La storia di uno gnomino
di Carmen Pastore
Lo gnomo Pardolf, poverino, un giorno cadde e si spezz una gamba.
Da allora, non fu pi in grado di camminare da solo, e si doveva appoggiare ad un bastone per andare alla ricerca di bacche selvatiche e di cavallette, di cui era ghiotto.
Alcuni suoi amici umani avevano tentato di guarirlo, ma la gamba gli faceva sempre pi male, e fu cos che un giorno decise di lasciare la casa dei suoi cari amici, i quali lo avevano ospitato per tanto, tanto tempo.
Infatti, in una fredda mattina dinverno i suoi amici umani lo videro allontanarsi da solo, stanco e triste, per la stradina segreta che si percorre per arrivare al bosco incantato, che poi il luogo dove gli gnomi nascono, vivono, e vanno a dormire per sempre. Quel giorno la stradina era ricoperta di neve e lo gnomo Pardolf non riusciva a camminare bene, poich la gamba gli faceva male.
Pensava ai suoi amici umani, che erano tristi perch lui era partito, e anche lui pianse un poco per loro, ma poi, pens, stato meglio cos perche sentiva di essere diventato troppo vecchio e stanco, e forse i suoi amici umani sarebbero stati meglio senza di lui-
Dopo molti giorni e molte notti, vide da lontano la sua casetta nel bosco, e inizi a chiamare i suoi amici gnomi : Urlz, Gamish, Lers, Elzy, e loro gli andarono incontro abbracciandolo, ma lo gnomo Pardolf era troppo malato e stanco, e cos, ad un certo punto, i suoi amici gnomi, lo videro cadere a terra, stremato dal lungo viaggio che aveva fatto.
Invano tentarono di rianimarlo, lo gnomo non dava pi segni di vita.
Allora venne un dottore gnomo, che gli mise una pozione miracolosa sulla gamba, e nemmeno lo gnomo Pardolf apriva gli occhi.
Allora Elzy, che era una gnoma saggia, disse : bisogna chiamare il Fungo Rosso!
Infatti il Fungo Rosso aveva guarito in passato, molti gnomi malati, ed era molto amato dagli gnomi.
Il Fungo Rosso arriv nel bosco con tante pozioni miracolose e unguenti magici, e prov a svegliare lo gnomo Pardolf ma senza nessun risultato.
Nessuno riusciva a svegliarlo dal suo profondo sonno!
Allora il Fungo Rosso, che non parlava quasi mai, disse con tono autorevole:
La nostra unica soluzione chiamare in soccorso Meo!
E tutto intorno si fece silenzio. Gli gnomi abbassarono le loro piccole teste poich sapevano tutti dellesistenza di Meo, ma non avevano mai osato cercarlo, dopo trecento anni dalla sua nascita, e nessuno sapeva dovera.
Meo, il cui vero nome era Bartolomeo (ma tutti lo chiamavano Meo) era il figlioletto dello gnomo Pardolf. Ma non faceva parte del popolo che abitava il bosco incantato, perch era stato concepito dallo gnomo Pardolf e
Una Elfa!!! Ora , come tutti sanno, il popolo degli gnomi e quello degli Elfi
Non sono mai andati tanto daccordo perch gli gnomi non hanno mai partecipato a battaglie. E gli Elfi invece si- E quindi non c alleanza fra loro.
Purtoppo, un giorno, lo gnomo Pardolf aveva incontrato gi al fiume una Elfa, che si chiamava Mizzie e si erano innamorati allistante. Dal loro amore (tenuto segreto per 100 anni) era nato lo gnomino Meo, che per fu abbandonato alla nascita altrimenti gli Elfi avrebbero iniziato una battaglia contro il popolo degli gnomi fino a sterminarli tutti. Infatti, nessun Re e nessuna Regina Elfa avrebbero mai permesso ad uno gnomo di avere una discendenza con la loro stirpe.
Meo cammin tanto che cadde ai piedi di una quercia, stanco e triste, ed inizi a piangere. Perch sono nato gnomo? Se fossi un Elfo, ora sarei al calduccio, accanto al fuoco di un camino, a bere cioccolata calda insieme ai miei fratelli.. E piangeva tanto.
Ad un certo punto, vide una piccola luce avvicinarsi a lui.
E una stella, pens..
Ma la piccola luce si avvicinava velocemente, allora no, non poteva essere una
Stella
infatti era una delle fatine minuscole che abitano nelle nuvole, si chiamava Tarcisia era scesa nel bosco perch aveva sentito il pianto dello gnomino Meo.
Aveva le ali piccole che brillavano, poich sulle nuvole di solito passano le stelle cadenti e lasciano sempre un p della loro polvere lucente e dorata che va a cadere sulle piccole ali di queste fatine, grandi come una margherita ma molto buone con i bimbi e gli gnomini. Allora la fatina disse a Meo : non ti preoccupare perch presto sarai al sicuro. Infatti una famiglia di scoiattoli ti accoglier come un loro figlio e ti dar tutte le coccole di cui hai bisogno, e tu non sarai mai pi solo. E cos fu.
Meo divenne uno gnomino adulto, giocava con i suoi fratelli scoiattoli e raccoglievano ghiande per l'inverno che era sempre gelido. Le accatastavano sotto la neve e poi le spaccavano per mangiarle.
Poi, d'estate andavano nel ruscello azzurro a prendere l'acqua. E fu l che un giorno Meo incontr colei che lo abbandon quando nacque : la sua mamma Elfa,
che quando lo vide inizi a piangere e a disperarsi tanto che alla fine Meo
le disse : Madre, io ti perdono per avermi abbandonato perch so che hai dovuto farlo altrimenti il tuo popolo Elfo ci avrebbe ucciso entrambi.
Quindi Meo venne a conoscenza da sua madre che suo padre era uno gnomo!!!
Era felicissimo, perch finalmente avrebbe avuto una vera famiglia. Gli scoiattoli invece erano tristi perch non volevano che Meo andasse via.
Ormai lo amavano come un fratello. Ma era arrivato il giorno in cui Meo partisse.
E infatti una mattina Meo lasci la casa degli scoiattoli per andare alla ricerca di suo padre. Ma non avrebbe mai immaginato quello che il destino aveva in serbo per lui...
Meo aveva lasciato la casa degli scoiattoli e si era incamminato lungo un sentiero pieno di cespugli di bacche selvatiche.
Durante il cammino, urt con il piede qualcosa che somigliava ad una pietra,
e mentre si chinava per spostarla, si accorse che era un riccio
raggomitolato su se stesso, come spesso fanno quando hanno paura di qualcuno
Allora Meo si ferm e gli disse, : perch mi temi? Io sono uno gnomo e faccio parte di questi boschi, non ti far del male
Il riccio allora si riapr, e un po timidamente, inizi a parlargli.
Gli disse che si chiamava Tino e che era uscito quella mattina di buonora per fare una scorpacciata di bacche selvatiche, di more e mirtilli, e tu, gli chiese, cosa cerchi su questo sentiero?
E Meo gli rispose che era partito alla ricerca di suo padre, uno gnomo, poich era stato abbandonato da piccolo, perch purtroppo sua mamma era Elfa.
Elfa?? Brrr disse Tino, gli Elfi fanno tutti paura a noi piccole creature dei boschi Ma no, disse Meo, mia madre buona, lei stata costretta dal suo popolo ad abbandonarmi, ma io so che mi ha sempre amato e ha sempre pensato a me! Io per voglio cercare mio padre, so che passato di qui, tu mi puoi dire come posso ritrovarlo?
Allora Tino gli indic un punto lontano, oltre il fiume, ai piedi di una montagna altissima, con la cima immersa in una nuvola..
Ma un luogo lontanissimo, pens Meo, come far mai ad arrivare fin l?
Ma Tino ormai non gli rispondeva pi perch aveva trovato un cespuglio fitto di more selvatiche, e se le stava mangiando tutte
Ho capito, disse Meo, che arrivato il momento di incamminarsi di nuovo!
E salut Tino, che gli augur buona fortuna.
Dopo tante ore di cammino, in direzione della montagna oltre il fiume, Meo si accorse che stava calando la notte, e la sua pancia si lamentava per la mancanza di cibo. Allora di ferm, per accendere un fuoco e scaldarsi, e si mise a cercare qualcosa da mangiare. Prese una lumaca, ma mentre cercava di aprirla, la lumaca gli sgusci via dalle mani, x non essere mangiata.
Allora raccolse un lombrico dal terreno, ma il lombrico gli disse : come farai a sfamarti visto che sono cosi magro? E Meo lo lasci andare.
Stasera non riesco proprio a mangiare nulla, pensava tutto triste, e mentre tornava accanto al fuoco che aveva acceso, vide lingresso di una grotta nascosta da un albero, e pens, se sono fortunato riesco a mangiare qualcosa!
( A Meo piacevano molto i pipistrelli alla brace).
Allora si addentr nella grotta, alla ricerca dei pipistrelli di cui era ghiotto, ma lanfratto era tutto buio. E Meo dovette accendere una torcia.
Cera poca luce, e i pipistrelli dormivano sul soffitto della grotta. Meo ne cattur qualcuno, e li mangio arrostendoli sul fuoco tutto felice di essere riuscito a procurarsi una bella cena!
Poi, dopo aver mangiato, gli venne improvvisamente sonno, e non riusciva pi a tenere gli occhi aperti. Ora, pens, vado a dormire nella grotta e anche se piove questa notte io sar al riparo!
Meo dormiva profondamente da qualche ora, quando sent un forte rumore,
cos forte da svegliarlo di colpo.
Il piccolo cuoricino gli batteva forte forte per lo spavento e le gambe gli tremavano dalla paura. Per era indeciso se alzarsi per andare a
controllare oppure se continuare a dormire. Poi, pens se mi
riaddormento e il rumore mi sveglier ancora, mi spaventer
ancora di pi! E cos decise di alzarsi per andare a controllare.
Accese nuovamente la torcia che nel frattempo si era spenta quando Meo si era addormentato, ed inizi a camminare nella grotta. I pipistrelli attaccati al soffitto dormivano, beati loro, pens Meo.
Le pareti della grotta erano ricoperte di muschio e fango, perch lacqua era scivolata gi dal soffitto, e si era mescolata al terreno.
Cerano lumache e lombrichi che mangiucchiavano le poche foglie entrate nella grotta spinte dal forte vento, che fuori continuava a soffiare. Meo illumin con la torcia un pezzo di parete che non era ricoperta di muschio e ad un certo punto, nella grotta echeggi di nuovo quel rumore assordante, come un tonfo di un vaso quando cade e si rompe.
A Meo tremavano le mani e anche la torcia tremava tutta, disegnando buffe ombre sulle pareti della grotta. Allora Meo sent il suono di una fragorosa risata,
come se qualcuno stesse ridendo di lui. Si fece coraggio, e non ebbe pi paura di nulla. Come, cera qualcuno che si stava prendendo gioco di lui?
Ora gli faccio vedere io, quanto coraggio abbiamo noi gnomi!
Entr piano piano nellanfratto scavato nella parete della grotta e vide una creatura gigantesca, unenorme drago verde seduto su una roccia, che rideva forte, mostrando le sue fauci, da cui potevano uscire lingue di fuoco..
Ma Meo ora non era pi impaurito, anzi era arrabbiato con colui che stava ridendo di un piccolo gnomo indifeso!
E cos disse al Drago : chi sei tu, che osi ridere di me?
Il Drago smise di ridere e lo guard, si alz in piedi e disse : Salve, piccola creatura del bosco, perdona il modo in cui mi sono presentato a te. Il mio nome Hilbrand, discendente della stirpe Reale di Re Brian II, nonch indomito Cavaliere di Kniro, la citt in cui vivevo, una grande citt cinta da altissime mura
che dista a molti giorni di cammino da qui, nelle terre aldil del fiume, oltre la Montagna di Neve.
Molti anni fa, giunsi in questo bosco per catturare il Drago dalle Mille Fiamme ma purtroppo, una volta ucciso quel Drago, che era una creatura immortale, creata da una strega, io mi sono trasformato in lui. Il Drago era magico, e non poteva essere mai sconfitto. Ciascun Cavaliere che lo avesse ferito, si sarebbe
trasformato lui stesso in Drago. E cos successo. Ora sono qui, questa la mia grotta, lunico rifugio che ho trovato per nascondermi dal mio popolo che per
tante stagioni, venuto a cercarmi in queste terre. E potr morire solo quando un altro Cavaliere arriver in cerca di un Drago da sconfiggere .
Allora Meo sent piet per quel Cavaliere abbandonato al suo destino e rest tutta la notte con lui, e insieme disegnarono buffe ombre sulle pareti della grotta, con la torcia che siccome era buona anche lei, non si spense pi.
E cos il Drago Hilbrand si divert tanto come mai nella sua vita da Cavaliere.
Il mattino seguente, Meo e il Drago Hilbrand si salutarono, augurandosi buona fortuna. E mentre si allontanava dalla grotta del Drago, Meo pens che quel Cavaliere proprio non meritava di morire da Drago.
Dopo molte ore di cammino, in direzione della Montagna di Neve,
ebbe una gran sete e si ferm a bere nei pressi di un piccolo laghetto.
Quellacqua era fresca e azzurra come il cielo, e Meo pens di fermarsi un po l a riposare. E cos depose il suo piccolo fagotto, pieno di lombrichi essiccati, cavallette striminzite, bacche rosse e ali di pipistrello bruciacchiate, appoggi la testa sopra un piccolo cuscino di foglie e si addorment. Dorm profondamente fino al tramonto, e fu svegliato dai borbottii del suo pancino che chiedeva cibo!
Aaaughh !! Fece un lungo sbadiglio e si stiracchi un po, e si mise a cercare il suo fagotto per addentare qualcosa, ma il fagotto era aperto e tutte le provviste
erano sparse un po ovunque! Ma chi pu essere stato, pens Meo, a rubare il mio cibo? Si guard intorno, ma non riusc a vedere il ladro di provviste.
Allora raccolse quello che era rimasto sullerba e inizi il suo pasto, mangiando quasi tutto ci che era rimasto del fagotto.
Poi and nel laghetto, e si rinfresc con lacqua limpida, giocando con i pesciolini e i ranocchi del laghetto. Ma quando torn sullerba, vide il suo piccolo fagotto che correva velocemente, addentato da uno strano animaletto.
Chi sei tu, ladro di provviste? Gridava Meo, cercando di correre pi forte di lui.
Ma lo strano animaletto era lesto e furbo, e si nascose dietro una grande quercia.
Meo si era stancato di rincorrerlo, e si sdrai su uno strato di muschio.
Fu a questo punto che vide qualcosa adagiata sulle foglie della quercia,
sembrava un animale ferito. Si avvicin ai piedi della quercia, e vide
un piccolo armadillo steso a pancia in su.
Che strano animale! Pens Meo. Per gli dispiaceva che larmadillo fosse morto.
Allora Meo inizi a scavare nel bosco per adagiare lanimaletto e farlo riposare, ma proprio in quel momento, larmadillo si rialz, e inizi a correre ancora pi forte. E Meo, che era molto stanco, gli disse urlando a squarciagola : Fai pure,
prenditi tutte le mie provviste, non mi importa, tanto io mi procurer altro cibo!
A queste parole, larmadillo arrest improvvisamente la sua corsa
ALTRO CIBO??
E torn indietro sui suoi passi..
Ooohhh, mi scusi signor Gnomino del Bosco, disse, io non sarei ladro per vocazione, ma sa, in questo bosco non facile trovare cibo..
Mi presento, sono lArmadillo Snuzz, e le porgo le mie scuse per essermi appropriato indebitamente delle sue provviste..
Ma Meo si rifiutava di ascoltare la voce del briccone, e riprese il suo cammino.
Allora lArmadillo Snuzz lo sorpass e si sdrai di fronte a lui, fingendosi nuovamente morto. Meo si spavent tantissimo!
Ma allora vuoi farmi davvero paura! Perch ti fingi morto e invece sei vivo e affamato?
E lArmadillo Snuzz gli spieg che quella era una delle poche armi di difesa degli animaletti come lui. Infatti, loro fanno cos quando non vogliono essere catturati. O quando hanno paura. Davvero? Gli disse Meo. Sei davvero uno strano Armadillo, Snuzz. Buffo e un po ladro ma sei simpatico.
E cos i due divennero amici, e divisero il cibo che Meo si procurava (da solo!) lungo il tragitto del viaggio che li avrebbe portati presso la radura della Montagna di Neve.
Eh si, lArmadillo Snuzz aveva deciso che, per farsi perdonare dallo gnomino Meo, lo avrebbe seguito nel suo viaggio alla ricerca del padre, e promise di essere sincero e di non rubare pi le provviste. Ma Meo non era molto convinto dellArmadillo Snuzz, e vegliava sempre su di lui!
I due amici avevano ripreso il loro cammino verso la radura della Montagna di Neve, ogni tanto si fermavano per raccogliere piccoli rami di alberi spezzati con cui accendevano il fuoco per scaldarsi quando calava la notte.
E infatti, una sera in cui si erano seduti riscaldandosi al tepore del fuoco appena acceso, videro grandi nuvole attraversare velocemente il cielo stellato, e la luna si nascose dietro una grande nuvola scura.
Oh oh, disse lArmadillo Snuzz. Qui c qualcosa che non va ..
Meo non comprendeva perfettamente cosa intendesse dire lArmadillo e prima di chiedere al suo amico spiegazioni, vide un lampo di luce verde solcare il cielo ed arrivare fino a loro, cadendo a pochi metri dal luogo in cui avevano acceso il fuoco. Ma cosa pu essere, disse Meo. E larmadillo Snuzz rispose : qualcosa che non ci piacer affatto!! Infatti, dopo poco apparve una vecchina con un grande cappello di paglia e una grossa ghianda sul cappello. Il vestito era fatto interamente di foglie, e le scarpe erano due legnetti di cipresso.
Ohhh! disse Meo, che tu sia la benvenuta fra amici! E larmadillo Snuzz intanto, sdraiato a pancia in su, si fingeva morto dalla paura.
Purtroppo Meo non sapeva ancora che aveva dato il benvenuto a Ludmilla, la strega cattiva del bosco che aveva trasformato il Cavaliere Hilbrand in Drago immortale e poi, con un altro incantesimo, aveva fatto addormentare di un sonno profondo e senza risveglio lo gnomo Pardolf, il padre di Meo!
Meo quindi non sapeva ancora di aver incontrato la strega Ludmilla, credeva
che fosse una povera e buona vecchina. Allora gli offr del cibo ma la vecchina disse : Non sono venuta qui per mangiare ma per fermare te Meo, dal proseguire questo viaggio alla ricerca di tuo padre. E mentre pronunciava questa frase, alz le mani lanciando un incantesimo a Meo, per trasformarlo in pietra.
Ma lincantesimo non funzionava! Meo continuava a parlare e a camminare,
e la strega Ludmilla allora si arrabbi e disse: Io ti fermer, Meo, che
le tue mani e i tuoi piedi si trasformino in lombrichi striscianti!
E nemmeno la magia della strega ebbe effetto su Meo.
Allora Meo vide di nuovo la piccola luce bianca che si avvicinava Velocemente a lui, e riconobbe le alucce trasparenti cosparse di polvere dorata e lucente : era Tarcisia, la fatina delle nuvole, accorsa per aiutarlo a sconfiggere i malefici di Ludmilla. Non preoccuparti Meo, gli disse la fatina, nessun incantesimo e nessun sortilegio potranno mai avere effetto su di te. Tu sei una creatura magica! Sei nato dallamore di una Elfa e uno Gnomo, il tuo cuore puro come cristallo e nessuna strega potr mai spezzarlo. Io sar sempre accanto a te, e ti protegger quando sarai in pericolo. Ma devi farti coraggio e sconfiggere Ludmilla con le sue stesse armi! E cos dicendo, vol via verso le stelle, e si adagi su una nuvola.
Ludmilla intanto pronunciava altre formule per lanciare un maleficio su Meo, e si arrabbiava sempre di pi. Allora Meo, che aveva ascoltato la frase della fatina Tarcisia, inizi a ripetere le formule magiche che pronunciava la strega Ludmilla,
e man mano che le ripeteva, vedeva il volto della strega diventare sempre pi rosso dalla rabbia.
Combattere Ludmilla con le sue stesse armi! Era questo che intendeva dire la fatina Tarcisia!
Finalmente aveva capito come sconfiggere la strega Ludmilla.
E cos ad ogni frase pronunciata dalla strega, echeggiava la voce di Meo, con le sue stesse identiche parole. E continuarono cos fino a quando la luna and a dormire e il sole inizi a splendere.
E cos, Ludmilla, che aveva cercato per tutta la notte di sconfiggere Meo con i suoi poteri, alla fine fu sconfitta da Meo proprio con quelle frasi magiche che lei stessa aveva creato! Hai vinto, disse Ludmilla a Meo.
Sei libero ora, hai distrutto ogni mio potere di lanciare malefici e sortilegi. Ora io mi recher nella Montagna di Neve e sparir per sempre da questo bosco!
E quando Ludmilla spar dal bosco, Meo festeggi con larmadillo Snuzz - il quale si era finto morto per tutto il tempo - la vittoria sulla strega, e per la grande occasione fecero un banchetto, invitando tutte le piccole creature del bosco a mangiare con loro.
Al banchetto parteciparono in tanti, tutte le piccole creature del bosco
e i loro amici animaletti. Anche la famiglia di scoiattoli che aveva accolto Meo, quando seppero di questa festa nel bosco, accorsero per rivedere Meo e festeggiare insieme a lui, avendo saputo che Meo aveva sconfitto la strega Ludmilla.
Nel frattempo gli era nato un altro piccolo scoiattolino, e cos erano felici di far conoscere a Meo il nuovo fratellino.
Per tutti quegli invitati non erano previsti da Meo e dallarmadillo Snuzz!
Dovevano andare a raccogliere altri rametti di legno per aumentare il fuoco che avrebbe arrostito i pipistrelli e le altre leccornie che si erano procurati.
Meo divise i compiti : lui avrebbe pensato a raccogliere i rametti e larmadillo Snuzz a trasportare lacqua del ruscello nel luogo in cui avrebbero dato il banchetto.
E cos Meo si incammin sul sentiero degli alberi, dove avrebbe trovato tanti rametti spezzati utili per il fuoco. Ad un tratto si sent chiamare da lontano, era qualcuno che gridava proprio il suo nome . Meo, Meo, sono io!
Meo per non riconobbe il giovane che gli sorrideva andandogli incontro e quando questi gli fu vicino, disse : Sono Hilbrand, non ti ricordi di me? Certo prima ero il Drago dalle Mille Fiamme, ora finalmente il sortilegio si sciolto e posso ritornare nella mia citt, fra il mio popolo che ormai aveva perso ogni speranza di rivedermi vivo!
E cos i due amici si abbracciarono, felici che gli incantesimi della strega Ludmilla fossero solo un lontano ricordo.
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