La stanza delle donne

La stanza delle donne

La stanza delle donne

atto unico

di

Gabriella Schina

Liberamente tratto da "Come se io non ci fossi" di Slavenka Drakulic

Personaggi

S. : detenuta del campo di concentramento e della stanza delle

donne.

K.T. : detenute del campo di concentramento

A. : la ragazza pi giovane del campo e della stanza delle donne

E. : detenuta infermiera

M.Q.J.H. : detenute della stanza delle donne

N. :moglie del guardiano del campo

G. : amica dinfanzia di S.

Giovane soldato

Due soldati della stanza delle donne

***

S .insegnante, figlia di madre serba e padre musulmano, nella sua casa di Stoccolma, racconta, ripercorrendo i luoghi del suo dramma, gli orrori della prigionia durante la pulizia etnica della guerra in Bosnia (maggio 1992) fino al suo arrivo, da profuga, in Svezia.

Scena I

Stoccolma - nella sua casa

(S. si sveglia di soprassalto)

S

Portatelo vianon pu stare quiuno sbaglioportatelo viaadesso si chiarir tuttotuttol'aveva messo sul lettoera spogliato per farmi vedere che era sanonon sonon potevo parlare, non ci riuscivotremavouno sbaglio, uno sbaglio.

Ho rinunciato.

All'ospedalela psicologa voleva sapere quando avevo deciso di rinunciare al bambino"'subito!appena ho saputo di essere incinta. Io non posso tenerloero in un campo di concentramento". Non mi ha mai guardato in facciala testa sul foglio mi ha chiesto se la decisione fosse definitivase avessi qualcuno disposto ad accoglierlo(ironica) Parenti! 'C' la guerrala guerra '. Lei continuava a non alzare la testache senso aveva parlarespiegarle anche che c'era la guerra, che ero una profugacome poteva capirmi

Le mie mani(se le guarda) morte, completamente morte, non le sentivo pisi sono atrofizzate quando sono salita sull'autobus di fronte alla scuola del villaggio. Lei non poteva capirmimi sono alzata per andare via: le ho detto " potrei cambiare nome?". Come potevo spiegarlo un senso di colpa mi corrodeva dentrola dottoressa si tolta gli occhiali e mi ha guardato"ma le pare che si possibile?"Dio che vergogna!

Scena II

Ospedale di Stoccolma.

S. sente un dolore acuto, il bambino sta per nascere. Sente una fitta, si piega , ma latteggiamento sostenuto, come di chi avvezza alla sofferenza ).

S:

Devo sopportare, sopportare ancora un po. Cambier, si poi cambier tutto, sar tutto finito.

(Si stende per partorire, le si avvicina G.).

Devo respirare, respirarespingere forte.

G:

Spingi, spingi, adesso, adesso mia caraecco respira.

S:

(S. si percepisce sola, il dolore aumenta, aumenta con progressione, la scena si fa confusa dentro di lei, ritorna la scena dello stupro, la violenza; S. la rivive mentre partorisce, disperata)

I distintivi, i distintivisulle maniche aria, non c aria.

G:

Sta calma, tra poco tutto finito.

S:

Si leva la cintura dei pantalonimi colpir, mi colpirsono sicura che mi colpir(chiude gli occhi, febbrilmente in attesa che dei colpi. Solleva il braccio per difendersi.)

Non trovo i bottonile mie ditanon le controllo piho pauraho paura

G:

Respira forte.

S

Tra poco mi saranno addossoil muro gelidosono circondata contro la paretemi salteranno addosso.

Mi salgono sul collo, mi toccano i capezzoliscendono gisono soldatidalla pancia ai fianchi.il mio cuore non ce la fa pimi aggredirannomi portano al tavolomi legano(S. si inarca come per sfuggire alle cinghie, i due eventi si sovrappongono)

G:

Stai calmatra poco tutto finito, tutto finito

S:

si leva la cintura(tenta ancora di sfuggire poi si lascia andare come morta).

(Altre donne si fanno avanti, mute si dispongono vicino al letto tavolo, sono le detenute della stanza delle donne, lei le rivede. S. segue con lo sguardo qualcosa nellaria, forse un moscone)

Sono le mie gambesono sollevatedi chi quella bocca apertagli occhi chiusi(con lo sguardo cerca il moscone di prima).

Sono le mie gambeno, non lo stesso di prima, puzza, mi gira il viso verso il suo, grida.questi scricchioliilui urla ancora, vuole che me lo ricordinon sento pi le mie gambe

Come se io non ci fossicome se non fossi pi qui.

(il corpo si inarca di nuovo ma per le doglie del parto)

G

Respira, respiraci siamo quasi.

(G. si china su di lei, le accarezza il viso)

G:

E fatta

S

(S.finalmente si lascia andare e piange, ancora l con le gambe aperte e tremanti. Riferendosi al bambino urla.)

Non voglio vederlo viavia!

Scena III

Villaggio della Bosnia (Maggio 1992)

( S. ancora nella sua abitazione, sa che i militari stanno entrando nelle case, cercano uomini, armi, oro, portano via le persone)

S

(cerca di ricordarsi dove ha messo loro. Lo cerca affannosamente)

Mi lasceranno in pace

non verranno, che possono volere da megiusto loro.

Perch non sono fuggita, avrei fatto ancora in tempo ad uscire, non sono entrati in tutta la scuola, sarei potuta passare dalla parte del cortile, attraverso la palestra. Avrei potuto prendere la bicicletta.(si fa tutto il percorso mentalmente) Avrei potuto andarmene prima, quando hanno cominciato a sparare a Sarajevo. Perch sono rimasta qui?

Si sente stringere la gola, si porta le mani al collo.

Di colpo la porta viene aperta con un calcio ed entra un giovane soldato. Ha laria di sapere che S. lo sta aspettando, lei immobile e lo guarda,

lui quasi arrossisce)

Soldato (a voce alta per quanto lei non abbia chiesto niente)

Stiamo raccogliendo le persone di qui.

(Il ragazzo come per spaventarla, impacciato, solleva lentamente larma verso l'alto, poi ci ripensa e labbassa. E comunque soddisfatto che lei non si muova. S. accenna un sorriso)

S

Siediti vuoi un caff?

Soldato

(Annuisce, poi ci ripensa, lui un soldato non un normale ospite e decide di dimostrarglielo, si alza e tasta il fucile)

Preparatevi, voi partite. Si sbrighi, presto, si sbrighi, gli autobus aspettano.

(la voce diventa progressivamente pi tagliente. S. si gira attorno, pensa a quello che deve portarsi dietro, confusa, si sforza di stare calma, prende lo zaino azzurro di stoffa, mette dentro alcune cose; prende anche un vestito rosso e le scarpe italiane nuove, le cose pi belle che possiede. E svuotata.)

Scena IV

Stoccolma nella sua casa

S

(Ironica)gli offrii anche un caff

eravamo ammassati nella palestrala mia scuolala sera prima avevo visto una scena alla televisione un autobus pieno di bambinile donne toccavano i finestrinipiangevano succedeva da qualche altra parte ad altri

Si soffocavaseduti sulle panchine lungo le pareti, sul pavimentolaria era irrespirabilealla porta un guardiano col fucile e due cartucciere sul petto nudoaltri in un angolo della palestra.

Il ragazzo che mi aveva portato l seduto su una cassetta di birra capovolta mi fa segno di avvicinarmi. " Tu sei uninsegnante" dice " e quindi devi badare alle donne" sgarbato mi d del tuci sono altri uomini. Non capiscoprende il fucilelo agita come per spazzare via le cose"cos!", e dice "che salgano tutte sullautobus, che nessuna si nasconda". L' ho ignorato.

Cominciavo ad inghiottire le parole i pensieri: era gi iniziato quel silenzio nel quale presto sarei affogata. Tutti sembravano in letargoneanche una domanda; una ventina di uominivecchi, sono stati fatti uscire dalla palestrafucilatitutti!Ho vomitato"non aver pauranon aver paura"mi ripeteva una donna"siamo ancora viveancora vive".

La notte era calataarrivammo al campouna strada sterrata, di fronte a un recinto di filo spinato. Urlano "scambio"... "scambio" mi tranquillizzoeravamo sollevate di essere arrivare alla fine del viaggio. "Finalmente possiamo stendere le gambe" un vantaggioera passato un giornoEravamo stati tutti ridotti al minimo

La paura pensavo di non averla mai provata nemmeno quando avevano portato via quel gruppo di uomini, nemmeno quando avevo sentito gli spariil vuoto!Non avevo sensazionicome se non avessi sangue

Campo di concentramento

Le donne sono sdraiate sul pavimento di cemento. Il caldo soffocante.

S. si guarda attorno con una sensazione di estraniamento. E' come se non fosse totalmente presente, si sente spaccata in due, sta sdraiata).

S

Non mi successo ancora niente, niente di terribile (inorridisce a questo pensieroquasi a riassumerselo) mi hanno strappato da casamia madre serba non contaper loro sono solo musulmana come mio padresono arrivati dei soldati, ci hanno preso, ci hanno separato, hanno fucilato un gruppo di uomini, hanno ammassato noi donne sugli autobus, ci hanno chiuse in un campo di concentramento. Il villaggio stato bruciato. No, mi gi successo tutto, o quasi.

I mieiforse avrebbero potuto fuggireforse anche loro, come me, non hanno capito che quella era la guerra.

O forse sono vivi, sono ancora vivi.

(S. deve orinare, c solo un secchio dallaltra parte del deposito. Guarda le donne, dormono, passa tra i corpi, cerca di non pestare mani e piedi)

Sembrano tutte uguali.

(Sente una donna che singhiozza, S. si stende accanto a lei, le sussurra una canzone).

Scena V

Campo di concentramento

( S. ed E. si occupano dei malati. E. si china su una donna)

E

Ha la febbre alta. Bagnale la testa.

S

(rivolgendosi ad E.)

Ho visto tua figliaera nella mia classe.

E

Non parlanon chiede niente, e per me questa la cosa peggiore, si completamente chiusa in se stessa. Ho paura, ho tanta paura per lei. (E. guarda S. terrorizzata, le stringe il braccio).

T

Mi sento soffocare, mi sento soffocare. Aiutatemi.

(S. si avvicina)

Ho il cuore debole, la pressione alta, sono stata operata un anno fa.

E

Hai le medicine?

T

Sono poche, finiranno presto.

E

( E. accanto ad S., accarezza la testa alla donna, cerca di calmarla, la donna si attacca avidamente a questi gesti)

Andavo a casa sua al villaggio, le facevo le fasciature e le iniezioni.

(i si rivolge ad S).

Avrebbero potuto mandare anche me a raccogliere le patate. Non ho bende, medicine, niente.

(S. pone sulla fronte della donna un impacco freddo, le fa bere molta acqua e le parla delicatamente)

S

Andr meglio vedrai.

( E, prende una borsa consumata, da dottore)

E

(Guarda nella borsa)

Niente antibiotici, n qualcosa per il dolore. Tieni questo. (Le porge bende e sedativi)

S

E' la borsa del dottore E lui? Dov ? (guardando la borsa) perch non qui?

(E. apre la borsa, dentro ci sono uno stetoscopio, delle siringhe, forbici, bende. E. evita lo sguardo di S., con la mano le fa cenno di lasciar perdere. S. guarda la borsa e capisce che di un dottore prigioniero nellaltro campo).

E.

Quelli l non li curano affatto, loro non hanno pi bisogno del dottore.

S

Ci hanno dato delle vecchie coperte militari, questo vuol dire che dovremo rimanere fino allinverno.

E

(cupa) I brutti segni continuano ad aumentare.

T

Gli ho chiesto di mio marito. Hanno detto che presto ci libereranno.

K

Se gli diamo oro, vestiti, denaro hanno detto che ci daranno informazioni.

T

Sono brave persone, sono stati costretti a fare le guardie a noi, dobbiamo aver fiducia, possiamo anche mandare qualche messaggio agli uomini allaltro campo . Sono gente come noi.

K

Ho saputo che stanno costruendo i bagni. (sollievo tra le donne)

E

Come immaginavostaremo qui a lungo.

S

Che vuoi dire? ( E non risponde, S. la incalza) Ti prego parla.

E

E meglio che tu non chieda niente non sappia niente. L succedono cose terribili

S

Qui tutte raccontano storie orribili. Dicono che l, al campo di concentramento degli uomini, i prigionieri vengono torturati.

K

Si dice che li uccidano e poi li seppelliscano, pareggiando la terra con le ruspe.

T

La cuoca li ha visti scavare la terra, laggi al bordo del bosco non una buona cosa.

K (che ha ascoltato)

Gli strappano gli occhi, gli spezzano le ossa

S (sfinita, rivolgendosi ad E.)

E vero?

E

Si. Ho visto cadaveri sfigurati verogli strappano gli occhi, gli spezzano le ossa

K

C una stanza, di l, dallaltra parteieri i hanno chiamato me ed altre per pulirla completamente piena di sanguesul pavimento, sulle paretiabbiamo buttato lacqua a terra, sulle pareti, ma niente

S

Come niente?

K

Bisognerebbe usare cloro o acido muriatico.

S

Non possibile. Avviene qualcosa accanto a te e tu non lo sai o non ci credi. O eviti ti distruggerebbe. Bisogna sopravvivere.

(S. si isola, tira fuori lo zaino, seduta a terra, come per confermare a se stessa che esiste, si dispone attorno le cose, tra le dita tiene il piccolo album di fotografie. Non lo apre, lo stringe a s.)

S

Le fotografienon possoancora nonon le posso guardare.

(ricompone le cose nello zaino. Guarda gli oggetti, le scarpe il vestito)

A che cosa possono servirmi?

(Percepisce che qualcosa manca, rovista nervosamente poi lo vuota di nuovo sulla coperta, vede che manca la scatola delloro, si sente la rabbia montare)

Mahmanca la scatola dell'orocome possibile? I guardiani!no, non sarebbe stato necessario. (Guarda le donne)

Noloro no Non pu essere stata una di loroallora mi hanno traditaPerch? Perch?non possiamo nemmeno contare luna sull'altranon si pu pi avere fiducia in niente ci derubiamo tra noi Fino a quando potr ancora reggere

Si mette lo zaino sotto la testa, diffidente stringe la coperta)

Non creder pi a nessuno. sar cautacauta non aiuter pi nessuno. Da sola sopravviver da sola

Scena VI

(Campo di concentramento

,

(Le donne stanno dormendo)

S(porgendo un quaderno ad E.)

Tieni. Dallo a tua figliadisegna bene sar lunica prova che non ho sognato, che sono stata veramente qui.

E

(Sottovoce) Si parla di tremila morti.

S

Non pu essere.

E

E certo, ti dico che sono pi di tremila. E alle donne fanno cose terribili. Nelledificio della direzione c un posto chiamato "la stanza delle donne", pare che l vengano tenute le ragazze pi giovani e pi belle. La notte vanno da loro i soldati dei dintorni.

K (terrorizzata dal rumore dei passi)

I soldati!

(Entrano due soldati)

Soldato

Silenzio.

(S si alza per guardare chi portino via. E. bruscamente lafferra e la tira gi)

E

Sono venuti a prenderle.

T

Le avevano adocchiate gi.

K

Di giorno le guardano mentre lavorano, mangiano, si riposano, e intanto scelgono

E

Sanno esattamente quali vogliono.

Scena VII

Stoccolma nella sua casa

S

Sapevano esattamente quali prendere. La notte avevano camminato in mezzo ai corpi addormentati finch non avevano trovato proprio quelle due.

Non sono tornatetra le donne il silenzio. Con loscurit scende lansia .

Abbiamo tutte le orecchie tese ai passi nel corridoioalle grida dei soldatiLa paura degli uomini di quello che possono farci.. Eravamo terrorizzate, non ce la facevamo pi. Il silenzio era diventato insopportabile. Una di loro inizi a raccontare ci che fino allora era stato taciuto. La stanza era buia, ricordo i volti appena rischiarati dalla candela.

Campo di concentramento

T

A me gi successo quando ero al villaggio, quando sono venuti hanno portato via mio marito, mi hanno chiusa in camera da letto. Erano tanti non ho sentito male, niente, proprio niente, come un pezzo di legno, non lo so quanto sia durato, n quanti fossero, andavano di corsa, fuori sparavano. Uno mi ha detto :"Sei stata tranquilla come un agnello" Forse per questo non mi hanno ammazzata, forse sarebbe stato meglio. Quando se ne sono andati ero seduta sul letto, mi sentivo morire. Le manile gambeil cuoreera la morte. Se non ci fossero stati i bambini, avrei lasciato che mi uccidessero.

(K trema al racconto di T., S le tiene le mani, il tremore aumenta)

K.

Mia figlia la svergognarono sotto i miei occhi. Mi costrinsero a guardare. Io gli avevo offerto dei marchi tedeschi. Presero i marchi. Gli avevo offerto delloro, purch la lasciassero. Una giornata interapoi lhanno ammazzata.

E

Attraversavo il bosco per andare al villaggio vicino. Mi accorsi che in un fosso cerano tre ragazze morte. Erano mie amiche, le conoscevo dai tempi della scuola. Erano nude. Gli avevano tagliato il seno. Le coprii con le foglie.

T

Eppure si sopravvive a tutto.

(S irritata da questa considerazione, non la capisce, una saggezza che non in grado di intendere, si alza)

Scena VIII

Stoccolma nella sua casa

S

Comecome potevo accettarlocapire?. non volevo non potevo.

Fu lunica volta che le donne parlarono di stupronon ne parlarono pi.

Avevano paura che si potesse sapere nei loro villaggicredevano ancora di poter tornare a casa.. Alcune di loro tacevano, distoglievano lo sguardo, tradite dalla vergogna(adirata)Loro devono vergognarsi!

Una mattina entrano due soldati, si portano via tre ragazze.

Il guardiano dice che verranno portate in direzione per essere interrogate, ammicca al soldato, come se si trattasse di uno scherzo divertenteCamminavano una dietro laltrainciampavano come stordite. Una di loro non aveva neanche tredici anni, veniva dal villaggio vicino al mio, pochi giorni prima si era fatta male ad una mano. Ad un certo punto lei si volta e mi saluta con la mano ferita. Il braccio le ricade lungo il fianco. Penso che non la rivedr pi. Sollevo la mano per salutarla gi lontana. Un gesto inutile.

Scena IX

Campo di concentramento

(Un soldato appare sulla soglia, con tono minaccioso indica con il dito S. e le ordina di raggiungerlo. )

Soldato

Tu, tu qui!( E. prende la borsa da medico, si alza per andare)No tu, lei!

E (Rivolta al soldato gli si para davanti)

Forse ti sbagli, lei la mia aiutante, ti avranno chiesto di me, non di lei, c uno sbaglio, sicuramente. (Il soldato in silenzio la spinge di lato, indicando minaccioso si rivolge ad S.)

Soldato

Tu!

(S si alza, si pulisce le mani contro la gonna, lentamente si trascina verso luscita, stordita).

Scena X

Stanza delle donne.

(Sul pavimento sono buttate delle coperte e dei materassi, una donna copre S. con cura, lei sta male, trema per la febbre, un'altra donna le solleva la testa e la appoggia al petto).

M

Bevi,devi bere.( S. beve, poi la testa le ricade gi)

J

Sono due giorni che sta cos.

M

E. le ha dato una medicina, per calmarla. Era preoccupata (mentre parla l'accarezza) temeva per una emorragia interna.

J

E' gi successo una voltauna ragazza morta.

(S. lentamente riprende a muoversi, si guarda attorno.)

M

Sei nella stanza delle donne

S

(sfinita, riesce a parlare a stento)

la conosceva, l'avevo sentito da leideve essere venuta spesso quiper curarviperch non mi ha raccontato niente( a se stessa) forse sperava che io sarei riuscita a non finirci

M

La porta chiusa a chiave e la tiene la moglie del precedente custode del deposito, la conosceraici porta del cibo. E' l'unica persona che vediamo oltre i soldati e i guardiani E' buona, sai.

Quella porta aperta conduce al gabinetto, (con un certo orgoglio) abbiamo il bagno col lavandino e c' anche del sapone.

Q

(con tono tagliente e ironico, rivolta ad S.)

Fatti dire perch siamo quidiglielo tu, invece di parlare di gabinetto e saponesiamo rinchiuse qui per i bisogni di quei maiali (indicando verso la porta). Diglielo.(ironica)il sapone

M

(a fatica, con un senso di vergogna)

Si, i soldati, vengono quando voglionodi solito di nottea volte scelgono, a volte no. Io sai scrivoscrivo le date in un piccolo taccuino e poi via via le cancello con una crocettaper non impazzire.

S

(ripete a se stessa come se si trattasse di un segreto da custodire)

Sono viva, sono vivaio sono ancora viva.

Scena XI

Stoccolma nella sua casa

S

( Seduta sul letto, rivive un incubo ricorrente)

Tornano ogni notteogni nottenon mi lasciano pisempre lo stesso sognocammino per la stradaeccolo lo riconoscoguarda una vetrinasono sicura, uno di loroHo con me il coltello"guardamiguardami bene in faccia. Mi riconosci? Ora te lo caccer nella pancia (facendo il gesto di sferrare una coltellata .Poi la situazione cambia, esterrefatta, incredula)Ti stupiscinon mi riconosciguardamiguardaminon puoi non riconoscermi (disperata)guardami!

non mi lasciano pie questo tumore nella panciadevo dimenticare(si guarda allo specchio).

Come possibile che non ci sia un segnoE' megliomi potr difendere(si sente sporca, si guarda le manilo sporco sotto le unghiela pelle) Non sar mai pi pulita.

Scena XII

Stanza delle donne

S

Cosa sta succedendo?ascoltate

M

esistono solo i rumori nella notte, sdraiati finch giorno, prova un po' a dormiree non ti spogliarequi meglio coprirsi quanto pi possibilee poi tu sei bella

Q

Per quello che serve coprirsimettersi un abitoin un attimo lo riducono in stracci, brandelli.

( Si sentono dei passi nel corridoio, le donne si stringono tra loro)

M

(con la mano sulla bocca) I soldatisono ubriachi

Q

No, no, sono i passi della guardiana.

M

(Terrorizzata) No, sono loro.

A

Saranno i guardiani o i soldati?

(I passi si allontanano. Le donne tirano un sospiro di sollievo, la tensione si scioglie).

M

Che fortuna! Chiss forse si spara nei dintorniforse ci lasceranno un po' in pace.

Q

gi, una fortunauna pausa tra due orrori

M

( Si avvicina ad S. e l'abbraccia) Profumi. Non avere paura di consumare il sapone, di tuttea volte capita di avere anche dello shampoo, biscotti e qualche pezzo di formaggio.

(Si sentono dei passi vicino alla porta)

S

I soldati?

M

No, la nostra guardiana. Riconosco le ciabatte.

(Entra N. con una pentola di minestra)

J

Di nuovo minestra di fagioli!? Ma l'abbiamo mangiata ieri .(Senza sorpresa, con una sorta di tristezza)

N

(N. fa un gesto d'indifferenza con la mano e un sorriso, allarga le braccia e si rivolge alle donne con impotenza)

Il camion non arrivato, anch'io mangio fagioli, bambine.

M

(rivolgendosi ad S.)

Quando non arriva il camion significa che si mangia quello che c'

Q

(ironica)

vecchie scatolette di fagioli, patate stantie, germogliate, cavoliquelli non mancano mai.

M

A volte (indicando N.) va al villaggiodue ore di cammino e porta un pollo per s e il marito e a noi prepara un brodo.

(Improvvisamente N. tira fuori da sotto la veste una pane di granoturco, tondo e giallo.)

E' ancora caldo. L'ho fatto io.

(J. le toglie il pane di mano e lo bacia; fa il giro della stanza e lo offre da annusare a tutte, lo rid ad N. che lo spezza, le ragazze si siedono attorno, N. non mangia, le guarda allegra per quel pane portato e fatto da lei, mentre riordina le cose sussurra a bassa voce)

Abbandonate da Dio. Dal loro come da qualsiasi altro Dio.

(alzando la voce)

Mangiate bambine, il pane vi dar la forza di sopportare. Dovete essere forti. Tutti questi orrori passeranno. (Le donne sono gioiose, come se la guerra fosse finita)

Q

Non ce l'hai

N

Il sapone e lo shampoo? Eccoli; ho anche qualche indumento(tira fuori da una sacca delle scarpe ed una gonna)

S

(strappando di mano ad N. gli indumenti)

Di chi questa roba.? Dov' ora questa donna? Che cosa le successo? E' morta? E' stata uccisa?

(Le donne tacciono imbarazzate. Nessuna risponde, due ragazze raccolgono gli oggetti, sono troppo preziosi; anche N. tace, poi con le ragazze attorno, comincia a predire il futuro leggendogli le mani)

N

Qui, venite qui(rivolgendosi ad A., la pi giovane)

Vedo una strada vedo una strada ampia, lontana, come se tu stessi volando. Si, si, lo vedo, hai le ali, stai volando. Questo un buon segno, molto buono

(A. sorride e cammina per la stanza con le braccia spalancate come le ali. Poi N. si rivolge a J.)Tu sposerai un uomo ricco, (ad H.) finirai gli studi ed avrai molti bambini, (ad M) presto avrai buone notizie dai tuoi cariuna lettera (le ragazze sorridono, Q. incomincia a cantare una canzone, S. piange).

Scena XIII

Stoccolma, nella sua casa

S

Al deposito con tutte riuscivo a riposare; tornate dai campi cenavamo, parlavamo. Il giorno era lungo c'era luce fino a tardi. Qualcuna aveva anche una candela. Lavavamo la biancheria, ci muovevamo liberamente nel cortile "A letto!"gridava il guardianoentravamo nel deposito, ma non dormivamo subito a volte parlavamo tutta la notte.

Nella stanza delle donne esisteva un limite preciso tra il giorno e la nottedi giorno dormivamo o sonnecchiavamo, di nottela paura. Al crepuscolo tendevamo le orecchiefacevamo supposizionispiavamo il rumore delle automobili e dei camion quando ancora erano lontano. E le vocii passitentavamo di indovinare quanti fosserose erano gi ubriachivenivano quasi ogni notteogni notte da una postazione dei dintorni, cos dicevano, chiss se era vero poi anche di giorno. Non era possibile fuggire, nascondersisempre lo stesso pensiero: "Toccher a me?". Eravamo poche e a volte il turno di una durava pi di un giorno.la porta si apriva di colpo, come se la maniglia non esistesse.

Scena XIV

Stanza delle donne

Q

E' indifferente quale di noi gli tocchi. In tutte c' sempre lo stesso sangue sbagliato. Anche loro non sono pi persone, ma non lo sanno Non sanno che neanche loro possono fuggire pi dalla guerra, che non possono nascondersi, che possono essere uccisi. Non lo sanno.

H

(Si scopre il seno, fa vedere le bruciature di sigarette ad S.)

Li ho pregati di non farmelo, ma loro si sono messi a ridere ancora di pi. Pi io piangevo, pi loro ridevano, alla fine sono svenuta.

A te andata bene con una sola bruciatura sul fianco.

S

L'ho colpito cos forte da farlo cadere e questo l'ha inferocito.

(Le donne si avvicinano ascoltando il racconto terrorizzate).

M

Non avresti dovuto farlo, ora si vendicheranno con noi.

S

Ma l'ho fatto istintivamente, non ho riflettuto.

Q

Dovevi riflettere invece. Se vuoi mettere in pericolo la tua vita, fallo pure, un tuo problema, ma non ci immischiare!

A (parla da sola)

Se almeno sapessi cosa le successo; per me sarebbe pi facile pensarla morta.

S

Di chi parla?

M

Di sua cugina . E' morta strangolata, ma non deve saperlo, una bambina, ha solo tredici anni. Che senso ha raccontarle tutto quello che ha subito quella povera creatura.

(Rivolgendosi ad A.)

Non sappiamo cosa sia successo forse riuscita a fuggire.

A

No, no, che dici, non mi avrebbe mai lasciata.

S

Ma come finita qui, appena una bambina?

M

Non voleva essere separata da sua cugina ed venuta anche lei.

Non aveva capito Pensava che avrebbe aiutato le ragazze, che avrebbe lavato la biancheria. Ma i soldati l'hanno presa fin dalla prima sera. Si sono vendicati perch non era "come si deve", non era "abbastanza", come se qualcuno li avesse fregati, gli avesse rifilato quella miseria di ragazza.

Q

Continua a chiedere della cugina, ancora non ha imparato che ogni assenza, qui, nella "stanza delle donne", significa solo una cosa: la morte.

oscilla avanti e indietro e canta assente una filastrocca infantile, si stropiccia nervosamente le braccia e le spalle, come se avesse freddo, poi inizia a pettinarsi sempre con lo stesso movimento. M. si alza e le toglie delicatamente il pettine dalle mani).

M

i soldati le hanno ucciso la madre davanti casa. Ha sentito il soldato che sparava. Sua madre caduta con gli occhi aperti. Non ha smesso di fissarla.le palpebre immobili i suoi occhi sono rimasti vivi a lungo ed stato solo per questo che ha capito che doveva scappare. Si girata e si messa a correrecon tutta la forza che aveva I soldati le hanno sparato alle spalle, ma l'hanno mancata. Lei era veloce ed il bosco non era lontano. c'era gi diversa gente del villaggio. Sono rimasti nascosti per alcuni giorni, ma poi li hanno presi. Li hanno trovati perch di notte tornavano al villaggio per cercare cibolei non sa cosa sia successo a suo fratello e a suo padre. Dovevano presentarsi in comune. Una mattina sono usciti non li ha pi rivisti.

J

Da quando non c' pi la cugina, non si calma neppure nel sonno.

A

(Rivolta ad S.)

Il mio cane rimasto legato nel cortile. Che ne pensi? Cosa pu essergli successo?

S

Si sicuramente liberato dalla catena e ora libero nel bosco e d la caccia alle lepri.

(A. si sdraia, sembra pi tranquilla per la risposta; ,prende un libro, S. l'abbraccia. Un soldato entra nella stanza e indica A.)

Soldato

Vieni!

sussulta per la sorpresa, terrorizzata, posa il libro che stava leggendo, getta un rapido sguardo interrogativo alle altre, tutte sono sorprese, si alza incerta come se stesse per cadere. Indossa un abito corto, estivo . Si raddrizza, confusa e impaurita, tira gi il bordo del vestito, va verso la porta, il soldato che l'ha chiamata per nome le porge la mano, sembra che lei lo riconosca).

M

(interrogativa)

E' vestito diversamente dagli altri

Q

Un distintivo con una testa di tigre sulla spallastupidiin Bosnia non ci sono tigri.

si rivolge alle ragazze gioiosamente)

A

E' un amico di mio fratello. Mi ha detto che vivo. (si avvia verso il ragazzo)

S

Perch venuto a prenderla, dove la porta? Come faceva a sapere che lei era qui?

manda un bacio alle ragazze ed esce. Nella stanza scende un silenzio assoluto, di terrore.)

M

(come a rassicurare le altre e se stessa)

E' un amico di suo fratello.

Stoccolma - nella sua casa

S

Quando tornla sera successiva non era pi leisembrava ma a tutte noi fu chiaro che non lo era pi.

Aveva abbandonato quel corpo che stava ldi fronte a noi. Come sua madre, con gli occhi vivi, anche se era morta.

Da quando il guardiano l'aveva riportata non piangeva non parlava non emetteva pi un suono, n muoveva gli occhi sbatteva le palpebre, ma non ci guardava.

Una croce e quattro S cirilliche, come quattro ferri di cavalloquisul seno sulla fronte, sulle spalle incisi col coltello

Era sdraiata su un fianco. La guardiana port una bacinella con dell'acqua calda, le altre la lavavano piangendo.

E morta dopo tre giornie quel ragazzo la conosceva davveroun tempo era stato amico del fratello.

Scena XV

Stanza delle donne

(Sono presenti le donne pi N. . S. prende una borsetta di plastica, lasciata l da qualche ragazza, ci sono le cose per il trucco ed uno spazzolino da denti, lei lo guarda)

S

Quando qualcuno lascia dietro di s uno spazzolino da denti, segno certo che non gli servir pi.

(Inizia a truccarsi, si emoziona, vede riaffiorare il viso di un tempo).

Mi posso nasconderemi posso trasformare (si gira verso le altre).

Guardatemi come sono bella !

(Si gira, allegra, su se stessa, si butta ansante sul materasso. J. Le sente la fronte).

J

Levati il trucco, sembri una puttana!

S

(Guardando J. In piedi sopra di s)

Ma perch ti arrabbi? Del resto io sono una puttana! Noi tutte siamo puttane!

(J. tenta di pulirle il viso con un asciugamano bagnato)

Non capisci?! (gridando) Siamo tutte delle stupide puttane! (Piange. J. indietreggia, la guarda con orrore).

J

(Sussurrando)

E' impazzita, impazzita.

S

(Riaggiustandosi il trucco)

Non capiscono, non capiscono niente.

N

Tu vuoi solo essere bella per i nostri ragazzi, vero tesoro?

S

(Annuisce, le accarezza la mano e ripete ad alta voce)

Essere bella per i ragazzi. Piacergli. Sorridere e dire: vieni abbracciami! (Improvvisamente si rabbuia). Far finta che si tratti di un divertimento del quale anch'io godo. Forse chiss si dimenticheranno che avevano il dovere di violentarmi.

Mi sono stancata di essere un pezzo di carne immagazzinato. Riuscite a capirlo? Di stare sdraiata. Di aspettare. Di ascoltare i passi, di indovinare quanti siano, con la paura nel petto, come un uccello impazzitoil mio corpo teso, pronto al massacro.

Non voglio fare niente di eroico, niente che vi possa danneggiare, solo qualcosa che mi faccia sentire un essere umano, che mi dia forza.

(Stoccolma - nella sua casa)

S

Volevo ritrovare la mia forzavolevo togliergli il modo di umiliarmil'ho spiegato alle ragazze. Recitare! Gli ho detto che se avessero finto di godere, se i soldati avessero potuto pensare di essere sedottialloraforse non sarebbero stati capaci di umiliarle. Non capivanopi semplicemente potevo dire che cos sarebbe stato pi facile rimanere in vita.

Scena XVI

Stanza delle donne

S

Stanno bruciando della carnedegli animali morti

M

soffocheremo tutte. insopportabile.

(N. entra con un fazzoletto sul naso)

N

Perch vi agitate? Stanno solo bruciando la spazzatura.

(Fa entrare H. stordita dalle violenze dei soldati ed esce ).

S

Questo odore mi ricorda quello della pelle bruciata, lo stesso odore di quando appoggiai la coscia sulla pentola bollente.

(tutte le donne si coprono il naso)

H

(terrorizzata, le altre cercano di calmarla)

Eccoecco vero. E' proprio quello. E' fetore di carne umana. I soldati stanno bruciando i cadaveri dei prigionieri. Si, si, cos, mi ricordo, mi hanno violentato poimi hanno portato nel cortile dietro la direzionemi hanno costretta a guardare"Questi sono i tuoi contadini - mi hanno detto - ecco quello che facciamo di loro. Una pallottola in testa e poi nella spazzatura. Guarda, cos che finirete tutti voi".

Sono scappata lei (indicando verso la direzione da cui uscita N.) ha visto tutto dalla finestra, non ha detto niente, poi mi ha aiutato ad arrivare qui.

Q

(cupa, con odio)

E a noi ha detto che stavano bruciando la spazzatura.

S

Ma lei non ha colpavoleva proteggerci.

H

(Si alza, d una spinta ad S. e grida)

Ha colpa anche lei, eccome se colpevole. Tutti loro sono colpevoli! E stata l a guardare, l'ho vista, se n' stata tranquilla a guardarli mentre bruciavano. Non ha detto niente! Non ha chiuso nemmeno la finestra!

S

Sar anche colpevole, vero che sono tutti colpevoli ma non allo stesso modo. Che cosa potrebbe fare ? E' prigioniera anche lei qui.

H

Ne ho abbastanza di questa comprensione di tutto e di tutti, signora maestra. Io li metterei al muro e senza tanti discorsi li ammazzerei. E anche quelli che parlano cos, anche quelli che li difendono. Stai con noi o con loro? I cadaveri dei nostri uomini bruciano nella spazzatura e tu mi vieni a raccontare che lei non ne ha colpa? Ne ho colpa io? Sono stata forse io mio ad ucciderli a dargli fuoco?

Stoccolma - nella sua casa

S

resistere all'assalto dell'odiosolo questo volevoho rinunciato a convincerlenon potevo pretendere di insegnare agli altri a distinguere le sfumature. Non volevo difendere nessuno, anch'io ero una prigioniera. La guardiana era impotente forse piena di orroreche poteva fare quella donna se i soldati ubriachi uccidevano i prigionieri davanti ai suoi occhi? avrebbe potuto andarsene uno se ne pu sempre andare. Anche lei deve aver avuto una possibilit di scelta, ognuno ce l'ha.

Poteva essere buona o crudele , ha scelto di essere buona, di occuparsi davvero di noi, di darci pane, saponedi consolarci... questa stata la sua scelta.

Forse non stata abbastanza forte per qualcos'altro, per qualcosa di migliore o di pi giustoun'altra scelta l'avrebbe pagata con la vita.

Devono pur esserci dei gradi di colpaaltrimenti saremmo tutti perduti.

Quando penso ai miei genitoria mia sorella, potrei uccidere anch'ioperch dovrei comportarmi diversamente?quando ti viene il dubbio di poter fare lo stesso gi tardi...e loro, tutte, non sapevano difendersi dal male che sentivano dentro

Cercavo un limite dove niente mi potesse pi toccarenemmeno la paura della morteuno spazio interioreuna assenza di mea volte mi riuscivasentivo che potevo comprenderle ancora per poco.

Scena XVII

Stanza delle donne

(S. parla con le altre donne, il tono confidenziale)

S

Ha belle mani. Le unghie sono tagliate con cura. L'ufficio pulito, le pareti bianche. Mi ha invitato a sedermi. "Prego accomodatevi, raccontatemi qualcosa di voi"mi ha dato del voiqui dentroMi ha chiesto come sono capitata qui.

Q

(sovrapponendosi al racconto di S.)

Come se non lo sapesse.

S

Gli ho chiesto se era sposato, se si sentiva solo.

M

Come ti ha adocchiata?

Q

Qualcuno avr richiamato l'attenzione su di lei.

M

O stato lui ad informarsi. Lei l'unica donna istruita in tutto il campo.

S

Gli ho chiesto se era libero a cena. L'ho sedotto. L'ho reso uomo, semplicemente.

(Le ragazze discutono a bassa voce)

Q

E' il comandante del campo, te ne sei dimenticata?

H

Forse cos possiamo ottenere qualcosa

J

Ti pregochiedigli di mio padre, arrivato nel campo insieme a me, non ne so pi niente.

M

forse pu liberare mia madre(si perde nel ricordo) sai portava ogni giorno sette, otto pagnotte a quei disgraziati del campolo faceva leiun amico si alzava presto e veniva sotto la sua finestrabuttava piccoli sassolini contro i vetrie allora lei muoveva un poco la tendina senza farsi vedereera il segno che era ancora vivapoil'hanno presa

Q

Chiedigli per quanto tempo ancora resteremo qui.

M

(toccando il braccio di S.)

Non ti dimenticare di mia madre.

(S. si prepara per andare dal capitano)

J

prendi il mio vestito nero, ti star bene.

S

Non, non soma si perch no. (Inizia a truccarsi e guarda il suo viso allo specchio)Ha un bell'aspetto.

(le altre donne ridono)

Scena XVIII

Stoccolma - Nella sua casa

S

Nessuna aveva chiesto qualcosa per se stessa. Avevano rinunciato a loro stesse; eppure erano vive, ancora vive.

Ho cenato dal capitano. Quell'incontro nascondeva trappole troppo pericolose, dovevo cercare di non cedere ai ricordi: le patate dorate il manzo profumato come se l'avesse cucinato mia madre. Sono pericolosi i profumi, ti riportano di colpo al passato. E io dovevo concentrarmi sul capitano. Avevo dei vantaggicerto ero esclusa dalle visite notturne e mangiavo meglio.

Dovevo sopravvivere...il bene e male che senso hanno in un campo di concentramentotorna utile? Allora bene!Male, quello che non serve o danneggia qualcun altro.

Avrei dovuto odiarlo, ma non era cosriuscivo persino a credere di non essere nel campo. Le lenzuola profumavano di fresco. Un giorno lo chiamarono perch una donna aveva tentato la fugaaveva quasi raggiunto il bordo del bosco. Le spar lui stesso. Quando torn da me - era infuriato. Una stupida prigioniera gli aveva guastato il sabato.

Stanza delle donne

(S. si sta preparando)

J

(a voce bassa)

Ti sei venduta per poco

S

Forse non per cos poco (Sempre a voce bassa. Le ragazze cominciano ad isolarla, la guardano)

E' assolutamente un caso che abbia scelto me. Voi che avreste fatto al mio posto? Non avete il diritto di giudicarmi.

Stoccolma - nella sua casa

S

Non ce la facevo picominciai a mentire, raccontavo che il capitano mi costringeva ad andare da lui, che mi minacciavaora mi compiangevano. Ero consapevole delle mie colpe, della mia falsit. Non avrei saputo spiegare l accordo che c'era tra noitutti e due ci fornivamo un' illusione, quella di una normalit necessaria sia a lui che a me.

Non potevo parlare della guerra, lui me lo disse apertamente n chiedere protezione per le altre al massimo potevo proteggere me stessa. Pensavo alla mia amica infermiera ed a sua figlia, se avessi dovuto chiedere aiuto, lo avrei chiesto per loro.

Andavo al letto con un assassino e lo sapevo avrei potuto ucciderlo dormiva, la pistola era l a volte mi sembrato di potercela fare. Non l'ho fattomi avrebbero ammazzato

Giorno dopo giorno avevo imparato a dimenticare dove mi trovavo stata la cosa pi importantenon reagivo pi ero circondata dalla mortema non mi riguardava pialmeno fino a che non avesse toccato proprio me.

Non potevo impedire nulla e questo mi toglieva la forza; per me e le altre non era possibile altrimenti insieme ai criminali chiudevamo il cerchio.

Non esisteva pi nulla, bisognava solo sopravviveresopravvivere a qualsiasi costo.

Scena XIX

Stanza delle donne -

(le donne pi N, senza S.)

M

inizia a fare freddo.

N

Vi accendo la stufa. Ragazze, si parla di scambio di prigionieri.

Q

Chi te l'ha detto?

N

L'ho sentito da mio marito, vi giuro vero.

J

Vecchia mia non ci illudere.

H

Ma forse vero. Perch no?

M

(afferra H. per il braccio, come per bloccarla, per intimarle di non crederci troppo)

Meglio non pensarci

J

Dove ci manderanno?

H

In un altro campo.

J

Ma poi dove?

H

Chiss se potr rincontrare mio marito, fino a ieri pensavo fosse morto. Ora sento che vivo.

(entra S.)

Q

Chiedi al tuo capitano se vero che ci sar uno scambio di prigionieri.

S

Si, partiremo domani, saremo scambiate. Tutte.

(le donne sono colte da euforia)

M

Presto, bisogna far presto, speriamo che le cose non si complichino.

(Le donne preparano le poche cose che hanno. S. tira fuori il suo zaino, guarda gli oggetti che le sono rimasti; N. le d un maglione di lana grezza.)

N

Tieni, ormai fa molto freddo.

(N. allontana S. dal gruppo per dirle qualcosa)

S

Cosa successo?

N

Si tratta della tua amica infermiera

(N. le fa segno di stare zitta e le indica un letto, S. si accorge di E., morta. Soffoca un urlo con la mano. Le accarezza il viso, i capelli.)

Si avvelenata.

S

Perch? Tu no. Ho sempre creduto nella tua forza

(rivolgendosi ad N.) Veniva, veniva nella stanza delle donneci curava.

Ci teneva informate, aveva saputo delle forze internazionali, dell'assedio di Sarajevo, della fame, delle file per il pane e l'acqua, degli alberi bruciati per scaldarsici legava al mondo esternoPerchnon dovevi farloavevi resistito tutto questo temposapevi dello scambiol'avevo incontrataera allegra perch andavamo via( disperata non si d pace. N. le d una lettera, S. la legge a voce alta, alla lettera sono acclusi una banconota e il quaderno di disegni della figlia)

il quaderno della bambina

" Perdonami. Sono io che ti ho preso l'oro, a te, e alle altre. L'ho fatto per la piccola. Cos pagavo i soldati perch la lasciassero in pace. Spero tu mi comprenda. Ma poi ho capito che tutti i miei sforzi per proteggerla erano stati inutili. Non ce la faccio pi. Addio, la tua amica .

(S. guarda la banconota e il quaderno).

S

Perch non me l'ha detto? Glielo avrei dato. Quando le raccontai del furto aveva abbassato lo sguardo; allora avevo pensato all' indifferenzacome sono stata ciecao forse chiss non glielo avrei dato. Nemmeno per un attimo mi era venuto in mente che un pericolo potesse minacciare la sua piccola.Cieca! Cieca sono stata! Ma una bambinauna bambina!

N

Andiamotra poco devi andare.

S

Chi si occuper della bambina? E' con le altre donne?

N

(scuote la testa, si fa il segno della croce pi volte)

La piccola morta. L'hanno violentata stanotte

S

(fa cenno ad N. di stare zitta, non vuole sapere pi niente)

Era una bambinauna bambina

Scena XX

Stoccolma- nella sua casa

S

"Scambio"che voleva dire?significava la fine della guerra...o no? Che cosa ci aspettava ? Nessuno parlava di pace.

eravamo terrorizzatesalimmo sull'autobus i guardiani gridavano, eravamo diventate sorde.

E se ci lasciavano l?potevamo essere trattenute da qualcosa o da qualcuno, potevamo non riuscire a salire sull'autobus. Eravamo nel panico, ci spingevamo, qualcuna di noi cadde a terra. L'autista grid e chiuse le porte. Una rimase agganciata allo sportello...non aveva mai finequella lotta non aveva mai fine.volevo piangere. Scorsi una di noi mi salut felice, il suo viso sorridente mi fece stare meglio C'era anche il sole.

Nessuna di noi parl era la libert, e sulla libert che cosa si pu dire?

Un ponte sulla Savaci lasciarono lpi tardi ci sistemarono in una casain un villaggio abbandonatoavevamo il terrore che ci riportassero indietro

Fu quella notte che una giovane donna partor mi chiamaronol'aiutai La madre della ragazza prese il bambino, si tolse quel fazzoletto nero e lo port via. Lo seppellirono in una piccola buca. Non aveva fatto in tempo a respirare che gi era morto

Anche le donne erano diventate capaci di uccidere e questa era la vittoria della logica della guerra.

La casa dove ci eravamo riparate era devastata, non c'era pi nienteerano passati gli sciacalliavevano portato via tuttoancora si sentiva la loro presenza minacciosa. mani umanee quel bambino ucciso da sua nonna

una ragioneuna ragionela guerraera vero che la guerra toglie ogni possibilit di scelta?

e poiancora un altro campoZagabriaprofughiaspettavamo tutti qualcosa, quella era la nostra vitascacciati da qualche luogo e ancora da nessuna partenon avevamo dove andareal limite dei luoghiin continua attesa di qualcosanel passaggio da un posto all'altroquale era la mia casaesistevamo solo di passaggiola mia vitaera tutto quello che mi era rimasto.

Scena XXI

Zagabria - campo rifugiati

(le donne sono smarrite)

H

Campo di accoglienzacampo di transitocampo di lavoroli abbiamo provati tuttima quanti ce ne saranno ancora? E ora dobbiamo dire dove vogliamo andare.

M

Da parenti oppure all'estero.

J

In un altro paese?

(si guardano confuse)

S

Io andr in Svezia lontana abbastanza da tutto quello che mi circonda.

M

(porgendo una foto ad S.) E' mia nipotenon ho l'indirizzonon so neanche in che citt viveso che in Sveziatieniqui aveva dieci anniora ne ha venti. Trovala ti prego. (S. indecisa, poi prende la foto).

Q

Ho una parente a Zagabria, non so se si ricorda di mevogliono che riallacciamo col nostro passatocos, all'improvvisocome se non fosse successo nienteno, non mi ricordo il suo nomen il viso non so come potrei fare a trovarla.

J

Dicono che ci penseranno loro.

(Abbraccia S.) Per ora stiamo insiemenoi ora siamo una specie di famiglia.

S

( Rivolgendosi alle ragazze) Ho girato per Zagabria ci si prepara alle festivitqui come se non fosse successo nienteho paura di camminare tra la gente, mi sembra sempre di essere chiamata da qualcuno, di sentirmi urlare dietro: "Ferma"!

J

Oggi ho cambiato dei marchisono entrata in una pasticceria ed ho comprato delle baklavema non sono quelle vere. (ne porge una a S)

S

(meravigliata) Le baklaveavevo cinque anniera domenica pomeriggio, passeggiavo per la citt coi miei genitoribevevo una limonata mi comprarono una baklavabrillava dorata al soleintorno c'era profumo di tiglio"Bada a come mangi quella baklava e non sporcarti il vestito", mi disse la mamma, mia sorella allung la mano dal passeggino per prenderla(si porta una mano al petto per il dolore e piange) . un sognoun brutto sogno(rivolta a J.) devi dimenticare tuttotuttoora sei libera

J

Perch mi dici questo?

S

Presto non potremo parlare con nessuno della vita nel campo, anche le violenze, gli stupri non si potranno pi nominarecome se non fossero avvenuti. Le donne ascolteranno con le bocche cucite, si dir campi di concentramento, torture, fucilazionima il dubbio rimarr. Guarda anche qui la gente si chiede "a questa cosa sar capitato". Anche le donne tra loro lo fanno, si guardano con la stessa domanda negli occhima non parlanotaccionouna congiura

(S. ha un improvviso malore, J. l'aiuta ad appoggiarsi)

J

Che hai?

S

Sono incinta.

J

(soffoca un grido con la mano)

Ma ma questo non un bambino una malattia

S

Si, sarebbe meglio che nascesse morto. Che futuro pu avere una creatura concepita cosin quell'orroreper odiomeglio che non veda nemmeno la luce del giorno.

"Non possibilenon possibile!"urlaiquando seppi di essere incintaurlavo che non era possibilemi sentii malenon era cambiato niente con la mia uscita dal campo il corpo, il mio corpo ancora non mi appartenevaera di altriera dei soldatiera della guerra

Non c'era via d'uscitami sentivo come se mi avessero riportato nella stanza delle donne. Questa era la guerraera entrata in me e loro stavano vincendo!

Quando torn la dottoressa che mi aveva visitato, mi disse che non serviva a niente disperarmi, che ormai era troppo tardi per abortire, e che il bambino poteva essere dato in adozione. L'abbracciai, sentii sul suo corpo un profumo di fioricome la mammaper un attimo mi permisi di pensare a leialle sue spalleai suoi capelli scuriall'odore delle sue mani quando mi accarezzava il viso.mia madre(se ne va con il ricordo)" Stava sola di l, come Dio sta sulla terra e sul mare. Prendeva il giorno nelle sue mani rosse. Ribattezzava oggetto per oggetto, assegnava alle cose il loro posto.Come far, che adesso, sola fatica delle sue mani stare incrociate sul petto".

J

Sai niente dei tuoi?

S

Ho incontrato una loro vicina di casaa Sarajevohanno trovato i corpi...lungo il fiume. Certi nostri conoscenti li hanno seppelliti al cimitero mia sorella forsepu essere ancora vivachisssono venuti a prenderli di mattina presto, forse quella notte lei era rimasta a casa dal suo ragazzo, o forse proprio la mamma e il pap le hanno detto di non rientrare perch portavano via le ragazze musulmane

Stoccolma nella sua casa

seppellirli, dovevo seppellirli dentro di me; congedarmi da loro prima di venire qui non potevo portarmi dietro cadaveri insepoltimi assaliva l' insicurezza, l'ansiachiudevo gli occhi li vedevo stesi lungo il fiume tenevo gli occhi aperti. Guardavo la parete sino a non sentire pi nulla.

Nello zaino le cose erano sempre menol'abito rossol'album di fotografiei trucchiil dizionario svedese che mi ero comprata.

Sull'aereo per Stoccolma accanto a me c'era un uomo d'affari in abito grigio, accanto la moglie, sottile ordinata. Non volevo distinguermi da quelle persone immerse in un mondo indifferente, in cui tutto funziona perfettamente. C'era la guerra?ma quale guerra?

Scena XXII

Stoccolma casa della sua amica d'infanzia G.

S

Grazie di avermi portato a casa tuaun altro campo

G

non ci pensare pi, tu non andrai in nessun altro camporimarrai qui. Sai, quando accolgo i gruppi di profughi ho sempre paura di vedere qualcuno che conosco tutto pi difficilesi cresciuti insieme

(all'improvviso) Mia madre serba. Finora non ne ero stato affatto consapevole. (abbassa lo sguardo)

S

Anche mia madre era serba.

(silenzio da parte di tutte e due)

G

Domani andremo al ristorante e all'operavieniho tanta roba che non porto pi Provali.(G. le porge dei vestiti. S. si gira di lato e mette le mani sulla pancia; S. non sa se G. abbia capito che incinta .Si spoglia lentamente, G. non si accorta di niente)

Come sei magra, devi mangiare di pi

S

Sono incinta.

(G. rimane immobile, non sa cosa dire ,capisce da dove viene quel bambino.).

Mi un po' largo di vita, questo mi sar proprio utile.Ho deciso di far adottare il bambino.

G

.ti aiuterlo capiscol'ho gi fatto con una donna che era stata internata in un albergo dalle parti di Sarajevole ho fatto da interprete con l'assistente sociale e la psicologaora nel campo di Flau in attesa del partonon preoccuparti qui non ti faranno storie.

(con vaga disapprovazione)

Se cos che hai deciso.

S

(delusa)

Tu non puoi capire.

G

Volevo solo dire che secondo me questo bambino non ha colpa di niente.

S

Parli come se il bambino esistesse gi e stesse piangendo nell'altra stanza. Come possibile che tu non mi veda. Perch parli della sua innocenza? E la mia? La mia innocenza? Sono forse colpevole io? Quale la mia colpa?

G

Ma questo bambino

S

(aggressiva)

Che ne sai tunon puoi capire non potrai mai capirecome fai a sapere quello che meglio fare lo so che il bambino non ha colpa, nessun bambino ha colpa.ma lui per me un peso, capisci?un peso che porto nella pancia sono stata violentata (scandendo le ultime parole).

Scena XXIII

Stoccolma nella sua casa

S

Non vale la pena parlarequi tutti sono tanto ragionevolimi aiutanoma non possono capirmicome posso spiegare che non c' niente che mi regga assieme. Che non ho pi un centro. Non sono sicura quando parlo di memi invade un senso di vergogna e di colpa che continua a corrodermi da dentro.

Mi hanno assegnato un appartamento alla periferia di Stoccolma, in un edificio nuovo. Tutto odora di vernice fresca e coppale. C' una grande stanza con le finestre che danno sul bosco vuota e piena di luce. Questi odori mi danno la speranza che tutto andr bene.

ho visto in un negozio una comune sedia contadinaci sono passata davanti pi voltenon ho osato entrare e comprarlami ricorda quella che mia nonna a primavera portava fuoridavanti alla casa di campagnapuliva i fagioli o lavorava a magliaforse dovrei arredare in modo che ogni oggetto mi ricordi una personanocomprer tutti oggetti nuovitutto di abete chiarosvedese.che c'entrava il bambino in questa casa tutta svedese.

In ospedale l'infermiera ha sbagliato ed il bambino stato messo vicino a me in una cullanon riesco a staccargli gli occhi di dosso. Che ne sar di lui? Mi ricorda qualcunoil mentoil visoprendo l'album delle fotografiene sfilo via unamia sorella!persino le mani sono similici stavamo preparando per la passeggiata (ha in mano la foto)la mamma me l' aveva messa in braccio. La carrozzina era gi prontaio avevo le scarpe nuove di vernice, lei un vestitino di magliasorridenon l'ho mai dimenticato quel sorriso. Non riuscir mai ad accettare la loro mortela loro scomparsa un vuoto orlato di ghiaccioquando emergono ioio li vedoli vedo camminare, parlare, proprio qui, accanto a me. Sento che sono caldi, che respirano, anche se non posso pi toccarli. Da qualche parte continuano ad esisterevivi e morti nello stesso tempocome meviva e morta.

Portatelo vianon pu stare quisi tratta di uno sbaglioportatelo viaadessoadesso si chiarir tuttotutto

Lui ancora l, vicino a me scoperto, lo ricopro (ripercorre il gesto) e proprio questo gesto mi toglie il sonno ho fatto qualcosa contro me stessa"non lo toccare!" e invece l'ho toccato ed questoquesto che non avrei dovuto fareavevo paura di sentirlo accantonon lo volevopoi per ho allungato una mano e gli ho sfiorato la pelleil suo piccolo palmo si stretto forte attorno al mio dito

Un figlio della menzognafigli della guerra destinati alla menzognasar qualcun altro a dargli un nome, un cognome, una lingua, una patriae se qualcuno di noi decide di tenersi il figlio, dovr mentirglidovr inventargli un padreun passato, una famiglia pi forte, pi forteun diritto ad un padre o alla verit?

Ho posato una mano su di lui"si muove" .C' una differenza tra le due menzognepotrei dimostragli che l'odio si pu trasformare in amoree che tutto,tutto dipende soltanto da noi

Gli ho toccato il visoi capellinon smettevacontinuava a piangeresi agitava'pu svegliare le altreavr fame' - mi sono detta -l'ho preso in bracciomi sono sbottonata la camiciasi attaccato al senoho sentito il suo corpo rilassarsi

L'ho stretto forte a me (.piange).

***