L’albergo del buon riposo

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L’ALBERGO DEL BUON RIPOSO

di Saint Granier e Philippe Bonnières

Personaggi:

PIETRO

GIANNINA, sua moglie

LA PORTINAIA

OLGA, la pazza

CARLO, suo marito

SILVIA, la single

LA CAMERIERA

GIANNI, il single

MARTINO, il poliziotto

Scene:

ATTO I e II: la hall di un piccolo albergo di provincia. Una porta a destra conduce al bar; una porta a sinistra con su scritto "Cabina Telefonica"; una porta d’entrata che si può, volendo, utilizzare anche per accedere alle camere d’albergo; un banco per la portinaia; qualche poltroncina ed alcune sedie.

ATTO TERZO III: una camera dell’albergo. A destra la porta che dà sul corridoio, a sinistra una porta che dà sul terrazzo; una porticina che dà l’accesso al bagno; un armadio a muro, un lettino, un comodino, una scarpiera, un attaccapanni, un tavolino con quattro sedie apparecchiato per una cena con pollo, bottiglia di Champagne e qualche poltroncina.

ATTO PRIMO

Quando il sipario si alza, la portinaia, appoggiata coi gomiti al banco legge il giornale. Entra una giovane coppia in tenuta da spiaggia, la donna trascina una borsa da spiaggia. Passando dinanzi alla porta del Bar, il giovane si ferma, aspetta un momento ed entra nella sala del ristorante.

GIANNINA - Dove vai? (ma Pietro è già scomparso e Giannina si dirige verso la portinaia) C’è qualcosa?

PORTINAIA - (alzando gli occhi) Un terremoto in India.

GIANNINA - Non vi chiedevo questo… C’è posta per noi?

PORTINAIA - No signora e tanto meglio, non so se siete d’accordo con me, ma durante le vacanze detesto ricevere lettere. (arriva Pietro e Giannina gli va incontro)

GIANNINA - Da dove vieni?

PIETRO - Silenzio, sono stato a visitare le catacombe, ma non lo dire a nessuno!

GIANNINA - Tu sei entrato nel ristorante, ti ho visto: perché?

PIETRO - Per vedere cosa ci daranno da mangiare a mezzogiorno, sperando che fosse meglio di ieri e meno peggio di ieri l’altro.

GIANNINA - E tu credi che io ti creda?

PIETRO - Naturale, perché sarei entrato al ristorante allora?

GIANNINA - Mi prendi per stupida, come se non sapessi chi vai cercando!

PIETRO - E chi?

GIANNINA - Non fare l’ingenuo.

PIETRO - Ti assicuro che… chi, insomma?

GIANNINA - Quella, quella donnina dietro la quale corri da quando siamo arrivati qui, o immagini che io sia cieca?

PIETRO - Senti Giannina, non fare di tutto per rovinare i nostri quindici giorni di vacanze! Siamo partiti tranquillamente, finora non abbiamo litigato che due o tre volte e sempre per delle sciocchezze.

GIANNINA - Avanti, avanti, attacca il pezzo forte e concludi dicendo che quella donna non ti piace e che non l’hai mai guardata. Avanti, ti ascolto!

PIETRO - Amor mio la tua gelosia, forse, è molto lusinghiera ma dimostra che stai diventando insopportabile, anche se mi ami. Hai cominciato in treno, poi nel vagone ristorante.

GIANNINA - Non senza motivo, ammetterai! Sembrava che te la volessi mangiare, quella signora da quattro soldi.

PIETRO - È forse colpa mia se quella donna è venuta a sedersi proprio al nostro tavolo?

GIANNINA - Non ricominciamo la solita storia! Del resto ciò prova che pensi sempre a lei… E poi? Se tu non l’avessi guardata non sarebbe venuta a sedersi al nostro tavolo. E quella ballerina del Casinò? L’altra sera sembrava che le saltassi addosso talmente ti sporgevi dal palco per vederla!

PIETRO - Sei tremenda! Non lo ammetti mai! Pretenderesti forse, che andassi a teatro senza guardare il palcoscenico? Del resto, se guardassi l’uscita diresti che me la intendo con la venditrice di caramelle o che so io!

GIANNINA - Non fare lo spiritoso, ti prego. Sono molto infelice anche se ammetto di essermi sbagliata.

PIETRO - Ma tu ti sei sbagliata sul serio. Io non ti ho mai ingannata!

GIANNINA - Io posso anche perdonarti, ma non mi dirai che da ieri sera non hai nulla da rimproverarti?

PIETRO - Perché, che cosa ho fatto?

GIANNINA - Non credermi stupida. Mi accorgo benissimo delle tue manovre per incontrarti con quella donnina che è in albergo… La cerchi da tutte le parti. A pranzo, ieri, non hai distolto gli occhi dal suo ombelico.

PIETRO - Aveva l’ombelico sulla tavola?

GIANNINA - Non c’è proprio da fare dello spirito, te lo assicuro. Aveva un abito talmente scollato che si vedeva l’ombelico e tutto il resto.

PIETRO - Me ne rincresce assai, ma non ho visto niente; hai fatto bene ad avvertirmi così stasera starò più attento. Se si tratta di un grazioso ombelico, vale la pena di guardarlo!

GIANNINA - Hai torto a fare il furbo! Il tuo atteggiamento è grave, lascia intravedere che desideri tanto quella donna! Lo dicono anche i tuoi occhi, sembra che quando si fissano a guardare lei, ti escano dalle orbite!

PIETRO - L’altra sera stavo per cadere giù dal palco, oggi mi escono gli occhi fuori delle orbite… Bisognerà che mi leghi!

GIANNINA - Se mi amassi davvero, penseresti che è in gioco la nostra felicità.

PIETRO - Ah, no, niente grandi parole, sai che odio il melodramma!

GIANNINA - Ti chiedo solo un po’ di franchezza, se ami quella donna, dimmelo! Agisci con lealtà. Sono pronta a togliermi dalla tua strada… Ti amo abbastanza per sacrificarmi… E non sarei la prima moglie ad agire così! Ti ricordi il film che abbiamo visto domenica? La moglie preferì andarsene in sordina pur di sapere felice suo marito con l’altra…

PIETRO - Sei ridicola Giannina e poi, ti prego, abbassa un po’ la voce, la portinaia ci ascolta e si capisce benissimo che si sta divertendo alle nostre spalle!

GIANNINA - Ed io me ne infischio! Ed ora ascoltami bene: se guardi ancora quella "poco di buono", si perché è tale, si capisce da lontano, farò uno scandalo, la prenderò a schiaffi e…

PIETRO - Ti consiglierei di strapparle 1’ombelico piuttosto.

GIANNINA - Lo farò, puoi esserne certo!

PIETRO - Mia cara, ti ho ascoltato pazientemente, ma ora basta, ogni bel gioco dura poco. Vieni sulla spiaggia? Si o no? Io ho voglia di fare un bagno!

GIANNINA - No. Non verrò sulla spiaggia per il semplice fatto che non voglio vederti contemplare con gli occhi di triglia fritta quella donna che si mette in posa e si sgancia anche il reggiseno quando si sdraia al sole!

PIETRO - Non oltrepassare i limiti del ridicolo! Ma se ti ho detto che nemmeno la conosco! La signorina ha il diritto di prendere il sole come vuole! Io non la guardo perché non mi interessa affatto, cerca di capirlo una buona volta! Nella mia vita ormai ci sei solo tu! (e la bacia sulla fronte) Avanti, vieni, andiamo, non fare la bambina capricciosa.

GIANNINA - Non vengo e non verrò in nessun posto con te!

PIETRO - Se credi che sia una buona soluzione, ti sbagli di grosso! Andiamo, non essere sciocca!

GIANNINA - No, e lasciami tranquilla, non ti rivolgerò più la parola! Ah, la mia mamma mi aveva avvertita quando ti sposai….

PIETRO - Per l’amor di Dio, non fare intervenire tua madre nelle nostre discussioni, ci mancherebbe altro!

GIANNINA - Se insisti posso anche telefonarle, sai? La mia mamma sarà felice di riprendermi con sé, e non avrò bisogno nemmeno di dirle che guardi le altre donne perché se lo immagina già. Se n’è accorta prima di me perché è più furba lei. Ti ha giudicato infedele da quando ti ha visto, sono stata io ad avere sempre gli occhi chiusi con te! Mi chiedo perché non ho ascoltato i suoi consigli?! Perché non ho pensato che una madre dà sempre buoni consigli?!

PIETRO - Si, tua madre ti ha dato sempre buoni consigli!

GIANNINA - Appunto e se sarà necessario, divorzieremo!

PIETRO - D’accordo… Sono anni che sopporto la tua gelosia! Persino Giobbe si sarebbe stancato! E sia, anche quest’anno hai rovinato le vacanze! Me ne vado, ma ti avverto che non vado da mia madre, io!

GIANNINA - Lo credo bene, conosci tante di quelle sfacciate che saranno felicissime di ospitarti!

PIETRO - Prenderò il treno di mezzogiorno… Ma chi me lo fa fare! Si stava così bene da scapolo! (Pietro esce e Giannina passeggia su e giù)

PORTINAIA - La signora ha bisogno di nulla?

GIANNINA - Perché me lo chiedete?

PORTINAIA - Non lo so nemmeno io, ma forse le farà bene un po’ di whisky.

GIANNINA - Grazie, ma io odio il whisky.

PORTINAIA - Allora un decotto di camomilla ben zuccherato?

GIANNINA - Se credete che si pensi allo zucchero quando si ha voglia di un altro tipo di dolcezza, e ci si vede crollare tutto addosso, vi sbagliate! Si desidera solo di finirla!

PORTINAIA - Mi permetta di dirle, signora, che se tutte le donne si disperano a tal punto da volere la propria fine, quando litigano col proprio uomo, il mondo sarebbe popolato da poche mogli e tantissimi mariti liberi da vincoli matrimoniali. Anch’io sono maritata e, per mia grande capacità di sapere, di non vedere né sentire, sono sempre allegra e spensierata.

GIANNINA - Non vi lasciate vincere dalla gelosia?

PORTINAIA - Per fortuna no. La gelosia non ha mai una lunga durata!

GIANNINA - Ora non siete più gelosa, ma lo siete stata nel passato?

PORTINAIA - Lo sono stata una sola volta e parlai tanto ed a sproposito che costrinsi mio marito a rompermi una insalatiera in testa!

GIANNINA - Gli uomini sono dei mostri… Lasciatemi sola, vi prego. Voglio rimanere sola col mio dolore. (e si accascia sulla poltrona) Come sono infelice! (entra Olga seguita da Carlo)

OLGA - Questo albergo ha un aspetto miserevole.

CARLO - (con due valigie) È il terzo albergo che visitiamo, cara.

OLGA - Non mi dirai che la hall è elegante? L’uniforme della portinaia non c’è e l’abito è di pessimo gusto.

CARLO - D’accordo, come dici tu. Non è l’ideale, ma siccome non ci sono altri alberghi con camere libere, dobbiamo accontentarci. Sai bene che non possiamo permetterci alberghi di lusso!

OLGA - (avvicinandosi al tavolino) Il servizio lascia molto a desiderare. Guarda quanta polvere c’è su questo tavolo e come sono appassiti questi fiori! (toglie la tovaglietta, la scuote un po’, la rimette a posto e poi dice alla portinaia) Vuotate questi portacenere, danno un’aria di disordine.

PORTINAIA - Lo dirò alla cameriera, signora. (rivolgendosi a Carlo) Che cosa desiderano i signori?

CARLO - Una camera a due letti, con bagno.

OLGA - (guardandosi intorno) Guarda un po’ questi quadri, che gusto. (si alza su una sedia e li sposta)

PORTINAIA - (la portinaia alza le spalle) Attualmente non abbiamo nessuna camera libera.

CARLO - (a Olga) Allora tesoro, mi pare inutile mettere sottosopra un albergo che non ha camere libere. Cerchiamo altrove, del resto, questo albergo non ti piaceva!

OLGA - Certo che non mi piace, ma non ho nessuna voglia di trascinarmi ancora per le strade!

CARLO - Se non vi sono camere disponibili!

OLGA - Chi lo ha detto!

CARLO - La portinaia dovrebbe saperlo, no?

OLGA - Sono sicura che ti sei spiegato male. (scende dalla sedia) Sentite, amica mia, una portinaia d’albergo dovrebbe essere impeccabile e la vostra pettinatura lascia a desiderare, ed anche la divisa, manca!

PORTINAIA - Provvederò, ma prima devo ripetervi che non ci sono camere libere.

OLGA - Ma per noi non ci sono, e voi cercherete di sistemarci, comunque! Ci occorre una camera a due letti con bagno, un balcone esposto né a nord né a sud.

PORTINAIA - Ma l’albergo è esposto a levante, signora.

OLGA - Peccato, non è piacevole avere il sole in camera troppo presto il mattino ed è anche vero che le camere esposte a ponente sono fredde.

PORTINAIA - Disgraziatamente non abbiamo altri punti cardinali, signora, ma le camere non ci sono!

CARLO - Se potessi liberarmi almeno delle valigie?!

OLGA - Aspettiamo, può darsi che qualcuno parta! (squilla il telefono)

PORTINAIA - Con permesso. (e va al telefono)

OLGA - Per due stupide valigie!

CARLO - Non sono stupide le valigie. Lo sono io, che devo portarle! Se fosse il contrario, se fossero loro a portare me! Allora si che le compatirei!

OLGA - Non tentare di fare lo spiritoso, non ti si addice… Prima di tutto non le porti affatto, perché le hai posate proprio in questo momento. Dunque, di che ti lamenti?

CARLO - Non mi lamento, solo che vorrei riposarmi un attimo!

OLGA - Se avessi telefonato per fissare una camera!

CARLO - Avrei fatto un bell’affare! Volevi che andassimo a Bellaria e solo stamani hai deciso di cambiare. Io l’avevo fissata a Bellaria.

OLGA - Ci serve assai avere una camera fissata a Bellaria! Su, andiamo!

CARLO - Aspetta ancora un po’.

OLGA - Come vuoi, ma è inutile. Sono certa che non vi saranno camere libere. Nessuno partirà alle 12.

CARLO - Come fai ad essere tanto sicura?

OLGA - Ne ho il presentimento e i miei presentimenti non mi ingannano mai!

CARLO - Però non sei "madame indovina", che io sappia!

OLGA - No, ma hai potuto accorgertene cento volte, quando dico una cosa, accade sempre.

PORTINAIA - (riattacca il telefono) I signori sono fortunati, si rende libera una camera, c’è un signore che parte!

CARLO - (a Olga) I tuoi presentimenti!

OLGA - Perché, non è ancora partito! Ne riparleremo quando avremo la camera!

PORTINAIA - (ancora al telefono) Qui è l’albergo Capitol, mandatemi un taxi, per favore, subito, però, è per il treno delle dodici! Grazie. (e riattacca)

CARLO - (sedendosi) Ora si che possiamo essere tranquilli!

OLGA - Ti prego siediti sull’altra poltrona.

CARLO - Perché?

OLGA - Perché questa la vorrei io!

CARLO - Non è la stessa cosa?

OLGA - Se questa o quella è la stessa cosa allora lasciami quella che voglio.

CARLO - (si alza sospirando e va ad occupare l’altra poltrona) Va bene! Va bene!

OLGA - (un attimo dopo di essersi seduta) Com’è dura questa poltrona, l’avranno imbottita di gusci di noci… È più morbida la tua?

CARLO - Ti avverto che non ho nessunissima intenzione di cambiare posto di nuovo!

OLGA - Oh, non mi illudevo sai, ci sono abituata… Quando ti chiedo un favore… La vita con te non è molto piacevole, ma non c’è nulla da fare, bisogna rassegnarsi.

CARLO - Se ti fa proprio piacere, eccoti la poltrona.

OLGA - No, no, non voglio passare il tempo ad alzarmi e sedermi. (si accorge della presenza di Giannina che è appena entrata e sta piangendo in un angolo della hall) Perché piange? (sempre rivolto a Carlo)

CARLO - Non sono un indovino. Come posso sapere per quale motivo piange una donna che vedo per la prima volta in vita mia?!

OLGA - Non ti interessi a niente tu… Non possiamo lasciarla così!

CARLO - Perché?

OLGA - Perché se piange avrà qualche cosa, domandaglielo.

CARLO - Non pretenderai che vada a parlare con una signora che non conosco?!

OLGA - Come sei egoista, ci vado io!

CARLO - Moglie mia adorata, ti prego, ti supplico, ti scongiuro, non immischiarti negli affari degli altri! Pensa alle infinite seccature che abbiamo già avuto in proposito. Ogni volta è la stessa cosa, tu complichi sempre tutto, te lo sto ripetendo da trent’anni e da trent’anni sono io il capro espiatorio! Siamo in vacanza!

OLGA - Il mio cuore non è in vacanza. Quando vedo qualcuno che soffre, mi piace soccorrerlo. (va accanto a Giannina) Scusate, non vi conosco ma se avete bisogno d’aiuto sono a vostra disposizione… Contate su di me!

GIANNINA - Siete molto gentile ma, ve ne prego, lasciatemi sola.

OLGA - Avete perduto qualcuno?

GIANNINA - Non trovo più mio marito, è come se si fosse dileguato!

OLGA - Vostro marito non vi ha mai tradito?

GIANNINA - Non posso dirlo! Siamo sposati da un anno soltanto.

OLGA - Se vi tradisse, lo farebbe con una donnina…

GIANNINA - Come lo sapete?

OLGA - Lo suppongo, solo una donnina potrebbe portar via il marito ad una donna graziosa e deliziosa come voi!

GIANNINA - A che mi serve essere deliziosa? Oh, come sono infelice!

OLGA - Ci penserò io! Fidatevi di me. Datemi soltanto qualche particolare. Chi è la donna? Da quanto tempo l’ha conosciuta? Quando ha cominciato a tradirvi? Come ve ne siete accorta? Prima bisogna vederci chiaro e poi agiremo!

GIANNINA - Mio marito è una canaglia!

OLGA - Come tutti gli uomini! Guardate lì il mio, sembra una persona tranquilla ma non lo è! Non può vedere una sottana senza fissarsi a guardare, e non si vergogna, alla sua età! Su, su, parlate con me, confidatevi, a me potete dire tutto, sono quasi un medico. Durante l’ultima guerra ho fatto l’infermiera! Siete sposata da poco, se ho ben capito!?

GIANNINA - Si, da poco.

OLGA - Che cosa fa vostro marito?

GIANNINA - È ingegnere.

OLGA - E naturalmente, vi tradisce con la sua dattilografa!?

GIANNINA - No. È da quando siamo qui che è diverso, guarda con molta passione una donna che alloggia qui, in questo albergo.

OLGA - Se volete che aggiusti le cose, ditemi tutto.

GIANNINA - Ecco, è cominciato tutto dal nostro arrivo, ha voluto prendere due camere separate.

OLGA - Due camere separate?

GIANNINA - Si. Per farmi riposare meglio, ha detto mio marito, giacché lui lavora di notte.

OLGA - Lavora di notte?

GIANNINA - Sta preparando la costruzione di un ponte e deve fare tanti ed accurati calcoli.

OLGA - Anche in questi giorni di vacanza?

GIANNINA - E, per colmo della sfortuna, non avevano qui che camere comunicanti, sicché gliene hanno data una al terzo piano, mentre io sono al primo!

OLGA - Camere separate, un colpo premeditato, vedo benissimo di che cosa si tratta. (entra Silvia)

GIANNINA - (a Olga) Non vi muovete! È lei! (Silvia indossa un abito vistoso) Avete visto? Sembra una star di Hollywood!

OLGA - Esattamente il tipo di donna dinanzi al quale quegli imbecilli di uomini rimangono a bocca aperta!

SILVIA - (alla portinaia) C’è posta per me?

PORTINAIA - Si, eccola.

SILVIA - Grazie. (mentre apre la lettera va a sedersi accanto a Carlo)

OLGA - Signorina, vi avverto che quel signore è mio marito e che io sono qui!

SILVIA - Che significano le vostre parole, signora?

OLGA - Diciamo che è una frase come un’altra, qui in albergo si parla con tutti. (poi Olga si avvicina a Giannina la quale le dice)

GIANNINA - È quella la donna che ha smorzato il mio entusiasmo ed ha acceso la mia ira!

OLGA - Povera! Qui lo sapranno tutti!

GIANNINA - Sono tutti molto galanti, fanno finta di non accorgersene!

OLGA - Ed allora come lo avete saputo, li avete spiati? Come si comportano, li avete seguiti? E vostro marito, come si azzarda ad andare nella camera di lei, oppure è lei che va nella camera di lui?

GIANNINA - Non lo so…

OLGA - Adesso che ci sono io, lo sapremo subito… Avete trovato qualche lettera?

GIANNINA - Lettera, no!

OLGA - Le strappano, naturalmente! È la più elementare precauzione… Ma state tranquilla, preparerò io la trappola adatta e ci cadranno, vedrete! Vostro marito vi ha confessato di amarla?

GIANNINA - Oh, no, ma non occorre che parli, gli si legge negli occhi… Da quando siamo qui fischietta continuamente e si pettina almeno dieci volte al giorno, proprio come fanno gli uomini quando devono avvicinarsi ad una donna per conquistarla!

OLGA - (Olga si volge a guardare Carlo che si sta ravviando i capelli) Perché ti stai ravviando i capelli? Lo fai per quella donna, naturalmente!

CARLO - Ti sbagli, lo faccio macchinalmente!

OLGA - E i tuoi occhi, anche i tuoi occhi li volgi macchinalmente verso di lei? Ti consiglio di guardare i quadri, intesi?! (torna verso Giannina e, passando davanti a Silvia con un gesto le tira giù la gonna per allungargliela)

SILVIA - (che era assorta nella lettura) Che c’è?

OLGA - Nulla, vi ho rimesso a posto la gonna che era troppo su!

SILVIA - Grazie. (poi si rivolge dall’altro lato e dice sotto voce) È una maniaca!

OLGA - (a Giannina) Dove eravamo rimaste?

GIANNINA - Non vi ho detto la cosa più grave. Con la scusa che avevamo litigato a proposito di quella donna, mio marito se ne va. Sta facendo le valigie e parte alle dodici e otto, e sceglie, per piantarmi, il momento più cruciale, proprio quando… Povera me!!!

OLGA - Mio Dio, credo di capire, aspettate un bambino?

GIANNINA - Si!

OLGA - Mostro! Abbandonare la moglie quando sta per divenire madre! Bisogna impedire a qualunque costo che se ne vada!

GIANNINA - Ma voi non conoscete mio marito!

OLGA - Forse, ma io mi conosco.

GIANNINA - Non bisogna contrariarlo… Non vorrei peggiorare la situazione! Se è capace di abbandonarmi in questo stato per una donna simile, che se ne vada pure! (piange)

OLGA - Forse avete ragione. (intanto Silvia si avvicina alla portinaia)

SILVIA - Forse sarò costretta a partire oggi stesso… Aspetto una telefonata. Se mi chiamano, fatemi avvertire. Sono nel bar. (e va)

PORTINAIA – Benissimo.

OLGA - (a Giannina) Avete sentito? Tutto diventa chiaro! Anche lei parte nello stesso giorno! L’hanno pensata bene! Povera figliuola! Soffro per voi! È un vero mostro vostro marito.

GIANNINA - È orribile, non riesco a sopportare una cosa simile, preferisco morire piuttosto!

OLGA - Che diavolo dite! Lasciate fare a me!

GIANNINA - Non voglio farmi vedere piangere, vado in camera! (e va via)

OLGA - Ma io non vi abbandono, coraggio! (a Carlo) Siete dei veri mascalzoni!

CARLO - (Carlo si lascia cadere il giornale dalle mani) Con chi ce l’hai?

OLGA - Con gli uomini!

CARLO - Che altro abbiamo fatto?

OLGA - Poverina, ho cercato di calmarla, ho fatto l’impossibile!

CARLO - Quando la smetterai di impicciarti di fatti che non ti riguardano?!

OLGA - Secondo te, dovrei far partire quei due? Sei un egoista insensibile! (tra sé) Dunque, per prima cosa devo sapere il numero della camera del marito, poi vedremo. Non mi sarà difficile agire!

CARLO - Ti supplico, stattene tranquilla e non immischiarti in questa storia!

OLGA - Perché sprechi il fiato, sai che quando ho deciso di fare una cosa…

CARLO - Si, si, lo so, e come!

OLGA - Perciò lasciami agire! Accompagnami al bar, voglio preparare bene il mio piano, e non lasciar lì le valigie, non ho nessuna intenzione di farmele rubare! (Carlo, sospirando prende le valigie e segue Olga che va al bar. Entra, dalla parte opposta, Pietro seguito da Giannina)

GIANNINA - Pietro, Pietro!

PIETRO - Cosa c’è ancora?

GIANNINA - Voglio sapere che cosa hai deciso?!

PIETRO - Lo vedi, parto!

GIANNINA - È la tua ultima parola?

PIETRO - Ne avrei anche un’altra ma sono troppo educato per dirtela!

GIANNINA - Voglio, però, che tu sappia una cosa. Se oltrepassi quella soglia, non mi rivedrai mai più, per lo meno viva!

PIETRO - Se non ci trovassimo nella hall di un albergo, avresti avuto già un paio di ceffoni dei quali ti ricorderesti per tutta la vita!

GIANNINA - Oseresti anche picchiarmi?!

PIETRO - Non ti rendi conto che stai rovinando la vita di entrambi per la tua stupida ed insignificante gelosia?

GIANNINA - Non è né stupida né insignificante! So benissimo che ci tieni tanto a partire! Anche la tua amante se ne va oggi!

PIETRO - La mia amante? E chi è?

GIANNINA - La donna dell’ombelico!

PIETRO - Sei irrimediabilmente pazza! Quante volte ti devo ripetere che non la conosco, che non le ho mai rivolto una sola parola, che non mi interessa affatto?! Come devo fartelo capire? Quando mi crederai?

GIANNINA - Quando ti deciderai a non partire! (si abbandona al pianto)

PIETRO - (molto affettuosamente si avvicina) Vieni con me, ti darò in camera quei ceffoni che piacciono tanto a me ed a te. (e l’accarezza)

GIANNINA - Oh si, Pietro, picchiami alla maniera tua, ti amo tanto. (e si abbracciano)

PIETRO - Io non parto più, ma non voglio più sentir nominare quella donna ed il suo ombelico! (vanno via abbracciati. Entra Silvia e chiede alla portinaia)

SILVIA - Nessuna telefonata?

PORTINAIA - No, signorina, nessuna telefonata!

SILVIA - (guarda il suo orologio) Strano! (Carlo entra seguito da Olga)

CARLO - Non capisco perché mi hai fatto uscire così precipitosamente dal bar, sai che mi piace bere a piccoli sorsi. Perché me lo hai impedito?

OLGA - Non hai ancora capito che non voglio perdere di vista quella donna?

CARLO - E sia! (si siede rassegnato)

OLGA - Non sederti lì, lasciami quella poltrona.

CARLO - Poco fa preferivi l’altra.

OLGA - Già, ma la situazione è cambiata, da allora… (Carlo cambia poltrona. Entra la cameriera)

CAMERIERA - È arrivato il taxi. (e prende le due valigie)

CARLO - Lasciate quelle valigie, cara amica.

CAMERIERA - Non devo metterle nel taxi?

CARLO - Io non parto, sono appena arrivato!

CAMERIERA - Oh, scusate, credevo foste con la signora!

CARLO - Sono il marito della signora, ma non parto!

CAMERIERA - Allora dove sono le valigie della signora?

OLGA - Perché volete saperlo?

CAMERIERA - Per portarle nel taxi, bisogna fare in fretta se volete arrivare in orario alla stazione, si rischia di perdere il treno!

OLGA - Alla stazione? Neanche per sogno!

PORTINAIA - Non sono questi i signori che devono partire, è un altro signore!

CAMERIERA - Avverto l’autista di attendere ancora. (e va. A questo punto entra Gianni, con una valigia in mano, un giovane molto elegante che cammina fischiettando mentre si pettina con un pettinino che ha tolto dal taschino. Olga lo scruta, poi)

OLGA - (a Carlo) È lui, è lui!

CARLO - Lui, chi?

OLGA - Il marito, l’amante della nudista!

CARLO - Che ne sai tu.

OLGA - Fischietta, si ravvia i capelli, non può che essere lui! (Gianni intanto va verso la portiera e passando davanti a Silvia le sorride appena appena) Fingono di non conoscersi, ma si sono sorrisi… Recitano bene la commedia!

GIANNI - (alla portinaia) Avete fatto preparare il conto?

PORTINAIA - Si, signore, devo far portare giù le valigie?

GIANNI - Ho dato già incarico alla cameriera.

PORTINAIA - Il conto lo vuole subito?

GIANNI - (sedendosi accanto a Carlo, non lontano da Silvia) Fra cinque minuti!

OLGA - (chiama Carlo in disparte) Non osano parlarsi perché ci siamo noi! (squilla il telefono)

PORTINAIA - Pronto, si… un momento solo. (a Silvia) È per voi, signorina.

SILVIA - Grazie. (entra nella cabina)

OLGA - Carlo, siamo in un momento drammatico!

CARLO - Ah, si?!

OLGA - Se sapessi almeno dove si trova quella povera infelice, per avvertirla!

PORTINAIA - (a Gianni) Ecco la nota, signore. (Gianni la prende, la legge e prende il portafogli in tasca)

OLGA - Mi domando cosa devo fare!

CARLO - Il cielo mi guardi dal darti un consiglio, ma se fossi al tuo posto, non farei nulla!

OLGA - Facile a dirsi. Una simile infamia si compie sotto i nostri occhi… Quel farabutto se ne va, la moglie si dispererà in modo pauroso ed io dovrei rimanere impassibile? No, mai!

CARLO - Per quanto mi concerne, ti avverto che non alzerò un dito!

OLGA - Sei vile, come sempre! Ancora una volta mi trovo sola in un momento difficile. (Olga prende la valigia di Gianni che la cameriera ha appena portato)

GIANNI - Signora, credo che siate in errore, quella valigia è mia!

OLGA - Lo so, è per questo che la prendo io!

GIANNI - Se è uno scherzo, vogliate scusarmi se mi manca il tempo di riderne, ma il mio treno parte fra pochi minuti!

OLGA - E che importa, non lo prenderete!

PORTINAIA - Signora, per favore!

OLGA - Voi non dovete interloquire, è un affare di famiglia!

GIANNI - Come un affare di famiglia?!

OLGA - Sono un’amica intima di vostra moglie, povera donna!

GIANNI - Di mia moglie? Ma io non sono ammogliato!

OLGA - Ah, non siete ammogliato?! Di bene in meglio! Se siete celibe, come spiegate che passate le notti con una donna?

GIANNI - Permettetemi di dirvi che questo non vi riguarda, anche se fosse, non devo darvi spiegazioni!

OLGA - Ed io non ne ho bisogno, so tutto… Non vi vergognate di abbandonare una donna che vi ama?

GIANNI - Vi capisco sempre meno, signora!

OLGA - Ed io, invece, sempre di più! Se credete che io non sappia perché siete così arzillo e soddisfatto!

GIANNI - Vi ripeto che, se è uno scherzo, non lo trovo per nulla divertente! (rientra la cameriera)

CAMERIERA - È pronto il signore che deve partire?

GIANNI - Eccomi, vengo subito.

OLGA - (alla cameriera) Un momento, il signore non parte.

GIANNI - (prende la valigia e dice alla cameriera) Mettete questa valigia nel taxi.

OLGA - No!

GIANNI - (comincia a seccarsi) Basta signora, anche se fosse vero quello che dite, sarebbe una faccenda da regolarsi tra mia moglie e me. Voi non c’entrate!

OLGA - C’entro benissimo! Quella poverina è un essere debole ed io voglio difenderla!

GIANNI - Con quale diritto? Oh, ma poi è inutile perdere tempo a discutere! Ve lo chiedo per l’ultima volta, lasciatemi in pace! Non mi rimangono che pochi minuti per giungere alla stazione!

OLGA - Prenderete il treno seguente. Intanto faremo pregare vostra moglie di scendere.

GIANNI - Come devo dirvi che non sono ammogliato!

OLGA - È inutile giocare sulle parole, se preferite che dica la vostra amante, non ho nulla in contrario, tanto più che si trova in quelle condizioni, sarete costretto a sposarla!

GIANNI - Che cosa intendete dire?

OLGA - Avreste il coraggio di dire che non vi ha detto che è in stato interessante?

GIANNI - Ma di che parlate, io non so un bel niente! Nessuno mi ha detto niente!

OLGA - Povera piccola! Non ha ancora osato! Comunque, ora la faremo chiamare e vedrete che non ho mentito!

GIANNI - Ma non è possibile!

OLGA - Si è già suicidata?

GIANNI - Io non ho né moglie né amante!

OLGA - Ma che sfacciato!

GIANNI - Basta! Se avete il cervello fuori posto, consultate uno psichiatra, io non posso far nulla per voi! Restituitemi la valigetta e lasciatemi andare via!

OLGA - No!

GIANNI - Signora, non ho mai maltrattato una doma in vita mia, ma sento che ora devo proprio farlo!

OLGA - Carlo, mi lascerai picchiare da questo bruto senza difendermi?

GIANNI - Chi è quel signore?

OLGA - Mio marito!

GIANNI - (verso Carlo) Felicissimo di conoscervi signore. Permettetemi di dirvi che quando si ha una moglie come la vostra, la si tiene al guinzaglio, o la si manda in una casa di cura. Ora vi prego di farmi restituire la mia valigia, altrimenti non so come andrà a finire! (tenta di strappare dalle mani di Olga la valigia mentre entra Martino)

OLGA - Selvaggio! Non vi vergognate di strapazzare una donna debole… aiuto!

MARTINO - (afferra Gianni per un braccio) Vi prego di lasciare subito questa signora!

GIANNI - La lascio immediatamente solo se mi lascia la mia valigia!

MARTINO - Perché volete prendere la sua valigia?

GIANNI - Non è sua! Io non conosco questa signora!

OLGA - Non mi conoscete? Bugiardo! Sono un’amica di vostra moglie, quella che lui vuole piantare.

GIANNI - Ma io non sono ammogliato!

OLGA - Si rifiuta di riconoscere che ha moglie, spero che almeno riconoscerà che aspetta un bambino!

CARLO - (si alza e dice ad Olga) Calmati, ti supplico! (entra la cameriera)

CAMERIERA - Desiderate sempre prendere il treno? Se volete partire all’ora stabilita, non dove pensarci proprio più oggi, ma domani si. Il treno di oggi è già partito mentre l’autista è ancora ad aspettare, anzi è stanco di aspettare. Vuole che gli si paghi il viaggio, il tassametro cammina anche se l’autista è fermo!

GIANNI - Inaudito! (e si adagia sulla poltrona)

OLGA - (sedendosi) Dio sia lodato! Il treno è partito, il nascituro avrà un padre!

GIANNI - (alla portinaia) Pagate l’autista, vi prego, ed aggiungetelo sul mio conto. (portinaia e cameriera escono)

SILVIA - (esce dalla cabina) Portinaia!

OLGA - Non c’è, che volete?

SILVIA - (fuori di sé) E me lo domandate? Le vostre urla non mi hanno fatto capire nulla al telefono!

OLGA - Ciò che dicevamo noi era più importante della vostra comunicazione telefonica.

SILVIA - (infuriata più che mai) Siete una pazza sfrenata, non discuto con voi!

OLGA - (a Gianni) Se penso che state appresso ad una creatura simile! E volete lasciare vostra moglie in quello stato, rabbrividisco!

MARTINO - È una vergogna!

GIANNI - (a Martino) È la seconda volta che vi immischiate in cose che non vi riguardano!

MARTINO - Può darsi, ma un uomo onesto non può rimanere impassibile vedendo maltrattare una donna! (a Olga) Calmatevi signora, quando un marito è più giovane si prende delle licenze!!!

CARLO - Ma la signora è mia moglie!

MARTINO - Non ci capisco proprio niente!

GIANNI - Così imparerete ad impicciarvi dei fatti altrui!

OLGA - Il signore è stato molto cavaliere!

MARTINO - O almeno, ho creduto di esserlo!

PORTINAIA - (rientra con la valigia di Gianni) Che cosa devo fare con questa valigia?

GIANNI - Riportatela nella mia camera, partirò domani!

OLGA - Mi stupirebbe!

GIANNI - (fuori di sé) Signora, credo di essere un uomo ben educato, ma la mia pazienza ha dei limiti. Se vi trovo ancora una volta sulla mia strada, non rispondo di nulla! Avete capito bene? (esce di scena)

MARTINO - (ad Olga) Mi dovete una spiegazione, signora! Potete immaginare che non sarei mai intervenuto nella vostra contesa, se non aveste fatto credere che eravate la moglie di quell’uomo!

OLGA - Non avete capito nulla e non mi stupisco del resto, non avete l’aria di uno intelligente!

MARTINO - Grazie! (poi a Carlo) Spero che vi addosserete la responsabilità di questo insulto?!

CARLO - Oh no! Non contate su di me! Mia moglie ed io siamo sposati sotto il regime della separazione dei beni!

OLGA - Carlo, la tua condotta è vergognosa!

CARLO - Che dovrei dire io della tua, se osassi?!

OLGA - La tua opinione mi è indifferente. La mia coscienza è tranquilla. Sono riuscita a regolare quella faccenda…

CARLO - Credi?

OLGA - Ne sono convinta. Di qui a stasera ho il tempo di mettere tutto a posto. Portiera, fate portare le valigie in camera.

PORTINAIA - Quale camera? Non ve ne sono!

OLGA - Ci avevate detto…

PORTINAIA - Che forse ne sarebbe rimasta una libera?! Infatti, ma avete impedito a quel signore di partire… E allora…

CARLO - Così imparerai ad intrufolarti negli affari degli altri.

OLGA - Non mi rompere l’anima. Dormiremo sulla spiaggia se sarà necessario, ma il bimbo porterà il nome di suo padre!

SIPARIO

ATTO SECONDO

OLGA - (a Carlo) Naturalmente starai pensando che è colpa mia se non abbiamo ancora una camera. Non ti passa nemmeno per la mente che è tutta colpa tua? Non sei stato capace di trovarne una! Bella cosa le vacanze!

CARLO - Se sapessi da quanto tempo ci ho rinunciato! Ti faccio notare che se non ti fossi impicciata nei fatti altrui, avremmo avuto la camera di quel signore al quale hai impedito la partenza!

OLGA - Non ricominciare, deve andarsene stasera, prende l’altro treno, come vedi non è tutto perduto!

CARLO - A patto che tu lo lascerai andare via!

OLGA - Stai tranquillo, ho rinunciato alla cosa. Se penso che quella piccola oca piagnucolona non si è fatta nemmeno vedere! Certa gente non merita il mio aiuto. Mi faccio in quattro per riaccomodare la sua vita coniugale e lei, invece di assecondarmi, si nasconde. Non vale proprio la pena di aver buon cuore!

CARLO - Meno male che cominci a capire che bisogna farsi i fatti propri in questo mondo!

OLGA - Sicché, ti rincresce che io abbia una certa sensibilità?

CARLO - Mi rincresce che tu ne abbia troppa!

OLGA - Adesso mi rimproveri. Mettiti in testa che, se non fossi buona come sono, ti avrei mollato già da trent’anni!

CARLO - Allora è per bontà che rimani con me?

OLGA - Per compassione, se preferisci, giacché tu sei incapace di fare qualsiasi cosa!

CARLO - Io? Incapace?

OLGA - Si. Tu, tu. Dimmi che cosa sai fare oltre che guadagnare denaro?! Dimostra di saper fare qualche altra cosa, occupati della nostra camera!

CARLO - Non vi è nulla di mutato, avremo la nostra camera se quel signore parte!

OLGA - Sicché, rimaniamo in balia di un individuo che pianta la propria moglie e non sa neanche lui che cosa vuole. Dovrebbe andare via subito se ha deciso di partire, che cosa aspetta?

CARLO - L’altro treno!

OLGA - E non vi sono sale da aspetto alla stazione? Va’ a dire alla portiera di dirgli di decidere se partire o no!

CARLO - Io?

OLGA - Si, tu. Fai vedere che sai fare qualche cosa!

CARLO - Perché non vai tu?

OLGA - Ma insomma, chi è l’uomo fra noi due?

CARLO - Pare che sia io, ma non lo credo. (si alza rassegnato e si rivolge alla portinaia) Ditemi, per favore, a proposito di quella camera per la quale ci avevate dato qualche speranza…

OLGA - Niente “qualche speranza”, ce l’ha promessa.

CARLO - Voglio proprio sapere perché hai insistito che parlassi io, visto che non mi fai neanche finire la frase!

OLGA - Se non ho più il diritto nemmeno di dire una parola!

CARLO - Hai tutti i diritti, parla, continua…

OLGA - (alla portinaia) Telefonate immediatamente a quel signore e chiedetegli quando si deciderà a lasciarci la camera.

PORTINAIA - Non conosco le sue intenzioni, il treno delle sette non è molto comodo, perché si ferma in tutte le stazioni. Forse preferirà partire domattina col rapido.

OLGA - Ma che altro vuole, gli occorre forse un treno speciale? Telefonategli spiegandogli che sono stufa di aspettare i suoi comodi!

PORTINAIA - Temo, signora, che questo potrebbe irritarlo maggiormente ed indurlo a rimanere per dispetto.

OLGA - Vi ricordo che il vostro ruolo non consiste nel fare la sarcastica!

PORTINAIA - Che Iddio abbia pietà di noi!

OLGA - La senti Carlo?!

CARLO - No, non sento.

OLGA - Sei sordo, forse? In tal caso curati! (alla portinaia) Allora telefonate o no?

PORTINAIA - Tenterò. (al telefono) Pronto, sono la portinaia, signore. È per la camera… Quella signora vorrebbe sapere se prendete il treno delle sette… Va bene, ah, si… Cosa devo rispondere alla signora?… (ride) È un po’ difficile a dirsi… (riattacca)

OLGA - Che cosa dovete dirmi?

PORTINAIA - Non oso ripeterlo…

OLGA - Lo avevo giudicato subito, è un ignobile mascalzone! Insomma, parte o non parte?

PORTINAIA - Non lo so. (entra Martino, prende tutti i giornali che ci sono sul tavolino e si siede comodamente senza fiatare)

OLGA - Questa, poi, è una bella sfacciataggine!

CARLO - Che altro è successo?

OLGA - Non vedi che quel signore si è preso tutti i giornali?

CARLO - E che te ne importa?

OLGA - Non posso sopportare la gente maleducata. (a Martino) Potrei chiedervi, signore, se quei giornali vi occorrono tutti?

MARTINO - Oh, no, signora, ho preso solo i giornali inglesi.

OLGA - Non siete il solo a leggere i giornali inglesi.

MARTINO - Infatti, chiedo scusa. (porgendole i giornali) Quale desiderate?

OLGA - Nessuno, non conosco l’inglese.

MARTINO - Se non conosce l’inglese non capisco perché…

OLGA - Voglio guardare le illustrazioni.

MARTINO - Già… (porge i giornali alla signora mentre entra Silvia)

OLGA - Oh, guarda, è tornata quella lì….

SILVIA - (alla portinaia) Sono al bar. Se mi telefonano, fatemi chiamare subìto!

PORTINAIA - Benissimo.

OLGA - (a Silvia) A quanto pare, vi chiamano spesso!

SILVIA - Vi dà fastidio?

OLGA - Lo dico perché, c’è una persona che preferirebbe venir con voi!

SILVIA - Signora, io ho un carattere piuttosto paziente… Ma, vorrei sapere perché mi rivolgete la parola dal momento che non vi conosco?! E non vedo in quale modo la mia presenza possa disturbare qualcuno?!

OLGA - Poiché me lo chiedete, vi risponderò con tutta franchezza. Inutile fare la santarellina! Salta agli occhi che avete fatto di tutto per sedurre quel disgraziato giovanotto, che ha perduto la testa per voi.

SILVIA - Che ha perduto la testa per me? E chi è mai?

OLGA - Il vostro complice, quel bel giovane bruno…

SILVIA - Questa, almeno è una precisione, “giovane, bruno”!

OLGA - Un consiglio, non tentate di fare la furba con me. So tutto io!

SILVIA - Siete fortunata io, invece, non so nulla, e non ci capisco nulla. (esce facendo un piccolo segno per dire che ha a che fare con una pazza)

OLGA - (a Carlo) Hai visto che audacia?

CARLO - Ha fatto così. (ripete il gesto di Silvia) Non è poi tanto grave!

OLGA - È naturale che tu debba prendere le difese di una femmina di quella specie. (entra Gianni fischiettando, si siede sulla poltrona e dice alla portinaia di chiamare il cameriere ma, l’interrompe Olga) Che cosa desiderate?

GIANNI - Un sandwich al prosciutto e un quarto di vino, per favore.

OLGA - E credete che io vi serva?

GIANNI - Non lo so, mi avete chiesto che cosa volevo e ve l’ho detto. Credevo che aveste comperato l’albergo!

OLGA - Avete intenzione di mangiare adesso?

GIANNI - Si, faccio sempre uno spuntino a quest’ora!

OLGA - È una pessima abitudine. Fa male alla salute e correte il rischio di perdere il treno.

GIANNI - Mi è perfettamente indifferente.

OLGA - Perché?

GIANNI - Perché la vita è molto bizzarra e ci conduce come le pare… Oggi o domani, che importa!

OLGA - Importa molto!

GIANNI - Come potete saperlo, sconosciuta signora! Siccome non ho nulla di speciale da fare, credo che partirò domani.

OLGA - Avete torto, il treno della sera è migliore e poi, domani è una brutta giornata per viaggiare!

GIANNI - Ve lo ha detto un ferroviere?

OLGA - Domani è venerdì, il giorno funesto.

GIANNI - Ma no, domani è giovedì.

OLGA - È quello che dicevo, un giorno funesto!

GIANNI - Mi permetterete di non tenerne conto, non sono superstizioso, al punto in cui sono, preferisco partire domani.

OLGA - Fate male. Una mia zia morì per aver viaggiato di giovedì, nonostante il mio avvertimento!

GIANNI - Mi è indifferente morire… Ma è straordinario però… A mezzogiorno avete fatto di tutto per non lasciarmi partire e adesso…

OLGA - Si può anche mutare parere, no?

GIANNI - (con ironia) Sono lusingato di vedere che vi interessate alla mia persona, ma vorrei conoscere il motivo del vostro interesse!

OLGA - Non vi ho forse già detto che sono un’amica di vostra moglie?

GIANNI - Ed io non vi ho forse già detto che non sono ammogliato?

OLGA - Mentite, come tutti gli uomini ma che importa, anche se non è vostra moglie, la situazione è ancora più grave per voi!

CARLO - (timidamente) Chiedo scusa… È permesso esprimere la mia opinione?

GIANNI - Ve ne prego, anzi, faremo una conferenza e se, per caso, non riusciremo a trovare una soluzione, sottoporremo il caso all’ONU, la parola è a voi.

CARLO - Penso che…

OLGA - Pensi? Che vuoi pensare tu? Quando cominci a pensare è un disastro! Al di fuori dei suoi affari, nei quali riesce abbastanza brillantemente, mio marito è del tutto incapace di qualsiasi cosa nella vita. Posso affermare che senza di me…

GIANNI - Non ne dubito, signora!

CARLO - Va bene, va bene, parlerò fra poco!

OLGA - È preferibile… Dicevo, dunque…

GIANNI - Chiedo scusa, signora presidentessa, ma devo insistere per conoscere l’opinione del signore che mi pare un uomo pieno di buon senso.

OLGA - Se ci tenete… (a Carlo) Parla, avanti!

CARLO - Ecco, la vostra presenza ci interessa perché non abbiamo trovato camera. Se ve ne andate, ne abbiamo una.

GIANNI - Oh, questo è chiaro e preciso! (squilla il telefono)

PORTINAIA - Pronto, Hotel Serena… La chiamo subito, non dubitate! Non togliete la comunicazione… (sulla soglia) Signorina, vi chiamano da Parigi. (entra correndo Silvia)

OLGA - (a Gianni) Siete sempre innamorato di quella donna?

GIANNI - Innamorato io? Riconosco che è un bel pezzo di figliola, aggiungerò che mi piace parecchio, ma la conosco talmente poco…

OLGA - Non dite sciocchezze! Sapete che ella ha fatto di tutto per sedurvi!

GIANNI - Mi chiedo come fate ad esserne informata!

OLGA - Me lo ha detto lei stessa!

CARLO - Mia cara, mi avevi promesso di non occuparti più di quella faccenda!

OLGA - So io quello che devo fare!

CARLO - Non si potrebbe parlare d’altro?

GIANNI - No, no, anzi, parliamo di quella donna… Dite che vi ha confessato di avere un debole per me? Ma allora questo cambia tutto!

CARLO - Non vorrete rimanere qui, per caso?

GIANNI - Perché no?

CARLO - Per la camera.

GIANNI - Non abbiate paura! L’avrete la vostra camera!

CARLO - Mille grazie, signore.

GIANNI - Chiamatemi pure Gianni! Al diavolo le cerimonie. Non siete forse il marito dell’amica intima di mia moglie? Ho una parola sola. Carlo, la mia camera è vostra.

CARLO - Sia lodato Iddio!

GIANNI - A meno che la vostra adorabile signora non trovi il modo di costringermi a tenerla!

CARLO - Ci permettete di andarla a vedere?

GIANNI - Perché no. È il numero 28. Ecco la chiave!

CARLO - (a Olga) Vieni, potremo finalmente metterci a posto.

GIANNI - C’è ancora qualche cosa che ho tirato fuori dalla valigia.

CARLO - Provvederò io a rimettere tutto dentro. Faccio benissimo le valigie, io! Non abbiate nessun timore… Sono abituato a servirmi da me. Se sapeste quante cose faccio a casa. Mia moglie è troppo occupata a salvare le persone, non può pensare a me… Vieni Olga!

OLGA - Vengo, vengo, che significa tutta questa fretta, non brucia nulla lassù, che io sappia!

CARLO - Mi stupirebbe, non sei ancora salita! (trascinando Olga) A fra poco e, grazie di nuovo, signore!

OLGA - (beffardamente) “E grazie di nuovo, signore”, di questo passo finirà col mandarti dei fiori! (e segue il marito che è uscito)

GIANNI - Quella mentecatta può anche essere divertente, per un po’, ma quel disgraziato del marito mi fa una gran pena! Poveretto! Chissà perché l’avrà sposata? A meno che lei non fosse una ereditiera! (alla portinaia) Questa volta parto, ci siamo proprio!

PORTINAIA - Speriamo!

GIANNI - Dico sul serio, chiamatemi un tassì.

PORTINAIA - Benissimo, signore (ed esce. Intanto Silvia esce dalla cabina)

SILVIA - Portiera?

GIANNI - È andata un momento fuori, posso fare qualcosa per voi?

SILVIA - Grazie, ma non credo che possiate essermi utile, parlavo con Parigi e, mi hanno tolto la comunicazione.

GIANNI - Il telefono è un’invenzione diabolica, ma state tranquilla, vi richiamerà lui!

SILVIA - Perché lui?

GIANNI - Dicevo così, per dare tanta importanza a quella telefonata, suppongo che non si trattasse di vostra nonna!

SILVIA - Poiché vi piace fare l’indovino, ammettiamo che abbiate colto nel segno. Mi richiamerà lui.

GIANNI - Non volete sedervi nell’attesa?

SILVIA - Ma io non vi conosco, signore!

GIANNI - Oh, sulle spiagge non si fanno tante cerimonie… Ci si incontra, si scambiano quattro chiacchiere e poi tutto è dimenticato!

SILVIA - Avete ragione!

GIANNI - Grazie. Serberò così un bel ricordo degli ultimi minuti passati in questo albergo!

SILVIA - Partite?

GIANNI - Si, anche se non è più necessario! Avevo un appuntamento d’affari per questa sera, ma dal momento che l’ho già mancato…

SILVIA - Beh, lei vi aspetterà.

GIANNI - Perché lei?

SILVIA - Dicevo così.

GIANNI - Anche voi fate l’indovina?

SILVIA - Qualche volta!

GIANNI - Allora, se siete portata a quel genere di sport, dovreste sapere che ora comincio a rimpiangere meno che la mentecatta mi abbia impedito di prendere il treno di mezzogiorno.

SILVIA - È stata lei a trattenervi?

GIANNI - Senza di lei sarei già lontano!

SILVIA - E ve lo siete lasciato imporre?

GIANNI - Da piccolo ebbi una governante indiana, la quale mi insegnò che bisogna rispettare ed onorare i pazzi. Pare che questo porti fortuna.

SILVIA - Ci credete?

GIANNI - Certamente e ne ho la prova oggi stesso incontrando una creatura adorabile!

SILVIA - Ho l’impressione che non possiate incontrare una donna senza farle la corte!

GIANNI - Vi sbagliate, sono saggio al punto che io stesso, a volte, me ne stupisco!

SILVIA - Come mentite bene!

GIANNI - Sapete che la pazza vede giusto?

SILVIA - Vorrei sapere chi è quella donna!

GIANNI - Non ne ho la minima idea, ma bisogna riconoscere che non se la cava male, attraverso le sue divagazioni, ha raccontato a tutti che io sono innamorato di voi.

SILVIA - (fingendo di alzarsi) Se la sua follia è contagiosa, sarò costretta ad andarmene. Le conoscenze balneari non autorizzano dichiarazioni del genere!

GIANNI - Non sarete tanto crudele, da privarmi subito della vostra presenza?!

SILVIA - Siete straordinario! Mi avrete incontrato almeno venti volte qui in albergo, sulla spiaggia, al casinò, senza neanche guardarmi e, all’improvviso, la mia presenza vi diventa indispensabile?!

GIANNI - Come sapete che non vi ho guardata?

SILVIA - Le donne anche quando non guardano, sanno benissimo se sono guardate!

GIANNI - Errore! Non solo vi ho notata, ma ho pensato spesso e a lungo a voi, prima di addormentarmi! E ogni volta imbastivo uno scenario.

SILVIA - Nel quale io recitavo la parte di protagonista… Se sapeste quante volte me lo hanno scodellato il trucco del cinematografo dopo il consueto “vi ho sognata”! È il disco classico!!!

GIANNI - Non siate cattiva, rimanete ancora un po’… Vi seccherebbe molto che fossi innamorato di voi?

SILVIA - Confesso che non vi ho mai pensato.

GIANNI - Beh, pensateci! Potrebbe benissimo accadere!

SILVIA - Fortunatamente partite fra dieci minuti.

GIANNI - E se non partissi?

SILVIA - Vi chiederei di non oltrepassare le solite quattro parole che si scambiano nella hall di un albergo.

GIANNI - Avete tanta paura che si avverino le predizioni della pazza?

SILVIA - Una donna è sempre preoccupata quando un uomo le fa la corte, sia pure per cortesia o per passatempo.

PORTINAIA - (entra) Signore, il vostro tassì è qui fuori.

GIANNI - Benissimo… E che vi rimanga!

PORTINAIA - Ricordo al signore che il treno parte fra dieci minuti.

GIANNI - Che parta!

PORTINAIA - Faccio portare giù la valigia?

GIANNI - Ci tenete proprio a vedermi partire? Che cosa vi ho fatto?

PORTINAIA - Nulla, signore, ma poiché poco fa dicevate…

GIANNI - Non avete mai visto un uomo cambiare opinione? Se non lo avete visto guardatemi, è così. (e si alza per farsi vedere) Non parto più, le condizioni meteorologiche sono eccellenti! Rimango!

PORTINAIA - E il tassì, la valigia?

GIANNI - La valigia rimarrà in strada e il tassì in camera… Cioè, volevo dire il contrario… Sembrate sorpresa!

PORTINAIA - Oh, no signore, oggi nulla mi stupisce più. (e torna al suo posto rassegnata)

SILVIA - Dite davvero? Non partite?

GIANNI - No, voglio verificare fino a che punto la pazza ha ragione.

PORTINAIA - Scusate, signore… Ma se ho ben capito bisogna rimandare indietro il tassì?

GIANNI - Si… O meglio, no, aspettate. (a Silvia) Ho un’idea. Piuttosto che rimandare indietro il tassì, si potrebbe andare in una piccola e graziosa trattoria dove si può mangiare bene… Volete farmi il piacere di pranzare con me?

SILVIA - Impossibile, devo rimanere in albergo, certamente mi richiameranno al telefono.

GIANNI - Ah, già, è vero, me ne dimenticavo però, non potete rifiutare di venire a bere un aperitivo… Saremo di ritorno presto.

SILVIA - Credete proprio che sia ragionevole? Andare a bere con un signore che si conosce da soli cinque minuti?

GIANNI - Se non lo fate per me, fatelo per l’autista… So bene di non essermi fatto presentare a voi, ma non mancherà l’occasione. Certamente abbiamo degli amici comuni.

SILVIA - Credete?

GIANNI - Ne sono sicurissimo. Intanto, mi presento io, sono Gianni Del Prete, procuratore di una banca privata e, Cesare è mio padre, lo conoscete?

SILVIA - Di nome forse si.

GIANNI - Abitiamo in Via Roma.

SILVIA - Io, in Via Napoli.

GIANNI - Vedete che abbiamo una relazione comune.

SILVIA - Chi?

GIANNI - L’agente delle imposte, è lo stesso per entrambi.

SILVIA - Credete che sia sufficiente per compromettermi con voi?

GIANNI - Alla trattoria del porto, in presenza di cento persone?

SILVIA - Siete un uomo pericoloso voi!

GIANNI - E voi, una donna squisita! (la bacia sul polso)

SILVIA - Meno in alto il bacio… Non mi fate pentire. (escono insieme, Martino, invece, entra e si avvicina alla portinaia)

MARTINO - Vorrei chiedervi…

PORTINAIA - Se si tratta di camere non posso servirvi.

MARTINO - Non ho bisogno di camere. Vorrei sapere quante donnine sole avete in albergo, preferibilmente bionde, graziose e ben fatte; mi comprendete?

PORTINAIA - Non sono caduta dal cielo con l’ultima pioggia, ma vi avverto che vi sbagliate di albergo, non è il nostro genere! Potrei indicarvi uno stabilimento balneare…

MARTINO - No! Non vi affannate, era una semplice domanda professionale. (le mostra una tessera)

PORTINAIA - Oh, scusate, non sapevo che foste…

MARTINO - Silenzio, cerchiamo una coppia di avventurieri che ci è stata segnalata da altre stazioni balneari dove ha operato, e tutte le tracce ci hanno portato in questo albergo.

PORTINAIA - Una coppia?

MARTINO - Già, il sistema è sempre lo stesso. La donna arriva da sola, fa la conoscenza di qualche giovane ricco e poi, nel momento, diciamo psicologico, piomba il cosiddetto marito e fa uno scandalo. Nove volte su dieci il terzo mette a tacere le cose con un assegno bancario. La coppia sparisce e va a piantare le tende altrove.

PORTINAIA - Però, è una bella trovata!

MARTINO - Calma, calma, non fatevi venire delle idee!

PORTINAIA - Oh, sarebbe impossibile, mio marito è troppo stupido.

MARTINO - Anche mia moglie… Non avete notato nulla di sospetto?

PORTINAIA - Finora no.

MARTINO - Adesso siete avvisata, tenete gli occhi bene aperti. Faccio un salto al commissariato per sentire se non c’è nulla di nuovo e torno. A fra poco e… mosca! (esce. Iintanto la portinaia vede sul tavolino la borsetta lasciata da Silvia, la prende e la mette in un tiretto. Pietro entra inviperito e si siede in poltrona)

PIETRO - Portiera…

PORTINAIA - Signore?

PIETRO - Fatemi il favore di dire alla cameriera che mi porti un Cognac, un doppio Cognac, anzi, che mi porti la bottiglia con, un doppio bicchiere.

PORTINAIA - Subito! Vado io stessa. (Silvia entra in fretta e cerca qualcosa sul tavolo poi, scorgendo Pietro chiede)

SILVIA - Scusate signore, non avete visto, per caso, una borsetta?

PIETRO - Una borsetta?

SILVIA - Di pelle scamosciata bianca. Credevo di averla lasciata qui.

PIETRO - Mi rincresce molto, ma non ho visto nulla. (entra Giannina e vede Pietro conversare con Silvia)

GIANNINA - Questa volta ti ho colto sul fatto! Non potrai più negare!

PIETRO - Ti prego, cara!

GIANNINA - Mi hai raccontato che non conoscevi quella donna!

PIETRO - Infatti, non la conosco!

GIANNINA - Bugiardo!

SILVIA - Francamente, signora, non capisco…

GIANNINA - Io, invece, capisco fin troppo bene. Non potreste lasciare in pace mio marito?! Che volete da lui?

SILVIA - Niente, cercavo la mia borsetta.

GIANNINA - Perché, è mio marito che ve la custodisce? Andiamo di bene in meglio!

SILVIA - (a Pietro, irritata) Insomma, signore, vi prego di spiegare a vostra moglie…

GIANNINA - Che siete un’accalappiatrice di uomini? Lo so benissimo, brutta sfacciata!

PIETRO - Signorina, sono davvero mortificato!

SILVIA - Non so dove sia stata allevata vostra moglie, certo non in un educandato!

PIETRO - Basta! Adesso basta, Giannina, questa volta hai oltrepassato i limiti! Parto! (esce)

GIANNINA - Mascalzone, bugiardo! (crolla piangendo e si siede su una poltrona)

SILVIA - Non è molto intelligente quello che avete fatto!

GIANNINA - (scattando) Lasciatemi in pace voi, se dite ancora solo una parola, vi prendo a schiaffi!

SILVIA - (per un attimo pare che voglia reagire, poi alza le spalle dicendo) Non è un albergo questo, è un vero manicomio! (esce)

PORTINAIA - (rientra con la bottiglia di Cognac) Ecco, signore… Ah, è una signora, adesso! Si può proprio dire che oggi… (e rientra per riportare il Cognac. Entrano Olga e Carlo)

OLGA - Inutile che ti sforzi di persuadermi! È una camera orribile, e poi puzza di pipa che appesta!

CARLO - Apriremo la finestra!

OLGA - Per far entrare le zanzare? (vede Giannina che è di spalle, che piange) Oh, un’altra donna che piange!

CARLO - Te ne supplico, non ti immischiare!

OLGA - Tranquillizzati, è la stessa di prima. (siede accanto a Giannina) Dove siete stata durante il pomeriggio? Vi ho cercata dappertutto! Ho mille cose da dirvi.

GIANNINA - Anch’io. Ho sorpreso mio marito in flagrante!

OLGA - Ed io mi sono perduta questo spettacolo! Com’è stato?

GIANNINA - Mio marito non era partito.

OLGA - Lo so.

GIANNINA - E ci eravamo riconciliati!

OLGA - Ah, e come?

GIANNINA - Ci eravamo riconciliati e basta… Poi lui è sceso per mangiare un sandwich….

OLGA - L’ho visto, e dopo?

CARLO - Tesoro mio, penso che…

OLGA - Tu non pensare… Dunque?

GIANNINA - Quando sono scesa anch’io, l’ho trovato con quella donna.

OLGA - Perciò aveva tanta fretta di mandarci su a vedere la camera! (a Carlo) Non te lo avevo detto che la sua premura improvvisa era molto sospetta?

GIANNINA - Vi ha mandato nella sua camera? Perché?

OLGA - Per farcela vedere, dal momento che lui la lasciava.

GIANNINA - Se ne va? Ve lo ha confermato?

OLGA - Si, ma non vi agitate, quell’uomo mente ininterrottamente. Ma finiremo con lo scoprire la verità. Quando li avete sorpresi, che cosa è accaduto?

GIANNINA - Nulla. Lui se n’è andato fuori di sé da una parte, e lei, dall’altra.

OLGA - E non li avete inseguiti?

GIANNINA - Non ne avevo più la forza!

OLGA - Peccato non esserci! Dove ritrovarli adesso?

GIANNINA - Se ne sono andati piantandomi qui!

OLGA - Speravate che vi conducessero con loro?

GIANNINA - Mi pare di impazzire!

OLGA - Non è il momento, avete già tanti guai!

CARLO - Mia cara, penso che…

OLGA - Ancora? È una vera mania! Non puoi pensare in silenzio?

CARLO - Non vuoi sapere cosa penso?

OLGA - No! (poi a Giannina) Prima che continui ad aiutarvi, dovete promettermi che sarete sincera con me. Il che non è stato, finora!

GIANNINA - Come?

OLGA - Mi avete assicurato di essere sposata, e non è vero!

GIANNINA - Non è vero? Chi vi ha detto una cosa simile?

OLGA - Vostro marito o almeno, colui che chiamate così.

GIANNINA - Vi ha detto che non siamo sposati? Bandito!!! Venite con me in camera, signora e vi mostrerò il libretto di matrimonio, il passaporto, le fotografie di famiglia, tutto!

OLGA - Benissimo, mostratemi tutto! Lo sapevo bene che mentiva quel… (la portiera entra) Portiera, dove sono le persone che erano qui poco fa?

PORTINAIA - Quali persone?

OLGA - La "vamp" del telefono e il signore che l’accompagnava…

PORTINAIA - Sono andati via in taxi poco fa!

GIANNINA - Se ne sono andati? Oh mio Dio!

OLGA - Dove sono andati?

PORTINAIA - Non lo so, signora, non sorveglio i clienti, io!

OLGA - Non l’ha fatta portare alla stazione?

PORTINAIA - Non ancora, ha detto che sarebbe partito domani.

CARLO - E la camera?

PORTINAIA - Ah, sulla camera non dovete più contarci!

OLGA - Come sarebbe a dire? Quel signore ce l’ha ceduta.

PORTINAIA - Se partiva… Siccome non parte!

OLGA - Non parte? Staremo a vedere! (Carlo si alza ed esce senza farsi accorgere)

GIANNINA - (fra i singhiozzi) Se non partisse tutto si potrebbe accomodare.

OLGA - Non complicate le cose! Piangete e lasciateci fare! Carlo, va ad occupare la camera!

PORTINAIA - Siate ragionevole signora, del resto non vi darò la chiave!

OLGA - Carlo, va a sfondare la porta! Carlo, ma dove sei?

PORTINAIA - Mi pare che il signore sia entrato nel bar.

OLGA - Io vado! (a Giannina) Signora non vi muovete, torno subito! (esce ed entra Pietro)

GIANNINA - Pietro, tesoro mio, allora non eri andato via con quella donna? Dove sei stato?

PIETRO - Nella mia camera.

GIANNINA - E lei?

PIETRO - Ma quando ti decidi a persuaderti che non la conosco!

GIANNINA - Poco fa le parlavi!

PIETRO - Scusa, era lei che mi chiedeva se non avevo visto da qualche parte la sua borsetta!

PORTINAIA - Chiedo scusa se intervengo nella conversazione, ma ciò che dice il signore è esatto. Quella signorina l’aveva dimenticata qui ed io l’ho messa nel tiretto.

PIETRO - Non potevate lasciarla dove si trovava?

GIANNINA - (gettando le braccia attorno al collo di Pietro) Perdonami, amore caro, è quella signora che mi ha detto…

PIETRO - Quale signora?

GIANNINA - La pazza!

PIETRO - La pazza? Questo albergo è forse un alloggio per alienati?

GIANNINA - Ti spiegherò tutto, tesoro… Perdonami!

PIETRO - Sai che detesto le spiegazioni in pubblico. Sali in camera tua, devo parlarti!

GIANNINA - Si, si, picchiami pure, ma non andartene. (ed escono abbracciati)

PORTINAIA - (asciugandosi il sudore) Che giornata!!! (entrano Gianni e Silvia)

GIANNI - Mi dispiace che il nostro aperitivo sia stato amareggiato dallo smarrimento della vostra borsetta!

SILVIA - E dire che vi erano dentro tutti i miei documenti e il denaro! (alla portiera) Portiera, non avete visto per caso la mia borsetta?

PORTINAIA - La vostra borsetta, eccola!

SILVIA - Oh, grazie che piacere!!! Grazie tante. (e le dà un biglietto da mille)

GIANNI - Vedete che avevo ragione io? Come potevate averla perduta?

SILVIA - Scusatemi, ma ero veramente preoccupata!

GIANNI - Credo che ora potremo bere tranquillamente!

SILVIA - Certo, ho bisogno di rimettermi dall’emozione provata; restiamo qui?

GIANNI - Perché no?! Nel bar c’è troppa gente. (si seggono al tavolino, entra Olga)

OLGA - (si getta su Gianni) Oh, siete tornato? Meglio così! Dite a quella idiota della portiera di darmi la chiave della camera.

GIANNI - Mi rincresce, ma un incidente tecnico indipendente dalla mia volontà mi costringe a rimandare la partenza. La mia camera non è più libera!

OLGA - Ma è insensato! Non potreste andare a dormire con vostra moglie?

SILVIA - (a Gianni) Siete ammogliato?

GIANNI - Neanche per sogno! Questa donna vaneggia! (ad Olga) E se non la smettete vi avverto che non rispondo più di me e, se non vi allontanate immediatamente, vi caccio io con la forza!

OLGA - Come osate parlare in quel tono ad una signora? Vado a chiamare mio marito. Carlo! Carlo! (a voce alta)

GIANNI - (a Silvia) Come vedete, non è possibile rimanere qui. Quella isterica ora torna con quel cretino di suo marito, dovrò prenderlo a schiaffi e ne nascerà uno scandalo ed io non sono per nulla amante degli scandali. Mi avete promesso di pranzare con me. Andiamo al "Ristorante dell’oca", il padrone è amico mio!

SILVIA - Mi dispiace, ma vi ho già detto che debbono telefonarmi qui all’ora di pranzo!

GIANNI - (prendendole le mani) Riassumendo, dovete rimanere qui e pranziamo insieme. In sala da pranzo non è prudente a causa della pazza, l’unica soluzione è pranzare in camera mia.

SILVIA - In camera vostra? Noi due da soli?

GIANNI - Non saremo soli. Ho una bella terrazza sul mare, v’è una quantità di gente che va e viene sulla spiaggia e poi, saremo sorvegliati dal guardiano del faro. Venite dunque?

SILVIA - Si, però dubito che sia molto ragionevole…

GIANNI - Se si facessero soltanto le cose ragionevoli, nella vita, saremmo tutti morti di noia da un bel pezzo! (ed escono. Entra Olga)

OLGA - Dove sono? Portiera, perché li avete lasciati andar via? Capisco… Sono saliti in camera… Non vi vergognate? Ci vado!

PORTINAIA - (le sbarra la strada) Basta con gli scandali, signora!

OLGA - (urlando) Lasciatemi passare!

PORTINAIA - Potete ragliare quanto volete, non passerete. (entra Martino)

MARTINO - Che diavolo succede qui, vi si sente dalla strada!

PORTINAIA - Questa signora, da stamani, non cessa di provocare scandali.

OLGA - È falso, è lei che mi impedisce di salire in camera mia!

PORTINAIA - È falsissimo, questa signora non è alloggiata nell’albergo. Ve ne prego, sbarazzatemi di lei!

OLGA - Con quale diritto questo signore si occuperebbe dei fatti miei?

PORTINAIA - (a Martino) Posso dirglielo?

MARTINO - Glielo spiegherò io. Permettetemi di presentarmi, signora: ispettore di Polizia Martino Di Stefano, è da stamani che vi sorveglio… Il vostro atteggiamento è piuttosto strano… Vorrei rivolgervi qualche domanda.

OLGA - Non risponderò.

MARTINO - È quello che vedremo.

OLGA - Non parlerò che in presenza di mio marito. Vado a chiamarlo.

MARTINO - Andate pure, ma vi do un consiglio, non tentate di fuggire, dinanzi alla porta vi sono due agenti che vi riprenderebbero subito!

OLGA - Non ho motivo di fuggire, ma tengo ad avvertirvi che pagherete caro il vostro modo di agire. Sono amica intima di una signora che è l’amica del capo di gabinetto del Ministro degli Interni. State al vostro posto! (esce)

MARTINO - (alla portiera) Non perdiamo tempo.

PORTINAIA - Sospettate davvero che quella signora…

MARTINO - Lei? No, no, ma sono sulla pista buona! Ditemi i nomi dei vostri clienti maschi che hanno ordinato un pranzo per due in camera.

PORTINAIA - Bisogna chiedere alla cameriera. (va verso il ristorante) Cameriera!

CAMERIERA - Eccomi!

MARTINO - (mostra alla cameriera la propria tessera) Ispettore Di Stefano. Ditemi, c’è qualcuno, parlo di uomini soli, naturalmente, che abbiano ordinato il pranzo per due, in camera?

CAMERIERA - (consulta il proprio blocco di ordinazioni) Il 136 e il 204.

MARTINO - Non tanta fretta! Cosa hanno ordinato?

CAMERIERA - Il 136, minestra, fegato di vitello e insalata.

MARTINO - Non ci siamo! E il 204?

CAMERIERA - Due uova al piatto, purea di patate e frutta cotta.

MARTINO - Meno ancora! Siete certo che nessun altro? (telefono)

PORTINAIA - Pronto? Si, signore… È la portinaia… Il pranzo per due in camera? Per l’appunto c’è qui la cameriera… Le passo l’ordinazione… Si, si… Aragosta alla maionese, pollo arrosto…

MARTINO - Benissimo!

PORTINAIA - … Pesche Melba e una bottiglia di Cliquot rosa! Sarà fatto. (riattacca)

MARTINO - (raggiante) Questa volta ci siamo.

PORTINAIA - Non crederete che quel signore…

MARTINO - Lasciate che ognuno faccia il proprio mestiere, cara amica… Un pranzetto delicato… conversazione intima e, verso mezzanotte, l’arrivo del falso marito, scandalo, conosco la farsa… Che numero ha la camera di quel signore?

PORTINAIA - Ventotto, primo piano.

MARTINO - (allungandosi in una poltrona) Non mi rimane che aspettare l’arrivo del complice!

PORTINAIA - Che giornata!

SIPARIO

ATTO TERZO

GIANNI - Ma non mangiate niente! Sorridete un po’ almeno, siete così triste!

SILVIA - Non sono triste, sono irritata.

GIANNI - Contro di me?

SILVIA - Contro me stessa. Mi domando come ho potuto essere così pazza da accettare di pranzare sola con voi, nella vostra camera.

GIANNI - Non facciamo nulla di male.

SILVIA - Lo so, ma ogni volta che viene la cameriera si crede in dovere di bussare alla porta, come se temesse di disturbarci… E poi, mi guarda con un’aria di complicità. Vorrei nascondermi non so dove. (si guarda intorno) Sotto il letto!

GIANNI - Non sarebbe il modo per eliminare i suoi sospetti, se ne ha. Capirete che quella gente li è abituata a vederne di tutti i colori!

SILVIA - Appunto, mi giudica come le altre ed è proprio quello che non voglio!

GIANNI - Non vorrete preoccuparvi di ciò che pensa una cameriera, spero?!

SILVIA - No, ma può chiacchierare… Ho avuto torto di venire ad alloggiare in questo albergo!

GIANNI - Anzi, avete avuto mille volte ragione, perché ho la gioia di pranzare con voi questa sera!

SILVIA - Se mia zia non soffrisse di reumatismi.

GIANNI - Non vedo quale rapporto ci sia!

SILVIA - Non avrebbe deciso di andare a fare una cura di tre settimane, pretendendo che io l’accompagnassi!

GIANNI - E voi, vi siete rifiutata? Avete fatto bene!

SILVIA - Morivo dalla voglia di vedere il mare. Ora lo rimpiango perché sono stata talmente debole…

GIANNI - Ma no! È forse colpa vostra se un temporale ci impedisce di pranzare sulla terrazza al cospetto di tutto l’universo?!

SILVIA - Avremmo potuto scendere in sala da pranzo.

GIANNI - Affinché la mentecatta mi si gettasse addosso accusandomi di bigamia o di mantenere un harem come lo Scià di Persia?! Posso versarvi un po’ di Champagne?

SILVIA - Insomma, chi è quella donna?

GIANNI - Non ne so un accidenti, ma dopo averla maledetta fino all’undicesima generazione, ora la benedico come una buona fata perché, senza il suo intervento, sarei altrove.

SILVIA - Ed io sarei meno compromessa. Avrei pranzato giù in sala, nel mio cantuccio.

GIANNI - Senza nessuno che vi guardasse, che vi dicesse che siete deliziosa… Che da voi si sprigiona un fascino irresistibile. (si avvicina)

SILVIA - Se non vi sedete immediatamente, vado giù a chiedere protezione alla pazza!

GIANNI - No, no, non ve lo permetterò, non ha il cervello a posto, ma stasera la considero come un angelo sceso sulla terra.

SILVIA - Per me è un cattivo genio che mi ha trascinata in un’avventura che finirà Dio sa come! Insomma, non vi conosco io, chi siete?

GIANNI - È esattamente la domanda che dovette rivolgersi la signorina Capuleti, la prima volta che incontrò il signor Montecchi.

SILVIA - Non è la stessa cosa, e non credo che ella abbia accettato di pranzare con lui la prima sera.

GIANNI - È il destino, non credete al destino?

SILVIA - Si, ma sono assai diffidente. Credo che la nostra vita sia un po’ come noi ce la facciamo.

GIANNI - Filosofa? Avete dunque sofferto?

SILVIA - No, ma ho visto soffrire gli altri e perciò ho preferito la saggezza.

GIANNI - La saggezza? Con quegli occhi? Con quelle labbra?

SILVIA - Non vi agitate! Sono come un’altra. Forse ho dei modi un po’ disinvolti che vi hanno autorizzato a pensare che la strada fosse libera. No, caro signore! Non si passa, niente da fare!

GIANNI - Tanto meglio se siete una donna seria…

SILVIA - Bugiardo, non ne pensate una sola parola!

GIANNI - Cosa fate nella vita?

SILVIA - La segretaria di redazione di un giornale di moda, signor curioso.

GIANNI - Perciò siete così ben vestita!

SILVIA - Quanti complimenti! Me li fareste anche se fossimo sposati da dieci ani?

GIANNI - Certamente!

SILVIA - A proposito di matrimonio, ho scelto una massima che mi piace molto: il matrimonio è una bella cosa che ha troppi domani.

GIANNI - Bisogna dunque approfittare del momento… Ancora un po’ di Champagne?

SILVIA - No, mi inebrio facilmente!

GIANNI - Ragione di più!

SILVIA - Nossignore, ho detto di no!

GIANNI - Siete un piccolo essere saggio e sensibile, nonostante il rifiuto. Ho l’impressione che il nostro incontro fosse scritto nel libro del destino. Vi giuro che non ho mai visto una donna che risponda più completamente al mio ideale. Chissà se noi due non viviamo un’ora decisiva?! Non lo sentite voi?

SILVIA - Per il momento credo di essere stata trascinata in una serie di avvenimenti e di complicazioni…

GIANNI - E ne siete seccata? Dunque, non vi sono simpatico?!

SILVIA - Non dico questo… Bisogna sapere come andrà a finire!

GIANNI - Forse con una grande felicità!

SILVIA - Dipende dalla vostra concezione di felicità. (Gianni prende le mani di Silvia, mentre entra Olga)

OLGA - Questa volta giungo nel bel mezzo della festa! Non potete negare!

GIANNI - Voi? Ancora voi? Non vi hanno portato al manicomio?

OLGA - I vostri insulti non mi toccano! Quando ero infermiera, durante la guerra, ho corso molti rischi, tutti maggiori delle vostre parole!

GIANNI - (a Silvia) Vedete che avremmo dovuto mettere il lucchetto?

SILVIA - Mai!… Si poteva credere che…

OLGA - Che cosa? Mi pare che le prove siano sufficienti! Pranzate nella camera da letto di un uomo, sola con lui…

SILVIA - Avete sentito? (a Gianni) Avete sentito cosa ha detto?

OLGA - Una cosa giustissima. Non vorrete farmi credere che vi siete chiusi qui per studiare il Piano Marshall?

GIANNI - Signora, ci avete trovato in un atteggiamento più che conveniente, mi pare!

OLGA - Più che conveniente? Con una donna mezzo svestita?

SILVIA - Dove vedete che sono svestita?

OLGA - È questione di punti di vista! Il vostro abito è scollato in modo provocante… Lasciatemi parlare, vi prego! Non sono una vostra nemica anzi, vengo per accomodare le cose, non per crearvi delle noie. Amo il prossimo mio anche quando è in colpa! Lo amo, capite?

GIANNI - Non ho bisogno del vostro amore.

SILVIA - Vi assicuro, signora…

GIANNI - Non sprecate il fiato! Vedete che non ragiona?

OLGA - Le vostre offese mi sono indifferenti. Adempirò alla mia missione. Io, come San Vincenzo da Paola, anche lui fu trattato da pazzo!

GIANNI - Ora tira fuori San Vincenzo…

OLGA - Lasciatemi parlare due minuti. Solo dopo, se vi ostinate nelle vostre intenzioni abominevoli, mi ritirerò.

GIANNI - E sia, parlate, ma due minuti da soli. (a Silvia) Non bisogna contrariarla…

OLGA - Comincio da voi, signorina, faccio appello a tutto ciò che può esservi ancora di buono in voi. Sono sicura che siete stata una ragazza ragionevole e saggia nel passato. Credete che vostra madre vi approverebbe se sapesse che volete sedurre un uomo ammogliato?

GIANNI - (grida esasperato) Ma io non sono ammogliato!

OLGA - Non mentite, siete ammogliato e, quel che è peggio, vostra moglie aspetta un bebè…

SILVIA - (a Gianni) Se è vero vi comportate male!

GIANNI - Ma questa donna non ragiona proprio!

OLGA - Vedremo quando vi mostrerò il vostro passaporto che vostra moglie mi porterà da un momento all’altro!

GIANNI - (a Silvia) Delira, poveretta!

OLGA - Due minuti! Vi chiedo solo due minuti!

GIANNI - No, basta!

SILVIA - (a Gianni) Se siete davvero sposato, dovete dirmelo!

GIANNI - No, no, non sono sposato!

SILVIA - Comunque sia, questa scena è disgustosa e credo che farò meglio ad andarmene!

GIANNI - Volete dare importanza a questa scervellata?

SILVIA - La situazione è davvero penosa!

OLGA - Brava, signorina!

GIANNI - (a Silvia) Vi supplico!

SILVIA - Non voglio scandali, se provate un poco di amicizia per me, lasciatemi andar via!

GIANNI - E sia… (rivolgendosi ad Olga) In quanto a voi… (si sente bussare violentemente. Voce di Martino)

MARTINO - Polizia!

OLGA - Oh Dio, cercano me! (si precipita verso l’armadio a muro e si nasconde)

SILVIA - Ci capite qualcosa voi?

GIANNI - Nulla, siamo in piena commedia!

MARTINO - Aprite, in nome della legge!

SILVIA - Non aprite, non voglio che mi trovino qui.

GIANNI - Calmatevi, vi prego, andate di la, in sala da bagno. (Silvia corre mentre si sente bussare più forte) Eccomi, eccomi, un minuto che diavolo! (apre, Martino rimane sulla soglia) Che significa questo scherzo? Cosa viene a fare la Polizia nella mia camera?

MARTINO - Chiedo scusa se vi disturbo mentre state pranzando, ma si tratta di un caso grave e il mio dovere… (intanto mostra la sua tessera)

GIANNI - Che caso, che dovere!?

MARTINO - (si avvicina al tavolino) Stavate pranzando solo?

GIANNI - Dal momento che qui non c’è nessuno, mi sembra evidente!

MARTINO - È certo. Perché avete molto appetito vi hanno messo due coperti, eh?

GIANNI - Ho il diritto di mangiare due pranzi, se mi fa piacere, credo!?

MARTINO - Una originalità! E, per completare l’illusione di un pranzetto galante, avete cura di sporcare di rossetto uno dei due bicchieri?

GIANNI - Smettiamola con questo scherzo, per favore.

MARTINO - Non chiedo di meglio. Quindi, per agevolare il compito della giustizia, vi prego di dirmi dove si trova la bella donna che ha lasciato qui la sua impronta.

GIANNI - Non ho il dovere di dirvelo. È un mio diritto pranzare con una donna, se mi fa piacere, è forse un delitto?

MARTINO - No di certo, ma per alcune ragioni, per la vostra sicurezza personale, nel vostro interesse, insisto sulla mia richiesta. Devo vedere la giovane donna in questione.

GIANNI - Se n’è andata.

MARTINO - Può darsi ma non deve essere lontana, perché vedo la sua borsetta.

GIANNI - Non è la sua borsetta.

MARTINO - È difficile credere che appartenga a voi.

GIANNI - È la borsetta della pazza.

MARTINO - Quale pazza?

GIANNI - È una cosa che non vi riguarda.

MARTINO - Non avete nessun interesse a fuorviare la giustizia, ma poiché vi ostinate a non volermi capire, mi costringete a frugare in questa camera.

GIANNI - Non ho il diritto di oppormi, ma faccio appello alla vostra galanteria. A nessun costo vi svelerò l’identità della persona che pranzava con me.

MARTINO - Non vi preoccupate, scopriremo da soli la verità. (si avvia verso il bagno e Gianni corre a fermarlo)

GIANNI - Non entrate!

MARTINO - Vorreste opporvi con la forza?

GIANNI - Al contrario, voglio evitarvi un passo inutile. La signora non è nella stanza da bagno (indicando l’armadio a muro) È lì.

MARTINO - (apre l’armadio. A Olga) Uscite, signora.

OLGA - (uscendo, furibonda a Gianni) Mi avete denunziata! Siete un vigliacco!

MARTINO - Come?! Siete voi?

GIANNI - È lei. (a Olga) Mi rincresce, ma ho fatto di tutto per nascondere la vostra presenza.

MARTINO - È con questa signora che stavate pranzando?

GIANNI - Evidentemente…

OLGA - Siete un bugiardo matricolato!

GIANNI - A che serve negare ormai! Questo signore ha visto i coperti, la vostra borsetta, le impronte di rosso sul bicchiere…

OLGA - Nego con tutte le mie forze! Non pretenderete che copra quella pettegola?

MARTINO - Quale pettegola?

OLGA - La donnina con la quale questo signore pranzava!

MARTINO - Ho l’impressione che state inventando una bella frottola per cavarvi d’impaccio.

OLGA - Allora, qui non c’era la nudista? (a Gianni) Dite la verità!

MARTINO - Non tentate di far mentire questo giovanotto che volete ricattare. Eravate soli, voi due in questa camera!

OLGA - È troppo!

MARTINO - Conosco il mio mestiere, vi prego di credere! Se quella donna esistesse ne avrei già trovato le tracce.

OLGA - Ma…

MARTINO - Silenzio! Pensavate di scamparvela. Pranzavate con lui qui e basta!

OLGA - Con un individuo simile? Sapete cosa state insinuando voi? Che io stavo flirtando con costui!

MARTINO - Non insinuo, ne sono certo!

OLGA - Ancora una parola e vi schiaffeggio!

MARTINO - Passerete a vie di fatto contro un pubblico ufficiale? A cosa vi esporrete, lo sapete?

OLGA - Insomma, si può sapere cosa mi rimproverate?

MARTINO - Ve lo dirò fra poco, quando tutto risulterà chiaro. Intanto vi consiglio di confessare: che siete venuta a fare qui?

OLGA - Sono venuta con l’intenzione di impedire a codesto signore di ingannare sua moglie.

MARTINO - Ah, ah, che immaginazione fervida!

OLGA - Pranzava con una di quelle…

MARTINO - Espressione molto diplomatica.

OLGA - Per fortuna sono giunta in tempo… Si guardavano negli occhi di triglia e lei era scollata in modo addirittura oltraggioso! Quasi mezza nuda!

MARTINO - Finiamola, chi è questa donna misteriosa? Dove si trova?

OLGA - Abita in questo albergo.

MARTINO - Il nome?

OLGA - Non lo so. (rivolto a Gianni) Ditelo voi, che dovreste saperlo!

GIANNI - Non ho nulla da dire.

MARTINO - Che numero ha la sua camera?

OLGA - Non lo so.

MARTINO - E come sarebbe uscita da questa stanza?

OLGA - Come volete che lo sappia io?

MARTINO - Il vostro sistema di difesa è ridicolo. Credete forse di prendermi in giro?

OLGA - Guardate un po’ se il mio rossetto per le labbra è di quella tinta. (mostra il bicchiere)

MARTINO - Non pretenderete di dare lezioni alla Polizia. Sono vent’anni che faccio questo mestiere!

OLGA - Vi ripeto che sono venuta qui per impedire un adulterio. Pensate che sua moglie aspetta un bambino!

GIANNI - (urlando) Non ho moglie, io!

OLGA - Che spudorato! Ma se alloggia in questo albergo!

MARTINO - Oh, ecco, finalmente una precisazione! Come si chiama la signora? In che camera sta?

OLGA - Non lo so, non lo so.

MARTINO - Non sapete nulla e la chiamate precisazione?

OLGA - Io? È la parola che avete pronunciata voi!

MARTINO - Ed allora tacete e lasciatemi procedere all’interrogatorio. (a Gianni) Questa donna ha cercato dì ricattarvi, eh?

GIANNI - Non posso affermarlo, ma certo la sua condotta è stata strana dal primo momento.

OLGA - Cosa v’era di strano nella mia condotta?

MARTINO - Tacete. Parlerete quando sarà il vostro turno.

GIANNI - Devo riconoscere che il suo modo di fare, con me, è stato addirittura inverosimile. Prima mi ha fatto perdere il treno…

MARTINO - Ah, dunque, aveva interesse a farvi rimanere qui?

OLGA - Naturale, per impedirgli di…

MARTINO - Silenzio!

OLGA - Siete un poliziotto, è vero, ma avrete pure un po’ di cuore, suppongo!

MARTINO - (a Gianni) E poi?

GIANNI - Ha cominciato a perseguitarmi e oso dire che l’ho giudicata pazza.

OLGA - Anche San Vincenzo da Paola…

MARTINO - Tacete o vi faccio mettere fuori!

OLGA - Come osate parlare in tal modo ad una signora della buona società?

MARTINO - Buona o cattiva società, giacché non siete capace di tenere la bocca chiusa ritiratevi nella stanza da bagno!

GIANNI - Meglio nel corridoio.

MARTINO - Ah no! Voi non la conoscete ancora! Sarebbe capace di scappar via! Presto, in sala da bagno! (la prende per un braccio)

OLGA - Non avete il diritto di mettermi le mani addosso! Ve ne pentirete!

MARTINO - (la spinge nella stanza da bagno e chiude la porta) Eccoci tranquilli, ho chiuso a chiave! Vi vedo preoccupato, che c’è?

GIANNI - L’idea che quella pazza è nella stanza da bagno mi preoccupa molto, romperà tutto!

MARTINO - Non capisco perché l’abbiate invitata a pranzo.

GIANNI - Io l’ho invitata a pranzo? Ah, si. È vero, l’ho invitata!

MARTINO - Perché?

GIANNI - È difficile da spiegare.

MARTINO - Già, già, capisco! Siamo uomini, dopo tutto… Ma che quella donna, che non ha più nessuna attrattiva, trovi ogni volta un gonzo, è inspiegabile… Lo sapete che, grazie a me, siete sfuggito a un bel pericolo?

GIANNI - Un pericolo?

MARTINO - Ha organizzato un bel colpetto per le spiagge. Cerca un uomo solo che si annoia, si fa invitare a pranzo da solo a sola e nel momento psicologico arriva il cosiddetto marito.

GIANNI - Allora non è pazza?

MARTINO - Macché, è una parte che recita per sfuggire alla giustizia. I miei colleghi delle altre stazioni balneari mi avevano dato i connotati che, in verità, non corrispondono affatto a quelli della signora, però… (si interrompe perché dalla stanza da bagno arrivano urla) Che succede?

OLGA - (da dentro) Aprite, aprite, la tengo!

MARTINO - Chi tiene?

GIANNI - Credo che… Accidenti!!!

MARTINO - Aprite quella porta. (Gianni esegue a malincuore, esce Olga trascinando Silvia)

OLGA - (trionfante) Eccola la donna che pranzava qui, sola con lui! Si era nascosta dietro il paravento del bagno!

SILVIA - Lasciatemi!!!

MARTINO - (a Silvia) Che storia è questa, perché vi eravate nascosta?

SILVIA - Per ragioni personali.

GIANNI - Rispondete Silvia, la Polizia cerca una coppia di truffatori ed i connotati…

MARTINO - Corrispondono perfettamente ai vostri!

OLGA - Ah, dunque l’avventuriera siete voi? Non solo ho salvato una famiglia ma ho anche fatto arrestare una delinquente!

SILVIA - (a Gianni) Mi credete davvero un’avventuriera?

GIANNI - Io no, ma l’ispettore…

SILVIA - Guardatemi negli occhi, Gianni!

MARTINO - (ironico) Spero di non fare da terzo incomodo.

GIANNI - Vi prego, lasciate che la guardi negli occhi!!!

OLGA - Mi oppongo!

GIANNI - Nessuno ha chiesto nulla a voi!

MARTINO - Beh, se proprio vi fa piacere, guardatela negli occhi (Gianni si avvicina a Silvia, le prende le mani e la fissa) E allora?

GIANNI - Questa donna è innocente, vi siete certamente sbagliato!

OLGA - E voi, invece, eh, solo a guardarla!!!

MARTINO - Non perdiamo più tempo. (a Silvia) Quali motivi avevate per nascondervi?

OLGA - Confessate, dal momento che siete stata presa!

MARTINO - Confessate, è meglio per voi!

SILVIA - Gianni, mi lascerete insultare?

GIANNI - (a Martino) Vi sbagliate, vi assicuro! La signorina è innocente!

OLGA - La signorina? Con un abito simile?

MARTINO - (severo) Tacete voi! (poi a Silvia) Su, parlate, perché vi eravate nascosta?

SILVIA - Mi vergognavo.

OLGA - Povera innocente, si vergognava!

SILVIA - In verità, non so come abbia il coraggio di parlare questa donna; poco fa quando ha sentito la vostra voce dietro la porta è diventata bianca come un cencio, dicendo: cercano me! Ed è andata a nascondersi dentro quell’armadio!

GIANNI - Esattissimo!

OLGA - (a Martino) Non vedete che sono complici quei due?

MARTINO - Vedo tutto, non vi preoccupate. A sentir voi, sareste entrambi innocenti?

OLGA e SILVIA - Si!

MARTINO - Allora vi imporrò una piccola prova che ci permetterà di scoprire la vera colpevole.

SILVIA - Con gioia!

OLGA - Non la temo, sono una donna onesta, io.

GIANNI - Sono d’accordo!

MARTINO - Non interloquite, voi, non avete fatto nulla per illuminare la giustizia. Dunque, ricapitolando, una donna cerca di sedurre un uomo solo, al momento opportuno il sedicente marito della donna, che è poi il suo complice, irrompe nella camera e, minacciando uno scandalo, fa un ricatto all’amante… (a Gianni) Capite adesso a quale pericolo siete sfuggito?!

GIANNI - Io?

MARTINO - È chiaro, no? Generalmente il cosiddetto marito è armato, anche… Secondo tutte le probabilità non dovrebbe tardare a giungere. Io vado a nascondermi nella stanza da bagno ed intervengo al momento cruciale!

GIANNI - Scusate, scusate, voi nella stanza da bagno ed io qui? Col marito armato? Ma è pericoloso!

MARTINO - Non abbiate paura. Se spara, dopo il primo colpo, entro io.

GIANNI - E se mi ammazza col primo colpo?

MARTINO - Raramente la prima pallottola è fatale e poi, non credo che sparerà, è un volgare ricattatore!

GIANNI - Ah, e se gli do un assegno?

MARTINO - Allora ha raggiunto il suo scopo e ne è ben felice!

GIANNI - Ma un assegno di quanto?

OLGA - Domandatelo alla sua complice. È così che si paga i suoi bei vestiti!

SILVIA - Signora, io non ho un carattere violento, ma se sapeste con quanta gioia vi prenderei a schiaffi!

OLGA - E credete che vi lascerei fare?

MARTINO - Non perdiamo tempo. Il marito può arrivare da un momento all’altro.

OLGA - E io, che debbo fare, io? Senza di me i vostri delinquenti avrebbero fatto il loro colpo. Ancora una volta ho dimostrato di essere una donna utile alla società! Che debbo fare?

MARTINO - Sedetevi a tavola e fate finta di mangiare.

OLGA - Non farò soltanto finta, ho una fame da lupi!

GIANNI - C’è il pollo… Senza complimenti…

MARTINO - Non parlate tutti insieme. (a Silvia) Sedetevi e mangiate anche voi!

SILVIA - Grazie, non ho più appetito.

OLGA - Tanto meglio!

MARTINO - (alle donne, bruscamente) Vi proibisco di dire una sola parola. Se aprirete la bocca, quando arriverà il presunto marito, vi porto al commissariato, con le manette. Siamo intesi?!

OLGA e SILVIA - Si, si.

MARTINO - (a Olga) Silenzio, specialmente voi!

OLGA - Perché specialmente io?

MARTINO - Perché avete la lingua lunga!

OLGA - È la prima volta che me lo sento dire!

MARTINO - Silenzio, ho detto!

GIANNI - E voi ve ne andate nella stanza da bagno? Non sarebbe preferibile che vi metteste sotto la tavola?!

MARTINO - No, andrò di là quando busseranno.

GIANNI - Posso fumare?

MARTINO - Certo, fate come se foste a casa vostra… Ora non ci rimane che aspettare.

OLGA - (a Martino) Passatemi la maionese. (Martino gliela passa) Che modo di servire! Si presenta a destra, non lo sapete?

MARTINO - Non sono un cameriere. (bussano alla porta)

GIANNI - Devo aprire io?

OLGA - Comunque, non io!

SILVIA - (a Gianni) Andate voi. (i colpi diventano sempre più forti)

GIANNI - (esita) Va bene! (e continua ad esitare)

OLGA - Che cosa aspettate?

GIANNI - E se è armato?

OLGA - Che marmotta! (Gianni va ad aprire, appare Carlo sulla porta, truce)

CARLO - Dov’è mia moglie?

OLGA - Carlo!

CARLO - Che sei venuta a fare in questa camera?

GIANNI - Calma, calma, accomoderò tutto io… (prende dalla tasca il portafoglio)

OLGA - Non c’è nulla da accomodare con lui. È mio marito, non conta.

SILVIA - Perché vostro marito non conta?

OLGA - Perché lui e zero sono la stessa cosa!

CARLO - Ah, ah, la vedremo!

OLGA - Taci! Ha approfittato della mia assenza per bere! Non posso lasciarlo un minuto solo.

CARLO - Ho bevuto acqua, acqua e nient’altro… Ma ne approfitterò per chiederti…

GIANNI - Tacete, se vi dico che siamo tutti d’accordo… Accetto di versarvi la somma che mi chiederete.

OLGA - Ma mio marito non domanda nulla!

GIANNI - Come non domanda nulla?!

CARLO - Come non domando nulla? Credi che ti lascerò pranzare tranquillamente in una camera d’albergo, senza chiederti niente? (la porta del bagno si apre ed appare Martino)

MARTINO - In nome della legge, vi dichiaro in arresto!

OLGA - Ma no, vi sbagliate, è mio marito!

MARTINO - Appunto, perciò lo arresto!

SILVIA - Questa volta siete stata presa sul fatto. (a Gianni) Non vi perdonerò mai di avermi sospettata!

OLGA - (a Carlo) Ti avevo detto di tacere! Non vedi in quale situazione ci hai messo?

CARLO - Ho taciuto già abbastanza! Vi sono dei momenti nei quali è impossibile tacere! Tutto quanto accade è colpa di mia moglie. (con un sospiro di sollievo) Ah, finalmente posso dire la mia!

MARTINO - Ottimamente! Non avete nulla in contrario se prendo nota della vostra deposizione?

CARLO - No, anzi, ve ne sarò grato!

OLGA - (a Martino) Non potete farlo! Mio marito non è in condizioni normali… Ha bevuto come una spugna!

MARTINO - Tacete, tacete…

GIANNI - Sareste più saggia a confessare tutto…

CARLO - Avete ragione, signore, avete ragione! Permettete che vi abbracci?

GIANNI - Inutile esagerare!

MARTINO - (a Carlo) Insomma, vi riconoscete colpevole?

CARLO - Si, sono colpevole. Avrei dovuto dimostrarmi più energico con mia moglie, fin da trent’anni fa; avrei dovuto ribellarmi dalla prima notte, quando mi impose di dormire a sinistra, mentre erano trent’anni che dormivo sulla destra! Avrei dovuto ribellarmi quando pretese che mettessi la giacca del pigiama dentro i pantaloni…

OLGA - Ma non vedete che non è responsabile di ciò che dice?!

MARTINO - Sorvoliamo su questi dettagli. Eravate al corrente delle intenzioni di vostra moglie a proposito di questo signore?

CARLO - Si!

MARTINO - Benone, continuate!

OLGA - Continuate un corno, protesto con tutte le mie forze! Non avete il diritto di prendere sul serio le frasi sconclusionate di un ubriaco. Posso dimostrarvi in cinque minuti che tutto il vostro edificio di sospetti non si regge in piedi. Lasciatemi andare a chiamare quella donna!

MARTINO - Non vi muovete e tacete!

CARLO - Bravo! È così che bisogna parlare! Mi permettete di abbracciarvi?

MARTINO - Non è necessario.

OLGA - (a Carlo) Sei pazzo! Non sai di che cosa si tratta! Se non la smetti finiremo tutti in prigione!

CARLO - Andrò in prigione? Davvero?

MARTINO - Ve lo garantisco!

CARLO - Senza mia moglie?

MARTINO - Naturale, non esistono celle promiscue!

CARLO - E in prigione si può dormire senza il pigiama?

MARTINO - Non fate l’imbecille!

CARLO - Dio! Ti ringrazio!!! Esiste ancora la giustizia! Sarò finalmente solo! Potrò cantare quando ne avrò voglia; dormire quando avrò sonno, far rumore mangiando la minestra, bere un buon bicchierotto di tanto in tanto… Evviva, evviva!!! (Olga si è avvicinata alla porta e all’improvviso fugge via)

GIANNI - (grida) La pazza è scappata!

MARTINO - State tranquillo, non andrà lontano! Tutte le uscite sono sorvegliate. La faccio riportare qui. (a Carlo) In quanto a voi, non tentate di fare lo stesso, vi costerebbe caro!

CARLO - Fuggire io? E perché? Ci sto così bene con voi!

MARTINO - (a Gianni) Sorvegliatelo!

GIANNI - Non gli si potrebbero mettere le manette?

CARLO - (felice) Le manette? Magnifico!!!

MARTINO - Se preferite… (mette le manette)

GIANNI - Così son più tranquillo!!!

CARLO - Anch’io! (Martino esce)

SILVIA - E adesso lasciatemi andar via.

GIANNI - Ah, no, non vorrete abbandonarmi in un momento simile?!

SILVIA - La vostra mancanza di fiducia ha distrutto tutto, vi saluto!

GIANNI - Ma non ho mai dubitato di voi, nemmeno per un attimo!

SILVIA - Davvero?

GIANNI - Lo giuro!

CARLO - Scusate se vi interrompo, posso sedermi a tavola?

GIANNI - Ma si, si. (Carlo guarda le pietanze e sospira)

CARLO - Non ho mangiato da stamani, mi viene l’acquolina in bocca a guardar qui.

GIANNI - Mangiate e lasciateci tranquilli!

CARLO - Grazie, siete un fratello! Ma ho questi braccialetti… Sono carini, non dico di no, ma mi impediscono di servirmi da me, vi dispiacerebbe aiutarmi?

SILVIA - Lasciate fare a me. (e l’aiuta)

GIANNI - Che serata infernale! (a Carlo) Mangiate e non ci seccate più!

CARLO - (canticchiando) Perché sei così cattivo?!

GIANNI - La gente che beve mi fa nausea!

CARLO - Ho bevuto? Io? Guarda il bicchiere, è vuoto… (vede il rossetto sull’orlo) Oh mi son ferito, questo è sangue!

GIANNI - Ma no, è rossetto!

CARLO - (quasi piangendo) È sangue ti dico. (e comincia a smaniare)

SILVIA - Calmatevi!

GIANNI - Non gli date retta.

SILVIA - È meglio calmarlo.

CARLO - (quasi piangendo) Sono molto ammalato… Voglio far testamento… Datemi una penna!

GIANNI - (nervoso) Non ne abbiamo.

CARLO - Povero Carlo, mi son ridotto come la signora delle camelie!

SILVIA - Mangiate, mangiate, vi sentirete subito in forze.

CARLO - Hai ragione, sei una sorella…

GIANNI - (a Silvia) Non potete distruggere un romanzo che cominciava così bene solo perché abbiamo avuto la disgrazia di imbatterci in una mentecatta! Vi giuro che non so cosa sarebbe di me se, dopo aver intravisto una tale felicità, dovessi ritrovarmi solo in questa miserabile camera… Silvia, vi amo e…

SILVIA - Tacete, vi prego!

GIANNI - Mi piace tutto di voi. Il modo di camminare, la figura… Le vostre braccia…

CARLO - Non avete visto la coscia?

GIANNI e SILVIA - Eh?

CARLO - La coscia di quel pollo… Mi piacerebbe tanto mangiarla… Tagliatemela.

GIANNI - Come lo strozzerei volentieri!

SILVIA - Poveretto, aiutiamolo. (tutti e due tagliano il pollo e lo avvicinano a Carlo)

CARLO - (tentando invano di prendere la forchetta) Non posso, non posso!

SILVIA - Aspettate. (e lo imbocca)

CARLO - Pane, pane! (Gianni gli mette in bossa un bocconcino di pane)

SILVIA - (ridendo) Sembra un bambino!

GIANNI - Come deve essere bello vivere in due in una graziosa casetta, con un piccino a quale si dà da mangiare!

SILVIA - Bisogna mettergli un tovagliolo. (e mette il tovagliolo)

GIANNI - (con la cantilena che si usa per i bimbi) Un cucchiaio per paparino, un cucchiaio per mammettina, un cucchiaio per il cagnolino… Non avete mai pensato ad una vita di famiglia, dolce e calma?

SILVIA - E voi?

GIANNI - Ci penso questa sera, vedendovi così tenera e premurosa!

CARLO - Ho sete.

GIANNI - Bevi angioletto!

CARLO - Grazie papà. Non bagnarmi la cravatta altrimenti mia moglie mi ammazza.

GIANNI - Non avete più nulla da temere da vostra moglie, devono averla già arrestata!

CARLO - Con quella bisogna stare sempre sul chi vive! (la porta si spalanca, entra Giannina in camicia da notte)

OLGA - Eccola, l’ho trovata!

GIANNINA - Lasciatemi, siete pazza!

OLGA - Ed ecco vostro marito con la sua amante!

GIANNI - Una donna in camicia, adesso! Chi è?

OLGA - Vostra moglie, non fingete di non conoscerla!

GIANNINA - Ma io non conosco questo signore!

OLGA - Ipocrita! Se è vostro marito!

GIANNI - Basta, basta, non sono il marito di questa donna in camicia e, in quanto a voi, se non la smettete, vi getterò giù dal balcone!

SILVIA - Calmatevi Gianni, tutto si chiarirà!

OLGA - Non ci capisco più nulla!

MARTINO - (entra di corsa) Ah, eccola! In nome della legge vi dichiaro in arresto! (ed afferra Giannina)

OLGA - Un momento, questa donna dichiara di non essere moglie del signore.

MARTINO - (a Giannina) Dove eravate nascosta?

GIANNINA - Io? Ma io ero tranquillamente nel mio letto quando costei è entrata nella mia camera come una furia e mi ha trascinato qui a viva forza!

MARTINO - Allora, questo signore non è vostro marito?

GIANNINA - Neanche per sogno!

MARTINO - (a Gianni) Non è vostra moglie?

GIANNI - (urlando) No! Mille volte no! Non sono ammogliato io!

MARTINO - Va bene, non sono sordo!

OLGA - (a Giannina) Allora, se non è vostro marito, perché mi avete immischiata in questo sporco affare? Guardate quanti guai mi avete procurato! Mio marito ammanettato, io minacciata da questo bruto. (indica Martino)

MARTINO - Moderate i termini!

OLGA - Ci arrestate senza motivo, presenterò le mie lagnanze ai superiori!

MARTINO - Me ne infischio dei miei superiori, io faccio il mio dovere. (poi spingendola) Perché avete portato qui questa donna?

OLGA - Per dimostrare la mia innocenza! (a Giannina) Spiegate voi tutta la faccenda!

GIANNINA - Io? Io non so nulla! Io ero a letto!

MARTINO - (prende nota) Dunque eravate in quel letto.

GIANNINA - Come? Che diavolo dite? Io ero in camera mia.

MARTINO - Quale camera?

GIANNINA - La mia!

CARLO - Da bere! Ho sete!

MARTINO - Silenzio, voi!

CARLO - Cameriere, versatemi da bere e datemi anche del pane, altrimenti non starò zitto! (Martino esasperato prende un grosso pezzo di pane e lo ficca in bocca a Carlo)

MARTINO - (a Giannina) Parlo con voi, volete dirmi, si o no, dove eravate coricata e perché? (Pietro irrompe in camera, nervosissimo)

PIETRO - Mia moglie, dov’è mia moglie! Voglio vedere mia moglie!

MARTINO - Un altro ricattatore?! In nome della legge vi dichiaro in arresto!

PIETRO - Mi dichiarate in arresto? Che scherzo è il vostro? Vi ordino di dirmi cosa fa mia moglie qui in camicia!

GIANNINA - È la pazza che mi ha trascinata con forza!

MARTINO - Non è pazza, è un’avventuriera!

OLGA - Me la pagherete!

GIANNINA - Mio marito non ha fatto nulla…

OLGA - Come? La colpa è tutta sua! Voleva andarsene via con quella donna. (indica Silvia)

PIETRO - Io? Se non la conosco nemmeno! Siete voi che avete montato la testa a Giannina!

CARLO - Bravo, mettetela finalmente in prigione!

OLGA - Anche tu? Mi sembra di impazzire!

GIANNI - Siete già pazza da tempo, cara signora!

MARTINO - Insomma, vi decidete a parlare? (rivolgendosi a tutti) Esigo la verità.

OLGA - Ve la dirò io…

MARTINO - Ah, no!

OLGA - Va bene, non aprirò più bocca! (si siede)

GIANNI - Ringraziamo Iddio! (entra di corsa la portinaia)

PORTINAIA - Ispettore, ispettore, presto, stanno assassinando qualcuno al secondo piano!

MARTINO - Stanno assassinando chi? Spiegatevi!

PORTINAIA - Un marito ha sorpreso la moglie in flagrante e minaccia l’amante con la rivoltella!

MARTINO - Vengo, vengo, sorvegliate la pazza. (e va via con la portinaia)

GIANNI - (a Silvia) Proprio un albergo di tutto riposo!

SILVIA - (a Olga) Dobbiamo ringraziare voi che ci avete messo in questa situazione!

PIETRO - (a Olga) Ma si può sapere con quale scopo lo avete fatto? (Olga sta stringendo le labbra, fa segno che non parlerà)

GIANNINA - (a Pietro) È proprio vero? Non conosci quella donna?

PIETRO - Te lo giuro!

SILVIA - Ve lo giuro anch’io, signora!

GIANNI - E anch’io, poiché è la mia fidanzata. (Silvia gli prende la mano con affetto)

PIETRO - (a Olga) La vostra condotta è indegna!

CARLO - Bravo! In prigione, in prigione!

OLGA - (a Carlo) Me la pagherai! Quando avrai riacquistato la ragione!

MARTINO - (rientra mortificato) Signore e signori, vengo a farvi le mie scuse. Abbiamo arrestato la coppia di avventurieri, spero che non me ne vorrete troppo… Il nostro mestiere ci insegna a sospettare di tutti per scoprire la verità. Scusatemi di nuovo, io vado e porto al Commissariato quei due furfanti. (esce)

OLGA - Se credete che finirà così!!! Andrò dal Presidente del Consiglio!!!

CARLO - No, per carità! Saresti capace di far cadere il governo.

PIETRO - Rimarrete qui per pagare i danni!

OLGA - Io? La colpa è vostra! Se non aveste preso due camere!!!

GIANNINA - Su questo punto ha ragione. Se dormissi in camera mia?!

PIETRO - Volevo lavorare… Ma ho avuto troppa paura di perderti e da questa sera non ti lascerò più sola.

OLGA - Allora, la nostra camera rimane libera! Carlo, abbiamo una camera, vieni!

GIANNI - Prima di andarvene, potreste, almeno, chiedere scusa!

OLGA - Chiedere scusa? Senza di me sareste partito stamani!

SILVIA - È vero e non ci saremmo conosciuti!

CARLO - Senza volerlo gli sciocchi, a volte, fanno grandi cose!

OLGA - Sarei io, la sciocca?

CARLO - Fa conto che non abbia parlato! Quando mi arresteranno?

GIANNI - Non vi arresteranno più. Siete libero di tornare in camera vostra con vostra moglie.

CARLO - Con mia moglie? Che delitto ho commesso?

GIANNI - Che delitto? Non l’avete forse sposata?

SIPARIO

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