La vedova nera

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LA VEDOVA NERA

di Carlo Terron

Confessione della sposa esemplare

Laprirsi di una porta,a doppio battente imbottito,contro un gran buio denso,ritaglia un rettangolo di luce giallastra dove si accampa la figura di una donna,vestita con austera cura,che spinge,davanti a s,una carrozzella da paralitici. Essa si inoltra di qualche passo,nellombra,per recarsi a premere un interruttore. La luce invade un grande studio severo,assediato da alti scaffali carichi di libri,che si perdono nellombra. Ma ce ne sono dovunque: sulle gravi poltrone di cuoio,accatastati sul pavimento,sparsi sul piano di un largo tavolo,ancora aperti,sotto il cerchio luminoso di un grande paralume verde,come se qualcuno avesse appena cessato di consultarli. In un angolo,c anche una lavagna con,sopra,scritta,ancora,una complicata formula matematica. La donna si riaccosta alla carrozzella che accoglie,stronco dalla paralisi,il corpo asciutto,vigoroso ed immobile di un uomo,dominato da una spirituale testa leonardesca; morto nelle membra nellintelligenza. Egli non d e non dar mai alcun segno di moto n di pensiero. Una cosa. Tanto varrebbe che la carrozzella fosse vuota.

LA DONNA - E stasera,una minestrina di capelli dangelo,due polpettine di riso e una buona spremuta darancia con molto zucchero. Niente carne,pochi farinacei,molto zucchero e molte vitamine. Sei contento? Tutte cose che una volta non ti piacevano,e ora,invece,ti piacciono. Tu non me lo puoi - o non me lo vuoi - far capire,ma io lo so. Dobbiamo stare attenti,molto attenti. Ora non puoi pi mangiare i cibi grevi di un tempo. Quella non era vita,era il caos. Pasti irregolari,orari incontrollati. E lavoro,lavoro: leggere,consultare,scrivere,pubblicare: viaggi,conferenze,lezioni,congressi...Tu hai pensato troppo,non facesti che pensare tutta la vita. E il pensiero ti ha logorato,ti ha ridotto cos.

Se lo contempla con una sorta di compassione beata.

Io mi domando come non ti sia capitato prima. Ma,per fortuna,sono qui io a vegliare su di te. Dio,a me,ha conservato la salute; non mi lamento,anzi lo ringrazio ogni giorno e ogni ora e lo prego di conservarmela; e,anzi,di darmene sempre di pi per potermi dedicare a te. Pensa,se fosse stato viceversa? Povera me. Io non avrei,certo,avuto quello che hai ora tu. Oh,nei suoi imperscrutabili disegni,la Provvidenza pur giusta e saggia... Cibi leggeri,tranquillit; la vita,quella che ti resta,regolata allorologio: le medicine allora giusta,la mente a riposo; qui,nel tuo vecchio studio che non serve pi... e me vicina... E il mio compito,questo. Lo assolvo volentieri,tanto volentieri. E chi altri,se non io,lo dovrebbe fare? Dico compito. Ma dovrei dire mansione. Con uno come te,missione. Qualsiasi altra,dentro di s,si inorgoglirebbe pensando: sacrificio; e del suo peso se ne farebbe una virt... se non proprio una virt,almeno un vanto,da far valere. Dio mi vede e mi sente. Si tratta di un peccato di superbia che non mi sar rimproverato... Sacrificio? Oh no! Non sar certo dalle mie labbra che uscir questa parola superba. Sacrificio,per me,sarebbe abbandonarti in mani estranee. Ma,ammesso pure,ipotesi,che fosse sacrificio. E con questo? Lo devo fare e son lieta di farlo. Ecco tutto. Nessuna cosa al mondo me ne potrebbe distrarre. Le mogli,soltanto le vere mogli - non le frivole usurpatrici di questo titolo -mi possono capire.

Gli rincalza la coperta che gli copre le gambe,gli abbottona la giacchetta,gli stringe la sciarpa di lana al collo.

Tu sudi. Ma proprio perch sudi devi star coperto. Nelle tue condizioni anche un filo daria pu essere pericoloso. Dio non voglia... Tu mi devi durare a lungo,il pi a lungo possibile... Mah... in queste lunghe ore che passo al tuo fianco,pensieri insoliti mi attraversano la testa. Ho anchio i miei pensieri. Cosa credi? Li ho sempre avuti. Diversi dai tuoi,bensintende,ma pur sempre pensieri. Meno importanti...; in compenso,pi utili,pi umani... Dicevo: il pensiero di un filo di riconoscenza da parte tua... Ma,forse,no. La parola va oltre lidea... Non no. Che mi viene in mente? Riconoscenza? Per quel poco che faccio? Non pretendo tanto. Dico uneresia: riconoscente dovrei esserti io dacch mi desti il modo di poterti fare da infermiera... E tuttavia,almeno un cenno,un cenno solo,una intenzione nello sguardo,quel dorato ammiccar delle pupille che avevi da giovanotto; a significar che tu apprezzi... ma nemmeno: che tu capisci,ecco;capisci ci che io faccio per te.

Cava dalla tasca un pettinino e si mette a ravviargli i capelli.

Discoli capelli! Nemmeno ora che tutto,in te, diventato immobile,essi si arrendono a starsene a posto. Dispettosi,dispettosi!

E facendogli compiere le operazioni che va elencando,sempre con quella sua dolce,imperativa pazienza,esultante sotto la vernice della malinconia.

Un braccio? Non lo puoi alzare. Una gamba? Non la puoi muovere. Una parola? Non la sai pronunciare. Essi,invece,i tuoi capelli,sempre disobbedienti. Avanti e indietro,su e gi per la fronte. Insolenti come i pensieri che cerano dietro un tempo. Non corretto,non dignitoso,amor mio. Non lo era prima,pensa poi,adesso. Capelli cattivi,ribelli,attaccabrighe. Antipatici!... Bisogna correggere questo elemento di disordine. Non preoccuparti. Provvederemo,provvederemo. Uno di questi giorni,li faremo tosare. Taglieremo loro le gambe. Eh...?! Corti,corti. Come si dice? AllUmberto. Ecco. E non si potranno pi muovere. Vedrai,domeremo anche loro... Caro... Bisogna soltanto aver pazienza,saper aspettare. Io ho saputo aspettare trentanni la soddisfazione di dimostrarti di non vivere che per te... di esserti utile e inevitabile... Che ho detto? Inevitabile?

Un segreto riso di gola,dentro dentro.

Curioso. Come li chiamano? Ah,un lapsus,ecco. Voleva essere: indispensabile. Questa la parola giusta. N pi n meno. Le parole giuste,in tutto e in ogni occasione,ecco il segreto della saggezza... Mi capisci? Alfredo? Mi capisci?... Macch!

Dopo limpercettibile frattura dellultima parola,essa viene avanti di qualche passo e favoleggia poeticamente,rivolta ad unimmaginaria assemblea suscitata dal suo sentimento come tutta,naturalmente,dalla sua parte.

La sua alta mente,complicata come una cattedrale gotica e limpida come un tempio greco,va rovinando... un capitello oggi,una statua domani... Macerie!

Gettandosi dietro un sospiro,lungo e solenne come uno strascico regale.

Eh... povero caro,va peggiorando.

Secca,netta,precisa.

In meglio. Collaiuto di Dio.

Cos come lo vedete,ora egli completamente ebete. Un colpo apoplettico. Del resto,conoscete tutto. La cosa fece una grande impressione e riemp i giornali per una settimana col suo rumore fastidioso. La fama; nel caso di Alfredo possiamo ben dire la gloria, sempre indiscreta. Non giudico; sar anche giusto. Bench,alla mia natura,propensa allinteriorit,al raccoglimento,al silenzio,alle piccole oscure,consolanti abitudini dellordine comune,le pubbliche pompe non siano mai andate a genio. Avr torto. E probabile. E Alfredo,certo,meritava il frastuono che si fece sempre intorno a lui; e anche di pi... Forse. Non c tesoro n soddisfazione,per,che paghi lintimit della propria famiglia. Ma poi,quali soddisfazioni se il loro prezzo deve essere una vita sempre in mostra,alla ribalta; senza mai un momento,un pensiero,per s e per chi ci sta vicino? Io sono contro le rivoluzioni. In tutto. Per principio. Gli uomini non le capiscono queste cose,ma le donne s. Esse sono tutte dalla mia parte. Io so. E pazienza... Ne dobbiamo avere tanta,sempre,noi donne. In fondo cosa ci viene chiesto? Pazienza,soltanto la cristiana virt della pazienza. Comunque,si far per dire. Collaiuto di Dio,ora tutto ,finalmente,cessato e la nostra esistenza rientrata nella regola. Si diceva: un colpo apoplettico. Caro Alfredo. Lo fulmin in marsina,feluca e decorazioni,alle sei e venticinque del 12 gennaio,durante il ricevimento dato in suo onore,e di altri otto grandi uomini come lui,o forse meno di lui. Dei nove,questo sicuro,era il pi bello. Il vestito da cerimonia sembrava fatto apposta per mettere in evidenza la sua aristocratica figura. Eravamo a Stoccolma. Un freddo polare. Chi lo sa? avr contribuito anche quello,bench,forse,no. Era,come ricorderete,il giorno che gli consegnarono il premio Nobel per la fisica e la matematica. Se permettete,apro una parentesi. Non lo farei senza la certezza di non essere fraintesa. E sempre azzardato trarre illazioni sulle misteriose vie della Provvidenza,ma qualcuno potrebbe anche pensare a un ammonimento,un richiamo allumilt,quantomeno una dimostrazione della fugacit della gloria terrena,o qualcosa del genere. Ne parlai anche col mio confessore; e,in linea di massima,non lo pot escludere. Basta. Nemmeno fosse stato preordinato per rendere pi solenne la sciagura,accade nel preciso momento in cui il re di Svezia gli stringeva la mano. Come fosse stato girato un interruttore. Proprio cos. Non trovo altro paragone.Alfredo gli si accasci davanti. E il re,che non sapeva pi cosa fare. Rimase l,si pu dire,con Alfredo morto in mano. Un altro,qualunque,saprebbe magari come comportarsi. Ma,non essendo previsto dalletichetta,per un re, una situazione molto imbarazzante... Sul momento,si pens a un semplice svenimento. Qualcuno disse: lemozione. Non conoscevano Alfredo. Emozione,lui? Ma il suo collega presente a ricevere il premio Nobel per la medicina,lo escluse dopo avergli dato unocchiata. Cap subito che non cera pi niente da fare. Una vena,o unarteria? beh,fa lo stesso. Una vena,mi pare... s s: una vena del cervello... Scoppiata. Nellemisfero sinistro,ci spieg. Curioso: imparai allora che il cervello ha due emisferi. Vede,disse il Nobel della medicina,tanto bravo e solerte,se la vena - o larteria? - si fosse rotta nellemisfero destro,probabilmente,fatto il dovuto calo della funzione dellintelligenza,almeno la facolt della parola non sarebbe andata perduta. Cos,nel sinistro,invece, molto probabile che ci vada. Pietosa bugia. Io capii subito che,al posto del molto probabile,andava inteso: certo. E infatti,non si sbagliava... Destro,sinistro?... La mente umana ben curiosa. Il male non ci viene certo a chiedere da che parte lo desideriamo. Era il sinistro. Non cera dubbio... Qui!

E gli va ad accarezzare il cranio dalla parte giusta.

Per la precisione,durante la prima settimana qualche speranza era rimasta. Oddio,dire speranza forse troppo. Ad essere sincera,in fondo in fondo,io non ci contai mai. Uninezia,ma pur sempre il barlume di una speranza. Stringeva il cuore pensare a quella che era stata la sua eloquenza,lucente come una spada e nitida come un teorema,trasformata in un incomprensibile farfuglio. E tuttavia,era pur sempre qualche cosa. Bench,piuttosto della pena di vederlo ridotto cos,siamo giusti,meglio niente... Mah. Poi cessato anche quel segno di vita. Un secondo colpetto. Un altro,leggero... proprio cos:leggero insulto apoplettico,ci spiegarono i medici,lo stese del tutto. Vero,Alfredo?

La situazione aveva almeno il vantaggio di essere chiara; stabilizzata,voglio dire. E cos rimasta. Per lavvenire non ci saranno pi sorprese,questo almeno certo. La medicina sempre molto incerta nella cura delle malattie; per,in compenso, assai sicura nel prevedere come andranno a finire,specie se vanno a finir male.

Gli si riaccosta e lo rincontrolla.

Ed ora... eccoti qui. Mah... Vedi? Non bisognerebbe mai inorgoglirsi di nulla. Come ce li largisce,i doni,Dio,ce li toglie. Strumenti in prestito e niente altro; dei quali,un giorno,ci sar chiesto se abbiamo fatto buono o cattivo uso: prove a cui veniamo cimentati. Neh,Alfredo,come si dice?: Sic transit gloria mundi. Ed io sono qui,povero caro,preoccupata della tua anima... Pensarci a tempo. E tu non lhai fatto. Non un rimprovero,tesoro,e tuttavia devo pur dirtelo. Mi capisci,poi? Questo,vedi, il mio maggior cruccio: mi capisci?... Ma non preoccuparti; lasciami fare,sono qui io a pregare,a intercedere per te. Volente o nolente,anche questo problema verr risolto.

Si accorge di qualche cosa,arretra di un passo,lo contempla e lo redarguisce col tono di dolce rimprovero buono per i bambini.

Ci risiamo. Devi restar coperto,tho detto. Non importa se hai caldo. Un giorno mi dovr pur spiegare questo mistero: sei l che non puoi muovere un muscolo,eppure,basta voltar locchio e la coperta non pi al suo posto e i capelli sono di nuovo in disordine. Non lo fai mica apposta,vero,caro? Anche volendo,non lo potresti fare apposta. E allora? Non va bene,non va bene. Oso dire che,nella tua sventura,hai poca seriet.

Nuovamente,ora,alla sua immaginaria assemblea. Diamole tempo e parola e si confesser a fondo.

Ha bisogno di tutto... Tutto. E provvedo io... A tutto. Tutto una parola. Prego,un momento,far mente locale al significato estensivo che essa comporta in un uomo nelle sue condizioni. Salvo la mente,gli ,come dire? una macchina ancora perfetta. Forse perfetta un p eccessivo.

Efficiente,ecco: in tutte le sue funzioni efficiente; soltanto rimasta senza motore. E il motore ora sono io. Tutto... Presto da dire ma lungo da eseguire. Provassi un momento di stancheza,di fastidio,di ribrezzo - eh,in certe occasioni sarebbe pur leggittimo,no? - ebbene,sarei una cattiva moglie. No no. Se non corressi il pericolo di venir fraintesa,confesserei di essere felice,cos. Mi limito a dire: soddisfatta. Perseguo,intendo,lo scopo e assolvo le funzioni che mi spettano; che mi erano sempre spettate,e,prima dora,non potei,mai,n perseguire n assolvere. Mi realizzo,ecco il termine: mi realizzo. Son tornate ad avere un senso le cose di ogni giorno,i gesti abituali,le piccole,ma uniche vere realt quotidiane della misura umana. Guai uscirne. E sempre unavventura colpevole,disordinata ed allarmante... E,prima o dopo,la si paga. E inevitabile... Solo ora egli finalmente e completamente mio. Dopo trentanni, tutto mio. E non lo era mai stato,prima... Mai. Sapete voi che significa mai?... Mi fu riferito che i suoi colleghi mi chiamano la vedova nera. Non ancora. Vedova di un vivo,semmai. Ma se questo,e solo questo,era il prezzo necessario per rientrare nella regola,ebbene ne ringrazio la Provvidenza. Non orgoglio,n sete di dominio,Dio liberi! E meno ancora futile compiacenza o effimera vanit. Soddisfazione e diritto del proprio dovere. Ecco. Mi sono spiegata?

Scultorea e inequivocabile.

Io sono qui a difendere la famiglia. Niente altro. Questo vorrei che si comprendesse. Mi accontento di poco,io. Non sono altro che una povera,dolce donna comune,e parlo a nome di milioni di altre povere deboli donne comuni,come me.

Una pausa per voltarsi a sogguardarlo.

Alfredo: luomo!

Lo conobbi studente e lo sposai professorino appena laureato. Era giunto,dalla provincia,nella vecchia sonnolenta citt universitaria,carica di storia,fitta di conventi,respinta in un tempo remoto ed immobile... La mia citt... Col tempo,il ricordo si fatto nostalgia della fresca solitudine e dellombra silenziosa dove si estenuava il lento suono delle campane. E l che lo riporter un giorno. Nel vecchio cimitero,ai margini del fiume. Ed l che lo raggiunger quando toccher a me... Basta. ci riguarda lavvenire... Si faceva notare per la sua invincibile aria di non farsi notare. Non labbandon mai. Fu la sua forza,la sua difesa,forse... Sempre solo. Sotto i portici umidi e deserti dei bassi archi di vecchio mattone,orlati di muschio. Occhi celesti dallo sguardo limpido e lontano,aperti su uno stupore antico,sotto il disordine dei capelli biondi.

Di colpo,restituita alla realt,si volge e lo guarda.

Lo stesso dora. E di sempre. Identico. Quello stupore e quel mistero che non disert mai il suo sguardo. Il mondo,la gente,la vita medesima: non lo riguardavano. Pareva che passasse attraverso le cose senza vederle,fisso ad un miraggio lontano. E la realt presente,le cose vicine,le persone al suo fianco,come non esistessero. Respinte. O meglio,non respinte: escluse; ancora meno e ancora peggio: ignorate da quella sua dolcezza estranea... una cordialit senza calore...: unalienata timidezza,ecco. Cos fragile. E cos inattaccabile!

Un lungo silenzio a spiraglio di un verace dramma segreto,prima di riprendere il racconto.

Ho detto: lo sposai. Avrei fatto meglio a dire: si lasci sposare. Di pi da lui non si sarebbe potuto pretendere. Me ne innamorai perch era biondo,restio,gentile e debole. Mi piacque subito la sua selvatica gentilezza. Ascoltatemi bene: sono qualit,in un uomo,che una donna,una vera donna preferir sempre allenergia,alla brutalit,alla disinvoltura: i luoghi comuni della virilit...Mah... Non capii che proprio la sua disarmata mancanza di resistenza era ci che lo avrebbe reso sempre inafferrabile. Era estraneo perfino al suo proprio corpo. Non lho mai sorpreso a guardarsi in uno specchio. Gli scopersi,ricordo,la prima sera di nozze,un neo sotto la scapola sinistra. Non sapeva di averlo. Nessuno glielo aveva ancora detto. E compresi che era vergine... Caro...

Dopo una meditazione di natura intuibile allambiguo sorriso.

Non era un merito. Lo ero anchio... E tuttavia,labituale unione della carne,celebrata senza impeti e senza eloquenza, vero; ma compiuta in una sorta di diligente spontaneit che la rendeva naturale e pulita; la educata vicinanza di unesistenza regolata ed eguale,se non avevano creato lintimit e la confidenza,ne avevano posto le premesse. O anche meno: lillusione della loro possibilit futura. Una vita pu anche appagarsi di unillusione,specie quando ci si accorge che il proprio grembo condannato alla sterilit. Ma venne il momento che,nel suo cranio,esplose il genio. Ed egli cess di appartenermi anche quel poco che mera appartenuto fino allora. Nessuna maledizione peggiore del genio,signori! Dio ne preservi le vostre famiglie.Una malattia orribile,un cancro feroce suscit nella sua mente una mostruosa chiaroveggenza. Contro ogni legge della scienza conosciuta,contro ogni verit rivelata da Dio,Alfredo confer alluniverso un nuovo ordine: il suo. Ogni sua scoperta,ogni sua comunicazione scientifica spostavano i cardini del creato,lasciando inalterata la sua natura timida,mite e modesta... Mancava soltanto lultimo passo. E fu compiuto. Quei segni su quella lavagna,che non ho avuto,che non avr mai il coraggio di cancellare: magia nera; il vertice della superbia umana: il mistero del mondo racchiuso in una formula... Agghiacciante. Ormai,Alfredo non era pi Alfredo,era la pi grande mente del nostro tempo. Pauroso,signori miei,pauroso. E di tale mostruosit a me tocc essere la moglie. non laugurerei alla mia maggior nemica. se lavessi... Gi,non ho nemiche io. Le mie rivali sono state la chimica,la fisica,la matematica... finch non venne latomo: la sua passione esclusiva,un vizio segreto... Passione e vizio,bensintende,quali potevano addirsi a un uomo come Alfredo: privi di slancio e di entusiasmo: da spettatore,si potrebbe dire; ma tenaci,lucidi,freddi,imperativi. La mite e riflessiva testardaggine di un fanciullo... Soleva dire: le uniche soddisfazioni della mia vita mi sono venute dallatomo. Sono state le sole occasioni in cui mi parve di avvertire,nelle sue parole,unombra di impercettibile ironia. Ma non potrei giurarlo. Lenigma della sua mente e del suo cuore rimasto e rimarr impenetrabile... Fu latomo,qualche cosa che scopr dentro allatomo,a fargli avere il Premio Nobel. Io non ne ho il temperamento,ma capisco che,in casi estremi,contro una donna si possa sparare. Ma contro latomo? Nulla. Solo aspettare. Ed ho aspettato. Finalmente,Dio ha voluto premiare la mia attesa: riportarlo a lui,restituendolo a me. Al fondo di ogni attesa,c sempre un premio. Non dimentichiamocene.

Dopo un lungo silenzio gravato da una remota angoscia.

Restituito? E come? Pu forse esserci restituita una cosa che non si mai posseduta? Io sono come il mendicante davanti a una porta sbarrata che non gli sar mai aperta. Chiss se,anche adesso,il pi forte non sia rimasto lui?! Chi pu dire se,cos com egli ha coscienza della mia presenza? Ma che dico presenza? Della mia esistenza. Come,prima,per lui non sono mai esistita perch nella sua mente cerano pensieri pi grandi dellumanit,ora,forse,non esisto perch nella sua mente non c che il nulla. Passare un attimo nel suo cervello!... Sapere. Un segno,un segno qualsiasi,per farmi intendere che ci sono anchio,che significo qualche cosa...! O lo fa apposta. Il calcolo di una diabolica perversit gli fa reprimere ogni manifestazione di vita per vendicarsi.

Gli va addosso e si mette a scuoterlo,cattiva,violenta.

Alfredo! Alfredo! Mi senti? Mi vedi? Toglimi da questangoscia. Ci sono? Esisto per te?... Niente. Sempre niente. Ti odio. Ti odio... Maledetto!... No,no. Che dico? Caro,perdonami... Ma se tu fossi pi buono,appena un poco pi buono con me: un moto,un cenno qualsiasi... Gli occhi; ascoltami... proviamo... Gli occhi... Se tu li volgessi l,appena,verso la luce,ecco...la lampada sotto la quale scrivevi... prova... e io capir. Prova... Prova...

Come tante altre volte,lappello rimasto vano. Le basta rassettargli la coperta,la giacca,la sciarpa intorno al collo e ritorna quella di sempre.

Smemorata. E passato gi il tempo e oggi non ti ho ancora letto il giornale. Vediamo,vediamo ci che accade nel mondo.

Prende un giornale,inforca gli occhiali,si mette a sedere vicina al paralitico su una bassa sediolina e legge.

Amintore Fanfani presenter oggi,alla Camera il suo nuovo governo... De Gaulle volta le spalle allAlgeria... Bah...politica... Vediamo dentro... Inaugurato,a Roma,il congresso internazionale di fisica nucleare.

Alza appena lo sguardo dal giornale e,nascosta dalla pagina,via via che legge,lo scruta una,due,tre volte in viso,per sorprendervi un moto di interesse e poterlo cogliere in colpa. Invano.

Presenti le maggiori personalit del mondo scientifico internazionale... stata svolta e discussa lattesa relazione sullinfluenza dei campi magnetici indotti,nella struttura dellatomo... La legge di Alfredo Mobel... ha avuto unaltra clamorosa conferma... Sei astuto,Alfredo... Non ti scopri... Ma poi,sono cose che non ti riguardano,non ti interessano pi... Hai ragione... Ah,questo piuttosto: Pi facile lavvenire dellattrice di quello della principessa. La Bergman verso il terzo matrimonio e Soraya costretta a vivere lontano dallo sci. Mi risposer presto,telefona Ingrid. Amo ancora Soraya,dichiara lo sci... Una bella storia damore. Ti piacer. Te la legger tutta prima di metterti a letto. Vediamo piuttosto langolo della donna di casa... Cosa mi potrei aggiungere alla cena per stimolarmi un p lappetito...? Toh! Omelette del curato. Dosi: 2 uova,30 grammi di acetosella,mezzo bicchiere di latte,30 grammi di burro,olio,qualche cucchiaio di panna. Battete vigorosamente con la frusta le uova,dopo avervi incorporato lacetosella tritata e il latte; scaldate,in una casseruola,il burro e una lacrima dolio e cuocetevi lomelette; poi sistematela sul piatto di servizio. Incidetela al centro e versatevi la panna piuttosto densa. Alcune ciliege sciroppate la renderanno pi raffinata Eh?... le prepariamo,Alfredo?... No,caro. Non per te. Guai,sarebbero veleno... E non temere nemmeno che ti lasci solo. Ora fai la solita cosetta che devi fare,e poi ti porto con me in cucina ad assistere alla preparazione delle omelette del curato. Devono essere appetitose. Che ne dici? E per te,non dubitare. Son qui io a vigilare sulla tua salute. Per te: la tua solita minestrina di capelli dangelo. Tanto buona.

Si alza,si pone,nero angelo tutelare,dietro alla carrozzella e lo spinge fuori.

Andiamo,da bravo,andiamo...

Povera donna,non si crederebbe: rimase vedovo lui.

SIPARIO

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