L’anima buona del Sezuan

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L’anima buona del Sezuan

PARABOLA SCENICA IN TRE ATTI DI    BERTOLD BRECHT

Prologo

Una strada nella capitale del Sezuan

È sera. Wang, l’acquaiolo, si presenta al pubblico.

Wang:  Sono l’acquaiolo, qui, nella capitale del Sezuan. Il mio mestiere è un mestiere molto faticoso: quando c’è poca acqua, devo correre da un capo all’altro della città. E quando ce n’è molta, non guadagno niente. Ma in tutta la nostra provincia regna la più grande miseria, e tutti dicono che orami soltanto gli dei potrebbero aiutarci. Ora, con mia gioia indicibile, da un mercante di bestiame che fa molti viaggi, ho appreso che alcuni altissimi dei si sono già posti in cammino e che possiamo aspettarceli qui nel Sezuan. Evidentemente, in cielo c’è molta inquietudine per le troppe lagnanze che arrivano lassù. Già da tre giorni aspetto qui, alle porte della città, specialmente verso sera, per poter essere il primo ad accoglierli. Più tardi, difficilmente avrei l’occasione per farlo: saranno circondati da pezzi grossi e soprattutto saranno assediati di richieste. Purché mi riesca di riconoscerli! Impossibile che arrivino insieme. Forse verranno uno alla volta per non dare nell’occhio. Non possono essere quei tre, quelli vengono dal lavoro. (osserva degli operai che passano) Hanno le spalle incurvate dal portar pesi. Anche quello è impossibile che sia un Dio, ha le dita sporche di inchiostro. Tutt’al più è un impiegato negli uffici di qualche cementeria. E nemmeno quei due signori laggiù (passano due signori) mi sembrano dei. Hanno un espressione brutale, come di gente che bastona molto, e questo gli dei non hanno bisogno di farlo. Ma guarda! Là, quei tre! Quelli hanno un aria tutta diversa, non portano segni di nesYang Suna occupazione e hanno le scarpe sporche di polvere, perciò vengono da molto lontano. Sono loro! Disponete di me, o altissimi! (si butta a terra)

1° Dio:  (compiaciuto) Siamo aspettati?

Wang:  (versa loro da bere) Da molto tempo. Ma io solo sapevo che sareste venuti.

1° Dio:  Abbiamo bisogno di un alloggio per questa notte. Potresti trovarci una camera?

Wang:  Una? Ma non si contano! Tutta la città è al vostro servizio, o altissimi! Dove desiderate abitare?

Gli dei si scambiano sguardi eloquenti

1° Dio:  Prendi la casa più vicina, figliolo! Per cominciare, prova la prima che capita!

Wang:  Ho paura solo di attirarmi l’inimicizia dei potenti se do la preferenza all’uno piuttosto che all’altro.

1° Dio:  Perciò ti ordiniamo: prendi la più vicina!

Wang:  Quella là è del signor Fo. Abbiate pazienza un momento. (corre a una casa e picchia alla porta; la porta si apre ma egli viene respinto. Torna indietro titubante) Incredibile! Il signor Fo non è in casa e la sua servitù non osa far niente senza i suoi ordini perché è molto severo. Andrà su tutte le furie quando saprà chi hanno respinto dalla sua casa, no?

Gli Dei: (sorridendo) Certo.

Wang:  Ancora un momento di pazienza. La casa accanto appartiene alla vedova Su. Sarà fuori di se dalla gioia. (corre alla casa, ma evidentemente anche questa volta è respinto) Devo informarmi meglio. Dice di non avere che una cameretta e che non è nemmeno in ordine. Mi rivolgerò subito al signor Ceng.

2° Dio:  Ma una cameretta è tutto quello che ci occorre. Dille che andiamo.

Wang:  Anche se non è in ordine? Forse è piena di ragni.

2° Dio:  Non importa. Dove ci sono i ragni, ci sono meno mosche.

3° Dio:  (cortesemente a Wang) Va’ da signor Ceng, amico, oppure da qualche altro. I ragni mi fanno un po’ schifo.

Wang bussa di nuovo a una porta e viene introdotto.

Voce: (dall’interno della casa) Lasciaci in pace con i tuoi dèi! Abbiamo già abbastanza fastidi!

Wang:  (tornando dagli dèi) Il signor Ceng è costernato: ha la casa piena di parenti e non osa presentarsi al vostro cospetto, o altissimi. Detto fra noi, credo che ci siano anche delle persone cattive, e lui non vuole che le vediate, ha una gran paura del vostro giudizio, ecco tutto.

3° Dio:  Siamo dunque così terribili?

Wang:  Solo per i cattivi, nevvero? Si sa bene che la provincia di Kwan è da secoli afflitta da inondazioni.

2° Dio:  Ah si? E come mai?

Wang:  To’! Perché la non c’è timor di Dio.

2° Dio:  Sciocchezze! E’ perché hanno lasciato andare in malora la diga!

1° Dio:  Ssst! (a Wang) Hai ancora speranza figliolo?

Wang:  Come puoi chiedermelo? Non ho che da fare un passo più in là per scegliervi un alloggio. La gente non domanda latro che di potervi ospitare. Casi disgraziati, capite! Corro! (Se ne va titubante e rimane perplesso in mezzo alla strada)

2° Dio:  Che cosa avevo detto?

3° Dio:  Possono sempre essere dei casi disgraziati!

2° Dio:  Casi disgraziati nel Shu, nel Kwan, nel Sezuan? Non c’è più gente timorata di Dio, questa è la verità, e voi non volete guardarla in faccia. La nostra missione è fallita, convenitene.

1° Dio:  Possiamo sempre trovare un’anima buona da un momento all’altro. Non bisogna credere che sia tanto facile.

3° Dio:  Nella Decisione Suprema è detto: il mondo può rimanere qual é se vi sarà un numero sufficiente di anime buone che possano condurre un avita degna. Lo stesso acquaiolo è già uno di costoro, se non mi sbaglio del tutto. (va verso Wang che sta ancor sempre indeciso)

2° Dio:  Si sbaglia e come! Quando l’acquaiolo ci ha dato da bere nel suo misurino, ho visto una cosa. Guarda il misurino. (lo fa vedere al primo Dio)

1° Dio:  Ha il doppio fondo.

2° Dio:  Un impostore!

1° Dio:  Va be’, non contiamolo. Ma che vuol dire se ce n’è uno marcio! Ne troveremo abbastanza per rimanere nei patti. Dobbiamo trovarne uno! Da duemila anni si sente gridare che il mondo non va avanti così com’è, che nessuno al mondo può essere e rimanere buono. Dobbiamo finalmente poter indicare questa o quella persona capace di rispettare i nostri comandamenti.

3° Dio:  (a Wang) Forse è troppo difficile trovare alloggio?

Wang:  Non per voi! Ma vi pare? Se ancora non se n’è trovato uno, la colpa è mia che non so cercare.

3° Dio:  Questo certo no. (torna indietro)

Wang:  Già se ne accorgono! (parla a un signore) Scusi, egregio signore, se mi rivolgo a lei, ,a tre degli dèi più influenti, della cui probabile venuta si parla da anni in tutto il Sezuan, sono davvero arrivati e hanno bisogno di un alloggio. Non se ne vada! Si convinca: basta che li guardi! Per amor di Dio, non se li lasci sfuggire! È un occasione unica. Inviti subito gli dèi sotto il suo tetto, prima che glieli soffi qualcun altro: vedrà che accetteranno.

Il signore ha proseguito.

Wang:  (si rivolge a un altro) Caro signore, ha sentito di che si tratta: può alloggiarli lei? Non è necessario che siano stanze principesche. L’intenzione è quel che conta.

L’uomo: Come faccio a sapere che specie di dèi sono i tuoi? Chi sa che gente mi metto in casa! (entra in una tabaccheria)

Wang:  (torna di corsa verso gli dèi) Ho trovato un signore che certamente è d’accordo. (Vede il suo misurino in terra, guarda gli dèi smarrito, raccatta il misurino e torna indietro di corsa)

1° Dio:  Poco incoraggiante.

Wang:  (all’uomo che esce dalla tabaccheria) E' allora, per quelle camere?

Uomo: Chi ti dice che io non abiti all’albergo?

1° Dio:  Non trova. Anche su questo Sezuan possiamo tirare un frego.

Wang:  Sono tre fra i maggiori dèi! Le loro statue nel tempio sono molto somiglianti. Se va subito ad invitarli, forse accettano.

Uomo: (ridendo) Devono essere dei bei tipi di truffatori, e tu vuoi farmeli prendere in casa! (via)

Wang:  (inveisce dietro di lui) Pezzo di mascalzone guercio! Non hai un po’ di timor di Dio? Finirete tutti a cuocere nella pace bollente con la vostra indifferenza! Gli dèi ve lo metteranno in quel posto! Ve ne pentirete, veh! Dovrete pagarla fino alla quarta generazione! Tutto il Sezuan avete coperto di vergogna! (pausa) Ora non rimane altro che Shen Te la prostituta; quella non potrà dire di no. (chiama) Shen Te! (compare Shen Te alla finestra) sono arrivati e non riesco a trovargli un tetto! Non puoi prenderli tu per una notte?

Shen Te:  Credo di no, Wang . aspetto un cliente. Ma è possibile che non trovi da alloggiarli?

Wang:  Ti spiegherò più tardi. Questo Sezuan è un letamaio.

Shen Te:  Dovrei nascondermi quando viene. Forse andrà via. Vuole anche portarmi a spasso.

Wang:  Non potremmo entrare, intanto?

Shen Te:  Ma non discorrete a voce alta. Si può parlare chiaro con loro?

Wang:  No! Non devono sapere dei tuoi traffici. Sarà meglio che aspettiamo di sotto. Ma tu, non te ne andrai con lui?

Shen Te:  Mi trovo in cattive acque: se non metto insieme i denari dell’affitto per domani mattina, mi buttano fuori.

Wang:  In un momento simile non si sta a fare i conti.

Shen Te:  Non lo so. Purtroppo lo stomaco brontola anche il giorno della festa dell’imperatore. Ma va bene, li prenderò. (la si vede spegnere la luce)

1° Dio:  Temo che non ci siano speranze.

Vanno verso Wang.

Wang:  (sobbalza quando li vede comparire dietro di se) L’alloggio è trovato. (si asciuga il sudore)

Gli dèi: Si? Allora entriamo.

Wang:  Non c’è fretta. Potete prendervela con calma. La stanza va riordinata.

Gli dèi: Allora ci sediamo qui ad aspettare.

Wang:  Qui forse c’è troppo movimento. Sarà meglio che andiate laggiù.

2° Dio:  Stiamo volentieri a guardare la gente. Proprio per questo siamo venuti.

Wang:  Ma qui c’è corrente d’aria.

2° Dio:  Oh, abbiamo la pelle dura, noi!

Wang:  Ma forse volete che vi faccia visitare il Sezuan notturno? Possiamo fare una passeggiatina.

3° Dio:  Oggi abbiamo già camminato molto. (sorridendo) Ma se vuoi che andiamo via di qui, non hai che da dirlo. (vanno più indietro) Ti va, qui?

Si siedono sui gradini di una casa. Wang si siede un po’ in disparte, per terra.

Wang:  (tutto d’un fiato) Abiterete da una ragazza che vive sola. È la persona più buona di tutto il Sezuan.

3° Dio:  Oh, bene.

Wang:  (rivolto al pubblico) poco fa, quando ho preso in mano il misurino, mi hanno guardato in modo strano. Si saranno accorti di qualche cosa? Non oso più guardarli negli occhi.

3° Dio:  Sei molto stanco.

Wang:  Un po’, sì, con tutto questo correre.

1° Dio:  Fanno vita dura, qui, la gente?

Wang:  I buoni sì.

1° Dio:  (serio) Anche tu?

Wang:  So cosa volete dire! Io non sono buono. Ma anche per me la vita non è facile.

Intanto è comparso un signore davanti alla casa di Shen Te e ha fischiato più volte: ogni volta Wang ha sussultato.

3° Dio:  (piano a Wang) MI pare che se ne sia andato.

Wang:  (confuso) Sissignore.

Si alza e corre alla piazza, lasciando il carrettino dell’acqua dove sta. Intanto è accaduto questo: l’uomo che aspettava Shen Te se ne è andato e Shen Te è comparsa sulla soglia chiamando piano: “Wang” e poi è andata giù per la strada a cercare di lui. Ora quando Wang chiama piano “Shen Te”, non riceve risposta.

Wang:  Se l’è squagliata. È andata a mettere insieme i soldi dell’affitto, e io non ho un alloggio per gli altissimi. Sono stanchi e aspettano. Non posso più tornare da loro col mio eterno “Non se ne fa di niente” Del mio giaciglio che è in una conduttura di fogna, non c’è da parlarne; e in ogni caso gli dei non vorrebbero abitare in una casa, dopo che hanno visto che truffo nelle misure. Non tornerò da loro per tutto l’oro del mondo; ma ho lasciato là il mio carrettino. Che fare? Non ho il coraggio di andarlo a prendere. Voglio andarmene da questa città e nascondermi ai loro occhi perché non sono riuscito a far niente per loro, io che li venero tanto. (Corre via)

Appena è scomparso, riappare Shen Te, che cerca dall’altra parte e vede gli dèi.

Shen Te:  Siete voi gli altissimi dèi? Il mio nome e Shen Te. Sarei felice se voleste onorarmi accettando la mia stanzetta.

3° Dio:  Ma dov’è andato l’acquaiolo?

Shen Te:  Forse non ci siamo incontrati.

1° Dio:  Forse ha creduto che tu non saresti più venuta e non ha osato tornare da noi.

3° Dio:  (prende il carrettino dell’acquaiolo) Lo metteremo in casa tua. Gli serve. (entrano preceduti da Shen Te, in casa di lei).

Si fa Buoi e poi di nuovo chiaro. Nella luce dell’alba gli dèi escono dalla porta, guidati da Shen Te che regge una lampada. Si accomiatano.

1° Dio:  Cara Shen Te, ti ringraziamo per la tua ospitalità. Non dimenticheremo che tu sei quella che ci ha accolti. Restituisci il carretto all’acquaiolo e digli che ringraziamo anche lui per averci fatto conoscere un’anima buona.

Shen Te:  Non sono buona. Devo farvi una confessione. Quando Wang è venuto a chiedermi di ospitarvi, ho esitato.

1° Dio:  Esitare non ha importanza, purché si vinca. Sappi che tu ci hai dato molto più che un tetto per passare la notte. Molti, e tra questi anche alcuni di noi dèi, sono stati presi dal dubbio se esistano ancora delle persone buone, e principalmente per chiarire questa cosa abbiamo intrapreso il nostro viaggio. Ora ci rimettiamo in cammino con gioia, perché ne abbiamo trovata una. Arrivederci!

Shen Te:  Fermatevi, o altissimi, non sono affatto sicura di essere buona. Certo, vorrei esserlo, ma come faccio a pagare l’affitto? Ecco: voglio confessarmi a voi: io mi vendo per vivere, ma anche così non riesco a cavarmela, perché ce ne sono tante altre che devono fare la stessa cosa. Sono pronta a tutto, ma chi non lo è? Certo, sarei felice di poter onorare il padre e la madre e di dire sempre la verità. Sarebbe meglio per me non dovere tanto desiderare la casa del prossimo e mi piacerebbe poter appartenere a un uomo con fedeltà. E vorrei anche non sfruttare gli altri per ciò che mi occorre, né togliere il pane a chi è povero. Ma come posso fare? Anche non osservando certi comandamenti, tiro avanti a malapena.

1° Dio:  Tutti questi, Shen Te, non sono che gli scrupoli di un anima buona.

3° Dio:  Addio, Shen Te, a salutami tanto anche l’acquaiolo. È stato un amico per noi.

2° Dio:  Ho paura che non gli abbia giovato molto.

3° Dio:  Stai di buon umore!

1° Dio:  Soprattutto, sii buona Shen Te! Addio!

Si voltano e si avviano. La salutano già con cenni.

Shen Te:  (angosciata) Ma non sono sicura di me, o altissimi! Come posso essere buona se tutto è così caro?

2° Dio:  Per questo purtroppo non possiamo far niente, non possiamo occuparci di questioni economiche.

3° Dio:  Fermi! Un momento! Se avesse un po’ più di denaro, potrebbe cavarsela meglio.

2° Dio:  Non possiamo dargliene. Non potremmo poi giustificare la spesa, lassù.

1° Dio:  Perché no?

Avvicinano le teste e discutono concitatamente.

1° Dio:  (a Shen Te, imbarazzato) Abbiamo sentito che non arrivi a mettere insieme i soldi per l’affitto. Noi non siamo poveri, e perciò ti paghiamo per il pernottamento. Ecco! (Le dà del denaro) Non dire però a nessuno che ti abbiamo pagata. È una cosa che potrebbe anche essere interpretata male.

2° Dio:  Molto male.

3° Dio:  No, è una cosa lecita. Possiamo tranquillamente pagarle il pernottamento. Nella Decisione Suprema non c’è parola in contrario. Dunque, arrivederci!

Gli dèi escono rapidamente.

Primo atto

Scena prima

Una piccola tabaccheria.

Il negozio non è ancora del tutto installato e non ancora aperto.

Shen Te:  (al pubblico) Sono tre giorni che gli dèi se ne sono andati. Hanno detto di volermi pagare per la notte passata in casa mia, e quando ho guardato quanto mi avevano dato, ho visto che erano più di mille dollari d’argento. Con quel denaro ho comprato una tabaccheria. Ieri ho fatto il trasloco e spero di poter compiere molte buone azioni. Per esempio la signora Shin, ex proprietaria di questo negozio, già ieri è venuta a chiedermi del riso per i suoi bambini. Anche oggi la vedo attraversare la piazza con la sua pentola. (entra la Vedova Shin. Le due donne si salutano con inchini) Buongiorno singnora Shin.

Vedova Shin:  Buongiorno, signorina Shen Te. Le piace la sua nuova casa?

Shen Te:  Mi piace molto. Come hanno passato la notte i suoi bambini?

Vedova Shin:  oh, in casa d’altri, se può chiamarsi casa quella baracca! Il più piccolo ha già la tosse.

Shen Te:  Che guaio!

Vedova Shin:  Lei non sa nemmeno cosa siano i guai! A lei la va bene! Ma ne vedrà di tutti i colori in questa stamberga; è un quartiere di miserabili.

Shen Te:  Però lei mi ha detto che a mezzogiorno vengono gli operai della cementeria?

Vedova Shin:  Ma a parte quelli, non c’è nesYang Sun altro che compra: nemmeno i vicini.

Shen Te:  Quando mi ha venduto il negozio, non mi ha fatto parola di questo.

Vedova Shin:  Vorrebbe anche farmi dèi rimproveri, adesso! Prima mi porta via la casa a me e ai bambini e poi la chiama stamberga e quartiere di  miserabili. È il colmo! (piange)

Shen Te:  (subito) Vado a prenderle il riso.

Vedova Shin:  Volevo pregarla di prestarmi anche un po’ di soldi.

Shen Te:  (mentre le versa il riso nella pentola) Questo non posso. Non ho ancora venduto niente.

Vedova Shin:  Ma io ne ho bisogno. Di che cosa devo vivere? Mi ha portato via tutto e adesso mi prende per il collo. Le metterò i miei bambini qui sulla porta, assassina! (le strappa la pentola di mano)

Shen Te:  Non si arrabbi! Sta versano tutto il riso!

Entrano due coniugi attempati e un tipo male in arnese.

Moglie:  Oh, cara Shen Te, abbiamo sentito che la ti va benone. Sei diventata una donna d’affari! E noi, pensa, siamo senza tetto! Abbiamo dovuto chiudere la nostra tabaccheria. Pensavamo che forse ci avresti permesso di passare la notte qui da te. Conosci mio nipote? È venuto anche lui, non ci lascia mai.

Nipote:  (guardandosi intorno) Bella botteghina!

Vedova Shin:  E' chi sono questi?

Shen Te:  Sono stati i miei primi padroni di casa, quando sono venuta dalla campagna alla città. (al pubblico) quando poi il mio gruzzolo è sfumato mi hanno messo sulla strada. Adesso, forse, hanno paura che io dica di no.

Sono poveri

Sono senza tetto

Non hanno amici

Hanno bisogno d’aiuto:

come potrei dire di no?

(gentilmente ai nuovi arrivati) Siate i benvenuti! Vi ospiterò volentieri, però ho soltanto una stanzetta nel retrobottega.

Marito:  Ci basterà. Non preoccuparti. (mentre Shen Te offre il te) Qui dietro staremo benissimo e non ti daremo impiccio. Hai comprato la tabaccheria in ricordo della tua prima casa, non è vero? Potremo darti qualche suggerimento. Anche per questa ragione siamo venuti.

Vedova Shin:  Speriamo che vengano anche dèi clienti.

Moglie:  Ce l’ha con noi?

Marito:  Ssss! Ecco un cliente.

(Entra un uomo cencioso)

Disoccupato:  Scusi. Sono disoccupato.

(la vedova Shin ride)

Shen Te:  In che cosa posso servirla?

Disoccupato:  Ho sentito dire che domani aprirete il negozio. Ho pensato che quando si disfano gli imballaggi si trova sempre qualcosa di guasto. Non vi cresce una sigaretta?

Moglie:  Questa poi! Mendicare il tabacco! Chiedesse almeno il pane!

Disoccupato:  Il pane costa caro. Due boccate di sigaretta e sono un altro uomo. Guardate come sono ridotto.

Shen Te:  (gli da delle sigarette) E' importante essere un altro uomo. Voglio inaugurare il negozio con lei. Mi porterà fortuna.

Il Disoccupato si accende subito una sigaretta, la aspira e se ne va tossendo.

Moglie:  Credi di aver fatto bene, cara Shen Te?

Vedova Shin:  Se inaugura così il suo negozio, non le durerà tre giorni.

Marito:  Scommetto che aveva ancora dèi soldi in tasca.

Shen Te:  Ma se ha detto che non ne aveva.

Nipote:  Come fa a sapere che non le ha detto una bugia?

Shen Te:  (indispettita) E' come faccio a sapere che me l’ha detta?

Moglie:  (crollando il capo) Non sa dire di no! Sei troppo buona Shen Te. Se vuoi conservare il tuo negozio devi anche essere capace di rifiutare, una volta o l’altra.

Marito:  Di’ che non è tuo. Di’ che è di un tuo parente che vuole i conti al centesimo. Chi te lo impedisce?

Vedova Shin:  Nessuno glielo impedisce. Il male è che vuol sempre darsi le arie della benefattrice.

Shen Te:  (ridendo) Aventi, insultatemi! Vi metto subito fuori casa e mi riprendo il riso!

Moglie:  (scandalizzata) Come! Anche il riso è tuo?

Shen Te:  (al pubblico)

Sono cattivi

Non hanno amici

Non darebbero un chicco di riso

Di tutto hanno bisogno:

chi potrebbe sgridarli?

(Entra un ometto)

Vedova Shin:  (vedendolo si affretta ad andarsene) Tornerò domani. (esce)

Lin To:  (le grida dietro) Ferma, signora Shin, cercavo proprio lei!

Moglie:  Viene regolarmente quella? Ha qualche diritto da far valere?

Shen Te:  Nao  ha nesYang Sun diritto, ma ha fame: è di più.

Lin To:  Sa bene perché corre, quella! È lei la nuova proprietaria del negozio? Ah, vedo che sta riempiendo gli scaffali. Ma badi che non le appartengono! A meno che non me li paghi! Quella gentaglia che stava qui prima non me li ha pagati. (rivolto verso gli altri) sono il falegname.

Shen Te:  Ma io credevo che facesse parte dell’arredamento che ho pagato.

Lin To:  Bugie! Tutte bugie! Se la intende certo con quella Shin. Fuori i miei cento dollari d’argento, com’è vero che mi chiamo Lin To!

Shen Te:  Come faccio a pagarla, se non ho più denaro?

Lin To:  E' io faccio vendere tutto quanto all’asta! Subito! Mi paga subito, o le faccio sequestrare tutto!

Marito:  (suggerendo a Shen Te) Il cugino!

Shen Te:  Non possiamo aspettare il mese prossimo?

Lin To:  (gridando) No!

Shen Te:  Non sia così cattivo, signor Lin To. Non posso far fronte subito a tanti impegni. (al pubblico)

Un po’ di tolleranza e le forze raddoppiano.

Ecco: la rozza si ferma e annusa un ciuffo d’erba.

Fingiamo di non accorgercene: tirerà meglio il carico.

Un poco di pazienza in giugno, e in agosto

Vedremo l’albero carico di pesche.

Come vivremmo insieme senza essere pazienti?

Con un po’ di respiro

Si raggiungono le mete più lontane.

(a Lin To) Abbia un pochino di pazienza, signor Lin To!

Lin To:  E' chi avrà pazienza per me e la mia famiglia? (smuove uno scaffale dal muro, come se volesse portarselo via) Paghi, o mi porto via gli scaffali!

Moglie:  Mia cara Shen Te, perché non affidi la faccenda a tuo cugino? (a Lin To) Metta per iscritto il suo credito e il cugino della signorina Shen Te pagherà.

Lin To:  Li conosciamo, questi cugini!

Nipote:  Non far lo scemo! Lo conosco personalmente.

Marito:  E'’ un tipo tutto d’un pezzo.

Lin To:  Bene gli mando il conto. (capovolge lo scaffale, ci si siede sopra e scrive il conto)

Moglie:  A lasciarlo fare, ti strapperebbe la camicia di dosso, per quel paio di assi marce. Non riconoscere mai un debito, giusto o non giusto, altrimenti ti schiacceranno sotto i debiti, giusti o non giusti. Butta un pezzo di carne nel bidone della spazzatura e tutti i cani bastardi del vicinato si azzufferanno nel tuo cortile. I tribunali ci sono giusto per qualche cosa!

Shen Te:  I tribunali non gli daranno da mangiare se non gliene darà il suo lavoro. Ha lavorato e non vuole andarsene a mani vuote. E poi ha la famiglia da mantenere. È un guaio che io non possa pagarlo! Che diranno gli dèi?

Marito:  Hai fatto la tua parte quando hai accolto noi: è più che sufficiente.

Entrano uno zoppo (cognato) e una donna incinta (cognata).

Cognato:  (alla coppia) Ah, siete qui, voi? Bei parenti siete! Piantarci così, all’angolo di una strada!

Moglie:  (imbarazzata a Shen Te) Sono mio fratello Wung e mia cognata. (Ai due) Non fate storie e sedetevi là nell’angolo per non disturbare la nostra buona amica, signorina Shen Te. (A Shen Te)  Credo che possiamo tenerli qui, visto che la cognata è al quinto mese. O non sei del parere?

Shen Te:  Siate i benvenuti!

Moglie:  Ringraziate. Le tazze sono la dietro. (A Shen Te) Non avrebbero saputo dove andare. Meno male che hai il negozio.

Shen Te:  (ridendo, al pubblico, mentre porta il tè) Già, meno male che ho il negozio!

Entra la padrona di casa, signora Mi Tzu; ha in mano un modulo.

Mi Tzu:  Signorina Shen Te, sono la padrona di casa, signora Mi Tzu. Spero che andremo di buon accordo. Ecco il contratto d’affitto. (mentre Shen Te da una scorsa al contratto) E'’ sempre un bel momento, l’inaugurazione di un negozietto, non è vero, signori? (si guarda intorno) C’è ancora qualche vuoto negli scaffali, ma tutto andrà benone. Potrà poi darmi qualche referenza?

Shen Te:  E' necessario?

Mi Tzu:  Ma io non so niente di lei.

Marito:  Possiamo garantire noi per la signorina Shen Te? La conosciamo da quando è venuta in città e siamo pronti a mettere la mano sul fuoco.

Mi Tzu:  Scusi, lei chi è?

Marito:  Sono il tabaccaio Ma Fu.

Mi Tzu:  Dov’è il suo negozio?

Marito:  Al momento non ne ho, l’ho appena venduto.

Mi Tzu:  Già. (A Shen Te) Non ha altri che possano darmi informazioni sul suo conto?

Moglie:  (Suggerisce) Cugino! Cugino!

Mi Tzu:  Avrà pure qualcuno che garantisca per lei, se devo accoglierla in casa mia. Questa è una casa rispettabile, mia cara. Senza garanzia non posso assolutamente fare un contratto con lei.

Shen Te:  (lentamente, abbassando gli occhi) Ho un cugino.

Mi Tzu:  Ah, un cugino? È di qui? Andiamo subito a parlargli. Che fa questo cugino?

Shen Te:  Non abita qui, abita in un’altra città.

Moglie:  Non mi hai detto a Shu?

Shen Te:  Signor… Shiu Ta. A Shu.

Marito:  Ma io lo conosco. Uno, alto, allampanato?

Nipote:  (al falegname) anche lei, no, ha trattato con il cugino della signorina Shen Te) per gli scaffali!

Lin To:  (arcigno) Sto scrivendo la fattura proprio per lui, eccola. (consegnandola) Torno domattina! (via)

Nipote:  (gli grida dietro guardando con la coda dell’occhio la padrona di casa) Stia tranquillo, il signor cugino pagherà!

Mi Tzu:  (a Shen Te, guardandola severamente) Allora anche io sarò lieta di conoscerlo. Buonasera, signorina. (via)

Moglie:  (dopo una pausa) Adesso stai fresca! Domattina saprà tutto sul tuo conto, siine certa!

Cognata:  (sottovoce al nipote) Non durerà a lungo questa faccenda.

Entra un vecchio (nonno) guidato da un ragazzo.

Ragazzo:  (voltandosi) Eccoli qui.

Moglie:  Buongiorno, nonno! (A Shen Te) che caro vecchietto! Sarà stato in pena per noi. E il ragazzo, lo vedi com’è cresciuto? Mangia come un lupo! Be’, e chi avete portato d’altro?

Marito:  (guardando fuori) Una giovane parente di campagna. Spero che non ti sembreremo troppi. Non eravamo tanti quando abitavi con noi, eh? Già, abbiamo continuato ad aumentare. Peggio andava e più numerosi si diventava; e quanto più si era numerosi, tanto andava peggio. Ma adesso chiudiamo a catenaccio, altrimenti non possiamo star tranquilli. (sbarra la porta e tutti si siedono). La cosa più importante è che non ti disturbiamo negli affari. Altrimenti, cosa possiamo buttare nella pentola? Dunque, abbiamo pensato di far così: di giorno escono i più giovani e rimane solo il nonno e la cognata e forse io. Gli altri verranno qui a dare un’occhiata, al massimo una o due volte al giorno, non è vero? Accendete quella lampada e statevene a vostro agio!

Nipote:  (facendo dello spirito) Speriamo che stanotte non capiti qui il cugino, quel cattivone di Shui Ta!

(La cognata ride)

Cognato:  (allunga la mano verso una sigaretta) Una sigaretta non conta.

Marito:  Si capisce.

(Tutti si servono, il cognato fa il giro, versando a tutti del vino da una brocca)

Nipote:  Paga il cugino!

Nonno:  (serio a Shen Te) Buongiorno!

(Shen Te, sconcertata da questo saluto in ritardo, s’inchina. Ha in mano la fattura del falegname e nell’altra il contratto d’affitto)

Moglie:  Non volete cantare qualcosa per divertire un po’ la nostra ospite?

Nipote:  Comincia il nonno! (cantano)

CANZONE DEL FUMO

Nonno:

Prima che la vecchiaia rendesse bianco il capo

Con astuzia speravo di riuscire a campare.

Oggi so che nesYang Suna astuzia può bastare mai

A riempire il ventre di un uomo in povertà.

Allora lascia andare!

Guarda il fumo grigio

Che passa a sempre più fredda lontananza:

così passi anche tu.

Marito: 

Ho visto scorticato l’uomo onesto e di scrupoli,

Ho fatto un tentativo per l’obliquo sentiero

Ma gente come noi, anche quello è scosceso

Non c’è quindi una strada che serva al mio futuro.

Allora lascia andare!

Guarda il fumo grigio

Che passa a sempre più fredda lontananza:

così passi anche tu.

La nipote:

Quelli che son vecchi, si dice, nulla sperano.

È il tempo che risolve ed è il tempo che manca.

A noi giovani invece la porta è spalancata

Certo, così si dice, solo è aperta sul nulla.

Allora lascia andare!

Guarda il fumo grigio

Che passa a sempre più fredda lontananza:

così passi anche tu.

Nipote:  Dove hai preso il vino?

Cognata:  Ha impegnato un sacco di tabacco.

Marito:  Cosa? Quel tabacco era l’ultima scorta che ci rimaneva! Non l’abbiamo toccato nemmeno per pagarci un ricovero! Canaglia!

Cognato:  Mi dai della canaglia perché mia moglie ha freddo? E' non ne hai bevuto anche tu? Qua subito la brocca!

Si azzuffano, gli scaffali cadono.

Shen Te:  (implorando) Oh, abbiate riguardo, non spaccate tutto! Questo negozio è un regalo degli dèi! Prendetevi quello che c’è, ma non distruggetelo!

Moglie:  (scettica) Il negozio è più piccolo di quello che credevo. Forse era meglio non farne parola alla zia e agli altri. Se vengono anche loro, staremo allo stretto.

Cognata:  Anche la nostra ospite s’è fatta un po’ più freddina!

Giungono voci dall’esterno. Si ode bussare alla porta.

Voci: (dall’esterno) Aprite, siamo noi!

Moglie:  Sei tu, zia? E' che facciamo adesso?

Shen Te:  Il mio bel negozio! Le mie speranze! Appena aperto non è già più un negozio! (al pubblico)

La piccola scialuppa

Di salvataggio va presto a fondo:

troppe braccia di naufraghi

vi si aggrappano avide.

Voci: (dall’esterno) Aprite!

INTERMEZZO SOTTO UN PONTE

Presso il fiume sta accoccolato l’acquaiolo.

Wang:  (guardandosi intorno) Tutto è tranquillo. Già da quattro giorni me ne sto nascosto. Non hanno potuto trovarmi perché tengo gli occhi aperti. Apposta ho preso la loro stessa direzione, fuggendo. Il secondo giorno hanno passato questo ponte, ho sentito i loro passi qui sopra. Ora devono essere già molto lontani, finalmente mi sento al sicuro. (si è coricato e si addormenta)

Musica. La scarpata del fiume si fa trasparente e compaiono gli dèi.

Wang:  (si ripara il viso col braccio, come a parare delle percosse) Non dite niente, so tutto! Non ho trovato nessuno che vi volesse, in nesYang Suna casa! Adesso lo sapete! Adesso andatevene!

1° Dio:  Ma no che hai trovato! Quando tu sei scomparso, lei è venuta. Ci ha accolti per la notte, ha vegliato sul nostro sonno e al mattino ci ha fatto luce con una lampada, quando l’abbiamo lasciata. Sei tu che ce l’hai indicata come un’anima buona, e lo era veramente.

Wang:  Dunque è stata Shen Te ad ospitarvi?

3° Dio:  Naturalmente.

Wang:  Ed io, uomo di poca fede, sono fuggito! Solo perché ho creduto che non sarebbe venuta. Le va male, ho pensato, certamente non verrà.

Gli dèi:

Debole! Debole!

Bene intenzionata creatura, ma debole!

Nel bisogno più non crede alla bontà.

Nel pericolo più non crede al coraggio.

Debole, che a nulla lasci un briciolo di bene!

O giudizio avventato! O inconsulto sconforto!

Wang:  Molto mi vergogno, o altissimi!

1° Dio:  E adesso, acquaiolo, ci farai un favore: torna subito alla capitale e cerca della buona Shen Te, per poterci dare sue notizie. Deve stare bene, ora, deve aver avuto dèi soldi per comprarsi un negozietto, e potrà così seguire gl’impulsi del suo cuore tenero. Tu dimostra interesse alla sua bontà, perché nessuno può essere buono a lungo se la bontà non è richiesta. Noi invece dobbiamo proseguire il nostro cammino, dobbiamo cercare e trovare altre persone che siano alla pari della nostra anima buone del Sezuan e far cessare così la diceria che i buoni non possano più vivere su questa terra.

Scompaiono.

Scena seconda

La tabaccheria

Gente addormentata un po’ dappertutto. La lampada è ancora accesa. Bussano alla porta.

Moglie:  (si alza insonnolita) Shen Te! Bussano! Ma dov’è andata, quella?

Nipote:  Sarà andata a prendere la colazione. Tanto paga il cugino!

La moglie ride e va ciabattando alla porta. Entra un uomo giovane, seguito dal falegname.

Shui Ta:  Sono il cugino.

Moglie:  (cadendo dalle nuvole) Che ha detto?

Shui Ta:  Mi chiamo Shui Ta.

Gli ospiti: (scuotendosi a vicenda dal sonno) Il cugino! Ma era uno scherzo! Figuriamoci se ha un cugino! Ma qui c’è uno che dice di essere il cugino! Incredibile, a quest’ora!

Nipote:  Signore, se lei è il cugino della nostra ospite, ci procuri al più presto qualche cosa per la colazione.

Shui Ta:  (spegnendo la lampada) Fra poco arriveranno i primi clienti: vestitevi in fretta, per favore, che possa mettere in ordine il mio negozio.

Marito:  Il suo negozio? Credo che sia il negozio della nostra amica Shen Te. (Shui Ta scuote il capo) Come? Non appartiene a lei?

Cognata:  Ci ha buggerati, allora! Ma dove s’è cacciata?

Shui Ta:  Ha da fare. Vi manda a dire che, adesso che sono qui io, lei non può più far niente per voi.

Moglie:  (sbalordita) E' noi che l’avevamo presa per un’anima buona!

Nipote:  Non credetegli! Cercatela, piuttosto!

Marito:  Si, hai ragione. (organizzando) Tu e tu e tu e tu la cercherete dappertutto. Noi e il nonno rimarremo qui a occupare la fortezza. Il ragazzo intanto può procuraci qualcosa da mangiare. (al ragazzo) Vedi la pasticceria laggiù, all’angolo? Infilati dentro e riempiti la blusa.

Cognata:  Prendi anche un paio di pasticcini leggeri!

Marito:  Sta’ attento a non farti pescare dal fornaio! E non cacciarti fra i piedi delle guardie!

Il ragazzo fa cenno d’intesa e va via. Gli altri finiscono di vestirsi.

Shui Ta:  Non pensate che un furto nella pasticceria guasterà la reputazione di questo negozio che vi ha dato ricovero?

Nipote:  Non dategli retta, faremo presto a trovare Shen Te e lei saprà dirgliene quattro.

Escono il nipote, il cognato, la cognata e la nipote.

Cognata:  (uscendo) Avanzateci qualcosa per la colazione!

Shui Ta:  (calmo) Non la troveranno. Naturalmente, mia cugina è spiacente di non poter obbedire alla legge dell’ospitalità a tempo indeterminato. Ma, che fare, siete in troppi! Questa è una tabaccheria e la signorina Shen Te ne ricava da vivere.

Marito:  La nostra Shen Te non avrebbe neppure osato dirci cose simili!

Shui Ta:  Forse avete ragione. (al falegname) Il male è che la miseria è troppo grande in questa città, perché una sola creatura possa ovviarvi. Sotto questo aspetto, nulla è mutato, disgraziatamente, nei mille e cento anni trascorsi da quando qualcuno scrisse la seguente quartina:

Risponde al governatore a chi gli chiede

Come aiutare i poveri che muoiono di freddo:

“una coperta lunga diecimila piedi

ci vuole, per ricoprire tutti i sobborghi”.

(si accinge a riordinare il negozio).

Lin To:  Vedo che lei cerca di mettere ordine negli affari di sua cugina. C’è da liquidare un piccolo debito per gli scaffali, riconosciuto davanti a testimoni. Cento dollari d’argento.

Shui Ta:  (trae di tasca la fattura senza cortesia) Non crede che cento dollari d’argento, siano un po’ troppi?

Lin To:  No. E non posso farle il minimo sconto. Ho  moglie e bambini da mantenere.

Shui Ta:  (duro) Quanti bambini?

Lin To:  Quattro.

Shui Ta:  Allora offro venti dollari.

Lin To:  (scoppia in una risata) Lei è matto! Sono scaffali di legno di noce.

Shui Ta:  Allora se li porti via.

Lin To:  Come sarebbe a dire?

Shui Ta:  Che lei è troppo caro per me. La invito a portarsi via gli scaffali di noce.

Moglie:  Questa è buona! (ride lei pure)

Lin To:  (incerto) Desidero che venga qui la signorina Shen Te. Mi pare che sia più buona lei.

Shui Ta:  Sicuro. Si è rovinata.

Lin To:  (prende risolutamente uno scaffale e lo trascina verso la porta) Ecco, può ammucchiare per terra la sua roba da fumare. Per me va benone.

Shui Ta:  (al marito) Lo aiuti.

Marito:  (afferra allo stesso modo uno scaffale e sghignazzando lo trasporta all’uscita) Ecco, fuori gli scaffali!

Lin To:  Carogna, dovrei affamare la mia famiglia?

Shui Ta:  Le offro ancora una volta venti dollari perché la mia merce non stia ammucchiata sul pavimento.

Lin To:  Cento! (Shui Ta guarda con indifferenza fuori dalla finestra. Il marito si accinge a portar fuori altri scaffali) Almeno non romperli contro lo stipite idiota! (con disperazione) Ma sono stati fatti su misura! Vanno bene in questo negozio, altrove non servirebbero. Ormai le tavole sono tagliate, signore!

Shui Ta:  Appunto. Proprio per questo le offro solo venti dollari: perché le tavole sono tagliate.

(la moglie squittisce di piacere)

Lin To:  (improvvisamente stanco) Non ne posso far più niente. Si tenga gli scaffali e mi paghi quello che vuole.

Shui Ta:  Venti dollari d’argento. (mette due grosse monete sul tavolo, il falegname le prende)

Marito:  (riportando indietro gli scaffali) Per un mucchio di assi tagliate è più che abbastanza!

Lin To:  Si, forse mi basteranno per ubriacarmi! (via)

Marito:  E' questo l’abbiamo fatto fuori!

Moglie:  (si asciuga le lacrime dal troppo ridere) “Sono di noce!” “ Se le porti via!” “Cento dollari d’argento! Ho quattro bambini!” “Allora gliene pago venti!” “Ma sono tagliate!” “Appunto! Venti dollari!” Così si tratta con quei tipi

Shui Ta:  Si. (serio) Uscite, presto.

Marito:  Noi?

Shui Ta:  Si, voi. Siete dèi ladri e degli scrocconi. Se ve ne andate subito, senza perdere tempo a ribattere, potete ancora salvarvi.

Marito:  Meglio non rispondergli nemmeno. Mai gridare a stomaco vuoto. Vorrei sapere dove si è cacciato il ragazzo.

Shui Ta:  Già, dove si è cacciato il ragazzo? Vi avevo già detto che non lo voglio nel mio negozio con i pasticcini rubati. (gridando improvvisamente) Ancora una volta: uscite! (gli altri rimangono seduti, calmissimo) Come volete. (va alla porta e fa cenno a qualcuno che passa. Nel vano della porta compare un poliziotto) Suppongo di trovarmi in presenza del funzionario che sorveglia questo quartiere?

Poliziotto:  Certo, signor…

Shui Ta:  Shui Ta. (si sorridono reciprocamente) Bel tempo, oggi!

Poliziotto:  Forse solo un po’ caldo.

Shui Ta:  Si, un po’ caldo, forse.

Marito:  (sottovoce alla moglie) se va aventi a chiaccherare finché torna il ragazzo, siamo in trappola. (Cerca di far segno a Shui Ta di nascosto)

Shui Ta:  (senza badargli) Fa differenza giudicare il tempo da un locale fresco o dalla strada polverosa.

Poliziotto:  Molta differenza.

Moglie:  (Sottovoce) sta’ tranquillo. Il ragazzo, finché vede il poliziotto sulla porta, non entra.

Shui Ta:  Ma si accomodi, prego. Qui dentro fa veramente più fresco. Mia cugina ed io abbiamo aperto questo negozio. Mi permetta di dirle che annettiamo la massima importanza all’intrattenere buoni rapporti con i tutori dell’ordine.

Poliziotto:  Lei è davvero gentile, signor Shui Ta. Si, qui dentro fa molto fresco.

Marito:  (sottovoce) Lo fa entrare apposta perché il ragazzo non lo veda.

Shui Ta:  Ospiti. Visite. Lontani conoscenti di mia cugina, a quanto ho saputo. Sono qui di passaggio. (inchini reciproci) Stavano appunto congedandosi.

Marito:  (roco) Si, adesso ce ne andiamo.

Shui Ta:  Dirò a mia cugina che la ringraziate per l’ospitalità di stanotte, ma che non avete avuto tempo di aspettare il suo ritorno.

Dalla strada vengono rumori e grida di: “Al ladro!”

Poliziotto:  Che c’è?

Il ragazzo è comparso sulla soglia. Dalla blusa gli cadono biscotti e pasticcini. La moglie gli fa cenni disperati perché se ne vada. Il ragazzo si volta e fa per scappare.

Poliziotto:  Fermo, tu! Dove hai preso quella roba?

Ragazzo:  Laggiù.

Poliziotto:  Ah! Furto, eh?

Moglie:  Noi non ne sapevamo niente. L’ha fatto per conto suo. (al ragazzo) Disutilaccio! (= inetto o disgraziato n.d.r.)

Poliziotto:  Signor Shui Ta, può fornire qualche spiegazione? (Shui Ta tace) Bene. Tutti con me al commissariato.

Shui Ta:  Sono desolato che una cosa simile abbia potuto accadere nel mio locale.

Moglie:  Eppure ha visto quando il ragazzo è uscito!

Shui Ta:  Le posso assicurare, signor agente, che io non l’avrei certo invitata ad entrare, se avessi voluto tenere mano ad un furto.

Poliziotto:  E'’ evidente. E lei pure, signor Shui Ta, capirà che io devo fare il mio dovere. (Shui Ta s’inchina) Muovetevi, voi! (li spinge fuori)

Nonno:  (placido, dalla soglia) Buongiorno.

Via tutti, eccetto Shui Ta che continua a riordinare. Entra la padrona di casa

Mi Tzu:  Ah, è lei il cugino? Cosa significa che la polizia porta via gente da casa mia? Come si permette sua cugina di tenere qui un posto di appuntamenti? Ecco quel che si guadagna a prendere in casa gente che ancora ieri viveva in una stamberga e andava a mendicare un po’ di pane di miglio dal fornaio all’angolo! Sono bene, informata, come vede!

Shui Ta:  Lo vedo. Le hanno raccontato delle brutte storie sul conto di mia cugina. L’accusano di aver patito la fame! Tutti sanno che viveva in miseria. Ha la peggior reputazione possibile: quella di essere in miseria.

Mi Tzu:  Era una comunissima….

Shui Ta:  Nullatenente, diciamo pure la brutta parola!

Mi Tzu:  Per carità, niente sentimentalismi! Parlo della sua condotta, non delle sue entrate. Quanto alle entrate, non dubito che ci fossero; altrimenti non ci sarebbe il negozio. Certi signori anziani devono aver provveduto. O come si farebbe ad avere un negozio? Signore, questa è una casa rispettabile! La gente che mi paga l’affitto, non vuole abitare sotto lo stesso tetto con una persona simile, ha capito? (pausa) Non sono inumana, ma devo pur avere dèi riguardi.

Shui Ta:  (freddo) Signora Mi Tzu, ho da fare. Mi dica chiaro e tondo quanto ci costerà abitare in questa casa rispettabile.

Mi Tzu:  Sa che ha una bella faccia di bronzo?

Shui Ta:  (prendendo dal banco il contratto d’affitto) L’affitto è molto alto. Vedo che questo contratto è pagabile mensilmente.

Mi Tzu:  (subito) Ma non per gente come sua cugina!

Shui Ta:  Come sarebbe?

Mi Tzu:  Sarebbe che gente come sua cugina deve pagare in anticipo l’affitto per un semestre: duecento dollari d’argento.

Shui Ta:  Duecento dollari d’argento? Ma è uno strozzinaggio! Come faccio a metterli insieme? Qui non posso contare su un grande smercio. La mia sola speranza è che le donne addette a cucire i sacchi alla cementeria, fumino molto. Mi si dice che fanno un lavoro estenuante. Però guadagnano male.

Mi Tzu:  Doveva pensarci prima!

Shui Ta:  Signora Mi Tzu, abbia cuore! E'’ vero che mia cugina ha commesso l’errore imperdonabile di offrire ricovero a degli sventurati. Ma migliorerà, avrò cura io stesso di farla migliorare. D’altra parte, dove troverebbe lei inquilino migliore di una che conosce l’abisso perché ne è appena scampata? Si consumerà fino all’osso per pagarle puntualmente l’affitto, farà di tutto, sacrificherà tutto, venderà tutto, non si spaventerà di nulla e, allo stesso tempo, sarà umile come una mosca e quieta come un topolino. La obbedirà in tutto e per tutto, pur di non tornare indietro. Un’inquilina così non la si paga a peso d’oro.

Mi Tzu:  Duecento dollari d’argento anticipati, o torna alla strada di dove è venuta.

Entra il Poliziotto.

Poliziotto:  Non s’incomodi, signor Shui Ta!

Mi Tzu:  Decisamente, la polizia dimostra un grande interesse per questo negozio.

Poliziotto: Signora Mi Tzu, spero che lei non abbia frainteso. Il signor Shui Ta ci ha reso un servizio e io sono venuto a ringraziarlo a nome della polizia.

Mi Tzu:  Non mi riguarda. Spero, signor Shui Ta, che la mia proposta trovi il consenso di sua cugina. Ci tengo ad essere in buoni rapporti con i miei inquilini. Buongiorno, signori miei.(via)

Shui Ta:  Buongiorno, signora Mi Tzu.

Poliziotto:  La signora Mi Tzu le fa delle difficoltà?

Shui Ta:  La signora pretende un pagamento anticipato dell’affitto, perché mia cugina non le sembra una persona rispettabile.

Poliziotto:  E' lei non ha il denaro? (Shui Ta tace) Ma una persona come lei, signor Shui Ta, non può non trovare credito!

Shui Ta:  Forse. Ma come troverà credito una persona come Shen Te?

Poliziotto:  Lei non resterà qui?

Shui Ta:  No, e non potrò nemmeno tornare. Ho potuto darle una mano trovandomi qui di passaggio: sono riuscito ad evitarle solo il peggio. Ben presto non potrà fare assegnamento che su se stessa. E mi domando con angustia che ne sarà di lei.

Poliziotto:  Signor Shui Ta, mi dispiace che si trovi in difficoltà per l’affitto. Devo ammettere che da principio non avevamo molta considerazione per questo negozio. Ma il suo atteggiamento deciso di poco fa ci ha fatto capire che uomo è lei. Noi tutori dell’ordine facciamo presto ad individuare chi può essere giudicato a sostegno della legge.

Shui Ta:  (con amarezza) Signore, per salvare questo negozio, che mia cugina considera come un dono degli dèi, sono pronto ad andare fino ai limiti estremi di ciò che la legge consente. Ma durezza e furberia giovano solo contro gli inferiori, perché avvedutamente sono segnati i limiti. Ora mi trovo nella situazione di chi si è liberato dai topi, ma poi si trova a lottare col fiume! (dopo una breve pausa) Fuma un sigaro?

Poliziotto:  (intascando due sigari) Noi del commissariato saremmo assai spiacenti di perderla, signor Shui Ta. Ma deve pur capire la signora Mi Tzu. Shen te viveva, diciamo le cose con il loro nome, vendendosi agli uomini. Lei potrà ribattere: che cos’altro avrebbe potuto fare? Con che cosa per esempio, avrebbe potuto pagare l’affitto? Resta comunque il fatto che non è una condotta rispettabile. Perché? Primo, perché l’amore non si vende, senno’ diventa amore mercenario. Secondo, l’amore non è rispettabile se è fatto con uno che paga, mentre lo è con uno che si ama. Terzo, il proverbio dice: ”Non per un pugno di riso, ma per  amore”. Ben, lei mi dirà, a che serve tutta questa morale, quando la frittata è fatta? Cosa può fare Shen Te? Come procurarsi un semestre d’affitto anticipato? Signor Shui Ta, devo dirle che non lo so. (si concentra) Signor Shui Ta, è chiaro! Basta che lei le trovi un marito!

Entra una vecchietta.

Vecchietta: Un sigaro buono e non caro per mio marito. Domani, sa, fanno quarant’anni che ci siamo sposati, e vogliamo festeggiare la ricorrenza.

Shui Ta:  (cortese) Quarant’anni e ancora li festeggiate!

Vecchietta: Nei limiti dèi nostri mezzi! Abbiamo il negozio di tappeti qui dirimpetto. Spero che saremo dèi buoni vicini, si dovrebbe esserlo almeno; i tempi sono cattivi.

Shui Ta:  (presentandole varie scatole) Temo che lei si serva di un modo di dire molto antico!

Poliziotto:  Signor Shui Ta, abbiamo bisogno di capitale. Eccole la mia proposta: un matrimonio.

Shui Ta:  (scusandosi con la vecchietta) Mi sono lasciato indurre a importunare il signor agente con le mie preoccupazioni di ordine privato.

Poliziotto:  Non abbiamo il semestre di affitto anticipato? Bene, allora sposiamo un po’ di denaro.

Shui Ta:  Non sarà tanto facile.

Poliziotto:  Perché no? E' un buon partito. Ha un negozietto ben avviato. (alla vecchietta) Lei che cosa ne pensa?

Vecchietta: (Confusa) Mah….

Poliziotto:  Un annuncio sul giornale….

Vecchietta: Se la signorina è d’accordo…

Poliziotto:  E' che cosa potrebbe avere in contrario? Glielo scrivo io l’annuncio. Un servizio per un altro. Non creda che le autorità non abbiano cuore per il piccolo commerciante che ha da lottare duro. Lei ci dà una mano e noi in compenso le stendiamo un annuncio matrimoniale. Ah ah ah! (estrae zelante il taccuino, inumidisce la punta della matita e scrive)

Shui Ta:  (lentamente) Non è una cattiva idea.

Poliziotto:  Cercasi… distinto…con piccolo capitale…eventualmente vedovo…disposto…sposare proprietaria…fiorente…negozio…tabacchi…Ecco. Poi, diciamo: carina…simpatica presenza…Va?

Shui Ta:  Se crede che non sia esagerato…

Vecchietta: Per niente. Io l’ho vista.

Il poliziotto stacca il foglio dal taccuino e lo porge a Shui Ta.

Shui Ta:  Vedo con spavento quanta fortuna è necessaria per non finire sotto le ruote. Quante idee! Quanti amici! (al Poliziotto) Malgrado tutta la mia decisione, per esempio, io ero sull’orlo della disperazione riguardo all’affitto del negozio. E ora lei arriva e  mia iuta con un buon consiglio. Sì, realmente, vedo una via d’uscita.

Secondo atto

Scena terza

Sera al parco

Un giovane con i vestiti a brandelli segue con lo sguardo un aeroplano che sta evidentemente descrivendo un grande arco nel cielo sopra il parco. Il giovane estrae dalla tasca una corda e si guarda intorno, cercando. Mentre si avvia verso un grande salice, si avvicinano due prostitute. Una è già vecchia, l’altra è la nipote della famiglia di otto persone

Giovane Prostituta: Buonasera, giovanotto. Vieni con me, cocco?

Yang Sun: Magari, signore mie! Se mi comprate qualcosa da mangiare.

Vecchia Prostituta: L’hai azzeccata bene! (alla giovane) Andiamo via, non perdiamo tempo con lui. Non vedi che è l’aviatore disoccupato?

Giovane Prostituta: Ma non ci sarà più nessuno nel parco. Sta per piovere.

Vecchia Prostituta: Forse troveremo ancora.

Vanno via. Yang Sun, guardandosi intorno, tira fuori la corda e la getta su di un ramo di un salice, ma è ancora disturbato. Le due prostitute tornano in fretta: non lo vedono.

Giovane Prostituta: Verrà un acquazzone.

Shen Te passa per il viale.

Vecchia Prostituta: Eccola qui, quella carogna! Ha rovinato te e tutti i tuoi.

Giovane Prostituta: Lei no. È stato suo cugino. Lei ci aveva ospitati e più tardi si è offerta di pagare i nostri pasticcini. Non posso rimproverarle niente.

Vecchia Prostituta: Io si, invece! (forte) Ecco la nostra distinta sorella dai sacchi d’oro! La signorina ha un negozio, ma vuole ancora soffiarci i clienti.

Shen Te:  Sta’ buona, sta’ buona. Vado al caffè in riva allo stagno.

Giovane Prostituta: E'’ vero che sposi un vedovo con tre bambini?

Shen Te:  Si, vado ad incontrarlo.

Yang Sun: (impaziente) Girate un po’ alla larga, vacche! Non si può avere un po’ di pace neppure qui?

Vecchia Prostituta: Zitto, tu!

Le due prostitute se ne vanno.

Yang Sun: (gli grida dietro) Iene! (al pubblico) Anche nei posti più solitari non si stancano di andare a caccia di vittime; anche nei cespugli, anche sotto la pioggia, cercano disperatamente dèi compratori.

Shen Te:  (accigliata) Perché le insulta così? (vede il laccio) Oh…

Yang Sun: Che c’è da fare quegli occhi?

Shen Te:  A che le serve la corda?

Yang Sun: Vattene, sorella, vattene! Non ho denaro, niente, nemmeno un centesimo. E anche se l’avessi, non è te che vorrei. Comprerei un bicchier d’acqua.

Comincia a piovere.

Shen Te: A che serve la corda? Questo non lo deve fare!

Yang Sun: Che te ne importa? Va’ a seccare da un’altra parte!

Shen Te:  Piove.

Yang Sun: Non scegliere quest’albero per ripararti.

Shen Te:  (rimane immobile sotto la pioggia) No.

Yang Sun: Senti, sorella, piantala, non serve a nulla. Non puoi fare affari con me. E poi non mi piaci. Hai le gambe storte.

Shen Te:  Non è vero.

Yang Sun: E' non farle vedere! Al diavolo! Vieni sotto l’albero, se piove!

Adagio, Shen Te va a ripararsi sotto l’albero.

Shen Te:  Perché voleva fare questo?

Yang Sun: Vuoi proprio saperlo? Bene, te lo dirò, così almeno mi lasci in pace. (pausa) Sa cos’è un aviatore?

Shen Te:  Si, ho visto degli aviatori, a un caffè.

Yang Sun: No, non ne hai visti. Forse un paio di imbecilli senza testa e col casco di cuoio, tipi senza orecchi per un  motore, senza sensibilità per una macchina. Riescono a salire su di un aereo solo corrompendo i gerenti di un hangar. Prova a dire a uno di quelli: “lascia cadere il tuo apparecchio da duemila piedi di altezza attraverso le nuvole e poi riacchiappalo con un colpo di leve” ti risponderà: “ma questo nel contratto non c’è” Chi non sa volare in modo che il suo apparecchio si posi a terra come se fosse il suo deretano, non è un aviatore, ma un imbecille. Io, invece, sono un aviatore. Però sono anche un enorme imbecille, perché alla scuola di Pechino ho letto tutti i libri sull’aviazione e proprio non ho letto una sola pagina dove si diceva che di aviatori non ce n’è più bisogno. E così sono un aviatore senza aeroplano e un pilota postale senza posta. Ma che cosa significhi questo, tu non lo puoi capire.

Shen Te:  Io invece credo di capirlo.

Yang Sun: No, se ti dico che non lo puoi capire, non lo capisci.

Shen Te:  (mezzo ridendo, mezzo piangendo) da bambini, avevamo una gru con un’ala zoppa; era gentile con noi, non si offendeva per i nostri scherzi e ci sculettava dietro, schiamazzando se correvamo troppo in fretta. Ma in autunno e in primavera, quando i grandi stomi di gru passavano sul villaggio, diventava inquieta e io capivo il perché.

Yang Sun: Non frignare.

Shen Te:  No.

Yang Sun: Ti si guasta il trucco.

Shen Te:  Ecco, la smetto. (si asciuga gli occhi con la manica)

Yang Sun: (appoggiato all’albero, si protende senza voltarsi, verso il suo viso) non sei nemmeno capace di asciugarti. (la asciuga con un pezzo di sacco. Pausa) Se proprio ti sei messa in testa di stare qui perché io non  mi impicchi, potresti almeno aprire la bocca.

Shen Te: Non so dir niente.

Yang Sun: Insomma, perché mi vuoi privare delle gioie di quell’albero, sorella?

Shen Te:  Ho paura. Sono sicura che voleva farlo soltanto perché la sera è così triste. (al pubblico)

Nel nostro paese

Non dovrebbero esserci sere tristi

E nemmeno alti ponti sul fiume.

Anche all’ora tra la notte e il mattino

E gl’inverni tanto lunghi, sono pericolosi.

Giacché nella miseria

Basta un’inezia

Perché l’uomo si liberi dall’intollerabile vita.

Yang Sun: Parlami di te.

Shen Te:  Di che cosa? Ho un negozietto.

Yang Sun: (ironico) Oh, non sei una battona, tu, hai un negozio!

Shen Te:  (seria) Adesso ho un negozio, ma prima battevo il marciapiede.

Yang Sun: E' il negozio, te l’hanno regalato gli dèi?

Shen Te:  Si.

Yang Sun: Una bella sera te li sei trovati davanti e ti hanno detto: prendi un po’ di soldi.

Shen Te:  (ridendo piano) Una mattina.

Yang Sun: Non sei quel che si dice discorsiva.

Shen Te:  (dopo una pausa) So suonare un poco la cetra e riesco bene a imitare la voce delle persone. (con voce profonda, imita un uomo importante) “Guarda un po’ devo aver lasciato a casa il borsellino” Ma poi ho avuto il negozio e la prima cosa che ho fatto è stata di regalare la mia cetra. Ora, mi sono detta, posso star muta come un pesce e non farà nesYang Suna differenza.

Son ricca, ho detto.

Esco sola, dormo sola.

Per un anno intero, ho detto,

non avrò più a che afre con gli uomini.

Yang Sun: Ma adesso ne sposi uno? Quello della casa da tè in riva al laghetto? (Shen Te tace) Che cosa sai in realtà, dell’amore?

Shen Te:  Tutto.

Yang Sun: Niente, sorella. Ti piaceva, per caso?

Shen Te:  No.

Yang Sun: (le passa una mano sul viso accarezzandola, senza voltarsi a guardarla) E' quasto ti piace?

Shen Te:  Si.

Yang Sun: Ti contenti di poco. Che città!

Shen Te:  Lei non ha amici?

Yang Sun: Ne ho un mucchio, ma nessuno che voglia sentire che sono ancora senza impiego. Fanno subito una faccia come se sentissero uno lamentarsi che c’è ancora acqua nel mare. E tu ne hai, di amici?

Shen Te:  (esitando) Un cugino.

Yang Sun: Allora, guardati dal cugino.

Shen Te:  E'’ stato qui una volta. Ora è andato via e non tornerà più. Ma perché non c’è un filo di speranza nelle sue parole? Si dice che chi parla senza speranza, parla senza bontà.

Yang Sun: Continua a discorrere! Una voce è sempre una voce.

Shen Te:  (premurosa) Malgrado tanta miseria, ci sono pur sempre delle persone gentili. Una volta, quando ero piccola, sono caduta mentre portavo un sacco di riso. Un vecchio mi ha rialzata e mi ha dato anche un soldo. Me ne sono ricordata spesso. Specialmente quelli che hanno poco da mangiare, dividono volentieri con gli altri. Probabilmente, a  tutti piace far vedere che cosa sanno fare: e come possono mostrarlo meglio che essendo gentili? La cattiveria è soltanto una specie di goffaggine. Quando si canta per qualcuno, o si costruisce una macchina o si pianta il riso, è già come una specie di gentilezza. Anche lei è gentile.

Yang Sun: A quanto pare, non è difficile sembrarti gentile.

Shen Te:  No. E adesso ho sentito una goccia di pioggia.

Yang Sun: Dove?

Shen Te:  In mezzo agli occhi.

Yang Sun: Più sulla destra o più sulla sinistra?

Shen Te:  Più sulla sinistra.

Yang Sun: Bene. (dopo un po’ sonnacchioso) E' con gli uomini, l’hai finita?

Shen Te:  (sorridendo) Ma non ho le gambe storte.

Yang Sun. No, forse.

Shen Te:  No di certo.

Yang Sun: (stanco appoggiandosi all’albero) Ma siccome da due giorni non ho mangiato niente e da uno non ho bevuto, anche se lo volessi, sorella, non potrei amarti.

Shen Te:  Si sta bene alla pioggia.

Wang:  (sopraggiunge e canta)

CANZONE DELL’ACQUAIOLO SOTTO LA PIOGGIA

Gente, ho acqua, acqua da vendere.

Alla pioggia sto in attesa

E son corso, corso a prendere

L’acqua fresca che non vendo.

Gente, io grido, acqua! Compratela!

Ma non giunge qui nessuno

Assetato, moribondo

Per sorbir l’acqua e pagarla.

(E' comprate l’acqua, o porci!)

Non si può fermar quell’acqua?

Ho sognato l’altra notte

Che pioveva dopo sette

Anni, e io davo l’acqua a gocce:

come i barbagianni gridano:

“A me l’acqua!” Io guardo, a caso

quando uno afferra il secchio, se il suo muso m’è simpatico.

(e boccheggiano, quei porci!)

(ridendo)

Avvizzite pianticelle.

Su, tettate delle nubi

Con delizia le mammelle

Ne chiedete quanto costa.

Gente, io grido, acqua! Compratela!

Ma non giunge qui nessuno

Assetato, moribondo

Per sorbir l’acqua e pagarla.

(e comprate l’acqua, o porci!)

La pioggia è cessata. Shen Te vede Wang e corre verso di lui.

Shen Te:  Oh, Wang, sei tornato? Ho ritirato il tuo carrettino in casa mia

Wang:  Grazie della cura che ti sei presa. Come va Shen Te?

Shen Te:  Bene. Ho fatto conoscenza con un uomo molto intelligente e valoroso. E vorrei comprare un bicchiere della tua acqua.

Wang:  Butta la testa indietro, apri la bocca e avrai acqua finché vorrai. Quel salice gocciola ancora.

Shen Te:  Ma io voglio la tua acqua Wang.

Portata da lontano

Che è costata fatica

E oggi è difficile da vendere perché piove.

E la voglio per quel signore che sta laggiù.

E'’ un aviatore. Un aviatore

È più valoroso degli altri uomini.

In compagnia delle nuvole

Affronta le grandi tempeste

Volando attraverso il cielo, e porta

Agli amici lontani

La posta amica.

(paga e corre col bicchiere da Yang Sun. Giuntagli vicino, grida ridendo a Wang) Si è addormentato. La disperazione, la pioggia e io l’abbiamo stancato.

Intermezzo: Giaciglio notturno di Wang nella conduttura di fogna

L’acquaiolo dorme. Musica. La conduttura diventa trasparente e al dormiente appaiono in sogno gli dèi.

Wang:  (raggiante) L’ho veduta, o altissimi! È sempre la stessa!

1° Dio:  Questa è una buona notizia.

Wang:  E'’ innamorata! Mi ha fatto vedere il suo amico. Tutto le va a gonfie vele.

1° Dio:  Ci fa piacere saperlo. Speriamo che questo l’aiuti nella sua aspirazione al bene.

Wang:  Senza dubbio! Fa tutte le opere buone che può-

1° Dio:  Quali opere buone? Parlacene, caro Wang.

Wang:  Ha una parola gentile per tutti.

1° Dio:  (interessato) Si, e poi?

Wang:  E’ raro che qualcuno esca dal suo negozietto senza tabacco, solo perché nonha denaro.

1° Dio:  Anche questo non è male. E' ancora? C’è altro?

Wang:  Ha ospitato una famiglia di otto persone.

1° Dio:  (trionfante, al secondo) Otto! (a Wang) E' magari c’è ancora dell’altro?

Wang:  Un giorno, benché piovesse, ha comprato un bicchiere della mia acqua.

1° Dio:  Già, ma queste sono buone azioni secondarie, si capisce.

Wang:  Ma voglion dire soldi, e un negozietto non può renderle tanto.

1° Dio:  Certo, certo! Ma un giardiniere avveduto sa fare miracoli anche con un minuscolo pezzetto di terra.

Wang:  E' lei ne fa veramente! Ogni mattina distribuisce il riso, e con questo se ne va più della metà del suo guadagno, credetemi!

1° Dio:  (un po’ deluso) Si, si, non dico niente. Come inizio non sono scontento.

Wang:  Pensate: i tempi non sono i più favorevoli. Una volta ha dovuto chiedere aiuto a un cugino, perché il negozio correva gravi rischi.

Appena vi fu un angolo al riparo dal vento

Ecco tutto il cielo invernale

Oscurato da uccellacci rizzosi che svolazzano

Attorno, mentre una volpe famelica

Azzanna il fragile muro, e il lupo zoppo

Rovescia la piccola scodella.

Insomma, non poteva più tener dietro a tante faccende da sola. Ma tutti sono d’accordo nel dire che è una brava ragazza. Già la chiamano l’angelo dèi sobborghi, così grande è il bene che esce dal suo negozio. Checché ne dica il falegname Lin To!

1° Dio:  Come? Come? Vuoi dire che il falegname Lin To parla male di lei?

Wang:  Che! Dice soltanto che gli scaffali non sono stati pagati interamente.

2° Dio:  Cosa dici? Un falegname non è stato pagato? Nel negozio di Shen Te? Come ha potuto lasciare che succedesse una cosa simile?

Wang:  Non aveva soldi, immagino.

2° Dio:  Fa lo stesso. Quando si hanno debiti, si pagano. Si deve evitare anche la semplice apparenza dell’ingiustizia. Bisogna adempiere prima alla lettera del comandamento, poi lo Spirito.

Wang:  Ma è stato il cugino, o altissimi, non lei.

2° Dio:  Allora questo cugino non varcherà più la sua soglia.

Wang:  (abbattuto) Ho capito, altissimo! Ma in difesa di Shen Te mi permetterete forse di farvi presente che il cugino è considerato un commerciante perfettamente stimabile. Perfino la polizia lo vede di buon occhio.

1° Dio:  Bene, non vogliamo condannare questo cugino senza averlo ascoltato. Ammetto di non capire niente in materia di affari: dovremmo forse informarci delle usanze correnti. Ma poi, questi affari! Hanno forse fatto affari i Sette Re savi? Vendeva pesci il giusto Kung? Che hanno a che vedere gli affari con una vita retta e meritevole?

2° Dio:  (molto gelido) In ogni caso, non dovrà più accadere una cosa simile. (si volta per andarsene. Anche gli altri due dèi si voltano)

3° Dio:  (è l’ultimo, imbarazzato) Scusa il tono piuttosto duro di oggi. Siamo stanchissimi e non abbiamo dormito bene. Ah, il ricovero per la notte! I ricchi ci appoggiano presso i poveri con le migliori raccomandazioni: ma i poveri non hanno camere abbastanza.

Gli dèi: (se ne vanno borbottando) Fiacca, la meglio del mazzo! Niente che faccia colpo! Poco, poco! Tutto fatto col cuore, d’accordo, ma roba di poco rilievo! Dovrebbe almeno….(non si odono più)

Wang:  (gli grida dietro) Oh, altissimi, non siate così esigenti! Non pretendete troppo, per cominciare!

Scena quarta

Piazza davanti alla tabaccheria di Shen Te

Una sala di barbiere, un negozio di tappeti e la tabaccheria d Shen Te. È il mattino. Davanti al negozio di Shen Te aspettano due superstiti della famiglia di otto persone: il nonno e la cognata. Ci sono anche il disoccupato e la vedova Shin.

Cognata:  Non era in casa la notte scorsa?

Vedova Shin:  Una condotta inqualificabile! Finalmente quell’energumeno  del cugino se ne va e madama si degna, almeno di quando in quando, a cedere un po’ di riso che ha in sovrabbondanza, e già rimane fuori tutta la notte e se ne a a zonzo, gli dèi sanno dove!

Si ode vociare dalla bottega del barbiere. Esce Wang incespicando, seguito dal grasso barbiere, il signor Shu Fu, che tiene in mano un grosso ferro da ricci.

Shu Fu:  T’insegnerò io a seccare i miei clienti con la tua acqua puzzolente! Piglia il tuo bicchiere e fila via.

Mentre Wang afferra il misurino che il signor Shu Fu gli tende, costui lo batte sulle mani con il ferro da ricci rovente. Wang grida forte.

Shu Fu:  Ben ti sta! Ti serva di lezione! (rientra sbuffando nella bottega)

Disoccupato:  (raccoglie il misurino e lo porge a Wang) Puoi denunciarlo perché ti ha colpito.

Wang:  Mi ha rovinata la mano.

Disoccupato:  C’è qualcosa di rotto?

Wang:  Non riesco più a muoverla.

Disoccupato:  Mettiti a sedere e versaci sopra un po’ d’acqua.

Vedova Shin:  Meno male che l’acqua ti costa poco.

Cognata:  Nemmeno un pezzetto di fascia si può avere, alle otto del mattino. Se ne va in cerca d’avventure, quella là! Che scandalo!

Vedova Shin:  (cupa) Ci ha dimenticati.

Dal vicolo viene Shen Te portando un vaso pieno di riso.

Shen Te: (al pubblico) Non avevo mai visto la città di buon mattino. A quest’ora ero sempre coricata, con la coperta sporca tirata sopra la testa e la paura del risveglio. Oggi sono stata tra gli strilloni dèi giornali, tra gli uomini che spruzzano d’acqua l’asfalto e i carri tirati dai buoi che vengono dalla campagna con la verdura fresca. Ho camminato a lungo dal quartiere di Yang Sun fino a qui, ma ogni passo mi ha reso più allegra. Ho sempre sentito dire che quando si ama si cammina sulle nuvole, ma il bello è che si cammina sulla terra, sull’asfalto. Vi dico che le masse di case all’alba sono mucchi di rottami in cui si accendono delle luci, quando il cielo è già rosa e ancora trasparente, perché non c’è polvere. Vi dico che ci perdete molto, se non amate, se non vedete la vostra città nell’ora in cui si alza dal giaciglio come un vecchio, sobrio artigiano che si riempie i polmoni d’aria fresca e impugna i suoi arnesi di lavoro, come dicono i poeti. (al gruppo di gente che l’aspetta) Buongiorno! Ecco il riso. (lo distribuisce poi vede Wang) Ciao, Wang. Oggi mi sento molto frivola. Per la strada mi sono guardata in tutte le vetrine e adesso ho voglia di comprarmi uno scialle. (dopo una breve esitazione) Vorrei tanto essere bella. (entra rapidamente nel negozio di tappeti)

Shu Fu:  (che è di nuovo apparso sulla soglia, al pubblico) Sono tutto stupito di vedere come è bella oggi la signorina Shen Te, la padrona della tabaccheria dirimpetto. Fino ad oggi non mi era parsa niente di speciale. L’ho vista da tre minuti e credo di esserne già innamorato. Una persona incredibilmente simpatica. (a Wang) Fila via, mascalzone! (rientra nella bottega)

Shen Te e una coppia molto anziana, il negoziante di tappeti e sua moglie, escono dal negozio. Shen Te porta uno scialle, il negoziante uno specchio.

Moglie del Mercante:  E'’ moto grazioso e anche non caro, perché ha un buchetto in fondo.

Shen Te:  (guardando lo scialle sul braccio della vecchietta) Anche quello verde è bello.

Moglie del Mercante:  (sorridendo)  Ma purtroppo non c’è neppure il più piccolo guasto.

Shen Te:  Si, è un guaio. Non posso slanciarmi troppo col mio negozietto. Ho ancora poche entrate, ma ho molte spese.

Moglie del Mercante:  Perché fa del bene. Non ne faccia troppo. Per cominciare, ogni scodella di riso ha la sua importanza, no?

Shen Te:  (provandosi lo scialle bucato) Si, certamente è così, ma per intanto mi sento molto frivola. Mi sta bene, questo colore?

Moglie del Mercante:  Questo non può chiederlo che a un uomo.

Shen Te:  (voltandosi al vecchietto) Mi sta bene?

Mercante:  Lo chieda piuttosto…

Shen Te:  (molto cortese) No, lo chiedo a lei.

Mercante:  (altrettanto cortese) Lo scialle le sta bene, ma è meglio che porti all’esterno la parte opaca.

Shen Te paga.

Moglie del Mercante:  Se non piacerà, lo potrà cambiare senz’altro. (la prende in disparte) E' lui, ha un po’ di capitale?

Shen Te:  (ridendo) Oh, no.

Moglie del Mercante:  E' allora, come potrà pagare il semestre anticipato?

Shen Te:  Il semestre anticipato? Non ci pensavo proprio più!

Moglie del Mercante:  L’avevo indovinato! E lunedì prossimo è il primo del mese. Vorrei dirle una parola. Sa,  mio marito ed io, dopo averla conosciuta, eravamo un po’ perplessi riguardo all’annuncio matrimoniale. Abbiamo deciso di darle un aiuto in caso di necessità. Abbiamo qualche soldo da parte e potremmo prestarle i duecento dollari d’argento. Se crede, potrebbe ipotecare per noi le sue provviste di tabacco, ma naturalmente non c’è bisogno di niente di scritto.

Shen Te:  Volete davvero prestare del denaro ad un cervellino leggero come me?

Moglie del Mercante:  Sinceramente parlando, al suo signor cugino, che certamente non è un cervellino leggero, forse non lo presteremmo; ma a lei lo prestiamo in tutta tranquillità.

Mercante:  (avvicinandosi) D’accordo?

Shen Te:  Vorrei che quello che mi ha detto sua moglie, lo avessero sentito gli dèi, signor Ma. Cercano delle anime buone che siano anche felici. E voi dovete essere felici di aiutarmi, perché solo per amore mi trovo nell’imbarazzo.

I due vecchietti si sorridono l’un l’altro.

Mercante:  Ecco il denaro. (le porge una busta; Shen Te la prende con un inchino)

Anche i vecchietti fanno un inchino e rientrano nel negozio.

Shen Te:  (a Wang, tenendo in alto la busta) L’affitto per un semestre! Non è un miracolo? E che ne dici del mio scialle nuovo, Wang?

Wang:  L’hai comprato per quel tale che ho visto nel parco?

Shen Te annuisce

Vedova Shin:  Forse farebbe meglio a guardargli la mano rovinata, invece di raccontargli le sue avventure poco pulite.

Shen Te:  (spaventata) Cos’hai fatto alla mano?

Vedova Shin:  Il barbiere l’ha battuto col ferro da ricci, qui davanti a noi.

Shen Te:  (inorridita dalla propria disattenzione) E' io che non avevo visto niente! Va’ subito dal dottore, altrimenti la mano ti rimane anchilosata e non puoi più lavorare. Oh, che guaio! Presto! Alzati! Vai subito!

Disoccupato:  Dal giudice deve andare, non dal dottore! Il barbiere è ricco, e potrà chiedergli i danni.

Wang:  Pensi che ho delle probabilità?

Vedova Shin:  Se è proprio rotta. Ma lo è davvero?

Wang:  credo di sì. È già tutta gonfia. Potrei ricavarne un vitalizio?

Vedova Shin:  Devi avere un testimonio, però.

Wang:  Ma avete visto tutti! Potete tutti testimoniare. (si guarda intorno)

Il disoccupato, la cognata e il nonno siedono contro il muro. Nessuno alza gli occhi.

Shen Te:  (alla Vedova Shin) anche lei ha visto!

Vedova Shin:  Non voglio aver a che fare con la polizia, io.

Shen Te:  (alla cognata) Allora lei!

Cognata:  Io? Non guardavo.

Vedova Shin:  Certo che guardava! Ho visto io che guardava. Solo che ha paura, perché il barbiere è potente.

Shen Te:  (al nonno) Sono sicura che lei testimonierà sull’accaduto.

Cognata:  La testimonianza sua non vale. È scemo.

Shen Te:  (al disoccupato) Forse può fruttargli un vitalizio!

Disoccupato:  Mi hanno già ammonito due volte per accattonaggio. La mia testimonianza gli farebbe più male che bene.

Shen Te:  Così, nessuno di voi vuol dire la verità? Gli hanno fracassato la mano in pieno giorno, tutti avete visto e nessuno vuole parlare? (adirata)

O sventurati!

Usano violenza a un vostro fratello e voi chiudete gli occhi?

Il colpito alza alte grida e voi tacete?

L’autore della violenza sceglie la sua vittima

E voi dite: ci risparmierà perché non esprimiamo il nostro biasimo.

Che città è questa, e che esseri siete voi!

Tutta la città dovrebbe insorgere contro ogni ingiustizia,

e se non insorge, meglio che perisca

nel fuoco, avanti notte!

Wang, se nessuno di quelli che hanno visto testimonierà per te, ti farò io da testimonio e dirò che ho visto tutto.

Vedova Shin:  Sarebbe un falso.

Wang:  Non so se posso accettare. Ma forse bisogna che accetti. (si guarda la mano preoccupato) Credete che sia gonfia abbastanza? Mi pare che si sia già sgonfiata.

Disoccupato:  (lo rassicura) No, certamente non si è sgonfiata.

Wang:  Davvero? Si, pare anche a me, anzi, si gonfia ancora un po’ di più. Forse si è rotta l’articolazione! E’ meglio che corra dal giudice. (tenendosi la mano accuratamente stretta e senza staccarne lo sguardo, corre via)

La Shin corre nella bottega del barbiere.

Disoccupato:  Corre dal barbiere per ingraziarselo.

Cognata:  Non possiamo cambiare il mondo.

Shen Te:  (scoraggiata) Non volevo insultarvi. Sono solo spaventata. Ma si che volevo insultarvi! Via, non voglio più vedervi! (il disoccupato, la cognata e il nonno, mangiando immusoniti, se ne vanno. Shen Te al pubblico)

Non rispondono più. Dove li metti,

loro rimangono. E se li cacci via

sgombrano subito il campo!

Nulla più li commuove. Solo

L’odore del cibo gli fa alzare gli occhi.

Una vecchia entra di corsa. È la madre di Yang Sun, signora Yang.

Sig.ra Yang:  E'’ lei la signorina Shen Te? Mi figlio mi ha detto tutto. Sono la madre di Yang Sun, la signora Yang. Pensi che Yang Sun abbia la possibilità di trovare un posto! Questa mattina, anzi poco fa, è arrivata una lettera da Pechino. Dal gerente di un hangar, per via aerea.

Shen Te:  Potrà volare ancora? Oh, signora Yang!

Sig.ra Yang:  Ma il posto costa terribilmente caro: cinquecento dollari d’argento.

Shen Te:  E'  molto, ma non si deve lasciar fallire una cosa simile per il denaro. Non ho un negozio, io?

Sig.ra Yang:  Se potesse fare qualcosa!

Shen Te:  (l’abbraccia) Se potessi aiutarlo!

Sig.ra Yang:  Farebbe la fortuna di un uomo di merito.

Shen Te:  Come possono impedire ad un uomo di rendersi utile? (dopo una pausa) Solo che per il negozio mi darebbero troppo poco, e i duecento dollari in contanti che ho qui sono solo un prestito. Questi, in ogni modo, li prenda subito. Venderò le mie provviste di tabacco e li pagherò con il ricavato. (le dà il denaro dèi due vecchi)

Sig.ra Yang:  Ah, signorina Shen Te, questo si chiama soccorrere in buon punto! Pensare che qui in città lo chiamavano già “l’aviatore morto”, perché erano tutti sicuri che solo da morto avrebbe ancora potuto volare!

Shen Te:  Ma ci vogliono altri trecento dollari d’argento per ottenere il posto. Dobbiamo pensarci signora Yang. (lentamente) Conosco qualcuno che forse potrebbe aiutarmi. Uno, che già una volta mi ha portato consiglio. In verità, avrei preferito non ricorrere più a lui, perché è troppo duro e troppo furbo. Dovrebbe essere proprio per l’ultima volta. Ma un aviatore deve volare, si sa.

Rombo del motore in cielo.

Sig.ra Yang:  Se questo signore potrebbe procurarci il denaro! Guardi, l’aereo postale che va ogni mattina a Pechino!

Shen Te:  (decisa) Saluti, signora Yang! Certamente l’aviatore può scorgerci! Saluta sventolando il suo scialle) Sventoli anche lei!

Sig.ra Yang:  Lei conosce quello che sta volando?

Shen Te:  No, conosco uno che volerà. Si, signora Yang: chi è senza speranza, deve volare. Uno almeno deve stare al di sopra della miseria, uno deve potersi sollevare al di sopra di tutti noi! (al pubblico)

Yang Sun, mio amore, in compagnia delle nuvole!

Affrontando le grandi tempeste,

vola nel cielo e porta

agli amici in terre lontane

la posta amica.

Intermezzo

Davanti al sipario.

Shen Te:  (entra, recando in mano la maschera e il vestito di Shui Ta, e canta)

CANZONE DEGLI DÈI INERMI E' DELL’INERME BONTA’

In questo paese

Per l’uomo utile ci vuole fortuna.

Solo con validi aiuti

Potrà rendersi utile.

I buoni

Non possono aiutare se stessi, e gli dèi sono impotenti.

Perché gli dèi non hanno mine e cannoni,

corazzate, bombardieri e carri armati

per atterrare i malvagi e salvare i buoni?

Sarebbe assai meglio, per loro e per noi.

(indossa il vestito di Shui Ta e fa alcuni passi con l’andatura di lui)

I buoni

Non possono a lungo essere buoni in questo paese

Dove i piatti sono vuoti e i convitati si azzuffano.

No, i comandamenti celesti

Non servono alla carestia.

Perché gli dèi non compaiono sui mercati

A distribuire sorridenti tutta quell’abbondanza?

A far si che tutti, ben nutriti di pane e di vino,

vivano buoni e amici l’un con l’altro?

(mette la maschera di Shu Ta e continua a cantare con la voce di lui)

Per assicurarti un pranzo

Devi avere la durezza di un fondatore d’imperi.

Dodici poveri calpesti per poterne aiutare

uno solo

Perché gli dèi non alzano la voce nelle sfere celesti

A dire che i buoni hanno diritto ad un mondo buono?

Perché non assistono i buoni con le bombe e cannoni

Ordinando “Fuoco” per non sopportare il male?

Scena quinta

Dietro il banco siede Shui Ta e legge il giornale. Non presta la minima attenzione alla Vedova Shin che chiacchera mentre fa pulizia.

Vedova Shin:   Un negozietto come questo, creda, fa presto ad essere rovinato, quando          per il quartiere girano certe voc  Sarebbe ora che lei, che è una persona per bene, mettesse in chiaro quella losca faccenda fra la signorina  Shen Te:  e quel Yang Sun:  della Strada Gialla. Non dimentiche che il signor Shu Fu: , il barbiere qui accanto, un uomo che possiede più di dodici case e ha una moglie sola, e vecchia per di più, proprio ieri, in mia presenza, ha espresso il suo lusinghiero interesse nei confronti della signorina. E si era già anche informato delle sue condizioni finanziarie. Questa, direi, è la prova di una vere e propria simpatia. (Non ricevendo risposta, esce col secchio).

Voce di Yang Sun (da fuori) E' questo il negozio della signorina Shen Te?

Voce della Shin:  Si, è questo, ma oggi c’è il cugino.

Corre con i passi leggeri di Shen Te allo specchio, e vorrebbe cominciare a ravviarsi i capelli, ma nello specchio si accorge del suo errore e si volta, ridendo lievemente. Entra Yang Sun; dietro di lui, curiosa, la Shin, che gli passa davanti per andare nel retrobottega.

Yang Sun.:   Sono Yang Sun: (Shui Ta:  s’inchina). C’è Shen Te?

Shui Ta:  No, non c’è.

Yang Sun:  Ma lei sarà al corrente di ciò che vi è fra di noi. (Incomincia a guardarsi attorno, esaminando il negozio) Un negozio in piena regola! Credevo sempre che esagerasse un po’. (Guarda compiaciuto nelle scatole e nei vasetti di porcellana) Amico, potrò ancora volare! (prende un sigaro e Shui Ta:  gli porge il fuoco). Crede che caveremo trecento dollari d’argento da questo negozio?

Shui Ta: Posso chiederle se ha intenzione di venderlo sui due piedi?

Yang Sun:  Disponiamo dèi trecento dollari in contanti? (Shui Ta scuote il capo). E'’ stato bello da parte di Shen Te averne messo fuori subito duecento. Ma senza i trecento che mancano, non mi servono un granché.

Shui Ta:   Forse ha avuto un po’ troppa fretta, Shen Te, a prometterle il denaro. C’è un detto: ”Fretta è il nome del vento che rovescia l’impalcatura”.

Yang Sun:  Il denaro mi serve subito, o niente. E la ragazza non è di quelle che tirano in lungo, quando si tratta di dir di sì. Detto fra uomini: in nessun campo.

Shui Ta:   Ah.

Yang Sun:  E va tutto a suo merito.

Shui Ta:    Posso sapere a che debbono servire i cinquecento dollari?

Yang Sun:  Vuol tastarmi il polso, eh? Il gerente dell’hangar  di Pechino, che è mio amico dai tempi della scuola di pilotaggio, mi potrebbe procurare un posto, purché gli allungassi  cinquecento dollari.

Shui Ta:   Non è una somma fortissima?

Yang Sun:  No: lui deve scoprire qualche grave mancanza commessa da un aviatore che ha una grossa famiglia e che perciò è molto solerte nel servizio. Lei mi capisce. Le parlo in confidenza, beninteso: non c’è bisogno che lo sappia Shen Te.

Shui Ta:   Forse no. Una cosa sola vorrei sapere: non potrebbe darsi che il gerente dell’hangar venda lei il mese prossimo?

Yang Sun:  Con me non c’è pericolo. Non commetterò mancanze. Sono stato troppo disoccupato.

Shui Ta:   (assentendo) Il cane affamato tira più svelto il cane verso casa. (Lo guarda un poco,  scrutandolo)  La responsabilità è grave, signor Yang Sun; lei pretende da mia cugina che rinunci al suo capitaletto e a tutti i suoi amici in questa città, ponendo il proprio destino nelle sue mani. Suppongo che lei abbia l’intenzione di sposare Shen Te.

Yang Sun:  Sarei pronto a farlo.

Shui Ta:   Ma non è peccato allora svendere il negozio per quattro soldi? Quando si ha urgenza di vendere, si realizza molto meno. Con i duecento dollari che lei ha in mano, l’affitto per sei mesi sarebbe assicurato. Non le sorriderebbe l’idea di far andare avanti   la tabaccheria?

Yang Sun:  Io? Si dovrà vedere Yang Sun, l’aviatore, dietro il banco di un negozio? “Desidera un sigaro forte o uno dolce, egregio signore?” Questo non è affare per gli Yang Sun; non in questo secolo, almeno!

Shui Ta:   Mi permette di chiederle se il pilotaggio è un affare?

Yang Sun (trae di tasca una lettera): Signore, mi danno duecentocinquanta dollari d’argento al mese! Veda lei stesso la lettera. Ecco il francobollo e il timbro: Pechino.

Shui Ta:   Duecento cinquanta dollari d’argento? È molto.

Yang Sun:  Credeva che volassi per niente?

Shui Ta:   Il posto sembra buono. Signor Yang Sun, mia cugina mi ha incaricato di aiutarla ad ottenere questo posto che le sta tanto a cuore. Dal punto di vista di mia cugina, non vedo nessuna ragione valida che debba impedirle di seguire l’impulso dèi suoi sentimenti. Shen Te ha diritto di partecipare alle gioie dell’amore. Sono disposto a convertire in denaro tutto quanto si trova qui. Ecco che viene la padrona di casa, la signora  Mi Tzu:, alla quale voglio chiedere consiglio circa la vendita del negozio.

Mi Tzu: (entrando):   Buongiorno, signor Shui Ta,. Dobbiamo parlare dell’affitto che scade dopodomani.

Shui Ta:   Signora Mi Tzu, sono intervenute delle circostanze che hanno reso incerto il fatto che mia cugina possa continuare a tenere il negozio. Shen Te  pensa di sposarsi e il suo futuro marito (presenta Yang Sun ) il signor Yang Sun, la porta con sé a Pechino, dove intendono cominciare una nuova vita. Se ricavo abbastanza dal tabacco, vendo tutto.

Mi Tzu:  E' quanto le serve? 

Yang Sun:  Trecento, qui sul banco.

Shui Ta:  (subito) No, cinquecento!

Mi Tzu:  (a Sun) Forse posso darle una mano. ( a Shui Ta) Quanto è costato il suo tabacco?

Shui Ta:  Mia cugina ha pagato mille dollari tutti in una volta, e ne ha venduto pochissimo.

Mi Tzu:  Mille dollari! Naturalmente si è lasciata turlipinare. Le dico una cosa: pago trecento dollari per tutto il negozio se ve ne andate dopodomani.

Yang Sun:  LO faremo. Va bene, vecchio mio!

Shui Ta:  E’ troppo poco!

Yang Sun:  No, basta!

Shui Ta:  Me ne occorrono almeno cinquecento.

Yang Sun:  Perché?

Shui Ta:  Permetta che io discuta la questione col fidanzato di mia cugina. ( a parte a Sun) Tutto il tabacco è stato dato in pegno a due vecchi coniugi, per i duecento dollari che sono stati consegnati ieri a sua madre!

Yang Sun:  (esitando) C’è qualcosa per iscritto?

Shui Ta:  No.

Yang Sun:  (alla padrona di casa, dopo una breve pausa) Trecento va bene.

Mi Tzu:  Vorrei anche sapere se il negozio non è indebitato.

Yang Sun:  Risponda lei!

Shui Ta:  Il negozio non è indebitato.

Yang Sun:  Quando possiamo avere i trecento dollari?

Mi Tzu:  Dopodomani; e può ancora pensarci sopra. Se avesse un mese di tempo per vendere, ne ricaverebbe di più. Io pago trecento soltanto perché faccio volentieri quello che posso per favorire la felicità di una coppia di innamorati. (via)

Yang Sun:  (gridandole dietro) Affare fatto! Scatolette, vasetti e sacchetti, tutto per trecento, e ci togliamo il dente! (a Shui Ta) Chissà se entro dopodomani troveremo qualcuno che ci darà di più? In questo caso potremmo anche rimborsare i duecento dollari.

Shui Ta:  C’è troppo poco tempo. Nessuno ci darà un dollaro più dèi trecento della Mi Tzu. Lei ha il denaro per il viaggio in due e per i primi tempi?

Yang Sun:  Certamente!

Shui Ta:  Quanto è?

Yang Sun:  Lo scoverò in ogni modo, anche se dovessi rubare!

Shui Ta:  Dunque, anche questo deve ancora scovarlo?

Yang Sun:  Non prendertela calda vecchio mio. A Pechino saprò ben arrivarci.

Shui Ta:  Ma per due persone non costerà tanto poco.

Yang Sun:  Due persone? La ragazza la lascio qui. Nei primi tempi sarebbe una palla al piede.

Shui Ta:  Capisco.

Yang Sun:  Perché  mi guarda come una latta da petrolio bucata? Bisogna pur fare il passo secondo la gamba.

Shui Ta:  E' di che vivrà mia cugina?

Yang Sun:  Non può fare qualcosa per lei?

Shui Ta:  Cercherò di darmi d’attorno. (pausa) Vorrei che lei mi rendesse i duecento dollari, signor Yang Sun, e li lasciasse qui finché non sarà in grado di presentarsi con due biglietti ferroviari per Pechino.

Yang Sun:  Caro cognato, vorrei che non ti immischiassi in queste cose.

Shui Ta:  La signorina Shen Te…

Yang Sun:  Stia tranquillo, alla ragazza ci penso io.

Shui Ta:  …potrebbe non essere d’accordo sulla vendita del negozio, quando saprà…

Yang Sun:  Sarà d’accordo. Anche quando saprà.

Yang Sun:  E' lei non teme la mia opposizione?

Yang Sun:  Caro signore!

Shui Ta:  Pare che lei dimentichi che Shen Te è una creatura umana e che ha l’uso della ragione.

Yang Sun:  (divertito) Mi ha sempre meravigliato di vedere quello che certi pensano in merito alle loro consanguinee di sesso femminile e all’efficacia delle sagge esortazioni. Ha mai sentito parlare della potenza dell’amore e del prurito della carne? Vuole fare appello alla ragione? Ma Shen Te non ha l’uso della ragione! Per questo è sempre stata malmenata, povera bestiola! Se appena io le metto una mano sulla spalla e le dico: “ vieni con me” lei va in brodo di giuggiole e non riconosce neanche sua madre…

Shui Ta:  (con fatica) Signor Yang Sun!

Shui Ta:  Signor Vattelapesca!

Shui Ta:  Mia cugina le è affezionata perché…

Yang Sun:  Diciamo perché parlo con la mano sul cuore? Riempiti la pipa e fuma! (si prende ancora un sigaro, poi se ne mette un paio in tasca, infine si mette sotto il braccio l’intera scatola) E' tu non vai da lei a mani vuote: il matrimonio rimane! E lei porta i trecento bigliettoni, o li porti tu; o lei o tu! (via)

Vedova Shin:  (mettendo fuori la testa dal retrobottega) Non è una figura simpatica. E tutta la strada gialla sa che tiene la ragazza in pugno.

Shui Ta:  (con un grido) Il negozio è andato! E lui non ama! Tutto crolla, tutto! (si mette a girare per il negozio come una belva in gabbia, ripetendo: Il negozio è andato! Finche si ferma di colpo e si rivolge alla Shin) Shin lei è cresciuta sul marciapiede ed io pure. Prendiamo la cose alla leggera? No. Io sono pronto a prenderla per il collo e a scrollarla finché non molla la monetina che mi ha rubato, lo sa bene. I tempi sono terribili, questa città è l’inferno, ma non riusciamo ad arrampicarci su un muro liscio. Poi uno di noi incontra la sventura: s’innamora. Basta, è perduto. Un momento di debolezza, e si è serviti. Come liberarsi da tutte le debolezze, e in primo luogo dalla più micidiale, dall’amore? Amare è impossibile! Costa troppo caro! Dica francamente lei, si può vivere sempre sul chi va là? Che razza di mondo è questo?

La carezza si muta in stretta mortale,

i sospiri d’amore diventano grida d’angoscia.

Perché ruotano gli avvoltoi laggiù?

Una donna se ne va all’appuntamento.

Vedova Shin:  Credo sia maglio che faccia venire il barbiere. Deve parlare con il barbiere. Lui si che è un uomo d’onore. Il barbiere è quello che ci vuole per sua cugina. (non ricevendo risposta, corre via)

Shui Ta continua a girare intorno finche non entra il signor Shu Fu, seguito dalla Vedova Shin che, però, dietro un cenno di Shu Fu, deve ritirarsi.

Shui Ta:  (gli va incontro premurosamente) Caro signore, so per sentito dire che lei ha dimostrato un certo interesse per mia cugina. Scusi se lascio da parte le regole di convenienza che m’imporrebbero riservatezza, ma ijn questo momento la signorina corre grave pericolo.

Shu Fu:  Oh!

Shui Ta:  Ancora poche ore fa padrona di un negozio, mia cugina è ora poco più che una mendicante. Signor Shu Fu, questo negozio è rovinato.

Shu Fu:  Signor Shui Ta, il fascino di sua cugina non sta nella bontà del suo negozio, me nella bontà del suo cuore. Tutti conoscono il nome che questo quartiere ha dato a sua cugina: l’angelo dei sobborghi!

Shui Ta:  Caro signore, questa bontà è costata a mia cugina in un solo giorno duecento dollari d’argento! Bisogna impedirle di continuare! Bisogna porre un freno!

Shu Fu:  Mi permetta di esprimerle una opinione contraria: a tanta bontà non si deve porre un freno. È nella natura stessa della signorina il bisogno di fare il bene. Ogni mattina mi commuovo nel vederla dare da mangiare a quattro persone! Perché non potrebbe dar da mangiare a quattrocento? Mi si dice fra l’altro che si rompe la testa per mantenere alcuni senzatetto. Le mie casette dietro il rustico sono vuote: io le metto a sua disposizione, eccetera. Signor Shui Ta, oserò sperare che le idee da me maturate in questi ultimi giorni, trovino ascolto presso la signora Shen Te?

Shu Fu:  Signor Shu Fu, pensieri così elevati saranno da lei uditi con ammirazione.

Entra Wang con il poliziotto. Shu Fu si volta ed esamina gli scaffali.

Wang:  C’è la signorina Shen Te?

Shui Ta:  No.

Wang:  Sono Wang, l’acquaiolo. Lei è il signor Shui Ta?

Shui Ta:  Precisamente. Buongiorno, Wang.

Wang:  Sono un amico di Shen Te.

Shui Ta:  So che lei è uno dèi suoi più vecchi amici.

Wang:  (al poliziotto) Vede! (a Shui Ta) Sono venuto per via della mano.

Poliziotto:  Rotta lo è, non si può negarlo.

Shui Ta:  (subito) Capisco, ha bisogno di una benda per il braccio. (prende nel retrobottega uno scialle e lo getta a Wang) 

Wang:  Ma è lo scialle nuovo!

Shui Ta:  Non le serve più.

Wang:  Ma lo ha comprato per piacere ad una certa persona.

Shui Ta:  Le cose si sono messe in modo che ormai non ne ha più bisogno.

Wang:  (Fa un bendaggio con lo scialle per appendersi la mano al collo) E' la mia unica testimone.

Poliziotto:  sembra che sua cugina abbia visto il barbiere Shu Fu colpire l’acquaiolo col ferro da ricci. Non sa niente, lei?

Shui Ta:  So solo che mia cugina non era presente quando è accaduto il fatto.

Wang:  C’è un malinteso! Faccia venire Shen Te e tutto sarà chiarito. Shen Te testimonierà tutto. Dov’è?

Shui Ta:  Signor Wang, lei si dice amico di mia cugina. Mia cugina in questo momento ha delle gravi preoccupazioni. È stata atrocemente sfruttata da ogni parte. Per il futuro lei non potrà permettersi la minima debolezza. Lei, ne sono certo, non pretenderà che dichiari cose che nel suo caso non corrispondono a verità, col rischio di perdere tutto ciò che possiede.

Wang:  Ma è stata lei a consigliarmi di andare dal giudice.

Shui Ta:  Perché le guarisca la mano?

Wang:  No, perché faccia pagare il barbiere.

Il signor Shu Fu si volta.

Shui Ta:  Signor Wang, uno dèi miei principi e quello di non immischiarmi in un alite fra due miei amici.

Shui Ta s’inchina a Shu Fu che gli restituisce l’inchino.

Wang:  (togliendosi la benda e restituendola triste) Ho capito.

Poliziotto:  Dopodichè, me ne posso andare. Sei cascato male col tuo trucchetto; proprio su un uomo come si deve! Un'altra volta sii più prudente con le denunce, galantuomo. Se il signor Shu Fu, bontà sua, non rinunciasse al suo diritto, potresti andar dentro per diffamazione. Fila, adesso!

I due escono.

Shui Ta:  La prego di scusare l’accaduto.

Shu Fu:  E' scusato. (pressante) E' la faccenda con quella… certa persona (indicando lo scialle) è veramente finita? Liquidata?

Shui Ta:  Liquidata. Ha capito che uomo è. Certo ci vorrà del tempo prima che le ferite siano rimarginate.

Shu Fu:  Occorrerà esser prudenti, usar cautela.

Shui Ta:  Sono ferite ancora fresche.

Shu Fu:  Andrà un po’ in campagna.

Shui Ta:  Qualche settimana. Ma sarà felice di poter prima discutere ogni cosa con qualcuno in cui riporre piena fiducia.

Shu Fu:  Faremo una cenetta in un piccolo ma ottimo ristorante.

Shui Ta:  Con discrezione. Mi affretto ad informare mia cugina. Sarà ragionevole. È in grande agitazione per il suo negozio che considera come un dono degli dèi. Voglia attendere qualche minuto. (va nel retrobottega)

Vedova Shin:  (mettendo dentro la testa) Ci si può congratulare?

Shu Fu:  Si può. Signora Shin, comunichi oggi stesso ai protetti della signorina Shen Te che offrirò loro le mie casette dietro il rustico.

La Shin annuisce sogghignando.

Shu Fu:  (alzandosi, al pubblico) Come mi trovate, signore e signori? Si potrebbe fare di più? Si può essere più altruisti? Più delicati? Più lungimiranti? Una cenetta! Che cose basse e volgari potrebbe far pensare a certa gente! E invece non accadrà niente, proprio niente. Nessun contatto, nemmeno occasionalmente passandosi la saliera. Sarà solo uno scambio d’idee. Due anime s’incontreranno al disopra dèi fiori che adornano la tavola. Crisantemi bianchi s’intende. (prende appunti) no, qui non si sfrutta una situazione infelice, non si trae vantaggio da una delusione. Si offre comprensione e soccorso, ma quasi tacitamente. E per tutta riconoscenza basterà uno sguardo, uno sguardo che potrà significare anche di più.

Vedova Shin:  Dunque, ogni cosa è andata secondo i suoi desideri, signor Shu Fu?

Shu Fu:  Assolutamente! Ci sono in vista novità, da queste parti. Un certo tipo ha avuto il congedo, e certe macchinazioni contro questo negozio saranno sventate. Certa gente, che non arrossisce di attentare la fama della più casta fanciulla di questa città, in futuro dovrà fare i conti con me. Che cosa sa lei di quel Yang Sun?

Vedova Shin:  E' il più sporco poltrone…

Shu Fu:  Non è niente. Non c’è. Non esiste, Shin.

Entra Yang Sun.

Yang Sun:  Che succede qui?

Vedova Shin:  Signor Shu Fu, desidera che chiami il signor Shui Ta? Lui non gradisce certo che degli estranei si soffermino nel suo negozio.

Shu Fu:  La signorina Shen Te ha un importante abboccamento col signor Shui Ta: non si può disturbarli.

Yang Sun:  Come! Shen Te è qui? Se non l’ho vista entrare! Di che abboccamento si tratta? Devo partecipare anch’io.

Shu Fu:  (gl’impedisce di entrare nel retrobottega) Dovrà avere pazienza, signor mio. Credo di saper chi è lei. Sappia che la signorina Shen Te ed io stiamo per annunciare il nostro fidanzamento.

Yang Sun:  Come?

Vedova Shin:  Si meraviglia, eh?

Sun lotta col barbiere per entrare nel retrobottega. Ne esce Shen Te.

Shu Fu:  Perdoni, cara Shen Te, vorrà spiegare…

Yang Sun:  Cosa succede Shen Te? Sei impazzita?

Shen Te:  (tutto d’un fiato) Sun, mio cugino e il signor Shu Fu si sono messi d’accordo che io devo seguire le idee del signor Shu Fu per aiutare la gente di questo quartiere. (pausa) Mio cugino è contrario alla nostra relazione.

Yang Sun:  E tu sei d’accordo?

Shen Te:  Si.

Pausa

Yang Sun:  Ti hanno detto che sono un uomo cattivo? (Shen Te tace) E forse lo sono, Shen Te. Ma proprio per questo mi sei necessaria. Sono un uomo spregevole. Senza soldi, senza creanza. Ma mi difendo, io. Stanno facendo la tua infelicità, Shen Te. (va verso di lei e le parla con voce soffocata) Guardalo, dì! Non hai occhi nella testa? (mettendole una mano sulla spalla) Povera bestiola, dove volevano portarti ancora? A un matrimonio d’interesse’ se non era per me, finivi sul banco del macellaio! Dillo tu: se non ci fossi stato io, saresti andata con lui?

Shen Te:  Si.

Yang Sun:  Con un uomo che non ami.

Shen Te:  Si.

Yang Sun:  Hai dimenticato tutto? Come pioveva’

Shen Te:  No.

Yang Sun:  Come mi hai salvato dall’albero? Come  mi hai pagato un bicchier d’acqua, come mi hai promesso il denaro perché potessi volare di nuovo?

Shen Te:  (tremante) Cosa vuoi?

Yang Sun:  Che vieni con me.

Shen Te:  Signor Shu Fu, mi perdoni. Voglio andare con Sun.

Yang Sun:  Siamo amanti, sa. (la spinge verso la porta) Dov’è la chiave del negozio? (la togli dalla tasca di Shen Te e la dà alla Shin) la metta sotto la porta quando ha finito. Vieni, Shen Te.

Shu Fu:  Ma questa è una prepotenza! (grida verso il retrobottega) Signor Shui Ta!

Yang Sun: Digli di non fare tanto chiasso.

Shen Te:  Per favore, non chiami mio cugino, signor Shu Fu. Non è del mio parere lo so. Ma non ha ragione. Io lo sento. (al pubblico)

Voglio andare con l’uomo che amo.

Non voglio fare i conti di quanto mi costa.

Non voglio pensare se è bene o male.

Non voglio sapere se mi ama.

Voglio andare con lui che amo.

Yang Sun:  Così è.

Escono entrambi.

Intermezzo

Davanti al sipario.

Shen Te:  in abito da sposa, mentre sta andando alle nozze, si volta verso il pubblico.

Shen Te:  Che momento terribile ho passato! Mentre uscivo dalla porta, tutta allegra e fremente d’attesa, vedo in mezzo alla strada la vecchia moglie del mercante di tappeti che tremando mi racconta come suo marito si sia ammalato per l’agitazione e il dispiacere di perdere il denaro che mi aveva dato in prestito. Secondo lei, la cosa migliore è che io restituisca senz’altro il denaro. Naturalmente gliel’ho promesso. Mi è parsa sollevata e piangendo mi ha augurato tutto il bene possibile, chiedendomi perdono, scusandosi di non avere piena fiducia in mio cugino e neanche di Sun. Ho dovuto sedermi sui gradini quando se n’è andata, tanto ero inorridita di quello che ho fatto. Per un impulso dèi sensi mi sono gettata nuovamente nelle braccia di Sun; non ho saputo resistere alla sua voce e alle sue carezze. Le cose cattive che egli aveva detto a Shui Ta non sono servite a rendere più saggia Shen Te. Abbandonandomi nelle sue braccia ho pensato ancora: anche gli dèi volevano che fossi buona con me stessa.

Non lasciar andare in rovina nessuno, nemmeno se stessi.

A tutti, anche a se stessi, dare la felicità: ecco il bene.

                 Come ho potuto dimenticarmi così totalmente di quei due cari vecchietti! Sun è venuto come un piccolo uragano, e ha travolto verso Pechino il mio negozietto e con esso tutti i miei amici. Ma non è cattivo e  mi ama; finché gli starò vicina non farà niente di male. Ciò che un uomo dice agli altri non conta nulla: vuol apparire grande e potente, vuol fare la figura del gran duro. Quando gli dirò che i due vecchi non possono pagare le tasse, capirà tutto; andrà piuttosto a lavorare nella cementeria, ma non volerà a prezzo di una cattiva azione. Certo, volare è una grande passione per Sun. Sarà abbastanza forte da risvegliare in lui la bontà? Ora, sul cammino delle nozze, oscillo fra il timore e la gioia. (se ne va rapidamente)

3° Atto

Scena sesta

Saletta di un modesto ristorante di periferia.

Un cameriere versa il vino ai convitati alla festa di nozze. Vicino a Shen Te stanno il nonno, la cognata, la nipote, la Shin e il disoccupato. Nell’angolo, solo sta un bonzo. Alla ribalta Sun sta parlando con sua madre, la signora Yang. Sun è in smoking.

Yang Sun:  Una cosa spiacevole, mamma. Proprio ora, con l’aria più innocente del mondo, mi ha detto che non può vendere il negozio per me. Non so più chi le vuol far causa per averle prestato quei duecento dollari che ti ha dato. Ma suo cugino aveva detto che non c’era niente di scritto.

Sig.ra Yang:  E' tu che le hai risposto? Naturalmente non la puoi sposare.

Yang Sun:  E' inutile parlare con lei di queste cose, ha la testa troppo dura. Ho mandato a cercare il cugino.

Sig.ra Yang:  Ma lui vuole darla in moglie al barbiere.

Yang Sun:  Di queste nozze non se ne parla più, ci ho pensato io. Il barbiere si è offeso a morte. Il cugino capirà che, se io non tiro fuori i duecento dollari, il negozio è perduto perché i creditori lo faranno mettere sotto sequestro, ma anche il mio posto è perduto  se non avrò i trecento dollari.

Sig.ra Yang:  Vado ad aspettarlo fuori dal ristorante. Tu sta’ vicino alla tua sposa, Sun!

Shen Te:  (versando il vino, al pubblico) Non mi ero sbagliata sul suo conto. Non ho visto in lui il minimo segno di delusione. Benché sia certo un colpo molto duro, per lui, rinunciare a volare, è rimasto di ottimo umore. Lo amo tanto. (fa cenno a Sun di avvicinarsi) Sun, non hai ancora brindato con la sposa!

Yang Sun:  A cosa brindiamo?

Shen Te:  Brindiamo al futuro.

Bevono.

Yang Sun:  A quando lo smoking dello sposo non sarà più preso a prestito!

Shen Te:  Ma il vestito della sposa qualche volta si bagnerà ancora di pioggia.

Yang Sun:  A tutto quello che desideriamo per noi!

Shen Te:  E' che possa avverarsi presto!

Sig.ra Yang:  (uscendo, alla Shin) Sono entusiasta di mio figlio. Gli ho sempre dato la certezza che potrà avere la moglie che desidera. Perbacco, è meccanico specializzato e pilota d’aviazione. E sai cosa mi dice, adesso? “ mi sposo per amore, mamma” mi dice “il denaro non è tutto”. È un matrimonio d’amore! (alla cognata) una volta o l’altra deve pur succedere no? Ma è dura per una madre, è dura. (voltandosi, grida al bonzo) Non vada troppo svelto lei. Purché la cerimonia sia lunga come lo sono state le trattative per il prezzo, sarà certamente decorosa. (a Shen Te) Dobbiamo ritardare un po’, cara. Uno dei principali invitati non è ancora arrivato. (a tutti) Scusatemi, prego. (via)

Cognata:  Finché c’è vino, si pazienta volentieri.

Si siedono.

Disoccupato:  Non ci perdiamo niente.

Yang Sun:  (con voce alta e scherzosa, davanti agli invitati) E' prima della cerimonia nuziale devo ancora farti un piccolo esame. Non è una cosa inutile, quando si decide di sposarsi così in fretta. (agli invitati) Ancora non so che specie di moglie sto per prendermi. La faccenda mi preoccupa. (a Shen Te) Per esempio, sai fare cinque tazze du tè con tre foglie di tè?

Shen Te:  No.

Yang Sun:  Dunque non potrò avere il tè. Sai dormire su un pagliericcio grande come il libro che sta leggendo il bonzo?

Shen Te:  In due?

Yang Sun:  No, da sola.

Shen Te:  Allora no.

Yang Sun:  Ho paura della moglie che sto per prendere.

Tutti ridono, dietro Shen Te, appare sulla soglia la signora Yang. Con un alzata di spalle fa intendere che l’ospite atteso non si vede.

Sig.ra Yang:  (al bonzo, che le mostra l’orologio) Via, non abbia tanta fretta. Non può essere che questione di minuti. Vedo che qui la gente beve e fuma e nessuno ha fretta. (si siede fra gli invitati)

Shen Te:  Ma non dobbiamo discutere come sistemare le cose?

Sig.ra Yang:  per carità, non parliamo d’affari, oggi! Darebbe un tono così volgare alla cerimonia, non trovi?

Il campanello d’ingresso tintinna. Tutti guardano verso la porta, ma nessuno entra.

Shen Te:  Sun, chi sta aspettando tua madre?

Yang Sun:  E' una sorpresa per te. A proposito, come sta tuo cugino Shui Ta? Me la intendevo con lui. Un uomo di gran buonsenso, una bella testa. Perché non parli?

Shen Te:  Non so. Non ho voglia di pensare a lui.

Yang Sun:  Perché no?

Shen Te:  Perché tu non dovresti intendertela con quello lì. Se mi vuoi bene, non puoi voler bene a lui.

Yang Sun:  E' allora, che se lo potino via i tre diavoli: il diavolo nebbia, il diavolo fracassa e il diavolo serbatoio - vuoto! Bevi, donna testarda! (la fa bere)

Cognata:  (alla Shin) Qui c’è qualcosa che non va.

Vedova Shin:  Che altro poteva aspettarsi?

Bonzo:  (va risolutamente verso la signora Yang, con l’orologio in mano) Devo andare, signora Yang. Devo celebrare un altro matrimonio a domattina ho un funerale.

Sig.ra Yang:  Crede che mi faccia piacere, questo continuo ritardare? Credevamo di cavarcela con una brocca di vino. E adesso vede che cosa ne rimane? (forte a Shen Te) Mia cara Shen Te, non capisco perché tuo cugino si fa aspettare tanto!

Shen Te:  Mio cugino?

Sig.ra Yang:  Ma è lui che stiamo aspettando cara! Io sono una donna all’antica e credo che un parente così prossimo della sposa debba assistere alle nozze.

Shen Te:  Oh, Sun, è per i trecento dollari d’argento?

Yang Sun:  (senza guardarla) Non hai sentito perché? Lei è all’antica. Bene, rispettiamo i suoi sentimenti. Concediamogli un altro quarto d’ora e se poi non viene perché i tre diavoli se lo sono preso, incominciamo!

Sig.ra Yang:  Credo che tutti voi sappiate che mio figlio avrà un impiego di pilota postale. Ne sono molto contenta. In questi tempi bisogna guadagnare bene.

Cognata:  Dovrà andare a Pechino, non è vero?

Sig.ra Yang:  Si, a Pechino.

Shen Te:  Sun, devi dire a tua madre che di Pechino non se ne parla più.

Yang Sun:  Glielo dirà tuo cugino, se è del tuo stesso parere. Detto fra noi, io non lo sono.

Shen Te:  (spaventata) Sun!

Yang Sun:  Come odio questo Sezuan! Che città è questa! Sai come li vedo tutti quanti, se socchiudo gli occhi? Cavalli, mi sembrano! Torcono il collo in alto con aria preoccupata: cos’è quel tuono lassù? Cosa succede? Come, nessuno ha più bisogno di loro? Davvero, hanno già fatto il loro tempo? Lascia che si azzannino a morte nella loro città di cavalli! Oh, potersene andare di qui!

Shen Te:  Ma ho promesso di rendere il denaro ai due vecchi.

Yang Sun:  Si, me l’hai detto. E dal momento che fai di queste stupidaggini, è bene che venga tuo cugino. Bevi, e lascia a noi gli affari. Metteremo tutto a posto.

Shen Te:  (sgomenta) Ma mio cugino non può venire!

Yang Sun:  Cosa significa?

Shen Te:  Non è più qui.

Yang Sun:  E' dimmi un po’ allora, cosa t’immagini sarà il nostro futuro?

Shen Te:  Pensavo che hai ancora i duecento dollari d’argento e che domani mattina possiamo restituirli. Terremo il tabacco che vale molto di più, e lo venderemo davanti alla cementeria, visto che non abbiamo i denari per il semestre d’affitto anticipato.

Yang Sun:  Toglietelo dalla testa! Toglitelo subito dalla testa, sorellina! Io dovrei mettermi in mezzo alla strada a vendere tabacco agli operai della cementeria? Io, Yang Sun, l’aviatore? Ma piuttosto mi mangio i duecento dollari in una notte, li getto nel fiume piuttosto! E tuo cugino mi conosce! Mi sono messo d’accordo con lui perché porti i trecento dollari al matrimonio,

Shen Te: Mio cugino non può venire.

Yang Sun:  E' io che credevo che non potesse mancare.

Yang Sun:  Non può essere dove sono io.

Yang Sun:  Quanti misteri!

Shen Te:  Sun, lui non ti è amico, devi saperlo. Sono io che ti voglio bene. Mio cugino Shui Ta non vuole bene a nessuno. È mio amico, ma non è amico di nessuno dèi miei amici. Era d’accordo che tu prendessi i denari dèi due vecchi perché trovava vantaggioso il posto a Pechino. Ma non verrà coi trecento dollari al matrimonio.

Yang Sun:  E' perché no?

Shen Te:  (guardandolo negli occhi) Dice che hai comprato un solo biglietto per Pechino.

Yang Sun:  Si, ieri era così, ma guarda cosa posso mostrargli oggi! (tira fuori a metà due pezzi di carta dal taschino) Non c’è bisogno che la vecchia li veda. Sono due biglietti per Pechino: uno per me e uno per te. Credi ancora che tuo cugino sarà contrario al matrimonio?

Shen Te:  No, il posto è buono. E io non ho più il negozio.

Yang Sun:  Per causa tua ho venduto i mobili.

Shen Te:  Non dirmi altro! Non farmi vedere i biglietti! Ho una gran paura che me ne verrei via con te. Ma, Sun, non ti posso dare i trecento dollari: che ne sarebbe dèi due vecchietti?

Yang Sun:  E di me, che ne sarà? (pausa) Bevi, piuttosto! O sei un tipo prudente? Una moglie prudente, non la potrei sopportare. Io, quando bevo, torno a volare. E tu, quando bevi, può darsi che riesci a capirmi.

Shen Te:  Non credere che non ti capisca. Capisco che vuoi volare e che io non posso aiutarti.

Yang Sun:  “Ecco un aeroplano, mio amato, ma gli manca un’ala!”

Shen Te:  Sun, il posto di Pechino non possiamo averlo onestamente. Per questo mi occorrono i duecento dollari che hai avuto da me. Dammeli subito, Sun!

Yang Sun:  “Dammeli subito, Sun!” si può sapere di che stai parlando? Sei o non sei mia moglie? Lo sai, almeno, che mi vuoi tradire? Ma per fortuna tua e mia, la cose non dipendono più da te: tutto è sistemato.

Sig.ra Yang:  (gelida) Sun, sei sicuro che il cugino della sposa verrà? Ci sarebbe quasi da pensare che ha qualcosa contro questo matrimonio, dato che non si fa vedere.

Yang Sun:  Che cosa dici, mamma! Siamo amici per la pelle. Spalancherò la porta perché ci trovi subito, quando arriverà di corsa per far da testimonio al suo amico Sun! (va alla porta e la apre con un calcio, poi ritorna, un po’ barcollante perché ha bevuto troppo, e si risiede accanto a Shen Te) E' aspettiamo. Tuo cugino ha più buon senso di te. L’amore dice saggiamente, è una parte necessaria dell’esistenza. E, quel che più importa, lui sa cosa significherebbe per te niente negozio e niente matrimonio!

Attesa generale.

Sig.ra Yang:  Eccolo!

Si odono dei passi e tutti guardano verso la porta. Ma i passi si allontanano.

Vedova Shin:  Ci sarà uno scandalo. Si sente, c’è odore nell’aria. La sposa aspetta le nozze, ma lo sposo aspetta il signor cugino.

Yang Sun:  Il signor cugino non ha fretta.

Shen Te:  (piano) Oh, Sun!

Yang Sun:  Me ne devo star seduto qui con i biglietti in tasca e una pazza vicino che non sa fare i conti! E vedo già avvicinarsi il giorno che mi manderai a casa la poliziae riscuotere i duecento dollari!

Shen Te:  (al pubblico) E' cattivo, e vuole che anch’io sia cattiva. Gli sto qui accanto, io che lo amo, e lui aspetta il cugino. Ma tutt’intorno a me ci sono bisognosi, la vecchia col marito ammalato, i poveri che al mattino aspettano la razione di riso davanti alla mia porta, e uno sconosciuto di Pechino in ansia per il suo posto. E tutti mi proteggono perché tutti hanno fiducia in me.

Yang Sun:  (fissando la brocca di vetro nella quale non c’è più vino) La brocca del vino è il nostro orologio. Siamo povera gente, e quando gli invitati hanno bevuto tutto, l’orologio è scarico per sempre.

La signora Yang gli fa cenno di tacere, perché nuovamente si odono dèi passi.

Cameriere: (entrando) Comanda un’altra brocca di vino, signora Yang?

Sig.ra Yang:  No, grazie, basta così. Il vino dà un gran caldo, non è vero?

Vedova Shin:  Direi che è anche caro.

Sig.ra Yang:  Quando bevo sono in un bagno di sudore.

Cameriere: Allora, potrei pregarla di regolare il conto?

Sig.ra Yang:  (senza dargli retta) Signori, devo chiedervi ancora un po’ di pazienza, iul signor parente deve essere per strada. (al cameriere) Non disturbare la festa!

Cameriere: Non posso lasciarla uscire prima che abbia regolato il conto.

Sig.ra Yang:  Ma qui mi conoscono!

Cameriere: Eh, si.

Sig.ra Yang:  E' inaudito, questo personale di oggigiorno. Che ne dici, Sun?

Bonzo: I miei omaggi. (se ne va con sussiego)

Sig.ra Yang:  (disperata) Restate pure seduti! Il bonzo tornerà fra poco.

Yang Sun:  Lascia perdere mamma. Signore e signori, visto che il bonzo se n’è andato, non possiamo più trattenervi.

Cognata:  Vieni, nonno!

Nonno:  (vuotando con serietà il bicchiere) Alla salute della sposa!

Nipote:  (a Shen Te) Non se n’abbia a male. Vuole essere gentile con lei. Gli è simpatica.

Vedova Shin:  Che figuraccia!

Tutti gli invitati escono

Shen Te:  Devo andare anch’io, Sun?

Yang Sun:  No, tu aspetta. (La tira per il velo nuziale, che le va di sghimbescio) Non sono forse le tue nozze? Io aspetto ancora, e la vecchia pure aspetta: vuole a tutti i costi vedere il suo falchetto volare fra le nuvole. Adesso però sono quasi certo che solo il giorno di san Giammai potrà uscire da quella porta per aver sentito volare l’aeroplano sopra la casa. (alle sedie vuote, come se gli invitati fossero ancora presenti) Signore e signori, come mai avete interrotto la conversazione? Il matrimonio è solo rimandato di poco, per l’assenza del parente più importante e perché la sposa non sa cosa sia l’amore. Per distrarvi, io, lo sposo, vi canterò una canzone. (canta)

CANZONE DEL GIORNO DI SAN GIAMMAI

Un giorno, e lo sa bene chi è nato

Al freddo, in misera culla,

il figlio di povera donna si siede sul trono dorato.

E quel giorno è il giorno di san Giammai.

Il giorno di san Giammai

Si siede sul trono dorato.

E' quel giorno la bontà darà frutto

E la cattiveria ti costerà la testa

E merito e guadagno si faranno buon viso,

pane e sale si scambieranno.

            Il giorno di san Giammai

Pane a sale si scambieranno.

L’erba dall’alto guarderà il cielo,

il ciottolo risalirà il fiume

e l’uomo sarà buono e senza nessuna fatica

della terra farà un paradiso.

            Il giorno di san Giammai

            Della terra farà un paradiso.

E quel giorno sarò un aviatore

E un generale sarai tu.

E tu che hai troppo tempo avrai un lavoro,

e tu povera donna avrai la pace.

Il giorno di san Giammai

Povera donna, tu avrai la pace.

E' poiché non possiamo più attendere

Tutto questo, credetemi, avverrà

Non a sera, al tramonto, alle otto o alle nove,

ma al primo cantar del gallo.

            Il giorno di san Giammai

Al primo cantar del gallo.

Sig.ra Yang:  Non verrà più.

Tutti e tre rimangono seduti; due di loro guardano verso la porta.

Intermezzo

Ricovero notturno di Wang.

Ancora una volta, gli dèi appaiono in sogno a Wang, che è addormentato su di un grosso volume. Musica.

Wang:  Che fortuna che siate venuti, o altissimi! Permettetemi di rivolgervi una domanda che mi tormenta profondamente. Ho trovato un libro, nella casupola diroccata di un bonzo che è andato a fare l’operaio in una cementeria, e nel libro c’è un passo molto strano. Devo assolutamente leggervelo. Eccolo qui. (con la sinistra sfoglia un libro immaginario per leggerlo, mentre il libro vero rimane dov’è) “A Sung c’è un luogo che si chiama “il roveto”; vi crescono i cipressi, catalpe e gelsi. Gli alberi che hanno una o due spanne di circonferenza, vengono tagliati dalla gente che vuol costruirsi dèi recinti per cani. Quelli che hanno tre o quattro piedi di circonferenza sono fatti abbattere dalle ricche e distinte famiglie che vogliono le assi per le bare. Quelli di sei o otto piedi vengono abbattuti da coloro che vogliono farsene travi per costruirsi ville lussuose. Così nessuno degli alberi può vivere il lasso di tempo che gli è destinato, ma tutti periscono prematuramente di accetta o di sega. Tale è il destino di chi è inutile.”

3° Dio:  Ma allora, il più inutile sarebbe il migliore.

Wang:  No, soltanto il più fortunato. Il peggiore è il più fortunato.

1° Dio:  Senti che roba scrive la gente!

2° Dio:  Perché ti turba tanto questa parabola, acquaiolo?

Wang:  In rapporto a Shen Te, altissimo! Il suo amore è stato un fallimento perché lei ha seguito il comandamento dell’amore del prossimo! Forse è davvero troppo buona per questo mondo, o altissimi.

1° Dio:  Non sai quel che dici, debole, miserabile uomo! A quanto pare, sei rosicchiato dai pidocchi e dai dubbi.

Wang:  Certamente, o altissimi! Perdonatemi! Pensavo solo che voi avreste potuto intervenire.

1° Dio:  Impossibile. Il nostro amico (indica il terzo Dio che ha un occhio pesto) proprio ieri è intervenuto in una disputa. Vedi le conseguenze.

Wang:  Ma si è dovuto ancora ricorrere al cugino. È un uomo straordinariamente abile, lo so per esperienza diretta; però neanche lui ha potuto farci niente. A quanto pare, il negozio è già perduto.

3° Dio:  (inquieto) Forse dovremmo aiutarla?

1° Dio:  La mia opinione è che deve aiutarsi da sola.

2° Dio:  (severo) più difficile sarà la sua situazione, più evidente sarà la sua bontà. Il dolore purifica!

1° Dio:  Tutte le nostre speranze sono riposte in lei.

3° Dio:  La nostra ricerca non dà risultati soddisfacenti. Qui e là troviamo della buone intenzioni, degli slanci verso il bene, molti nobili principî, ma tutto questo non basta per fare un’anima buona. E quando per caso incontriamo delle anime buone, vediamo che non vivono in maniera degna di esseri umani. (in tono confidenziale) quanto ai pernottamenti, peggio di così non potrebbe andare. Dalla paglia che ci rimane sui vestiti, puoi farti un’idea dove passiamo le nostre notti.

Wang:  Ancora una cosa: non potreste almeno…

Gli dèi: No. – Siamo soltanto spettatori. – Siamo fermamente convinti che la nostra anima buona troverò la sua via su questa fosca terra. – Più pesante sarà il fardello, più grande sarà la sua forza. – Aspetta, acquaiolo, e vedrai che tutto avrà una buona…

Le figure degli dèi si fanno sempre più pallide e le loro voci più tenui. Poi scompaiono e le voci non si odono più.

Terzo atto

Scena settima

Cortile dietro il negozio di Shen Te.

Un carretto con alcune masserizie. Shen Te e la Vedova Shin stanno togliendo della biancheria appesa ad asciugare.

Vedova Shin:  Non capisco perché non lotta con le unghie e coi denti per tenere il negozio.

Shen Te:  Lottare? E come? Non ho nemmeno i denari per l’affitto. Oggi devo rendere i duecento dollari ai due vecchi, e siccome gli ho già dati ad altri, dovrò vendere il tabacco della signora Mi Tzu.

Vedova Shin:  Allora tutto è perduto. Niente marito, niente tabacco, niente casa! È quel che succede alla gente che vuole essere migliore degli altri. E adesso di cosa vivrà?

Shen Te:  Non lo so. Forse guadagnerò qualcosa con la cernita del tabacco.

Vedova Shin:  Che cosa coi fanno qui i pantaloni del signor Shui Ta? È andato via nudo?

Shen Te:  Ha un altro paio di pantaloni.

Vedova Shin:  Mi pareva che avesse detto che se n’era andato per sempre. Come mai ha lasciato qui i pantaloni?

Shen Te:  Forse non ne ha più bisogno.

Vedova Shin:  Allora devo farne un pacco?

Shen Te:  No.

Arriva a precipizio il signor Shu Fu.

Shu Fu:  Non dica niente. So tutto. Ha sacrificato amore e felicità perché due vecchi che hanno avuto fiducia in lei non andassero in rovina. Non per niente il quartiere, questo quartiere sospettoso e malevolo, l’ha soprannominata l’angelo dèi sobborghi. Il suo fidanzato non poteva raggiungere il suo livello morale e lei l’ha abbandonato. E ora chiude cotesto suo negozio che per tanti è l’oasi, il porto, la sicurezza! Non posso permetterlo. Giorno per giorno, dal mio negozio ho visto radunarsi la piccola folla di gente che riceveva il riso dalle sue mani: e tutto questo dovrebbe finire? Il bene sarebbe destinato a perire? Ah, se lei mi permettesse di esserle d’aiuto nelle sue opere buone! No, non dica niente! Non le chiedo garanzie. Nessuna promessa che lei gradirà il mio aiuto. Ma ecco qui. (trae di tasca il libretto degli assegni, firma un assegno e lo depone sul carretto) Le do un assegno in bianco. Può riempirlo per qualunque somma, e poi me ne vado, zitto e umile, senza pretendere nulla, sulla punta dèi piedi, dimentico di me stesso. (via)

Vedova Shin:  (esaminando l’assegno) E' salva! I tipi come lei sono fortunati, trovano sempre qualche cretino. Ma adesso lo acciuffi e lo tenga stretto. Ci scriva sopra: mille dollari d’argento, e io corro alla banca prima che gli torni l’uso della ragione.

Shen Te:  Metta la biancheria sul carretto. Per pagarle il bucato non ho bisogno dell’assegno.

Vedova Shin:  Come! Non vorrebbe incassarlo? È un delitto! Forse perché poi ha paura di doverlo sposare? Sciocchezze! Gli uomini come quello vogliono che lki si meni per il naso! Ci provano un gusto matto. O vuole ancora attaccarsi al suo aviatore, quando tutta la strada gialla e tutto il quartiere sanno come è stata trattata da quel tipo?

Shen Te:  E’ colpa della miseria.  (al pubblico)

Di notte, nel sonno, l’ho visto soffiare con le guance: guance cattive.

Ma all’alba ho guardato il suo vestito controluce, e ho visto il muro attraverso.

Il suo riso maligno mi faceva paura, ma

Per le sue scarpe tutte buchi lo amavo tanto.

Vedova Shin:  Vuole ancora difenderlo dunque? Non ho mai visto una pazzia simile. (irosamente) Sarà un bel sollievo, quando il quartiere si sarà liberato di lei.

Shen Te:  (barcolla mentre prende il mucchio della biancheria) Mi gira un po’ la testa.

Vedova Shin:  Le capita spesso di sentirsi girare la testa, quando si alza o quando si abbassa? Purché non ci sia una piccola novità per strada! (ride) L’ha bell’e messa nei pasticci! Se davvero fosse così, addio assegno! Non era certo destinato a un avvenimento del genere. (va dentro con la cesta)

Shen Te:  (la guarda senza muoversi, poi guarda il proprio corpo, lo palpa e una gran gioia le si diffonde sul viso. Sottovoce) Oh gioia! Un essere umano che cresce nel mio grembo! Non lo si vede ancora; eppure è già qui. In segreto il mondo lo attende. Nella città la gente dice: c’è qualcuno che arriva, e ora dobbiamo fare i conti anche con lui. (con la mimica presenta il suo bambino al pubblico) Un aviatore!

                

                 Salute, nuovo conquistatore

                 Di sconosciuti mondi, d’inaccessibili terre. Tu

                 Che i messaggi da un uomo a un altro uomo

                 Porti, varcando i deserti invalicati!

                 (cammina su e giù come se tenesse un bambino per mano) Vieni, figlio, e guarda com’è il mondo. Ecco, questo è un albero. Fagli una riverenza, salutalo.(gli mostra come si fa una riverenza) Ecco, adesso vi conoscete. Fermo, ecco che viene l’acquaiolo. È un amico, dagli la mano, non avere paura. “per piacere, un bicchiere d’acqua per mio figlio. Fa così caldo, oggi!” (gli porge un bicchiere) Oh, Dio, ecco il poliziotto, giriamo da un’altra parte. Magari andiamo a raccogliere due ciliegie nel giardino del ricco signor Feh Pung: ma attenti, non dobbiamo farci vedere. Vieni, figlio di padre ignoto, anche tu vuoi le ciliegie! Piano, piano, figlio! (camminano guardinghi, sbirciandosi intorno) No, gira per di qui, i cespugli ci nasconderanno. Ma no, non andare dritto all’albero, in questo caso, non si può. (pare che il piccolo la tiri, mentre lei gli resiste) Dobbiamo essere ragionevoli. (improvvisamente cedendo) Bene, se proprio vuoi andarci… (lo solleva) Ci arrivi, alle ciliegie? Mettitele in bocca, è il posto più sicuro. (assaggia anche lei una ciliegia che il bambino le mette in bocca)  Che buona! Accidenti, il poliziotto! Gambe! (scappano) Ecco la strada, piano, ora, si cammina adagino per non dare nell’occhio. Come se niente fosse, così. (canta mentre passeggia col bambino)

                 Una prugna così a caso

                 A un viandante colpì il naso

                 Ma l’ometto furbacchione

                 Se la mangia in un boccone.

Intanto è entrato l’acquaiolo Wang, tenendo un bambino per mano. Guarda meravigliato Shen Te.

Shen Te: (sentendo Wang che tossicchia) Oh, ciao, Wang!

Wang:  Shen Te, ho saputo che sei in cattive acque e hai dovuto vendere il negozio per pagare i debiti. Ma qui c’è un bambino che non ha casa, stava girando per l’ammazzatoio. Credo che sia uno dèi figli di Lin To il falegname, che qualche settimana fa ha perduto il suo laboratorio e da allora non fa che ubriacarsi. I suoi bambini vanno in giro affamati. Cosa si può fare per loro?

Shen Te:  (prende il bambino dalla mano di Wang) Vieni, omettino! (al pubblico)

                 Ehi, voi! C’è qui uno che chiede un tetto.

                 Uno di domani vi chiede un oggi.

                 Un suo amico, il conquistatore che sapete,

                 è il suo avvocato.

                 (a Wang) Potrà stare benissimo nelle baracche del signor Shu Fu; forse ci andrò io pure. Anch’io aspetto un bambino. Ma non dirlo a nessuno, sennò Yang Sun lo verrebbe a sapere e non vorrebbe più tenerci. Cerca il signor Lin To nella città bassa e digli che venga pure qui.

Wang:  Grazie, Shen Te. Sapevo che avresti trovato la soluzione. (al bambino) Vedi, un anima buona sa sempre trovare una via d’uscita. Corro a cercare tuo padre. (fa per andarsene)

Shen Te:  Oh, Wang; ora che ci penso: come va la tua mano? Io volevo testimoniare, ma mio cugino…

Wang:  Non pensare alla mia mano. Vedi: ho già imparato a cavarmela senza la destra. Quasi non ne sento più il bisogno: guarda. (le mostra come può manovrare il carretto senza usare la mano destra)

Shen Te:  Ma non devi lasciarla anchilosare! Ecco, prendi il mio carretto, vendi tutto e va’ dal dottore. Mi vergogno di averti mancato di parola. E cosa penserai di me, che accetto in dono le baracche del barbiere?

Wang:  Penso che ora ci abiteranno i senzatetto. E anche tu. Questo è più importante della mia mano. Vado dal falegname. (via)

Shen Te:  (gli grida dietro) Promettimi che verrai con me dal dottore! (la Vedova Shin è tornata e ha fatto furiosi gesti a Shen Te) Che c’è?

Vedova Shin:  Ma è proprio impazzita? Regalare anche il carretto con le sue ultime cose? Cosa le importa della mano di quello lì? Se il barbiere viene a saperlo, la caccera anche da quest’ultimo ricovero che le rimane. E  non mi ha ancora pagata per il bucato!

Shen Te:  Perché è tanto cattiva? (al pubblico)

Non è una fatica

Calpestare il prossimo? Le vene della fronte

Si gonfiano nello sforzo della rapacità.

Tesa naturalmente

La mano dà e riceve con uguale agevolezza; invece,

quando avida afferra, si stanca. Ah,

che tentazione donare! Che dolcezza

essere gentili! Una buona parola

sfugge dalle labbra come un sospiro di benessere.

La Vedova Shin, furente, se ne va.

Shen Te:  (al bambino) Siediti qui e aspetta che venga tuo padre.

Il bambino si siede a terra. Dal cortile vengono i due coniugi attempati che Shen Te ha ospitato il giorno dell’inaugurazione del negozio. Ambedue trascinano grossi sacchi.

Moglie:  Sei sola, Shen Te? (Shen Te annuisce. La moglie chiama il nipote, che arriva trascinando un altro sacco) Dov’è tuo cugino?

Shen Te:  E’ partito.

Moglie:  Tornerà?

Shen Te:  No, cedo il negozio.

Moglie:  Lo sappiamo. Per questo siamo venuti. Abbiamo qui un paio di sacchi di tabacco fresco e ti preghiamo di portarli nella tua nuova abitazione, insieme alle tue masserizie. Noi non sapremmo per il momento dove metterli, e per la strada danno tanto nell’occhio. Non vedo come potresti negarci questa piccola cortesia, dopo tutti i guai che abbiamo passati nel tuo negozio.

Shen Te:  Volentieri vi farò questa cortesia.

Marito:  E se qualcuno ti chiede di chi sono, puoi dire che erano tuoi.

Shen Te:  Chi potrebbe chiedermelo?

Moglie:  (guardandola negli occhi) La polizia, per esempio; ce l’hanno a morte con noi, vogliono rovinarci. Dove dobbiamo mettere i sacchi?

Shen Te:  Non so, proprio in questo momento non vorrei fare qualcosa che mi facesse andare in prigione.

Moglie:  C’era da aspettarselo. Così perderemo anche quei miseri sacchi di tabacco, tutto quel che abbiamo potuto salvare di ciò che avevamo!

Shen Te tace ostinatamente.

Marito:  Pensa che con questo tabacco si potrebbero mettere le basi di una piccola manifattura. Tutto sta ad incominciare.

Shen Te:  Va bene, vi terrò i sacchi. Per ora li poseremo nel retrobottega.

Entra con loro. Il bambino li segue con gli occhi, poi, guardandosi attorno timoroso, va verso il bidone della spazzatura e incomincia a frugarvi dentro. Ne tira fuori qualcosa e mangia. Shen Te e gli altri tornano.

Moglie:  Tu capisci che ci fidiamo completamente di te.

Shen Te:  Si. (vede il bambino; il suo sguardo si fa disperato)

Marito:  Verremo a cercarti dopodomani nelle baracche del signor Shu Fu.

Shen Te:  Andatevene, non mi sento bene. (li spinge via. I tre se ne vanno) Ha fame e va a frugare nella spazzatura!

Solleva tra le braccia il bambino e nel discorso seguente esprime il suo orrore per il destino dèi bambini poveri, mostrando al pubblico la boccuccia nera del piccino. Afferma la propria determinazione a non lasaciare che per nessun motivo il suo bambino sia trattato così crudelmente.

O figlio! O volatore! In che mondo nascerai?

Nella spazzatura vogliono che razzoli, anche tu?

(mostra il bambino)

Guardate questo visino terreo! Come

Potete trattare così i vostri simili? Nessuna compassione

Sentite per il frutto delle vostre viscere? Nessuna pietà

Di voi stessi, infelici? E allora

Difenderò almeno il mio, dovessi usare

La ferocia d’una tigre. Si, dal momento

Che ho venduto questo, mi apparto

Da tutti, né avrò pace

Finché mio figlio, lui almeno!

Tutto quanto ho appreso alla mia scuola,

il rigagnolo, fra botte e menzogne, ora

sarà utile a te, figlio mio. Sarò

buona con te e con gli altri una tigre, una belva,

se è necessario. E lo è.

(mentre va trasformarsi nel cugino) Bisogna farlo ancora una volta. L’ultima speriamo. (prende con se i pantaloni di Shui Ta)

Torna la Vedova Shin che la guarda incuriosita. Entrano la Cognata e il Nonno.

Cognata:  Il negozio è chiuso, i mobili sono nel cortile. Ecco la conclusione!

Vedova Shin:  Questo è il risultato della frivolezza, della sensualità e dell’egoismo! Dove si arriva, su questa strada? Giù giù fino a voialtri, fino alle baracche del signor Shu Fu!

Cognata:  Quanto a questo, avrà una bella sorpresa! Siamo venuti a protestare: topaie umide, pavimenti marci! Il barbiere ce le ha offerte solo perché le sue provviste di sapone ci si ammuffivano. “ho un rifugio per voi, che ne dite?” E’ una vergogna, ecco che ne diciamo.

Entra il disoccupato.

Disoccupato:  E’ vero che Shen Te fa il trasloco?

Cognata:  Si, voleva andarsene alla chetichella, perché nessuno venisse a saperlo.

Vedova Shin:  E’ rovinata, e si vergogna.

Disoccupato:  (agitato) Deve chiamare suo cugino! Ditele tutti di chiamare suo cugino! È la sola persona che ancora può fare qualche cosa!

Cognata:  E’ vero! È abbastanza taccagno, ma almeno salverà il negozio e lei tirerà fuori qualcosa per noi.

Disoccupato:  Non pensavo a noi, pensavo a lei. Ma ha ragione: chiamiamolo anche nel nostro interesse.

Entrano Wang e il falegname che tiene per mani due bambini.

Lin To:  Davvero non so come ringraziarla. (agli altri) Avremo un posto per abitare!

Vedova Shin:  Dove?

Lin To:  Nelle case del signor Shu Fu! Ed è stato il piccolo Feng che l’ha ottenuto. (vede Feng) Ah, eccoti qui! Pare che la signorina Shen Te abbia detto: “C’è qualcuno che ha bisogno di un ricovero” ed ecco, ci trova subito un’abitazione. (ai due bambini) Ringraziate vostro fratello, voi due! (il falegname e i due bambini si inchinano allegramente davanti al bambino) i nostri ringraziamenti, donatore di case!

Shui Ta è uscito dal retrobottega

Shui Ta:  Posso chiedere che cosa volete tutti voi, qui?

Disoccupato:  Il signor Shui Ta!!

Wang:  Buongiorno, signor Shui Ta. Non sapevo che fosse tornato. Conosce il falegname Lin To, non è vero? La signorina Shen Te gli ha promesso un posto nelle casette del signor Shu Fu.

Shui Ta:  Le casette del signor Shu Fu non sono disponibili.

Lin To:  Così non potremo più andare ad abitarci?

Shui Ta:  No. Lo spazio è riservato ad altri scopi.

Cognata:  Come? Vuol dire che anche noi dovremo andarcene?

Shui Ta:  (stringendosi nelle spalle) A quanto ne so io, la signorina Shen Te, che ora è partita, non ha l’intenzione di negarvi il suo aiuto. Comunque per l’avvenire le cose saranno sistemate in una maniera più ragionevole. Non avrete più nutrimento senza un corrispettivo di lavoro. In cambio, ognuno di voi avrà modo di migliorare il vostro stato in forma dignitosa. La signorina Shen Te ha deciso di dare un lavoro a tutti. Chi vorrà seguirmi nelle baracche del signor Shu Fu, non sarà lasciato andare allo sbaraglio.

Cognata:  Sarebbe a dire che d’ora in poi dovremo tutti lavorare per Shen Te?

Shui Ta:  Si. Lavorerete il tabacco. Nel retrobottega ci sono tre sacchi di merce. Andate a prenderli.

Cognato:  Non dimentichi che anche noi eravamo padroni di un negozio. Preferiamo lavorare per nostro conto. Abbiamo il nostro tabacco.

Shui Ta:  (al disoccupato e al falegname) E voi, avete voglia di lavorare per Shen Te, dato che di tabacco non ne avete?

Il falegname e il disoccupato, con aria abbattuta, entrano nel retrobottega. Sopraggiunge la padrona di casa.

Mi Tzu:  Dunque, signor Shui Ta, a che punto siamo con la vendita? Ecco i trecento dollari.

Shui Ta:  Signora Mi Tzu, ho deciso di non vendere e di firmare il contratto d’affitto.

Mi Tzu:  Come? Tutt’a un tratto non le servono più i denari per l’aviatore?

Shui Ta:  No.

Mi Tzu:  E ha i soldi per l’affitto?

Shui Ta:  (prende dal carretto l’assegno del barbiere e lo riempie) Ecco un assegno per diecimila dollari d’argento. Firmato dal signor Shu Fu che si interessa degli affari di mia cugina. Controlli, signora Mi Tzu. I duecento dollari per il prossimo trimestre saranno nelle sue ani prima delle diciotto. E ora, signora Mi Tzu, mi permetta di continuare il mio lavoro. Oggi sono molto occupato. Voglia scusarmi.

Mi Tzu:  Vedo vedo: il signor Shu Fu prende il posto dell’aviatore! Diecimila dollari d’argento! Comunque, signor Shui Ta, mi meraviglio delle ragazze d’oggi. Sono volubili e superficiali, signor Shui Ta. (esce)

Entrano il falegname e il disoccupato trascinando i sacchi.

Lin To:  Non so perché dovrei portare i suoi sacchi.

Shui Ta:  Basta che lo sappia io. Suo figlio, signor Lin To, ha un ottimo appetito e vuol mangiare.

Cognata:  (vedendo i sacchi) E’ stato qui mio cognato?

Shui Ta:  Si.

Cognata:  Lo sapevo. Conosco quei sacchi. E’ il nostro tabacco!

Shui Ta:  Meglio non dirlo forte. Questo tabacco è mio, come può constatarlo dal fatto che stava nel mio retrobottega. Se avesse dèi dubbi, andiamo pure alla polizia e mettiamo le cose in chiaro. È questo che vuole?

Cognata:  (furiosa) No.

Shui Ta:  Pare dunque che lei non possegga tabacco di sua proprietà. Forse in queste condizioni vorrà accettare la mano soccorrevole  che le porge la signorina Shen Te? Sia ora così gentile da indicarmi la strada per andare alle case del signor Shu Fu.

Tenendo per mano il bambino minore del falegname, Shui Ta esce, seguito dal falegname con gi altri suoi bambini, dal disoccupato, dalla cognata e dal nonno. Il falegname, la cognata e il nonno trascinano via i sacchi.

Wang:  Lui è un uomo cattivo, ma Shen Te è buona.

Vedova Shin:  Non so. Dal bucato manca un paio di pantaloni e il cugino li porta addosso. C’è sotto qualche cosa. Ma vorrei saper cosa, di preciso.

Entrano i due vecchietti.

Mercante:  Non è qui la signorina Shen Te?

Vedova Shin:  (elusiva) Partita!

Moglie del Mercante:  Strano, doveva portarci una cosa.

Wang:  (guardandosi la mano, tristemente) Voleva aiutare anche me. La mano  mi diventa rigida, ormai. Sono sicuro che tornerà presto. Il cugino non si è mai trattenuto a lungo.

Vedova Shin:  Proprio così, non è vero?

Intermezzo

Giaciglio notturno di Wang.

Musica. In sogno, l’acquaiolo confida agli dèi i propri timori. Gli dèi non hanno ancora terminato le loro lunghe peregrinazioni. Hanno l’aspetto stanco. Sostano un momento e volgono la testa indietro verso l’acquaiolo.

Wang:  Prima che la vostra comparsa mi destasse, o altissimi, stavo sognando che la mia cara sorella Shen Te era in grande desolazione nel canneto del fiume, dove vanno a finire i cadaveri dèi suicidi. Barcollava in strano modo, a testa bassa, come se trasportasse qualcosa di molle ma di pesante, che la spingeva nel fango. Al mio richiamo rispose che doveva portare il carico dèi comandamenti sull’altra sponda senza bagnarlo, per non cancellare la scrittura. In realtà non vedevo che portasse niente sulle spalle, ma con spavento mi sono ricordato che voi, gli dèi, le avevate parlato delle grandi virtù per ringraziarla di avervi accolto quando eravate in difficoltà, o mia vergogna! Sono certo che comprenderete le mie preoccupazioni per lei.

3° Dio:  Che cosa proponi?

Wang:  Qualche comandamento di meno, o altissimi! Solo per alleggerire il peso del fardello, visto che i tempi sono così difficili.

3° Dio:  E come sarebbe, Wang, come sarebbe?

Wang:  Per esempio, sarebbe meglio richiedere soltanto la bontà e non l’amore…

3° Dio:  Ma, infelice, sarebbe ancora più difficile!

Wang:  Oppure l’equità invece della giustizia.

3° Dio:  Ma vorrebbe dire più lavoro!

Wang:  Allora soltanto il decoro invece dell’onore.

3° Dio:  Ma è chiedere di più e non di meno, uomo di poca fede!

Stanchi gli dèi riprendono il cammino.

Scena ottava

La fabbrica di tabacco di Shui Ta

Nelle baracche del signor Shu Fu, Shui Ta ha installato una piccola manifattura tabacchi. Dietro un inferriata si accalcano, uno spaventoso pigia-pigia, alcune famiglie, composte per la maggior parte di donne e bambini: tra gli altri, la Cognata, il nonno, il falegname e i suoi bambini. Davanti all’inferriata entra la signora Yang, seguita da suo figlio Yang Sun.

Sig.ra Yang:  (al pubblico) Devo raccontarvi come la saggezza e la fermezza del signor Shui Ta, uomo universalmente stimato, hanno trasformato mio figlio Yang Sun, da quello sciagurato che era, in un uomo utile a se a agli altri. Tutto il quartiere ha saputo che il signor Shu Fu ha aperto, nei pressi del suo cortile rustico, una piccola ma fiorente manifattura di tabacchi. Tre mesi fa, dovetti andare a trovare Shui Ta con mio figlio. Dopo una breve attesa, egli mi ricevette.

Shui Ta esce dalla fabbrica e va incontro alla signora Yang.

Shui Ta:  Che cosa posso fare per lei, signora Yang?

Sig.ra Yang:  Signor Shui Ta, vorrei mettere una parola buona fra lei e mio figlio. Questa mattina è stata da noi la polizia e abbiamo saputo che lei ci ha denunciati a nome della signorina Shen Te, per rottura della promessa di matrimonio e per appropriazione indebita di duecento dollari d’argento.

Shui Ta:  Esatto, signora Yang.

Sig.ra Yang:  Signor Shui Ta, per amor degli dèi, non potrebbe dimostrarsi generoso ancora una volta? I soldi sono sfumati. Sun se li è mangiati in due giorni, quando ha visto che doveva rinunciare alla speranza di volare. So che è un buono a nulla. Aveva già venduto i miei mobili e voleva andare a Pechino senza la sua vecchia mamma. (piange) La signorina Shen Te un tempo aveva molta stima di lui.

Shui Ta:  Avete qualcosa da dire, signor Yang Sun?

Yang Sun:  (cupo) Non ho più il denaro.

Shui Ta:  Signora Yang, ricordando l’inspiegabile debolezza di mia cugina verso questo vostro figlio depravato, sono disposto ad offrirgli ancora una possibilità di salvezza. Shen Te mi ha detto che il lavoro onesto dovrebbe produrre in lui un miglioramento. Posso dargli un posto nella mia fabbrica; i duecento dollari verranno dedotti un po’ per volta dal suo salario.

Yang Sun:  Così, o fabbrica, o gattabuia?

Shui Ta:  Puoi scegliere.

Yang Sun:  E con Shen Te, non si può parlare?

Shui Ta:  No.

Yang Sun:  Dov’è il mio posto?

Sig.ra Yang:  Mille grazie, signor Shui Ta, lei è infinitamente buono. Gli dèi gliene renderanno merito. (a Yang Sun) Ti eri allontanato dalla retta via. Ora, cerca di abituarti a un lavoro onesto, devi poter guardare tua madre in faccia!

Yang Sun segue Shui Ta nella fabbrica.

Sig.ra Yang:  (torna alla ribalta) Le prime settimane furono difficili, per Sun. Il lavoro non gli andava giù e non si dimostrava molto brillante. Ma la terza settimana, un piccolo incidente venne in suo aiuto.

Yang Sun e l’ex falegname Lin To escono dalla fabbrica, trascinando ognuno due sacchi di tabacco.

Lin To:  (si ferma ansimante e si siede su un sacco) Non ne posso più. Non sono abbastanza giovane per questo lavoro.

Yang Sun:  (sedendosi anche lui su un sacco) Perché non gli getti in faccia la sua roba?

Lin To:  E come vivremmo? Per arrivare a sfamarci, mi tocca far lavorare anche i bambini. Se la signorina Shen Te ci vedesse! Lei era buona.

Yang Sun:  Non era delle peggiori. Se le circostanze non fossero state così disastrose, si sarebbe andati bene insieme. È meglio che tiriamo avanti con questa roba: di solito a quest’ora capita lui. (si alzano. Sun vede Shui Ta che si avvicina) Dammi uno dèi tuoi sacchi, impiastro che sei! (si carica sulle spalle anche uno dèi sacchi di Lin To)

Lin To:  Grazie mille! Se lei fosse qui e vedessi come aiuti un povero vecchio, saresti subito in auge. Oh, certo!

Entra Shui Ta.

Sig.ra Yang:  (al pubblico) Naturalmente, il signor Shui Ta vide subito che cos’è un buon lavoratore che non si scansa davanti alla fatica, e intervenne.

Shui Ta:  Fermi, voi! Cosa succede? Perché porti solo un sacco?

Lin To:  Oggi ero un poco stanco, signor Shui Ta, e Yang Sun è stato tanto gentile da…

Shui Ta:  Torna indietro subito a prendere tre sacchi, amico. Se Yang Sun riesce a portarli, puoi portarli anche tu. Yang Sun ha buona volontà e tu non ne hai per niente.

Sig.ra Yang:  (al pubblico, mentre Lin To prende altri due sacchi) Naturalmente, a Sun non una parola, ma il signor Shui Ta si era già fatto un idea. Il sabato dopo al momento della paga…

Viene portato un tavolo e Shui Ta arriva con un sacchetto di monete. In piedi, accanto al soprastante – L’ex disoccupato – distribuisce i salari. Sun si avvicina al tavolo.

Disoccupato: Yang Sun, sei dollari d’argento.

Yang Sun:  Mi scusi, devono essere cinque. Solo cinque dollari d’argento. (prende la lista che il soprastante tiene in mano) guardi, per favore, qui sono segnati sei giorni di lavoro, ma è un errore. Sono stato assente un giorno per certi affari in tribunale. (in tono ipocritamente virtuoso) Non voglio niente di più di quello che mi spetta, per quanto misero sia il salario!

Disoccupato: Va bene, cinque dollari. (a Shui Ta) un caso raro, signor Shui Ta!

Shui Ta:  Come è possibile che siano stati segnati sei giorni, se erano solo cinque?

Disoccupato:  Devo essermi sbagliato io, signor Shui Ta. (a Sun, freddo)  Non accadrà un’altra volta.

Shui Ta:  (prendendo Sun in disparte) Ho già avuto occasione di osservare che lei è un tipo robusto e che non risparmia le forze quando è per il bene dell’azienda. Oggi vedo che è anche onesto. Succede spesso che il soprastante commetta errori a svantaggio della ditta?

Yang Sun:  Ha degli amici fra gli operai: lo considerano come uno di loro.

Shui Ta:  Capisco. Un servizio ne vale un altro. Vuole una gratifica?

Yang Sun:  No. Ma mi permetta di farle notare che sono anche una persona intelligente. Ho avuto una discreta istruzione , sa. Il soprastante è molto ben disposto verso i dipendenti, ma ignorante com’è, non può capire le esigenze aziendali. Mi dia un periodo di prova di una settimana, signor Shui Ta; credo di poterle dimostrare che la mia intelligenza può essere più utile alla ditta della mia forza fisica.

Sig.ra Yang:  (al pubblico) Furono parola audaci, ma quella sera dissi a mio figlio: “Sun sei un aviatore: dimostra che anche nella tua condizione attuale, sai elevarti al di sopra degli altri! Vola, falchetto mio!” E, realmente, intelligenza e istruzione possono fare grandi cose! Come si potrebbe appartenere, senza di esse, ai ceti più distinti? Mio figlio ha operato veri prodigi nella fabbrica del signor Shui Ta!

Sun sta piantato sulle due gambe dietro gli operai che si passano l’un l’altro, sopra le teste, una cesta piena di tabacco da concia.

Yang Sun:  Ehi, voi! Questo non è lavorare onestamente! La cesta ha da muoversi più in fretta! (a un bambino) Siediti per terra, così non occupi tanto posto! E tu, laggiù, si, proprio tu, non prendertela tanto calma! Maledetti poltroni, per che cosa credete che vi paghiamo? Forza, con quella cesta! Al diavolo! Togliete il nonno di lì, mettetelo a sbriciolare con i bambini! Basta! Si è già perso troppo tempo, qui! Tutti a tempo con me! (batte il tempo con le mani e la cesta si muove più rapida)

Sig.ra Yang:  E né rappresaglie, né insulti che potessero venirgli – e in realtà gli venivano – da parte di gente ignorante, trattennero mio figlio da compiere il suo dovere.

Uno degli operai intona la canzone dell’ottavo elefante e gli altri cantano il ritornello in coro.

CANZONE DELL’OTTAVO ELEFANTE

Aveva il signor Tshin sette elefanti

E in più c’era l’ottavo.

Sette selvaggi, l’ottavo domato;

e l’ottavo faceva il sorvegliante.

                 Più in fretta pestate!

                 Possiede il signor Tshin una foresta;

                 prima di notte dobbiamo spianarla

                 e la notte viene presto!

E il bosco spianano i sette elefanti,

e il signor Tshin cavalca l’ottavo.

Dal mattino alla sera i sette sudano

E l’ottavo sta pigro a guardare.

                 Più presto scavate!

Possiede il signor Tshin una foresta;

                 prima di notte dobbiamo spianarla

                 e la notte viene presto!

Non voglion più saperne li elefanti

Di abbattere e spianare.

Furente li maltratta il signor Tshin

E all’ottavo dà un mastello di riso.

                 Che avviene?

               Possiede il signor Tshin una foresta;

                 prima di notte dobbiamo spianarla

                 e la notte viene presto!

Sette elefanti non avevan le zanne

Solo l’ottavo era armato.

E l’ottavo dava giù su quei sette sempre più

E il signor Tshin se la rideva beato!

                 Avanti a scavare!

Possiede il signor Tshin una foresta;

                 prima di notte dobbiamo spianarla

                 e la notte viene presto!

Shui Ta, fumando un sigaro, è venuto avanti lemme lemme verso la ribalta. Al terzo ritornello Yang Sun, ridendo, si è unito ai cantori e durante l’ultima strofa affretta il ritmo battendo le mani.

Sig.ra Yang:  Davvero, non saremo mai abbastanza riconoscenti al signor Shui Ta. Quasi senza muovere un dito, usando solo fermezza e saggezza, è riuscito a portare alla luce tutte le buone qualità nascoste di Sun. Niente promesse fantastiche, come gli aveva fatto quella sua tanto decantata cugina, ma solo l’obbligo di un onesto lavoro. Oggi, Sun è tutt’altro uomo che tre mesi fa, dovete ammetterlo. “l’uomo nobile è come una campana, se la tocchi risuona, e se non la tocchi sta zitta” come dicevano gli antichi.

Scena nona

La tabaccheria.

Il negozio è diventato un ufficio con poltrone di cuoio e tappeti di pregio. Piove. Shui Ta, ingrassato, sta congedando il vecchio negoziante di tappeti e sua moglie. La vedova Shin, vestita vistosamente a nuovo, sta a guardare con aria divertita.

Shui Ta:  Sono spiacente, ma non so dirvi quando tornerà.

Moglie del Mercante:  Oggi abbiamo ricevuto una lettera con i duecento dollari che le avevamo prestato. No portava l’indirizzo del mittente, ma certo la lettera veniva da Shen Te. Vorremmo scriverle: qual é il suo indirizzo?

Shui Ta:  Mi dispiace, non so neanche questo.

Mercante:  Andiamocene.

Moglie del Mercante:  Un giorno o l’altro dovrà pur ritornare.

Shui Ta s’inchina. I due vecchietti se ne vanno via perplessi e inquieti.

Vedova Shin:  Hanno ricevuto il denaro troppo tardi. Ormai avevano già dovuto vendere il negozio perché non hanno potuto pagare le tasse.

Shui Ta:  E perché non sono venuti da me?

Vedova Shin:  La gente non viene volentieri da lei. Prima hanno aspettato il ritorno di Shen Te perché non avevano niente di scritto. Poi, al momento critico, il vecchio è stato preso da una gran febbre e la moglie gli ‘è rimasta vicino giorno e notte.

Shui Ta:  (deve sedersi perché si sente male) Mi gira ancora la testa!

Vedova Shin:  (si dà intorno) E’ al settimo mese! Non ha bisogno di emozioni. Può dirsi fortunata di avermi vicino. Nessuno può cavarsela senza l’aiuto del prossimo. Be’, nei giorni difficili ci sarò io al suo fianco. (ride)

Shui Ta:  (debole) Posso contarci, signora Shin?

Vedova Shin:  E come. Le costerà qualche cosetta, si capisce. Slacci il colletto, si sentirà più libera.

Shui Ta:  E’ tutto per il bambino, signora Shin.

Vedova Shin:  Tutto per il bambino.

Shui Ta:  Sto ingrassando troppo in fretta. Darò nell’occhio.

Vedova Shin:  Lo spiegano con la sua ricchezza.

Shui Ta:  E che ne sarà del piccolo?

Vedova Shin:  Me lo chiede tre volte al giorno! Lo metteremo a balia, nel posto migliore che si possa trovare pagando.

Shui Ta:  Già. (ansiosamente) E non dovrà mai vedere Shui Ta.

Vedova Shin:  Mai. Sempre Shen Te.

Shui Ta:  Ma i pettegolezzi che girano nel quartiere! L’acquaiolo con tutte le sue chiacchere! Tutti tengono gli occhi addosso a questo negozio!

Vedova Shin:  Finché il barbiere non viene a saperlo, non c’è da aver paura. Beva un sorso d’acqua.

Entra Sun, vestito elegantemente e con la cartella di uomo d’affari sotto il braccio. Vede con sorpresa Shui Ta nelle braccia della Shin.

Yang Sun:  Disturbo?

Shui Ta:  (alzandosi con sforzo e andando verso la porta, barcollante) A domani, signora Shin!

La Shin, infilandosi i guanti, sorride e vai via.

Yang Sun:  Guanti? Quando, perché, come? Spillando quattrini a lei, forse? (Shui Ta non risponde) Anche lei dunque è capace di teneri sentimenti? Che buffo! (prendo un foglio dalla busta) Comunque, da qualche tempo lei è un po’ giù di corda, certo non all’altezza di prima. Cattivo umore, indecisione: è ammalato, forse? Gli affari ne risentono. Ecco qua un altro papiro della polizia: vogliono chiuderci la fabbrica. Dicono che al massimo possono consentirci per ogni ambiente il doppio del numero di operai ammessi per legge. Deve decidersi a fare qualcosa, signor Shui Ta!

Shui Ta lo guarda per un momento distrattamente. Poi va nel ripostiglio e ne torna con un sacchetto, ne estrae un cappello duro, nuovo, e lo getta sulla scrivania.

Shui Ta:  La ditta desidera che i suoi rappresentanti siano vestiti decorosamente.

Yang Sun:  Ma l’ha comprato per me?

Shui Ta:  (indifferente) Lo provi, vediamo se le va bene.

Sun con aria stupita si mette il cappello. Shui Ta lo guarda e glielo aggiusta in testa.

Yang Sun:  Obbligatissimo! Ma non cambi sempre discorso. Oggi deve discutere il nuovo progetto con il barbiere.

Shui Ta:  Il barbiere esige condizioni impossibili.

Yang Sun:  Mi vuol dire una buona volta quali sono queste condizioni?

Shui Ta:  (evasivo) Le baracche vanno bene così come sono.

Yang Sun:  Si, vanno bene per la marmaglia che ci lavora dentro, ma non per il tabacco. Soffre l’umidità. Prima dell’appuntamento, voglio andare dalla Mi Tzu e parlarle dèi suoi locali. Se riusciamo ad averli, potremmo mandare al diavolo quel branco di straccioni, di aborti e spaventapasseri ambulanti. Ci vorrà ben altro! Mentre prenderemo il tè, palpeggerò un poco le grasse ginocchia della Mi Tzu, e avremo i locali a metà prezzo.

Shui Ta:  (tagliente) Niente affatto. Per la buona reputazione della ditta, desidero che il suo comportamento sia riservato ed eviti i motivi personali.

Yang Sun:  Perché si agita così? Le danno fastidio i pettegolezzi del suo quartiere?

Shui Ta:  I pettegolezzi non m’interessano.

Yang Sun:  Allora sarà la pioggia. Quando piove, lei diventa sempre nervoso e malinconico. Vorrei proprio sapere il perché.

Voce di Wang: (da fuori)

Gente, ho acqua, da vendere,

alla pioggia sto in attesa

e son corso a prendere

l’acqua fresca che non vendo.

Gente, io grido, acqua, compratela!

Ma non giunge qui nessuno

Assetato, moribondo

Per sorbir l’acqua e pagarla.

Yang Sun:  E’ quel maledetto acquaiolo. Ora ricomincerà subito a spargere zizzania.

Voce di Wang:  (da fuori)  Non ci sono più dunque anime buone in questa città? Nemmeno in questa piazza dove abitava la buona Shen Te? Dov’è colei che tanti mesi fa, nella letizia del suo cuore, seppe comprare un bicchiere d’acqua anche sotto la pioggia? Dov’è ora? Nessuno l’ha veduta? Nessuno ha più sentito parlare di lei? È entrata una sera in questa casa per non uscirne mai più.

Yang Sun:  Devo chiudergli il becco, una buona volta? Che gliene importa di sapere dov’è? Tra l’altro credo che lei (a Shui Ta) tenga il segreto, solo perché non lo sappia io.

Wang:  (entrando) Signor Shui Ta, ancora una volta le chiedo dov’è sua cugina e quando tornerà. Ormai sono passati sei mesi da quando è partita. (Shui Ta tace) Nel frattempo qui sono successe cose che la signorina non avrebbe mai permesso. (Shui Ta continua a tacere) Signor Shui Ta, nel quartiere si mormora, si dice che a Shen Te, deve essere accaduto qualche cosa. Noi, suoi amici, siamo in grande angoscia. Sia buono, ci dia il suo indirizzo!

Shui Ta:  Spiacente, in questo momento sono occupato. Torni la settimana prossima, signor Wang.

Wang:  (eccitato) un’altra cosa ha destato impressione: da qualche mattina, davanti llla sua porta, c’è di nuovo il riso che Shen Te soleva distribuire ai poveri!

Shui Ta:  Che cosa vorrebbe dire?

Wang:  Per noi vuol dire che Shen Te non è partita!

Shui Ta:  E allora? (Wang tace) Allora, le risponderò, una volta per sempre. Per sempre, capisce? Se lei è veramente amico di Shen Te, signor Wang, non faccia domande sulla sua assenza. Questo è il mio consiglio.

Wang:  Bel consiglio! Signor Shui Ta, sua cugina prima di scomparire mi ha confidato di essere incinta!

Yang Sun:  Cosa?

Shui Ta:  (subito) E’ una bugia!

Wang:  (molto seriamente a Shui Ta) Signor Shui Ta, non creda che gli amici di Shen Te smetteranno di fare domande sul suo conto. Un anima buona non si dimentica facilmente. Ce ne sono così poche! (via)

Shui Ta lo guarda andarsene, poi si ritira subito nel ripostiglio.

Yang Sun:  (al pubblico, come trasformato) Shen Te incinta! Sono fuori di me! Mi hanno messo nel sacco. Evidentemente lei lo ha detto subito a suo cugino, e quel maiale l'ha spedita via immediatamente. “fa la valigia e scompari, prima che il padre del bambino venga a saperlo”. E’ un modo di agire inumano. Ho un figlio, un Yang compare sulla superficie terrestre, e cosa succede? La ragazza sparisce e io sto qui a sgobbare. (s’imbestialisce) Mi si liquida con un cappello! (lo calpesta) Criminale! Brigante! Ladro di bambini! In realtà la ragazza non ha chi la protegga. (dal ripostiglio si ode singhiozzare. Sun si ferma di colpo) Non erano dèi singhiozzi? Non si sente più nulla. Chi può singhiozzare nel ripostiglio? Quel porco matricolato di Shui Ta no di certo. E cosa significa che sulla porta ogni mattino c’è del riso? Che la ragazza sia ancora qui? Che lui la tenga nascosta? Chi altro potrebbe singhiozzare? Gliela farei vedere io! Devo scovarla assolutamente, se è incinta davvero!

Shui Ta esce dal ripostiglio, va alla porta e guarda la pioggia che cade.

Yang Sun:  Allora? Dov’è?

Shui Ta:  (alza la mano e sta in ascolto) Un momento. Sono le nove. Oggi però non si sente niente. Piove troppo forte.

Yang Sun:  (ironicamente) Che cosa vuol sentire?

Shui Ta:  L’aereo postale.

Yang Sun:  Non faccia lo spiritoso.

Shui Ta:  Una volta ho sentito dire che a le piace volare. La cosa non le interessa più?

Yang Sun:  Non ho da lagnarmi della mia posizione, se è questo che intende. E non sono entusiasta del lavoro notturno, sa? E l’aviazione postale significa lavoro notturno. Ormai, in un certo senso, sono affezionato alla ditta. Dopo tutto è sempre la ditta della mia ex futura, anche se è partita. Ma è partita?

Shui Ta:  Perché lo domanda?

Yang Sun:  Forse perché non riesco ancora a disinteressarmi del tutto di quello che la riguarda.

Shui Ta:  Questo potrebbe significare qualcosa per mia cugina.

Yang Sun:  In ogni caso, le sue faccende mi preoccupano abbastanza perché io non stia ad occhi chiusi se, per esempio, fosse sequestrata.

Shui Ta:  E da chi?

Yang Sun:  Da lei.

Pausa.

Shui Ta:  Che cosa farebbe in tal caso?

Yang Sun:  Per cominciare, potrei rimettere in discussione il mio posto nella ditta.

Shui Ta:  Ah, vedo. E se la ditta, cioè io stesso, le offrissi un posto adeguato, potrei avere la sicurezza che lei rinuncerebbe ad ogni ulteriore indagine per quel che concerne la sua ex futura?

Yang Sun:  Forse.

Shui Ta:  E come vede lei il suo nuovo posto nella ditta?

Yang Sun:  Come il più alto. Penserei, per esempio, a buttar fuori lei.

Shui Ta:  E se fosse la ditta a buttar fuori lei?

Yang Sun:  Probabilmente mi vedrebbe tornere. Ma non solo.

Shui Ta:  Cioè?

Yang Sun:  Con la polizia.

Shui Ta:  Va bene. Supponiamo che la polizia non trovi niente qui?

Yang Sun:  Allora è probabile che perquisirebbero il ripostiglio. Signor Shui Ta, non posso più reprimere il mio desiderio per la donna del mio cuore. Sento che dovrò fare qualunque cosa per stringerla ancora fra le mie braccia. (calmo) E’ incinta e ha bisogno di avere vicino un essere umano. Devo parlarne all’acquaiolo. (via)

Shui Ta lo guarda uscire, immobile. Poi torna rapidamente nel ripostiglio e ne esce con vari oggetti personali di Shen Te: biancheria, vestiti, arnesi da toeletta. Contempla a lungo lo scialle che Shen Te ha comprato dai due vecchietti, poi fa un fagotto di tutte queste cose e, sentendo un rumore, lo nasconde sotto il banco. Entrano la padrona di casa e il signor Shu Fu. Salutano Shui Ta e depongono in un angolo ombrelli e galosce.

Mi Tzu:  L’autunno si avvicina, signor Shui Ta.

Shu Fu:  Una stagione malinconica!

Mi Tzu:  E dov’è l’affascinante procuratore? Che terribile dongiovanni! Ma certo lei non lo conosce sotto questo aspetto. Comunque, sa unire il suo fascino ai doveri d’ufficio, e tutto questo a vantaggio della ditta.

Shui Ta:  (inchinandosi) Si accomodino, prego. (siedono e incominciano a fumare) Amici miei, un incidente imprevisto, e suscettibile di certe conseguenze, mi obbliga a sollecitare le trattative che avevo iniziato circa il futuro della mia impresa. Signor Shu Fu, la mia manifattura è in difficoltà.

Shu Fu:  Come sempre.

Shui Ta:  Ma in questo momento la polizia minaccia di chiuderla, se io non proverò che sono in corso di trattative per un nuovo progetto. Signor Shu Fu, si tratta dell’unica proprietà di mia cugina, per la quale ella ha sempre dimostrato un vivo interesse.

Shu Fu:  Signor Shui Ta, provo una viva ripugnanza a discutere di questi suoi progetti che si espandono sempre di più. Parlo di una cenetta con sua cugina, e lei mi discorre di difficoltà finanziarie. Metto a disposizione di sua cugina case per i senzatetto, e lei ci mette dentro una fabbrica. Firmo un assegno per sua cugina, ed è lei ad incassarlo. Sua cugina sparisce e lei mi chiede centomila dollari, col pretesto che le mie case sono troppo ristrette. Signore: dov’è sua cugina?

Shui Ta:  Non si preoccupi, signor Shu Fu. Oggi posso informarla che mia cugina tornerà prestissimo.

Shu Fu:  Prestissimo, quando? Sono settimane che lei mi ripete “prestissimo”.

Shui Ta:  Non le ho chiesto altre firme. Le ho semplicemente domandato se il ritorno di mia cugina desterebbe il suo interesse per il mio progetto.

Shu Fu:  Le ho detto molte volte che sono disposto a discutere qualunque cosa con sua cugina e niente con lei. Ma si direbbe che lei voglia frapporre ostacoli a tale discussione.

Shui Ta:  Ora non più.

Shu Fu:  Allora, quando potrà avere luogo?

Shui Ta:  (incerto) Fra tre mesi.

Shu Fu:  (con ira) Allora firmerò fra tre mesi.

Shui Ta:  Ma si dovranno fare molti preparativi.

Shu Fu:  Può fare tutti i preparativi che vuole, Shui Ta, se è convinto che questa volta sua cugina arriverà davvero.

Shui Ta:  Signora Mi Tzu, da parte sua è disposta ad affermare davanti alla polizia che potrò avere i suoi locali per la fabbrica?

Mi Tzu:  Certo, se lei mi cederà il suo procuratore. Questa è la mia condizione, e lei la conosce da parecchie settimane. (a Shu Fu) quel giovinotto è così abile negli affari; e io ho bisogno di un buon amministratore.

Shui Ta:  Deve capire che non posso fare a meno del signor Yang Sun proprio ora che la fabbrica passa un momento difficile e da un po’ di tempo la mia salute lascia a desiderare. Ero disposto fin dal principio a cederglielo, ma…

Mi Tzu:  Ma?

Pausa.

Shui Ta:  Va bene, domani Sun si presenterà nel suo ufficio.

Shu Fu:  Sono lieto che lei si sia deciso a questo passo, Shui Ta. Se veramente la signorina Shen Te, dovesse tornare, la presenza di quel giovanotto sarebbe altamente fuor di luogo. Sappiamo tutti come un tempo abbia esercitato si di lei un’influenza deleteria.

Shui Ta:  (inchinandosi) Senza dubbio. Vogliano scusare le mie lunghe esitazioni, sia nei riguardi di mia cugina Shen Te che del signor Yang Sun. Non è stato un atteggiamento degno di un uomo d’affari. Ma quelle due persone un tempo erano molto unite.

Mi Tzu:  E’ scusato.

Shui Ta:  (guardando verso la porta) Amici miei, dobbiamo venire ad una decisione. In questo negozio, un tempo misero e piccolo, dove la povera gente del quartiere comprava il tabacco dalla buona Shen Te, noi suoi amici, decidiamo di aprire dodici grandi negozi nei quali si venderà il buon tabacco di Shen Te. A quanto mi si dice, oggi il popolino mi chiama re del tabacco del Sezuan. In realtà io ho condotto questa impresa nel solo ed unico interesse di mia cugina. Tutto apparterrà a lei, ai suoi figli e ai figli dèi suoi figli.

Da fuori si ode rumoreggiare la folla. Entrano Sun, Wang e il poliziotto.

Poliziotto:  Signor Shui Ta, sono dolente di comunicarle che lo stato di eccitazione dell’intero quartiere mi costringe a dar corso a una denuncia, proveniente dalla sua stessa azienda, che la accusa di aver privato della libertà individuale sua cugina, signorina Shen Te.

Shui Ta:  Non è vero.

Poliziotto:  Il signor Sun afferma di aver udito dèi singhiozzi provenienti dal ripostiglio attiguo a questo ufficio, e che non poteva trattarsi che di una donna.

Mi Tzu:  E’ ridicolo! Io e il signor Shu Fu, rispettabili cittadini, la cui testimonianza non può essere messa in dubbio dalla polizia, affermiamo che qui non si è udito alcun singhiozzo. Stiamo fumando tranquillamente i nostri, sigari, come vede.

Poliziotto:  Purtroppo ho l’incarico di perquisire il locale in questione.

Shui Ta apre la porta. Il poliziotto fa un inchino e varca la soglia. Guarda nella camera, poi si volta e sorride.

Poliziotto:  Qui effettivamente non c’è anima viva.

Yang Sun:  (che lo ha seguito) Ma io ho udito dei singhiozzi! (il suo sguardo si posa sul banco, sotto il quale è nascosta la roba di Shen Te. Sun vede il fagotto e corre ad afferrarlo) questo prima non c’era! (apre e fa vedere gli indumenti di Shen Te)

Wang:  E’ la roba di Shen Te! (corre alla porta e grida) Hanno trovato i suoi vestiti!

Poliziotto: (prendendo gli oggetti) Lei dichiara che sua cugina è partita e sotto questo tavolo si scopre un fagotto contenente oggetti personali della signorina. Dove possiamo raggiungerla, signor Shui Ta?

Shui Ta:  Non conosco il suo indirizzo.

Poliziotto:  Questo è molto spiacevole.

Grida di folla: Si è trovata la roba di Shen Te! Il re del tabacco ha assassinato la ragazza e ha fatto sparire il cadavere!

Poliziotto:  Signor Shui Ta, devo pregarla di seguirmi al commissariato.

Shui Ta:  (inchinandosi alla padrona di casa e a Shu Fu)  Devo chiedere scusa per questo incidente, amici miei. Ma ci sono ancora dei giudici nel Sezuan e sono sicuro che in breve tutto sarà chiarito. (esce seguito dal poliziotto)

Wang:  E’ stato commesso un delitto orribile!

Yang Sun:  (sconvolto) Ma io, i singhiozzi, li ho sentiti!

Intermezzo

Giaciglio notturno di Wang

Musica. Gli dèi appaiono per l’ultima volta all’acquaiolo. Il loro aspetto è molto mutato: essi portano i segni inconfondibili di un lungo peregrinare, di una profonda stanchezza e di molte tristi esperienze. A uno è stato fatto saltar via il cappello, un altrro ha perso una gamba in una tagliola; tutti e tre sono scalzi.

Wang:  Finalmente siete tornati! Succedono cose tremende , o altissimi, nel negozio di Shen Te! Lei è di nuovo partita da parecchi mesi, e suo cugino si è preso tutto! Oggi lo hanno arrestato. Lo accusano di averla assassinata per impadronirsi del negozio; ma io non lo credo. Ho fatto un sogno nel quale Shen Te mi è apparsa e mi ha detto che suo cugino la tiene prigioniera. O, altissimi, tornate subito e cercatela!

1° Dio:  E’ spaventevole. Tutta la nostra spedizione è stata un fallimento. Gente buona ne abbiamo trovata poca, e quei pochi vivevano in modo indegno di esseri umani. Avevamo già deciso di accontentarci di Shen Te.

2° Dio:  Se però è ancora buona!

Wang:  Buona lo è di certo, ma è sparita!

1° Dio:  Allora tutto è perduto.

2° Dio:  Cerca di controllarti!

1° Dio:  A che serve controllarsi? Se non la ritroviamo dovremo dimetterci. Che mondo abbiamo trovato! Nient’altro che miseria, sudiciume e volgarità. Perfino il paesaggio ci ha delusi: gli alberi più belli sono decapitati da fili di ferro, al di là della montagne si vedono grandi nuvole di fumo nero e si sente il rombo dèi cannoni. E mai un anima buona che riesca a cavarsela!

3° Dio:  Ahimè, acquaiolo, i nostri comandamenti sono micidiali a quanto pare! Tempo che non rimanga che tirare un frego sopra tutte le nostre massime morali. La gente è troppo occupata a cercare di salvarsi almeno la pelle. Le buone intenzioni li portano sull’orlo dell’abisso, e le opere buone ve li precipitano dentro. (agli altri due dèi) Il mondo è inabitabile, dovete convenirne!

2° Dio:  (veemente) No, sono gli uomini che non meritano nulla!

3° Dio:  Perché il mondo è troppo freddo!

2° Dio:  Perché gli uomini sono troppo deboli!

1° Dio:  Dignità, carissimi, dignità! Fratelli, non disperiamo. Abbiamo trovato una creatura umana che era buona e che non è diventata cattiva: semplicemente è sparita. Affrettiamoci a cercarla. Una ci basta! Non abbiamo sempre detto che tutto può andar bene se un essere umano può resistere in questo mondo, anche uno solo?

Spariscono rapidamente.

Scena decima

Aula di tribunale.

A gruppi: il barbiere Shu Fu e la padrona di casa; Sun e sua madre; Wang, il falegname, il nonno, la giovane prostituta, i due vecchietti; la Shin; il poliziotto; la cognata.

Mercante:  E’ troppo potente.

Wang:  Vuole aprire dodici negozi nuovi.

Lin To:  Come potrà essere giusta la sentenza, se il barbiere Shu Fu e la signora Mi Tzu, amici dell’imputato, sono anche amici del giudice?

Cognata:  Ieri sera hanno visto la Shin portare un’oca grassa nella cucina del giudice, per ordine del signor Shui Ta. Il grasso gocciolava fuori dalla cesta.

Moglie del Mercante:  (a Wang) Non troveranno mai la nostra povera Shen Te.

Wang:  Si, solo gli dèi potrebbero scoprire la verità.

Poliziotto:  Silenzio! Entra la corte!

Entrano i tre dèi in toga da magistrati. Mentre sfilano alla ribalta per andare ai loro seggi, li si sente mormorare tra loro.

3° Dio:  Ci scopriranno. Le falsificazioni dèi certificai erano pessime.

2° Dio:  E la gente si stupirà dell’improvvisa indigestione del giudice.

1° Dio:  No, è naturalissima, si è mangiato mezza oca!

Vedova Shin:  Sono dei giudici nuovi!

Wang:  E molto buoni!

Il terzo Dio, che è in coda, lo sente, si volta e gli sorride. Gli dèi si siedono. Il primo Dio batte il martello sul tavolo. Il poliziotto fa entrare Shui Ta, che è accolto con fischi, ma incede con molto sussiego.

Poliziotto:  Si prepari a una sorpresa. Non c’è il giudice Fu Yi Ceng. Però i nuiovi giudici hanno l’aria di essere molto indulgenti.

Shui Ta vede gli dèi e sviene.

Giovane Prostituta: Che roba è questa? Il re del tabacco svenuto!

Cognata:  Si, appena ha visto i nuovi giudici!

Wang:  Pare che li conosca! Non capisco!

1° Dio:  Siete voi il commerciante di tabacco Shui Ta?

Shui Ta:  (debolmente) Si.

1° Dio:  Siete imputato di reato contro vostra cugina carnale Shen Te, che avreste fatto sparire per impossessarvi dèi suoi beni. Vi riconoscete colpevole?

Shui Ta:  No.

1° Dio:  (sfogliando gli atti) Interrogheremo per primo il poliziotto di servizio nel quartiere, circa la reputazione dell’imputato e quella di sua cugina.

Poliziotto:  (si fa avanti) La signorina Shen Te era una ragazza che desiderava essere gentile con tutti. Viveva e lasciava vivere come si dice. Il signor Shui Ta, invece, è un uomo di fermi principi. La generosità della signorina lo obbligava a volte a prendere misure severe. Però all’opposto della ragazza, rimaneva sempre nell’ambito della legge, eccellenza. Una volta, certa gente alla quale sua cugina uin buona fede aveva dato alloggio, fu da lui smascherata come una banda di ladri; in un altro caso, salvò la signorina Shen Te, impedendole all’ultimo momento di rendere falsa testimonianza. Conosco il signor Shui Ta come cittadino rispettabile e rispettoso delle leggi.

1° Dio:  Ci sono altri fra i presenti disposti a testimoniare che l’imputato non è sospettabile del presunto delitto?

Si avanzano il signor Shu Fu e la padrona di casa Mi Tzu.

Poliziotto:  (sottovoce agli dèi) Il signor Shu Fu, una persona molto influente!

Shu Fu:  Il signor Shui Ta è considerato in questa città un uomo d’affari distintissimo. È vicepresidente della camera di commercio e si prevede la sua elezione a giudice di pace del quartiere.

Wang:  (intervenendo) Voi la prevedete! Perché fa affari con voi!

Poliziotto:  (sottovoce) Un cattivo soggetto!

Mi Tzu:  Come presidentessa del comitato di pubblica assistenza, desidero portare a conoscenza della corte che il signor Shui Ta non solo prossimamente ospiterà numerose persone in locali eccellenti, salubri e luminosi, ma contribuisce di continuo alla nostra fondazione per il ricovero degli invalidi.

Poliziotto:  (sottovoce) La signora Mi Tzu, ottima amica dl giudice Fu Yi Ceng.

1° Dio:  Si, si; però adesso dobbiamo sentire se qualcuno ha da deporre in senso meno favorevole all’accusato.

Si avanzano Wang, il falegname, il mercante e la moglie, il disoccupato, la cognata e la giovane prostituta.

Poliziotto:  La feccia del quartiere!

1° Dio:  Che cosa potete dire della condotta del signor Shui Ta?

Grida: (insieme) Ci ha rovinati! Mi ha ricattata! Ci ha spinti al male! Ha sfruttato i poveri! Mentito! Ingannato! Assassinato!

1° Dio:  Imputato, che avete da replicare?

Shui Ta:  eccellenza, non ho fatto che salvare semplicemente la vita a mia cugina. Sono venuto solo quando lei ha corso di perdere il suo negozietto. Tre volte son venuto e me ne son sempre tornato via subito; soltanto l’ultima volta le circostanze mi hanno obbligato a rimanere. Non ne ho cavato soltanto che fastidi. Mi cigina era simpatica a tutti; io ho dovuto addossarmi la parte dell’orco, e per questo mi odiano.

Cognata:  Puoi dirlo! Prenda il nostro caso, eccellenza! (a Shui Ta) E non parlo dèi sacchi.

Shui Ta:  Perché no? Perché no?

Cognata:  (agli dèi) Shen Te ci ha dato ricovero e lui ci ha fatto arrestare.

Shui Ta:  Rubavate i pasticcini!

Cognata:  Già, proprio dèi pasticcini del fornaio si preoccupava, lui! Voleva il negozio per se, ecco quel che voleva!

Shui Ta:  Il negozio non era un asilo notturno, egoisti che siete!

Cognata:  Ma noi non sapevamo dove andare!

Shui Ta:  Eravate in troppi!

Wang:  E questi due? (indicando il mercante e sua moglie) Anche loro erano degli egoisti?

Mercante:  Abbiamo messo i nostri risparmi nel negozio di Shen Te. Perché ci ha fatto perdere il nostro negozio?

Shui Ta:  Perché mia cugina voleva aiutare un aviatore che non poteva più volare. Avevo bisogno di procurarle il denaro.

Wang:  Lei, forse, voleva aiutare l’aviatore a volare. Ma a te interessava soltanto il poisto a Pechino che rendeva bene. Il negozio non ti bastava.

Shui Ta:  L’affitto era troppo alto!

Vedova Shin:  Questo posso confermarlo.

Shui Ta:  E mia cugina di affari non se ne intendeva.

Vedova Shin:  Anche questo è vero! Per di più, era innamorata dell’aviatore.

Shui Ta:  Forse non le era permesso di essere innamorata?

Wang:  Certo! Ma allora, perché volevi obbligarla a sposare un uomo che lei non amava, il barbiere, quello lì?

Shui Ta:  L’uomo che lei amava era un mascalzone.

Wang:  Quello? (indica Sun).

Yang Sun: (salta su inviperito) E perché era un mascalzone, tu te lo sei preso nel tuo ufficio!

Shui Ta:  Per correggerti! Per correggerti!

Cognata:  Per farne un aguzzino!

Wang:  E dopo che l’avevi corretto, non volevi venderlo a quest’altra (indica la padrona di casa)? Lo ha proclamato lei ai quattro venti!

Shui Ta:  Perché lei non mi dava i suoi locali, se lui non la palpeggiava le ginocchia.

Mi Tzu:  Bugia! Non parli di quei locali! Non voglio avere a che fare niente con lei, assassino! (esce con grande strepito, offesa)

Yang Sun:  (deciso) Eccellenza, devo dire una parola in favore di quest’uomo!

Cognata:  Certo che lo devi. Sei al suo servizio.

Disoccupato:  E’ il peggiore aguzzino che abbia mai conosciuto. È un essere depravato.

Yang Sun:  Eccellenza, l’imputato può aver fatto di me tutto quello che dicono, ma non è un assassino. Pochi minuti prima del suo arresto ho udito la voce di Shen Te provenire dal ripostiglio attiguo al negozio.

1° Dio:  (ansioso) Dunque, è viva? Riferisci esattamente quello che hai sentito!

Yang Sun:  (trionfante) Un singhiozzo, eccellenza, un singhiozzo!

3° Dio:  E hai riconosciuto la sua voce?

Yang Sun:  Ma naturalmente! Come potrei non riconoscerla?

Shui Ta:  Certo, l’hai fatta singhiozzare abbastanza!

Yang Sun:  Però l’ho anche resa felice. Ma poi lui (indica Shui Ta) voleva venderla a te.

Shui Ta:  (a Sun) Perché tu non l’amavi!

Wang:  No, per i soldi!

Shui Ta:  Ma a che potevano servirmi i soldi, eccellenza? (a Sun) Tu volevi che lei  sacrificasse a te tutti suoi amici, mentre il barbiere le ha offerto le sue casette e il suo denaro per aiutare i poveri. Anche per questo era giusto che le consigliassi di sposare il barbiere: perché potesse fare del bene.

Wang:  E perché allora non le hai permesso di fare del bene, quando è stato firmato quel grosso assegno? Perché hai mandato gli amici di Shen Te in quello sporco inferno della tua manifattura, re del tabacco?

Shui Ta:  L’ho fatto per il bambino!

Lin To:  E dèi miei bambini? Che ne hai fatto dèi miei bambini?

Shui Ta tace.

Wang:  Taci, finalmente! Gli dèi avevano dato il negozio a Shen Te perché fosse una piccola fonte di bene. Lei avrebbe sempre voluto fare del bene e tu sei sempre venuto a guastare tutto.

Shui Ta:  (fuori di se) perché la fonte si sarebbe inaridita, pazzo che non sei altro!

Vedova Shin:  Questo è vero eccellenza!

Wang:  A che serve una fonte, se non ci si può attingere?

Shui Ta:  Le opere buone vogliono dire la rovina!

Wang:  (furibondo) Ma le cattive azioni, vogliono dire la bella vita, eh? Che cosa hai fatto della buona Shen Te, uomo cattivo? Quanto sono le anime buone eccellenza? Lei, si che era buona! Quando quell’uomo là mi ha rottola mano, lei voleva testimoniare per me. Era buona, lo giuro! (alza la mano per giurare)

3° Dio:  Che coisa è successo a quella mano, acquaiolo? È anchilosata.

Wang:  (indicando Shui Ta) è tutta colpa sua, soltanto sua! Lei voleva darmi i denari perché andassi dal dottore, ma poi è venuto lui! Tu, sei il suo nemico mortale!

Shui Ta:  Io ero il suo unico amico!

Tutti: Dov’è ora?

Shui Ta:  Partita!

Wang:  Per dove?

Shui Ta:  Non lo dirò!

Tutti: Ma perché è partita?

Shui Ta:  (grida) Perché altrimenti l’avreste fatta a pezzi!

Silenzio improvviso.

Shui Ta:  (si è abbandonato sulla sua sedia) Non ne posso più, spiegherò tutto. Fate sgombrare la sala, rimangano solo i giudici, e farò una confessione.

Tutti: Vuol confessare! È colpevole!

1° Dio:  (batte col martello sul tavolo) Fate sgombrare la sala!

Il poliziotto fa uscire il pubblico.

Vedova Shin:  (ridendo, mentre se ne va) Sarà una bella sorpresa!

Shui Ta:  Sono andati? Proprio tutti? Non posso più tacere, vi ho riconosciuti, o altissimi!

2° Dio:  Che ne hai fatto della nostra anima buona del Sezuan?

Shui Ta:  Lasciate che vi confessi la terribile verità: la vostra anima buona sono io! (si toglie la maschera e si strappa di dosso i vestiti. Appare Shen Te)

2° Dio:  Shen Te!

Shen Te:  Si, sono io. Shui Ta e Shen Te in una sola persona.

Come un fulmine

Il vostro antico comandamento di esser buona e di viver bene

Mi ha squarciata in due parti.

Non so come è accaduto. Ma

Mi era impossibile esser buona per gli altri e per me

Stessa.

Troppo faticoso soccorrere me stessa e il prossimo.

Ah, com’è difficile il vostro mondo! Troppa miseria,

troppa disperazione!

La mano tesa al mendicante, viene da quello afferrata a divelta; sei perduto

Se aiuti il perduto. Come si potrebbe

Resistere a lungo alla cattiveria, se chi non mangia

Carne

È destinato a perire?

Da chi avrei dovuto avere tutto ciò che è necessario?

Solatnto

Da me stessa! Così sono perita. Il peso

Delle buone intenzioni mi schiacciava, mentre

Commettendo ingiustizie camminavo a testa alta

E mangiavo la buona carne!

Qualcosa dev’essere sbagliato nel vostro mondo.

Perché

C’è un premio per i cattivi? Perché

La bontà è tanto duramente punita?

Oh come avrei voluto trattarmi bene!

Eppure era in me una segreta saggezza. La mia

Matrigna

Mi lavava nell’acqua della grondaia:

per questo ho lo sguardo acuto. Eppure

la pietà mi pungeva il cuore e la miseria

degli altri mi rendeva come un lupo infuriato. Poi

ho sentito qualcosa mutarsi in me

e il labbro mutarsi in rostro, e le parole di bontà

farsi cenere nella bocca. Ma ancora

mi piaceva essere l’angelo dèi sobborghi; il dare

era sempre una voluttà. Un viso felice

e mi sentivo in paradiso. Condannatemi:

tutti i miei delitti li ho commessi per aiutare il prossimo,

per amore del mio amore, pre salvare

il mio bambino dal bisogno, troppo piccola ed umile,

ero, o dèi, per i vostri piani.

1° Dio:  (con tutti i segni dell’orrore) Non dire più nulla sventurata! Cosa dovremmo pensare noi, che tanto ci rallegravamo di averti ritrovata?

Shen Te:  Ma dovevo pur dirvi che sono io l’essere cattivo, i cui crimini tutti qui hanno testimoniato!

1° Dio:  Tu sei l’anima buona, di cui tutti non hanno detto che bene!

Shen Te:  No, anche la cattiva!

1° Dio:  Un malinteso! Delle circostanze disgraziate! Qualche vicino senza cuore! Un certo eccesso di zelo!

2° Dio:  Ma come potrà continuare a vivere?

1° Dio:  Potrà, è forte, solida, può sopportare molto.

2° Dio:  Ma non hai sentito quello che ha detto?

1° Dio:  (con violenza) Era tutto confuso! Molto confuso! E incredibile, assolutamente incredibile! Dovremo riconoscere che i nostri comandamenti sono micidiali? Dovremmo rinunciare ai nostri comandamenti? (cocciuto) Mai! Il mondo dovrebbe essere cambiato? Come? Da chi? No, è tutto a posto! (batte rapidamente col martello sul tavolo) E ora….

Al suo cenno si ode musica. Luce rosata.

E ora ce ne torniamo. Questo piccolo mondo

Ci ha avvinti abbastanza. Le sue gioie, le sue pene

Ci hanno rallegrati e ci hanno addolorati.

Ma lassù, al di là delle stelle

A te penseremo con gioia, Shen Te, anima buona

Che nel nostro Spirito sei quaggiù testimonianza

E nella fredda oscurità porti la piccola lampada.

Addio, sii buona!

Fa un cenno e il soffitto si apre. Scende una nuvola rosa, e su di essa gli dèi salgono lentamente verso l’alto.

Shen Te:  Oh, no altissimi! Non andatevene! Non lasciatemi! Come potrò guardare negli occhi quei due buoni vecchietti che hanno perduto il negozio, e l’acquaiolo con la sua mano anchilosata? E come mi difenderò dal barbiere che non amo e da Sun che amo? E aspetto un bambino, presto il mio piccolo sarà qui e vorrà mangiare! Non lasciatemi! (guarda atterrita verso la porta, da cui entrano i suoi persecutori)

1° Dio:  Lo puoi. Sii buona e tutto diventerà buono!

Entrano i testimoni. Guardano sbalorditi i giudici che navigano sulla nuvoletta rosa.

Wang:  Manifestate rispetto! Gli dèi sono apparsi fra di noi! Tre delle più alte déità sono venute nel Sezuan a cercare un’anima buona. L’avevano già trovata ma…

1° Dio:  Nessun ma! Eccola lì!

Tutti: Shen Te!!

1° Dio:  Non era morta, si era solo nascosta. Adesso rimarrà con voi! Un’anima buona!

Shen Te:  Ma ho bisogno del cugino!

1° Dio:  Non troppo spesso!

Shen Te:  Almeno una volta alla settimana!

1° Dio:  Una volta al mese, basterà!

Shen Te:  Oh, non andatevene altissimi! Non vi ho detto tutto! Ho bisogno, assolutamente bisogno di voi!

Gli dèi: (cantano)

TERZETTO DEGLI DÈI SCOMPARENTI SULLA NUVOLA.

Ahimè, non possiamo fermarci

Più di una fuggevole ora.

Non potete a lungo fissarci

O la favola bella scolora.

Ombra gettano i vostri corpi

Nel nostro nimbo dorato.

Lasciateci far ritorno

Lassù, al nulla incantato.

Shen Te:  Aiuto!

Gli dèi:

Ogni ricerca ormai lasciamo

E su, più su presto voliamo!

Lodiamo ognora e ancor lodiamo

L’anima buona del Sezuan.

Mentre Shen Te, disperata, tende le braccia verso di loro, gli dèi scompaiono verso l’alkto sorridendo e facendo cenni della mano.

Epilogo

Uno degli attori esce dal sipario e, in atteggiamento di scusa, recita al pubblico il seguente epilogo.

Egregi spettatori, or non siate scontenti

Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.

Una leggenda d’oro avevamo inventata,

ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.

E sgomenti vediamo a sipario caduto

Che qualunque problema è rimasto insoluto.

Per di più, siete in diritto di dirci:

volete che veniamo? Dovete divertirci!

Inutile inseguire pretesti e schermi vani:

siam falliti, se voi non battete le mai!

Forse che la paura ha spento l’inventiva?

Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita

Neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.

Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?

Ci vogliono altri dèi? O nessun Dio affatto?

Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!

Non v’è modo di uscir dalla distretta

Se non che voi pensiate fin da stasera stessa

Come a un’anima buona si possa dare aiuto

Perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.

Presto, pensate a come ciò sia attuabile!

Una fine migliore ci vuole! È indispensabile!

Fine

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