEI                               - Non mi dirà che lei  tiene quella roba nei cassetti senza mai degnarla di uno sguardo…

LUI                               - Piuttosto come fa a sapere cosa c’è nei miei cassetti, che sono chiusi a chiave? Come li ha aperti?

LEI                               - Così, distrattamente: hanno delle serrature giocattolo. Devo dirle francamente che sono rimasta molto stupita, vedendo quelle pubblicazioni dove la donna è strumentalizzata e usata come oggetto di piacere, nei cassetti di un funzionario ministeriale. Non capisco come un uomo serio, normale come lei, che ha una sua vita sessuale ben regolata in quanto felicemente sposato, possa far ricorso a…

LUI                               - Scusi, signora, lei sbaglia. Non è che quelle pubblicazioni mi servano per eccitarmi. Io sono un uomo che non ha bisogno di fotografie erotiche per fare quello che deve fare. S’immagini che io…

LEI                               - Basta, non scenda in particolari…

LUI                               - Voglio soltanto che sappia che io sono un uomo così virile che…

LEI                               - Se è così tanto meglio per lei e per sua moglie.

LUI                               - Il mio collega che vive in un ambiente poco permissivo, non può dire altrettanto. Soffre di complessi di tutti i tipi ed ha una virilità esitante… Mi spiego?

LEI                               - Particolari che non mi interessano. Del resto non è che io volessi rimproverarla. Lei può fare quello che vuole, non voglio certo entrare nella sua sfera erotica. Dicevo per dire. Ho avuto una prova di quanto si dice in giro…

LUI                               - Cioè?

LEI                               - … che negli uffici governativi si lavora molto poco. E che il solo problema è quello di far passare il tempo. Non è così?

LUI                               - Guardi che io…

LEI                               - Si chiacchiera continuamente… gli argomenti preferiti, oltre al sesso, sono quelli sportivi…

LUI                               - Le assicuro che sono il primo a spiacermene…

LEI                               - Veramente?

LUI                               - A me non piace lo sport.

LEI                               - Capisco, non essendo sportivo il suo solo argomento è il sesso…

LUI                               - Beh, anche… Ma ci sono tanti argomenti per intavolare una conversazione…

LEI                               - … le barzellette, per esempio. Pare che gli impiegati ministeriali ne conoscano a milioni. E più sporche sono, più successo hanno. E, naturalmente, con certi discorsi ci si eccita, e si finisce per dare noia alle segretarie…

LUI                               - No, guardi, questo mi pare esagerato…

LEI                               - Si arriva persino al punto di aggredirle quando si allontanano per andare in bagno. Si dà loro noia persino quando sono dentro al cesso!

LUI                               - No, guardi, si tratta di un equivoco… Una volta, effettivamente sono corso dietro alla mia segretaria fino al coso… insomma fin lì, ma unicamente perché volevo dirle di…

LEI                               - Non mi interessa, non voglio sapere. Dicevo per dire, le ripeto. Mi diverte radiografare questi uffici ministeriali, dove si entra sempre in ritardo e si esce sempre in anticipo… dove non si lavora mai… si sciopera senza motivo… si fa festa in tutte le occasioni… tutti i ponti leciti e no, sono motivo di vacanza. Eh, certo che chi ama il lavoro non cerca di certo un impiego ministeriale…

LUI                               - Io ci sono entrato per caso. Potevo essere destinato qui, come altrove. Avevo vinto un concorso per cui…

LEI                               - Che concorso?

LUI                               - Un concorso della pubblica amministrazione.

LEI                               … appunto, un posto dove non occorreva far fatica. I ministeri, poi, facendo parte integrante dello stato, sono sempre apparati di repressione contro gli sfruttati. E i funzionari, perciò, reprimono gli sfruttati senza nemmeno far fatica per reprimerli. Da quanto tempo lavora qui?

LUI                               - Da tredici anni.

LEI                               - Superstizioso?

LUI                               - No, perché?

LEI                               - C’è a chi il tredici porta male e a chi porta bene. E siccome  lei è qui da tredici anni…

LUI                               - E sono sempre stato un impiegato modello. Non una pratica arretrata… non una lettera inevasa… non una assenza ingiustificata… mai mi sono dichiarato ammalato quando non lo ero… Sono un buon funzionario… sono un ottimo funzionario… sono il miglior funzionario di questo ministero. E se non ho fatto la carriera che merito, la colpa è dell’invidia e della cattiveria che mi circondano. Ora che sa tutto questo, lo spieghi ai suoi amici importanti, faccia loro sapere che si possono fidare ciecamente di me, anche per affidarmi mansioni delicate ed importanti. Sottolinei che, oltre ad essere tecnicamente molto preparato, i più delicati ingranaggi della pubblica amministrazione non hanno segreti per me…

LEI                               - Mi considera molto più di quanto non meriti…

LUI                               - LEI è tenuta in altissima considerazione, se queste persone hanno voluto un suo recapito telefonico, per informarla immediatamente dell’andamento dell’operazione…

LEI                               - Si tratta di amici d’infanzia. Uscivo con loro in carrozzella. E sin da allora giocando col mio ditino, dal modo vorace col quale me lo mordevano si sarebbe potuto profetizzare che si sarebbero dati alla politica, come, poi, è avvenuto. Va bene, dottore, prendo nota che  lei è un grande lavoratore e che, se non ha fatto la carriera che avrebbe dovuto, è stato per cattiveria ed invidia. Qualcuno deve avercela con lei, allora…

LUI                               - Sì!

LEI                               - Chi?

LUI                               - Non insista, la prego, signora. Non posso far nomi… sì, capisco, lei ha ragione di voler sapere, ma devo essere prudente e discreto. E, poi, perché dovrei fare nomi? Non se ne dispiaccia, mi scusi.

LEI                               - Non importa, dottore…

LUI                               - Capisco, lei è offesa. Pensa che io non abbia abbastanza fiducia in lei…

LEI                               - Ma no, guardi, lo capisco benissimo…

LUI                               - … e va bene, se

LEI                               - proprio insiste… se mi fa pressione fino a questo punto… le dirò che il dottor Alisardo mi odia. E non so perché, le giuro che non gli ho fatto nulla… Non ho nemmeno sparlato di lui, anche se so benissimo che ha fatto carriera soltanto perché sua moglie Margherita va regolarmente a letto col vicedirettore generale. Così lui, che è più giovane di me, è già arrivato al grado terzo. Eh, mia cara signora, sapesse quanti intrallazzi ci sono qui dentro… E disonestà… corruzione! Bisognerebbe far piazza pulita, buttare fuori tanta gente che è stata imbucata in questo carrozzone per favorire le clientele politiche dei partiti al potere e valutare, invece, i funzionari onesti e preparati.

LEI                               - E ce ne sono molti?

LUI                               - Di che cosa?

LEI                               - … di funzionari onesti e preparati…

LUI                               - Molti no, ma ce ne sono. Io, per esempio.

LEI                               - Allora… sono stata proprio fortunata a capitare su di lei…

LUI                               - Direi proprio di sì. Cosa vuole, purtroppo, qui, nessuno ci valorizza. Nemmeno il nuovo ministro. Io, come i miei colleghi, avevo molte speranze sul nuovo ministro. Invece, appena ha preso possesso del ministero, sa cosa ha fatto?

LEI                               - No!

LUI                               - Un bagno.

LEI                               - … per lavarsi, capisco. Per pulirsi di tutto…

LUI                               - No,

LEI                               - non ha capito niente, invece. Si è fatto fare, qui, nel ministero, un bagno. Enorme, faraonico, con specchi, marmi, luci riflesse. E per avere più spazio, ha fatto buttare giù cinque uffici, capisce? Per poter fare bella figura quando riceve…

LEI                               - Il nuovo ministro riceve in bagno?

LUI                               - Il bagno gli serve per far bella figura con le sue donne. Si è fatto fare un ufficio bellissimo, su, al settimo piano, un ufficio grande, diviso in due da una tenda. Dietro la tenda c’è un enorme divano tricolore a due piazze. Quando una donna entra da lui, nel corridoio si accende una luce rossa, che significa che il signor ministro non vuole essere disturbato. E quando non c’è nessuna altra donna, si sfoga con le segretarie. Già tre hanno dovuto cedere. E a lei pare bello che i cittadini paghino le tasse ed eleggano ministri che vengono qui al ministero solo per firmare la posta e stendere le donne sui divani tricolore, infischiandosene se l’amministrazione funziona o no?

LEI                               - Allora…  lei è d’accordo con me, questo ministero non funziona…

LUI                               - Né questo, né altri. E come potrebbero? La colpa non è di noi funzionari, ma dei grossi dirigenti, capisce?

LEI                               - Intende dire che il ministero è abbandonato a se stesso…

LUI                               - Siamo in mano a gente che si preoccupa soltanto del potere, per esercitarlo come fa comodo a loro. Pretendono il potere, non solo, lo vogliono. E quando lo hanno, non lo mollano. Mai, come per esempio…

LEI                               - Non faccia nomi, perché ci siamo capiti benissimo.

LUI                               - Ha capito a chi alludevo…

LEI                               - Perfettamente. Sono contenta che lei, finalmente, parli con libertà, dicendo quello che pensa… Invece prima…

LUI                               - Prima non la conoscevo ancora… Non sapevo chi fosse…

LEI                               - Perché, ora, invece…

LUI                               - Sono tredici anni che mando giù, signora. Tredici anni sono tanti.

LEI                               - Ne ha avuta, di pazienza…

LUI                               - Ma le giuro che, dentro di me, ho sempre sperato che qualcosa succedesse. Non per altro, ma per un bisogno di giustizia…

LEI                               - Non è che lo dice soltanto per farmi piacere.

LUI                               - Ma no, s’immagini. Tanto per dimostrarglielo, voglio confidarle che la sera, quando mia moglie mette a letto i bambini e fa loro dire le preghiere…

LEI                               - Ah, perché  lei è religioso?!?

LUI                               - Perché, non dovrei?

LEI                               - La credevo un libero pensatore. Da come parlava mi sembrava che… invece,  lei crede…

LUI                               - Credo, ma a modo mio…

LEI                               - Insomma, crede…

LUI                               - … credo all’esistenza di un essere superiore che…

LEI                               - Appunto, credente. Anche praticante? 24

LUI                               - No, signora, stavo appunto spiegandole che credo a modo mio…

LEI                               - Insomma, i bambini li ha fatti battezzare.

LUI                               - È stata mia moglie a insistere. Lei sa come sono fatte le donne…

LEI                               - Se  lei era contrario, avrebbe dovuto imporsi…

LUI                               - In fatto di religione ho preferito che decidesse lei…

LEI                               - E così, siccome sono battezzati, la sera dicono le preghiere…

LUI                               - E mia moglie, tutte le sere, fa loro dire una preghiera secondo le intenzioni di papà.

LEI                               - Non pensa che la religione sia una superstizione e che non bisognerebbe insegnarla ai bambini?

LUI                               - Penso che ai bambini sia meglio dare delle nozioni religiose. Poi, loro, crescendo, decideranno se credere o no.

LEI                               - I marxisti non erano di questo avviso…

LUI                               - I marxisti? Che c’entrano i marxisti? Lei è marxista?

LEI                               - Perché? Lei è contrario al marxismo?

LUI                               - No, anzi. Certe idee marxiste, in fondo collimano con quelle cristiane, se il cristianesimo fosse quello di Cristo, che proclamava tutti gli uomini uguali…

LEI                               - Sì, ma cristianesimo e marxismo non è che vadano, poi, molto d’accordo. Allora, cos’è questa storia della preghierina secondo le intenzioni di papà?

LUI                               - Le intenzioni di papà sono sempre state le seguenti: che qui dentro succedesse qualcosa di veramente grosso per far cambiare tutto.

LEI                               - E lei pensa, che per far cambiare il mondo, basti affidarsi alle preghiere dei bambini?

LUI                               - Avendo una famiglia sulle spalle…

LEI                               - Per far cambiare il mondo bisogna passare all’azione…

LUI                               - Ma quando un uomo ha delle responsabilità e dei doveri…

LEI                               - Allora se  lei fosse rimasto scapolo, avrebbe militato in un movimento di rivolta…

LUI                               - No! O meglio, non so. Forse. Sarebbe forse stato possibile. Anzi… sarebbe stato sicuro. Senz’altro. Lo avrei fatto se fossi stato scapolo.

LEI                               - E, così, a lei non dispiace questo qualcosa che sta succedendo nel nostro paese e che darà alla nostra politica un giro di timone.

LUI                               - Affatto, purché tutto avvenga democraticamente.

LEI                               - Democraticamente o no, purché avvenga.

LUI                               - È necessario che questo paese venga salvato. E sanato. Bisogna arginare questa corruzione dilagante che sta sommergendo tutti… questo malcostume che è diventato una specie di colera…

LEI                               - Ma per questo colera non esiste vaccino…

LUI                               - Il solo vaccino esistente è l’onestà.

LEI                               - Ma purtroppo non la si inietta con una siringa nelle natiche della gente…

LUI                               - La gente va educata con l’esempio. Invece dall’alto ci viene un esempio di malcostume e di corruzione. Ovunque c’è lassismo… decadenza… il lavoro, per esempio, il lavoro che dovrebbe nobilitare l’uomo col sudore della fronte…

LEI                               - Ormai si suda soltanto più quando fa caldo…

LUI                               - Nessuno lavora più come si faceva una volta. Basta guardarci in giro. Vedere quello che sta succedendo nei cantieri… nelle fabbriche… Mio cognato sostiene che, in fondo, è proprio l’atteggiamento passivo che hanno assunto gli operai che sta portando l’industria al fallimento. Lui ne può parlare con cognizione…

LEI                               - Perché, è operaio?

LUI                               - No, industriale.

LEI                               -  Lei ha un cognato industriale?

LUI                               - Sì, un cognato. Ma cognato per modo di dire. Non proprio un cognato.

LEI                               - Se uno è cognato, è cognato. Che parentela ha con lei?

LUI                               - Ha sposato mia sorella.

LEI                               - Allora non è una specie di cognato, ma un vero cognato…

LUI                               - Non ha sposato una mia sorella, ma una sorellastra. E, poi, che cognato può essere se lui e  lei vivono separati da anni? Anzi, stanno per divorziare… questione di mesi… di settimane… di giorni… E senza contare poi che questa specie di cognato è un grosso imbecille. Si immagini che è un ex militare…

LEI                               - Si direbbe che  lei sia contro i militari, da come parla…

LUI                               - Io, tutt’altro…

LEI                               - Forse non ama le forze armate? Non le piace l’esercito?

LUI                               - Al contrario, amo le forze armate. Penso che per il nostro paese sarebbe un guaio se non ci fosse l’esercito…

LEI                               - Io posso rispettare le sue idee. Se non è convinto, me lo dica pure. Magari è uno di quelli che non credono più alla patria, che sono indifferenti alla bandiera…

LUI                               - Le giuro che io amo la patria, la amo veramente. Come una mamma. Proprio come una mamma. E la bandiera per me è tutto. La bandiera è il ritratto della mamma, e tutte le volte che la vedo passare, mi commuovo. Fino alle lacrime. E quando sento qualcuno che disprezza la bandiera, le assicuro che vedo rosso.

LEI                               - In che senso?

LUI                               - Figurato, in senso figurato. Ma le assicuro che divento furioso. Come un giorno in cui mi trovavo proprio davanti a una fabbrica mentre passava un corteo. E davanti al cancello c’era un gruppo di operai in sciopero…

LEI                               - Lei è contro lo sciopero?

LUI                               - Io? No.

LEI                               - C’è gente che è contro il diritto di sciopero, s’immagini…

LUI                               - Non io. Lo sciopero è una sacrosanta conquista del lavoratore.

LEI                               - Ma le paiono logici questi scioperi a catena che paralizzano la vita del paese?

LUI                               - Io penso che bisognerebbe scioperare soltanto quando lo sciopero è necessario. Per dei motivi veramente validi. Ma, purtroppo, oggi, i sindacati…

LEI                               - Lei è contro i sindacati?

LUI                               - Io? Ma neanche per sogno.

LEI                               - I sindacati difendono i diritti dei lavoratori…

LUI                               - … e li tutelano. Però certe volte decidono di strumentalizzare lo sciopero per…

LEI                               - Un momento. Lei non approva l’azione dei sindacati?

LUI                               - Tutt’altro. L’approvo in pieno. Dicevo soltanto che in certi casi lo sciopero…

LEI                               - In certi casi lo sciopero può diventare una forma di protesta verso chi è incapace di governare il paese.

LUI                               - Me ne rendo pienamente conto. Ed anche in questo caso lo sciopero è sacrosanto, guai se non si scioperasse…

LEI                               - … anche se, come dice suo cognato, si porta l’industria al fallimento?

LUI                               - L’industria o gli industriali?

LEI                               - Bisogna, però, dire che l’industria è la spina dorsale del nostro paese.

LUI                               - Sì, questo è vero… Guai se non ci fosse.

LEI                               - Ma è l’industria che fa vivere gli operai o sono gli operai che fanno vivere l’industria?

LUI                               - Un’armonia la si potrebbe trovare, io penso. Ma abbiamo una classe politica assolutamente incapace e tutti i partiti non aspirano che al potere per esercitarlo, non per governare.

LEI                               - Tutti?

LUI                               - Come dice?

LEI                               - Tutti, proprio tutti i partiti aspirano soltanto ad esercitare il potere?

LUI                               - Tutti. Cioè, tutti meno uno.

LEI                               - E qual è il partito che fa eccezione?

LUI                               - Quello che si sta ribellando al potere costituito. Il suo partito.

LEI                               - Io non sono iscritta a nessun partito…

LUI                               - Ma praticamente è come se lo fosse…

LEI                               - Guardi che io non simpatizzo per il partito che lei pensa…

LUI                               - Ma io non alludo affatto al partito al quale  lei crede che alluda. Ci mancherebbe altro. Siamo matti, signora? Io sono per quell’altro.

LEI                               - Quale altro?

LUI                               - Signora, tra di noi è inutile fare dei giochetti.  Lei sa benissimo per chi sto. Tra noi ci siamo capiti perfettamente. Mi rendo perfettamente conto che la situazione è di una tale gravità, che è necessario correre ai ripari a qualunque costo.

LEI                               - E  lei è pronto?

LUI                               - Io sono pronto a tutto. Anche perché, altrimenti, precipitiamo tutti quanti nel baratro. Anche i paesi stranieri ci stanno guardando con particolare inquietudine…

LEI                               - Di quali paesi stranieri sta parlando?

LUI                               - Dei paesi stranieri, dei paesi che confinano con noi… che fanno parte del nostro continente…

LEI                               - … e non di quelli che fanno parte dell’altro continente…

LUI                               - … anche di quelli.

LEI                               - Tanto per capirci, di un blocco o dell’altro blocco?

LUI                               - Di un blocco e dell’altro… di entrambi i blocchi…

LEI                               - Lo so, c’è molta inquietudine in giro. E per sanare questa situazione lei pensa sia necessario un governo forte?

LUI                               - Certo, ci vuole un governo forte.

LEI                               - … una dittatura?

LUI                               - Veramente… io sono per la democrazia.

LEI                               - Un governo forte, non costituzionale, può imporsi soltanto dittatorialmente.

LUI                               - Purché si tratti di una dittatura democratica.

LEI                               - Una dittatura non può arrivare al potere democraticamente. Ma soltanto attraverso un’azione violenta.

LUI                               - Purché sia una violenza non troppo violenta.

LEI                               - Le pare che in certi momenti si possa guardare ai dettagli?

LUI                               - No, me ne rendo conto…

LEI                               - E, poi, la violenza… La violenza è sempre violenta.

LUI                               - Lo so, se non fosse violenta non sarebbe violenza.

LEI                               - E, poi, quando non se ne può fare a meno…

LUI                               - Diciamo quando è indispensabile…

LEI                               - Indispensabile in che senso?

LUI                               - In tutti i sensi…

LEI                               - Non capisco cosa vuol dire, si spieghi meglio…

LUI                               - Quando è per il supremo bene dello stato…

LEI                               - In questo caso sono d’accordo con lei…

LUI                               - Quando si tratta di far trionfare la giustizia e la libertà…

LEI                               - Allora… in questo caso lei è per la violenza.

LUI                               - Perché? Non dovrei?

LEI                               - E perché non dovrebbe? Lei è libero di esprimere le sue opinioni. Lei mi diceva che quando è indispensabile la violenza,  lei è per la violenza. E in questo momento le pare che sia indispensabile?

LUI                               - Sì!

LEI                               - Lo dice convinto?

LUI                               - Certo, altrimenti, non lo direi.

LEI                               - Quando è per il supremo bene del paese…?

LUI                               - Quando è indispensabile la violenza, le ripeto che io sono per la violenza!

LEI                               - Un funzionario dello stato. Un funzionario di grado quinto.

LUI                               - Come dice, scusi?

LEI                               - Da restare a bocca aperta. Roba da non credersi!

LUI                               - Scusi, cosa vuol dire?

LEI                               - Chi avrebbe potuto immaginare che un uomo dall’apparenza così pacifica e mansueta… un uomo che sembra un benpensante sia invece un pericoloso ribelle…

LUI                               - Io?!?

LEI                               - Potrebbe forse negare di essere un rivoluzionario?

LUI                               - Io?!? Ma cosa dice?

LEI                               - Avrebbe il coraggio di negare? Basta! Non una parola di più.

LUI                               - Ma, signora, le assicuro che io…

LEI                               - Un uomo sul quale lo stato faceva affidamento… un uomo con tredici anni di anzianità… coniugato e con prole, il quale ha il coraggio di proclamarsi per la violenza…

LUI                               - Io?!? Ma quando mai? Ho detto soltanto…

LEI                               - … vuole la rivoluzione… l’eversione… il sangue! Io me ne stupisco, non lo posso negare, ma si stupiranno molto più di me i suoi superiori quando lo sapranno…

LUI                               - I miei superiori? Cosa c’entrano i miei superiori?

LEI                               - Zitto, non cerchi giustificazioni che non reggono. In questo modo non fa che aggravare la sua posizione. Dopo quello che ha osato dire…

LUI                               - Io non ho detto niente. 31

LEI                               - Osa dire che non ha detto niente?!?

LUI                               - E anche se avessi detto qualcosa,  lei come può provare che io…

LEI                               - Guardi, dentro questa borsa c’è un registratore. Ho registrato tutto quello che ha detto, parola per parola. Convinto, ora? Ma cosa le prende? Su… su… è inutile che svenga… Sia uomo, si comporti da uomo. E sappia per lo meno affrontare le sue responsabilità!

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

L’azione continua senza interruzione.

LEI                               - Le pare il momento di svenire? Cerchi di riprendersi… si faccia coraggio…

LUI                               - Non ce la faccio, mi spiace ma non ci riesco…

LEI                               - Su, un piccolo sforzo di volontà. Non deve essere così emotivo. E cosa farebbe, allora, se fossero venuti ad arrestarla?

LUI                               - Arrestarmi? E perché mai dovrebbero arrestarmi? Non ho fatto niente, signora, glielo giuro. Sono innocente.

LEI                               - E lei non sa che capita proprio a chi è innocente di essere arrestato? Quando uno non ha fatto del male, proprio allora ha più da temere.

LUI                               - Perché?

LEI                               - Perché uno che è innocente non sa mai come e da che cosa difendersi, capisce? Viviamo in una società che punisce sempre gli innocenti. Forse perché secondo la nostra società, non bisognerebbe mai essere innocente del tutto. Vede che si sta rianimando. Mi fa piacere.

LUI                               - Lei ha scherzato, vero? Mi dica che ha scherzato…

LEI                               - Ci mancherebbe: su certi argomenti non scherzo mai.

LUI                               - Io non posso credere che lei sia così perfida da…

LEI                               - A cosa allude? Ah, alla registrazione…

LUI                               - Perché ha fatto un’azione così indegna…

LEI                               - Lei ha idee antiquate. Le registrazioni si integrano perfettamente nel sistema democratico. Ne fanno parte, ne costituiscono l’essenza, oserei dire. Potrei citarle degli esempi molto illustri.

LUI                               - Perché ha carpito la mia buonafede? Perché ha tradito la mia fiducia?

LEI                               - Perché la vita politica non è fatta che di tradimenti, mio caro dottore. Coraggio, non si butti giù. Assuma, invece, le sue responsabilità. 33

LUI                               - Ma che responsabilità! Non ho fatto niente.

LEI                               - No, ma ha detto troppo.

LUI                               - Ma niente di così grave…

LEI                               - Vuole sentire la registrazione? Le assicuro che si è tradito ed ha buttato la maschera, dimostrando di non essere, poi, quell’impiegato modello che vorrebbe far credere…

LUI                               - Le assicuro che io…

LEI                               - Vorrebbe negare l’evidenza?

LUI                               - Non nego, ma non mi pare che…

LEI                               - Guardi, potrebbe anche essere un complimento:  lei è pericoloso. Pericoloso proprio perché politicamente molto preparato…

LUI                               - In che senso?

LEI                               - Come lo deve essere un rivoluzionario. Come è riuscito a farsi questa preparazione? Ha forse frequentato corsi speciali all’estero?

LUI                               - Non ho mai varcato il confine.…

LEI                               - Allora, ha partecipato a qualche campeggio specializzato? I campeggi, oggi, vanno molto. Come sovversivo sa molte cose. Sa tutto…

LUI                               - Io?!? Che cosa, per esempio?

LEI                               - Tutti quei concetti basilari che dal marxismo portano direttamente al maoismo.

LUI                               - Io non so niente di tutto questo, lei sbaglia…

LEI                               - In poche parole e con molta chiarezza, mi ha spiegato come lo stato sia una forza di repressione al servizio della classe sfruttatrice diretta contro le classi sfruttate, le quali lottano per la loro emancipazione. E me lo ha detto con molta forza di persuasione…

LUI                               - Ma io non posso averle detto…

LEI                               - Vuole che le faccia sentire la registrazione?

LUI                               - E io avrei scoperto, secondo lei, che lo stato…

LEI                               - No, lei ha semplicemente ripetuto dei concetti, che prima di  lei sono stati enunciati da Carlo Marx. Su, non finga, adesso, un’ignoranza che non ha…

LUI                               - Non posso affermare concetti che non conosco…

LEI                               - Lei mi ha spiegato anche che bisogna arrivare all’abolizione delle classi, perché eliminando gli antagonismi di classe, verrà anche abolito lo stato. Ma per farlo occorre una rivoluzione violenta…

LUI                               - Non posso aver detto queste sciocchezze…

LEI                               - Non sono sciocchezze, si tratta di principi e concetti sviluppati da Marx ed Engels. Mi congratulo, ad ogni modo, per la sua cultura anche se il suo indottrinamento può essere pericoloso. Soprattutto se se ne avvale in un ministero…

LUI                               - Non posso avere detto cose che non so. Ho una laurea in economia e commercio, ma in politica sono ignorante. S’immagini che…

LEI                               - Avrebbe il coraggio di negare di aver sostenuto che bisogna abbattere il governo facendo uso della violenza? Ha detto che occorre eliminare gli uomini incapaci che ci governano ed imporre una dittatura…

LUI                               - Mi sono limitato a dire che qualcosa va cambiato…

LEI                               - Ma se ha persino candidamente confessato di far recitare ai suoi figli speciali preghiere, per scatenare nel nostro paese delle sanguinose rivoluzioni…

LUI                               - Non ho mai detto niente del genere…

LEI                               - Neghi, neghi, tanto è tutto inciso qui…

LUI                               - Avrò perso il controllo…

LEI                               - … e così ha manifestato il suo pensiero.

LUI                               - Colpa sua!

LEI                               - Mia? Che c’entro io?

LUI                               - Senza che me ne rendessi conto, mi ha fatto dire quello che voleva

LEI                               - e che io nemmeno pensavo.

LEI                               - Me lo può provare?

LUI                               - No!

LEI                               - Si rende conto della gravità delle sue affermazioni? E capisce fino a che punto sia colpevole verso lo stato e verso la pubblica amministrazione? E, poi, diciamocelo chiaramente, lei non ha giustificazioni, perché non è uno studente contestatore… non è un disoccupato scontento… non è un operaio strumentalizzato… né fa parte di gruppuscoli… Lei, invece, è un funzionario dello stato… pagato dal governo per ciò che fa e per ciò che non fa, come

LEI                               - stesso ha ammesso… E, poi, ha una famiglia a carico… dei figli… Quanti anni hanno i suoi bambini?

LUI                               - Undici, nove ed otto.

LEI                               - L’età in cui, nell’intimità delle pareti domestiche, più facilmente assorbono le teorie che i genitori loro inculcano. Femmine?

LUI                               - No, maschi.

LEI                               - Peggio. Immagino i giuochi che faranno insieme a lei, la sera, quando torna dall’ufficio: li addestrerà alla guerriglia… insegnerà loro a fabbricare bombe… come si deve fare per fare saltare in aria ponti, caserme, tronchi di ferrovia. In quelle delicate menti infantili avrà instillato le sue spaventose idee disfattiste e rivoluzionarie…

LUI                               - Le giuro che con i miei figli non parlo mai di politica.

LEI                               - Il motivo?

LUI                               - Meglio che non sappiano quello che succede nel mondo e restino all’oscuro di tutto…

LEI                               - Ne vuol fare degli imbecilli?

LUI                               - Preferisco che conservino il più a lungo possibile le loro illusioni.

LEI                               - Così, al primo impatto con la realtà, crolleranno e allora o diventeranno delinquenti comuni o andranno in ospedali psichiatrici.

LUI                               - Che cosa dovrei fare, allora? Addestrarli veramente alla guerra ed insegnargli a costruire bombe?

LEI                               - Lei le sa costruire?

LUI                               - No.

LEI                               - Allora, quando lo fa, stia molto attento, potrebbe essere pericoloso per lei ed anche per le sue innocenti creature. Ma sa di essere malato di nervi?

LUI                               - Io?

LEI                               - Certo che lo è. Usa sempre un tono così sovreccitato…

LUI                               - Perché lei mi esaspera.

LEI                               - Ad ogni modo, è meglio che si curi. E mi dica, sua moglie è d’accordo?

LUI                               - Su che cosa?

LEI                               - … di tenere i figli all’oscuro di quanto succede nel mondo.

LUI                               - Mia moglie fa quello che dico io.

LEI                               - Allora, ha sposato una minorata.

LUI                               - Fa quello che dico io, perché mi vuol bene ed ha fiducia in me.

LEI                               - Più che una minorata, un’irresponsabile, allora.

LUI                               - Perché?

LEI                               - Come può riporre la sua fiducia in un sovversivo, che vuole sconvolgere l’ordine prestabilito ed imporre al paese una dittatura? Mi spieghi almeno perché lo vuole fare, che vantaggio avrebbe…

LUI                               - Nessuno. Io sono un povero funzionario…

LEI                               - Un funzionario di grado quinto non è un povero funzionario. E, del resto, lei non vuole fermarsi al grado quinto, perché è pieno di ambizioni. È vero che ha ambizioni?

LUI                               - Certo, come tutti.

LEI                               - Ed allora perché non ha fatto come il suo collega Alisardo e non ha ficcato anche sua moglie tra le coperte del vicedirettore generale?

LUI                               - Perché credo ancora in certi principi morali, mia cara signora.

LEI                               - … mentre il suo collega Alisardo no. Capisco. Ma è matematicamente sicuro che la signora Alisardo va a letto col vicedirettore generale?

LUI                               - Così si dice.

LEI                               - E lei prende per oro colato i pettegolezzi di un ministero?

LUI                               - Una volta li ho visti insieme anch’io,  lui e lei, in macchina, in pieno centro.

LEI                               - … mentre fornicavano?

LUI                               - Ma no, cosa dice? Di giorno, in una strada affollata del centro?!?

LEI                               - Eh, allora, cosa facevano insieme?

LUI                               - Niente di particolare. Cosa potevano fare su di una macchina in centro? Erano insieme, e basta.

LEI                               - Anch’io, ieri, ero in centro, su di un autobus pieno di soldati. Questo non prova che abbia fornicato con loro. Come può, allora, provare l’adulterio della signora Alisardo, se non l’ha vista lei, coi suoi occhi, copulare col vicedirettore generale? Che prova è mai l’averli visti in macchina insieme…

LUI                               - E, allora, mi spieghi come Alisardo, che è più giovane di me di tre anni, abbia potuto fare qui dentro la rapida carriera che ha fatto…

LEI                               - Ma si può fare carriera anche senza mandare la propria moglie a letto col direttore generale o col suo vice. E, poi, queste faccende non mi riguardano di certo. Sarà lei che dovrà sbrigarsela davanti ai giudici, in Tribunale.

LUI                               - In Tribunale, io?!? E perché mai?

LEI                               - Perché in Tribunale verrà citato per calunnia dal suo collega Alisardo, nonché dalla sua legittima moglie. E lo stesso farà, mi immagino, il vicedirettore generale…

LUI                               - Ma perché? Cosa dice?!?

LEI                               - Qui dentro, mio carissimo dottore, mi spiace per lei, ma è registrata ogni sua parola. E credo che la citerà anche il ministro per calunnia aggravata, dal momento che  lei sostiene che

LUI                               - viene al ministero soltanto per stendere femmine sul divano tricolore, per poi farsi abluzioni nel bagno faraonico.

LEI                               - ha visto coi suoi occhi bagno e divano?

LUI                               - No, ma ne parlano tutti.

LEI                               - Allora, immagino che avrà raccolto le confessioni o le confidenze delle donne concupite e possedute…

LUI                               - No, mai…

LEI                               - Con che coraggio, allora,

LEI                               - mette in giro certe voci…

LUI                               - Non sono io che le metto in giro, si tratta di cose che dicono tutti.

LEI                               - … ma lei le ripete, e così andrà a finire in galera. Perché un funzionario non ha il diritto di calunniare i suoi superiori. Non può parlare di coiti lubrici ministeriali, se di questi coiti, non è stato nemmeno testimone oculare. Già, ma  lei è ammalato di erotismo… ha il chiodo fisso del sesso.

LUI                               - Ma non è vero, io…

LEI                               - … se così non fosse, come potrebbe allora un uomo coniugato, coi suoi problemi cioè felicemente risolti, passare le sue ore d’ufficio sfogliando continuamente pubblicazioni pornografiche? È forse per questo che la paga lo stato?

LUI                               - Sono pubblicazioni prestatemi da un collega…

LEI                               - … al quale lei prestava le sue, ottenendo così sempre maggior materiale per eccitare la sua mente malata con perversioni assurde e disgustose…

LUI                               - Adesso basta, signora. Mi sono scocciato. Pensi di me quello che vuole. Me ne frego, ha capito? Me ne frego! Maledizione a lei e al momento in cui le è venuta l’idea di entrare in questa stanza. Se in quell’istante fosse scivolata, battendo la testa contro uno spigolo e rompendosi il femore…

LEI                               - Bravo, che bei pensieri carini! Mi spiace per lei, ma non sono scivolata, non mi sono rotta il femore e ho registrato e continuo a registrare tutti i suoi discorsi di sovversivo ribelle. Ed anche maleducato.

LUI                               - Mi dia quel magnetofono che ha nella borsa o l’avverto che farà una brutta fine.

LEI                               - Non alzi la voce in quel modo. Se vuole continuare a dialogare con me parli più piano, ha capito?

LUI                               - (pianissimo) Mi dia subito quel registratore. Cancello quello che è stato inciso e glielo restituisco.

LEI                               - Ora esagera: parli più forte, perché non sento niente.

LUI                               - Mi dia il registratore. Sia gentile, me lo dia subito.

LEI                               - Perché?

LUI                               - Si rende conto che non avrei detto nulla di quello che ho detto, se non fosse stata lei ad avermici portato?

LEI                               - Io? E in che modo?

LUI                               - Mi sembrava facesse discorsi giusti e sensati… Parlava con tanta forza di persuasione, che mi sono lasciato andare e le ho dato ragione…

LEI                               - E perché lo ha fatto?

LUI                               - Perché mi dava fiducia…

LEI                               - Mi conosceva, forse, per fidarsi di me?

LUI                               - No, ma…

LEI                               - Sapeva chi ero, come la pensavo, quale fosse la mia vita, chi frequentavo, le idee che professavo?

LUI                               - No, ma…

LEI                               - E come fa un uomo a fidarsi di una persona che nemmeno conosce?!? Le sta bene quello che le è successo, le serva di lezione, impari a non fidarsi dell’apparenza. Lei è stato imprudente. Non si parla a vanvera, facendo delicate confidenze a una persona che non si è mai vista…

LUI                               - Lo so, ma trattandosi di una signora…

LEI                               - E cosa ne sa lei se sono una signora o no?

LUI                               - Volevo dire che trattandosi di una donna…

LEI                               - Si ricordi che le donne, da Eva in poi, hanno fregato tutti gli uomini, importanti o no, che sono passati su questa terra. Tutti gli uomini, in un particolare momento della loro vita, sono stati fregati da una donna. E se hanno fregato uomini importantissimi e di grande intelligenza, perché non dovrebbero fregare un funzionario ministeriale sprovveduto come lei?

LUI                               - Perché si accanisce tanto contro di me?

LEI                               - Lo spirito del dovere ci spinge a compiere le nostre missioni anche contro la nostra volontà.

LUI                               - Una missione? E lei qui avrebbe dovuto compiere una missione?

LEI                               - Per il supremo bene del paese, capisce ora?

LUI                               - No!

LEI                               - Gli interessi del nostro paese non possono andare a finire nelle mani di persone indegne, pronte a tradire, a vendersi…

LUI                               - Intende dire che è stata mandata qui per provocarmi e farmi parlare? Da chi? Il mio collega dottor Alisardo?

LEI                               - Potrebbero avermi mandata qui per sapere chi ha messo in giro la voce del divano tricolore e del bagno faraonico…

LUI                               - E quale motivo avrebbe avuto?

LEI                               - Potrei essere la moglie del ministro…

LUI                               - La ministressa, lei?!?

LEI                               - No, e non sono nemmeno la moglie del vicedirettore generale. Ma sia ben chiaro che non sono venuta qui soltanto perché avevo male ai piedi…

LUI                               - È venuta qui per indagare e scoprire i miei pensieri più riposti.

LEI                               - E se così fosse?

LUI                               - È un’azione indegna. Un uomo, di veramente suo non ha che i pensieri…

LEI                               - … ed appunto perché troppo intimi e personali sono pericolosissimi. Perciò chi detiene il potere ha il dovere di controllarli. Per il supremo bene dello stato, naturalmente. E lei, povero tapino, doveva proprio buttare le braccia al collo a me per confidarmi la sua disponibilità ad andare a battersi sulle barricate?!? Un funzionario di grado quinto! Un uomo che i superiori stavano per proporre per un incarico delicato di grandissima fiducia…

LUI                               - Stavano per proporre… me?!?

LEI                               - E potrebbero benissimo avermi mandata qui per indagare se meritava la fiducia che volevano accordarle…

LUI                               - No, impossibile. Non affidano mai incarichi delicati a funzionari senza raccomandazioni come me… a uno che non fa parte di clientele politiche… che non si è mai fatto corrompere e non ha mai corrotto…

LEI                               - In un paese come il nostro, ormai può succedere di tutto, persino che una persona che vale, possa trionfare esclusivamente con i suoi meriti. E se lei non avesse tradito la fiducia dei suoi superiori, forse, ce l’avrebbe fatta.

LUI                               - E invece… no?

LEI                               - Ed è anche probabile che la caccino via.

LUI                               - Cacciarmi via? Vorrebbe rovinarmi?

LEI                               - Quando voleva cacciar via me, non le ho detto di stare attento a non farsi cacciare via lei? Avrebbe dovuto capirmi, non è stato abbastanza perspicace…

LUI                               - Non mi rovini, signora. Sono un padre di famiglia…

LEI                               - Comodo, adesso, tirare fuori la famiglia…

LUI                               - Ho moglie e figli a carico. Ed anche una vecchia madre cieca e sorda.

LEI                               - Non cerchi di commuovermi, ho un cuore duro.

LUI                               - Cacciato da qui, dove vado? Non sono più giovane.

LEI                               - Non è ancora vecchio…

LUI                               - Non ho più un’età che mi consente di ricominciare una carriera… E poi, chi mi aiuterebbe?

LEI                               - Avrà delle conoscenze…

LUI                               - Nessuno aiuta un funzionario, quando non è più tale. E, poi, chi dà vuole in cambio qualcosa. E io cosa do?

LEI                               - Le sue idee rivoluzionarie…

LUI                               - … non ne ho, non ne ho mai avite. Non ho niente da dare in cambio, io…

LEI                               - Sua moglie…

LUI                               - Come dice?

LEI                               - Cioè, lei non ha gli stessi principi morali del suo collega Alisardo. E, poi, forse sua moglie è brutta…

LUI                               - Perché è così cattiva con me? Cosa ho fatto di male? Anche se ho espresso dei giudizi un po’ duri, deve pensare che sono anni che mando giù bocconi amari, sono anni che sopporto un’ingiustizia dopo l’altra… E se per rabbia ho detto…

LEI                               - Finalmente qualcosa comincia ad ammettere…

LUI                               - Ma questo non significa che sia un funzionario indegno come dice lei.

LEI                               - Per l’avvenire si ricordi: non si sputa nel piatto dove si è mangiato. Anche perché può capitare che nello stesso piatto ti venga servita un’altra portata…

LUI                               - Mi ricorderò la lezione. La ringrazio, signora. Lei è stata generosa. Cancelliamo la registrazione.

LEI                               - Ma neanche per sogno! Cosa ha capito lei? Quello che è inciso, resta inciso.

LUI                               - La scongiuro, non mi rovini…

LEI                               - Mi spiace, ma devo compiere il mio dovere senza pietà.

LUI                               - Lei è una donna. Mi appello alla donna che ha una sensibilità che il maschio non ha.

LEI                               - La donna è più sensibile, ma anche più crudele.

LUI                               - Pensi alla disperazione di mia moglie…

LEI                               - Si consolerà con un altro, stia tranquillo.

LUI                               - Pensi quando mia madre saprà…

LEI                               - Sorda com’è sua madre non verrà mai a sapere nulla, a meno che  lei non vada a gridarle tutto nell’orecchio.

LUI                               - Lei è sola, una donna sola ed indifesa…

LEI                               - Cosa sa lei di me? Posso essere sola, posso anche non esserlo.

LUI                               - Come tutti avrà bisogno di amici, di persone che le stiano vicino… se mi dà il registratore, avrà la mia gratitudine eterna. Ogni volta che avrà bisogno di me, io correrò da lei…

LEI                               - Scusi, ma penso di poter trovare di meglio…

LUI                               - Volevo dire che per qualsiasi cosa le occorra, io sarò a sua disposizione…

LEI                               - Cosa vuole? Corrompermi?

LUI                               - Sta gettando nella disperazione una famiglia. Non potrò più guardare in faccia i miei figli, né potrò provvedere alla loro educazione. Dovrò suicidarmi.

LEI                               - Ora parla di suicidio e poco fa era pronto a far saltare in aria con una bomba la presidenza della repubblica.

LUI                               - Io? Ma lei è matta!

LEI                               - Non l’ha detto, ma si capiva benissimo che l’avrebbe fatto. E quando i suoi superiori sapranno,

LUI                               - Dovevo prenderla a calci appena l’ho vista.

LEI                               - Non è il tipo, lei!

LUI                               - Perché?

LEI                               - Non è il tipo capace di affrontare qualcuno che le sta davanti.  Lei è un debole…

LUI                               - Debole… io?

LEI                               - Più che un debole, un vigliacco.

LUI                               - È questa l’idea che si è fatta di me?

LEI                               - Sì!

LUI                               - Crede veramente che sia un vigliacco? Va bene, allora. Vuol darmi il registratore?

LEI                               - No. Non glielo do. Non ci penso nemmeno.

LUI                               - Per l’ultima volta. Me lo da o no?

LEI                               - No! Adesso cosa fa?… No, non si avvicini… Se si avvicina urlo e se urlo verranno tutti in questa stanza e io dirò…

LUI                               - Non dirà nulla. Non ne avrà il tempo.

LEI                               - Cosa fa con quella pistola? Non faccia sciocchezze, la metta giù.

LUI                               - Ancora una parola e la faccio fuori. Zitta.

LEI                               - Lo dice male. Più convinzione, più grinta!

LUI                               - Ancora una parola e la faccio fuori. Zitta.

LEI                               - Così è meglio. Molto più credibile.

LUI                               - Lei non mi prende sul serio, ma io sparo…

LEI                               - Più di petto, cerchi il tono di prima…

LUI                               - Guardi che le sparo addosso…

LEI                               - Avrebbe veramente questo coraggio?

LUI                               - Sì!

LEI                               - Sparare a un povero essere indifeso… a una donna?!?

LUI                               - Lo farò subito, se non mi consegnerà il registratore.

LEI                               - Posi la pistola, andiamo. Sconvolto com’è, potrebbe lasciar partire un colpo. E dire che sosteneva di essere un uomo che ama la democrazia. Da quando in qua i democratici girano con una pistola in tasca? E sono sicura che se non le consegno il registratore, mi spara veramente.

LUI                               - Ho già tardato troppo a farlo.

LEI                               - Cosa ci guadagna ammazzandomi?

LUI                               - Dirò… ma a lei che gliene frega?

LEI                               - Sono un’appassionata dei casi giudiziari, mi piacerebbe sapere come imposterà la sua difesa.

LUI                               - Ci penserà il mio avvocato difensore.

LEI                               - Sarà difficile trovare un movente plausibile. Perché

LEI                               - non vorrò certo far venire fuori la storia della registrazione. E dopo avermi uccisa cancellerà il nastro. E, allora, come si giustificherà? Dirà che lo ha fatto per legittima difesa? Per provocazione? Per un improvviso raptus di follia?

LUI                               - Avrò tutto il tempo per pensarci.

LEI                               - La metteranno in galera. Le daranno l’ergastolo.

LUI                               - Ormai ci sono istituti di pena in isole sperdute tra cielo e mare, località turisticamente meravigliose, ecologicamente pure, dove i galeotti si godono le bellezze della natura selvaggia, abbronzandosi al sole e pescando.

LEI                               - La radieranno da tutti i pubblici uffici.

LUI                               - Grazie all’ergastolo non dovrò più preoccuparmi del futuro…

LEI                               - Non dormirà più nel grande letto matrimoniale con sua moglie…

LUI                               - Da un paio d’anni dormiamo in letti separati…

LEI                               - Non rivedrà più i suoi figli…

LUI                               - … vivrò nell’illusione che crescendo non mi deluderanno.

LEI                               - Si direbbe che il sogno della sua vita sia finire in galera.

LUI                               - Il sogno della mia vita è non vedermela più davanti.

LEI                               - Fermo, con quella pistola, stiamo ancora parlamentando. Agitandosi così con l’arma in pugno, può far partire un colpo…

LUI                               - Ha così paura di morire?

LEI                               - Diciamo che la morte fa paura a tutti.

LUI                               - Specialmente quando si ha la morte così vicino… Neanche a un metro. A novanta… novantacinque centimetri…

LEI                               - Vigliacco, lei si sta divertendo…

LUI                               - Prima si divertiva lei…

LEI                               - Non nello stesso modo.

LUI                               - Tra quanti secondi pensa che spari? Non so se lei sia o no religiosa. Ad ogni modo, se vuole dire una preghierina…

LEI                               - Non sa nemmeno come si usa un’arma…

LUI                               - Basta premere il grilletto, dopo aver preso la mira. Preferisce le spari al cuore o al cervello?

LEI                               - Al cuore.

LUI                               - Perché questa preferenza?

LEI                               - Il cuore è sempre un pessimo consigliere. Meglio punire il cuore, che il cervello. Il cervello non dà mai cattivi consigli: ragiona.

LUI                               - L’accontenterò sparandole al cuore.

LEI                               - Grazie.

LUI                               - E lo farò subito, se si ostina a non consegnarmi il registratore.

LEI                               - Non ce la farà a spararmi addosso. Non ha la stoffa dell’assassino.

LUI                               - Fa male a provocarmi.

LEI                               - Non capisco come non mi abbia ancora sparato.

LUI                               - Mi consegni il registratore e la lascerò andare.

LEI                               - Sarò io che deciderò quando andarmene, non lei.

LUI                               - Sembra che voglia costringermi ad ammazzarla.

LEI                               - Mentre lei, invece, ne farebbe volentieri a meno.

LUI                               - Stia lì, dove se ne sta andando? Non si muova.

LEI                               - Incapace di sparare contro un bersaglio mobile?

LUI                               - Se vuole ci provo subito. Ma dov’è che vuole andare?

LEI                               - Soltanto fino alla scrivania a prendere la mia borsetta.

LUI                               - Non le serve a niente. Lei sta per morire.

LEI                               - Vorrei morire col mio borsone in mano.

LUI                               - Perché?

LEI                               - Poco fa, quando aveva avuto il sospetto che nel mio borsone ci fosse una bomba, aveva visto giusto. C’è effettivamente una bomba.

LUI                               - Non è vero.

LEI                               - È verissimo, invece. Basta tirare l’anello della cerniera e la bomba scoppia.

LUI                               - Non è vero. Lei dice una bugia dietro l’altra.

LEI                               - Non posso farglielo vedere, perché se apro la borsa, la bomba scoppia.

LUI                               - In questo caso, lei salterebbe in aria insieme a me.

LEI                               - Non mi dispiace morire in compagnia.

LUI                               - Posi subito a terra quella borsa.

LEI                               - Soltanto dopo che lei avrà posato la pistola.

LUI                               - Io non credo affatto che lei… (la signora ride) Perché ride, adesso?

LEI                               - Perché lei è stato molto fortunato. Poco fa ha sfiorato il mio borsone con un piede. È stato un vero miracolo che la bomba non sia scoppiata. Per un attimo ho avuto un brivido di terrore…

LUI                               - Ho urtato la borsa? Quando?

LEI                               - Ma la bomba non è scoppiata. Tutto è bene ciò che finisce bene. Allora che si fa?

LUI                               - Stiamo giocando con la morte, signora. Forse  lei non dà alla vita molta importanza. Ma io sì. Ho sempre ancora dei sogni, delle illusioni, dei progetti in cui credo… E, poi, ho dei figli… E le ripeto che non mi sento colpevole di nulla. Non ho mai fatto politica, sono un agnostico…

LEI                               - Io sono fatalista. Se è il mio momento, nulla potrà impedirmi di morire.

LUI                               - Non continui a giocare con l’anello della cerniera, vuole che saltiamo in aria?

LEI                               - Non urli così, è impazzito?!?

LUI                               - Meglio che mi sentano e che arrivi qualcuno…

LEI                               - Se qualcuno oltrepassa quella porta, faccio scoppiare la bomba. Dove va? Non si muova!

LUI                               - … andavo a chiudere la porta a chiave.

LEI                               - Stia al suo posto e non si muova. La facevo più coraggioso. Se mi spara, come potrebbe colpirmi, con la mano che le trema a quel modo?

LUI                               - Non è vero, guardi come impugno fermamente la pistola…

LEI                               - La pistola la tiene ferma, ma è la mano che le trema.

LUI                               - Per l’ultima volta: il registratore o sparo.

LEI                               - Insiste? Ma è noioso. Sa benissimo che se spara, io cado. E se cado faccio pressione sulla borsa e la bomba scoppia.

LUI                               - Perché si è messa la bomba nella borsa?

LEI                               - E perché lei si è portato dietro una pistola? Io sono una donna sola. Coi tempi che corrono, bisogna sapersi difendere. Tutte le signore che escono sole si portano una bomba nella borsa, al giorno d’oggi.

LUI                               - Perché quella bomba? Si aspettava da me della resistenza?

LEI                               - Perché lei aveva in tasca una pistola?

LUI                               - Facciamo pace.

LEI                               - Neanche a pensarci.

LUI                               - Un armistizio, allora. Lei posa la bomba, io la pistola e parliamo.

LEI                               - Non facciamo altro da due ore. Non abbiamo più niente da dirci.

LUI                               - Abbiamo parlato senza arrivare a una conclusione.

LEI                               - Nella vita non si arriva mai a una conclusione. Termina la nostra esistenza, ma i nostri discorsi restano sempre inconclusi.

LUI                               - Abbia pazienza, devo fumarmi una sigaretta. Non sono abituato ad avere tante emozioni, nel corso di una mattinata.

LEI                               - La sua deve essere una vita monotona.

LUI                               - Diciamo tranquilla.

LEI                               - Una vita borghese, senza emozioni e senza ideali. Un appartamento ordinato e modesto… i vestiti appesi nell’armadio… i pasti regolari… le discussioni sull’avvenire dei figli… le serate davanti al televisore… l’amplesso matrimoniale il sabato sera…

LUI                               - … il venerdì.

LEI                               - Non il sabato?

LUI                               - Una volta il venerdì ci si asteneva dalla carne e il sabato la si festeggiava, non è vero? Ormai concilio e settimana corta hanno cambiato le abitudini.

LEI                               - Senz’accorgersene, lei ha posato la pistola…

LUI                               - E lei ha messo a terra il borsone.

LEI                               - Ha creduto veramente che volessi denunciarla per i suoi discorsi sovversivi?

LUI                               - No?

LEI                               - No.

LUI                               - E nemmeno aspetta la famosa telefonata?

LEI                               - E se le dicessi che l’aspettavo veramente?

LUI                               - Come potrei crederle? Si affacci alla finestra, guardi… nella strada c’è il traffico di sempre… macchine… autobus… gente che passeggia… che compra il giornale… che porta a spasso il cane… massaie che tornano dalla spesa… Tutto normale.

LEI                               - E con questo?

LUI                               - Se stesse succedendo un colpo di stato, la gente se ne starebbe tappata in casa…

LEI                               - Al giorno d’oggi la rivoluzione succede anche senza sparare…

LUI                               - Ma una rivoluzione è il popolo che la fa…

LEI                               - Il popolo non c’entra. Al giorno d’oggi non succedono più rivoluzioni di massa. Almeno da noi. Le rivoluzioni si decidono a tavolino.

LUI                               - Ma il popolo?

LEI                               - Il popolo avrà il suo ruolo dopo, quando verrà chiamato a festeggiare. Come per una vittoria militare. Ha mai visto festeggiarla prima? La si festeggia dopo. Si seppelliscono i morti, che sono sempre gente del popolo, e si invita il popolo a festeggiare la nuova era che è cominciata. E, poi, come le ho spiegato, oggi, da noi le cose avvengono pacificamente. Tutt’al più le vendette e le ritorsioni avvengono a cose fatte. Basta occupare il palazzo presidenziale… gli studi televisivi… gli altri punti chiave del paese e «voilà», il giuoco è fatto.

LUI                               - … in nome del popolo.

LEI                               - Basta mettersi d’accordo prima con l’esercito.

LUI                               - E questo non credo sia facile…

LEI                               - Non coi soldati, uno per uno. I soldati non contano. Fanno parte del popolo.

LUI                               - Basta avere l’appoggio di qualche generale.

LEI                               - Certo, i generali danno ordini e i soldati ubbidiscono. E se non lo fanno, si fucilano. Per il supremo bene del paese.

LUI                               - Per il supremo bene del paese.

LEI                               - Cos’ha? Mi sembra deluso.

LUI                               - Non dovrei dirlo, ma per un attimo avevo sperato… Speravo che qualcosa nel nostro paese stesse per cambiare…

LEI                               - Invece, niente cambia, purtroppo. Non cambia mai niente. Il potere, continuerà ad esercitarlo chi lo ha sempre avuto.

LUI                               - Ma lei ha registrato veramente i nostri discorsi?

LEI                               - No!

LUI                               - E quel registratore?

LEI                               - Non è un registratore, ma una scatola di biscotti. Ne vuole uno?

LUI                               - E nel borsone non c’era una bomba…

LEI                               - No. E la sua non è una vera pistola.

LUI                               - Come lo sa?

LEI                               - L’avevo capito fin dal primo momento.

LUI                               - E perché non me lo ha detto?

LEI                               - Rispetto sempre le regole del giuoco. Dove ha trovato quella pistola?

LUI                               - È un giocattolo che ho comprato per i bambini.

LEI                               - Li abitua alle armi?

LUI                               - Viviamo in un mondo difficile. Bisogna conformaci a quello che succede e prepararci a tutto.

LEI                               - Non le piace il mondo in cui viviamo, vero?

LUI                               - No.

LEI                               - Per paura, tutti abbiamo paura. Io, lei, tutti quanti… Abbiamo così paura che basta a sconvolgere persino una signora come me, soltanto perché entra in un ufficio a ventilare oscure minacce ed imprecisate speranze di una vita nuova.

LUI                               - Che è venuta a fare qui?

LEI                               - Avevo le scarpe strette e male ai piedi.

LUI                               - Almeno questo è vero?

LEI                               - Sì.

LUI                               - Perché si è accanita così contro di me? Per poco non mi ha procurato un infarto…

LEI                               - Tutto questo le serve per allenamento…

LUI                               - Non capisco.

LEI                               - Per il giorno in cui succederà qualcosa.

LUI                               - Pensa che questo giorno verrà?

LEI                               - Finché c’è vita, c’è speranza. A volte si pensa di essere arrivati al limite e che peggio di così non ci possa andare… Poi, succede sempre qualcosa che ci convince che il peggio può ancora venire. Per questo io mi sono messa a sognare…

LUI                               - Sognare che cosa? Che il mondo possa cambiare? Che venga spazzato via il marcio… che sparisca la corruzione… che si risani questo mondo corrotto che va in rovina? Non è facile, quella gente, è dura a morire.

LEI                               - Proprio per questo sogno. E con la speranza che tutto possa cambiare… giuoco.

LUI                               - E come?

LEI                               - Così, come ho giocato con lei.

LUI                               - Ah, non è la prima volta?!?

LEI                               - Cos’altro potrei fare nelle mie ore vuote?

LUI                               - Ci sono tante cose da fare…

LEI                               - Una volta avevo un bel gatto. Un gattone dal muso rotondo, di un bel grigio tigrato…

LUI                               - Se ne prenda un altro. Il mondo è pieno di gatti.

LEI                               - I gatti campano quattordici, quindici anni. Poi muoiono.

LUI                               - Anche noi moriamo…

LEI                               - Lo so. E prima del gatto, potrei anche morire io. E chi si occuperebbe allora del gatto?

LUI                               - Meglio riempire le ore vuote spaventando i funzionari…

LEI                               - Spaventarli per farli riflettere… pensare… A fin di bene. E l’assicuro che ognuno ha una reazione diversa.

LUI                               - Veramente?

LEI                               - Ma, alla fine, capiscono e finiscono per rendersi conto della realtà.

LUI                               - Come ho fatto io.

LEI                               - Esatto. Proprio così.

LUI                               - Lei aveva un gatto. Questo vuol dire che è sola…

LEI                               - Soli lo siamo tutti, in questo dannato mondo.

LUI                               - E non, poi, che con un gatto si risolva il problema della solitudine.

LEI                               - Il mondo è così com’è per colpa nostra, della nostra paura. E della mancanza d’amore.

LUI                               - Sono d’accordo con lei.

LEI                               - Ha visto che alla fine ci si trova d’accordo?

LUI                               - Succede sempre così?

LEI                               - Sempre. O quasi sempre. Il telefono…

LUI                               - Cosa c’entra il telefono?

LEI                               - Non ha fatto caso che non ci ha mai interrotto?

LUI                               - Già, è vero.

LEI                               - Avevo staccato le spine. Le riattacchi.

LUI                               - Lei ha pensato a tutto. (riattacca le spine)

LEI                               - Adesso… me ne vado sul serio. Grazie dell’ospitalità, della cortesia e dell’attenzione.

LUI                               - S’immagini. Arrivederla.

LEI                               - Continui a sperare. La speranza non costa niente. (si avvia per uscire. Un colpo di cannone)

LUI                               - Signora, ha sentito? Il cannone. Un colpo di cannone. Forse ci siamo… forse succede qualcosa che…

LEI                               - Non si illuda. È il cannone di mezzogiorno che ha sparato. Arrivederla.

LUI                               - Arrivederla. (i telefoni cominciano a suonare)

FINE

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