L’ancora


LANCRA

Commedia in un atto

DI EDOARDO GRELLA

PERSONAGGI

GIOVANNI BRUNELLI

ELENA

NELLY

RICCARDO

ALBERTO MORANI

FABRIZIO

Commedia formattata da

Salotto-studio. A sinistra, di lato, una scrivania con lampada e gran paralume verde, ingombra di carte e libri in disordine. Dinanzi alla scrivania, una poltrona bassa. Pi avanti, un tavolino col telefono, A destra, avanti, un divano e due poltrone e, dietro, un paravento. Alla parete di destra, in prima, un caminetto con specchio; in seconda, una finestra. Porta al centro, in fondo. Due porte a sinistra. (Si ode, Nelly che canterella).

Fabrizio - (dal fondo, con parecchi plichi e lettere, va alla scrivania) Sono le sei del pomeriggio e dorme! Firmer io... Non c' una penna... A trovarla! Ah, eccola. (Firma, va fuori in fondo). A voi, prendete... (Torna alla scrivania). Questa dello stabilimento... Tre raccomandate... questa verde dev'essere un atto giudiziario... Un espresso... Ma se c' ancora la posta di ieri e non l'ha neanche guardata!

Riccardo - (chiuso nell'impermeabile e con un pacco di libri sotto il braccio. Piano, dal fondo) Fabrizio...

Fabrizio - Signorino Riccardo, voi...

Riccardo - (facendogli cenno di parlare basso) Sss... Avete lasciato la porta aperta.

Fabrizio - E' tornato! Con questo tempaccio...

Riccardo - Una pioggia che non smette.

Fabrizio - E' tutto inzuppato...

Riccardo - Se continua cos... Il fiume in piena. (Udendo la voce di Nelly, con gioia) E' lei?

Fabrizio - E' la padroncina, la signorina Nelly che canta. Canta sempre...

Riccardo - E la zia?

Fabrizio - E' uscita.

Riccardo - E zio Giacomo?

Fabrizio - (con gesto sconsolato) E' di l che dorme!

Riccardo - Benissimo.

Fabrizio - No, signorino.

Riccardo - Perch no? Hanno detto qualcosa di me?

Fabrizio - No, ma... sa, il signore cos nervoso... Era l'uomo pi calmo della terra, ma ora, voglio dire da un pezzo...

Riccardo - Ebbene?

Fabrizio - Potrebbe seccarsi. Non s'inquieti, ma... lei venuto ieri, venuto stamane, torna ora...

Riccardo - Io vengo per studiare con mia cugina.

Fabrizio - ...Appunto, ma... prima non si vedeva mai, cos hanno detto...

Riccardo - Gli zii?

Fabrizio - M' parso di sentire. Poi, non so...

Riccardo - Sfido, Nelly era in collegio!

Fabrizio - Ecco, s, ma sono tre giorni che ne uscita e lei gi venuto dieci volte.

Riccardo - ... Per studiare. Io sono una persona seria.

Fabrizio - Non ne dubito, signorino.

Riccardo - Guardate, ecco i libri. Da solo non ci raccapezzo nulla. Ah, la matematica, Fabrizio, stata la iettatura della mia vita! A quest'ora sarei anch'io licenziato... Meno male che Nelly m'aiuter, tanto amabile!

Fabrizio - E lei... come un moscone...

Riccardo - Non vi pigliate confidenza. Non sono un moscone. Ho altro per la testa, io!

Fabrizio - Se mi son permesso,., e stato per consigliarlo.

Riccardo - Non accetto consigli.

Fabrizio - Faccia pure, s'accomodi, mi scusi..

Riccardo - (dopo una pausa) Fabrizio, non state in collera. Ditemi, gli zii potrebbero trovar strana questa mia frequenza?

Fabrizio - Pu darsi. E' che il mio padrone da un pezzo non pi lui...

Riccardo - Non pi lui?

Fabrizio - ...E non vorrei che... Tutto lo irrita. E' divenuto aspro con tutti, di caratteri cupo, taciturno, irascibile. Trascura gli affari, la sua vita una baraonda; a quest'ora donne, la notte fuori...

Riccardo - E' chiaro: ha un'amante.

Fabrizio - No, signorino, lo conosco bene. .Sono un vecchio servitore, io. Ma qualcosa ci dev'essere, mi creda. Lui, cos ordinato, laborioso! E' irriconoscibile. Guardi ora quel tavolo: butta tutto lass e cos lo lascia!

Riccardo - Non v'impressionate: il mio stesso sistema.

Fabrizio - E' una rovina!

Riccardo - E la zia? Cosa dice la zia?

Fabrizio - La signora! Comincia a fare come lui.

Riccardo - Esce la notte?

Fabrizio - No, ma... lo sa come avviene? Tu mi trascuri, io faccio lo stesso. Tu sei indifferente, io peggio. Mi spiego? Si sta nella stessa casa ma ognuno va per conto suo. Se sapesse! Sono segreto, non dico i fatti di casa, ma...

Riccardo - Lo vedo.

Fabrizio - ...Stringe il cuore, mi creda. Som da dicci anni qui.

Riccardo - Lo so.

Fabrizio - Ricordo com'erano prima. Come si fa a cambiare cos! E' uno scandalo. Ogni sera poi la signora va dai vicini a giuo-care al poker sino a tardi. Qui non c' mai nessuno, mai!

Riccardo - Vorreste che restassero a farvi compagnia?

Fabrizio - No... dico, la signora ancora giovane, ha una figlia...

Riccardo - Nelly!

Fabrizio - ...Che sembra sua sorella. Guardi, in questa stessa camera, prima: la sera, l, dietro quel tavolo il signore: su quella poltrona la signora col. lavoro; su quei cuscini, ai suoi piedi, la piccina; il caminetto acceso e nell'aria un tepore, un senso di pace. Sente ora... che freddo?

Riccardo -------------- - Come siete romantico, vecchio mio. Sono quadretti fuori uso, questi. Siamo nel millenovecentotrentuno. E' tutta roba sor passata. Le donne pilotano gli aeroplani. I miei zii seguono i tempi. Il caminetto acceso... lui, l dietro, sulle carte... lei accanto a lui... la piccina accanto a loro... Mi fate ridere! Lui ha un'amante e lei, se non l'ha...

Fabrizio - Signorino!

Riccardo - Sono i tempi!

Fabrizio - Sono i tempi?!

Riccardo - (udendo il canto di Nelly) Zitto! E' Nelly?...

Fabrizio - E' lei.

Riccardo - Che mi consigliate, Fabrizio?

Fabrizio - Di andarsene.

Riccardo - Avrei tanto bisogno di studiare, Fabrizio! Ma... meglio evitare. Lo zio, avete detto, esce?

Fabrizio - Pi tardi.

Riccardo - Allora... torner pi tardi.

Giacomo - (di dentro, chiamando forte) Fabrizio, Fabriziooo...

Fabrizio - (tornando al primo uscio a sinistra) Eccomi, signore.

Giacomo - (c. s.) Si pu sapere con chi parlavate?

Fabrizio - Con nessuno, signore.

Giacomo - (entrando in pigiama) Non si pu dormire, in questa casa, non si pu riposare!

Fabrizio - Ma... non ho colpa. Far attenzione.

Giacomo - (c. s.) E' inutile ora che mi avete svegliato. Andate, non ho bisogno di niente! (Pausa) Fabrizio!

Fabrizio - (tornando) Comandi.

Giacomo - Portatemi un caff, presto!

Fabrizio - Subito, signore...

Giacomo - Fabrizio!

Fabrizio - (c. s.) Comandi.

Giacomo - Telefonate subito a Morani.

Fabrizio - Ha detto?

Giacomo - Siete sordo? Morani. Pregatelo di venir subito da me. Ho bisogno di parlargli. Fate presto. Ditegli che lo aspetto. Muove -levi, telefonate, datemi la risposta e portatemi il caff.

Fabrizio - Il numero?

Giacomo - 25137. Fate presto, vi dico.

Fabrizio - (in fretta, al telefono, forma automaticamente il numero) Pronto... pronto... Non risponde... (Ripone il ricevitore e forma di nuovo il numero) Pronto... pronto... Il signor ragioniere Morani? ...No? Ho sbagliato?

Giacomo - Ma che ci vuole? E' cos semplice. Ecco, cos, vedi, fatto... Pronto... Morani? Alberto, sei tu?... No? Scusi tanto. (Feroce a Fabrizio) Perch mi guardi? (Telefona di nuovo). Pronto... Morani? Oh, finalmente!... S, sono io, Giacomo... Ho bisogno di parlarti... Perfettamente. (Con un sospiro) Hai capito!.. Ancora una volta... Tu solo puoi aiutarmi... Ti aspetter... Cinquemila... s grazie... cinquemila... Eh! se avr buona stella, o meglio la fine... la fine di tutto... No, no, dico cos. Grazie, ti aspetto. (Vedendo Nelly) Oh, Nelly...

Nelly - Pap...

Giacomo - Vieni avanti, piccolo tesoro. Beh? Che ne dici del tuo nuovo mondo? Sei felice ?

Nelly - Tanto, pap! Sono appena tre giorni... Mi pare di essere, non so... come stordita... Una gran gioia, un desiderio di cantare, di correre, di vedere... ma, lo confesso, anche un po'...

Giacomo - Di nostalgia?

Nelly - Penso...

Giacomo - Alle monache?

Nelly - ...alle compagne,

Giacomo - Le incontrerai nella vita.

Nelly - ...all'aula dove si studiava, alla cappella... se tu avessi visto, cappella...

Giacomo - (distratto, tra se, sarebbe bello...

Nelly - Che dici?

Giacomo - Io? S, dico...

Nelly - E' vero? Anche tu... vai in chiesa?

Giacomo - S, s...

Nelly - Quando?

Giacomo - La notte.

Nelly - Che hai?

Giacomo - Un po' d'emicrania.

Nelly - Vuoi il rimedio? Le cartine con la preghiera di Santo Espedito. Le sai?

Giacomo - No. (Entra Fabrizio col vassoio).

Nelly - Sono contro tutti i dolori e salvano dalla morte improvvisa.

Giacomo - Grazie.

Nelly - Le vuoi?

Giacomo - S, ma..

Nelly - Le prendo?

Giacomo - .. .fammi portare un po dacqua per ingoiarle.

Nelly - Ma no! Si portano addosso nel portafogli. Chi sa dove le ho ficcate. Ma le trover. Non hai fretta?

Giacomo - Trovale, anzi, col tuo comodo. (Nelly va via. A Fabrizio) Dammi i sigari. (Fabrizio esegue. Gliene accende uno) Grazie.

Fabrizio - Vuole altro?

Giacomo - No, Fabrizio, grazie... (S'ode suonare un campanello).

Fabrizio - Sar la signora.

- (Giacomo, seduto alla poltrona innanzi alla scrivania, continua a fumare. Elena entra. Si toglie piano i guanti poi il cappello. Va innanzi allo specchio, si ravvia piano i capelli. Va in fondo, guarda delle carte su uno scaffale, poi le ripone. Viene avanti, siede. Silenzio).

Elena - Che tempo uggioso! (Pausa) Sono stata dal fioraio. (Altra pausa) E' venuta Maria Rivelli con lo sposo?

Giacomo - Che io sappia, no.

Elena - Strano. Li incontrai ieri, stretti l'una all'altro. Mi promisero una visita per

oggi.

Giacomo - Sar capitato loro qualche cosa d'imprevisto. Sono sposi. Da un momento all'altro, sai... non c' orario.

Elena - Del resto, poco importa.

Giacomo - Eppoi, non t'avrebbero trovata, in casa.

Elena - Infatti. (Silenzio. Va alla finestra) Che serata noiosa!

- (Giacomo si alza e si avvia alla porta a sinistra. Elena lo guarda).

Elena - Giacomo...

Giacomo - M'hai chiamato?

Elena - No, dicevo...

Giacomo - Su, parla.

Elena - Nulla.

Giacomo - Come? Nulla? Ma allora lasciami andare!

Elena - (recisa) No, Giacomo, resta, non si pu continuare.

Giacomo - E' dunque un colloquio chiedi?

Elena - Proprio.

Giacomo - Avanti...

Elena - Credo, dopo tanto, il diritto.

Giacomo - Il sacrodiritto, fa effetto.

Elena - Se tu mi vedessi nell'anima, com, non faresti dello spirito.

Giacomo - (sedendo di nuovo) Me ne guardo. Eccomi a tua disposizione.

Elena ; - S, necessario, perch alla fine...

Giacomo - Scusa se t'interrompo: volevo dirti di essere, se possibile, breve.

Elena - Oh, lo sar tanto per quanto stato lungo questo periodo di tortura!

Giacomo - Di tortura? Sarei un carnefice?Siete un po' strane, voi donne. Trovate un Marito che, in un modo o nell'altro, vi perseguita e, giustamente, gridate al martirio; ne capitate uno che vive per conto suo, non parla, inni chiede nulla, e dite che una tortura. francamente, do in qualche modo fastidio a qualcuno?

Elena - No.

GIACOMO - Preferiresti il contrario?

Elena - No.

Giacomo - Ti lascio libera, fai quello che vuoi sei la padrona, non vero? Si pu dire che, in casa, ho limitato la mia vita a quell'angolo, in quella camera...

Elena - E' vero.

Giacomo - Non sono di quelli che s'intrigano che impongono la loro volont, che mettano divieti, proibizioni, questo voglio, questo no ...

l'i ENA - Magari!

Giacomo - Che significa?

Elena - (con tristezza) Niente... Significa

niente!

GIACOMO - Non fare l'enigmatica, la misteriosa. Riconosci piuttosto che hai avuto uno scatto, cos, senza alcun motivo. Siamo seri! Se proprio hai voglia di parlare, parliamo di ritto. Dicevamo... La visita dei Rivelli.., A proposito, chi ha sposato Maria Rivelli? (silenzio) Non rispondi? Oh, bella! Ma allora perch trattenermi? (Fa per andarsene).

NA - Giacomo, ti dico, resta.

Giacomo - Ma che hai?

Elena - Resta sino a che voglio.

GIACOMO - Elena, tu sai che non ho avuto mai uno scatto con te.

Elena - Voglio, pretendo che tu m'ascolti.

Giacomo - (impassibile) Di' tutto quello clic vuoi ma non essere scortese. Io ti ascolto. Ma non provocarmi. Sarebbe un tentativo ano perch non mi vedrai mai, per nessuna ragione, perdere la mia calma.

Elena - (fremendo) La tua freddezza inesplicabile, la tua indifferenza esasperante!

Giacomo - (pacato) Piano. Potrebbe essere un difetto del mio carattere.

Elena - Ma prima...

Giacomo - (c. s.) Prima? Ah, vuoi dire quando eravamo anche noi sposina! Via, non trovi che si diventerebbe ridicoli?

Elena - Ma anche dopo...

Giacomo - (c. s.) Dopo? Non ti capisco.

Elena - Sino a qualche tempo fa. Tu erimio. Tu eri quello che io avevo conosciuto,quello che io amavo, quello che io aspettavocontando le ore e che, rientrando, riempivaqueste camere della sua vita...

Giacomo - Sei in errore, Elena..,

Elena - No. no, non sono in errore.

Giacomo - Lasciami parlare. Non so perch oggi vuoi agitarti cos. Mi vedi un po' diverso da quello che ero e...

Elena - Sei un altro.

Giacomo - ... e non pensi che son trascorsi parecchi anni dalla nostra unione. Con ci non voglio dire che... ma insomma, quello stesso amore, quella stessa espansione...

Elena - Bisognava custodirli.

Giacomo - Il tempo esercita anche su queste cose, mia cara, la sua azione trasformatrice.

Elena - Bisognava non lasciarli disperdere.

Giacomo - E' la forma che muta; la sostanza la stessa.

Elena - Ah, la forma? Ebbene, non doveva mutar nulla. Era il nostro patto.

Giacomo - ,Ma... in che modo?

Elena - Vivendo l'una della vita dell'altro, Giacomo, restando uniti.

Giacomo - Ma scusa, non siamo uniti?

Elena - Fingi di non comprendere? E non t'accorgi che, a poco a poco, abbiamo creato tra noi l'indifferenza, l'abbiamo lasciata crescere senza avvedercene, l'abbiamo lasciata ingigantirsi facendole largo, scostandoci l'uno dall'altra, non t'accorgi che siamo due estranei?... Cosa divenuta la tua vita, Giacomo, e la mia vita!

Giacomo - Per carit, evitiamo le scene sentimentali: le detesto.

Elena - Oh, il tuo cinismo, la tua calma meravigliosa! E' la forma che muta, la sostanza la stessa . E' cos, bravo, cos... Quando vi siete preso tutto, quando avete affondato a vostro piacere le mani avide nella nostra anima, nel nostro corpo, per frugarne e impossessarvi di ogni sua vibrazione pi intima, e ve ne siete saziati - la parola che ci vuole - viene la noia, vengono gli affari, gli amici e si fugge la casa, si fugge quest'essere debole, ignaro, che s' abbandonato tra le vostre braccia per darvi tutto e per essere poi, buttato cos, da parte, lasciato con la sua amarezza, col suo disinganno, con la sua delusione. E sia! Ma, ascoltatemi: non dovreste allora vantare pi alcun diritto su di noi, non dovreste esercitare pi alcun potere su di noi perch la nostra anima non vi appartiene pi, n le nostre ansie, n le nostre aspirazioni, n la nostra vita alla quale vi siete resi estranei!

Giacomo - (frenando la collera) E a me lo dici? Quale diritto esercito su di te, io che non domando pi nulla?

Elena - (dolorosamente) Perch, Giacomo, di', perch?!

Giacomo - (c. s.) Perch non so pi nulla di te... Perch non so oggi dove sei stata, comprendi ?

Elena - Giacomo!

Giacomo - ... Dove sei stata ieri, gli altri 'giorni, con chi hai parlato, chi hai visto... Non so pi nulla di te, ti dico.

Elena - Ma... spiegati.

Giacomo - Vuoi anche che mi spieghi?

Elena - Tu pensi...

Giacomo - (impetuosamente) Penso che questa vita stessa la mia rovina, penso che per colpa tua non torner pi a quel posto, dietro quel tavolo, dove lavoravo in santa pace, mai pi, e che sono finito per colpa tua; penso che oggi per la prima volta ti sei accorta del mio stato...

Elena - Giacomo, tu mi fai paura!

Giacomd - ... e che per mesi e mesi ho nascosto l'inferno qui dentro, guarda, qui dentro, perch t'ho perduta...

Elena - Lasciami!

Giacomo - ... Perch m'accorgo che non sei pi mia, perch questo profumo che porti addosso non per me, non pu essere per me, cos come questa rosa, e che in fondo a quegli occhi grigi nascosto qualcosa di malvagio, di perfido, e che mi perdo per stordirmi, per non pensare a te, Elena, a te, a te che ho amato, che ho adorato, che avevo scelto perch fossi la mia compagna, e che ora fuggo, detesto, odio.., e dio perch sei ancora giovane, perch puoi pia. cere, perch sei bella...

Elena - Uccidimi!

Giacomo - Oh!... (Accasciato, sconvolto, si abbandona su una sedia).

Elena - Finalmente! So qualcosa!... Povero Giacomo! Dov'eri giunto! Dimmi, per, dimmi... tu che sai tutto... dimmi anche il nome... chi sarebbe... chi ?

Giacomo - (smarrito) Non so...

Elena - Dimmi almeno... dove tu pensi che io...

Giacomo - (c. s.) Non so...

Elena - Quando?...

Giacomo - (c. s.) Non so... non so...

Elena - E tutto questo... per nulla! Dove si pu arrivare, vedi, perch non abbiamo saputo tenerci per mano, Giacomo, n tu n io, credimi... Poca fa, oggi, quando sono uscita, uscita, come tu pensi, per andare a uno dei miei convegni - oh, ma io ti perdono! e sotto quella pioggia insistente, gelida, andavo disperata pensando alla mia solitudine, pensando a questo male che entrato in silenzio, a tradimento, nella nostra casa, Giacomo, e l'ha invasa, la nostra piccola casa felice, mi son fermata al parapetto del fiume. Mi sentivo stanca, sfinita. Mi sono appoggiata sui gomiti a guardare l'acqua torbida, gonfia, che correva. Alcuni ragazzi avevano, di soppiatto, slegato due piccole barche, di quelle come un guscio di noce. Le ho viste muoversi, urtarsi e poi correre, andare, ognuna abbandonata a s stessa. Ed ho pensato a te, ho pensato a me...

Giacomo - (si alza. A Elena) E ora che sei riuscita a strapparmi quello che avevo giurato di nascondere,, lasciami solo.

Elena - Giacomo...

Giacomo - Non chiamarmi. Se puoi, fa' come se non esistessi.

Elena - ( come stordita. Poi preme il bottone di un campanello).

Fabrizio - Comandi.

Elena - Portate via questa roba. (Gli porge l'ombrellino, i guanti, ecc.).

- (Elena resta sola, immobile, con gli occhi fissi nel vuoto. Nel vano della porta in fondo appare Morani).

Morani - Si pu?

Elena - (voltandosi) Oh, Morani...

Morani - Buonasera.

Elena - Accomodatevi, Morani.

Morani - Avete gli occhi rossi di pianto, Elena.

Elena - No,

Morani - Anche un'altra sera vi trovai cos.

Elena - Vi dico di no...

Moiuni - Consideratemi pure da estraneo. Ci conosciamo, si pu dire, da ragazzi e avete .'posalo un mio amico. Conosco bene voi e conosco benissimo lui. Baruffe, amica mia, baruffe!

Elena - Qualche volta... capita.

MORANI - Avevate gli occhi meravigliosa-mente belli e li state sciupando.

ELENA - V'interessate dei miei occhi.

Morani - Di voi, come di una piccola amica d'infanzia. Per quanto, ora, io non goda pi il vostra fiducia.

ELENA - Perch non dovrei averne, Morani?

Morani - Eh... per la stessa ragione che, prima, da ragazza, mi chiamavate Alberto e ora mi chiamate Morani... Volete tenermi a distanza. Siete in verit una moglie austera. S, mi chiamavate Alberto... Ricordate? Bei tempi! La villeggiatura a Castelrosso, le partite di tennis... Eravate invincibile. Giacomo da poco s'era laureato ingegnere. Io scrivevo versi. Preferiste le sin' pompe idrauliche alla mia povera musa... Vi rivedo ancora svolazzare col vostro vestito bianco... Giornate di sole, giovinezza, allegria! (Sorpreso) Voi piangete, Elena? (Ella piange in silenzio) Ma che cos'? Forse, senza volerlo... (Dopo un po') Sono venuto per consegnare delle parte a Giacomo...

Elena - Datele a me.

MORANI - (in imbarazzo) No... perch vorrei vederlo. Abbiamo assieme un affare importante.

Elena - Con lui? Ma se non s'interessa pi di nulla, non fa pi pi nulla! Morani, voi mi nascondete qualcosa.

kaai - Io? No...S, lo vedo. In nome di quell'amicizia che avete ricordato, ve ne scongiuro, parlate. Voi siete intimo di Giacomo... Egli passa quasi tutta la notte fuori casa... E' sempre pi agitato... violento.

Morani - Con voi? Povera Elena!

ELENA - Forse i suoi affari vanno male?

Morani - Non so. Ma se dite che non se ne cura pi!,

Elena - Ha forse un'amante?

Morani - Non credo, lo escludo. Poi... chi pu sapere!

ELENA - Per carit, ditemi tutto. Se siete venuto qui, se dite che dovete parlare con lui, dev'essere pure per qualche cosa.

Morani - Ebbene, s. Avrei voluto da tempo avvertirvi. Voi non siete per me un'estranea, l'Iena, ve l'ho detto. Non avete mai voluto persuadervi, n prima n poi, cosa eravate divenuta mila mia esistenza dal giorno che vi conobbi.

Elena - (con ansia) Parlate di lui, ditemi la verit, non mi celate nulla!

Morani - Giacomo si rovina. Giuoca.

Elena - Ma se...

Morani - Lo so. Non aveva questo vizio. Ma ora vi, ricorre, direi quasi con volutt; come certi bevitori che s'aggrappano alla bottiglia e bevono sino in fondo pur sapendo che per loro veleno.

Elena - Quanto ha perduto, ditemi, quanto ?

Morani - Oh, che volete che sappia... Certo che tutte le sere egli a quel tavolo maledetto,

Elena - E voi...

Morani - Ho fatto qualcosa per lui, ho cercato di persuaderlo. Ma egli fa certe minacce; anche oggi, per telefono, ha detto che... che l'avrebbe fatta finita.

Elena - Dio! Dio!

Morani - Oh, non temete. Io lo sorveglio e, permettetemi di dirlo, lo... aiuto.

Elena - In che modo?

Morani - Dico... s, qualche volta, egli si trovato di non poter fare onore, nelle ventiquattr'ore, ai suoi impegni, e allora... sono intervenuto.

Elena - Gli avete dato del denaro?

Morani - Per evitare uno scandalo e anche... per risparmiare, soprattutto a voi, un dolore, Elena, credetemi, a voi!

Elena - Alberto...

Morani - Ho fatto ben poco.

Elena - Occorre ora assolutamente persuaderlo, fermarlo su questa strada.

Morani - Tocca a voi.

Elena - Ditemi che cosa debbo fare.

Morani - Distrarlo, distaccarlo da quell'ambiente, tenerlo con voi, qui. Tutto sta a tronca, re, forse anche per una sera, quest'abitudine.

Elena - Oh, non sar io, certo, capace di trattenerlo! Se voi sapeste... Poco fa egli m'ha detto che mi odia...

Morani - E' arrivato a questo?

Elena - ... Ma forse m'ama ancora! Ha detto che io sono la sua rovina, m'ha parlato come si pu parlare a una...

Morani - Amica mia, cosa avete ricavato dalla vostra ostinata purezza!

- (Elena e Morani sono seduti sul divano nascosto dal paravento. Dal fondo, circospetto, entra Riccardo. Si apre la seconda porta a sinistra).

Riccardo - (vedendo la porla che si apre) O Dio, lui! Non uscito! (Chiude la luce. E' invece Nelly che entra; s'incontra con lui. Riccardo, senza voce) S, sono io!...

Nelly - Riccardo?

Riccardo - Nelly! Zitta, per carit...

Nelly - Hai paura?

Riccardo - Di tuo padre.

Morani - (a Elena che fa per alzarsi) No, restate. Torner subito: una delle solite interruzioni.

Riccardo - (a Nelly) C' gente, cugina.

Morani - (a Elena) Sono un gentiluomo.

Riccardo - (a Nelly) E' un uomo.

Nelly - Con chi parla?

Riccardo - Credo con un altro uomo o con una donna.

Morani - (a Elena) Non vi avvilite! La vita innanzi a voi. Risorgete. Basta aver coraggio, per guarire la piaga.

Riccardo - (a Nelly) E' un medico.

Morani - (a Elena) Non avete voluto credermi. E ora passate pure le vostre giornate a piangere. Voi che avreste potuto essere felice, voi che avevate tanto bisogno di tenerezza, di amore...

Riccardo - (a Nelly) Non un medico.

Morani - Continuer in silenzio ad amarvi, consentitemelo, a esservi vicino, a esservi in qualche modo di conforto, di aiuto...

Riccardo - (a Nelly) Ma... chi sono?

Nelly - Che dicono?

Riccardo - Parlano d'amore.

Morani - (a Elena) ... Siete cos sola e non vi chiedo che d'essere il vostro schiavo...

Nelly - (in estasi) Come nei romanzi!

Morani - (a Elena) Attendo una parola sola, ditemela.

Elena - (a Morani) Ho la vertigine, credetemi...

Morani - Elena...

- (Nelly d subito luce alla camera).

Elena - (vedendola) Nelly... tu! (Nelly corre tra le sue braccia e si aggrappa a lei- Ehm, stringendola a se) No, non vero, mai... mai! Non ho pensato a te! (Restano abbracciate. Morani, in piedi, muto, pallido).

Riccardo - (fa di lontano una serie di inchini e di sorrisi a Morani). Sono Riccardo, il nipote di zio Giacomo, suo amico... Ella molto i amico di zio Giacomo... Studente all'Istituto commerciale: ultimo corso! (Silenzio) Piacere 1 di aver fatto la sua conoscenza. (A Elena) Zia, me ne vado. Vedo che siete... fuori pericolo. Addio, Nelly, coraggio! (Andandosene) E' una disdetta! Non posso studiare!

Morani - Dovreste avere la compiacenza di V consegnare a Giacomo questa busta.

Elena - No, Morani... Tenetevela con voi. (Morani s'inchina, ed esce).

Giacomo - (da sinistra, col pastrano sul braccio e il cappello, vedendole abbracciato).Cos'? Che fate? Chi venuto?

Elena - Morani.

Giacomo - Ma... chi l'ha mandato via?

Elena - Nelly.

Giacomo - (guardandola esterrefatto) E tu...

Elena - Io?... Io star qui, con lei... Sempre! Finir tutto, vedrai... ogni sospetto...

Giacomo - Ma perch?... Nelly, dimmi... tu hai male...

Nelly - S...

Giacomo - Che accade? Che hai?...

Nelly - Male. E se tu vai via...

Giacomo - Ma se vuoi... non so... se tu vuoi... Non far cos... (Come stordito egli poggia il pastrano e il cappello su una sedia. Elena piano va a sedere alla poltrona dinanzi allo scrittoio).

Nelly - (sedendo sul cuscino dinanzi alla poltrona) S, mamma, siedi qui. E tu babbo, l, come allora... Mi sembra un sogno. Vorrei narrarvi tante cose. A quest'ora in collegio... ' Oh, guarda, una rosa! (Raccogliendola, a Elena) E' del tuo vestito...

Giacomo - Dagliela...

Elena - (la riappunta al suo petto, poi a Nelly che si rimessa ai suoi piedi) Dicevi... racconta... (Fabrizio, sorpreso, guarda la scena).

Nelly - A quest'ora, dicevo, scendevano le suore a due a due lungo lo scalone. S'udiva l'or, gano. Noi le seguivamo in silenzio. Tante fiammelle in fondo, sull'altare... (A un tratto, lenendola forte) Ma meglio qui, mamma, cos!

- (Fabrizio, quasi in punta di piedi, va al caminetto, e vi ripone la legna).

Elena - (a Fabrizio) Fabrizio...

Fabrizio - Signora...

Elena - Che fai?

Fabrizio - Riaccendo il focolare...

- (Giacomo va rimettendo in ordine la scrivania, Elena bacia in silenzio Nelly, sui capelli).

FINE

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