Lady Cathleen

LADY CATHLEEN

LADY CATHLEEN

Quattro quadri

di W.B. YEATS

PERSONAGGI

SHEMUS RUA, contadino

MARY, sua moglie

TEIG, loro figlio

ALEEL, poeta

LADY CATHLEEN

UNA, sua vecchia nutrice

DUE DEMONI, travestiti da mercanti

Contadini, Servi, Angeli, Spiriti.

La scena in Irlanda negli antichi tempi.

Una camera di contadini con un focolare acceso. Una porta e una finestra dalla quale si scorgono gli alberi d'un bosco dipinti con un colore scialbo ed uguale, sotto un cielo screziato di nubi. Mary, donna sui quaranta, intenta al macinatoio.

Mary - Che ha la gallina che strepita a quel modo? (Teig, ragazzo di quattordici anni, entra con una bracciata di torba che depone sul fuoco).

Teig - Adesso che il paese afflitto dalla carestia, dicono che i morti escono dalle tombe e si mettono a camminare.

Marv - Non capisco, la gallina ha sentito qualche rumore. Non fa che starnazzare.

Teig - E dicono ancora che a Tubber-vanach una donna s'imbatt in un uomo che aveva due orecchie a ventola e le muoveva come fan le nottole coll'ali.

Mary - Ma tuo padre perch non torna? Che cosa pu averlo trattenuto?

Teig - Due sere fa, al cimitero di Garrick-orus, un mandriano incontr un uomo che non aveva n bocca, n occhi, n orecchi: la sua faccia era come una parete di carne. E Io vide bene ve', al lume della luna.

Mary - Va e guarda se tuo padre ritorna. (Teig va alla porta, guarda fuori).

Teig - Mamma!

Mary - Che c'?

Teig - L, nella macchia, m' sembrato di vedere due uccellacci, ma non li posso discernere bene per via del fogliame. Hanno l'aspetto e il colore di due gufi. Mi pare che abbiano faccia di uomo...

Mary - Madre di Dio, difendici tu.

Teig - Mi guardano, mi guardano... Eh, mio padre ha ragione. Che vale il pregare? Dio e la Madonna si sono addormentati. Che importa a loro se tutto il paese strilla e si dibatte nelle unghie della fame?

Mary - Chetati. Con le tue bestemmie finirai a guastarci coi Santi. (Entra Shemus). Quanto che sei fuori pel bosco! Lo sai che mi figuro ogni sorta di malanni quando mi stai lontano, Shemus.

Shemus - Non sono in vena di ciarle. E' mezza giornata che mi arrangolo su e gi per boschi senza venir a capo di nulla: persino i tassi ed i ricci paion morti di fame; non si ode un frullo d'ala, tutte le foglie son secche.

Teig - Dunque non ci hai portato n cibo n danaro?

Shemus - Sono andato a sedermi l sul crocevia coi mendicanti e ho steso la mano anch'io.

Mary - Tu hai mendicato?

Shemus - S, ma senza costrutto. Appena m'han visto i pitocchi hanno cominciato a urlare che non volevano concorrenti e m'han cacciato via coi sassi e colle bastonate.

Teig - E ci avevi promesso un po' di cibo, del denaro...

Shemus - Che c' in casa?

Teig - Un frusto di pan muffito.

Mary - Abbiamo ancora farina per un altro pane.

Teic - E quando la farina sar finita?

Mary - C' la gallina.

Shemus - Mendicanti dannati!

Teig - E l'ultimo soldo sfumato...

Shemus - Sicch quando avremo terminato anche la gallina non ci rester che farci le labbra verdi col-l'acetosa e col radicchio.

Mary - Dio che finora non ci ha lasciato mancare il boccone, provveder, Shemus.

Shemus - Vuota la cucina di Dio. Quanto a me ho bussato a cinque porte, ma dappertutto c' un silenzio di morte. Pi nessuno li sveglia!

Mary - Forse chiss, il Salvatore che ci vuol morti... Egli sa che quando i sensi son chiusi, male non se ne pu udire n vedere. (S'ode lontano il suono di uno strumento a corde).

Shemus - Ma chi passa laggi e ci canzona con arpeggi di liuto?

Teig - E' un giovane in compagnia di una vecchia e di una signora.

Shemus - Che mai per i signori la fame della povera gente? Una salsa che rende pi appetitose le loro pietanze.

Mary - Dio sia clemente coi ricchi. Se avessimo sempre pranzato col cucchiaio d'argento, in mezzo a sfavillo di candelabri, noi pure saremmo diventati sordi alla miseria.

Shemus - Maledetti i ricchi!

Teig - Vengono alla nostra volta.

Shemus - (a Teig) Allora gi, sullo sgabello, e fai la faccia lunga, la voce piagnucolosa e tieni la zucca piegata .sulle ginocchia.

Mary - Avessi almeno il tempo di assettare ogni cosa... (Entrano Cathleen, Una e Aleel).

Cathleen - Dio con voi... Fra questi boschi, non lontano di qui, c' un antico castello con un brolo, una stesa di cedri e una grande fiorita intorno.

Mary - Lo conosciamo, signora; esso laggi cinto da inaccessibili mura, quasi che le miserie del mondo non lo possano scovare.

Cathleen - Forse noi siamo la miseria del mondo, che avendo vagato nel bosco per un'ora intera, ancora non ci riuscito di rintracciar la strada; eppure avrei dovuto conoscerla che in quella casa io ci ho trascorso tutta la mia fanciullezza.

Mary i - Voi siete lady Cathleen.

Cathleen - E questa donna ch' qui, Una, la mia vecchia nutrice, avrebbe dovuto ricordarsene, che ella fu laggi gran tempo felice con me.

Una - Milady, o le prunaie hanno invaso i sentieri o la vista non mi serve pi come una volta.

Cathleen - Anche questo giovane avrebbe dovuto conoscere la via dei boschi. Lo incontrammo poco fa, l sul termine della selva che errava cantando melodiosamente. Ma egli cos infatuato in un sogno di futuro terrore che non ci pu recare aiuto.

Mary - Il cammino breve. V'additer io il sentiero che i vostri servi percorrono quando tornano dal mercato. Ma prima sedete e riposatevi un poco... La mia gente, milady, fu per molt'anni al servizio dei vostri maggiori... oh, per un tempo assai pi lungo di quanto dicano i libri. Siate dunque i benvenuti voi ed i vostri compagni.

Cathleen - Vi ringrazio, ma noi dobbiamo partire che gi sul bosco s'affollano le ombre della notte.

Shemus - Da gran tempo, milady, qua non si tocca pane, ne si vede la croce d'un soldo.

Cathleen i - Vi morite di fame anche qui in mezzo a questi boschi dov'io mi figuravo nulla di mutato? Ma era un sogno il mio; l'antico leviatano pu ancora strisciare e annidarsi dovunque gli piace. (D loro monete).

Teig - Datene anche a me, bella signora. Dalla fame e dalla sete poco fa io cadevo tramortito sulla soglia come un cencio.

Cathleen - Ho regalato tutto quello che possedevo. Guardate, la mia borsa vuota. Passai la giornata intera accanto a uomini e donne che si morivano di fame, ad essi donai tutto il mio denaro. Ma via, prendete la mia borsa: la sua cerniera d'argento, vai bene qualche soldo. Per, e doman verrete al castello, avrete il doppio. (Aleel comincia a preludiare sul liuto).

Shemus - (borbottando) Che? anche la musica per deriderci?

Cathleen - Ah, buon uomo, non incolpare l'armo niosa mano che sfiora le corde... Han voluto i dottori che per obliare questi tempi calamitosi io mi cercassi nella musica un sollievo ai miei tristi pensieri, se non vorr languire sino alla morte.

Shemus - Non ho fiatato, signora. E che mai, povera gente come noi dovrebbe lamentarsi?

Una - Suvvia, milady, riprendiamo il cammino. Le angoscie ch'ella legge descritte nei libri pesano sul suo spirito come fossero sue.

(Una, Mary, e Cathleen escono. Aleel volge una occhiata di sprezzo a Shemus).

Aleel - (cantando) : S'amor m'ha fatto gramo, so quanto grande il suo reame sia, so d'una testa che spezzare io bramo, che l'uomo folle ha /duplice energia. L! Il mio cuore tutto lascia o prende. Chi del canto si beffa, Amor deride. S'amor pazzo mi rende, la scelta ecco l'ho fatta: (Fa schioccare le dita sulla faccia di Shemus). Salmisia! Ecco la testa che spezzar vorria. (Fa qualche passo verso la porta, poi si volge). E chiudila bene la porta avanti che annotti. Chi pu dire quali diaboliche creature svolazzano nell'aria a quest'ora? Poco fa due grigi gufi cornuti ci fischiarono sopra il capo. (Esce. Si ode il suo canto che dilegua, lontanando. Mary ritorna. Shemus intanto ha contate le monete).

Shemus - Il pazzo se n' ito.

Tei;; - Ha veduto due gufi cornuti. I gufi non portano fortuna, ma il malocchio se lo buscher lui, vedrete.

Mary - Non avete nemmeno ringraziata la signora.

Shemus - Ringraziarla, per sette soldi e un po' di argento?

Teig - E per una borsa vuota?

Shemus - Che questo per lei? E che il doppio di ci ch'ella ci promise, quando s'ha in casa pane e cacio e tutto quel ben di Dio che ora salito a un prezzo tant'alto che mai s'ud l'eguale, e ogni d pi cresce?

Mary - Infine ci ha dato tutto quello che aveva, ha vuotato la borsetta sotto i nostri occhi.

Shemus - (a Mary che andata a richiudere la porta) Lasciala aperta quella porta.

Mary - Quando coloro che han letto i libri e vedute le sette maraviglie del mondo, temono ci che vive sopra o sotterra, la povera gente ha da sprangar forte l'uscio.

Shemus i - Ed io spranghe non voglio. Per me non c' spirito di sopra o di sotterra che non ami meglio d'accogliere in casa mia di qualunque uomo, ricco o povero.

Teig - Basta ci dia soldi lo spirito.

Shemus - Ho udito dire che c' al mondo un essere che rassomiglia a un uccello, a un piccione, a un gabbiano, o a che so io, il quale se tu lo batti con una pietra o con un bastone, ti manda un suono come se fosse di rame; che poi a scavare dove quello ha raspato ci ritrovi una pignatta d'oro.

Teig - Padre, se tu fai l'evocazione forse qualcosa vuol comparire. Tempo fa essi furon visti da queste parti.

Mary - Che?... Volete chiamare i demoni? evocarli dal bosco? farli entrare qua dentro?...

Shemus - E ti opponi?... Tocca forse a te a insegnarmi chi o che cosa debba io accogliere in casa mia? (La schiaffeggia). Questo per mostrarti chi qui il padrone.

Teig - Chiamali, chiamali!

Mary - Dio, aiutaci tu!

Shemus - E prega, se te ne rimane ancora la voglia... Tanto le orecchie di lass son sorde, non t'odono. (Dalla soglia, gridando verso il bosco) Chiunque voi siate, che di notte andate errando pei boschi, purch non siate balzati su da qualche tomba, che io non vo' nulla di umano qua (dentro, ma siate invece liberali e schietti nel parlare, ecco, io vi d il benvenuto. Entrate, sedete al mio focolare. Che importa se avete il capo al disotto delle braccia, e una coda di cavallo che vi frusta sui fianchi, e se recate penne al posto de' capelli... Inezie son queste. Entrate, entrate e spartitevi il pane e le vivande che troverete in casa nostra, poi stendete le vostre piote a scaldarsi sulle ceneri. Fatto ci, faremo le parti |fra di noi, e alla malora uomini e donne... Suvvia, entrate... Che? Non c' nessuno laggi? (Ritraendosi dalla porta) (Eppure dicono che son frequenti come l'erba e che salterellano persino sul breviario del parroco! (Teig alza lentamente la mano e fa cenno verso ila porta, poi incomincia a indietreggiare. Shemus si volge, e scorgendo anch'egli qualcosa si ritrae. Mary lo stesso. Un uomo, vestito alla foggia dei mercanti levantini, entra, recando in spalla un piccolo tappeto. Lo distende al suolo e vi si siede sopra con le gambe incrocicchiate. Un altro uomo, vestito alla stessa maniera, J.o segue e come il primo siede sulFaltro lato del tappeto. I loro movimenti sono tardi ma risoluti. Essi levano dalle loro cinture delle bisacce ricamate, ne tolgono monete e cominciano a disporle sul tappeto).

Teig - Parlagli tu...

Shemus - No, tu...

Teig - Tu li hai chiamati.

Shemus - (ai due mercanti) Scusate... se mi faccio ardito a chiedervi... se desiderate qualcosa... Quantunque povera gente, pure se possiamo giovarvi in qualcosa...

Il primo Mercante - Abbiamo percorso un lungo cammino; siamo mercanti e dobbiamo viaggiare tutto il mondo.

Shemus - Io, invece, credevo che foste... Ma non importa. Poco fa mia moglie ed io ci si bisticciava perch io dicevo che il padrone qua dentro sono io e si questionava sul chi e sul che cosa io possa accogliere in casa mia, e cos... Ma l l, questo non cade a proposito, perch ben certo che voi siete soltanto dei mercanti.

Il primo Mercante - E viaggiamo pel Maestro di tutti i mercanti.

Shemus - Ma via, anche se foste quello ch'io mi pensava, non vi avrei fatta una minore accoglienza. Siate chi siate, noi vi daremo da cena a prezzo di costo, il che vuol dire che ci che si vendeva a un soldo, ora lo avrete 6olo per cinquanta.

(/ mercanti cominciano a contargli le monete sul tappeto).

Il primo Mercante - Il nostro Padrone ci raccomand di star alti nei prezzi, per modo che tutti coloro che vengono a patti con noi abbiano a bere, a mangiare, a stare allegri.

Shemus - (a Mary) Su dunque, datti attorno, va a tirare il collo alla gallina, che io e Teig metteremo in tavola e attizzeremo su un bel fuoco.

Mary - No, per voi non voglio cuocer niente.

Shemus - Non vuoi cuocere! Anche la stizzita mi fai adesso... Ho bell'e visto, ella vuol rendermi la pariglia perch poco fa le ha buscate. Ma s rabbonir, vedrete. Dacch la carestia ci capit fra capo e collo noi stiamo sempre qui a bisticciarci che sembriamo due coltelli in fondo a un canestro.

Mary - Ed io non mi muovo per servirvi, ecco. Come non sapessi che poco fa, l fuori, voi avevate una certa forma...

Teig - Proprio cos, eccellenze. Perch mio padre ha pronunciate alcune parole ambigue, ella non vuol persuadersi che voi gittate ombre come qualunque altro mortale.

Shemus - Infatti poco fa io dissi di voler dare il benvenuto ai Demoni del Bosco qualora occorressero di cibo e di bevanda. Sta per di fatto che voi non siete demoni, ma creature come noi.

Il primo Mercante - E' strano ella pensi che noi non gittiamo ombra. Non c' sulla faccia della terra due creature meglio sostanziate di noi.

Mary - Se non siete demoni, con tutto quel ben di Dio che avete sciorinato l sul tappeto, perch non date cibo e danaro a chi si muore di fame?

Il primo Mercante - Ne daremmo se trovassimo bisognosi che ne fossero veramente degni.

Mary - Cercateli.

Il primo Mercante - Come non conoscessimo gl'inconvenienti della pura carit.

Mary - Eh, adesso vi tornan buoni anche gli scrupoli...

Il primo Mercante - E se vi dicessimo che abbiamo pensato ad un pi bel sistema di carit?

Il secondo Mercante - Ecco, chi ci vende un briciolo di mercanzia sar retribuito con un prezzo che manco se lo sogna.

Mary - E che volete che abbian da vendere poveri affamati come noi?

Il primo Mercante - Noi non domandiamo cosa che gli uomini non abbiano.

Mary - Armenti, greggi, poderi, masserizie, ogni cosa fu venduta, ogni cosa se n' ita.

Il primo Mercante - Non tutto fu venduto. C' una cosa che pu essere nulla per chi la vende (tanto il compratore che arrischia, un secondo io insomma), e che la gente si ostina a chiamare immortale per via d'una certa panzana...

Shemus - Son venuti per comprarci l'anima!

Teig - S' per la mia, gliela vendo subito. Perch dovremmo star qui a sbasire dalla fame, per cosa che pu essere un bel nulla?

Mary - Teig... Shemus...

Shemus - Dio non ci appioppa che carestie e malanni, Satana almeno ci d danaro.

Teig - Non capisco, son demoni e il tuono non ancora scoppiato...

Il primo Mercante - Qui ce n' un mucchio per ciascuno. (Shemus fa per ghermire le monete). Aspetta, prima mi hai da fare un favore.

Shemus - Voi volete abbindolarci come fanno gli altri e tutte le vostre chiacchiere sul vendere e comprar anime son fantasie belle e buone. Avrei dovuto capirlo prima, che le vostre non erano che trappole da garbuglioni.

Il primo Mercante - Ciascun lavoro ha da avere il suo compenso, ma nessun lavoro pagato finch non compiuto.

Teig - Questa anche la mia idea.

Mary - Ma, Dio, perch non ti scuoti?

Il primo Mercante - Attenti. Dovete recarvi su ogni crocicchio, ad ogni porta e gridar forte che noi vogliamo comprar anime, e che le paghiamo bene, e che tutti potranno vivere grassamente, nel tripudio, finch la carestia sar finita; per che noi siamo buoni cristiani.

Shemus - (a Teig) Via, dunque, andiamo.

Teig - Correr, correr, tanto che mi buscher un bel gruzzolo.

Il secondo Mercante (s' levato ed andato verso il focolare) Un momento. Avrete bisogno di un acconto. Ecco, vi servir in cammino. Trattatevi come v'aggrada. Il nostro Padrone generoso. (Gitta al suolo un sacchetto di monete. Teig lo raccoglie, poi corre via con Shemus).

Mary - Struggitori di anime, Iddio vi annienter, vi inchioder come falchi sulla porta sua!

Il secondo Mercante - Malanno alle tue ciance! Gi le santocchie come te, sempre han pel capo di tali fisime.

Il primo Mercante - Se noi non siamo che falchi ch'Egli manda a svolazzare sul mondo, vedrai come alla fine Egli sapr spaccare le costole alla luna e spegnere le stelle della notte ancestrale.

Mary - Iddio onnipotente.

Il secondo Mercante - E tu pregalo! Mangerai erba e radicchio finch quella bassa soglia l sar diventata per te un muro, e quando a stento potrai trascinarti attorno colle mani, noi piomberemo qui accanto a te. (Mary sviene).

Il primo Mercante - L! abbiamo scampato il viso dai suoi graffi. Tu ora va a tirare il collo alla gallina e vedi se c' pane in dispensa. La infilzeremo sullo spiedo e ce l'arrostiremo la gallina, e cos ci papperemo la cena alla quale ci avevano invitati.

Il secondo Mercante (ritorna con la gallina strangolata e la getta al suolo) Ed ora scaldiamoci un po' le piote sulla" cenere. Scranne e sgabelli qui ci faranno da combustibile (comincia a far a pezzi le sedie).

Il primo Mercante (levando dalla bisaccia una bottiglia di terra) Ed ecco qua un vino che pi fragrante di una rosa!

Il secondo Mercante - E quello ci accheter la baruffa fra il bene ed il male!

Il primo Mercante - Bevi, dunque, tracanna! Viva tutti quelli che tracannano forte e grosso!

Il secondo Mercante - E alla malora i monaci e le bigotte !

QUADRO SECONDO

II bosco vicino al castello. Da un lato una veduta lontana di case turrite.

(Lady Cathleen, seguita da Una, si inoltra, appoggiandosi al braccio di Aleel).

Lady Chatleen - (soffermandosi) Questo cantuccio di bosco, che odora di miele delle selvatiche api, di certo ha la sua storia.

Una - Eccoci arrivati alla vostra casa.

Aleel - Dicono che nove secoli fa un uomo morisse d'amore per Maeve, la regina delle invisibili coorti: e che anche ora, quando la luna nel suo pieno, essa lascia le sue compagne di danza e vien qui e si butta a giacere su questo spianato e per tre giorni non fa che spasimare, inondare di lacrime le pallide guance.

Cathleen - Cos ella ama veramente.

Aleel - No, ella lacrima soltanto perch ha scordato il suo nome.

Cathleen - Ancorch tale oblio le dia gran pena, s'avesse avuto miglior senno, questa pena l'avrebbe assopita.

Una - Milady, siamo giunti a casa vostra.

Aleel - Ora ella riposa dentro un vecchio tumulo di pietra, lass, nell'invernale Knok-na-rea, e mentre le sue povere compagne, nate dall'acqua, sono costrette a farsi cullare dalle onde se vogliono prender sonno, basta ch'ella le chiami a nome perch tosto accorrano sulla terra e intreccino sotto la luna danze tanto vertiginose da renderle ebbre, s ch'esse vorrebbero amare come gli uomini amano, e degli uomini avere la pazienza e la piet. Ma hanno la rnemoria cos labile, che nulla ricordano del loro passato, e ne fanno un gran pianto. Oh, s, esse piangono, quando la luna nel suo pieno.

Cathleen - Forse perch han breve memoria campano s a lungo?

Aleel - La memoria ch'altro se non cenere che spegne del tutto il nostro fuoco gi presso a mancare? Ma esse portano in s un fuoco irruente, eterno.

Una - Eccoci giunti a casa, milady

Cathleen - E' vero. Passavamo oltre senza accorgercene.

Aleel - Casa importuna... Fosse stata pi lungi, conoscerei ben io quello che pensa la regina Maeve a luna mezza; e se adesso, come un tempo, le sue compagne di danza bramano di amare alla maniera degli umani.

Una - Datemi il braccio, milady, le parole di costui non sono degne d'essere ascoltate da orecchia cristiana.

Aleel - Tocca a me a reggerla, che sono il pi giovane. Per voi, Una, questo vuol essere peso troppo grave.

Una - Non badategli, milady, e pigliate il mio braccio, che in verit vi dico braccio d'una battezzata, e non come quello di costui che a giudicare dai suoi discorsi, un eretico. Non forse su questo braccio che vi riposavate un tempo quando eravate piccola e ignara?

Cathleen - Grazie. Ma ora lasciatemi posare un poco, ch'io mi rinfranchi (siede).

Aleel - Credevo di averla distolta almeno per un istante dal pensiero della sventura dei tempi, ma ecco che voi, nutrice, con le vostre chiacchiere ve la richiamate.

Una - Dite quel che vi pare, tanto non siete battezzato.

Aleel - Vecchia, vecchia, tu hai rubato un istante di pace al suo spirito, e ancorch tu campassi cent'anni, tu abbia lavato i piedi ai mendichi e fatte limosine e ti sia arrampicata sino a Croaghpatrick, mai non sarai perdonata.

Una - Le vostre ciance non mi toccano pi del gnaulio d'un cane.

(Entra il castaido di Cathleen).

Il Castaldo - Io non ho colpa, che il portone l'ho serrato a dovere. La colpa del guardaboschi. Essi penetrarono in giardino dall'angolo di levante, l dov' l'olmo.

Cathleen - Non comprendo... Chi entrato?

Il Castaldo - Grazie a Dio, sono il primo a parlarvi. Temevo, vossignoria, che qualche servo, in onta alla mia vigilanza, fosse venuto a narrarvi il fatto, falsandolo a modo suo.

Cathleen - (levandosi) E' accaduta disgrazia?

Il Castaldo - Infatti. Ma la colpa del guardaboschi che lascia crescere i rami lungo i muri, e cos i furfanti han potuto sgattaiolare su fin dentro in giardino.

Cathleen - Credevo foste incorso in qualche pericolo. Nessuno stato ucciso?

Il Castaldo - No, no... Han soltanto rubato per un mezzo carico di cavoli.

Cathleen - Forse morivan di fame i poveretti.

Il Castaldo - Eh, tra il rubare ed il morire di fame, avevan poco da scegliere.

Cathleen - Un dotto teologo, castaido, afferma che coloro che si muoion di fame han facolt di rubare il necessario senza commettere peccato.

Una - Un ladro senza peccato! E che ci stanno a fare i cocci di bottiglia sui muri di cinta?

Cathleen - Anche se commettesse peccato, dacch la sua fede intatta, Dio non pu negargli perdono. Non c' anima che sia simile ad un'altra nel mondo, non una che non tenga un modo tutto proprio nell'innalzare a Dio il suo amore, finch divenuto infinito. Perci tutte le anime, anche le pi perverse, sono ugualmente preziose e insostituibili. (Passano Teig e Shemus).

Il Castaldo - Dove correte cos precipitosamente? Intanto toglietevi il berretto. Non vedete chi qui?

Shemus - Non ho tempo da perdere, io. Debbo correre su e gi pel mondo, con le migliori nuove che mai s'udirono da mille anni in qua.

Il Castaldo - Suvvia, piglia fiato e parla.

Shemus - Se l'aveste voi queste notizie da portare in giro, altro che pigliar fiato!

Teig - Quando la gente sapr le notizie che portiamo intorno ci recher in trionfo sulle spalle.

Shemus - Ogni uomo porta con se una cosa che fino ad oggi non valutava pi d'una boccata d'aria: ma ora, caspita, la divenuta cosa che si pu barattare.

Teig - E dire che prima la si stimava utile quanto una scaglia di unghia!

Shemus - Ci che pi mi fa ridere in questa faccenda si che qualunque pezzente, se gli capita di vender la sua, pu metter su cavalli e carrozza.

Teig - Si tratta di due signori che comprano anime d'uomini.

Cathleen - O Dio!

Teig - E il bello si che forse l'anima non c'.

Il Castaldo - Ma questa gente o briaca o pazza.

Teig - (mostrando le monete) Guarda come me l'han pagata bene la mia...

Shemus - (scuotendo le sue) Va, gridalo per tutto il mondo , mi dissero quelli. Qui c' danaro per chi vuol vendere l'anima, del buon danaro per ogni anima .

iCathleen - Ma pagategli due, tre, venti volte il prezzo che v'han dato, e riprendete le vostre anime. Io vi dar danaro se vorrete.

Shemus - No, no. L'anima, atteso che vi sia, appunto ci che vieta alla carne di godere. Io invece voglio trincare e starmene allegro.

Teig - Presto, vieni via. (Esce).

Cathleen - Ma il mondo di l, Shemus...

Shemus - Se anche ci fosse il mondo di l, mi quadra pi affidare il mio avvenire ad un uomo che paga fior di danaro, che a colui che ci ha scatenato addosso la carestia. (Esce, gridando) Qui c' danaro per un'anima! Danaro per chi vuol vendere l'anima! Danaro, buon danaro! .

Cathleen - (ad Aleel) Inseguiteli, richiamateli indietro; se si oppongono, trascinateli a forza, supplicateli, offrite loro tutti i doni che vorrete, ma riconduceteli qui. (Aleel esce). E tu seguilo, Una, aggiungi le tue suppliche alle sue... (Una che stava pregando esce). Castaldo, tu che conosci i segreti della mia casa, quanto ho?

Il Castaldo - Cento barili d'oro.

Cathleen - Quant'ho in castelli?

Il Castaldo - Altrettanto.

Cathleen - Quanto in pascoli?

Il Castaldo - Altrettanto.

Cathleen - Quanto in foreste?

Il Castaldo - Altrettanto.

Cathleen - Ebbene, serbami questa casa sola e vendi tutto il rimanente... Vai, contratta a tuo piacere, ma ritorna subito con armenti di bestiame, con navi cariche di grano.

Il Castaldo - Dio vi benedica. Voi sarete la salvezza del paese.

Cathleen - Su, presto, non indugiare. (Il castaido esce. Rientrano Aleel e Una).

Cathleen - Non son tornati? Parlate, via.

Aleel - Un d'essi trasse un coltello e minacciava di avventarsi su chiunque gli sbarrasse il cammino; e com'io tentava farlo, ei mi fece questa ferita ch' qui, ma non nulla.

Una - il loro occhi lampeggiavano come quelli degli uccelli da preda.

Cathleen - Presto, seguitemi, poich ora io ardo dall'impazienza di tramutare questa mia casa in un asilo per i bisognosi e gli affranti di cuore. Tutti accorreranno ad abitarla finch le sue mura si spaccheranno e il tetto croller su di noi. Da oggi io non posseggo pi nulla di mio, non ho pi gioie e dolori che siano miei. (Esce).

Una - (prende Aleel per la mano e mentre gli parla gli benda la ferita) Essa ha trovato il suo compito di carit... Voi ed io che siamo al paragone? Due farfalle sperdute in un mattino d'inverno. (Escono).

QUADRO TERZO

Un atrio nella casa di Lady Cathleen. Alla sinistra, una cappella e una gradinata che vi conduce. A destra un arazzo che riproduce una scena sacra. Nel mezzo, due o pi arcate di tra le quali si vedono indistintamente gli alberi del giardino. Cathleen inginocchiata davanti all'altare della cappella. Una lampada accesa pende sopra l'altare.

Aleel - Son venuto a supplicarvi di lasciare questo castello, di fuggire queste selve.

Cathleen - iFuggire, e perch? La sofferenza non forse dappertutto di qui al mare?

Aleel - Coloro che mi mandarono camminano invisibili.

Cathleen - Dunque vero ci che la gente dice, che vedete o udite cose ignote a tutti.

Aleel - Io dormiva, e dormendo, il mio sonno divenne foco, e nel foco uno camminava ed aveva ali intorno al capo.

Cathleen - La sembianza di un antico dio...

Aleel - O quella di un angelo, milady. Egli mi ordin che venissi a togliervi da queste selve. Prenderete con voi qualche servo e la vostra vecchia nutrice e vi recherete a vivere sulle colline, in mezzo alle musiche e agli splendori dell'acque, fin tanto che l'ra del male sia trascorsa. Per che qui una terribile morte vi sovrasta, un non immaginato tormento, un'oscurit spaventosa tanto che non v' (fulgore di sole o di luna che la potranno dissipare.

Cathleen - Non angelo quello che vi manda.

Aleel - Qui, nella vostra casa lascerete solo un vecchio fedele che dia ricetto agli affamati, ai vagabondi, e prodighi loro cibo e riposo.

Cathleen - Oh, recarmi con voi, Aleel, l dove non pi creatura mortale, ma i cigni soli veleggiano sull'acque, e udirvi preludiare sull'arpa nell'ora in cui gli alberi gitteranno grandi ombre intorno alla nostra porta, e quando la notte con la sua pace e i suoi pallidi lumi abbia cacciato gi dal cielo il folleggiarne sole, ridursi insieme a discorrere in mezzo allo stormeggiare de' canneti... No, no, non posso... Se mi vedete piangere, non per la pena di dover rinunciare a una vita radiosa come quella e che qui non trovi n una via n una mta: non piango no, perch ho bramato invano di posare il mio sguardo sul vostro viso, Aleel, ma perch un'intera notte trascorsa in orazioni mi ha cosi tut-t'affranta.

Aleel - (prostrandosi davanti a lei) Deh, lasciate che il creatore del mondo, degli angeli, dei demoni, della morte e di tutto, rimedii al male che ha fatto. Quando vana ogni nostra fatica e gli occhi son pur vivi, invano anche il cuore si spezza.

Cathleen - A che gioverebbe quella fine cos placida?

Aleel - A che se non a guarire?

Cathleen - Avete veduto le mie lacrime, Aleel, ed io veggo ora la vostra mano che trema sul pavimento.

Aleel - (balbettando) Io mi pensava solo di guarire. Oh, si, Egli era creatura angelica.

Cathleen - (accostandosi a lui) No, non creatura angelica, ma un antico dio colui che va per il mondo a risvegliare i cuori appassionati, ebbri d'orgoglio, che un giorno tutti Igli angeli, disertando i nove cieli, verranno a cullare sino ad addormentarli.

(Va alla porta della cappella; Aleel leva, esitando, le mani giunte verso di lei, poi le lascia ricadere lungo i fianchi).

Cathleen - Non tendete a me le vostre mani supplichevoli. Questo cuore non pi si sveglier sopra la terra. Per Colei che l'ebbe sette volte trafitto, ho giurato di pregare a questo altare finch il mio cuore, cresciuto come un grande albero al cielo, vi faccia stormire tutte le sue foglie, e il cielo salvi la mia gente.

Aleel - (che si levato) Quando una creatura cos nobile ha parlato d'amore ad una cos misera com'io sono, foss'amche per negargli amore, che pu essa fare se non tendere a lei le mani supplichevoli, poi lasciarle ricadere, conoscendo tutta la sua vana audacia? (Va verso la porta dell'atrio; lady Cathleen muove alcuni passi verso di lui).

Cathleen - Se le antiche storie narrano il vero, vi furon regine che sposarono pastori, e re che si unirono in nozze con pezzenti. Ma le fecondatrici acque di Dio, fluttuando intorno al vostro spirito, han reso voi pi potente di re o di regina. Non il vostro spirito, Aleel, ma il mio qui rimasto come una vuota coppa.

Aleel - Io taccio... Tutto vi ho detto; ora lasciatemi qui, accanto a voi.

Cathleen - No, non pi... Troppo il mio cuore affranto. Voi dovrete ancora udire venti e acque che gridano, chiurli che cantano, riavere la pace, la pace che vi desidero di cuore, Aleel.

Aleel - Datemi le vostre mani, ch'io le baci...

Cathleen - Ed io vi bacio sulla fronte. Ma vo' che vi allontaniate da me. Non ve ne dolete, Aleel... Anticamente vi furono donne che ingiunsero ad uomini di cercar loro corone rapite al Paese di Sott'acqua o pomi involati su colline vigilate da draghi; e con tutto ch'esse sapessero vagliare i cuori e le volont, pure tremavano nell'impartire quei comandi, com'io tremo adesso, Aleel, a imporvi questo duro compito, che ve n'andiate, e in silenzio senza volgere il capo, senza guardarmi; sopra tutto non voglio che mi guardiate, Aleel... (Aleel esce). E non gli ho Chiesto della sua mano ferita; ma gi se n' andato ahim... \(Va al loggiato, guarda fuori). Non posso pi scorgerlo. Di fuori, tutto tenebra. Oh, fossero il mio cuore e il mio intelletto se non un lieve piccolo tremito cme questa santa favilla... (Entra lentamente nella cappella).

(Si ode lo squillo di una campana d'allarme. I due mercanti entrano precipitosamente).

Il secondo Mercante - Han suonato l'allarme, tra poco ci saran sopra.

Il primo Mercante (andando ad una porta laterale) Il tesoro qui. Ti avevo ordinato di addormentarli tutti.

Il secondo Mercante - Oli angeli e le sue preghiere li proteggono (Entra nella stanza del tesoro e ne esce di Fi a poco con sacchi ripieni di monete. Frattanto il primo mercante si indugiato a origliare alla porta dell'oratorio. Poi il secondo mercante attraversa una delle arcate del loggiato, si arresta, e tende l'orecchio. I sacchi sono ai suoi piedi). Eccolo qui tutto il tesoro. Ma ora svigniamocela avanti che ci acciuffino.

Il primo Mercante - Io ci ho tutto un piano per accalappiarla.

Il secondo Mercante - S' per ucciderla e rapirle l'anima, tempo ne hai ancora prima che ci sien sopra con le loro preghiere: stanno frugando la torre di tramontana.

Il primo Mercante - No, non questo. Non possiamo affrontare di colpo gli eserciti celesti in arme. Quanto alla sua anima, sta certo, ci verr di suo, poich, appartenendo io al nono e pi potente cerchio dell'inferno, dove stanno i re, sono in possesso di un bel trovato per riuscire in questa faccenda... Milady, abbiamo nuove da recarvi. (Cathleen compare sulla porta della cappella).

Cathleen - Chi mi chiama?

Il primo Mercante - Abbiamo alcune nuove, milady.

'Cathleen - Chi siete voi?

Il primo Mercante - Mercanti e conosciamo a menadito il libro dell'universo, avendoci passeggiato sopra foglio per foglio, molt'anni; e col dentro noi abbiam letto cose che molto vi riguardano, milady. Vedemmo aperta la porta del castello e cos siamo entrati sperando di trovare un'orecchia che ci ascoltasse.

Cathleen - La porta aperta perch gli affamati e i derelitti possan venir qua dentro e trovar soccorso e accoglimento. Ma voi diceste di recar nuove.

Il primo Mercante - Nella palude di Alien noi rinvenimmo gravemente malato un uomo al quale voi ordinaste di acquistare bestiame. Presso Fair Head scorgemmo i vostri navigli carichi di grano tutti immobilizzati dalla bonaccia, l, nella nera notte; n meno immobili di loro ardevano le loro lanterne specchiate sul mare.

Cathleen - Grazie a Dio, a Maria e agli Angeli ho ancora tanto danaro nel mio tesoro, da comprare tutto il grano di quelli che l'hanno ammassato arricchendo con la ifame della povera gente. Ma, voi che foste lontano e conoscete i segni delle cose, dite, quando cesser la carestia?

Il primo Mercante - Per ora non v' accenno a mutamenti; n le cose miglioreranno tanto presto, che il frumento si seccato e c' moria nel bestiame.

Cathleen - Avete voi udito di alcuni demoni che van attorno a comprar anime?

Il primo Mercante - E c' chi dice ch'abbiano teste da lupi, e che le loro membra, disseccate dalle vampe eterne, abbiano tutta l'agilit delle procelle; altri ancora li fan piccoli e tozzi, mentre pochi li affermano simili a mortali, ima ce li danno per alti, bruni e vagabondi - come noi - verbigrazia. Tutti per s'accordano nel dire iche la potenza maggiore l'hanno negli sguardi coi quali essi riescono persino a curvare un uomo e a gittare una rete intorno all'anima sua. S che la gente andrebbe a vender loro quei pochi vapori che s'ha dentro, se non fosse che voi ne li distogliete con la potenza del vostro danaro.

Cathleen - Grazie a Dio sono ricca e potr soccorrerli. Ma perch mai essi vendono le loro anime?

Il primo Mercante - Poco fa entrando da voi, abbiam veduto il vostro portiere che se ne stava appisolato dentro la sua nicchia. Ebbene, milady, quella un'anima che non vale pi di cento soldi... Ma ve n'hanno altre, vedete, che valgono anche cento corone. Per la vostra, ad esempio, se ho potuto udir bene, essi darebbero quattrocentomila corone e anche pi.

Cathleen - Come pu tanto danaro esser dato in compenso di un'anima? La tomba dunque una cosa cos terribile?

Il primo Mercante - Vedete, milady, alcuni vendono la propria anima semplicemente perch lo sfavillio delle monete li attira, altri perch la tomba fa loro spavento, altri per imitare i loro vicini, altri ancora perch pare che ci sia un aspro piacere a gittare ogni speranza, a troncare ogni resistenza, a liquidare ogni gioia, ad abbandonarsi a corpo morto all'amplesso delle fiamme eterne. E tutta questa gente si butterebbe con gran gusto a questo nuovo piacere se il vostro danaro... ve lo avessero rubato.

Cathleen - Mercante, c' qualcosa nella vostra voce che mi fa temere. I vostri occhi brillavano quando mi dicevate come un uomo pu perdere la sua anima e il suo Dio; e 'quando m'avete detto come il mio povero danaro possa giovare al mio popolo, allora, perdonate, mercante, mi sembr di vedervi sogghignare.

Ll primo Mercante - Rido, milady, perch mi par di vederla tutta quella gente penzolare come un mazzo di stringhe... e otto la rovente coorte delle fiamme perpetua che se li abbrustola...

Cathleen - S, c' qualcosa che mi fa paura in voi. Certo non siete del nostro mondo. Dove siete nati? In qualche lontano angolo della terra? (Il secondo mercante ch'era stato in ascolto dietro le arcate, sbuca fuori; nell'istesso tempo giungono suoni di voci e di pste).

Il secondo Mercante - Via, via, presto... Sono di gi nel giardino. Se ci acciuffano, vedrai come ci vorranno rinfrescare colla loro acqua santa!

Il primo Mercante - Addio, milady. Dobbiamo percorrere molte miglia ancora prima dell'alba. I nostri cavalli scalpitano impazienti. (Escono da una porta laterale. Entra un gruppo di contadini).

Il primo Contadino - Perdonate, milady, abbiamo udito uno schiamazzo.

Il secondo Contadino - Ce ne stavamo al fuoco ragionando del pi e del meno...

Il primo Contadino - ... e in quella s' udito un frastuono, qui da voi: siamo accorsi, abbiam frugato tutta la casa, ma ancor non s' visto nessuno.

Cathleen - Troppo paurosi siete... Ma via rallegratevi, ora sarete salvi: la sofferenza non vi toccher pi.

Una - (entrando precipitosamente) Ohim! Ohim! La camera del tesoro sossopra, la porta spalancata, l'oro scomparso! (/ contadini alzano grida lamentose).

Cathleen - Silenzio... Dite di non aver visto nessuno?

Una - Ohim! La mia buona signora ha perduto ' tutto il suo danaro!

Cathleen - Suvvia, quelli tra voi che non sono troppo vecchi montino sbito a cavallo e facciano ricerche per tutto il paese. Dar una fattoria a chi sapr scoprire i ladri. (Entra un uomo con un mazzo di 'chiavi appese alla cintola. Si sussurra: idi portiere! Il portiere! ).

lu Portiere - Qui ci sono demoni... Io me ne stava l nella mia nicchia, presso alla porta, quando due gufi mi passaron vicino sussurrando con voci umane.

Un vecchio Contadino - Iddio ci abbandona.

Cathleen - Vecchio mio, vecchio mio, Egli giammai serr una porta che un'altra non riaprisse alla nostra speranza... Io sono tutta contristata da un bieco presagio che mi caduto nel cuore. Ma intatta la mia fede; e stai di buon animo. Per che Egli non abbandona il mondo, no, anzi, standogli davanti, lo plasma nella sua creta e lo foggia a Sua immagine. D'et in et la creta si dibatte otto le Sue dita febbrili e oppone aspramente il suo antico, greve, stupido e informe riposo: ma talvolta, se le Sue mani si soffermano alcun poco, essa gli sguscia sotto e le orde de' demoni balzan fuori... Ma lasciatemi adesso. (Va verso la porta dell'oratorio) No, restate ancora un istante... Una, prendi queste chiavi. Aprono la dispensa ed il granaio. (Al portiere) Ma tu piglia questa. Apre la piccola stanza dove si trovano le erbe mediche, l'elleboro, la mona-cella e l'erba colombina... Il libro delle cure l, in alto, sopra lo scaffale.

Il Portiere - Perch mi ordinate questo? Forse avete veduto in sogno la vostra bara?

Cathleen - iNoj ma un terribile pensiero ora mi percuote... Udii il grido d'angoscia che si leva dalle innumerevoli capanne, eppure un sinistro potere mi vuole, mi trascina gi, gi... non so dove... Oh, pregate per tutti gli uomini e per tutte le donne impazziti dalla carestia. Pregate, miei buoni famigliari. (I contadini s'inginocchiano. Lady Cathleen sale i gradini dell'oratorio, rimane l immobile, poi con voce forte grida) Maria, GRegina degli Angeli, e voi turbe dei Santi, addio* per l'eternit!

QUADRO QUARTO

La casa di Shemus Rua. Nel fondo un'alcova e dentro un letto sul quale disteso il corpo \di Mary, in mezzo a ceri accesi. 1 due mercanti collocano sulla tavola un gran libro, contano le monete e cos via.

Il primo Mercante - Grazie a quella panzana che gli abbiamo narrato poco fa dei bastimenti arenati e del mandriano che si era buscato un malanno, vedrai he ressa d'anime ci capiter addosso.

Il secondo Mercante - E nei suoi forzieri, ormai, non c' rimasta pi la croce di un soldo.

Il primo Mercante - Ieri, appena fu notte, tramu-tatomi in una civetta dal capo d'uomo, io mi spinsi su fino agli scogli di Donegal e di l scorsi quei suoi navigli che dovrebbero recare grano e farina alle donne del paese. Avevano tutte le vele alzate e piene e filavano veloci sul mare grigio. Sono appena a tre giorni da noi.

Il jsecondo Mercante - Io, appena fu caduta la rugiada, trasformatomi in uno sparviero, mi scagliai a levante e vidi novecento buoi che i bovari si tacciavano avanti attraverso il Meath con pungoli di ferro. Sono appena a tre giorni da noi.

Il primo Mercante - Tre giorni di lavoro per noi. (Un gruppo di contadini s'affolla sulla porta. 'Fra essi Teig e Shemus).

Shemus - Entrate, entrate e siate i benvenuti. Quella laggi, vedete, mia moglie. Ella s'infischi dei miei potenti padroni e non volle sapere di venire a patti con loro. Ora eccola l, che manco s'accorse di essere una gran sciocca, di tanto sciocca che era.

Teig - E non volle inghiottire manco una crosta di pane; prefer piuttosto campare a rape e pan di cuculo.

Shemus - E non, ci fu verso di ficcarle in mente che la morte il peggior malanno che ci possa capitare indosso. E s che ci assai semplice. Ma da ultimo la sua lingua era divenuta rabbiosa a cagione di tutte quelle ciance ch'ella aveva appreso in sagrestia. (A Teig, vedendo che se ne sta Zi ingrullito e piagnucoloso). Va a tirare la tenda. E non mi farai mica l'allocco adesso che questi bravi signori son qui per salvarti.

Il secondo Mercante (airaltro mercante) Guardali l, dacch li ha presi la sete dell'oro, essi ci ronzano attorno come foglie d'autunno rammulinate dallo scirocco. Avanti, date commercio! Commercio!

(Il primo Mercante - Su, chi vuol contrattare con noi?

Shemus - Signori miei, tranne tre o quattro, gli altri sono mezzi trasognati dalla gran fame. Intanto eccone qua uno di quei tre o quattro. Gli altri piglieran lena col tempo.

Un Uomo di mezz'et - Io vorrei trattare con voi, basta che mi facciate un buon prezzo.

Il primo Mercante (leggendo nel libro) John Maher, uom facoltoso, un po' tardo di mente, ma tranquillo di sensi e pacifico di cuore. Gli angeli pensano di condurlo a salvamento . Duecento corone; duecento corone per un'anima, per un piccolo soffio di vento.

L'Uomo di mezz'et - Ne voglio trecento. Gi voi avete letto l dentro che non c' decorso di tempo che mi possa rendere vostro.

Il primo Mercante - Qua dentro c' scritto dell'altro. ... sovente di notte egli si sveglia per lo spavento di diventar povero e si mette a escogitare il modo di fare qualche grossa ladreria, senza inciampare nella legge .

Un Contadino - Chi ha inventato questa panzana? Io mi son trovato con lui, una volta a mezzanotte.

Un altro (Contadino - Non presterei fede manco a mia madre.

:Il primo Mercante - Ci avete dentro questa marachella. 'Dunque non vi d pi di duecento corone.

Un Contadino - E son fin troppe per un furfante.

Shemus - Su, pigliate ci che vi si offre ; tanto non meritate di pi. -(Mormorio generale, durante il quale luomo di mezz'et prende le monete e se ne va verso il fondo della scena dove si lascia cadere sopra una scranna).

Il primo Mercante - C' nessuno che abbia un'anima migliore di questa? (Non foss'altro che per i debiti che avete colla vostra parrocchia dovreste far affari con noi.

Una Donna - Quanto mi date della mia?

Il primo Mercante - (leggendo nel libro) Ragazza bella, tenera e ancor giovane . Temo non vi dar molto. E certo che l'uomo ch'ella ha sposato, non sa nulla di ci che sta nascosto, sotto la giara, fra l'oriolo a polvere e la pepaiola.

La Donna - Uh, che libro scandaloso...

Il primo Mercante - ... e quand'egli fuori alla fiera dei cavalli, non s'immagina certo che la mano che scrisse quel biglietto clandestino viene a battere tre colpi alla finestra .

L Donna - S'anco m'avete scovata una lettera, non una buona ragione che mi dobbiate offrir meno che agli altri.

Il primo Mercante - L, vi do cinquanta corone. (La donna fa per andarsene).

Shemus - Ebbene, la mia comare, ragionate un po'. E' questo il tempo di star a fisicare sul prezzo? Da brava, venite qua, pigliate il danaro. (La donna prende il danaro e ritorna nella folla).

Il primo Mercante - Avanti! Commercio! Commercio! Anime come le vostre si comperano soltanto per carit. Ormai i mille peccati che le annerano le han messe in bala del nostro Padrone, assai tempo prima che veniste voi a portarcele. (Entra Aleel).

Aleel - Qui, prendete la mia. Ne -sono stanco. Non chiedo compensi.

Shemus - E perch non chiedete compensi? Volete vendere l'anima senza domandare danaro? Ma siete pazzo?... Si vede proprio che l'amore della lady Cathleen gli ha dato alla testa: non sa quello che si dice.

Aleel - L'angoscia sua, il dolore che traspare dalla sua faccia devastata, il tormento ch' nei suoi occhi, hanno prostrato il mio spirito, e adesso io so che voi dovete prendere la mia anima.

Il primo Mercante - Noi non possiamo prenderla la tua anima, poich tu l'hai donata a lei.

Aleel - Voi lo potete, mercanti. Che ne faccio io della mia anima, se non pu giovare a colei che amo?

Il primo Mercante - Andate, andate. Io la vostra anima non posso todcarla.

Aleel - Il vostro potere dunque cos misero? E dovr io recarla con me, per tutta la vita?... Siete dei mercanti da burla.

Il primo Mercante - Trascinatelo via... Mi turba.

(Teig e Shemus riconducono Aleel verso la folla).

Il primo Mercante (al secondo mercante, parlando basso) fratello, fratello il, suo sguardo mi ha riempiuto di agitazione e di fuoco.

Il secondo Mercante - Chinati su me, e bacia il cerchietto dove Satana ha posato le sue labbra. Riavrai la pace. (Il primo mercante bacia il cerchietto d'oro ch' intorno al capo del compagno). Anch'io sono pieno di turbamento, ma nel cuore m' nato un presagio, che l'anima che noi cerchiamo pi avidamente ci sia vicina, che il nostro lavoro sia prossimo alla fine. Avanti! Commercio! Commercio! Commercio! Che? Siete tutti ammutoliti?... E vorreste tenerci lontani ancora molto dalla nostra antica dimora, dalle nostre eterne gozzoviglie?

Il primo Mercante - Commercio! Commercio!

Shemus - Dicono che voi le deprezzate troppo le donne.

Il primo Mercante - Ebbene offro mille corone per una vecchia che sia stata sempre brutta. (Una vecchia contadina si fa innanzi. Il primo mercante prende in mano il libro e legge). Ha rubato ova e galline quando i tempi erano grami, ma a tempi migliori confess il suo furto. Non marin mai la messa di domenica, e quando pot, pag i suoi debiti . Prendete il vostro danaro.

La Vecchia - Dio vi benedica. (Gitta un grido) Ah, signore, mi ha preso male!

Il primo Mercante - Quel nome come fuoco all'anime dannate. (Un lungo mormorio sorge tra la folla dei contadini che si scostano da lei, quand'ella esce).

Il primo Contadino - Come ha strillato!

Il secondo Contadino - Forse strilleremo anche noi cos.

Il terzo Contadino - Ve lo dico io che non c' un posto peggiore dell'inferno.

Il primo Mercante - Avanti! Commercio! Commercio!... Forse che una sciocchezza simile vi pu vietare di fare un buon contratto?

L'Uomo di mezz'et .- Padrone ho paura.

Il primo Mercante - Ho comprato la tua anima e non c' da aver paura, ora che l'anima tua se n' andata.

L'Uomo di mezz'et - Rendimi la mia anima.

La Donna (buttandosi ginocchioni ed abbracciando le ginocchia al mercante) Riprenditi il tuo danaro e ridammi la mia anima.

Il secondo Mercante - Bevi, metti al mondo dei bastardi, gavazza a tuo piacere, che solo il piangere e il sospirare sono i bei frutti dell'anima e tu l'anima non l'hai pi, hai capito? (D uno spintone alla donna).

Un Contadino - Andiamo.

Un altro Contadino - S, s, andiamo. E facciam presto. Se quella donna non avesse strillato, anch'io avrei perduta la mia anima. (Tutti si volgono per partire, ma sulla soglia s'arrestano gridando: a Lady Cathleen! Lady Cathleen ).

Cathleen - (entrando) State ancora trafficando?

Il primo Mercante - A vostro dispetto. Si pu sapere che che qua vi conduce, madonnina dagli occhi di smeraldo?

Cathleen - Son venuta a vendervi un'anima, ma domando un prezzo altissimo.

Il secondo Mercante - Che importa il prezzo se l'anima ne degna?

'Cathleen - La gente qui muore di fame ed per questo, mercanti, che vi si affolla intorno. Io udii il loro grido e giorno e notte quel grido mi persegue, mi dilania. Vorrei avere quattrocentomila corone per provvederli di cibo, finch la carestia terminata.

Il primo Mercante - Questa somma infatti noi la daremmo anche per un'anima sola che ne fosse degna.

Cathleen - C' dell'altro. Vorrei che liberaste le anime che avete comprate.

Il primo Mercante - Un'anima sola noi conosciamo che valga il prezzo di quattrocentomila corone.

'Cathleen - Se la mia che intendete, essa una povera cosa, senza valore.

Il primo Mercante - Dunque voi ci offrite...

Cathleen - Vi offro la mia anima.

Un Contadino - No, milady, non fate questo. Le anime come le vostre sono assai pi care a Dio che non le nostre. Oh, che farebbe il Cielo senza di voi?

Un altro Contadino - Guarda come le loro zanne si raggrinchiano dentro i loro guanti di cuoio...

Il primo Mercante - Quattrocentomila corone... eccovi il danaro. Quanto poi alle anime di cui domandate la libert, esse sono uscite or ora dalla nostra giurisdizione; la vostra presenza le ha inondate di luce, ha riempito di beatitudine i loro cuori. Ma ora, qua, firmate. Trattandosi di un'anima come la vostra non s'ha da omettere nessuna formalit.

Il secondo Mercante - Firmate con questa penna, milady; una penna del gallo che cant nel giorno in cui San Pietro ebbe rinnegato il suo Maestro. Tutti quelli che ne usano hanno grandi onori, laggi, nell'In-ferno. (Cathleen si china per firmare).

Aleel - (precipitandosi verso di lei e strappandole di mano la penna). Lasciate che Dio compia l'opera sua...

Cathleen - Aleel, io non ho pi pensieri; io non odo che un grido, che un grido...

Aleel - (gittando via la penna) M'ebbi una visione, l, sotto la verde siepe di spinalbe e di rose... gli uomini udranno ancora gli Arcangeli che fanno rotolare il vuoto teschio di Satana, sulle cime delle montagne.

Il primo Mercante - Portatelo via. (Teig e Shemus lo trascinano via con violenza cosicch egli stramazza in mezzo ai contadini. Cathleen ripiglia la penna e firma, poi volgendosi ai contadini).

Cathleen - Raccogliete le monete e venite con me. Quando saremo lontani da questo sacrilego luogo, dar a ciascuno danaro bastante. (Esce; i contadini le si affollano intorno, le baciano la veste... I due mercanti restano soli).

Il secondo Mercante - (E noi andiamocene ed attendiamo la sua morte. Rannicchiati come due nottole sotto la torre del suo castello, noi aspetteremo, tenendo d'occhio la nostra preda, il momento opportuno per agguantarla.

Il primo Mercante - Svolazziamo sopra il suo capo finch'ella non abbia che pochi istanti di vita. Or ora, quando firm, gi le si cominciava a spezzare il cuore. (Ma, zitto, zitto che mi par d'udire, laggi, le bronzee porte dell'inferno cigolare sui loro perni. Senti, senti la ridda eterna che manda a noi i suoi clamori a incuorarci.

Il secondo Mercante - Vestiti di penne, balziamo nell'aria e andiamovi incontro colla sua anima ben stretta dentro al tuo artiglio. (Corrono fuori. Aleel strascinandosi si riduce sin nel mezzo della scena. E' calato il crepuscolo e la scena si fa sempre pi tenebrosa a mano a mano che Fazione procede. S'ode, lontano, il mugolio idei tuono e il rombo di una bufera che si avvicina.

Aleel - Le bronzee porte sono spalancate, ed ecco Balor (1) che s'avanza sul suo gran carro di fuoco; ecco i demoni che gi alzarono le grevi palpebre di sugli occhi che un tempo impietrivan gli dei; ed ecco Ba-rach (2), il traditore e Cailitin (3), lussuriosa progenie che diffonde la follia druidica... E l veggo pure quel gran Re che l'Inferno accalappiava quando ei trucid Naisi e ruppe il cuore di Deirdre. E le teste tutte di costoro sono volte da un lato, perocch sempre han combattuta la bellezza e la pace con ostinato, subdolo ed obliquo furore. (Si rannicchia quasi scorgesse gli spiriti roteargli sopra il capo. Una entra). Gi, gi, rac. cosciati, vecchio airone, non senti tu passare sul capo la spaventosa bufera?

Una - Dov' la lady Cathleen? E' tutto il giorno che ha gli occhi ipieni di lacrime, le mani tremanti.

Aleel - Cathleen ci ha abbandonati, ha scelto altri amici... I demoni sono scatenati, vecchia mia.

Una - Dio protegga la sua anima!

Aleel - Essa l'ha venduta, pur ora, senza manco consigliarsi con noi. (Le fa dei gran cenni verso il basso). Guarda, Orchill sovrasta a tutti col suo pallido e bel capo s ricco di vita, con la sua tenebrosa persona simile ad una bruma fluttuante sotto i bagliori dell'alba, poich colei che svegliava i cuori all'estasi della preghiera ha pure un cuore fatto di sangue quando gli altri soffrono. Intorno le si stipa la nubilosa moltitudine delle donne che adescano i demoni con le risa lascive, e dietro le ondeggia una calda nuvola di sangue peccaminoso... e le sue belle unghie rosate, guarda, son tramutate in artigli! (Afferra Una, la trascina nel mezzo e continua a far cenni verso il basso con gesti veementi. Il vento rumoreggia). Ascolta, intonano un canto, oh, assai tranquillo per quelle lingue scellerate.

Una - (gittandosi con la faccia contro il suolo) Oh, Signore, difendila dai demoni! Se t'occorre un'anima in olocausto, prendi la mia, Signore.

(Aleel le s'inginocchia accanto ma sembra non udire le sue parole. I contadini ritornano. Portano in spalla il corpo della lady Cathleen e lo depongono al suolo davanti a Una ed Aleel. Essa giace come morta).

Una - E' cos che mali spiriti possono prosperare e le dolci anime infrangersi! (Bacia le mani di lady Cathleen).

Un Contadino - Eravamo giunti sotto l'albero, allo svolto del sentiero, quando ella si fece pallida in viso come una morta e svenne. E mentre la portavamo qui, ecco che un nembo nereggi sulla faccia della terra e ci abbatt al suolo. Serra la porta col gran catenaccio, 'che mai si vide pi buia, furiosa, accecante bufera! (Una ch' vicina alla porta tira il catenaccio).

Cathleen - Oh, tenetemi forte, che la bufera mi rapisce con se. (Una la prende fra le braccia. Una donna comincia ad alzare lamenti).

Un Contadino - Zitta!

Alcune Donne - Silenzio!

Cathleen - (rizzandosi un poco) Vecchia Una, i sacchi sono l, in un mucchio. Quando io sar morta, compartisci tu il danaro agli uomini e alle donne. Fa secondo il tuo giudizio, vecchia Una, d secondo il bisogno di ciascuno.

Una Contadina - Mi dar ella abbastanza per sfamare i miei figliuoli?

Un'altra Contadina - Regina del Cielo, fate che noi ci perdiamo, ma che essa sia salva.

Cathleen - Una, Aleel, chinate il capo su me. I vostri volti li contemplo ora per l'ultima volta come la rondine che guarda il suo nido sotto la gronda prima di avventurarsi sul selvaggio mare. Non piangete, no, che se uno si spento, molti lumi restano ancor accesi sull'altare di Dio... Aleel, tu che cantavi delle danzatrici del bosco che non conobber dolore perch null'altro che fiato era nei loro piccoli petti, addio! E addio a te, mia vecchia Una, che un tempo dividevi con me i trastulli e mi portavi in collo quand'ero bambina e felice e quasi come danzatrice anch'io. Oh la bufera mi rapisce... la furia dentro i miei capelli! Io debbo andarmene... Addio... .(Muore).

Una - Datemi quello specchio. (Una donna le porge lo specchio: ella lo accosta alle labbra di lady Cathleen, in mezzo al generale silenzio). E' morta!

Un Contadino - E' morto il pi puro giglio della terra.

Un altro Contadino - E' morta la pi bella fra le stelle.

Una vecchia Contadina - La piccola pianticella che io amavo si spezzata.

Aleel - (strappa lo specchio dalle mani di Una e lo getta al suolo) E io t'infrango, vetro maledetto, che specchiavi il bel viso che ora non pi. E schiantati tu pure, o mio triste cuore, poich colei che con la sua dolente parola aveva fatto di te il pi vitale spirito, ora s' dileguata e t'ha lasciato qui, solo, pugno di ardente cenere. E tu, orgogliosa terra, e tu, mare schiumoso, scomparite! Voi non udrete pi il balbetto dei suoi piccoli piedi, ma cadrete in bala della muggente guerra degli angeli e dei demoni. (S' ritto in piedi, mentre quasi tutti intorno a lui sono prostrati. La scena si fatta buia: a stento si discernono le forme). E la maledizione sia su voi. Destino, Tempo e Mutamento... Oh, presto verr la grande ora in cui tutto piomber capofitto, negli spazi senza fondo! (Un lampo seguito da tuono).

Un Contadino - Mettetelo ginocchioni, che la sua maledizione ci ha tirato addosso il lampo ed il tuono.

Aleel - L, nei grandi spazi, angeli e demoni han cominciato battaglia. Udite sui bronzei cimieri come le bronzee spade risuonano! (Un lampo seguito da tuono). Lass, una freccia scagliata da una fionda invisibile ha squarciato la fronte di Balor, e la nera turba dei demoni fuggita via, come un tempo quando fuggiva Moitura (1). (Ogni cosa perduta nell'oscurit).

Un Vecchio - Con nostra vergogna e sgomento il furore dell'Onnipotente ha abbuiato il mondo. Noi dobbiamo perire. (D'improvviso l'oscurit rotta da una luminosa visione. I contadini appaiono inginocchiati sopra un balzo rupestre, mentre sopra e dietro di loro s'aggirano procellosi e mutevoli vapori. Nell'alto, fra l'ombra e la luce, appare la schiera degli angeli armati. Portano armature vecchie e logore, impugnano spade fosche, sbreccate, stanno l, ritti in ordine di combattimento e guardano in basso con facce accigliate. I contadini si prostrano).

Aleel - Non guardate gi alle socchiuse porte dell'Inferno, ma parlate parlate al mio spirito percosso dal Signore. Ditemi, ch' divenuto di colei che qui giace morta? (Afferra uno degli angeli). Parla tu, o pi non ti lascio tornare ai tuoi eterni splendori.

Un Angelo - Gran luce dal Cielo, gi le porte di perle sono spalancate. Ed Ella ha varcate le soglie della pace e Maria dal cuore sette volte trafitto l'ha baciata sulle labbra: la sua santa chioma s' effusa sul suo viso. (Aleel abbandona l'angelo e s'inginocchia).

Una - Dite a coloro che varcano lass le soglie della pace, ch'io vo' andarmene da colei che amo. Gli anni, simili a grandi e neri buoi che Iddio col suo pungolo si caccia avanti, camminano a gran passi sul mondo ed io son gi tutta calpestata e rotta dal loro passare. (Un suono come di corni lontani sembra giungere dal cuore della Luce. La visione scompare e le sembianze dei contadini inginocchiati appaiono sempre pi indistinte, nell'oscurit).

FINE

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