L’altro fratello

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L’altro fratello

L’altro fratello

due atti di Paolo Cappelloni

Personaggi

Giovanni e Stefano (fratelli gemelli. Età: 45/50)

Maria (moglie di Giovanni. Età: 40/45)

Giulia (sorella di Maria. Età: 30 anni)

Silvia (vicina di casa. Età: 40/45)

Luigi (fidanzato di Giulia. Età: 30/35 anni)

Siamo negli ultimi anni del ’900. La scena rappresenta il soggiorno di un modesto appartamento. Oltre alla comune sul fondo ci saranno due uscite a sinistra del pubblico che portano alle camere e una a destra che porta allacucina. Al levarsi del sipario la scena è vuota.

TUTELA SIAE

L'uso senza permesso da parte di chiunque, in qualunque forma, è assolutamente vietato.

Per eventuali comunicazioni contattare l'autore.

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e mail: paolocappelloni@yahoo.it

Nel caso di rappresentazione dichiarare alla SIAE il titolo originale.

Opera 3° classificata al II Concorso per Commediografi “Fermento Teatrale” – 2007 - Organizzato dall’Associazione Culturale Teatrale “Idea Scena” di Roma con il Patrocinio di: Regione Lazio – 5° Municipio del Comune di Roma – Teatro S. Genesio.

PRIMO ATTO

(Giovanni entra da sinistra con la giacca infilata solo in parte, il cappotto su un braccio, in mano ha la tazzina del caffè che sta bevendo, sotto l'ascella trattiene il cappello. E' tardi ed ha una gran fretta, consulta l'orologio, finisce il caffè ma continua a tenere in mano la tazzina; si guarda attorno come per cercare qualcosa, è scuro in volto ed ha un comportamento dimesso e sciatto)

Giovanni -           (Grida) Mariaa! Dov’è la mia borsa?

Maria -                 (Entra da destra, in vestaglia, con una vecchia borsa malandata) Eccola, era in cucina, appoggiata alla pattumiera e ho avuto qualche difficoltà a distinguere qual era il bidone e qual era la borsa!

Giovanni -           La borsa è quella col manico rotto!(Maria aiuta Giovanni ad infilare la giacca completamente, gli toglie il cappotto dal braccio e glielo appoggia sulle spalle, gli toglie il cappello da sotto l'ascella e glielo mette in testa)

Maria -                 Se tu fossi un po’ più ordinato, Giovanni, non dovresti correre così ogni mattina per cercare le tue cose a destra e a sinistra! E non faresti correre nemmeno me!

Giovanni -           Questa è la volta buona che faccio tardi in ufficio! (Maria esce a sinistra e Giovanni si avvia di corsa, inciampando sul pavimento, oltre la comune, sempre con la tazzina in mano, poi torna indietro) Mariaaa! L’ombrello! Fuori piove che Dio la manda!

Maria -                 (Rientrando) Ah! L’ombrello... cosa vuoi che sia? adesso per trovarlo ci vorrà mezz'ora! e posa quella tazzina! ti ci sei affezionato? tu vai a cercarlo in cucina che io provo di là. (Giovanni esce a destra e Maria esce a sinistra, poi rientra Maria con l'ombrello) Giovanni! l’ho trovato! era appeso sopra la vasca da bagno! Giovanni! Dove sei? (Rientra Giovanni con giacca, cappotto e cappello ma senza pantaloni) Adesso cos’hai fatto?

Giovanni -           Ti ho detto che oggi avrei fatto tardi! (Sbatte la borsa sulla sedia) Ormai è andata così..! Volevo bere un altro goccio di caffè e m'è andato tutto sui pantaloni!

Maria -                 Ma come dovrò fare, con te? Nemmeno un caffè sai prendere con un po’ di grazia?

Giovanni -           (Si siede) Ormai ho capito l’andazzo di questa giornata! È cominciata magnificamente!

Maria -                 (Paziente) Resta lì, vado a prendertene un altro paio. (Esce a sinistra)

Giovanni -           (Telefona in ufficio) Pronto, sono Giovanni... (Ascolta) Sì, fammi un piacere, di’ ad Arcanti che tardo una mezz’oretta perché ho avuto un contrattempo... (Ascolta) no, no, non è quello! Perché, quando uno dice che ha un contrattempo deve essere per forza di origine intestinale? (Ascolta) Sì, va bene... sì... ci vediamo fra poco. (Chiude) Mariaaa!

Maria -                 (Entrando, con i pantaloni) Tieni, rottura infinita! (Giovanni se li infila) Grazie, eh?!

Giovanni -           (Soprapensiero, sempre scuro in volto) Prego.

Maria -                 (Ironica) Non c’è di che!

Giovanni -           Che cosa c’è? Che cosa sbuffi? Visto che per tutta la mattina non fai più niente!

Maria -                 Oh, brutto... sarai tu quello che non fa più niente per tutta la mattina! Con quelle sudate che farai in ufficio...! Farei stare te, qui in casa a fare tutti i lavori che ci sono da sbrigare! (Squilla il telefono)

Giovanni -           Adesso chi è? Se è Arcanti digli che sto uscendo.

Maria -                 (Risponde al telefono) Pronto, sì... (Ascolta) come?...sì, è qui, glielo passo. (A Giovanni) È per te.

Giovanni -           Chi è?

Maria -                 Non ho capito! Ha farfugliato qualcosa ma non si sentiva bene. Ha chiesto di te.

Giovanni -           (Al telefono) Pronto! (Ascolta)...sì ...sì... chi?... Stefano? Stefano chi?...Oh mamma mia! Dove sei??... ma dopo tanti anni mi telefoni a quest’ora? (Ascolta)...No, niente, niente, ascolta, ora sto andando in ufficio, conosci l’indirizzo? (Ascolta)...Sì, eh, ormai è un pezzo che....(Ascolta) sì, ne parleremo oggi quando torno. Tutto bene, sì? (Ascolta)... Va bene...va bene, ciao... ciao. (Chiude).

Maria -                 Chi era?

Giovanni -           Ti ho detto che questa giornata aveva preso un andazzo strano! Era mio fratello dalla stazione, è venuto a trovarmi dopo... quanto tempo sarà? Sono più di venti anni che non ci vediamo.

Maria -                 Sicuramente! Io non l’ho mai conosciuto! E adesso viene qui?

Giovanni              Sì, e dovrai intrattenerlo tu perché io devo andare. Ci vediamo oggi.

Maria -                 Ma, come lo riconosco?

Giovanni -           A parte il fatto che stamattina non ci sarà un gran viavai di gente, per casa, almeno spero, poi è una vita che ti dico che ho un fratello gemello che andò a lavorare a Milano da ragazzo!

Maria -                 Ah, già, eh, non ricordavo, presa così alla sprovvista...

Giovanni -           Bene, adesso devo proprio andare, ciao. (Esce)

Maria -                 (Si affaccia oltre la comune e grida) Silvia!! Silvia!! Vieni qui, per favore! (Mentre aspetta Silvia riordina un po' il soggiorno)

Silvia -                 (Entrando) Cosa c'è, Maria?

Maria -                 Stammi a sentire, tu hai qualcosa da fare?

Silvia -                 No, devo andare a fare la spesa ma ancora è presto!

Maria -                 Allora tienimi un po' di compagnia; oggi è successo questo: ha telefonato il fratello di mio marito che non conosco per niente perché è sempre vissuto a Milano, adesso è arrivato in stazione e fra poco dovrebbe essere qui.

Silvia -                 E io cosa c’entro?

Maria -                 Niente, ti volevo chiedere se mi davi una mano ad intrattenerlo finché non torna Giovanni. Sai, per me è un estraneo e mi sento un po' in imbarazzo a riceverlo da sola, anche se è mio cognato.

Silvia -                 Ma non sai nemmeno che tipo è?

Maria -                 No, niente, so solo che andò via di casa da ragazzo. Ricordo che ricevemmo una o due cartoline, per Natale, i primi anni che eravamo sposati e Giovanni mi disse che erano di questo suo fratello che fa, mi pare, il rappresentante, non so di cosa, e... niente, tutto qui. Per me, insomma, è un perfetto sconosciuto!

Silvia -                 Ho capito. Va bene, allora prepariamoci a riceverlo. Ma andava d’accordo con tuo marito?

Maria -                 Credo di sì, perché?

Silvia -                 Niente, così. Visto che non si vedono da tanto tempo, sai... poi, conoscendo meglio la situazione ci si può comportare di conseguenza!

Maria -                 Vuoi un caffè?

Silvia -                 Sì, grazie, stamattina mio marito s’è bevuto a garganella tutta la cuccuma. (Maria esce a destra, Silvia parla ora ad alta voce per farsi sentire da Maria che è in cucina) È più grande o più giovane di Giovanni?

Maria -                 (Fuori scena) Come?

Silvia -                 Ti ho chiesto se questo fratello... (Suona il campanello d'ingresso) Vado io!

Maria -                 (Fuori scena) Cosa hai detto?

Silvia -                 (Va ad aprire, oltre la comune, e rientra seguita con Stefano che lei ha scambiato per Giovanni) Sei tornato per rivedere tuo fratello?

Stefano -              (Veste elegantemente e dimostra un carattere completamente diverso da Giovanni: più estroverso, gioviale e disinvolto) Già! (Si toglie cappotto e cappello con elegante disinvoltura) È una vita che non lo vedo! Capperi! Era ora che ci rivedessimo! (Osserva Silvia) E questa deliziosa creatura deve essere la sua gentile consorte, immagino!

Silvia -                 Eh? (Lo guarda inebetita) Porca miseria come ti sei messo elegante per incontrare tuo fratello!

Stefano -              Grazie! Ma tu, piuttosto, fatti guardare meglio (Le fa fare una piroetta) Capperi! Proprio come ti immaginavo! Una donnina svelta e graziosa! Sono proprio contento della sua scelta! (La bacia sulla guancia)

Silvia -                 (Allibita) Ehi, ma ti sei ammattito?

Stefano -              Beh, scusa, in fondo sono tuo cognato!

Silvia -                 Mio cognato? Ma stai dando i numeri?

Maria -                 (Rientrando con due tazze di caffè) Silvia... (Vede Stefano) Perché sei tornato?

Stefano -              Capperi! perché mi faceva piacere rivedere mio fratello!

Maria -                 E dove hai preso quel vestito?

Stefano -              A Milano.

Silvia -                 (A Maria) Ma cosa hai dato da mangiare, a tuo marito, ieri sera?

Maria -                 (Capisce l'equivoco) Oh, signore! Mi scusi tanto! Volevo dire... mamma mia che impressione! (Rimane senza parole)

Silvia -                 (Che non capisce) Maria, hai avuto la stessa reazione che ho io tutte le mattine quando vedo mio marito!

Maria -                 Silvia, ti presento... mio cognato.

Silvia -                 Coooosa?

Maria -                 Mio cognato. Questo è il fratello di Giovanni!

Silvia -                 Mamma mia che impressione!

Stefano -              Fatemi capire qualcosa, gentili signore, chi è la moglie di mio fratello?

Maria -                 Sono io. Lei è Silvia, la nostra vicina di casa. (Si stringono la mano)

Stefano -              Oh, allora mi scusi tanto per prima! Sono stato imperdonabile! Ma vedendola qui...

Silvia -                 No, no, mi scusi lei ma... oh Signore mio! Ma la somiglianza con suo fratello è impressionante!

Stefano -              Oh, questo mi consola, significa che non sono invecchiato solo io!

Maria -                 Ma si accomodi, dia a me il cappotto e il cappello. (Li prende e li porta fuori scena, a sinistra, continuando a parlare) Avevo giusto preparato un goccio di caffè, se lo vuole...

Stefano -              Stammi a sentire, dammi del "tu" che è più semplice e diretto.

Maria -                 Va bene.

Stefano -              Il caffè prendetelo pure voi, io l'ho già preso in stazione. Allora, (A Maria) è strano ma non so nemmeno come ti chiami.

Maria -                 Maria. (Maria e Silvia si siedono al tavolo e prendono il caffè. Stefano è seduto su di una poltrona)

Stefano -              E da quanto tempo siete sposati?

Maria -                 Oh, sono ormai dieci anni!

(Durante queste ultime battute e durante le seguenti, Silvia, piano piano, centimetro dopo centimetro, avvicina sempre più la propria sedia alla poltrona di Stefano)

Stefano -              Capperi! Avete figli?

Maria -                 No.

Stefano -              Accidenti! Speravo di essere diventato zio!

Maria -                 In compenso ho una sorella, Giulia, che sta qui con noi ed è come se ne avessi 5, di figli, per quanto fa arrabbiare!

Stefano -              Perché?

Maria -                 Ma niente: Non studia più, non lavora, pensa solamente ai ragazzi e alla discoteca.

Stefano -              Quanti anni ha?

Maria -                 30.

Stefano -              Trent’anni?? E ora dov’è?

Maria -                 Oh, a quest'ora sta dormendo, lei! Non si sveglia mai prima delle dieci!

Stefano -              Capperi! Ho capito il tipo. Ascolta, Maria, non dirle niente del mio arrivo. Sono curioso di vedere come si comporta al naturale in famiglia, e in caso farle capire che c'è qualcosa di più, oltre la discoteca, in questo mondo.

Maria -                 Ti ringrazio ma dubito che tu riesca a smuoverla.

Stefano -              E lei, signora? Èsposata?

Silvia -                 Chi, io? Beh, il mio, più che un matrimonio è un'attività missionaria. Come si dice... di rieducazione.

Stefano -              In che senso?

Silvia -                 Nel senso che sto cercando di rendere civile mio marito perché ha, diciamo, ancora degli atteggiamenti un po'... selvaggi.

Stefano -              Non crede di essere un po' esagerata?

Silvia -                 No, no! Anzi, ne sto facendo un ritratto... roseo!

Stefano -              E avete figli?

Silvia -                 Per carità! Lui li mangerebbe!

Stefano -              (Sorridendo) Mi piacerebbe conoscerlo, suo marito!

Silvia -                 Sinceramente non vedo cosa potrebbe venirne fuori ma in caso, se ci tiene, basta che si porti qualcosa con lei.

Stefano -              Di che tipo?

Silvia -                 Non so... una frusta!

Stefano -              (Divertito) Va bene, me ne ricorderò! (A Maria) Ascoltami, Maria, stamattina non ho potuto parlare molto con Giovanni, per telefono, lavora sempre in quell’ufficio... aspetta... con Randini?

Maria -                 Randini? Ah, no, lui era il suo vecchio capoufficio ed è andato in pensione 7 o 8 anni fa,comunque, sì, è sempre lì. E lei? (Si corregge) E te?

Stefano -              Oh, io sono stato sempre a Milano, come residenza, ma in tutti questi anni ho dovuto girare il mondo per lavoro. Sono un rappresentante e ho avuto rapporti con l'America, la Francia, il Giappone...

Silvia -                 (Lo interrompe. Ormai è seduta molto vicino alla poltrona di Stefano) Chissà quante avventure ha avuto in tutti quei posti dove è stato!

Stefano -              Oh, beh, non molte. Tutto il mondo è un paese.

Silvia -                 Bè, un paese... tanto il mondo non sarà tutto come il nostro vecchio Borgo!

Stefano -              No, non tutto. Insomma è per questo che non ho avuto il tempo materiale per poter tornare qui, dove sono nato, e rivedere mio fratello, dopo che i nostri genitori sono morti.

Maria -                 Già, non li ho conosciuti nemmeno io.(S'accorge che Silvia è tutta protesa, in contemplazione, verso Stefano) Silvia, se hai da fare le tue cose non fare complimenti, vai pure!

Silvia -                 (Riportata alla realtà) Eh? che ora è? Oh! sì, è vero! devo andare a comprare il pasto per mio marito che se non trova niente mi comincia a dare i morsi nelle poltrone! Vi lascio, così potrete parlare tranquillamente delle cose di famiglia. (Melliflua) Buongiorno, signor Stefano! Se avesse bisogno di qualcosa non faccia complimenti. Sarei rimasta volentieri ma...

Maria -                 (La interrompe) Ciao, Silvia. Grazie della compagnia.

Stefano -              Grazie! Buongiorno, Silvia!

Silvia -                 (Uscendo) Buongiorno!

Maria -                 Mi hai detto che fai il rappresentante...

Stefano -              Sì.

Maria -                 Rappresentante di cosa?

Stefano -              Oh, un po' di tutto. È difficile spiegare precisamente quello che ho fatto in tutto questo tempo, lasciamo perdere. L'importante è che ormai sia tutto finito.

Maria -                 Cioè?

Stefano -              Mah, nel senso che ho deciso di farla finita con questa vita da nomade; sono stanco di girare il mondo e vivere in alberghi, senza avere una vera casa tutta mia. Poi l'età comincia a farsi sentire.

Maria -                 Ma no! Cosa dici! Troppo tempo c'è, ancora, per la vecchiaia!

Stefano -              Beh, dipende da quello che hai fatto nei primi quarant'anni. Non sono sicuramente un fiore come te!

Maria -                 Oh, sì, ma va'! Un fiore un po' appassito!

Stefano -              Eeeh, capperi! Ne vorrei un giardino, di fiori come te! (Si guarda attorno) Aaah! mi fa un effetto strano essere di nuovo nella mia città! Mi risento parte di questo ambiente ed ho la sensazione che questi vent'anni siano passati in un lampo. Mi sembra quasi di essere stato sempre qui!

Maria -                 È difficile dimenticarsi della propria città. Ma tu sarai stanco! Vuoi andare a riposarti un po’?

Stefano -              No, ti ringrazio, mi basterebbe solo una bella doccia e togliermi questo vestito che mi sembra faccia parte di un altro mondo. A proposito, c'è un'altra presa per il telefono, in camera?

Maria -                 Sì.

Stefano -              Bene. Devo fare una telefonata. (Prende il telefono e si avvia, guidato da Maria, verso l'uscita di sinistra)

(La scena rimane vuota per qualche secondo, poi scende, entrando da sinistra, Giulia, sorella di Maria)

Giulia -                Mariaaa! È pronto il caffè? (Si abbandona su di una poltrona) Interrogato, il morto non rispose... Mariaaa! Io, se la mattina non prendo il caffè m’innervosisco!

Maria -                 (Entrando) Ne dovresti bere un bidone, di caffè! Guarda come sei ridotta! Cosa hai fatto ieri sera?

Giulia -                Sono stata con degli amici; hanno aperto un nuovo pub in stile russo e l’abbiamo provato.

Maria -                 Fino alle quattro di mattina? E non vi hanno spedito in Siberia?

Giulia -                Poi abbiamo fatto un giro, tanto oggi è sabato!

Maria -                 Ah, beh, perché se fosse stato lunedì...

Giulia -                Dopo sono stata in una discoteca tutta arredata in stile Incas.

Maria -                 (Ironica) È un’abbreviazione?

Giulia -                Gli Incas erano un popolo dell'America del Nord!... no, del Sud... adesso non ricordo di preciso!

Maria -                 Anche tu... con la cultura sei culo e camicia, eh?

Giulia -                Insomma, ‘sto caffè è pronto o no?

Maria -                 Te lo vado a fare, stai pure comoda lì perché il risveglio troppo brusco potrebbe farti diventare più scema di quello che sei. (Se ne va in cucina)

Giulia -                Sentila, sentila com’è graziosa la mia sorellina! Mariaaa!... Mariaaa!

Maria -                 (Da fuori) Un accidenti che ti spacca!

Giulia -                (Forte) Ascolta: ho visto un completino alla boutique "Firme & Forme" che è la fine del mondo! Non è che mi potresti dare una mano per comprarlo, io ho solo 50.000 lire...

Maria -                 (Da fuori) E quanto costa?

Giulia -                Quattro!

Maria -                 (Da fuori) Come??

Giulia -                Quattrocento!

Maria -                 (Rientrando con la tazzina di caffè) Giulia, ma tu cos’hai in testa, qualcosa che non funziona o quattro ranocchie messe per traverso?

Giulia -                Perché? T'ho chiesto solo un contributo! (Beve il caffè)

Maria -                 Ma smettila, contributo! Se ti svegliassi ad un'ora decente potresti andare al mercato e trovare tante cose carine da comprare con i soldi tuoi... che poi vengono sempre dalle tasche mie!

Giulia -                (Disgustata) Non avrei mai pensato d’avere una sorella che rinfaccia due lire per le piccole spese!

Maria -                 (Senza energia) Giulia, perché non mi viene mai l'impulso istintivo di darti due cazzotti in testa? Sarò imbecille io...

Giulia -                A proposito, Giovanni cos’ha fatto? È rimasto a casa?

Maria -                 Perché?

Giulia -                Eh, prima ho sentito parlare!

Maria -                 Ah, sì, eeeh... .oggi ha fatto come te.

Giulia -                Cioè?

Maria -                 Lo scioperato!

Giulia -                Vado a farmi una doccia.

Maria -                 No!

Giulia -                Come no?

Maria -                 Eh, no, perché... la sta facendo Giovanni.

Giulia -                Cavolo! Oltre che a rimanere a casa mi occupa anche la doccia?

Maria -                 Oh, ma insomma! Sarà padrone di fare quello che gli pare a casa sua?!

Giulia -                Ah, sì, sì. Ma mi sembra tanto strano che non sia andato in ufficio! Quando gli capita di tardare due minuti gli prendono gli attacchi di ansia per paura del capoufficio! Cosa è successo? O ha vinto al totocalcio o gli ha preso la cacarella!

Maria -                 Giulia! Ma non ti vergogni??

Giulia -                Eeeeh, cara Maria! Tu dovresti frequentare un po' di gente! Stai troppo chiusa in casa e ti stai rincoglionendo! Datti una smossa, Maria!

Maria -                 Preferisco rincoglionirmi a casa piuttosto che far la vita che fai tu con quei quattro giuggioloni che frequenti!

Stefano -              (Entrando in vestaglia) Buongiorno. (Guarda Giulia) Ho detto "buongiorno".

Giulia -                Non mi pare, Ho intravisto che sta diluviando.

Stefano -              (Alza la voce, perentorio) Quando io dico "buongiorno", che piova, che nevichi, che ci sia il sole o che faccia l'ira di Dio, tu devi rispondere "buongiorno"! È chiaro? Allora: buongiorno, Giulia.

Giulia -                (Stupìta e incuriosita dal suo atteggiamento) Buongiorno! (Maria esce a destra)

Stefano -              Capperi! Ora va meglio. (Si siede) Allora, cara Giulia, cosa fai oggi pomeriggio? Perché tanto ormai stamattina è andata, come si dice, in fumo.

Giulia -                Giovanni, hai voglia di discorrere?

Stefano -              Fa' poco la spiritosa e rispondi: quali sono i tuoi programmi per oggi?

Giulia -                Se proprio vuoi sapere i fatti miei te li dirò: verso le quattro devo andare da Fefé per mettermi d'accordo per stasera, perché? Qualcosa in contrario?

Stefano -              Molto, in contrario. Anzi tutto! Perché alle cinque hai un appuntamento per un lavoro. Proprio adesso ho telefonato ad un mio amico che ha una ditta qui vicino e che ti aspetta per parlarti.

Giulia -                (Sgomenta e incredula) Oggi?!?

Stefano -              Perché, oggi cos'è, (Ironico) giorno di riposo?

Giulia -                Ma dove hai trovato un amico che ha una ditta?

Stefano -              Tu non hai il minimo diritto di fare domande del genere, devi solo essere contenta di poter lavorare e non essere più un peso morto per la famiglia e una sfaccendata per te stessa!

Giulia -                Ma, Giovanni, cosa t'ha preso? Sei molto strano, oggi!

Stefano -              No, quella strana, qui dentro, sei tu!

Giulia -                Stammi a sentire, Giovanni, mettiamo i puntini sulle "i": t'ho detto mille volte che sto cercando un lavoro e tu, adesso, all’improvviso me lo trovi?!

Stefano -              Certamente! Perché alla millesima volta mi sono rotto e m'è venuto il dubbio che ci stai prendendo per il culo! Capperi! Perciò mettiti nell’ordine di idee di prendere, andare in questa ditta, farmi fare bella figura e di non fare la noiosa! (Esce a sinistra)

Giulia -                (Allibita) Mariaaa!!

Maria -                 (Entrando) Cosa c'è?

Giulia -                Ma... l’hai sentito?

Maria -                 Non ho perso nemmeno una parola!

Giulia -                Beh? e non dici niente?

Maria -                 Certo! Gli farò i complimenti! perché? ha detto o fatto qualcosa di male? Mi pare che si stia preoccupando per te e che stia facendo qualcosa di concreto. Quel qualcosa che dovresti fare tu!

Giulia -                Ma è la fine del mondo!

Maria -                 Ah, bè! Dovesse capitare che ti metti a lavorare succederà sicuramente qualcosa perché sarebbe un avvenimento troppo grosso!

Giulia -                (Esce impettita e indispettita) Ma guarda te cosa mi doveva capitare oggi!

Stefano -              (Rientrando) Allora? Com’è andata?

Maria -                 Perfettamente! Spero! È incredibile! Ma come hai fatto?

Stefano -              Non ho fatto niente di sensazionale, le ho detto solamente quello che doveva fare.

Maria -                 Chi è questo amico che possiede una ditta e che sarebbe disposto ad assumersi un rischio simile?

Stefano -              Oh, è un carissimo amico che ha lavorato con me per un po' di tempo e che da qualche anno si è trasferito qui vicino dove ha aperto un'agenzia e gli farebbe comodo una ragazza che tenesse in ordine l'ufficio, che gli facesse delle commissioni... insomma dei lavoretti che possano tenerla impegnata.

Maria -                 Non so come ringraziarti...

Stefano -              Capperi! Figurati! Sei mia cognata o no? Ascolta: ho visto che ha smesso di piovere e ne voglio approfittare per fare un salto in centro... c’è ancora, sì?

Maria -                 Certo che c’è.

Stefano -              Perché nel tragitto per arrivare fin qui ho visto certi cambiamenti che mi sembrava di essere in un’altra città!

Maria -                 Torni per pranzo?

Stefano -              Stai tranquilla, anzi, sai cosa faccio? vado a prendere Giovanni in ufficio e torneremo insieme! (Esce a sinistra)

Silvia -                 (Entrando) Maria... posso?

Maria -                 Entra, entra, Silvia.

Silvia -                 Dov’è? È andato via?

Maria -                 No, si sta vestendo perché vuole andare a prendere Giovanni in ufficio.

Silvia -                 Che bell’uomo, però, eh?

Maria -                 Bè, sarà uguale a Giovanni!

Silvia -                 Ah, no! Gli assomiglierà fisicamente, saranno precisi, identici, ma questo ha un modo di fare che lo rende, scusami sai, molto ma molto più affascinante di quel... insomma, di tuo marito.

Maria -                 Anche di tuo marito!

Silvia -                 Oh, di lui certamente! Non ci vuole molto per essere più affascinanti di un selvatico rustico come Ubaldo che comincia adesso a scoprire che si può comunicare con le parole!

Maria -                 Perché, prima come comunicava?

Silvia -                 Con grugniti e cazzotti sul muro! Aveva un grugnito per dire buongiorno, buonasera, ma solo alla gente di riguardo, poi faceva altri versi per dire che aveva fame o che aveva digerito, e se c'era una discussione da affrontare esprimeva i suoi concetti con dei "porco qui" e "porco qua" e dando, appunto, i cazzotti sul muro.

Maria -                 E adesso?

Silvia -                 Oh, adesso è diventato un damerino! Ha imparato a dire "giorno", "sera"... i cazzotti li da solo sul tavolo della cucina e dice alcune frasi di senso compiuto come: "mi brontola lo stomaco", "mi girano le palle", "che porcheria hai fatto da mangiare" e qualche altra che non è proprio ripetibile.

Maria -                 Capisco.

Stefano -              (Entrando,pronto per uscire) Oh, di nuovo buongiorno, Silvia! Fatto la spesa?

Silvia -                 Sì, grazie! Giusto due carciofi e quattro bietole.

Stefano -              Bene, allora vado, Maria, torno con Giovanni per godere della tua cucina che sarà certamente deliziosa.

Silvia -                 Anche io non sono proprio da buttar via, in cucina, perciò, se una volta volesse approfittare e venire a mangiare da me, sarà el benvenuto!

Stefano -              Oh, grazie, Silvia, ne approfitterò volentieri. Arrivederci, signore. (Esce)

Silvia -                 Quanto è delicato! Un vero signore!

Giulia -                (Entrando) Dov'è Giovanni?

Maria -                 Dove sarà? In ufficio! (Si riprende) Cioè, no, è uscito un momento, è andato in centro. (Gesto d'intesa con Silvia)

Giulia -                Cosa è andato a fare in centro? a contare i piccioni? Maria, tienilo d'occhio, tuo marito, perché l'ho visto piuttosto strano, anzi, devo dirgli che oggi non posso andare da quel suo amico perché avevo preso l'appuntamento dal parrucchiere.

Maria -                 Ah, spiegherai le tue ragioni a lui quando torna, se non ti mena prima.

Giulia -                Ah, sì, dovrebbe solo fare la prova! (Esce a destra)

Silvia -                 Certo che Stefano avrà avuto una bella sorpresa, con Giulia! Con quel caratterino!

Maria -                 Vedrai che l’ha avuta più bella lei!

Silvia -                 Bene, fammi andare a preparare il pasto per Lord Brummel!

Maria -                 (Scherzando) Portagli i miei omaggi!

Silvia -                 (C.s.) Presenterò. Se senti un rumoraccio significa che contraccambia la gentilezza. (Esce)

BUIO

(La luce torna ed entra Giovanni, zoppicando)

Giovanni -           Mariaaa!

Maria -                 (Entrando) Cosa c'è?... e tuo fratello? Non l’hai incontrato?

Giovanni -           (Facendo una enorme difficoltà a districarsi poiché tenta di togliere il cappotto continuando a tenere l'ombrello e la borsa stretta fra le ginocchia) Sì, sì, l'ho incontrato, ho fatto tardi proprio perché siamo andati a prendere un aperitivo al bar dove ci siamo fermati a parlare. (Orgoglioso) Non sai quante feste mi ha fatto! Dopo ha incontrato alcuni suoi amici d'infanzia che l'hanno trattenuto ma ha detto che arriva subito perché non vuole rinunciare al tuo pranzetto... perché poi? Hai fatto qualcosa di speciale?

Maria -                 I fagioli con le cotiche.

Giovanni -           Ah, credevo chissà cosa! A proposito, vado al gabinetto. (Non si muove)

Maria -                 Beh? c'è bisogno di strombazzarlo ai quattro venti?

Giovanni -           Certo! Lo faccio per educazione! così se qualcun altro dovesse andarci ci si può mettere d'accordo. Uno dice: "aspetta che ci devo andare anch’io", l’altro allora gli risponde: "sì, scusa ma per me è veramente urgente ma se tu fai una cosa in giornata riesco a resistere un altro po'..." e così via.

Maria -                 Ma senti che razza di discorsi devo sentire!

Giovanni -           (Che si è ormai tolto il cappotto, il cappello, la borsa e l'ombrello) Allora?

Maria -                 Allora cosa?

Giovanni -           Posso andare?

Maria -                 Ma sì, va’, va'. (Giovanni si avvia zoppicando e lasciando il cappotto, il cappello, la borsa e l'ombrello l'uno sopra l'altro, nel punto esatto in cui li ha lasciati cadere) Cos’hai fatto? Sei caduto come al solito?

Giovanni -           Eh?

Maria -                 Perché stai zoppicando?

Giovanni -           Ah, niente. Ho calpestato una cacca. (Esce a sinistra)

Maria -                 Oh, brutto... ed entri in casa così?

Giulia -                (Entrando) È tornato il giuggiolone?

Giovanni -           (Affacciandosi) Mi hai chiamato, Maria? (Nel frattempo Maria raccoglie le cose di Giovanni e le mette a posto).

Giulia -                Ah, sei qui. Ascoltami: io oggi devo andare senza meno dal parrucchiere.

Giovanni -           (Che nel frattempo si è tolto le scarpe fuori scena) Sai quanto me ne frega!

Giulia -                Se vado dal parrucchiere significa che non posso andare a parlare con quello!

Giovanni -           Porca paletta! E a me deve dispiacere se te non puoi andare a parlare con quello?

Giulia -                Guarda, Giovanni, che fra un po' ti mando dove dico io!

Giovanni -           Maria! Cosa ha preso a tua sorella?

Maria -                 (Strizzandogli l'occhio) Ma se gli hai detto tu, prima, che deve andare a parlare con quel tuo amico per quel lavoro.

Giovanni -           Io? Ah! sì, sì, già, me l’ha detto Stefano prima. (Maria ha un gesto di disappunto).

Giulia -                Chi è Stefano?

Maria -                 Un suo amico.

Giulia -                E cosa c’entra con quella ditta?

Maria -                 Oh, basta! non c'entra niente, era un altro discorso!

Giulia -                (A Giovanni) Insomma hai capito? Io non ci vado.

Giovanni -           Eh, pazienza, ci andrai un'altra volta. (Esce)

Giulia -                (A Maria) Ma cosa gli prende? Prima fa fuoco e fiamme per farmi andare da quello lì, adesso non gliene frega più niente! Mah! È pronto da mangiare? (Si avvia in cucina)

Maria -                 (Tra sé) Ma guarda te che razza di impiccio! Giulia! Abbassa il fuoco sotto i fagioli!

Stefano -              (Entra dalla comune) Scusa il ritardo, Maria, ma ho incontrato alcuni amici d'infanzia e ci siamo messi a ricordare i vecchi tempi.

Maria -                 Non ti preoccupare. Ascolta, Stefano, questo giochetto che abbiamo messo su con Giulia sta cominciando a creare delle situazioni complicate, adesso che c'è anche Giovanni, vogliamo lasciarlo perdere?

Stefano -              Capperi! Certamente, se poi la situazione s'è risolta...

Maria -                 Mica tanto, adesso ha preso la scusa che deve andare dal parrucchiere e ha detto che non può andare a quel colloquio!

Stefano -              Cosa?? Deve andare dal parrucchiere? Allora no, aspetta a dirgli tutto, abbi pazienza, andiamo avanti un altro po', lascia fare a me. Dov’è Giovanni?

Maria -                 In bagno, credo.

Stefano -              Aspetta un momento. (Esce a sinistra).

Maria -                 (Resta sola) Che impiccio! Speriamo che si possa risolvere qualcosa!

Stefano -              (Rientrando) Tutto a posto, gli ho dato le istruzioni. (Ad alta voce) Giuliaa!!

Giulia -                (Fuori scena) Cosa vuoi? Tormento!

Stefano -              Vieni subito qui!!

Giulia -                (Entrando) Ma sei un assillo! Cosa c’è? Non si mangia, oggi?

Stefano -              Prima di tutto, se qui c'è un assillo questo sei tu. Secondo: se tu oggi non vai a quel colloquio la tua testa dovrai rifarla in ospedale, non dal parrucchiere, perché te la spacco in due! Poi non farti tanti problemi che tanto ti accompagnerò io a calci nel sedere! Ora vai a mangiare e ad ogni fagiolo che mandi giù ringrazia tua sorella che ha la pazienza di sopportarti e la carità di mantenerti senza un minimo di riconoscenza da parte tua!

Giulia -                Ma...

Stefano -              (Grida) Non voglio sentire "ma"!! Gira le chiappe e vai a strozzarti con quel pane che stai mangiando a tradimento! (Giulia esce a destra, senza parole. Stefano si rivolge a Maria) Sono stato troppo brusco?

Maria -                 No, no, fossimo capaci io e Giovanni di farla rigare dritto così!

Stefano -              Bene, allora andiamo a mangiare, anzi, portami, per favore, il piatto in camera mia, così Giovanni potrà mangiare insieme a voi. (Esce a sinistra)

(Maria va in cucina e torna con un piatto di fagioli e una bottiglia di vino, attraversa la scena ed esce a sinistra facendo attenzione che non venga vista da Giulia)

Maria -                 (Ad alta voce, in modo che Giulia senta) Voglio fare sentire questi fagioli a Silvia, le piacciono tanto i fagioli! Giovanni! (Si ferma) Giovanni! Vai a mangiare! È pronto! (Esce)

(La scena rimane vuota per qualche secondo)

Giovanni -           (Entra da sinistra, ha rimesso le scarpe, si siede su di una sedia e controlla le suole) Si era seccata bene, quella vigliacca! Eeeh, accidenti anche ai cani! Io non capisco perché i cani non la fanno come i gatti che quando hanno fatto quello che devono fare fanno un mucchietto e nascondono tutto. Quelli sì che sono animali cristiani! Poi deve essere sempre lui, quel vigliacco, perché è la terza volta, questa settimana, che la becco sempre nello stesso punto!

Maria -                 (Rientrando) Sarà anche tu che sei un po' maldestro? Vieni a mangiare, dai!

Giovanni -           M'è anche andato via l’appetito, a forza di maneggiare con quella roba... ci sono i fagioli, vero?

Maria -                 Sì, e ormai si saranno anche raffreddati.

Giovanni -           No, no, m'è passata la voglia! Oh, hai sentito Stefano come ha parlato bene, con Giulia? Si vede subito che è mio fratello! (Forte) Stefano! Ti va un altro po' di fagioli? Tanto io non li mangio!(Si affacciaGiulia e Giovanni capisce l'errore che ha commesso, continua allora il discorso fingendo di raccontare un fatto accadutogli)...allora Stefano ha risposto: "No, grazie! sono un po' indisposto." Insomma sai che ho dovuto mangiarli tutti io? Non ti dico...

Giulia -                Ma che cosa state facendo?

Giovanni -           Niente, stavo raccontando a tua sorella di quella volta che con questo mio amico siamo andati a mangiare i fagioli dalla "Coticona". Che mangiata...!

Giulia -                Ce l’hai più con me?

Giovanni -           In che senso?

Giulia -                Eh, prima mi hai trattata come una pezza da piedi!

Giovanni -           Eh? Ah! Sì, sì, cioè, no, no, l'importante è che tu faccia quello che ha detto mio... quello che t'ho detto prima! (Si alza e si avvia all'uscita di sinistra cercando di imitare lo sguardo corrucciato di Stefano) Siamo intesi? (Esce inciampando sul pavimento)

(Maria e Giulia si avviano verso la cucina)

Giulia -                Ma chi è questo suo amico che si chiama Stefano? (Escono Giulia e Maria)

Stefano -              (Entra. È in vestaglia; compare dalla prima porta di sinistra) Mangia qualcosa, Giovanni, magari un frutto... (Esce dalla seconda porta di sinistra)

Giovanni -           (Entra dalla prima porta di sinistra. È in giacca) No, no, Stefano, proprio non mi va. (Esce dalla seconda porta di sinistra)

Stefano -              (Rientra, in vestaglia, dalla stessa porta) Guarda che se deperisci tu deperisco anch’io! (Esce a destra).

SIPARIO

FINE DEL PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

(Al levarsi del sipario apparirà un soggiorno con molte innovazioni che lo rendono più bello e lussuoso. La scena è vuota, poi suona il campanello d'ingresso. Maria entra da destra ed esce oltre la comune per andare ad aprire. Rientra con Silvia)

Silvia -                 Nevica.

Maria -                 È il minimo che poteva succedere! Giulia s'è messa a lavorare!

Silvia -                 Eh, ho visto. Ma com’è successo?

Maria -                 Tutto merito di Stefano che con le sue conoscenze le ha trovato un posto e l’ha obbligata ad andare a lavorare senza fiatare! Pensa che per tutta la prima settimana l’ha accompagnata lui, tutti i giorni!

Silvia -                 E lei non s'è ancora accorta che Stefano non è Giovanni?

Maria -                 Macché! Come le può venire in mente che c’è il gemello di Giovanni! Ma accidenti che fatica per non farli mai capitare insieme quando c'è lei e inventare scuse per coprire anche tutti questi regali che Stefano ci viene facendo! (Mostra il soggiorno).

Silvia -                 Eh, me lo immagino! Ma ormai si potrebbe anche dirglielo.

Maria -                 È quello che ho proposto a Stefano ma lui, per sicurezza, preferisce continuare ancora per qualche giorno.

Silvia -                 Sì, sì, giusto, fa bene, ha ragione! come può essere sbagliata una decisione presa da un uomo così?!

Maria -                 Ma Silvia! ‘Sto mio cognato ti fa proprio stravedere!

Silvia -                 Eh, cara Maria! Ti ho detto, abituata con l'uomo di Neanderthal, di là, una cosa così mi fa andare via di testa! Pensa che oggi il cavernicolo ha fatto i primi tentativi per usare la forchetta quando mangia!

Maria -                 Come, non la usava?

Silvia -                 Scherzerai! Altrimenti come faceva a leccarsi le dita belle gocciolanti di sugo, di olio, di grasso e di intingoli vari?!

Maria -                 Beh, sono contenta per te,stai attenta però quando imparerà ad usare il coltello!

Silvia -                 Oh, quello è un pezzo che lo sa usare, dovresti vedere come sa scannare bene i conigli!

Giovanni -           (Entra dalla comune, con abiti ormai simili a quelli di Stefano) Ciao, Silvia!

Silvia -                 (Osservandolo attentamente) Chi sei?

Giovanni -           Come, chi sono? Giovanni!

Silvia -                 Scusa ma finché uno di voi non parla non si riesce a distinguere!

Giovanni -           Perché, mio fratello parla in turco?

Maria -                 Lasciamo perdere, dove sei andato?

Giovanni -           Sono andato a parlare con uno che mi ha presentato Stefano, per un lavoro che dovrei svolgere.

Maria -                 Che genere di lavoro?

Giovanni -           Mah, rappresentanze, credo.

Maria -                 Come, credo? Non ne avete parlato?

Giovanni -           Sì, sì, è un po' il tipo di lavoro che faceva Stefano, si guadagna bene, sai? Dovrei essere una specie di mediatore.

Maria -                 Rappresentante o mediatore?

Giovanni -           Un po' l'uno e un po' l’altro.

Maria -                 Mah, l'importante è che sia una cosa pulita!

Giovanni -           Oh, per questo stai tranquilla, èroba pulitissima, per chi ci prendi, a me e a mio fratello? Dov’è Giulia?

Maria -                 Dove sarà? è a lavorare!

Giovanni -           Ah, già, a lavorare! Bene, bene. Silvia, avete fatto lo scambio?

Silvia -                 Che scambio?

Giovanni -           Eh, tu sei qui e Stefano è di là da te che conversa con tuo marito!

Silvia -                 (Allibita) Stefano è da me? (Ancora più allibita) Oh, Signore mio! Sta parlando con mio marito? E mio marito gli risponde?

Giovanni -           Certamente! Perché, cos’è, impedito? (Esce)

Silvia -                 Oh, Signore! Cosa devo sentire! Fammi andare a vedere! (Sta per avviarsi)

Maria -                 No, resta qui, lasciali soli, chissà che a tuo marito non faccia bene!

Silvia -                 È una cosa incredibile! Ma chi è, quel cristiano che fa parlare le bestie? Un angelo? Un santo?

Stefano -              (Comparendo alla comune) Silvia, in verità ti dico che tuo marito è un piacevolissimo ospite! Abbiamo parlato di un sacco di cose!

Silvia -                 (Quasi s'inchina ed esce correndo per la grande curiosità) Scusate ma io, se non tocco con mano non credo!

Maria -                 Silvia non ha tutti i torti:da quando sei arrivato tu sono cambiate molte cose, qui!

Stefano -              Spero che siano cambiate in meglio!

Maria -                 Accidenti! Tu cosa dici? Giulia, grazie a te, s'è messa a lavorare e mi sto accorgendo che più passano i giorni e meno grilli ha per la testa; piano piano mi hai quasi rinnovato tutta la casa ed io non so cosa dire o fare per sdebitarmi!

Stefano -              Tu non devi dire né fare niente, per sdebitarti, se non ci si aiuta fra parenti... Capperi!

Maria -                 Come se non bastasse comincio a vedere dei cambiamenti anche in Giovanni; lo vedo, non so… diverso, poi ho saputo che hai trovato qualcosa da fare anche per lui

Stefano -              Ah, capperi! se impara a far bene quel lavoro potrà lasciare sicuramente il suo vecchio ufficio, con quello che potrà guadagnare!

Giulia -                (Entrando) Ciao, Giovanni, ciao, Maria.

Stefano -              Ciao, Giulia, com’è andato il lavoro, oggi?

Giulia -                Bene, grazie, sembra che il signor Bitti sia contento, di me.

Stefano -              Capperi! mi fa piacere sentirtelo dire!

Giulia -                Ti vedo un po'stanco, Giovanni, vuoi che ti faccia un caffè?

Stefano -              No, ti ringrazio, fammi invece un altro favore, prendi la bottiglia di cognac nella credenza che ce ne beviamo un goccio insieme, io, te e Maria (Giulia agisce)

Giulia -                Comunque il cognac non è che ti rilassa e mi sembra che tu sia un po' stressato. Aspetta che ti faccio un massaggio (Gli si mette alle spalle e gli massaggia le tempie)

Stefano -              Aaah, grazie. Ascoltami, Giulia, volevo sapere da te che impressione hai avuto di me, ultimamente. Se hai notato un cambiamento, qualcosa di strano... non so.

Giulia -                Chiamalo cambiamento...! Se non ti conoscessi bene giurerei che in questa casa sia entrata un'altra persona! Ma questo effetto lo provo solo a momenti, non so spiegarti.Comunque, quando mi hai proposto di andare a lavorare, lì per lì sono stata un po' scorbutica ma ora ho capito che l’hai fatto per il bene mio e ti ringrazio di cuore.

Stefano -              Insomma non ce l’hai con me? Mi vuoi bene lo stesso?

Giulia -                Certamente!

Stefano -              Mi vorresti bene anche se io non fossi io?

Giulia -                Cosa vuoi dire?

Stefano -              Se io non fossi Giovanni.

Giulia -                Perché, chi vorresti essere?

Stefano -              Per esempio (Guarda Maria che ha un sussulto) Stefano.

Giulia -                Chi è Stefano?

Stefano -              Il fratello di Giovanni.

Giulia -                Il fratello?

Maria -                 (A Giulia) Sai, no, che Giovanni ha un fratello gemello.

Giulia -                Sì, me l’hai detto, una volta.

Stefano -              E ce l’hai proprio qui vicino!

Giulia -                Vorresti dire che...?

Stefano -              Che io non sono Giovanni, sono Stefano.

Giulia -                (Ride) Stefano? Ma smettila! (Guarda Maria e Stefano) Allora Giovanni dov’è?

Stefano -              È di là,vai a vedere, lui ti spiegherà tutto!

Giulia -                Ma... stai scherzando?

Stefano -              Vai di là e vedrai con i tuoi occhi.

(Giulia, titubante, esce a sinistra, incoraggiata anche da Maria)

Maria -                 Grazie, Stefano, non ce la facevo più a fare i salti mortali per tenere nascosta questa cosa! Adesso mi preoccupa solo una cosa.

Stefano -              Cioè?

Maria -                 Ecco, come dicevamo prima, questo lavoro che dovrebbe fare Giovanni non sarà pericoloso? Perché sai, lui, com’è, non è una persona molto pratica. L’hai visto ieri? Per aggiustare il rubinetto del bidè adesso si vede la televisione in bianco e nero! Solo lui è capace di combinare cose del genere!

Stefano -              No, non ti preoccupare minimamente, per questo! Puoi star sicura che è in buone mani e poi, praticamente, continuerà sempre a lavorare per lo Stato!

Maria -                 Ah, va bene, se lo dici tu!

Stefano -              E non sottovalutare così Giovanni perché ha delle risorse che tu neanche ti immagini. Capperi! Noi siamo d'una buona razza! Sotto quell’atteggiamento un po' da sprovveduto, Giovanni è d'una razionalità sorprendente!

Giulia -                (Da fuori) Stefano! Vieni qua, per favore! (Stefano esce a sinistra e Maria rimane in scena in attesa della reazione di Giulia. Giulia rientra ancora rivolta verso le camere) Oh, Signore mio! Ma è impressionante! Ed io non mi sono accorta di niente!

Maria -                 È stato Stefano a volere così, ma l'ha fatto per te, per il tuo bene!

Giulia -                Io non ce l’ho mica con lui, anzi! (Chiama ad alta voce) Giovanni! Stefano! (Si sente Giovanni e Stefano rispondere all'unisono)

Stef/Giov -          Sì?

Giulia -                Venite qua, per piacere!

(La persona che entra adesso non si sa se è Stefano o Giovanni. Quando ricapiterà questa situazione verrà aggiunto un punto interrogativo accanto ai nomi abbreviati di Stefano e Giovanni; verrà data precedenza a Stefano (Ste?Gio?) quando si presuppone che il personaggio sia Stefano e viceversa)

Ste?Gio? -           (Entra. Ha cappotto, cappello e ombrello. Con un atteggiamento che a volte può sembrare quello di Giovanni e a volte quello di Stefano) Scusate, devo assolutamente uscire ma torno presto. (A Maria) Non ti preoccupare per la cena, approfitto per mangiare fuori con una persona che devo incontrare. Ciao. (Esce)

Giulia -                Ma che razza di impegni ha, Giovanni?

Maria -                 (Sorridendo) Quello non era Giovanni, era Stefano!

Giulia -                No, quello era Giovanni! Adesso ho capito bene la situazione!

Maria -                 Ti dico che quello era Stefano!

Giulia -                (Incredula, chiama) Stefano!

Stefano -              (Entrando dalla camera) Sì?

Maria -                 Oh, signore! Quello che uscito era Giovanni?

Stefano -              Sì, è andato a parlare con quello che sarà il suo superiore, se tutto va bene!

Maria -                 Ma, non sembrava lui!

Stefano -              Chi ti sembrava?

Maria -                 Te!

Stefano -              Per forza! Siamo uguali! (Esce a destra)

Giulia -                (A Maria) Mettigli qualcosa che possa distinguerli!

Maria -                 Sì, ad uno gli farò le trecce!

Giulia -                No, ma ad uno... non so... a Giovanni potresti regalare un profumo particolare!

Maria -                 Ah, sì, li distinguo dall’odore! Sai che bello! Arriva uno, chi sei tu? (Mima l'atto di annusare) Ah, Giovanni!

Giulia -                Comunque m'è sembrato che Stefano abbia la pelle leggermente più scura, facci caso.

Stefano -              (Entrando) Maria.

Maria -                 Dimmi, Stefano.

Stefano -              Non ti sembra che sia diventato un po' pallido? (Maria guarda Giulia)

Giulia -                (A Maria) No, col colorito non si riesce.

Stefano -              Cosa c'è? Ho qualcosa che non va?

Giulia -                No, no, stai benissimo, stavo parlando con Maria.

Stefano -              Mah, sarà il cambiamento d'aria ma, mi sento un po' strano.

(Esce verso sinistra inciampando lievemente sul pavimento. Maria e Giulia si guardano)

BUIO

(Si riaccende la luce e sono in scena Maria e Silvia, sedute sul divano)

Silvia -                 Una cosa incredibile, ti dico, io non lo riconosco più! Pensa che, pur nella sua grettezza, da quando ha frequentato Stefano, mio marito non è più lui! È cambiato dal giorno alla notte: non da più i cazzotti sul tavolo! Mi saluta! Ieri sera m'ha chiesto se ero stanca!! (Sconcertata) M’ha dato perfino il bacino della buonanotte!!!!

Maria -                 Non è possibile!

Silvia -                 Se te lo dico...! Aveva un alito di cipolla da svenimento ma l'importante è stato il gesto! Vorrà dì che stasera gli preparerò del pesce in bianco! Insomma, mi devi credere, è un altro uomo!

Gio?Ste? -           (Entra da sinistra, quasi pronto per uscire) Buongiorno, Silvia, come va?

Silvia -                 Bene, Giov.. Stef.. bene, bene. (Lo guarda)

Gio?Ste? -           Sono contento, e tuo marito?

Silvia -                 Oh, meravigliosamente! E questo grazie a Stef.. a te.

Gio?Ste? -           Vado a farmi un caffè, lo volete?

Silvia -                 No, grazie.

Maria -                 No, no, ma... non vai proprio più in ufficio?

Gio?Ste? -           In ufficio? (Sorride ed esce a destra, scuotendo la testa)

Silvia -                 Ma chi era? Giovanni o Stefano?

Maria -                 Hai detto tu che quando parlano sono distinguibilissimi?!

Silvia -                 Sì ma adesso parlano tutti e due allo stesso modo!

Maria -                 Comunque lui è Giov.. volevo dire... Stefano.

Giulia -                (Entra da sinistra) Ciao, Maria, ciao, Silvia! Corro perché è tardi, ci vediamo all'ora di pranzo. Salutatemi Stefano e Giovanni. (Esce)

Silvia -                 Ma che cambiamento ha fatto Giulia! Non la riconosco più!

Maria -                 Come tuo marito!

Silvia -                 Perché, anche Giulia dava i cazzotti sui muri?

Maria -                 No, voglio dire che si sono trasformati entrambi!

Silvia -                 Beh, in un certo senso è vero.

Gio?Ste? -           (Entra da sinistra, con lo stesso vestito) Buongiorno, Silvia, come va?

Silvia -                 Bene, Stef.. Giov.. bene, bene. (Lo guarda)

Gio?Ste? -           Sono contento, e tuo marito?

Silvia -                 Oh, meravigliosamente! e questo grazie a Stef.. a te.

Gio?Ste? -           Vado a farmi un caffè, lo volete?

Silvia -                 No, grazie.

Maria -                 No, no, ma (Sconcertata) non vai in ufficio?

Gio?Ste? -           In ufficio? (Sorride scuotendo la testa) Mio fratello è in cucina?

Maria -                 Sssì. (Gio?Ste? esce a destra)

Silvia -                 Maria!! Mi fai impressione!

Maria -                 Perché?

Silvia -                 Come fai a raccapezzartici?

Maria -                 Boh, vado ad intuito.

Gio?Ste? -           (Rientra da destra) Ascolta, Maria, ci vediamo per l'ora di pranzo. (Inciampa sul pavimento e Maria lo riconosce, o almeno tenta)

Maria -                 Giovanni?!

Giovanni -           Eh!

Maria -                 Allora, come va questo lavoro?

Giovanni -           Bene, bene, tanto che adesso faccio un salto in ufficio per salutare i miei colleghi poi mi dedicherò completamente a questo qui.

Maria -                 Ma è una cosa sicura?

Giovanni -           Diamine! È sempre un posto fisso! Poi Stefano m'ha detto che per aiutarmi, nei primi tempi ricomincerà anche lui, per un po'!

Maria -                 Meno male! Sono contenta che ci sia anche lui, mi fa stare più tranquilla!

Giovanni -           Non ti preoccupare minimamente, poi non mi sottovalutare così perché io ho delle risorse che tu neanche ti immagini, perché noi siamo d'una buona razza! Sotto questo atteggiamento un po' da sprovveduto ho una razionalità sorprendente!

Silvia -                 È vero, Giovanni, non ti facevo così pieno di risorse!

Giovanni -           (Si sporge oltre la quinta di sinistra e prende cappotto e cappello che indossa con disinvoltura) Noblesse oblige. (Esce)

Silvia -                 Che bella risposta! (A Maria) Sai che ieri anche mio marito m'ha risposto così?

Maria -                 Tuo marito t'ha detto "noblesse oblige"?

Silvia -                 Sì!! Ieri, mentre era in piedi su una sedia per dare la caccia a uno scarafaggio, quando è caduto in terra e ha battuto il fondoschiena ha gridato: "per dindirindina!" Io non ho potuto credere che non avesse tirato giù tutti i santi del calendario e gli ho chiesto: "come hai detto? 'per dindirindina'??" e lui m'ha risposto: "noblesse oblige!" e giù un moccolo fatto per bene!

Maria -                 Eh, beh, ancora ci vuole qualche limatina ma vedrai che fra un po' si sarà sgrezzato del tutto!

Silvia -                 Ah, sì, sono proprio contenta! Anzi, fammi andare, vado a comprare un po’ di pesce fresco per il mio Ubalduccio, penso che prenderò qualche sogliola! Speriamo che non faccia come con le sarde!

Maria -                 Perché?

Silvia -                 Le mangia con la testa e tutto! Ciao! (Esce)

Stefano -              (Entrando da destra.Canta) Ol man river, dat ol man river...

Maria -                 Sei allegro...

Stefano -              No, mi sento triste. (Canta) he must know sumpin, but don't say nothin' E quando sono triste canto sempre questa vecchia canzone che mi ricorda il Mississippi.

Maria -                 Cosa ti ricorda?

Stefano -              Il Mississippi.

Maria -                 (Che non capisce) Il… tu sissippi… ah, ecco... ma perché sei triste?

Stefano -              Mah, perché ho promesso a Giovanni d’aiutarlo nei primi tempi di questo nuovo lavoro ma purtroppo il mio aiuto durerà poco... dovrò tornare via.

Maria -                 Perché? Hai detto che volevi abbandonare la vita girovaga e restare fra noi!?

Stefano -              Sì, sì,l'avevo detto ma mi sono accorto che non ce la faccio. Ho fatto per troppo tempo quel tipo di vita ed ora che sono tornato nella mia città, dopo averla rivista non l’ho quasi riconosciuta e m'ha ripreso la nostalgia della vita che ho sempre fatto, perciò starò un altro po' di tempo per far fare pratica a Giovanni e poi... partirò.

Maria -                 Mi dispiace, Stefano, sinceramente. Sei venuto qui, hai trasformato completamente in meglio la vita nostra e quella di Silvia ed ora che è tutto così bello... mi dici che riparti!

Stefano -              Eh, la vita è così, Maria. Ma stai tranquilla, ci terremo in contatto, questa volta.

Maria -                 Voglio sperarlo!

Giulia -                (Entra) Ciao!

Maria -                 E tu cosa fa qui a quest’ora?

Giulia -                Come, a quest'ora? È la mezza! Ciao Giovanni!

Maria -                 Guarda che lui è Stefano.

Stefano -              Ha ragione tua sorella, sono Stefano.

Giulia -                Non è possibile!

Stefano -              Capperi! Se te lo dico...!

Giulia -                Sono sicura che stai scherzando!

Stefano -              Vuoi vedere la mia patente?

Giulia -                Cosa c'entra?! Sapete guidare tutti e due!

Stefano -              Sì, ma sulla patente di Giovanni non c'è mica scritto "Stefano"!

Giulia -                Hai ragione, e va bene, mi sarò sbagliata!

Maria -                 Fra poco non ci sarà più il pericolo di sbagliarsi.

Giulia -                Perché?

Maria -                 Perché Stefano fra un po' ci lascerà.

Giulia -                Come, ci lascerà?! Perché?

Stefano -              Perché riprenderò a lavorare e il lavoro mi porterà lontano da qui, verso altri lidi, incontro a nuove avventure.

Giulia -                (Dispiaciuta) È inutile che fai lo spiritoso! Tu non puoi fare così! Come sarebbe? Decidi una cosa, ci ripensi, arrivi, riparti... e poi quando ritorni? Fra altri vent'anni? (Guarda Stefano poi Maria ed esce correndo per non farsi vedere piangere) Non si fa così!

Maria -                 Ci è rimasta male, poverina, siè molto affezionata a te.

Stefano -              Mi dispiace, non credevo davvero che la prendesse così!

Maria -                 Non puoi proprio ripensarci?

Stefano -              No, Maria, non dirmi niente perché mi renderesti tutto più difficile. Andiamo a mangiare, dai, fra poco arriverà Giovanni.

BUIO

(La luce ritorna. In scena non c'è nessuno, poi entra Giulia con Luigi)

Giulia -                Maria!.. Maria!

Maria -                 (Entrando) Cosa c'è da gridare, oggi?

Giulia -                Maria, ti presento Luigi, il mio ragazzo.

Maria -                 (Sorpresa) Piacere, sono la sorella di Giulia.

Luigi -                  Oh, sì, lo so, Giulia mi ha parlato molto, di lei.

Maria -                 Ah, bene, sono contenta, spero che abbia parlato bene!

Luigi -                  Certamente!

Giulia -                Maria, lui è il figlio del signor Bitti, dell'Agenzia.

Maria -                 (Sorpresa) Oh!! Il figlio del signor Bitti! Sono proprio contenta! Si accomodi!

Luigi -                  Grazie! (Si siede)

Giulia -                Pensa, Maria, che Luigi ha un fratello gemello!

Maria -                 Ah, bene, però, per carità, non portare anche lui altrimenti la situazione diventerebbe troppo complicata!

Luigi -                  Beh, capisco che quattro gemelli sono un po' troppi!

Maria -                 In caso vengo io, da voi. Lei lavora con suo padre, suppongo.

Luigi -                  No, lavoro con suo marito e con suo cognato.

Maria -                 Ma davvero?!?

Giulia -                Sì, Maria, anche lui è un rappresentante, no, un mediatore... insomma una cosa del genere.

Maria -                 Sì, sì, lascia perdere, ormai ho rinunciato anche io a capire che razza di lavoro fanno. Bene, sicché, allora... suppongo che anche suo fratello faccia lo stesso mestiere.

Luigi -                  No, o meglio, ancora no, ma fra qualche tempo si aggregherà anche lui.

Maria -                 Ecco, mi pareva. Ascoltate, non è che c'è un posticino anche per me. Magari faccio le pulizie, do lo straccio in terra.

Luigi -                  (Sorridendo) No, mi dispiace ma nel nostro lavoro non ci sono uffici da pulire.

Maria -                 Ah, ho capito!

Giulia -                Cos’hai capito?

Maria -                 Niente! Dico così per dire! E bravi Giulia e Luigi!

Ste?Gio? -           (Entra dalla comune) Buongiorno! Oh, ciao, Luigi! Come sta Giorgio?

Luigi -                  Bene, grazie!

Gio?Ste? -           Scusatemi. (Esce a sinistra)

Maria -                 Allora...

Gio?Ste? -           (Entra dalla comune) Buongiorno, oh, ciao, Giorgio! Come sta Luigi?

Luigi -                  Luigi sono io.

Gio?Ste? -           Oh, sì, scusa, come sta Giorgio?

Luigi -                  Bene, grazie, Stefano.

Giovanni -           No, io sono Giovanni.

Luigi -                  Oh, scusa!

Giovanni -           Di niente! Scusatemi. (Esce a sinistra)

Gio?Ste? -           (Si affaccia alla quinta) Come va, Maria?

Maria -                 Bene, grazie!

Gio?Ste? -           (Rientrando) Siamo qua. Allora, Luigi, come mai da queste parti?

Giulia -                L'ho portato per presentarlo a Maria e a voi come il mio fidanzato!

Gio?Ste? -           (Fingendo sorpresa) Ma complimenti!! Congratulazioni!! Che bella novità! E chi se lo sarebbe mai aspettato? Sono proprio contento, Giulia, non potevi trovare di meglio! E bravo Luigi! E Giorgio? ce l'ha la ragazza?

Luigi -                  Ancora no, speravo tanto che Giulia avesse una sorella gemella.

Maria -                 Eh, no, sarebbe stato eccessivo!

Luigi -                  Forse ha ragione, ma prima o poi troverà anche lui una brava ragazza come Giulia, è ancora tanto giovane!

Gio?Ste? -           Eh, sì, avrà più o meno l'età tua. (Si affaccia a sinistra e grida) Fratellino! Vieni anche tu che dobbiamo festeggiare! E tu, Maria, sei contenta?

Maria -                 Ah, sì, sì, l'importante è che siano contenti loro e che si vogliano bene!

Giulia -                (Abbracciando Luigi) Non lo lascerei per tutto l'oro del mondo!

(Squilla il telefono. Gio?Ste? va a rispondere)

Gio?Ste? -           Pronto?... sì … sì … subito… vengo subito (Chiude) Ragazzi, scusate ma devo andare via per lavoro, tu Luigi, mi capisci. (A Maria) Ci vediamo all'ora di cena. (Prende cappotto e cappello ed esce dalla comune)

Maria -                 Sì, ciao.

Luigi -                  Il nostro lavoro, purtroppo, è così, siamo un po' come i medici, non abbiamo orario e lavoriamo anche la domenica. (A Giulia) Ti dovrai abituare anche tu!

Ste?Gio? -           (Entra da sinistra) Sono qua, allora? Cosa c'è da festeggiare?

Giulia -                Il mio fidanzamento con Luigi!

Ste?Gio? -           Oh, capperi! (Fingendo sorpresa) Ma complimenti! Congratulazioni! Che bella novità! E chi se lo sarebbe mai aspettato? Sono proprio contento! Giulia, non potevi trovare di meglio! E bravo Luigi! ...e Giorgio? Ce l'ha la ragazza?

Luigi -                  Ancora no, ne troverà una anche lui...

Ste?Gio? -           Certo che, se anche Giulia avesse avuto una sorella gemella...

Luigi -                  Diceva poco fa la signora Maria che sarebbe stato eccessivo!

Ste?Gio? -           Forse ha ragione. Allora, (Va verso il mobile bar) vogliamo festeggiare? (Estrae una bottiglia di spumante con dei bicchieri che distribuisce, aiutato da Maria)

Silvia -                 (Entrando) Disturbo?

Maria -                 No, no, vieni pure! Stiamo brindando al fidanzamento di Giulia.

Silvia -                 Oh, bene! Sono contenta! Mi dispiace che non ci sia anche mio marito ma è voluto andare a tutti i costi ad una conferenza sui poeti contemporanei della regione sud-orientale del Kamchatka a cui voleva partecipare assolutamente ma sarebbe stato senz'altro lietissimo di brindare con voi! (A Luigi) Lei è il fidanzato, immagino.

Luigi -                  Sì, piacere, Luigi Bitti.

Silvia -                 Ah! Ma allora è collega di mio marito!

Maria -                 Come? Perché, tuo marito lavora con lui?

Silvia -                 Perché, non sai che s'è messo a lavorare con tuo marito e tuo cognato?

Maria -                 No! Non mi hanno detto niente!

Silvia -                 Oh, si saranno dimenticati! Sono proprio contenta che lavori con loro! Anche se dovrà stare spesso lontano da casa.

Maria -                 E con i problemi di... comportamento, come va?

Silvia -                 Problemi di comportamento? Oh! Ti riferisci a quelle eccentricità che gli erano così peculiari in certe occasioni? No, no, non è rimasta traccia della sua antica personalità!

Maria -                 Alla faccia...

Silvia -                 Prego?

Maria -                 No, dicevo... ha subìto una trasformazione veramente radicale, se così si può dire.

Silvia -                 Precisamente..."radicale".

Ste?Gio? -           (Porgendo il bicchiere a Silvia) Allora... (Riempie i bicchieri a tutti) A Giulia e a Luigi! Cin cin!

Tutti -                  Cin cin! (Bevono)

(Suona il telefono e Ste?Gio? va a rispondere)

Ste?Gio? -           Pronto?.. ok, va bene, vengo subito. (Riattacca) Scusate ma mi devo allontanare un attimo per lavoro. (Si affaccia a sinistra, prende cappotto e cappello ed esce dalla comune) Ci vediamo.

Maria -                 Bene, ora lasciamoli soli, i piccioncini!

Silvia -                 (Guardandoli con tenerezza) Chissà quante cose avranno da dirsi! (Maria e Silvia escono a destra)

Giulia -                Luigi, mi vuoi bene?

Luigi -                  Tanto.

Giulia -                Ma mi vorrai bene per sempre?

Luigi -                  Certo! per sempre!vuoi che te lo giuri?

Giulia -                E su cosa lo giuri?

Luigi -                  Su quello che ho di più caro al mondo!

Giulia -                E cioè?

Luigi -                  Eh, su te!

Giulia -                Ah! Quindi se tu mi hai mentito...

Luigi -                  Tu muori! No, volevo dire... ma insomma! che razza di discorsi sono questi?!

Giulia -                (Si alza e prende da un cassetto una matassa di lana da cui comincia a fare un gomitolo, con l'aiuto di Luigi) Insomma, mi vuoi bene?!

Luigi -                  Tanto. Lo giuro, morissi qui!

Giulia -                Chi?

Luigi -                  Io!

Giulia -                Bene! Questo maglione che ti farò sarà bellissimo! Non ti voglio più vedere con quella maglietta striminzita e verdolina che avevi ieri sera!

Luigi -                  Ma io non ho mai avuto una maglietta verdolina. Una così ce l'ha mio fratello!

Giulia -                Oh, scusa! (Fra sé) Ma allora ieri sera...

Luigi -                  Ieri sera che cosa?

Giulia -                No, niente, niente.

Luigi -                  Come, "niente"? È successo qualcosa?

Giulia -                No, no, niente. Ho semplicemente preso Giorgio per te e...

Luigi -                  E....?

Giulia -                Niente, finisce così!

Gio?Ste? -           (Entra dalla comune e butta cappotto e cappello oltre la quinta di sinistra) Hai trovato cosa fare la domenica, eh, Luigi?

Luigi -                  È molto rilassante, con il lavoro che facciamo ci vuole anche questo!

Gio?Ste? -           Hai perfettamente ragione!

Maria -                 (Rientrando da destra con Silvia) Bene, bene, vedo che vi siete dati ai lavori domestici!

Gio?Ste? -           Maria, dovrei parlarti.

Maria -                 Un momento, vado a spegnere sotto i fornelli. (Esce a destra)

Silvia -                 Io torno in casa perché fra poco rientra Ubaldo che mi vorrà senz'altro relazionare circa la conferenza a cui ha assistito. Compermesso! (Esce)

Gio?Ste? -           Prego! (Esce anche lui, a sinistra)

Giulia -                (A Luigi) Andiamo a continuare di sopra, in camera mia. (Escono a sinistra)

(Ste?Gio? entra dalla comune ed esce a sinistra togliendosi cappotto e cappello)

Gio?Ste? -           (Entra da sinistra) Maria!

Maria -                 (Entrando da destra) Sì?

Gio?Ste? -           Dovrei parlarti.

Maria -                 Eh, me l’hai già detto.

Gio?Ste? -           Ah, sì? Ecco: volevo dirti che parto. Ormai è deciso, questo lavoro mi affascina ma è fatto così!

Maria -                 Ho capito. Va bene... mi dispiace tanto, ma vedi di farti sentire, qualche volta!

Gio?Ste? -           Non dubitare, vi telefonerò anche spesso! Ho già preparato tutto, mio fratello già lo sa, adesso vado a salutare Giulia e andrò subito all’aeroporto.

Maria -                 Dove andrai?

Gio?Ste? -           Mah! Non so di preciso. Australia, Giappone... vedremo!

Maria -                 Ma cosa devi fare di preciso?

Gio?Ste? -           Beh, è un servizio particolare.

Maria -                 E non lo si può conoscere?

Gio?Ste? -           No, è segreto.

Maria -                 Mah! Non ho mai sentito parlare di un servizio segreto!

Gio?Ste? -           Eh, se è segreto... Bene, ti saluto, adesso, perché è già tardi.Ma stai tranquilla, eh? (La bacia su entrambe le guance ed esce a sinistra. Maria resta sola, in piedi, vicino al tavolo, triste)

Silvia -                 Posso? Maria.

Maria -                 Oh, Silvia! Vieni, vieni!

Silvia -                 Cosa c’è?

Maria -                 Niente. Stefano parte.

Silvia -                 Oh, mi dispiace! Ma sai che me lo immaginavo!? Lui non è uno che si ferma per molto tempo nello stesso posto, è una specie di... zingaro!

Maria -                 È che... mi ero affezionata a lui.

Silvia -                 Eh, anche io, lo dicevo proprio adesso anche ad Ubi.

Maria -                 A chi?

Silvia -                 Ad Ubaldo! mio marito! e lui m'ha risposto: "Hai ragione, mia cara, è veramente una persona straordinaria che profondamente stimo".

Maria -                 Ha detto proprio così?

Silvia -                 Mi venisse un colpo!

Maria -                 Mah!

Silvia -                 Pensa che anche lui partirà fra due giorni e non so nemmeno quanto starà via di preciso.

Maria -                 Sempre per lo stesso servizio?

Silvia -                 Eh, penso di sì!

Giulia -                (Entrando, quasi in lacrime) Hai sentito, Maria? C'è aria di partenze!

Maria -                 Sì, sì, lo so!

Giulia -                E adesso?

Maria -                 E adesso? niente, continueremo senza di lui come abbiamo sempre fatto, vedrai comunque che non ci abbandonerà del tutto.

Silvia -                 È vero, lo sentiremo sempre qui in mezzo a noi!

Giulia -                Non lo dimenticherò mai! (Si asciuga le lacrime)

(La luce si spegne. Nella penombra s'intravede una sagoma con cappotto, cappello e valigia che lentamente si avvia verso la comune. Si ferma, si volta, si guarda attorno, poi esce definitivamente. La luce si riaccende. La scena è vuota. Entra Maria da destra, in vestaglia. Entra anche Gio?Ste? proveniente da destra)

Gio?Ste? -           Maria.

Maria -                 Sì?

Gio?Ste? -           Buongiorno!

Maria -                 Eh, Buongiorno!

Gio?Ste? -           Allora? È andato via!

Maria -                 Eh già!

Gio?Ste? -           Bravo ragazzo, però, mio fratello!

Maria -                 E già!

Gio?Ste? -           Pensi che si farà risentire?

Maria -                 Spero tanto di sì. Tu cosa dici?

Gio?Ste? -           Capperi! Ci mancherebbe altro!

Giulia -                (Entrando da sinistra ed uscendo dalla comune) Sono in ritardo! Ciao Maria! Ciao Stefano!

Gio?Ste? -           Eh! Si è sbagliata!

Maria -                 Eh già! (Per convincere se stessa) S'è sbagliata!

SIPARIO

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