LA ZIA CHE NON SI SA DI CHI SIA
Commedia brillante in tre atti
di
Kramer Moggia
Testo originale: Na sia cas sa mia at chi la sia
Socio S.I.A.E.: autori n 88397 31/12/ 89 qualit D.O.R. autore parte letteraria
26041 CASALMAGGIORE ( Cremona) Via Cairoli, 93 tel, 0375 41110 cell. 3396821681
S.I.A.E. reg. opera 363603A
Kramer Moggia
Nasce a Casalmaggiore il 6 luglio 1933.
Da sempre appassionato di Teatro e nei primi anni 70 tra i fautori della rinascita del Teatro casalasco e tra i fondatori della Compagnia Filodrammatica di Casalmaggiore costituitasi poi in Cooperativa per l'animazione e il Teatro, in data 26/11/84.
E appunto per la Filodrammatica che scrive la sua prima commedia dialettale NA SIA C'AS SA MIA AT CHI L'A SIA dopo un'esperienza come traduttore di testi dall'italiano al dialetto.Questa prima commedia rivela da subito la felice vena creativa del Moggia e rappresentata dalla Compagnia, riscuote vivi consensi di pubblico e critica sia localmente sia a livello interregionale allorquando la Filodrammatica partecipa con questa commedia al concorso dialettale <<Rina Govi>> a Milano vincendo il primo premio per la regia e per il miglior attore. In seguito ha composto <<La Lna La Ls>>; <<Coran... 89~> <<Clemente La Salma professione menagram>> cd altre commedie non ancora rappresentate.
La commedia <<Coran... 89>> e stata composta e messa in scena in occasione dell'inaugurazione del Teatro Comunale di Casalmaggiore nell'anno 1989.
Moggia Kramer non e un autore prolifico, almeno fino ad ora, ma nelle sue commedie riesce a ricreare il clima e l'ambiente di Casalmaggiore del tempo passato.
Ma non dobbiamo credere che nelle sue commedie ci sia solo un elogio per i bei tempi che furono: c'e sempre presente lo sforzo di attualizzare la vicenda e di vivificarla con l'inserimento di personaggi casalaschi realmente esistiti pur se non sempre coevi alla vicenda.
Si pu dire in ultima analisi che in ogni commedia l'autore cerca di rappresentare una vicenda umana con personaggi sempre positivi nel loro agire; I'amicizia, la bont d'animo, l'amore paterno e coniugale sono sempre i grandi protagonisti delle vicende che si svolgono avendo come sfondo ideale un enorme affresco della vita di Casalmaggiore. Nei testi d Kramer e sempre presente lo sforzo di <<nobilitare>> il nostro dialetto; non si eccede mai in gratuita volgarit, cosa purtroppo assai spesso presente in altri autori dialettali e l'attenzione del pubblico sicuramente pi attratta dalla vicenda rappresentata che non dalla battuta, non vi e insomma la ricerca della battuta fine a se stessa. E proprio per questo il pubblico, ritrovandosi nelle vicende rappresentate e rivivendo squarci di vita casalasca, ha sempre tributato all'autore grandi consensi.
Trama: In un cortile abitano un ciabattino ed un pescatore, da sempre amici e con lo stesso nome e cognome: Giovanni Cerati. Una ricca zia dAmerica desiderando conoscere il suo nipote incarica una banca che la metta in contatto. Il funzionario ritiene nipote: il pescatore. Lamico lo consiglia di far credere alla zia che non povero, anzi non ha problemi economici, seguendo lidea che il ricco preferisce dare al ricco Si scopre che la zia del ciabattino. al quale, morendo lascia il solo suo ritratto, ed il patrimonio ad un ente benefico.
PERSONAGGI:
GIOVANNI CERATI detto TAC calzolaio
GINA sua moglie
ENRICO suo figlio
PIDREN suo suocero
CERATI GIOVANNI PSEN pescatore
ANNA sua moglie
MARIA sua figlia
DEFENDI funzionario di banca
GAETANO testimone
EPOCA: anni trenta
LUOGO DELLA VICENDA: luogo in cui si rappresenta lo spettacolo.
SCENOGRAFIA: sul lato destro: porta che da sulle scale
Sul lato sinistro: parete piena con camino
Sul fondo: porta principale e finestra.
ARREDAMENTO:sul lato sinistro verso il boccascena: deschetto da calzolaio con due sgabelli ed attrezzi.
Verso il fondo: scaffale con scarpe. Oltre la porta porta-catino con brocca dellacqua. Al muro: specchio con mensola e cose per toilette.
Sul fondo: credenza con cose di cucina.
Sul lato destro: griglia con appese stoviglie varie.
Nellangolo destro: colonnina per porta secchio e secchio con mestolo.
Al centro: tavolo con sedie.
ATTO PRIMO: Primavera- Primo mattino.
PROLOGO
PIDREN: (entra e si sistema il vestito. Va allo specchio, si guarda la lingua, sta per sedersi, quando si accorge del pubblico. Si siede)
Mi accorgo di non essere solo. Bene! Vorrei dirvi qualche cosa. Io sono Pidren un diminutivo di Pietro- fratello delle Gina, la quale la moglie di Tac. Tac una abbreviazione di tacco in punta un sopranome datogli perch tempo fa,molto tempo fa, fece un ordine di punte di cuoio da mettere sotto le suole delle scarpe. Sapetela povera gente non si pu permettere di sostituire le suole quando sono consumate, perci si limita a far mettere la punta o il tacco.. Avvenne che: lagente di commercio per errore,anzich spedire le punte, spedisse i tacchi. Siccome lordine era piuttosto consistente,e tac non voleva che lagente prendesse un rimprovero dal suo principale, se li tenne. Cos quando doveva sistemare le punte usava i tacchi. Ecco perch tac in punta.
Perdonate linciso. Tac, cio Giovanni Cerati. Lavrete capito, fa il calzolaio.
Vi prego di non confonderlo con laltro Cerati Giovanni, detto Psen diminutivo di pesce- che fa il pescatore.
Hanno lo stesso nome e cognome,: non sono parenti ma sono come due fratelli.
Psen, il pescatore, ha una figlia:Maria;che non sarebbe da buttar via se si tenesse un poco pi su, ma si veste come Be fa un po ridere.
La Maria, secondo me, innamorata di mio nipote, Rico,anzi Enricco come lo chiama mia sorella Gina, che frequenta le scuole grandi ma che ha una voglia di studiare come io ho voglia di lavorare.
Bene: credo di avervi detto tutto.
Ah, noDebbo dirvi ancora qualche cosa.
Psen e sua moglie Anna, che ha una lingua che sembra un battipanni, abitano di l, ( indica lappartamento di fianco)si insomma abita da porta a porta, nello stesso cortile. Be ora smetto perch sento che sto giungendo qualcuno ed bene che almeno faccia finta di lavorare.
SCENA PRIMA: Pidren, Anna, Gina, poi Maria.
(entrano Gina e Anna)
ANNA: (continuando un discorso gi iniziato fuori scena)Be. Cosa vuoi che ti dica? Secondo me lAmelia ha un modo di truccarsi e di vestirsi che non mi convince.
GINA: ma no sa di essere bellagli uomini la guardano: quindi sai com; calca un poco la mano. Io credo, per, che sia una brava ragazza.
ANNA: Sar anche cos, ma se mia figlia si addobbasse a qual modo
GINA: Via, ora non esagerare! Bisogna seguire i tempi.
ANNA: S: ma quella esagera.
GINA: Scusami sailasciamelo dire: non ti sembra che se tua figlia si tenesse un po pi, farebbe la sua bella figura? Guarda il mio Enricco: va bene che un maschio
ANNA: S, ma tuo figlio studia.
GINA: (immediatamente) Assai!
ANNA: Anche questo conta, vero.
GINA: Mia figlia un po timida poi non tiene altro che alla casa
PIDREN: E alla chiesa.
GINA. (rimproverando) D? Pidren non ahi altro da fare?
PIDREN. OH, ce nho da fare
GINA. Che cosa, per esempio?
PIDREN: devo andar dietro a quelle cipolle che ho mangiato ieri sera e che han gi fatto tanti di quelli andare e venire
GINA: Per forza, ne hai mangiati una brenta.
PIDREN: Eh, sai, volevo straviziare.
MARIA: (entrando)Mamma! Non vieni a casa? E un po che ti aspetto ho fame.
PIDREN: Eccola qua: ora et labora.
ANNA: Vengo stufona! Sono solo due minuti che sono uscita.
MARIA. Puoi dire che pi di mezzora.
ANNA: Dai che andiamo.
PIDREN: (prendendola in giro) Be vai via subito
ANNA. (rivolta a Pidren) Eh prendimi in giro tu.
MARIA: ( prendendo la mamma per il braccio per portarla fuori) Dai mamma!
GINA: Vai proprio?
ANNA: S, vado. (mamma e figlia escono)
PIDREN: Dai da bagolare a quella l
GINA: Eh, lei fa bene suo marito esce di notte e torna a giorno inoltrato, poi dormene ha lei del tempo da perdere
PIDREN: (prende lasciugamano dal chiodo alla parete) Io vado a darmi una lavata. ( esce)
SCENA SECONDA: Gina, Tac in punta.
TAC. (entra mentre Gina sta governando la casa. Si appena alzato, perci si sistema il vestito e si tira la pelle)Avr dormito s e no un paio dore questa notte. Ho fatto altro che smaniare.
GINA: Me ne sono accorta: non facevi altri che girarti e rigirarti nel lettomi avrai scoperto almeno venti volte.
TAC: Secondo me sono state le cipolle di ieri sera.
GINA: Anche tu!
TAC: S dico non ne ho mangiate molte.
GINA: Invece credo che tu sia tornato a casa ieri sera un poco su di giri.
TAC: (deciso)Senti donna! Se ti intendi che io sia tornato a casa ubriaco,sei gi fuori strada. E poi meglio una sbornia che la gobba.
GINA: (scusandosi) Va bene per al mattino
TAC: (riprendendola) Al mattino presto, anche se ho bevuto un poco, sono qua a battere il cuoio.
GINA: Scusami. Non volevo rimproverarti.
TAC: S s. Pensa piuttosto a tuo figlio. Non so io ha gi venticinque anni e frequenta ancora listituto. Vorrei poprio sapere quando porter a casa qualche palanca.
GINA: Lui deve studiare. Vuoi che mio figlio rimanga ignorante come me, che non so fare neanche una O con il bicchiere? Voglio che si faccia una posizione.
TAC: Speriamo Intanto tu Giovanni continua a dar delle martellate sul cuoio e tirare la lesina.
GINA: (cambiando discorso) Bevi un po di latte?
TAC: No. Prima mi aggiusto lo stomaco con un po di grappa.( va alla dispensa, prende bottiglia e bicchiere, versa e beve. Indossa il grembiule da calzolaio e poi si mette al deschetto a lavorare)
SCENA TERZA: Tac, Gina, Enrico.
GINA: Debbo chiamare quel ragazzo l: gi tempo che si alzi. (va alla porta e chiama) Enricco! Enricco svegliati che tardi. E ora di alzarti.
TAC: Ma parlagli come capisce!
GINA: ma Giovanni! Cosa dici? ( cambia tono) Giovanni dobbiamo avere un po di riguardo hai un figlio che studia
TAC: Sta a vedere che ora debbo parlare in punta di forchetta.
GINA: (sempre alla porta) Enricco dai che tardi.
( breve pausa intanto che tac e Gina continuano nei loro lavori)
ENRICO: (entra, ancora in pigiama, assonnato, con la retina in testa) Ma che ora ?
TAC: (imperativo) E ora che ti svegli!
ENRICO: Ho un sonno ho studiato fino a tardi ieri sera.
GINA: Enricco, vuoi fare colazione?
ENRICO: Ma s ho un po fame.
( Gina prende la scodella ed il cuciano: Versa il latte, va al camino, prende qualche fetta di polenta messa a brustolire,la mette sul tavolo)
TAC: Lui ha sempre fame.
GINA: Deve nutrirsi perch deve crescere.
TAC: perch non grande gi abbastanza?
GINA: Volevo dire che bisogna che mangi un ragazza che studia che lavora con la testa, ha bisogno di tenersi su.
TAC: (ironico) Allora dovrebbe avere una testa grande come una zucca, invece che un melone!
ENRICO: (scocciato) Ma pap! Ogni giorno la stessa solfa!...
TAC: (cambiando discorso) Ve? A proposito a che ora sei tornato ieri sera?
ENRICO: ( sul vago) mah presto Sono tornato, mi sono messo a letto a studiare fino verso le due.
TAC: E com che quando sono tornato cera tutto spento?
ENRICO: (didattico) Guarda pap che si pu studiare anche semplicemente semplicemente pensando.
TAC: (ironico) Non lo sapevo che quando tu pensi, russi.
GINA: (decisa) Ma lascia in pace questo benedetto ragazzo!
TAC: (scocciato)Be, Ma non ti accorgi che falciamo ridere anche i polli?che abbiamo un figlio di venticinque anni che non ha ancora finito di studiare? Gli altri alla sua et hanno gi la laurea?
GINA: Lo hanno detto anche i professori che il ragazzo per riuscir deve studiare molto.
TAC. Ah, lo so anchio. Ma loro intendevano che dovrebbe studiare durante lanno, non fare la stessa classe ogni due o tre anni.
ENRICO: (scusandosi)E: Che i professori ce lhanno con me.
TAC: (stesso tono)E non credono a quel che dici quando ti interrogano.
ENRICO: (convinto)Proprio cos.
TAC: (imperativo)Mas piantala! E sbrigati! Io alla tua et lavoravo da dodici anni. Dovresti vergognarti! Ma quanto sei insieme ai tuoi compagni non temi che ti chiamino pap?
ENRICO: Ce ne sono altri, che sono quasi giovani come me.
TAC: Bravo! Vuol dire che hanno un padre sciocco come il tuo.
GINA: (implorante)Basta Giovanni! Ti prego! ( accomodante)Vedrai che da ora in poi Enrico studier.
SCENA QUIANTA:Tac, Gina,Enrico poi Maria.
TAC: Speriamo. Certo che se invece di studiare e far cos fatica ad andare avanti, avesse imparato un mestiere, a questora guadagnerebbe e starebbe meglio. Pensa se avesse un bel negozio di scarpe in piazza o in via Cavour Lui le venderebbe e il le accomoderei. Lo sai quanto guadagnano, ora, i negozianti? <con un poco di roba in negozio riescono a mantenere la famiglia e mettersene da parte.
GINA: (sognando)Pensa invece?,quando avremo un figlio diplomato; che trover un bel posto magari come capo reparto in fabbrica (rivolta a Enrico)Tu cosa ne dici Enrico?
ENRICO: (sognando)Certo che una fabbrica sempre una fabbrica.(convinto)per anche il pap ha ragione (interessato, verso il padre) Ma tu dove andresti a trovare i soldi per aprire un negozio?
Tac: Anche questo vero. Ci vorrebbe un aiuto. Mah. Per ora tiriamo avanti cos; poi chi ci sar vedr.
MARIA: Permesso permesso?
GINA: Vieni avanti Maria.
MARIA: (entrando, imbarazzata) Buon giorni Giovanni. (innamorata)
Ciao Enrico Ti sei gi alzato?
ENRICO: (scostante) Non lo so. Cosa dici tu?
MARIA: Come sei spiritoso questa mattina.
ENRICO: Se son qui, vuol dire che non sono a letto.
GINA: Ti occorreva qualche cosa?
MARIA: (affascinata e distratta) Cosa?... Eh? ( si ravvede) Non ha un panino fresco da prestarmi?
GINA: Tua madre non lha comperato?
MARIA: Ahs Volevo dire: pan biscotto.
GINA: ( guarda nella credenza ma vede che ne sprovvista)
MARIA: (timida)Enrico? Non vai a scuola questa mattina?
ENRICO: (infastidito) S! Ora vado a prendere il treno.
GINA: Non ne ho del pane biscotto. Se vuoi ho un po di polenta abbrustolita.
MARIA: (era una scusa il pane) Nono. Fa niente. Faccio una scappata in piazza.
GINA: Come vuoi.
MARIA: Allora vado. (timidamente invitante)Tu, Enrico, stai qui?
ENRICO: (scocciato) S vengo.
MARIA: (felice)Allora facciamo la strada insieme.
(Enrico e Maria stanno per uscire )
GINA: Enricco? Caro?... Come vai senza libri?
ENRICO: I Libri? No no Tanto oggi c ripasso.
(Enrico e Maria escono)
SCENA QUINTA:tac e Gina.
TAC: Credo che quella ragazza l, abbia preso una cotta da capogiro.
GINA: Lo credo anchio. Tutte le mattine viene qui con una scusa per vedere Enrico e accompagnarlo in stazione. Perch: ha detto che va a prendere il pane biscotto in piazza, per passa dalla circonvallazione.
TAC: Pensa a quel povero uomo che la sposer. A me sembra un po assente; e s, dico, suo padre in gamba.
GINA: E sua madre tuttaltro che sciocca. Magari le piace bagolare.
TAC: (insinuante)Solo a lei?
GINA: (riferendosi a Maria)Mah, a meno che sia unacqua cheta?
TAC: Certo che io non la vorrei una nuora come lei, anche se suo padre un mio amico.
GINA: (sprezzante)Be, certo che per nostro figlio ci vuole unaltra ragazza: adatta alla sua posizione. Puoi immaginare se si pu sposare con la figlia di un pescatore?!
TAC: Ascoltami: guarda che tuo figlio il figlio di un calzolaio
GINA: S, ma Enrico ha un avvenire.
TAC: Be, quello poi di un avvenire lo vedremo.
GINA: Perch parli cos? Qui da noi, tutti quelli che hanno studiato si son fatti una posizione. Guarda il figlio di Camillo? E andato a Milano e si fatto una fortuna.
TAC: Be: direi che il figlio di Camillo non ha studiato molto. Sai che cosa debbo dirti? Qui da noi ci sono delle testi fini, che hanno voglia di lavorare sul serio; e con cognizione. E logico che riescano a sfondare.
GINA: Vedi quei milanesi quando per le feste tornano? Vedi come stanno bene.
TAC: Magari lavorano da mattino a notte e qualcuno fa anche un doppio lavoro la moglie, poi, va a lavorare anche lei e due salari in una casa contano.
GINA: ( un po risentita)Questo vero. Se lavorassi anchio sarebbe pi facile tirare avanti, e nostro figlio avrebbe pi vestiti e qualche lira in pi in tasca.
TAC: Gira e rigira, tu vai sempre a battere sullo stesso chiodo:tuo figlio. Perch stia meglio; perch
GINA: Non prendertela, lo sai che mio figlio tutta la mia vita. Ne ho solo uno e vorrei che diventasse chiss che cosa.
TAC: Guarda per? Che ci sono anchio.
SCENA SESTA: Tac e Psen.
( Gina esce e Tac rimane solo, poi)
PSEN: ( entra con un cesto di pesce al braccio) Ciao, Giovanni.
TAC: Ciao, Giovanni.Ti passata la sbornia di ieri sera?
PSEN: Senti chi parla? Non ti ricordi tutte quelle cantate che hai fatto ieri sera?
TAC: Tu dici? Per non ricordo nulla. Mi ricordo solo quando ci ha raggiunto Piduela. (serio)Ho fatto qualche sciocchezza?
PSEN: (serio, con ammirazione per lamico)Tu: stupidaggini non ne fai mai.
TAC: Va l che quando Piduela ubriaco un bel tipo. Di: e quando ha raccontato le sue avventure di guerra?
Dice: Sono in trincea in prima linea, quando sento arrivare un aeroplano tedesco. Prendo il fucile e gli tiro una schioppettata e lo butto gi. Dopo un po,uno vicino a me dice:<Guarda che ne arriva un altro !> Allora io prendo il fucile e pum pum, butto gi anche quello. Trascorre una bella mezzora quando sento gridare:<Eccolo l, ne sta arrivando un altro.>Mi guardo attorno e lo vedo. Allora prendo lo schioppo punto> Salta su baldo che sempre un bel burlone e dice a Piduela: Sentimi bene!:se butti gi anche quellaereo l, io ti do un pugno sulle corna! Allora Piduela va avanti: Punto miro pum pum sparo Ma quel brutto canchero, non si frena di botto ed io non lo colpisco. Puoi immaginarti: tutti gi a ridere.
PSEN: Ancora lha raccontata? Allora cera dentro in pieno. Meno male che sono andato a letto prima. Ci ho rifilato una dormita di cinque ore secche, poi, mi sono svegliato e non sono pi stato capace di prendere sonno. Perci, mi sono alzato,ho aperto la finestra: vedo una notte meravigliosa e sento unaria fresca Be; mi sono vestito, ho preso remo a forcola e sono andato sulla riva del Po.
( ora le luci di scena si abbassano molto e su Psen si alza pian piano la luce dellocchio di bue. Dolcemente i alza una musica di sottofondo che accompagna il prossimo brano. ( potrebbe essere la Barcarola di Offenbach)
Dato che era presto e non ci si vedeva ancora, sono salito sul battello e mi sono seduto sulla sponda. Lacqua,dalla parte del torrente dove non c corrente, era liscia come lolio; e nera. Doce c corrente, invece, lacqua sembrava un pizzo dargento che cambiava continuamente disegno.
Cera un silenzio non tirava un alito di vento,si sentiva solo lo sbatter dellacqua dalla parte dellidrometro, dove la corrente che viene in su, si mischia con quella che va in g, e forma dei mulinelli grandi che si dividono in tanti piccoli e vanno verso il mare.
( pausa breve)
Ogni tanto dallisola, blocchi di terra cadendo nellacqua formavano cerchi che diventavano sempre pi grandi, fino a baciare la mia barca. E allora lei dondolava pian piano e pareva che dicesse: hai visto Giovanni, come bello il nostro Po?
Mentre contemplavo quella meraviglia; ho tirato fuori il mio sacchettino di tabacco, ho riempito la pipa, lho accesa e mentre aspiravo pian paino e lasciavo uscire dalla bocca il fumo; pensavo alle mie cose, alla mia famiglia, agli amici e sentivo di amare tutti: anche la gente che non conosco.
(ritornano le primitive luci di scesa)
TAC: Di? Psen; sai che mi sembri un poeta?
PSEN: E che quando parlo del mio Po, mi sento un altro. Quando ha albeggiato, ho sciolto la catena ed ho fatta la traversata. Sono andato su a palo fino a quello specchio di acqua dietro lisola; l ho gettato le reti e nassa.
TAC: Be: e ne hai pescato?
Psen: Guarda qui? ( mostra il cesto)e senza quello che ho portato alla rosa al Lido di l dal po.
TAC: facevo medo di chiedertelo; non ci sono dubbi, si sente dallodore.
PSEN: Sai che profumo ha questo pesce? Di pane. Di pane per la mia famiglia.
TAC: (scherzando) ER proprio vero che dove ce n ce ne va. L poco poco incassi un bello scudo.
PSEN: Ma smettila. Sono povero in canna e quindi, visto che con il mio lavoro certo non arricchisco, mi accontento di ci che ho.
Ora basta con le chiacchiere. Tac? Vado a portare il pesce al Bersagliere ( sta per uscire, giunto sulla porta si gira, prende un bel pesce dal cesto)Questo pesce lo faccio pulire dallAnna e lo mangi oggi con la tua famiglia. ( esce)
TAC: (fra s) ha il cuore che non sua!
SCENA SETTIMA:Tac, Anna e poi Gina.
TAC: (sta lavorando e canticchia una romanza)
ANNA: (entra) Non c nessuno?
TAC: Oh, ma se sei qui! E appena uscito tuo marito pieno di pesci.
ANNA: Me lo ha detto passando da casa che ne ha pescato. Pace per quelle volte che torna a casa a mani vuote.( chiedendo) Non c la Gina?
TAC: E su che sta facendo i lavori. Penso: che sia l l per finire. Te la chiamo?
ANNA: Altrimenti la chiamo io. Volevo chiederle se veniva con me dallortolano a fare la spesa.
TAC: State un po leggero con le cipolle. Magari acquistate un po di spinaci ed insalata. ( si alza e va a chiamare la moglie) Gina?...Gina.
GINA: (fuori scena) Eh? Cosa c?
TAC: C lAnna.
GINA: Vengo subito.
TAC: (prende un paio di scarpe dallo scaffale, lo avvolge nel grembiale che ha indosso e uscendo) Gina? Io vado a portare le scarpe al signor Vallari in piazza.
GINA: Ho capito. Ora vengo.
TAC: (rivolto ad Anna complimentandosi ironicamente) Be: sai che questa mattina mi sembri una bella puledrina?
ANNA: (schernendosi)Ma smettila!
TAC: Ciao Anna, io esco.
ANNA: ( mentre attende Gina si guarda attorno)
GINA: ( entra e va verso lo specchio. Mentre si sistema i capelli) Ciao, Anna. Scusami mentre mi do una pettinata. Dove dicevi di andare a comperare la verdura?
ANNA: pensavo di andare nellortaglia in Cantarane o in quella di Via Lunga L hanno la verdura sempre fresca; te la raccolgono mentre aspetti e poi risparmi qualche cosa.
GINA: Intanto, passando dalla piazza, vedo se trovo un paio di calzoni leggeri per il mio Enricco,visto che andiamo verso lestate.
ANNA: S, poi decideremo in che ortaglia andare. Intanto ci guardiamo intorno.
( escono dalla comune)
SCENA OTTAVA: Pidren, Funzionario di banca.
( entra Pidren seguito dal funzionario )
PIDREN: (sulla porta) Avanti.
FUNZ: (titubante parler alla birignao)
PIDREN: Venga avanti senza tante storie.
FUNZ: (compito presuntuoso)Scusate, buon uomo,vi ho gi detto che cerco il signor Giovanni Cerati, lo conoscete?
PIDREN: Certo che lo conosco: abita qui.
FUNZ: (soddisfatto)Ah, meno male. Allora questo il numero 21 di via Giordano Bruno.
PIDREN: Perch non c scritto fuori?
FUNZ: E in casa?
PIDREN: Chi?
FUNZ: (preso alla sprovvista) Giordano Bruno. ( si corregge) ma come chi? Il signor Cerati Giovanni.
PIDREN: (vago) mah, fino a poco tempo fa era qua.
FUNZ: Potreste accertarvene?
PIDREN: ( spiritoso, indicando con la angoli della stanza) In sala non c. In salotto nemmeno. Nei servizi no; perch lavremmo visto. In cortile la porta del gabinetto manca della parte sotto, perci avremmo visto i piedi.
Prover di sopra. ( va alla porta) Giovanni Giovanni? No: non c. Sara uscita.
FUNZ: Va bene. Aspetter. ( pausa) Rimarr fuori stanza a lungo?
PIDREN: ( non ha capito) Come dite?
FUNZ: Rimarr assente a lungo?
PIDREN: Penso di no. Di solito torna indietro presto.
FUNZ: (vede che Pidren si trova a disagio nel parlare) Parlate pure nel vostro vernacolo, comprendo ugualmente. Sono ormai anni che vivo in () ( indica la citt distante dal luogo dellazione)
PIDREN: Meglio cos: mi trovo meglio. Per Mah, mi scusi:Posso rispondergli io?
FUNZ: Veramente, una cosa, un poco riservata.
PIDREN: (curioso e soprattutto preoccupato)Va bene. ( va verso il dischetto e fa finta di lavorare. Fra s) Eppure , io quello l lo spoglio. ( con lintento di tenere la conversazione ed indagando) Ah, lei abita a (..)
FUNZ: S, effettivamente.
PIDREN: Ah, sar impiegato da qualche parte?
FUNZ: (impettito) Sono FUNZIONARIO della Banca Italiana con sede in ()
PIDREN: (impressionato)Oh, mi scusi Si sieda.
FUNZ: ( si siede comicamente sullo spigolo della sedia)Grazie: buon uomo.
PIDREN: (scocciato per quel buon uomo) E dottore lei?
FUNZ: (vergognandosi perch non lo , ma riprendendosi immediatamente) No: cavaliere.
PIDREN: ( ritenendolo un gran titolo) Per. ( curioso e insinuante)E venuto per prendere dei soldi?
FUNZ: No. Al contrario. Poi quello non il mio lavoro. Il sono funzionario dellUfficio Esteri collegato con il Consolato.
PIDREN: Ha proprio ragione. Quando una persona ha a che fare con le banche dopo lo si deve consolare.
FUNZ: Ma che dite? Il Consolato un ufficio che si interessa dei rapporti fra cittadini di Stati diversi: e anche di altre cose naturalmente.
PIDREN: Mah, io non capisco.
FUNZ: Effettivamente un po difficile da capire per un uomo qualunque.
PIDREN: Ah, per quel motivo che voi non riuscite a spiegarlo?
FUNZ: ( si alza) ma come vi permettete?
PIDREN: Non prendetevela. Anchio non sempre capisco le cose.
FUNZ: Ma credete che uno che occupa un posto di riguardo in un ufficio non conosca i compiti dellufficio stesso?
PIDREN: (ironico)Perch voi ci credete?
FUNZ: Ma insomma! Benedetto uomo! Se una persona di uno stato, cerca una persona di uno stato diverso, si rivolge al Consolato per avere notizie. Il Console, poich personalmente non pu fare queste ricerche, li fa fare ai suoi incaricati, o a volte, si rivolge alla banca della provincia relativa. Chiaro?
PIDREN: S, s. ( fra s) Chiss chi cerca Tac. ( curioso)Mah, mi scusi:lei sta portando delle brutte notizie?
FUNZ: Perch dite cos?... Anzi
PIDREN: Mah, lei vestito min una certa maniora Mi sembra cos lugubre
FUNZ: Anzi, credo di portarle delle belle notizie.
PIDREN: (preoccupato) Ma voi, di Cerati Giovanni, oltre il nome e cognome, non sapete altro?
FUNZ: Io non capisco.
PIDREN: S, insomma: quanti anni ha, che mestiere fa
FUNZ: Non ho altro che nome cognome ed indirizzo. Mi sembra di averne a sufficienza per cercare una persona.
PIDREN: Eh, ha ragione, anzi, ce n anche troppo. Ma mi scusi se sono stato un po maleducato. Posso offrirvi un bicchiere di vino nostrano?
FUNZ: No, no, grazie.
PIDREN: ( va a prendere un bicchiere nella credenza mettendogli dentro le dita. Il funzionario vedendolo, ne un po schifato) Un bicchierino di grappa guardate che buona. Qui da noi c uno che la fa in una maniera che quando la si beve si sente un profumo
FUNZ: No, grazie, niente alcol. (indica il bicchiere)Il bicchiere.
( mentre Pidren prende dalla credenza un altro bicchiere,e questa volta senza mettergli dentro le dita, il funzionario gli indica che c gi laltro in tavola)
PIDREN: ( che fa capire di non bere in un bicchier di un altro) No, no quello suo.
FUNZ: ( ha una espressione come dire: questa bella)
PIDREN: (fra s) Mi ha dato una bella preoccupazione quello l. Scommetto che venuto a portare zizzania.
( fuori scena a soggetto, si sente il grido di ragazzi che giocano al calcio e Psen che li rimprovera perch non lo lasciano passare. Pidren, pensa: intanto si da fare per far passare un po di tempo onde aver modo di riflettere. Poi fa capire di aver presa una decisione)
PIDREN: ( al funz)Vedr che fra un attimo qui, anzi, aspettate che vado a dare unocchiata. ( esce ed entra soddisfatto. Esce e dal di fuori) Giovanni! Senti! C qualcuno che ti cerca.
SCENA NONA: Funzionario, Piden, Psen.
(Poich il Funz. Sente giungere Psen, si alza da seduto e involontariamente mette le mani ai fianchi)
PSEN: (entrando un po scocciato)Chi mi cerca?
(Psen, vedendo il funzionario in quellatteggiamento fa il saluto romano, poi si vergogna e ritrae la mano imbarazzato)
PIDREN: (indica)Quel signore l.
PSEN: ( a disagio) Buon giorno.
FUNZ: (imperativo)Siete voi Cerati Giovanni?
PSEN: (intimidito)Certo che sono io.
PIDEN: (rivolto al funzionario) E lui.
FUNZ: Bene! Siete voi colui che cerco! Io sono il cavalier Antonio Defendi funzionario della Banca Italiana filiale di (..). Ho ricevuto lincarico dal Consolato italiano di indagare circa lesistenza di una persona tanto cara ad una persona vivente in America.
PSEN: E io cosa centro?
FUNZ: Quella persona siete voi!
PSEN: (allibito e quasi svenendo cade sulla sedia) E quella che mi cerca chi ?
FUNZ: Purtroppo per il momento non ho altre informazioni. Comunque pare trattasi di una vostra zia che vive in America - cos mi ha detto il Console- e che, rimasta sola, desidera conoscere se ancora esiste suo nipote Giovanni Cerati; unico suo adorato erede.
PIDREN: Avevo ragione io. ( rivolto a Psen)Be, sai che mi sembri alquanto preoccupato?
PSEN: Lo credo. Mi danno certe notizie
PIDREN: Dovresti essere felice che hai una zia che ti vuol bene e che ti cerca per mare e per terra.
FUNZ: Io mi vedo costretto a ritirarmi perch ho il treno che parte fra poco. Se volete comunicare con vostra zia, potrete farlo tramite nostro; spedendoci la corrispondenza che noi, tramite il Consolato, provvederemo a recapitare. ( si avvia verso la comune )
PIDREN: (rivolto al funzionario) Laccompagno in bicicletta in stazione?
FUNZ: Lasciate, lasciate pure buon uomo, la conosco gi.
PSEN: (cerca di alzarsi ma poi si accascia sulla sedia)
PIDREN: Sono curioso di sapere come va a finire.
PSEN: Perch: io no?
FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
(sera dopo cena))
SCENA PRIMA:Pidren, Gina, Anna.
(la famiglia di pescatore sembrer altezzosa per leredit promessa. La famiglia del calzolaio , al contrario, umiliata perch rimarr povera. Il comportamento per la posizione sociale delle famiglie, quindi,sar diverso.)
(Gina e Anna sono sedute davanti al camino. Pidren seduto al lato del tavolo,Gina ed Anna sferruzzano, Pidren sorseggia un po di vino)
GINA: Anna, ti ricordi quando qualche tempo fa abbiamo visto lAmelia? Bene, lho vista oggi nel pomeriggio.
ANNA: E un po di tempo che lho persa di vista, dovera andata a finire?
GINA: Mah credo che sia andata a servizio presso una famiglia di Parma. Be, sai che ora pi truccata di prima e porta un vestito che mi sembra un prato di papaveri e margherite. Quando cammina sbatte il coso di qua e di l che sembra una bottiglia in fresco.
PIDREN: (spiritoso) E come fatto?
GINA: (rimproverando) Ve: Pidren!
PIDREN: (si alza a va a sedersi al deschetto. Con disappunto) Mai che capiti a me.
GINA: Be Anna: sai che avevi ragione?
ANNA: Su che?
GINA: perch non piace nemmeno a me. A me piace che le ragazze siano acqua e sapone e senza tanti fronzoli.
ANNA: Ma no. Non esagerare. Ora le ragazze non sono pi come ai nostri tempi. Si tengono pi su, curano di pi la loro immagine
PIDREN: (con lo stesso tono) Si lavano anche di pi.
ANNA: (offesa) Pidren! Guarda che io mi sono sempre lavata: E poi sai come era severa la mamma.
ANNA: E la mia?... ( di d delle arie) certo che il doversi tenere su dipende dalla condizione della famiglia.
GINA: Ah, quello te lho sempre detto anchio; vedi mio figlio come lho sempre tenuto.
ANNA: (sempre puntualizzando) Mia figlia, ora, ha dei doveri anche verso la gente Vero?
PIDREN: Adesso che diventata nobile.
ANNA: ( non le piaciuta la battuta) Cosa dicevi Pidren?
PIDREN: (correggendo)Ah, lamore.
GINA: Certo che quei due ragazzi l sembra che siano fatti luno per laltra.
PIDREN: Io lho sempre detto fino da quando erano bambini: da l nascer una nidiata di Giovannini.
GINA: (bugiarda)Lei ha sempre pensato alla casa e alla famiglia; mai, mai che si sia accorta che Enrico le facesse la corte.
PIDREN: (ironico)Mah!... chiss come sar stato...A volte lamore si presenta come, improvvisa la voglia della cacca dei bambini.
GINA: (cercando di equilibrare le posizioni) Anna? Dici che abbiamo fatto bene ad aprire il negozio di calzature ad Enrico?
ANNA: (cercando di mantenere le diverse posizioni)Veramente se avesse finito di studiare anche per la mia figliola
GINA: ( mentre si alza per andare a prendere nella credenza la forbice) A Giovanni e a me parso che avessero tanta smania di sposarsi
ANNA: (sferzante, ma con belle maniere) certo che se Enrico avesse aspettato di finire di studiare sarebbe passato troppo tempo.
GINA: ( fa finta di non aver sentito)Cosa dicevi?
ANNA: (correggendosi) Dicevo dato che si vogliono cos tanto bene
GINA: Chiss quando se ne sono accorti.
ANNA: Io mi sbaglier, ma credo che sia passato quasi un mese.
PIDREN: ( facendo coincidere larrivo del funzionario con linizio dellinnamoramento di Enrico ironicamente - ) Quando venuto Deprofundis? Ma s: quel funzionario della banca di ()
GINA: Perch Deprofundis?
PIDREN: Perch Dovevi vedere che faccia da beccamorto aveva. Io, quando lho visto, ho provato una cosa qui nello stomaco Pensavo che fosse successa qualche disgrazia e che fosse venuto a dare una brutta notizia, si come nei films di Zalamort.
ANNA: (soddisfatta)E invece venuto a dare la lieta novella.
GINA: (dubbiosa) ma tua zia sar proprio ricca?
PIDREN: Ma certo che ricca. Hai mai visto un cavaliere muoversi per un povero? Per uno senza soldi, al massimo, si muove un fattorino.
ANNA: (vanitosa) Cosa vuoiIo mi sono sempre sentita di essere nata per una bella vita.
PIDREN: (ironico) E vero: lAnna ha i lineamenti di una vera signora.
ANA: (rivolta a Pidren) Tu non stare a prendermi in giro.
GINA: Ma dopo quella lettera non si pi sentito nulla: vero?
ANNA: Sai: da qui allAmerica non come da qui a () (indicare un paese vicino)
GINA: Secondo me, con quella lettera. Non ti ha dato tante notizie.
PIDREN: Ti hanno detto che la zia di Giovanni rimasta vedova e senza figli e che suo marito lho lasciata in buona salute, pi chiaro di cos?
GINA: Come? Pi chiaro di cos? Vuoi dire che quando suo marito morto lei stava bene.
PIDREN: Ma va l. Ha voluto dire che lha lasciata piena di soldi.
ANNA: E quel che dico anchio. Ma se tu sapessi quante volte ho detto a Giovanni di scriverle Per, lui non si mai deciso.
GINA: E s. Dico quella era una cosa da fare alla svelta.
ANNA: per dire la verit ci ha provato diverse volte: parte deciso; scrive (----------) e la data, e poi cara zia E poi non pi capace di andare avanti.
PIDREN: ( si alza e va verso la comune) Be, io ora, vado a dare unocchiata, allosteria. ( esce)
GINA: (rivolta a Pidren) E sta leggero sul bicchiere!
SCENA SECONDA: Gina, Anna, Enrico.
ANNA: Certo che tuo fratello singolare; non esiste problema per lui.
GINA: Sai:dei pensieri non ne ha. Qui trova tutto pronto.
ANNA: Ecco perch ha sempre dei proverbi.
ENRICO: (entra)Buona sera Anna. Ciao mamma.
GINA: Sei tornato presto questa sera.
ENRICO: Voglio dare unocchiata al libro di contabilit. ( lo va a prendere nella credenza)
GINA: Non studiavi prima, studi ora?
ENRICO: Ora mi serve. Ho un negozio.
GINA: (rivolta a Anna, compiaciuta) Hai sentito Anna che ragazzo ho?
ANNA: Ah, s, ho sentito ho sentito.
ENRICO: (dopo che ha preso il libro si siede e studia di buona lena) Dunque: la partita semplice. La partita semplice quella operazione contabile per la quale noi notiamo due
GINA: (rivolta al figlio)Ti disturbiamo tesoro?
ENRICO: No: che leggo a voce alta.
ANNA: Gina? Perch non andiamo di l da me?
GINA: Tu dici?
ANNA: Almeno studia in pace.
( le due donne escono)
SCENA TERZA:Enrico, Tac, Psen.
(8fuori scena Tac e Psen cantano un pezzo delle Boheme
Vecchia zimarra senti, io resto al piano, tu scendere il sacro monte ardevi, le mie grazie ricevi
(entrano un po alticci)
Ora che i giorni lieti
ENRICO: Questa sera doppia carica! Sar meglio che vada di sopra. (esce)
PSEN: E inutile. Non cos! ( ripete il pezzo)Devi andare pi su. ascendere ( ripete con nota bassa)
TAC: Questa nota deve essere alta.
PNEN: Ma senti questo qui?! Come lha cantata questa romanza Nino Zecchini questa sera? A parte la voce, che se avesse studiato chiss dove sarebbe arrivato lui ascendere la tiene pi su. ascendereee gi gi.
TAC: (preoccupato) Cosa vuoi che mi interessi se quella nota l deve essere pi su o pi gi. Io ho delle preoccupazioni
Preoccupazioni che non mi fanno dormire di notte. Ma se per mettere su il negozio a mio figlio ho dovuto firmare tante di quelle cambiali che mi venuta la borsite.
PSEN: (scherzando)Va l,va l che sei un bel signore.
TAC: Ma va a farti friggere. Tu fai il furbino perch chiss quanti soldi erediterai da tua zia.
PNEN: Quanto pensi che mi daranno di interessi in posta?
TAC: Cosa vuoi che ne sappia? Io so solo quanto vogliono in banca Le mie palanche le ho messe nella banca quadrelli
PNEN: (incuriosito) Cos una banca nuova?
TAC: No. quadrelli I miei soldi li ho messi sotto la pietra e non temo nemmeno che me li rubino, perch non ne ho mai.
PSEN: (molto colorito)E se dovessi fare qualche affare? Non so comperare case poderi bestiame Sai che ci sono delle notti che mi sveglio di soprassalto spaventato perch mi sogno che ho una borsa di soldi, e scappo perch ci sono i ladri che mi rincorrono per portarmeli via? Certo che continuare a fare il pescatore alzarsi al mattino presto andare a prendere tutto quel freddo Secondo me, dovrei andare un po pi spesso i caff a parlare con i mediatori.
( pausa. Tac va a sedersi al deschetto)
PSEN: Perch tutti quei soldi che erediter da mia zia, da qualche parte li dovr pur mettere. ( si avvicina a Tac)
TAC: Non sarebbe meglio che tu aspettassi prima di riceverli?
PNEN: Hai notato che anche lAnna si cambiata? Non calma come prima impaziente non le va bene nulla. Vorrebbe comprare comprare
TAC: Non farci caso. Alle donne i soldi fan presto ad andare loro alla testa.
PSEN: Anche la Maria
TAC: (alzando il dito a mo di rimprovero) Lascia stare la Maria! Che quella un angelo.! Bravasveltafurbagraziosa, ora poi che si veste pi modernamente, proprio una bella figliola: E poi vuoi che ti dica la verit? Io, quella ragazza lho sempre vista adatta a mio figlio. Chiedilo anche a mia moglie. E quando ho saputo che quei due ragazzi si piacevano, mi si aperto il cuore.
( ovviamente tutto ci che dice su Maria ci che pensa, o meglio pensava)
PNSEN: (illudendosi) Mia figlia non perch mia figlia: una ragazza non saprei nemmeno come spiegarmi. ( si avvia a sedere)
TAC: Mah, Io spero che mio figlio possa vendere. ( si alza)La posizione c; in piazza, dalla parte del caff Commercio. Lo sai che c differenza rispetto laltra parte Per, quando penso a tutti quei debiti mi vengono le caldane.
( Tac va a prendere la bottiglia del vino due bicchieri e versa)
Io non sarei capace di andare in piazza e sentirmi dire da qualcuno: Tu taci che mi sei debitore. La mia famiglia ha sempre fattola sua bella figura.
PNSEN: Non preoccuparti! Ci sar sempre io a darti una mano e con degli interessi pi bassi di quelli delle banche.
( a Tac, sentendo questa battuta,va di traverso il vino che sta bevendo facendogli fare uno sbruffo)
TAC: (offeso,ma con tono ironico)Tu s che sei un amico, che non si cura del denaro non ti danno alla testa, certo, i soldi.
PSEN: Di sicuro!
TAC: (serio)Per, Psen, ci sono rimasto male per gli interessi e poi: dico: non stiamo per diventare parenti?
PSEN. S, va bene tutto e sta bene tutto, ma io debbo pensare anche alla mia famiglia.
TAC: Cos se tuo genero ha bisogno di soldi tu glieli dai si e poi anche no.
PSEN: Certo che glieli do. ( si alza) Per io penso che se ai ragazzi fasi sapere quanto costa il sale, staranno pi attenti a spenderli.
TAC: (ora si prende la rivincita. Mentre Pnen si siede) S, s mettiamola cos.
(pausa)
Sai, che quasi quasi io rinuncio al negozio Enrico finir di studiare, e la Maria, se gli vuol bene, lo aspetter. E poi andranno a lavorare dove troveranno, magari a Milano. Certo che se possono star qui ancor meglio Daltra parte se non si pu
(pausa)
PSEN: (preoccupato che la figlia gli rimanga nubile, correggendosi)Ma no! Cosa dici? Per gli interessi scherzavo E poi se ti occorre un po di grana, sono qua! Credi proprio che avrei chiesto degli interessi ad un amico?
TAC: (stando al gioco) E tu pensi che ci abbia creduto?
PSEN: Certo che lidea di mandar tutto a monte, mi sembrata unidea bislacca.
TAC: Ormai che abbiamo iniziata una strada percorriamola. (pausa) Dimmi? Tua zia dAmerica?...
PSEN: Eh,s. Dovrei scriverle ma non ci riesco.
SCENA QUINTA: Tac, Psen, Gina,Anna, Pidren, e poi Enrico.
( entrano Gina e Anna)
ANNA: Siete tornasti presto.
GINA: Non cera la compagnia?
(entra Psen)
PSEN: Buona sera bella gente.
GINA: (rivolta a Psen) Sei rimasto solo anche tu?
PSEN: Sono andato a bere un goccio al Bersagliere e poi mi sono fermato a bagolaro con Stefano Mario Mainoldi, e poi, uno perch aveva sonno, laltro perch doveva alzarsi presto, fatto sta ed che ci siamo lasciati:
ANNA: (rivolta verso il marito)Intanto che siamo qui con loro, perch Giovanni, non provate a buttar gi la lettera per tua zia?
PSEN: Proprio ora?
ANNA: E una cosa che prima fai meglio .
PSEN: Io non ne sono capace.
GINA: Se volete, vedo se c il mio Enricco, che ha studiato.
ANNA: Giusto! Tu Giovanni, detti e lui scrive.
TAC: Forza! Vi do un aiuto anchio.
GINA: (va alla porta che da sulla scala e chiama) Enricco? Enricco?! Scendi che c da scrivere alla zia dAmerica!
(rivolta a tutti)Intanto preparo carta e penna. ( va alla credenza e prende loccorrente e poi dispone sul tavolo)
(entra Enrico assonnato, gi i pigiama con la rete per i capelli)
PSEN: (rivolto a Pidren) Tu cosa dici?
PIDREN: (che si seduto al deschetto e gioca con gli attrezzi)Se non ci riuscite ora che siete in cinque
PSEN: (deciso)Dai che proviamo. ( si siede al tavolo)
ENRICO: (mentre si siede al tavolo)Proprio ora che avevo appena preso il sonno.
PSEN: Dunque scrivi. ( indica il luogo dove si fa spettacolo)L, 3 maggio 1930. Cara zia!... Hai scritto?
ENRICO: Ho scritto.
PIDREN: Fin qui si siamo. Hai visto che non difficile?
PSEN: ( non sa proseguire) Ah, dunque
TAC: Prima di scrivere si deve saper cosa si vuol dire.
PSEN: Eh, certo.
ANNA: (sbrigativa) Dille che ci mandi i soldi.
GINA: Che ne abbiamo bisogno.
TAC: Abbiate pazienza un attimo. Prima si deve fare il cappello alla lettera.
PSEN: prima di chiedere i soldi la si deve prendere su dolce.
PIDREN: Dille che sei contento di aver trovato una zia che credevi di aver per (so)
ENRICO: (spiritoso) Nelle nebbia.
GINA: ( rimproverando) Enrico! Non fare lo spiritoso: lo facciamo anche per te..
TAC: Che hai chiesto a tutti quelli che lhanno conosciuta se sapevano dove fosse andata ad abitare.
PIDREN: Che lhai fatta cercare dal prete dai carabinieri
PSEEN: Per: ascoltatemi! Sapete che non mi ricordo di aver avuto una zia che andata in America? Che io sappia
Mio padre aveva due fratelli ed una sorella che andata ad abitare a (.)( indicare un pese vicino)e che morta da un pezzo. Da parte di mia madre, s, cerano delle zie ma so dove sono andate a finire.
GINA: Figurati se non sei fortunato. Hai una zia ricca che non sai di avere.
PSEN: Io ci ho pensato tanto, ma non so proprio da dove saltata fuori.
( Mentre gli altri parlano Tac pensieroso appoggiato alla credenza)
TAC: ( mentre ha il pensiero lontano) Io lavevo una zia la zia di mio nonno Asdrubale.
PSEN: (intervenendo)Squello che chiamavano Mai a casa
TAC: Che si era sposato con una meridionale che era andato sul napoletano Mah poi passato tanto tempo devi credere che siano morti tutti e due per non aver pi dato loro notizie
PIDREN: Son morti di sicuro:! Perch di solito quando hai dei parenti si fan sentire con la speranza che gli allunghi qualche cosa.
TAC: Io, al massimo potrei allungargli le loro scarpe se son corte, ora volendo potrei allungare loro qualche cambiale.
ANNA: ( al marito)Io, se fossi in te, non mi preoccuperai molto; se ti ha scritto vuol dire che ha piacere rivederti, e quindi verr il momento che ti spiegher tutto Limportante : che ci sia.
ENRICO: (impaziente) Con questa lettera andiamo avanti o facciamo notte.
GINA: Dai che andiamo avanti.
PSEN: Dunque scrivi Cara zia.
ENRICO: Lho gi scritto.
PSEN: hai messo la data?
ENRICO: Ho gi messo anche quella.
PSEN: Bene!... Dunque: cara zia, noi qui tiriamo ne bene ne male.
ANNA: Dille che siamo senza soldi; che abbiamo una figlia da sposare e che se vuole dei nipoti ci deve dare una mano.
(Tac mentre gli altri parlavano, passeggiando meditava)
TAC: No!... no! Ma no! Non si pu buttar gi una lettera cos. Bisogna dire che non avete bisogno di soldi; anzi, che quasi quasi state bene.
PSEN: Be: ma sei matto?
TAC: Qui si tratta di accarezzare il gatto dal verso del pelo. Alle gente non devi mai dire che sei bortolo. I poveri non piacciono a nessuno.
PSEN: Ah, s. Questo vero.
TAC: I poveri si vergognano di esserlo. Tu non avrai mai sentito da un povero: Io sono un bortolo.
GINA: Oh, ne ho sentiti io
TAC: S, per esempio: io sono povero, ma onesto. Quel tale ricco perch li ha rubati.
ANNA: Forse hai ragione. Infatti, quando entri in una casa di povera gente, quelli cercano di mostrarti le cose migliori.
PIDREN: Avete mai visto in caff un ricco con un povero insieme? Be fateci caso: quello che paga sempre il povero. Infatti, il signore non ha bisogno di dimostrare che ricco, perch noto che dei soldi ne ha; invece il povero paga per far vedere che dei soldi ne ha pochi, ma per far bella figura: sempre.
TAC: Con il ragionamento che ho fatto, mi intendevo dire che se a tua zia dici che sei povero, lei lei, pu pensare che ti interessi a lei per la sua grana E questo da fastidio a tutti. Se invece lei sente che tu ne hai; e quello che fai, lo fai, perch le vuoi bene veramente; pi facile che sganci.
PSEN: Vuoi dire?...
PIDREN: A me sembra che il ragionamento fili.
PSEN: (convinto)Allora scriviamo cos.
ANNA: Ho idea anchio che abbiano ragione.
( mentre gli altri parlano, avendo compreso lidea del padre, Enrico scrive la lettera)
TAC: Io, se fossi in te, le direi che tu ahi il tuo lavoro che ti da soddisfazione che guadagni tanto da far bella figura e che la tua famiglia ha il necessario.
PIDREN: Digli che i soldi non fanno la felicit.
GINA: ( a Pidren) Come sei originale; quella battuta non lho ami sentita.
PIDREN: C il caso che in America queste cose non le sappiano.
TAC: S, in America si tirano su ancora le braghe con la carrucola ma piantala.
ENRICO: Io ho scritto cos:
Cara zia, non potete immaginare che gioia ho provato quando ho saputo di avere una zia che non speravo di avere pi. Perch avete fatto passare tutti questi anni senza dare vostre notizie? Quante volta a mia moglie Anna e a mia figlia Maria ho parlato di voi. Il povero babbo mi parlava sempre di voi. Di quella sua sorella tanto cara che tanto bene ha fatto hai suoi parenti.
PSEN: Come? Le dici che mio padre era suo fratello? Ma se non so nemmeno chi . E se fosse la sorella di mia madre? Oppure di mio nonno o di mia nonna?
ENRICO: Avete ragione. Allora correggo.
Quante volte a mia moglie Anna e a mia figlia Maria ho parlato di voi. I miei genitori mi parlano sempre di questa mia zia che quando partita ha lasciato un vuoto, per tutto il bene che ha fatto a tutti. Tutti noi vorremmo che ci scriveste per dirci come avete trascorsi tutti questi anni
PIDREN: E come ha fatto a far su tutti quei soldi che ha.
GINA: Taci, Pidren.
TAC: Bravo Enrico! Chiss che ci dica se ha ammucchiato i soldi bravo!
ENRICO: immagino che vorrete sapere di noi. Abbiamo una figlia che ormai ha ventitre anni, brava donna di casa che sta per sposare un bravo giovane.
PSEN: Non ti manca la parola, eh?...
ENRICO: Questo giovane ha appena aperto da poco un negozio di calzature in piazza a () naturalmente essendo agli inizi ha qualche preoccupazione economica
GINA: Bravo Enrico. Chiss che mandi qualche cosa.
TAC: S: ma non calcare troppo la mano sui soldi.
ANNA: Ha fatto bene a scrivere cos, cos la zia comprender che ha intenzioni serie.
PSEN: E poi agli americani piace la gente che si fa una posizione con le proprie mani.
ENRICO: Naturalmente noi lo aiuteremo, perch fortunatamente, abbiamo i mezzi per farlo.
PSEN: Non un po esagerata quella frase?
TAC: No! No va bene cos!
PSEN: Non sarebbe meglio dire che se ci fosse un poco di grana non puzzerebbe?
ANNA: Digli, invece, che ha dei genitori tanto bravi che ci penseranno loro. ( falsa) Dici di no, tu Gina? Cos le facciamo sapere che siete brava gente anche voi no?
ENRICO: Noi, vediamo lora di conoscere vostre notizie. Preghiamo perch possiate venire al pi presto da noi.
PIDREN: O se proprio, mandi le palanche.
GINA: Pidren, vuoi piantarla? ( al figlio) vai avanti Enrico.
ENRICO: Siamo sicuri che vi troverete bene fra noi. La nostra casa non ricca, ma grazie a Dio non ci manca niente; e forse, poich ci accontentiamo di ci che abbiamo, viviamo felici.
TAC: (soddisfatto) Cos cos va bene. Deve credere che siete ricchi. La gente preferisce dare i soldi ad un ricco piuttosto che ad un derelitto.
PIDREN: Hai ragione. Un bortolo cos abituato ad essere senza soldi che non fa neanche pi fatica; in signore invece, difficile che si abitui alla povert, perci bisogna dargliene.
TAC: E poi lei capisce che se ti interessi a lei non per i soldi.
PSEN: Di? Non staremo esagerando non vorrei che con la scusa che stiamo bene li dia ad un altro.
ANNA: Sarebbe una bella fregatura!
PSEN: Avete certe teorie voialtri, che io non so.
TAC: ( con il gesto: io farei cos)
ENRICO: Ora cerco di concludere:
Ci faccia sapere al pi presto sue notizie. Vi abbraccio con tanto affetto: Vostro nipote Giovanni Cerati.
PIDREN: Detto Psen.
ENRICO: Ora scrivo lindirizzo: Al signor Defendi cav. Antonio preso la banca italiana, perch la possa spedire, tramite il Consolato, alla signora della quale solo lui sa.
PSEN: Pensa che roba? Non so nemmeno il nome di mia zia e devo far finta di saperlo.
( A Tac, questa frase fa molto effetto, tanto che da questo momento gli viene un dubbio)
PSEN: A Defendi la mando per mezzo del corriere, cos arriva prima.
ANNA: Anche questa fatta!
PIDREN: Diceva quello che aveva ammazzato il padre.
GINA: E speriamo che Dio ce la mandi buona.
PIDREN: Sulla testa.
ANNA: A me piacerebbe sapere che faccia ha.
GINA: Che faccia vuoi che abbia? Una faccia nostrana, magari da signora.
ENRICO: Bene! Ora che abbiamo finito: io vado a letto. ( si alza e si avvia ad uscire )
GINA: Vai vai, tesoro che sarai stanco.
PIDREN: Eh, s: dopo tutto il lavoro che ha fatto
TAC: (dopo che Enrico uscito) Avete visto io figlio? In due e due quattro ha scritto una lettera e da mandare in America: Capite cosa vuol dire aver studiato?
PIDREN: Io, se non avete pi bisogno di me, seguo Enrico.
SCENA QUINTA: Detti Maria.
MARIA: (entrando rivolta ai genitori) Fate i conti di non venire a letto questa sera?
PSEN: Be, sei ancora alzata?
MARIA: Lo sapete che se non ci siete voi io non vado a letto.
ANNA: Va bene! Ora andiamo aletto tutti.
PSEN: S, s, perch domani mattina dovr alzarmi presto.
TAC: Vai a pescare?
PSEN: No no. Debbo vedermi con un mediatore per degli affari.
( escono Psen, Anna, Maria)
SCENA SESTA: Tac e Gina.
GINA: Non ti sembra che Giovanni stia trascurando troppo il suo lavoro?
TAC: Altro che! Io vorrei dirglielo che non deve trascurare troppo il suo lavoro e non illudersi oltremodo sulleredit di sua zia.
GINA: A me pare che siano cambiati molto tutti e due: Alche lAnna
TAC: Eh, s, i soldi danno alla testa tutti. Pensa; che per scherzo, ho chiesto in prestito dei soldi a Psen, e lui ha avuto il becco di chiedermi gli interessi. Quando per gli ho detto che avrei rinunciato al negozio e che Enrico avrebbe continuato a studiare, allora: s! Se stato svelto a far marcia indietro. Anzi; mi ha detto che caso mai me li avrebbe anche regalati.
( si evidenzia linvidia dei due)
GINA: LAnna comincia a darsi delle arie come se avesse gi i soldi in tasca, quasi quasi ha la sfrontatezza di far capire che per sua figlia Enrico poco degno. E pensare.
TAC: Io la storia di quella zia l, non la capisco. Psen, dice di non avere nessun parente in America. Anzi. Dice di non aver nessuno, perch i parenti che aveva sono gi tutti morti; e poi ad un certo punto salta fuori una zia che non si sa di chi sia.
GINA: Questa storia chiara e limpida non la proprio.
TAC: E poi: non dire come si chiama? dove abita?... Un bel giorno arriva qui uno e dice a Giovanni: Tu hai una zia in America! Come faceva a sapere che era proprio Psen che lui cercava?
GINA: Come? Gli ha chiesto non e cognome.
TAC: Cosa vuol dire? Anchio mi chiamo Giovanni Cerati.
GINA: S, ma il cavigliere gli ha detto: E lei colui che cerco! anzi, Siete proprio voi colui che cerco! Sai che ora c la storia del voi. E, poi, lo ha detto anche mio fratello.
TAC: Lascia stare tuo fratello che proprio unaquila non lo . Noi ci siamo messi in testa che Giovanni Cerati Psen, e di l non ci si pi mossi.
GINA: Ma lascia perdere! Vuoi che dopo tutto questo tempo, se ci fosse stato un errore, non sarebbe saltato fuori?
TAC: perch no? Dopo tutto quello di (.) venuto solo una volta, e non mi pare che si sia spigato molto chiaramente.
GINA: Per dire il vero delle grandi cose non le ha dette. Per Pidren sicuro che fosse Psen.
TAC: ( comincia ad arrabbiarsi autosuggestionandosi)E dai con Pidren! Come fai a fidarti di tuo fratello? Anchio mi chiamo Giovanni Cerati come Psen, e allora?
GINA: (cerca di tenero calmo)Ma impossibile che tu abbia ragione.
TAC: Come impossibile?!!! E poi, debbo dirti la verit? Non che io sia geloso di Psen, ma tutte le arie che Psen si da, mi stanno qui. ( indica le parti basse , poi si corregge con lo stomaco)
Ascolta una cosa: chiama Pidren! Voglio chiedergli giusto giusto cosa gli ha detto quello l di ()
GINA: Ora? Proprio ora che dorme? Glielo chiederai domani.
TAC: Chiamalo!!! Come faccio a dormire con questo magone.
E poi, tuo fratello dorme talmente in piedi che se perde anche qualche minuto di sonno non ne patisce certo.
GINA: Lo sai che delicato.
TAC: Ve: donna!!
GINA: ( va alla porta che da sulle scale e sottovoce ) Pidren?... Pidren? E gi addormentato poverino.
TAC: Certo che con i suoi pensieri non va a letto tanto turbato.
GINA: (chiama ancora)Pidren! (poi verso il marito) Cerca di usare un po di belle maniere lo sai che permaloso.
TAC: ( va alla porta e grida)Pidren?! ( con lo stesso tono della moglie) come un cane che prende losso! ( richiama) Pidren!Vieni gi di corsa!
SCENA SETTIMA: Tac, Gina, Pidren.
PIDREN: (entrando di corsa) E successo qualche cosa?
GINA. No.
PIDREN: Siete impazziti?! Chiamarmi a quella maniera? Mi ero appena addormentato Volevate che mi prendesse un colpo?
TAC: (inquieto ma trattenendosi)Ora ti siedi qui, e mi dici quello che ti ha detto quello di (..)!
PIDREN: Il cornacchione?
TAC: Chiamalo come vuoi, ma sbrigati!
PIDREN: ( calmo) Ha detto che Psen ha una zia in America.
TAC: No! Devi dirmi per filo e per segno cos0ha detto e cosa ha fatto! E sbrigati!
PIDREN: (intimorito) Va bene, va bene. Dunque: Ero in strada a dare una mano alla Maria Ranota - che le era caduto un pacchettino e prenderla in giro perch la sera prima ero stato insieme a suo marito allosteria.
TAC: Salta la Ranota a vai avanti.
PIDREN: Mi hai detto di raccontarti tutto
TAC: Dai! Vai avanti!
PIDREN: Ero l con la Maria
TAC: Quale Maria?
PIDREN: La Ranotta.
TAC: Non lhai ancora saltata? Vai avanti!
PIDREN: Quando vediamo arrivar su da via Baldesio il cornacchione. Alla Maria venuto voglia di ridere vedendolo. Anzi, proprio stata la Maria a dire che sembrava un cornacchione.
TAC: Dai sbrigati!
PIDREN: Ci stavamo chiedendo chi poteva cercare quello l quando si avvicinato e mi ha chiesto: Ditemi buon-uomo? per dire la verit quel buon-uomo non mi piaciuto tanto. Sapete dirmi dove abita Giovanni Cerati? e io rispondo: l, dentro quel cortile. Bene, bene. dice lui. Allora io dico: Se vuole entrare? e lui: Grazie buon-uomo. A me insomma, quel buon-uomo non va gi.
TAC: Datti un mossa, prima che perda la pazienza!
PIDREN: Siamo appena entrati in casa, quando entra Pidren. Defendi gli chiede: Siete voi Giovanni cerati? e Psen: S:
bene! dice lui. Siete voi colui che cerco! A Giovanni sembra che gli abbia fatto effetto perch impallidisce come una federe fresca di bucato. E poi gli dice: Ho una notizia da recarle. Voi avete una zia in America. A Psen venuto un colpo, tanto che si seduto sulla sedia, anzi. Si accasciato su.
TAC: (esplodendo) Hai visto che avevo ragione Come potete dire che proprio Psen era il nipote della zia dAmerica? Gli ha chiesto per caso di che era figlio? quanti anni ha? Dove nato? Quando? (indicando Pidren)E quel cretino, quel deficiente l non lha mai raccontata cos. Ha sempre detto che venuto un tale a cercare Pidren, per dirgli che aveva una zia in America.
Non ti venuto in mente in quella zucca l, che Giovanni Cerati potevo essere anchio Cosa ti ha fatto pensare che poteva essere proprio Psen?
GINA: Sta calmo Giovanni.
TAC: Ma come calmo calmo! In tutti questi giorni ci ha fatto stare male, ci ha fatto prendere in giro da quelli l! Ci ha fatto umiliare!... sembravano tutti mylord per non fare la figura di far sposare mio figlio a mani vuote, ho comprato un negozio che mi costa un occhio della testa; che ho firmato tante cambiali che me le sogno fin di notte.! (rivolto alla moglie) perch quando ho preso in casa tuo fratello non mi venuta una epatite fulminante Pensa per quanti giorni abbiamo sofferto perch, il signorino, si sognato di dire che Psen era Giovanni Cerati. E io chi sono?!
GINA: Non fare cos, sta calmo sta calmo. ( al fratello) Non prendertela Pidren, grida perch arrabbiato.
( pausa)
PIDREN: (abbattuto)Veramente, se debbo dire la verit non so chi cercasse quando poi ha capito che portava dei soldi, ho avuto paura; perch ho pensato che se fossi stato tu quello che il funzionario cercava tu mi avresti buttato fuori di casa. Non mai accaduto che un ricco tanga un povero in casa ed io temevo di rimaner solo; perch la mia famiglia siete voi. In una casa povera una fetta di polenta c sempre.
TAC: (ancora arrabbiato) Andrai dai frati a mangiare la polenta! Perch, ora ti mando fuori casa davvero.
( pausa)
TAC: (controllandosi) Quando penso a tutti quei magoni che ho mandato gi, mi si rivolta lo stomaco.. E lui mi viene a dire lascia stare.
GINA: Giovanni, hai ragione, ma se gridi a quella maniera viene gi tutto il cortile.
TAC: Bene! Dormiranno domani!
SCENA OTTAVA: detti, Psen, Anna.
PSEN: ( entrando in mutande) Che cosa succede? Che sembra che cada la casa?
TAC: Che cosa vuoi che succeda?!
ANNA: (entrando in camicia da notte) E successa una disgrazia?
TAC: S! Una disgrazia per te, il mio pesce arrostito! Perch il vero, il solo Giovanni Cerati questo qui!!!( indica pomposamente se stesso)
FINE SCONDO ATTO
ATTO TERZO
( qualche tempo dopo. Mattino. preparativi per la festa della promessa di matrimonio dei due giovani)
SCENA PRIMA: Gina, Anna.
( le due donne mentre parlano stanno preparando un dolce)
GINA: Non si pu andare avanti in questo modo. Sono stati giorni dinferno.
ANNA: Non parliamone: in casa mia sembra di vivere una veglia funebre. Maria ogni tanto piange.
GINA: Stavamo cos bene. I nostri uomini andavano daccordo. Il mio Ennio studiava. Piden non faceva inquietare.
ANNA: Il mio Giovanni non vedeva lora che albeggiasse per andare al fiume. Ora se non fosse perch deve andare a pescare, quasi quasi gli fa schifo. Lui andrebbe sempre in piazza e allosteria. Lavora di mala voglia ed sempre nervoso.
GINA: E il mio? Non lo si pu guardare in viso. Non gli si pu dir nulla, altrimenti incollerisco.
No!... deve venire quel quelluccello di malaugurio da () a portare zizzania nelle famiglie.
ANNA: Se fosse venuto e avesse detto chiaro e tondo che era Cerati Giovanni che cercava, con il suo bel figlio di Nato a.
GINA: Invece cerca Cerati Giovanni e non si sa chi sia.
ANNA: Veramente, mettiti nei suoi panni Come faceva a sapere che dei Giovanni Cerati ce ne sono due e che per giunta entrambi abitano nello stesso cortile.
GINA: (esplodendo) Ma se scendendo dal treno fosse scivolato e si fosse rotta una gamba: lavrebbero portato allospedale e magari ne avrebbero mandato un altro un po pi sveglio.
ANNA: La Maria continua ad insistere che si vuol sposare presto e mio marito, quando tocca quel tasto, fa finta di non sentire.
GINA: Se per questo, anche il mio Enrico ha una fretta che gli scappa da tutte le parti. ( dubbiosa perch Maria potrebbe essere incinta) D Anna?... non ci sar qualche novit?
ANNA: No! Sta tranquilla.
GINA: Ne sei proprio sicura?
ANNA: Altro che se ne sono sicura. Sono in casa tutto il giorno vedrei E poi il bucato lo faccio io.
GINA: Meno male!
ANNA: Ed Enrico con il negozio?
GINA: Gli piace v: starebbe l tutto il giorno al contrario di Giovanni. Lui arrabbiato e nervoso e basta.
ANNA: E Pidren?
GINA: lascia stare Pidren sembra un cane bastonato. Quando Giovanni entra in casa, lui esce. Lo sai:mio marito non ha lanimo di chiedergli scusa; perch i nostri uomini sono orgogliosi ma non cattivi.
ANNA: Se cerano due che andavano daccordo Ora per colpa del denaro, dopo la litigata di quella sera, vanno uno da una parte e laltro dallaltra.
GINA: Certo che delle invettive se ne sono dette. Sono andati a cercare degli improperi che no avrebbero mai dovuto dire.
ANNA: Morale della favola: ora quella zia l non si sa a chi darla.
GINA: per, sembra che tuo marito delle zie non ne abbia.
ANNA: Taci v蒅 Laltro giorno andato ( .) ( indicare un paese vicino) a visitare i suoi parenti. Lui ha detto che c andato perch era tanto tempo che non li vedeva, invece c andato per cercare una zia che si persa nella nebbia.
GINA: E lha trovata?
ANNA: Ci sarebbe, veramente, una zia di una sua bisnonna che era andata proprio in America che si sposata molto giovane
GINA: Certo che avr gi fatto terra da pitali.
Con quellaria di Quaresima che si respira qui da noi, sarebbe pi facile andare ad un funerale anzich andare in Municipio a fare le promesse.
ANNA: E proprio come se ci fosse caduta in testa una disgrazia.
SCENA SECONDA:Gina, Anna, Maria.
MARIA: ( entra preoccupata perch ha la gonna che pende troppo dietro) Mamma:mi sembra che questo vestito non mi stia a posto. Non ti sembra che questa gonna non cada troppo dietro?
ANNA: Fammi vedere? Girati piano( a Gina) Gina: tu cosa dici?
(Gina avvicinandosi si china ed esageratamente tira su la gonna di Maria allaltezza della cintura )
GINA: Un po sembra di s. E sufficiente che la tiri su un paio di dita nella cucitura della schiena. Poi vedrai che cade giusta.
MARIA: Enrico?
GINA: Ha gi tutto pronto. E andato al negozio, fra poco sar qui.
MARIA: Oggi non poteva tener chiuso?
GINA: Proprio. Con la smania che ha. Ci andrebbe anche di notte. Non preoccuparti che quando ora qui.
MARIA: E il pap dov? E uscito questa mattina e non ancora tornato.
ANNA: Speriamo che torni presto.
MARIA: ( piangendo)Io non so. Questo il pi bel giorno dovrebbe essere contento che sua figlia si sposa e lui non ne vuol nemmeno sapere.
ANNA: Non come pensi tu. Lui vorrebbe aspettare ancora un poco.
MARIA: Aspettare aspettare! Cosa vuoi aspettare? Noi stiamo qui che stiamo impazzendo; e quello di () non ci ha nemmeno in nota. E gi da tempo che avete spedita la lettera e lui non si ancora fatto vivo. Poteva informarci almeno.
GINA: Cosa vuoi che interessi a quello l?
ANNA: Se pendo a quella sera!... Sembrava che fosse successo non lo so io un terremoto!
GINA: Lascia stare!
ANNA: Giovanni voleva stracciare la lettera, ma io gli ho detto: Spediscila ugualmente cosa vuoi che sappia lei?
GINA: Chiss che si sbrighi.
MARIA: I testimoni sono gi venuti?
ANNA: No! Per lo sanno di venire. Metti. Che Gaetano a minuti sar qui. Marco sulla strada, perci facciamo sempre in tempo a dargli una voce.
MARIA: Sei sicura?
GINA: Ieri Enrico andato in comune dal signor Biagi per mettersi daccordo sullorario ed intanto andato anche ad invitare i testimoni. E poi: mica lo sanno da ora.
MARIA: Lo sanno a che ora ?
ANNA: Dai, Maria: ti sembra che siano cosa da chiedere?
MARIA: ( a Gina) E, Tac? E uscito anche lui?
GINA: No, lui in soffitta. Prima stato unora in cantina, ed gi mezzora che in soffitta.
ANNA: Cosa ci fa?
GINA: Mah; star contando le tegole.
MARIA: Allora io vado ad aggiustarmi il vestito, ( esce)
ANNA: Vai vai, che qui ci pensiamo noi. ( a Gina)Sar meglio che la segua. Intanto porto la roba di l. ( prende il cabaret del dolce ed esce)
GINA: E meglio, qui tanto abbiamo finito.
SCENA TERZA: Gina, Tac.
TAC: ( entra soddisfatto) Lho trovata.
GINA: Cosa?
TAC: la fotografia.
GINA: Quale?
TAC: Come quale? Quella di mia zia. Guarda.
GINA: Ma sono tutti bambini. Cos la fotografia della scuola?
TAC: S! Lei deve essere quella dietro la maestra. Hai visto che bel musetto ha?
GINA: S, vedo. E cosa vuol dire?
TAC: Volevo farti toccare con mano che lavevo veramente una zia.
GINA: Nessuno lo dubita. Ma la fine che ha fatto, quella non la sai.
TAC: (senza alcun dubbio) Comunque; sono sicuro che lei.
GINA: Ascoltami Giovanni! Fra poco dobbiamo andare in Municipio a fare le promesse, e tu non sei ancora pronto.
TAC: Ora non tirare in ballo delle sciocchezze.
GINA: Ma come? Emai possibile che tu perda la testa per queste sciocchezze? Di che cosa vai in cerca? Hai tuo figlio che si sposa; un negozio in piazza che sembra sia avviato Noi di salute stiamo tutti bene, ringraziamo Iddio.
TAC: Di ce cosa vado in cerca? Ma lo sai che quando erediter, la nostra vita cambier come dal giorno alla notte?... Cosa vuoi che mi interessi il negozio? Quando avr i soldi sapr ben io come farli rendere. Non capisci che io lo faccio per te e tuo figlio? Credi che mi voglia imparentarmi con uno spiantato come quallo l?... Dopo tutto quello che mi ha detto?
GINA: Non dire cos! Lo sai che mi dai un dispiacere! Ormai tutto pronto. Nostro figlio ha un lavoro sicuro e smania di sposarsi E per le parole che Psen ti ha detto, non sono di pi di quelle che tu hai detto a lui.
TAC: Non ti ricordi di quanto mi ha offeso Dirmi che sono un pidocchio e che penso solo a me stesso Proprio lui, che voleva gli interessi.
GINA: Smettila Giovanni! Lo sai che Psen un po sempliciotto ma non cattivo. E tutte quelle cose che ti ha detto, non le pensa. ( esplodendo) Dio stramaledica i soldi e quelli che li hanno inventati!!
Pensate ai vostri figli, piuttosto.
TAC: Ci penso ci penso E proprio perch ci penso. Credi che io pensi a me? Anche allosteria non fanno altro che parlarne.
GINA: Certo che se andate avanti di questo passo, diventerete gli zimbelli del paese. E ora di piantarla1 (accomodante) dai: vai su a cambiarti.
TAC: (avviandosi non convito) Guarda, per, che io Psen non lo voglio neanche vedere! Ognuno va i Municipio per proprio conto!
GINA: S. Cos faremo ridere anche i polli! Perch non se ne parla anche troppo ( scoraggiata) Io non so: ma un vivere questo? ?
Ma possibile che i soldi riducano gli uomini a questa maniera? Uomini che pur di farsi un favore si sarebbero buttati nel fuoco che se stavano unora senza vedersi si cercavano come due amanti. Due fratelli non potevano volersi pi bene.
Se almeno quel civettone venisse qui e ci dicesse: Ascoltatemi gente. Mi sono sbagliato. . ȅ sarebbe troppo bello.
SCENA QUINTA: Gina,Anna.
ANNA: (entra)Il vestito pronto. E perfetto. La Maria quasi pronta. Non perch mia figlia, ma bella come una Madonna. Ora che ben vestita e ben truccata non sembra nemmeno lei.
GINA: Lo so che bella e brava.
ANNA: E tu coshai? Hai una faccia
GINA: Cosa vuoi che abbia? Ho litigato con Giovanni.
ANNA: Ancora?...
GINA: S, e sempre per le stesse cose. Non voleva venire in Municipio. Anzi, non voleva nemmeno fare le promesse. Poi, grazie a Dio gli passata ed andato a cambiarsi.
ANNA: Mah! Io non so nemmeno cosa dire. Solo che non vedo lora che tutto sia finito.
GINA: Parliamo daltro: va. Piuttosto per la torta?
ANNA: Ci ho pensato io.
GINA: Ceto che sar poco una torta.
ANNA: Ah Ho fatto fare una ciambella dal fornaio ed un po di paste.
GINA: Hai fatto bene. Poi mettiamo a posto i conti.
ANNA: Ho gi apparecchiato il tavolo. Ho messo il servizio ds dodici, quello della dote; almeno lo uso. Quando penso a tutte quelle ora per ricamare la tovaglia ed i tovaglioli
GINA: Non sar poco? Voi siete in tre, noi in quattro, poi i due testimoni che fan nove. Ho invitato la Veneta, la Pina, la Giacomina, Mario. La Marangona lo sai che non si pu muovere dalla sedia Mi ha detto di farle avere una fetta di torta. Le mander anche un po di tabacco da fiuto cos la faccio contenta. E cos simpatica quella vecchietta l.
ANNA: pensandoci bene occorrerebbe un servizio da ventiquattro ma io non ce lho.
GINA: Nemmeno io. per ora
ANNA: Daltronde lo sanno che non siamo ricchi, e poi tutta gente di casa.
GINA: Il vino bianco per gli uomini; c?
Anna: S, Lha portato Giovanni: glielo ha dato il Bersagliere.
GINA: ( preoccupata)Ci siamo dimenticati qualche cosa?
ANNA: Io spero di no.
SCENA QUINTA: Anna, Gina, Gaetano.
GAETANO: ( da fuori)Ehi di casa? Dove siete?
GINA: Avanti. Entrate Gaetano.
GAETANO: ( Entra. Indossa il vestito della domenica) Vi riverisco padrone.
ANNA: (rivolta a Gina) Sono arrivati i testimoni. ( rivolta a Gaetano) Marco non c?
GAETANO: Pensavo che fosse gi qui. Dove sono gli uomini?
GINA: Giovanni su. ( rivolta ad Anna) E Psen?
ANNA: Non ancora tornato a casa, ma sar qui a minuti.
GAETANO: Io sarei venuto prima; ma mi sono dilungato in piazza. Ho fatto una risata che c mancato poco che me la facessi sotto.
GINA: Cos successo?
GAETANO: Ora mi siede e ve la racconto perch merita.
Dunque: Davanti al Municipio, cera Carloccia pieno come un uovo, (ubriaco) che dormiva; con un braccio appoggiato al gradino e con laltra mano teneva un fiasco di vino. Russava come un asino.
A vederlo cera da sbudellarsi dal ridere, perch: dormiva, ma il fiasco lo teneva come se il dio degli ubriachi gli desse una mano. Ad un certo punto a Piero viene in mente di farsi uno scherzo. Si fa prestare da Trani una cannuccia. Pian piano toglie il tappo dal fiasco, d una succhiata alla cannuccia e gli vuota il fiasco. Intanto Carloccia russa. Giuseppe, quello che ha sposato la figlia di Trani, va a casa a prendere la macchina fotografica, torna e gli fa la fotografia. Quando Carloccia si sveglia, vedendo tutta la gente che si era fermata,ridere; si guarda intorno stupito, e quando si accorge che il fiasco vuoto, non dice niente, ma fa un grigno e poi comincia a tirar un rosario che si sente fino in fondo alla piazza.
Io, una risata cos non lho mai fatta.
( naturalmente il racconto pu essere sostituito da qualsiasi altro conosciuto nella localit in cui avviene lo spettacolo)
ANNA: Lo immagino, conoscendo Carloccia.
GINA: Avrei pagato per esserci.
GAETANO: Era bello come il sole.
GINA: Gaetano, bevete qualcosa?
GAETANO: (alzandosi) No, no. Mi risparmio per dopo. Piuttosto: dato che Marco non ancora qui, gli vado incontro. Caso mai ci vediamo davanti al Municipio.
GINA: Va bene.
GAETANO: Arrivederci. ( esce)
GINA: Anna? Mentre tu stai qui, io vado su a vestire Giovanni, cos lo tengo calmo. ( esce)
ANNA: S, vai vai. Sto qui io. Intanto preparo la roba per portare di l.
SCENA SESTA: Anna, Psen.
PSEN: ( da fuori) Anna? Dove sei?
ANNA: Dove vuoi che sia?... Sono qui dalla Gina.
PSEN: (entra. Ha un fiore rosso allocchiello. Si guarda intorno)
Non c il miliardario?
ANNA: Siamo alle solite.
PSEN: Lo sai che non lo voglio vedere!
ANNA: Hai visto Gaetano che appena uscito?
PSEN: No. Sono entrato dal portone di via Baldesio. Si vede che lui uscito dal cancello che da sullargine.
ANNA: Beh? Dove hai preso quel fiore?
PSEN: Me lha dato la signora maestra.
ANNA: E tu sei rimasto in piazza con quel fiore rosso allocchiello?
PSEN: S; perch?
ANNA: Lo sai che non il colore pi adatto in questi tempi. Sar opportuno che quando andiamo in Municipio te lo tolga, prima che nascano delle complicazioni proprio oggi.
PSEN: E la Gina dov?
ANNA: E di sopra che aiuta Giovanni a vestirsi.
PSEN: Ah; perch Sua Eccellenza ha bisogno del maggiordomo per vestirsi? Allora io vado. Io non lo voglio vedere dopo quel che c stato.
ANNA: Non ti sembra che sia ora di finirla? Dobbiamo andare insieme in Municipio: Non varrai farti compatire?
PSEN. Io; meno lo vedo, meglio .
ANNA: Non appesantire latmosfera peggio di quanto gi. Stai qui.
PSEN: E se scende io cosa faccio?
ANNA. Cosa vuoi fare?
PSEN: E se lui mi dice qualche cosa; io cosa rispondo?
ANNA: Stai sicuro che non ti dir niente. Lui sar impacciato come te.
PSEN: Io non voglio litigare in casa sua.
ANNA: Vedrai che non litigherete!
SCENA SETTIMA: Anna, Psen, Tac.
(In questa scena i due uomini saranno molto imbarazzati. Le loro domande e le loro risposte avranno il solo scopo di evitare il silenzio impacciante. Rimanendo in piedi distanti fra di loro. Non si guarderanno)
TAC: (entra mentre si sta sistemando la cravatta. Vedendo Psen, si irrigidisce) Sei qui Anna. Non sei ancora pronta? Gina su che si sta preparando.
Anna: No, sono gi vestita. Ho indossata la vestaglia per finire di preparare.
TAC: La Maria gi pronta?
ANNA: La Maria, s. Enrico sar qui ad attimi.
TAC: E tutto pronto?
ANNA: S. Di l la tavola gi pronta.
TAC: Non potevate preparare qui?
ANNA: Lo sai che in questi casi lo si deve fare in casa della sposa.
PAEN: ( con il gesto: non sa proprio niente)
TAC: Piuttosto per il vino? Sar meglio che lo vada a prendere in cantina.
PSEN: Per il vino ci ho gi pensato io.
TAC: Ci staremo tutti?
ANNA: Speriamo. Io ho messo il servizio pi grande che ho.
TAC: E per le sedie?
ANNA: Be, qualcuno star in piedi.
PSEN: Cesare Frigeri mi ha detto che se c bisogno, lui + a disposizione.
TAC: Anna: chiedi a tuo marito se ha invitato Popoli.
PSEN: i Popoli non possono venire perch sono andati a correre con i cavalli. Azzoni stato invitato?
TAC: Azzoni di turno in fabbrica e non pu venire. Verr a nozze. Verr Giano.
PSEN: No. Giano andato a far le corse in barca.
ANNA: beh! Ma corrono tutti?
TAC: Buton, viene.
Anna: s, Lui ha detto che viene.
PSEN: Corradi?
ANNA: No. Lavora anche lui.
TAC: Athos?
ANNA. Ho visto che andava in macello con un bel cavallone, e prima di mezzogiorno non si sbriga.
PSEN: Ma lavora tutta questa gente?
ANNA: la gente ha i propri impegni. Non festa per tutti oggi.
TAC: Vorr dire che faremo una bella bicchierata allosteria! Daremo laddio al celibato.
ANNA: Sentite uomini! Guardate che chi si sposa sono i vostri figli.
PSEN: E come se ci sposassimo noi.
TAC: S dovr andare allosteria insiemeper non far ridere. (rivolto a Psen) Voi cosa dite Cerati?
PSEN: Se c da fare cos Cerati faremo cos: Il conto si divide in due.
ANNA: S, se per questo, ne dovrete dividere dei conti
TAC
( insieme)
PSEN: Io non tremo! Io!
ANNA: Perch non andate di l a bere un bicchierino intanto che aspettiamo i nostri ragazzi?
TAC: A me, al mattino, il vino bianco da il languore.
PSEN: E io non ho sete! Io!
SCENA OTTOVA: detti,Enrico, poi Gina e poi Maria.
ENRICO: (entra ben vestito e smanioso) Allora? Andiamo? ( si guarda intorno e si raffredda) Ma che facce!
ANNA: C unallegria qui dentro che tutto un programma.
ENRICO: Almeno, oggi, potreste essere un po contenti. Almeno: fate finta.
Anna: E ci che dico anchio.
ENRICO: Sono contento perch sono andato a dare unocchiata in negozio anzi. Ho venduto un paio di stivali al famiglio di (..) (indicare un paese vicino) Ah, certo che questa sera gli vado a dare unaltra occhiata.
ANNA: ( ad Enrico)Ti piace proprio il tuo negozio?...
ENRICO: Certo che mi piace. Ora poi che lho messo a posto come mintendevo dovreste vedere come bello.
( Entra Gina, ben vestita e con un capellino appariscente)
GINA: Ecco: ora son o pronta anchio.
PSEN: (spiritoso con lidea di rompere il ghiaccio) Di? Gina? Sai che mi sembri una bella sposa?
TAC: ( fra s) Fa anche lo spiritoso, quello sciocchino.
GINA: Eh, prendimi in giro Il capellino me lha prestato la Mina. Per non sono sicura di portarlo mi sembra di aver in testa in nido. Mi sembra di esser sotto un pergolato.
ANNA: Cosa dici? Ma se stai cos bene! Invece io ne ho provato uno dalla modista; ma mi pareva di avere in tasta un porta torta a strati. Ah, io non sono capace di portare il cappello.
ENRICO: (euforico) Va l che abbiamo delle belle donne in casa. Ce ne sarebbero qui a( ..)che farebbero la firma per essere belli come noi.
GINA: (sconsolata) S, e andare daccordo cos.
ANNA: Taci v.
( entra Maria ben vestita e felice)
MARIA: Sono qui.
ENRICO: (innamorato) Sei bella come il sole! (cerca di abbracciarla)
MARIA: Non toccarmi che mi stropicci.
ANNA: (avvicinandosi alla figlia) Fammi vedere? Girati. ( a Gina) Tu, Gina, cosa dici?
GINA: Sembra un figurino.
ANNA: ( ad Enrico) Allora sei contento Enrico?
ENRICO: ( soddisfatto) Molto!
GINA: ( a Maria) E tu Maria?
MARIA: Non riesco nemmeno a stare nella pelle.
ANNA: (rivolta ai due Giovanni) A voi si fa a meno di chiederlo. Si capisce dalle vostre facce che siete contenti.
PSEN: Eh, io so di avere una bella figlia.
TAC: E io un bel ragazzo.
MARIA: Fatemi una grazia. Oggi fate una specie di armistizio, Fatelo per noi.
GINA: Sarebbe ora.
Anna: E quel che dico anchio.
MARIA: Bene! Ora avviamoci.
ENRICO: Ci manca lo zio Pidren.
GINA: Aspetter lultimo minuto prima di entrare.
SCENA OTTAVA:detti,poi Pidren con il funzionario.
PIDREN: (da fuori) Venga dentro signor Deprofundis. Si accomodi.
FUNZ: Defendi, Defendi, buon-uomo.
( entrano Pidren e Defendi. Il funzionario porta con s una valigia)
PIDREN: mah; io quel buon-uomo
GINA: Be; ma chi quello l?
TAC: Vien voglia di toccar ferro.
ANNA: Be? chi quel beccamorto?
PSEN: Vedrete chi .
PIDREN: Questo signore il funzionario della banca di (..) il cavalier
FUNZ: Defendi.
PSEN: (premuroso) Si accomodi.
TAC: Venga a vanti Si accomodi, si sieda.
FUNZ: Accolgo il suo invito a sedermi perch sono veramente stanco. Vengo a piedi fino dalla stazione. ( si accomoda al di l e al centro del tavolo)
(Mentre il funzionario si siede e mette al lato in terra la valigia, Tac e Gina si dispongono al lato sinistro del tavolo. Pidren e la moglie sul lato destro. I due mariti si siedono e dietro a loro, in piedi, le mogli. I due fidanzati in disparte. Pidren al deschetto)
PIDREN: Se mi avesse avvertito sarei venuto a prenderla in bicicletta; lavrei portato sulla canna.
FUNZ: per poter giungere in mattinata son dovuto partire molto presto. ( si guarda intorno) Vedo che ci sono molte persone che io non conosco.
PIDREN: Eravamo sul punto di andare in Comune per fare le promesse. ( indica i due giovani)
FUNZ: Scusate: non ho afferrato. Ah. Immagino che siano quei due bei giovani.
PSEN: (asciutto)S. Mio figlio con ( con disprezzo) il figlio di quello l.
FUNZ: Bene, bene. Ecco perch c aria di festa. Vedo vedo.
ANNA: Veramente c apparecchiato di l.
FUNZ: Come dicevo, sono partito molto presto. Non ho ancora fotto colazione proprio per portarvi al pi presto le notizie della zia del signor Giovanni Cerati. ( con lo sguardo indica Psen)
GINA: (incerta) Possiamo offrirle, cio, possiamo darvi qualche cosa? Dato che non avete ancora mangiato niente?
TAC: ( fra s, impaziente) Siamo qui sulle spine e lei va ad offrirgli da mangiare e far perder tempo.
FUNZ: Non vorrei disturbare ma magariun biscottino tanto per gradire.
ANNA: (premurosa) Glielo vado a prender io. ( esce)
ENRICO: ( a Maria, intollerante)Guarda quello l?... Noi abbiamo fretta e lui non fa una piega. Tua madre oltretutto gli va a prendere anche un biscottino.
TAC: (rivolto a Gina, sempre inquieto) Non ha mica tanta fretta. Noi siamo qui che stiamo sulle spine per sapere chi cerca Sono settimane e settimane che non dormoe lui l bel pacifico
GINA: Se hai fretta, chiediglielo.
TAC: S, ah glielo domando Prima di tutto non sa chi sono io, e poi: non voglio dar soddisfazione al pescatore.
PSEN: ( si raschia la voce perch non sa cosa dire)
ENRICO: ( a Maria) Dici che quella la valigia dei soldi?... dei dollari?
MARIA: (impaziente) Soldi o non soldi, basta che si sbrighi.
ENRICO: Allora noi andiamo?
MARIA: Perdinci, senza i nostri! Puoi immaginare se loro vogliono venire prima di sapere a chi andranno i soldi.
ENRICO: dai Maria, li aspettiamo di l. ( fa capire che andranno ad amoreggiare) (escono)
ANNA: (entra con un vassoio colmo di paste, e le pone davanti al funzionario)Prenda ci che vuole.
FUNZ: Grazie, signora. Molto gentile. Non doveva disturbarsi tanto. Ne prendo una giusto per gradire.
PSEN: (anche lui impaziente, alla moglie) Ti ha chiesto un biscottino e tu gliene porti un cesto.
ANNA: Non faremo la figura dei taccagni.
( il funzionario si mette comodo a mangiare pi paste che pu e soprattutto senza fretta. Tutti gli altri vedono quante ne mangia con il gesto deglutendo sembra che lo vogliano aiutare perch non si ingozzi.)
TAC: ( a Pidren)Non hai detto che un funzionario di banca?
PIDREN: Infatti. E il funzionario della banca Italiana di ()
TAC: Da come mangia mi sembra un facchino.
PIDREN: Non sarebbe meglio dargli un qualche colpetto sulla schiena?
ANNA: (al funzionario, preoccupata per la sua salute)Andiamo bene?
FUNZ: ( a bocca piena)Oh, s, s, Sono un po sgarbato se chiedo un goccio dacqua?
ANNA: Ma per lamor diddio Anzi. Mi scusi se non le ho servito un bicchiere di vino.
FUNZ: No, no, grazie. Solo un goccio dacqua. Il vino al mattino non vorrei che mi facesse male.
TAC: ( a sua moglie)Sar difficile con quello che ha divorato
GINA: Vado a prenderglielo subito.
(Gina prende dal secchio un mestolo dacqua e sta per versarlo in un bicchiere. Il funzionario che con la coda dellocchio ha visto, rimane schifato, perci)
FUNZ: Forse; giusto per gradire, e per non sembrare scorretto preferirei un goccio di vino ma proprio un goccio.
(Gina va a prendere la bottiglia del vino e lo mesce in un bicchiere, il quale deve essere di vetro spesso in modo che sembri contenga tanto vino)
GINA: Oddio! E rosso!
( il funzionario deve berlo tutto di un fiato. Mentre beve passa in rassegna il viso di tutti. Gli altri con il gesto lo aiutano a bere e quando finisce come dopo uno sforzo)
TUTTI: L!
FUNZ: ( come finisce di bere) Bene signori! Veniamo alle nostre cose. ( intanto prende la valigia, la mette sul tavolo e toglie da essa il foglio)
FUNZ: (rivolto a Pidren)Veramente ci che debbo dire di carattere un po riservato.
PIDREN: Stiamo diventando tutti parenti se per lei la stessa cosa?
( il funzionario con il gesto acconsente)
FUNZ: Vi sarete chiesto, perch mai, ho ritardato cos tanto a portare notizie. Ma dallAmerica non arrivavano mai.
( i coniugi si abbracciano in apprensione)
ANNA: ( al marito) Vedrai che non vero niente.
FUNZ: Sono per darvi una cattiva notizia.
PSEN: Dite. Siamo pronti.
FUNZ: Una triste notizia.
TAC: (nervoso) Prenda il coraggio per il collo e si sbrighi!
FUNZ: Il ritardo mio, dovuto al fatto che purtroppo la signora Susy Cerati vedova Mac Donald, improvvisamente, per lavanzata et (pausa) venuta a mancare ilk primo del corrente mese.
( Tutti si disperano. Lidea : chi pi piange pi ha diritto alleredit)
PSEN: oddio che disgrazia!
ANNA: Fatti coraggio Giovanni!
TAC: Lei che era una santa!
GINA: Sempre i migliori muoiono!
PSEN: Era cos buona!... guai per noi! Per me, poi, aveva unadorazione.
TAC: le volevamo bene tutti per il bene che faceva!
PIDREN: La chiamavano Santa Susanna!
ANNA: Poverina, non era nemmeno vecchia.
FUNZ: 98 anni compiuti.
TAC: Come si sacrificata per tirar su i suoi genitori Non si mai risparmiata.
PSEN: Tutto! Ma una disgrazia cos, non doveva succedere!
( Pidren si alza e chiama a raccolta ed in disparte tutti)
PIDREN: Ascoltatemi gente: prima di soffrire tutti non sarebbe meglio di sapere di chi la zia? Almeno pianger solamente uno.
TUTTI: hai ragione!
( tutti ritornano al loro posto)
FUNZ: Partecipo al grave lutto.
(il funzionario si alza per le condoglianze, d la mano a Psen e a sua moglie, poi si rivolge a Tac. Tac, prende il braccio della moglie e lallunga al funzionario perch le stringa la mano, poi egli stesso allunga la sua)
FUNZ: La signora Susy Cerati sposata in seconde nozze con mister Stiven Mac Donald di origine scozzese
PSEN: (soddisfatto, verso la moglie)Allora vi sono delle palanche di sicuro.
FUNZ: Prima di morire ha pensato di lasciare un testamento.
TAC: (teso, speranzoso) Ora lo sapremo!
FUNZ: Allegato al suddetto testamento ha lasciato anche una lettera. La quale evidentemente, un po, la risposta a quella che voi, ( rivolto Psen) Signor Cerati, le avete spedito tramite nostro.
Leggo: Al mio unico nipote ed erede universale Giovanni Cerati, nipote di
( pausa lunga. Titti tengono il respiro)
ASDUBALE CERATI.
TAC: (esplode) E mia zia!!!
( scoramento dei coniugi Psen)
PSEN: (abbattuto, alla moglie)E sua zia.
GINA: taci Giovanni! Lascia che continui!
FUNZ: La tua lettera caro nipote, mi ha arrecato una grande gioia. Ho letto fra le righe con quanta serenit conduci con la tua famiglia. Il denaro per te, evidentemente, non ha nessun valore di fronte la felicit che godi con i tuoi cari.
Ho notato, e ci mi riempie di gioia, quanto amore mi porti anche se non mi hai mai conosciuta. Mio marito mi ha lasciato molte ricchezze.
TAC: (felice) Andiam bene! ( intende appoggiare il gomito sul tavolo, ma prende male le misure e sta per cadere)
FUNZ: Poich,come giustamente dici, il danaro non da la felicit, ma, purtroppo, molte volte porta la discordia e loddio nelle famiglie, ho raccolto tutte le mie fortune in una unica fondazione: la Fondazione Mac Donald a favore dei diseredati.
( Tac guarda in faccia la moglie perch non capisce)
FUNZ: A te, perch tu possa conoscere e ricordare ogni volta che vorrai la cara zia Susy, lascio in mio ricordo e per unica eredit
( suspense: Il funzionario toglie dalla valigia e mentre parla da a Tac una grande fotografia della zia Susy )
FUNZ: Il mio ritratto! Che ti giunger con questo mio scritto.
Ti benedico nipote mio: Ta zia Susy.
( Psen comincer a ridere in sordina e continuer aumentando sempre fino allultima sua battuta, che sar una esplosione)
PSEN: Questa bella. Questo un bello scherzo da prete.!
TAC: ( si foga) E questo qui, con quella faccia da menagramo che si trova viene quidivora un cesto di paste Noi aspettiamo che finisca gli diamo da bere perch non si ingozzi E poi lui, bel pacifico con una faccia di bronzo pendiamo dalle sue labbra perch speriamo che ci dia belle notizie E poi, ti da un quadro e ti dice: To Prendi! Questo tutto ci che ti viene. ( scoppia)
Dio ti maledica!!!
( si alza e si avventa sul funzionario. Al che egli spaventato si alza e si difende con il braccio)
GINA: Trattieniti Giovanni! Sta calmo, sta calmo! Non facciamo compatire!
FUNZ: Noto il vostro disappunto.
TAC: Lo chiama disappunto. Ma chi che lha mandato questo?
FUNZ: (cerca di andarsene al pi presto)Ora, mio malgrado,debbo lasciarvi perch il mio treno sta per partire. Ho giusto il tempo per raggiungere la stazione. ( sta per fuggire)
PIDREN: Vada, vada, prima di perderlo.
TAC: Che non ci sia da dargli anche il pranzo!
( il funzionario esce )
ANNA: (rivolta al marito) E tu coshai da ridere? Ti sembra il momento adatto?
PSEN: E che
TAC: ( a Anna)Che cosha tuo marito da ridere?
PSEN: E che
TAC: Con ci che successo ti sembra che ci sia tanto da ridere?
PSEN: Non dirgli che sei povero
GINA: ( a Tac) Se no, non ti mander niente
TAC: Be. Sta diventando matto tuo marito?
PSEN: Digli che sei un signore che non hai bisogno di soldi
GINA: Perch pi facile che un ricco lasci i soldi ad un altro ricco
TAC: ( a tutti) Be, cosa dice?
PSEN: Digli che ti interessa di avere una zia
ANNA: ( al marito) Smettila Giovanna di ridere, prima che tu stia male!
PSEN: S, s, sto male dal ridere! Dille che le vuoi bene che lunica cosa che ti interessa!...
TAC: E con questo?
PSEN: TI HA ACCONTENTATO!!!!!
( i due amici che finalmente hanno capito quanto siano stati sciocchi a litigare, mentre Tac Butta via la fotografia, si abbracciano felici!)
SIPARIO
Fine della commedia
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