La valigia di Peggy

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LA VALIGIA DI PEGGY

A.Panizzut

Peggy, Timoteo, Guardiano, Fool

Notte. Una panchina nel parco illuminata dalla luce di un lampione. Deboli rumori di animali notturni. La panchina è bianca. Il resto della scena è avvolto nell’oscurità. Peggy entra con una grossa valigia. È una donna piacente ma di età piuttosto avanzata, truccata pesantemente, capelli rossi malamente curati. Aria triste. Si guarda intorno come per accertarsi che nessuno la veda, nasconde la valigia sotto la panchina. Si siede stancamente e fissa il vuoto davanti a sé.

Peggy                 - Ecco fallito un altro tentativo. (pausa) Questa volta è peggio del solito. Non sono più giovane come una volta. Ci vorrà un bel po’ per dimenticare. (pausa) Per ricominciare. (pausa) Molto. (pausa) Se ne avrò il coraggio.

Si guarda improvvisamente intorno come per cercare qualcosa, non lo trova. Balza in piedi, fa qualche passo, si guarda in giro, sotto la panchina. Vede la valigia, sospira di sollievo. Ritorna alla panchina.

Peggy                 - Che spavento. Chissà cosa sarebbe successo se… (ride, pausa) Ho fame. (Si guarda in giro) Non credo ci sia molto da mangiare, qui. (pausa) Dovrei avere delle noci, credo. (si fruga nelle tasche, ne ha molte, alla fine le trova ma nel tirarle fuori le cadono in terra) Accidenti! (si china a raccoglierle)

Entra un signore vestito come un gentleman della City di Londra: Bombetta, vestito nero, ombrello e valigetta. Vede Peggy in terra che raccoglie le noci, lei non lo vede. Rimane incerto sul da farsi. Alla fine le si avvicina.

Timoteo              - Buona sera, signorina. (lei non sembra averlo sentito, continua a raccogliere noci) Posso aiutarla? (lei non gli presta attenzione, Timoteo si avvicina, la tocca sulla spalla). Scusi… (Peggy fa un enorme salto indietro spaventatissima, gridando. Si nasconde dietro la panchina. Timoteo è incredibilmente perplesso e imbarazzato) Mi scusi, signorina, io non volevo spaventarla, volevo solo aiutarla. Raccogliere queste noci (pausa)

Peggy tira fuori il naso da dietro la panchina e lo guarda in silenzio. Pausa.

Timoteo              - Mi chiamo Timoteo, Timoteo Bloom. (pausa) Per lei Timoteo.

Peggy non si muove e non dice niente, continua a guardare Timoteo spaventata. Pausa.

Timoteo              - (con slancio) La aiuto a raccogliere le noci.

Timoteo si china e comincia a raccogliere le noci. Le ha raccolte quasi tutte.

Peggy                 - Se ne vada

Timoteo la guarda perplesso. Guarda le noci che ha in mano.

Timoteo              - (guardando le noci) Volevo solo aiutarla (la guarda, si alza, le porge le noci) Le sue noci.

Peggy                 - Se ne vada

Timoteo              - Gliele lascio qui, vede? (le depone sulla panchina) Poi me ne vado, vede? (si sposta)

Peggy si avvicina cautamente, prende le noci e corre a rintanarsi dietro la panchina.

 Timoteo             - (seccato, va a sedersi sulla panchina) Ma via. Non faccia la bambina. Sono una brava persona, sa? Non voglio mica farle del male. (pausa)

Peggy                 - Dicono tutti così.

Timoteo              - Si fidi, la prego. (Pausa)

Peggy                 - Non mi farà del male?

Timoteo              - Ma certo che no, signorina. Mi fa piacere ogni tanto scambiare due parole con qualcuno. (Peggy si siede, ma ad una certa distanza da Timoteo. Pausa. Timoteo le dà la mano). Timoteo. Timoteo Bloom. (lei non gli dà la mano, lui la ritira imbarazzato. Pausa.) Posso sapere quale è il suo nome? (pausa, Peggy lo guarda)

Peggy                 - Peggy. (volta via la testa)

Timoteo              - È un bel nome.  (Lunga pausa. Si guarda in giro imbarazzato) È proprio una bella serata. I grilli cantano allegri, regna una pace meravigliosa. (pausa) come sempre, in questo paese. (pausa) Non trova anche lei che è un paese molto calmo? (pausa). Sta aspettando qualcuno? (pausa)

Peggy                 - Sto aspettando il treno.

Timoteo              - Ma la stazione è molto lontana da qui. E poi non ci sono treni fino a domani mattina.

Peggy                 - Ne è passato uno, molto tempo fa. Chissà che non ritorni, un giorno o l’altro.

Timoteo              - E’ tardi, una bella ragazza come lei non dovrebbe star nel parco di notte. E’ pericoloso. Non si sa mai chi potrebbe incontrare. (pausa, Peggy lo guarda) Ad esempio io potrei essere un assassino. (Peggy lancia un urlo spaventata e si rifugia dietro la panchina) Ho solo detto che potrei essere un assassino. Ma non lo sono., non abbia paura. (pausa) Esca di lì, forza. (pausa) Non le faccio niente. Non volevo spaventarla. (pausa)

Peggy                 - Non mi farà del male?

Timoteo              - Ma no, stia sicura. Sono una brava persona. (Peggy esce. Si risiede) Accidenti si spaventa subito, lei. (pausa) Come mai è qui da sola nel parco? (pausa) Non ha un posto dove andare?

Peggy                 - Molto tempo fa vivevo in una bellissima casa. Eravamo tante ragazze. Ci ospitava una signora tanto cara. Madame, la chiamavamo. Era una vera signora. E che lusso in casa sua: velluto dappertutto, argento, oro. Venivano a trovarci dei signori molto distinti. A me ne piaceva uno in particolare. Era abbastanza giovane, vestito molto elegantemente. Teneva un fazzoletto profumato nel taschino della giacca e me lo faceva annusare sempre, quando veniva. Stavamo delle ore a chiacchierare sul dondolo in giardino. L’erba era verde. Gli uccellini cantavano. C’erano i grilli anche là. Poi salivamo in camera. (pausa. Si volta di scatto verso Timoteo, aggressivamente) Lei mi trova bella? No, non risponda. (si volta triste) Direbbe una bugia per farmi piacere. (Si gira di scatto e bacia avidamente Timoteo che, sorpreso, tenta di liberarsi, ci riesce a fatica) Ha visto? Le faccio schifo. (Piange)

Timoteo              - Ma no, che dice mai? Sono solo rimasto sorpreso, ecco tutto, non me l’aspettavo. (pausa) Io la trovo bella. (cerca goffamente di abbracciarla. Peggy si spaventa, lancia un urlo e si nasconde dietro la panchina) Ma, Peggy. (si alza)

Peggy                 - Se ne vada

Timoteo              - Cercavo solo di ….

Peggy                 - Se ne vada

Entra in scena il guardiano. Indossa una divisa ed ha in mano una torcia elettrica.

Guardiano          - Chi è là? Che succede qui?

Timoteo              - Ho trovato questa donna, qui, sulla panchina. Piangeva, ho pensato avesse che bisogno di aiuto.

Guardiano          - Lei chi è?

Timoteo              - Bloom, Timoteo Bloom. Dovrebbe conoscermi, probabilmente mi ha votato nelle scorse elezioni.

Guardiano          - Può provarlo?

Timoteo              - Certamente, ecco i documenti. (porge i documenti) Pensavo di essere più famoso, a dir la verità. 

Guardiano          - (rende i documenti) Mi scusi signor Bloom. Sa è buio. Non ci vedo molto bene. E poi, sa, è il mio mestiere. Devo controllare tutti quelli che entrano nel parco: si vedono delle facce poco raccomandabili, è pericoloso.

Timoteo              - Bisogna dire che lo fa molto bene, il suo mestiere.

Guardiano          - Quella donna è con lei?

Timoteo              - A dir la verità, no. Le stavo appunto dicendo che l’ho trovata piangente sulla panchina. Ho tentato di parlarle, ma non mi ha detto molto.

Guardiano          - Sa come si chiama?

Timoteo              - Peggy. Ha detto di chiamarsi Peggy. .

Guardiano          - Mi scusi signorina Peggy, ma dovrei fare un controllo. Potrebbe uscire alla luce?

Pausa. Peggy non dice niente, Il guardiano si avvicina.

Timoteo              - Attenzione, si spaventa per niente.

Guardiano          - Non voglio mica farle del male, sa. Esca di lì, per favore, devo solo fare il mio mestiere. (pausa)

Peggy                 - Dicono tutti così.

Guardiano          - Non oserei toccare una bella donna come lei, sa.

Timoteo              - E poi ci sono qua io a proteggerla, eventualmente. (pausa)

Peggy                 - Non mi farete del male?

Guardiano          - Via, non faccia la bambina. Siamo due brave persone, sa.

Peggy esce, ma si tiene ad una certa distanza.

Guardiano          - (la illumina con la torcia in faccia) Mi sembra di averla già vista da qualche parte. Lei è di questo paese? Abita qui?

Timoteo          - Non credo, io i miei elettori li conosco tutti e questa non l’ho mai vista prima. Ha detto che sta aspettando il treno.

Guardiano          - Ma la stazione è molto lontana da qui. E poi non ci sono treni fino a domani mattina. ui.qui

Peggy                 - Ne è passato uno, molto tempo fa. Chissà che non ritorni, un giorno o l’altro.

Guardiano          - Ma cosa sta dicendo?

Timoteo              - Non lo so. Continua a ripetere strane cose.

Guardiano          - E dove vuole andare col treno?

Peggy                 - Non so. Via. Via di qui.

Guardiano          - Certo che se il treno lo aspetta qui, non va proprio da nessuna parte. (pausa) Non sarebbe meglio passare la notte in albergo? Ce ne sono di ottimi, in paese. E anche non molto cari. È pericoloso stare nel parco di notte. Girano strane facce. ui.qui

Peggy                 - Non voglio andare in paese. Non ci torno più in quel posto maledetto. Voglio solo starmene qui da sola. Voglio essere lasciata in pace.

Guardiano          - Ah, beh, non insisto. Faccia un po’ come crede. Io comunque devo continuare il mio giro. Lei signor Bloom, cosa fa?

Timoteo              - Penso che me ne andrò a casa, si è fatto tardi.

Guardiano          - Se ha bisogno di me gridi: io sarò qui intorno. (fra sé) Girano facce poco raccomandabili, in questo parco. Buona notte signor Bloom, buna notte signorina Peggy.

Timoteo              - Buona notte

Il guardiano esce. Timoteo guarda a lungo Peggy. È indeciso sul da farsi. Poi guarda in giro decide che è tardi. Peggy si siede e guarda triste nel vuoto.

Timoteo              - Allora buona notte, Peggy.

Peggy non risponde. Timoteo rimane un po’ ad aspettare una risposta poi alza le spalle e se ne va lentamente, voltandosi indietro come per aggiungere qualcosa, ma poi esce. Pausa. Di colpo Peggy si guarda in giro come per cercare qualcosa, non la trova. Si alza, si guarda intorno, sotto la panchina, vede la valigia, sospira di sollievo, si risiede. Guarda triste nel vuoto.

Entra il Fool. Indossa un camicione nero largo e sotto ha una maglietta a strisce bianche e rosse. Pantaloni neri larghi e troppo corti tenuti su a bretelle, calze di diverso colore, scarponcini pesanti, tipo militare. Sulla testa ha un cilindro piuttosto malconcio, bucato sulla cima, ma per adesso non si nota. Il suo atteggiamento deve suscitare risate. E’ muto: si esprime a gesti e con una lavagnetta che porta appesa al collo. Il suo camicione ha molte tasche. Entra in scena allegramente, vede quasi subito Peggy che non si accorge di lui.

Pausa, guarda Peggy e riflette. Si esibisce in un saluto da Arlecchino. Rimane in posa. Desiste. Riflette. Fa una capriola acrobatica e finisce proprio davanti a Peggy che però continua a fissare nel vuoto con sguardo triste. Desiste dalla posa. Riflette. Si avvicina con sguardo indagatore a Peggy, le gira intorno, sale sulla panchina faccia vicinissima a quella di Peggy. La osserva a testa in giù e orizzontalmente. Desiste, si allontana. Riflette. Ha un’idea: tira fuori da una tasca del camicione un’ancora. La osserva, guarda Peggy, decide che non va bene. La appoggia per terra. Cerca in un’altra tasca, tira fuori una lampada da tavolo. La guarda perplessa, guarda Peggy, ancora la lampada. Prova ad accenderla, si accende. Si spaventa e la spegne subito. La appoggi per terra. Si allontana di un passo, la guarda, la sposta di un paio di metri, si allontana, la guarda, distoglie lo sguardo, lo riporta di colpo sulla lampada. Tranquillizzato si volta verso Peggy che guarda ancora nel vuoto. Riflette. Ha un’altra idea, cerca nelle sue tasche, trova una tromba spray da stadio.  Si porta vicino a Peggy, la guarda, guarda la tromba, decide che va bene.  Si posiziona di fianco a Peggy, si tura un orecchio e aziona la tromba nell’orecchio di Peggy. Peggy fa un salto gridando, Anche il Fool si spaventa, saltano tutti e due in direzioni opposte e si nascondono ai due lati della panchina. Pausa.

Peggy                 - Chi sei?

Timidamente il Fool si rialza, si spazzola i vestiti; ne esce molta polvere. FA cenno di aspettare. Prende la lavagnetta appesa al collo, cerca un gesso nelle tasche e con fare compunto, scrive qualcosa, esamina lo scritto, è soddisfatto, lo porge a Peggy da sopra la panchina. Si sporge anche Peggy per leggere.

Peggy                 - (leggendo) Sono un amico. (pausa, guarda il Fool) Gli amici vanno in giro a spaventare la gente?

Il Fool si scusa, fa cenno di aspettare. Scrive ancora sulla lavagna, la porge a Peggy.  

Peggy                 - (leggendo) Sei triste?  (pausa, guarda il Fool, decide di fidarsi, si siede sulla panchina) Sì, sono triste e anche arrabbiata. Mi hai fatto prendere uno spavento. (pausa) Aveva ragione il guardiano.

Peggy si rimette a fissare nel vuoto. Il Fool si siede sulla panchina ma dall’altro capo. Piano piano diminuisce le distanze facendo l’indifferente, lanciando occhiate a Peggy per vedere se si accorge di lui. Lei guarda sempre nel vuoto. Ormai le è vicino. La guarda. Riflette. Ha un’idea. Cerca nelle tasche, tira fuori una mela, la offre a Peggy. Peggy la guarda, guarda il Fool, sorride per la prima volta.

Peggy                 - No, grazie. Non ho fame.

Il Fool ci rimane male per il rifiuto ma è contento di essere riuscito ad attirare l’attenzione di Peggy. Fa cenno di aspettare, si alza, lancia in aria la mela, la prende, cerca gli applausi di Peggy che lo osserva divertita. Fa cenno di aspettare, tira fuori un’altra mela, la lancia in aria, la fa roteare, cerca gli applausi di Peggy, che comincia a ridacchiare, fa cenno di aspettare. Tira fuori un’altra mela, cerca di farle roteare tutte e tre ma il suo tentativo fallisce e gli cadono in testa.

Peggy continua a ridere, sempre più forte. Il Fool la guarda sorridente. Cerca di raccogliere le mele: ne raccoglie una con la destra, la mette nella sinistra, fa per raccogliere ma ha le mani occupate, mette la seconda mela nella mano sinistra, raccoglie la terza mela, gli cadono le altre due; mette la terza nella sinistra, raccoglie la seconda, per raccogliere la prima mette la seconda nella sinistra, gli cadono tutte e tre. Ha un’idea, si toglie il cappello, ne esce polvere, tossisce. Mette il cappello in terra, lo riempie con le mele, alza il cappello, ma è bucato: le mele cadono e si spargono per la scena. Entra il guardiano. Peggy ride di gusto.

Guardiano          - Ma si può sapere cosa succede ancora?

Il guardiano inciampa in una delle mele, cade. Peggy si contorce dalle risa.

Guardiano          - Accidenti. Ma si può sapere chi cavolo è questo qui? Non sa che è proibito sporcare il parco?

Il Fool gli offre una mela. Peggy ride.

Guardiano          - Non faccia lo spiritoso, sa? Potrei sbatterla in prigione per questo. (Il Fool si scusa) E lei, che ha da ridere? Come si permette? Sono un’autorità, io. La smetta o la sbatto al fresco.

Peggy                 - Sì, sì. Ora la smetto. (cerca di ricomporsi)

Guardiano          - Siete fortunati che ho altro da fare, adesso, altrimenti… (il Fool gli è arrivato alle spalle con la tromba da stadio e la aziona nelle orecchie del guardiano tappandosi un orecchio. Il guardiano grida e sobbalza, appena si riprende insegue il Fool attorno alla panchina per un paio di giri, poi il Fool esce correndo, il guardiano lo insegue. Peggy ride a crepapelle. Pausa. Il guardino entra ansimando, senza fiato per la corsa. Peggy tenta di trattenersi).

Guardiano       - Io vi sbatto dentro... Voi due… Se ci riprovate… Dentro vi sbatto...

Prima di uscire di scena si volta come per dire ancora qualcosa, ma ci rinuncia ed esce.

Peggy                 - Puoi venire fuori. Se ne è andato.

Il Fool entra, si guarda attorno circospetto, si rassicura, guarda Peggy sorridente, fa un saluto da Arlecchino e si siede vicino a lei.

Peggy                 - Erano anni che non ridevo così. (pausa) Erano anni che non ridevo proprio. Ho passato tutta la vita a cercare di farmi una posizione, diventare qualcuno, diventare ricca. Mi aggrappavo al mio…lavoro e mi convincevo che lo facevo per crearmi un futuro migliore. (pausa) Quando ero più giovane ero piena di uomini. Con ognuno di loro mi son detta “E’ vero amore” (pausa) Come sono fortunata ad aver trovato l’amore (pausa) Poi la notte mi svegliavo e accanto a me trovavo solo corpi estranei. Ombre che passavano per caso nel mio letto e poi svanivano, lasciando solo il vago ricordo di quello che non era mai stato. (pausa) Un giorno un poeta è venuto da me. Era bellissimo e mi diceva cose bellissime. Abbiamo passato giorni meravigliosi insieme. Io non mi sono mai chiesta se l’amavo o no; era bello passeggiare accanto a lui, parlare con lui. Sentire l’odore del suo corpo dopo una notte passata insieme. (pausa) Era tutta la mia vita. (pausa) Una mattina, era molto presto, non era ancora spuntato il sole, mi svegliò e mi disse di andare con lui. Mi portò su un’altissima scogliera a precipizio sul mare. Potevo vedere là in basso le onde che si rincorrevano sugli scogli. Il forte rimbombo della risacca. C’era molto vento, il cielo era grigio. Ero vestita molto leggera. Avevo freddo. Glielo dissi, ma lui non ci fece caso. Il sole non spuntava mai. Avevo paura. Sentivo che stava per succedere qualcosa, ero terrorizzata. Lo scongiurai di portarmi via, lo pregai. (pausa) Mi disse di stare zitta ed ascoltare. Si mise proprio sull’orlo del precipizio e cominciò a parlare, “Vedi tutto questo?” Mi disse, “Non esiste. Non esiste il mare, non esiste la scogliera, non esiste l’amore né la poesia. Fra poco non esisterò più neppure io. È solo un gioco, Peggy. Gioca, se vuoi. Ma non crederci mai, perché allora la tua vita si frantumerà nel nulla e la polvere dei giorni ti seppellirà. (pausa) Poi mi disse addio e si buttò. (pausa) Allora ho preso tutte le cose più importanti della mia vita, i miei ricordi e me ne sono andata. (pausa) Pensavo di non riuscire più ad essere felice finché non ho trovato te. (pausa) Sto parlando da un sacco di tempo e non ti ho ancora chiesto come ti chiami. (il Fool fa segno di tacere, alza lo sguardo e indica il cielo con aria sognante, Peggy segue lo sguardo, sorride) Le stelle. Erano anni che non vedevo le stelle.     

Il Fool la bacia appassionatamente. Lungo bacio. Entrano con irruenza il guardiano e Timoteo.

Guardiano       - Eccoli, sono ancora là.

Il Fool e Peggy si separano bruscamente.

Timoteo          - Ho saputo ora che ieri sera una donna è stata vista uscire dalla chiesa con fare sospetto. La descrizione corrisponde: non può che essere lei.

Guardiano       - Ha rubato un calice preziosissimo e naturalmente è venuta a rifugiarsi qui al parco.                    Girano strane facce, qui.

Timoteo          - La perquisisca. (la luce comincia ad aumentare)

Il guardiano si avvicina alla panchina e prende per un braccio Peggy. Il Fool cerca di intervenire ma il guardiano tira fuori il manganello e colpisce violentemente. Il Fool cade a terra, non si muove. Peggy è disperata, vuole andare a soccorrerlo ma viene trattenuta dal guardiano che la porta in ginocchio da Timoteo che la squadra imponente. Il guardiano la alza e la perquisisce, lei lo lascia fare, guarda il Fool steso in terra, piange.

Timoteo          - Trovato niente?

Guardiano       - Niente.

Timoteo                      - Non ha per caso qualche bagaglio? (Peggy è angosciata) Là, sotto la panchina. Una valigia.

Peggy                 - (urlando isterica) Noo. Vi prego non toccatela.

Timoteo afferra Peggy scalciante e urlante. Il guardiano va alla panchina, tira fuori la valigia, e fa per aprirla.

Peggy                 -Noo. Vi prego. Non c’è niente dentro, tranne i miei ricordi, la mia vita. Se la aprite vola via tutto, non rimarrà più niente. Vi prego, vi prego.

 

Timoteo          - Apra la valigia.

Il guardiano apre la valigia fra le urla di Peggy. È perplesso, Peggy non grida più, piange. Non trova le parole, guarda Timoteo e poi la valigia.

Timoteo          - (sempre tenendo in braccio Peggy) Beh? Che cosa c’è lì dentro?

Guardiano       - Niente.

Timoteo          -  Come niente? Guardi meglio. (lascia andare Peggy che scivola in terra singhiozzante, va a vedere anche lui.) È vero, che strano.

Il Fool si rialza, osserva la scena.

Guardiano       - Non capisco.

Timoteo          - Io… Pensavo…

Il Fool si toglie la parrucca, Si scopre che è una donna vagamente assomigliante a Peggy, più giovane. Timoteo e il guardiano rimangono immobili a guardare la valigia, non si accorgono del Fool, che si avvicina al proscenio, con aria incredibilmente seria.

Fool:                           - Tanto tempo fa, in un paese lontano, una bambina di nome Peggy decise di andarsene in giro per il mondo. Raccolse tutti i suoi giocattoli, i suoi ricordi più cari e li mise in una grande valigia Partì e visitò tanti paesi meravigliosi, incontrò tanta gente fantastica e fece cose molto interessanti. In ognuno di questi paesi trovava un lavoro e con i soldi così guadagnati si comprava un bel giocattolo prima di partire, come ricordo dei bei momenti passati in quel posto, e lo metteva nella grande valigia. “Un giorno” diceva “mi fermerò da qualche parte, aprirò la mia valigia e giocherò per il resto della mia vita con tutti i miei giocattoli”. (pausa) Molti anni dopo Peggy era stanca di viaggiare. Decise che era arrivato il momento di fermarsi e godersi tutte le cose che tanto faticosamente aveva guadagnato nei suoi viaggi. Scelse una verde collina ombreggiata da alti alberi e… aprì la valigia (pausa).

Il Fool si guarda intorno, Peggy sta ancora piangendo, appoggia in terra la parrucca, si toglie la lavagnetta, la appoggia, guarda ancora Peggy, la valigia poi esce. Timoteo e il guardiano si risvegliano. Si è fatto giorno, sono impacciati, non sanno cosa dire, cosa fare.

Guardiano       - Io… devo… continuare il giro e…

Timoteo          - Io devo andare a lavorare…

 

Guardano Peggy singhiozzante. (pasua) Timoteo si alza.

Timoteo          - Beh, arrivederci.

 Guardiano      - (si alza) Sì… arrivederci.

Escono da due parti diverse, voltandosi ancora una volta verso Peggy. La scena rimane illuminata per uno po’. Poi buio.

SIPARIO

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