Lame

LAME

di

Giuseppe Manfridi

Non so perch io abbia scritto questo testo, n so perch senta necessario, obbligatorio, dirlo. 
E cominciato in modo strano. Parlavo con me, tra me e per nessun altro, poi ci si messa di mezzo una voce imprevista. Di donna. Il mio pensiero si cos trasformato in battuta. E il mio dilemma in una situazione. Ho lasciato che quella voce continuasse sino a che lho riconosciuta. 
Quella voce, a sua volta, ha cercato altre voci e le ha trovate. Quattro voci, da cui quattro corpi, che pretenderebbero di essere lintera specie umana in vita su questa terra. Senza nessun altro al di l di loro. Nessuno. Nessuno e niente. 
Noi siamo davvero un crocevia di fiumi carsici. Sappiamo dellacqua solo quando la vediamo sgorgare in superficie. Ma ogni fonte il termine di un percorso. E ne pure lesaurirsi.
Forse, avendo veramente amato la donna che mha raggiunto a interrompere il filo dei miei pensieri, e amandola!, ho dovuto amare la scrittura nella quale la mia donna ha preteso di esistere. 
Ora per, e perci, mi domando: chiss se perdendo questa scrittura soffrirei pi di quando perder lei.


(Comincia luomo, poi una donna)

Due et si picchiano addosso. La mia contro la sua. Nemiche giurate. E unico arbitro, io. Lei? No. Solo io. E dunque. Con calma, ragioniamo. Poich anche se tutto dipende da me, non sono io che domino tutto. E dunque. Con calma. Ho dei doveri nei confronti di chi? E cosa mi d risposte? Cosa mi impone risposte? La natura. S, la natura. Cio, il mio corpo. Che si scansa, che teme, che geme. Che la scansa, che la teme, e che la sente gemere. Che vuole e non vuole. Non la prima volta che mi accade, in un letto, di sentirmi pi donna della donna che ho affianco. Di percepire gli indirizzi del piacere come dovrebbe lei con me. Di avvertire, dalla mia pelle, un richiamo che giustifica pure ai miei sensi il desiderio che suscito. E raro trovarsi avvolti nella rete dei propri richiami erotici: con lei mi succede. Con quella. Con quella l. Con quella che ora sta di l. Io mi chiedo dove nasca questo principio di dissipazione in cui i corpi devastano i propri limiti e assurgono a vastit destinate a rimanere a lungo nella memoria degli amanti, come un epilogo, come un esito, come una meta rilanciata nel futuro alla ricerca di s. Delluno per laltra, e di ciascuno dei due per se stesso. 

Parli da solo?

Mi stavi ascoltando? Non credevo.

Ho sentito che parlavi. Non di che.

Di te.

Senza slancio.

Ragionavo.

Bene. Stavo facendo altrettanto pur io di l.

Pure tu?

Gi.

Ad alta voce?

Chi lo sa. Tu forse taccorgevi di parlare ad alta voce?

Io s. Me lo sono imposto.

Motivo?

Per non distrarmi dagli argomenti prefissi. E io ho bisogno di non distrarmi pi. Io debbo pensare a te. Per dovere e per necessit. Il pi che sia possibile. O non ne usciremo vivi.

Come dire che vuoi fartene carico da solo.

Io per la mia parte.

Che credi sia la maggiore.

Lo . Tu sai quello che vuoi, io no.

E mortificante sentirtelo dire.

E audace piuttosto. Da parte mia, intendo. Ho un merito e lo dichiaro.

Bello piacersi. Complimenti.

Darsi un merito non molto. E io, questo, il solo che mi do. Non molto.

Lo se a me basta per sentirmi colpita al cuore. Mi metti in un angolo, e con questa bella sentenza: tu desideri un uomo che non sa se ti desidera.

Dunque, vedi, la pi forte sei tu.

Spiegala.

Tu sei un punto esclamativo, io un punto interrogativo.

Ecco perch ti piace pensare ad alta voce. Con le parole la dialettica se la cava meglio a fabbricare i suoi bunker.

Ma vero. Tu sapresti la strada per cui andare, io no. Tu la sai la strada che porta a me, come sai quella che porta via da me. Io non posso dire altrettanto. Vorrei ma non posso. 

Non carezzarmi.

Sono io che rischio di perdere te, non tu me.

Sei tu che hai unaltra donna, non sono io che ho un altro uomo.

Unaltra donna che non mi fa rinunciare a te.

Gi, ma io sono fuori di te, lei no. Lei prescritta nei disegni del tuo destino. Provvede alla tua sopravvivenza. Abbandonarla sarebbe inutile. Irrilevante. Unipotesi di scelta che in realt non sarebbe neanche tale ma solo una scusa. Come dire: ci ho provato.

Ma se uno prova a fare qualcosa lo fa per riuscirci mica per prendersi in giro.

E io ti dico che non sarebbe nulla. Dovresti amputarla via. Un braccio: lo amputi, non lo abbandoni. Con me, invece, non serve tanto. Ti basterebbe cambiare direzione ai tuoi passi. 

Cosa che non far mai.

Ma se gi mi stai dimenticando! Pure con me, qui presente. Mi hai davanti, mi guardi, e gi ti scordi che faccia ho.

Non vero.

Sono mie queste labbra. Sono miei questi occhi.

Non vorrei vederne altri.

Eppure li cerchi. Se li vedi perch li cerchi? 

Perch tu credi che io li abbia ma non li ho. Io te che cerco. Anche te qui presente, io te che cerco. Pi ci sei e pi ti cerco.

Parole tue: me presente. Perch ci sono: per questo mi cerchi. Solo per questo, ora, mi cerchi.

Al diavolo, non sono pensieri della tua et! Dove accidenti li vai a pescare?

Nel bisogno che ho di difendermi da te. Dallamore spaventoso che provo per te. Dallamore che, spaventosamente, tu non provi per me.

Ma io non ti lascer mai. - Allora?

Allora che?

S, rispondimi qualcosa.

Non era una domanda.

Molto di pi. Io ti ho detto che non ti lascer mai. Non puoi fare come se nulla fosse.

Gi.

D qualcosa. E mille volte pi che una domanda, un grido.

Che mille volte meno di una sillaba, e centomila volte meno di una parola vera.

Sicch vuoi parole, vuoi discorsi.

Quello che voglio te lo chiedo. Tu hai gridato e io ne ho solo preso atto.

Sforzati di fare di pi.

Vuoi che ammiri il tuo grido?

Che tu mi dica cosa significa per te.

La verit. 

La verit? E lo dici cos?

Perch dovrei risponderti anchio con un grido? La verit, sicuro. E, gridandola, tu la non rendi pi reale di quanto gi non sia.

Sicch mi credi: non ti lascer mai.

S. Purtroppo ci credo. 

Purtroppo?

Non la tua determinazione che ti tiene legato a me, ma la tua debolezza. E pi sarai debole, pi presumerai che io sia tua imponendomi, ma tu a me, di non lasciarti mai. Perci purtroppo. - Allora?

Allora che?

S, rispondimi qualcosa.

Io so solo che non ti lascer mai. Davvero.

E io, evidentemente, so qualcosa di pi.

Che a te facile dire tutto, a me no.

A me? Una ragazzina?

Per questo. Hai di meno dentro. Molto di meno.

Daccordo.

Giuro, cos.

Daccordo, daccordo.

Che tu ci creda no.

Che tu, amore mio: che tu ci creda o no. Non io.

Sei entrata giusto al momento in cui lo stavo vedendo molto ma molto chiaro questo. Molto chiaro. Ora mi hai confuso le idee. Se pure hai ragione, solo perch mi hai confuso le idee. Non dico che tu lo abbia fatto apposta ma esattamente quello che successo.

E piantala di carezzarmi.

Mi calma. Me lo devi. 

Non ti devo un accidente.

Dico per scherzo, ovvio.

Vuoi continuare a startene da solo per continuare a parlare ad alta voce? 

Rimarrai di l a sentire?

No. Solo ad aspettare.

(Solo) Io desidero pi questa donna dellaltra. Non c il minimo dubbio: pi lei. Eppure mi pi facile dare maggior piacere allaltra. A volte, quasi, la completezza del piacere. E mi accade di prenderne. Perch? Forse perch con lei, con questa, il piacere ancora in secondordine. I suoi profumi sono quelli che vorrei sentire, ma i miei sensi li accantonano. Non li usano. Con lei mi risparmio, con laltra no. Eppure laltra, quando la vedo, mi fa pensare ogni volta che, in fondo, non mi piace molto. Poi mi sdraia. Mi sdraia e fa pochissimo. Ammira la mia eccitazione. E se stessa. Fa pochissimo e ottiene moltissimo. Questo le fa presumere grandi cose su di s e su di noi. Assurdamente. Davvero non capisco perch il mio corpo glielo consenta, certo che glielo consente. Il mio corpo le cos terribilmente complice! Complice della sua storia damore con me. E nemico della mia. Io che entro, invece, in quella bocca e vi riposo. In quella di questa. Di questa che ora tornata di l. E vi riposo. Di questa che amo. E glielho detto. Ti amo: glielho detto. Amore mio: glielho detto. Allaltra no. A lei invece mi piace dirglielo: dirglielo e sentirmelo dire. Sentirmi mentre lo dico. E pure questo glielo dico. Nessun problema a dirglielo. Nessun problema a dirle qualsiasi cosa. Cerco di non mentirle a proposito del mio comportamento. Daltronde, come potrei? Pu mentire chi sa ci che va nascosto. Io, al contrario, mi stupisco dinanzi a me stesso. Avrei bisogno di qualcuno che mi facesse fare la mia conoscenza. Ovviamente non stato sempre cos. E stato cos solo le prime volte. Le prime volte di tutto. Ma alla mia et le prime volte sono un gran lusso. Eppure accadono. Ne accadono ancora. Lei, ad esempio: lei una prima volta. Si suppone unica. Grazie a Dio ha le sue vanit. No, non unica. Di pi. Ma come farglielo capire che vero quel che vero, e quanto quel che vero sia di pi? Lei non unica: nuova. Prima. Prima volta. Una prima volta. Dopo tempo infinito, di nuovo una prima volta. E ho paura di venire presto. Di essere goffo. Di non riuscire. Di non potere. Di non consumarla completamente come lei vorrebbe, come lei mi chiede. Con lei ho paura di non saper fare tutto. E che il mio desiderio non coincida con me.

Io vado.

Hai solo aspettato o hai fatto pure qualcosa?

Ho sottolineato il libro che mi hai regalato. Per quel gioco che volevi fare. Di sottolineare tu il tuo e io il mio. E poi di confrontare.

Una scusa per continuare a vederci.

Lo so. Me lhai scritto. Era nella dedica.

E a quando il confronto?

Ma il tuo era gi sottolineato.

E allora?

Non vale. Io, ora, sto sottolineando il mio alla luce della tua presenza. E consapevole del gioco. Tu, quando lhai fatto col tuo, non sapevi nemmeno che io esistessi.

Giusto, e allora?

Dimentica il volume che hai gi e compra una copia nuova. Per te. E a questo punto sottolinea sapendo il senso di quello che fai. Per me. E non sottolineare pi di quattro righe per pagina. Come ho fatto io. 

E, anche se di meno, non pensi che segnerei le stesse cose di prima?

Credo di no. Perch cercherai di immaginare quello che segner io. Per lusingarmi. E chiss che, a mia volta, io pure non sia indotta a fare lo stesso. Sar poi comunque divertente confrontare il tutto anche con la tua prima copia. A patto che tu non ti metta a sfogliarla nel frattempo.

Promesso.

Poi, la prossima volta, sar io a proporti un gioco.

Ora.

La prossima volta.

Quando? 

Domani?

Va bene.

Dopodomani?

Se preferisci. 

Stasera?

Va bene.

Domattina?

Ma s, va bene.

Allora dillo tu. Quando?

Non lo so, amore mio. Non lo so.

(....)

(Due sorelle, a letto. Comincia quella che non conosciamo)

Ti fa soffrire?

Non lui.

E allora chi?

Una certa situazione.

La moglie?

Non sua moglie.

Credevo.

Solo unaltra.

Ma importante?

Una che c.

E la prima volta che debbo essere io a domandare per cavarti qualcosa.

Vorrei averlo. Ma non so se ce la far.

E indispensabile che lui lasci laltra?

S.

Potresti provare a essere meno rigorosa. Una volta tanto.

No, non hai capito. E indispensabile per lui, non per me.

Ti ha parlato chiaramente?

S. Lo fa sin troppo. Con laltra, dice, mai.

Non so se sia un buon segno.

Non lo affatto. Anche se voglio che lui mi parli cos.

A me dispiace che ti faccia stare male.

Sono io che lo faccio stare male.

Ne avr bisogno.

No. Non sino al punto a cui siamo arrivati.

Davvero tanto in l?

Lui. Io non so.

Lascialo.

Ma s. Finir per forza.

E allora lascialo subito.

Magari gi lho fatto.

Brava sorellina.

Chiss. Domani, al risveglio, cercher di capirlo.

Ti guarder mentre ancora starai dormendo e lo capir prima io di te. Sai che posso.

Non mi dirai nulla. Aprir gli occhi. Ti guarder mentre mi guardi e prender la mia decisione.

Per, confesso, mi sarebbe piaciuto almeno conoscerlo.

Non te lho descritto abbastanza?

Abbastanza.

Sai una cosa che mi mancher?

Che?

E difficile da spiegare. Con lui mi piace vergognarmi.

Cio?

Perch, quando accade, non sono la sola. E non mi sento sola. Nella mia vergogna, lui, non mi fa sentire mai sola.

(....)

(Prima lei, poi lui)

Il mio gioco ha qualcosa a che fare con quello dei tuoi libri e delle sottolineature. Ma forse va un po oltre. Comunque. Immagina che sia esistito, o che esista, un re, molto esacerbato da una vita non vissuta e invidioso di tutti coloro che si amano. Questo re decide che lamore va punito e sottopone, perci, tutte le coppie di amanti a una prova fatale. Impone loro di scrivere su un foglio una data. Ma separatamente e nello stesso tempo. Se le due date non corrisponderanno i due amanti verranno uccisi. Ovvio che ciascuno dei due cercher di immaginarsi cosa scriver laltro, sino a scrivere la data pi cara allaltro e non quella cara a se stesso. In questo modo, pi lamore forte e pi lerrore sar inevitabile, poich ognuno dei due amanti rinuncer ad essere se stesso in nome dellaltro, mentre laltro far lo stesso con lui. E le date non coincideranno mai. Solo gli amanti legati da una passione pi tenue avranno la capacit di ragionare con intelligenza. Di pensare la cosa pi logica. Di non rinunciare a se stessi, e, dunque, di far coincidere le date. Bene. Ora io scriver la mia, e tu scriverai la tua. Certo, voglio capire quanto ci amiamo. Ma per noi si pone un problema ulteriore, poich entrambi sappiamo che se le date coincideranno questa non sar una buona prova. Ma se pure non dovessero coincidere, pu essere che questo sia solo per il desiderio di compiacerci lun laltro. E nuovamente non sar una buona prova.

E allora?

Scrivi comunque una data. Io far lo stesso.

Ma sciocco. 

No. Poich rischiamo di perderci. Fallo come se fossero in gioco le nostre vite.

Come per ogni cosa tra noi.

Ma facciamo che stavolta vale davvero. 

Cio, come nel senso che...

Dai, prosegui.

Io rischierei di perdere te.

O io te.

D, a quegli amanti veniva concesso del tempo?

Boh. Perch?

Per sapere come mi debbo regolare.

Supponiamo di s.

Allora non facciamolo adesso. Le nostre date ce le scambieremo la prossima volta.

Daccordo.

Non so nemmeno se ho bisogno di pensarci, ma non posso farlo subito.

Daccordo, daccordo.

Perch, tu invece s?

Mi sta bene quello che vuoi tu. Daccordo per la prossima volta. Daccordo.

(....)

(Ai tavolini di un bar allaperto. Luomo, e un altro. Comincia laltro)

Guardi quella coppia. 

Prego?

Dico, quella coppia. Non le pare che abbiano entrambi un profilo assiro? 

Scusi, nel senso?

Da moneta. Da conio. 

Ah.

Li si direbbe parenti. Fratello e sorella. Cugino e cugina. O di quel tipo di parentela alla quale addivengono solo certi amanti. Al punto che non si pu pi dire chi dei due, arrendendosi, abbia finito col somigliare allaltro. Rimarco larrendersi poich inteso che a met strada non ci si incontra mai. Concorder con me, spero.

S, in linea di massima. Pi o meno.

Opto per questa possibilit. Amanti. Ma commista con la penultima. Ovvero che siano anche cugini. Cugini divenuti amanti. No. Dico una sciocchezza. Usano i cucchiaini con esagerata spensieratezza sia lui che lei. Noti, noti.

E con ci?

Va da s: non hanno freni, e non perch si siano imposti di non averne. Semplicemente perch la loro una storia nata senza ombre. Con ogni probabilit hanno cominciato con lessere amanti per poi scoprire di essere cugini. Capita. Ma me lo dica se non concorda. Si esprima.

S, pu essere. Ma s, perch no?

E quegli altri, pi in fondo... guardi, guardi.

Quei due di lei con la gonna beige?

Prevedo che via di qui cominceranno a scannarsi. Ognuno dei due invidia quello che sta mangiando laltro. Faccia caso. E luomo ha pagato il conto appena arrivate le ordinazioni. Subito. I poveretti sono immersi in una pratica che vorrebbero sbrigare al pi presto ma che, temo, non avr estinzione. Vengono da una litigata e stanno per tornarci. Lhanno lasciata chiusa in casa, come un soprammobile al suo posto. Dove lhanno messa, l la ritroveranno. Perch sorride?

So che vuol dire 

Ama i soprammobili, lei?

Ne sono pieno.

E le piacerebbe che venisse un ladro a fare un po di piazza pulita, dica la verit...

No. Non ne sarei tanto convinto.

Come dire: anche il peggio serve.

Se ci appartiene...

Giusto: un brutto mignolo, meglio tenereselo che amputarselo.

Ecco, pi o meno.

La prego: unillazione sul lavoro di lui.

Chi? Io? Mi coglie alla sprovvista. Non saprei.

Tenti. Per gioco.

Ma farlo cos, a casaccio... non mi viene.

Provo io?

Se le va.

Mercato animale. Ovini. O porcini. Senzaltro. Anche se non tocca pi le sue bestie da tempo. Lei invece s. Sto lavorando di fantasia, ovvio. Cos, per sfizio. Su questo non mi ci giocherei due lire. Eccoli, se ne stanno andando. Non vedevano lora. Eppure lo sanno che non li aspetta nulla di meglio. Ma mostrare ad altri il loro silenzio li imbarazzava troppo. Lo perpetueranno altrove. Non vorrei essere una molecola della loro vita: breve, straziata e pesante come un macigno. Mai. Quelle due, invece, si credono lesbiche e non lo sono neanche un po. Perlomeno la bionda senzaltro no. Pure se, nella coppia, ci giurerei che lei quella demandata agli approcci. Qui non mi contraddica perch potrei metterci la mano sul fuoco. La mano ce lho, manca il fuoco. Me lo dia e ce la metto.

Ma, diamine, che voglia ha di parlarmi tanto? Io non la conosco. E poi cosa le importa di tutte queste coppie? E, soprattutto, cosa pensa che importi a me?

Perch noi siamo soli.

Io per niente.

Ma qui s.

Pu essere che per me sia cosa rara. E preziosa. Nel qual caso la prego di farmela godere.

Signore, non sono un importuno. Per natura, non lo sono. E, se ne stupisca, nemmeno un chiacchierone. 

Ah, no?

Per niente. E la prima volta, credo, che vengo confuso con un seccatore. Qualcosa fra noi, evidentemente, non deve aver funzionato.

Ma niente fra noi deve funzionare. Non c alcun motivo perch questo avvenga.

Lei mi ha chiamato a un colloquio. Io ho risposto.

Io?

Altroch. Sedendo mi ha lanciato un chiaro segno di saluto. Lo nega?

Pu essere per educazione. Sempre che labbia fatto.

Poi ha insistito a guardare il mio giornale. Motivo per cui le ho fatto un cenno come dire: guardi a suo comodo. Non sono di quelli che se ne infastidiscono, io.

Ammetto. Non perch non abbia il mio di giornale. Ecco, ce lho. Ma mi ha stupito di leggere la stessa notizia pubblicata con tanta importanza sul suo e con tanto poca sul mio. Pensavo ci fossero dettagli ulteriori. Invece mi parso di no.

Non mi sono posto il minimo problema a riguardo. Ho lasciato che guardasse e basta. Poi. Si intestardito a fissare quella coppia che cercava di canticchiare lo stesso motivetto. Ricorda? Non riuscivano ad afferrarlo. Ho capito che lei invece se lo ricordava e avrebbe voluto intervenire per dar loro limbeccata. Vero o no?

Vero. In effetti s, vero.

Ma la pungeva limbarazzo di farlo, come pure, al contempo, che nessuno notasse il suo ruolo, cos passivo, in questo piccolo gioco. Che nessuno sapesse che lei sapesse. Allora si messo a canticchiare il motivetto a fior di labbra perch io, cos vicino a lei, assentissi dicendo: Giusto, proprio questo. Non lho fatto mica per accidia. Semplicemente perch non era quello il motivetto che i due ragazzi stavano cercando di ricordare.

Come non era quello?

Affatto. 

Sono pronto a scommetterci. Quello che vuole.

Figurarsi. Se ci tiene tanto gliela passo. Importante la sua attitudine allascolto. E allequivoco. Mi parso perci naturale farla partecipe del mio dilettarmi a investire di ruoli chiunque mi capiti a tiro. Il che significa una totale rassegnazione allimpossibilit di intendere il mondo al di l del fraintendimento. Solo fraintendendo, dico io, si pu comunicare. Presumere di conoscersi la fine. La disillusione sarebbe tanto inevitabile quanto schiacciante. Detto ci, guardi noi: essendo stato a mia volta frainteso, ho potuto comunicare con lei. 

Lei un ossessivo. E di prima forza. Cosa che va tenuta presente sentendola fare affermazioni cos apodittiche.

Forse. Se s, perch sono un passionale. Non pretendo equilibrio tra le energie che mi manovrano. Non impongo loro alcuna democrazia e lascio che una parte di me prenda sempre il sopravvento su tutto il resto.

Perdoni. Mi interessa pochissimo parlare di lei. Ma il parlare con lei, va bene, lo accetto. Ha toccato un tema che pu riguardarmi. Dico pu. Non detto. Lineluttabilit del fraintendimento. Come se fosse, questa, la sua finestra sul mondo. 

In qualche modo s.

Ma una finestra, sembra dirmi, che abbia stipiti vasti quanto lorizzonte stesso. 

Estremizzando limmagine, in qualche modo s.

Insomma, come se nulla possa sfuggire a questa prospettiva che lei sostiene essere lunica. Nulla di nulla.

Radicalizza la mia ossessione. Non lho detto.

Non la pensa cos?

S, lo penso. Ma non lavevo ancora detto.

Vede. Non lho fraintesa.

Le fa paura che possa accadere?

No, ma mi stupisce che per lei sia addirittura necessario.

Ho capito. Lei ha voglia di parlarmi di qualcosa di preciso. Di che?

Ad esempio. Un esempio. Solo un esempio.

Va bene. Ho capito. Un esempio.

La differenza di et. Non mi dir che sia cosa fraintendibile.

Differenza di et fra chi?

Fra un uomo e una donna. La cosa pi logica.

Fra lei e una donna? 

Sia pure. Ecco, ad esempio, un fatto. Io una certa et, e la mia donna la met. Un fatto. Pure ci vedesse a uno di quei tavolini laggi avrebbe poco da fantasticare. Due cifre incarnate e basta. O dico male?

Unet, certo, non fraintendibile. Ma il divario unaltra cosa.

Vede, il suo impero scricchiola. A parlare della vita nuda e vera le fantasie volano basso. E le teorie sono meno di corteccia morta. Non regge. Non regge. 

Signore, posso parlare sinceramente?... Ma lo sa che fra noi due il vero chiacchierone proprio lei. Guai a darle il l. E non mi guardi con odio. Il che oltretutto conferma la mia ipotesi. E lei che non mantiene le distanze. E lei che accelera la confidenza oltre ogni dire. Io, nei suoi confronti, mi sento allo stesso punto di quando le ho rivolto la parola per la prima volta. Non un passo avanti. Al contrario, le sue evoluzioni in materia sono state infinite. Dalla presa di distanze, alla curiosit, alla simpatia, sino alla puntigliosit. E adesso, addirittura, tracce dodio. Quanto deve aver chiacchierato, tra s e s, in questo frattempo... quante parole macinate a servizio delle poche che ha detto ed ecco i risultati. Io, al contrario, non una di pi di quelle che mi ha sentito pronunciare. Sono un afasico al suo confronto. Poi ancora. Ulteriore tratto del vero chiacchierone: porre domande retoriche come fossero vere domande, e tradurle in possibili argomenti. Mi chiede - e chiedere per ottenere, non per sapere - se sia fraintendibile il divario delle et. In una coppia, poi. Quale domanda pi retorica di questa! 

Insomma, risponda.

E una chioma dalbero tra le pi folte la risposta che pretende. Ogni foglia risposta, ogni gemma risposta, ogni ramo risposta. Il tronco stesso risposta. La prima e pi generica, e che dice: s. Che, anzi, proclama: ovviamente s. E fraintendibile. Fraintendibilissima.

Non mi soddisfa. E poco. Un s o un no: troppo poco.

Vuole essere convinto?

Solo capire. Non ho preconcetti. Insista. 

Il divario det fraintendibile alla luce, provo a improvvisare, della derisione, dello scandalo, dellignominia, dellistinto paterno, dellistinto filiale, della lussuria, dellerotismo, dellopportunit, della necessit, e di quantaltro che il mio imperfetto vocabolario non sa pi dire. E non siamo che hai rami. Fermiamoci al primo punto dellelenco: alla derisione, e passiamo ai ranuncoli e alle foglie. C la derisione che prova la sua compagna per lei. Non dico sempre ma a tratti s, e che non detto sia quella di cui lei si accorge. C poi la derisione che la sua compagna a tratti non prova ma che lei le attribuisce. C le derisione degli altri nei vostri confronti, e la vostra di quando, felici per la presunta enormit della vostra passione, deridete negli altri il loro misero sentire. Fasi terribili queste: sono quelle che presumono felicit. E orgoglio. Non escluso, veda, che un rapporto fondato su un grave divario di et comporti anche una sua prepotente ragione politica.

S, lha detto. Questa mi piace. 

Si pu capire. Non male, per un uomo maturo, sentirsi politicamente erotico.

Non mi piace, per, che abbia detto grave.

E una persona sofferente, lei?

Dicono.

E a lei torna comodo crederlo?

Dicono.

E un egoista.

Logico. Come tutti coloro che sono afflitti da un dilemma. 

Dov la sua donna adesso?

Ne ho due. Laltra ha la mia et.

Ma solo una delle due sa.

S, la prima.

E della prima che domandavo. Dov?

Probabilmente a parlare di me. Si sforza in tutti i modi per venire a capo, lei, del mio dilemma e per lasciarmi. Chiederebbe aiuto anche alle pietre per questo.

Stia tranquillo, trover pietre disposte a farlo. Lei lo desidera talmente tanto. Intendo dire proprio lei, lei. Non la sua donna. Quella poverina sta lottando per il vostro amore. E, se sapr venirne a capo, uscir per sempre dalla sua vita coronando con un gran suggello, labbandono, una storia che per lei, caro amico, non avr pi repliche. Mai pi. E con suo grande sollievo. 

Mio?

Suo, suo.

Intende dire che io voglio essere lasciato?

Lei deve volerlo. E lei vuole ci che deve. E il divario det che glielo impone. Il divario dellet le impone un senso del dovere micidiale. E a prescindere dal fatto che ne sia, per sua indole, provvisto o no. Signore, saluto in lei una creatura etica. E in quella puttanella, parola che pronuncio con fiato di rose, unautentica eroina. 

Perch puttanella?

Perch nel vostro gioco, la sua amica gioca a farlo e lei a divertirsi nel vederle recitare questa parte.

E no, qui si trascende! Non ci attribuisca i suoi pruriti, per favore.

In me posso anche consentire che siano pruriti. Ma in voi no. Vi state prendendo molto sul serio.

E allora perch parla di gioco?

Touch. E vero, forse ho detto un mucchio di scemenze. E doverne adesso dare giustificazione mi pare unimpresa da brividi. No, per carit. Preferisco battere in ritirata. Ma se qualcosa fra tante scemenze ritiene possa tornarle utile, saccheggi senza riserve. Offre la ditta. Faccia pure a suo comodo e mi stia bene.

Se ne va?

Al tempo. Non ho fretta. 

Pareva. Si alzato, ha preso le sue cose... e quel Mi stia bene.

Non dubitavo che fosse allergico ai saluti. Addirittura a quelli di un estraneo. E sa perch? Perch lei tende a presumere, sia pure in una semplice formula, leccesso di un addio. Nel mio, ad esempio, gi sperimenta quello che laspetta al varco. Ha una tempra sana. Stia tranquillo. Sopravviver. A ogni modo e non per celia: mi stia davvero bene, caro amico. Il pi che le possibile, bene. Non un augurio, una richiesta. E piena di cordialissima apprensione.

(....)

(Prima lui, poi lei)

Questa la mia data.

E questa la mia.

Dobbiamo leggerle subito? Confrontarle adesso? 

Se vuoi.

Sai tu come funziona questo gioco.

So come comincia. Il resto da condividere.

Per me aspetterei.

Se vuoi. Ma perch?

Non ti rendi conto che la nostra storia vive di dilazioni? Sono il suo nutrimento. Diamoglielo. Ora sta chiedendo cibo. Aspettiamo. E restiamo insieme ancora un po. Qui, cos. Vieni.

Ancora?

Di pi. Vieni.

Non tavvicinare. Non mi masticare.

Voglio divorarti, non penetrarti.

E un desiderio orribile.

Tu sei qui per questo.

Entrami dentro.

Tu! Fallo tu.

Non voglio.

Entrami dentro tu.

Non posso.

Con le dita, con la lingua.

Non mi serve a nulla.

Non minteressa. Voglio che tu voglia quello che voglio io.

Rovesciami.

La passione, scoprirai, niente.

Non dirlo adesso.

Invece adesso che devi sentirmelo dire. E adesso.

Frugami.

Fallo anche tu.

Ma tu non smettere.

Cos. Come me. Con le dita, con la lingua.

Cerchi appigli dentro le mie viscere. Perch?

Trovane tu. Anche tu.

Perch?

Tienimi fermo. Tienimi fermo.

Ti prego, non soffrire tanto.

E il tuo dolore che sto ingoiando. E il tuo che vuoi scacciare.

Smettila di soffrire tanto.

Comincia tu. Io non posso.

Non puoi soffrire cos. E insostenibile.

Da me, non da te. Sei la pi forte, puoi.

Spaccami.

Sta zitta.

Spaccami.

Dammi i tuoi liquidi. Fortificami nei tuoi liquidi.

Quali labbra vuoi?

Queste.

Ma io non ti voglio con queste, ti voglio con quelle. Spaccami.

Dio, perch alla violenza che mi chiedi so rispondere solo con la cattiveria?

Vattene! Vattene per sempre.

Hai troppe labbra, troppe ovunque, amore mio - e io tra le gambe ho solo questo. Moltiplicami. Moltiplicami. Ho solo questo, non mi basta.

A me s. Non chiedere di pi. Mi basta. A me basta. Non ti chiedo di pi. Mi basta.

Ma io so che posso essere non solo questo. E non lo sopporto al punto da non riuscire ad essere nemmeno questo. 

Giuro, mi basta.

Ma se non riesco ad essere nemmeno questo!

Allora staccati, vattene.

No.

Cosa vuoi che ti chieda?

Non lo so.

Cosa vuoi che io voglia che tu faccia?

Io voglio che tu voglia la mia devozione.

Chiamami la tua piccola. Assorbimi. Conservami.

Ecco la data che avrei dovuto scrivere: quella della mia morte. Perch mi guardi spaventata? 

Perch la data che ho scritto io una data futura. 

Cio, una minaccia?

Anzi, una promessa.

Di chi? E a chi?

Per adesso non posso dirti di pi.

(...)

(La sorella, a letto)

E ora? Che soluzione vi aspettate? E stato tutto un gioco e lo volete risolvere con un gioco. Dio mio, vederti con tutti questi lividi addosso mi stringe il cuore. Mamma non pu, ma io s. Non lo sopporto. Quando ti spogli, quando ti corichi. E quando ti lamenti voltandoti da un fianco allaltro. Lei non pu sentirti, io s. Non lo sopporto. Purch finisca. E non fare cos. Quasi fossi una nemica. Non lo sono. Capiscimi: per me, se vuoi, non dico che finisca tutto, ma almeno che finisca di essere in questo modo. Tu dici: ne soffre pi lui. Ma lui di lividi ne ha? Di lividi come i tuoi, ne ha?... Cos quel gesto? Un no?... Ecco, vedi: no. E non far finta di dormire, lo so che sei sveglia. Sveglissima. Io non ce lho con nessuno. Tanto meno con chi neppure conosco. E so guardare anche un pochino oltre. Quelluomo non ti fa solo del male, lo so. Lho capito, sai, mica sono scema. Ma so anche che il male che ti fa non necessario, eppure te lo fa lo stesso. Intendo dire che per lui non indispensabile fartene, e non lo nemmeno per la vostra storia. Ma allora perch te lo fa? Non posso credere che sia solo il riflesso, come dici tu, del male che costretto a fare a se stesso. Costretto. Un male che, tanto per cominciare, a lui non lascia lividi e a te s. Ma sta bene, voglio crederti: tu dici che questo s indispensabile: tanto a lui che a te. Questo male qui. Ci sto, va bene. Ma che accadrebbe se smettesse di soffrire? Smetterebbe di amarti? Impossibile se gi non ti ama. Vuoi che te lo dica? Svanirebbe, forse, lunico sentimento che lo spinge verso di te, ecco cosa. Verso di te e lontano dallaltra. Il senso dellapprodo: questo gli dai. Questo gli d il suo male. Il male che gli dai tu. Riflesso di quello che lui d a te. Tu certifichi tutto ci che lui, da se stesso, individua come il suo proprio peggio. Oltre questo non ha certezze. Tu lo tieni stretto a se stesso. Ti pu bastare? Tu gli consenti di tenerlo abbracciato a se stesso, di fare continue dichiarazioni damore a se stesso. Ti pu bastare? Va bene, continua, non lasciarlo. Ma allora cambialo. Cambialo. Lui con te non potrebbe mai. Ma tu con lui s. Baster che, una volta per tutte, tu ti decida e lo faccia innamorare di te. Lho detto. Chiara lantifona? Se vuoi sapere come la penso: sei tu, finora, che non lhai voluto. Tu. Vuoi le parole del suo amore, non vuoi il suo amore. Ma, forse, nessuno lo vuole davvero. Va bene, se questo ti sembra troppo allora inventati un altro modo. Ce ne stanno. Certo che io con questi lividi non ti ci voglio pi vedere. Cambialo. O finiscila. Pensaci. Dammi retta. E ora buonanotte. Hey... ma stai dormendo. Stai dormendo? Ges, stavi dormendo davvero. 

(....)

(Bar allaperto. I due uomini, adesso, siedono allo stesso tavolino. E laltro che comincia)

Mi attribuisce esperienze con una fiducia che forse non merito.

Colpa sua. Me ne ha convinto.

Il fraintendimento non materia apprendibile. Non si dispone a considerazioni individuali. O morali. Non a dire: adulterio, tradimento, inganno, raggiro. E la pasta in cui si muovono i nostri segni. O come un minerale. Da scrutarsi. E sufficiente avere locchio per farlo. Nulla di pi semplice. Alla portata di chiunque. Tanto mia che sua. 

Faccia un esempio.

Lho capito, sa, che la cosa che pi cerca nei nostri colloqui sono proprio i miei esempi.

Ammetto. Aiutano.

Ebbene, ad esempio. Io non ho grande competenza della ghiaia che calpesto. Ma so che c, che si chiama ghiaia, e che, calpestandola, scricchia. Tutto sta a farci caso: ci faccia caso e pure lei, dun lampo, si trover ad avere la stessa competenza in fatto di ghiaia che posso vantare io. Si comporti similmente con la mia idea di fraintendimento, e le assicuro ci troveramo dun lampo a saperne in egualissima misura. A ogni modo... questi sarebbero i foglietti?

Gi.

Questo il suo e questo quello della ragazza?

Gi.

Vedo vedo.

Forse sono stato un po confuso nello spiegarle i termini della questione.

Non direi. La sua data che vuole significare?

Un valore composito. Lanno lanno del nostro incontro. Il mese quello di quando iniziata la nostra storia. Luned perch stato di luned che mi ha proposto questo gioco.

E quella della sua compagna?

La data che avevamo stabilito per un nostro viaggio. Me lero dimenticato ma poi mi tornato in mente.

Un viaggio che farete?

Se continuer.

Continuer, continuer.

Da che lo capisce?

Dal fatto che il vostro non un grande amore. Non vi costa una gran fatica e non dovrete sacrificargli molto. Non mi sembra che siate disposti a fare un granch per cercarvi lun laltra. La sua amica ha scritto la data di questo viaggio non per dirle: ricordati che dobbiamo farlo. Ma per rimproverarla. Presumo che abbia voluto ributtarle in faccia una patetica opzione sul futuro. E facendolo sapeva che avrebbe trovato conferma al suo rimprovero nella data che avrebbe avuto in contraccambio. Questaltra qui. Composita, dunque senza cuore. Tutta volta al passato e, a sua propria volta, con un cenno di sfida. In quel luned: quando la sua amante si azzardata a mettere in crisi prima se stessa, poi lei, poi voi due. Entrambi i rimproveri sono del tutto sprovvisti di tenerezza. Fossi io il Re della storiella certo non vi condannerei a morte. Nonostante che le vostre date non coincidano. Purtuttavia la vostra storia unottima storia. Sostanzialmente vale poco ma, a viverla, pu sembrare di gran significato. Conviene tenersela. Chiede una miseria e rende parecchio. Io la vedo cos. Curioso a dirsi, in tutto ci il fraintendimento centra pochissimo. Intendo: il vostro reciproco fraintendervi. A vaccinarvi il vostro fraintendere, allunisono, quello che vivete. Tuttaltro che una vicenda damore e morte. Suppongo, invece, che ve ne riempiate spesso la bocca. Sbaglio?

C molta sofferenza. E questa non ce linventiamo.

E di quali parole la vestite?

Di parole che ci escono sincere.

E che rimangono tali?

Le parole hanno responsabilit limitate. Non possiamo chiedere loro di significare, oltre quello che esprimono, anche un obbligo verso se stesse. Hanno doveri solo nei confronti del tempo nel quale prendono forma.

Come queste che pronuncia adesso?

Non sono figlie di unemozione, queste. Ma di ragionamenti, e pure faticosi. Nella mia concezione, per paradosso, quasi non sono parole.

E cosa?

Frasi. Sangue, felicit, infelicit: queste sono parole. Dette cos sono parole. Ma dire: la tua infelicit aumenta la mia infelicit, non centra con le parole. Questa una frase. Si prolunga nel tempo. E di una frase io posso anche dover rendere conto in un tempo futuro, magari per sempre. Ma se la mia donna mi domanda: cosa provi? E io rispondo: infelicit, allora s che la parola infelicit torna ad essere una parola e basta. Questa una parola. E non mi lega per nulla a qualcosa da scontare o da avere in un domani che non so immaginarmi. Cosa vuoi? Morire. Posso dirlo. E una parola. Nessuno, per questo, potr mai rimproverarmi di non essermi tolto la vita. 

Lei tende a imporre le sue regole alle compagne che si sceglie?

Per quanto posso tendo a far conoscere me stesso.

Io ho abbandonato la mia famiglia da molti anni, sa. Ancora mi cercano. Ancora sperano che io sia vivo. Ma la mia scomparsa unopera che ho saputo preparare a dovere. Non la pi piccola crepa. Hanno chiesto al fiume, silenzio. Agli amici, silenzio. Ai disperati, silenzio. Alletere, silenzio. Io propago silenzio. E nel silenzio oggi, tra me e loro, si deposita un colloquio. Io sento le ore in cui la loro speranza cade e quelle in cui torna. Quando cade le rincuoro, ma al loro conforto torno a mescolare il mio silenzio. Mi facile intuire. E muovere a distanza i fili del loro compianto e del suo alleggerirsi. Mi facile poich mi facile farmi intuire. I loro turbamenti non incidono pi sui miei. Eppure le amo ancora. Mia moglie e le mie figliole. Ne ho due. Forse, quando ne avr dimenticato ogni tratto del volto e ogni sfumatura della voce, torner. Come a fare della mia famiglia unesperienza futura. Quello che, in tal caso, io spererei di essere per loro. C qualcosa di criminale nel desiderio che tante volte ci spinge a renderci noti, conosciuti e inequivocabili. Qualcosa di funebre e tirannico. La verit, temo, che noi due pi ci parliamo e meno motivi troviamo per esserci simpatici. Dica la verit, non mi sbaglio.

Mi dispiace, io non la penso cos.

Lho detto presumendo di essere oggettivo. Ma dimenticavo i miei stessi princpi. Lobiettivit di per s creazione del soggetto. Una stessa casa, da esempio, pu, al contempo, essere oggettivamente bella e brutta . O soggettivamente bella per me e soggettivamente bella per lei. Come potrei, senn, porre il non intendersi a fondamento di ogni espressione? Di ogni comunicazione. Di ogni abbraccio. Daltra parte, io nego qualsiasi senso alla filosofia. Dunque, per dirla con Pascal, sono il pi radicale dei filosofi. Ora basta. Chiudiamola qui. C rischio che lei conosca qualcuno che ancora si ricordi di me. Forse non pi in grado di riconoscermi, ma di ricordarmi s e andremmo incontro a un bel guaio: tutto il mio piano verrebbe dun tratto messo a repentaglio, e perch? Per una sventatezza da quattro soldi. Non posso davvero permettermelo, anche a costo di sopprimere sul nascere una feconda amicizia. Inutile che mi cerchi ancora a questi tavolini. Dissipano la mia mutezza. Tutto quello che mha sentito dire, e che lei stesso ha detto in mia presenza, ha ragion dessere solo nellimpero del silenzio. 

(....)


(Le due sorelle. Comincia la pi piccola)

Stavolta cos? Vuoi arrivare in ritardo? Sei in ritardo.

Non intendo arrivare affatto.

E come mai? E successo qualcosa? Che?

Quelluomo non minteressa pi.

Finita?

Per oggi s.

Lui non lo accetter. Per lui sar per sempre.

Io ho bisogno che almeno per una settimana, almeno per una, tra noi sia finita.

Ti dico che non lo capir.

Se io dico una settimana una settimana. Il suo per sempre non vale nulla.

E la tua settimana che vale per sempre. Credi che non ti conosca?

Usa il mio corpo per i suoi esperimenti. Mi fa orrore. Ho anche pensato fosse un perverso. Ma no, nemmeno questo. Perch sorridi?

Vecchi discorsi. Gi lo sapevi, e lo volevi lo stesso.

Se lo sapevi anche tu perch non mi hai messo in guardia? Io con te lavrei fatto.

Come lho fatto io. Tacendo. E forse servito a qualcosa.

Ha smesso anche di stancarmi. La sua sofferenza non mi logora pi. Gliela vedo ricascare addosso. Potrei smuovergliela con un dito. Non ne vale neanche la pena. Lui direbbe le stesse cose comunque. Tutte esagerate. Nessuna normale.

Se ti dicesse: lho lasciata?

A questo punto lo ucciderei.

No, sul serio.

Sul serio, sul serio.

Andresti in galera per lui?

Non ci fosse la galera lo ucciderei.

Ci ho pensato. Laltra notte. C una cosa che vorrei chiederti.

Sarebbe?

Prima di lasciarlo fammelo almeno conoscere.

Ma perch? Tu hai una storia cos tranquilla?

E un uomo erotico. Questo non riesci a tacerlo.

Lo renderanno tale le mie parole.

No. E lui che rende tali le tue parole. E le tue dita. I tuoi denti. E i tuoi fianchi. Dormiamo insieme. Lo so. Ti ha fatto pi sporca, e gli uomini se ne accorgono. Me ne sono accorta pur io. Ti prego. Una volta, per caso. Magari spiandolo da lontano. Una volta sola. Quando lo vedrai per dirgli che lo lasci. Fammi venire. Non saccorger di nulla. Voglio vedervi insieme. Voglio vederlo mentre ti parla. E tu, come gli rispondi. E mentre lo ascolti.

Ma perch?

Voglio capire qualcosa di pi dei sogni che fai, e che ci allagano le lenzuola tutte le notti ormai. Come potevi pensare che non me ne fossi accorta? Mi sembra di dormire con un maschietto da un po di tempo a questa parte. Con un fratellino infoiato. Poi sei pi grande di me. Hai il dovere di educarmi in tutto.

Per carit. Gi si fa problemi con una della mia et, figuriamoci con te.

Ma non voglio mica arrivare sino a tanto. Solo vederlo.

Bene. Andrai tu a dirgli che tra noi finita.

(....)

(Ai tavolini del bar. Quelluomo e la sorella della sua donna. Comincia lui)

No, non mi convince.

E bene, invece, che se ne convinca e presto.

Le dico di no! No, no e no.

Mi dia retta. Non ho mai visto mia sorella tanto decisa come in questo caso.

Non discuto. Sar anche vero, ma non mi convince. E pi lo ripeto, pi me lo sento dire, pi mi convinco io di aver ragione: non mi convince. E non creda che la cosa mi rassereni.

Se le piace illudersi, padronissimo.

Mi pare daver detto: non creda che la cosa mi rassereni...

A ogni modo... relata refero.

O no, non se ne chiami fuori tanto facilmente. Lei in tutta questa faccenda ci sta immersa fino al collo e lo sa benissimo.

Ovvio. E mia sorella e ci tengo.

E perci a me preme, cara signorina, che lei lo sappia e che se ne convinca come ne sono convinto io. Non perch glielo vada a riferire, ma proprio perch voglio che ne sia al corrente lei. Si fidi: non finita. Tuttaltro. So per certo che non cos. So che mi cercher di nuovo. A quel punto, anzi, rischier di diventare quasi insopportabile. E sua sorella, sa com fatta. A me sar passata, e a lei no. Peggio, in lei sar rinata. Io dovr farmela passare per forza. Se ora non vuole, non vuole. C poco da fare. E ci riuscir. Mi conosco. Si tratter di fare a meno di un grande dolore ma posso farcela. Ma come dovr comportarmi quando ricomincer a cercarmi? Magari con la scusa di ridarmi un libro che non mi ha pi ridato e che ha lasciato aperto tra noi un certo discorso. Glielo domandi, lei sa. E questo che mi spaventa. Il giorno in cui torner. Il giorno dal quale ricomincer ad esserci.

Mi sembra molto sicuro di s. Forse un po troppo.

Molto impaurito. La paura presuppone certezze. La mia vanit ora non centra.

Ci tiene tanto a riavere quel libro?

Per niente. Le ripeto: solo per un discorso che rimane in sospeso.

Meglio chiuderlo, allora. Far in modo di riportarle quel libro. Se mia sorella sa di che si tratta...

Lo sa. Io, a mia volta, dovrei fargliene avere uno.

Basta mettersi daccordo per lo scambio.

Noi due?

Forse conviene.

Glielo dica: sei riuscita a dire quello che serviva per farglielo... no, no, lasci stare.

Perch?

Non capirebbe quel che voglio dire.

Io?

N lei n sua sorella.

Un po di coraggio, ci provi. Io ne ho avuto. Anche mia sorella ne ha avuto.

Mandando lei?

Decidendosi. Se sono qui io, stato un mio suggerimento. Lei sarebbe venuta senza il minimo problema. Ma sono stata proprio io che le ho detto: meglio in un secondo tempo. In un secondo tempo, casomai. Sar meglio per tutti e due.

Poco convincente. Lei troppo piccola per fare lassennata. 

Non se si tratta di affari altrui. Per carit, la vostra storia mi sta a cuore ma non la mia. Riesco, se voglio, a essere molto lucida.

Non lo direbbe se fosse vero.

Non minteressa essere giudicata da lei.

Ma deve sopportarlo. Perlomeno finch sta qui.

Basta che non mi obblighi a farci caso. Andiamo avanti. Stava dicendo?

Gi. Allora. Sei riuscita, le dica, a dire - anzi: a farmi dire - quello che serviva per farglielo diventare, due punti, duro. 

Duro?

No, anzi. Durissimo. Duro lo sapeva. Ma io dico durissimo. Uso questa parola perch puramente referenziale. Pu sentire. Senta. Le sto parlando, capir, come farei direttamente con lei. Daltronde, questa era la premessa del nostro colloquio.

S, questa. Per...

Lho scandalizzata?

No, ma mi infastidisce.

E il suo coraggio?

Ho detto che minfastidisce e basta.

Che? Lidea di toccarmi? Invece sarebbe importante. Non le voglio rubare del piacere. E un fatto che pretende un atto. Un fatto inequivocabile. O pi precisamente: infraintendibile.

Ma sono io qui, non c mia sorella. Come pu dire infraintendibile. Mi sembrerebbe di essere io quella per cui lei...

Ma avvenuto al momento del suo abbandono.

Che sono stata io, con le mie parole, con le mie labbra a comunicarle.

Perch ha voluto aggiungere la parola labbra? 

Perch lei muove le sue come a voler ripetere i movimenti delle mie.

No. Che a lei piace mettere in mezzo il suo corpo. Veda, signorina... qualsiasi sostituzione possibile. Il mondo non cambier mai per questo.

Cio, per cosa?

Per qualcuno che sostituisce qualcun altro. Le voglio raccontare un piccolo episodio che m successo di recente. Le va di ascoltarlo? 

Se breve. Poi la lascio.

Non simponga nulla. 

Lascolto.

Io abito in un piccolo appartamento, sua sorella lo conosce bene: ne aveva fatto la sua tana. Un appartamento che non ha delle vere finestre ma degli abbaini. Dei lucernai.

S, me lha descritto. Pi di lei, quasi. So che le mancher.

Sapr allora che non d direttamente sulla strada ma un po interno. Tanto che non vi giunge quasi il minimo rumore. Benissimo. Consideri che io vi abito da anni. Da molti anni. Me ne sono sempre vantato molto. Mi sempre piaciuto mostrare da fuori, a chi non vi era mai entrato e se donna soprattutto, le mie finsetrelle un po nascoste dietro una specie di torre. Eccole, quelle sono le mie, dicevo. Suscitando, in genere, notevoli apprezzamenti. Ho vissuto grandi cose l dentro. E grande parte della mia vita. Una vita per lunghi periodi solitaria. Anche uscendo da solo, perci, ogni tanto, prima di rientrare o di incamminarmi, mi piace soffermarmi a osservare dallesterno quellannuncio di interno in cui la massima parte di me rimane sempre protetta e rinchiusa. Vivamente rinchiusa. Vivacemente. Vivacemente la parola pi giusta. Ma destate da quelle finestre entra il sole a colpi di bombarda. A passarci i mesi caldi si rischia di vivere in un forno. Non ho scuri. La campitura irregolare non ne consentirebbe laprire e il chiudersi. Ho chiesto allora di farmi fare due ritagli di stoffa azzurra impermeabili alla luce che finalmente questanno, allincombere dei mesi pi roventi, ho gi applicato con dei gancetti per difendermi dallafa. Il racconto gi allepilogo. Qualche giorno fa, di sera, rientrando, ho alzato gli occhi in alto per lanciare uno dei miei consueti sguardi affettuosi al mio appartamento visto dal di fuori e ai suoi apprezzatissimi lucernai. Ci crede? Nessuna stoffa contro i vetri. Sa perch? Perch le mie finestrelle non erano quelle che avevo sempre creduto che fossero. Ovviamente, non molto distanti. Ma non quelle. Un po meno discoste. Un po meno interne. Un po meno a ridosso della torre. Comunque non quelle. Non cambiato un bel nulla. Ora, grazie ai ritagli azzurri, non posso pi sbagliarmi. Dopo anni di equivoci, perpetuati e propagandati, ho capito quali siano veramente e gliele potrei indicare benissimo. E a lei piacerebbero lo stesso. O non le piacerebbero affatto come non le sarebbero piaciute le altre. In sostanza, un gran cambiamento ma nessun cambiamento. Il mondo non ha subito contraccolpi. Solo io, uno, fievolissimo. E al quale, come vede, non ho stentato a sopravvivere. Le altre due finestrelle, quelle senza i ritagli azzurri, mi hanno rubato anni di simpatia. Non posso riprenderglieli. Neanche minteressa. Insopportabile, con gli occhi del passato. Ma sono occhi che hanno sguardi poco duraturi. Non sono le sostituzioni che cambiano lesistenza. O che ci fanno smettere di vivere. A volte avvengono, e nemmeno lo sappiamo. A volte noi stessi veniamo sostituiti, e nemmeno lo sappiamo. E la sordit che accende i suoni del mondo. Lacciaio della lama luce nella ferita. Perch ha la bocca dischiusa?... Cos? Non sa che dire? Nessuno le chiede nulla. Ma la capisco. Ora lei che mi sembra un po spaventata. Come se lavessi convinta. Di che?

Preferisco non dirglielo.

Spero, comunque, che la nostra serata non termini qui. 


(Primi di luglio del 97. Stranamente.)


Mi preoccupano le asserzioni contenute nella mia storia. Come fosse in atto un tentativo di plagio che io, da me stesso, volessi operare su me stesso. 
Per convincermi di che? Per aiutarmi in che?
E il teatro che cerco? O risposte alla vita?
O una donna, che qui ho trasfiguarato, e che qui non lei. Non esattamente lei. Come io non sono esattamente lui. Non voglio esserlo.
Mi sono imposto, forse perci, di specchiarmi in ci che non voglio pi essere.
Solo lartificio, solo la scissione del dialogo, mi procurano quella pienezza necessaria per potermi vedere. Ma dunque, cos, non pi la rappresentazione lesito di tutto. La rappresentazione non risposta bens uno strumento, mentre lesito, a non sviarlo, unicamente nella risposta. 
Io ho paura di configurare qualcosa che non c e di farmene persuaso. E di esiliarmi l. Di consumare tutto quello che mi resta l. In qualcosa che prima di me non cera e che se ne andr via con me. 
La mia lansia del moribondo che sente di trascinare nella sua agonia anche il proprio letto.
Ho amato donne che non amo pi, e sono stato amato da chi ha cessato di amarmi.
Amo, al presente, chi forse, al presente, mi sta veramente amando. E questa la realt. Non riesco a partire da altro punto che da questo. E un avvio che mi dice: ti aspetto al varco.
Non pu essere che lamore presente vieti il desiderio futuro. Non pu essere.
Io credo nella bont della nostra finitezza. Credo nella mortalit come in uno stato danimo, che simile a quello di chi ami la propria terra. Anche se avara, ma conosciuta. Lo stato danimo di un patriota. 
Nonostante la certezza delle conclusioni, che ci si impongono anche se non cercate, la lietezza ci coglier sempre distratti. 
Ora termino di leggermi, di ascoltarmi e, mescolando le mie convinzioni alla preziosa riserva dei miei errori, prego chi mi vuol bene che maiuti a far s che anchessi tornino a invadermi la fantasia spingendomi confuso verso desideri a me ancora consapevolmente ignoti. 
Questo testo dedicato al mio amico Mariano Aprea.

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