L’anello di mammà
LAnello di Mamm
Commedia in due atti di:
Ciro Formichella & Michele Serao
Personaggi
Amalia Percuoco: Proprietaria della pensione e moglie di Emilio
Emilio: Marito di Amalia
Vittorio Percuoco: Fratello di Amalia
Giulietta: Cameriera
Saverio: Fornitore della pensione e marito di Giulietta
Barone: Cliente della pensione
Teresa: Fidanzata del Barone
Rag. Filippo Miglietta: Contabile della pensione
Rosa: Fidanzata del Ragioniere
Ninuccia: Ex cameriera e fidanzata di Vittorio
Pasquale: Garzone tuttofare
LANELLO DI MAMMA
Primo atto
La scena si svolge allinterno della reception di una pensione nel centro storico di Napoli. Nel mezzo della scena, un bancone sul quale sono sparsi depliantes, cataloghi, un telefono ed un campanello per chiamare il portiere. Alle spalle del bancone, una piccionaia per la eventuale posta dei clienti, con relativi ganci per le chiavi delle camere. Sulla parete, ai lati della piccionaia, due stampe tipo Alinari della Napoli antica. Sulla destra due poltrone con un tavolino sul quale ci sono riviste sparse e un portacenere. Alla sinistra, un attaccapanni con annesso portaombrelli.
Giulietta sta spazzando il salone e canta:
Giulietta: (Una bella ragazza di circa venticinque anni, grande lavoratrice ma anche grande sognatrice. Sposa di Saverio, fornitore dellalbergo. Canta) Je taggio amato tanto e tamo tu lo saje, io te voglio bene assaje e tu nun pienze 'a mme. Je te voglio bbene assaje
Entra Emilio di soppiatto, giunge alle spalle della ragazza, le cinge la vita con le braccia e termina la canzone
Emilio: (Uomo di circa quarantanni. Belloccio, non indifferente al fascino femminile e a quello di Giulietta in particolare, per la quale ha preso una vera e propria infatuazione. Marito di Amalia Percuoco, proprietaria dellalbergo; vive in pratica alle spalle della moglie, fingendo di occuparsi dellattivit) e tu nun pienze a mme!!!
Giulietta: (spaventata, si libera dallabbraccio e si allontana di qualche passo) Donn Em, ma fusseve asciuto pazzo!!!! Ges, mate fatte pigli nu caspito e spavento! Tengo o core che sbatte comme a cch! (porta la mano al petto). Sentite cca. Pare naccellerato!
Emilio: (languido) Nce vulesse sagl je ngoppa a stu treno
Giulietta: U, fernitela e fa o farenella. Chiss qua vota e chesta nce ngoccia donna Amalia, (allusiva) a mugliera vosta, oppure Saverio, maritemo, chavessa pass a cc proprio stammatina, e succede Muntevergine!!!
Emilio: (c.s.) Te purtasse je a Muntevergine E comunque e chesto nun te 'a preoccup. Doppo chello ca succieso dduje mise fa, mia moglie ha giurato che qua dentro non ci mette pi piede.
Giulietta : Uh, e che esagerazione! E che sar mai successo?
Emilio: Ch successo???? Casamicciola, la bomba H Anzi la bomba H in confronto stato un fitti-fitti, al massimo un tricchitracchi.
Giulietta : Addirittura ???
Emilio :Piccer, tu nun ci stavi ancora, ma quando Amalia, mia moglie, sgam suo fratello Vittorio che amoreggiava con Ninuccia, la cameriera, nel deposito, a essa a cacciaje a cavece fore, poi, tornata dentro, accummenciaje a men appriesso o frate piatte, bicchiere, butteglie, vase, tutto chello ca se truvava a purtata e mano. O poverommo riuscette a se chiudere dinto bagno, ma essa cuntinuaje il bombardamento fino allesaurimento delle munizioni. Dopo di che inizi a sciogliere il rosario degli improperi: (imitando) Stu libertino, stu puorco, cu na guagliona ca putesse essere a figlia, na nepote. Scuorno pa faccia toja. A mme cca dinto nun me vide cchi, e ringrazia a Dio ca si uno de meglie chef e Napule, sin te mannavo a cerc a lemmosena. Famme vede che saje fa? Comme saje manna annanze nalbergo senza e me
Giulietta : (ride) Uh, Ges! Mamma mia. Cchi ce penso e cchi me scappa a ridere, pensanno a don Vittorio dinto bagno e a sora ca ce votta a robba appriesso, ahahahahah !!!
Emilio: (piccato) Oj n, e che bello senso dellumorismo che tiene! Nuje avettemo accatt tutto cose dd capo!!!. Insomma, mia moglie disse che non avrebbe messo pi piede nell albergo e non si sarebbe occupata pi della contabilit. Per, per non perdere del tutto il controllo sullattivit, decise di affidare la stessa contabilit ad una persona di sua fiducia. Cos fummo costretti a subirci il rag. Filippo Miglietta, che, detto tra noi, secondo me o diploma e raggiuniere se lha pigliato cu e punte da Mira Lanza. Chillo st proprio appiccicato che nummere!
Giulietta: Starr pure appiccicato, per proprio nu bellu guaglione, a mme me piace assaje!! (sognante) Tene presenza, educazione, belli maniere Peso, misura e qualit. (ironica) Tale e quale a mio marito. Mai un fiore, un regalo, niente. A ogni ricorrenza si presenta a casa con qualcosa presa dal negozio suo. Vruoccole, rafanielle e purtualle! E quando glielo faccio notare, quasi quasi si offende pure: (imitando) Ma che vuoi dire? Perch buttare i soldi dalla finestra con cose inutili, quando abbiamo a portata di mano tutto questo ben di Dio?
Emilio: Comunque don Filippo o raggiuniere nun o sape fa!
Giulietta: Vuje dicite accussi pecch site mmediuso Basta, faciteme je dinta cucina ca m vene don Vittorio o cuoco.
Emilio: V, v ( ripensandoci) Aspetta Giuli, viene cc, taggia fa ved na cosa
Mentre Giulietta si avvicina, Emilio estrae dalla tasca della giacca un astuccio da gioielliere che contiene un anello. Lo apre e mostra il contenuto alla ragazza, che, prendendolo, esclama:
Giulietta: DonnEm!!! E quant bello!!! Ges, nun aggio maje visto naniello accuss bello! Chi o ssape a mugliera vosta comme sarr cuntenta !!!
Emilio: (stupito) Muglierema? E che nce trase muglierema? Chisto laggio accattato pe tt! E il mio regalo di fidanzamento.
Giulietta: (offesa) Ma vuje overo facite? Ma pe cch mavite pigliata? Io songo na femmena spusata e cierti avanzi non me li dovete fare !!!
Emilio: Giulietta mia, ma che hai capito? Io ho intenzione di fare le cose serie con te. Se tu accetti la mia proposta, io vado da mia moglie, le spiego la situazione e nce spartimmo, cos dopo possiamo stare sempre insieme
Giulietta: (ironica) Ah, ho capito. Voi volete parlare con vostra moglie, volete chiedere la separazione Cos dopo stiamo insieme.. E fatemi capire una cosa, na vota che avete parlato con vostra moglie e le avete spiegato che siete innamorato di me, doppo ca che essa, sicuramente, cha mannato a via e fora, noi, donnEm, NOI che facciamo? Ccome campiamo? Daria? Dammore?
Emilio: (confuso) Ma, Giulietta mia cara, io credevo Io pensavo
Giulietta: (quasi rabbiosa) Ma cosa credevate? Che pensavate? Io almeno, sicuramente, un posto come cameriera da qualche altra parte lo trovo, ma voi, vuje che facite? Vuje ca non ve sapite accunci quatte ove dinta nu piatto! Ca la parola FATICA nel vostro vocabolario non esiste, comme campate? Vuje nun tenite n arte, n parte. E Saverio, mio marito? Che ne facciamo? Non sar la perla degli uomini, ma pur sempre il mio legittimo consorte e gli devo rispetto. E pirci, faciteme sta quieta. Con permesso. (uscendo, ride) V parl ca mugliera, ahahahahah, Se v spartere, ahahahah, v a separazione, ahahahahah. Ma nun me facite ridere
Emilio, deluso, estrae dal cassetto di un mobile alcuni libri contabili. Mentre si accinge ad esaminarli, si accorge dellarrivo di Vittorio.
Emilio: Olloco, o Il mio adorato cainato
Vittorio: (Cinquantenne, bella presenza, vedovo da alcuni anni, fratello di Amalia. Gelido) Buonasera Emilio, sei sceso presto a quanto vedo
Emilio: Si, volevo dare un occhio a questi conti
Vittorio: (allusivo) Certo, ed un altro occhio a Giulietta
Emilio: (risentito) E che vuoi dire con questo?
Vittorio: (sornione) Niente, ti pare Era cos, per dire
Emilio: Non perdi occasione per sfrocoliarmi, vero? Per dire cattiverie sul mio conto?
Vittorio: (fintamente sorpreso) Io? Ma quando mai! E la tua immaginazione
Emilio: (deciso) Insomma, tu non ti vuoi fare capace che io con la storia tua, di Ninuccia e di tua sorella non centro niente, che non sono stato io a fare la spia
Vittorio : Per carit, e chi dice niente Solo, mi sembra strano che la domenica sono stato ospite a pranzo a casa vostra e il luned seguente Amalia non andata al circolo per la sua irrinunciabile partita di carte con le amiche, per venire in albergo a farmi, diciamo cos, una bella sorpresa! Ricordati che, una volta, Amalia and al circolo bench mamm stesse veramente male.
Emilio: Me lo ricordo, me lo ricordo. Ma ti ho gi spiegato che si trattato di una malaugurata coincidenza. Le donne, lo sai, hanno un sesto senso per certe cose
Vittorio: Il sesto senso non spiega certi precisi riferimenti che ha fatto Amalia. (allusivo) Come se qualcuno avesse detto, avesse accennato a qualcosa, magari approfittando di un momento di solitudine, in cucina, mentre io ero in soggiorno o chiss dove
Emilio: (imbarazzato) Oddio, se vogliamo essere onesti, posso aver fatto qualche accenno, qualche velata allusione, ma niente di pi
Vittorio: (irato) Azzo, velata? Tu e fatto o tappezziere! E miso e tende!!!
Emilio: (come per giustificarsi) Ges, io non mi faccio capace. Cosa c di sbagliato? Io vorrei dire a mia moglie: Amalia cara, ormai tuo fratello vedovo da parecchio tempo, ancora un belluomo, ha una certa posizione, che male c se vuole rifarsi una vita con unaltra donna, se vuole godere un po di felicit?
Vittorio: Lo sai come la pensa tua moglie in proposito. Gli affari di cuore e il lavoro non possono stare sotto lo stesso tetto. Infatti essa dice sempre: Lasciail cuore lontano dal lavoro.Capito Em? A buon intenditore poche parole Qu gi ci stanno troppe eccezioni E poi queste differenze diciamo sociale sinceramente non le concepisco.
Emilio: Hai ragione,
Vittorio: Comunque stai attento; il sesto senso potrebbe colpire anche te. E mentre io me la cavo perch tua moglie un altro cuoco come me per i quattro soldi che mi da non lo trova. E se pure dovesse cacciarmi, io un altro lavoro lo trovo sicuramente ma tu, tu che cosa ti metteresti a fare se ti cacciasse di casa? TU ca non te saje accunci quatte ove dinta nu piatto! Ca la parola FATICA nel tuo vocabolario non esiste, ca nun tiene ne arte ne parte?
Emilio: (in apparto) Ma che, se so mmise daccordo tutte quante? (offeso) Vittorio, adesso stai cadendo proprio in basso
Vittorio: E tu statte accorto a nun te fa mena pe tutte scale dd palazzo!!! (esce)
Entra Saverio.
Saverio: (Di circa quarantanni, gestisce un ingrosso di frutta e verdura che rifornisce molti alberghi e ristoranti della zona. Marito di Giulietta) Donn Emilio i miei rispetti..
Emilio: (infastidito) Don Saverio, servo vostro
Saverio: Vi vedo veramente in gran forma, e (cauto) donn Amalia? Neanche stavolta c?
Emilio: Anche voi state na favola E.. no, ha avuto un contrattempo improvviso
Saverio: Che peccato, ma vuje guardate nu poco le combinazioni, pe ddoje vote e seguito donn Amalia ha avuto un contrattempo .
Emilio: E che ci volete fare, cose che capitano. Comunque a che devo il (ironico) piacere della vostra visita?
Saverio: Uh, Ges, don Em.. E oggi non forse il primo del mese? Ed io, come tutti i mesi, vengo ad incassare la fattura per la fornitura mensile.
Emilio: Siamo gi al primo del mese? Come passa veloce il tempo. Certo non si pu dire che non siate un tipo preciso.
Saverio: Precisissimo, caro don Emilio. Preciso nel riscuotere come nel consegnarvi merce di prima qualit!
Emilio: Sulle puntualit niente da dire, sulla qualit .
Saverio: (visibilmente offeso) Donn Em,! E che volete dire con questo? Sappiate che a voi e donn Amalia conservo solo la merce migliore, scelta da me personalmente!
Emilio: Sar come dite voi. Comunque, quanto vi devo?
Saverio: Lo stesso del mese scorso. Sulo io saccio e salti mortali che devo fare per mantenere sempre gli stessi prezzi, cu sti tasse che crescene sempre. Ma che ci volete fare? Per voi e donnAmalia farei qualsiasi cosa, siete i clienti ai quali tengo di pi.
Emilio: (sottovoce) Seh, seh, soprattutto a muglierema (apre un cassetto ed estrae dei soldi che porge a Saverio) Ecco a voi; come al solito consegnerete la fattura al mio ragioniere.
Saverio: (intascando il denaro) E voi Come al solito, non dubitate. Allora ci vediamo il mese prossimo, sperando di avere la fortuna di omaggiare la vostra signora.
Emilio: E speriamo. Bbona jurnata don Sav.
Saverio: Salute a voi don Emilio (esce)
Giulietta rientra
Giulietta: Neh, donn Em, ma stammatina nisciuno tene ggenio e f colazione?
Emilio: Ferdinando, il portiere di notte, ha detto che il barone Capece stanotte rientrato passata luna e mezzo e quindi starr ancora durmenno. I due sposini di Benevento sono usciti presto perch volevano girare per la citt prima che iniziasse il caos quotidiano e avrebbero fatto colazione in un bar. Il dottor Proietti (allarmato, guarda lorologio e quasi urla) MADO, o duttore!!!! Laveva scet nora ff!!! Chillo adda parl o congresso de cardiologi allHotel Royal !!!
Giulietta: Ma che capa ca tenite !!! Jamme a llo sceta
Nelluscire Emilio lascia lastuccio con lanello sul bancone. Entra Saverio furtivamente.
Saverio: Meno male, donn Emilio non ci sta e mia moglie Giulietta star riordinando le camere degli ospiti. Devo a tutti i costi trovare Pasquale, sulo isso me po dicere che st succedendo a donnAmalia. Chillo pe quatte lire me dice tutto chello ca voglio sap. A scusa dda coincidenza nun me laggio ammuccata manco nu poco. E po o purtiere dd palazzo affianco mha ditto ca donnAmalia non si vede allalbergo da due mesi, da quando succedette nu miezo appicceco cu na cammarera Conosco donnAmalia da tanti anni, stata essa ad assumere Giulietta, mia moglie, dietro mia insistenza ed naturale che le sia affezionataA verit che me piace proprio assaje! E non sopporto lidea ca chillu turzo e cavoluciore ca tene pp marito ladda st vicino Pe na femmena comma essa nce v nommo pusitivo e curaggiuso comma mme. Certo, pure Giulietta me vo bbene, na bella femmena, onesta, faticatrice, ma tene troppo a capa dinte nuvole, comme na banana tutta verde immatura! Ma donnAmalia tutta nata cosa, femmena overo, carnale. E, che a me mme piace, nce laggio fatto cap e tutte mmanre. Na rosa annascusa dinta cascetta da frutta, cucuzzielle, e pummarole a gratis, quatte cape e finocchio annascuse mmiezo a nzalata, nu bellu mazzo e rafanielle Certo na femmena comma donna Amalia nun se conquista a botta e cucuzzielle e cape e fenocchio Ma purtroppo queste sono le mie possibilit al momento. Chiss che in un futuro prossimo Basta, mo vaco a vede si Pascale sta dinta cucina. (Mentre si avvia verso la cucina, nota lastuccio sul bancone. Si ferma, lo apre) E chisto che dd? Sangue de Bacco !!!! E che sbrillocco !!!! Questo s che sarebbe un dono adatto per donnAmalia. Ma, di chi sar ? (dopo aver tentennato un po). Ma s, come si dice? Roba trovata non ha padrone. E comunque questo un segno del destino. Meglio che me ne vado prima che entri qualcuno (esce. Entra Emilio)
Emilio: Mamma mia, e che cancheriataca mha fatto o duttore E comme o pu dd tuorto. Chillo stammatina aveva parl allapertura do congresso nazionale e p colpa mia arriva nora cchi tardeVabbfar la chiusura!!!
Entra Amalia
Emilio: ( sorpreso) Ue Am, e come mai da queste parti?
Amalia: (di circa quarantacinque anni, proprietaria dellalbergo. Latteggiamento dimostra fermezza di carattere e grande senso di praticit. Ormai considera Emilio, il marito, una croce che il destino le ha riservato. Seria) Dopo lunga riflessione, dopo aver valutato attentamente i pro e i contro della mia decisione, soprattutto alla luce del fatto ca tengo nu marito ca nun bbuono a scart e muscie da e tuoste, ca comme laglio dinta genuvese, cio non cazzecca, ho deciso di riprendere il posto che mi compete, al comando di questa nave ormai alla deriva.
Emilio: SehO Titanic!!!(amaro) E grazie per la fiducia
Amalia: Ancora una volta hai dimostrato tutta la tua inadeguatezza, la tua incapacit a ricoprire un qualsiasi ruolo e ad assumerti qualsivoglia responsabilit. (quasi con disprezzo) Nun te saje accunci quatte ove dinta nu piatto! La parola FATICA nel tuo vocabolario non esiste. Nun tiene ne arte ne parte In parole povere, si n quaqquaraqqu !
Emilio:(ironico) Troppo buona (in apparto) Ce mancava sulo essa. E comunque, credevo peggio
Amalia: Non c di che. Ora devo andare a chiarire qualche punto con mio fratello Vittorio. Deve capire che la prossima volta cha ff o zeza cu na cammarera o ninserviente, me scordo ca fratemo, ca tene na piccola quota dda societ, ca uno dd meglio cuoche e Napule e o manno a cerc a carit, quant vero ca me chiammo Amalia Percuoco. (pausa. Poi minacciosa) Po, appena aggio fernuto cu isso, accummencio cu tt !!! (esce)
Emilio inizia a cercare qualcosa sul bancone, dietro, a terra. Nel frattempo entra Giulietta.
Giulietta: DonnEm, ma possibile che ho visto donnAmalia entrare in cucina?
Emilio: (esageratamente ironico) Nooo! Che staje dicendo??? Ma vuje vedite nu poco !
Giulietta : Sissignore, laggio vista e stramacchio proprio m. E come mai ritornata sui propri passi, come si dice: che uscita a Canosa?
Emilio: Pecche ha pigliato a Napoli-Bari invece della Salerno-Reggio Calabria! (ridendo) Giuli ma che vaje ammaccanno? Di una persona che cambia idea, che ritorna sulle sue decisioni si dice che tornata a Canossa, no che uscita a Canosa. (tornando serio) Comunque la signora ha deciso di riprendere le redini in mano Si sa, locchio della padrona ingrassa il cavallo! E, daltra parte, a caval donato non si guarda in bocca.
Giulietta: (perplessa) E dove lo mettiamo?
Emilio: Che cosa?
Giulietta: Il cavallo.
Emilio: Quale cavallo?
Giulietta: Quello che ha comprato donnAmalia...
Emilio: Muglierema ha accattato nu cavallo? Ma vedite nu poco se il caso di buttare i soldi con tutte le spese che teniamo Nu cavallo Avesse ditto nu cane, na gatta, n'auciello, ma nu cavallo addirittura! E add 'o mettimmo? E poi io nun saccio niente? Il leggittimo consorte all'oscuro, mentre la cameriera sa tutto?? Cose dellaltro mondo! Io nun nce saccio manco j a cavallo! (pausa) Ma tu sei proprio sicura?
Giulietta: Comm sicuro ca state nnanze a mme!
Emilio: Cose dellaltro mondo! E a te chi te llha ditto?
Giulietta: Vuje donn Em, in questo preciso momento...
Emilio: Io? (intuendo lequivoco) Giuli pe favore, nun te ce mettere pure tu! Volevo dire che le cose importanti uno se le deve seguire in prima persona. Piuttosto siente na cosa, ma e visto lastuccio cu laniello?
Mentre dice questa battuta entra Amalia
Amalia: Quale anello?
Emilio: (visibilmente imbarazzato, cerca disperatamente di porre riparo) Anello? No, no, cara, hai capito male. Io chiedevo di Aniello, o guaglione do bar affianco
Amalia: (scettica) O guaglione do bar dintallastuccio?
Emilio: (c.s) No, tesoro mio, scusa, hai ragione, parlavo di un anello di mamma che ho trovato laltro ieri in un cassetto dellufficio
Amalia: Un anello di tua madre? E com fatto?
Emilio: (c.s.) E com fatto? Ma io ieri quando lho trovato, ho aperto lastuccio giusto un attimo, mo non mi ricordo
Amalia: (c.s.) Ah, non te lo ricordi?
Emilio: (c.s.) No, te lho detto, stamattina, appena l'ho trovato, ci ho dato una guardata rapida e poi lho messo chiss dove
Amalia: (glaciale) Em, lanello, quando lo hai trovato? Laltro ieri, ieri o stamattina?
Emilio: (sempre pi confuso) Veramente, Amalia, non capisco
Amalia: Tavessa fa nu paliatone?
Emilio: (al colmo della confusione) Ti ringrazio, sei molto cara, ma ho gi fatto colazione stamattina; anzi il cornetto si piazzato sullo stomaco, chiss perch? (per cambiare discorso) No, perch sai cara, a me piace il cornetto di pasta sfoglia. Invece quello di pasta briosche mi si.
Amalia: (interrompe Emilio e, imperiosa, rivolta a Giulietta) Jesce a via e dinto tu! (appena Giulietta uscita) Sienteme bbuono sottospecie dinvertebrato. Taggio avvisato chhi e na vota, nun fa o farenella ca te faccio pigli dda e farfarielle e te manno primmao Loreto Mare con fratture composte e scomposte, poi, quanno jesce, te ne caccio dda casa cu na mano annanazo e nata areto. (ripete mimando) Em, una mano annanzo e nata areto. (Emilio ripete quasi in trance i gesti della moglie). E mo lievate a nanze e piede, caggia ved quale autro guaje e cumbinato! (Emilio esce)
Mentre Amalia consulta i libri contabili, entra Saverio.
Saverio: DonnAmalia ! Quale piacevolissima sorpresa !
Amalia: (visibilmente compiaciuta) Don Saverio carissimo, come state?
Saverio: Bene, grazie. Meno male che stamattina ho dimenticato di chiedere a vostro marito lordinazione giornaliera, cos sono dovuto tornare e ho avuto la fortuna, nonch la gioia, di vedervi dopo un bel po di tempo
Amalia: Avete ragione, ma ho avuto impegni pi urgenti e ho dovuto affidare tutto a mio marito. Quindi stamattina gi siete venuto?
Saverio: Come ogni primo del mese sono venuto a riscuotere la fattura e anche questa volta voi non ceravate
Amalia: Eh gi, ma penso che da adesso in poi mi troverete sempre, (un po civettuola) se vi fa piacere
Saverio: E lo dite pure? Ci conosciamo da tanti anni. Ormai fra noi c un certo affiatamento.
Amalia: Sicuro, don Sav! Sicuro Ci conosciamo da tanto. Se aspettate un attimo vado a chiamare mio marito
Saverio: (fermandola) No, donnAmalia, aspettate un attimo, devo dirvi una cosa. Anzi devo darvi una cosa.(Estrae dalla tasca lastuccio e lo porge ad Amalia, la quale aprendolo ne resta visibilmente meravigliata ed estasiata)) Un piccolo regalo. Una cosa alla quale tengo molto. Questo un anello appartenuto alla buonanima di mia madre. Mi ricordo come se fosse adesso il giorno in cui me lo diede. (fintamente commosso) Era a letto, sofferente, ormai morente e mi mand a chiamare: Nenn, disse, perch mia mamma cos mi chiamava, Nenn. Nenn bello e mamm io non ti posso lasciare niente, pecch niente tengo. Lunica cosa questanello. Te lo lascio, ma tu mi devi giurare davanti al quadro della Madonna di Piedigrotta che lo regalerai solo alla donna che ti far sbattere forte il cuore in petto. Solo a lei e a nessunaltra. Detto questo (facendo il segno di croce) and a fare compagnia a pap. Sono passati otto anni donnAmalia e lanello stato sempre con me, notte e giorno. Adesso venuto il momento di darlo a lunica donna che me ffa sbattere forte o core mpietto: vuje donnAmalia!!!
Amalia: (lusingata) Don Saverio io vi ringrazio, voi lo sapete, ci conosciamo da tanto tempo, per voi, ho una certa simpatia (Saverio fa per abbracciarla, ma lei lo ferma mettendo avanti le mani) Ma, sono una donna maritata, (amara), cu na specie e pesce bollito, ma pur sempre maritata e merita rispetto. Come pure voi siete sposato e per di pi con una mia dipendente. Capirete, quindi, la mia posizione molto delicata. Tuttavia non voglio darvi un dispiacere rifiutando il vostro regalo. Lo accetto come segno di amicizia. (allusiva) Poi si vedr Ma adesso abbiate pazienza, devo lavorare. Poi vedremo.
Saverio: (speranzoso) Donn Amalia, davvero posso sperare che
Amalia: ( con tono fermo ma non sgarbato) Don Saverio, siate gentile. Vi ho detto poi vedremo Adesso lasciatemi per favore.
Saverio: (rincuorato) Come volete. Servo vostro donn' Amalia. (esce)
Amalia poggia l'astuccio con l'anello sul bancone e inizia a leggere i libri contabili, quando entra il barone; dall'incedere e dal viso si intuisce che reduce dai postumi di una sbornia.
Barone: (Attempato nobiluomo di oltre sessantanni, vedovo, amante della bella vita e delle giovani ragazze.) Buongiorno signora Amalia.
Amalia: Buongiorno Barone. Uh, e che brutta cera che avete stamattina.
Barone: Gi. Ieri sera, contrariamente al solito, ho bevuto un p pi del dovuto.
Amalia: (in apparto) Contrariamente al solito... seh. seh. (quasi con disprezzo) Sta vecchia spugna...!
Barone: Vedete, ieri sera ero in compagnia di alcuni amici in un noto locale al Borgo Marinari per festeggiare il genetliaco del duca di Torrepadula e, sapete come si usa fra noi nobili, un giro lo offro io, un altro lo offri tu.... abbiamo finito per esagerare un pochino. Tengo un mal di testa che non potete neanche immaginare. Piuttosto, donn'Amalia, ho bisogno di un favore. Devo recapitare un biglietto urgente al marchese di Villammare, che abita qu vicino. Avreste un garzone per la bisogna?
Amalia: (che non ha capito bene l'ultima frase) Si, barone. Non so se Pasquale il facchino sta facendo i suoi bisogni. Comunque mo' ve lo vado a chiamare e glielo dite voi. (esce)
Barone: Mamma mia e che mal''e capa! Quanto mi hai fatto bere ieri sera, Teresina mia; e quanto ti sei arrabbiata. E come darle torto? Ci vediamo una, massimo due volte al mese, quando, con la scusa di un compleanno di qualche amico titolato, dico ai figli miei che scendo a Napoli per qualche giorno e mi vedo con Teresa. L'avessara sap 'e figlie miei che la maggior parte degli amici miei stanno ch''e spalle 'o ffrisco!!! Ma d'altra parte, che c' di male? Dopo la dipartita della mia amata Eleonora cosa avrei dovuto fare? Il romito nella villa di Agerola? E allora ho cominciato a frequentare Napoli e i suoi locali notturni. Ed in una di queste circostanze che conobbi Teresa. Mi innamorai subito della sua giovinezza, della sua bellezza, della sua voglia di vivere. E lei trov in me l'uomo maturo, posato, la solida quercia a cui appoggiarsi. Ma ieri sera era furiosa, ha detto che non il tipo da fare l'amante o peggio. Vuole che parli di noi con la mia famiglia, per regolarizzare il nostro rapporto... Comme si fosse facile! Se i miei figli dovessero solamente sospettare una cosa del genere, mi farebbero interdire e quindi escludere dai beni di famiglia. No, no, per il momento non cosa. Dovrei farle un bel regalo per tenerla buona almeno fino a quando non torno la prossima volta. E che accatto? E cu quali sorde? Ieri sera mi sono giocato quasi tutto quello che avevo con me. Tengo giusto quanto serve per pagare la pensione e il biglietto del treno per Castellammare. Tutti i miei averi sono impegnati e le ricevute sono in mano a quel (Accentuando) Parolano, Verdummaro e Usuraio di Don Saverio. (nota l'astuccio sul bancone, lo prende, lo apre) Corbezzoli! E di dove salta fuori codesto brillante? Sarebbe proprio il regalo giusto per Teresa mia. Ma di chi sar? Un p mi vergogno a comportarmi come un ladro, ma d'altra parte non ho alternativa. Ci vuole unidea Ho trovato, far cos; appena la vedo glielo regalo, poi, prima di ripartire, in un modo o nell'altro, con una scusa qualsiasi, me lo riprendo e lo riporto qu. Diciamo che lo prendo in prestito per qualche ora, v. (entra Teresa). U Teres, e tu che ci fai qui?
Teresa: ( Giovane, di circa venticinque anni, di famiglia borghese, in cerca del partito giusto per sistemarsi) Perdonami caro, lo so che mi hai detto di non venire mai alla pensione dove alloggi, ma avevo bisogno di fare la pace con te dopo il contrasto di ieri sera. Lo so, ti sar sembrata una orribile strega malvagia...
Barone: Ma cosa dici mai, luce dei miei occhi? Quale strega, un angelo sei per me. E per dimostrarti tutto il mio affetto, ho un bel regalo. (porge l'astuccio a Teresa che lo apre con evidente curiosit)
Teresa: (meravigliata dalla bellezza dell'oggetto) Eugenio! Ma stupendo! Chiss quanto ti sar costato!
Barone: Non tanto il valore commerciale, quanto quello affettivo. (serio, quasi grave). Questo lanello di mamma. Ella lo ebbe in dono quando aveva poco pi di ventanni da un giovane spagnolo che aveva conosciuto frequentando i salotti bene di Napoli. Fu amore a prima vista, ma il padre di lui, un diplomatico accreditato presso il consolato spagnolo a Napoli, non vedeva di buon occhio la relazione. Alla fine costrinse Manuel, cos si chiamava il giovane, a far ritorno a casa, in Spagna. La sera prima della partenza, fra le lacrime dei due fidanzati, Manuel don a mia madre lanello, promettendole di ritornare per sposarla. Purtroppo il giovane per in un incidente durante il viaggio. Alcuni anni dopo mia madre conobbe il barone, mio padre, ma non rivel mai la sua relazione con Manuel, n parl dellanello. Ricordo come fosse ora la sera in cui mia madre, seduta nel suo letto, il petto squassato dai colpi di tosse provocati dalla malattia, mi raccont di lei e del giovane Manuel e, tendendomi lastuccio con mano tremante mi disse: Gegg, perch mia madre in privato cos mia chiamava, Gegge, ti lascio la cosa pi preziosa che ho. Conservala con cura e regalala solo alla donna che riterrai degna del tuo amore. E quella donna sei tu, Teresa mia!
Teresa: Madonna mia, che storia commuovente Comunque con questanello al dito far un figurone domani sera alla festa.
Barone: (spaventato) Alla festa? E quale festa?
Teresa: Scusami caro, anche per questo ero venuta a cercarti. Volevo avvisarti che vado a Velletri. Mia cugina Clara mi ha invitata l per la sua festa di compleanno. Parto fra due ore.
Barone: (sbianca allidea che Teresa parta con lanello togliendogli cos la possibilit di riprenderlo e rimetterlo al suo posto) Teresa mia cara, non mi sembra unidea sensata mettersi in viaggio e in treno per di pi, con un simile oggetto di valore in borsa. Se te lo rubassero mi dispiacerebbe assai, te lho detto, lanello di mamma Lascia che lo custodisca io, te lo render appena ci rivedremo.
Teresa: (delusa) Quanto sei apprensivo. Ma cosa vuoi che succeda?
Barone: Non dire cos! (drammatico) Non immagini neanche che razza di delinquenti frequentano i treni al giorno doggi in cerca di facili prede da catturare
Teresa: (arrendendosi, ma delusa) Come al solito hai ragione tu, anche se mi avrebbe fatto tanto piacere sfoggiare un simile gioiello alla festa, ma viaggiare da sola, in treno, con questo valore addosso. Se ne sentono tante in giro (restituisce lastuccio al barone che lo afferra con un sospiro di sollievo)
Barone: E adesso andiamo mia cara. Ti accompagno a prendere il tuo bagaglio e quindi alla stazione.
Mentre stanno per uscire entra Pasquale il facchino.
Pasquale: (E il factotum dellalbergo. Dotato di scarsa istruzione ma di grande acume e scaltrezza) Barone, mi avete mandato a chiamare?
Barone: Si. (rivolto a Teresa) Tesoro mio, avviati verso casa, chiedo un favore al giovane e ti raggiungo.
Teresa esce
Barone: Dunque, buon uomo, le sarei grato se volesse essere latore della presente missiva allindirizzo posto in calce alla medesima, possibilmente con cortese sollecitudine.
Pasquale: (non ha capito nulla) Che????
Barone: (cercando di essere pi chiaro) Vorreste, di grazia, dietro equo compenso, recapitare al giusto indirizzo la qui presente epistola?
Pasquale (c.s.) Che ????
Barone:(esasperato) Avita purt sta lettera allindirizzo che sta ngoppa busta!!!
Pasquale: Ah, mo aggio capito E, lequo compenso?
Barone: Ah, quello lavete capito, eh? (posa lastuccio sul bancone, consegna la busta, estrae una moneta dalla tasca dei pantaloni e la porge a Pasquale, quindi esce dimenticando lanello. Pasquale prende la busta, la moneta e nelluscire nota lastuccio sul bancone e intasca anche quello).
Entra il ragioniere Filippo Miglietta, guardandosi in giro
Filippo: (Ragioniere, trentenne, impiegato presso uno studio commercialistico, aspetta loccasione giusta per mettersi in mostra agli occhi della sua amata Rosa e del padre di lei, contrario al fidanzamento) Buongiorno, permesso? C' qualcuno? Don Emilio? Niente, mai possibile che non c' nessuno? (con amarezza) La solita ciorta mia! Proprio oggi che dovevo parlare con donn'Emilio urgentemente, isso nun ce st! Ma io devo parlargli ad ogni costo! Deve necessariamente darmi almeno un acconto sulle mie spettanze. Io capisco il momento poco favorevole, ma isso adda cap pure 'a mme! Anche io ho le mie esigenze. Dopodomani Rosa mi ha invitato a cena a casa sua per farmi conoscere i suoi genitori. Posso mai presentarmi a mani vuote? Un regalo alla mia futura sposa e ai miei suoceri lo devo pur portare. Quindi almeno un piccolo acconto, lui che il mio pi importante e, al momento, unico cliente, me lo deve riconoscere.
Entra Pasquale con in mano l'astuccio
Filippo: Buongiorno Pasquale.
Pasquale: 'Ngiorno ragiunie'.
Filippo: Neh, Pasquale, ma che fine hanno fatto tutti? Qu non c' nessuno.
Pasquale: Non lo so; io adesso sto tornando da una commissione per il barone.
Filippo: Ho capito. (notando l'astuccio in mano a Pasquale) Pasqu, e che cos' questo?
Pasquale: (mostrando il gioiello) Questo? Questa una cosa preziosa assai
Filippo: (in apparto) E questa la soluzione al mio problema! Devo convincere Pasquale a darmi l'anello! (a Pasquale) Bello, veramente bello! E, dimmi una cosa, saresti disposto a venderlo?
Pasquale: Raggiuni, ma stisseve pazzianno ???
Filippo: E che te ne fai? Non sei ammogliato, n fidanzato...
Pasquale E che vuol dire? Finch c' vita c' speranza....
Filippo: (sbrigativo) Vabb, ho capito. Dimmi quanto vuoi.
Pasquale: (ha capito l'interesse di Filippo e vuole approfittarne. Fintamente indeciso) E che vi devo dire? Proprio perch siete voi... Datemi trecentomila lire e l'anello vostro!
Filippo: (allibito) Trecentomila lire? Pasqu, ma tu fusse asciuto pazzo?
Pasquale: Raggiuni, ma vuje nun sapite 'a storia 'e chist''aniello. Chisto l'aniello 'e mamma'! Dovete sapere che mia madre ha fatto sempre la cammarera. Ha faticato nelle migliori case di Napoli, tutta gente piena di soldi. Notai, avvocati, dottori... E dovunque stata, i padroni sono rimasti sempre contenti del suo lavoro. Mai una lamentela, un rimprovero, niente. Negli ultimi anni and a servizio nella villa del consolatore dei Turchi....
Filippo: (interrompendo) 'O consolatore dei Turchi? E chi ?
Pasquale: Comme che chi ? Don Fil mi faccio specie di voi che siete struito e acculturato, che avete fatto le scuole basse e alte! Il consolatore quella persona che se voi... Insomma, se voi non siete di qua, siete straniero ma abitate a Napoli, quando avete un problema, andate dal vostro consolatore e lui appara tutto.
Filippo: (fra s) Consolatore? Consolatore? (finalmente capisce) Il console! Pasc ma che vaje dicenno?
Pasquale: Vabbu, sarr come dite voi; comunque quando il .... console dovette tornare al paese suo, sua moglie, la cnsola, che era affezionata assaje a mamm, se la chiammaje in disparte e lle regalaje st'anello in segno di ringraziamento per tanti anni di continuo e devoto servizio. Una sera che stavamo a tavola, mamm pigliaje l'anello e me lo diede dicendo: Scal,pecch mamma' me chiammava accuss, Scal, si avissa st in difficolt, vinnete tutto cose, ma maje st'aniello! Me l''e 'a giura'! St'aniello te pruteggiarr da tutt''e guaje, sfurtune, e maluocchie. Non t'o vennere maje.... Capite bene ca nun pozzo ven meno alle ultime volont 'e mamm...
Filippo: (ha capito che Pasquale vuole solo mercanteggiare) A parte il fatto che quando hai avuto l'anello tua madre non stava morendo, quindi non ci sono ultime volont, facciamo cos, ti d centomila lire e non ne parliamo pi.
Pasquale: (scandalizzato) Centomila lire? Raggionie', ma che dite? E il valore infettivo?
Filippo: Il ...che cosa?
Pasquale: Quando uno ci tiene ad una cosa....
Filippo: Affettivo, valore affettivo
Pasquale: Eh, proprio quello. Per non parlare poi dell' infrazione?
Filippo: Infrazione? E chi ha preso una multa?
Pasquale: No, no la multa. Quando le cose costano di pi....
Filippo: L'inflazione... Pasquale mio e che lingua che tieni! (tirando a corto) Comunque io pi di centocinquantamila lire non ti posso dare...
Pasquale: E vabb. Me le date come catarro...
Filippo: Seh, comme brunchite!! Come caparra, vorrai dire? Comunque adesso non ho con me il denaro. Dammi lanello, vado a casa prendo i soldi e torno.
Pasquale: (porgendo lanello) Proprio perch siete voi, vi tengo di fiducia. Raggioni, mi raccomando, non dite niente a nessuno che ve lho dato io e non lo fate vedere qua dentro, che tutti sanno la storia di mamma e ci farei una brutta figura... Capirete che pure mamm non sarebbe contenta...
Filippo: Pasquale, ma ti pare che ti metto contro 'a mamma' tua ? Stai tranquillo. Vado e torno.
Pasquale: Mi raccomando Adesso fatemi andare a dare una mano in cucina. (esce)
Filippo: E adesso che ho risolto il problema, posso andarmene anche io.
Mentre sta per avviarsi alluscita, entra Rosa
Rosa: (Giovane, circa venticinque anni, combattuta fra lamore per Filippo e la contrariet del padre a questo rapporto. Agitata) Ciao Filippo.
Filippo: Ciao Rosa, che piacevole sorpresa. E come hai fatto a trovarmi?
Rosa: Sono passata prima allo studio dove lavori, e quella vecchia zitella acida della segretaria mi ha detto che stavi qua. Non so perch, ma quella non mi pu sopportare. Mica sar innamorata di te? Del resto, devo dire che il sentimento da parte mia ampiamente ricambiato.
Filippo: (conciliante) Adesso non ti arrabbiare. Piuttosto che cosa successo di tanto urgente?
Rosa: Cosa successo? La cena di dopodomani saltata!
Filippo: (incredulo) La cena saltata?
Rosa: S, saltata definitivamente
Filippo: (c.s.) La cena di dopodomani saltata?
Rosa: Si.
Filippo : (c.s.) Quella con la tua famiglia?
Rosa: (stizzita) La smetti di comportarti come un pappagallo? Ti ho ben detto che la cena saltata!
Filippo: (confuso) Si, certo capisco. Ma cosa successo?
Rosa: Mio padre stamattina a colazione ha ricominciato con la solita tiritera: Rosa mia pensaci bene, non andare di fretta, questo giovane che futuro ti pu garantire, lavora in uno studio che non neanche suo, non ha un posto fisso
Filippo: (astioso) Certo che questa del posto fisso una vera e propria mania per tuo padre
Rosa: In fondo, in fondo tutti i torti non li ha
Filippo: (offeso) Ma brava! Adesso dagli pure ragione!
Rosa: (conciliante) Ma no, dai. Cerca di capire. E normale che un padre cerchi sempre il meglio per una figlia, soprattutto se questa figlia unica
Filippo: Certo, per uno che ha lavorato quarantanni al Comune come tuo padre o al Catasto come il mio
Rosa: (risentita) E proprio per questo che vorrebbe una sicurezza economica per la propria figlia, perch sa cosa vuol dire contare su unentrata certa a fine mese
Filippo: (enigmatico) Avevo preparato una sorpresa per voi tre
Rosa: (incuriosita): Una sorpresa? E cosa?
Filippo: Adesso inutile, la sorpresa saltata insieme alla cena
Rosa: Dai, ti prego. Di cosa si tratta?
Filippo: (mostrando lanello) Questo quello che resta di una vita da posto fisso
Rosa: (ammirando il gioiello) Quanto bello!!! Ma quanto ti costato?
Filippo: (fiero) Nulla. Questo lanello di mamm ! Frutto di una vita di sacrifici da posto fisso, dono di mio padre per le loro nozze dargento. Pap ha fatto giusto in tempo a regalarglielo, prima che lo stress di una vita da posto fisso presentasse il conto Superiori, colleghi, clienti. Tutti nemici, tutti serpenti che giorno dopo giorno ti avvelenano con le loro richieste, desideri, esigenze. E tu, senza accorgertene, ti intossichi lentamente, fino a che un giornoMa io no, non voglio fare la stessa fine, voglio poter essere libero di fare delle scelte, sbagliate, magari, ma mie e di nessun altro. E quando mia madre, due mesi dopo che pap se ne era andato, mi diede lanello dicendo Fif, perch mia mamma cos mi chiamava, Fif, tienilo tu, perch possa ricordarti di non essere mai schiavo di un datore di lavoro, ma libero di esercitare la tua professione io giurai a me stesso che non avrei tradito il volere di mia madre.
Rosa: Quante belle parole, ma i fatti sono altri.
Filippo: I fatti sono che tuo padre non mi pu vedere, neanche con il binocolo.
Rosa: Adesso sei ingiusto! Mio padre si preoccupa solamente del mio futuro!
Filippo: (conciliante, cambiando discorso) Rosa, scusa, ma che centra la cena di dopodomani con il posto fisso?
Rosa: (paziente) Pap ha detto: Che fretta hai di portare in casa questo giovane? Aspetta un altro poco Una, due settimane, un mese, fino a quando non avrai le idee pi chiare:
Filippo: Un mese! Gi so passate sei mise da quando ci siamo conosciuti e dovremmo aspettare ancora?
Rosa Non lo so. Comunque adesso devo tornare a casa che ho detto a mamma che andavo dalla modista. (civettuola) Lanello lo porto con me?
Filippo: (deciso) No. Voglio consegnartelo davanti ai tuoi.
Rosa: (delusa) Come vuoi, ciao. (esce)
Restato solo, Filippo si siede su una delle due poltrone e si accinge a conservare lastuccio nella sua borsa quando entra Giulietta. Allora, rapidamente, nasconde loggetto alle sue spalle, sulla poltrona.
Giulietta: (Civettula) Buongiorno ragioniere, come mai da queste parti?
Filippo: (Amaro) Buongiorno Giulietta. No, ecco sono passato perch volevo parlare con Don Emilio di una faccenda contabile. Visto che Donna Amalia ormai sono due mesi che non viene in albergo.
Giulietta: Veramente ci sta anche Donna Amalia. Stamattina ci ha fatto una bella sorpresa.
Filippo: Ah davvero? Me la potreste chiamare per favore?
Giulietta: Subito ve la vado a chiamare. (Pi confidenziale) Don Filippo tutto bene? Vi vedo preoccupato.
Filippo: Non nulla! Questioni di lavoro.
Giulietta: Sicuro? Solo lavoro?
Filippo: (Un po inbarazzato) Ss! Ma cos un intervista?
Giulietta: (Con dolcezza) Nessuna intervistase non volete parlare va bene cos. In fondo sono fatti vostri. Per a me non mi piace che state cos gi.
Filippo: Ma tu che ne sai? Ma perch si vede che sono gi?
Giulietta: Si vede e come!!! Mi sembrate un micillo bagnato! (Pi confidenziale) Prima, quando parlavate con la signorina Rosa, un poco si sentiva di l.
Filippo: Ahecco svelato! E perch facevi tutto questo giro lungo?
Giulietta: Perdonate Filippo, ma prima non ho potuto fare a meno di ascoltare. Scusate se mi permetto ma voi siete un belluomo, molto dolce, educato e cordiale e non meritate tutto quello che state passando con la signorina Rosa e la sua famiglia.
Entra Amalia
Amalia: Buongiorno Filippo.
Filippo: Buongiorno Donna Amalia. Mi fa piacere vedervi di nuovo in albergo.
Amalia: Buongiorno Giulietta. Di cosa stavate parlando? Che sta succedendo?
Giulietta: Buongiorno Signora. No, niente! Una cosa del ragioniere.
Amalia: Di che si tratta Filippo?
Filippo: Nulla di ch Donna Amalia. La solita vecchia storia del padre della mia fidanzata che non vuole ci frequentiamo.
Giulietta: Secondo me non giusto. Loro si vogliono bene e Don Filippo una carissima persona.
Amalia: Sma a volte, come in questo caso, non basta. Un padre per la propria figlia cerca solidit. Garanzie per un futuro roseo. (Rabbonendosi) Ma come dice Giulietta, voi siete una bella persona e sono sicura che riuscirete a conquistare anche la famiglia della signora Rosa.
Filippo: Grazie Donna Amalia.
Entra Saverio
Saverio: Permesso? Posso?
Amalia: Prego SavEuhm Don Saverio.
Saverio: Buongiorno a tutti. Ciao Giulietta (la bacia) Disturbo?
Amalia: (Civettula) Niente affatto Don Saverio. Vi occorre qualcosa?
Saverio: Prima quando sono passato
Giulietta: (Inquisitoria) Ah! Gi sei passato prima?
Saverio: Si cara, due volte. Ho parlato prima con Don Emilio e poi con la Signora Amalia.
Giulietta: E perch non mi hai chiamata?
Saverio: Quando sono arrivato tu non ceri. Probabilmente eri di sopra a lavorare. Ti devo chiamare ogni volta che vengo qua?
Giulietta: Non tuttema almeno la prima volta mi potevi salutare.
Saverio: Va bene come vuoi tu. Comunque entrambe le volte che sono venuto non ho preso la lista della spesa che devo portare.
Giulietta: Sei il solito nzallanuto!!! Vieni due volte qua, non mi saluti e ti scordi anche la lista della spesa. Tieni proprio la capa per spartere le orecchie!!! Vorrei proprio sapere cosa hai fatto prima.
Saverio: (Con piaggeria) Che potevo fare? Ho fatto due chiacchiere con Don Emilio e Donna Amalia.
Giulietta: E ti sei scordato la lista!!!
Saverio: S
Amalia: (intervenendo) Va bene, nulla di grave. Giulietta, andate insieme in cucina per vedere quello che serve, insieme a mio fratello Vittorio. Ora vado un attimo di l. Don Filippo mi aspettate?
Filippo: Certo Don Amalia. Fate il vostro comodo.
Don Amalia esce. Restano Filippo, Saverio e Giulietta.
Saverio: Tesoro avviati in cucina. Quando dico due parole a Don Filippo e ti raggiungo.
Giulietta esce.
Saverio: Caro ragioniere! Come vanno le cose?
Filippo: Potrebbero andare meglio. Se non fosse per voi.
Saverio: Addirittura? Ma perch che cosa vi turba? Non il padre della vostra fidanzata che vi crea pensieri?
Filippo: I miei problemi personali non vi riguardano. Qua stiamo rischiando grosso per colpa vostra io mi sto esponendo e non ce la faccio pi.
Saverio: Ma che dite? Sta andando tutto alla grande.
Filippo: Alla grande solo per voi. Chi sta rischiando con questi intrallazzi sono io. Per dare retta a uno come voi.
Saverio: Adesso basta! Le cose stanno cos, voi mi dovete dei soldi, io posseggo degli effetti a vostro nome scaduti da tempo con la firma di avallo di vostro suocero. Come pensate di regolare? Con il vostro lavoro? Io vi sto fornendo la possibilit di estinguere il vostro debito in un altro modo e voi? Vi mettete a fare letica? Volete che la signorina Rosa venga a sapere in che modo avete tradito la sua fiducia e quella del padre? Suvvia!!! Siate ragionevole. Buona giornata. (Esce per raggiungere Giulietta) Tesoro!!! Arrivo!!!
Entrano Amalia ed Emilio. Filippo resta con espressione preoccupata.
Amalia: Don Filippo Eccomi a voi.
Emilio: Buongiorno Ragioniere.
Filippo: Buongiorno Don Emilio.
Amalia: Ditemi tutto. Come mai siete passato? (Nel dire questo, la voce di Vittorio la chiama dallesterno per invitarla a raggiungerlo in cucina). Chiedo scusa ma devo tornare di l. Dite pure a Emilio. (Esce)
Emilio: Di che si tratta ragioni?
Filippo: Ero venuto per dirvi che Vi ho aspettato quasi mezzoraMa ora si fatto tardi Devo andare al Ponte di Tappia da un cliente, sar per unaltra volta.
Emilio: Don Filippo ma vi sentite bene? Prima siete venuto e ora ve ne andate? Io vi volevo parlare di alcune fatture dellalbergo. Io non mi trovo con le cifre. Sicuramente si tratter di errori, ma volevo prima chiarire con voi.
Filippo: (Imbarazzato) Vi ho gi detto che si fatto tardi. Torner in un altro momento e vi spiegher tutto con calma. Adesso devo proprio andare. (esce senza avere la possibilit di prendere lanello)
Emilio: E arrivederci. (avviandosi verso il retro del bancone, nota lastuccio sulla poltrona) E questo cos? Ges! Lanello mio! E come ci capitato qua sopra? (mentre osserva lastuccio, rientra Filippo)
Filippo: Ah, donn Emilio, per fortuna lavete trovato voi; io gi credevo di averlo perduto, lanello mio.(tende la mano e afferra lanello nelle mani di Emilio)
Emilio: (tenendo la presa sullastuccio) Lanello vostro? Questo lanello mio.
Filippo: (tirando a s lastuccio) Come sarebbe a dire vostro? Questo lanello che devo regalare alla fidanzata mia!
Emilio: Volete regalare alla vostra fidanzata lanello di mamma mia?
Filippo: Mamm vostra? Mamm mia vorrete dire?
I due restano al centro increduli tenendo entrambi lastuccio
SIPARIO
Secondo atto
Stesso ambiente del primo atto.
Giulietta: (Esce dalla cucina e si dirige lentamente verso lingresso) St arrivanno, nu mumento, e che maniere! Ih che pressa!!! (si ferma e con molta calma) U, fosse uno che sona e aspetta Niente (suoni, drin drin) e nu mumento (esce).
Vittorio: (entra dal fondo seguito da Giulietta. Porta con s dei pacchi che porge a Giulietta. Spazientito) Giuli, Giuli, finalmente! Me vulive fa pass tutt serata fore a porta? (prende una sedia, si siede e comincia a farsi vento con un fazzoletto)
Giulietta: Don Vitt, nun putevo lass, stevo dint cucina!
Vittorio: Ma maje possibile che faje sempe chesto? Ma vedite che combinazione! Ogni vta che devi andare ad aprire la porta, tiene sempe che ff. A ggente aspetta e mezzore sane for porta. Ma insomma, o vu cap che se fanno tutta sagliuta a piedi? E po tu e ffaje aspett fora porta? Se perde tiempo e a pacienza! Je po cu sti sporte mmano me pare nu ciuccio sardagnuolo.
Giulietta: Seh, a gente! Cc jate tutt pressa. Pare che tenite ghiaccio dint sacca.
Vittorio: (Con rassegnazione) E che parlammo a ff? Parlamme o viento! Con te inutile parlare Ma te pare che nu cristiano haddaspett e commodi tuoi?
Giulietta: (Ingenuamente) Si!
Vittorio: (Meravigliato e scattando) Ma comme si? Giuli, ma tu te fussi scemunuta?
Giulietta: Don Vitt, m vi spiego (Posa i pacchi sul tavolo). Si sonano a porta e aspettano nu poco, tengono pure il tempo di aggiustarsi che saccio (mimando quello che dice) a cravatta, o cappello, o vestito. E po, ponno penz buono chello channa f. Se invece appena sonano je corro ad aprire, li metto in soggezione, s rimbambiscono e nun sanno cchi pecch so venuti. Perci, sentite a me, meglio che aspettano nu poco fore a porta.
Vittorio: (Tra il meravigliato e larrabbiato) Giuli, tu si pazza!!! Ma vedite che si deve sentire. (Risoluto) Piglia i pacchi e vattene in cucina. Si capace e fa je a ggente o manicomio!
Giulietta: (Eseguendo lordine) E va bbu, nun varraggiate pe na cose niente Voi mi avete fatto una domanda, e io ti ho risposto (gesto di stizza di Vittorio). Vaco, vaco, e chesto che d? (Va verso la cucina portando con s i pacchi)
Vittorio: (Rivolgendosi verso la cucina) Siente, je vaco nu poco di l a cambiarmi che st tutto na zupp sudore. (Si avvia per uscire. Poi sulluscio, gridando) Si sonano a porta vai ad aprire che io non mi posso muovere (Esce).
Giulietta: (Comparendo sulluscio della cucina, grida verso laltra camera con fare dispettoso) Pecch site ciunco?
Vittorio: (Dallinterno) No, stonghe annuro, e nun penzo che farria na bella figura.
Giulietta: (Fra se) P carit, a chi vulite fa vut o stommaco?
Entra Amalia
Amalia: Allora Giulie, hai capito? Dopo che nel pomeriggio i due sposini se ne sono andati, tu prepari subito la stanza per il rappresentante di tessuti che viene da Roma.
Giulietta: Non vi preoccupate donnAmalia. Certo ca chiili dduje fanno proprio una bella coppia; comme so bellille, sempe vicino vicino, mano e mmano.
Amalia: (cinica) E solo linizio, comme se dice: A scopa nova. Fra qualche anno poi me faje sape
Giulietta: Speriamo di no, fosse proprio nu peccato. (dopo un attimo di pausa) DonnAma, ve pozzo fa na domanda?
Amalia: (incuriosita) Dici
Giulietta: Secondo voi, che site femmena e munno, na guagliona spusata putesse accett nu brillante da nommo pure isso spusato?
Amalia: Piccere, al mondo esistono due tipi di donne. (alludendo a Giuletta) Ci sono quelle alle quali il buon Dio non ha risparmiato un adeguata mercanzia, che esse espongono con grande disinvoltura e civetteria.
Giulietta: (cercando di ricomporsi) Alludete a me DonnAm?
Amalia: Pecch? Tiene a coda e paglia?
Giulietta: No, no! Jate annanze!
Amalia: Dicevo, so e tipiche gatte morte, sciacquette, ca, anche se sposate, non disdegnano di mbruscinarsi ncuollo a qualsiasi uomo appena appena attirato dal magazzino!!!
Giulietta: Quale magazzino???
Amalia: Ma stisse durmenno Giuli? (toccandosi i fianchi) O magazzino!
Giulietta: Ah! Aggio capito.! Il sedere!
Amalia: S! Anche! Ma pure tutto riesto! Sono sciocche, Giuli. Pensano che tutto sia concentrato su di loro, sulla loro bellezza. E quando ricevono un regalo, importante o meno che sia, lo stesso, soltanto perch il maschio vuole carpirle la chiave dda puteca, capisci a mme.
Giulietta: Comma puteca e Saverio?
Amalia: No! Comme a puteca e soreta! Insomma me faje parl?
Giulietta: E parlate!
Amalia: Loro, invece di ritirarsi in buon ordine, si compiacciono di tanto interessamento.
Giulietta: Ah! Si compiacciono?
Amalia: Purtroppo si! Ma po acchiappano e pale! (riferendosi a se stessa) Le altre, invece, sono le femmine con la effe maiuscola! Quelle alle quali il buon Dio ha miso o ffuoco dinte vvene. Non importa la bellezza esteriore, il loro successo sta nel saper attirare luomo con altre doti: saggezza, intelligenza, furbizia. E se ricevono un gioiello, questo solo un omaggio alla loro femminilit, alla loro intelligenza e al loro fascino. Perch di chiavi della puteca ce n solo una.(pensando a Saverio) Al massimo duev!!! (dopo un attimo di pausa) Neh, ma pecch e fatto sta domanda?
Giulietta: ( un po confusa) No, niente Na cumpagna mia
Amalia (interrompendola) Lassa sta sti cumpagne toje! Pienze a chello che a fa tu o! Voglie ved quanno a fernisce e cammen ca capa dinte nuvole e tuorne cca nterra! Jammo bello, vedimme e nce spicci sta jurnata! (esce)
Giulietta inizia a sistemare la reception. Entra Pasqualino.
Giulietta: (Cantando) Ma cu sti modi oj Brigida tazza 'e cafe' parite, sotto tenite 'o zucchero e ncoppa amara site....
Pasqualino: (Fermandosi ad ascoltare) E canta, canta! L'auciello o canta p' arraggia o canta p'ammore.
Giulietta: Io canto pecch songo n'animo delicato, tengo nu core mpietto Je, nun songo un insensibile comm''a tte!
Pasqualino: Piccere', sotto sotto....!
Giulietta: Sotto assaie, per...?
Pasqualino: Sotto sotto, dicevo, in me si nasconde un grande artista.
Giulietta: Overo? E artista e che?
Pasqualino: Da giovane sono stato un grande posteggiatore!
Giulietta: Tu? 'E fatta 'a pusteggia?
Pasqualino: Gnorsi' Giulie', ero conosciuto nei migliori ristoranti di Napoli e provincia, a zi Teresa, a Bersaglieri, a Sacrestia, Giggno 'o zuzzuso...
Giulietta: E chi se lo credeva un fatto del genere? Certo ca m mavesse fatto piacere e te senti'...
Pasqualino: E me vede'....Casomai!!!
Giulietta: Certo, e te vede' e te senti' 'e canta'.
Pasqualino: Canta'? Je Giulie'? Je songo cchiu' stunato 'e na campana fessa!
Giulietta: Tu s stunato? E comme cantave a da Z Teresa, a da Bersagliera....?
Pasqualino: Ma pecch Giulie'? Pe parcheggia' 'e machine aggia sape' canta'?
Giulietta: Puozza jetta' 'o veleno!!! Chissa' che m'aveva fatto credere! Vai 'a piglia' 'e lenzuola pulite. (Lo spinge verso la sinistra) A Z Teresa, Giggno 'o zuzzuso...
Pasqualino: Ma veramente.Giuli!!!
Giulietta: (Spingendolo fuori) Ma cammina!!! Buff!!! Nientemeno ca si te vennimmo o zoonce danno tre scigne e riesto!!!
Pasqualino esce. Entra Vittorio vestito in maniera disordinata e con i pantaloni aperti.
Vittorio: (Concitando) Giuli!!! Giuli!!! Menu male, staje ancora lloco! Damme na mano!
Giulietta: Che succieso Don Vitt?
Vittorio: S staccato o buttone a vicino o cazne e nun o pozzo appunt!
Giulietta: E chesto tutto?
Vittorio: E che doveva succedere?
Giulietta: (Allusiva) Avite lassato a puteca aperta!
Vittorio: Ma quale puteca?
Giulietta: (Imitando il gesto) Chella che tenite mmano!
Vittorio: (Reggendole il gioco) E mi devi dare una mano, Tua chiuderla.
Giulietta: (Fintamente meravigliata) Io? (Con innocente civetteria) A disposizione Don Vitt! Permi dovete dare la chiave.
Vittorio: (Dubbioso e imbarazzato) Maquale chiave?
Giulietta: (c.s.) Quella della puteca Don VittIl bottone! Che avevate capito?
Vittorio: (Riavendosi dallimbarazzo) Aaahhil bottone? Asp mo o piglio a dinta sacca (Prende un bottone dalla tasca e lo porge a Giulietta che, nel frattempo, ha preso da un cesto ago e filo che comincer ad infilare dopo diversi tentativi a vuoto. Vittorio si spazientisce) Haje fatto cu stago e cuttne?
Giulietta: Un poco di pazienza Don Vitt(Riuscendo nelloperazione) Ecco qua! S mpezzato!
Vittorio: Agge pacienza Giuli!!! Stamme sempe nella Hall dellalbergo. Potrebbe entrare qualcuno.
Giulietta: (Cominciando a cucire il bottone) E a chi dovete dare conto?
Vittorio: A nessuno Giuli!!! Ma me metto scuorno!!! (Notando che Giulietta in difficolt nel cucire) E m che succede?
Giulietta: (Forzando lago nel tessuto) Si inceppato lagoNon entra.
Vittorio: Nun furz troppo!!! Mavissa pognerea puteca?
Giulietta: State tranquillo Don VittOrmai! (Continuando a forzare) Niente da fare!!! E troppo tusto!!!
A queste parole entra Amalia che si ferma ad osservare limbarazzante.
Amalia: (Inveendo) U!!! Ma che state facenno?
Giulietta: (Di soppiatto e mollando tutto) Niente Donna AmNiente! Sto chiudenno a puteca a Don Vittorio!
Amalia: (Allibita) Che cosa?
Vittorio: (Rassicurandola) Am!!! Me sta cusenno o buttone vicino o cazne!
Amalia: E proprio cc ffre? (Congedando Giulietta) Damme a mm v!!! Vattenne dinta cucina!!!
Giulietta esce mentre Amalia completa loperazione ed esce insieme a Vittorio.
Entrano tutti i personaggi maschili. Parlano concitatamente luno con laltro, in una indescrivibile confusione di voci.
Emilio: (alzando leggermente il tono di voce per sovrastare il vociare) Signori, signori, per favore. Di questo passo non arriviamo a nessuna conclusione! E d'altra parte non c' nessun bisogno di continuare ulteriormente questa discussione. Vi posso fornire prova certa che l'anello mio, quindi inutile perdere altro tempo.
Filippo: Ma quale prova, donn'Em! Voi avete semplicemente raccontato un fattariello, molto commuovente, in realt, ma senza la minima possibilit di riscontro... Io, invece, posso affermare di aver portato fatti inoppugnabili a conferma di quanto dico, cio che l'anello mio.
Pasquale:Raggiuni, ma che gghiate ammaccanno??? Vuje l'aniello ve l'ate accattato a mano 'a mme. Anzi, io aggia av ancora 'e cientocinquanta mila lire c'avimmo pattuito...
Emilio: E tu dove lhai preso questanello? Dici la verit, lhai trovato qua dentro.
Pasquale: Ma quando mai? Questo un anello che apparteneva a mamm!!!
Emilio: Mo raccunte e fattarielle pure tu? Jamme belle Pascal! Je te sacce troppo buono! Nun me costringere a perdere la fiducia in te! In questo caso dovrei licenziarti!
Pasquale: No, Don Em! Chesto no! Vabbu jE come dite voi!!! Lanello lho trovato qua, sopra al bancone. (lo poggia sul bancone stesso. Il barone raccoglie lanello e lo ammira)
Filippo: Puozze pass niente! Vulive mbrugli a me?
Emilio: Jamme ragioni! Pecch? Vuje che vuliveve fa? Non ci avete raccontato anche voi una storiella?
Filippo: E lassateme perdere! Me ne vado in ufficio! Don Em se dopo mi raggiungete vi debbo far vedere una cosa! (Guardando Saverio con un ghigno) Adesso il momento giusto.
Emilio: Vengo subito! Lanello dove sta?
Barone: Dove giusto che sia! Nelle mie mani.
Saverio: Questo si fissato! Lanello appartiene a me!
Emilio: Dopo chiariamo la posizione con voi due. Non muovetevi per favore! (Esce)
Saverio: Signor Barone, dite la verit, anche voi lavete trovato, lanello
Barone: Ma che cosa dici con questa lingua di parolano, mellonaro? Un tale brillante non pu che appartenere ad un nobile del mio spessore, del mio lignaggio, del mio casato...Taci Verdummaro! Sei soltanto un venditore di Cocozzielli! Che ne vuoi capire??
Saverio: Ah, cos? E allora come mai, questanello, non risulta nellelenco delle vostre ricevute di pegno?
Barone: (visibilmente imbarazzato) Ehm, non capisco Di quale elenco andate ciarlando?
Saverio: Di quale elenco? Di quello che mi avete dato a scomputo dei debiti di gioco che avete con il qui presenteparulano, verdummaro e venditore di cocozzielli?
Barone: Deduco che mi state ricattando; ed io non intendo abbassarmi al vostro livello.
Saverio: Allora andiamo a fare una bella passeggiata al Banco dei Pegni, con fermata intermedia dal delegato del commissario e vediamo se non vi abbassate!
Barone: (rassegnato ma con dignit) Mi sono gi abbassato. Lanello vostro. (Glielo porge ed esce)
Saverio: (con soddisfazione) Come al solito sono riuscito a farla franca. Quando dar questo anello ad Amalia, ella non sapr resistermi.
Vittorio: (che nel frattempo aveva udito tutto in disparte) E bravo don Saverio! (Applaude)
Saverio: (spaventato) E voi da dove uscite?
Vittorio: Io? Io sto in casa mia! Voi piuttosto! Che stavate dicendo riguardo a mia sorella?
Saverio: Che ne sono innamorato!
Vittorio: Ma quale innamorato? Casomai ne siete invaghito! Poi lei sposatae pure vuje. Ma guardate ll! Cu chella bella guagliona che tenite pe mugliera!
Saverio: Questi non sono affari vostri!
Vittorio: Ma stateve zitto! E come volevate conquistarla mia sorella? Vediamo! Con lanello di mio cognato?
Saverio: ( deciso) Questo anello mio!
Vittorio: Ma non dite fesserie! Lanello di Emilio! Anche se non lha preso per Amalia.
Saverio: (titubante) Voi veramente dite? E per chi lo avrebbe preso?
Vittorio: Sarei tentato di dirvelo! Accuss me levasse na preta a dinta scarpa cu mio cognato. Ma non giusto che voi vi pigliate la roba sua.
Saverio: Insomma per chi lavrebbe preso? Se non me lo dite me lo tengo io!
Vittorio: (In apparto) Certi uomini sono proprio contenti di sapere che tengono le corna!
Saverio: Insomma, Don Vitt?
Vittorio: Quello scapocchione di mio cognato, lanello, laveva preso per vostra moglie!
Saverio: Per Giulietta?
Vittorio: (sarcastico) Perch avete unaltra moglie?
Saverio: No! Ah! Ma che mi fate dire? Allora quellinfame se la intendeva con mia moglie? Gliela far pagare caraa lui e a quella svergognata!
Vittorio: Ma perch voi che facevate con Amalia?
Saverio: Ma io non ho fatto ancora nulla!
Vittorio: Ma speravate di farlo con lanello che avete trovato!
Saverio: E allora lui? Con mia moglie?
Vittorio: Statevi tranquillo! Neanche lui non ha fatto ancora nulla.!
Saverio: S! Ma sperava di farlo con questo anello! No?
Vittorio: Emb? Non la stessa tattica vostra? Insomma che pensate di fare? Volete scambiarvi le mogli?
Saverio: (sagace) Questo proprio no!!! Per mi terr lanello come pegno per questo presunto tradimento che mi volevano fare. Tanto vostro cognato Emilio non ha gli attributi per pretenderlo indietro.
Vittorio: Sulla faccenda degli attributi vi do ragione! Emilio non li ha! Ad ogni modo me ne vado di la! Alla fine sono fatti vostri! Per me resta la soddisfazione di poter camminare con le scarpe sgombre.
Saverio: Che significa? Sgombre da cosa?
Vittorio: (Uscendo) Dalle pietre che mi sono levato.
Entra Emilio. Non ha pi laspetto sottomesso avuto finora. Una nuova e forte determinazione traspare dai gesti, dal modo di parlare. LEmilio remissivo e succube visto fino a poco prima ha ceduto il posto a quello nuovo, forte e deciso. Sottobraccio ha una cartellina di cartone colorata.
Emilio: U Don Sav Siete rimasto solo voi? E il Barone? Che fine ha fatto?
Saverio: Il Barone? (con soddisfazione) Ha abbandonato la competizione, si ritirato con la coda tra le gambe, il nobiluomo!
Emilio: Ah, si ritirato? E voi Don Saverio, voi, cosa aspettate a fare altrettanto?
Saverio: Io Don Em? E perch mai dovrei ritirarmi? Ormai ho tutti gli assi in mano! Voi, invece, voi dovreste piuttosto vergognarvi per aver insidiato mia moglie. Avete provato a regalarle il MIO anello, spacciandolo per vostro. Non negate, so tutto!
Emilio: Davvero credete di sapere tutto? Se fossi in voi non ne sarei cos convinto. Come ben sapete mi sono trattenuto fino a poco fa in amabile conversazione con il ragioniere Miglietta, che voi ben conoscete. Voi non ci crederete! Ma con i numeri, (allusivo) le cifre, le fatture, si possono fare certi giochetti che neanche ve lo immaginate!
Saverio: (comincia ad intuire dove Emilio vuole andare a parare) Ehm, Don Emilio, mi dispiace, ma non riesco a seguirvi.
Emilio: No? E m me ne vaco cuonce cuonce, accuss me putite ven appriesso facilmente. Dunque, mi ha spiegato il ragioniere che alcuni commercianti disonesti, per la stessa fornitura di merce, emettono due fatture. Una con limporto reale, laltra con un importo molto inferiore. Una volta ottenuto il pagamento della prima fattura, falsificano la firma di quietanza del loro cliente sulla seconda. E su questa, di importo notevolmente inferiore, pagano le tasse, truffando in questo modo lo Stato. Ingegnoso, vero don Saverio?
Saverio: (messo ormai allangolo) Tutto ci molto istruttivo, ma ancora non capisco che cosa abbia a che fare con me. Io le tasse le ho sempre pagate!
Emilio: E chi dice il contrario?! Volevo solo dimostrarvi che le cose, in questo caso i numeri, sembrano una cosa e invece sono tuttaltro. Lanello, ad esempio, tutto sembra dimostrare che fosse vostro, invece
Saverio: (fa un ultimo disperato tentativo) Invece un bel niente don Emilio! Lanello MIO, MIO, capite??? Voi piuttosto, volevate conquistare mia moglie Giulietta utilizzando il MIO anello!
Emilio: Don Saverio, voi vi state preoccupando dellanello mentre il vostro pensiero principale dovrebbe essere il pericolo della galera! E si, caro il mio don Saverio, della galera. Perch se io mostrassi ad un magistrato qualsiasi le carte che don Filippo mi ha, molto gentilmente, fornito, voi rischiereste la galera. Capite Don Saverio? La galera!!! E tutto questo in cambio di cosa? Di un anello, che, secondo voi avrei intenzione di regalare a Giulietta, vostra moglie?
Saverio: Ma che? Addirittura la galera? Non esageriamo. I conti sono a posto. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Per quanto riguarda lanello non abbastanza chiaro? Voi lo volevate regalare a Giulietta? Ed io me lo tengo. Che fate?
Emilio: Io? E che debbo fare? (mostra la cartella) Anche io ho i conti a posto, ed il caro ragioniere mi ha mostrato una nota dettagliata di tutti i vostri intrallazzi nei confronti del nostro albergo.
Saverio: E voi credereste a quel miserabile del ragioniere? Dopo che anche lui si sarebbe reso complice di questi intrallazzi contro lalbergo? Suvvia non siate ingenuo.
Emilio: Il ragioniere era vostro complice perch lo ricattavate in quanto anche vostro debitore. Siete una persona meschina. Adesso finita. Con questi documenti vi inchioder alle vostre responsabilit.
Saverio: Non mi fate paura. Intanto mi terr questo anello. Poi si vedr!
Amalia: (che nel frattempo aveva sentito tutto) Emilio!
Emilio: Amalia! Lascia che ti spieghi una cosa!
Amalia: So gi tutto. Ho sentito tutto quello che vi siete detti. Fammi un favore. Lasciami da sola con Saverio.
EMILIO: Ma, Amalia, cosa vuoi fare?
AMALIA : Vai Emilio, fidati di me. (Emilio esce) E allora? Caro il mio Saverio finalmente mi potrai omaggiare con quel fantastico anello. Su dammelo!
Saverio: Maveramente!
Amalia: Cosa c? Hai cambiato idea? Lanello non pi per me?
Saverio: Sai bene che per te farei di tutto.
Amalia: Se come dici dammi lanello. (Saverio porge lastuccio contenente lanello ad Amalia la quale lo apre e lo ammira per un attimo) Bello vero?
Saverio: Modestamente ho gusto.
Amalia: (Irritata) Tu tieni trenta secondi per sparire dalla mia vista!
Saverio: Ma AmaliaCara!
Amalia: Ma che cara e cara? Tu sei un lestofante! Vattenne! Haje capito? Vattenne! Ed io che mi ero illusa per lui. Non farti pi vedere. Ti devo screditare davanti a tutti i tuoi clienti.
Saverio: Vi prego DonnAm! Questo no! Vi scongiuro! Sapr farmi perdonare. Vedete? (Prende una serie di effetti e comincia a strapparli) Sono le cambiali del ragioniere. Le ho strappate. Cos non avr pi debiti. Ma vi prego! Non dite niente a nessuno, tantomeno a Giulietta.
Amalia: Con questo vostro ultimo gesto, di strappare le cambiali del ragioniere vi siete apparato un p! Bravo!
Saverio: Allora DonnAm! Posso ancora sperare?
Amalia: Sperare? In che cosa?
Saverio: Almeno nella vostra amicizia!
Amalia: Anche per la sola amicizia, mi pare stiate correndo un po troppo. Vostra moglie una nostra dipendente, molto carina, ed normale che qualcuno le faccia delle avances. Come quel galletto di Emilio. Ma anche una donna seria.
Saverio: Anche io lo sono.
Amalia: Anche voi siete una donna seria?
Saverio: No, DonnAma! Anche io sono una persona seria.
Amalia: Ma stateve zitto! Per quanto male vi siate comportato non giusto che vostra moglie soffra. Pertanto, per il momento, sono propensa a non dirle nulla.
Saverio: Grazie Don Ama! (cerca di baciarle la mano).
Amalia: (ritraendola) Adesso uscite! E che tutto ci resti un piccolo segreto tra di noi. Vedremo come vi comporterete sia come amico che come fornitore. Poi si vedr!
Saverio: Voi siete una santa DonnAm!
Amalia: (improvvisamente) Aspettate! Ho bisogno che mi facciate un favore ( si avvicina a Saverio e gli dice qualcosa nellorecchio).
Saverio: Davvero?? Volete cos(esce).
Emilio: (rientrando) Am, se n andato quel lestofante?
Amalia: Si uscito!
Emilio: E allora?
Amalia: Allora che?
Emilio: (ironico) Com il tempo fuori? Domenica andiamo a mangiare a Pozzuoli? Il mese prossimo Natale?
Amalia: Ma che staje dicenno?
Emilio: E normale che voglia sapere che vi siete detti tu e Saverio.
Amalia: Perch non avete origliato? Tu e Vittorio?
Emilio: E che simme femmene? Che origliamo?
Amalia: Nun fa o spiritoso tu. Ad ogni modo le cose resteranno come sono sempre state.
Emilio: Ma come?
Amalia: Statte zitto Em! Saverio si mostrato pentito di quello che ha fatto ed ha anche strappato tutti gli effetti del ragioniere. Davanti a me. Per cui ritengo che unaltra possibilit di riscattarsi gliela possiamo concedere.
Emilio: A verit Am che a te quelluomo ti piace e me lo vuoi dimostrare.
Amalia: E allora tu? Con Giulietta? Che hai fatto davanti agli occhi miei? (estraendo lanello) Nientedimeno che le hai comprato questo splendido anello. (con amarezza) Quando ci siamo fidanzati tu mi regalasti un vestito.
Emilio: Se ti piace puoi tenertelo. E tuo!
Amalia: (con risentimento) Ma smettila pagliaccio! Tu lhai comprato per leinon per me!!! Sei un bastardo!
Emilio: E allora tu? Con Saverio? Lo hai sempre visto come il tuo uomo ideale! Una persona vincente ed io lho smontato come un modellino.
Amalia: Tu sei un uomo, non capisci quello che sto dicendo.
Emilio: Se me lo spieghi per bene io capisco. Non sono un cretino.
Amalia: Lasciamo perdere.
Emilio: No! No! Dai parla!
Amalia: Vai a chiamare Giulietta!
Emilio: (preoccupato) Am! Ma m che vulisse fa? Una scenata? La vogliamo finire?
Amalia: Ma smettila! Muoviti! Valla a chiamare!
Emilio: Vabb! (esce)
Entra Vittorio.
Vittorio: Amalia, ma che intenzioni hai?
Amalia: (ironica) Chesto pecch gli uomini non origliano! Statte tranquillo Vitt! Anzi stai quacos senti meglio invece e sta cu e recchie appezzate areto a na porta!
Entrano Emilio e Giulietta.
Giulietta: Comandate donnAm!
Amalia: Giulietta, hai finito di rassettare le camere?
Giulietta: Si, signora!
Amalia: Hai ritirato le preferenze dei clienti per la cena?
Giulietta: Tutto fatto sign! Le ho anche passate in cucina.
Amalia: Brava chella guagliona! Adesso vai a casa, prenditi il pomeriggio libero.
Giulietta: (incredula) Ma comme sign?!
Amalia: Non ti preoccupare. Vai da tuo marito e stagli vicino! Quel poveruomo sta nu poco esaurito ed ha bisogno di riposarsi. E cu na mogliettina bella e affezionata comma tesarreposa meglio!
Giulietta: Grazie assaje sign! Arrivederci don Em! Don Vittorio. i miei omaggi! (Esce)
Emilio: Am! Mi hai fatto svremmenare! Ti ringrazio per aver salvato tutto!
Amalia:(affettuosa) Caro maritino, proprio vero che le donne non le capisci.
Emilio: E dalle! Ma me vu spieg?
Amalia: Chi ha veramente salvato tutto sei stato tumio caro. Con le tue indagini, grazie agli equivoci nati intorno a questo anello, ti sei riscattato alla grande. Ai miei occhi appari come luomo che ho sempre desiderato avere.
Emilio: Ovro Am?
Amalia: E ovro Em! (si abbracciano)
Vittorio: I cavutamiento e stommaco! Je me ne vaco a ll!
Amalia: Aspetta Vittorio
Vittorio: Che c?
Amalia: (abbracciandolo) Io ti devo chiedere scusa per come ti ho trattato.
Vittorio: Non il caso Am! Acqua passata. Tu s sempe mia sorella! E stu palo da luce sempe mio cognato. Voi siete la mia famiglia, stuorte o muorte!
Amalia: Se Emilio daccordo sai cosa facciamo?
Emilio: Che dobbiamo fare?
Amalia: Statte zitto tu! Devi solo essere daccordo!
Emilio: S! Sono daccordo! (dubbioso) Ma su che cosa?
Vittorio: O palo da luce vorrebbe il beneficio dellinventario!
Amalia: E vide si me fanno parl!
Emilio & Vittorio: E parla!
Amalia: (estraendo lanello) Questanello, lanello della discordia, che prima ci stava distruggendo e poi ci ha fatti ritrovare, lo daremo a Vittorio affinch possa ritrovare la sua Ninuccia!
Vittorio: Am ma tu che dice?
Amalia: Io dico che tieni dieci minuti per andarti a preparare perch Ninuccia sta venendo qua
Vittorio: Ninuccia qua! Ma overo faje?
Emilio: E quando lhai rintracciata?
Amalia: Ho chiesto a Saverio di farmi questo favore! Il primo di una nuova era di amicizia, fiducia ritrovata e rispetto.
Emilio: Vitt allora fa ampressa! Nun te fa truv accuss! Me pare San Giuseppe ncoppo presepio.
Vittorio esce. Amalia e Emilio restano in scena a scambiarsi coccole. Entra Ninuccia.
Ninuccia: E permesso? Buonasera a tutti!
Amalia: U Ninuccia! Comme staje?
Ninuccia: (con amarezza) E come volete che stia? Voi mi avete licenziata e sacce sulamente je che sto passanno pe mabbusc a jurnata! Mo che vulite a me?
Emilio: Calmati Nin! Assttate. Qua ti vogliamo tutti bene!
Ninuccia: Bene? Ma stateve zitto donEm!!! Parlate proprio vuje cavite miso a servizio a quella Giulietta che ve fa aggir a capa!
Emilio: E tu che ne saje?
Amalia: Devo capire che tu ti senti e ti vedi ancora con mio fratello? O hai altre fonti?
Ninuccia: Pensate alle fonti vostre! I che bellu quadroti! O marito farenella e a muglira culumbrina!
Emilio: (deciso) Nin basta! Mo stance a sent!
Ninuccia: E parlate! Voi siete i padroni!
Emilio: Noi ti abbiamo fatta chiamare per chiederti scusa di come ti abbiamo trattata. Amalia molto pentita ed stata lei a farti rintracciare tramite Don Saverio.
Ninuccia: E che volete fare? Mi volete riassumere?
Vittorio: (rientrando ancora in vestaglia) Meglio!
Emilio: (quasi ridendo) Ollco San Giuseppe!
Ninuccia: (alzandosi) Vitt!
Amalia: Vitt! Lascia parlare me. Ninuccia, io sono stata davvero cieca di fronte al sentimento che cera e spero ci sia ancora tra te e mio fratello. Ero accecata da sciocchezze che allora credevo fossero importanti ! Da oggi vogliamo iniziare una nuova vita senza attriti tra di noi.! La nostra sempre stata una grande famiglia di albergatori importanti dove sono prevalsi i rapporti personali ed il rispetto, a fronte dei guadagni. Ed io sono venuta meno a questa tradizione!
Emilio: Speriamo tu possa perdonarci.!
Ninuccia: ( quasi imbarazzata) Maveramente!
Vittorio: Ninuccia, io e la mia famiglia ti chiediamo di farne parte a tutti gli effetti.
Emilio: Entrando dalla porta principale.
Amalia: Senza sotterfugi..!
Emilio: Come una canata che si rispetti.
Amalia: Io spero come una sorella! Con il tempo capirai che persone siamo ed imparerai a volerci bene.
Ninuccia e Amalia si abbracciano Emilio e Vittorio si stringono la mano vigorosamente
Amalia: Emilio andiamo di l! Ninuccia e Vittorio avranno tante cose da dirsi!
Emilio: (allusivo) E da farsi!
Amalia: Nun fa o sporcaccione!
Emilio: (c.s.) Am! Anche noi abbiamo tante cose da farci!
Amalia: (compiaciuta) E dalle! A vuo fern? (escono)
Vittorio: Allora Nin, che ne pienze?
Ninuccia: (frastornata) Vittorio mio e che ti devo dire? E successo tutto cos allimprovviso, me sento tutta stupetiata!
Vittorio: Non temere avrai tempo e modo di raccogliere le idee. Nel frattempo, voglio mostrarti una cosa. (estrae lanello dalla tasca e lo mette al dito di Ninuccia)
Ninuccia: (sbalordita) Vitto! Ma splendido. Chiss quanto ti sar costato?
Vittorio: (con sufficienza) Niente! (gravemente) Devi sapere che questo lanello di mamma.
Canzone e sipario
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