L’altra parte della rete

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Nello si avvicina alla rete metallica con aria indifferente, cerca di vedere dall’altra parte senza scorgervi nessuno, poi sconfitto si mette a sedere

L’altra

parte

della rete.  Naile e Nello

di

Fortunato Cerlino.

Dio ci ha creati

il meno possibile.

Anonimo.

Personaggi

Nello Regina

Naile

Giacomo Regina

La madre

Stefano

Il filosofo

Maria

Giuseppe

Luca

Edna

Graziella

Un carabiniere

PRIMO ATTO.

SCENA PRIMA.

In un paese di provincia nell’entroterra siculo, di notte, il cancello d’ingresso di un campo d’accoglienza è presidiato da Stefano in uniforme e da un suo collega carabiniere. L’ambiente è sereno, la serata tranquilla.

STEFANO        ...Una sigaretta, cosa vuoi che sia.

CARABINIERE  Non si può, siamo in servizio.

STEFANO        Vuoi  davvero che la spenga ?

CARABINIERE  No, però stai attento, non voglio passare dei guai per colpa tua.

STEFANO        Stai tranquillo ‘Milano’, con me nessuno ha mai passato guai.

CARABINIERE  E poi quella non è una sigaretta.

STEFANO        Questione di punti di vista.

CARABINIERE  Cioè ?

STEFANO        Anche il tabacco fa male, almeno c’è gusto !

CARABINIERE  Si, furbi voi del sud, intanto se ci beccano !

STEFANO        Ti ho detto di stare tranquillo.

CARABINIERE  Io mi allontano che è meglio, e tu tieni gli occhi aperti che ieri il Mariotti quasi ci rimetteva le penne.

STEFANO        Cosa è successo ?

CARABINIERE  Stavano per beccarlo mentre faceva uscire la bionda, come si chiama ?

STEFANO        Edna. Lo hanno scoperto ?

CARABINIERE  No per fortuna, ma ci è andato vicino. Voi per questa ragazza fate una brutta fine ve lo dico io.

STEFANO        Io non rischio per una cosa del genere, è solo per divertirmi.  Non sono Mariotti, quello una donna non l’ha mai vista. Poi anche se l’avesse vista non se ne sarebbe accorto, con quei culi di bottiglia che ha per occhiali.

CARABINIERE  Fate quello che vi pare ma non cacciate altri nei guai.

STEFANO        E a te cosa frega ! L’importante è che non si accorgano che le facciamo uscire di qui, se poi le beccano fuori, chi sta al cancello non ha responsabilità. Ci sono cinque chilometri di rete metallica facilmente superabile.

CARABINIERE  Si va bene, va bene, ma sta attento.

STEFANO        Per lo spino ?

CARABINIERE  Anche, mi hai capito bene. Il carabiniere si allontana.

STEFANO        Solo e a bassa voce. Ma vaffanculo va !

CARABINIERE  Da fuori. Te e tua sorella !

STEFANO        Minchia, dei radar al posto delle orecchie hai ! Abbassa ancora di più la voce. Ma vaffanculo... Tende l’orecchio , poi soddisfatto ritorna a fumare.

Segue un breve silenzio. All’improvviso si sentono dei rumori, Stefano butta subito lo spinello e punta l’arma in direzione dei rumori.

STEFANO        Altolà chivalà ?

FILOSOFO       Con voce soffiata da fuori. Fermo, non sparare.

STEFANO        Vieni fuori.

FILOSOFO       C.s. Stefano sono io, mi libero da me stesso e arrivo.

Stefano pare rilassarsi, prova a cercare per terra lo spinello ma lo trova bagnato.

FILOSOFO       Appare dal buio, trafelato e sporco in volto. Sono io, mi ero impigliato nel cespuglio. Stefano gli molla uno scappellotto.

STEFANO        L’ho capito troppo tardi che eri tu. Mi hai fatto bagnare lo... la sigaretta !

FILOSOFO       Non è colpa mia se l’hai buttato.

STEFANO        Da quanto tempo sei li dietro ?

FILOSOFO       Chi te l’ha detto ?

STEFANO        Come se non sapessi che hai il vizio di spiare. Che vuoi, si può sapere ?

FILOSOFO       Sedicimila settecento lire possono bastare ?

STEFANO        E tu sei venuto per questo ?

FILOSOFO       Le ho raccolte tutte in un giorno, ho fatto la colletta come hai detto tu.

CARABINIERE VFC      Stefano, tutto bene ?

STEFANO        Tutto a posto, stai tranquillo. Senti, se non sparisci subito, ti faccio arrivare in paese con un calcio.

FILOSOFO       Veloce come le macchine di formula uno ?

STEFANO        Ancora di più.

FILOSOFO       Allora mi farai male ?

STEFANO        Molto.

FILOSOFO       E la colletta ?

STEFANO        Sono di guardia brutto stronzo, ti pare il momento per rompermi le palle con la tua colletta ?

FILOSOFO       Ma tu me l’hai detto.

STEFANO        Non è il momento di parlarne, sparisci.

FILOSOFO       Manterrai la parola ?

STEFANO        Si, basta che...

FILOSOFO       Sparisco, ho capito. Va via, Stefano fa qualche gesto di disappunto. Riappare il filosofo all’improvviso. Anche la tua bionda va bene, mi piace.

STEFANO        Ma vaffanculo va ! Stefano gli lancia dietro qualcosa, il Filosofo scappa.

CARABINIERE VFC      Te e tua madre questa volta.

STEFANO        Non parlavo con te, ma che hai la coda di paglia ?

CARABINIERE C.s.       Si va bene va bene, furbi voi del sud.

STEFANO        Ma vaffanculo, e questa volta c’è l’ho con te ! (Tra se) Ma vedi questo.

SCENA SECONDA .

Buio. Stacco su Roma, a casa di Giacomo. La porta si apre improvvisamente, entrano Giacomo seguito da Luca  presi da un discorso precedentemente iniziato.

LUCA               ... Dico solo che è strano detto da te.

GIACOMO        Sarò stanco.

LUCA               Non è stanchezza, direi piuttosto paura.

GIACOMO        Non cominciare a sparare le tue analisi del cazzo. Che paura dovrei avere ? No, non è paura. Però lasciamo perdere va bene, quando sono stanco dico solo stronzate. Sparisce in un’altra stanza.

LUCA               Ci sono messaggi in segreteria.

GIACOMO        Poi li ascolto. Vuoi del caffè ?

LUCA               No, che poi non chiudo occhio.

GIACOMO        E’ quello solubile.

LUCA               Allora no, se no vomito.

GIACOMO        Come vuoi. Cosa ti è parso di questa Claudia ?

LUCA               Quella con il punto interrogativo stampato sulla maglietta ?

GIACOMO        Si quella.

LUCA               Cosa ne penso in che senso ? Di lei come ragazza o di lei come oratrice ?

GIACOMO        E’ carina !

LUCA               Direi proprio di si.

GIACOMO        Rientrando senza giacca. Però ?

LUCA               Però il suo pensiero mi pare alquanto confuso.

GIACOMO        Ha parlato Platone !

LUCA               Che centra, non ho detto di essere meglio di lei ma ci sono dei limiti a tutto.

GIACOMO        A me è parso che il suo intervento avesse un senso.

LUCA               A te basta che una ragazza ti faccia un sorrisetto e ti sembra subito un nobel di intelligenza.

GIACOMO        Certo che sei proprio stronzo stasera.

LUCA               Ma dai, non dirmi che ti ha convinto il suo discorsetto da donnina della media società soddisfatta. Li conosco i suoi ideali, tutti ipocriti quelli come lei. Il fatto è che sono sempre di più. E’ facile tirarsi fuori dalla lotta. Si sentono appagati, ma di che ? Bisogna rimanere svegli.

GIACOMO        Parli così perché a te nemmeno ti ha visto.

LUCA               Ma va al diavolo !

GIACOMO        Io credo che su alcune cose avesse ragione. Anzi ti dirò di più, mi è sembrato tra tutti l’intervento più lucido.

LUCA               E’ il tuo punto debole.

GIACOMO        Cioè ?

LUCA               Ti innamori delle stupide.

GIACOMO        Ha un tono stranamente duro. A quanto pare li frequento anche gli stupidi.

LUCA               Parli sul serio ?

GIACOMO        Potrebbe darsi.

LUCA               Quasi mi fai credere che le pensi davvero le cose che hai detto in macchina sul lavaggio del cervello, sul gregge con la testa vuota bla bla bla.... Segue un silenzio. Io ho apprezzato l’intervento del presidente. Il richiamo alla lotta, a non addormentarsi. La società è marcia, ha bisogno di essere scossa.

GIACOMO        E chi dovrebbe scuoterla, tu ed il presidente ?

LUCA               Tutti ! Una rivoluzione intellettuale e morale ci vorrebbe, altroché !

GIACOMO        Ecco, ho capito.

LUCA               Cosa ?

GIACOMO        Ho avuto un’intuizione. Quello che non mi convince di certi discorsi è la mancanza di realismo, di senso storico. E’ come se si volesse credere che il mondo è per forza in un modo a dispetto dell’evidenza. E’ come guardare Van Gogh con gli occhiali da sole,  in bianco e nero.

LUCA               Stasera vaneggi, andiamo a dormire va. Questa Giulia o come si chiama lei ti ha  proprio rincoglionito.

GIACOMO        Claudia. Comunque per rispondere alla tua domanda, si !

LUCA               Si cosa, quale domanda ?

GIACOMO        Quello che ho detto in macchina sullo stato di stupidità del nostro movimento politico, lo penso davvero.

LUCA               Riflette, infine conclude. Una serata storta, io ti conosco, quando sei nervoso demolisci il mondo intero, poi il giorno dopo ritorni in te.

GIACOMO        Non illuderti, ci penso da qualche tempo.

LUCA               Ma a cosa, al lavaggio di cervello ?

GIACOMO        E’ più giusto dire mancanza di personalità.

LUCA               E magari è un fenomeno che rilevi in tutta la facoltà di scienze politiche, o addirittura l’università.

GIACOMO        Questo non lo so, sono tre anni che la frequento a  Roma, per adesso riconosco che il nostro movimento è pieno di pecore prive di identità. Non so se mi fanno più ridere o pena, certo è che sono stufo di questo proselitismo ideologico .

LUCA               Temevo che avremmo affrontato questo argomento prima o poi. Il caffè per forza solubile ?

GIACOMO        Non volevi andare a dormire ? Gli allunga la sua tazza.

LUCA               Non ci provare. Adesso si parla. Luca non gradisce la bevanda.

GIACOMO        Un’altra nottata a chiacchierare, non abbiamo nemmeno sigarette.

LUCA               Già, con questa brodaglia almeno dobbiamo fumare. Ti va di andarle a comprare ? A piazza Venezia si trovano sempre, così beviamo anche un caffè vero.

GIACOMO        No io resto qua.

LUCA               Non ti addormentare, torno subito, e preparati delle argomentazioni valide, mi hai stimolato.

GIACOMO        Si, ti ho fatto l’effetto di una purga.

Luca esce. Giacomo rimane a riflettere, poi si dirige verso la segreteria telefonica e ne ascolta il messaggio. Contributo di immagini di profughi che abbandonano la loro terra.

NELLO V .F.C.  Giacomo, sono Nello... niente, volevo sentirti, è tanto... ma che stai combinando, te la spassi eh ? No, anche per quella cosa che mi hai detto, di salire a Roma, così, per venirti a trovare un po’... ci penso, non è che non ci penso, però tu lo sai come sono. Certo una piccola vacanza... ci penso. Minchia queste macchinette della segreteria, non mi ci abituerò mai ! Attacco va !, parliamo da vicino cioè, volevo dire di persona, da vicino significa che ci vediamo e tu non scendi questo mese. La mamma si chiede perché non chiami che le dico ? Fatti sentire ogni tanto, che quella è contenta. A me comunque tutto a posto, il lavoro anche, Giuseppe mi vuole bene, penso che stia cambiando idea su me e sua figlia. Datti da fare e fai cose buone, ritorna sindaco che ripuliamo questa merda... ci sentiamo da vicino, cioè, hai capito... ti voglio bene.

Lenta dissolvenza passando dal buio, Giacomo abbassa la testa, anche le immagini svaniscono.

SCENA TERZA.

La luce si costruisce in un altro punto del palcoscenico. E’ l’officina di meccanico dove lavora Nello, indaffarato nella riparazione di un motore. Accanto a lui, in borghese, discute molto animatamente, Stefano.

STEFANO        Tu non capisci una minchia, sei troppo ingenuo questo è il tuo problema.

NELLO             Ma che dici, falla finita dai !

STEFANO        Ma quand’è che ti sveglierai ! Nello svegliati che dormi ancora, te lo dico io.

NELLO             Guarda che oggi sei fuori proprio !

STEFANO        Ma secondo te una vittoria così netta, dopo la figuraccia dell’anno scorso, è regolare ?

NELLO             Ma quale figuraccia, anzi, a me sembra che stavamo quasi per vincere.

STEFANO        Si vabbè va ! Ma allora sei proprio un minchione !

NELLO             Molto nervoso. Stefano scusa, la puoi finire di offendermi, a me sembra che io non ti stia offendendo, benché pensi che stai dicendo una serie infinita di cazzate.

STEFANO        Eh ! e non c’è mica bisogno che ti scaldi tanto !... E’ qualche giorno che sei suscettibile, non sei così tu, hai sempre la battuta pronta.

NELLO             E oggi sono così va bene, e non sono cazzi tuoi e sei pregato di non offendere !

STEFANO        Va bene, d’accordo. Si parlava per parlare. Segue una pausa. Il capo non c’è ?

NELLO             E’ andato a prendere dei pezzi di ricambio.

STEFANO        Non vi rifornite più da Turi di fronte ?

NELLO             Si tratta di quella cinquecento parcheggiata all’ingresso...

STEFANO        La station wagon ?

NELLO             La giardinetta, o la giardiniera non ricordo come si dice. E’ un pezzo che non si trova facilmente.

STEFANO        E la macchina di chi è ?

NELLO             Non la conosci.

STEFANO        Qualche vecchia del paese ?

NELLO             Non è vecchia e non è del paese, è una ragazza, anche carina. Il nonno è morto un mese fa e la macchina è rimasta a lei.

STEFANO        Certo se non ha i soldi per una nuova, per arrangiare va bene.

NELLO             Soldi penso ne abbia, è solo che a lei piace proprio quella macchina, ed anche a me piace.

STEFANO        Dai, pure questa dovevo sentire oggi da te. Una macchina nuova è una macchina nuova. Che vuoi che ci faccia oggi come oggi una bella ragazza in un ferro vecchio come quello.

NELLO             ‘Oggi come oggi’, ma che cazzo significa questa espressione ? Oggi è come ieri e come domani anche. Se una cosa piace, non conta altro.

STEFANO        Significa che i tempi sono cambiati, si va veloce, si deve andare veloce. E poi mi fanno incazzare quelli che hanno i soldi e non li spendono. La vita questa è, se hai la possibilità di godertela te la devi godere. Non lo vedi il casino che sta succedendo ? E se domani oltre ai profughi sbarca anche la nostra guerra da queste parti ? eh ? Come la mettiamo ?

NELLO             Sembra colpito, finge disinteresse per l’argomento. Non lo so, che vuoi che ti dica, quella povera gente non c’è la fa nemmeno a piangere.

STEFANO        Bravo il fesso Reazione di Nello... scusami mi è scappato, e che sarà mai.

NELLO             Una bella pulita e poi te lo monto il motore.

STEFANO        Quando lo monti ?

NELLO             Domani.

STEFANO        Le hai fatte tutte le modifiche ?

NELLO             Poi lo provi.

STEFANO        No perché di te non c’è da fidarsi, chissà cosa pensi che vado a fare con un motore più potente e magari non fai quello che devi.

NELLO             Ma perché sei venuto da me ?

STEFANO        Perché sei un amico e dici al capo di farmi risparmiare. Comunque stammi a sentire, quella povera gente è disperata, e dei disperati devi avere paura, sono pronti a tutto che hanno da perdere ? Un giorno arrivano qui tutti insieme con questa guerra e ci fanno un culo così ! Ed hanno pure ragione, non dico di no. Ma allora di alla tua amica della cinquecento di comprarsela la macchina nuova finche è in tempo. Fossi stato in lei la Ferrari compravo.

NELLO             Non ti basta guardarla in televisione ?

STEFANO        Si, io guardo e quelli guadagnano i miliardi.

NELLO             E allora ?

STEFANO        E allora è tutta una truffa lo vuoi capire o no ? Questo mondo bisogna incularselo per non esserne inculati. Io li spendo i quattro pidocchi che mi danno, tanto domani Dio pensa.

NELLO             Non dico che hai torto, ma è che non me ne frega niente. Che mi cambia se penso che ieri la Ferrari ha vinto meritatamente o no ? Niente.

STEFANO        Ti cambia che dormi, e non ti accorgi di nulla mentre tutti ti fregano

NELLO             E lasciali fare.

STEFANO        Tu li lasci fare, io no. Se quest’anno la Ferrari vince è perché qualcuno lo ha deciso, e se il Milan  ruba lo scudetto è per lo stesso motivo, e se questi straccioni di profughi vengono a mangiare i nostri soldi è perché qualcuno ci incula. E io mi inculo i profughi allora !

NELLO             Sembra colpito. Dai non dire minchiate, con il lavoro che fai magari qualcuno ti prende in parola e poi sono fatti tuoi.

STEFANO        Ma perché credi che al comando non lo sappiano ? Si fa a gara per fare la vigilanza al campo.

NELLO             Ma tu sei un carabiniere, certe cose non me le devi raccontare.

STEFANO        Lo vedi come sei tu ? Nello non risponde. Ti va di fare due tiri ?

NELLO             Erba ?

STEFANO        Sempre !

NELLO             Ho paura di sballarmi. Stefano si accende una canna. E’ che poi arriva Giuseppe e lo capisce, l’altro ieri lo ha capito. Non mi va di fumare sul lavoro.

STEFANO        Non hai il fisico.

NELLO             Così ti stai facendo una storia con qualche profuga ?

STEFANO        Diciamo di si.

NELLO             Vedi, è un altra delle tue balle.

STEFANO        Ci sto uscendo.

NELLO             E come ?

STEFANO        Con la macchina, la moto me la stai riparando ancora, è una settimana che aspetto.

NELLO             Domani ti ho detto che è pronta.

STEFANO        Anche ieri hai detto domani, e anche l’altro ieri, però quando volete essere pagati io non posso dire domani.

NELLO             Volevo dire come fai a farla uscire dal campo.

STEFANO        E’  uno dei vantaggi a lavorare con la divisa.

NELLO             Quindi si può farli uscire ?

STEFANO        In teoria no, però volendo si chiude un occhio, anzi tutti e due. Ma perché sei così interessato ?

NELLO             Macché ! E’ per quello che dicevi tu, voglio dire, magari uno se li trova in casa e nemmeno se ne accorge.

STEFANO        Per quello stai tranquillo. E Maria ?

NELLO             Maria cosa ?

STEFANO        E’ un po’ di giorni che non vi vedo insieme in piazza, vedo solo lei.

NELLO             E vedi solo lei, infatti.

STEFANO        Avete litigato ?

NELLO             Ecco qua, così va bene. Fra un po’ chiudiamo se no te lo montavo pure, vieni domani e te la porti la moto.

STEFANO        In mattinata ?

NELLO             A ora di pranzo è sicuro.

STEFANO        Sai il mio intuito che mi dice...

NELLO             Cosa ?

STEFANO        Niente di sicuro, ma appena vedo la padrona di quella cinquecento te lo dico. A domani !

NELLO             Guarda che il tuo intuito si sbaglia, e poi sei pregato...

STEFANO        Di farmi i cazzi miei, l’ho capita la canzone. Solo questo sai dire da qualche giorno, e lo sai perché ?

NELLO             Stai per sparare un altra cazzata ? E allora fa presto che vedo Giuseppe parcheggiare, fra un po’ chiudiamo.

STEFANO        Perché hai qualcosa da nascondere !

NELLO             E bravo lo scienziato, poi dicono che i carabinieri sono tutti cretini.

STEFANO        Ricordati che vuoi che non ti offenda .

NELLO             Anzi, mica ti ho offeso, ho detto il contrario.

STEFANO        Si scherza tu, lo sai che ho ragione. Poi quando ti fermo per un controllo su una cinquecento station wagon me lo racconti.

NELLO             Si va bene, allora poi te lo racconto.

GIUSEPPE       Entrando nell’officina. Buonasera Stefano.

STEFANO        Buonasera signor Giuseppe. Nasconde lo spinello dietro la schiena.

GIUSEPPE       Che è tua la macchina parcheggiata qui davanti ?

STEFANO        Si è mia ma sto andando , ero passato un attimo.

GIUSEPPE       No era per sapere, credevo fossero clienti dell’autoricambi, ultimamente l’hanno presa per un parcheggio la mia officina.

STEFANO        Bisognerà spiegarglielo.

GIUSEPPE       Tempo perso. Cos’è questa puzza ?

STEFANO        Io vado allora, buonasera.

Stefano riesce a svignarsela. Giuseppe non dice una parola e comincia a cambiarsi.

 

NELLO             Trovato il pezzo ?

GIUSEPPE       Domani me la fanno trovare. E venuto solo Stefano ?

NELLO             Un rappresentante anche.

GIUSEPPE       Quelli non mancano mai.

NELLO             Io ho finito, domani lo monto questo motore.

GIUSEPPE       Pronto per andare via. Bene, allora chiudi l’officina, e la mattina cerca di essere puntuale.

NELLO             Senz’altro signor Giuseppe.

GIUSEPPE       A proposito, ma avete litigato tu e Maria ?

NELLO             No, perché ?

GIUSEPPE       Mi è sembrata molto giù, che avete fatto ieri sera ?

NELLO             No, è che siamo stati al cinema, davano un film triste, lei lo sa com’è sua figlia, si commuove subito.

GIUSEPPE       Sarà... senti, a proposito, volevo chiederti una cosa.

NELLO             Dica signor Giuseppe.

GIUSEPPE       Non sarà mica per quello che ti ho raccontato qualche giorno fa ? Nello non risponde. Vedi, io voglio che tu sappia che ho imparato a stimarti, ho fatto bene a prenderti a lavoro con me. Davvero, prendi le tue decisioni con calma e soprattutto con cautela. Ho imparato a conoscerti, so che sei saggio. Se con Maria riterrai opportuno troncare devi essere tu a capirlo, ma sappi che io non lo chiedo, non più. Allora io vado, chiudi bene.

Giuseppe esce, Nello si pulisce le mani, poi guarda nervosamente il telefono, infine si dirige a prendere la cornetta e compone il numero ma, improvvisamente decide di riattaccare.

Si passa le mani tra i capelli, guarda l’orologio freneticamente. Mette un giacca sopra la tuta da lavoro, si dirige verso un cassetto e ne estrae un libro che osserva perplesso, infine lo nasconde sotto il braccio e va via. Buio.

SCENA QUARTA.

Una strada di periferia. Il Filosofo corre velocemente. In contrasto con la musica lenta, ( Jazz per sax, o tromba di Miles Davis.) il suo procedere sembrerà una slow motion. Corre come inseguito. Buio. Poco dopo sulla stessa strada Nello cammina e sembra nervoso, ha il suo libro sotto al braccio.  Consuma un panino con poca voglia, controlla l’ora. Decide di fermarsi, si siede. Sopraggiunge di corsa Il Filosofo, attraversa tutta la scena da una parte all’altra buttando un occhio a Nello. Ritorna di corsa dalla parte opposta e fa la stessa cosa. Ritorna ancora ma questa volta si ferma in piedi accanto a Nello.

FILOSOFO       Mi dai diecimilalire ?

NELLO             Diecimilalire ! 

FILOSOFO       E mille lire ?

NELLO             Ma che ci devi fare ?

FILOSOFO       Una colletta, me le dai o no ?

NELLO             Tieni.

Il Filosofo prende i soldi ed esce ancora di corsa. Rientra con il fiatone e si riavvicina a Nello .

FILOSOFO       Come ci si stanca !

NELLO             A correre ?

FILOSOFO       No, a pensare. Tu pensavi ?

NELLO             Si, e tu correvi.

FILOSOFO       E pensavo. Correvo e pensavo a te che pensavi. Che pensavi ?

NELLO             A te che correvi.

FILOSOFO       E ti stancavi ?

NELLO            Tu ti stancavi.

FILOSOFO       Io no.

NELLO             E allora perché hai il fiatone ?

FILOSOFO       Perché mi sono stancato.

NELLO             Lo vedi ?

FILOSOFO       Mica adesso !

NELLO             E quando ?

FILOSOFO       Prima.

NELLO             Prima quando ?

FILOSOFO       Prima di correre, mi sono fermato sotto la finestra di Graziella a pensare, e mi sono stancato.

NELLO             E che pensavi ?

FILOSOFO       Se chiedendogliela  me la dava !

NELLO             Filosofo , allora hai voglia a pensare !

FILOSOFO       Lo so,  tutte le sere mi fermo sotto la sua finestra a pensare di dirglielo, per questo sono stanco.

NELLO             E tu la prossima volta che la vedi diglielo.

FILOSOFO       Io sono pazzo mica sono scemo, quella mi picchia.

NELLO             E allora continua a pensare.

FILOSOFO       Lo faccio, ma sono stanco... però è tanto bella.

NELLO             Si è vero, Graziella è carina, ma è fidanzata.

FILOSOFO       Tu pensi che al fidanzato gliela da ?

NELLO             Ma che domande mi fai scusa.

FILOSOFO       Maria a te non ancora vero ?.

NELLO             Senti, bada come parli.

FILOSOFO       Mica ho detto niente. Solo che mi faccio dei conti.

NELLO             Che conti ?

FILOSOFO       Che Maria è antica e Graziella è moderna.

NELLO             E che significa ?

FILOSOFO       Che se Maria non la da Graziella si.

NELLO             Filosofo...

FILOSOFO       Scusa, scusa. Pausa. Il fidanzato di Graziella è militare in continente.

NELLO             E allora ?

FILOSOFO       Così, per dire. Magari ha voglia di darla a qualcuno e non sa a chi.

NELLO             Pensa ad altro che è meglio.

FILOSOFO       Non ci riesco.

NELLO             Perché Graziella è moderna e Maria no ?

FILOSOFO       Perché dice che va a scuola e non è vero, esce la sera da sola e va al bar  Charlie con gli amici maschi, si veste con le gonne corte come in città, e poi guarda gli uomini con uno sguardo moderno.

NELLO             E com’è uno sguardo moderno ?

FILOSOFO       Come una che dice ‘saltami addosso, saltami addosso’, come una che ha sempre voglia insomma.

NELLO             E a te non lo dice ?

FILOSOFO       Non ancora. Ma tutte le sere da sotto la finestra le mando il pensiero con il fluido, per convincerla a darmela.

NELLO             E vedi che domani invece di guardarti ti salta addosso.

FILOSOFO       Magari.

NELLO             E perché correvi ?

FILOSOFO       Ero inseguito.

NELLO             Da chi ?

FILOSOFO       Dalla mia coscienza.

NELLO             Dalla tua che !?

FILOSOFO       Lo dicono gli indiani. Uno a volte può andare più veloce della sua anima. Me lo ha detto proprio un capo quando sono andato sull’Etna. Lui stava seduto per terra come si siedono gli indiani. Senza fare rumore mi sono avvicinato e gli ho chiesto che stava facendo, mi ha detto che aspettava  perché ultimamente era andato troppo veloce e la sua anima in affanno lo stava raggiungendo.

NELLO             Te lo ha detto proprio lui ?

FILOSOFO       Si. Era triste perché aveva fatto la guerra, e aveva bruciato le persone vive, e aveva bombardato le loro case, e aveva cacciato le donne e i bambini, come nel film che trasmettono in televisione in questi giorni.

NELLO             Quello non è...Si ferma.

FILOSOFO       Cosa ?

NELLO             Niente di importante, tanto a te, cosa cambia.

FILOSOFO       Se lo dici tu, io di te mi fido.

NELLO             Ah si, e perché ?

FILOSOFO       Perché lo so che mi vuoi bene. Sei l’unico che parla con me, che fa i discorsi voglio dire. Gli altri ridono.

NELLO             Vuoi un po’ di panino ?

FILOSOFO       Si.

NELLO             Prendilo tutto, io non ho fame questa sera.

FILOSOFO       Sei sicuro, perché io invece ho fame.

NELLO             Mangia, mangia pure. Il filosofo mangia il panino con voracità.

FILOSOFO       Posso leggere quel libro ?

NELLO             Tutto ?

FILOSOFO       Si.

NELLO             Non fai in tempo, devo darlo questa sera ad una persona.

FILOSOFO       Guarda che io ero veloce a leggere.

NELLO             Non c’è la fai, tra un po’ devo andare.

FILOSOFO       E una pagina sola ?

NELLO             Una pagina sola c’è la puoi pure fare.

Il Filosofo prende il libro, lo apre a caso e comincia a leggere.

FILOSOFO       ‘...I primi dati di questo processo in Italia, sono stati rilevati a partire dal 1876, ed ha costituito un fenomeno rilevante nella sua dinamica demografica : massiccia sino alla prima guerra mondiale. Specie verso i paesi d’oltreoceano, ha ripreso consistenza dopo la seconda guerra mondiale, ma in direzione prevalentemente continentale. Lasciare il proprio paese per vivere altrove con la speranza soprattutto di trovare lavoro e migliorare così la propria condizione di vita...’ Non mi piace, io non voglio emigrare. Mette il libro accanto a se.

NELLO             E’ solo storia passata.

FILOSOFO       Credo che il capo indiano non la vedrà più la sua anima, ha fatto troppi casini.

NELLO             Già è tanto che si è fermato, non lo perdoni ?

FILOSOFO       Ho parlato con la sua anima, l’ho incontrata mentre scendevo dall’Etna e l’ho fatta cambiare strada. L’ho fatta cadere dentro la lava.

NELLO             Le anime mica bruciano !

FILOSOFO       Lo dici tu.

NELLO             E perché lo hai fatto ?

FILOSOFO       Per costringere l’indiano  a cercarla, così  bruciava anche lui.

NELLO             Per questo scappavi dalla tua anima per paura di quello che hai fatto.

FILOSOFO       Io scappo dalla mia coscienza, l’anima c’è l’ho, e’ lei che mi spinge a chiedere la rosa a Graziella.

NELLO             All’anima dell’anima !

FILOSOFO       Così è contenta e quando torna la mia coscienza ci parla lei.

NELLO             Ho capito perché ti chiamano il filosofo !

FILOSOFO       E tu che fai qui seduto, aspetti la tua anima ?

NELLO             No, che se poi la incontri chissà dove me la mandi ! A meno che non sia già bruciata.

FILOSOFO       Perché ?

NELLO             Sto passando un brutto periodo, credo di averlo incontrato anch’io il tuo capo indiano.

FILOSOFO       E che cosa ti ha detto ?

NELLO             Mi ha raccontato come girano il film di cui hai parlato prima.

FILOSOFO       Ti ha raccontato minchiate.

NELLO             Perché ?

FILOSOFO       Perché quello non è un film, è la verità. E se non aspetti la tua anima, che ci fai seduto come il capo indiano ?

NELLO             Perdo tempo. Aspetto che si faccia l’ora per un appuntamento.

FILOSOFO       Posso venire anch’io ?

NELLO             Non lo dire neanche per scherzo !

FILOSOFO       Allora vai dove va Stefano.

NELLO             E dove va Stefano ?

FILOSOFO       Anche la sua ragazza non gliela da, e allora va a cercare qualcuna che lo fa. Esce con una delle straniere del campo.

NELLO             E tu che ne sai ?

FILOSOFO       Non l’ho seguito !

NELLO             E invece lo hai fatto !

FILOSOFO       No, non è vero, lo hai detto tu !

NELLO             Lo hai seguito !

FILOSOFO       Non glielo dire se no mi spara e non posso più fare la colletta.

NELLO             Quale colletta ?

FILOSOFO       Non te lo posso dire se no lo dici a Graziella e poi, devo scappare sta arrivando la mia coscienza. Schizza via come un fulmine portando con se il libro..

NELLO             Dove scappi vieni qui... il libro.

Il Filosofo si è già dileguato nella sera. Nello contrariato, consulta l’orologio, quindi decide di alzarsi e avviarsi, ma in quell’istante torna il Filosofo di corsa

FILOSOFO       Riprenditelo, non mi piace la storia.

Scappa di nuovo via. Buio.

SCENA QUINTA.

La stanza di Giacomo a Roma. Squilla il telefono. Giacomo, fermo sul divano a pensare, viene colto di soprassalto.

GIACOMO        Pronto ?... ciao Claudia. Non mi disturbi affatto, anzi. Non mi va di parlarne al telefono. Ho soltanto trovato un messaggio di mio fratello in segreteria. No, niente di grave. Luca è appena uscito ma torna subito, è andato a prendere le sigarette... si, un’altra notte a chiacchierare, almeno queste sono le intenzioni. Perché non passi ? No, non gli darà fastidio. Più che altro è sorpreso per il mio cambiamento, più di me credo.

LUCA               Rientra correndo nell’altra stanza. Devo prendere i soldi per una cosa.

GIACOMO        E’ lui, è rientrato.

LUCA V .F.C.    E’ per me ?

GIACOMO        No.

LUCA               Con chi parli di me ?

GIACOMO        E’ Claudia !

LUCA               La tua complice !

GIACOMO        Già, ascolta, ti da fastidio se ci raggiunge ?

LUCA               Rientrando. Dammi diecimilalire.

GIACOMO        Che ci devi fare ?

LUCA               Ho incontrato Francesco, andiamo a prendere un po’ di fumo, non ho più spiccioli.

GIACOMO        Frugandosi nel portafogli. Tieni.

LUCA               Torno subito.

GIACOMO        Allora ?

LUCA               Andando via. Allora cosa ?

GIACOMO        Ti da fastidio se viene Claudia ?

LUCA               E’ anche casa tua no ?

GIACOMO        Viene per chiacchierare con noi.

LUCA               Con tante cose che potete fare voi due, volete chiacchierare ? Se vuoi mi trattengo fuori parliamo un’altra volta.

GIACOMO        No, ci va di parlare, a te va ancora ?

LUCA               Certo, cosa credi. Vi stendo a tutti e due da solo. Vado a prendere il fumo adesso, ci metto poco, credo. Esce.

GIACOMO        Non gli dà fastidio... si, lo so che l’ha fatta lunga ma non ti preoccupare. Ti aspetto.

Giacomo riattacca. Si guarda intorno come smarrito, poi si porta in proscenio come se guardasse da una finestra, ritorna alla segreteria e cerca un punto in particolare della telefonata di Nello, infine si sofferma su una frase.

NELLO V.F.C.   Ti voglio bene.

SCENA SESTA .

Buio, luce. Notte, una rete metallica separa il campo nomadi dal resto del territorio. Nello si avvicina con aria indifferente, cerca di vedere dall’altra parte senza scorgervi nessuno, sconfitto si mette a sedere.

NAILE              Spunta dal buio. Sei tornato ancora.

NELLO             Colto di soprassalto. Volevi un libro di storia italiana, eccolo. Lancia un libro al di sopra della rete metallica poi fa per andare via.

NAILE              Aspetta, non andartene.

NELLO             Credi che mi vada di giocare a nascondino con te ? Perché ti sei nascosta ?

NAILE              E’ nato sai ?

NELLO             Colpito. Tuo fratello ? Cioè, volevo dire...

NAILE              Si mio fratello. Naile sorride Scusami ma è così buffo.

NELLO             Ah per me, se ci ridi tu. Quando, oggi ?

NAILE              Nel tardo pomeriggio.

NELLO             E tua madre come sta, voglio dire, fisicamente ?

NAILE              Bene, sta bene, ha pianto tantissimo.

NELLO             E il bambino ?

NAILE              Bene, sta bene, anche lui.

Segue una breve pausa di imbarazzo reciproco.

NELLO             Non è difficile, ricordo che anch’io ci capivo qualcosa a scuola. La storia non era il mio forte però quel libro la fa facile. Io le date, capirai, però le storie mi appassionano, mi hanno sempre appassionato.

NAILE              Fino a che età hai studiato ?

NELLO             Ride senza rispondere.

NAILE              Perché ridi ?

NELLO             Niente, pensare alla scuola mi fa ridere, cioè, pensare alla scuola come l’ho fatta io mi fa ridere.

NAILE              Perché come l’hai fatta ?

NELLO             Fino alla terza media quasi regolare, nel senso che quella almeno l’ho finita. Mia madre voleva che proseguissi anch’io, ha sempre insistito che prendessi almeno il diploma.

NAILE              Tua madre ha il diploma ?

NELLO             No, mio fratello si. Lei ha la quinta elementare... però ai suoi tempi era da scienziati, prima non era come adesso, erano tutti analfabeti, o Alfabeti come diceva mia nonna.

NAILE              Alfabeto, significa un’altra cosa !

NELLO             Certo, ma mia nonna era analfabeta, poveraccia, pensa che Saddam Hussein  lo chiamava Madam Hussen. Lo conosci no, la guerra del Golfo, gli americani, le bombe intelligenti.

NAILE              Certo, anche noi abbiamo i giornali e le televisioni.

NELLO             Scusa. Piomba all’improvviso nel silenzio.

NAILE              Perché non parli più ?

NELLO             Forse ti ho offesa. A volte non so come rapportarmi con te. Vedo in televisione la condizione in cui siete arrivati in Italia, mi viene difficile pensare che...

NAILE              Sai come ho imparato l’italiano ?

NELLO             No, non me lo hai ancora detto.

NAILE              Con un corso via internet. Io conosco molto bene i computer. Nella mia scuola, di opposizione al regime ne avevamo due, e uno degli insegnanti era un programmatore molto famoso. Qui nel campo c’è il suo bambino e sua moglie, lui lo hanno arrestato.

NELLO             No io no.

NAILE              Cosa no ?

NELLO             Io non so nemmeno cosa sia questo internet però, mio fratello, lui studia ancora, si sta laureando, lui lo sa sicuramente.

NAILE              Te lo spiego io.

NELLO             Preferisco chiederlo a lui, sa tutto è la mia banca di informazioni non mi fa fare mai brutte figure. Quando non so qualcosa lo chiamo e mi dice tutto. Vive nel continente, è andato via da qui, studia. Però non capisce niente di motori, l’altra sera mi ha chiamato disperato perché non gli partiva un vecchio Motorino che ha comprato per una cifra impossibile. Era disperato, e sai perché non gli partiva il motorino ?

NAILE              Non lo so.

NELLO             Aveva chiuso la benzina invece di tirare l’aria capito, aveva chiuso la benzina !

NAILE              Ti piace il tuo lavoro ?

NELLO             Io ci parlo con i motori, e loro parlano a me, e io li ascolto.

NAILE              E loro ti ascoltano ?

NELLO             Si, cioè no, non lo so, non credo, tu mi ascolti.

NAILE              Però mi detesti.

NELLO             Non ti detesto per niente.

NAILE              Il mio carattere.

NELLO             Non me ne frega niente del tuo carattere.

NAILE              Le mie idee...

NELLO             Tieniti anche quelle, che me ne frega.

Pausa

NAILE              Non mi hai ancora detto come si chiama.

NELLO             Chi ?

NAILE              La tua ragazza.

NELLO             Non ha nessuna importanza.

NAILE              Io credo che sia una ragazza splendida.

NELLO             E’ una brava ragazza. Non ho finito di raccontarti la mia carriera scolastica.

NAILE              Non hai finito ?

NELLO             Mi sono iscritto alla scuola superiore, al primo anno, ma i professori di me conoscevano soltanto il nome, ero uno di quelli che all’appello diventa un mito perché nessuno mai l’ha visto in faccia e tutti cercano di immaginarlo. Chissà come mi avranno immaginato per un anno intero. E tu...  ti piace studiare ?

NAILE              Tantissimo, però da piccolina volevo fare il meccanico come mio nonno.

NELLO             Davvero ?

NAILE              Certo.

NELLO             Che coincidenza.

NAILE              I miei professori mi conoscevano bene, ed io conoscevo loro. C’era una grande unione tra i professori e gli allievi, insieme complici del reato di rubare un proprio diritto. Studiare nella propria lingua di origine, la propria storia, la propria cultura, ci era vietato lo sai ?

NELLO             Non lo sapevo.

NAILE              L’appello non lo facevamo, tanto ogni giorno spariva qualcuno, gli uomini soprattutto. La loro assenza li rendeva lo stesso dei miti, ma nessuno provava ad immaginare dove fossero. Piuttosto immaginavamo una scuola vera, libera.

NELLO             Vedi, io sbaglio tutto con te, dico solo scemenze, parlo con tanta facilità e non capisco che ti faccio del male.

NAILE              Al contrario, a me piace parlare con te. Lo trovo importante.

NELLO             Davvero lo dici ?

NAILE              Certo. La vita qui nel campo non è facile, e i nostri appuntamenti serali mi danno una chiusura a queste giornate, le fanno diventare tante e diverse, invece che una infinita.

NELLO             E’ bello quello che hai detto, tu parli bene si vede che hai studiato. Chissà che bei discorsi faresti con mio fratello se vuoi, ti do il numero, anche lui dice un sacco di cose belle, saprebbe dirtene, e saprebbe anche evitare di farti tornare in mente il passato.

NAILE              Ma io voglio parlare con te, voglio ascoltare le tue parole.

NELLO             Capisco che sei traumatizzata.

NAILE              No, tu mi metti di buon umore, sei leggero.

NELLO             Sono un buffone, vuoi dire questo ?

NAILE              Non ho detto che sei un buffone.

NELLO             Guarda che non mi offendo, lo dicono tutti di me, e io mi vanto di essere il buffone della compagnia Hanno venti anni ma sembrano Matusalemme, lo conosci Matusalemme ? Si credo di si. Sono io che animo le serate.

NAILE              E che cosa fate ?

NELLO             Chi ?

NAILE              Voi, tu e i tuoi amici ?

NELLO             Cosa vuoi sapere, quello che facciamo davvero, o quello che dicono di noi ?

NAILE              Perché cosa dicono?

NELLO             Ma, niente di particolare.

NAILE              Cosa ?

NELLO             Facciamo a botte con altri gruppi di ragazzi creando risse nelle discoteche, ci facciamo le canne, gli spinelli sarebbero, beviamo.

NAILE              E invece cosa fate davvero ?

NELLO             Le stesse cose, però senza cattiveria. Si una volta ho rotto la testa ad uno, ma non volevo farlo, lui mi ha provocato. Poi siamo diventati amici. Alla gente piace parlare, ma noi non siamo come ci descrivono.

NAILE              Mi ricordi mio fratello ?

NELLO             Anche lui è un testa di cazzo ?

NAILE              Si, almeno lo era.

NELLO             No, non te lo chiedo, tanto già so la risposta.

NAILE              Non lo hanno ucciso, si è arruolato nell’esercito di liberazione in gennaio.

NELLO             E’ tanto che non lo vedi ?

NAILE              Qualche volta è riuscito a farci arrivare sue notizie, so che è vivo, e che un giorno lo rivedrò.

NELLO             Sono sicuro.

NAILE              Come fai a dirlo ?

NELLO             Perché mi assomiglia, resterà vivo per venirvi a prendere,  te, tua madre e...  tuo fratello.

Segue un silenzio di riflessione.

NAILE              Hai la sua età.

NELLO             Un’altra coincidenza.

NAILE              Già !

NELLO             Sa del bambino ?

NAILE              Non credo, ma chissà, forse lo immagina. Mia madre non è l’unica donna violentata dai soldati.

NELLO             Gli avete dato un nome ?

NAILE              Lo hanno chiamato Libero. E’ banale !

NELLO             No affatto, però avrete dei problemi.

NAILE              In che senso ?

NELLO             All’inizio potrebbe confondere il nome con un ordine e allora : Libero, e lui chissà dove se ne va. Puoi anche ridere, apprezzerei l’affetto.

NAILE              Sorride. Era carina, mi ha fatto ridere.

NELLO             Allora il trauma è più grave di quello che immaginassi.

NAILE              Ma va !

NELLO             E tu ? Posso chiederti quanti anni hai ?

NAILE              Ventotto, sono giovane non credi ?

NELLO             Certo che lo sei.

NAILE              E sono laureata già, non è splendido ?

NELLO             Lo è, sicuro.

NAILE              Senti Nello, posso chiederti una cosa ?

NELLO             Tutto quello che vuoi.

NAILE              Però devi promettermi di non prendermi in giro e di dirmi la verità.

NELLO             Vai liscia.

NAILE              Cioè ?

NELLO             Significa che ci puoi contare.

NAILE              Se non prometti non parlo.

NELLO             D’accordo, lo prometto.

NAILE              Promesso, promesso ?

NELLO             Promesso, promesso.

NAILE              Io, ho un cattivo odore ?

NELLO             Cosa ?

NAILE              Dai hai capito benissimo, ho un cattivo odore ?

NELLO             Scusa ma che domanda è ?

NAILE              Allora, mi dici se puzzo o no ?

NELLO             Ma io che ne so.

NAILE              Lo sapevo, non dovevo chiedertelo.

NELLO             Ma che dici, è che mi imbarazzi.

NAILE              Appunto per questo non dovevo chiedertelo.

NELLO             Ma no, non puzzi per niente.

NAILE              A no ? Io l’ho capito sai ?

NELLO             Cosa hai capito ?

NAILE              La prima sera che ci siamo incontrati tu eri vestito per bene, ed eri tutto profumato, poi dopo hai cominciato a venire sempre più zozzo, ormai vieni direttamente con gli abiti da lavoro, ed io lo so perché lo fai, lo fai perché io puzzo e tu non vuoi mettermi a disagio.

NELLO             Tutte stronzate, quando fai così mi innervosisci.

NAILE              Ti innervosisci perché ho ragione e fai fatica ad ammetterlo, in verità credevo che tu fossi un po’ più onesto.

NELLO             Che tu puzzi o non puzzi non me ne frega niente, forse hai ragione non volevo metterti a disagio ma non per quello che tu dici. Vestivi male, si voglio dire, con gli abiti delle offerte. Proprio stasera te ne esci che sembro io il profugo.

NAILE              Ti piace questo vestito ?

NELLO             Si mi piace, sei bella va bene, anzi sei bellissima, e non puzzi e anche se puzzassi non cambierebbe la cosa.

NAILE              Non urlare, potrebbero sentirci.

NELLO             E tu non farmi perdere la pazienza, perché io quando mi incazzo urlo e poi non riesco a fermarmi.

NAILE              E invece ti fermi perché non mi va che tutti sappiano che puzzo.

NELLO             Certo che sei forte tu eh ! Proprio un bel tipo.

Segue un silenzio, i due si osservano a distanza, poi si riavvicinano.

NELLO             Fa parte delle donazioni ?

NAILE              Il vestito ?

NELLO             No mia nonna !

NAILE              E cosa centra tua nonna ?

NELLO             Naile, è un modo di dire, certo che parlo del vestito, di cosa vuoi che parli.

NAILE              Perché sei ancora arrabbiato ?

NELLO             Scusami hai ragione, adesso mi calmo, mi passa.

NAILE              E’ mio. L’ho portato con me da casa. Lo avevo comprato qualche giorno prima che arrivassero i militari. Mi stava molto bene, mi dicevano che ero carina, e allora l’ho messo tra le altre cose di nascosto.

NELLO             E’ vero, sei carina con quel vestito.

NAILE              Grazie, però puzzo !

NELLO             NO !. Ma l’acqua nel campo ve l’hanno messa ?

NAILE              Si certo, ed io mi lavo tutti i giorni con il sapone.

NELLO             E allora perché dovresti puzzare ?

NAILE              Domani portami del profumo da signorina ti prego, ho nascosto qualche marco, lo pago.

NELLO             Ma perché non me lo hai chiesto prima.

NAILE              Mi vergognavo.

NELLO             Volevi essere carina per stasera ?

NAILE              Si, mi andava.

NELLO             Fa caldo, non trovi ?

NAILE              Per te, è un modo per ringraziarti.

NELLO             Non devi ringraziare nessuno. Ti fa stare male essere sporca ?

NAILE              E’ un ricordo dei tanti giorni che abbiamo camminato a piedi tra le montagne. Lo sporco, la puzza, il sangue, la puzza del sangue, incrostato con lo sporco, lo sporco soprattutto non la fame non il dolore. Giorni e giorni di marcia con il freddo e il sudore che si gelava sulla pelle, ho la sensazione che quello sporco sia diventato una sola cosa con la pelle, che non va più via. Mi lavo, mi lavo sempre, ogni volta che posso, fino a consumare la pelle, ma tanto lo so che non va via, lo sogno la notte.

NELLO             Ti regalerò la più bella e più grande boccetta di profumo che domani trovo in città, sarai talmente profumata che tutti si gireranno a guardarti e diranno “ Minchia, ma chi è questa figliola che profuma di fiori freschi ? E’ Naile, la più bella del campo !”

NAILE              Non è vero, Edna è la più bella, lo dicono tutti.

NELLO             Per me sei tu.

NAILE              Come fai a dirlo, non l’hai nemmeno vista !

NELLO             Certe cose noi uomini si sanno, si intuiscono, è una questione di istinto.

NAILE              Se la vedi anche tu sbatti per terra.

NELLO             E che sarà mai ?

NAILE              E’ alta, formosa, occhi azzurri, bionda.

NELLO             Bionda !?

NAILE              Si bionda, perché ?

NELLO             No niente.

NAILE              Non è vero, ti piacciono le bionde ?

NELLO             Appena, appena, lo ammetto.

NAILE              Hai visto che avevo ragione ?

NELLO             Ma che c’entra, ho un debole per le bionde non significa che mi piacciono tutte. La figlia della signora che abita sopra da noi è bionda, però pesa ottanta chili, sarebbe niente, è pure antipatica. Ora sei bruttina, sei bruttina, che ci vuoi fare, non siamo mica tutti belli, anzi i belli non esistono sono una specie da vetrina a scadenza limitata e senza garanzia di buona riuscita, però figlia mia sei pure antipatica e allora lo vuoi tu !

NAILE              Magari è soltanto impaurita.

NELLO             Ma va, ora troviamo anche le giustificazioni.

NAILE              La tua ragazza è bionda ?

NELLO             No, ma che centra, ci si fidanza sempre con l’opposto del proprio ideale.

NAILE              E tu che ne sai ?

NELLO             Me lo ha spiegato mio fratello.

NAILE              E la tua ragazza è simpatica ?

NELLO             E’ tranquilla, non lo so se è simpatica.

NAILE              Che vuol dire è tranquilla ?

NELLO             Ma tu perché mi fai tante domande ?

NAILE              Rubo un po’ del tuo mondo, mi piace, mi da fiducia. Vuoi che non lo faccia ?

NELLO             Tranquilla nel senso che è tranquilla, una brava ragazza, ma... sento la mancanza dell’avventura con lei.

NAILE              Che vuoi dire ?

NELLO             E’ come quando uno ha una macchina utilitaria, che gli va bene, per carità, però nonostante la sicurezza in strada, guarda con nostalgia i sentieri sterrati accanto all’asfalto desiderando un fuoristrada, un motore rombante, l’avventura appunto.

NAILE              L’hai mai tradita ?

NELLO             Non ci sono mai riuscito... la lascio prima.

NAILE              Ma così non la tradisci.

NELLO             Appunto.

NAILE              Ascolta Nello, non voglio che mi regali quel profumo,  desidero comprarlo, è importante.

NELLO             Perché non mi parli di internet ?

NAILE              Dico davvero.

NELLO             Va bene, ma adesso parlami di internet.

NAILE              Non volevi chiederlo a tuo fratello ?

NELLO             Forse tu ne sai di più, e poi ho la sensazione che lui quando non sa una cosa trova comunque una risposta per accontentarmi, io non posso contraddirlo e così ne so meno di prima.

NAILE              Deve volerti bene.

NELLO             Anch’io gliene voglio, quando mi accorgo che annaspa faccio finta di niente.

NAILE              Poni il caso che un giorno costruiscono nella tua casa una finestra, e che aprendola tu possa comunicare con tutto il mondo in tempo reale...

NELLO             Cos’è il tempo reale, e cos’è quello irreale.

NAILE              Quello irreale è il tempo normale, il reale è quello che ai fini pratici ci permette di fare i conti.

NELLO             Quindi quando vado al ristorante e mi chiedono di pagare prima di consumare, vogliono essere pagati in tempo reale ?

NAILE              No, vogliono essere pagati realmente e in tempo, perché non si fidano. Andiamo avanti. Da quella finestra, se ti affacci, puoi comunicare con tutti, ovunque si trovino.

NELLO             Il telefono !

NAILE              Con scrivania inserita, scrivania elettronica e in contatto con intere biblioteche,  musei e quant’altro possa fornirti dati ed informazioni.

NELLO             E qui c’entra il computer.

NAILE              Esattamente. Basta, non ti serve sapere altro.

NELLO             E non serve la patente nautica ?

NAILE              Perché

NELLO             Per navigare !

NAILE              Temevo fosse una battuta, ma l’hai fatta lo stesso.

NELLO             Comunque è meglio tenerla chiusa quella finestra.

NAILE              No, non è vero !

NELLO             Entrano troppe correnti d’aria,  ci si ammala, non vale la pena tenerla aperta.

NAILE              Visibilmente contrariata. Non devi dire questo.

NELLO             Ti sei arrabbiata ?

NAILE              E’ importante tenerla aperta, non entrano solo cose brutte. Io ho imparato l’italiano, e parlavo con tanta gente contraria alla violenza. Anche tra chi ci fa guerra.

NELLO             Si, proprio quegli animali !

NAILE              Ci risiamo !

NELLO             E ci risiamo si, se insisti con questa storia.

NAILE              Io non li odio, perché tu li odi ?

NELLO             Come fai tu a non odiarli, tuo padre sarebbe vivo e tu saresti felice a casa tua, con i tuoi amici e la tua scuola !

NAILE              Non sono loro ad avere colpa, è importante che tu lo capisca, altrimenti la guerra non finirà mai.

NELLO             Ma come fai a dirlo ?

NAILE              Sono uomini quelli che hanno la colpa, e non perché sono di una nazionalità o dell’altra. Sono solo uomini che coltivano l’odio, e a quest’odio danno il nome di religione, di cultura, di storia.

NELLO             Le vedo le immagini in televisione, sono uomini che uccidono uomini di un’altra razza !

NAILE              Sono le immagini della vendetta.

NELLO             Sono immagini di criminali da sterminare.

NAILE              Non è la verità !... Una volta mi hanno raccontato che in Egitto, al Cairo, esiste una Moschea dove una delle pareti corrisponde alla parete di una chiesa cattolica. Capisci ? Cattolici e Mussulmani che pregano sulle stesse pietre, gli uni da una parte e gli altri dall’altra, e anche se usano parole diverse e chiamano Allah in modo diverso, chiedono la stessa cosa. Non credere alle guerre di religione o etniche, sono soltanto le chiacchiere che coprono le verità.

NELLO             E per quale altro motivo uccidono ?

NAILE              Non lo so non chiedermelo. Quando si comincia una guerra dopo un po’ si dimentica perché è cominciata. Si uccide per abitudine, per il male che si dilata nelle viscere. Ho conosciuto tanti nemici che ci hanno aiutato, e tanti amici che sono come i criminali che ci ammazzano. Non esistono razze, esiste il male, ed esiste il bene.

NELLO             E’ vera quella storia?

NAILE              Certo che è vera, quanto è vero che io e te stiamo parlando adesso.

NELLO             Tu sei mussulmana?

NAILE              Si.

NELLO             Non ci avevo pensato. Però non lo avrei mai detto !

NAILE              Tu invece sei a metà fra un ortodosso e un cattolico, ed hai anche un po’ di ebreo !

NELLO             E cosa significa ?

NAILE              Nulla, perfettamente nulla.

Pausa.

NELLO             Ma a te piace Pino Daniele, se no non ci capiamo.

NAILE              Non lo conosco.

NELLO             Grave, molto grave, questo potrebbe generare divisione. Domani provvederò alla lacuna. Per la cronaca è un cantautore.

NAILE              Perché non mi canti adesso qualcosa ?

NELLO             C’è un pezzo che si chiama terra mia... anzi no, quello non è il caso, piuttosto ‘na tazzulella e cafè’ è carina, però sono stonato quindi non insistere tanto non mi convinci. Sono tutti d’accordo con te nel campo ?

NAILE              Dicono che sono pazza, e che quando parlo così non sono degna del mio popolo, e che non rispetto i morti.

NELLO             E tu ci credi ?

NAILE              Io no, e tu ?

NELLO             Li capisco, il dolore li fa parlare così.

NAILE              E credi che io non provi dolore ?

NELLO             Si, ma... il dolore se lo nascondi, cresce, e poi ti divora.

NAILE              Sei uno stupido ! Pausa. Scusami, non volevo dirlo.

NELLO             No hai fatto bene, hai ragione.

NAILE              No, non ho ragione, scusami.

Breve silenzio.

NELLO             Ma puoi uscire da qua dentro un giorno ?

NAILE              Uscire, e perché ?

NELLO             Mi piacerebbe portarti a fare un giro una volta, hai mai visto la Sicilia ?

NAILE              Mai, è bella ?

NELLO             Ha il carattere delle femmine delle nostre parti e ha tutte le età ; la ragazzina capricciosa ma bella, la donna affascinante ma pericolosa e la madre amorevole ma ossessiva. La sua voce è quella delle sirene, non bisogna fidarsi, tradisce.

NAILE              E queste sono parole di tuo fratello ?

NELLO             No, le ho lette da qualche parte, forse un autore sconosciuto.

NAILE              Io direi che sono tue !

NELLO             Macché !  non sono buono a scrivere... perché ti piacciono ?

NAILE              Sono sentite. Hanno la tua malinconia.

NELLO             Cambia discorso. Allora domani se non vado a lavoro ci vieni con me ?

NAILE              Non lo so, non credo sia facile uscire per adesso.

NELLO             Al cancello c’è un mio amico, Stefano, forse se parlo con lui ...

NAILE              Non lo so, non credo sia il caso.

NELLO             Non ti va ?

NAILE              Non credo. Nello resta stranamente in silenzio. Non mi chiedi il perché ?

NELLO             Ho paura a farti le domande, sento che è meglio se sto zitto.

NAILE              Non sono ancora pronta per uscire, anche se tu ci riuscissi non credo che starei bene, sarei presa dai ricordi. Preferisco immaginarla la Sicilia, da qui dentro, e farla assomigliare un po’ alla mia terra.

NELLO             Spero che non le assomigli.

NAILE              Perché ?

NELLO             Prima che succedesse il casino che è successo nemmeno sapevo dov’era la tua terra lo sai, e ancora adesso faccio fatica a capire qual’ è con precisione, però credo che sia un posto speciale.

NAILE              E come lo sai ?

NELLO             Per ognuno la propria casa dovrebbe essere speciale.

NAILE              Allora è così per tutti ?

NELLO             Quasi. Vedi, la Sicilia è la mia terra, mi piace, ma a volte vorrei che sprofondasse. Tutto il mio amore e tutto il mio odio hanno la stessa origine, è maligna questa terra, e credo che se sto ancora qui è per vendetta.

NAILE              Non ti capisco...

Si sentono dei rumori improvvisi. Nello sembra spaventato.

NELLO             C’è qualcuno, sta arrivando qualcuno.

NAILE              Ho sentito.

NELLO             Forse è il caso di nascondersi.

NAILE              Perché ?

NELLO             Potrebbe essere qualcuno che mi conosce, non voglio farmi vedere qui.

NAILE              Vado allora.

NELLO             No aspetta, nasconditi, dopo che saranno passati ritorno.

NAILE              Sei sicuro ?

NELLO             Vai.

Prendono forma nell’oscurità, due sagome che passeggiano nella notte tenendosi abbracciati. Sono Stefano ed Edna. Sembra che i due abbiano bevuto tanto, ma che soprattutto lui sia brillo.

STEFANO        Un altro bacio che ti costa, non ti ho mica chiesto altro.

EDNA              Te ne ho già dati abbastanza.

STEFANO        Domani non ti vengo a prendere.

EDNA              Non fare lo stronzo.

STEFANO        Non sono mica scemo sai, Marcello mi ha raccontato che con lui sei stata più carina, adesso tu... Sembra scorgere qualcosa.

EDNA              Che c’è ?

STEFANO        Niente, mi è parso di vedere qualcuno, aspetta.

Torna qualche passo indietro, e scorge Nello che sembra molto in difficoltà.

STEFANO        Nello, ma allora non mi ero sbagliato.

NELLO             Stefano !

STEFANO        Ecco dov’eri finito sporcaccione !

NELLO             Stefano che dici ?

STEFANO        Maria ti ha cercato come una dannata anche questa sera in piazza, e tu guarda dove sei ! Falle una chiamata a quella disgraziata.

NELLO             Non credo che tu abbia capito...

STEFANO        Si buonanotte, io non credo io non credo ! Hai capito Nello, sotto, sotto ! Tutti pensavano che straordinari stesse facendo il buon Nello, e lui è sotto qualche sottana!

NELLO             Stefano ti prego !

STEFANO        E che c’è bisogno di dirlo ? Certe cose le capisco, sto zitto. Me lo dici chi è, la padrona della cinquecento ?

NELLO             No.

STEFANO        La conosco ?

NELLO             Non credo.

STEFANO        Guarda che bella figliola ho catturato io, ti piace ?

NELLO             E’ carina, si.

STEFANO        Per adesso fa la ritrosa, ma poi... e a te come va, ci sta ?

EDNA              Stefano, devo andare adesso.

STEFANO        Arrivo amore. Aspetta, tra un po’ torno.

Stefano si allontana. Nello rimane in silenzio con la testa bassa. Lentamente fa ritorno Naile.

NAILE              Allora si chiama Maria.

NELLO             L’ho lasciata, non ho più nulla da fare con lei.

NAILE              Potresti chiamarla.

NELLO             Potresti fregartene. So quello che ho fatto, sarebbe lungo spiegarlo, e poi non so se mi va.

NAILE              Va bene.

NELLO             Chi è quella li, la conosci ?

NAILE              Edna.

NELLO             Hai detto che era bionda.

NAILE              Lo era fino ad oggi pomeriggio, ma lei ogni notte che passa cambia.

NELLO             Cosa vuoi dire ?

NAILE              Una volta torna con un pantalone firmato, un’altra  con un rossetto alla moda, un’altra ancora con una collana luccicosa, e oggi con un colore diverso dei capelli.

NELLO             Tu le sei amica ?

NAILE              La conosco.

NELLO             E non le dici qualcosa ?

NAILE              Non le direi nulla che non sa già, è il suo modo per uscire da questo inferno. Dice che vuole restare in Italia e cambiare vita, non avere più niente a che fare con il passato.

NELLO             Anche qui, dopo la guerra, molte ragazze hanno fatto così, non so se è giusto.

NAILE              C’è uno stadio del dolore che chi non lo ha vissuto non può conoscere. Non darti pena Nello, e nemmeno giudica, non puoi capire.

NELLO             C’è poco da capire. Tu credi che io sia come Stefano ?

NAILE              E tu hai paura che io possa diventare come Edna ?

NELLO             No, tu no... almeno credo.

NAILE              Molte delle ragazze in questo campo ogni giorno si chiedono che ne sarà di loro, alcune credono di rispondersi scappando dai fantasmi che le inseguono, altre, e siamo tante, quei fantasmi se li fanno amici, e li accarezzano come la cosa più prezioso che hanno al mondo.

NELLO             Ha un repentino cambio di umore. Io ti porterò via da questo Naile, che tu lo voglia o no, ti porterò con me.

NAILE              Non voglio venire via.

NELLO             Allora sarò io a venire con te. Sono giorni che ci rifletto, non sono un pazzo. Mi sono chiesto perché dalla prima sera che ti ho incontrata quasi per sbaglio, ho continuato a venire ai nostri appuntamenti...

NAILE              Nello, ma cosa ti prende ?

NELLO             Io so che posso offrirti qualcosa, e che tu puoi offrirmene.

NAILE              Nello, per favore, calmati, e spiegami cosa ti succede.

Nello rimane immobile ed in silenzio, preso dal panico comincia a sudare freddo. Improvvisamente decide di scappare. Naile non sembra sorpresa del comportamento di Nello, e sparisce nel buio del campo.

SCENA SETTIMA.

Stacco su Roma, a casa di Giacomo. Luca è rientrato, Giacomo sembra distratto.

LUCA               Fuma. Hai cominciato tu, adesso io non mi fermo. Dunque, partiamo da Claudia, già la conoscevi vero ?

GIACOMO        Ci stiamo frequentando.

LUCA               Avrei dovuto capirlo.

GIACOMO        Lei non centra. Io non credo che questa lotta è fasulla, piuttosto non riusciamo a vedere le cose come davvero stanno. Mi sono reso conto che il nostro è un pensiero perdente, cioè non del tutto vincente, da adeguare. 

LUCA               Da esasperare semmai.

GIACOMO        Non ci capiamo.

LUCA               Non ci capiamo no, da adeguare a che cosa ?

GIACOMO        Se vogliamo confrontarci con questioni come la guerra, non possiamo prescindere da un’analisi realistica della situazione in cui siamo.

LUCA               E quale sarebbe la tua analisi realistica ?

GIACOMO        Claudia dice che...

LUCA               Non mi importa di quello che dice Claudia, voglio sentire cosa pensi tu.

GIACOMO        Si da il caso che il mio pensiero coincida con quello che lei ha espresso questa sera alla riunione.

LUCA               Allora devo fischiare anche te come abbiamo fatto con lei ?

GIACOMO        Ecco, questo per esempio mi irrita, la chiusura totale verso altre possibili verità !

LUCA               Ascoltami, tu credi davvero che sparando i missili si risolvono le guerre, si ferma la violenza ?

GIACOMO        Non precipitare la discussione.

LUCA               Ora ne parliamo. Mi dai la prova di quello che pensavo. E’ qualche tempo che volevo dirtelo, ultimamente le nostre discussioni hanno assunto un tono diverso.

GIACOMO        Cosa vuol dire diverso ?

LUCA               Non siamo più intonati io e te.

GIACOMO        E allora ? Nella vita si cambia.

LUCA               Si ma è meno divertente. Prima alcune tue affermazioni erano chiaramente delle battute, adesso non ci giurerei, sei ambiguo. Non avevi mai giustificato una guerra prima d’ora.

GIACOMO        Esistono delle guerre giuste.

LUCA               Ecco, una volta sentendotelo dire avrei riso.

GIACOMO        Ma ragiona, non sparare sentenze. Siamo noi gli indottrinati lo capisci ?

LUCA               Mi spaventi.

GIACOMO        No, tu mi spaventi, e mi spavento anch’io perché mi rivedo nella tua testarda chiusura mentale.

LUCA               Ma chiusura di che, cosa dici ? Tu e la tua amica vi state facendo fottere da quattro guerrafondai che decidono le nostre sorti. Sono loro i guru del vero indottrinamento. Le idee politiche, gli ideali, che una volta anche tu difendevi, rendono liberi.

GIACOMO        Proprio quelle idee, quegli ideali possono diventare una prigione. Questa sera ti sei guardato intorno ?

LUCA               Ho visto tanti bravi militanti offesi da questa guerra.

GIACOMO        No, erano tante teste vuote che ripetevano concetti imparati a memoria, che nemmeno ricordano cosa vogliono dire.

LUCA               Ma cosa cazzo dici ? Stai diventando fascista ?

GIACOMO        No, ma nemmeno voglio essere un cinico idealista. Pausa. Mentre cerchiamo di comprendere perché succede, bande armate distruggono i sogni di un intero popolo, cosa c’è ancora da capire !

LUCA               Anche quelle bande armate rappresentano un popolo, malato forse, ma l’eutanasia di una nazione non può essere la cura.

GIACOMO        Sono criminali, bisogna adeguarsi ai loro metodi se vogliamo riuscire a fare qualcosa.

LUCA               Sono dei disperati, hanno bisogno di aiuto.

GIACOMO        Basta con questa storia Luca ! Quelli stanno facendo dei massacri che quando li scopriremo davvero tutti, rimarremo di sale.

LUCA               Non può pagare un popolo intero.

GIACOMO        Non dico questo, ma bisognava agire.

LUCA               Sembri nato ieri. Siamo in propaganda, cosa ne sai veramente di quella classe dirigente ? Sono anni che ce la dipingono come un obiettivo da colpire, cosa vuoi più sapere ormai della verità ?

GIACOMO        Hai visto anche tu i morti ! Le foto che ha mostrato Claudia questa sera, le ha mandate anche in una redazione televisiva,  non le hanno volute trasmettere !

LUCA               E quante foto non abbiamo visto dei morti stiamo provocando col nostro intervento militare ? O credi anche tu ai danni collaterali ?

GIACOMO        Abbiamo fatto male a cominciare questo discorso.

LUCA               Ti sono ritornati i fantasmi ?

GIACOMO        Che domanda è ?

LUCA               Solo con la mafia sei stato intollerante fino ad oggi, e anche se non lo condivido, posso capirlo.

GIACOMO        Questa volta non centra il mio privato.

LUCA               Scusami, sarò insensibile, ma non ti credo.

GIACOMO        Credi quello che ti pare, io dico solo che essere attendisti in certe situazioni equivale ad essere complici.

LUCA               Questa è una frase dell’intervento di Claudia.

GIACOMO        Gliel’ho suggerita io... ti ha colpito !

LUCA               Per la sua pericolosità. Io prima di agire penso.

GIACOMO        Ipocrita, tu e quelli come te, me per primo !

LUCA               Sei impazzito.

GIACOMO        Vorrei vedere te con la famiglia bruciata viva.

LUCA               Ma cosa c’entra ?

GIACOMO        C’entra invece. Facciamo gli intellettuali in mancanza di senso pratico. Sai come ragioniamo noi ? Come uno che si trova ad osservare qualcun altro che tortura un indifeso, e invece di agire si trastulla su cosa è bene fare e su cosa non lo è. In una situazione di emergenza non ci si può permettere il lusso di riflettere, bisogna agire. Bisogna fermare chi tortura prima che sia tardi, è quella la cosa giusta, c’è poco da riflettere.

LUCA               Certo, se banalizzi la situazione diventa tutto più semplice. Intanto diventi strumento per chi voleva che ti comportassi in questo modo.

GIACOMO        Ma perché non capisci ?

LUCA               Capisco che ti sei bevuto le palle.

GIACOMO        E tu il cervello. Rispondi a questa domanda, onestamente. Per strada un pazzo aggredisce te e tua madre, tu che fai, reagisci o ci pensi sopra ?

LUCA               No, non ci credo !

GIACOMO        Cosa non credi ?

LUCA               E’ uno dei quiz che ti fanno al militare quando presenti domanda di servizio civile, ti rendi conto.

GIACOMO        Cosa hai risposto ?

LUCA               A loro non potevo dire che era una domanda del cazzo, ma a te si.

GIACOMO        Perché lo è ?

LUCA               Perché non puoi rendere tutto così banale, decontestualizzare tutto. Così ragionano gli animali.

GIACOMO        Allora lasciamo perdere, non possiamo capirci, non più.

LUCA               Pausa.  Posso chiederti chi ti ha illuminato ?

GIACOMO        Ma che stronzo !

LUCA               Non pensavo a Claudia... comunque c’entra lei ?

GIACOMO        Niente affatto, lei è arrivata dopo.

LUCA               Dopo che cosa ?

GIACOMO        Dopo niente, dopo che ho ragionato su quello che succede. Io non riesco a restarmene qui a pensare quando tutti i giorni arrivano le immagini di quei profughi sporchi, spaventati, senza luce negli sguardi. Io stesso andrei a difenderli.

LUCA               Andresti a sparare ?

GIACOMO        Già, andrei a sparare. I criminali vanno fermati in qualsiasi modo. Credo che talvolta la pace vada difesa con la guerra.

LUCA               Ma che bel concetto !

GIACOMO        Non sarà bello ma è realistico.

LUCA               La pace va difesa in qualunque modo tranne la guerra. La pace è l’antitesi della guerra, non si può curare il male con altro male, non farebbe che estendere la malattia. La pace deve vincere solo con gli ideali che la ispirano.

GIACOMO        Pippe!... Scusami ma non condivido più queste argomentazioni, le trovo utopie, fuori dal buon senso, dalla realtà ed anche fuori luogo vista la drammaticità della situazione.

LUCA               Il problema è invece un altro, e cioè capire il perché c’è questa guerra. Parlando con le immagini, come fai tu, io ti dico che se voglio spegnere un incendio, non lo faccio con altro fuoco, semmai cerco di capire l’origine delle fiamme e agisco li, con l’acqua.

GIACOMO        Se l’incendio è doloso ci rimani secco prima di trovare l’origine, e prima di te quelli che abitavano la casa.

LUCA               Pausa. Hai sentito tuo fratello o tua madre in questi giorni, è successo qualcosa ?

GIACOMO        Adesso sei tu che banalizzi.

Stacco repentino su Nello, che affranto e con il fiatone ha raggiunto un telefono. Si interroga a lungo sul da farsi, infine decide di comporre il numero.

NELLO             Giacomo, sono Nello... niente, volevo sentirti, è tanto... ma che stai combinando, te la spassi eh ? No, anche per quella cosa che mi hai detto, di salire a Roma, così, per venirti a trovare un po’... ci penso...

Buio. Ritorno alla situazione precedente, nulla è mutato.

LUCA               Ti ho sentito parlare così solo dopo la storia  di tuo padre. Anche allora usavi questi toni. Volevi stare lontano da una terra che genera solo male dicevi, che andrebbe bonificata con le pallottole altro che con le chiacchiere.

GIACOMO        Ti ho già detto che non c’entra.

LUCA               E allora è l’età, la crisi dei trent’anni può anche prendere male.

GIACOMO        Può darsi, cosa vuoi che ti dica.

LUCA               Deve essere sicuramente così, anch’io divenni strano appena ai trent’anni.

GIACOMO        Ne hai trentuno adesso.

LUCA               E allora non lo so che cazzo ti è successo, ma qualcosa dev’essere stato.

GIACOMO        Ti spaventa così tanto accettare che la penso diversamente ?

LUCA               Si, mi spaventa. Tu eri una delle teste del nostro comitato. Non puoi essere cambiato in modo così profondo, così repentinamente poi.

GIACOMO        Infatti. Forse seguivo la moda, il pensiero unico dominante !

LUCA               Il nostro ?

GIACOMO        Ti stupisce vero ? Pensare che le accuse verso gli altri sono un segnale del proprio male ?

LUCA               Se vuoi vederla così, sei libero. Ma non ci vuole molto per capire che ti sbagli. Guardati intorno.

GIACOMO        Tu cosa vedi ?

LUCA               Quello che vedevi tu fino a ieri.

GIACOMO        Quello che mi dicevano di vedere.

LUCA               Ma come fai a parlare così ?

GIACOMO        Perché ?

LUCA               Le argomentazioni non le hai cambiate, solo te le spari contro.

GIACOMO        Voglio solo fare chiarezza.

LUCA               E pensi che la chiarezza siano le quattro stronzate che ci dicono per farci accettare questa guerra ?... Attimi di silenzio. Come mai non arriva ?

GIACOMO        Non lo so, ha detto che ci avrebbe raggiunti.

LUCA               Forse ha cambiato idea.

GIACOMO        Non ne avrebbe motivo, e poi mi avrebbe chiamato.

LUCA               Cosa fa, studia ?

GIACOMO        Si, e dirige... dirige una agenzia pubblicitaria.

LUCA               Bene. Deve essere in gamba.

GIACOMO        lo è. Forse scendo in Sicilia la prossima settimana, mi piacerebbe che mi accompagnassi.

Squilla il telefono. Buio.

SCENA OTTAVA.

Officina dove lavora Nello, il giorno dopo all’ora di pranzo. Stefano come al solito ben vestito entra nell’officina. Parla con Giuseppe che è indaffarato con un motore.

STEFANO        Infatti, è ancora qui com’era ieri. Porca puttana ! lo sapevo che andava a finire così ! lo vado a cercare.

GIUSEPPE       Non concludi niente, è strano in questi giorni.

STEFANO        Perché ?

GIUSEPPE       E chi lo sa, sembra turbato. Tanti fanno la sua fine. Le brutte faccende non si dimenticano, rimangono scolpite nella memoria, e quando meno te lo aspetti tornano, e ti turbano.

STEFANO        Io gliela do la stranezza adesso.

Buio.

SCENA NONA.

Strada di provincia. Stefano cammina a passo svelto, sembra contrariato. Sopraggiunge Il filosofo che gli spezza il passo.

FILOSOFO       Proprio te cercavo, non sei ai cancelli oggi ?

STEFANO        Sono di riposo.

FILOSOFO       Io i soldi c’è li ho !

STEFANO        Guarda togliti dalla minchia che sono incazzato nero.

FILOSOFO       No io non mi tolgo dalla minchia, tu mi avevi fatto una promessa !

STEFANO        Filosofo oggi se non stai attento le prendi.

FILOSOFO       Sei incazzato perché Nello non ti ha aggiustato la moto ?

STEFANO        E tu che ne sai ?

FILOSOFO       Lo so.

STEFANO        Se lo prendo gli spacco la faccia!

FILOSOFO       Io non lo so dov’è.

STEFANO        Lo hai visto !

FILOSOFO       Se te lo dico poi mantieni la promessa ?

STEFANO        Lo prende per il bavero. Tu non mi fai nessun ricatto capito, lo hai capito ?

FILOSOFO       Lasciami stare !

STEFANO        Dimmi dove sta Nello se no te ne penti !

FILOSOFO       Alla spiaggia, è li che andava.

STEFANO        Lo lascia andare. Non ti permettere più.

FILOSOFO       Non mi fai conoscere più la straniera ?

STEFANO        Te la puoi sognare !

Stefano va via, lasciando solo e perplesso il Filosofo.

SCENA DECIMA.

La mattina dello stesso giorno al campo profughi Naile e Edna stanno stendendo la biancheria.

EDNA              Eri tu con quel tipo ieri sera ?

NAILE              Quale tipo ?

EDNA              Ieri sera, alla rete, eri tu che stavi con l’italiano ?

NAILE              No.

EDNA              Ti ho vista rientrare, venivi da quelle parti.

NAILE              Ti sei sbagliata, non ero io.

EDNA              Non c’è mica niente di male.

NAILE              Non ero io.

EDNA              Mi era parso.

NAILE              Ti era parso male. Ieri sera facevo una passeggiata.

EDNA              Tuo figlio come sta, si mette in forma ?

NAILE              E’ salvo mi dicono.

EDNA              Hai deciso il suo nome ?

NAILE              No, e non mi interessa.

EDNA              Dicono, che hanno lo stesso padre è vero ?

NAILE              Chi lo dice ?

EDNA              La gente.

NAILE              La gente non sa di cosa parlare.

EDNA              Raccontano che, chi ha stuprato tua madre è anche il padre di tuo figlio.

NAILE              Io ritorno dentro...

EDNA              Naile aspetta, ti devo parlare.

NAILE              Sai già tutto, non hai bisogno di altre informazioni.

EDNA              Non è di questo.

NAILE              E cosa allora ?

EDNA              Vorrei parlarti da amica.

NAILE              Noi non lo siamo.

EDNA              E allora da sorella. Ormai è un po’ che ti osservo. Ti sembrerà strano detto da una come me però tu mi preoccupi. Il tuo silenzio mi preoccupa, non parli con nessuno, eviti ogni tipo di contatto qui nel campo.

NAILE              Ho un brutto carattere.

EDNA              chI ti conosceva prima dicE il contrario.

NAILE              Ricorda male.

EDNA              Io non credo. Mia nonna mi ha raccontato di due mesi fa, lei ti fece partorire.

NAILE              Ora basta.

EDNA              Faresti bene a parlarne con qualcuno.

NAILE              Non con te.

EDNA              Io sono sbagliata vero ?

NAILE              Non ho nulla contro di te, non ti giudico e detesto le voci su di te, però non credo che tu possa aiutarmi.

EDNA              Perché ?

NAILE              Perché non ho bisogno di aiuto.

EDNA              Il tuo bambino però si.

NAILE              Ma se non mi ha mai vista.

EDNA              Appunto, un giorno chiederà di sua madre.

NAILE              Sarà la donna che lo crescerà.

EDNA              Un giorno chiederà di te.

NAILE              Gli diranno la verità.

EDNA              E quale verità ?

NAILE              Lui non è mio figlio, io non lo conosco, è un figlio sbagliato.

EDNA              Che colpa ha ?

NAILE              E io ?

EDNA              Nessuna, ma il prezzo che gli fai pagare è alto.

NAILE              L’ho messo al mondo, gli ho dato la luce, ecco il mio atto d’amore nei suoi confronti. Crescerà e capirà. Non è mio figlio, è figlio di questa violenza, la vita lo ha chiamato al mondo ed io c’è l’ho portato, il resto non riguarda me. Mi ha già preso troppo questa guerra, ora voglio andare avanti da dove mi ero fermata, dimenticare.

EDNA              Potrebbe non capirlo,  potrebbe odiarti.

NAILE              Non riconoscerei il suo odio per me.

EDNA              Perdonami, ho fatto male a parlartene.

NAILE              Si.

EDNA              Cosa farai quando tutto questo sarà finito ?

NAILE              Voglio ritornare a casa, continuare i sogni che questa guerra mi ha interrotto.

EDNA              E quali erano i tuoi sogni ?

NAILE              Insegnare e, avere una famiglia. Quello non altro sognavo... sogno. Non è troppo. E tu?

EDNA              Non lo ricordo, forse non ho mai avuto dei sogni, e comunque non li ricordo quindi è la stessa cosa... desideravo una famiglia, e dei figli, questo ricordo.

NAILE              E adesso ?

EDNA              Non mi piace più l’idea, mi spaventa. Non che non lo desideri più ma, mi spaventa. Forse un giorno avrò una famiglia, ma non voglio chiedermelo.

NAILE              Tornerai?

EDNA              Voglio un po’ di serenità adesso, stare bene. Sono giovane ancora, ci penserò.

Pausa.

NAILE              Ero io. Incontravo tutte le sere un ragazzo italiano. E’ successo la prima volta per caso e per quindici giorni è stato un appuntamento.

EDNA              L’ho visto, è carino.

NAILE              Era importante sapere che qualcuno la sera mi aspettasse, qualcuno lontano dalla guerra, che mi prestasse un po’ della sua vita per far vivere i miei sogni, ma ho sbagliato.

EDNA              Perché?

NAILE              Ieri sera è stata l’ultima volta.

EDNA              Non tornerà ?

NAILE              Io non tornerò. Mi ha chiesto di stare con lui.

EDNA              E questo non è bello ?

NAILE              Io non sono una profuga, io sono Naile. Vivo in pace e non odio nessuno. Adesso mi trovo qui e il perché non lo so, e spero che non ci sia un perché. Presto riprenderò la vita che mi è stata tolta, e nella mia vita non c’è lui, non c’è questa guerra.

EDNA              Non lo so.

NAILE              Cosa non sai ?

EDNA              Non lo so se si può cancellare il proprio destino. Questa guerra sta succedendo,  per noi è successa. Non tornerà tutto come prima.

NAILE              Basta volerlo. Rivoglio la pace, la pace che mi è stata tolta.

EDNA              Quel bambino che hai messo al mondo ti cercherà.

NAILE              Mi troverà. Con la mia vita spero, alla quale lui non appartiene.

EDNA              E’ di questo che non sono sicura.

NAILE              Lo sono io.

EDNA              Tu sei la donna che lo ha partorito, e questo ne tu ne lui potrete cancellarlo.

NAILE              Ti avevo chiesto di non parlarne.

Silenzio.

EDNA              Non lo hai detto al ragazzo italiano ?

NAILE              Sa di mia madre, non di me. Non sa che io e mi madre abbiamo partorito due fratelli, e non lo saprà mai. Non credo che lo riguardasse.

EDNA              Non vuoi più rivederlo ?

NAILE              E’  meglio anche per lui. Edna sorride. Segue un breve silenzio, le due ragazze sorridono. E tu ti vedrai ancora con quello li ?

EDNA              Stefano... è simpatico, mi piace. Per ora mi va bene così poi si vedrà.

NAILE              Edna... grazie.

EDNA              Hanno ragione quelli che ti conoscevano prima, non hai un brutto carattere, e non mi spaventano le tue idee.

NAILE              Anche questo dicono di me ?

EDNA              Non comprendono la pace di cui parli, non odi chi ti ha rubato i sogni, e rifiuti un figlio che metti al mondo, la gente non capisce.

NAILE              E tu, lo capisci ?

EDNA              Volevo parlarti, questa mattina l’ho fatto.

NAILE              Lo capisci ?

EDNA              Non lo so, non mi chiedo di capirti, però volevo parlarti.

NAILE              Perché ?

EDNA              Per capire la mia guerra ascolto quella degli altri.

NAILE              Da dove vieni ?

EDNA              Dalla campagna, aiutavo mia nonna. A me i campi non sono mai piaciuti così lei faceva il pane ed io andavo in città a venderlo. Il sapore di quel pane è una delle cose che più mi manca. Il pane campagnolo... non lo so come spiegare, da la certezza che certe cose non cambieranno mai, e questo ti rende felice senza un vero motivo. Ne vendevo tanto, era buono il pane di mia nonna. Ho chiesto all’assistenza di organizzare un forno sai ? Forse lo faremo ancora, per tutto il campo, andrò io stessa a distribuirlo. Tutta la mia famiglia lavorava i campi, a me proprio non piaceva. Un giorno sono arrivati i militari, i miei fratelli e mio padre con tutti gli uomini avevano organizzato una resistenza armata, lo sapevano da giorni. Ho sentito gli spari, poi siamo andate via. Degli uomini non sappiamo nulla, ma la battaglia non la vinsero loro. Ho sempre sperato che non li abbiano fatti prigionieri, che siano morti combattendo. Guarda, c’era il sole e adesso quasi viene a piovere, io questa stagione non l’ho mai capita. Uno è sicuro che farà caldo e ti sorprende il freddo e la pioggia. Togliamoli i panni, se no si bagnano .

NAILE              No, meglio se aspettiamo, non è detto che piova.

Un fruscio.

EDNA              C’è qualcuno li dietro !

NAILE              Dove ?

EDNA              Al cespuglio.

NAILE              No, non vedo nessuno. Sarà il vento.

Le due ragazze sorridono sentendosi complici si guardano negli occhi. Buio.

SCENA UNDICESIMA .

Nella campagna, al rudere di una vecchia torre di avvistamento. Nello è seduto a contemplare il panorama. Sopraggiunge il filosofo trafelato, Nello non sembra sorpreso di vederlo.

NELLO             Oggi hai deciso di tenermi compagnia. Il filosofo non riesce a parlare per il fiatone. Fai con calma tanto non scappo.

FILOSOFO       Fai male.

NELLO             Perché ?

FILOSOFO       Sono tornato per dirtelo, scappa, scappa !

NELLO             Datti una calmata e cerca di spiegarti.

FILOSOFO       Adesso l’ho mandato alla spiaggia, ma quando capisce che gli ho detto una minchiata ricomincia a cercarti e ti trova.

NELLO             Chi, l’anima, la coscienza ?

FILOSOFO       No, Stefano, e non è solo !

NELLO             No ?

FILOSOFO       No, è con tutti i suoi cazzi ! Per la storia della moto !

NELLO             Lascia pure che mi cerchi.

FILOSOFO       Devi scappare, scappa !

NELLO             Ma perché, non c’è motivo, stai calmo.

FILOSOFO       Scappa ti dico !

NELLO             Perché ?

FILOSOFO       Tu prima scappa e poi te lo dico.

NELLO             Oggi sei più fantasioso del solito.

FILOSOFO       Allora io ti difendo.

NELLO             Ero venuto qui per stare da solo, questo lo capisci.

FILOSOFO       Io non voglio che tu muoia, ti devo salvare.

NELLO             Ma io non muoio.

FILOSOFO       Se non scappi muori pure tu, come tuo padre.

NELLO             Lasciami perdere oggi, non è aria.

FILOSOFO       Allora mi metto laggiù a fare la guardia, appena arriva Stefano te lo dico e tu scappi.

NELLO             Fai come ti pare.

Il filosofo si allontana di qualche metro. E’ di spalle e scruta l’orizzonte molto preoccupato, poi si calma e si siede.

FILOSOFO       Pensi a ieri sera ?

NELLO             Mi hai seguito ?

FILOSOFO       No, non te, ho seguito Stefano, poi ti ho visto e mi sono fermato.

NELLO             Non devi dirlo a nessuno, capito ?

FILOSOFO       Si.

NELLO             Mi hai capito, guarda che sono serio, non devi parlarne con nessuno.

FILOSOFO       Io non parlo, non ho visto niente.

NELLO             E’ importante, me lo prometti ?

FILOSOFO       Prometto... anche la tua straniera è bella.

NELLO             Si, è bella.

FILOSOFO       Poi quando hai un po’ di tempo me la presenti ?

NELLO             Non posso.

FILOSOFO       Io ho fatto la colletta.

NELLO             Quale colletta ?

FILOSOFO       Adesso te lo posso dire, tanto Stefano non me la presenta più la sua.

NELLO             Ma di che parli ?

FILOSOFO       A Graziella soprattutto, non devi dirglielo.

NELLO             Cosa non devo dirle ?

FILOSOFO       Stefano mi aveva detto che se procuravo un po’ di soldi lui chiedeva alla sua straniera se me la dava.

NELLO             Stefano ti ha detto questo ?

FILOSOFO       Si, ma adesso non se ne fa più nulla.

NELLO             Volevi andare con la ragazza di Stefano ?

FILOSOFO       Non è la sua ragazza, lui le da dei soldi e le fa dei regali.

NELLO             Non era una bella idea.

FILOSOFO       Neanche tu mi aiuti ?

NELLO             Sicuramente no, non in quel senso. Se vuoi parlo con Graziella, le dico che ti sei innamorato, ma è tutto quello che posso fare.

FILOSOFO       No ci parlo io. Ma tu ci hai litigato ?

NELLO             Con chi ?

FILOSOFO       Con la straniera, se fai pace con Maria lei rimane da sola.

NELLO             Non insistere, lo sai che quando dico una cosa è quella.

FILOSOFO       Proverò col fluido anche con lei.

NELLO             Ecco bravo.

FILOSOFO       Oppure chiederò al figlio di aiutarmi, quando crescerà.

NELLO             Quale figlio ?

FILOSOFO       Il figlio di Naile.

NELLO             No, ti sbagli, non è suo figlio quello che è nato.

FILOSOFO       Non quello che è nato, quell’altro uguale, quello è suo figlio.

NELLO             Cosa inventi ?

FILOSOFO       Ho sentito le due ragazze che parlavano questa mattina, mentre stendevano la biancheria. Edna diceva che Naile ha un figlio, e lei anche lo dice, però non lo sa, nel senso che lo sa, però non lo dice. Voglio dire che lo odia, e che non lo prenderà con se, nel senso che è stata violentata e quindi è del padre, e allora...

NELLO             Basta così .

FILOSOFO       Tu non lo sapevi ?

NELLO             Si, lo sapevo.

FILOSOFO       Secondo me menti.

NELLO             Dovresti smetterla di spiare.

FILOSOFO       Non posso, altrimenti come faccio a sapere tutte queste cose ?

NELLO             Forse è un bene.

Pausa.

FILOSOFO       Però sei triste !

NELLO             E che ci vuoi fare, capita.

FILOSOFO       Per Maria o per l’altra ?

NELLO             Gli affari tuoi non ci riesci proprio a farteli ?

FILOSOFO       Si, però tu rispondimi.

NELLO             Per me soprattutto.

FILOSOFO       Io penso che tu non devi andare dove sparano le bombe.

NELLO             Io non ci voglio andare.

FILOSOFO       Tu ci vuoi andare invece. Se ci vai vengo anch’io, conosco il posto.

NELLO             E come lo conosci ?

FILOSOFO       Nella televisione, l’ho osservato attentamente. Ad ogni servizio ho visto le cartine e le immagini. So esattamente i posti dove hanno buttato le bombe e dove ci sono i villaggi bruciati e i morti carbonizzati. Se vengo anch’io andiamo per un’altra strada, ho disegnato una mappa, è l’unica che si può fare. I ponti non ci sono più ma si può camminare lo stesso. Però secondo me tu non ci devi andare.

NELLO             Stai tranquillo, non ci vado.

FILOSOFO       Tanto se ci vai io ti seguo, tu non devi morire.

NELLO             Ti ha raggiunto la tua coscienza ?

FILOSOFO       Mi sono travestito da soldato e le ho sparato.

NELLO             Adesso non hai più una coscienza.

FILOSOFO       Per adesso ma poi ricresce. Tu lo sai perché quando una guerra comincia poi non si ferma più ?

NELLO             No.

FILOSOFO       Perché sparano troppo, e le coscienze non fanno in tempo a ricrescere che si prendono un proiettile.

NELLO             Anche tu hai sparato alla tua.

FILOSOFO       Ne volevo una più comoda.

NELLO             Perché ?

FILOSOFO       Quella di prima faceva troppe domande, ed io non c’è l’avevo tutte quelle risposte. Ultimamente era diventato un inferno e l’ho abbandonata. Anche la mia anima non ci andava d’accordo.

NELLO             Hai ascoltato tutto ieri sera ?

FILOSOFO       Non ho perso una parola !

NELLO             E cosa ne pensi ?

FILOSOFO       Io non penso, mi stanco.

NELLO             Lo avevo dimenticato.

FILOSOFO       Tu lasciala andare, secondo me vuoi solo proteggerla.

NELLO             Sei sicuro di essere pazzo ?

FILOSOFO       Si, si. Me lo dicono tutti.

NELLO             Dici così perché ci vuoi provare !

FILOSOFO       Io non ci voglio provare, ci voglio fare l’amore. C’è l’ho una ragazza, è Graziella...Spaventato E che ci fa già qui ?

NELLO             Chi ?

FILOSOFO       Sta arrivando Stefano, scappa !

NELLO             Non è il caso.

FILOSOFO       Io resto, se ti vuole sparare lo uccido.

NELLO             Tu devi solo calmarti.

Arriva Stefano. Scende il silenzio sulla scena.

STEFANO        Al Filosofo. Per una volta ti ho seguito io, sapevo che mi avresti portato qui. A Nello. Ti stavo cercando, te lo ha detto questa testa di cazzo ?

NELLO             Lo immaginavo anche da solo.

STEFANO        Allora lo sai che oggi mi hai messo nella merda ?

NELLO             Non l’ha aggiustata Giuseppe la tua moto ?

STEFANO        No, e ha dato la colpa a te, non sapeva dove mettere le mani.

NELLO             Strano, doveva solo montarlo. Era così importante oggi ?

STEFANO        Era importante anche tre giorni fa. Non ti cercavo soltanto per questo. Tu adesso ci parli con me e mi dici cosa cazzo ti è preso ?

FILOSOFO       Non lo uccidi ?

STEFANO        Tu sta zitto.

NELLO             Ti ho già spiegato che non ne voglio parlare.

STEFANO        Me ne sbatto la minchia di ciò che mi hai spiegato. Quella della cinquecento ti ha proprio scimunito !

NELLO             Ma che stai dicendo !

STEFANO        Io le femmine le conosco bene, fattelo dire da me.

FILOSOFO       E’ vero, questo è vero.

STEFANO        Ma ti vuoi stare zitto !

FILOSOFO       Ti davo ragione... va bene sto zitto.

NELLO             Sei fuori strada.

STEFANO        E allora di che si tratta ?

NELLO             Del passato.

Stefano rimane in silenzio come se non sapesse cosa dire.

STEFANO        E perché ti è tornato in mente ?

NELLO             Così, all’improvviso. Credevo di aver superato tutto, e avevo soltanto allontanato quel giorno.

FILOSOFO       Quando spararono  tuo padre ?

STEFANO        Ora se non stai zitto le prendi !

FILOSOFO       Va bene, allora sto zitto.

NELLO             Si, quel giorno.

STEFANO        Era tanto che non ne parlavi, come mai adesso ?

NELLO             Questo non importa. Dopo tre anni rivedo quelle scene davanti agli occhi, sono tutte li, nessuno le ha toccate. Chissà dove si erano nascoste in tutto questo tempo.

STEFANO        E allora ?.

NELLO             Ho una gran voglia di vedere morti gli assassini di mio padre.

STEFANO        Con difficoltà. Questo... si può comprendere...

NELLO             Non lo so.

STEFANO        Io ti conosco troppo bene, lo sapevo che c’era qualche cazzo che non andava. Fu fatta un’indagine accurata, non ne  venne fuori un ragno dal buco, tu lo sai...

NELLO             Io so che mio padre era un lavoratore, e la mafia lo ha ammazzato.

STEFANO        Le cose vanno così da queste parti.

NELLO             Vanno uno schifo. Voglio vederli morti, non esiste perdono per questa gente.

STEFANO        Ma cosa cazzo è, così all’improvviso !

NELLO             Sul colpo sono rimasto stordito, è come se avessi sempre evitato di pensarci, come se il problema fosse più grande di me. Ma adesso il peso mi tortura. Mio fratello se ne è andato via per lo schifo, io credevo di riuscire a comprendere, invece non comprendo, non voglio più comprendere, odio questa terra, la gente, e me soprattutto. Mi sento un vigliacco.

STEFANO        E cosa vuoi fare il Rambo della situazione ? Vuoi andare in giro a cercarli e farti ammazzare? Così ne abbiamo due di morti invece che uno.

NELLO             Non lo so cosa farò, però questa verità me la voglio dire. Qualcuno deve pagare per mio padre.

STEFANO        Era meglio se si trattava di quella buttana della cinquecento.

NELLO             Ma nemmeno la conosci .

STEFANO        E’ fa lo stesso, una piena di soldi che non si compra una macchina nuova è una buttana comunque. E Maria che c’entra ?

NELLO             Maria l’ho lasciata, non le riguarda.

STEFANO        Quella poveretta le riguarda e come, mica puoi fare come vuoi !

NELLO             Proprio tu parli ?

STEFANO        Io si ! mi faccio qualche scopata ogni tanto  ma non l’ho mai tradita  Monica.

NELLO             Hai un’idea del tradimento tutta tua, a lei ne hai mai parlato ?

STEFANO        Tu non capisci niente di femmine.

NELLO             Lasciamo perdere va.

STEFANO        Ecco bravo, lasciamo perdere. Non sa cosa dire. Tutti questi morti che fanno vedere alla televisione devono essere stati.

NELLO             Cosa dici ?

STEFANO        Fanno vedere troppi morti. Ma che cazzo ce ne frega di questa guerra di merda, si vogliono ammazzare e lasciamoli fare, quando si saranno stancati smetteranno. Invece no, perché ci sono altri interessi e ci sbattono i morti in faccia e ci dicono chi ha torto e chi ha ragione, così più vediamo morti e più ci incazziamo e più si buttano le bombe e tutti siamo contenti. Poi lo vedi cosa succede. E’ come con la Ferrari, è deciso. Noi siamo il mezzo per attuare i loro piani come i tifosi, che fanno girare i soldi una volta per uno e una volta per un altro.

NELLO             Hai ragione, vedere che si ammazza così, e che nessuno paga mai il conto mi ha sbloccato.

STEFANO        E facevi meglio a rimanere bloccato.

NELLO             Questa terra non cambierà mai finché non rispondiamo con le stesse armi. Loro ci sparano i nostri e noi gli spariamo i loro. Se io ammazzo la madre o il padre agli assassini, forse hanno più probabilità di capire.

STEFANO        Così torniamo al Far-west, tu  la testa te le stai giocando !

NELLO             Uno deve parlare il loro linguaggio. E’ la paura che ci fotte.

STEFANO        La paura di che imbecille ! Loro sono bestie e tu no !

NELLO             E lo sono diventato anch’io una bestia, mi ci hanno fatto diventare.

STEFANO        Scemo ti hanno fatto diventare .

FILOSOFO       Secondo me è colpa della straniera... Segue un silenzio. Nello brucia con lo sguardo il Filosofo, Stefano guarda i due cercando di capire. Dovevo stare zitto vero ?

STEFANO        Quale straniera ?

FILOSOFO       Non posso parlare, devo stare zitto.

STEFANO        No adesso parli !

NELLO             Non ha niente da dire.

FILOSOFO       A Nello. Hai visto, sto zitto, poi non ti incazzare.

STEFANO        Edna, ti sei fottuto pure tu Edna ?

FILOSOFO       No, Edna e la tua e me la fotto io.

STEFANO        Ma che storia è questa ?

NELLO             E’ pazzo, non sa quello che dice.

STEFANO        Lui è pazzo ma le cose se le lascia scappare. Chi è quest’altra straniera?

NELLO             Non la conosci, e non voglio parlarne.

STEFANO        Ora ricominci? Tu parli invece.

NELLO             Io vado. Si alza e fa per andare.

STEFANO        Dove ?

NELLO             Passa questa sera, ti faccio trovare la moto pronta.  

STEFANO        Ma che mi frega della moto. Chi ti sta riempendo la testa di minchiate !

NELLO             Lei non c’entra niente, quando l’ho incontrata già pensavo alle cose che ti ho detto. Anzi, stessi a sentire a lei, è più confusa di me.

STEFANO        Ma chi è ?

NELLO             Non importa, e comunque non la rivedo più. Stefano, non cercarla, lei davvero non c’entra niente.

STEFANO        Vallo a raccontare ad un altro, e Maria ?

NELLO             Maria è una brava ragazza, merita uno con la testa sulle spalle.

STEFANO        Io non ci posso credere, ora sei tu lo scapestrato ?

NELLO             E’ che deve stare tranquilla.

STEFANO        Anche tu devi stare tranquillo. Forse devi drogarti. Hai fatto male a smettere di fumare, ragionavi di più prima.

NELLO             Può darsi.

STEFANO        Credevo di essere io il minchione.

NELLO             Io vado.

STEFANO        Aspetta.

NELLO             Che c’è ?

STEFANO        Mi devi giurare che prima di fare qualsiasi cosa me lo dici, va bene ?

NELLO             Per farmi dire se faccio bene o male ?

STEFANO        Preferisco saperlo.

NELLO             Ho soltanto un gran casino nella testa, ce ne vuole prima che faccio cazzate.

STEFANO        E invece è proprio nella confusione che si fanno cazzate.

NELLO             E’ stato uno sfogo, dimentica tutto.

STEFANO        Non dimentico nulla, dammi il numero di tuo fratello a Roma.

NELLO             Lascia perdere.

STEFANO        Guarda che io ti tengo d’occhio, non ti mollo un istante.

NELLO             Adesso pure la balia ti metti a fare ?

STEFANO        Ti ammazzo io prima che lo fa qualcun altro.

NELLO             Stefano, lo so che se glielo chiedi lo convinci a dirti chi è la ragazza, per favore lasciala perdere, non c’entra, ha già i suoi problemi.

Nello si allontana. Stefano guarda il Filosofo negli occhi.

FILOSOFO       lo hai sentito, se me lo chiedi mi convinci, quindi non chiedermelo.

Il filosofo se ne va lasciando Stefano perplesso. Dopo aver riflettuto, un gesto di stizza e poi va via. Dissolvenza incrociata con il campo.

SCENA DODICESIMA.

Le due ragazze stanno ancora parlando  una di fronte all’altra accovacciate sulle gambe, come se si confidassero dei segreti.

EDNA              ...Ci ha fatto strada lui.

NAILE              Ti sei innamorata del suo coraggio.

EDNA              Io l’ho salvato ! e poi il suo non era coraggio. Superato il confine e le mine tra le quali camminava sfidando la morte, ha avuto un cedimento nervoso, ed ha pianto.

NAILE              Era stanco.

EDNA              Ha realizzato allora quello che era successo. Gli hanno ammazzato il figlio sotto gli occhi... è rimasto impassibile.

NAILE              Come è andata ?

EDNA              Ero pochi passi dietro. Si erano uniti a noi sulle montagne, scappati lui e il figlioletto da un villaggio vicino. Sua moglie e due figli non erano con lui quando sono arrivati i soldati, è dovuto scappare senza di loro. Non parlava molto. Teneva stretto nella mano il suo bambino come si tiene la cosa più preziosa che si ha. A tre giorni di cammino dal confine i soldati fermarono la nostra carovana per perquisirci e toglierci i documenti. Forse spaventato o per seguire una biglia che gli era sfuggita, Il piccolo si divincolò dalla mano del padre e cominciò a correre. Lo chiamò, tentò di seguirlo ma, un soldato appena ragazzino lo bloccò. Lui indicò il suo bambino e spiegò che doveva riprenderlo che era spaventato che si sarebbe perso e ancora altre cose che il soldato non ascoltava, soltanto gettò con disprezzo uno sguardo, e guardando di nuovo il padre con un ghigno di malessere alzò il braccio e sparò . Il bambino si piegò sulle ginocchia in un istante. Il padre rimase stordito a guardare forse l’ultimo... ‘pezzo’, della sua famiglia, al quale in quei giorni di marcia si era aggrappato per continuare a sperare. Il militare gli fece notare allora che non c’era motivo perché si allontanasse dalla fila, non aveva più un figlio, e gli ordinò di proseguire la marcia ma,  l’uomo era spento, non sentiva più nulla, non reagiva più a nulla. Il soldato gli puntò in faccia la pistola...

NAILE              Come lo hai salvato ?

EDNA              Mi sono fatta avanti nella fila, gli ho dato una spinta perché camminasse. Il soldato vedendolo muovere non si è più sentito sfidato e lo ha lasciato perdere, sputando per terra si è allontanato. Sono rimasta accanto a quell’uomo per il resto del cammino. Non ha più detto una parola ma il suo silenzio era come un urlo di dolore  infinito. Mentre camminava cercava dentro di se un motivo per farlo. La speranza forse di rivedere gli altri familiari. Arrivati al confine, trovammo le mine. Mentre gli altri discutevano, lui ha preso ad avanzare, indicando con delle pietre i posti dove poter poggiare i piedi. Il suo sguardo era dritto all’orizzonte, perso. Forse sperava di morire e invece ci ha salvati tutti... Ecco la mia storia d’amore, è lui l’uomo che credo di amare.

NAILE              Lo hai più visto ?

EDNA              Ci hanno separati e distribuiti.

NAILE              Non lo hai seguito ?

EDNA              Non sapevo ancora di esserne innamorata. Poi avrebbe potuto incontrare la moglie, e gli altri due figli, ed io sarei stata solo parte di un brutto ricordo. Non saprei nemmeno dire se in quei giorni mi ha veramente vista.

NAILE              Eri accanto a lui.

EDNA              Ma lui era assente. Nei suoi occhi c’era solo il figlio in una pozza di sangue.

NAILE              Come fai a dire di esserne innamorata ? Forse era solo pietà !

EDNA              Può darsi, però mi piacerebbe stargli di nuovo accanto. Se fossi sicura di incontrarlo, e di poter essergli utile, tornerei oggi stesso in quella terra.

NAILE              Hai provato a chiedere di lui ?

EDNA              Che importanza ha adesso.

NAILE              Dici di amarlo.

EDNA              Non importa, amare fa male, chi non ama non soffre.

NAILE              Hai paura di cercarlo.

EDNA              Può darsi. Adesso però tocca a te. Raccontami tu una storia d’amore.

NAILE              Avevo un ragazzo, amico di mio fratello, ma non so se era una cosa seria.

EDNA              In che senso.

NAILE              Non so se era amore, cioè, non so che parola usare. Insieme stavamo bene, ma non riuscivo ad immaginare il mio futuro con lui. Non era il ragazzo dei miei sogni, ma qualche volta riuscivo a sognare con lui.

EDNA              L’hanno ucciso ?

NAILE              No, è partito con mio fratello per combattere. So che era vivo qualche mese fa.

EDNA              Ti amava ?

NAILE              Diceva di si.

EDNA              E tu ?

NAILE              Spesso ho pensato di lasciarlo, mi sembrava onesto, adesso mi manca molto. Lo vorrei accanto. Noi siamo abituati ad abusare della parola amore. Forse è una cosa più piccola di quella che pensiamo, non per questo però meno grande.

EDNA              Ah ! io non lo so.

NAILE              Penso ai miei genitori, sembravano sposati più per caso che per scelta, intendo dire che una volta era diverso. Eppure io non ho mai conosciuto amore più grande del loro, fatto di piccole cose. Li consideravo poco come coppia, ma il loro segreto era un amore poco spettacolare, sincero, profondo. Ho visto mia madre piangere per la perdita del suo compagno, del suo amore disincantato ma vero, di cui poteva fidarsi, che non l’avrebbe più accompagnata per la vita.

EDNA              Lo cercherai il tuo ragazzo ?

NAILE              Si, e se è vivo ancora, da lui voglio dei figli.

Pausa.

EDNA              Avevi ragione, il vento ha spazzato via le nuvole.

NAILE              Allora diamoci da fare.

EDNA              E l’italiano ?

NAILE              Lui non c’entra. E’ un ragazzo splendido.

EDNA              Davvero non accetterai la sua offerta ?

NAILE              Certo che no.

EDNA              Faccio fatica a capirlo.

NAILE              Io non lo so cosa vede in me, ma un giorno capirà che era uno sbaglio.

SCENA TREDICESIMA.

La notte di quel giorno sotto casa di Graziella si aggira il Filosofo. E’ seduto, disperato, con gli occhi fissi sulla finestra di lei.

FILOSOFO       Graziella, Graziella, perché non mi sente ? Proverò con il pensiero, con la telepatia... Esegue. Rimane qualche istante a riflettere. Tanto un giorno ti innamorerai di me e sentirai il mio pensiero. Io però ho da  dirti una cosa importante prima che sia tardi... la dirò lo stesso, la sentirai  dopo... quando uno non è innamorato riceve più tardi i segnali di chi lo è. I miei pensieri rimarranno registrati nel cielo, e tu un giorno li raccoglierai e ti innamorerai di me. I tuoi vagano altrove... ma io li leggo lo stesso, li raccolgo, non sono per me ma che importa, lo saranno. E se non è così li sentirà la luna e te li racconterà. Altrimenti che ci sta a fare la sopra, così sospesa... spia di notte i sospiri d’amore, li raccoglie in un cestino di fragole rosse, ogni tanto ne lascia cadere qualcuna in testa ad un poeta. E’ così che i poeti conoscono i pensieri più intimi, li chiedono alla luna. Cadrà quando  non avrà più amori da custodire o ispirare. Intanto, galleggiando nell’aria, sorretta dai vapori dai nostri cuori, vivrà. D’altra parte tutto l’universo si tiene sospeso nello stesso modo. Graziella io volevo dirti che non posso più aspettare, Il cielo se lo guardi per un po’ ti fa bene, ma poi devi assolutamente distogliere lo sguardo, perché se lo fissi troppo lui si sente scoperto, e allora si vendica facendoti cadere dentro. Mi stava succedendo, stavo cadendo nel cielo. Non c’è l’ho fatta a non guardare. Ho sbagliato lo so, ma non posso più aspettare. Fanno bene quelli come Stefano che passano e vanno, non sono stupidi loro, avvertono il pericolo e vanno oltre. Bisogna viverla così la vita, come dei passanti, come se stesse accadendo agli altri, fare in modo che ci sia sempre un altro protagonista della tragedia, semmai da aiutare, da salvare. Ora io lo so che se mi sentissi scenderesti ad aiutarmi, e so anche che mi amerai quando sentirai che ti amavo. La mia anima mi ha fregato, mi ha raggiunto e superato, così senza neanche che me ne accorgessi ero io ad inseguire lei, e più la fuggivo, più le andavo incontro. Ecco perché ti voglio, si è nascosta tra le tue cosce. Si è fermata li e mi ha fregato. Devo salire a prenderti, se aspetto ancora rischio di tradirti, devo fare il primo passo prima che sia tardi per noi due. Se cadessi non avrei più la forza di guardarti in faccia. Come potrei amarti per il resto di quella vita che ci resta ?

SCENA QUATTORDICESIMA.

Intanto in casa di Graziella.

GRAZIELLA      Sei di poche parole.

NELLO             Non ho niente da dire. Graziella ride. Cos’hai da ridere ?

GRAZIELLA      Io non lo avrei mai detto e tu ?

NELLO             Cosa ?

GRAZIELLA      Che un giorno tra me te sarebbe andata così !

NELLO             Possiamo cambiare argomento ?

GRAZIELLA      Pensavo solo che è curioso. Sembravi così serio e riservato, non lo avrei mai detto, ecco tutto.

NELLO             Eppure sono l’ultimo del paese che non ti eri ancora fatto, prima o poi doveva accadere. Anzi , proprio l’ultimo no, c’è il Filosofo.

GRAZIELLA      Non ci riesci a non essere cafone, è il tuo forte.

NELLO             Hai ragione, non volevo parlarti così.

GRAZIELLA      Come facevi a sapere che sarei andata al Charlie questa sera ?

NELLO             Non lo sapevo.

GRAZIELLA      Vuol dire che sei venuto li per caso ?

NELLO             Cosa c’è di strano.

GRAZIELLA      Parecchio. Non  straparlavi di quel genere di locali ? Ambiente da ricchi, figli di papà imbottiti di soldi e pasticche... al contrario dei bravi ragazzi come te, con i saldi principi.

NELLO             Se ti vuoi vendicare per come ti ho trattata ci stai riuscendo.

GRAZIELLA      Non ne ho nessuna voglia, ma lo meriteresti.

NELLO             Hai notizie del tuo ragazzo ?

GRAZIELLA      Perché me lo chiedi ? Nemmeno lo conosci.

NELLO             Che c’entra. Pensavo a lui.

GRAZIELLA      Ti fai venire gli scrupoli un po’ tardi.

NELLO             Niente scrupoli, pensavo a lui così, senza motivo.

GRAZIELLA      Sono quattro mesi che non ci vediamo. Le licenze sono corte per viaggiare fino a qui. Poi da quando c’è la guerra la sua è una delle caserme operative. Si starà divertendo anche lui, sono sicura. 

NELLO             Mi sentivo solo in dovere di chiederlo ecco tutto.

GRAZIELLA      E Maria, come sta ?

NELLO             L’ho lasciata.

GRAZIELLA      Avete litigato.

NELLO             L’ho lasciata.

GRAZIELLA      Non ci credo, quelli come voi non si lasciano, litigano.

NELLO             Credi quello che ti pare.

GRAZIELLA      Tu speravi di incontrarmi questa sera.

NELLO             Sei proprio stupida Graziella. Cosa vuoi che ti dica ? Che volevo incontrarti ? Va bene lo dico, lo volevo, avevo voglia di fare una cazzata stasera e mi sono detto, ora vado da Graziella e me la sbatto, alla faccia di tutto e di tutti ! Che cazzo vuoi adesso, è piaciuto anche a te o hai fatto un’opera di beneficenza ?

GRAZIELLA      Calmati, con chi credi di parlare ?

NELLO             Con una puttana, anzi una puttana è meglio di te !

GRAZIELLA      Non urlare.

NELLO             Io urlo quanto mi pare.

Pausa. Nello si calma.

NELLO             Sono tre anni che faccio il bravo ragazzo, quello per bene, di sani principi. Hanno ammazzato mio padre ! Tutti i santi giorni da quella mattina maledetta, ogni persona nuova che incontro la guardo negli occhi per cercare di capire se sto guardando in faccia l’assassino di mio padre. Ogni volta mi sembra di incontrarlo, di leggere nei suoi pensieri, che ride di me. ‘Povero fesso’ pensa,  ‘gli ho ammazzato il padre e lui pure la macchina mi aggiusta’. Sono stanco di fare il bravo ragazzo, mi sono rotto la minchia. Quello stronzo di mio fratello è scappato da questa merda. Ed io che ci faccio ancora qui ? ‘Nello e tu che fai non parti ?’  ‘No zia, io resto. Papà avrebbe voluto così’  ‘Ma con quale coraggio resti in questo inferno ?’  ‘Qui ci sono nato, è la mia terra, qui voglio restare.’ Basta ! Basta ! Basta ! non ne posso più, non ne posso più.

GRAZIELLA      Nello, calmati adesso.

NELLO             Quasi piangendo Proprio qui dovevano mandarli quei disperati, con tutti i nostri morti da capire anche i loro dobbiamo piangere ?

GRAZIELLA      Scusami, io non credevo...

NELLO             Lascia stare, scusami tu. Sono confuso, non so quello che faccio e che dico. Avevo bisogno di sfogarmi stasera.

GRAZIELLA      Io non credevo, non sapevo che stessi così.

NELLO             Ha fatto bene Giacomo. Lui è sempre stato più sveglio di me. Me lo aveva detto di partire con lui. Disse che la mia era una reazione sbagliata, che prima o poi avrei realizzato quello che era successo.

GRAZIELLA      Perché non partisti?

NELLO             Mia madre, sarebbe rimasta sola a piangerci tutti, il marito ammazzato, i due figli scappati.

GRAZIELLA      Ti sei pentito di essere rimasto ?

NELLO             Prima no, ma adesso è cambiato tutto. Non volevo costruire sul dolore, avevo deciso di affrontarlo. Qui ne avrei avuto la possibilità, partendo avrei messo nella valigia il ricordo di un uomo onesto da vendicare, restando avrei avuto in questo inferno un uomo giusto da riscattare. Adesso però dove sono ? Dopo tre anni sento che non sono ne partito ne rimasto, a metà di un viaggio che porta da una parte alla vendetta, dall’altra alla fuga. Eppure all’inizio ero sicuro di farcela. Dicevo a tutti che avevo perdonato l’assassino di mio padre, che bisognava avere il coraggio di fermare il male con la forza, il coraggio di dire basta alla violenza. ‘L’amore verso chi sbaglia può cambiarlo’ dicevo, quella sarebbe stata la vera rivoluzione. La gente faceva finta di capirmi ma mi guardava come guarda il Filosofo, con curiosità e con malizia, come si guarda un pazzo. Quelle parole rimbombano come proiettili impazziti nella mia testa. Mi chiedo chi era quello che le diceva, e a volte credo che avesse ragione la gente, un pazzo.

GRAZIELLA      Perché dopo tre anni ?... C’entra la tua ragazza ?

NELLO             No, non sa niente, non sospetta nulla. Lei conosce un Nello diverso, la spaventerebbe sentire questi discorsi.

GRAZIELLA      Può darsi che lo sappia comunque. Noi donne sentiamo anche quello che gli uomini tacciono.

NELLO             Proverò a parlarle, ma non credo sia la persona che può aiutarmi adesso.

GRAZIELLA      Non so se diaspiacermi per lei.

NELLO             Ti fai venire tu i sensi di colpa ?... C’è l’hai da fumare ?

GRAZIELLA      Prende uno spinello già pronto. In genere lo fumo prima di andare a letto con qualcuno, per stordirmi, ma tu non me ne hai dato il tempo.

NELLO             Ti ho trattata male.

GRAZIELLA      La vuoi sapere una cosa invece ? Sono contenta che sei venuto al Charlie questa sera, e che mi hai incontrata. Non ci siamo mai cercati, eppure in una sera siamo diventati intimi.

NELLO             Me la fai una cortesia ? Dimentica quello che ti ho detto, non ci pensare.

GRAZIELLA      Far finta di niente, che non sia successo nulla di importante, è la mia specialità. Io ho due vite, una da nuda e un’altra vestita, l’una ignora l’altra, anche se sono complici.

NELLO             Devo andare.

GRAZIELLA      Dove a quest’ora ? Resta se vuoi.

NELLO             Devo andare via.

GRAZIELLA      Ci vedremo ancora, voglio dire... niente. Sai dove cercarmi.

NELLO             Già.

GRAZIELLA      Non resti neanche a fumare ?

NELLO             Non ne ho più voglia.

GRAZIELLA      Senti, lo so che non dovrei dirtelo, però stavo pensando una cosa, perché non vai adesso da lui ? Magari un periodo fuori può servirti.

NELLO             Dappertutto ma non da lui, non da lui. Tutte le volte che lo sento mi sforzo di fargli credere che sto bene, ma quando me lo chiede con insistenza ho sempre paura di tradirmi, di cedere. Lui me lo dice se voglio andare a trovarlo per un po’, ed io gli faccio sempre intendere che ci sto pensando, ma non è vero. Crede ancora che non so nulla.

GRAZIELLA      Nulla di cosa ?

               

Nello  non risponde, e prima di dirigersi verso la porta si avvicina a Graziella e le da un delicato bacio sulle labbra. Poi va verso l’uscita. Nell’aprire la porta però, si trova il Filosofo con gli occhi colmi di lacrime a fissarlo con incredulità.

FILOSOFO       Sei proprio tu ?

NELLO             Filosofo, che ci fai qui ?

FILOSOFO       Stavo spiando. Credevo di sbagliarmi e invece sei tu. Stai soffrendo tanto vero ? Se ti fermi le vedi le cose, se ti fermi vedi tutto, ed io ora sono fermo, e anche tu sei fermo e stai vedendo veramente chi sei.

NELLO             Senti, parliamone un’altra volta. Ci sono delle cose che devo spiegarti.

FILOSOFO       Che Graziella è una puttana ? Lo sapevo, tu che c’entravi però ? A me non dava fastidio che andasse con gli altri, ma da te mi sento tradito.

NELLO             Stai correndo troppo.

FILOSOFO       E tu sei sudato. Siamo tutte pecore nere noi, fuggite dal pastore che in fondo siamo noi stessi.

GRAZIELLA      Intanto ha raggiunto i due. Filosofo, perché sei salito questa sera ?

FILOSOFO       Volevo portarti via con me.

GRAZIELLA      Vuoi entrare ?

FILOSOFO       Tornassi indietro vorrei non andare a scuola, ti ricordi Graziella che genio che ero ? Peccato, sarei potuto essere felice se fossi rimasto stupido come te. La felicità vera è degli stupidi, a quelli come me rimane lo sgomento, che rende lo stesso felici ma in un modo diverso. Forse non mi sarei nemmeno innamorato di te.

NELLO             Senti ora basta, vieni con me, andiamo via parleremo io e te da soli.

FILOSOFO       Nello prova a prenderlo per un braccio, ma lui ha una reazione violenta. Non toccarmi, non ci provare mai più. Una volta parlavo con te, e credevo che mi sentissi. Vado via da solo.

NELLO             Dove vai ?

FILOSOFO       Vado a prendermi. Torno all’ovile.

GRAZIELLA      Senti, mi dispiace, ma tu sapevi che non dovevi illuderti. Non è colpa mia, ne di Nello.

FILOSOFO       Mi sarebbe piaciuto solo dormire nel tuo seno una volta.

Il Filosofo si avventa su Graziella repentinamente, e le strappa dei capelli, e stringendoli nel pugno chiuso, scappa via. Nello e Graziella non sanno cosa fare, poi Nello decide di uscire.

GRAZIELLA      Dove vai adesso ?

NELLO             A cercarlo.

SCENA QUINDICESIMA.

Notte. Il Filosofo cammina a passo veloce nel buio, non si vede molto ma sembra perfettamente a suo agio. Stacco su Nello che lo insegue. Quest’ultimo al contrario non si orienta facilmente nell’oscurità, la sua marcia è discontinua, il suo sguardo è privo di punti di riferimento. Ritorno sul Filosofo la cui marcia ormai è quasi una corsa. Ha lo sguardo basso e non vede davanti a se, come se conoscesse perfettamente la strada. Il ritmo di Nello diventa sempre più discontinuo, ora corre, ora si blocca per qualche ostacolo vero o immaginario. Oltre a guardare davanti a se, cerca anche alle sue spalle. Intanto il Filosofo sempre più spedito, alza lo sguardo adesso come se avesse visto qualcosa, la punta, accelera per raggiungerla. Nello diventa lentamente da inseguitore, l’inseguito, scappa invece di rincorrere. Buio.

La rete metallica che divide il campo dal paese. Sopraggiunge Nello trafelato. Sembra non rendersi conto di essersi diretto proprio li, se ne avvede solo in quell’istante, non riesce ad evitare di avvicinarsi. Non vede nessuno, sente un rumore, impaurito riprende la sua fuga-inseguimento .  Sopraggiunge il Filosofo. Si dirigeva esattamente li. Si ferma, guarda la rete, non vede nessuno, si siede. Il suo sguardo fisso incute timore. Buio. Luce. Il Filosofo è sempre seduto, finalmente arriva chi aspettava. Si tratta di Naile, sorpresa di trovare qualcuno. Il Filosofo la guarda con cattiveria, che nasconde con un sorriso. Buio.

SCENA SEDICESIMA.

Roma la mattina seguente. Luca in pigiama nella stanza sta ascoltando un telegiornale e consumando la colazione. Dopo qualche istante si apre la porta e compare Giacomo. E’ ben vestito, il che crea un certo stupore in Luca. I due rimangono in silenzio per un po’ pur senza ignorarsi.

LUCA               Tutti si aspettano grandi cose dalla Ferrari quest’anno.

GIACOMO        Senza dubbio le avranno. Ho portato il latte, l’ho finito stamattina.

LUCA               C’era il thè. Ti sei svegliato presto.

GIACOMO        Si, avevo un impegno.

L’atmosfera diventa quasi rarefatta, con una lenta dissolvenza la scena seguente diventa straniata da tutto il resto. Quello che segue sembra essere davvero un dialogo, i due parlano come se si trattasse di un’unica storia. La televisione manda spot pubblicitari di cose inutili, o musica di cartoni animati come Superman, o braccio di ferro.

LUCA               Hanno trasmesso un’intervista in televisione che mi ha angosciato.

GIACOMO        Ho riflettuto su quanto è successo ieri sera.

LUCA               Intervistavano un cecchino. Un ragazzo sui ventidue ventitré anni .

GIACOMO        Non sulle cose che ci siamo dette, ma su quello che c’era nascosto dietro le parole.

LUCA               Aveva negli occhi tutta l’innocenza di cui ha raccontato.

GIACOMO        La riflessione mi ha ricondotto alla mia infanzia, al mio rapporto con mio padre. Lui era un uomo che tutti stimavano per la grande onestà, si sarebbe rovinato piuttosto che fare una sola lira disonestamente.

LUCA               Un giovane studente viene indotto a pensare che il popolo con cui ha convissuto per tutta la vita, non è altro che un’aggregazione di pericolosi criminali che ordisce trame contro di lui,  la sua famiglia, il suo popolo, la sua cultura.

GIACOMO        La zona della Sicilia dalla quale provengo non è facile, alcune famiglie mafiose hanno le radici proprio da quelle parti.

LUCA               A nulla serve la sua resistenza intellettuale ed emotiva, presto deve confrontarsi con delle prove inconfutabili di crimini il cui obiettivo è lui stesso. Anni di propaganda politica e militare lo convincono che esiste una sola verità : Il popolo con il quale ha convissuto per tutta la vita, è il nemico. Il suo amico Mirko, di religione diversa, di lingua diversa, di cultura diversa, è una bestia di razza inferiore che non comprende l’amore.

GIACOMO        Mio padre era convinto di fare la sua rivoluzione vivendo onestamente in quella realtà, sperava che a lui si sarebbero aggiunti altri, e altri ancora. Tutti erano felici di vederlo, lo accoglievano con grandi abbracci e sorrisi, lo congedavano con espressioni di rassegnazione e di scherno. Si è fatto uccidere, e con lui hanno assassinato le belle e inutili teorie che ci ha insegnato. Non la realtà, ma i suoi sogni lo hanno ucciso.

LUCA               Il suo amico Mirko il destino vuole che sia la prima persona ad entrare nella croce dei cerchi concentrici del suo fucile di precisione. All’inizio il ragazzo esita, poi sa cosa è giusto fare, glielo hanno detto, e lo fa.

GIACOMO        Sulla statale 328 alle ore 14.34 di un giorno d’agosto di tre anni fa è stato rinvenuto il cadavere dei sogni di un uomo che si illudeva di cambiare il mondo, uno stupido idealista che si rifiutava di scendere a patti con lo stato delle cose. Rimane un mucchio di cenere delle sue parole.

LUCA               Da quel momento uccidere diventa più facile, diventa abitudine, routine. Il ragazzo trova persino mistica l’esperienza, e ringrazia il suo Dio tutte le sere per avergli dato una vista tanto accurata da spappolare un cuore a più di quattrocento metri con un solo colpo.

GIACOMO        Non c’è rivoluzione che si possa compiere se non si tiene conto del linguaggio e dei mezzi che l’ordine da sovvertire utilizza. Non si può disprezzare la vita fino al punto di non difenderla contro la violenza. Ovunque il male ha messo radice, quella radice va estirpata, l’attesa rende solo più difficile il compito. Bisogna agire prima che innocenti illusi idealisti muoiano per la loro purezza.

LUCA               C’è il volere divino dietro ogni cosa, anche nella mano che toglie una vita agisce questo volere per realizzare un disegno di portata biblica. L’uomo non può fare che eseguire. L’eccitazione è all’apice, la gioia incontenibile ad ogni notizia buona dal fronte politico, è la conferma che Dio è dalla parte giusta. Dio ha scelto il suo partito politico, ed è lo stesso di quel ragazzo che ora è un cecchino professionista, serio, preciso, onnipotente e giusto come il suo Dio.

GIACOMO        Mio padre era un puro, vittima della complicità dello stato e di se stesso. Al suo funerale la cittadinanza tutta intervenne, ma il saluto più sentito era al suo assassino, anch’egli intervenuto con il vestito e gli occhiali scuri e la fascia tricolore, un garofano rosso sangue donò alla bara della sua vittima, la cittadinanza applaudì il gesto commosso. Uccidere diventa non soltanto una necessità, bensì un obbligo, quando in gioco ci sono i valori stessi su cui si poggia la civiltà dell’uomo.

LUCA               La guerra è vinta, il nemico scacciato. C’è festa e ammirazione, onori e gloria e tanto silenzio nella casa di Mirko, vuota. La porta è sprangata il ragazzo entra, va nella stanza del suo amico, si accovaccia nell’angolo dove anni prima due giovani parlarono dei primi amori, della prima fuga, della prima vittoria, e stupendosi delle storie quasi uguali si giurarono senza parole eterna amicizia. Pianse per tutta la notte il cecchino. Aveva fatto decine di centri, ma sempre sbagliando il bersaglio. Mirko gli mancava, il Dio che gli aveva ordinato di ucciderlo non c’era più a confortarlo, non c’era mai stato quel genere di Dio, era lui stesso. Buio repentino.

SCENA DICIASSETTESIMA.

La mattina seguente nell’officina dove lavora Nello. Arriva Stefano, stranamente silenzioso si mette in un angolo ad osservare l’attività di Nello, infastidito da quell’atteggiamento.

NELLO             Cosa c’è, ti manca la parola questa mattina ?

STEFANO        No.

NELLO             E allora ?

STEFANO        Allora cosa ?

NELLO             Te ne stai li in silenzio,  strano.

STEFANO        Non c’è niente di strano, ti controllo.

NELLO             Toccato. La moto come va ?

STEFANO        E’ una bomba, bravo.

NELLO             Cercando di capire. Facci un paio di pieni poi la riporti che la controlliamo.

STEFANO        Va bene.

NELLO             C.s. Neanche oggi lavori ?

STEFANO        Vado più tardi.

NELLO             Sei ai cancelli del campo ?

STEFANO        Si.

NELLO             E... la tua Edna ?

STEFANO        Sai come si chiama.

NELLO             Si. Come sta ?

STEFANO        Se vuoi sapere se ho cercato di rintracciare la straniera con cui ti vedi, la risposta è no.

NELLO             Sempre più sicuro. Bene. Lei non c’entra.

STEFANO        Ho capito. Perché non vai a trovare tuo fratello a Roma per un po’ ?

NELLO             Ci penso.

STEFANO        Ti farà bene stare lontano qualche settimana. Lontani da casa si chiariscono le idee. Io quando ho fatto il militare...

NELLO             Non mi interessa.

STEFANO        Già. Comunque credo che dovresti allontanarti da qui.

NELLO             E se ti dicessi che non ci penso affatto ?

STEFANO        Ma hai appena detto il contrario !

NELLO             Davvero, l’ho detto ? Allora ci penso.

STEFANO        Senti, cerchiamo di parlarci chiaramente.

NELLO             Avanti.

STEFANO        Io ti impedirò di fare cazzate, con le buone o con le cattive, quindi stai attento a come ti muovi. Ti sbatto dentro con le mie mani.

NELLO             Pausa, lo guarda. Tende a perdere l’equilibrio dietro.

STEFANO        Cosa ?

NELLO             La moto, oltre i centocinquanta, la perdi dietro.

STEFANO        Non me ne frega un cazzo. Io ti ho avvertito.

NELLO             D’accordo.

STEFANO        E chiama Maria.

NELLO             Ci penso.

STEFANO        Ieri ha pianto tutta la sera.

NELLO             Le hai detto nulla ?

STEFANO        Certo. Non è giusto quello che le stai facendo.

NELLO             Le hai detto tutto ?

STEFANO        Solo che sei confuso, per la storia di tuo padre. Del resto non sa.

NELLO             Potevi dirle tutto visto che c’eri.

STEFANO        Ti stai davvero rincretinendo. Ho parlato con i miei, ho detto che partirai per un po’ di tempo, baderanno loro a tua madre.

NELLO             L’organizzatore dovevi fare, non il carabiniere.

STEFANO        Pensa quello che vuoi, il mio consiglio te l’ho dato.

NELLO             Sembra più di un consiglio.

STEFANO        Senti Nello, di giovani come noi con la testa bucata da una pallottola ne ho visti fin troppi. Spesso si tratta di delinquenti, di gente che ha cominciato ad uccidere molto presto, e sapere che quella fine se la sono cercata non riesce a non farmi provare pietà per loro. Ora tu sei libero di fare quello che ti pare, però ti prego, non farti ritrovare con il cervello spappolato.

NELLO             Hai mai ucciso qualcuno ?

STEFANO        Mai, ma non faccio che pensare al giorno in cui potrebbe capitarmi. Ad un mio collega è successo, e non si è più ripreso, ha lasciato l’arma, ed è vittima di continue crisi depressive.

NELLO             Io invece non credo che sia così difficile farlo.

STEFANO        Ma che cazzo dici.

NELLO             Ho detto che non credo sia difficile. Premi un grilletto e Bum ! Tu vai via e quello rimane per terra. Non ci vuole molto.

STEFANO        Stai vaneggiando, te ne rendi conto ?

NELLO             E credo anche che dopo un po’ di morti cominci a provare gusto, una specie di senso di onnipotenza. Sapere che puoi decidere della vita di qualcuno ti fa assomigliare a Dio. Io sparerei in faccia, mentre quello piange e mi chiede di risparmiarlo.

STEFANO        Stai impazzendo.

NELLO             In fondo ai militari chiedono proprio di uccidere no ? Quindi non è una cosa che deve scandalizzarti tanto.

STEFANO        Non spariamo a chiunque.

NELLO             Nemmeno i criminali, anche loro hanno un senso della giustizia.

STEFANO        Non so cosa mi trattiene a non gonfiarti di botte.

NELLO             Prova a farlo e ti spacco la testa con questa. Mostra un arnese da lavoro. Ti spaventa morire ? Fa paura non è vero ? Però non c’è gusto ad ammazzare uno che conosci, è più bello immaginare chi era, ridargli una vita nella tua fantasia. Magari un povero imbecille lo rendi migliore che ne sai ? Forse ci rimani pure male, e invece hai fatto solo un’opera di pulizia. Sai perché abbiamo cominciato una guerra persa laggiù ? Hanno le palle per fotterci tutti quanti, americani, tedeschi, italiani, inglesi, e lo sai perché ? Perché hanno ucciso tanto, si sentono onnipotenti, la morte per loro è la strada più veloce per farli diventare santi. Loro sono eroi, hanno vinto la morte, pensaci, è eccitante sapere che uccidere serve a renderti immortale. Ride. Io so anche perché loro spaccano i corpi... per vedere cosa c’era dentro, dov’è quella persona che un attimo prima piagnucolava, e scoprono solo ossa, budella e merda. Tutte le stronzate sull'anima, dove cazzo è l’anima ? Nell’intestino forse, e prima di morire se le data a gambe per il buco del culo, è l’unica spiegazione perché in quell’ammasso di carne che marcisce non c’è. Anche il cuore, lo hai mai visto un cuore ? Io si, quello di mio padre. Sul tavolo dell’autopsia, non è come lo disegnano i bambini, è un pezzo di carne informe che sembra andata a male per il colore livido, quasi viola. Fa schifo a vederlo. Siamo strani noi uomini, abbiamo fondato la vita intera su un ammasso di carne che marcisce.

STEFANO        Non c’è la faccio a sentirti dire stronzate, me ne vado.

NELLO             Tu c’eri sul luogo dove è stato ritrovato mio padre ?

STEFANO        Chiesi di non andare, volli evitarmi lo spettacolo.

NELLO             Ed il verbale, lo hai letto ?

STEFANO        No.

NELLO             E allora te lo dico io perché mio padre è morto.

STEFANO        Lo so perché tuo padre è morto.

NELLO             C’è un particolare che non ti ho mai raccontato. E’ morto perché era un fesso.

STEFANO        Ma che dici ?

NELLO             No, non sto scherzando, è morto perché era un fesso. In quei giorni venne avvicinato da alcuni capi della zona...

STEFANO        Chi ?

NELLO             Mia madre non lo ha mai detto, a me. Mia madre mi ha taciuto tutto, diceva che era per proteggerci. Gli proposero di prendere parte con la sua ditta alla realizzazione del villaggio residenziale sul mare. Era una proposta che valeva qualche miliardo. Nella realizzazione c’erano le ditte di costruzione più grosse della zona. L’occasione che ti cambia la vita, saremmo diventati ricchi. Mio padre rifiutò l’offerta, e sai perché ? Perché i soldi per la realizzazione del villaggio erano soldi da riciclare, soldi sporchi. Disse che non voleva macchiarsi di omicidio, secondo lui di quello si trattava. Accettare di arricchirsi con quei soldi sarebbe stato come partecipare alla morte di tanti poveri fessi. ‘Io ho figli’ diceva, ‘Non mi immischiate in queste cose, e poi, mollica sono e mollica voglio rimanere, il mio l’ho fatto’ così diceva. A qualcuno questo suo rifiuto risultò come uno schiaffo, come un’offesa, e inoltre lo avevano messo a parte di troppi particolari. Così un uomo onesto che si era fatto i cazzi suoi per tutta la vita divenne un pericolo per la mafia. All’inizio lo lasciarono stare, poi per vendicarsi cominciarono a chiedergli sempre più soldi, sempre più soldi. Doveva pagare per lavorare, più di quello che guadagnava. Era nervoso, intrattabile. Decise di prendere la licenza per portare l’arma con se. La sera prima, si chiuse nello studio, e lo sentimmo litigare con qualcuno al telefono. Volarono parole grosse. Quando aprì la porta, era sconvolto, balbettava, non riusciva a parlare. A me venne da piangere per la rabbia. Mio fratello gli disse di raccontarci cosa stava succedendo, ma lui si incazzo, e gli mollò uno schiaffo. Erano anni che non lo faceva. Il giorno dopo lo hanno trovato in macchina con un colpo in testa e uno al cuore. Aveva in mano la pistola, la sicura era tolta. Il tempo per sparare lo aveva avuto, ma non lo ha fatto. Si fece ammazzare, il fesso. Decise di farsi ammazzare. Ma non si è portato nella tomba il nome del suo assassino, mia madre e mio fratello mi hanno ingannato...Si ferma.  Adesso mi manca, e qualcuno deve pagare. Per tre anni mi hanno e mi sono soltanto preso per il culo, ora voglio vendetta.

STEFANO        Le avete mai raccontate queste cose ?

NELLO             Mia madre, c’è l’ho impedì. Disse che soltanto il silenzio ci avrebbe protetti, soltanto il silenzio avrebbe evitato a me e mio fratello di finire uccisi. Poi Giacomo partì per Roma. Partì frettolosamente, come se scappasse, e mia madre ha finto insieme a lui in tutto questo tempo.

STEFANO        Cosa hai saputo ?

NELLO             Il silenzio, voglio proteggerti.

STEFANO        Tuo padre avrebbe voluto...

NELLO             Risparmiati le stronzate.

STEFANO        Hai sete di sangue ?

NELLO             Di giustizia.

STEFANO        La tua ?

NELLO             La mia.

STEFANO        Pausa. Deciso.  Questa sera, cerca nel cestino delle carte di fronte, ti procuro una pistola. Reazione di Nello. Dico sul serio. Ti procuro una pistola rubata, così fai quello che devi fare e ti togli dalle palle, però sappi una cosa, se lo farai, sarai tu il mio primo morto. Vuoi giocare con gli stessi metodi, va bene, te lo consento, anzi ti aiuto io. Però tu diventi criminale ed io resto un carabiniere. Ti cercherò, e saprò dove trovarti. Ti sparerò. Fa per andare, poi torna sui suoi passi. Ieri notte, abbiamo trovato il Filosofo morto. Ucciso da un colpo di pietra.

NELLO             Colpito. Dove ?

STEFANO        Al campo. Dentro il campo. Aveva scavalcato la rete. Lo hanno trovato con i pantaloni abbassati.

NELLO             E’ stato violentato ? !

STEFANO        No, però si crede che voleva farlo. Aveva stretti nel pugno di una mano i capelli  di una donna.

NELLO             Dove è stato trovato con precisione ?

STEFANO        Dove ci siamo incontrati due sere fa. Sai qualcosa ?

NELLO             Niente.

STEFANO        Pensi che possa saperne qualcuno che conosci ?

NELLO             Non credo.

STEFANO        Comunque stanno interrogando.

NELLO             I capelli, sono un indizio ?

STEFANO        Potrebbero essere della donna che l’ha ucciso. Per adesso si pensa ad una del campo.

Stefano va via, Nello sembra tremare. Si sente venire meno e nelle gambe e quasi cade. Guarda verso l’uscita. Va via. Buio.

FINE PRIMO ATTO.

SECONDO ATTO.

SCENA PRIMA.

La scena rappresenta un unico luogo. Ci troviamo in casa di Nello, in un ambiente che fa da ingresso e da tinello. La casa non è modesta, ma nemmeno eccessivamente ricca. Sono presenti la madre di Nello seduta sul sofà, Maria presso lei,  Stefano in divisa, e in piedi accanto alla finestra Giuseppe. I quattro sono molto agitati. Tra tutti il più nervoso è Stefano.

MARIA             Un pochino, soltanto un pochino, le farà bene.

MADRE            Non ce la faccio.

MARIA             Così non può resistere, un po’ deve riposare.

MADRE            Più tardi ci vado, aspetto che torni.

MARIA             Stefano, diglielo tu che è meglio, sono troppe ore che non chiude occhio.

STEFANO        Signora, appena sapremo qualcosa di nuovo la chiamiamo noi, ha ragione Maria, vada a riposare.

GIUSEPPE       Maria, accompagnala tu, magari con te viene.

MARIA             Su, le faccio compagnia io. Stiamo un po’ e ci alziamo.

Le due donne si allontanano.

GIUSEPPE       Come fanno ad esserne certi ?

STEFANO        La ragazza lo ha identificato..

GIUSEPPE       Magari si sono sbagliati. Non ci si può fidare di una straniera.

STEFANO        Tutto coincide.

GIUSEPPE       Si è sbagliata.

STEFANO        Se se ne vuole convincere.

GIUSEPPE       Non lo so, è che mi sembra così assurdo.

STEFANO        La sua fuga non chiarisce la faccenda.

GIUSEPPE       Il fratello è stato avvertito ?

STEFANO        L’ho chiamato io stesso, si è messo in viaggio ieri pomeriggio appena lo ha saputo. Ormai è a momenti per arrivare.

GIUSEPPE       Gli hai detto tutto ?

STEFANO        Si.

GIUSEPPE       Come ha reagito ?

STEFANO        E come doveva reagire ? E’ sconvolto.

GIUSEPPE       Viene con la macchina ?

STEFANO        Lo accompagna un amico.

GIUSEPPE       Certo chi lo avrebbe mai detto ! Tutto avrei immaginato tranne questo.

STEFANO        Ormai è inutile starsene a piangere, meglio accettare la cosa così com’è.

GIUSEPPE       Però a volte la vita ti prende di contropiede. Faccio bene io con i miei figli a farli rigare dritto. Le chiacchiere servono a poco da queste parti, gli schiaffi ci vogliono. Bisogna che la famiglia sia altrettanto violenta della società se no si perdono i figli. Avessi almeno intuito qualcosa... lo avrei preso a calci piuttosto che fargli fare questa fine. Niente, un ragazzo modello. Il padre lo portava d’esempio il suo Nello, è anche per questo che l’ho preso a lavorare nella mia officina. E mi fece piacere che corteggiasse mia figlia, l’ho sempre visto di buon occhio.

STEFANO        Adesso non più, non è vero ?

GIUSEPPE       Certo che adesso la situazione si complica.

STEFANO        Cosa vuol dire, che il bravo Nello è diventato un volgare criminale anche per lei  signor Giuseppe ?

GIUSEPPE       Io non dico niente, sei tu che dici, e se è vero quello che dici, i fatti parlano da soli non credi ? E poi cosa c’entrava il povero pazzo ? Deve aver perso il cervello anche lui. Quando si subisce una violenza si diventa pericolosi.

STEFANO        Quando le cose si mettono male sono tutti pronti a voltarti le spalle.

GIUSEPPE       Questo di me non lo puoi dire. Gli ho dato un lavoro, ed ero anche pronto ad accettarlo in casa mia come un figlio, nonostante fosse difficile .

STEFANO        Difficile perché ?

GIUSEPPE       Io non ho mai avuto a che fare con la mafia. Se quelli temono qualcuno non ci parlano, gli sparano. Nello per loro poteva essere un pericolo.

STEFANO        Nello non sapeva chi ha ucciso il padre, ne lui ne la madre e il fratello.

GIUSEPPE       Tutti sanno che sono rimasti zitti, ma tutti sanno anche che è strano che non siano venuti a sapere.

STEFANO        Cosa vuole dire ?

GIUSEPPE       La faccenda era nota a molti, se non gli hanno sparato, c’era qualche ragione.

STEFANO        Non capisco.

GIUSEPPE       Garanzie.

STEFANO        Continuo a non seguirla.

GIUSEPPE       Francesco non li ha lasciati poveri è vero, ma in questa casa c’è più di quello che si possono permettere. Non dico i ragazzi, ma la madre avrà saputo vendere bene quel silenzio.

STEFANO        E come ?

GIUSEPPE       La sicurezza per i figli, sia in termini spirituali che materiali.

STEFANO        Se non la offendo signor Giuseppe, è soltanto perché rispetto il colore dei suoi capelli, ma meriterebbe ben altro.

GIUSEPPE       Sono io a non offendermi. Capisco che Nello è tuo amico e che gli vuoi bene perciò parli così. Però fatti dire che sei giovane, ancora troppo per vedere anche quello che non ti piace.

STEFANO        Il padre ha lasciato ben altro esempio, sia ai figli che alla moglie.

GIUSEPPE       Quando ti vedi davanti agli occhi un familiare morto ucciso, o le cambi certe idee, o te le fanno cambiare. Io non giudico nessuno, anzi, credo che avrei fatto lo stesso anch’io. Purtroppo tanta premura non è servita, e un bravo ragazzo per il dolore diventa  criminale, fortunatamente è successo in tempo.

STEFANO        Dimentica che io sono un carabiniere.

GIUSEPPE       Non te la prendere.

STEFANO        La gente come lei so bene come trattarla in altro contesto. Dice di non avere nulla a che fare con la mafia, si sbaglia. Lei è, un mafioso.

GIUSEPPE       Non ti permettere un’altra volta...

SCENA SECONDA.

In quel momento rientra Maria. Non le sfugge la tensione che si è creata tra i due uomini. Stefano abbassa la sfida verso Giuseppe, il quale si sente molto in imbarazzo.

MARIA             Cosa è successo ?

GIUSEPPE       Niente. La signora si è addormentata ?

MARIA             Voi avete saputo qualcosa che non mi dite.

GIUSEPPE       Niente ti ho detto, non fare la stupida.

MARIA             Lo hanno trovato e ucciso vero ?

GIUSEPPE       Ma che minchia dici ?

MARIA             Lo hanno ucciso ? Dimmelo tu Stefano.

STEFANO        Ti sbagli, non è così.

MARIA             E allora perché avete quelle facce tese ?

STEFANO        Io e tuo padre abbiamo avuto un chiarimento...

GIUSEPPE       ... Stefano non è contento del lavoro che gli abbiamo fatto alla moto.

MARIA             E vi sembra il momento per tirare fuori questa storia ?

STEFANO        Io non credo...

GIUSEPPE       ... Ho cominciato io, è colpa mia. Il nervosismo mi fa parlare a sproposito.

Pausa. Tensione negli sguardi.

STEFANO        La signora dorme ?

MARIA             E’ crollata come una pietra.

STEFANO        E tu come stai ?

MARIA             Sono forte, posso aspettare.

GIUSEPPE       Invece adesso ce ne andiamo a casa.

MARIA             No, io non vengo. La signora ha bisogno di me.

GIUSEPPE       Hai già fatto abbastanza, andiamo.

MARIA             Vai tu se sei stanco, poi ti seguo.

GIUSEPPE       Adesso, con me.

STEFANO        Non si preoccupi Giuseppe, dopo la accompagno io.

GIUSEPPE       Preferisco che...

STEFANO        La signora si sveglia e non la trova, che figura ci fa sua figlia. Ne va dell’educazione che lei stesso gli ha dato.

GIUSEPPE       Di quello che fa mia figlia ne rispondo io.

STEFANO        Se è per la questione della moto non si preoccupi, è una cosa tra me e lei soltanto, sua figlia non c’entra.

MARIA             Papà, io non vengo. Vai, poi ti seguo.

GIUSEPPE       Ne riparliamo, a casa.

Giuseppe esce molto contrariato, ma sembra non poter fare diversamente.

MARIA             La moto non c’entra, è così ? Stefano non risponde. E’ così, lo so. E’ di Nello che avete parlato. Mio padre è sempre stato contrario e non l’ho mai capito il motivo vero. Lo teneva sotto esame, come dice lui. Però le cose sembravano andare bene. Non sapeva della crisi negli ultimi giorni. La sera uscivo, e credeva che incontrassi Nello in piazza così gli facevo credere. Forse ho sbagliato.

STEFANO        No.

MARIA             Dovevo parlare con Nello, fargli capire che non doveva escludermi.

STEFANO        Non  darti colpe che non hai.

MARIA             Obbligarlo a sfogarsi, invece ho accettato il suo cambiamento improvviso senza battere ciglio.

STEFANO        La situazione non era semplice.

MARIA             Dovevo metterlo di fronte ad una scelta. Invece ho preferito aspettare, dargli il tempo che serviva. Credevo di non perderlo in questo modo, ed è stato peggio.

STEFANO        Non avresti potuto fare altro.

MARIA             Non dovevo aspettare inutilmente. Se soltanto avessi insistito l’avrei fermato, se soltanto fossi stata pronta.

STEFANO        Non te ne avrebbe parlato. Non voleva che sapessi.

MARIA             Cosa ?

STEFANO        Che stava cambiando. Voleva proteggerti.

MARIA             Proteggermi ?

STEFANO        Voleva vendetta per l’assassinio del padre.

MARIA             No, non Nello.

STEFANO        Così mi ha detto.

MARIA             Tu cosa ne sai ?

STEFANO        Me lo ha detto.

MARIA             Ti ha parlato ?... Cosa c’entra il Filosofo ?

STEFANO        Non me lo spiego. Ieri mattina in officina, era strano, più del solito. Quando gli ho detto del Filosofo ha tremato, ma come potevo immaginare fosse stato lui.

MARIA             Stefano, devi dirmi una cosa e non mentire, conosceva la ragazza che lo ha denunciato ?

STEFANO        Lunga pausa. Si, credo di si.

MARIA             Chi è ?

STEFANO        Una del campo.

MARIA             Questo lo so. Erano amanti ?

STEFANO        No.

MARIA             Non mentire ti ho detto.

STEFANO        Non mento, non erano amanti.

MARIA             Allora Nello si era innamorato di lei .

STEFANO        Che ne sai.

MARIA             Non avrebbe ucciso altrimenti.

STEFANO        Il filosofo era pazzo, stava violentando quella ragazza. Lo ha ucciso per fermarlo.

MARIA             Nello conosceva bene il filosofo, sapeva come fermarlo.

STEFANO        Evidentemente non ci è riuscito.

MARIA             Non ci credo. Ha agito così perché amava quella ragazza.

STEFANO        Non lo so, non chiedermelo.

MARIA             Lo so io. La mafia non centra, ha ucciso per quella.

STEFANO        Io non penso.

MARIA             Io spero sia così.

STEFANO        Che vuoi dire ?

MARIA             Se è solo quello, tornerà appena gli passa la paura. Dove sarà adesso ?

STEFANO        Sarebbe già tornato.

MARIA             Perché ?

STEFANO        Maria, Nello è armato.

MARIA             Cosa ?

STEFANO        Ha una pistola, e dei proiettili.

MARIA             E perché ?

STEFANO        Non ho fatto in tempo ad impedirlo.

MARIA             Cosa dici ?

STEFANO        Naile, la straniera che lo ha denunciato, si è decisa a parlare soltanto ieri sera tardi. Nello ha fatto in tempo a prendere una pistola che gli avevo procurato.

MARIA             Tu gli hai procurato una pistola ?

STEFANO        Sono un cretino lo so, volevo metterlo alla prova. Una pistola in mano  credevo lo costringesse a rendersi conto di quello che diceva, e così...

MARIA             E’ riuscito ad averla ?

STEFANO        Si.

MARIA             La polizia che lo sta cercando lo sa ?

STEFANO        Ho dovuto dirlo, non potevo fare altrimenti.

MARIA             E’ pazzesco.

STEFANO        Lo è.

MARIA             Forse l’ha presa solo per paura, Nello non sparerebbe a nessuno.

STEFANO        Ha ucciso il Filosofo.

MARIA             Come fate ad essere sicuri che la ragazza ha detto la verità ?

STEFANO        La sicurezza non c’è, ma il fatto che sia scappato lo fa pensare.

MARIA             Forse sta coprendo lei ?

STEFANO        Sul cadavere ci sono le sue impronte, trovate anche sulla pietra.

MARIA             Questo non vuol dire niente.

STEFANO        Purtroppo abbiamo una sola testimonianza.

MARIA             Non può essere stato lui veramente, non ci credo.

STEFANO        Vorrei non crederlo anch’io, ma è scappato e ha portato con se una pistola.

MARIA             Quindi anche tu sei nei guai adesso ?

STEFANO        Conta poco, volevo lasciare l’arma. Non fa per me.

SCENA TERZA.

Bussano alla porta. Stefano va ad aprire. La tensione è alta. Entra un carabiniere in divisa.

CARABINIERE  Stefano, ti devo parlare.

STEFANO        Parla pure.

CARABINIERE  Non so se è il caso.

STEFANO        Di cosa si tratta ?

CARABINIERE  Del tuo amico, crediamo.

STEFANO        E’ la ragazza.

CARABINIERE  Posso parlare ?

MARIA             Lo avete trovato ?

STEFANO        Guarda il carabiniere negli occhi facendogli intendere che può parlare. Allora ?

CARABINIERE  No, però è successo qualcos’altro.

STEFANO        Cosa ?

CARABINIERE  Mezz’ora fa è stato rinvenuto il corpo senza vita di don Calogero Schilliti.

STEFANO        Il mafioso ?

CARABINIERE  Lui. I proiettili potrebbero provenire dalla pistola che ci hai detto.

STEFANO        Cosa significa potrebbero provenire ?

CARABINIERE  Stiamo aspettando il rapporto della scientifica.

STEFANO        Marco, è o non è quella pistola che ha sparato ?

CARABINIERE  Mi dispiace Stefano, il mio parere è che provengono da quell’arma. Pausa. Aspettiamo solo la conferma, ma crediamo che sia stato il tuo amico a sparare.

STEFANO        E come ?

CARABINIERE  Apparentemente si è introdotto nella villa di Schilliti senza problemi, pare che don Calogero conoscesse il ragazzo e lo ha fatto entrare, poi si sono allontanati a bordo della Mercedes dove è stato ucciso.

STEFANO        Dove è stato trovato il cadavere ?

CARABINIERE  Non lontano da qui.

STEFANO        Dove ?

CARABINIERE  E’ stata una vendetta Stefano, il morto è stato rinvenuto nello stesso posto dove tre anni fa è stato ucciso Francesco Regina. 

MARIA             E di Nello c’è qualche traccia ?

CARABINIERE  Nessuna. Ma ormai non dovrebbe tardare la sua cattura. L’omicidio è avvenuto da poche ore, non può essere andato lontano a piedi. Stanno battendo tutto il circondario, metro per metro.

STEFANO        Bene Marco. Serve il mio aiuto ?

CARABINIERE  Il comandante dice che per adesso non è il caso, se servirà il tuo intervento sarai prelevato. Tieniti a disposizione.

STEFANO        D’accordo.

CARABINIERE  Mi dispiace Stefano, e anche per lei signorina.

MARIA             Gli sparerete ?

CARABINIERE  Guarda Stefano per consigliarsi, ma questi abbassa lo sguardo. No, se non saremo costretti. Vi terrò informati.

Il carabiniere esce, lasciando la scena nel silenzio. Maria comincia a piangere Stefano le si avvicina.

MARIA             Cosa gli è successo ?

STEFANO        A questo punto vorrei sapere cosa gli succederà !

MARIA             Dobbiamo fare qualcosa.

STEFANO        Vado a cercarlo.

MARIA             Dove ?

STEFANO        Lo troverò.

MARIA             Ma hanno ordinato di non muoverti.

STEFANO        Devo trovarlo prima di loro.

MARIA             Vengo con te

STEFANO        No, resta qui.

MARIA             Vengo con te.

STEFANO        Non se ne parla.

MARIA             Correrò al comando a dire dove stai andando.

STEFANO        E’ pericoloso, te ne rendi conto ?

MARIA             Nello non è pericoloso.

STEFANO        E invece si, ha un’arma, e ha sparato.

MARIA             A noi non sparerà ?

STEFANO        Come fai ad esserne sicura ?

MARIA             E tu ?

STEFANO        Io sono un carabiniere, so affrontare queste situazioni.

MARIA             Senza un’arma...

STEFANO        Me l’hanno requisita.

MARIA             Se vuoi cercarlo senza un’arma è perché sai che non ti sparerà.

STEFANO        Lo spero.

MARIA             Non ti lascio andare solo.

STEFANO        Convincente Giuro che lo riporto a casa, salvo. Controlla se fuori ci sono uomini in divisa.

MARIA             Si affaccia alla finestra. Sono dappertutto.

STEFANO        Come posso uscire di qui !

MARIA             Dal terrazzo.

STEFANO        Cosa ?

MARIA             Maria controlla che sul pianerottolo non ci sia nessuno Salendo si arriva al terrazzo, li c’è un passaggio che comunica con una palazzina abbandonata accanto, sotto, dalle  cantine si arriva nella campagna.

STEFANO        Vado.

SCENA QUARTA.

Stefano esce. Maria si lascia andare al pianto. Dopo qualche istante la porta si apre, si intravede la sagoma del carabiniere che lascia entrare Naile. Alle due ragazze basta uno sguardo per riconoscersi. Naile abbassa gli occhi, poi facendosi coraggio si fa avanti.

NAILE              Volevo conoscerti.

MARIA             Volevi vedermi soffrire.

NAILE              Voglio parlare con te.

MARIA             Prima rispondi ad una mia domanda, Nello ti ama ?

NAILE              Nello è confuso, ha bisogno di aiuto.

MARIA             Ed è venuto a chiederlo a te.

NAILE              Si.

MARIA             E perché proprio a te ?

NAILE              Non lo so, o meglio, non so se è come penso.

MARIA             E cosa, penseresti ?

NAILE              Ha cercato qualcuno che come lui fuggisse, un compagno di fuga. Dalla prima volta che l’ho incontrato sembrava sconvolto, ma tentava di nasconderlo mostrandosi forte, poi due sere fa è crollato.

MARIA             Cosa ha fatto ?

NAILE              Voleva che scappassi con lui...

MARIA             Ma tu non hai voluto !

NAILE              Già !

MARIA             Eppure tu sei abituata a scappare, perché sei una profuga vero ?

NAILE              Nel mio paese c’è la guerra, sono ospite qui.

MARIA             E ti trovi bene nel mio paese ?

NAILE              Non capisco cosa importa.

MARIA             Rispondi, com’è il mio paese ?

NAILE              L’Italia ci aiuta. Abbiamo brutte storie alle spalle, vi prendete cura di noi.

MARIA             Ti trovi bene dunque ?

NAILE              Si, credo di si, ma non è la mia terra.

MARIA             Certo che non lo è, la tua terra nemmeno esiste più.

NAILE              Perché dici questo ?

MARIA             A te non bastavano solo soldi, la tua posta era più alta !

NAILE              Cosa vuoi dire?

MARIA             Noi ragazze di queste parti se stiamo zitte è per educazione, ma il nostro silenzio conosce molte cose. Le tue amiche si sono accontentate di soldi, vestiti e qualche divertimento, ma per te non è stato così.

NAILE              Non ti capisco.

MARIA             Guardami in faccia, e rispondimi... hai voluto innamorarlo non è così ?

NAILE              Io credo che dovresti controllarti.

MARIA             Cosa volevi da lui ? Volevi che ti sposasse ?

NAILE              Niente di quello che dici.

MARIA             Sei una bella ragazza, e si vede che sei istruita, sei diversa dalle tue amiche.

NAILE              Ti sbagli a parlare di noi in questo modo.

MARIA             Preferisci che usi altre parole ?

NAILE              Preferisco che rifletti prima di parlare.

MARIA             Ho riflettuto molto in questi giorni stanne certa. Avevo intuito che poteva esserci un’altra donna, ma credevo fosse una di noi.

NAILE              Cosa cambia ?

MARIA             Sarebbe stato più facile da accettare. Avete portato solo guai nel nostro paese, sbarcando con voi, odio, risentimento, paura, mascherato con le lacrime, con gli sguardi pietosi.

NAILE              E questo che hai capito della mia gente ?

MARIA             Siete dei poveri disperati, e ci state portando via la serenità.

NAILE              La serenità, l’avevate prima che arrivassimo ?

MARIA             Avevamo i nostri problemi, che erano meno difficili da affrontare.

NAILE              Posso farti una domanda Maria ?

MARIA             Non chiamarmi per nome !

NAILE              Pensi davvero di capire tutto quello che ci portiamo dentro ?

MARIA             Si, lo so, lo vedo.

NAILE              Non sai niente ne di me ne della mia gente. Quello che tu hai visto in televisione io l’ho vissuto.

MARIA             Non centra la televisione. Io vedo cosa avete fatto ai nostri uomini.

NAILE              Non puoi confonderci con il comportamento di qualcuno, anche perché questo qualcuno non ha seminato, ha raccolto.

MARIA             No, è facile aprire le cosce per prendere gli uomini, più difficile è aprire le braccia, il cuore. Ci vuole tempo per stringerli a se onestamente. Ma siete arrivate voi, un sorriso, una lacrima, e il gioco è fatto.

NAILE              Stai soffrendo.

MARIA             Evita ti prego, cerca almeno di avere dignità. Adesso te lo dico io cosa è successo ieri sera. Nello, ti ha sorpresa mentre facevi le tue porcherie con quel povero pazzo. Anche a me è venuto a chiedere dei soldi per la colletta, la colletta ! Anche ad un povero malato di mente sfilate denaro ! Nello non è come gli altri ragazzi del paese, come Stefano per esempio, che sa benissimo come trattare con voi. Nello è un ingenuo, un semplice, perché ha sofferto e soffre ancora per la violenza che ha dovuto subire. Tu lo avevi convinto a scappare con te, gli hai raccontato che lo amavi, che avevi bisogno di lui, ed hai approfittato della sua debolezza per fargli credere che anche lui avesse bisogno di te. Nello ha perso la testa quando ti ha vista con il Filosofo, tu ti sei accorta della sua presenza, così hai simulato una aggressione, hai preso quella pietra ed hai colpito il pazzo. Lo hai ucciso però, e la tua commedia non prevedeva un evento tragico, e allora di fronte a quel morto, l’ultimo atto lo hai dovuto improvvisare, ed hai chiesto a Nello di proteggerti. Così è scappato, facendo credere di essere stato lui ad uccidere il suo amato Filosofo. Tu non sai quanto Nello amasse quel ragazzo.

NAILE              Ho già raccontato alla polizia come sono andate le cose.

MARIA             La storiella che hai raccontato con me non funziona perché conosco quelle come te.

NAILE              E quest’altro morto, sono stata io ancora ?

MARIA             Non sanno chi sia stato.

NAILE              Ti hanno detto questo ?

MARIA             Nello è sconvolto.

NAILE              Anche tu lo sei.

MARIA             Non ti permetto di rivolgerti a me in questo modo !

NAILE              Io voglio tornare nella mia terra, è li che sono diretta. Io non scappo.

MARIA             Per trovare cosa, cadaveri da riconoscere, case distrutte, e puzza di morti bruciati vivi !

NAILE              Smettila, non sai niente, e nemmeno puoi capire.

MARIA             E allora spiegamelo visto che sono tanto stupida. Spiegami che motivo spinge una giovane donna a tornare nell’inferno da cui viene. Perché, se il destino l’ha risparmiata una volta, dovrebbe andare a cercare di nuovo la morte, forse è masochismo, no, non credo. Più facile è cercare di sfruttare al meglio l’occasione che si ha nell’essere stati invitati in casa di benestanti, senza perdere tempo bisogna portare via, rubare, quanto più è possibile. E’ quasi per diritto che voi rubate, prendete per concessione divina. Ma quello che avete trovato, e che ci avete portato via, non è vostro, è nostro.

NAILE              Abbiamo solo chiesto aiuto.

MARIA             Vi abbiamo allungato il braccio, ma ci portate a fondo con voi.

NAILE              Io voglio tornare nella mia terra, non ho chiesto carità, solo aiuto.

MARIA             Perché dovresti, si sta bene in Italia, lo hai detto !

NAILE              Se a te chiedono chi sei, tu una risposta c’è l’hai da dare, io no.

MARIA             Perché non lo sai chi sei ? Se vuoi te lo dico io, sei una profuga, senza più una patria perché gliel’hanno bruciata, e che crede sia un diritto ricostruirsi una vita altrove portandola via ad altri.

NAILE              Non voglio ricostruirmi un bel niente qui. Io ho il mio passato altrove.

MARIA             Sei furba, ma non mi inganni.

NAILE              Ero venuta qui per parlarti.

MARIA             Lo hai trasformato in un profugo, come te.

NAILE              Si sentiva già un profugo, per questo mi ha cercata !

MARIA             Queste stronzate raccontale ad altri !

NAILE              E’ così ti dico. Lui aveva paura di se stesso, dei sentimenti che stava coltivando. Io non sapevo del padre, l’ho saputo soltanto al commissariato. Lui voleva odiare qualcuno, ed ha cominciato con l’odiare se stesso.

MARIA             Sta zitta, ti scongiuro sta zitta.

NAILE              Sono stata zitta, e mi hai rovesciato addosso tutto il tuo dolore.

MARIA             Allora vattene.

NAILE              Avresti dovuto cacciarmi prima, senza parlare. Adesso mi ascolti, ho il diritto di difendermi. Nello si stupiva quando dicevo di non odiare i carnefici del mio popolo. Tu dici che soffriva per la violenza subita, anch’io soffro per la violenza che mi hanno fatto. Lui voleva qualcuno che condividesse quel dolore, l’odio, il risentimento che prendeva largo nella sua anima ma non ha trovato in me quel qualcuno. Io non sono ciò che dici tu Maria. Non farti guidare dall’odio anche tu. Nello è vittima solo di se stesso. Il dolore può rendere più deboli o più forti, dipende dal nostro coraggio. Ti prego, abbi il coraggio di credermi.

MARIA             Nello non ha mai fatto del male a nessuno.

NAILE              E’ accecato dal dolore.

MARIA             Perché non me ne ha parlato ?

NAILE              Perché ti ama. Non voleva portarti con se, non voleva farti pagare il prezzo del sua disperazione.

MARIA             Perché voleva che tu lo seguissi allora ?

NAILE              Pensava di trovare chi potesse assomigliargli, qualcuno che come lui, provasse risentimento, voglia di riscatto per il male subito. La prima volta l’ho incontrato per caso in un punto della rete che separa il nostro campo dal paese. Era seduto con la testa fra le gambe, e piangeva, ho creduto di non dovermi avvicinare, non pensavo fosse giusto. Questo è successo ancora per le due sere successive, ma poi non c’è l’ho fatta, e così mi sono fatta vedere. Lui è fuggito via facendo finta di niente, ma la sera dopo è tornato, e così da circa due settimane i nostri erano diventati come appuntamenti. Non ho capito subito cosa Nello cercasse in quegli incontri, ero troppo presa da me, dal desiderio che avevo di parlare con qualcuno così lontano dall’orrore dal quale venivo. Non ho saputo ascoltarlo, fino a quando era troppo tardi, e il suo dolore è scoppiato anche con me.

MARIA             Perché ?

NAILE              Voleva portarmi via, ma la verità è che cercava di fuggire dal dolore ed io gli davo questa illusione. Quel dolore è diventato vendetta, e la colpa è solo sua.

MARIA             Perché dovrei crederti ?

NAILE              Perché sai che dico la verità.

MARIA             Lo ha ucciso lui il Filosofo ?

NAILE              Quel povero ragazzo è arrivato al campo come un dannato. Soffriva per qualcosa che non so bene. Quando mi ha vista, ho capito che era me che cercava. Ha scavalcato la rete metallica e mi ha aggredita. Voleva possedermi, e mentre ci provava piangeva, e teneva stretta  nella mano una ciocca di capelli. Ho cercato di liberarmi, ma poi è arrivato Nello, ha visto la scena, e si è precipitato addosso al ragazzo. Non riusciva a fermarlo in nessun modo, i due si dicevano parole di odio.

MARIA             Cosa ?

NAILE              Il ragazzo diceva di volersi vendicare, perché Nello lo aveva tradito. Lo ha spinto, Nello ha sbattuto la testa contro una pietra ed ha perso i sensi per qualche secondo, poi con quella stessa pietra lo ha colpito. Il ragazzo è morto sul colpo, con gli occhi ancora pieni di lacrime. Nello è rimasto fermo, bloccato. Sembrava non rendersi conto di quello che aveva fatto, poi ha buttato via la pietra, ed è scappato.

MARIA             Avresti dovuto seguirlo.

NAILE              Cosa ?

MARIA             Io non sono stata in grado, ma tu avresti dovuto fermarlo.

NAILE              Non potevo.

MARIA             Perché ?

NAILE              Era troppo tardi.

MARIA             E allora avresti dovuto farlo prima che tutto ciò accadesse, accettare la sua fuga e salvarlo.

NAILE              Lo ami tanto non è così ?

MARIA             Lo avrei aspettato, avrebbe capito con il tempo, e sarebbe tornato da me.

NAILE              Non potevo farlo.

MARIA             Potevi invece.

NAILE              Voglio tornare nella mia terra non scappare dal dolore. Anch’io sono stata strappata al mio destino, come lui, ma voglio riprendermi quella vita che mi è stata tolta. Era la mia vita quella, ed è ancora laggiù nella terra che tu dici non esistere più. Forse hai ragione, perché esisterà di nuovo quando la sua gente andrà a riprendersi quello che ha lasciato. E’ li che devo tornare, lo capisci ?

MARIA             Io capisco solo che in pochi giorni, anche il mio destino sta cambiando, e il ragazzo con cui volevo condividere la vita, è inseguito sulle montagne, divenuto assassino, e forse egli stesso sarà ucciso. Perché ?

NAILE              Non credo esista un perché, non voglio credere che esista.

MARIA             Se le cose sono andate come dici, allora hai fatto bene a denunciarlo.

NAILE              Ho avuto paura per me e disprezzo per lui ed ho detto quanto era successo. Non potevo permettere che mi si portassero via ancora una volta la speranza, i miei sogni. Domani parto per il ritorno. Un aereo militare riporterà alcuni di noi a casa.

MARIA             E’ la ricompensa ? La sua vita per la tua !

NAILE              Non l’ho chiesto io. Lo hanno deciso loro. Non dovevo partire domani, il mio rientro sarebbe avvenuto in un altro momento, ma viste le circostanze si è preferito che avvenisse il prima possibile.

MARIA             Come è strano vero ? Sembra ci sia un equilibrio nel dolore, una vita che riprende per un’altra che si ferma.

NAILE              Non lo dire, hai il dovere di credere ancora.

MARIA             In cosa ?

NAILE              Io non riesco a pensare che sia tutto inutile, che sia tutto frutto dell’indolenza umana, che il fine ultimo delle cose sia nelle nostre mani sporche di sangue, guidate dalla vendetta. C’è qualcosa che va oltre tutti noi, qualcosa che ci unisce nel dolore come nell’amore.

MARIA             Sono solo parole.

NAILE              Ho camminato dieci giorni a piedi per le montagne, ho superato il freddo, la fame, la sofferenza fisica, e con il cuore pieno di spine. Ma non mi sono fatta guidare dal ricordo delle atrocità che ho visto con i miei occhi, quelle immagini le ho lasciate all’odio. Non capivo cosa fosse successo, ma so che in quei giorni l’unica cosa che ho fatto è stato cantare, ho cantato per dieci giorni, a volte in silenzio, altre volte ad alta voce canzoni d’amore. La mia gente diceva che stavo diventando pazza. Io so invece che il mio canto era diretto a qualcosa che non conosco ma sono certa lo ha ascoltato. E’ per quello che bisogna credere, perché c’è una possibilità che tutto questo abbia un senso. Ora di quei giorni ricordo le note non la fatica. Porto addosso la puzza di quei giorni di marcia senza sosta, ma andrà via.

SCENA QUINTA.

La porta si apre improvvisamente, le due giovani donne vengono colte di soprassalto. E’ Giacomo , ha con se il necessario, come chi è partito di corsa non badando a null’altro. Sembra stravolto, ha il volto teso.

GIACOMO        Maria !

MARIA             Correndogli incontro. Lo stanno cercando, è armato, ha sparato un uomo, vogliono prenderlo anche a costo di ucciderlo.

GIACOMO        So tutto, calmati, mi hanno detto tutto.

MARIA             Bisogna fermarli, Nello ha paura, deve essere protetto.

GIACOMO        Ho parlato con chi coordina le operazioni, non gli spareranno.

MARIA             Se lui non sparerà, altrimenti...

GIACOMO        Il comandante lo conosce da piccolo, mi ha assicurato che farà di tutto per proteggerlo.

MARIA             Non ci credo, non lo farà, ha figli.

GIACOMO        Dov’è Stefano ?

MARIA             E’ andato a cercarlo.

GIACOMO        Mi hanno detto che era qui, che non poteva muoversi a causa di quella pistola.

MARIA             E’ passato per il terrazzo, vuole trovarlo prima degli altri.

GIACOMO        Come ?

MARIA             Dice che lo troverà.

GIACOMO        Mia madre ?

MARIA             L’ho convinta a riposare, è stata in piedi tutta la notte.

GIACOMO        Devo parlarle assolutamente.

MARIA             Ora la sveglio.

Maria si allontana. Giacomo si siede. Resta in silenzio nella sua disperazione. Finalmente si accorge di Naile.

GIACOMO        Hai paura anche tu per lui vero ?

NAILE              Si.

GIACOMO        Nello deve volerti molto bene.

NAILE              Quello che conta adesso è che si salvi.

GIACOMO        Già.

NAILE              Mi ha molto parlato di te.

GIACOMO        Ti ha detto che mi odia ?

NAILE              Nient’affatto, il contrario.

GIACOMO        Ti ha mentito.

NAILE              Non credo.

GIACOMO        Dal giorno che ho deciso di andare via, mi ha sempre odiato.

NAILE              Non dice questo di te.

GIACOMO        Conta poco. Anche a me non lo ha mai detto, ma è così. Non mi ha mai perdonato di averli lasciati soli, e forse ha ragione.

Entrando, la madre, non riesce a non commuoversi e si butta al collo del figlio. Maria resta ferma sull’uscio.

MADRE            Giacomo !

GIACOMO        Stranamente freddo. Cosa sa Nello ?

MADRE            Resta bloccata. Nulla.

GIACOMO        Cosa gli hai detto ?

MADRE            Nulla, non sa nulla.

GIACOMO        E allora perché lo ha ucciso ?

MADRE            Non lo so, non lo so. Era soltanto un povero pazzo, suo amico. Scoppia a piangere.

GIACOMO        Non piangere per Dio ! Sta zitta !

MARIA             Ma cosa succede ?

MADRE            Nulla Maria, Giacomo è sconvolto per il fratello.

GIACOMO        Sei un’ipocrita ! Ed io sono peggio di te !

MADRE            Perché non chiudi quella bocca !

GIACOMO        E’ troppo tardi per temere ancora qualcosa.

MADRE            Chi è quella ragazza ?

MARIA             La straniera del campo.

MADRE            Chi l’ha fatta entrare ?

MARIA             E’ venuta da sola.

MADRE            Falla uscire Maria.

NAILE              Io... mi dispiace per quello che...

MADRE            Falla uscire ti ho detto.

MARIA             Era venuta per parlare con me.

MADRE            Non in casa mia.

MARIA             E’ una povera ragazza, credo che non centri.

MADRE            Vuoi farla uscire o no ? !

NAILE              Vado via signora. Volevo solo dirle che...

MADRE            Non hai nulla da dirmi, ringrazia solo Iddio che ti faccio uscire viva di qui.

MARIA             Si avvicina a Naile. Vieni, ti accompagno.

NAILE              Grazie.

SCENA SESTA.

Le due ragazze escono. Giacomo resta di spalle alla madre, sembra non avere il coraggio di guardarla in faccia.

MADRE            Maria è un’ingenua, si è fatta aggirare da quella puttanella.

GIACOMO        Sta zitta, sta zitta !

MADRE            E tu sei un cretino a parlare così davanti ad estranei.

GIACOMO        Sta zitta !

MADRE            Non sto zitta per niente, già la situazione è tragica vuoi che lo sia di più ?

GIACOMO        Ma cosa temi ancora ?

MADRE            Che la gente sappia quello che non deve.

GIACOMO        Non ti senti ridicola ?

MADRE            Perché dovrei ?

GIACOMO        Ormai non c’è più niente da perdere. Hai parlato con Nello ?

MADRE            No, mai.

GIACOMO        Non è possibile.

MADRE            Ti dico che è così !

GIACOMO        Prima fingevi o davvero non sai cosa è successo li fuori ?

MADRE            Cos’altro ancora ?

GIACOMO        Non sai nulla !

MADRE            Dormivo.

GIACOMO        E come ci sei riuscita ?

MADRE            Sono rimasta in piedi tutta la notte, Maria mi ha convinta.

GIACOMO        Ha ucciso don Calogero !

MADRE            Venendo meno. Cosa ?

GIACOMO        E’ andato a cercarlo nella sua villa, e lo ha ucciso.

MADRE            Ma questo non è possibile !

GIACOMO        Lo ha fatto. Tu sai cosa vuol dire questo vero ?

MADRE            Da chi lo ha saputo ?

GIACOMO        Non lo so. Però è certo che lo ha saputo. Quando ha capito di essere in trappola ha deciso di vendicare nostro padre.

MADRE            Ha ucciso Schilliti... non è possibile.

GIACOMO        Ecco perché era così strano. L’altro giorno ho trovato un messaggio in segreteria, era di Nello. Lo sai cosa diceva ? Che stava pensando di venire a Roma. Lo credi, Nello a Roma, proprio lui che del restare ne aveva fatto una questione d’onore. E infine lo sai come ha chiuso la telefonata ? Mi ha detto ‘Ti voglio bene’. Ho capito subito che era irrequieto, ma era già tardi.

MADRE            Bisogna scoprire con chi ha parlato.

GIACOMO        Che importanza ha ormai.

MADRE            C’è l’ha invece. C’è una cosa che a questo punto devi sapere, una cosa che ho taciuto in questi tre anni.

GIACOMO        Mi spaventi.

MADRE            Non so da cosa cominciare.

GIACOMO        Di che si tratta.

MADRE            Non sapevo cosa fare, ero disperata, disperata !

GIACOMO        Parla per la miseria, parla !

MADRE            Questo silenzio, in questi anni, è stato più orrendo di quanto possa credere. Non potevo fare altro. Quando Don Calogero comprese che io sapevo chi aveva ucciso Francesco, fui avvicinata da alcuni suoi uomini. Minacciò voi due e me stessa se avessi parlato, e come tu sai,  gli feci sapere che non avrei fatto il suo nome. Lui volle essermi grato. Mi inviò una lettera in cui diceva che non avrebbe potuto agire diversamente,  che Francesco era diventato troppo nervoso e che l’aveva  minacciato. Mi scrisse inoltre che Francesco gli chiese soldi, e che non si accontentava di poco.

GIACOMO        Non mi hai mai parlato di questa lettera.

MADRE            Era già difficile farti accettare il silenzio, ma ormai non ha più senso tacere ancora. La lettera era in una scatola dove trovai anche soldi. Schilliti diceva che si sarebbe preoccupato personalmente della nostra salute.

GIACOMO        No, no !

MADRE            Io non volevo accettare...

GIACOMO        Papà non ci ha lasciato male...

MADRE            Questo è quello che vi feci credere. Le cose non andavano bene. Tuo padre aveva bisogno di soldi per colmare alcuni debiti.

GIACOMO        Quali debiti ?

MADRE            Aveva lavorato negli ultimi anni per dei prestanome che alla fine non pagarono i lavori. Erano affari di Mafia, quella stessa Mafia che gli offrì di rifarsi con il villaggio turistico sul mare e che tuo padre rifiutò.

GIACOMO        Lo avevano incastrato.

MADRE            Io avevo il dovere di proteggervi, avevate diritto al vostro futuro.

GIACOMO        Hai accettato quel danaro.

MADRE            Ogni mese arrivava una scatolina con dei soldi.

GIACOMO        Hai comprato la vita di nostro padre ?

MADRE            Ho comprato la vostra sicurezza.

GIACOMO        Con la vita e la dignità di nostro padre !

MADRE            Ti prego, non essere  crudele con me, non lo merito.

GIACOMO        Come è potuto succedere tutto questo. Io non capisco, mi sembra un incubo. Dimmi che mi sveglierò e tutto sarà finito ti prego.

MADRE            Vorrei dirtelo, ma non è così.

GIACOMO        Due volte, due volte è stato ucciso mio padre, te ne rendi conto ?

MADRE            Non avevo scelta.

GIACOMO        Sono confuso, non so cosa pensare.

MADRE            Ti prego abbracciami.

Lungo silenzio. I due si guardano, la donna chiude gli occhi aspettando con ansia che il figlio le si avvicini. Giacomo guarda la porta, poi la donna. E’ confuso, non sa cosa fare. Infine raggiunge la donna e la stringe in un abbraccio. La donna si abbandona alle lacrime.

GIACOMO        Adesso capisco la tua improvvisa durezza, custodivi un terribile segreto.

MADRE            Rifarei lo stesso. Ho ucciso anche me stessa quel giorno, ma voi dovevate salvarvi.

GIACOMO        E’ con quei soldi che ho studiato ?

MADRE            Si.

GIACOMO        Pensavo fossero nostri.

MADRE            Importa poco, tuo padre li avrebbe spesi per voi.

GIACOMO        Temi che Nello abbia saputo anche questo ?

MADRE            Dobbiamo assolutamente scoprirlo.

GIACOMO        E come ?

MADRE            Non lo so.

GIACOMO        Chi sapeva ?

MADRE            Io e don Calogero. Io non ho mai parlato, ma di lui non so.

GIACOMO        Lo avrà detto a qualcuno.

SCENA SETTIMA.

In quel momento la porte si apre di prepotenza. Entra Maria con il viso pallido. Dietro di lei c’è Nello. E’ sporco, strappato, e stringe nella mano la pistola. Il suo sguardo è vuoto. E’ sconvolto. Guarda il fratello e la madre che sono rimasti ammutoliti, poi da un’occhiata alla stanza preoccupato.

NELLO             C’è qualcun altro in casa ?

MARIA             No, nessuno.

MADRE            Nello !

NELLO             Sta zitta, abbassa la voce. Siamo soli ?

GIACOMO        Solo noi.

NELLO             Dov’è Stefano ? Non l’ho visto li fuori, se non è con loro è con voi.

GIACOMO        Non è qui, è uscito per cercarti, fidati.

NELLO             Guarda fisso negli occhi il fratello come per sottolineare le sue ultime parole.  Quando sei arrivato ?

GIACOMO        Da poco. Come stai ?

NELLO             Non importa adesso. Devo scappare.

MARIA             Cosa hai intenzione di fare ?

NELLO             Mi servono dei contanti, molti, vi darò mie notizie non appena potrò.

MADRE            Dove vuoi andare ?

NELLO             Devo sparire dalla circolazione per un po’ di tempo.

MADRE            Ti prenderanno.

NELLO             Spero di no.

MARIA             Tutta la zona è circondata, è già un miracolo che tu sia arrivato fino a qui.

NELLO             Se mi è andata bene fino adesso mi andrà bene ancora.

MADRE            Non arriverai lontano !

NELLO             Vuoi tacere per Dio !

MADRE            La pistola a cosa ti serve ?

NELLO             Potrebbe essermi utile.

MADRE            Se vuoi solo scappare dalla a me.

NELLO             Maria, preparami un sacco con qualche cambio e da mangiare, non deve essere pesante.

MARIA             Ascolta tua madre, posala quella pistola, a che ti serve ?

NELLO             Per favore, non c’è tempo da perdere.

MADRE            Tu da qui con quell’arma non esci.

NELLO             Hai finito di darmi ordini tu sta zitta.

Maria si reca nell’altra stanza a preparare il sacco.

GIACOMO        Perché non ti fermi a riflettere un po’.

NELLO             Adesso devo scappare, non devo riflettere.

GIACOMO        Non sanno che sei qui, non lo sapranno. Credono che sia la fuori, non lo penseranno mai.

NELLO             Lo capiranno presto invece. Quando avranno visto dappertutto piomberanno in questa casa.

GIACOMO        Sono venuto con la macchina, è pieno di posti di blocco, come farai a scappare ?

NELLO             Per la montagna.

GIACOMO        La stanno setacciando palmo a palmo.

NELLO             La notte mi aiuterà. Ci sono percorsi che solo uno di qui conosce, non mi prenderanno.

GIACOMO        Anche se ci riuscissi, poi cosa succederà ?

NELLO             Non lo so non ho avuto il tempo di chiedermelo, per adesso corro, poi mi guarderò indietro.

GIACOMO        A Roma potrei aiutarti.

NELLO             A Roma... è troppo tardi, meglio dimenticarla Roma. Sarei dovuto venire con te una volta, fregarmene di tante stronzate, adesso sarebbe tutto diverso.

GIACOMO        Può darsi, oppure io sarei dovuto rimanere al tuo fianco.

NELLO             Sei pazzo, cosa dici ? Hai fatto bene, anzi, appena questa storia sarà finita ritorna li, e non venire mai più in questo inferno.

Maria rientra con un sacco pieno.

MARIA             Signora, dove trovo da mangiare ?

MADRE            In dispensa. La donna aiuta Maria.

NELLO             E a te come vanno le cose lassù ?

GIACOMO        Sei sicuro di voler portare quella pistola con te ?

NELLO             Perché fate finta di niente ? Non mi cerca solo la polizia.

MADRE            Tu sei un pazzo. Bella fine che ci fai fare, tutti diranno che avevano ragione i giornali. Dissero che c’era stato un regolamento di conti tra famiglie, che tuo padre era un mafioso..

NELLO             Punta la pistola alla madre, reazione degli altri. Devi stare zitta, non sopporto la tua voce, e meno di tutto le cazzate che dici.

MADRE            Cosa vuoi fare, uccidere anche tua madre ?

NELLO             Dovrei farlo, avevo pensato di farlo venendo qui, anzi se proprio lo vuoi sapere ero venuto per questo, per vederti morire, per darti io stesso la morte, ma poi mi hai fatto pena.

GIACOMO        Nello abbassa quell’arma.

NELLO             Tu non c’entri Giacomo, resta fermo.

GIACOMO        Sei stanco, stressato, non fare altre stronzate.

NELLO             Quando saprai quello che so io sarai tu stesso a chiedermi di ucciderla.

GIACOMO        So tutto.

NELLO             No, non tutto.

GIACOMO        So tutto, me lo ha detto lei stessa... abbassa quell’arma adesso.

MARIA             Ascoltalo Nello ti prego.

NELLO             Dovrei ucciderla vero Giacomo ?

GIACOMO        Lei non ha colpa, nessuno ha colpa di quanto è avvenuto.

NELLO             Perché, solo questo voglio sapere, perché ?

GIACOMO        Voleva proteggerci, darci un futuro.

NELLO             Un futuro ! Tu sei sempre in grado di dire cose intelligenti Giacomo, hai studiato, ma nemmeno a te riesce bene di difenderla. Perché sei venuto, hai sbagliato. Dovevi restartene dov’eri, cosa c’entri tu con noi.

GIACOMO        Anch’io sapevo chi era l’assassino di nostro padre.

NELLO             Cosa ?

GIACOMO        Lo sapevo fin dall’inizio.

NELLO             Papà si era confidato con te ?

GIACOMO        No, lei me lo disse. Insieme decidemmo di tenerti all’oscuro di tutto. Pensammo che il tuo stato d’animo fosse troppo scosso in quel momento.

NELLO             Abbassando l’arma. Troppo scosso ? Se fui il solo ad usare parole di perdono.

GIACOMO        Era proprio il tuo atteggiamento remissivo a preoccuparci.

NELLO             Sapevi tutto anche tu ?

GIACOMO        Comprimesti la rabbia, ed ora è scoppiata.

NELLO             Con tutta la tua intelligenza arrivasti anche tu a questa conclusione ?

GIACOMO        Falla finita con la falsa ammirazione Nello. Ogni volta che mi fai un complimento mi sento come pugnalato alle spalle.

NELLO             Ma che cazzo dici ?

GIACOMO        Per una volta, dimmelo in faccia quello che pensi di me.

NELLO             Dammi dei soldi se ne hai che è meglio. Devo andarmene.

GIACOMO        Potremmo non avere altre occasioni per parlare.

NELLO             Non mi uccideranno.

GIACOMO        Mi sentirei meglio se provassi a perdonarmi, e la smettessi di odiarmi.

NELLO             Non ho nulla da perdonarti. Forse avresti dovuto almeno tu dirmi tutto dall’inizio, ma cosa vuoi che ti dica, è andata così.

GIACOMO        Dovevo restare al tuo fianco.

NELLO             Per proteggermi ? Allora hai fatto bene ad andare. La nostra famiglia quando vuole proteggere non fa che peggio.

MADRE            Io ho dei contanti di la.

NELLO             Lasciali di la i tuoi contanti.

MADRE            Quei soldi sono vostri, non ho mai speso una lire per me.

NELLO             Brava, sei stata brava. Ora che io me ne vado, e Giacomo ritorna a Roma potrai goderteli alla faccia nostra. Hai fatto bene a conservarli, avrai una vecchiaia felice.

MADRE            Non merito di essere trattata così.

NELLO             Meritavi una pallottola in fronte, ma sei stata graziata.

MADRE            Sei diventato peggio dei criminali di tuo padre.

NELLO             Mi ci avete fatto diventare.

MADRE            Come ?

NELLO             Facendomi complice dell’assassinio di mio padre, insieme a voi.

GIACOMO        Cosa avremo dovuto fare, la guerra ?

NELLO             Lo sai questa terra perché non cambierà mai ? Perché ci sono solo mezzi uomini  che la popolano. Tante chiacchiere, tanta voce sprecata, belle parole, bei concetti, e poi quando è il momento di mostrare le palle sono i migliori a trovare le scappatoie.

GIACOMO        Io però non li ho mai perdonati.

NELLO             Certo che no, non puoi perdonarti da solo, che valore ha.

GIACOMO        Tu invece, l’eroe, abbiamo visto la tua guerra dove è finita. Cosa credi di aver risolto uccidendo ? Cosa avremmo dovuto fare eh ? Aspettare che ci uccidessero o fare prima di loro ? Questo è quello che avresti proposto ?

NELLO             Avevamo diritto ad una vita migliore, quella che nostro padre vi aveva indicato.

GIACOMO        Nostro padre era un idealista, lo vuoi capire o no ? Lo hanno fatto fuori proprio perché non si è reso conto del contesto in cui viveva !

NELLO             Questo è quello che pensi di lui.

GIACOMO        Si, se ci tieni a saperlo credo che ci abbia procurato più danni che altro quell’uomo. Ci ha insegnato delle leggi impraticabili, reso dei falliti.

NELLO             Credeva che le cose possono essere cambiate, questo ci ha insegnato.

GIACOMO        Hai visto come le ha cambiate le cose ? Non era meglio che scendesse dalle nuvole accettando la situazione per quella che era ? A quest’ora stavamo tutti intorno a quel tavolo a ridere e spassarcela te lo dici io !

NELLO             Devo andare adesso.

GIACOMO        Cosa avresti fatto, me lo dici cosa ?

NELLO             Avrei soltanto cercato di convivere con la verità, questa sarebbe stata la mia rivoluzione. Non avrei fatto nessuna guerra a nessuno, e forse ci sarei riuscito davvero a perdonarli come volevo.

GIACOMO        E queste non sono chiacchiere ?

NELLO             Può darsi, non lo saprò mai.

Cala il silenzio. Maria si avvicina a Nello e lo abbraccia.

MARIA             Nello, ti prego. Tutto si aggiusta.

NELLO             Perdonami Maria. Ti amavo, volevo renderti felice. Qualunque cosa saprai di me sappi che solo te ho amato.

MARIA             Possiamo ancora farcela.

NELLO             Trovati un bravo ragazzo, cacciami dalla tua testa, non rinunciare alla felicità.

MARIA             Perché non mi hai detto niente di quello che ti succedeva ?

NELLO             Non lo sapevo neanch’io quello che mi succedeva.

MARIA             Ti avrei ascoltato.

NELLO             Non ero più lo stesso.

MARIA             Avrei saputo aiutarti.

NELLO             Perdonami, solo questo riesco a dirti adesso.

SCENA OTTAVA.

Entra in casa Giuseppe.

GIUSEPPE       E’ stato ucciso don Calogero, lo avete saputo ? Si accorge di Nello. Nello ! ?

NELLO             Entri e chiuda la porta.

GIUSEPPE       Esegue spaventato. Come ci sei arrivato qui ?

NELLO             E’ solo, c’è qualcuno che la segue ?

GIUSEPPE       Nessuno.

NELLO             Non ripeta il mio nome, potrebbero sentirla.

GIUSEPPE       Cosa vuoi fare ?

NELLO             Scappare.

GIUSEPPE       Teso Sono felice che non ti abbiano fatto del male, adesso però stammi a sentire ragazzo, approfitta della fortuna che hai avuto e consegnati.

NELLO             Ma che sta dicendo ?

GIUSEPPE       Quelli sono armati fino ai denti, e se non bastassero loro sappi che ti sei scatenato addosso tutti i delinquenti della zona. Sei stato tu ?

NELLO             Mi ha detto la verità Giuseppe, dovrei ringraziarla suppongo.

GIUSEPPE       Ma che minchia hai combinato ?

NELLO             Mi ha confessato tutto. Piangeva come un bambino. E’ strano come di fronte alla morte tutti diventiamo improvvisamente umili e disposti a concedere qualsiasi cosa. Come se la morte fosse un incidente di percorso.

GIUSEPPE       Hai sbagliato tutto, non è quello che mi aspettavo da te ?

NELLO             Cosa si aspettava dopo quello che mi ha detto, che capissi il perché ha sempre voluto che lasciassi in pace sua figlia ?

MARIA             Tu sei stato ?

GIUSEPPE       Ragazzo stai correndo troppo, datti una calmata.

NELLO             Anche lei voleva proteggere sua figlia ?

GIUSEPPE       Ma cos’hai capito. Io ho cercato di farti capire che le difficoltà c’erano, ed erano oggettive.

MARIA             Di cosa stai parlando ?

GIUSEPPE       Maria tu sta zitta e vieni subito qui.

Maria resta ferma, vicino a Nello.

NELLO             Adesso può dirlo che con me Maria sarebbe in pericolo.

GIUSEPPE       Io non ho mai creduto che tu fossi un delinquente !

NELLO             Io no, ma sapeva che la mia cara madre aveva stretto un rapporto con la mafia, svendendo l’onore del marito morto. Era un argomento sufficiente per lasciar perdere l’idea di una vita serena.

MADRE            Come faceva a saperlo ?

GIUSEPPE       Signora suo figlio è fuori di testa, dice solo cazzate non lo ascolti.

NELLO             Cosa la spaventa Giuseppe ? Perché non vuol far sapere come sono andate le cose ? Si vergogna di me o di lei ?

GIUSEPPE       Senti adesso basta, non starò qui ad ascoltarti oltre, Maria ti ho detto di seguirmi subito, andiamo via.

MARIA             Lo avevi pensato fin dal principio .

GIUSEPPE       Non voglio ripeterlo.

MARIA             Volevi tenere la situazione sotto controllo ecco perché gli hai dato anche un lavoro. Ora capisco il tuo atteggiamento.

GIACOMO        Quale atteggiamento ?

MARIA             Non faceva che screditare Nello ai miei occhi. Tutte le sere a casa raccontava che era un buono a nulla, e che uno così non lo voleva per me,  ma non serviva a nulla. Per questo hai deciso di raccontargli quelle cose ?

GIUSEPPE       Ma che state dicendo. Io ho provato a credere che fosse possibile, davvero ci ho provato. Ma avevo ragione, eccolo il tuo Nello, ce l’hai davanti l’uomo che volevi come marito.

MARIA             Tu gli hai detto tutto, con quale diritto ?

GIUSEPPE       Ti ho fatto un favore. Si, in questo tempo l’ho messo alla prova. Non ha retto, lo vedi con i tuoi occhi, la sete di vendetta lo ha accecato. Meglio adesso, prima che nulla poteva rimediare. Avrebbe coinvolto la nostra famiglia in questa storia sporca.

MADRE            Non aveva il diritto di intromettersi.

GIUSEPPE       Lei vuole farmi la morale ? Mi chiede come faccio a sapere quello che so ? Ma se tutti in paese sanno che prendeva soldi dall’assassino di suo marito ! Ancora mi sembra strano che suo figlio non lo sapesse.

MADRE            Quello che è successo lo ha provocato lei.

GIUSEPPE       Che coraggio ha !  non avrei voluto che la situazione arrivasse così in basso, ma di sicuro non sono stato io a provocarla.

MADRE            Dovrebbe vergognarsi.

GIUSEPPE       Lei dovrebbe farlo, non io. Conoscevo Francesco, era un brav’uomo e sarei stato onorato di unirmi al suo cognome, ma da quando è scomparso, in questa casa lei ha portato la vergogna, e l’ha portata sui suoi ragazzi.

GIACOMO        Verme,  verme schifoso.

GIUSEPPE       Ti pentirai di quello che hai detto.

NELLO             E come ?

GIUSEPPE       A Nello. A te do un consiglio, svegliati, butta quell’arnese e consegnati a quelli la fuori. Hai ancora la possibilità di restare vivo, pensaci. Maria, ora basta con questa storia, ce ne andiamo.

MARIA             No, te ne vai, io non ti seguo.

GIUSEPPE       Va bene, allora mi seguirai con la forza.

Giuseppe tenta di portare via la figlia con la forza, ma interviene Nello. Ne segue una colluttazione. Il giovane infine colpisce l’uomo alla tempia con il calcio della pistola, facendolo cadere al suolo. Tutti restano ammutoliti. Maria si precipita sull’uomo per sentirne il battito.

MARIA             E’ vivo.

GIACOMO        A Nello. Non c’è tempo da perdere, devi andare via di qui alla svelta.

NELLO             Si porta accanto a Maria. Perdonami Maria, perdonami.

GIACOMO        Qui ci sono dei soldi, prendili, contattami in qualche modo, o fammi contattare da qualcuno perché possa raggiungerti.

NELLO             C.s. Devo andare adesso. Bacia Maria sulla fronte.

GIACOMO        Lo prende per le spalle. Promettimi che ti farai aiutare da me.

NELLO             D’accordo.

GIACOMO        Non ti abbandonerò, ovunque sarai conta sul mio aiuto. Sappi che ti raggiungerò in capo al mondo questa volta.

NELLO             Avrò bisogno di te.

GIACOMO        Bene. Ora vai.

Nello raccolte le cose sta per andare, ma torna sui suoi passi. Si dirige verso la madre e la guarda dritto negli occhi. Lei cerca di toccarlo, ma lui si ritrae.

MADRE            Cerca di restare vivo.

NELLO             Ce la farò.

MADRE            Spero di poterti rivedere un giorno.

NELLO             Succederà.

SCENA NONA.

In quel momento entra in casa un carabiniere in divisa. Tutti vengono colti di soprassalto. Il militare riconosce subito Nello e lo punta con l’arma.

CARABINIERE  Fermo, fermo o sparo.

NELLO             Impaurito ma calmo. Sto fermo, sto fermo.

CARABINEIRE  Quell’uomo è morto ?

MARIA             No, è soltanto ferito, non è successo niente.

CARABINIERE  Bene. Dov’è il collega ?

GIACOMO        Non c’è, è uscito dal terrazzo, c’è una via di fuga.

CARABINIERE  Ascoltami Nello, io non voglio sparare, so che non sei un delinquente, e che vuoi uscirne anche tu da questa situazione.

NELLO             Freddo. Si.

CARABINIERE  Allora stammi ad ascoltare e tutto finirà prima che te lo aspetti.

NELLO             C.s. Cosa devo fare.

CARABINIERE  Posa quella pistola sul tavolo, lentamente, e poi va verso la parete e voltati.

NELLO             Lo farò, lo farò.

CARABINIERE  Bene. Lentamente, esegui lentamente.

V.F.C.              Di Girolamo, tutto bene ?

La voce distrae il militare, Nello in uno scatto repentino lo punta e gli spara ad una spalla. Cadendo il militare spara e colpisce la madre di Nello che cade sul colpo al suolo. Urla di disperazione di Maria. Nello si precipita a raccogliere l’arma del militare poi va alla porta e spara alcuni colpi nel vuoto.

NELLO             Via, andate via altrimenti lo ammazzo. Allontanatevi.

Nello rientra. Trema. Maria piange.

NELLO             No, uscite, uscite tutti.

GIACOMO        Calmati.

NELLO             Fuori tutti ho detto, lasciatemi con mia madre.

CARABINIERE  Usciamo presto.

MARIA             Cosa vuoi fare ?

NELLO             La prende violentemente per un braccio e la spintona. Ti ho detto di andare via, sparisci insieme agli altri.

CARABINIERE  Sarà meglio ascoltarlo.

MARIA             Ma non possiamo lasciarlo solo.

NELLO             Sparisci, salvati.

Tutti si dirigono verso la porta. Giuseppe rinvenuto e aiutato dagli altri esce. Maria lancia un ultimo sguardo a Nello, incontra i suoi occhi, ma questi abbassa lo sguardo. Ultimo della fila è Giacomo che arrivato alla porta quando già tutti sono usciti, la serra restando dentro.

NELLO             Che fai ?

GIACOMO        Io resto.

NELLO             No.

GIACOMO        Non me ne vado, questa volta non ti lascio solo.

NELLO             Fallo, per me non c’è scampo.

GIACOMO        Dovrai uccidermi per mandarmi via.

Nello gli punta contro la pistola.

GIACOMO        Spara, spara pure, è quello che merito da te.

Nello resta con il braccio teso per alcuni secondi, poi sconfitto abbassa l’arma.

GIACOMO        Con me al tuo fianco hai una via d’uscita.

NELLO             Quale ?

GIACOMO        Faremo credere che sono tuo ostaggio. Chiederemo un’auto per andare via.

NELLO             Ci spareranno addosso, vattene.

GIACOMO        Non lo faranno, ti coprirò io.

NELLO             Non può funzionare.

GIACOMO        Funzionerà invece.

NELLO             Va via ti prego !

GIACOMO        Non abbiamo più nulla da perdere ormai, siamo rimasti soli. Resto con te, non ti abbandono.

NELLO             E’ morta anche lei.

GIACOMO        Se restiamo uniti, possiamo cavarcela.

NELLO             Non volevo ucciderla davvero.

GIACOMO        Nello abbiamo una via d’uscita !

NELLO             Lo avresti mai detto Giacomo ?

V.F.C.              Giacomo, veniamo a prenderti. 

GIACOMO        Si avvicina alla finestra, mentre Nello si lascia cadere in lacrime. No, non vi avvicinate, è armato, mi sparerà ha detto. Non vi avvicinate, provo io a farlo uscire.

NELLO             Quella era nostra madre, ed io l’ho uccisa.

GIACOMO        Torna in te Nello cazzo ! Non girarti indietro proprio adesso !

NELLO             E’ tardi, è tutto finito.

GIACOMO        Scapperemo noi due insieme, andremo lontano, ci ricostruiremo un vita vedrai.

NELLO             E come ?

GIACOMO        Io so dove teneva i soldi.

NELLO             Non quei soldi !

GIACOMO        Proprio quelli invece, ci hanno tolto tutto ci spetta qualcosa. Con quei soldi che ce la faremo.

NELLO             Smettila.

GIACOMO        Che ti succede, non hai più coraggio ?

NELLO             E a te è arrivato solo adesso ?

GIACOMO        Si adesso. Non tirarti indietro.

NELLO             Io pagherò per tutto questo, tu non centri. Esci, va via.

GIACOMO        Centro eccome ! Sarò con te fino alla fine, comunque vada.

NELLO             Non voglio fare del male anche a te.

GIACOMO        Comunque vada, questa volta non sei solo.

NELLO             Credevo di poter essere felice, dimenticare quel giorno maledetto, avere una vita serena, onesta. Invece non ho mai smesso di odiare, di desiderare vendetta per la scomparsa di nostro padre. Sapere chi era stato ad ucciderlo e tutto il resto, è stato come soffiare sulla brace. Quando il Filosofo è caduto sotto il mio colpo ho capito che non era stato un caso, volevo ucciderlo.

GIACOMO        Perché ?

NELLO             Mi stava portando via l’unica possibilità di rifarmi una vita.

GIACOMO        Quella ragazza ?

NELLO             L’avrei convinta a venire con me, soffriva ed io sapevo come renderla felice.

GIACOMO        Volevate fuggire insieme ?

NELLO             L’avrei convinta.

GIACOMO        Ascoltami Nello, ascoltami bene. Tu non volevi uccidere il Filosofo, è stato un incidente, capito, soltanto un incidente.

NELLO             Io volevo ucciderlo, sono l’assassino di nostro padre.

GIACOMO        Calmati adesso.

STEFANO VFC Giacomo, cosa succede la dentro ?

GIACOMO        Ora devi collaborare, urla che vuoi una macchina per andare via, e che se non sarà qui in venti minuti tu mi sparerai, capito.

STEFANO VFC Giacomo !

GIACOMO        Alla finestra. Stefano, fate quello che vi dirà...( A Nello)  coraggio.

NELLO             Una macchina, voglio una macchina per andare via di qui. Se provate a fare mosse false o a seguirmi, io, io ucciderò Giacomo.

STEFANO VFC Nello, basta adesso, fermati. Consegnati a noi, non ti faremo del male.

Giacomo prende una pistola e spara in alto fuori della finestra.

NELLO             Ma cosa fai.

GIACOMO        Ti porto via. Alla finestra. Fate quello che vi ha detto, presto, non perdete tempo o il prossimo colpo sarà per me.

NELLO             Ti stai mettendo anche tu in pericolo.

GIACOMO        Vedrai, avremo quella vita di cui parlavi prima.

NELLO             Stai sbagliando Giacomo.

GIACOMO        Forse è l’unica cosa buona che faccio in tutta la mia vita. Va nell’altra stanza.

NELLO             Dove vai ?

GIACOMO        Tieni d’occhio quelli di fuori, non perderli di vista.

Nello si inginocchia accanto al cadavere della madre, lo abbraccia, e comincia a piangere.

GIACOMO        Rientra. Ha in mano un mucchio di soldi. Nello, non adesso.

NELLO             E’ morta.

GIACOMO        Non adesso, ora dobbiamo salvarci.

NELLO             Bisogna seppellirla.

GIACOMO        Non possiamo pensarci, lo faranno altri.

NELLO             L’ho odiata sai ?

GIACOMO        Giacomo alza con violenza Nello e lo prende a schiaffi. Se quelli entrano qui dentro è finita per te lo capisci ? Hai ucciso due persone, ferito un carabiniere e aggredito il padre di Maria. Non te la caverai.

NELLO             Ho paura.

GIACOMO        E’ troppo tardi per averne, ormai sei andato oltre, a questo punto non puoi fermarti. Non eri tu che volevi fuggire ?

NELLO             Ho ucciso anche lei !

GIACOMO        Non l’hai uccisa tu lei ! Adesso noi andiamo via di qui, che tu lo voglia o no.

NELLO             Ma perché vuoi fare questo.

GIACOMO        Perché credo di poterti salvare. Ho colpa anch’io per quello che ti è successo.

NELLO             E i tuoi studi, la tua vita ?

GIACOMO        Stronzate, era qui accanto a voi la mia vita, fin dall’inizio. Ho creduto che allontanandomi avrei potuto dimenticare.

NELLO             Stai facendo di nuovo la stessa cosa.

GIACOMO        No, questa volta è diverso. Ora tutto questo ha un prezzo e non posso far finta di non vederlo. Non devi pagarlo tu, appartiene anche a me.

NELLO             E quei soldi ?

GIACOMO        Sono nostri.

NELLO             Perché ?

GIACOMO        Sono l’unica possibilità che abbiamo di farcela. Ci spetta.

NELLO             Dove andremo ?

GIACOMO        Lontano.

NELLO             Non sarà mai abbastanza lontano da tutto questo.

GIACOMO        Lo sarà, lo sarà. Ci rifaremo una vita vedrai.

VOCI DA FUORI

·Dove va, si fermi.

·Si fermi, è impazzita !

·E’ armato, è pericoloso !

NELLO             Cosa succede ?

GIACOMO        Non riesco a capire.

NELLO             Guarda dalla finestra. E’ Naile, sta correndo in questa direzione.

GIACOMO        La seguono ?

NELLO             No, è sola.

GIACOMO        Cosa vuole ?

NELLO             Non capisco. E’ entrata.

GIACOMO        Potrebbe essere un trucco.

NELLO             Spero di no.

Bussano alla porta, la voce di Naile concitata.

NAILE              Apri Nello, apri questa porta.

I due fratelli tacciono.

NAILE              Presto, apri !

SCENA DECIMA.

Giacomo fa segno a Nello di coprirlo e va ad aprire la porta, mente Nello punta l’arma. Entra Naile, non sembra impressionata dalla scena, ma resta lo stesso sull’uscio. Giacomo e Nello sono molto agitati. Giacomo nasconde la pistola dietro la schiena. Naile avanza silenziosa, poi viene bloccata da Nello

NELLO             Chi c’è con te ?

NAILE              Nessuno.

NELLO             Non mentire, chi ti segue ?

NAILE              Vengo sola.

GIACOMO        Dice la verità.

NELLO             Come lo sai ?

GIACOMO        Non avrebbero rischiato così.

NELLO             Chiudi quella porta. Naile esegue. Perché sei venuta, cosa vuoi ?

NAILE              Volevo essere certa di una cosa ?

NELLO             Parla.

NAILE              Che tu sapessi che sono stata io a denunciarti.

NELLO             Lo avevo intuito.

NAILE              Adesso lo sai con certezza.

NELLO             Bene, puoi andare.

NAILE              Non ti sorprende ?

NELLO             Vuoi che ti dica che sei stata brava ?

NAILE              Non vuoi neanche sapere perché l’ho fatto ?

NELLO             Meglio io che te, hai pensato bene, niente di diverso da quello che avrebbero fatto tutti. Il morto l’ho fatto io e non tu, era assurdo che pagassi per qualcosa che non ti riguardava.

NAILE              Non è andata così.

NELLO             Non mi interessa come è andata.

NAILE              No, non mi toglierai l’opportunità di dirtelo in faccia, sono qui per questo.

NELLO             Non ho tempo da perdere, tra poco mi porteranno una macchina ed andrò via.

NAILE              Non ti lascerò andare prima di avermi ascoltata.

NELLO             Giacomo, cosa succede la fuori ?

GIACOMO        C’è un gran movimento, sembrano nervosi.

NELLO             Forse è il caso di ribadire il concetto. Si porta alla finestra. Non ho intenzione di aspettare oltre, voglio questa macchina subito.

STEFANO VFC Sta arrivando, stai calmo Nello, faremo quello che hai detto.

NELLO             Non provate a fare i furbi, sarà peggio.

NAILE              Complimenti, hai imparato presto vedo.

NELLO             Sei ancora qui ? Togliti dalle palle.

NAILE              Fino a ieri volevi andare via con me, adesso mi devo togliere dalle palle !

NELLO             Ti ho già detto che non ho intenzione di ascoltarti.

NAILE              Mi fai pena ! Avevo ragione sul tuo conto. Volevi scappare, ma i tuoi fantasmi ti hanno raggiunto.

NELLO             Sta zitta !

NAILE              Volevi che ti seguissi nel tuo delirio ? Dicevi che mi avresti aiutato a seppellire i miei morti, come ? Facendone degli altri.

NELLO             Sei una povera cretina questo è il tuo problema, altrimenti non avresti rifiutato quello che ti offrivo. Un’altra stracciona come te si sarebbe buttata a capofitto, ma tu... non puoi capire. Torna dove cazzo ti pare, torna nella merda dalla quale vieni, anzi annegaci nella tua merda !

NAILE              Preferisco annegare in quella piuttosto che nella tua.

NELLO             Si avvicina a lei minaccioso. Cosa cazzo sai tu di me eh ?

NAILE              So di tuo padre.

NELLO             Non ha nulla a che vedere con i tuoi morti, non ti da il diritto di dire stronzate.

NAILE              Ti sbagli invece. I miei morti sono stati uccisi dalla stessa ragione che ha ucciso tuo padre, la stessa ragione che ha armato la tua mano, la vendetta.

NELLO             Ma che dici, ma che parli ?

NAILE              Non mi spaventi ? Non è la prima volta che sono minacciata con un’arma, morire per me è il minimo dopo quello che ho subito. Ricominciare mi spaventa di più, ma ho deciso.

NELLO             La tua guerra non centra nulla con la mia.

NAILE              Ogni guerra ci appartiene, non esiste una guerra mia o tua finché saranno uomini a farla. Le ragioni che spingono un uomo ad ammazzare un altro uomo riguardano tutti. Tu adesso sei come quelli che hanno ucciso nella mia terra, ecco cosa volevo dirti. Ci tenevo affinché lo sapessi, e ci tenevo a dirtelo in faccia che sei un criminale, della peggiore specie.

NELLO             Stai esagerando.

NAILE              Io sto esagerando ? Ti rendi conto di quello che hai fatto ? L’odio che ha ucciso la mia gente è lo stesso che hai dentro adesso. Combatti la stessa guerra, e sei dalla parte dei carnefici. Tu  hai detto che quelli sono criminali, ebbene guardati e dimmi se non gli assomigli.

NELLO             Se vai via adesso sei fortunata.

NAILE              Non mi farai nulla.

NELLO             Perché ?

NAILE              Perché sei un vigliacco. Tutto quello che puoi farmi è togliermi la vita.

NELLO             Se ci tieni ancora un po’ va via.

NAILE              Ho fatto bene a denunciarti, all’inizio non volevo, ma poi è stata una mia precisa volontà.

NELLO             Perché ?

NAILE              Perché hai bisogno di aiuto, dovevo fermarti, ma non ci sono riuscita.

NELLO             E che fai, perdoni gli assassini di tuo padre, e a me no ?

NAILE              Non porto rancore contro di te, è rabbia la mia, passerà. Quello che non capisco è perché ci sei caduto. La vendetta è una trappola, una spirale. Dopo la morte trovi solo morte, ma se hai il coraggio di fermare la catena, trovi il valore vero delle cose, la vita. Ma la catena è difficile da spezzare, ci vuole coraggio, quello che tu non hai avuto.

NELLO             Lascia passare un po’ di tempo, poi vedremo se il dolore non ti consumerà. Anch’io dicevo belle parole quando hanno ammazzato mio padre, allora si che ero un vigliacco. Mi nascondevo per codardia, e non dicevo l’unica parola saggia da dire, vendetta ! Dovevo urlare il mio dolore non soffocarlo. Forse non sarei arrivato a questo. C’è una differenza tra me e gli assassini della tua terra, loro hanno deciso di uccidere, io no.  Sono diventato il criminale che dici, non lo ero. Ti consiglio una cosa, urlalo il dolore che hai dentro, non si può parlare d’amore quando questo è stato generato dall’odio. Non credere sia amore, te ne accorgerai presto.

NAILE              Non succederà, mi ricorderò di te, della tua disperazione.

NELLO             Sei un’ipocrita. Hai un figlio, lo so.

NAILE              Come lo sai ?

NELLO             Il filosofo me lo disse, perché mi hai mentito ?

NAILE              Non ti ho mentito, volevo solo che non lo sapessi.

NELLO             Perché ?

NAILE              Non lo so.

NELLO             Avresti dovuto vergognarti di te, non di lui.

NAILE              Non per vergogna.

NELLO             Quando è nato ?

NAILE              Due mesi fa. E’ venuto al mondo non perché io l’ho deciso, non mi appartiene.

NELLO             Dov’è ?

NAILE              Al campo, cresce con l’altro bambino. Avrà assistenza, non sarà abbandonato.

NELLO             Non lo crescerai tu .

NAILE              Non è mio figlio.

NELLO             Lo è, certo che lo è !

NAILE              Sono stata violentata.

NELLO             E lui che colpa ne ha ?

NAILE              Ed io ?

NELLO             Dunque è questo l’amore di cui parli, adesso mi è tutto più chiaro.

NAILE              Sai anche chi è l’uomo che mi ha stuprata ?

NELLO             Importa ?

NAILE              Si. E’ lo stesso uomo che ha violentato mia madre. Io e lei abbiamo messo al mondo due figli dello stesso padre.

NELLO             Per questo hai deciso di vendicarti su di lui ?

NAILE              No, non per questo.

NELLO             E allora perché me lo dici ?

NAILE              Se non riesco a provare amore per lui è anche per questo.

NELLO             Vieni qui a farmi la morale sull’amore e sulla vendetta, e poi tu stessa  non ne sei all’altezza. Per quel bambino un giorno non serviranno tante spiegazioni, lui avrà chiara una cosa nella testa, che la donna che lo ha messo al mondo lo ha rifiutato.

NAILE              Non sarà così.

NELLO             Perché ?

NAILE              Non saprà mai la verità. Mia madre lo crescerà come fosse il suo, sarà mio fratello.

NELLO             La verità la saprai tu.

NAILE              Questo non importa. Io sono stata strappata alla mia vita, ora voglio tornarci, voglio riprenderla costi quel che costi. So che non sarà facile, e so anche che non ripartirò da dove ero rimasta, ma userò tutte le mie forze per cancellare quello che è successo.

NELLO             Ed hai cominciato con il cancellare tuo figlio.

NAILE              Non è, mio figlio.

Pausa.

GIACOMO        Li fuori si muove qualcosa, vedo arrivare una macchina.

NELLO             Bene, ci muoviamo.

NAILE              Aspetta...

NELLO             Cos’altro ancora ?

NAILE              Sono venuta anche per un’altra cosa.

NELLO             Non abbiamo più nulla da dirci.

NAILE              Io ti imploro di fermarti, consegnati a quelli la fuori.

NELLO             Giacomo, si parte.

NAILE              Lo sai anche tu che non andrai lontano.

NELLO             Questo lo vedremo.

NAILE              E la vita di tuo fratello, anche quella ti appartiene ?

NELLO             Giacomo... mi accompagnerà fino a quando sarò al sicuro.

NAILE              La fuori dicono che se non ti prenderanno loro, sarà la mafia a trovarti.

GIACOMO        Siamo armati, ci difenderemo.

NAILE              Due pistole e i pochi proiettili che vi restano ?

GIACOMO        Ce la caveremo.

NAILE              Non farlo Nello, stai andando incontro alla morte, e ci porti anche tuo fratello.

GIACOMO        Adesso basta con le chiacchiere.

NAILE              Stai uccidendo anche lui, lo devi sapere questo.

NELLO             Perché la prendi così a cuore ? Sono un criminale, lo hai detto!

NAILE              Non farti uccidere, non farlo.

GIACOMO        Nello si rifarà una vita da un’altra parte, ne ha il diritto.

NAILE              Lo sapete benissimo che non sarà mai possibile.

GIACOMO        Ora basta, non serve aspettare oltre Nello, dobbiamo andare.

NAILE              Non dimenticherai mai quello che hai fatto.

GIACOMO        Uscirò prima io e ti coprirò alzando le braccia. Tu stammi dietro con la pistola puntata dietro la schiena. Li ci metto anche questa così l’avrai vicina per qualsiasi pericolo. Mi metterò al volante e scapperemo via.

NAILE              Siete pazzi se pensate che possa riuscire. Dammi quella pistola Nello.

GIACOMO        Andiamo...

NELLO             Aspetta.

GIACOMO        Dobbiamo andare, il buio sta calando.

NELLO             Ti ho detto aspetta...

GIACOMO        Cosa vuoi aspettare ancora ?

NAILE              La pistola Nello, dammela, non fare altre sciocchezze.

GIACOMO        Non ascoltarla.

NELLO             Potrebbe avere ragione.

GIACOMO        Ce la faremo, non darle retta, non fidarti di lei.

NAILE              Giacomo, perché volete buttare via tutto. Affrontate la realtà, almeno adesso fatelo. Non sarà facile quello che vi aspetta, ma è l’unica via d’uscita che avete.

GIACOMO        Sta zitta, noi andremo via di qui.

NELLO             Voglio una promessa da te Naile.

NAILE              Cosa ?

NELLO             Facciamo una specie di patto.

NAILE              Che genere di patto ?

NELLO             Ti do la pistola, mi fermo qui, e tu crescerai il tuo bambino, come tuo figlio.

GIACOMO        Cosa, ti è dato di volta il cervello ?

NAILE              Che senso ha questo patto ?

NELLO             Nessun senso, però ti ascolterò se lo accetterai.

NAILE              Non puoi chiedermelo, non questo.

NELLO             Io accetto di consegnarmi, ma tu dovrai darmene una buona ragione. Accudisci quel bambino.

NAILE              Non ti basta salvare la tua vita e quella di tuo fratello ?

NELLO             La morte per me è una via d’uscita, in quanto a Giacomo, la sua coscienza lo morde tanto da non farlo ragionare, ormai verrebbe nel fuoco con me.

NAILE              Cosa centro io ?

NELLO             Tu non sei scappata con me e lo comprendo, dammi adesso la possibilità di salvarmi.

NAILE              La tua richiesta non ha nessun senso.

NELLO             Se il mio gesto sarà servito a quel bambino, saprò di aver fatto la cosa giusta.

Lunga pausa.

NAILE              D’accordo.

NELLO             Lo farai ?

NAILE              Lo farò.

GIACOMO        Non farti fregare Nello !

NELLO             No Giacomo, la nostra corsa finisce qua.

Nello allunga la pistola a Naile.

GIACOMO        Stai buttando tutto all’aria.

Naile raggiunge l’arma e la prende. Pochi istanti e piomba in casa dalla porta Stefano, con l’arma puntata contro Nello.

STEFANO        Ora stai calmo, non ti muovere, non fare un passo.

NELLO             Ma cosa succede ?

STEFANO        Bene Naile, va fuori.

NELLO             Eravate d’accordo.

STEFANO        Non ha importanza adesso. Non ti muovere Nello, non costringermi a fare quello che non voglio.

NELLO             Eri d’accordo con lui.

STEFANO        Giacomo, porta via la ragazza, presto... uscite fuori vi ho detto !

GIACOMO        Punta l’arma contro Stefano. Abbassa quell’arma Stefano.

STEFANO        Ma cosa minchia fai ?

GIACOMO        Abbassa quell’arma ti ho detto.

STEFANO        Giacomo non scherzare, vai fuori tu e la ragazza.

GIACOMO        Io uscirò fuori di qui con mio fratello.

STEFANO        Non fare stronzate.

GIACOMO        Noi andiamo via di qui, non ci fermerai. Se mi costringerai a farlo ti ucciderò.

STEFANO        Naile, aiutami.

Tutti sono molto tesi, interminabili istanti di attesa, infine Naile punta Nello e gli spara, Giacomo per reazione spara Naile e la uccide. La luce cala lentamente mentre Giacomo e Stefano abbassano le armi.

FINE

Fortunato Cerlino

Lungotevere Dante, 286

00146 Roma.

Telefono 06 / 59601389

Portatile 0338 / 8428873

Fortunato Cerlino



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