La tartaruga e la lepre


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Drammatizzazione della favola di Esopo

LA TARTARUGA E LA LEPRE

Commedia in due atti per gli alunni delle scuole elementari di Fabio Bertarelli

Tel. 0731/211723  Posizione SIAE 64847

I personaggi:

-Bambini: Mario, Ernesto, Luigi, Renato, Chiara, Luisa, Laura, Giovanna

-Imbonitore

-L’uomo più forte del mondo

-Venditore di dolciumi

-L’uomo del tiro a segno

-Banditore

-Bambino/a con costume da tartaruga

-Bambino/a con costume da lepre

-Gruppo di bambini con costume da asinelli

 

ATTO PRIMO

 

  La scena rappresenta una piazza. Sopra il portone di un palazzo c'è la scritta SCUOLA.

  Gli alunni escono dalla scuola riempiendo l'aria con un vociare festoso rincorrendosi gioiosamente.

  Alcuni alunni si mettono a scambiare tra di loro le figurine dei calciatori e due alunne, un po' in disparte, parlano dei loro cantanti e delle loro canzoni preferite.

CHIARA - Sai, la mamma mi ha promesso che se avessi preso un buon voto a scuola mi avrebbe comprato il CD dei Filly dove c'è Adrenalina. Non vedo l'ora di averlo.

LUISA - Ti piace tanto, Adrenalina? A me fa andar via di testa la canzone Favola dei Modà.

CHIARA I Modà?... Allora è meglio il gruppo dei Negroamaro.

LUISA – Io ho comprato un CD degli Zac Afron e ti dico che suonano veramente bene.

  Si portano un po' in disparte continuando a parlare oltreché di musica anche di collane, di orecchini, di braccialetti. Iniziano a dialogare i ragazzi. 

MARIO - (a Ernesto) Senti, quanto vuoi per una figurina di Totti?

ERNESTO - Non la vendo. Sai che per trovarla ho dovuto comprare 20 bustine da dieci e che mi sono costate due paghette settimanali?

MARIO - Ti do in cambio due Vieri. Ci stai?

ERNESTO - Eh, ti piacerebbe... Con due Vieri non ci scambio nemmeno il dito mignolo del piede sinistro di Totti.

LUIGI - Io metto in vendita un Kakà. Chi lo vuole?

RENATO – A me può interessare. Ti va bene un Buffon?

LUIGI – Furbo, lui! Oltre a Buffon mi devi dare anche Girardino e Toni. Okey?

RENATO – ma tu oltre a Kakà, mi devi dare anche Gattuso.

LUIGI – Gattuso? Va bene, ci sto. (Si scambiano le figurine)

MARIO - Allora, Ernesto, lo scambi o no questo Totti? Dai, devo completare l'album dei calciatori.

ERNESTO - Ti ho detto che non lo scambio. 

MARIO - E allora tieniti pure ben stretto quello sbruffone di Totti.

ERNESTO - Certo che lo tengo ben stretto. Ogni giorno aumenta di valore perché è la figurina più rara. Fra poco ci prenderò in cambio l'intera squadra del Milan.

MARIO - Ah, sì? E se io non ti facessi più copiare il compito di aritmetica?... Tu in quella materia non sei tanto forte, vero?

ERNESTO - Non ho più bisogno del tuo aiuto in aritmetica. Anzi sono sicuro di essere diventato più bravo di te.

MARIO - (ride) Ah, ah! Più bravo di me? Nessuno è più bravo di me. Non solo in aritmetica, ma anche nelle altre materie, lo sanno tutti.

RENATO e LUIGI - Non fare il gradasso... In questi ultimi tempi hai perduto diverse posizioni e in aritmetica, poi, non sei più il campione assoluto.

MARIO – Lo dite voi che non sono più il campione! Intanto io sono il più intelligente, il più… insomma, il Più! E prima che mi arriviate ne dovrete fare di strada…

TUTTI - Eh... Bum!

MARIO - Sentite, io oggi pomeriggio vado al Luna Park, venite anche voi? Tanto ai libri mi basterà dare un'occhiata quando rientrerò a casa.

ERNESTO – No, io non posso venire. Con tutti quei compiti... Io poi devo studiare la storia. Mi ci vorrà tutto il pomeriggio perché sono rimasto un po' indietro e domani la maestra sicuramente mi interroga.

TUTTI I RAGAZZI IN CORO - Ehi, secchione!

MARIO - E lasciatelo perdere. (Alle ragazze) Ehi, voi due, che fate là sole sole? Oggi pomeriggi ci venite con me al Luna Park?

CHIARA e LUISA - Voialtri sapete parlare solo di sport.. Comunque noi non veniamo.

RENATO – Nemmeno io verrò perché se farò bene i compiti e prenderò un bel voto il babbo mi ha promesso che domenica mi accompagnerà lui al Luna Park e mi comprerà anche un bel gelato alla crema e al cioccolato.

MARIO – Ma se è per il gelato te lo pago io. Anzi, sapete che vi dico? Andiamo a divertirci al Luna Park ed il gelato lo offro io, a tutti. Va bene?

ERNESTO – No, io ti ho detto che non vengo. Vorrei prendere un bel voto a scuola.

RENATO – Anch'io la penso come Ernesto. Un bel voto a scuola mi da più soddisfazione che un pomeriggio al Luna Park.

MARIO – Luigi, anche tu, ti sei messo a fare lo sgobbone? E dai, divertiamoci. Poi, dato che siamo i più svegli della classe, recupereremo, no?

LUIGI - No, anch'io voglio fare prima bene i compiti perché altrimenti non ho la coscienza tranquilla e non mi diverto.

MARIO - Ma che razza di secchioni siete? Non mi direte che vi ci vorrà tutto il pomeriggio per  fare i compiti... Ma allora siete delle teste dure! Io non ho bisogno di passare ore per fare i compiti e stare sui libri. Se mai, dopo, sul tardi, darò una sfogliata ai libri qua e là e la maestra non si accorgerà di niente.

Date retta a me, andiamo a divertirci! Non c’è niente di male, no?

ERNESTO – Fai come vuoi, intanto io vado a casa.

RENATO e LUIGI - Anche noi andiamo a fare i compiti. (Escono a sinistra)

MARIO - (agli amici, già fuori scena) Andate, andate a studiare… (In falsetto) Andate a fare i compiti… (Ride) Ah,ah!

Ehi, ragazze! Allora, vi va di venire con me al Luna Park? Mi hanno detto che c’è un nuovo gioco molto divertente. Dai, ci divertiremo…

CHIARA - Ma per chi ci hai preso, per stupide?

LUISA - Noi, al Luna Park? Con tutta quella confusione, quella gente che spinge... Ormai non ci divertiamo più.

MARIO - (ironico) Oh, scusate, signorine! 

  Le ragazze se ne vanno.

  Mario si muove verso destra, ma, fatti due o tre passi, gli si para davanti la Fatina Verde.

FATINA VERDE - Mario, dove vai? Hai una espressione triste sul viso. Posso chiederti perché?

MARIO – Io, triste? Nient'affatto! La mia è un'espressione di felicità perché sto andando al Luna Park.

FATINA VERDE – E' triste perché è lo specchio della tua coscienza che non è tranquilla. E tu lo sai perché… Allora ascoltami.

MARIO – L'espressione triste, la coscienza? Ma tu chi sei? Che vuoi da me? 

FATINA VERDE - Come chi sono? Sono la Fatina Verde e sono tanto addolorata nel sentire che vuoi andare al Luna Park invece di andare a casa a fare il tuo dovere di scolaro come fanno tutti i bravi ragazzi.

MARIO – Che parole grosse: addolorata! Perché?

FATINA VERDE - Hai visto il comportamento dei tuoi amichetti? Sono andati a casa ed ora stanno già facendo i compiti, così dopo avranno tempo per giocare e divertirsi. Hanno già capito: "Prima il dovere poi il piacere". Sono responsabili, ecco tutto.

MARIO – Ma non li vedi? Quelli là sono zucconi e per avere un buon voto devono stare pomeriggi interi sopra i libri. Io non ho bisogno di studiare perché apprendo ogni cosa con facilità. E’ una mia dote naturale.

FATINA VERDE - Mario, dammi ascolto. Quando avrai fatto il tuo dovere ti sentirai meglio.

MARIO - Ma va là! Che predica! Lascia perdere, tanto non ti ascolto, perciò ti saluto. (Esce a destra)

 

  La Fatina Verde rimane in scena per qualche momento scuotendo la testa visibilmente triste, poi scompare mentre si oscura la scena. Quando l'illuminazione ritorna normale ci sono sulla scena: un imbonitore, un venditore di dolciumi con il suo carrettino, un tiro a segno il venditore di palloncini, un giocoliere, altri intrattenitori e alcuni bambini. Si diffonde una musica festosa.

Mario entra e viene coinvolto in quel clima gioioso.

IMBONITORE – Orsù, signori venghino, venghino a vedere Ursus, l'uomo più forte del mondo. Avanti, avanti signori. Venghino, venghino… Non spingete, c’è posto per tutti...

  Da dietro una tenda esce un uomo con una imbottitura di gommapiuma che  lo fa apparire dotato di un petto poderoso e due grosse braccia con enormi bicipiti. Tiene le braccia aperte e regge tra le mani una grossa catena. Digrigna i denti emette dei grugniti e fa oscillare la catena per far sentire dal suono che è fatta di ferro. 

IMBONITORE – Signore e signori, avete davanti a voi Ursus, l'uomo più forte del mondo, l'uomo dai muscoli d'acciaio che riesce a spezzare con la forza delle sue braccia quella robusta catena di ferro che tiene tra le mani, come fosse di burro. Ora signori vi prego di fare silenzio perché Ursus possa concentrarsi. (Prende un tamburo e comincia a scandire colpi prima lentamente e poi sempre più ravvicinati mentre Ursus comincia a stendere le braccia mettendo sempre più in tensione la catena e simulando lo sforzo che compie con smorfie e ruggiti. Quando il tamburo rulla al massimo, Ursus, con un urlo ed uno strappo rompe la catena. la grossa catena di ferro può essere spezzata perché ha un anello fatto di una sostanza debole)

  Uno scroscio di applausi saluta l'uomo forzuto che ringrazia con inchini. Gli astanti gli tirano qualche moneta.

IL VENDITORI DI DOLCIUMI - (gira con il carrettino per la scena) Avanti, bambini! Ecco a voi il paradiso delle dolcezze! Date sfogo alla vostra gola... mangiate le mie delizie: abbiamo caramelle di tutti i gusti, abbiamo lecca-lecca, zucchero filato, cioccolate, bibite... Avanti, bambini... (Alcuni bambini comprano qualche caramella)

L'UOMO DEL TIRO A SEGNO - (Il tiro a segno e formato da un tavola appesa con disegnato il centro e tanti cerchi concentrici. Le freccette sono a ventosa) Ragazzi e giovanotti, volete provare la vostra mira? Sapete dimostrare di essere bravissimi arcieri? Cimentatevi nella gara del tiro a segno. Il tiratore che su cinque tiri avrà fatto quattro centri, riceverà un bellissimo regalo. Il tiratore che su cinque tiri avrà fatto cinque centri riceverà un diploma di merito che potrà esibire con orgoglio ai propri compagni.

  Mario dopo aver assistito all'esibizione dell'uomo forzuto, si ferma al carrettino dei dolciumi e compra un lecca lecca. Poi si esibisce al tiro a segno e fa alcuni centri. I presenti applaudono.

   

ATTO SECONDO

  La scena è la stessa del primo atto. Gli alunni escono dalla scuola riempiendo l'aria con un vociare festoso rincorrendosi allegramente.

 

  Mario è un po’ in disparte, triste.

ERNESTO, LUIGI, RENATO, CHIARA e LUISA - (A Mario, sfottendolo) Come, non dicevi di essere il più bravo? La maestra ci è sembrata di tutt'altro avviso se ti ha messo quella bella nota negativa sul quaderno...

MARIO - Io non ho detto che sono il più bravo, ma il più intelligente di tutti voi messi insieme.

TUTTI - Eh! Bum!

ERNESTO - (ironico) Non ci vai oggi, al Luna Park? 

LUIGI - Vedrai che la musica oggi te la suona tuo padre.

CHIARA - E tua madre ti farà ballare...

MARIO - Andate via, secchioni, invidiosi: uccelli del malaugurio!

BAMBINI E BAMBINE - (se ne vanno continuando a indirizzare a Mario pesanti battute e a deriderlo) Ciao, cervellone... Ciao Einstein...

  Mario rimane solo. Compare la Fatina Verde.

FATINA VERDE - Mario, vieni un po’ qua, voglio raccontarti una favola.

MARIO - Cosa? Una favola?! Ci mancava anche questa…

FATINA VERDE - Si, una favola di Esopo. Vedrai che ti piacerà.

MARIO – Chi è questo Esopo?

FATINA VERDE - Uno scrittore di favole dell'Antica Grecia che visse nel VI secolo A. C.

MARIO - Oh, il massimo dell'attualità! Di cosa parlano queste sue favole, di dinosauri?

FATINA VERDE - No, sono favole estremamente semplici e divertenti e con protagonisti animali e personaggi vari, narrate con lo scopo di far riflettere e di comunicare una morale.

MARIO - La morale... tutti con questa morale! Il babbo, la mamma, la maestra, tutti e sempre con questa morale. Ora anche tu... ma non sapete parlare proprio d'altro? ma in che consiste?

FATINA VERDE - E' per semplificare un tipo di comportamento: di bravi ragazzi oggi e di bravi cittadini domani. Le favole di Esopo hanno come fine proprio questo e soprattutto cercano di mettere in guardia da certi errori i giovani e i meno giovani.

MARIO – (sbuffando) Allora, sentiamo questa favola.

FATINA VERDE - Dunque: una tartaruga e una lepre discutevano su chi di loro era più veloce.

MARIO - Come? discutevano? Ma la lepre è mille volte più veloce della tartaruga...

FATINA VERDE - Ne sei proprio sicuro? Comunque la lepre spavaldamente sosteneva di essere la più veloce mentre la tartaruga sosteneva con fermezza di poter arrivare anche lei dove arrivava la lepre. Decisero allora di sfidarsi.

  Così parlando La Fatina Verde e Mario si avviano verso l'uscita e le loro parole continuano a sentirsi anche quando sono fuori scena.

  Le luci si affievoliscono poi ritornano normali. Nella piazza ci sono ora i compagni di Mario ed un banditore.

BANDITORE - (con un megafono) Cittadini, fra pochi istanti su questa piazza si svolgerà una gara di corsa fra due contendenti che si disputeranno il titolo di animale più veloce della Contea.

  Entra il venditore di caramelle con il suo carrettino. I bambini si fanno intorno mentre il banditore girando per la piazza continua a ripeter il suo richiamo.

BANDITORE - Attenzione, prego. Ora vi invito a fare un grande applauso ai concorrenti che stanno per entrare.

  Entrano due alunni col costume, rispettivamente, di volpe e di tartaruga e si dispongono una a destra a l'altra a sinistra del banditore. 

BANDITORE - Signori, come potete vedere alla mia destra c'è la lepre ed alla mia sinistra la tartaruga. (Applausi) Sono due campioni di razza che si sfideranno alla corsa su un percorso di tre giri della piazza.

Signori, siete pregati di lasciare libera la pista di gara.

  I presenti si dispongono ai lati mentre la lepre e la tartaruga si pongono nel punto del via che è la parte anteriore centrale della scena.

  La Fatina Verde e Mario si dispongono in fondo al centro.

BANDITORE - Un avviso ai concorrenti: come ho detto, la gara si svolgerà su tre giri della piazza. E' vietato tagliare le curve. Allora, pronti: Uno, due, tre... via!

  La lepre scatta veloce e quando compie un giro la tartaruga ha percorso pochi metri.

  La lepre percorre un altro giro e la tartaruga è ancora a meno della metà del primo.

LEPRE - (si ferma e rivolta al pubblico) Ah, ah! Quella tartaruga... Ha osato sfidarmi, puh!... Gliel'ho già fatto vedere io che sono un campione! Sono o non sono io la più veloce? E ora posso permettermi di schiacciare un pisolino,+ tanto quella chissà quando arriva. (Si corica, sbadiglia si stira poi si addormenta)

  La tartaruga piano piano termina il primo giro. Gli spettatori cominciano a sostenerla con il tifo. Compie un secondo giro ed il tifo aumenta man mano che la tartaruga compie il terzo giro e fra gli applausi di tutti i presenti taglia il traguardo.

LEPRE – (svegliata dal chiasso) Ah, che bella dormita!

(Rimane però interdetta perché si rende conto di aver perso la gara) Oddio! Non posso credere ai miei occhi! La tartaruga è arrivata prima? Ehi, gente, sono io la più veloce della Contea. Adesso vi faccio vedere io... (Accenna a riprendere la corsa ma i presenti lo trattengono, deridendolo) Ma va là, tornatene a dormire!

BANDITORE – Signori e signore, il qui presente, quale giudice di gara, dichiara vincitrice la tartaruga e la nomino animale più veloce della Contea. (Gli mette al collo il nastro che regge la medaglia d'oro)

LEPRE - Oh, no! Che stupida sono stata! Stupida, stupida! Essermi fatta battere da una tartaruga! (Si batte i pugni in testa ed esce a testa bassa subissata dei fischi mentre la tartaruga viene portata in trionfo dai presenti)

  Tutti escono salvo la Fatina Verde e Mario.

FATINA VERDE - Mario, ti vedo sconvolto. Capisco, mai tu avresti ritenuto possibile che una tartaruga potesse sconfiggere una lepre nella corsa, eppure così è stato. Almeno così racconta Esopo.

MARIO - Ma questa è una favola, però…

FATINA VERDE - No, Mario, questa è la verità. Tu sei la lepre e la tartaruga sono i tuoi compagni di scuola. Tu sei intelligente ma svogliato e ti sei addormentato non impegnandoti nello studio. I tuoi compagni di scuola, più modesti, ma più volenterosi ti hanno superato vincendo la gara prendendo ottimi voti.

MARIO - Ho capito Fatina e ti ringrazio. E’ proprio una gran bella favola...

FATINA VERDE -  Una favola che mostra come spesso con la buona volontà si ottiene più che con i doni naturali non coltivati. Fanne tesoro.

  La Fatina Verde e Mario si avviano verso il portone della scuola.

FATINA VERDE - Vai, Mario, sono convinta che d'ora in poi, unendo intelligenza e buona volontà, arriverai ad ogni traguardo. 

  Mario si avvia verso la scuola e la Fatina Verde investita da un fascio di luce, esce.

  Entra un gruppo di alunni vestiti da asinelli e cantano facendo girotondo:

  

   Ihii… ihii… ihii… (Nitriti ritmati e ripetuti)

   Eravamo cavallini

   di gran razza, in verità

   correvamo senza sforzo

   nella piena libertà

   Ihii… ihii… ihii… (allegro)

   Ma incontrando una salita

   ci mettemmo a riposar

   Ihii… ihii.. ihii… (lento)

   perché era gran fatica

   Il doversi arrampicar

   Ihii… ihii… ihii… (lentissimo)

   E così gli altri animali

   Zitti zitti, piano piano

   Senza far tanto rumore

   risalivan l’altipiano

   Quando poi ci siam svegliati

   Ihii… ihii… ihii (lamentoso)

   mamma mia che gran sorpresa!

   Quelli in cima eran arrivati

   Coronando l’ardua impresa

   Ihii… ihii… ihii… (ancora più lamentoso)

   Fra applausi scroscianti

   per i concorrenti

   Fra musiche e canti

   premiati i vincenti.

   Cavalli di razza?

   fu proprio un abbaglio!

   Ai fischi di piazza

   mandiam questo raglio

   Ih  oh... ih oh... ih oh... (ragli)

   Chi è borioso e sfaticato

   mai può essere un campione

   ma sia sempre condannato

   senza troppa compassione

   Da questa lezione

   sì dura, sì amara

   vien bella canzone

   “Ragliando s’impara!

 

Ragli a non finire.

  

 

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