LAMICA DELLA TIGRE
o senn
I PARTI
TEATRINO ALLANTICA, MA NON TANTO
Di Carlo Terron
A Laura Adani: in ricordo duna
serata di comune nostalgia per
il vecchio vaudeville
PERSONAGGI
AIDA, domatrice di tigri e altri animali
ISABELLA, sua mamma; era celebre nel 1920 per un famoso numero di
colombi ammaestrati
AMNERIS, figlia di Aida; tiene docchio la incomunicabilit a fini privati
AZUCENA, altra figlia dellAida; peccato che non compaia: sta
partorendo nella stanza accanto
FAUSTO, giocoliere da quattro palle; ormonicamente parlando, non un
gran che
BERTO, pugilatore con possibilit di conquistare il titolo nazionale dei
pesi medi, dice lui; gi meglio
CAMILLO, marito di Azucena e basta
UNA MONACA, sa lei cosa deve dire e fare, ne ha viste tante!
Questa commedia fu rappresentata, per la prima volta, a Firenze, dalla compagnia del Piccolo Teatro di Firenze, il 2 febbraio 1963. Le parti erano cos distribuite: Laura Adani (Aida), Isabella Riva (Isabella), Marina Dolfin (Una monaca), Nicoletta Rizzi (Amneris), Nino Dal Fabbro (Camillo), Mario Bardella (Berto), Gino Susini (Fausto), regia dellautore.
Un salotto nella clinica La joie de vivre. Non s mai capito cosa ci stia a fare la grande riproduzione del quadro di Rembrandt: La lezione di anatomia che campeggia sulla parete in faccia. Cacciata l, contro lagro verdolino dei muri, fra i gelidi riflessi dei mobili di metallo geometricamente disposti e nemici implacabili di una mutevole visione vegetale dalberi e di cielo, strenuamente difesa dal riquadro duna finestra, sfuggita allarchitetto in un momento di distrazione, ha, n pi n meno, il senso di un mazzo di fiori introdotto in un missile spaziale. Comunque il fatto incontrovertibile che ci sia, pu forse dipendere o dai gusti artistici di qualche indomito tagliator di carne che opera indisturbato, a mano libera, in qualcuna delle vicine sale operatorie ce ne sono otto: una meraviglia! oppure dal proposito dellamministrazione, di insinuare una nota di signorilit antiquaria, proporzionata alle tariffe. Qui si paga anche lacqua del bidet. Trattasi, ad ogni modo, di semplici ipotesi dettate dalla nostra incoercibile mania di voler dare una spiegazione a tutto, a causa di una deplorevole mancanza di riguardo verso il mistero che rende cos gustosa la vita il mistero non la sua mancanza di riguardo, beninteso. A onor del luogo, va detto che, qui dentro, non s mai n giocato a canasta n parlato di petulanti frivolezze: la pelle la pelle ed essendo frequentato dai parenti dei ricoverati in attesa dellesito delle mutilazioni e dei restauri consumati nella casa, gli argomenti che pi frequentemente ricorrono nelle conversazioni volteggiano intorno a parole serie, caste e rare, tipo, tanto per comprometterci con qualche esempio: enfisema polmonare, volvolo ileocecale, lussazione congenita dellanca, morbo di Heine-Medin, cachessia ipofisaria di Simmonds, angina pseudo membranosa bismutica, paraparesi atassica tabetica, cirrosi palustre, encefalite algo-mioclonica, leontiasi ossea, skeptoantianafilassia e, specialmente, altre con desinenza in oma: epitelioma, glioma, sarcoma, angioma e cos via, ci siamo capiti; ognuna delle quali comporta un numero sterminato di bisturi, pinze, coltelli, seghe, divaricatori, cotone idrofilo e carte da mille. quindi almeno inopportuno che chi si paga, o si fa pagare, il lusso di condurvi la moglie soltanto a partorire, si debba dar delle arie, prendendo le cose in tragico, secondo un vecchio modo, se vogliamo piuttosto semplicistico, di affermare la propria personalit. Questo e non altro il rimprovero implicitamente occultato fra le pieghe del discorso che una monaca cappellona, assorta e pia, aliena da pompe mondane, sta tenendo al cliente Camillo, uomo non impavido, di distinto aspetto.
MONACA - Da quindici milioni di rendita in su, tutti i cancri di questa illustre citt appartengono a noi.
CAMILLO - Una bella soddisfazione.
MONACA - Ma anche una responsabilit.
CAMILLO - Certo, certo. Adesso, poi, con miracolo economico che il reddito aumentato
MONACA - Anche i cancri, per fortuna.
CAMILLO - Oggi aumenta tutto.
MONACA - Non ci lamentiamo.
CAMILLO - Capisco.
MONACA - Se s dovuta costruire una nuova ala della clinica e raddoppiare le sale operatorie solo merito della provvidenza.
CAMILLO - Cosa sarebbe la vita senza un po di fede?
MONACA - Dio vede e provvede.
CAMILLO - E concorrenza, concorrenza, ne avete?
MONACA - Come dice il Vangelo?
CAMILLO - Come dice?
MONACA - Vivi e lascia vivere. Se, poi, qualcuno vuol andar a farsi assassinare altrove, libero di farlo. Ma chi ha una posizione sociale da difendere, non commetter mai questo sbaglio.
CAMILLO - Come dice il codice cavalleresco?
MONACA - Come dice?
CAMILLO - Noblesse oblige.
MONACA - Dice bene. Noi serviamo i palchi, non il loggione della Scala. Una clinica come una sartoria, signor Camillo. Chi compra abiti fatti, andr allospedale; ma chi si serve dalla Biki o dalla Veneziani, acquister da noi. una questione di coerenza.
CAMILLO - E di sapersi vestire. Perci, lei cos elegante, sorella. Effettivamente, azzurra e bianca e quei piegoni sul sedere, la divisa della suora cappellona non si pu negare che sia elegante.
MONACA - (modesta) Cosa dice? Un semplice modellino delle sorelle Fontana.
CAMILLO - Ma bisogna saperlo portare.
MONACA - Una cosetta da niente, di due anni fa. Sa, fino allanno scorso, ero a Roma; poi venni al Nord anchio, per migliorare la mia posizione.
CAMILLO - Il posto al sole. Eh, Milano una gran Milano!
MONACA - Collaiuto del Signore.
CAMILLO - Naturalmente. Collaiuto del Signore.
MONACA - E col voto ai democristiani, beninteso.
CAMILLO - Beninteso. Ma
MONACA - Dica, dica. Son qui apposta per rispondere ai ma dei clienti.
CAMILLO - Volevo dire mica per mancar di riguardo Qui, soltanto cancri?
MONACA - Oh no! Certo, li preferiamo: essi sono la specialit della casa. Ma cosa sarebbe una grande sartoria, se si occupasse solo di abiti da sera? Mancherebbe altro. Per carit! A disposizione del cliente per qualsiasi cosa. Dal foruncolo allepitelioma.
CAMILLO - E parti, parti? Anche parti?
MONACA - Naturalmente. La classe dirigente di domani vede la luce tutta fra queste mura. Anche parti. Come no? Prova ne sia la presenza fra noi della sua distinta signora.
CAMILLO - Intendo, non che, trattandosi di cose di minor soddisfazione, lassistenza lasci a desiderare?
MONACA - Lei ci offende. Tutto quello che esce da qui porta la firma della casa.
CAMILLO - Sa, la prima volta; deve compatire.
MONACA - Pu riposare fra due guanciali.
CAMILLO - Vorrei che, questo, potesse dirlo mia moglie.
MONACA - Ma certo. Il nostro motto soffrire con gioia. Partorire da noi un piacere. Non se ne accorger nemmeno. perfino capitato che una cliente si portasse via il bambino di unaltra, col felice risultato di introdurlo in casa del suo vero padre. E qualcuna, pi distratta, se lo anche dimenticato qui.
CAMILLO - Lei mi toglie un gran peso dal petto.
MONACA - E, fra poco, lo toglieremo anche alla sua signora. Va bene?
CAMILLO - Durer molto?
MONACA - Dipende. Noi non abbiamo fretta. Pi restano qui e pi siamo contenti. La nostra organizzazione pensa a tutto. Qui ogni cosa ha il suo scontrino.
CAMILLO - Ha le doglie da dieci ore.
MONACA - Gi segnate, non si preoccupi. Il tempo denaro.
CAMILLO - Le son cominciate ieri sera, davanti alla televisione, assistendo AllAmico del giaguaro.
MONACA - E accaduto altre volte. Ma cosa sono dieci ore di fronte alleternit?
CAMILLO - Posso assistere?
MONACA - Se vuole. Basta avvertire in amministrazione.
CAMILLO - Se una questione di aiuto morale.
MONACA - Non serve molto, ma se pu evitare il forcipe
CAMILLO - Gran Dio, il forcipe?
MONACA - Non occorrer, per se fosse, appena appena, necessario, non la si lascer soffrire. Sar questione di cinque minuti. Sfido! Son centomila lire in pi. Il nostro ginecologo un fulmine.
CAMILLO - Ha la barba?
MONACA - Ma certo. Senn che ginecologo sarebbe? Tassativo. Percepisce unindennit di barba.
CAMILLO - Ci mi rassicura.
MONACA - Qui c il meglio del meglio, signor Camillo. (Pia) Oggi tutti si preoccupano dei poveri. Nessuno che pensi alle sofferenze fisiche e morali dei ricchi. Modestamente e con laiuto del Signore, noi colmiamo questa lacuna. Cosa sarebbe lassistenza sociale se avesse un braccio solo?
CAMILLO - Sarebbe monca.
MONACA - Appunto. Noi rimediamo alla ingiustizia.
CAMILLO - Devono venire anche mia suocera, sua nonna e mia cognata.
MONACA - Partorienti anche loro?
CAMILLO - No. No, no.
MONACA - Appendicite, calcoli, tracoma, ernia del disco, angina pectoris, otoscerosi, paralisi progressiva, utero retroverso, cateratta?... Non si facciano riguardo Niente!?
CAMILLO - (umiliato) Mi dispiace.
MONACA - Peccato. Per pi di tre ricoverati della stessa famiglia cera una riduzione.
CAMILLO - Non hanno il senso del risparmio! Son sane come pesci. Sembra che lo facciano per dispetto.
MONACA - Non si affligga. Sar per unaltra volta.
CAMILLO - Grazie.
MONACA - Chiss, al prossimo parto della signora
CAMILLO - Lei buona.
MONACA - Intanto, potranno prendere confidenza collambiente. A cominciare da questo salotto dattesa, qui tutto a loro disposizione. Se credono, possono accendere la radio, la televisione; far girare dei dischi, telefonare agli amici, ricevere visite, mettersi in libert, giocare in borsa, far degli esercizi di yoga, fondare delle societ per azioni, scrivere lettere anonime e ordinare dei rinfreschi. Singolarmente e anche pi di una cosa insieme. Salvo passare alla cassa, lei non deve pensare ad altro. C una tariffa gi fissata per tutto. Siamo organizzati allamericana. In giardino c la piscina e il tennis, al mezzanino il bar, a pianterreno il dancing, nel sotterraneo le sale da gioco e, gioved, ci sar anche una sfilata di modelli con Mike Bongiorno e Celentano. Sia lodato Ges Cristo.
CAMILLO - E sempre sia lodato. Mi mandi un fernet!
MONACA - Bravo. Consumi, mangi, beva. Si ambienti. Laiuter a trascorrere lietamente il tempo. Langelo delle corsie esce col suo bel passo spirituale e Camillo, consorte trepido, si appresta ad ingannare lattesa, ricorrendo alle note pratiche provvidenziali di guardare lorologio, di sedersi e di rialzarsi, di tendere lorecchio in cerca di gemiti e di cercar di leggere La Domenica del Corriere senza riuscirci. In confidenza: una grande occasione, sia per linterprete, sia per il regista. Ne sapranno approfittare? Ad ogni buon conto, nel dubbio, offriamogli il pretesto sostitutivo di un breve monologo. La psicologia ha pure i suoi diritti.
CAMILLO - Ah che spasimi! Dieci ore e tredici minuti di doglie, riducono un uomo uno straccio. Maledizione a chi mi ha rivelato che i bambini non nascono sotto i cavoli! Lei almeno avr la soddisfazione di dire: lho fatto io. La sua una sofferenza concreta e produttiva. Ma io? Patisco per niente. Un patire perso. Come ingiusta la vita! Sempre dalla parte delle donne. Io divento padre sulla parola e basta. Corna non credo daverne. Per, dopotutto, la paternit la meno sicura delle parentele. E andrebbe avanti chiss quanto a meditare questo serio concetto se una voce, dallesterno, non venisse a spezzare il corso dei suoi pensieri: Dov? Dov?... Come generalmente accade, la voce si tira dietro la sua proprietaria. Trattasi di una vecchia signora aerea e floreale, dalla dolcezza drammatica e dalla nostalgia in armi; col viso ricamato da rughette gaie e cordiali: Isabella, nonna della partoriente.
ISABELLA - Dov mio nipote? (Molto delusa alla vista di Camillo) Ah, sei tu. Come va?
CAMILLO - Mi sento malissimo.
ISABELLA - Ma chi che deve partorire? Tu o Azucena?
CAMILLO - Io soffro di pi perch la mia sofferenza senza sfogo.
ISABELLA - (decisa a difendere i suoi diritti) E io, allora?
CAMILLO - Lei sua nonna. Cosa vuol soffrire, lei?
ISABELLA - Camillo, non esser crudele. Io soffro pi di tutti. Sia ben chiaro. Sono la radice della pianta. Gioie e dolori, tutto parte e arriva a me. Soffro per me, soffro per sua madre, soffro per sua sorella, soffro per te, soffro per lei e soffro per la creatura che deve nascere.
CAMILLO - Che centra la creatura?
ISABELLA - Dieci ore che spinge. Chiss che mal di testa! Togliti, dunque, di mezzo e non rubarmi ci che mio. Lasciami soffrire in pace. Sono le grandi occasioni delle nonne, queste! Dio me lha data e guai a chi la tocca. (Si getta in una poltrona per soffrire meglio) Ah, troppo! E Amneris; s fatta vedere, sua sorella Amneris?
CAMILLO - Macch! Ha telefonato che considera i parti allalba una grave mancanza di educazione e di contare su di lei solo dalle nove in poi.
ISABELLA - Amneris unintellettuale e ha bisogno delle sue otto ore di sonno.
CAMILLO - Ma la domatrice, sua madre, tutto fuorch unintellettuale. Eppure, nemmeno lei si ancora fatta viva. Lasciano soffrire solo noi, senza darci il cambio.
ISABELLA - Non pu far che vengano. Noi siamo una famiglia molto unita.
CAMILLO - Se sua madre non arriva in tempo per versare un anticipo, qui mi sa che non la lasciano sgravare.
ISABELLA - Aida verr e pagher. La sua funzione nella famiglia quella di pagare. E, del resto, con la fortuna del circo che possiede e con la celebrit che ha, il meno che possa fare per me che lho messa regolarmente al mondo e per le figlie che ha messo irregolarmente al mondo lei. Vorrei vedere che non lo facesse, dopo che mi son sacrificata a ritirarmi per non darle ombra.
CAMILLO - Cosa vuole che dessero ombra dodici colombi ammaestrati contro venticinque tigri del Bengala!?
ISABELLA - Nel circo, la grazia e la gentilezza contano quanto la brutalit e la ferocia, se non di pi. Ricordati, Camillo, i colombi hanno le ali.
CAMILLO - E le tigri hanno le unghie.
ISABELLA - Ti perdono lindelicatezza perch soffri e non sai quel che ti dici.
CAMILLO - Lho sempre pensato anche nei momenti di allegria.
ISABELLA - Camillo, ti scongiuro, sto spasimando gi abbastanza per il parto di Azucena. Non spezzarmi il cuore. Il mio numero entrato nella storia. Quando le mie dodici colombe bianche facevano il doppio salto mortale, mentre lorchestra suonava La Paloma; e poi venivano a sbeccuzzarmi il miglio fra i capelli, gli spettatori trattenevano il fiato.
CAMILLO - E cosa crede che facciano quando sua figlia, accompagnata dalla marcia trionfale dellAida, introduce la testa nelle fauci di una tigre fino a titillarle le tonsille e, mentre con una mano le fa il solletico sotto il mento, collaltra le pizzica il sedere?
ISABELLA - Io so una cosa sola: che, dopo avermi voluta a Buckingum Palace, la Regina Vittoria mi scrisse una lettera autografa di quattro pagine che mi fa venire le lagrime agli occhi ancora, ogni volta che la leggo.
CAMILLO - La legge spesso?
ISABELLA - Tutte le sere prima di addormentarmi. Io coltivo la mia malinconia.
CAMILLO - Se crede che le doni!
ISABELLA - Certo che mi dona. La malinconia un segno di distinzione.
CAMILLO - Mi levi una curiosit: la lettera della regina Vittoria la legge nelloriginale oppure tradotta?
ISABELLA - Tradotta in francese: pi elegante. Jolie madame, je vous remercie pour votre inoubliable spectacle de grce ed de gentilesse .
CAMILLO - E tradotta da cane e la pronuncia pessima.
ISABELLA - Figurarsi se non facevi pesare la tua qualit di guida turistica!
CAMILLO - (dopo aver guardato lorologio per la undicesima volta) Hai voglia che arrivi! E s, dopotutto, sua madre.
ISABELLA - (mi sa che, in questa vecchietta, ci sia un bruscolo di astio. Risentimento circense?) Ma anche Aida, lamica della tigre. Non aspettarti, da lei, della solidariet nel dolore. Aida una donna forte.
CAMILLO - Non mi aspetto che venga a soffrire. Mi aspetto che venga a pagare, perch quella poverina possa cominciare a mettere al mondo mio figlio.
ISABELLA - Sar qua in tempo. Siamo giusti. Poteva chiudere il circo e perdere una serata dincasso perch sua figlia partorisce?
CAMILLO - Poteva lasciarlo aperto senza di lei.
ISABELLA - Non bestemmiare, Camillo. Tu non hai idea cosa sia il suo numero. Faceva svenire le esse esse. Hitler, che era Hitler, dopo avervi assistito, ne rimase terrorizzato. Ci accadeva il primo aprile del 1945. Non ti dice niente questa data?
CAMILLO - Cosa deve dirmi?
ISABELLA - Fu il diabolico pesce daprile di Aida. Sapeva ci che faceva quando lo invit allo spettacolo, quella sera. Alla fine del numero, il Fhrer che, nonostante le apparenze, teneva dei nervi delicati, aveva perduto tutto il suo coraggio. Le cose peggiorarono, un quarto dora pi tardi, quando si trov solo con Aida, fra le quattro pareti del suo carrozzone, davanti a un letto da una piazza e mezza e si sent dare dellimpotente. Un uomo distrutto! Dopo di che non gli rimaneva che perdere la guerra.
CAMILLO - Sono le prime parole che sento.
ISABELLA - E un segreto di famiglia. Quella sera, venticinque tigri e tua suocera Aida salvarono il mondo. Stalin voleva che lo rivelassimo lui la vide al Cremlino e non si lasci impressionare ma noi non lo facemmo per lasciar credere a Churchill daverla vinta lui. Ci teneva tanto!...
CAMILLO - Perch tutti questi riguardi a Churchill?
ISABELLA - (pudibonda) B, lasciamo andare Sono stata io Ricordi di giovent Caro, vecchio Winny!
CAMILLO - Un altro segreto di famiglia?
ISABELLA - E non vi cascherebbe la carne dai denti se, ogni tanto, ve ne ricordaste. Vi aiuterebbe a mancarmi un po meno di rispetto.
CAMILLO - Chi avrebbe detto che Churchill aveva un debole per le colombe?
ISABELLA - E anche per qualcosaltro, anche per qualcosaltro. Quando esse venivano a posarmisi sul petto, era come un fiore di giglio, sbocciato su una mela granata. Non mi dimenticher mai, nel 1931 a Budapest E meno male che, a interrompere il flusso della nostalgia, viene la
MONACA - con un bicchiere su una guantiera dargento.
MONACA - Il suo fernet.
ISABELLA - (agguantandolo e gettandolo gi dun fiato) Ci voleva.
MONACA - (a Camillo) Gliene porto un altro?
CAMILLO - Doppio. In camera. E dei bign.
MONACA - Bene.
CAMILLO - Ancora niente?
MONACA - La fretta nemica del bene, signor Camillo.
ISABELLA - Le acque, almeno, le ha perse?
MONACA - C tempo a tutto, madame. E via.
ISABELLA - Ah, ma lo fanno apposta!
CAMILLO - Glielho detto, fino a che qualcuno non passer alla cassa, non la lasceranno partorire. Sono organizzati all Americana.
ISABELLA - Figurarsi: italiani organizzati allamericana! Questo uno di quei siti dove vendono i bambini e rubano la biancheria. Prendendo una subitanea decisione. Vado a darle una mano! Conducimi in camera sua!
CAMILLO - E da tanto tempo che lei non partorisce pi che non deve nemmeno ricordarsi come si fa.
ISABELLA - Tanto che tu lo sappia: io ho sempre avuto una memoria di ferro. E larteriosclerosi non mi ha ancora raggiunto n il cervello n lutero. Escono. Speriamo bene. Torna subito la suora. Per prima cosa, infila uno scontrino in un apposito aggeggio; un lungo chiodo lucente su un dado di cristallo del resto lo far parecchie altre volte, in seguito e poi ritira il vassoio col bicchiere. Non che una scusa per farla essere presente, quando si fa udire la voce della lungamente attesa, e poter andare avanti.
AIDA - (met dentro e met fuori) Maschio, femmina? Dov st fenomeno? Scommessa che ha ancora da uscire? Preceduta da Fausto, giovanotto longilineo che potrebbe essere comodamente suo figlio e a cui un vellutato soprabito di cammello bianco, conferisce unelegante a plomb entra lamica della tigre. Vatti a fidare delle impressioni! Ci si aspetta un gendarme di Maria Teresa e ci si trova ad aver a che fare con un aerea creatura bionda, conservata in maniera insultante. Evidentemente, il recipiente, non corrisponde allaspetto. Ma, dopo tutto, un sottile vaso di delicata porcellana pu ben racchiudere della dinamite e la calligrafia esteriore unarguta grazia estiva dalle unghie di velluto contraddire totalmente la sintassi interna. E poi, qualcuno ha avuto il top di scrivere: fragilit il tuo nome donna.
MONACA - Lha vinta, Madame.
AIDA - Sempre cos, Azucena. Crede che andremo per le lunghe?
MONACA - Qui dentro non si pu mai dire.
AIDA - (al suo accompagnatore) Te lavevo detto di andar piano. Con quella l, per quanto tardi si arrivi, si arriva sempre presto. Per tutte le sue cose, ci ha sempre messo il doppio degli altri.
MONACA - Presentemente s assopita.
AIDA - A chi somiglia poi, pagherei saperlo. Se invece di essere sua madre fossi suo padre, dubiterei seriamente che si trattasse di mia figlia. Datti da fare, caro. Va svegliarla, avvertila che sono arrivata e dille di sbrigarsi che non ho tempo da perdere.
FAUSTO - Forse sarebbe il caso che ti facessi viva tu. Che centro io?
AIDA - Dovrei farla una scenata e rischierebbe di ripercuotersi sulla creatura. Che magari, poi, per limpressione, non ci venisse fuori con una gamba o con un braccio di meno. Chiss mai! Son diventati cos dispettosi. Da un po di tempo in qua, lascian sempre dentro qualche cosa. Preferisco fargliela dopo.
FAUSTO - Ma come faccio a sapere che lei?
AIDA - Regolati dal volume. Una donna gravida sarai in grado, almeno, di riconoscerla, spero.
FAUSTO - Tenter, ma non prometto niente.
MONACA - Camera 1115: in fondo al secondo corridoio, a sinistra.
FAUSTO - Grazie. E si avventura per il viscere della clinica.
MONACA - Che giovane garbato. suo figlio?
AIDA - (naturalissima) No. il mio amante.
MONACA - (pi naturale ancora, se possibile) La signora ha buon gusto.
AIDA - Grazie. Anche lei. Ne avremo per molto?
MONACA - Non si aspettava che lei per cominciare.
AIDA - Bene, cominciamo. Io mi sistemo qui.
MONACA - Desidera qualcosa?
AIDA - Una bistecca cruda, tre uova sode, una bottiglia di champagne e un telefono.
MONACA - E per il suo amico? Mi sembrato un po pallido.
AIDA - Niente. Lui un intellettuale e, alla mattina, non fa mai colazione. Fa solo il bagno. E, detto fra noi, credo, anche, che, al pallore, ci tenga. Vuol essere anticonvenzionale e bisogna aver pazienza.
MONACA - Allora, diciamo, un bagno per il signore. (Nelluscire lindice verso labito della cliente) Chanel?
AIDA - No. Balmain.
MONACA - Questi grandi sarti! Non si riesce pi a distinguerli luno dallaltro. Va, per il momento. Il tempo che la domatrice si sfili i guanti, apra la borsetta e provveda a un breve restauro e poi la
MONACA - di ritorno, recando un apparecchio telefonico che sistema sul tavolo dopo aver inserito una spina sul pavimento.
MONACA - Il numero della stanza il 1115. In caso di bisogno c anche la teleselezione. Appena uscita,
AIDA - prende il ricevitore e fa un numero. Sar il 1115?
AIDA - S. Voglio essere informata punto per punto. Chiamarmi ogni cinque minuti. Calma e gentilezza. tornato Fausto.
FAUSTO - Ecco fatta anche questa.
AIDA - Mi sa che tu sia un po gi di corda, gioia.
FAUSTO - (non gli si pu dar torto) Dopo lo spettacolo far lamore e poi ancora otto ore di guida a rotta di collo capirai!
AIDA - (imperturbabile) Cosa preferivi far lamore soltanto?
FAUSTO - Personalmente, avrei preferito far soltanto otto ore di guida. Far lamore con te come scalare una parete di sesto grado.
AIDA - Dipende dal rocciatore, tesoro, non dalla parete.
FAUSTO - Alla parete, prima o dopo, in cima ci si arriva. Ma, con te, non se ne vede mai la fine.
AIDA - Ti dispiace, amore?
FAUSTO - Il troppo troppo anche quando si tratta di spassarsela. Mai un minuto di raccoglimento, un po di tempo da dedicare allo spirito per guardarsi dentro.
AIDA - Sai che bella vista!
FAUSTO - E poi, a me, lamore riesce bene solo una volta alla settimana.
AIDA - Gi, tu sei uno di quelli del sabato. Ma non fare il broncio, caro. solo questione di allenamento. Vorr dire che, al prossimo parto di Azucena, guider io.
FAUSTO - Ma non questo, abbi pazienza.
AIDA - E cos?
FAUSTO - Un po dintimit affrontare certi problemi interrogare se stessi
AIDA - Per domandarmi che?...
FAUSTO - Saper perch si vive, per esempio. Il mondo non come tu credi un grande recinto per le belve. Esiste anche qualcosa fuori del recinto.
AIDA - Non vedo quale. Ma la vecchia impaziente di farsi viva e non sarebbe educato farla aspettare.
ISABELLA - Finalmente!
AIDA - E arrivato?
ISABELLA - Intendo: finalmente, sei arrivata tu.
AIDA - Purtroppo, non posso dire altrettanto io. E pensare che i miei parti repentini hanno fatto epoca. Pi di dieci minuti io non ci ho mai dedicato. E, alla sera, sono sempre stata puntuale in gabbia. cos breve la vita che, se non ci si spiccia, alla fine si resta con un mucchio di crediti scoperti.
ISABELLA - Le cose precipitose non riescono mai bene.
AIDA - A giudicare dalle figlie che ho messo al mondo, comincio a pensarlo anchio. Se si sposta locchio un po a destra, si scorge la
MONACA - che tornata con la colazione e la sta disponendo sul tavolo con tovaglia di pizzo, posate dargento e un garofano in fresco.
ISABELLA - Sei passata dalla cassa, almeno?
MONACA - (tempestiva) Non occorre. La signora pu anche staccare un assegno qui.
AIDA - Ecco, finalmente, qualcosa per cui non si perde tempo. Apre la borsetta, prende il libretto e si mette a scrivere.
MONACA - Lasci pure la cifra in bianco. Pensiamo, poi, noi a completarla.
AIDA - (nel darle lassegno firmato) Ecco, sorella. Siamo solvibili fino a cinquanta milioni.
MONACA - Nessuno ne ha mai dubitato, madame.
AIDA - Non startene con le mani in mano, Fausto. Non posso vedere la gente senza far niente. Da bravo, va a liberare il povero Oscar dalla macchina e portalo a far quattro passi.
ISABELLA - Oscar? E chi Oscar?
FAUSTO - Il suo giaguaro. Otto ore di macchina anche lui. Non ci abbandona un momento. Sempre presente, in ogni circostanza. Nessuna esclusa.
ISABELLA - Un giaguaro alla maternit?!
AIDA - E dove volevi che lo lasciassi? Se non me lo tengo vicino gli viene la malinconia.
MONACA - Non si preoccupino, nessun caso ci trova impreparati. (segna su un piccolo notes) Giaguaro. Libero o al guinzaglio?
AIDA - Dipende dallumore che ha. Oggi allegro. Senza.
MONACA - (sempre annotando) Benissimo. Se, poi, il signore vorr fare una nuotata per tirarsi un po su, in giardino c la piscina a sua disposizione. Al primo piano, pu fornirsi degli slip. Ne abbiamo di ogni grandezza.
AIDA - E sufficiente una seconda misura. Che bisogno cera di precisare? Puoi approfittarne per far prendere una rinfrescata anche a Oscar.
MONACA - (con la matita inastata) Slip anche per Oscar?
AIDA - No. Oscar una creatura semplice che non ha ancora di queste abitudini innaturali.
MONACA - (scrivendo) Nudista.
AIDA - (a Fausto) Va pure gioia. Se avr bisogno di te, ti dar una voce dalla finestra.
FAUSTO - Se possibile, io farei anche una dormitina per rimontarmi. Tu no, naturalmente.
AIDA - (dopo unocchiata che tutto un programma) Penso che qui non manchino n le camere, n i letti, tesoro.
MONACA - (pronta) A una o a due piazze?... Faccio due. Non si sa mai. E va a provvedere, evidentemente.
FAUSTO - Posso chiederti un favore?
AIDA - Ma certo. presenza di
FAUSTO - Non chiamarmi tesoro, per cortesia, specie in estranei. E fa un po di economia di vezzeggiativi, se ti riesce.
AIDA - Sta bene, stella.
FAUSTO - ha una scossa elettrica. Non aggiunge altro per non peggiorare ulteriormente laggettivazione; si toglie il cappotto, lo getta su una sedia ed esce ad occuparsi del giaguaro.
AIDA - E un filosofo. Caro (Si messa tranquillamente a tavola a mangiare) E pieno di sonno, di amor proprio e di complessi. rimasto uno dei pochi a credere che il letto sia fatto per dormire.
ISABELLA - E il tuo ultimo?
AIDA - Mamma, mettiti in testa che, per me, lultimo non arriver mai. Ce ne sar sempre un altro dopo.
ISABELLA - Non sono cose che dipendono da noi, figlia mia.
AIDA - Da voi no, ma da me s. ed appunto perch dipendono da me che so quel che mi dico.
ISABELLA - Viene sempre il momento della resa. Lo cantano anche nella Turandot.
AIDA - Fin che lo cantano nella Turandot, posso star tranquilla. Puccini non fa testo.
ISABELLA - Si sa, tu stravedi per Verdi. Ne riparleremo dopo la menopausa.
AIDA - No no. Che nessuno si faccia delle illusioni. A letto, come in pista, tutto sta a farsi un nome; poi nessuno viene a chiederti la carta didentit. La mia menopausa, ammesso che arrivi, perch ne dubito, non sar una resa: sar unavanzata. Io detesto i vinti, le vittime e lemicrania.
ISABELLA - Non parlava cos neanche Napoleone.
AIDA - E infatti, vedi come finito. Nella vita, ci si arrende soltanto perch ci si vuole arrendere?
ISABELLA - Purtroppo, il letto un campo di battaglia dalla durata limitata. Arriva sempre lora che riesce impossibile imbastirci su un combattimento decente.
AIDA - Per quanto personalmente mi concerne, non mi sono mai sentita tanto armata. Non so che farci, ma pi invecchio e pi ringiovanisco. Squilla il telefono.
AIDA - mette gi la forchetta per prendere il ricevitore. S, va bene. Aspettiamo Trattatela con dolcezza.
ISABELLA - A una certa et, la giovinezza diventa un vizio, figliola.
AIDA - Ecco una parola che non ha fatto mai parte del mio bagaglio interno. Basta, invece di vizio, chiamar le cose col loro vero nome e ci si sente subito a posto con la coscienza e non ti dico poi con la sintassi.
ISABELLA - E quale sarebbe il loro vero nome?
AIDA - Legittime
esigenze fisiologiche. (Versando dello champagne
anche alla genitrice) Non ho mai capito perch soddisfare certi bisogni,
fino a una certa et sia considerato
naturale; e, da una certa et in su, debba
diventare contro natura. Diventa forse innaturale far colazione? Si
mangia
fino alla morte, no?
ISABELLA - Per ci si mette a dieta. Ci comincia quando, dallaltra parte, non si trovano pi complici disposti a spogliarsi; intendevo a coricarsi, a mettersi a tavola con noi, volevo dire. molto semplice.,
AIDA - Per questo non ho preoccupazioni. Se una continua a domare delle tigri, non vedo perch non debba essere in grado di continuare a domare degli uomini che sono tanto pi mansueti. Per le une come per gli altri, il segreto consiste nel catturarli giovani,
ISABELLA - Allevare dei cuccioli: che bestemmia!
AIDA - La gente non vuol essere libera, volete capirlo? ne ha una paura boia. In cattivit si sente difesa, protetta e con la coscienza tranquilla. Questa la chiave di volta di tutto quel che succede nel mondo. Su cento, ce ne sar uno che ha il gusto di prendere. Novantanove non chiedono che di lasciarsi prendere. Capirai: uno contro novantanove, c da scegliere.
ISABELLA - Ci non ha niente da spartire collintestarsi a fare il braccio di ferro con let.
AIDA - Let conferisce esperienza, autorit e potenza. Voi non riuscite a persuadervi che gli uomini, pi giovani sono e pi hanno bisogno di essere dominati.
ISABELLA - Tutto sta nel non confondere il dominare con il superare.
AIDA - E, pi o meno, la stessa cosa. Tutti siamo comprati e tutti compriamo. questione di tempi e di modi. Basta salvare la forma. Quelli che contano sono i risultati. E ti garantisco che i miei risultati di oggi non hanno nulla da invidiare a quelli di ieri; anzi, se c differenza, in meglio. Per una donna che conosca il suo mestiere, let critica viene prima, non dopo i quarantanni. Guardati intorno. Arrivo a dire che, a saperci fare, la migliore et. Telefono. Solita manovra. Eh, lo so, sempre stata pigra Bisogna aver pazienza. Fatela passeggiare un po Naturlamente, in piedi. Deve passeggiare coricata?...
ISABELLA - E cos, questo qui sarebbe il pi recente, diciamo.
AIDA - Ora si comincia a ragionare.
ISABELLA - Quanti anni ha?
AIDA - Abbastanza per quel che deve servire.
ISABELLA - E cosa fa di bello?
AIDA - Fa ci che hanno sempre fatto tutti gli altri; anche se, francamente, potrebbe farlo meglio. Cosa deve fare?
ISABELLA - Cosa fa nel circo, voglio dire.
AIDA - Giocoliere.
ISABELLA - (subito, la competente) A quante palle?
AIDA - Quattro.
ISABELLA - (con disprezzo) E solo da sei palle in su che si degni del nome di giocoliere. Dovresti saperlo.
AIDA - Ha buone speranze di arrivare alla quinta.
ISABELLA - Dispari. Rango, figlia mia, rango! Ricordati che sei una Franconi. Di questo passo, mi domando dove arriverai. Una palla meno oggi, una palla meno domani, e si scende gi fino
AIDA - Magari al portiere della Juventus. E lo chiami poco?
ISABELLA - No, figlia mia, si scende gi fino allammaestratore di pulci che il gradino infimo dellarte circense e, oltretutto, si vive con un continuo prurito addosso.
AIDA - E va bene, facciamolo sapere a tutti, se questo che ti preme. Perch fosti a letto, una volta, con Rastelli, per te, qualsiasi altro giocoliere conta meno del nano Bagonghi.
ISABELLA - Tanto per la precisione, a letto con Rastelli ci sono stata tre volte.
AIDA - E non era niente di straordinario. Lo si sa. Anche questo fa parte della tradizione.
ISABELLA - Prima di tutto dipeso che aveva linfluenza; e poi che vorrebbe dire? Contava il gesto. Nel circo, queste cose valgono come una investitura nobiliare.
AIDA - Va bene: sei stata nominata commendatore.
ISABELLA - Non denigrare gli immortali! Col cavallerizzo acrobata Caroli e con gli icaristi al trapezio Cadonas, Rastelli, fu la prima delle tre pi grandi attrazioni che il circo abbia mai avuto.
AIDA - E il mio numero cos? Piscio?
ISABELLA - Aida! Vuoi paragonare le tue tigri puzzolenti con le palle profumate di Rastelli?
AIDA - Me ne guardo bene. Sarebbe come paragonare la battaglia del Piave con un partita a boccette. Ma lo sai che, al mio numero, ci sono state donne che hanno partorito dalla paura? A proposito Piglia il telefono e fa il 1115. B?... Che tiratardi!....
ISABELLA - (come se linterruzione non ci fosse stata) Ma Rastelli lavorava con dieci palle contemporaneamente! Ti rendi conto? Dieci palle!
AIDA - Gi. E gli restava una mano libera per allungarti qualche pizzicotto.
ISABELLA - Che tempi. Sfido che il circo in decadenza. Pi nessun rispetto.
AIDA - Lhai detto: pi nessun rispetto. Semplifica la vita ed pi comodo.
ISABELLA - Del resto, lo hai rivelato col disprezzo che hai sempre dimostrato per il mio numero. E dire che una mia rentre potrebbe farti raddoppiare gli incassi.
AIDA - Mamma, i colombi non sono pi di moda. Oggi usano altri uccelli.
ISABELLA - Ma lho presentato in vaticano, per la Pentecoste, davanti al Papa Pacelli che piangeva come una fontana.
AIDA - I papi non vanno al Circo equestre.
ISABELLA - La noblesse du cirque proprio morta e sepolta! Materialismo e basta. Puntuale la chiamata del telefono.
AIDA - (rispondendo) Provate a farle dei massaggi sul ventre, che vi devo dire?... Chiss mai!... Prendetela a sberle.
ISABELLA - Ma Aida!
AIDA - E allora legatela!... Dicevamo?
ISABELLA - Cosa dicevamo?... Ah s (via col tono primitivo) E poich il parto di Azucena ci ha condotte sul piano della sincerit, ti dir che non sono mai riuscita a capire questa tua predilezione per i giocolieri.
AIDA - E quella che non sono mai riuscita a capire io stata la tua per gli uomini serpente.
ISABELLA - Qui ti volevo. Non sai ci che ti dici. Quel che un uomo serpente riesce a rendere nellintimit, nessuno se lo sogna nemmeno. ancora tutto un campo inesplorato.
AIDA - Meno male che non hai detto vergine.
ISABELLA - E lunica cosa che non posso dire.
AIDA - Non fosse altro che per far finire questa storia, bisogner che, una volta, ci provi.
ISABELLA - Non credere che sia tanto facile. Essi hanno una naturale ripugnanza per la brutalit. Prediligono la dolcezza, la grazia e leleganza.
AIDA - Le colombe e le colombaie, ho capito.
ISABELLA - Sono esseri ritrosi, solitari e aristocratici, difficili da maneggiare. Mi ricordo nel 1921, a Berlino, luomo serpente, del Circo Hagenbach. Una notte indimenticabile. Lolmo e ledera. Per sciogliere i nodi delle nostre membra, si dovette far venire durgenza un altro uomo serpente dal circo Medrano di Parigi
AIDA - Alt!
ISABELLA - Come alt?
AIDA - Alt!
ISABELLA - A tua madre. Alt? Debbo pur spiegarti come riusc a scioglierci.
AIDA - No. Piantala con le commemorazioni. Non posso soffrire i ricordi.
ISABELLA - Ma sono miei!
AIDA - Tuoi, miei o degli altri, fa lo stesso. Il tempo corrompe i ricordi e ce li fa rivoltar contro. E io non voglio avere n rimpianti sulla pelle, n crampi alla coscienza.
ISABELLA - Infelice, i ricordi sono il meglio dellesistenza di una donna. Essi ci aiutano a vivere.
AIDA - No. Ci aiutano a morire, contribuendo a farci invecchiare.
ISABELLA - (al colmo della delusione) Anche senza ricordi vuoi rimanere?
AIDA - Appunto! Odio le nostalgie. Nuda alla meta!
ISABELLA - Dove andremo a finire?
AIDA - Non certo dove sei finita tu. Il tuo sbaglio, vedi, di essere saltata direttamente dalla giovinezza alla vecchiaia, senza passare attraverso la maturit che il miglior tempo.
ISABELLA - Come tutte le donne oneste.
AIDA - Alla larga da quel genere di onest. Per il fatto di non fare le corna ai loro mariti, credono che tutto il resto sia loro concesso. Labituale chiamata e la consueta risposta. Lo fa apposta. La conosco. Se ne approfitta perch non ci sono io. Fatele ingoiare un cocktail di Whisky e rhum. Met e met. Non meno di mezzo litro. Capito?...
ISABELLA - (atterrita) Mezzo litro?! Ma la ucciderai!
AIDA - Figurati, robusta com!
ISABELLA - Ma se sempre stata anemica come un tovagliolo!
AIDA - Storie! La far soffrire meno, povera piccola; e le faciliter lespulsione. Dove eravamo rimaste?
ISABELLA - Alle nostalgie. La verit che tu sei sempre stata gelosa di me.
AIDA - Senti, pur che termini questa litania una volta per sempre: sei disposta a rimettere su il tuo numero?
ISABELLA - Non domando di meglio. Non ne posso pi di vivere in pensione dalle Orsoline.
AIDA - E ad eseguirlo in gabbia con me?
ISABELLA - In mezzo alle tigri?
AIDA - Naturalmente. Che gusto ci sarebbe a metterti in gabbia da sola?
ISABELLA - Per farmi sbranare, me e le mie tenere colombe!
AIDA - Sai che serata! Entreresti nella storia. Come Rastelli.
ISABELLA - Ti sei rivelata. Al posto del cuore tu hai una frusta.
AIDA - La preferisco alla bottiglia di rosolio che hai tu.
ISABELLA - Ma io ho messo al mondo unanarchica!
AIDA - E la sola cosa di cui ti sono grata. il momento del telefono. uno sbaglio o questa volta ha un suono pi allegro? Se Dio vuole!... Visto che brava?!... Ha perso le acque.
ISABELLA - Finalmente. E apparsa la
MONACA - .
MONACA - Ha perso le acque.
AIDA - Grazie, lo so. Me lhanno gi telefonato. La suora sembra sorpresa. Guarda perplessa lei, guarda il telefono ed esce poco convinta. Perch? Ora si dovrebbe andar via spediti.
ISABELLA - Devo darti atto che i tuoi cocktails di mezzo litro hanno la loro efficacia.
AIDA - Vorrei vedere!... Non la prima che faccio partorire. Laltra starebbe per chiedere spiegazioni ma non fa in tempo perch arriva Camillo, anche lui con la bella notizia.
CAMILLO - Ha perso le acque.
AIDA - Gi informata.
CAMILLO - E arrivata anche lAmneris e desidera averla vicina.
AIDA - Chi desidera avermi vicina: Azucena o Amneris?
ISABELLA - Ma Azucena, naturalmente. lei che sta partorendo. Mica sua sorella.
AIDA - Vicina a far che?
ISABELLA - E c bisogno di domandarlo? A tenerle una mano in mano, a rassicurarla, a darle coraggio; a fare quello che si fa tra cristiani. Per tutta risposta laltra prende il telefono e fa un numero. Solito interrogativo: sar il 1115? Mah!
AIDA - Appoggiatele il ricevitore allorecchio Gioia, da brava!... Son qui, cara la riconosci la mia voce? Qui, meno distante di quel che pensi Buona! Da brava! Senn, sai che divento cattiva Coraggio. Intese? Bacino. Ecco, ecco, da brava!... S messa a far la gatta. Gli altri due la guardano stupefatti.
ISABELLA - Ti scoppiata la polveriera dellaffetto tutta in una volta?
AIDA - Povera piccola, non dovrei volerle bene, con tutto quello che me ne vuole lei?
CAMILLO - Grazie. Cos si deve parlare.
AIDA - (tuttaltro tono; la brutalit fatta persona) Dai, valle a dire che si sbrighi che una vergogna. E di non far storie che non pi una bambina.
CAMILLO - Caldo e freddo. Chi la capisce?
ISABELLA - Nessun aiuto morale.
AIDA - Tutte debolezze borghesi!
ISABELLA - Tu, nella vita, credi che basti pagare.
AIDA - Non sono io che lo credo. Siete voialtri.
ISABELLA - E il prezzo che paghi volentieri per soddisfare, anche su di noi, la tua sete di tirannide.
AIDA - Mai pensato che, cavarsi il lusso di una famiglia rispettabile, costasse tanto caro!
ISABELLA - Visto che ti vuoi privare anche del ricordo del primo parto di tua figlia, vado ad appropriarmene io.
AIDA - Cos, poi, te lo porti dalle Orsoline e risparmi la spesa del televisore.
ISABELLA - Un giorno verrai a chiedermelo di ritorno e non te lo restituir.
AIDA - Cosa? Il televisore?
ISABELLA - No. Il ricordo. Sallontana disgustata.
AIDA - Secondo loro, dovrei fare i salti mortali perch sto per diventar nonna. Nel voltarsi si trova a faccia a faccia con la
MONACA - . Queste sacerdotesse! Ti compaiono davanti quando meno te le aspetti. Lei che ha buon gusto, lealmente, da femmina a femmina: ho forse, laspetto di una nonna?
MONACA - Per carit, signora, sua figlia la sta calunniando.
AIDA - Fanno tutto per dispetto. Anche questa qui cosa crede? Mi partorisce contro.
MONACA - Lo vogliono indolore?
AIDA - Indolore che?
MONACA - Il parto.
AIDA - Lei non una buona cristiana, sorella. Non sa che un peccato mortale? Cosa dice la Bibbia?
MONACA - Ne dice tante!
AIDA - Donna, tu partorirai con grande dolore.
MONACA - Sa, non poteva prevedere che si sarebbe inventato il cloroformio.
AIDA - Partorire una funzione semplice, consapevole e naturale. Io sono per la natura. Sempre. Io, lei lho messa al mondo in piedi, una domenica pomeriggio, fra lo spettacolo diurno e quello serale. Serri i denti e vada avanti.
MONACA - Se, come mi assicura, si tratta di evitarle un peccato mortale, non insisto.
AIDA - Parola donore.
MONACA - Invece di tanti libri gialli, dovrei proprio decidermi a leggere la Bibbia. Ma una riflessione personale che si perde nei corridoi del nosocomio.
AIDA - va alla finestra e guarda gi.
AIDA - E lui nuota. Impiegasse, per fare allamore, met dell energia che spreca nel fare le vasche, i miei nervi sarebbero pi distesi Mah unaltra vocazione sbagliata. Virilit, virilit, ormai il tuo nome donna! Mano male che a rompere lassedio del dubbio, interviene Amneris, la figlia cerebrale e letterata, quella matta.
AMNERIS - Ma disgustoso!
AIDA - Disgustoso? Questo magnifico animale? Non direi. Tu misconosci lopera della natura? Qui occorre un a spiegazione: c stato un equivoco, giustificabile nel corso attuale dei suoi pensieri. Ha visto venir, dietro alla figlia, un maglione bianco sopra due pantaloni di velluto nero, riempiti da ottanta chilogrammi di atletica muscolatura maschia, scultoreamente modellata, ed ha creduto che la pessimistica esclamazione fosse rivolta l. Si chiarisce subito; e, in seguito ancor meglio. Ma non anticipiamo.
AMNERIS - Ma no. Lui Berto.
AIDA - (spogliandolo, volevo dire scrutandolo) Complimenti!
BERTO - Anchio.
AIDA - E allora, chi disgustoso?
AMNERIS - Ci che sta succedendo in quella camera.
AIDA - La verit che tua sorella non sa partorire. Ecco tutto.
BERTO - A me, invece non mi dispiace. Mi sa dire pane al pane.
AMNERIS - Se ti diverte, libero di tornarci.
BERTO - Posso?
AMNERIS - Tutti i gusti sono gusti.
BERTO - Bisogner chiederlo alla padrona.
AMENRIS - Parla con te, mamma.
AIDA - Vada, vada. Pare che, di l, amino la compagnia.
BERTO - Ci vediamo. Ed esce elastico e potente.
AIDA - (oggi a me domani a te) E il tuo ultimo?
AMNERIS - Chi lo sa? Tanto, anche lui un altro volto della incomunicabilit universale.
AIDA - Ma che pretendi dalla vita, tu?
AMNERIS - Se la risposta non comportasse limproponibile premessa di considerare assoluto un concetto relativo come quello di vita, vorrei riuscire a potermi impegnare in qualche cosa. Impegnare, capisci?
AIDA - Mi sforzo.
AMNERIS - Possibile che tu capisca?
AIDA - Qualche volta capita. Non con te, ma capita. Dai dodici ai tredici anni, per esempio, ti sembrer impossibile, ma io riuscivo perfino ad estrarre delle radici quadrate. Un colpettino di telefono; ce ne eravamo dimenticati. E pazienza! Lasciatele tirare il fiato. Va avanti, va pure avanti.
AMNERIS - (ma parla sul serio?) Il senso, voglio dire, semantico del termine, nella sua attonita disponibilit metafisica.
AIDA - Quale termine?
AMNERIS - Impegnarsi.
AIDA - Ah! E poi?
AMNERIS - Ma naturale,no?
AIDA - Dici?
AMNERIS - E poi dico: poter consumare, fino in fondo, lesperienza contemporanea dellangoscia alienistica. Non pretendo poi troppo!
AIDA - E lo chiami naturale? Non si vive di sola angoscia, figlia mia!
AMNERIS - Chiamalo se vuoi, un neomisticismo: o, equiparando i termini reversibili, un neoantimisticismo. Ti va?
AIDA - Fa tu?
AMNERIS - La perenne ricerca intendo dun Dio che non esiste, sapendo che non esiste, ma ipotizzandone lesistenza; in uno spirito di assoluto indifferentismo, innocente come la natura; che attraversa linfinito per giungere, finalmente, a uno stadio animale, sia pure ad un livello pi elevato e cos via. Mi sono spiegata?
AIDA - Altroch!
AMNERIS - Unanimalit antianimale, in un certo senso.
AIDA - E se facessimo unantianimalit animale?
AMNERIS - E tutto lo stesso. Perch il concetto di alienazione circolare: un cerchio dove ogni punto arrivo e partenza, indifferentemente. Chiaro?
AIDA - E nel caso una semplice proposta che ti faccio che si trattasse di una riga dritta?
AMNERIS - Hai toccato il punto di frizione. In questo caso, il concetto di alienazione coinciderebbe col concetto esistenziale; i due concetti diverrebbero sovrapponibili e, cessando linconciliabilit, cesserebbe langoscia. molto semplice.
AIDA - Ti faccio portare uno zabaione?
AMNERIS - Sarebbe inutile.
AIDA - Me ne rendo conto; tanto, gi, contro la meningite cosa vuoi che serva uno zabaione! E pensare che, sentendoti parlare dimpegnarti, avevo creduto, per un momento, che avessi finalmente deciso di fare il bagno almeno una volta alla settimana, di smetterla di mangiarti le unghie, di vestirti da cristiana, di cercarti unoccupazione e di cessare di vivere alle mie spalle! Guarda un po!
AMNERIS - Abbi pazienza. Che puoi capire tu, mamma, del dramma della generazione alienata degli anni sessanta?!
AIDA - Una cosa, per, la capisco: che la colpa mia. Questo quel che accade a non lasciare i figli analfabeti e ostinarsi a dargli unistruzione.
AMNERIS - (dallalto di un sovrano compatimento) Parli di fare il bagno, di lavorare, quando si tratta ancora di stabilire una improbabile consistenza demiurgica della realt fenomenica! Credi, credi nel bagno, povera donna!
AIDA - Ah, per questo, credo anche in tante altre cose che rendono allegra la vita, te lo dico io. Credo nel caldo e nel freddo, nellutilit di un bel palet tiepido e di una fresca sottoveste di seta; credo nello stomaco vuoto e nello stomaco pieno, nelle ossa rotte, nel mal di denti, nel parto di tua sorella; nella paura che ho delle mie belve e nella paura che hanno loro di me; credo nel sesso; quello femminile e, soprattutto, quello maschile; nel malumore che mi viene quando non posso fare allamore e nel benessere che mi sento dopo averlo fatto. Mettere insomma dellentusiasmo e della gioia in tutto ci che si pensa e che si fa Credo, per esempio, in quella bella bestia muscolosa e calda che tu chiami Berto. E, posto che questa grazia di Dio esiste, si vede, e si tocca, scendiamo al concreto: come la mettiamo la consistenza fenomenica del Berto? D un po su!
AMNERIS - Non comunico, te lho detto.
AIDA - Ma ci vai, almeno, a letto insieme?
AMNERIS - E ben l che non comunico.
AIDA - Man della Madonna, non comunichi? Sei ammalata. Approfittiamo che siamo in clinica per farti visitare.
AMNERIS - Ma che vuoi comunicare, quando si rifiuta la gente, si rifiutano le cose, si rifiuta la realt, si rifiuta il mondo, si rifiuta tutto? Sarebbe una contraddizione.
AIDA - E lui cosa ne dice?
AMNERIS - Che pu dire un semplice automatismo sensoriale? Nel suo praticismo, crede di comunicare.
AIDA - Meno male. gi qualcosa.
AMNERIS - E un istintivo. Come te. Confonde i riflessi condizionati col problema della conoscenza: lo stesso equivoco.
AIDA - Se Dio vuole.
AMNERIS - E stato la mia esperienza neorealista, ecco tutto.
AIDA - Disgraziata! Offendere cos la provvidenza. Far lamore, ragazza mia, fa bene al fisico, tiene su il morale, e, soprattutto, conferisce una straordinaria capacit di capire la vita e di essere indulgenti coi propri simili che la cosa pi importante. Io mi meraviglio di una cosa sola: che, coi suoi riflessi condizionati, non ti abbia ancora strangolata.
AMNERIS - (poveretta) Vedi, egli chiuso, bloccato, starei per dire assediato nel proprio sesso: prevaricante, inequivocabile, irreversibile. Mi segui?
AIDA - Prigioniero del sesso. E, con la roba che c in circolazione oggi, si lamenta! Il guaio che non esiste ancora un articolo del codice penale che persegua, a termini di legge, discorsi del genere. Povera infelice, ti comprendo, cosa credi? Per unanormale come te, troppo normale. Ti disturba il pessimismo?
AMNERIS - Detto volgarmente, nei limiti della tua angusta possibilit di comprensione, , pi o meno, cos.
AIDA - Senti un po. A semplice carattere di stima, d unocchiata laggi in giardino. Quello che sta sprecando in aria delle palle, che ne dici? Ti sembra meno assediato quello l?
AMNERIS - (dopo averlo osservato) Mi sembra gi una sessualit pi sfumata, pi problematica; meno esposta, meno vincolata e pi disponibile.
AIDA - (colpita da un pensiero ancora vago) Disponibile potrebbe essere unidea. Mentre restano a guardare gi in giardino, suona il telefono. Per combinazione,
ISABELLA - appena entrata e va a rispondere lei.
ISABELLA - Sei tu Camillo?... Ma chi parla?... Dove? Cosa? Il veterinario ha paura di entrare nella gabbia? Oddio!... Cade semisvenuta in una poltrona che, per fortuna, era a portata di sedere e lascia andare il ricevitore.
AIDA - accorre ad impossessarsene.
AIDA - Fa rinvenire tua nonna, tu; e poi cerca di portarla in giardino a prender aria (al microfono) S, ora sono io Unirresponsabile che simpressiona per niente Ma che prudenza e prudenza! Le conoscer bene io, no? Le tigri non sono mai pericolose. Sempre meno, comunque, dei cristiani Figurarsi, quando partoriscono! Sheila, poi, la creatura pi mite e affettuosa del mondo. La conosco. Ci vivo insieme da otto anni. Cara E solo un po nervosa perch non mi ha vicina, ecco tuttoO, niente scherzi Che, poi, non mi soffochi la creatura!... E me lo dite solo ora? Ah, che bellezza Da bere per tutti! Mette gi il telefono e si rivolge trionfalmente alla madre che la fissa terrorizzata. nato. Maschio! Faccia un po altrettanto quella l, ora!
ISABELLA - (con le mani nei capelli che, se non fossero gi tinti, le si sarebbero incanutiti dun sol colpo) La tigre preferita alla figlia!
AIDA - Vorrei vedere il contrario. Farmi fare seicento chilometri quando la mia tigre prediletta aveva maggiormente bisogno che le stessi vicina. Lavete fatto apposta a farla partorire contemporaneamente.
ISABELLA - E spaventoso: ho messo al mondo un mostro! La
MONACA - , or ora apparsa, non fa caso alla grave affermazione, avendo qualcosa da comunicare; o, se ci fa caso, non lo dimostra. Sanno fingere, sanno fingere.
MONACA - E nato.
ISABELLA - (la voce dalle viscere) Azucena, cara! Hai capito!
AIDA - Ma Sheila arrivata prima!
MONACA - A ruota. tutta il suo ritratto, signora.
AIDA - Lo so. E il pi bellanimale che sia mai apparso in un circo.
MONACA - Volevo dire la bambina.
AIDA - (una maligna soddisfazione) Ah! Femmina?!
MONACA - Una bellissima bambina.
AIDA - Ne riparleremo a ventamni. Ma Sheila, invece: maschio!
MONACA - Vuol venire a vederla?
AIDA - Nuda? Un po di decenza, sorella. Al disotto dei diciotto anni, la nudit immorale. Lavatela, vestitela e poi venite a chiamarmi.
MONACA - Sar fatto, Madame.
ISABELLA - Ah, non resisto pi. Portatemi via, conducetemi da quella povera martire.
AMNERIS - e la
MONACA - sostengono la vecchia ed escono.
AIDA - si trova sola col
BERTO - la cui entrata, nella confusione, ci era sfuggita.
BERTO - E stato proprio un bel vedere. Si capisce la forza del maschio, una questione di cinque minuti e, dopo nove mesi, tutto quel capitale. Son contento. Uno si sente di valere.
AIDA - Questo niente. Bisogna vedere quando avviene fra i leoni, fra le tigri, fra le iene, fra i puma.
BERTO - Le iene, eh!...
AIDA - E gli elefanti?! Il terremoto.
BERTO - Viva le bestie! Ci scommetto che lei ha anche visto due leoni far lamore.
AIDA - Un leone e una leonessa, vorr dire.
BERTO - Si sa mai: nella vita, si sa mai
AIDA - No no. Le belve non hanno certi gusti.
BERTO - Lei competente. Basta la parola. Allora? Li ha visti?
AIDA - In un circo equestre, mica si preoccupano di tirare una tenda, capirai M scappato. (Ma non lavr per caso fatto apposta?)
BERTO - Mi dia pure del tu. Mi fa piacere.
AIDA - Anche a me.
BERTO - E lo fanno spesso, lo fanno spesso?
AIDA - Lamore? Tutte le volte che gli prude la voglia.
BERTO - L vera. Son bestie calde.
AIDA - Quando scappa scappa.
BERTO - Urca se mi piacerebbe! Deve eccitare da maledetti.
AIDA - Non le gusta? A me, sono i discorsi che mi gustano di pi. E, allAmneris, le gusta?
BERTO - A sua madre posso dirlo: non si prende soddisfazione. E, a far lamore, chi non si prende soddisfazione in proprio, poca ne d anche agli altri. Parlo bene?
AIDA - Non potresti parlar meglio.
BERTO - B Com che dice?.. Ah, dice che non fa contatto.
AIDA - Non comunica.
BERTO - Le manca la corrente.
AIDA - E allora?
BERTO - Resta al buio, pora stella!
AIDA - E tu?
BERTO - E fin un disturbo: io ho i fanali accesi a tutte le ore. E non certo la Neris che mi d una mano a spegnerli. Sa, io sono di porta Cica e faccio il pugile. Capir Ho bisogno di razione doppia, di tutto. Neris, le continuo a dire, lamore non si fa colla testa: viene la micrania. Ci sono altre parti del corpo messe l apposta. Macch! Non entrano nel circuito.
AIDA - Nel circuito quale?
BERTO - (una bella risata da timidone che si spalanca) Ma del sangue, no? Dopo che stato scaldato sul fornello della voglia.
AIDA - Hai anche tu i tuoi problemi; stavo per dire le tue angoscie.
BERTO - No, signora. Ho delle ragazze e mi aiuto con loro. Ma quella che mi piace, a me, la donna esperta che conosce il mondo, volevo dire il letto. Come si chiama?.. Che collabora, ecco! Qui intervenne una pausa e la domatrice si fece pensierosa. Per non par vero.
AIDA - Cos che non par vero?
BERTO - (che, non sembrando, ha fatto le sue diligenti indagini oculari) I pezzi di ricambio. La perfezione! Non ci si accorge nemmeno. Chiss quanto son costati!...
AIDA - Che centrano i pezzi di ricambio?
BERTO - (pi ammirato che sorpreso) Una tetta di porcellana e la culatta davorio. A due passi, e nessuno se ne accorge. Son bravi st dottori.
AIDA - E chi la povera restaurata da far vedere nelle fiere?
BERTO - Adesso non esageri. Le dico che a nessuno, le verrebbe neanche nella mente, va bene?
AIDA - Chi , ti torno a domandare?
BERTO - (confidenziale) Di!... Siamo di famiglia! Che bisogno c di star segreti, ormai! A me, me laveva gi raccontato una cavallerizza del circo Palmiri che andavo a stantuffare, st agosto, sui prati della Barona. Lammirazione che aveva per lei quella manza! Neanche di Mussolini parlava cos.
AIDA - (soffocando, prima di esplodere) E che tha detto? Che tha detto?
BERTO - Acqua passata. Limportante aver salvata la pelle, no? Se stata rosicchiata dalle tigri, mica colpa sua! Fa parte della sua leggenda.
AIDA - Io, rosicchiata dalle tigri? (Una mano sulla coscienza: che altro le resta da fare?) Tocca qui, disgraziato: tocca! Son pezzi di ricambio questi? avorio? porcellana?
BERTO - Urca!... Sembra proprio carne fresca.
AIDA - Sembra?... La fine del mondo!
BERTO - Parola donore. Meglio della Neris. Non c confronto. Ma sa che lei una donna straordinaria!
AIDA - Non ho bisogno che me lo venga a dire tu.
BERTO - Formidabile!
AIDA - La mia leggenda! Io li mando sotto processo. Ma prima che possa telefonare allavvocato, sono tornati
ISABELLA - e Camillo, con unaria piuttosto stranita, pi preoccupata che allegra.
CAMILLO - (dimostrando indubbiamente del coraggio) Ne nato un altro.
AIDA - Cosa?
ISABELLA - (lei invece, piuttosto perfida) Maschio.
AIDA - (non dice una parola, prende il telefono e fa precipitosamente un numero) O, dormiamo?... Qui sono gi a due Ah!... Anche l?!....
BERTO - Due a due!
AIDA - Fenmmina?... guardate bene, guardate bene proprio femmina?!....
ISABELLA - (maligna) Pari!
AIDA - Non sono sufficienti Frugate meglio; si sempre divertita a fingere... Staremo a vedere Sheila non pu farmi uno scherzo simile solo perch non sono stata l ad aspettarla... Fatto?... S?.. Oh!... Tre!... E maschio Abbracciatela per me e una giornata di paga per tutti Scrivetevi i nomi: Armando, Violetta e Otello. (Trionfante, alla compagnia) Due maschi e una femmina e le gerarchie sono ristabilite! Non si esclude che aumentino.
ISABELLA - Io mi vergogno a guardare in faccia la gente. Che penser di te questo giovane proletario?
BERTO - Ne penso un fottio di bene.
CAMILLO - (assai umiliato) A proposito di nomi, ci sarebbe da pensare anche alle nostre due creature.
AIDA - (definitiva) Ulrica e Radmes!
CAMILLO - Non accetto.
ISABELLA - Qui, permetti, hai torto tu, Camillo. Sai che io son giusta. Nella nostra famiglia, i nomi verdini sono una tradizione.
AIDA - No. Nel caso presente, sono una vendetta per aver chiamato me: Aida.
CAMILLO - (letteralmnente supplice) Non ne ha abbastanza daver battezzato le sue figliole: Azucena e Amneris?
ISABELLA - E i due fratelli, fortunatamente divorati dalla iena: Amonasro e Melitone.
AIDA - Ci vuol altro! Fino alla settima generazione.
CAMILLO - Ma lei pi vendicativa dei profeti dellantico testamento!
AIDA - Visto e considerato che dovr mantenere anche questi due, e chiss quanti altri ancora, voglio, almeno, potermi ricordare con facilit i loro nomi. Per fortuna, le opere di Verdi sono tante.
ISABELLA - E le conosce tutte. Non per niente ama la violenza.
CAMILLO - Come faccio a dar la notizia ad Azucena? Mi rifiuto.
AIDA - Pur che mi esoneriate dallobbligo del loro sostentamento, padronissimi di battezzarli anche magari: Renzo e Lucia.
CAMILLO - Non c niente da fare: se si evita Verdi, si casca su Manzoni. Sono i limiti di una cultura.
AIDA - Ringrazia lei (Isabella) anche di questo. Fino ai venti anni non mha lasciato leggere che I promessi sposi.
ISABELLA - Ritiriamoci, Camillo. Minaccia uno dei suoi momenti sanguinari come quando si avventura nel recinto delle belve senza aver potuto far lamore prima e senza speranza di poterlo fare dopo.
BERTO - (rapito) Che donna! Fenomenale! I due derelitti si sono dileguati. Signora, mi sarebbe venuta una voglia. Io gliela dico e sar quel che sar.
AIDA - (con una certa speranza dardeggiante nelle pupille) Per esempio?
BERTO - Darmi da annusare la sua testa per assaporare lalito della tigre.
AIDA - Hanno messo anche in giro la voce che non mi lavo i capelli?
BERTO - Hanno messo in giro anche quella che se li tinge. Ma fa lo stesso. Una traccia rimane sempre.
AIDA - Toh caro, annusa, allora.
BERTO - annusa e fa un ruggito, pardon: un muggito; o sar stato un bramito? Una cosa cos, insomma. Non vorrei sbagliarmi ma mi sa che, fra noi due, qualcosa in comune s stabilito.
BERTO - Io ho due cose che non mi devono toccare: la boxe e mia mamma. Per il resto son tutto a disposizione.
AIDA - Per temperamenti della tua gradazione, un po di vita al circo sarebbe quel che Dio comanda. Ti farebbe distendere i nervi.
BERTO - Dice?
AIDA - Dico. (Cominciando, compatibilmente con la decenza, a mettergli le mani addosso. I bicipiti, diciamo) Penso a degli incontri di pugilato nella gabbia e le tigri intorno con un bel boa al collo.
BERTO - (partito) Di piume di struzzo. Che bellezza!
AIDA - Di pelle di serpente: serpente boa. Vivi!
BERTO - (eccitatissimo) Ahhh! Mi fa sentire i brividi sul fil della schiena.
AIDA - Faremo un mucchio di soldi.
BERTO - Non me lo dire. Mi preme solo di provare.
AIDA - E senza alcun pericolo. Perch i boa hanno una paura blu delle tigri e le tigri hanno una paura viola dei boa. Cos, mentre loro si tengono docchio a vicenda, tu puoi lavorar tranquillo.
BERTO - E loro son fregati. Ostia che dritta! E sinabissano perdutamente, in una stretta da belva a boa. Hai voglia che si accorgano della comparsa di
AMNERIS - e
FAUSTO - i quali, daltra parte, sono occupatissimi per conto proprio, in una discussione che potrebbe anche costituire un preludio alla scoperta dell affinit elettiva.
FAUSTO - (assorto) Capisci? Realizzare la metafisica delle palle. Cinque, non di pi; turberebbe un equilibrio. Una al centro e le altre quattro in orbita seriale. Come il sole e i suoi pianeti E, in sottofondo: Debussy.
AMNERIS - Bello. Finalmente qualcosa che fa vibrare: un microcosmo che replica larmonia del macrocosmo. (Si astrae).
FAUSTO - Applicando la legge di Keplero, dovrei finire col riuscirci. Ma mi estenua.
AMNERIS - Per ti impegna!
AIDA - (tornata a s, come il caso non fosse suo) Ah! Siete qui voi. D un po su, Amneris, visto che, per te, una angoscia ne vale unaltra: avrei pensato di lasciarti qui la mia, e, in cambio, di portarmi via la tua.
AMNERIS - Pu essere un tentativo. Io continuo a cercare.
AIDA - Brava. Io, per il momento, credo daverlo trovato. (Prendendosi per mano il Berto) Vieni caro. Unocchiata ai mocciosi e poi si fila. Tu non hai niente in contrario, vero, tesoro, a guidare la Mercedes?
BERTO - E da corsa?
AIDA - Naturalmente.
BERTO - Al contrario! A me, mi ricarica le batterie guidare anche solo la seicento. Vado in proporzione alla cilindrata.
AIDA - Che Dio ti conservi il volante! Senza scomporsi, il
FAUSTO - consegna, al suo successore le chiavi dellautomobile.
FAUSTO - Non ti invidio.
BERTO - Neanche io. Tu lascia fare a me. Per quanto sempre mamma ; e uno sguardo preoccupato alla figlia, rinforzato da unaffettuosa carezza al fusto, non compromettono il suo carattere.
AIDA - Coraggio e buona volont, ragazzi. Fate una bellissima coppia. Vedrete, prima o dopo, la Natura finir col ristabilire i contatti anche tra voi.
FAUSTO - Cosa dice Goethe?
AIDA - (scoraggiata) E chi lo sa?
FAUSTO - In fondo, tutta questione di affinit elettive.
AIDA - Va bene. Ma, se io fossi in voi, non ci conterei troppo. Insieme, non raggiungete nemmeno mezzo secolo. Fate un po di credito alla vostra pelle.
AMNERIS - E tu credi che basti?
AIDA - Ce n davanzo. Tu, che ne dici, Berto?
BERTO - Io non ho da lamentarmi. Mentre si stanno dirigendo verso luscita vengono investiti da
CAMILLO - in fuga, spaventatissimo.
CAMILLO - Aiuto! Il giaguaro!
AIDA - A proposito, ci dimenticavamo Oscar. Come ha impiegato questo tempo? Le risponde la
MONACA - che entra con la bestia al guinzaglio e gliela consegna gentilmente.
MONACA - Ha fatto una capatina al 517, operato due ore fa di calcoli alla cistifellea; che, appena lha visto, morto di infarto.
AIDA - Che monello. Non sta mai fermo.
MONACA - Si trattava di un cliente di riguardo.
AIDA - Quante storie, proprio voi, per un morto in pi o in meno.
MONACA - Lei non ha idea cosa costi un funerale, madame.
AIDA - E va bene. Mettetemelo in conto.
MONACA - Questo si intende. Ma era una personalit importante.
AIDA - E io cosa sono?
MONACA - Si trattava di un ministro. Ora, forse, dovranno cambiare governo.
AIDA - In tal caso, dovreste, voi, dar dei quattrini a me. Mi sa che manchi ancora qualcuno. Ma s. Che distratti: la nonna Isabella. Eccola anche lei, coi due fantolini in braccio, rosa e celeste, uno a destra e laltro a sinistra.
ISABELLA - Li hai visti che meraviglia, Aida?
AIDA - (siamo nel finale, un po di sentimento non nuoce) B. Dopotutto, per essere opera loro, non c neanche male. Tu, vieni a vedere, Berto.
BERTO - Guardali l, coi loro pugnetti chiusi. Mai capito perch i bambini, appena nati, sembra sempre che stiano allenandosi per un incontro di pugilato.
AIDA - Questo dimostra che dar pugni nella natura umana, caro. Intuiscono gi quel che sar la vita.
ISABELLA - Cos? C gi stato un cambio della guardia?
AIDA - Ho seguito il tuo consiglio, mamma. Meglio un pugile oggi che un giocoliere domani, le mamme hanno sempre ragione. Qualcuno deve aver aperto la radio perch irrompe clamorosa la marcia dei gladiatori, mentre Oscar si mette a ruggire e il telefono torna squillare. Deve essere Sheila che annuncia ad
AIDA - dessere madre per la quarta volta.
ISABELLA - Eh no! ora sarebbe lei ad esagerare.
AIDA - Il quarto. Imparate come si fa. Prima di averne la conferma, scende il sipario e, se Dio vuole, finita.
FINE
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