1923
Tragedia in tre atti
di Luigi Pirandello
Arnoldo Mondadori Editore - Milano
1959
PERSONAGGI
Donn'Anna Luna
Lucia Maubel
Francesca Noretti sua madre
Donna Fiorina Segni sorella di Donn'Anna
Don Giorgio Mei parroco
Lida (18 anni) e Flavio (20 anni) figli di donna Fiorina
Elisabetta vecchia nutrice
Giovanni vecchio giardiniere
Due fanti1
Donne del contado
In una villa solitaria della campagna toscana. Oggi.
ATTO PRIMO
Stanza quasi nuda e fredda, di grigia pietra, nella villa solitaria di Donn'Anna Luna. Una panca, uno stipo, una tavola da scrivere, altri pochi arredi antichi da cui spira un senso di pace esiliata dal mondo. Anche la luce che entra da un'ampia finestra pare provenga da una lonta-nissima vita. Un uscio in fondo e un altro nella parete di destra, molto pi prossimo alla parete di fondo che al proscenio.
Al levarsi della tela, davanti all'uscio di destra che immette nella stanza dove si suppone giaccia moribondo il figlio di Donn'Anna Luna, si vedranno alcune donne del contado, parte inginocchiate e parte in piedi, ma curve in atteggiamento di preghiera, con le mani congiunte innanzi alla bocca. Le prime, quasi toccando terra con la fronte, reciteranno sommessamente le litanie per gli agonizzanti; le altre spieranno ansiose e sgomente il momento del trapasso e a un certo punto faranno il segno a quelle d'interrompere la litania e, dopo un breve silenzio d'angoscia, s'inginocchieranno anch'esse e ora l'una e ora l'altra faranno le invocazioni supreme per il defunto.
Le prime (inginocchiate: alcune, invocando; le altre, sollecitando la preghiera).
Sancta Maria,
Ora pro eo.
Sancta Virgo Virginum,
Ora pro eo.
Mater Christi,
Ora pro eo.
Mater Divinae Gratiae,
Ora pro eo.
Mater purissima,
Ora pro eo.
Le seconde (in piedi, faranno a questo punto segno alle prime d'interrompere la litania: resteranno per un momento come sospese in un gesto d'angoscia e di sgomento; poi s'inginocchieranno anch'esse).
Una. Santi di Dio, accorrete in suo soccorso.
Un'altra. Angeli del Signore, venite ad accogliere quest'anima.
Una terza. Ges Cristo che l'ha chiamata la riceva.
Una quarta. E gli spiriti beati la conducano dal seno d'Abramo al Signore Onnipotente.
La prima. Signore, abbiate piet di noi.
L'altra. Cristo, abbiate piet di noi.
Una quinta. Datele il riposo eterno e fate risplendere su lei la vostra eterna luce.
Tutte. Riposi in pace.
Rimarranno ancora un poco inginocchiate a recitare in silenzio ciascuna una sua particolare preghiera e poi si alzeranno segnandosi. Dalla camera mortuaria verranno fuori sbigottiti e pieni di compassione e stupore Donna Fiorina Segni e il parroco Don Giorgio Mei. La prima, modesta signora di campagna sui cinquantanni, porter un po' goffamente sul vecchio corpo sformato dall'et gli abiti di nuova moda, pur discreti, di cui i figli che abitano in citt desiderano che ella vada vestita. (Si sa i figli come sono, quando cominciano a pigliare animo sopra i genitori.) L'altro un grasso e tardo parroco di campagna che, pur parlando a stento, avr sempre da aggiungere qualche cosa a quanto gli altri dicono o che lui stesso ha detto; sebbene tante volte non sappia bene che cosa. Se per gli daranno tempo di parlare riposatamente a suo modo, dir cose assennate e con garbo, perch infine amico delle buone letture, e non sciocco.
Don Giorgio (alle donne, piano). Andate, andate pure, figliole, e e recitate ancora una preghiera in suffragio dell'anima benedetta.
Le donne s'inchineranno prima a lui e poi a Donna Fiorina e andranno via per l'uscio in fondo. I due resteranno in silenzio per un lungo tratto, l'una come smarrita nel cordoglio per la sorella e l'altro nell'incertezza tra una disapprovazione che vorrebbe fare e un conforto che non sa dare. Donna Fiorina non sosterr pi, a un certo punto, l'immagine che avr davanti agli occhi, della disperazione della sorella e si coprir il volto con le mani e andr a buttarsi rovescia sulla panca. Don Giorgio le si appresser pian piano; la guarder un poco senza dir nulla, tentennando il capo; poi alzer le mani come chi si rimetta in Dio. Non abbiano, per carit, i comici timori del silenzio, perch il silenzio parla pi delle parole in certi momenti, se essi lo sapranno far parlare. E stia Don Giorgio ancora un po' accanto alla donna buttata sulla panca, e infine dica, come aggiunta al suo pensiero:
E... e non s' nemmeno inginocchiata...
Donna Fiorina (sollevandosi dalla panca, senza scoprire la faccia). Finir di perdere la ragione!
Scoprendo la faccia e voltandosi a guardare Don Giorgio:
Ha visto con che occhi, con che voce ci ha imposto di lasciarla sola?
Don Giorgio. No, no. Troppo in lei, anzi, mi par forte la ragione e... e il mio timore allora un altro, mia cara signora: che le mancher pur troppo il divino conforto della fede, e
Donna Fiorina (alzandosi, smaniosa). Ma che far sola di l?
Don Giorgio (cercando di calmarla). Sola non : ha voluto che rimanesse con lei Elisabetta. Lasci! Elisabetta saggia, e
Donna Fiorina (brusca). Se lei l'avesse udita questa notte!
S'interromper, vedendo uscire dalla camera mortuaria la vecchia nutrice Elisabetta che si diriger verso l'uscio in fondo:
Elisabetta!
E non appena Elisabetta si volter, le domander con ansia, pi col gesto che con la voce:
Che fa?
Elisabetta (con gli occhi da insensata e voce opaca senza gesti). Niente. Lo guarda.
Donna Fiorina. E ancora non piange?
Elisabetta. No. Lo guarda.
Donna Fiorina (smaniando). Piangesse, Dio! almeno piangesse!
Elisabetta (prima appressandosi, sempre con aria da insensata, poi guardando l'una e l'altro confider piano). E dice sempre che l!
Far con la mano un gesto che significa lontano .
Don Giorgio. Chi? Lui?
Elisabetta (far segno di s col capo).
Don Giorgio. L, dove?
Elisabetta. Parla da s, sottovoce, movendosi
Donna Fiorina. e non potere far nulla per lei!
Elisabetta. cos sicura di quello che dice, che uno spavento starla a sentire.
Donna Fiorina. Ma che altro dice? che altro dice?
Elisabetta. Dice: partito; ritorner .
Donna Fiorina. Ritorner?
Elisabetta. Cos. Sicura.
Don Giorgio. Partito , ma quanto a ritornare
Elisabetta. me l'ha letto negli occhi e ha ripetuto pi forte, fissandomi: Ritorner, ritorner. Perch quello che ha l sotto gli occhi dice che non lui.
Don Giorgio (sorpreso). Non lui?
Donna Fiorina. Diceva cos anche stanotte!
Elisabetta. E vuole che sia portato via subito.
Donna Fiorina (si coprir di nuovo la faccia con le mani).
Don Giorgio. In chiesa?
Elisabetta. Via, dice. E non vuole che si vesta.
Donna Fiorina (scoprendo la faccia). E come, allora?
Elisabetta. Appena le ho detto che bisogna vestirlo
Don Giorgio. gi; prima che s'indurisca!
Elisabetta. ha fatto un gesto d'orrore. Vuole ch'io vada a preparare la lavanda. Lavato, avvolto in un lenzuolo, e via. Cos. Vado a dar subito gli ordini e torno.
Andr via per l'uscio in fondo.
Donna Fiorina. Impazzir! impazzir!
Don Giorgio. Mah. Veramente, vestire chi s' spogliato di tutto... Non vorr forse per questo.
Donna Fiorina. Sar per questo; ma io io mi confondo, ecco a considerare com'.
Don Giorgio. Fare diversamente dagli altri.
Donna Fiorina. non perch voglia, creda!
Don Giorgio. credo; ma dico il dubbio, almeno il dubbio che, a sviarsi cos dagli altri, dagli usi, ci si possa smarrire, e... e senza neanche trovar pi compagni al dolore nostro. Perch capir, un'altra madre pu non intenderla codesta nudit della morte che lei vuole per il suo figliuolo
Donna Fiorina. ma s, neanch'io!
Don Giorgio. ecco, vede?e... e giudicarla male, e...
Donna Fiorina. Sempre cos stata! Sembra che stia ad ascoltare ci che gli altri le dicono; e tutt'a un tratto spunta fuori come da lontano con parole che nessuno s'aspetterebbe. Cose che che son vere che quando le dice lei pare si possano toccare a ripensarle, un momento dopo, stordiscono perch non verrebbero in mente a nessuno; e fanno quasi paura. Io temo proprio, le giuro che temo di sentirla parlare; non so pi nemmeno guardarla. Che occhi! che occhi!
Don Giorgio. Eh, povera madre!
Donna Fiorina. Vedersi sparire il figlio cos, in due giorni!
Don Giorgio. L'unico figlio: tornato da cos poco!
Il vecchio giardiniere Giovanni, a questo punto, apparir sbigottito sulla soglia dell'uscio in fondo e si far un po' avanti verso l'uscio a destra; star un po' a guardare da l il cadavere, con stupore angoscioso; si inginocchier fin quasi a toccare terra con la fronte e rimarr cos un pezzo, mentre Donna Fiorina e Don Giorgio seguiteranno a parlare.
Donna Fiorina. Dopo averlo aspettato tanti anni, tanti anni: pi di sette: le era partito giovinetto
Don Giorgio. ricordo: per i suoi studii d'ingegneria: a Liegi, mi pare
Donna Fiorina (lo guarder e poi tentennando il capo in segno di disapprovazione). l, l, dove poi...
Don Giorgio (con un sospiro). So, so. Anzi, mi trattengo perch ho da dirle...
Alluder alla madre nell'altra stanza.
Il vecchio giardiniere Giovanni si alzer segnandosi e andr via per l'uscio in fondo.
Donna Fiorina (aspetter che il vecchio giardiniere sia uscito, e subito, con ansia, domander, alludendo al figlio morto). Le lasci, confessandosi, qualche disposizione?
Don Giorgio (grave). S.
Donna Fiorina. Per quella donna?
Don Giorgio (c. s.). S.
Donna Fiorina. L'avesse sposata, quando la conobbe a Firenze, studente!
Don Giorgio. una signora francese, vero?
Donna Fiorina. S, ora. Ma di nascita, no: italiana. Studiava anche lei a Firenze. Poi spos un francese, un certo signor Maubel che se la port prima a Liegi, appunto, poi a Nizza.
Don Giorgio. Ah, ecco. E lui la segu?
Donna Fiorina. Che passione per questa povera madre! Non ritornare, in sette anni, neppure una volta, neppure per pochi giorni a rivederla! E alla fine, ecco: ritornare, per morire cos, in un momento. E non era finita, non era ancora finita la corrispondenza con quella donna. Gi lei lo sapr: glie l'avr confessato.
Lo guarder e poi domander, titubante:
Ha forse disposto per i bambini?
Don Giorgio (guardandola a sua volta). No. Quali?
Donna Fiorina. Non sa che ella ha due figliuoli?
Don Giorgio. Ah, i bambini di lei s; me l'ha detto. E mi ha detto che sono stati la salvezza della madre e anche sua.
Donna Fiorina. La salvezza, ha detto?
Don Giorgio. S.
Donna Fiorina. Non sono, dunque... non sono di lui?
Don Giorgio (subito). Oh, no, signora! Purtroppo non si pu dir puro un amore adultero, anche se contenuto soltanto nel cuore e nella mente; ma certo che... lui almeno m'ha detto che...
Donna Fiorina. Se glie l'ha detto in punto di morte Dio mi perdoni: sua madre me l'aveva assicurato, pi volte; le confesso che non ho saputo crederci. La passione era tanta che... s, sospettai perfino che quei due bambini...
Don Giorgio. No, no.
Donna Fiorina (stando in orecchi e facendo segno a Don Giorgio di tacere). Oh, Dio, sente? Parla... parla con lui!
S'appresser piano all'uscio a destra e star un po' in ascolto.
Don Giorgio. Lasci. il dolore. Farnetica.
Donna Fiorina. No. che le cose, come sono per noi, come noi le pensiamo questa sventura chi sa che senso avranno per lei!
Don Giorgio. Lei dovrebbe forzarla a lasciare almeno per qualche tempo questa solitudine qua.
Donna Fiorina. Impossibile! Non tento neppure.
Don Giorgio. Almeno condursela con s nella sua villa qua accanto!
Donna Fiorina. Volesse! Ma non esce di qua da pi di venti anni. Sempre a pensare, sempre a pensare. E a poco a poco s' cos... come alienata da tutto.
Don Giorgio. Eh, accogliere i pensieri che nascono dalla solitudine, male, male: vaporano dentro, nebbie di palude...
Donna Fiorina. L'ha ormai dentro di s la solitudine. Basta guardarle gli occhi per comprendere che non le pu pi venir da fuori altra vita, una qualsiasi distrazione. S' chiusa qua in questa villa dove il silenzio, su, ad attraversare le grandi stanze deserte fa paura, paura. Pare non so che il tempo vi sprofondi. Il rumore delle foglie, quando c' vento! Ne provo un'angoscia che non le so dire, pensando a lei, qua, sola. Immagino che le debba portare via l'anima, quel vento. Prima per, quando il figlio era lontano, sapevo dove gliela portava; ma ora? ma ora?
Vedendo comparire la sorella sulla soglia dell'uscio a destra.
Ah! Dio, eccola!
Donn'Anna Luna, tutta bianca e come allucinata, avr negli occhi una luce e sulle labbra una voce cos sue che la faranno quasi religiosamente sola tra gli altri e le cose che la circondano. Sola e nuova. E questa sua solitudine e questa sua novit turberanno tanto pi, in quanto si esprimeranno con una quasi divina semplicit, pur parlando ella come in un delirio lucido che sar quasi l'alito tremulo del fuoco inferiore che la divora e che si consuma cos. S'avvier all'uscio in fondo senza dir nulla: l sulla soglia aspetter un poco: poi, vedendo Elisabetta che ritorna insieme con due fanti che recheranno una conca d'acqua fumante infusa di balsami, dir con lieve dolente impazienza:
Donn'Anna. Presto, presto, Elisabetta. E fai come ti ho detto io. Ma presto.
Le due fanti, senza fermarsi, attraverseranno da un uscio all'altro la scena.
Elisabetta (scusandosi). Ho dovuto dare anche gli altri ordini
Donn'Anna (per troncare le scuse). s, s
Elisabetta (seguitando). e poi bisogner che venga ancora il medico a vedere; e dar tempo che
Donn'Anna (c. s.). s, vai vai. Oh guarda l,
indicher per terra, presso Elisabetta
una corona. Sar caduta a una di quelle donne.
Elisabetta, si chiner a raccattarla, gliela porger e s'avvier per l'uscio a destra. Prima che Elisabetta esca, ella torner a raccomandarle:
Come t'ho detto io, Elisabetta.
Elisabetta. S, padrona. Non dubiti.
Via.
Donn'Anna (guardando l'umile corona). Pregare inginocchiare il proprio dolore... Tenga, don Giorgio.
Gli porger la corona.
Per me pi difficile. In piedi. SeguirLo qua, attimo per attimo. A un certo punto, quasi manca il respiro; ci s'accascia e si prega: Ah, mio Dio, non resisto pi: fammi piegare i ginocchi! Non vuole. Ci vuole in piedi; vivi, attimo per attimo: qua, qua; senza mai riposo.
Don Giorgio. Ma la vera vita di l, signora mia!
Donn'Anna. Io soche Dio non pu morire in ogni sua creatura che muore. Lei non pu neanche dire che la mia creatura morta: lei mi dice che Dio se l' ripresa con S.
Don Giorgio. Ecco, s! Appunto!
Donn'Anna (con strazio). Ma io sono qua ancora, don Giorgio!
Don Giorgio (subito, a confortarla). S, povera signora mia.
Donna Fiorina. Povera Anna mia, s.
Donn'Anna. E non sentite che Dio per noi non di l, finch vuol durare qua, in me, in noi; non per noi soltanto ma anche perch seguitino a vivere tutti quelli che se ne sono andati?
Don Giorgio. A vivere nel nostro ricordo, s.
Donn'Anna (lo guarder come ferita dalla parola ricordo e volter pian piano la testa quasi per non vedere la sua ferita; andr a sedere e dir a se stessa, dolente ma con fredda voce). Non posso pi n parlare, n sentire parlare.
Donna Fiorina. Perch, Anna?
Donn'Anna. Le parole come le sento proferire dagli altri!
Don Giorgio. Ioho detto ricordo.
Donn'Anna. S, don Giorgio; ma come una morte per me. Se non ho mai, mai vissuto d'altro? se non ho altra vita che questa l'unica che possa toccare: precisa, presente lei mi dice ricordo, e subito me l'allontana, me la fa mancare.
Don Giorgio. Come dovrei dire allora?
Donn'Anna. Che Dio vuole che mi viva ancora, mio figlio! cos. Non certo pi di quella vita che Egli volle dare a lui qua; ma di quella che gli ho data io, si, sempre! Questa non gli pu finire finch la vita duri a me. O che non vero che cos si pu vivere eterni anche qua, quando con le opere ce ne rendiamo degni? Eterno, mio figlio, no; ma qua con me, di questo giorno che gh rimasto a mezzo, e di domani, finch vivo io, mio figlio deve vivere, deve vivere, con tutte le cose della vita, qua, con tutta la mia vita, che sua, e non gliela pu levare nessuno!
Don Giorgio (pietosamente, per richiamarla da tanta superbia, come a lui pare, alla ragione, accenner a Dio, levando una mano).
Donn'Anna (subito, intendendo il gesto). No. Dio? Dio non leva la vita!
Don Giorgio. Ma io dico quella che fu la sua qua.
Donn'Anna. Perch sapete che c' di l un povero corpo che non vi vede e non vi sente pi! E allora, basta, vero? E finito. S, vestirlo ancora d'uno dei suoi abiti portati di Francia, anche se non serva a ripararlo dal gelo che ha in s e non gli viene pi da fuori.
Don Giorgio. Ma pure un rito, signora mia
Donn'Anna. s, recitare le preghiere, accendere i ceri... E fate, s; ma presto! Io voglio quella sua stanza l com'era; che stia l, viva della vita che io le do, ad attendere il suo ritorno, con tutte le cose com'egli me l'affid prima che partisse. Ma lo sa che mio figlio, quello che mi part, non m' pi ritornato?
Cogliendo uno sguardo di Don Giorgio alla sorella:
Non guardi Fiorina. Anche i suoi figli! Le sono partiti l'anno scorso per la citt, Flavio e Lida. Crede che le ritorneranno?
Donna Fiorina nel sentirle dire cos, si metter a piangere sommessamente.
No, non piangere! Piansi tanto anch'io allora s per quella sua partenza! Senza sapere! Come te che piangi e non ne sai, non ne sai ancora la ragione!
Donna Fiorina. No, no; io piango per te, Anna!
Donn'Anna. E non intendi che si dovrebbe piangere sempre, allora? Oh Fiorina,
le prender la testa fra le mani e la guarder negli occhi amorosamente:
tu, questa? con questa fronte? con questi occhi? Ma ci pensi? Come ti sei ridotta cos da quella che eri? Ti vedo viva com'eri, un fiore veramente; e vuoi che non mi sembri un sogno vederti ora cos? E a te, di' la verit, se ci pensi, la tua immagine d'allora
Donna Fiorina. eh s, un sogno, Anna.
Donn'Anna. Ecco, vedi com'? Tutto cos. Un sogno. E il corpo, se cos sotto le mani ti cangia ti cangia le tue immagini questa, quella che sono? Memorie di sogni. Ecco: questa, quella. Tutto.
Donna Fiorina. Memorie di sogni, s.
Donn'Anna. E allora basta che sia viva la memoria, io dico, e il sogno vita, ecco! Mio figlio com'io lo vedo: vivo! vivo! Non quello che di l. Cercate d'intendermi!
Donna Fiorina (quasi tra s). Ma pure quello di l!
Don Giorgio. Dio volesse che fosse un sogno!
Donn'Anna (senza pi impazienza, dopo essere stata per un momento assorta in s). Sette anni ci vogliono lo so sette anni di stare a pensare al figlio che non ritorna, e aver sofferto quello che ho sofferto io, per intenderla questa verit che oltrepassa ogni dolore e si fa qua, qua come una luce che non si pu pi spegnere
Si stringer con ambo le mani le tempie
e da questa terribile fredda febbre che inaridisce gli occhi e anche il suono della voce; chiara e crudele. (Io quasi mi volto, a sentirmi parlare, come se parlasse un'altra.)
Donna Fiorina. Tudovresti riposarti un poco, Anna mia.
Donn'Anna. Non posso. Mi vuole viva. Ma guardi, don Giorgio, guardi se non tutto vero cos come io le dico. Mio figlio, voi credete che mi sia morto ora, vero? Non mi morto ora. Io piansi invece, di nascosto, tutte le mie lagrime quando me lo vidi arrivare: (e per questo ora non ne ho pi!) quando mi vidi ritornare un altro che non aveva nulla, pi nulla di mio figlio.
Don Giorgio. Ah, ecco s, cambiato certo! Eh, l'ha detto lei stessa, dianzi, di sua sorella. Ma si sa che la vita ci cambia, e...
Donn'Anna. e ci pare che possiamo confortarci dicendo cos: cambiato . E cambiato, non vuol dire un altro, da quello che era? Io non lo potei riconoscere pi come il figlio che m'era partito. Lo spiavo, se almeno un volger d'occhi, un cenno di sorriso a fior di labbro, che so... un subito schiarirsi della fronte, di quella sua bella fronte di giovinetto con tanti capelli fini oh, d'oro nel sole! mi avesse richiamato vivo, almeno per un momento, in questo che m'era ritornato, il mio figlio d'allora. No, no. Altri occhi: freddi. E una fronte sempre opaca, stretta qua alle tempie. E quasi calvo, quasi calvo. Ecco, com' l.
Accenner alla camera mortuaria.
Ma deve ammettermi che io lo so, mio figlio come era. Una madre guarda il figlio e lo sa com': Dio mio, l'ha fatto lei! Ebbene, la vita pu agire cos crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo cambia. Un altro; e io non lo sapevo. Morto; e io seguitavo a farlo vivere in me.
Don Giorgio. Ma per lei dunque, signora; per come era per lei. Non morto per s, se egli fino a poco fa viveva
Donn'Anna. la sua vita, s; ah, la sua vita si, e quella che egli dava a noi, a me! Ben poco ormai, quasi pi niente a me. Era tutto l, sempre!
Indicher lontano.
Ma capisce che cosa orribile m' toccato patire?Mio figlio quello che per me, nella mia memoria, vivo era rimasto l, presso quella donna; e qua, per me, era tornato questo che che non potei pi sapere neppure come mi vedesse, con quegli occhi cambiati che non mi poteva dar pi niente che se pur con la mano qualche volta mi toccava certo non mi sentiva pi come prima. E che posso saperne io, della sua vita, com'era adesso per lui? delle cose, com'egli le vedeva; e quando le toccava, come le sentiva? Ecco, vede? cos: quello che ci manca, ora, solo quello che non sappiamo, che non possiamo sapere: la vita com'egli la dava a s e a noi. Questa si. Ma allora, Dio mio, si dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange anche davanti alla morte un'altra da quella che si crede.
Don Giorgio. Si piange quello che ci viene a mancare.
Donn'Anna. Ecco! La nostra vita in chi muore: quello che non sappiamo!
Don Giorgio. Ma no, signora
Donn'Anna. s, s: per noi piangiamo; perch chi muore non pu pi dare lui, lui nessuna vita a noi, con quei suoi occhi spenti che non ci vedono pi, con quelle sue mani fredde e dure che non ci possono pi toccare. E che vuole ch'io pianga, allora, se per me! Quando era lontano, io dicevo: Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui . E questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine. Come debbo dire io ora? Debbo dire che io, io, non sono pi viva per lui, poich egli non mi pu pi pensare! E voi invece volete dire che egli non pi vivo per me. Ma si che egli vivo per me, vivo di tutta la vita che io gli ho sempre data: la mia, la mia; non la sua che io non so! Se l'era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza, che io ne sapessi pi nulla. E come per sette anni gliel'ho data senza che lui ci fosse pi, non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che morto di lui, che non fosse gi morto per me? Mi sono accorta bene che la vita non dipende da un corpo che ci sia o non ci sia davanti agli occhi. Pu esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed esser morto per quella vita che noi gli davamo. Quei suoi occhi che si dilatavano di tanto in tanto come per un brio di luce improvviso che glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua vita; ma in me, no: li ha sempre, quegli occhi, e gli ridono subito, limpidi e felici, se io lo chiamo e si volta, vivo! Vuol dire che io ora non debbo pi permettere che s'allontani da me, dov'ha la sua vita; e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo s! Avr la mia qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie labbra che gli parlano; e posso anche fargliela vivere l, dove lui la vuole: non m'importa! senza darne pi niente, pi niente a me, se non me ne vuol dare: tutta, tutta per lui l, la mia vita: se la vivr lui, e io star qua ancora ad aspettarne il ritorno, se mai riuscir a distaccarsi da quella sua disperata passione.
A Don Giorgio:
Lei lo sa.
Don Giorgio. S, me ne parl.
Donn'Anna. L'ho supposto, don Giorgio.
Don Giorgio. E mi disse come voleva che le fosse annunziata la sua morte.
Donn'Anna (come se il figlio parlasse per la sua bocca). Che l'amore di lui non le manc mai, fino all'ultimo momento.
Don Giorgio. S. Ma facendoglielo sapere con tutte le debite cautele, scrivendone alla madre di lei, l.
Donn'Anna (c. s.). Che non le mancher mai, mai quest'amore!
Don Giorgio (stordito). Come?
Donn'Anna (con la massima naturalezza). Se ella sapr tenerselo vivo nel cuore, aspettandone di qua il ritorno, com'io lo aspetto di l. Se ella lo ama, m'intender. E il loro amore, per fortuna, era tale che non aveva bisogno per vivere della presenza del corpo. Si sono amati cos. Possono, possono seguitare ad amarsi ancora.
Donna Fiorina (costernata). Ma che dici, Anna?
Donn'Anna. Che possono! Nel cuore di lei. Se ella sapr dargli ancora vita col suo amore, come certo in questo momento gliela d, se lo pensa qua vivo com'io lo penso vivo l.
Don Giorgio. Ma crede, signora mia, che si possa, cos, passar sopra la morte?
Donn'Anna. No, vero? Cos non si deve! La vita, si, ha messo sempre sui morti una pietra, per passarci sopra. Ma dev'essere la nostra vita, non quella di chi muore. I morti li vogliamo proprio morti, per poterla vivere in pace la nostra vita. E cos va bene passar sopra la morte!
Don Giorgio. Ma no. Altro dimenticare i morti, signora (che non si deve), altro pensarli vivi come lei dice
Donna Fiorina. aspettarne il ritorno
Don Giorgio. che non pu pi avvenire!
Donn'Anna. E allora pensarlo morto, vero? com' l!
Don Giorgio. purtroppo!
Donn'Anna. ed esser certi che non pu pi ritornare! Piangere molto, molto; e poi quietarsi a poco a poco
Donna Fiorina. consolarsi in qualche modo!
Donn'Anna. E poi, come da lontano, ogni tanto, ricordarsi di lui: Era cos Diceva questo Va bene?
Donna Fiorina. Come tutti hanno sempre fatto, Anna mia!
Donn'Anna. Insomma, ecco, farlo morire, farlo morire anche in noi; non cos d'un tratto com' morto lui l, ma a poco a poco; dimenticandolo; negandogli quella vita che prima gli davamo, perch egli non pu pi darne nessuna a noi. Si fa cos? Tanto e tanto. Pi niente tu a me; pi niente io a te. O al pi, considerando che se non me ne di pi perch proprio non me ne puoi pi dare, non avendone pi neanche un poco, neanche una briciola per te; ecco, di quella che potr avanzarne a me, di tanto in tanto, io te ne dar ancora un pochino, ricordandoti cos, da lontano. Ah, da lontano lontano, badiamo! per modo che non ti possa pi avvenire di ritornare. Dio sa, altrimenti, che spavento! Questa la perfetta morte. E la vita, quale anche una madre, se vuol esser saggia, deve seguitare a viverla, quando il figlio le sia morto.
Si ripresenter a questo punto sulla soglia dell'uscio in fondo Giovanni, il vecchio giardiniere, sbigottito, con una lettera in mano. Vedendo Donn'Anna, si tratterr d'entrare e far cenno a Donna Fiorina della lettera, badando di non farsi scorgere. Ma Donn'Anna, vedendo voltare la sorella e Don Giorgio, si volter anche lei e, notando lo sbigottimento del vecchio, gli domander:
Donn'Anna. Giovanni che cos'?
Giovanni (nascondendo la lettera). Niente. Volevo... volevo dire alla signora...
Don Giorgio (che avr scorto la lettera nelle mani del vecchio, domander con ansia costernata). Che sia la lettera ch'egli aspettava?
Donn'Anna (a Giovanni). Hai una lettera?
Giovanni (titubante). S, ma
Donn'Anna. Da' qua. So che per lui!
Il vecchio giardiniere porger la lettera a Donn'Anna e andr via.
Don Giorgio. La aspettava con tanta ansia
Donn'Anna. s, da due giorni! Ne parl anche a lei?
Don Giorgio. S, per dirmi che lei doveva aprirla, appena fosse arrivata.
Donn'Anna. Aprirla? io?
Don Giorgio. S, per scongiurare a tempo, se mai, un pericolo che lo tenne fino all'ultimo angosciato
Donn'Anna. ah s, lo so! lo so!
Don Giorgio. ch'ella commettesse la follia
Donn'Anna. di venire a raggiungerlo qua lo so! Se l'aspettava! S'aspettava ch'ella abbandonasse l i figli, il marito, la madre!
Don Giorgio. E a scongiurare questa follia mi disse, anzi, che aveva gi cominciato una lettera
Donn'Anna. per lei?
Don Giorgio. S.
Donn'Anna. Allora l!
Indicher la tavola da scrivere.
Don Giorgio. Forse. Ma da distruggere ormai, per seguire invece l'altro suo suggerimento, di scrivere alla madre di lei. Ma veda, veda prima che cosa ella gli scrive.
Donn'Anna (aprir con mani convulse la lettera). S, s!
Don Giorgio. M'ero trattenuto per lasciarle detto questo; e la lettera arrivata.
Donn'Anna (traendola fuori dalla busta). Eccola, eccola.
Donna Fiorina. A lui che non c' pi!
Donn'Anna. No! qua! qua!
E si metter a leggere la lettera con gli occhi soltanto, esprimendo durante la lettura, con gli atteggiamenti del volto, e il tremore delle mani, e le esclamazioni che a mano a mano le scatteranno dal cuore, la gioja di sentir vivere il figlio nella passione dell'amante lontana:
S s gli dice che vuol venire che viene, che viene!
Don Giorgio. Bisogner allora impedirlo
Donna Fiorina. subito!
Donn'Anna (seguitando a leggere senza prestare ascolto). Non resiste pi! Finch lo aveva l con lei...
Poi con scatto improvviso di tenerezza:
Come gli scrive! come gli scrive!
Seguiter a leggere, e poi con un altro scatto che sar grido e riso insieme, quasi lucente di lagrime:
S? s? E allora anche tu potrai!
Poi dolente:
Eh, ma se ne dispera!
E ancora, seguitando a leggere:
Questo tormento, s
Breve sospensione: seguiter a leggere ancora un tratto, poi esclamer:
S, tanto, tanto amore!
Con altra espressione, dopo poco:
Ah! ah no, no!
Poi, come rispondendo alla lettera:
Ma anche lui, anche lui, qua, s, sempre per te!
con uno scatto di gioja:
Lo vede: lo vede!
Poi, turbandosi improvvisamente:
Ah Dio ma ne disperata, disperata. No! ah, no!
Troncando la lettura e rivolgendosi a Don Giorgio e alla sorella:
Non possibile, non possibile farle sapere in questo momento ch'egli non le pu pi dare il conforto del suo amore, della sua vita!
Don Giorgio. Sugger lui stesso per questo
Donna Fiorina. di non farglielo sapere direttamente!
Don Giorgio. Penser la madre a
Donn'Anna. Impossibile! Ne impazzirebbe o ne morrebbe! No! No!
Donna Fiorina. Ma pure, per forza, Anna, bisogner
Donn'Anna. Ma che! Se sentissi com'egli vivo, vivo qua, in questa disperazione di lei! Come gli parla, come gli grida il suo amore! Minaccia d'uccidersi! Guai se non fosse cos vivo per lei in questo momento!
Donna Fiorina. Ma come, Anna mia? come?
Donn'Anna. C' l la sua lettera cominciata!
Andr alla tavola da scrivere; aprir la cartella che vi sta sopra; ne trarr la lettera del figlio:
Eccola!
Don Giorgio. E che vorrebbe farne, signora?
Donn'Anna. Avr trovato lui le parole, qua vive, per riconfortarla, per trattenerla, per distoglierla da questo proposito disperato di venire!
Don Giorgio. E vorrebbe mandarle codesta lettera?
Donn'Anna. Gliela mander!
Don Giorgio. No, signora!
Donna Fiorina. Pensa a quello che fai, Anna!
Donn'Anna. Vi dico che la sua vita bisogna ancora a lei! Volete ch'io glielo uccida in questo momento, uccidendo anche lei?
Donna Fiorina. Ma scriverai alla madre nello stesso tempo?
Donn'Anna. Scriver anche alla madre per scongiurarla che glielo lasci vivo! Lasciatemi, lasciatemi!
Don Giorgio. La lettera non nemmeno finita!
Donn'Anna. Iola finir! Aveva la mia stessa mano. Scriveva come me! La finir io!
Donna Fiorina. No, Anna! ,
Don Giorgio. Non lo faccia, signora!
Donn'Anna. Lasciatemi sola! Ha ancora questa mano per scriverle, e le scriver! le scriver!
T E L A
ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto, verso sera; pochi giorni dopo. Accanto alla finestra, nella parete di sinistra, si vedr da una parte e dall'altra un vaso da giardino con pianta d'alto fusto vivacemente fiorita. Un terzo vaso consimile, al levarsi della tela, avr tra le mani Giovanni sulla soglia dell'uscio in fondo, presso la quale si vedranno anche Donna Anna e sua sorella Donna Fiorina.
Donn'Anna (a Giovanni, indicandogli il posto per il vaso: li accanto all'uscio, a destra). Qua, Giovanni; posalo qua.
Giovanni lo poser.
Cos. E ora via per l'ultimo, che collocherai dall'altra parte. Se ti pesa, fatti ajutare.
Giovanni. No, padrona.
Donn'Anna. So, soche non ti pesa, vecchio mio. Vai, vai.
E come Giovanni andr via, voltando alla sua destra, lei dir a Fiorina, odorando la pianta:
Senti che buon odore, Fiorina?
E poi, indicando le altre piante presso la finestra:
E come sono belle, qua vive!
Donna Fiorina. Ma tu ti rendi pi difficile il compito, cos, Anna, ci pensi?
Donn'Anna. Follia per follia; lasciami fare! Non ne commettemmo mai nessuna, n io n tu, per noi, nella nostra giovent!
Donna Fiorina. Ma sei responsabile tu, ora, della sua!
Donn'Anna. No. In tutti i modi, in tutti i modi egli la scongiur di non commetterla. voluta venire! L'aveva in mente! Non avrei pi fatto a tempo a impedirglielo, scrivendo! partita!
Donna Fiorina. Ma se tu gi avessi scritto alla madre!
Donn'Anna. Non ho potuto! Mi ci son provata, tre giorni, e non ho potuto; per la paura che ancora ho.
Donna Fiorina. Di che?
Donn'Anna. Che possa non essere per lei com' per me! che sapendolo , il suo amore debba finire!
Donna Fiorina. Ma dovresti augurartelo, augurarglielo!
Donn'Anna. Non me lo dire, Fiorina! Gli ha scritto un'altra lettera, sai?
Donna Fiorina. Un'altra lettera?
Donn'Anna (con occhi accesi di cupa gioja vorace). L'ho letta per lui!
E subito a prevenire:
Ma era pi amara della prima!
Donna Fiorina. Dio mio, Anna, tu mi spaventi!
Donn'Anna. Una mamma che si spaventa, come se non avesse tenuto vivi in grembo i suoi due figli e non li avesse nutriti di s, con quella bella fame per due! O che ti spaventavi allora? Io ora mangio la vita per lui! Se lo chiamo, che fai? torni a spaventarti?
Donna Fiorina (s'otturer le orecchie come se la sorella stesse per gridare il nome del figlio). No, Anna mia! no! no!
Donn'Anna. Temi che possa castigare il tuo spavento, comparendoti per burla di l?
Indicher la camera del figlio.
Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che vive per me. Non sono pazza.
Donna Fiorina. Lo so! E intanto fai come se fossi!
Donn'Anna. Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch'io il silenzio e il vuoto di queste stanze, e non mi basta pi nessun ricordo per animarlo e riempirlo, perch sono stanca. So anch'io, allora! so anch'io! e mi invade un raccapriccio spaventoso! L'unico rifugio, l'ultimo conforto allora in lei, in questa che viene e che ancora non sa . Me le rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora qua, vivo; poich da me non posso pi!
Donna Fiorina. Ma ora che lei viene
Donn'Anna. Tuvuoi farmi pensare prima del tempo a ci che avverr! Sei crudele! Non vedi come smanio? Mi par di respirare come chi abbia i minuti contati e tu mi vuoi levare quest'ultimo minuto di respiro!
Donna Fiorina. Ma perch considero che con questo viaggio lei rischia di compromettersi; ora che tutto finito.
Donn'Anna. No. Gliel'ha scritto. Approfitta d'una assenza del marito, andato da Nizza a Parigi per affari.
Donna Fiorina. E se il marito ritornasse all'improvviso e non la trovasse?
Donn'Anna. Avr lasciato alla madre qualche scusa da dare al marito, di questa sua corsa qua di pochi giorni. La madre ha ancora le sue terre a Cortona.
Donna Fiorina. Ma com'ha potuto pensare, io dico, di venire a trovarlo qua, sotto i tuoi occhi?
Donn'Anna. Qua? Ma che dici? Qua la condurr io. Lei gli ha scritto di trovarsi ad aspettarla alla stazione.
Donna Fiorina. E ci trover te, invece? E come le dirai?
Donn'Anna. Le dir... le dir, prima, di venire con me. Non le potr mica dare la notizia l alla stazione, davanti a tutti.
Donna Fiorina. Ma come rester lei, alla tua presenza? Che penser, non trovando lui?
Donn'Anna. Penser che non c', perch partito. E che ha mandato me per farglielo sapere. Ecco: dapprima, le dir cos... o in qualche altro modo.
Donna Fiorina. Ma poi qua, almeno, le dirai tutto? tutto?
Donn'Anna. Dopo che la avr persuasa a seguirmi, s.
Donna Fiorina. E perch allora prepari queste piante?
Donn'Anna. Perch ancora lei non lo sapr, arrivando! lui! lui! Non sono io! Per carit non farmi parlare! Lei arriva, e ci vogliono queste piante!
Vedendo rientrare Giovanni con l'altro vaso:
L, Giovanni, come t'ho detto.
Giovanni (dopo aver posato il vaso). Questa la pi bella di tutte.
Donn'Anna. Abbiamo scelte le pi belle, s. E ora di', di' che tengano pronta la vettura.
Giovanni. gi pronta, signora. In dieci minuti lei sar alla stazione.
Donn'Anna. Bene bene. Puoi andare.
Giovanni riandr via per l'uscio in fondo. Donn'Anna in preda come sar alla sua crescente impazienza, si far presso l'uscio a destra a chiamare:
Elisabetta! Non hai ancora finito di preparare?
Donna Fiorina. Ma come? L, Anna?
Donn'Anna. No! Non per lei. Per lei ho gi fatto preparare su.
E chiamer pi forte, appressandosi all'uscio:
Elisabetta! E perch hai aperto la finestra?
Entrer Elisabetta di corsa annunziando fin dall'interno:
Elisabetta. I signorini! i signorini!
A Donna Fiorina:
Sono arrivati i suoi figli, signora!
Donna Fiorina (sorpresa, esultante). Lida? Flavio?
Elisabetta. Li ho sentiti gridare nel giardino! Sissignora! Vengono su di corsa!
Donn'Anna. I tuoi figli...
Donna Fiorina. Ma come? Un giorno prima? Dovevano arrivare domani!
Si udr gridare dall'interno: Mamma! Mamma!
Elisabetta. Eccoli! Eccoli!
Irrompono nella stanza Lida, sui diciotto anni, e Flavio, sui venti. Partiti lo scorso anno dalla campagna per i loro studi in citt, saranno diventati altri, pure in cos poco tempo, da quelli che erano prima che fossero partiti; altri non solo nel modo di pensare e di sentire, ma anche nel corpo, nel suono della voce, nel modo di gestire, di muoversi, di guardare, di sorridere. Essi naturalmente, non lo sapranno. Se ne accorger subito la madre, dopo le prime impetuose effusioni d'affetto, e ne rester sbigottita, per il tragico senso che all'improvviso assumer ai suoi occhi l'evidenza della prova di quanto la sorella le ha rivelato.
Lida (accorrendo alla madre e buttandole le braccia al collo). Mammina! Mammina mia bella!
La bacer.
Donna Fiorina. Lida mia!
La bacer.
Ma come? Flavio! Flavio!
Gli tender le braccia.
Flavio (abbracciandola). Mammina!
La bacer.
Donna Fiorina. Ma come? Oh Dio,-ma come? Voi? cos!
Lida. Siamo riusciti a partire oggi, vedi?
Flavio. A precipizio! Sbrigando tutto in due ore!
Lida. Ora se ne vanta! Non voleva
Flavio. Sfido! Corri di qua! scappa di l! Dalla sarta, dalla modista Chypre Coty calze di seta! (che te ne fai poi qua in campagna, non lo so!)
Lida. Vedrai, vedrai, mammina, quante cose belle ho portato, anche per te!
Donna Fiorina (che avr cercato di sorridere, ascoltandoli; ma che pure, avendo notato subito il loro cambiamento, si sar sentita come raggelare; ora dir, con gli occhi rivolti alla sorella che si sar tratta un po' in disparte nell'ombra che incomincer a invadere la stanza). S... s, ma Dio mio... io non so... come parlate?
Subito, allora, a Lida e a Flavio, seguendo lo sguardo della madre, sovverr d'essere in casa della zia: penseranno alla sciagura recente di cui nel primo impeto non si saranno pi ricordati e, attribuendo a questa loro dimenticanza lo sbigottimento della madre, si turberanno e si volgeranno confusi e mortificati alla zia.
Flavio. Ah, la zia gi!
Lida. Scusaci, zia! Entrando a precipizio
Flavio. Non vedevamo la mamma da un anno
Lida. Il povero Fulvio
Flavio. ne abbiamo avuta tanta pena
Lida. per te, zia!
Flavio. Contavo di trovarlo qua; di passare con lui le vacanze
Lida. E io di conoscerlo, perch
Flavio. ma dovresti ricordartene!
Lida. avevo appena nove anni, quando parti
Flavio. Povera zia!
Lida. Scusaci! E anche tu, mamma!
Donn'Anna. No, Flavio; no, Lida. Non per me; per voi.
Lida (non comprendendo). Che cosa, per noi?
Donn'Anna. Niente, cari!
Li guarder un poco, poi li bacer sulla fronte, prima l'uno poi l'altro.
Ben tornati.
S'accoster alla sorella e le dir piano piano con un sorriso per confortarla:
Pensa che almeno, ora, sono pi belli. bene che io me ne vada.
Andr per l'uscio in fondo. Gli altri resteranno per un momento in silenzio, come sospesi. L'ombra seguiter intanto a invadere gradatamente la stanza.
Flavio. Non abbiamo pensato, entrando
Lida. Ma che ha voluto dire, che per noi ?
Donna Fiorina (insorgendo come contro un incubo). Niente, niente, figli miei! Non vero! no! no! Lasciatevi vedere!
Elisabetta. Come si sono fatti!
Donna Fiorina (c. s.). Pi belli! pi belli!
Elisabetta (ammirando Lida). Altro che! Una signorina di gi! Sembra un'altra!
Donna Fiorina (con impeto, come a ripararla, riprendendosela). No, sono gli stessi! Lida mia! Lida mia!
E subito volgendosi all'altro:
Il mio Flavio!
Flavio (riabbracciandola). Mammina! Ma che hai?
Donna Fiorina. Qua, qua! Lasciatevi vedere bene!
Prender fra le mani il viso di Lida.
Non star pi a pensare! guardami!
Lida. Ma com' morto, mamma? Proprio per
Flavio. per quella donna?
Donna Fiorina (in fretta, urtata). No! D'un male che gli sopravvenuto all'improvviso. Ve ne parler poi. Ora ditemi, ditemi di voi, piuttosto!
Flavio (a Lida). Vedi se vero? Le tue solite romanticherie, te l'ho detto! Se aveva potuto staccarsene, segno che tutta questa gran passione, da morirne
Donna Fiorina. Ma no, che dite?
Flavio. Non fa che leggere romanzi, te n'avverto!
Donna Fiorina. Tu, Liduccia?
Lida. Non ci credere, mammina: non vero!
Flavio. Se n' portati una ventina anche qua, figurati!
Lida. Mi fai il piacere di non immischiarti negli affari miei?
Donna Fiorina. Ma come! Litigate cos tra voi?
Lida. insoffribile! Non ci badare, mammina!
Flavio. Da quale eroina t' venuto lo Chypre si pu sapere?
Donna Fiorina (tra se', angustiata). Lo Chypre che sar?
Lida. Me l'ha suggerito un'amica mia!
Flavio. La Rosi?
Lida. Ma che Rosi!
Flavio. La Franchi?
Lida. Ma che Franchi!
Flavio. Ne cambia una al giorno! Bandieruola!
Elisabetta. Partiti come due pastorelli dalla campagna, Signore Iddio, ora pajono due milordini!
Donna Fiorina (tentando ancora di reagire). Ma certo! La citt... Sono cresciuti, e...
A Lida.
Mi dite che cos' codesto Chypre ?
Flavio. Un profumo, mammina: novanta lire la fialetta!
Donna Fiorina. Profumi, una ragazza!
Lida. Mammina, ho diciott'anni!
Flavio. Tre fialette: ducento settanta lire!
Lida. Hai speso per te, di cravatte, di colletti, di guanti, non so quanto, e hai il coraggio di rinfacciare a me le tre fialette di Chypre?
Donna Fiorina. Zitti, per carit, non posso sentirvi fare codesti discorsi!
A Lida, carezzevole:
Ti pettini ora cos, come una grande
Elisabetta. Parti con la treccina sulle spalle!
Donna Fiorina (senza dare ascolto a Elisabetta). Eh gi! Sei pi alta di me.
Poi, come smarrita:
Come ti sto sembrando io?
Lida. Bene, mammina! Tanto bene!
Donna Fiorina. E allora perch mi guardi cos?
Lida. Come ti guardo?
Donna Fiorina. Non so... E tu, Flavio...
Flavio. Ma sai che sei davvero strana, mammina?
Rider, guardandola.
Donna Fiorina. No, non ridere cos, ti prego!
Flavio. Eh, lo so che qua non dovrei ridere; ma parli, ci guardi in un modo cos curioso
Donna Fiorina. Io?
Smaniosamente:
S' fatto bujo qua: vi cerco con gli occhi, perch quasi non vi vedo pi.
L'ombra, di fatti, si sar addensata; e in essa a mano a mano si sar avvivato sempre pi il riverbero del tramonto nella stanza del figlio morto.
Elisabetta. Aspetti. Accender.
Donna Fiorina. No. Andiamo via; andiamo via, ragazzi! Andiamocene di qui; tardi!
Lida (nel voltarsi, notando quel riverbero). Oh, c' lume in quella stanza. Chi c'?
Donna Fiorina. Se sapeste!
Flavio (piano, restando). morto l?
Elisabetta (cupa, dopo un silenzio). Qua , ormai, come se non avessimo pi vita noi; e l'avesse lui solo.
Flavio. Gli tiene il lume acceso?
Lida (che si sar timorosamente appressata a guardare). E la camera intatta?
Donna Fiorina. Non guardare, Lida!
Flavio. Come se dovesse sempre arrivare?
Elisabetta. No: come se non se ne fosse andato mai, e fosse ancora qua, com'era prima che partisse. Ci penser lei, dice, a non farlo partire.
Breve pausa; e poi aggiunger cupamente:
Perch i figli che partono, muojono per la madre. Non sono pi quelli!
Nel bujo e nel silenzio d'incubo sopravvenuto, Donna Fiorina romper in un pianto sommesso.
Flavio. (dopo che il pianto della madre avr fatto per un momento sussultare quel silenzio di morte, dir alieno, attribuendo quel pianto al dolore per la sorella). Povera zia; ma guarda!
Lida. come una follia?
Elisabetta. Ne parla cos, che quasi lo fa vedere. Io mi guardo dietro, quando sono qua sola, come se debba vederlo uscire da questa camera e andare per quell'uscio in giardino o di qua alla finestra. Vivo in un tremore continuo. Mi fa badare alla sua stanza; rifare il letto; ecco l le coperte rimboccate: ogni sera cos, e tutto preparato, come se dovesse andare a dormire.
Donna Fiorina (piano, come una mendica, a Lida che le si sar stretta attorno istintivamente, impaurita dalle parole d'Elisabetta). Liduccia mia! Liduccia! Tu mi vuoi bene ancora?
Lida (tutta intenta a Elisabetta, senza badare alla madre). Seguita dunque a
Elisabetta. a farlo vivere!
Donna Fiorina (non potendone pi, come se il cuore le scoppiasse). Flavio! Figli miei! Andiamocene, andiamocene, per carit!
Elisabetta. Aspetti, signora. Le faccio lume: tutto al bujo ancora di l.
Donna Fiorina. S, grazie, Elisabetta. Andiamo, andiamo via!
Elisabetta uscir prima; poi usciranno Donna Fiorina, Lida, Flavio.
La scena rester vuota e buja; con quel solo riverbero spettrale che s'allungher dall'uscio a destra.
Dopo una lunga pausa, senza il minimo rumore, la scranna accostata davanti alla tavola da scrivere si scoster lentamente come se una mano invisibile la girasse. Dopo un'altra pausa, pi breve, la lieve cortina davanti alla finestra si sollever un poco da una parte, come scostata dalla stessa mano; e ricadr. (Chi sa che cose avvengono, non viste da nessuno, nell'ombra delle stanze deserte dove qualcuno morto.) Rientrer, poco dopo, Elisabetta, e subito dar luce alla stanza. Istintivamente riaccoster la scranna alla tavola, senza il minimo sospetto che qualcuno l'abbia smossa; poi, per sottrarsi alla vista degli oggetti della stanza, si recher alla finestra; scoster anche lei con la mano la lieve cortina; poi aprir la vetrata e guarder nel giardino.
Elisabetta (dalla finestra). Chi l?
Pausa.
Oh Giovanni sei tu?
Pausa.
Giovanni?
La voce di Giovanni (dal giardino, allegra). La vedi?
Elisabetta. No, che cosa?
La voce di Giovanni. L, ancora tra gli olivi della collina.
Elisabetta. Ah, s la vedo. E tu stai l a guardare la luna?
La voce di Giovanni. Voglio vedere se vero quello che mi disse.
Elisabetta. Chi?
La voce di Giovanni. Chi! Chi ora non la vede pi.
Elisabetta. Ah, lui?
La voce di Giovanni. Da cost; ove sei tu.
Elisabetta. Non mi far paura: ne ho tanta!
La voce di Giovanni. La sera dopo che arriv.
Elisabetta. Ti disse della luna? E che ti disse?
La voce di Giovanni. Che pi va su, e pi si perde.
Elisabetta. La luna?
La voce di Giovanni. Tuguardi in terra mi disse e ne vedi il lume l sulla collina, qua sulle piante; ma se alzi il capo e guardi lei, pi alta , e pi la vedi come lontana dalla nostra notte.
Elisabetta. Lontana; Perch?
La voce di Giovanni. Perch notte qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lass nella sua luce, intendi? A che pensava, eh? guardando la luna. Sento i sonaglioli della vettura.
Elisabetta. Corri, corri ad aprire il cancello.
Elisabetta chiuder in fretta la finestra e si ritirer per l'uscio in fondo.
Poco dopo, da quest'uscio, entreranno Lucia Maubel e Donn'Anna. Avranno avuto durante il tragitto dalla stazione alla villa le prime spiegazioni prevedute gi nella prima scena da Donna Fiorina. La giovane ne sar rimasta offesa, mortificata e turbatissima.
Donn'Anna (ansiosa, introducendola). Vieni, vieni. Sono le sue stanze. E se entri l, ne avrai la prova: li vedrai da per tutto, con gli ultimi fiori lasciati jeri davanti a tutti i tuoi ritratti.
Lucia (amabile, ironicamente). I fiori, e poi se n' fuggito?
Donn'Anna. Torni a rimproverarlo? Se sapessi a che costo non qua
Lucia. Vengo, e non si fa trovare. Lei dice che l'ha fatto per me?
Donn'Anna. contro il suo cuore
Lucia per prudenza? e non le sembra che sia ben pi che un rimprovero, un'offesa per me, tanta prudenza un insulto
Donn'Anna (dolente). no no
Lucia oh Dio, cos crudo, che si pu pensare abbia voluto usarla per s non per me la prudenza.
Donn'Anna. No, per te! per te!
Lucia. Ma io non sono morta! Io sono qua!
Donn'Anna. Morta? Che dici?
Lucia. Eh s, mi scusi: se al mio arrivo se n' fuggito e ha lasciato i fiori l davanti ai miei ritratti, che vuol dire? che vuol essere come per una morta il suo amore? E io che ho lasciato l tutta l'altra mia vita, per correre qua a lui! Oh! oh! orribile, orribile quello che ha fatto!
Si nasconder il volto tra le mani, fremendo di vergogna e di sdegno.
Donn'Anna (quasi tra s, guardando nel vuoto). Non l'avrebbe fatto... certo che non l'avrebbe fatto...
Lucia (Si volter di scatto a guardarla). C' dunque una ragione per cui l'ha fatto?
Donn'Anna (quasi senza voce). S.
E sorrider squallidamente.
Lucia. Che ragione? Mi dica!
Donn'Anna. Mi permetti di chiamarti Lucia?
Lucia. Mi chiami Lucia, s. Anzi, gliene sono grata!
Donn'Anna. E di dirti che egli non intese offenderti se, dovendo partire
Lucia. ma mi dica perch? la ragione!
Donn'Anna. Ecco: te la dir ma prima questo: che non intese offenderti, affidandoti a me
Lucia. no! ah, mi comprenda! io... io so che
Donn'Anna. che lui mi confid sempre tutto come vi siete amati
Lucia (infoscandosi). Tutto?
Donn'Anna. Poteva confidarmelo, perch
Lucia (conte colta da un brivido si nasconder di nuovo la faccia e, spasimando, negher col capo).
Donn'Anna (guardandola allibita). No?
Lucia (pi col gesto del capo che con la voce, la quale sar pianto prossimo a prorompere). No no
Donn'Anna (c. s.). Come? Allora...
Lucia (prorompendo). Mi perdoni! mi perdoni! Sia madre anche per me! Io sono qua per questo!
Donn'Anna. Ma allora, egli
Lucia. part di l per questo!
Donn'Anna. Ma lo forzasti tu a partire?
Lucia. Io, s! Dopo! dopo! All'ultimo, a tradimento, quest'amore, durato puro tant'anni, ci vinse!
Donn'Anna. Ah, per questo ?
Lucia. Sconvolta, atterrita, lo spinsi a partire. Non avrei pi potuto guardare i miei bambini. Ma fu inutile, inutile. Non potei pi guardarli. Mi son sentita morire.
La guarder con occhi atroci.
Comprende perch? Ne ho un altro!
E si nasconder la faccia.
Donn'Anna. Suo?
Lucia. Sono qua per questo.
Donn'Anna. Suo? Suo?
Lucia. Egli ancora non lo sa! Bisogna che lo sappia! Mi dica dov'!
Donn'Anna. Oh figlia mia! figlia mia! Egli vive allora in te veramente? Partendo, lasci in te una vita sua?
Lucia. S, s bisogna che lo sappia subito! Dov'? Me lo dica! Dov'?
Donn'Anna. E come faccio ora a dirtelo? Oh Dio! oh Dio! Come faccio ora a dirtelo?
Lucia. Perch? Non lo sa?
Donn'Anna. Partito
Lucia. non le disse dove andava?
Donn'Anna. Non me lo disse.
Lucia. Ha sospettato lo vedo che solo per...
troncher con un'esclamazione di sdegno.
Ma non aveva ragione di sospettar questo di me! Sono stata anch'io, s; com' stato lui; ma io lo spinsi poi a partire, e non sarei venuta, ora, per questo! che non posso pi, ora, staccarmi da lui; tornare l come sono non posso ne ho orrore!
Donn'Anna. S, s, giusto!
Lucia. Non mi pu dire proprio dov'; Non lo sa davvero? Come gli si pu far sapere?
Donn'Anna. Aspetta, aspetta: gli si far sapere, s
Lucia. e come? dove, se lei non sa dov'? Non sar mica partito per un lungo viaggio, senza dirglielo, senz'avvertirmene!
Donn'Anna. No, no non sar lontano non pu essere lontano...
Lucia. Temette che anche a lasciarlo detto a lei, dove andava... Ma forse glielo consigli anche lei di partire?
Donn'Anna. Ionon sapevo
Lucia (si premer una matto sugli occhi). Divento cos sospettosa! Oh com' triste! Lo so: avrei dovuto scriverglielo. Ma non volli disperdere in parole le forze che mi bisognavano tutte per la risoluzione gi presa. Gli parsa una follia, una frenesia
Donn'Anna (per calmarla). ecco, ecco
Lucia. ed fuggito per farmi trovare qua in lei la ragione che avevo perduta. Capisco, capisco.
Staccando.
Torner? le scriver? far sapere dov'?
Donn'Anna. S s, certo calmati siedi, siedi qua accanto a me e lasciati chiamare figlia
Lucia. s, s
Donn'Anna. Lucia
Lucia. s
Donn'Anna. Figlia mia!
Lucia. s, mamma! mamma! Ora sento che meglio cos; ch'io abbia trovato lei qua, prima, e non lui
Donn'Anna. figlia mia bella bella! questi occhi questa fronte quest'odore dei tuoi capelli comprendo, comprendo! Ah, egli doveva ma fin da prima, fin da prima doveva farti sua! Questa gioja me la doveva dare, d'avere in te un'altra mia figlia, cos! cos!
Lucia. senza tutto il male oh Dio, il male che abbiamo fatto!
Donn'Anna. Ora non ci pensare! Quelli che non ne hanno fatto, figlia, chi sa di quanto male sono stati cagione agli altri, a quelli che lo fanno, e che forse saranno i soli ad averne poi bene. Tu pi di me.
Lucia. Hotagliata in due la mia vita io
Donn'Anna. ne hai una in te
Lucia. ma quegli altri, l! Son dovuta fuggire qua, con questa, che ancora nulla e che pure subito diventata tutto tutto l'amore precipitato d'un tratto cos, diventato d'un tratto ci che non doveva mai diventare!
Donn'Anna. La vita!
Lucia. Ah quello che ho patito, lei non lo sa, non lo potr mai immaginare! Il letto, Dio mio, dove si riposa, diventato un orrore! Certi patti con me stessa... Sa, sa il bruciore di certi tagli? Cos! L, a tenermi coi denti finch potevo, per impedirmi che il corpo finisse d'appartenermi e cedesse! E ogni qual volta scattavo da quell'orribile incubo dove per un attimo, cieca, era stata costretta a mancarmi ah liberata potevo essere di lui, pura, per il martirio subito senza rimorsi. Non dovevamo cedere anche noi! Il patto poteva valere soltanto cos. Perch, anche quegli altri l che crede? (lei madre, e con lei posso parlare)
Donn'Anna. s, parla, parla
Lucia. quegli altri l ( vero) non erano amore che si fosse fatto carne: erano di quello, carne ma l'amore che ci avevo messo io, l'amore che avevo dato io anche a quegli altri io, io cos col cuore pieno di lui li aveva fatti, anche quelli, quasi di lui. L'amore uno! E ora... ora questo non pi possibile! Di due io non posso essere. Piuttosto m'uccido.
Donn'Anna. Non solo per te, ma anche per non dare a quell'altro questo che tuo solamente e di lui non puoi
Lucia. vero? vero?
Donn'Anna. Non devi!
E smarrendosi un poco.
Io lo domando a te
Lucia. l'ha detto lei!
Donn'Anna. s per sapere se hai pensato anche a questo!
Lucia (dopo una breve pausa, ripigliandosi e infoscandosi). La violenza che ho fatto a me stessa per tanti anni quei due bambini che mi sono nati ad onta di questa violenza
Rester improvvisamente in tronco.
Donn'Anna. Che vuoi dire?
Lucia. Nulla, nulla contro di loro! Ah, ma contro quell'uomo un cos intimo e oscuro sentimento d'odio, che non lo so dire. Sento che io sono stata madre due volte cos, senza la mia minima partecipazione, per opera d'un estraneo a me e badi, nella mia carne viva e con tutto lo strazio dell'anima mentre lui oh, lui non lo saprebbe nemmeno!
Donn'Anna. Ma lo sai tu!
Lucia. S, e allora per rispetto a me, non per rispetto a lui! Avrebbe reso da me un male assai minore di quello che mi ha fatto.
Donn'Anna. Non lo conosco: non posso giudicare.
Lucia. Solo perch moglie m'ha reso madre, per potersene poi andare spensierato con altre donne tante! cinico e sprezzante; solo attento agli affari; e poi, levato di l, fatuo, frigido guarda la vita per riderne, e le donne per prenderle, e gli uomini per ingannarli. Ho potuto resistere a stare ancora con lui, solo perch avevo chi mi teneva su, chi mi dava aria da respirare fuori di quella bruttura. Non dovevamo bruttarci anche noi! Le giuro, le giuro che non stata una gioja e la prova ( orribile dirlo, ma per me cos) la prova in questa mia nuova maternit.
Donn'Anna. No, Dio! che dici?
Lucia. Sono venuta qua, perch mi faccia lui, se pu, sentire che non vero! Avevo fatto di tutto l, tre anni, per non essere pi madre. Lo credo, lo credo anch'io che dev'essere una gioja; e non voglio altro, le giuro che non voglio altro che questo: che veramente diventi ora per me questa gioja che non ho provata mai!
Donn'Anna. Ma devi averla tu nel cuore, figlia mia! Se non l'hai tu, chi te la pu dare?
Lucia. Lui! Lui!
Donn'Anna. S, lui; ma per come tu hai nel cuore anche lui! Solo cos. sempre cos. Non cercare nulla che non ti venga da te.
Lucia. Che vuole che mi venga da me in questo momento! Sono cos smarrita sospesa. Questo tradimento di non farsi trovare... Ho bisogno di lui, di vederlo, di parlargli, di sentirne la voce! Dov'? dove sar? come si far a saperlo? Finch non lo sapr, io non avr requie! Possibile che lei non supponga nemmeno dove se ne sia potuto andare?
Donn'Anna. Non lo so, figlia. Ma bisogna che tu te la dia, ora, un po' di pace
Lucia. non posso!
Donn'Anna. tremi tutta sarai cos stanca! Il lungo viaggio!
Lucia. Mi rombano le orecchie la testa mi vaneggia
Donn'Anna. vedi, dunque?
Lucia. tanta ansia, tanta ansia
Donn'Anna. bisogna che tu vada a riposare
Lucia. e poi non trovarlo! Credo di aver la febbre.
Donn'Anna. hai bisogno di riposo. Vedremo domani come si deve fare.
Lucia. Impazzir stanotte!
Donn'Anna. No guarda t'insegner io a non impazzire come si fa quando uno lontano come feci io tanto tempo, finch egli fu con te, l: me lo sentii vicino, perch io col cuore me lo facevo vicino. Altro che vicino! Lo avevo io nel cuore! Fai cos, e questa notte passer. Pensa che queste sono le sue stanze; e che egli di l
Lucia. Dorme di l?
Donn'Anna. L, s. E che su questa tavola ti scrive
Lucia. Cose cattive m'ha scritto!
Donn'Anna. E qua, vedi? su questa panca qua, fino a jeri, m'ha parlato tanto, tanto di te
Lucia. e poi se n' partito
Donn'Anna. non sapeva! Quante cose mi disse, perch io ti facessi intendere senza offenderti e senza farti soffrire il male di questo suo allontanamento per il tuo bene.
Lucia. Ma ora
Donn'Anna. ah ora certo cambia tutto con te cos!
Lucia. e ritorner!
Donn'Anna. e ritorner, stai tranquilla ritorner. Ma ora vieni, vieni su, con me. Ti ho preparato su la stanza.
Lucia. Voglio vedere la sua.
Donn'Anna. S, s, vieni entra.
Lucia. E non mi vorrebbe lasciare qua?
Donn'Anna. Vuoi qua da lui?
Lucia. Ora posso. E pure con me.
Donn'Anna. Vedi, vedi che tu gi lo senti? S, se tu vuoi, dormi qua, figlia mia.
Lucia (entrando). Forse meglio: pi vicino !
Donn'Anna. nel tuo cuore, s! nel tuo cuore!
La seguir.
La scena rester per un momento vuota. Si sentiranno in confuso le due voci parlare di l, ma non tristi, anzi gaje; e Lucia fors'anche rider, come per una sorpresa. Poi Donna Anna verr fuori, ma rivolta verso l'interno, a parlare con la giovine che l'accompagner fino alla soglia.
Lucia (dalla soglia, lieta). s, con questa bella luna!
Donn'Anna. Buona notte, cara. A domani. Chiudo l'uscio.
Lucia (ritirandosi). Buona notte.
Donn'Anna (sola, richiuso l'uscio, rester l davanti come esausta per un istante; ma poi splender nel viso d'un ilare divino spasimo, e pi con gli occhi che con le labbra dir:) Vive!
T E L A
ATTO TERZO
La stessa scena, la mattina dopo, nelle prime ore.
Poco dopo levata la tela, apparir sulla soglia dell'uscio in fondo Giovanni che dar passo alla signora Francesca Noretti arrivata or ora dalla stazione in un'ansia angosciosa e spaventata.
Giovanni. Entri, entri, signora.
Francesca. Ma possibile che dorma?
Giovanni. Sar ancora stanca del viaggio. Sono appena le sette, del resto.
Francesca. E dove dorme? Non lo sapete?
Giovanni. Ieri Elisabetta le preparava la stanza al piano di sopra.
Francesca. Non potete condurmi da lei?
Giovanni. Io sunon salgo, signora. Ma ho fatto avvertire Elisabetta. E la padrona gi levata. L'ho vista quando ha aperto la finestra all'alba.
Francesca. Ma possibile che ancora non lo sappia? arrivata jeri sera?
Giovanni. Sissignora, jersera. La padrona andata a prenderla alla stazione.
Francesca. E voi l'avete vista arrivare? Piangeva?
Giovanni. Nossignora: non m' parso.
Francesca. Che non gliel'abbiano ancora detto? Se pu dormire...
Giovanni. Probabile, signora, perch guardi queste piante: le ho portate io qua jeri... E come se non fosse morto per la padrona. Non s' mica vestita di nero.
Framcesca. E per questo non ne ha fatto sapere niente a nessuno? E morto da undici giorni?
Giovanni. Come stamattina.
Francesca. E l'ho saputo ora alla stazione, arrivando come ho domandato di lui dove stava
Giovanni. Eccola padrona.
Entrer di fretta Donna Anna. E Giovanni uscir.
Donn'Anna. Piano, piano per carit! Lei la mamma?
Francesca. Puimmaginarsi in quale stato, signora! Ho viaggiato come una disperata Dov'? dov'? Ancora non lo sa?
Donn'Anna. Piano, piano non lo sa!
Francesca. Mi conduca da lei! La sveglier io! glielo dir io!
Donn'Anna. No, signora, per carit!
Francesca. Ma come? lei, non avvertire nessuno, nemmeno me, della sciagura, per non farle commettere questa pazzia!
Donn'Anna. Non l'ha commessa per lui no! creda.
Francesca. Come non l'ha commessa per lui?
Donn'Anna. No, no. Le dir
Francesca. Iovoglio vederla subito!
Donn'Anna. Ma giacch sa, ormai, non abbia pi timore, n tutta quest'ansia, signora.
Francesca. come vuole che non l'abbia? io...
Donn'Anna. si calmi mi lasci dire.
Francesca. l'avr finch non me la sar riportata via! Mi sono precipitata appena letto il biglietto che mi lasci, l, per raccomandarmi i bambini. Ha due figli lo sa lei? Ah Dio, come non sono morta, non lo so!
Donn'Anna. Piano venga con me, la prego: ella dorme di l!
Francesca. Ah, di l? Io vado subito.
Far per lanciarsi verso l'uscio a destra.
Donn'Anna (parandosi di fronte a lei). No, signora! Lei non sa il male che le farebbe!
Dir con tal tono questo ammonimento, che l'altra madre ne rester, per un istante, sgomenta e come smarrita.
Francesca. Perch?
Donn'Anna (subito; recisa). Perch non sa quello che io so! Il caso molto pi grave di quanto lei s'immagina!
Francesca. Pi grave?
La guarder spaventata.
Donn'Anna. S! Me l'ha confessato lei stessa, arrivando!
Francesca. Che che con lui?
Donn'Anna. S e ch'egli non cos morto, come a lei pare
Francesca (balbettando, allibita). che vuol dire?
Donn'Anna. se vive ora in lei, come l'amore d'un uomo pu vivere, diventar vita in una donna quando la fa madre ha capito?
Francesca (raccapricciando). Suo figlio? Oh Dio! e come? ma dunque per questo?
Donn'Anna. arrivata in tale stato di disperazione, che non m' stato ancora possibile dirglielo . Le ho detto che era partito per lei, per prudenza per non comprometterla e gi bastato questo, perch si vedesse, si sentisse morta
Francesca. lei?
Donn'Anna. lei, s certo nel cuore di lui! Com' possibile, le domando io ora, farglielo morire?
Francesca. Ma prima, prima ch'ella si compromettesse venendo qua, lei avrebbe dovuto annunziare a me che era morto!
Donn'Anna. Signora, ringrazi il cielo che non ho questo rimorso! Credevo d'averlo; di dovermelo fare; ma ho potuto vedere che fui invece ispirata da Dio nel mandare alla sua figliuola, la lettera lasciata da lui, terminata da me.
Francesca (inorridita). Ma come, dopo? dopo che era morto?
Donn'Anna. Per lei non dopo ! stata una fortuna, le dico! Ispirazione di Dio! Senza che ne sapessimo nulla n io n lei, nell'animo in cui si trovava l se lui le fosse mancato si sarebbe uccisa creda!
Francesca. Ma lei, Dio mio, lei vuole tenere ancora la mia figliuola legata a un cadavere?
Donn'Anna. Che cadavere! La morte per lei l, presso l'uomo a cui lei l'ha legata: quello, un cadavere! Io ho cominciato invece fin da jersera, mi sono provata fin da jersera a farle intendere
Francesca. che ha gli altri suoi figli l
Donn'Anna. ma questo lo sa! Me n'ha parlato lei stessa con tanto strazio! Cose m'ha detto che fanno rabbrividire
Francesca. dei figli?
Donn'Anna. s: che se l' fatti suoi, dopo dopo che le erano nati estranei! Se li potuti far suoi con l'amore di mio figlio, intende? Hanno avuto bisogno dell'amore di lui, anche quelli, perch diventassero vita per lei. Eppure, ha visto? ha potuto lasciarli per venirsene qua.
Francesca. Ma se ora sapr che lui, qua, non c' pi
Donn'Anna. E invece dev'esserci, se lei se la vuole riportare l, al suo martirio dev'esserci! E lei deve farle intendere, come mi sono provata io, in qual modo egli dev'essere vivo per lei d'ora in poi solo nel cuore senza cercarlo pi fuori con la vita che lei gli dar. Questo. Ma prima prometterle che lo vedr... Ha capito?
Francesca (sbalordita). Che lo vedr?
Donn'Anna. Non qua! Qua le diremo lui non ritorner, se non sapr che tu sei partita. Lo vedrai tra poco; perch egli ritorner a te, l . Ecco, le dica cos e forse riuscir a riportarsela. Pensi che l che lo aspetta ha voluto dormire nel suo letto forse lo sogna appena si sveglier, lo penser vivo e che star per ritornare.
Francesca (che sar stata a mirarla, atterrita, col ribrezzo pi vivo, che a poco a poco si sar sciolto in un'infinita piet). Oh Dio, signora, ma questa... questa una follia...
Si aprir a questo punto l'uscio a destra e apparir Lucia, la quale, scorgendo la madre in quell'atteggiamento, dopo la prima sorpresa si turber, guardando l'altra madre e intuendo in un baleno la sciagura.
Lucia. Oh, mamma, tu?
Far per accorrere a lei, ma si fermer, guardando prima l'una e poi l'altra:
Che cos'?
Francesca (tremando, senza alcuna ansia; con tono che ajuter la figlia a intendere). Figlia mia... figlia mia...
Lucia (c. s.). Ma com'? Che dicevate?
Donn'Anna (per riparare). Niente. Vedi? venuta venuta a cercare di te
Lucia. Non vero! Com' che tu, mamma, non mi dici nulla? Che cos'?...
Gridando:
Dimmelo!
Francesca (accorrendo a lei per abbracciarla). Figlia mia!
Lucia. E morto? morto?
Respingendo l'abbraccio della madre, per volgersi a Donn'Anna.
No! Morto? E come? lei No! Non possibile! Oh Dio,
con le mani tra i capelli:
Il sogno che ho fatto!
Smarrendosi e guardandosi attorno:
Morto? Ditemelo! Ditemelo!
Francesca. Sono gi tanti giorni, figlia
Lucia. Tanti giorni?
A Donn'Anna:
che morto? E lei come? perch non me l'ha detto? Com' morto? come? Ah Dio, l dove ho dormito? E mi ha fatto dormire l?
Donn'Anna intenta, come un'immagine sepolcrale.
L'ho voluto io; ma lei... come? I fiori partito queste sono le sue stanze non so dov' E io l'ho sognato, che non poteva pi ritornare, tanto lontano se n'era andato; lo vedevo, cos lontano, con un viso da morto il suo viso! il suo viso! Ah Dio! ah Dio!
E romper in pianto, perdutamente.
Per non farmi pi pensare che se non l'avevo trovato qua ad aspettarmi, come doveva eh s, questo soltanto doveva essere accaduto, che fosse morto! E non l'ho compreso, perch lei
Si rizzer dal pianto, lo stupore vincendo ora il dolore:
ma come ha fatto? com'ha potuto fare? per me? ed egli morto anche a lei incredibile! me n'ha parlato come se fosse vivo!
Donn'Anna (guardando lontano). Lo vedo
Lucia (stordita). che morto? e non le morto qua sotto gli occhi?
Donn'Anna. no: ora
Lucia. come, ora?
Donn'Anna. ora lo vedo morire.
Lucia. Come? Che dice?
Donn'Anna si coprir il volto con le mani. E allora ella grider:
Io lo sapevo, lo sapevo che sarebbe morto! Non avevo voluto crederci! Me lo disse lui stesso, quando part, che sarebbe venuto qua a morire!
Donn'Anna (scoprendo il volto). E io non lo vidi.
Lucia. Lovidi io! Moriva, moriva, da anni; gli s'erano spenti gli occhi; era gi come morto quando part! cos pallido lo vidi, cos pallido, cos misero lo vidi, che lo compresi subito che sarebbe morto!
Donn'Anna. Misero, s gli occhi spenti, s e diventato cos cangiato, cangiato cos ora lo vedo per te, s, figlia!
Attirandola a s, come per uno spaventoso brivido, che di schianto la spetter.
Oh figlia! qua su la tua carne ora s me lo vedo morire ne sento il freddo ora qua, qua al caldo di queste tue lagrime! Tu me lo fai vedere, come s'era ridotto ora! Non lo vedevo! Non avevo potuto piangerlo, perch non lo vedevo! Ora lo vedo! ora lo vedo!
Lucia (che si sar a poco a poco sciolta da lei, e rattratta, come raccapricciata, presso la madre). Oh Dio, che dice? che dice?
Donn'Anna (sola). Figlio mio! le tue carni! te ne sei andato cos misero, misero! E io... io t'imbalsamavo vivo! vivo t'imbalsamavo come non eri pi, come non potevi pi essere con quei tuoi capelli e quegli occhi che avevi perduti, che non ti potevano pi ridere! E perch non ti potevano pi ridere, non te li ho riconosciuti! E come, allora? Fuori della tua vita ti volevo far vivere? fuori della vita che t'aveva consumato povera, povera carne mia che non ho vista pi! che non vedr pi! Dove sei?
Si volger a cercare intorno:
dove sei?
Lucia (accorrendo). Qua, mamma!
Donn'Anna (restando un attimo). Tu?
Poi con un grido:
Ah, s!
L'abbraccer freneticamente:
Non te lo portar via! Non te n'andare! non te n'andare!
Lucia. No, non me n'andr! non me n'andr, mamma! non me n'andr!
Francesca. Come non te n'andrai? Che dici? Tu te ne verrai via, subito, con me!
Donn'Anna. No! Me la lasci, signora! mia! mia! me la lasci! me la lasci!
Francesca. Ma lei pazza, signora!
Donn'Anna. Pensi che troppo, troppo quello che m'ha fatto!
E subito, carezzevole a Lucia:
No, no sai? non te ne fo colpa! Sono la tua madre!
Francesca. Ma vuole che lasci me per lei? E i suoi figli?
A Lucia:
Hai i tuoi bambini! Li vuoi abbandonare, per restare qua con nessuno?
Donn'Anna (insorgendo). Ma ne avr un altro qua, che non potr dare l a chi non appartiene!
Francesca (violenta). Signora, ma si fa coscienza lei di quello che dice?
Lucia. E tu, di quello che io farei? ti fai coscienza?
Donn'Anna (subito abbattendosi). No, no: tua madre ha ragione, figlia! Ha capito che io lo dico per me per me non per quello! Divento misera, misera anch'io! Ma perch muojo anch'io, ora, vedi? S, appena ti nascer questo che ti porti via lontano; appena gliela darai tu, di nuovo, la vita l fuori di te! Vedi? Vedi? Sarai tu la madre allora; non pi io! Non torner pi nessuno a me qua! finita! Lo riavrai tu, l, mio figlio piccolo com'era mio con quei suoi capelli d'oro e quegli occhi ridenti com'era sar tuo; non pi mio! Tu, tu la madre, non pi io! E io ora, muojo, muojo veramente qua. Oh Dio! oh Dio!
E pianger, pianger come non avr mai pianto, tra l'accorato sbigottimento dell'altra madre e della figlia. A poco a poco si ripiglier dal pianto, ma diventando man mano quasi opaca, quasi spenta infine:
Ma s, ma s... Basta, basta. Se per me, no! no! non voglio piangere! Basta!
Lunghissima pausa. Poi alzandosi, verr a Lucia e carezzandola:
Vai, vai, figlia, vai nella tua vita a consumare anche te povera carne macerata anche tu. La morte ben questa. E ormai basta. Non ci pensiamo pi. Ecco, pensiamo pensiamo, qua, ora, a tua madre piuttosto che sar stanca.
Francesca. No, no io voglio subito, subito ripartire!
Donn'Anna. Eh, subito non potr, signora. Si deve aspettare. Passa tardi di qua il treno di Pisa. Avr, avr tutto il tempo di riposarsi. E tu, figliuola mia
Lucia. No, no io non partir non partir rimarr qua con lei, io!
Francesca. Tupartirai! Te lo dice lei stessa!
Donn'Anna. Qua non c' pi nulla per te.
Francesca. E i tuoi bambini t'aspettano! E bisogna far presto!
Lucia. Ma l, io non torno! non torno, sai! Non pi possibile per me! Non posso! Non posso e non voglio! Come vuoi che faccia pi, ormai?
Donn'Anna. E io, qua? ben questa la morte, figlia. Cose da fare, si voglia o non si voglia e cose da dire... Ora, un orario da consultare poi, la vettura per la stazione viaggiare... Siamo i poveri morti affaccendati. Martoriarsi consolarsi quietarsi. ben questa la morte.
T E L A
1 Si intenda: Fantesche (due personaggi femminili che non parlano)
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