La trattativa

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LA

TRATTATIVA

Atto unico

PERSONAGGI

MARCO BOZZONI – SINDACALISTA

STEFANO PRANDINI -  SINDACALISTA

SIG. BASILE – PRESIDENTE USCENTE

SIG ROOTEN – NUOVO PRESIDENTE

AVV. POLDEN – AVVOCATO DEL SIG. ROOTEN

MARGHERITA - SEGRETARIA


BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Matteo Tibiletti nasce a Varese il 23/10/1978. Da sempre coltiva una profonda passione per il cinema,

la fotografia e per la scrittura creativa. Autore di sceneggiature, racconti, poesie e copioni teatrali si

cimenta spesso come regista di brevi cortometraggi o shooting fotografici (su www.youtube.com/teotibi

e www.flickr.com/teotibi  è presente tutta la sua produzione).  Nel 2009 ha pubblicato tramite il sito

www.lulu.com   una raccolta dei suoi migliori scritti dal titolo “LO SCONOSCIUTO”.  Ha frequantato per cinque

anni la Scuola di Teatro Città di Varese. Dal 2008 è uno dei membri fondatori, attori e registi  dell’Associazione

culturale “Compagnia Duse” di Besozzo. Da gennaio 2012 è regolarmente iscritto alla SIAE come autore

teatrale e fotografo.

DATI DELL’AUTORE

NOME E COGNOME: Matteo Tibiletti

NATO A : Varese il 23/10/1978

RESIDENTE IN: Via C. Goldoni 41/B, Varese (VA)

INDIRIZZO MAIL:  tibilettimatteo@gmail.com

POSIZIONE SIAE: 213623


Al centro del palco c’è un grosso tavolo con quattro sedie. Sul tavolo sono appoggiati quattro bicchieri di plastica e altrettante bottiglie d’acqua da mezzo litro. Lampade al neon appese al soffitto. Una fila di schedari e una bacheca sul fondo. Un piccolo tavolo sulla destra sovraccarico di incartamenti. Un mobiletto con un proiettore direzionato verso il fondale sulla sinistra.

MARCO (al sig. Basile): Perché non beve un bicchier d’acqua?

BASILE (sovrappensiero): Prego?

MARCO (sorridendo): La vedo agitato, presidente, perché non beve un goccio d’acqua?

BASILE (sorridendo a sua volta): No, no, non sono agitato… è che…

STEFANO (interrompendolo): È che teme di cavarne poco e niente! Ecco cos’ha… se la fa sotto dalla paura!

MARCO: Stefano! Per favore, non cominciamo così!

STEFANO: Perché? Non vorrai dirmi che non è così! Guardalo! Cristo, sembra che stia andando al suo funerale!… E pensare che invece è il nostro!

MARCO: Smettila, per favore… (si rivolge a Basile) lo scusi… è un po’ nervoso, come del resto immagino sia lei.

BASILE: Niente affatto. Sono solo un po’ preoccupato. Questo tizio, il signor Rooten, sembra essere uno di quelli che nell’ambiente vengono definiti squali. E chi non avrebbe paura di affrontare uno squalo?! Nella mia carriera mi sono trovato più volte faccia a faccia con personaggi poco raccomandabili… altro che squali! (Sorride) Erano iene! Almeno gli squali hanno la dignità di avventarsi su prede ancora vive! (Sorride di nuovo) Capite, ho paura che questo tizio si riveli molto diverso da quello che ricordo io quando penso a uno squalo e molto più simile al ricordo che ho io di una iena.

MARCO: Be’, ma noi siamo qui per evitare proprio che venga tollerato qualsiasi abuso, da una parte e dall’altra.

STEFANO: Certo che ne inventate di storie, voi due!

MARCO: Che vuoi dire?!

STEFANO: Voglio dire che ti stai lisciando il padrone uscente nella speranza che lasci una buona parola al nuovo padrone che sta arrivando! Hai già la lingua penzoloni… ma guardati! Quello che dimentichi è che sempre di padroni stiamo parlando! E lei (a Basile), non faccia l’angioletto adesso! Non è certo la sua vecchiaia a farmi dimenticare i soprusi che i lavoratori di questa azienda hanno dovuto subire in trent’anni di mala gestione! Marco, sei proprio un ingenuo se pensi che questo qui non sia a sua volta uno squalo! Tale e quale, se non peggio, a chi sta arrivando!

MARCO: Ora basta!

BASILE (pacato): Lo lasci dire, non si preoccupi. Prandini, mi ascolti: non pretendo che lei mi creda… è nel suo diritto pensare a me come a un usurpatore, sfruttatore e quant’altro. Rimane il fatto che io non posso proseguire la mia attività. Sono vecchio, come già ha ricordato senza mezze misure e non sono più in grado di farmi largo tra gli squali, dunque tra i miei simili. A ciò si aggiunga la situazione contabile critica. Non sono più nella posizione di poter contrattare o giocare al rialzo. Non so cosa farebbe lei al posto mio, ma certo so cosa sto facendo io. Quello che le chiedo di comprendere è soltanto la mia volontà di lasciare a chi subentrerà un tesoro, nella speranza – ed è per appianare questo genere di dubbi che siamo qui – che possa essere mantenuto adeguatamente. Sa, quando s’invecchia (sorride) si diventa sentimentali, ci si affeziona alle cose, ai luoghi e… a volte anche alle persone. Cosa crede, che non comprenda il suo stupore nel vedermi così stanco, oggi? Pensa davvero che io non ricordi gli scontri che abbiamo avuto in passato? Eppure ho sempre avuto la massima fiducia in lei e nel signor Bozzoni. Ogni cosa prende un senso e un significato completamente diverso quando ci si risveglia con tutti gli anni che ho io sulle spalle, glielo assicuro! Se ne accorgerà e vedrà che, quando se ne accorgerà, sarà troppo tardi per rimediare agli errori commessi.

STEFANO (applaude): Bravo, complimenti! Sono commosso. Gran bel discorso! Peccato però che non sia riuscito a convincermi.

BASILE: Mi dispiace.

STEFANO: A me no. È una vita che la sento dire cazzate, proprio come questa. “Siamo una grande famiglia” e poi “siamo tutti sulla stessa barca”. Vero, presidente? “Remiamo tutti insieme verso gli obiettivi comuni!”… non ci credevo allora, quando ancora non facevo parte del sindacato e non le credo oggi che guido la sezione. Le dico chiaro e tondo questo: lei è un bastardo.

MARCO: Stefano, ora basta! Stai esagerando!

Basile fa cenno a Marco di stare tranquillo.

STEFANO: No, non sto esagerando affatto! Ci sto andando anzi molto piano, rispetto a quello che vorrei! Ma devo, perché non voglio passare dalla parte del torto!

MARCO: Insultando passi già dalla parte del torto, non essere stupido!

STEFANO: No, sono sicuro che il signor Basile qui, non farà nulla in merito ai miei insulti, non è vero?

Pausa.

BASILE Possiamo fare una tregua per favore? (Si versa dell’acqua. Dal taschino estrae una boccetta, prende una pastiglia e la manda giù. Beve) Vi prego, non è facile per nessuno affrontare una situazione come questa.

STEFANO: Giusto, parliamone in un’altra sede, magari al prossimo operaio a cui viene amputata una mano nell’errato utilizzo di un macchinario che non viene revisionato da dieci anni!

BASILE: La prego…

MARCO: Stefano, ora smettila, davvero!

Silenzio.

Si sentono dei passi provenire dalla quinta a sinistra. Improvvisamente, entrano il sig. Rooten e l’avvocato Polder. Rooten porta con sé una valigetta ventiquattrore, mentre Polden ha una borsa da laptop sotto il braccio e, dall’altra parte, un ombrello appoggiato sull’avambraccio. Al loro ingresso, Marco, Stefano e Basile si alzano in piedi e chinano appena la testa con un cenno di saluto. Mr Rooten non li guarda nemmeno, appoggia la valigetta sul tavolo e tiene lo sguardo basso mentre l’avvocato Polden fa loro cenno di sedersi.

Il sig. Rooten estrae dalla valigetta alcuni incartamenti. Polden si siede, apre la borsa ed estrae il PC portatile, lo avvia e poi lo scosta da sé, per farsi spazio e prendere a osservare attentamente Stefano e Marco. Rooten intanto osserva un incartamento in particolare. Lo legge attentamente, poi lo ripone di nuovo nella valigetta. Ne prende un altro, lo legge con attenzione, lo appoggia sul tavolo e chiude la valigetta dopodiché, con passo rapido e deciso, esce dalla quinta sinistra. Silenzio. L’avvocato Polden sorride in maniera inquietante: il suo sorriso è quasi deforme e cresce con lentezza, arrivando a stirare un angolo della bocca, in maniera quasi innaturale.

POLDEN: Potrei avere qualcosa da bere?

BASILE: Certo. (Si alza appena dalla sedia e indica la bottiglietta d’acqua).

POLDEN: Mmm… potrei avere qualcosa di differente?

BASILE: Non saprei, cosa posso offrirle? Un caffè, un cappuccino o…

POLDEN: Gradirei una doppia vodka.

Silenzio imbarazzante.

BASILE: Non so se…

POLDEN: Oppure uno scotch.

BASILE: Vado a chiedere, se può cortesemente attendere qualche istante.

POLDEN: Prego.

Basile esce dalla quinta a destra. Silenzio. Marco e Stefano si guardano con aria interrogativa. Polden li guarda fisso, senza distogliere lo sguardo e battere ciglio. Marco e Stefano sono attoniti, alternativamente si guardano e volgono lo sguardo a Polden. Basile rientra a mani vuote.

BASILE: Ho chiesto a Margherita di recuperare una bottiglia del miglior whisky. A pochi chilometri da qui, c’è un ottimo negozio di liquori. Credo che rimarrà assolutamente soddisfatto.

Silenzio. Polden ha una mano appoggiata al viso e il gomito sul tavolo. Si è limitato, durante questo discorso, a spostare lo sguardo verso il signor Basile. La musica di avvio del sistema operativo del PC interrompe questo silenzio tombale. La sua espressione è rimasta immutata.

BASILE (un po’ in imbarazzo): Se intanto vuole un goccio d’acqua…

Silenzio. Polden è immobile. In quel momento rientra Rooten con una cartelletta di plastica. Senza guardare i presenti si avvicina al tavolo, riapre la ventiquattrore e ripone la cartelletta al suo interno, prima di richiudere il tutto e, finalmente, sedersi. Silenzio.

BASILE (alzandosi in piedi): Bene, signor Rooten, signor Polden, se mi permettete, vorrei fare le presentazioni…

Basile s’interrompe perché né Polden né Mr Rooten si stanno curando di lui. Entrambi stanno guardando fissi Marco e Stefano, che mostrano a questo punto, non poco disagio.

ROOTEN (spostando finalmente lo sguardo verso Basile): Sapete cosa si dice al mio paese? Oh, io vengo da un paesino olandese, Broek in Waterland, immerso nel verde e attraversato ovunque da ponti e ponticelli… Broek in Waterland… vi rendete conto?! Be’, sapete cosa si dice al mio paese quando una persona non sa come rompere il ghiaccio? Avete presente quelle situazioni di silenzio assoluto nelle quali c’è ed è palpabile la tensione? Quando ciò ognuno dei presenti non ha idea di cosa fare per rompere quell’asfissiante silenzio? Quando si ha pure paura di romperlo nel modo sbagliato… capite bene anche voi che frantumare un silenzio non è proprio come rompere un silenzio imbarazzante. Frantumarlo significa pure compromettere il resto della conversazione e, se la conversazione è particolarmente importante, il danno che si rischia di fare potrebbe essere enorme! Be’, al mio paese, Broek in Waterland, immerso nel suo bel verde, si usa dire che il silenzio si taglia con il coltello.

Pausa.

ROOTEN: Ma forse non è nemmeno un detto del mio paese. Probabilmente lo dite anche voi. Ma in fondo, chi se ne frega? Ognuno di noi ha diversi modi di dire per diverse situazioni e non è certo questo che cambia le carte in tavola, dico bene? Ma certo che dico bene, non sarei arrivato dove sono se non avessi imparato a tagliare col coltello più di un silenzio.

Pausa.

ROOTEN: Avrete anche notato il mio perfetto accento. Sono pochi gli stranieri provenienti da Broek in Waterland – chissà, forse anche da altri luoghi – che sono in grado di esprimersi in maniera così profonda e lineare in una lingua straniera così difficile come quella italiana. Converrete con me che la vostra lingua è molto complessa! A partire dalla grammatica in particolare. Molto, molto complessa. D’altra parte è pure vero che…

Pausa. Rooten si guarda intorno.

ROOTEN: Potrei avere una doppia vodka? Oppure un whisky… ne avete?

POLDEN: No, non ce l’hanno. Hanno l’acqua.

BASILE: No, ma Margherita, la mia segretaria è andata proprio ora a recuperarle un’ottima bottiglia di whisky.

POLDEN: Dice che c’è un bel negozio di liquori qui vicino.

BASILE: Il migliore.

ROOTEN: Oh, che bello, dovrà dirci il nome di questo negozio. Vado matto per dell’ottimo whisky.

POLDEN: Vedremo.

ROOTEN: Quindi la sua segretaria è uscita apposta per andare al negozio? È molto distante da qui?

POLDEN: Dice che dista pochi chilometri.

ROOTEN: Be’, spero davvero che non lo abbia ritenuto un abuso di potere.

Sorride. Basile lo segue, imbarazzato in un risolino isterico e scomposto. Polden rimane serio.

STEFANO: Certamente non è pagata per fare la spesa.

Silenzio. Basile e Rooten smettono di ridere. Basile si tampona la fronte con un fazzoletto. Sul viso di Polden compare il sorriso inquietante.

POLDEN: Ha perfettamente ragione.

Silenzio.

ROOTEN: Cosa stavo dicendo?

POLDEN: Forse avrebbe preferito andare lei?

MARCO (alzandosi in piedi per salvare la situazione): Signor Polden… mi scusi, forse è meglio che le spieghi… non ci hanno ancora presentati… io sono…

ROOTEN: Ma che cazzo stavo dicendo?

POLDEN: Parlava della grammatica italiana e di quanto sia difficile rispetto a molte altre lingue.

ROOTEN: Davvero di questo stavo parlando?

POLDEN: Sì, presidente, proprio di questo.

ROOTEN: Non mi stai prendendo per il culo. Vero, Polden?

POLDEN: Non mi permetterei mai, presidente.

Polden estrae dalla tasca un fazzoletto e si soffia rumorosamente il naso.

ROOTEN: Scusatemi… ma Polden spesso si prende gioco della mia memoria, sapete? Parlo sempre con una tale rapidità da dimenticarmi spesso il filo del discorso. Potete confermare anche voi che stavo parlando di questo?

Polden, dopo aver controllato il fazzoletto, lo rimette via e si aggiusta la giacca.

BASILE: Di questo?

ROOTEN: Sì, stavo seriamente parlando di grammatica italiana?

BASILE: Se ben ricordo, sì (rivolto a Marco e Stefano)… vero?

Marco annuisce. Stefano rimane immobile.

ROOTEN: Ne conviene anche lei?

STEFANO: Io credo si dovrebbe parlare d’altro in questa riunione, non capisco dove stia il punto in tutto questo suo bel discorso!

MARCO: Stefano, calmati, per favore!

BASILE: La prego, signor Prandini.

POLDEN: Ci stiamo arrivando al punto… signor Prandini.

ROOTEN: Oh, mi dispiace davvero aver dato l’impressione di quello che non vuole arrivare al punto! Non sono affatto una persona inconcludente! Chi mi conosce lo sa. Vero, Polden?

POLDEN: Confermo.

ROOTEN: Grazie, Polden.

POLDEN: Prego, presidente.

Pausa.

ROOTEN: Bene, dunque…

Pausa.

ROOTEN: Ah! Accidenti, lo sapevo… ho dimenticato di nuovo il punto!

POLDEN: La grammatica italiana, presidente.

ROOTEN: Eh?!

STEFANO: Ma questo è un incubo!

MARCO: Presidente, parlava della grammatica italiana, della sua difficoltà.

BASILE: Sì, proprio così.

ROOTEN: Ah, giusto! Grazie! (Pausa) Dunque, come dicevo, essendo io originario di Broek in Waterland, ho dovuto imparare la vostra difficilissima lingua ma, come potrete altresì notare, non ci sono particolari inflessioni. La mia comprensione è totale. Il mio modo di esprimermi è fluente. Avete notato? Non mi mangio nemmeno le parole! E questo perché? Perché secondo voi? Perché il dialogo è la chiave di tutto! Non è forse così? Pensateci bene. Ogni rapporto umano si intreccia e si sviluppa attraverso il dialogo. Magari prende spunto dal linguaggio del corpo, ma di certo diventa più avvincente attraverso l’uso della parola! Io sono un sostenitore della parola! Ve ne sarete certamente accorti. L’ho notato dai vostri sguardi un po’ attoniti durante il mio monologo precedente. Lo so. È una mia dote. C’è chi dice che io sia un ottimo affabulatore. Altri sostengono che io sia solo molto bravo a confondere le persone. Quel che è certo, signori, è che non mi sfugge nulla. Capite, signori? Il dialogo è la chiave di tutto! Pensate ad esempio a noi, in questa stanza. È un esempio perfetto. Tutto è già deciso, è evidente. Eppure ognuno di noi è qui per dialogare. Ottenere qualche cosa in più. Amo il dialogo. E stimo gli esseri umani che approcciano in questo modo all’interno di una relazione sentimentale o, come in questo caso, lavorativa.

STEFANO (alzandosi di scatto): Come sarebbe a dire che è tutto già deciso?!

MARCO (cercando di rimettere a sedere Stefano senza riuscirci): Il mio collega è certo un po’ avventato, ma… anche io sono un po’ perplesso… come sarebbe a dire…

STEFANO (rivolgendosi a Basile): Lei non ha niente da dire adesso? Non la riconosco più!

Basile abbassa lo sguardo.

POLDEN (a Stefano): Si rimetta a sedere, Prandini. E lei (a Marco), ingegner Bozzoni, la prego di tenere a freno la lingua del suo collega.

ROOTEN: Evviva, gli animi si riscaldano! Vedete? È tutto merito del dialogo. Viva il dialogo, dico io!

STEFANO: Oh, Cristo!

ROOTEN: No, la prego, non sia blasfemo e avventato! Mi ascolti! La vita è già abbastanza breve di per sé, non la renda ancora meno interessante! È come tagliare a un film la sua scena madre! Non si fa!

POLDEN: Eh, no… non si fa! Ascolti, ascolti, Prandini.

Stefano si risiede tremante dal nervoso.

ROOTEN: Dunque… dicevo…

Bussano alla porta. Entra Margherita, donna anziana, lenta e leggermente zoppicante. Ha i capelli bianchi raccolti in uno chignon. Indossa una gonna marrone appena sotto al ginocchio, una camicetta e un maglioncino bianco. Basile la guarda, compassionevole. Lei tossisce appena. Non è in imbarazzo, sorride ai presenti ma non dice nulla. Nel silenzio più totale appoggia un vassoio d’argento sul tavolo. Sul vassoio ci sono quattro bicchieri da liquore e una bottiglia nuova di whisky. Appoggiato il vassoio, dopo un cenno da parte di Basile, Margherita se ne va, richiudendo la porta alle proprie spalle. Il tutto si svolge nel più assoluto silenzio. Polden e Rooten, più volte, durante la scena, incrociano gli sguardi e poi si voltano a guardare Margherita.

ROOTEN: Ehm…

POLDEN: Stava dicendo di quanto sia sbagliato tagliare a un film la sua scena madre.

ROOTEN: Certo, certo! Sarebbe un delitto!…

Pausa.

ROOTEN: Basile, sia cortese, ci versi da bere.

Pausa.

ROOTEN: Bevete tutti un goccio di whisky?

BASILE: Certo (si appresta a versare da bere).

MARCO: E va bene.

STEFANO: No, grazie.

POLDEN: Prandini, lei non beve?

STEFANO: Non a stomaco vuoto

ROOTEN: Possiamo farle portare qualcosa da mangiare. Basile, chiami la figliola che è entrata poco fa.

Basile sta per acconsentire alla richiesta, ma Stefano lo interrompe con un brusco gesto della mano.

STEFANO: No! Ho detto no, grazie! Posso rifiutarmi di bere oppure è già deciso anche questo?

POLDEN (ride): Lei è simpatico, vero, presidente? Prandini mi dicono che sia un gran lavoratore, ma è anche molto pignolo quando si parla di rapporti professionali, non è forse così, signor Basile?

BASILE: Oh, be’…

POLDEN: Mi diceva di diversi scontri, richiami disciplinari nei confronti del qui presente Prandini… o mi sbaglio?

STEFANO (a Basile): Bene, signor Basile! Complimenti! Lei mi delude e non so dirle quanto! Ho sempre pensato a lei come a un avversario, certo ma a un avversario leale! Si vergogni!

BASILE: Io…

ROOTEN: Oh, insomma, allora lo fate apposta! Volete farmi perdere il filo a tutti i costi per ridere alle mie spalle, dite la verità.

Basile porge i bicchieri.

ROOTEN: Grazie Basile. (Alzando il bicchiere) Vorrei fare un brindisi.

MARCO: Mi perdoni, ma in onore di cosa? Non abbiamo nemmeno iniziato la trattativa…

ROOTEN: Brindiamo all’inizio della trattativa allora!

STEFANO: Puah!

POLDEN: Prandini, beva un goccio e si distenda, non rovini l’atmosfera.

STEFANO: Ma quale atmosfera?! Di cosa stiamo parlando?! In quest’azienda ci sono più di duecento persone che rischiano il posto di lavoro proprio perché lei, signor Rooten, ci sta acquistando!

MARCO: Stefano!… Prima ascoltiamo quel che ci vuole offrire!

STEFANO: Non ci penso nemmeno! Quello che lei pensa sia passato inosservato è che la sua Società è la nostra più acerrima concorrente. Mi spiega dove starebbe l’affare per noi se il vostro solo obiettivo è quello di farci chiudere per avere massima libertà di movimento all’interno del mercato?

BASILE: Be’, ma non è così…

STEFANO: Stia zitto! Io la trattativa la faccio con chi entra, non con chi mi parcheggerà l’auto domattina perché si annoia a fare il pensionato come gli converrebbe!

MARCO: Ora stai esagerando, Stefano, cerchiamo di riprendere un tono normale tutti quanti e lei, signor Rooten, consideri per favore la nostra situazione e cerchi di rispondere a quelli che sono requisiti legittimi… noi qui rappresentiamo i sindacati… abbiamo diritto di…

POLDEN: Già, curioso… siete due… due rappresentanti, due sindacati, due scelte di vita e di politica.

MARCO: No, be’…

ROOTEN: Lo vedete?! Tutto sta nel dialogo! Se voi dialogaste di più, giungereste a un compromesso… allora, vogliamo fare questo brindisi adesso?

Polden si alza, versa da bere nel quarto bicchiere e lo fa scivolare verso Stefano.

POLDEN: Beva, Prandini, se non vuole farlo per me, lo faccia in nome dei lavoratori che rappresenta.

MARCO (sottovoce): Forza, non partiamo con il piede sbagliato!

Silenzio. Stefano prende il bicchiere in mano.

ROOTEN: Oh, finalmente! Bene, signori, ci siamo… facciamo un brindisi all’inizio della trattativa.

Si alzano tutti in piedi. Brindano. Polden e Rooten mandano giù tutto in una sorsata sola. Marco, Stefano e Basile assaggiano circospetti e poi depongono il bicchiere.

ROOTEN: Wow! Davvero eccezionale! Polden, ricordiamoci di farci dare l’indirizzo di questo spacciatore di prelibatezze! Voglio fare una scorta e buttare via l’acqua sporca che mia moglie ha accumulato in cantina collezionando regali inutili di inutili rappresentanti che passano, con la frequenza degli aerei sopra l’aeroporto, dalla mia abitazione privata.

POLDEN: Presidente, posso proseguire il discorso da lei iniziato poco fa?

ROOTEN: Perché, Polden, credi forse che io non sia in grado di portare avanti una civile conversazione.

POLDEN: Assolutamente, signore, dico solo che ha talvolta la tendenza a divagare a tal punto da distrarre i suoi uditori. Oltre a ciò si aggiunga che, non per causa sua, è stato più volte costretto a interrompersi per poi ricominciare e sappiamo entrambi quanto per lei sia difficile mantenere il filo del discorso. Per questo motivo, anche per agevolare la conversazione, ma non certo per sostituirmi alla sua affascinante capacità retorica, mi permetto di suggerire un rapido punto della situazione.

Silenzio.

ROOTEN: Polden, devo dire la verità… davvero non posso esimermi dal farlo: leccaculo ne ho visti parecchi nella mia vita, ma tu sei davvero speciale!

POLDEN (sorride): Grazie, signore.

ROOTEN: No, davvero! Non credo di poter quasi più distinguere il mio buco del culo dalla tua bocca, talmente tanta è la tua deferenza nei miei confronti! (Ride).

POLDEN (sorridendo): Ha ragione, signore, che vuole farci? Il suo charme è innegabile!

ROOTEN: Che figlio di puttana! (Guardando gli altri) Non è un figlio di puttana?

BASILE: Be’…

MARCO: Io…

STEFANO (ridendo forzatamente): Sì!

Polden smette di sorridere e lo guarda severo.

ROOTEN: Hai sentito Polden… anche Prandini è d’accordo con me… sei un gran figlio di puttana!

POLDEN (continuando a fissare Stefano): Già, signore, questa volta pare proprio che lei sia in maggioranza assoluta.

Polden, un po’ seccato accende il proiettore ed estrae da una borsa il suo PC portatile. Lo collega e si prepara a proiettare qualcosa.

ROOTEN: Eh, già! E sai cosa ti dico? Scommetto pure che Bozzoni e Basile, qui sono stati zitti perché non sanno se iniziare a leccarmi il culo per fare la carriera che hai fatto tu, oppure non farlo nel dubbio che questo possa essere lesivo della propria reputazione! (Ride da solo).

Silenzio.

ROOTEN: Va bene, Polden, riassumi quel che devi riassumere e poi cedimi nuovamente la parola.

POLDEN (alzandosi in piedi): Bene, grazie… io vorrei…

ROOTEN (interrompendo): Perché il dialogo è importante!

Silenzio.

ROOTEN: Allora, Polden?! Vogliamo fare notte? Avanti, riassumi!

Le luci si abbassano. Polden comincia a proiettare la presentazione presente sul suo PC portatile. Sullo schermo però, verranno proiettate immagini che non hanno nulla a che vedere con il discorso che Polden si appresta a fare (un mulino a vento, un contadino, una distesa verde, una giornata di pioggia, una mucca ed dei ragazzini che corrono su una strada deserta). Inizialmente Marco e Stefano, stupiti, sorrideranno pensando a un errore. Col procedere del discorso si renderanno però conto che non si è trattata di una svista e le loro espressioni muteranno drammaticamente.

POLDEN: Signori, siamo qui oggi per appianare quelle che sono, per forza di cose, le fasi che stiamo per attraversare. Come sapete, il signor Basile ha deciso di cedere la propria attività. Vedo altresì che siete molto bene informati in merito alla società che il signor Rooten presiede. Siete però stati fuorviati negli obiettivi che ci siamo preposti durante la pianificazione di questa compravendita. Non è nelle intenzioni della Rooten Industry Corporation cannibalizzare la Basile Snc, bensì obiettivo principale della suddetta operazione è l’ampliamento del mercato con nuove ed esaltanti proposte studiate a fondo dal team dei nostri esperti. Tali proposte sono state vagliate nel dettaglio da me e dal qui presente signor Rooten per evitare il rischio di passare come monopolizzatori! Come voi sapete, l’antitrust non permetterebbe mai un’operazione volta a eliminare, con una compravendita aziendale, un leale concorrente. La Rooten Industry sta acquistando l’intero immobile, comprensivo del personale in servizio con l’unico obiettivo di mantenere questa sede funzionante e operativa.

Silenzio.

STEFANO: Ma questo non ha nessun senso! Avete sedi dislocate nell’Est Europa, il cui mantenimento vi costa una cifra irrisoria rispetto a quella che dovreste affrontare mantenendo questa sede! Salvo che voi non vogliate investire su produzioni completamente differenti e in questo senso più vantaggiose!

MARCO: In effetti il mio collega non ha tutti i torti! Ciò che ha detto, signor Polden, è molto interessante… ma lo abbiamo già letto da tutti i giornali! E non è credibile!

BASILE: Vi prego, signori… io ho la massima fiducia nel signor Rooten e nei suoi collaboratori. Per quale motivo dovrebbero dire il contrario di quel che vogliono fare? Non potrebbero mai smentirsi sul campo! Giusto?

Silenzio.

POLDEN: Basile, mi può fare una cortesia?

BASILE: Mi dica.

POLDEN: Vorrei delle paste. Avete dei pasticcini?

ROOTEN: Oh, sì, anch’io! Una brioche alla crema!

MARCO: Ora basta! Questo non ha nessun senso, non siamo al bar!

ROOTEN: Se non hanno una brioche alla crema, va bene alla marmellata, purché non sia marmellata di mirtilli perché sono allergico

BASILE: Certo, provo a vedere se…

Stefano, a questa affermazione rimane attonito e guarda con aria interrogativa Basile. Da questo momento in poi, Stefano rimarrà in silenzio, un silenzio pesante, palpabile, quasi imbarazzante. Come fosse stato atterrito dal timore reverenziale di Basile.

MARCO: Ma cosa sta dicendo, Basile?! Dico, ma è impazzito?! Non si può condurre una trattativa in questo modo! Cristo, sono stato tranquillo ed educato fino a ora perché ho a cuore il destino dell’azienda e dei lavoratori, me compreso! Ora però avete passato il limite! Prima trattate la segretaria del signor Basile come un corriere, costringendola a portare sul lavoro… andando per altro contro ogni regolamento! Bere alcolici sul lavoro è assolutamente vietato! Lo dovreste sapere come nuovi acquirenti!… Ci obbligate a un brindisi assurdo “all’inizio della trattativa!”… quale trattativa?! Lo avete detto in principio… già tutto è deciso! Ed è vero, quel che lei ha detto, signor Polden, è semplicemente quel che già sappiamo! Ma noi vogliamo sapere di più, non può continuare a trattarci come dei ragazzini, è chiaro?!

Silenzio.

POLDEN (a Basile): È possibile allora avere paste e brioche?

ROOTEN: Si ricordi, crema o marmellata, ma niente mirtilli!

BASILE (abbassa lo sguardo): Va bene.

Scambio di sguardi tra Stefano e Basile.

MARCO: Non lo faccia, Basile, stia qui e tratti con queste persone.

STEFANO: Marco… lascia stare…

Basile esce, mesto.

ROOTEN: Sapete, un anno fa mi offrirono una fetta di torta, io non chiesi nulla… sapete, ero ospite. Mandai giù tre o quattro cucchiaiate e via! Era davvero buona! Era una specie di crostata. Non ricordo come l’aveva chiamata la padrona di casa… mmm… oh, cazzo, forse l’aveva proprio chiamata così: “crostata”. Aveva davvero poca fantasia… mmm… non so se l’abbia inventata lei… forse no. A ogni modo il giorno seguente mi svegliai con un dolore ficcante alla lingua. Mi si erano formate delle bolle violacee grosse come delle mongolfiere! Nell’arco della giornata crebbero in numero e dimensione… fino a rendermi difficile respirare! Corsi all’ospedale, dove mi ricoverarono. Ci vollero dieci giorni di antibiotici e altre intrugli sconosciuti per endovena per farmi riavere! Solo dopo venni a sapere che quella puttana della padrona di casa aveva utilizzato la marmellata di mirtilli per quel suo dolce! A pensarci bene non era nemmeno così buona! O forse sì, lo era… ma quando penso al tempo che mi ha fatto perdere e al dolore di quelle mongolfiere nella mia bocca… non ricordo nemmeno più dei buoni sapori.

POLDEN: Vedrà che il signor Basile si ricorderà e le porterà una brioche alla crema.

MARCO: Ma la volete finire di chiacchierare di cazzate?!

STEFANO: Marco, calmati tu, ora.

MARCO: Ma si può sapere che ti prende?! Hai strillato fino a poco fa! Adesso è il momento di battere i pugni sul tavolo! Non prima! Hanno messo le carte in tavola, guardali! Guarda come sono a proprio agio! Un po’ troppo a proprio agio mi pare! Hanno già deciso tutto, capisci?! Lo hanno detto e fino ad ora non hanno smentito ancora nulla… e quello che è peggio è che continuano a depistarci!

STEFANO: Ma no… (sottovoce, stranamente mesto e non troppo convinto).

MARCO: Hai visto come hanno trattato Basile? Ti sembra umano? Ti sembra civile? Pensaci! Per quale motivo dovrebbero trattare noi… o tutti gli altri in maniera diversa?

STEFANO: Siamo qui per trattare, no?

MARCO: Loro non stanno più trattando, anzi non lo hanno mai fatto!

ROOTEN (urlando): BASTA!

Tutti si zittiscono immediatamente. Silenzio.

ROOTEN (ride): Hai visto, Polden? Ha funzionato! Proprio come nei film americani!

Silenzio.

POLDEN: La prego, Bozzoni, non sia così diretto. Lasci a me la parte dello stronzo. Lei faccia quella del sindacalista.

ROOTEN: Ha capito, Bozzoni? Siamo noi gli stronzi qui… lei faccia il sindacalista.

Silenzio.

ROOTEN: Ad ogni modo, ha ragione, chi se ne frega di quella puttana e della sua crostata… mmm… (riflette). “Crostat-à”! Ecco come l’aveva chiamata quella schifezza!… Mmm… proprio poca fantasia…

POLDEN: Presidente, Bozzoni qui sta aspettando le sue delucidazioni.

ROOTEN: Giusto. Dicevamo, Bozzoni lei è stato molto diretto… fin troppo mi verrebbe da dire ma lasci che io lo sia più di lei e soprattutto questo: ci faccia l’abitudine! (Sorride).

MARCO: A cosa?

ROOTEN: A cosa? All’idea che ci sia sempre qualcuno che deciderà al posto suo, qualcosa che è più grande di lei. Lei è un puntino nell’universo. Lo siamo tutti, certo, ma tra i puntini ci sono puntini che luccicano e altri che brillano di luce riflessa. Altri ancora sono addirittura spenti e, tra un respiro affannoso e una bavetta a lato della bocca… mi vanno a comprare le brioche alla crema, perché quelle ai mirtilli mi fanno venire gli sfoghi. Capisce? I puntini siamo tutti noi! Tutti quanti siamo puntini! Ma bisogna ricordarsi che ci sono puntini e puntini! Io sono un puntino che brilla, mentre lei in questo momento brilla della luce che io le sto concedendo. Non dico che dovrebbe ringraziarmi per questo, ma certo non dovrebbe osare neanche lontanamente rivolgersi a me come potrebbe rivolgersi solo un puntino più luminoso di quanto non sia io… è chiaro? Prenda esempio dal suo collega. Prandini ha capito che qui il dialogo ha una fondamentale importanza. Lei non ha fatto caso alle parole, alla fluidità dei miei discorsi e di quelli del mio socio, l’avvocato Polden! A proposito… ha fatto caso alla velocità con cui voi due vi siete invertiti i ruoli? Polden, tu lo hai notato? Non è stato tremendamente divertente?

POLDEN: Da scompisciarsi… ho dovuto seriamente trattenermi!

ROOTEN: Visto? Anche Polden ha faticato a contenersi! E lo sa perché? Perché siamo puntini più grandi di voi. Io sono più grande di Polden, questo è chiaro, così come Polden è più grande di chi sta sotto di lui… ma io e Polden, assieme dico… e non assieme nel senso omosessuale del termine, intendiamoci! Sebbene forse a Polden potrebbe pure interessare quel lato della mia persona! (Ride. Polden lo guarda compiacente) A parte questo rimane il fatto che noi due, assieme, siamo più grandi, luminosi e affascinanti di quanto possiate esserlo lei, Prandini e Basile messi assieme. È chiaro ora dove volevamo andare a parare con le nostre chiacchiere del cazzo?

MARCO: Ma…

POLDEN: Caro Bozzoni, non è con un “ma” che può uscire da questa situazione, lo sa bene anche lei. Si immagina se i grandi problemi del mondo fossero stati risolti con dei “ma” o con dei “se”? Sarebbe un disastro! Io e il signor Rooten staremmo pulendo le scarpe a qualche fottuto banchiere!

ROOTEN: Oppure a lei, signor Bozzoni.

POLDEN: Già, non vorrà mica vederci ginocchioni a praticarle un rapido lustra e lucida?!

ROOTEN: No, lui non vuole

POLDEN: Ne è sicuro, presidente? A me pare che ci stia riflettendo!

ROOTEN: Bozzoni, vuol farsi pulire le scarpe da noi due? È questo che vuole?

Silenzio.

ROOTEN: Prandini, lei è stato, come ho già detto, più attento a quanto è stato dipanato durante questa riunione, giusto?

STEFANO (sotto tono): Sì.

ROOTEN: Mi perdoni, non ho sentito, può ripetere così che anche il suo collega Bozzoni possa sentirla bene?

STEFANO (schiarendosi la voce): Ho detto “sì”.

ROOTEN: Bene, benissimo. Dunque cosa ne pensa? È d’accordo con la teoria dei puntini luminosi?

STEFANO: Sì.

Marco guarda Stefano con aria basita, Stefano ricambia velocemente lo sguardo per poi abbassare la testa.

MARCO: Di cosa stiamo parlando, cosa sta succedendo?

POLDEN (estraendo da uno dei faldoni di Rooten un foglio e lo fa scivolare verso Stefano): Bene, visto che il suo collega ha bisogno di qualche momento in più per riflettere… vorrebbe intanto lei, Prandini, prendere visione di questa scheda informativa?

MARCO: Scheda informativa?

Stefano prende la scheda e comincia a leggerla con attenzione. Polden gli fa scivolare vicino anche una penna.

ROOTEN: Sono davvero desolato, signor Bozzoni, che lei ancora si rifiuti di concepire lo spazio intergalattico e la teoria dei puntini luminosi persi nello spazio intergalattico… lo spazio e i puntini luminosi sono la chiave! Capisce? Così come lo è il linguaggio. Cerchi di fare mente locale. Lo faccia in nome dei lavoratori che si è offerto di rappresentare. Vedrà che in questo modo, lei e il qui presente Prandini, avrete modo di far convergere le vostre idee in un dialogo produttivo… volto al solo bene aziendale.

POLDEN (allungando una copia del documento anche a Marco): Le nostre intenzioni non la riguardano. Mi spiego meglio: il futuro di questa azienda è nelle mani di chi sa come gestirla, lei non deve, non può preoccuparsene o prendersi a cuore in questo modo i diritti dei lavoratori che ha scelto di rappresentare. Ci sono delle leggi in questo Paese che prevedono la tutela di ogni cittadino in relazione al proprio posto di lavoro, lei dovrebbe saperlo!

ROOTEN: Esattamente! E lei non dovrebbe fare latro che fare da tramite tra l’azienda e il lavoratore, agevolando l’applicazione delle normative vigenti. Non dovrebbe interessarsi delle modalità con cui l’azienda deciderà procedere.

MARCO: Ma questo non ha nessun senso! Io devo essere interessato al futuro dell’azienda! Altrimenti i lavoratori che ho scelto di rappresentare sarebbero totalmente in balia delle vostre macchinazioni politiche!

ROOTEN: Esattamente!

Silenzio. Stefano prende la penna, rapidamente getta lo sguardo verso Marco e poi firma.

MARCO: Stefano… perché? Che cos’è quel documento? Cosa hai firmato?

STEFANO (di scatto): Fatti gli affari tuoi, chiaro?

Stefano si alza, prende il bicchiere, si versa da bere e si allontana, dando le spalle a Marco che continua a fissarlo attonito.

ROOTEN: Signori, signori, per favore! Signor Prandini, non sia anche lei così diretto, ricorda? Qui lo stronzo lo faccio io (ride) e il leccaculo è lui (indicando Polden) e voi due siete i rappresentanti dei lavoratori che avete scelto di rappresentare. (Sorride maligno. Polden si deforma di nuovo nel suo sorriso inquietante).

POLDEN: Signor Bozzoni, ancora una volta non sia così ostinato… quel che farà la Rooten Industry da qui in avanti non è affar suo… le assicuro che lei potrà continuare a difendere gli interessi dei suoi lavoratori… che differenza può avere le facce che questi avranno da qui a qualche mese? Forza! Ci pensi bene! Sono solo volti, molti dei quali, sono pronto a scommetterci, lei non riconoscerebbe nemmeno se non portassero una divisa durante l’orario di lavoro.

MARCO: Lei si sbaglia. È proprio qui che sbagliano quelli come voi! Voi pensate sempre che quando ci si riferisce ai lavoratori si stia parlando di volti senza alcuna precisa fisionomia! Si parla di numeri, di cartellini timbrati, di automobili nel parcheggio interno all’azienda! Di coperti in sala mensa! Questo siamo per voi! Nient’altro! Ma io questo non lo accetto!

ROOTEN: La sua retorica è tale da farmi quasi salire una vertigine competitiva! Proprio qui, alla base del collo! Accidenti, lei sì che ci sa fare! Scommetto che se al posto nostro, qui, ora, ci fossero i suoi amati operai e impiegati scoppierebbe un gran bell’applauso (pausa)… ma sa cosa le dico, l’applauso glielo faremo anche noi! Perché se lo è proprio meritato! (Guarda Polden) Polden, mi spalleggi!

I due applaudono in silenzio.

MARCO: Non voglio applausi! Non me ne faccio proprio nulla del vostro apprezzamento e tutta questa riunione è solo una farsa per scucirci un accordo, con il quale però ci costringete a tagliare la testa a più di duecento persone!

Silenzio.

POLDEN: Come può mai pensare una cosa simile?

ROOTEN: Abbiamo forse detto questo? Polden, ci siamo fatti scappare simili aberrazioni durante questo proficuo dialogo?

POLDEN: A quanto ricordi, assolutamente no, signor presidente!

Silenzio. Rooten fa il giro del tavolo, invita Marco ad alzarsi in piedi e poi, cingendolo con il braccio sulle spalle, lo invita a passeggiare sul lato destro del palco. Stefano segue in silenzio, quasi spiando, la vicenda.

ROOTEN: Polden, versi da bere al signor Bozzoni per cortesia.

POLDEN: Subito, presidente.

Polden esegue gli ordini e poi raggiunge i due sul lato destro del palco. Porge a Marco il bicchiere, che però rifiuta in malo modo. Rooten prende il bicchiere e poi fa cenno a Polden di allontanarsi.

ROOTEN: Caro Bozzoni… posso chiamarla Marco?

Silenzio.

ROOTEN: Lo prendo come un sì?

Silenzio.

ROOTEN: Allora, che faccio… le do del tu?

Silenzio.

ROOTEN: Tre silenzi equivalgono a un sì al mio paese… le ho detto del mio paese, Broek in Waterland? Fottuto paesino sperduto nel mezzo della campagna? Glielo abbiamo detto di Broek in Waterland, Polden?

POLDEN: Sì, presidente, gliene ha parlato all’inizio della riunione.

ROOTEN: E del detto? Gli ho già parlato di quel cazzo di proverbio che mi ha perseguitato per tutta l’adolescenza? Quello del silenzio che si taglia con il coltello?

MARCO: Sì, me ne ha parlato.

ROOTEN: Dunque lo conosci anche tu?

MARCO: Sì, lo conosco, non credo che sia un detto originario del suo paese, mi dispiace.

ROOTEN: Anche a me, sai? A proposito, sai che cosa significa Broek in Waterland?! Significa “Pantalone dell’acqua”! (Pausa) Può esistere qualcosa di più idiota secondo te?! Secondo me proprio no! Ad ogni modo ora ti spiego perché in quel paesino sperduto si usa dire quel che ti ho appena detto: quando ero piccolo mia madre mi raccontò di un duello tra due signori, erano due nobili, sai?… Ora non ricordo che razza di titoli avessero conquistato durante la loro carriera, ma poco importa. Bene, questi due stronzi un giorno s’incontrarono per caso su di una strada molto ma molto stretta! Hai presente un vicolo?

MARCO: Sì.

ROOTEN: Immagina un vicolo molto stretto, tutto circondato da mura enormi e invalicabili. Ce lo hai in mente? Riesci a figurartelo?

MARCO: Sì.

POLDEN: Non sia frettoloso nel rispondere. Sta ancora sottovalutando il dialogo! E il presidente è stato molto chiaro poco fa, non lo sottovaluti mai… o si dimostrerà un puntino molto più piccolo di quanto in realtà non sia!

ROOTEN: Già, esattamente. E tu, Polden, non m’interrompere più o giuro che ti taglio le palle e le appendo in cortile ad asciugare!

POLDEN: Va bene, presidente.

Silenzio. Rooten alza lo sguardo al cielo.

ROOTEN: Ahhh! Cazzo lo sapevo! Polden!

STEFANO: Stava parlando del vicolo stretto e dei due nobili.

Silenzio. Polden guarda con aria di sfida Stefano, che però non se ne cura volgendo invece lo sguardo verso Marco, allibito dalla pronta risposta del collega.

ROOTEN: Grazie, Prandini! Polden? Prepara le valigie, ho trovato un tuo degno sostituto.

POLDEN: A lei piace sempre scherzare, presidente.

ROOTEN: Dicevo, ti sei immaginato questo cazzo di vicolo? Di tempo ora ne hai avuto a disposizione… ce l'hai in mente?

MARCO: S-sì, me lo sto figurando.

ROOTEN: Bene, ora restringilo ancora di più… insomma in questo viottolo ci passava solo una persona per volta, capisci? Due persone non avrebbero mai potuto starci se non in fila indiana, è chiaro?

MARCO: Sì, certo.

ROOTEN: Bene, ora si dà il caso che questi due stronzi fossero anche molto orgogliosi, ok? Si trovano un giorno entrambi nello stesso fottuto vicolo, uno però proveniva da est e andava verso ovest, l’altro…

POLDEN: Da ovest verso est…

ROOTEN: Polden, sto per tagliartele!

POLDEN: Chiedo scusa, volevo solo aiutarla…

ROOTEN: Aiuta i tuoi testicoli a rimanere appesi laddove sono ora!

Silenzio.

ROOTEN: Allora, hai capito? I due vengono da direzioni opposte! Si trovano di fronte ma uno deve per forza indietreggiare fino a uscire dal vicolo per far passare l’altro.

POLDEN: Bel dilemma.

ROOTEN: Enorme! Già perché non serve essere nobili per capire che in una situazione del genere il primo che fa un passo indietro è solo il più debole, capisci?

MARCO: O forse solo il più educato.

POLDEN: Ehi, ma dov’è finito Basile? È andato a comprarle alla fabbrica di Willy Wonka le paste?

STEFANO: La pasticceria è in centro città, non è vicina come il negozio di liquori.

POLDEN: Be’, poteva mandarci Margherita, no?

STEFANO: Credo che Margherita fosse già fuori dall'orario di lavoro quando è rientrata dal negozio di liquori. Lavora da noi part-time.

POLDEN: Capisco.

Polden scrive qualcosa su un foglio e poi sorride.

ROOTEN: Porca puttana! Polden, adesso basta! Togliti le mutande! Devo tagliartele! Sono stufo di farmi prendere per il culo da te! Forza! Giù le brache! Avanti!

POLDEN: Signor presidente, sarò felice di farmi tagliare le palle al termine della riunione… ora però si concentri sul signor Bozzoni, credo sia ansioso, come del resto noi tutti, di sapere come va a finire il suo affascinante racconto.

ROOTEN: Ah, già… il racconto… (seccato) be’, dov’ero?

POLDEN: I due nobili sono uno di fronte all’altro e, per poter uscire dal vicolo, uno dei due dovrà ripercorrere la strada a ritroso, dimostrando però la propria debolezza e inadeguatezza.

MARCO: E io le ho detto che forse non si tratta di debolezza, ma di educazione e gentilezza.

ROOTEN: Sì, bravo, ecco dove ci eravamo fermati. Tu sostieni che le regole della buona convivenza impongano delle maniere bene educate, vero?

MARCO: Be’, di norma… in una società civile…

ROOTEN: Certo, dunque secondo te il conte che per semplicità chiameremo X avrebbe dovuto indietreggiare fino ad uscire per lasciare il passo al marchese Y… onde evitare un fraintendimento e un successivo duello, giusto?

MARCO: Esattamente.

ROOTEN (imitandolo): Esattamente.

Silenzio.

ROOTEN: Be’, diciamo che non intendo raccontarti il finale di questa storia e che mi piacerebbe sapere da te qual è stata la conclusione della vicenda. Avanti, che mi dici?

Rooten porge il bicchiere a Marco, che lo prende tra le mani per poi guardarne, quasi sotto ipnosi, il liquido al suo interno.

POLDEN: Rifletta prima di rispondere, non sia precipitoso come al solito…

Silenzio.

MARCO (divincolandosi dalla morsa del braccio di Rooten e andandosi a risedere): Be’, posso immaginare… (beve d’un fiato)… insomma, immagino che i due si siano sfidati a duello per questa futile causa e che uno dei due abbia vinto.

POLDEN: Molto arguto.

ROOTEN: Ottima risposta! E se aggiungessi che uno dei due era provvisto di un piccolo pugnale e l’altro di una spada acuminata… chi pensi che abbia vinto il duello?

MARCO: Be’, se l’uomo con il pugnale non si è dimostrato particolarmente abile… potrebbe essere…

Silenzio.

ROOTEN: Puoi parlarne pure liberamente… forza! E sai perché puoi parlare liberamente? L’uomo con il pugnale è morto, non potrà mai sentirti. (Ride).

MARCO: Va bene, ma questo che diavolo c’entra?!

STEFANO: Ma come, ancora non lo hai capito?

MARCO: No, davvero, Stefano… cosa sta succedendo?… (Indica la bottiglia) Posso averne ancora un po’ per favore?

POLDEN: Se può averne? Tenga pure la bottiglia! È buono, vero? (Fa scivolare la bottiglia sul tavolo in direzione di Marco che la prende al volo).

MARCO: Grazie.

Marco si versa da bere e poi beve d’un fiato un bicchiere intero. Rooten gli si avvicina. Prende una sedia e gli si piazza di fronte.

ROOTEN: Sei sicuro di non avere capito la morale di questa storia?

POLDEN: Non sia così superficiale! Era abbastanza semplice?

MARCO: Be’… forse… insomma, i-io sarei l’uomo con il pugnale?

ROOTEN: Come dice?

MARCO: Ho detto che l’uomo con il pugnale dovrei essere io in questa storia e sto combattendo contro un uomo, cioè lei, armato di spada… quindi sono sconfitto in partenza perché non ho particolare abilità?

Silenzio.

ROOTEN: Polden, lo senti cosa dice questo qui?

POLDEN: L’ho sentito, presidente, e proprio non capisco…

ROOTEN: Tu, l’uomo con il pugnale?

MARCO: Be’, sì… non è questa la morale di questa storia?

ROOTEN: Sai cosa c’è? Sei fortunato, perché io amo chiacchierare per ore, chiunque altro ti avrebbe già mandato a fare in culo!

POLDEN: Lei è proprio distratto!

MARCO: Ma perché?!

ROOTEN: Perché il pugnale, la spada, i due tizi, non c’entrano un cazzo!… Questa è una storiella che mi ha raccontato mia madre quando ero bambino e vivevo in quel paesino di merda!

MARCO: E allora?

POLDEN: Come sarebbe “e allora”?

MARCO (con voce tremante): Fatemi capire! Di cosa state parlando? Cosa c’entra tutto questo con la nostra azienda?! Cosa ha a che vedere con la vostra e cosa con i lavoratori?!

ROOTEN: Un bel niente, ecco cosa ha a che fare tutto questo con la MIA azienda! Ma sei uno stronzo superficiale e non hai capito che la metafora riguardava la realtà dei fatti!

MARCO: Come?

ROOTEN: La realtà dei fatti, stronzetto! Tu da brava personcina, ti sei subito eretto a uomo dell’anno! Mi hai raccontato che l’educazione in una società civile viene prima di tutto!

MARCO: E allora?

POLDEN: Ma allora è proprio scemo! (A Stefano) Siamo sicuri che sia ingegnere? Vorrei esaminare a fondo il suo curriculum appena possibile!

STEFANO: Be’, in effetti è sempre stato un po’ tardo nei ragionamenti…

Ridono. Marco non può credere ai propri occhi e orecchie.

MARCO: Stefano, ma che cosa?…

ROOTEN: E allora ti dico io adesso “allora cosa”… significa che la realtà non è sempre come te la eri immaginata nella tua testolina insulsa e piena di luoghi comuni! La verità è che tu in quel cazzo di vicolo non ci potresti nemmeno entrare se non ti dessi io il permesso! Il tizio con la spada è il mondo! Tu non puoi affrontare un cazzo di nessuno se io non ti do il permesso di farlo, è chiaro? E se tu giochi con me, in quel vicolo ci entri solo se sei armato di bazooka, è chiaro? Questo volevo dire, razza di idiota! Ti preoccupi per i tuoi lavoratori? I tuoi lavoratori mi costano due anni di contributi da smezzare con lo Stato! Pensi che sia una cazzata questa?! Quello che sto chiedendo a te, ed è un privilegio che non consento spesso a chi mi farebbe venir voglia di vomitare, è quello di andare a dire a quelle persone che o si trovano un altro lavoro alla svelta oppure le condizioni qui dentro diverranno orribili…

MARCO: Ma…

ROOTEN: Potremo cominciare col togliere loro la carta igienica, che ne dici, Polden? È sufficiente per cominciare?

POLDEN: Ottima idea!

STEFANO: Togliete anche il sapone dai bagni… vedrete come s’incazzeranno!

ROOTEN: Capisci, Bozzoni? Hai altri consigli?

MARCO: Ma loro si fidano di me…

ROOTEN: Esatto! E se tu li inviterai a combattere, loro combatteranno! Certo, ma perderete! E perderai tu!

POLDEN: Non vorrai essere responsabile di una sconfitta sindacale!

ROOTEN: Sarebbe una macchia sulla tua fin qui brillante carriera!

MARCO: Questo non può saperlo!

ROOTEN: Ne sei sicuro? Pensi davvero che sarei arrivato qui dentro, mandando il tuo vecchio principale a comprarmi il dolce, se non sapessi veramente come andrà a finire?

Silenzio.

MARCO: Cosa sarà del signor Basile?

ROOTEN: Ma chi? Il pasticcere?

POLDEN: Avremo certo bisogno di qualcuno che ci porti le paste.

ROOTEN: Le paghiamo molto bene le paste che mangiamo, sai?

MARCO: Era d’accordo con voi anche lui?

ROOTEN: D’accordo?! (Sorride) Polden, hai sentito? Chiede se il vecchio era d’accordo! (Ride).

POLDEN: Ma chi, il pasticcere?

MARCO: Il signor Basile era d’accordo con voi?

ROOTEN: Hai sentito? Parla proprio del pasticcere!

MARCO: Rispondetemi!

ROOTEN: Vedi, quello che ancora non hai capito è che… è già finito tutto. Solo tu ancora non te ne sei accorto… e sai perché non te ne sei accorto? Perché tu, non ascolti! (Silenzio) Io ti sto offrendo una possibilità! Quella di rimanere a bordo di una nave che sta per partire…

POLDEN: E i cui ponti si stanno chiudendo… guarda Prandini… lui è già a bordo…

Marco e Stefano incrociano ancora gli sguardi. Stefano accenna a un sorriso di incoraggiamento.

ROOTEN: Hai sentito cosa dice Polden? I ponti di questa nave si stanno chiudendo! Ti sto offrendo una possibilità, quella di renderti seriamente utile a qualcosa, ma soprattutto a qualcuno che ti potrà ricompensare con molto più di una pacca sulla spalla… lo hai detto anche tu, si fidano di te… faranno quello che dirai loro…

POLDEN (indicando Stefano): Che direte loro!

ROOTEN: L’orgoglio è solo un interruttore… ricordi la storiella di prima? Se avessero agito senza orgoglio, sarebbero vivi entrambi, giusto?

MARCO: S-sì…

POLDEN: Ma uno dei due avrebbe finito col pensare che l’altro fosse un sottomesso! Invece, accendendo l'interruttore, si è scatenata la battaglia che ha generato un vincitore!

MARCO: E un perdente…

ROOTEN: Ti farò una domanda: come si chiamava il perdente?

MARCO: Non lo so.

ROOTEN: Nemmeno io! Capisci?

MARCO: E il vincitore chi era invece?

ROOTEN: Quello con la spada, è ovvio! (Ride, si alza e si versa da bere).

MARCO: Ma questo non ha senso!

ROOTEN: Proprio così! Non esiste niente che abbia l’obbligo di corrispondere alle tue regolette da scuola elementare, capisci?!

STEFANO: Permettete, signori, che conferisca un attimo con il mio collega?

POLDEN: Certo.

ROOTEN: Accomodati. Vedi l’atteggiamento di Prandini? Propositivo e incoraggiante… impara Bozzoni… prendi esempio!

POLDEN: Presidente?

ROOTEN: Sì?

POLDEN: Credo che Prandini voglia conferire in via confidenziale, venga qui a bersi un bicchiere di buon whisky… lasciamoli parlare.

ROOTEN: E che parlino, accidenti! Polden, versami da bere ho voglia di un altro buon bicchiere di whisky!

POLDEN: È proprio ciò che le ho offerto poco fa!

ROOTEN: Non prendermi per il culo, Polden, e versa da bere!

Rooten si avvicina a Polden, si siede al tavolo. I due brindano e bevono in silenzio. Durante il dialogo che segue si limiteranno a spiare Stefano e Marco, alternando sguardi curiosi a un rapido sfogliare dei faldoni presenti sul tavolo.

Stefano si avvicina a Marco. S’inginocchia davanti a lui, appoggiando le mani sui braccioli della sedia.

STEFANO: Non possiamo occuparci del mondo intero… hai sentito, no? Siamo solo dei puntini! C’è chi può provvedere a noi e noi, a nostra volta provvederemo come si deve alle persone che decideremo di rappresentare… non è vero, signor Polden?

POLDEN (trasalendo e fingendo distrazione): Certo.

STEFANO: Capisci? Abbiamo un futuro assicurato! Che importa se siamo sotto il signor Basile o sotto di loro… potremo difendere i nostri lavoratori anche così… non saranno gli stessi lavoratori forse, questo è vero, ma anche quelli che abbiamo tutelato fino ad oggi in fondo non li conoscevamo poi tanto bene! Perciò che differenza fa? E poi, leggi l’informativa… leggi bene le clausole… cambierà la nostra vita e in meglio…

Marco guarda fisso negli occhi Stefano. L’espressione che gli si disegna in volto è di stupore e disgusto.

MARCO: Tu eri già d’accordo con loro?!

Silenzio.

MARCO: Rispondi, Stefano… era tutta una messa in scena quella che hai fatto all'inizio? Sapevi già quale sarebbe stato il risultato della trattativa, vero?

STEFANO: Io… no… (si alza e sposta sul lato sinistro. Marco lo segue).

MARCO: Lo avevate già convinto, vero?

Silenzio.

MARCO: Tu ti sei venduto e hai venduto tutti quanti per farti i cazzi tuoi, vero?

STEFANO: No, non è così.

MARCO: Ah, no? Dimmi la verità, parla se hai ancora un po’ di dignità, dimmi… cosa ti ha convinto, come hai fatto a cedere? Quando?

Silenzio. I due si guardano a lungo. L’espressione di Stefano è di dolore e sconfitta.

STEFANO: Non avevo mai visto il signor Basile in quelle condizioni…

MARCO: Che cosa?

STEFANO: Mi hai sentito… mi conosci, ci ho sempre lottato… ed è sempre stata dura… ma oggi… ho visto un uomo debole, vecchio, che si è arreso (si volta e grida)… e io non voglio combattere contro chi non ha più le palle per farlo! Questo è il mio lavoro, io sono il migliore nelle contrattazioni! Ma sono il migliore perché sono capace di ascoltare… di dialogare, capisci?! Tu invece no, non ascolti!

MARCO: Ma cosa stai dicendo?

POLDEN: Suvvia, signor Bozzoni, la smetta e metta una firma sulla sua informativa. (Indica il foglio sul tavolo).

Marco e Stefano si guardano in faccia. Marco gli sputa addosso. Stefano sorride beffardo e quasi soddisfatto, poi, senza distogliere lo sguardo, prende un fazzoletto e si pulisce.

STEFANO: Bravo, questo è l’atteggiamento adatto! Ora ti riconosco!

Si guardano ancora fissi negli occhi.

ROOTEN: Signori, devo mettere anche della musica, volete lanciarvi in un simpatico balletto? Suvvia!

Lungo silenzio. Marco si guarda attorno. Scruta attentamente gli sguardi dei presenti. Poi va al tavolo, prende la penna e firma. Si siede con lo sguardo perso nel vuoto. Rientra Basile con due pacchetti.

BASILE: Chiedo scusa, signori, ma ho trovato un gran traffico. Spero di non essermi perso nulla di fondamentale.

POLDEN: Oh, assolutamente no!

ROOTEN: Ecco di ritorno il nostro caro pasticcere! (Ride) Non le dispiace se la chiamo affettuosamente così, vero, Basile?

BASILE: Oh, be’…

ROOTEN: Ahi ahi ahi! Non sarà mica suscettibile come Bozzoni, qui, vero, caro Basile?

BASILE: Suscettibile?… Oh… io?… Oh, ma… no!… Per cosa? Per i pasticcini?… Per… “il pasticcere”… figuriamoci… se non sapessi stare allo scherzo, non sarei dove sono ora, vero?

POLDEN: Proprio così, Basile, questo è lo spirito giusto!

Basile scarta il primo pacchetto e ne estrae un grosso vassoio stracolmo di paste.

ROOTEN: Presto, presto, è mezz’ora che ho chiesto queste maledette paste!

BASILE: Mi hanno assicurato che queste sono le migliori della giornata. A dire il vero, mi ero informato sui vostri gusti e proprio ieri avevo fatto chiamare, ordinando un po’ di specialità. (Prende il pacchetto più piccolo) Signor Rooten, queste sono le sue brioche alla crema e alla marmellata.

ROOTEN: Non sarà marmellata di mirtilli, vero?

BASILE: No, no, non si preoccupi…

ROOTEN: Le ho raccontato del mio sfogo? Le mongolfiere sulla lingua?

BASILE: Sì, proprio prima che uscissi me ne ha parlato, proprio per questo sono stato molto accurato nella scelta.

ROOTEN: Bene, benissimo. (A Stefano e Marco) Venite, ce n’è per tutti…

Stefano si avvicina al tavolo. Ancora uno scambio di sguardi con Marco. Stefano prende una delle paste dal vassoio e poi si allontana in fretta.

POLDEN: Prego, Bozzoni, assaggi anche lei! 

Marco alza appena lo sguardo poi si mette in piedi, risistema la sedia sotto il tavolo, guarda i presenti con aria severa, prende una pasta, la manda giù quasi senza masticarla. Prende la bottiglia di whisky, ne beve un lungo sorso. Tutt’intorno la curiosità, accompagnata da sorrisi un po’ brilli, si fa spazio. Terminato di bere Marco appoggia la bottiglia e riprende fiato. Silenzio. Marco esce dalla stanza sbattendo la porta.

BASILE: È sempre stato un uomo molto particolare, ma è altrettanto affidabile.       

ROOTEN (con la bocca piena di zucchero a velo e crema): Ne sono sicuro.

STEFANO: Lo conosco, deve solo avere un po’ di tempo per immagazzinare tutto, vedrete che domani tornerà come nuovo! (Sorride).

POLDEN: Ce ne sono proprio pochi di uomini come Bozzoni.

ROOTEN: Già… sempre meno. (Ride. Tossisce) Sempre di meno!

Tutti scoppiano a ridere.

Buio.

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