L’alfabeto

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L’ALFABETO

L’ALFABETO

Commedia in un atto

Di Luigi CHIARELLI

PERSONAGGI:

Mirella

Graziano

Il professorOmega

            Cateragia per il Sito GTTEMPO

Una saletta attigua ad un salone. C'è festa da ballo. Dal sa­lone viene lo strepito di un jazz. Mirella e Graziano ballano nella saletta.

Graziano                     - (ballando) Siete una ballerina perfetta! (La mu­sica cessa. Graziano si scioglie da Mirella, e fa un breve in­chino) Grazie. Ballate veramente in modo meraviglioso. Più leggera di una piuma... elastica... a tempo come la musica stessa... Ecco: vorrei saper parlare... sapermi esprimere... per potervi dire...

Mirella                        - Oh, è già molto quel che avete detto!...

Graziano                     - Vi sembra?

Mirella                        - Sì.

Graziano                     - Grazie. Voi avete il dono di comprendere a volo.

Mirella                        - Sono intelligente.

Graziano                     - Anch'io, eppure, per comprendere, mi debbo spesso far ripetere le cose due o tre volte; non so da che cosa dipenda.

Mirella                        - Dipende dal cervello.

Graziano                     - Credete che io abbia il cervello malato?

Mirella                        - Forse.

Graziano                     - E potrei morirne?

Mirella                        - Non credo; ce n'è tanti nelle vostre condizioni, e vivono benissimo.

Graziano                     - Ah, grazie; mi ridate coraggio. Forse questa malattia deriva dal gran ballare che faccio. Un mio collega, maestro di ballo, un giorno mi disse, ora lo ricordo, che per ballar bene ci vuole molto cervello, proprio come per ese­guire un altro lavoro difficilissimo. Il perchè non lo compresi, ma è certo che quel mio collega mi disse proprio così.

Mirella                        - Forse perchè aveva il cervello nei piedi.

Graziano                     - Tutto può darsi; se ne leggono tante nei gior­nali; un fenomeno come un altro.

Mirella                        - Anche voi siete un fenomeno.

Graziano                     - Oh, Dio, ho qualche cosa fuori di posto?

Mirella                        - Non state a preoccuparvi; il tempo ristabilisce l'ordine in tutto.

Graziano                     - Meno male! Sebbene, a dirvi la verità, io non avverto alcun disordine in me: la testa sulle spalle, i piedi in fondo alle gambe - un po' stanchi, veramente, per il troppo ballare - la mano destra a destra, e quella sinistra a sinistra, il... Ecco, sì, ho trovato, il cuore, signorina, il cuore, eh, il cuore!...

Mirella                        - A destra o a sinistra?

Graziano                     - Non so bene, ma ovunque esso sia... È nel cuore che c'è l'amore, non è vero?

Mirella                        - Non lo so.

Graziano                     - Non lo sapete perchè voi non amate; ma io che amo...

Mirella                        - Amate?

Graziano                     - Tanto.

Mirella                        - Il ballo?

Graziano                     - Anche il ballo, ma quando ballo con voi.

Mirella                        - Non capisco.

Graziano                     - Ah, accade anche a voi, qualche volta!...

Mirella                        - Che cosa?

Graziano                     - Di non capire.

Mirella                        - Quando mi conviene.

Graziano                     - Come? Può convenire?

Mirella                        - In certi casi!

Graziano                     - Ah, spiegatemi come si fa, per­chè io, quando non capisco, lo faccio disinte­ressatamente.

Mirella                        - In quei casi non capire è più dif­ficile che capire.

Graziano                     - Sicché quando io non capisco do prova di grande intelligenza? Come sapete tro­var bene le parole capaci di lusingare l'amor proprio di un uomo!

Mirella                        - Siete soddisfatto?

Graziano                     - Moltissimo! Però nel mio caso non è l'amor proprio che domanda di essere soddisfatto.

Mirella                        - E che cosa?

Graziano                     - È l'amore, semplicemente, senza aggiunte di proprio o di improprio. L'amore!

Mirella                        - Ah!

Graziano                     - Ebbene, è tutto quello che sa­pete rispondermi?

Mirella                        - Voi non mi avete rivolto nessuna domanda.

Graziano                     - Perchè sono timido. Tutti gli in­namorati, finché non si sono dichiarati, sono timidi.

Mirella                        - E allora?

Graziano                     - Se voi, almeno, m'incoraggiaste!

Mirella                        - Io?

Graziano                     - Sì, voi; una vostra parola, lo sento, farebbe di me un eroe dell'eloquenza!

Mirella                        - E qual'è la parola che dovrei dirvi?

Graziano                     - Non certo queste domande fred­de, che non fanno altro che aumentare il mio imbarazzo. Voi... dovreste trovarla voi, e dirla, questa parola, senza bisogno di suggerimenti.

Mirella                        - Non potreste spiegarvi un po' più chiaramente?

Graziano                     - Ecco: io...

Mirella                        - Coraggio.

Graziano                     - Io vi...

Mirella                        - Coraggio.

Graziano                     - ...amo.

Mirella                        - Oh!... (Rompe in una grande risata) E poi?

Graziano                     - Come: e poi?

Mirella                        - Sì, e poi; perchè, che mi amate, questo me l'avete detto fin dal principio del vostro discorso.

Graziano                     - Davvero?

Mirella                        - Mi sembra.

Graziano                     - Oh, bella!... non me n'ero ac­corto.

Mirella                        - Non mi avete detto altro che que­sto, non avete fatto altro che ripetermi questo.

Graziano                     - Curioso; l'ho detto, e non sa­pevo d'averlo detto! Accade anche a voi, qual­che volta?

Mirella                        - A me no.

Graziano                     - Strano; a me, credo, è la prima volta che ciò avviene; a meno che mi sia già accaduto, e nessuno me l'abbia detto.

Mirella                        - Dunque, mi amate; e poi?

Graziano                     - Di nuovo questo « e poi »?

Mirella                        - È naturale; e poi?

Graziano                     - E poi... non lo so.

Mirella                        - E allora?

Graziano                     - E allora... io non ero preparato a quel che viene poi... non ci avevo pensato.

Mirella                        - E poi nulla, dunque.

Graziano                     - Un momento... un momento... non abbiate questa furia di concludere! Nulla è troppo poco; nulla è... nulla, e mi pare che non basti. Lasciatemi riflettere un momento; chi sa che mi venga qualche idea, che non trovi... (Si propone la domanda) E poi?... E poi?... Ah, com'è difficile!... Io vi amo, e poi?...

Mirella                        - E poi... a rivederci. (Fa per an­darsene).

Graziano                     - Ah, no. Non mi lasciate così!... Sarebbe troppo crudele!... Non mi amate, dun­que, punto?

Mirella                        - (stupita) Eh?

Graziano                     - (battendosi la fronte, e illuminan­dosi in volto) E poi... amatemi! Ho trovato! Amatemi!

Mirella                        - Siete matto?

Graziano                     - Perchè?

Mirella                        - Ma come avete potuto immagi­nare, sperare una cosa simile? Che voi mi amia­te, questo non posso impedirlo. Ce n'è tanti che mi amano, che sospirano per me! Ma che io vi ami... ah, questo... ecco, lasciatemi ridere!

Graziano                     - Ma perchè? Sono giovane, abba­stanza bello, intelligente, maestro di ballo dei più reputati, porto il fraka meraviglia, perchè non dovreste amarmi?

Mirella                        - Perchè siete un essere inferiore. Ed io sento che non potrò amare che un grand'uomo, un sapiente; voi, invece, non sapete né leggere né scrivere.

Graziano                     - Nemmeno voi.

Mirella                        - Nemmeno io; ed è questo che mi tormenta, questo che mi rende triste e mi dà come un senso di oppressione. Troppe cose mi sono oscure, troppi misteri mi stanno d'innanzi, troppi ostacoli si frappongono fra me e la vita che mi circonda.

Graziano                     - Siete giovane, siete bella, siete amata, vedete il sole e le stelle, respirate il profumo della primavera, udite il canto degli usignoli, il grido delle rondini e i gorgheggi del sassofono: che cosa volete di più nella vita? Dovreste essere felice!

Mirella                        - Eh, voi non potete capire.

Graziano                     - Vi ho già detto che questo mi capita spesso. Però voi non sapete né leggere ne scrivere, eppure io vi amo lo stesso; ama­temi come vi amo io.

Mirella                        - È impossibile!

Graziano                     - Ma voi credete, Mirella, che se io sapessi leggere e scrivere non vi amerei, o vi amerei in un altro modo?

Mirella                        - Non lo so.

Graziano                     - Ma questa è una pazzia. Io sento che l'amore è come l'aria, come la luce, e che non ha nulla a che vedere con quegli sgorbi neri che gli uomini fanno sulla carta. L'amore è qualche cosa che si accende dentro, e rende come ubriachi, e fa tutto ridente, tutto bello. Provate ad amarmi, e vedrete che il leggere e lo scrivere...

Mirella                        - Basta.

Graziano                     - (come fuori di se, le prende una mano e fa per baciargliela) Mirella!...

Mirella                        - (libera con uno strappo la sua mano, e gli dà uno schiaffo) Insolente!..

Graziano                     - Oh! Perchè siete così cattiva?

Mirella                        - Lasciatemi.

Graziano                     - Mirella!

Mirella                        - (sdegnosa) Uscite, analfabeta!

Graziano                     - (uscendo) Come sono infelice!...

Omega                        - (entrando) Che cosa avete, Mi­rella? Mi sembrate turbata.

Mirella                        - Infatti!

Omega                        - Che cosa vi è accaduto?

Mirella                        - Oh, nulla di grave: Graziano, il maestro di ballo, voleva che io l'amassi.

Omega                        - Eh? Quell'imbecille si è permesso di importunarvi con discorsi di tal fatta? È dunque impazzito?

Mirella                        - È quello che gli ho domandato anch'io.

Omega                        - Un uomo simile pretendere di es­sere amato da voi che siete un miracolo di bel­lezza e di grazia!

Mirella                        - Mi fate arrossire, professore!

 Omega                       - È la verità; ne Elena ne la Venere potrebbero starvi a pari.

Mirella                        - Voi vi burlate di me, professo­re!... E poi chi è quest'Elena?

Omega                        - Come, non lo sapete? Non avete letto...

Mirella                        - No, non ho letto nulla; non pos­so leggere.

Omega                        - Vi fa forse male alla vista?

Mirella                        - No.

Omega                        - Vi stanca la mente?

Mirella                        - No.

Omega                        - Vi rende nervosa?

Mirella                        - No.

Omega                        - Ma allora perchè, si può sapere?

Mirella                        - Perchè... non so leggere!

Omega                        - Eh?

Mirella                        - Appunto.

Omega                        - Non sapete leggere?

Mirella                        - No.

Omega                        - Oh!... Che peccato!... (La guarda, deluso) Una ragazza come voi, in pieno secolo;ventesimo, che non sa leggere!... S'è mai vistaj una mostruosità simile?... Che peccato!

Mirella                        - Mi disprezzate, ora?

Omega                        - Oh, Dio, disprezzarvi, proprio, no; ma non vi nascondo che questa notizia ha pro­dotto in me una penosa impressione.

Mirella                        - Lo prevedevo!...

Omega                        - Pazienza!... (Parlandole dall'alto) Capisco la vostra situazione... è molto triste!... Eh, che cos'è mai la vita! Quante miserie na-j scoste! Quanti dolori!... Sembravate una regina, e invece!...

Mirella                        - (piangendo) Ahimè!

Omega                        - Mah! fatevi coraggio! Io non dirò nulla a nessuno. Saprò serbare questo terribile i segreto! E... davanti alla gente io sarò gentilej con voi come per il passato, vi permetterò di sa­lutarmi, e di rivolgermi anche la parola, se sarà necessario. Addio!... (Si avvia per uscire; poi si | volge a guardarla) Peccato!... Ed io che avevo I pensato di parlarvi d'amore!... Mah!...

Mirella                        - D'amore?

Omega                        - Ma già!... Io, proprio io, il celebre professore Omega!...

Mirella                        - Mi amate?

Omega                        - Vi amavo!

Mirella                        - Ed ora non più?

Omega                        - Ora... Peccato! Non c'è che dire, siete proprio molto graziosa. Non quanto Eie o Venere, ma insomma, abbastanza per esse amata.

Mirella                        - Ed è possibile che da un momento all'altro il vostro amore si sia spento?

Omega                        - Purtroppo!

Mirella                        - E se io, se io mi sottoponessi ad una grande prova?

Omega                        - Cioè?

Mirella                        - Tornereste ad amarmi?

Omega                        - Dipende.

Mirella                        - Ed io, io che ho per voi, per il vostro ingegno, tanta ammirazione, tanto rispet­to, io vi amerei come nessuna donna vi ha ama­to. E, se debbo confessarvi la verità, è già da molto tempo che vi amo.

Omega                        - E' naturale!

Mirella                        - Dunque, accettate?

Omega                        - Ma ancora non mi avete detto...

Mirella                        - Ecco: insegnatemi a leggere e a scrivere, e poi insegnatemi tutte quelle belle e grandi cose che voi sapete, ed io sarò tanto fe­bee, e vi amerò tanto e, se lo vorrete, diven­terò la vostra sposa.

Omega                        - Siete davvero disposta a tanto?

Mirella                        - Sì.

Omega                        - E sia pure, ragazza mia, concludia­mo questo patto. Voi, certo, farete un grande acquisto, sposando me - ahi! (Si tocca con una mano le reni nelle quali ha sentito una puntura dolorosa) Ma io spero che voi saprete apprezzare la grande concessione che vi faccio, e saprete esserne grata e fiera.

Mirella                        - Oh, grazie, grazie!...

Omega                        - E allora, quando si comincia?

Mirella                        - Oh, se fosse possibile, anche su­bito.

Omega                        - E perchè no? Ho visto di là un car­tellone... Torno subito. (Esce. Mirella prende un atteggiamento da scolaretta. Omega rientra con uno di quei cartelloni che si usano nelle scuole infantili, sul quale c'è un alfabeto a gros­se lettere, e con una stecca da biliardo appende il cartellone ad una parete). Ed ora, fate bene attenzione. Questo è un alfabeto. La parola Alfabeto viene dal greco, alfa e beta, le due prime lettere greche, e vuol dire raccolta di tutte le lettere che indicano i suoni elementari di una lingua. L'alfabeto della lingua italiana si com­pone di ventidue lettere. Fate bene attenzione. (Indicando ad una ad una le lettere con la stec­ca da biliardo, e pronunciandole con voce pro­fonda e cadenzata) A... b... e... d... (La luce si spegne, e nel buio s'ode la voce professorale che dice le lettere dell'alfabeto sino alla z. Quando il professore avrà terminato, l'alfabeto sarà ripetuto in coro da molte voci, con un tono basso e diffuso: è l'umanità che impara a leggere; e ad ogni lettera pronunciata corrispon­derà una lettera luminosa che apparirà in fon­do, nelle tenebre. Prima che l'alfabeto sia ter­minato la luce si riaccende).

Omega                        - Ebbene, amica mia, avete rispo­sto a quelle lettere di ieri?

Mirella                        - Sì, .mio caro, a tutte. Non ne pos­so più, dalla stanchezza e dalla noia.

Omega                        - Fate vedere. (Prende una lettera e legge. Scandalizzato) Vi ho detto mille volte che non si comincia con un gerundio.

Mirella                        - Eppure il Leopardi usa qualche volta cominciare appunto con un gerundio.

Omega                        - Il Leopardi non fu altro che un infelice, mia cara Mirella, e fareste bene a non cercare complicità per scusare i vostri errori.

Mirella                        - Vi domando scusa.

Omega                        - (sempre leggendo) « Qui addit scien-tiam, addit et laboremy>. A che proposito inco­modate l'Ecclesiaste? Vorreste con ciò significa­re che la sapienza vi pesa?

Mirella                        - Tutt'altro; la sapienza è la mia più vera gioia! (Sbadiglia).

Omega                        - Ah!... Ora mi sembra giunto il momento di andare a mutar d'abito. I testimoni saranno qui fra poco, e non dobbiamo farli at­tendere. Dobbiamo mostrare di essere due sposi ordinati. Siete contenta che sia giunto questo fausto giorno?

Mirella                        - Contentissima.

Omega                        - Io mi auguro che sarete una sposa fedele e sottomessa, così come foste allieva di­sciplinata ed obbediente.

Mirella                        - Lo sarò.

Omega                        - La vostra responsabilità di fronte ai doveri della vita è di gran lunga aumentata dal giorno che il sapere v'illuminò la coscienza. E se in passato l'ignoranza poteva, se non scu­sare, attenuare il peso delle vostre colpe, oggi che la conoscenza vi ha rivelato i termini delle cose e l'entità dei valori, oggi qualunque vostro fallo assume tutta la sua gravità e diventa im­perdonabile. Tanto più un essere è consapevole, tanto più egli risponde delle proprie azio­ni; e se...

Mirella                        - I testimoni saranno qui a momen­ti, avete detto.

Omega                        - L'ho detto, è vero. Ma non mi dispiacerebbe che essi giungessero in tempo per udire i saggi precetti morali ch'io pongo a fon­damento della nostra vita coniugale. Non frivole carezze, sorrisi, paroline insensate, e sguardi stupidamente desiosi ci travagliano in quest'ora che precede le nozze ma...

Mirella                        - Mi sembra che sia giunta la sarta con il mio vestito da sposa.

Omega                        - Non è il vestito che fa la sposa, bensì...

Mirella                        - Avete veduto i confetti?

Omega                        - Voi m'interrompete ad ogni parola, e così io non giungerò mai a dirvi che...

Mirella                        - Che mi amate?

Omega                        - Mal s'accorderebbe una tale parola con la dignità che veste il mio spirito in que­st'ora.

Mirella                        - Sentite come odorano queste rose?

Omega                        - E' il loro profumo che vi turba, e vi rende inquieta?

Mirella                        - Forse. Mi piacciono tanto i fiorii

Omega                        - Non mi avevate detto che avevano portato diciotto chili di confetti?

Mirella                        - Infatti.

Omega                        - Io qui invece ne vedo tre pacchi da cinque chili. Quanto fa tre per cinque?

Mirella                        - Quindici.

Omega                        - E allora non sono diciotto. Spero che non avrete firmato una ricevuta per diciot­to chili.

Mirella                        - Ahimè, ho invece proprio firma­to d'averne ricevuto diciotto chili.

Omega                        - (furioso) Avete firmato? Avete firmato? Ma non sapete che prima di apporre una firma bisogna rendersi ben conto di quel che si firma? E voi fate spreco dei vostri carat­teri, e a tutto danno dell'economia domestica?

Mirella                        - Sono stata tratta in inganno.

Omega                        - Inganno? Sapete leggere, sì o no? E se sapete leggere perchè non leggete le carte che vi vengono presentate per la firma?

Mirella                        - Ci vuol pazienza. Se non avessi saputo scrivere non avrei firmato.

Omega                        - E' questo un rimprovero per me che vi ho insegnato a scrivere? O volete con ciò vilipendere la scrittura?

Mirella                        - Me ne guarderei bene.

Omega                        - Bisognerà che scriviate subito una lettera per far rilevare l'errore.

Mirella                        - La scriverò.

Omega                        - Subito, prima di partire. A pro­posito, a che ora si parte?

Mirella                        - Verso le sette.

Omega                        - Verso, non è un'ora ferroviaria. Avete consultato l'orario?

Mirella                        - No.

Omega                        - E allora a che vi serve il saper leggere se non ne approfittate quando la necessità comanda?

Mirella                        - Più che la necessità siete voi che comandate.

Omega                        - E' naturale: sono stato il vostro maestro e presto sarò il vostro marito.

Mirella                        - Già.

OMEGA                     - E quali siano i vostri obblighi ver­so di me ve l'hanno insegnato gli articoli del Codice civile che avete letto.

Mirella                        - Infatti.

Omega                        - E che vi esorto a tenere bene a memoria.

Mirella                        - Non penso ad altro da qualche momento in qua.

Omega                        - Brava. Ed ora eccovi il mio regalo di nozze. (Prende un pacco e glielo porge).

Mirella                        - (prende il pacco, lo apre: libri. Legge il titolo) «Proposta di alcune correzio­ni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca». Volume primo, secondo, terzo... (Sette vo­lumi).

Omega                        - Pregevole edizione di Milano del 1817 dell'Imperiale Regia Stamperia!

Mirella                        - Grazie!

Omega                        - Vedo i nostri testimoni che giun­gono; vado loro incontro. (Esce).

Mirella                        - (guardando ancora i libri) Ah, no; ah, no!... (Scaglia i libri a terra).

Graziano                     - (entrando) Signorina!

Mirella                        - (stupita) Oh, Graziano, voi?!...

Graziano                     - Io, sì. Ho saputo che vi sposate, e son venuto a farvi i miei auguri e ad offrirvi questi fiori.

Mirella                        - (commossa) Grazie, mio caro ami­co. (Prende i fiori) Come son belli, e come odo­rano! (Li mette in un vaso).

Graziano                     - Vi auguro tanta felicità.

Mirella                        - Eh, mio caro Graziano! E voi come state?

Graziano                     - Bene, ora; ma sono stato molto malato.

Mirella                        - Come mai?

Graziano                     - Per il dolore di non potervi avere!

Mirella                        - Oh!... M'amavate dunque tanto?

Graziano                     - Tanto!

Mirella                        - Ed ora siete guarito?

Graziano                     - Fisicamente sì, ma dell'amore...

Mirella                        - Mi amate ancora?

Graziano                     - Ancora!

Mirella                        - Davvero?!... Povero Graziano!...

Graziano                     - Avete ragione di compiangermi!

Mirella                        - E di compiangere me stessa!....E, amandomi tanto, vi siete pure rassegnato a rinunziare a me! Non avete fatto nulla per...

Graziano                     - In un primo momento pensai: ora mi metto a studiare per divenire degno di lei.

Mirella                        - (delusa) Ah!...

Graziano                     - Presi un maestro perchè mi inse­gnasse a leggere e a scrivere; ma...

Mirella                        - Ma?

Graziano                     - Non ci sono riuscito!

Mirella                        - Non ci siete riuscito?

Graziano                     - Ho vergogna a confessarlo!

Mirella                        - Sicché voi ancora non sapete ne leggere né scrivere?

Graziano                     - Ahimè, no!

Mirella                        - (folle di gioia) Graziano, è il cie­lo che vi manda!

Graziano                     - Non capisco; voi sapete che io di solito non capisco mai alla prima.

Mirella                        - Non fa nulla, non fa nulla!... E dite di amarmi ancora, come allora?

Graziano                     - Forse anche di più.

Mirella                        - E mi sposereste?

Graziano                     - Oh!...

Mirella                        - Sareste pronto a sposarmi?

Graziano                     - Ma, Mirella...

Mirella                        - Rispondete!

Graziano                     - Certo.

Mirella                        - E mi giurate, mi giurate proprio che non sapete né leggere né scrivere?

Graziano                     - Ve lo giuro.

Mirella                        - E nemmeno far di conto?

Graziano                     - Nemmeno.

Mirella                        - Toh!... (Gli dà un bacio).

Graziano                     - (sbalordito) Mirella...

Mirella                        - Se mi volete sono vostra, vi sposo.

Graziano                     - Non capisco.

Mirella                        - Meglio così.

Omega                        - (entrando) I testimoni sono qui.

Mirella                        - Ebbene fateli entrare perchè assi­stano a questo grande avvenimento: me ne vado con Graziano, sposo Graziano.

Omega                        - Eh?!...

Mirella                        - E sapete perchè? Perchè è un analfabeta. Per lui non esistono le concordan­ze sintattiche, e parla come gli detta il cuore, vede il sole che illumina la terra e non pensa alle leggi della rotazione e della rivoluzione; sente il profumo di questi fiori e non si preoc­cupa né degli stami né dei pistilli, vede l'acqua prorompere dalle sorgenti e non richiama alla mente l'H20, vuol portarmi via per un viag­gio di nozze e non va a leggere l'orario, ma do­manda al Capo stazione a che ora parte quel  treno che ci deve portare nel bel paese dove io e Graziano ci ameremo serenamente, con tutta la foga della nostra giovinezza e la semplicità dei nostri cuori!... Addio, professore, e saluta­temi la Crusca. (Esce con Graziano).

Omega                        - Oh!... (Dal di fuori vengono le voci di Mirella e Graziano che cantano in coro la vecchia canzone: « Quando di maggio...»).

Omega                        - (dopo la prima strofa della canzone, si accascia su una sedia) Le tenebre sono ri­discese sopra di lei!...

 (Il canto riprende, allontanandosi).

FINE

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