La tempesta

LA TEMPESTA

danza di suoni e parole

di

Luca A. Rossi

da W.Shakespeare

PERSONAGGI

ALONSO re di Napoli

SEBASTIANO suo fratello

PROSPERO legittimo Duca di Milano

ANTONIO suo fratello e usurpatore del Ducato di Milano

FERDINANDO figlio del re di Napoli

GONZALO consigliere del re

CALIBANO schiavo selvatico e deforme servo di Prospero

TRINCULO buffone

STEFANO cantiniere, ubriacone

NOSTROMO

MIRANDA figlia di Prospero

ARIEL spirito dellaria al servizio di Prospero

NINFE, MIETITORI che danzano

SCENA: a bordo di un vascello in mare; poi in unisola deserta

SCENA I - A bordo di un vascello in mare. Tempesta, tuoni e fulmini

(Musica e danza).

Entrano il CAPITANO e il NOSTROMO

CAPITANO - Nostromo! Nostromo! Che novit!...

NOSTROMO - Che c?

CAPITANO - D voce alla ciurma!Qui coliamo a picco! Presto!

NOSTROMO - Forza, ragazzi! Imbrigliate la vela maestra! Ventaccio soffia fino a scoppiare!

Entrano ALONSO, SEBASTIANO, ANTONIO, FERDINANDO, GONZALO

ALONSO - Nostromo! Dov il capitano? Mettete allopera tutta la ciurma.

NOSTROMO - Voi tornate sotto coperta!

ANTONIO - Dov il capitano?

NOSTROMO - (fischio del capitano) Non lo sentite? Via! sotto coperta; qui, date solo una mano alla burrasca.

GONZALO - Bravuomo, sta calmo!

NOSTROMO - Ditelo al mare di star calmo! Alla tempesta importa poco il titolo di re. Tutti in cabina!

GONZALO - Va bene. Ma ricrda chi hai a bordo.

NOSTROMO - Nessuno che mi prema pi di me. (Agli uomini) Su, ragazzi, forza!

Tirate gi il velaccio di maestra! Portatelo allaltezza della gabbia! (Un grido sottocoperta) Maledette grida! Fanno pi strepito delluragano! Rientrano SEBASTIANO, ANTONIO e GONZALO Di nuovo qui! Volete proprio che coliamo a picco? Vi siete messi in testa di affogare?

SEBASTIAN - Un accidente alla tua golaccia!

NOSTROMO - Fatela voi la manovra!

ANTONIO - Vatti a impiccare! Figlio di puttana! Scommetto che hai paura daffogare.

GONZALO - Quello non affoga, anche se questa nave facesse acqua come una baldracca, che non pu tenersi dal pisciare!

NOSTROMO - Su, sottovento! Su, coi due velacci!

Entrano dei MARINAI, inzuppati

MARINAI - Tutto perduto! Non ci rimane che pregare!

SEBASTIANO - Non ne posso pi di questa gente!

ANTONIO - Ci facciamo portar via la vita da degli ubriaconi (Indicando il nostromo

GONZALO - Quello finir impiccato, anche se il mare sembra spalancarsi ad inghiottirlo.

VOCI DA SOTTOCOPERTA - Andiamo in pezzi! Si schianta tutto!

GONZALO - Darei mille leghe di mare, per un acro di terraferma asciutta, coperta solo doriche! Sia fatto il volere di Dio, ma avrei preferito morire allasciutto.

(Esce)

SCENA II - Lisola. Davanti alla grotta di Prospero

PROSPERO e MIRANDA

MIRANDA - (piangendo, agitandosi nel sonno) Padre, se con le vostre arti avete scatenato tal fragore, con le stesse arti, fate ritornar la calma. Tutta quella gente che soffriva! Ho sofferto insieme a loro! Un cos bel naviglio e tutte quelle nobili creature... tutto in pezzi! Tutti morti!

PROSPERO - Rassernati, via dal tuo animo langoscia. Quel che ho fatto, solo per amor tuo. Tu non sai chi sei, n di dove io provenga. tempo dunque, che ti dica di pi. Si, il naufragio, lho predisposto io, con la mia arte, ma facendo si che di quelle anime, che hai sentito urlare, nessuna andasse persa. Riesci a ricordare il tempo, prima di venire in questa grotta, anche non avevi ancor tre anni?

MIRANDA - Pi simile ad un sogno che a qualcosa di vero Non ceran delle donne intorno a me, a servirmi?

PROSPERO - S Miranda, c'erano. Che altro vedi, nellabisso del tempo trascorso? Se hai questo frammento di memoria, potresti anche ricordare come ci sei venuta.

MIRANDA - No, non ricordo nulla.

PROSPERO - Dodici anni fa, tuo padre era il Duca di Milano, un potente signore.Tua madre era specchio di virt, e mi diceva che tu eri mia figlia. Mio fratello tuo zio Antonio. Ascolta a quale perfidia, pu giungere un fratello. Affidai a tuo zio gli affari di governo, estraniandomi dallo Stato, tutto preso a penetrare le scenze occulte, e i misteri della vita. Mio fratello, si dette a rinnovar tutte le nomine della gente, che era stata mia, a rimpiazzarla e plasmarla a suo modo. Io, tutto dedito a coltivar la mente in solitudine, immerso in quegli studi, fui sua vittima inconsapevole. Investito di tal potere, si persuase desser lui il duca, e se ne assunse laspetto e le reali attribuzioni. Per me i miei libri, la mia biblioteca, erano gi un ducato sufficiente. Poi, strinse un patto con il re di Napoli, impegnandosi a farsi suo vassallo, corrispondergli un annuo tributo. Il re di Napoli, simpegnava a cacciarmi dal mio ducato, e lui gli consegnava Milano. Cos, la notte stabilita, Antonio apr le porte di Milano, nelloscurit mi trascinaron via, e te con me, che piangevi.

MIRANDA - Come mai non ci assassinarono?

PROSPERO - Nell'ambizione di rivestire di bei colori i lor torbidi intenti, e sapendo quanto il popolo mi volesse bene, non osarono. Ci caricarono su una barca, e ci spinsero in mare, dove avevano pronta una una goletta sconquassata, abbandonata perfino dai topi. In quel misero legno ci abbandonarono nel mare, venti pietosi, ci inviavano i loro sospiri.

MIRANDA - Chiss che peso sar stata per voi!

PROSPERO - Un angelo sei stata, ch riuscito a sostenermi in vita: sorridevi serena, pervasa da una forza danimo ispirata dal cielo; e mentre, io spargevo nel mare amare lacrime; quel tuo sorriso ridestava in me, un arcano coraggio, per resistere contro qualunque avversit futura.

MIRANDA - E poi, come giungemmo a questa riva?

PROSPERO - Fu la Divina Provvidenza. Avevamo con noi un po di cibo e un po dacqua, che un nobile di Napoli, Gonzalo, incaricato dellesecuzione di quel disegno, ci aveva dato, insieme a vesti, biancheria, stoffe ed altre cose che poi ci furono di grande aiuto; sapendo quanto cari mi fossero i miei libri, mi riport dalla biblioteca, un certo numero di quei volumi, che per me valgono pi del ducato. Come Dio volle, approdammo a questisola, e qui con me, tu hai appreso pi di quanto sappiano quelle principesse, chhanno pi tempo e pi agio di te, ma meno premurosi precettori. Ora non so per quale disegno, la Fortuna, ha portato a queste rive i miei nemici.

(Miranda si addormenta)

PROSPERO(Chiamando) Ariel! Mio spirito avvicinati!

ARIEL - (entra) Salute padrone! Eccomi pronto ad ogni tuo volere: volare, nuotare, buttarmi nel fuoco, cavalcare sulle nuvole, ai tuoi comandi.

PROSPERO - Dimmi spirito, hai suscitato la tempesta in mare che tavevo ordinato?

ARIEL - Come tu volevi. Piombato sopra il vascello del re, ho fiammeggiato dovunque terrore. A volte mi scindevo in varie fiamme, andando a divampare in vari posti, per poi riunirmi in un unico incendio. I fulmini, con fragore terribile di tuono, laceravano solfuree nubi.

PROSPERO - Bravo spirito! E ci fu alcuno, al quale tutto questo finimondo, non abbia sconvolto la ragione?

ARIEL - Nessuno. Non c stata una creatura che non sia impazzita di paura. Tutti si son gettati nellacqua schiumosa. Ho visto il figlio del re, Ferdinando, gettarsi in mare per primo, gridando: S spopolato linferno! I diavoli stanno tutti qui!

PROSPERO - Ben fatto, spirito! E tutti salvi?

ARIEL - Tutti. Poi li ho dispersi sullisola, mentre il figlio del re, lho spinto a riva da solo, lontano dagli altri.

PROSPERO - Della nave del re, e della ciurma, che nhai fatto? E del resto della flotta?

ARIEL - La nave regia sana e salva, in quella insenatura donde tu mi evocasti quella volta, per mandarmi, nel cuore della notte, a cercarti rugiada alle stregate Bermude. I marinai, stipati sotto le stive, li ho lasciati a dormire come ciocchi. Gli altri navigli della flotta, da me dispersi, si son poi riuniti, ora veleggiano in rotta verso Napoli, avviliti, perch credono daver visto colare a picco la nave del re.

PROSPERO - Ariel, hai ben compiuto questo incarico, ma c altro lavoro. A che ora volge il d?

ARIEL - E' passato mezzogiorno.

PROSPERO - Bisogna mettere a profitto il nostro tempo, da qui alle sei.

ARIEL - Altro lavoro? Padrone, lascia che ti ricordi la promessa che hai fatto, e non hai mantenuto.

PROSPERO - Che mi vuoi chiedere?

ARIEL - Di liberarmi.

PROSPERO - Prima che sia spirato tutto il tempo? Nemmeno a parlarne!

ARIEL - Te ne prego, non ti dimenticare dellottimo servizio che tho reso, per tutto questo tempo.

PROSPERO - Ti sei scordato i tormenti da cui tho liberato?

ARIEL - Certo che no.

PROSPERO - E invece s. Che fatica sar se ti mando a pestare un po di melma sul fondo degli abissi, o a volare sul vento di tramontana, o a calarti nelle indurite viscere della terra, bruciate dal gelo? fatica far questo per me?

ARIEL - No, no, signore.

PROSPERO - Hai scordato la strega Sicorax, che, ingobbita dall'et e dalla cattiveria, somigliava a un uncino?

ARIEL - No, signore.

PROSPERO - Dimmi dovera nata? Te lo ricordi?

ARIEL - Ad Algeri, signore.

PROSPERO - Ah, s? Davvero? Di tanto in tanto ti devo rinfrescare la memoria e ripeterti quello che sei stato, perch te lo scordi Quella strega, la dannata Sicorax, per via dei suoi malefici incantesimi, fu scacciata da Algeri. Quella stregaccia guecia, fu portata qu gravida, e abbandonata da alcuni marinai; tu che sei ora mio schiavo, eri allora suo servo; ma siccome ti rifiutasti di eseguire dei suoi comandi, timprigion nello spacco dun pino, e l sei rimasto, perch lei mor, lasciandoti l dentro a emettere lamenti interminabili. Fu la virt della mia arte che, quando qui giunsi ed udii le tue grida, apr la mascella di quel pino e ti fece uscire. Nell'isola non c'era alcuna forma umana, salvo Calibano, il figlio che la strega vi aveva partorito, un vero mostro, che tengo ora al mio servizio. Ora, se seguiti a brontolare, spacco una quercia, e t'inchiodo nel suo nocchiuto ventre a urlare e sbraitar dodici inverni.

ARIEL - Perdono padrone! obbedir ai tuoi comandi, e far il mio dovere.

PROSPERO - Bravo! fra due giorni sarai la libero.

(Esce Ariele. Prospero savvicina a Miranda, la sveglia) Su, svegliati!

Andiamo dal mio schiavo Calibano. (musica)

(Chiamando) Calibano! Schiavo, dove sei? Zolla di fango rispondi!

Entra CALIBANO danza.

CALIBANO - Vi piova addosso una guazza maligna, come quella che mia madre raccattava, nelle paludi putrescenti! Che il puzzolente vento di libeccio, vi soffi addosso fino a coprirvi le piaghe! Questisola mia, me l'ha data mia madre, Sicorax, tu me l'hai rubata. Appena arrivasti, mi volevi bene, moffrivi spremute di more, e minsegnavi i nomi della stelle. Anch'io che ti volevo bene, ti mostrai le bellezze di questisola: le acque fresche, le pozze saline, i luoghi sterili e quelli fertiliChe ti piovano addosso tutti i malefici di mia madre, rospi, scarafaggi e pipistrelli! Perchio son tuo suddito, mentre prima ero re di me stesso. Mi tieni relegato in questa roccia, escludendomi dal resto dellisola!

PROSPERO - Bugiardissimo schiavo, sensibile soltanto alla frusta! Malgrado fossi un mucchio di monnezza, io ti trattai come essere umano, e talloggiai nella mia grotta, finch tu non osasti attentare, allonore della mia figliola.

CALIBANO - Se vi fossi riuscito, a questora avrei popolato questisola di Calibani!

PROSPERO - Abominevole schiavo, su di te non simprimer mai il bene, perch solo di male sei capace! Per piet mero preso cura, dinsegnarti a parlare, io dotai di parole e voce, i tuoi pensieri.

CALIBANO - Tu minsegnasti a parlare; e lunico vantaggio che ora ti posso maledire. Perci ti colga la peste bubbonica, per avermi insegnato il tuo linguaggio!

PROSPERO - Vattene seme di strega! Va a raccoglier legna! Bada malabestia, che se trascuri i miei comandi, ti riempir di crampi le ossa, dolori cos atroci, da farti urlare tanto, da far tremar le belve nelle tane.

CALIBANO - No, no, ti prego! (Tra s) Devo obbedire: la sua arte magica, ha tal potere, da superare Setebos, il dio di mia madre, e farne un servo. (Esce Calibano)

Rientra ARIEL, invisibile, suonando e cantando; dietro di lui, attratto da quella musica, FERDINANDO .Danza

PROSPERO - E cos, subisci una metamorfosi marina, trasformandoti in qualcosa di ricco e di strano. (A Miranda) Dimmi che vedi laggi.

MIRANDA - Che cos uno spirito? Che stupenda figura.

PROSPERO - No figliola: quello mangia, beve e dorme, ed ha gli stessi sensi nostri. Il giovane, uscito dal naufragio; e se non fosse affannato dal dolore, che fa marcire ogni bellezza, potresti dire che un belluomo. Ha perso i suoi compagni, e va vagando, in cerca di loro.

MIRANDA - Sembra un essere divino: perch non ho mai visto sulla terra nulla di cos nobile.

PROSPERO - (Tra s) Bene! Tutto procede come lanimo mio mi suggeriva.

FERDINANDO - (Vedendo Miranda) Meravilgia! Permettimi una preghiera: sei fanciulla o cosa?

MIRANDA - Meravilgia no; fanciulla, s, di certo.

FERDINANDO - Mi rispondi nella mia stessa lingua? Cielo! Se invece di trovarmi qui, fossi dove si parla questa lingua, sarei il migliore.

PROSPERO - Il migliore? Che saresti se fosse qui ad udirti, il re di Napoli?

FERDINANDO - Quello che sono: un uomo stupito di sentirti parlar del re di Napoli. Quel re ora sono io, dopo aver visto con questi occhi, che da allora non smettono di piangere, mio padre chera il re, annegare. (a Miranda) Se tu sei vergine, ed il tuo cuore non volto altrove, io far di te la regina di Napoli. (Gli bacia la mano)

PROSPERO - (Tra s) Son gi in balia luno dellaltraConvien chio renda difficile questa rapida avventura; perch una troppo facile vittoria, non renda meno prezioso il premio. (A Ferdinando) Tu usurpi un titolo che non tuo, e vieni su questisola da spia, con lintenzione di sottrarla a me, che ne sono il signore. Ti incatener collo e piedi in ceppi; acqua di mare avrai per bevanda, per cibo:orrendi molluschi, radici disseccate e gusci di ghiande.

FERDINANDO - Resister finch il mio avversario, non si dimostrer pi forte di me. (Fa per snudare la spada, ma Prospero, con un incantesimo, gli impedisce di muoversi)

MIRANDA - Padre mio, non imponetegli s dura prova; non nostro nemico.

PROSPERO - Che sento! Il mio piede mi dice, quel che deve far la mano? (A Ferdinando) Di quella spada non potrai mai servirti. (lo disarma).

MIRANDA - (Aggrappandosi alla veste del padre) Padre vi supplico!

PROSPERO - Allontnati!

MIRANDA - Piet! Rispondo io per lui.

PROSPERO - Zitta! Se dici ancora una parola, mi spingi allo sdegno, se non all'odio! Difendi un impostore?Tu pensi che ci sia soltanto lui al mondo cos piacente, perch non hai veduto altro uomo, che lui e Calibano Sciocca!

PROSPERO - (A Ferdinando) Ora i tuoi nervi son ritornati quelli dellinfanzia, e non hai pi forza.

FERDINANDO - Mi sento tutti i sensi prigionieri, come in sogno. Ma questo sfinimento, la perdita di mio padre, il naufragio di tanti amici, le minacce di questuomo, a cui son costretto a cedere, non sarebbero peso insopportabile, sio potessi mirar questa fanciulla, anche attraverso la grata dun carcere, una volta al giorno.

PROSPERO - (Tra s) Lincanto funziona. (Ad Ariel) Ottimo lavoro Ariel!

Sarai libero come i venti di montagna, ma devi eseguire i miei comandi. (Escono)

SCENA III - Altra parte dellisola

Entrano ALONSO, SEBASTIANO, ANTONIO, GONZALO.

GONZALO - (Al re) Rallegratevi, lessere scampati alla morte, la ricompensa pi grande di tutto quello che abbiamo perso.Tutti i giorni ci sono mogli duomini di mare, armatori di navi o mercanti, che si lamentano per disgrazie simili; ma tra milioni duomini, pochi si sono salvati. Dunque, cerchiamo di mettere sopra la bilancia, fortune e sfortune.

SEBASTIANO - La cosa strana che le nostre vesti, bench siano state inzuppate dal mare, hanno serbato freschezza e colore, come se fossero state tinte a nuovo.

GONZALO - Si direbbe che abbiano serbato tutta la freschezza, di quando le indossammo pel matrimonio della principessa figlia del re, Claribella, col re di Tunisi.

ALONSO - Mai lavessi sposata in quel paese, mia figlia Claribella! Ho perduto mio figlio, nel ritorno.

SEBASTIANO - Ma forse, ancora vivo, lho visto che fendeva le onde a vigorose bracciate; la riva, pareva volersi abbassare per accoglierlo. Son sicuro che giunto vivo a terra.

ALONSO - No, morto!

SEBASTIANO - Se cos fosse, Altezza, non avreste che ringraziar voi stesso, per non aver voluto far felice vostra figlia, preferendo accoppiarla a un africano. Ella, combattuta nellanimo comera, tra ribrezzo e obbedienza, non sapeva da che parte pendere!

GONZALO - Vedete, signore, sio fossi il re di quest'isola, sapere che farei?

farei che nella mia comunit, si facesse ogni cosa allincontrario di quello che si fa normalmente: niente commerci, niente magistrature; lignoranza per legge obbligatoria; ricchezza, povert, servit, niente; niente contratti, scadenze, confini, tasse, niente; nessun lavoro: tutti in ozio, anche le donne. Nessuna sovranit.

SEBASTIANO - E niente matrimoni fra i suoi sudditi?

ANTONIO - No, niente, amico mio, tutti in ozio, puttane e furfanti.

GONZALO - Governerei con tale perfezione, da superare l'et delloro.

(ridono)

Entra ARIEL, invisibile, intonando una musica

GONZALO - Bonanotte signori.

(Saddormenta GONZALO)

ALONSO - Gonzalo s' addormentato. Anchio vorrei poter chiudere gli occhi ed insieme con loro i miei pensieri.

SEBASTIANO - Signore, non respingete l'offerta del sonno, fa visita di rado al dolore, e quando succede un vero balsamo.

ANTONIO - Noi due, faremo buona guardia e veglieremo alla vostra sicurezza. (Alonso si addormenta)

Nobile Sebastiano, convieni con me che Ferdinando affogato?

SEBASTIANO - S, morto.

ANTONIO - Dimmi allora: chi dopo di lui lerede al trono di Napoli?

SEBASTIANO - Claribella, regina di Tunisi.Quella da cui partiti, veleggiando per ritornare a casa. A causa sua, fummo inghiottiti da un mare in tempesta, e pochi di noi furon rigettati a riva.

SEBASTIANO - E' vero, la figlia di mio fratello, ora regina di Tunisi, diviene erede di Napoli.

ANTONIO - (Indicando i dormienti) Se non il sonno, ma la morte, si fosse impadronito di loro, non starebbero peggio di come stanno. Pensa da questo sonno, quanto potresti approfittarne!

SEBASTIANO - Se ricordo bene, tu stesso hai spodestato, tuo fratello Prospero.

ANTONIO - Infatti. E guarda come mi stan bene, i suoi vestiti.

Qui c tuo fratello, addormentato.Con tre pollici di lama di questo pugnale, io potrei metterlo a dormir per sempre; mentre anche tu, potreste chiudere in eterno, gli occhi a questo Messer Prudenza, che potrebbe condannare la nostra azione.

SEBASTIANO - Daccordo, nello stesso modo che tu hai avuto Milano, io avr Napoli. Snuda la spada.

ANTONIO - Snudiamo insieme le nostre spade, e quando alzo la mia, tu fa lo stesso, e lasciala cadere su Gonzalo.

Musica - Rientra ARIEL, a loro invisibile, ruggito di leone.

ARIEL - (Canta allorecchio di Gonzalo che dorme) Mentre tu stai russando, la congiura si sta tramando . Se ci tieni alla tua testa. Svegliati alla lesta!.

GONZALO - (Svegliandosi) Oh, Dio! (Scuote il re) Svegliatevi! (Ad Antonio e Sebastiano) Che sono quelle spade sguainate?

ALONSO - (Svegliandosi) Che succede?

SEBASTIANO - Mentre vegliavamo al vostro sonno, ci giunse allorecchio, un sordo riecheggiare di muggiti come di tori, o piuttosto leoni.

ALONSO - Hai udito qualcosa Gonzalo?

GONZALO - Quel chho udito, stato solo un canto molto strano, che mha svegliato. Poi vi ho scosso ed ho gridato. Stiamo in guardia, ed andiamo via da questo luogo.

ALONSO - S, andiamo, e mettiamoci alla ricerca, del mio sventurato figlio.

GONZALO - Dio lo scampi da queste belve. Perch son certo chegli qui.

(Escono tutti)

SCENA IV - Altra parte dellisola, senza vegetazione.

Entra CALIBANO con un fascio di legna e un mantello

CALIBANO - Tutti gli umori pestilenziali, che il sole succhia da paludi e stagni, ricadano su Prospero, lo infettino e lo riducano tutto una piaga. Gli spiriti che sono al suo servizio mi ascoltano, ma non posso far a meno di maledirlo. Loro non mi verranno a mettere paura, assumendo le forme di folletti, non mi butteranno nel fango, se lui non gli d lordine di farlo. Ma se me li scatena contro, diventano scimmie per mordermi; o istrici, che si rotolano sotto i piedi, mentre cammino scalzo. A volte sono serpenti, che mavvinghiano sibilando con le lor lingue forcute. Entra TRINCULO (Si stende a terra bocconi sotto il mantello)

TRINCULO - (Scorge Calibano disteso a terra) Che vedo qui? Un uomo? Un pesce? Morto? Vivo? Devesser proprio un pesce, allodore di rancido e stantio, come di baccal Uno strano pesce! Ha le gambe e due braccia, come un uomo. (Tuono) Ricomincia il temporale! Sar costretto a trovare riparo, sotto il mantello di questo coso; non c altro scampo a portata di mano. La sventura ti pu dare le compagnie di letto pi impensate! Mi riparo qua sotto. Entra STEFANO, cantando, con una bottiglia in mano, ubriaco.

CALIBANO - Non mi tormentare!

STEFANO - (Scorgendo a terra Calibano e Trinculo) Che roba questa? Non ci sar mica il diavolo, qua sotto? Non sar mica scampato al naufragio, per morire di paura per le tue quattro zampe! Marameo!

CALIBANO - Lo spirito mi tormenta!

STEFANO - Questo devessere un mostro dellisola, un mostro a quattro zampe, in preda ad un attacco di malaria. Ma dove diavolo lavr imparata la nostra lingua?

CALIBANO - Non mi tormentare ti supplico! Unaltra volta sar pi svelto a portare la legna sotto casa.

STEFANO - Nel delirio della febbre, dice frasi scombinate Gli dar un sorso dalla mia bottiglia. Se non ha mai bevuto vino, pu darsi che gli passi la febbre. Girati verso me, apri la bocca. Questo ti far passare la tremarella per sempre.(Lo fa bere alla bottiglia) Bevi ancora, apri quelle ganasce unaltra volta! (Gli d ancora da bere)

TRINCULO - (Da sotto il mantello di Calibano) Questa voce mi pare di conoscerla Dovrebbessere di Ma no, impossibile! Quello a questora sar gi annegato Questi sono diavoli!

STEFANO - Quattro gambe e due voci Che strano mostro! La sua voce davanti, fatta per dir bene dellamico; quella del di dietro, per parlarne male. Con il vino di questa bottiglia, gli passer la febbre Un altro sorso! (Gli d ancora da bere)

TRINCULO - Stefano!

STEFANO - Come! Con laltra bocca mi chiami per nome? Altro che strano mostro! Questo un diavolo!

TRINCULO - Stefano! Se tu sei davvero Stefano, toccami parlami Io sono Trinculo, lamico tuo.

STEFANO - Se sei Trinculo, vieni fuori! Ti tiro per le gambe. (Lo tira fuori da sotto il mantello di Calibano) Ma come t potuto capitare di metterti qui a fare da cesso, a un vitello lunare come questo? O lui che caca Trinculi?

TRINCULO - Era qui, morto, credevo, colpito da un fulmine Stefano, allora non sei annegato, sei vivo? Per ripararmi dalla furia del temporale, mero intrufolato a terra, sotto questa gabbana.

CALIBANO - (Tra s) Se questi due non sono degli spiriti, cosa sono? Quello l devesser un dio, perch ha con s un liquore celestiale. Mi devo inginocchiare innanzi a lui!

STEFANO - (A Trinculo) Come hai fatto a salvarti? Io ho trovato la salvezza su una botte di vino di Spagna, gettata in mare dai marinai.

STEFANO - Trinculo, raccontami come lhai scampata.

TRINCULO - Nuotando fino a riva, come una papera.

STEFANO - Qua, bacia il libro santo. (Gli porge la bottiglia, e lo fa bere)

TRINCULO - (Dopo aver sorseggiato alla bottiglia) Buono! Ce nhai dellaltro?

STEFANO - Lintera botte, amico mio. (A Calibano) E tu, vitello lunare? Come va la febbre, t passata?

CALIBANO - Tu sei piovuto dal cielo, vero?

STEFANO - S, sono lUomo della Luna.

CALIBANO - Infatti ti ci ho visto, e tadoro.

STEFANO - Vieni, giura su quel che dici, e bacia il libro sacro. (Gli fa dare un altro sorso alla bottiglia) Giura ancora. (Gli fa dare un altro sorso)

TRINCULO - Questo mostro mi pare proprio uno scemo di mostro! E io, che avevo paura! cos debole che non sta in piedi Tu lUomo della Luna Lha bevuta, questo fesso di mostro!

CALIBANO - Ti mostrer i segreti di questisola.(inginocchiato) Sii il mio dio ti prego!

A quel tiranno che ho servito, non gli porter pi manco uno stecco! Voglio seguire te, uomo meraviglioso!

TRINCULO - Questo dev'essere il mondo alla rovescia: dove c' la bocca c'ha il deretano! C' da ridere a scompiscio, questo mostro che fa suo Dio, un briacaccio sbornione come te!

CALIBANO - (A Stefano) Ti porter dove fioriscono i meli selvatici; con i miei artigli ti scaver i tartufi; tinsegner come si prende al laccio la bertuccia; ti porter nei boschi di noccioli; Vieni con me!

STEFANO - Facci strada, senza troppe ciarle! Sai che ti dico, Trinculo? Col fatto che il re con il resto della sua combriccola, sono affogati, noi siamo i re di questisola. Che te ne pare?

CALIBANO - (Canta sguaiatamente, da ubriaco) Bau-bau, Calibano ha cambiato sultano. Bau-bau!. (Escono)

SCENA V - Davanti alla grotta di Prospero

Entra FERDINANDO con un ceppo sulla spalla

FERDINANDO - Questo mio servizio, mi sarebbe pesante e odioso, ma la mia padrona da vita a ci che morto, e rende ogni fatica un godimento.

Entra MIRANDA. Nel fondo, non visto, PROSPERO

MIRANDA - Non lavorare cos tanto! Vorrei che un fulmine avesse incenerito tutti quei ceppi che devi accatastare! Son sicura che quando sar al fuoco, quel ceppo pianger pel dispiacere daverti affaticato. Riposati, qualche ciocco lo porter io.

FERDINANDO - Mi spezzerei le braccia, e la spina dorsale, prima di vederti compiere un lavoro cos faticoso. Molte donne ho corteggiato, ma nessuna con s totale abbandono dellanima. Tu sei cos perfetta, che fosti creata con le miglior parti dogni creatura umana.

MIRANDA - Io non conosco alcuna donna, n ho mai visto nessun uomo prima dora, allinfuori di te e di mio padre, ma giuro che non voglio altro compagno allinfuori di te. Ma tu mi ami?

FERDINANDO - S, Miranda, io ti amo.

MIRANDA - (Asciugandosi una lacrima) Sciocca che sono! Mi viene da piangere, per qualcosa che mi fa contenta!

PROSPERO - (Tra s) Felice incontro di due anime cos piene d'affetto! Che il cielo versi la sua grazia, sul sentimento che sta nascendo!

MIRANDA - Sar tua moglie se mi sposerai; se no morir vergine. Puoi negarmi desser tua compagna, ma non tua serva.

FERDINANDO - Sarai mia padrona, ed io il tuo umilissimo servo.

MIRANDA - Mio marito?

FERDINANDO - S, tuo marito con tutto il cuore. (Le porge la mano)

(Escono Ferdinando e Miranda)

PROSPERO - Io non sar felice come loro, perch mi manca la sorpresa, ma la mia gioia completa. (Esce)

SCENA VI - Altra parte dellisola

Entrano CALIBANO, STEFANO e TRINCULO

CALIBANO - Ti dicevo, che uno stregone s impossessato con la sua magia di questisola, e lha rubata a me. Se tu volessi, con la tua potenza, far vendetta per me, tu diverrai padrone di questisola, e io tuo servo.

STEFANO - S, ma come fare? Puoi tu condurmi dalla parte avversa?

CALIBANO - Certo, mio signore. Te lo consegner mentre sta dormendo, e cos potrai ficcargli un chiodo nella testa. E' sua abitudine al pomeriggio fare un sonnellino; dopo avergli preso prima i libri, tu gli potrai strappare le cervella, sfracellargli il cranio, conficcargli una pertica nel cuore, segargli la gola col coltello. Senza quei libri, egli un povero sciocco; e non potr pi comandare nessuno spirito. La cosa cui fare pi attenzione, la bellezza di sua figlia.

STEFANO - proprio tanto bella, questa figlia?

CALIBANO - S, mio signore; degna del tuo letto.

STEFANO - Daccordo, mostro. Uccider quelluomo; sua figlia ed io saremo re e regina, e Trinculo e tu stesso, vicer. Che ne dici Trinculo?

TRINCULO - Eccellente.

(Ariele suona una canzone con uno zufolo e tamburo)

CALIBANO - Non abbiate paura. Lisola piena di sussurri, di suoni, rumori, armonie, che non fanno male, anzi dilettano l'animo. A volte son migliaia di strumenti, che vibrando e ronzano negli orecchi; altre volte voci, che se mi fossi svegliato dopo un lungo sonno, mi farebbero di nuovo addormentare.

STEFANO - Che felice regno sar questo: se potr godere la musica a sbafo.

CALIBANO - Quando avrai ammazzato Prospero.

(Escono)

SCENA VII - Altra parte dellisola

Entrano ALONSO, SEBASTIANO, ANTONIO, GONZALO

ALONSO - Colui che ricerchiamo affogato, e il mare si beffa della nostra ricerca.

(Musica. Entra PROSPERO, invisibile. Entrano strane apparizioni recando una tavola imbandita, intrecciando intorno ad essa una danza, invitando il re e gli altri a sedersi a tavola; indi dileguano.

SEBASTIANO - Uno spettacolo di marionette, cos animate, da sembrar vive!

ANTONIO - Hanno lasciato da mangiare. (Ad Alonso) Signore, volete assaggiare?

ALONSO - Io? No.

GONZALO - Non c da aver paura delle stranezze che vediamo intorno.

Mentre tutti si accingono a sedere a tavola, scoppiano tuoni e fulmini

Entra ARIEL, in forma di arpia; svolazza, battendo le ali.

ARIEL - (Piantandosi davanti ai tre, sopra la tavola) Voi siete tre peccatori! E il destino ha imposto all'oceano, di vomitarvi sopra questisola. (Alonso e gli altri snudano le spade) Io, vi ho reso pazzi. Poveri sciocchi! I miei fratelli ed io, siamo ministri del Destino, la materia di cui le vostre spade son temprate, non pu ferire il fragoroso vento, colpire lacqua che si richiude su se stessa, ne torcer pelo alle nostre ali. Siamo invulnerabili! . Noi faremo diventar le vostre spade talmente pesanti, che non potrete pi sollevarle. Voi tre avete cacciato da Milano, il buon Prospero.Te Alonso, gli elementi ti hanno privato di tuo figlio. Sei condannato ad una continua dannazione, peggiore duna morte improvvisa. Ma se volete sfuggire alla loro ira, non vi resta che un sincero pentimento. (Ariele svanisce in un rombo di tuono. Al suono di una dolce melodia, entrano di nuovo le stesse apparizioni di prima che, danzando questa volta con ogni sorta di gesti smorfiosi, portano via la tavola imbandita)

ALONSO - M parso che parlassero le onde per ricordarmelo; che lo cantassero i venti, ululando; che anche il tuono, come canna dorgano, mi ripetesse quel nome: Prospero! (escono)

PROSPERO Bravo Ariel! Hai interpretato quell'arpia, con grazia davvero devastante. La magia ha effetto e questi miei nemici, son tutti in mio potere.

SCENA VIII - Davanti alla grotta di Prospero

Entrano PROSPERO, FERDINANDO e MIRANDA

PROSPERO - Se ti ho punito severamente, ti ripagher il premio che ricevi; perch tho dato, tutto ci per cui vivo, e che affido alle tue mani. Le sofferenze erano prove, a cui sottoposi lamore tuo per lei; e tu lhai ben superate. Come mio dono, degnamente meritato, prendi mia figlia. Ma attento: se oserai infrangere il nodo virginale, prima, che siano celebrate le cerimonie del rito sacrale, mai la grazia del cielo, render feconda la vostra unione, sar bieco rancore e discordia, che cospargeranno il vostro sacro talamo, erbe tanto velenose, da farvelo odiare a morte.

FERDINANDO - Con lo stesso amore di oggi, spero in giorni sereni, bella prole, giuro che la pi forte tentazione, che il genio del male possa ispirare, non potranno mai mutare e toglier lustro, ai riti di quel giorno.

PROSPERO - Ben detto. Ella tua. Ariel, mio spirito! Ariel! Entra ARIEL

ARIEL - Son qui, padrone, pronto ai tuoi comandi.

PROSPERO - Tu e i compagni, avete degnamente soddisfatto l'ultimo servizio affidatovi. Ora debbo impiegarvi in un altra recita. Va, raduna gli spiriti che ho messo al tuo comando, che debbo mostrare a questa giovin coppia, una prova della mia arte magica. Non apparire finche io non ti chiamo. (Ariel Esce) Bada di esser leale, i giuramenti pi solenni, son come paglia, al fuoco che c' nel sangue. Vieni Ariel, ora!.

INTERLUDIO (In maschera, cantato e danzato da ninfe e mietitori)

verso la fine PROSPERO si alza pronuncia qualche parola magica.

PROSPERO - (Tra s) Mero dimenticato del bestial Calibano, dei suoi complici, e della loro infame cospirazione per uccidermi. (Agli spiriti) Ben fatto. Andate, la commedia finita. (Gli spiriti si dileguano)

I giochi di magia sono terminati. Quegli attori erano spiriti dellaria, ed in aria si son dissolti. Cos limmenso globo della terra, con le sue torri ammantate di nubi, i sacri templi, e tutto il suo contenuto, destinato al dissolvimento; come quellincorporea scena, che abbiam visto dissolversi, non lascer di s nessuna traccia. Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio-tempo dun sogno, racchiusa la nostra breve vita. Ariel, spirito, dobbiamo ora affrontare Calibano.

entra ARIEL, PROSPERO e ARIEL si fanno invisibili, pur rimanendo in scena, mentre entrano CALIBANO, STEFANO e TRINCULO, tutti zuppi

CALIBANO - Vi prego, fate piano: che nemmeno la talpa, sottoterra, deve sentire. Ecco, siamo davanti alla sua grotta.

TRINCULO - Mostro, c' puzzo di piscio di cavallo, ed il mio naso se n molto indignato.

STEFANO - E il mio lo stesso. Bada, mostro, che se marrabbio con te

TRINCULO - saresti un mostro defunto.

CALIBANO - Pazienza mio signore, la preda verso la quale ti porter, ti ricompenser dogni disagio. Parla piano per, che qui c' un silenzio profondo, come il cuore della notte. Ecco, questa la bocca della grotta. Entra e compi il misfatto, che far tua questisola per sempre, e di Calibano, leterno leccatore dei tuoi piedi.

STEFANO - Cominciano a venirmi pensieri di sangue.

TRINCULO - O, re Stefano! O Sire! Guarda che ricco guardaroba c qui per te.

CALIBANO - Lascialo perdere, grullo, non vedi che sono stracci? Pensa prima allassassinio! Se Prospero si sveglia, saremo mutati in oche , o in scimmie dal culo rosa.

Sinterrompe per limprovviso frastuono, abbaiano cani, voci di cacciatori. Entrano alcuni spiriti in forma di segugi e, incitati da Prospero e da Ariel, si buttano ad inseguire i tre che fuggono, incalzati dalla canizza; spariscono nel fondo

PROSPERO I miei nemici son ora ridotti in mio potere. Presto le mie fatiche saranno finite, e tu potrai volare in libert. (Escono)

SCENA ULTIMA - Davanti alla grotta di Prospero il cui ingresso semichiuso

Entrano PROSPERO, nel suo mantello magico, e ARIEL

PROSPERO - Il mio progetto sta andando a buon fine, e glincantesimi vanno a segno; a che ora volge il giorno?

ARIEL - Lora sesta; quella in cui mi dicesti, che sarei stato liberato.

PROSPERO - Cos ti dissi. Ma dimmi spirito, che n del re e del suo seguito?

ARIEL - Imprigionati nel bosco, non possono muoversi, se non sarai tu a liberarli. Son fuor di s dalla disperazione; e pi di tutti, il nobile Gonzalo; glincantesimi tuoi agiscon cos forte su di loro, che a vederli, tu stesso, ne saresti impietosito .

PROSPERO - Se tu che sei soffio daria, ne sei toccato, io, che appartengo alla lor stessa specie, e che provo le stesse passioni, non mi sentir pi di te mosso a piet? Anche se mhan ferito con gravi torti , faccio che in me prevalga la ragione. Essi sono pentiti, ed io non spinger oltre il mio castigo.

(Esce Ariel - Prospero disegna un cerchio col bastone)

PROSPERO - Elfi delle colline, dei ruscelli, dei laghi e dei boschi; voi che vi divertite ad inseguire il flutto che si ritrae, e voi gnomi, che al chiaro di luna, fate spuntare i funghi a mezza notte, con il vostro aiuto, ho abbuiato il sole del meriggio, radunato i venti, per scatenarli in mare e in terra, destando di colpo una furiosa guerra tra mare e cielo, accendendo il fragoroso tuono, e le fulminee saette. Tanto era potente la mia magica arte. Ma ora questa arte io abiuro, chiedendo come ultimo servizio, un po' di musica celeste, chio possa agire, sopra i sensi di coloro, con questo aereo incanto; poi spezzer la mia bacchetta magica, e la seppellir sottoterra, in mare, annegher i miei libri. (Musica. Rientra ARIEL, seguito da ALONSO, GONZALO, SEBASTIANO, ANTONIO; tutti gesticolano come impazziti. Prospero ha tracciato in terra un grande cerchio nel quale essi entrano, restando l fermi, incantati. Prospero li osserva) Una armonia, efficace medicina per una mente sconvolta, ridoni la salute al cervello, che inutilmente bolle nel cranio. Fermi, siete sotto lincanto duna magia. Lincantesimo si va sciogliendo, si risveglino i sensi, come lalba che vince la notte. (Forte) Gonzalo, mio vero salvatore, ricompenser, tornato in patria, i tuoi servigi. Alonso, tu sei stato crudele con me e con mia figlia; e tuo fratello, fu complice del misfatto. (Ad Antonio) Tu, che sei mio fratello, con lambizione nel cuore, scacciando la fratellanza; insieme a Sebastiano, hai pensato di uccidere il tuo re, per snaturato che tu sia, fratello, io ti perdono (A parte) Poco a poco si riscuotano le loro facolt. Nessun di loro, ancora in grado di riconoscermi. Ariel va, portami cappello e spada.(Esce Ariel) Voglio mutarmi dabito, e mostrarmi qual ero un tempo: Duca di Milano. (Rientra ARIEL e, cantando, aiuta Prospero ad indossare le vesti)

ARIEL - (Cantando) Quando canta il cuc il suo ritornello, io me ne volo in groppa a un pipistrello, a inseguire lestate, nel regno delle fate.

PROSPERO - Mi mancherai molto, Ariel! Ma devi avere la tua libert. Va, invisibile alla nave del re: sotto coperta ci troverai, ancora addormentati, i marinai; svegliami, il capitano ed il nostromo, e falli venir subito da me. (Ad Alonso) Guardami re: io sono Prospero, loltraggiato duca di Milano. E per convincerti che sono vivo, ti stringo la mano, e a te e ai tuoi compagni do il benvenuto.

ALONSO - Se tu sei quel che dici, o se sei un incantesimo, non so; il tuo polso per batte, come quello dun uomo di carne e sangue. Il tuo ducato io ti riconsegno, e ti chiedo perdono, dei torti che tho fatto. Ma mi chiedo come pu Prospero esser qu vivo. Se tutto questo vero e reale, si tratta duna strana vicenda.

PROSPERO - Sei ancora sotto incamtesimo, che non ti fa riconoscere quello che c di vero davanti a te. Siate benvenuti, amici! (A Sebastiano e Antonio) Quanto a voi due, miei bravi galantuomini, potrei, se lo volessi, scatenar su di voi lira del re, denunciandovi come traditori; ma ora ho voglia di altre storie.

SEBASTIANO - (A parte) Il diavolo gli parla dentro.

PROSPERO - (Ad Antonio) Quanto a te, che a chiamarti fratello mi infetterei la bocca, io ti perdono le tue colpe; ti chiedo soltanto il mio ducato, che, daltra parte, sei costretto a restituirmi.

ALONSO - Se sei Prospero, raccontaci come ti sei salvato, e come c'hai incontrato qu, dove siamo stati gettati da tre ore, da un naufragio, nel quale ho perso mio figlio Ferdinando

PROSPERO - Per eguale perdita, io stesso posso dire daver ricevuto grande conforto, ed ora sono contento.

ALONSO - Una perdita eguale?

PROSPERO - E altrettanto dolorosa e recente; ho perduto mia figlia.

ALONSO - Una figlia! Saperli adesso entrambi vivi a Napoli, come re e regina! E quando l'avete perduta?

PROSPERO - Nel corso dell'ultima tempesta. Ma siate certi, che io sono Prospero, duca di Milano, da l cacciato fuori, e per un arcano destino, venne sbarcato sopra questo lido, dove il naufragio ha gettato anche voi. Poich mavete reso il mio ducato, io voglio compensarvi con qualcosa, che vi sar di pari gradimento; mostrarvi una tal meraviglia da procurarvi altrettanta letizia, quanta ne ha dato a me ritrovare il mio ducato. Compaiono FERDINANDO e MIRANDA

FERDINANDO - Ho maledetto il mare in tempesta, ma ora devo essergli grato del naufragio.

ALONSO - Dun genitore al colmo della gioia ti circondino le benedizioni. Dimmi com che sei qui.

MIRANDA - Come son belle le creature umane! Un nuovo mondo!

PROSPERO - Nuovo per te, Miranda.

ALONSO - Ferdinando, chi quella fanciulla? La sua conoscenza non pu esser pi vecchia di tre ore. forse la dea che ci ha divisi e poi riuniti insieme?

FERDINANDO - mortale; ma immortale la Provvidenza che me l'ha data. Lho scelta, in un momento,in cui nessun consiglio avrei potuto chiedere a mio padre, ne credevo daverne ancora uno. la figlia del Duca di Milano, del quale avete udito. Da lui, ho ricevuto, l'amore di questa fanciulla, che fa di lui un secondo padre.

ALONSO - Tale sar per lei, anche tuo padre.

GONZALO - Se non avessi pianto, avrei cos parlato: O di guardate quaggi, e fate scendere su questa coppia una corona benedetta! Ch certamente siete stati voi, a tracciare la stada che c'ha portato qui. Era dunque disegno degli di che il Duca di Milano, venisse scacciato da Milano, perch la sua discendenza regnasse su Napoli? Siano scritti su colonne eterne, a caratteri doro, questi eventi accaduti in uno stesso viaggio: Claribella trov marito a Tunisi, suo fratello trov una moglie qui, nel luogo stesso ove sera smarrito; Prospero ha ritrovato su questisola il suo ducato, e ognun di noi ritrova se stesso, dopo che ognuno, se stesso aveva perduto.

ALONSO - (A Ferdinando e Miranda) Datemi le vostre mani: che dolore e sventura vadano quel cuore, che non vi augura felicit.

GONZALO Entra ARIEL con il CAPITANO e il NOSTROMO Ora dimmi un po, grande blasfemo, che con le tue bestemmie, scaricavi da bordo in mare, la divina grazia, che notizie ci porti?

NOSTROMO - La pi bella, quella di trovarvi qui sani e salvi. Laltra, che il nostro vascello, che sol tre ore fa, abbiam creduto andato in pezzi in mezzo al mare, intatto al largo, pronto al comando.

Rientra ARIEL, spingendo avanti a s CALIBANO, STEFANO e TRINCULO, tutti e tre con indosso gli abiti rubati

STEFANO - Al mondo questione di fortuna. Coragio, mostro, coragio!

TRINCULO - Che vedono i miei occhi!

CALIBANO - Se questi son spiriti, son davvero magnifiche creature! E com bell oggi, il mio padrone! Ma ho paura che mi castigher.

SEBASTIANO - (Indicando i tre) Che roba questa, Don Antonio? Si possono comprare?

ANTONIO - Uno di loro dalla puzza, sembra un pesce, e quindi ha un prezzo di mercato.

PROSPERO - Guardate questi tre esseri. Questo sgorbio, sua madre era una strega, cos potente, da manovrar le fasi della luna, creando le maree, senza averne l'autorit . Tutti e tre mhanno derubato, questo mezzo uomo e mezzo diavolo, ha complottato con loro, per togliermi la vita. Due di questi compari vi son noti, perch son dei vostri, questa creatura di tenebra, roba mia.

CALIBANO - Stavolta sar pizzicato a morte.

PROSPERO - Va bestia alla mia grotta, porta con te i tuoi compari. E se volete il mio perdono, ripulitela a dovere.

(Escono Calibano, Stefano e Trinculo)

PROSPERO - (Ad Alonso) Sire, invito Vostra Altezza e il vostro seguito, a entrare in questa mia povera grotta, dove riposerete questa notte. All'alba raggiungeremo insieme la vostra nave e Napoli, dove verr celebrato il matrimonio di questi due giovani figli; poi torner nella mia Milano, dove uno su tre dei miei pensieri, sar dedicato alla morte.

ARIEL - Tutto il mio lavoro stato ben fatto.

PROSPERO - Sei stato bravo! Ora il tuo ultimo servizio: fa che i venti siano propizi, per raggiungere il resto della flotta. Va, torna libero nellaria, e vivi lieto. Addio!

EPILOGO

Ora la mia magia finita; mi restano solo le mie forze, scarse per la verit. E' da decidere, sio debba rimanere sempre qui, in questo luogo solitario, o partire per Napoli. Ma spero che non sia relegato su questisola, avendo riottenuto il mio ducato, e perdonato tutti i traditori; che vogliate sciogliermi da ogni vincolo, altrimenti fallir tutto il mio progetto, chera quello di farvi divertire. Ora non ho pi spiriti al mio comando, n potreri magici; e la mia fine sar disperata, se non esaudirete questa mia preghiera. E se a voi piace desser perdonati dai peccati, fate che anchio, venga assolto dai miei. (Esce)

VOCE F.C.- Nostromo! Nostromo!... Che novit!... Che c'?...

FINE

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