L’amica delle mogli

LAMICA DELLE MOGLI

 


1927

Dramma in tre atti

di LUIGI PIRANDELLO

Arnoldo Mondadori Editore - Milano

1962

PERSONAGGI

marta, l'amica delle mogli

francesco venzi

fausto viani

elena, sua moglie

anna, moglie di Venzi

il sen. pio tolosani, padre di Marta, Consigliere di Stato

la signora erminia, sua moglie

carlo berri, deputato

rosa, sua moglie

paolo mordini

clelia, sua moglie

ninetta, sorella di Paolo, detta La Cognatina

guido migliori

daula, maestro di musica

Un medico

Un'infermiera

Antonia, prima cameriera

maria, seconda cameriera

Un cameriere

A Roma - Oggi.


ATTO PRIMO

La scena rappresenta l'hall d'un villino, addobbato e mobigliato con finissimo gusto. Stoffe e mobili nuovi. Molti specchi. In fondo, una grande porta vetrata lascia scorgere un salottino intimo, anch'esso arredato di mobili nuovi e delicati. In vista, un pianoforte. Oltre il salottino, attraverso un altro uscio a vetri, si scorge una vasta sala da pranzo, splendida. La comune a destra sul davanti. A sinistra, la parete interrotta dal vano della scala che conduce alle stanze superiori.

Al levarsi della tela la scena vuota e buja. Si sente il rumore d'una chiave introdotta nella serratura. La porta si apre. Entra Marta, seguita da due cameriere e un cameriere. Marta d subito luce all'hall e appare con un gran fascio di fiori tra le braccia. bellissima: fulva; occhi di mare, liquidi, pieni di luce. Ha ventiquattr'anni; contegno, non rigido, ma riserbatissimo, che non impedisce affatto per la pura espressione della pi nobile grazia femminile. Veste con squisita eleganza. Anche le due cameriere reggono fiori.

marta. Eccoci qua. Abbiamo fatto un po' tardi.

cameriere. La corsa arriva alle nove.

prima cameriera. C' pi d'un'ora.

marta. Bisogna sbrigarci, perch tutto sia pronto. Questi fiori... (Al cameriere:) ecco, reggete un po'... (Riprendendosi:) No, meglio posarli qua. (Li posa su un tavolinetto.) Prendo le chiavi.

Apre la borsetta e ne cava un mazzetto di chiavi. Rivolgendosi alla seconda cameriera:

Intanto date luce, qua al salotto, e poi di l alla sala da pranzo.

(La cameriera eseguisce.)

Bisogna apparecchiare subito la tavola. Per due. Ecco qua le chiavi delle vetrine e della credenza. (Al cameriere:) Vengo a darvi io la tovaglia. Poi vi far la consegna di tutto. (Alla prima cameriera:) Posate qua i fiori anche voi. Penser io a disporli un po' da per tutto. Anzi, no aspettate codesti sar meglio portarli nella sala da pranzo. Su su. Sveltezza, mi raccomando.

(Esce per la porta vetrata, seguita dal cameriere e dalla seconda cameriera. Al cameriere:)

Tenete aperta questa porta a vetri.

(Il cameriere eseguisce. Alla cameriera:)

Questo il salottino.

cameriera. Bello.

marta. Bisogner averne molta cura. Altrimenti, cos delicato che si sciuperebbe subito. Andiamo, andiamo per la tavola.

cameriera. Le camere da letto?

marta. Su a piano. Gi apparecchiato, su. Resta qua la tavola e da disporre codesti fiori. (Al cameriere:) Lasciate aperto anche quest'altro uscio.

Il cameriere eseguisce. Ora sono tutti nella sala da pranzo, in fondo. Si vedr Marta dare gli ordini e il cameriere e le due cameriere aggirarsi attorno alla tavola per apparecchiarla. Poco dopo, Marta ritorner nell'hall; s'appresser a uno degli specchi; si mirer, levandosi il cappello e aggiustandosi i capelli; si inciprier.

Ah, sono proprio stanca.

Va a deporre il cappello, a sinistra, nel vano della scala. Si sente picchiare con un dito alla porta di destra come per un segno convenuto. Silenzio. Il picchio ripetuto. Marta, ritornando, lo ode e ne turbata. Dice tra s:

La mamma? non possibile. (S'appressa alla porta e domanda:) Chi ? Mamma!

(Silenzio. Il picchio ripetuto.)

la voce di venzi. Apra, signorina.

marta (senza aprire). Ah, lei Venzi Ma scusi, perch picchia cos? C' il campanello. Suoni. Credevo la mamma.

la voce venzi. Mi apra, ora.

marta (aprendo). Ecco. Ma com'ha fatto a entrare dal cancello?

venzi (sui quaranta: corporatura poderosa, segnatamente nel torace; spalle alte; grossa testa ricciuta e un po' grigia sulle terapie; volto bruno, sbarbato, ancora bello bench ingrassato: tiene spesso le mani afferrate sul petto, la testa ciondolante, e volge gli occhi torbidi quasi bambinescamente, da ragazzo ingrugnato o sornione. Veste di scuro, senza cura).

L'ho trovato aperto.

marta. Bisogner allora chiuderlo. Ce ne siamo dimenticati.

venzi. L'ho chiuso io. Non sola?

marta. Ci sono di l, come vede, le due donne il cameriere che prendono servizio da questa sera. Ma com'ha saputo, scusi, che la mamma picchia cos, senza suonare il campanello?

venzi. Me l'ha detto mia moglie.

marta. Ah. E a che proposito?

venzi. Senza nessun proposito. Non sa com'? Nota le cose pi sciocche e le dice. Dice tutto.

marta. E lei ne ha profittato. Perch?

venzi. Per farle credere che fosse la mamma.

marta. Non potevo crederle. L'ho lasciata a casa or ora.

venzi. Eppure l'ha supposto, tanto vero che ha chiamato : mamma .

marta. Perch mi pareva impossibile. Tranne che non mi fosse corsa dietro per qualche motivo improvviso. Non capisco, Venzi, perch lei l'abbia fatto.

venzi (dopo averla guardata). Dica che non vuol capirlo.

marta (con viso fermo). Le dico proprio che non capisco.

venzi. Se fosse Vero, non me lo domanderebbe con codest'aria di riprensione; immaginerebbe senz'altro che ho voluto farle uno scherzo.

marta. So che non usa farne. Nessun'aria di riprensione. Non so di che dovrei riprenderla. Mi sembra strano appunto che lei l'abbia fatto e gliene domando la ragione.

venzi. Vuole che me ne vada?

marta. No, rimanga, ora ch' venuto. Ma io ho da badare ancora a tante cose. Ecco, disporre qua e nel sa-lottino questi fiori. (Eseguisce.) Insegnare alle persone di servizio, che sono nuove anche della casa, come ci si debbano muovere. (Chiama una delle cameriere:) Ehi, Antonia! (La chiamata accorre.) Non state in tre, Dio mio, ad apparecchiare una tavola per due.

la cameriera. Se ci d le chiavi di su...

marta. S. Prendete di l (indica il vestibolo:) per piacere, la borsetta: appesa. (Mentre la cameriera eseguisce, a Venzi:) Debbo anche farle la consegna di tutto. (Alla cameriera che ritorna e le porge la borsetta:) Grazie. Queste sono le chiavi di su. (A Venzi:) Ho voluto chiudere tutto per prudenza. (Alla cameriera:) Una e due: per le due camere da letto accanto.

venzi. Li ha messi a dormire in due camere separate?

marta. Come mi lasci detto Viani.

venzi. Ma in provincia non usa, e vedr che la sposina non vorr saperne.

marta. Sarebbe un peccato, perch ho trovato per le due camere certi accordi... (Alla cameriera:) Ecco, sono tutte. (Le da parecchie chiavi nuove.) Vedrete. Quella pi piccola del bagno. Poi verr su io. Andate.

La cameriera, via, per il vestibolo.

venzi. L'accordo nelle camere...

marta. Per quello degli animi ci penseranno loro. Sarebbe stato meglio che, invece di lei, fosse venuta sua moglie ecco ad ajutarmi: e lei pi tardi, con gli altri, come s'era rimasti jersera.

venzi. Sono venuto se lo vuol sapere per dirle che Anna, forse, non verr.

marta (restando). Non verr? Perch? (Lo guarda; e poi:) Al solito?

venzi (con fosca espressione). Non la posso pi soffrire!

marta. Senta! questa volta, se lei ha litigato con sua moglie, sono proprio sicura che la colpa non di Anna.

venzi. Non di Anna.

marta. E di chi, allora?

venzi (freddissimo). Sua signorina.

marta. Mia? (Lo guarda.) Ma che dice?

venzi. Dico: sua.

marta. Ma come, mia, scusi? Si spieghi! Ha un certo modo di parlare stasera.

venzi. Supponga, per esempio, ch'io abbia indovinato la ragione per cui lei jersera si fece promettere con tanto impegno da mia moglie di non offrirmi il minimo pretesto di litigare con me.

marta. Ebbene?

venzi. Ebbene, capir che, avendola indovinata

marta. la ragione? ma semplice!

venzi. Ah, non semplice! Tutt'altro che semplice! Anzi, complicatissima! C' tutta lei, in questa ragione!

marta. Sentiamola, quale sarebbe, questa mia ragione, secondo lei, cos complicata.

venzi. Non c' bisogno che gliela dica io. Si guardi attorno. Basta vedere questa casa, la cura che se n' data, il gusto con cui ha comperato e disposto ogni cosa.

marta. Non capisco. Sarebbe allora questa casa la ragione per cui mi sarei fatto promettere da Anna?

venzi. Ma non la casa per s: la persona per cui l'ha messa e curata cos bene!

marta (scattando, indignata). Ah, lei pazzo! Potrebbe pensare che, quattr'anni fa, questa stessa cura

venzi. oh, non la stessa, prego!

marta. la stessissima, come cura! Certo che, allora, non potei...

venzi. gi! non ero in condizione, quattr'anni fa, di offrirle, come ora Viani, i mezzi per far vedere come lei sa metter su una casa.

marta. Oh, insomma, Venzi, sa ch' un bel modo codesto, di ringraziarmi della pena che mi sono data prestandomi a venire in aiuto a vojaltri amici nell'imbarazzo d'approntare qua a Roma una casa

venzi. per le mogli che siamo andati a cercarci lontano, quando potevamo trovarne una vicina

marta. ecco benissimo che mi risparmiasse la responsabilit di grosse spese e della scelta di tutto: mobili, tappezzeria; col rischio anche di non indovinare i gusti. Almeno lei, quattr'anni fa, mi stette un po' attorno; ma ora Viani...

venzi (di scatto). Non mi richiami quel tempo!

marta. Ha torto, ha torto se si vergogna di rivedersi col pensiero com'era allora! tanto, tanto pi buono di ora! innamorato

venzi (c. s.). ma che innamorato!

marta. come!

venzi. per abitudine; lunga come una serpe; sei anni di fidanzamento!

marta. Ma non dica, ora! Le scriveva ogni giorno!

venzi. Sei anni d'amore epistolare: che allegria!

marta. Lettere innamoratissime! Non pu negare: sa che le ho lette.

venzi. E lei sa che gliele ho lacerate appunto perch gliele ha date da leggere!

marta. Ah s, bella prodezza, povera Anna!

venzi. Per me una donna che fa questo

marta. se n'era voluta compiacere con me

venzi. da stupida! si da a vedere a un'altra un simile compiacimento?

marta. Lasciamo andare, lasciamo andare! Sa che io ho riprovato, indignata, quella sua cattiveria, e torno a riprovarla. Viani, adesso stato impareggiabile: se n' andato al paese a godersi il suo mese prescritto di fidanzamento, lasciando a me il pensiero di tutto, senza sapermi dir nulla. Faccia lei! faccia lei! -Denari a profusione, libert piena di disporne...

venzi. Ma stia tranquilla che ne rester ammiratissimo Viani

marta. grazie tante! io penso alla sposina! Vorrei che ne restasse contenta lei: l'ho messa su per lei!

venzi. Mi piacerebbe tanto sapere come sarebbe questa casa, se lei invece l'avesse messa su per s.

Sogghigna, frigido.

marta. Certo, che gusti possa avere questa mogliettina di Viani, io ancora non lo so.

venzi. Che gusti vuole che abbia! Glielo educher poi lei, il gusto; se sar suscettibile d'educazione.

marta. Dato questo villino che Viani ha voluto comprare di sua iniziativa, mi pare d'avere scelto tutto con propriet.

venzi. Oh, perfettissima! E vedr che sar una gioja per Viani abitarci con la moglie, che forse ci si sentir spersa mi par di vederla come una gallina scappata dal pollajo.

marta. Non la giudichi prima di conoscerla, santo Dio! Si pu sapere intanto che cosa avvenuto tra lei e sua moglie, per cui crede che Anna non debba venire?

venzi. Una cosa naturalissima. Mi ha fatto tanta stizza, tutta questa mattina, con la sua remissione a ogni cosa che le dicevo, che alla fine non ho pi potuto resistere alla tentazione di dimostrare quanto era stupida, obbedendole.

marta. Obbedendo a me?

venzi. S. Mantenendo la promessa che le aveva fatta.

marta. Glie l'ha dimostrato?

venzi. Cos bene, che forse le ripeto non verr.

marta. Badi, Venzi, che lei comincia a urtarmi sul serio, avvelenando come fa le sue parole d'un veleno che non so, non vedo come e perch mi voglia mordere. Parli, parli chiaramente! Che dimostrazione ha fatto ad Anna?

venzi. Oh, se vuole proprio che gliela dica, gliela dir.

marta. S, dica, dica.

venzi. Le ho dimostrato che, d'ora in poi, arrivando questa sera la nuova sposa, passer in seconda linea

marta. chi? Anna? e perch?

venzi. ma perch lei certamente volger tutte le sue attenzioni alla giovane moglie di Viani: come si pu vedere dalla casa che le ha apparecchiato.

marta. Questo cattivo, e forse pi che cattivo, indegno, scusi, da parte sua, Venzi, perch sa bene che dopo di lei spos Berri, spos Mordini; e l'amicizia, l'affetto che ho potuto avere per la moglie dell'uno e dell'altro, per Rosa, per Clelia e anche per la sorella di Clelia

venzi. gi! anche per la Cognatina!

marta. (pu non garbarmi come si comporta, ma le voglio bene) non hanno detratto nulla, proprio nulla all'amicizia, all'affetto che ho per Anna. Se ora ha sposato Viani, non vedo la ragione perch questo dovrebbe avvenire. La moglie di Viani sar se vorr essere un'amica di pi: basta. Lei ha voluto ingelosire Anna.

venzi. La gelosia gi c'era; l'ho accesa.

marta. E perch l'ha fatto?

venzi. Glie l'ho detto: per la stizza che m'ha cagionato

marta. vedendola obbedire a me? Dunque confessa che lei se Anna obbediva lei, a temere che questo possa avvenire. Perch?

venzi. Mah! Lo intravedo. Me n'accerter. Perch io sar sempre qua. Viani si mette con me. Lo sa?

marta. Lo so.

venzi. Da domani il mio studio sar qua.

marta. E vuole che Anna non sia amica della moglie di Viani che sar suo socio nello studio che metterete insieme?

venzi. No, prego. Le cose a posto. Lo studio mio. Viani che un signore far l'avvocato cos per ridere per darsi un da fare: lo prendo con me perch me l'ha chiesto lui; e pur di stare con me, m'ha offerto posto qua, sapendo che io dovevo cambiare quello dove ora sto. M' convenuto. Ho accettato.

marta. Sappiamo bene che lei ora uno dei pi reputati professionisti... (Si sente sonare il campanello del cancello, in giardino.) Ah, ecco, suonano. Scommetto ch' proprio Anna.

cameriere (accorrendo dal fondo). Hanno sonato?

marta. S, andate ad aprire il cancello.

Il cameriere esce dalla comune.

venzi. Se lei, una prova di pi della sua stupidaggine. (S'appressa a Marta e soggiunge a bassa voce, concitatamente:) Mi sono sperduto in sciocche ciance. Ero venuto per farle un discorso molto serio.

marta (ferma, dura, fredda). Su che, Venzi?

venzi. Lei lo sa.

marta. Io non so nulla.

venzi. Non mi provochi, per carit!

marta. Basta, Venzi! O da questa sera in poi, ogni relazione d'amicizia tra noi sar troncata.

venzi. Ma io non voglio niente da lei! So che non posso voler niente! Mi conceda un momento questa sera, appena pu, di parlarle.

marta. Non ho nulla da sentirmi dire da lei di nascosto. La finisca.

(Si fa alla porta socchiusa; la apre; domanda:)

Chi ?

(E poich nessuno risponde, sporgendosi a guardare nel giardino:)

Ma che cosa avviene?

Entrano Rosa Berri e Ninetta La Cognatina. Quella, pi vecchia del marito, Carlo Berri, ricca provinciale, sposata per i suoi denari, mostra nel vestito elegante che le stato scelto da Marta la prova maggiore della sua sgarbatezza. L'altra, per dare a vedere d'aver preso l'aria cittadina, esagera in tutto.

rosa. Niente. Anna che

marta. dov'?

rosa. piange

ninetta. Sciocca!

marta. ma perch

rosa. l'abbiamo persuasa a venire

ninetta. e ora non vuole entrare. E' qua in giardino con Clelia e Paolo.

marta. Vado io. (Scende in giardino.)

rosa (a Venzi). Per causa sua, vede?

ninetta. Senta, Anna sciocca a piangere; ma lei stato proprio cattivo, cattivo!

venzi. Sono sempre cattivo...

ninetta. E invece con Anna dovrebbe sempre esser buono; perch buona!

venzi. Se considera che il merito della sua bont tutto nella mia cattiveria

ninetta. come sarebbe?

venzi. che merito avrebbe a esser buona, s'io fossi buono?

ninetta. ah s? lei dunque cattivo con lei

venzi. per far risaltare la sua bont: non l'ha ancora capito?

Rientra Marta, che sorregge Anna in lagrime, seguita da Clelia e Paolo Mordini. Anna presso la trentina; buona, sciocca e sgraziata. Per apparire pi ricca e vistosa s' sovraccaricata di gioje e di fiori finti. Clelia piuttosto bella; in una continua indolenza sorridente, parla molle molle; gli occhi un po' socchiusi e le mani cascanti: ha assunto la professione di moglie e le pare che non debba ormai far altro, perch il marito faccia a sua volta quella di marito.

Paolo Mordini, che vuol essere elegante e gli manca tutto per esserlo, con un corpo da pretone giovane, pulito, biondo biondo, occhi ovati, naso ritto e bocchino da bambola, ne soffre moltissimo, ferito continuamente nella sua vanit.

marta (a Venzi). Mi faccia il piacere d'andare per un momento di l (indica il salottino) con Mordini. Lasciateci sole.

venzi. Potrei anche andar via senz'altro.

marta. Oh, se vuole! Non creda d'essere necessario.Berri o Mordini, o anch'io, col babbo e la mamma, possiamo poi accompagnare Anna a casa.

ninetta (battendo le mani). Benissimo!

venzi. Eh, volentieri. Ma che... glie l'ho gi detto, sono quasi di casa anch'io qua.

marta (di scatto, severissima). Anch'io, intender con Viani?

venzi. Eh gi: socio. Non potevo mica intendere lei, di casa, che diamine! Conceder che potrei aver da dire a Viani qualche cosa

marta. sta bene: rimanga, allora

venzi. circa al trasporto dello studio. Ma ora che mi ci fa pensare... Guarda, Paolo: la casa ancora intatta; Viani non c'; la moglie (possiamo bene immaginarcela) ma non sappiamo ancora chi sia: non ti fa l'impressione che la padrona qua

marta. sia io? ecco, glielo dica per farlo contento.

paolo. Eh s, veramente; la padrona a cui chiedere gli ordini, e di cui considerarci ospiti tutti quanti.

anna (aggressiva, al marito). Dovrebbe, infatti, esser lei!

marta (con urto violento). Che ti scappa di bocca, Anna?

venzi (contemporaneamente, ridendo). S, brava; dillo tu!

anna. S! s! lo dico io! Se ci fosse un po' di giustizia a questo mondo!

rosa. L'ho detto anch'io! l'ho detto anch'io!

clelia. L'abbiamo detto tutte!

anna. che Viani stato proprio uno sciocco a non sposar te!

marta (c. s. sulle spine). Ma insomma, la volete smettere?

venzi (dopo avere sghignazzato a lungo come in una convulsione). Oh Dio, oh Dio... impagabile questo coro di mogli! Vieni, vieni, Mordini!

E, seguitando a ridere, si ritira con Mordini nel salotto.

marta. Come si fa a pensare e a dire una simile stupidaggine?

anna (restando). Perch?

marta. Perch s! Tutt'e tre! Viani ha sposato chi aveva in mente di sposare!

ninetta. Ah, questo no!

marta. Che ne sai tu?

ninetta. Perch fu, fino all'ultimo, indeciso.

clelia. vero, vero!

anna. Ecco: vedi?

rosa. E lo diceva a tutti!

clelia. Lo disse anche a mio marito!

anna. Pareva stesse ad aspettare... non so... Ricorderai che te lo feci anche notare...

marta. S; ma tu ricorda che ti pregai, anche allora, di smetterla! Come vi prego adesso. Questo discorso mi secca moltissimo. fuor di luogo, e non ha nessunissima ragione d'esser fatto. (Cambiando animo e tono:) Andiamo, andiamo... (Ad Anna:) Guarda piuttosto come ti sei sciupati gli occhi!

anna. Mi bruciano, mi bruciano come il fuoco, se sapessi! Non resisto pi!

marta. Ma ci hai messo il mastice, forse? (Voltandosi, severa, verso Ninetta:) Glie l'hai suggerito tu?

ninetta. Io, no!

anna. No no: stato lui! (allude al marito) stato lui!

marta. Tuo marito?

ninetta. Oh guarda! Il Rimmel? Eh, lo credo allora che ti bruciano!

anna (torcendosi dal bruciore). Ah Dio... ah Dio... Scommetto che m'ha fatto piangere apposta... Ah Dio, Dio!

ninetta. Vedi, vedi un po' col fazzoletto... Guarda, (cava lo specchio dalla borsetta) ti reggo lo specchio!

marta. Ma brucia cos tanto?

anna. terribile!

ninetta. E non c' nessun rimedio, purtroppo! Il fazzoletto, cos, tra le palpebre, piano piano... premi... non strofinare...

rosa. Mi pareva, infatti, ch'avesse negli occhi qualcosa di nuovo...

clelia. Gi, anche a me! La stavo a guardare...

marta. Ti passa?

anna. S, un poco.

marta. Ma come ti sei lasciata persuadere?

anna. Me l'ha portato; me l'ha passato lui stesso con lo spazzolino...

ninetta (ridendo). Lui stesso? Venzi? Incredibile!

marta (a Ninetta). Avr visto che tu te lo metti...

anna. E s, me l'ha detto, di fatti. E vorrebbe anche che mi tagliassi i capelli, come lei. (Indica Ninetta.)

marta. Anche i capelli?

ninetta. Questo s, te l'ho detto io: ti starebbero benissimo.

anna. Ah no; questo non lo credo e non lo far mai davvero. (A Marta:) So che a te non piacciono...

marta. A me, no, di certo. Ma se veramente piacessero a tuo marito...

anna. Che! Non gli piace pi niente di me, a lui!

marta. Ma no: forse te l'avr suggerito perch pare impossibile ma tu, Anna mia, ti pettini male, male.

anna. Mi si saranno disfatti...

marta. Ma no, sei proprio pettinata male; vuoi farteli come me (e ti starebbero); non sai ancora farteli, per; e te l'avr insegnato cento volte, come si fanno! Ma ora ci penso io: appena andiamo su.

anna. Se la moglie di Viani viene coi capelli corti...

rosa. Oh guarda! L'hai pensato anche tu?

clelia. Ce li taglieremo tutte e tre!

ninetta (a Clelia). Senti senti! Anche tu? Che progressi!

clelia. Sola, non lo farei.

ninetta. Per miracolo non gridasti allo scandalo, quando me li tagliai io!

marta. Tranquillatevi, perch la moglie di Viani li porta lunghi: e so che non se li taglier.

anna. Come lo sai?

marta. Lo so.

rosa. Te l'ha detto lui, Viani?

anna. che la moglie non se li taglier?

ninetta (guardando i capelli di Marta). No; forse che gli piacciono lunghi, le avr detto.

clelia. E perch supponi cos? Tu metti sempre la malizia in tutto quello che dici. Non la posso soffrire!

ninetta. Ma nessuna malizia! Lo suppongo, perch, quando mi vide coi capelli cos, mi disse precisamente come Marta che le donne con la testa da maschio non gli piacciono. (Ad Anna:) curioso che tuo marito t'abbia detto, ora, di tagliarteli, perch anche lui mi disse che non gli piacevano.

clelia. Segno che ora gli piacciono!

marta (recisa, a Clelia). No. (Poi ad Anna:) E tu da' ascolto a me; non te li tagliare. Ti starebbero male.

anna. S s, lo so. E ne riderebbe, dopo avermelo consigliato. Ride come un diavolo, non so perch, di questi giorni.

marta. Troppi fiori, Anna mia, troppe gioje! Pare che ti sia parata... No no: aspetta, aspetta, che accomoderemo su tutto. E anche tu, Rosa, Dio mio, come si fa a portare un abito cos?

rosa. Perch? Come mi sta?

marta. Male, cara!

rosa. Non vedo

marta. vedo io! Ti casca male; e poi codesto nastro! No, via! via!

rosa. L'ho messo apposta per far dispetto a lui!

marta. Ma lo fai a te il dispetto, non a tuo marito, scusa!

rosa. Mi farai il piacere di dirgli, appena viene

marta. permetti, cara? vorrei vedervi, almeno per questa sera, un po' tutte in pace e liete

anna. ah vedi, vedi ch' vero?

marta. vero, che cosa?

anna. che pensi a lei, a lei

marta. ma lo sto dicendo per voi!

rosa. hai detto per almeno per questa sera

anna. ecco, l'ho sentito bene! perch arriva lei, la moglie di Viani!

marta. appunto! appunto! e non vorrei che le deste il cattivo esempio, proprio fin dalla prima sera

rosa. di litigare coi mariti?

marta. ma no: questo sar affar suo, come dovrebbe essere il vostro! Io dico per me; il cattivo esempio, d'una cosa a cui m'obbligate gi da parecchio tempo, e che comincia a seccarmi seriamente, se volete saperlo!

anna. che cosa?

marta. che cosa! la parte che mi fate rappresentare nei vostri continui bisticci, nei dispetti che vi fate, litigi, picche, puntigli, malintesi, malumori: Fammi il piacere di dirgli... Per carit, signorina, la prego di farle capire... ; voi, con la scusa che conosco i vostri mariti da prima che vi sposassero e loro con la scusa che sono diventata vostra amica e che vi difendo, quando giusto; vi consiglio come posso; e cerco di lasciarvi contenti tutti quanti: ecco.

ninetta. Credevo che non ti dovesse dispiacere

marta. non mi dispiace infatti, se realmente riesco, mettendomi di mezzo, a ristabilire l'accordo tra voi; ma che sia di mio gusto, no; via!

clelia. E chi l'ha mai detto?

marta. Se qualcuno tra voi l'abbia detto o soltanto pensato

anna. io, no!

rosa. io, nemmeno!

clelia. e tanto meno io!

anna. nessuna, nessuna di noi!

ninetta (ad Anna). forse tuo marito?

marta (subito, recisa). io non lo so! dico per che se qualcuno c', che l'abbia detto o pensato, bene che se lo levi dalla testa: sono qua anche questa sera, per fare un piacere agli altri e non a me. M' costato cure, pensieri, un gran da fare; e non m'aspettavo davvero che tu Anna

anna (subito, commossa, abbracciandola). no no, per carit! perdonami! perdonami! lui, si, stato lui (allude al marito) a mettermi nella testa questo cattivo pensiero: perdonami! perdonami!

marta. Ma s, via, via! basta, adesso, basta! Andiamo su. Ah, ecco la mamma. Siete tutti?

Entrano la signora Erminia, il sen. Pio Tolosani, il deputato Carlo Berri, il maestro di musica Daula e Guido Migliori.

La signora Erminia alta e rigida, con gli occhi un po' loschi, quasi sempre socchiusi come se le dolessero; parla senza scomporsi, come se soltanto la bocca, per s, parlasse; ci che dice per cos pregno sempre di sentimento, che l'apparente impassibilit del volto e di tutta la persona, spesso, stordisce o conturba.

Il sen. Pio Tolosani un dolce vecchio, pallido, di quelli che non sospettano affatto d'essere morti da gran tempo e seguitano a parlare con un senno e una sapienza che non servono pi a nulla.

Carlo Berri ha circa trent'anni: bruno e fiero in apparenza, con occhi sospettosi.

Daula, presso i quaranta, calvo, con barbetta bruna gi brizzolata, la bocca rossa bambinesca avvelenata da un sorriso triste e ironico d'uomo mancato. Guido Migliori un bel giovanottone biondo, un po' sciocco ma piacente, elegantissimo; buon figliuolo.

daula. Tutti, tutti, e anche qualche altro che non era nel conto!

marta. Ah, lei Migliori? Bravo!

guido. Eccomi, signorina!

berri. Evviva! evviva! Ah! Bellissimo qua!

marta. No no: voi restate qua, per ora! Tu mamma, conducili un po' a vedere: il salottino, la sala da pranzo, lo studio, le altre stanze. Nojaltre andiamo su

guido. E non potrei anch'io?

marta. No no: non vogliamo uomini! Poi verrete su vojaltri. Avete intanto la mamma per guida. Andiamo, andiamo!

berri. Ma almeno il tempo di congratularci...

marta. A poi, a poi, le congratulazioni: e non a me, se mai: al padrone di casa!

Via per la sinistra, con Anna, Rosa, Clelia e Ninetta.

daula. Gi! al padrone di casa, dice!

berri. Birbante d'un Viani! Ma guarda che nido trover, senza un mal di capo!

Rientreranno dal salotto Venzi e Mordini.

paolo (alla signora Erminia). Cara signora mia! (Le bacia la mano: poi, rivolgendosi al marito:) Caro Senatore, come va, come va? (Al Berri:) E tu, onorevole? Vi siete fatti aspettare. (Al Senatore:) Sa che dicevamo con Venzi?

S'interrompe, accorgendosi di Migliori e indicandolo a Venzi:

Ah, guarda, Venzi, c' anche lui: l'ultimo!

guido. Come, l'ultimo?

venzi. L'ultimo venuto.

guido (non intendendo). No; sono arrivato adesso insieme con gli altri.

paolo. S, s: ma l'ultimo per ci che si diceva con Venzi; di noi tutti, come siamo venuti, da tante parti: e come ci siamo trovati insieme in casa del Senatore e della signora Erminia; quel che ne abbiamo ricevuto, e come siamo rimasti legati

berri. ah, per me, da un vero, vero affetto filiale!

il senatore. Grazie, grazie, cari...

berri. Venzi diceva una cosa bellissima

venzi (brusco). ti prego di non ridirla!

il senatore. E perch no, se bellissima? Sentiamola.

berri. Sentiamola.

venzi. No! Perch son sicuro che alla signora Erminia non piacer.

la signora erminia. Se sincera, mi piacer.

venzi. Sincera, s, signora! E appunto per questo mi secca che sia ridetta!

paolo. Daula dovrebbe capirla meglio di tutti!

venzi. Al contrario, sciocco! Un maestro di musica...

berri. Perdio, fate nascere una curiosit!

daula. C'entra forse la musica?

paolo. S: quando sentiamo sonare, e siamo tristi: ecco, quella tenerezza angosciosa che ci prende, d'una vita, quale forse poteva essere e non stata... d'una vita che forse si pu ancora sognare, pur con la certezza che non sar mai. Questo.

Restano tutti come a mezz'aria, delusi.

guido. S, sar bello come effetto della musica, quando si tristi: ma non vedo... (forse perch non sono mai triste).

venzi. Ah tu, si capisce...

guido. No, scusa: perch si capisce?

venzi. Scapolo!

guido. Ah, la solita canzone: tristi perch sposati? Dio mio, secondo come ci si sposa!

venzi. Forse a te potr toccare in sorte di non diventare triste neanche sposando. Pu sempre avvenire, senz'averne il minimo sospetto, di trovarci accanto uno, destinato chi sa perch a mostrarci il pi inopinato dei miracoli!

guido. Se parli a enigmi... Io non ti capisco!

venzi. Mah! Daula forse ti far lume.

daula (stonato). Io?

il senatore. Veramente, scusi, Venzi, non capisco neppure io la relazione tra quell'effetto che lei dice della musica e il legame della nostra amicizia.

la signora erminia. Rimpianto di qualche cosa che poteva essere e non stata. Non cos?

paolo. Ecco ecco: cos! Brava, signora Erminia!

venzi. E dunque, questa tenerezza di noi tutti per loro, che tante volte, quando si tristi, diventa angosciosa. Tu, caro Migliori, non sei mai triste: dunque non potrai capirla mai.

berri (comprendendo e turbandosi). Proprio cos; proprio cos! (Per troncare:) Su via, ci conduca a vedere, signora Erminia, i prodigi che ha saputo fare la sua figliuola. Vieni, Paolo.

venzi (per nascondere la commozione). Vado qua un momento nello studio. (Via per la sinistra.)

la signora erminia. Venite. Ecco: questo il salottino...

Esce, seguita dal marito, da Berri e da Mordini. Restano in iscena Daula e Migliori.

guido. Mi spieghi, scusa, a che ha alluso Venzi dicendo che tu mi farai lume ?

daula. Te lo spiego, s! Che sono tre imbecilli! E quattro con Viani! Uno pi dell'altro! Il rimpianto! Rimpiangono adesso...

guido. D'aver preso moglie, gi! Ma gli ho risposto bene, mi pare. Sfido! Sono andati a prendersi certe mummie!

daula. Non mica questo, per loro, il rimpianto!

guido. Ma s, ho capito qual .

daula. Lo consigliai prima all'uno, poi all'altro, poi all'altro... a tempo, a tutti e quattro.

guido. Ma tu credi che la signorina Marta

daula. se si fossero fatti avanti?

guido. gi! li avrebbe accettati? lo credi?

daula. Nessuno os farsi avanti!

guido. Dio mio, ma tu vedi com'?

daula. Com'?

guido. Quando fu di Viani, mi fece tanto ridere! Io non potei fare a meno d'osservare, sorpreso (perch nessuno s'aspettava che dovesse sposare cos all'improvviso): Oh, guarda, anche Viani? E allora lei: Gi! curioso: di tanto in tanto qualcuno sparisce, e poi torna con la moglie .

daula. E questo ti fece ridere?

guido. Per il modo come lo disse: cos, come te lo sto dicendo io. Sono in casa del Senatore l'ultimo venuto, come dice Venzi. Caro mio, affabilit, si, gentilezza, vera bont, e da parte della signorina, la confidenza pi graziosa che leva subito d'impaccio e rassicura; ma poi, nascosto da una disinvoltura... come devo dire? sorridente e sfuggente, un ritegno che ha impedito sempre, almeno a me, anche di tentare d'entrare nelle sue grazie. Ognuno forse ha pensato: Sposerebbe me, come un altro! E allora, tu capisci, a un certo punto, appena s'avverte, si tocca la... la freddezza di questo ritegno, ci si ritrae. Tu credi, per esempio, che

daula. se tu ti facessi avanti?

guido. no, dico...

daula. ma caro, il momento, il momento giusto per te!

guido. credi proprio?

daula. non dovresti perdere un minuto di tempo!

guido. perch dici il momento giusto ?

daula. ma non vedi questa casa? Pronta e non per lei!

Entra da sinistra, con un tristo riso di scherno, Francesco Venzi.

venzi. Bell'arte, ah bell'arte, la musica! Peccato...

daula (andandogli incontro, minaccioso). Che intendi dire?

venzi. Peccato che tu la professi con tanta disgrazia!

daula. Bada ch' la seconda volta, questa, che tu mi provochi!

venzi (prendendolo per il bavero e dominandolo, con tono ambiguo). Sciocchi, caro, si pu essere in due modi: per una sciocchezza che si fa, come tanti possono farla, pur senz'essere sciocchi; e allora si fa ridere non propriamente di noi, ma della sciocchezza che abbiamo fatta; o sciocchi per sciocchezza congenita, e allora facciamo ridere di noi, sempre, qualunque cosa si faccia, anche la pi seria; come quella che tu hai consigliato adesso a questo bel giovanotto. Mi sono spiegato?

guido (lanciandosi e buttandolo indietro con una manata sul petto). Ah tu mi dici sciocco?

daula (subito, mettendosi in mezzo). Signori miei, che fate?

venzi (riprendendosi dalla spinta e lanciandosi a sua volta, terribile, trattenuto per da Daula). Le mani addosso a me? Ah perdio!

Accorrono tutti dalla sala da pranzo in fondo e dal salottino, spaventati, parlando simultaneamente.

berri. Che cos'? che cos'?

la signora erminia. Oh Dio, per carit!

daula. Niente! niente!

paolo. Venzi! Tu?

il senatore. Per amor di Dio! Una lite?

venzi (subito frenandosi). No! Niente... Niente...

la signora erminia. Ma come lei, Migliori?

guido. No, no, stia tranquilla! Tutto finito.

berri. Ma che stato?

daula. Niente! Basta, basta!

paolo. Ma s, basta! Ecco che scendono le donne!

Vengono da sinistra, scendendo dalla scala, Marta, Anna, Rosa, Clelia e Ninetta. Parlano anch'esse un po' tutte insieme.

clelia. Che maraviglia! Che maraviglia!

anna. Un amore!

rosa. Uno splendore!

ninetta (alla signora Erminia). Quell'angolino li tra le due camere, con quell'effetto di luce nello specchio!

anna (c. s.). E la camera di lei!

rosa (c. s.). Quell'inginocchiatojo! quell'inginocchiatojo!

ninetta. E la piletta, su, per l'acqua santa!

venzi. Anche l'inginocchiatojo?

rosa. Crede che noi donne siamo tutte scomunicate come lei?

venzi (a Ninetta). Prega anche lei, signorina, la sera, prima d'andare a letto?

ninetta. Se avessi un inginocchiatojo come quello, pregherei!

daula. Benissimo!

berri. Non poteva ribattere meglio!

il senatore. Ma sediamo, sediamo!

berri. Tra poco gli sposi dovrebbero arrivare.

paolo. Si potrebbe intanto provare il pianoforte.

ninetta. S s, suoni Daula! suoni Daula!

berri. Senza farsi pregare!

daula. Non mi sono mai fatto pregare!

berri. Benissimo, benissimo!

anna. E Marta canti!

tutti (a coro). S s! benissimo Canti! canti! Sediamo! Sediamo!

marta (schermendosi). Ma no! Che volete che canti!

anna. S, per piacere!

rosa e clelia. Canta! canta!

ninetta. L'ultima composizione di Daula!

anna. S s, quella della neve! com'?

guido. Bellissima s: Malinconia della neve Ci faccia questa grazia, signorina!

berri. La preghiamo tutti!

marta (arrendendosi). Non so neppure se ho la voce... Sono tanto stanca...

paolo (a Daula). Su su, Maestro! Silenzio! silenzio!

Seggono tutti, un po' nell'hall e un po' nel salottino, tranne Marta che resta in piedi accanto al pianoforte, su cui Daula prende a suonare la sua canzone. Quando Marta avr finito di cantare tra gli applausi e le congratulazioni generali, si udr la tromba d'una automobile.

marta. Ah, eccoli! Saranno loro! saranno loro!

E corre ad aprire la porta. Tutti si alzano per accogliere i nuovi sposi, e seguono Marta che scesa nel giardino, tranne Venzi, il Senatore e la signora Erminia. Momento d'attesa, che si prolunga, cagionato da un certo impaccio crescente, anche per le voci confuse che arrivano dal giardino.

venzi. Che sar accaduto?

Entra d'improvviso Elena, scomposta e infuriata, seguita poco dopo dal marito Fausto Viani che cerca di calmarla.

Elena ha poco pi di vent'anni, bruna e acerba; pur cos scomposta e mal curata, mostra d'aver tanto, nel volto e nella persona, da apparire bella e formosa, se curata appena appena con un po' d'arte. Ma d a vedere, fin da questo primo apparire, negli occhi e nella fronte, come uno smarrimento mortale in contrasto con la furia a cui in preda. Fausto Viani ha poco pi di trent'anni. Alto di statura e di bellissimo aspetto, capelli ricciuti, occhi dolci e vivi: elegantissimo.

elena. Ma no! no! Faccio da me! Quante smorfie! Ho bisogno di buttarmi sul letto, subito! Non voglio veder nessuno!

fausto. Ma abbi pazienza...

elena. Dov' la camera da letto? per dove si prende? Ho bisogno di riposare!

la signora erminia. Ecco, di qua, signora. (Indica a sinistra.)

fausto. Ma almeno prima ringrazia questi signori...

elena. Ho gi ringraziato! Basta! Io mi sento male! M'hai ridotta cos e vuoi che mi mostri come una bestia alla fiera?

fausto. Ma s, ma s, vieni su! vieni su! (Volgendosi agli altri, nell'avviarsi con Elena per la sinistra:) Io chiedo scusa...

Via con Elena per la sinistra. Rientrano dal giardino, mogi mogi, imbarazzati, mortificati, Marta, Berri, Rosa, Ninetta, Paolo, Anna, Daula e Guido.

berri. Dopo tutto, s, si sentir male; ma, dico...

paolo. non il modo di ringraziare...

clelia. Eravamo venuti per accoglierla...

rosa. Questa, al mio paese, si chiama villania!

paolo. Lui stesso aveva scritto...

marta. s, che avrebbe avuto caro di presentare la moglie subito al suo arrivo a tutti gli amici...

rosa. Noi siamo state invitate da te...

ninetta. Chi si poteva immaginare una simile accoglienza!

anna. Non saremmo certo venute...

daula. Ma badate che deve star male davvero!

marta. Ma s, me l'ha detto!

venzi (con sottintesa malignit). Gliel'ha detto lui?

marta. Lui, lui! Che stata gravissima! All'improvviso! Anzi ha detto: Mi son visto perduto!

guido. S s, l'ho sentito anch'io!

berri. Ma avrebbe dovuto allora avvertire...

berri. questo il suo torto!

paolo. Almeno con un telegramma.

daula. Pare che non possa neanche reggersi in piedi...

guido. Gi; lui voleva, difatti, portarla in braccio...

rosa. Ha visto tutti noi, e s' infuriata...

ninetta. gli scappata dalle braccia...

clelia. ma stava per cadere...

anna. Mi dispiace per te, Marta, sinceramente...

marta (scattando). Ma che dici, per me!

rosa. Tante pene...

clelia. Tante cure... .

ninetta. Per averne poi questo ringraziamento!

marta. Ma chi pensa adesso al ringraziamento!

venzi. un incidente momentaneo...

marta. Mi dispiace per lei, se sta cos male, e dell'impressione sgradevole che ha potuto avere di noi

berri. che le si voleva far festa

paolo. eh gi, senza sapere...

rosa. per colpa di lui!

ninetta. Noi non c'entriamo!

marta. Forse sarebbe bene che tu, mamma, andassi su a sentire

la signora erminia. Ah no! Io non vado.

marta. Vado io, allora.

rosa. Noi ce n'andiamo!

clelia. S s, via tutti, via tutti!

rosa. Che si sta pi a fare qua?

ninetta. Siamo stati lasciati cos!

berri. S, certo; meglio andarsene...

daula. In tanti, si fa ingombro!

guido. Credo anch'io...

Movimento verso il vestibolo per prendere scialli e cappelli, saluti al Senatore, alla signora Erminia, a Marta; e Berri con Rosa, Paolo e Clelia con Ninetta, Daula e Guido si apprestano ad andarsene.

marta. Tu, Anna, dovresti restare, mi pare.

anna. Io, perch?

venzi. Ma no! Ce n'andiamo anche noi.

marta. Sembrer davvero, scusate, che ci siamo avuti a male d'una festa che ci sia mancata, come se non dovessimo farla noi e ci aspettassimo invece che ci fosse fatta!

berri. No: si voleva! Scusi, non mancato per noi...

paolo. stata cos mal gradita, che ce n'andiamo...

marta. Ma per una ragione vera e grave! Non mi pare che si debbano lasciare cos soli, appena arrivati; possono aver bisogno

berri. non di tutti, a ogni modo!

daula. quest' certo! Ed bene anzi sgombrare!

marta. Io dicevo ad Anna. Se tuo marito socio di Viani... Forse tu sei... non so... pi indicata di me... Almeno, andar su a domandare... a sentire...

venzi. Ma hanno le donne di servizio, il cameriere...

marta. Fate come volete! Io sento che debbo andare!

Via su per la scala. Restano tutti un po' incerti, in silenzio.

anna (alla signora Erminia). Io non ci ho nessuna confidenza...

venzi. Ma s, meglio lasciarli soli, tra loro. Sar stanca...

paolo. Lo credo anch'io Sar un po' di strapazzo. Cose che capitano...

anna. Sono tanto addolorata per Marta, piuttosto...

clelia. Dopo tutto quello che ha fatto

ninetta. non si meritava questo davvero!

paolo. Basta. Buona notte, signora. Buona notte. Senatore.

Altri scambi di saluti, e vanno via tutti.

venzi (prima d'uscire, torna indietro e dice al Senatore e alla signora Erminia). Cerchino di condursela via! Le facciano intendere, perdio, ch' stata trattata male, e che il suo posto non qua! Buona notte.

Via, chiudendo la porta.

Restano i due vecchi per un tratto in silenzio, la signora Erminia tentenna amaramente il capo.

la signora erminia. Che crudelt...

il senatore (dopo una pausa). Ma tu credi proprio...?

la signora erminia. Io l'ho sentita piangere.

Altra pausa.

il senatore. Forse non sar per questo... Non mi pare che potrebbe essere cos ora... se fosse per questo.

Altra pausa.

la signora erminia. Ma crudelt lo stesso!

il senatore. Ah, certo, a pensare che ancora li...

E resta a tentennare il capo anche lui.

la signora erminia. Che previdenza... che giudizio... Sarebbe la benedizione d'una casa...

Scende dalla scala Fausto Viani.

fausto. Mi perdonino anche di questa attesa adesso...

la signora erminia. Marta?

fausto. Ecco, scende a momenti...

il senatore. Ci duole per la signora.

la signora erminia. Come sta ora?

fausto. S' messa a letto. Ah, signora, io sono pieno di riconoscenza e d'ammirazione per sua figlia

la signora erminia. s' data molta cura

fausto. no, non dico ora della casa; ho intravisto appena quel che ha saputo fare. Parlo d'un altro miracolo, signora: quello che ha operato su mia moglie, in un momento. Ne sono... non so come dire... ecco, tremo tutto dalla gioja... Mia moglie scontrosa... purtroppo, s... cresciuta, poverina, senza madre... mi s' rivelata in questi pochi giorni, inasprita certo dal male, d'un'indole cos risentita, acerba, ed arrivata con tali prevenzioni contrarie che... l'hanno vista... mi ha fatto veramente mortificare...

il senatore. Ma quando si sta male...

fausto. S, sta male davvero... Ma bastato alla signorina Marta mostrarsi, aprire appena le labbra... Io non so com'ha fatto... Ha trovato il modo... il modo d'offrire, con una tale schiettezza, con una tale premura, la sua amicizia, la sua carit, che subito Elena le si abbandonata... s' lasciata mettere a letto: se la tiene vicina... con una confidenza di gi, che non par vero, non par vero...

la signora erminia. Ah, ne sono contenta.

fausto. E si figuri io! Mi sapeva tanto male che, dopo tutto quello che ha fatto, fosse rimeritata con uno sgarbo da mia moglie malata. E invece saranno amiche, com'io ho tanto desiderato... Ecco che discende!

Marta discende dalla scala.

marta. Vada, vada su, Viani. Pare che il riposo le faccia bene. Le ho promesso che domattina, presto, sar qua con la mamma. Bisogner consultare un buon medico specialista... Mi ha fatto tanta pena!

fausto. Ma s, ci ho gi pensato...

marta. Ha bisogno d'avere una donna accanto, come la mamma, in questo momento... si sente sola... Vada, vada! Dar io qua gli ordini alle donne.

fausto. S. Non so come dirle grazie, di tutto... A domani, signora; buona notte, signorina; buona notte, Senatore.

Via per la sinistra.

marta (chiamando nella sala da pranzo). Ehi, Maria. Fate venire anche il cameriere!

La prima cameriera e il cameriere accorrono.

Ho detto su all'altra donna di tenersi pronta, chi sa la signora avesse bisogno durante la notte. Potete, se mai, darvi il cambio. Intanto qua finite di rassettare e poi spegnete tutto. Chiudete bene. Io sar qua domattina per la consegna che non s' potuta fare stasera.

Al cameriere:

Voi venite a chiudere il cancello. Buona notte. Andiamo, mamma; andiamo, pap.

la signora erminia. Sarai tanto stanca, figliuola mia...

marta. Stanca s, ma anche contenta, ora. Tanto contenta, sai mammina! Andiamo! andiamo!

S'avviano per uscire.

T E L A


ATTO SECONDO

Salottino e studiolo intimo al secondo piano della villa, accanto alla camera da letto di Fausto. In fondo, un arco con un grosso bastone su cui scorrono gli anelli d'una pesante tenda di velluto verde. La tenda aperta e lascia scorgere appena i piedi del letto nella camera accanto, e, nella parete di fondo di questa, un uscio guarnito anche esso di tenda che immette nella camera da letto di Elena. Uscio comune a sinistra. In fondo, a sinistra dell'arco, un tavolinetto con qualche ninnolo. A destra, un divano, poltrone, un tavolinetto da t. A sinistra, una scrivania e due eleganti scaffalini da libri. il pomeriggio inoltrato.

Al levarsi della tela sono in iscena Elena e Venzi. Elena indossa un abito da passeggio e ha il cappello in capo. patitissima. Visibile lo sforzo di tenersi su, segnatamente negli occhi che, pur essendo smarriti, pajono adirati.

elena. Ma che Marta! Le dico di no.

venzi. Non stata lei? Allora, suo marito?

elena. Nemmeno.

Sorride.

Se me l'avesse consigliato lui, forse ci sarei rimasta.

venzi. Dunque stata proprio lei a volerne uscire?

elena. Io, io! Avr fatto male

venzi. ha fatto malissimo

elena. lo so! Ma d'altra parte, se non mi ci potevo pi vedere? Tutto sta, ora, se veramente, con questo male, io non mi trovo a un caso di morte.

venzi (scattando). Ma che caso di morte! Non lo dica nemmeno! Non pu essere!

elena. Se , caro avvocato, non potr impedirlo n lei, n nessuno.

venzi. Ma i medici che l'escludono!

elena. S: prima dell'operazione. Ma ora? Assicuravano che, liberandomi, sarei guarita: non sono guarita

venzi. Ma guarir sicuramente! Curandosi, per. Non doveva lasciar la clinica!

elena. Mi ci sentivo, ah Dio, soffocare, soffocare.

venzi. Era assistita

elena. da Marta, mattina e sera: rimasta con me anche pi d'una notte!

venzi. anche di notte?

elena. e pure Anna veniva

venzi. vede dunque che la compagnia non le mancava

elena. grazie! chiusa li, soffocata e soffocando tutte con me! Scusi, se gli stessi medici, del resto, pure opponendosi, alla fine si sono arresi e han lasciato che uscissi, che significa?

venzi. che ritengono che lei, avendosi quei riguardi che certo nella clinica avrebbe potuto aver meglio, guarir, guarir senza dubbio!

elena. E allora, se cos...

venzi. Ma bisogna che i riguardi se li abbia!

elena. E non me li ho?

venzi. Va fuori, quando dovrebbe stare in casa, riposata, il pi possibile a letto!

elena. Ah no! Sono stanca, stanca di stare a letto! Basta! Ma sa che ancora non ho potuto veder nulla di Roma?

venzi. Avr tanto tempo di vederla, Roma.

elena. Aspetto Marta, per certe compere da fare.

venzi (con scatto d'ira). Ma gliele propongono loro codeste compere?

elena. Loro, chi?

venzi. Quelli che le stanno pi vicini

elena. Marta, mio marito?

venzi. ...anche Anna

elena (notando l'attenuazione di quest'aggiunta). ah!

venzi. non dovrebbero! non dovrebbero!

elena (dopo un silenzio). Ma le preme dunque tanto davvero, ch'io guarisca?

venzi. Tanto, s! Quanto lei certo non s'immagina!

elena. Strano! A giudicare da come lo dice, sembra che non le prema soltanto per me.

venzi. Oh, per lei, per lei sopratutto!

elena. E per chi altro?

venzi. Per chi daccapo! Per tutti coloro che le vogliono bene

elena (accoppiando di nuovo i due nomi con intenzione). Fausto, Marta?

venzi (di nuovo, per attenuare). ...anche Anna

elena (scoppiando a ridere). anche Anna! E perch non si mette nel numero anche lei?

venzi. anche io, anche io! Non rida!

elena (seguitando a ridere). Ho avuto paura... ho avuto paura che mi dovesse dire che le premeva soltanto per s...

venzi (con cupa violenza). E se fosse proprio cos?

elena (troncando il riso e restando). Per s? Ma che dice!

venzi (con tremenda esasperazione). Perch guai a me, guai a tutti, se lei ora qua, Dio non voglia, venisse a mancare!

elena. Lei mi stordisce, avvocato! Che cos'?

venzi. Ma come non capisce? come non vede?

elena (balzando, concitatissima). Io capisco sa che cosa? e lo vedo da otto giorni, dacch sono uscita dalla clinica una cosa che mi fa ribrezzo, orrore

venzi. ah, dunque se n' accorta?

elena. s e lei se ne dovrebbe, non solo vergognare, ma fare un rimorso

venzi. io?

elena. s un grande, grande rimorso nello stato in cui mi trovo tanto pi ch' un'infamia

venzi. ah, un'infamia?

elena. che lei voglia farmi sospettare di mio marito e di Marta; s!

venzi. Non sospettare! no! Accorgersi! Accorgersi!

elena. Di che dovrei accorgermi?

venzi. No: forse di nulla, ancora! Ma riconoscere

elena (subito). che la casa qua pronta appena io non ci sar pi per loro due?

venzi. ecco, gi, questo: pronta

elena. come Marta se l' messa su, di suo gusto, non vero, senza sapere nulla di me?

venzi. e come lui gliela lasci mettere su, non volendo dir nulla, contento d'avere una casa come lei gliel'avrebbe fatta trovare. Non cos? non cos?

elena. Ma me la fa pensare lei, lei, questa cosa infame, da otto giorni!

venzi. Perch la riconosce giusta!

e lena. No! infame! infame!

venzi. Ma che infame!

elena. Infame per Fausto e per Marta!

venzi. Giusta per tutt'e due!

elena. Non vero! l'ha pensata lei; loro no!

venzi. Ne pu essere pi che sicura!

elena. No, lei! lei! e l'ha fatta pensare anche a me!

venzi. L'uno e l'altra!

elena. No! Sono stata attenta, ho osservato, spiato, pesato ogni loro parola; sono alieni, alieni

venzi. alieni s

elena. s, dal pensare e finanche dal supporre che altri possa pensare di loro una tal cosa!

venzi. ma lei la pensa!

elena. perch me l'ha messa lei nella testa!

venzi. no, no: perch la vede possibile, perch la vede possibile! Io la vedo certa!

elena. E questa la crudelt sua

venzi. mia?

elena. s, s, sua vera crudelt, feroce, verso di me far vedere anche a me, come possibile, che una tal cosa avvenga.

venzi. perch quasi

elena (gridando). ma senza che loro ne sappiano nulla!

venzi. come vuole che non lo sappiano?

elena. nulla! nulla! non c' da far loro colpa di nulla!

venzi. ah no?

elena. nulla, di cui possano, poi, avere rimorso!

venzi. innocenti?

elena. lo deve aver lei, lei invece, il rimorso per me! (Staccando.) Non porta armi?

venzi. io, armi?

elena. se m'avesse tirato con un'arma... Ma sa che io ora, condannata come mi sento, non resisto pi a pensare questa cosa? e posso da un momento all'altro... Fausto ha l nel cassetto della scrivania, una rivoltella

venzi. ah, la levo subito! (Eseguisce.)

elena. La levi, s, la levi! Grazie. Ne ho avuto la tentazione, jeri.

venzi. Non lo dica nemmeno per ischerzo!

elena. Oh, c' mancato poco!

venzi. Ma pazza? Se lo levi dalla testa! Vuol darla vinta a loro? Non cercano di meglio!

elena. Ma per me! Perch io non posso pi vivere, ora, con questo pensiero che mi dilania! Non per loro, che n sono sicura non ne hanno il minimo sospetto! Sar possibile per lei, certo ma se domani avviene

venzi. ah, non avverr!

elena. Ma il tormento per me che io lo possa pensare! E senza potermene nemmeno adontare! Perch non avrebbero nessuna colpa, loro, nessuna! nessun rimorso di coscienza! La vita che resta per loro, quando io non ci sarei pi. Il loro diritto. Posso ribellarmi?

Io non dormo pi. Sento il letto, nell'insonnia, suo, come lei lo sentir, quando sar l, al mio posto, col suo corpo, l, invece del mio! col mio diritto su le cose mie, su mio marito

venzi. no! no! questo non avverr, non avverr, glielo dico io!

elena. Ma capisce che lei m'ha avvelenato, ora, anche tutte le cure, tutte le premure, le attenzioni che hanno per me? Io debbo ora, ogni volta, sforzarmi di nascondere il ribrezzo che ne provo ingiusto, ingiusto, ma irrefrenabile se penso che con esse acquistano sempre pi il diritto di godere dopo, come di un compenso che n la vita n la coscienza potranno loro negare. Con mani innocenti tutt'e due m'accompagnano, amorosi e addolorati, fino alla soglia della morte: Povera Elena, che vuoi? abbiamo fatto di tutto; ma la vita non ti ha voluta; e ora... Questo martirio: e me l'ha dato lei! lei! Perch? Una ragione ci dev'essere! che le ho fatto io?

venzi (guardandola con occhi atroci). C'! c'! non lo sente che c'?

elena. Ah Dio! lei... Marta?

Si sente la voce di Marta che chiama lieta, avvicinandosi.

la voce di marta. Elena! Elena!

elena (sentendosi mancare, come soffocata). Oh Dio... oh Dio...

E mentre Venzi si precipita a sorreggerla, entra dall'uscio in fondo Marta, seguita da Anna e da Fausto.

marta. Elena... (Subito, restando.) Che cos'? Elena!

anna. Si sente male?

fausto. Elena! Elena!

venzi. Tutt'a un tratto, sentendosi chiamare...

marta. Di l di l, a letto! (A Fausto:) La sorregga! Piano, Anna! A letto! (A Venzi:) Apra quest'uscio!

(Accenna l'uscio in fondo.) Portiamola di l! Piano!

anna. Dio com' fredda!

marta. Niente! Le daremo subito le gocce! Attenzione!

Via per l'uscio in fondo, con Fausto e Anna, sorreggendo Elena. Resta per un momento, solo e fosco, in iscena Francesco Venzi. Si sentono, sempre pi lontane, le voci degli altri.

fausto (sopravvenendo agitato e dirigendosi all'apparecchio telefonico sulla scrivania). Chiamo il medico!

venzi. Non si ri?

fausto. il solito attacco cardiaco! (Rispondendo al telefono:) Pronto. C' il dottore? (Poco dopo, con atto d'impazienza:) Non si trova mai, Dio mio! (Di nuovo parlando al telefono:) Per favore, gli dica, signora, appena arriva, che corra subito da me. S. Mi raccomando. A rivederla. (Posa il ricevitore.)

anna (accorrendo lieta). Lasci, lasci Viani: s' riavuta! sta meglio! sono bastate poche gocce.

fausto. Ah, meno male! Parla?

anna. S: con Marta. Ha finanche sorriso!

fausto. Vengo a vedere.

anna. No, stia qua. Ora Marta la sta mettendo a letto. Verr poi. (Via per l'uscio da cui era entrata.)

fausto. Ma stato proprio cos all'improvviso, mentre parlava con te?

venzi. S: ha sentito la signorina Marta che la chiamava, e

fausto. dovevano uscire insieme

venzi. il suono della voce... Tu fai male, caro mio

fausto. a farla uscire?

venzi. anche! male dico, per questa compagnia

fausto (stupito). della signorina Marta?

venzi. Non mica una cieca n una stupida tua moglie!

fausto. Ma che dici? (Con forte apprensione:) T'ha parlato lei, di questo?

venzi. No no: tutt'altro. Anzi, della signorina, tanto bene.

fausto. Ah! E allora?

venzi (subito, quasi di scatto). Lo vedi? Ti sei sentito sollevare

fausto (stordito). io? di che?

venzi. hai fatto: ah! , subito, appena t'ho rassicurato che non me l'aveva detto lei!

fausto. sfido! perch sarebbe indegno, enorme

venzi. uh! indegno , enorme non gonfiare la cosa!

fausto. Ma tu supponi davvero?

venzi. Non suppongo: sono certo che se vuoi che tua moglie guarisca bisogna che tu allontani la signorina Tolosani dalla tua casa.

fausto. Dimmi la verit, Venzi, in nome di Dio! Non il caso di nascondermi nulla!

venzi. Mi pare che pi chiaro di come ti sto parlando, non potrei parlarti.

fausto. Ma mi parli a nome di Elena?

venzi. Ma no! Non me n'ha dato mica l'incarico

fausto. ma t'ha confidato?

venzi. no, niente... anzi...

fausto. allora una supposizione tua?

venzi. Quando si soffre di cuore, te lo insegnano perfino i medici, la sensibilit...

fausto (risoluto, troncando). Tu devi aver promesso a Elena di tacermi qualcosa che lei t'ha confessato!

venzi. Ma non ho promesso nulla!

fausto. s, s, deve averti detto qualche cosa che non vuole che si sappia per un riguardo ch'io non posso n debbo ammettere, dato il suo male. gelosa della signorina Marta?

venzi. No, t'ho detto! No! La pi grande stima, anzi! E anche di te! Nessuna confessione da parte sua. Nessuna promessa da parte mia. Tant' vero che t'ho consigliato io io (consiglio che parte da me) se vuoi che tua moglie guarisca

fausto. d'allontanare dalla mia casa

venzi. quell'altra!

fausto. perch credi che Elena ne soffra?

venzi. atrocemente

fausto. ma non l'ha mai dato a vedere!

venzi. avr dato a veder anzi il contrario!

fausto. il contrario, appunto!

venzi. ma ne soffre! ne soffre!

fausto. te l'ha detto?

venzi. no: ma cos!

fausto. perch lo supponi tu?

venzi. perch l'ho capito benissimo! E avresti dovuto da un pezzo capirlo anche tu!

fausto. Ma come! se la cerca lei stessa, la vuole, non ha bene, non ha requie se non l'ha con s, se non se la sente vicina e non la sente parlare, perch lei sola sa trovare i modi di rasserenarla, di rassicurarla...

venzi. (diabolico). Lo vedi? lo vedi come ti si fa dolce la voce?

fausto (guardandolo, quasi imbalordito). Ma che dici? Dici a me?

venzi (diabolico). Lo vedi? lo vedi come ti si fa dolce moglie non veda? Non se ne accorga?

fausto. Ma tu sei pazzo! Che vedi?

venzi. Quello che neppure tu, forse, sospetti ancora in te!

fausto. No! no! sei pazzo?

venzi. Pazzo? Cieco tu, che non vedi!

fausto. Che vuoi che veda?

venzi. Come ti bei, come ti bei parlando dei modi che lei sola sa trovare per rasserenarti e rassicurarti la moglie! Ma questo! questo! Tu non hai scoperto ancora l'insidia!

fausto (come tra s, stordito pi che mai, ma gi compreso). L'insidia?

venzi (seguitando con foga di mano in mano pi esasperata). Le abbiamo portato le nostre mogli, felici di come ella ce le ha accolte: e prima, anche di tutto quello che aveva fatto per noi, della casa che ci aveva preparato, di tutte le cure che s'era date: per pura amicizia, per gentilezza d'animo chi ha mai potuto dubitarne? Tu hai provato orrore al pensiero che tua moglie potesse esserne gelosa! Com'essere gelosa di lei che l'amica, l'amica vera delle nostre mogli; che ce le aggiusta, ce le guida, ce le ammaestra, ce le riduce buone e mansuete accanto? Ma non capi-. sci che ce la fa lei la nostra vita? ce la compone lei? Le nostre mogli non possono pi farne a meno; sono nelle sue mani, felici di starci; la seguono, come affascinate; non sanno pi n parlare, n vestirsi, n muoversi senza di lei: e ne sono gelose, si, ma tra di loro, appena temono che ella voglia bene pi all'una che all'altra. E guaj a toccargliela! E la cosa pi buffa e pi spaventosa questa: che te lo fanno vedere, te lo fanno vedere loro stesse che valgono tutte meno di lei! di lei che tu non sai pi come, ora che te la vedi cos presente sempre nella tua vita, anche quando non c', presente e imprescindibile tu prima non sai pi come eri a tempo; potevi prendertela; e la lasciasti l; per prenderti invece questa che sei venuto a metterle accanto e che ti dice lei stessa quanto valga di meno, come pi la conosci, come pi te ne stanchi; mentre quella ti resta li davanti intatta, intangibile, che tu puoi soltanto adorare, adorare come una santa stizzito, urtato che con te l'adori anche tua moglie, d'una maniera che ti d una smania feroce, che ti si mette qua allo stomaco e ti provoca a far cose da pazzo guarda, guarda: te ne faccio subito la prova! (Salta all'uscio in fondo, di l dall'arco, e chiama.) Anna! Anna!

fausto (cercando di trattenerlo). Ma no! lascia!

venzi. Aspetta! Anna, vieni qua!

fausto. Ma che prova vuoi farmi?

venzi. Stai a vedere! Anna!

(Anna entra dall'uscio in fondo.)

anna. Che vuoi? Con la tua vociaccia l'hai fatta saltare!

fausto. Si assopiva?

anna. Stava per assopirsi!

venzi. E non c' Marta accanto?

anna. Non se ne stacca un momento!

venzi. E dunque! S'assopir subito di nuovo, non temere! (Ad Anna, diabolico:) Come le fa? come le fa? come le dice?

anna. Io non so; ha la voce e le mani fatate...

venzi (a Fausto). Ecco: la senti?

fausto (urtato). Ma potresti capire che non il caso!

anna (stordita). Perch? Non capisco...

venzi. No, no, aspetta! Di' un po', Anna! Ma che stupidi, che imbecilli siamo stati noi, tutti quanti, ad aver conosciuto prima la signorina Marta, esserle stati accanto, accolti in casa; ed essere poi andati a sposare un'altra? Di', di', non vero? Tu, se fossi stata uomo, non avresti sposato lei?

anna. Lei, lei, s: te l'ho gi detto cento volte e te lo ripeto; sicurissima che meglio di lei non avrei potuto trovarne!

venzi (a Fausto). La senti? la senti? Ma gi lo disse, di te; e non lei sola; anche tutte le altre, lo dissero: la moglie di Berri, la moglie di Mordini: prima che tu arrivassi

anna (ribellandosi). ma no! che c'entra pi adesso?

venzi. s s, ch'eri stato uno stupido a non sposarla; ma anche io, uno stupido, vero? anche Berri, anche Mordini!

fausto. Finiscila, perdio! non mi pare il momento, con lei di l.

venzi. lei, chi?

fausto. mia moglie che sta male e pu sentire!

venzi. Ah! credevo lei... Basta! basta! (Rivolgendosi alla moglie:) Perch non te li sei tagliati i capelli?

anna (di nuovo stordita). I capelli?

venzi. S! T'avevo detto di tagliarteli! Perch non te li sei tagliati?

anna. Perch non me li son voluti tagliare!

venzi. Non vero!

anna. Non me li son voluti tagliare!

venzi. Tu te li saresti tagliati! Te l'ha sconsigliato lei, la signorina Marta?

anna. E se fosse? M'ha convinta che mi sarebbero stati male!

venzi. Ma tu devi piacere a me, non a lei!

anna. E difatti mi disse appunto cos: Tu devi piacere a tuo marito!

venzi (a Fausto). Senti? Senti? (Alla moglie:) E perch allora non te li sei tagliati?

anna. Perch ho capito che me l'avevi detto apposta, per riderti di me!

venzi. E Marta?

anna. Anche lei l'ha capito; e allora m'ha consigliato di non farlo! Ma via, sto a dar retta a te! Lasciami andare!

(Via, di furia, per l'uscio in fondo.)

venzi (dopo aver riso, all'uscita della moglie, orribilmente). Hai capito? hai capito? Liberati di lei! Liberati, se sei ancora a tempo!

Rientra subito Anna, facendo segno con le labbra e col dito di tacere.

anna. S' assopita! s' assopita!

Rientra Marta senza cappello.

marta. Ho dovuto penar tanto a ritirare la mano senza svegliarla... Ha detto che verr, il medico?

fausto. S. Ma ho potuto soltanto dargli l'avviso a casa. Non c'era, al solito!

marta. Sarebbe bene che lei andasse a cercarlo. f

austo. Perch? Ha notato qualche cosa?

marta. No. Ora tranquilla. Ma mi d pensiero una certa contrazione che dice di avvertire qua, alla bocca dello stomaco.

venzi (quasi tra s, scandendo le sillabe). Irradiazione cardiaca. Preludio di sincope.

fausto (di scatto). Che diavolo dici?

venzi. Medicina legale.

fausto. segno grave, dunque?

marta. Ma gi scomparso, gi scomparso. Non si agiti, adesso! per questa notte. Sarebbe bene, per prudenza, chiamare un'infermiera. Non so se mi sar possibile rimanere.

fausto. S s. Ma dove trovarlo ora questo medico, se in giro per le visite?

marta. Provi a passare dalla clinica.

fausto. S; anche per l'infermiera.

marta. E tu, Anna, fammi il piacere di passare da casa mia ad avvertire la mamma che mi trattengo qua fino a tardi.

anna. S s, vado.

marta. Dirai che non posso lasciarla.

fausto. Grazie, signorina, di tutto quello che fa...

marta. Ma non dica, per carit! (Ad Anna:) Pu chiamare da un momento all'altro.

fausto. Andiamo, andiamo, signora Anna!

anna (a Marta). A rivederci. (Al marito:) Poi vado a casa.

fausto (a Venzi). A rivederci.

Via con Anna, per l'uscio di sinistra. Marta si muove per ritornare da Elena.

venzi. Aspetti.

marta. Temo che si svegli.

venzi. Si direbbe che ha paura di restare un momento sola con me.

marta. Ma non secchi! Ho da badare a ben altro che a lei, in questo momento.

venzi. S'inganna, sa! Bada a tutti, e soltanto a me, no? Ho da dirle qualche cosa

marta. che riguarda lei?

venzi. me ma non per me stesso per coloro, anzi, a cui lei in questo momento vuol badare.

marta. Elena?

venzi. Elena e Fausto.

marta. Che cosa?

venzi. Il discorso che ho fatto oggi stesso, all'una e all'altro, contro di lei.

marta (dopo averlo guardato). E crede che possa importarmi?

venzi. S s: moltissimo. Per quello che n' venuto fuori.

marta. Contro di me?

venzi. Sul male che lei fa.

marta. Io?

venzi. Sa che si pu fare, anche senza volerlo.

marta. Ah, certo!

venzi. Io non so fino a qual punto lei non lo voglia. So, che molto grave

marta. questo male che io farei?

venzi. questo male che lei fa. S. Molto grave.

marta. Bisognerebbe che lo sapessi per riconoscerlo, se vero.

venzi. Ah, per essere vero, stia sicura ch' vero.

marta. Lo riconosce altri, qua vero oltre che lei?

venzi. S.

marta. Ah s? Mi dica chi!

venzi. Chi ne soffre di pi.

marta. Elena?

venzi. Perch dice subito Elena?

marta. Perch quella che, qua, in questo momento, soffre di pi.

venzi. Elena, s.

marta. Ma io ho creduto finora che soffrisse del suo male non di quello che io, davvero, non ho alcun sospetto di farle. Gliel'ha detto Elena?

venzi. S. Poco prima che svenisse, sentendo la sua voce.

marta. Ah, per questo? Le ha detto di questo gran male ch'io le faccio?

venzi. S. Enorme.

marta. Volendolo? Sapendolo?

venzi. No! Elena si rifiuta d'ammettere qualsiasi colpa in lei; indignata, anzi, posso aggiungere, indignata veramente, contro di me che, invece, l'ammetto.

marta. Non m'importa che lei l'ammetta! Elena ha dunque il sospetto che suo marito...?

venzi. No! Ma questo appunto il male di cui soffre di non poterne far colpa a nessuno dei due, n a lei n al marito! e di dovere per giunta provare il rimorso di ci che pur costretta a pensare di voi.

marta. Costretta? Perch costretta?

venzi. Ma perch, senza volerlo, lo pensa! anzi ribellandosi a questo pensiero! Tutto qua, per, questa casa, la vostra presenza, i vostri modi, le cure, l'amore, le attenzioni che avete per lei, tutto, tutto le mette davanti, e addosso, quest'orrore! Me l'ha detto. Cose, mi ha detto, che fanno veramente strazio a sentirle! Di quello che soffre, l nel suo letto, di notte, nell'insonnia, pensando... Una pena orribile! Il martirio!

marta. E lei, sentendo queste cose orribili, anche per carit del suo male, non le ha detto nulla?

venzi. Io? Se le penso anch'io!

marta. Ma dico, per carit del suo male!

venzi. Che carit! Se ne soffro pi di lei!

marta. Che lei ne soffra o non ne soffra, non m'importa

venzi (subito). e ha torto, ha torto! perch vede? stata la mia sofferenza, invece, proprio la mia sofferenza a svelarle tutto; nel vedervi qua, voi due, attorno a lei

marta. ma svelarle che cosa? Sa lei quello che si dice?

venzi. Giuro che non le ho detto una parola! Me l'ha letto negli occhi.

marta (con impeto di sdegno). Che cosa?

venzi. La mia, la mia sofferenza: e le si attaccata, per contagio! Dice appunto che sono stato io a fargliela pensare questa cosa infame di voi due!

marta. Infame?

venzi. No no: intenda bene! infame, appunto perch osa pensarlo di lei! Ma la pensa, la pensa! Come me!

marta. Che cosa pensa? ch'io possa...?

venzi. s, dopo, dopo la sua morte!

marta. Ah, orribile!

venzi. come pensiero per lei (diabolico:) ma non la cosa in s, per possibile, possibilissima quasi certa!

marta (sbalordita). Che dice?

venzi. Eh via! lei non l'ha pensata?

marta (turbatissima e fiera). Si stia zitto: mi fa ribrezzo solo poter supporre che, anche a uno come lei, sia potuto venire in mente un tal pensiero!

venzi. Ma si pensano, sa, si pensano, certe cose!

marta. Si stia zitto, le dico! Non posso pi sentirla parlare!

venzi. Si pu tutto pensare, tutto, di nascosto a noi stessi! cos naturale, creda, pensarle certe cose!

marta. S, per uno come lei!

venzi. eh gi che sono in grado anche di dirle! Ma sia sincera! Una cosa che poteva essere, che forse doveva essere e non stata che potr essere domani, senza che nessuno ci possa vedere nulla di male! La casa qua pronta...

marta. Ah, me ne vado! me ne vado via subito!

venzi. No, perch se ne va, se non vero?

marta. Appunto perch non vero! Non posso pi stare qua!

venzi. Ma l'uccide, sa! Se in questo momento se ne va, l'uccide!

marta. Gliel'ha inoculato lei, come una vipera, il veleno di questo pensiero!

venzi Tanto pi, se crede cos, scusi. Le dico che la farebbe morire dal rimorso, se se ne va!

marta. Ma la fa morire lei, per quello che ha fatto!

venzi. Io no, le giuro! Sarebbe terribile, per me, se morisse! L'ha pensato da s, creda; e m'ha fatto raccapriccio a sentirle esprimere con le mie stesse parole le stesse cose che penso io! Questa gara di compitezza tra voidue, lo spettacolo della squisita carit con cui la accompagnate, la sospingete fino alla soglia della morte.

marta (inorridita). io? ha detto cos?

venzi. (guardandola negli occhi). cos! cos! Ma se veramente lei non l'ha pensato

marta. come vuole ch'io possa mai averlo pensato, un simile orrore!

venzi. e allora ha l'obbligo di restare qua a compiere questa suprema carit! Anche per me: ma guardi, guardi come sono!

marta (quasi senza pi sdegno). Lei un miserabile.

venzi. S s, un miserabile! E lei mi passi una mano sulla fronte, se la mano cos pura

marta. per cancellare le cose orribili che pensa?

venzi (ritraendosi). no no, non lo faccia! non lo faccia! me ne piglierei la carezza! Io ho bisogno, bisogno di crederla cattiva, per poterla amare come la amo!

marta. Oh lo so! lo vedo!

venzi. Ma lei , cattiva; S s, lei cattiva

marta (con tristissimo sorriso). perch ora riesco a vincere lo sdegno e sono buona con lei?

venzi. no! no! perch tutta codesta sua bont immacolata

marta. ma io non me la riconosco, sa!

venzi. eh via, come non se la riconosce, se ce la mostra come un miracolo continuo?

marta. io, la mostro?

venzi. s e d il martirio a tutti con codesta sua immacolata bont: affascina questo, affascina quello le donne non meno degli uomini ne siamo presi tutti ne soffriamo tutti e questa la sua vendetta!

marta. la mia vendetta?

venzi. la sua vendetta, si; codesta bont

marta. ma di che, vendetta?

venzi. di non esserci accorti a tempo del bene che avevamo vicino! di tutto codesto miracolo di gentilezza, di piet, di generosit, che seguita a dimostrarci, sempre, in tutto; e con effetto di male, sempre! Le nostre mogli, lei crede di rendercele pi accette, inducendole a pensare, ad agire, a comportarsi come lei? Si sforzano di somigliarle, e si scoprono subito, per forza, indegne del loro modello, goffe, insulse, sgarbate, miserevoli! Lei le dovrebbe invece indurre a non somigliarle affatto, a essere tutt'altre da lei l'opposto frivole, civette, sfrontate, provocanti, smorfiose: quasi nude, capelli corti, occhi bistrati, labbra segnate come una ferita, e sigaretta in bocca cos!

marta. Cos, gi perch voi ve ne possiate accorgere ecco! mentre di una, com'ero io, non vi voleste o non vi sapeste accorgere

venzi. ma perch lei

marta. eh, lo so, avrei dovuto spingervi, stuzzicarvi, provocarvi e allora s!

venzi. no! ma almeno mostrare che avrebbe gradito

marta. e perch io, mostrare? Che ne sa lei se io, dentro di me, non gradivo?

venzi. gradiva me?

marta. quando lei venne da noi, era gi fidanzato con Anna

venzi. avrei buttato all'aria il fidanzamento, se avessi potuto scorgere in lei il minimo segno

marta. come poteva scorgerlo, se non mi pass nemmeno per la mente?

venzi. Avrebbe sposato Berri? dica avrebbe sposato Mordini? Viani, s, Viani certo, non lo neghi!

marta. La finisca, Venzi, non abusi della mia pazienza; la ascolto perch la compatisco.

venzi. Ma se gradiva

marta. mi studiavo appunto di non mostrarlo, perch gelosa, dentro di me, del mio stesso sentimento, che qualcuno lo scorgesse

venzi. anche quello che gliel'ispirava?

marta. ma doveva accorgersene da s, quello che me l'ispirava, senza ch'io glielo mostrassi! Se mai nessuno se ne pot accorgere, io ne sono ora contenta, perch segno che m'avrebbe voluta come io non credo che una donna debba essere! Lo vedo bene, lo vedo bene, come voi vorreste che fosse una donna! Ecco: come l'avete ridotta: una mostruosa vergogna. Il vostro stesso vizio, e mente altro! Tant' vero che ora crede, nella sua inaudita impudenza, anche di poter fare a meno di voi! Oh, non sbalordisca a sentirmi parlare cos! Non sono mica una santa di quelle che fingono di non saper nulla, io! Sono cos, appunto perch so. E Dio m' testimonio di quanto m' costato di schifo e d'orrore saperlo e vederlo e supporlo tutti i giorni negli occhi e nei modi delle donne! Oh Dio, anche delle vecchie! Avevano una faccia, Dio, che poteva esprimere tutto, la gioja se la sentivano, il dolore se lo sentivano, la maraviglia d'esser vive; se ne sono fatta una maschera dove dipinta solo una cosa, la pi laida: il vizio, l'oscenit! E lei vorrebbe che fosse cos la sua donna?

venzi. No! no!

marta. L'ha detto.

venzi. Non potendo essere come lei, ho detto!

marta. Ah s e allora, sconcia, sfrontata, viziosa? Me, intanto, perch sono come sono nessuno prima mi volle! E dovrei essere io, ora, a indurre Anna, vero? a esser diversa; e allora non sarei pi cattiva; e la mia bont non avrebbe pi effetto di male! Ma vede, vede a quale assurdit la conduce codesto suo accecamento? Dio sa se c' in me superbia; se io mi sento, dentro di me, in tutto, quello che veramente penso che dovrebbe essere una donna! Mi rimprovero, tutti i momenti, tante cose! Ma non dovrebbe essere questo, per voi uomini, il premio? una donna, veramente donna, accanto? il premio che nessuno deve sapere, il premio che non si dice: che soffre, In segreto, della gioja che d, e in questo suo soffrire anche la sua gioia gioja s, gioja sofferta, da cui nasce ancora la vita? il riserbo, la prudenza quella vera, del cuore che tiene il segreto, perch ha visto e sa, sa tutta la vita dell'uomo che gli si confida; e in questo segreto del cuore non c' pi bisogno di nulla che stia fuori, allora: n legge, n giudizio degli altri; perch pu assolvere, in s, anche un delitto; come condannare, invece, quello che gli altri approvano! L'amante e la madre, l'amante che si fa madre, e che dice dopo, battendo la spalla, come si batte a un bambino: Ora basta; sii uomo: non vedere, in me e in te, questo soltanto!

Troncando d'improvviso, perch avverte ora che il Venzi, sentendola parlare cos, si sar messo a piangere.

No, no, vada via, Venzi; vada via, non pianga! Non so che cosa m'abbia fatto dire! Lei m'ha cagionato un vero dolore, perch non ha saputo rispettare in me neppure quello stesso sentimento, che Dio pu dire se ho mai fatto nulla perch sorgesse in lei. Vada, vada! Dovrebbe capire che per me mostruoso.

venzi. Lo capisco, lo capisco!

marta. Come tutto quello che ha potuto pensare di me.

venzi. E lei non capisce, che ci che ne penso adesso, invece, viene ad essere peggio, tanto peggio per me?

marta. Ma lei, allora, non sono io, che cangia tutto in male! Eh, ma non lei soltanto, qua, a quanto pare, se anche quella poverina... Dio mio! Dio mio! e io non so pi, ora, davvero, non so pi come debba fare qua... quello che debba fare, se la mia presenza, l'essermi prestata con tanta cura e tanto affetto, ha potuto far pensare... Non dico per me, no; ch'io me ne sia offesa, no, no ma seppure non facendolo per male, questo male nato nel cuore di quella poverina... Ah Dio, che cosa!... che cosa, Dio... che cosa... Se ne vada, se ne vada, per carit... quasi sera... Mi lasci pensare...

venzi. Mi vuol dare la mano?

marta. Ma s, eccola... Se ne vada, per... (A un atto di Venzi:) No, Dio, lasci!

venzi. Non gliela bacio, no, non gliela bacio! Mi perdoni.

Esce dall'uscio a sinistra. La penombra s'addensa sempre pi, Marta perplessa, s andare, o no, nella camera di Elena. Lunga pausa. Entra dall'uscio a sinistra Fausto.

fausto. Qua al bujo?

marta. Stavo pensando...

fausto. Venzi usciva di qua?

marta. S. Abbiamo discorso...

fausto (alludendo a Elena). Non si ancora svegliata?

marta. Volevo andare a vedere. Ma non credo. Mi avrebbe chiamata.

fausto. L'ho trovato, sa? alla clinica. marta. Ah! il dottore? Verr?

fausto. Deve fare ancora un'operazione, ha detto. Non potr essere qua che tra due ore. Ho avvertito l'infermiera. (Pausa). Ma accendiamo! Fa una tristezza, cos...

(D luce alla stanza, poi, guardando Marta:)

Lei triste, signorina. Mi dica la verit: crede che stia male veramente? (Allude a Elena.)

marta. No, vede, riposa ancora... Bisognerebbe per che stesse sempre, sempre tranquilla... e io temo purtroppo...

fausto (dopo aver atteso un po'). Che cosa?

marta. No, niente. Vado, vado a vedere piano piano se non si svegliata...

Esce dall'arco in fondo: attraversa la camera di Fausto; ne apre con cautela l'uscio e scompare. Fausto rimane un momento assorto a pensare, poi si guarda attorno come per una suggestione della immobilit degli oggetti circostanti, e dice, quasi con disgusto:

fausto. Questa casa... (Pausa, torna a pensare). Che Venzi le abbia detto...?

La voce del cameriere (dietro l'uscio di sinistra). Permesso?

fausto. Avanti.

Entra il cameriere e, contemporaneamente, dall'altro uscio della camera di Fausto, entrano Marta ed Elena. Questa in una vestaglia rossa, che la fa apparire pi pallida, e con le babbucce ai piedi, come una che si sia levata, di letto. Marta la sorregge.

marta. No, no, di l no, non te lo permetto! Fin qua, e basta!

fausto (accorrendo). Ah, ti sei levata?

elena. S s, me ne star qua, me ne star qua... non vado oltre!

marta. S' voluta levare; e non deve!

fausto. Sii buona, Elena...

elena. Ecco: me ne star qua sul tuo letto... (A Marta:) Va bene cos? Potete contentarmi!

marta. Ma s; certo! purch tu ti stia a letto! (L'accompagna al letto e l'ajuta a stendervisi.)

fausto. Ecco, brava, cos! (Poi, volgendosi al cameriere che aspetta:) Che volete?

il cameriere. Venivo ad avvertire che gi pronto, per la cena.

elena. No no, Fausto: gi no! Qua, qua: fai apparecchiare cost: per Marta e per te!

marta. Ma no, che ti salta in mente? Io vado a casa.

elena. No, qua! Fammi questo piacere! Qua, Marta!

marta. Vado a prendermi il cappello in camera tua...

(Fa per avviarsi.)

elena (levandosi dal letto). E allora, ecco, io mi levo dal letto, se tu non rimani!

marta. Ma no, via, sei una bambina: lasciami andare!

elena. Non ti lascio andare, no! Devi rimanere qua. Guarda, ho tanta paura, questa sera, se tu te ne vai...

marta. Ma torner pi tardi, cara!

elena. No, no, resta qua, con Fausto: e io, qua dal letto, vi sentir parlare...

fausto. La faccia contenta, signorina. Tanto, a casa, la signora Anna avr gi avvertito. (Al cameriere:) Apparecchiate qua, su quel tavolinetto. (Indica a destra dell'arco.)

elena. Per due! per due!

il cameriere. Sissignora, per due.

Prende il tavolino, lo colloca in mezzo alla stanza ed esce.

marta (ad Elena). Ma tu intanto, subito a letto!

Di nuovo l'accompagna e l'ajuta a stendersi.

Aspetta, prendo la coperta dalla tua camera.

Va e rientra poco dopo con la coperta. Intanto l'apparecchio telefonico squilla sulla scrivania. Fausto accorre.

fausto (risponde al telefono). Pronto! (Breve pausa.) S. (Pausa.) Ecco: la chiamo subito! (A Marta, tenendo in mano il ricevitore:) Signorina, venga: la chiamano da casa.

marta. Me? (Accorre.) Forse Anna non ancora andata.

elena. Bene, cos potrai avvertire tu stessa.

fausto (cedendo a Marta il ricevitore). Ecco.

marta (parlando al telefono). Pronto! Io, io: di', mamma.

(Ascolta. Lunga pausa. Nel frattempo, il cameriere rientra con un gran vassojo su cui sar l'occorrente per apparecchiare la tavola, e una tovaglia sotto il braccio. Mentre dura la telefonata, apparecchier per due.)

Ma no, che mi dici?

(Atto di stupore che quasi la spinge a posare il ricevitore.)

S s, certo, mi sorprende moltissimo... Ho capito, ho capito, ma io... (Ascolta: altra pausa piuttosto lunga.) Ma no! cos per telefono, scusa? No, in questo momento non potrei venire. S, sono qua da Elena. Come t'ha detto Anna... Ma che vuoi che venga a fare, no! No, no, non vengo. (Pausa.) Ma di' cos: che me ne farete parola quando rincaser, e... Ah, sa che tu mi stai telefonando? E allora di' che non posso mica rispondergli per telefono su un tale argomento... Ma s, ringrazialo e digli che ci penser... che daremo una risposta... S, ecco, cos. Addio.

Posa il ricevitore, e subito dopo rimane assorta a pensare, come sospesa e turbata.

e lena. Che cos'?

marta. Una cosa cos buffa! E proprio oggi, poi... Mi piace la mamma che... Come se non avesse tempo a dirmelo...

elena. Io ho capito, sai?

marta. Che hai capito?

elena. Che a casa tua andato Guido Migliori a chiedere la tua mano.

marta (sorpresa e in apprensione). Com'hai fatto a capirlo?

elena. Ma perch, l'ultima volta che fu con noi, m'accorsi bene che gi doveva aver fatto un pensiero su te. Tu no?

fausto. S s, me n'accorsi anch'io!

marta. Ma anch'io, Dio mio! Si fa presto ad accorgersi di certe cose. Non m'aspettavo, per...

Il cameriere rientra col primo servito appoggiando il vassojo sulla scrivania.

fausto (porgendo da sedere a Marta). Ecco, segga intanto, signorina.

elena. Marta, vuoi che te lo dica? Guido Migliori non per te! buono s, ma cos sciocco, cos sciocco, poverino!

marta. Ah, non certo un fiore d'intelligenza...

fausto. Ecco, s; se devo dire anch'io la mia opinione, Guido veramente non mi pare il partito pi conveniente per lei.

marta. Deve avere anche qualche anno meno di me...

elena. ricco.

fausto. Anche un bel giovane.

elena. Ma non basta, scusa, per Marta! Un bel giovane... Ce ne sono tanti, bei giovani!

Pausa.

Nel silenzio, si deve avvertire che sopravviene uno strano imbarazzo in tutti e tre.

fausto. Chi sa che la prima idea non gli sia venuta la sera del nostro arrivo...

elena. L'idea per dimostrerebbe che non poi uno stupido, mi pare, tra voi tutti tanto intelligenti...

Pausa.

marta (lentamente, con gli occhi nel vuoto). Eppure, forse... s, sar bene, forse, che io accetti...

fausto. Vuol dire bene veramente, per lei, signorina? Io ci penserei.

elena. S s, Marta: bisogna che tu ci pensi, ci pensi... Te lo dico io, Marta...

marta. Me lo dici tu? Ma non piacerebbe a te che Marta finalmente...

elena. S! Ma con uno degno di te! Mi piacerebbe tanto! Tu puoi aspettare... Aspetta, aspetta... E chi sa!

marta (troncando). No, cara: vedrai, vedrai che dir di s.

A questo punto, dall'uscio di sinistra s'udr:

la voce di venzi. Si pu?

fausto. Ah tu? Vieni, vieni, Venzi.

venzi. Ah, bene... A cena, qua?

elena. E io qua, Venzi! Non vedo, ma sento!

venzi. Buona sera, signora Elena. I miei complimenti.

elena. Di che?

venzi. Eh, vedo che sta meglio, anche non vedendo! (A Fausto porgendogli una chiave:) Ti porto la chiave dello studio. Come viene il giovine domattina, le carte da mandare al notaio, subito, sono preparate sulla mia scrivania.

fausto. S, va bene.

venzi. Lascio detto gi che se avrai bisogno di me, mi telefonino. E... buona cena a tutt'e due!

Si sente squillare di nuovo l'apparecchio telefonico sulla scrivania. Venzi, l vicino, stacca il ricevitore.

marta. Oh Dio, di nuovo!

venzi (rispondendo al telefono). Pronto!

marta (strappandogli il ricevitore dalla mano). No, lasci. per me!

venzi. E come lo sa lei, scusi?

marta. per me!

elena. Guido Migliori, Venzi, chiede la mano di Marta! Rispondi di no, Marta, di no, di no: che la finiscano!

venzi. Ma si sa! Di no! Non pu mica rispondere altrimenti!

marta (al telefono). ...ma che buona parola vuoi che ti dica, scusa, mamma: ridicolo! No, no, e basta! (Posa il ricevitore, e guarda fieramente Venzi.) Non ho, difatti, in coscienza, da rispondere altrimenti.

venzi. Ma naturalmente, naturalmente! Come ho detto io! (Ridacchia.) Ah ah figurarsi Guido Migliori... Buona sera! Buona sera!

E se ne va, ridacchiando ancora. Si rif nel silenzio, pi grave, l'imbarazzo di prima. Marta e Fausto, seduti di fronte, non sanno pi come proseguire la cena, dove guardare, che cosa dire. A un tratto, Elena, che s' levata di letto silenziosamente, appare pallidissima nel vano dell'arco.

elena. State insieme, tutti e due, cos bene... Come starete, come starete quando io non ci sar pi...

Marta e Fausto accorrono a lei, costernatissimi.

marta. No, Dio, Elena, che dici? che pensi?

fausto. Elena! Elena! Come puoi pensarlo?

elena. Vi vedo, vi vedo, come sarete!

marta. No, Elena! Levati dalla mente questa cosa orrenda!

elena. Ma io lo voglio! lo voglio!

marta. Che vuoi? Sei pazza! Tu sei qua! Tu guarirai!

fausto. Devi vivere! devi vivere!

elena. Volete che viva? Tu vuoi che viva, Marta, vuoi che viva?

marta. Ma s, cara, certo! Io darei la mia vita per farti vivere!

elena. No, basta che tu sposi, basta che tu sposi!

marta. S s, Guido Migliori, non dubitare; lo sposer, lo sposer!

elena. Non per me, sai! Io ti credo, io ti credo! per levare dalla testa a questo vile uomo il pensiero che m'ha infitto qua come un chiodo e che mi sta facendo impazzire! morire, morire!

marta. S s!

elena. Per dimostrargli che non vero! che un'infamia, un'infamia quello che pensa di te! Perch tu sei buona, sei buona, come ti credo io, Marta mia! buona... buona... (E se la carezza tutta.)

marta. Ma s s, cara! come tu mi credi! Stai tranquilla, stai tranquilla! cos ti fai male... Stai tranquilla, cara. E sicura, sicura! Perch io sono, s, veramente, come tu mi credi.

t e l a


ATTO TERZO

La stessa scena del secondo atto, poche ore dopo.

notte.

Nel salottino ogni lume spento. C' solo il riverbero, appena, di qualche luce che si intravede dalla tenda verde tirata sugli anelli e dall'arco sopra di essa, nell'altra camera, ove Elena muore.

Elena muore sul letto del marito.

Nel bujo del salottino, qualche guizzo vivo di luce, di l dall'arco, dovrebbe di taglio investire una piega della tenda presso l'apertura, e farne risaltare la tinta verdissima. Potrebbe anche, lo striscio di luce, allungarsi di qua sul pavimento.

Al levarsi della tela, la scena dovrebbe dapprima apparire vuota, e poi, fatti gli occhi alla fitta penombra, scorgervisi appena Francesco Venzi, in piedi, a spiare dall'apertura della tenda, nell'altra camera.

Tutto l'atto brevissimo di poche parole e di molte pause lentissime e lugubri, consister di ci che potr indovinarsi della morte di Elena nell'altra camera.

Tra le pause le parole o di Marta, o di Fausto, o del dottore, o dell'infermiera dovranno sonare chiare e dar bene l'impressione che sono della vita, di gente che e che resta nella vita; per cose che si debbono fare nella vita; perch anche la morte e sia pure d'una persona cara cosa, si grave, ma ordinaria, della vita, a cui bisogna assistere e badare, compiendo certi atti determinati con animo vigile, dal quale a volte pu sembrare anche assente la piet.

In principio, s'udr soltanto, cadenzato e ormai quasi meccanico, il lamento di Elena.

Stia l'attrice che rappresenta la parte di Elena veramente sul letto, e tutti gli altri attori e attrici, di l dalla tenda, compiano ogni azione indicata, come se il pubblico li vedesse.

elena. Ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio...

E questo lamento, cadenzato e quasi meccanico, sia ripetuto ora alzando, or attenuando la voce, or intercalandovi qualche profondo respiro, durante tutti gli intervalli, fino al momento che non cesser con la morte.

marta. Non crede di dover fare un'altra iniezione, dottore?

fausto. S, il polso le manca. S'avverte appena! Subito, subito, dottore!

l'infermiera. Ci sono altre due fialette d'olio canforato. E una d'etere.

il dottore. Prepari la siringa. Ma pare, purtroppo, che non ne risenta pi l'azione.

fausto. Dopo la seconda, il polso era tornato quasi normale, per.

il dottore. Proviamo, proviamo. (All'infermiera:) No, non c' bisogno. Dia qua!

Lunga pausa, per l'azione indicata. Si udr di nuovo il lamento di Elena.

fausto. Non avverte pi neanche la puntura, ha visto?

Pausa. Di nuovo, il lamento, a lungo.

marta. Ma far sempre cos?

il dottore. Lamento meccanico.

fausto. Eh, s forse non sapr nemmeno di farlo. terribile!

l'infermiera. Forse non sarebbe male rialzarle un po' il capo.

marta. S, mi pare che cos stia male.

l'infermiera. Aspetti, aspetti...

fausto. Meglio non toccarla!

marta. Un poco, appena appena... No, lasci, faccio io!

Pausa, per l'azione indicata. Il lamento di Elena cessa un poco; poi riprende.

fausto (di nuovo col polso di Elena tra le dita). Ma com'? Oh Dio, senta, dottore: il polso non batte pi, proprio!

Pausa. Il dottore prende il polso di Elena e lo ascolta. Poi:

il dottore. No, no, impercettibile; ma batte.

marta. Suda tanto...

fausto. gelata.

marta (all'infermiera). Mi dia, mi dia quel fazzoletto! (Pausa.) Elena, Elena mia...

Altra pausa. Il lamento di Elena si fa pi forte; poi tutt'a un tratto, sull' ah della terza ripresa, manca. Pausa d'attesa, breve.

fausto. Com'? Non si lamenta pi!

marta. Stenta a respirare.

il dottore. Proviamo con l'ossigeno. Dov'? L'hanno portato?

l'infermiera. S, una bombola: di l.

Il dottore scosta la tenda ed entra. Cerca al buio: non trova. Francesco Venzi s' tratto un po' indietro. Ma gi di l Elena ha ripreso il suo lamento.

il dottore. Dov'?

l'infermiera. Cost, dottore.

Entra in iscena anche lei, e prende a sinistra dell'arco, dov'era il tavolino, la bombola d'ossigeno.

Eccola!

il dottore. Provi a farglielo respirare.

L'infermiera ripassa nell'altra camera, di cui ora si scorger una parte, avendo il dottore tirato per circa la met sugli anelli l'ala sinistra della tenda. Francesco Venzi, che si sar scostato verso destra, nell'ombra, vedendo anche il dottore ripassare nell'altra camera, lo chiamer.

venzi. Dottore, dottore...

il dottore (rivenendo avanti). Chi ? Ah, lei avvocato?

venzi. Sono qua da un pezzo. (Con cupa improvvisa implorazione, quasi minacciosa.) La salvi, la salvi, per carit, dottore, la salvi!

il dottore. Eh! Che vuol pi salvare ormai!

venzi. Non lo dica! non lo dica! Faccia di tutto per salvarla, dottore! Ci sar un rimedio eroico: lo tenti almeno!

il dottore. Nessun rimedio! Soltanto un miracolo..

venzi. Lo compia! lo compia!

il dottore. Il miracolo?

venzi. Lei non sa che cosa pu dipendere da questa morte!

il dottore. Dice per il marito?

venzi. Per il marito, s!

il dottore. Sar terribile, lo so; sposato da cos poco; ma bisogner pure rassegnarsi... (Rientra nell'altra camera.)

venzi (solo, come una belva in gabbia). Rassegnarsi? rassegnarsi? Ah s! rassegnarsi, dice! Lo vedr! lo vedr!

E viene a sedere sulla poltrona accanto al divano, con le spalle al pubblico sul davanti. Silenzio. E, di nuovo, nel silenzio, le voci di l.

marta. Non si riesce, non si riesce...

fausto. Lasciatela stare, per carit!

il dottore (all'infermiera). Ma s, la lasci, la lasci.

fausto. L'avete smossa... s' tutta alterata... non si lamenta neanche pi... Elena, Elena! lamentati almeno... non posso vederti cos... Elena, Elena... (E rompe in gran pianto.)

il dottore. No, no, su via, non pianga qua, adesso!

marta. Per piet di lei, Viani, venga venga: non faccia cos... venga, venga!

fausto. No, mi lasci! mi lasci stare qua!

marta. Ma le pu far male! Sia buono! Dia ascolto al dottore!

fausto. Se non sente pi! Non vede? non sente pi!

marta. Ma s, che sente! Venga, venga...

il dottore. Sia buona! meglio che lei stia lontano... Di l, di l, signorina... (Lo affida a Marta, e rimane presso il letto della morente.)

marta (accompagnando e quasi sorreggendo Fausto). Si stia qua ecco, qua a sedere qua... Ha pensato d'avvertire i parenti con un telegramma?

fausto. S; ho detto gi, mi pare, d'andar subito a passare il telegramma che ho fatto per il padre, urgente.

marta. Ah, bene... Se l'ha fatto...

fausto. Ma non giunger certo a tempo!

marta. Chi glielo dice? Giunger a tempo! Si metta a sedere qua...

fausto. Non so piuttosto se il cameriere sia andato a spedirlo.

venzi. andato, s.

fausto (che s'accorge adesso della presenza di Venzi). Tu qua? Chi t'ha chiamato?

venzi. Sono stato avvertito

fausto. chi t'ha avvertito? Io no!

marta. Ah, io nemmeno...

venzi. Avevo lasciato detto io qua, nell'andarmene, che mi s'avvertisse.

fausto. Per venire a vedere il compimento della tua opera?

venzi. Ma no

fausto (indica di l). eccola! eccola! la vedi?

marta. Per carit, lasci, Viani, lasci!

venzi. Incolpi me?

fausto. Te, te, s! Sei stato tu, tu, a far precipitare il suo male! tu, con la tua nequizia! Guardala! l, guardala!

marta. Ma no, lo lasci, Viani! E si stia zitto! Non le sembra inutile adesso codesta recriminazione, qua?

fausto. Perch lei generosa!

marta. Ma lasci star me! Che c'entro io?

fausto (a Venzi). Vattene! vattene! E per sempre, ormai! Non c' pi posto per te in questa casa!

il dottore (sopravvenendo). Vi prego, vi prego, signori miei! Non il momento!

marta. Segga, segga, Viani! Si calmi!

venzi. Lei va via, dottore? l'accompagno.

fausto (voltandosi di scatto). Ma come, dottore, va via?

il dottore. Non c' nulla da fare per adesso...

fausto. No, no, lei deve rimanere! La vuol lasciare cos?

il dottore. Ma che vuole che stia a fare, scusi?

fausto. Assisterla! Se ne vuole andare? Per essere pronto a un bisogno.

il dottore. Ma ho lasciato all'infermiera tutte le disposizioni.

fausto. No, no! Deve assisterla lei, deve assisterla lei! Non la lascio andare!

il dottore. inutile, le dico! Ora pi calma. Pare che il polso abbia un po' ripreso.

fausto. Ah s?

il dottore. E anche la respirazione.

fausto. C' allora qualche speranza?

il dottore. Non vorrei ingannarla. gravissima. Speriamo che questa calma duri. Se superer, come probabile, la notte, domattina, prestissimo, io sar qua. Si faccia animo! Buona notte. Buona notte, signorina.

marta. A rivederla, dottore.

Fausto si ripiega a piangere sulla poltrona. Il dottore fa un cenno col capo a Marta, per farle intendere che la catastrofe inevitabile e forse imminente; e se ne va per l'uscio a sinistra con Venzi.

marta. Su, su, coraggio, coraggio, Viani, non si perda d'animo cos...

fausto (rialzando il capo). Avere il coraggio di presentarsi qua...

marta. Non ci pensi pi. andato via. Basta.

fausto. Eh gi! come i delinquenti sul luogo del delitto. venuto a vedere. Lei lo pu ben dire con me, che stato lui, lui, per confessione esplicita di quella mia poverina...

marta. S, ma pensi che il male che ha potuto farle...

fausto. Io ho detto che l'ha fatto precipitare.

marta. Ecco, s; ma la sua poverina lo aveva gi in s.

fausto. Tanto pi non doveva fomentarglielo! E poi per lei, Marta! Un'insinuazione cos vile, indegna... Metterle in mente... Ah! Un'opera diabolica...

Pausa. Nel silenzio, di nuovo, il lamento di Elena, ma fioco, come gi lontanissimo. Marta, rimasta vicina a Fausto, in piedi, si volta appena ad ascoltarlo, e non dice nulla. Fausto, come avvertendo un senso di profonda angoscia e d'infinito rimpianto in quel silenzio, alza un poco il capo a guardarla, a osservarla; poi lo riabbassa. E seguita il silenzio. E il lamento.

elena. Ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio...

fausto (come seguitando il suo pensiero). E il discorso che aveva fatto prima a me, su lei... con una tracotanza quasi feroce, chiamando la moglie... per farmi dire in faccia... si, ha osato questo... farmi dire in faccia che mi avevano 'dato tutti dello stupido, perch io non avevo...

S'interrompe. Poi alza di nuovo il capo a sogguardare Marta, e poco dopo lo riabbassa.

marta. Per carit, non parli di lui...

fausto. Chi sa quanto l'avr fatta soffrire!

marta. Zitto, mi faccia questo piacere! Mai, creda, mai quanto adesso

fausto. ha sofferto?

marta. S. Zitto.

fausto. Per lui?

Marta non risponde. Si porta il fazzoletto agli occhi. Silenzio. E nel silenzio, cadenzato, un po' pi forte, il lamento.

elena. Ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio... ah Dio, ah Dio mio...

fausto (come seguendo ancora il suo pensiero). ...ma che pu volere? che osa, che osa volere da lei?

marta. L'ho pregata, Viani, di non parlarmi ora di lui... Perch vuol farmi pensare a lui, adesso?

78

fausto. Ma tanto per cercare di spiegarmi questo suo accanimento feroce.

marta. Non ci vuol molto a spiegarselo. appunto perch sa che non pu osare di voler nulla da me

fausto. e che altri potrebbe? (Silenzio. Ma non si ode pi il lamento.)

marta (dopo averlo atteso un po'). Non si lamenta pi?

Si mostra sotto l'arco, rigida, l'infermiera, e chiama:

l'infermiera. Signorina.

marta (intendendo). Ah s?

E si muove verso l'altra camera.

fausto. Che cos'? Morta? Morta? (E accorre, gridando e piangendo.) Elena! Elena mia! Elena! Elena! (Appena entrato nell'altra camera, arretrando:) Oh Dio mio! Perch fa cos?

l'infermiera. Ma gi morta.

fausto. Ma no! Vede? orribile! Un'altra volta...

l'infermiera. Quando si muore di sincope...

fausto. Ma la bocca... ah Dio, non cos...

marta. Venga, venga, lasci che l'infermiera la assista, prepari...

fausto. No, no! (Andando presso il letto e curvandosi sul cadavere:) Elena mia, Elena mia, come te ne sei andata presto! poverina mia, presto, senza nulla vedere, senza nulla godere, cos straziata subito, subito! Che cosa stata la tua vita con me? Non mi senti pi! non mi senti pi! Elena! Elena!

Mentre Fausto piange cos sulla moglie morta, dall'uscio a sinistra rientra, cauto, Francesco Venzi, e subito si ritrae di nuovo verso destra, nell'ombra.

marta (forzando Fausto a staccarsi dal letto e conducendolo poi di qua dalla tenda). Su, su, basta, basta, Viani; poi torner qui; adesso venga, venga: bisogna che l'infermiera badi a quel che ha da fare... Sia uomo, e se ne stia qua un pochino... qua...

Appena Marta, sorreggendo Fausto, ha attraversato l'arco, l'infermiera tirer sugli anelli l'ala sinistra della tenda. La scena rester quasi al bujo, come in principio dell'atto.

fausto. S s, star qua, star qua...

marta. Ecco, s, seduto qua...

Lo fa sedere su l'altra poltrona presso il divano, per modo che il pubblico lo possa discernere. Egli si volta sulla poltrona sul lato sinistro e si porta la mano destra sulla testa.

Ci star anch'io di l... la curer io, non dubiti...

Entra, scostando la tenda, nella camera mortuaria. Subito, allora, Francesco Venzi s'appresser, di dietro, alla poltrona su cui Fausto seduto, e cos di dietro, alzer la mano con cui impugna la rivoltella tolta dalla scrivania al secondo atto, e sparer contro la tempia di Fausto, abbandonando l'arma nello stesso momento che Fausto, morto, abbandoner il braccio che teneva sulla testa. Alla detonazione, due gridi di l dalla tenda: e Marta e l'infermiera vengono fuori impaurite.

marta. Ch' stato?

venzi (subito). S' ucciso!

Marta, esterrefatta, lo fulmina con gli occhi.

l'infermiera. S' ucciso? Ah Dio... (s'accosta a guardarlo:) morto! morto!

venzi (imperioso). Non lo tocchi! Bisogna subito avvertire la questura. Vada, dica al cameriere che corra subito!

l'infermiera (obbedendo, spaventata, all'ordine). S s, vado, vado... Ah Dio, che cosa!

(Via di corsa per l'uscio di sinistra.)

marta (subito a Venzi, quasi senza voce). L'ha ucciso lei!

venzi (fermo e cupo, con voce sorda). Se lo crede, mi denunzii.

marta (seguitando a guardarlo, esterrefatta, ripete pi spiccatamente). L'ha ucciso lei.

venzi (c. s.). Mi denunzii. L'arma, guardi, la sua.

marta. Ha fatto questo! E pu seguitare a guardare! L'ha ucciso senza ragione! Perch io l'amavo ma non l'avrei mai sposato!

venzi. A me bastato accorgermi che lei l'amava.

marta (accostandosi a Fausto e sfiorandogli i capelli con la mano). Ah povero... povero... povero...

venzi. E poi dice che non l'avrebbe sposato!

marta (fiera rilevandosi). Le dico che non l'avrei mai sposato!

venzi. Sta bene. E allora, mi denunzii. Mi denunzii. Se no, complice.

marta (si volta a guardarlo; i pi opposti pensieri e sentimenti le fanno impeto dentro: complice, lei? ma ha detto che amava Fausto si volge appena verso di lui, l morto come denunziare? no: non sar lei trova la via per metterlo di fronte alla sua stessa coscienza e dice in tono pacato, ma fermo, di persuasione).

Lei si denunzier da s.

venzi. Ma che vuole che sia per me, denunziarmi, non denunziarmi? Quello che a me importa che lei, dopo questo, non sar pi di nessuno.

marta (accettando questa sorte come qualche cosa che la alzi sopra se stessa). E le pare che sia una condanna per me?

Silenzio. Ma ecco che da sinistra sopravvengono affannose le mogli Anna, Rosa, Clelia, con l'infermiera, le cameriere. Dopo le prime, irrefrenabili esclamazioni, restano, piene d'orrore, quasi senza fiato e tutte occhi, alla vista dell'ucciso.

anna. Ah Dio, che tragedia! Eccolo! Eccolo!

rosa. Ma com'ha fatto?

clelia. Com' stato?

l'infermiera. Tutt'a un tratto! La signorina l'ha portato di qua, e...

anna (al marito). Tu eri qua?

l'infermiera. Ma stato un attimo!

rosa. E lei, di l guardate! (Indica Elena sul letto dell'altra camera:) ah Dio, guardate!

anna. Tutt'e due! Che cosa!... E tu, povera Marta!

rosa. Trovarti qua, a una simile tragedia! Pensai subito a te, appena Anna venne a chiamarmi: E Marta? E Marta?

anna (indicando il marito). Lui accorse subito, appena chiamato; io ero gi a letto; sono corsa a chiamar loro!

Indica Rosa e Clelia.

clelia. Che spavento ha dovuto essere per te, povera Marta! Sono venuta, vedi? come mi trovavo! Ho lasciato Paolo con un gran mal di capo...

rosa. Io non so nemmeno se ho richiuso la porta! Povera Marta!

marta. Basta! basta! vi prego! Qua non c' da pensare a me; c' da pensare ad altro! Vi prego d'andare! S s, Anna, ti prego, ti prego: (indica Venzi;) prtatelo via con te!

anna. Ma come? vuoi restar sola?

clelia. Qua, tu sola?

rosa. Siamo venute per te!

marta. Sola, s, sola! Vi ringrazio; ma andate, andate, vi prego! Voglio restar sola! Prtatelo via, prtatelo via, Anna!

venzi. No. Io debbo restare.

marta (con minaccioso tono). Lei se n'andr via con sua moglie! (Poi rivolta alle mogli:) Insomma, come debbo dirvi d'andarvene? Lasciatemi sola! voglio restar sola! Sola, sola, sola!

T E L A