L’albero con le scarpe slacciate

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L'ALBERO CON LE SCARPE SLACCIATE

(Fiaba teatrale in un atto – 2003)

PERSONAGGI E INTERPRETI IN ORDINE DI APPARIZIONE:

OLMO - Vecchio albero

GALLO - Gallo mattiniero

BIAGIO - Cane randagio

PALLINA - Cagnolina di buona famiglia

MAMMA TROMBETTA - Madre della famiglia Trombetta

PAPA' TROMBETTA - Padre della famiglia Trombetta

TOMMASINO TROMBETTA - Figlio della famiglia Trombetta

MAMMA SBATTACCHI - Madre della famiglia Sbattacchi

PAPA' SBATTACCHI - Padre della famiglia Sbattacchi

CARLOTTA SBATTACCHI - Figlia della famiglia Sbattacchi

ROBOT - Agente meccanizzato del centro commerciale "L'Astronave"

L'ALBERO CON LE SCARPE SLACCIATE

E' una ridente mattina nel piccolo paese di Sparapanza.

Un vecchio albero al centro della scena. Si chiama OLMO ed è il protagonista della nostra storia.

(Nell'albero, c'è un attore vestito da albero, che finge di essere un albero vero, anche se parla, scuote un po' troppo i rami e, di tanto, in tanto si sgranchisce le radici).

Alla sua sinistra e alla sua destra ci sono due case fatte di tela. Le porte e le finestre sono fessure dalle quali, di volta in volta, sbucheranno i rappresentanti delle famiglie TROMBETTA e SBATTACCHI che abitano le due piccole dimore di campagna.

Tutto qui.

E' mattina. Un GALLO arriva baldanzoso al centro della scena e comincia a dare la sveglia.

GALLO - Chicchirichì. Chicchirichì.

L'albero si sveglia sbadigliando, alza un ramo e comincia a fare il conto alla rovescia:

OLMO - Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due...

Quando l'albero arriva al numero 1 parte una scarpa dalla casa sulla sinistra della scena e centra il gallo in testa. Il poveretto si allontana guaendo.

L'albero commenta sconsolato:

OLMO - Tutte le mattine la stessa storia. Mai che si possa dormire in santa pace. Certe volte mi piacerebbe essere un albero di città come mio cugino Ernesto che fa il pioppo di fronte alla stazione centrale. Lui non ha il problema dei galli, però deve badare al camion della spazzatura, alle macchine posteggiate in seconda fila, allo smog, al rumore dei clacson... No, molto meglio starmene qui. In fondo a quel simpatico galletto mi ci sono abituato. Eppoi sempre meglio un gallo che un camion della spazzatura. Puzza anche molto meno. Vabbè, rimettiamoci a dormire.

L'albero si riaddormenta. Ma dal lato destro della scena entra furtivamente un cane randagio che va a mangiare il contenuto di una ciotola di fronte alla casa a destra della scena. Poi beve il latte da un'altra ciotola. Infine, dopo qualche esitazione, va a fare pipì sull'albero.

Olmo si sveglia scrollando i piedi:

OLMO - Ehi, ma che sta succedendo? Gulp...

Il cane si allontana impaurito. E' un simpatico cagnolotto nero di nome BIAGIO. Non è di gran razza ma ha un modo di fare molto sicuro di sé:

BIAGIO - Ehi, che modi. Uno non può neppure fare i suoi bisogni in santa pace.

OLMO - Eh? Ma tu chi sei?

BIAGIO - Io sono Biagio, il cane randagio.

OLMO - Oh questa poi. E' la prima volta che sento un cane parlare.

BIAGIO - Anch'io è la prima volta che sento un albero parlare.

OLMO - Si può sapere chi ti ha dato il permesso di venirmi a fare la pipì sulle radici.

BIAGIO - E' l'unico posto che ho trovato. Se aspettavo ancora un po' me la facevo addosso.

OLMO - Ma guarda te. Ormai al gallo mi ci ero abituato... ma un cane. Allora, chi ti ha mandato qui?

BIAGIO - Nessuno, ci sono venuto con i miei piedi, anzi, per dire meglio, con le mie zampe. Avevo proprio voglia di fare una bella gita in campagna. Dopo un po' la vita in città...

OLMO - Ah.

BIAGIO - Si vabbè: ci sono i cinema...

OLMO - Uh.

BIAGIO - I teatri.

OLMO - Oh.

BIAGIO - I supermercati

OLMO - Ih.

BIAGIO - Lo stadio.

OLMO - Che bello.

BIAGIO - Che bello un corno! Cosa me ne faccio dei teatri, dei cinema, dei supermercati, delle chiese e dello stadio, se c'è sempre il cartello: VIETATO L'INGRESSO AI CANI?

OLMO - Ah.

BIAGIO - Una bella ingiustizia davvero. Così mi sono detto. Voi non mi volete? E io me ne vado. E non provate a trattenermi. Niente. Anche se mi pregate in ginocchio io vi mollo, cari miei.

OLMO - Hai fatto bene.

BIAGIO - Certo che ho fatto bene. Anche perché non finisce qui.

OLMO - Ah no.

BIAGIO - No. Il canile municipale aveva messo una taglia sulla mia testa.

OLMO - Ma va?

BIAGIO - L'intera città tappezzata di volantini con la mia faccia. Biagio il cane randagio. Un milione di Euro per chi lo cattura. Vivo o morto.

OLMO - Un milione di Euro! Perbacco.

BIAGIO - Perché? Credi che non li valga? Non lo sai che sono il cane più veloce del west? Guarda. La vedi questa monetina?

Biagio estrae dalla tasca una monetina immaginaria.

BIAGIO - Osserva.

Biagio lancia in aria la monetina immaginaria, poi estrae due pistole, immaginarie anche loro, e spara alla moneta facendo il rumore dei botti con la bocca. Poi rimane a guardare la monetina che vola lontano.

BIAGIO - Allora, che ne dici?

OLMO - Però… Mica male.

BIAGIO - E non hai ancora visto niente. Nessuno sa domare un cavallo come me, o afferrare un toro per le corna, o dare la caccia ai bisonti selvatici. Non ho paura di nulla io.

Mentre Biagio sta dicendo questa cose entra in scena una cagnolina. E' PALLINA, la cagna della famiglia Sbattacchi che abita nella casa a destra della scena. Pallina si è appena svegliata ed esce da casa assonnata. Poi si accorge che qualcuno ha svuotato le sue ciotole e va verso il centro della scena. Biagio non fa in tempo a dire: "Non ho paura di nulla io", che lei lancia un grido che lo fa balzare in braccio all'albero.

PALLINA - Uhaaa. Chi ha mangiato le mie crocchette al gusto di Nutella?

Olmo e Biagio scuotono la testa facendo finta di niente.

PALLINA - Chi ha bevuto il mio latte?

Di nuovo l'albero e Biagio scuotono la testa.

Dopo un attimo di smarrimento, Biagio ritrova il suo aplomb, scende dall'albero, estrae dalla tasca una stella di sceriffo e se l'attacca sul petto.

BIAGIO - Furto di crocchette e latte. Nessun problema. Ci sono qua io. Lo sceriffo Biagio. Nessuno può sfuggire alle mie pistole.

Pallina lo guarda perplessa:

PALLINA - E tu chi sei?

BIAGIO - Sono Biagio. Il randagio più veloce del west. Per servirla.

PALLINA - Un cane randagio? Puah. I miei genitori mi hanno detto di frequentare soltanto cani di razza.

BIAGIO - Signorina le ricordo che sta offendendo un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni. Potrei arrestarla per questo. Ma proseguiamo. Mi dice che c'è stato un ladrocinio?

PALLINA - Un che?

BIAGIO - Un ladrocinio.

PALLINA - Ma che cigno e cigno? Io non ho visto nessun cigno.

BIAGIO - Un cigno, che cigno? Non facciamo scherzi, quelli mordono. Una volta uno al parco...

OLMO - Scusate se intervengo. Ma il qui presente sceriffo Biagio ha detto un ladrocinio. Ovvero un furto.

BIAGIO - Ah già, sì, un furto. Un furto! Ohibò, bisogna chiamare lo sceriffo.

OLMO - Scusa se interrompo di nuovo. Ma sei tu lo sceriffo.

BIAGIO - Ah già, sono io lo sceriffo. Con tutta questa confusione mi avete fatto perdere le traveggole. Bene, bene. Un furto. Bisogna fare l'identikit del delinquente. Allora signorina, signorina... A proposito quel è il suo nome?

PALLINA - Io mi chiamo Pallina.

BIAGIO - Bene signorina Pallina, mi saprebbe descrivere il ladro?

PALLINA - Descrivere il ladro? Ma io stavo dormendo e non ho visto nulla.

BIAGIO - Male, male. Vuol dire che chiederemo ai bambini.

Biagio si rivolge al pubblico.

BIAGIO - Allora bambini, sapreste descrivermi il ladro che ha mangiato le crocchette e bevuto il latte della qui presente signorina Pallina?

I bambini rispondono alla domanda con molta sincerità e Biagio si trova in una situazione imbarazzante.

BIAGIO - Un cane? Nero? Ah sì? E come era vestito?

I bambini continuano a rispondere.

BIAGIO - Un cappello da cow boy in testa? Chi può essere? Io non ho idea.

Pallina interviene e anche lei si rivolge ai bambini.

PALLINA - Secondo me i bambini hanno visto chi è stato. Allora bambini parlate. Chi è che mi ha mangiato le crocchette e mi ha bevuto il latte?

Delazione generale. Biagio si ritrova con le spalle al muro e alla fine crolla:

BIAGIO - Ebbene sì. Sono stato io. Ma devi capirmi. Erano ore che camminavo per sfuggire all'accalappiacani. E avevo una fame da lupi. Appena ho visto quelle due ciotole lì davanti pensavo di essere arrivato a una self- service.

PALLINA - Altro che self-service quelle era la mia prima colazione!

BIAGIO - Mi spiace tanto. Buhaaa.

Biagio tira fuori un enorme fazzoletto e comincia a frignare.

BIAGIO - Chiedo perdono. Buhaaa.

PALLINA - No mi spiace. Se tu avessi sfarfugliato una fanfulla, o se avessi cincischiato una cinciallegra o se avessi trivellato una torbella, chessò... ti potrei anche perdonare. Ma una prima colazione è una prima colazione.

Olmo e Biagio la guardano perplessi, poi il cane ricomincia a piangere.

BIAGIO - Perdono. Buhaaa.

Olmo interviene.

OLMO - La prego signorina Pallina, lo perdoni sennò ci allagherà tutto il prato.

PALLINA - Non so. Sono indecisa.

BIAGIO - Buhaaa.

PALLINA - Per la coda di Rin Tin Tin, che annaffiatoio.

BIAGIO - Buhaaa.

PALLINA - Vabbè, forse lo perdono, ma prima devo chiedere ai bambini.

Pallina si rivolga al pubblico:

PALLINA - Allora bambini, cosa dite? Lo perdono?

I bambini le danno il permesso così Pallina dice:

PALLINA - Vabbè, ti perdono, però non farlo più

BIAGIO - Prometto. Però tutto questo piangere mi ha fatto venire di nuovo fame e non so cosa mangiare.

Biagio si asciuga gli occhi poi strizza il fazzoletto facendo venir fuori un litro d'acqua.

PALLINA - Facciamo così. Se stai bravo ti darò un po' del pranzo che mi porteranno i miei padroni.

BIAGIO - Davvero. Non ti dispiace?

PALLINA - Ma no. Mi sono messa a dieta. Tra un po' andremo in vacanza al mare e devo fare la mia figura. Mi sono comprata un collare a due pezzi che è una meraviglia.

BIAGIO - Oh. Mi piacerebbe venire con te. Devi sapere che oltre che un ottimo pistolero sono stato anche olimpionico di nuoto.

PALLINA - Ma va?

BIAGIO - Eh no. La mia specialità era lo stile pescecane.

PALLINA - Ma pensa.

BIAGIO - Ho vinto tante medaglie d'oro che potrei tappezzarci la casa.

PALLINA - Mah. Sarà. Ma ora basta con le ciance devo andarmi a pettinare le orecchie. Ci vediamo dopo.

BIAGIO - Per l'ora di pranzo.

PALLINA - Sì vabbè. Ma nel frattempo va a farti un giro, se i miei padroni ti vedono qui... Buongiorno Olmo.

OLMO - Buongiorno signorina.

Pallina rientra in casa facendo la passerella.

Biagio la guarda molto attentamente poi dice a Olmo:

BIAGIO - Uhum. Mica male la pupattola. A proposito, cosa è questa storia dei padroni?

OLMO - La signorina si riferiva alla famiglia Sbattacchi, che non sono dei tipi proprio ospitali e, come se non bastasse, sono in lite perenne con i rappresentanti della famiglia Trombetta che abitano in quella casa lì. Non so come accoglierebbero la presenza di un cane randagio nel loro giardino.

BIAGIO - E dove sono adesso tutti questi signori così altezzosi?

OLMO - Stanno ancora dormendo. Di solito si svegliano alle otto in punto, quando il gallo fa la seconda chiamata.

BIAGIO - Gallo? Quale gallo?

OLMO - Il gallo della famiglia Trombetta. Eccolo, sta arrivando. Infatti sono quasi le otto. E' meglio che ti nascondi.

Biagio si guarda intorno smarrito.

BIAGIO - Dove mi nascondo? Qui non c'è nulla?

OLMO - Vieni dietro di me, presto.

Biagio si nasconde dietro l'albero e subito dopo il galletto che abbiamo visto all'inizio della storia rientra in scena. Prende fiato, tossicchia un po', poi emette un primo roboante:

GALLO - Chicchirichì.

Il gallo si scalda e prosegue con i suoi inviti al risveglio:

GALLO - Chicchirichì. Chicchirichì

Olmo ricomincia il conto alla rovescia.

OLMO - Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due...

Finito il conto, una scarpa parte puntuale da una delle due case e centra il gallo sulla testa facendolo fuggire via. Biagio esce dal suo nascondiglio e raccoglie la scarpa:

BIAGIO - Accidenti che mira. Persino io non avrei saputo fare di meglio.

OLMO - Torna a nasconderti che adesso si sveglieranno tutti. Se vedono un cane randagio da queste parti...

Biagio torna a nascondersi dietro Olmo.

E comincia il rito dei risvegli delle famiglie Trombetta e Sbattacchi.

Cominciamo dalla prima, che abita nella casa sulla sinistra.

La famiglia Trombetta che è composta da:

MAMMA TROMBETTA - Madre

PAPA' TROMBETTA - Padre

TOMMASINO TROMBETTA - Figlio

La prima ad affacciarsi alla finestra è mamma Trombetta, una donna secca dalla voce insopportabile, corredata da un buffo fazzoletto sulla testa e da un trucco pesante.

MAMMA TROMBETTA - Svegliatevi, non lo avete sentito il gallo?

Sbuca il marito.

PAPA' TROMBETTA - Certo che l'ho sentito e l'ho anche preso in pieno. Non c'è che dire. Non ho più vent'anni ma la mira è sempre quella di una volta.

MAMMA TROMBETTA - Tommasino, svegliati. E' ora di andare a scuola.

Tommasino si affaccia alla finestra e si esibisce in uno bello sbadiglio.

TOMMASINO - Ho fatto un sogno stranissimo. Stavo volando nel cielo e vedevo tutto il mondo passarmi di sotto, le montagne, il mare, le grandi città, poi sono arrivato nel deserto e ho visto le piramidi. Poi ho cominciato a perdere quota e sono andato a sbattere con il sedere sopra la punta di una piramide, ho gridato "uhaai" e poi mi sono svegliato.

MAMMA TROMBETTA - Una punta? Ecco dove ho lasciato il ferro per la calza.

PAPA' TROMBETTA - Basta con le ciance. E' pronta la colazione? Ho una fame.

MAMMA TROMBETTA - E' pronta, è pronta. Tutti a tavola.

TOMMASINO - Mamma me li hai comprati i biricoccoli alla crema, che con i punti ti danno in regalo uno skate-board?

TOMMASINO TROMBETTA - Macché bricoccoli alla crema. Pane burro e marmellata di prugne secche.

TOMMASINO - Perché la marmellata di prugne secche?

MAMMA TROMBETTA - Perché con quella danno i punti per la macchina da cucire al laser.

TOMMASINO - Ah sì? E quanti punti ci vogliono?

MAMMA TROMBETTA - Solo 18.000.

TOMMASINO - Oh no. Mi toccherà mangiare marmellata di prugne secche per tutta la vita.

PAPA' TROMBETTA - Tranquillo figlio mio. Quella ti fa correre più veloce dello skate-board.

TOMMASINO - Uhaaa.

I tre spariscono in casa.

Poco dopo si affaccia la famiglia Sbattacchi della casa a destra dell'albero che è composta da:

MADRE SBATTACCHI - Madre

PAPA' SBATTACCHI - Padre

CARLOTTA SBATTACCHI - Figlia

Per prima compare la madre che a ed è ancor più brutta di quella della famiglia Trombetta:

MADRE SBATTACCHI - Sveglia, sveglia, che il gallo ha cantato. Carlotta, Carlotta, sveglia, sveglia.

Si affaccia il padre.

PAPA' SBATTACCHI - Che c'è, che c'è? E’ scoppiato un incendio?

MADRE SBATTACCHI - Ma che incendio. E' ora di andare al lavoro.

PAPA' SBATTACCHI - E allora? Anche ieri era ora di andare al lavoro, e anche l'altro ieri, e anche l'altro altro ieri l'altro. Mai che si possa dormire in pace.

MADRE SBATTACCHI - E Carlotta?

PAPA' SBATTACCHI - Che ne so io di Carlotta?

MADRE SBATTACCHI - Starà ancora dormendo quella marmotta. E di certo l'autobus della scuola non si fermerà ad aspettare lei. Carlotta!!!!

PAPA' SBATTACCHI - La vuoi piantare di strillare in quel modo? Penseranno che stiamo tirando il collo a una gallina.

MADRE SBATTACCHI - Carlotta!!!

Finalmente la figlia di casa Sbattacchi si affaccia alla finestra del piano di sotto. E' una ragazza graziosa, con lunghe trecce tenute insieme da due bei fiocchettini:

CARLOTTA - Eccomi mamma, mi sono svegliata.

MADRE SBATTACCHI - Su preparati. Non vorrai arrivare tardi a scuola un'altra volta?

CARLOTTA - Sono pronta mamma. E poi oggi alla prima ora abbiamo ginnastica.

MADRE SBATTACCHI - Se perdi l'autobus sì che ne devi fare di ginnastica per arrivare in città.

Intanto a turno i personaggi vanno e vengono dalle finestre delle due case, dicendo ognuno la sua:

MAMMA TROMBETTA - Oh no, il gatto si è mangiato le frittelle.

PAPA' TROMBETTA - Chi ha messo i miei calzini nel frigorifero?

TOMMASINO - Mamma, non riesco a slacciare le stringhe delle scarpe.

MAMMA TROMBETTA - Lo credo, citrullo, sono mocassini.

MADRE SBATTACCHI - Qualcuno spenga il fuoco sotto la torta.

PAPA' SBATTACCHI - Troppo tardi, sta già bruciando.

MADRE SBATTACCHI - La torta!

PAPA' SBATTACCHI - Dov'è l'estintore?

CARLOTTA - Mamma, dove sono finite le mie calze con i fiorellini blu?

TUTTI INSIEME - Uhaaaaaa.

Olmo e Biagio guardano la scena sconfortati:

BIAGIO - Non mi dire che tutte le mattine è così.

OLMO - Più o meno.

BIAGIO - Mamma mia che manicomio. E pensare che io sono venuto in campagna a cercare un po' di pace.

OLMO - E il meglio deve ancora venire.

BIAGIO - Cioè.

OLMO - Non si sono ancora accorti che oggi è domenica.

BIAGIO - E domenica? Ma davvero? Uh, uh, uh, questa è bella. Già mi scompiscio dalle risate.

OLMO - Invece di scompisciarti pensa a nasconderti. Stanno per uscire.

Biagio si nasconde e, dalle due case, escono le famiglie in fila canticchiando.

TUTTI INSIEME - Andiam, andiam, andiam a lavorar...

Fanno uno strano balletto, incrociandosi a metà del palco e ricomponendosi, poi si piazzano al centro della scena, tre da una parte e tre dall'altra, i Trombetta a sinistra e gli Sbattacchi a destra.

Senza degnarsi di uno sguardo, si mettono in attesa, nervosamente fischiettando e guardando gli orologi.

MAMMA TROMBETTA - E' una vergogna.

PAPA' TROMBETTA - Sono già le otto e mezza e l'autobus ancora non appare.

MAMMA SBATTACCHI - Quell'ubriacone di Camillo si sarà addormentato come al solito.

PAPA' SBATTACCHI - Lo credo. L'ho visto che con questi occhi che alle due di notte era ancora all'osteria a bere e a giocare a carte.

PAPA' TROMBETTA - Sì è vero. Posso confermarlo anch'io.

MAMMA TROMBETTA - Come?!!!

MAMMA SBATTACCHI - Cosaaa?!

PAPA' TROMBETTA - Uh.

PAPA' SBATTACCHI - Eh?

MAMMA TROMBETTA - Come fate voi due a sapere che Camillo era all'osteria alle due di notte?

MAMMA SBATTACCHI - Vuol dire che anche voi due eravate là.

PAPA' TROMBETTA - Ma no, abbiamo immaginato...

PAPA' SBATTACCHI - Ma sì, si diceva così per dire...

MAMMA TROMBETTA - Se non fosse che siamo in ritardo....

MAMMA SBATTACCHI - Ti farei vedere io....

MAMMA TROMBETTA - Mi auguro che Tommasino non diventi uguale a te. Vero Tommasino? Tommasino.

Tommasino sta dormendo in piedi. Mamma Trombetta gli dà una robusta gomitata.

MAMMA TROMBETTA - Ma che fai Tommasino? Dormi in piedi come i cavalli?

MAMMA SBATTACCHI - E tu Carlotta, tieni il collo dritto. Non lo vedi che sembri una giraffa.

MAMMA TROMBETTA - E intanto quel disgraziato continua a non arrivare.

MAMMA SBATTACCHI - Faremo tardi a scuola e al lavor...

TUTTI INSIEME - Oh, che vergogna, che disonor.

PAPA' TROMBETTA - Della regione saremo il disdor.

TUTTI INSIEME - Oh, che vergogna, che disonor.

PAPA' SBATTACCHI - Sui nostri visi un forte rossor...

TUTTI INSIEME - Oh, che vergogna, che disonor.

Mentre le due famiglie si lanciano in questa botta e risposta cantata, Biagio sale sull'albero ed esclama:

BIAGIO - Ah tonti, oggi è domenica!

Sulla scena cala un grande silenzio e i personaggi restano immobili come statue di sale.

Dopo qualche secondo:

MAMMA TROMBETTA - Avete sentito anche voi?

PAPA TROMBETTA - Sì. Una voce che veniva dal cielo.

MAMMA SBATTACCHI - Chi poteva essere?

PAPA' SBATTACCHI - Forse una fantasma.

MAMMA TROMBETTA - Macché, i fantasmi non esistono.

PAPA' TROMBETTA - Allora chi era? Non vorrai forse dirmi che ha parlato l'albero?

MAMMA TROMBETTA - Lo vedi che mi dai sempre torto...

MAMMA SBATTACCHI - Silenzio. Non è il momento di litigare ora, piuttosto, cerchiamo di capire.

PAPA TROMBETTA - Forse se ci rivolgiamo alla voce con gentilezza.

MAMMA TROMBETTA - Già proviamo. Scusi signora voce, può ripeterci quello che ha detto?

BIAGIO - Tonti. L'autobus non passa perché oggi è domenica!

Questa seconda rivelazione della voce fa scoppiare un clamoroso parapiglia. Le due famiglia cominciano a correre verso le rispettive case urlando e sbattendo tra di loro.

Alla fine della sarabanda, sono tutti rintanati nelle rispettive case e sulla scena regna la pace.

Biagio esce dal nascondiglio.

BIAGIO - Ah, ah, ah che branco di citrulli. Pensavano che fossi un fantasma. Che sciocchi! I fantasmi non esistono.

OLMO - Se fossi in te non ne sarei così sicuro.

BIAGIO - Davvero, e tu che ne sai?

OLMO - Non dirmi che non conosci la storia del fantasma formaggino?

BIAGIO - No, non la conosco, e allora?

OLMO - Allora te la racconto. C'era un fantasma di nome Formaggino che abitava in una castello sulla collina, proprio a pochi chilometri da qui.

BIAGIO - Gulp.

OLMO - Una notte scoppiò un terribile temporale. Un turista tedesco, un turista francese e un turista italiano che erano diretti al campeggio di Sparapanza persero la strada e finirono dritti dritti al castello.

BIAGIO - Gulp. E che accadde?

OLMO - I tre cominciarono ad aggirarsi nelle stanze del castello cercando un posticino dove mettersi a dormire. Non s'erano accorti i poveretti che il fantasma Formaggino li stava osservando appeso al lampadario.

BIAGIO - Gulp.

OLMO - Alla fine si coricarono in tre stanze diverse al primo piano del castello.

Nella prima stanza entrò il tedesco che disse: "Ah che bel castello. Io ora farmi una bella dormita fino a domani mattina e poi fare colazione con trentadue wurstel e venti litri di birra tetesca, ya".

Nella seconda stanza c'era il francese che disse: "Oh che delisiosa stansetta. Io ora mi farò una bella dormita e domattina colazione con croissant e cafè au lait. Olè".

Nella terza stanza c'era l'italiano che non disse nulla ma cominciò subito a russare come un trombone.

Verso mezzanotte il fantasma formaggino decise di andare a fare una visitina ai suoi tre ospiti.

Entrò nella stanza del tedesco, agitando le catene ed esclamò: "Sono il terribile fantasma formaggino!!!!". Il tedesco ebbe una tale paura che si fece la pipì addosso e scappò via a gambe levate.

Allora il fantasma formaggino entrò nella stanza del francese e disse: "Sono il terribile fantasma Formaggino". Il francese prese un tale spavento che si fece anche lui la pipì addosso e scappò a gambe levate.

Allora il fantasma formaggino entrò nella stanza dell'italiano e disse: "Sono il terribile fantasma formaggino!" e l'italiano rispose...

Durante l'ultima parte del racconto un fantasma è uscito dalla casa della famiglia Sbattacchi. In realtà è Carlotta che sta andando a stendere un grosso lenzuolo ma questo non lo sappiamo ancora. E non lo sa neppure il povero Biagio che si prende un terribile spavento:

BIAGIO - Uhaaa, un fantasma.

Il cane va a nascondersi dietro l'albero.

Carlotta si toglie il lenzuolo dalla testa:

CARLOTTA - Uffa, anche la domenica mi tocca fare i lavori di casa. Vai a stendere le lenzuola sennò poi puzzano di umido! Sai che me ne importa a me delle lenzuola. Meno male che oggi c'è il sole, così faccio più in fretta.

La ragazza stende il lenzuolo sul ramo dell'albero poi si avvicina alla casa della famiglia Trombetta e comincia a chiamare, sotto voce, Tommasino:

CARLOTTA - Tommasino. Tommasino. Tommasino.

Alza un po' il volume:

CARLOTTA - Tommasino. Tommasino. Tommasino.

Nessuna risposta. Allora la ragazza raccoglie una pietra e la lancia verso la finestra di Tommasino. Da oltre il muro si sente:

TOMMASINO - Ahiiii.

Dopo un po' il ragazzo si affaccia.

TOMMASINO - Carlotta! Ma sei impazzita? Potevi rompere il vetro.

CARLOTTA - Ma no. L'ho visto che c'era la finestra aperta.

TOMMASINO - Sì, ma così hai rotto la mia testa.

CARLOTTA - Non c'è pericolo. E' più dura della scorza di una noce di cocco. Dai vieni giù.

TOMMASINO - No, mi hai offeso e io non scendo.

CARLOTTA - Non mi far perdere la pazienza o te ne arriva un'altra.

Carlotta raccoglie una pietra e fa atto di tirarla verso la finestra:

TOMMASINO - Vabbè vengo, ma solo per questa volta.

CARLOTTA - (Rivolta verso i bambini) Avete visto? E' proprio vero che con le buone maniere si ottiene tutto.

Finalmente Tommasino esce di casa.

TOMMASINO - Allora? Si può sapere cosa vuoi?

CARLOTTA - Niente. Devo aspettare che il lenzuolo asciughi e mi sto annoiando qui tutta sola.

TOMMASINO - E tu mi disturbi solo per questo? Così adesso tocca anche a me annoiarmi aspettando che il lenzuolo asciughi.

CARLOTTA - Oh, chissà cosa stavi facendo di così importante.

TOMMASINO - Te lo dico subito cosa stavo facendo di così importante. Stavo giocando con la mia play-station.

CARLOTTA - Ah, ah. Ma senti questa. Tu non hai mai avuto una play-station.

TOMMASINO - Sì che c'è l'ho.

CARLOTTA - Non che non ce l'hai.

TOMMASINO - E invece sì. Me ne sono costruita una che è più migliore della più migliore play-station giapponese esistente al mondo.

CARLOTTA - Ah sì? Fammela vedere sennò non ti credo.

TOMMASINO - Certo che te la faccio vedere. Aspettami qui. Ti lascerò con la bocca così aperta che ci entreranno dentro i calabroni giganti.

Prima di entrare in casa Tommasino dice:

TOMMASO - Piano. Che i miei non devono accorgersene sennò...

Entrando in casa Tommaso dà una terribile capocciata nello stipite della porta, mentre Carlotta ridacchia alle sue spalle.

CARLOTTA - Una play-station più migliore della più migliore play station giapponese. Ma figuriamoci. Se non sa neanche allacciarsi le scarpe. Bambini, sono proprio curiosa di vedere che sciocchezza tirerà fuori questa volta quel tonto di Tommasino. Uhu... silenzio. Sta arrivando.

Tommasino esce di casa con uno strano aggeggio tra le mani. E' una play-station costruita in modo molto artigianale.

La base è fatta con una scatola da scarpe dipinta di nero. Sui lati, due fili elettrici alle cui basi ci sono uno sturalavandini e uno spazzolino da gabinetto. Tommasino dice fieramente:

TOMMASINO - Guarda. Che ti avevo detto?

CARLOTTA - Quella sarebbe la tua play-station?

TOMMASINO - Certo.

CARLOTTA - Quella più migliore della più migliore play-station giapponese esistente al mondo?

TOMMASINO - Sicuro.

Carlotta comincia a ridere in un crescendo rossiniano. Tommasino si mostra molto offeso:

TOMMASINO - Ah sì, ora ti faccio vedere io. Vedrai che ti passerà la ridarella, brutta cornacchia.

Tommasino comincia ad armeggiare con la sua play-station fatta in casa.

TOMMASINO - Vai Gigo Robot, combatti il terribile mostro Ovomaltino venuto dal pianeta Papalla. Zig, Zag, Zug. Sbaaam. Sprong. Buuhuuu. Oh no, mi hanno colpito. Devo attivare le spingarde laser fosforescenti Zip, zop. Vai con le banane atomiche al titanio fossile. Zunc, zunc, zunc. Beccati questo rapanello microacido. Maledetto, mi ha puntato contro la melanzana-laser. Zac, zac.

Carlotta è incuriosita e va a sbirciare nello schermo della play-station di Tommasino.

CARLOTTA - Non si vede nulla. E' soltanto una scatola con un buco in mezzo.

TOMMASINO - (Senza smettere di giocare) Che importa? Così il gioco me lo immagino ed è molto più divertente.  Bisogna far lavorare la fantasia mia cara. Con una play-station vera sono capaci tutti. Senza contare che non spendo nulla di corrente e nemmeno per comprarmi i videogiochi.

Carlotta, tornando verso il centro della scena.

CARLOTTA - Però. Mi sa che questa volta hai ragione tu.

TOMMASINO - Vuoi provare a fare una partita?

CARLOTTA - Va bene. Però non quel gioco lì, che è troppo violento.

TOMMASINO - Che gioco vuoi allora?

CARLOTTA - Qualcosa di più romantico.

TOMMASINO - Del tipo?

CARLOTTA - Del tipo: il principe azzurro e la principessa.

TOMMASINO - Ce l'ho. Vieni, ti faccio vedere.

Carlotta si avvicina alla consolle. Tommasino le porge lo scopino e lo sturalavandini.

TOMMASINO - Ecco, prendili.

CARLOTTA - Ma io non ho mai giocato.

TOMMASINO - Nessun problema. Si impara subito. Pulsante destro: il principe. Pulsante sinistro: la principessa. Ecco guarda.

CARLOTTA - Ma io non vedo niente.

TOMMASINO - La fantasia... la fantasia.

CARLOTTA - Ah vabbè.

TOMMASINO - Il principe sta arrivando sul suo cavallo bianco.

Tommasino mima il principe che cavalca verso il castello della principessa.

TOMMASINO - Lo vedi?

CARLOTTA - Sì, adesso lo vedo. E la principessa?

TOMMASINO - La principessa è affacciata alla Torre del castello. La vedi?

CARLOTTA - Sì, la vedo. E il principe?

TOMMASINO - Il principe è arrivato sotto la sua finestra. Ecco adesso scende da cavallo. Ahi!

CARLOTTA - Che gli è successo?

TOMMASINO - Niente... ha preso una storta. Ma adesso si rialza e comincia a cantare una serenata alla principessa.

CARLOTTA - Ah sì? Sentiamo.

TOMMASINO - (Comincia a cantare)

Principessina dagli occhi blu

Se chiudi gli occhi non mi vedi più.

Principessina dagli occhi verdi

se chiudi gli occhi non sai cosa perdi.

Tommasino smette di cantare e si rivolge a Carlotta:

TOMMASINO - Allora, come ti pare?

CARLOTTA - Cosa?

TOMMASINO - La serenata.

CARLOTTA - Ti sembra una serenata questa nenia? E poi tu sei più stonato di una capra di montagna.

TOMMASINO - Ecco, lo sapevo... mai che te ne vada bene una.

CARLOTTA - Dai, non fare l'offeso. Piuttosto dimmi, cosa fa adesso il principe.

TOMMASINO - Il principe sale fino alla finestra della principessa e le dà un bel bacio sulla punta del naso.

CARLOTTA - Ma va. E come fa il principe a salire sulla torre se non ha nemmeno una scala?

TOMMASINO - Semplice. La principessa cala le sue lunghe trecce bionde e il principe le usa per salire fino alla sua finestra e quando è arrivato in cima... smack.

Tommasino dà un bel bacio sul naso di Carlotta che si è distratta a immaginare la storia nello schermo della play-station.

CARLOTTA - Ah, mascalzone. Adesso ti faccio vedere io.

Carlotta insegue Tommasino agitando i cursori della play-station. Si inseguono un po' per il prato sotto gli occhi divertiti di Olmo e Biagio. Poi una voce li fa bloccare di colpo. E' un annuncio metallico che esce da un invisibile altoparlante:

VOCE - Attenzione, attenzione. Attenzione attenzione.

Carlotta e Tommasino si bloccano di colpo.

CARLOTTA - Oddio, che sarà?

TOMMASINO - Non lo so. Ma penso che sia meglio tagliare la corda. Non vorrei che fosse un congegno elettronico che i nostri genitori hanno inventato per controllarci. A casa.

CARLOTTA - A casa.

Tommasino si lancia per sbaglio verso la casa di Carlotta ma lei lo insegue e lo blocca afferrandolo per un braccio:

CARLOTTA - Ma no! Dove vai scemo, la tua casa è di là.

TOMMASINO - Ah già... ne stavo combinando proprio una bella.

CARLOTTA - Tanto per cambiare.

I due si rifugiano nelle rispettive case, poi la voce torna a farsi sentire.

VOCE - Attenzione, attenzione. A tutti gli abitanti della campagne, delle città e dei pianeti extraterreni. Attenzione, attenzione.

Finalmente il proprietario del roboante vocione entra in scena:

E' una specie di ROBOT con una testa rotonda e gli occhi luminosi che parla dentro un altoparlante.

Biagio lo guarda terrorizzato sbucando dall'albero:

BIAGIO - Mamma mia. Un marziano?

Anche Olmo lo guarda stupito, senza emozionarsi troppo:

OLMO - Non credo. Di solito i marziani sono verdi. Mi sembra piuttosto un robot.

BIAGIO - Un robot? E che cosa è un robot?

OLMO - Un uomo meccanico fatto di ferro, plastica, metallo e tutto pieno di circuiti elettronici collegati da fili verdi, rossi e blu.

BIAGIO - Accidenti ne sai di cose tu.

OLMO - Modestamente.

BIAGIO - E dimmi, dimmi... visto che sai tutto. Secondo te quel robot è pericoloso?

OLMO - Secondo me no, però...

Prima che Olmo finisca la frase il robot afferra di nuovo il megafono e dice:

ROBOT - Attenzione, attenzione. Avviso pubblicitario. In località Peracotta è stata aperta L'astronave, il centro commerciale più grande del mondo, dove potrete trovare tutto quello che cercate, dal filo per rammendare i calzini bucati, all'ultimo modello di televisore a cristalli liquidi, ma così liquidi che li potreste mettere in un bicchiere e berli prima e dopo i pasti..

BIAGIO - Però. Chissà se hanno anche pistole laser anti gatto randagio? Quasi quasi glielo chiedo.

OLMO - Io non lo farei, però...

BIAGIO - Scusi, dico a lei signor Robot...

Il Robot si volta sorpreso da quella voce.

ROBOT - Chi è che parla?

BIAGIO - Volevo chiederle... per caso avete anche pistole laser anti gatto randagio?

ROBOT - Ma certo, e anche cannoni, fucili, revolver, winchester, carabine, mitraglie, granate, siluri, bombe intelligenti e bombe deficienti, dinamite, cannoni, carri armati, jet da combattimento, e bombe atomiche di tutte le taglie e colore...

BIAGIO - Ohhho.

OLMO - Ohibò.

ROBOT - Inoltre abbiamo un ricco reparto alimentare dove potrete trovare, mortadelle, caramelle, cipolline, tonno, banane, pasta, cotechini, carciofi, ca... ca... ca....

BIAGIO - Che succede?

OLMO - Secondo me gli stanno saltando le valvole.

ROBOT - Ca... ca... ca...

BIAGIO - Cavolfiori?

ROBOT - Ca... ca... ca...

BIAGIO - Calzini?

ROBOT - Ca... ca... ca...

BIAGIO - Caccolette?

ROBOT - Ca... ca... caramelle al tonno. Mortadelle al gusto di banana. Gelato al gusto di mortadella. Cio... cio... cio...

OLMO - Ecco, è bell'andato...

Il Robot si avvia verso la quinta sempre più farneticando.

ROBOT - Cioccolato al pepe verde, carta igienica fosforescente, mutande ai cristalli liquidi, televisori di panna fritta... puf, cioc, sbang, cric...

Finalmente il Robot scompare e sulla scena torna il silenzio.

OLMO - Un grande centro commerciale in località Peracotta. Prevedo grossi guai.

Intanto alle finestre delle due case, richiamati dall'annuncio pubblicitario, si sono affacciati tutti e sei i rappresentanti delle due famiglie.

MADRE TROMBETTA - Un grande centro commerciale in località Peracotta. Che meraviglia!

PADRE TROMBETTA - Se ho ben capito, quel tipo parlava di caramelle al tonno. Ho sempre sognato le caramelle al tonno.

MADRE SBATTACCHI - Finalmente anche da queste parti avremo un negozio come si deve. Ho già in mente un ottantina di cose che devo comprare.

PADRE SBATTACCHI - A me non viene in mente nulla, ma ti assicuro che quando gli ho sentito parlare di carta igienica fosforescente, beh... ho sentito un certo brivido qui.

MADRE TROMBETTA - Presto, prepariamoci, dobbiamo andare al centro commerciale.

I genitori Trombetta e Sbattacchi rientrano in casa. Affacciati alle finestre rimangono solo Carlotta e Tommasino.

CARLOTTA - Tommasino.

TOMMASINO - Sì.

CARLOTTA - Tu che ne pensi di questa storia?

TOMMASINO - Quale storia?

CARLOTTA - Quella del centro commerciale, tonto.

TOMMASINO - Boh, che ne so? Non sono mai stato in un centro commerciale.

CARLOTTA - Ecco, lo sapevo, il solito provinciale. Un centro commerciale è un grosso palazzo dove al posto degli appartamenti ci sono tanti negozi che vendono tutto quello che ti serve.

TOMMASINO - Ma a me non serve niente. E poi ho le tasche più vuote di una bolla di sapone.

CARLOTTA - Non importa. Loro ti vendono tutto anche se non hai una lira.

TOMMASINO - Com'è possibile?

CARLOTTA - Ti fanno firmare tante cambiali.

TOMMASINO - Cambiali? Che roba è?

CARLOTTA - Sono dei fogli con i quali se tu non puoi pagare oggi, vuol dire che pagherai domani.

TOMMASINO - Uh... ma tu come fai a sapere tutte queste cose?

CARLOTTA - Perché sono una donna di mondo io, mica una zoticona come te.

TOMMASINO - Mah, sarà. Comunque ti assicuro che non ho voglia di firmare nessun gambale.

CARLOTTA - Macché gambale, sciocco, cambiali.  Ah, ah, ah. Che ignorante.

TOMMASINO - Insomma basta. Sono stufo di stare qui a farmi insultare da te. Sai che ti dico? Vai al diavolo tu e il tuo stupido centro commerciale. Brutta cornacchia.

CARLOTTA - Cosa? Brutta cornacchia a me? Allora sai cosa ti di dico? Che tu sei un asino calzato e vestito.

TOMMASINO - Cosa? Asino a me? Allora io ti dico che tu hai il cervello di una gallina rincitrullita.

CARLOTTA - Cosa? Se io sono una gallina rincitrullita tu sei un pollo col cervello di una formica.

TOMMASINO - Oh insomma basta.

CARLOTTA - No basta lo dico io.

TOMMASINO - Non ti voglio mai più vedere.

CARLOTTA - E io nemmeno.

TOMMASINO - Uhuuu...

CARLOTTA - Uhuuuu....

Spariscono nelle rispettive case schiumando per la rabbia.

Olmo e Biagio hanno assistito in silenzio a tutta la discussione.

BIAGIO - Mi sa che avevi ragione quando parlavi di guai in arrivo.

OLMO - Sì, e secondo me sono appena cominciati.

BIAGIO - Oh, guarda, sta tornando il robot.

OLMO - Che ti dicevo?

ROBOT - Ultimo annuncio dall'Astronave. Sono appena arrivate le nuove antenne paraboliche modello Bambù che vi permetteranno di vedere i telequiz provenienti da tutti paesi del mondo compresa la Cina, il Giappone, l'Indonesia e il Perù. Ultimo annuncio...

Biagio si mostra subito molto interessato.

BIAGIO - Telequiz. Ho sempre sognato di partecipare a un telequiz.

ROBOT - Niente di più facile. Però prima devi superare un piccolo esame di cultura generale.

BIAGIO - Esame di cultura generale. Che vuol dire?

ROBOT - Devo farti alcune domande per verificare il tuo livello culturale.

BIAGIO - Nessun problema. Io sono più colto del professor Cervelloni in persona.

ROBOT - Prima bisogna fare il test.

BIAGIO - E facciamo questo benedetto test. Non ho paura di nulla io.

ROBOT - Prima domanda. Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?

BIAGIO - Eh? Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone.? Beh, questa è proprio difficile. Che ne so io del cavallo bianco di Napoleone? Se mi avesse chiesto del cane nero di Garibaldi, ma il cavallo bianco di Napoleone....

Il robot si rivolge ai bambini.

ROBOT - E' proibito suggerire. Tempo scaduto. Donnnnn. Seconda domanda.

Su un albero ci sono tre uccellini. Arriva il cacciatore. Spara e ne uccide uno. Quanti uccellini restano sull'albero?

BIAGIO - Ah sì. Questa la so. 3 - 1 = 2. Ho indovinato, ho indovinato!

ROBOT - Mi spiace. Risposta sbagliata.

BIAGIO - Ma no, è giusta, sono sicuro. 3 - 1 = 2.

ROBOT - Ma no tonto. Appena i due uccellini si accorgono che il cacciatore ha sparato se la filano. Quindi sull'albero non rimane nessun uccellino. La risposta giusta era zero.

BIAGIO - Ohooo...

ROBOT - Ultima domanda. Pesa più un chilo di piume o un chilo di ferro?

BIAGIO - Allora, pesa più un chilo di piume o un chilo di ferro? Allora, lasciami pensare che questa la so. Dunque, se mi arriva in testa una piuma non mi succede niente, perché la piuma è leggera, ma se mi arriva in testa un ferro da stiro mi fa molto male, perché il ferro da stiro è fatto di ferro, perciò non ho dubbi. Pesa di più un chilo di ferro.

ROBOT - Ma no cretino. Un chilo di ferro e un chilo di piume pesano uguale perché un chilo è sempre un chilo. Mi spiace. Tu non sei ammesso a nessun telequiz ma se vuoi puoi guardarli alla tivù, basta che firmi diciotto chili di cambiali e ti compri la nostra antenna parabolica modello Bambù Ma adesso non farmi perdere altro tempo. devo accompagnare i clienti al centro commerciale. Ecco, stanno arrivando.

I coniugi Trombetta e Sbattacchi escono di casa cantando, mentre i figli li guardano desolati dalle finestre.

TROMBETTA e SBATTACCHI - Andiam andiam andiam al centro commmercial ad acquistar, a consumar al centro commercial.

I quattro fanno uno strano balletto al centro della scena poi si avviano cantando verso il centro commerciale, sotto gli occhi perplessi di Olmo e Biagio.

Si allontanano guidati dal robot e spariscono dalla scena.

BIAGIO - Puoi tenertela la tua stupida antenna. Grrrrr... quell'ammasso di ferraglia arrugginita mi sta proprio sulle scatole. Non so cosa mi ha trattenuto di dargli un bel morso alle valvole.

Intanto Pallina è entrata in scena.

PALLINA - Ma insomma, si può sapere con chi ce l'hai questa volta?

BIAGIO - Ce l'ho con quel frullatore gigante. Va in giro a fare certe domande che non riuscirebbe a rispondere nemmeno Einstein.

PALLINA - Sentiamo. Che domanda ti ha fatto?

BIAGIO - Pensa che mi ha chiesto di che colore era il cavallo bianco di Napoleone. Ma che ne so io di che colore era il cavallo bianco di Napoleone? Non mi ricordo nemmeno di che colore aveva la coda mia nonno Fido Bau della nobile famiglia dei Zabaioni.

PALLINA - Uh, uh, uh.

BIAGIO - Beh. Che c'è da ridacchiare?

PALLINO - Non so. Sei un tipo così buffo tu.

BIAGIO - Buffo io? Ma questa poi...

PALLINA - Ma no, non ti arrabbiare. Buffo nel senso di simpatico.

BIAGIO - Ah beh, questo sì. Lo dicono tutti. Il cow-boy più simpatico del west. Ma piuttosto dicci perché sei venuta a disturbarci. E' un posto pericoloso questo. Non vogliamo femminucce tra i piedi.

PALLINA - Ah sì, allora vuol dire che mi porterò via la colazione che ti avevo portato.

BIAGIO -  Colazione. Gulp. No dire così. Ho una fame che mi mangerei un ippopotamo crudo in agrodolce.

PALLINA - Mi spiace. Sei tu che hai detto che questo è un posto pericoloso e che non vuoi femminucce tra i piedi.

BIAGIO - Ma no, scherzavo. E poi nessun posto è pericoloso se ci sono io. Voglio vedere chi oserebbe sfidare le mie due sorelle.

Biagio tira fuori le pistole immaginarie e le fa roteare nell'aria.

PALLINA - Vabbè, per questa volta ti perdono ma la prossima volta cerca di essere meno screanzato.

Biagio tira fuori da dietro l'albero un tavolino portatile e uno sgabellino. Si siede e indossa il tovagliolo. Poi impugna due forchettine di plastica:

BIAGIO - Allora, cosa prevede il menù oggi?

PALLINA - Come antipasto una scelta di affettati e di formaggi francesi.

BIAGIO - Bene, bene. Primo?

PALLINA - Può scegliere tra un consommé, una pasta al sugo, oppure un bel piatto di gnocchi al pesto?

BIAGIO - Un consocchè? No, vada per gli gnocchi al pesto. Sono per la cucina italiana io. Ma passiamo al secondo.

PALLINA - Di secondo abbiamo pollo alla cacciatora, bistecca con patatine, milanese con purè, sogliola al limone o pescecane bollito.

BIAGIO - No, pescecane, meglio di no, che mi resta sullo stomaco. Vada per la bistecca con le patatine. Anzi due bistecche e doppia razione di patatine. Passiamo al dessert.

PALLINA - Come dessert abbiamo il profiteroles, o il gelato con le fragole.

BIAGIO - Gelato con le fragole, grazie, anche perché quell'altra parola non la so dire. E per concludere caffè e ammazzacaffè. Può andare grazie.

Pallina si avvia verso la casa poco dopo torna con una scatoletta di cibo per cani che consegna direttamente a Biagio.

PALLINA - Eccoti l'antipasto, il primo, il secondo, il caffè e l'ammazzacaffè. Ma dove credevi di essere arrivato, nel paese dei balocchi?

Pallina se ne va sdegnosamente e Biagio rimane con la sua scatoletta tra le zampe e un bel palmo di naso.

BIAGIO - Ma guarda che trattamento. Una scatoletta di cibo per cani. A me che ho frequentato i migliori ristoranti internazionali. E non è neanche la mia marca preferita. Bah. Come dicono al mio paese: Sempre meglio che una tirata di coda.

Biagio si volta verso Olmo:

BIAGIO - Ne vuoi un po' anche tu?

OLMO - No grazie, gli alberi non mangiano il cibo per cani.

BIAGIO - Già, ma voi alberi che cosa mangiate?

OLMO - Nulla. Ci nutriamo dei raggi del sole e della pioggia che cade dal cielo per crescere forti e rigogliosi.

BIAGIO - Sole e pioggia. Chissà che fame. No, non fa per me. Preferisco il cibo per cani.

Olmo finisce di mangiare la sua scatoletta con molto gusto ma viene interrotto dal risuonare della canzoncina.

CONIUGI TROMBETTA e SBATTACCHI - Torniam torniam dal centro commercial, pronti a firmar mille cambial.

Papà Trombetta e papà Sbattacchi hanno due grossi padelloni sulle spalle mentre mamma Trombetta e Mamma Sbattacchi portano grossi pacchi di fogli appilati..

CARLOTTA - Mamma, papà.

TOMMASINO - Mamma, papà.

CARLOTTA e TOMMASINO (In coro) - Che cosa sono quelle?

PAPA' TROMBETTA - Sono due antenne paraboliche.

TOMMASINO - A cosa servono?

PAPA' SBATTACCHI - A vedere tutte le tivù del mondo.

CARLOTTA - E quei pacchi cosa sono?

MAMMA SBATTACCHI - Cambiali.

TOMMASINO - A cosa servono?

MAMMA TROMBETTA - A pagare le antenne paraboliche.

TOMMASINO - Dio mio...

PAPA' SBATTACCHI - Sì, ma adesso potremo vedere il telegiornale giapponese.

CARLOTTA - Ma se non riesci a capire neanche quello italiano.

MAMMA SBATTACCHI - Insomma la smettete di contestare tutto.

MAMMA TROMBETTA - Questi figli... uno si dà da fare per la loro educazione ed ecco i risultati.

TOMMASINO - Come si fa a montare quel coso?

PAPA' TROMBETTA - Adesso ti faccio vedere io. C'è il foglietto con le istruzioni.

TOMMASINO - Ma è scritto in cinese.

PAPA' TROMBETTA - Nessun problema.

TOMMASINO - Non mi dire che sai leggere il cinese.

PAPA' TROMBETTA - No, ma una volta ho avuto la febbre gialla.

TOMMASINO - Ohibò, non ce la faremo mai.

PAPA' TROMBETTA - Basta con questo disfattismo. Lasciami fare.

CARLOTTA - Papà, neanche tu conosci il cinese.

PAPA' SBATTACCHI - Sì, ma io ho un cervello, al contrario di quello là. Lo sai cosa ho fatto? Mi sono comprato anche un vocabolario di cinese. Ho dovuto firmare un altro mezzo chilo di cambiali ma vedrai chi riuscirà a far funzionare per primo la parabola, se io o quell'asino laggiù.

Papà Trombetta e papà Sbattacchi salgono arrivano fino al tetto con le loro padellone dopo aver consegnato i foglietti con le istruzioni ai rispettivi figli.

PAPA' TROMBETTA - Allora figlio mio, leggi la prima fase.

TOMMASINO - Gnò too doo fujtzu kazai uscisci.

PAPA' - Capito perfettamente. Bisogna allentare il bullone con la brugola.

PAPA' SBATTACCHI - (Piccato dalla finta disinvoltura del rivale) Leggi figlia mia, leggi.

CARLOTTA - Kazaa Doo kunzo osaka taaj.

PAPA' SBATTACCHI - Elementare. Lo capirebbe anche un bambino di un anno. Vuol dire che bisogna collegare il cavo A con la presa B. E il gioco è fatto. Televisione malese, aspettami, sto arrivando.

PAPA' TROMBETTA - Macché televisione malese. Io non vedo l'ora di vedere gli spogliarelli della tivù eschimese. Pare che siano una bomba.

In contemporanea papà Trombetta e papà Sbattacchi crollano con la loro antenna lanciando un terribile urlo seguiti da un rumore di oggetti infranti. Tommasino e Carlotta corrono in loro aiuto lasciando la scena a Biagio e a Olmo che sono sempre più perplessi.

BIAGIO - Mi sa che avevi ragione tu. L'arrivo dell'astronave sta portando un sacco di guai.

OLMO - Meno male che sta arrivando la sera. Così tutti andranno a dormire e ci sarà un po' di silenzio. Ne ho proprio bisogno.

Olmo fa un bello sbadiglio.

BIAGIO - Già anch'io ho proprio voglia di farmi una bella dormita. E' stata una giornata molto dura.

Biagio si sdraia ai piedi dell'albero e chiude gli occhi.

Qualche secondo di silenzio, poi Biagio dice:

BIAGIO - Olmo?

OLMO - Che c'è?

BIAGIO - Non riesco a dormire.

OLMO - Prova a contare le pecore.

BIAGIO - Pensi che funzionerà?

OLMO - Tu prova.

BIAGIO - Una pecora, due pecore, tre pecore, quattro pecore...

OLMO - Ehi, a voce più bassa, sennò non fai dormire nemmeno me.

BIAGIO - ... cinque pecore, sei pecore, sette pecore, otto pecore, nove pecore, dieci pecore...  Olmo?

OLMO - Che c'è adesso?

BIAGIO - C'è un problema. Io so contare solo fino a dieci.

OLMO - Non so che farci. Non posso insegnarti a contare adesso. Ho troppo sonno. L'unica cosa è chiamare la fatina del bosco che ci canti una bella ninna nanna.

BIAGIO - La fatina del bosco? Non credevo che esistessero le fate.

OLMO - Certo che esistono. Se non esistessero le fate non esisterebbero neanche le fiabe. Come farebbero i bambini senza le fiabe?

BIAGIO - Allora chiamala subito. Una ninna nanna cantata da una fatina è proprio quello che ci vuole.

Olmo prende fiato e comincia a chiamare.

OLMO - Fatina del bosco. Fatina del bosco.

Non appare nessuno. Olmo prova ancora:

OLMO - Fatina del bosco. Fatina del bosco.

Non succede nulla.

OLMO - Ecco, lo sapevo, e non c'è nemmeno un bar dove ordinare una buona camomilla col seltz.

OLMO - Zitto lasciami provare ancora! Fatina del bosco. Fatina del bosco.

Quando tutto sembra inutile la fatina appare. E' una fatina un po' particolare, perché entra con una bottiglione di vino in mano e l'andatura di chi ha alzato un po' il gomito. Biagio la guarda molto perplesso:

FATINA - Che c'è Olmo? Perché mi hai chiamato?

OLMO- Scusa fatina se ti ho disturbato, ma c'è questo mio amico che non riesce a dormire.

BIAGIO - Una fatina vera, in carne e ossa. Pensavo che esistessero solo nelle favole.

FATINA - Ma questa è una favola, tonto. Ora sdraiati e ascolta. Puoi scegliere tra la ninna nanna numero uno, due o tre..

BIAGIO - Che differenza c'è?

FATINA - La prima fa dormire entro un minuto, la seconda entro due e la terza entro tre.

BIAGIO - Sai che ti dico fatina? Sei così bella che mi hai fatto passare il sonno.

FATINA - Ah no, sono venuta per cantare la ninna nanna e canterò la ninna nanna. Se non la scegli tu la farò scegliere ai bambini. Allora volete la uno, la due o la tre.

I bambini scelgono la ninna nanna e la fatina comincia cantare.

FATINA - (Cantilenando)

Ninna nanna ninna oh. Hic…

questo bimbo a chi lo dò

lo daremo alla befana

che lo tiene una settimana

lo daremo all'uomo nero

che lo tiene un anno intero

lo daremo all'uomo blu

che non ce lo rende più.

Ninna nanna, ninna oh. Hic...

dorme Pinocchio col naso lungo,

dorme il nanetto sotto il fungo

dorme il porcello dentro il porcile

dorme il fuco dentro il fucile

dorme la mucca dentro la stalla

dorme il portiere davanti alla palla

dorme la scheda nel cellulare

e il crocifisso sopra l'altare

dorme il bottone sopra il colletto

e lo sciacquone nel gabinetto

dorme il semaforo tra il rosso e il verde

e il rubinetto quando non perde

dorme il sassofono dopo il concerto

e il dromedario in mezzo al deserto

dorme la riga insieme al suo rigo

e la bistecca cruda nel frigo

dorme il vitello con la vitella

e il padello con la padella

ora di rime non ne so più

dormono tutti e dormi anche tu.

La fatina prende la bottiglia e la sbatte con forza sulla testa di Biagio che cade addormentato, poi si allontana barcollando.

OLMO - Buonanotte a tutti.

Sulla scena cala la penombra, per pochi istanti.

E' mattina. Il gallo arriva baldanzoso al centro della scena e comincia a dare la sveglia.

GALLO - Chicchirichì. Chicchirichì.

L'albero si sveglia sbadigliando alza una mano e comincia a fare il conto alla rovescia:

OLMO - Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due...

Parte la solita scarpa che centra il gallo in testa.

OLMO - Biagio. Biagio. Biagio!

BIAGIO - Eh, che c'è?

OLMO - Svegliati.

BIAGIO - Perché?

OLMO - Sono già le otto. Tra un po' si sveglieranno tutti e si accorgeranno che sei qui.

BIAGIO - Uffa. Stavo dormendo così bene. Pensa che ho fatto un sogno. C'era una fatina azzurra con i capelli tutti biondi che cantava una ninna nanna e poi mi sono addormentato.

OLMO - Si vabbè, ma adesso togliti di qua. Sta arrivando qualcuno...

Poco dopo entra in scena il solito robot, più pimpante che mai.

ROBOT - Notizie dall'Astronave. Notizie dall'Astronave. E' arrivato l'ultimo modello della Branda, l'automobile così comoda che ci si può dormire dentro. L'utilitaria ideale per i colpi di sonno.

Dalle finestre si affacciano i componenti delle due famiglie.

MAMMA TROMBETTA - Hai sentito cosa ha detto?

PAPA' TROMBETTA - Ho sentito. Io amo i colpi di sonno.

MAMMA TROMBETTA - Dobbiamo comprarla subito. Costi quel che costi. Faremo morire di invidia quei babbacchi dei Sbattacchi.

TOMMASINO - Oh no, che guaio.

MAMMA SBATTACCHI - Hai sentito cosa ha detto quella strega?

PAPA' SBATTACCHI - Sì ho sentito.

MAMMA SBATTACCHI - Vogliono comprare la Branda per farci morire di invidia.

PAPA' SBATTACCHI - E noi faremo morire di invidia loro. Compreremo una Branda con tutti gli accessori e se non basta ci aggiungeremo le lenzuola con i fiorellini, la termocoperta e i cuscini con le piume d'anatra reale.

CARLOTTA - Oh no, che guaio.

ROBOT - Fate presto. Gli ultimi modelli di Branda stanno per essere venduti. Presto, presto.

CONIUGI TROMBETTA e SBATTACCHI - (Tutti insieme) - Presto! Presto!

Poco dopo i coniugi Trombetta e Sbattacchi escono dalle rispettive case e si mettono al seguito del Robot cantando la solita canzoncina:

CONIUGI SBATTACCHI e TROMBETTA- Andiam, andiam al centro commercial, a consumar, ad acquistar al centro commercial!

E si allontanano. Carlotta e Tommasino escono dalle case.

CARLOTTA - Tommasino! Hai sentito quello che han detto?

TOMMASINO - Certo che ho sentito. Non sono mica sordo. Vogliono comprare la Branda.

CARLOTTA - Chissà quanti soldi spenderanno?

TOMMASINO - E chissà quante botte prenderanno?

CARLOTTA - Già. Mio padre riesce ad addormentarsi persino quando guida il trattore. Figuriamoci con la Branda.

TOMMASINO - A chi lo dici. Mio padre l'anno scorso per poco non ha buttato giù l'albero con la vecchia Ape. Ti ricordi?

CARLOTTA - Mi ricordo. Mi ricordo.

OLMO - Mi ricordo anch'io. Oh se mi ricordo!

TOMMASINO - La situazione si sta facendo sempre più seria.

CARLOTTA - Maledetto centro commerciale.

TOMMASINO - Già, stavamo così bene senza. Prima non avevamo bisogno di nulla e adesso...

CARLOTTA - Abbiamo bisogno di tutto.

TOMMASINO - Già.

CARLOTTA - Mi chiedo cosa staranno facendo adesso i nostri genitori.

TOMMASINO - Come facciamo a saperlo?

CARLOTTA - Ci vorrebbe un binocolo.

TOMMASINO - Un binocolo. Sai che sei un genio?

CARLOTTA - Sì, lo so. Ma chi ce l'ha un binocolo.?

TOMMASINO - Io.

CARLOTTA - Davvero?

TOMMASINO - Certo. Da qualche parte, in soffitta, deve essere rimasto il binocolo del mio tris-bis-nonno Tommasone, che faceva il pirata tra le Versilia e il Giappone.

CARLOTTA - Perbaccone. E cosa aspetti ad andarlo a prendere?

TOMMASINO - Vado. Corro. Mi precipito.

CARLOTTA - Che sciocco! Bisogna sempre dirgli tutto sennò lui da solo non è nemmeno capace di infilarsi i pantaloni.

Si sente un forte rumore di oggetti rimestati provenire dalla casa di Tommasino. Poi il ragazzo esce con un gigantesco binocolo tra le mani.

CARLOTTA - Quello sarebbe un binocolo? Sembra un cannone?

TOMMASINO - Infatti era un cannone, poi mio nonno, il pirata Tommasone, ci ha applicato le lenti degli occhiali del mio trisnonno Tommason de Tommasoni, il pirata rompi bastioni, ed ecco fatto il binocolo.

CARLOTTA - Fa un po' vedere.

Carlotta prende il binocolo e si mette a guardare in quinta verso il centro commerciale.

TOMMASINO - Cosa vedi? Cosa vedi?

CARLOTTA - Vedo il grande centro commerciale a forma d'astronave.

TOMMASINO- E poi, e poi?

CARLOTTA - Vedo E.T. che esce e dice? Telefono, casa.

CARLOTTA - E poi, e poi?

CARLOTTA - Vedo una famiglia di marziani verdi con i capelli rossi.

TOMMASINO - E i nostri genitori, quelli non li vedi?

CARLOTTA - No, anzi sì, eccoli!

TOMMASINO - Cosa stanno facendo?

CARLOTTA - Stanno salendo su due Brande nuove di zecca posteggiate davanti al centro commerciale.

TOMMASINO - Oh no. Allora le hanno comprate davvero?

CARLOTTA - Mi sa proprio di sì, perché stanno caricando nel portabagagli un altro bel paccone di cambiali.

TOMMASINO - Oh no, è la rovina. Ma che sta accadendo ora?

CARLOTTA - Sono partiti a tutta velocità e si stanno dirigendo qui. Eccoli, una curva, un'altra curva, sono sempre più vicini, eccoli, li sentooooo...

Le due macchine entrano in scena contemporaneamente dalle due quinte opposte.

Le Branda sono fatte con scatole di cartone dipinte e le due coppie le guidano indossandole come salvagenti. Eseguono una buffa danza automobilistica al centro della scena, rincorrendosi come se fossero agli autoscontri, poi fanno un terribile scontro frontale e vanno tutti a gambe all'aria. Poco dopo, arriva un ambulanza a sirene spiegate (realizzata con la stessa tecnica delle automobili). L'infermiere lega i feriti come  salami e li trascina via portandoli a strascico dell'autoambulanza, tra grida e strepiti. Carlotta e Tommasino seguono l'ambulanza e sulla scena restano solo Olmo e Biagio, sconcertati dall'episodio.

OLMO - Beh poteva andare peggio.

BIAGIO - Credi?

OLMO - Di solito quando c'è un incidente stradale danno la colpa a noi. "Macchina finita contro un albero". Non lo scrivono mai che l'albero stava fermo.

BIAGIO - Certo che hanno fatto un bel botto.

OLMO - Davvero.

BIAGIO - Speriamo che gli abbia fatto passare la voglia di andare al centro commerciale.

OLMO - Non credo. Certe malattie sono lunghe a passare.

BIAGIO - La prossima volta che vedo il robot lo prendo a pistolettate.

OLMO - Te lo sconsiglio. Primo: non credo che con quella corazza gli faresti molto male. Secondo: tutti scoprirebbero che sei qui.

BIAGIO - E allora che si fa?

OLMO - Nulla. Lasciamo che le cose seguano il loro corso e tutto si risolverà da sè.

BIAGIO - Sei proprio un bell'ottimista tu. Io so solo che ho una fame.

Dalla casa della famiglia Sbattacchi esce Pallina.

PALLINA - Tranquillo. Tranquillo. Sto arrivando. Se continua così darai fondo alla mia scorta di crocchette al gusto di pesce palla.

BIAGIO - Crocchette al gusto di pesce palla. Sono la mia passione specialmente se accompagnate con uno champagne Moet Cagnòn del 1972 a una temperatura tra i sette e gli otto gradi centigradi.

PALLINA - Oh, ma senti che raffinato.

BIAGIO - Certo, sono un cane di mondo io.

PALLINA - Mi dispiace, niente champagne, ma se vuoi bere c'è il ruscello che passa, laggiù in fondo al prato. E adesso lasciami andare che i miei padroni mi stanno aspettando per la cena.

Biagio rimane solo. Va a mettersi di fianco a Olmo e comincia a mangiare nella ciotola mugugnando tra se.

BIAGIO - Che modi. Mi chiedo dove è finito il bon ton di una volta.

Mentre Biagio dice questo Tommasino esce dalla sua casa e si avvia verso quella di Carlotta. Va sotto la sua finestra e comincia a chiamarla

TOMMASINO - Carlotta.

Lei non sente e Tommasino chiama a voce sempre più alta.

TOMMASINO - Carlotta, Carlotta, Carlotta!

Poi Tommasino prende un ramo e lo tira verso la finestra. Solo che il ramo gli rimbalza sulla testa:

TOMMASINO - Ahi, ohi che male!

Carlotta si affaccia.

CARLOTTA - Ma insomma, perché strilli così tanto? Lo sai che i nostri genitori non vogliono che ci vediamo.

TOMMASINO - Lascia perdere i nostri genitori. Piuttosto l'hai sentita la radio?

CARLOTTA - Certo che l'ho sentita. Hanno trasmesso l'ultimo pezzo del mio gruppo preferito. Tinto Tonto e i suoi Bombolones.

TOMMASINO - Ma chi se ne importa di Tinto Tonto e dei suoi Bombolones. La bufera.

CARLOTTA - Che bufera?

TOMMASINO - Alla radio hanno detto che stanotte la campagna verrà investita da una terribile bufera. Tuoni, lampi, soffi di vento a più di cento all'ora.

CARLOTTA - Perbaccolina!

TOMMASINO - Perbaccolona! Direi io. E adesso che facciamo?

CARLOTTA - Non lo so... Ah sì, idea. Potremmo rinforzare la casa con delle grosse travi di legno.

 TOMMASINO - Dove le prendiamo le grandi travi di legno?

CARLOTTA - Non lo so... ah sì, idea. Potremmo buttare giù l'albero.

TOMMASINO - L'albero? Ma no, non mi sembra una buona idea.

OLMO - Neanche a me.

TOMMASINO - Eppoi non c'è tempo. Tra poche ore scoppierà la bufera e...

Tommasino non fa in tempo a finire la frase che si sente in lontananza l'altoparlante del robot del centro commerciale.

ROBOT - Udite, udite. Grande vendita di vernice anti bufera

TOMMASINO - Ecco vedi. Appena sanno che qualcuno ha dei problemi loro subito se ne approfittano per vendere i loro stupidi prodotti.

CARLOTTA - Già, e così che va il mondo del commercio. Bisogna approfittare dei bisogni della gente, e se non ci sono bisogni bisogna inventarli. Mamma mia che sciogli lingua.

Il robot entra in scena.

ROBOT - Udite, udite! Alla radio hanno annunciato una terribile bufera per questa notte. Nessun problema, vi ho portato la vernice Tropical che è in grado di fermare gli effetti anche della più terribile bufera tropicale. Provare per credere.

Dalle finestre si affacciano i coniugi Trombetta e Sbattacchi:

PAPA' TROMBETTA - Una vernice anti bufera.

MAMMA TROMBETTA - E' proprio quella che ci vuole.

PAPA' SBATTACCHI - E' la salvezza. Solo lei ci potrà salvare da una fine terribile.

MAMMA SBATTACCHI - Già... portati via da una spaventosa tempesta di vento verso paesi lontani.

PAPA' TROMBETTA - In Cina.

MAMMA TROMBETTA - In Giappone.

PAPA' SBATTACCHI - In Uganda.

MAMMA SBATTACCHI - A Canicattì.

TUTTI INSIEME - No! A Canicattì no! Corriamo a comprare la vernice.

Tutti quanti escono dalle case e si avviano verso il centro commerciale correndo. Ma il robot li ferma:

ROBOT - Fermatevi. Fermatevi.

TUTTI INSIEME - Che c'è? Che c'è?

ROBOT - La bufera sta arrivando. Non c'è tempo di andare fino in paese.

TUTTI INSIEME - E allora? E allora?

ROBOT - Allora vi ho portato qui due barattoli di vernice e due pennelli di castoro, e due rulli di spugna viennese, e una bella scorta di bombolette spray per spruzzare la vernice più velocemente. Il tutto alla modica spesa di un birilione.

TUTTI INSIEME - Perbaccone! Ma noi non abbiamo un birilione.

ROBOT - Nessun problema. Ho qui un bel pacco di cambiali fresche da firmare senza esitazione.

TUTTI INSIEME - Perbaccolone!

ROBOT - Senza esitazione ho detto. Non state lì come tanti manichini. Venite a firmare che la bufera sta per arrivare. Presto. Presto.

TUTTI INSIEME - Presto, presto.

Il gruppo si avvia correndo verso il robot e cominciano a firmare fogli su fogli, poi si avventano sulle bombolette spray e cominciano a spruzzare vernice verso la casa. Mentre sono al lavoro si sente un terribile tuono.

Il gruppo smette per un attimo di spruzzare vernice, poi ricomincia con più lena.

Intanto il robot si allontana soddisfatto con il suo malloppo di cambiali.

TUTTI INSIEME - Presto, presto, la bufera sta arrivando. Presto, presto.

Al centro della scena, Biagio e Olmo assistono al succedersi degli eventi.

BIAGIO - Una bufera. Nessuna paura, la fermerò io con le mie pistole.

OLMO - Ehem, mio caro Biagio, mi sa che contro i venti non serviranno a nulla le tue pistole.

BIAGIO - Cosa vuoi che mi importa se sono venti? Fossero anche trenta o quaranta io li faccio secchi. Pum, pum, pum.

OLMO - Uhm. Ho i miei dubbi, anche perché i reumatismi alle radici mi dicono che sarà una bufera con la B maiuscola, di quelle che non se vedevano da almeno cento sette anni.

I coniugi Sbattacchi e Trombetta hanno coinvolto anche i figli, Carlotta e Tommasino.

PAPA' TROMBETTA - Su, spruzza, spruzza. Sembri addormentato.

TOMMASINO - Ma papà, cosa vuoi che serva questa vernice puzzolente contro la bufera? Secondo me ti hanno fregato ancora una volta.

PAPA' TROMBETTA - Non protestare e spruzza. Non senti che sta per cominciare a piovere? Mi è già arrivata una goccia sulla punta del naso.

MAMMA SBATTACCHI - Dai Carlotta spruzza o la bufera spazzerà via la nostra amata casetta.

CARLOTTA - E' tutto inutile. Secondo me questa è lacca per i capelli scaduta, sulla quale hanno attaccato un'etichetta finta.

MAMMA SBATTACCHI - Ma figurati. Quel tizio metallico ci ha assicurato che è la più potente vernice anti bufera esistente in commercio.

CARLOTTA - Aveva detto la stessa cosa delle altre schifezze che vi ha venduto a caro prezzo.

PAPA' TROMBETTA - Uah... spruzza, spruzza, che una gocciolona ghiacciata mi è caduta giù per il collo. Brrrrr...

MAMMA TROMBETTA - Uaaah. Anche a me, una goccia gigante, proprio qui nell'occhio. La bufera sta arrivando. Presto rifugiamoci in casa.

Il frastuono della bufera diventa sempre più forte, tra tuoni e lampi.

Biagio va a nascondersi dietro Olmo, il quale ondeggia paurosamente all'infuriare del vento.

BIAGIO - Mamma mia. Questa non è una bufera. E' una super bufera.

OLMO - Non aver paura. Ne ho viste di peggiori nei miei 280 anni d'età. Se stai sotto di me non devi temere nulla.

BIAGIO - E chi se move?

Pallina arriva correndo:

PALLINA - Ehi, fate un po' di spazio che ci sono anch'io.

BIAGIO - Niente paura pupa. Vicino a me non avrai nulla da temere. Oh mamma....

La bufera infuria sempre più forte. Tuoni, lampi, raffiche di vento.

Le case delle famiglie Sbattacchi e Trombetta ondeggiano paurosamente, per nulla protette dalla vernice anti bufera venduta dal robot.

I poveretti si affacciano alle finestre disperati:

CARLOTTA - Che ti aveva detto mamma? Era una lacca per capelli travestita da vernice anti bufera.

MAMMA SBATTACCHI - Mi sa che questa volta avevi ragione tu.

TOMMASINO - Che ne sarà di noi? Qui sta per crollare tutto.

PAPA' TROMBETTA - Tranquillo figlio mio. La vernice che ci hanno venduto ha una garanzia di due anni.

TOMASINO - Oh noooo!!!

Il vento fa volare via le case e i poveretti che li abitano si ritrovano completamente in balia della bufera.

PAPA' SBATTACCHI - E adesso che facciamo?

MAMMA SBATTACCHI - Siamo perduti?

PAPA' TROMBETTA - Il vento ci spazzerà via.

MAMMA TROMBETTA - Non voglio morire così!

CARLOTTA - Qui ci vuole un'idea, anzi, una super idea.

TOMMASINO - L'albero.

CARLOTTA - Cosa?

TOMMASINO - Rifugiamoci sotto l'albero.

TUTTI QUANTI - L'albero!

Corrono tutti sotto Olmo che li accoglie a rami aperti e li protegge fino a quando la bufera non è finita. Allora escono tutti alla scoperto.

PAPA' SBATTACCHI - La bufera è passata.

MAMMA SBATTACCHI - E siamo ancora vivi.

PAPA' SBATTACCHI - E lo dobbiamo a lui.

MAMMA SBATTACCHI - Già, il nostro amico albero.

CARLOTTA - Se invece di perdere tempo in quello stupido centro commerciale aveste badato di più al giardino.

TOMMASINO - E' vero, povero albero. Ci eravamo dimenticati persino che esistesse.

PAPA' SBATTACCHI - E' vero. Io mi ricordavo di lui solo quando volevo appendere l'amaca.

MAMMA SBATTACCHI - E io quando volevo stirare le mutande e i calzini sui suoi rami.

PAPA' TROMBETTA - Siamo proprio dei begli ingrati.

MAMMA TROMBETTA - Ecco, sapete che faccio io? Io lo vado ad abbracciare.

La donna si avvicina all'albero e tira un urlo.

MAMMA TROMBETTA - Ehi, ma qui c'è Pallina.

MAMMA SBATTACCHI - Con un cagnaccio nero.

Carlotta si avvicina all'albero.

CARLOTTA - Perché dici cagnaccio? Guarda che carino.

Carlotta fa le coccole a Biagio che si sdilinquisce tutto.

CARLOTTA - Secondo me dovremmo adottarlo.

MAMMA SBATTACCHI - Ma che dici? Noi abbiamo già un cane.

CARLOTTA - Allora lo adotterà Tommasino.

Tommasino è preso alla sprovvista.

TOMMASINO - Io, eh, ah, ma... vabbè.

CARLOTTA - Uhau. E adesso dobbiamo fare una bella festa per esserci salvati la vita. E non importa se le nostre case non ci sono più. Ne costruiremo di ancora più belle.

PAPA' SBATTACCHI - Già andremo al centro commerciale e compreremo mattoni e cemento...

CARLOTTA - No. Basta con quello stupido centro commerciale che ci ha causato tanti guai. Non lo voglio nemmeno sentire nominare. Ehi, ma cosa è questo rumore?

Si sente un sibilo fortissimo.

PAPA' SBATTACCHI - Oh no, di nuovo la bufera.

TOMMASINO - Ma no guardate. E' il centro commerciale che prende il volo.

TUTTI - Ohoooo.

TOMMASINO - Guarda come vola! Forse sta tornando nel pianeta dei Saldi di fine stagione.

CARLOTTA - Addio. E non fatevi mai più vedere.

Tutti salutano con gioia la partenza dell'astronave.

CARLOTTA - Beh, come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene.

TOMMASINO - Già, e speriamo che i nostri genitori abbiano capito la lezione.

CARLOTTA - Non credo. Hanno la testa così dura.

MAMMA SBATTACCHI - Carlotta ti ho sentito, sai?

PAPA' SBATTACCHI - Anche io ti ho sentito, sai?

MAMMA e PAPA' TROMBETTA - Anche noi vi abbiamo sentito, sai?

Una pausa di silenzio imbarazzante poi i coniugi Sbattacchi e Trombetta chinano il capo:

MAMMA TROMBETTA - Però forse avete ragione.

MAMMA SBATTACCHI - Già, forse abbiamo avuto torto noi.

PAPA' SBATTACCHI - Già, ma quando ho sentito parlare di carta igienica fosforescente non ci ho più visto.

PAPA' TROMBETTA - E io? Quando ho sentito nominare la tivù eschimese...

CARLOTTA - Beh, meno male che adesso è finito tutto.

TOMMASO - Già meno male. Ehi, ma non sentite anche voi un rumore di passi?

CARLOTTA - Oddio, non staranno mica tornando?

TUTTI INSIEME - Oddio!

Un lungo istante di suspence sottolineato da un rumore di passi... poi il gallo sbuca dalla quinta con un elmetto in testa e lancia un roboante chicchirichì.

Tutti scoppiano a ridere. Il gallo li guarda imbarazzato poi gira un cartello che teneva dietro la schiena e appare la scritta:

FINE

Giampiero Orselli

www.giampierorselli.it

gorselli@libero.it

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