La valigia sul letto

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ciao

LA VALIGIA SUL LETTO

di

Eduardo Tartaglia

La valigia sul letto è (e come potrebbe non essere!) sicuramente quella di un lungo viaggio. E atteso che ogni viaggio sempre contiene in sé anche un po’ il concetto di fuga, pure la valigia che Achille e Brigida si affannano a riempire può bene offrirsi a una simile interpretazione.

Ma da che osa fuggono i protagonisti della commedia? Sicuramente fuggono da una situazione di crisi che li angustia: una crisi che è certamente economica, ma conseguentemente, e non di meno, sentimentale. Sicuramente fuggono da una città che propone loro molti più problemi che soluzioni. E sicuramente fuggono, in maniera forse addirittura inconsapevole, anche un po’ da se stessi, dalle proprie responsabilità, dalle proprie coscienze.

Nella speranza, neppure dichiarata, che “l’altrove” possa rivelarsi non solo un luogo dove “vivere meglio”, ma anche, perché no, un luogo dove “essere migliori”.

Ma a volerla dire tutta, bisogna allora uscire dalle metafore e onestamente confessare che se Achille e Brigida si apprestano a fuggire è soprattutto perché sottoposti al “programma di protezione” istituito per i familiari dei pentiti! Che prevede dunque per loro un trasferimento in un’altra realtà geografica; dove li attendono una nuova identità, una nuova casa, un nuovo lavoro… Insomma, un nuovo decoro per una rinnovata armonia. In sintesi: una magica e casuale soluzione a tutti i problemi! Talmente magica che viene quasi quasi il sospetto che tanto casuale neanche sia…

E. T.

“Ci sono degli inganni così ben congeniati che sarebbe stupido non cascarvi”

Ch.C. Colton

Personaggi:

Achille Lo Chiummo

Brigida Maruzzaro (sua compagna)

Ispettore

Agostino

Annarosa (sorella di Achille)

Antimo Lo Ciummo (detto ‘L’Antimo fuggente)

Padre Rocco

ATTO PRIMO

A Napoli. Oggi

Il cantiere dei lavori per la costruzione della stazione di Piazza Municipio della nuova linea della Metropolitana.

Il centro del Centro, il cuore della città: lacerato e in perenne ricostruzione.

All’interno di una sezione della erigenda galleria,m una fatiscente baracca in lamiera si erge tra container, tratti di binari, impalcature, attrezzi, scavatrici, betoniere, mucchi di terreno, reti di recinzione et similia.

L’interno della baracca, ancorché miserrimo nel suo arredamento, denota comunque un calore di vita vissuta e lascia intuire addirittura una presenza anche femminile. È la improbabile abitazione dove vive, insieme alla sua compagna Brigida, Achille Lo Chiummo: guardiano notturno “regolarmente irregolare”. Ovviamente “a nero” come tanti altri precari; o forse più, considerando che il suo orario di lavoro comincia proprio quando calano le prime ombre della sera!

Sul letto matrimoniale, che occupa quasi per intero la parete di sinistra della baracca, troneggia una grande valigia aperta.

Achille e Birgida, in un clima di evidente tensione, si affannano a riempire la valigia. Achille, vicino agli scaffali che fungono da armadio, indugia indeciso su quali indumenti scegliere. Brigida, con piglio certamente più risoluto, scaraventa sul letto oggetti, abiti, scarpe e quanto altro vorrebbe mettere in valigia.

All’espressione quasi di sfida di lei, fa da contrappunto lo sguardo disarmato di Achille che si limita a scuotere il capo.

Brigida si porta quindi verso l’angolo cucina e da uno sportello tira fuori una grossa pentola. Achille sempre più sconsolato allarga le braccia.

Brigida               - (con tono che denota un chiaro risentimento) Manco chesta ccà?!

Achille                - Brigida, ma tu che vvuo’ ‘a me? È stato chiaro: “Una valigia soltanto. Portate solo quello che è essenziale”.

Brigida               - E per me la pentola a pressione è essenziale!

Achille                - Brigidì, ma “essenziale” significa: quello che è strettamente necessario. Che serve per arrangiare all’inizio, non lo so, per i primi tre quattro giorni.

Brigida               - E io pure tre quattro giorni schifezze non me le voglio mangiare! Tutta quella roba grassa, piena d’olio…

Achille                - Ma quale “roba grassa”, Brigida? Quale “olio”? Ma se noi non sappiamo neanche dove stiamo andando? Nuje nun sapimmo manco si magnammo per tre quattro giorni!

Brigida               - E a te ti tengono digiuno per quattro giorni?

Achille                - Ma certo che non stiamo digiuni per quattro giorni…

Brigida               - È certo! ‘O vulevano fa’ sciupà! (con astio) ‘Stu vuttazziello ‘ntufato!!

Achille                - (mortificato) E va bbuò, però…

Brigida               - Scusa!

Achille                - Eh, “scusa, scusa”…

Brigida               - Io non volevo… cioè non era un’offesa…

Achille                - Nientemeno? E che mme vulive dicere chiù? “Vuttazziello ‘ntufato”! “Vuttazziello” ancora ancora, sembra pure un po’ un vezzeggiativo, pare quasi affettuoso.

Brigida               - Esatto…

Achille                - (cercando di convincersi) “te staje facenno ‘nu poco a vuttazziello, eh?” Stai diventando un poco un “botticello”! Pare quasi ‘nu nomme ‘e ‘nu pittore, ‘o soprannome ‘e ‘n’artista… “Botticello”: ‘nu poco chiattulillo, ma artista.

Brigida               - Infatti…

Achille                - Infatti… (ripensandoci) E ma ‘ntufato no, però! ‘Ntufato è proprio brutto! È una brutta immagine! (con voce greve) “Guagliò, staje proprio ‘ntufààààto”! Cioè, come lo dici lo dici, non lo ingentilisci mai. Pure in italiano: “Intofato”! Si capisce, anche psicologicamente: chi sta “intofato” nun ce ‘a fa proprio chiù: adda sfugà ‘e ‘na manera! La gente che sta intofata è arrivata proprio al limite, al massimo della … Brigida: la gente intofata po’ ffà scuppià pure ‘na guerra! La famosa “Intofata” dei Palestinesi. Si capisce: chella povera gente nun ce ‘a fa proprio chiù! Un popolo esasperato che…

Brigida               - E basta! Achille, basta! Mi stai esasperando tu a me! Me stai facenno scuppià ‘a capa a mmè, me stai facenno scuppià. Ti ho chiesto scusa? E basta!

Achille                - E va bbè, basta, non ne parliamo più.

Brigida               - (capovolge la valigia sul letto) Ecco qua, iammo a vvedè! Mò senza ca me fai perdre tiempo, dimmi tu a mme io che mi devo mettrre int’ ‘a ‘sta valiggia.

Achille                - Brigida, mièttece chello che vvuò tu. Mièttece ‘a pentola a pressione, ‘o ruoto ‘o furno, ‘a scolapasta, ‘a votapesce. Chiudi tutte cose ‘a ‘into, e basta ca fernimmo cu’ sta storia!

Improvvisamente Brigida si accascia sul letto e comincia a piangere.

Brigida               - (sommessamente, tra sé) Ma com’è possibile? Com’è possibile?

Achille le si avvicina e le si rivolge con dolcezza.

Achille                - Brigida, non devi fare così. Lo so, è una cosa strana, è incredibile, pure a me pare, non lo so, una finction per dentro alla televisione. Però, ti prego, non mi dare la colpa pure di questo. Questa volta perlomeno io nun ce azzecco; cioè, non è che non ci azzecco, lo so, però non sono responsabile, ecco.

Brigida               - (con amarezza) E quando mai sei stato responsabile, tu?

Achille                - E invece io lo so che sono responsabile se da dodici anni ti faccio fare una vita di inferno. Guarda qua, guarda dove ti ho costretta a campare: me pare ‘a cuccia ‘è ‘nu cane. Ma è colpa mia se, per questo lotto del cantiere, come guardiano notturno, il capitolato d’appalto proprio un cane da guardia prevedeva?

 L’altro giorno, l’ingegnere per dentro al telefono nun saccio cu’ chi s’ ‘a steva piglianno: “Io, per questo posto qui, ho dovuto sgomitare con sette colleghi titolati!” E bbiato a te che perlomeno erano colleghi. Io aggi’avuto avvelenà ‘nu mastino napoletano! A te erano sette, ma erano ingegneri titolati; a me Giosuè era uno, ma era dduje quintali e ccu’ ‘na vocca quanto a Porta Capuana!

 Guardiano notturno, “a nero”, sotto a ‘na galleria: il massimo dell’oscurantismo!

 E sempre e comunque grazie devo dire ad Agostino ca ‘stu posto me l’ha truvato. Che se non era per lui, chi sa a chest’ora io che fine avevo fatto.

Brigida               - E rendiamo grazie ad Agostino ca ce ha dato ‘o posto ‘e Giosuè.

Achille                - Brigida, stamme a ssentì: io lo so che forse se non era per questo… imprevisto, diciamo, questa specie di manicomio che sta succedendo… Io lo so che uno di questi giorni tu quella valigia te la preparavi da sola.E con o senza pentola a pressione tu chiudevi quella porta e me lassave a mmè e ‘a votapesce.

Brigida               - E perché ti dovevo lasciare la votapesce? Chella è ‘a mia!

Achille                - (sinceramente deluso) Uha’, nun me lassave manco ‘a votapesce?

Brigida               - T’aputive tenè, te la regalavo.

Achille                - Veramente ‘a votapesce mi pare che la comprai io.

Brigida               - Nonzignore, la comprai io con i soldi miei! Tu addirittura voelvi comperare la friggitrice elettrica!

Achille                - Addirittura? Mò nun me ricordo.

Brigida               - E mi ricordo io! (gli fa il verso) “Accussì può ffà ddoje patanelle fritte, ‘e puparuole, le melanzane a funghetti…”

Achille                - Ah sì, sì: mò mi ricordo.

Brigida               - E certo che ti ricordi! Ti ho smosso nella memoria più sentimentale: puparuole e mulignane fritte! (con amarezza) E vedi se con te non si finisce a parlare sempre e solo di quello che ci dobbiamo mangiare.

Achille                - Di quello che ci dobbiamo mangiare… (pausa) Brigida, io penso una cosa: e se questa altra sfortuna che ci è capitata fosse invece, non lo so, sì insomma, e se fosse come una specie di occasione?

Brigida lo guarda.

Achille                - Tutto nuovo, tutto punto e a capo. Cancellare tutto quello che siamo stati e soprattutto quello che non siamo mai riusciti a essre. E ricominciare, ma questa volta con il piede giusto. Ma tu ci pensi? La possibilità di avere una casa vera, un lavoro vero, un lavoro dignitoso, Brigida! Un lavoro vero per me e un lavoro vero pure per te. A mmè questo che ci sta succedendo a noi adesso mi pare, non lo so, a mmè me pare ‘na fortuna, nun me pare ‘na disgrazia!

 Sì, è vero, non sappiamo dove, non sappiamo come, ma certamente…

L’Ispettore, sopraggiunto nel frattempo all’esterno della baracca, dopo essersi guardato attorno con circospezione, bussa alla porta.

Ispettore             - (sottovoce) Signor Lo Chiummo? Signor Achille?

Achille                - Chisto è l’ispettore con cui ho parlato ieri mattina. Ma comm’è che già sta ccà? Brigida, presto, miette ‘nu poco a posto, acconcia ‘nu poco ‘sta valigia!

Brigida               - (irriducibile) Io la pentola a pressione m’a porto cu’ mmè!

Achille                - (arrendendosi) Sissignore: puortatella! Almeno usala a tipo contenitore, miettece qualche altra cosa dentro, che ssaccio… vide si ‘nce traseno le mie scarpe di gomma.

Brigida               - Comme! Facimmo e’ e cavolociure bolliti per l’insalata di rinforzo! L’odore è tale e quale.

Achille                - Ce anticipammo pe’ Natale!

Altri due colpi alla porta testimoniano una certa inquietudine nell’Ispettore.

Ispettore             - (sottovoce) Signor Lo Chiummo?

Achille                - Eccomi!

Achille apre la porta all’Ispettore, che centra con aria accorta e circospetta.

Ispettore             - (a Brigida) Buongiorno, signora. (ad Achille) Siete soli in “casa”?

Achille                - Sì, ispettore, solo che non siamo ancora pronti. Siete in anticipo, ma non vi preoccupate, stiamo quasi per finire. Se ci date cinque minuti…

Ispettore             - Fate con calma, sono venuto proprio per avvisarvi di una variazione sul programma stabilito: la partenza è stata rimandata a questa notte.

 Motivi di sicurezza: il buio è un alleato migliore.

Achille                - Sì, ispettore, solo che non siamo ancora pronti. Siete in anticipo, ma non vi preoccupate, stiamo quasi per finire. Se ci date cinque minuti…

Ispettore             - Fate con calma, sono venuto proprio per avvisarvi di una variazione sul programma stabilito: la partenza è stata rimandata a questa notte.

 Motivi di sicurezza: il buio è un alleato migliore.

Achille                - Ma è successo qualcosa? Ci sta qualche problema?

Ispettore             - “Qualche”? Ci sono centinaia di problemi! Come sempre in questi casi. E come sempre stiamo facendo del nostro meglio per risolverli.

Achille                - Ma… è pericoloso? Noi che dobbiamo fare? Dobbiamo rimanere nascosti qua dentro fino a stanotte?

Ispettore             - Al contrario, dovete fare esattamente le solite cose che fate tutti i giorni! Nessuno deve accorgersi di niente, nessuno deve sospettare di niente. Fino a questa notte, una giornata normale come tutte le altre. Non cambiate una virgola delle vostre abitudini!

Brigida               - Allora, se è così, io mi devo muovere, che sto già in ritardo! Io lavoro anche di domenica, e se voi dite che devo andare, devo fare presto a prepararmi.

Ispettore             - Come tutti gli altri giorni, signora. Come tutti gli altri giorni!

Brigida               - E allora con permesso.

Brigida esce da una porticina dalla quale, verosimilmente, si accede a un piccolo bagno.

Ispettore             - Anche lei, signor Achille, si comporti esattamente come sempre: faccia tutto quello che fa di solito: non faccia nulla di diverso dagli altri giorni.

Achille                - Ho capito, ispettò, il concetto è chiaro. Solo che ieri gliel’ho detto: io qua dentro al cantiere il guardiano notturno faccio. Quindi di giorno non è che faccio molte cose: un poco mi riposo, un poco mi arrangio a preparare un po’ di caffè agli operai, qualche commissione... Non so: se qualcuno è rimasto senza sigarette le vado a comprare, qualche colazione in salumeria…

 Chi può, mi aiuta anche così: ci sono tante brave persone.

Ispettore             - E la signora, invece?

Achille                - No, lei è un po’ di tempo che lavora diciamo… sul versante del marketing.

Ispettore             - Ah....

Achille                - Sì, un poco di marketing e un poco nel settore dell’abbigliamento. Diciamo come una specie di sfilate…

Ispettore             - Caspita, organizza sfilate di moda!

Achille                - Sì, no… cioè, non è che organizza: è proprio lei, Brigida, che sfila, diciamo, che cammina, ecco.

Ispettore             - Ah, la signora Brigida è proprio una modella!

Achille                - Indossatrice.

Ispettore             - Complimenti! In effetti si nota subito che è una bella donna, un bel corpo. Complimenti!

Achille                - Grazie. Veramente in questi ultimi anni Brigida ha messo su pure tre quattro chiletti…

Ispettore             - Le stanno bene, le stanno bene…

Achille                - Eh, ma qualche anno fa… Solamente che purtroppo, nelle nostre condizioni, non è facile mantenersi magri. Lei ci prova, sta attenta, ma… come si dice, ispettò: oggi pe’ ffà ‘a famme ce vonno ‘e sorde!

Ispettore             - E per quali case in particolare la signora Brigida fa questi defilèe, per quali marche?

Brigida rientra in quel momento con indosso un improbabile costume di gommapiuma a forma di polpetta. Sul cappellino, in stile ‘simil McDonald’, la scritta: “don Nicola ‘o chianchiere”.

Brigida               - Per quali “marchi”, volete dire. Non le marche, i marchi: io indosso proprio il marchio dell’azienda, il brand. Per essere precisi, io vesto il logo.

Ispettore             - Il logo?

Brigida               - Il logo, il logo. Infatti il mio nome d’arte è proprio “Logobrigida”! È una nuova professione che viene dall’America: oramai là in America tutto è logo, tutta la società è “logorata”.

Achille                - Sì, ma anche noi qui in Italia, ispettò, stiamo diventando tutti quanti sempre più “logorroici”.

Brigida               - Mò, per esempio, don Nicola, il macellaio all’angolo tra piazza Carità e la Pignasecca, è una settimana che sta cercando di lanciare questo nuovo prodotto: e io so’ sette giorni che mi faccio via Toledo avanti e indietro vestita da “polp-burgher”!

Ispettore             - Ah, ho capito… “Pulp-burgher”! Tipo “Pulp-fiction”.

 “Pulp-Burgher”: “hamburgher al sangue”…

Brigida               - Nossignore. “Polp-burgher” fosse “polp-etta”.

Achille                - ‘A purpetta c’a sarza, normale. Quello rosso che vedete vicino non è sangue: è ragù.

Brigida               - Solo che, dice don Nicola, se i ragazzi moderni non sentono la parola “purghe” non se lo mangiano.

Achille                - Finezze del marketing: piccole arguzie... imbrusature…

Brigida               - Io allora vado. Se non devo destare sospetti, di solito la domenica arrivo anche un poco prima.

Ispettore             - E lei, signor Lo Chiummo, non esce dopo?

Achille                - No.

Ispettore             - (sospettoso) Strano.

Achille                - (impaurito) Perché?

Ispettore             - ‘A dummeneca doppo ‘a purpetta esce sempre ‘a tracchiulella!

Achille                - Ispettò!

Ispettore             - Una battutina, così, per sdrammatizzare la tensione…

Brigida               - Che simpatico… Allora, ispettore, se ho capito bene, ci vediamo stanotte? Sarete voi ad accompagnarci a destinazione?

Ispettorte            - Su questo non posso dire nulla. Ogni dettaglio che rientra nelle modalità del trasferimento è assolutamente top secret fino all’ultimo.

 (la saluta) In ogni caso, stia tranquilla. Non abbia paura, e complimenti per la mise: la polpetta le sta un incanto! (con una certa solennità) Molti auguri, signora Lo Chiummo!

Brigida               - Grazie, ispettore, ma chiamatemi pure Brigida, più semplicemente.

Ispettore             - Il regolamento me lo vieta. (con galanteria) Signora Lo Chiummo…

Brigida               - E allora perlomeno chiamatemi signora Maruzzaro, visto e considerato che non sono la signora Lo Chiummo.

Brigida esce.

Ispettore             - In che senso?

Achille                - In che senso: “In che senso”?

Ispettore             - In che senso “la polpetta” ha detto che lei non è la signora Lo Chiummo?

Achille                - Nel senso che “la polpetta” si chiama Brigida Maruzzaro. Io e lei non siamo marito e moglie.

Ispettore             - Non siete spostati?!

Achille                - Ve vulisseve arrubbà ‘a purpetta ‘a dint’o piatto? Non siamo sposati ma in pratica è come se lo fossimo: viviamo insieme da dodici anni.

Ispettore             - (su tutte le furie) E che significa che vivete insieme da dodici anni!? Che significa!?

Achille                - Gesù, ispettò: significa che di fatto è come se lo fossimo.

Ispettore             - Appunto, “di fatto”!

Achille                - (concordando) Difatti.

Ispettore             - “Di fatto”, ho detto, non “difatti”! “Di fatto”! Voi ora mi state dicendo che siete una famiglia “di fatto”!

Achille                - Infatti. (si corregge) Appunto, voglio dire, precisamente.

Ispettore             - E lei adesso se lo fa uscire!? Non me lo poteva specificare ieri mattina!?

Achille                - Questo fatto... il fatto… “di fatto”?

Ispettore             - Infatti!!

Achille                - L’ho fatto! Cioè l’ho detto, lo sto dicendo adesso: io e Brigida siamo una famiglia di fatto. Ma qual è il problema?

Ispettore             - Signor Lo Chiummo, ma lei sta scherzando? Ma dico… Io capisco che qua dentro giornali forse non ne entrano spesso, ma Santo Dio questa televisione a che vi serve? Un telegiornale, ‘nu “Porta a Porta”, ogni tanto ‘nu Santoro!

Achille                - San “chi”?

Ispettore             - A vvuje robba ‘e “Pax”… “Coppie di fatto”… “Dico”…

Achille                - Dite.

Ispettore             - Io non dico Ballarò, ma pe’ chesto pure Michele Cocuzza! Insomma, signor Lo Chiummo, io non so come farglielo capire: se voi due non siete sposati, io ho molti dubbi che la signora stanotte possa partire pure lei!

Achille                - E perché?

Ispettore             - Perché il programma di protezione istituito per proteggere i familiari dei pentiti di camorra contempla esclusivamente i parenti entro il primo grado e si estende al massimo fino ai di questi congiunti! È chiaro?

Achille                - No.

Ispettore             - Alle coppie di fatto, in questa come in altri fattispecie, io sono quasi sicuro che lo Stato non riconosce i medesimi diritti e doveri delle coppie regolari.

Achille                - Lo stato forse no, ma la camorra certamente sì. Ma scusate, ispettò, la camorra quando fa una vendetta trasversale lo fa per punire un pentito, per creare sofferenza, dolore. Che se ‘mporta ‘ camorra se uno è “marito e moglie” o è “coppia di fatto”? I sentimenti so’ sentimenti!

Ispettore             - Questo sarà pure un bel discorso, ma in un programma di protezione nun se po’ proprio fa! E si avessemo proteggere amici e pariente, cumpare e cumparielle dei camorristi, signor Lo Chiummo, nuje avessemo trasferì meza Napoli!

Achille                - Ma questo però è un caso assolutamente eccezionale, lo avete detto pure voi ieri mattina, scusate! Appena vi ho detto che casualmente, ieri, all’anagrafe dove ero andato per cacciare dei documenti per la domanda di regolarizzazione del mio rapporto di lavoro con la ditta, avevo scoperto che in origine il cognome vero di mio nonno era Lo Ciummo e non Lo Chiummo vuje site zumpato ‘a copp’a seggia!

Ispettore             - E per forza! Lei mi stava appena appena dicendo che per caso aveva scoperto di essere “scasualmente” nientemeno che il cugino di primo grado di don Antimo Lo Ciummo! Ventinove anni di latitanza, e perciò detto “L’Antimo fuggente”! Il quale proprio giovedì scorso si è improvvisamente consegnato a noi dichiarandosi pronto a collaborare dopo l’ultima vendetta trasversale in cui gli avevano ucciso gli ultimi parenti rimasti in vita. Compreso ‘o pitone ‘e sei metri e l’iguana: gli unici esseri viventi a cui abbia mai voluto bene in tutta la sua vita!

Achille                - E io proprio per questo, senza dire niente a nessuno, ieri facette una corsa da voi direttamente da sopra agli uffici dell’anagrafe!

Ispettore             - E ha fatto bene.

Achille                - È vero che io tanti giornali non ne leggo, ma di questo fatto della vendetta e del clamoroso pentimento dell’”Antimo Fuggente” ne sta parlando tutta Napoli! Io quando me so’ accorto che veramente gli sono cugino, ‘n’atu ppoco me veneva ‘n’infarto! Il bello è che voi dovete dire che qua al cantiere con gli amici, io avevo sempre scherzato su questo fatto di Lo Chiummo e Lo Ciummo! E pure loro, gli amici, ogni tanto per sfottermi mi dicevano: “Ma perché non parli con tuo cugino Antimo che i risolve tutti i problemi?” Ma chi si poteva immaginare che quello veramente m’è parente!?

Ispettore             - Anche lui ieri mi ha confermato che ignorava totalmente questa vostra parentela.

Achille                - E per forza!

Ispettore             - È ovvio, l’errore di trascrizione all’anagrafe risale addirittura ai tempi di suo nonno. A occhio e croce, agli inizi del secolo. Redenno e pazzianno saranno sessanta settanta anni almeno che vuje oramai siete “Chiummo”.

Achille                - ‘A bastone! Tre tre e napoletana a coppe! Ispettò: Lo Chiummo, no “Chiummo”. Pare che state jucanno ‘o tressette.

Ispettore             - Col morto.

Achille                - Appunto!

Ispettore             - Signor Achille, quello in pura teorira un simile grado di parentela potrebbe per certi versi considerarsi prescritto. Ma certamente non in un caso come questo: con Antimo Fuggente per lo mezzo non possiamo proprio rischiare.

Achille                - Ma nun pazziammo proprio! Ispettò, non scherziamo: io rischi non ne voglio proprio correre.

Ispettore             - E infatti noi non intendiamo fargliene correre. Per questo il suo trasferimento segreto in località segreta lo abbiamo organizzato in neanche ventiquattrore. Una parentela ancorché controversa con Antimo Lo Ciummo equivale a una bella patente di morto che cammina!

Achille                - ‘Alle, ispettò, e pare ca m’o state chi ammanno!

Ispettore             - Glielo devo nascondere? Anzi, se proprio lo suole sapere io penso che una vendetta trasversale contro di lei, proprio perche è lei, risulterebbe così spietatamente trasversale, assumerebbe una valenza mediatica di tale crudeltà, una carica così simbolicamente feroce, che lei, oggi, risulta essere il bersaglio perfetto per un gesto barbaramente dimostrativo ed efferato!

Achille                - Avite fernuto he’ vuttà seccie!?

Ispettore             - Ma la situazione è di estrema gravità e il rischio è reale.

Achille                - Ma io per questo, ritornando al fatto di Brigida, proprio perché la situazione è di estrema gravità, come dite voi che ammettete che il pentimento di Antimo Fuggente è un caso eccezionale, io penso che anche Brigida corre dei gravi pericoli non appena si viene a sapere che io sono il cugino e che lei sta con me da dodici anni. Anzi, una vendetta su di lei, che è ancora più “trasversale” di me, diciamo quasi “tangenziale”, secondo me è un gesto ancora più simbolicamente feroce, Si s’a pigliano cu Brigida, ispettò, loro riescono a fare a livello mediatico ‘nu grandissimo gesto simbolico barbarico. Ma vuje facite ‘na grandissima figura ‘e mmerda! Sempre a livello mediatico! Immaginateve ‘stu polpburger schiattato mmiezo piazza Municipio: “Che d’è ‘sta purpetta schiattata? È un hamburger, quello è ketchup… ‘Gnornò, chill’è rragù!... Ma quale ketchup, quale ragù: quello è sangue!, Chella nun è ‘na purpetta: è una Cristiana schiattata!”. Tutta la gente, le televisioni… (con toni apocalittici) “Che barbarie! Dove siamo arrivati!? La polizia, lo Stato, dove stanno? Perché non ci proteggono?! Nun hanno salvato manco ‘na purpetta! Questa non è più una città: è una macelleria che perde i pezzi!”

Ispettore             - (in difficoltà) Io non posso darle torto…

Achille                - (commiserevole) Dodici anni, ispettò. Dodici anni che stiamo insieme.

Ispettore             - (quasi con stizza) E pecchè nun ve site spusate ancora…

Achille                - (con amarezza) E quanto fatti vulite sapè…

I due rimangono in silenzio in cerca di una soluzione. Dopo un po’.

Achille                - Ho trovato! Sposateci voi!

Ispettore             - E che faccio ‘o parrucchiano?

Achille                - Voi siete un pubblico ufficiale? E facciamo quella specie di matrimonio, nun me ricordo mò comme se chiamma, che però saccio è valido a tutti gli effetti, che si fa quando uno sta per morire e vuole regolarizzare la situazione…

Ispettore             - “In articulo mortis”.

Achille                - Esatto!

Ispettore             - Ma che dice! Quello è previsto solo in casi eccezionali: si applica solo ed esclusivamente in imminente e provabilissimo pericolo di morte!

Achille                - Vuje m’avite fatto chillu “de profundis”! M’avite apparecchiato preciso p’o doje ‘e novembre!

Ispettore             - Ma poi ci sarebbe pure bisogno di testimoni.

Achille                - Quelli si trovano, che ci vuole.

Ispettore             - E comme se trovano ‘e testimoni, acussì doppo dduje minute s trovano ‘e killer for’a porta! Signor Achille, qua basta uno spiffero che esce su quello che sta succedendo qua, e a lei non le rimane neanche il tempo di dire amen!

Achille                - ‘Alle! Ma ce pruvate sfizio?

Ispettore             - Facciamo in questo modo: considerata l’eccezionale pericolosità della situazione, la signora Brigida stanotte parte anche lei. Mi assumo la responsabilità di farla rientrare nel programma di protezione, seppure in maniera parziale. Ovviamente sarà garantita anche a lei una nuova identità segreta. Ciò a cui però non avrà più diritto, mi dispiace, è il lavoro regolarmente retribuito che era stato previsto anche per lei.

Achille                - Questo un poco dispiace pure a me, perche io già glielo avevo detto. E però… che vi devo dire, ispettò: va bene, grazie! Per il momento va bene così. Poi voi l’avete vista, a Brigida non manca spirito di iniziativa.

Ispettore             - Sì, ma nun s’adda vestì ‘a purpetta! Bisognerà evitare il più possibile di dare nell’occhio. Vi darà data una nuova identità proprio per non farvi riconoscere!

Achille                - Ma certamente! Io pure mica m’o porto ‘o vestito ‘e tracchiulella! (quasi commosso) Ispettore, non basto a ringraziarvi!

Ispettore             - Adesso mi faccia andare, che ho un mare di cose da preparare.

Achille                - Anch’io ne approfitto e con una scusa vado a salutare mia sorella. Non vi preoccupate: anche a lei non dico niente.

Ispettore             - (incredulo) Vuje tenite ‘na sora?!

Achille                - Io tengo ‘na sora?

Ispettore             - Vuje tenite pure ‘na sora!?!

Achille                - (ammettendo) Io tengo pure ‘na sora!

Ispettore             - (quasi in crisi isterica) E quanno v’è ffacite ascì!? Ma uno ‘a vvuje ‘e notizie ce l’adda scippà ‘a vocca!? So’ fernute ‘e ssorprese ‘a ‘int’all’uovo ‘e Pasqua!? Gesù chisto tene ‘na sora e nun m’o ddice!

Achille                - Ma io non pensavo che vi poteva interessare! Voi ieri mi avevate chiesto se per caso avevo fratelli, a mia sorella non ci ho pensato proprio! Cioè non mi credevo che contava, anche perché, ispettò, lei porta proprio un altro cognome: lei non fa Lo Chiummo.

Ispettore             - (fintamente partecipe) Ah, no?

Achille                - No, lei fa Quagliarulo, Annarosa Quagliarulo. È vedova, puverella, è stata sfortunata, vive essa sola, il marito morì due anni fa.

Ispettore             - (fintamente partecipe) Mi dispiace.

Achille                - Una tragedia! Andò a finire sotto a un camion a rimorchio che trasportava cipolle. Figuratevi che si accappottò il rimorchio e lui praticamente venne sepolto da questa valanga di cipolle che andarono a finire tutte addosso a lui! Come infatti non capì bene se morì per il trauma delle ferite, o proprio per la mancanza d’aria cu tutte ‘sti ccepolle ‘n’cuollo. Chelle erano cipolle di Tropea, chelli grosse, viuola: chello ‘o vviola ‘n ‘cuollo ha sempre purtato malaugurio. Mò, fuje ‘o trauma o fu asfissia, chello ca è certo è ca facette ‘na morte puzzolente! Che disgrazia! Mi ricordo tutti che piangevano, mamma mia come piangevano! Va’ trova si nun era era pure ‘nu poco p’a puzza ‘e cipolle.

Ispettore             - (al colmo dell’esasperazione) Signor Lo Chiummo! Se tra mezzora non sta qua pronta a partire pure sua sorella, io annullo tutto il programma di protezione!

Achille                - Ma perché, deve partire pure lei?

Ispettore             - (al colmo dell’esasperazione) E certo c’adda partì pur’essa! Se è sorella a lei, vuol dire che è cugina a Antimo Lo Ciummo. E se è cugina a Antimo Lo Ciummo, pur’essa corre il rischio ‘e jettà ‘o sangue comme a vvuje!

Achille                - (allarmato) Ma lei non può partire con noi! Ispettò, Annarosa e Brigida nun se supportano proprio!

Ispettore             - E a mmè che me ne ‘mporta?

Achille                - Quelle si odiano!

Ispettore             - (quasi a dispetto) Nun me passa manco ‘a capa!

Achille                - Comme ce ‘o ddico a Brigida che viene pure Annarosa?

Ispettore             - (quasi sadico) Comme ce dicite pure ‘o fatto che il lavoro che doveva avere lei, adesso spetta a Annarosa!

Achille                - E quella la scanna!

Ispettore             - Pe’ mmè ve putite scannà pure tutte quante! Basta can un ve facite scannà d’e cammurriste! (con furia esce e va via)

Achille                - (andandogli dietro) Ma che raggiunamento! Ispettò, aspettate ‘nu mumento! Ispettore! Questo fatto qua, tutto quello che siamo detti a Brigida non glielo dite. Ispettò! Ce lo spiego io. Ispettore!

Inseguendo l’ispettore, anche Achille esce di scena. Provenendo dal lato opposto del cantiere, sopraggiunge Agostino.

Agostino            - (chiamando da fuori) Achille? Achì, so’ Agostino. Iammo che oggi t’è gghiuta bbona: sono sette caffè! (si avvicina alla porta, e bussa) Achille? Brigida? (apre con circospezione) E permesso? Sono Agostino, posso? (entra) Achille? Brigida? (si guarda attorno con circospezione) Ma com’è che non ci sta nessuno. (si avvede della valigia) Achille? (va a controllare nel bagno).

Come una furia rientra Brigida: tutta scarmigliata, stravolta e con il costume ridotto a brandelli. È convinta di rivolgersi ad Achille.

Brigida               - Dincèllo a ssòreta, ca si me capita ‘nata vota dint’e mmane, ne faccio tutte polp-burgher!

Agostino            - (uscendo) Brigida!

Brigida               - Ah, sei tut, scusa. Mi credevo che era Achille.

Agostino            - Non ci sta. Ero venuto per i caffè, ma non ho trovato nessuno. Mi ero quasi preoccupato. Ho visto la valigia sul letto... Ma che ti è successo?

Brigida               - (minimizzando) Niente, ho avuto una piccola discussione con Annarosa. (cedendo alla rabbia) Chella iètteca, ianàra! Dincèllo tu a Achille: nun m’a facesse capità chiù annanzo all’uocchie mieje! Manco pittata, ‘a voglio vedè chiù! ‘A voglio vedè direttamente dint’a ‘na bella immaginetta ‘e ceramica! Accussì, oì: ‘nu bell’ovale color seppia!

Agostino            - Aspetta, calmati, ti do un bicchiere d’acqua.

Brigida               - ‘A pagellina poi ce ‘a faccio fa cloro avorio cinese, tale e quale ‘a carnaggione soja! Chella monaca fàvuza, chillu scorfano quattrocchi! Voglio proprio vedè mò comme s’è mmette chiù ‘ llente!

Agostino            - (preoccupato) Ch’he’ fatto? Ce he’ scassato gli occhiali?

Brigida               - No, no: voglio solo vedere mò dove si appoggia le stanghette! Ce aggio dato ‘nu muorzo ‘ncoppa ‘a recchia, m’à stevo magnanno! Chella bizzoca, a chi se crede ‘e fa scema! Fa tutta la zita contegnosa, la santarella… Fa la sorella, fa, la sorella. La sorella del… del “dolce”! Pe’ nun dicere ‘n’ata cosa…

 Vicino a me, che casualmente stavo passando fuori alla chiesa per andare alla macelleria ‘e don Nicola, davanti a tutti quanti. “Non ti vergogni di passare così conciata davanti alla Chiesa del Signore?! Non ti basta di vivere a tanti anni nel Peccato?! Eggià, tu ci sguazzi, nel Peccato!” (tra sé) “Peccato?” Peccato ca me l’hanno levata ‘a ‘int ‘e mmane, peccato!

Agostino            - E va bene, adesso calmati...

Brigida               - E comme corre ‘a matina pe’ ghi ‘int ‘a chiesa, chella renavòttola! Cu’ chella zuppiera ‘mmano: “Per il Signore, per il Signore! Un’offerta per il Signore” Se sta facenno ‘a casa ‘o mare, con le offerte per il Signore! Madre Teresa di Gallura!

Agostino            - Di Calcutta.

Brigida               - Chi è?

Agostino            - Madre Teresa. Madre Teresa è di Calcutta. Di Gallura è Santa Teresa. Lo so perché a Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, ci sta di casa una cugina di mia madre, che si chiama pure essa Teresa come a mia madre Teresa.

Brigida               - (si distrae con i brandelli del costume) Si’ ‘ffiglio a Madre Teresa?

Agostino            - Nonzignore! Ho detto che mia madre, che sia chiama Teresa, è a sua volta cugina…

Brigida               - … A Madre Teresa…

Agostino            - Nonzignore!

Brigida               - A Santa Teresa…

Agostino            - Nun è cuggina né a Madre Teresa né a Santa Teresa: è ‘a cuggina d’a zi’ Teresa! Che tene….

Brigida               - …’O ristorante...

Agostino            - Chi?

Brigida               - ‘A Zi’ Teresa.

Agostino            - Nonzignore! ?A zi’ Teresa tene ‘o stesso nomme ‘e mia mamma perche tutte e due portano ‘o nomme d’a nonna Teresa!

Brigida               - E a mmè che me ne ‘mporta!? E scusa! Me staje facenno venì ‘o male ‘e capo. Te stai ‘ncartanno tu, Nonna Teresa, Madre Teresa, ‘a Zi’ Teresa! E agge pacienza, Agostì. Me staje ‘nzallanenno!

Agostino            - Scusami.

Brigida               - No, no, scusami tu. È che… io già stamattina stavo un poco nervosa per fatti miei. (ritorna agli irreparabili strappi al costume) Guarda ccà, guà: m’ha sciarmata tutta ‘a purpetta. L’ha fatta addiventà carne macinata. Mò si me vede don Nicola… E che ce faccio chiù cu’ chisto, che ce faccio. ‘A bolognese, ce faccio. Scusami, Agostì, veramente, non ce l’ho con te: è un momento un po’ così…

Agostino            - (con un improvviso tono virilmente accorato) È un momento che dura da quanti anni?

Brigida               - Agostì, oggi non è proprio giornata

Agostino            - Sono cinque anni che ogni giornata con me non è giornata!

Brigida               - E oggi è ancora meno giornata delle altre giornate che non sono giornate!

Agostino            - C’aggia fa chiù, io pe’ te?

Brigida               - (dura, quasi a replicare a un’offesa) Io non ti ho mai chiesto niente.

Agostino            - E infatti so’ io quello che cerca sempre qualche cosa…

Brigida               - Agostì, di quello che successe tra me e te cinque anni fa, lo sai, io non mi sono mai pentita. Con Achille ci eravamo praticamente lasciati. E comunque per me non fuje ‘nu tradimento. Ma se decisi di tornare con Achille e ti chiesi di non dire mai niente a nessuno di quello che c’era stato tra di noi, io penso che doppo cinche anne tu una ragione te la dovresti pure essere fatta.

Agostino            - E io invece una ragione nun m’a faccio! Tu cinque anni fa mi facesti capire che forse tornavi da lui anche perché… vederlo così in difficoltà, senza un’occupazione…

Brigida               - Non ho mai detto questo.

Agostino            - Lo dicesti, Brigida, lo dicesti, nun mm’o pozzo mai scurdà. Dicesti precisamente: “Lui ha bisogno”.

Brigida               - A te nun t’è mai passata ‘a capa l’idea che io volessi dire che aveva bisogno anche di me?

Agostino            - Appunto, Brigida, “anche” di te.

Brigida               - Anche di me, certo, anche di me.

Agostino            - E allora sono io che ti domando: ma a te nun t’è passata p’a capa l’idea che tutto quello che io ho fatto in questi anni per Achille, l’ho fatto sperando sempre che un giorno tu dicessi: “Ecco qua, mò bene o male Achille una sistemazione l’ha trovata, ‘nu poco ‘e pace, ‘na soluzione pure pe’ isso finalmente è asciùta”…

Brigida               - Che mi stai rinfacciando, Agostì? Che è per colpa mia che ‘a bonanema d’o cane Giosuè è passato a miglior vita? Perché me serveva ‘a cuccia soja?

Agostino            - Ma io…

Brigida               - O forse, scusa, ti sei dispiaciuto che non ti ho ringraziato mai abbastanza per questo caratteristico e signorile miniappartamento in pieno centro finemente arredato con angolo cottura e panoramicissima veduta sul Maschio Angioino?

Agostino            - Ma chi ti sta rinfacciando niente, Brigida? Perche fai finta che non capisci?

Brigida               - Perché oggi nun è ghiurnata, Agostì, te l’avevo detto! Non era proprio il caso di fare certi discorsi, Mò agge pazienza, vado a vestirmi un poco più decente. Per stamattina ‘a recita ‘e Carnevale l’abbiamo finita con un poco di anticipo. I caffè oggi è meglio che li ordinate al bar.

Agostino            - Io ero venuto anche per dirti che quel posto al call center di cui ti parlai il mese passato, se vuoi, da lunedì prossimo è a tua disposizione. Mio cugino mi ha avvisato ieri sera. Mi faceva più piacere dirtelo in un altro momento, ma… (lasciandole un foglietto sul tavolo) Qua sopra ci sta tutto: indirizzo, numeri di telefono. Ci sta pure il numero di mio cugino: qualunque cosa, chiedi a lui.

Brigida entra nel bagno. Agostino esce dalla baracca. Chiude la porta e ha un attimo di esitazione. Achille lo scorge da lontano e fa cenno a qualcuno di aspettare in disparte. Poi si avvicina alla baracca.

Achille                - Uè, Agostì, stai arrivando adesso?

Agostino            - In verità me ne stavo andando. Ti ho aspettato fino a mò: ero venuto per i caffè.

Achille                - E aspetta, li preparo subito.

Agostino            - S’è fatto tardi, ‘e guagliùne stanno aspettando.

Achille                - Duje minute.

Agostino            - Nun te ne ‘ncaricà, li piglio al bar.

Achille                - Ma tengo la macchinetta pronta, già l’avevo preparata. Mò è peccato.

Agostino estrae dalla tasca dei soldi che vorrebbe dare a Achille.

Achille                - (rifiutando) No. Ma che c’entra! Non lo dico per questo.

Agostino            - Va bbuò, è un anticipo per…

Achille                - Ma quale anticipo, che significa…

Agostino            - E dimane nun aggia turnà? Che fai te ne scappi?

Achille                - Io me ne scappo?

Agostino            - (ironico) Appunto, dico: che fai, te ne fuje?

Achille                - Io me ne fujo? E perche me ne avessa fuì?

Agostino            - (ironico) E cche nne saccio? Aggio visto pure ‘a valiggia ‘ncopp’o lietto…

Achille                - (sempre più in difficoltà) La valigia? Ah, no… È che prima Brigida stava mettendo un poco a posto, stavamo cominciando a fare una specie di cambio di stagione…

Agostino            - ‘O dieci ‘e luglio?

Achille                - Quello dice che fra un poco si rompono i tempi… La notte qua dentro già comincia a fare freschetto…

Agostino            - Va buò, Achì, se non mi vuoi dire dove stai scappando chi sa per quale destinazione ignota, io nun me piglio collera. Abbasta ca però quando arrivi, me manne ‘na bella cartolina. Statte buono, ce vedimmo dimane. Si te trovo ancora ccà!...

Agostino si allontana.

Achille                - Ma che ttène? Ll’uòsemo comm’è cane? Tiene proprio il sesto senso, tiene, il sento senso: è peggio e Bruce Will!

Con fare estremamente guardingo, Achille va a recuperare dal suo nascondiglio la sorella Annarosa. La quale appare riottosa, visibilmente impaurita e con una grossa benda che le copre l’orecchio ferito.

Achille                - Mièttete ccà, e aspetta.

Annarosa            - Io nun voglio venì! È ‘na pazzaria! Io sto tanto bella ccà: tengo ‘a parrocchia, le signore amiche mie… Noi mò non sappiamo manco dove ci portano!

Achille                - Ti ho spiegato: sicuramente sarà un posto bello, lo ha detto l’ispettore: un posto dove potremo vivere finalmente tutti quanti con tranquillità!

Annarosa            - Vivere con tranquillità cu’ chella diavola ‘e Brigida? Io cu’ cchella nun ce vengo! Io me metto paura.

Achille                - Nonzignore, nun te preoccupà: famme fa a mmè!

Annarosa            - Sapisse che s’è fidata ‘e me dicere…

Achille                - E me l’immagino…

Annarosa            - Una strega, un’indemoniata! L’esorcista ce vuleva p’a calmà. E poi, con quelle gambe da fuori! Senza ‘nu minimo ‘e scuorno.

Achille                - Pure tu, Annarò, però, eh? A te pure te piace ‘e sfruculià ‘a mozzarella ‘e San Giuseppe!

Annarosa            - Lascia stare a San Giuseppe, ca cu’ ‘e ccosce  ‘e Brigida poco ce azzecca!

Achille                - Annarò, chiariamoci una volta per tutte. Io t’aggio spiegato qual è ‘a situazione. Mò ddoje so’ ‘e ccose: o rimani qui a Napoli e aspetti ca oggi o dimane ‘a camorra vene a ssapè che sei cugina a Antimo Fuggente e si vendica ‘ncuollo a te in maniera barbaricamente mediatica e ferocemente simbolica a livello trasversale. Oppure fai un’anema e coraggio: te ne parti cu nuje e aspetti ‘a vendetta e Brigida. Ca forse, poiché è meno trasversale e più diretta, può essere pure che è meno feroce e barbara ‘e chella d’a camorra, che nne può ssapè. Mò ciùncate ccà ffore cinche minute e famme fa ‘stu tentativo. Nun te movere.

 Se non ti chiamo io, p’ammore ‘e Ddio nun trasì! (con non poca titubanza fa per entrare. Esita, e lascia l’ultimo avvertimento) Si me siente ‘e alluccà, fuitènne!

Annarosa si sistema dietro una catasta di tubi. Achille entra nella baracca.

Achille                - Brigida? Sono io…

Brigida riappare dalla porta del bagno. In silenzio riprende a sistemare la valigia.

Achille                - Ho parlato un altro poco con l’ispettore: ho cercato di farmi dire qualcosa di più, sulla destinazione, sul viaggio: quante ore sono, comme viaggiammo… Niente, non una parola! Ha detto solo che dobbiamo fidarci e basta. L’unica cosa, sono riuscito a fargli capire che forse una valigia è troppo poco. Gli ho spiegato che per una signora è diverso, che ci sono un poco più di esigenze… Isso ha capito. Quindi, se ti vuoi portare qualcosa in più…

Brigida               - No, no, una valigia basta, non ti preoccupare: va bene così.

Achille                - (rasserenato dal tono meno aggressivo di lei) Va un poco meglio?

Brigida               - Mi sto cominciando ad abituare all’idea. Come dici tu, qualche vantaggio sicuramente l’avremo.

Achille                - (sorpreso ed entusiasta) Nientemeno?! Ma noi avremo solo vantaggi! (la abbraccia) Ma tu ci scherzi? Ma quale posto può essere più brutto di questo? Quale situazione è più mortificante che ffà ‘a parte d’o cane ‘e guardia sotto ‘o cantiere d’a metropolitana sotto ‘o Comune ‘e Napule! Manco Pinocchio era stato accussì sfortunato: perlomeno a isso ‘o cane ce ‘o facevano fa in un bel casolare nella campagna Toscana, ‘n’atu libello proprio! ‘O ppeggio che lle puteva capità era ‘e ‘ncuntrà il Gatto e la Volpe: a mmè, si me va bona, me trovo ‘e faccio ‘a Zoccola e ‘o Scarrafone! E pure per te, tesoro mio: mica può ghi annanzo ‘a fa ‘a purpetta cu’ ‘e ccosce ‘a fore!? Te lo giuro, tesoro mio, noi solo vantaggi possiamo trovare.

Brigida               - (coinvolta dall’entusiasmo di Achille, appare finalmente di buon umore) Solo il vantaggio di non vedere mai più in tutta la mia vita chella faccia ‘e peste ‘e tua sorella Annarosa!...

Achille                - (gelato) Ecco…

Brigida               - Speriamo solo che non portano in un luogo troppo troppo freddo. A me il freddo mi ha sempre messo un poco di malinconia.

Achille                - Ebbè, certo, un poco di malinconia per la solitudine, diciamo, la lontananza… Qualche amico, qualche parente sempre un po’ va a finire che ci mancherà. Uno in fondo non è neanche abituato a stare senza…

Brigida               - Achì, non te piglià collera, ma certi parenti è meglio perderli che trovarli…

Achille                - No, quello è sicuro… Solo che, sai, magari pensavo se veramente va a finire che ci portano in un luogo freddo, non so, un luogo sperduto… Magari va a finire che uno sente ancora di più questa specie di assenza, questo vuoto. Mò nun pare, ma… Ti mancano le cose a cui uno è più abituato, che ssaccio; pure una bella litigata ogni tanto, addirittura nella lingua nostra, per risentire certe sonorità familiari. ‘Nu bello appiccico come Dio comanda, proprio anche per riscaldarsi un poco. Quaccheduno che attizza ‘o ffuoco, per un po’ di calore umano…

Brigida               - (languida) Chi sa… Forse tieni ragione… (vagando con lo sguardo nello squallore della baracca) Pare assurdo, ma qualche cosa di tutto questo, forse pure ci mancherà…

Achille                - (prontissimo) E chi è che attizza ‘o ffuoco meglio ‘e tutte quante?

Brigida               - In che senso?

Achille                - No, dico: chi è che, quando tu la vedi, a te immediatamente ti fa venire proprio queste vampate di calore umano? Che a ttè te fa sagliere proprio ‘o sanghe ‘n capo tanta è questa sensazione che ti scatena? Questa “stufa umana”, diciamo, chi è? Chi è questa stufa? Chi è?

Brigida               - Achì, nun te capisco.

Achille                - ‘A pozzo ì a piglià?

Brigida               - A chi?

Achille                - Alla stufa!

Brigida               - Ma chi è?

Achille                - Annarosa!

Brigida               - Annarosa!?!

Achille                - (raccoglie tutto il coraggio, e tutto d’un fiato vuota il sacco) Annarosa adda venì cu’ nuje! L’ha detto l’ispettore. Essa è sorella a mmè? E quindi è cugina a Lo Ciummo. E come tale, ha spiegato l’ispettore, va sottoposta pure lei al regime di protezione.

Annarosa irrompe come una furia all’interno della baracca.

 

Annarosa            - Io tengo ‘o diritto! He’ capito? Io tengo diritto, no tu! Tu nun sì nisciuno. Tu sei solo un’usurpatrice di talami nuziali!

Achille                - Annarò! Fallo p’ammore d’a Mado…

Annarosa            - Non bestemmiare! Pure a te! Pure a te ti sta sprofondando negli abissi della perdizione. Salvati da questa dannazione! Questo di oggi è un segno divino: da un pentimento a un altro pentimento. Pentiti, fratello mio! Abbandonala!

Brigida               - (incredula, quasi inerme di fronte a tanto delirio) Chisto è ‘nu suonno… Io mò chiudo ll’uocchie, conto fino a tre e mme sceto! Uno… due…

Annarosa            - Lasciala al suo destino di Semiramide lussuriosa! Matalèna senza redenzione! Lè, lè… Matalè… Lè, lè…Matalè…

Brigida               - (con calma olimpica) Achì, ‘a pozzo accidere?

Annarosa            - Oggi è il Signore che ti ingiunge di spezzare questa unione peccaminosa, Una lasciva congiunzione di corpi. Non una santa congiunzione di anime!

Birgida               - Vuò vedè comme ‘a chesta ‘a scongiungo ‘a capa ‘a copp’o cuollo?

Achille                - Brigidì, agge pazienza! Nun saccio che ll’ha pigliata, a chesta stamatina…

Annarosa            - Io e mio fratello ci monderemo nella luce di una vita nuova. Mentre tu rimarrai a marcire nelle tenebre del male! Lè, lè… Matalè… Lè, lè…Matalè…

Brigida               - Achì, ti prego, per piacere: fammela uccidere...

Annarosa            - Tu sei Eva peccatrice! Eva! Eva!

Brigida               - (Ad Achille che si frappone tra lei e la sorella) ‘Èvate ‘a ‘nanzo, ca ‘a voglio scummà ‘e sanghe!

Annarosa            - Tu sei nata da una costola!

Brigida               - Tu sei nata da una pustola!

Achille                - Brigida, ti prego, quella sta scherzando. Ha sentito il fatto della stufa? E mò sta attizzando ‘nu poco ‘ o ffuoco!

Annarosa            - Il fuoco eterno, questo ti attende!

Achille                - Annarò, mò basta. Si no ccà overo s’appiccia tutta ‘a baracca!

Brigida               - (improvvisamente recupera di nuovo la massima calma) No, no, nun te preoccupà. Achì, ccà nun se appiccia chiù niente e nisciuno. Oramai, sta tutto stutato. (va verso il letto e comincia a rifare la valigia)

Achille                - Che stai facendo?

Brigida               - Me sto facenno ‘a valigia, sì ccecato? Voi due ve ne andate in grazia di Dio per i fatti vostri: tante belle cose e tanta fortuna a voi. E io me ne vado per i fatti miei. E qua oì, finalmente se smontano baracca e burattini.

Achille                - No, no, Brigida, aspetta! Aspetta ‘nu mumento!

Annarosa            - Lasciala andare via. Via! Vade retro! Vade retro!

Brigida               - (con un sorriso amaro) Me ne vaco, Annarò, me ne vaco. He’vinciuto tu.

Annarosa            - Non sono io che ho vinto: è la giustizia che trionfa!

Achille                - Annaròòò! Si nun te stai zitta te trionfo ‘na faccia accussì, te trionfo! Birgida, aspetta, nun ‘a dà retta a chesta!

Brigida               - Lascia stà, Achì, ave raggione essa: tiene ragione la reverenda madre superiore. He’ ditto buono tu primma: forse questa valigia me la dovevo preparare io sola un po’ di tempo fa.

Achille                - Tu non te ne puoi andare…

Brigida               - Per paura della vendetta trasversale?

Achille                - Non è solo p’a vendetta, Brigida, io… fermate ‘nu mumento, ti prego!

Nel frattempo, con modi estremamente guardinghi, sopraggiunge all’esterno della baracca Antimo Lo Ciummo.

Achille                - (con accenti commossi) La vedi questa? Questa deve essere la “nostra” valigia. E questa valigia sul letto… deve essere quella di un lungo viaggio che noi dobbiamo trovare il coraggio di fare insieme… Tutto chello che io e te avimmo passato, Brigida, dentro a quella valigia, non ci può stare. Brigidì, se mi lasci, non vale!

Antimo               - (entrando nella baracca) ‘A vulisse fa cantata?!

Achille                - Ma chi è?

Brigida               - Giuvinò, se siete venuto per il caffè, ve ne potete andare. Iatevello a ppiglià ‘o bbar e nun ce scucciate!

Antimo               - (incredulo) Vicino a mmè: “Iatevello a piglià ‘o bbar”?! Vicino a mmè: “Nun ce scucciate”!!??

Achille                - Abbiate pazienza, vi cerco scusa: solo che site capitato in un momento un poco difficile…

Antimo               - E che mme rappresenta questa giustificazione? “’O momento difficile! Guagliò, ‘a vita nun è facile pe’ nisciuno.

Achille                - Nun m’o ddicite a mmè. È che però questa è sicuramente una giornata critica.

Antimo               - ‘Alle, ‘n’ata vota! “’O momento difficile, ‘a giornata critica…” Guagliò, tu è dint’a ‘sti mumente ccà che tu deve mantenere il sangue freddo. E allora fosse facile: “Quando il mare è in bonaccia, ogneduno sape fa ‘o timoniere!”

Brigida               - Ce mancava sulo Confucio, stamattina.

Antimo               - E ma allora ‘o vedite ca me vulite proprio sfottere?

Achille                - Ma no, è che…

Antimo               - E chesta è provocazione!

Achille                - Nossignore. È che pure vuje però trasite accussì, dint’a casa d’a gente…

Antimo               - ‘A “casa”?! Tiene ‘o curaggio d’a chiammà pure “casa”?! ‘Sta grotta ‘e Betlemme ‘a chiame pure “casa”? Tiene mente che presepio! Qua chi ci dorme? Benino, ci dorme? Benino?

Achille                - Veramente ci dormo io…

Antimo               - E comme ce duorme?

Achille                - Benino. Cioè, non c’è male…

Antimo               - Cose ‘e ascì pazze! Roba da terzo monte!

Brigida               - Sentite, ma a vuje chi v’a dà tutta questa confidenza?

Antimo               - E vide ‘a signora stamattina a fforza nun se vo tuzzà cu mmè!

Achille                - Sentite, qua nessuno si vuole tuzzare con nessuno. Siete capitato in un momento sbagliato, e vi stiamo pregando educatamente ‘e ve ì a piglià ‘stu benedetto cafè dint’o bbar!

Antimo               - ‘N’ata vota: “Vatte ‘a piglià o ccafè ‘o bbar”?! A mmè!? Vicino a mme: “O caffè ‘o bbar”!?

Achille                - Scusate, ma che v’aggio ditto ‘e strano? Addo’ ‘o pigliate vuje ‘o caffè, ‘a pescheria?

Antimo               - ‘Int’a ccinche anne ca io so’ stato in Brasile, tutte ‘e mmatine ca ‘o Pateterno faceva schiarà iuono, a mmè ‘o ccafè mm’o ppriparava ‘e mm’o purtava fino a dint’o lietto Cafardigna in persona!

Achille                - Cafardigna?

Antimo               - Cafardigna, ‘a cugina ‘e Ronaldigno. Tutt’e mmatine, ‘e cchiche precise, essa e sette otto compagne d’e ssoje ievano fino a dint’e piantagione, e mme sceglievano ‘e chicci ‘e cafè a uno a’ vota! Po’ turnavano a’ fazenda, me li sminuzzavano con quelle belle unghie tutte laccate di smalto verde e oro, me lo tostavano a regola d’0arte, trasevano dint’a stanza ‘e lietto e… (accennando una samba voluttuosa) “Pèpèpèpèpèpè/ Pèpèpèpèpèpè/ Pèpèpèpèpèpè/’O ccaffè!!

Achille                - (ammirato) Facevano proprio ‘o trenino ‘e Capodanno!

Antimo               - Bravo, ‘o trenino, facevano, ‘o trenino! Con Cafardigna davanti a tutte con il vassoio con il ccafè che cacciava il fumo come a una locomotiva! Cafardigna teneva dduje respingenti ‘e chesta posta! Che erano fatte ‘e fierro? ‘E acciaio, erano fatti, i respingenti. Manco quando abballava se muovevano. ‘Nchiummàte ‘mpietto!

Achille                - Erano respingenti…

Antimo               - Respingenti attraenti! Guagliò, e che spettacolo a primma matina! (canta e balla) “A… E… I…O…U…”

Achille                - “Ipsilon”!

Antimo               - (c.s.) “W Cafardignaaaa/Puortame ‘o ccafè/Pèpèpèpèpèpèèèè! (a squarciagola) Brigitte Bardot,/Bardòòòòò”!

Brigida               - Basta!

Annarosa            - Che vergogna.

Brigida               - Sentite: a mmè nun mene ‘mporta niente ‘e vuje, Ronaldigno, Cafardigna, ‘sti quattro zoccole cu’ ll’ogne pittate, ‘e respingenti e tutt’o trenino ‘e Capodanno! Ca si proprio ‘o vvulite ssapè ‘o trenino a Capodanno oramai se fa sulo dint’e ffeste cafone.

Achille                - (ammettendo) È ‘nu poco fuori moda…

Brigida               - A nuje ccà già ce votano ‘e ccervelle. È chiaro? Ed ero stata chiara pure con l’amico vostro Agostino: oggi nun è gghiurnata!

Antimo               - Ma io non sono l’amico di Agostino. Io sono “il cugino”.

Achille                - E tanto piacere! Ma mò però iatevenne da vostro cugino: nun è ‘nu fatto personale, solo che, per quanto vi stimo, adesso veramente non è il momento.

Brigida               - Aspetta, Achì, aspetta ‘nu mumento. Ma… Ma ho capito bene? Voi siete il cugino?

Antimo               - Sta capendo, finalmente.

Brigida               - Quello del call center telefonico?

Antimo               - (credendo a un’allusione in codice) “Telefonico”? Accussi v’hanno ditto? E allora, sissignore: sono il “cugino del telefono”, diciamo così. “Il cugino del telefono”.

Brigida               - E nun m’o ssapivere dicere subito? Voi siete capitato proprio al momento giusto! Stò già pronta: me ne vengo con voi.

Achille                - Brigida, dove vai?

Antimo               - Signò, addò ve ne jate? Nuje comme mettimo ‘o pede fore ‘a ccà ce fanno fa ‘a fine ‘e Carmela e Gennarino!

Achille                - Sentite, amico caro, io mò veramente nun sto capendo niente chiù. Chi so mò Carmela e Gennarino? Addò so’ asciute chist’ati duje? Di quale telefono state parlando?

Antimo               - Io nun ce pozzo penzà. Sei metri era luongo, sei metri! L’hanno tagliato e l’hanno fatto piezzo piezzo!

Annarosa            - Ma che cosa?

Achille                - E sarrà ‘o filo d’o telefono: era troppo lungo e l’hanno tagliato. Problemi cu ‘e vicini ‘e casa, robba ‘e condominio…

Antimo               - (improvvisamente commosso) Chillu povero Gennarino mio. Che ‘nfamità! Ma che aveva fatto ‘e male, chillo povero Gennarino, che aveva fatto ‘e male?!

Achille                - Non so, nun sto capendo…

Antimo               - E Carmela? Chella bella Carmilina mia!? L’hanno fatta zumpà in aria comme ‘a nu tracco a capodanno! Se fa chesto?! Se fa?

Achille                - Fa’ zumpà ‘e tracche ‘a Capodanno? E comme nun se fa? È ‘na brutta tradizione: comme ‘o trenino…

Antimo               - Poveri Gennarino e Camillina!

Brigida               - Sentite, mi dispiace assai assai pe’ chisti dduje poveri sventurati, condoglianze partecipatissime, ma mò nun perdimmo chiù tempo e ghiammuncemmo ‘a ccà ‘bbascio! Ampresso ampresso ditemi dove me ne devo venire.

Antimo               - ‘Alle, signò, ma c’aggio parlato cinese? Nuje ‘a ccà ddinto nun ce putimmo movere!

Brigida               - E cche facimmo ‘o call center ‘a sotto ‘a grotta?

Antimo               - ‘N’ata vota vuje e ‘stu call center? Ma vuje avite capito sì o no io chi so’?

Brigida               - Siete il cugino di Agostino!

Antimo               -Nonzignore! A mmè m’hanno detto che mio cugino si chiama Achille!

In quel mentre ritorna l’ispettore.

Ispettore             - (ad Antimo) Tutto bene? Ha avuto problemi? Ha incontrato qualcuno lungo il percorso?

Antimo               - Ispettò, ve l’ho detto, sono più di venti anni che io giro tranquillamente in questa città: la mia faccia non la conosce nessuno.

Achille                - Ispettò, ma aggio capito buono? Ma allora chisto fosse…

Ispettore             - Non vi siete ancora presentati?

Antimo               - Non avimmo tenuto ‘o tiempo: mò mò so arrivato.

Ispettore             - Antimo, questo è quel che resta della sua famiglia! (presentando) Achille, suo cugino; la signora Annarosa, sorella a Achille e cugina a lei; e la signora Brigida…

Annarosa            - (con un filo di voce) lei però non è parente…

Ispettore             - Di fatto viene a essere una sua cugina acquisita! Signori, la situazione sta precipitando. Abbiamo scoperto appena in tempo che il luogo segreto dove fino a ora avevamo tenuto nascosto il signor Antimo è stato inopinatamente individuato.

Achille                - La solita “gola profonda” comme int’e film?!

Ispettore             - “La vita in diretta”!

Antimo               - Stasera fanno pure ‘o collegamento cu’ “Porta a Porta”…

Ispettore             - Ho avvisato io il signor Antimo di precipitarsi immediatamente qua. È il posto più sicuro che ci è rimasto.

Achille                - A piazza Municipio?! Sotto ‘o Comune ‘e Napule!? ‘O centro d’o centro d’a città!?

Ispettore             - È la prima regola per nascondere ciò che non si vuol far trovare: metterla sotto gli occhi di tutti. Sta scritto anche nei peggiori romanzi gialli.

Achille                - Appunto, nei peggiori!

Ispettore             - “Anche nei peggiori” significa che sta scritto pure nei migliori.

Achille                - Peggiori, migliori… Ispettò, chisto nun è ‘nu romanzo!

Antimo               - Achì, tu t’hea calmà: a mmè nun me sape nisciuno, nun te preoccupà.

Achille                - Antimù, bello d’o cugino tuo, nun te ne avè a male, nun è pe’ te, ma io nun voglio fa ‘a fine ‘e Gennarino e Camillina.

Ispettore             - Signor Achille, glielo assicuro: lei non farà la fine né del pitone né dell’iguana!

Achille                - Chiste so’ gennarino e Camillina?! ‘Nu pitone e ‘n’iguana!?

Annarosa            - Che è l’iguana?

Brigida               - È ‘na cugina d’a toja che arrassumiglia tale e quale a te!

Achille                - Brigidì!

Brigida               - E guardala mò ca s’ha levata ‘e llente: vide si nun è precisa ‘a ‘na lacerta!

Annarosa            - Basta, me ne vado! (fa per allontanarsi)

Brigida               - Se ne va la lacerta!

Ispettore             - Signora, dove va?! Lei non se ne può andare!

Brigida               - (sulle note di “Roberta”) “Lacertaaaa/Ascoltaaaa/Ritorna ancora qui, ti pregooo!” Peppino di Capri a scrivette pe’ essa ‘ìsta canzone.

Annarosa            - Strega! Megera! Arpia!

Brigida               - Tofa!

Ispettore             - Signore, per piacere! Piuttosto, raccogliete tutto ciò che vi serve che partiamo.

Achille                - Ma non ho capito: partiamo tutti insieme? Anche lui viene con noi?

Ispettore             - Per il momento sì. Il programma è nuovamente cambiato: anche il posto dove avevamo previsto di condurre il signor Antimo, a questo punto, non siamo più certi che non sia stato già scoperto. Per adesso starete tutti insieme nella nuova destinazione. È più tranquilla, assolutamente insospettabile e molto sicura. (tra sé) Voglio vedere si Bruno Vespa arriva pure là…

Achille                - Ma è ‘nu posto tranquillo?

Ispettore             - Tranquillo? Ricordatevi questa parola. E poi mi direte se è o non è un posto tranquillo.

Antimo               - Ispettò, ricordatevi i patti e gli accordi: io collaboro solo se rispettate tutte le condizioni!

Ispettore             - I patti sono patti!

Antimo               - E nun ve scurdate: voglio un latro pitone e un’altra iguana!

Brigida               - Ispettò, vuje penzate a ‘o pitone. Comme iguana ce purtammo a Annarosa!

ATTO SECONDO

Il piccolo cimitero di un non meglio identificato paesino del Nord Italia.

Sulla sinistra, parzialmente nascosto da un piccolo cancello in ferro, l’ingresso della chiesetta: una di quelle tipiche chiesette di campagna che, come ci ricorda il poeta, “erbose hanno le soglie”…

Sulla destra si erge la parete perimetrale del camposanto che ospita i loculi marmorei dei defunti, pietosamente allietati da fiori e lumini.

Altre lapidi, ordinatamente disposte in bella simmetria, si innalzano dal terreno centrale, conferendo, per la loro stessa compostezza, quella aria di quiete e di pace che spesso rasserena l’animo di chi, seppur addolorato, vi si reca.

Sulla sommità del cancello, la iscrizione in cui talvolta ci si imbatte all’ingresso di questi luoghi di eterno riposo: “NOI FUMMO QUELLO CHE SIETE, VOI SARETE QUELLO CHE SIAMO”.

È questa la insospettabile e sorprendente destinazione segreta che attende i quattro fuggiaschi. Come promesso dall’ispettore, il luogo è sicuramente “tranquillo”. Che sia anche bello, questo risulta forse più opinabile…

Achille, Brigida, Antimo e Annarosa, valigie alla mano, si guardano intorno. Dire che appaiono increduli è dir poco.

Antimo               - (dopo una lunga pausa, in cui si legge tutto il suo stupore, prorompe) Ma addò sanghe d’a culonna ‘nfame ce avite purtato?!

Ispettore             - Antimo, cominciamo a moderare i termini! Prima di tutto per rispetto al luogo dove ci troviamo. E seconda cosa, per rispetto pure a me, se non le dispiace.

Antimo               - Ispettò, con tutto il rispetto: ma ve fusseve ‘mbriacato cu’ chillu bellu vino adulterato al metanolo e benzene ca facimmo a Porchianise?! Vuje tenite ‘e pazzià, stamattina!

Ispettore             - Le sembra il momento di scherzare?

Antimo               - Ottocento chilometri pe’ ghi a fernì a nu cimitero?! E si è chesta ‘a fine che avev’a fa, tanto valeva ca me lassàvave a Napule! Io a Poggioreale tengo amicizie, sia nel carcere che ne camposanto. Non dico tra gli Uomini Illustri, ma ‘nu pusticello aggrazziatello con vista lato Vesuvio sempe m’o facevano ascì.

Ispettore             - Questa è la destinazione ancorché provvisoria che avevamo previsto per il signor Achille, non per lei. Ovviamente, signor Achille, anche lei deve tener presente che in meno di quarantotto ore miracoli non ne potevamo fare, Ma questa è la sistemazione che ci garantisce nell’immediato la massima sicurezza. Che, non lo dimenticate, al momento è il nostro principale obiettivo.

Achille                - Perlomeno stammo sicuri?

Brigida               - (con ironica allusione al luogo) Sicura è solo la morte! Caso mai uno se l’avesse scurdà…

Achille                - (prorompe in una risata irrefrenabile, sproporzionata) Aaah… aaaah! (gli altri lo guardano) Ha fatto la battuta, l’allusione… Divertente… Cioè, per sdrammatizzare un poco questa tensione… Tutta questa cupidigia che si è creata… (a Brigida) Mi fa piacere che l’hai presa con lo spirito giusto…

Brigida               - Achì, guarda, io nun te rispondo per rispetto a tutte ll’anime d’o Purgatorio ca ce stanno ccà dinto! Ma t’avverto: si tu nun cuò fa’ succedere chello can un adda succedere, nun me rivolgere chiù ‘a parola perlomeno fino ‘o doje ‘e novembre! Ca facimmo ‘nu bellu ricevimento, apparecchiamo ‘nu bello festino e scagnammo quattro chiacchiere pure io e te! Fino a tanno tu pe’ mmè hea essere ‘nu muorto mmiez’ muorte. Nun m’hea parlà, nun m’hea tuccà, nun m’hea guardà.

Antimo               - … Nun hea respirà! Così, oì: devi fare il morto…

Achille                - Ma Brigida, io non lo sapevo! L’ispettore lo può testimoniare. Mi aveva garantito che era una sistemazione di grande dignità, un posto tranquillo…

Ispettore             - Ma perché, ce sta ‘nu posto chiù tranquillo ‘e chisto?

Achille                - Brigida, io credevo… Cioè non credevo che… Io pensavo…

Brigida               - Tu nun hea penzà chiù! “Io credevo, io non credevo,”. Sono io, Achì, sono io che nun ce credo chiù!

Achille                - Ma Brigida…

Brigida               - “Ma Brigida” che?! E pimma: “dduje cuore e ‘na capanna” e ghiammo annanzo! E poi: “dduje cuore e ‘na caverna” e ghiammo annanzo! E mmò: “dduje cuore e ‘ni taùto”! ‘A prossima addò avimmo ‘a ì a fernì!?

Antimo               - No, signò, doppo a cchesta nun ce sta niente chiù! Addò vulite ì a fernì? Penso ca chesta è l’ultima fermata.

Brigida               - Appunto! Questa è l’ultima fermata! Io me ne scendo!

Antimo               - E io pure me ne vengo cu’ vvuje. Capo, ‘nu poco ‘e pporte ‘e miezo!

Ispettore             - Signori! Ma ve penzate ca state facenno ‘nu giro turistico co’ pullman?! Io capisco qualche perplessità, ma cercate di non dimenticare in che situazione vi trovate! Anche per lei, Antimo, come le ho spiegato, era stato previsto tutt’altro, è ovvio. Ma oramai siamo tutti qua e vediamo di risolvere! Dunque: questa chiesetta cimiteriale  retta da un certo padre rocco, un sacerdote napoletano molto impegnato nel sociale, che forse non a caso cinque anni fa fu trasferito su questo pizzo di montagna. Adesso che si sono liberati, diciamo così, alcuni posti di lavoro, lui ha pensato bene di offrirli a persone napoletane che ne hanno maggiormente bisogno.

Achille                - Ma non ho capito bene, lui allora non sa noi chi siamo?

Ispettore             - Assolutamente no! La vostra vera identità deve rimanere segretissima per tutti, anche per padre Rocco. Anche io, per lui, sono solo un assistente sociale. Non è per mancanza di fiducia, ma il segreto assoluito è l’unica garanzia che vi è rimasta! Da questo momento in poi, voi sarete per tutti, compreso padre Rocco, quattro poveri napoletani emigrati per motivi di lavoro. Mò nun perdimmo chiù tiempo, che fra poco arriva Padre Rocco e dobbiamo essere pronti. Cominciamo. Innanzitutto, come vi volete chiamare?

Achille                - In che senso?

Ispettore             - Uh santa pace! Mò accummenciammo ‘n’ata vota d’o capo? I nuovi nomi, per le vostre nuove identità! Comme ve vulite chiammà? Pascale? Nicola? Giuvanne?

Achille                - Rafèle comme mio padre, me facesse piacere…

Ispettore             - Benissimo, Raffaele! Da queto momento lei diventa il signor Raffaele Esposito, Il cognome lo decido io. Per comodità ci chiamerete tutti quanti Esposito, così evitiamo complicazioni: è verosimile ed è la cosa più semplice per tutti. Lei, Annarosa, come si vuole chiamare?

Brigida               - Scòrteca. Scòrteca Esposito è perfetto!

Annarosa            - (con voce sommessa) A me andrebbe bene Addolorata.

Brigida               - (facendole il verso) E comme ‘o ssape vendere…

Ispettore             - Lei, Brigida?

Brigida               - Non so… Greta… Ava… Elisabeth…

Annarosa            - Se penza che è arrivata a Hollywood! Bella, nuje stammo jenno ‘a casa dint’a nu camposanto mmiezo ‘e muorte!

Brigida               - (consequenziale) Marylin!

Ispettore             - Esposito? Marylin Esposito? Le pare una copertura credibile?

Brigida               - Sofia! Va bene?

Ispettore             - Sissignore: Sofia Esposito se po’ ffà. E lei, Antimo?

Antimo.              - Pier Silvio

Ispettore             - (scoraggiato) E ghiammo! Per piacere, nun me facite perdere tiempo.

Antimo               - ma perché nun me pozzo chiammà Pier Silvio? A mmè me piace. Mi devo chiamare per forza Gennaro? DSiamo arrivati al nord, adeguiamoci! Per forza ‘nu napulitano s’adda chiammà Gennaro Esposito, non ho capito… Mo ce vò, oì, facimmo “A Livella” ‘ Totò: “… E ‘ncoppa ‘a croce appena si leggeva: Esposito Gennaro netturbino! Guardànnola che pena me faceva ‘stu muorto senza manco ‘nu lumino…”

Ispettore             - Antimo, ‘ a vulèssemo fa tutta qunta? Ce trovammo ccà dinto ‘a putimmo fa pure sceneggiata.

Achille                - Pozzo fa ‘a parte d’o marchese?

Ispettore             - Basta! (risolutivo) Pier Silvio va bene. Basta che ghiammo annanzo!

Achille                - (ad Antimo sotto voce) Pure io “A Livella” la conosco a memoria da quando ero bambino…

Ispettore             - Allora, ricapitoliamo: Raffele, Sofia, Addolorata…

Brigida               - Scorteca era meglio.

Ispettore             - … E Pier Silvio. Ora statemi a sentire bene. Qua ci sta: un posto di lavoro come perpetua.

Annarosa            - (immediato) È mio, m’o pigli’io! ‘O posto d’a perpetua spetta a mmè!

Brigida               - Stai calam, nun t’agità.

Annarosa            - Tu nun sai manco un altare comm’è fatto. Non sai manco dove è situato un abside, non sai manco dove è situata una canonica!

Brigida               - ‘O fatto ‘e chesto tiene ragione: lei della chiesa conosce tutti i posti. Sape pure dove era situata ‘a cammera ‘e lietto d’o parrucchiano ‘e via Toledo!

Annarosa            - Ispettore la sentite? È una scomunicata! (quasi in lacrime) Nun ‘a po’ ffà essa ‘a perpetua, è parte mia! Io conosco tutte le funzioni! Conosco ‘a messa in latino! Conosco tutti i Salmi Responsoriali, tutti i Canti Gregoriani! (A SOGGETTO: canta contrappuntata da Brigida)

Ispettore             - (prova vanamente a interromperla) Addolorata…

Annarosa            - (imperterrita) Saccio ‘a vita ‘e tutt’e Sante d’o calendario! M’aggio visto tutte ‘è dduje ‘e sceneggiati su Padre Pio, tutt’e dduje su Papa Woytila, tutt’e dduje su Papa Giovanni XXIII…

Brigida               - … Tutt’è dduje su Madre Teresa…

Annarosa            - Nun è overo: n’hanno fatto unu sulo!

Brigida               - Ce aggio fatto ‘o trabocchetto…

Annarosa            - Conosco i Misteri Gloriosi, i Misteri Gaudiosi…

Ispettore             - Annarosaaaa, stia calma! Il posto di perpetua è suo: non è mai stato in discussione! Se lei mi lasciasse il tempo di parlare pure a me!

Annarosa            - Chiedo scusa, è stato l’istinto.

Brigida               - L’istinto della “vezzuòca”.

Ispettore             - Andiamo avanti. Poi ci sarebbe il posto di factotum del cimitero: era stato previsto per Achille…

Achille                - (lo corregge) Raffaele…

Ispettore             - Raffaele, esatto, bravo, Raffaele… Solo che adesso ci sta Pier Silvio e, ovviamente, senza offesa…

Achille                - Pier Silvio è Pier Silvio, pe’ carità…

Antimo               - E… in che consiste questo factotum?

Ispettore             - E lo dice stesso la parola: fa un poco di tutto. Ovviamente, mi immagino, incarichi di… becchino…

Antimo               - ‘O schiattamuorto!? Nun esiste proprio! A mmè ‘e muorte me hanno sempe fatto impressione!

Ispettore             - A lei!? Dujecientovintitre omicidi!

Antimo               - Ll’aggio accise, ma nun l’aggio maje atterrate!

Achille                - Lo posso fare io! A me non mi fa tanto tanto schifo. Cioè, se lui non vuole… che giustamente tiene questa sensibilità così delicata…

Ispettore             - E va bene. E allore lei, Pier Silvio, svolgerà un poco le mansioni di giardiniere. Curerà un poco le aiuole, i fiori…

Antimo               - Ma quando mai? Io tengo l’allergia al polline!

Achille                - E va bbuò, ‘o ppozzo fa io: se lui è allergico…

Ispettore             - E allora lei si assumerà i piccoli incarichi di elettricista: qualche lampadina fulminata, dduje lumine…

Antimo               - ‘E lumine? ‘E lampadine? ‘O ciardino… ‘O schiattamuorto… Ma vuje fusseve juto a fernì c’a capa ‘n terra?! Io nun faccio niente ‘e tutto chesto!

Ispettore             - Ma le ho spiegato che è una soluzione assolutamente provvisoria.

Antimo               - I patti non erano questi: io me ne vaco!

Ispettore             - Antimo!

Antimo               - Pier Silvio…

Ispettore             - Pier Silvio! Lei da qua non si muove! Fino a che non riusciremo a trovarle una nuova destinazione, questo per lei rimane il posto più sicuro. Anzi, faccia così: nel frattempo, dato che comunque prima o poi lo dovrà fare, visto che sta qua e il posto mi sembra perfetto, ne approfitti e si anticipi il lavoro.

Antimo               - (si guarda intorno) M’accido?

Ispettore             - Nossignore! Dico, visto che le verrà chiesto di rendere una testimonianza su tutti questi anni, cominci a scrivere un bel memoriale. Ecco qua, ho trovato! Facciamo in questo modo: diciamo a padre Rocco che lei è il marito di Annarosa… Addolorata, e che nella vita è un ex giornalista che adesso scrive romanzi.

Antimo               - Gialli

Ispettore             - Gialle, russe, verde, paonazze: tutte ‘e culure ce vulite vuje basta ca truvammo pace!

Annarosa            - Un momento, un momento, signor ispettore, aspettate ‘nu mumento! Forse non ho inteso bene: chisto adda fa ‘a parte ‘e mio marito?!

Brigida               - Mò se scioglie ‘o quarto segreto ‘e Fatima!

Annarosa            - Io dovrei gettare il mio corpo, che un sol uomo conobbe, nelle grinfie bramose di questo bruto?

Antimo               - Sta menanno l’uosso a ‘o cane!

Annarosa            - Io mi sento male…

Brigida               - Va’ llà vattenne, ca già te staje ‘ngrifanno comme ‘a ‘na gatta marzaiola!

Annarosa            - Ispettore, io piuttosto mi uccido!

Brigida               - Scìgliete ‘o tavùto, oì: guarda quante ce ne stanno…

Annarosa            - Ispettò, voi non potete commettere questo oltraggio! Non potete fare scempio del mio corpo!

Brigida               - Chillo ‘o scempio ‘o facette màmmeta quando t’ha fatto.

Annarosa            - Ispettore, io non posso! Io non…

Ispettore             - Signò, è per finta! Mica aggio ditto che ve l’avita spusà veramente!

Antimo               - Io poi me spusavo a essa…

Ispettore             - Dovete fingere, dovete fare una parte: comme fosse un ruolo in un film!

Brigida               - Dipende d’o film, ispettò. Essa è rimasta a “Marcellino pane e vino”, ma la cinematografia si è evoluta. Ahè… Annarò! Int’e film ‘e mò gli attori si danno certi baci con la lingua…

Ispettore             - Sentite, me so scocciato. Mò o la finite, o levo tutte cose de mezzo, faccio saltare ‘o programma ‘e protezione e arrivederci ognuno per la sua strada!

Achille                - No, no, ispettò, non vi preoccupate, mò tutto si aggiusta…

Ispettore             - E abbiate pazienza! Me overo me parite creature in gita scolastica: “E questo no e questo sì e questo è mio e questo è tuo…” Cercate di ricordare come e perché vi trovate tutti quanti in questa situazione.

Tutti si voltano a guardare Antimo.

Antimo               - Senza ca me guardate a mmè! Io sapevo c’avevo ‘a fa chesta fine? Poi a vvuje io nun ve cunuscevo manco pe’ prossimo. Anzi si io sapevo ca tenevo ancora pariente comme a vvuje, primma aspettavo che v’accedevano a vvuje e poi forse mi pentivo!

Ispettore             - (definitivo) Basta! I nomi e i ruoli sono decisi e non si discute più. Rafèle fa ‘o camposantiere. Addolorata fa…

Brigida               - L’acquasantiera…

Ispettore             - …La perpetua. Pier Silvio fa la parte di suo marito e scrive romanzi. E Sofia fa la moglie di Raffaele.

Brigida               - E io?

Ispettore             - Gesù, io mò l’ho detto: lei fa la parte della moglie di Raffaele!

Brigida               - Questo l’ho capito. Io voglio sapere che lavoro faccio.

Ispettore             - Ma perché, non le ha detto niente?

Brigida               - Chi?

Ispettore             - Achille!

Achille                - Raffaele…

Ispettore             - Achille! Rafèle! Chistu ccà, oì, nun v’ha ditto niente?

Brigida               - (ad Achille) Che mi dovevi dire?

Achille                - Niente… Brigida…

Antimo               - Sofia!

Achille                - Sofia...

Brigida               - Brigida, Brigida! Chiàmmame Brigida e guardame int’all’uocchie! Che mi dovevi dire?

Achille                - E niente, tesoro… Quello poi in mezzo a tutta ‘st’ammuina poi mi è sfuggito di mente…

Brigida               - Che cosa?

Achille                - Ma niente, tesò, è una fesseria, figurati… A te poi che te ne ‘mporta? Tu hai sempre tenuto spirito di iniziativa… Qual è il problema?

Brigida               - ‘O vvulesse sapè pure io, Achì: qual è il problema?

Achille                - No, è che, datosi che io e te non siamo legalmente sposati, diciamo… E niente, l’ispettore mi aveva avvisato che per te… Ovviamente è sempre tutto garantito: il mangiare, il dormire… Figurati, quello è sicuro, qua sta l’ispettore che può confermare…

Ispettore             - Certamente:

Antimo               - Oì. mica dico bugie? E quindi, tutto a posto: tu stai con noi, tranquillamente, stiamo insieme e problemi non ce ne stanno. Anzi, così ti riposi pure un poco, che finalmente mi pare che ne tieni anche tu diritto, dopo tanti sacrifici… Poi Brigidì, diciamoci la verità, che hea fa tu cu’ ‘stu posto fisso? ‘Sti pusticelli miseri, he’ visto: camposantiere, acquasantiera… Diciamo le cose come stanno: ‘nu femmenone come te, con la tua inventiva, col tuo spirito di iniziativa, qua al Nord, il tempo di organizzarti un poco e sai che te fide ‘e fa?! Sai quante idee geniali che sicuramente ti vogliono venire?

Brigida               - (scandendo col tono di chi non ammette repliche) Voglio ‘o posto ‘e perpetua!

Achille                - Sì. No… Il fatto, vedi, è che però…

Brigida               - ‘O posto d’a perpetua lo voglio io!

Annarosa            - Devi passare prima sul mio cadavere!

Brigida               - E tu nun te mòvere ‘a lloco! Ciuncate llà e vie comme te zompo pe’ cuollo!

Brigida si lancia all’inseguimento di Annarosa, che fugge tra le lapidi. I tre uomini provano a sedare la rissa (A SOGGETTO). Tra grida di aiuto, improperi, minacce, la musica sale a sovrastare le parole.

BUIO. Il suono lieve della campana accompagna il sorgere del sole. Del tempo è ormai trascorso dal burrascoso arrivo. È intuibile dalla familiarità con cui i soggetti sim muovono nell’ambiente. Antimo è comodamente seduto su una sedia a sdraio a prendere il sole; con le cuffiette di un iPod nelle orecchie, inforca un paio di occhiali scuri e mantiene sotto il collo il classico specchio abbronzante. Un grande ombrellone a fiori è appoggiato alle sue spalle. Tra il frinire di qualche cicala e un rumore di zappa che proviene da dietro l’ombrellone, Antimo di tanto in tanto agita pigramente il ventagio.

Antimo               - Il sole del primmo matino è quello che fa meno male di tutti gli altri soli… Ti fa la pelle indorata comme a ‘na sasiccia ‘o furno, ma non ti lascia le cianfe della gallina vicino agli occhi. E che calore che fa, mamma mà! Ma tu nun ‘o siente, ‘o calore?

Da dietro l’ombrellone, tutto sudato e imbrattato come se sbucasse da terreno, spunta fuori Achille.

Achille                - E comme nun ‘o sento ‘ calore?

Antimo               - He’ fernuto ‘e scavà ‘sta fossa?

Achille                - Penso di sì…

Antimo               - Quanto è venuta profonda?

Achille                - E non lo so… saranno un paio di metri.

Antimo               - Due metri scarsi, o due metri abbondanti?

Achille                - Nun ‘o ssaccio, sono un paio di metri!

Antimo               - E scava ‘n’atu ppoco poco, iammo… Stiamo più sicuri…

Achille                - Io nun ce ‘a faccio chiù, tengo ‘e rine spezzate!

Antimo               - Non ti lamentare, non ti scodare che vita infame che facevi a Napoli…

Achille                - E forse meglio facevo se me ne rimanevo a Napule a ffà ‘o cane ‘e canciello. Perlomeno ogni tanto mi riposavo!

Antimo               - E continuavi a campare come un topo di fogna, sotto terra?

Achille                - Cu’ tutte ‘e ffosse che aggio scavato ‘int’a chistu mese, nun è che ‘a situazione s’è cagnata assai!

Antimo               - Iammo, scava un altro poco poco… Altri venti trenta centimetri e basta…

Achille                - Senti, Antimo…

Antimo               - M’hea chiammà Pier Silvio!

Achille                - Va buò, ma nun ce sta nisciuno.

Antimo               - Eh, ma a mmè me piace Pier Silvio: me so’ affezionato! Iammo, scava un altro poco…

Achille                - Siente Pier Silvio, io penso che è profonda abbastanza. Poi oltretutto stavo cominciando a intoppare con la zappa: nun saccio si è ‘na radice, uno spuntone di roccia…

Antimo               - (dopo un profondo sospiro) Addò?

Achille                - (indicando) Là, oì, a quella altezza là.

Antimo               - (c.s. un po’ più forte) Addò?

Achille                - Là, verso il lato della testa, diciamo.

Antimo               - (sempre più forte) Addò?!

Achille                - Lloco, oì, lloco bbascio!

Antimo               - (c.s) Addòòò?!!

Achille                - Lààààà!! Si nun t’aìzie ‘a coppa a seggia comme t’o spiego?!

Antimo               - Adòòò!? Sto chiamanno ‘a ssoreta: “Addò” è il diminutivo di Addolorata. (chiamando a voce alta) Addòòòò!!?? Addolorata!?!

Fuoriuscendo dalla chiesetta, arriva tutta trafelata Addolorata. Ha in mano un vassoio su cui troneggia un bel bicchiere con un coloratissimo cocktail sormontato da un variopinto ombrellino.

Annarosa            - Eccomi qua…

Antimo               - E tanto che ci vuole a prepararmi un surzo di zucopirigna!?

Achille                - (tra i denti) Sta a Capocabana…

Annarosa            - Stavo finendo di mettere a posto la canonica: ha telefonato Padre Rocco che fra un poco torna da quella estrema unzione del Cavaliere Corsichetti e non volevo fare trovare disordine.

Antimo               - Brava, brava. (ad Achille) Io a ssoreta si me daje ‘n’atu ppoco ‘e tiempo, te la faccio diventare la “Bizzoca di Ipanema”… (ad Annarosa che si allontana) Addò, vai a levare il cartello che ho messo fuori al cancello. (spiegando ad Achille) Ci ho scritto: “Il cimitero stamattina è chiuso per lutto”, così non entrava nessuno a dare fastidio. Mò facimmo ampresso. Primma ca torna Padre Rocco, lieva ‘nu poco tutta ‘sta rroba ‘a miezo, tutta questa sfràveca. (si alza a controllare la fossa). Famme vedè che hai combinato. E, insomma. Sì, forse è abbastanza profonda. Però ti avevo detto che dovevi farla ancora un poco più stretta.

Achille                - Va bbuò, ma già accussì…

Antimo               - Nonzignore, un poco più stretta era meglio! E pure un poco più lunga. Tiene ‘na capa tosta tu, nun staje a ssentì a nisciuno! Poi ti avevo detto di fare due curve: una grande a sinistra e una più piccola a destra. Una specie di “esse”.

Achille                - E ma l’ho fatta!

Antimo               - È ‘na “esse”, chella? Guarda come è diritta: pare na “I”!

Achille                - La “I” con la gambetta però. Comme se chiamma, la… la “J”

Antimo               - La “J”?

Achille                - “J” come Jolanda. Scusa, la gambetta di sotto ‘a vide? La curva a destra è venuta proprio bene. Se lui un poco si arrangia…

Antimo               - Siente, Achille…

Achille                - Rafèle…

Antimo               - Ma nun ce sta nisciuno.

Achille                - E ma pure a mmè me piace chiù Rafèle che Achille,

Antimo               - Rafè, ti ho spiegato che questa fossa serve come tana per Gennarino II che ci deve passare tutto il periodo del letargo. Lo sai quanto dura il letargo per un pitone? Mesi Interi! E allora perché ‘sta povera bestia adda sta scomodo tutti ‘stu tiempo? Perché quando se sceta adda sta chino ‘e dulure? ‘A cervicale, ‘o torcicollo… Gli vuoi fare uscire un’ernia del disco?

Achille                - Ma pecché ‘o pitone tene ‘o disco?

Antimo               - E che ttene, ‘o DVD? Siente, Gennarino II deve tenere una tana come Dio comanda! ‘A fossa adda essere stretta, longa, e adda fa ‘a “esse”! Va bbuò, mò per mò annascunne ‘sta fossa primma che arriva Padre Rocco, che se no accumencia a ffà domande e pure si è ‘nu poco ‘nzallanùto, va truvanno ‘e sapè e io me sfastereo ‘e ce spiegà…

Padre Rocco       - (sopraggiunge in quel mentre) Raffaele? Ah stai qua…

Antimo               - (andandogli incontro) Padre Rocco buongiorno!

Padre Rocco       - Pier Silvio, stai pure tu?

Antimo               - Stavo parlando un poco con raffele, qua fuori, pigliavamo un poco d’aria. Ma voi avete fatto più prima del previsto?

Padre Rocco       - Il Signore si è chiamato il cavalieri Corsichetti presto presto.

Achille                - “Presto presto”? Nuvantasett’anne!

Padre Rocco       - Pace all’anima sua. Ma voi che stavate facendo…

Antimo               - (un po’ in difficoltà) Io stavo facendo un poco di compagnia a Rafèle che stava… che stava lavorando qua…

Padre Rocco       - Ma che cos’è questa fossa?

Achille                - No, è che...

Antimo               - Addolorata ci aveva avvisato dell’estrema unzione del cavaliere, e allora…

Achille                - Mi sono un poco anticipato con il lavoro.

Padre Rocco       - Rafè, ma come ti viene? Tu non devi prendere queste iniziative!

Antimo               - Pure per un buon augurio! Finché c’è vita c’è speranza, o no? Io ce l’ho detto… (a bassa voce) Padre Rò, secondo me lui è favorevole all’eutanasia…

Padre Rocco       - Ma non è solo questo! Oltretutto il cavaliere aveva già comprato il loculo per la tumulazione. E poi, che è ‘sta fossa tutta storta?

Achille                - (soddisfatto) È vero che è storta?

Padre Rocco       - Pare ‘o circuito ‘e Monza!

Achille                - E chisto dice che è diritta!

Antimo               - Io ‘o ddicevo pe’ ttè, pe’ nun te mortificà…

Achille                - No, è che stesso il fatto che fa così caldo, allora il sudore avanti agli occhi, non vedevo bene la direzione… Ed è venuta con un poco di curve.

Padre Rocco       - Ma poi è stretta! È strettissima! Io non lo so… Siente, Rafè, qua dobbiamo parlare chiaro: se non tieni genio, che questo lavoro non ti piace, tu basta che me lo dici, e problemi non ce ne stanno! Sta tanta gente che pure pe’ ‘nu posto ‘e schiattamuorto qua farebbe carte false!

Achille                - Ma Padre Rocco, io non sto dicendo niente. Sto dicendo solo che questa fossa….

Padre Rocco       - “Questa fossa” che? “Questa fossa” che!? Che ce ne facciamo di questa fossa? È tutta storta, stretta stretta. Chi ce mettiamo ‘a ‘into?!

Antimo               - Padre Rocco, non ve la pigliate con lui, non è colpa sua: la colpa è mia! Io vi devo dire tutta la verità!

Achille                - (allarmatissimo) No!

Antimo               - Lasciami parlare!

Achille                - (c.s.) Pier Silvio! Tu non devi…

Antimo               - Nun te preoccupà! Padre Rocco è un uomo di Dio, capirà e saprà perdonare.

Achille                - (c.s.) Ma non…

Antimo               - Rafè, famme fa! Padre Rocco, ho detto io di scavare così questa fossa a Raffaele. Serve a me: ci devo mettere dentro qualcuno che mi sta particolarmente a cuore.

Achille, alle spalle di Padre Rocco, fa ampi gesti per dissuadere Antimo.

Padre Rocco       - Ma, non capisco.

Antimo               - In questa fossa io ci devo mettere a Gennarino II!

Padre Rocco       - E chi è?

Antimo               - (arrendendosi) ‘O pitone…

Padre Rocco       - ‘O pitone?

Antimo               - Mio cugino: Gennarino II, dagli amici detto “’o pitone”.

Achille                - (rinfrancato) Suo cugino!

Antimo               - Un destino tremendo! Padre Rocco mi, una fine agghiacciante! Lui già quando era ragazzo era secco secco, alto alto, già allora m’arricordo che s’abbuccava areto ‘e rine…

Achille                - Perciò ‘o chiamavano ‘o pitone. Perché se muveva tutto… (mima) “ondulatorio”.

Antimo               - Non vi dico con la malattia come si era ridotto! Non camminava più.

Achille                - Strisciava, poverello.

Antimo               - Tutto storto, tutto incurvato, siccoi sicco sicco sicco! Secco pelente! I capelli secchi, la pelle secca…

Achille                - Squamava.

Padre Rocco       - Ho capito. Ma ‘sta fossa comunque è troppo stretta.

Antimo               - Ma non ho finito di contare, il peggio deve ancora venire!

Achille                - Vulesse ‘o Cielo che fosse fermuto ccà!

Antimo               - Una matina, che sembrava che si sentiva un poco poco meglio, vulette andà isso sulo dint’o bagno. Chesto fuje: s’assettaje ‘n’coppa ‘a tazza… e bulubulubù!

Achille                - Se ne scennette pe’ dint’a tubbo!

Padre Rocco       - No?!

Antimo               - Sì, una tragedia! Lui certamente dovette lottare con quel poco di forze che ci erano rimaste. Chisà, stesso ‘a int’a tazza disperatamente avette pruvà a gghizà ‘nu braccio. Forse cercò pure di aggrapparsi, di afferrare la catena. Ma purtroppo…

Achille                - Ce steva sulamente ‘o pulsante! In questo fuje particolarmente sfortunato…

Antimo               - E accussì rumanette incastrato dint’o tubbo non mi ricordo più per quanti giorni. Nun èramo capace d’o truvà chiù, sparito! Smaterializzato! Chi diceva che se n’era fuggito, per morire in solitudine, come fanno certi animali. Chi diceva addirittura che l’avevano rapito. Volevamo andare pure a “Chi l’ha visto”. E poi invece, un bel giorno, finalmente, s’appilaje ‘o cesso. Si allagò tutto il palazzo. E così scoprimmo la tragedia!

Achille                - ‘Na morte ‘e mmerda, proprio! Scusate l’espressione.

Padre Rocco       - (ammettendo) E va bè, quando ce vò, ce vò.

Antimo               - Per recuperarlo nun saccio quanti vvote avettemo ‘a tirà ‘o sciacquone.

Padre Rocco       - E va bè, Pier Silvio, su, forza e coraggio! Il Signore certamente lo ripagherà di tante sofferenze.

Achille                - “Presto presto”? Nuvantasett’anne!

Padre Rocco       - Pace all’anima sua. Ma voi che stavate facendo…

Antimo               - Grazie, Padre Rocco.

Padre Rocco       - Ricordati, la nostra in fondo non è una morte, è solo come un lungo sonno dal quale tutti ci risveglieremo un giorno. Anche per Gennarino adesso è così.

Achille                - Come se fosse caduto in letargo, diciamo.

Padre Rocco       - Bravo Raffaele.

Antimo               - E questa più che una tomba sarà una tana.

Padre Rocco       - Diciamo così.

Antimo               - Se lo dite voi.

Padre Rocco       - L’unica cosa, non capisco perché lo vuoi seppellire qua?

Antimo               - E perché? Perché a Napoli non ci sta chiù ‘nu posto manco ‘o camposanto!

Achille                - C’è una crisi degli alloggi a Poggioreale: tra carcere e cimitero, non si trova più un buco.

Antimo               - Figuratevi che certe volte, di nascosto, addirittura svacantano le tombe vecchie per metterci i nuovi arrivi!

Padre Rocco       - No!?

Achille                - Se lo dice lui…

Antimo               - Quello ci sta tutto un business. È tutto un giro di milioni di euri, Padre Rocco mio: un giro vorticoso! Scheletri, teschi, femori…

Achille                - Una giostra di clavicole! Ossa delle mani, dei piedi, dei diti…

Antimo               - Falanghe, falanghette e falanghine!

Achille                - Ci fanno addirittura il vino, ci fanno!

Padre Rocco       - Non ci posso credere!

Antimo               - Ci dovete credere!

Achille                - Se lo dice lui…

Ritorna Annarosa.

 

Annarosa            - Padre Rocco, scusate: volevo mettere a posto i paramenti sopra alla scansia, ma non ci arrivo, è troppo alto.

Padre Rocco       - Mò veniamo io e Raffaele. Tu dai una mano a tuo marito qua fuori con la fossa di Gennarino II.

Achille e Padre Rocco rientrano nella chiesa.

Annarosa            - (accertatasi dell’andata via di padre Rocco) Avete detto a Padre Rocco del serpente?!

Antimo               - Addò’!

Annarosa            - Sarebbe “quando mai”?

Antimo               - Addò fosse ‘o diminutivo ‘e Addolorata. Quando t’o ‘mpare? Addò, la tua ingenuità mi turba a mmè. Mò ce cuntavamo a Padre Rocco ‘o fatto d’o pitone? E doppo ce dicevo pure che tendo l’iguana nascosta dentro alla Cappella Pierazzi giù in fondo al viale!

Annarosa            - Non glielo avete detto?

Antimo               - E certo che no! La tua ingenuità di verginella mi fa sangue. (con voce roca e sensuale) Che volevi, eh? Che ce lo dicevamo a Padre Rocco, volevi? Ti faceva piacere se si scompigliava tutto il finocchio? Vuoi provare la vertigine della latitanza? Vuoi provare il brivido di essere scoperta? Vuoi sapere che cosa si prova a essere una preda che fugge inseguita dal segugio? Il ciato sopra al collo, vuoi sentire. (ansima) Ahhh…ahhh.

Annarosa            - Pier Silvio…

Antimo               - Antimo! Nell’ intimo m’hea chiammà Antimo.

Annarosa            - Antimo, così mi inuieti.

Antimo               - Addò...

Annarosa            - Nell’intimo.

Antimo               - È ‘o diminutivo! Addò è ‘o diminutivo ‘e Addolorata!

Annarosa            - Annarosa. Chiàmmame Annarosa.

Antimo               - Annarò, ‘a vuò vedè l’iguana int’a Cappella?

Annarosa            - E se poi mi impressiono? Si me fa paura…

Antimo               - T’a faccio passà io!

Antimo e Annarosa si allontanano. Ritornano Achille e Padre Rocco.

Padre Rocco       - E poi quando hai finito coi lumini, ci sta il cancelletto dell’entrata in fondo al viale che quando si apre fa rumore. Si è un poco arrugginito, mettici un poco d’olio.

Achille                - Sissignore.

Padre Rocco       - Ah, a proposito, Rafè, mò me scurdavo: sono un paio di settimane che proprio in fondo al viale, più o meno all’altezza della Cappella Pierazzi, si sente un cattivo odore, ma così forte, ma così forte…

Achille                - E chella è l’iguana.

Padre Rocco       - L’iguana?

Achille                - Che aggio ditto, l’iguana?

Padre Rocco       - Tu he’ ditto l’iguana.

Achille                - Eh, aggio ditto l’iguana. Voi avete detto che sentite una specie di puzza che esce dalle parti di quella cappella vecchiotta, abbandonata, ‘nu poco malridotta?

Padre Rocco       - La Cappella della famiglia Pierazzi.

Achille                - Esatto. E perciò dicevo: deve essere che si è fatta vecchia l’iguana di asfalto che stava sopra al tetto.

Padre Rocco       - La guaina!

Achille                - Esatto: l’iguaina d’asfalto.

Padre Rocco       - Guaina, no iguana, guaina!

Achille                - È quasi uguale.

Padre Rocco       - Nossignore! La guaina è grigia e l’iguana è verde.

Achille                - Insomma, quella vummecàta di asfalto ca si mette a copertura si sarà fatta vecchia? Si infiltra l’acqua, s’ammuffa tutte cose e si sente la puzza.

Padre Rocco       - E forse sarà così.

Achille                - No “forse”, certamente è così. Come infatti l’iguana della cappella Pierazzi, si ‘a vedite ‘a vicino, è verde e non grigia.

Padre Rocco       - Va buò, quando tieni un minuto di tempo, dacci uno sguardo pure là. Ah, Rafè, un’ultima cortesia.

Achille                - Padre Rocco, io due mani tengo…

Padre Rocco       - Non è niente di faticoso. Dovresti parlare un poco con tua moglie.

Achille                - E chi ve l’ha ditto che nun è faticoso?

Padre Rocco       - Tu lo sai che all’inizio che siete arrivati, che Sofia ha avuto quel brutto momento di depressione, io stesso per farla un po’ reagire ho provato a suggerirle di darsi da fare un poco pure lei, l’ho stimolata a inventarsi qualcosa per arrangiarsi. Lei piano piano ha cominciato a parlare, mi ha raccontato di quella sua piccola attività di marketing che aveva a Napoli, non so, quella spezie di agenzia di pubblicità, di promozione, non ho ben capito.

Achille                - ‘A purpetta.

Padre Rocco       - Che cosa?

Achille                - Marketing strategico.

Padre Rocco       - Adesso sono due tre giorni che la vedo un poco meglio, un poco più reattiva. Vedo che esce presto, mi fa piacere. Però, mi raccomando: qualunque cosa abbia in mente di fare, ricordale sempre di non esagerare e soprattutto di essere sempre confacente al luogo dove ci troviamo.

Achille                - (dandosi un tono) Non vi preoccupate, Padre Rocco. Le strategie di marketing di Sofia partono sempre da un’analisi scrupolosa e specifica del territorio, da un piano di fattibilità comparato.

Padre Rocco       - Rafè, io di queste cose non ne capisco. Solo ricorda a Sofia che tenesse sempre a mente: uno, che stiamo fuori a un camposanto; e due, che noi meridionali, qua sopra, insomma non è che siamo tanto ben visti. Insomma, mi raccomando: misura e sobrietà!

Achille                - State tranquillo!

In una mise che rimanda neanche tanto lontanamente alla celeberrima pizzaiola de “L’oro di Napoli”, irrompe Brigida, con la sua bancarella di friggitoria ambulante sormontata da tanto di cartello: “Addu Sofia” Ccà se magna e nun se more!”. Impastando le sue pizze, canta a squarciagola sulle note di “Spingole Francese” che a tutto volume provengono dall’altoparlante posto sul carretto.

Brigida               - Ogni anno il due di novembre c’è l’usanza/Per i defunti andare al cimitero/Ognuno l’adda fa chesta creanza/ognuno adda tenè chistu pensiero..

Achille                - (prova vanamente a interromperla) Sofia… Sofia…

Brigida               - (imperterrita) Ogni anno puntualmente in questo giorno/Di questa triste e mesta ricorrenza/anch’io ci vado e con dei fiorni adorno/Il loculo marmoreo e zi’ Vincenza/Pòpòpò pòpòpò.

Achille                - Sofia!

Brigida               - (dando “la voce”) Addù Sofia! Ccà se magna e nun se moreee! ‘A tengo càvura càvura! Iammo c’a pizza c’a sorpresa! Iammo c’a pizza c’a sorpresa! Forza bambini, forza bambini! Pizze c’a ricotta, zeppole fritte e panzarotte! Forza bambini, forza! Pizza e pazziella! Pizza e pazziella! Pizza e pazzielle fanno ‘è figli belle! Padre Rocco! Avete visto? Vi sono stata a sentire.

Padre Rocco       - Sofia, ma…

Brigida               - Vi ringrazio: le vostre parole mi hanno aiutato moltissimo. Ho avuto qualche idea, così, pure per ravvivare un poco l’atmosfera. Padre Rò, diciamoci la verità: qua fuori è fatto ‘nu poco troppo a mortorio.

Achille                - È ‘nu cimitero…

Brigida               - Qua il camposanto non è come giù da noi, che in fondo è anche un bel luogo di ritrovo, che un poco si piange e si prega, ma un poco pure si parla, ‘nu poco ogni tanto se ride pure, perché qualche ricordo felice, qualche episodio divertente sempre ci esce. Ma qua, Padre Rocco mio! Tutti composti,m silenziosi, mai una chiacchiera. E soprattutto i bambini, mamma mia! Cu’ ‘sti ffaccelle sempre triste triste, ziutte zitte, tute vestite scure, fanno ‘na malinconia! Cu’ chille ceroggene ‘mmano, parono tanta murticelle pure lloro. Aggia dicere ‘a verità, cierti vvote fanno proprio impressione! Parono chelli ccreature dei film di paura.

Padre Rocco       - I film di paura?

Brigida               - Esatto! E qua mi è venuta l’idea: la festa di Halloween! Tanti regalini “a tema cimitero” in omaggio a chi compra la pizza! Guardate quanto so’ bellilli ‘sti lumini. Sono coreani. La novità è che dentro ci stanno delle candele a bengala tutte colorate che fanno un effetto molto suggestivo: tutta una fontana di stellettelle luccicanti, che saglieno in aria e poi se ne scendono a tipo cascata di fitti fitti. Tramite amici di Pier Silvio me le sono fatte arrivare da Napoli: dice che a Capodanno saranno richiestissime! Poi guardate queste sciarpette nere che mi sono fatta ricamare con la scritta viola che finezza: “Chi muore tace chi vive si dà pace”. So’ belle, eh? Ah, poi ci stanno i portachiave a forma di teschio, che sempre tramite Pier Silvio…

Padre Rocco       - Sofia? ‘E bengala, ‘e scarpette, ‘e portachiavi, pizze zeppole e panzarotti! Chisto è ‘nu camposanto, nun è ‘o stadio San Paolo!

Achille                - Va bbuò, ma mica s’è messa a vendere ‘e bigliette false p’e taùte!

Padre Rocco       - Ma insomma, come ve lo debbo far capire? Non siete più a Napoli! Tutte queste estrosità, questo folclore, qua non vanno assolutamente bene. Sofia, per piacere. Friggitoria, scarpette, lumini: fai sparire tutte cose! (inavvertitamente fa cadere dal fondo di un lumino una bustina contenente polvere bianca) Che è ‘sta cosa?

Brigida               - (in difficoltà) Ah, no, niente. Quella è… è la bustina con lo zucchero per le graffe. Non vi preoccupate Padre Rocco, adesso levo tutto da mezzo, vi chiedo scusa.

Padre Rocco       - Sofia, per piacere! Mi raccomando: un po’ più di diligenza.

Padre Rocco rientra in chiesa.

Achille                - Mò va truvanno pure ‘a diligenza: ce ha pigliato pe’ John Wayne, ce ha pigliato. Certi napoletani quando vanno fuori diventano tutti quanti ordinati, tutti precisi, tutti puntuali.

Brigida               - Tiene ragione lui.

Achille                - Ma quando mai! È un atteggiamento. Te l’ho detto: i napoletani all’estero fanno sempre così. Tutta questa antipatia per la pizza, per il “folclore”. Va vedendo mò se scopre pure ca fa ‘o tifo pe’ l’Atalanta!

Brigida               - Achì, basta! Tene raggione isso: sono io che come al solito ho esagerato. (pausa. Brigida cerca con lo sguardo Achille, che non sa più che dire) E tu manco mi chiedi niente?

Achille                - E che cosa ti devo chiedere?

Brigida               - (estrae dai lumini altre bustine e gliele mostra) Di questa roba qua, tu, non mi chiedi niente?

Achille                - Ma tu hai detto ch è lo zucchero per le brioche.

Brigida               - E tu giustamente non fai altre domande. Io dopo quindici anni ancora non ho capito se tu ci sei fesso, o ci fai fesso: a tutti quanti! Achì, tutta ‘sta rrobba, questi lumini, oì, me li ha fatti arrivare Antimo, direttamente da Napoli.

Achille                - Ma allora…

Brigida               - Io gli avevo chiesto un aiuto perché isso, figurate, conosce a tutte quante: napulitane, cinesi, africani. E infatti il prezzo che mi aveva fatto era ottimo. Ma io nun me putevo immaginà che addirittura poi…

Antimo               - (ritorna in quel mentre) Nun me putevo immaginà “che”?

Brigida               - (con impeto contro di lui) Io nella vita mia avarraggio fatto pure qualche cosa di cui non vado orgogliosa. Per necessità, qualche volta sono pure scesa a compromessi con la mia dignità. Ma con la mia coscienza mai! Io chesti ccose nun ‘e ffaccio!

Antimo               - (la guarda a lungo in silenzio) E accussì facite sempe tutte quante. Site tutte tale e quale. Primma cercate aiuto, protezione. Il lavoro! “E va bbuò, ma se nessuno ci aiuta, giustamente qualche compromesso, per necessità, lo possiamo fare tutti quanti. Lo dobbiamo fare, perché se no comme se fa? Mica è colpa nostra”. Poi però un poco di rimorso: qualche cosa sì, qualche cosa no. “Questo però in fondo si può fare, questo magari no perché è troppo”. Guagliù, arricurdatavillo ‘na vota e ppe’ ssempe: quanno se venne ll’anema a ‘o diavolo, o a rate o tutto ‘nzieme, ‘o debbeto va pavato!

Brigida               - (a muso duro) Io a te nun m’aggio venduto ‘o riesto ‘e niente!

Antimo               - (sorridente ad Achille) È ‘nzista, eh? Bellu carattere tuosto che tene ‘onna Sufia!

Brigida               - Brigida!

Antimo               - (c.s.) Te fa correre, eh, Rafè?

Achille                - (timidamente) Achille… tanto nun ce sente nisciuno.

Antimo               - (a Brigida) Tu dici che a me non mi hai venduto niente?

Brigida               - (sostiene lo sguardo con aria di sfida) Niente!

Antimo               - (scioglie la tensione con un sorriso) E io niente mi sono venuto a riprendere. Ma perlomeno mi posso riprendere queste bustine con il mangime per l’iguana?

Brigida               - Il mangime per l’iguana?

Antimo               - E che te credive che rrobba era? Sono estratti di topi liofilizzati.

Achille                - Topi liofilizzati?

Antimo               - Carmilina II ne va ghiottissima. Esce pazza essa e ‘sti topi. Chisti ccà che vvèneno ‘a Napule, modestamente, sono di una qualità speciale. Ricchissimi di grassi e proteine.

Achille                - Va’ trova comme mai.

Antimo               - Fatemi andare ca Carmillina se more ‘e famme. (allontanandosi) ‘Onna Sufi, mò che torno ‘na bella pizza cicoli e ricotta me la mangio proprio volentieri.

Achille                - Hai visto? Ci siamo impressionati inutilmente. Certo, chi poteva andare a pensare ai topi liofilizzati. Non lo avevo mai sentito. Tutte nuvità caccia chistu ccà. Va buò, l’importante, come si dice, è che è finito tutto bene.

Brigida               - Ma che cosa è finito bene, Achì? Che cosa? Con me e con te è sempre andato a finire tutto male. Sempre! Sempe tutte cose stuorto è gghiuto a ffernì! Guarda ccà, guà… vide tu addò simmo arrivate.

Achille                - Va bbè, ma lo sai. Adesso qua è provvisorio, è solo per il momento perché disse l’ispettore che poi…

Brigida               - È da quando ce sapimmo che io e te ci diciamo: “Che poi andrà meglio”, “Che le cose si aggiusteranno”, “Che se non è oggi, certo domani…”

Achille                - Brigida, io…

Brigida               - Nun te voglio dà tutta ‘a colpa a te Achì, nun è giusto, non sarebbe onesto. Ci abbiamo sempre voluto credere tutti e due, chesta è ‘a verità: a ttè te piaceva ‘e mo’ ffà credere e a mmè me piaceva ‘e ce credere. Forse quando uno è più giovane, quando uno è ragazza… Forse cierti vvote nun ce sta niente ‘e chiù bbello che campà ‘e speranza! ‘O munno t’o faje tutto ‘n capo a ttè. E chello ca ogge nun ce sta, che pure nun ‘o ttiene, nun te serve, nun te ‘mporta: perché è chello che verrà dimane che è importante. E ce cride, Achì. Ma non pecché ce vuò credere, pecché te vuò fa scema tu sola. No: ce cride pecché ce cride e basta! Pecché è accusì. Pecché quanro si’ guagliona, sunnà è chiù bello che campà. Perché la gioventù nun fa castelli in aria: ‘a giuventù te trasforma ‘e baracche int’a castelli in aria! Ma poi viene il giorno ca tutto chesto nun t’abbasta chiù.

Achille                - ‘O juorno ca te scite d’o suonno...

Brigida               - … E che t’adduone ca ‘e baracche so’ rimaste baracche, e ca tutto chello che te si’ sunnato nun è arrivato maje. Io nun ce ‘a faccio chiù a campà accussì, Achì, nun ce ‘a faccio chiù. Io nun so’ chiù ‘na guagliona, Achì, so’ ‘na femmena. E nun me ponno abbastà chiù ‘e ppassigiate mano e mmano a vvedè ‘o sole che tramonta ‘ncopp’a spiaggia a Miseno cu’ ‘e piscature che tirano ‘e rezze ‘a mare; ‘e scampagnate a pane e puparuole con la funicolare sopra al Vesuvio; le gite in Costiera a Praiano con la circumvesuviana senza ‘o biglietto ienno fujenno d’o controllore. Achì, io voglio essere una donna come a tutte quante le altre. Voglio tenè ‘na vita normale, bella, voglio fa vita ‘e società. Achì, io, ‘o sabbato pomeriggio, voglio ì dint’e Centri Commerciali!

Achille                - Addò?

Brigida               - Sì, Achì: ‘e Centri Commerciali. Comme a tutte quante ll’ati ssignore. Me voglio appiccecà pure io p’o posto machina ‘int’e parcheggi sotterranei. Io pure me voglio ‘ncatastà cu’ ‘nu carrello ‘int’ascensore chin’e ggente. Me voglio assettà io pure a parlà cu’ ‘na cumpagna ‘ncopp’a ‘nu divano letto ‘int’o reparto arredamenti. E nun voglio capì manco meza parola ‘e chello che mme dice perché nun l’aggio arrivà nemmanco a ssentere p’o rummore. Te voglio chiammà ciento volte ‘ncopp’o telefonino pecché ce simmo sperze ‘mmiez’a ggente. “Achì, addò staje?” “Reparto cuscini e piumoni!” “Io stongo ‘inte ccucine componibili. Ci vediamo alle lampade alogene o agli arredi per giardini?”. Chesto voglio fa: me voglio accapputtà cu’ mille buste pacche e pacchettielle e vvoglio rruciulià pe tutt’e scale mobili d’o munno. (la commozione le si strozza in gola) Io voglio ‘e Toffen, Achì. Voglio ‘ Toffen…

Achille                - E che ssò?

Brigida               - Songo ‘e dolci ‘dell’IKEA: ‘o saccio, fanno schifo, ma ‘ vvoglio ‘o stesso.

Achille                - Ma quale so?

Brigida               - So’ chella specie ‘e mustacciuole puzzolente fatte a sesamo e pungitopo.

Achille                - Che d’è ‘o pungitopo?

Brigida               - È ‘na pianta svedese che all?IKEA ce fanno pure ‘e zerbini..

Achille                - ‘E zerbini? ‘E tappetine pe ‘ ffore ‘a porta?

Brigida               - Eh, Achì, ‘ zerbini! (con infinita amarezza) ‘E zerbini… Io nun m’aggio mai accttato ‘nu zerbino in vita mia.

Achille                - Nun tenevamo ‘a porta ce accattavamo ‘o zerbino?

Brigida               - Mai ‘na cannela profumata ‘e incenzo. ‘Nu bicchiere colorato ‘e oro. ‘Na lampada fatta ‘e…

Achille                - …mirra…

Brigida               - ‘E carta, Achì, ‘e carta! Nun aggio mai avuto manco ‘na lampada fatta ‘e carta. Mai ‘nu mustacciuolo a pungitopo. È vita chesta? È vita senza manco ‘nu fetetnte ‘e pungitopo?

Achille abbassa lo sguardo umilato, non risponde e non osa fermare Brigida che in silenzio va via con la bancarella. Dopo poco arriva l’ispettore con il solito atteggiamento guardingo e sospettoso.

Ispettore             - (a bassa voce) Raffaele? Raffaele? Rafè!?

Achille                - Ah, ispettore…

Ispettore             - Shhhhh! Quale “ispettore”!? Dottor Rispoli!

Achille                - Ispettò, nuje dduje ne simmo. ‘E muorte so’ muorte.

Ispettore             - Signor Lo Chiummo, qua la prudenza non è mai troppa. A mmè nun me fa meraviglia se all’improvviso se scoperchia ‘nu tavùto e qualcheduno s’aìza ‘a lloco dinto!

Achille                - Facimmo “Thriller” ‘e Michael Jackson, ispettò… Ispettò, qua a noi non ci pensa proprio più nessuno. Accummencianno ‘a vuje: ce avite scaricato dint’a ‘stu camposanto ‘nu mese fa, e vve site scurdato ‘e nuje. Si sapevo che avevo ‘a fa ‘sya fine, forse…

Ispettore             - “Forse” che cosa?

Achille                - E forse nun facevo tutta ‘sta recita.

Ispettore             - Signor Lo Chiummo, ma lei pensa ancora che sta pazzianno? Che sta facendo un “gioco di ruolo”, un “gioco di società”?

Achille                - Io non voglio dire questo. Ma doppo ‘nu mese sano passato a scavà fosse ccà dinto, sinceramente io nun ce ‘a faccio chiù.

Ispettore             - E secondo lei io qua che sono venuto a fare? (con il sorriso di chi porta una bella notizia) Signor Achille, la sua nuova sistemazione è pronta! Magazziniere presso un grosso Centro Commerciale a Cernusco sul Naviglio!

Achille                - Un Centro Commerciale?!

Ispettore             - Eh, ‘nu Centro Commerciale. Non li conosce? Quella specie di supermercati giganteschi che vendono uno di tutto, che quand’uno ce trase ‘a into ci passa una giornata prima che se ne arriva a uscire.

Achille con uno slancio improvviso abbraccia l’ispettore.

Achille                - Grazie! Grazie, ispettò, grazie!

Ispettore             - Signor Lo Chiummo! Si calmi!

Achille                - Scusate, ispettò, quella è stesso l’emozione. Un centro Commerciale. Nun me pare overo. Tutte quelle scale mobili che salgono e che scendono. Gente che spinge carrelli avanti e indietro. “Din don: il signor Achille Lo Chiummo è desiderato in cassa quattro!”.

Ispettore             - Ma quale “Achille Lo Chiummo”! Raffaele Esposito.

Achille                - Ah già. “Il signor Raffaele Esposito è atteso in cassa otto!”. Meglio che non vado alla quattro, nun se po’ mai sapè, si quaccheduno primma ha sentuto… Un Centro Commerciale, ispettò, un Centro Commerciale! Vuje nun sapite che gioia ca me state dando!

Ispettore             - Sono contento che la sistemazione le piaccia.

Achille                - ‘O massimo! Solo una domanda, ispettò: sapisseve se per caso in questo Centro Commerciale vendono pure i mustacciuoli a pungitopo?

Ispettore             - Mustacciuoli a pungitopo?

Achille                - Io non ‘e ccunosco, ma dice che ssò ssapurite.

Antimo               - (ritornando in quel momento) So’ ‘na chiavica. Pure Carmilina I ‘e schifava: so’ meglio i topi liofilizzati! Dottor Rispolo, finalmente! È proprio oil caso di dire “chi non muore si rivede”.

Ispettore             - Buongiorno, Antimo.

Antimo               - Pier Silvio.

Ispettore             - Non ci sente nessuno, ho controllato.

Achille                - A isso oramai ce piace chiù Pier Silvio.

Antimo               - Doppo ‘nu mese me so’ abituato. Ma certo nun me so’ abituato a campà dint’a ‘nu camposanto. Ispettò, ogni pazienza tiene un limite. Rafè, votta ‘n’uocchio ca nun vene nisciuno. (Achille si allontana) Ispettò, io ccà dinto nun ce ‘a faccio chiù: me so’ sfastereato! Io levo tutte cose ‘a miezo!

Ispettore             - Antimo, si calmi.

Antimo               - Ma che m’aggia calmà? È overo ca chi nun supporta ‘na croce nun s’ammerita ‘a curona, ma quanta croce m’aggia suppurtà!? Comme si già nun abbastassero cheste, mò s’è misa pure ‘a sora ‘e chillo, ca s’è azzeccata ‘ncuollo, comme a ‘na sanguetta!

Ispettore             - Annarosa!?

Antimo               - Eh, eh: Annarosa, Annarosa. “Addolorata”. S’è mmisa ‘ncapo ‘e m’addolorà ‘a vita a mmè. Pe’ ‘nu poco ‘e bbene che lle sto dando: “Amore mio”, “Vita mia”, “Noi non ci lasceremo più”. Si è avvinta come l’evera. 

Ispettore             - E va bbè, un poco di sentimento.

Antimo               - “Sentimento”? Comme dice ‘a canzone: “Quando c’è sentimento, non c’è mai pentimento”. Ispettò, guardate comme v’o ddico bbello: o me date ‘a sistemazione in Brasile che mi avevate promesso, o io mi pento del pentimento e vuje ve putite scurdà ‘e tutte ‘e collaborazioni, ‘e cconfessioni e i memoriali che mi avete cercato. E abbiate pazienza!

Ispettore             - Lo Ciummo, aspetti…

Antimo               - Ma che aggia aspettà, che aggia aspettà!? Io tengo a Cafardigna ca me sta aspettando essa a mmè ‘ncopp’a spiaggia a Capocabana cu’ stette otto cumpagne d’e ssoje con certi tanghi intramuscolari di una finezza tala ca overamente facessero resuscità pure ‘a bonanema d’o Cavaliere Corsichetti! Pozzo mai aspettà ancora ‘e perdere ‘o tiempo appresso a “Bizzochigna”?!

Ispettore             - Chi?

Antimo               - Bizzochigna: Annarosa, la “Bizzocca di Ipanema”. Ca primma se lusinga, tutta ca se ‘mbruscina. E poi ogni ddoje e tre s’appresenta cu’ ‘stu rosario ‘mmano: “Espiamo i nostri peccati della carne e imploriamo la misericordia del perdono”. Io sto ghienno ‘o manicomio!

Ispettore             - Signor Lo Ciummo, aspetti…

Antimo               - Ma che aggia aspettà?! Io a notte tengo gli incubi. Me sonno a Annarosa ca me corre appriesso pe’ tutta ‘a spiaggia ‘e Capocabana, m’afferra p’e capille, me jetta dint’a Cappella Pierazzi: “Pentiti, pentiti!”. Cafardigna che aesce ‘a into tauto essa e ‘e ccumpagne soje: “Vieni con noi! Vieni con noi!”. E sse mettono a ffà ‘o trenino pe’ tutto ‘o cimitero ‘nzieme cu’ tutte’ ll’ati muorte che aesceno pure lloro ‘a fore ‘e taute! Padre Rocco annz’a tutte cu’ ‘a veste ‘mmano: “Pèpèpèpèpè”. Ispettò, o me ne vaco ‘a ccà dinto o io aesco pazzo.

Ispettore             - Antimo, si calmi! Mi faccia parlare! La sistemazione in Brasile è cosa fatta. Sono venuto per avvisarla di questo. Non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta.

Antimo               - E vvuje mò m’o ddicite?

Ispettore             - E vvuje nun me facite manco parlà! A furia ‘e ce sta ‘nzieme, avite pigliato ‘o stesso bruttu vizio di Annarosa.

Antimo               - Ispettò, per quanto vi stimo, nun me l’annummenate chiù. M’avite ‘a credere: me pento chiù ‘e chestu ppoco ‘e tenerumma vummecuso che aggio avuto cu’ Annarosa ca ‘e tutte ‘e dduicientovintitre omicidi mise ‘nzieme.

I due entrano nella chiesa. Subito dopo sopraggiunge Agostino: si aggira tra le tombe osservando con attenzione alcune iscrizioni. Ritorna Achille, che alla vista di Agostino ha un sussulto.

Agostino            - Achille?

Achille                - Agostino? E che ci fai tu qua?

Agostino            - Io sono venuto a dare l’estremo saluto a una mia vecchia zia. (indica una lapide) Era una cugina di mia madre che da piccolo mi aveva cresciuto, poi si era trasferita tanti anni fa, qua sopra. Ma tu? Tu piuttosto, che ci fai qua? Sei sparito! Bello e buono si’ scomparso. Nisciuno sape chiù niente!

Achille                - No, è che… so’ succiesse tante ‘e chilli fatte, Agostino mio. Tante di quelle cose che… che mi sono capitate, che mi hanno travolto, diciamo. Ca mò nun saccio manco addò aggia accumencià.

Agostino            - E ‘a do’ vuo’ accummencià? Dall’inizio, no?

Achille                - E certo. Dall’inizio…

Agostino            - Dall’inizio: dalla “sorgente” diciamo di questo “fiume” di eventi che ti ha travolto.

Achille                - E certo. Dalla sorgente di questo fiume… che mi ha travolto.

Agostino            - Tu l’hai detto, Achì. Questo fiume di eventi che ti ha trascinato qua sopra. Tutto ‘stu ciummo ‘e situazione strane ca te so capitate. “Lo ciummo del destino”! Nun me vuò dicere niente? Ti vuoi tenere tutto dentro? Tutto questo segreto, tutto il peso di questo segreto lo vuoi portare dentro di te, come un macigno? Come il piombo? Comme a lo chiummo? “Il piombo del segreto dentro al fiume del destino”? “Lo chiummo dentro a lo ciummo”? Lo chiummo dentro a lo ciummo va a fernì a ffunno!

Achille guarda Agostino in silenzio. Ormai non si sono dubbi: Agostino sa! Ma che cosa? Agostino lo guarda con aria di sfida; poi sorride, ma con un sorriso cattivo.

Agostino            - Saccio tutte cose, Achì.

Achille                - E che sai?

Agostino            - Tutto! Achì, tutto. Troppe coincidenze, troppe stranezze tutte insieme. La notizia del pentimento clamoroso di Antimo Lo Ciummo ‘copp’a tutte ‘e giornali e ‘e televisioni. Tu e Brigida che bello e buono sparite nel nulla così all’improvviso, senza dare notizie, senza lasciare traccia. La tua andata in quel vecchio ufficio dell’anagrafe proprio il giorno prima.

Achille                - E… Agostì... Ma tu nun t’hea piglià collera: non è stato un fatto personale. Io non potevo dire niente a nessuno. L’ispettore era stato categorico.

Agostino            - E va bbuò, però un’eccezione per me la potevi pure fare. Visto che l’idea, in fondo, te l’avevo suggerita io.

Achille                - L’idea?

Agostino            - Lo puoi negare? Quanti vvote proprio io t’aggio sfottuto ‘ncopp’a ‘stu fatto: “Ah, Lo Chiummo, Lo Chiummo… se tuo cugino Lo Ciummo ce mettesse ‘a mana soja!” Te ricuorde Achì ‘a scola elementare quella storiella sul libro di letture che raccontava di quando la lettera Acca si era offesa e se ne era scappata dall’alfabeto perché tutte le altre lettere la prendevano in giro? “Tu sei muta. Tu non vali nun’acca!” Ti ricordi poi che cosa succedeva?

Achille                - Che succedeva?

Agostino            - Che “I chierichetti della chiesa di Chiusi Chianciano” diventavano “i ciericetti della ciesa di Ciusi Cianciano!”: che i “ricchi” diventevano “ricci”; il “marchio” diventava “marcio”; le “chimiche” diventavano “cimice”. Allora le altre lettere cominciavano a litigare tra di loro. “Accipiccia, accipiccia! E ce caccio, e ce caccio!”

Achille                - “E ce caccio”?

Agostino            - Eh: “E ce caccio” al posto di “E che cacchio”.

Achille                - “E ce caccio” nun ce steva scritto.

Agostino            - Ah! Allora oì che te la ricordavi pure tu la storiella? Ma sì che te la ricordavi. E te la sei ricordata certamente anche quella mattina ‘o mese passato, sull’ufficio dell’anagrafe, quando in quattro e quattr’otto hai approfittato dell’assenza dell’impiegato che s’era juto a piglià ‘o ccafè ‘o bar, e hai falsificato quel vecchio documento di tuo nonno: che da Lo Chiummo è diventato Lo Ciummo! Nisciuno t’ha visto, nisciuno po’ dicere niente. Pure perché l’acca è muta. E bravo Achille!

Achille                - Ero disperato, Agostì, e tu lo sai meglio di tutti quanti! Era vita chella che facevo a Napule? È vita a sta annascuso sotto ‘a ‘na grotta, pruvanno a sse scippà ‘nu muorzo ‘e sopravvivenza onesta cercanno ‘e nun fa male a nisciuno? E manco mò sto facendo torto a quaccheduno, Agostì, nun me sto arrubanno niente a nisciuno! Antimo non tiene più parenti che avrebbero diritto alla protezione. A chi faccio male? E poi, guarda ccà: ‘a ciorta che tengo io! Tiene mente che bella fine che aggio fatto pure qua: camposantiere dint’a ‘stu bello cimitero scordato ‘a Ddio e ‘all’uommene! Me vulevo sistemà, me vulevo.

Agostino            - Allora oì che ce l’hai propriuo con me? Lo vedi che sei tu che mi vuoi dire le buglie proprio a me? E il posto nuovo di magazziniere che ti aspetta al Centro Commerciale? La bella casetta che ti aspetta a Cernusco sul Naviglio? Ti aspettano, ma non ti spettano!

Achille                - Agostì, tu ‘a me che vaje truvanno?

Agostino            - Brigida! (pausa. I due si guardano) A me Brigida mi è sempre piaciuta: assai! Forse tu non lo sai, ma…

Achille                - ‘O saccio, Agostì, l’ho sempre saputo. Come aggio sempre saputo che lei ha sempre voluto bene solo a me. 

Agostino            - Questo, purtroppo, in fondo lo devo ammettere pure io. Ma pure tu però devi ammettere che piano piano si è stancata pur’essa di fare questa vita randagia appriesso a te.

Achille                - Ma edesso è finita…

Agostino            - E no! O meglio: dipende da te. Se fai venire via Brigida insieme a me, io mi sto zitto e non dico niente. Così tu ti pigli tranquillamente il tuo bel posto da magazziniere e la tua bella nuova casetta a Cernusco sul Naviglio, e io e Brigida ce ne torniamo a Napoli, le faccio avere il posto al call center e piano piano, un gesto affettuoso oggi, uno domani… E se invece tu non sei d’accordo…. Allora mi costringi a dire le cose come stanno: che ssì ‘nu poco ‘mbrugliunciello, che la protezione non ti spetta. Ma ti conviene? E accusì pierde “Filippo e ‘o panaro”. Perché, Achì, senza più ‘o programma ‘e protezione, che fa? E Brigida, sempe ‘nzieme a te, accummencia ‘n’ata vota a ffà ‘a purpetta cu’ ‘e cosce ‘a fore? Pienzece bbuono, Achì. Io adesso mi allontano; fra poco torno e facciamo vedere che ci incontriamo. E così tu mi dici che he’ penzato ‘e fa’.

Agostino si allontana. Dalla parte opposta ritorna Brigida. Il suo volto è radioso! Quello di Achille, evidentemente, molto più rabbuiato.

Brigida               - (con accento milanese esasperato e goffo) Ma cusa l’è? Ma cusa l’è?.

Achille                - Che d’è?

Brigida               - Ma cusa l’è quel nebbiun? Cusa l’è?

Achille                - Brigidì, nun te capisco.

Brigida               - Quel nebbiun di tristezza che mi ti è sceso sul visino picinino? Cusa l’è? Non lo voglio mica più vedere quel nebbiun di tristezza, te capì?

Achille                - Brigida, ma che he’ passato?

Brigida               - Cernusco sul Naviglio! Mi sto imparando l’accento, così ci integriamo subito subito senza dare nell’occhio. Achì, ho parlato con l’Ispettore. Mamma mia, Achì: il Centro Commerciale! A mmè me pare ‘nu suonno.

Achille                - (tra sé) E a mmè me pare un incubo.

Brigida               - Achì, ma tu ce pienze? Il Centro Commerciale! Ce voglio passà tutt’a vita mia, llà dinto. Dice che è megagalattico. Tiene tutto: negozi di pret a portè, di parrucchiere, di pedicure, palestra, pista di pattinaggio, pizzerie…

Achille                - Tutte c’a “P”?

Brigida               - Ah, Achì, e poi la casa! La voglio tutta minimal chic. Modernissima. Innanzitutto facciamo abbattere tutte le pareti interne e facciamo un unico ambiente.

Achille                - Facimmo ‘n’ata vota ‘a baracca?.

Brigida               - Facciamo il loft!

Achille                - Che facimmo?

Brigida               - Un unico loft, che mò si porta moltissimo perché è di una finezza internazionale. A New York tutte le meglio attrici tengono il loft. L’arredamento, Achì, deve essere tutto completamente spersonalizzato. Tutto acciaio e legno naturale.

Achille                - Ll’aggio ditto che facimmo ‘nata vota ‘a baracca…

Brigida               - Niente lampadari che sono molto cafoni, ma solo candele, lampade di carta e al massimo fili elettirci e lampadien a vista.

Achille                - Oì?!

Brigida               - In faccia al muro nessun quadro, ma solo mensole di legno.

Achille                - Grezzo…

Brigida               - Bravissimo!

Achille                - Aggio capito ‘o stile…

Brigida               - Sopra ci mettiamo tanti barattoli di vetro: in uno ci mettiamo la sabbia, in uno dei sassi, in uno dei petali dei fiori secchi…

Achille                - In uno dei chiodi arrugginiti…

Brigida               - Pure so’ belli. Achì, poi una cosa che ho visto che mi piacciono moltissimo: i piatti a tavola devono essre rigorosamente quadrati.

Achille                - Comme ‘e cartune pe’ ‘e pizze.

Brigida               - Chicchissimi! E poi, Achì, che te lo dico a fare? Pe’ ffore ‘a porta, mi voglio comperare la più grande collezione di zerbini del mondo! Me voglio cagnà ‘nu paro ‘e zerbine ‘o juorno.

Achille                - Comm’e cazettine.

Brigida               - Ne voglio uno con la scritta Buongiorno e uno con la scritta Buonasera. E poi: Benvenuti, Buone Feste, Buon Natale, Buona Pasqua.

Achille                - Buon Compleanno!

Brigida               - Di tutte le forme: rettangolare, quadrato, rotondo, a semicerchio. Tu quale forma ti piace di più?

Achille                - Tengo ‘na forma ‘e male ‘e capo, in questo momento.

Brigida               - Ma tu devi esser felice! È il nostro sogno che si realizza. Pensa che neanche Annarosa ci portiamo appresso con noi, rimane qau! L’ho incontrata adesso che stava andando più in paese che ha detto che doveva andare in farmacia, mi pare, non ho capito. Ha detto che lei da qua non si muove più. Che si trova benissimo e che vuole rimanere a fare la perpetua qua dentro tutta la vita. Achì, chella ccà ha truvato ‘a morta soja, mò ce vò! 

Achille                - Sarebbe tutto perfetto. Comme he’ ditto: “Il sogno che si realizza”! La verità l’hai detta prima, Brigida: io non sarò ma l’uomo che realizza i sogni. Io sarò sempe chillo ca te fa scetà da ‘o suonno. Chillo ca te fa accorgere che ‘e baracche nun so’ mai diventate castelli. E neanche baracche più moderne comme te piaceno a te.

Brigida               - Achì, ma che stai dicendo?

Achille                - È finita, Brigida: è finito tutto.

Brigida               - Ma che cosa?

Achille                - Tutto ‘stu bello gioco che mi ero inventato. Nun è overo niente, Brigida. Nun è overo che mio nonno si chiamava Lo Ciummo; nun è overo che io e Antimo simmo parenti; nun è overo che io tengo diritto al programma di protezione. E qundi, nun è overo manco chiù ‘o posto ‘o Centro Commerciale e nun è overo manco chiù ‘o loft a Cernusco sul Naviglio. Mi ero inventato tutte cose, Brigidì, avevo penzato che l’unico modo che m’era rimasto pe’ campà onestamente era ‘e me ‘mparentà cu’ ‘nu crimiunbale. E si proprio ‘o vvuò sapeè l’avevo fatto soprattutto per te, perché oramai, avevo capito che ti stavo perdendo.

Brigida               - Aspetta, Achì nun sto capendo...

Achille                - Ce sta poco ‘a capì, Brigida: ti ho detto tutto. Anzi, no! Giustamente, non ti ho detto la cosa più importante. Agostino ha scoperto l’imbroglio.

Brigida               - Agostino?!

Achille                - Sì. E mi ha minacciato di raccontare tutto all’ispettore.

Brigida               - Ma perché?

Achille                - Pecché vò a te! Se ti lascio tornare a Napoli con lui, ha promesso che mantiene il segreto. Così io avrò il mio posto al Centro Commerciale; tu avrai il tuo al call center, e lui avrà te. E vissero tutti felici e contenti…

Brigida               - E tu che he’ penzato ‘e fa’?

Achille                - E che t’aggia rispondere? M’aggio inventato tutto ‘sto manicomio pe’ ttè. Ma nun è servito a niente.

Brigida               - Chi te l’ha ‘itto? Chi ti ha detto che non è servito a niente? Lo hai fatto per me!

Achille                - E tanto basta?

Brigida               - Ce ne turnammo a Napule: sempre meglio che campà ‘int’a ‘stu cimitero! Tu tuorne ‘o cantiere…

Achille                - ‘O cantiere nun pozzo turnà…

Brigida               - E un te ne ‘ncaricà: oo me metto a ffà ‘n’ata vota ‘a purpetta...

Achille                - E io faccio ‘a tracchiulella? (i due si guardano in silenzio)

Brigida               - Antimo!

Achille                - Che ffà?

Brigida               - Chiediamo aiuto a lui.

Achille                - Ma tu si’ pazza?

Brigida               - Ti sei finto suo parente, mò ti fa specie chiedergli un favore come amico?

Achille                - Ma “amico” è più grave che “parente”!

Brigida               - Ma addò sta scritto ‘stu regolamento?

Achille                - Nun è ‘nu regolamento. È un fatto che uno il parente gli capita, l’amico se lo sceglie.

Brigida               - A parte che tu avevi “scelto” di essere suo parente…Ma poi noi gli chiediamo solo di spaventarlo un poco, di minacciarlo per farlo mettere paura…

Achille                - Facciamo proprio ‘e cammurriste...

Brigida               - Perché isso a nnuje nun ce sta ricattando?

Achille                - Ho capito, ma se mettiamo Antimo in mezzo…

Brigida               - Achì, si ce va bbona ce va bbona. E si ce va male ce pentimmo pure nuje, ce danno ‘o programma ‘e protezione e sempe bbuono ce jammo!

Antimo               - (riappare in quel momento) Chiste so’ raggiunamente! Ovvì, ca chianu chianu ve site ‘mparate pure vuje?

Achille                - Antimo, ma comm’è possibile ca tu arrivi sempre puntuale?!

Antimo               - (mostrando le cuffiette dell’iPod) Tengo microspie pe’ tutt’o camposanto: ogni tauto tene ‘na cimice! E secondo te nun m’organizzavo manco ‘nu sistema ‘e protezione?

Achille                - Io pirciò, nun arrivavo a capì…

Antimo               - E allora? Che vvulite fa’? Che avete deciso? Cu’ chist’ommo ‘e niente. ‘Stu piezzo ‘e carogna. Chistu ‘nfame ‘e quattro sorde. Che vulimmo fa’?

Achille                - In che senso?

Antimo               - O si cede al ricatto, o s’accide ‘o ricattatore. Questa è la legge.

Achille                - Ma quala legge?

Antimo               - La mia! (a Brigida) O posso dire la “nostra”?

Brigida               - No, ma aspietta ‘nu mumento: io non ho detto...

Antimo               - E no, mò accummenciammo ‘n’ata vota? “Questo sì, questo no”. Guagliù, qua il corpo deve sparire!

Achille                - Il corpo?!

Antimo               - E certo, mica putimmo lascià tracce! ‘O vulimmo squaglià? Ne facimmo tutte ceroggene e lumine.

Brigida               - Lumine?!

Antimo               - Nun te piaceno ‘e lumine? E allora… ‘o putimmo suqartà: ‘o facimmo piezzo piezzo e ‘o sparpagliammo taùto taùto.

Achille                - ‘O sparpagliammo?

Antimo               - E si no ‘o dammo a magnà ‘o pitone: chello peccato ca l’iguana la cvarna umana nun troppoi l’alliggerisce, si no ‘o liofilizzavamo pure a isso.

Achille                - Antimù, guarda, forse c’è un equivoco..,

Brigida               - Forse non ci siamo spiegati bene. Nuje vulessemo solamente…

Antimo               - Forse sono io can un me so spiehgato bbuono: pe’ mmè il bianco è il bianco e il nero è nero. Il grigio per me non esiste.

Achille                - Neanche il bianco sporco?

Brigida               - Il grigio chiaro chiaro?

Antimo               - Guagliù, lassate perdere, chesta rrobba nun fa pe’ vvuje. Nun ‘o date proprio audienza a ‘stu piezzo ‘e fetente e turnatevene a Napule ‘ngrazie ‘e Ddio!

Achille                - E comme turnammo? Comme campammo, a Napule?

Antimo               - (a Brigida) Tu vulive faticà int’a ‘nu call center? E qual è il problema? Io a Napoli ne tengo ‘na decina ‘e call center. (ad Achille) E tu scigliete sulo dint’a quale cantiere vuò ì a faticà: si vuò fa ‘o guardiano, si vuò fa’ l’operaio. E se invece poi vi piacciono ‘e cchiù ‘sti Centrio Commerciali, faciteme sapè.

Achille                - Ma perché, tu tieni pure i Centri Commerciali?

Antimo               - (conta a mente) Due… tre… cinque… Cinque Centri Commerciali.

Brigida               - Cinque Centri Commerciali?!

Antimo               - Cinque Centri Commerciali. Sulo cinche Centri Commerciali: nun so’ ‘e mieje! Mò facitemi ì a priparà pure a mmè, ca Cafardigna me sta aspettanno. Una preghiera, però, v’a cerco io a vvuje: purtateve a Annarosa primma ‘e dimane!

Achille                - Nun te preoccupà: ce ‘a turnammo a ‘o parrucchiano ‘e via Toledo.

Antimo va via. I due rimasti soli si guardano felici.

Brigida               - Achì!

Achille                - Brigidì!

E si abbracciano commossi. Sopraggiunge l’ispettore.

Ispettore             - (in chiaro imbarazzo) Scusate… Devo parlarvi cinque minuti.

Achille                - Pure noi, ispettò, vi dobbiamo dire una cosa molto importante.

Ispettore             - Sì, ma quello che devo dirvi io, credo che lo sia molto di più E temo anche che non vi farà certamente piacere. Ho ricevuto in questo momento una comunicazione dai miei superiori: c’è un contrordine. Il vostro programma di protezione s’interrompe per un’improvvisa carenza di fondi. Mi dispiace, ma la nuova destinazione salta: dovrete rimanere in questo cimitero a tempo indeterminato.

Achille                - Sì ma noi non… 

Ispettore             - Per piacere, signor Achille, non mi crei problemi pure lei. Che ancora devo trovare il coraggio di dire ad Antimo che pure lui si deve scordare il Brasile.

Antimo               - (come sempre, “puntuale”) Che cosa? M’aggia scurdà ‘o Brasile?

Ispettore             - Ma che ttene ‘e rrecchie ‘e Pulicano?

Antimo               - E resto io sulo dint’ a ‘stu camposanto?

Ispettore             - Solo con tutti i suoi parenti.

Achille                - Ma noi non siamo suoi parenti! Ispettò, sto crcando di dirvi che c’è stato un qeuivoco, un errore. Antimo, mi dispiace, ma noi ce ne torniamo a Napoli. Ispettò, noi non siamo mai stati i parenti di Antimo Lo Ciummo!

Annarosa            - (comparsa in quel momento) Achì, noi saremo i parenti di Antimo Lo Ciummo! (mostra il test di gravidanza) Sono incinta di quattro settimane.

FINE

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