La zuppa della domenica
Atto Unico
di
Armando Rotondi
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Prefazione dellautore
La zuppa della domenica un omaggio che fa parte di un omaggio pi grande, purtropporimasto irrealizzato. Il brevissimo atto unico era, infatti, solo uno di una serie, firmata da vari autori, che dovevano comporre una sorta di omaggio a grandi autori teatrali di varie epoche e nazionalit.
Il progetto nacque nellormai lontano 2007 a Roma, in seno al Circolo Letterario Bel-Ami, associazione nota e molto ben radicata nel territorio. Era venuta l'idea, a noi componenti del circolo, di creare una sorta di testo teatrale-collage con un tema semplice, la preparazione di una zuppa, e svilupparlo secondo le nostre diverse sensibilit, immedesimandoci in autori ben noti e, ovviamente, ben pi grandi di noi. Ecco cos che videro la luce brevi atti unici auto-conclusivi sul tema della zuppa scritti come se fossimo Wilde, Ibsen, Shakespeare e altri ancora.
La fine del progetto prevedeva una messa in scena, affidandoci a gente di accertata esperienza, e la pubblicazione dei lavori. Purtroppo, come spesso accade, molti degli atti furono scritti, ma, per demeriti non di noi proponenti, non ebbero nellimmediato un seguito pratico.
stato un peccato, non c' che dire. Io, da napoletano, pensai che mi fosse quasi doveroso confrontarmi stilisticamente e omaggiare Eduardo De Filippo, croce e delizia per la scena partenopea, colui che ha portato sempre pi in alto la nostra drammaturgia, ma che ancora unombra minacciosa sulle generazioni future.
Nello scrivere La zuppa della domenica, decisi che essa doveva essere unopera (anche se piccolina davvero!) che pi eduardiana non si pu, partendo proprio dai testi e dalle situazioni di Eduardo.
Quattro sono le commedie del drammaturgo napoletano che rappresentano per me dei punti cardini: Natale in casa Cupiello (1931-1934); Napoli milonaria! (1945); Questi fantasmi!
(1946); Sabato, domenica e luned (1959), con tutta probabilit il punto pi alto della produzione di De Filippo.
Pur nella sua brevit, La zuppa della domenica piena di elementi che richiamano le opere suddette: i personaggi di Felice e Concetta, nel loro rapporto coniugale, nellidea che Felice ha di famiglia provengono dal mondo di Luca e Concetta Cupiello; i ricordi di guarrea di Gennaro
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Jovine di Napoli milionaria!; alla zuppa domenicale fa da contraltare il ben pi tradizionale rag che i vicini stanno preparando, rag che detta i tempi in Sabato, domenica e luned; l'impostazione, infine, ovviamente un omaggio ai monologhi (o dialoghi?) eduardiani con linvisibile professore Santanna di Questi fantasmi!
Questi gli spunti. Alcuni omaggi sono presenti anche attraverso alcune espressioni usate, ma il contenuto dei dialoghi proviene da miei ricordi personali, da racconti che ho potuto ascoltare e un passaggio, che, devo essere sincero, il mio preferito, appartiene completamente alla mia fantasia: la storia del cappotto miracoloso durante la guerra.
Anche per la lingua ho cercato di essere il pi possibile eduardiano, utilizzando non il dialetto napoletano, ma un italiano dialettizzato.
La zuppa della domenica non ha molte pretese. In fin dei conti vuole essere un esercizio distile e un omaggio ad autore che, come napoletano e come studioso-appassionato di teatro, rappresenta uno dei miei maestri, seppure indiretti e non conosciuti. Spero che non me ne si voglia se ho avuto l'ardire di arrischiarmi in tale confronto.
Latto unico stato rappresentato per la prima volta, sotto forma di reading scenico-artistico, il 16 giugno 2014 presso la Domus Ars di Napoli, con la regia di Alberto M. De Sena, anche interprete insieme a Simona Pipolo.
Armando Rotondi
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Lautore
Armando Rotondi docente universitario, drammaturgo e critico letterario. Dopo le lauree in teatro a Roma e a Napoli e il dottorato presso lUniversity of Strathclyde a Glasgow, ha insegnato alle Universit di Napoli e Torun (Polonia) e svolto attivit di ricerca allUniversit di Bucarest. Come ricercatore in ambito teatrale, autore di quattro monografie, circa quaranta capitoli di libro e articoli su riviste accademiche e pi di venti contributi in conferenze internazionali (USA, Gran Bretagna, Italia, Irlanda, Repubblica Ceca, Romania, Polonia).
Come autore teatrale, ha realizzato un adattamento in napoletano e francese di Graziella di Lamartine e diversi atti unici e monologhi. anche traduttore teatrale e in queste vesti ha lavorato al Tron Theatre di Glasgow per il site-specific Monaciello di Megan Barker, tradotto dallinglese al napoletano e prodotto dal Tron per il Napoli Teatro Festival Italia.
inoltre direttore artistico di Diecilune Festival dellAutore e scrive per diverse riviste on-line.
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La zuppa della domenica
Atto unico
di
Armando Rotondi
Personaggi:
Felice Marullo, sui settanta
Concetta Marullo, sua moglie
In casa Marullo. Una cucina vecchio stile, mattonelle verdastre sui muri, un lungo tavolo e piano cucina per i fornelli ancora a gas. Sul lato destro una vetrata d ad un piccolo balconcino, con una sedia posta vicino la ringhiera.
Concetta Marullo sta preparando il pranzo per la domenica. Versa e mescola gli ingredienti per la zuppa in una grossa pentola. Prende dalle credenze, dai mobiletti della cucina e da sopra il tavolo altri ingredienti che le serviranno per la pietanza. La donna vestita con abiti da casa, semplici. Una gonna lunga e un maglioncino, sopra un grembiule da cucina.
Felice Marullo, il marito, entra dalla comune, si avvicina alla moglie e guarda dentro la pentola. Fa uno sguardo strano alla moglie di perplessit, come dire vabb ora vedo io, prende una boccetta di spezie sulla tavola e fa per versarne il contenuto nella pentola. Concetta lo ferma con fare severo, ma in silenzio, minacciandolo con un mestolo. Luomo, intimato dalla moglie, si avvia verso il balcone, dove non pu dare fastidio.
Felice si siede sulla sedia fuori al balconcino e si guarda intorno alla ricerca di qualcuno con cui passare il tempo.
Concetta, invece, e sar indaffarata con la zuppa per tutto lo svolgimento della scena.
FELICE (guardandosi in giro, poi gi per la strada, infine di fronte a lui, dove finalmente nota il dirimpettaio)Ah, Professo come state?... (Pausa. Sorridente in attesa della risposta del Professore) Dico: come state? Tutto bene?.... Ah, s, e me fa piacere (In ascolto) Si, si, anche io Mi sono messo qua fuori a prendere nu poco daria nellattesa di mangiare. (Pausa. Sempre sorridente) Eh, si,
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si Avete proprio raggione, c nu bello tempo che ti invita proprio a stare allaria aperta (la faccia si fa pi seria) Ma sapite na cosa, Professo? Non bene. un male che fa cos caldo.Fa troppo caldo, proprio ora che dovrebbe fare freddo, il gelo. Cumme se dice, Professo? Le stagioni non (si interrompe ascoltando il Professore) Oh, esattamente, non ci sono pi le mezze stagioni. Eh, ma quello overo. Quando fa caldo, dovrebbe far freddo, e quando fa freddo, deve far caldo. E nun si capisce pi niente, na bolgia di caldo e freddo mischiati insieme. E questo non fa bene, no, no, non fa bene ai campi No, Professo, lo so e lo dico perch io, prima di trasferirmi in citt, che oramai saranno quaranta, cinquantanni, mo non ricordo pi neanche io dicevo, io prima, di trasferirmi in citt, venivo dalla campagna. Mio padre era contadino e me diceva sempre: Feli, stu tiempo nun me piace. Eh, Professo, (ridendo) se vede che manco mio padre piaceva al tempo, perch tanto cha fatto che o campo s ruvinato,
inaridito, tanto per il caldo di un anno, e cos fummo costretti a trasferirci in citt pe trova lavoro Conce! (Girandosi verso la moglie, che alza gli occhi al cielo, visibilmente seccata)
Conce, tarricuordi quando vivevo in campagna? Ce stevi pure tu.
CONCETTA (quasi fosse una cantilena)Marricuordo, Feli, marricuordo.
FELICE (tornando a rivolgersi al Professore)No, perch Concetta era la figlia del nostro vicino incampagna. Con isso o tiempo fu pi clemente e se navitte veni in citt tre anne adoppo a nuie. Eh si, si. Sono ricordi che ora fanno anche un po di malinconia. Eh, Professo (si ferma abbassa, lo sguardo, fisso nel vuoto come stesse ripensando a quei giorni, poi riprende) Questanno hafatto proprio caldo, non pensate anche voi?... Voi non mi crederete, ma io questanno non sono ancora riuscito a mettere il cappotto. Fa troppo caldo. E se me lo metto, io, comme se dice, io mi liquefo, mi sciolgo. Mamma mia, non si pu proprio stare. Ed un peccato, perch io ho un bel cappotto che mi diede mio padre. Sapete, Professo, un cappotto speciale (marca la parola speciale), cha tutta na storia dietro. (Ridacchiando) A vulite senti?... (Rivolto alla moglie) Conce, o Professore vuo senti la storia del cappotto di pap, vienila a senti anche tu.
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CONCETTA (ancora pi seccata)Feli, io tengo ca ffa. Altrimenti in questa casa non si mangia. Nonmi sembra che il signorino ama riempirsi la bocca con laria. Eppoi sta storia do cappotto a saccio a memoria. Lavrai cuntata ciento vote.
FELICE (con un moto di stizza)E la voglio raccontare anche cento e uno. E non capisco uno non libero racconta le storie in casa propria quando caspita gli pare na cosa (poi con un po si imbarazzo riprende con il Professore) Scusate, Professo, ma sapete mia moglie tiene da fare dafare (lanciando unocchiata inquisitoria alla moglie, che, sempre con lo sguardo, sembra rispondergli che vuo?) da fare na zuppa tiene da fare, mica laragosta per lambasciatore di Francia. (La moglie su questa frase assaggia la zuppa e lancia unocchiata di fuoco al marito)comunque,dicevamo ah, si, il cappotto Quel cappotto apparteneva a mio padre ed speciale dico veramente. Quello risale addirittura ai tempi della guerra ed ancora in ottimo stato. Mio padre lo portava, mi ricordo ancora, durante la guerra. Era il dicembre del 1942. Ce steveno gli americani che bombardavano da tutte le parti un inferno un vero e proprio inferno, ma ci siete passato anche vuie, che ve lo dico a fare. Vo ricordate?... E allora stavamo tutta la famiglia, mio padre, mia madre, i miei fratelli, io a correre per raggiungere i rifugi. E che
successe? Mio padre rimase indietro, e mentre correva per i vicoli, na bomba cadde proprio l, affianco a lui (si fa serio, come per essere sicuro di farsi credere nel dire qualcosa di incredibile) Professo, la bomba colp un palazzo e o palazzo gli croll addosso. Non le dico macerie fumo allucchi a tutte parti. Ripeto un inferno. (ancora drammatico) Noi giustamente pensavamo che pap era morto. E come potevamo pensare altrimenti Na bomba, poi un palazzo addosso e questo sicuramente doveva essere morto (il suo volto finora serio e drammatico si intenerisce e si scioglie in un sorriso) Sapite invece che successe?... che pap usc dalle maceria.Aveva la faccia tutta nera e polvere, nu scippo ncapa, ma, Professo, o cappotto non teneva n un graffio n uno strappo. Niente, nun era neanche sporco e polvere (ridendo) Ma vi rendete conto. E non si mai rovinato manco in seguito Un cappotto miracoloso, si diceva per il vicolo e ci stava pure qualcuno che inizi a portare delle offerte al cappotto, manco fosse laltare della Vergine, chiedendo che proteggesse anche la loro famiglia dalle bombe come aveva fatto con pap lo volevano toccare, chi na manica, chi na tasca, chi o collo Il
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cappotto che salv la vita a mio padre (si ferma un attimo, pensando se fosse il caso di chieder, poi si decide) Lo volete vedere?... (a Concetta, senza dare il tempo al Professore di rispondere) Conce, vaa piglia o cappotto che il Professore lo vuole vedere!
CONCETTA Feli, mamma mia, e lassa sta quieto il Professore.
FELICE Ma come?!... quello lo vuole vedere(rivolgendosi nuovamente al Professore, quasi mortificato)Professore, mi dispiace, ma quella mia moglie inizia a fare storie. Sar per unaltra volta, non vi preoccupate. La volta prossima v o faccio vedere. (si ferma, come per godersi un po daria fresca) Ah! Che bel venticello! (poi richiamato allattenzione dalla voce del Professore) Comedite?... Che stiamo cucinando? No, niente di particolare. Na zuppa con le verdure, cipolle, sedano e qualcosaltro. Na cosa e nulla (pausa, Felice fa quasi fatica a capire le parole del Professore) Come dite?... Oggi domenica?... Eh, si lo so che oggi domenica Come mai lazuppa?... (finalmente capisce e con soddisfatto) Ah, volete sapere, perch mai non facciamo il rag, visto che oggi domenica e facciamo la zuppa (quasi malinconico) e che vi devo di?... Il rag qualcosa che si fa in famiglia, tuttinsieme, quando la domenica mattina ti vengono a trovare i figlio, i nipoti, i parenti vari. Io mi ricordo quando, tanti anni fa, facevamo un bel rag, con Concetta che si svegliava allalba per prepararlo e cerano amici, parenti, cummari, frate e battesimo, frate e cresima, tutti quanti oggi, niente la domenica mattina non viene pi nessuno. Sti giovani non si svegliano pi per trovare il padre e la madre, per onorarli (imita una voce altrui) No, pap, lo sai dice mio figlio di sabato io trono tardi e la domenica devodormire. E dico io una volta tanto potessi pure turna a casa nu poco prima e venire a trovare i tuoi genitori che ti hanno sempre cresciuto con tanto amore, servito e riverito. (imita come prima) No, pap, perch poi dopo c anche la partita e cos non ne vale la pena sprecaore e ore pe fa o rra. Ci basta na zuppa, a me e a mia moglie (ripensa al discorso che ha fatto prima) Ah! Sti giovani doggi! Non hanno proprio pi rispetto, e credo che sia un po in tuttele famiglie (pausa, cerca di cogliere le parole del Professore) Come dite?... (quasi spiazzato) A voi i vostri parenti vengono a trovarvi tutte le domeniche e mo state preparando il rag ah e
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me fa piacere vuol dire che siete fortunato (rivolto a Concetta, quasi balbettando) Conc, hai capito? Il Professore viene trovato ogni domenica dai parenti e fanno il rag.
CONCETTA (sempre presa nella preparazione della zuppa e con un tono pi insofferente che mai)Perch ilProfessore un bravuomo e gli vogliono tutti bene. Tu, Fel, si scucciante.
FELICE (che fino ad un attimo prima era ancora sorridente, seppur deluso dal Professore, ora stizzito)Stazitta, donna. Come ti permetti io scoccio ma come te vene? Concetta fa per rispondere) Ssst Zitta non voglio sentire niente io sono luomo e tu la donna. Ognuno ha il suo ruolo io sono il capofamiglia Tu sei donna e devi cucinare. Io sono uomo e devo
CONCETTA (legandosi allultima parola di Felice)scocciare!
FELICE Esatto! Scocciare!... Scocciare tu non ti credere di farmela Conce, nun me fainnervosire che tu sei la nemica mia, la nemica della casa (nota che il Professore lo sta guardando e rivolto a lui) Eh scusate, ma sapete sono litigi, tra marito e moglie, ma in realt s inrealt ci vogliamo bene. (rivolto a Concetta) Oh, no! Concetta, non vero che ci vogliamo bene?
CONCETTA (pi calma e girando il mestolo nel pentolone)Alti e bassi, Feli, alti e bassi.
FELICE (facendo finta di nulla, continuando a sorridere al Professore)e poi cucina proprio bene. Fa zuppefavolose. Prima non era cos per Sapete qual la cosa pi importante in una zuppa, non la cipolla, il sedato no no il sale nu poco e sale e pi o nu poco e meno e la zuppa si deve solo buttare Ed proprio nel sale che consisteva il difetto di mia moglie prima cucinava troppo salato e la colpa di tutto sapete di chi era?... (pausa, poi quasi sottovoce) della madre. (riprende il tono normale) La madre era la regina del sale non faceva zuppe, ma sale con un poco di acqua vicino erano pozioni magiche per fare sortilegi Era na maga, na strega, na janara, comme se dice nalchimista se metteva davanti al pentolone e faceva (imita una voce in toni bassi) A me il sale! (imita un mago che mette gli ingredienti in una pozione
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magica, innescando una piccola reazione esplosiva) e buttava tutto il sale nel pentolone e cominciavaa girare, girare finche la pozione non era pronte mamma mia, e che schifezza chera. (quasi indicando la moglie) E mia moglie, con questa maestra che aveva, non poteva certo essere brava acucinare allinizio, con la madre che le diceva (sempre con i toni bassi) metti nato poco e sale Mamma mia, al solo penziero me veneno i brividi, la pella doca. Poi, dopo che siamo venuti a vivere da soli, mi so messo dint alle orecchie e le dicevo non mettere troppo sale, non mettere troppo sale e sapete che successe? Che mia moglie non ne metteva proprio e veniva tutto sciapito (soddisfatto) Mo, no. Mo s imparata bene. E comm brava!... Oh, no, Conce! (rivolgendosi alla moglie, con apprensione) Conce Conce statte accorto c o sale, n troppo, n troppo poco. Il giusto.
CONCETTA (quasi rassegnata)Si, Feli(mette altro sale a gran quantit, quasi a ripicca)
FELICE (al Professore)Fra le altre cose, Professo, penso che sia quasi pronto, sento gi lodore. Mami dispiace lasciarvi poi da solo mentre aspettate il rag E quello il rag pi complicato (Pausa, ascolta il Professore) Come dite?... Dovete andare a mangiare?... Il rag pronto!...
(perplesso e incredulo) Beh andate andate pure no non vi preoccupate per me tanto amomenti (la seconda volta pi forte) a momenti pronto anche qua (il Professore va via, Felice solo al balconcino. Ancora incredulo si rivolge alla moglie) Conce
CONCETTA Dimmi, Feli.
FELICE (quasi in lacrime, vedendo il Professore che mangia il rag nel calore della sua famiglia)Conce, macome mai o rra d o Professore gi pronto e qui stammo ancora aspettando na zuppa pe me e pe te?
SIPARIO
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