(1922)
di Luigi Pirandello
Arnoldo Mondadori Editore - Milano
1959
PERSONAGGI
Evelina Morli.
Ferrante Morli, suomarito.
Lello Carpani, avvocato.
Aldo Morli, figlio di Evelina e di Ferrante.
Titti Carpani, figlia di Evelina e di Lello.
Decio, amico di Aldo.
L'avvocato Giorgio Armelli, socio del Carpani.
Lucia Armelli, sua moglie.
La signora Tuzzi, amica di Evelina.
Lisa, vecchia cameriera.
Ferdinando, cameriere.
Toto.
Una giovane.
La signora vedova.
Una vecchia zia.
La nipote.
Miss Write.
Il primo e il terzo atto si svolgono a Firenze, il secondo a Roma. - Oggi.
ATTO PRIMO
SCENA
Ricco salotto in casa dell'avvocato Carpani. La comune nella parete di fondo, verso sinistra. Due usci laterali. Quello a destra da nello studio del Carpani.
Al levarsi della tela, la scena vuota. Entrano dalla comune Lisa, vecchia domestica con la cuffia e gli occhiali, stupida e pedante, e Ferrante Morli, bell'uomo, forte, sui quarantacinque anni, sbarbato, con folti e ricci capelli, gi tutti grigi, vestito con eleganza un po' abbondante, all'americana. in preda a una viva ansiet, ma si sforza di dominarla. Questo sforzo lo fa apparire pi d'un po' strano e distratto.
Lisa (dando passo sulla soglia a Ferrante). Ecco, entri qua. Chi debbo annunziare?
Ferrante. Ah, s... Pedretti, l'ingegner Pedretti. Sono tutti in casa?
Lisa. Dice anche la signora?
Ferrante (con foga). La signora, gi!
contenendosi
Anche... anche la signora.
Lisa. Sissignore. Credo che sia in casa. Ma lei, scusi, con chi vuol parlare propriamente?
Ferrante (in fretta). Con l'avvocato, con l'avvocato.
Lisa. Va bene. S'accomodi. Vado ad annunziarla. Ha detto, mi pare...
Ferrante. Che cosa? Niente.
Lisa. No. Il nome, scusi. L'ingegnere, come ha detto?
Ferrante (senz'imbarazzo, cercando di ricordare). Ah Pe... Pedretti mi pare d'aver detto.
Lisa (lo guarda stupita, come se domandasse: Ma come! Non ne sicuro? ).
Ferrante (notando lo stupore, con stizza). Non si confonda, per carit! Sono un po' distratto.
Lisa. Ingegnere?
Ferrante (sbuffando). Dio mio, l'avvocato non mi conosce!
Poi, di scatto, come per darle una lezione:
Lei, scusi, come si chiama?
Lisa. Io? Lisa.
Ferrante. E che vuole che importi a me che non la conosco, che lei si chiami Lisa, o che si chiami, poniamo, Beatrice? Dica che c' un signore che vuol parlargli, e basta cos!
Lisa. Eh, lo so; ma che il signor avvocato mi rimprovera quando non so ripetergli con precisione i nomi dei signori clienti. Pedretti... l'ingegner Pedretti...
Cos dicendo quasi tra s, s'avvia verso l'uscio a destra; fa per picchiare con le nocche delle dita, ma se ne trattiene, perch dall'uscio a sinistra irrompono gridando e ridendo, Aldo e Decio, entrambi sui diciott'anni, elegantissimi; in maniche di camicia, con le racchette in mano.
Aldo ( tenendo in una mano dietro la schiena una palla di tennis, che Decio vorrebbe strappargli). No, no! Non te la do! non te la do!
Decio. Ma tocca a me ora, scusa!
Aldo. No! Tunon l'hai ripresa! Non te la do!
Decio. Sfido, me l'hai buttata male! Dammela! dammela!
Lisa (che s' turate le orecchie allo schiamazzo, alzando ora le braccia e facendosi avanti). Per favore, non mi fanno sentire se il signor avvocato risponde!
Ferrante (non riuscendo pi a dominarsi fin dall'irruzione dei due giovanotti, facendosi avanti anche lui e dicendo quasi a s stesso, sospeso e sorridente, con gli occhi ora all'uno ora all'altro). Vorrei indovinare... vorrei indovinare...
Decio (con sorpresa, scorgendo ora soltanto il visitatore e rivolgendosi ad Aldo). Oh! E chi il signore?
Ferrante (c. s.). Vorrei indovinare.
Aldo (stordito). Che cosa?
Lisa approfitta di questa pausa per picchiare all'uscio a destra. Poco dopo lo aprir e andr via, richiudendolo.
Ferrante (ponendosi davanti l'uno e l'altro giovanotto e seguitando a guardarli con ansiet sempre pi viva e commossa). Ecco... mi permettano... cos accanto...
Poi, dopo aver guardato ancora, bene, l'uno e l'altro negli occhi, posando una mano sulla spalla di Decio, gli domanda:
Aldo? sei tu?
Aldo. No, scusi: sono io.
Ferrante (deluso, che la cos detta voce del sangue lo abbia tradito). Ah, lei?
Aldo (ridendo). Oh bella! E perch, se Aldo era lui (indica Decio) gli dava del tu, e, sapendo che sono io, mi d del lei?
Ma Decio all'improvviso, approfittando della distrazione di Aldo, gli strappa la palla di mano. Tutt'e due, allora, gridando, prendono a inseguirsi, girando attorno a Ferrante.
Decio. Ah! Eccola, me la riprendo!
Aldo. No! Questo un tradimento!
Decio. Te l'ho fatta! Te l'ho fatta!
Aldo. No! Ridammela! Ridammela!
Ferrante (sorridendo tra i due, sballottato). Signori miei... signori miei...
A questo punto, l'uscio a destra si spalanca e ne vien fuori l'avvocato Lello Carpani, irritatissimo. E anch'egli sui quaran'tanni, molto posato, avvocato di grido, che sa come bisogna comportarsi per farsi valere. Sarebbe, o vorrebbe essere ben altro, se non stimasse pericoloso abbandonarsi alle velleit letterarie della sua prima giovinezza piuttosto romantica. La quale s'intravede ancora da certi mezzi sorrisi, e da come si passa la mano sui capelli, ch'eran tanti e che sono pochini ormai, ma ben rassettati, con la scriminatura da un lato e un ciuffetto sulla fronte. La posizione. Tutte le apparenze da sostenere e da rispettare. E come si fa, Dio mio! E pur necessaria questa grande seriet, che contiene tanta segreta malinconia.
Lello. Ma Aldo, vergogna! A un signore in visita...
Aldo (a Ferrante). Oh, gi! Scusi. M'ha strappato la palla, ha visto?
Ferrante. Ma io godo moltissimo...
Lello. No, la prego: non dica cos, perch una vera indecenza...
Aldo. Hai ragione, pap. Torno a chiedere scusa al signore.
Lello. Ti prego di tacere. Basta a denunziare la tua sconvenienza il fatto che mi giuochi a tennis in camera!
Aldo. No, permetti?
Lello. Basta cos!
Aldo. M'accusi di sconvenienza... Ti prego di guardare!
S'accosta d'un balzo a Decio e gli strappa di mano la racchetta per mostrarla a Lello insieme con la sua.
Di chi sono queste racchette?
Lello. Che vuoi che sappia di chi sono!
Aldo. Questa, della mamma; e questa di Muci.
Lello (scattando). Ma che Muci! Si chiama Titti!
Aldo. Titti, s: muci-muci. Me le ha lasciate in camera; con la palla. Non c' caso che a me sarebbe venuto in mente di giocarci senza questo disordine. E di' tu, Decio, dov'erano posate?
Decio (ipocrita). Ma... non so se debba dirlo...
Aldo. No, dillo! dillo!
Decio. Eh... veramente... sul letto...
Aldo. Hai capito? Con la palla! Cose che non dovrebbero essere ammissibili in una ragazza governata da Miss Write. Signore, la ossequio. Vieni Decio!
Via tutti e due dall'uscio a sinistra, Lello resta male.
Ferrante. Eh, la giovent!
Lello (pigiando sulla parola). D'oggi! Che vale quanto dire arroganza, impudenza, petulanza!
Ferrante. Anche quella di jeri, l!
Lello. No, prego! Sono stato anch'io giovane, e mi sentirei, creda, d'esser tuttora giovanissimo; ma gli eccessi, proprii della giovent, erano, almeno per me, di ben altro genere.
Ferrante. Secondo nature. Mi sa che quel giovanotto debba tener molto da suo padre.
Lello (impuntandosi). Ah, lei a conoscenza che non mio figlio?
Ferrante. S. So che...
Lello. Ha conosciuto forse il padre?
Ferrante. Sissignore. E vengo anzi, se permette, a nome di lui...
Lello (tirandosi indietro e quasi parando con la ma-no la notizia inattesa). Di lui? Che dice? Di Ferrante Morli?
Ferrante. Non s'allarmi, prego!
Lello. ritornato?
Ferrante. Sissignore.
Lello. Ferrante Morli ritornato? Ma come? dove? quando ritornato?
Ferrante. Da sei giorni.
Lello. Da sei giorni? E dove? Qua?
Ferrante. Non qua. Ha mandato me. Si calmi, per carit; mi lasci dire.
Lello (senza dargli ascolto, indietreggiando e squadrandolo). Manda lei? E che vuole? Che cosa pu pretendere dopo quattordici anni?
Ferrante. Ecco: niente! Vorrei che mi lasciasse dire...
Lello. Ma che mi vuol dire! che mi vuol dire! uno scompiglio! Uno sconquasso, ora...
Casca a sedere.
Uno ch'era partito, lei lo capisce? cancellato dalla memoria, come se fosse morto...
Ferrante (con strana espressione). Ecco, precisamente.
Lello (stordito, voltandosi a guardarlo). Che, precisamente?
Ferrante. Quand'uno parte (come part lui) e ritorna dopo quattordici anni...
Lello (balzando di nuovo in piedi). Si ha tutto il diritto di considerarlo come morto!
Ferrante (con l'espressione di prima). Ecco, precisamente.
Lello. Lei sa come se ne part? Sapr anche, allora, che fui io a cavarlo dal carcere!
Ferrante. Ah no, questo, scusi...
Lello. Sissignore! Minacciato d'arresto...
Ferrante. Se ne part...
Lello (con forza). Se ne fugg! E allora lo cavai io, qua, da tutto quel groviglio d'imprese sballate, per cui non aveva veduto altro scampo, che nella fuga.
Ferrante (turbato, ritenuto, come sospeso in una costernata meraviglia). Ah, lei... lei riusc a chiarire la... la situazione del Morli?
Lello. Io! Sissignore!
Ferrante. Ma... so che c'era anche un forte ammanco distorsione d'altri, lei lo sapr ma di cui purtroppo il responsabile era lui.
Lello (mostrando di non volersi indugiare nella discussione risponde, seccato, come se per lui la cosa non avesse importanza). Per quell'ammanco intervenne la moglie.
Ferrante (facendo un violentissimo sforzo su se stesso per dominare lo stupore e la commozione). La moglie? Come?
Lello (c. s.). Con la dote. Contro il mio parere, badiamo. Non avrei voluto a nessun costo.
Ferrante (non riuscendo a nascondere il dolore e la commozione). Ma s! Fu male! Non doveva mai!
Con ansia:
E allora... allora la signora perdette la dote?
Lello (dopo averlo osservato un po'; con freddezza). No, non la perdette... Ma lei forse ha da comunicarmi qualche cosa, per cui questa notizia la turba tanto ?
Ferrante (cercando di riprendersi per rimediare). No... ... che lui ignora, ignora affatto, che la moglie... Mi disse anzi, ch'era sicuro, allontanandosi forse per sempre, ch'ella almeno materialmente merc la dote che le restava intatta e cospicua, non avrebbe patito di quella sua rovina.
Di nuovo con ansia:
Ma lei mi dice che non la perdette?
Lello. Grazie a me, non la perdette, caro signore. Se si fosse rivolta a un avvocato di meno scrupoli...
Ferrante (con fervore di gratitudine). Ne sono convinto! ne sono convinto!
Lello (interpretando male quel fervore). Oh, sa? tanto per prevenire qualche sottintesa ironia...
Ferrante (subito). Ma no! Per carit!
Lello. No, dico, se mai! posso dichiararle senz'ambagi che m'interessai tanto alla sorte della signora, abbandonata a ventitre anni, con un bambino di quattro, sola, bella, inesperta...
Ferrante (con uno scatto inconsulto). Inesperta, no!
poi subito, per rimediare:
Per quanto io ne sappia!
Lello. Basta a dimostrarlo il fatto che voleva dar via, cos senz'altro, la sua dote...
Ferrante. Ma pot anche essere per amore del marito...
Lello. Ah, s... questo s... difatti...
Ferrante. Mi duole badi! doverlo riconoscere, perch il Morli... eh, lo conosco bene! La vita, a chi resta; la morte, a chi tocca! era questo il suo motto; per significare che non dobbiamo pi impacciarci di chi se ne va.
Lello. Precisamente! Ma non fu cos per lui! E so io quel che dovetti penare per far valere prima su quell'intenzione di sacrifizio; poi, a poco a poco, sui sentimenti della signora quell'interesse che, come le dicevo, presi subito alla sua sorte,
reciso, con forza
per amore, s non esito affatto, ripeto, a dichiararlo per l'amore che mi nacque improvviso allora per lei giovane anch'io...
Subito:
Badi per; poteva essermi di vantaggio ch'ella sacrificasse al marito scomparso la sua dote, e si riducesse povera e bisognosa d'ajuto e di sostegno. Non volli! La difesi contro me stesso!
Ferrante. Ah, bello!
Lello. Le feci costituire la dote a garanzia dei creditori; domandai una dilazione per dipanare tutta quella matassa arruffata d'affari; mettere in chiaro le spese, coprir quell'ammanco... Un anno d'inferno! Non certo lei capir per salvare il signor Morli!
Ferrante. Ma giustissimo! Per salvare la dote!
Lello. La dote, si, ma perch lei potesse disporre di s, non solo liberata da ogni difficolt materiale, ma anche secondo la sua elezione, senza pi nessun ostacolo a ricongiungersi, se voleva, col marito, richiamandolo, a s, in patria, senza pi pericolo che fosse arrestato.
Ferrante. Bello! Ah bello! Bello!
Lello. No ecco... onesto; e creda non facile!
Ferrante. Se permette, io dico bello. Onesto, mi scusi, se lei non avesse amato la signora.
Lello. Anzi perch l'amavo!
Ferrante. Lei, s; ma la signora? la signora, chiaro che doveva ancora amar molto, molto suo marito!
Lello (con stizza, subito). Gliel'ho gi detto io stesso, mi pare!
Ferrante. Appunto. E perci bello! Lei, mi perdoni, forse non senti tanto il bisogno dell'onest, quanto di farsene bello di fronte a quell'amore di lei, quasi per sfidarlo col paragone tra la vilt del marito che se n'era scappato e codesta sua abnegazione che glielo ridava libero di ritornare a un suo richiamo.
Lello. Ebbene? Quand'anche fosse cos?
Ferrante. Ah no, niente! Per chiarire la mia idea...
Lello. Ma nient'affatto! Perch non m'arrestai qui, io, caro signore! Dopo averlo cavato dagli imbrogli, fui ancora io ad avviar tutte le ricerche possibili e immaginabili presso i nostri consolati per rintracciarlo all'estero e fargli sapere che poteva ritornare tranquillo a casa sua! Le ho detto perci che io, io pi di tutti, ho il diritto di considerarlo come morto!
Ferrante. Gi! Ma veda, non era possibile, ch'egli avesse notizia di codeste ricerche...
Lello. Voglio essere franco in tutto. Contai su questa... non dir impossibilit...
Ferrante. Ma si, impossibile! E del resto, quand'an-che codeste ricerche lo avessero raggiunto, egli non sarebbe ritornato lo stesso. Perduto ogni credito, rovinato per colpa d'altri pi che sua, non si sarebbe mai acconciato a vivere qua sulla dote della moglie.
Lello. Ma se ora ritornato, scusi, prima della prescrizione di quella condanna che s'aspettava e per cui era fuggito?
Ferrante. segno, lei dice, che deve aver saputo che nessuna condanna pi pendeva su lui?
Lello. Mi pare!
Ferrante. Loseppe, difatti, pochi mesi or sono; e si affrett a liquidare i suoi affari per il ritorno.
Lello. Ma sperando che cosa?... Dopo...
Ferrante (interrompendo subito). Ecco... mi lasci dire! Dopo quattordici anni, vuol farmi osservare; spezzato ogni vincolo...
Lello (con impeto). Non si sar mica aspettato che la moglie stesse ancora in attesa di lui! Da pazzo una simile speranza! Perch morta tutt'al pi ecco, morta avrebbe potuto trovarla, se contava ch'ella fosse innamorata di lui fino al punto di poterlo aspettare per quattordici anni, cos, senza saperne pi nulla!
Ferrante (dopo aver tentato parecchie volte d'interromperlo, invano). Quel che dico io! Quel che dico io!
Lello (c. s.). Ma no, caro signore! Bisogna non aver niente qua
si picchia sul petto
per non immaginare che il cuore d'una donna innamorata, d'una moglie giovane, che si vede abbandonata da un momento all'altro, col suo bambino, avrebbe potuto schiantarsi, schiantarsi come difatti rischi di schiantarsi! Questo lei non lo sa, caro signore, e che io mi dibattei nella disperazione per pi di tre anni, a vedermela morire per un altro, che spassi, estri, follie; uh! cinque anni di vita in comune, tutt'un giuoco d'artifizio: pim! pam! Si fa presto cos a prendersi tutta l'anima d'una donna! E ora lei viene a dirmi, calmo calmo, che quest'uomo non vuol niente!
Ferrante. Ha ragione! ha ragione, avvocato! Ma scusi, quando uno dice niente! Meno di cos?
Lello. No, io rispondo a ci che m'ha detto lei: che il signor Morli s' affrettato a ritornare. Ricco di nuovo, eh?
Ferrante. S, ricco...
Lello. E pronto, vero, a riprendersi, come se non
fosse avvenuto nulla, la moglie, il figliuolo...
Ferrante. Ma no, santo Dio! Pronto ad accettare, ritornando, tutto ci che la sorte, i casi della vita gli avrebbero fatto trovare.
Lello. Glielo dico io che cosa gli hanno fatto trovare.
Ferrante. Ne gi informato...
Si presenta a questo punto sulla soglia della comune Lisa.
Lisa. Permesso, signor avvocato?
Lello (voltandosi di scatto). Che cos'?
Lisa. C' un signore...
Lello. Non posso, non posso dare ascolto a nessuno in questo momento. Chi ?
Lisa (smarrita). Il signor Filo... Filoni...
Lello. Finali! Finali! Ditegli che torni pi tardi. Via!
Lisa si ritira. A Ferrante, con forza, riattaccando:
Da undici anni la signora convive con me!
Ferrante. S s, va bene.
Lello. No, aspetti! Trattata, considerata, rispettata da tutti come una legittima moglie!
Ferrante. E madre anche...
Lello. Sissignore, d'una ragazza che ha ora sette anni: mia figlia!
Ferrante. Va benissimo. Dunque...
Lello. No. Aspetti. Ho fatto da padre in tutto questo tempo al suo figliuolo quel giovinotto che lei ha veduto e riconosciuto anche... eccessivamente vivace come il padre s, purtroppo!
Ferrante. Tutte queste cose, le dico...
Lello. Aggiungo, no, aggiungo che profittando delle ricerche riuscite vane, trascorso il tempo che la legge prescrive per la ricomparsa del coniuge, avrei potuto anche regolare legalmente col matrimonio la situazione mia e della signora...
Ferrante. Ecco, gi. E sarebbe stato bene, io credo, che lei lo avesse fatto.
Lello. Perch? Per dare al signor Morli adesso la soddisfazione di farlo annullare?
Ferrante. Ma no, scusi, avvocato. Se sono qui per farle sapere che il signor Morli, informato di tutto al suo arrivo, vuole che tanto lei quanto la signora stiano tranquilli e sicuri ch'egli non dar la minima ombra e non far nulla, da parte sua, per alterare le condizioni di vita che si sono stabilite durante la sua assenza...
Lello. Ah, per questo vorrebbe che io avessi anche legalizzato la mia unione? Le dico che per il solo fatto del suo ritorno il mio matrimonio, adesso, sarebbe annullato.
Ferrante. Gi, ma io dico, veda, per la sua figliuola, avvocato. Non m'intendo di legge; ma ritengo che, annullato il secondo matrimonio contratto in buona fede per la scomparsa, come lei dice, del primo coniuge, i figli di questo secondo matrimonio, non perdono, vero? il diritto della loro legittimit.
Lello. No, no!
Ferrante. Sarebbe iniquo! Ora, non avendolo lei fatto, la sua figliuola...
Lello (prevenendo, dopo avere stentato a comprendere). Gi! naturale... Ora non potrei pi farlo... Ma questo importa fino a un certo punto. La mia figliuola riconosciuta, e basta cos. donna; trover marito... Se fosse stato un maschio, forse, non mi sarei fatto scrupolo di richiamar la madre a considerare una condizione di fatto, su cui, capir, per mia delicatezza, ho rifuggito sempre dal richiamarla... Non perch non fossi sicuro di lei! Ma perch... fare il nome di quell'uomo... venire a un atto che importava, da parte di lei, cos nell'incertezza, doversi considerare come vedova di colui... m'era odioso.
Ferrante. Ah, ecco...
Lello. Tanto pi che non ne abbiamo sentito proprio bisogno per la stima ch'ella, grazie a Dio, gode intera, accanto a me, presso tutti.
Riscaldandosi.
E questo, questo ora lo scompiglio vero, che mi porta il signor Morli col suo ritorno! Mi manda a dire che non vuol niente; che non dar la minima ombra! Ma come vuole che non ne dia ombra? Col suo ritorno cangia tutto!
Ferrante. Ma no, perch? Non cangia nulla.
Lello. Cangia tutto! Per forza! Finch lui non c'era passati ormai tanti anni sparito forse morto la situazione della signora qua con me era diventata agli occhi di tutti quasi normale.
Ferrante. Gi! Ma non vedo...
Lello. Come non vede? Ora diventa falsa, col marito di nuovo qua!
Ferrante. No, dico, scusi, non vedo che cosa possa farci lui... il Morli...
Lello. E non la mette lui, adesso, in questa falsa situazione?
Ferrante. Non lui, scusi...
Lello. Lui, lui! Perch avrebbe potuto ritornar subito! Questa situazione stata determinata, provocata dal suo abbandono!
Ferrante. Gi... ma per impedirlo non credo che lei possa pretendere ch'egli arrivi fino al punto di sopprimersi!
Lello. Non pretendo questo! Penso alla reputazione della signora!
Ferrante. Capisco! Capisco!
Lello. Non negher che ora ella si trover a convivere davanti a tutti, con un uomo che, legalmente, non suo marito.
Ferrante. Ma questo di fatto, scusi!
Lello. Nossignore! Di fatto, finora, questo marito non esisteva; nessuno ci pensava pi! Ero io, per tutti, di fatto il marito! Ora invece, con lui di nuovo qua...
Ferrante (stringendosi nelle spalle). Che vuole che le dica... Mi dispiace...
Lello (non riuscendo a darsi pace). stata da anni, da anni, la mia cura pi assidua... Tutta la mia passione per questa donna...
Andando innanzi a Ferrante, quasi aggredendolo.
Sa! avrei saputo farle anch'io, le follie, quelle che forse a lei un tempo piacevano, nel marito! Nossi-gnori: frenarla, comporla, questa passione, per guadagnarle con la correttezza di tutte le forme, il rispetto della societ. Ora viene lui, e addio! Io divento l'amante. Questa donna, ha il marito, e convive con l'amante!
Ferrante. Lei se n'ha per male, scusi, come se l'amante, intanto, non fosse lei!
Lello. Nossignori! Perch per me, ormai come una moglie!
Ferrante. Appunto... Ma mi pare che tra lei e il marito, questo fatto dovrebbe pi dispiacere al marito che a lei.
Lello. Ma che vuole che dispiaccia a lui, se mi manda qua uno a dirmi che non glien'importa nulla!
Ferrante. Ah no! no! che non glien'importi nulla, signore, io non gliel'ho detto! Il Morli disposto...
Lello. A ripartirsene?
Ferrante. No! Ah, no! Basta! Quanto a ripartirsene, stia sicuro che non se ne riparte pi!
Lello. E allora? Disposto a che cosa? Ma dunque vede che vero, lei che mi diceva di no?
Ferrante. Io? Che cosa?
Lello. pazzo! pazzo! Ah, venuto anche sul serio con l'intenzione di riprendersi la moglie?
Ferrante. Ma no!
Lello (senza dargli tempo). Aspetti! aspetti! Abbia pazienza un momento, caro signore!
Esce concitatamente per l'uscio a sinistra. Ferrante Morli resta interdetto e sospeso su quello che ora avverr. Poco dopo, dalla comune, si precipita la Titti bella ragazzetta di sette anni vestita di bianco come una farfalla seguita dalla sua governante inglese Miss Write, giovane e bella, ma assiderata in una dolente rigidezza.
Titti (accorrendo e abbracciando per di dietro Ferrante). Buon giorno, pap, buon giorno!
Poi, tirandosi indietro, e irrigidendosi anche lei, come la sua governante, appena Ferrante le si mostra:
Oh, prego, scusi!
Miss Write. Ma Titti!
Ferrante. Niente, bella bambina!
Ammirandola.
Ah, deliziosa... Ma guarda! Sai che somigli molto, molto,
volgendosi a Miss Write
curioso!
riguardando la ragazza
ma s, a quel birbante che ti chiama muci-muci?
Titti (alzando una mano come una bambola inorridita). Ah!
Miss Write. Shocking. Non tetto dire cos, signore!
Rivolgendosi alla Titti:
Make your compliments and let us retire.
Ferrante (comprendendo molte cose sulle condizioni del figlio in quella casa, dice con ironia). Ah, bene... Non credevo, scusi...
Rientra dall'uscio a destra Lello, seguito da Evelina. La signora Morli ha circa trentasette anni. quale i casi della vita e la compagnia d'un uomo malinconico, posato e scrupoloso come Lello Carpani l'hanno ridotta: vale a dire seria, contegnosa, compresa del rispetto che una donna e una madre cosciente dei suoi doveri verso la societ e la famiglia, deve ispirare con la sua dignit inappuntabile, temperata per da un misurato languore nello sguardo, nella voce, nei sorrisi, di nobile compatimento, ispirato da non si sa quale soave rimpianto lontano. Tutto questo, si badi, senza la minima ombra di affettazione, come una necessit naturale della sua convivenza col Carpani, la quale, senza concorso di volont o di studio, abbia determinato istintivamente in lei questo suo modo d'essere, quasi che, volendo piacere all'uomo con cui convive, ella non abbia pensato di poter essere altrimenti. Pener molto, per, in questo momento, a serbare questo suo naturale contegno, agitata com' dalla notizia del ritorno del marito, ch'ella del resto riconosce subito nella persona di quel sedicente amico.
Titti (accorrendo per abbracciar Lello). Oh, eccoti finalmente!
Lello (arrestandola). No, Titti; vai, vai...
Poi, mostrando la ragazza a Ferrante, con intenzione:
Ecco la mia
indica Evelina
la nostra figliuola.
Ferrante (turbatissimo, guardando invece Evelina). Ho avuto... ho avuto il piacere d'ammirarla.
Titti (accorrendo verso la madre). Mamma sai? Ho visto la signora Armelli. Ha detto che verr con l'avvocato. Senti, mamma?
Lello (a Titti). Vai, vai, cara!
Ma vedendo che Titti, andata verso la madre, resta smarrita di fronte al turbamento di lei, esclama sorpreso, guardando Evelina:
Che cos'?
Evelina (quasi per venir meno; tra s, guardando e non volendo guardare Ferrante, dice, convulsa).
Ma... la voce... gli occhi...
Poi, risolutamente arrossendo, impallidendo, quasi con un grido:
Ferrante?
Ferrante (in un sussulto). Eva!
Evelina (con la smania di chi non vorrebbe smarrirsi, e si smarrisce; portandosi le mani alla faccia). Oh Dio... Dio mio...
casca a sedere.
Lello (a Ferrante). Ah, come! lei? Ferrante Morli?
Ferrante. Chiedo scusa...
accostandosi a Evelina
No, Eva... Su! su! Me ne vado subito... Non ho saputo resistere alla tentazione di venire a vedere...
Evelina (levandosi con franca fierezza). Venire a vedere che cosa?
Ferrante (quasi sorridendo, nel vederla cos). Ma no! Niente, Eva...
Lello. Qua bisogna venir subito, Lina, a una spiegazione!
Evelina (combattuta, fremente, vedendo il marito cos placido). No! basta! Che spiegazione? Non... non c' bisogno di nessuna spiegazione!
Accorgendosi che Titti ancora li, stupita, smarrita.
Ma vai, vai, figliuola mia...
Volgendosi a Miss Write:
Mi pare che lei, signorina, avrebbe potuto portarsela anche di l!
Titti e Miss Write si ritirano per la comune.
Evelina (a Lello). Nessuno ha diritto di chiedere a me spiegazioni.
Ferrante. Ma io non ne ho chieste! stato lui, Eva...
Evelina. Non so con quale ardire tu abbia potuto cos... all'improvviso, dopo tanti anni, presentarti qua...
Lello. Sotto veste d'un amico, sai!
Ferrante (ancor sorridente, ma gi cominciando a seccarsi sul serio). Ma non per fare scene, Dio mio, come questa a cui tutt'a un tratto, senza ch'io potessi impedirglielo, ha voluto trarre qua te, Eva, e me... Ho rifuggito sempre dal farne! Tu lo sai!
Evelina. E perch allora... perch allora sei venuto?
Ferrante. Ma l'ho detto a lui... gliel'avevo gi detto...
Lello. No, no, scusi, lei ha manifestato anche l'intenzione...
Ferrante. Nessuna intenzione, no!
Con scatto d'impazienza:
Maledetto il momento che a uno viene l'ispirazione di fare un piacere agli altri!
Lello. Ah per lei un piacere questo?
Ferrante. Ma s, perch mi sono preoccupato che v'arrivasse di sorpresa la notizia del mio ritorno, senza sapere con quali intenzioni fossi ritornato!
Evelina. Ma io ancora non le so, le tue intenzioni!
Ferrante. Nessuna! Eva! Nessuna, ti dico!
Evelina. Sarebbe inconcepibile, difatti, che tu potessi averne ancora qualcuna!
Ferrante. Avrei voluto, veramente, o scriverti, o mandare qualcuno. Decisi all'ultimo di venire io stesso, fidandomi che tu anche se mi avessi visto ormai, dopo tant'anni, cos... tutto grigio, senza barba... Mi hai invece riconosciuto subito!
Lello (seccato di questo tentativo d'approccio familiare). Aspetti, aspetti, scusi! Non possibile! Se venuto di persona... qualche speranza, per lo meno.
Ferrante. Ma no, le dico! Nessuna speranza! Un desiderio, al massimo, di vedere... Oh, perdio! Mi sembra naturale infine...
Evelina (subito, intuendo, con uno scatto quasi ferino). Aldo tu dici?
Ferrante. Mio figlio!
Evelina (c. s.tutta vibrante d'ira e di sdegn). Ma che tuo figlio! Tuo figlio? Tu lo abbandonasti, lo lasciasti a me bambino, senza pi curarti di lui...
Ferrante (gridando pi di lei, per interrompere la scena che lo secca enormemente). Ma s! ma s! Va bene! Basta! Ora l'ho visto e me ne vado!
Evelina (restando). L'hai visto? Dove? Qua?
Ferrante. Pocofa; ma non temere! Non sa d'aver parlato con suo padre!
Lello. Ma lo sapr; verr a saperlo! Non sar possibile tenerglielo nascosto! Ah, eccolo qua...
Entrano dall'uscio a sinistra Aldo e Decio. Aldo ha il cappello in capo, per uscire; Decio lo tiene in matto. Subito Evelina si lancia incontro al figlio, come per ripararlo.
Evelina (frenetica). No, no, Aldo! no! mio! mio soltanto!
Volgendosi come una belva a Ferrante:
Se sei ritornato per questo, puoi andartene perch non hai, non hai pi nessun diritto su lui!
Aldo (sbalordito). Mamma, ma che cos'? che dici?
Evelina (seguitando, con foga crescente). No! Nessuno! nessuno! perch tu sei rimasto a me; t'ho cresciuto io, Aldo; io soltanto ho sofferto per te, e soltanto la tua mamma tu ti sei trovata accanto!
Aldo (comprendendo e guardando l'estraneo). Ma che... che forse... lui?
Evelina (abbracciandolo, riparandolo). No! Tu non devi neanche guardarlo!
Ferrante (ad Aldo; impaziente e imperioso, vedendo che egli accenna di sciogliersi dal cieco abbraccio della madre). Stai, stai l!
Evelina (voltandosi di nuovo contro di lui, senza lasciare il figlio). Non c' bisogno che glielo dica tu di stare qui!
Aldo. Ma no, mamma, aspetta! Non sono un bambino!
Evelina (atterrita). Come!... Che dici, Aldo?...
Aldo. Dico che... preso cos, scusami... Ho diritto anch'io di sapere...
Evelina (subito). No, niente, Aldo! niente! Perch lo riconosce lui stesso di non avere nessun diritto su te! Ha detto che non vuole niente, e che se ne va! vero?
Ferrante (ridendo dell'agitazione di lei e della fretta di mandarlo via). Ma s! Calmati! Calmati! Non voglio niente!
Evelina (subito). Te ne puoi dunque andare!
Ferrante. Ecco, me ne vado...
Aldo (risolutamente staccandosi). Aspetta, mamma! Ti dico che io voglio sapere!
Lello (a Ferrante). Ecco, vede? vede? lei che non vuol niente!
Ferrante (a Lello). Io? Ma no! lui!
indica Aldo.
Evelina (al figlio). Che vuoi sapere? Non ti basta quello che sai?
Aldo. S: quello che m'hai detto tu. Ma forse egli avr ora esposto qua le ragioni per cui, per tanti anni, non s' fatto vivo!
Ferrante. Ah no, caro, nessuna ragione! nessuna!
Aldo. Ne avrai avute!
Ferrante. Nessuna, davanti a tua madre che grida, giustamente, perch l'abbandonai con te, bambino.
Evelina (interrompendolo). E non forse vero?
Ferrante. S, e dico infatti giustamente!
Aldo. Ma davanti a me?
Evelina. Ah no, nient'affatto! Ci devo esser io!
Ferrante (ridendo). Temi che inventi? Ma no! Perch tu stia tranquilla, eccole qua a mio figlio spicce spicce, le mie ragioni. Volli abbandonarvi tutt'e due. Te e lei! Per andare a divertirmi! Va bene cos?
Evelina. Ah no! Perch cos tu vuoi fargli supporre...
Ferrante (con scatto d'impazienza). Ma se non voglio averne per lui! non lo capisci? Prima di tutto perch credo con te, che per lui debbano valere soltanto le tue; e poi perch non ammetto che debba giudicarmi mio figlio!
Lello. Ma egli ha pure tutto il diritto di sapere...
Ferrante (subito, interrompendo). Nossignore! Perch io non gl'impongo, n gli chiedo di venirsene con me! Potrei dirle a lei
indica Evelina
se mai, le mie ragioni; ma me ne guardo bene! Io posso riconoscere le sue e accettarle in pace, lei, le mie, no per forza!
Volgendosi subito a Evelina
Perch tu, Eva, hai ora qua, lui
indica Lello
e di l, tua figlia! Due fatti, contro cui non potrebbero mai valere le mie ragioni, fossero pure le pi giuste e le pi vere! Dunque, basta! Me ne vado.
Aldo. E non pensi, che queste che sono ragioni per lei...
Evelina (cercando d'interromperlo). Ma che dici?
Aldo (forte, reciso). Lasciami dire, ti prego, mamma! Tra te e lui, ci sono anch'io! Dovete pure tener conto di me!
A Ferrante:
Tu non dovevi pi ritornare, se volevi riconoscere e tener ferme soltanto queste ragioni di lei, nelle quali io non entro affatto!
Evelina (con un grido). Come non entri? Che dici!
Aldo (pronto, con forza). Ma s, mamma, scusa! Se son lui
indica Lello
e la Titti le tue ragioni, quelle ch'egli accetta, io non c'entro, io ne son fuori!
Evelina (subito, con forza). E che forse la Titti m'ha impedito d'esser mamma anche per te?
Aldo (tentando d'arginar quella foga, dolcemente). No, no, mamma!
Evelina (c. s.). Quando? quando mai? Sono stata tutta per te; tutte per te le mie cure!
Aldo (c. s.). S, s...
Lello. Questa ingratitudine!
Evelina. E anche lui.
indica Lello
stato per te un padre affettuoso!
Aldo. Ma si! va benissimo! E gliene sono grato! Ma considera la mia situazione, ora, con lui qua!
indica Ferrante.
Lello. Ah, questo si, giusto. Gliel'ho detto anch'io! Giustissimo!
Evelina (stordita, non aspettandosi quest'approvazione da parte di Lello). Come? Che dici, giustissimo?
Aldo. Ma si, mamma: se mio padre tornato, ti par giusto ch'io stia qua ancora con lui?
indica Lello; poi, scorgendo per caso Decio di cui s'era scordato:
vero, Decio? Non ti pare? Su su, di'! tu puoi giudicarne meglio d'ogni altro, da estraneo...
Decio. Ma no... io... chiedo scusa...
Aldo. No, no. Di', di' francamente.
Decio. Ma io non so...
Lello. inutile! inutile! Perch proprio cos, Lina. Tuo figlio ha ragione!
Aldo. Finch mio padre non c'era...
Lello. Anche la nostra situazione, adesso, gliel'ho fatto notare
indica Ferrante
diventa falsa, con lui qua, agli occhi di tutti. E tuo figlio naturalmente...
Evelina. Ma se finora c' stato, qua con noi!
Lello. Si; finch non si sapeva nulla di lui, neppure se fosse in vita!
Evelina (ad Aldo). Ma se lui, Dio mio, lui stesso te lo dice, di rimanere con me!
Ferrante. O se no, me ne riparto...
Lello (con uno scatto di sincerit). Ecco! Bene! Dovrebbe far questo, lei!
Aldo (subito). Sarebbe inutile!
Voltandosi a Ferrante.
Te ne riparti? Vengo con te; e sar peggio per lei!
Evelina. Ma allora sei tu, Aldo?
Aldo. No, mamma! Dio mio, non so Come tu non te ne persuada! Tu te ne stai con lui
indica Lello
e con la Titti com' giusto. Ma giusto allora che anch'io me ne vada con mio padre...
Ferrante. Volete lasciarmi dire due parole?
Evelina. Eccoche parla lui, adesso!
Ferrante. No, Eva, con calma! con calma!
Evelina. Lo soche cosa vuoi dire! Che non essendomi bastato lui bambino, vero? e avendo io ora un'altra figlia e lui...
indica Lello.
Ferrante. Ma non te ne fo un rimprovero!
Evelina. E intanto mi porti via il figlio, senz'aver mai fatto nulla per lui!
Voltandosi verso Aldo e abbracciandolo e stringendolo a s con furia di disperazione.
Non possibile! Non possibile, Aldo! Io non ti lascio andar via! Io non potrei pi vivere; non potrei pi vivere senza di te, figlio mio! Come puoi pensare d'abbandonarmi, d'abbandonar la tua mamma?
Aldo. Ma no... vedi...
Evelina. Che vedo? Non capisci che viene a essere una condanna per me se tu te ne vai con lui, se mi lasci qua senza di te? E ti pare ch'io me la meriti, se lui stesso ti dice di no?
Aldo. Ma perch condanna, mamma?
Evelina. Condanna! condanna!
Aldo. Ma nient'affatto! T'ho detto che giusto! E se tu non pensassi soltanto alla tua situazione...
Lello. certo che tu la renderai pi falsa, andandotene.
Evelina (con subitaneo contrasto, rivoltandosi contro Lello). No, no! Ha ragione! Dice che io non penso alla sua! Che penso alla mia, e non penso alla sua! Ha ragione.
Ad Aldo:
No, non me n'importa, della mia che io non voglio perderti, Aldo!
Aldo. Ma perch perdermi? Chi ti dice che mi perderai?
Evelina. Non starai pi con me!
Aldo. Ma ci vedremo sempre...
Evelina. Come? dove? sei stato con me sempre, da piccino: e non lo sai, non lo sai tutto quello che ho sofferto; tutto quello che io feci anche per lui...
indica Ferrante.
Lello (con fermezza, turbandosi). Gliel'ho gi detto, Lina!
Evelina (subito). Io non lo dico per lui; lo dico per mio figlio!
Ferrante. Ma Eva, scusa...
Evelina (di scatto, dura, aggrottata). Che vuoi tu?!
Ferrante. Non per mio figlio: ma per te...
Evelina. Non voglio saper pi nulla, io!
Ferrante. Ma non intendo parlare di te, come sei ora!
Evelina. Di quello che fui, in me, non c' pi traccia!
Ferrante. Non vero! Ah! non vero! Lo so per prova! Lo credetti anch'io, quando volli troncar tutto, di netto, fuggendo come un pazzo, senza lasciare pi, apposta, nessuna traccia di me! Scusa, tant' vero, che t' bastato risentir la mia voce, e sei cascata li a sedere...
Evelina. Ma sfido!
Lello. Mi sembra perfettamente inutile...
Ferrante. Inutilissimo! inutilissimo! Ma per mandare cos una voce a quattordici anni di distanza a una certa piccola Eva folle...
Evelina. Folle, s! folle! folle!
Ferrante. Non rimpiangere, saresti ingrata!
Evelina. Ma lo scontai!
Ferrante. Questo si! Ma anch'io! E peggio di te! Non rimpiangere! Per questo, capisci? volli sparire. Quando una vita, come quella che vivemmo tu e io, per cinque anni, crolla tale il crollo, che : basta! serrare i denti! sparire! So quello che volesti fare per me! Una pazzia... Se il mio unico pensiero era stato quello di salvare almeno te e lui
indica Aldo
cos, proprio cos come ho fatto sparendo! Vedi che, s, avrai sofferto ma non t' finita male... Con me, se fossi ritornato, sapendo a tempo dell'opera sua
indica Lello
immagina che vita sarebbe stata... Diversi, non si pu essere se non con gli altri. Tu, con lui...
indica di nuovo Lello
ma diversi noi due, Eva dopo essere stati come eravamo no, ah! sarebbe stato per me una cosa impossibile! meglio niente!
Aldo. Avresti potuto pensare che c'ero io, anche.
Ferrante. No! Anche per te, anche per te meglio! Dopo quanto avvenne, per colpa d'altri, ma certo anche per il disordine mio t'avrei fatto male e non bene, restando!
Subito cangiando tono, calmo, arguto, sorridente, per richiamare ai fatti:
Signori miei, insomma, io v'ho trovati qua in perfettissima pace. Mi pare che voi adesso rimpiangiate, non la mia fuga di tanti anni fa, ma ch'io sia ritornato!
Lello. Appunto! appunto! guastando tutto, con questo ritorno!
Ferrante. Vediamo di guastare il meno possibile! Sono qua per questo.
Evelina (ad Aldo). Dunque tu vuoi andartene con tuo padre? Bada che io non so... non so come far... quello che far, se tu te ne vai...
Aldo. Ma se ti dico che ci vedremo sempre...
Evelina. Voglio sapere dove!
Lello. Gi, perch...
rivolgendosi a Ferrante
spero che lei non penser di domiciliarsi qua, nella stessa citt...
Ferrante. Ah, no... certo...
Lello. Sarebbe una condizione per me, per lei
indica Evelina
intollerabile!
Ferrante. Stia tranquillo. Non mi domicilier qua certamente.
Evelina. E dunque, come sar questo sempre?
Aldo. Ma si vedr, mamma... Combineremo...
Evelina. No, no! Ora! Lo voglio sapere ora! Lo voglio sapere prima! Non verr fuori che tu non potrai pi venire qua perch io sto con lui!
Indica Lello, guardando come a sfida,Ferrante.
Ferrante (sorridendo). Ma non ti rivolgere a me. Io non dico niente! Fate voi! Fate voi!
Lello (schizzando stizza; irritato, non si sa se dalla gelosia o dal dispetto di vedersi tutto scombinato). Comoda, ah, comoda, la sua parte!
Ferrante. E dalli! Ma non me lo dica lei, almeno, scusi!
Lello. Glielo dico io, sissignori, glielo dico io!
Ferrante. Oh bella! Ma abbia pazienza, si rende un po' conto perch la cosa le sembra cos?
Lello. Ma perch cos. Non crede che sia comodo lasciar fare agli altri dopo aver messo tutto sossopra?
Ferrante. Nient'affatto. Guardi. Le sembra cos, perch io proprio non voglio nulla, neanche mio figlio; di fronte a lei che invece vorrebbe tutto.
Lello. Io?
Ferrante. Sissignore. Tutto. Come se io non solo non ci fossi, ma non fossi mai stato nessuno n per questa donna, n per questo ragazzo. Bene. Io faccio come vuol lei, cio appunto come se non ci fossi; ed ecco che lei se n'irrita e se la piglia con me.
Se la pigliasse almeno con lui!
indica Aldo.
Quantunque per esser logico, lei, dovrebbe riconoscere che mio figlio, qua, non dovrebbe metter pi piede.
Lello (stordito). Come per esser logico?
Ferrante. Ma sissignore! Perch lei si d pensiero delle false situazioni e della buona reputazione, solo quando fanno comodo a lei. Bene. Voglio darmene pensiero anch'io. E posso pretendere poich il marito sono io, infine, io e non lei posso pretendere che mio figlio, qua, non metta pi piede!
Evelina (subito, costernatissima). Ah, vedi? vedi?
Ferrante (scoppiando a ridere). Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! Non posso soffrire la pedanteria, lo sai! Povera piccola Eva, sei diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi? Ivi!
Far questo grido, che evidentemente era il modo con cui un tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e due le braccia.
E tu mi saltavi al collo.
Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla sua malinconica e austera dignit, tanto pi soffusa d'una cert'a-ria di comicit, quanto pi in lei vuol essere sincera, e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressivit contro la sorridente remissione del marito, perch in questa aggressivit trovava anche una difesa contro il suo proprio turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.
Ferrante (subito, notando quest'atto). No! Basta... Scusami... Mi pare impossibile che, pur essendo all'aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un'altra cos...
Evelina (non potendone pi). Ma insomma!...
Ferrante. Basta, basta, s... Me ne vado. Non c' da far tragedie, come vedete, disposto come sono alla massima condiscendenza. Tuo figlio se ne star con te, con me, come vorr. E standosene con me non soffrir, perch ho pensato per lui, credi, pi che non paja. Da questo bel giovanotto
posa una mano sulla spalla di Decio
mi farete sapere quello che stabilirete fra voi due: dove, come e quando vi volete vedere; e non ne parliamo pi...
Fa per avviarsi, con Decio, quando sulla comune si presenta la Signora Armelli, sui trent'anni, molto ritinta e riccamente abbigliata.
Signora Armelli. Permesso?
Evelina. Oh, Lucia. Vieni, vieni.
Ferrante (piano a Decio). Su, su, andiamo, andiamocene, noi due!
Saluta con la mano Aldo, e inosservato dagli altri esce con Decio, approfittando della visita sopravvenuta.
Signora Armelli (a Lello). C' mio marito in automobile che la aspetta gi, avvocato, per andare... non so, al convegno per la causa...
Lello (imbarazzatissimo). Gi! Ma non possibile, vede?
Voltandosi a cercar nella stanza Ferrante
Dov'? Se n' andato?
Signora Armelli (stordita). Chi?
Lello. Niente niente. Scender io stesso gi a portare a Giorgio le carte e a dirgli che faccia lui, perch per oggi io non posso... non posso...
Esce di fretta per l'uscio a destra.
Signora Armelli. Oh Dio, ma che cos' accaduto?
Evelina. Ah Lucia, che cosa! che cosa!... Vedi questo ingrato?
indica Aldo. Poi volgendosi a lui:
Perch non te ne sei andato via subito con lui?
Aldo. Ma per carit, mamma.
Evelina (alla signora Armelli). Lo abbiamo cresciuto insieme, vero, Lucia? E ora...
Signora Armelli. E ora?
Evelina. Hai veduto quel signore che si disponeva a uscire quando tu sei entrata?
Signora Armelli. S, col signor Decio...
Evelina, mio marito!
Signora Armelli (sbalordita). Tuo marito?... tuo marito?
Evelina. S, che si porter via con s Aldo!
Signora Armelli (con un grido subito represso). Ah!
Evelina. E lui felicissimo d'andarsene!
Signora Armelli (sentendosi vacillare e accennando di portarsi le mani al volto, esclama quasi sotto voce). Oh Dio... Oh Dio...
E mentre Evelina e Aldo accorrono a sorreggerla, casca su una sedia, svenuta.
Evelina (guardando quasi impaurita il figlio). Che cos'?
Aldo (confuso, premuroso chinandosi sulla svenuta). Signora Armelli... Dio mio... signora Lucia...
Poi, alla madre con un gesto espressivo delle mani:
Mamma... mamma... va', corri pei sali...
Evelina (trasecolata). Ma come, tu... con lei?
E si porta le mani alle tempie, come a reggersi la testa che le va via davanti alla rivelazione d'una cosa cos enorme e incredibile.
Aldo (piano, con una certa stizza). Anche per questo, vedi? bene che io me ne vada... Su, corri, corri...
Evelina, con la bocca aperta, le mani per aria, fa per avvicinarsi, ma come se non sapesse pi dove andare; poi si volta ancora una volta verso il figlio come impaurita, ma Aldo con le mani le fa un atto iroso d'andare.
T E L A
ATTO SECONDO
SCENA
Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d'invito, non pi di cinque che man mano si restringono fino alla soglia del portone. A destra prima il cancello con un magnifico eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la ringhiera che s'intravede di tra gli alberi, tutta coperta d'edera e di roselline rampicanti. Alberato anche il fondo della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi un'altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da giardino.
Sono passati circa due mesi dal primo atto. un dolcissimo pomeriggio d'aprile.
Sono in iscena il cameriere Ferdinando, sui cinquanta anni, in marsina, Toto, giovinastro equivoco, che accompagna una Giovane non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi per
governante.
Ferdinando. Per me, se volete, entrate pure.
Indica il portone della villa.
Ce n' di l altre due che aspettano.
Osserva la giovane.
Ma per dir la verit, non mi pare il genere...
Toto (aggressivo e provocante, facendosi avanti). Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?
La giovane (tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere che basta lei sola). Lascia, Toto; andiamocene. L'avviso del giornale diceva: Donna eccepibile.
Ferdinando (correggendo). Ineccepibile! ineccepibile!
La giovane. E va bene! Governo casa signore solo .
Ferdinando. Gi, ma vedete, qua, propriamente, questa donna non la vorrebbero n il signore n il signorino...
La giovane (interrompendolo). Ah, come? c' pure il signorino?
Ferdinando. S; ma questo per voi non vorrebbe dire, perch solo anche lui. Meglio anzi!
Toto (c. s.). Oh! Che discorsi fai? Bada come parli!
Ferdinando. No; faccio per dire adesso!
Toto (interrompendo, agitando un giornale che tiene in mano aperto). Ma allora, perch mettono l'avviso sul giornale e fanno incomodare le persone a venire fin qua?
Ferdinando. Abbiate pazienza. Lasciatemi finire. La governante la vorrebbe la signora.
Toto (subito, scattando). Che? La signora?
La giovane (c. s., quasi contemporaneamente). Senti, senti, che scappa fuori adesso anche la signora!
Si sente sonare il campanello del cancello.
Toto (alla donna, tirandola via con s). Vieni via! vieni via!.
Ferdinando (accorrendo verso il cancello). Un momento... aspettate un momento...
Ferdinando apre il cancello. Entrano la Vecchia zia, grassa, ciabattona, e la Nipote, sui trenta anni, molto formosa ma finta modesta.
La vecchia zia. qua che cercano la donna per un signore solo?
Ferdinando. Qua, entrate.
Toto (subito, alle due nuove arrivate). Ma non date retta!
La giovane (sulle mosse d'andar via con Toto). Questo si chiama ingannare la gente. Dicono signore solo , e poi viene fuori che c' pure la signora!
Ferdinando. Ma no!
La vecchia zia. Come? La signora?
La giovane. L'avete detto voi!
Ferdinando. Se non mi lasciate spiegare! La signora c' e non c'.
Toto. E che solo e solo allora, me lo dici? se ci ha l'amante che va e viene?
Ferdinando. Ma non l'amante, la moglie!
La giovane. La moglie che va e viene?
Ferdinando. venuta per qualche giorno, e ora se ne riparte.
La vecchia zia. Perch non sta con lui?
Ferdinando. Sta fuori.
La giovane (con un riso sguajato). Ho capito! Ce l'avr lei allora, l'amante.
La vecchia zia. E come? e lui, il marito?...
Ferdinando. Ionon so niente. So che la Signora, prima di partire, vorrebbe lasciar qua per il governo della casa una donna... ma...
La giovane (subito, facendogli il verso). Ineccepipibile!
E scoppia di nuovo a ridere, c. s.
Ferdinando. Posata... anziana...
Toto (afferrando con una mano e tirando a Ferdinando il bavero della marsina). Per tua regola, quando sull'avviso si mette come ci sta scritto qua...
s'interrompe e lo guarda negli occhi.
Ci siamo intesi!
Poi, subito, rivolgendosi alla giovane e tirandosela via con s:
Andiamo via!
Escono tutt'e due per il cancello.
La vecchia zia. Eh gi. Se prima mettono una cosa, e poi ne vien fuori un'altra...
Ferdinando. Ma no!
Piano, con uno sguardo d'intelligenza.
Si capisce che cosa cercavano quei due l, lei per un verso e lui per l'altro. Ma voi entrate. La signora star poco a venire. Voi mi sembrate adatta.
La vecchia zia. Io? Ma che! Non mi metto mica a servizio io...
Ferdinando (squadrando la nipote). Ah, allora per...
La vecchia zia. Per questa mia nipote qua, buona come il pane.
La nipote (con gli occhi bassi). Gi... ma se c' la signora...
Ferdinando (spazientito). Oh, insomma, entrate, se volete, e come verr la signora, ve l'intenderete con lei.
Suona di nuovo il campanello del cancello.
Ferdinando (accorrendo ad aprire e indicando l'entrata della villa alle due donne). Di l, di l...
La vecchia zia (alla nipote). Vediamo prima che signora ...
Si dirigono verso il portone aperto della villa, a sinistra, ed escono.
Ferdinando intanto apre il cancello, ed entra l'avvocato Giorgio Armelli: media statura, piuttosto grasso; sessant'anni; capelli bianchi, corti, tagliati rigorosamente a spazzola; viso acceso, occhietti acuti, baffi neri, insegati e ritinti, ritinte le sopracciglia; tiene sempre rigida la \nuca, come per un torcicollo fisso; compitissi-mo, elegantissimo, parla piano, spiccando tutte le sillabe e porgendo quasi a una a una le parole con l'accompagnamento d'un gesto delle dita a chiocciolino.
Ferdinando. Scusi, il signore?
Armelli. Sono l'avvocato Giorgio Armelli. Vengo da Firenze. Vorrei parlare con la signora Lina.
Ferdinando. La signora Lina? Non sta mica qui...
Armelli. Come non sta qui?
Ferdinando. Qui non ci sta nessuna signora Lina.
Armelli. Ma come? Non la casa del signor Morli, questa?
Ferdinando. Sissignore.
Armelli. E dunque! la signora si chiama Lina.
Ferdinando. No, sa. La signora qua si chiama Eva.
Armelli, Lina! Lina! Volete insegnarlo a me?
Ferdinando. Potrei giurare, signore, d'averla sentita chiamare sempre Eva dal marito.
Armelli. Ah! Ho capito. Perch veramente... si si... Evelina, ecco, si chiama Evelina... Si vede che il marito ne avr presa la prima parte, e la chiama Eva. Noi a Firenze la chiamiamo signora Lina.
Ferdinando. Scusi; io non sapevo...
Armelli. Chiarito l'equivoco basta! E cos, dunque?
Ferdinando. Per il momento la signora non in casa.
Armelli (meravigliato). Ah no? E come? Col figlio...
Rimane in sospeso e costernato.
Ferdinando (interpretando a suo modo la sospensione). Sissignore, col figlio e il marito; sono usciti per una passeggiata a cavallo.
Armelli (strabiliando, a due riprese). Una passeggiata?... A cavallo?...
Ferdinando. Sissignore.
Armelli (c. s.,a tre riprese). La signora Lina? A cavallo? E col figlio?
Ferdinando (col viso di chi non capisce il perch di tanto stupore risponde naturalmente). E il marito, sissignore.
Armelli. Ma dunque, perfettamente guarito?
Ferdinando. Scusi, chi, guanto?
Armelli. Come chi? il figlio!
Ferdinando. Ma non stato mai malato, ch'io sappia.
Armelli (cascando dalle nuvole). Come come? Non stato mai malato, il figlio? anzi, gravissimo? quasi per morire?
Ferdinando. Da che ci sto io, no, signore; e sono a momenti due mesi. Vispo come un grillo.
Armelli. Ah, ma dunque?... Dio mio... Arriv otto giorni or sono, a Firenze, un telegramma che dava il figlio quasi per ispacciato dai medici; per cui la madre accorsa qua... E noi che s' stati in tanta costernazione, senza nessuna risposta ai nostri telegrammi...
Ferdinando. Ah, ecco, per questo! Sissignore: ne sono arrivati tanti, di questi giorni! Un diluvio!
Armelli. Ma s, Dio mio, costernatissimi! Vi dico che voleva venir con me perfino mia moglie! Ma allora... allora hanno fatto finta... per attirare qui la madre? Non so... non capisco per, come la signora Lina...
Ferdinando. Eh, caro signore...
Armelli. Indignatissima, mi figuro! Sfido! Se sono scherzi da fare a una madre!
Voltandosi di scatto, come se Ferdinando avesse parlato:
Che?
Ferdinando. Mah! Ne combinano! Ne combinano!
Armelli. Padre e figlio?
Ferdinando. Mai fermi un momento.
Armelli. E la signora?
Ferdinando. Eh... sa, direi che... anche lei...
Armelli. Ah s?... Sbalordisco... Perch...
E resta tutt'a un tratto in tronco.
Ferdinando [per rimediare). Ma fa piacere, sa, vederli cos, sempre allegri...
Armelli. Ah; lo credo, lo credo. E allora... allora non dite niente, mi raccomando, di questa mia visita: per non guastar la loro allegria. Corro io adesso, a spedir un telegramma d'urgenza per tranquillar tutti a Firenze; e ritorner pi tardi per parlare con la signora.
Ferdinando (esitante). Non debbo avvertire?...
Armelli. No, no. Anche nel vostro interesse, per che forse la signora non voleva si sapesse che il figlio non stato mai malato, essendosi trattenuta qui una settimana...
Ferdinando. Gi; ma io non sapevo...
Armelli (per troncare, accomodante). Lasciamo le cose come sono; come se io non fossi venuto. Ritorner pi tardi, nuovo di tutto. Fidatevi.
Entra a questo punto dal cancello rimasto aperto la Signora vedova, sui trentacinque anni, in gramaglie.
Signora vedova. Permesso?
Armelli (avviandosi, a Ferdinando). Siamo intesi, eh? Addio.
E l'avvocato Giorgio Armelli, salutando Ferdinando con la mano, esce dal cancello.
Ferdinando (seccatissimo, quasi sgarbato). Viene per l'avviso del giornale, signora?
Signora vedova. Sono una povera vedova...
Ferdinando. Va bene, scusi. Favorisca dentro.
Indica il portone della villa.
Ce n' altre quattro che aspettano. Creda che io non ne posso pi!
Signora vedova. Ma solo, veda, per la mia sventura che io...
Ferdinando (sbrigativo). Lo credo, lo credo. Parler con la signora. S'accomodi di l.
Signora vedova (si porta invece il fazzoletto listato di nero agli occhi e si mette a piangere con impeto, ma silenziosamente; poi dice), Da appena un mese...
Ferdinando (un po' pentito dello sgarbo usatole). Il marito?
Signora vedova. Che mi voleva tanto bene!
Ferdinando. Eh, disgrazie... Sa per, se lei piange cos, signora, non credo che questa sia una casa per lei. Gliel'avverto.
Signora vedova. Ecco, volevo appunto qualche notizia. Il signore forse vedovo anche lui?
Ferdinando. Che! Ha moglie. Moglie e un figliuolo. Ma la moglie sta a Firenze.
Piano, in confidenza:
Sa... pasticci!
Signora vedova, E che et ha?
Ferdinando. La signora?
Signora vedova. No, lui.
Ferdinando. Mah... tra i quaranta e i cinquanta...
Signora vedova. Ah, dunque... ancora...
Ferdinando. Che cosa?
Signora vedova. Non tanto vecchio...
Ferdinando (che ha capito l'antifona). Signora, io debbo apparecchiare qua per il th.
Vengono dal fondo a sinistra le voci e le risate di Ferrante Morli, d'Evelina e di Aldo che ritornano dalla pasteggiata a cavallo e sono entrati nel giardino dalla parte della rimessa.
Vada, vada. Ecco che giungono...
Indicando la villa:
Di l, dove aspettano le altre...
Ferrante Morli e Aldo, che hanno intrecciato le mani a seggiolino per sorreggervi su Evelina, entrano rumorosamente dal fondo a sinistra, tutti e tre in costume da cavalcare. A Evelina, da tanti anni non pi abituata a montare a cavallo, s' intorpidita una gamba. Ella ha una amazzone nuova con redingote di panno marrone molto sciattata a un sol bottone, alta fin sopra il ginocchio, calzoncini aderenti di stoffa scozzese, abbottonati da un lato e gambali. Durante la scena seguente Ferdinando uscir parecchie volte dalla scena e vi rientrer, sempre attraverso il portone della villa, intento ad apparecchiare in giardino il tavolino per il th.
Evelina (sorretta a sedere sulle mani di Ferrante e di Aldo, tenendosi con le braccia appoggiata a entrambi). Ma no! Gi! Che fate! Gi! gi!
Aldo. No! cos, cos!
Ferrante. In trionfo! in trionfo!
Evelina. Qua! qua! basta! gi! Fatemi scendere!
Scende e si prova a poggiare in terra il piede.
Ferrante. passato?
Evelina (subito). Ah!
E solleva il piede.
No... Dio! mi formicola... mi formicola...
Aldo. Siedi; siedi...
Ferrante. No, meglio in piedi... Cos, guarda: alzati, alzati e premi sulla punta dei piedi!
Evelina. Ma no, non posso! non me lo sento pi, il piede!
Ferrante. Da' ascolto a me! Ti reggo io...
La regge. Evelina prova a rizzarsi sulla punta dei piedi.
Cos, cos...
Aldo. Ti passa?... ti passa?...
Evelina (ridendo nervosamente). S... s...
Ferrante. Vedi? Ah, il mio cau-bi!A che siamo ridotti!
Evelina. Sfido! dopo tant'anni che non monto pi a cavallo!
Ferrante (ad Aldo). L'avessi vista sul suo iumper
(pronunziare gimpeur)
Tutt'una con esso! Che salti!
Evelina. Basta, basta! Per carit, basta. Dio mio! Sono come ubriaca... Basta, di pazzie, ora!
Aldo. Ma che basta!
Evelina. No, no, basta! basta!
Ferrante. Lasciamola dire! Diceva cos anche prima! E sai in che modo buffo, venendomi avanti con certi occhi da bambina spaventata e scotendo il dito... Come dicevi?
Evelina (ripetendo con grazia fuggevole l'antico modo, quasi bambinesco, ma con l'aria di volerne subito profittare richiamandosi a un proposito serio). Non ci faccio pi! Ah, ma davvero, sai! Ora basta, ora basta: non ci faccio pi davvero! E prima di tutto, via quest'abito!
Accenna d'avviarsi.
Aldo (subito, trattenendola). No, no! Resta cos, mammina!
Evelina (cercando di svincolarsi). Ma no via lasciami!
Aldo (c. s.). No. Cos... Come un maschietto in mezzo a noi...
Evelina (impostandosi severamente). Aldo! Impertinente!
Ma come Ferrante scoppia a ridere forte, vedendole assumer quell'aria di severit, subito smettendola e fingendo d'esser seccata:
S, bravo, ridi...
Ferrante (seguitando a ridere). Ma si, abbi pazienza, Ivi! T'ho visto far con la testa...
Le rif il gesto con cui ha accompagnato il rimprovero al figlio, come se questo gesto gli ricordasse le mossette di lei per i rimproveri che un tempo soleva rivolgere a lui, ed esclama:
Tu non sai come sei tutta, sempre, la stessa!
Evelina. Sfido!
Ferrante (subito, rifacendole anche il modo con cui ha detto Sfido! ). Ecco: Sfido! E l'hai ripetuto gi due volte!
Ad Aldo:
Non sapeva far altro che dirmi Sfido! .
Evelina (involontariamente, tirata dal discorso, ripete). Sfido!
Ma subito l'avverte e s'arresta: basta questo, per far prorompere naturalmente quei due in una gran risata; e allora subito ella, per ripigliarsi:
S, s perch prima era lui a farmi commettere tutte le pazzie, e poi aveva il coraggio di farmele notare, sissignori: che erano pazzie! Io allora, mortificata, gli dicevo: Non lo faremo pi! E lui: Che? Queste sono niente! Vedrai quelle che faremo domani!
Abbassa gli occhi e aggiunge:
E le facevamo davvero.
Aldo (dopo averla contemplata un pezzo, beato). Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova, mammina? Io ti sto conoscendo adesso! Non t'ho mai veduta cos!
Evelina (con comico dispetto, facendo gli occhiacci). Me l'immagino bene, conciata poi in questo modo... No, via, lasciate che vada a levarmi di cos... Peccato! Per una volta sola, una spesa cos forte...
Sale i cinque gradini d'invito davanti al portone della villa.
Aldo (con un sobbalzo). Che!
Ferrante (c. s.). Per una volta sola?
Evelina. Ah s! Se aspettate di riprendermici un'altra volta!
Ferrante. E il bajo che resta di l?
Evelina. Potete cominciare a rivenderlo...
Poi con tono d'ammonimento a Ferrante, per richiamarlo alle spese pazze d'una volta, che determinarono la sua rovina:
E ti prego... e ti prego...
Fa per ritirarsi.
Ferdinando (dal giardino). Ci sono di l, signora, parecchie donne venute a profferirsi per governanti...
Aldo (a precipizio, protestando). Nonononon! Niente, mammina, governanti!
Ferrante. Abbasso le governanti!
Aldo. Non vogliamo saperne!
Ferrante. Muffa! Muffa da signora Lina!
Aldo. Pensieri da mamma Lina! Via! via! via! .
Evelina. Oh, ragazzo! Ma sai che tu m'hai conosciuta sempre da mamma Lina?
Aldo. Eh, scusa, l'ho detto io stesso, or ora... Ma a Firenze, non qua, mammina! Qua non ci sta mica, di casa, mamma Lina, n presumerai d'esser quella, ora vestita cos...
Evelina. E perci vado subito a spogliarmi, e me ne riparto stasera, cari miei!
Scappa via per il portone della villa.
Ferrante (a Ferdinando, seccato e risoluto). Vai, vai a cacciar via tutte quelle donne, e senza farle uscire di qua: non voglio neanche vederle!
Ferdinando. Sapesse che roba!
Fa per avviarsi a eseguire l'ordine.
Ferrante. Via! via!
E come Ferdinando esce:
Senti, Aldo. Seriamente. Bisogna ch'ella rimanga qui, con noi!
Aldo (angustiato di quell'aria risoluta del padre, con un sospiro). Eh...
Ferrante (con forza). No. Bisogna! bisogna!
Aldo. Figurati se lo vorrei anch'io! Ma capirai...
Ferrante (subito, fosco e duro). Capisco solo una cosa io, adesso: che non posso pi tollerare, assolutamente, ch'ella ritorni l. Bisogna impedirglielo a ogni costo!
Aldo. Ammalandomi di colpo per davvero?
Ferrante (con pronta e aspra severit). Aldo, t'ho detto seriamente !
Aldo. Ma pap, se dici seriamente...
Ferrante. Seriissimamente!
Aldo. E allora temo, purtroppo, che non verrai a capo di nulla.
Ferrante. Perch ti sembro fatto soltanto per scherzare, io?
Aldo. No, pap. Perch vedo che ti rivolgi a me.
Ferrante. Come a dire, a uno che sa soltanto scherzare?
Aldo. Ma no, Dio mio! Ti parlo anch'io adesso seriamente. Vedo... vedo con tanta pena, che tu...
Ferrante (interrompendolo, smaniando). Non dovevo, non dovevo farla venire! Ma sei stato anche tu! Per farle prendere una boccata d'aria!
Aldo. Eh gi... Per questo soltanto! Credendo che tu, ormai...
Ferrante. Ma non vedi, con l'aria che ha preso, con l'aria che ha respirato subito, di nuovo accanto a me...
Aldo. Gi, si, un'altra!
Ferrante. Ma che un'altra! L'ho ritrovata, s' ritrovata lei stessa, subito, tutta, qua lei, lei quella che era prima! Pare a te un'altra! Come era parsa a me l, quando la rividi come una mummia... Fosse venuta quella, mi sarei anch'io divertito a farle prendere un po' d'aria! Ma che! S' avuta per male, l per l, di trovarti qua sano; ha fatto un po' l'indignata per la crudelt dello scherzo; se n' voluta andare prima all'albergo, ma poi, nel vederci andar via mogi mogi, s' messa a ridere...
Aldo. E io, quando ha riso...
Ferrante. Tu, si; ma io mi son sentito lacerare tutto, subito, dentro, a quel riso! Tu non lo sai, come ha riso!
Aldo. Ha riso... e poi... ce la siamo portata via.
Ferrante. Ah, caro mio... Ho riso anch'io, guardandoti, come ti ha guardato lei. Ma poi i nostri occhi si sono incontrati; ed stato uno sgomento (un attimo!) Sono sicuro, guarda, che tu come sei ora, cresciuto, un giovanotto, non sei stato pi niente per lei; come per me niente; perch, per noi, piccolo, cos soltanto, potevi essere in quell'attimo, e non questo che sei. Ho visto nel suo sorriso, dopo che mi guard, quella stessa momentanea freddezza ch'era nel mio, impacciata, come se tu, cos grande, non fossi... non fossi nostro (oh, per un momento, bada!) e noi due, io e lei... non so dirtelo divisi presenti e divisi come divisi, si, in due vite distanti e contemporanee, vere tutt'e due e vane tutt'e due nello stesso tempo! Ora, in questi otto giorni, tu l'hai vista: quella che stata per tant'anni la tua mamma l, sparita. Qua vera quella che conosco io. E questa mia, mia; dev'esser mia; non pu pi ritornar l!
Aldo (quasi sgomento). Ma pap, tu cos...
Ferrante (forte, non ammettendo repliche). Non posso pi tollerarlo!
Aldo. Gi; ma vuoi...
Ferrante (pronto, interrompendo c. s). Che rimanga qui assolutamente!
Aldo. E l'altra? Ferrante (stordito dalla subita e placida domanda del figlio, che lo arresta). Che altra?
Aldo. Quella di l! Come la conoscevo io; come la conoscono tutti gli altri, l... vera anche quella, sai, pap!
Ferrante (c. s.). Come, vera? No! Ormai no! Non pu, non deve pi esser quella!
Aldo. E come, pap, se ha pure quell'altra sua vita, l, che tu non puoi cancellare?
Ferrante (scrollando furiosamente le spalle). Ma che vita! che vita!
Aldo. Bene o male. Quella che . Come ha potuto fargliela quel...
Ferrante (subito, voltandosi di scatto, furibondo). Non me lo nominare!
Aldo. Oh, pap: un uomo che s' fumato tutto da s, piano piano, come un sigaro dolce. rimasto intero, ma di cenere; che guaj se lo scrolli un po' o se ci soffi sopra, appena appena!
Ferrante. Ah, se scrollo! Lo scrollo! lo scrollo! Ci soffio! ci soffio!
E si mette a passeggiare sulle furie.
Aldo (quasi tra s). Sar un bel guajo...
Ferrante (vedendolo, si ferma un po', per poi riprendere a passeggiare). S; contentati di dire cos, tu, e basta...
Aldo. Ma che vuoi che ci faccia io?... Non ci ho mi-ca colpa io, pap...
Ferrante. Lo so! Ma tempo, sai, che lei su, la signora, cominci, cominci a riconoscere che la colpa fu anche sua, sua, allora!
Aldo. Ma no, pap, io dico colpa, se lei se ne vuol ripartire. Ti rivolgi a me. Io ho potuto farla venire, e avr fatto male; ho fatto male certamente. Non posso mica trattenerla...
Si ode a questo punto dall'interno del portone la voce di Evelina.
Voce di Evelina. Ferdinando, il th.
Ferrante. Eccola! Non posso farmi vedere da lei cos agitato.
S'avvia concitatamente verso il fondo e scompare tra gli alberi.
Rientra in iscena poco dopo Evelina, in abito grigio, da viaggio.
Evelina (vedendo Aldo ancora in abito da cavalcare). Come, e tu ancora cos?
Aldo (confuso, guardandosi l'abito addosso). Ah, s... Mi sono trattenuto a parlare con pap.
Evelina. E dove... dov' andato?
Aldo. Mah... non so, di l...
Evelina. E non viene a prendere il th?
Aldo. Credo che... che ne abbia poca voglia, oggi, pap.
Pausa, Evelina lascia cadere, apposta, il discorso.
Entra Ferdinando con la tejera e con le paste.
Evelina. Oh, bravo Ferdinando. Posa qua, posa qua
indica il tavolino apparecchiato.
Ferdinando. Comanda altro?
Evelina. Nient'altro, grazie.
E come Ferdinando va via, si mette a versare il th e il latte, prima per Aldo, poi per s. Dura ancora un po' la pausa. Poi, rivolgendosi ad Aldo, domanda:
Non sar cambiato, vero, l'orario delle ferrovie?
Aldo. Te ne vuoi dunque, proprio, ripartire stasera? No, mammina!
Evelina. S, s, s!
Aldo. No; almeno stasera, no!
Evelina. Stasera, stasera...
Aldo. Domani, senti...
Evelina. Stasera. Basta!
Aldo. Tutto domani, qui; e poi, doman l'altro mattina...
Evelina. Basta, basta ti dico! ormai deciso... Ma come sono buone queste paste! Prendine una.
Aldo (rifiutando, ingrugnato). Grazie.
Poi:
Qui, per tua regola, tutto buono.
Evelina. S. Tranne te.
Aldo. No. Tranne te. Sono appena otto giorni, e...
Evelina. Avrei dovuto ripartirmene il giorno stesso dell'arrivo, appena scoperta la vostra bella birbonata!
Aldo (con le mani congiunte e aria e voce di preghiera bambinesca e birichina). Mammina!
Evelina. Smettila, Aldo!
Aldo. Mi sono tanto strapazzato, oggi, a cavallo.
Evelina. Peggio per te!
Aldo. Mi fa tanto male il capo.
Evelina. Smettila, ti dico!
Aldo. E va bene, vattene! Se poi, appena montata in treno, io mi metto a letto per davvero con la febbre...
Evelina. Oh sai, impostore, ricordati la favola di quello che gridava al lupo! Io non vengo pi, bada, neanche se sei davvero ammalato. Ci hai fatto questo bel guadagno!
Aldo (con la pi tranquilla impudenza). Eh s... Tu scherzi...
Evelina (voltandosi sbalordita). Io scherzo? Io dico sul serio!
Aldo. E intanto questo accadr sicuramente prestissimo, con la vitaccia americana che facciamo qua, io e papa. Io non ci sono abituato... Senza le cure di nessuno...
Evelina. Ma va' l, commediante, che non sei stato mai cos bene come adesso!
Aldo. S; ma anche tu, sai, mammina! Vedessi come stai bene, tu!
Evelina. Via, basta ti dico, Aldo...
Aldo. No, via, confessa, confessa, mammina, che tu ti sentiresti maledettamente pi felice, qua, con pap!
Evelina (balzando in piedi). Insomma, vuoi che me ne risalga su?
Aldo. Ma non devi neanche credere, sai, come quando sei arrivata, che io abbia ancora quattro anni, oh!
Evelina (lo guarda come se cascasse dalle nuvole). Ma che dici? io? io ho creduto che?...
Siede di nuovo e si mette a ridere.
Aldo. Tu, tu, s, me l'ha detto pap! Lo sgomento! Un attimo!
Evelina. Io? Ma che dici? Sei impazzito?
Aldo (caricando burlescamente l'espressione). Vi siete guardati e niente! come se io, cos cresciuto, un bel giovanotto, non fossi pi vostro. Pi niente per te; come per lui pi niente!
Evelina (un po' smorendo, stupita ma pur sorridente, riconoscendo la verit di quel che realmente al suo arrivo guardando il marito aveva anche lei avvertito in confuso nel turbamento). Ma che pazzie...
Aldo (subito, intuendo). Mammina, come lo dici! Deve essere stato vero!
Evelina (reagendo al suo sentimento). Follie, follie di tuo padre! Non stato vero nient'affatto!
Aldo (sognante, dopo una breve pausa). Potessi andare a nascondermi l, dietro quell'albero, e ricomparirvi davanti un cosno... cos, col cerchio e la bacchetta...
Evelina (profondamente turbata, sconvolta; non potendone pi). Aldo, Aldo, per carit, basta! basta! Non posso pi sentirti parlare!
E si mette a piangere, nascondendosi il volto.
Pausa. Rientra dal fondo Ferrante. Fa segno ad Aldo d'andar via in silenzio: Aldo va via. E allora egli, piano, s'accosta a Evelina. A poco a poco, lentissimamente, a cominciar da questa scena, la luce andr scemando per modo che, alla fine dell'atto, resti soltanto come un ultimo barlume di crepuscolo.
Evelina (rialzando il capo, e credendo di parlare ancora a Aldo). Tu dovresti piuttosto...
vedendo Ferrante, e arrestandosi.
Ah dov' andato?
Ferrante (in apparenza calmo, sorridente). T'ha visto piangere, e se n' andato.
Evelina (confusa, imbarazzata dalla presenza di lui, perch non pi sicura di s). E tu?... Di dove sei venuto?
Ferrante. Se volevi darmi un po' di th...
Evelina. Ah... il th... ma sar freddo...
E si volta a chiamar verso il portone della villa:
Aldo!
Ferrante. Loprendo anche freddo... lascia!
Evelina (nell'imbarazzo, volendo dare a intendere che ha chiamato il figlio per un'altra ragione). No... , perch... Sono un po' nervosa... Diceva tante sciocchezze... Ma tu dov'eri?
Ferrante (freddo, senza dar la minima importanza alla cosa). Di l. Ho sentito.
Evelina (che ha versato il th nella tazza, porgendolo senza guardarlo). proprio freddo, sai...
Ferrante. Non importa...
All'atto di Evelina di prendere il bricco del latte.
No, senza, senza latte...
E dal taschino in alto del panciotto trae una fia-letta oblunga e versa alcune gocce del liquido che vi contenuto premendo col pollice la piccola leva del turacciolo d'argento automatico.
Evelina (che stata a guardare). E che?
Ferrante. Gin.
Evelina. Loporti con te?
Ferrante. L'America.
E accompagna l'esclamazione con un gesto vago della mano.
Evelina. No... brutto... ti... ti...
Vorrebbe esprimere il suo dispiacere, ma si trattiene.
Ferrante. Non mi fa niente... Un sorso ogni tanto...
Evelina. Ma... Dio mio, ad Aldo... ad Aldo no, non lasciar prendere codesto vizio!
Ferrante. Stai tranquilla. Del resto, non neanche vizio per me, perch, se voglio...
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Evelina (con impeto di premura, subito di nuovo trattenuto). Ecco s... non... non lo fare...
Ferrante. Davanti ad Aldo?
Evelina. No, per te stesso...
Ferrante. E allora, non perch non voglia pi io, ma perch non vuoi tu?
Evelina (sempre pi imbarazzata). Dico per te... E proprio un brutto vizio... E ad Aldo, anzi, volevo raccomandare appunto...
Ferrante. Che invece di dir quelle sciocchezze , pensasse a farmi un po' da pap?
Evelina. Ma s, perch tu spendi, tu spendi enormemente, all'impazzata di nuovo!
Ferrante (sorridendo). No, no.
Evelina. Come no! T'ho visto buttar via il danaro come prima, Dio mio!
Ferrante. No. Un po' in questi giorni, perch ci sei stata tu. Come prima , dici? Ma tu, prima, non te ne accorgevi!
Evelina. vero, s! cieca! cieca! Ma pensa che
tu hai ora Aldo con te!
Ferrante. Oh, se fosse per questo, no! Non pensai che avevo accanto te, allora! Figurati, se potrebbe trattenermi Aldo adesso! Ma non dubitare che ora ci penso...
Evelina. Sul serio?
Ferrante. S, ci penso... ci penser, via, se non oggi, domani ma sai perch? perch sono di nuovo qua; e mi ci sento, qua, di nuovo... non so, come... come dovresti sentire anche tu! come se non fossi mai partito, ecco e lo avessi, ah perdio, ancora e senza fine, quel danaro non questo d'ora! quello, quello! quello che, per non averlo allora calcolato, mi distrasse, spezz la nostra vita... Ah, ma ora l'ho di nuovo e lo tengo, lo terr perch mi par di riaverla in pugno con esso, la mia vita quella, quella di prima! L'ho sentito in questi otto giorni, con te qua... Stai sicura che non me lo lascer pi sfuggire.
Evelina (timida, dolente). Gi; ma io... io...
Ferrante (scartando, fosco, estroso). Te ne vai? E allora che vuoi che me ne importi pi?
Evelina. No! Come? Aldo?
Ferrante (con un riso cattivo, e finto sdegno e finta indifferenza). Aldo?... Aldo, se mai... In America!
Evelina. Ah, no! Mai! Mai! Questo non devi neanche pensarlo!
Ferrante. Ma no, via, non temere!
Evelina. Me lo dici per spaventarmi?
Ferrante. No, cara. Sarebbe un ricatto. Io non ne faccio. Sai bene che volevo lasciartelo l... Ha voluto venir via lui. Ripigliarti, trattenerti qua per mezzo del figlio, non lo far mai. Sei stata qua otto giorni. Sei venuta per lui. Hai visto come
a bassa voce per la delicatezza del sottinteso
come ho mantenuto la promessa.
Evelina (piano anche lei, senz'ombra di ribellione, come per obbedienza a una necessita). Me ne sarei ripartita subito!
Ferrante. S, e per farti rimanere, dopo questa minaccia, mi sono trattenuto con tutte le forze dell'anima e del corpo! Ma non possibile, non possibile, Eva, che tu...
Evelina (interrompe, di nuovo timida, su le spine). No, no... basta... Che dici, ora?... basta...
Ferrante. Dico che, dopo questi otto giorni di festa, di... di quella nostra, antica festa, non possibile che tu, chiudendoti la notte, nella tua stanza, sola...
Pigia su la parola sola e le battute seguenti saranno intercalate da tutti e due nel discorso, rapidamente; come tra parentesi.
Evelina (subito a occhi bassi). Ma certo!
Ferrante (pigiando). E a chiave!
Evelina (c. s.). A chiave, s...
Ferrante (riattaccando). Non abbia pensato, che ti era accanto...
Evelina. No... no...
Ferrante. Eh via, sii sincera! Fui tuo marito!
E tu tremi tutta...
Evelina (subito). No!
Ferrante. Come no?
Evelina. No... scostati... smetti, Dio mio! non mi tormentare!
Ferrante. Ma dunque vedi che vero?
Evelina. E che pretendi, se vero? Ragione di pi
per ripartirmene, se mai per me e per te!
Ferrante. Per me? No! Come?
Evelina. Ma s! Anche per te... Perch io...
e non sa pi come proseguire.
Ferrante (incalzandola). Perch tu? Che vuoi dire?
Evelina (con grazia da innamorata, ma un po' ambigua, da potersi anche interpretare come un espediente di estrema difesa). Vorrei poter venire ancora qua...
Ferrante. E come? Cos?
Evelina (subito). Ah, per Aldo!
Ferrante. Per Aldo! Grazie! Non per me!
Evelina (con la grazia di prima). Anche per te; ma... cos...
Ferrante. Grazie tante! Ah, grazie tante, cos. Che vuoi che mi importi di mio figlio, se vieni per lui? Verr lui da te! Cos non voglio pi io allora!
Evelina (sempre con quel suo giuoco di grazia). Dovresti capire, che non sarebbe possibile altrimenti.
Ferrante. Ma perch? Se vero che tu mi vuoi ancora bene?
Evelina (pronta, interrompendo). Appunto perch vero!
Ferrante. E vuoi che ti lasci ripartire, che ti lasci ritornare l, se mi dici che vero? No! no!
Fa per abbracciarla.
Evelina. No, lasciami... lasciami... Qua con te potrei esser di nuovo soltanto una folle!
Ferrante. Ma s! ma s! Com'io ti voglio! La mia piccola folle d'allora!
Evelina. E ti pare possibile? Ferrante. Perch no?
Evelina. Perch non sono pi quella, da tanti anni...
Ferrante. E in questi otto giorni qua, come sei stata?
Evelina. Ah cos... per otto giorni... Pu sempre, in qualche momento, a una donna non brutta capitare...
e lascia il discorso in sospeso.
Ferrante (spingendola a dire). Capitare, che cosa?
Evelina. Che so!... Di vedersi guardata da qualcuno con una strana insistenza... e colta all'improvviso, turbarsene; sentendosi ancora bella, compiacersene... Si pu, senza che paja di commettere una colpa, in quell'istante di turbamento o di compiacenza, carezzar col pensiero dentro di s quel desiderio suscitato; immaginare... cos, come in sogno, un'altra vita, un altro amore... Ma poi... basta! La vista delle cose attorno, un minimo richiamo della realt...
Ferrante. Ma non anche questa, non anche questa una realt per te?
Evelina. No... sono come... non so...
Ferrante. Perch non vuoi toccarlo qua, in me, in te stessa, il tuo sentimento...
Evelina. Sono come lontana... lontana...
Ferrante. Tudevi essere qua!
Evelina. Non posso... non posso...
Ferrante. Mia! Mia! Mia!
Evelina. No, Ferrante via! Basta... Ajutami, Dio mio! Intendendo che io debbo pure debbo poter tornare l!
Ferrante. E perch, l, s? Tu hai pure qua tuo
figlio! E io sono tuo marito!
Evelina. Ah, ma non la stessa cosa...
Ferrante. Come non ?
Evelina. Non ! Prima di tutto perch... guarda! se io restassi qua con te (e dovrei per forza restare, perch certo non potrei pi, allora, ritornare l tu lo intendi!) ebbene, perderei per sempre ogni diritto di rivedere mia figlia. E sarebbe per me impossibile! Poi, per me stessa...
Ferrante. Per lui, vuoi dire!
Evelina (subito, con forza). Ma non per lui! Per te, anzi!...
Ferrante (scrollando le spalle). Ma via... ma via...
Evelina (c. s.). S, s, per te! per te e per me! Perch non potrei pi dire lo capisci che vengo qua per Aldo, perch verrei, invece, realmente, per te! Mentre tu puoi esser sicuro che l vado solo perch c' mia figlia...
Ferrante. Bello! Ah, bellissimo ragionamento, codesto! Grazie! L, dove andresti soltanto per poter rivedere tua figlia, l, s! E qua, invece, dove verresti...
Evelina (subito, ostinata). Per te...
Ferrante (compiendo la frase). No!
Evelina (c. s.). No! precisamente: no!... E non deve sembrarti soltanto un ragionamento, perch credi che anche il mio sentimento, ed sincero! Pensa che c' pure mia figlia l!
Ferrante. Va bene; e Aldo, qua?
Evelina. Aldo... Tu non puoi intenderlo, non puoi intenderlo, perch soltanto una donna questo lo pu intendere! Io sento che ci sei tu, in lui, nel mio amore per lui; mentre mia figlia, l, la sento sola! Ecco.
Ferrante. E perch cos, vuoi ora ritornare da lui?
Evelina. Ma non che voglia! debbo! una necessit, che non dipesa solo da me. L'hai riconosciuta tu stesso, santo Dio, ritornando; e anche accettata.
Ferrante. Finch non sapevo...
Evelina (subito troncando). Che cosa? Non mi forzare a dire... Non posso mica dirti che cosa io sento l... Io debbo pi, pi che la gratitudine a chi m'ha difesa, protetta, salvata dalla disperazione in cui ero caduta per te, senza mai approfittare del mio stato, con una devozione...
Ferrante. Basta! basta! basta!
Evelina. No! bene che tu lo sappia!
Ferrante. Ma me le ha dette lui, non dubitare, tutte le sue benemerenze! Non capisco per, come avendo tanta... tanta vita, quanta in questi giorni hai saputo ritrovarne in te ti sii potuta acconciare a vivere l... con quello...
Evelina. Ma no, che c'entra! Qua, con te... con questa vita senza n capo n coda... sfido! L... una vita tranquilla... Non ho mai neppur pensato di doverne esser contenta... Ho tanto da fare, da badare... Qua di tu, tutto. L do io; e ho la soddisfazione di farla io, agli altri, la vita...
Ferrante. Negandola a me! Perch a chi la dar pi, io, la vita, se tu te ne vai?
Evelina (con slancio, posandogli le mani sulle spalle). Ma a me, a me, come l'hai data sempre, anche quando non c'eri! S... Tutta la vita tutta la vita, che mi veniva da Aldo, perch era tuo la tua vita! Seguita a darla a lui, qua, e sar come se la dessi anche a me!
Troncando, perch vede Aldo sulla soglia del portone della villa.
Dalla soglia della villa Aldo, sporgendo il capo, domanda:
Aldo. Pace?
Evelina. Pace, pace... s.
Aldo (balzando sulla scena e correndo a Evelina). Ah! Dunque resti? Viva la mammina!
Evelina. No... Parto...
Aldo. Ma che partire pi! Come parti, se hai fatto pace?
Evelina. Ma parto anzi per questo; perch ci siamo intesi!
Aldo. No, no, senti, almeno fino a domani!
Evelina. Ma se ho tutto pronto su per la partenza!
Aldo. E tu lascialo pronto! Via, s, concesso! concesso!
Ferrante. Non ci siamo affatto intesi. Parte. E se vuoi partire anche tu con lei... Sono stato un pazzo, un pazzo a ritornare. Ero riuscito cos bene a strapparmelo dal petto il cuore e a calpestarlo, cos, sotto il piede... Nossignori! Sono ritornato...
Con esasperazione, quasi gridando.
Non posso vedervi insieme! Ecco eravate voi due... C'ero anch'io con voi, quando tu eri cos piccino... Ora voi potete stare insieme e io no, ne sono fuori! Perch lei deve poter ritornare l! Ebbene, ritorni l! ritorni l!
Silenzio lunga pausa. Ma a questo scatto di disperata passione, Evelina, sentendosi tutta sconvolgere, reclina il capo e si mette a piangere. Aldo le si accosta, le pone una mano sulla spalla, si china verso lei e non osa dir nulla. Ferrante che s' allontanato un po' in fondo al giardino passeggiando riesce a riprendersi, a dominarsi, s'accosta anche lui ad Evelina e le dice:
No, Eva... su, non voglio che tu pianga qua... Basta... Io, capisco, capisco... Ma alla vita che puoi avere qua, che hai ancora in te e l'hai dimostrato, l'hai dimostrato in questi giorni, bada che io non voglio rinunziare.
Evelina. Ah no! Non pi! non pi, adesso!
Ferrante. Come non pi? io voglio.
Evelina. Ma io lo dico per te.
Ferrante. Non pensare a me. Ci stordiremo!
Evelina. No... no.
Ferrante. Sono gli unici istanti di vita che posso ancora darti... Figurati se ci rinunzio! Su via, su Aldo, a noi!
Prendono l'uno e l'altro Evelina per le braccia.
Evelina. No, lasciatemi...
Ferrante. Qua, Eva non deve pensare. E quando tu sarai stanca l, d'essere mamma Lina: voglio, voglio, intendi, che ritorni ad essere qua la mia piccola, la mia piccola Eva folle. Non per me, per te sola... Basta... su... su...
Evelina. Ma no... dove?
Ferrante. Ma al solito...
Aldo. Gi! La volata, mammina!
Indica l'altalena.
Non abbiamo fatto oggi la volata. Ma resta inteso che tu non parti pi per stasera almeno questo s! concesso... concesso!... Tutto domani e poi basta!
Evelina. E poi basta! Badate!
Aldo. S, s, grazie, grazie, mammina: tutto domani, e poi basta! Concertiamo subito subito una bella pazzia per stasera? Su, mammina, vieni, vieni!
La tira col padre per la mano verso l'altalena in fondo.
Evelina. Ma no! ma no...
Aldo. Qua, sull'altalena...
Evelina. Ma no...
Aldo. S, s...
La fa montare.
Perch ti venga una bella idea volante, mammina!
La spinge.
Su... opl... l...
Suona il campanello al cancello. Ferrante, rimasto fosco e taciturno sul davanti della scena, si volta al suono, e poich li presso, e vede davanti al cancello un signore, si reca ad aprire. Si fa avanti l'avvocato Giorgio Armelli.
Ferrante. Desidera?
Armelli. Sono l'avvocato Giorgio Armelli... Vengo da Firenze.
Evelina (voltandosi dall'altalena e scorgendolo). Ah, Dio... Ferma, ferma, Aldo... C' l'avvocato!
Armelli (vedendola andare sull'altalena). Uh... Dio mio... Signora Lina!
Aldo. Oh guarda, l'avvocato!
Evelina. Ma, Aldo, ti dico ferma!
Aldo. Ecco, mamma... Tieni conto che m'alzo adesso dal letto...
Fingendosi convalescente, debolissimo, riesce a fermar l'altalena.
Ecco, scendi...
Evelina (riassumendo, come pu, tutta la sua aria di dignitosa signora). Mi scusi tanto, avvocato!
Armelli. Ma no... di che?
Evelina (indicando Aldo). Lei sa com' matto. Ha voluto farmi provare...
indica l'altalena.
Aldo. E metta che sono ancora debolissimo! Posso ben dire d'averla scampata bella, caro avvocato!
Armelli. Mi... mi congratulo...
Evelina. Segga, segga, avvocato.
Armelli. No, grazie. Ho di l la carrozza.
Indica fuori del cancello.
Me ne riparto tra un'ora per Firenze.
Poi imbarazzato, perch non stato ancora presentato a Ferrante.
Ma io.... veramente....
Evelina. Ah, gi, scusi....
Presentando:
L'avvocato Giorgio Armelli mio... mio marito, Ferrante Morli.
Ferrante (con un riso poco invitante). Il socio?
Armelli. Sissignore... Da tanti anni... Fortunatissimo!
Evelina. E sar venuto per affari professionali, m'immagino, avvocato...
Armelli. No, ecco... No, e s veramente... Avevo un affaruccio da sbrigare e l'ho sbrigato. Venivo per prendere notizie e anche per darne, perch lei pu immaginarsi siamo stati tutti, l, in gran pensiero.
Ferrante. E si figuri noi qua, caro signore!
Armelli. Ah, lo credo, lo credo... Ma vedo che, grazie a Dio, Aldino adesso...
Aldo. Ah no, sa! Non sto mica ancora bene, io...
Armelli. Eh, ma, via puoi contentarti... Mentre... ecco, a Firenze... a Firenze, corrono anche l per i ragazzi certe malattie...
Aldo (scoppia in una gran risata).
Evelina (in tono di rimprovero). Ma, Aldo!
Aldo (ridendo sempre). E non capisci, mamma, che cosa viene a dirti? Che s' ammalata la Titti, adesso, a Firenze!
E seguita a ridere, a ridere, comunicando il riso a Ferrante e poi anche ad Evelina, per quanto ella forse non voglia.
Evelina (mentre la risata involontaria le muore sulle labbra). Anche la Titti l adesso?
Armelli (rimasto imbarazzato, mortificato, tentando di sostenersi). No, ecco... veramente...
Evelina (per scusare il figlio). Lei vede bene, avvocato, che questo briccone qua...
indica Aldo, sottintendendo, Non stato mai malato .
83
Armelli. Gi, ma io, ecco... posso assicurare...
Aldo (subito sopraffacendolo con voce goffa). Ma s! Ma s! Malattiacce, malattiacce, caro avvocato, che sogliono venire ai figli lontani!
Armelli. Gi, s...
Aldo. E sa come si chiamano? Mammanconie .
Evelina. Vede che bel tipo, avvocato?
Aldo. No, scusa! Un bel tipo anche lui, allora, se si serve dello stesso mezzo!
Ferrante. Eh, mi pare!
Armelli. Ma no, scusi... che propriamente...
Evelina (subito). Dio mio, avvocato, lei mi vuol dire che la Titti ammalata davvero? Armelli. No, no... che chiede, chiede molto di lei, ecco! Si sa, la mamma...
Aldo. Ecco, dunque, vede? Mammanconia . Dica cos.
Evelina. S, Aldo, ma per concludere allora, ch'io me ne debbo ripartire subito ora stesso!
Aldo. No!
Evelina. S!
Aldo. Se la Titti non ha niente...
Evelina (rivolgendosi recisamente all'Armelli). Ha detto che ha fuori la vettura, avvocato?
Aldo. Avevi promesso...
Evelina. Basta, Aldo.
Ad Armelli:
Vengo subito con lei. Avevo gi deciso di partire questa sera. Ho tutto pronto su. M'aspetti un momento.
Via di fretta per il portone della villa.
Armelli. Ecco... veramente la ragazza...
Aldo. Ammalata?
Armelli. Ha avuto una febbretta due giorni fa.
Aldo. Ma passata adesso?
Armelli. S, passata... Ma mia moglie la tiene a letto per precauzione.
Ferrante. Per carit, non la turbino senza ragione... Non le dica nulla durante il viaggio, la prego, di questa febbretta gi passata...
Armelli. No, no, stia sicuro... nulla!
Aldo. Scommetto, avvocato, che non neanche vero che la Titti la chiede cos molto, come ha detto lei.
Armelli. Ah, no, per questo ti posso assicurare...
Aldo. Ma non fino al punto che la mamma non possa star qui neanche per un altro giorno... Guardi, avvocato, andremo tutti e quattro a cena questa sera. Venga, venga con noi!
Armelli. Ma che! No, non possibile!
Sopravviene Evelina pronta per partire seguita da Ferdinando che attraversando la scena recher la borsa da viaggio alla carrozza che si suppone fuori del cancello.
Evelina. Che cos'?
Aldo. Senti, mamma, l'avvocato dice che non c' da avere tanta fretta, e che vorrebbe venire, dice, a cena con noi, fuori, questa sera...
Armelli. Ma no! io?...
Aldo. Come no! Lei...
Armelli. Ma se ho preso finanche il biglietto per partire, figliuolo mio! Impossibile!
Evelina. Non gli dia retta. Non dia retta a questo matto, avvocato. Andiamo, andiamo...
A un pensiero che le sovviene improvviso:
Ah senti, Aldo... Un momento, scusi, avvocato.
E tirandosi Aldo in disparte:
Ho visto nella valigia una gran confusione... certe... s, pazzie... che tuo padre ha voluto comperare per forza... Non posso portarmele l... A levarle non facevo a tempo. Lascio tutto. Le leverai tu, e mi spedirai la valigia domani. Mi porto solo la borsa da viaggio.
Aldo. S, s. Brava! Cos resta qua la roba ad aspettarti, mammina!
Evelina. Ah, no, caro! Adesso t'aspetto io a Firenze.
Aldo. Che! Non finisce il mese che sono di nuovo ammalato.
Evelina. Eh, no basta... Con questo gancio non mi tiri pi, sai!
Aldo. Eh, ma ne abbiamo tanti altri! Guarda!
rivolgendosi a Ferrante:
Pap, tu quando hai detto che partirai?
Ferrante. Io?
Aldo. Ma s, per quel viaggio che mi hai detto che devi fare in Spagna... per le piriti... non so...
Ferrante. Ah s! Ai primi del mese venturo forse...
Aldo. Capisci, mamma? Rester solo per una ventina di giorni. E tu verrai a tenermi compagnia almeno per una settimana! Ecco fatto!
Evelina. S, s... va bene, va bene. Dammi un bacio per ora e lasciami andare, che l'avvocato ha fretta.
Lo abbraccia e bacia.
Aldo. L'avrei fatto divertire tanto io stasera, avvocato!
Armelli. Eh, caro... Tu sei giovane. Addio, addio.
Evelina (accostandosi a Ferrante). Addio, anche a te...
Ferrante (piano). No, a rivederci!
Evelina. Andiamo, avvocato! Addio, Aldo.
Aldo. T'accompagno fino alla carrozza.
Armelli. (saluta Ferrante che inclina appena il capo). Tanti ossequi.
Via con Aldo ed Evelina.
Ferrante resta solo nel giardino. Si ode fuori del cancello una cara allegra risata d Evelina, certo per qualche cosa che le avr detto Aldo. Nel giardino gi quasi sera. Rientra dal cancello prima Ferdinando, che attraversa la scena, per riuscire dal portone della villa, poi Aldo.
Aldo. Partita...
I due uomini, soli, non sanno pi n che cosa dirsi, n che cosa fare. Nella tristezza del barlume crepuscolare, come una bolla che assommi silenziosamente, s'accende il globo di luce elettrica in cima al portone.
T E L A
ATTO TERZO
SCENA
Stanza di passaggio in casa dell'avvocato Carpani. La comune in fondo. L'uscio laterale a destra d nella camera del Carpani; quello a sinistra, nella camera di Titti. Quanto all'arredamento, necessario soltanto un ampio letto a sedere. Gli altri mobili, armadio, cassettone, ecc. diano l'impressione di un interno intimo, agiato.
Prime ore del mattino. Dal secondo al terzo atto passa soltanto una notte.
Al levarsi della tela sono in iscena Lello, la Signora Armelli e la Signora Tuzzi. Lello passeggia fosco per la stanza. La signora Armelli sulla soglia dell'uscio a sinistra parla, rivolta verso l'interno, a Titti ancora a letto. La signora Tuzzi seduta, quasi sdraiata sul letto a sedere tiene la testa reclinata sulla spalliera, come una che, avendo vegliato tutta la notte, abbia ora inavvertitamente ceduto al sonno.
Signora Armelli (parlando verso l'interno). Ma no, ma no, figliuola mia! se mai, pi tardi.
Lello. Ps! Piano, piano, signora Lucia...
Signora Armelli (voltandosi). Perch?
E come Lello le accenna che la signora Tuzzi s' addormentata:
Ah, poverina, dorme?
Ma poi, come a una minaccia di Titti d'alzarsi dal letto, grida facendo qualche passo verso l'interno:
Insomma, no, Titti! Io non te lo permetto!
E rientra in iscena, richiudendo l'uscio.
Lello. Ma che cosa vuole, si pu sapere?
Signora Tuzzi (svegliandosi al rumore, infastidita). Dio mio, che cos'?
Signora Armelli (rispondendo a Lello). Che? Vorrebbe alzarsi a quest'ora!
Lello. Ma non c' Miss Write di l?
Signora Armelli. Ma s! Dice che s' sognata che arrivava
sta per dire la mamma; si trattiene, dice:
lei; e vorrebbe alzarsi...
Alla signora Tuzzi:
Mi dispiace cara, d'averti svegliata...
Signora Tuzzi. Ma no... non dormivo... M'ero un po' appoggiata... cos...
Si stropiccia con le mani le braccia, come per freddo.
Lello. Povera signora, si sar infreddolita...
Signora Tuzzi. S... un po'. Fa ancora freddo di notte.
Lello. Passare una nottata cos!
Signora Tuzzi. Ma non lo dica nemmeno, caro avvocato! Ho tenuto compagnia a lei, a Lucia...
Lello. E io le sono proprio grato. Ma ora, guardi, mando gi la Lisa a prendere una vettura, e lei se n'andr a riposare.
Signora Tuzzi. No, no, no...
Lello. Ma s comodamente a casa!
Signora Tuzzi. No, guardi: prender un caff, e sar perfettamente a posto. Lei, piuttosto, avvocato...
Signora Armelli. Ma gliel'ho gi detto tre volte!
Signora Tuzzi. Vada, vada a riposarsi un momento!
Lello. Ma che! Non posso... non posso...
Signora Armelli. Come non pu! Col da fare che ha avuto jeri, per giunta: solo capisci? nell'assenza di mio marito. Tutto il peso dello Studio addosso...
Signora Tuzzi (scotendo amaramente il capo). E un simile colpo a tradimento! Via, via, faccia questo piacere a noi, avvocato!
Lello. Vi assicuro, signore mie, che non potrei.
Signora Armelli. Si stenda almeno sul letto un pajo d'ore!
Signora Tuzzi. Ecco, anche senza dormire...
Lello. Sarebbe peggio, credano! Non posso neanche star seduto. Ho bisogno di muovermi... Una smania!
Signora Tuzzi. Eh, ha ragione...
Lello. Vadano, vadano loro, piuttosto.
Signora Armelli (alla signora Tuzzi). Tu; se vuoi...
Signora Tuzzi. Ma no; quando andrai via tu...
Signora Armelli. Ioho lasciato detto a casa jersera di mandar questa mattina il cameriere alla stazione per avvertire Giorgio, appena arriva, che venga a prendermi qua...
Signora Tuzzi. Ecco, brava! cos sapremo. Porter certo qualche notizia... se l'ha veduta...
Signora Armelli (sospirando). Speriamo!
Signora Tuzzi (a Lello). E forse chi sa! le dar, avvocato, una spiegazione plausibile.
Lello (fosco, agitato). Oh, una spiegazione ci sar... ci sar...
E all'improvviso, colto da un capogiro, si porta una mano su gli occhi.
Dio mio...
Signora Armelli (subito premurosa). Che cos'?
Signora Tuzzi (c. s.). Si sente male?
Lello. Niente... niente... un piccolo capogiro...
Signora Armelli. Ma vede? ma vede? Su! su! su! Non le permettiamo pi di stare in piedi...
Signora Tuzzi. Sia buono, via!
Signora Armelli. Obbedisca, obbedisca a letto!
Lello (lasciandosi portare dalle due signore fino all'uscio a destra). Si, grazie... si; un po' di stanchezza... La notte perduta...
Via.
Signora Armelli. Mi fa una pena! mi fa una pena!
Signora Tuzzi (scotendo il capo con sdegno, con l'aria di dire: Che cosa il mondo! ). Mah! dopo essere stato cos esemplare...
Signora Armelli. Esemplare? Eroico.
Signora Tuzzi. Col suo valore, con la sua posizione, avrebbe potuto costituirsi attorno...
Signora Armelli. Ma s, una famiglia, tersa come uno specchio! Invece, andato a confondersi con una donna compromessa in... in chi sa che pasticci!
Signora Tuzzi. Gi. Dicono tra l'altro, che il marito...
Signora Armelli. S, se ne dovette scappare! E l'abbandon col figlio. Capit qua, in cerca d'un avvocato; scelse lui; egli la vide; se ne innamor... Lottare, come ha lottato, pover uomo, per farla entrare in relazione con la gente per bene ed essere alla fine compensato cos!...
Signora Tuzzi. Ionon so! C'era parsa a tutte cos... seria, tranquilla...
Signora Armelli. Oh, senti: lei sostiene che il figlio se n' voluto andar lui col padre, con la scusa che qua ormai non poteva pi stare... Figurati che scusa! Noi tutte, amiche, la migliore societ, avevamo reso normalissima la situazione e nessuno pi, nessuno, trattando con Aldo, stava a pensare che la madre e l'avvocato non fossero marito e moglie; egli lo chiamava pap... Per me non c' dubbio: dev'essere stata lei! stata lei!
Signora Tuzzi. A indurre il figlio ad andarsene col padre?
Signora Armelli. Nessuno me lo leva dalla testa!
Signora Tuzzi. Per avere il pretesto di... di far la spola tra Roma e Firenze?
Signora Armelli. Precisamente! Io non credo, non credo che Aldo...
si corregge
il figlio, altrimenti, se ne sarebbe andato!
Signora Tuzzi. Ma allora pu darsi che anche...
Signora Armelli. La malattia del figlio, dici?
Signora Tuzzi. Sia una commedia concertata.
Signora Armelli. Ma s! Tutti d'accordo, l! chiaro ormai! Scusa, pi chiaro di cos?
Signora Tuzzi (nauseata). Ah! mettere avanti il figlio... la malattia del figlio, per... ah! ributtante!
Signora Armelli. Ributtante! ributtante!
Poi risoluta:
Io non so che decisione prender qua lui.
Allude a Lello.
Signora Tuzzi. Oh, ma credo, che, se cos...
Signora Armelli. No, sai tanto... troppo debole... troppo debole... per bont...
Signora Tuzzi. Supponi che...
Signora Armelli. Ah, ma io, no! io, basta! Io, per me, qua, se lui se la tiene, non rimetter pi piede!
Signora Tuzzi. Ma figurati neanch'io!
Signora Armelli. Ma tutte, credo!
Signora Tuzzi. Che sciocca, infine! Aver fatto accettare una simile situazione, e perderla, rovinarsi, cos, in un momento!
Signora Armelli. Mi dispiace sinceramente per questo poverino.
allude a Lello
che poi, capisci? anche socio di mio marito. Ma non transigo! Avr un bel persuadermi Giorgio: non transigo, non transigo!...
Si schiude cautamente l'uscio a sinistra, ed entra Miss Write col suo cappello a cuffia annodato sotto il mento, pronta per andar via.
Signora Armelli (alludendo a Titti). S' addormentata?
Miss Write. S, signora.
Signora Tuzzi. Ah, finalmente!
Miss Write. Io, signora, adesso ho pensato, ho pensato desidero andare via.
Signora Armelli. Ma no, per carit; adesso, no...
Signora Tuzzi. Aspetti almeno, prima, che ritorni lei... la signora!
Miss Write. Ah no, ah no desidero andare via prima, prima. Adesso.
Signora Armelli. Dio mio, ma parli almeno con l'avvocato! Adesso impossibile... andato a riposare un po'... Abbia pazienza ancora per qualche ora.
Miss Write. Per qualche ora, s bene.
Signora Tuzzi. E intanto, se non le dispiace, ci faccia portare...
Signora Armelli. Ah gi... s, da Lisa, la prego... un po' di caff...
Miss Write. Caff. Bene. Far portare.
Miss Write, via per la comune.
Signora Armelli (subito, in tono di grazioso rimprovero). Hai avuto troppa fretta, troppa fretta!
Signora Tuzzi. Io? Ma no... stata lei! M'assicur che qua non sarebbe pi rimasta, assolutamente!|
Signora Armelli (con ammirazione, alludendo alla moralit della governante inglese). Ma come sono!
Signora Tuzzi. Proprio assolutamente, ti dico! E allora, vista questa risoluzione irremovibile di licenziarsi, sapendo che la Nori cercava una governante...
Entra dalla comune Lisa con un vassoio e l'occorrente per il caff.
Signora Armelli. Oh, ecco brava, Lisa!
Lisa. Aspettavo che venissero a prenderlo di l... Avevo apparecchiato anzi per la colazione...
Signora Armelli. Nono, basta una tazza di caff... Grazie.
Si sente sonare il campanello, lontano.
Signora Tuzzi. Suonano, mi pare...
Signora Armelli (guardando l'orologio da polso). Ah, ma forse... son gi le sette e mezzo pu darsi che sia lui, Giorgio...
La Lisa va ad aprire. La signora Armelli verser intanto il caff per la signora Tuzzi e per s.
Signora Tuzzi. Sentiremo, sentiremo...
Si ode dall'interno la voce di Evelina, ansiosa.
95
Voce di Evelina. Titti! Titti mia! Dov' la Titti?
Subito la signora Armelli e la signora Tuzzi si turbano, posano le tazze e s'irrigidiscono.
Signora Tuzzi. Ah, eccola!
Signora Armelli. arrivata con mio marito! Io allora vado subito via!
Entra Evelina, seguita dall' avvocato Giorgio Armelli.
Evelina. Ah, tu qua, Lucia? Anche lei, signora?
Si spaventa.
Ma dunque? Dio mio!
E si precipita verso la camera di Titti.
Signora Armelli (cercando d'impedirle l'entrata). No guarda, tranquillissima.
Evelina. Lasciami, voglio vederla!
Signora Armelli. Gi, ma dorme...
Evelina. Far piano... Non la sveglier...
Evelina entra nella camera di Titti. Subito le due signore corrono a prendere sul cassettone i loro cappelli e se li calcano in capo, chinandosi per guardarsi allo specchio dell'alzata, con movimenti sincroni e uguali.
Signora Armelli. Andiamo via!
Signora Tuzzi. Andiamo via!
Giorgio. Non cos subito, per carit!
Signora Armelli. Subito!
Signora Tuzzi. Subito!
Signora Armelli. Ci dirai, via facendo...
Signora Tuzzi. Ci dir... ci dir...
Giorgio. Uh... cose!... cose!...
Signora Armelli. Ah s?
Signora Tuzzi. Ah s?
Signora Armelli. E hai il coraggio di dire non cos subito ?
Signora Tuzzi. Cose indecenti?
Giorgio. Follie... Cavalli... altalena...
Signora Armelli. Circo equestre! Andiamo via!...
Signora Tuzzi. Andiamo via!
Le due signore stanno per andar via con Giorgio, quando s'apre l'uscio da destra ed entra Lello Carpani, il quale, vedendoli andar via, chiama, meravigliato, dolente:
Lello. Giorgio!
Giorgio (voltandosi). Oh, Lello... Buon giorno, caro...
Lello. Ma come! Ve ne andate?...
Signora Armelli. S, s, avvocato!
Signora Tuzzi. E arrivata!
Lello. Arrivata?
Giorgio. S, con me... corsa di l!
Lello (alle signore). E loro... se ne vanno?
Signora Armelli. Ah s, mi dispiace, avvocato, ma...
Signora Tuzzi. Ormai...
Lello (a Giorgio). E anche tu?
Giorgio. Ma io ritorno subito! ... per... s, per lasciarti in libert adesso...
Signora Armelli. Ma certamente! certamente!
Rientra dall'uscio a sinistra Evelina. Si sar liberata del cappello e del velo da viaggio. Lieta d'aver trovato la figlia gi guarita, non s'accorge in prima del contegno freddo, ostile, impacciato di tutti e quattro.
Evelina. Ah, niente! M'ero spaventata, vedendovi qua...
Guarda le amiche; le vede col cappello in capo.
Ma come?... State per andar via?
Signora Armelli. S. E tengo a dichiarare, che siamo state qua questa notte, non per la bambina gi guarita, che non aveva pi bisogno di noi ma per lui!
Indica Lello.
Evelina (stordita, volgendosi a Lello). Per te?
Non capisce e balbetta:
Come... perch?
Lello (indispettito nel vederla cos, come ignara di tutto). Ma dopo il suo telegramma, Lina!
Indica Giorgio.
Evelina (pi che mai stordita, volgendosi a Giorgio). Telegramma? Che telegramma?
Lello (c. s.). Che m'annunziava che Aldo non stato mai malato!
Evelina (che non sa di questo telegramma, rivolgendosi di nuovo a Giorgio) Ah, come! Lei?
Sottintende: Ha spedito a tradimento questo telegramma? .
Giorgio (subito, imbarazzato). Per tranquillare, veda... per tranquillare...
Evelina. Ma io le hopur spiegato in viaggio...
Dir questo, sospettando ch'egli abbia perpetrato il tradimento di quel telegramma durante il viaggio.
Giorgio (intuendo) Ma stato prima! e stato prima!
Evelina. E quando, prima?
Giorgio. S..., perch, veda... ero venuto jeri alla villa, prima che lei ritornasse dalla sua passeggiata a cavallo
movimento di sorpresa delle due signore e di Lello
e, saputo dal cameriere che Aldo, grazie a Dio...
Evelina. Ah, ecco... per tranquillare...
Lello (con forza, insorgendo a difesa di Giorgio). Per tranquillare, s! Perch noi tutti qua, per otto giorni...
Evelina (subitodolente, affettuosa). Ma l'ho gi detto a lui in treno, Lello! Ti giuro che io non ho visto nessuno; nessuno dei tanti telegrammi spediti da voi, di cui mi ha parlato! Vi avrei tranquillato subito io stessa!
Lello. Te li hanno dunque nascosti?
Evelina. Certo per trattenermi l con loro, temendo che, se avessi saputo della vostra inquietudine, mi sarei affrettata a ripartire! Ah, ma son sicura che in nessuno di quei telegrammi tu avrai accennato alla disperazione di Titti, perch non posso credere che Aldo mi avrebbe tenuto nascosto anche questo! Ti prego di dirmelo! vero?
Lello. vero, s! Ma perch abbiamo creduto che lui, l, stesse, a dir poco, per morire! Darti l'annunzio che qua la Titti piangeva per te metterti come tra due fuochi c' parso troppo... Tanto pi che qua, per lei
allude alla Titti
c'erano queste buone amiche, che non si son mica divertite, sai?...
Signora Armelli. Basta, la prego, avvocato...
Signora Tuzzi. Queste son cose.
Signora Armelli. S, ecco che vi direte tra voi.
Noi non dobbiamo, n vogliamo pi entrarci.
Ostentatamente, rivolgendosi soltanto a Lello:
Arrivederla, avvocato!
Evelina. Ma io sono stata, infine, in compagnia di mio figlio, che non vedevo pi da circa due mesi!
Signora Armelli (con uno scatto d'indignazione). Ah, via...
Rivolgendosi alla signora Tuzzi:
Andiamocene, andiamocene!
Signora Tuzzi S, ecco troppo...
Evelina. Ve ne indignate? Anche tu, Lucia?
Signora Armelli (fremente, contenendosi a stento). Ma s, cara! Il figlio...
atto di nausea
ah! Avrei almeno il pudore di non nominarlo, ecco!
Evelina. (con scatto spontaneo, sbalordita). Tu?... Mio figlio? E dici il pudore?... Ma Lucia!
Signora Armelli (facendosi torbida). Che?
Evelina (subito, sorridente, calma, arguta). No, niente, cara! Ti faccio soltanto osservare che, anche per tutto il peggio che tu possa sospettare, io dopo tutto sto tornando, mi pare, dalla casa di mio marito.
Signora Armelli. Ah, basta, basta, via! andiamo! Via, via, Giorgio! Andiamo!
La signora Armelli, via, con la signora Tuzzi e con Giorgio.
Evelina (piano, quasi pi stupita che sdegnata). Oh guarda. Sono proprio indignate.
Lello (macerato dalla bile). E te ne meravigli? Ma ti pare davvero una scusa che ritorni dalla casa di tuo marito?
Evelina (di scatto). Ah s! Per loro, s! Perch la signora Lucia Armelli (l'altra, non lo so), ma la signora Lucia Armelli, quando ritorna in casa, non lo pu mica dire, sai? a suo marito, dove stata.
Lello. Ma lascia star quella! Voglio sapere che cosa puoi dire tu, ora, a me!
Evelina (offesa, ma fors'anche pi addolorata che offesa, lo guarda un po'; poi si passa una mano sulla fronte e dice, stanca). No, per carit. cos, no, Lello.
Lello (investendola). No? Come no? Chiaro! chiaro! Voglio che tu mi risponda! E chiaro!
Evelina (c. s.ma con pi recisione). Oh Dio, ti prego! Lello, per te stesso!
Lello (c. s.pi violento). Ma io voglio sapere! Ho diritto di sapere! Lo sai quello che hai fatto?
Evelina. Lo so.Mi sono trattenuta l otto giorni.
Lello (la guarda, e vedendola cos placida e semplice, quasi si sente mancare il fiato per proseguire). E... e ti par poco? Lasciando credere a tutti, qua...
Evelina. Io? Che ho lasciato credere? Senza code-sta tua aggressione, t'avrei detto tutto io stessa, ritornando; perch non ho proprio nulla da nascondere, io.
Lello. Nulla, eh? nulla! Otto giorni l con lui, e...
Evelina (profondamente avvilita per lui, pi che per s, troncando). Ma no, caro!
Lello. Come no?
Evelina. Non con lui in casa di lui , se mai.
Lello. Ah, brava! In casa cos, innocentemente? E non con lui ; con tuo figlio soltanto, eh?
Evelina (c. s.). Ma s, anche con lui.
Lello. Ah, ecco! Ammetti. Ma come con un fratello, vero? Un fratello che ti chiama Eva, no? Che
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ti chiama... come ti chiama?... non so... J!, come una cavalla!
Evelina (turbata da questo richiamo a quell'altra sua vita l, col marito; offesa per la crudezza del richiamo e, nello stesso tempo, pi che mai addolorata, si nasconde il volto con le mani mormorando). Oh Dio mio... oh Dio mio...
Pausa. Lello passeggia concitato. Si ferma. La guarda.
Lello. Ma non la trovi intanto una scusa, d'esserti trattenuta l otto giorni, senza che tuo figlio fosse malato; non la trovi! non la trovi! Stai con la faccia nascosta... Parla! Di' almeno qualche cosa...
Stupito, come davanti a un vuoto che gli s'apra sempre pi davanti, per quel silenzio nascosto che sempre pi gli s'appalesa come una confessione tacita della colpa.
Non hai nulla da dire? E allora? Ah, dunque, allora...
Evelina (levandosi piano, con tristezza grave e quasi sorda, avendo intuito il sospetto di lui, ma sentendo altres che, pur potendo subito distruggerlo, le rester sempre da dire una cosa di maggior peso per lei). Ma no, caro, non questo.
Lello. Non... non questo? E che cos'? che cos' che intendi dire? Parla, perdio!
Evelina. Parla... si, parla... Che vuoi che ti dica, cos?
Dico che m'hai fatto sentire, con la crudezza delle tue parole... non so, vedere che l...
Resta sospesa: vorrebbe aggiungere: che l ho pure una mia vita, a cui tu hai il torto di richiamarmi cos crudamente, mentre gi a me par quasi un sogno, trovandomi adesso qua, in quest'altra mia vita, da cui mi frastorni e m'allontani, con questa scena che m'offende .
Lello (rimasto in attesa angosciosa, premendola a dire, con sgarbo). Che l? Che cosa?
Evelina. No... niente... niente di male... Sono stata con Aldo e con lui, ma sempre, ogni giorno, col pensiero di dovere ritornare a casa mia.
Lello. Vivendo, intanto, e sollazzandoti l?
Evelina (non sopportando pi la naturale, scusabilissima volgarit dei sospetti di lui). Per carit, taci! Non finire di rompere ora, cos, il sogno che mi tenne l, di questa casa, di te, di mia figlia, e che sentii subito subito, appena vi ho rimesso il piede come la mia vera vita! S, qua... te... tutto... E un sogno adesso, l... quella che fui l, quello che feci...
Lello (dapprima quasi sbalordito di sentirle dire cos; poi, subito, accendendosi di nuovo). Ma io... io ancora non lo so, non lo so che cosa fosti l, che facesti! Sei rimasta otto giorni questo solo so quando l'obbligo tuo, trovando che li ti avevano
con un violento scatto di nausea
oh, vigliaccamente, vigliaccamente, sai? brutalmente ingannata l'obbligo tuo era di ritornartene subito qua!
Evelina. S, s, vero, vero! Ma Aldo...
Lello. Che Aldo! Dici Aldo? Senti: ci vuole una bella sfrontatezza! Come se non sapessi che fu lui , lui! . E il figlio d'accordo! Un inganno da mascalzone, s, s, una trappola per riprenderti americanamente , servendosi del figlio! E tu ti sei lasciata riprendere!
Evelina (con forza). Ma no!
Lello, Come no? Non sei rimasta, invece di ripartirtene subito?
Evelina. Ti giuro che volevo ripartirmene subito, appena alla stazione mi vidi davanti Aldo, sano, che rideva... E glielo dissi, sai? glielo dissi.
Con l'aria grave della signora Lina, ma sincerissima:
Manifestai tutto lo sdegno. Ma sai Aldo com'... quello che cominci a dire, a fare.
Lello (sempre convinto che non sia stato Aldo soltanto). Aldo, eh?
Evelina (non comprendendo l'ironia della domanda). S, al suo solito, tante pazzie...
Lello (c. s.). Aldo! Non mi dici quello che cominci a far lui!...
Evelina (ingenuissima). Eh, lui no, non venne alla stazione.
Lello. Ah, non venne? Consentisti per ad andare con tuo figlio in casa di lui...
Evelina (c. s.). No, prima no; prima andai all'albergo. E non mi sarei mai arresa ad andare in casa di lui, se...
Lello (troncando con sdegno). Ma via! Poi ci andasti! E allora, sotto lo stesso tetto, con tuo marito... tutti i ricordi antichi, eh?
Sghignazzando.
Ma niente di male, niente di male, si sa! Era, dopo tutto, tuo marito!
Evelina (irrigidendosi, con alterezza dolente). Ti prego di credere che, se sono ritornata, vuol dire che puoi essere sicuro che ho sentito di poter ritornare.
Lello. Grazie, grazie di codesto sentimento! Ah, mi piace tanto! Hai sentito di potere ritornare?
Evelina. Si. E ti dico che non merito affatto codesto tuo dileggio.
Cangiando aria e tono:
Sbagli, sbagli, Lello, a mostrarti, a parlare ancora cos con me. Perch mi costringi allora a una sincerit di cui nessuna donna avrebbe l'obbligo guarda! neppure con s stessa; figurati poi col proprio marito! E tu non sei neanche mio marito.
Lello (subito, quasi trionfante nell'ira). Ah, eccola, eccola la confessione che ti sfugge senza volerlo!
Evelina (stordita, quasi tra s). La confessione?
Lello. Ma si, ecco, lo dici tu stessa che quello adesso tuo marito!
Evelina (di nuovo, altera, recisa, contenendosi). Non quello! Io lo dicevo a te. Ma dunque davvero puoi credere che sia quello come intendi tu, e farmi poi capace di ritornare a te, a mia figlia?
Pausa, Lello resta come interdetto. E allora con sdegnoso rammarico, come per un'imposizione della coscienza a cui non pu pi opporsi, aggiunge:
Ah, ma vedi? vedi? io mi sento costretta ora a dirti una cosa, che avrei potuto risparmiare a te e a me; che avevo sentito, venendo, di non doverti pi dire. Ma ora debbo dirtela! debbo dirtela!
Lello. Che cosa?
Evelina. Questa. Che se sono ritornata, non devi credere che non mi sia costato nulla il ritorno.
Lello. Ah, confessi... confessi anche che t' costato molto?
Evelina. S. L, s. Ma appena mi sono staccata di l, no. Ho sentito soltanto il desiderio di ritornare al pi presto.
Lello. E vuoi, di', vuoi che ti ringrazii anche di codesta sincerit?
Evelina. L'hai voluta tu, mostrandoti cos diverso, nemico, a me che ritornavo alla mia casa perfettamente rimessa nel sentimento che ho di tutta que-. sta mia vita qua e con l'unico pensiero della mia bambina malata...
Lello. Ah, ecco per lei! Sei dunque ritornata unicamente per lei?
Evelina. Ma no anche per te.
Lello. Grazie di nuovo, cara! Ma come vuoi che ci creda pi, se m'hai detto che t' costato molto staccarti di l? segno che tu l con lui...
Evelina (subito, arrestandolo). No! Ah, no! Tu mi costringi prima a ferirti con la mia sincerit, strappata cos, per forza, e vuoi fartene poi un'arma contro di me? No! Perch, se pure essa m'ha costretto a dirti che m' costato molto, questo se mai farebbe pi grave il sacrifizio con cui avrei pagato il diritto di poter ritornare a te e a mia figlia!
Lello. Ah, di bene in meglio! Il sacrifizio! Altro che molto, dunque, t' costato! Dici sacrifizio, ora!
Evelina (pigiando sulle parole). Ho detto se pure ; ho detto se mai . Non l'ho pi sentito, venendo. La mia vita qua questa. Sono stordita ancora...
Con la meravigliosa ingenuit di una che non pu fare a meno di dire, quasi senza pensare che cosa dice e a chi la dice:
cos strano, cos strano quello che sento, che... tu forse avrai ragione ma sono ora qua cos tranquilla, che non capisco pi ti giuro di che cosa ti lamenti ancora...
Lello. Sei diventata incosciente? Come, di che mi lamento? Ti par poco adesso lo scandalo? Ne hai pure avuto una prova tu stessa, or ora!
Evelina. Dici di quelle due pettegole?
Lello. Ma puoi esser certa che tutti, adesso... la rovina, la rovina della tua reputazione, lo vuoi capire? finita!
Evelina (come se parlasse d'un'altra). Finita... la signora Lina?
E aggiunge sotto voce, come se lo dicesse Aldo:
Muffa della signora Lina!
E ride.
Lello (pi che mai trasecolato, mirandola). Ma che dici? sei impazzita?
Evelina (riprendendosi, ma sempre un po' stordita). No... che...
E si butta a ragionare con ambigua seriet
dico che, se quelle due pettegole non fossero accecate dall'invidia o dal dispetto...
Lello. E dlli! Lasciale stare, quelle due! Non saranno quelle due sole, ti dico! Ma tutti! tutti!
Evelina (seguitando come sopra: Eva e Lina; la voce di Eva, l'aria di Lina). Aspetta, scusa. Tutti sanno, mi pare, perch sono andata da mio figlio.
Lello. Gi! Ma sanno anche, ora, che non era vero niente, che tuo figlio fosse malato, e che, non ostante questo...
Evelina (subito dice per lui). Sono rimasta l otto giorni con mio marito.
E non potendone pi, sbuffa:
Auff!
Lello. Sotto lo stesso tetto!
Evelina. Questo lo dicono loro.
Lello. No, questa la verit!
Evelina. S, ma per quello che ne pensano loro, intendo.
Si ferma un po' a guardarlo, come per confermare un patto.
Oh, non pi per te, ora! Almeno spero.
Lello (approvando ironicamente, con un inchino rabbioso). Benissimo! Ma bisognerebbe che lo credessero anche gli altri! Non basta, cara, che lo creda io! E vai, vai tu adesso a farlo credere agli altri!
Evelina. Scusa, se sono ritornata a te...
Lello (con un grido). Peggio! Dopo essere stata l!
Evelina (stanc). Oh, insomma, senti, Lello, a me basta la mia coscienza, e che mi creda tu. Non m'importa degli altri. Pensino quello che vogliono... come vogliono...
Lello. Ma importa a me, se permetti! A me! A me! Per la tua reputazione! E anche per me stesso!
Evelina. Per te stesso, no, scusa; perch tu, comunque pensino gli altri, non ti dovresti lamentare.
Lello. Ah, nemmeno?
Evelina. Nemmeno. Perch, se peggio per me, meglio per te: che io sia ritornata, dopo essere stata l l'hai detto tu stesso. Suppongo, perch la gente, mio marito adesso almeno legalmente sa che quello l...
Lello (gridando). Ma no! Nient'affatto! Perch io non mi sono mai considerato come il tuo amante! Il mio studio sempre stato questo!
Evelina. Lo so.E infatti non mi viene di dirlo, credi, neanche a me, che sei il mio amante. Io forse non capisco ancora bene: scusa, ti lamenti per gli altri o per te?
Lello. Per me e per gli altri mi lamento!
Evelina. E allora hai torto doppiamente.
Pigiando sulle parole.
Ho lasciato l mio marito, per ritornare a te. Per la gente, come amante, puoi esserne contento, mi pare. Ma siccome poi non hai voluto mai considerarti, mai essere il mio amante, ma mio marito, vero?
Lello. Mi pare!
Evelina. Ecco, dunque: marito, con tutto il diritto. di pretendere alla fedelt della propria moglie, vero?
Lello. Mi pare!
Evelina. Oh, e allora come marito puoi anche essere contento e soddisfatto, perch t'assicuro che ho osservato per te tutto il mio dovere di moglie, ed eccomi qua! Che vuoi di pi?
Lello (scattando). Ah, bello! Ah, grazie cos! L l'amore, e qua il dovere? Grazie, cara, no! Io preferisco allora il contrario!
Evelina. Ah, ora, il contrario?
Lello. Il contrario! il contrario, sicuro! Che fosse stato lui, l, tuo marito, un sacrifizio per te, e non il tuo ritorno qua cos!
Evelina. Ma se non stato...
Lello. L'hai detto tu stessa! tu! E viene a essere per me un insulto guarda! cos, la tua fedelt!
Evelina. Anche un insulto?
Lello. S, cara, un insulto! un insulto! E non so che farmene!
Evelina. Ma sai? credetti che bisognasse a me se tu non sai che fartene per potermi riaccostare, senza arrossire, a tua figlia. Se mi dici che non sai che fartene...
Lello (accecato dall'ira). Ma che vuoi che m'importi, in questo caso, di mia figlia!
Evelina (ironica e con forza). Ah, ecco! Benissimo! Anche lui l mi disse: Che vuoi che m'importi di mio figlio, se vieni qua per lui? .
Lello (impressionato). Ti disse cos?
Evelina (con foga appassionata). Cos! cos! Ed tempo che la finiate tutti e due! Perch importa a me, se non importa a voi! Oh, insomma! Tu hai qua la Titti; lui s' preso Aldo l. Ciascuno di voi pu stare per s, con tutta la sua vita. Ma io no, perch Aldo l mio e suo; la Titti qua mia e tua. Lui mi vuole per s; tu mi vuoi per te! Non posso mica dividermi, io, met qua, met l! Sono l e qua! Una e una!
Lello. L e qua? Ah no! L e qua, no! L e qua, no! O qua o l, cara! o qua o l!
Evelina. E non capisci che non toccherebbe di dirlo a te, questo?
Lello. Nono: te lo dico io! te lo dico io! Qua e l, no!...
Evelina (sdegnata, fiera). Ma come intendi ch'io dica qua e l? Dico per i miei figli; non per te e per lui! E perci potevo farti osservare che non conveniva a te di ribellarti e di fare lo sdegnoso! Se con qualcuno io avrei l'obbligo di stare, non l'avrei con te!
Lello. Come?
Evelina. No! Perch se sono qua con te, nessuno pu credere che sia per obbligo , n per convenienza; tanto pi ora, se vero che per questa mia andata l la mia reputazione irrimediabilmente compromessa! Starei con te perch voglio starci, ad onta della mia reputazione.
Lello. Ma se ora so che non vorresti...
Evelina. Come non vorrei, se sono ritornata, se ho difeso l, contro me stessa, il mio diritto di ritornare!
Minacciosa, recisa.
Vuoi che vada l? Mi respingi tu, allora! E allora il diritto di rivedere qua mia figlia io non lo perdo, bada! Me ne star l, e faremo, come tu preferisci, al contrario!
Lello (stretto dall'argomentazione, con un viso molto inebetito). Io, preferisco? io, preferisco?
Evelina. Eh, mi pare...
Lello (irritato di non potersi in alcun modo riprendere; con violenza). Io non preferisco niente! non preferisco niente!
Evelina (prima placida, sicura; poi, man mano, con foga crescente). Oh, e neanche io, vedi? Niente. M'impongo di non preferire niente, perch non voglio perderlo il diritto di rivedere i miei figli. Se pretendi che non veda pi Aldo, rompo con te. S, s, caro mio!
Proprio come l ho respinto lui, per ritornare a vedere qua mia figlia. Siete uomini, voi e basta! Io sono madre! Messa in una situazione impossibile! Una l con quello che mi fa essere... come qua con te, Dio mio, non mi passa, non mi passa neppure per il capo di poter essere! Un'altra un'altra. Ma non rimpiango, oh, non credere che rimpianga nulla per questo! Perch io... non so... sono pure questa , qua. Non soffro, non soffro, ti giuro, Lello, d'essere qua, questa, come per tanti anni sono stata! Non mi costa nulla volermi anche per me, come tu mi vuoi, placida, sennata, ordinata; tutt'al contrario di come... io non so perch... divento subito per quell'altro, appena... appena mi guarda dentro gli occhi.
Lello. E ti grida: Jvi! .
Evelina. Gi, cos... Vedi, m' corso come un brivido per tutte le carni...
Lello (furioso, sprezzante). E vai dunque l, vai dunque l, dove c' chi ti fa correre di codesti brividi per le carni!...
Evelina (forte, gridando, quasi piangendo dalla rabbia di non esser compresa). Ma no! Sei sciocco! Non farmi impazzire, ora! Sento che impazzisco, io, cos! E non voglio impazzire! Non sono mica impazzita, io, l, ti prego di credere! Ho tenuto a posto me e lui! Mi parso piuttosto d'impazzire durante il viaggio, pensando... pensando...
Parandoglisi davanti improvvisamente
Tu non sei mica lo stesso, scusa, con me e con un'altra donna!
Lello (stordito). Come? io? che c'entro io ora? Quale donna?
Evelina. Dico una qualunque; una donna che per caso... (non dico che sia vero), una donna che ti facesse essere diverso da quello che sei per me...
Lello (scrollandosi, non comprendendo). Come, diverso? Ma che dici?
Evelina. No, senti, senti quante cose ho pensato! Tu, per me, lo sai perch sei cos? Pare facile; una sciocchezza. Sei cos, perch naturalmente il sentimento che io t'ispiro, il sentimento che tu hai per me ti fa essere cos.
Lello. Naturalmente.
Evelina. Ma se t'ispirassi domani un altro sentimento? Se tu non sentissi per me quello che ora senti? Tu diventeresti un altro.
Lello. Perch non t'amerei pi, sfido! Un altro, per te. Ma sarei sempre io.
Evelina. No! no! Ecco, questo! Non vero! Perch tu, anche adesso, anche adesso, potresti avere un diverso sentimento per un'altra donna; e basterebbe questo perch tu fossi uno con quella, e uno con me: diverso! Vedi? questo! L'ho provato io, con tutto l'orrore di vedere in me un'altra quell'altra oltre questa che sono qua per te e per me stessa: due, in una persona sola! In un solo corpo, ma che potrebbe essere di questa e di quella , se non dovesse parere mostruoso e assurdo che allora, per se stesso, questo corpo non sarebbe pi nulla fuori di quel sentimento che lo fa essere ora di questa e ora di quella; e con la memoria intanto dell'una e dell'altra vedi? questo il terribile! terribile perch rompe quell'illusione che ciascuno si fa, ricordando, di essere uno , sempre lo stesso. Non vero! L'ho veduto, l'ho provato io! Se tu m'avessi vista l, a cavallo...
Lello. Sei andata a cavallo?
Evelina. S; come prima! una cavallerizza! e Giorgio Armelli m'ha sorpreso sull'altalena... Se m'avesse visto la Titti! Dio, Dio... Non m'avrebbe pi riconosciuta; avrebbe esclamato: Ma come! Quella, la mia mamma? . Eppure per me, l, allora, era naturale, naturalissimo... E io stessa, ora, guardandomi di qua... mi pare un sogno... vedendomi poi anche questa , qua... un'altra; irriconoscibile... Una qua, una l... E l'una che non ha nulla da vedere con l'altra, se non questo tormento di scoprirsi, di sentirsi due veramente, fino a respingere l com'ho fatto mio marito, non gi perch non mi sentissi viva di tutta quell'altra mia vita l; ma perch qua c'era quest'altra, che sentii, sentii ugualmente viva di tutt'intera quest'altra mia vita cos diversa capisci?
Lello. E vorresti, dopo questo, ritornare, ancora l a quell'altra tua vita ?
Evelina (precipitosamente). Nononononon! Basta! basta! Impazzirei! Verr lui, Aldo, qua, d'ora in poi! Per me, basta; puoi esserne sicuro! Mai pi! Vedersi un'altra? la pazzia. Sono anche quell'altra, sai? certo! Ma non debbo pi vedermi cos, qua e l, questa e quella. Basta! basta!
Si schiude l'uscio a sinistra e compare la Titti, palliduccia, spettinata, non ben sicura sulle lunghe gambette. Da questo punto, con stacco netto, dia la scena la sensazione della vita che si riassetta tranquilla su le sue basi naturali.
Titti. Mamma!
Evelina (subito voltandosi e accorrendo a sorreggerla e abbracciandola). Titti! Titti mia! Come? Oh Dio! Ti sei levata da te?
Titti (fremente). S, s...
Evelina. Hai ragione, la mia Titti! Tanti discorsi inutili, sciocchi, inconcludenti qua, e ho lasciato sola di l la mia Titti!
Se la guarda; se la carezza; le ravvia i capellucci.
Come sei pallidina! come sei magrolina!
Mostrandola a Lello.
Ma guarda: pi alta... s, guarda! non ti pare che si sia fatta pi alta?
Lello (tranquillissimo ora anche lui, chinandosi a guardare la figlia). Eh s, eh s... oh guarda: t'arriva quasi alla spalla...
Evelina (serrandosi di nuovo al seno la figlia). Quasi alla spalla... quasi alla spalla, la mia piccina bella! la mia piccina!
E prende a dondolarla, a dondolarla piano, cos'i dicendo, mentre Lello le guarda tutt'e due, rasserenato e sorridente.
Ma non voglio, non voglio, sai? che tu mi diventi presto una donnina, piccolina mia, piccolina mia, non voglio, non voglio...
T E L A


