L’amore di Don Perlimplino con Belisa nel giardino

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Alleluia erotica in quattro quadri

Riduzione da camera

di Federico  Garcìa   Lorca

Traduzione di Vittorio Bodini

Arnoldo Mondadori Editore - Milano – 1962

PERSONE

DON  PERLIMPLINO

BELISA

MARCOLFA

MADRE DI BELISA PRIMO FOLLETTO

SECONDO FOLLETTO

PROLOGO

Casa di don Perlimplino. Le pareti son dipinte di ver­de, le sedie e i mobili, di nero. Al fondo, un balcone da cui si vedrà il balcone di Belisa.

Perlimplino porta una casacca verde e la parrucca bianca a buccole; Marcolfa, la domestica, porta il clas­sico vestito a fasce.

Don Perlimplino. Sì?

Marcolfa.       Sì.

Don Perlimplino. Perché sì?

Marcolfa.       Perché sì.

Don Perlimplino. E se io ti dicessi di no?

Marcolfa (aspra) No?

Don Perlimplino. No.

Marcolfa. Mi dica allora, signor mio, le ragioni di codesto no.

Don Perlimplino.   Dimmi  tu  piuttosto,  cocciuta dome­stica, le ragioni di codesto sì.

Pausa.

Marcolfa. Venti e venti, fanno quaranta...

Don Perlimplino (stando a sentire)  E poi?

Marcolfa.       E dieci, cinquanta.

Don Perlimplino. Seguita.

Marcolfa.       A cinquantanni non si è più bambini.

Don Perlimplino. Si capisce.

Marcolfa.       Iopotrei morire da un momento all'altro.

Don Perlimplino. Certo.

Marcolfa        (piagnucolando)  E che sarebbe di lei, solo al mondo?

Don Perlimplino. Che sarebbe di me.

Marcolfa.       Perciò bisogna che lei si sposi.

Don Perlimplino (distratto)  Sì?

Marcolfa (energica)  Sì.

Don Perlimplino (sgomento) Oh, Marcolfa... Perché sì? Quand'ero bambino una donna strangolò il marito. Era un calzolaio. Non lo scorderò mai. E io ho sempre pensato di non sposarmi. Mi bastano i mici libri. A che mi servirebbe?

Marcolfa. Signor mio, il matrimonio ha grandi attrattive. Non è come sembra dal di fuori. È pieno di cose oc­culte. Cose che non sta bene che siano dette da un'umi­le servitora...  Vede...

Don Perlimplino. Che?

Marcolfa.       Sono diventata rossa.

Pausa. Si ode suonare un pianoforte.

Voce di Belisa  (che canta, dentro)

Amore, amore!

Tra le mie cosce chiuse

nuota come un pesce il sole.

Acqua tiepida fra i giunchi,

amore.

Gallo, la  notte svanisce!

No, non svanisca, no.

Marcolfa.       Il signore vedrà se non ho ragione.

Don Perlimplino (grattandosi la testa)  Canta bene.

Marcolfa.       Eccola moglie degna del mio signore, la bian­ca Belisa.

Don Perlimplino. Belisa... Ma non sarebbe meglio...

Marcolfa.       No, no... Venga qui, subito.  (Lo prende per mano e lo guida al balcone.) Chiami: Belisa.

Don Perlimplino. Belisa...

Marcolfa.       Più forte.

Don Perlimplino.         Belisa!

Il balcone della Casa di fronte si apre e appare Belisa splendente di bellezza.  È mezzo nuda.

Belisa.        Chi chiama?

Marcolfa si  nasconde dietro  la cortina del  balcone.

Marcolfa.       Risponda.

Don Perlimplino (tremante)  L'ho chiamata io.

Belisa.        Sì?

Don Perlimplino. Sì.

Belisa.        Perché sì?

Don Perlimplino. Perché sì.

Belisa.        E se io le dicessi di no?

Don Perlimplino. Me ne dorrei... perché... abbiamo de­ciso che voglio sposarmi.

Belisa         (ridendo) E con chi?

Don Perlimplino. Con lei.

Belisa         (seria) Ma... (gridando) Mamma, mamma, mam­mina!

Marcolfa.       Le cose si mettono bene.

Esce la madre con una gran parrucca diciottesimo se­colo, tutta piume, nastri e perline.

Belisa.        Don Perlimplino vuole sposarsi con me. Che deb­bo fare?

Madre di Belisa. Buona sera, o incantevole vicino. L'ho sempre detto a mia figlia che lei ha le maniere e la grazia di quella gran signora che fu la sua defunta madre, che non ebbi la ventura di conoscere.

Don Perlimplino. Grazie!

Marcolfa        (irritata, da dietro la cortina) Ho deciso di...

Don Perlimplino. Abbiamo deciso di...

Madre di Belisa. Di contrarre matrimonio, non è così?

Don Perlimplino. Proprio così.

Belisa.        Mamma... e io?

Marcolfa.       Tusei d'accordo, naturalmente. Don Perlim­plino è un marito affascinante.

Don Perlimplino. Mi auguro di esserlo, signora.

Marcolfa (chiamando don Perlimplino) È ormai quasi tutto sistemato.

Don Perlimplino. Locredi?

Parlano.

Madre di Belisa (a Belisa) Don Perlimplino ha molte campagne; nelle campagne ci sono oche e pecore. Le pe­core si portano al mercato. Al mercato le pagano molto danaro. I danari dànno la bellezza... E la bellezza è bramata dagli uomini.

Don Perlimplino. Allora...

Madre di Belisa. Sono molto commossa... Belisa, va' dentro... Non sta bene che una fanciulla senta certi discorsi.

Belisa.        A più tardi. (Se ne va.)

Madre di Belisa. È un giglio. Vede il suo viso? (Ab­bassando la voce) Se la vedesse di dentro! Sembra fatta di zucchero... Ma... perdoni. Non tocca a me far rile­vare queste cose a una persona così moderna e competentissima com'è lei...

Don Perlimplino. Davvero?

Madre di Belisa. Sì... lo dico senza ironia.

Don Perlimplino. Non so come esprimerle la nostra gratitudine.

Madre di Belisa. La nostra gratitudine!... che squisita finezza! Vuol dire la gratitudine sua e quella del suo cuore... L'ho compreso... l'ho compreso benissimo... an­che se son vent’anni che non tratto più con un uomo.

Marcolfa        (a parte) Le nozze.

Don Perlimplino. Le nozze.

Madre di Belisa. Quando vorrà lei... quantunque (estrae un fazzoletto e si mette a piangere) a tutte le madri... Ci vediamo dopo...   (Se ne  va.)

Marcolfa.       Ci siamo.

Don Perlimplino. Oh, Marcolfa, Marcolfa! In che mon­do mi vai a cacciare?

Marcolfa.       Nel mondo del matrimonio.

Don Perlimplino. E a dirti la verità, sento una sete... una sete... Perché non mi porti un po' d'acqua?

Marcolfa gli si avvicina e gli dice qualcosa all'orecchio.

Davvero? È incredibile!

Si ode di nuovo il piano. La scena cade nella penombra. Belisa scosta le tende del suo balcone, seminuda, cantando languidamente.

Belisa.        Amore, amore!

Fra le tue braccia nude

nuota come un pesce il sole.

Marcolfa.       È una bellissima fanciulla.

Don Perlimplino. Bianca di dentro... come uno zucchero. Sarà capace di strangolarmi?

Marcolfa.       La donna è debole se la si impaura a tempo.

Belisa.        Amore...

Gallo,  la  notte svanisce.

No, non svanisca, no.

Don Perlimplino. Cosa dice, Marcolfa? Cos'è che dice?

Marcolfa ride.

E che cos'è che mi sento dentro d'un tratto?

Il  piano continua a suonare. Attraverso il balcone passa una schiera di passeri di carta nera.


ATTO  UNICO

QUADRO   PRIMO

Salone in casa di don Perlimplino. Al centro, un gran letto con baldacchino e pennacchi di piume. Sulle pareti si aprono sei porte. La prima a destra serve da entrata e uscita a don Perlimplino. È la prima notte di nozze.

Marcolfa, con un candeliere in mano, davanti alla prima porta a sinistra.

Marcolfa.       Buona notte.

Voce di Belisa  (dentro)  Arrivederci, Marcolfa.

Entra Perlimplino, riccamente vestito.

Marcolfa.       Buona notte di nozze, signor mio.

Don Perlimplino.   Arrivederci, Marcolfa.

Marcolfa esce. In punta di piedi Perlimplino va verso la stanza di fronte e spia attraverso la porta.

Belisa mia, fra tanti merletti sembri un'onda e m'in­cuti lo stesso timore che da bambino provavo per il mare. Da quando sei venuta dalla chiesa, la mia casa è piena di rumori segreti e l'acqua nei bicchieri s'in­tiepidisce da sola. Ahi, Perlimplino, Perlimplino, dove sei?

Esce in punta di piedi. Appare Belisa in una grande camicia da notte tutta merletti. Ha i capelli sciolti e le braccia nude.

Belisa.        La domestica ha profumato questa stanza di timo anziché di menta, come io le avevo ordinato... (Va verso il letto)  E non ha messo le lenzuola fine di lino che conserva Marcolfa...

In quest'istante si ode una soave musica di chitarra. Belisa incrocia le mani sul petto.                

Ah, chiunque potrà trovarmi se mi cercherà con ardore. La mia sete non si spegne mai, come non si spegne la sete dei mascheroni che versano l'acqua nelle fontane...

La  musica  continua.

Ah, che musica, Dio mio! Che musica! Simile al caldo piumaggio dei cigni!... Ahimè, sono io o èla musica? (Si getta sulle spalle un gran mantello di velluto rosso e passeggia per la stanza.)

Tace la musica e si odono cinque fischi.

Belisa.        Cinque!

Appare  Perlimplino.

Don Perlimplino. Ti disturbo?

Belisa.        Che dici?

Don Perlimplino. Hai sonno?

Belisa         (ironica)  Sonno?

Don Perlimplino. Con la notte è sceso un po' di freschetto.   (Si stropiccia le mani. Pausa.)

Belisa         (con decisione)  Perlimplino.

Don Perlimplino  (tremante)  Che vuoi?

Belisa         (vaga)  È un bel nome, Perlimplino.

Don Perlimplino. È più bello il tuo, Belisa.

Belisa         (ridendo)  Oh,  grazie!

Pausa brevissima.

Don Perlimplino. Volevo dirti una cosa.

Belisa.        Cioè?

Don Perlimplino. Hotardato a decidermi... ma...

Belisa.        Di' pure.

Don Perlimplino.  Belisa... io ti amo.

Belisa.        Oh, cavalierino mio!... ma questo è il tuo dovere.

Don Perlimplino. Sì?

Belisa.        Sì.

Don Perlimplino. Perché sì?

Belisa         (facendo moine)  Perché sì.

Don Perlimplino. No.

Belisa.        Perlimplino!

Don Perlimplino. Nient'affatto, Belisa. Prima di sposar­mi con te, io non ti amavo.

Belisa         (burlona)  Che dici mai?

Don Perlimplino. Mi son sposato... così, non so come, ma non ti amavo. Non avrei mai potuto immaginarmi il tuo corpo finché non l'ho visto dal buco della chiave, mentre ti vestivi da sposa. È in quel momento che ho sentito l'amore. In quell'attimo! Come un profondo ta­glio di lancetta in gola.

Belisa         (incuriosita)  E con  l'altre donne?

Don Perlimplino. Che donne?

Belisa.        Quelle che hai conosciuto prima.

Don  Perlimplino. Perché?  Ci sono altre donne?

Belisa.        Mi fai trasecolare!

Don Perlimplino. Più trasecolato sono io!

Pausa. Si sentono di nuovo i cinque fischi.

Che cos'è?

Belisa.        È l'orologio.

Don Perlimplino. Son già le cinque?

Belisa.        Sì. È ora di dormire.

Don Perlimplino. Possotogliermi la casacca?

Belisa.        (sbadigliando)  Certo, maritino  mio.  E  spegni la luce, se vuoi.

Don Perlimplino  (spegne la luce; sottovoce)  Belisa.

Belisa         (a voce alta)  Che vuoi, cocco mio?

Don Perlimplino (sottovoce)  Ho spento la luce.     

Belisa         (burlona)  Lo vedo.

Don Perlimplino (a voce bassissima)  Belisa.

Belisa         (a voce alta)  Cosa vuoi, caro?

Don Perlimplino. Ti adoro.

Due folletti entrano dai due lati dello scenario e fanno scorrere una cortina grigia. Il teatro resta immerso nella penombra. Dei flauti intonano un dolce motivo sonnolento. I folletti son due fanciulli. Si siedono sul cupolino del suggeritore, di fronte al pubblico.

1° folletto. Come va nell'oscuruccio?

2° folletto. Non c'è male, comparuccio.

1° folletto. Eccoci qua.

2° folletto. Che te ne sembra? È divertente coprire le mancanze altrui.

1° folletto. Già. Perché poi il pubblico s'incarichi di scoprirle.

2° folletto. Perché se non si coprono con ogni sorta di precauzioni...

1° folletto. Nessuno  le svelerebbe mai.

2°folletto. E senza tutto questo coprire e scoprire...

1° folletto. Che ne sarebbe dei poveri uomini?

2°folletto  (guardando verso la cortina)  Che non ci sia il più piccolo spiraglio.

1° folletto. Perché gli spiragli di oggi costituiranno l'oscurità di domani.

Ridono.

2°folletto. Quando le cose son così evidenti...

1° folletto. L'uomo pensa che non c'è bisogno di sco­prirle...

2°folletto. E rivolge la sua curiosità a cose più torbide, per scoprirvi segreti  che conosceva già.

1° folletto. Perciò noi folletti siamo qui ora.

2°folletto. Lo conoscevi già Perlimplino?

1°folletto. Da quand'era bambino.

2°folletto.  E Belisa?

1° folletto. La conoscevo benissimo. La sua camera spri­gionava un profumo così intenso che una volta vi fui colto dal sonno e mi svegliai fra le zampe dei suoi gatti.

Ridono.

2°folletto. Questa storia di Perlimplino era...

1°  folletto. Ma  sì!...  evidentissima.

2° folletto. Chiunque  poteva  immaginarsela.

1° folletto. E i commenti del pubblico emigrerebbero in direzioni più misteriose.

2°folletto. Ragion per cui conviene tenere celato an­cora per un poco il nostro utile schermo mondano.

1° folletto. Perché la gente non sappia troppo presto.

2° folletto. In questi momenti l'anima di don Perlim­plino, piccola e spaurita come un  paperottolo neonato, si arricchisce e sublima.

Ridono.

138                          

1° folletto. Il pubblico è impaziente.

2° folletto.  E  ha  ragione.   Andiamo?

1° folletto. Sì, andiamo. Sento già un frescolino alle spalle.

2° folletto. Cinque fredde camelie d'alba si sono aper­te nei muri dell'alcova.

1° folletto.   Cinque balconi sulla città.

Si alzano e si calano sul capo dei  grandi cappucci azzurri.

2°folletto. Don Perlimplino, è un bene o è un male ciò che facciamo  per te?

1° folletto.  Un bene, sicuramente... poiché non è giusto esporre agli occhi del pubblico l'infortunio d'un brav'uomo.

2° folletto.  Hai ragione, comparuccio; perché dire "si dice" non è lo stesso che dire "l'ho visto io".

1° folletto.  Domani lo sapranno tutti.

2" folletto. Che è quello che cerchiamo.

1" folletto. Senza i commenti non ci sarebbe società.

2"   folletto.   Ssss!...

Incominciano a suonare i flauti.

1° folletto.  Ce ne andiamo per l'oscuruccio?

2° folletto.  Sì, andiamocene, comparuccio.

1° folletto.  Sei  pronto?

2° folletto.  Sono pronto.

Fanno scorrere la cortina. Si vede nel letto don Per­limplino1 con Belisa al suo fianco. I cinque  bal­coni del fondo sono spalancati;  vi penetra la bianca luce dell'alba.

Don Perlimplino (destandosi)  Belisa, rispondi, Belisa!

Belisa         (fingendo di svegliarsi)  Che vuoi, Perlimplinuccio?

Don Perlimplino.  Dimmi!

Belisa.        Che debbo dirti? Mi sono addormentata quando ti sei addormentato tu.

Perlimplino si alza dal letto. E ancora tutto  vestito, ha indosso persino la casacca.

Don Perlimplino. Perché stanno aperti i balconi?

Belisa.        Perché stanotte il vento ha soffiato più che mai.

Don Perlimplino. E perché ai balconi sono attaccate cin­que scale che arrivano sino a  terra?

Belisa.        È l'usanza del paese di mia madre.

Don Perlimplino. E di chi sono quei cinque cappelli che vedo ai piedi dei balconi?

Belisa         (saltando dal letto)  Sono degli ubriachi che pas­sano e spassano, Perlimplinino, amore mio!

Perlimplino la guarda e resta imbambolato.

Don Perlimplino. Belisa, cara, perché no? Tu spieghi tutto così bene! Sono convinto. Perché non dovrebbe essere così?

Belisa         (facendo moine)  Non sono mica una bugiardina.

Don Perlimplino. E io ogni minuto che passa ti voglio più bene.

Belisa.        Così mi piaci.

Don Perlimplino. Per la prima volta in vita mia mi sento felice! (Si avvicina e l'abbraccia, ma se ne stacca bru­scamente.)  Belisa, chi ti ha baciato? Non mentire! Io lo so.

Belisa         (raccogliendosi i capelli)  Lo credo bene che lo sai! Che maritino burlone che ho! (Sottovoce)  Tu! Mi hai baciato tu!

Don Perlimplino. Io! Ioti ho baciato, è vero... Ma... se ti avesse baciato qualcun altro... Mi vuoi bene?

Belisa         (alzando un braccio nudo per abbracciarlo)  Sì, mio piccolo Perlimplino.

Don Perlimplino. Quand'è così... che m'importa? (L'ab­braccia.)  Chi sei tu? Sei Belisa?

Belisa         (smorfiosa, sottovoce)  Sì, sì, sì!

Don Perlimplino. Mi par di sognare.

Belisa         (riprendendosi)  Senti, Perlimplino, chiudi i bal­coni perché a momenti si alzerà la gente.

Don Perlimplino. E perché? Visto che abbiamo dormito tutti e due abbastanza, potremmo vedere l'alba... Non ti piace?

Belisa.        Sì, ma... (Si siede sul letto)

Don Perlimplino. Non avevo mai visto sorgere il sole...

Belisa, stanchissima,  si getta sui cuscini.

È uno spettacolo che... è incredibile... ma mi commuo­ve. A te non ti piace? (Va verso il letto.)  Belisa... dor­mi? Belisa (mezzo addormentata)  Sì.

In punta di piedi Perlimplino la copre col mantello rosso. Entra dai balconi una intensa luce dorata. Stor­mi di passeri di carta li attraversano fra il suono delle campane  mattutine. Perlimplino s'è seduto sull'orlo del letto.

Don Perlimplino.    Amore, amore

che è ferito.

Ferito d'amor fuggito;

ferito,

morto d'amore.

Ditelo a tutti che è stato

l'usignuolo.

Bisturi a quattro tagli,

gola forata e oblio,

prendimi per mano, amore,

perché son tanto ferito,

ferito d'amor fuggito;

ferito, morto d'amore!

QUADRO SECONDO

Sala da pranzo di Perlimplino. La prospettiva è grazio­samente sbagliata. Il tavolo e gli oggetti che vi sono posati sono dipinti come nella cena d'un pittore primitivo.

Don Perlimplino. Farai quello che t'ho detto?

Marcolfa        (piangendo)  Stia tranquillo, signore.

Don Perlimplino. E ora perché seguiti a piangere?

Marcolfa.       Lei lo sa bene perché. La prima notte di nozze entrarono dai balconi cinque individui. Cinque! I rap­presentanti di tutt'e cinque le razze umane. L'europeo con la barba, l'indiano, il negro, il giallo e il nord­americano. E lei non si accorse di nulla.

Don Perlimplino. Questo non ha importanza.

Marcolfa.       E ieri l'ho vista con un altro.

Don Perlimplino (con interesse)  Come?

Marcolfa.       Non si curò neanche di non farsi vedere da me.

Don Perlimplino. Ma io son felice, Marcolfa.

Marcolfa.       Il signore mi fa sbalordire.

Don Perlimplino. Son felice come tu non puoi credere. Ho imparato tante cose nuove e soprattutto ho impa­rato a immaginarmele.

Marcolfa.       Lei l'ama troppo, signore.

Don Perlimplino. Meno di quanto si merita.

Marcolfa.       Sta venendo.

Don Perlimplino. Va' via.

Marcolfa esce e Perlimplino si nasconde in un angolo. Entra Belisa.

Belisa.        Non ho potuto vederlo neanche oggi. Quando sono andata a passeggiare sul viale, tutti mi venivano dietro, e lui no. Deve avere la carnagione bruna e sicu­ramente i suoi baci ardono e profumano a un tempo come lo zafferano e il pepe garofano. A volte passa sotto i miei balconi e muove lentamente la mano a un saluto che fa tremare i miei seni.

Don Perlimplino. Ehm!

Belisa         (voltandosi)  Oh!  Che spavento m'hai dato!

Don Perlimplino (avvicinandosi affettuosamente)  Vedo che parli da sola.

Belisa         (seccata)  Lasciami stare!

Don Perlimplino. Vuoi fare un giretto?

Belisa.        No.

Don Perlimplino. Andiamo alla pasticceria?

Belisa.        Hodetto di no.

Don Perlimplino. Scusami.

Cade dal balcone una pietra a cui è legata una lettera. Perlimplino la raccoglie.

Belisa.        Dammi qua.

Don Perlimplino. Perché?

Belisa. P     erché è per me.

Don Perlimplino (scherzando)  E come lo sai?

Belisa.        Perlimplino!  Non leggerla!

Don Perlimplino (facendo il terribile per burla)  Come sarebbe a dire?

Belisa         (piangendo)  Dammi quella lettera!

Don Perlimplino (avvicinandosi)  Povera Belisa! Ti do questa lettera che significa tanto per te, perché com­prendo il tuo stato d'animo...

Belisa prende la lettera e se la nasconde in petto.

Don Perlimplino. Iomi rendo conto di tutto, e benché ne sia profondamente ferito, pure capisco che tu stai vivendo in un dramma.

Belisa         (con tenerezza)  Perlimplino!

Don Perlimplino. Soche mi sei infedele e che continuerai a esserlo.

Belisa         (burlona)  Non ho mai conosciuto altro uomo all'infuori del mio Perlimplinuccio.

Don Perlimplino. Perciò voglio aiutarti, come deve fare ogni buon marito quando ha una moglie che è una perla... Sta' a sentire. (Chiude le porte e assume un'aria misteriosa)  Io so tutto!... Me ne sono accorto immedia­tamente. Tu sei giovane e io son vecchio... Che si può fare?... Ma comprendo benissimo. (Pausa. A bassa vo­ce)  È passato di qua?

Belisa.        Due volte.

Don Perlimplino. E ti ha fatto segni?

Belisa.        Sì, ma... con un'aria di disprezzo... che mi addo­lora tanto.

Don Perlimplino. Non temere. Quel giovane io l'ho ve­duto per la prima volta quindici giorni fa. Posso dirti con tutta sincerità che la sua bellezza mi ha abbagliato. Non avevo mai visto in un uomo fondersi più armoniosamente la virilità e la finezza. Senza saperne la ra­gione, ho pensato subito a te.

Belisa.        Ionon l'ho visto in faccia... ma...

Don Perlimplino. Non aver paura di confidarti con me... io so che tu l'ami... Io ti voglio bene come se fossi tuo padre... Ormai sono... così lontano dalle illusioni... pur­troppo...

Belisa.        Mi scrive lettere.

Don Perlimplino. Lo so.

Belisa.        Ma non si lascia vedere.

Don Perlimplino. È molto strano.

Belisa.        Pare quasi che mi disprezzi.

Don Perlimplino. Come sei ingenua!

Belisa.        L'unica cosa che è certa è che mi ama proprio come io voglio.

Don Perlimplino (con vivo interesse)  Davvero?

Belisa.        Gli altri uomini che mi hanno mandato lettere, alle quali non ho risposto, naturalmente, perché avevo il maritino mio, mi parlavano di paesi ideali, di sogni e di cuori  feriti...  invece le sue lettere... vedi...

Don Perlimplino. Parla, non temere.

Belisa.        Mi parlano di me... del mio corpo...

Don Perlimplino (accarezzandole le braccia)  Del tuo corpo!

Belisa.        Che dovrei farmene della tua anima? mi dice. L'anima è patrimonio dei deboli, di eroi impotenti e di gente malaticcia. Le belle anime stanno sempre sul ci­glio della morte, reclinate su candide chiome e mani esangui. No, non è la tua anima che io voglio, Belisa, ma il bianco e morbido tuo corpo tremante!

Don Perlimplino. Chi sarà quel bel giovane?

Belisa.        Nessuno lo sa.

Don Perlimplino (indagando)  Proprio nessuno?

Belisa.        Hodomandato a tutte le amiche.

Don Perlimplino (con aria misteriosa e risoluta)  E se io ti dicessi che lo conosco?

Belisa.        Possibile?

Don Perlimplino.  Aspetta.   (Va al balcone)  Eccolo!

Belisa         (accorrendo)  Davvero?

Don Perlimplino.  Ha svoltato l'angolo proprio ora.

Belisa         (anelante)  Ahimè!

Don Perlimplino. Sono un vecchio ormai e voglio sa­crificarmi per te... Quello che sto per fare non l'ha mai fatto nessuno. Ma ormai son fuori del mondo e della ridicola morale degli  uomini. Arrivederci.

Belisa.        Dove vai?

Don Perlimplino (con enfasi, sulla porta)  Saprai tutto più tardi!

QUADRO  TERZO

Giardino con cipressi  e aranci.

Quando si alza il sipario entrano nel giardino Perlimplino e Marcolfa.

Marcolfa.       E già ora?

Don Perlimplino. No,  ancora no.

Marcolfa.       Ma cosa ha  in mente, signore?

Don Perlimplino. Tutto ciò che non avevo in mente prima.

Marcolfa        (piangendo)   Tutta  la  colpa  è mia!

Don Perlimplino. Oh, se sapessi quanto te ne sono grato.

Marcolfa.       Prima tutto andava liscio. Ogni mattina le portavo il caffelatte e  l'uva...

Don Perlimplino. Sì... l'uva, l'uva, ma... e io? Mi pare che siano trascorsi cento anni. Prima non potevo nean­che supporre che cose straordinarie ha il mondo... Mi arrestavo davanti alla porta... Invece, ora! L'amore di Belisa mi ha dato un tesoro prezioso che ignoravo... Vedi? Se ora chiudo gli occhi... vedo quello che vo­glio... vedo per esempio mia madre, quando la visita­rono le Fate dei dintorni... Oh, tu sai come sono le Fate... piccolissime... È meraviglioso!... possono ballare sulla punta del dito mignolo.

Marcolfa.       Sì, le Fate... va bene, ma... e quell'altro?

Don Perlimplino. L'altro? Ah! (Con soddisfazione)  Che cosa hai detto a mia  moglie?

Marcolfa.       Benché non stia qui per questo, le ho riferito ciò che mi ha detto il signore... che quel giovane... verrà stanotte alle dieci in punto qui, in giardino, avvolto come al  solito nel  suo mantello  rosso.

Don Perlimplino. E lei?

Marcolfa.       È diventata rossa come un geranio e s'è por­tate le mani al cuore, poi s'è messa a baciare appassio­natamente le sue belle trecce.

Don Perlimplino (entusiasta)  Ah, è diventata rossa come un geranio?...  E... che cosa ha detto?

Marcolfa.       Ha sospirato soltanto. Ma in che maniera!

Don Perlimplino. Oh, sì! Come non l'ha mai fatto nes­suna donna al mondo.

Marcolfa.       Il suo amore confina con la pazzia.

Don Perlimplino (vibrante)  Proprio! Bisogna che lei ami quel giovanotto più di quanto ama il proprio cor­po. E ormai non c'è dubbio che lo ama.

Marcolfa (piagnucolando)  Mi fa paura sentire queste cose... Ma com'è possibile, don Perlimplino? Com'è pos­sibile che proprio lei stimoli in sua moglie il peggiore dei peccati?

Don Perlimplino. Perché don Perlimplino non ha onore e vuol divertirsi! Vedi? Stanotte verrà il nuovo amante sconosciuto della mia signora Belisa. Che altro mi resta che cantare? (Cantando)  Don Perlimplino non ha onore. Non ha onore!

Marcolfa.       Sappia, signore, che da questo momento mi considero licenziata dal suo servizio. Anche noi domestiche abbiamo una vergogna.

Don Perlimplino. Oh! ingenua Marcolfa!... Domani sa­rai libera come un uccellino... Aspetta fino a domani... Ora va'  e compi il tuo dovere. Farai quel che ti ho detto?

Marcolfa (andandosene e asciugandosi le lagrime)  E che altro potrei fare?

Don Perlimplino. Brava! Così mi piace!

Comincia a suonare una dolce serenata. Don Perlim­plino si nasconde dietro dei cespugli di rose.

Belisa         (dall'interno, cantando)

Sulle  rive del  fiume

la notte si sta bagnando.

Voci.          La notte si sta bagnando.

Belisa.        Nel petto di Belisa

d'amore muoiono i rami.

Voci.          D'amore muoiono  i  rami!

Don Perlimplino.   D'amore muoiono i rami!

Belisa.        Ignuda canta la notte

sopra i ponti di marzo.

Voci.          Sopra i  ponti di  marzo.

Belisa.        Belisa  lava  il  suo  corpo

coi nardi e con acqua pura.

Voci.          Coi nardi e con acqua  pura.

Don Perlimplino.  D'amore muoiono i rami!

Belisa.        La notte d'anice e argento

va  rifulgendo sui tetti.

Voci.          Va rifulgendo sui tetti.

Belisa.        Argento di rivi e specchi,

anice  delle  tue  cosce  bianche.

Voci.          D'amore muoiono i rami!

Appare nel giardino Belisa splendidamente   vestita. La luna illumina la scena.

Belisa.        Che voci empiono d'armonia l'aria del fuso me­tallo notturno? Meraviglioso giovane della mia anima, ho sentito il tuo calore e il tuo peso... Oh! Si muovono i rami...

Appare un uomo avvolto in un mantello rosso e attra­versa con circospezione il giardino.

Belisa.        Psss... Son qua.

L'uomo fa cenno con la mano che tornerà subito.

Oh, sì!... Torna, amor mio. Siepe di gelsomino che oscilla senza radici. Il cielo cadrà sulla mia spalla im­perlata di sudore... Notte mia, notte di menta e di lapislazzuli...

Appare Perlimplino.

Don Perlimplino (sorpreso)  Che fai qui?

Belisa.        Passeggiavo.

Don Perlimplino.  E niente altro?

Belisa.        Vagavo nella notte chiara.

Don Perlimplino  (energico)  Cosa facevi qui?

Belisa         (sorpresa)  Come? Non lo sapevi?

Don Perlimplino. Ionon so nulla.

Belisa.        Se mi hai mandato tu stesso l'imbasciata!

Don Perlimplino.  Loaspetti ancora, Belisa?

Belisa.        Con più ardore che mai.

Don Perlimplino (con forza)  Perché?

Belisa.        Perché lo amo.

Don Perlimplino. Allora verrà.

Belisa.        L'odore del suo corpo passa attraverso i suoi vestiti. L'amo, Perlimplino! L'amo. Mi sembra di essere un'altra donna!

Don Perlimplino. Questo è il mio trionfo!

Belisa.        Che trionfo?

Don Perlimplino.   Il  trionfo della  mia  immaginazione.

Belisa.        Sì, è vero; tu mi hai aiutata ad amarlo!

Don Perlimplino. E ora ti aiuterò a piangerlo.

Belisa         (stupefatta)  Che dici, Perlimplino?

L'orologio suona le dieci. Canta l'usignuolo.

Don Perlimplino. È l'ora!

Belisa.        Verrà da un momento all'altro.

Don Perlimplino. Ora salta il muretto del mio giardino.

Belisa.        Avvolto nel suo mantello rosso.

Don Perlimplino (estraendo un pugnale)  Rosso come il suo sangue.

Belisa         (trattenendolo)  Che intendi fare?

Don Perlimplino (abbracciandola)  Lo ami, Belisa?

Belisa.        Sì!

Don Perlimplino. Ebbene, se l'ami tanto, voglio che sia sempre con te. E perché sia tuo interamente, non c'è di meglio che conficcargli questo pugnale dentro il suo cuore innamorato. Vuoi?

Belisa.        Dio mio,  Perlimplino!

Don Perlimplino. Una volta morto, potrai abbracciartelo nel tuo letto finché vorrai; così bello e agghindato, senza mai più paura di perderlo. Egli ti amerà con l'infinito amore dei morti, e io sarò liberato da que­st'oscuro incubo del tuo corpo (abbracciandola),del tuo corpo maestoso e inesplicabile... (Guardando verso il giardino)  Eccolo lì che viene... Lasciami, Belisa... Lasciami!  (Esce correndo)

Belisa         (disperata)  Marcolfa, porta giù la spada dalla sala da pranzo perché voglio passare da parte a parte la gola di mio marito...   (Gridando) Don Perlimplino, vile marito, se tu l'uccidi ti ucciderò.

Appare fra gli alberi un uomo ferito e vacillante, av­volto in un grande mantello rosso.

Belisa         (abbracciandolo)  Chi è che ti ha aperto le vene perché riempissi di sangue il mio giardino? Amore, la­scia ch'io veda il tuo volto almeno per un istante! Ahimè, chi t'ha dato morte?...  Chi?

Don Perlimplino (scoprendosi)  Tuo marito m'ha colpito a morte con questo pugnale di smeraldi. (Le mostra il pugnale conficcato nel petto.)

Belisa         (atterrita)  Perlimplino.

Don Pkrlimplino. Se n'è scappato pei campi e non lo vedrai mai più. Mi ha ucciso perché sapeva che ti amavo come non ti ha mai amato nessuno. E mentre mi colpiva gridò: «Ormai Belisa ha un'anima!». Vienimi vicino. (Si stende su una panchina.)

Belisa.        Ma perché tutto questo?  E sei veramente ferito.

Don Perlimplino. Perlimplino!... Mi ha ucciso don Per­limplino. Vecchio porco, imbelle fantoccio, tu non po­tevi godertelo il corpo di Belisa... Il corpo di Belisa era fatto per braccia giovani e bocche di brace... Io invece, non amavo nient'altro che il tuo corpo... Il tuo corpo... E mi ha ucciso, con questo ramo ardente di pietre preziose.

Belisa.        Che hai fatto?

Don Perlimplino (moribondo)  Io sono la mia anima e tu sei il tuo corpo... capisci? Perciò, se è vero che mi hai amato tanto, lascia che io muoia abbracciato ad esso.

Belisa gli si avvicina e l'abbraccia.

Belisa.        Sì... ma dov'è il giovane? Perché mi hai  ingan­nata?

Don Perlimplino. Il giovane!  (Chiude gli occhi)

La scena è in una luce naturale. Entra Marcolfa.

Marcolfa.       Signora!

Belisa         (piangendo)  Don Perlimplino è morto!

Marcolfa.       Ahimè, lo sapevo! Ora l'avvolgeremo, per sudario, nel rosso mantello giovanile con cui passeg­giava sotto le sue stesse finestre.

Belisa         (piangendo)  Non l'avrei mai creduto così com­plicato!

Marcolfa.       Se ne rese conto troppo tardi. Gli  farò una corona di fiori così bella come il sole di mezzogiorno.

Belisa è stordita e come in un altro mondo.

Belisa.        Perlimplino, Perlimplino,  che cosa hai fatto?

Marcolfa.  Ormai sei un'altra donna, Belisa. Sei vestita del sangue glorioso del  mio signore.

Belisa.        Ma quell'uomo chi era? Chi era?

Marcolfa.       Il bell'adolescente il cui viso non ti si svelerà mai.

Belisa.        Oh, sì, Marcolfa, lo amo. L'amo con tutta la forza della mia carne e della mia anima. Ma dov'è il giovane dal rosso mantello? Dio mio, dov'è?

Marcolfa. Dormi, dormi tranquillo, don Perlimplino...La senti, don Perlimplino?...  La senti?

Suonano le campane.

(1931)


1   A questo punto non si riesce a leggere nell'originale la di­dascalia dell'autore per essere stata scrupolosamente cancellata dalla censura dittatoriale. Il senso è ad ogni modo che Perlimplino ap­pare con delle enormi corna, dorate e fiorite.

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