La strana coppia

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L A S T R A N A C O P P I A

L A   S T R A N A   C O P P I A

(THE ODD COUPLE)

di

NEIL SIMON

PERSONAGGI

FELIX HUNGAR

OSCAR MADISON

VINNIE

SPEED

MURRAY              

GUENDALINA

CECILIA


I° ATTO

Una calda notte estiva. Nell’appartamento di Oscar Madison, otto vani sul riverside drive nei quartieri alti. L’edificio ha una quarantina d’anni e conserva le tracce del suo prestigioso passato: soffitti alti, mura spesse e ampi ripostigli. Siamo nel soggiorno, che ha porte che conducono in cucina, nelle camere da letto e nel bagno. In fondo al corridoio un’altra stanza. I mobili, benché siano stati scelti come tutto l’insieme con gran gusto, denunciano una tremenda incuria. Salta agli occhi che da mesi mancano il tocco e l’attenzione di una donna: piatti sporchi, abiti smessi, bottiglie vuote, giornali vecchi, bicchieri pieni e vuoti, sacchi di lavanderia aperti o ancora chiusi, corrispondenza sparsa qua e là e mobili fuori posto. La sola vista allegra è la vista stupenda delle rupi di  New Jersey, attraverso la finestra del dodicesimo piano. Tre mesi fa era una bella casa. All’alzarsi del sipario il soggiorno è pieno di fumo, è in corso una partita a poker; ci sono cinque sedie intorno al tavolo, ma sono solo tre quelle occupate da Murray, Speed e Vinnie. Vinnie, che è il vincente, ha davanti a sé il mucchio di fiches più grosso, batte nervosamente un piede e continua a guardare l’orologio. Speed guarda torvo fra l’incredulo e l’ammaliato. Murray, che sta dando le carte, cerca con difficoltà di mischiarle con arte da giocoliere, ma è un tentativo pateticamente goffo. Speed scuote mestamente la testa. Il tutto accade nel più assoluto silenzio.

SPEED:   Forza Murray, pensi di riuscire a dare le carte prima della fine del secolo?

MURRAY:              (con estremo disprezzo) Se non ti va, chiama un croupier. (ora con estrema lentezza, dà le carte)

SPEED:                   E poi c’è una puzza qui…

VINNIE:                 (guarda l’orologio) Che ora è?

SPEED:                   Un’altra volta?

VINNIE:                 (geme) Il mio orologio va indietro. Vorrei saspere precisamente che ora è.

SPEED:                   (lo guarda torvo) E’ precisamente l’ora in cui vinci 95 dollari… Dove diavolo devi scappare?

VINNIE:                 Io non scappo in nessun posto. Ho chiesto l’ora. Chi ha parlato di scappare?

MURRAY:              (guarda l’orologio dando le carte) Le dieci e 31.

SPEED:                   (sarcastico) Le carte gli escono dalle mani come proiettili e lui riesce anche a guardare l’ora! Complimenti.

MURRAY:              (occhiata. Continua a dare le carte)

VINNIE:                 (pausa) Io entro mezzanotte devo andare.

SPEED:                   (guarda al cielo con disperazione) Sant’Iddio!!

VINNIE:                 Ve l’ho detto quando sono arrivato. Per mezzanotte devo andarmene. Murray, ve l’avevo detto o no che per mezzanotte dovevo andarmene?

SPEED:                   Vabbè! Ma allora volete l’impossibile da quest’uomo! Non potete pretendere che risponda mentre dà le carte e contemporaneamente guarda l’ora.

MURRAY:              Vuoi velocità o precisione? Decidi.

SPEED:                   (fa rabbiosamente una tirata e getta il fumo in faccia a Vinnie)

VINNIE:                 Ehi, senti, me lo fai un piacere? (indicando la sedia) Affumica Felix.

MURRAY:              A proposito, non è ancora arrivato. Sono un po’ preoccupato per Felix. (indicando la sedia vuota) Non ha mai tardato tanto. Forse dovremmo telefonare. (grida verso l’esterno) Oscar, perché non telefoni a Felix?

SPEED:                   (sventolando la mano per diradare il fumo) Facciamo una colletta. Con tre dollari a testa compriamo una bella finestra, così respiriamo.

MURRAY:              Quante carte avete, quattro?

SPEED:                   Sì, Murray, al momento abbiamo tutti quattro carte. Se ce ne dai un’altra saranno cinque. Così va il mondo. (guarda verso l’esterno) Oscar, per questo giro ci sei o no?

VOCE DI OSCAR: No, per questo giro no!

SPEED:                   (apre e gli altri mettono)

VINNIE:                 Ho detto a mia moglie che massimo rientravo all’una. Alle otto abbiamo l’aereo per la Florida. Murray, ve l’avevo detto o no che andiamo in Florida?

SPEED:                   Non piagnucolare Vinnie, hai 40 anni! Metti a disagio. Due carte. (scarta, sbuffa) 38 all’ombra! Perché non fa aggiustare il condizionatore? Tra poco si mette a sudare anche lui!

MURRAY:              Chi va in Florida di luglio?

VINNIE:                 E’ bassa stagione. C’è poca gente e le camere te le tirano dietro.

MURRAY:              Bella vacanza!

VINNIE:                 Servito.

MURRAY:              Quattro morti di fame in un albergo abbandonato! Io ne prendo quattro. Non sarà che Felix sta male? (indica la sedia vuota) Dico, non ha mai tardato tanto.

SPEED:                   (guardandosi intorno) Eppure c’è dell’ordine in questo disordine, da sabato scorso non si è spostato niente di un millimetro…

MURRAY:              (buttando le carte sul tavolo) Io passo.

SPEED:                   (mostrando le carte) Due re.

VINNIE:                 Scala! (mostra le carte e tira a sé il piatto)

MURRAY:              Forse è nel suo ufficio, forse è rimasto chiuso un’altra volta nel cesso… Sapete che una volta passò tutta la notte chiuso nel cesso? Scrisse le sue ultime volontà su mezzo rotolo di carta igienica!

VINNIE:                 E l’altro mezzo?

MURRAY:              Non s’è mai saputo!

VINNIE:                 (giocherella con le sue fiches)

SPEED:                   (lo guarda di sottecchi mentre mischia le carte) Non giocare con le fiches… Te lo chiedo gentilmente, non giocare con le fiches…

VINNIE:                 (a Speed) Io non ci gioco, le conto.

SPEED:                   Allora non contare le fiches! Perché quando vinci conti sempre le fiches?

VINNIE:                 Quanto credi che vinca? 15 dollari!

SPEED:                   15 dollari? E quelli che ti sei messo in tasca, li hai vincolati? Dai le carte…

MURRAY:              (grida) Oscar, giochi?

OSCAR:                  (entra con un vassoio: birra, sandwiches, lattine di arachidi e sacchetti già aperti con salatini e patatine fritte) Gioco, gioco. Avanti, dà le carte.

                               (Oscar Madison ha 43 anni, è un uomo simpatico e piacente, ha l’aria di chi si gode totalmente la vita; gode del suo poker del venerdì sera con gli amici, del suo eccesso di alcolici e dei suoi sigari. E’ anche uno di quegli esseri fortunati che fanno volentieri il loro lavoro: è cronista sportivo del New York Post. La sua libertà dalle preoccupazioni emerge dal disordine della sua casa, che sembra turbare più gli altri di lui. Con questo non vogliamo dire che Oscar sia privo di premure o di pensieri, solo che apparentemente non ne ha)

VINNIE:                 Ehi, ma non guardi che carte hai?

OSCAR:                  (sistema il vassoio su una sedia) Per fare? Tanto ho deciso di bluffare… (stappa una bottiglia di coca cola) Chi vuole una coca?

MURRAY:              Coca? Io.

OSCAR:                  (con tono da cameriere) Una bella Coca Cola calda al mio amico poliziotto. (gli porge la bottiglietta)

SPEED:                   (aprendo il gioco) Ancora non hai fatto aggiustare il frigorifero…

OSCAR:                  (prendendo le carte) Buoooono!  Lèèèèè! Se volessi rompimenti tornerei con mia moglie. Io passo… Chi mangia qualcosa?

MURRAY:              Che ci dai?

OSCAR:                  (guarda sotto il pane dei tramezzini) C’è roba scura o roba verde… scegliete voi.

MURRAY:              La verde cos’è?

OSCAR:                  O è formaggio molto fresco o carne molto vecchia.

MURRAY:              Allora io prendo la scura.

OSCAR:                  (dà un tramezzino a Murray)

SPEED:                   Ma sei pazzo? Non mangerai quella roba, eh?

MURRAY:              Ho fame.

SPEED:                   Il frigorifero è rotto da 15 giorni! Ho visto dentro il latte che sta in piedi senza la bottiglia.

OSCAR:                  (a Speed) Da quando lavori all’ufficio d’igiene? Mangia, Murray, mangia…

VINNIE:                 Io ho sei carte!

SPEED:                   Regolare! Avevo tre assi e quello ha sbagliato a dare le carte!

TUTTI:                   (gettano le carte sul tavolo. Speed comincia a mischiarle)

VINNIE:                 Sapete chi fa dei tramezzini fantastici? Felix. Avete mai mangiato quelli che fa con pan di datteri, formaggio molle e peperoni?

SPEED:                   (a Vinnie) Questo è un poker, non un picnic!

OSCAR:                  (apre una lattina di birra che schizza come un geyser su tavolo e giocatori. Tutti imprecano contro Oscar; lui porge a Murray la lattina che continua a spruzzare e col piede spinge la schiuma sotto la sedia. Il gioco riprenderà solo dopo gli schizzi di un’altra birra aperta da Oscar, c’è un altro grido di protesta e il tentativo di fermare Oscar che tenta di asciugare la birra sul tavolo con un asciugamano appeso al lume a colonna. Il padrone di casa imperterrito distribuisce birra e sacchetti di cibarie, finché tutti non tornano a sedersi. Oscar poi si asciuga le mani sulla manica della giacca di Speed appoggiata sullo schienale della sedia)

SPEED:                   Vinnie, dì un po’ a Oscar a che ora te ne vai…

VINNIE:                 (come un cane ammaestrato) A mezzanotte.

SPEED:                   (agli altri) Avete sentito? Dieci minuti al prossimo annuncio. Va bene, a questo giro facciamo una teresina. (dà le carte e l’ultima andrà a Murray) … e un asso per il poliziotto. Dai, Murray, tocca a te. (nessuna risposta) Murray, sei ancora vivo? Oh!

OSCAR:                  (prendendo un drink dal mobile bar) Non puoi infierire così, lo sai che ha il sonno leggero.

MURRAY:              (gettando una moneta sul tavolo) Un dollaro per giocare.

OSCAR:                  (guarda Murray con orgoglio) Magnifico, ragazzo, magnifico! (si siede ed apre una lattina di arachidi)

VINNIE:                 Ehi, Oscar, stabiliamo una regola: ogni sei mesi devi rinnovare le patatine.

OSCAR:                  Senti Vinnie, stabiliamo una regola: al massimo posso dare una spolverata a queste.

VINNIE:                 Come fai a vivere così? Non hai una cameriera?

OSCAR:                  Si licenziò quando mia moglie ed i bambini se ne andarono. Io solo ero troppo per lei. (guarda il tavolo) Il piatto piange! Chi non ha messo il dollaro?

MURRAY:              (a Oscar) Tu.

OSCAR:                  (mette i soldi) Sei una spia Murray. Per punizione mi presterai 30 dollari.

SPEED:                   (dà le carte)

MURRAY:              Te ne ho prestati 20 dieci minuti fa…

                               (tutti fanno un altro giro)

OSCAR:                  Me ne hai prestati 10 venti minuti fa. Impara a contare, bambino!

MURRAY:              E tu impara a giocare, poppante. Fai debiti con qualcun altro, non posso continuare a vincere soldi miei.

SPEED:                   Devi soldi a tutti. Perché giochi se non ce li hai?

OSCAR:                  Non ne ho perché vi sfamo ogni settimana, ma ora basta. Mi dovete sei dollari a testa per il buffet.

SPEED:                   (dando le carte per un altro giro) Per il buffet? PER IL BUFFFEEET? Coca bollente e tramezzini avanzati da quando facevi le elementari!

OSCAR:                  Ma che volete ad una partita di poker? Una torta gigante con una ragazza dentro? Murray, prestami venti dollari o chiamo tua moglie e le dico che giri per Central Park vestito da donna.

MURRAY:              Se vuoi dei soldi, chiedili a Felix.

OSCAR:                  Ma se non c’è…

MURRAY:              E’ inutile che guardi me, sono un’illusione ottica.

SPEED:                   (gli dà i soldi) Va bene, tieni… Ti segno per altri 20.

OSCAR:                  E’ tutta la sera che dici la stessa cosa… Come sei monotono!

MURRAY:              Quand’è che chiami Felix?

OSCAR:                  Quand’è che si gioca a poker?

MURRAY:              Ma non ti preoccupi? E’ la prima partita che manca in più di due anni.

OSCAR:                  E non sa di rischiare la corte marziale! Lo chiamo… lo chiamo…

VINNIE:                 Come puoi essere così pigro?

                               (suona il telefono)

OSCAR:                  (gettando le carte sul tavolo) Sarò irresponsabile, ma mi piaccio così!

SPEED:                   Doppia all’asso!

VINNIE:                 Tre nove.

SPEED:                   (disperato, alza le mani al cielo) Un altro tris! Come se non avessi già abbastanza dispiaceri a casa. Devo smetterla!

                               (Oscar risponde la telefono)

OSCAR:                  Pronto? (come se fossero nome e cognome) Oscar del Poker.

VINNIE:                 (a Oscar) Se è mia moglie, dille che a mezzanotte me ne vado.

SPEED:                   Prova a guardare l’orologio un’altra volta e ti riempio la faccia di noccioline! (a Murray) Dà le carte!

(la partita continuerà durante la conversazione telefonica di Oscar)

OSCAR:                  Chi? Chi ha detto che vuole? Paperino? Quale Paperino? Provi a casa Disney… Non ci sono paperi… Oh. Paparino!  (agli altri) Cristo Santo, è il mio bambino! (con grande amore) Brucey! Ciao tesoro! Sì, sono papà. (a questo punto tra i giocatori scoppia una rumorosa discussione. Ad libs) Oh, insomma, volete fare piano? E’ il mio bambino di cinque anni che mi chiama dalla California spendendo una fortuna! (di nuovo al telefono) Come stai, tesoro? Sì, finalmente l’ho ricevuta la tua lettera. Tre settimane ci ha messo… Sì, ma alla prossima dì a mammina di comprarti un francobollo… Lo so, ma non basta disegnarlo sulla busta… (agli altri) Sentito?

SPEED:                   Sentiamo, sentiamo… siamo tutti estasiati…

OSCAR:                  (al telefono) Cosa gioia? Quali pesci rossi? Oh, in camera tua! Oh, certo, certo. Figurati se non li curo. (mette il ricevitore contro il petto) Oddio, ho fatto morire i pesci rossi di mio figlio! (al telefono) Sì che gli do da mangiare tutti i giorni!

SPEED:                   Assassino!

OSCAR:                  Mammina vuol parlare con me? Bene… Stammi bene, “asso”! Ti adoro!

VINNIE:                 (iniziando una teresina) Un dollaro d’invito.

SPEED:                   (a Oscar) Un dollaro per giocare. Un dollaro ce l’hai?

OSCAR:                  Dopo che avrò parlato con questa signora, no. (al telefono, con falso tono gioioso) Ciaaaooo Blanche!  Come stai? (euh… sì… sì… sì… sì…) Indovino perché mi chiami… sono in ritardo di una settimana per l’assegno, vero? Ah, quattro settimane? Via, non è possibile! Blanche, io registro ogni assegno che emetto e io so che sono in ritardo solo di tre settimane… Blanche, io faccio tutto il possibile… Blanche, magari mi mandassi in galera… Fra le spese che ho io e gli alimenti che do a te, un galeotto sta meglio di me! Cariiina!! Moooolto carina a dire queste cose davanti ai bambini! Blanche, non dirmi che mi fai sequestrare lo stipendio, dimmi solo addio! Addio! (riappende, ai giocatori) Sono indietro di 800 dollari con gli alimenti… Bisogna alzare la posta. (prende un drink dal tavolo del poker)

SPEED:                   Può farlo sai?

OSCAR:                  Cosa?

SPEED:                   Mandarti in galera. Per mancato mantenimento dei figli.

OSCAR:                  Non lo farebbe mai. Solo che se non mi chiama una volta alla settimana per angosciarmi, non è contenta. (va al mobile bar)

MURRAY:              Non ti preoccupa la galera? O che i tuoi bambini non abbiamo di che vestirsi, di che nutrirsi?

OSCAR:                  Murray, i congolesi camperebbero un anno con gli avanzi di un pasto dei miei bambini. Vogliamo giocare? (riempie il bicchiere)

SPEED:                   Lo sai perché ti trovi in questi guai? Perché non ti sai amministrare. E te lo dico io che ti amministro!

OSCAR:                  (andando al tavolo) Se mi amministri tu, non dovrei aver     bisogno dei soldi?

SPEED:                   Se hai bisogno di soldi, non dovresti giocare a poker. Perché lo fai?

OSCAR:                  Perché ho bisogno di soldi!

SPEED:                   Ma se perdi sempre!

OSCAR:                  Per quello che ho bisogno di soldi! Senti, io non mi lamento. Sei tu che ti lamenti. Io me la cavo da Dio! Io vivo!

SPEED:                   Da solo in otto vani sporchi…

OSCAR:                  Se vinco stasera, compro una scopa.

                               (Murray e Speed comprano fiches da Vinnie e Murray comincia a mischiare le carte per un altro giro)

SPEED:                   A te non serve una scopa, a te serve una moglie.

OSCAR:                  Se non posso permettermi una scopa, come faccio a permettermi una moglie?

SPEED:                   Come fai a permetterti il poker?

OSCAR:                  (mette giù il bicchiere e lotta con Vinnie per la conquista di un sacchetto di patatine; dal sacchetto strappato fuoriescono le patatine. Tutti imprecano uno contro l’altro) Nessuno vi obbliga a venirmi a scroccare le patatine!

MURRAY:              Ma che gridate a fare? Stiamo giocando fra amici!

SPEED:                   Giocando? E’ dalle otto che siamo qui a far solo chiacchiere…

VINNIE:                 Dalle sette. Perciò ho detto che a mezzanotte me ne vado.

SPEED:                   La vuoi una banana marcia in bocca?

MURRAY:              (il paciere) Vabbeh… Vabbeh… Calmiamoci… Buuuoooni! Sono un poliziotto, potrei arrestarvi, eh? Rissa e gioco d’azzardo! (finisce di dare le carte) Quattro…

OSCAR:                  (sedendosi al tavolo) Il poliziotto Murray ha ragione. Giochiamo e basta. E per favore tenete bene su le carte che non vedo dove le ho segnate…

MURRAY:              Sembra di essere al riformatorio…

OSCAR:                  Ma mi vuoi sempre bene, vero Speed, gioia?

SPEED:                   (irritato) Sì, sì, sì.

OSCAR:                  Ah, non mi basta. Forza, dillo davanti a tutto il pokerame: “Oscar Madison, ti voglio bene.”

SPEED:                   Eccolo qui, l’Oscar dell’incoscienza! Devi soldi a tua moglie, agli amici…

OSCAR:                  (getta le carte sul tavolo) Cosa dovrei fare, buttarmi a marcire nel bidone della spazzatura? La vita continua anche per i divorziati, per i falliti e per chi ha la merda fino agli occhi. (al telefono) Pronto? Divorziati, falliti e nella merda! Oh, ciao tesoro… (parla a voce molto bassa, con tono molto sexy, girandosi verso la parete, ma gli altri lo sentono e si voltano verso di lui) Ti avevo detto di non chiamarmi durante la partita… Ora non posso parlare… Taaanto, lo sai, amore. Va bene, un momento… (si volta) Murray, è tua moglie. (mette il telefono sul tavolo e si siede sul sofà)

MURRAY:              (scuote la testa disgustato mentre va al telefono) Magari se la facesse con te. Non li romperebbe sempre a me. (prende il ricevitore) Ciao, Minni, cosa c’è?

                               (Speed si alza, si stira e va in bagno)

OSCAR:                  (con voce femminile, imitando Minni) A che ora torni a casa? (poi imita Murray) Non lo so, verso mezzanotte e mezza…

MURRAY:              (al telefono) Non lo so, verso mezzanotte, mezzanotte e mezza…

VINNIE:                 (si alza e si stira)

MURRAY:              Cosa volevi Minni? Un sandwich al roast-beef, un frullato di fragole e una torta al cioccolato?

OSCAR:                  E’ incinta un’altra volta?

MURRAY:              (mette il telefono contro il petto) No, è solo grassa. (si sente lo sciacquone del bagno e dopo che Speed ne esce, ci va Vinnie) Cosa? Come facevo a sentirti col ricevitore sul petto? Chi? Felix? No, non si è visto stasera… Che è successo?! Ma scherzi!? E che ne so io! Va bene, va bene, ciao… (di nuovo un rumore di sciacquone e Vinnie esce) Ciao, Minni, ciao. (riattacca. Agli altri) Che vi dicevo io? Me lo sentivo.

VINNIE:                 Che è successo?

MURRAY:              (andando verso il divano) Felix è scomparso.

OSCAR:                  Chi?

MURRAY:              Felix! Felix Ungar! Sai quello che tutte le settimane sta seduto su quella sedia, gioca e vuota i portacenere? Ve lo dicevo che qualcosa era successo!

SPEED:                   (al tavolo) Scomparso? Come sarebbe scomparso?

MURRAY:              Oggi non è andato al lavoro, stasera non è tornato a casa, nessuno sa dov’è! Minni ha appena parlato con la moglie.

VINNIE:                 (sulla sua sedia al tavolo da gioco) Felix?

MURRAY:              Lo hanno cercato dappertutto… Se vi dico che è scomparso…

OSCAR:                  Un momento. E che, per un giorno si dice “scomparso”?

VINNIE:                 E’ vero. Devi essere scomparso da almeno 48 ore per essere “scomparso”. Al massimo si sarà perso.

MURRAY:              Ma come faceva a perdersi? Secondo te uno che ha 42 anni con la casa in centro si perde? Ma che discorsi fai?

VINNIE:                 Forse ha avuto un incidente.

OSCAR:                  Si sarebbe saputo.

VINNIE:                 Magari è caduto in un tombino; anche se l’hanno trovato non sanno chi è.

OSCAR:                  Ha 92 carte di credito nel portafoglio. Nel momento in cui gli succede qualcosa, Wall Street ricrolla.

VINNIE:                 Forse è andato al cinema a vedere un film d’impegno ed è caduto in letargo.

SPEED:                   (guarda Vinnie sprezzante) Eh già, per te il massimo dell’impegno è andare in Florida a luglio… Rozzo primitivo!

VINNIE:                 Forse lo hanno rapinato.

OSCAR:                  Per 36 ore di seguito? E’ un uomo, non una zecca di stato!

VINNIE:                 Ah, quelli non guardano in faccia a nessuno. Io so di uno che fu rapinato in uno studio medico, gli rubarono anche i vestiti e dovette tornare a casa vestito da infermiera. (Oscar tira a Vinnie un cuscino dal sofà)

SPEED:                   Tu sei un poliziotto, Murray. Che ne pensi?

MURRAY:              Penso che è un gran brutto affare…

SPEED:                   Come lo sai?

MURRAY:              Ah, me lo sento nelle ossa.

SPEED:                   (agli altri) Nelle ossa? Come l’artrite!

VINNIE:                 Forse è ubriaco… beve molto?

OSCAR:                  Felix? Per la fine dell’anno brinda con Alka-Seltzer… basta con i quiz. Ora chiamo sua moglie. (prende il ricevitore)

MURRAY:              Un momento! E’ meglio non muoversi.

SPEED:                   Se noi non sappiamo dov’è non significa che non lo sappia qualcun altro… potrebbe avere una ragazza optional!

VINNIE:                 Sai che non ti capisco!

SPEED:                   C’è la moglie obbligatoria e la ragazza optional…

MURRAY:              Felix? Impossibile! Porta le bretelle e le calosce.

SPEED:                   (si alza e va verso Murray) Cioè, tu guardi uno e sai automaticamente se ha o non ha una ragazza optional.

MURRAY:              (va verso Speed) Automaticamente.

SPEED:                   Vabbeh, sei un mago allora. Io ho una ragazza optional?

MURRAY:              No, tu non ce l’hai una ragazza optional. Tu sei come me. Buttiamo le monetine e il nostro pozzo dei desideri ormai sembra diventato la zecca di stato. Qui dentro forse Oscar ha una ragazza optional.

SPEED:                   Altro che optional, lui è divorziato, ce l’ha di serie… (va verso il tavolo)

OSCAR:                  (a tutti e due, mentre fa il numero). Ora un minuto di silenzio, per favore, per sapere che ne è stato di uno dei nostri più fedeli fratelli del poker.

VINNIE:                 Lo avevo visto agitato le ultime due volte. (a Speed) A te non sembrava agitato?

SPEED:                   No, quello eri tu. (va verso destra)

OSCAR:                  (al telefono) Pronto?… Frances… Sono Oscar, ho appena saputo…

VINNIE:                 Dille di star tranquilla. Sarà in piena crisi isterica.

MURRAY:              Eh, bhe, si sa, le donne… (si siede sul sofà)

OSCAR:                  (al telefono) Senti Frances, la cosa più importante è non preoccuparsi… Ah! (agli altri) Non è preoccupata.

MURRAY:              Ceeeerto!

OSCAR:                  (al telefono) Frances, hai qualche idea di dove potrebbe essere? Lui cosa? Ma scherzi? Perché? No, non lo sapevo. Dio, che peccato! Va bene, ascolta Frances, fatti coraggio, appena so qualcosa ti chiamo subito… Bene, ciao. (riattacca, tutti lo guardano trepidanti. Si alza, va verso il tavolo, pensieroso, lo guardano tutti per un secondo, non stanno nella pelle)

MURRAY:              Ce lo dici tu o dobbiamo prendere un investigatore privato?

OSCAR:                  Separati!

VINNIE:                 Chi?

OSCAR:                  Felix e Frances! Si sono separati! Il matrimonio: a rotoli!

VINNIE:                 Stai scherzando?

SPEED:                   Dopo 12 anni? Non ci credo!

                               (Oscar si siede al tavolo)

VINNIE:                 Erano una coppia così felice!

MURRAY:              12 anni non vuol dire “coppia felice”. 12 anni vuol dire coraggio, disperata resistenza, rassegnazione…

VINNIE:                 Ma figurati! Felix e Frances!

SPEED:                   Ma di che vi stupite? Tutti i venerdì sera era qui a raccontarci di quanto litigavano.

MURRAY:              Sì, sì, ma tu ci credi a quello che dice Felix?

VINNIE:                 Che è successo?

OSCAR:                  Lei ha detto: “Basta”. Amen.

MURRAY:              Lui crolla, lo conosco. Farà qualche pazzia.

SPEED:                   Ma se ci faceva una testa così! “La mia bella moglie! La mia moglie meravigliosa!” Che è successo?

OSCAR:                  E’ successo che la sua bella moglie, la sua moglie meravigliosa, non lo sopporta più!

MURRAY:              Quello si ammazza. Mi sentite? Quello esce e si ammazza!

SPEED:                   (a Murray) Murray, puoi evitare per due minuti di essere poliziotto? (a Oscar) Dov’è andato?

OSCAR:                  E’ uscito per ammazzarsi.

MURRAY:              Avete visto?

VINNIE:                 (a Oscar) Sul serio?

OSCAR:                  Uscendo le ha detto: “Vado fuori ad ammazzarmi”. Non ha voluto farlo in casa perché i bambini dormivano; secondo me soprattutto per non sporcare per terra.

VINNIE:                 Ma perché addirittura ammazzarsi? Andiamo…

OSCAR:                  Perché? Perché Felix è fatto così! (va al mobile bar a riempirsi il bicchiere) Capace di salire sul davanzale di una finestra e di dire a sua moglie: “Se mi lasci, mi butto!”

VINNIE:                 E non lo ha fatto?

OSCAR:                  No, perché quella gli diceva: “Buttati!”. Comunque è un pazzo.

MURRAY:              E’ vero… Anche quando eravamo insieme sotto le armi voleva sempre ammazzarsi. Una volta lei voleva rompere il fidanzamento e lui si mise a lucidare il fucile tenendosi la canna in bocca.

SPEED:                   No, io non ci credo. Chiacchiera! Felix è così: chiacchiere, chiacchiere…

VINNIE:                 (preoccupato) Ma lo ha detto proprio lui? Con queste precise parole? “Esco e mi ammazzo”?

OSCAR:                  Le parole precise non me le ha dette.

VINNIE:                 Le ha lasciato un biglietto?

OSCAR:                  No, le ha fatto un telegramma.

MURRAY:              Un telegramma di suicidio? Chi fa un telegramma di suicidio? Di nozze, magari, ma di suicidio…

OSCAR:                  Ci pensate ricevere un telegramma del genere? E’ avrà dato anche la mancia al fattorino!

VINNIE:                 Io non capisco: se vuole ammazzarsi perché manda un telegramma? Vuoi dire che in fondo non gli importa tanto di morire quanto di essere compatito?

OSCAR:                  Sì! Il massimo per Felix sarebbe partecipare al suo funerale. E come si piangerebbe lui, non lo piangerebbe nessuno.

MURRAY:              Hai ragione…

OSCAR:                  Certo che ho ragione.

MURRAY:              Abbiamo tutti i giorni casi del genere: vogliono solo attirare l'attenzione; ce n’è uno che ci telefona ogni sabato pomeriggio dicendo che vuole buttarsi dal ponte George Washington.

VINNIE:                 Eh, non si sa mai quello che può fare un uomo quando è sconvolto.

MURRAY:              Naaaa! 9 volte su 10 non si ammazzano.

VINNIE:                 Ed alla decima?

MURRAY:              Si ammazzano, una possibilità c’è.

OSCAR:                  Per Felix no, lo conosco. E’ troppo apprensivo per ammazzarsi. Lui in macchina si allaccia la cintura di sicurezza anche al drive-in!

VINNIE:                 Non c’è qualche posto dove potremo cercarlo?

SPEED:                   Dove? Dove lo vai a cercare? Chissà dov’è!

                               (suona il campanello della porta. Tutti guardano Oscar)

OSCAR:                  Se vuoi ammazzarti, qual è il posto ideale per farlo? Con gli amici!

                               (Vinnie si muove verso la porta)

MURRAY:              (fermandolo) Un momento! Il ragazzo sarà sconvolto. Facciamoci vedere sereni e tranquilli. Calmi noi forse si calma anche lui.

VINNIE:                 Hai ragione, fanno così con quelli che vanno sui cornicioni. Tutti discorsi gentili e concilianti.

SPEED:                   (si unisce alla discussione che appare frenetica)

VINNIE:                 Cosa gli diciamo?

MURRAY:              Niente gli diciamo. Come se non sapessimo niente.

OSCAR:                  Avete finito di discutere? Potrebbe essersi già impiccato sul pianerottolo. Vinnie, apri la porta!

MURRAY:              Ricordatevi: noi non sappiamo niente.

                               (corrono tutti ai loro posti, prendono le carte in mano e si fingono concentratissimi. Vinnie apre la porta: c’è Felix Ungar, 44 anni, con gli abiti sgualciti come se avesse dormito vestito, ha la barba lunga; benché cerchi di comportarsi con naturalezza, chiaramente traspare che è teso ed agitato.)

FELIX:                    (debolmente) Ciao, Vin. (Vinnie torna rapidamente al suo posto e studia le sue carte. Felix, mani in tasca, ostenta nonchalance; è calmo, controllato) Ciao ragazzi. (Tutti mormorano un ciao senza guardarlo, lui mette il soprabito sull’attaccapanni e va al tavolo) Come va la partita? (tutti borbottano qualcosa continuando a guardare le carte) Bene! Bene! Scusate il ritardo. (Felix li guarda un po’ deluso dal fatto che nessuno gli chieda: “Perché?”, sta per prendere un tramezzino, ma cambia subito idea e fa una smorfia di disgusto; guarda vagamente in giro) Ce n’è Coca Cola?

OSCAR:                  (guardando da sopra le carte) Coca? Accidenti, non credo. C’è una minerale gassata.

FELIX:                    (facendosi coraggio) No… Mi andava una Coca; la minerale gassata proprio non mi va, stasera. (sta in piedi a seguire il gioco)

OSCAR:                  L’apertura?

SPEED:                   1 dollaro. Tocca a Murray. Murray, ci stai? (Murray sta fissando Felix) Murray? Murray!

VINNIE:                 (dà un colpetto alla spalla di Murray) Murray!

MURRAY:              (sobbalzando) Cosa? Cosa?

SPEED:                   Tocca a te.

MURRAY:              Ma possibile che tocchi sempre a me?

SPEED:                   Non tocca sempre a te. Tocca a te ora. Cosa fai?

MURRAY:              Ci sto. Ci sto. (getta le fiches sul tavolo)

FELIX:                    (va verso la libreria) Ha chiamato nessuno per me?

OSCAR:                  Euh… No, che io ricordi… (agli altri) Ha chiamato qualcuno per Felix? (tutti si stringono nelle spalle per dire “no”) Perché? Aspettavi una telefonata?

FELIX:                    (guardando i libri sullo scaffale) No-no! Chiedevo… (apre un libro e lo esamina)

VINNIE:                 Più un dollaro…

FELIX:                    (non alzando gli occhi dal libro) Pensavo che qualcuno potesse aver chiamato…

SPEED:                   2 dollari per giocare, vero?

OSCAR:                  Vero!

FELIX:                    (occhi sul libro, canticchia) Ma se nessuno ha chiamato… nessuno ha chiamato… (chiude il libro con un colpo secco e lo rimette al suo posto. Tutti sobbalzano)

SPEED:                   (innervosendosi) Quanto, scusate, per giocare?

MURRAY:              (rabbioso) 1 dollaro e 25! 1 dollaro e 25! Sta attento, per la miseria!

OSCAR:                  Calmiamoci, vero, calmiamoci…

MURRAY:              Scusa, ma per forza! (indica Speed) Mi innervosisce!

SPEED:                   Io, ti innervosisco? Tu innervosisci me! Innervosisci tutti!

MURRAY:              (sarcastico) Perdono, non lo faccio più. Giuro! Piuttosto mi ammazzo!

OSCAR:                  Murray! (indica con la testa Felix)

MURRAY:              (si rende conto della gaffe) Oh, scusate… (Speed lo guarda, per un momento restano tutti seduti in silenzio, fino a che Vinnie si accorge che Felix sta guardando fuori dalla finestra sul fondo scena. Richiama l’attenzione di tutti su Felix)

FELIX:                    (voltandosi verso di loro) Dio, che bella vista da qua! Quanti piani sono, 12?

OSCAR:                  (rapidamente va a chiudere la finestra) No, solo 11. Poca roba! Sì, possono dare l'impressione di essere 12, ma sono 11 scarsi. (poi chiude l’altra finestra mentre Felix lo segue con lo sguardo; Oscar ostenta un brividino) Freddino, qua dentro… (agli altri) Vero che qui dentro fa freddino? (torna al tavolo)

VINNIE:                 Sì, ora va molto meglio.

OSCAR:                  (a Felix) Non vuoi giocare, Felix? E’ ancora presto.

VINNIE:                 Certo, non ci corre mica dietro nessuno. Faremo le tre, le quattro…

FELIX:                    (si stringe nelle spalle) Non mi sento molto di giocare, adesso.

OSCAR:                  (sedendosi al tavolo) Ah! Beh… cosa ti senti di fare?

FELIX:                    (spallucce) Qualcosa troverò… (si dirige verso l’altra stanza) Non vi preoccupate per me…

OSCAR:                  Dov’è che vai?

FELIX:                    (si ferma sulla porta, guarda gli altri che lo stanno fissando) Al cesso.

OSCAR:                  (guarda allarmato gli altri, poi a Felix) Da solo?

FELIX:                    (annuisce) Ci vado sempre da solo, perché?

OSCAR:                  (fa spallucce) Così! Ci starai parecchio?

FELIX:                    (si stringe nelle spalle, poi, con aria da martire) Il tempo che ci vorrà… (poi entra nel bagno sbattendo la porta. Immediatamente tutti saltano su e si affollano vicino alla porta del bagno bisbigliando freneticamente ansiosi)

MURRAY:              Ma sei pazzo? Lo lasci andare in bagno da solo?

OSCAR:                  Che vuoi che faccia?

MURRAY:              Fermalo! Va dentro con lui!

OSCAR:                  Metti che gli scappi davvero…

MURRAY:              E anche se fosse? Sempre meglio guardato che morto!

OSCAR:                  Ma come fa ad ammazzarsi nel cesso?

SPEED:                   Ma come “come”? Ci sono lamette, pillole… C’è di tutto in quel bagno…

OSCAR:                  Ma quello è il bagno dei bambini. Che fa, si avvelena col dentifricio?

MURRAY:              Potrebbe mandarlo giù con tutto il tubo!

VINNIE:                 Potrebbe buttarsi di sotto!

MURRAY:              E’ vero! C’è una finestra, mi pare.

OSCAR:                  Sì, grande 20x20.

MURRAY:              Potrebbe spaccare il vetro e tagliarsi i polsi.

OSCAR:                  Oppure gettarsi nella tazza del cesso e tirare la catena. Io vi dico che non farà proprio niente! (va verso il tavolo)

VINNIE:                 (con l’orecchio alla porta) Shh! Sentite! Sta piangendo! (c’è una pausa durante la quale tutti ascoltano i singhiozzi di Felix) Lo sentite, sì? Sta piangendo.

MURRAY:              Ma è tremendo! Oscar, per l’amor di Dio, fa qualcosa. Parlagli!

OSCAR:                  Ma che cosa? Che gli dici a uno che ti piange dentro al bagno? (il rumore dello sciacquone. Vinnie con un balzo folle torna sulla sua sedia)

SPEED:                   Eccolo! (tutti fanno mischia, si scontrano fra loro per riprendere i loro posti. Felix rientra nel soggiorno, sembra calmo e controllato e niente dà a vedere che abbia pianto)

FELIX:                    Ora devo lasciarvi. (si avvia verso la porta. Oscar balza in piedi imitato dagli altri)

OSCAR:                  Felix, aspetta un secondo!

FELIX:                    No! No! Non posso parlare con te! Non posso parlare con nessuno! (tutti tentano di afferrarlo, di non farlo arrivare alle scale)

MURRAY:              Felix, ti prego, siamo tuoi amici. Non scappare così! (Felix lotta per liberarsi)

OSCAR:                  Felix, siediti… Un minuto solo… parla con noi.

FELIX:                    Non c’è niente da parlare; non c’è niente da dire. E’ la fine! La fine! La fine di tutto! Lasciatemi andare! (si libera e si lancia dentro una camera da letto sulla destra. Tutti lo inseguono e Felix mira a tornare in bagno dalla porta della camera da letto)

VINNIE:                 Fermatelo! Acchiappatelo! Prendetelo!

FELIX:                    (cercando una via d’uscita) Fatemi andar via! Devo andar via di qui!

OSCAR:                  Felix, hai perso la testa.

FELIX:                    Vi prego, fatemi andar via di qui!

MURRAY:              Il cesso! Non fatelo entrare nel cesso!

FELIX:                    (esce dal bagno ed entra nella camera da letto con Murray che gli si è aggrappato e gli altri dietro) Lasciatemi in pace! Perché nessuno mi lascia in pace!?

OSCAR:                  Va bene, Felix, io t’avverto, Ora piantala! (gli getta in faccia mezzo bicchiere d’acqua che ha preso dalla libreria)

FELIX:                    E’ mio il problema, e me la cavo da solo. Lasciatemi in pace! Oohh, lo stomaco! (crolla nelle braccia di Vinnie)

MURRAY:              Lo stomaco? Cos’hai nello stomaco?

SPEED:                   Sta male! Guardate che faccia! (tutti cercano di sostenerlo e lo accompagnano al sofà)

FELIX:                    Non sto male, sto benissimo. Non ho preso niente, lo giuro. Oh, il mio stomaco!

OSCAR:                  Come sarebbe non hai preso niente? Cos’hai preso?

FELIX:                    (sedendosi sul sofà) Niente! Niente! Non ho preso niente. Non dite a Frances quello che ho fatto, vi scongiuro! Ooohh, il mio stomaco!

MURRAY:              Ha preso qualcosa. Io vi dico che ha preso qualcosa.

OSCAR:                  Cosa. Felix? Cosa?

FELIX:                    Niente. Non ho preso niente!

OSCAR:                  Delle pillole? Hai preso delle pillole?

FELIX:                    No, io no. Non ho preso niente.

MURRAY:              Dio, ti ringrazio, non ha preso pillole! (tutti si rilassano e tirano un sospiro di sollievo, sollevati)

FELIX:                    Qualcuna… Poche… (reazione generale)

OSCAR:                  Le ha prese.

MURRAY:              Quante?

OSCAR:                  Che tipo di pillole?

FELIX:                    Non lo so che tipo. Piccoline, verdi… Le ho prese nell’armadietto di Frances… Avevo perso la testa…

OSCAR:                  Non hai guardato? Non hai visto che roba era?

FELIX:                    Era buio. Si era fulminata la lampadina. Non chiamare Frances. Non dirglielo. Mi vergogno tanto! Dio, come mi vergogno!

OSCAR:                  Felix, quante… pillole… hai… preso?

FELIX:                    Non lo so. Non me lo ricordo.

OSCAR:                  Io chiamo Frances.

FELIX:                    (lo afferra) No! Non chiamarla! Non chiamarla! Se sente che le ho finito tutto il flacone…

MURRAY:              Tutto il flacone!? Tutto un flacone di pillole!? (a Vinnie) Mio Dio, chiama un’ambulanza! (Vinnie corre verso la porta d’ingresso)

OSCAR:                  (a Felix) Non sai neanche che roba era?

MURRAY:              Ma che importa? Ne ha preso un flacone intero!

OSCAR:                  Forse erano vitamine. Magari è il più sano e più robusto di tutti, qua dentro. Calma, va bene?

FELIX:                    Non chiamate Frances! Giuratemi che non chiamate Frances!

MURRAY:              Apritegli il colletto. Aprite la finestra. Ha bisogno d’aria.

SPEED:                   Facciamolo camminare, che non si addormenti! (Speed e Murray tirano su Felix e lo fanno camminare mentre Vinnie gli massaggia i polsi)

MURRAY:              Bravo, massaggiagli i polsi. Accelera la circolazione

SPEED:                   (correndo in bagno) Una pezza fredda… una pezza fredda dietro, sul collo! (mettono Felix sulla poltrona, continuando a parlare allarmati)

OSCAR:                  Un dottore alla volta, d’accordo?

FELIX:                    Sto meglio. Starò meglio. (a Oscar, con apprensione) Non hai chiamato Frances, vero?

MURRAY:              (agli altri) Ve ne state tutti qui impalati. Nessuno fa niente? Io chiamo un dottore. (va verso il telefono)

FELIX:                    No, il dottore no!

MURRAY:              Hai bisogno di un dottore

FELIX:                    Non ne ho bisogno, no!

MURRAY:              Devi cacciare fuori le pillole

FELIX:                    Già fatto. Prima ho vomitato! (torna a sedersi stremato. Murray mette giù il ricevitore) Non avreste una minerale o una birra analcolica? (Vinnie dà una pezza bagnata a Speed)

SPEED:                   (a Vinnie) Portagli da bere

OSCAR:                  (guarda ostilmente Felix) Le ha vomitate!

VINNIE:                 Cosa preferisci, Felix, la minerale gassata o la birra analcolica?

SPEED:                   (a Vinnie) Dagli da bere! Dagli da bere e basta! (Vinnie corre in cucina mentre Speed mette la pezza bagnata sulla nuca di Felix)

FELIX:                    12 anni… 12 anni che eravamo sposati. Sapevi che eravamo sposati da 12 anni, Speed?

SPEED:                   (consolatorio) Sì, Felix, lo sapevo.

FELIX:                    (con enorme commozione nel tono) E ora è finita. Finita “così”. E’ folle, vero che è folle?

SPEED:                   Forse è solo una baruffa. Non sarà stata la prima, no?

FELIX:                    No, è finita. Domani lei va dall’avvocato che è mio cugino… Va da mio cugino… (singhiozza) E io da chi vado? (Vinnie esce dalla cucina con un bicchiere di birra analcolica)

MURRAY:              (dandogli una leggera pacca sulla spalla) Va bene, Felix… Dai, calmati.

VINNIE:                 (porgendo il bicchiere) Ecco l’analcolica.

FELIX:                    Io sto bene… Davvero! Ho solo che piango… (abbassa la testa, lo guardano tutti, impotenti)

MURRAY:              Vabbeh, che c’è da guardare? (spinge via Speed e Vinnie) Circolare, circolare… Largo, fate largo…

FELIX:                    Sì, non state lì in piedi a guardarmi, per favore.

OSCAR:                  (agli altri) Allora ragazzi, sta già molto meglio, direi… Chiudiamo la serata. (Murray, Speed e Vinnie prendono le loro fiches dal tavolo, indossano i soprabiti e si apprestano ad andarsene)

FELIX:                    Mi vergogno tanto! Vi prego, ragazzi, scusatemi.

VINNIE:                 (chinandosi verso Felix) Oh, Felix… ti capiamo

FELIX:                    Non dire niente a nessuno di questo, Vinnie. Me lo giuri?

VINNIE:                 Io domani vado in Florida

FELIX:                    (Chi va in Florida nel mese di luglio?) Che bello! Divertiti!

VINNIE:                 Grazie

FELIX:                    (con un sospiro disperato) Con Frances saremmo andati in Florida quest’inverno. (ride, ma la sua risata muore in un singhiozzo) Solo noi senza i bambini! Ora andranno loro, senza di me! (Vinnie prende la sua giacca e Oscar li accompagna tutti alla porta)

MURRAY:              (fermandosi sulla soglia) Forse uno di noi dovrebbe restare…

OSCAR:                  Fa niente, Murray.

MURRAY:              E se dovesse riprovarci?

OSCAR:                  Non ci riproverà

MURRAY:              Come lo sai che non ci riproverà?

FELIX:                    (verso Murray) Non ci riproverò, sono stanchissimo

OSCAR:                  (a Murray) Sentito? E’ stanchissimo. Ha avuto una giornata bella piena. Buonanotte ragazzi. (ad libs saluti. La porta si socchiude e subito si riaffaccia Murray)

MURRAY:              Per qualsiasi cosa. Oscar, chiamami. (esce ed ancora a porta socchiusa si riaffaccia Speed)

SPEED:                   Io sono in zona, posso essere qui in 5 minuti. (esce e, ancora a porta socchiusa, si affaccia Vinnie)

VINNIE:                 Se c’è bisogno sono al Meridian Hotel di Miami

OSCAR:                  Sarai il primo che chiamerò, Vinnie. (si riaffaccia Murray)

MURRAY:              (a Oscar) Sicuro?

OSCAR:                  Sicuro.

MURRAY:              (a voce alta a Felix mentre fa cenno a Oscar di andare alla porta) Buonanotte Felix. Cerca di farti una bella dormita. Domattina vedrai tutto sotto una luce diversa, mi ci gioco la testa. (a Oscar sottovoce) Togligli la cintura ed i lacci delle scarpe. (scuote la testa ed esce. Oscar si volta, guarda Felix seduto sulla poltrona e lentamente va verso di lui. C’è un momento di silenzio)

OSCAR:                  (guarda Felix e sospira) Oooohhh Felix, Felix, Felix!

FELIX:                    (si siede con la faccia nascosta fra le mani) Lo so, lo so, lo so, lo so. Ora che faccio io, Oscar?

OSCAR:                  Intanto ti lavi lo stomaco dalle pillole con un bel caffè caldo… (si avvia verso la cucina, ma poi si ferma) Dici che posso lasciarti da solo per due minuti?

FELIX:                    No, no, meglio di no! Resta con me Oscar, ho bisogno che tu mi parli.

OSCAR:                  Una bella tazza di caffè amaro ti farà bene, sai. Dai, vieni in cucina che ti vizio un po’.

FELIX:                    Oscar, la cosa tremenda è che io l’amo ancora. Non lo volevo questo divorzio.

OSCAR:                  (sedendosi sul bracciolo della poltrona) O sennò un bello zabaione… ti piace lo zabaione? Ci inzuppi un paio di biscotti al cioccolato, una brioche… eh?

FELIX:                    Sì, e vero, non andavamo più d’accordo… ma avevamo due splendidi bambini, una bella casa. Ti pare Oscar?

OSCAR:                  Altrimenti due bei wafer alla vaniglia… come li vuoi i wafer?

FELIX:                    Aveva tutto quello che può una donna, cosa vuole di più?

OSCAR:                  Si può sapere intanto cosa vuoi tu? Caffè, tè, zabaione… Dopo parliamo di divorzio…

FELIX:                    Non è giusto, perdio! Non è giusto! (batte il pugno sul bracciolo e subito accusa un dolore tremendo, si afferra il collo) Ooohhh, il collo! Il mio povero collo!

OSCAR:                  Che c’è? Che hai?

FELIX:                    (si alza e cammina dolorante) E’ uno spasmo nervoso. Mi piglia il collo. Ooohhh! Ooooh! Che male!

OSCAR:                  (correndo per aiutarlo) Dove? Dove ti duole?

FELIX:                    (stende il braccio per allontanare Oscar) Non toccarmi! No! Non toccarmi!

OSCAR:                  Voglio solo vedere dove ti duole

FELIX:                    Ora passa. Lascia… è questione di pochi minuti. Oooohhh! Ooooohh!

OSCAR:                  (andando verso il divano) Stenditi. Ti faccio un massaggio, così ti fa meno male

FELIX:                    (contorcendosi) No, no, no, tu non sai… Ci vuole un massaggio speciale. Solo Frances me lo sa fare

OSCAR:                  Vuoi che le telefoni?

FELIX:                    (gridando) Ma stiamo divorziando: secondo te lei viene qui a massaggiarmi (in un singhiozzo) E’ sempre la tensione. E’ la tensione che me lo fa, devo essere teso… che dici, sono teso?

OSCAR:                  Mi sa di sì. Quanto ti dura?

FELIX:                    Può durare un minuto, ore, settimane… Una volta mi prese mentre guidavo; entrai dentro un emporio con la macchina e tutto. Ooooh! Ooooh! (si siede dolorante sul sofà)

OSCAR:                  (mettendosi alle sue spalle)  Che fai… continui a soffrire o vuoi che provi a massaggiarti quello stupido collo? (comincia a massaggiarlo)

FELIX:                    Piano! Piano!

OSCAR:                  (gridando) Vuoi rilassarti? Rilassati, perdio!

FELIX:                    (gridando a sua volta) E non gridare! (poi calmo) Che devo fare? Dimmelo con delicatezza…

OSCAR:                  (massaggiandogli il collo) Rilassati, pensa alla luna, pensa al mare della tranquillità.

FELIX:                    (prova a pensarci) Oh, è tremendo, non ci riesco! Non riesco a rilassarmi. Figurati che dormo tutta la notte nella stessa posizione. Frances dice che quando muoio sulla mia tomba scrivono: “Qui giace in piedi Felix Ungar”. (smorfia di dolore) Oh! Ooooh!

OSCAR:                  (smette di massaggiare) Ti fa peggio?

FELIX:                    No, no, anzi…

OSCAR:                  Allora dillo! Non puoi fare lo stesso suono per gioia e dolore…

FELIX:                    Lo so. Lo so. Oscar, io credo di essere pazzo.

OSCAR:                  Beh, se questo può consolarti… lo credo anch’io

FELIX:                    Sul serio. Sennò non avrei questi crolli, non verrei fin quassù a spaventarvi a morte, non tenterei di ammazzarmi… Che sarà?

OSCAR:                  E’ panico, ecco cos’è. Vai soggetto a crisi di panico. Hai la soglia del contegno molto bassa. (smette di massaggiare)

FELIX:                    Non smettere, mi fa bene.

OSCAR:                  Se non ti rilassi mi si spezzano le dita. (gli tocca i capelli) Guarda qui… hai anche i capelli ritti!

FELIX:                    Faccio cose tremende Oscar… ho il gemito facile! (Felix si china e Oscar comincia a massaggiargli la schiena) Assillo tutti con i miei guai…

OSCAR:                  (massaggiando forte) Senti, se ti faccio male, dimmelo perché sto andando un po’ a casaccio…

FELIX:                    E anche arrivare fin qui in quel modo, comportandomi come un matto, non è stato per niente carino…

OSCAR:                  (finisce di massaggiare) Come va ora il collo?

FELIX:                    (gira il collo) Meglio. Ora mi duole la schiena. (si alza e cammina strofinandosi la schiena)

OSCAR:                  Hai bisogno di bere qualcosa. Qualcosa di serio. (va verso il bar)

FELIX:                    No, non posso bere. Poi sto male. Ieri notte ho cercato di bere.

OSCAR:                  (al bar) Dove sei stato ieri notte?

FELIX:                    In nessun posto particolare. Ho vagato…

OSCAR:                  Tutta la notte?

FELIX:                    Tutta la notte.

OSCAR:                  Sotto la pioggia?

FELIX:                    Sotto la pi… No, in albergo. Non riuscivo a dormire e ho fatto su e giù per la stanza tutta la notte… una camera sporca, sporca e deprimente… a un certo punto mi sono ritrovato davanti alla finestra e di colpo ho cominciato a pensare: ora…

OSCAR:                  … lavo i vetri.

FELIX:                    … mi butto di sotto… possibile che non capisci?

OSCAR:                  (ha in mano due bicchieri pieni e va da Felix)  E cos’è che ti ha fatto cambiare idea?

FELIX:                    Niente. Continuo a pensarci…

OSCAR:                  Bevi questo… (gli tende il bicchiere, gira intorno al sofà e si siede)

FELIX:                    Io non voglio divorziare, Oscar. Io non voglio cambiare di colpo tutta la mia vita. (va al divano e si siede accanto ad Oscar) Parlami Oscar. Cosa devo fare? Cosa devo fare?

OSCAR:                  Ti fai coraggio, bevi quello scotch, ti viene coraggio e ci mettiamo insieme ad inventarti una nuova vita.

FELIX:                    Senza Frances? Senza i bambini?           

OSCAR:                  Non sarai il primo

FELIX:                    (si alza e va verso destra) Tu non capisci, Oscar. Io non esisto senza di loro. Sono niente.

OSCAR:                  Che significa “niente”? Qualcosa sei. (Felix si siede sulla poltrona) Sei una persona! Sei carne ed ossa, unghie, capelli e orecchi. Non sei un pesce e nemmeno un capo di bestiame. Sei tu! Tu che cammini, parli, piangi, ti lagni e inghiotti pilloline verdi e fai telegrammi di suicidio. Nessuno lo fa, Felix. Te lo dico io; sei un prototipo, sei un esemplare unico in edizione speciale numerata che va dall’uno all’uno! (va al bar) Ora bevi, lì.

FELIX:                    Oscar, ci sei passato anche tu. Tu cos’hai fatto? Come hai fatto a superare quelle prime notti?

OSCAR:                  (mescendo) Esattamente come te.

FELIX:                    Diventasti isterico?

OSCAR:                  No, bevvi! Bevvi! (torna al sofà con la bottiglia) Bevvi per quattro giorni e quattro notti. E poi anch’io mi ritrovai davanti ad una finestra, solo che non la vidi e la sfondai. Sanguinavo è vero, ma dimenticavo anche… (beve ancora)

FELIX:                    Come si fa a dimenticare i bambini? Come si fa a cancellare dodici anni di matrimonio? E’ assurdo…

OSCAR:                  Non si può. Quando entri ogni sera in otto stanze vuote, la realtà ti arriva in faccia come uno straccio bagnato, e devi affrontarla Felix, non puoi passare il resto della tua vita a frignare. Al cinema la gente si secca. Su, fa il bravo e bevi il tuo scotch. (si allunga sul sofà e si avvicina con la testa a Felix)

FELIX:                    Immagina quello che sta passando Frances…

OSCAR:                  Come sarebbe “quello che sta passando lei”?

FELIX:                    E’ molto più dura per la donna, Oscar. Sola, con i bambini, chiusa in casa. Non può andare in giro come me. Dico, dove lo trova un altro alla sua età? Con due bambini? Dove lo trova?

OSCAR:                  Non lo so. Magari arriva uno e le suona il campanello. Felix, nel divorzio qualcosa di bello deve esserci, se ne fanno centomila all’anno. (Felix improvvisamente si mette le mani sugli occhi e canticchia piano) Cosa c’è adesso?

FELIX:                    (con le mani sulla faccia) Mi si chiudono le orecchie, è la si sinusite. Deve esserci della polvere qua dentro, ed io sono allergico alla polvere. (canticchia, poi cerca di liberarsi gli orecchi saltando prima su una gamba e poi sull’altra mentre va alla finestra per aprirla)

OSCAR:                  (balzando su di scatto) Che cosa fai?

FELIX:                    No, non mi butto. Cerco di respirare. (fa profondi respiri) Facevo impazzire Frances con le mie allergie; sono allergico anche ai profumi e l’unico profumo che poteva mettersi era il mio dopobarba…. Non era vita con me. Mi stupisco che abbia resistito tanto… (improvvisamente emette un suono simile ad un muggito, lo emette ancora. Oscar lo guarda sconcertato)

OSCAR:                  Ma cosa fai?

FELIX:                    Cerco di liberarmi le orecchie. Se crei una pressione esterna si sturano.

OSCAR:                  Ti si sono sturate?

FELIX:                    Un pochino. (si massaggia il collo e prova ad emettere note tipo “MI… MI… MI…, ma è fioco) Oh Dio. Ora mi sono scassato la laringe! (fa su e giù per la stanza)

OSCAR:                  Felix, perché non ti lasci un attimo in pace? Rilassati…

FELIX:                    E’ più forte di me. Faccio ammattire la gente. Una volta un consulente matrimoniale mi buttò fuori a calci dal suo studio. Prese la mia cartella e scrisse: “eehh!!!”. Ha ragione Frances: non si può rimanere sposati con me!

OSCAR:                  Per rovinare un matrimonio bisogna essere in due. (torna ad allungarsi sul sofà)

FELIX:                    Tu non sai com’ero in casa io, le avevo comprato il registro e lei doveva segnarci le spese fino al centesimo: 38 cent per le sigarette, 10 cent per il giornale. Andava segnato tutto sul registro, le feci una scenata bestiale perché non aveva segnato il costo del registro. Ma quale donna può vivere con uno così?

OSCAR:                  Una ragioniera! Ma che ne so io? Nessuno è perfetto, abbiamo tutti i nostri difettucci.

FELIX:                    Difettucci? Eh? Difettucci? Avevamo una donna che veniva tre volte a settimana. Gli altri giorni era Frances a fare le faccende, ma la sera, che avesse pulito Frances o la donna, tornavo e ripulivo tutto io! E’ più forte di me, mi piace la pulizia. La colpa è di mia madre che già a cinque mesi mi mise sul vasino…

OSCAR:                  Come farai a ricordarti queste cose?

FELIX:                    L’ho incasinato io il matrimonio, non andava mai bene niente. Appena lei usciva dalla cucina, entravo io e ricucinavo tutto. Non è che non mi fidassi di lei, è solo che cucino meglio. E così il grande chef è riuscito a bruciare il matrimonio! (si batte tre volte il palmo della mano sulla testa) Maledettissimo idiota! (affonda in una poltrona)

OSCAR:                  Non fare così, ti viene il mal di testa.

FELIX:                    Non ce la faccio, Oscar. Mi odio! Mamma! Quanto mi odio!

OSCAR:                  Tu non ti odi, ti adori. E sei convinto di avere dei problemi in esclusiva mondiale…

FELIX:                    Ancora queste boiate psicanalitiche… lo saprò io quanto mi odio a morte! o no? (e che cazzo!!!)

OSCAR:                  Dai, Felix, non ho mai visto nessuno più innamorato di sé.

FELIX:                    (ferito) E io che ti credevo un amico…

OSCAR:                  Per questo posso parlarti così. Perché ti voglio bene quanto te ne vuoi tu.

FELIX:                    Allora aiutami. (se non sei stronzo)

OSCAR:                  (si solleva appoggiandosi sul gomito) Come faccio ad aiutare te se non riesco ad aiutare me? Tu dici che è impossibile vivere con te? Blanche mi diceva: "A che ora vuoi cenare?” e io: “Non lo so, ora non ho fame”. Poi magari alle tre del mattino ero capace di svegliarla e dirle: “Ora!”. Per 14 anni sono stato il cronista più pagato degli States e sai quanto avevo messo da parte? Otto dollari e mezzo in monetine! Non sono mai in casa, gioco, lascio in giro i sigari accesi e brucio i mobili, bevo come una spugna, mentisco a ogni piè sospinto… e sai che feci al nostro decimo anniversario di matrimonio? La portai alla partita e un tifoso le rovesciò in testa un’aranciata. Eppure io ancora non riesco a capire perché mi ha lasciato… Pensa com’è facile vivere con me!

FELIX:                    Io non sono come te, Oscar. Io non sopporterei di vivere solo. Non so ridotto così come farò a lavorare, mi licenzieranno. Come mi guadagnerò da vivere?

OSCAR:                  Se ti metti a piangere agli angoli delle strade qualcosa rimedi… Lavorerai, Felix, lavorerai… (si riallunga)

FELIX:                    Pensi che dovrei chiamare Frances?

OSCAR:                  (sta per esplodere) Ma perché dovresti chiamarla?

FELIX:                    Beh, per… per riparlarne.

OSCAR:                  Per riparlarne?! Vi siete già detti tutto; il vostro matrimonio è rimasto senza parole! Che aspetti a capirlo?

FELIX:                    E’ più forte di me, Oscar. Io non so che fare.

OSCAR:                  Allora ascolta me: stanotte dormi qui, domani vai a prendere la tua roba ed il tuo spazzolino da denti e ti trasferisci qui.

FELIX:                    No, no… questa è casa tua. Non posso starti sempre fra i piedi.

OSCAR:                  Sono otto stanze, potremo stare un anno senza vederci. Non lo capisci? Voglio che tu venga qui.

FELIX:                    Perché? Sono una peste.

OSCAR:                  Lo so che sei una peste, è inutile che continui a dirmelo.

FELIX:                    Allora perché vuoi che viva con te?

OSCAR:                  Perché non sopporto di vivere solo, ecco perché. Ti propongo ufficialmente di venire a vivere con me. Cosa vuoi… anche l’anello?

FELIX:                    (va verso Oscar) Beh, Oscar, se dici sul serio, ci sono tante cose che posso fare qui. Sono bravissimo per le faccende… posso mettere a posto…

OSCAR:                  Non c’è niente da mettere a posto.

FELIX:                    Io voglio fare qualcosa. Non posso stare qui in cambio di niente. Oscar, fammi fare qualcosa!

OSCAR:                  (annuendo) Vabbeh, togli le iniziali di mia moglie dagli asciugamani…

FELIX:                    ( cominciando a mettere in ordine) So cucinare, anzi sono un cuoco eccezionale!

OSCAR:                  Non c’è bisogno che cucini. Ho una passione per gli insaccati…

FELIX:                    Due pasti al giorno a casa fanno risparmiare un patrimonio. Dobbiamo pagare gli alimenti, sai.

OSCAR:                  (felice del nuovo ottimismo di Felix) Va bene, puoi cucinare. (gli tira un cuscino)

FELIX:                    (glielo tira a sua volta) Ti piace il cosciotto d’agnello?

OSCAR:                  Sì, il cosciotto d’agnello, sì.

FELIX:                    Te lo faccio domani sera… Devo chiamare Frances,…

OSCAR:                  Vuoi scordartela Frances?

FELIX:                    …ha la mia pentola grande.

OSCAR:                  Noi compreremo le nostre pentole! Non farmi ammattire già prima di arrivare! (suona il telefono, Oscar rapidamente prende il ricevitore) Pronto? Oh, ciao Frances!

FELIX:                    (smette di pulire e agita il braccio “gridando” sottovoce) Non ci sono! Non ci sono! Tu non mi hai visto. Non sai dove sono. Non ti ho telefonato. Non ci sono! Non ci sono!

OSCAR:                  (al telefono) Sì, è qui.

FELIX:                    (grandi passi avanti e indietro) Com’è? Preoccupata, vero? Piange? Che dice? Vuole parlare con me? Io con lei non ci parlo!

OSCAR:                  Sì, eh, sì.

FELIX:                    Puoi dirle che non torno. Ormai ho deciso. Basta e poi basta. Ne ho abbastanza, come lei. Dille che se pensa che ci ripensi, non ci pensi proprio! Diglielo! Diglielo!

OSCAR:                  Sì! Sì, sta bene.

FELIX:                    Come bene? Non dirle che sto bene! Hai visto prima in che condizioni… perché le racconti delle balle? Non sto bene.

OSCAR:                  Sì, sì, capisco, Frances.

FELIX:                    (si siede accanto ad Oscar) Vuole parlare con me? Chiedile se vuole parlare con me…

OSCAR:                  Ci vuoi parlare?

FELIX:                    Va bene, ci parlo… dammi qua.

OSCAR:                  Ah, non ci vuoi parlare…

FELIX:                    Non vuole parlare con me?

OSCAR:                  Sì, capisco. Beh, ciao. (mette giù)

FELIX:                    Non ha voluto parlare con me?

OSCAR:                  No!

FELIX:                    E perché ha chiamato?

OSCAR:                  Vuole sapere quando vai a prendere la tua roba perché vuol far ridipingere la camera da letto.

FELIX:                    Ah!

OSCAR:                  (gli dà una pacca sulla spalla) Senti, Felix, è quasi l’una. (si alza)

FELIX:                    Non ha voluto parlare con me, eh?

OSCAR:                  Io vado a letto. Vuoi una tazza di tè?

FELIX:                    La farà rosa; l’aveva sempre voluta rosa…

OSCAR:                  Ti do un pigiama. Ti piacciono a righe, a pallini o con gli animaletti? (entra in camera)

FELIX:                    (amaro) Certo che è proprio disperata… Io mi voglio ammazzare e lei pensa ai nuovi colori per la camera

OSCAR:                  (dalla camera) Quale camera vuoi? Sono pieno di camere

FELIX:                    (si alza avviandosi verso la camera) Ma sai che sono contento? Perché lei finalmente mi ha fatto capire che è finita. Fino a questo momento non lo avevo realizzato…

OSCAR:                  (torna con guanciale, federa e pigiama) Felix, voglio che tu vada a letto.

FELIX:                    Fino ad ora non le avevo creduto… ora lo so. Il mio matrimonio è veramente finito.

OSCAR:                  Felix, a letto!

FELIX:                    E ora non mi sembra nemmeno tutto questo dramma . Penso che imparerò a conviverci…

OSCAR:                  Impara a viverci domani. Stasera va a letto

FELIX:                    Fra un pochino… devo pensare, devo riorganizzare la mia vita… hai carta e penna?

OSCAR:                  Non “fra un pochino”, subito! Questa è casa mia, decido io quando si va a letto (gli getta il pigiama)

FELIX:                    Oscar, ti prego! Devo restare solo per qualche minuto. Devo riorganizzarmi. Va’… va’ tu a letto. Io… io metto un attimo in ordine (comincia a raccogliere briciole o altro dal pavimento) Tanto mi conosco, non riuscirei a dormire con tutto questo sporco attorno. Va’ a letto, ci vediamo domattina. (mette i piatti nel vassoio)

OSCAR:                  Basta che non ti metta a battere i tappeti…

FELIX:                    Dieci minuti, non di più.

OSCAR:                  Sicuro?

FELIX:                    (sorridendo) Sicuro.

OSCAR:                  Niente bravate?

FELIX:                    Niente bravate… faccio i piatti e schizzo a letto.

OSCAR:                  Bravo. (va verso camera sua e passando getta il cuscino nella camera verso il boccascena. Chiude la porta dietro di sé)

FELIX:                    Oscar! (Oscar esce subito dalla camera e va verso Felix) Tornerò come nuovo! Mi ci vorranno un paio di giorni, ma tornerò come nuovo!

OSCAR:                  (sorridendo) Bene! Beh, buonanotte Felix. (si volta per tornare in camera mentre Felix comincia a sprimacciare un cuscino del sofà)

FELIX:                    Buonanotte, Frances. (Oscar resta di sasso. Felix, inconsapevole del suo errore, sprimaccia un altro cuscino mentre Oscar fissa Felix con espressione allarmata)

S I P A R I O

II ATTO

SCENA I^

Due settimane dopo. Sono circa le 11 di sera. All’alzarsi del sipario è in corso la partita di poker. Vinnie, Speed, Murray e Oscar sono seduti intorno al tavolo. C’è una sostanziale differenza nel come si presenta il soggiorno: è pulito; no, non solo pulito, è sterilizzato. Non una sola macchiolina è visibile sotto i dieci strati di cera da pavimenti applicati nelle ultime due settimane, nessun sacco della lavanderia pieno o vuoto, nessun piatto sporco, nessun bicchiere pieno a metà. Improvvisamente appare Felix dalla cucina, spinge un carrello con cibarie  e tovagliolini. Dopo essersi fermato accanto al tavolo, apre i tovagliolini uno alla volta e li porge ad ogni giocatore. Loro li prendono borbottando e se li mettono sulle gambe. Felix prende una lattina di birra e con grande attenzione li versa nei bicchieri facendo in modo di non versarne una goccia, poi, con gesto elegante, mette giù la lattina.

FELIX:                    (si rivolge a Murray) Una bella birra ghiacciata per Murray.

MURRAY:              (allunga una mano) Grazie Felix

FELIX:                    (tira indietro il bicchiere) Alt! Dov’è il tuo sottocoppa?

MURRAY:              Il mio che?

FELIX:                    Il sottocoppa. Quell’affarino tondo che va sotto il bicchiere.

MURRAY:              (guarda in giro sul tavolo) Oddio, me lo sono giocato!

OSCAR:                  (lo prende davanti a sé e lo dà a Murray) Mi pareva di vincere troppo. Tieni.

FELIX:                    Cerchiamo di usarli sempre i sottocoppe, ragazzi. (prende un altro drink dal carrello) Scotch con una lacrima d’acqua

SPEED:                   (alza la mano) Scotch con una lacrima d’acqua. (orgogliosamente) E io il sottocoppa ce l’ho! (lo alza per farlo vedere)

FELIX:                    Non vorrei essere asfissiante, ma sapete cosa fanno i bicchieri bagnati quando li appoggiate? (si gira verso il carrello, prende e pulisce un portacenere pulito)

OSCAR:                  (volutamente gelido) Lasciano dei piccoli cerchi sul tavolo…

FELIX:                    (annuendo) Rovinano i mobili, si mangiano la lacca.

OSCAR:                  (agli altri) Perciò mi raccomando, attenti ai cerchietti!

(Felix prende un portacenere ed un piattino con i tramezzini dal vassoio e va verso Vinnie, come un perfetto maître depone portacenere e toast davanti a Vinnie)

VINNIE:                 (guarda Felix, poi il toast) Dio, che buon profumo! Che ci hai messo?

FELIX:                    Toast di pane integrale con bacon, lattuga e pomodoro con maionese.

VINNIE:                 (incredulo) Dove l’hai comprato?

FELIX:                    (stupito) Ma l’ho fatto io!

VINNIE:                 Cioè hai tostato il pane, cotto il bacon, messo dentro lattuga e pomodoro, spalmato la maionese, tutto da tè? Non ci credo.

OSCAR:                  Se non ti piace , ti fa un’anatra all’arancia. Ci mette cinque minuti.

FELIX:                    Non mi pesa affatto, la verità è che adoro cucinare. Non sbriciolate fuori dal piatto. Ho appena passato il battitappeto. (torna al carrello, si ferma) Oscar!

OSCAR:                  Yessir!

FELIX:                    Scusa, ho dimenticato. Che mi avevi chiesto?

OSCAR:                  (con leggero sarcasmo) Due uova alla coque, 3 minuti e 45 di cottura e biscotti della salute.

FELIX:                    (puntando il dito) Un doppio gin tonic. Torno subito. (parte, ma poi si ferma davanti ad una cassetta metallica poggiata sul mobile bar) Chi ha spento l’Aerpùratrix?

MURRAY:              Il cosa?

FELIX:                    L’Aerpùratrix. (lo rimette in funzione) Non toccatelo, ragazzi, sto cercando di eliminare un po’ di pulviscolo dall’aria. Non toccatemi l’Aerpùratrix. (li guarda e scuote la testa disapprovando, quindi esce. Tutti tacciono per qualche secondo)

OSCAR:                  Murray, ti do 200 dollari per la tua pistola

SPEED:                   (getta rabbiosamente le carte sul tavolo e si alza) Io non lo reggo più! (gesto) Io ne ho fin qui, guardate! In tre ore di poker abbiamo giocato 4 minuti. Io non butto via i miei venerdì sera per guardare cucinare e fare le faccende. E poi non respiro! (indica l’Aerpùratrix) Quel maledetto aggeggio succhia anche l’ossigeno dall’aria!

VINNIE:                 (masticando) Ragazzi, è squisito! Chi ne vuole un po’?

MURRAY:              E’ caldo il toast?

VINNIE:                 Perfetto. E senza troppa maionese. Proprio un sandwich come si deve.

MURRAY:              Dammene un pezzetto

VINNIE:                 Dammi il tuo tovagliolo, sennò cadono  le briciole.

SPEED:                   (li guarda inorridito, mentre Vinnie, con la massima cautela, spezza il toast sul tovagliolo di Murray, poi si rivolge ad Oscar) Ma li senti, sì? Fanno le signore! (con un grido disperato) Che ne è stato del nostro poker?(si porta la mano alla gola) Mi sento soffocare! Vi dico che quell’aggeggio può uccidere. Domattina ci troveranno tutti qui stesi con la lingua sul pavimento… (grida a Oscar) E tu fa qualcosa! Fallo tornare a giocare!

OSCAR:                  (si alza contenendo l’ira) Capirai! Per te è una sera la settimana, io devo sorbirmela 24 ore su 24 Doris Day!

VINNIE:                 (a Murray) Hai visto cosa gli fa al pane?

MURRAY:              No, cosa?

VINNIE:                 Gli taglia tutta la crosta intorno, per questo i toast vengono così leggeri.

MURRAY:              E poi adopera solo la parte verde, soffice della lattuga

SPEED:                   (con disgusto) Mi faranno diventare matto!

OSCAR:                  (grida verso la cucina) Felix! Porcaccia miseria, Felix!

MURRAY:              (a Vinnie) Li mangi quei sottaceti?

VINNIE:                 Veramente no. Perché, li vuoi tu?

MURRAY:              Se non li mangi tu. Sono tuoi.

VINNIE:                 No, no, prendili. Io di solito non mangio sottaceti. (tende il piatto dei sottaceti a Murray)

OSCAR:                  (dà una sberla a l piattino dei sottaceti che vola in aria) Dà le carte, Murray!

MURRAY:              Ma dico, ma che…

OSCAR:                  Dà le carte, ho detto! Se uno vuol giocare dà le carte, se uno vuol mangiare va al ristorante. (a Vinnie) E tu tieni per te il tuo toast ed i sottaceti. Io sto perdendo 92 dollari e voi vi ingrassate alle mie spalle

FELIX:                    (compare sulla soglia della cucina) Sì?

OSCAR:                  Chiudi il ristorante e vieni a giocare. E’ un quarto a mezzanotte. Ho ancora un’ora e mezzo e devo vincere gli alimenti per mia moglie

SPEED:                   (fiuta le carte) Cos’è questo odore? Disinfettante? (con disgusto) Ma sono le carte! Hai lavato le carte!

FELIX:                    (va rapidamente al tavolo con il drink per Oscar e lo posa sul tavolo) Certo che le ho lavate. Miniere di germi, le carte da gioco. Un momentino. Un momentino solo e sono tutto vostro. Scusate. (torna in cucina. Speed getta le carte sul tavolo, prende la giacca dallo schienale della sedia e mette i soldi della perdita sul tavolo)

OSCAR:                  Ma che fai Speed, te ne vai?

SPEED:                   Eh, già! (si avvia per uscire)

OSCAR:                  Ma via, non è ancora mezzanotte!

SPEED:                   Senti, sono 4 ore che sto qui a respirare lisoformio e detersivi. Madre Natura non ha creato il poker perché fosse giocato così. (sulla soglia della porta di casa, indica la cucina) O Cenerentola fa le pulizie dopo che ce ne siamo andati o si va a giocare in albergo.

OSCAR:                  Hai ragione, Speed,  ma via, torna al tavolo. FELIX!!

SPEED:                   Piuttosto mi compro un libro e lo leggo!

OSCAR:                  Siediti! Vuoi sederti?

SPEED:                   Oscar, è finita. Il giorno che finì il suo matrimonio fu anche la fine del nostro poker. Se per venerdì trovi dei giocatori veri, chiamami!

OSCAR:                  Non puoi scappare adesso, con quello che sto perdendo.

SPEED:                   (dopo aver aperto la porta) Prenditela con te steso, è tutta colpa tua! Tu gli impedisti di ammazzarsi! (esce sbattendo la porta)

OSCAR:                  Ha ragione, ha perfettamente ragione. (va verso il tavolo sedendosi)

FELIX:                    (entra frettolosamente) Scusate, quant’è per giocare? Ma… e Speed dov’è andato?

OSCAR:                  A Central Park. Ha preferito l’aria di un parco, all’agonia dei germi morenti.

FELIX:                    Mi dispiace. E’ colpa mia?

VINNIE:                 (timidamente) Credo che ultimamente non siamo più tanto in vena di giocare…

MURRAY:              Non saprei perché, ma la vecchia ghenga non è più quella di prima (prende le scarpe che si era tolto e va ad infilarsele su un’altra sedia)

OSCAR:                  Perché? Se si sfasciano i matrimoni perché non dovrebbero sfasciarsi le ghenghe? Giuro, ci divertivamo di più quando era un problema uscire dopo cena.

VINNIE:                 Andrò anch’io… Domani parto per un week-end in montagna con la “mia signora.”

FELIX:                    Voi due soli, eh? (sospira) Dio, che bella cosa! Fate sempre tutto insieme voi due, vero?

VINNIE:                 (si stringe nelle spalle) Per forza, io non so guidare. (prende tutti i soldi della posta; sulla porta a Murray) Vieni via anche tu?

MURRAY:              (si alza e va verso la porta) Sì, sì, Vinnie. Se non sono a casa entro l’una con un sandwich gigante e dei cannoli surgelati, quella disseppellisce l’ascia di guerra. Aah, la vostra sì che è vita!

FELIX:                    Per chi?

MURRAY:              (si volta) Per chi? Per voi! Ma quale preoccupazioni avete? Se vi salta in mente di andare al Playboy Club a caccia di conigliette, chi ve lo impedisce?

FELIX:                    Non fa per me il Playboy Club

MURRAY:              Lo so, lo so, Felix, era solo un modo di dire. Comunque non sarebbe una brutta idea.

FELIX:                    Ma che stai dicendo Murray? Sei un uomo felicemente sposato!

MURRAY:              (si volta sul pianerottolo) Non sto parlando della “mia” situazione, (si infila la giacca) sto parlando della “tua”! Il destino ti ha fatto uno scherzo crudele… e tu goditelo! (si volta per andarsene) Vieni Vinnie. (Vinnie fa ciao con la mano ed escono)

FELIX:                    (fissando la porta) Strano, vero, Oscar? Ci credono felici.  Sono proprio convinti che ce la spassiamo da matti… (si alza e comincia a rimettere a posto le sedie) Loro non sanno, Oscar. Loro proprio non sanno cosa voglia dire. (fa una secca, ironica risata. Mette i tovaglioli sotto il braccio e comincia a togliere i piatti dal tavolo)

OSCAR:                  Ti sarei immediatamente grato, Felix, se tu non ti mettessi a pulire, ora

FELIX:                    (mette i piatti sul vassoio) E’ poca roba. Sai, loro credono che ci sia qualcosa da invidiarci. (toglie altra roba dal tavolo)

OSCAR:                  Felix, lascia perdere. Non ho ancora finito di sporcare per stasera. (butta delle fiches sul pavimento)

FELIX:                    (mettendo roba sul vassoio) Ma non lo vedi il buffo di tutto questo? Non lo vedi Oscar?

OSCAR:                  (profondo sospiro) Sì che lo vedo.

FELIX:                    (sgombrando il tavolo) No, tu no. Penso proprio di no.

OSCAR:                  Felix, se ti dico che vedo il buffo…

FELIX:                    (pausa) Allora dimmelo. Dov’è? Dov’è il buffo?

OSCAR:                  (respiro profondo) Il buffo è… che se non troviamo un’altra sistemazione, io t’ammazzo! Questo è il buffo!

FELIX:                    Cos’è che non va? (va al carrello e ci mette dei bicchieri ed altro)

OSCAR:                  E’ il sistema che non va! Io non credo che due uomini che vivono soli in un appartamento di otto stanze non devono avere una casa più pulita di quella di mia madre

FELIX:                    (prende il resto dei piatti, dei bicchieri, delle sottocoppe da tavolo) Ma di che stai parlando? Mi limito a mettere i piatti nel lavello. Vuoi che li lasci qui tutta la notte?

OSCAR:                  (prende il suo bicchiere, che Felix ha messo sul carrello e va al bar a riempirlo) Per me puoi portarteli anche a letto. Basta che tu non mi faccia sentire in colpa.

FELIX:                    (porta il carrello in cucina lasciando la porta aperta) Non chiedo a te di farlo, non te l’ho mai chiesto. Non tocca a te rigovernare…

OSCAR:                  (andando alla porta della cucina) E’ ben per questo che mi fai sentire in colpa. Sei sempre nel mio bagno a raccattare i miei asciugamani e ad appenderli, dovunque vada mi segui col portacenere… ieri notte ti ho sorpreso che lavavi il pavimento della cucina; scuotevi la testa e dicevi: “Pedate!… Pedate!” (va a destra)

FELIX:                    (torna la tavolo con un “raccoglitore” in cui vuota i portacenere, poi li rispolvera accuratamente) Non dicevo che le pedate erano tue.

OSCAR:                  (ostilmente si siede sulla destra su una poltrona) Ma erano mie perdio! Ho due piedi e lasciano impronte, o vuoi che mi muova per casa a volo radente?

FELIX:                    No, cammina pure sul pavimento

OSCAR:                  Grazie, molto grato!

FELIX:                    (va la tavolino del telefono, vuota e pulisce il portacenere anche lì) Cerco di mantenere decente e vivibile questa casa, non mi ero reso conto che ti irritasse tanto

OSCAR:                  Io sento che avrei il diritto di decidere io quando togliere il segno del livello di guardia dalla mia vasca da bagno. E’ elementare democrazia.

FELIX:                    A me veramente sembrava il livello di sporco.

OSCAR:                  Beh, per me è il livello di guardia. Se riempio la vasca e l’acqua lo supera, quel rigo che tu chiami sporco, quando mi immergo allago la casa!

FELIX:                    (mette giù il “raccoglitore”, passa lo straccio sul tavolino e si siede cupo sul sofà) Mi chiedevo quanto ci sarebbe voluto

OSCAR:                  Quanto ci sarebbe voluto per cosa?

FELIX:                    Prima di darti sui nervi

OSCAR:                  Non ho detto che mi dai sui nervi

FELIX:                    Hai detto che ti faccio rabbia. E’ la stessa cosa

OSCAR:                  Lo hai detto tu che mi fai rabbia. Io non l’ho detto

FELIX:                    Che cosa hai detto allora?

OSCAR:                  Non lo so cosa ho detto. Che importanza ha quello che ho detto?

FELIX:                    Nessuna. Io ripetevo solo quello che credevo che tu avessi detto.

OSCAR:                  Beh, non ripetere quello che credevi avessi detto. Ripeti quello che “ho” detto! Mi fai venire una rabbia!

FELIX:                    Hai visto? Lo hai detto!

OSCAR:                  Non ci posso credere! (si alza e cammina davanti al tavolo)

FELIX:                    (maltrattando una tazza) Oscar… io… io… Scusami… non capisco come sono fatto…

OSCAR:                  E non fare il broncio! Vuoi litigare, litighiamo, ma non fare il broncio! Se litighiamo vinco io, se fai il broncio vinci tu.

FELIX:                    Hai ragione. Tutto quello che dici di me è assolutamente esatto.

OSCAR:                  (veramente arrabbiato) E non ti arrendere così facilmente. Io non ho sempre ragione, qualche volta hai ragione anche tu!

FELIX:                    Hai ragione. Io sono così, penso sempre di avere torto

OSCAR:                  Solo che questa volta hai torto, ed io ho ragione

FELIX:                    Oh, lasciami in pace

OSCAR:                  E non mettere il muso… è lo stesso che mettere il broncio.

FELIX:                    Lo so, lo so. (stringe una tazza con rabbia) Accidenti a me! Perché non ne faccio mai una giusta? (di botto si alza e solleva il braccio rabbiosamente con l’intenzione di lanciare la tazza contro la porta, ma poi ci ripensa, la posa e si siede)

OSCAR:                  Perché non l’hai tirata?

FELIX:                    C’è mancato poco. A volte mi faccio arrabbiare a morte, mi faccio!

OSCAR:                  Allora perché non tiri quella tazza?

FELIX:                    Perché cerco di controllarmi, l’ho sempre fatto

OSCAR:                  Perché?

FELIX:                    Come sarebbe, perché?

OSCAR:                  Perché ti devi controllare? Sei invelenito, ti sentivi di spaccare una tazza, perché non la spacchi?

FELIX:                    Perché non serve a niente… sarei sempre invelenito, ma con una tazza rotta

OSCAR:                  E chi te l’ha detto? Forse ti sentiresti da Dio. Perché devi controllare tutti gli impulsi? Perché per un  volta in vita tua non ti lasci andare? Fa quello che ti senti di fare e non quello che tu pensi ci si aspetti da te. Non puoi star sempre a fare i conti. Felix. Rilassati. Ubriacati. Incazzati. Forza, dai. Spacca quella stronzissima tazza! (Felix di botto si alza e lancia la tazza contro la porta, mandandola in frantumi, poi con un grido di dolore si afferra la spalla)

FELIX:                    Oooooh!! La mia spalla! (si siede sul divano massaggiandosela)

OSCAR:                  (alza le mani al cielo) Non c’è speranza! Un deficiente senza speranza! (gira attorno al tavolo, agitato)

FELIX:                    (con una smorfia di dolore) Che scemo! Lo so che non devo sforzare questa spalla. Che idiota!

OSCAR:                  Perché non vivi in un armadio? Ti lascio i pasti davanti allo sportello e t’infilo dentro i giornali

FELIX:                    (massaggiandosi la spalla) Soffro di periartrite a questa spalla. Ho dovuto rinunciare al golf. Hai una borsa per l’acqua calda?

OSCAR:                  Sei l’unico al mondo capace di farsi male tirando una tazza vuota? (si siede sulla sedia a dondolo)

FELIX:                    Vabbeh, piantala, Oscar. Io sono fatto così, è la mia  natura: mi faccio male facilmente

OSCAR:                  Ora non ti rimetterai a piangere, vero? Ecco come ti è venuta la periartrite! Con tutto l’umido di quanto ti sei pianto addosso!

FELIX:                    Una volta mi prese pettinandomi

OSCAR:                  (scuotendo la testa) Con miliardi di esseri umani, che vado a scegliermi come convivente? L’uomo gelatina! (sospiro) Poteva capitarmi di peggio?

FELIX:                    (mette lo straccio e il raccoglitore sul mobile bar e va al tavolo) Sì che poteva capitarti di peggio. Mooolto di peggio.

OSCAR:                  Per esempio?

FELIX:                    Per esempio Murray il genio, o Speed e i suoi complessi, o Vinnie, il camaleontico viaggiatore dalle mille camicie (si mette in ginocchio, raccoglie delle fiches e le mette in una scatola) Non dimenticarti che io cucino e faccio le faccende in questa casa. Ci fa risparmiare un sacco di soldi, no?

OSCAR:                  Sì, ma poi mi tieni in piedi tutta la notte per contarli!

FELIX:                    (si alza, raduna carte e fiches e le mette nella scatola) No, aspetta un momento. Non è che abbiamo scontri continui; un po’ ci divertiamo anche, no?

OSCAR:                  (si alza dal dondolo e va al sofà) Ci divertiamo? Non vedo niente di orgiastico  nello schiaffarci tutte le sere davanti alla tv

FELIX:                    Ma che stai dicendo?

OSCAR:                  Dico che dopo che abbiano mangiato la tua coda di rospo in fricassea e tu hai rigovernato e il lavello rifulge, le padelle scintillano e i piatti abbagliano, che facciamo noi?

FELIX:                    (finisce di liberare il tavolo e mette tutto sul piano della libreria) Beh… leggiamo… parliamo…

OSCAR:                  (si toglie i calzoni e li getta per terra) No, no. Io leggo e tu parli! Io cerco di lavorare e tu parli… Io vado a dormire e tu parli.

FELIX:                    8spingendo il carrello verso il fondoscena) Cosa vuoi dirmi? Che parlo troppo? In questo caso dimmelo apertamente, non sono permaloso

OSCAR:                  Non è questo il punto. In quanto maschio di sana e robusta costituzione credo di aver passato abbastanza serate a discutere sul menù del giorno dopo… La notte è fatta per altre cose…

FELIX:                    Cioè? (mette due sedia con precisione alla destra ed alla sinistra del tavolo)

OSCAR:                  Cioè, se nelle prossime due settimane non tocco qualcosa di morbido do i numeri!

FELIX:                    Ho capito…. Intendi donne? (mette meticolosamente altre due sedie intorno al tavolo)

OSCAR:                  Se vuoi chiamarle così, va bene: donne!

FELIX:                    (prende due sedie da cucina e si avvia verso la cucina) Che buffo! Ma sai che sono settimane che neanche ci penso alle donne?

OSCAR:                  Mi sfugge la comicità della battuta….

FELIX:                    (si ferma) No, è strano davvero. Voglio dire, quando con Frances eravamo felici, per strada non c’era ragazza che non mi mangiassi con gli occhi (va alla porta di cucina sul fondo a sinistra e l’apre spingendola col sedere) Per andar dietro ad un paio di belle gambe prendevo la metropolitana sbagliata. Ma da quando ho rotto con Frances, non so più come è fatta, una donna…

OSCAR:                  Beh, scendi, compra un paio di riviste e documentati… o sennò potrei fare io una telefonata…

FELIX:                    (dalla cucina, rigovernando) Cioè?

OSCAR:                  (va alla scatola che è sul tavolino a destra del boccascena e prende un sigaro) Dico, vediamo di passare la serata a parlare con qualcuno con un tono di voce più acuto…

FELIX:                    Cioè di uscire con qualcuna?

OSCAR:                  Eh!

FELIX:                    Ah, beh, io… non posso…

OSCAR:                  Perché no?

FELIX:                    Beh, per te va bene, ma io sono ancora sposato

OSCAR:                  (a grandi passi verso la porta della cucina) Intanto che aspetti il divorzio, approfitta dell’adulterio…

FELIX:                    Non è quello, è che proprio io… io non… io proprio non me la sento. Non riesco a spiegarlo

OSCAR:                  Provaci

FELIX:                    (viene sulla porta con una spugnetta ed un piatto in mano) Ascolta, io l’intenzione l’avrei, mi sento solo anch’io… ma sono separato solo da poche settimane, dammi un po’ di tempo (torna in cucina)

OSCAR:                  Di tempo non ce n’è. Ho guardato la guida tv e non c’è niente questa settimana! (fa a grandi passi dentro e fuori dalla cucina) Dopotutto cosa ti chiedo? Voglio solo fare una cenetta con un paio di ragazze. Non avrai che da mangiare e parlare. Mica difficile, hai già parlato e mangiato altre volte

FELIX:                    (dalla cucina) Perché hai bisogno di me? Non puoi uscire da solo?

OSCAR:                  Potrebbe venirmi in mente di portarla qui, e se entriamo, troviamo te che lavi i vetri delle finestre… (siede a destra del boccascena)

FELIX:                    (fa capolino dalla cucina) Io prendo una bella pillola e vado a dormire (rientra)

OSCAR:                  Perché prendere una bella pillola quando puoi prendere una bella ragazza?

FELIX:                    (viene fuori tenendo in alto una bomboletta di deodorante e gira per il soggiorno spruzzando) Perché mi sento in colpa, ecco perché. Forse per te non ha senso, ma io mi sento così

OSCAR:                  Senti, per quel che mi riguarda, puoi anche portartela in cucina e così le insegni a fare uno sformato. Sarà sempre più sano che fare come l’altra notte che stavi seduto sul letto a riempire tutte le caselle di quel cruciverba con la parola Frances. Prova a parlare con una donna diversa almeno per una notte.

FELIX:                    (spinge attentamente il divano biposto a destra del boccascena e si siede. Poi fiaccamente) Ma… ma poi a chi telefono? La sola ragazza single che conosco è la mia segretaria e non credo di piacerle

OSCAR:                  (salta su e prende per il ganascino Felix) Lascia fare a me. Ci sono due sorelle che abitano nel palazzo: una è divorziata e l’altra è vedova. C’è da divertirsi

FELIX:                    Come lo sai?

OSCAR:                  L’altra settimana sono rimasto bloccato in ascensore con loro. (corre al tavolino con il telefono, butta l’elenco per terra e si getta in ginocchio a cercare il numero) Volevo tanto telefonargli ma non sapevo quale scegliere. Così non c’è problema.

FELIX:                    Ma come sono?

OSCAR:                  Non preoccuparti, la tua è carinissima

FELIX:                    Io non mi preoccupo… qual è la mia?

OSCAR:                  La divorziata. (guardando l’elenco)

FELIX:                    (raggiunge Oscar) Perché a me la divorziata?

OSCAR:                  Ah, per me… vuoi la vedova? (traccia con un lapis un cerchio sul numero)

FELIX:                    (seduto sul divano) No, la vedova non la voglio. Non voglio neanche la divorziata. Lo faccio solo per te

OSCAR:                  Senti, prendi quella che vuoi. Quando sono sulla porta, le guardi e decidi la sorella preferita. (strappa la pagina dall’elenco, corre alla libreria e ce l’appende) Non m’importa, a me basta fare due risate

FELIX:                    Va bene, va bene…

OSCAR:                  (va al divano e si siede accanto a Felix) Non dire “va bene, va bene…” , devi promettermi che cercherai di divertirti, Ti prego, Felix. E’ importante. Dì “Lo prometto”.

FELIX:                    (annuisce) Lo prometto.

OSCAR:                  E che non ti scappi di chiamarle Frances. Si chiamano Cecilia e Guendalina.

FELIX:                    Niente Frances

OSCAR:                  E niente pianti, sospiri, lamenti e gemiti.

FELIX:                    Sorriderò dalle 19 alle 24.

OSCAR:                  E soprattutto non parlare del passato, solo del presente!

FELIX:                    E del futuro.

OSCAR:                  Oh, eccolo finalmente il nuovo Felix. (salta su e saltella verso destra) Oh, questa sì che sarà una serata! Ehi, dove vogliamo andare?

FELIX:                    Come, dove?

OSCAR:                  A cena, dove si va?

FELIX:                    Dici al ristorante? Siamo in quattro, ci costerà l’ira di Dio.

OSCAR:                  Risparmieremo sulla lavanderia. Giovedì stiamo senza calzini.

FELIX:                    Ma sarebbe buttar via i soldi. Non possiamo permettercelo.

OSCAR:                  Ma dovremo mangiare, no?

FELIX:                    (va verso Oscar)  Ceneremo qui.

OSCAR:                  Qui!?

FELIX:                    Cucino io. Risparmieremo almeno 30 o 40 dollari. (va al divano e prende il telefono)

OSCAR:                  Ma che razza di serata diventa con te tutta la sera in cucina?

FELIX:                    No, macché! Preparo tutto nel pomeriggio. Una volta messe in forno le patate, avrò tutto il tempo di questo mondo. (comincia a formare il numero)

OSCAR:                  (fa avanti e indietro a grandi passi) A chi telefoni?

FELIX:                    A Frances, voglio che mi dia la ricetta del polpettone di manzo alla messicana. Le farà impazzire, vedrai! (mentre forma il numero, Oscar si lancia fuori verso camera sua)

S I P A R I O

SCENA II^

(qualche giorno dopo, verso le otto di sera. All’alzarsi del sipario, scena vuota; la tavola apparecchiata sembra una copertina di “Case e Giardini”, è apparecchiata per quattro, con tanto di tovaglia di lino, candele e bicchieri di vino. Centrotavola floreale e fiori per tutta la stanza e sul tavolino davanti al sofà, crackers e stuzzichini. Dalla cucina rumori di intensa attività. Si apre la porta d’ingresso ed entra Oscar con una bottiglia di vino dentro un sacchetto di carta e la giacca sul braccio, mette il sacchetto sul tavolo e la giacca sulla sedia a destra del boccascena)

OSCAR:                  (a voce alta, scherzosamente) Sono a casa, gioia! (va in camera da letto, si toglie la camicia e torna facendosi la barba col rasoio elettrico; ha una camicia pulita e la cravatta sul braccio. Canta allegramente ed ammira la tavola apparecchiata) Bella! Bellissima! (fiuta gli odori che arrivano dalla cucina) Ah, sì, sì. In quella cucina sta accadendo qualcosa di meraviglioso. (si frega le mani felice) Ragazzi, non c’è dubbio: sono l’uomo più fortunato del pianeta. (Oscar si mette il rasoio elettrico in tasca e comincia ad infilarsi la camicia, mentre Felix entra lentamente in scena dalla cucina: ha un canovaccio stretto alla vita come se fosse un grembiule e in mano ha un mestolo. Guarda mesto e silenzioso Oscar e va a sedersi su una poltrona) Ho preso il vino. (tira fuori la bottiglia dal sacchetto e la mette sul tavolo) “Batard Montrachet”, 6 dollari e 25. Non ti dispiace, vero tesoro? Vuol dire che andremo al lavoro a piedi, questa settimana. (Felix immobile, mesto e silenzioso) Ehi, sul serio Felix, hai fatto un gran lavoro. Solo, se posso permettermi, un piccolo suggerimento: un po’ più giù le luci (va a spegnere le appliques) … e un po’ più su con una dolce musica d’atmosfera. (va allo stereo inserito nella libreria e prende dei dischi) Cosa ci sta meglio con il polpettone alla messicana? Glenn Miller o Frank Sinatra? (Felix fissa un punto davanti a sé) Felix? Cosa c’è? (mette giù l’album) Qualcosa che non va? Lo capisco dalla tua conversazione. (va in bagno, prende il dopobarba e comincia a darselo) Avanti, Felix, che cos’hai?

FELIX:                    (senza guardarlo) Cosa hoooo? Comincia a dirmi che ore sono, secondo te.

OSCAR:                  Che ore so…? Non lo so. Le sette e mezza?

FELIX:                    Le sette e mezza? Diciamo le otto.

OSCAR:                  (mette il dopobarba sul tavolino) Va bene, sono le otto. E allora? (comincia a farsi il nodo della cravatta)

FELIX:                    Allora? Avevi detto che eri a casa per le sette!

OSCAR:                  Avevo detto così?

FELIX:                    (annuisce) Eh, già. “Sarò a casa alle sette”, così avevi detto.

OSCAR:                  Va bene, avevo detto sarò a casa alle sette e sono a casa alle otto. Qual è il problema?

FELIX:                    Se sapevi che arrivavi più tardi, perché non mi hai telefonato?

OSCAR:                  (pausa mentre si fa il nodo alla cravatta) Non ho potuto, avevo da fare.

FELIX:                    Troppo da fare anche per una telefonata? E dov’eri?

OSCAR:                  In ufficio, a lavorare

FELIX:                    (viene verso il boccascena a sinistra) A lavorare? Ah!

OSCAR:                  A lavorare, a lavorare!

FELIX:                    Ti ho chiamato in ufficio alle sette e te n’eri già andato

OSCAR:                  Ci ho messo un’ora a venire a casa. Non ho trovato un taxi.

FELIX:                    Da quando in qua hanno i taxi all’Hanning Bar?

OSCAR:                  Un momento… Un momento, questa voglio registrarla, perché non ci crederà nessuno. Vuoi dirmi che se faccio tardi per cena devo telefonarti?

FELIX:                    (va verso Oscar) Non per qualsiasi cena, solo per cene come questa! E’ dalle due che sto lavorando come uno schiavo per farti risparmiare i soldi per gli alimenti a tua moglie!

OSCAR:                  (dominandosi) Felix… questo non mi pare esattamente il momento per una lite familiare. Ci sono due ragazze che arrivano da un momento all’altro.

FELIX:                    Non gli avrai detto di essere qui alle otto!

OSCAR:                  (prende la giacca e va al divano, si siede e prende qualche stuzzichino dal tavolino) Senti, io quello che ho detto non me lo ricordo. Le sette e mezza, le otto… che differenza fa?

FELIX:                    (seguendo Oscar) Te la dico io, la differenza! Mi avevi detto che venivano alle sette e mezza, dovevi essere qui ad aiutarmi con gli antipasti. Alle sette e mezza arrivano e serviamo gli aperitivi, alle otto, cena. Ora sono le otto, il mio polpettone di manzo e pronto! Ora se non lo mangiamo subito saremo in due a seccarci!

OSCAR:                  Oh mio Dio, aiutami!

FELIX:                    Ah, te dovrebbe aiutare? Digli di aiutare il manzo, se ci riesce, perché di là ne abbiamo 9 dollari e 35 che mummificano!

OSCAR:                  Non puoi tenerlo al caldo?

FELIX:                    (va a destra, a grandi passi) Al caldo? IN caldo! Cosa vuoi che lo covi? Ho già fatto un miracolo per averlo pronto per le otto. Dio mio, come faccio ora?

OSCAR:                  Ma no, ma scusa… Non potresti aiutarlo con un po’ di sugo?

FELIX:                    (scagliandosi contro Oscar) Dove lo vado a prendere il sugo alle otto di sera?

OSCAR:                  Non hai più sugo? (alzandosi) Credevo che venisse quando si cuoce la carne…

FELIX:                    (seguendolo) Quando cuoci la carne! Non hai la minima idea di quello di cui stai parlando. Il sugo non viene, devi farlo!

OSCAR:                  Mi avevi chiesto un consiglio, ho provato a dartelo.

FELIX:                    Un consiglio? (gli sventola il mestolo sulla faccia) Ma se neanche sapevi dov’era la cucina finché sono arrivato io e te l’ho fatta scoprire!

OSCAR:                  Se vuoi parlare con me, giù il mestolo!

FELIX:                    (in un’esplosione di rabbia, sventolandogli ancora il mestolo sulla faccia) Mestolo? Fesso, ignorante, è un ramaiolo! Neanche sai cos’è un ramaiolo!

OSCAR:                  Felix, controllati.

FELIX:                    (si ricompone e si siede sul divanetto biposto) Credi che sia facile? Coraggio! La cucina è tutta tua!  Prova a fare un polpettone di manzo alla messicana per quattro in mezz’ora!

OSCAR:                  (a nessuno in particolare) Ma sentitemi! Io che sto discutendo di sughi!

(suona il campanello)

FELIX:                    (salta su) Eccole le nostre invitate. Prendo una sega elettrica ed affetto la carne. (parte per la cucina)

OSCAR:                  (bloccandolo) Resta dove sei!

FELIX:                    Non rispondo più di questa cena.

OSCAR:                  Ma falla finita! A chi vuoi che importi della cena?

FELIX:                    Importa a me. Io ho l’orgoglio di quello che faccio! E tu a queste ora gli spieghi esattamente quello che è successo.

OSCAR:                  Beh, potevi pensarci prima e farmi una polaroid mentre arrivavo a casa alle otto! Ora togliti quel grembiule perché apro la porta. (strappa a Felix il canovaccio e va ad aprire)

FELIX:                    (prende una giacca che era appoggiata su di una sedia e la indossa) Io voglio solo chiarire una cosa: questa è l’ultima volta che cucino per te, perché quelli come te non sanno apprezzare un pasto decente. Tant’è che cenano davanti alla tv. Mestolo!

OSCAR:                  Hai finito?

FELIX:                    Ho finito!

OSCAR:                  Allora sorridi! Cheeeese! (Oscar sorride ed apre la porta, le ragazze fanno capolino, sono entrambe sulla trentina, cinguettanti e piuttosto attraenti) Oh, buonasera!

CECILIA:                (a Oscar) Buonasera!

GWEN:                   Non siamo in ritardo, spero.

OSCAR:                  No, no. In perfetto orario. Entrate! (indicandole) Uh, Felix, ho il piacere di presentarti due mie simpaticissime amiche: Guendalina e Cecilia.

CECILIA:                (puntualizzando l’errore)  Cecilia e Guendalina.

OSCAR:                  Ah, sì, Cecilia e Guendalina… uh… uh… (cercando di ricordare il cognome) Eh, non me lo dite, non me lo dite! Ricordo che il cognome era il nome di un uccellino…

CECILIA:                No, via, acqua, acqua…

OSCAR:                  No, zitte, non me lo dite, voglio ricordarmelo. Ce l’ho sulla punta della lingua… eppure c’entrava un uccellino…

GWEN:                   (ride) Fuochino…

CECILIA:                No. Acqua, acquetta…

OSCAR:                  Un attimo…

FELIX:                    (polemico) Abbiamo tante ore davanti a noi…

CECILIA:                No, via, basta… Si tratta più di mobili che di uccellini. E’ Chippendale, nessuna parentela, ma di cognome facciamo Chippendale.

OSCAR:                  Ecco! Lo dicevo io che c’entrava un uccellino!

FELIX:                    C’entrava un uccellino!

OSCAR:                  (leziosamente) Cip… cip… cip… Chippendale! Cip… cip… cip… (le ragazze ridono) E poi carine come sono, gli va a pennello! Cip… cip… cip… Vero che gli si intona Felix?

FELIX:                    (che si era nascosto la faccia con le mani per l’imbarazzo) Cip… cip… sarà una serata esaltante…

OSCAR:                  (ignorando) Cecilia, Guendalina, ho il piacere di presentarvi il mio amico, coabitante e chef della serata: Felix Ungar!

CECILIA:                (tendendo la mano) Molto lieta.

FELIX:                    (inciampando nella soglia e stringendole la mano) Piacere mio (questo lo fa trovare naso a naso con Oscar e c’è una pausa impacciata mentre si guardano)

OSCAR:                  Bene, abbiamo fatto delle presentazioni in piena regola e chi ben comincia… perché non ci mettiamo seduti comodi?

(cede il passo e guida le ragazze al sofà. Qualche ad libitum e un po’ di confusione e di scontri, mentre tutti si trovano stretti nell’esiguo passaggio tra poltrona e divano. Finalmente le Chippendale si siedono, Oscar sulla poltrona e Felix scivola dietro di lui sul divanetto biposto. Tutti sistemati)

CECILIA:                Carinissimo qui, vero, Gwen?

GWEN:                   (guardandosi intorno) Delizioso! E’ molto più bello del nostro appartamento. Avete un aiuto?

OSCAR:                  Eh, sì… c’è un uomo che viene tutte le sere

CECILIA:                Un uomo tutte le sere? Ma che fortuna! (Cecilia, Guendalina e Oscar ridono della battuta. Oscar guarda Felix, ma non c’è reazione)

OSCAR:                  (si frega le mani) Che bella idea che ho avuto! Ieri raccontavo a Felix di come ci siamo conosciuti.

GWEN:                   Ah… chi è Felix?

OSCAR:                  (imbarazzato indica Felix) E’ lui!

GWEN:                   Oh, sì, ma certo! Mi scusi tanto.

(Felix fa con la testa “Niente di grave”)

CECILIA:                Ma sa che ci è successo un’altra volta stamani?

OSCAR:                  Cosa?

GWEN:                   Bloccate in ascensore di nuovo

OSCAR:                  Davvero? Voi due sole?

CECILIA:                No, c’era anche il povero signor Kessler, quello del terzo piano; siamo state lì mezz’ora

OSCAR:                  Ma no! Che è successo?

GWEN:                   (sempre con intenzione) Niente, purtroppo! (Cecilia e Guendalina ridono della nuova battuta insieme ad Oscar che guarda Felix: nessuna reazione)

OSCAR:                  (si frega ancora le mani) Proprio una gran bella idea!

CECILIA:                Ed è anche tanto più fresca di casa nostra!

GWEN:                   Dalla nostra parte sembra l’equatore

CECILIA:                Stanotte faceva un caldo, ma un caldo… che ci siamo sedute davanti al frigo spalancato come mamma ci ha fatto. Ma ve lo immaginate?

OSCAR:                  Eh… sono qui che ci provo

GWEN:                   Non si riesce più a dormire. Cecilia e io non sappiamo più che fare

OSCAR:                  Perché non dormite con il condizionatore acceso?

GWEN:                   Perché non ce l’abbiamo

OSCAR:                  (con intenzione) Lo so, ma noi sì…

GWEN:                   Oh, lei! Te l’avevo detto o no Cecilia, che questo qui…

OSCAR:                  Lei? Lei chi? Basta con questo lei, diamoci del tu

TUTTI:                   (ad libs) Ma certo. Tanto prima o poi…

FELIX:                    Dicono che venerdì forse piove (tutti fissano Felix)

GWEN:                   Sìììììì?

CECILIA:                Dovrebbe rinfrescare un po’

OSCAR:                  Infatti

FELIX:                    Benché, quando piove, a volte, dopo, fa più caldo. Ribolle…

GWEN:                   Anche questo è vero. (continuano a fissare Felix)

FELIX:    (balza su e impugnando il mestolo va verso la cucina) Il pranzo è servito!

OSCAR:   No! Non è servito.

FELIX:    Invece sì!

OSCAR:   Invece no! Sono sicuro che prima vogliono bere qualcosa… è vero, ragazze?

GWEN:    Beh, io non mi opporrei con la forza

OSCAR:   Sentito? (a Cecilia) Cosa gradisci?

CECILIA:                Oh, proprio non so. (a Oscar) Cosa avete?

FELIX:    Polpettone di manzo alla messicana

OSCAR:                  (a Felix) Parla di roba da bere. (a Cecilia) Tutto abbiamo! Per Bacco e tabacco siamo al completo… (birichino) mancava giusto Venere! (tutti ridono) Allora cosa…? (si accuccia accanto a lei)

CECILIA:                Oh,… una vodka doppia

GWEN:                   Ma come Cecilia… prima di cena?

CECILIA:                Mia sorella mi fa da chioccia. (a Oscar) Allora facciamo una doppia vodka piccola

OSCAR:                  Una doppia vodka piccola. Eeeee….. per la bella chioccetta?

GWEN:                   Oh, … per me soprattutto qualcosa di fresco: vorrei un drambuie doppio con un pochino di ghiaccio tritato. Se non hai il ghiaccio tritato pazienza

OSCAR:                  Come no! Sono stato sveglio tutta la notte a sbriciolare un iceberg! Arrivo subito! (va al bar e prende le bottiglie)

FELIX:                    (avvicinandosi a lui) Dove vai?

OSCAR:                  A prendere da bere

FELIX:                    (preso dal panico) E io che faccio?

OSCAR:                  Finisci il bollettino meteorologico. (va in cucina)

FELIX:                    (gli grida dietro) Guarda la carne, mi raccomando! (si volta verso le ragazza e va a sedersi sulla poltrona; accavalla le gambe con nonchalance, ma è a disagio. Le scavalla e le riaccavalla, si rende conto dell’imbarazzato silenzio e che non può continuare solo a sorridere) Uh, Oscar mi dice che siete sorelle

CECILIA:                Sì, esatto.

FELIX:                    (pausa) Noi no… noi non siamo fratelli.

CECILIA:                Sì, lo sappiamo.

FELIX:                    Benché io abbia un fratello… un fratello che fa il medico. Sta a Buffalo. Sopra New York.

GWEN:                   (prendendo una sigaretta dalla borsa) Sì, lo sappiamo.

FELIX:                    Che mio fratello sta a Buffalo?

GWEN:                   No, sappiamo che Buffalo è sopra New York.

FELIX:                    Ah! (si alza, prende un accendino e accende una sigaretta a Guendalina)

CECILIA:                Noi ci siamo state. E tu?

FELIX:                    No. E carina?

CECILIA:                Deliziosa

FELIX:                    (si accorge che la sigaretta è rimasta presa nell’accendino. La riconsegna subito a Guendalina e gliela accende. Rimette al suo posto l’accendino e agitato si siede. C’è una pausa) Com’è interessante conoscere gente nuova! Voi lavorate qui a New York?

CECILIA:                Sì, lavoriamo allo “Snellirama”.

GWEN:                   Sai, il centro estetico…

CECILIA:                I clienti ci mettono in mano i loro corpi e noi ce li lavoriamo facendo cose meravigliose

GWEN:                   Davvero, se ti interessa possiamo toglierti il 10%

CECILIA:                Della spesa, non del corpo!

FELIX:                    Sì, ceto. (ride. Tutti ridono. Improvvisamente grida verso la cucina) Oscar, allora?

OSCAR:                  (da fuoriscena) Arrivo! Arrivo!

CECILIA:                E tu di che ramo ti occupi?

FELIX:                    Sono in cronaca alla CBS

CECILIA:                Oh, interessante!

GWEN:                   Da dove prendi le idee? Diciamo così!

FELIX:                    (la guarda come una marziana) Dalla cronaca

GWEN:                   Oh, sì, certo, che sciocca.

CECILIA:                Magari qualche volta potresti parlare di noi nel notiziario.

FELIX:                    Beh, se fate qualcosa di eclatante….

CECILIA:                Oh, noi di cose eclatanti ne facciamo tante, ma non mi sembra il caso di raccontarle in televisione. Vero, Gwen? (ridono entrambe)

FELIX:                    (ride anche lui, poi quasi un grido d’aiuto) Ooooscaaaaar!

OSCAR:                  (da fuori scena) Sì, sì!

FELIX:                    La casa è così grande che a volte bisogna gridare

GWEN:                   E qui vivete solo voi due “spaiati”?

FELIX:                    Spaiati? Oh, (risatina) scapoli! No, non siamo scapoli, siamo divorziati; anzi, Oscar è divorziato, io sono lì, lì…

CECILIA:                Oh, il mondo è piccolo. Abbiamo mollato gli ormeggi anche noi, come si dice…

GWEN:                   Ma allora siamo un doppio misto perfetto!

FELIX:                    (sorride debolmente) Sì, penso di sì.

GWEN:                   Benché “tecnicamente” io sia vedova. Stavo divorziando da mio marito e prima che arrivasse la sentenza…

FELIX:                    (sincero) Oh, mi dispiace tanto! (sospira) E’ una cosa tremenda, vero, il divorzio?

GWEN:                   Eh, può esserlo, se non hai un buon avvocato

CECILIA:                E’ vero. A volte si trascinano per anni. Io ho avuto fortuna, un colpo di forbici e zac! Libera.

FELIX:                    Io dicevo che è tremendo quello che può fare alla gente. In fondo cos’è il divorzio? E’ prendere due persone felici o che tentano di esserlo e separare le loro vite con un taglio netto. E’ disumano, non vi pare?

CECILIA:                Sì, può essere una bella seccatura

GWEN:                   Ma ora è tutta acqua passata, Io, ehm, scusami tanto, ma ho dimenticato il tuo nome

FELIX:                    Felix

GWEN:                   Ah, sì, Felix

CECILIA:                Come “Felix il gatto”!

(Felix toglie il portafoglio dalla tasca della giacca)

GWEN:                   Beh… (indicando sé e Cecilia) Le Cip Cip dovranno stare attente al gatto. (ride)

CECILIA:                (prende un pistacchio da un vassoietto) Hmmm, i pistacchi… li adoro!

FELIX:                    (tira fuori un’istantanea dal portafoglio) Questa è la cosa peggiore del separarsi

CECILIA:                (la guarda) Già innamorati fin da piccoli, eh?

FELIX:                    No, no. Sono i miei bambini: un maschietto ed una femminuccia. (Cecilia dà la foto a Guendalina, tira fuori gli occhiali e li mette) Lui sette anni, lei cinque.

CECILIA:                (guarda ancora) Oh, che tesori!

FELIX:                    Vivono con la madre

GWEN:                   Ti mancheranno tremendamente, immagino.

FELIX:                    (riprende la foto e la guarda amorosissimamente) Non sopporto di stare lontano da loro, ma… questo accade col divorzio

CECILIA:                Ogni quanto li vedi?

FELIX:                    Tutte le sere mi fermo là tornando dal lavoro, poi li prendo per i week-end, le feste ed in luglio e agosto per le vacanze

CECILIA:                Oh! Beh, quand’è che ti mancano?

FELIX:                    Sempre, quando non sto con loro. Se non dovessero andare tanto presto a scuola, andrei a preparargli la colazione, vanno matti peri miei toast

GWEN:                   Sei un padre molto amoroso

FELIX:                    E’ Frances che è stupenda

CECILIA:                Si chiama Frances la piccola? Carino!

FELIX:                    No, la mamma, mia moglie.

GWEN:                   Quella da cui stai divorziando?

FELIX:                    (annuisce) Mmhhh. Li ha cresciuti in modo stupendo, sono sempre così carini… così educati…! Anche nel parlare: quando li chiami, mai che dicano “eeehhhh”… sempre “sììììì?” E poi sono così buoni! Ed è tutto merito suo, è il tipo di donna che… ah, ma che discorsi sto facendo? A voi cosa interessa? Anzi…

CECILIA:                Sciocchezze! Devi essere orgoglioso, hai due bei bambini ed una ex moglie meravigliosa

FELIX:                    (controllando la sua emozione) Lo so. Lo so. (tende a Guendalina un’altra istantanea) E’ lei. Frances.

GWEN:                   (guardandola) Oh, è carina… Guarda com’è carina.

CECILIA:                Oh, sì, carina, molto carina. Molto molto carina.

FELIX:                    (riprende la foto) Grazie. (mostra un’altra foto) Bello, no?

GWEN:                   (guarda) Ma qui non c’è nessuno

FELIX:                    Lo so. E’ una foto del nostro soggiorno. Avevamo un bell’appartamento

GWEN:                   Oh sì, carino, molto accogliente

CECILIA:                Belli quei lumi.

FELIX:                    Grazie! (prende la foto) Li comprammo in Messico quando eravamo in viaggio di nozze, (guarda di nuovo la foto) tornavo volentieri a casa la sera. (gli si spezza la voce) Era tutta lì la mia vita: mia moglie ed i miei bambini… e la mia casetta. (scoppia in singhiozzi)

CECILIA:                E lei si è tenuta anche i lumi?

FELIX:                    (annuisce) Le ho dato tutto… Non sarà mai più così la mia vita! Mai più! Io… io… (si volta da un’altra parte) Scusate… (prende il fazzoletto e si asciuga gli occhi; Guendalina e Cecilia si guardano commosse, impietosite) Vi prego, scusatemi, non volevo commovuermi (cercando di dominarsi, prende un vassoietto dal tavolino ed offre alle ragazze) Patatine fritte? (Cecilia prende il vassoietto)

GWEN:                   Non devi vergognarti, è difficile trovare un uomo capace di piangere.

FELIX:                    (con la mano sugli occhi) Non parliamone, vi prego!

CECILIA:                Io trovo che è dolce. Terribilmente, terribilmente dolce! (prende una patatina)

FELIX:                    Così fai peggio…

GWEN:                   (con gli occhi umidi) E’ di un consolante sentire un uomo che parla tanto bene della donna da cui sta divorziando. Oh, che caro! (tira fuori il fazzoletto) Dio, Dio, mi hai fatto pensare al mio povero Sidney!

CECILIA:                Oh Guendalina… ti prego, no! (mette giù il vassoietto)

GWEN:                   Era un matrimonio perfetto, all’inizio. Lo dicevano tutti, vero Cecilia? Non come te con il tuo George.

CECILIA:                (torna la passato mentre consola Guendalina) E’ vero. George e io non siamo stati mai felici. Neanche per un giorno. (anche lei prende il fazzoletto e si asciuga gli occhi. Ora sono in tre ad asciugarsi gli occhi) Via! Su, smettiamo, è ridicolo!

GWEN:                   Io non capisco come è successo. Ero tanto di buonumore pochi minuti fa…

CECILIA:                Io non piangevo più da quando avevo 14 anni

FELIX:                    Ma sì, sfoghiamoci! Poi ci sentiremo molto meglio. Per me è sempre così.

GWEN:                   Oh, Dio! Oh, Dio! Oh, Dio!

(tutti e tre singhiozzano. Improvvisamente Oscar irrompe nel soggiorno con un vassoio carico di drink. E’ tutto un sorriso)

OSCAR:                  (come un attore del varietà vecchia maniera) Feeeelicitààààà! (poi vede la lacrimevole scena. Felix e le ragazze cercano di ricomporsi) Che accidenti è successo?

FELIX:                    Niente! Niente! (mette via il fazzoletto)

OSCAR:                  Ma come sarebbe niente? Sto via tre minuti, torno e trovo una veglia funebre! Che cosa gli hai detto?

FELIX:                    (si giustifica) Io non ho detto niente. Oscar, non cominciare, eh!

OSCAR:                  Non posso lasciarti un momento! Beh, se davvero vuoi piangere, vai in cucina e guarda il tuo polpettone messicano

FELIX:                    (corre come un pazzo in cucina) Oh, mammasanta! Ti avevo detto di chiamarmi

OSCAR:                  (porgendo un drink a Cecilia) Scusate ragazze, mi ero scordato di avvisarvi su Felix: è una soap-opera ambulante

GWEN:                   Credo che sia la persona più cara che abbia conosciuto

CECILIA:                (prendendo il bicchiere) E’ così sensibile, così fragile! Ti fa venir voglia di prenderlo fra le braccia e cullarlo

OSCAR:                  (rimette sul vassoio il drink di Guendalina e beve un lungo sorso dal suo) Credo che, quando uscirà dalla cucina, dovrete farlo

FELIX:                    (come previsto: è sulla soglia della cucina e sembra un cucciolo ferito. Con un guanto da forno, ha in mano una piastra con il polpettone messicano, praticamente carbonizzato. Con calma) Vado giù al “Delikatessen”. Torno subito.

OSCAR:                  (andando verso di lui) Un momento, forse non è poi tanto male. Vediamolo.

FELIX:                    Ecco! Sono 9 dollari e 35 di brace alla carne. (cerca di nascondere la piastra alle ragazze) Prendo dei sandwiches e un pollo arrosto.

OSCAR:                  (cercando di guardarla) Dammela! Forse possiamo fare qualcosa

FELIX:                    (tirandola indietro) E’ tutta nera. La carne nera non piace a nessuno

OSCAR:                  Non posso neanche guardarla?

FELIX:                    No! Non puoi guardarla!

OSCAR:                  Ma perché?

FELIX:                    Se avessi guardato l’orologio, prima, ora non dovresti guardare la carne nera. Lasciala in pace! (fa dietro front per tornare in cucina)

GWEN:                   (andando verso di lui) Felix! Possiamo vederla noi?

CECILIA:                (voltandosi verso di lui e mettendosi in ginocchio sul divano) Ti prego!

FELIX:                    (si ferma sulla porta della cucina, esita per un momento, poi, senza una parola, tende loro la piastra) Eeeehhhh…. (Guendalina e Cecilia osservano mute, poi scoraggiate si voltano verso Oscar) E se ordinassimo al ristorante cinese?

OSCAR:                  Magnifica idea!

GWEN:                   Io… ne ho una più bella! Perché non improvvisiamo qualcosa qui noi?

OSCAR:                  E’ più bella davvero!

FELIX:                    Ho sporcato tutte le pentole! (va a sedersi sul divanetto sempre con la piastra in mano)

CECILIA:                Beh, allora possiamo mangiare in casa nostra, abbiamo centinaia di scatolette.

OSCAR:                  Mai sentita un’idea più bella!

GWEN:                   Certo fa un caldo bestiale da noi. Dovrete togliervi la giacca.

OSCAR:                  (sorride) Potremmo sempre metterci tutti insieme davanti al frigo spalancato.

CECILIA:                (prende la borsa sul sofà) Dateci 5 minuti per orientarci in mezzo alle scatolette (Guendalina prende la sua borsa sul sofà)

OSCAR:                  Facciamo 4 minuti? Sto morendo di fame! (le ragazze si avviano per uscire)

GWEN:                   Non scordate il vino

OSCAR:                  Noi scordarci il vino?

CECILIA:                E il cavatappi

OSCAR:                  E il cavatappi

GWEN:                   E Felix

OSCAR:                  No, non me lo scordo Felix!

CECILIA:                Tà, tà!

OSCAR:                  Tà, tà!

GWEN:                   Tà, tà! (le ragazze escono)

OSCAR:                  (lancia un bacio verso la porta di ingresso chiusa. In rima) Per ora un bacio, il resto poi verrà. Tà, tà! Tà, tà! (volteggia per la scena euforico, prendendo il cavatappi dal bar, il vino e i dischi) Felix, ti amo! Ci voleva il tuo carbone per darci una notte di fuoco! Dai, prendi il secchio del ghiaccio. Pronte o non pronte arriviamooooo! (corre verso la porta)

FELIX:                    (seduto immobile) Io non vengo

OSCAR:                  (andando verso Felix) Ehi, dico, dai i numeri? Sai cosa ci aspetta lassù? Sei stato invitato a passare la serata in una serra bicamere con le sorelle Cip Cip… come sarebbe non vieni?

FELIX:                    (un po’ duro) Non so più che raccontargli, non so più che dire. Gli ho anche già detto di mio fratello a Buffalo.

OSCAR:                  Felix, sono entusiaste di te. Me l’hanno detto! Una di loro vuole prenderti in collo e cullarti. Hai superato il maestro. Prendi il secchio del ghiaccio. (si avvia verso la porta)

FELIX:                    Ma non capisci? Ho pianto! Ho pianto davanti a una donna, anzi a due donne!

OSCAR:                  (si ferma) E quanto gli è piaciuto! Ora mi viene una crisi isterica, vuoi prendere il secchio?

FELIX:                    Ma perché ho pianto? Perché mi sentivo in colpa? Perché affettivamente sono ancora legato a Frances ed ai bambini

OSCAR:                  Beh, per stasera slegati

FELIX:                    Non voglio più discutere. (va verso la cucina) Adesso rigoverno e poi mi faccio uno shampoo, la serata è finita. (va in cucina e getta il tegame nel lavello)

OSCAR:                  (gridando) Pentole e capelli unti possono aspettare, le ragazze no! Tu ora vieni con me!

FELIX:                    (in cucina) No, e no!

OSCAR:                  E che faccio io con due ragazze? Felix, non mi fare questa cosa, non te la perdonerò!

FELIX:                    Io non vengo!

OSCAR:                  (grida) Va bene, maledetto! Ci vado senza di te! (esce sbattendo la porta, poi l’apre e rientra) Stai venendo?

FELIX:                    (esce dalla cucina con una rivista in mano) No!

OSCAR:                  Cioè non fai il minimo sforzo per cambiare? Cioè questo è l’individuo che sarai fino all’ultimo giorno della tua vita?

FELIX:                    (sedendosi sul divano) Si è quello che si è.

OSCAR:                  (annuisce, va alla finestra, scosta le tende e la spalanca, poi si dirige verso la porta) Sono 12 piani, non 11. (esce mentre Felix fissa la finestra spalancata)

S I P A R I O

SCENA 3^

La sera dopo le 19:30. Il soggiorno è nuovamente predisposto per il poker, con il tavolo da pranzo tirato in avanti, le sedie tutte intorno e il divanetto tirato indietro sotto la finestra. Felix arriva dalla camera da letto con un aspirapolvere, lo passa accuratamente sul tappeto e mentre pulisce attorno al tavolo, si apre la porta ed entra Oscar. Ha in testa un panama e sotto il braccio i giornali, dà un’occhiata a Felix che sta ancora pulendo e scuote la testa profondamente disgustato. Passa dietro a Felix, lasciando il panama sul tavolino vicino alla poltrona e va in camera sua. Felix non si è accorto della sua presenza, poi di colpo va via la corrente e l’aspirapolvere si ferma; chiaramente Oscar ha staccato la spina che è in camera sua. Felix tenta inutilmente di azionare l’aspirapolvere, poi si avvia per tornare in camera da letto, si ferma e capisce quello che è successo quando Oscar torna nel soggiorno. Oscar tira fuori dalla tasca un sigaro e va davanti al divano dov’è Felix, scarta il sigaro e con nonchalance getta il cellophane sul pavimento, poi sale sul divano e ci cammina avanti  e indietro schiacciando i cuscini. Saltando giù, poggia un piede sul bracciolo della poltrona e poi si siede sul divano, prende un fiammifero svedese dal tavolino davanti al divano e lo accende strofinandolo sul piano del medesimo. Acceso il sigaro, lancia il fiammifero spento sul tappeto e si mette scompostamente comodo a leggere il giornale. Felix ha osservato il tutto muto e ora delicatamente raccoglie il cellophane del sigaro e il fiammifero e li lascia cadere nel panama di Oscar, poi batte le mani per pulirsele e porta l’aspirapolvere in cucina, tirandosi dietro il cavetto. Oscar prende il cellophane ed il fiammifero dal panama e li mette nel portacenere pieno di mozziconi sul tavolino davanti al sofà, poi prende il portacenere e lo rovescia sul pavimento; torna poi comodo a leggere il giornale. Felix esce subito dalla cucina con un piatto fumante di spaghetti su un vassoio e mentre va al tavolo passando dietro ad Oscar, fa un gesto con la mano ad indicare che il profumo degli spaghetti è delizioso, gli avvicina la scodella perché lo senta anche lui e si renda conto di quello che perde. Appena Felix ha cominciato a mangiare Oscar prende una bomboletta di air-fresh e, girando intorno al tavolo, dirige il getto tutto intorno a Felix, poi si mette accanto la bomboletta e torna alla lettura del giornale)

FELIX:    (scostando da sé gli spaghetti) Va bene, quanto vogliamo andare avanti così?

OSCAR:   (leggendo il giornale) Parli con me?

FELIX:    Precisamente. Parlo con te.

OSCAR:   Cosa vuoi sapere?

FELIX:                    Voglio sapere se passerai  il resto della tua vita senza rivolgermi la parola, perché se  è così, mi compro una radio. (nessuna risposta) Bèèèèèè? (nessuna risposta) Capito. Con me non parli. Bene. Si può fare anche in due questo gioco. (pausa) Se tu non parli con me, io non parlo con te. (nessuna risposta) So essere puerile anch’io, se voglio. (nessuna risposta) Posso andare avanti quanto te, senza parlare

OSCAR:                  Allora perché diavolo non stai zitto?

FELIX:                    (stupito) Parli con me?

OSCAR:                  Ieri sera era un’occasione d’oro per parlare, ti avevo scongiurato di salire con me. Ti avverto: d’ora in avanti non voglio più sentire niente che esca da quella testa sciampata finché campi.

FELIX:                    (lo fissa) Ricevuto. Passo e chiudo.

OSCAR:                  (si alza tirando fuori la chiave di tasca e la sbatte sul tavolo) Ecco la chiave della porta di servizio, circola solo in camera tua e nell’ingressino e non ti succederà niente. (torna a sedersi sul divano)

FELIX:                    Non so se ho capito bene l’avvertimento

OSCAR:                  Allora te lo spiego: stammi alla larga!

FELIX:                    (prende la chiave e va verso il sofà) Credo che tu dica sul serio. Credo che tu dica proprio sul serio. Dici sul serio?

OSCAR:                  Questa è casa mia, tutto quello che è qua dentro è mio. L’unica cosa tua sei tu; stattene in camera tua e parla sottovoce

FELIX:                    Eh sì, dici sul serio. Beh, allora ti ricordo che io pago metà dell’affitto e vado in quante stanze mi pare (si alza e va rabbiosamente verso l’ingrasso)

OSCAR:                  Dove vai?

FELIX:                    A fare quattro passi in camera tua

OSCAR:                  (sbatte giù il giornale) Non ci provare!

FELIX:                    (bollendo) Ci provo eccome! Io pago 120 dollari al mese

OSCAR:                  Quello era in bassa stagione. A partire da domani fanno 12 dollari al giorno

FELIX:                    Va bene. (tira fuori delle banconote dal portafoglio e le sbatte sul tavolo) Ecco qua! Per oggi ti ho pagato. Ora vado a fare quattro passi in camera tua

OSCAR:                  Non ti azzardare! Ti ho detto di starmi alla larga! (lo insegue, Felix ripara dietro al tavolo, mentre Oscar blocca l’ingresso)

FELIX:                    (indietreggiando, mantenendo fra loro il tavolo) Sta attento, sta attento, Oscar!

OSCAR:                  (gli punta contro il dito) Io ti avverto… se vuoi restare qui, io no voglio vederti, non voglio sentirti e non voglio sentire le puzze di quello che cucini. Ora togli questi spaghetti dal mio tavolo di poker

FELIX:                    Ah! Ah! Ah!

OSCAR:                  Cosa c’è da ridere?

FELIX:                    Non sono spaghetti, sono linguine

(Oscar prende la scodella di linguine e quando è all’altezza della porta di casa, al lancia dentro la cucina)

OSCAR:                  Ora è spazzatura! (torna a camminare sul divano)

FELIX:                    (lo guardai incredulo) Tu sei pazzo! Io sarò nevrotico, ma tu sei pazzo!

OSCAR:                  Sono pazzo, eh? E’ buffo davvero detto da una meringa come te!

FELIX:                    (va alla porta della cucina e guarda il disastro) Io non pulisco

OSCAR:                  E’ una promessa?

FELIX:                    Hai sentito cosa ho detto? Io là non pulisco. Sudiciume tuo. (guardando ancora dentro la cucina) Guarda lì! Tutte appiccicate alle pareti!

OSCAR:                  (va sulla soglia e si affaccia sulla cucina) Mi piace. (Chiude la porta e va a grandi passi verso destra)

FELIX:                    (furioso) Tu ce le lasceresti, vero? Finché non diventano stecchite e verdognole. Puah! E’ disgustoso! Io pulisco. (va in cucina, Oscar lo segue. C’è un fracasso di latta e pentole che cadono)

OSCAR:                  (fuoriscena) Lasciale lì! Tocca una di quelle linguine e ti do un cazzotto sul naso!

FELIX:                    (corre fuori dalla cucina, inseguito da Oscar) Senti, vediamo di calmarci, va bene? (mette un mano sulla spalla di Oscar che subito la respinge con violenza)

OSCAR:                  Se vuoi arrivare vivo a domattina, fai meglio a legarmi e a barricarti in camera tua.

FELIX:                    (si siede al tavolo, ostentando una calma glaciale) Senti Oscar, vorrei sapere cosa è successo

OSCAR:                  (gli si avvicina) Cos’è successoooooooo?

FELIX:                    (si sposta rapidamente mettendosi su una sedia più distante) Eh già. Ci sarà un  motivo per questa tua improvvisa  esplosione di rabbia. E’ per qualcosa che ho detto? E’ per qualcosa che ho fatto?

OSCAR:                  (facendo su e giù per la stanza) Non è niente che hai detto, non è niente che hai fatto. SEI TU!

FELIX:                    Capisco… Beh, è abbastanza chiaro.

OSCAR:                  Potrei essere anche più chiaro, ma non voglio farti male.

FELIX:                    Cos’è? La cucina? Le pulizie? I pianti?

OSCAR:                  (andando verso di lui) Te lo dico con precisione cos’è: è la cucina, sono le pulizie e i pianti. E’ che parli nel sonno. Sono i tuoi muggiti per stapparti le orecchie alle tre del mattino. Io non ne posso più, sento che sto crollando, mi irrita quando sei qui e quando sei fuori, … quando sei fuori sono incazzato lo stesso perché penso a quello che farai quando torni! Mi lasci i biglietti sul guanciale. Te l’ho detto cento volte che non sopporto i biglietti sul guanciale! “Sono finiti i corn flakes” F.U. Mi ci sono volute tre ore per capire che F.U. stava per Felix Ungar. Comunque non è tuta colpa tua, Felix, siamo una combinazione sbagliata.

FELIX:                    Sì, Adesso comincio ad avere il quadro.

OSCAR:                  Noooo!!!! Questa è solo la cornice, il quadro ancora non l’ho dipinto! In ufficio ho un elenco scritto a macchina delle cose più irritanti che fai e mi fanno andare ai matti. Ma questa di eri sera è stata il massimo, hai toccato il fondo. E’ stata la ciliegina sulla torta.

FELIX:                    Eh, lo so. Parli del polpettone, eh?

OSCAR:                  Non parlo del polpettone, parlo delle pollastrelle del piano di sopra! Avevo tutto un programma di festeggiamenti con quelle colombelle cinguettanti e ho passato la serata a ingozzare the freddo raccontando la storia della tua vita.

FELIX:                    (balzando su) Ah, è questo che ti ha dato noia? Che ti ho rovinato la seratina?

OSCAR:                  Con quel bel clima che sei riuscito a creare, mi stupisce che non si siano fatte suore

FELIX:                    Non dare la colpa a me. Te l’avevo detto subito di non invitarle (mentre lo dice sventola l’indice davanti alla faccia di Oscar)

OSCAR:                  Tira giù quel dito se non cerchi lo scontro fisico

FELIX:                    (mettendosi naso contro naso con Oscar) Basta Oscar, mi hai rotto veramente i coglioni (stupito del proprio comportamento Felix balza indietro e gli gira al largo, va la divano e si siede)

OSCAR:                  Cos’è questo? Uno sfoggio di temperamento? Non ti avevo visto così arrabbiato da quando spensi il sigaro nell’impasto delle frittelle

FELIX:                    (minaccioso) Oscar,… sembra che tu voglia sentire da me cose che non vorrei dire, ,a se mi decido, e meglio che tu apra bene le orecchie

OSCAR:                  (torna al tavolo e poggiandosi sulle mani, si china verso Felix. Sono naso contro naso) Se ti è rimasto in gola qualcosa a parte le tonsille è meglio se lo cacci fuori!

FELIX:                    Va bene, l’hai voluto tu. Poi non dirmi che non ti avevo avvertito. Sei un uomo fantastico Oscar. Cosa non hai fatto per me! Se non era per te non so come sarei andato a finire, sì, perché tu mi hai praticamente tirato giù da un cornicione, mi hai preso qui e mi hai dato una ragione di vita, anzi me l’avete data in due, tu e questa casa. Per questo non ti dimenticherò mai. Sei stato un full’ d’assi per me!

OSCAR:                  (immobile) Se era questo che non dovevo farti dire, mi deve essere sfuggito qualche passaggio

FELIX:                    Ora ci arrivo! (scandendo le parole) Oscar, sei anche il più grande zotico del creato!

OSCAR:                  Ah.

FELIX:                    Sei totalmente inaffidabile…

OSCAR:                  Finito?

FELIX:                    Incontrollabile…

OSCAR:                  E basta?

FELIX:                    Irresponsabile….

OSCAR:                  Continua ora che ti sei lanciato…

FELIX:                    E’ tutto. Ho finito… Ecco, ho sputato il rospo… che ne dici? (va al divano)

OSCAR:                  (alzandosi) Bene. Perché ora i rospi li sputo io. Per sei mesi ho vissuto solo in questa casa, ero depresso, demoralizzato, abbattuto, poi sei arrivato tu, il mio più caro, intimo amico. E dopo tre settimane vissute a contatto di gomito, sono sull’orlo di un esaurimento nervoso! Fammi un piacere. Trasferisciti in cucina, vivi con le tue pentole, con le tue padelle, con il tuo mestolo, la tua bilancia, le linguine. Quando vuoi uscire, suona il campanello ed io vado a chiudermi in camera mia. (quasi crollando) Te lo chiedo per cortesia, Felix. Da amico. Sta’ lontano da me. (va in camera sua)

FELIX:                    (ferito, ma ricordandosi qualcosa, gli grida) Cammina su giornali! Ho appena lavato il pavimento. (Oscar esce dalla porta, ha lo sguardo dell’allucinato e cammina lentamente a lunghi passi. Felix rapidamente mette il divano fra sé ed Oscar) Lontano da me! Sta’ lontano da me!

OSCAR:                  (inseguendolo intorno al divano) Vieni. Fatti dare un cazzotto. Preferisci faccia, stomaco o reni?

FELIX:                    (fuggendo per la stanza cercando ripari) Bada che ti becchi una denuncia, Oscar.

OSCAR:                  E’ inutile che scappi, sono solo otto stanze e conosco tutte le scorciatoie. (sono ai due lati estremi del divano, Felix afferra un lume come arma di difesa)

FELIX:                    E’ così che credi di risolvere i problemi? Come un animale?

OSCAR:                  Va bene. Vuoi che ti faccia vedere come risolvo io i problemi? Te lo faccio vedere. (si lancia nella camera di Felix, c’è rumore di cose che cadono e torna con una valigia) Ti faccio vedere come li risolvo. (getta la valigia sul tavolo) Ecco! Così li risolvo!

FELIX:                    (attonito) Parti? Dove vai?

OSCAR:                  (esplodendo)  Non io, idiota! Tu sei quello che se ne va! Voglio che tu esca di qui! Subito! Stasera! (apre la valigia)

FELIX:                    Ma cosa stai dicendo?

OSCAR:                  E’ finito il nostro “matrimonio”…. Siamo all’annullamento! Non capisci, no? Non voglio più vivere con te. Metti tutta la tua roba in valigia e fuori di qui!

FELIX:                    Dici davvero che devo… subito?

OSCAR:                  Assolutamente, immediatamente. Non mi frega dove vai, con chi vai. Anzi, se vuoi un consiglio, vai al museo Egizio, sai che pacchia con tutte quelle mummie da spolverare! (va in cucina e ne esce con un mucchio di padelle e pentole che scaraventa dentro la valigia) Invece io sono un essere umano vivente e voglio la mia libertà. (chiude la valigia) Ecco… Fatta la valigia!

FELIX:                    Ma sai che avrei voglia di andarmene davvero

OSCAR:                  (alzando gli occhi al cielo) Perché non ascolta mai quello che dico? Perché non mi sente? Eppure sono sicuro che parlo. Riconosco la mia voce.

FELIX:                    (indignato) Perché se vuoi davvero che me ne vada, me ne vado.

OSCAR:                  Allora vai! Voglio che tu te ne vada, vai! Quando te ne vai?

FELIX:                    Quando me ne vado, eh? Ragazzi, ha anche più fretta di Frances

OSCAR:                  Prenditi il tempo che ti ha dato lei, non vorrei sconvolgere la tua prassi.

FELIX:                    In altre parole mi cacci fuori

OSCAR:                  NON in altre. In queste parole. (prende la valigia) Ti-caccio-fuori!

FELIX:                    Ecco… Volevo solo che fosse ben chiaro che lo hai tu sulla coscienza (va nella sua camera da letto)

OSCAR:                  Cosa… cosa? (lo segue fino alla porta della camera) Che dovrei avere io sulla coscienza?

FELIX:                    (uscendo, infilandosi la giacca, si avvicina ad Oscar) … Che sei tu che mi cacci fuori (si ferma e voltandosi verso di lui) Io sarei dispostissimo a restare e a spazzare via tutti i malintesi

OSCAR:                  (sempre tenendo la valigia) Non ti pare di aver spazzato abbastanza? E’ proprio per questo che voglio che tu te ne vada!

FELIX:                    D’accordo, dato che ti ho sentito dire le parole “fuori da questa casa”. Però ricorda: di quello che può succedermi sei responsabile tu. E che ricada sulla tua testa! (va verso la porta d’ingresso)

OSCAR:                  (lo segue fino alla porta. Grida) Aspetta un momento, perdio! Perché non ti fai cacciare di casa come una persona normale? Perché devi dire cose del tipo: “E che ricada sulla tua testa”? Che cosa deve ricadermi sulla testa?

FELIX:                    Che hai Oscar? Qualche piccolo senso di colpa?

OSCAR:                  Accidenti a te! Era tutto il giorno che pregustavo il momento di buttarti fuori e ora mi rovini anche questo!

FELIX:                    Scusami se ti guasto la festa, me ne vado subito, ligio a i tuoi desideri. (comincia ad aprire la porta)

OSCAR:                  (lo tira indietro, chiude la porta sbattendola ed impedisce a Felix di uscire) Tu non esci di qui finché non lo ritiri!

FELIX:                    Ritiro? Ritiro cosa?

OSCAR:                  “E che ricada sulla tua testa”. Che diavolo è, la maledizione di Tutankamon?

FELIX:                    Levati di mezzo per favore

OSCAR:                  Te ne andasti così quella sera da Frances? Ora capisco perché ha fatto riverniciare la camera (indica la camera di Felix) Io la faccio foderare di bronzo!

FELIX:                    (si siede sul divano dando le spalle ad Oscar) Come posso andarmene se blocchi la porta?

OSCAR:                  (calmissimo) Felix, siamo stati amici per tanto tempo…. In nome di quell’amicizia, perché non dici: ”Oscar, non ci sopportiamo più, separiamoci.”

FELIX:                    Ti farò sapere cosa fare di miei vestiti, ti telefono io… O ti faccio telefonare da qualcuno. (controllando la forte emozione) Ora vorrei andare.

OSCAR:                  (rassegnato si toglie dalla porta. Felix la apre) Dove andrai?

FELIX:                    (si volta sulla soglia e lo guarda) Dove? (sorride) Oh, andiamo, Oscar. Non è proprio che ti interessi, vero? (esce)

OSCAR:                  Schifoso! (Felix se n’è andato. Oscar torna nel soggiorno chiudendo la porta, è zoppicante; cerca qualcosa per sfogare la sua enorme frustrazione. Getta un cuscino contro la porta d’ingresso e poi fa su e giù come un leone in gabbia) Va bene, Oscar, controllati. Continua a ripetere: “Se n’è andato davvero!” (si regge la testa dolorante) Oddio! Questa è la sua maledizione! “E che ricada sulla tua testa!” Già mi fa male. (suona il campanello della porta e lui guarda speranzoso) Ti prego, fa che sia lui! Che sia Felix! Signore, ti prego, dammi un’altra possibilità di ucciderlo! (corre alla porta e l’apre. Sono Murray e Vinnie).

MURRAY:              (posando la giacca sul tavolo) Ehi, che è successo a Felix? Ci è passato davanti ed aveva di nuovo la faccia tipo ora salgo sul patibolo. (si toglie le scarpe)

VINNIE:                 (gettando la giacca sul puff) Che gli è successo? Gli ho chiesto dove andava ed ha risposto: “Lo sa solo Oscar. Solo Oscar lo sa.” Dove va Oscar?

OSCAR:                  (sedendosi al tavolo) E che cavolo ne so io! Vabbeh, facciamo ’sto poker, eh? Su, prendete le fiches

MURRAY:              Io ho bisogno di mangiare qualcosa.  Ho una fame! Hmmm… Sento odore di spaghetti (va in cucina)

VINNIE:                 Ma non gioca stasera? (prende due sedie dall’angolo pranzo e le mette intorno al tavolo che ora è posto sotto il boccascena)

OSCAR:                  Non ne voglio parlare… Non voglio neanche sentire quel nome

VINNIE:                 Quale nome? Felix?

OSCAR:                  Ho detto che non voglio neanche sentire quel nome!

VINNIE:                 Non sapevo il nome di chi. Felix? (libera il tavolo, mette quello che è rimasto della cena di Felix su un ripiano della biblioteca)

MURRAY:              (esce dalla cucina) Hai la cucina piena di spaghetti sparsi dappertutto.

OSCAR:                  Non sono spaghetti, sono linguine.

MURRAY:              Oh, li avevo presi per spaghetti. (torna in cucina)

VINNIE:                 (prendendo dalla libreria il necessario per giocare e mettendolo sul tavolo) Perché non dovrei nominarlo?

OSCAR:                  Chi?

VINNIE:                 Felix. Che è successo? Qualcosa di brutto? (Speed entra dalla porta d’ingresso aperta)

SPEED:                   Già, che è successo con Felix? (mette la giacca su una sedia del tavolo)

MURRAY:              (esce dalla cucina con una confezione da sei di birre, sacchetti di patatine ed altro. Fissano tutti Oscar aspettando una risposta. C’è una lunga pausa)

OSCAR:                  Abbiamo rotto. Un calcio nel culo e fuori! Sono stato io a decidere, l’ho cacciato io di casa. Va bene? E che ricada sulla mia testa.

VINNIE:                 Che ti deve ricadere sulla testa?

OSCAR:                  Che ne so io? Lo ha detto Felix, devi chiederlo a lui.

MURRAY:              Crollerà, conosco Felix. Farà una pazzia.

OSCAR:                  (truce) E io per questo l’ho cacciato. (Murray fa un gesto di incredulità, va verso il divano dopo aver posto birra e sacchetti. Oscar gli si avvicina) Ora penserete che sono un egoista, che sono crudele con lui, ma io l’ho fatto per voi, l’ho fatto per tutti voi

VINNIE:                 Ma di che parli?

OSCAR:                  Eravamo tutti stufi: di portacenere, tovagliolini, di tramezzini tonno, lattuga e pomodoro; ma quello non era ancora niente. Sapete cosa voleva fare Venerdì prossimo “per cambiare un po’”? Ne avete idea?

VINNIE:                 Cosa?

OSCAR:                  Il tai-ci-ru, un piatto tailandese: interiora di maiale, gamberetti, riso fritto e cuore di palma. Nemmeno a Bangkok giocano a poker così!

MURRAY:              Che c’entra? E’ sempre nostro amico. Ed ora è in giro fuori di sé, ed io sono preoccupato per lui.

OSCAR:                  (avvicinandosi a Murray) E io no, eh? Mi disinteresso? Non sono preoccupato? Chi credete che sia stato il primo a cacciarlo?

MURRAY:              Frances!

OSCAR:                  Cosa?

MURRAY:              Frances è stata la prima a cacciarlo. Tu sei stato il secondo e con chiunque andrà a vivere adesso, sarà il terzo. Non capisci?  E’ Felix, è lui che si caccia da solo.

OSCAR:                  Perché?

MURRAY:              Non lo so perché. Non lo sa neanche lui. Esiste gente così. C’è una tribù in Africa dove tutti passano le giornate a darsi cazzotti in testa. (allarga le braccia con un eloquente gesto di rassegnazione)

OSCAR:                  (come se capisse in quel momento il suo motivo di rabbia) Ma io non mi preoccupo di lui. Che, lui si preoccupa di me? E’ lì che gira per le strade in lacrime e singhiozzi, sarà tutto contento. Se avesse un briciolo di dignità lascerebbe in pace noi e tornerebbe da Blanche.

VINNIE:                 Perché dovrebbe?

OSCAR:                  (prende il mazzo di carte) Perché è sua moglie.

VINNIE:                 No, Blanche è tua moglie. Sua moglie è Frances.

OSCAR:                  (lo fissa) Ha parlato il saggio della montagna!

VINNIE:                 Perché? Che ho detto?

OSCAR:                  (getta le carte in aria) Va bene, basta col poker. Basta giocare. (si alza e, agitatissimo, va verso destra)

SPEED:                   E chi gioca? Non abbiamo neanche cominciato.

OSCAR:                  (verso di lui) Questo solo sai fare: lamentarti. Neanche ti passa per la mente di chiederti dove può essere finito Felix?

SPEED:                   Mi pareva avessi detto che non sei preoccupato per lui

OSCAR:                  (grida) Non sono preoccupato! Chi ti ha detto che sono preoccupato? (suona il campanello, lampo gioioso di speranza negli occhi di Oscar) E’ lui! Scommetto che è lui! (i ragazzi vanno verso la porta. Oscar li ferma) Non fatelo entrare, non è gradito in questa casa.

MURRAY:              (va verso la porta) Oscar, non fare il bambino. Dobbiamo farlo entrare.

OSCAR:                  (fermandolo e riconducendolo al tavolo) Non voglio dargli la soddisfazione di sapere che stavamo in pensiero per lui. Seduti. Giochiamo a carte come se niente fosse.

MURRAY:              Ma Oscar…

OSCAR:                  Seduti! Avanti. Seduti e giochiamo. (si siedono e Speed comincia a dare le carte)i

VINNIE:                 (andando alla porta) Oscar…

OSCAR:                  Va bene, Vinnie. Apri. (Vinnie apre la porta. Sulla soglia Guendalina)

VINNIE:                 (sorpreso) Oh… buonasera. (a Oscar) Non è lui, Oscar

GWEN:                   Buonasera. (a tutti) Molto lieta. (entra)

OSCAR:                  (le va incontro) Oh, ciao, Cecilia. Ragazzi vi presento Cecilia Chippendale.

GWEN:                   Guendalina Chippendale. Vi prego, comodi. Posso parlarle un momento signor Madison?

OSCAR:                  Certo Guenda. Cosa c’è?

GWEN:                   Credo che lei lo sappia… sono venuta a prendere la roba di Felix.

OSCAR:                  (la guarda incredulo e scioccato, guarda i ragazzi, poi di nuovo Guendalina) Di Felix? Del mio amico Felix?

GWEN:                   Sì, Felix Ungar. Quell’uomo dolce e tormentato che in questo momento sta aprendo tutto il suo cuore a mia sorella, su da noi.

OSCAR:                  (ai ragazzi)  Sentito? Io mi preoccupo a morte e lui è di sopra che sguazza in the e simpatia.

CECILIA:                (entra trascinando un riluttante Felix) Guenda, Felix non vuole rimanere, ti prego, digli tu che rimanga.

FELIX:                    No, sul serio, ragazze è molto imbarazzante, posso andare in albergo… (ai ragazzi) Salve ragazzi.

GWEN:                   Sciocchezze, ti ho detto che abbiamo un sacco di posto ed il divano è comodissimo…. Vero, Cecilia?

CECILIA:                Comodissimo. Ed abbiamo peso a nolo un condizionatore.

GWEN:                   E proprio non ci piace l’idea di te che vai in giro in cerca di un posto per dormire.

FELIX:                    Ma sarei un disturbo, vero che sarei di disturbo?

GWEN:                   Ma per chi puoi essere di disturbo tu?

OSCAR:                  Volete un elenco scritto a macchina?

GWEN:                   Non le pare di aver detto abbastanza signor Madison? (a Felix) Non puoi rifiutare, solo per pochi giorni, Felix.

CECILIA:                Fino a che non ti sistemi

GWEN:                   Ti prego, ti prego, di sì, Felix

CECILIA:                Oh, ti prego. Sarebbe una gioia per noi

FELIX:                    Beh, forse solo per qualche giorno

GWEN:                   (facendo un saltello di gioia) Oh, magnifico!

CECILIA:                (estatica) Meraviglioso!

GWEN:                   (va verso la porta) Prendi la tua roba e vieni su

CECILIA:                E vieni affamato che stiamo preparando una cenetta…

GWEN:                   (ai ragazzi) Buonasera, signori. Scusate se abbiamo interrotto il vostro bridge.

CECILIA:                (a Felix)  Se vuoi, puoi invitare da noi i tuoi amici a giocare.

GWEN:                   (a Felix) Non tardare. L’aperitivo tra un quarto d’ora.

FELIX:                    Non tarderò

GWEN:                   Tà tà!

CECILIA:                Tà tà!

FELIX:                    Tà tà!

(escono le ragazze, Felix si volta e guarda i ragazzi. Sorride mentre attraversa la stanza per andare in camera. I quattro fissano sbalorditi ed immobili la porta. Murray va verso la porta.)

SPEED:                   (agli altri) Che vi dicevo? Attenti alle gatte morte!

MURRAY:              Gesù, che belle ragazze! (chiude la porta)

VINNIE:                 (mentre Felix sta uscendo dalla sua ex camera con due vestiti dentro un sacco di plastica) Ma davvero Felix, ti trasferisci da quelle due?

FELIX:                    Solo per qualche giorno, finché non trovo una casa mia. Beh, ciao ragazzi, ora potete sbriciolare sul tappeto quanto volete. (si avvia per uscire)

OSCAR:   Ehi Felix, neanche mi ringrazi?

FELIX:    (fermandosi sul pianerottolo) Di cosa?

OSCAR:   Per le due cose più belle che ho fatto per te: prenderti in casa e sbatterti fuori.

FELIX:                    (lascia i vestiti sulla ringhiera interna e va da Oscar. La porta d’ingresso è sopraelevata di qualche gradino) Hai ragione Oscar, grazie tante. Essere cacciati fuori due volte è una gran lezione di vita… per riconoscenza ritiro la maledizione.

OSCAR:                  (sorride) Oh, grazie “Cagliostro”, che tu sia benedetto. (si stringono la mano. Suona il telefono)

FELIX:                    Ah, saranno le ragazze.

MURRAY:              Pronto?

FELIX:                    Come se la prendono quando faccio tardi per l’aperitivo! (a tutti) Beh, ciao!

MURRAY:              E’ tua moglie

FELIX:                    Oh? Beh, fammi un favore Murray. Dille che ora non posso, ma dille che la richiamo io fra qualche giorno perché dobbiamo dirci molte cose. E dille che se le sembrerò cambiato, è perché non sono più lo stesso uomo che ha cacciato di casa venti giorni fa. Diglielo Murray, diglielo.

MURRAY:              Di sicuro quando la vedo glielo dico. Questa è la moglie di Oscar….

FELIX:                    Oh.

MURRAY:              (al telefono) Un momento, Blanche (Oscar va al telefono, si siede su un bracciolo del divano)

FELIX:    Beh, di nuovo ragazzi. (stringe le mani a tutti, prende i vestiti e si avvia)

OSCAR:                  Pronto? Sì, Blanche… so benissimo perché mi telefoni. Hai ricevuto il mio assegno, vero? Bene (Felix si ferma sulla porta, preso dalla conversazione di Oscar. Lentamente rientra per ascoltare, mettendo i vestiti sulla ringhiera e sedendosi sul bracciolo della poltrona) Così ora sono in pari… no, no, non ho vinto alle corse… sono riuscito a risparmiare qualche soldino… ho mangiato molto in casa…. (prende un cuscino del divano e lo lancia a Felix) Senti, Blanche, non hai bisogno di ringraziarmi, faccio semplicemente il mio dovere… Beh, molto gentile anche tu. La casa…? No, credo che resteresti scioccata… E’ incredibilmente in ordine. (Felix lancia lo stesso cuscino a Oscar) Senti, Blanche, Brucey ha avuto il pesce rosso che gli ho mandato, sì? Ma quando vuoi tu, non esco più molto spesso.

FELIX:                    (si alza, prende i vestiti e va alla porta) Beh, buonanotte, “signor Madison”… Se avesse ancora bisogno di me, io prendo 1 dollaro e 50 l’ora.

OSCAR:                  8fa un gesto per fermare Felix) Beh, bacia i bambini per me. Buonanotte Blanche. (riappende e si volta verso Felix)

FELIX:                    (sulla porta già aperta) Sì?

OSCAR:                  Che ne dici di venerdì prossimo, eh? Non avrai chiuso con il poker, vero?

FELIX:                    Io? Mai! I matrimoni vanno e vengono, ma la partita è come lo show, deve continuare. Ciao, Frances. (esce chiudendo la porta)

OSCAR:                  (gli grida dietro) Ciao Blanche! (i ragazzi per un momento guardano Oscar) Beh, che facciamo tutti qui seduti attorno al tavolo, vogliamo farlo sì o no questo poker?

VINNIE:                 Facciamo questo poker (c’è il solito baccano generale mentre si passano le birre, si danno le carte, ecc.)

OSCAR:                  (alzandosi in piedi) Facciamo questo poker. (asciuttamente) E attenti alle sigarette, va bene? E casa mia questa, non un porcile… (prende il portacenere dal tavolinetto a fianco della poltrona e comincia a raccogliere tutte le cicche. Prosegue il poker)

S I P A R I O

F I N E

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