La stupidità dell’uomo comune

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LA STUPIDITA’

DELL’UOMO

COMUNE

Una commedia di

Corrado Vallerotti

Per contatti: Corrado Vallerotti

corradovallerotti@yahoo.it

PERSONAGGI

ALDO

MIRIAM

SERGIO

LINDA

L’ALTRO

Un salone di una baita isolata in mezzo ai boschi.

Un tavolo, sedie, un divano, arredamento a piacere, rustico.

La porta di ingresso sul fondo, altre due porte, una sulla sinistra e l’altra sulla destra.

PRIMO TEMPO

All’aprirsi del sipario in scena c’è Miriam, vestita da gran sera, che sta apparecchiando il tavolo. Sistema alcuni piatti. Si accorge che ce n’è uno sporco, lo gratta un po’ con un dito, lo ricontrolla, si inumidisce il dito con un po’ di saliva e lo gratta di nuovo. Contenta del lavoro lo sistema sul tavolo. Entra dal fondo Aldo con una bottiglia di vino.

ALDO: Accidenti che freddo fa fuori.

MIRIAM: (Indica il tavolo) Che ne dici?

ALDO: Direi che va benissimo.

MIRIAM: E io?

ALDO: Molto eccitante, se non fosse che il nostro ospite sarà qui a momenti credo

             che la cena si potrebbe freddare tranquillamente.

MIRIAM: E’ una cena fredda quella di questa sera.

ALDO: Allora vorrei farla scaldare solo per poterla lasciar freddare tranquillamente.

MIRIAM: Ma stà arrivando il nostro ospite.

ALDO: Già. Ormai sarà qua vicino. Vorrà dire che mi terrò il mal di testa che mi

             hai fatto venire.

MIRIAM: Sarà per la prossima volta.

ALDO: E’ strano però come uomini e donne siano diversi.

MIRIAM: Te ne sei accorto solo oggi?

ALDO: No, intendevo dire, agli uomini viene mal di testa quando sono obbligati alla

               astinenza, mentre alle donne viene mal di testa per obbligare l’uomo alla

               astinenza.

MIRIAM: Che pensiero profondo.

ALDO: Ma non ti sembra di avere esagerato per una cena tra amici in uno chalet di

               montagna?

MIRIAM: Preferivi che mettessi i doposci di pelo? O il maglione fatto ai ferri?

ALDO: Non mi piace il maglione fatto ai ferri. Lo preferisco bollito. E poi la lana mi

             resta sullo stomaco.

MIRIAM: Stupido.

ALDO: Già. Dovremmo venire più spesso in questo chalet, così isolato in mezzo alle

               montagne.

MIRIAM: Quando ci siamo conosciuti ci venivamo.

ALDO: Forse non dovevamo sposarci.

MIRIAM: A volte lo penso anch’io.

ALDO: Ed è solo ad un’ora di macchina dalla città.

MIRIAM: Ma a un secolo da qualsiasi occhio indiscreto.

ALDO: Non mi provocare, amore.

MIRIAM: Cosa hai preso?

ALDO: La migliore bottiglia che avevamo in cantina.

MIRIAM: Ma hai sempre detto che le bottiglie di vino buono non le tenevi qua.

ALDO: Appunto. Perché sprecare del vino buono per una serata come questa?

MIRIAM: Viene solo a cena il tuo migliore amico, nonchè tuo socio.

ALDO: Nonché l’uomo che si è scopato mia moglie.

MIRIAM: Ma perché devi sempre tornare su questo argomento.

ALDO: Hai ragione. Scusami.

MIRIAM: In fondo è successo solo tre volte.

ALDO: Mi avevi detto due.

MIRIAM: No, ti avevo detto tre. Ma tu come sempre dopo un paio di minuti che ti

                 parlo non mi ascolti più. La terza te la sarai persa.

ALDO: Possibile.

MIRIAM: E poi due, tre, c’è poca differenza. Mica discuteremo per una scopata in

                 più o in meno.

ALDO: Sarebbe un argomento oltremodo noioso.

MIRIAM: E del quale ti ho pregato di non parlare più. Sai benissimo che mi dà molto

                    fastidio.

ALDO: Puoi immaginare quanto ne dia a me.

MIRIAM: Bene, quindi discorso chiuso.

ALDO: Chiuso. Cosa hai preparato per cena?

MIRIAM: Niente.

ALDO: Ma prima hai detto che avevi preparato una cena fredda. Invitiamo a cena il

             mio migliore amico, nonché mio socio, nonché l’uomo che si è scopato mia

             moglie e non abbiamo niente da offrirgli a parte…

MIRIAM: A parte niente. Ho comprato tutto in rosticceria.

ALDO: Ottima idea. Così non correremo il rischio di finire tutti avvelenati dalla tua

               cucina.

MIRIAM: Ma perché sei sempre così acido con me?

ALDO: E’ il mio carattere.

MIRIAM: Bel carattere di merda.

ALDO: Sarà anche un carattere di merda ma ti ha fatto innamorare, a suo tempo.

MIRIAM: Hai detto bene, a suo tempo.

ALDO: Vuoi dire che non mi ami più?

MIRIAM: Non fare domande imbarazzanti.

ALDO: Non è una domanda imbarazzante.

MIRIAM: Ah no?

ALDO: No. Al limite può essere imbarazzante la risposta.

MIRIAM: Certo che ti amo ancora.

ALDO: Detto così è da crederci.

MIRIAM: Come vuoi che te lo dica?

ALDO: Con un po’ più di convinzione. Sei un’attrice scadente.

MIRIAM: Va bene, allora cercherò di essere più convincente. Ti amo soprattutto per

                    i tuoi soldi.

ALDO: Finalmente lo ammetti.

MIRIAM: Prima o poi doveva succedere. Il resto di te mi fa tutto schifo.

ALDO: Cerca di essere più convinta.

MIRIAM: Più di così.

ALDO: No, non basta. Non sei credibile.

MIRIAM: Ah, dici che non sono credibile?

ALDO: Per niente.

MIRIAM: Ti dico che ti amo solo per i tuoi soldi e tu dici che non sono credibile?

ALDO: Nella maniera più assoluta.

MIRIAM: Allora dimmi tu che cosa ti dovrei dire per essere un po’ più credibile.

ALDO: Per esempio potresti insultarmi.

MIRIAM: Non credi sia un po’ esagerato?

ALDO: Per niente. Anzi, più vai sul pesante e meglio è.

MIRIAM: Ci rifletterò.

ALDO: Dai, provaci.

MIRIAM: Non ne ho voglia adesso.

ALDO: Ma perché devi sempre farti pregare.

MIRIAM: E va bene. Sei uno stronzo.

ALDO: Tutto lì?

MIRIAM: Uno stronzo e…

ALDO: Dai, avanti, lasciati andare. Dimmi tutto quello che pensi di me.

MIRIAM: Uno stronzo e… un pezzo di merda.

ALDO: Non basta. Continui a non essere credibile.

MIRIAM: Ma cosa devo fare per essere credibile?

ALDO: Gli occhi. Sono gli occhi che mi devono insultare. I tuoi occhi sono del tutto

               vuoti.

MIRIAM: Vorrà dire che cercherò di riempirli.

ALDO: Cosa hai comprato per cena?

MIRIAM: Qualche antipasto, insalata di riso, sushi.

ALDO: Bene. E il dolce?

MIRIAM: Una torta gelato ai frutti di bosco.

ALDO: Sai che sono allergico ai frutti di bosco.

MIRIAM: Apposta l’ho presa.

ALDO: Hai fatto bene.

MIRIAM: Sapevo che avresti gradito.

ALDO: Allora facciamo un attimo mente locale: il mio caro amico Sergio…

MIRIAM: Il nostro caro amico Sergio.

ALDO: Hai ragione. Il nostro caro amico Sergio, nonché mio socio, nonché l’uomo

   che…

MIRIAM: Va bene, abbiamo capito chi è.

ALDO: Arriverà verso le otto, per discutere con me di una importante questione di

               affari.

MIRIAM: Sa che ci sarò anch’io?

ALDO: Non gliel’ho detto ma penso che sia ovvio. Sa benissimo che io non mi

             muovo mai senza di te.

MIRIAM: Avresti dovuto dirglielo.

ALDO: Per cortesia, non mi interrompere. Dicevo che arriverà verso le otto, da solo,

             per discutere una importante questione di affari. Mangeremo qualcosa, come

               abbiamo sempre fatto, come fanno tutti i buoni amici.

MIRIAM: Di cosa parlerete?

ALDO: Di cosa parlano solitamente gli amici?

MIRIAM: Calcio o donne.

ALDO: Bene. Direi che come argomenti possano andar bene.

MIRIAM: E’ meglio evitare il calcio.

ALDO: Perché?

MIRIAM: Tifate per due squadre diverse, finireste per litigare. Meglio le donne, è

                    un argomento sul quale sicuramente avete molte più cose in comune.

ALDO: Grazie per la puntualizzazione. Comunque dopo cena berremo un  digestivo,

               e solo a quel punto io… lo ucciderò.

MIRIAM: Direi che il piano è perfetto. Resta solo un dettaglio trascurabile. Come lo

                    ucciderai?

ALDO: L’importante è fare in modo che sembri un incidente.

MIRIAM: Giusto.

ALDO: Gli metterò un sonnifero nel digestivo, dopo di che lo faremo ubriacare e…

MIRIAM: Dopo il sonnifero?

ALDO: Certo.

MIRIAM: Vuoi dire che nel momento in cui sarà addormentato tu lo farai bere?

ALDO: Infatti.

MIRIAM: Geniale.

ALDO: Da sveglio non berrebbe.

MIRIAM: Giusto.

ALDO: E quando sarà ubriaco…

MIRIAM: Come farai a farlo bere mentre dorme?

ALDO: Con un imbuto gli faremo ingurgitare mezza bottiglia di vino.

MIRIAM: Basterà?

ALDO: Sergio è quasi astemio, dovessero trovarlo con mezza bottiglia di gin nello

               stomaco, sarebbe sospetto.

MIRIAM: Ok.

ALDO: Poi lo infileremo nella sua macchina gli daremo una bella spinta lungo la

             ripida discesa che conduce in paese e alla prima curva finirà nel burrone.

             Così quando lo troveranno penseranno che è caduto nel burrone perché

             ubriaco.

MIRIAM: Ottimo. E se per caso mentre scende dovesse svegliarsi di colpo e frenare?

ALDO: Qui sta il bello. Durante la serata io e te a un certo punto cominceremo a

   litigare di brutto, io farò finta di andarmene ed invece andrò semplicemente

   a sabotare i freni della sua macchina.

MIRIAM: Che idea.

ALDO: Molto semplice, no?

MIRIAM: Tu sai sabotare i freni a una macchina?

ALDO: E che ci vuole, mi sono scaricato da internet lo schema del motore della sua

   macchina, eccolo qua.

MIRIAM: Il foglio è al contrario.

ALDO: E’ vero scusami. Comunque i freni dovrebbero essere questi. O forse questi.

                Potrebbero anche essere questi.

MIRIAM: No, sono questi.

ALDO: E come hai fatto a capirlo?

MIRIAM: Quella che indicavi tu è la trama del tessuto del sedile. 

ALDO: Ok. Comunque, quando sarò lì, li troverò.

MIRIAM: E questo quando succederà?

ALDO: Pensavo alla fine della cena, ma visto che hai comprato quel dolce schifoso

               lo faremo dopo il sushi.

MIRIAM: E quando dobbiamo cominciare a litigare?

ALDO: Dopo gli antipasti. Ma è bene che l’atmosfera pesante cominci a percepirla

               da subito. Cosa hai detto che c’è di primo?

MIRIAM: Insalata di riso.

ALDO: Non mi piace. Quindi io prima dell’insalata di riso sbotterò e me ne andrò.

MIRIAM: Ma torni per il sushi?

ALDO: No, meglio di no. Così hai più tempo.

MIRIAM: Va bene. Quando tu te ne vai io comincio la mia opera di seduzione e

                  cerco di recuperare quei documenti che ti stanno tanto a cuore.

ALDO: Fantastico.

MIRIAM: Sicuro che se li porterà dietro?

ALDO: Sicurissimo. Gli ho detto che ne volevo parlare questa sera.

MIRIAM: Sono davvero così compromettenti?

ALDO: Non mi avrebbe minacciato se non lo fossero. Quei documenti sono la prova

               che stavo cercando di fregarlo utilizzando metodi purtroppo non molto

               ortodossi e che se portati a conoscenza delle persone sbagliate potrebbero

               aprirmi la strada per la galera.

MIRIAM: Bene. Dopo di che gli farò bere un digestivo con il sonnifero, ti farò un

                  segnale e tu tornerai in casa.

ALDO: Ti ricordi il segnale?

MIRIAM: Due X fatte con la pila dalla finestra del bagno.

ALDO: Ottimo.

MIRIAM: Al segnale tu tornerai in casa, lo riempiremo di vino, lo caricherai in

                 macchina e gli darai una bella spinta.

ALDO: Gliela daremo.

MIRIAM: Gliela darai. Io non spingerò sicuramente la macchina con i tacchi così

                  alti.

ALDO: Bella scusa.

MIRIAM: Scusa un corno. Sei tu che hai voluto che mi vestissi così elegante e con i

                    tacchi alti. Te l’ho detto, per me andavano bene anche i doposci di pelo.

ALDO: Ecco, brava, così sei già più credibile.

MIRIAM: Smettila.

ALDO: Lo sai che mi diverto a farti arrabbiare.

MIRIAM: Sono io che non mi diverto, già mi sono lasciata coinvolgere in questa

                    situazione folle.

ALDO: E’ tutto sotto controllo.

MIRIAM: Lo spero. E sentiamo, questo diabolico piano che hai escogitato da dove lo

                    hai preso?

ALDO: Da un romanzo.

MIRIAM: Siamo a posto. E che romanzo?

ALDO: Questo qua. L’ho trovato casualmente su una bancarella, il titolo mi ha

             attratto e quando ho cominciato a leggerlo, mi sono illuminato.

MIRIAM: “La stupidità dell’uomo comune”. Più che un giallo sembrerebbe una tua

                    autobiografia.

ALDO: Spiritosa. Nel primo capitolo viene descritta la preparazione di un delitto, un

               uomo che vuole uccidere il suo migliore amico, e lo fa esattamente in questo

               modo. Sembrava l’avessi scritto io.

MIRIAM: Se solo sapessi scrivere.

ALDO: Io ho preparato tutto seguendo esattamente quanto descritto nel libro.

MIRIAM: E come va a finire?

ALDO: Non lo so.

MIRIAM: Vuoi dire che hai letto solo il primo capitolo?

ALDO: E neanche tutto. Ma sai, sono dieci pagine.

MIRIAM: E’ vero, è faticoso.

ALDO: Puoi dirlo. L’ultimo libro che ho letto è stato dodici anni fa e ci ho messo

               parecchio a finirlo.

MIRIAM: Cos’era?

ALDO: Un albo di Tex Willer.

MIRIAM: Un fumetto.

ALDO: Penso di sì, aveva le figure, comunque aveva delle pagine rilegate, e quindi a

               tutti gli effetti si può considerare un libro.

MIRIAM: E allora come mai hai comprato questo visto che non credo ti si possa

                  definire esattamente un lettore?

ALDO: Non lo so, l’ho visto lì sulla bancarella, e sembrava mi stesse chiamando.

MIRIAM: E ne hai pure lette alcune pagine.

ALDO: Sì, ho visto che non c’erano figure e credevo che all’inizio ne spiegasse il

             motivo. Invece ha cominciato a raccontare di questi due, un uomo e una

             donna che vanno in uno chalet, a quel punto la storia mi ha incuriosito perché

               ho cominciato a pensare che potesse essere un porno, e poi progettano questo

               omicidio. E allora ho detto…

MIRIAM: Non è un porno.

ALDO: Infatti, però quell’omicidio ha cominciato a farsi strada nella mia mente, ho

               visto nei personaggi noi, io, te, Sergio, ed ho capito che quel libro mi stava

               salvando.

MIRIAM: La Bibbia.

ALDO: Cos’è?

MIRIAM: Un altro libro, ma non molto famoso.

ALDO: Ah. Così a poco a poco ho progettato questo omicidio.

MIRIAM: Ma non ti conveniva leggere almeno come va a finire?

ALDO: Non serve. La fine la scriverò io.

MIRIAM: Dov’è il sonnifero?

ALDO: Ecco, in questa boccettina.

MIRIAM: Comincio a preparare il digestivo. Cosa pensi berrà?

ALDO: Lui beve solo limoncello, che è in quella bottiglia gialla. Mettilo tutto,

             meglio abbondare.

MIRIAM: Va bene. Mi è sembrato di sentire il rumore di una macchina, vai a vedere,

                    magari è lui.

ALDO: Non ho sentito niente. (Esce. Miriam prende una bottiglia di vino e ci versa

               dentro il contenuto della boccettina, poi prende la bottiglia del limoncello e

              fa finta di metterci il sonnifero. Rientra Aldo). Infatti. Ti eri sbagliata.

MIRIAM: Mentre aspettiamo perché non ci facciamo un bicchiere di vino?

ALDO: Ottima idea.

MIRIAM: Li preparo. Nel frattempo… per favore controlli solo un attimo il forno?

ALDO: Il forno? Ma non era una cena fredda?

MIRIAM: Infatti, non vorrei per sbaglio averlo acceso.

ALDO: Sei strana questa sera. (Esce. Miriam vuota il vino nel bicchiere di Aldo poi

               va a posarlo sul tavolo, da un’altra bottiglia prende del vino per lei e

             appoggia il bicchiere dal lato opposto del tavolo. Rientra Aldo). Riuscire a

               far bruciare una cena fredda sarebbe stato un record difficilmenre

             eguagliabile.

MIRIAM: A cosa vuoi brindare?

ALDO: Alla stupidità dell’uomo comune, direi.

MIRIAM: E allora alla stupidità dell’uomo comune.

ALDO: Perché hai usato questi bicchieri per il vino?

MIRIAM: Non vanno bene?

ALDO: No, non vanno bene.  Vai a prendere quelli adatti.

MIRIAM: Ma chi se ne frega, dai, per una volta.

ALDO: E va bene.

MIRIAM: Alla stupidità… Perché ti sei incantato?

ALDO: Stavo pensando a quando venivamo qui.

MIRIAM: Prima che ci sposassimo.

ALDO: Già. Quant’è che siamo sposati?

MIRIAM: Io undici anni e tu sette.

ALDO: E’ vero, tu ti sei sposata molto prima di me.

MIRIAM: Ma ho continuato a fare la tua segretaria.

ALDO: Non capisco come tu abbia potuto preferire il mio caro socio Sergio a me.

MIRIAM: E’stato molto carino, allora.

ALDO: Sì, ma lo è stato molto meno dopo.

MIRIAM: E poi tu avevi già cominciato a frequentare quella che sarebbe poi

                  diventata la tua futura moglie.

ALDO: Già, ma solo perché era la figlia di uno dei miei migliori clienti.

MIRIAM: Il trionfo dell’amore.

ALDO: Amore forse no ma molti contratti importanti di sicuro sì.

MIRIAM: Poi tu grazie a me hai scoperto che il tuo socio se la intendeva con tua

                 moglie e lui ha scoperto che il suo socio se la intendeva con la sua. E che

                 per di più stavi anche cercando di fregarlo.

ALDO: Beh, io me la intendevo con la sua ex moglie, è diverso.

MIRIAM: Ex moglie lo sono diventata dopo.

ALDO: E poi io ero arrivato prima di lui, avevo per cosi dire un diritto di prelazione

               su di te.

MIRIAM: In pratica ti sei ripreso quello che ti spettava.

ALDO: Infatti, comunque non stiamo a guardare il pelo nell’uovo, e poi gli affari

             sono affari.

MIRIAM: E allora brindiamo agli affari.

ALDO: Agli affari. (Si blocca ancora).

MIRIAM: Cosa c’è di nuovo?

ALDO: Perchè non hai messo dei fiori sul tavolo?

MIRIAM: Perché viene a cena il tuo mogliore amico e fra gli amici di solito i fiori

                  non si mettono.

ALDO: Lo sai che a me piacciono, valli a prendere, in cucina ce ne sono.

MIRIAM: C’è una pianta in cucina.

ALDO: E’ lo stesso, piante, fiori, sempre roba verde è.

MIRIAM: Sempre roba verde è? Detto da uno a cui piacciono i fiori.

ALDO: Avanti, valli a prendere. (Miriam esce. Aldo scambia i bicchieri. Rientra

    Miriam con la pianta).

MIRIAM: Contento adesso?

ALDO: Molto meglio.

MIRIAM: Allora adesso possiamo brindare?

ALDO: Certo, amore, alla nostra salute.

MIRIAM: Aspetta. Vado a prendere dei salatini.

ALDO: Va bene, amore. (Miriam esce. Suona un telefono).

MIRIAM: (Da fuori). Rispondi tu?

ALDO: Dov’è il cordless?

MIRIAM: (Da fuori). In camera da letto. (Aldo esce, immediatamente Miriam torna

                    in scena spegnendo un cellulare, scambia i bicchieri ed esce. Aldo

                  rientra. Rientra anche Miriam). Chi era?

ALDO: Non lo so, non ho fatto in tempo ad arrivare al telefono che ha smesso di

               suonare.

MIRIAM: Se è importante richiameranno. Dove eravamo arrivati?

ALDO: Ancora al brindisi, sembra proprio che non si riesca a farlo.

MIRIAM: Dai, riproviamoci.

ALDO: I salatini?

MIRIAM: Accidenti, sono andata apposta a prenderli e me li sono dimenticati. Non

                    so cosa mi passi per la mente. Torno subito. (Esce. Aldo scambia i

                    bicchieri, poi ha un ripensamento e li mette come prima. Rientra Miriam).

ALDO: Sbaglio oppure ho sentito il motore di una macchina?

MIRIAM: Io non ho sentito niente.

ALDO: Vado a vedere. Magari è arrivato Sergio.

MIRIAM: Va bene. (Aldo esce. Miriam scambia i bicchieri poi ci ripensa e li rimette

                   com’erano. Rientra Aldo).

ALDO: In effetti mi ero sbagliato.

MIRIAM: Credi che finalmente potremo bercelo questo vino o vogliamo aspettare

                  che diventi aceto?

ALDO: Beviamo. A noi. (Come fanno per bere entra Sergio).

SERGIO: Comincerete mica a bere senza di me?

MIRIAM: Sergio.

SERGIO: Miriam. Che piacere vederti vestita.

MIRIAM: E’ che non pensavo arrivassi così presto, altrimenti avremmo cominciato

                    a darci da fare prima.

ALDO: Ciao, Sergio.

SERGIO: Aldo, vecchio puttaniere. Sempre all’opera?

ALDO: Io posso.

SERGIO: Bello questo posticino, un po’ difficile da trovare, così isolato, però

                davvero carino.

ALDO: Sì, mi piace venirci ogni tanto.

SERGIO: Il problema è che se qui ti dovesse capitare qualcosa, prima che ti vengano

                   a cercare ne passa di tempo.

MIRIAM: Cosa intendi dire?

SERGIO: Niente, è solo che io qui da solo non ci verrei.

ALDO: Sì, ma sei con noi e quindi non hai niente di cui preoccuparti.

SERGIO: E’ vero. Allora, non lo offrite un bicchiere di vino anche a me?

ALDO: Perché no?

SERGIO: Questa sera voglio fare un piccolo strappo alla regola e anche se di solito

                   non bevo, un goccino me lo faccio. E poi basta.

ALDO: Come e poi basta?

SERGIO: Sì, la strada ha troppe curve, perciò voglio bermi solo un piccolo aperitivo

                   e poi basta. E non insistete, tanto non mi farete cambiare idea.

MIRIAM: Perché dovremmo insistere, lo sappiamo che sei quasi astemio. Aldo, dagli

                    un aperitivo. Vino hai detto?

SERGIO: Sì, un vinello leggero, come il vostro.

ALDO: A dire il vero questo vinello non è proprio l’ideale per un aperitivo.

SERGIO: E perché lo stavate bevendo?

MIRIAM: Per il momento non abbiamo ancora bevuto niente.

ALDO: Perché non ti bevi un buon limoncello?

SERGIO: Come aperitivo?

ALDO: E’ particolare.

SERGIO: Ma non è un digestivo?

MIRIAM: Anche.

ALDO: Però visto che poi dobbiamo mangiare ti aiuta a digerire.

SERGIO: Prima di aver mangiato?

ALDO: Anche.

SERGIO: Ho capito. Ha cucinato lei.

MIRIAM: Guarda che io so cucinare benissimo.

SERGIO: Smettetela di prendermi in giro. Cosa si mangia? O preferisci che prima

                  si parli di affari?

ALDO: Ma no, di affari se ne parla sempre a stomaco pieno.

MIRIAM: Allora vogliamo iniziare?

ALDO: Quindi niente aperitivo?

SERGIO: Niente aperitivo.

MIRIAM: Come facciamo adesso?

SERGIO: A far cosa?

MIRIAM: No, niente. Parlavo con Aldo.

ALDO: A far cosa?

MIRIAM: Sei uno stronzo.

ALDO: Lascia stare.

MIRIAM: Certo, per te è comodo, tanto sono io che lavo.

ALDO: Non serve.

SERGIO: Non serve lavare?

MIRIAM: E poi questa casa non è un albergo.

ALDO: Miriam, c’è un cambio di programma.

MIRIAM: Se non ti piace quello che ho cucinato hai solo da andartene.

SERGIO: (Ad Aldo) Ha le mestruazioni?

ALDO: Miriam, non serve a niente litigare.

MIRIAM: (Calmandosi di colpo). Ah no?

ALDO: No.

MIRIAM: Allora vado a prendere gli antipasti. (Esce).

SERGIO: Fa sempre così?

ALDO: Solo quando si agita un po’.

SERGIO: E adesso era agitata?

ALDO: Insomma. E’ che avevamo un progetto che non è andato a buon fine.

SERGIO: Immagino fosse un progetto importante.

ALDO: Abbastanza.

SERGIO: Non è colpa mia, no? Non vorrei avere rovinato qualcosa.

ALDO: Ma no, cosa vai a pensare.

SERGIO: Cosa leggi di bello? La stupidità dell’uomo comune. Bello.

ALDO: Lo conosci?

SERGIO: Sì, l’ho trovato casualmente qualche giorno fa su una bancarella. Mi ha

                   attratto il titolo e allora l’ho comprato.

ALDO: E l’hai letto?

SERGIO: Solo un pezzo. Mi sembrava piuttosto stupido.

ALDO: Dici?

SERGIO: Ma sì, lui e lei che attirano il socio di lui in uno chalet isolato per

      ucciderlo. E lui è talmente stupido che ci va. Non ha senso.

ALDO: Sì, in effetti.

SERGIO: E poi come lo vuole uccidere? Visto che questo deficiente è praticamente

                   astemio, gli mettono un sonnifero nel limoncello e vorrebbero farglielo

                   bere, in modo che lui si ubriachi e si addormenti, e poi vogliono simulare

                   un incidente.

ALDO: Certo che ne hanno di fantasia questi scrittori.

SERGIO: Ma poi il bello è che i due, lui e lei, che stavano nella casa, prima che arrivi

                   il deficiente, cercano di eliminarsi a vicenda.

ALDO: In che modo?

SERGIO: Cercano di rifilarsi un bicchiere di vino con del sonnifero dentro.

ALDO: Con del sonnifero?

SERGIO: Sì.

ALDO: E ci riescono?

SERGIO: Ma no, non ci riescono, perché sul più bello arriva il deficiente.

ALDO: E poi cosa succede?

SERGIO: Non l’hai letto?

ALDO: Solo le prime dieci pagine, e neanche tutte.

SERGIO: Beh, allora cominciano a mangiare, il tipo si rende conto che il suo piano è

                  fallito e che si deve inventare qualcosa di diverso.

ALDO: E questo a che pagina?

SERGIO: Verso la trenta, mi sembra. (Aldo afferra il libro). Non vale andare a

                 leggere il finale, ti rovini tutta la sorpresa. (Rientra Miriam con un

                 vassoio). Si mangia. (buio. Quando torna la luce sono tutti i tre seduti

                   attorno al tavolo. Hanno mangiato cena. Miriam sta sfogliando il libro).

                 Buono il sushi.

ALDO: Vuoi ancora qualcosa? Un limoncello?

SERGIO: No, non riuscirei più a ingerire assolutamente niente. Ma se vuoi puoi

                   bertelo te.

ALDO: Non mi piace il limoncello.

MIRIAM: Vado a prendere la torta?

SERGIO: Vorrei prima andare un attimo in bagno.

ALDO: Fai pure come se fossi a casa tua.

SERGIO: Posso prendere il libro?

ALDO: Perché?

SERGIO: Perché quando vado in bagno mi piace portarmi qualcosa da leggere.

ALDO: E proprio quel libro ti devi portare?

SERGIO: Non c’è altro.

ALDO: E allora visto che qui non c’è niente avevi solo da portarti qualcosa da casa.

SERGIO: Ma non sapevo che sarei dovuto andare in bagno.

ALDO: Non pensi mai a niente.

SERGIO: Va bene, come non detto, non leggerò. (Sergio esce).

ALDO: E adesso?

MIRIAM: Se avessi letto il libro fino in fondo magari sapresti cosa fare.

ALDO: Hai ragione. (Afferra il libro).

MIRIAM: Non serve a niente studiare un attimo prima dell’esame.

ALDO: Che esame?

MIRIAM: E’ un modo di dire.

ALDO: Dunque, ecco qua, loro mangiano cena, lo stronzo non beve il limoncello,

               lui non sa cosa fare, afferra il libro e comincia a cercare una soluzione.

MIRIAM: Mi sembra un deja vu.

ALDO: Ma sono tutte cose che so già.

MIRIAM: Fai in fretta, potrebbe tornare da un momento all’altro.

ALDO: Ma perché li fanno così complicati i libri. Scrivono, scrivono, facessero un

               riassunto di quello che vogliono dire, potrebbero far stare tutto in poche

               pagine.

MIRIAM: Potrebbero fare semplicemente degli schemini.

ALDO: Infatti, invece uno è obbligato a perdere un sacco di tempo a leggerli fino in

               fondo. Ah, ecco.

MIRIAM: Hai trovato?

ALDO: Sì, ecco, è vero, gli mettono del veleno nella torta. Come ho fatto a non

               pensarci? E’ l’unica cosa che deve ancora mangiare.

MIRIAM: Del veleno nella torta?

ALDO: Certo, è elementare, vallo a mettere.

MIRIAM: Devo farlo io?

ALDO: Certo, mentre noi parleremo.

MIRIAM: Potrei rimanere io a parlare con lui mentre tu gli metti il veleno.

ALDO: Avanti, non fare storie.

MIRIAM: E va bene. (Esce. Aldo sfoglia ancora il libro, entra Sergio, Aldo mette via

                   rapidamente il libro).

SERGIO: Eccomi qua.

ALDO: Ho mandato Miriam a preparare il dolce.

SERGIO: No, guarda, non riuscirei più a mangiare niente.

ALDO: Ma dai, una fetta di torta.

SERGIO: Sono proprio pieno, anzi, sono già in piena digestione e mi sta anche

                   venendo sonno.

ALDO: Ottimo.

SERGIO: Ottimo cosa?

ALDO: No, ottima la cena. (Rientra Miriam con un piatto di torta).

MIRIAM: Ecco la torta.

SERGIO: Perché un piatto solo?

MIRIAM: Perché io sono a dieta e Aldo è allergico ai frutti di bosco.

SERGIO: Ma sono pieno.

ALDO: Via, una fetta di torta.

SERGIO: E va bene.

MIRIAM: Buon appetito.

ALDO: Condoglianze. Cioè. Buon appetito.

SERGIO: Beh, ha una bella faccia. (Sergio, taglia un pezzo di torta ma parlando

                   non lo metterà mai in bocca). Mi hai invitato qui perché mi hai detto che

                   volevi parlare. Di cosa?

ALDO: Di calcio o di donne.

SERGIO: Di calcio o di donne?

ALDO: Mi sembrano gli argomenti migliori quando si è tra amici.

SERGIO: Dici?

ALDO: Certo, anche se tifando per due squadre diverse, forse è meglio se parliamo

               di donne.

SERGIO: Così abbiamo più cose in comune.

MIRIAM: Mi sembra logico, no? Come tutti i buoni amici.

SERGIO: Beh, con i miei amici si parla anche di altro.

ALDO: Tipo?

SERGIO: Ma di tante cose.

ALDO: E parlando mangiate?

SERGIO: A volte sì.

ALDO: E allora perché vai avanti e indietro con quel cucchiaino e non ti cacci la

               torta nel forno?

SERGIO: Ma che fretta c’è, abbiamo tutta la serata davanti.

MIRIAM: Infatti, Aldo, abbiamo tutta la serata davanti.

ALDO: Sì, ma non può metterci tutta la serata a mangiare, abbiamo anche altre cose

               da fare dopo.

SERGIO: Cosa hai da fare dopo?

ALDO: Io? Ho dei lavori da fare.

SERGIO: A quest’ora?

MIRIAM: Sì, ma li può fare tranquillamente anche domani.

SERGIO: Anche perchè mi hai detto che volevi parlare d’affari.

ALDO: Sì, ma dopo la torta.

SERGIO: Sì, tanto ormai dovrebbe arrivare.

ALDO: Che cosa?

SERGIO: Il mio avvocato, io non parlo mai d’affari senza di lei.

ALDO: (Gli strappa il piatto di mano). Il tuo avvocato?

SERGIO: Non pensavi mica che venissi da solo?

ALDO: Non ti fidi di me? Del tuo socio? Del tuo amico?

SERGIO: No. Scusa, la torta.

ALDO: Ah, vuoi anche la torta? Hai la pretesa di mangiare anche la torta?

SERGIO: Vabbè, faremo a meno della torta. Non è il caso di avvelenarci l’esistenza.

ALDO: Cosa intendi dire?

SERGIO: Semplicemente quello che ho detto. E’ una bella serata fra amici, si

                   parla di affari, e quindi non avveleniamoci l’esistenza.

ALDO: Insisti?

MIRIAM: Aldo, è un modo di dire.

ALDO: A me non piace per niente questo modo di dire.

SERGIO: Mangiatela tu allora la torta.

ALDO: Ti ho capito, mi vuoi morto?

SERGIO: Ma cosa dici?

MIRIAM: E’ che è allergico ai frutti di bosco.

ALDO: Infatti. Una sola fetta di quella torta mi potrebbe far morire soffocato.

             (Bussano).

SERGIO: Eccola qua. (Va ad aprire, entra Linda, minigonna, vestito provocante

                  assolutamente non da avvocato). Vi presento Linda, il mio avvocato.

LINDA: Buonasera.

ALDO: Piacere, io sono Aldo, il socio di Sergio.

MIRIAM: Io mi chiamo Miriam, e sono la segretaria personale di Aldo.

SERGIO: Nel senso che si occupa della sua persona. A 360 gradi. Tra l’altro per

                   la cronaca è anche la mia ex moglie.

LINDA: Piacere.

ALDO: Dunque, lei è avvocato.

LINDA: Sì, mi sono laureata sei anni fa.

MIRIAM: Legge?

LINDA: Poco, non ho molto tempo.

MIRIAM: No, intendevo dire la laurea.

LINDA: Oh sì, scusi, certo la leggo tutte le volte che la vedo.

MIRIAM: Che cosa?

LINDA: La laurea, ce l’ho appesa in camera e tutte le volte che la vedo la leggo.

ALDO: Probabilmente perché ancora oggi si chiede come ha fatto a prenderla?

LINDA: Oh no, è stato facile, mi ha aiutato Sergio.

SERGIO: Le ho pagato gli studi.

LINDA: Già, iscrizione, libri, insegnanti.

ALDO: E in che cosa è specializzata?

MIRIAM: A vederla direi diritto penale.

SERGIO: Si occupa di diritto d’impresa, di contratti, questa cose qua.

LINDA: Sì, so anche stenografare e battere in macchina.

SERGIO: A macchina, non in macchina.

LINDA: Sì, a macchina.

ALDO: Bene, allora vogliamo venire a noi?

SERGIO: Non chiedo di meglio.

LINDA: Potrei avere una fetta di torta? Non ho cenato.

SERGIO: Prendi la mia, tanto non ho fame.

ALDO: No. (Gliela strappa via).

SERGIO: Ma non l’ho toccata.

ALDO: Non fa niente, solo che non avendo cenato forse sarebbe meglio se mangiasse

               qualcos altro.

LINDA: No, mi basta una fetta di torta.

ALDO: Ma niente affatto, e poi questa fetta era per Sergio.

SERGIO: Ma sono io che le ho detto che poteva mangiarla.

ALDO: Ma poi tu rimarresti senza.

SERGIO: Tanto ti ho detto che non ne voglio più.

ALDO: Potresti sempre cambiare idea.

SERGIO: Se cambierò idea te ne chiederò un’altra fetta.

ALDO: E poi bisogna andare in cucina, tagliare, mettere in un piattino la fetta,

               cercare un cucchiaino, se non ce ne sono di puliti lavarne uno, portartela

               in qua.

SERGIO: Non sapevo che richiedesse così tanto lavoro mangiare una fetta di torta.

ALDO: Altro che.

SERGIO: Beh, se ti può tranquillizzare non ho affatto intenzione di mangiare una

                   fetta di torta questa sera e se mi venisse una voglia irresistibile di farlo

                   scendo al paese che dista solo tredici chilometri da qui, e ne compro una.

                   Sicuramente richiede meno lavoro.

MIRIAM: Senti, Aldo, facciamo così, perché non vai in cucina  con l’avvocato e

                    non le dai qualcosa da mangiare, io intanto intrattengo un po’ Sergio così

                    poi possiamo fare tutto quello che avevamo intenzione di fare.

ALDO: Sì, mi sembra una buona idea. Andiamo. (Escono Aldo e Linda).

SERGIO: Cosa c’è nella torta?

MIRIAM: Panna, pan di spagna, frutti di bosco.

SERGIO: E basta?

MIRIAM: Cianuro.

SERGIO: Ah, ecco. E non credo faccia parte della ricetta originale.

MIRIAM: No, è stato un tocco di Aldo.

SERGIO: E pensava di uccidermi in quel modo?

MIRIAM: Sì, ha preso l’idea da quello stupido libro.

SERGIO: Per fortuna per noi non l’ha letto tutto.

MIRIAM: Neanche tu l’hai fatto.

SERGIO: No, ma ne ho letto più di lui. E sapevo benissimo che la ex moglie

                dell’uomo che volevano uccidere in realtà era d’accordo con il suo ex

                marito per uccidere il suo amante. Cioè lui.

MIRIAM: Hai letto anche in che modo lo volevano uccidere?

SERGIO: Sì, sono arrivato fin lì. Ecco qua, una boccettina con del succo di frutti di

                   bosco. Dato che lui ne è allergico e i frutti di bosco gli provocano degli

                   arresti respiratori, sarà sufficiente che lei, cioè tu, gliene metta un po’ nel

                   caffè.

MIRIAM: Perché dovrei farlo proprio io?

SERGIO: Perché io sono un ospite, mica posso farlo io il caffè.

MIRIAM: E con il tuo avvocato come la mettiamo?

SERGIO: Non le diciamo niente, ovvio, lui avrà un malore che potrà sembrare

                   assolutamente normale.

MIRIAM: Ma è proprio un avvocato quella?

SERGIO: No, è una mia amica. Me la sono portata dietro perchè avevo bisogno di

                   qualcuno che tenesse impegnato Aldo mentre io e te organizzavamo il

                   suo decesso.

MIRIAM: Hai pensato a tutto.

SERGIO: Merito della stupidità dell’uomo comune.

MIRIAM: Anche quello c’era in quel libro?

SERGIO: C’era tutto, è come se l’autore fosse stato perfettamente a conoscenza di

       tutto ciò che sarebbe successo questa sera.

MIRIAM: Molto strano, non ti sembra?

SERGIO: Per niente. In fondo la storia è tutta fatta di cose uguali che si ripetono.

MIRIAM: Sì, ma così uguali, mi sembra un po’ troppo.

SERGIO: Dovresti leggere un po’ di più, mia cara, e ti stupiresti meno.

MIRIAM: Hai ragione.

SERGIO: Avanti, prendi la boccettina e appena rientrano vai a fare il caffè.

MIRIAM: Ma quando sarà morto cosa faremo?

SERGIO: Ci accaparreremo la sua quota nell’azienda e saremo ricchi il doppio di

       quanto siamo adesso.

MIRIAM: No, io intendevo questa sera. Linda potrebbe parlare.

SERGIO: La faremo tacere con un po’ di soldi.

MIRIAM: Basterà?

SERGIO: Ognuno ha un prezzo.

MIRIAM: Non potremmo farla tacere con un pezzo di torta?

SERGIO: Non credo si possa comprare con così poco.

MIRIAM: No, io intendevo con questo pezzo di torta.

SERGIO: Vuoi dire che…

MIRIAM: Sì, voglio dire che.

SERGIO: Non potremmo dargliela domani mattina a colazione la torta?

MIRIAM: Perché aspettare?

SERGIO: Perché pensavo di fermarmi qui a dormire e volevo ancora approfittarne

                una volta.

MIRIAM: Sergio.

SERGIO: Va bene, va bene, come non detto. Diamole la torta questa sera.

MIRIAM: Allora appena rientrano tu trattieni Linda ed io mi porto in cucina

                   Aldo perché mi aiuti con il caffè, così tu potrai farle mangiare la

                   torta. Poi appena rientriamo tu distrai Aldo in qualche modo ed io

                   gli metto l’estratto di frutti di bosco nel caffè. Ok?

SERGIO: Va bene.

MIRIAM: Zitto che ritornano. (entrano Aldo e Linda).

SERGIO: Mangiato?

LINDA: Oh sì, Aldo è stato così gentile.

MIRIAM: Allora adesso io quasi quasi vado a fare un buon caffè, cosa ne dite?

SERGIO: Fantastico.

ALDO: Accidenti, l’ho preso adesso, mentre lei mangiava.

SERGIO: Come l’hai preso adesso?

ALDO: Ma sai, queste macchinette con le cialde, sono così comode che in pochi

             secondi puoi farti un buon caffè.

MIRIAM: Allora ne prenderai un altro.

ALDO: Ma poi non riesco più a dormire.

MIRIAM: Scherzi? Ti farò un caffè che ti assicuro il sonno te lo farà venire.

SERGIO: Sì, eterno.

ALDO: Se lo dici tu.

MIRIAM: Avanti, Aldo, aiutami con i caffè.

ALDO: Va bene.

MIRIAM: Comincia ad andare, io raccolgo i piatti, così li porto in cucina. (Esce

                 Aldo).

MIRIAM: Linda, perché non ti mangi ancora quel pezzo di torta?

LINDA: Grazie, io adoro i dolci.

MIRIAM: E allora approfittane.

LINDA: La mangerò con il caffè.

MIRIAM: Ma perché aspettare il caffè? Mangia, avanti. (Miriam esce).

SERGIO: Non mangiare, non ti conviene.

LINDA: Perché?

SERGIO: C’è dentro del cianuro.

LINDA: Quindi era inizialmente destinata a te questa fetta?

SERGIO: Infatti.

LINDA: Ma che scusa posso trovare per non mangiarla?

SERGIO: Gettala da qualche parte e quando rientreranno farai finta di averla finita.

LINDA: Ottima idea. (La butta fuori della porta di ingresso).

SERGIO: Fai in fretta che potrebbero rientrare da un momento all’altro.

LINDA: Fatto. E adesso cosa succederà?

SERGIO: Stando al libro adesso Aldo dovrebbe entrare con un vassoio e sopra ci

                   saranno quattro tazzine di caffè.

LINDA: Quante avvelenate?

SERGIO: Nessuna. Però in una verrà messo dell’estratto di frutti di bosco, del quale

                   Aldo è allergico. Il piano di Miriam è quello di liquidare Aldo e poi anche

                   te perché potresti essere un testimone scomodo. Ma con te ha fallito. Non

                   hai mangiato la torta.

LINDA: E tu?

SERGIO: E’ convinta che io voglia tornare con lei e spartirci la quota che ha Aldo

                 nella società, che sono un bel po’ di soldi. Ma non sa che in realtà io quei

                   soldi li voglio spartire solo con te, amore.

LINDA: E quindi?

SERGIO: Tu comunque fingerai di stare male, e non appena non ci sarà più Aldo io

                   troverò il modo di liquidare Miriam.

LINDA: Secondo te ci hanno creduto quando gli abbiamo detto che io sono il tuo

                avvocato?

SERGIO: E chi se ne frega. Fra poco non importerà più a nessuno. (Rientrano Aldo e

                   Miriam con i caffè).

MIRIAM: Eccoci qua.

SERGIO: Fantastico. E che buon profumo di caffè.

MIRIAM: Non ho pensato di prendere il latte. Qualcuno lo voleva macchiato?

LINDA: No, grazie.

SERGIO: Nemmeno io, va bene così.

MIRIAM: Sicuro, Sergio, perché se vuoi il latte Aldo va in cucina a prenderlo.

SERGIO: Come? Ah sì, lo prendo macchiato.

MIRIAM: Hai sentito Aldo? Vai a prendere il latte.

ALDO: Ma prima non lo voleva macchiato.

SERGIO: Ma adesso lo voglio. Vai a prendere il latte.

ALDO: Ok. (Esce. Miriam gli vuota la boccettina nel caffè).

LINDA: Cosa fa?

MIRIAM: E’ una medicina. Si prende col caffè.

LINDA: E a cosa serve?

MIRIAM: E’ una medicina, a cosa vuole che serva. A curare le malattie.

LINDA: Quali?

MIRIAM: Tutte. Cura tutte le malattie che ci sono. (Rientra Aldo).

ALDO: Il latte.

SERGIO: Fantastico.

MIRIAM: Linda, hai finito la torta?

LINDA: Sì, l’ho mangiata tutta.

MIRIAM: Tutto bene?

LINDA: Mi sento un po’ strana, e mi fa un po’ male la pancia.

SERGIO: Vuoi distenderti un attimo?

LINDA: Sì, grazie.

ALDO: Miriam, accompagnala in camera.

MIRIAM: Va bene, ma voi intanto prendete il caffè. (Escono Miriam e Linda).    

ALDO: Ti vedo particolarmente allegro.

SERGIO: Certo. Sono a cena con il mio più caro amico nonché mio socio e dovrei

                   essere triste?

ALDO: Ci mancherebbe. Però è strano che non ti preoccupi nemmeno per il tuo

               avvocato che è in camera, con il mal di stomaco provocato dalla torta

             avvelenata che ha appena mangiato.

SERGIO: Tanto in un modo o nell’altro doveva morire.

ALDO: Sì, anche questo è vero, però se tu non fossi stato tanto stupido da metterla al

               corrente sui nostri progetti forse avrebbe potuto cavarsela.

SERGIO: Per far sì che mi aiutasse dovevo informarla.

ALDO: Beh, ormai è fatta.

SERGIO: E con Miriam come facciamo?

ALDO: Come vuoi fare? Anche lei sa tutto. Perciò anche lei è da eliminare.

SERGIO: Certo è un peccato.

ALDO: Peccato un corno. Quando avete divorziato ti ha praticamente lasciato in

               mutande, e con me oggi farebbe lo stesso. Lei è così brava nei ricatti e noi

               sotto quel punto di vista siamo piuttosto esposti.

SERGIO: Come la uccidiamo?

ALDO: (Prende il libro). La stupidità dell’uomo comune è sempre una fonte

                inesauribile di buoni consigli.

SERGIO: Ci ha davvero cambiato la vita quel libro.

ALDO: Allora, ecco qua. Dunque, lei accompagna l’avvocato in camera… i due

               uomini parlano tra di loro e decidono di ucciderla. Ok. Fin qua tutto bene.

SERGIO: E come la uccidono?

ALDO: Che banalità. Un colpo di pistola. E dove la trovo una pistola?

SERGIO: Ce l’ho io.

ALDO: Hai una pistola? E tu vai in giro armato?

SERGIO: Di solito no, ma oggi ho preferito farlo.

ALDO: Certo che chi non si fida degli amici…

SERGIO: E, cosa vuoi. (Aldo prende il caffè). Aldo, hai visto cosa hai fatto?

ALDO: Cosa ho fatto?

SERGIO: Hai preso il caffè.

ALDO: Sì, ne avevo bisogno. Anche se faceva schifo quel caffè, aveva un gustaccio.

SERGIO: Aldo, il caffè aveva un gustaccio cattivo perché dentro c’era dell’estratto di

                  frutti di bosco.

ALDO: Oh  mio Dio, i frutti di bosco. Fai qualcosa, aiutami.

SERGIO: Telefonerò ad un’ambulanza (Senza scomporsi). Oh, lo sapevi che quassù

                   il mio telefono non prende?

ALDO: (Comincia a stare male). C’è il cordless, avanti, usa quello.

SERGIO: Va bene, ma non mettermi fretta, che poi mi confondo.

ALDO: Ma abbiamo fretta, maledizione.

SERGIO: Io no, semmai sei tu che hai fretta.

ALDO: Ti prego, telefona.

SERGIO: Hai una guida del telefono? Non mi ricordo il numero del 118.

ALDO: Non c’è una guida qui.

SERGIO: E allora come faccio? Vuoi che vado giù di persona? Un paio d’ore e sono

                   qua.

ALDO: Non c’è tempo. Chiama Miriam.

SERGIO: Ma Miriam è di là con Linda.

ALDO: Chiamala.

SERGIO: Ma Linda sta molto male.

ALDO: Io invece sto godendo.

SERGIO: Va bene, vado subito, dammi solo il tempo di prendere il caffè, altrimenti

                  diventa freddo.

ALDO: Maledetto. (Aldo crolla morto).

SERGIO: Aldo, mi è venuta in mente una cosa. Sai qual è il numero del 118? 118.

                   L’avresti mai detto? (Entra Miriam).

MIRIAM: Dorme o ha bevuto il caffè?

SERGIO: Ha bevuto il caffè.

MIRIAM: Fantastico, anche di là è andata bene.

SERGIO: Ce la siamo tolta dalle palle?

MIRIAM: Ce la siamo tolta dalle palle.

SERGIO: E’ stato più facile del previsto. Adesso non ci rimane che sbarazzarci dei

                   cadaveri.

MIRIAM: Hai pensato a come fare?

SERGIO: Non ancora.

MIRIAM: Il libro?

SERGIO: Ottima idea. (Lo afferra). Eccolo qua, allora, li spogliano, li infilano nella

                   macchina, la incendiano e la buttano in un burrone. Perfetto. Tutto questo

                   per far pensare a un incidente mentre viaggiavano.

MIRIAM: Nudi?

SERGIO: Il libro dice così.

MIRIAM: Quindi questi due stavano viaggiando in autunno inoltrato in montagna,

                   completamente nudi.

SERGIO: Senti, Miriam, ne vuoi sapere di più del libro?

MIRIAM: E dove stavano andando completamente nudi?

SERGIO: Magari stavano venendo qui.

MIRIAM: Quindi sono finiti nel burrone mentre viaggiavano in salita.

SERGIO: Ho trovato, li mettiamo tutti due sul sedile del conducente così penseranno

                   che mentre viaggiavano stavano facendo qualche giochino strano.

MIRIAM: E questa è farina del tuo sacco o l’hai letto sul libro?

SERGIO: Libro. Confesso che ho sbirciato. Io non sarei mai riuscito ad avere un’idea

                  così geniale.

MIRIAM: Un’idea geniale davvero.  Non hai pensato che magari potremmo

                  semplicemente sotterrarli nel giardino? Sotto le rose?

SERGIO: Scherzi? Il libro dice macchina.

MIRIAM: E se la stupidità dell’uomo comune dice quello dovrà essere per forza

                   quello.

SERGIO: Senti, fin qua seguendo il libro è andato tutto benissimo, non mi sembra il

                  caso di metterci proprio adesso a fare di testa nostra.

MIRIAM: Oddio, proprio tutto benissimo…

SERGIO: Tutto benissimo. Magari è stato un processo un po’ lungo ma tutto è andato

                   esattamente come previsto.

MIRIAM: A che pagina siamo arrivati del libro?

SERGIO: Circa ottanta.

MIRIAM: Quante pagine ci sono in tutto?

SERGIO: Centocinquanta.

MIRIAM: Non pensi che nelle restanti settanta possa succedere ancora qualcosa?

SERGIO: Certo che succede ancora qualcosa. Io e te spogliamo i cadaveri, li

                mettiamo sulla macchina, la incendiamo, la buttiamo in un burrone e poi

                   ci godiamo la vita.

MIRIAM: E basta?

SERGIO: Cos’altro può ancora succedere?

MIRIAM: Sei tu che hai il libro in mano.

SERGIO: Beh, in effetti qualcosa succede ancora.

MIRIAM: Che cosa?

SERGIO: Succede che per creare l’incidente abbiamo tempo tutta la notte, invece

                   adesso a me tutta la situazione ha messo addosso un pochino di

                 eccitazione. Andiamo in camera?

MIRIAM: C’è il cadavere in camera.

SERGIO: E’ ancora più eccitante.

MIRIAM: Ma tu vuoi scherzare.

SERGIO: Camera degli ospiti?

MIRIAM: Ma cosa mi fai fare?

SERGIO: Non sono io a fartelo fare.

MIRIAM: Non mi dire che…

SERGIO: Hai indovinato. Ed è anche descritta molto nei particolari. Dieci delle

                  settanta pagine rimanenti vanno via in questo modo.

MIRIAM: Sergio, cerchiamo di essere seri. Siamo in uno chalet di montagna con due

                   cadaveri e tu puoi pensare al sesso?

SERGIO: Certo, non ci potevo di sicuro pensare quando erano ancora vivi. Oddio, in

                   verità ci stavo già pensando ma non sapevo come fare per trasformare i

                   miei pensieri in realtà.

MIRIAM: Sei uno stronzo, un adorabile stronzo.

SERGIO: Ed è questo che a suo tempo ti ha fatto innamorare di me.

MIRIAM: E’ anche questo che ci ha fatto divorziare.

SERGIO: E che però ti mancava così tanto da decidere di tornare.

MIRIAM: La camera degli ospiti è da questa parte.

SERGIO: Andiamo.

MIRIAM: Ti porterai mica dietro il libro?

SERGIO: E’ solo che racconta con molta precisione cosa dobbiamo fare.

MIRIAM: Evviva la fantasia.

SERGIO: Sì, quella dell’autore.

MIRIAM: Buttalo, per favore.

SERGIO: Posso prima dare una ripassata?

MIRIAM: Buttalo.

SERGIO: Va bene, però allora non garantisco niente. (Escono. Dopo pochi istanti

                  Miriam rientra, apre il libro, gli da un’occhiata).

MIRIAM: Sì, ricordavi bene, lui sta a sinistra.

SERGIO: (Da fuori). Grazie, sono più tranquillo così. (Miriam Esce. Dopo qualche

       istante entra Linda. Si sente un colpo di pistola. Entra Sergio).

LINDA: Hai fatto?

SERGIO: Tutto a posto. tesoro.

LINDA: Allora adesso siamo soli?

SERGIO: Soli. La nostra missione è compiuta, Luca è morto avvelenato dall’estratto

                   di frutti di bosco, Miriam è morta con un colpo di pistola sparato a

                 bruciapelo, cosa vuoi di più dalla vita?

LINDA: Sicuro che sia morta?

SERGIO: Se vuoi vai pure a controllare.

LINDA: No, ci credo. Vado a vedere.

SERGIO: Non ti fidi di me?

LINDA: Per la verità questa sera io non mi fido proprio di nessuno. Sì, è decisamente

                morta.

SERGIO: Adesso dovremmo far sparire i cadaveri.

LINDA: Come pensi di fare?

SERGIO: Il libro. Allora, eccolo qua, sì, decidono di sotterrarli sotto le rose.

LINDA: Ho visto che ce n’è un vaso sulla finestra della camera.

SERGIO: Dubito che ci stiano dentro un vaso.

LINDA: Ma è grosso.

SERGIO: Non credo ci stiano lo stesso. No, fuori, lungo il fianco della casa c’è una

                   aiuola. Li metteremo lì.

LINDA: Quando?

SERGIO: Lo faremo domani, adesso è troppo buio e tra l’altro a me è anche venuto

                 un po’ di appetito.

LINDA: Con tutto quello che hai mangiato a cena?

SERGIO: Che ne so, il delitto mette fame. Vuoi qualcosa? Magari una fetta di torta.

LINDA: No, la torta puoi mangiartela tu. E poi non ho fame.

SERGIO: Peggio per te. (Sergio esce, Linda lo osserva dando le spalle ad Aldo il

                   quale si alza e le si avvicina alle spalle).

ALDO: Che cosa sta facendo?

LINDA: Sta cercando qualcosa da mangiare.

ALDO: Come fa ad avere ancora fame?

LINDA: Boh. Sono stata brava?

ALDO: Sì, ti sei meritata il compenso.

LINDA: Avresti potuto anche essere un pochino più generoso.

ALDO: Senti, mille euro per abbordare Sergio, guadagnare la sua fiducia, e far sì che

               decidesse di portarti qua questa sera mi sembra che vada bene.

LINDA: Se lo dici tu.

ALDO: Come possiamo fare?

LINDA: Cosa dice il libro?

ALDO: Vai a vedere. (Linda prende il libro).

LINDA: Dunque. Non lo trovo.

ALDO: Fai vedere a me. In effetti si limita a spiegare per quale motivo lui non sia

               morto davvero.

LINDA: E sarebbe?

ALDO: E’ semplice. Lui non era affatto allergico ai frutti di bosco.

LINDA: In effetti è la spiegazione più logica.

ALDO: Però non capisco perché non preveda il fatto che lui e il finto avvocato

             uccidano l’altro.

LINDA: Avrà avuto i suoi buoni motivi.

ALDO: Sì, ma non riesco a capire quali. Non mi piace. Mi sa di una cosa incompleta.

LINDA: Senti, io mi siedo perché sono stanca, quando avrai deciso cosa fare,

              avvisami.

ALDO: Sì, fai pure.

LINDA: Comincia già anche a essere piuttosto tardi. Andrei volentieri a dormire.

ALDO: Ma è prestissimo. Andrai mica a dormire alle undici di sera?

LINDA: Beh, è stata una giornata abbastanza intensa.

ALDO: Storie. Io non mi sono mai divertito così tanto.

LINDA: Quindi come prosegue il libro? (Entra Sergio con un piatto. Sta

              mangiando).

SERGIO: Allora? Ci siamo fermati?

ALDO: Sì, non capisco dove voglia andare a parare il romanzo.

SERGIO: Vabbè, quando decidete di ricominciare ditemelo. (Entra Miriam).

MIRIAM: Ragazzi, io sto aspettando che portiate via il mio cadavere.

LINDA: Ci siamo fermati perché ad Aldo non tornano i conti.

ALDO: Ma sì perché a questo punto avrebbe più senso se io e Luisa cercassimo di

               uccidere Sergio in qualche modo.

SERGIO: In che modo?

ALDO: Non lo so, in qualche modo.

LUISA: E’ difficile trovare un modo originale. Abbiamo già usato veleni, allergie,

                pistole, sonniferi.

MIRIAM: Una coltellata.

LUISA: Sì, quello non lo abbiamo ancora fatto.

SERGIO: Però io sono in cucina, come fate ad andare a prendere un coltello?  

MIRIAM: E’ vero. Tu non potresti non andare in cucina?

ALDO: A questo pensiamo dopo. Ora dobbiamo solo decidere come far finire la

               storia.

SERGIO: Ci vorrebbe un bel colpo di scena.

ALDO: Sì, ma ormai abbiamo intrecciato i personaggi in tutti i modi possibili ed

               immaginabili, cosa possiamo ancora inventare?

MIRIAM: Tenete conto che a me ha sparato e quindi a meno che non inventiamo una

                   pistola che spara a salve io sono fuori dal gioco.

LINDA: Però io vedo il sangue.

MIRIAM: Sì, ma quello possiamo giustificarlo con del sangue finto, per esempio.

SERGIO: Quello poi lo vediamo.

ALDO: Cambiamo il finale.

MIRIAM: Ma qui non si tratta di cambiare solo il finale, dobbiamo proprio rivedere

                   tutta la seconda parte, adesso saremo sì e no ad un’ora di spettacolo.

LINDA: Sta cominciando a piovere.

ALDO: E chi se ne frega della pioggia.

SERGIO: Ce ne frega sì. La strada per venire fin qua è tutta sterrata, non è che poi

                   rimaniamo piantati con le macchine?

ALDO: Tanto avevamo deciso di dormire qua questa sera. Posti ce ne sono per tutti,

             abbiamo un sacco di roba da mangiare e quindi non c’è problema.

LINDA: Io domani non devo neanche andare a lavorare.

MIRIAM: Infatti, si rimane qua, alla baita di montagna di Aldo per tutto il week end

                  a provare a mettere a posto lo spettacolo.

SERGIO: Va bene, discorso chiuso.

ALDO: Ci vorrebbe un colpo di scena. Ma non puoi smetterla di mangiare? Mi da

               un fastidio avere questo qua che mi mastica nelle orecchie.

SERGIO: Quando mangio riesco a pensare meglio.

ALDO: Allora pensa almeno a bocca chiusa.

MIRIAM: Dai, smettetela.

LINDA: Se non ricominciamo a provare io vado a dormire.

ALDO: Solo a dormire pensa questa qua.

MIRIAM: Sono un po’ stanchina anch’io.

SERGIO: Ma se hai fatto il cadavere fino ad ora. 

MIRIAM: Saranno stati cinque minuti.

LINDA: Aldo, che colpo di scena ci mettiamo?

ALDO: Non lo so, ci vorrebbe un evento esterno.  

SERGIO: L’unico evento esterno che c’è adesso è la pioggia.

LINDA: Nella pioggia potrebbe arrivare un maniaco.

MIRIAM: Sì, così dobbiamo cercare un attore in più. Lascia stare.

LINDA: Però sarebbe carino. Un bel colpo di scena.

SERGIO: Linda, siamo sono in quattro e siamo già tutti quattro in scena.

LINDA: Ma Miriam è morta, potremmo travestire lei.

SERGIO: Sì, così facciamo arrivare la maniaca anziché il maniaco. Sarebbe un colpo

                  di scena ancora maggiore. Pensa, anziché Freddy Krueger, arriva Alfreda

                  Krueger.

LINDA: Ma no, tu mi hai capito, vero, Aldo?

ALDO: Non mi piace quando un attore fa due personaggi diversi.

LINDA: A me piacerebbe. Si sente un grande tuono e improvvisamente qualcuno

              bussa alla porta. (Si sente un tuono e poi bussare alla porta).

SECONDO TEMPO

SERGIO: Hanno bussato.

ALDO: Ho sentito che hanno bussato. E con questo?

SERGIO: Non vai ad aprire?

MIRIAM: Ma non sappiamo chi sia che ha bussato.

SERGIO: E chi volete che sia? Il lupo mannaro?

LINDA: Vado ad aprire.

ALDO: No, aspetta un attimo, che fretta c’è.

LINDA: C’è che quel qualcuno che ha bussato è là fuori, sotto la pioggia.

SERGIO: Mica glielo abbiamo detto noi di venire a bussare.

LINDA: Ma magari è qualcuno che ha bisogno d’aiuto.

ALDO: E proprio a noi deve venire a chiedere aiuto?

MIRIAM: Dimentichi che questa è l’unica casa che c’è nel giro di qualche

                 chilometro.

SERGIO: Se era una cosa urgente avrebbe ribussato, invece… (Bussano di nuovo).

LINDA: Hanno ribussato.

MIRIAM: E poi dai, siamo in quattro, che cosa ci può succedere?

SERGIO: Non sappiamo quanti sono quelli che hanno bussato.

LINDA: Se apriamo lo scopriamo.

ALDO: E’ vero, forse ci siamo solo fatti un po’ suggestionare dalla commedia che

             stavamo provando.

SERGIO: Guarda che nei film succede sempre così, pioggia, tuoni, bussano alla

                 porta, tu vai ad aprire e si presenta uno sconosciuto con la scusa più banale

                   di questo mondo: “scusate, mi si è rotta la macchina”. E’ sempre così.

                Tutti gli assassini usano la scusa della macchina rotta.

LINDA: Ma fammi il piacere, dai.

SERGIO: E va bene, apriamo, poi non venitemi a dire che non vi avevo avvisati.

MIRIAM: Fifone.

SERGIO: Meglio un fifone vivo che un eroe morto.

LINDA: Allora vado ad aprire. (Bussano ancora).

MIRIAM: Tanto sanno che dentro c’è qualcuno, se non andiamo ad aprire lo

                 facciamo solo innervosire.

ALDO: Aspetta, prendo un coltello, è meglio avere un’arma a portata di mano, non si

               sa mai.

SERGIO: Linda, se ti dice che ha rotto la macchina dagli un calcio nelle palle e

       sbattigli la porta in faccia.

LINDA: Sergio, guardi troppi film.

SERGIO: Se ne guardassi qualcuno anche tu invece del grande fratello, magari

                 impareresti qualcosa. (Va in cucina. Linda va ad aprire. Entra L’altro).

LINDA: Buonasera.

L’ALTRO: Buonasera. Posso entrare?

SERGIO: Perché?

L’ALTRO: Solo perché fuori piove.

SERGIO: Le prendo un ombrello.

MIRIAM : Sergio. Entri pure.

L’ALTRO: Grazie. (Rientra Aldo con un coltello).

ALDO: Eccomi qua, aprite pure.

MIRIAM: Già fatto.

ALDO: Ah.

L’ALTRO: Cosa vuole fare con quel coltello?

ALDO: Niente. Era per il tacchino.

L’ALTRO: Ah, scusi. mi ero spaventato. Sa, non si sa mai chi si incontra al giorno

                   d’oggi.

SERGIO: Già, è quello che stavamo dicendo anche noi un attimo fa.

L’ALTRO: E poi su queste montagne isolate, di notte, se fai un brutto incontro chi ti

                     può aiutare?

LINDA: Non si preoccupi, qui è tra amici.

L’ALTRO: E’ che mi si è rotta la macchina.

SERGIO: Linda.

LINDA: Finiscila, Sergio.

SERGIO: Io ve l’avevo detto.

ALDO: La macchina? E dove si è rotta?

L’ALTRO: Qualche chilometro più sotto, poi ho visto le luci delle vostre finestre ed

                     ho pensato di venire a chiedere aiuto.

MIRIAM: Va bene, possiamo telefonare ad un meccanico.

L’ALTRO: Ho già provato a lelefonare prima ma purtroppo con questo temporale i

         telefoni non prendono.

SERGIO: Abbiamo la rete fissa qui.

L’ALTRO: Ho visto più sotto che è caduto un traliccio, credo che la casa sia

                   completamente isolata.

LINDA: Succede.

SERGIO: Sì, succede, ma nessuno poi sopravvive per raccontarlo.

MIRIAM: Sergio, per favore.

SERGIO: Sì, continuate pure a guardare il grande fratello.

ALDO: E quindi?

L’ALTRO: Volevo chiedervi se per gentilezza potevo passare qui la notte. Oh, non

                     voglio crearvi disturbo, posso anche dormire per terra, non c’è problema,

                     volevo solo un posto asciutto e caldo.

LINDA: Ma certo, mica la lasceremo fuori alla pioggia.

SERGIO: Perché no?

MIRIAM: Sergio, un minimo di ospitalità, dai.

SERGIO: E poi questa è casa di Aldo, e lui che deve decidere. Aldo, non deludermi.

LINDA: Aldo?

ALDO: E che devo dire?

LINDA: E’ casa tua.

L’ALTRO: Ovviamente io pagherò per il disturbo.

ALDO: E va bene, può rimanere.

SERGIO: Grazie.

LINDA: Ma si tolga la giacca, è bagnata.

L’ALTRO: Non è nulla.

LINDA: Avanti, me la dia.

L’ALTRO: Grazie. (Si toglie la giacca, Linda la appoggia ad una sedia).

MIRIAM: Vuole mangiare qualcosa?

L’ALTRO: No, grazie, non voglio davvero disturbare.

MIRIAM: Ma nessun disturbo. Vado a prepararle qualcosa.

L’ALTRO: E’ davvero troppo gentile. (Miriam esce). Spero di non avere interrotto

                   niente di importante.

SERGIO: Io spero che non interrompa in futuro niente di importante, tipo la mia vita.

LINDA: Si figuri, stavamo solo provando una commedia.

L’ALTRO: Siete attori?

ALDO: Per hobby.

L’ALTRO: E che vuol dire. A volte chi fa le cose per hobby è più bravo di chi le fa

                     per professione, solo che la vita lo ha portato in un’altra direzione.

LINDA: Sì, è quello che penso anch’io.

SERGIO: E lei? Cosa fa?

L’ALTRO: Niente di importante, vado in giro a cercare… come dire… delle

                   occasioni.

ALDO: Di che tipo?

L’ALTRO: Di tutti i tipi. Non potete immaginare quante cose interessanti si scoprano

                     semplicemente girando e parlando con la gente.

SERGIO: Lei è molto misterioso.

L’ALTRO: Non più di chiunque altro al mondo.

LINDA: Infatti. Chi non ha qualche mistero nella vita?

L’ALTRO: Misteri, zone d’ombra, qualcosa di cui vergognarsi. Non è vero?

SERGIO: Perché mi guarda?

L’ALTRO: Dove altro dovrei guardare?

SERGIO: Non lo so, da qualche altra parte, mi mette in imbarazzo.

L’ALTRO: Va bene, non la guarderò più. Ma cos’è quello? “La stupidità dell’uomo

                     comune”. Chi di voi lo stava leggendo?

SERGIO: E’ suo.

ALDO: Sì, ma l’ha letto anche lui.

L’ALTRO: Un bel romanzo. Un po’ irreale, soprattutto nella seconda parte.

LINDA: Lo conosce?

L’ALTRO: Se lo conosco? Certo che lo conosco.

ALDO: E l’ha anche letto?

L’ALTRO: C’è un modo per conoscere un libro senza averlo letto?

ALDO: Beh, comprarlo.

L’ALTRO: O scriverlo.

ALDO: E che bisogno c’è di scriverlo se uno lo può trovare già scritto?

L’ALTRO: Qualcuno l’avrà pur scritto, no?

ALDO: Sì.

LINDA: E le è piaciuto?

L’ALTRO: Come vi ho detto è un po’ irreale la trama, questi quattro ragazzi che si

                     ritrovano in uno chalet di montagna, isolato, per provare una commedia,

                   e poi all’improvviso uno sconosciuto bussa alla porta, loro si spaventano

                   perché pensano sia un maniaco.

SERGIO: E poi?

L’ALTRO: E poi… leggetelo se volete sapere il finale.

ALDO: Non potrebbe raccontarcelo lei?

L’ALTRO: Poi vi sciuperei il colpo di scena finale.

SERGIO: Perché c’è un colpo di scena?

L’ALTRO: C’è sempre un colpo di scena. (Entra Miriam).

MIRIAM: Le ho preparato qualcosa da mangiare.

L’ALTRO: Troppo gentile.

MIRIAM: Se vuole venire in cucina, ho apparecchiato.

L’ALTRO: Grazie. (Escono Miriam e l’altro).

SERGIO: Cosa ne dici?

ALDO: A me non piace per niente.

SERGIO: Neanche a me.

LINDA: E’ affascinante.

SERGIO: Ma cosa dici, cretina.

LINDA: Ma sì, è un uomo affascinante.

SERGIO: Anche monsieur Verdoux lo era. Era affascinante, si faceva sposare e poi

                  uccideva le sue mogli per ereditare.

ALDO: Beh, io non lo sposo di sicuro.

LINDA: Se così fosse dovresti essere tranquillo, male che vada ucciderebbe me e

                Miriam.

SERGIO: Metti che fosse un monsieur Verdoux gay?

LINDA: Oppure pensate che voglia ucciderci per derubarci? Fra tutti quattro

              potrebbe tirar su al massimo duecento euro. Quattro morti per duecento euro

              non mi sembra un buon affare.

SERGIO: Magari è semplicemente un maniaco che uccide per il piacere di uccidere.

LINDA: Sergio, hai visto troppi film.

SERGIO: E tu troppo pochi. Grande fratello.

ALDO: Comunque organizziamoci, non dobbiamo farci trovare impreparati nel caso

               ci volesse uccidere.

SERGIO: Cosa facciamo? 

ALDO: Il coltello. Intanto lo nascondo sotto la giacca, così ce l’ho a portata di mano.

SERGIO: E io cosa prendo?

ALDO: Il libro.

SERGIO: Come il libro? Tu hai preso il coltello e io devo prendere il libro? Così se

                   cerca di uccidermi gli leggo qualcosa o glielo tiro in testa.

ALDO: Ma no, cosa hai capito. Il libro. Se c’è scritto che ad un certo punto arriva il

               maniaco, dirà anche quello che succede dopo.

SERGIO: E non chiamarlo maniaco, ancora non sappiamo se lo è.

ALDO: Vabbè, chiamalo come vuoi ma prendi il libro.

LINDA: Siete due pazzi.

SERGIO: Sì, chiamaci pazzi, però quando ti avremo salvato la vita vedremo come ci

                  chiamerai.

ALDO: Allora?

SERGIO: Non lo trovo.

ALDO: Non dirmi che se lo è portato in cucina.

LUISA: Magari voleva rileggerlo mangiando.

ALDO: Ma non dire sciocchezze, di sicuro non voleva che andassimo a leggere il

               finale della storia.

SERGIO: E questa è la prova definitiva della sua colpevolezza.

LUISA: Ma che colpevolezza se non ha ancora fatto niente?

ALDO: Non tarderà a farlo.

SERGIO: Oddio.

ALDO: Che succede?

SERGIO: Miriam. E’ di là in cucina con lui.

ALDO: E’ vero. Vai ad aiutarla.

SERGIO: Perché io?

ALDO: Perché io devo stare qui a proteggere Linda.

SERGIO: Ma posso restare io a proteggere Linda.

LINDA: Linda può benissimo proteggersi da sola. Anzi, vado in cucina con loro.

ALDO: Non farlo.

LINDA: Ma smettila. (Esce).

ALDO: E adesso?

SERGIO: Mi è venuta in mente una cosa. Lui ha detto che gli si è rotta la macchina

                  qualche chilometro sotto, no?

ALDO: Sì.

SERGIO: E allora dovremmo andare a controllare se è vero. Perché se è vero

                 potrebbe in effetti avere detto la verità.

ALDO: Sì, ma ammesso che troviamo la macchina, come facciamo a capire se è

               rotta o se è semplicemente posteggiata?

SERGIO: Ma la finisci di fare obiezioni alle quali non sono in grado di rispondere?

                  Tutte le volte che mi viene un’idea che mi sembra brillante, tu me la smonti

                  in un attimo.

ALDO: Scusa.

SERGIO: Non puoi semplicemente sollevare obiezioni alle quali esiste una risposta

                   ovvia e incoraggiante?

ALDO: Ci provo.

SERGIO: Anzi, non dire più niente, lascia pensare me che almeno mi faccio domande

                   alle quali sono in grado di darmi una risposta ovvia.

ALDO: Va bene.

SERGIO: La sua giacca. L’ha posata là per farla asciugare, possiamo vedere se ci

                   sono le chiavi dentro.

ALDO: Ottima idea. Cercale.

SERGIO: Io?

ALDO: E va bene, lo faccio io. (Afferra la giacca, comincia a cercare nelle tasche.

               Entrano l’altro, Miriam e Linda). 

L’ALTRO: Che cosa sta facendo?

MIRIAM: Aldo, che cosa stai facendo?

ALDO: Stavo controllando se si era già asciugata.

L’ALTRO: Nelle tasche?

ALDO: No, è che mi è scivolata dentro la mano mentre sentivo la stoffa. (Gli cade

               il coltello).

L’ALTRO: Mi dia quella giacca. E Questo? (Prende il coltello).

SERGIO: Siamo spacciati.

MIRIAM: Cosa state complottando voi due?

SERGIO: Io niente.

L’ALTRO: Bene, adesso vi ho capito. Un uomo solo, indifeso, si presenta alla vostra

                     porta a chiedere ospitalità e voi avete pensato che essendo in quattro

                     potevate facilmente approfittarvi di lui, derubarlo, magari ucciderlo. Con

                     questo? (Maneggia il coltello).

LINDA: Spero abbiate una spiegazione.

SERGIO: Aldo?

ALDO: Mi hai detto che non dovevo più pensare.

MIRIAM: Che novità, come se nella tua vita lo avessi fatto tante volte.

ALDO: Di non pensare?

LINDA: No, di pensare.

MIRIAM: Siete due deficienti.

ALDO: L’ho fatto anche per te.

MIRIAM: Ma stai zitto, almeno.

L’ALTRO: Il luogo si prestava. Una casa isolata, far sparire il cadavere sarebbe stato

                     un gioco, e chi avrebbe mai potuto collegarvi alla sua sparizione.

ALDO: Alla sua di chi?

L’ALTRO: Alla mia.

ALDO: Ah, sua nel senso di mia, cioè non mia proprio, sua.

SERGIO: No, non è questo.

L’ALTRO: E per cosa poi? Per derubarmi? Per prendermi pochi euro?

ALDO: No, guardi, c’è un equivoco.

L’ALTRO: Ah sì? Un equivoco? E quale?

LINDA: Sono due stupidi.

L’ALTRO: Pensavate forse che fossi io a voler uccidere voi? Come è scritto qua

                   sopra? (Indica il libro).

ALDO: Come sarebbe?

L’ALTRO: Se voi aveste letto il libro sapreste che a un certo punto quell’individuo

                   che arriva nel cuore della notte, durante il temporale, è in realtà un

                     maniaco che cercherà di uccidere i quattro incauti giovani.

SERGIO: E… ci riesce?

L’ALTRO: Il potere della cultura. Sai, leggere è importante, aiuta a capire le cose, a

                     conoscere il mondo. Se voi aveste letto il libro, sapreste come va a finire.

ALDO: Non potrebbe raccontarcelo?

MIRIAM: Beh, in fondo è stato tutto un equivoco, adesso ci siamo chiariti, quindi

                    perché non continuare la serata divertendoci tutti cinque insieme?

SERGIO: Già, potremmo farci una partita a carte.

ALDO: Sì, a scopa.

L’ALTRO: Col morto?

SERGIO: Gli scacchi, gli scacchi sono il gioco più divertente.

ALDO: Miriam voleva dire che è molto tardi, magari se andassimo tutti a letto, cioè,

                a dormire, domani mattina ci faremmo una bella risata e ce ne andremmo

    tutti a casa.

L’ALTRO: Domani mattina. Molte cose devono ancora succedere prima che venga

                     mattina.

SERGIO: Davvero?

L’ALTRO: Attori? Avete detto che siete attori?

ALDO: Per hobby.

L’ALTRO: Gia, per hobby. E che cosa recitate di solito?

LINDA: Quello che capita.

L’ALTRO: I sentimenti, le sensazioni, l’amore, l’amicizia, la paura.

ALDO: Quella in questo momento è molto reale.

L’ALTRO: (Durante il monologo l’altro minaccerà a turno tutti i presenti con il                    

                   coltello). Essere o non essere; questo é il problema: se sia più nobile

                   nell’animo sopportare i sassi e i dardi dell’oltraggiosa Fortuna, o prender

                   l’armi contro un mare di guai e contrastandoli por fine ad essi. Morire –

                  dormire - nulla più; e con un sonno dire che noi poniamo fine alla doglia

                  del cuore e alle infinite miserie naturali che sono retaggio della carne!

                  Questa é soluzione da accogliere ardentemente. Morire - dormire –

                  sognare forse: ma qui é l’intoppo, quali sogni possano assalirci in quel

                  sonno di morte quando ci siamo disfatti di questo tumulto della vita

                  mortale, deve farci riflettere: é la remora questa che di tanto prolunga la

                  vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli

                  insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso,

                  le angosce dell’amore respinto, gli indugi della legge, la prepotenza dei

                 grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando

                 di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi

                 vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di

                   tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la

                   morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a

                   sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali

                   piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa

                  vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si

                  scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande

                  importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione

                  perdono anche il nome.

ALDO: Io non ci ho capito niente.

SERGIO: Però mi è parso di cogliere una velata minaccia in quello che ha detto.

L’ALTRO: Amleto, terzo atto, prima scena. Ignoranti. E voi sareste attori?

ALDO: Per hobby.

MIRIAM: La smetta di giocare con quel coltello.

L’ALTRO: Non sto giocando. E’ che questa scena va recitata con un coltello in

                   mano, non con un teschio.

ALDO: Pure il teschio.

LINDA: Vuole mangiare ancora qualcosa?

L’ALTRO: No. E’ arrivato il momento di finire questa serata nel migliore dei modi.

SERGIO: In che senso?

L’ALTRO: L’ultimo capitolo.

ALDO: Del libro?

L’ALTRO: Già. Ma peccato che non l’abbiate letto.

MIRIAM: E cosa dice?

L’ALTRO: Ve lo posso far vedere.

ALDO: No, è sufficiente che ce lo racconti a voce.

SERGIO: Già, noi preferiamo sentire il racconto e poi immaginarcelo.

L’ALTRO: Ci vuole molta fantasia.

ALDO: Noi ne abbiamo.

SERGIO: Sì, da vendere.

L’ALTRO: (Afferra il bicchiere di vino con il sonnifero). Posso?

ALDO: Prego, non faccia complimenti.

L’ALTRO: Grazie. (Beve).

MIRIAM: Se ne vuole ancora, ce n’è una bottiglia piena.

ALDO: Abbiamo anche del limoncello.

L’ALTRO: No, grazie, mi basta… questo… (Crolla svenuto).

MIRIAM: Si è bevuto il vino con il sonnifero.

ALDO: Bene, cosa facciamo adesso?

SERGIO: Lo uccidiamo.

LIDIA: Ma sei pazzo? Lo vuoi uccidere?

SERGIO: Certo, prima che sia lui ad uccidere noi.

LIDIA: Ma chi l’ha detto che voleva ucciderci?

ALDO: Non hai visto come ci minacciava con il coltello?

LIDIA: Stava recitando.

ALDO: Recitando un corno, ci stava proprio minacciando. E poi sarà mica recitare

               quello, diceva delle frasi senza senso.

MIRIAM: E’ una tragedia.

ALDO: No, sarà una tragedia se non lo uccidiamo.

MIRIAM: Dicevo che quella che recitava era una tragedia.

ALDO: Sì, scritta da un ubriaco che sparava cagate a caso.

LINDA: Shakespeare.

ALDO: Shakespeare lo dici a tua sorella.

LINDA: Shakespeare è l’autore della tragedia.

ALDO: E allora spiegati.

LIDIA: A parte il fatto che il primo a tirare fuori il coltello sei stato tu. E ti sei anche

               messo a frugargli nella giacca.

ALDO: Volevo cercare le chiavi della macchina.

LIDIA: Per rubarla?

ALDO: No, per andare a vedere se era davvero rotta.

MIRIAM: Comunque Linda ha ragione. Non abbiamo nessuna prova che volesse

                 farci del male.

SERGIO: Ma come fate a non vedere le cose.

MIRIAM: Siete voi che ne vedete troppe, anche dove non ci sono.

ALDO: Comunque, non divaghiamo. Il sonnifero non farà effetto per sempre. Cosa

               facciamo?

LINDA: Niente.

SERGIO: Miriam?

MIRIAM: Non lo so.

ALDO: Sergio?

SERGIO: Eh?

ALDO: Buonanotte. Almeno leghiamolo.

MIRIAM: E va bene, leghiamolo.

ALDO: Un momento.

SERGIO: Cosa c’è?

ALDO: Il sonnifero. Miriam ha usato il sonnifero dello spettacolo.

SERGIO: Oh mio Dio, acqua.

LINDA: Ma allora come è possibile che si sia addormentato?

ALDO: Magari ha preso un infarto fulminante. Sarebbe un sogno.

SERGIO: O magari sta fingendo.

ALDO: Ti prego, lasciami sognare.

SERGIO: O nella boccettina c’era… davvero del sonnifero.

MIRIAM: Ma cosa dici? L’ho riempita io dal rubinetto.

ALDO: Sicura?

MIRIAM: Ma siete impazziti? Per quale motivo avrei dovuto usare del sonnifero

                 vero?

SERGIO: Linda?

LINDA: Perchè avete subito escluso l’ipotesi infarto?

ALDO: Perché ormai mi sono svegliato e poi sta respirando.

LINDA: E cosa volete da me?

SERGIO: Cosa c’era nella boccetta?

LINDA: Ma cosa ne so, l’ha riempita Miriam.

MIRIAM: Io ci ho messo dell’acqua, ve l’ho detto.

ALDO: Calma, ragazzi, stiamo facendo il suo gioco. Vuole metterci uno contro

             l’altro.

SERGIO: Ragioniamo. O nel vino c’era del finto sonnifero e allora sta cercando di

                   fregarci, oppure nel vino c’era del sonnifero vero e allora era qualcun altro

                   che stava cercando di fregarci.

ALDO: Comunque sia ce l’abbiamo in quel posto.

SERGIO: Non ci sono altre possibilità.

ALDO: L’infarto? Che risolverebbe tutto?

SERGIO: Respira.

ALDO: Oppure.

SERGIO: Zitto. Non sollevare obiezioni alle quali non saprei rispondere. Già siamo

                   abbastanza nella merda così.

LINDA: Cosa voledi dire, Aldo?

ALDO: E’ solo che se nel bicchiere non c’è sonnifero, come avrebbe fatto ad

             addormentarsi?

SERGIO: Magari non regge l’alcool.

ALDO: Qualcuno dovrebbe avergli detto che nel bicchiere c’era del finto sonnifero,

                 e che lui avrebbe dovuto bere e poi fingere di addormentarsi.

MIRIAM: E per quale motivo?

ALDO: Sentite, io ho trovato la spiegazione, il motivo trovatelo voi, mica posso fare

               tutto io.

LINDA: Secondo me è più probabile che nel bicchiere ci fosse sonnifero vero.

ALDO: E per quale motivo avrebbe dovuto esserci sonnifero vero?

MIRIAM: Per fare addormentare il maniaco.

SERGIO: E se il maniaco avesse saputo che nel bicchiere c’era del sonnifero?

ALDO: Già, qualcuno potrebbe averglielo detto.

SERGIO: Ma chi? Miriam, tu sei stata in cucina con lui, da sola.

MIRIAM: Quindi secondo voi io gli avrei detto che nel bicchiere c’era del sonnifero

                   e lui sarebbe stato così furbo da berlo in modo da addormentarsi e da

                 rimanere inerme nelle vostre mani? E poi perché avrei dovuto fare una

                   cosa del genere?

SERGIO: Non ci interessa il movente, quello lo possiamo sempre trovare dopo.

MIRIAM: Tanto tempo ne avete, chissà quando si sveglierà il vostro amico.

ALDO: E’ vero, per prima cosa dobbiamo pensare a lui.

MIRIAM: Non facciamo cazzate. Aldo, tu e Sergio scendete in paese a chiamare la

                 polizia.

ALDO: Ottima idea. Andiamo. (Escono).

LINDA: E noi cosa facciamo?

MIRIAM: A questo punto per sicurezza leghiamolo. In cantina ci sono delle corde.

                 Vai a prenderle.

LINDA: Da sola?

MIRIAM: E’ meglio che almeno uno rimanga qua, nel caso si svegliasse.

LINDA: Ma ho paura.

MIRIAM: E di cosa?

LINDA: Del buio. E se poi davvero ci sono dei complici?

MIRIAM: Ci sono anche Aldo e Sergio fuori.

LINDA: Va bene, vado. (Esce. L’altro si alza).

L’ALTRO: Il campo è libero?

MIRIAM: Sì, sono tutti fuori.

L’ALTRO: Non so come ho fatto a non mettermi a ridere con tutte le cazzate che ho

                     sentito dire.

MIRIAM: Io invece mi sono cagata addosso, soprattutto quando Aldo si è ricordato

                 che nella boccettina non c’era sonnifero vero.

L’ALTRO: Ma avevano paura, e quando uno ha paura non riesce più a pensare

                   lucidamente così le ipotesi più logiche lasciano il posto a quelle più

         fantasiose.

MIRIAM: Già, però per un attimo avevano capito che volevo fregarli.  

L’ALTRO: Li odi così tanto?

MIRIAM: Non puoi immaginare quanto. Se mia sorella è morta anche loro hanno una

       parte di colpa.

L’ALTRO: Non vedo cosa possano c’entrare con la sua overdose.

MIRIAM: Lei usciva con Aldo ed era innamorata di lui. Poi una sera Sergio ci ha

                   provato, lei ci è stata, Aldo è venuto a saperlo e l’ha lasciata.

L’ALTRO: E in questo non ci vedo niente di male.

MIRIAM: Lei ha cominciato a farsi dopo che ha troncato con Aldo. Se fossero

                 rimasti insieme forse non avrebbe mai inziato.

L’ALTRO: Anche lei ha le sue colpe.

MIRIAM: Sì, ma lei per le sue colpe ha pagato, invece loro no.

L’ALTRO: E Linda?

MIRIAM: La stessa cosa. Era la sua migliore amica e anche lei le ha voltato le spalle

                   nel momento in cui più aveva bisogno d’aiuto.

L’ALTRO: Quindi sei proprio decisa?

MIRIAM: Sì. Grazie, amore, per avere accettato di aiutarmi.

L’ALTRO: Dobbiamo fare in fretta, Linda potrebbe rientrare da un momento

                   all’altro. 

MIRIAM: Hai ragione. La macchina è a posto?

L’ALTRO: Certo. Ho sabotato i freni. Alla prima curva finiranno in un burrone.

MIRIAM: T’intendi anche di meccanica?

L’ALTRO: No, però ho scaricato da internet lo schema del motore. Non c’è

                   possibilità di errore.

MIRIAM: Bene, l’unica cosa le linee blu sono poi la trama della stoffa dei sedili.

L’ALTRO: Cazzo. Lo so.

MIRIAM: Lo spero. Dammi la pistola per Linda.

L’ALTRO: Prima i soldi.

MIRIAM: Avevamo concordato che i soldi te li avrei dati alla fine.

L’ALTRO: Almeno un piccolo anticipo. Per la pistola.

MIRIAM: E va bene. Mille euro.

L’ALTRO: Millecinquecento.

MIRIAM: No, mille adesso e gli altri quattromila alla fine. Quando saranno tutti

                   morti. Esattamente come avevamo concordato.

L’ALTRO: Sì. Mille per la pistola e mille a cadavere. Cioè, milleduecentocinquanta

                     a cadavere.

MIRIAM: Infatti. Quindi per la pistola mille.

L’ALTRO: E va bene, dammeli.

MIRIAM: Ecco.

L’ALTRO: La pistola la sai usare?

MIRIAM: Basta schiacciare il grilletto, no?

L’ALTRO: Sento dei passi, credo che la tua amica stia tornando, nascondi la pistola.

MIRIAM: E tu torna a sdraiarti. (Lo fanno. Entra Linda).

LINDA: Ecco le corde.

MIRIAM: Ottimo, adesso leghiamolo.

LINDA: E se si sveglia?

MIRIAM: Forse sarebbe meglio avere a portata di mano qualcosa per dargli una botta

                   in testa.

LINDA: E’ vero.

MIRIAM: Vai in cucina a prendere un mattarello.

LINDA: Vado. (Esce, Miriam va verso la porta della cucina e tira fuori la pistola).

MIRIAM: Addio, Linda. (Spara).

L’ALTRO: Fatto?

MIRIAM: E’ stato molto più facile del previsto, basta tirare col dito e la pistola fa

                   tutto il resto.

L’ALTRO: Sorprendente, vero? (Bussano alla porta).

MIRIAM: E adesso chi è?

L’ALTRO: Aspettavi qualcuno?

MIRIAM: Figurati.

L’ALTRO: Cosa facciamo?

MIRIAM: Apriamo la porta.

L’ALTRO: Ma non possiamo sapere chi c’è là fuori.

MIRIAM: Tanto ho la pistola. Posso sempre sparare.

L’ALTRO: Ormai ci hai preso gusto.

MIRIAM: Apro. (Entrano Aldo e Sergio. L’altro si butta per terra). Voi?

ALDO: E certo, aspettavi qualcun altro?

MIRIAM: Avete fatto in fretta.

ALDO: Certo, la macchina si è rotta.

MIRIAM: Come si è rotta?

SERGIO: Sì, l’acceleratore va giù a vuoto, non funziona.

MIRIAM: L’acceleratore?

ALDO: L’acceleratore.

MIRIAM: E i freni?

SERGIO: Non lo so, non siamo nemmeno riusciti a partire.

MIRIAM: E’ la notte dei geni della meccanica.

ALDO: Dorme ancora?

MIRIAM: Sì.

ALDO: Ma perché non l’avete ancora legato?

MIRIAM: Linda è andata in cantina a prendere delle corde ma non è ancora

                 ritornata.

ALDO: E quanto ci mette?

SERGIO: Io mentre aspettiamo vado a farmi un caffè.

MIRIAM: No.

SERGIO: Non posso prendere il caffè?

MIRIAM: No. Ti rende nervoso.

SERGIO: Ma cosa dici?

MIRIAM: E’ che in cucina… vado a preparartelo io.

SERGIO: Guarda che me lo posso anche fare da solo.

MIRIAM: No, tu controlla quello svenuto, il caffè lo faccio io.

ALDO: Ti aiuto, così mi bevo un bicchiere d’acqua.

MIRIAM: No. Niente acqua.

ALDO: Un goccio.

MIRIAM: Niente acqua.

ALDO: Va bene, non ti incazzare. (Miriam esce).

SERGIO: E se nel frattempo gli facessimo bere ancora un po’ di vino?

ALDO: A lui?

SERGIO: Un rabbocco. Nel caso il sonnifero stesse esaurendo il suo effetto.

ALDO:  Non sarebbe più semplice dargli una botta in testa?

SERGIO: Sarebbe più semplice se quella stupida di Linda arrivasse con le corde.

ALDO: Valla a cercare.

SERGIO: Io? E se fuori c’è un complice di questo? Magari l’hanno fatta fuori.

ALDO: Ma fatti furbo. Vado io.

SERGIO: E se poi questo si sveglia?

ALDO: Senti, decidi tu, o vai o resti qui.

SERGIO: Non c’è una terza alternativa?

ALDO: Quale terza alternativa vuoi che ci sia?

SERGIO: Potrei andare in bagno.

ALDO: Finiscila, vado a vedere io. (Va verso la porta).

SERGIO: Magari guarda solo da lì.

ALDO: Un minuto e arrivo. (Esce).

SERGIO: Sbrigati. E adesso? Se si sveglia? Ho un’idea, perché non ci ho pensato

       prima. Il libro. (Rientra Aldo con delle corde).

ALDO: Io Linda non l’ho trovata, in compenso ho trovato queste.

SERGIO: Cosa sono?

ALDO: Delle corde. Erano lì fuori, per terra.

SERGIO: Bene, allora adesso legalo.

ALDO: Aiutami. Prendegli le braccia.

SERGIO: Mi fa un po’ impressione.

ALDO: Ma smettila.

SERGIO: E’ freddo. Non è che è morto?

ALDO: Ma se respira. Mettigli i polsi vicino. Aspetta, dietro la schiena. Ecco, così.

SERGIO: Avanti, legalo.

ALDO: Fatto.

SERGIO: Sicuro che sia ben legato?

ALDO: Controlla.

SERGIO: No, mi fido.

ALDO: Bene, adesso l’abbiamo reso inoffensivo.

SERGIO: Controllo se per caso adesso il telefono prende. Niente.

ALDO: Non fa niente, adesso che l’abbiamo reso inoffensivo abbiamo tutto il tempo

   di aspettare che il temporale finisca.

SERGIO: Infatti. E speriamo anche che smetta di piovere.

ALDO: Ottimo.

SERGIO: Io non riesco davvero a capire dove possa essere finita Linda.

ALDO: Vuoi andarla a cercare?

SERGIO: Assolutamente no. Tornerà. E poi fuori non c’è nessuno, no? Quindi che

     cosa potrebbe esserle successo? (Rientra Miriam con i caffè).

MIRIAM: Ecco i caffè. L’avete legato?

ALDO: Sì, almeno adesso non può più farci niente.

MIRIAM: Bisognerebbe perquisirlo.

ALDO: Perquisirlo?

MIRIAM: E se fosse armato?

SERGIO: Tanto con le mani legate anche se fosse armato non potrebbe fare niente.

MIRIAM: Lo so, ma almeno avremmo la certezza che è davvero quello che

                 pensiamo.

ALDO: Perché cosa pensiamo?

MIRIAM: Che sia un maniaco.

ALDO: Ah, noi pensiamo quello?

MIRIAM: Altrimenti perché l’avremmo legato?

ALDO: Eh già, perché l’avremmo legato altrimenti?

MIRIAM: Dai, venite a prendere il caffè.

SERGIO: Va bene. (Bevono il caffè).

ALDO: Che poi a vederlo così non sembra neanche un maniaco.

MIRIAM: Perché che faccia ha un maniaco?

ALDO: Non lo so, più maniacale.

SERGIO: Sì, sembra una brava persona a vederlo. Innoqua.

MIRIAM: Anche Hitler a vederlo aveva la faccia innoqua.

ALDO: Ma aveva i baffetti.

MIRIAM: I baffetti?

SERGIO: Accidenti, mi è venuto un crampo allo stomaco.

MIRIAM: Ma dai?

SERGIO: All’improvviso. Che male.

ALDO: Ahia. Anch’io. Sarai mica contagioso?

MIRIAM: Io non sento niente.

SERGIO: Miriam, avrai mica messo qualcosa nel caffè?

MIRIAM: Io? Ma figurati. O sì? Sai che non mi ricordo?

ALDO: Sto male. Miriam, chiama qualcuno.

MIRIAM: E chi vuoi che chiamo? I telefoni non funzionano, e se chiamo a voce non

                   ci può sentire nessuno.

SERGIO: Stronza.

ALDO: Ti prego, Miriam.

MIRIAM: Potrei al massimo chiamare quello là, però è legato e io non sono molto

                 brava nello sciogliere i nodi.

ALDO: Sto male.

MIRIAM: L’ho sempre pensato che avrei dovuto fare un corso per imparare a fare i

                   nodi. Ti assicuro che appena tornerò a casa sarà la prim a cosa che farò,

                   così dovesse mai succedere un’altra volta di averne bisogno sarò preparata.

SERGIO: Perché l’hai fatto?

MIRIAM: Se ti dicessi un nome capiresti?

SERGIO: Che nome?

MIRIAM: Lucia.

SERGIO: E chi è?

MIRIAM: Non mi devi chiedere chi è ma chi era. Era mia sorella. Aldo, spiegaglielo

                   tu chi era.

ALDO: Era quella bionda, con i capelli lunghi, gli occhi verdi, gli zigomi un po’

               pronunciati…

SERGIO: Non mi viene in mente…

ALDO: Le tette grosse…

SERGIO: Ah sì… no, non era bionda.

ALDO: Un bel culo, aveva una lancia y…

SERGIO: Davvero non mi ricordo…

ALDO: Aveva fatto il liceo nella sezione D, in gita di quinta a Parigi era quella che

               era rimasta chiusa fuori sul balcone ed era passata sul cornicione…

SERGIO: A Parigi?

ALDO: Sì, la sera che tu eri ubriaco fradicio, era l’amica della Franci, quella che

               usciva con Bobo…

SERGIO: Bobo me lo ricordo, ma non usciva con la Franci…

ALDO: Sì.

SERGIO: No, usciva con la sorella dello Zeppa…

ALDO: Dopo. Quando usciva con la sorella dello Zeppa non andavano già più a

               scuola.

MIRIAM: Ragazzi, fare in fretta, non avete molto tempo.

SERGIO: Tra l’altro allo Zeppa avevo prestato un disco dei Pink Floyd e non me l’ha

                  mai restituito.

ALDO: Quale?

SERGIO: The final cut.

ALDO: Bello, è sempre stato uno dei miei preferiti.

SERGIO: Ma se tu ascoltavi i Beatles.

ALDO: Sì, ma questo dopo, allora ascoltavo ancora i Pink.

SERGIO: A me non sembra.

ALDO: Se ti dico di sì. Comunque ti dicevo, girava sempre con la Franci.

SERGIO: Sono passati un sacco di anni, come faccio a ricordarmi.

ALDO: Ma dai, ha anche lavorato al Gomis.

SERGIO: Io non ci andavo al Gomis.

ALDO: Come no, ci andavamo tutti al Gomis.

SERGIO: Tutti ma non io.

ALDO: Se ci fossi andato adesso te la ricorderesti.

SERGIO: A saperlo…

ALDO: Comunque Lucia ci ha lavorato due anni, quella bionda…

SERGIO: Non mer la ricordo.

ALDO: Ma non è possibile, alta, bel portamento, sempre elegante, le ginocchia a

               punta.

SERGIO: Ah sì, adesso ricordo, le ginocchia a punta, perché non me l’hai detto

                 prima… (Muoiono entrambi).

MIRIAM: Ce l’abbiamo fatta. Ed adesso non mi rimane che far sparire le tracce e

                   per fare questo non c’è niente di meglio di un bell’incendio. (L’altro si

                   sveglia). Pensavo fossi svenuto davvero.

L’ALTRO: No, sono rimasto ads ascoltarti in silenzio.

MIRIAM: Sono stata brava?

L’ALTRO: Decisamente. Avanti, vieni a liberarmi.

MIRIAM: Perché?

L’ALTRO: Mi hanno legato le mani. Slegami.

MIRIAM: Quanta fretta, abbiamo tutto il tempo. Prima ho ancora qualche altra

                 cosetta più urgente da fare.

L’ALTRO: Che cosa?

MIRIAM: Fare sparire tutte le tracce.

L’ALTRO: Se mi sleghi ti posso aiutare.

MIRIAM: No, preferisco fare tutto da sola. Non ci vorrà molto. Un bel fuoco e qui

                   non ci sarà più nulla.

L’ALTRO: Aspetta, slegami.

MIRIAM: No. Anche tu fai parte delle tracce che devono sparire.

L’ALTRO: Cosa stai dicendo?

MIRIAM: Hai visto tutto, sarebbe troppo facile per te ricattarmi.

L’ALTRO: Mi hai pagato, io sono contento e sparirò dalla tua vita.

MIRIAM: Non posso rischiare. Lo sai benissimo.

L’ALTRO: Senti, io sono un professionista, guadagno un sacco di soldi, per cui non

                     mi interessa per niente ricattarti.

MIRIAM: E chi me lo garantisce questo?

L’ALTRO: Io.

MIRIAM: Per cui dovrei fidarmi?

L’ALTRO: Come io mi sono fidato di te.

MIRIAM: Questa serata mi ha insegnato che è molto meglio non fidarsi di niente e

                  di nessuno.

L’ALTRO: Smettila di fare la stronza.

MIRIAM: Non sei nelle condizioni giuste per minacciare.

L’ALTRO: E tu pensi di riuscire a farla franca? Con quattro omicidi sul groppone?

MIRIAM: Perché no?

L’ALTRO: Illusa. Non ce la farai mai senza il mio aiuto.

MIRIAM: Cosa vuoi dire?

L’ALTRO: Ti serve un alibi ed io sono l’unico a potertelo fornire.

MIRIAM: Un alibi?

L’ALTRO: Dove hai passato la serata? Hai qualcuno che possa dire che hai passato

                     il week end con lui?

MIRIAM: Nessuno sa che sono venuta qua.

L’ALTRO: Ma nessuno sa dove tu possa essere andata. I tuoi amici vengono uccisi e

                     tu dov’eri? Sarai la prima ad essere interrogata. E qui è pieno di tracce

                   lasciate da te.

MIRIAM: Dopo che sarà bruciato tutto non ci saranno più mie tracce.

L’ALTRO: Se ne sei così convinta allora avanti, uccidimi.

MIRIAM: Non provocarmi. Sai benissimo che lo farò.

L’ALTRO: Sono pronto, sono qui legato, nelle tue mani. E come mi ucciderai?

MIRIAM: Ho la pistola.

L’ALTRO: Già, la pistola. E allora usala.

MIRIAM: Addio.

L’ALTRO: Perché addio? Arrivederci.

MIRIAM: Perché arrivederci?

L’ALTRO: Perché chi non muore si rivede.

MIRIAM: E allora addio è la parola giusta.

L’ALTRO: Se lo dici tu. Addio. (Miriam punta la pistola). Come hai fatto con tua

                     sorella.

MIRIAM: Cosa dici?

L’ALTRO: L’hai uccisa tu.

MIRIAM: Ma cosa dici? E’ morta di overdose.

L’ALTRO: L’hai avvelenata tu.

MIRIAM: E tu come lo sai?

L’ALTRO: Io e tua sorella parlavamo molto e lei mi diceva sempre che tu la odiavi.

                     Aldo piaceva anche a te, ma lui aveva scelto tua sorella. E tu hai deciso

                     di vendicarti in quel modo.

MIRIAM: Era una stronza. Poteva avere tutto quello che voleva. Non meritava di

                   vivere.

L’ALTRO: Un nuovo amore dentro questo petto sarebbe tradimento. Me dannata,

                    se mi togliessi un secondo marito! Non tolse mai il secondo se non la

                    donna che uccise il suo primo.

MIRIAM: Che cosa dici?

L’ALTRO: Amor non è, ma basso mercimonio quel che ispira un secondo

                   matrimonio. Ucciderei di nuovo il mio diletto se nuovi amplessi

                   concedessi a letto.

MIRIAM: Stai zitto.

L’ALTRO: L’Amleto. Quanto è importante leggere. Amleto, per far sì che il re

                     ammetta di avere avvelenato suo padre, chiama degli attori perché

                     ne mettano in scena l’episodio. Il re ne esce turbato, e Amleto ha

                     la prova che il re è un assassino.

MIRIAM: Addio.

L’ALTRO: Io sapevo che tu avevi ucciso tua sorella, ma non c’erano prove. Era

                     necessario che tu lo ammettessi, e allora abbiamo creato questa bella

                     messinscena. (Aldo e Sergio si alzano, entra Linda). Ah, la pistola è

                     caricata a salve e il veleno ovviamente era acqua. E le mie mani non

                     sono legate. I tuoi amici hanno fatto finta.

MIRIAM: Bastardi.

ALDO: La tua recita è finita, Miriam.

SERGIO: E’ giusto che tu vada a pagare il tuo debito con la giustizia.

MIRIAM: Ma chi sei tu?

L’ALTRO: Sono il commissario Arganti, la persona incaricata di indagare

                   sull’omicidio di tua sorella. Ho contattato i tuoi amici ed ho chiesto la

                     loro collaborazione per avere una tua confessione.

LINDA: E’ finita, Miriam. Non puoi più fare niente. (Miriam butta la pistola).

L’ALTRO: Andiamo. Grazie, ragazzi. Buon week end. (L’altro e Miriam escono).

ALDO: E’ finita.

SERGIO: Ragazzi, che serata.

LINDA: Però c’è una cosa che non capisco.

ALDO: Che cosa?

LINDA: Il libro.

SERGIO: La stupidità dell’uomo comune?

ALDO: E basta con quel libro. E’ finto.

LINDA: Finto?

ALDO: Ma certo, non esiste quel libro. O almeno, l’ho scritto io.

LINDA: Come sarebbe a dire?

ALDO: Ma certo, serviva una scusa per portare quassù Miriam, ed io mi sono

               inventato questo libro, le ho detto che era una bella storia, se ne poteva fare

               uno spettacolo teatrale e che sarebbe stato bello provarlo per tutto un week

               end nella mia baita di montagna.

LINDA: Davvero?

ALDO: Ma certo, ragiona, come potrebbe esistere un libro che racconta in maniera

               così dettagliata il futuro?

SERGIO: Infatti. Guarda che se il futuro si potesse guardare sarebbe nei musei.

ALDO: E poi era anche sbagliato, perché ad un certo punto il libro diceva che

             arrivava un maniaco e invece è arrivato un poliziotto.

SERGIO: Com’è che diceva? Un tuono e poi si sente bussare. (Si sente un tuono e

                  poi bussare).

LINDA: E adesso? Apriamo?

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