La tigre

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LA TIGRE

di Murray Schisgal

Un seminterrato sporco, pieno di roba, con pile di libri sparse qua e là. A sinistra una breve rampa di scale e una porta che dà sulla strada. Vicino alla scala una scrivania con sopra un vaso di fiori e altri libri. Verso il fondo un divano, una lampada e un fonografo su un tavolino; sopra il divano una fune cui è appesa della biancheria ad asciugare. Sulla parete di destra una porta che conduce in cucina; su questa porta una lavagna, sulla quale è scritto: PAROLA DI OGGI: SIMBIOSI. In primo piano, a sinistra, una sedia, a destra una poltrona parecchio logora. Rossi tubi dell'acqua passano attraverso il soffitto e scendono su entrambi i lati della stanza. Nel buio qualche bagliore di lampi. Rumori di tuono e di acquazzone. Improvvisamente la porta si spalanca : entra Ben portando sulla spalla Gloria come un sacco: ha legato l'impermeabile intorno alla parte superiore del corpo della donna.

GLORIA (con voce soffocata. scalciando) - La prego... Mi metta giù. Mi metta giù...

BEN (la getta sul divano) - Basta! Basta! Crede che io stia scherzando? E’ questo che crcde? Ah, ah! Che ridere! E’ forza quella che sente premere sulle sue ossa, signora, forza animale, primitiva. E non c'è niente da fare! Niente! (Gloria si siede sull'orlo del divano; Ben accende la lampada) Adesso stia lì. Non si muova. Non si sposti di un centimetro. Io torno subito. Tra un minuto... Tra un minuto... (Corre alla porta, la chiude, tira le tende della finestrella sopra la scrivania. Gloria si alza e si sposta alla cieca attraverso la stanza. Ben l'agguanta e la trascina sino alla sedia.) Venga qui. (Le lega i polsi dietro la sedia con la cintura dell'impermeabile)

GLORIA (voce soffocata) - Che cosa sta facendo? Mi sleghi, per favore. Non riesco a respirare cosi, non ci riesco proprio...

BEN - ùrli pure; urli finche vuole. Ha il mio permesso.Ma non le servirà a niente. Non qui dentro. Siamo assolutamente soli. Assolutamente, capito? E non accetto condizioni. Chiaro? Non accetto condizioni di nessun genere. Se lo ficchi bene in mente. (Si sposta in modo da guardarla in viso) Oh. Così va bene. Ognuno al posto che gli spetta.(Le toglie l'impermeabile) Le piace flirtare, eh, signora? Pronta a tutto pur di divertirsi un poco! Me ne hanno già fatte altre volte di proposte del genere, glielo assicuro.

GLORIA - Ma io non ho mai flirtato con lei. Glielo giuro, è la verità. E’ troppo assurdo. Mi lasci andare, la prego.

BEN - Andare? Lasciarla andare? Con tutta la fatica che ho fatto per trascinarla qui attraverso tutti quei vicoli?Dopo essermi inzuppato i panta!oni nuovi? Oh, no. Impossibile. Non stanotte, signora. Ho altri progetti per !ei.

GLORIA - Non capisco che cosa voglia, davvero. Ma non dirò niente a nessuno, glielo prometto. Per quanto mi riguarda non è successo nulla. Io non l'ho nemmeno vista.Ho tenuto gli occhi chiusi. Sono ancora chiusi, guardi. Non so nemmeno che faccia abbia. Ma mi lasci andare. La prego, mi lasci andare... (Singhiozza)

BEN (siede su uno scalino, si toglie le scarpe e i calzini inzuppati, prende un altro paio di calzini dallo scrittoio e se li mette; rimane così senza scarpe) - Pianga. Pianga pure. Sono belle le sue lacrime. Potrei restare a guardarle tutta notte. Piangere per lei è naturale, come per una tigre braccare la sua preda e ingozzarsene. Pianga. Continui pure. La storia umana è piena di innumerevoli esempi in proposito.

GLORIA - Perché ha preso me? Perché proprio me con tutta la gente che c'era?

BEN - Le cose sono quelle che devono essere, ed è per questo che esistono. Non capisce? Sono rimasto sulla soglia di quella decrepita cartoleria per tre ore, per più di tre ore anzi, per Dio sa quanto tempo. Ne ho lasciate passare sei, sette, otto come lei, e poi l'ho vista arrivare ticchettando con quelle scarpe dai tacchi alti, e mi sono subito accorto che era lei che aspettavo, che non poteva essere che lei. In un primo momento ho provato un... un impulso quasi incontrollabile di farla fuori subito, suI posto. Farla fuori e non pensarci più. Ma poi, quando l'ho toccata, quando le mie dita si sono strette su di lei, ho sentito una voce dentro di me che diceva: "No, no, aspetta. Portala via. Bisogna che sia qualcosa di speciale... di sacro, anzi. un rituale, un rituale di..."

GLORIA - Lei non può essere cosi inumano.

BEN - Ma è umano questo! È umano! (Appende alla fune i calzini bagnati; con disperazione) Nessuno lo capisce. Nemmeno Schopenhauer o... o Nietzche. Hanno tutti una carota che gli ciondola davanti al naso. Essere qualcosa di più di quello che si è, essere più che umano, trascendere, andare oltre, più in alto, più su, più su... (Alla lavagna) E invece no! Non è così. Io dico: sii meno di quello che sei. Sii quello che sei. (Traccia una linea discendente) Sii meno! meno! meno! di quello che sei. (Cancella)

GLORIA - Non riesco a parlarle. Lei è...

BEN - Che cosa sono?

GLORIA - Niente. Niente.

BEN - Pazzo? E’ questo che voleva dire? Pazzo? (Cammina intorno alla sedia) Magari. Magari. Dio mio! Sono davvero pazzo? Lei stava per dirlo. Non gliel’ho suggerito io. Non ho cercato di influenzarla. Ma lei lo ha capito, lo ha intuito. E io sono d'accordo. Assolutamente d'accordo. Non si incontrano tutti i giorni uomini come me, con le mie idee e con il coraggio delle mie convinzioni. Sì, sono pazzo, lo dica!

GLORIA - Se volesse ascoltarmi...

BEN - Aspetti che le dia il permesso! Chiaro? Tra noi due, tra lei e io, c'è solo una cosa che conta. Il vigore, la forza, la mia superiorità fisica, questo pugno e questo braccio. Qui, stanotte, io le dico che sono pazzo per poter essere umano. Capisce la grandezza di questa scoperta? Capisce come tutto quadri ora? Ma no, lei non capisce niente, vero?

I concetti linguistici sono troppo complicati per il suo cervellino di femminuccia. Ma non importa. Lei ha altre qualità. Lei è piacevole da toccare, immagino. Lei è morbida. Il suo sangue è caldo ed è vivo. (Cerca di baciarla. Gloria distoglie il capo. Ben preme il naso contro una sua guancia) Adesso? Vuole che ponga fine adesso alla sua miserabile esistenza? Rapidamente e improvvisamente...(Si guarda attorno) E va bene. (Prende un disco dall'album e lo mette sul grammofono. È il Concerto n. 1 di Ciaikovskij) Facciamolo. Lei resti lì. Immobile. Lo facciamo adesso e lo facciamo come si deve. Con tutte le rifiniture.. Con tutti... (Gloria volge il capo verso di lui. Ben la bacia delicatamente sulla guancia, poi spegne il grammofono) Così va un po' meglio. Certe volte la tigre maschio deve graffiare un poco la tigre femmina, per farle capire come stanno le cose.

GLORIA - Lasci che le dica...

BEN - Le ho forse dato il permesso di parlare? Eh?

GLORIA - Posso avere il suo permesso?

BEN- Oh, vedo che comincia a imparare. Adesso può parlarmi, se vuole.

GLORIA - Io... io sono sposata. Sono sposata da sei anni. Mio marito è un... un onesto lavoratore. Abbiamo una casa che stiamo ancora pagando. Non siamo di quelli che si possono definire benestanti, assolutamente no. Abbiamo due figlie, due bambinette piccole piccole. E se conosce qualcuno a Coney Island, dove noi abitiamo, può chiedergli se...

BEN - Basta! Basta con questo cicaleccio. Non sopporto le chiacchierone. Pianga pure, se vuole, ma non chiacchieri. Chiaro? ùna donna che lascia i suoi figli per andare in giro di notte è una puttana e si merita, ipso facto, tutto quello che le capita.

GLORIA - Io non...

BEN – Come?

GLORIA - Posso dire qualcosa, per piacere?

BEN - Oh, cosi va bene. Avanti!

GLORIA - Io non vado in giro di notte. No di certo. Tutti i giovedì... Appartengo a un circolo bridgistico insieme con certe compagne d'ufficio che avevo prima di sposarmi... Le vincite vanno tutte in beneficenza.

BEN - Continui. Le ho forse detto di smettere?

GLORIA - È solo una sera alla settimana. Le altre sere rimango in casa. E esco cosi poco che quando ne ho la possibilità...

BEN (in piedi dietro di lei, le accarezza gentilmente i capelli) - Ma il sabato suo marito la porterà pure fuori. Il sabato tutti i mariti portan fuori le mogli.

GLORIA - È un pezzo che non lo fa più. È la verità, glielo giuro. È cosi stanco alla fine della settimana e... E le baby-sitter costano cosi care, anche ammesso di trovarne una di cui... potersi fidare. No, la prego.

BEN (guardandola in viso) - Voglio che lei mi baci.

GLORIA - No, no...

BEN - Ho detto che voglio che lei mi baci.

GLORIA - La prego, non posso... (China il capo)

BEN - Su la testa! Su! (Gloria obbedisce. Ben non la bacia) Va bene cosi, per ora. Ma    le consiglio di imparare, e di imparare in fretta. Non voglio essere contraddetto.Né nelle parole, né nei pensieri, né nelle azioni. Stanotte sono io il suo mondo. Se lo ricordi, signora.

GLORIA - Non è per me che le chiedo di pensar bene a quello che fa. Non è di me che mi preoccupo. Ma ho un marito e una famiglia. E ne soffriranno. Non ci sono soltanto io. Perché non pensa un po' a loro? Perché non...

BEN - Non ho sentito neppure una parola di tutto il suo discorso perché... (Esplodendo, con una certa petulanza) perché non aveva il permesso di parlare! Però può piangere finché ne ha voglia. Questo glielo permetto, perche lei è una donna.

GLORIA - Non voglio piangere. Non c'è ragione di piangere. Credo ci sia del buono in lei. Glielo leggo negli occhi. Non c'è qualcuno a cui voglia molto bene?

BEN - Me escluso?

GLORIA - Lei escluso.

BEN - No, nessuno.

GLORIA - Ma deve esserci qualcuno. Sua madre...

BEN - Non mi faccia ridere.

GLORIA - Non ha una moglie?

BEN - Mi crede cosi stupido?

GLORIA - Degli amici allora. Deve pure averlo qualche amico.

BEN - Nessuno. Nessuno. Non ho altri che me stesso, e questo è la sola cosa che conti. Io. Me stesso. L'appagamento del mio corpo e della mia anima primitiva. Certe volte... certe volte di notte cammino per la strada e i piedi, mentre cammino, me li sento come delle grandi morbide zampe, e la luna, la luna risplende sopra la mia testa, cosi luminosa, cosi primordiale che mi vien voglia di alzare gli occhi... ed emettere qualcosa di strano, di selvaggio dal fondo del mio essere... un suono come non si sente più da migliaia di anni, ma che tutti abbiamo in noi, capisce, nascosto nelle profondità più celate... Ma stanotte non ho bisogno di trattenere niente. Stanotte c'è lei. Lei da giocarci insieme. Lei da distruggere. Lei da farne quello che voglio. Di quanto succederà dopo non m'importa. Ma voglio che lei mi baci. Adesso.

GLORIA - Mi sta facendo diventar matta.

BEN - Non vuole? (Gloria lo bacia sulla guancia) Non è sufficiente.

GLORIA - Mi lasci stare, mi lasci stare...

BEN (accende il fonografo; musica) - E adesso si prepari! Non dovremo più parlare. Resteremo zitti e immobili ad ascoltare il battito dei nostri cuori, ta-pum, ta-pum...E quel che c'è in noi di più profondo affiorerà alla superficie e ci travolgerà in uno slancio di cieca primitiva passione... Allora saremo finalmente noi stessi, l'essenza, la forza primitiva, liberata da ogni ipocrisia e da ogni finzione; dalla finzione della moralità, dalla finzione della sanità, dalla finzione... (Gloria lo bacia leggermente) Insoddisfacente. Tenga le labbra unite alle mie finché non le darò un segnale. Via. (Schiocca le dita. Gloria lo bacia. Benspegne il grammofono) Meglio. S'intravede qualche progresso. Mi fa piacere vedere che sta imparando.

GLORIA - Mi fanno male le braccia. Non può slegarmi?

BEN - Ha parlato?

GLORIA - Non... non volevo. Posso chiederle un favore?

BEN (cancella la lavagna; distrattamente) - Era lei che voleva dire qualcosa?

GLORIA - Ho un favore da chiederle.

BEN (con riluttanza) - E va bene. Parli.

GLORIA - Non mi circola più il sangue nelle braccia. Le sarei davvero grata se mi slegasse. Non cercherò di andarmene.

BEN - Non le credo. Non sono disposto a crederle nemmeno per un minuto. Ma... non ho obiezioni. Stanotte la parola paura è nel suo vocabolario, non nel mio. (La slega) Si renderà conto naturalmente che se cercherà di scappare io dovrò punirla. Forse dovrò addirittura ucciderla sul posto. Non si sa che cosa possa succedere se dovessi perdere il controllo di me stesso. Stia attenta, dunque! (Tira minacciosamente la cintura dell'impermeabile)

GLORIA - Grazie. Sa, c'è del buono in lei. Sa essere ragionevole.

BEN - Si tolga la gonna.

GLORIA - Non c'è niente che possa fare per dissuaderla?

BEN - No. Faccia quello che ho detto. (Fa schioccare nell'aria la cintura) Mi ha sentito? (Gloria si toglie la gonna rivelando una vistosa sottoveste) Bello. Molto bello.Me la dia. E adesso si sieda su quella sedia. Avanti. (Gloria obbedisce. Ben dà un'occhiata alla gonna e la posa sullo scrittoio. Poi prende sigaretta e fiammiferi, accende e si siede sui gradini a fumare)

GLORIA - Posso averne una?

BEN - No.

GLORIA - Fa freddo qui. Sto gelando. (Ben la ignora) Se mi lasciasse andare potrebbe guadagnare un po' di soldi senza fatica. Mio marito sarebbe contento di darglieli. Perché non gli telefona? Può chiedergli... cinque o diecimila dollari. Lui può trovarli. Non se la passerebbe meglio con tutto questo denaro?

BEN - un uomo vive nella sua mente non in un luogo. Ma è inutile spiegarglielo. Perderei soltanto del tempo. Idioti. un mondo di idioti e di analfabeti, troppo ottusi per comprendere anche le leggi più fondamentali che governano la loro esistenza. Che cosa significa per loro il nome di Platone? O Beethoven o Spinoza o Rembrandt? Idioti. Camminano tutti uno dietro l'altro come un branco di pecore, uno dietro l'altro. In piedi alle nove, via di casa, dentro la sotterranea, giù per la strada, al lavoro fino a mezzogiorno, colazione, tutti che mangiano, al banco, amm, amm, amm... e s'intrippano, amm, amm, amm, e all'una via. al lavoro fino alle cinque, giù per la strada dentro la sotterranea, fuori della sotterranea, a casa, e alle dieci a letto... Pecore, milioni di pecore.

GLORIA - Giù a Coney Island dove abito io...

BEN - Ho forse chiesto la sua opinione?

GLORIA - Volevo solo dire...

BEN - Non mi interessa quel che voleva dire. Non do lezioni sui principi democratici. Non in questo semestre, signora. (Si alza) Tutti hanno qualcosa da dire, tutti hanno un'opinione da esprimere. Ma hanno la preparazione, gli studi, la disciplina mentale per esprimere un'opinione sui fatti? Sull'oggettività? Sulla comprensione scientifica? Oh no, per niente. Eppure chiacchierano. Dico bene?

GLORIA - Sì.

BEN - Ho ragione, secondo lei?

GLORIA - Si, sono d'accordo anch'io.

BEN - In che cosa ho ragione? Lo sa? Si rende conto di tutte le implicazioni, le ramificazioni? (Scrive sulla lavagna A, B, C) Ripeta il mio ragionamento riassumendone i punti salienti. Avanti.

GLORIA - Non potrei...

BEN - Avanti, ho detto! Subito!

GLORIA - Ci proverò. Credo che lei stesse dicendo che in una democrazia dove ognuno ha una voce nel governo, indipendentemente dalla sua intelligenza, dalla sua capacità, tutto questo conduce all'errata opinione...

BEN (cancella rapidamente e irosamente la lavagna) E’ questo che crede?

GLORIA - Non...

BEN - Chi ha scritto La divina commedia?

GLORIA - Dante.

BEN - Ouando è stata la guerra civile?

GLORIA - Tra il 1861 e il 1865.

BEN - Come si scrive concatenazione?

GLORIA - Concatenazione. C-O-N-C-A-T-E-N-A-Z-I-0-N-E .

Come si scrive stimmate?

BEN - Stimmate. S-T-I-M-M-A-T-E. Psicologia?

GLORIA - Psicologia. P-S-I-C-O-L-O-G-I-A. Sonnambulismo?

BEN - Sonnambulismo. S-O-N-N-A-M-B-ù-L-I-S-M-O. Miscellanea?

GLORIA - Miscellanea. M-I-C-S...

BEN - M-I-S-C... (scrive due volte SC sulla lavagna) S-C! S-C! E-L-L-A-N-E-A! Stupido cervellino di gallina! Non osi più parlarmi con imprecisione! A meno che non sia disposta ad accettarne tutte le conseguenze. (Agitando l'indice) Se lo ficchi bene in mente. (Cancella la lavagna)

GLORIA - Glielo prometto. D'ora in poi glielo prometto.Posso... per favore avere un bicchier d'acqua?

BEN - Non sono il suo domestico. Forse domani, ma non stanotte. Oh no. Non stanotte, signora.

GLORIA - Posso prenderlo io se...

BEN - Aaaah, stia seduta e tenga la bocca chiusa. (Ben va in cucina chiudendosi la porta alle spalle. Gloria si alza, prende la borsetta e la gonna e s'avvia sulle scale. Subito la porta d'ingresso si spalanca ed entra Ben con un bicchiere in mano. Gloria fa un salto indietro spaventata) Stava andando in qualche posto?

GLORIA - No, volevo soltanto...

BEN - Lasci perdere. Lo so bene che cosa voleva soltanto. (Svuota sprezzantemente il bicchiere nel vaso) Questi trucchi li tenti con suo marito, non con me, chiaro? Io so sempre quel che succede. Siete tutte uguali. Dalla prima all'ultima. (Si tocca i piedi bagnati con irritazione) Aspettate che loro vadano al lavoro, e poi il primo che arriva è il primo a esser servito. Lo invitate a prendere una tazza di caffè, gli dite che non c'è fretta... Oh no. Certo che non c'è fretta. E a casa non c'è nessuno, e fate in modo che lo sappiano. Ne ho già avute di queste proposte, a mucchi.

GLORIA - Non sono mai stata infedele a mio marito. Mai, glielo giuro.

BEN (indicandola) - Torni su quella sedia.

GLORIA (esegue) - Non cercherò più di andarmene. Davvero. Ma vorrei una sigaretta, per favore.

BEN (prende un paio di calzini dallo scrittoio) - Son quasi rimasto senza calzini, accidenti! Se ci prova ancora, sarà l'ultima volta. Spero che abbia abbastanza istruzione per capirmi. C'è andata a scuola? (Si siede sugli scalini e s'infila un paio di calzini asciutti)

GLORIA - Lei non mi crederà probabilmente. ma io sono laureata. E anche mio marito. E’ all'università che ci siamo conosciuti. Seguivamo le stesse lezioni. E lui... era seduto proprio vicino a me.

BEN - Adesso capisco la sua ignoranza, totale e completa. Ricordo una volta di essere entrato in un'aula di qualche stupido collegio della città. Mi aspettavo di ascoltare la saggezza dei secoli, i profeti che parlavano attraverso il cervello intelligente e raffinato di uno studioso. (Si alza) E in piedi sulla pedana c'era un giovanotto strabico che aveva una mano in tasca e agitava l'altra come se stesse dirigendo un'orchestrina. "L'arte di imballare un oggetto, signore e signori, non può essere definita con poche e semplici regole. Dobbiamo considerare non soltanto l'oggetto da imballare, ma le condizioni in cui dovrà essere venduto, i costi e gli imballaggi prevalenti sul mercato, atti a spronare il compratore, a soddisfare il produttore, a rispettare i regolamenti statali e federali...” (Ride) Incominciai a ridere come un matto. Non riuscivo a trattenermi. Dovetti accostarmi un fazzoletto alla bocca e andarmene barcollando. (Sinistro) Questa è tutta la mia esperienza universitaria. (Appende alla fune i calzini bagnati)

GLORIA - Vuol dire che non ha una laurea?

BEN - Le ho forse detto che l'avevo?

GLORIA - No, certo no, ma... il suo vocabolario, il modo come parla... ero quasi sicura...

BEN - L'università è per gli imbecilli, per le pecore; io tutto quello che so l'ho imparato da solo. (Solleva dal pavimento una manciata di libri) Leggendo, studiando, compulsando i profeti, i filosofi, gli antropologi, i poeti, gli scienziati. Leggo tutte le notti tutto quello su cui riesco a mettere le mani, anni e anni di letture e di studi, finché...finché non mi sono conferito io un diploma : una laurea in ontologia generale. (Posa a terra i libri) Allora ho capito, sono riuscito a vedere al di là delle menzogne e delle ipocrisie; la verità mi era chiara come una sfera di cristallo. Volevano disumanizzarmi, sì, proprio così, volevano fare di me una pecora, beee, beee. Ma quello... quello che c'era in me di più puro, l'animale selvaggio, innocente.primitivo, infantile, quello io dovevo salvarlo, dovevo ricuperarlo e redimerlo, ed è per questo, per il diritto di essere umano, come devo esserlo per vivere, che stasera, 22 maggio, io immolo lei in sacrificio.

GLORIA – Ma deve immolare per forza un essere umano vivente?

BEN - Povero cervellino di gallina! Povero ignorante cervellino di gallina! Che cosa sa lei dell'essere? L'essere! Ah! Che cosa sa del suo corpo, dei processi fisici elementari del suo corpo? Per esempio, si è mai chiesta come mai lì è così minuta? (Punta un dito verso il seno di Gloria)

GLORIA (abbassando gli occhi) - Minuta? Dove?

BEN - Lì! Lì! Dove sta guardando adesso. Le ghiandole mammarie. Era minuta anche sua madre, scommetto. L'ereditarietà. L'cvoluzione genetica. Un campo affascinante.Affascinante. Darwin, Lysenko. Dobzanski... Fra cent'anni non ne avrete più. Non ce ne saranno più. Non ne avrà nessuno. Proprio così. (Disegna sulla lavagna) Numero uno, il collo della giraffa; numero due, la coda della scimmia. (Si volta) Queste cose stanno per scomparire. Così. (Schiocca 1e dita) E come succede? Lysenko! Ecco come! Ma lei non sa niente di tutto questo! (Cancella)

GLORIA - E invece mi interessa. Per molti anni sono stata abbonata a una rivista scientifica, e ogni mese c'erano articoli su un particolare settore della scienza; sulla biologia, per esempio, o...

BEN - Mi dia le sue scarpe.

GLORIA - Le mie scarpe?

BEN - Mi ha sentito?

GLORIA - Ma perché vuole le mie scarpe? (Gliele dà)

BEN - Ci avviciniano sempre più alla fine che è l'inizio.L'inizio è nella fine e la fine è nell'inizio. Il tempo è come un uovo e la vita... la vita è come una gallina che depone quell'uovo.

GLORIA – E’... è sua?

BEN - Lei che cosa crede?

GLORIA - Mi piace. Davvero.

BEN (si siede sulla poltrona) - Notte dopo notte, qui tutto solo, a studiare, a leggere i maestri, a guardare nel profondo di me stesso...

GLORIA – Nonostante tutto non posso che rallegrarmi nell'ascoltarla. Prima di sposarmi, sa, facevo l'assistente sociale. E una parte del mio Iavoro consisteva nell'avviare le persone all'occupazione cui erano più adatte, per temperamento e per istruzione... Era un lavoro davvero interessante. Mi è proprio dispiaciuto lasciarlo. Ma... Perche non è andato all'università. Secondo me sarebbe diventato un eccellente professore.

BEN - Era proprio questa la mia ambizione una volta. Insegnare all'università. Diventare professore di epistemologia e di linguistica. Quei bastardi. Non val nemmeno la pena sputargli addosso. Ma non ho bisogno di loro. Non ho bisogno di nessuno!

GLORIA - Perché? Che cosa è successo?

BEN - Le ho forse dato il permesso di parlare? (Pausa) Mi hanno bocciato a quel maledetto esame d'ammissione. Io... io non so parlare in francese e se non sai parlare in francese o in qualche altra maledetta lingua non ti prendono. (Quasi urlando) Oh, ci ho provato, ci ho provato. Ma non ce l'ho fatta. Non ci sono riuscito. Su, rida! E’ questo che vuole fare?

GLORIA - Niente affatto. Non capisco però. Non dovrebbe esser difficile per uno come lei.

BEN (prende dei libri da un cassetto della scrivania e glieli dà) - Li vede questi libri? Sono libri francesi. Ho preso lezioni di francese, l'ho studiato con degli insegnanti privati, con dei francesi, con tutti quelli che son riuscito a trovare. Ma non ce l'ho fatta. Se vuole, lo chiami pure blocco emotivo. Lo chiami come diavolo vuole. Non me ne importa più niente. Ho altre ambizioni adesso. Cose più importanti da fare. Quello che conta è vivere. Non laurearsi o essere colti o essere ammessi. Io non lo accetto. Mi ha capito? Non lo accetto!

GLORIA - Ma non è troppo tardi. Può farcela ancora.

BEN - Che cosa sta dicendo? Sa quanti anni ho?

GLORIA - Trentasei o trentasette, direi.

BEN - Quarantadue in agosto. No, non mi interessa più.

GLORIA - Ma a quarantadue anni un uomo non è vecchio; è questo il suo errore. Lei è nel fiore

degli anni, non le sembra venuto il momento di farsi un'istruzione?

BEN - Ma è sorda? Le ho già detto che non mi hanno voluto.

GLORIA - Ma soltanto perche non sapeva il francese. Ricordo ancora la fatica che ho fatto per superarlo io l'esame di francese!

BEN - Lei parla francese?

GLORIA (timidamente) - Oui, un petit. (Ben si alza, le strappa irosamente i libri e li butta nel cassetto dello scrittoio)

BEN - Torni sulla seggiola.

GLORIA - Sono sulla seggiola. E’ questa la mia seggiola!

BEN - No, quella! (Indica la poltrona) Quella! Quella! Vada a sedersi! Svelta! Non voglio più sentirla parlare, capito? Voglio il silenzio, un silenzio completo e profondo.(Gloria si siede, Ben si toglie la giacca) Se perdessi il controllo di me stesso sarebbe lei a rimetterci. Perciò stia attenta. L'avverto. E poi si parla troppo. Tutti credono d'aver qualcosa da dire. Ma sanno (distrattamente posa una mano sul tubo dell'acqua calda, e subito la toglie con un ruggito quasi impercettibile e l'agita furiosamente) forse quello che dicono? Se ne preoccupano? Oh no, chiacchierano e basta. Non parlano con gli altri. Nossignore.Parlano a se stessi. Al proprio io.

GLORIA – E’ giusto quello che lei dice. Non ci sono più comunicazioni tra le persone.

BEN - Non le ho detto di tener la bocca chiusa? Mi ascolti, e forse potrà imparare qualcosa. (Breve pausa) Non ci sono più comunicazioni tra le persone. Ognuno è chiuso in se stesso, nel suo piccolo guscio egoistico. Se incontri qualcuno per strada ti dice :

“Come sta?” Ma credi  che gli importi come stai? Credi che gli importi? Ah!

Che risate ! Sono soltanto parole che gli sbavano dalla bocca, senza sentimento, senza interesse, senza umanità, senza niente. “Come sta?” Che ridicolaggine! Che inganno! E se tu dici «Bene, grazie" nemmeno ti ascoltano.

GLORIA - Nemmeno ti ascoltano.

BEN – E’ questo che mi urta. Ti domandano “Come stai?" e quando tu gli rispondi, quando gli dici “Sto bene”, non t'ascoltano nemmeno, non gliene importa. Lo vedo quel che succede. Un paio di giorni fa incontro un tipo che lavora in un grande magazzino dove vado a comprar la mia roba. Mi  ferma e mi dice: “Come sta?” Ma prima che potessi dirgli  "Bene, grazie” era già sull’autobus, tre isolati più in là.

GLORIA - Sono tutti uguali. Non si preoccupano dei valori umani, ma solo di far soldi, di non sfigurare rispetto ai vicini.

BEN - Non vuoI proprio tener la bocca chiusa? Le ho detto che voglio il silenzio da lei, un silenzio completo e profondo! ( Breve pausa) Non si preoccupano dei valori umani, ma solo di non sfigurare rispetto ai vicini, di arraffare tutto quello su cui riescono a mettere le mani. Non pensano ad altro. Il denaro è il loro schifosissimo dio. E tutti gli corrono dietro.

GLORIA - Ma di quel che veramente importa, scoprire la propria identità, non se ne preoccupano per niente. E’ per questo che oggi non esistono più individui.

BEN (si siede) - Dice bene.

GLORIA - Ognuno porta gli stessi abiti, fa lo stesso tipo di lavoro, parIa degli stessi argomenti.

BEN – E’ come se venissero tutti da una catena di montaggio di Detroit.

GLORIA - Non poteva dirlo meglio. E’ la definizione ideale del conformismo contemporaneo.

BEN - Lo so, lo so. Non ho bisogno che me lo dica lei. Le cose stanno andando talmente male che le persone cominciano persino ad assomigliarsi, fisicamente dico. Crede che stia scherzando? Beh, provi a camminare per strada un giorno qualsiasi e cerchi di attrarre l'attenzione di qualcuno. Faccia

l'esperimento, e vedrà che nemmeno la guardano. Non vogliono guardarla. Allunghi pure la testa fin sotto i loro nasi, e ancora non la guarderanno. Perche dovrebbero del resto? Lei è esattamente uguale a chiunque altro.

GLORIA - Non potrei contraddirla. L'ho visto con questi occhi.

BEN (alzandosi) - Abito in questa stanza da sette anni, sette anni! E sa che cosa mi ha detto la padrona di casa l'ultima volta che sono andato a pagarle l'affitto? “Spiacente, non abbiamo stanze libere."

GLORIA - Non l'ha riconosciuta.

BEN - Dopo sette anni. Ma non è tutto. Sa che cosa mi è successo stasera? Sono entrato in un ristorante per mangiar qualcosa quando una donna con un cappello da uomo in testa, noti bene un cappeIlo da uomo in testa, una donna che non avevo mai visto in vita mia... Questa donna, dunque, mi prende per un braccio e dice: ”Sei in ritardo, figlio di puttana!" Signora," le dico, “ che cosa sta dicendo?" E lei : "Lo sai benissimo che cosa sto dicendo.Vieni subito a casa, carognetta. Voglio portarti a casa, andiamo..." E intanto continuava a tirarmi il braccio e...Guardi i risultati. (Va a prendere l'impermeabile e le mostra la manica) Guardi che cosa ha fatto. Mi ha strappato l'impermeabile.

GLORIA - Oh. è orribile, è orribile.

BEN - Continuava a tirarmi il braccio e a colpirmi sulla testa con la sua maledettissima borsetta. E c'era tutta una folla a guardarci. Non so come diavolo ho fatto a sfuggirle. E intanto non son riuscito a mangiare neppure un boccone.

GLORIA - Doveva essere ubriaca.

BEN - Ubriaca  o matta, che differenza fa? Il fatto importante è che tutti incominciano ad assomigliarsi l'un l'altro. Ed è questo che dobbiamo combattere. Legga Mendel, legga i libri di storia sulla Rivoluzione industriale. C'è tutto lì dentro. Non è un segreto. E provi a vivere in questo mondo. Avanti, ci provi.

GLORIA - Lo so, sta diventando impossibile.

BEN (seduto) - Ha detto la parola giusta : impossibile. E cosa crede che succederà continuando in questo pazzesco incremento demografico che abbiamo messo in moto? Riesce a immaginarselo come sarà quando tre milioni di persone aspetteranno alla fermata deIl'autobus, tutti con la stessa faccia, con lo stesso cappello e con lo stesso soprabito!

GLORIA - Non potremo nemmeno più portare un ombrello.

BEN - Può starne certa.

GLORIA - Nessuno che ascolti.

BEN - Il caos. Il puro caos, avremo.

GLORIA - C'è forse qualcuno che ascolti?

BEN - Milioni e milioni di persone; milioni di pecore.

GLORIA - Nessuno che ascolti.

BEN – Eh?

GLORIA - Ho detto nessuno che ascolti.

BEN - Ha proprio messo il dito sulla piaga.

GLORIA - Si, è così. E decideranno di porvi rimedio solo quando sarà troppo tardi.

BEN - Non lo so. Adesso lo accettano. Ed è proprio questo che mi fa andare in bestia. Lo accettano.

GLORIA (durante la battuta, si alza, prende la borsetta e torna sulla poltrona; poi tira fuori una sigaretta e s'accorge di non avere fiammiferi; allora va allo scrittoio, prende una scatola di fiammiferi, torna alla poltrona e accende la sigaretta) - A Coney Island, dove abito io, si capisce benissimo quel che sta succedendo. E’ incredibile sino a che punto la gente viva la stessa squallida vita e faccia sempre le stesse monotone cose. L'ho visto crescere il rione, e continua ad andare di male in peggio. La gente, appena ci viene ad abitare, par sempre che s'interessi di un mucchio di cose. Ma basta che passino sei mesi e... le sole cose di cui parlino sono i prati dei giardini, il bowling e le avventure delle mogli altrui. E’ questo il vero pericolo. Non tanto il fatto che finiremo per esser tutti uguali; questa dopo tutto è soltanto una questione fisica, ma che penseremo tutti nello stesso modo e avremo tutti gli stessi atteggiamenti sociali: se lo ficchi bene in mente, gli stessi atteggiamenti sociali. Ed è proprio qui il pericolo.

BEN - A me Io dice? Senta, signora, sono anni che combatto questa battaglia!

GLORIA (seduta) - E deve combatterla. Dobbiamo combatterla tutti. E per questo che i nostri ospedali sono talmente pieni di gente che non possono assolutamente funzionare a nessun livello. Sa quanti letti ci sono nei nostri ospedali per ogni paziente che ha bisogno di un letto? Lei non mi crederà, ma ci sono statistiche che dimostrano, senza possibilità di dubbi, come in certi ospedali ci siano tre pazienti per ogni letto. Tre dico. Ci pensi un momento. E le cose continuano a peggiorare senza che nessuno faccia niente per porvi rimedio. O almeno quasi nessuno. Con le ragazze con cui gioco a bridge noi abbiamo fatto una lotteria e il nostro scopo è di far entrare in questi ospedali il massimo numero possibile di letti; insomma facciamo ogni sforzo per trovare un letto per ogni paziente. (Tira fuori dalla borsa un blocco di biglietti) Un biglietto costa soltanto un dollaro, e venti diciannove dollari. (Pausa. Si è alzata tenendo in mano il blocchetto; Ben la guarda con espressione ottusa) Si può... si può vincere un televisore o un radiogrammofono ad alta fedeltà o... o un aspirapolvere...

BEN (dopo una pausa si alza tutto infervorato) - E la bomba atomica, eh? Che cosa ne dice della bomba atomica? Crede che sappiano quello che fanno? Matti come sono non 1o sanno di sicuro! Ma non bisogna dir niente. Non bisogna far niente. Solo lasciare che ci facciano saltar tutti in aria. Non contiamo niente, diavolo. Un milione in più o in meno che importanza può avere?

GLORIA - Non ho mai avuto fiducia in quella gente.

BEN - Duemila anni di civiltà, duemila anni, e la sola possibilità di sopravvivenza consiste nello scavare buchi nel terreno e nel viverci dentro come le più arretrate specie di insetti.

GLORIA - E intanto parlano di quel che sta succedendo nello spazio e dei nostri presunti progressi.

BEN - Lo spazio. Lo spazio. Se lo tengano lassù il loro spazio. E noi intanto quaggiù che facciamo?

GLORIA - Lassù devono crederci una banda di matti. Ne ho anche discusso con un tale, che era convinto che non avessimo ragione di preoccuparci. Ma si provi un po' a discutere con uno che sta sarchiando il prato. Diventa tutto uno scherzo.

BEN - Vanno così male le cose?

GLORIA - Non può nemmeno immaginare quanto. La maggior parte del tempo non so proprio che cosa fare. Non c'è nessuno con il quale sia possibile parlare veramente. E in quanto all'eccitazione intellettuale o alla sensibilità artistica... E’ un altro mondo. Quando voglio respirare un po' d'aria pura devo venire in città.

BEN - Io non potrei vivere altrove.

GLORIA - Per qualche anno abbiamo abitato in città anche noi, ma abbiamo dovuto tener conto che prima o poi i bambini sarebbero andati a scuola... E lei sa come sono le scuole in città.

BEN - Idioti. L'intera rete scolastica è in mano agli idioti.

GLORIA - Vogliono sbarazzarsi della classe media, ecco che cosa vogliono.

BEN - Aaaah, a che serve parlare?

GLORIA (seduta sulla poltrona) - Fa bene. Davvero. Fa bene parlare di queste cose. (Breve pausa) Sta facendo uno sbaglio, sa? Potrei insegnarglielo io il francese. Non c'è ragione per cui non potrei farlo.

BEN - Ma è sorda? Le ho già detto che è troppo tardi.

GLORIA - Ma non è troppo tardi. No di sicuro.

BEN - Accidenti se lo è! Sa quanti anni ho?

GLORIA - Direi... quarantadue.

BEN - E’ vero. Come ha fatto a indovinare?

GLORIA - Conosco la gente. E conosco lei, e so di che cosa è capace. Mi ascolti. E si sieda. Abbiamo tempo, no? Non c'è nessuna fretta. Mio marito va a letto alle nove.

Non mi aspetta mai alzato e non sa mai quando rientro. Che libro vogliamo usare? (Prende un libro dal cassetto dello scrittoio e torna a sedersi sulla poltrona) Mi pare che questo vada bene. Proviamo. Si sieda, la prego. Cominceremo dall'inizio. (Avvicina a sé la sedia; incomincia a leggere, male, un sussidiario di francese per principianti) Bonjour, monsieur. (Nessuna risposta) Ci vuole provare o no?

BEN (si siede sulla sedia e legge senza entusiasmo) Bonjour, mademoiselle.

GLORIA - Bene. Benissimo. Je m'appelle Gloria. Comment vous appelez-vous?

BEN - Je m'appelle Benjamin.

GLORIA - No, non precisamente : tenga le labbra così e faccia uscire le parole una legata all'altra. Così. Je m'appelle Benjamin.Provi.

BEN - Je m'appelle Benjamin.

GLORIA - Adesso ci siamo. (Legge) Comment allez-vous, monsieur?

BEN - Très bien, merci; et vous?

GLORIA - Pas trop mal, merci : mais mon frère est malade.

BEN - C'est dommage. Je regrette beaucoup.

GLORIA - Magnifico. E stato veramente magnifico.

BEN - Non va male. eh?

GLORIA - Male? Era assolutamente perfetto. Sembravamo proprio una coppia di francesi seduti a chiacchierare in casa loro. Stava scherzando quando diceva di non poter imparare il francese.

BEN - Adesso mi sembra molto più facile, ma... (Si alza) Che cosa diavolo stiamo facendo? Lo sa come vivo? Che cosa faccio per vivere? Sono un postino, un portalettere. (Entra in cucina e ne torna con un pacco di mandarini. Ne offre uno a Gloria, ed entrambi si siedono a mangiare) Vado di porta in porta a suonar campanelli e ad aprire cassette per le lettere. Io, con tutte le cose che so, con la mia istruzione. Ma così è. Non so fare altro, dicono. La fanno loro la legge. Tu sei questo e questo, ti dicono, e la tua vita la devi passare così e così. Ma io no. Io non accetto. Non accetto queste condizioni.

GLORIA – E’ criminale, ecco che cos'è. Ma pensi fin dove è arrivato senza nessuno che l'aiutasse, soltanto con i suoi sforzi. Sarebbe proprio un peccato se adesso rinunciasse a tutto. Io so che lei potrebbe essere un buon professore, non ne ho il minimo dubbio. Ci provi. E’ per il suo bene, lo sa?

BEN - Non è cosi semplice come dice lei.

GLORIA - Non ho detto che sia semplice, ma perché dovrebbe soffrire per il fatto che ha il coraggio di vivere la sua vita senza scendere a compromessi e senza accettare menzogne? Quando penso alla gente che si fa strada al giorno d'oggi...

BEN - Non lo dica a me. Ma è questo che vogliono, è così che hanno organizzato la loro stupida società.

GLORIA - Mi ribolle il sangue a pensarci.

BEN - E solo perché hanno una laurea o perche sanno portare quei pantaloni aderenti da finocchio... Ma aspetti, e vedrà che se non ci svegliamo la Russia ci schiaccerà tutti come tante formiche.

GLORIA - Oh, come dice bene! Mio marito, per esempio, non ha il minimo talento in nessuna delle cose che fa. Non credo nemmeno che abbia mai detto o fatto qualcosa di originale. E in quanto a leggere un libro...Si provi soltanto a fargli leggere un libro. Le assicuro che se non fosse per le bambine... Ma questo è un altro discorso. Lo sa piuttosto che cos'è? Stia a sentire. E’ un dirigente, sì un dirigente di una delle più grandi fabbriche di tessuti della città e ogni anno si fa... mi ascolti bene, si fa dodicimila dollari semplicemente per starsene seduto a una scrivania a tagliar figurini da pezzetti di stoffa.

BEN - Scommetto che è laureato.

GLORIA - E sa come ci è riuscito? Io lo so perché l'ho visto. Durante le lezioni se ne stava seduto al suo posto, con ogni muscolo del viso assolutamente immobile, e continuava a fissare il professore con gli occhi spalancati, come se stesse ascoltando una predica, ma era come se avesse i tappi nelle orecchie: non sopporta di ascoltare qualcuno che non sia lui stesso. E alla fine di ogni lezione, andava dal professore e diceva : " Mi chiamo William Hamlin. Voglio che lei sappia, professore, che la sua lezione di stasera è stata una delle più brillanti che mi sia mai capitato di udire".

BEN - Non gli interessa a quelli la persona, ciò che l'individuo può fare. Vogliono solo sapere per quanti anni hai seguito il tal corso e che votazioni hai avuto in questa o quella materia. Per diventare supervisore all'ufficio postale, bisogna aver avuto dodici in psicologia sociale. Non potrei mai farcela!

GLORIA - Cerchi di laurearsi, Ben. Gli dimostri di essere molto più in gamba di tutti loro. Ci può riuscire.

BEN - Come mai ne è così sicura?

GLORIA - Ho fiducia in lei.

BEN - Dice davvero?

GLORIA (adagio) - Si, Ben. (Scambio d'occhiate, poi riapre il libro e legge) Bonsoir, monsieur.

BEN (legge con passione) - Comment vous portez~vous ce soir?

GLORIA - Bravo. Je me porte très bien, merci.

BEN - Comment va votre soeur?

GLORIA (lo corregge) - Comment va votre soeur?

BEN - Comment va votre soeur?

GLORIA (annuisce) - Elle à mal à la tête.

BEN - C'est très desagreable.

GLORIA - Ottimo. Davvero ottimo, Ben.

BEN (la fissa con attenzione; non legge più) - Mademoiselle?

GLORIA (mettendo via il libro) - Monsieur?

BEN - Comment vous appelez-vous?

GLORIA - Je m'appelle Gloria, monsieur, et vous?

BEN - Je m'appelle Benjamin.

GLORIA - Comment allez~vous, monsieur Benjamin?

BEN - Très bien, merci, et vous?

GLORIA - Très bicn.

BEN (le tocca una spalla; un po’ incerto) - Mademoiselle?

GLORIA (si alza, timidamente) - Monsieur.

BEN (si alza, con animazione) - Mademoiselle.

GLORIA (intenerendosi) - Monsieur.

BEN (prendendola tra le braccia) - Mademoiselle. ma cherie. mademoiselle.

GLORIA (abbracciandolo) – Monsieur, mon magnifique monsieur.

BEN (la solleva e la porta giubilante fino al divano) Oh, mademoiselle, ma chérie, ma chérie...

GLORIA (scalciando e fingendo per gioco di ribellarsi) Oh, non, non, non, non. Non, monsicur. Monsieur...

BEN - Oui, mademoiselle. Oui. Oui. Oui. Oui. (Gloria spegne la lampada. Ora il divano è al buio. Ben, non visto, accende il fonografo: si sente il tema principale del concerto di Ciaikovskij. Poco dopo Gloria riaccende la luce e spegne il fonografo. Si mette la gonna e le scarpe. Ben rientra dalla cucina. Entrambi sono vagamente a disagio)

GLORIA - Ci rivedremo?

BEN - Spetta a te decidere.

GLORIA - Mi piacerebbe moltissimo. Non ti ho mentito prima. (Truccandosi) Ci proverai, vero?

BEN - Forse. È una cosa che ho sempre desiderato.

GLORIA - Allora ce la farai certamente. Ne sono sicura. Senti, posso venire tutti i giovedì sera ad aiutarti col francese. Possiamo studiare insieme. Stavolta non troverai difficoltà nel passare l'esame. (Prende il libro) Ecco che cosa devi fare per la settimana prossima. Leggi dall'inizio fino a... fin qui. E fa gli esercizi a pagina cinque e sei. È troppo?

BEN - No, posso farcela. Ma tuo marito?

GLORIA (seduta sul bracciolo della poltrona) - Oh, lui non s'accorgerebbe nemmeno se gli cascasse il tetto sulla testa. Crederà che sono a giocare a bridge con le amiche. Potremmo vederci nello stesso posto.

BEN - Davanti alla cartoleria?

GLORIA - Alle sette e mezza.

BEN - Alle sette e mezza.

GLORIA - Me lo dai il bacio della buona notte? (Lui si china a baciarla) Non era un granché (La bacia di nuovo) Così va un po' meglio. (La bacia per la terza volta) Ora va... Ora va molto meglio. La prossima volta farò un po' di pulizia. C'è troppo disordine qui dentro. (Sullo scalino più alto) Bon soir, carissimo.

BEN - Bon soir. (Gloria esce. Ben si siede sulla poltrona a studiare la lezione di francese)

SIPARIO

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