LA SOLUZIONE CHIMICA
testo teatrale di Giampiero Orselli
Personaggi in ordine di apparizione:
PIERO
BEVERONE
DONATA
LUCIA
GERARDO
TRAMA
LA SOLUZIONE CHIMICA 1988
Piero e Donata si ritrovano per aspettare l'uscita dal carcere del loro amicoGerardo che fu arrestato per terrorismo cinque anni prima. E' un'attesa lunga e tormentata, durante la quale i due ripercorrono, in modo tragicomico, le tappe di un recente passato. Gerardo fu il fidanzato di Donata e il miglior amico di Piero, e il suo fantasma continua a pesare come un macigno sul loro rapporto.
Nel frattempo, fa la sua apparizione uno strano personaggio, il professore Beverone, che propone a Piero di mettere nell'acquedotto cittadino una sostanza chimica di sua invenzione, che dovrebbe cambiare il cervello della gente (una rivoluzione chimica contrapposta a quella illusoria e violenta degli anni di piombo). Poi finalmente Gerardo arriva e...
La Soluzione chimica, vinse nel 1988 la Prima Rassegna Drammaturgica dei Teatri Universitari Italiani e fu messa in scena con grande successo di pubblico e di critica nel giugno dello stesso anno.
LA SOLUZIONE CHIMICA
Un riflettore si accende e ritaglia uno spazio nel proscenio. In controluce due personaggi stanno cominciando a parlare: Piero e Beverone.
BEVERONE/ Ho lavorato, lavorato, lavorato, finch non ho messo a punto una certa cosa che non vedo l'ora di mostrarti. Sta qui dentro. (tocca un sacchetto di plastica che ha con s).
PIERO/ Vuoi un p di vino?
BEVERONE/ Acqua. Preferisco dell'acqua. Dammi pure quella del rubinetto.
Piero gli porge un bicchiere che Beverone osserva in controluce prima di bere.
PIERO/ Allora, raccontami le novit.
BEVERONE/ Tante, tantissime, ascolta. All'istituto di Fisica sono arrivati un bel p di soldi. Da noi c' qualcuno che fa ricerche livello sui nuovi materiali superconduttori. Una cosa grossa. C' di mezzo anche la Nato. Sai? In quelle cose l i Giapponesi sono i pi bravi e fanno stringere le chiappe a tutti. Buon per noi.
PIERO/ E allora?
BEVERONE/ E allora piovuta la manna dal cielo. Capirai... una piccola fetta me la sono ritagliata anche io. Uno non pu mica rimanere fesso per tutta la vita. Cos ho rimesso un p a nuovo il laboratorio. Tutto materiale di Taiwan. Ho lavorato un paio di mesi e alla fine il risultato eccolo qui.
PIERO/ Cos quella roba?
BEVERONE/ Io la chiamo la "Rivoluzione chimica".
PIERO/ La rivoluzione chimica? Addirittura. E a che cosa servirebbe?
BEVERONE/ A cosa serve, vorrai dire? Nientemeno che a cambiare la testa della gente.
PIERO/ Scusa?
BEVERONE/ Non eri tu caro Piero quello che viveva di psicofarmaci? La sostanza giusta al momento giusto, dritta fino ai ricettori chimici del cervello. Non riesci a dormire? Un qualsiasi farmaco a base benzodiazepinica e tic... manie depressive e tic: il peggio passato. Schizofrenia, atarassia, pene d'amore: tic, tic, tic. C' una soluzione chimica a tutto. E allora mi sono detto: perch non inventare una sostanza che migliori la vita della gente? Che tolga l'aggressivit, la depressione, la stanchezza. Che tiri gi una volta per tutte, quei maledetti muri che abbiamo nella testa. E allora ho inventato questa: la Rivoluzione chimica. Tu ne bevi una sola goccia adesso e ti assicuro che le prossime giornate saranno diverse.
PIERO/ Ah si? E tu l'hai gi provata?
BEVERONE/ Certo. E non solo su di me. Devi sapere che io in casa ho una cane e un gatto. Li tengo in due stanze separate, senn si sbranano. Bh, l'altro giorno ho messo due gocce della soluzione chimica nella ciotola del cane e una goccia in quella del gatto. Poi ho lasciato le porte aperte... quando i due si sono trovati di fronte nel corridoio...
PIERO/ Vabb, basta, ho capito.
BEVERONE/ Allora, che pensi?
PIERO/ Penso che tu sia pazzo. Eppoi mi spieghi come gliela fai bere alla gente quella schifezza.
BEVERONE/ Ho pensato anche a questo. Gliela faccio bere nell'acqua. Si. Nell'acqua del rubinetto (Beve un sorso dal bicchiere). Una di queste sere andiamo su, all'acquedotto. Ci sono gi stato. C' solo un cancello che lo scavalcherebbe anche un bambino. Andiamo l e versiamo questa nel canale maggiore. Rifornisce tutto il centro, compreso casa mia e casa tua, pensa.
PIERO/ Ah, meno male.
BEVERONE/ Fatto questo, i giorni seguenti, verifichiamo scientificamente le reazioni psicofisiche della popolazione attiva, immagazziniamo i dati nel computer e facciamo una prima redazione statistica per certificare le alterazioni e...
PIERO/ Scusa, ma come ti venuta un'idea simile?
BEVERONE/ Senti Piero, voglio che partecipi anche tu.
PIERO/ Perch proprio io?
BEVERONE/ Ho bisogno di un aiutante.
PIERO/ Perch proprio io?
BEVERONE/ Se ben ricordo a te queste cose piacevano.
PIERO/ Ora non pi.
BEVERONE/ Dai. Non raccontare balle al tuo vecchio amico.
PIERO/ No.
BEVERONE/ Ho bisogno di un testimone. Qualcuno che fissi l'evento.
PIERO/ Ti ho detto di no.
BEVERONE/ Ho capito. Hai bisogno di tempo per pensarci. Ora meglio che vada. Passer domani a trovarti.
Beverone posa la bottiglia con il liquido fosforescente sul tavolo poi esce di scena. La luce cala fino al buio. Musica.
LA SOLUZIONE CHIMICA
La luce cresce lentamente all'interno di una casa nei vicoli di Genova. A sinistra un letto matrimoniale dove dorme una donna seminascosta dalle coperte. Al centro uno schermo T.V. e un registratore portatile il cui aspetto avveniristico contrasta con l'arredamento decrepito. A destra un divano dove un uomo comincia ad agitarsi. E' Piero, il protagonista della nostra storia. Qualcosa di meno che trent'anni.Un'aria trasandata, da mattina dopo. Il suo mestiere? Professore precario in un liceo privato.
PIERO/ (Si mette a sedere sul divano, con un balzo.) Ma che ore sono? (Prende la sveglia e la guarda con sgomento.) Le due e mezza? Del pomeriggio?
Si alza e si trascina fino al letto matrimoniale dove sta dormendo una ragazza.
PIERO/ Donata... Donata, sveglia! Sveglia dai... si, buonanotte. (Prende il telefono sul comodino).
Pronto, eh, la segreteria... si, sono il professor Roversi si, lo so che non sono venuto. Perch? Perch mi sento male, si , sono qui in casa. Certo che sono sicuro di sentirmi male. Si va bene. Mandatemi pure la visita fiscale. (Mette gi la cornetta). Ma senti che stronzi!
(Torna dalla ragazza che non si minimamente svegliata.)
Donata. Svegliati su. Eh... beata te. Quasi quasi prendo una pillola anche io e mi rimetto a dormire.
(Estrae dal comodino il cassetto e comincia a tirare fuori le scatole dei medicinali).
Allora, vediamo un p. No, questa meglio di no, che mi sveglio a Natale. Questa mi fa il solletico. Ah, ecco. Valium. (Solleva la scatolina e legge a fatica gli ingredienti). Allora: componente attivo il loriazepam - 2 - cloro 5 - e 1 di benzodiazepam. Si, c' anche lui. Perfetto. Dieci gocce dovrebbero bastare. Ehi, ma vuoto. Possibile? L'ho comprato la settimana scorsa (si volta verso il letto). Donata, Donata! (la scrolla con rabbia e lei risponde con un mugolio). Dai svegliati. Ti preparo un caff.
Nel percorso verso la cucina Piero passa di fronte al registratore e lo accende a tutto volume. Rock rovente.
Donata finalmente si sveglia e si solleva sul letto. Poco meno di trent'anni. Senz'altro bella.
DONATA/ Piero, maledizione! Spegni quell'affare!
PIERO/ (urlando dalla cucina) Ti piace? E' irresistibile.
DONATA/ Spegni quell'aggeggio infernale.
Piero arriva con la tazzina ed esegue quell'ordine perentorio.
DONATA/ Santo cielo che sberla! Ho esagerato con il Valium.
PIERO/ Lo so. Se continua cos dovremmo comprarne una confezione formato famiglia.
DONATA/ Tu hai dormito bene?
PIERO/ Come morto.
Donata si alza e scompare oltre la porta del bagno.
DONATA/ E quella ragazza che era qui ieri sera. Perch se ne andata? (La sua voce fuori campo).
PIERO/ Abbiamo litigato.
DONATA/ Per causa mia?
PIERO/ No. Tu non c'entri. E' per via dell'energia nucleare.
DONATA/ Dell'energia nucleare?
PIERO/ Si, ti spiego. Lei una verde. Si insomma, fissata con i movimenti ecologisti. Bh, subito dopo che tu sei andata a dormire lei mi chiede: ma tu cosa pensi delle centrali nucleari? Cos. A bruciapelo.
DONATA/ E allora?
PIERO/ E allora ho commesso l'errore di raccontarle di quella volta che la macchina mi si fermata in autostrada, subito dopo il casello di Vercelli. Te l'ho mai raccontata ? Bh, una disavventura che non auguro a nessuno. Mi sono trovato senza benzina, in aperta campagna, di notte, nella nebbia, a camminare per un'ora buona, con la mia brava tanica sottobraccio. Finch in lontananza non apparsa una costruzione luminosa. Dovevi vederla Donata. Sembrava un miraggio. Pi mi avvicinavo e pi quella costruzione sembrava incredibile. Una cattedrale di luce: con i lumini, i faretti, i neon azzurri, i fari rotanti. Vai a sapere che era una centrale nucleare. Sembrava l'astronave di "Incontri ravvicinati del Terzo Tipo". Lo spettacolo pi bello che avessi mai visto. E cos ho continuato a camminare fino ai reticolati di filo spinato. E pi mi avvicinavo e pi la luce diventava intensa. Mi sembrava persino di sentire una musica... Pink Floyd.
Donata esce dal bagno avvolta in un accappatoio.
DONATA/ E poi?
PIERO/ E poi? E poi ci ho messo due giorni a convincere la Polizia di guardia che non ero l per mettere una bomba.
DONATA/ E tutto questo, con la tua amica di ieri sera?
PIERO/ C'entra. Perch io racconto tutta questa storia a quella strega e lei sai che fa? Si alza in piedi, mi dice stronzo e mi molla pure un ceffone. Io resto allibito. Ma che fai? Sei impazzita? "Stronzo!" Si ancora una volta, e attacca un comizio. Dovevi sentirla."Sei uno stronzo. Tu fai l'esteta futurista mentre quelli fabbricano le centrali. Ma lo sai cosa una centrale nucleare? E' una fabbrica di morte! Altro che cattedrale di luce. Stronzo. Esteta decadente. Stronzo, stronzo e fascista!" Capisci Donata? Fascista a me.
DONATA/ E cos andata via?
PIERO/ E cos andata via. Cio, l'ho mandata via. Dopo quello che mi aveva detto.
DONATA/ D la verit Piero. Se ne andata per me?
PIERO/ ... Si.
DONATA/ Mi dispiace.
PIERO/ Fa niente. Non era importante. Una di quelle storie di sopravvivenza. Per tirare avanti. Creano pi fastidio che altro. Ormai nelle faccende sessuali mi sono abituato quasi del tutto a fare da solo. Ma non sempre ci resisto. Cos ogni tanto capita la serata dell'agendina telefonica. Ma sempre pi raro.
DONATA/ Mi spiace. Appena arrivata ti ho subito creato dei problemi. Ma a casa non riuscivo a stare. Era come se i muri mi si stringessero addosso. Ho cominciato a girare per tutte le stanze. Davvero. Non riuscivo pi a stare ferma.
PIERO/ Gerardo... quando che lo rilasciano?
DONATA/ Non lo so ancora. Fra due o tre giorni. Forse anche domani. Ci sono le ultime formalit. Tutta una serie di menate. E' pazzesco. Ho aspettato cinque anni e adesso non riesco a sopportare queste ultime ore. Chi se lo aspettava pi che lo liberassero?
PIERO/ Gi.
DONATA/ Non mi sembri contento.
PIERO/ Scherzi? Certo che lo sono.
DONATA/ Quando esce facciamo una festa, qui, in casa tua. Ti va l'idea?
PIERO/ Si. Il tuo caff diventato freddo. Dammelo che te lo scaldo di nuovo.
DONATA/ Accidenti Piero. Hai una faccia. Cosa c' che non va?
PIERO/ Sto aspettando Lucia.
DONATA/ Ah... non credevo che la vedessi ancora.
PIERO/ E invece... qualche mese fa abbiamo stabilito un patto. Ci si vede un pomeriggio alla settimana. Il venerd. Cos per i restanti sei giorni ognuno libero di fare la sua vita, di avere le sue storie, eccetera eccetera... ste' scemenze qui insomma. Naturalmente la brillante idea stata la sua. Io le ho dato le chiavi di casa cos ogni venerd pomeriggio arriva. Sempre pi in ritardo. Si parla un p, poi io le preparo il t, che non beviamo mai, poi si fa l'amore, come se fosse per caso e poi restiamo l...
DONATA/ E poi?
PIERO/... e poi lei salta su e sparisce per un'altra settimana, lasciandomi l con il terrore di non vederla pi arrivare. E poi...
Piero ha un attimo di improvviso silenzio. E' indeciso se confidarsi. Poi crolla.
PIERO/ Niente. Non vuol pi saperne di farlo con me.
DONATA/ Ah...
PIERO/ Non c' verso. Saran tre mesi che va avanti cos. Lei arriva. Si toglie il cappotto. Si parla un p, il t, ci si sdraia sul letto, tutto come sempre insomma. Tranne che...
DONATA/ Niente.
PIERO/ Niente. Non ti sembra strano?
DONATA/ No.
PIERO/ No? Come no?
DONATA/ Ma che ne so io? Quasi non la conosco. Chiedilo a lei.
PIERO/ Non posso. Ho troppa paura della sua risposta.
DONATA/ Magari per lei un periodo cos.
PIERO/ Si. Ma un periodo cos che dura da tre mesi.
DONATA/ (Si alza e comincia a muoversi per la casa).
Sai? Forse non dovresti far vedere che per te quella cosa l cos importante, senn lei pensa che la cerchi solo per quello e si irrigidisce. Gi mi sembra di vederti, te, l, con la bava alla bocca. Quando lei arriva tu devi fare finta che stai pensando ad altro. Capisci?
PIERO/ No.
DONATA/ Come no?
PIERO/ No. Mi conosce troppo bene. Non ci creder mai.
DONATA/ Tu provaci.
PIERO/ No. Lei troppo pi forte di me. Troppo sicura. Dovresti vederla quando arriva...
Da qui in poi tutto quello che Piero dice avviene realmente sulla scena alle sue spalle, mentre Donata rimane indietro, nella penombra della scena, tra le luci che si abbassano su di lei fino a farla sparire. E' apparsa Lucia. Bellissima e molto giovane. Non le si darebbero neanche vent'anni. Una musica sottolinea il suo ingresso.
PIERO/ Una regina. In punta di piedi. Si toglie il soprabito. Gli stessi gesti... uguali, calcolati. Lo specchio. Si tira su i capelli. Poi rimane a guardarsi negli occhi.
(Lucia alle sue spalle sta facendo tutto questo.)
Sembra una sacerdotessa che si prepara per un rito sacro.
LUCIA/ Ciao Piero.
PIERO/ Ciao. Che ore sono?
LUCIA/ Le tre in punto.
PIERO/ Come mai cos puntuale oggi, che ti successo?
LUCIA/ Devo parlarti.
PIERO/ Ah si? Bene bene. Ti preparo un t.
LUCIA/ No. Lascia perdere.
PIERO/ No. Te lo preparo. Semmai poi non lo bevi. Sai? Prima che tu arrivassi ero l che stavo pensando. Ti chiederai a cosa immagino.
LUCIA/ Senti Piero...
PIERO/ Te lo dico subito. All'immortalit dell'anima. E' una cosa che mi ossessiona in questo periodo. Non riesco a pensare ad altro.
LUCIA/ Piero senti...
PIERO/ No, ascolta. Io mi chiedo: possibile che siamo fatti soltanto di ossa, carne, capelli, tutta sta' schifezza qu, e non ci sia nient'altro. Io non sono credente, lo sai, ma metti che poi l'anima esiste per davvero e l'inferno e il paradiso, tutte quelle robe l, lo sai che fregatura mi becco, peggio della macchina che mi hanno venduto l'anno scorso...
LUCIA/ Piero, volevo dirti che non verr pi.
PIERO/ Vuoi un p di t?
LUCIA/ No.
PIERO/ Cosa vuol dire che non verrai pi?
LUCIA/ Questa storia dei venerd pomeriggio non ha pi senso. Non verr pi.
PIERO/ Ah, per questo che oggi sei cos puntuale. Dovevi portarmi la bella notizia.
LUCIA/ Gi.
PIERO/ Ah vabb. Forse hai ragione. Del resto gli ultimi incontri non sono stati un granch.
LUCIA/ Ah certo. Non si finiva pi sotto le coperte.
PIERO/ Ma no, dai. Lo sai che per me questa non mai stata la cosa pi importante.
LUCIA/ Ah, vero. Tu pensi soltanto all'anima.
PIERO/ Senti... a me fa piacere che tu continui a venire. Anche se non finiamo a letto. Ho sempre tante cose da raccontarti.
LUCIA/ Ma se non sappiamo mai cosa dirci.
PIERO/ Non vero. A me succedono sempre tante cose. Ieri sera ad esempio. Ero gi al bar con un mio amico, Paride si chiama, e...
LUCIA/ Piero, lascia perdere. Non mi interessa pi.
PIERO/ Facciamo ogni quindici giorni.
LUCIA/ No.
PIERO/ Una volta al mese... all'anno. Ho bisogno di te.
LUCIA/ Tu non hai bisogno di me. Hai bisogno di una donna. Una donna qualsiasi.
PIERO/ Questo non vero. Io di donne ne ho quante ne voglio. Anzi, sai che ti dico? Stanotte qui ha dormito una donna. Guarda, ha pure lasciato il reggiseno.
LUCIA/ Ciao Piero. E' meglio che me ne vada. Mi stai scadendo proprio.
PIERO/ Senti. Ferma l... oddio. Ti telefono stasera?!
Piero accenna a inseguirla. Poi crolla a sedere con la testa tra le mani. Luce su Donata che riappare.
DONATA/ Avevi ragione. Quella ti fa un culo cos.
PIERO/ Si.
DONATA/ E tu sei proprio stupido.
PIERO/ Si.
DONATA/ Ha dimenticato la sciarpa.
PIERO/ Si. Sempre cos. Ogni volta si dimentica qualcosa. Non ho mai capito fino a che punto lo fa apposta.
DONATA/ Su dai. Ti preparo qualcosa da mangiare. Stasera in T.V. c' il festival di San Remo. Mi piacerebbe vederlo. A me quelle cose l rilassano. E' tutto il giorno che sono pazza. Ho telefonato al carcere di Cuneo e poi all'avvocato di Gerardo. Non si sa ancora nulla. Comunque questione di ore.
PIERO/ (che non la ha minimamente ascoltata) Una volta con Lucia abbiamo provato a vivere insieme. Un inferno. La sera uscivamo. Ognuno per conto suo. Era lei che voleva cos. Solo che nessuno voleva rientrare prima, senn gli toccava aspettare l'altro. E cos ogni sera rientravamo a casa sempre pi tardi. Alla fine non rientravamo pi. Casa deserta. Praticamente due senza tetto.
DONATA/ Con Gerardo siamo riusiti a vivere insieme solo cinque giorni. Lui non voleva mai uscire di casa. Credevo che fosse per me. Solo dopo ho capito che si nascondeva. L'ho capito quando arrivata la polizia a cercarlo. In questura non volevano credermi. "Ma come, lei vive con un uomo e non sa neanche chi e cosa fa? Ci vuole prendere in giro?" E invece era cos. Io non sapevo niente. Me ne sono vergognata tanto che avrei quasi preferito confessarmi sua complice piuttosto che ammetterlo. Ho provato una gelosia per quella sua vita nascosta, molto pi che se avesse avuto un'amante.
PIERO/ Donata, sai una cosa strana? Ogni volta che facevo l'amore con Lucia mi sembrava di sentire il rumore di un treno in partenza. Tu come lo spieghi?
DONATA/ Non lo so. E' cos tanto che non faccio l'amore. Da quando lo hanno arrestato. Cinque anni. 60 mesi. 1828 giorni. Li ho contati oggi sai?
PIERO/ Si lo so.
DONATA/ E in questi cinque anni non ho mai...
PIERO/ Non sei mai andata a letto con nessuno. Lo so. Me lo hai gi detto mille volte. Cristo! Lo sai che non li sopporto questi discorsi da santa martire. Sono tutte balle. Non sei andata con nessuno non per ragioni di fedelt ma perch sei una donna isterica e hai pi sensi di colpa che capelli in testa. E sei pure frigida. Lascia stare Gerardo che non c'entra niente.
DONATA/ Ma senti che stronzo! Non me ne frega niente di quello che pensi tu. Io credo che sia stato importante aspettarlo per tutto questo tempo. Per me stato importante e questo basta.
PIERO/ Donata, ma ti rendi conto? Hai passato delle notti intere sui treni per andarlo a trovare nelle prigioni di mezza Italia. Per essere l, alle otto del mattino, muta, in mezzo ai parenti di Gerardo che ti guardavano pure male, perch pensavano che eri stata tu a traviarlo. Tu che non c'entravi niente.
DONATA/ Io credo che di una persona bisogna amare anche gli errori.
PIERO/ Balle. Tutte balle. Da scatola di cioccolatini. Perch quando lui era fuori tu le tue storie te le facevi. Non lo ricordi questo? Quella volta in casa dei miei. Dovevamo preparare quell'esame e invece... non ricordi?
DONATA/ No. Io non ricordo pi niente. Davvero. Mi sembra di essere nata adesso. Adesso che lui torna in libert. E anche tu devi essere felice. Perch tu eri il suo migliore amico. Non vero? Dimmi! E' vero o no? Tu eri il suo migliore amico? Eh?
PIERO/ Si, si, si! E' vero. Ero il suo migliore amico. Guardiamo la T.V. V che meglio.
Piero accende la T.V. Sta cominciando il festival di San Remo. La musica della sigla sale sull'immagine di Donata e Piero, immobili, uno di fronte all'altro. La luce si abbassa lentamente fino a buio completo, mentre sale la musica.
Piero seduto al tavolo di cucina. Immobile e pensieroso. All'improvviso d un forte pugno su tavolo.
PIERO/ La rivoluzione chimica. Ma senti che stronzata!
Donata a letto. Il pugno l'ha definitivamente svegliata.
DONATA/ Piero?
PIERO/ Sono qui.
DONATA/ Che succede?
PIERO/ Niente.
DONATA/ Ho sentito un colpo.
PIERO/ Ero io.
DONATA/ Non riesco a dormire.
PIERO/ Ma se sono 24 ore che stai dormendo. Sono io che non riesco a dormire.
DONATA/ Perch non vieni qui a sdraiarti un p?
Piero si trascina fino al letto. Spegne la luce sul comodino. Buio. Si percepiscono le loro voci e i loro movimenti.
DONATA/ Dai. Fermo con le mani. Ti caccio via senn.
PIERO/ Dai Donata. Per favore.
DONATA/ No. Uffa. Vuoi stare buono?
PIERO/ Dai... o diventeremo troppo vecchi per farlo.
DONATA/ No.
PIERO/ Per favore. E' urgente.
Si sente ancora un p di tramestio, poi improvvisamente silenzio. Piero accende la luce ed esce dal letto.
DONATA/ Dove vai? Vuoi farmi sentire in colpa?
PIERO/ (Affacciandosi dalla porta del bagno). No. Voglio solo riuscire ad addormentarmi. Se ci ho quel pensiero in testa non c' verso. (scompare).
DONATA/ Piero? Stai facendo sul serio?
PIERO/ (Voce fuori campo) Vuoi stare un p zitta. Non riesco a concentrarmi.
(Silenzio per un minuto buono. Lei tende l'orecchio attenta. Finch lui non esce.)
PIERO/ Ah. Ecco fatto.
DONATA/ Fatto? Io non ho sentito niente.
PIERO/ Cosa dovevi sentire? Le campane?
Piero rientra nel letto e la abbraccia. Lei lo respinge nuovamente.
PIERO/ Stai tranquilla. Non sono pi pericoloso.
DONATA/ A te basta masturbarti per non essere pi pericoloso?
PIERO/ Si.
Piero si gira dall'altra parte. Adesso lui che vuole dormire.
DONATA/ Piero?
PIERO/ Che c'?
DONATA/ Piero non ti addormentare. Ho voglia di parlare un p.
PIERO/ Argomento?
DONATA/ Gerardo.
PIERO/ Ah bene. Un argomento nuovo finalmente.
DONATA/ Non fare il cretino. Diamine. Mi sta venendo una paura folle di rivederlo. In carcere era diverso. Stava l, oltre il vetro, sapevo chi era, ma adesso. Ho paura di non capirci niente. Come allora. Prima che lo arrestassero.
PIERO/ Si lo so. Ma per capirci qualcosa bisorrebbe avere la macchina del tempo e tornare a quegli anni. C'era una tensione tale che certe scelte sembravano normali. Gli anni di piombo. Ti ricordi come ci sguazzavano i giornali. Ne parlavo ieri con un tipo, Paride si chiama. Ha 51 anni e ha fatto il 68 ed proprio come ti immagini che sia uno di 51 anni che ha fatto il 68. Uno spettacolo. Da come la racconta lui sembra che il 68 lo ha fatto lui da solo. Eh si, perch i fascisti lo hanno picchiato mentre vendeva l'Unit nei quartieri dei ricchi, che solo lui a quell'epoca aveva il coraggio. Un eroe, insomma. Bh, quando lui attacca con gli anni sessanta io mi arrabbio. Mi arrabbio proprio. E gli anni settanta? Dico, li vogliamo proprio dimenticare gli anni Settanta? Sembra che l'umanit intera li abbia rimossi. Non se ne parla mai. Una specie di gigantesco cancro collettivo. Uno pensa agli anni Sessanta e subito gli vengono in mente i Beatles, la 500 decappottabile, l'estate, i watussi, la voglia di vivere. Praticamente un juke-box rimasto acceso dieci anni. Poi arriva agli anni settanta e... buio, silenzio. Un suono muto, continuo, cupo. Roba da toccarsi le palle. Eh si... ma a me cos non sta mica bene. Ti faccio un esempio. Ti ricordi quei grandi stanzoni nei vicoli dove si facevano le riunioni politiche? Quegli stanzoni con i soffitti dipinti? Ricordi? Ci sono tornato l'altra sera, quasi per caso, con questo tipo, il sessantottino. Erano dieci anni che non finivo in un posto del genere. Sul soffitto ci sono ancora tutti gli angioletti, le colonne dipinte, le decorazioni floreali. E poi ci sono le cose di sempre... i giornali, il ciclostile, le bombolette degli spray. I manifesti, sempre gli stessi, quelli si sbiaditi. Eppure se ti guardi intorno con pi attenzione ti accorgi che cambiato tutto. Sono passati pi di 20 anni e sembra un secolo. C' era la presentazione di un nuovo giornale, di stampo trotzkista, mi pare. Un tipo parlava e parlava, occhiali, barba lunga, maglione nero, di lana. Gergo da perfetto intellettuale di sinistra, figlio di operai, che ha studiato ma si dovuto fare un culo cos... hai presente no? Bh, sto qui parlava e parlava, plusvalore, strutture, sovrastrutture, caduta tendenziale del saggio di profitto. Citazioni perfette. Uno spettacolo. Sprecato, penso io, perch in quella stanza non saremo stati pi di dieci. Io per un p ascolto, cos, per non sentirmi in colpa. Poi l'occhio mi cade sull'unica ragazza presente in sala. Una ragazza bruna, seduta due file davanti, con dei lunghi riccioli neri che le cadevano sulle spalle. Aveva il maglione con il collo largo e le si vedeva la spallina del reggiseno. Bh, a me questo fatto mi ha colpito subito. Un reggiseno rosa. Lo sai che io ci ho il gusto dei particolari. E cos mi fisso. Solo che il mio amico se ne accorge. Lui implacabile. "Che fai? Non segui? Ti sei incantato?" E allora mi rimetto ad ascoltare l'oratore. Sta parlando della politica delle multinazionali in Sud Africa. L' argomento interessante... il maglione della ragazza molto ampio. Non riesco a indovinare la forma del suo seno. Mi sporgo lievemente dalla sedia. Lei ha l'aria di essere accoppiata con un gorilla seduto al suo fianco. Un tipo ripugnante che lei guarda di tanto in tanto con quel disprezzo tipico che c' tra le coppie che stanno insieme da tanto tempo. Sento all'improvviso che potrei quasi amarla. Ma amarla veramente. E cos punto il mio sguardo su quella piccola striscia di tessuto rosa sopra la sua spalla e... "Allora?", "E allora cosa?", "Che fai? Cosa guardi?", "Guardo quello che mi pare!". E si perch a quel punto ho perso proprio la pazienza. E lui mi dice: "Lo so che guardi quello che ti pare, questo il tuo problema. Anteponi il personale al politico. Sarebbe meglio che ascoltassi invece di distrarti". "Cosa?" Faccio io "Ma guarda che qui non ascolta nessuno!" La bestemmia. E fai conto Donata, che senza accorgermene avevo pure alzato a voce. E adesso tutti ci stanno guardando e anche io li osservo, come in uno specchio, con amore e tenerezza, uno a uno, quei pochi residui bellici, e la ragazza del reggiseno, con quella sua bellezza viva, e giovane, che stona cos tragicamente con tutto il resto... bh, se in quel momento fosse apparso Gerardo, che per quelle storie l ha mandato a pezzi tutto, mi sarei fatta una di quelle risate, come quando al cinema ho visto E.T. che usciva dal garage. Capisci? E invece ti ricordi le assemblee di quegli anni l? C'eri anche tu Donata. Ricordi? Ci si infilava nei vicoli. Stretti negli eskimo. E per strada si faceva finta di non riconoscersi. Perch eravamo tutti schedati, fotografati, pedinati. Ti ricordi con che vanto lo si diceva? E c'era sempre tanta gente. Tutti sudati, duri, incazzati. A me l'altra sera mi sembrava di essere alla Morgue. Sbiadito tutto. Per strada Paride mi dice: "E' normale. Adesso l'individualismo domina alla luce dei nuovi valori del capitalismo borghese. Tutti vogliono diventare degli yuppies. La classe operaia non esiste pi. Adesso c' il terziario creativo. Io quando avevo 20 anni mi sono fatto aggredire dai fascisti." E han fatto bene a menarti! Se sei cos scemo da andare in certi posti con l'Unit in mano! E si, perch quando lui parla ci ha ragione, ma ha un modo di dire le cose che ti fa incazzare subito. Ci siamo fermati a guardare il porto. In silenzio. A un certo punto lui mi d di gomito e dice: "L'ho visto come la guardavi quella. Eh?" E si. La guardavo. Perch a me le ragazze piacciono cos, maglione e blue jeans. Niente trucco. Cos. Trasandate, un p selvagge, che una cosa che per contrasto ne esalta la femminilit. Le ragazze degli anni Settanta. Quando c'era la guerra. Ti ricordi Donata...?
Donata dorme. Piero le sistema addosso la coperta. Si accende una sigaretta. Poi spegna la abat-jour. La luce si abbassa lentamente. Nel buio vediamo la luce della sigaretta che si agita nella stanza e la bottiglia fosforescente con la soluzione chimica posata sul tavolo.
Piero e Beverone, isolati da un riflettore al centro della scena.
BEVERONE/ Allora hai proprio deciso? Niente. Del resto tu non hai mai avuto una grande sensibilit per gli appuntamenti con la storia.
PIERO/ Specializzato nel perdere autobus, vero?
BEVERONE/ Gi.
PIERO/ Si. Ma se dio vuole ho perso anche quelli sbagliati.
BEVERONE/ Ah certo. Chi sta immobile non rischia di sbagliare strada. Bh. Certe volte mi chiedo perch sono tornato. Si sta bene lontano da questa citt, sai? E' tornare che un casino. Ti guardi intorno: qualche vecchia casa in meno, qualche grattacielo in pi, ma per il resto tutto uguale. E la cosa peggiore: fare il giro dei vecchi amici. Una depressione. Come andare al museo delle cere. Sembrate tanti orsi in letargo, tutti serrati nelle vostre tane. E sai che ti dico Piero: tu mi sembri quello ridotto peggio. Sembri una salma. Se ti vedessi. Io quasi quasi taglio di nuovo la corda.
(Prende la bottiglia con la soluzione chimica.)
Ma prima voglio fare questo. Gerardo ancora in giro?
PIERO/ Lo stiamo aspettando. Cinque anni, capisci?
BEVERONE/ Certo. Il nostro famoso amico non poteva denunciare nessuno. Era un pesce piccolo lui. Avr messo un volantino, cos, tanto per sentirsi Che Guevara. Quasi non lo riconoscevo quando finito sui giornali.
PIERO/ Ma cosa vuoi saperne tu? Dove sei stato in tutto questi anni? A torturare topi in qualche parte del mondo?
BEVERONE/ Al tempo Piero. Non il caso. Anno 1978. L'universit. Ti ricordi? Il celebre docente arriva in aula e invece di commentare la Divina Commedia distribuisce un questionario: "Sareste disposti in caso di necessit politica a entrare nella lotta armata clandestina?" Si o no: mettere crocetta. I risultati alla lezione seguente. Ti ricordi? 70 x 100 di adesioni. Esaltante!... una trappola Piero. Per due o tre. Per Gerardo. E tu?
PIERO/ Facevamo tutto insieme...
BEVERONE/ E hai fatto bene a non caderci... (solleva la bottiglia della soluzione chimica sotto il naso di Piero). Ma con questa non ci sar bisogno di versare il sangue di nessuno. Nessuno si far del male. Quella che i mistici chiamano anima, non nient'altro che un groviglio di legami chimici nel cervello. Basta collegare i fili giusti. Basta sapere quali sono i fili giusti. E io lo so. L'unica strada per cambiare la vita della gente questa. E io voglio percorrerla insieme a te, al pi presto. Abbiamo gi perso troppo tempo. Troppi anni. L'appuntamento per domani, a mezzanotte, alla biglietteria della stazione. A mezzanotte Piero, ricordati.
Beverone scompare nell'oscurit della stanza. Musica. Buio.
Quando la luce riappare vediamo Piero seduto al tavolo di cucina che sta leggendo Repubblica. All'improvviso sul suo viso si disegna un'espressione di gioia incontenibile.
PIERO/ Ehi, no, ragazzi, questo troppo bello! E' crollata la borsa di New York!
DONATA/ E' crollata cosa?
PIERO/ La borsa. Santo cielo. Mi sembra di vederli tutti gli yuppies, con le loro 24 ore che si lanciano dai grattacieli e si spalmano sui marciapiedi. Altro che Gucci e Armani. Mi sembra di vederli.
DONATA/ Ma che stai dicendo?
PIERO/ Devo telefonare subito a Paride. Sar pazzo di gioia. Lui veramente infallibile. Aveva previsto tutto. Vedrai che ora la Borsa crolla, vedrai che ora la Borsa crolla. E io che non gli davo retta.
Piero va al telefono. Ogni suo gesto tradisce una grande eccitazione e felicit.
PIERO/ Pronto Paride... hai visto che roba? Crollo verticale. Grande, eh? Peggio che il 29. The great depression. Furore. Mi sembra di vederli... eh? Come? (Improvvisamente Piero si rabbuia). Ah... ho capito. Ciao. Si scusa. Ciao.
Piero mette gi e rimane per qualche secondo in silenzio. Visibilmente incupito.
DONATA/ E allora? Che ti ha detto?
PIERO/ Niente. Aveva giocato tutti i suoi risparmi in borsa.
Piero torna al tavolo e si rimette a leggere il giornale. Donata rimasta allo specchio come rapita dalla sua stessa immagine. Piero sfoglia Repubblica borbottando.
PIERO/ Ma guarda te.
Poi piega il giornale con rabbia. Prende la bottiglia con la Soluzione chimica, la posa di fronte a s e rimane a guardarla, immobile e pensieroso. Nel frattempo Donata ha cominciato a parlare, di fronte allo specchio, pettinandosi lentamente i capelli.
DONATA/ Stanotte ho sognato mio nonno. Si chiamava Piero, come te. Passava dei pomeriggi interi davanti a un mobile che stava nell'ingresso. Stava l a cercare la pipa. Si, perch questo mobile aveva due cassetti. Lui apriva il primo, vedeva che era vuoto e lo richiudeva. Cos guardava nel secondo. Anche quello era vuoto. Cos lo richiudeva e tornava a guardare nel primo e poi di nuovo nel secondo. Andava avanti cos per delle ore. La pipa non l'ha mai trovata. Poi mi raccontava sempre che in porto c' era una nave piena di serpenti. Perch in Africa i marinai avevano caricato delle strane uova, che poi col calore della stiva si erano aperte ed erano venuti fuori i serpenti, che continuavano a moltiplicarsi e ce ne erano gi almeno un milione e non restava che dare fuoco alla nave. Pensa che ancora adesso quando passo davanti al porto mi chiedo quale sar la nave dei serpenti. Poi aveva un'altra strana abitudine. Ogni giorno mi chiedeva se ero rimasta incinta. Fai conto che ha cominciato a chiedermelo che io avevo cinque anni, ma lui niente, imperterrito. Me lo chiedeva tutti i giorni ed andata avanti cos, fino alla morte. Se pensi che quando morto io avevo 17 anni. Non ci crederai, ma quell'anno sono rimasta incinta sul serio. Anche se poi il bambino non mai nato. Ehi, mi ascolti?
Donata si volta verso Piero che sempre l che guarda la bottiglia della soluzione chimica.
DONATA/ Cosa quella bottiglia?
PIERO/ E' la Rivoluzione chimica del professor Beverone.
DONATA/ E che sarebbe? Un callifugo?
PIERO/ No. Secondo lui una cosa che se la bevi la tua vita cambia da cos a cos.
DONATA/ Cosa aspettiamo?
PIERO/ Oh no. Garantito che un pacco. Conoscendo il personaggio. Anni fa aveva inventato un modo per insegnare a parlare alle scimmie. Faceva esperimenti con una bertuccia. L'unico risultato che la scimmia l'ha morso e gli venuta l'epatite virale. Non ho mai capito perch tutti i pazzi vengono a cercarmi e soprattutto non ho mai capito perch io d corda a tutti.
A questo punto senza che Piero se ne accorga entra in scena Gerardo. Un'apparizione silenziosa e immensa. Piero inconsapevole ha continuato a parlare. Ora lo vede. Si alza in piedi. Anche Donata si accorge di Gerardo, come vedendolo riflesso nello sguardo sorpreso di Piero.
DONATA/ Gerardo!
Piero va incontro a Gerardo e lo aiuta a togliersi la giacca.
PIERO/ Vieni. Entra... dammi pure la giacca.
Donata corre tra le braccia di lui.
DONATA/ Come hai fatto a sapere che ero qui?
GERARDO/ Io non sapevo che tu eri qui... dove il bagno?
Piero indica a Gerardo la porta, che lui raggiunge con un percorso lento ed estenuante.
DONATA/ Come ti sembra?
PIERO/ Eh?
DONATA/ Hai sentito che ha detto?
PIERO/ Che ha detto?
DONATA/ Lui non sapeva di trovarmi qui. Probabilmente cercava solo te. E si. Senn sarebbe andato prima a casa mia e invece venuto subito qui.
PIERO/ Ma che dici? Magari andato l, non ha trovato nessuno ed venuto a cercarti qui.
DONATA/ Sar, ma a me non sembra felice di vedermi.
PIERO/ Donata. Piantala con le menate. Siamo felici di vederlo, no?
Gerardo esce dal bagno.
PIERO/ Vuoi mangiare qualcosa?
GERARDO/ No. Voglio solo sdraiarmi un p.
Piero sospinge Donata verso di lui.
PIERO/ Andate pure in camera mia. Io adesso esco. Ci vediamo pi tardi.
Donata cinge Gerardo alla vita, quasi a sorreggerlo. Li vediamo sparire nell'oscurit, nella parte sinistra del palco. Donata si volta verso Piero e lo saluta con un Ciao, quasi impercettibile. Piero resta a guardare nella loro direzione per qualche secondo. Va in cucina. Poi torna in soggiorno. Si siede sul divano. Non riesce a stare fermo. Infine si dirige deciso verso il telefono.
PIERO/ Pronto... vorrei parlare con Lucia... ah, ho capito. Grazie. (mette gi) Non c' naturalmente. Non c' mai. Sua madre sembra che abbia un orgasmo quando te lo dice. "Non c', uscita, non so quando torna." Io adesso vado gi al circolo. Magari c' Paride e...
Una voce lo ferma. E' Donata. E' uscita dalla penombra e ora cammina verso di lui.
DONATA/ Piero.
PIERO/ Donata?! Che c'?
DONATA/ Gerardo vuole che vieni anche tu di l.
PIERO/ Cosa?
DONATA/ Vuole che vieni di l con noi.
PIERO/ Ma sei sicura?
DONATA/ Si.
Piero si avvicina al letto dove sono sdraiati Donata e Gerardo.
PIERO/ Allora. Come va? Io stavo per scendere gi al Circolo, a vedere se c' Paride... un tipo. Dovresti conoscerlo Gerardo, uno che...
GERARDO/ Ho viaggiato tutta la notte sopra un treno deserto, completamente deserto. Mi sono fatto tutti i vagoni, avanti e indietro... nessuno, nemmeno un passeggero. A un certo punto ho cominciato a pensare che non ci fosse neppure il conducente. Schegge di luce nella nebbia... all'alba Genova.
In cucina c'era mia madre che dormiva su una sedia, con il capo poggiato su tavolo. Non l'ho svegliata. Sono andato in camera mia e sono rimasto un p l. Al buio. Poi ho deciso di venire a cercarti, Piero. Per strada ho visto gente. Sono passato attraverso i giardini. Donne vecchie sedute sulle panchine. Un uomo stava lavando la sua macchina... si allontanava di qualche passo per guardarla. Una donna tirava una bambina per un braccio... lei piangeva disperatamente. La donna doveva esserci abituata. Continuava a camminare guardando fisso davanti a s. Nessuno mi ha guardato. Neppure il cameriere del bar della stazione. Il caff era freddo. Troppo dolce.
La gente. A me non piace la gente. L'ho guardata stamattina, proprio come cinque anni fa. Avevo appena dato fuoco alla mia carta di identit e l'avevo gettata nel cestino. Via tutto. Il nome, l'indirizzo, il colore degli occhi. Ma proprio in quel momento mi sono accorto che non mi piaceva la gente. Sul treno mi sono messo in uno scompartimento buio. Qualcuno aveva dimenticato un libro. C'era un racconto. Parlava di due sposi. Lui si chiama Arturo, lei Elide. Arturo ed Elide. Bh, questi due fanno gli operai in una grande fabbrica del Nord. La loro casa in periferia e per andare al lavoro devono prendere il treno. La loro casa lontana dalla stazione e per arrivare fino alla stazione devono prendere la bicicletta. La stessa bicicletta in due. Eh si, perch lui fa il turno di notte e lei quello di giorno. Quando lui arriva, all'alba, con la bicicletta, lei parte, all'alba, con la bicicletta. E quando lei torna, a tarda sera con la bicicletta, lui parte. Ogni giorno si sfiorano per pochi attimi. Quando lui arriva lei sta ancora dormendo. Le prepara il caffelatte prima di svegliarla. Poi la aiuta ad allacciarsi il reggiseno. Le sfiora appena la spalla nuda, con un bacio, poi rimane a osservarla a lungo, alla finestra, finch non del tutto scomparsa nella nebbia. Poi si sdraia sul letto, ma dalla parte di lei, che ancora calda... ehi, ma mi state ascoltando? (sorride) (si alza) (prende la giacca).
Una volta in carcere un capo della camorra mi ha detto: "Ogni volta che parli con due persone tieni sempre d'occhio la terza". E chi la terza?" Chiedo io. "La terza sei tu".
(Gerardo guarda ancora verso di loro e pronuncia i loro nomi.)
Donata... Piero.
Se ne va in silenzio, cos come era entrato. Piero e Donata si abbracciano, mentre il buio cala su di loro. Musica. Buio.
La luce torna sull'immagine di Piero e Donata a letto. Lei si sta rivestendo.
DONATA/ Devo parlargli.
PIERO/ Certo.
DONATA/ Devo capire cosa successo cinque anni fa. Cosa successo in questi cinque anni. Cosa successo a me. Dopo mi va bene tutto.
PIERO/ Certo.
DONATA/ (facendogli il verso). Certo... stronzo.
Si china su di lui a baciarlo, prima di allontanarsi. Sulla porta incontra Lucia che sta entrando. Tra le due donne corre uno sguardo intenso e silenzioso. Poi Donata esce.
Lucia traversa ieraticamente tutto il palcoscenico e arriva fino al letto dove Piero sta dormendo.
PIERO/ Lucia.
LUCIA/ Ciao. Ho visto che eri in compagnia. Aveva l'aria un p stravolta. Che le hai fatto?
PIERO/ Ah... Donata.
LUCIA/ Ecco, Donata. Non mi ricordavo il nome.
PIERO/ E poi c'era anche Gerardo.
LUCIA/ Ah... e poi?
PIERO/ Dio come sei bella. Lasciati carezzare.
LUCIA/ No. Non sono venuta per questo.
PIERO/ Che sei venuta a fare allora?
LUCIA/ Non trovo pi il mio foulard. L'hai visto per caso?
PIERO/ No. Non l'ho visto.
LUCIA/ Ah, bh. Mi toccher andarlo a cercare da qualche altra parte.
PIERO/ No fermati. Ti preparo un t. Semmai poi non lo bevi.
LUCIA/ Di che mi vuoi parlare?
PIERO/ Di niente. Parla tu. Voglio ascoltarti.
LUCIA/ E di cosa dovrei parlare io?
PIERO/ Parlami dell'universit. Esami ne hai pi dati?
LUCIA/ Dai Piero. Lo so benissimo che non te frega niente. Comunque se lo vuoi sapere ho appena dato lesame in psicologia.
PIERO/ Ah si. Fantastico. E la tua stanza? L'hai ridipinta poi?
LUCIA/ Si. L'ho ridipinta e sul soffitto ho disegnato delle comete fosforescenti. Di notte continuano a splendere e sembra di dormire all'aperto.
PIERO/ Ah, sai che ho rivisto Andrea? Te lo ricordi Andrea? Pensa che adesso fa il nano in un circo.
LUCIA/ Il nano? Ma se era pi alto di te.
PIERO/ Si infatti. Fa un numero che si intitola "Il nano pi alto del mondo". Ha un successo incredibile e guadagna pure bene. Adesso i mestieri bisogna inventarseli. Terziario creativo si chiama.
LUCIA/ Cosa ridi?
PIERO/ Non so. Mi sento strano. Eppoi anche tu ridi.
La luce si abbassa su Piero e Lucia che si stanno abbracciando. Si sente il rumore di un treno in partenza.
Quando la luce torna Lucia si sta rivestendo.
LUCIA/ Perch hai continuato a cercarmi in tutti questi mesi?
PIERO/ Non lo so. Non riuscivo pi a trovarti.
LUCIA/ Quando mi guardi ho sempre l'impressione che i tuoi occhi mi passino attraverso e vedano qualche altra cosa.
PIERO/ E cosa potrebbero vedere?
LUCIA/ Ah, non lo so. Tua madre forse.
PIERO/ Mia madre!? Ah gi. Hai appena dato lesame in psicologia.
Suona il telefono.
PIERO/ Pronto?
BEVERONE/ Pronto Piero? Sono Beverone.
PIERO/ (Tappandosi il naso). Questa la segreteria telefonica del professor Piero Roversi. Al segnale acustico lasciare un messaggio. Plinnnn.
BEVERONE/ (Arrabbiatissimo). Piero, maledizione. Perch non sei venuto all'appuntamento? Ho dovuto rinunciare.
(Piero mette gi il telefono) (Lucia nel frattempo si rivestita e sta andando via).
LUCIA/ A presto. (Lo bacia sulle labbra).
PIERO/ Il tuo foulard.
LUCIA/ Grazie.
(Lucia esce).
PIERO/ Questa volta ha dimenticato il reggiseno. Devo stare pi attento.
(Piero va al telefono e fa il numero).
PIERO/ Pronto Donata. Sono Piero... vieni qui subito. Me ne frego di Gerardo, tu vieni qui. O.K.?
(Mette gi la cornetta. Poi la risolleva e compone un nuovo numero).
PIERO/ Pronto, Beverone? Ciao, sono Piero... funziona...
(Buio, lentamente. E musica).
FINE
Copyright: Giampiero Orselli - 1987
gorselli@libero.it


