La signora è partita

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LA SIGNORA E PARTITA

 


Commedia in tre atti

di Gaspare Cataldo

PERSONAGGI

Rinaldo Gori, ingegnere

Luciana, sua moglie

Savina, madre di Rinaldo

Donato Gabriellini, padre di Luciana

Orazio Barra, collaboratore di Rinaldo

                                                         Sisto

                                                                cugini di Luciana

                                             Marietta, sua moglie

Questa, poliziotto privato

Ugo

                                                                 camerieri

Severina

A Roma, oggi.

Cappelli Editore


ATTO PRIMO

Salotto in una casa moderna, con un certo lusso. A destra, una porta verso lo studio e una grande finestra. Di fronte, la comune. A sinistra, una porta verso l'appar­tamento. Un tavolo, un telefono, poltrone, un divano, un armadi-etto per i liquori. Qualche sopramobile dì por­cellana o di cristallo.

È il tramonto.

Rinaldo (entrando dalla comune: spolverino da viaggio al braccio. Lo segue Ugo, portando una valigia e un panettone) - Il panettone a Severina, prima che lo veda mia moglie.

Ugo - Sì signore;  ha fatto buon viaggio?

Rinaldo  -  Sì,   Ugo.

Ugo - Un po' caldo, forse...

Rinaldo - Già.

Ugo (leggendo un taccuino) - Ha telefonato l'ingegnere Allori...

Rinaldo - Che ha detto?

Ugo - Telefonerà nuovamente alle nove. Poi ha tele­fonato il signor Mei... poi l'ingegnere Barra per ricordarLe che verrà a pranzo stasera, poi...

Rinaldo - Bene... Mi direte dopo. Ora vado a sa­lutare mia moglie. (Apre la porta a sinistra) Luciana ! (A Ugo) Via quel panettone: dev'essere una   sorpresa   a   tavola.

Ugo (imbarazzalo) - Ma,., non credo che la signora sia in casa,

Rinaldo - Avrà pure ricevuto il mio telegramma...

Ugo (consegnandogli -un telegramma) - Forse è questo...

Rinaldo (lo apre e gli dà un'occhiata) - Già... A che ora è  uscita  la  signora5

Ugo - Verso le sette; ma posso chiederlo a Severina. (Chiama)   Severina?

Rinaldo - È molto strano.

Severina (aria imbarazzata, dalla comune) - Bene ar­rivato, signore.

Rinaldo - Grazie. A che ora è uscita la signora?

Severità - Saranno state le sette e venti, le sette e ven­ticinque...

Rinaldo - Un  quarto  d'ora fa,  insomma?

Severina - No, signore: le sette e venticinque di sta­mane.

Rikaldo - Eh?

Severina - Sì, signore. Ieri sera ha ordinato il bagno per le sei e un quarto, ma stamane, quando sono andata a prepararlo, la signora era già nel bagno. Deve essersi alzata molto presto.

Rinaldo - Sarà andata da mia madre. Forse non ricor­date, ma non può non avervelo detto. Naturale: non volendo star sola...

Severina - Dirci di no, signore, perché...

Rinaldo - Perché?

Severina - La signora ha portato con sé la valigia...

Rinaldo - La valigia?

Severina -La grande valigia... e il necessario da viaggio.

Ribaldo - Ne siete certa?

Seveeina - Certissima. Ed anche la cappelliera.

Rinaldo - Ma che diavolo dite?

Severina - Sì, erano tre colli: valigia, necessario e cap­pelliera.

Ugo - È così,  signore.

Rinaldo - Ingomma, secondo voi la signora sarebbe partita...

Severina - Direi di sì. Indossava tutto il completo da viaggio...

Rinaldo (grattandosi la testa) - E... secondo voi non ha detto  dove  andava né  quando  sarebbe  tornata? Severina - A me non ha detto nulla, signore.

Ugo - Né a me. Cioè...

Rinaldo - Cioè? Avanti!

Ugo - Al momento di entrare in tassì, la signora mi ha raccomandato il  servizio.

Rinaldo - Ah, sì?

Ugo - Anzi, ha soggiunto- «Ditelo anche a Severina. e alla cuoca: che tutto vada per il meglio».

Rinaldo - Ha detto questo?

Ugo - Sì, signore. Poi mi ha ricordato di ordinare alla cuoca che il signore questa sera, volendo andare a letto più presto del solito, deve mangiare leggero. Abbiamo brodo ristretto, sogliola, pollo lesso e fa­giolini.

Rinaldo (passeggiando preoccupato) - Ma... forse una lettera... (Esce a sinistra. Ugo e Severina lo seguono con uno sguardo pieno di compassione).

Ugo   -    Mah!...

Severina -  Ehhh!

Ugo - Mah., mah!...

Severina - Ehhhhhh!  (Scuote il capo).

Rinaldo (rientrando) - Nulla. Forse Marietta... (Corre al telefono) Pronto? La signora è in casa? Ah, sei tu, Marietta? Sì, grazie... Puoi dirmi qualche cosa di Luciana? No...? Mah! Partita, pare... Sì, vieni giù, te ne prego... (Forma un altro numero) Pronto? Il commendatore è in casa? Sì, prego... il genero... Pronto? Ciao, papà... grazie, ottimo... Hai notizie di Luciana? No: è uscita stamane... pare sia par­tita... no, nulla... è quello che dico anch'io... im­possibile... Tu non sai niente? Sì, vieni... A fra poco.

(Si sente il campanello. Ugo esce e rientra subito, se­guendo   M arietta).

Marietta (in veste da camera e pigiama, con ansia) -Ma che succede?  Dov'è Luciana?

Rinaldo (ai servitori) - Potete andare. (Ugo e Severina escono)  Luciana non c'è.

Marietta  -   Non c'è?

Rinaldo - Non l'ho trovata.

Marietta - Ma come?

Rinaldo - Scomparsa. Ne sai qualcosa?

Marietta - Nulla. È stata da noi ieri sera... Ma scom­parsa come?  Una disgrazia?

Rinaldo - Una partenza, pare. Con valigia, necessario e cappelliera. Partita alle sette, per destinazione ignota.  Puoi  dirmi qualcosa?

Marietta - Assolutamente nulla. Mio Dio, che le sarà successo ?

Rinaldo - Ieri sera non vi ha accennato...?

Marietta - No. È venuta da noi sul tardi... Sembrava un po' di cattivo umore... mal di testa, ha detto... qui si annoiava...

Rinaldo - Insomma, niente di insolito?

Maeietta - No, come le altre sere, quando non è di buon umore... il che le capita spesso, da qualche tempo... Siamo rimaste a parlare fino a mezzanotte...

Rinaldo - A parlare di che?

Marietta - Del più e del meno.

Rinaldo - E da allora non l'hai più vista?

Marietta - No. Ma sapeva benissimo che saresti tor­nato stasera... Io le ho proposto di andare a teatro e mi ha fatto osservare che, stanco del viaggio, non ne avresti avuto voglia.

Rinaldo  -  Giusto,

Marietta - E ha soggiunto: « Non ne ha voglia neppure quando non è stanco ».

Rinaldo - Insomma, nessuna allusione a questa partenza?

Marietta  -  Nessuna.

Rinaldo (suona il campanello) - Forse qualche notizia,  ieri...

Ugo (dalla comune) - Comandate?

Rinaldo - Potete dirmi se la signora abbia ricevuto ieri qualche telegramma... un espresso... una visita...

Ugo - Tutta la posta di ieri è per il signore, ad eccezione

d'una lettera per la signora. Nessuna visita.

Rinaldo - Una lettera? Avete notato per caso la provenienza?

Ugo - La lettera è sul tavolo del signore, ancora chiusa. Credo provenga dalla sarta della signora.

Rinaldo - Il conto! Andate pure. (Ugo esce) Tuttavia, Marietta, trovo strano che tu abbia ignorato per tutta la giornata la partenza di Luciana. Vorrebbe dire che non l'hai cercata e neppure le hai telefo­nato... Un po' insolito fra voi, no?

Marietta - Oh ! Assumi già il tono del giudice inquirente? !

Rinaldo - No, ma data l'oscurità in cui brancoliamo...

Marietta - Allora, sappi che due volte oggi le ho tele­fonato, ma non mi è stato detto che Luciana era partita...   anzi...   (suona  il  campanello).

Ugo - Signore?

Rinaldo - Perché mi avete detto che la signora era uscita, quando sapevate benissimo che era partita?

UGO - Ordine tassativo della signora.

Rinaldo - Ah, sì?

Ugo - Sì, signore. Ordine di non dire a nessuno della sua partenza, fino a questa sera.

Rinaldo (allargando le braccia) - Andate. (Ugo esce) Un vero mistero.

Marietta - Rinaldo, non vorrei essere indiscreta, ma...

Rinaldo -  Che  cosa?  Parla!

Marietta - Tu non sai proprio nulla? Non immagini nulla!

Rinaldo - Io? Che vuoi che sappia un pover'uomo che torna da Milano dopo due settimane di tempesta e trova... cioè non trova... Sono sbalordito.

Marietta - E va bene. Se la tua coscienza è tranquilla...

Rinaldo - Che c'entra la mia coscienza?

Marietta - Potrebbe entrarci. Perché quando la moglie prende una decisione simile, quasi sempre la causa, non dico la colpa, ma la causa, è nel marito che bi­sogna cercarla. Ma... tu hai le carte in regola: sia per non detto.

Rinaldo - Ma che vorresti insinuare?

Marietta - Nulla. Ipotesi. Non. brancoliamo nel buio? Tu hai supposto che io fossi complice di questa fuga, io ho supposto che tu, interrogando la tua coscienza...

Rinaldo - E dalli con la coscienza! Ma fammi il piacere...

Sisto (dalla comune) - Permesso? Olà, cugino...! Ben tornato.

Rinaldo   -   Grazie.

Sisto - È questa l'ora di far visite? Ho fame, Marietta!

Marietta - Non fare l'idiota! Non è il momento di scherzare.

Sisto - Che succede?

Marietta - Qualche cosa di grave. Luciana...

Sisto - Dov'è Luciana?

Rinaldo - Eh! Questo è il punto.

Sisto - Sparita?..,

Marietta - Come un fantasma.

Rinaldo - Fantasma viaggiatore: con bagaglio.

Sisto - Ma vi volete spiegare?

Rinaldo - È chiaro: Luciana è partita, stamane, poco  dopo  le sette.

Sisto  -  Per dove?

Marietta - Ah! Ma non capisci nulla! Questo è il mi­stero, che non sappiamo dove sia andata, che nes­suno sa nulla... che non ha detto nulla a lui... e neppure a me!

Sisto - Oh, perbacco! Ieri sera pareva del suo solito umore...

Marietta - Del suo solito, pessimo umore. Eh, povera Luciana...

Rinaldo - Perché povera Luciana?

Marietta - Dicevo così...

Sisto - £0 direi: povero Rinaldo! Un marito si assenta per i suoi affari e...

Marietta - Qualche volta gli affari dei mariti sono la merce pulita che nasconde il contrabbando! (allusiva) Si hanno esempi anche recenti.

Rinaldo - E' un'idea fissa! Macché contrabbando! Luciana non è mai stata gelosa né gliene ho dato motivo.

Marietta - Già. Tuttavia, siccome non può essere im­pazzita, avrà avuto una ragione, una seria ragione per andarsene...

Sisto - Me le saluti le ragioni delle donne!

Marietta - Non dire banalità. E soprattutto non cer­care di volgere a tuo profitto la situazione. Al tuo posto, starei zitto.

Sisto- Ma scusa, non ti pare almeno inopportuno che tu..?

Marietta - Sei tu che manchi di discrezione! Abbi il buon senso di tacere, se non altro.

Sisto - Compatiscila Rinaldo.

Marietta - Sono io che debbo compatirti. Scusalo, sai...

Rinaldo - Fate, fate pure! O piuttosto andate a pran­zo. Non voglio abusare....

Marietta - Ma cosa dici? Non possiamo mica lasciarti solo! Piuttosto, bisognerebbe fare qualcosa.

Sisto - Già: ma che cosa?

Marietta - Dovrebbe suggerirlo lui. Ma a quanto pare, non ha idee. È calmo, Rinaldo...

Rinaldo - Rifletto, Marietta. Rifletto a tutto quello che è avvenuto fra me e Luciana negli ultimi tempi...

Marietta - Questo può essere interessante.

Rinaldo - Niente. Né un litigio né un rimprovero... né un malinteso... Proprio nulla.

Sisto - Insomma, una fuga...a freddo?

Rinaldo -  Inspiegabile.

Sisto   -   Inverosimile. Povero Rinaldo, che tegola!

Rinaldo - Eh!

Marietta (scuotendo il capo) - Eh! Luciana ha molto temperamento,  sì,  anche  una grande  capacità di controllo...

Rinaldo - Che significa?

Marietta - Luciana sa nascondere la sua sofferenza. Voi non la conoscete a fondo.

Rinaldo - Dopo undici anni di matrimonio?

Marietta - Una donna non si apre come un'ostrica. Bisogna capirle, le  donne!  Mah!  Discorso inutile, con  voi... Povera  Luciana!

Rinaldo (dominandosi) - Che martire!

Marietta - A volte anche l'incomprensione diventa un martirio.

Rinaldo - Macché incomprensione!

Sisto - Andiamo a pranzo, cara, prima che tu dica altre sciocchezze.

Marietta - Finiscila! Bisogna muoversi, assolutamente. Non possiamo mica rimanere così...

Sisto - Avvertire la polizia?

Rinaldo - Per carità! La polizia? Cioè i giornali, lo scan­dalo? No. Anzi, vi prego: non una parola con nessuna.

Marietta - Ecco quello che ti preoccupa: non la sorte di Luciana, ma lo scandalo! Ah, i mariti!...

Sisto - Andiamo a pranzo, cara...

Savina (dalla comune, in orgasmo) - Buona sera, figliolo mio. Che succede qui?

Sisto - Eh! Luciana è scappata.

Savina - Con chi? (gli altri si guardano spaventati).

Rinaldo - È partita così... A te non ha detto nulla?

Savina - Non una parola. E venuta in casa mia ieri nel pomeriggio...

Sisto - Visita di congedo.

Savina - Povero ragazzo mio! Te l'avevo detto di non sposarla!

Rinaldo - Ma lascia andare!

Donato (dalla comune, agitatissimo) - Buona sera. Notizie?

Savina - Se non ne avete voi, che siete il padre fortunato!...

Donato - Che può esserle accaduto?

Rinaldo - Mah!

Donato  -  Forse  una  disgrazia...?

Rinaldo - No....

Savina - Una fortuna!

Donato - Ma è andata via con le valigie?

Sisto - Con bagaglio.

Savina - Gran turismo! (a Marietta) Possibile che nep­pure a te abbia detto...

Marietta - Te lo giuro.

Donato - All'insaputa di tutti.

Savina - Abbandono del tetto coniugale.

Rinaldo - Non precisiamo.  Per ora, partita.

Donato - Ma qui bisogna muoversi! Io temo una disgrazia!

Savina - La disgrazia è accaduta undici anni fa.

Rinaldo - Mamma, ti prego...

Donato - Vorreste che mi rassegnassi?

Marietta  -  Se  si  rassegna  lui!

Rinaldo - E dalli! Ma che dovrei fare, secondo voi? La polizia? No. Fosse scomparsa, metterei tutto sossopra. Ma non è scomparsa.

Savina  -   Già: è fuggita.

Rinaldo - È partita. Teniamoci al sodo. Luciana è partita. Dobbiamo sforzarci di essere calmi.

Marietta - Ed è lui che lo dice!

Rinaldo - Sì, perché soltanto io ho la certezza, dico la certezza, che nulla giustificherebbe una fuga... da me!

Marietta - La coscienza tranquilla. Anche  lui aveva la coscienza tranquilla, prima che...

Sisto - Ma lasciami in pace!

Savina - Così l'avesse Luciana, la coscienza tranquilla!

Donato - Che vorreste insinuare?

Savina - So quello che dico.

Donato - Questa è vigliaccheria!

Savina (fissandolo, in atto di sfida) - So quello che dico.

Donato (piantandosi dinanzi a Rinaldo) - Che hai fatto a mia figlia?

Rinaldo - Io?

Donato - Sì, tu! per costringerla ad andarsene...

Rinaldo - Ma che costringerla!

Donato - Per me c'è sotto un mistero... un segreto... Parla, Rinaldo!

Sisto - Un po' di calma, signori. Noi non sappiamo nulla...

Savina - Sì? Io so, invece. So quanto basta.

Donato -  Signora!...

Savina - Non ci vuole mica una grande perspicacia, sai?

Donato - Signora, sappiate che una Gabriellini...

Savina - Una Gabriellini non sarebbe mai diventata una Gori, se fosse stato per me.

Donato - In questo momento è solo la sorte di mia fi­glia che mi  preoccupa.

Savina - Giusto. Perché la sorte di mio figlio... eh! quella la conosco!

Marietta - Ma zia!...

Savina - Silenzio! E ricapitoliamo. Luciana è partita. Su questo, non c'è dubbio.

Rinaldo - Fino a un certo punto. Tutto lascia credere che sia partita, ma non ci risulta in modo tassativo...

Donato  -  Potrebbe  esserle  accaduta  una  disgrazia!

Marietta -  Un  suicidio?

Savina - Ma finitela!... Luciana è partita, senza nessu­na ragione al mondo, senza dir nulla né a suo marito né ai parenti... (fissando Donato) O forse voi ne sa­pete qualche cosa?

Donato - Magari! Non sarei tanto in ansia!

Savina - Perché è partita? Ecco il punto. Una donna non abbandona il marito, la sua casa, senza un motivo...

Donato   -   Tuttavia...

Savina - Silenzio! Una donna che gode non solo l'affetto del marito, ma tutto il benessere e. anche tutta la libertà... sì, troppa libertà, e io te l'avevo detto...

Rinaldo   -   Vai   avanti,   mamma.

Savina - ... con una splendida casa, con una vita co­moda, con tre camerieri, con trentamila lire l'anno di abiti e pellicce...

Marietta - Che c'entra questo?

Savina - Silenzio! C'entra! Una donna non rinunzia a tutto questo, senza una ragione... anzi... senza un motivo...  (rivolta a Donato)... maschile!

Donato - È ignobile!

Savina - Le donne non scappano da sole. C'è sempre un complice, ci vuole un complice!

Rinaldo - Ma è assurdo!

Savina - Perché? Saresti il primo?

Sisto - Povero Rinaldo, che tegola!

Rinaldo - Eh!

Marietta - Io conosco Luciana.

Savina - Anch'io la conosco. Ma lui, no.

Marietta - Macché complice!

Savina - Necessario. Quello che l'ha decisa a fuggire, che le ha fatto perdere la testa e che fa le spese.

Rinaldo - Ma no! Luciana ha sempre disposto di somme importanti, per conto sno...

Satina - Ecco il male! E te l'avevo detto! Ma in­somma: so quello che dico. Del resto, era prevedibile!

Rinaldo - Prevedibile?

Savina - Ciò che è accaduto, non mi stupisce affatto.

Rinaldo - Ti vorrei più serena...

Savina - Ed io ti vorrei meno ingenuo, meno credulone. Anche tuo padre era così. Vuoi capire sì o no che non sì tratta di una disgrazia?

Rinaldo - Lo spero e lo credo.

Savina - Ma d'un adulterio. Il disgraziato sei tu.

Sisto - Che tegola!

Donato (pugno sul tavolo) - Basta! Non posso tollerare...

Marietta - Questo è troppo!

(Sisto continuar a batter la mane sulla spalla, di Rinaldo).

Savina - Finitela, se non siete complici! Tu, per esempio,non bai osservato nulla di mutato nel contegno di tua moglie, in questi ultimi tempi?

Rinaldo  -   No.

Savina - Io sì, invece. Non ti sei accorto che qualcuno le facesse la corte?

Rinaldo - Questo sì, è quasi inevitabile, scusa... Luciana non può non avere qualche ammiratore...

Savina - Non parlo degli ammiratori contemplativi. Intendo: corteggiatori  aggressivi  e...   incoraggiati!

Donato - Una Gabriellini, signora...

Savina - Finitela con la Gabriellini!

Rinaldo - Ma a chi vuoi alludere?

(Sisto continua a solidarizzare con Rinaldo,  che pare infastidito).

Savina - So io.

Rinaldo - E perché non me l'hai detto prima?

Savina - Perché non volevo... fare la suocera. Ma ora è la madre che parla, che ha il dovere di aprire gli occhi al figlio... E ce ne vuole!

Rinaldo - E chi sarebbe costui?

Savina - Sarebbe? Suo padre, tale e quale.

Rinaldo - Tu ignori che Luciana, al momento di par­tire... sai che cosa ha detto ad Ugo? Sai di chi si è ricordata? Di me. Preoccupata, anzi, di me: ha rac­comandato il servizio, che non mi manchi nulla, il mio pranzo di questa sera, il pollo lesso... (Donato fa dei grandi gesti di soddisfazione; Marietta appare commossa; Sisto batte ancora sulla spalla di Rinaldo, che scatta)  E finiscila!

Savina - Il pollo lesso sei tu! Ah, santo candore ereditario!

Marietta - Ma zia, siamo logici... Io sono non soltanto cugina, ma la più intima, l'indivisibile amica di Luciana...

Savina - Basta il preambolo: so quello che vuoi dire.

Marietta - Se io ti assicuro che Luciana...

Savina - Tu non sei madre. Io ci vedo meglio.

Marietta - Ma chi sarebbe, secondo te, questo corteg­giatore  fortunato?

Savina - Non vorrei dirlo.

Rinaldo - Ormai, mamma... Hai fatto tanto per met­termi in buona luce! Vuota il sacco.

Savina - Ti farò toccare con mano! (prende l'elenco telefonico, lo sfoglia in fretta, legge un numero).

Rinaldo - Ma che vuoi fare?

Savina -Una telefonata. Una telefonatina, caro. Anzi, la farai tu.

Rinaldo  -  A chi?

Savina - Al cameriere del tuo successore, il quale sarà partito anche lui. Ecco qua. Forma questo numero, caro.

Rinaldo - Che numero?!

Savina - Novecentonovantasei... tre zero otto

Rinaldo - Ma questo è il numero di Gerardo!

Savina - Ci sei arrivato, finalmente!

Donato - Chi è Gerardo?

Savina - Il vostro genero numero due.

Marietta  -  Ma no!

Rinaldo - Mamma!...

Donato - Ditemi chi è Gerardo!

Rinaldo - Gerardo Terzi, un mio collega, un amico...

Savina - Già: quello che è sempre tra i piedi, con la scusa dei progetti,  degli affari in comune...

Sisto - Pare una fatalità! È sempre il marito che porta in casa...

Marietta  (minacciosa)  - Non sempre.

Rinaldo (con le mani tra i capelli) - Mamma, ma ti rendi conto...?

Savina - Sei tu che non ti rendi conto. Ma io li ho os­servati bene... e poi li ho visti anche l'altro giorno...

Rinaldo  -  Dove?

Savina - In via dell'Impero. Passavo in tassì...

Sisto  -  Erano sottobraccio?

Savina -  Quasi.

Donato - Che significa quasi?

Savina - Molto, troppo vicini...!

Marietta - Ma c'è molta amicizia con Gerardo!

Satina - Si! A quest'ora, anche della parentela.

Marietta - E poi, in una strada così frequentata, di pieno giorno...

Savina  -  Era  quasi sera.

Donato - Quasi... quasi... Calunnie!

Savina - Fatti.

Sisto - Che tegola!

Rinaldo (apre l'armadio dei liquori, beve due bicchieri uno dopo l'altro, passeggia in grande orgasmo) - È spaventoso!

Savina  -  Novecentonovantasei tre zero otto.

Rinaldo (Dopo un'ultima esitazione, va al telefono. Tutti gli si stringono intorno, fissandolo con ansiosa aspettazione).

Savina - Apprenderemo che il signore è partito. O non risponderà nessuno.

Rinaldo (forma il numero, dapprima esitando, poi con­vulso, e accosta il ricevitore; tutti gli occhi sono su di lui; tardando la risposta, Rinaldo è desolato e fa un gesto  di  sconforto; gli  altri  chinano  il  capo).

Savina - Naturale!

Rinaldo (illuminandosi) - Pronto?... Per favore, l'inge­gnere Terzi... (enorme respiro) Ahhh! Sei tu, Gerardo...? Caro, caro Gerardo... (Tutti guardano Savina con espressione di condanna) Volevo dirti... volevo dirti... sei libero questa sera? Proprio nessun impegno?... Allora, vieni a colazione da me, do­mattina... sì, all'una... Grazie... Ciao. (riattacca) Mamma, riconosci d'avere calunniato un gentiluomo.

Savina - Non so. In ogni caso, non una gentildonna.

Rinaldo - Ancora?

Donato - Siete una vipera.

Savina - Non troppa fretta, Donato. Se non è Gerardo, è quell'altro.

Rinaldo - Hai proprio deciso che io lo sia!

Savina - Voglio aprirti gli occhi, e ci riuscirò.

Donato - Una   Gabriellini,  ignora...

Savina  -  Finitela!

Sisto - E chi sarebbe quest'altro?

Savina  -  Volete  saperlo?   Ottavio  Lezzi:  garantito.

Rinaldo - Tu farnetichi!

Savina - Ottavio Lezzi! Potrei anche dirti quando è nato l'idillio.

Donato - È una turpitudine!

Savina - È la verità.

Rinaldo - Non sai quello che dici.

Marietta -  Povera  Luciana!

Savina  -  Telefona,   caro!

Rinaldo - No: mi basta un commensale.

Ugo (dalla comune) - C'è l'ingegnere Barra.

Rinaldo - È passato direttamente nello studio?

Ugo - No, signore.

Savina - Mandalo via.

Rinaldo - Non posso. Ho cose urgenti da dirgli. I miei affari sono  anche suoi.

Savina - Sì, ma la moglie è scappata a te.

Rinaldo - Era anche invitato a pranzo, per questa sera... No, debbo vederlo. Fatemi il favore di passare nel salotto... (a Ugo) Fate entrare l'ingegnere. (gli altri escono).

Orazio (dalla comune, con una bottiglia avvolta sotto il braccio)   -   Saluto il vincitore!

Rinaldo - Caro Orazio... (stretta di mano prolungata).

Orazio - Vittoria completa, dunque?

Rinaldo   -   Quasi.

Orazio - Ma se è esatto il telegramma, le nostre con­dizioni  sono  state  accettate  in  pieno.

Rinaldo - Con qualche modifica di dettaglio.

Orazio - A quando l'inizio dei lavori?

Rinaldo - Tra quaranta giorni, previo accreditamento delle prime  cinquecentomila  lire.

Orazio - Rinaldo, sei grande! L'avvenimento va festeg­giato. Ecco lo spumante che innaffierà il pranzetto.

Rinaldo - Grazie, caro... ma gli è che...

Orazio - Che cosa c'è?

Rinaldo - Il pranzo non ha avuto fortuna. Sarà bene rinviarlo.

Orazio - Come vuoi. Ma perché? Sei stanco?

Rinaldo - Non mi sento in vena.

Orazio - Dopo una vittoria simile? Ma allora stai male?

Rinaldo - No, ma vedi, Luciana...

Orazio   (molto  premuroso)  -  Che  cos'ha?

Rinaldo - È partita.

Orazio - Per i bagni?

Rinaldo  -  Mah!

Orazio - Un parente malato?

Rinaldo - Magari!

Orazio - Non ti capisco.

Rinaldo - Eh! Non puoi capire.

Orazio - Ma insomma, che c'è?

Rinaldo - C'è... c'è che.. Orazio, posso fidarmi di te?

Orazio - Ne dubiti? Siamo amici da venticinque anni!

Rinaldo - Già. Ma debbo contare sulla tua assoluta discrezione. Non una parola con nessuno, hai capito?

Orazio - Certo. Ma vuoi dirmi, finalmente...?

Rinaldo - Del resto, potrei essere costretto a partire da un momento all'altro e non voglio nasconderti la verità.  Mia moglie è partita senza dirmi nulla.

Orazio - Come?

Rinaldo - È partita stamane, per destinazione ignota. Perché? Non si sa. Per dove? Non si sa.

Orazio - Ma che mi racconti?

Rinaldo - Insalutata ospite, capisci?

Orazio - È molto grave. E tu te ne stai qui, tranquillo...?

Rinaldo - Ti sembro tranquillo? E che dovrei fare? Una  denunzia  alla  polizia? Uno  scandalo?

Orazio - Questo no; ma cercarla, indagare, informarti dai  parenti...

Rinaldo - Nessuno sa nulla. È un mistero.

Orazio   -   Che   dobbiamo   chiarire.

Rinaldo - Tenteremo.

Orazio   (con crescente  orgasmo)  -  Ma  bisogna!

Rinaldo - Già; ma non è facile.

Orazio - Non penserai di abbandonare tua moglie?...

Rinaldo - Per ora, è mia moglie che ha abbandonato me. Di là ci sono i parenti; ma da mezz'ora non riu­sciamo a fare un passo avanti. Buio pesto.

Orazio - Possibile che non sappiano nulla?

Rinaldo - Se non so nulla io!

Orazio - Questo non vuoi dire. Ma suo padre, sua cugina...?

Rinaldo - Nulla. Ipotesi campate in aria.

Orazio - Per esempio?

Rinaldo - Congetture ridicole. Sai, mia madre crede che io sia...  (accenna alla, corna).

Orazio (con violenza) - No!

Rinaldo (stringendogli la mano) - Grazie. Suo padre, invece, e sua cugina, pensano che io abbia offeso o   tradito   Luciana.

Orazio - È più verosimile.

Rinaldo - Sì, ma non è vero.

Orazio (passeggiando, con agitazione) - Questa proprio non ci voleva. Proprio no...! (Rinaldo l'osserva di sot­tecchi). C'è da essere molto inquieti... non dico al­larmati, ma... eh...

Severina (timorosa, dalla comune, portando una lettera) -Signore... (Marietta, Savina, Sisto e Donato entrano dietro di lei, disponendosi in cerchio).

Rinaldo - Che c'è?

Severina - Il signore mi scusi... (gli porge la lettera) Da parte della signora.

Rinaldo (ghermendo la lettera) - Date qua!

Orazio (emozionato) - Non poteva essere partita così.

Rinaldo - Quando hanno portato questa lettera?

Severina - Me l'ha lasciata la signora, stamane.

Rinaldo  -  E  me  la  consegnate  adesso?

Savina  -  Vi  cacceremo via.

Severina - Ordine tassativo della signora.

Donato - Che ordine?

Severina - Di non consegnarla prima delle ore venti e trenta, pena il licenziamento.

Savina -  Ora vi licenzio  io.

Rinaldo - Calma. Per ora andate.

 

(Severina esce, mortificata).

Orazio - Bè, ti decidi ad aprire quella lettera.

Savina   (a Marietta)   -  Che  c'entra  lui?

Rinaldo - Permettete... (Si apparta e legge. Preoccupato. Tutti lo guardano. Due volte Rinaldo, nel voltare -pa­gina, si volge agli altri. Turbato, quindi, riprende la lettura).

Savina   -   Ebbene?

Rinaldo (Finisce di leggere, guarda gli altri) - Pare che io non sia becco.

Donato - Naturalmente. Una Gabriellini...

Rinaldo - Ma pare che io sia lì lì..

Marietta   -   Che   significa?

Orazio - Intanto, non lo sei. Ho escluso questa ipotesi calunniosa.

Donato  -   Grazie, ingegnere.

Savina  -   Cosa  c'entrate  voi?

Orazio - C'entro... quanto può entrarci un amico. Mi rallegro di sapere che ogni allarme è ingiustificato.

Rinaldo (preoccupato) - Allora, ne sai più di me.

Orazio - Che vuoi dire?

Rinaldo - Dico che è seccante, molto seccante. Del resto,   leggete.

Savina - Io non credo una parola.

Donato - Ma se non l'avete ancora letta!...

Savina - Come l'avessi letta. (Tutti si stringono intorno a Marietta, che legge; meno Rinaldo, che rimane appar-tato, con aria triste. Marietta legge) « Rinaldo!...».

Sisto - È indirizzata a lui?

Savina - No: a te!

Marietta (leggendo con crescente commozione) - « Rinaldo, quando leggerai questa lettera, sarò lontana da te, dalla nostra casa, da ogni tentazione. Tu non sai quanto ho lottato né quanto mi costa allonta­narmi da un uomo probo affettuoso meritevole quale sei. Ma debbo farlo. Il nostro amore agonizza. Te ne saresti accorto, se avessi saputo leggere nel mio animo. Colpa mia? Colpa tua? Forse di entrambi... » (la commozione le impedisce di continuare).

Donato (prende la lettera e la legge a sua volta) - « ...Par­to. Per dove? Non lo so. Tornerò? Fra una settima­na? Fra un mese? Fra un anno? Non lo so ».

Sisto -  Non sa niente.

Donato - « Apro una parentesi, spero soltanto una pa­rentesi. Certa cosa è, Rinaldo, che solo questa sepa­razione può dirmi se in fondo al mio cuore c'è ancora un superstite sentimento di tenerezza per te. Forse anche tu ora potrai leggere meglio nel tuo cuore».

Savina (ghermisce la lettera e legge) - « ... L'abitudine ha ferito l'amore, la separazione può guarirlo. Questo io spero. Per questo me ne vado. Non cercarmi, te ne scongiuro. Se tu mi raggiungessi, se pensassi per caso di usare il potere che la legge ti da su una povera creatura tormentata e indifesa quale io sono per costringermi a tornare, mi perderesti per sempre. So di darti un grande dolore, ma è necessario. Atten­di e prega il Signore che l'attesa non sia vana né lunga. Io non desidero di meglio, o Rinaldo, che sen­tire rivivere in me quell'amore che oggi, ahimè, agonizza. Addio? Arrivederci? Chi sa. Luciana ».

(Orazio, turbatissimo, comincia ad andare su e giù. Rinaldo lo sbircia).

Marietta - Povera cara!

Sisto (battendogli sulla spalla) - Povero Rinaldo, che te...  (occhiataccia di Rinaldo).

Savina - Almeno fosse vero! Ma non ci credo.

Rinaldo - Perché? Se fosse vero, secondo te sarebbe bello?

Savina - Non si scappa sole, senza una ragione.

Marietta - Ma Luciana lo dice sinceramente nella lettera...

Savina - Che cosa? Ti sembrano ragioni, queste? Una settimana, un mese, un anno... Dove, poi? E... con quali mezzi? (piantandosi bruscamente dinanzi a Donato) Voi le avete dato del denaro!

(Donato le  volta   le   spalle).

Rinaldo - Luciana ha sempre avuto un conto corrente personale in banca.

Sisto - Ingente?

Rinaldo - Non saprei esattamente... Trenta... trentacinquemila...

Savina - Ecco cosa hai guadagnato a tollerare una moglie correntista! Ecco a che ti sei ridotto! A farti dare  del probo.  Uomo probo.

Rinaldo - Già...

Savina - Ma se non altro, cerchiamo di sapere se ha pre­levato dei fondi. Telefona subito in banca,

Rinaldo - Sì, alle nove di sera?!

Donato - Si vedrà domattina.

Savina - Intanto, qualcosa si può fare.

Marietta    Che cosa, zia?

Savina - Consultare l'orario delle ferrovie. Fai lavorare il   cervello.

Orazio - Già: l'orario!

Sisto - A che scopo?

Savina - Pei vedere quale treno ha preso. Stabilito che è uscita alle sette e venticinque, calcolando dieci minuti di tragitto fino alla stazione, si può forse ac­certare   con   quale   treno...

Orazio - Ma sicuro! Questo è giusto.

Rinaldo - Alle sette e cinquanta c'è un direttissimo... quello che prendo spesso per andare a Milano...

Savina - Ah!  Per Milano?

Rinaldo -  Per Firenze, Bologna e Milano. Ma c'è anche la  vettura,  per  Ferrara-Padova-Venezia e quella per Verona-Trento-Bolzano.

Sisto - Che treno!

Orazio - Comunque, abbiamo escluso mezza Italia. È da Roma in su che bisogna cercarla.

Rinaldo - Già. È un po' vago... Perché non bisogna dimenticare che Luciana ha anche il passaporto per tutti i paesi d'Europa, meno la Russia, ed è bene tener presente che verso le otto altri treni partono da Termini per Napoli, per l'Umbria...

Orazio  -  Ma  sei  scoraggiante!

Rinaldo - Dovrei anche incoraggiarvi?

Donato - Se ha passato la frontiera, lo sapremo presto.

Rinaldo (con fermezza) - No! La polizia, no.

Savina - Allora, preferisci startene con le mani in mano... aspettare una settimana... un mese... un anno?...

Rinaldo - Si vedrà. Per ora, dico per questa sera, non vi rimane che tornare alle vostre case.

Savina - Ma...

Rinaldo - Te ne prego, mamma. E anche tu, papà. Sappiamo  che  non  è  accaduta  nessuna  disgrazia a  Luciana.

Savina - Ma a te, sì.

Rinaldo - Luciana sta bene. Io.... io credo di non esserlo, dico  bene? Domani penseremo al da fare. Ora andate a pranzo.

Savina - Ma io posso rimanere... (a parte, a Rinaldo) Ricordati: Ottavio Lezzi.

Rinaldo (alzando le spalle) - Grazie, mamma. Andate.

Savina - Non preferisci passare la notte in casa mia?

Rinaldo  -  No.

Marietta - Non puoi dormire in quel letto.

Rinaldo - Proverò. Arrivederci, (ad Orazio) No, tu ri­mani... (Saluti; escono tutti, meno Orazio, seguiti da Rinaldo. Appena solo, Orazio si precipita a prendere la lettera rimasta sul tavolo e la legge, febbrilmente, con  emozione).

Rinaldo (rientrando, vede Orazio e rimane ad osservarlo, scuotendo il capo)  -  L'impari  a  memoria?

Orazio (confuso) - Io...? No... affatto, caro! Sai, ho vo­luto   rileggerla...

Rinaldo - Ne vale la pena. Scritta bene, no? A parte l'abuso degli interrogativi e una certa enfasi....

Orazio (solenne) - Rinaldo, tu non sei tradito.

Rinaldo  (ironico)  - Grazie.

Orazio - Questa è la lettera di una donna onesta.

Rinaldo - Grazie a nome di mia moglie.

Orazio - Tua moglie, Rinaldo, non ti ha scritto: no! Si è confessata con te.

Rinaldo -  Perbacco!

Orazio - E' così, io da estraneo vedo meglio...

Rinaldo - Già.

Orazio - Rinaldo, tua moglie soffre!

Rinaldo - Poveretta!

Orazio - Rinaldo, bisogna ritrovarla!

Rinaldo - Tenteremo,

Orazio - Senza perdere tempo.

Rinaldo - Sì, caro. Vuoi assumere la direzione delle indagini? No? Allora me ne occuperò io... (Entrano Ugo e Severina, portando una piccola tavola apparec­chiata per due, con la minestra, il pollo freddo, ecc. La collocano lateralmente, poi escono).

Orazio - Devi dedicarti completamente a questo. Del­l'ufficio non darti peso, ci sono io.

Rinaldo - Grazie, caro: sei un amico tu! Bè, allora... Se ci mettessimo a tavola?

Orazio (molto nervoso, e in crescendo) - No...

Rinaldo -  Come,  no?

Orazio - Questo pranzo... è un'assurdità.

Rinaldo - Non ti piace il pollo freddo?

Orazio - Non ha senso. Non puoi aver fame.

Rinaldo - Mah!   A volte, sai, l'appetito viene mangiando.

Orazio - No, no... E poi... ti rimarrebbe tutto sullo stomaco.

Rinaldo - Di solito, digerisco bene.

Orazio - Non puoi aver appetito, tu. E poi... e poi... non sei in grado di discutere di affari. No! Sarebbe una crudeltà, un pranzo funebre... Hai bisogno di calmarti.

Rinaldo - Credi?

Orazio - Naturale. Gli affari... gli affari sono una cosa seria. Ne parleremo domani. Sì, domattina verrò a colazione  da te,  tu  sarai più  calmo.

Rinaldo - Va bene. Allora, buona notte.

Orazio - Coraggio, Rinaldo. Sii forte! (gli batte sulla spalla) Animo! A domani! (si avvia, torna indietro, prende la bottiglia, esce).

Rinaldo (rimane, a guardare la porta, scuotendo il capo, si siede a tavola, fa una smorfia di disgusto, si alza, passeggia guardando il telefono; si avvicina, si al­lontana, ritorna, esita ancora, poi prende con stizza una rubrica telefonica, cerca un numero, lo forma con orgasmo; impugna il ricevitore e rimane in attesa an-siosa, poi preoccupato, poi sorridente) - Pronto? Per favore, il signor Lezzi?... Ah, sei tu, Ottavio? Sì, Rinaldo... Sei a Roma? Cioè, sono a Roma... sì... niente di molto urgente... No... Volevo dirti.... vieni a colazione da me, domattina... sì... all'una precisa... Ciao, caro... (Riattacca. Ugo è entrato e si è piantato accanto alla tavola).  Cosa fate lì?

Ugo - Signore, il brodo si raffredda...

Rinaldo - Portate via tutto.

Ugo - Ma...

Rinaldo - Via tutto.

Ugo - Sì, signore... (si accinge a sgombrare).

Rinaldo - A proposito: domani a colazione,  quattro coperti.

Ugo - Il signore ha degli ospiti?

Rinaldo (amaro) - Sì, Ugo: riunisco gli intimi. (Esce a sinistra).

Fine del primo atto


SECONDO ATTO

La stessa scena.

Quando si alza il sipario, Rinaldo, seduto allo scrittoio, legge   un   fascicolo   con   evidente   disapprovazione.

È sera.

Ugo (dalla comune) - L'ingegnere è arrivato in questo istante.

Rinaldo - Va bene. (Ugo esce. Rinaldo apre la porta a destra) Orazio!

Orazio   (con ansia,  da  destra)  -  Rinaldo!...

Rinaldo - Finalmente!

Orazio  -  Novità?

Rinaldo (severo, mostrando il fascicolo) - Sei rimminchionito?

Orazio - Perché?

Rinaldo - Qui è tutto da rifare. Mi domando a che pensavi quando hai scritto questa relazione.

Orazio - Ed è perciò che...?

Rinaldo - Bè, se ti par poco!... Qui è tutto sbagliato: il tono e la sostanza. Non va, assolutamente.

Orazio - Ci sarà qualche piccola omissione...

Rinaldo - No, caro: è un coacervo di errori...

Orazio - Macché coacervo!

Rinaldo Guarda! (sfoglia il fascicolo) La prima parte è incompleta. Qui mancano le cifre dell'utile netto, qui manca la riserva del piano regolatore, che può incidere sul prezzo dell'area fabbricabile.. Non eri in forma stamane!

Orazio - Non sempre si può esserlo.

Rinaldo - Ma ti rendi conto della figura che avremmo fatto, se domani, in piena assemblea, avessi letto questa roba?

Orazio - E va bene. Avrò sbagliato. Io non ho la tua in­vidiabile calma, il tuo equilibrio inalterabile...

Rinaldo - Me ne sono accorto. Proprio adesso che vor­rei poter contare su di te, date le mie preoccupazioni  assai  gravi...

Orazio - Non troppo gravi, se ti consentono di rimanere imperturbabile...

Rinaldo - È il mio dovere. O vorresti che naufragassi, perché mi è scappata la moglie? Una disgrazia alla volta, no?

Orazio - Sei logico, e ti ammiro.

Rinaldo - Cerca piuttosto di imitarmi. Dunque?

Orazio - Che cosa?

Rinaldo - La relazione! Ti senti di rifarla? Troverai in margine i miei appunti: ti serviranno di guida. O preferisci che me ne occupi io?

Orazio - Ma no!...

Rinaldo - In tal caso, puoi tornare nello studio: nes­suno ti disturberà fino all'ora del pranzo.

Orazio - Vuoi che vada a lavorare  adesso?

Rinaldo - Ma Orazio!... L'assemblea è domattina!...

Orazio     Vado... (prende il fascicolo).

Rinaldo - Io rimango. C'è mia madre, di là, e anche mio suocero. Questa casa è molto popolata, da un mese... Mah!... Fra poco verrò a darti una mano.

Orazio   (esitante) - E...

Rinaldo - Che cosa?

Orazio   -   Niente   di   nuovo?

Rinaldo - No: il Consiglio Superiore dei Lavori Pub­blici non. ha fretta.

Orazio - Ma no! Volevo dire: notizie di tua moglie?

Rinaldo - Ah! Nulla...

Orazio (affettuoso, battendogli sulla spalla) - Coraggio!

Rinaldo - Coraggio! E a fra poco...

Orazio - Dopo trentadue giorni, non è mica uno scherzo...

Rinaldo - No.  Come  scherzo,  dura troppo.

Orazio - Non basta il coraggio: è anche questione di pazienza...

Rinaldo - Ecco: coraggio e pazienza.

Orazio - E anche fiducia. Perché se tu non avessi piena fiducia in tua moglie, certo non saresti qui a correg­gere la mia relazione, a preparare il discorso agli azionisti.

Rinaldo - Per l'appunto: coraggio, pazienza e fiducia.

Orazio - Sì. Nessuno meglio di te è in grado di escludere che Luciana possa aver commesso alcunché di bia­simevole... dico bene? Dunque, si può, si deve sperare...

Rinaldo - Esatto... coraggio, pazienza, fiducia e spe­ranza... e timore.

Orazio - Che timore?

Rinaldo - Il timore che tu passi tutta la serata a confor­tarmi, dimenticando  la relazione.

Orazio - A fra poco!  (esce seccato).

Sisto (dalla comune, in orgasmo) - Buona sera. Hai veduto Marietta?

Rinaldo - Marietta?

Sisto - Sì. È venuta qui?

Rinaldo - No.

Sisto (sìlascia andare sul divano, scuotendo il capo; sospira) - Eh!  Mah!  Speriamo bene.

Rinaldo   -  Che succede?

SlSTO - Ci mancava la fuga di tua moglie!

Rinaldo - Ti disturba?

Sisto   -   Mi  rovina.

Rinaldo - Perché?

Sisto - Le donne sono come le scimmie: seguono la moda,

Rinaldo - E allora?

Sisto - Anche l'abbandono del tetto coniugale può di­ventare una moda.

Rinaldo  -  Sei  ridicolo.

Sisto - Da un mese mi sento ripetere continuamente: « Bada a te, ti faccio fare la fine di Rinaldo! Un giorno o l'altro vedrai... ».   Capisci, che  musica. Stamane, poi, c'è stata burrasca, Marietta è uscita subito dopo colazione e non ne so più nulla...

Rinaldo - Calmati,  Sisto. Tua moglie non ha tanti grilli per il capo.

Sisto - Grilli no, ma... (fa le corna).

Rinaldo - Già.

Sisto - La mia posizione è debole, Rinaldo. È molto esposta.

Rinaldo - Colpa tua.

Sisto - Mia... e di tua moglie.

Rinaldo - Avresti potuto fare a meno di...

Sisto - Ma non è vero. È un'idea di Marietta.

Rinaldo   -   Un'idea?

Sisto - Non è accaduto nulla. L'intenzione c'era, non lo nego, ma tra me e Ornella non c'è stato che... una specie di rissa!

Rinaldo - Non ti capisco.

Sisto - Sono andato a trovarla alle cinque, anziché alle sette come le avevo detto, e così... e così era occupato!

Rinaldo   -   Occupato?

Sisto - Occupata!

Rinaldo - Ah! E perché lasci credere a Marietta...?

Sisto - Meglio passare da infedele che da imbecille!

Rinaldo - Chi è causa del suo male...

Sisto - No, caro. Marietta mi aveva perdonato, ma dopo la fuga di Luciana... Qui va a finir male, caro mio. Se non ti sbrighi a trovare tua moglie, perdo la mia. Siamo   solidali,   capisci?   Siamo   mariti,   Rinaldo. Legati.

Rinaldo - Pazienza.

Sisto - Un corno. La verità è che la moglie bisogna sa­perla tenere, ecco!

Rinaldo - Una lezione?

Sisto - Un rilievo. E poi questa tua rassegnazione... Mi domando quanto ti deciderai a cercarla, quando ti scuoterai. Proprio ieri sera, se ne parlava con Orazio...   Anche   lui   è   sbalordito...

Rinaldo - Ma guarda!

Sisto - Per conto mio, credo che ormai si debba agire. Difatti...

Rinaldo - Difatti?

Sisto  -  Sono  passato  all'azione.

Rinaldo - Cioè?

Donato (da sinistra, seguito da Savina) - Una Gabriellini,  signora...

Rinaldo - Ancora?

Savina - Come sarebbe a dire, ancora?

Rinaldo - Inutile polemizzare fra noi.

Savina - Io non polemizzo: mi meraviglio. Anche lui, del resto, che è tutto dire.

Sisto - Anch'io.

Savina - Vedi? L'ha detto: una settimana, un mese, un anno. Una settimana è passata, è passato anche un mese... aspettiamo che passi un anno.

Rinaldo   -   Mamma!...

Savina - Macché mamma!

Donato - Suocera.

Savina - Sì, e non me ne vanto. E neppure di essere tua madre mi vanto, perché se non ti sapessi figlio di quel brav'uomo di tuo padre, direi che non sei mio figlio. Sua moglie se n'è andata? Pazienza. Tornerà? Non  tornerà?   Si accettano  scommesse.

Donato - Lasciatelo in pace!

(Suona il telefono).

Rinaldo (al telefono) - Pronto?... Ah, siete voi...? Buon giorno, cara. Sì, sta meglio... non dovete sorpren­dervi... non scrive neppure a me... sì, ordine del me­dico... vi dico che sta molto meglio... non mancherò... arrivederci... e grazie (riattacca il ricevitore). Anche questo non è divertente.

Savina - Chi è?

Rinaldo - Simona. Un'altra offesa perché Luciana è partita senza dirle nulla, perché non le scrive... e dov'è... e se la raggiungerò... e come sta...

Savina - Sta bene, lei. Libera, piena di denaro...

Donato - Dio lo voglia! Ad ogni modo, non ci rimane che da compiere questo passo. Doloroso, lo ammetto, perché finora siamo riusciti a mantenere il segreto...

Savina - ...di Pulcinella! Credete che non si sappia?

Donato - Se non avete chiacchierato voi! Io non posso rassegnarmi a perdere mia figlia.

Savina - In sé e per sé, non sarebbe una gran perdita...

Donato - Se tu sei marito, io sono padre.  E allora... vado alla polizia.

Rinaldo - Ma che idea!

Savina - Andate, Donato! Mio figlio non ha sangue nelle vene.

Rinaldo - La polizia ha altro da fare.

Savina - Ci andrà anche senza il tuo permesso.

Rinaldo - Errore.

Sisto - Credo di poter suggerire un accomodamento.

Savina - Che accomodamento?

Sisto - La polizia... privata. Nessuna denunzia, niente scandalo. Possiamo benissimo rivolgerci a un'agenzia di  investigazioni,  un'agenzia  seria,  discretissima...

Donato - Mi pare una buona idea.

Savina   -   Forse.

Sisto   -   Certamente.

Rinaldo - Non è il caso... (occhiataccia di tutti e tre a Rinaldo).

Donato - È il colmo.

Sisto - Ma che razza di uomo sei?

Savina - Un uomo, mio figlio? Un pesce!

Sisto - Per mezzo della polizia privata, possiamo uscire da  questa  inattività  e  al  tempo  stesso  evitare...

Rinaldo - Ma non vale la pena. Luciana tornerà.

Sisto (furioso) - Mi sono già rivolto all' « Occhio di Lince ».

Savina - Che cos'è?

Sisto - La migliore agenzia d'investigazione. In anti­camera c'è il direttore e stavo appunto parlando con   Rinaldo...

Donato -  Avanti questo  direttore.

Rinaldo - Ma è ridicolo!

Savina  -  Avanti il  poliziotto!

Rinaldo  -  Sarà  uno  dei  soliti  fanfaroni.

Savina - "Basta con le chiacchiere..

Sisto - Non è un semplice poliziotto: è il direttore pro­prietario dell'agenzia. Mi pare una persona molto seria.   (esce dalla  comune).

Donato -  Finalmente  si  fa  qualche cosa.

Rinaldo - Non troverà niente. Quattrini buttati.

Sisto   (preceduto  da  Questa)  - Entrate,  cavaliere.

Questa - Buona sera, signori. (essendo molto miope, guarda curiosamente da vicino gli astanti).

Sisto - Il cavalier Questa, il commendator Gabriellini, la  signora   Gori,   l'ingegner   Gori...

Questa   -   Felicissimo.    (siedono).

Sisto  -  Accomodatevi,   prego.

Questa - Grazie. (siede; gli altri si serrano a lui) Dunque, signori, di che si tratta?

Sisto - Ho già accennato al cavaliere...

Questa - Molto sommariamente. Se non ho inteso male, si tratta di una fuga. (scrivendo su un taccuino) La   scomparsa   si   chiama...

Savina - Luciana Gabriellini... (sospiro) ... sposata Gori...

Questa - Vostra figlia?

Savina (vivamente) - Sua! E... mia nuora, purtroppo.

Questa - Il marito? (Rinaldo alza il braccio). Bene. E voi?

Sisto - Cugino,  Per dir meglio, marito della cugina.

Questa - Dov'è vostra moglie?

Sisto - Mah!...

Questa - Sentiamo  un po'.   (Pausa.   Questa   assume una posa; ognuno guarda l'altro, poi tutti fissano Rinaldo,  che si dà un contegno indifferente)   Direi che  tocca  voi,  ingegnere.

Savina -  Mi pare!

Questa  -  Vi  ascolto.

Rinaldo (si alza e si mette a passeggiare) - Dunque... dunque... non se ne fa nulla. (si rimette a sedere).

Savina - Parlo io!  La fuga è avvenuta il ventinove giugno.

Questa - Che anno?

Donato  -  Corrente,  cavaliere!

Questa (scrivendo) - Benissimo, A che ora, in quali cir­costanze?

Savina - Alle sette e trenta del mattino, con molto bagaglio.

Questa (c.s.) - Perfetto. E il marito?

Savina - Era a Milano.

Questa - A che scopo?

Rinaldo - A... comprare un panettone e a vendere un palazzo.

Questa - Sospetti sul conto della fuggiasca?

Rinaldo - Come osate?

Savina  - Ma è concepibile che una donna abbandoni la  sua  casa...?

Rinaldo - Non dimenticate che mia madre è suocera di  mia   moglie.

Questa - Capisco.  Ditemi voi, con tutta franchezza: che cosa pensate di questa fuga.

Rinaldo - Penso che mia moglie tornerà.

Questa - Ma   allora?...

Savina - Il suo ottimismo non è condiviso da noi.

Rinaldo - Ecco la suocera! Crede che ci sia di mezzo un uomo.  Assurdo.

Questa - Come potete escluderlo?

Rinaldo - Domandate alla suocera di mia moglie come può affermarlo. È la colpa che va provata, non l'in­nocenza:   dico   bene,   cavaliere?

Questa (impazientito) - Insomma, signori, se vogliamo venire a capo di questa faccenda...

Rinaldo   -   Io   no.

Dosato - Ma io sì: parliamo noi due, cavaliere.

Savina - Noi tre! I nostri sospetti sì fondano...

Rinaldo - ... su delle ombre. Per me, carta canta.

Questa - Carta canta?

Rinaldo - E marito dorme. Leggete.   (gli dà la lettera).

Questa (legge in fretta) - Scritta quando?

Rinaldo  -  Sul piede di partenza.  Ho ragione?

Questa - Sì... da un certo punto di vista...

Savina - Vi sembra una spiegazione?

Rinaldo  -  Esauriente.

Questa - Cioè, voi siete convinto che vostra moglie...

Rinaldo - Esatto: io sono convinto che mia moglie...

Questa (seccato) - Ma, insomma, debbo cercarla o no?

Rinaldo - Per me, no.

Domato - Per noi,  invece,  sì.

Rinaldo - E allora, cercatela pure. Ma vi darà del filo da  torcere.

Questa - L'« Occhio di Linee » trova anche uno spillo.

Rinaldo - Ma non mia moglie.

Questa (risentito)  - Vorreste dire?...

Rinaldo - Non ho fiducia.

Savina - Lui ha fiducia nella moglie.

Rinaldo - Illimitata.

Questa - Infine, signori...

Donato - L'incarico ve lo affido io, il padre.

Questa - Bene. Ma mi occorrono alcune indicazioni, qualche data... una fotografia...

Savina - Ve la dò  subito...

Rinaldo - Non questa! Mi è cara.

Savina  -  Gliene darò un'altra.

Questa - Forse sarebbe utile rivolgere qualche domanda alla  servitù...

Rinaldo - Mi oppongo formalmente.

Savina - Venite. Vi darò io tutto ciò che potrà esservi utile.  Venite anche voi, Donato.

Rinaldo - Vai anche tu, caro. Il guaio è fatto.

Sisto - Il guaio?

Rinaldo - Ma non capite che Luciana non desidera altro?

Donato - Che significa?

Rinaldo - Papà, tu non sai perché Luciana è scappata.

Donato - E tu?

Rinaldo - Credo di saperlo. Luciana è scappata per farsi  cercare.

Savina -  Fosse vero!

Rinaldo - È vero.  (siede, gli altri escono a sinistra).

Orazio (da destra, portando un fascicolo) - Che diavolo hai scritto qui?

Rinaldo - « Il valore del terreno... ».

Orazio - Scrivi peggio d'un medico. (si avvia, esita) Rinaldo... caro Rinaldo...

Rinaldo  -  Mio caro Orazio...

Orazio - Ieri sera, parlando con Sisto della tua situa­zione angosciosa, ci siamo trovati d'accordo nel ri­conoscere che... hai ragione.

Rinaldo - Sarebbe a dire?

Orazio - Bisogna evitare lo scandalo.

Rinaldo  -  Bravo, Orazio.

Orazio - D'altra parte, siamo preoccupati per te...

Rinaldo  -  Grazie.

Orazio - ... per te, che non puoi continuare così. Il tuo sistema nervoso è ormai al limite della sua re­sistenza...

Rinaldo - Quasi.

Orazio - E così, ho pensato che si può cercare tua moglie, evitando qualsiasi pubblicità.

Rinaldo - « L'occhio di Lince » anche tu?

Orazio  -  No.   La «Segreta»,  Un'agenzia molto seria.

Rinaldo  -   Concorrenza.   E  allora?

Orazio - Mi sono informato sul metodo che si potrebbe seguire nelle ricerche... Il migliore, secondo me, sarebbe quello di sguinzagliare tre o quattro agenti, dei più capaci, nelle varie stazioni balneari. Data la stagione... Che te ne pare?

Rinaldo - Ma! Per me, dovessi decidermi a cercare mia moglie,  adotterei un altro metodo.

Orazio  -  Quale?

Rinaldo - « La Domenica del Corriere ». Sì. « Chi l'ha vista? »   Economico e pratico.

Orazio - Permettimi di dirti che la tua ironia è fuori luogo. Io ho agito per il tuo bene... e la «Segre­ta »...

Rinaldo - M'hai portato il direttore?

Orazio - Gli ho parlato, ma desidero la tua approvazione...

Rinaldo  - Sei formalista.

Orazio - E ci vorrebbe almeno una fotografia...

Rinaldo - Reparto fotografie di mia moglie, in fondo a  destra:   c'è molta richiesta.

Orazio - Ho voluto anche informarmi della tariffa... di quello che potrebbe costare...

Rinaldo  -  Ah!   Ora  mi  piaci  meno,  Orazio.

Orazio - Perché?

Rinaldo - Speravo che tu non badassi a spese.

Orazio - Io? Ma si tratta di te.

Rinaldo - No, caro: di te.

Orazio - Vorresti dire che...?

Rinaldo - Non ci spendo una lira.

Orazio - Ma questo è il colmo!

Rinaldo - Per me, carta canta, marito dorme... e amico paga.

Orazio - Mi domando ancora una volta se tu non voglia scherzare...

Rinaldo  -  Io non pago.

Orazio - Allora, per te tua moglie non conta.

Rinaldo   -   Moltissimo.   Ma...

Orazio - Ma?

Rinaldo - C'è un ma. Una cosa intima. Un segreto. Andiamo a lavorare. (esce a destra, conducendo sotto­braccio   Orazio).

(Si spalanca la comune: entra Luciana, in abito da viaggio, seguita da Ugo, che porta le valigie e la cap­pelliera).

Ugo - Sì, signora.  È certamente nello studio.

Luciana  (emozionata)  -  Va bene.  Andate.

Ugo - Debbo avvertire il commendatore e la signora Savina?

Luciana - No: andate. (Ugo esce; Luciana, nervosissima, passeggia, si guarda nello specchio, si acconcia la petti­natura, si avvicina alla porta a destra, esita, poi l'apre, esce, rientra subito) Scusate... cercavo Rinaldo...

Orazio (entrando da destra, turbatissimo) - Luciana!... Ben tornata, amica mia! (le bacia la mano).

Luciana - Grazie. Dov'è Rinaldo?

Orazio - Ha una comunicazione interurbana. (la guarda estatico; Luciana è a disagio) Eh! Brutti giorni ci avete fatto passare!...

Luciana  (infastidita) - Vi prego...

Orazio - Trentadue tristi giorni! Dalla sera del venti­nove giugno in questa casa non si sorride più.

Luciana - Come sta?

Orazio - Chi?

Luciana - Rinaldo!

Orazio - Ah, benissimo! Mi sembra quasi un sogno di rivedervi qui. Trentadue giorni senza sole! Lascia­temi dire che avete fatto male...

Luciana (seccata) - Lasciatelo dire a mio marito.

Orazio - Non dovevate, non avevate il diritto di partire così... È vero che anche voi avete sofferto molto...

Luciana -  Che ne sapete?

Orazio - La lettera! Siete stata forte, Luciana, ma anche molto crudele, crudele con voi stessa...

Rinaldo  (da  dentro)  -  Orazio!...

Luciano   (ascoltando)  -  È lui...

Orazio - Tornerò a salutarvi. (con enfasi) Arrivederci amica mia. (le stringe forte la mano ed esce a destra).

Luciana (torna dinanzi allo specchio, passeggia nervosa, spiando la porta) - Ma che fa? (a un tratto si allon­tana e assume una posa alquanto teatrale, fissando trepidante la porta).

Rinaldo (dalla porta di destra, vede Luciana: sorridente, cordiale,   con   semplicità)   -   Oh...

Luciana   (muovendogli   incontro)   -   Rinaldo!...

Rinaldo (stringendole la mano) - Come va?

Luciana (smontata) - Bene. Tu?

Rinaldo - Si tira, avanti. Tuo padre sta bene. E anche gli altri parenti. Stanca del viaggio?

Luciana.  -   No, ma... voglio dirti...

Rinaldo - Viaggiare con questo caldo non è diverti­mento. Però si vede che stai bene.

Luciana - Rinaldo, io non so quello che hai potuto...

Rinaldo - Sai che tuo padre è qui?

Luciana (contrariata) - E anche tua madre, lo so,

Rinaldo - E anche Sisto. Di là abbiamo Orazio...

Luciana (seccata) - Poi Ugo, Severina e la cuoca. Io non so come hai giudicato il mio gesto... la mia lettera...

Rinaldo - Un documento di sincerità. Una confessione, come ha detto Orazio.

Luciana - Gliel'hai fatta leggere?

Rinaldo - È di casa, E poi, è un documento che ti fa onore. Sai, lì per lì, quando non ti ho trovata, sono stato un po' inquieto; ma la tua lettera mi ha tran­quillizzato. E poi, tu sei una Gabriellini!

Luciana - Che significa?

Rinaldo - Non lo so; ma tuo padre l'ha ripetuto spesso in questi ventisei giorni: « Luciana è una Gabriel­lini »!

Luciana - Come, ventisei giorni? Trentadue, Rinaldo!

Rinaldo (riflette) - Trentadue?... Ma sicuro... Trentadue.  Dicevo  che  tuo padre...

Luciana - Lascia stare mio padre. Dimmi di te, piuttosto.

Rinaldo - Normale. Molto lavoro, qualche preoccupa­zione... Solito tran-tran. (da sinistra entra Donato, seguito da Savina) Ecco tuo padre. Papà, guarda chi c'è!

Donato - Figliola mia! (corre ad abbracciarla).

Luciana - Oh, papà... (indugia tra le braccia di Donato).

Donato (staccandosi) - Come stai, cara?

Savina  -  Benone. Ben tornata.

Luciana  -   Grazie, mamma.

Savina - Non c'è di che.

Donato - Dove sei stata?

Savina  -  Dal  parrucchiere.

Rinaldo - Ti prego... Ma non c'era anche Sisto?

Donato - È andato a casa, con sua moglie.

Rinaldo - Bisogna avvertirli, che diamine! Non è vero che Luciana sta proprio bene? Dirci, un po' ingrassata.   (suona il campanello).

Luciana - Sono sicura di no.

Rinaldo - Comunque la tua cera mi piace.

Ugo  -  Comandate?

Rinaldo - Avvertite i miei cugini che la signora è... rincasata.

Ugo - Già fatto, signore. Mi son permesso...

Rinaldo - Benissimo. (Ugo esce) Eccoli qua!

(Entrano Sisto   e   Marietta).

Marietta - Cara!  (lungo abbraccio).

Sisto - Era ora!

Luciana - So già che state bene. Me lo ha detto lui.

Donato - Allora, vuoi dirci finalmente...?

Marietta - Un momento: lasciate che si rimetta un po'...

Savina - Un cordiale, cara?

Luciana (stancamente) - Grazie.

Marietta - Non statele addosso: le togliete il respiro.

Donato - Che hai, figliola?

Luciana - Nulla... Forse un po' di stanchezza...

Savina - Ha lavorato molto.

Luciana - Mamma! (Si copre il volto con le mani.

Marietta in disparte dice qualcosa a Savina, che scuote il capo, fissando Luciana).

Donato - Trentadue giorni? Non resistevo più, sai? Poco fa c'è stato qui un poliziotto...

Luciana - Un poliziotto?

Donato - Privato. Per iniziare le tue ricerche.

Luciana - Ah!  Per iniziare...?

Sisto - È stata un'idea mia.

Rinaldo   -   Perdonalo, Luciana,

Donato - No. Anche se tu hai avuto ragione di essere ottimista...

Luciana - Perché? Rinaldo..?

Sisto - Si è opposto a qualunque ricerca.

Rinaldo - Ve lo dicevo di aver fiducia in Luciana? Perdonali!

Donato - Ma in fondo anch'io, sebbene inquieto, ero certo che  saresti  tornata.

Luciana   -   Anche   tu?...

Donato - Sei una Gabriellini!

Rinaldo - Senti? (Luciana gli volta le spalle).

Savina  -  Marca  di  fiducia.

Luciana - Allora, tu pure, mamma, eri sicura...?

Savina - Oh, sì... Prima o poi... Eh, scusa; dove lo trovi un altro come quello lì?

Rinaldo - Mamma è un po' vivace...

Donato - Ma infine, dove sei stata?

Rinaldo - Questo non ha importanza.

Luciana (tra i denti) - Naturale. L'importante è che io sia qui, che Rinaldo non abbia sofferto troppo, che neppure il suo lavoro ne abbia risentito...

Savina - Si direbbe che ti dispiaccia!

Rinaldo - Per favore!...

Savina - Uno scandalo!

Rinaldo - Non crederle. Nessuno scandalo. Tutti ti hanno creduta in villeggiatura.

Savina - E quel pover'uomo costretto per un mese a spiegare alle tue amiche la tua partenza improvvisa, il tuo silenzio...

Rinaldo (con fermezza) - Non una parola di più. Luciana è a posto.

Luciana - Grazie per il tuo intervento cavalieresco.

Rinaldo (suonando il campanello) - Hai pranzato in treno?

Luciana - Non ho fame.

Severina - Comandate?

Rinaldo - Il bagno tiepido per la signora. (Severina esce).

Luciana (livida) - Grazie.

Savina - Vedi di lavarti la coscienza!

Rinaldo - Ho detto basta! (pugno sul tavolo).

Luciana - Sei magnifico! Ti ho lasciato ingegnere, ti ritrovo avvocato.

Savina - Macché! È sempre lo stesso imbecille! (esce, indignata).

Donato - Ragazzi, vi lascio. Avrete molte cose da dirvi... Arrivederci, figliola...

Rinaldo - Ciao, papà.

Donato (bacia Luciana, saluta gli altri,poi esce dalla comune).

Sisto - Se andassimo a pranzo?

Luciana - Rimani ancora un po' Marietta.

Marietta - Va' pure; ti raggiungerò tra poco.

Rinaldo - Sì; lasciaci Marietta. Tanto più che devo an­cora sbrigare qualcosa, di là...

Luciana - Te ne vai?

Rinaldo - Per poco: il tempo di firmare la corrispondenza.

Sisto - Allora, arrivederci, (a Luciana) E grazie! (esce).

Rinaldo - A fra poco, cara. (esce a destra).

Marietta(siede accanto a Luciana, le prende le mani) -Cara!... dove ti eri nascosta?

Luciana - Dove nessuno mi avrebbe trovata... se qual­cuno mi avesse, cercata.  Da Teresa.

Marietta - La nostra nutrice?

Luciana - Sì.

Marietta  -  A  Frosinone?

Luciana - Magari! A cinque chilometri da Frosinone, in campagna; con molti libri, senza alcuna distra­zione... Tutte le sere a letto alle nove. Che vita, Marietta!...

Marietta - Ma perché rifugiarti proprio lì?

Luciana - Per nascondermi bene e soprattutto per to­gliere a Rinaldo ogni dubbio sull'onestà delle mie intenzioni. Fossi andata al Lido o a Viareggio o in un posto simile, potrebbe sempre sospettare...

Marietta - Rinaldo? Mai avuto il minimo sospetto. La sera del suo ritorno da Milano, era un po' seccato. Ma dopo... pieno di fiducia e di ottimismo. Io ti ho sempre difesa, naturalmente, ma non contro di lui. Macché, lui è stato il mio alleato,

Luciana   (avvilita)  -  Ho visto...

Marietta  -   Ecco: sempre così.

Luciana (fremendo) - Sai come mi ha accolta? Così... (imitando Rinaldo)  «Oh,  come va? ».

Marietta - Davvero?

Luciana - Un uomo conciliante, no?

Marietta - Incredibile. Ma tu... perché te ne sei andata?

Luciana - Non ne potevo più.

Marietta - Di lui?

Luciana - Di tutto.

Marietta - Che ti ha fatto?

Luciana - Non si accorgeva più di me... L'abitudine, capisci? La moglie che non è più donna... E poi me l'ha fatta grossa!

Marietta - Quando?

Luciana - Il giorno prima della mia partenza.


Marietta - Mase stava a Milano.

Luciana - Per l'appunto. Io sono andata via il ventinove giugno. Tu sai cos'è il ventotto giugno!....

Marietta  -  Ma  sicuro!...

Luciana - Vedi? Non se n'è ricordato. Aspettavo un regalo, una telefonata, un telegramma.... Nulla. Un anniversario del matrimonio trascorso così. Non dico che avrebbe dovuto anticipare il ritorno, no: ma almeno una telefonatina... tre minuti, per darmela ad intendere... « Sai cara, ho da fare... sono dolente... ti penso molto... ti bacio... e ciao». E una donna respira, ha la sensazione di esistere...

Marietta - Capisco. Meritava una lezione!

Luciana - Sono corsa ai ripari, giocando una carta di­sperata, rischiando tutto, Marietta. Ma evidente­mente non ho rischiato che di slogarmi le mascelle a forza di sbadigli. Credevo mi volesse ancora bene... sia pure un bene assopito.  Illusione.

Marietta - Eh! Il suo contegno di questo mese non è stato brillante.

Luciana - Tuttavia, Orazio mi aveva fatto credere che qui fosse nato un dramma...

Marietta - Un dramma? Sai dove è andato ieri tuo ma­rito? A pescare. Sì. A fare una provvista di ossigeno.

Luciana (convulsa) - Ero tornata per buttarmi ai suoi piedi... rassegnata a qualunque castigo... a qual-siasi umiliazione per calmare la sua ira... Oh, Marietta...   (singhiozza).

Marietta - Eccolo! (Luciana si dà un contegno).

Rinaldo (da destra, seguito da Orazio) - Cara, Orazio vuol salutarti...

Luciana  (annoiata)   -  Buona sera.

Rinaldo - Il nostro Orazio ha preso viva parte...

Luciana - A che?

Rinaldo - A tutto... alla cosa... portando una nota umana,  dico bene Orazio?,  una nota...

Orazio - Macché nota! Credetemi Luciana, ho sempre avuto fiducia...

Luciana - Anche voi? Naturale. Ve la comunicava lui.

Orazio  -  Una fiducia  ispirata da... da...

Rinaldo-  Il resto a domani.

Orazio - Volevo soltanto dire a tua moglie che...

Rinaldo - Domani, Orazio. Tanto, Luciana ora si trat­tiene,  non  è vero cara.  Ciao, Marietta.

Marietta  -  Mi mandi via?

Luciana -  Rimani,  ti prego...

Rinaldo -  Ma  Sisto l'attende...

Marietta - Sisto non ha importanza.

Rinaldo - Capisco. Dunque,  a domani. Ma non qui: in sede. C'è l'assemblea, domani.

Orazio - Vuoi che non lo sappia?

Rinaldo - Potresti dimenticarlo! Sei così distratto da qualche tempo.

Orazio - Macché distratto! Arrivederci, Luciana!  (a parte) Coraggio!

Luciana   (sorpresa) - Arrivederci.

Marietta - Ciao, cara.  (a parie) È meglio che me ne vada.  E  coraggio.  Se le  cose si mettessero male, telefona:  torno subito.  (forte)  Buona sera!

Rinaldo - Buona sera! 

(Marietta e Orazio escono; li segue Rinaldo).

(Luciana- siede sul divano,  in attesa.  Rinaldo rientra, zufolando, si stropiccia le mani, va al suo tavolo, dà un'occhiata alle carte, torna a stropicciarsi le mani).

Rinaldo  -  Dunque...   dunque...

Luciana - Hai freddo?

Rinaldo - No: è un tic. Dunque, mettiamo in ordine le carte che debbo portare in assemblea  (esegue). Ho preparato un discorso!   (prende alcuni fogli, legge)   «Signori  azionisti!...»

Luciana - Rinaldo, io non sono un'azionista!

Rinaldo - Hai ragione, cara. Dunque... dunque...

Luciana - Dunque?

Rinaldo - Vorrei dirti qualcosa molto importante, Luciana;  ma forse sci stanca...

Luciana - Affatto.

Rinaldo - Prima di tutto, debbo farti le mie scuse.

Luciana - Perché?

Rinaldo - Per averti regalato un esaurimento nervoso.

Luciana  -   Che cosa?

Rinaldo - Esaurimento nervoso. Sai, qualcosa dovevo pure inventare per giustificare la tua assenza con le amiche...

Luciana - Quanta fantasia! Già: si trattava della tua reputazione.

Rinaldo - Della tua, cara. Ora puoi riprendere la tua vita, rientrare nel tuo mondo a fronte alta!

Luciana - Grazie. Così, mentre io fuggivo da te, tu non pensavi che a facilitarmi il ritorno, perché eri sicuro, sei sempre stato sicuro che sarei tornata?

Rinaldo - Mai dubitato.

Luciana - Lusingatissima.

Rinaldo - Ho avuto piena fiducia nel tuo buon senso e soprattutto nella tua lealtà.

Luciana - La lettera!

Rinaldo - Per l'appunto. Ma la lettera non è la sola prova di affetto che mi hai dato. No. Per esempio le tue ultime disposizioni.

Luciana - Quali?

Rinaldo - Vedi come sei? Fai il bene e te ne dimenti­chi. Che hai detto a Ugo, di chi ti sei ricordata al momento di partire? Di me. E debbo dirti che si sono prodigati tutti e tre. Ugo, Severina e la cuoca. Sì, poveretti. Zelanti, pieni di attenzioni, perfetti. Hanno perfino abbassato la voce.

Luciana - Perché?

Rinaldo - Per un riguardo a me. Eh! Parlando piano, hanno contribuito a creare quell'atmosfera tran­quilla, un po' cupa, forse, quell'atmosfera da... morto  in  casa,  che  si conveniva alla  situazione. Capisci, cara? Ma io chiacchiero... e tu sei troppo stanca per darmi ascolto.

Luciana - Non sono stanca!

Rinaldo -  Davvero no?

Luciana (irosamente) - No!

Rinaldo - Allora, posso anche toccare un tasto molto importante.

Luciana (con interesse) - Avanti! Ti ascolto.

Rinaldo (si alza, passeggia, si ferma dinanzi a Luciana: aria solenne) - C'è un punto sul quale è necessario, dico necessario, che noi due ci intendiamo chiara­mente. Molto chiaramente. Una volta per sempre!

Luciana (in posizione di difesa) - Sarebbe?

Rinaldo (pausa) - Tu sei stata in un alberghetto presso un lago alpino.

Luciana - Davvero?

Rinaldo - Vero o no, non ha importanza. Mi occorreva che tu fossi lì e ora mi occorre che tu ne venga.

Luciana - Sì? Altro che alberghetto! Sappi che io sono stata per trentadue  giorni...

Rinaldo - Non mi sono spiegato. Partendo, mi hai la­sciato in una situazione da regolarizzare, capisci? Come marito, ho dovuto spiegare la tua partenza: esaurimento nervoso. Ma dove andavi a curartelo? Entra in scena l'alberghetto alpino. Alberghetto, perché un'ammalata di nervi rifugge dalla monda­nità; alpino, perché cerca l'aria buona, il verde dei prati e delle abetine, il silenzio delle valli, rotto dal canto dei boscaioli e dal muggito dei buoi. Ora il tuo ritorno pone un duplice problema: come si chia­ma l'alberghetto e dov'è. Dobbiamo battezzarlo e ubicarlo. Con il che, la versione diciamo così uffi­ciale di questo piccolo incidente sarà completa in ogni dettaglio... E siamo a posto. Allora?

Luciana  (esasperata)   -  Ma che  vuoi?

Rinaldo - Procedere subito al battesimo e all'ubicazione.

Luciana -  Affar tuo!

Rinaldo (si rimette a passeggiare, pensieroso) - Luciana! (Luciana sussulta) Ho trovato il nome: al­bergo del lago... oppure albergo lago. Nome generi­co... Quello che occorre, (ricomincia a passeggiare) Luciana! Alto Adige o Trentino? (Luciana gli volta le spalle) Lo metterei nel Trentino: è un po' meno frequentato. Ma dove? Ho trovato: tu eri dalle parti di Molveno. Ci siamo stati due anni fa. Piccolo al­bergo, pochissima gente... avevi una bella camera con panorama delle Dolomiti di Brenta...

Luciana - Vada per Molveno, ma basta!

Rinaldo - Non c'intendiamo. Non già Molveno paese, ma la zona. Non precisare!

Luciana (fuori di sé) - La zona. Ho capito, la zona. Basta!

Rinaldo - Ecco. Ad evitare ogni malignità, affinché tu possa rientrare...

Luciana - A fronte alta, ho inteso!

Rinaldo - Ecco.

Luciana - Per gli altri, va bene. Ma... per te, Rinaldo? Che pensi tu? Dove sono stata?

Rinaldo - Penso che, dovunque tu sia stata, c'era aria buona e vitto sano e abbondante, perché ti trovo florida. Il ritratto della salute. (Luciana è nauseata) Tuttavia si vede che sei stanca.

Luciana - No! E non vado a letto! E, per trentadue sere, andrò a dormire dopo mezzanotte!

Rinaldo   -   Come vuoi.

Luciana - Rinaldo...

Rinaldo   - Tesoro.

Luciana - Ti sei mai chiesto perché sono partita la mattina del ventinove giugno?

Rinaldo - Perché la sera tornavo io.

Luciana - No. Sono partita il ventinove per quello che è accaduto o meglio non è accaduto il ventotto, dico il   ventotto   giugno...

Rinaldo (battendosi una mano sulla fronte) - Hai ragione!

Luciana - Lo riconosci?!

Rinaldo - E' stata una dimenticanza imperdonabile, anche se quel giorno ho avuto dieci ore di discus­sione... su affari molto gravi. Ah, sono imperdona­bile... io; tu sei stata generosa, perché mi hai appli­cato il minimo della pena. Grazie, Luciana: sei stata blanda. (suona il campanello).

Ugo - Comandate?

Rinaldo - Dite a Severina di preparare il completo blu.

Ugo - Sta bene. (Esce a sinistra. Rinaldo si mette a tambu­reggiare con le dita sul tavolo).

Luciana - Serata di gala?

Rinaldo - Macché! Un maledetto impegno...

Luciana - Ti consiglio  di disdirlo.

Rinaldo - Come faccio? Vedi...

Luciana   -   Uscirai con me.

Rinaldo -  Ma,  mia cara...

Luciana  -  Uscirai con me!

Rinaldo - E va bene. Ma... per un'oretta.

Luciana - No: passerai la serata con me.

Rinaldo - Vorresti dire che hai voglia di chiuderti in un teatro?

Luciana  -  Precisamente.

Rinaldo - E sia. Per l'appunto, avevo fissato due poltrone...

(Si trattiene, come chi si accorge di aver commesso una gaffe).

Luciana - Perché due?

Rinaldo - Non siamo in due?

Luciana  -   Rinaldo, che significa?

Rinaldo (molto confuso) ai, in previsione...

Luciana - Basta così! E non dirmi che volevi andare con Sisto o con Orazio...

Rinaldo - Non l'ho detto...

Luciana - Con chi, dunque?

Rinaldo (imbarazzatissimo) - Con un amico... un col­lega... con un amico che è anche un collega!

Luciana - E invece verrai con me!

Rinaldo - Una felicità insperata.

Luciana- Come si chiama questo collega?

Rinaldo - Un collega di Milano.

Luciana - Naturalmente. Che non conosco. E si chiama?

Rinaldo - Si chiama... si chiama...

Luciana - Brambilla! Chiamalo Brambilla. Per un milanese, è un nome prudente! Vado a vestirmi. (esce).

Rinaldo (appena solo, lanciando occhiate sospettose in giro, consulta l'elenco telefonico, forma un numero, poi con voce soffocata) - Pronto?... Botteghino teatro?.. Per favore... Due poltrone per questa sera... Ingegner Gori... Grazie. (riattacca. Esce a sinistra).

Fine del secondo atto


TERZO ATTO

La stessa scena, di mattina.

Quando si alza il sipario, Luciana, dinanzi all'armadietto dei liquori, osserva alcune bottiglie vuote, mostran­dole ad Ugo, che appare mortificato.

Luciana - Il fatto si è che si è bevuto più del solito.

Ugo - La signora può chiedere al signore...

Luciana   -   Dunque, mio marito...

Ugo - Non il signore ha bevuto, ma gli altri. Sì, signora: ho servito io stesso, tutte le sere... all'ingegnere Barra... al...

Luciana - Vorreste dire che mio marito è rimasto sempre  in  casa?...

Ugo - No,, signora: prima del pranzo e dopo.

Luciana - Prima di uscire, insomma.

Ugo - È così, signora.

Luciana - Sarà così. E... a che ora è uscito mio marito?

Ugo - Sempre verso le nove...

Luciana - Vi domando a che ora è uscito stamane.

Ugo  -  Prima delle otto.

Luciana - Vi ha detto quando tornerà?

Ugo - No, signora; aveva molta fretta.

Luciana - Forse non ha fatto colazione?

Ugo - Oh sì... e anche abbondante. Posso assicurare la signora che nella sua assenza abbiamo fatto il possibile per...

Luciana - Me l'avete già detto, Ugo.

(Suona il telefono).

           

Ugo (al telefono) - Pronto?... Sì... Chi parla? Prego... (coprendo il microfono) La signora Drei.  (esce).

Luciana (al telefono) - Pronto? Sì... cara Lina... (seccata) ...sto meglio... molto meglio... proprio guarita... m'ha fatto bene... ecco... quando vuoi, cara... ciao. (riattacca).

Rinaldo (dalla comune, porta una borsa di cuoio sotto il braccio; grande saluto con la mano a Luciana, che sta telefonando; zufolando, toglie le carte dalla borsa, le dispone in ordine sul tavolo) - Buon giorno!

Luciana   -   Buon giorno.

Rinsaldo - Dormito bene?

Luciana -  Benissimo.

Rinaldo - Fatto colazione?

Luciana - Sì.

Rinaldo - Se Dio vuole, se ne sono andati.

Luciana - Chi?

Rinaldo - I miei finanziatori. Ho avuto carta bianca, sai?

Luciana - Sì?

Rinaldo - Ora comando soltanto io.

Luciana  -  Soddisfatto?

Rinaldo - Arci. Uscita, stamane?

Luciana -  No.  

(Telefono).

Rinaldo - Pronto?... Sì... Cara, è per te.

Luciana (esasperata) - Pronto?... Ciao, Susanna... sì... (guarda torva Rinaldo) ... molto meglio... ti assicuro... guarita... nel Trentino, sì... ero a... (Rinaldo scrive in fretta due nomi su un pezzo di carta e glielo mette sotto il naso; Luciana lo guarda truce e legge) ... Molveno... (Rinaldo disapprova) ... nei dintorni... un alberghetto, sai... (Rinaldo approva, soddisfatto) ... ec­co... e grazie del pensiero... arrivederci. (riattacca) Non ne posso più.

Rinaldo - Di che cosa?

Luciana - Di queste telefonate.

Rinaldo - Ci vuol pazienza.

Luciana - Mi esasperano. Ed è colpa tua.  Perché se non mi avessi regalato l'esaurimento nervoso, non  sarei costretta a ripetere dieci volte al giorno che sto meglio, che sono guarita...

Rinaldo - Capisco. Ma, non potevo dire: « Mia moglie mi  ha piantato ».

Luciana - Sarà. Ma mi secca. Non potevi inventare una cosa più stupida.

Rinaldo - Non bastava mica un mal di testa, sai, né una

costipazione. Mi occorreva una malattia seria, non grave,   ma...   importante.

Luciana - Ma questa è una storia che non finisce più. Chi mi consiglia un sanatorio, chi uno specialista, chi  una  cura...   Ci  vorrebbe  un  sistema  nervoso come   il   tuo.

Rinaldo -  Sono umiliato.  Ad ogni modo,  tra pochi giorni le tue amiche saranno tutte rassicurate e po­trai  guarire   anche   dei   postumi   dell'esaurimento.

Ora vorrei tanto rimanere un poco con te, ma...

Luciana  -  L'ufficio,   purtroppo...

Rinaldo - Eh! Posso darti ancora cinque minuti...

Luciana   -   Non vale la pena.

Rinaldo - Sì. Li rubo al mio lavoro.

Luciana - Ladro per amore.

Rinaldo - Luciana, stamane ho fatto miracoli per non svegliarti ma temo...

Luciana - Non ti ho sentito.

Rinaldo - Neppure quando ti ho baciata?

Luciana - Vorresti dire?...

Rinaldo - Due volte: stanotte, quando sono rincasato, e  stamane  prima  di  uscire.

Marietta - Si può?

Rinaldo  -  Avanti.  Brava!

Marietta - Perché brava?

Luciana - Perché lui ha da fare... Vai, caro: non mi lasci sola.

Rinaldo - Allora a più tardi. E se telefonassero, non rispondere. Ti pare? Meglio non rispondere.

Luciana - Farò così.  (Rinaldo esce a destra).

Marietta (con ansia) - Ebbene?

Luciana - Nulla.

Marietta -  Neppure ieri sera?...

Luciana - Zero.

Marietta - Ti ha rivolto qualche domanda?...

Luciana - Non una parola. La mia fuga è passata agli atti.

Marietta - Non è curioso, il signore.

Luciana - Però è discreto. Entra ed esce dalla camera da letto sulla punta dei piedi e mi bacia mentre dormo. Crede di cavarsela così, ma alla prima violenza...

Marietta - Ma che dici? Rinaldo non ha mai...

Luciana - Ci sono parole che fanno più male d'uno schiaffo.

Marietta - Finora, però, non ti ha detto nulla,

Luciana - Sì, ma qualche volta il silenzio pesa più di qualunque rimprovero. E questa casa ne è piena.

Marietta - di che?

Luciana - Di silenzio. Mi sento un pesce dentro l'ac­quario. Ma oggi succederanno fatti gravi. È una brutta giornata... per lui e per questi soprammo­bili. Finirà di sorridere. Dovrà confessare!

Marietta - Bada che Rinaldo è furbo.

Luciana - Ma io più di lui. Ci cascherà.

Marietta - Ne sei proprio convinta?...

Luciana - Tu no, forse? Un uomo che ritrova la moglie dopo trentadue giorni, più quattordici del suo sog­giorno a Milano che fa quarantasei, e l'accoglie in questo modo... e la lascia lì... In due giorni, ho avuto quattro baci: due nel sonno e due da sveglia, sempre in fronte. Ormai, per lui, io finisco qui! (porta la mano tesa alla base del naso).

Marietta - È sintomatico.

Luciana - Evidente. E poi, si è tradito la sera del mio arrivo. Non ha avuto la presenza di spirito di dire che l'altra poltrona era per Sisto... o per un amico... Preso   in   flagrante.

Marietta - Nessuno mi toglie dalla testa che è stato mio marito a portare Rinaldo sulla cattiva strada.

Luciana - Può darsi. Perché Rinaldo non era così. Era distratto, sì, troppo immerso nelle sue occupa­zioni, ma mi voleva bene, in fondo... Ora siamo in tre,   capisci?

Marietta - Hai fatto male a piantarlo per un mese!

Luciana - Forse. Ma, se non altro, sarà servito a chia­rire le posizioni. Ma dov'è Sìsto? Perché non viene?

Marietta - Sarà qui a momenti. (suona il campanello) È lui.

Luciana - Tu parla il meno possibile. Lascia fare a me. Vedrai che Sisto ci cascherà. Ci penserò io a farlo parlare.

Marietta (sospirando) Ehhh!  Bella coppia di mariti.

Donato (dalla comune) - Buon giorno, cara. (bacia Luciana.)   Ciao, Marietta.

Marietta   -   Buon giorno.

Luciana - Siedi qui. Un aperitivo?

Donato - Macché aperitivo! Allora?...

Luciana - Che cosa?

Donato - Come va?

Luciana - Molto bene. Parti oggi?

Donato - Dipende da voi.

Luciana - Allora puoi partire tranquillo.

Donato - Dio sia Iodato. E... ha trasceso?

Luciana   -   No...   così...

Donato - In fondo, un po' di ragione ce l'ha. Anche se ti  ha  detto  qualche  parola  amara...

Luciana -  Già...

Donato - Il tuo contegno non mi piace.

Luciana - Hai torto: è andata benissimo,  non è vero, Marietta?

Marietta - Sì.

Donato  -  Incidente  chiuso?

Luciana - Chiuso, vero?

Marietta   -   Sì.

Donato - Meno male. Tu non puoi immaginare fino a che punto Rinaldo sia stato corretto, cavalieresco, durante la tua assenza. Non una parola, non uno scatto...  Un altro,  al suo posto...

Luciana - Si, papà: me l'ha detto anche lei.

Donato - Un vero gentiluomo.  E ti ha difesa, anche contro sua madre.

Luciana - Sei venuto a farmi l'elogio di mio marito?

Donato - Sono venuto ad accertarmi che posso partire.

Luciana - Puoi.

Donato  -  Nessuna  nube,  insomma?

Luciana - Sereno. Vero?

Marietta - Sì.

Donato - C'è stata fra voi quella franca, leale, completa spiegazione...

Luciana - Sì, papà: franca, leale e completa.

Donato - Dopo la quale, Rinaldo si mostra affettuoso come prima?

Luciana - Tale e quale, non è vero?

Marietta - Sì.

Donato - E... espansivo?

Luciana - Papà, che significa espansivo?!

Donato (risatina) - Pace suggellata, insomma?

Luciana - Sì. (guarda Marietta).

Marietta - Sì.

Donato - Questo equivale a metterci una pietra sopra.

Luciana - Esatto.  Ora puoi partire tranquillo.

Sisto (dalla comune) - Salve!  (a Luciana) Sono a tua disposizione.  D che si tratta?...

Luciana - Nulla... una sciocchezza...

Sisto - E mi fai dire che è urgentissimo?

Marietta - Si tratta di un nostro progetto, che vogliamo sottoporre  alla sua  approvazione...

Donato - Allora, vi saluto. (bacia Luciana) E... mi rac­comando.

Luciana - Stai tranquillo. (Saluti. Donato esce seguito da Luciana, che  rientra subito).

Sisto   -   Ma?...

Marietta  (molto  seria)   -  Sentirai  una  bella  novità,

Sisto - Eccomi qua, cugina.

Luciana -  Siedi.

Sisto - Ma ho fretta...

Marietta - Siedi. È cosa grave.

Sisto - Grave?  (Siede. Luciano, gli è di fronte) Parla!

Luciana - Caro Sisto,  Rinaldo ed io... ci separiamo.

Sisto - Ancora?

Luciana - Definitivamente. Legalmente. Mi rivolgo a te, come avvocato.

Sisto - Ma che dici?

Luciana - La verità. Siamo giunti a questo senza scenate,  di accordo,

Sisto - Bell'accordo!

Luciana - Ci siamo detti la verità, come due amici leali.

Sisto - Ma questa è pazzia.

Luciana - È logica. Quando non ci si vuole più bene...

Sisto -  Naturale.  E... Rinaldo acconsente?

Luciana - Per forza.

Sisto - Come sarebbe a dire, per forza?

Luciana - Data la sua situazione...

Sisto - Cioè?

Luciana (a Marietta) - Ma guardali, che massoneria, i mariti!... Mio buon Sisto, è inutile che tu custo­disca il segreto: Rinaldo mi ha detto tutto.

Sisto - Ma che cosa?

Luciana - Il suo legame,

Sisto - Legame?!

Luciana - Che ha un'amante, insomma.

Sisto - Rinaldo?...

Luciana - Ma sì. È stato leale, se non altro.

Sisto (scoppia in una fragorosa risata) - È magnifica!

Marietta - Sisto!...

Sisto (continuando) - Lasciami ridere!

Luciana - Ti pare una cosa tanto divertente?

Sisto - Una farsa!

Luciana  -   Non  per  me.

Sisto - Ma chi ti ha dato ad intendere questa sciocchezza?

Luciana - Rinaldo. Che non ha potuto negare...

Sisto - Ha venduto fumo! Non è possibile.

Luciana (seccata)- Vorrei sapere perché Rinaldo non può avere un'amante!

Sisto - Ma non è il tipo: te lo dico io.

Marietta - Lui se ne intende.

Sisto - Non perde tempo con le donne, Rinaldo. Si oc­cupa poco di te, che sei sua  moglie...   figurati!...

Luciana - È proprio per questo che si occupa poco di me.

Sisto - Sei fuori strada. Per Rinaldo, metterei la mano sul fuoco,

Luciana - Con tutta la libertà che ha avuto durante la mia assenza...

Sisto - È uscito quasi tutte le sere con me.

Luciana - Al circolo,  naturalmente.

Sisto - Bridge e carambola. Te l'ha data ad intendere. L'ha detto così... per fare bella figura.

Marietta - Ah!

Luciana - Rinaldo è stato sincero. Tu, invece...

Sisto - Non ci credo.

Luciana - Tu ignori fino a che punto Rinaldo sia freddo con me.

Sisto - Freddo... freddo... Voi donne fate presto a...

Luciana - Quattro baci in fronte:  e   basta.  Capisci?

Sisto - Non è molto... Ma Rinaldo ha avuto l'assemblea...

Luciana - Altro che assemblea! Devi ammettere che, se anche la sera è uscito con te, di giorno...

Sisto - Teoricamente la cosa è possibile. Ma... non lo vedo, ecco. Per  me, vuole ingelosirti.

Marietta   -   Magari fosse questo!

Sisto - È questo. In fondo, ti vuol bene...

Luciana - E me lo dimostra!

Sisto - Ho detto: in fondo. Però... (riflette) ...se accon­sente alla separazione... già... A meno che...

Luciana - A meno  che?

Sisto - Non ci sia dell'altro... non saprei... qualche cosa da parte tua... la tua fuga...

Luciana -  Ma  Sisto!...

Marietta - Insolente!

Sisto (come chi abbia avuto una rivelazione improvvisa) -Ah! È chiaro... (guarda Luciana, scuotendo il capo) ... Però... con me potevi anche essere sincera...

Luciana - Ma che ti passa per la mente?

Sisto - Capisco che... ufficialmente il colpevole deve essere Rinaldo, ma io non sono un estraneo...

Luciana -  Sei pazzo?!...

Marietta  -   È il colmo.

Sisto - Sì... Eh, povero Rinaldo... Da un pezzo glielo ripetevo: «La moglie bisogna saperla tenere! So­prattutto quando si tratta d'una moglie... vivace, molto vivace...». E brava, Luciana! Mi rallegro!... (improvvisamente arcigno, a Marietta) Ma quest'al­tra moda, in casa mia, no, eh?! Intesi? Io non sono come Rinaldo, capito? E tu trova un altro avvocato. Come cliente, mi piaci poco. (si avvia, si volta) E come parente, meno! (a Marietta) E tu, torna subito a  casa!   (esce  sbattendo  la  porta).

Luciana   (sconcertatissima, guarda Marietta; pausa).

Marietta - Non è andata molto bene!...  Hai visto?

Luciana - Forse ha capito il trucco...

Marietta - Direi di no. Per me, è sincero... e ha ragione!

Luciana - Marietta... Anche tu?

Marietta - No: ha ragione sul conto di Rinaldo.

Luciana  (passeggiando, nervosissima) - Già:  il bene... in fondo. Tanto peggio!  (si avvia verso la porta a destra).

Marietta - Che vuoi fare?

Luciana  -   So  io.

Marietta - Sei troppo agitata...

Luciana - E questo non è nulla. In cinque minuti saprò se esiste questo bene in fondo, lo faccio venir fuori! (telefono)   Lasciami sola!

Marietta (avviandosi, esitante) - Prudenza! 

(Telefono).

 

Luciana  -  Vattene!  Torna  fra mezz'ora,  e  sentirai. O forse... qualche cosa sentirai anche prima. Va'!

(Telefono).

(Marietta si avvia, vede un soprammobile, non vista da Luciana, lo nasconde, poi esce, voltandosi ancora a guardare Luciano).

Luciana (al telefono; esasperata) - Pronto?... Sì... gua­rita! Sono guarita!... (riattacca; esita un attimo dinanzi alla porta di destra, poi fa un gesto risoluto e la spalanca con forza; esce; rientra subito seccatissima) Ma sempre fra i piedi, voi!...

Orazio (entrando, accorato) - Comprendo questa vostra asprezza! Voi sapete soffocare i vostri sentimenti. E anch'io ho saputo. Ma ora basta.

Luciana  - Dov'è  Rinaldo?

Orazio - Al Ministero. Ma tornerà subito. E allora... colgo questo prezioso istante, per dirvi, Luciana, che mi dichiaro vinto.

Luciana - Voi?

Orazio - Vinto, senza aver combattuto. O forse anch'io, come voi, ho combattuto, solo con me stesso.

Luciana  (annoiata) - Ma che avete?

Orazio (melodrammatico, tutta la scena in crescendo) - Me ne vado.

Luciana - Buon viaggio. Dove andate?

Orazio - Non lo so. Parto.

Luciana - In vacanza?

Orazio - Lascio il mio posto. Lascio Roma.

Luciana - Avete litigato con Rinaldo?

Orazio - No. Questo ve lo giuro; esco a fronte alta. Il mio cuore sanguina, ma ciò riguarda soltanto me. È giusto che io faccia le spese di tutto. Pago io, Luciana:  di persona.

Luciana  -   Ma che diavolo dite?

Orazio - Ho preso la mia decisione, da uomo leale. E voi dovete apprezzarla e aiutarmi a compiere questo passo   tremendo.

Luciana - Io?

Orazio - Non è stato facile, sapete? Ma... la vostra fe­licità mi sta più a cuore della mia. Sparirò. Siate felice, Luciana. Non so se la mia partenza basterà a restituirvi la pace, ma è tutto ciò che posso fare per voi... e anche per Rinaldo.

Luciana - Ma chi ve lo ha chiesto?

Orazio - Nessuno. Lo so. Prendete questa fuga come l'offerta spontanea di un uomo innamorato.

Luciana (sempre più irritata) - Di chi?

Orazio - Perché mentire a noi stessi? Voi sapete che vi amo, che vi ho sempre amata in silenzio...

Luciana - No?!...

Orazio - ... ed io so che siete fuggita da me, che nella vostra coscienza di donna onesta, avete fuggito la tentazione, proprio quando essa diventava più forte...

Luciana - Ma questo è un romanzo!

Orazio - Un dramma: ilnostro, Luciana. E come abbia­mo saputo recitarlo! Ora per me, è venuto il mo­mento di togliermi la maschera. Luciana, tra voi e Rinaldo ci sono di mezzo io. Voi non siete di quelle che tradiscono, io non saprei tradire il mio migliore amico. Il nostro amore non ha sbocco, è una con­danna.

Luciana - È fantastico!

Orazio - No: è la spietata diagnosi della realtà. Se esi­stesse soltanto il diritto dell'amore, allora... vi farei mia, perché vi merito,  a preferenza di  chiunque.

Non protestate: di chiunque. Anche di Rinaldo. Nella vostra assenza, uno solo qui ha spasimato: io. Io ho pianto per voi, ho perfino sospettato di voi... Non offendetevi: sono sincero. Io ho sentito il morso della gelosia! Eh, Luciana!... Voi non sapete ciò che ho sofferto! E quella lettera!... Io solo ho potuto capire le vostre parole, io che della vostra fuga ero la   causa   e   la   vittima.

Luciana (sbalordita) - È pazzesco! Insomma, voi siete convinto... Ma no, Orazio! Vediamo un po'...

Orazio - Non dite nulla! Vi ho aperto il mio cuore, non vi chiedo che mi apriate il vostro. Non dovete confes­sarvi con me: sarebbe pericoloso... atroce! Perché se anche voi vi toglieste la maschera, allora... non risponderei di me... forse vi imporrei di seguirmi... verso il nostro destino... pronti a sfidare il mondo, per difendere questo nostro disperato amore!

Luciana - Ma...

Orazio - No, tacete, ve lo ordino! Noi ci sacrifichiamo per un uomo che non vi merita, perché non vi ama. No: non vi ama. Per tutto un mese, mentre io mi tor­turavo, lui non ha pensato che ai suoi affari, alla sua posizione... Ah, si è battuto da leone, sapete? Io alla deriva, lui impavido al timone, contro la tem­pesta... sereno... imperturbabile... Io sanguinavo, lui era tutto in quella battaglia contro i suoi avver­sali, dimentico di voi, anzi insofferente perfino, che di voi si parlasse.

Luciana  (lunga pausa)  - Povero  Orazio!...

Orazio - Ecco: non mi spetta che il vostro compatimento.

Luciana - Ma è assurdo che partiate così...

Orazio - Lo voglio. E lo debbo.

Luciana - Volete rovinarvi?

Orazio - Non so. Qui... non posso più vivere (le prende la mano; Luciana, istintivamente, ritira la sua) Addio, Luciana!

Luciana - Ascoltate,  Orazio...

Orazio - Tacete.  (le riprende la mano e gliela bacia). Debbo partire. Addio.

Luciana - Orazio...

Orazio - No:  addio!  (esce a destra).

Luciana (rimane immobile a guardare la porta, riflette, poi ha un'idea e fa un gesto, come per dire: « Ci sono »! Sentendo un rumore, siede sul divano, assume una posa accasciata, sì asciuga gli occhi).

Rinaldo (entra veloce dalla comune, la solita borsa sotto il braccio, il solito saluto con la mano) - Ciao! Si va a colazione?

Luciana - Non ho fame.

Rinaldo (scrutandola) - Tu mi preoccupi. Ma che significa?   (le si accosta)   Piangi?

Luciana - No, non piango.

Rinaldo  (premuroso) - Che cosa mi nascondi?

Luciana (pausa) - Rinaldo, sono tanto infelice!

Rinaldo - Colpa mia?

Luciana - No: mia.

Rinaldo - Ancora? Era stabilito di non pensarci più. Acqua passata.

Luciana  -  Non  è  questo.

Rinaldo  -  E  che altro?   Parla.

Luciana - Non sono più degna di te.

Rinaldo   (accarezzandola   lievemente) -Che  frase!

Luciana   (sorpresa e lusingata dalla carezza)   -   Non posso più tacere. Bisogna che tu sappia la verità. Rinaldo, io non sono fuggita da te.

Rinaldo - Non l'avrei meritato.

Luciana - Ma da un'altro.

Rinaldo    (sussultando) -Che?!...

Luciana - Sì,  da un altro.

Rinaldo - No!

Luciana - Devi credermi.

Rinaldo - Che cosa dovrei credere? Che altro m'inventi, adesso?

Luciana   -   Devi   credermi.

Rinaldo (un po' agitato) - Vorresti dire... che hai un amante?

Luciana (abbracciandogli i ginocchi) - Questo, no, te lo giuro.

Rinaldo - Che lo hai avuto?

Luciana - No; ma che sono un'indegna.

Rinaldo -  Perché m'hai piantato per un mese?

Luciana - Perché, invece di andarmene, avrei dovuto confessarti che un altro uomo mi insidiava, mi assillava...

Rinaldo (preoccupato, nervoso) - Vediamo un po', Luciana... Cerchiamo di raccapezzarci. Insomma, sei innamorata d'un altro?

Luciana - Io no, te lo giuro. Ma lui... Un amore frene­tico,  pazzo,   ossessionante...

Rinaldo - Chi è?

Luciana - Non chiedermi il suo nome. Egli sparirà, non mi vedrà più.

Rinaldo - Sparirà? Luciana, quest'uomo ha tutta l'aria di  essere  un  altro  dei tuoi fantasmi...

Luciana - Altro che fantasma! Se non avesse trovato una donna onesta...

Rinaldo - Chi è?

Luciana - Nonchiedermelo. Poco fa gli ho imposto di partire, e mi ha giurato che sparirà senza più vedermi. Che liberazione!

Rinaldo - Poco fa?  Allora, sei uscita?

Luciana - No.

Rinaldo  -  Al  telefono?

Luciana -  No.

Rinaldo  -  Ha osato  venire in  casa mia?

Luciana - Tutti i giorni osa... mattina e pomeriggio...

Rinaldo (pausa) - Orazio!

Luciana (recitando) - Te ne supplico, non fargli del male.

Rinaldo -  Orazio?   Ma  no!...

Luciana - Non mi credi?

Rinaldo - Ma andiamo!

Luciana - Hai scaldato una vipera!

Rinaldo - Orazio vipera? Ma ti rendi conto di quello che dici?

Luciana - Chiedilo a lui... È di là!

Rinaldo - È quello che faccio... (si avvia verso lo studio, ma si ferma, scruta Luciana, che lo guarda di sot­tecchi, quindi più calmo, socchiude la porta, guarda, richiude).

Luciana (delusa) - Se n'è andato?

Rinaldo - Buon per lui! Ma l'acciufferò.

Luciana -  Per  carità,   Rinaldo...

Rinaldo - Nessuna indulgenza!

Luciana   -   Ti   scongiuro...

Rinaldo - Si dimette? Ah, no! Troppo comodo! Merita ben altro! Nessuna pietà per chi ha osato alzare gli occhi sulla mia donna.

Luciana - Non mi ha mancato di rispetto, te lo giuro.

Rinaldo  -  Inutile. È  condannato.

Luciana - No: fallo per me!

Rinaldo - Condannato.

Luciana - In nome del ciclo, che vuoi fare? C'è nei tuoi occhi una luce sinistra...

Rinaldo  -   Condannato... all'esilio.

Luciana - L'esilio?

Rinaldo - Sì. Lo mando a Milano, a dirigere il nuovo cantiere.

Luciana (delusa) - A Milano?...

Rinaldo - Già deciso da un mese. Ma gliel'ho detto soltanto stamane. (Luciana si accascia) E anche tu   partirai.

Luciana - Mi scacci?

Rinaldo - No, cara. Vedo che sei tornata troppo presto. Tu non sei guarita.

Luciana - Guarita di che?

Rinaldo - Secondo me, dovresti rinunciare al mare, quest'anno. Non è indicato per gli ammalati di nervi: è debilitante. Si può sentire il medico.

Luciana - Faresti male a mandarmi via! Commette­resti una imprudenza! Perché, dopo quello che ho visto in questi due giorni, partirei per non più tor­nare. Sì. Se riparto, è per sempre, ricordalo. Se... se mi ritrovo ancora una volta a due passi dal con-fine, accanto a un uomo innamorato, dimentico di tutto, disposto a tutto per me, che mi propone di fuggire con lui... allora... allora sento che non avrei  più  la  forza  di  resistergli.

Rinaldo (pausa) - Che altra storia è questa?

Luciana - La verità. Tutta la verità.

Rinaldo - Ma non sei partita per sfuggire ad Orazio?

Luciana - Anche per Orazio. Ma al punto in cui siamo, debbo dirti tutto. Sono partita sola, è vero. Ma un altro uomo mi ha cercata disperatamente... mi ha raggiunta... e c'è voluta tutta la mia lealtà verso di te...

Rinaldo  -   Gabriellini!

Luciana - Sì. Ma basta. Tu non mi meriti.

Rinaldo - E quando sarebbe avvenuto questo tentato sconfinamento?

Luciana - Te l'ho  detto...

Rinaldo -  In che giorno?

Luciana - Non so... una settimana dopo la mia partenza...

Rinaldo - Ma vuoi dirmi...

Luciana - No: è inutile che tu mi chieda il suo nome. Non te lo dirò.

Rinaldo - Vorrei che tu precisassi la data.

Luciana - Che t'importa?

Rinaldo - È molto importante. Allora?

Luciana - Ebbene... dev'essere stato l'ottavo giorno... e poi anche altre volte...

Rinaldo - Una gita?

Luciana - Molte gite.

Rinaldo - Automobile?

Luciana - Naturale.

Rinaldo - Sua?

Luciana - Sì, ma non vedo...

Rinaldo - Vedo io. Tu e lui isoli...?

Luciana - Sì.

Rinaldo - Disgraziata! (apre con orgasmo un cassetta della scrivania,).

Luciana (atterrita, correndo verso Rinaldo) - Rinaldo!...

Rinaldo (tirando fuori alcuni piccoli fogli) - Sei partita, il ventinove giugno. Dunque sarebbe accaduto il sette luglio (sfoglia, legge) Sette luglio, no!

Luciana  -  Sì.

Rinaldo - C'è un errore di data. Il sette luglio sei uscita alle nove per andare a messa, era domenica. Di ritorno, ti sei data alla lettura in giardino, fino al­l'ora di colazione, consumata sotto il pergolato. Poi devi aver dormito. Alle diciassette e trenta sei riap­parsa, hai conversato con Teresa e suo marito, poi hai fatto una breve passeggiata con la bambina, poi alle venti hai pranzato, alle ventuno e trenta ti sei ritirata nella tua camera e hai letto due ore. Alle ventitré e trenta hai spento la luce... e hai dor­mito... se non c'erano zanzare.  (Luciana annientata, lo guarda con occhi sbalorditi) Né può essere accaduto il giorno dopo, perché.... (legge un altro foglio) Otto luglio...  la  stessa  cosa...  unica variante;  non  sei andata a Messa, ma hai visto mungere le vacche. Non ci siamo. O forse il poliziotto che ti ho messo alle costole, ha mentito... Ne hai fatto un complice? Spero di sì, che abbia mentito lui... per la stima che ho  di te.

Luciana (scoppia in un pianto dirotto, nascondendosi il volto con le mani, singhiozzando) - Rinaldo!

Rinaldo - Luciana!

Luciana - Sapevi?...

Rinaldo - Tutto: giornalmente,

Luciana - Ma come hai potuto?

Rinaldo - La lettera di Teresa.

Luciana - Dove?

Rinaldo - Nel cassetto del tuo comodino. Difetto di organizzazione.

Luciana - Ma era chiuso a chiave.

Rinaldo  -   Già.

Luciana - E tu hai?...

Rinaldo - Il meno che potessi fare. Ti confesso che la lettera di Teresa mi ha rassicurato molto più della tua.

Luciana - Mi perdoni?

Rinaldo - Di aver dimenticato la lettera?

Luciana (esasperata) - No; c'è ancora una cosa da chiarire!

Rinaldo - Un altro uomo?

Luciana -   Mentre  tu  avevi  la  prova  della  mia  sincerità,  io    ho avuto quella della tua indifferenza.

Rinaldo   -   Cioè?

Luciana - Sapevi dov'ero, va bene. Ma... non puoi ne­gare che giocavo una carta disperata, per far rivivere il    nostro amore, anzi il tuo... perché quando sono partita ti volevo ancora bene.

Rinaldo - E ora?

Luciana - Basta! Io mi sono annoiata a morte, per un mese, mi sono sacrificata, sperando di trovarti un po' cambiato... magari in peggio, e tu, tu non ti sei occupato che dei tuoi affari... e in questi due giorni mi hai fatto pentire di essere ritornata. La nostra convivenza   è   diventata un supplizio...

Rinaldo - Dolce,  per me.

Luciana - Perché non mi ami... perché... perché vai a teatro con l'ingegner  Brambilla.

Rinaldo - Non hai tutti i torti! Non è che tu mi sia differente, no, ma...

Luciana   -   Quasi...

Rinaldo - Forse attraverso una crisi. Ho bisogno di aprire una parentesi. Spero soltanto una parentesi. Partirò. Non so per dove, non so per quanto tempo... Tornerò? Non tornerò? Chi sa? Certa cosa è, Luciana, che solo questa separazione può dirmi se in fondo al mio cuore c’è ancora un superstite senti­mento di tenerezza per te. So di darti un grande do­lore, ma è necessario. Attendi e prega il Signore che l'attesa non sia né vana né lunga. Io non desidero di meglio, o Luciana, che sentire rivivere in me quel­l'amore che oggi, ahimè, agonizza. Addio? Arrive­derci?   Chi  sa.   Rinaldo.

Luciana (ricomincia a singhiozzare) - Non sei generoso.

Rinaldo - Né originale. Tu sei più geniale nelle tue tro­vate... Mah! Acqua passata,

Luciana - Vuoi partire?

Rinaldo   -   Domattina.

Luciana - Non lasciarmi!

Rinaldo - Verresti con me?

Luciana - Dovunque.

Rinaldo - Bada che me ne vado in montagna... un al-berghetto molto tranquillo... nella zona di Molveno... niente svaghi: pace, aria buona, abeti... e mucche.   Se ti va...

Luciana - Ma è quello che ci vuole per i miei nervi! L'hai detto tu stesso: il mare è debilitante.

Rinaldo - Non credi più, dunque, alla cura della sepa­razione? Non temi di odiarmi, dopo una settimana?... Sai, insieme dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina...

Luciana - No: ti odio quando mi lasci sola, quando viaggi... quando sorridi... quando mi dici; «Oh, come va? ». Sei stato cattivo con me. E poi... e poi non dovevi rovistare nei miei cassetti!

Rinaldo - Hai torto di rimproverarmelo. Se non avessi trovato quella lettera - non la tua! - allora... avrei  trascorso  un  brutto  mese!

Luciana - Davvero?...

Rinaldo - Ne dubiti? E ti avrei accolta ben diversamente!

Luciana - Come, amore? Dimmelo!

Rinaldo   -   Mah!...

Luciana - Dimmi come!

Rinaldo - Non so... sai, si ha un bel dire che bisogna rispettare la moglie... ma qualche volta...

Luciana (felice) - Grazie! (gli si butta al collo, si baciano).

Rinaldo - Domattina  si parte.

Luciana - Ma... hai fissato la camera?

Rinaldo - Già fatto. Con terrazzo. E vista sulle Dolomiti.

Luciana - Camera a un letto, però...

Rinaldo (le fa segno di due).

Luciana - Ma...  (lo scruta)  Per chi era l'altro letto?

Rinaldo (strizzando l'occhio) - Per l'ingegnere Brambilla. (si  abbracciano).

Fine della commedia

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