L’alba, il giorno, la notte

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DARIO NICCODEMI

L’ALBA, Il GIORNO, LA NOTTE

Commedia in tre atti

PERSONAGGI

ANNA

MARIO

Le voci interne:

Il Padre

La Madre

La Sorellina

Paolino

La Cameriera

La commedia si svolge in un giardino oggi

ATTO PRIMO

Un giardino folto di alberi, di piante e di fiori, chiuso da una grande cancellata dalla quale si scorge un lungo viale di altissimi tigli. Lontano, le monta­gne. Luce incerta e tenue di un'alba estiva nel primo risveglio.

SCENA UNICA.

Quando si alza il sipario Anna corre veloce verso il cancello venendo dal fondo del viale, lì vestita di bian­co, leggermente. Mario la insegue da vicino. Anna raggiungeil cancello; lo apre, entra; lo richiude e tenta di sbarrarlo, mentre Mario dall’altra parte, spinge per impedirglielo.

ANNA - Ma no! … Ma no! … Signore, insomma! …. E’ una cosa … Le proibisco …Ma è         una villanata!...  E’ una … Chiamo! … Che vigliaccheria!...

E le parole tronche affannose continuano per un momento finché Mario più forte vince la disperata resistenza ed entra.

            Signore …

Mario          Signora, non sono un ladro....

Anna            Ma ne ha i sistemi.

Mario          Giuro di non essere....

Anna            Non voglio sapere né chi è, né chi non è. Mario.Devo dirglielo.

Anna            Sono in casa mia... Chiamerò per farlo uscire....

Mario          Non svegli chi dorme È tanto presto!

            senza muoversi

Anna                       E invece....

Mario          Se si muove, scappo.

Anna.           E allora, scappi.

Mario.         No, finché sta ferma.

Anna.           Signore

Mario.         Signora

Anna.           Che cosa vuole?

Mario.         Niente

Anna.           Lei fa il mestiere di inseguire le persone che incontra?

MARIO          Non tutte. Mi stancherei.

ANNA            E perché ha inseguito me con questa inqualificabile insistenza?

Mario          Perché quando in un'alba simile s'in­contra una donna come lei, sdraiata in un                               bosco....

Anna.           È forse suo il bosco?

Mario.         No.

Anna.           Dunque?

Mario.         Ma neanche suo.

Anna.           Se io avessi incontrato lei addormen­tato in un bosco non l'avrei neanche guar­dato.

Mario.         Chissà !

Anna.           Come, chissà!

Mario.         Voglio dire che essendo addormentato non avrei potuto vedere se mi guardasse o                       no.

Anna.           Glielo garantisco.

Mario.         Allora è segno che non è curiosa. Si guarda sempre una persona distesa per terra,                         non foss'altro per assicurarsi s'è morta o viva. E’ un dovere d’umanità. lei mi                           avrebbe guardato.

Anna.           Le dico di no, e lei doveva fare lo stesso.

Mario.         E tutt’altra cosa, signora, io, anche sdraiato nella più bella e poetica foresta                                  dell’universo, non sono  uno spettacolo da sbalordire nessuno. ne conviene?

ANNA            Si

Mario.         Grazie. Mentre che lei, signora, anche sdraiata in un campo di patate è cosa tale da                      fermare chiunque.

Anna.           Non è ora di complimenti.

Mario.                     Non sono complimenti.

Anna.                       Chiacchiere, allora.

Mario.                     Nemmeno. Quel che mi sono permesso di dire rispettosamente è la più                                         semplice espressione di una semplicissima verità.... E se potessi                                                     aggiungere.... Ma.... Scusi.... Stava per dire qualcosa?

Anna.                       Sì. Questo: sa, signore, di che cosa sono veramente sbalordita?

Mario.                     Mentirei se dicessi di saperlo.

Anna.                       È di essere ancora qui ad ascoltarlo.

Mario.                     Se le dicessi che ne sono molto più sbalordito di lei, mi crederebbe signora?

Anna.                       Ha ragione.... Sono imperdonabile.... sono una sciocca....

Mario.                     Non esageri signora!

Anna.                      Avrei dovuto andarmene subito.

MARIO                      Era infatti un mezzo sicuro e radicale per non rimanere ad ascoltarmi.

ANNA                                   Ma ho una giustificazione, signore …. E se immagina chissà che cosa,                                          sbaglia! … Se immagina ….

MARIO                      Quando immagino, signora, cerco sempredi immaginare qualcosa che                                           valga   me­glio della realtà; e in questo momento non sarebbe possibile                                          neanche se fossi un grande poeta o un grande pittore!

Anna.                       Sono rimasta perché ho temuto che vo­lesse inseguirmi fino in casa.

Mario.                     Oh!

Anna.                       E non ho voluto dare uno spavento ai miei.

Mario.                     Per chi mi prende, signora?

Anna.                       Ma per uno che entra a forza nelle caso altrui.

Mario.                     Nei giardini, tutt'al più.

Anna.                       È lo stesso.

Mario.                     No. Un giardino, in campagna, non è che un pezzetto di campagna chiuso e                                 di­feso da un muro o da una siepe. Ma la casa è sacra!

Anna.                       Non per lei.

Mario.                     Anche per me, perché ne ho una anch’ io. Sia più franca, signora, e                                               confessi che è rimasta perché ....

Anna.                       Anche! … Il fatto è talmente stupefacente ….

Mario.                     Che la sua curiosità ha superato la sua indignazione.

Anna.                       Sissignore!

MARIO                      E’ anche la sua paura.

Anna.                      Precisamente. La curiosità ha superato tutto.

Mario.                     Ed è rimasta.

Anna.                      Ma me ne vado.

Mario.                     Non avendo nessun argomento civile per trattenerla, le dico con una grande                                 tristezza: vada pure.

Anna.                       Grazie del permesso.

Mario.                     Il mio scopo del resto è stato raggiunto.

Anna.                       Quale scopo?

Mario.                     Quello di vederla da vicino. L'ho vista. Mi basta. Lei dirà che mi contento di                               poco.

Anna.                       Io non dico niente.

Mario.                     Ma lo pensa.

Anna.                       Quel che penso non la riguarda né punto né poco.

Mario.                     Giustissimo.

Anna.                       Signore!

MARIO                      Signora!

Va al cancello, si ferma, si volta, s’inchina; tenta di aprire ma non riesce.

                        Questo cancello non vuole lasciarsi aprire.

ANNA                       A lei è stato più facile forzarlo.

Mariotornando.      Signora, le chiedo scusa.

Anna.           Si tenga per iscusato e se ne vada.

Mario.         Volevo chiederle scusa di non averle fatto subito i più entusiastici compli­menti....                       Oh ! No....Sbaglia, signora.... Non per la sua bellezza.... Sono incapace, specie a           quest'ora, di tanta banalità.... ma per la sua forza, per i suoi muscoli.... non si direbbe

                        a vederla così.... così.... non trovo proprio l'espressione forte e delicata che                                   convenga.

Anna.           Non la cerchi, la prego di....

Mario.            Non credo di essere un uomo debole, eppure mi ha fatto faticare incredibil­mente                                    per vincere la sua resistenza quando eravamo viso a viso, frementi, lei al di qua io                        al di là del cancello.... E se lei avesse ceduto, siccome il mio scopo di vederla da                               vicino era stato raggiunto, me ne sa­rei andato senz'altro!... Ci creda, signo­ra.... E                                stato per un comprensibile pun­tiglio di amor proprio. Lei spingeva, io spingevo e                 tutto scompariva, a cominciare dall'educazione, dinanzi a quello strano latto fisico.                  Non potevo dargliela vinta. Ne sarei stato troppo umiliato. Deve ca­pirmi e anche                         perdonarmi, signora. Non dico nulla? Chi tace annuisce.... E io la « ingrazio della                        sua muta bontà!... Ma che forza  in quelle belle braccia bianche!... Che energia!                                  Eppure doveva essere stanca dellacorsa su che le avevo imposta inseguen­dola!                              Come correva! Come fuggiva! Vedendola così irreale ho pensato che lei fosse la                rugiada, chiamata, riassorbita dal sole ancora nascosto! E il suo vestito che nella                                   corsa svolazzava tra i cespugli, nella luce timida del giorno ancora pieno di sonno,                     la rendeva prodigiosamente irreale! Era proprio la visione dell’alba ! Era …

ANNA                       Il cancello, come vede, si è lasciato aprire.

Mario          Ha avuto torto. Un cancello, essendo di ferro, dovrebbe essere più energico !                               Pazienza!... Me ne vado. Me ne vado su­bito se risponde a una domanda.

Anna.           Lei abusa dei miei nervi.

Mario.         È la prima che mi permetto.

Anna.           E l'ultima, spero.

Mario.         E l'ultima. Mi dica se ha l'abitudine di uscire ogni giorno così di buon'ora.

Anna.           Ne avevo l'abitudine perché mi piace e mi fa bene di respirare queste ore                                      immacolate.

Mario.         « Ore immacolate ». E una perfetta de­finizione dell'alba in due parole.

Anna.           Ma non lo farò più.

Mario.         Oh!... Se è per paura di un'altro incon­tro con me posso rassicurarla. Per me, le ore                        immacolate, incominciano sempre dopo colazione. Stamani è stato proprio per                             un'eccezione. Mi batto alle sette.

Anna.           Si batte!?

Mario.         Sì.

Anna.           In duello?

Mario.         In duello. È la prima volta che mi ca­pita. Ero nervoso, irrequieto. Sono uscito per                        calmare l'attesa. Il primo duello è proprio come il primo appuntamento d'a­more. Si                      pensa che può essere innocuo, ma si pensa anche, senza volerlo, che può essere                            mortale.

Anna.           Lei scherza, certamente.

Mario.         Se uno sconosciuto ha il diritto di dare la sua parola d'onore gliela dò solenne­mente.

Anna.           E....

Mario.         Dica, signora?

Anna.           Dove si batte?

Mario.         Poco distante dal luogo dove lei dor­miva.

Anna.           Non dormivo.

Mario.         Dal luogo dove lei non dormiva. Hovoluto famigliarizzarmi un po' col terreno,                            cogli alberi.... Il mio stato d'animo è cu­riosissimo.... Ma non l'annoio?

Anna.           Non lo so.

Mario.            E’ davvero curioso lo stato del mio animo e proprio mi diverto a seguirne i           movimenti, ad osservarne le oscillazioni. Non penso al duello, né al pericolo, né alla paura           d'aver paura al momento buo­no.... E, penso, invece, ostinatamente, agli alberi che lì, fermi,     bisbiglieranno chissà quale scherno.... per questo duello veramente troppo buffo.... Perché     deve sapere, signora, che mi batto per un fan­tasma.... Dico sul serio.... Mi batto pro­prio per      un fantasma.... Vuol permettermi di raccontarle questa istoria meravigliosa? Ma non vorrei             stancarmi troppo. Avrò bi­sogno di tutte le mie energie fra poco. Posso accomodarmi su quel sedile?... Grazie.... Si accomodi anche lei, signora.

Anna.           Io non mi batto!

Mario.         Felice lei!... Dunque.... Io sto all'Al­bergo della Pineta Grande.... conosce ? Tra i   villeggianti, c'è anche un mandoli­nista.... Non so se sia un mandolinista di professione, ma         ha una vera e tenacissi­ma passione per quell'arnese, passato per non so quale inverosimile   contrabbando, nella categoria degli strumenti musicali. Di notte quest'uomo cerca i luoghi       più romantici, più belli, più ariosteschi della foresta e lì, solo, pensoso, forse beato, sfoga   l'anima sua nel pentolino di legno.... L'altra sera.... Scusi, che giorno è oggi?

Anna.                      Proprio non lo so ; non è ancora nato.

Mario.                     Lei tiene a un giorno più che a un altro ?

Anna.                       Affatto

Mario.                         Neanche io. Ma sono sicuro che questo giorno che stia per nascere sarà uno                                  dei più belli.... della mia....

Anna.                       Non divaghi.

Mario.                     Non divago. Mettiamo che oggi sia do­menica.... Allora, venerdì sera, tardi,          il mandolinista piombò come una bomba carica di spavento in sala di lettura, nella noia dei            villeggianti. Era pallido, scon­volto, tremante, e disse : « Ero nella pi­neta, suonavo la Casta            Diva.... quando ad un tratto.... una donna tutta bianca.... diafana,... altissima.... passò   davanti a me come un lampo.... » Io che leggevo un gior­nale tedesco nel quale non capivo             niente perché non so il tedesco, dissi scherzando : « Se lei suonava la Casta Diva sul          mando­lino quella donna bianca era certamente Norma offesa che scappava».... E lui: «Le             proibisco di scherzare, signore!... Quella larva fuggente era un'anima, uno spirito, un       fantasma, perché lasciò un fortissimo puzzo di zolfo nell'aria.... Era un fantasma perché per             quanto io abbia cercato, dappertutto, intorno a me, vi­cino e lontano, non mi è stato             possibile ritrovarne traccia.... E un minuto dopo, nel silenzio profondo della pineta una           dolcissima voce di donna cantava divi­namente laCasta Diva.... » E io, sempre scherzando:    «Era Norma, era Norma che si vendicava del mandolino !» — « Lei è uno sciocco,             signore! » — Mi alzo, mi scaravento su di lui. Colluttazione vio­lenta. Lui mi strappa la    cravatta; io gli strappo le corde del mandolino. Spavento delle signore. Qualcuno fa il     brutto scher­zo di spegnere la luce. Il mandolinista ed io disperatamente abbracciati         rotoliamo per terra.... Botte da ciechi.... Baccano d'inferno!... Luce di nuovo.... Intervento di signori e camerieri.... separazione di corpi.... Ultimi improperi a distanza.... « Le             insegnerò io a vivere ! » — diceva lui. « Le insegnerò io a suonare! » urlavo io.... Dopo, scelta di padrini, discussioni, condizioni, accordi. Duello. Mi batto alle sette.

Anna.           Per me.

Mario.         Come ha detto?

Anna.           Il fantasma che puzzava di zolfo ero io.

Mario.         Lei?

Anna.           In persona.

Mario.         Ora è lei che scherza.

Anna.           Non ne ho proprio nessuna voglia.

Mario.         Lei ? !... Lei ? !... Ma come ?... Non è pos­sibile !

Anna.           Non è possibile, ma è vero.... E non può immaginare quanto mi dispiaccia di essere                     la causa involontaria....

Mario.         Lei signora?!... Quando quell'uomo suo­nava la Casta Diva....

Anna.           Ero lì, a due passi... Sono fuggita tu­randomi le orecchie. Ho visto il suona­tore che           scattava spaventato.... Mi sono allontanata di corsa e ho avuto l'idea, forse cattiva, di        spaventarlo di più.... Mi sono nascosta nel vuoto di una gran quer­cia e mi son messa a      cantare....

Mario.         Signora.... quel che dice è proprio vero ?

Anna.           Ma sì, vero, verissimo.

Mario.         Signora, lei non può neanche lontana­mente supporre quanto le sia ricono­scente.

Anna.           Di che?

Mario.                     Di aver dato una ragione.... umana.... al mio duello. Ora so che quel che    c'era di fantastico non c'è più. Ora so per chi mi batto e mi batterò meglio, più volen­tieri; e   avrò meno paura dell'opinione degli alberi.... Ma convenga, signora, che la nostra            avventura è proprio singolare.

Anna.           Dica spiacevole.... Spiacevole per me più di quanto possa pensare....

Mario.         Perché?

Anna.           Perché se vengono a saperlo in casa sarà un guaio.... Non mi lasceranno più          uscire.... Sarà la prima misura che si pren­derà contro di me. E io senza la mia li­bertà, s        pecie in campagna, sono come un usignolo senza voce.... Oh! Questa poi.... Non avrei   creduto mai di essere la causa di un duello tra due uomini che non co­nosco e che non mi     conoscono.... Non soche dirle.... Proprio non so.... Signore, le chiedo scusa....

Mario.         Che cosa dice mai, signora ? Le ripeto, le confermo, le giuro la mia           gratitudine.... E lei, invece di chiedermi scusa, dovrebbe dirmi il suo nome.

Anna.           Che c'entra il mio nome?

Mario.         Lo dirò nel momento del pericolo. Me lo dica.

Anna.           Ma no.

Mario.         Non insisto.

Anna.           Meno male.

Mario.         Allora poiché è tanto avara e così poco pietosa, non mi resta che salutarla.

Anna.           Tutti i miei auguri lo accompagnano.

Mario.         Grazie! Peccato! Lo avrei detto piano piano, nel momento del pericolo....

Anna.           Oh! Il pericolo! Il pericolo! Ne parla troppo.... Io spero che il suo duello fi­nirà,     come al solito, in una buona e alle­gra colazione. Scommetto che la colazione già ordinata.

Mario.         No, signora. Non è ordinata.

Anna            .           Insomma non sarà una cosa grave.

Mario.         Lo spero sinceramente.

Una voce di donna.   dall'interno      Anna!

Anna.                       Eccomi!...

Mario. salutando a destra da dove è venuta la voce.        Grazie. Chi è?

Anna.                       Mia madre.

Mario.         inchinandosi come chi è presentato.  Onoratissimo.

Anna.           Arrivederci.... E ancora una volta mi scusi....

Mario.         Anna!... È un nome soavissimo.... Come una sillaba sola.... Come un breve sospiro           di sollievo.... Anna! Lo dirò.

Anna.           Nel momento del pericolo.... Ma peri­colo non ce n'è. Vero? Me lo dica. Mi           tranquillizzi. Non ne è sicuro?

Mario.         Non si sa mai.... Nella colluttazione ci furono delle fasi molto serie.... Il mio         avversario ebbe due schiaffi autentici e, siccome la luce non era ancora spenta quando glieli diedi, tutti videro che era proprio lui che li prendeva. C'erano delle signore.        Sanguinava dal naso.... E so che quell'uomo, pur avendo la sciagurata pas­sione del       mandolino è persona normale e rispettabile. Offeso e percosso impose delle condizioni.

Anna.           Gravi ?

Mario.         Piuttosto.

Anna.           Quali?

Mario.         Oh! Avrei l'aria di far l'eroe; e non è proprio il caso.

Anna.           Me le dica. Spada?

Mario.         No.

Anna.           Sciabola?

Mario.         Pistola. Dieci passi. Tre colpi. Mirando.

Anna.           Ma è idiota!

Mario.         Come tutti i duelli.

Anna.           Questo è più idiota degli altri.

Mario.             Lo credevo anch'io quando ero convinto di battermi per un fantasma che puzzava di                   zolfo. Ma ora mi batto per lei.

Anna.           Ed è quel che mi esaspera.... è quel che non posso sopportare. Non voglio ri­morsi.                       Li detesto. Non deve battersi.

Mario.         Oh, signora !

Anna.           Signorina.

Mario.         Lei è signorina?

Anna.           Non è colpa mia.

Mario.         Anche di questo la ringrazio.

Anna.           Perché?

Mario.         Non lo so. Mi fa piacere. La ringrazio.

Anna.           Mi dica la verità.

Mario.         Gliel’ho detta.

Anna.           Ma non può essere.... Non deve es­sere....

Mario.         Perché è così impressionata?

Anna.           Ma è naturalissimo, scusi.... E il meno che posso fare.

Mario.         Sono uno sconosciuto.

Anna.           No, poiché le dovrò probabilmente un dispiacere e forse anche un rimorso.

Mario.         Allora ho quasi i titoli di un amico.

Anna.           Crede, forse, che se lo feriscono, o se, addirittura.... Crede forse che sarà un                                divertimento per me?

Mario.         Non lo credo. Sono sicuro anzi che leiabitualmente proferisce dei divertimenti                             più miti.... Via, signorina, la prego, non sia in pena per me.

Anna.           Ma non è per lei. E per me, per la mia coscienza. E se invece sua fosse qui il suo               avversario la mia probabilità di ri­morso sarebbe identica.

Mario.         No.

Anna.           Come: no? Perché no?

Mario.         Perché lui suona la Casta Diva sul man­dolino, e io no. Perché lui ha un po' di                               pancia, e io no.

Anna.           Come può ridere lei? Sa che cosa in­comincio a credere? Che lei si è diver­bio a     ingrandire, a gonfiare le cose per impressionarmi, calcolo perfettamente maschile del resto,         ma che non m'impressiona. È così.... È così.... Non si è tantocalmi quando si sta per            arrischiare la pelle.

Mario.         Sono calmo per superstizione.... Dav­vero ! Non ho altra superstizione che quella della bellezza.... La bellezza porta sempre fortuna, poiché il solo vederla è una delle più           grandi fortune che esista­no.... Anna! Oh, no, signorina.... Non mi rivolgevo a lei.... Ho           detto il suo nome, così per scaramanzia.... Per rivolgermi a lei dico : signorina Anna, lei è    molto bella.... Non protesti perché lei lo sa e non aveva certamente bisogno che glielo             dicessi io ; ma se io non avessi trovato il modo di dirglielo almeno una volta, lei, dopo,   avrebbe pensato che sono un ciuco e che non capisco niente.... Invece capi­sco signorina            Anna che lei è molto bella.... Perché s'impazientisce ancora!?

Anna.           Perché la sua calma mi esaspera. Per­ché lei è calmo e io no. Perché lei sa fingere di          non pensarci, e a me invece, non mi riesce.

Mario.         Non ripenso perché non mi accadrà nulla, o mi accadrà poco.... Ne sono sicuro.    Perché ne sono sicuro? Non lo so. Perché il caso, questo grande mago della vita, non ha   voluto che andassi a batter­mi senza sapere che mi battevo per lei. Non ci pensi neanche            lei. Immagini come sarei solo se fossi solo in una stanza d'albergo. Forse a quest'ora    penserei a mille cose noiose, a tante persone care, a delle lettere piene di letteratura             postuma, al testamento.... Brr! Invece qui mi sento perfettamente sereno, e perfettamente             semplice….Lei no … lei è un po’ convenzionale.

Anna.           Io

MARIO.         Si. Ed è ancora a disagio perché non sa chi io sia … Se un amico qualunque, o     anche uno sconosciuto che non sapesse di me che il mio nome, glielo dicesse             presentandomi, lei, compiuta questa insipida formalità, sarebbe tranquilla e forse felice di          farmi scordare che sto per affrontare un momento molto sec­cante. Vuol permettermi di           presentarmi da me?

UNA VOCE D’UOMO        Ma si può sapere dov'è Anna? E mez­z'ora che lo chiedo....

La voce si perde.

ANNA.           Mio padre.

Mario.   Inchinandosi         Onoratissimo.

Anna.           Va a caccia.... Devo andare a salutarlo. Una voce infantile

UNA VOCE INFANTILE               Anna non è in camera, papà

ANNA.           La mia sorellina.

Mario s'inchina ancora.

Mario.         Vede? I suoi si presentano da soli, uno dopo l'altro. Mi permetta di fare    altrettanto.... Mi chiamo Mario Rosso.... Come vede niente di straordinario.... Ho    trent'anni.... E lei quanti ne ha?

Anna.           Non diventa indiscreto?

Mario.         Sarei indiscreto se lei fosse dai trenta ni su.... Invece né è tanto lontana che la      domanda diventa un omaggio. Ma torno a me. Famiglia eccellente la mia.... Fa­miglia     modello.... Siamo in due soli.... Mia madre, ed io. Lei vive per me; io vivo anche per lei....

La voce di uomointerna.Ditele che sono furente di non averla baciata.... Ma diteglielo!... Dove va a quest'ora? A far funghi?... E incredibile! Do­mani la chiuderò a chiave.... Ha ventitré anni e agisce come una bambina!... Da­temi il caffè

Mario.   alla voce   Grazie ! Ventitré anni ! 1 ! ! Lo avrei giu­rato.... Ride?

Anna.           Come non ridere?... Si direbbe che son tutti li schierati per rispondere alle sue      domande.

Mario.         Sono, infatti, molto cortesi in casa sua ma non ne abuserò. Continuo la     presentazione.

Anna.           È inutile.

Mario.         Utilissimo, invece. Se muoio, diventerò un personaggio veramente interessante. E’          in estate, in campagna, quando gli argomenti scarseggiano, è comodo conoscere i        personaggi interessanti. Chissà quante volte sentirà parlare di me e compiangermi. Lei dirà         allora: — «Lo conoscevo benissimo!» — «Oh! Senti!» « Poveretto, doveva avere un   ventitré anni. » Non so se ha notato la generosa mania che hanno tutti di ringiovanire quelli   che muoiono. Lei rettifichi subito : — « Ne ave­va trenta. » — « Trent’anni ! Che peccato !         Il fior dell'età ! » — Avrà anche notato che l'età in cui si muore è quasi sempre il fior      dell'età.... « Era ammogliato, vero? » — Lei neghi energicamente.... — « Pare che fosse        intelligentissimo. » — A questo risponda pure di sì, tanto se me ne vado, non potrò farle         fare brutta figura... E per completare il mio necrologio aggiunga pine clic ero un             sognatore,       perché credevo all’amore, all'amicizia, alla bontà e alla musica …  Che a volte      forzavo i             cancelli dei giardini altrui ma che lo facevo solo per vederne da vicino i fiori più belli.... e          che prima di cadere trafitto.... no, forato da un feroce mandolinista mi era stata concessa          la grazia di vedere una delle più belle creature che occhi umani possano vedere …   

LA VOCE DI UOMO          Devo essere sempre io ad aspettare gli altri? Dov’è Paolino?

                                    Sempre,  l’ultimo lui!

Mario.                     Chi è Paolino?

Anna.                       E.... E un amico.... un nostro amico.... un ospite....

Mario.                     Ho capito.

Anna.                       Che cosa ha capito?

Mario.                     Il fidanzato.

Anna.                      No.

Mario.                     Ma che potrebbe divenirlo.

Anna.                      Non lo so.

Mario.                     Io non saluto Paolino!

Una voce di donna.   Scende subito, signor padrone.

Anna.                       La cameriera.

S'intende il latrato dei cani.

            I cani.

Mario.         Questi li avevo riconosciuti.

Anna.           Ora conosce tutta la famiglia.

Mario.         E tutti così mattinieri, sempre?

Anna.           Tutti.

Mario.         Meno Paolino.... Non so perché ma Pao­lino mi è antipatico. Che cos'è ?

Anna.           Un uomo.

Mario.         Anche lui? Siamo proprio in troppi. Che cosa fa?

Anna.           Caccia.

Mario.         Tutti i giorni? Tutto l'anno?

Anna.           È anche avvocato.

Mario.         Caccia e frode ! Non posso soffrire Pao­lino I

Rumore confuso di voci.

Anna.           Escono. Forse prendono da questa par­te.... Potrebbero vederci.... Non vorrei....

            Mi dispiacerebbe.... Si nasconda un mo­mento, la prego.... Faccia presto!...

Vanno in fondo e sì met­tono uno da una parte e uno dall'altra del cancello, in modo da non poter es­ser visti da chi passa nel viale.

Mario.         Mi faccia vedere Paolino.

Anna.           Stia zitto!

Mario.         Sto zitto, ma non potrà negare, signorina Anna, che ci siamo nascosti insieme.

Anna.           Le dico di staro zitto!

Mario.         Sto zitto ma tra di noi c'è ormai un segreto.

Anna.           Escono dall'altra parte.

Mario.         Allora non vedrò Paolino.

Anna.           No.

Mario.         Mi dispiace.... Mi dica com'è?

Anna.           La prego di essere serio.

Mario.         Bello, brutto, biondo, bruno?...

Anna.           Vuol essere serio?

Mario.         Non mi riesce.... C'è in me un'alle­grezza che non so spiegarmi.... Ma c'è, c'è, la     sento scoppiettare nel mio sangue come una fiamma di gioia.... Signorina....

Anna.           No.... La prego.

Mario.         Che cos'ha?

Anna.           Mi lasci dire.... Devo dirle qualcosa an­ch'io.... Dianzi non ho fatto quanto avrei    dovuto o potuto fare per ribellarmi al­l'avvenimento proprio imprevedibile che ci ha         costretti a far conoscenza.... Non saprei dire perché.... Abitualmente non sono né troppo curiosa né troppo leggera; e rimanendo a parlare con lei hoagito come la più leggera delle         curiose.... So quello che dico e mi giudico severa­mente. Ma non vorrei che mi giudicasse             severamente anche lei.

Mario.         Non ci penso nemmeno.

Anna.           Mi lasci finire …. Quando poi ho saputo quel che mi ha detto … ho sentito come            una grande e incomprensibile contentezza d'esser rimasta.... Mi è sembrato che ri­manendo        e rischiando di compromettermi prendevo la mia parte di responsabilità nell'accaduto.... E   ora, per quanto possa parerle puerile, confesso di essere più turbata di quanto sembro, e di     quanto vorrei, ed è per questo che l'ho pregato di non scherzare più.... Sarebbe di pessi­mo       gusto giuocare con questo mio males­sere, o disagio o turbamento, come voglia     chiamarlo.... Per lei, battersi non è forse niente. Il duello è uno degli incerti del mestiere di       uomo.... Per me, sapere che due uomini possono farsi molto male.... e che ne sono io la        causa.... è una cosa.... è una pena alla quale non posso abituar­mi.... Mi dica dunque, ma      seriamente....

MARIO          Ma non voglio essere serio perché mi impressionerei, mi suggestionerei e po­trebbe           essere un disastro.... Ho bisogno di essere coraggioso; il coraggio è un'im­provvisazione       della volontà. Viene lì per lì.. Non bisogna pensarci prima. Non sono né uno stoico né un        pauroso. Dunque non ho bisogno né di assiomi né di bicchierini di cognac per andare a     battermi ; ho bisogno di non pensarci. Mi lasci es­sere di buon umore fino al momento della           gravità obbligatoria.... Mi lasci lie­tamente godere di questo momento deli­zioso, che,             forse....

E interrotto da un suono lento e grave di un oro­logio.

            Dio!

ANNA                       Cosa?

MarioSconvolto, colla voce ango­sciata.    .... tre.... quattro.... cinque....

Dopo il quinto tocco c'è una penosa pausa di atte­sa. Finalmente Mario, con­vinto che l'orologio non suonerà più oltre siede co­me accasciato.

            Dio, che spavento!... Avevo dimenticato tutto… Credevo che fosse l'ora, come si suol dire,       fatale.... Mi son sentito proprio agghiacciare le ossa.... Sarei rimasto qui chissà fino a   quando senza pensare ad altro che  al piacere di stare qui.... Quell'orologio è stato             provvidenziale! Quando rientrerà in casa me lo saluti e ringrazi tanto.... Che paura ho             avuto!... Scom­metto che sono impallidito, vero? Ma correndo fino all'albergo riprenderò i     co­lori.... Vuol permettermi di baciarle la mano ?

AnnaGuardandolo, senza dargli la mano.            Ma.... Allora.... E proprio.... proprio vero ?

MARIO       Che cosa?

Anna.         La gravità di questo incontro?

Mario.       Ora la cosa più grave di tutte sarebbe che io non mi ci incontrassi all'ora sta­bilita....          Signorina.

Anna.                     Se ne va?

Mario.         Devo scrivere parecchie lettere.... Non ho avvertito nessuno di questa mia            sec­catura.

Anna.                      Nemmeno sua madre?

Mario.                     Nemmeno.

Anna.                       Ha fatto male.

Mario.         Forse no.... La proporzione dei duelli mortali è dell'uno per cento.... Sarebbe una             sfortuna veramente esagerata se quel­l'uno dovessi essere proprio io.... Se non ini accade    nulla avrò evitato a quella po­vera donna qualche ora di angoscia.... Se invece mi accade         qualcosa, il dolore lo avrà tutto insieme, quando saprà, senza preavvisi.

Anna.           E io come saprò?

Mario.         Lei?

Anna.           Sì.... io....

Mario.         Di qui sentirà benissimo i colpi.

Anna.           Ci sono molti cacciatori in giro.... Po­trei credere....

Mario.         Che sono io che cado, mentre non sarà, probabilmente, che qualche povero          passerotto....

Anna.           Ricomincia a scherzare?

Mario.         Per non lasciarle di me un'impressione troppo lugubre.

Anna.           E.... non posso nulla per lei?

Mario.         Sì, molto : pensare a me per un'ora.

Anna                       Dovrò farlo anche non volendo.

Mario.         Lo faccia volendo....

Anna.           Senta….  Non accadrà niente.... Ne sono sicura.

Mario.         Anch’io

Anna.           Ma se …

MARIO          Continui.

Anna.           Vuole che m’incarichi io delle sue lettere?

Mario.         Grazie. Non può immaginare come e quanto le sia grato della delicatezza di questo         pensiero. — «Ma se....» — faccio le corna — preferisco che mia madre sia avvertita da lei       piuttosto che da un freddo telegramma dei testimoni o dal direttore dell' albergo. Allora lei     aggiungerà due parole alla mia lettera.

Anna.           Sì, sì, vada, me le mandi subito.

Mario.         Vado a scriverle.

Anna            Tendendogli la mano.Buona fortuna!

Mario.         L'avrò, perché Iddio mi terrà certa­mente conto dell'infima dose di rancore che ho            nello spirito per questo mio ina­spettato nemico.... Oh! Se mi fossi bat­tuto subito, dopo gli       improperi e le botte, sarei stato certamente feroce.... Ma ora! Niente! … Ora mi sento mite            come un agnello.

Anna.           Speriamo che l’indugio abbia portato la stessa mitezza nel suo avversario.

MARIO.         Non è possibile!

ANNA.           Perché?

Mario.  Perché lui non ha incontrato nelle “ore immacolate” di quest’alba la meravigliosa        visione che ho incontrato io …. perché lui, non avendola incontrata, non può avere le      ragioni che ho io d’essere buono e mite. La mia mitezza sensibile, intatta e profonda, è lei,         signorina. Ci crede?

ANNA.           Perché non dovrei crederci?

Mario.         I morituri non mentono.

Anna.           Non lo dicevo per questo.

Mario.         E anche se fosse? E stato così bello, così.... unico.... il nostro incontro che due o tre         volte, mentre parlavamo, ho pensato che una volontà superiore, im­ponderabile lo ha       voluto. Ed è impossi­bile che lo abbia voluto per niente.... Ri­fletta un momento.... Io non so         niente di lei ; lei niente di me ; pochi minuti fa c'i­gnoravamo l'un l'altro come possono             igno­rarsi due esseri umani non ancora nati.... E un miracolo del caso, permette e rende         anche logico che io le parli con una com­mozione di benessere che aumenta d'at­timo in             attimo; permette che la saluti, lasciandola, come saluterei la più cara persona della mia     vita.... la più vicina.... la più ambita.... Vero che non trova ec­cessivo che le parli così ? E che non tro­verebbe neanche eccessivo se, per una volta sola, prima di andarmene, la     chiamassi per nome, semplicemente?

Anna.           No.

Mario.         Grazie, Anna.... e addio.

Anna.           Arrivederci.... Un momento.... Ora sono in io pregarlo di rimanere.... Com'è         incredibile... Non so cos'ho.... Non lo capisco ... Sono.... Mi sento tutta.... Mi par d’essere         intristita di sgomento di paura.... Sento qualcosa che mi chiude la gola.... Un tormento        sottile sottile che mi rode e che mi fa venir voglia di piangere ….

Mario.         Oh!

Anna.           Ora  passa …. Nonsotenere a freno i miei nervi,  Oh! Che cosa assurda!  ….

MARCO. Ha ragione. Siamo assurdi. ma è così…. L’altra sera il mio avversario, implacabilmente          deciso a fare quanto poteva per mandarmi all’altro mondo continuava a urlarmi: “ le     insegnerò io a vivere!”

Anna.           Non lo dicevo per questo.

Mario.         E anche se fosse? E stato così bello, così.... unico.... il nostro incontro che due o tre         volte, mentre parlavamo, ho pensato che una volontà superiore, im­ponderabile lo ha       voluto. Ed è impossi­bile che lo abbia voluto per niente.... Ri­fletta un momento.... Io non so         niente di lei ; lei niente di me ; pochi minuti fa c'i­gnoravamo l'un l'altro come possono             igno­rarsi due esseri umani non ancora nati.... E un miracolo del caso, permette e rende         anche logico che io le parli con una com­mozione di benessere che aumenta d'at­timo in             attimo; permette che la saluti, lasciandola, come saluterei la più cara persona della mia     vita.... la più vicina.... la più ambita.... Vero che non trova ec­cessivo che le parli così? E   che non tro­verebbe neanche eccessivo se, per una volta sola, prima di andarmene, la     chiamassi per nome, semplicemente?

Anna.           No.

Mario.         Grazie,Anna.... e addio.

Anna.           Arrivederci.... Un momento.... Ora sono in i predarlo di rimanere.... Com'è           incredibile… . Non so cos’ho…. Non lo capisco,... Sono.... Mi sento tutta.... Mi par     d’essere, intristita di sgomentoe di paura.... Sento  qualcosa che mi chiude la gola.... Un            tormento sottile sottile che mi rode e che  mi fa venir voglia di piangere....

Mario.         Oh!

Anna.           Ora passa…. Non so tenere a freno i miei nervi….Oh! Che cosa  assurda.... Che cosa  assurda!....

MARIO.         Ha ragione. Siamo assurdi. Ma è così…. L’altra sera il mio avversario,      implacabilmente deciso a fare questo poteva per mandarmi all’altro mondo, continuava a      urlarmi: “ Le insegnerò io a vivere!” -Assurdi!... Ma lei è una visione e le vi­sioni non sono mai assurde.... Non sciupi la serenità di questo momento che io non ritroverò più!...           Non sciupi l'impressione che ho avuto da lei e che voglio portar via intatta.... Vorrei portar             via intatta an­che la sua immagine, ma non ho potuto afferrarla.... Questa luce è troppo    impre­cisa, tanto timida, tanto cangiante d'at­timo in attimo che non mi permette di vederla             come dev'essere realmente.... Non so com'è.... Non so come sono i suoi oc­chi.... Li ho visti      chiari, li ho visti cupi, li ho visti immensi, li ho visti chiusi. Ho visto tante espressioni e   non ho saputo coglierne una per portarla via....

Anna.           Anch'io.... Ho provato.... mi è sembrato di provare lo stesso, la stessa incertezza....          Non avrei saputo dirlo ma è lo stesso....

Mario.         Lei ora è cambiata, com'è cambiato il giardino, com'è cambiato il cielo, che un     momento fa era un giardino di stelle e clic ora è pallido come le sue guance...E’  anche la       sua voce è cambiata. Forse non ci siamo accorti che la campagna svegliandosi parla tutta      anche lei e che la sua gran voce smorza le nostre.

Anna.                       Può darsi.... Dev'essere così....

Mario.         Non so come sia, Anna.... e ormai non ho più tempo di aspettare che il sole me la             riveli.

Anna.           È forse meglio.

Mario.         Lei è perfetta.

Anna.           Perché non mi vede.

Mario.         E se non dovessimo ritrovarci, avrem­mo l'uno dell'altro il ricordo di esserci          conosciuti senza esserci visti.

Anna.                       E vero.

Mariole prende la mano.    Trema?

Anna.                       Un pochino.

Mario.                     Ha freddo?

Anna.                       Un pochino.

Mario.                     Ora è buona?

Anna.                      Un pochino.

Mario.                     E calma?

Anna.                       Sì. Mi pare che ci sia una lentezza nuova in tutti i miei pensieri, come una grande pigrizia.... Devo essere stanca.... Devo essere impaurita.... Non lo so bene.... Ma sto bene!...

Si sente un doppio colpo di fucile.

            Ah!...

Si aggrappa nervosa­mente alla spalla di Mario.

Mario.                     Anna!

Anna.           Che scossa atroce ho avuto!... Ho cre­duto.... Che stupida!

Ride.

Mario.         Per un curioso sdoppiamento di sensi­bilità mi è proprio sembrato di essere            laggiù… bisogna che ci vada.... Ho paura che l'orologio suoni ancora!!!...

Anna            Vada!!! Ilmio augurio sarà la sua ombra; non lo lascerà un momento....

Mario.         Anna, non essere un morituro autentico! Sì, perché se fossi un morituro autentico            lei non avrebbe il di­ritto di negarmi quel che le chiederei, magari in ginocchio....

Anna.                       Che cosa?

Mario.                     Un bacio.

Anna.                      No. Vada.

Mario.                     Anna !

Anna.                       Ora è lei che sciupa.

Mario.                     Un bacio sarebbe il vero augurio.

Anna.                       Vada a preparare le lettere.

Mario.         Un bacio non macchia.

Anna.           Ma può scottare. Badi all'orologio!

Mario.         Vedrà, sarà un rimorso eterno per lei se....

Anna.           Ahi No!... Non dica così.... Non voglio rimorsi, li detesto.... Ecco....

Lo bacia lungamente.

Mario.                     Anna!

Anna.                       Ma se poi non morisse?

Mario.                     Giuro di venire subito a restituirglielo !

Esce correndo.

FINE PRIMO TEMPO

ATTO SECONDO

La stessa scena. Ma il giardino alla luce sfolgo­rante del sole sembra trasformato, troppo vasto, meno folto, senza mistero né intimità, né poesia. Anche Anna più vestita, più ordinata in tutta la per­sona non è più la stessa.

SCENA UNICA

Anna                       dopo essersi assicurata che nessuno può vederla né sor­prenderla, apre una grande          busta dalla quale ne trae tre più piccole e anche una lettera che legge avida­mente          sorridendo in prin­cipio e commovendosi a poco a poco fino alle la­grime che asciuga            furtiva­mente mentre continua a leggere.

            Poveretto ... Speriamo bene.... Mi pare che dovrebbe essere già qui.... o che avrebbe dovuto       farmi sapere qualcosa....

Va al cancello guarda e torna.

            Niente !

Guardando le buste che ha in mano.

            Questa è per sua madre.... Povera don­na!... Speriamo che io non debba man­dargliela mai....        Aperta?... Perché?... Una dimenticanza certamente.... Non avrà mi­ca pensato che anche       aperta mi sarei per­messo di leggerla....

La chiude.

            E sono sicura che parla di me in questa lettera, se no, forse, non avrebbe dimen­ticato di chiuderla.... Quest'altra.... Av­vocato Tullio Bardi.... Eh!.... Aperta.... anche questa?... Proprio strano!

La chiude.

            Ma questa è chiusa e anche sigillata.... Oh !... Oh!... Molto più voluminosa delle altre.... Signorina Marion Merville d'Argenson.... Povera ragazza.... o povera don­na.... o povera       donnina!... Chissà!... Ma­rion Merville d'Argenson. Questo non è un nome da fidanzata.... E         la sua amante certamente.... Che me ne importa, del resto?... Ma poteva lasciare aperta   anche questa....

Guarda in tutti i sensi cercando di vedere se at­traverso la busta traspari­sce qualcosa.

            Glielo dirò che poteva lasciarla aperta. E come se glielo dirò!

Guarda contro la luce del sole.

            Ho forse  immaginato che sarei stata tentata di leggerla ? Non c'era nessun peri­colo!        Proprio nessuno!.... Però è meglio che l’abbia chiusa.... Ah !

Si alza di scatto; corre al cancello, guarda a destra o a sinistra, torna scorag­giata.

            M’era parso …. Ariette Merville d’Argenson… E’ un nome che sa di teatro…. Ma non di          teatro di prim’ordine…. nome francese scintillante …. Un’artista?... No!... Una      canzonettista!... Che strano…. Quest’idea mi rotola nella testa velocemente, come una             pallina di tutti i colori…. Ma chiunque tu sia, sconosciuta lontana, fidanzata o amante, signorina noiosa o donnina divertente, ti compiango di cuore… e ti stringo mano… e ti             faccio i miei auguri….

Pausa lunga

Come tarda! Dio mio!... Che bizzarra si­tuazione!... E se divenisse drammatica?...

Pausa.

            Che fame! Mi sento tutta illanguidita.... Non ho preso niente stamani, neanche un bicchiere        d'acqua.... è naturale che senta il bisogno....

Chiamando a destra.

            Isolina.... Isola.... Mi senti?...

La voce di Isolina.interna.Sì, signorina....

Anna.                     Vuoi portami qui la colazione? Com­pleta e subito....

Pausa.

            Ma se viene e mi trova mangiando ? Se fosse ferito e mi trovasse davanti al ci­bo?... Ne   avrebbe un'impressione disa­strosa.... Ma non è mica colpa mia se ho fame! È meglio che   vada dentro.... Sì.... si…E’ meglio….  E se viene e non mi trova qui? Allora è peggio....

Sparisce un momento a destra. Di dentro.

            E’ tornato  papà?

isolina.      Non ancora.

Anna.           La mamma?

isolina.      E’ alla messa…. Non c'è nessuno.

Anna.           Se viene il giardiniere digli di cominciare dalla serra.... Grazie....

Torna con un gran vas­soio che depone sul tavolo incomincia a mangiare.

            E’ impossibile che sia accaduto qualcosa; non avrei tanta fame! O i presentimenti non     esistono che in letteratura.... o non è accaduto nulla.... Perché proprio, presentimenti non ne         ho, né buoni, né cattivi…. M'interrogo.... mi frugo.... mi scruto.... non ne trovo.... neanche     uno!... E ho mantenuto la promessa di pensare a lui.... In questo momento ci penso     mangiando, ma ci penso.... E davvero curioso che io sia così serena.... Sarebbe più na­turale     che fossi agitata, nervosa, irrequie­ta.... E invece niente!... Polso regolare, calma perfetta....             appetito crescente....

Continua a mangiare con evidente soddisfazione. Ma­rio è apparso al cancello. E vestito di scuro. Guarda nel giardino. Non vede An­na. Esita un momento. Poi spinge il cancello ed entra.

Mario.                     Se potessi vederla prima d'andare a far colazione! Non ho preso neanche un         bic­chiere d'acqua!

Vede Anna. E sgradevol­mente sorpreso di vederla mangiare ed ha perfino l'in­tenzione di tornare indie­tro. Poi parla con voce bru­sca, sgarbata.

            Buon appetito!

Anna.           scattando, spaventata.            Ah!... Lei?!.,.

Mario.         Credeva proprio non tornassi più?

Si guardano.

            Vedo che si era messo l'animo in pace....

Continuano a guardarsi come a disagio, come se non si conoscessero.

ANNA.           Perché mi squadra a quel modo?

MARIO.         Il modo è lo stesso con cui mi squadra lei!

ANNA.           Si direbbe che non ci riconosciamo ….

MARIO.         E’ vero….

ANNA.           E così… presto, mi dica…. Racconti…. Muoio dalla curiosità…. Com’è andata?

MARIO.         Lo vede.

Anna.           Niente ?

Mario.                     Intatto.

Anna.                       E l'altro ?

Mario.                     Meno bene.

Anna.                      Come ?

Mario.                     Lui ha sparato proprio contro di me e ha preso un albero vicino ; io ho       sparato contro un albero vicino e ho preso proprio lui....

Anna.           Oh, come mi dispiace.... Davvero mi dispiace tanto.... Grave ?

Mario.         No, qui alla spalla.... Guaribile in quin­dici giorni.

ANNA            .           Vi siete riconciliati ?

Mario.         Non ha voluto. La musica addolcisce forse gli uomini; il mandolino, no.... Ma vedo         che il dispiacere di sapere ferito quel signore è più grande del piacere di vedermi illeso....

Anna.           Che idea!... Anzi le faccio i più vivi e lieti complimenti.

Mario.         Tanto obbligato.

Anna.           È stato in albergo ?

Mario.         Sì, per certe formalità noiose. Se no sarei subito venuto qui. Non ho preso neanche          un bicchiere d'acqua per correre qui.... perché, s'immagini, me la figuravo in preda alla più       viva inquietudine.... Fortunatamente vedo che sbagliavo....

Anna.           Allora non ha fatto colazione ?

Mario.         Gliel'ho detto.

Anna.           Posso offrirle...?

Mario.         Non potrei mangiare....

Anna.           Senza cerimonie.... Colazione quasi sul­l'erba.

Mario.         La prego di non incomodarsi.

Anna.           Nessunissimo incomodo.... Guardi.... la zuccheriera può fare da tazza....

La vuota e la ripulisce.

                        Vuole ?

Mario.         Ma no!

Anna.           Pane arrostito.... burro fatto in casa.... freschissimo,conserva di more, fatta

             in casa ….Frutta del nostro orto ancor tutte rugiadose.... Uova di gallina nera....

Mario.         Fatte in casa.

Anna.           No, nel pollaio.... Vuole?

Mario.         Le ho detto di no.... non son mica un bambino....

Anna.           La servo io....

Mario.         In questo momento non sento affatto la volgare necessità di nutrirmi.

Anna.           Lo crede.... ma sbaglia.... Sono sicura che sbaglia. Anche lei è stato alzato tutta

            la notte e deve avere un bisogno feroce di questa volgare necessità. Molto latte?

Mario tace.

            Non molto latte. Glielo darò del colore del suo umore, cupo e tenebroso.... Zuc­chero, quanto ?

Mario tace.

            Niente zucchero.... Eccoglielo, amaro co­me i suoi pensieri.... Si accomodi.... Non lì, perché         tra un momento avrebbe il sole in faccia. Le faccio posto qui, vi­cino a me....

Mario siede di malumore.

            Guardi, le imburro anche il pane ….  Non trova divertente questo pasto im­provvisato e   mattutino?

Mario.                     Divertentissimo.

Anna.           Le piacciono le dolci ed acri more?... Io le adoro addirittura.... È il mio frutto      preferito.... Sa di siepe, di terra, di sole.... Ecco, tutto pronto.... Monsieur est servi!

MARIO          Scusi una domanda signorina.... Questa colazione era per lei sola?

Anna.           Sì, perché?

Mario.         Per niente....

Anna.           Non ho avuto il nutrimento del sonno.

Mario.         E poi con tutte le emozioni che il caso le ha procurate....

Anna.           Lei lo dice ironicamente, invece è pro­prio così.... Quando ho un'emozione forte ....          divoro.... Sono i nervi....

Mario.         Io direi che è la fame.

Anna.           Se sapesse.... Ma se sapesse come ne ero certa, sicura, convinta!

Mario.         Di che cosa ?

Anna.           Che mi avrebbe fatto un furibondo broncio se mi trovava mangiando.

Mario.         Io?... Perché?....

Anna.           Perché??? Pur non essendole capitato nulla d'increscioso lei ha passato un            mo­mento eroico.... e non si deve aspettare il ritorno dell'eroe prendendo il caffè- latte.

Mario.         Le sarei molto riconoscente, signorina, se smettesse di prendermi in giro.

Anna.           Prenderla in giro, ma....

Mario.         Lei non fa altro....

Anna.           Senta.... un momento fa ero di pessimo  umore anch'io.... Era languore di stomaco!          Ora il languore ce l'ha lei e |per non confessarlo preferisce immaginareche la prenda in   giro.... intenzione che è lontana dal mio spirito, quanto quella bella nuvola d'argento è   lontana “Lilla mia testa.... Andiamo, non faccia come quei ragazzi testardi che se la        prendono col mangiare quando hanno una contrarietà .... mi creda.... mangi.... uccida il          languore e rivedrà tutto color di rosa.... “

Mario.         E sia …

Anna.                       Ma non così.... rabbiosamente.... Pia­no Se la conserva di more le va a        traverso tossisce per mezz'ora.

MArio.         Continui pure.... Avanti!... Non prote­sto più.... E naturale.... E giusto!.... E lo­gico....        Se fossi tornato ferito, sciupato, fasciato, pietoso.... Chissà che accoglienza avrei avuto!...            Chissà che premure affet­tuose!... Chissà che slanci di tenerezza.... Ma invece ho avuto la     disgrazia di tor­nare sano e salvo.... e l'incanto è rotto.... Addio poesia!... Sono smagato.... E             per smagarmi del tutto mi ha costretto a man­giare proprio contro la mia volontà....

Anna.           Sia giusto, se le riesce, e mi dica chi merita ora il rimprovero di essere       convenzionale.... Ma lei sbaglia!... Lei non sa quanto e come sbaglia !!! Sono           semplicemente lieta che le cose siano andate tanto bene per lei ; e sono contentissima che il    duello, come lo avevo predetto, sia finito in una buona colazione.... Ve­ramente non istava a     me, padrona di casa, di dire che la colazione è buona.... Ma poiché lei ha taciuto in          proposito l'ho detto io.... Vuole il vovetto?

Mario.         Come ?

Anna.           L'uovo della gallina nera che lavora solo per me.... senta.... è ancora caldo....  è tutto        palpitante di attualità.... Vuole? Ci faccio anche i buchetti.... Eccolo, lo butto giù.... sentirà      che ristoro.... le parrà di trangugiare del benessere, tiepido.... Prenda .... io non guardo....

Mario esita un momento eppoi trangugia l'uovo men­tre Anna ne prepara un altro,

            Fatto? …

Mario.         Si        

Anna gli porge il secon­do che Mario beve macchinalmente.

ANNA.           Fatto?

MARIO.         Fatto

Anna.           Buoni ?

Mario.         Buonissimi.

Si alza.

Anna.           Che fa?

Mario.         Tolgo l'incomodo.

Anna.           Se proprio è convinto d'incomodare.... faccia pure.... Mio padre non può tar­dare ormai, e siccome avrà certamente udito parlare del duello, m'avrebbe fatto piacere di       presentarlo.

Mario.         Non mancherà occasione.

Anna.           È vero.... E lei dev'essere molto stan­co.... Chissà che bisogno ha di riposarsi....Mi            perdoni se l’ho fatto indugiare.... Non lo trattengo più.... Vada pure a riposarsi.

Mario.         Non sono mica sfinito.... Ci vuol altro per me!

Anna.           Allora rimaniamo intesi.... torni quando vuole.... Annuncerò la sua visita.... Ho     l'abitudine di non nascondere niente ai miei genitori e non vedo l'ora di raccontar loro gli     strani avvenimenti di stamani.... Torni presto per riderne con noialtri.... Buon riposo!

Mario.         Confessi però, che ora è lei che mi manda via.

Anna.           Mi sarebbe più facile confessare che non capisco niente del suo modo di fare.

Mario.         Ed è forse meglio.... molto meglio!... Perché se lei capisse quel che accade inme....           quel che è accaduto in me dacché l'ho incontrata.... Se lo sapesse.... se sol­tanto potesse         immaginarlo, parlerebbe in tutt'altro modo....

Anna.           Non sapendolo.... non potendolo im­maginare.... parlo colla schiettezza della mia natura e della mia attitudine.

Mario.         Ricorda che prima che io andassi a battermi, lei era esasperata della mia cal­ma?...            Me lo ha detto.... Ricorda?...

Anna.           Benissimo.

Mario.         Non le pare che ora toccherebbe a me, ad essere, se non esasperato, per lo meno un         po' mortificato della sua indiffe­renza ?

Anna.           Ma perché non dovrei essere come sono, se la soluzione per la quale sono stata     tanto commossa, è stata così soddisfacente?

Mario.         Lei è stata commossa ?

Anna.           Tanto

Mario.         Lo giurerebbe ?

Anna.           lo dico, basta !

Mario.         Andiamo !

Anna.           Come andiamo!... Dove andiamo?... E quel che domando: dove andiamo a finirese         continuiamo così?... Ma è straordinario lei!

Mario.         Non voglio parlare, signorina.... sono troppo nervoso.... forse troppo deluso....

Anna.           Deluso ? !...

Mario.         E in questo stato sento che non po­trei spiegarle la burrasca del mio spirito.

Anna.           Non mancherà occasione....

Mario.         Come vuole !... E grazie di tutto.... della sua commozione.... E del suo      interessamento.... Della sua colazione.... Del suo vovetto....

Anna.           Due!

Mario.         Vedo che lei non dimentica quel che offre.

Anna.           Mi diverto..

Mario.         Ah! … Lei si diverte?!... Lei si diverte?!... E’ davvero meglio che me ne vada …             Sono             proprio …Mi sento proprio …. Ho i nervi che scricchiolano … e la testa che ronza           … Ma se permette, tornerò

ANNA.           Gli l’ho già permesso … Anzi gli l’ho chiesto.

MARIO.         A presto, signorina....

Si avvia in fretta.

Anna.           Oh!  Dimenticavo....

Mario.         Che cosa?

Anna.           Le sue lettere.... postume...

Mario.         Le avevo dimenticate anch'io nel rin­graziamento generale.

Anna.           Eccole.

Mario. guardandole.Se si rimane vivi, diventano proprio buffe le lettere che si sono scritte     prima di morire.

Anna.           Ma siccome sarebbe difficile scriverle dopo....

Mario.         Evidentemente.

Anna.           Come vede, ho chiuso anche quelle che aveva mandate aperte.... In quanto a questa        che proprio non mi aspettavo....

Mario.         Era tardi.... non sapevo a chi affidar­la.... mi sono permesso!,..

Anna.           Ha fatto benissimo.... ma poiché lei si è permesso.... mi permetto anch'io di dirle che doveva mandarle o tutte e tre chiuse o tutte e tre aperte.... L'aver chiuso e sigillato con         tanto di ceralacca questa sola.... mi ha dato la sgradevole impres­sione di una sfiducia che          non meritavo.

Mario.         E’ vero! Forse ha ragione.

Anna.           Ho ragione senza forse.

Mario.         Ma l'ho fatto proprio perché.... Come dirle? Ci sono a volte delle intimità....

Anna.           Non le chiedo quali siano le sue intimità con quella signorina dal nome fran­cese e            scintillante, ma posso garantirle che, se anche avesse mandato aperta quella lettera, per me,    sarebbe stata ugualmente sacra.... Che cosa vorrebbe dire? Ne dubita ?

Mario.         No. Che le pare!

Anna.           Credevo....

Mario.         Ma però se delle tre gliene avessero fatta scegliere una per leggere, avrebbe scelto           quella.

Anna.           Ma io le dico....

Mario.         E del resto sarebbe stata una curiosità perfettamente comprensibile e scusabi­le....             Ma sì! Tra di noi c'è stato.... Come dire? C'è stato un contatto, che l'ora, la singolarità del         caso e anche una lontana possibilità di pericolo, hanno reso molto speciale, molto intimo e         sensibile.... Io ho potuto dirle delle parole che, se ci fosse stato questo sfacciatissimo sole,        non avrei probabilmente osato dirle....

Anna.           Né, probabilmente, io avrei permesso che me le dicesse.

Mario.         Probabilmente; ma, dopo quanto è av­venuto tra di noi.... avere nelle mani una      lettera chiusa, per una signorina dal no­me francese e scintillante — come dice lei — doveva per forza un po' ingelo­sirla.

Anna.           Come ?          

Mario.         Incuriosirla?

Anna.           Nemmeno.

Mario.         Interessarla ?

Anna.           Neanche.

Mario.         Oh!

Anna.           Ne «oh!» né «ah!»... Né gelosia, né curiosità, né interesse.... ma compassio­ne.... Ho             avutocompassione di quella sco­nosciuta....Ma ora le sue induzioni e de­duzionisciupano

            quella compassione e la convertono....

Mario.         In antipatia.

Anna.           In indifferenza.

Mario.         Non è vero!

Anna.           Come non è vero?

Mario.         Lei sente per Marion la violenta antipatia che io ho sentito e che sento per            Paolino....

Anna.           L'uomo che lei, troppo famigliarmente si permette di chiamare Paolino, è una       persona per bene.

Mario.         Signorina, lei non sa chi sia Marion.

Anna.           E una canzonettista!

Mario.         Oh! e come lo sa?

Anna.           Ho indovinato?... Eppure, giuro di non averla mai sentita nominare prima di oggi....        Non dev'essere molto celebre la signorina Marion.... Stella di terza cate­goria.

Mario.         Non è infatti molto celebre.... Ma è giovanissima, avvenente.... elegante....

Anna.           E a me che cosa me ne importa?

Mario.         Credevo....

Anna.           Credeva male.

Mario.         Può darsi.

Anna.           E ora....

Mario.         Potrei sapere, signorina, perché mi parla con tanto astio e con tanta stizza?

Anna.           Ah!... senta.... Lei ha davvero una bella faccia tosta! Ma come?... l'accolgo           festosamente.... le offro la mia conten­tezza, la mia cordialità.... la mia colazio­ne.... Lei           risponde a tutto immusonito.... Parla secco.... ironico.... sarcastico.,., maleducato.... Sì,    maleducato e sgarbato al punto che se qualcuno avesse potuto udire la nostra             conversazione non avreb­be pensato che siamo due indifferenti che discorrono....

Mario.         Ma due innamorati che litigano.

Anna.           Né più né meno. E lei, lei solo, avrebbe suggerito questa grottesca ipotesi.... e poi            ha anche il coraggio di venirmi a dire die parlo con astio e con stizza!... E un po'troppo!...     È davvero un po'troppo!

Mario.         La prego, Anna....

Anna.           Le proibisco di chiamarmi Anna!

Mario.         Non si chiama così?

Anna.           Non per lei.

Mario.         Dianzi me lo aveva permesso.

Anna.           Dianzi era dianzi, ora è ora.

Mario.         Tutto è cambiato?

Anna.           Tutto !

Mario.         Dianzi ci si vedeva poco....

Anna.           E ora ci si vede troppo....

Mario.         Dianzi ho avuto la ventura di piacerle....

Anna.           È un bel presuntuoso.

Mario.         Se non le fossi piaciuto un pochino, almeno la metà di un pochino, non sarebbe    rimasta con me neanche un attimo più del necessario.... non sarebbe stata curiosa!... Non si          è curiosi di quel che non ci piace.

Anna.         E potrebbe anche darsi! Perché no.... Ma mi accorgo che era proprio perché ci      vedevo poco.... Ora, invece, ci vedo benissimo e scorgo in lei i sintomi allar­manti di un             caratteraccio scontroso e in­civile che non ho né la voglia né il do­vere di sopportare      neanche un minuto di più.... Lei deve avere più che mai bi­sogno di riposo.... Non la          trattengo....

Mario.       Lo vede?... Lo vede?... Chi è che tratta male ?

Anna.         La tratto come merita.

Mario.      Vuol calmarsi ?

Anna.           No.

Mario.         Provi a calmarsi.

Anna.           Non voglio provare proprio niente.... e se vuole la mia ultima e definitiva pa­rola, eccogliela: lei mi ha seccato!

Mario.         Ah! Signorina!... Quando la volubilità raggiunge certe altezze e oltrepassa certi    limiti, cambia di nome e si chiama inco­scienza....

Anna.           Che cosa si permette di dire ?

Mario.         Mi permetto di dire, che quando si è come lei, quando si è fatti come lei, si ha il   sacrosanto dovere di essere più cauti....

Anna.           Sono lietissima di non capire.

Mario.         Capisce benissimo.... Quando si è co­me lei, quando si è fatti come lei, non si danno         con tanta facilità, con tanta te­merarietà delle illusioni....

Anna.           lo Io ho dato delle illusioni?

Mario.         Tutte!

Anna.           E anche delle speranze, forse?

Mario.         Tutte!

Anna.           Lei sogna!

Mario.         Sognavo, ora mi sono svegliato.

Anna.           E non sa né saprà mai il torto che si lai lo svegliandosi.

Mario.         Il torto che ini posso essere fatto ai suoi occhi non conta. Ma quel che conta,        invece, è la smania, il turbamento, il tor­mento indefinibile che lei mi ha messo     nell'anima.... Questo e non altro conta....

Anna.           Ma è addirittura incredibile!

Mario.         Quel che è incredibile è il suo muta­mento.... Perché?... Che cosa ho fatto?... È forse        colpa mia se il mio avversario non è un tiratore scelto? È forse colpa mia se sono stato     tanto fortunato e se ho, senza volerlo, defraudato il romanti­cume dei suoi reconditi pensieri          di si­gnorina? Lui non mi ha ferito; ma lei sì.... E per ferirmi si è servita con una diabolica             maestria di tutte le armi che Dio le ha messo nelle mani.... negli oc­chi, nella bocca, nella        voce....

Anna.           Questa è un'infamia!... Se lei è un visionario abituato a prendere lucciole per        lanterne, non me ne renda responsabile, facendomi passare per una insulsa ci­vetta....

Mario.         Ma allora, lei ha proprio dimenticato con quale voce mi parlava qui, proprio qui,   due ore fa?... Lei ha dimenticato che con codeste braccia tanto bianche si è agg­rappata alla      mia spalla? Che con codeste mani tanto belle mi ha sfiorato il collo edi capelli?... Lei ha      dimenticato che era tutta vibrante, sensibile, come un fiore fresco, vicino a una fiamma!...           Lei ha dimenticato il volontario o involontario lavorìo dei suoi occhi che a momenti mi     hanno guardato in modo da far dannare un santo!... Lei ha dimenticato che mi ha dato un             bacio!...

Anna.           Me lo ha strappato con un ricatto.

Mario.           Strappato o dato.... io l'ho avuto e mi ha messo l'inferno nella testa e nel sangue! Capisce!

Anna.           Insomma.... la prego.... Smetta.... Se venisse qualcuno, potrei, forse, giustifi­care la           sua presenza qui; ma non sarebbe in nessun modo possibile giustificare la sua concitazione       e la sua violenza. Dun­que, smetta o parli più piano.

Mario.         Parlo come vuole, purché mi lasci par­lare.... Ho bisogno di parlare....

Anna.           Di sciupare!... sì, di sciupare.... Lei non fa altro !... Lei non si accorge come          deforma tutto.... i fatti, le parole, i gesti, le intenzioni, perfino gli sguardi.... Lei deforma      ogni cosa, a suo maschile pro­fitto, ben inteso !... e si direbbe che pre­tende convertire in      veri e propri diritti le più tenui sfumature di quel che è av­venuto in un'ora nella quale,   l'aria, la luce, il silenzio, la stanchezza sembrava­no i complici più insidiosi della mia             imperdonabile debolezza.... Lei non si ac­corge che mi rimprovera tutto e che mi   fapentire         di tutto.... Mi domanda che cosa ha fatto.... E io? Che cosa ho fatto? Lei è capitato qui come i personaggi ap­paiono nelle fiabe.... e l'ho visto in una luco tanto attraente che anche        volendo non avrei potuto allontanarmi da lei!... li perché non dirlo?... Lei mi piaceva!...      Doveva battersi, e naturalmente, sbriglian­do la mia fantasia, l'ho creduto, l'ho vo­luto             credere in pericolo e le ho parlato come si parla a qualcuno che si crede in pericolo.... Le             ho dato anche un ba­cio?... è vero. E sarei un'ipocrita se di­cessi che mi è dispiaciuto di     darglielo.... Una donna, del resto, non da che i baci che vuole, e non vuole che i baci che si     lascia dare.... Poi è tornato.... La scena in a cambiata.... tanto cambiata che quan­do ci siamo           riveduti abbiamo dovuto fare uno sforzo per riconoscerci.... Lei è stato doloso, di trovarmi      dinanzi alla colazio­ni» clic il mio stomaco imperiosamente i « clamava.... Se ne è sentito             personalmente offeso.... E stato per lei, un de­litto di lesa poesia!... E io sono, forse, stata            delusa di vederlo senza il prestigio del pericolo.... L'eroe misterioso, il cavaliere notturno    che era andato a battersi per me, era diventato un uomo co­me tutti gli altri. Ecco tutto! Che       cosa pretende ora, con quelle sue arie da cre­ditore impaziente? Perché si crede un          defraudato? Che cosa vuole?... Vorrebbe, forse, forzare il mio cuore come ha for­zato il mio cancello? E meno facile perché la forza delle braccia non basta.... E quel che diciamo, del           resto è inutile.... Ci sono degli attimi che contano solo perché non si ripetono né si           rinnovano.... Il nostro « attimo »è stato di quelli.... Ci siamo incontrati mentre la natura,         nel suo più bel momento d'amore, cantava un mera­viglioso adagio.... e le nostre inani si             sono strette.... Ora la musica tace.... Lei se ne va da una parte, io dall'altra.... e del nostro          contatto non rimane che quel che rimane dei nostri sogni più belli.... Un po' di turbamento,    un po' di rimpian­to.... nessuna speranza.

Mario.         Perché nessuna speranza?

Anna.           Perché non ce n’è, né ce ne può es­sere.

Mario.         Chi lo impedisce?

Anna.           Non c' è nessun « chi » !

Mario.         Oh!... Ci dev'essere!

Anna.           È proprio deciso a sciupare tutto?

Mario.         Ci dev'essere!... Ci dev'essere il «chi»!

Anna.           Ridiviene insopportabile....

Mario.         Insopportabile, come il male che mi ha messo addosso.

Anna.           Ma che vorrebbe, forse, farmi una scenata di gelosia?

Mario.         Non ho il diritto di farle una scena....

Anna.           Dio ne sia lodato !

Mario.         Ma ho quello di essere geloso. La ge­losia è il primo diritto dell'amore.... e

            sono innamorato, capisce?

Anna.           Vuol tacere!

Mario.         Innamorato ! Vuole che glielo urli ? In­namorato !!!

Anna.           In un'ora?

Mario.         In un minuto.... in un secondo.... in un batter di cuore!

           

Anna.           E le capita spesso ?

Mario.         Ogni volta che trovo una donna come lei; dunque una volta sola.

Anna.           Badi che le faccio una risata sul viso !

Mario.         Rida, pianga, non me ne importa.... Sono innamorato e l'amore è un diritto           sacrosanto.

Anna.           E proprio deciso a dire, una dietro l'al­tra, tutte le banalità ?

Mario.         Sono deciso a dirle la verità.

Anna.           La sua.

Mario.         La mia! Quella che conta! Perché è   una verità che vive, che lavora, che pe­netra come una corrosione, mentre la sua non fa che ragionare.... Io so che pensare ad innamorarmi era lontano da me, come il pensare a buttarmi sotto un treno.... So, che ne            fuggivo tutte le oc­casioni, come si fuggono le zone infette da un'epidemia pericolosa....       Non volevo questo malanno perché ero il re assoluto della mia libertà e me la godevo con      quanta forza e facoltà di godimento sono in me.... So che ieri, che stamani, che tre ore fa,           lei mi era ignota quanto la signora turca che proprio in questo mo­mento passa sul ponte di Galata a Co­stantinopoli.... e che ora, lei, è l'anima viva della mia vita.... che non penso che   a lei.... che mi sembrerebbe assurdo pen­sare ad altri che a lei.... Questo so, Anna, che le            voglio bene.... e che lei mi dovrà voler bene.... Lei!... Lei!... Lei!... Se è libera mi vorrà    bene.... Se non lo è.... Se nella sua vita c'è un Paolino qualunque se ne libererà e mi vorrà            bene.... E se Iddio si fosse dimenticato di seminarle in cuore il divino germe dell'amore io       mi sostituirò a Dio e ce lo farò nascere, e crescere e fiorire... Io non so altro enon mi          preme di sapere altro.... Se col- l'alba l'ho illusa e col giorno delusa, non importa!... Quello            che è stato è stato, e quello che deve essere sarà!... perché voglio....

Anna.         Basta.... basta! Lo scherzo è durato anche troppo.

Mario.       Non ci sarebbe che uno scherzo, e atro­ce: quello di averla incontrata per per­derla             subito.... ma non sarà così.... giuro che non sarà così....

Anna.         Ah ! Ma la sua prepotenza è incredibile ! Ma per chi mi prende?... Ma non sente quel che c' è d'urtante e di offensivo in tutto quel che mi dice? Crede proprio davvero che       beva ad occhi chiusi e a gola spalancata tutte le sue sciocchezze che ha spacciato con tanta        impudenza?... Veramente lei ha una fiducia esagerata nella sua presunzione.... Le ho detto         e le ripeto per l'ultima volta che ci siamoincontrati per caso.... che nella luce imbrogliona            dell'alba ci siamo detti delle parole che, forse,hanno oltrepassato le nostre intenzioni e che,

            ora io me ne devo andare da una strada e lei dal­l'altra.

Mario.         La mia strada è questa, e nulla al mondo potrà farmela cambiare.

Anna.           La cambierò io.

Mario.         La mia strada sarà sempre quella su cui camminerà lei.

Anna.           Ma non capisce che mi diviene odioso.... e che dalla rabbia mi viene quasi voglia

            di piangere?

Mario.         Anche stamani le è venuta voglia di piangere e non dalla rabbia....

Anna.       Stamani non ero io, ero un'altra, ero una donna stupida....

Mario.          Mi piaceva lo stesso....

Anna.         Ma ora sono io, io.... io.... e sono una donna intelligente!

Mario.       E dunque logico che lei mi piaccia più di quell'altra!

Anna.         Oh!... Se ne vada.... Se ne vada!...

Mario.       Anna, cambiamo tono.

Anna.         Non cambio niente! e poiché lei ha l'abitudine di entrare per forza nelle case e nelle         anime, le faccio vedere la mia .mima tal quale è.... dicendole una cosadella mia vita che      spezzerà definitivamente questo grottesco incatenarsi di stupidi av­venimenti.... Sono           fidanzata.

Mario.       Non è vero!

Anna.         Fidanzata, felice di esserlo....

Mario.       Non è vero!

Anna.         Fidanzatissima !

Mario.      Di Paolino?

Anna.         Di Paolino, che adoro!

Mario.       È una spietata bugia! Non ci credo, non ci crederei se la vedessi davanti al           sindaco....

Anna.           Mi ci vedrà. Le manderò un invito.

Mario.         Non è vero !

Anna.           Vero come la luce!

Mario.         Lo giuri !

Anna.           Io non giuro che quando non dico la

Mario.         E lei.... essendo fidanzata.... Lei adorando ...  Lei appartenendo virtualmente, se non

             virtuosamente ad un'altro, ha potuto comportarsi con me, come si è comportata?

Anna.           Civetteria !

Mario.         Lei ha tremato !

Anna.           Una donna ha sempre a sua disposi­zione i tremiti che vuole.

Mario.         Lei ha pianto!

Anna.           E le lagrime che vuole.

Mario.         Lei mi ha baciato l

Anna.           E i baci che vuole....

Mario.         Lei mi ha mandato al macello !

Anna.           Ne era così fiero...!

Mario.         Perché non sapevo quale prodigio di perfidia lei fosse.

Anna.           Ora lo sa. Se ne vada.

Mario.         Il delitto!... Il delitto!... Io capisco il delitto !... Io.... Io.... Mi sento capace di tutto !

Anna.           Fuorchédi andarsene....         

Mario. minaccioso     Badi! Badi! Io perdo la testa ! Mi pare proprio di perdere la testa.

La voce della MAMMA.        Ma si può sapere con chi parli, Anna?

Anna.           Niente mamma.... con nessuno.... uno dei soliti venditori di sciocchezze.... che

            si è fermato al cancello.... e che natural­mente voleva imbrogliarmi....

La voce della Mamma.   Vuoi che chiami il giardiniere per man­darlo via ?

Anna.         No, mamma!... Basto io...      A Mario imperiosaSe ne vada!

Mario.       Sì.... Ma.... Me ne vado.... Me ne vado, ma sono....

Esce di corsa.

Anna           stracciando il fazzoletto coi denti e andandosene a si­nistra.

            Un imbecille! Un imbecille! Un imbe­cille!...

tela.

ATTO TERZO

La stessa scena, ma il giardino, all'argenteo chia­rore della luna è fantasticamente irreale. Il lungo viale dei tigli che si vede disteso al di là del can­cello è impressionante di bianchezza quasi sepolcrale. A sinistra cade sulle piante un riflesso rossa­stro; è la luce della casa illuminata. Silenzio perfetto.

SCENA UNICA.

Anna scintillante nel suo vestito da sera ampiamente scollato è sdraiata nella poltrona a sinistra. Colle mani sotto la nuca, immo­bile, sembra assorta nella contemplazione del cielo. Dopo un momento il lim­pido silenzio della notte è rotto dal suono assai di­stante di un pianoforte sul quale si eseguisce con effi­cacissima sensibilità l'ada­gio di una sonata di Bee­thoven. Alla fine la voce del­la sorellina echeggia acuta nel ristabilito silenzio.

La Sorellina.     Anna

Anna.                      Cara!

La Sorellina.     Quante sono?

Anna.                       Che cosa ?

La Sorellina.     Le stelle. In due ore che sei lì, col naso all'aria, devi averle contate tutte.   Dimmi quante sono.

Anna.           Poche, cara.... La luce della luna le divora.... Si vedono appena.... Sono più lontane         che mai.... Brillano poco come se fossero stanche d'essere andate tanto lontane.... Suona      ancora, cara.... Hai suo­nato così bene!

La Sorellina.     Perché non vieni a cantare qualcosa ?

Anna.           Ah !... No !... No!... Sto così bene qui!... Mi godo la pigrizia come se fosse un’     allegria.

La Sorellina.Anche qui siamo allegri.... Tanto allegri …Mamma legge.... Paolino gioca a   dama col signor Aldini.... Papà giuoca a scacchi i, solo.... La signora Aldiniricama … e io  sbadiglio da slogarmi le mascelle… Vieni a cantare un po'.... No! no Aspetta. Un'idea...

E quasi subito si odono i primi accordi della Ca­sta Diva che Anna colla testa rovesciata sulla spal­liera accenna soavemente. Ma si ferma di botto. Ma­rio è passato nel viale.

            Che cosaè successo Anna?

Anna.           E’ passata una nuvola che ha oscurato la luna; e non si può cantare la Casta Diva             senza la luna.

La Sorellina.     Che peccato!... Era tanto bella la tua voce ... Sembrava lontana lontana ....            ricomincia Anna....

Anna.           Non ora.... Più tardi....

La Sorellina.     Siamo rimasti a bocca aperta.... Sono ancora tutti a bocca aperta !

Anna.           Devono essere carini!....

Si sente una risata.

La Sorellina.     Ricomincia, Anna....

Anna.           Zitta, cara.... Ora chiudo gli occhi.... faccio una muta invocazione agli spiriti del sonno e mi addormento....

La Sorellina.     E io non ti lascio dormire!

Batte rabbiosamente sui tasti. Le voci del babbo e della mamma la fanno ta­cere.

            E allora, giuochiamo a tombola!

Mario intanto è passato due volte.

Anna.           Passeggia, caro!... Se vuoi rivedermi,devi dire anche tu « sette paia di scarpe ho   consumate.... » perché te le farò con­sumare....

Mario passa.

            Coraggio!... Cammina!... Cammina!... Camminerai quanto l'Ebreo Errante....

Mario passa.

            Oh ! Oh ! diventiamo nervosi a quanto pare!... Acceleriamo il passo....

Mario passa.

            Uno due!... Uno due!... Uno due!...

Mario si ferma al can­cello e guarda in giardino.

            Guarda pure caro!... Cerca.... fruga.... non mi vedrai.... Forse senti che ci so­no.... ima sono          l'anima del giardino; e l'a­nimaè invisibile.... Buona sera, caro!... Impazientisci pure.... io         non mi muovo.... Non so se il cancello sia aperto o chiuso .... Speriamo che sia.... Che sia             come?... Non lo so neanche io!... Sia come sia, non mi muovo....

Mario sparisce.

            Buona notte! Ciao.... Ciarea.... Arrive­derci!... Good by !... A presto.... Spunterà   il giorno e        passeggerai ancora.... e piglierai un raffreddore.... e sternuterai dispe­ratamente.... e te lo         sarai meritato.... Le prepotenze si pagano....

Una pausa.

            Dov'è andato?.... Ma come? Non passa più?... Che se ne sia andato?... Di già?... Oh !...   Questa sarebbe l'impertinenza mas­sima.... Credeva forse, che al suo primo apparire mi gli sarei slanciata incontro?...

Altra pausa.

            È incredibile!... Oh!... Ma passerai!... devi passare.... Lo voglio.... Te lo or­dino!...

Una pausa più lunga.

            Niente.... Non è possibile che ci sia al mondo un uomo più maleducato di quel­lo la....

Dopo un'altra breve at­tesa si alza piano piano e si avvicina al cancello. Quando vi è giunta guarda all'infuori colle mani ai fer­ri. Mario comparisce e glie­le afferra.

Mario.         Mi deve perdonare....

Anna. Mi lasci le mani!

Mario.         Mi deve perdonare....

Anna.           Zitto sono tutti lì.... in salotto.... collefinestre aperte. Potrebbero udire.... Se ne vada        subito.... Mi lasci le mani....

Mario.         Me  ne vado se mi perdona.

Anna.           SI.... sì.... E perdonato....

Mario.         Non mi serba rancore?

Anna.           No.

Mario.         Davvero?

Anna.           Davvero

Mario.         Siamo ridiventati amici?...

Anna.           Sì.... sì.... amici....

Mario.         Allora.... Se sono un amico.... posso entrare.

Ed entra.

Anna.           Ma no!... Ma no!...

Mario.         Pochi minuti.... Il tempo di dirle addio....

Anna.           L'addio è detto. Se ne vada.... Come devo pregarla?... Ho raccontato tutto in casa....       Sono stata sgridatissima.... Ho annunciato la sua visita.... Sono tutti curiosi di conoscerla.... Se vuole, vada dall'altra parte, suoni il campanello, ed entri. Verrò io a riceverla.... e se    vuol tornare domani.... l'aspetterò qui.... Glielo prometto.... Ma ora, no.... A quest'ora no....

Mario.         L’ora è  divina.

Anna.           E’ pericolosa....

Mario.         La teme ?

Anna.           Si.... No.... Non lo so.... Non mi faccia né dire né commettere delle sciocchezze....           Si ho paura di tutto.... Degli altri.... di lei ... dell'ora, di tutto.... se ne vada....

Mario.         Com’è bella, Anna... !

Anna.           Ma insomma....

Mario.         E’ più bella di stamani.... è più bella di dianzi … Le due visioni che avevo di lei   erano due abbozzi.... È il capolavoro finito…. Sembra un idolo sfolgorante....

Anna.Stia zitto.... In questo silenzio si sen­tirebbe volare una farfalla.... Non capisce che sono

            tutti la....abbiamo avuto gente a pranzo.... ci sono anche degli estranei.... Mi hanno          chiamata.... devo salire....

Mario.         Un altro minuto per ridirle addio.... Eppoi, no.... Mi chieda di esser muto.... mi    chieda di ferirmi la lingua coi denti per essere muto per il dolore.... mi chie­da d'essere             immobile.... ma non mi mandi via subito.... Non posso andarmene.... Sono inchiodato    d'ammirazione.... Sono inchiodato dalla sua voce.... dai suoi oc­chi.... Si dice che il primo         che paragonò gli occhi di una donna alle stelle, fu un poeta; e che il secondo fu un             imbecille.... ma sono sicuro che stasera, paragonando il brillìo dei suoi occhi a quello delle          più belle stelle del cielo, sono più poeta elio imbecille....

Anna.           Quello che fa è una prepotenza. ..

Mario.         No.... creda.... Non sono più prepoten­te ... Ilo capito che è inutile perchè lei più   prepotente di me.... Ora sono umile, umile....

Anna.                       I  provi, andandosene....

Mario.                     Mi lasci ancora un momento.... Un momento …corto corto.... Si metta      poltrona … quella poltrona ... io m'inginocchio vicino, faccio, guardandola per cinque           minuti, una incalcolabile provvista di bellezza e me ne vado …  Si può essere meno          esigenti di così?' ... Non chiedo che di guardarla....

Anna.           Ma no, via.... E’ assurdo....

Mario.         La prego … La prego.... È forse l'ultima volta che le rivolgo una preghiera.

Anna.           E’ stato sempre cosìcosì cocciuto, lei?

Mario.         Sempre, anche prima di nascere.... Ri­cordo che mi misi in testa di nascere prima del        tempo.... e nacqui prima del tempo....

Anna.           È forse per questo che non poterono farle tutte le rotelle....

Mario.         Mi contenti.... Immagini che rimorso avrebbe se....

Anna.           Ah!... no!... Non attacca più il ri­morso....

Mario.         Sia buona....

Anna.           E dopo, se ne andrà ?

Mario.         Subito!... Per sempre....

Anna.           Non chiedo tanto!... Basta che se ne vada ...

Mario.         Subito

Anna.           E starà cheto, cheto ?

Mario.         Non le parlerò....

Anna.           Ma se poi …

Mario.         Giuro!

            Annasiede nella poltrona. Mario le s'inginocchia vicino. Un silenzio.

ANNA.           Siamo buffi!

Mario.         Ah, no!

Anna.           E se qualcuno ci vedesse....

Mario.         C'invidierebbe.... M'invidierebbe.... Io solo sono invidiabile al mondo!

Anna.           Ora, zitto !

Mario.         Zitto !...

Una lunga pausa. Dopo pianissimo come se dicesse una preghiera.

            «Sei astro radioso di notte immortale!»

Anna.           Eh!

Mario.         .... Non parlo con lei.... Non ha sen­tito che parlavo col tu? Dunque non parlavo con         lei....

Dopo un'altra pausa.

            “Sei astro radioso di notte immortale - Sei cinta di luce e le mie vene tremanti bruciano.... bruciano …. sento le vene arse, bruciate …”

Una pausa.

Anna.           E poi?

Mario.         Devo continuare ?

Anna.           Devofinire.... Che cos'è?

Mario.         Non loso.

Anna            versi suoi?

Mario.         Non so se siano versi e non so se siano miei… Manon sarei punto stupito che       fosseroversi e che fossero miei.... Quando si è  nella meravigliosa incoscienza di tutto in       cui sono io, qui, ai suoi piedi, nel suo fascio di luce, si può diventare anche poeta senza   accorgersene. Non sodirle quel che provo.... Vorrei trovare delle parole fatte anch'esse di        luce, di tepore, e di profumo, come questo giar­dino che non riconosco più, come i suoi    occhi che non riconosco più, come la sua voce che un momento fa sembrava la voce di tutti     i fiori e di tutte le foglie....

Anna.           L'avverto che ora parla proprio con me.

Mario.         Vuole che taccia ?... Lo preferisco.... Penserò meglio tutte le parole che non posso e        non devo dire.... Devo tacere ?

Anna.           Voglio che parli.... Cioè, voglio che risponda, ma la verità, senza ricami, senza     letteratura, senza voce.... se fosse possibile.... Perchéè stato tanto cattivo?

Mario.         E lei?... Lei lo è stata più di me.... Ma non bisogna parlarne più, ora.... le nostre    cattiverie, le cattiverie istintive di questi due indivisibili nemici, l'uomo e la donna,       dormono.

Anna.           Si risveglieranno domani....

Mario.         La vita è fatta di periodi buoni e di periodi cattivi che si alternano.... Bisogna                  accorciare più che si può quelli cat­tivi e più che si può allungare quelli buo­ni…Tutta la    scienza della vita è lì....

Anna.           Nell'illuderci più che sia possibile....

Mario.         Propriocosi.... Ed è un vero delitto non ispremere fino in fondo le illusioni,           qualunque esse siano, che di tanto in tanto, la vita ci offre.... Noi due, in questo momento viviamo un'illusione più fortedelle nostre volontà. Alla luce spietata  del  giorno, e con una voce che ora non potrebbe ritrovare, mi ha detto che dovevamo andarcene, uno da una parte, una dall’altra ….  E’vero?

Anna                       Si

Mario.         Mi ha detto che è fidanzata.

Anna.           Sì.

Mario.         Ed è fidanzata.

Anna.           Sì....

Mario.         Eppure guardi come l'illusione ci ha riafferrati.... Guardi come quanto abbia­mo    detto non ha più nessun valore.... La nostra illusione nata coll'alba, uccisa dal giorno,          risuscita nella notte ed è più viva che mai....

Anna.           Ma non si possono perpetuare le illusioni.

Mario.         Purtroppo !

Anna.           Né dimenticare a lungo i doveri e le responsabilità.

Mario.         Disgraziatamente.

Anna.           E immagino che lei ne deve avere parecchi.

Mario.         Non più degli altri.... non più di lei.... In non sono fidanzato.

Anna.           Ma lei è peggio....

Mario.         Nessun uomo, a qualunque momento lo si prenda o lo si sorprenda non è mai       libero… Una catena, leggera o pesante, d’oro o di piombo, la trasciniamo sempre. Ma io            sono, forse, meno schiavo di tanti ….

Anna.           Se la signorina dal nome francese e scintillante lo sentisse....

Mario.         Vuol sapere quanto conta?

Anna.           Non mi permetterei tanta curiosità.

Mario.         Dove sono le mie lettere?.... Le ho la sciate qui.

Anna.           Devono essere in quella pianta.

Mario le cerca, le trova, ne apre una.

Mario.         Legga.

Anna.           Io?

Mario.         Legga questa lettera per la signorina Marion Merville d'Argenson, canzonet­tista.

Anna.           Neanche per idea!

Mario.         La prego di leggere....

Anna.           Ma proprio no....

Mario.         Non vuole?

Anna.           Non voglio.... perché non ci si vede abbastanza....

            La prende.

                        E’ interminabile…. uno, due, tre, quattro, fogli ….

Mario.         Vergini!

Anna.           Come?

Mario.         Puri!

Anna.           Ma ….

Mario.         Immacolati !

Anna.           Che cosa significa questa mistificazione?

Mario.         Me la perdoni e glielo dico.

Anna.           Chi è la signorina Marion?

Mario.         Non lo so.

Anna.           Come non lo sa? Chi è quella donna?

Mario.         E un'invenzione!... Ah! No!.. Se imbroncia così il suo bel viso non posso   continuare.... Sia buona.... Lo rimetta a posto.... Io rassereni e le dirò tut­to.... Dunque,            quando la lasciai per an­dare a scrivere quelle lettere ero nel­l'illusione fino alla gola.... Lei aveva già preso un'importanza decisiva in tutti i miei pensieri e in tutto il mio avvenire....           in questo stato d'animo scrissi la lettera per mia madre.... e l'altra per il mio             amministratore.... Dopo, non so come, né per quale misterioso suggerimento, mi venne    un'idea proprio da innamorato: quello d'ingelosirla....

Anna.           Ingelosire me?... L'uomo che riuscirà a ingelosirmi non è ancora nato!

Mario.         Ma quello che per lo meno lo tentò, è già grandino.... E mi dissi: se mi ca­piterà una          disgrazia che mi metta fuori circolazionecon questo germe di gelosia che m’illudo di     metterle in cuore, forse,  non mi dimenticherà subito.... se invece non mi accadrà niente,      quello stesso ger­me di gelosia potrà, forse, essere fecondo non so di che cosa, ma di       qualcosa....Forse, chissà, mi darà occasione di leti­care violentemente con lei....

Anna.           Bei proponimenti davvero!

Mario.         Bellissimi: perché il mezzo più sicuro di avvicinarsi ad una donna senza per­dere   tempo è sempre stato quello di le­ticarci. Dopo viene la riconciliazione, e la prima fase     dell'intimità è stabilita....

Anna.           Ma si può sapere a che razza di feno­meni appartiene lei ?

Mario.         Poi glielo dirò.... Detto fatto.... Presi questi quattro candidi fogli, li misi in questo           impenetrabile involucro, lo chiusi, lo sigillai, inventai un nome suscettibili di svegliare in            lei i più leciti ed anche i più illeciti sospetti.... e.... il resto lo sa.... Abbiamo leticato.... Ci          siamo riconciliati... Siamo nella prima fase di un’intimità limpida e serena come quella             lunache sorride beatamente di contentezza.... Guardi com'è contenta anche la luna!

Anna.           Dio che imbroglione!... Che matrico­lalo imbroglione!... Ma come! Nel mo­mento stesso di andare a battersi pensava a tali macchinazioni?

Mario.         Non pensavo che a lei!

Anna.           Non pensava che a imbrogliarmi.... Oh! sincerità il tuo nome è donna, perché       voialtri non sapete neanche che cosa sia !

Mario.         Ora faccio pentire di quel che pensa.

Anna.           Sarà difficile!

Mario.             Ora .... Subito !

Apre un'altra lettera.

            Questa è per mia madre, perciò insospettabile.... Legga.... Aspetti.... Parlo di lei dal         principio alla fine, ma deve leggere.... ecco, qui....

Anna.                       Non ci vedo....

Mario.         L'aiuto coi miei occhi....

Le si accosta vicinissimo al viso.

Anna.           Si rimetta in ginocchio.

Mario.         Sono stanco.

Anna.           Peggio per lei !... Giù.... in penitenza ! ..

Legge con difficoltà

            « Mamma, mi hai detto tante volte che il giorno in cui mi sarei ammogliato con una donna          di tuo gradimento.... avresti mandato tutte le tue perle alla sposa in regalo di nozze....» Affare d'oro per la sua mamma.

Mario.         Questo non c'è scritto.

Anna.           È un mio commento.

Mario.         Non commenti, e vada avanti.

Anna.           « Iddio misericordioso, forse, per salvarmi dalla interminabile catastrofe del         matrimonio, mi fa cadere vittima di uno stupido duello.... E prima di incamminar­ci,   angosciato per te, ma deciso a non far brutte figure, ti prego in ginocchio, per il bene che             mi vuoi, di mandare alla donna ….alla donna.... »

Mario.         .… adorabile….

Anna.           Grazie “che tante volte ho nominato in questa lettera, letue parole, nel giorno delle          sue nozze; giorno di cui sarai opportunatamente avvertita.... Questa donna,a te ignota, è la   sola alla quale avrei dato volentieri la mia libertà in cambio della felicità che, certamente,         lei avrebbe dato a me.... Dunque questa donna, scelta e perduta, è spiritualmente,       indissolubil­mente, mia. Che le tue perle siano il mio eterno augurio per lei.... Esaudisci la         mia volontà. Grazie, mamma. »

Una pausa.

Mario.         Vede che passi giganteschi faceva il mio amore, benché fosse appena nato?

Anna.           Volava!...

E ride a forza per na­sconderò la propria com­mozione.

Mario.         Lei non ha nessuna voglia di ridere.

Anna.           Che ne sa lei?

Mario.         Lo so, lo sento, lo vedo.... E se la sincerità dell'istinto fosse permessa agli uma­ni come alle bestie, lei, invece di ridere mi butterebbe le braccia al collo. Anna, per cancellare       la falsità della sua risata, faccia il sacrificio di buttarmi le braccia il collo.

Anna.           Vuol tacere ?

Mario.         Vuole che il sacrificio lo faccia io?

Anna.           Mi alzo e me ne vado....

Mario.         Sonmuto.... Le mie facoltà di eloquenza e di movimento sono abolite....

Una pausa.

Anna.           E sono molte?

Mario.         Che cosa? Le mie facoltà?

Anna.           No, le perle.

Mario.         Un subisso !

Anna.           E belle?

Mario.         Meravigliose. Celebri addirittura....

Anna.           Che peccato!

Mario.         Ma lei è feroce!

Anna.           Per un subisso di perle meravigliose, una donna commetterebbe un delitto; io mi sono contentata di pensarlo!

Mario.         E per averle mi preferirebbe morto?

Anna.           Oh!... Sì!... Tanto!...

Mario.         Ma so che lei è....

Anna.           Zitto!... Che possono sentire.... E anchefermo.... Non mi tocchi le mani....

Mario.         Perché Anna?

Anna.           Perché si sciupano....

Mario.         Non posso stare zitto e fermo!...

Anna.           Eppure  è il solo modo di non dire e di non fare sciocchezze.

Mario.         Posso almeno, fare due passi, cambiar posizione?

Anna.           No ….

Mario.         È un supplizio.... Non so quante for­miche ho nei ginocchi....

Anna.           Le conti per passare il tempo!... Fer­mo!... Si riposerà fra poco, a letto.

Mario.         Mi manda via?... Non mi mandi via.... Sto benissimo così.... Questa è la posi­zione           più comoda che si possa immagi­nare....

Anna.           Non la mando via, ma ho dato il primo segnale....

Mario.         Com'è bella, Anna.... Com'è perfetta­mente bella....

Anna.           Dica più piano....

La Sorellina.     Sì.... Sì.... Vi prego.... Fatelo |per me.... Mi diverto tanto.... Vero che vuoi             papà ?

Vico.            Ma no.... Smettila.... E ora di andare :i letto....

La Sorellina.     Una partita sola.... Diglielo tu, Paoli­no... Poi vado a letto. Contentatemi....

Brusìo confuso di discus­sione.

Mario.         C’è anche Paolino ?

Anna.           Naturalmente .... C'è sempre Paolino....

Mario.         Anna, senta le mie tempie.... Sì.... La prego ….Battono come se volessero            scoppiare…. , e ogni battito è una fitta atroce! Non mi faccia male.... Non c'è più salvezza        per me.... Sono preso.... legato.... incatenato ….non mi rovini l'esistenza.... non è        un’esistenza che valga molto, maè semplice e pulita.... e gliel'offro tutta, senza nemmeno       pensarci, come si offre un fiore.

Anna.           Più piano!... Più piano!...

Mario.         Mi dica subito che non è vero che lei è fidanzata....

Anna.           E vero! È vero!...

Mario.         No.... No.... Ho la prova del con­trario.

Anna.           Quale prova ?

Mario.         Io stesso.... Sono qui, ai suoi pedi, innamorato e lei lo sa.... si lasci dire che l'adoro;          nei suoi occhi vedo lo scintillio felice degli occhi che si sentono adorati.... Dunque non è           fidanzata, e se lo fosse sarebbe un mostro.

Anna.           Sono un mostro....

Mario.         Anna.... Anna....

Anna.           La sua voce brucia.... mi fa male... Non mi stia cosi vicino.... non voglio.... non mi           tocchi le braccia.... Le sue mani scottano; non le posso sopportare....

Mario.         Ti adoro!

Anna.           Non così.... Stia zitto.... Se ne vada.... Ho paura.... C'è una confusione che mi      stordisce .... Ora se ne vada…. Ma come glielo devo chiedere ?

Mario.         Chiedimelopiù da vicino.... Fammi sen­tire il sapore della tua paura....

ANNA                       Ma no.... è una pazzia.... Siamo pazzi!... Mario....

Mario.         Più vicino.... più vicino....

Mario ed Anna sì baciano.

Anna            dopo una lunga pausa.           Se ne vada ora....

Mario.         Lei mi spaventa. Anna,... La sua perii dia mi spaventa....

Anna.           Che cosa dice?

Mario.         Non lo so.... Ho la testa perduta…. So soltanto che sarebbe stato meglio  che fossi          morto primad'incontrarla !... Mi domandava poco fa a che razza di fenomeni appartengo....       Glielo dico…. Appartengo alla più balorda e assurda e freneticae debole di tutte: quella          degli uo­mini!... Ma lei, lei che non è libera, e che mi tenta, e mi stordisce, e mi ubriaca, e         mi ammazza.... saprebbe dirmi a quale selvaggia razza appartiene ?

Anna.           A quella delle donne....

Mario.         Badi, Anna.... Non scherzi così coi cuori clic non conosce....

Anna.           Non dica sciocchezze.... Si nasconda qui, dietro la poltrona.... vuole obbe­dirò?

Mario.         No Mai.... Piuttosto....

Anna.           O si  nasconde, o se ne va....

Mario.         Mi nascondo

Si mette dietro la pol­trona.

Anna.           Stupido!... sst.... Zitto!...

Una pausa.

            Vorrei proprio sapere perché si dice che l'uomo è la più intelligente delle bestie! Lo sa,    lei...?

Mario.         Io no.... ma so....

Anna.           Zitto!...

Ad alta voce verso la finestra

            Paolino!

Mario.                     Badi che sono capace di tutto!...

Anna.           E allora sia capace di stare zitto!.... Paolino !

MARIO.         Badi che l’ammazzo!!!

PAOLINO     Che vuoi? Devo scendere?

Anna.           No.... no.... Rispondi di lì.... Vuoi dir­mi chi sei?

Paolino.    Come, chi sono?

Anna.           Ti prego di dirmi chi sei....

Paolino.    Anna, ti senti male?... Anticamente si attribuiva un potere nefasto ai raggi della   luna sui cervelli deboli....

Anna.           Vuoi rispondere?

Paolino.    Prima telefonoal dottore.... È un po' tardi, ma data la gravità del caso, forse

                        verrà ....

Risata.

Mario.         Che animale!

Anna.           Senti Paolino. Poco fa mi sono addor­mentata profondamente e ho avuto un incubo         spaventoso.... Un uomo masche­rato è entrato nel giardino, si è avvici­nato a me, mi ha     preso al collo per stran­golarmi.... Dibattendomi, nella stretta, gli ho fatto cadere la     maschera.... Quel l'uomo eri tu!... Allora ho urlato: « Per­ché vuoi strangolare la tua        sorellina?» E lui: « Non sono tuo fratello.... Sono Paolino.... lo strangolatore.... » Ne ho   avuto un tale terrore che svegliandomi ho sentito il bisogno di chiederti chi sei, di          sentirmelo dire proprio da te....

Paolino.    Giuro di essere tuo fratello; ma giuro anche che sei matta da legare....

Una gran risata

Mario.                     Ma allora ?

Annacon una smorfia.            Ma allora!... Scemo!

Mario.         Quel  Paolino....

Anna.           Mio fratello maggiore.

Mario.         E non ce n'ha altri?

Anna.           Non li colleziono mica....

Mario.         Ma perché dirmi....

Anna.           Perché anch'io ho voluto....

Mario.         Oh! E ioche credevo la mia trovata d’ingelosirti, tanto, nuova e tanto originale!

Anna.           Bel fiasco! Quell'idea a lei è venuta....

Mario.         Devi dire a te.

Anna.           Non corra troppo.

Mario.         Non ho più bisogno di correre, sono arrivato....

Anna.           A lei l'idea d'ingelosirmi è venuta perché era già geloso di Paolino.... Men­tre a     me.... è venuta subito, appena l'ho visto e ho voluto mettere tra lei e me....

Mario.         Devi dire fra te e me.

Anna.           Tra noi due, un nome, un’ombra, unsospetto.

Mario.         Che mi mettesse l'inferno addosso.

Anna.           Precisamente!

Mario.         Oh! Sincerità il tuo nome è donna!

Anna.           Siamo pari.

Mario.         E degni l'uno dell'altra,...

Anna.           Perciò, poche parole, precise, serie, definitive.

Mario.         Sì, precise, serie.... Ma perché definitive?

Anna.           Perstasera.

Mario.         Un'idea!... Vado dall'altra parte, suono il campanello, e....

Anna.           E il cane che è sciolto le si scaraventerà addosso.... no.... no.... è troppo tardi....    Eppoi, stasera, la famiglia stonerebbe.... Cerchi bene dentro di sé.... in fondo alla sua           coscienza, e se proprio è deciso a perdere la sua libertà e la sua volontà, se proprio è deciso         ad arrendersi, mani e piedi legati, ad una donna piena di ca­pricci, di difetti e di stramberie.... allora telegrafi a sua madre di venire....

Mario.         Subito un telegramma! Mi aiuti! Mi detti.

Anna.           Io!

Mario          trae un taccuino, una matita, scrive:«Mi sono battuto, duello grave, illeso stop mi             sonoinnamorato, duello grave, ferito stop, vieni, corri, vola, stop l'adoro, t’adoro, la sposo,         t'aspetto.»

Anna.                       Oh!

Mario.         Ma seti dico che mai, mai, mai, uomo è stato più trascinato da un più violento

            turbine di passione. E sono pronto a qualunque olocausto di me stesso: il chiostro, il        suicidio, il matrimonio.... Nessun supplizio mi spaventa.... E ho già pensato a tutto.... alla      nostra casa, alla nostra gioia, alle nostre liti, ai baci e agli schiaffi che ci daremo, alla nostra camera, al viaggio di nozze che faremo...»

Anna.           Dove?

Mario.                     Nella nostra camera.... al nome dei nostri figli, al nome dei nostri nipoti, al

            nome dei …

Anna.           Basta, per carità! ….

Mario.                     T'adoro! Ti ho adorato nell'alba, pro­logo del nostro amore, come ti adoro nella notte, prologo della nostra felicità.

Anna,           Ma il giorno è stato pessimo.

Mario.         Noi ci siamo respinti come fanno i lot­tatori, ma per vedersi meglio, per ripren­dersi           ed aggrovigliarsi meglio.

Anna.           Forse.... chissà.... per volersi molto be­ne non bisogna vedersi troppo bene!

Mario.         Forse! Non lo so.... Non so più pen­sare. Bisogna benedire il nostro miracolo e non           pensare a spiegarlo perché miracolo spiegato, miracolo sciupato. Anna!... Anna!!!    Raccolgo quanto c'è di meglio in me, nella mia anima, nel mio cuore, nella mia   intelligenza, nella mia ansietà,nellamia speranza e lo depongo qui, nel tuo grembo.... e     anche quanto c'è di meglioin questa mia ineffabile voglia di pian­gere in queste due liete lagrime che sono il primo e più puro dono del mio amore!

Anna.           Mario !

Mario.         Non dire altro!... Non dire altro!... Solo il mio nome!

Anna.           Un'altra cosa sola.... ma piano piano..., non sentire.... Ti voglio bene!

La Sorellina.     Dormi Anna?

Anna.           No sogno.

La Sorellina.     Allora aspetta!

Il piano suona ancora gli accordi della Casta Diva o Anna la canta soa­vemente. Mario che a poco a poco le si avvicina le chiude la bocca con un bacio

            Un’altra nube, Anna?

Anna.                       No.... Un eclisse totale!

La Sorellina.     E durerà molto ?

Anna.                      Oh!... Sì!... Tanto!...

E si baciano ancora.

Mario.                     Sempre !...

TEL A

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