La vita è un boomerang

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Jayan Walter

Ezio Walter Vantaggiato

in arte Jayan Walter

vico Cacciottoli, 43

Napoli 80129

Tel. 0815785829 - 3334710130

e-mail: jayanwalter@interfree.it

sito web: www.jayanwalter.com

La vita è

un boomerang

(Non sputare in cielo che in faccia ti torna)

commedia in due atti di

Jayan Walter

(commedia rappresentata al teatro Il Piccolo di Napoli il 27, 28 febbraio, 1 marzo 2009 e al teatro Lilly di Marano il 17 aprile 2009 dalla compagnia teatrale Esperienza Teatro con la regia di Alfredo Severino)

Copyright Jayan Walter (Ezio Vantaggiato) – Sono riservati tutti i diritti – Sceneggiatura registrata SIAE (registrata con il nome Ezio Vantaggiato).


Indice

Sceneggiatura (I atto):                  

pag. 3

Sceneggiatura (II atto):

pag. 31

Sinossi:                             

pag. 49

Personaggi:                       

pag. 51

Commento:                        

pag. 53

Profilo autore (indirizzo, telefono, e-mail, curriculum):

pag. 54

    


ATTO PRIMO

Scena prima

Siamo in una casa fatta di lamiere all’estrema periferia di Napoli, dove vivono, o meglio sopravvivono, 4 poveri che a stento riescono a procurarsi da vivere. Sono: Gianni, il figlio maggiore, che fa da capofamiglia, ha sempre in mente idee geniali per truffare il prossimo, inoltre legge tanto e di tutto, per cui ha una cultura enciclopedica; Ciro, il fratello, un po’ ottuso e analfabeta; Teresa, la sorella, molto brutta (indosserà sin dall’inizio un naso finto lungo e grosso, sopracciglia scure e tanti nei, brufoli e verruche finti, che toglierà alla fine, quando si farà fare l’operazione di chirurgia estetica) e un po’ tonta, e infine nonna Beatrice (detta Bea), una vecchia paralitica, costretta a stare su una sedia a rotelle, che quando parla nessuno la capisce – perché vive in un mondo tutto suo ed è emarginata dai figli e dalla società –, ma che a volte esprime una profonda, naturale e innata saggezza.

Ogni volta che parla la nonna, quando esprime frasi sagge, tutti si fermano, c’è una pausa, e ognuno cerca di comprendere ciò che lei vuol dire.

È proprio la nonna che fornisce quel poco denaro che permette alla famiglia di sopravvivere. Ogni fine mese Teresa va all’ufficio postale a ritirare la pensione della madre, che in realtà è morta in un incidente stradale tanti anni fa, insieme al padre, ma che assomigliava perfettamente alla nonna, anche se allora era più giovane di vent’anni.

Al centro della stanza c’è un tavolo vecchio di legno, con sei sedie. Di lato, sulla destra, ci sono i due letti di Gianni e Ciro, uno attaccato all’altro, mentre dall’altro lato c’è un separè, dietro il quale c’è il letto di Teresa e della nonna, oltre al gabinetto e a un cucinino – ma, in realtà non si vedono, e quindi si può evitare di metterli. La porta d’ingresso è di lato, sulla sinistra. Sullo sfondo, dietro il tavolo, al centro, c’è una grande finestra, da cui si vede una montagna di rifiuti (è in realtà un disegno su un pannello).

Davanti, sul proscenio, c’è lo spazio che rappresenta la parte della strada, esterna alla casa, e anche il mercato, che nella realtà è più lontano.

Si recita in italiano (va benissimo con cadenza napoletana, oppure, se è rappresentata in altre città, con diversa cadenza).

      

Gianni e Ciro sono stesi sui rispettivi letti e dormono. Russano entrambi. Il loro russare è forte. I letti sono posizionati un po’ obliqui, i piedi sono rivolti verso il pubblico, in evidenza. Si vedono i calzini rotti con gli alluci che escono dai buchi. Entrambi si girano e si rigirano. Stanno facendo un bel sogno. Entrambi sognano di stare con una bella donna e di amoreggiare. Nel girarsi si ritrovano abbracciati.

Mimica in silenzio.

All’improvviso arrivano Teresa e Bea: erano uscite per ritirare la pensione.

TERESA (frettolosa):

Svegliatevi, presto! Abbiamo ritirato la pensione.

Che fate tutto il giorno a dormire? Siete proprio dei pigroni.

Muovetevi, aprite gli occhi… (pausa)

(guarda più attentamente e vede che sono abbracciati – si blocca)

Che fate uno abbracciato all’altro?

Cose dell’altro mondo!

(si sposta verso il pubblico, mette la mano all’orecchio)

Aspetta un po’!… Fammi sentire cosa stanno dicendo…

Mentre Ciro e Gianni parlano e si avvicinano per baciarsi, Teresa fa “una faccia…” è scandalizzata per aver scoperto che i fratelli sono gay. Nel parlare fa molta mimica, salta, agita le braccia per lo scandalo.

CIRO (estremamente eccitato):

Allora, me lo vuoi dare un bacio? Sei bellissima. (pausa)

Vieni più vicino, voglio fare l’amore con te!

GIANNI (con voce molto sensuale):

                Si, amore mio.

Gianni e Ciro si baciano appassionatamente.

TERESA (“ha gli occhi da fuori” per la meraviglia):

Uh!… Ah!…

Com’è possibile?

Proprio in casa mia!?

Gianni e Ciro si svegliano e scoprono che si stavano baciando. Subito si staccano e si allontanano. Gianni si alza dal letto precipitosamente.

GIANNI (con grande ribrezzo):

Che schifo! Stavo baciando un uomo (e sputa a terra).

CIRO (deluso):

Ed io che mi credevo di baciare una bella bionda svedese…

GIANNI (con voce effeminata):

Si, caro… La tua bella ti aspetta… Vieni qui, vieni qui…

(cambia tono di voce, ora parla normale) che ti do un pugno in testa!

TERESA:

E meno male che era solo un sogno. Io pensavo che fosse diventati due checche.

Dai, alzatevi che vi cambio le lenzuola.

                Che puzza che c’è qui! Faccio cambiare aria…

Teresa va verso la finestra per aprirla.

 

GIANNI (con tono autoritario, come per impedirle di compiere un gesto folle):

Fermati! Non lo fare!

Ciro e Teresa guardano sbalorditi Gianni.

CIRO E TERESA:

Cosa?

GIANNI:

Ma la finestra! Non aprire la finestra!

O entrerà un fetore così orribile che non si potrà più respirare e dovremo fuggire in strada. Lo sai bene che al mattino spira il vento da nord, cioè proprio dalla discarica. (pausa)

L’ho sempre detto: la finestra va aperta dopo mezzogiorno! Se proprio vuoi far entrare un po’ d’aria, apri la porta.

Teresa si ferma lasciando la finestra chiusa. Poi va di lato e apre la porta (in realtà fa finta, perché la porta non c’è e non si vede, è nascosta da una delle pareti laterali). Si potrebbe fare il rumore della porta che si apre – uno scricchiolio registrato.

CIRO:

E quanto ti hanno dato stavolta?

TERESA (dispiaciuta):

Soltanto 300 euro, invece dei soliti 350. Dicono che sono aumentate le tasse, che viviamo in una zona “residenziale” e la nostra casa è considerata una (enfatizza) “villa”.

E inoltre ha detto di ripassare domani, che hanno finito i soldi in cassa.

GIANNI (arrabbiato):

Ma che villa e villa? Qui sono tutti pazzi! Solo per il fatto di abitare lontano dal centro ci considerano benestanti.

A noi che siamo poveri aumentano le tasse, mentre a loro, i ricchi, non fanno altro che diminuirle.

CIRO:

è proprio vero. L’altro giorno, quando andai a prendere la medicina per la tosse, mi chiesero di pagare il ticket.

Io, povero come sono, dovevo pagare il ticket?

Mi dissero che soltanto chi ha più di 60 anni non lo paga, che sia povero o ricco.

E così i “ricchi” vecchi risparmiano anche sulle medicine!

E noi “poveri” ma “non vecchi” continuiamo a pagare…

Ma questo mondo è proprio ingiusto!

NONNA BEA (con tono da saggio):

Il povero attira su di sé la povertà e il ricco la ricchezza.

 

Silenzio. Tutti fermi. Pausa.

Stanno lì a riflettere sulle parole uscite dalla saggezza innata della nonna, che parla raramente, ma quando lo fa è come una sfinge che emette sentenze.

 

NONNA BEA:

E smettetela di lamentarvi.

Voi dovreste essere tutti in galera. Vi prendete la pensione di mia figlia morta, sfruttando il fatto che mi assomigliava come una goccia d’acqua, e facendo finta che io sia lei.

Eh!… Verrà il giorno che vi scoprono… Anzi, “ci” scoprono.

Mi avete coinvolta nei vostri malaffari.

(alza la voce)

Ma io vi denuncio. Prima o poi vi denuncio.

Voglio avere la coscienza pulita! 

TERESA:

Si, denunciaci.

E poi chi ti scarrozza a fare la passeggiata?

Dove andrai a dormire? Con quali soldi mangerai?

(è stufa, non ce la fa più)

Chi ti sopporterà tutto il giorno?

Ah, forse è meglio che andiamo in galera.

Lì almeno potremo avere un pasto caldo ogni giorno e una cella dove non piove dentro… E il riscaldamento d’inverno…

E principalmente non c’è tutto questo fetore della discarica!

E non siamo costretti a (con enfasi) “lavorare” per strada chiedendo l’elemosina dalla mattina alla sera,… anche sotto la pioggia e al freddo!

GIANNI (mentre cerca di ricordare il sogno appena avuto):

Aspettate!… Aspettate!… Silenzio!

Aspettate un momento!

(pausa)

…Ero ricco,… anzi “straricco”!

(descrive i particolari del sogno come se fosse tutto estremamente vero)

…Si, si. Lasciatemi ricordare il sogno.

(pausa – mette la mano alla testa)

Macchè sogno,… era proprio tutto vero!

(parla incantato – descrivendo il luogo coi gesti)

…Ero miliardario e vivevo in una casa con marmi ai pavimenti e finiture d’oro alle finestre e alle porte, tutte di legno massiccio.

Sulle pareti erano appesi quadri enormi e di grande valore…

       

CIRO (stupito):

                Non sapevo che fossi un intenditore d’arte.

GIANNI (nervoso):

                Accidenti. Non m’interrompere!

                Mi fai perdere il filo…

(pausa)

Vediamo un po’. Dov’eravamo?

…Ah! La casa era una villa enorme, con un grandissimo giardino e un panorama incantevole!

TERESA:

Ma come? Sei stato ricco e non ci hai detto niente?

Quando è successo? E perché poi sei divenuto di nuovo povero?

(con tono da interrogatorio di terzo grado)

Forse è stato quando andasti in America a cercar fortuna?

A noi raccontasti che era andato tutto male, e che spendesti tutti i tuoi risparmi.

CIRO (con enfasi):

I “nostri” risparmi, vorrai dire.

Forza. Dicci la sacrosanta verità!

GIANNI:

Ma no… Che dite… è avvenuto tutto poco fa.

(ora si guarda intorno e si tocca, come se non credesse in ciò che vede)

(pausa)

Ed ora,… com’è che mi trovo qui, insieme a voi, (schifato) “luridi mendicanti”, popolani, in questa brutta “catapecchia”?

CIRO:

Modera i termini! Se noi siamo luridi mendicanti, tu sei proprio un fetente. E sei anche un bugiardo.

Ma che cavolo ci stai raccontando?

 

GIANNI (estremamente deluso):

E si,… avete ragione… (con rammarico) Era solo un sogno…

(c’è ancora il ricordo del sogno – è molto dispiaciuto perché quel mondo splendido in cui era vissuto è sparito come per incanto)

 

Sembrava così vero! Era anche più reale di questo mondo in cui siamo adesso.

Non sembrava affatto un sogno!

NONNA BEA:

A volte il sogno sembra realtà e la realtà sogno.

Una lunga pausa. Nessuno riesce a comprendere ciò che dice la nonna. Chi ci capisce ancora di meno è Gianni, che, essendo appena venuto fuori dal sogno, è frastornato, non distingue più la realtà dal sogno.

Prima restano fermi a guardarla, poi si muovono, fanno gesti incomprensibili, come per cercare di afferrare il significato di quelle parole. Sembrano tutti matti. Molta mimica.

CIRO:

Io questa qui non la capisco proprio.

Sta ferma, immobile per tutta la giornata,… poi a un tratto… emette una sentenza incomprensibile.

Ma come si fa a confondere la realtà con il sogno?

(rivolto a Gianni, poi agli altri)

Quando tu sognavi di essere ricco io sognavo di fare l’amore con una donna bellissima… 

- Ma ora so che era un sogno! -

Allora provavo pure piacere…

Eh, si! Finché sognavo sembrava tutto reale…

Non capivo che stavo sognando…

Per me “quella” era la “vera” realtà!

Ero tutto eccitato e stavo quasi per venire, per davvero,… quando è arrivata questa brutta zitella di Teresa.

TERESA (offesa):

Brutto sarai tu!

Io ho (con enfasi) anche un corteggiatore…

CIRO (sorpreso):

E chi sarebbe?

TERESA:

Pasquale.

CIRO:

Ma se quello pensa soltanto alla tua amica Vittoria, che ha un buono stipendio, e che è veramente bella… una “bona” come non si vedono in giro… (indica con gesti la grandezza del seno) con due tette grosse così!

Poiché lei esce sempre con te, lui cerca di imbonirsi te sperando che li lasci un giorno da soli.

TERESA:

Lasciamo perdere.

Gianni, perché non continui a raccontarci il sogno che hai fatto? Almeno, sentendo la tua storia, possiamo per un momento dimenticare le nostre disgrazie.

GIANNI:

…In realtà, all’inizio, ero povero anche nel sogno.

Sapete com’è, ero andato in America a cercare l’oro…

CIRO:

Ma come? Sei andato a cercare l’oro e non ci hai portati con te?

  

GIANNI:

Sta zitto, stupido!

Sto parlando del sogno!

E non m’interrompere in continuazione!

Dov’eravamo rimasti?

Ah, Si!

Era verso la fine dell’’800, quando era facile arricchirsi…

Bastava soltanto essere un po’ fortunati…

(fa segno col gesto)

Rompevi una roccia…

E fuori oro a palate!

E anch’io, dopo tanti tentativi e tante delusioni, scoprii finalmente un filone d’oro…

CIRO:

è proprio la fortuna che ci manca.

Io non ho mai avuto il piacere di conoscerla, la felice signora dagli occhi bendati.

Eh! Se scoprissimo anche noi un filone d’oro.

Ma “qui”, nella “realtà”, non nel sogno! (pausa)

“Con i sogni non si mangia!”

NONNA BEA:

Fate che il sogno diventi realtà e la realtà sogno.

Altra pausa. Stavolta la nonna ha raggiunto il culmine.

Ma cosa vuol dire?

Come si fa a trasformare il sogno in realtà e la realtà in sogno?

TERESA (molto confusa):

Ma cosa vuoi dire, nonna?

Io non ci capisco più niente!

Cosa dovremmo fare?

NONNA BEA:

Io parlo una volta sola.

Siete voi che dovete ascoltare con attenzione ciò che dico.

Rifletteteci. Allargate la vostra comprensione.

A questo punto la nonna chiude la bocca e rimane zitta e immobile come una mummia. Pausa.

GIANNI:

…State zitti! Silenzio.

Mi sembra di afferrare il significato delle sue parole.

Muove la mano come per afferrare tale significato, che gli vola intorno come una mosca, cerca di prenderla ma gli sfugge via, cerca di riprenderla, e ancora gli sfugge…

GIANNI (indica la punta della lingua):

è proprio qui, sulla punta della lingua…

…Credo di aver capito!

  

Pausa – gli altri rimangono immobili, tutti a guardarlo, curiosi, in attesa che riveli la sua comprensione.

GIANNI (rammaricato – fa un ultimo sforzo per ricordare)

Non mi viene!

TERESA:

“Io” credo di aver capito.

Dobbiamo “fingere” di aver trovato l’oro.

Una volta che tutti crederanno che abbiamo scoperto un filone d’oro, venderemo la terra e faremo tanto denaro da diventare ricchissimi.

In questo modo il sogno di esser ricchi diventerà realtà,…

e la realtà di esser poveri diverrà sogno!

(pausa – enfatizza, come se annunciasse qualcosa di inevitabile)

La nostra miseria sparirà!

CIRO:

Ma noi non abbiamo i soldi per andare in America a fingere di trovare l’oro.

TERESA:

Non c’è bisogno di andare in America.

L’oro lo troveremo “qui”, sotto casa.

GIANNI:

Ma chi vuoi che ci creda a una storia del genere?

In Italia nessuno ha mai trovato l’oro.

Soltanto i poveri e gli ignoranti potrebbero crederci.

E loro non hanno il becco di un quattrino.

Come facciamo invece a convincere i ricchi?

TERESA:

Ma noi non dobbiamo affatto convincerli.

Anzi, dobbiamo “stentare a parlarne”. E alla fine, quando ne parleremo, lo faremo in privato, singolarmente, raccomandando a ognuno di “tenere il segreto”, di non dire niente a nessuno…

perché temiamo di dover pagare troppe tasse.

Continueremo a vivere da poveri… ma semineremo in giro la voce di esser diventati ricchi.

(pausa – tutti la seguono con attenzione)

Sapete?

La gente “non riesce proprio” a tenere un segreto.

È qualcosa che non possono trattenere… altrimenti “scoppiano”.

Lo diranno soltanto all’amico più caro, quello a cui confidano le cose più intime, a cui non nascondono nulla.

E raccomanderanno di non parlarne in giro… Se no, che figura ci farebbero?

E l’amico a sua volta non riuscirà a mantenere il segreto,… e lo dirà all’altro suo amico più intimo, sempre raccomandandogli di non parlarne ad alcuno…

E così, per un passa parola spontaneo, naturale, e principalmente “rapido”, tutto il quartiere saprà del “segreto”.

Poi, una volta che la notizia si sarà diffusa e giungerà ai benestanti, saranno essi stessi, i ricchi, a chiederci, a implorarci di vendergli parte del terreno.

E noi siamo proprietari di un grande terreno,… dove c’è ora la discarica… Un terreno che oggi non vale nulla, ma che domani potrà farci guadagnare i milioni!

CIRO:

Ed io che ti ho sempre considerata un po’ tonta!

GIANNI:

Sta zitto. Mettiamoci subito all’opera.

Ciro, và alla discarica a cercare tutto ciò che potrà servirci per i camuffamenti. Mentre noi definiamo il piano d’azione.

CIRO:

Ma quali camuffamenti?

E cosa dovrei cercare… nella spazzatura?

GIANNI:

Per rendere la cosa più credibile ci dovremo camuffare da professori, geologi, avvocati, giornalisti, storici, ingegneri… grandi imprenditori e gente nobile e benestante…

E dovremo alternarci nell’interpretare questi vari personaggi.

Così avremo le “prove” di “esimi” docenti universitari ed esperti della materia che davvero esiste un giacimento d’oro sotto questa terra.

Tu cerca parrucche, cappelli, barbe, baffi, stoppa, vestiti…

CIRO:

Forse credi che la discarica sia il negozio che fornisce i teatranti? Come quello vicino piazza del Gesù?

Là ci sono soltanto stracci, roba vecchia e in disuso.

Cosa ci potrei trovare?

GIANNI:

Come ha detto qualcuno: “Chi cerca trova…”.

Porta qui tutto ciò che può servire. Poi decideremo cosa farne.

Pensa che un mendicante un giorno ha trovato una spilla di diamanti nella spazzatura. E da allora c’è un esercito che vaga tra le pattumiere alla ricerca della ricchezza. 

CIRO:

Va bene, esco.

Nell’uscire si prende l’intera pagnotta di pane che era sul tavolo, oltre a una scatola di fagioli dalla credenza, e li mette nella borsa (una busta di plastica).

  

GIANNI (alza la voce):

Che fai? Ti porti via il pranzo? E cosa mangeremo noi?

CIRO:

Voi potete anche digiunare. Dovete fare un lavoro sedentario, “di cervello”.

Io invece debbo fare un lavoro “fisico”, “di mani”, devo “faticare”.

Ho bisogno di energia!

E, senza attendere risposta, esce portando con sé pane e fagioli.

Gianni prende dalla credenza un grande foglio (Bristol) e una penna.

GIANNI:

Bene. Ora scriviamo l’organigramma.

TERESA:

Non mi sembra proprio il momento di mettersi a suonare l’organo.

GIANNI (alzando la voce):

Ecco, ora ti riconosco come sei sempre stata: brutta, ignorante e tonta.

L’organigramma è l’organizzazione di un lavoro: quale funzione ognuno deve avere.

Dobbiamo organizzarci bene se vogliamo avere successo.

Per cui è meglio mettere nero su bianco, scrivere tutto ciò che dovremo fare… Insomma, dobbiamo sviluppare l’“algoritmo risolutivo”.

TERESA (offesa):

E come parli difficile.

Cos’è questo ritmo? Una danza? Una nuova musica tropicale? E ora ci mettiamo pure a ballare?

GIANNI (sta quasi per perdere la pazienza):

L’algoritmo riguarda i computer.

(pausa)

Ignorante.

(pausa)

È la descrizione dei passi da fare per risolvere un problema.

TERESA:

                E quale problema dobbiamo risolvere?

GIANNI:

“La povertà”.

Non importa se non ne capisci niente. Basta che esegui i miei ordini.

   

TERESA (fa cenno con la mano vicino alla fronte, come fanno i soldati):

Si, comandante!

Gianni stende il foglio iniziando a scrivere.

Lei si chiude in sé stessa, non riuscendo a capire nulla di ciò che sta facendo.

GIANNI:

Tu farai la docente di geologia.

Ce l’hai proprio l’aria della professoressa,… sempre intenta a studiare,… “zitella”,… che ha dedicato tutta la vita alla ricerca.

(rivolto al pubblico)

Una così brutta chi se la prenderebbe?

TERESA (parlando come una bambina):

Si. Si. Mi piace proprio fare la professoressa. È quel che ho sognato sin da piccola.

Ora si vedono loro due che parlano… e parlano… e parlano (senza sentire le parole che dicono – o sentendo soltanto qualche parola). Gesticolano, a volte si arrabbiano e litigano sul da farsi. Poi, alla fine, raggiungono un accordo.

La nonna si addormenta. Russa.

Quindi si sveglia di soprassalto.

NONNA BEA (come se dettasse un ordine):

è ora di pranzare. Ho fame.

Appena ha finito di parlare si sente la campana della chiesa che suona le 13 (13 colpi).

GIANNI:

S’è svegliata la nonna. Ha dormito finora.

Ma non potevi continuare a dormire e lasciarci lavorare in santa pace?

Tre volte al giorno, alle 8, alle 13 e alle 20 in punto, dice che ha fame e vuole mangiare.

È più precisa di un cronografo.

Si potrebbe farla assumere alla RAI per dare l’ora esatta.

TERESA:

Non ti preoccupare, ora ti prepariamo una bella minestra di fagioli, cara nonnina…

(apre la dispensa e nell’aprirla si ricorda di Ciro che si è preso sia il pane sia i fagioli)

Ah! L’avevo dimenticato! Ciro si è preso tutte le nostre provviste. Ed ora che cosa mangiamo?

La pagnotta e i fagioli dovevano servirci per pranzo e cena!

E lui si è preso tutto. Non c’è più niente.

E non abbiamo ancora i soldi della pensione.

GIANNI:

Vuol dire che prepari una “bella lasagna”.

TERESA:

Ma se ti ho appena detto che non c’è più niente e che non abbiamo soldi.

GIANNI:

Allora và al mercato e compra tutto ciò che ti occorre. Ed anche una bella insalata mista,… e il dolce… Non ti dimenticare di preparare la torta di crema e fragole… - con le fragoline fresche, non i fragoloni, che non sanno di niente.

E rifornisci la dispensa di tutto ciò che serve.

Mi raccomando, solo cibi di “alta qualità”. Quelli che costano di più.

…E non ti dimenticare lo champagne, quello francese.

Dobbiamo festeggiare.

(pausa)

Ah, dimenticavo.

Compra della pittura dorata e cerca nel cortile una grossa pietra, la più grossa che trovi.

TERESA (sbigottita):

E come li pago tutti questi cibi di “alta qualità”?

Con le “illusioni”?

GIANNI:

Si, proprio con le “illusioni”.

Dobbiamo mettere in pratica il nostro piano.

Dirai che pagherai in seguito, non appena incasserai i soldi dell’oro che abbiamo trovato.

C’è chi vende frutta e verdura, chi vende sapienza e cultura, chi tecnologia ed esperienza.

(pausa)

Noi vendiamo “illusioni”!

   

Teresa lo guarda perplessa ed esce.

Si sente la porta che si apre (scricchiolio). Teresa esce.

  

                                                                                


Scena seconda

Si chiude il sipario. La recitazione avviene sul proscenio.

Dietro il sipario preparano la scena che seguirà.

Siamo al mercato. Giunge da destra un verduraio, che decanta la sua merce (che non si vede – di vero si può mettere solo il mazzetto d’aglio e cipolle, o, se si vuole, mettere un carretto con frutta e verdura)…

VERDURAIO (porta una cesta con vari tipi di frutta, aglio e cipolla):

Fragoline fresche appena colte…

Un mazzetto d’aglio a solo 1 euro…

Teresa si avvicina al verduraio.

TERESA:

Mi dia un cestino di fragole fresche, quelle piccole di campo, mi raccomando.

…E anche un mazzo di cipolle e aglio.

…E una bella insalata, pomodori maturi, e del basilico.

…Ah! Dimenticavo! Anche un casco di banane.

Sa, devo preparare un bel pranzetto. Dobbiamo festeggiare!

VERDURAIO (fa finta di darle ciò che ha chiesto):

Sono 15 euro. Le ho fatto pure lo sconto.

Mi scusi se mi intrometto, ma cosa dovete festeggiare?

TERESA (abbassa la voce per non farsi sentire):

Mi raccomando, non lo dite in giro. Sapete, non vogliamo che ne vengano a conoscenza quelli delle tasse, altrimenti si prendono tutto il patrimonio…

VERDURAIO (curioso - lui la conosce, sa che è povera):

Il patrimonio? Ma quale patrimonio? Avete ereditato?

TERESA (gli si avvicina e abbassa la voce):

Si, il patrimonio.

Ma non è un’eredità. Meglio!

Abbiamo trovato l’oro!

VERDURAIO:

Dove? In America?

Si trova ancora oro da quelle parti?

TERESA:

Ma no! Chi è mai andato in America!

L’oro l’abbiamo trovato qui, nel nostro terreno!

VERDURAIO (sbigottito e incredulo, con un leggero sorriso sulle labbra):  

La discarica?

TERESA (parla con entusiasmo e gioia, desiderosa di comunicare la grande notizia):

Si proprio la discarica!

Sono venuti geologi e professori universitari.

Hanno accertato che c’è un grande filone d’oro, del valore di milioni e milioni di euro.

Presto venderemo il terreno e saremo ricchissimi.

Già sono venuti in molti a chiederci di vendere. Ma noi siamo furbi. Dividiamo il terreno in tanti lotti… per guadagnare di più.

Vivevamo su un tesoro e non ne eravamo a conoscenza. Voi sapete quanto abbiamo patito, quanto misera è stata la nostra vita…

Ma presto ci trasferiremo. Andremo a vivere alle Hawaii… Abbiamo letto di una villa che si vende proprio sulla baia di Honolulu…

VERDURAIO (ora ci crede – è molto invidioso):

Non sapete quanto sono contento… per voi.

Si è avverato il sogno di tutti noi poveri: diventare ricchi.

TERESA (finge di frugare nella borsa alla ricerca del portafogli):

Nella fretta devo aver dimenticato il portafogli a casa.

(un po’ titubante, non è ancora sicura se davvero le crederà e le farà credito)

Posso pagarvi la prossima volta?

VERDURAIO:

Ma certamente!

Con una signora come lei non si può negare un po’ di credito.

…Anzi, poiché ho dei soldi da parte, potrei acquistare anch’io un lotto, anche un pezzo piccolo piccolo, del vostro terreno?

TERESA:

Sicuro. Vi segno nella lista degli acquirenti e poi vi farò sapere quando venire a stipulare il contratto.

Prende un blocco di appunti dalla borsa e segna il nome del verduraio.

Scena terza

Si apre il sipario e si vede Gianni seduto al tavolo che scrive: sta preparando il piano. Ci sono tanti fogli sul tavolo, fogli che si arrotolano tutti e Gianni non fa altro che cercare di srotolarli. C’è molta confusione. La nonna è dietro al paravento.

Arriva Teresa, con due buste grandi, piene di cibarie. È contentissima.

TERESA:

Avevi proprio ragione, Gianni! Mi hanno fatto tutti credito al mercato. E ognuno mi ha chiesto di comprare una piccola parte di terra.

Ci sono cascati come polli.

GIANNI (soddisfatto):

Bene, anzi benissimo!

Ora, mentre cucini, io continuo la pianificazione della frode.

Siamo proprio dei geni. Sarà una truffa colossale.

E quando scopriranno che sotto questo terreno non c’è nulla, noi saremo già alle Hawaii, con nomi falsi. Porteremo tutti i soldi nelle valigie. Vedrai che non se ne accorgeranno: loro cercano gli esplosivi dei terroristi che preparano attentati, non della comune cartamoneta.

Arriva Ciro, con buste grandi piene di vestiti e suppellettili che dovranno servire per i mascheramenti. Le poggia a terra e comincia a tirar fuori il contenuto.

CIRO:

Ecco qua. Ho trovato tutto ciò che hai chiesto.

Ma quanti oggetti e vestiti di valore, quasi nuovi, la gente getta via nell’immondizia!

(mostra i vari oggetti man mano che li enuncia)

Una toga da avvocato, che può andare anche per il notaio.

Una mantella da docente, …e anche il cappello e la piccozza del geologo.

Baffi posticci, parrucche, collane e braccialetti per ricche signore…

GIANNI:

Bene, bene. Hai fatto proprio un buon lavoro.

Sta andando tutto a gonfie vele.

Metti tutto di là, nell’armadio.

(gli da alcuni fogli) Ecco il copione con le parti che dovrete interpretare.

Tu, Ciro, (mentre parla Ciro si gonfia per l’orgoglio) farai il notaio e l’uomo d’affari, un nobile, marito di Teresa, che oltre a fare la professoressa di geologia, sarà anche la tua diletta consorte.

CIRO (deciso a non prendere parte alla farsa a quelle condizioni):

No, io non la sposo mia sorella! È brutta… ed è contro natura…

Poi vado all’inferno.

GIANNI:

Ma non la devi sposare. Devi soltanto fingere di essere suo marito.

E niente più.

   

CIRO:

E niente più?!

  

GIANNI:

Presto, che fra poco dovrebbe arrivare la Baronessa Von Cracken.

Ciro e Teresa, vestitevi da Baroni Del Marchio. E ripetete la parte.

Squilla il campanello. Ma non è la baronessa.

VERDURAIO:

Buon giorno. Posso entrare?

GIANNI:

Certamente. Siete tutti benvenuti in questa casa.

(rivolto al pubblico) Specialmente se avete i quattrini!

VERDURAIO:

Teresa mi ha parlato dell’oro. Mi ha detto che mi avrebbe chiamato. Ma io non ce la facevo più e sono venuto prima.

Vorrei comprare un pezzo di terra.

Il verduraio poggia un fazzoletto con dentro un mazzo di banconote.

GIANNI (guardando i soldi):

Non c’è problema. Faccio venire il notaio.

Notaio! Venga che c’è un cliente.

Arriva Ciro vestito da Barone, tutto elegante, ma senza la toga che Gianni avrebbe voluto che indossasse. Ha anche la cravatta annodata male e la giacca a rovescio.

CIRO:

Buon giorno. Sono il Barone Del Marchio. Piacere.

GIANNI:

Ma io non ho chiamato il barone, ma il notaio. È diventato sordo?

Me lo chiami, per favore.

E lei non aveva delle faccende da sbrigare?

CIRO:

Notaio! Venga qui per favore. La desidera Gianni.

GIANNI (abbassando la voce per non farsi sentire):

Ma sei tu il notaio. Va di là e mettiti la toga. Fai presto.

CIRO:

Vado di là. E chiamo il notaio, con la toga… Cioè io, il barone, devo chiamare il notaio indossando la toga. Ma io veramente non l’ho visto il notaio… di là… cioè “nel cesso”… (mettendosi le mani nei capelli) Non ci capisco più niente!

 

Ciro va dietro il paravento. Arriva Teresa camuffata da baronessa, con tanti gioielli, un vestito molto elegante, una parrucca e grossi occhiali da sole.

TERESA:

Buon giorno. Sono la baronessa Del Marchio.

Indirizza la mano floscia verso il verduraio, ma lui non capisce che deve baciarla. La guarda, come per dire “Ma che vuole questa?”

GIANNI:

Ma lei deve venire dopo! Perdinci, quando arriva il notaio? Dobbiamo stipulare un contratto!

CIRO (con la toga indossata a metà per la fretta):

Eccomi. Sono il notaio Stipula. Ho portato il contratto.

Ciro poggia il contratto sul tavolo.

Solo il verduraio é seduto. Gli altri, quando parlano, si alzano in piedi per intimorirlo e spingerlo a firmare.

GIANNI:

Allora, quanti lotti ha detto che vuole acquistare?

Facciamo presto. Ho molta fretta.

Aspetto un cliente facoltoso che vuole comprare più della metà del terreno.

VERDURAIO:

Ma io,… veramente, potrei prendere anche due lotti.

Sa com’è! Anche se faccio il verduraio… Risparmia oggi, e risparmia domani… E poi non sono sposato, ed ho la casa di proprietà… Per cui le spese sono poche.

(pausa)

Ma è sicuro che c’è l’oro? Non vorrei perdere tutti miei risparmi. Con i guadagni di questo affare vorrei comprarmi una bella casa a Posillipo… e ritirarmi.

Sapete, non ce la faccio più con questo lavoro.

(pausa – ancora non è pienamente convinto)

E se poi non lo trovo l’oro?

GIANNI (gli si avvicina, rimanendo sempre in piedi):

Come? Lei non crede che ci sia l’oro qui sotto?

Ma se ne hanno parlato tutti i giornali! Ci sono “chilometri” di articoli di scienziati ed esperti in materia che garantiscono ciò!

(si rivolge a Teresa)

Non è vero baronessa?

TERESA (parla con accento da nobile – ora entra bene nella parte):

Si, ormai non si parla d’altro. E non solo a Napoli, ma in tutto il mondo,… nelle (con enfasi) “sfere altolocate”.

E lei non ha sentito niente, neanche un “sussurro” dalle sfere altolocate?

VERDURAIO (si sente come un verme, per la sua ignoranza):

No. Mi dispiace ma non ho mai avuto il piacere di conoscerle queste signore (pronuncia con difficoltà) “sfere alto collocate”.

GIANNI:

E lei oserebbe gettare al vento questa possibilità (enfatizza alzando la voce – mentre il verduraio salta dalla sedia intimorito) di trasformare la sua esistenza? Di cambiare totalmente il suo modo di vivere?

(mentre Gianni parla il verduraio esprime con la mimica di seguire le immagini che lui gli prospetta e di immedesimarsi totalmente in esse)

Ma se lo immagina il giorno in cui, dopo aver firmato il contratto, andrà ai suoi “due”, “cari”, lotti di terra e farà scavare? (nel frattempo tira fuori dal sacchetto la pepita falsa fatta con la pietra) E scavando,… scavando,… scavando, troverà (parla come i venditori parlano in fiera) non una,… non due,… non tre, ma centomila pepite grandi così?

(il verduraio guarda strabiliato l’enorme pepita d’oro, rimane immobile, pietrificato dallo stupore, non aveva mai visto una pepita così grande, neanche nei documentari alla televisione)

E allora non comprerà solo una villa a Posillipo,… ma anche un’altra villa al mare, in costiera,… e pure una bella Mercedes,… ed avrà tanti soldi da poter vivere nel lusso per tutta la vita.

E invece di lavorare tutto il giorno lei farà le sue belle crociere, viaggi in giro per il mondo, feste, sport,… ed avrà tante donne che la corteggeranno… Non dovrà fare niente, avrà la sua cuoca, il suo maggiordomo,… e la sua donna da letto!

(pausa)

E lei vuole rimanere un povero verduraio,… morire in mezzo ai cavoli?

VERDURAIO:

Firmo subito!

Ciro gli fa vedere dove deve firmare, il verduraio firma con la croce e gli lascia i soldi. Se ne va via tutto contento con la sua copia del contratto.

Mentre lui esce, entra baldanzosa la Baronessa Von Cracken.

- La baronessa deve essere interpretata da un uomo, che imiterà la voce femminea, ma si deve sentire che è un uomo, come se fosse un travestito. Questo per esaltare la mancanza di femminilità e la bellezza fittizia di questa donna. Indosserà un grande seno di gomma, una parrucca bionda… ma la pelle sarà quella di una vecchia, con un enorme brufolo (una verruca) sul volto e un grande naso aquilino. -

GIANNI:

Ah, Baronessa (le bacia la mano), la prego, si accomodi.

BARONESSA (parla nel modo di parlare dei nobili, con la erre moscia):

Grazie. Ho saputo di questo grande affare e desidero parteciparvi. Vorrei comprare sei lotti di terra, come le avevo già preannunciato a telefono.

Lei sa del mio patrimonio, delle terre di mia proprietà disperse in tutti i continenti del globo, delle azioni di cui dispongo nelle migliori aziende automobilistiche,… per non parlare del castello a Montecarlo, del casinò di Chamonix…

GIANNI:

Certo, baronessa. So tutto.

BARONESSA:

E poi, saprà bene della mia eccellente reputazione, credo.

Quando do una parola la mantengo sempre…

GIANNI:

Si. So tutto, ed ho una grande stima di lei.

BARONESSA (avvicinandosi, aprendo la pelliccia, e mostrando un’ampia scollatura che fa vedere un grande seno che sembra esplodere dai vestiti):

Ed io, le piaccio? (parla con grande sensualità) Intendo dire… come donna… Le piace il mio corpo?

GIANNI (confuso):

Ma,… veramente,… non capisco cosa c’entra il suo corpo con questo affare.

Lei,… (si sforza per dirlo) comunque… è una bella signora.

(rivolto al pubblico)

Ma che vuole questa “racchia”?

BARONESSA:

Mi riesce difficile dirlo… Non so se faccio bene a metterla a conoscenza dei fatti… Forse è meglio che non le dica niente e vada via…

   

GIANNI:

E perché se ne vuole andare?

Mi sveli pure il suo segreto.

Faccia finta di essere dallo (enfatizza la parola psicologo che non riesce a pronunciare bene) “pisicologo”.

Sono tutto orecchi.

Ora la baronessa nel parlare si alza in piedi e gli gira intorno, strofinandogli il seno contro il collo e le spalle ogni volta che enuncia di nuovo le varie proprietà di cui dispone, o meglio disponeva – mentre lui rimane seduto pazientemente.

BARONESSA:

Ebbene, le ho parlato del mio patrimonio, delle terre di mia proprietà disperse in tutti i continenti del globo, delle azioni di cui dispongo nelle migliori aziende automobilistiche,… per non parlare del castello a Montecarlo, del casinò di Chamonix…

GIANNI (sta per perdere la pazienza):

Si fermi, per favore. Queste cose già me le ha dette.

Qual è il problema? Sputi il rospo!

BARONESSA (fa un colpo di tosse e sputa a terra):

Mi scusi ma ho una tosse…

(pausa)

La baronessa fa per parlare ma non ci riesce. E zittisce.

GIANNI:

Ma non si preoccupi, mi consideri un “caro amico”.

BARONESSA (si siede accanto a lui):

Allora posso sedermi accanto a “te”, “caro” Gianni?

GIANNI (completamente spazientito):

E parla!

BARONESSA (parla tutto d’un fiato):

Ebbene, tutte le mie proprietà… Non ci sono più!

Non posseggo più “nulla”!

GIANNI (sconvolto):

Ah!

(pausa)

E come vorrebbe pagare i sei lotti di terreno?

BARONESSA (tutta eccitata – con voce sensuale):

In natura!

La baronessa si avvicina a Gianni, gli strofina in faccia le grandi mammelle… e anche il resto del corpo. Gianni cerca di evitarla, ma lei lo stringe a sé con forza, quasi soffocandolo tra le grandi tette.

BARONESSA:

Vieni, amore mio. Andiamo a letto.

Sono la tua porcellona. Sono tutta bagnata.

Ti voglio. Ti desidero.

Sono pronta a tutto.

Andiamo a letto.

Gianni si sgancia dalla stretta della baronessa.

GIANNI:

Ma che porcellona e che letto?

(spingendola fuori) Va via, brutta baldracca!

La baronessa esce tremendamente offesa.

Gianni si mette a posto il vestito sgualcito.

Entrano Ciro e Teresa nelle vesti dei Baroni Del Marchio.

CIRO E TERESA:

Buon giorno. Siamo i Baroni Del Marchio.

GIANNI:

Siete un po’ in ritardo.

Ma forse è meglio così…

Presto, andate di là a cambiarvi. Alle cinque abbiamo un appuntamento con un uomo d’affari molto ricco e rispettato nel mondo finanziario.

Se lui firma, firmeranno in tanti!

Teresa, vestiti da geologa.

E tu, Ciro, da notaio. E mettiti la toga come si deve!

Ciro e Teresa vanno dietro al separè per camuffarsi.

Gianni va avanti e dietro nella stanza. È nervoso. Non sa se tutto andrà bene. La vendita al ricco uomo d’affari è fondamentale per la riuscita del piano. Certo è che Ciro e Teresa non capiscono proprio niente. Speriamo che non commettano errori…

Si sente squillare il campanello.

GIANNI:

Ma come? Sono le 4 e mezza ed è già qui?

Ciro, Teresa, affrettatevi, il Cavalier Cogone è arrivato. Mi raccomando: dite solo quel che è nel copione e quando vi faccio segno di intervenire!

Gianni va e apre la porta.

GIANNI:

Prego, accomodatevi.

Scusatemi per l’arredamento povero e un po’ fatiscente. Ho pensato che è meglio non fare nessun cambiamento, almeno per ora. Sapete… quelli delle tasse,… se venissero a conoscenza delle nostre ricchezze… si prenderebbero gran parte del patrimonio… Mi raccomando, non raccontate in giro di questa notizia del filone d’oro… altrimenti… sapete come succede… tutti verranno a chiedermi denaro… i parenti, gli amici, anche gente che non vedo da anni…

CAVALIER COGONE:

Non vi preoccupate, Dott. Esposito, non dirò nulla in giro. È stato un mio carissimo amico, una persona molto riservata e che sa mantenere i segreti, a parlarmi di questa scoperta. Mi ha detto anche che avete fatto fare degli accertamenti dalla Professoressa La Pietra, esimia geologa dell’Università di…? Non ricordo il nome.

GIANNI:

Di Pollenatrocchia, in provincia di Napoli. Una grande università, che hanno da poco finito… Ma vedrete che diventerà superiore alle migliori università italiane… Ci sono professori con vasta ed eccellente preparazione accademica…

A proposito. Siete proprio fortunato. Oggi la professoressa dovrebbe venire a portarmi i risultati di ulteriori analisi dell’oro presente qui sotto, in questa benedetta terra.

Il cavaliere esprime compiacimento per la fortuita combinazione.

Si sente di nuovo squillare il campanello. Gianni va ad aprire: è Teresa, vestita da professoressa di geologia. Entra subito, mostrando una certa fretta. Ha una piccozza da geologo in mano.

TERESA (dando le analisi a Gianni):

Ecco le analisi dell’oro, come promesso. Ma ora devo proprio andare, devo continuare una ricerca sulle pietre fossili della Puglia.

GIANNI:

Ma si trattenga qualche minuto. Posso offrirle una tazza di tè?

TERESA:

Il tè non c’è, ho dimenticato di comprarlo.

(Gianni le pesta un piede. Lei si accorge che stava per tradirsi e corre ai ripari)

Ah! A casa mia non c’è, mi sono ricordata che devo andare al supermercato a comprarlo.

Comunque non prendo mai il tè a quest’ora. In genere lo prendo solo al mattino, con il latte. La ringrazio.

GIANNI:

Mi permette di presentarle il Cavalier Cogone? Vorrebbe acquistare una parte del terreno.

TERESA (nel parlare oscilla la piccozza):

Piacere. Non le posso dire altro che il filone d’oro esiste ed è pure grande. È tutto qui sotto, fino alla discarica e oltre.

Potrebbe sembrare strano ma è così.

In epoca Pleistocenica, dopo il Paleozoico, prima del Protozoico e immediatamente in successione tra due glaciazioni, frammentate da post e pre-glaciazioni, si formò in questa terra…

CAVALIER COGONE:

Mi dispiace ma non riesco a seguirla, esimia professoressa. Ho studiato economia e non ne so nulla di geologia, chimica o scienza.

Potrei vedere le analisi?

Sa, giusto per dare un’occhiata.

GIANNI:

Ma certo. (porgendo le analisi) Eccole.

Il cavaliere dà una rapida scorsa ai grafici, che non comprende affatto. Ma l’unica cosa chiara, in mezzo a tutti quei grafici è una grande scritta a caratteri cubitali: in questa terra esiste un enorme filone d’oro. È ampiamente soddisfatto.

CAVALIER COGONE:

E il campione d’oro, la “pepita”, dov’è?

TERESA:

Eccola.

Teresa tira piano piano dalla borsa una busta, contenente un’altra busta, e poi ancora un’altra… e infine estrae la finta “pepita d’oro”. Fa tutto come se stesse mostrando un’opera eccezionalmente rara.

Mentre lei estrae la pepita dalla busta, il Cavalier Cogone guarda estremamente curioso e con grande ammirazione.

CAVALIER COGONE:

Oh! Ma questa pepita, da sola, deve valere almeno cinque milioni di euro! Non pensavo esistesse qualcosa del genere.

TERESA:

Mi creda, Cavaliere, di pepite come questa ce ne sono migliaia e migliaia in questo terreno. Basta solo scavare e… l’oro verrà su come l’acqua di una fontana…

Non ho mai visto né sentito dire di un filone così grande!

CAVALIER COGONE (rivolto a Gianni):

Ma toglietemi una curiosità, perché vendete la terra e non ve la tenete per voi? Facendo voi gli scavi guadagnereste cento volte di più!

GIANNI:

Vedete, caro cavaliere. Per fare gli scavi ci vogliono soldi e tempo. Noi vorremmo realizzare al più presto una discreta somma di denaro, tale da permetterci di vivere di rendita in un angolo di paradiso, ai tropici. Di più non ci interessa. Quando si diviene troppo ricchi nascono tante preoccupazioni… E voi lo sapete meglio di me.

CAVALIER COGONE:

Certo, vi comprendo pienamente. Non avete idea di quanto lavoro, ansia e preoccupazioni mi crea tutto il denaro di cui sono in possesso…

(pausa) Ma purtroppo… più ne ho e più ne voglio avere!

Questo è il triste destino dei benestanti!

Di nuovo squilla il campanello: è il notaio.

Gianni va ad aprire.

 

GIANNI:

Ah! Signor Notaio. È venuto per la stipula del contratto con il Cavalier Rossi? Mi dispiace ma non è ancora arrivato. Nel frattempo si accomodi pure.

Ciro, travestito da notaio, entra. Stavolta ha la toga indossata correttamente.

CAVALIER COGONE:

Ma come? Anche il Cavalier Rossi vuole comprare un lotto di terra?

Ah, lui mi vuol fregare in ogni cosa… Arriva sempre prima di me… e arraffa tutto!

Mi dica, Dott. Esposito, ma quanto terreno vuole comprare Rossi?

GIANNI:

Più della metà, Cavaliere. Più della metà.

Eh, lui si che può, è l’uomo più ricco d’Italia!

CAVALIER COGONE (trattenendosi per la collera contro Rossi):

è l’uomo più ricco d’Italia soltanto perché mi ha soffiato un paio d’affari, altrimenti lo sarei io…

(ora parla deciso)

è vero o no che sono arrivato prima io, e che sono qui presente davanti a lei?

GIANNI:

Si certo. Il Cavalier Rossi ha telefonato dicendo che sarebbe arrivato in ritardo a causa del traffico.

Lei è qui, prima di lui, e nessuno lo può dubitare.

Ebbene?

CAVALIER COGONE:

Ebbene,… (ha un attimo di titubanza) compro tutta la parte che avrebbe dovuto comprare il Cavalier Rossi. Più della metà del terreno… più della metà!

Notaio, mi dica dove devo firmare.

Ciro gli mostra dove firmare.

Proprio nel momento in cui il Cavaliere sta per firmare, arriva nonna Bea, trascinandosi veloce sulla sedia a rotelle e posizionandosi proprio accanto a lui.

NONNA BEA (parla a bassa voce):

Io al posto suo non firmerei.

La stanno truffando.

Non c’è nessun filone d’oro qui sotto.

È solo un sogno camuffato in realtà.

E lei, con la sua firma renderà realtà di quel che è solo un sogno.

Il Cavaliere si ferma. Non sa cosa fare, se credere in quella vecchia o proseguire nel lucroso affare. E poi non riesce proprio a capire quelle frasi strane sul sogno e la realtà.

GIANNI:

Ma non la stia a sentire! È solo una vecchia uscita fuori di senno. Riesce forse a comprenderla quando parla di sogno che diventa realtà? Non fa altro che raccontare cose impossibili, che non hanno né capo né coda. Un ictus l’ha paralizzata quasi completamente, ed ha danneggiato buona parte del cervello…

Non riesce più a connettere. È fusa!

CAVALIER COGONE:

Ma io non so proprio cosa fare… La professoressa afferma, senza ombra di dubbio, dell’esistenza di un filone d’oro. Un mio collega, uomo d’affari che non sbaglia mai, vuole appropriarsi di metà terreno. Il mio amico mi ha garantito che siete gente di indubbia onestà… Ed ora arriva questa donna a dire di non firmare…

(abbassa la voce, come per non farsi sentire da Rossi, nel caso dovesse arrivare proprio in quel momento) E se non firmo io lo farà Rossi… e ancora una volta si farà i suoi lauti guadagni alle mie spalle…

(pausa – sparisce ogni dubbio)

No. Io firmo. Non mi posso lasciar sfuggire questo affare.

E firma rapidamente, come per zittire la voce interiore che gli consigliava di non farlo.

GIANNI (firmando anche lui):

Vedrà che non se ne pentirà. Entro un mese riceverà una copia del contratto registrato.

CAVALIER COGONE (di nuovo dubbioso):

Entro un mese?

GIANNI:

Eh! Sa come vanno queste cose… la burocrazia… gli impiegati che sono lenti e chiacchierano invece di lavorare… il capoufficio che non c’è mai…

CAVALIER COGONE (porgendogli un assegno):

Va bene. Non fa niente. Attenderò un mese.

L’importante è che non facciate nessun contratto con il Cavalier Rossi.

Ecco un assegno da dodici milioni di euro, come anticipo. Gli altri quarantotto ve li darò al momento della consegna.

Ora devo proprio andare. Mi ha fatto piacere conoscerla.

GIANNI (accompagnandolo alla porta):

Il piacere è tutto mio. Lei ha fatto proprio un grande affare. Il suo investimento sarà decuplicato… anzi centuplicato.

Il Cavalier Cogone esce.

VOCI DEL POPOLO (si sentono in lontananza):

Il Cavaliere ha firmato! Allora è vero che c’è l’oro… qui a Napoli. Venite, presto! Compriamo anche noi un pezzo di terra… Ci spetta, siamo napoletani.

CIRO:

Fammelo vedere questo assegno. Dodici milioni di euro!

Teresa dammi un pizzico sulla chiappa. Voglio vedere se sto sognando o è realtà.

Teresa gli pizzica forte la natica.

CIRO (toccandosi la natica):

Ahia! Mi hai fatto proprio male!

Ah, come è bello questo dolore! Vuol dire che è tutto vero. Non sto sognando…

Fammelo odorare questo assegno. Sento il profumo delle orchidee…

Ora possiamo fare le valigie e andarcene alle Hawaii.

GIANNI:

Ma che dici? Sei uscito fuori di senno?

Proprio ora che viene il bello?

Non le hai sentite le voci del popolo? Vogliono tutti comprare la nostra terra. E noi faremo tantissimi soldi.

(pausa)

Approfittiamo del buon vento fin che c’è. Perché poi potrebbe venire la bonaccia.

C’è un grosso frastuono di gente che si affolla fuori la porta. Il campanello suona ripetutamente. I futuri acquirenti sono impazienti di entrare.

Non appena Gianni apre, un gruppo di acquirenti, accalcati dietro la porta, entra cascando l’uno sull’altro.

GIANNI:

Ma cosa succede? Che volete?

Ognuno mette un sacchetto con denaro contanti sul tavolo.

UNO DEGLI ACQUIRENTI:

Dateci un pezzo di terra! Dove dobbiamo firmare?

Gianni apre una cartellina che era sul tavolo e tira fuori una trentina di contratti. Per fortuna si era premunito.

C’è un vero e proprio assalto. Arrivano altri clienti. Tutti entrano, posano il loro gruzzolo, firmano e poi vanno via contenti. C’è un continuo andirivieni che dura per alcuni minuti.

CIRO (fuori di sé per la contentezza):

Se me l’avessero raccontata non avrei mai creduto a una storia simile!

FINE PRIMO ATTO

(durata: 65 minuti – max. 70)


ATTO SECONDO

Scena prima

Siamo in una villa alle Hawaii, U.S.A., da poco acquistata dalla famiglia Esposito.

Si possono mantenere gli stessi mobili di prima, soltanto si deve mettere una bella tovaglia colorata ed elegante sul tavolo, due copriletto, insieme a tanti cuscini, in modo da far sembrare i letti (che vanno separati e messi ad angolo) due divani, e in fondo, al centro, sostituire il pannello con il disegno della finestra chiusa e della discarica, con il disegno di un’altra finestra, stavolta aperta (qui l'aria è pulita e profumata per i fiori che sono tutt'intorno, non c'è la puzza della discarica), con il panorama delle palme e del mare.

Accanto alla porta c'è uno specchio.

C’è un bel vaso con fiori colorati al centro della tavola. I piatti sono a tavola e sono tutti seduti, pronti per pranzare. Manca Teresa. Anche la nonna è con la carrozzella accanto a loro al tavolo, invece di essere sempre relegata in qualche angolo e bistrattata. Arturo, il cuoco maggiordomo, è in piedi pronto a servire la pasta al forno che è ancora nel ruoto, con un coperchio sopra.

GIANNI:

Ma quando arriva Teresa? Ha telefonato due ore fa dicendo di essere giunta all’aeroporto in orario,… e ancora non è qui! Ha voluto subito fare questa vacanza da sola, a S. Francisco, quando abbiamo tutto il tempo per girare il mondo in lungo e in largo, ora che siamo ricchi.

E poi, la pasta si raffredda!

CIRO:

Per me possiamo pure mangiare. Ho una fame. Sarà l’aria delle Hawaii, la natura così rigogliosa, il mare pulito… mi è tanto aumentato l’appetito in questi ultimi giorni…

GIANNI:

Ci tengo a mangiare tutti insieme, almeno la domenica, a pranzo. Poi, la sera e gli altri giorni ognuno può fare quel che vuole.

Squilla il campanello. Gianni si alza di scatto per andare ad aprire.

Ciro, invece, pensando che sia arrivata Teresa, si fa servire la pasta dal maggiordomo e inizia subito a mangiare. Continuerà a mangiare anche quando realizzerà che non è Teresa. Nonna Bea rimane muta.

GIANNI:

Pasquale, che ci fai qui? Come mai sei anche tu alle Hawaii?

PASQUALE:

Sono venuto a chiedere la mano al padre, o meglio al fratello maggiore della mia futura sposa.

GIANNI:

Eh si! Vittoria ha perso entrambi i genitori in un incidente… Erano in auto con i miei e sono tutti morti… Che ecatombe! Da allora il fratello è stato come un padre per lei…

Ma anche Vittoria è qui? E come mai?

PASQUALE:

Vittoria non mi interessa più.

(assume un tono estremamente ossequioso)

Se cortesemente mi fa entrare.

GIANNI:

Entra pure. Sei come un membro della famiglia.

Accomodati.

Pasquale si siede accanto al tavolo. Gianni si siede vicino a lui.

PASQUALE (timoroso):

è proprio di questo che vorrei parlarle…

Don Gianni, voi sapete quante volte sono venuto da voi, a trovare Teresa, e siamo usciti insieme, quando eravamo a Napoli.

GIANNI:

Lo sapevo che venivi per Vittoria, che è una donna davvero bella. Non venivi certo per Teresa che è tanto, ma tanto brutta. Sono sicuro che lei non riuscirà mai a trovare un marito e rimarrà zitella... a vita.

Mi dispiace per mia sorella... ma purtroppo (enfatizza) questa è la realtà, e non si può cambiare il destino!

PASQUALE (parla a scatti, timoroso):

Ebbene,… ora sono venuto per vostra sorella… a chiederle la mano… La vorrei sposare!

GIANNI:

Ma che dici? Forse ti è calata la vista?

Come potresti mai amarla per tutta la vita?

Lo sai che quando si sposa una donna… (abbassa la voce e gli si avvicina) ci si deve anche andare a letto? È il dovere principale del matrimonio!

E poi, ogni mattina, quando ti svegli, giri la testa… e vedi la “mostra”!

Ma non ti fa paura, con quel naso grande come il becco di un pappagallo?

E quando avrete dei figli… usciranno prima i nasoni e poi il resto del corpo… tanti mostriciattoli… Che schifo!

E non è che non la ami Teresa. Le ho fatto da padre, dopo l’incidente. E non le ho fatto mancare niente, pur vivendo nella miseria.

Sai com’è. Il destino.

Se abbiamo un mostro in casa non possiamo mica gettarlo dalla finestra… o rispedirlo al mittente!

Ma tu! Con quale coraggio vieni a chiedermi la sua mano?

Perché la vuoi sposare?

 

PASQUALE (parla con enfasi):

Perché la amo!

Più di Vittoria, più di qualsiasi donna al mondo!

Prima non la conoscevo bene… Ma ora!

È proprio un angelo disceso sulla terra. È Venere che ha preso sembianze umane.

GIANNI:

Venere?! Non esageriamo. Semmai Eustachia o Genoveffa, ma non Venere.

(pausa – pensa per un attimo, riflette)

Ma non è che stessi mirando a impossessarti dei miei soldi?

Ah! Se è così, è meglio che te ne vada!

PASQUALE:

Ma no, Don Gianni, non li voglio proprio i suoi soldi. Se vuole facciamo il matrimonio con la separazione dei beni. Ho appena ereditato un cospicuo patrimonio da un mio zio d’America, - per questo sono venuto qui... e per caso ho incontrato Teresa - non ho bisogno del denaro di alcuno. Posso vivere negli agi per il resto della mia vita.

Squilla di nuovo il campanello. Gianni si alza e va ad aprire. Entra una bellissima bionda, con un naso perfetto, la pelle soave e delicata, senza un brufolo, senza una minima imperfezione. Passa davanti a Gianni con la speranza che non la riconosca. Entra camminando come una diva del cinema.

Gianni rimane estasiato nel vedere una così bella fanciulla.

Pausa.

GIANNI:

Buon giorno, mia bella signora. A chi devo l’onore?

TERESA (parla con accento americano per non farsi riconoscere):

Sono Patty Smith, amica di Teresa.

(guardandosi in giro)

Ma lei non c'è?

GIANNI (sorpreso per l'inattesa visita):

                No, non è ancora arrivata. Dovrebbe giungere a momenti.

                La prego, si accomodi in salotto.

TERESA (alzando un po' la voce, come per svegliarlo):

Gianni!... Non mi riconosci?

Sono Teresa!

GIANNI (estremamente sorpreso):

Teresa!?

TERESA:

Si, sono proprio io, tua sorella.

Mi hanno operato. Chirurgia estetica,… rifacimento totale del naso, asportazione di tutti i nei, brufoli, verruche ed escrescenze varie, stiramento della pelle, rivitalizzazione dei tessuti… e così via. Insomma, mi hanno completamente rifatta. Cosa non si può fare con la moderna tecnologia… quando ci sono i soldi!

Sono bella ora? Vero?

(si guarda a uno specchio sito vicino alla porta)

Ah, come sono bella! Come sono bella! Come sono bella!

GIANNI:

Ora capisco.

Pasquale, ti do subito la mano di mia sorella. Avete il mio pieno consenso per sposarvi.

PASQUALE E TERESA:

Grazie, fratello maggiore.

GIANNI:

                Di niente.

Arturo, ora puoi finalmente riscaldare la pasta al forno e servirla.

(rivolto verso Teresa e Pasquale) L'ho ordinata al ristorante qui vicino. I cuochi sono italiani, e sanno cucinare come neanche in Italia sanno fare.

(pausa)

Sentite, sentite l'odore che viene dalla cucina...

TERESA:

Veramente non sento nessun odore... Speriamo che nel rifarmi il naso non mi abbiano danneggiato il senso dell'olfatto!

ARTURO (entra con un vassoio vuoto):

Mi dispiace, signore... ma la pasta non c'è più...

Ciro si nasconde sotto il tavolo per timore di essere punito dal fratello.

GIANNI (lo vede nascondersi e capisce ciò che è avvenuto):

E tu che hai fatto? Mentre noi discutevamo del matrimonio di Teresa, ti sei pappato tutto?

A te non interessa proprio nulla di tua sorella!

CIRO (ancora con l’ultimo boccone in bocca):

Ma avevo fame!

GIANNI:

Aspetta che ti prendo e ti do una lezione che non dimenticherai più, per tutta la vita.

Gianni cerca di prendere Ciro e i due cominciano a girare intorno al tavolo, uno che insegue l'altro.

GIANNI (si toglie la cinghia dei pantaloni per frustarlo):

Vieni qua che ti devo dare tante frustate sul sedere.

Gianni continua a rincorrere Ciro e a girare intorno al tavolo, ma, avendo tolto la cintura dei pantaloni, questi gli cadono continuamente... e lui li tira su... poi gli ricadono... e li tira su di nuovo... Con una mano cerca di tenere i pantaloni e con l'altra agita la cinghia pronto a frustarlo...

TERESA:

Fermatevi!

Vi state comportando da villani e incivili.

Ricordatevi che ora siete dei signori (enfatizza) "benestanti", prossimi a prendere la cittadinanza americana. Non siete più i mendicanti straccioni di prima. Per cui cercate di avere ritegno, di comportarvi in modo educato.

Le persone (enfatizza) "per bene" non usano mai le mani!

Arturo, apri qualche scatola e prepara un piatto semplice, dei tramezzini con insalata, pomodoro e tonno, con tanta maionese, ketchup e senape.

Per noi va benissimo. La pasta al forno la mangeremo un altro giorno.

ARTURO:

Si, Dottoressa Teresa. Farò del mio meglio.

Arturo va di là a preparare i tramezzini.

GIANNI:

Certo è che la ricchezza ci rende felici e ci permette di risolvere ogni problema.

Da quando siamo venuti in America, "da ricchi", tutti ci rispettano e ci ossequiano... mentre prima, "quando eravamo poveri", tutti ci evitavano e si allontanavano da noi... sembrava che avessimo la peste!

NONNA BEA:

Ricordati che la salute non la puoi comprare... E quando giunge il momento, con i soldi non puoi evitare la morte!

...E quando sei morto,... che te ne fai dei soldi?

GIANNI (facendo le corna):

Ma che fai? Mi parli di morte e di malattie?

Per ora penso a godermi la vita... Poi si vedrà!

Arriva Arturo con un vassoio con i tramezzini.

Mangiano con avidità: hanno fame, essendosi fatto tardi.

C'è silenzio: sono tutti intenti a mangiare.

TERESA (finito di mangiare):

Proprio buono questo pranzetto! A volte le cose semplici sono le migliori!

E poi, i sandwich sono il piatto nazionale americano. Dobbiamo pur adattarci ai costumi locali.

Ora dobbiamo proprio andare. Pasquale mi ha promesso di portarmi a fare un giro dell'isola. E stasera andremo in discoteca...

Non vi preoccupate se torniamo tardi!

Arturo, prepara una stanza per Pasquale.

Ciao a tutti.

ARTURO:

                Si, Dottoressa Teresa.

PASQUALE:

Arrivederci.

GIANNI:

Ciao. Divertitevi!

Pasquale e Teresa si avviano verso l’uscio.

      


Scena seconda

Poco dopo che Pasquale e Teresa se ne sono andati si sente un altro squillo del campanello.

Gianni si avvia verso la porta d’ingresso.

GIANNI:

Chi è?

AGENTE DELLA FINANZA (mostra il tesserino ed entra rapidamente –  mette dentro subito un piede per impedirgli di richiudere la porta):

Sono l’agente Fiamma, della Finanza. Posso entrare?

 

GIANNI (molto preoccupato):

è già entrato! Comunque si accomodi.

In cosa posso esserle utile?

AGENTE DELLA FINANZA:

Devo prima di tutto comunicarle che è sotto indagine tributaria.

GIANNI:

E per cosa, se è lecito saperlo?

AGENTE DELLA FINANZA:

Come? Non conosce la ragione? Ormai tutta Napoli ne parla.

GIANNI (nervoso):

Non ne ho la benché minima idea.

AGENTE DELLA FINANZA:

Della scoperta del filone d’oro sotto casa sua, sotto quella catapecchia vicino alla discarica. E dei soldi che si è fatto vendendo il terreno.

(pausa – parla a bassa voce, con tono confidenziale)

Lei ne sa qualcosa di dove sono finiti tutti quei soldi? La nostra stima è di venti milioni di euro… milione più, milione meno.

CIRO:

Ah! Il segreto! Non dovevano dirlo a nessuno,… e invece l’hanno detto a tutti. La gente non riesce proprio a tenere nascosto un segreto!

GIANNI:

Tu stai zitto!

Mi scusi, agente, ma ho un fratello un po’ scemo. Ogni tanto fa delle affermazioni senza senso.

Purtroppo la vendita andò male. Nessuno credeva che ci fosse l’oro a Napoli. Per questo mi sono ritirato.

Sono venuto a vivere qui perché non ne posso più di quella città, del caos, dell’inquinamento...

AGENTE DELLA FINANZA:

E come fa ad avere un tenore di vita così alto: una villa da un milione di dollari, cinque automobili, servitù, piscina, campo da golf e da tennis,… oltre alle giocate d’azzardo al casinò, sua sorella che è stata operata di chirurgia plastica dai migliori specialisti, e così via?

Me lo spiega da dove sono venuti tutti questi soldi?

GIANNI:

E certo che glielo spiego…

(abbassa la voce, parla a sé stesso, cerca una risposta che non gli viene - gesticola come se volesse costruire la risposta che non riesce a trovare) Da dove sono venuti tutti questi soldi?

CIRO (gli suggerisce la risposta - parla a bassa voce):

Pasquale.

GIANNI:

Si, da Pasquale. (poi ci ripensa e si accorge di aver detto una scempiaggine)

Ma Ciro, che mi fai dire? Che c’entra Pasquale?

CIRO:

Lui da chi li ha avuti i soldi?

GIANNI (mette la mano sulla fronte: finalmente ha capito):

Ah!… Si!… Ho ereditato un patrimonio da uno zio d’America.

AGENTE DELLA FINANZA:

Bene. Allora non ci saranno problemi se domani mattina viene all’Ambasciata Italiana e fa una dichiarazione giurata. Così mettiamo tutto a posto.

(pausa - si avvicina di più a lui, come per intimorirlo)

Se poi si scopre che non è vero… allora nessuno potrà impedirmi di riportarvi in Patria e processarvi per frode fiscale…

E allora saranno guai! è prevista la confisca di tutti i suoi beni, almeno venti anni di carcere e il pagamento dei contributi non versati… più la penale!

L’agente della Finanza se ne va sbattendo la porta.

GIANNI:

E ora che facciamo?

Come giustifichiamo il patrimonio in nostro possesso?

(quasi piangendo) Non voglio andare in carcere!

E allora?…

È la fine!

Gianni si siede e poggia la testa sul tavolo, disperato.

Gli altri sono tutti estremamente preoccupati.

Pensano, pensano, pensano…

Camminano avanti e dietro alla ricerca di una soluzione…

NONNA BEA:

Se non c’è il corpo del reato non c’è reato.

Ciro la guarda incantato. Ha detto una frase proprio bella.

Ma purtroppo non riesce a capire cosa c’entri con le tasse da pagare. Rimane a guardarla fissa. Rimane per un po’ immobile, con la testa sul tavolo, tra le braccia. Poi,… Eureka! Capisce cosa la vecchia voglia dire. Si alza in piedi e va a baciarla.

CIRO:

Grazie nonna. Ci hai tolti dai pasticci. Basta che bruciamo tutto il denaro che è in banca e non ci potranno accusare di nulla. Non andremo mai in galera!

GIANNI:

Sei proprio uno stronzo! Senza denaro non andremo in galera, è vero. Ma dovremo tornare a vivere da mendicanti.

…E ti sei dimenticato com’è brutta la vita da mendicanti?

CIRO (mettendo la mano in testa e grattandola - tipo Stan Laurel "Stanlio"):

A questo proprio non avevo pensato.

Gianni guarda la nonna come per dirle: “Ma che cavolo ci consigli?”

GIANNI (avviandosi verso la cucina):

Non ci capisco più niente. Sarà bene che metta qualcosa sotto i denti. Dovrebbero esserci delle noci in dispensa.

CIRO:

Vengo anch’io.

GIANNI:

No, tu no!

Hai mangiato tutta la pasta al forno e vuoi ancora mangiare?

Hai forse il verme solitario? (ironizza) O sei soltanto un verme?

Ciro, deluso, va a sedersi sul divano, e si addormenta.

Gianni va in cucina.

   


Scena terza

Squilla ancora una volta il campanello.

Ciro si sveglia di soprassalto. Guarda fisso verso la porta. Ha paura.

CIRO (chiudendo gli occhi e accucciandosi per far finta di dormire):

Gianni, vai tu ad aprire… Io sto dormendo!

Gianni esce dalla cucina e si avvicina lentamente alla porta. Teme che l’agente sia tornato per arrestarlo.

GIANNI (alterando il tono della voce per non farsi riconoscere):

Chi è?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Sono un “agente” della “No (pronunciando la parola “tax” più forte delle altre) TAX Investments”.

CIRO (rimane ad occhi chiusi, parla a bassa voce):

è arrivato l’agente della tributaria. È qui per arrestarci!

GIANNI (mantenendo la voce alterata, imitando il maggiordomo, che era nell'altra stanza):

Sono Arturo, il maggiordomo, il Dottore non è in casa. È partito per la Russia. Ritorni tra 5 anni.

ARTURO (arriva di corsa pensando di essere stato chiamato):

Eccomi, signore, sono ai suoi ordini.

GIANNI (a bassa voce):

Va via. Vai a fare le pulizie di sopra, nelle camere da letto. Sparisci!

Arturo va via.

Gianni e Ciro si nascondono dietro il paravento.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Mi potrebbe dire con precisione dov’è?

Nessuna risposta. L’agente della finanziaria, trovando la porta aperta, entra con cautela.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Mi scusi, maggiordomo… (si guarda intorno e vede che non c'è nessuno) Ma dov’è finito? Ho delle comunicazioni importantissime da fare al Dottor Esposito!

GIANNI (da dietro il paravento, parla con voce alterata):

Non c’è... nessuno!

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

E chi è che parla allora?

GIANNI (con tono incisivo):

Nessuno! Le ripeto che non c’è nessuno in casa…

Io lavoro per il Dottor Esposito…

Lui è morto, non c’è più.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Lei è il maggiordomo, allora?

GIANNI:

No. Il maggiordomo è andato via. È scaduto il tempo… (pausa) del suo lavoro. Ormai non serve più.

Sono Osvaldo, l’addetto alle pulizie.

   

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Mah! Non capisco!…

Volevo soltanto proporgli un grande affare…

(pausa)

Si tratta di investire “senza pagare le tasse”, mantenendo il capitale “nascosto”, come se (pausa – alza il tono di voce) “non esistesse”…

Ma non c’è neanche suo fratello?

CIRO (contento, esce dal paravento facendo un saltello - tipo menestrello):

Eccomi qua. Ciro Esposito.

Ma allora lei non è un agente della Tributaria?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

E chi l’ha mai detto! Sono un agente della società finanziaria “No-Tax Investments”, cioè “investimenti senza tasse”.

GIANNI (contento, risollevato):

Eccomi, sono il Dottor Gianni Esposito.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Ma non era morto?

GIANNI:

C’è stato un equivoco. L'addetto alle pulizie ha pensato si riferisse a mio padre, che si chiama come me, e che è morto già da anni. Sa com’è, Osvaldo è un po’ ritardato.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Bene,… non importa, veniamo al dunque.

Allora, quel che noi proponiamo è un investimento eccezionale, sicuro, garantito, ad altissimo livello di interessi.

(parla con tono severo)

Lei li legge i giornali? Lo legge il “Sole 24 ore”, il “Denaro”, il “Financial Times”?

GIANNI (si sente un grande ignorante - parla alla Fantozzi):

Io,… veramente… ogni tanto… Sa, ho molte cose da fare… tanti affari da seguire…

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Non importa.

Certamente saprà che un capitale, qualsiasi capitale, anche se investito in società ad altissimo rendimento… col tempo, diciamo ...dieci, o al massimo ...vent’anni, è destinato a (man mano che pronuncia le parole seguenti, Gianni si agita e salta dalla sedia, come se il “suo capitale” stesse proprio in quel momento scomparendo) “consumarsi”, “deteriorarsi”, “disintegrarsi” …“sparire”!

La svalutazione, accompagnata dalle crisi economiche internazionali e nazionali,... le congiunture,… (alza la voce e si avvicina a Gianni come per mangiarlo vivo – coi gesti indica il divorare e il fare a pezzetti) le tasse che divorano il capitale e lo riducono a pezzetti… Per non parlare delle banche che falliscono, dei debiti che avanzano, degli scioperi e dei contro-scioperi… Insomma… Non si può fare niente per mantenere intatto il capitale!   

GIANNI (molto preoccupato):

Non si può fare niente?!…

Dieci o venti anni e il capitale sparisce…

Le tasse, le congiunture…

Non ne posso più!

Ciro, chiama il notaio che faccio testamento…

CIRO (ignorando Gianni):

Mi scusi, signor agente, ma allora lei che è venuto a fare?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Se investite tutto il vostro capitale nella nostra finanziaria esso rimarrà "intatto", non sarà intaccato da nessuna crisi economica, di alcun genere.

E avrete un rendimento minimo del "200 % annuo"!

Inoltre, non essendoci banche fisiche reali, ma soltanto “virtuali”, nessuno potrà scoprire il vostro capitale nascosto, che sarà come se... “non esistesse”.

E quindi non potrete mai andare in galera per frode fiscale,... perché “non c’è il corpo del reato”, e quindi non vi possono accusare di nulla.

E per la stessa ragione non pagherete le tasse, poiché, “ufficialmente”, non possedete nulla.

Anche se di fatto il vostro capitale è nelle nostre mani… al sicuro!

GIANNI:

E come faccio a conoscere la situazione del mio capitale, se e quanto sto guadagnando?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Potrete seguire l’andamento delle vostre azioni, (apre un computer portatile che prende dalla borsa e glielo mostra, poggiandolo sul tavolo) i notevoli guadagni che ne avrete, su questo computer.

GIANNI (si siede al tavolo per vedere i grafici che appaiono al computer):

Fatemi vedere un po’…

Uh! Oh! Questo tizio sta guadagnando 3 milioni di dollari l’anno senza far niente?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Si. Quello che vedete è un cliente preso a caso, di cui manteniamo l’anonimato, che aveva investito soltanto 1 milione di dollari.

GIANNI (estasiato, continua a guardare lo schermo del computer):

Uh! Guarda quest'altro! Ha guadagnato in un anno ben 10 milioni di dollari!

Ciro non guarda perché non ne capisce niente di grafici e di computer. Ma ascolta attentamente ciò che Gianni dice.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Lui ha investito il doppio di quello di prima: 2 milioni di dollari.

Più si investe e più si guadagna!

GIANNI:

Uh! Ah! Guarda questo...! E quest'altro! Addirittura 100 milioni di dollari di guadagno!

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

E tutto "esentasse".

Investire con noi è il meglio che si possa fare.

Nessun'altra finanziaria vi dà ciò che diamo noi!

GIANNI:

Voi siete la manna che scende dal cielo!

...Ma, se per caso dovesse fallire la vostra finanziaria, che accadrebbe dei miei soldi? Li perderei tutti?

Scusatemi se vi faccio tante domande... ma, sapete com'è... al giorno d'oggi ci sono tanti truffatori in giro... e le finanziarie falliscono così frequentemente...

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Non si preoccupi, (ogni volta che chiama Gianni Dott. Esposito questi si inorgoglisce e gonfia il petto) Dott. Esposito! La nostra finanziaria è assicurata, e l'assicurazione le darà tutto il suo denaro. Anche se è pressoché impossibile che la finanziaria fallisca.

GIANNI:

E se per caso dovesse fallire anche la compagnia di assicurazioni?

Mi scusi se faccio la parte del diavolo, ma ho una somma davvero cospicua da investire...

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Se fallisce la prima compagnia di assicurazioni, ce n'è un'altra che provvederà a darle i suoi soldi. Anche le società di assicurazioni sono assicurate...

GIANNI:

E se fallisce anche quest'altra?

AGENTE DELLA FINANZIARIA (prende un pacco di documenti dalla borsa e li sbatte sul tavolo accanto al computer):

Lì vede questi?

Sono tutti i contratti di assicurazione di ogni compagnia di assicurazioni. Ce ne sono 24. Non credo proprio che possano fallire tutti. Significherebbe la bancarotta totale di tutto il mondo economico!

Lei non ha proprio nulla di cui preoccuparsi.

Gianni, tutto contento, si strofina le mani e continua a vedere i grafici al computer.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

E ogni volta che avrete bisogno di denaro basterà che ne facciate ordine tramite internet, usando una password protetta: entro un’ora vi saranno recapitati i soldi, ovunque voi siate.

GIANNI:

E se uno dimentica la password cosa si fa? Sapete com’è, con l’età comincio a dimenticare le cose.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Basta che si connette e usa la seconda password, quella di riserva, che è più facile da ricordare. Può essere il cognome da nubile di vostra madre, o la vostra pietanza preferita…

GIANNI:

E se dimentico… anche quella?

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Userà la terza password. Quella proprio non può dimenticarla!

GIANNI:

E poniamo il caso, giusto per dire,… che la dimentichi, pur essendo così facile?

CIRO:

Allora sei proprio un “insallanuto”!

Gianni fa cenno di dargli un ceffone, ma si trattiene.

GIANNI:

“Insallanuto” sarai tu!

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Non si preoccupi Dottor Esposito. Proprio ora, se decide di investire, le farò una registrazione vocale. Con quella può aver accesso ai suoi soldi anche se non ricorda nessuna password.

(incalza) Allora,… investe?

GIANNI (ha ancora un attimo di incertezza, poi si decide e risponde affermativamente):

Si, mi ha convinto.

Investo tutto il mio capitale nella vostra società.

AGENTE DELLA FINANZIARIA:

Investe anche lei, Signor Ciro Esposito? E sua sorella, è possibile incontrarla? Vuole anche lei investire?

GIANNI:

Non si preoccupi di Ciro, (lo guarda con disprezzo) lui "non conta". E neanche mia sorella. Tutto il capitale è intestato a me.

"Io" soltanto gestisco le finanze qui.

AGENTE DELLA FINANZIARIA (tirando dalla borsa un registratore portatile):

Dica: “Accetto”. Sa, è per la registrazione vocale.

GIANNI:

Accetto.

AGENTE DELLA FINANZIARIA (porgendogli il contratto):

Ed ora firmi qui sotto. Che la firma sia leggibile, per favore.

Gianni firma soddisfatto.

  

AGENTE DELLA FINANZIARIA (gli porge la mano):

Benvenuto nella famiglia della No Tax Investments.

Vedrà che si troverà molto bene con noi.

Gianni gli da la mano contento dell'affare fatto.

NONNA BEA (con tono ironico):

Bravo! Bravo! Bravo!

GIANNI (rivolto a Ciro):

Lo vedi che anche la nonna acconsente a ciò che ho fatto?

Ed ora andiamo a farci una passeggiata: c’è una bella giornata di sole.

Esce prima Gianni, poi Ciro. La nonna se ne va dietro il paravento.


Scena quarta (epilogo)

Passa circa un anno.

Sono tutti seduti intorno alla tavola.

Arturo entra e poggia i bicchieri per il brindisi. Gianni stappa la bottiglia e versa lo spumante nei bicchieri. Poi alza il bicchiere invitando gli altri a fare altrettanto.

GIANNI:

Brindiamo al primo anno di investimento nella No Tax Investments.

Brindiamo alla dea Fortuna che finalmente ci sorride.

Brindiamo a Pasquale e a Teresa, che aspetta un figlio.

Nessuno ci ha scoperti finora e nessuno mai ci scoprirà.

Vivremo felici e ricchi per il resto della nostra vita.

(guardando la pancia di Teresa, che è incinta) …Ed anche coloro che ci seguiranno.

In un anno il capitale si è triplicato e abbiamo potuto vivere agiatamente soltanto con una piccola parte degli interessi.

TERESA:

E che fine hanno fatto tutte le denuncie che hanno sporto contro di noi dopo che hanno scoperto che non c’era nessun filone d’oro a Napoli?

GIANNI:

Non ci possono fare nulla. Come ha detto saggiamente la nonna, "senza il corpo del reato", cioè il capitale, non possono incolparci di niente. Le accuse sono soltanto invenzioni per screditarci.

Ed ora dimentichiamo il passato.

…Abbiamo ogni diritto a goderci il frutto del “nostro duro lavoro”.

Alzano i calici e brindano.

TUTTI:

Cin cin! Ad majora!

Ognuno si rilassa, ozia, si diverte,… si mette a leggere qualcosa, una rivista, un libro… Chi fa dei cruciverba, chi se ne sta semplicemente a guardare il panorama… Chi si addormenta sulla poltrona... Chi cammina per la stanza...

Teresa legge un giornale...

Tutti sentono la radio in sottofondo...

E' ora del giornale radio... e la notizia incombe su di loro come un fulmine a ciel sereno...

VOCE NOTIZIARIO RADIO (si sente a volume alto - qualcuno lo ha alzato):

“La società finanziaria No Tax Investments è fallita, o meglio non è mai esistita. Non si riescono a trovare gli organizzatori di questa colossale truffa telematica. Sono spariti nel nulla, come anche la società stessa, che non aveva nessun capitale e prometteva rendite straordinariamente alte… Ma tutto era virtuale, non c’era nessun documento registrato, nessuna sede fisica… tutto su internet… Ed ora su internet non c’è più nulla…

Ci si chiede come abbiano potuto credere gli investitori a fandonie del genere…”

C'è un attimo di silenzio, come se nessuno credesse a ciò che Teresa ha appena letto.

Poi tutti gridano afflitti e si accasciano sulle sedie o sui divani, rimanendo immobili, pietrificati.

Nonna Bea si fa avanti, verso il pubblico, al centro del proscenio.

NONNA BEA:

La vita è un boomerang.

Non sputare in cielo che in faccia ti torna.

Si chiude il sipario dietro la nonna.

FINE

(durata del II atto: 43’ – max. 50’)

(durata totale della commedia: 108’ – max. 120'

 – da 1 ora e 48 minuti a 2 ore

la rappresentazione della compagnia Esperienza Teatro è durata 1 ora e 45 minuti)

             


Sinossi

In una catapecchia vicino a una discarica alla periferia di Napoli vive la famiglia Esposito, composta da due fratelli, Gianni e Ciro, una sorella, Teresa, e la loro nonna paralitica Bea.

Vivono con la pensione della madre morta, che riescono a intascare portando la nonna all’ufficio postale, che le assomiglia molto. Vivono anche di elemosina e piccole truffe.

Un giorno Gianni sogna di arricchirsi scoprendo un filone d’oro in America. Racconta il suo sogno, ma resta deluso perché realizza che quella non è realtà. La nonna suggerisce di trasformare “il sogno in realtà e la realtà in sogno”. Loro, in un primo momento, non capiscono cosa voglia dire, poi scoprono il significato di quelle sagge parole.

Comprendono che devono fingere di aver trovato un filone d’oro nel loro terreno, lì, nella periferia di Napoli. E debbono parlarne soltanto a poche persone, raccomandando loro di non parlarne in giro in quanto temono di essere divorati dalle tasse.

Teresa va al mercato e compra ciò che serve per preparare un lauto pranzo: cibi di alta qualità. Quando deve pagare racconta di questo segreto del filone d’oro e chiede se può pagare in seguito. Il verduraio le farà credito e sarà il primo cliente ad acquistare… Ma al momento di stipulare il contratto ha dei dubbi. Sarà l’abilità oratoria di Gianni, che gli fa immaginare come potrebbe essere la sua vita con tanto denaro, a convincerlo. Così il verduraio firma.

Poi arriva la Baronessa Von Cracken, che elenca tutte le sue ricchezze, proprietà, azioni e possedimenti… e, alla fine, confesserà di non avere più niente. Allora la baronessa cercherà di pagare “in natura”, ma Gianni non accetterà, essendo molto brutta, e la manderà a quel paese.

Infine arriva il Cavalier Cogone, uno degli uomini più ricchi d’Italia. Dopo che Teresa, travestita da geologa, avrà dimostrato “scientificamente” che il filone esiste, Gianni userà la carta dell’emulazione per convincere il Cavaliere, ancora titubante. Gli dirà che doveva venire il Cavalier Rossi, per comprare più della metà del terreno, ma che arriverà in ritardo. Così il Cavalier Cogone si decide e compra il terreno. Il popolo in qualche modo sente che il Cavaliere ha comprato, lui un magnate della finanza che non sbaglia mai un affare, così tutti vogliono comprare e si accalcano all’ingresso.

Una volta realizzati più di 20 milioni di euro, la famiglia Esposito si trasferisce alle Hawaii, dove conduce una vita lussuosa.

La sorella Teresa si opera di chirurgia plastica e diventa una bella donna. Pasquale, un amico di Napoli, la sposa. Nascono equivoci sul fatto che prima era tanto brutta ed ora è così bella, tanto che Gianni non la riconosce…

Poi arriva un agente della tributaria, che li avvisa che stanno indagando su di loro. Chiede dove abbiano nascosto le grandi fortune guadagnate con la vendita a Napoli della loro terra con il “filone d’oro”. Li avvisa che se non riescono a dimostrare come mai vivono in quel modo lussuoso, andranno in galera per frode fiscale.

Subito dopo arriva un agente di una finanziaria. Nasce un equivoco. Loro pensano sia di nuovo l’agente delle tasse, venuto per arrestarli. Alla fine le cose si chiariscono e l’agente della finanziaria propone di investire il loro capitale in un conto virtuale, su internet. In questo modo nessuno li potrà accusare di frode fiscale perché apparentemente il capitale non esiste. Inoltre potranno avere altissimi e sicuri rendimenti. Potranno seguire tutto al computer, e con esso ordinare i prelievi che vogliono. Dopo averli intimoriti spiegando loro che il capitale potrebbe addirittura sparire, per la svalutazione, gli interessi passivi e altro, nel giro di alcuni anni, ora gli propone questo affare formidabile.

Gianni, tutto contento, firma il contratto.

Dopo un anno, stanno festeggiando, quando apprendono dal notiziario radiofonico che la loro finanziaria è fallita, completamente scomparsa da internet, e con essa i dirigenti e tutti i capitali investiti, che ufficialmente non erano mai esistiti.

Rimangono tutti impietriti.

   


Personaggi

GIANNI ESPOSITO

È il maggiore dei fratelli, e fa agli altri da padre e capofamiglia, essendo morti i genitori. È intellettualmente molto vivace e curioso, anche se non ha studiato molto, ufficialmente. Legge però tantissimo. È lui a escogitare i piani e le truffe.

CIRO ESPOSITO

Il fratello minore, è ottuso, svogliato, pigro. Anche se ogni tanto ha qualche idea. Dovrà travestirsi da notaio e barone. Tende sempre a combinare guai. Ha una personalità molto semplice.

TERESA ESPOSITO

La sorella, un po’ tonta anche lei, ha però delle intuizioni e idee fuori del comune. È molto brutta, in ciò si distingue dagli altri. Ha un naso enorme, come il becco di un pappagallo (si può usare un naso tipo quello di Pulcinella, grande e grosso, che si toglierà nel momento in cui si sarà fatta la plastica). È piena di verruche, nèi, brufoli… è zitella. Dovrà interpretare la parte della geologa e di una ricca baronessa. Una volta trasferiti alle Hawaii, dopo l’operazione di chirurgia plastica, Pasquale, nel vederla così bella, la sposerà.

NONNA BEA

È vecchia e paralizzata, sta sempre sulla sedia a rotelle. È la persona saggia della famiglia. Ogni tanto fa delle affermazioni che aiutano loro a superare le situazioni difficili in cui si sono trovati. È lei che, in un certo senso, srotola la trama del loro destino.

VERDURAIO

Il primo cliente. Persona semplice e credulona.

BARONESSA VON CRACKEN

È ormai senza soldi, ha perso tutto, ma vuole comprare sei lotti di terra. E per far ciò offre il suo corpo per fare l’amore con Gianni. Ma questi la schifa, è troppo brutta, e la manda via.

CAVALIER COGONE

Magnate della finanza, è il secondo uomo più ricco d’Italia dopo il Cavalier Rossi, che odia profondamente. Ha un eccezionale fiuto negli affari.

PASQUALE

Corteggiatore di Teresa – ma solo dopo che si opera di chirurgia plastica e si fa rifare il naso… Prima corteggiava Vittoria, un’amica di Teresa.

ARTURO

Il maggiordomo della villa alle Hawaiik. Classica figura fredda ed efficiente, è molto servile e cerca sempre di accontentare i suoi "padroni" (o meglio datori di lavoro).

AGENTE DELLA FINANZA

Li sta quasi per scoprire. Indaga su di loro. Li interroga. Li intimorisce. Quando indaga su qualcuno non lo lascia finché non l’ha messo in galera.

AGENTE DELLA FINANZIARIA

Propone loro il grande affare. Investire nella sua società finanziaria permette loro di non essere accusati di frode fiscale perché il capitale è virtuale e non reale, di avere rendite altissime… è una persona che sa convincere, un abile venditore.

              


Commento

Con questa commedia l’autore vuole fare divertire e allo stesso tempo trasmettere un messaggio di vita: “Non fare del male agli altri che prima o poi qualcuno lo farà a te”. Perciò la vita è come un boomerang, un oggetto che, quando lanciato in una direzione, fa il giro e ritorna proprio da chi l’ha lanciato.

Inoltre c’è un altro aspetto: quello della finzione e della realtà, del sogno e della veglia. C’è questo sognare e considerarlo realtà, e poi inventare la truffa per far credere che quei nostri sogni siano realtà.

C’è l’arte del fingere, del camuffarsi… ed anche i vari errori che si commettono, e che chiaramente servono a far ridere.

Insomma, tra una risata e l’altra, qualcosa ci rimane dentro ed usciamo dal teatro, ce l’auguriamo, soddisfatti e con qualche riflessione in più sulla vita.

      

       


Curriculum - breve profilo dell'autore

Ezio Vantaggiato – nome d'arte: Jayan Walter.

Vico Cacciottoli 43 – Napoli 80129.

Tel. 0815785829 – 3334710130.

E-mail: jayanwalter@interfree.it - Sito internet: www.jayanwalter.com

Nasce a Napoli il 15/3/57, dove risiede ancora oggi.

Dopo gli studi universitari di filosofia, si dedica all'insegnamento della meditazione e viaggia in varie nazioni del mondo.

Lavora come programmatore di computer, webmaster, docente di pensiero orientale e traduttore di testi dall'inglese all'italiano.

Scrive il saggio divulgativo sul pensiero orientale, lo yoga e la reincarnazione: "L'uomo è Dio. Lo yoga della conoscenza e la natura dell'universo", edito da Tempo lungo (Cuzzolin), pubblicato nel 2002 con il suo nome d'arte: Jayan Walter.

Per il romanzo inedito "Naufragio" riceve due premi letterari: secondo posto al concorso internazionale Pomigliano D'Arco e segnalazione al concorso Nuove Lettere di Napoli (nella giuria Alberto Bevilacqua).

Scrive una commedia: "Il gioco delle maschere", che viene rappresentata a Napoli, al Teatro Paradiso, via Mariano Semola, sabato 13 e domenica 14 novembre 2004 dalla Compagnia Lo Scrigno, con la regia di Giancarlo Bianco.

Scrive due romanzi, per ora inediti, e le rispettive sceneggiature di film (da realizzare): "Oltre l'oceano della reincarnazione" e "Fusione fredda".

Scrive il romanzo: "Sotto il segno dell'arcobaleno", che uscirà quasi certamente entro la fine del 2010, da cui trae la sceneggiatura del film.

Scrive una seconda commedia: “La vita è un boomerang”, rappresentata a Napoli, al teatro Il Piccolo, il 27-28 febbraio e il 1 marzo 2009, e a Marano, al teatro Lily (ora Giancarlo Siani) il 17 aprile 2009, dalla compagnia Teatro Esperienza diretta da Alfredo Severino.

Scrive un altro romanzo: "Il Codice OM. Alla ricerca della felicità perduta", anch'esso inedito.

Scrive infine questo romanzo: "La morte viene dal passato", da cui tra le sceneggiatura del film.

Ha partecipato per alcuni anni alle azioni di Greenpeace.

È da sempre impegnato in attività umanitarie.

è esperto di filosofia indiana e pratica la meditazione da 35 anni.

Ha insegnato un corso sul pensiero orientale all’Humaniter di Napoli.

Breve profilo dell'autore

Jayan Walter

nome d'arte di Ezio Vantaggiato

vico Cacciottoli 43 – Napoli 80129

tel. 0815785829 – 3334710130

e-mail: jayanwalter@interfree.it

sito internet: www.jayanwalter.com

Nasce a Napoli il 15 Marzo 1957, dove risiede ancora oggi. Dopo gli studi universitari si dedica all'insegnamento della meditazione e allo studio del pensiero orientale. Viaggia in varie nazioni del mondo. Lavora come programmatore di computer, webmaster, docente di pensiero orientale e traduttore di testi dall'inglese all'italiano.

Scrive il saggio divulgativo sul pensiero orientale, lo yoga e la reincarnazione: "L'uomo è Dio. Lo yoga della conoscenza e la natura dell'universo", edito da Tempo lungo, pubblicato nel 2002 con il suo nome d'arte: Jayan Walter.

Per il romanzo inedito "Naufragio" riceve due premi letterari: secondo posto al concorso internazionale Pomigliano D'Arco e segnalazione al concorso Nuove Lettere di Napoli (nella giuria Alberto Bevilacqua).

Scrive una commedia: "Il gioco delle maschere", che viene rappresentata per la prima volta a Napoli al Teatro Paradiso il 13 e il 14 novembre 2004 dalla Compagnia Lo Scrigno, con la regia di Giancarlo Bianco.

Scrive il romanzo: "Sotto il segno dell'arcobaleno", che dovrebbe esser pubblicato nel 2011. Scrive la sceneggiatura del film tratto da questo romanzo (da realizzare e per cui c'è un co-produttore).

Scrive una seconda commedia: "La vita è un boomerang", che viene rappresentata per la prima volta al Teatro Il Piccolo di Napoli il 27-28 febbraio e 1 marzo 2009, con una replica al Teatro G. Siani di Marano il 17 aprile 2009.

Scrive altri romanzi, per ora inediti: "Oltre l'oceano della reincarnazione", "Fusione fredda", "Sotto il segno dell'arcobaleno" (di cui scrive la sceneggiatura del film), "Il codice OM. Alla ricerca della felicità perduta", "La morte viene dal passato" (di cui scrive la sceneggiatura del film), "Jamila, amore e odio in Palestina".

Scrive un musical: "The Happiness Show".

Scrive il monologo-dialogo "Avvocato difendi te stesso!".

Ha partecipato per alcuni anni alle azioni di Greenpeace.

è stato insegnante di meditazione per 7 anni a Napoli.

è responsabile del centro di meditazione e Bhakti Yoga di Amma di Napoli.

È da sempre dedito allo studio e alla divulgazione del pensiero orientale.

Si interessa di filosofia, letteratura, scienze, cinema e teatro.

 

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