Dramma in un prologo e quattro atti
diPaul Claudel
Unica traduzione autorizzata
di Francesco Casnati
Vita e Pensiero - Milano
DRAMATIS PERSONAE
ANNA VERCORS
GIACOMO HURY
PIETRO DI CRAON
LA MADRE
VIOLAINE
MARA
COMPARSE
AVVERTENZA
Del mistero L'Annonce faite Marie esistono tre redazioni: quella del 1912, la pi poetica, che fa testo, ed ristampata senza la minima variante nel II volume del Thtre di Paul Claudel, edizione definitiva della Pliade; quella del 1938-40, per la scena, in cui stato rimaneggiato profondamente, per consiglio dell'attore Dullin, il IV atto (Pierre de Craon, fra l'altro, non vi compare pi, ed il padre Anne che riporta a casa Violarne morente); quella, infine, del 1948 ritoccata o rifatta in parecchi punti, nella scena e nel testo, e che stata recitata lo stesso anno al teatro Hbertot di Parigi. In quest'ultima redazione, in cui stato accentuato il carattere rusticano dei personaggi e meglio chiarito quello di Mara, il quarto atto si chiude con un gesto simbolico. Sopra il corpo della lebbrosa sacrificata, spiega il poeta, mentre le campane di Montevergine scandiscono: Pax! Pax! Pax!, il Padre alza fra le sue le mani degli sposi riconciliati. Perch egli ha imparato che solo innalzando si riconcilia .
La presente traduzione fatta sul testo originale del 1912.
f. c.
PROLOGO
La rimessa di Combernon, vasto portico dai pilastri quadri a cui s'appoggiano travature a ogiva. Mucchi di paglia nell'ala destra; il resto vuoto; fili di paglia per terra; il suolo di terra battuta. Nella parete di fondo, inquadrata dal muro massiccio, un'ampia porta a due imposte, con un complesso congegno di sbarre e chiavistelli. Sulle imposte sono dipinti in modo primitivo le effigi d san Pietro e di san Paolo, l'uno con le chiavi, l'altro con la spada. Un grosso cero giallo fissato a un pilastro con un anello rischiara le immagini.
Il dramma si svolge alla fine di un Medioevo convenzionale: cos come i poeti del Medioevo potevano figurarsi l'Antichit.
Fine della notte e prime ore del mattino.
Entra su un gran cavallo un uomo ravvolto in un mantello nero con una valigia in groppa, Pietro di Craon. La sua ombra gigantesca si muove spiccando dietro di lui sui muri, il suolo, i pilastri.
Violaine, nascosta dietro un pilastro, improvvisamente appare davanti al cavaliere. alta e sottile, a piedi nudi; ha una veste di grossa lana, in capo un panno in foggia contadinesca insieme e monastica.
Violaine, tende ridendo verso il cavaliere le mani, con gl'indici incrociati Ferma, ferma, signor cavaliere! Gi di sella!
Pietro di Craon Violaine!
(Balza a terra)
Violaine Ma bene, maestro Pietro! Cos si lascia la casa, come un ladro, senza salutare garbatamente le signore?
Pietro di Craon Violaine, rientrate! ancora notte; siamo soli qui. E non son uomo io, voi lo sapete, da fidarsene troppo.
Violaine Non ho paura di voi, muratore! Non cattivo chi vuole. E con me non facile. Povero Pietro! Nemmeno uccidermi avete saputo. Con quel vostro coltello! Nulla pi d'un piccolo taglio al braccio di cui nessuno s' accorto.
Pietro di Craon Violaine, dovete perdonarmi.
Violaine Son qui per questo.
Pietro di Craon Siete la prima donna che ho toccata. Il diavolo, attento alle occasioni, m'ha tentato d'un tratto.
Violaine Mi avete per trovata pi forte di lui! 12
Pietro di Craon Violaine, eccomi qui nuovamente, pi pericoloso d'allora.
Violaine Dovremo dunque ancora lottare?
Pietro di Craon La mia sola presenza, essa sola, funesta.
Violaine Non vi capisco.
(Silenzio)
Pietro di Craon Forse non avevo abbastanza pietre da ammassare e legnami da commettere e metalli da foggiare, l'opera ch'era mia, perch d'un tratto mettessi la mano sull'opera d'un Altro, e, empio, desiderassi un'anima?
Violaine Nella casa di mio padre, vostro ospite! Signore Iddio! che avrebbero detto se l'avessero saputo? Ma io vi ho ben coperto. E tutti, come prima, vi tengono per uom sincero e irreprensibile.
Pietro di Craon Dio giudica il cuore sotto le apparenze.
Violaine E tutto questo rester dunque fra noi tre.
Pietro di Craon Violaine!
Violaine Maestro Pietro?
Pietro di Craon Mettetevi sotto quel cero che vi veda bene.
(Ella si mette sorridendo sotto il cero. Egli la guarda a lungo)
Violaine Mi avete ben ben guardata?
Pietro di Craon Chi siete voi, fanciulla; e che parte s' Iddio riservata in voi, perch la mano che vi tocca con desiderio e la carne stessa sia cos colpita, come avesse tentato il mistero della sua residenza?
Violaine Che vi dunque successo in questo tempo?
Pietro di Craon Subito dopo quel giorno...
Violaine S...
Pietro di Craon ...ho scoperto sul mio fianco il segno del male spaventoso.
Violaine Il male? Che male volete dire?
Pietro di Craon La lebbra di cui parla il libro di Mos!
Violaine Che cos' la lebbra?
Pietro di Craon Non udiste mai di quella donna che visse, gi tempo assai, sola fra le rocce del Gyn? E girava tutta velata, annunziando il suo appressarsi con suon di nacchere.
Violaine Ed di quel male, maestro Pietro?
Pietro di Craon Tale la natura sua, che chi n' colto nella forma pi maligna, bisogna che sbito venga isolato; che non v' uomo per poco guasto sia che la lebbra non gli si attacchi.
Violaine E come restate allora fra noi liberamente?
Pietro di Craon Il Vescovo mi ha dato dispensa, e voi vedete che mi mostro di rado, e solo fra gli operai per gli ordini da dare; e il mio male ancora coperto e celato. Chi senza di me porterebbe ai fastigi queste nascenti chiese che Dio mi ha affidato?
Violaine Per questo non vi si veduto stavolta a Combernon?...
Pietro di Craon Ci dovevo per forza tornare, che ufficio mio aprire il fianco di Montevergine, e fendere la parete ogni volta che uno stormo nuovo di colombe vuole entrarvi dall'Arca alta solo verso il cielo aperta. E questa volta conducemmo all'altare una illustre ostia, un solenne incensiere, la Regina, madre del Re, che vi saliva, ella proprio, pel figlio suo privato del regno. Ora torno a Rheims.
Violaine Costruttore di porte, lasciate che vi apra questa.
Pietro di Craon Altri non v'era alla fattoria per questo servigio?
Violaine Alla fante caro il letto, e m'ha dato le chiavi senza difficolt.
Pietro di Craon Non vi fa paura e orrore il lebbroso?
Violaine C' Dio a custodirmi.
Pietro di Craon Allora, le chiavi?
Violaine Lasciate fare a me. Voi non v'intendete di queste vecchie porte. E che! mi credete una bella damigella dalle dita affusolate che nulla sanno di pi rude dello sprone, leggero come un osso d'uccello, di cui armano il calcagno del novello cavaliere? Guardate!
(Apre il serrame che cigola e tira i catenacci)
Pietro di Craon Questo ferrame ben arrugginito.
Violaine Nessuno passa pi da questa porta. Ma per di qui il cammino pi corto.
(Fa forza sulla sbarra)
Ecco, la porta aperta!
Pietro di Craon Chi resisterebbe a tanto assalitore? Quanta polvere! La vecchia imposta scricchiola e tentenna quant' alta; fuggono i neri scarafaggi, i vecchi nidi si sfasciano, ed ecco infine tutto aperto.
(La porta si apre. Si vede, pel vano, nella notte, la campagna, praterie e messi. Pallida luce a oriente)
Violaine Questa lieve pioggia ha giovato a tutti.
Pietro di Craon La polvere sulla via si sar adagiata.
Violaine, a bassa voce, affettuosamente Pace a voi, Pietro.
(Silenzio. E d'un tratto, sonoro e chiaro e altissimo nel cielo, il primo segno dell'Angelus. Pietro si scopre, ed entrambi fanno il segno di croce)
Violaine, a mani giunte e il viso alzato al cielo, con voce ammirevolmente limpida e penetrante Regina Coeli, laetare, alleluja!
(Secondo segno)
Pietro di Craon, con voce sorda Quia quem meruisti portare, alleluja!
(Terzo segno)
Violaine Resurrexit sicut dixit, alleluja!
Pietro di Craon Ora pro nobis Deum.
(Pausa)
Violaine Gaude et laetare, Virgo Maria, alleluja!
Pietro di Craon Quia resurrexit Dominus vere, alleluja.
(Campane a distesa)
Pietro di Craon, con voce bassissima Oremus. Deus qui per resurrectionem Filii tui Domini Nostri Jesu Christi mundum laetificare dignatus es, praesta, quaesumus, ut per ejus Genitricem Virginem Mariam perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem dominum Nostrum Jesum Christum qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum.
Violaine Amen.
(Entrambi si fanno il segno di croce)
Pietro di Craon Come suona di buon'ora l'Angelus!
Violaine Lass cantano mattutino di piena notte come i Certosini.
Pietro di Craon Sar a Rheims stasera.
Violaine Conoscete bene la strada? Prima quella siepe, poi la casa bassa laggi nel folto di sambuchi dove vedrete cinque o sei arnie. E cento passi pi lungi la strada Reale.
(Pausa)
Pietro di Craon Pax tibi. Tutto riposa con Dio in un mistero profondo. Ma quel ch'era nascosto torna visibile con Lui.
Io sento sul mio viso un soffio fresco come di rosa. Loda il tuo Dio, terra benedetta, nelle lagrime e nell'oscurit! Per l'uomo il frutto, ma il fiore di Dio e l'odore buono di tutto ci che germoglia. Come la foglia di menta, l'odore che esala una santa anima nascosta ne svela la virt.
A Dio, Violaine, che mi avete aperta la porta! Non torner pi. O giovane albero della scienza del Bene e del Male, ecco che in me comincia il disfacimento perch ho messo la mano su di voi, e gi in me anima e corpo si separano, come il vino nella bigoncia misto al grappolo franto.
Che importa? A me la donna non era necessaria. Io non ho posseduto donna corruttibile. L'uomo che ha dato la preferenza a Dio nel suo cuore, vede, nell'ora di morte, il suo Angelo custode.
Tempo presto verr che un'altra porta si dissolva, quando colui che a pochi piaciuto su questa terra s'addormenta, finito il suo lavoro, tra le braccia dell'Uccello eterno: e gi traverso i muri fatti diafani tutt'intorno appare fosco il Paradiso, e gl'incensieri della notte si fondono col lezzo del lucignolo che si spegne.
Violaine Pietro di Craon, so che da me non attendete conforti di pover'uomo e falsi sospiri, e che vi dica povero Pietro. Per chi soffre, le parole d'un consolatore gioioso non son di gran pregio, e il suo male non per gli altri quel che per lui.
Soffrite con Nostro Signore. Ma sappiate che la vostra mala azione cancellata, per quel che da me dipende, e che io ho fatto pace con voi, e non vi disprezzo n vi aborro perch siete infetto e malato, ma vi tratter come uomo sano, come il vecchio amico nostro, Pietro di Craon, che io rispetto, amo e temo. Questo vi dico, e cos .
Pietro di Craon Grazie, Violaine.
Violaine E ora ho qualcosa da chiedervi.
Pietro di Craon Dite.
Violaine Una bella storia che babbo ci ha narrata: di una Giustizia che voi costruite a Rheims e che sar pi bella di San Remigio e di Nostra Signora...
Pietro di Craon la chiesa che le corporazioni di Rheims mi han commesso di costruire sul terreno dov'era un tempo il parco degli ovini, l dove stato bruciato l'antico pedaggio del marco pel Vescovo quest'anno passato. E, primo, per ringraziare Iddio di sette estati grasse nella miseria di tutto il Regno: grano e frutta a dovizia, la lana a buon prezzo e bella, il panno e la carta pecora venduti bene ai mercanti di Parigi e d'Alemagna.
E poi per le libert acquistate, i privilegi conferiti dal Re Nostro Signore, l'antico mandato a nostro danno dei vescovi Felice II e Abondante di Cramail rescisso dal Papa, il tutto a forza di franca spada e di scudi di Sciampagna.
Che tale la repubblica cristiana: non fondata su timor servile, ma v'abbia ciascuno il suo diritto come lo sa stabilire, in variet meravigliosa, perch la carit si eserciti.
Violaine Ma di quale Re parlate e di quale Papa? Due ve n'ha e non si conosce il legittimo.
Pietro di Craon Quello legittimo che ci fa del bene.
Violaine Non parlar conveniente codesto.
Pietro di Craon Perdonatemi. Sono un ignorante.
Violaine E perch quel nome dato alla nuova chiesa?
Pietro di Craon Non conoscete la storia di santa Giustizia, martirizzata al tempo dell'imperatore Giuliano in un campo d'anice? (Quei granellini che metton nel marzapane alla fiera di Pasqua). Nel mutar corso alle acque di una polla sotterranea durante i lavori per le fondamenta, abbiam trovata la sua tomba con questa epigrafe su una lastra di pietra spezzata in due: Justitia Ancilla Domini in Pace. Il piccolo fragile cranio era frantumato come una noce, una bimba di otto anni era, e qualche dentino ancora si vedeva nella mascella.
Tutta Rheims in esaltazione, e segni e prodigi molti seguono per virt del corpo che abbiam deposto in una cappella, in attesa che la costruzione sia compiuta. Ma i piccoli denti, come una semente, li abbiam lasciati sotto il grosso blocco di base.
Violaine Che bella storia! E anche ci diceva il babbo che tutte le matrone di Rheims offrono i loro gioielli per la costruzione della Giustizia.
Pietro di Craon Gran copia ne abbiam raccolti, e gi intorno, come mosche, ronzano giudei.
(Violaine, a occhi bassi, esitando, si rigira all'anulare un grosso anello d'oro)
Pietro di Craon Che anello avete cost, Violaine?
Violaine Un anello che mi ha dato Giacomo.
(Silenzio)
Pietro di Craon Siate felice.
(Ella gli porge l'anello)
Violaine Nulla ancora stabilito. Mio padre non ha detto niente. Ebbene! proprio questo vi volevo dire. Eccovi il mio bell'anello; tutto ci che ho; Giacomo me l'ha dato in segreto.
Pietro di Craon Ma non lo voglio, io.
Violaine Prendetelo subito; non avrei pi tardi la forza di privarmene.
(Egli prende l'anello)
Pietro di Craon Che dir il vostro fidanzato?
Violaine Proprio mio fidanzato ancora non . E anche senza anello il cuore non cambia. Egli mi conosce. Me ne dar un altro d'argento. Questo era troppo bello per me.
Pietro di Craon, esaminandolo oro vegetale, come un tempo sapevano farlo con una lega di miele. malleabile come la cera e non lo si pu spezzare.
Violaine Giacomo l'ha trovato lavorando la terra, in un sito dove si rinvengono spesso vecchie spade tutte verdi e leggiadri pezzi di vetro. Mi faceva paura questo ornamento pagano appartenuto a gente morta.
Pietro di Craon Accetto questo oro puro.
Violaine E baciate per me mia sorella Giustizia.
Pietro di Craon, guardandola d'un tratto come colpito da un'idea Proprio questo solo avete da darmi per essa? un po' d'oro che portavate al dito?
Violaine Non basta per pagare una piccola pietra?
Pietro di Craon Giustizia tutta una grande pietra.
Violaine, ridendo Ma io non sono della stessa cava.
Pietro di Craon Una pietra occorre per la base, una diversa serve per il sommo.
Violaine Una pietra, s'io ne sono una, ma sia la pietra attiva che macina il grano accoppiata alla mola gemella.
Pietro di Craon Anche Giustizia non fu che una piccola umile fanciulla presso sua madre fino all'istante che Dio la chiam al martirio.
Violaine Ma a me nessuno vuol male. Forse che debbo andarmene a predicare il Vangelo ai Saraceni?
Pietro di Craon Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell'Opera che l'ha scelta.
Violaine Lodato sia dunque Iddio che mi ha segnato subito il mio, e io non ho da cercarlo. E altro posto non chiedo a lui. Sono Violaine, ho diciott'anni, mio padre si chiama Anna Vercors, e mia madre Elisabetta.
Mia sorella si chiama Mara, il mio fidanzato Giacomo. Questo tutto, ecco; non c' altro da conoscere. Tutto chiaro all'evidenza, tutto prestabilito, e io sono contentissima. Sono libera, non ho da preoccuparmi di nulla, ed lui che mi guida, pover'uomo, lui che sa quel che bisogna fare!
Seminatore di campanili, venite a Combernon! Vi daremo pietre e legname, ma non avrete la figlia della casa! E, dopo tutto, non gi, questa, casa di Dio, terra di Dio, servizio di Dio? Non tocca forse a noi la cura di Montevergine, nutrirlo e custodirlo, fornire il pane, il vino e la cera a quel nido d'angeli gi pronti pel volo? Come i gran signori hanno la loro colombaia, abbiamo anche noi la nostra, e la si riconosce di lontano.
Pietro di Craon Un tempo udii, attraversando la foresta di Fisme, due belle querce parlare tra loro, e lodare Dio che le aveva ben radicate al posto dove erano nate. Ora l'una, alla prua d'una galera, fa guerra ai Turchi sul vasto mare, l'altra, tagliata per cura mia, nella Torre di Laon sorregge Giovanna la buona campana che s'ode a dieci leghe.
Fanciulla, nel mestier mio si tengono gli occhi bene aperti. Io so trovare la pietra buona sotto i ginepri e riconoscere il buon legno come il picchio sagace; e cos conosco gli uomini e le donne.
Violaine Ma non le fanciulle, maestro Pietro! roba troppo fine per voi. E poi non vi proprio niente da conoscere.
Pietro di Craon, a mezza voce L'amate molto, Violaine?
Violaine, gli occhi bassi un grande mistero fra noi.
Pietro di Craon Sii benedetta nel tuo casto cuore! Santit non farsi lapidare in terra di Pagania o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volont di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire pi alto.
Violaine Ah, come bello il mondo e come sono felice!
Pietro di Craon, a mezza voce Ah, come il mondo bello e come io sono infelice!
Violaine, alzando un dito al cielo Uomo della citt, ascoltate!
(Pausa)
Udite lass quella piccola anima che canta?
Pietro di Craon la lodoletta.
Violaine la lodoletta, alleluia! La lodoletta della terra cristiana, alleluia, alleluia! La udite fare quattro volte di seguito hi! hi! hi! hi! pi alto, pi in alto? La vedete, ad ali distese, piccola croce veemente, come i serafini che son tutt'ali senza piedi e la voce acuta davanti al trono di Dio?
Pietro di Craon La odo, s. E cos una volta l'udii all'aurora, il giorno che dedicammo la mia creatura, Nostra Signora della Cicatrice. E brillava un po' d'oro alla punta estrema di quella grande cosa che io avevo fatta, come una stella nuova!
Violaine Pietro di Craon, se aveste fatto di me a vostra voglia forse ne sareste pi lieto, ora, o forse sarei io pi bella?
Pietro di Craon No, Violaine.
Violaine E sarei io ancora la stessa Violaine che amavate?
Pietro di Craon Non quella, no, ma un'altra.
Violaine E che cosa vai meglio, Pietro? Che vi faccia parte della mia gioia, o che divida il vostro dolore?
Pietro di Craon Canta nei pi alti cieli, lodoletta di Francia!
Violaine Perdonatemi perch son troppo felice! perch quegli ch'io amo, mi ama, e di lui son certa, e so mi ama, e tutto uguale fra noi! E perch Dio mi ha creata per essere felice e non per il male e non per la pena.
Pietro di Craon Sali al cielo d'un sol tratto! A me, per salire un po', mi bisogna tutta la mole d'una cattedrale e le sue profonde fondamenta.
Violaine E ditemi che perdonate a Giacomo perch mi sposa.
Pietro di Craon No, non gli perdono.
Violaine L'odio non vi porta bene, Pietro, e a me fa dolore.
Pietro di Craon Voi, voi mi fate parlar cos. Perch forzarmi a mostrare la spaventosa piaga che non si vede? Lasciatemi partire e non mi chiedete altro. Non ci vedremo pi. Eppure, porto con me il suo anello.
Violaine Lasciate il vostro odio qui: io ve lo render quando ne avrete bisogno.
Pietro di Craon Ma voi vedete, Violaine, come sono disgraziato. Dura cosa esser lebbroso, e portarsi indosso la piaga vergognosa, e sapere che non si guarir pi, che non v' rimedio, che essa ogni giorno s'allarga e s'affonda, ed esser solo e sorbirsi il proprio veleno e tutto vivo sentirsi corrompere. E non una volta e dieci assaporare la morte, ma sempre, senza perderne stilla fino alla fine.
Voi mi avete dato questo male, voi, con la vostra bellezza, che prima di conoscervi ero puro e gaio, tutto al mio lavoro e ai miei progetti sotto gli ordini d'un altro. Oggi comando io a mia volta e da me si viene pei progetti; ed ecco che voi m'avete guardato con quel sorriso pieno di veleno.
Violaine Non in me era il veleno, Pietro.
Pietro di Craon Lo so, in me era, e vi ancora, e questa carne guasta non ha guarito l'anima colpita. O piccola anima, era forse possibile ch'io vi vedessi senza volervi bene?
Violaine E certo l'avete mostrato che mi volete bene.
Pietro di Craon forse mia colpa se il frutto aderisce al ramo? E chi quegli che, amando, non vuole aver tutto ci che ama?
Violaine Per questo avete cercato di distruggermi?
Pietro di Craon L'uomo oltraggiato ha le sue tenebre, come la donna.
Violaine In che cosa vi ho mancato?
Pietro di Craon O immagine della Bellezza eterna, tu non sei mia.
Violaine Non sono un'immagine io. Non modo di dir le cose questo.
Pietro di Craon Un altro s'impossessa in voi di ci ch'era mio.
Violaine Resta l'immagine.
Pietro di Craon Un altro mi toglie Violaine, e mi lascia questa carne infetta e lo spirito devastato.
Violaine Siate uomo, Pietro. Siate degno della fiamma che vi consuma. E se bisogna essere divorati, sia ci su un candelabro d'oro come il Cero Pasquale in mezzo al coro per la gloria di tutta la Chiesa.
Pietro di Craon Tanti pinnacoli sublimi! E non vedr io mai quello della mia piccola casa in mezzo agli alberi? Tanti campanili che segnano via via l'ora sulla citt con la loro mobile ombra. E non far io mai il disegno d'un forno o d'una stanza per i bimbi?
Violaine Non dovevo io prendere per me sola ci che di tutti.
Pietro di Craon Quando le nozze, Violaine?
Violaine A San Michele, credo, quando i raccolti son lutti.
Pietro di Craon Quel giorno, quando le campane di Montevergine avran cessato di sonare, prestate orecchio e mi udrete ben lungi da Rheims rispondere.
Violaine Chi vi cura l?
Pietro di Craon Ho vissuto sempre come un operaio; un po' di paglia mi basta fra due pietre, un abito di cuoio, un po' di lardo sul pane.
Violaine Povero Pietro!
Pietro di Craon Non per questo bisogna compiangermi; siamo d'una razza diversa. Non vivo al livello degli altri uomini, io, sempre sotterra tra le fondamenta o nel cielo col campanile.
Violaine E dunque: non potevamo far casa insieme, noialtri. Io non posso salire al granaio senza che il capo mi giri.
Pietro di Craon Mia donna sar la chiesa che mi verr tratta dal costato come una Eva di pietra, nel sonno del dolore. Possa io, oh, presto! sentire sotto di me l'opera mia vasta che si alza, metter la mano su questa cosa indistruttibile fatta da me, ben proporzionata in tutte le sue parti, quest'opera compatta costrutta con pietra dura, l'opera mia che Dio abita!
Non scender pi. E m'indicher col dito, l sotto, cento piedi in gi, sulla piazza a quadretti, un gruppo di giovanette che si danno il braccio.
Violaine Dovete scendere. Chi sa che un giorno io non abbia bisogno di voi?
Pietro di Craon A Dio, Violaine, anima mia, non vi vedr pi.
Violaine Chi sa se non mi vedrete pi?
Pietro di Craon A Dio, Violaine. Quante cose gi fatte! Quali cose mi restano da fare e dimore da innalzare! Dell'ombra in cui abiti Dio. Non gi le ore dell'Offizio segnate in un libro, ma le vere, con una cattedrale che il sole, nel suo volgere, in tutte le parti prima illumina e lascia poi nell'ombra.
Porto con me il vostro anello. E di questo cerchietto far una semente d'oro. Dio ha fermato il diluvio, detto nel Salmo del Battesimo, e io fra le pareti della Giustizia chiuder l'oro del mattino. La luce profana cangia, non quella che io accender sotto le vlte, simile alla luce dell'anima umana, perch l'ostia sia nel mezzo. L'anima di Violaine, fanciulla mia, nella quale il mio cuore si compiace.
Vi son chiese simili a voragini, e altre son come fornaci, e altre con tanta esattezza congegnate e con tale arte tese, che tutto sembra vi dia suono sotto l'unghia. Ma quella che sto per costruire sar sotto la propria ombra come oro condensato e come una pisside piena di manna.
Violaine O maestro Pietro, che bella vetrata donaste ai monaci di Climchy!
Pietro di Craon Non arte mia quella del vetro, se bene io me n'intenda un po'. Ma prima del vetro, l'architetto, con le regole ch'egli sa, costruisce il telaio di pietra come un filtro nelle acque della Luce di Dio, e d a tutto l'edifizio il suo oriente come a una perla.
(Mara Vercors, che entrata, li spia senza che essi la vedano)
E ora, a Dio. Il sole gi apparso, e io dovrei gi essere lontano.
Violaine A Dio, Pietro!
Pietro di Craon A Dio, Violaine!
Violaine Povero Pietro!
(Ella lo guarda, gli occhi pieni di lagrime, esita, poi gli stende la mano. Egli l'afferra e mentre la tiene fra le sue, ella si china e lo bacia sul viso. Mara fa un gesto di sorpresa ed esce. Pietro di Craon e Violaine se ne vanno, ciascuno dalla sua parte)
ATTO I
SCENA I
La vasta cucina di Combernon, con un gran camino dalla cappa stemmata, una lunga tavola nel mezzo e tutti gli utensili, come in un quadro di Brueghel.
La Madre, accosciata davanti al camino, si sforza di ravvivare la brace.
Anna Vercors, in piedi, la guarda. Alto e vigoroso; ha sessant'anni; porta una gran barba bionda con molti fili bianchi.
La Madre, senza voltarsi Perch mi guardi cos?
Anna Vercors, pensa tra s Ed gi la fine! Come un libro pieno di figure, quando si sta per voltare l'ultima. Finita la notte, la donna, dopo aver ravvivato il fuoco domestico..., e la storia umile e commovente finisce. come se gi io non fossi pi qui. Eccola davanti ai miei occhi, e gi pare che viva solo nel ricordo.
(A voce alta)
O donna! gi fa un mese da quando ci siamo sposati scambiandoci l'anello; un mese di cui ciascun giorno sia un anno. Lungo tempo sei stata sterile come un albero che non d che ombra. E un giorno, nel mezzo della nostra vita, ci siamo considerati, Elisabetta, e io ho scorto le prime rughe sulla tua fronte e intorno ai tuoi occhi. E, come il giorno delle nostre nozze, ci siamo stretti e presi, non pi nel gaudio, ma nella tenerezza e nella compassione e nel rispetto della nostra fede reciproca. Ed ecco fra noi una bimba, questo dolce discreto narciso, Violarne. E poi una seconda ci nacque, Mara la nera. Un'altra figlia, non un figlio era.
(Pausa)
Dimmi ora quel che hai da dire, che io so quando fai cos e ti metti a parlare piena di reticenze senza guardarmi. Su.
La Madre Sai bene che non si pu dirti nulla. Non ci sei mai, e bisogna che ti rincorra anche per un bottone da attaccare. Non dai retta, ma come un can di guardia adocchi, attento ai rumori della porta. Ma gi, gli uomini non capiscono niente.
Anna Vercors Le bimbe son grandi ormai.
La Madre Le bimbe? Ma no.
Anna Vercors A chi le maritiamo?
La Madre Maritarle, dici, Anna? Abbiamo tempo da rifletterci.
Anna Vercors O falsit di femmina! Non pensi una cosa che tu non dica prima il contrario, maligna. Ti conosco io.
La Madre Non dir pi niente.
Anna Vercors Giacomo Hury.
La Madre E bene?
Anna Vercors Bada. Gli dar Violarne. E prender il posto del figliuolo che non ho avuto. uomo retto e coraggioso. Lo conosco da quando, bimbo, sua madre ce lo affid. Gli ho insegnato tutto io, le sementi e le bestie, gli uomini e le armi e gli arnesi, e conoscere i vicini, e i superiori, e le usanze, e Dio; il tempo che fa, le consuetudini di questa terra antica, il modo di riflettere prima di parlare.
L'ho veduto farsi uomo, e ancora guardava a me; la barba spuntare intorno al suo viso buono, come l'ha ora, tutta irta, a ciuffi, come spighe d'orzo.
E non era di quelli che contraddicono, ma di quelli che riflettono, come una terra che accoglie tutte le sementi. E ci che falso non vi mette radici, e muore; e il vero, non si pu dire ch'egli vi creda, ma cresce in lui, trovandovi nutrimento.
La Madre Ma sai tu se si vogliono bene?
Anna Vercors Violaine far quel che le dir. Quanto a Giacomo, so che l'ama, e tu pure lo sai. Lo sciocco non osa dirmelo. Ma gliela dar se la vuole. Cos sar fatto.
La Madre Sia. Non c' da dire, va bene cos.
Anna Vercors Non hai da dirmi altro?
La Madre Che ti devo dire?
Anna Vercors Sta bene. Vado a cercarlo.
La Madre Come, a cercarlo. Anna!
Anna Vercors Voglio che tutto sia concluso all'istante. Ti dir poi perch.
La Madre Che hai da dirmi? Anna, ascolta un po'... Temo...
Anna Vercors E bene?
La Madre Mara dormiva nella mia camera quest'inverno, quando tu eri malato, e si discorreva la sera nei nostri letti. Certo un bravo ragazzo, e io l'amo quasi come un figliuolo. Non ha nulla, vero, ma buon lavoratore, e di buona famiglia. Potremo dare loro il no-stro podere dei Demi-Muids, con le terre di sotto che son troppo lontane per noi. Volevo parlarti anche di esso.
Anna Vercors E bene?
La Madre Niente, e bene. Certo Violaine la maggiore.
Anna Vercors Continua, e poi?
La Madre E poi? Ma sei tu certo che le voglia bene? Maestro Pietro, il nostro compare (ma perch s' tenuto in disparte questa volta senza veder nessuno?), tu l'hai veduto l'anno scorso quand' venuto da noi. E come la guardava mentre lei ci serviva.
Non possiede terre, vero, ma guadagna bene. E lei, mentr'egli parlava, come gli era attenta, gli occhi spalancati grandi, come smemorata, dimenticando di mescere, tanto che mi sono arrabbiata.
E Mara, tu la conosci. Tu sai com' ostinata. Se n'ha il capriccio, ma si sposi pure Giacomo; eh, dura come il ferro, quella. Io... non so, io... Forse sarebbe meglio...
Anna Vercors Ma che sciocchezze son queste?
La Madre Sta bene! sta bene! Si pu ben dire qualcosa. Non andare in collera.
Anna Vercors Voglio cos. Giacomo sposer Violaine.
La Madre E la sposi, dunque.
Anna Vercors E ora, povera vecchia mamma, ho altro da dirti. Parto.
La Madre Parti? tu parti, vecchio mio? Che vai dicendo?
Anna Vercors Perci bisogna che Giacomo sposi Violaine senza tardare, e che prenda lui il mio posto qui.
La Madre O Signore! tu parti? ma parli da senno? E dove vai?
Anna Vercors, accennando vagamente verso il sud Laggi.
La Madre A Chteau?
Anna Vercors Pi lungi di Chteau.
La Madre, abbassando la voce A Bourges, dall'altro Re?
Anna Vercors Dal Re dei Re, a Gerusalemme.
La Madre O Signore!
(Si siede)
Forse che la Francia non pi buona per te?
Anna Vercors Troppo dolore v' in Francia.
La Madre Ma noi qui stiamo a nostro agio, e Rheims nessuno la tocca.
Anna Vercors Appunto.
La Madre Come, appunto?
Anna Vercors Appunto, dicevo, siamo troppo, felici. E gli altri non abbastanza.
La Madre Anna, non colpa nostra.
Anna Vercors E nemmeno colpa loro.
La Madre Non so, io. So che ho te e due figlie.
Anna Vercors Ma tu vedi come tutto sottosopra e fuor di posto, e questo posto tutti cercano perdutamente dove sia.
E il fumo che talvolta si vede in lontananza, non vana paglia che brucia. E quelle torme di poveri che calano da tutte le parti. Non vi pi Re che regni sulla Francia, come stato predetto dal Profeta.
La Madre Quello che ci leggevi l'altro giorno?
Anna Vercors Al posto del Re abbiamo due fanciulli. L'uno, l'Inglese, nella sua isola, e l'altro, cos piccolo che non lo si vede pi, fra i canneti della Loira. Al posto del Papa, ne abbiamo tre e al posto di Roma, non so che concilio in Isvizzera. Tutto lotta e rivolgimento, mancando il capo che tutto regge.
La Madre E tu pure; dove vuoi andartene?
Anna Vercors Qui non posso pi restare.
La Madre Anna, ti ho mai dato dispiaceri?
Anna Vercors No, Elisabetta.
La Madre Mi lasci ora che son vecchia.
Anna Vercors Dammi congedo tu stessa.
La Madre Non mi vuoi pi bene e non sei pi felice con me.
Anna Vercors Troppo mi pesa questa felicit.
La Madre Non disprezzare il dono che Dio concede.
Anna Vercors A Dio sia lode per avermi colmato dei suoi benefici. Son trent'anni che reggo questo feudo sacro lasciatomi da mio padre e che Dio manda la pioggia mi miei solchi. E da dieci anni non v' ora di lavoro mio ch'egli non abbia quattro volte e un'altra ancora compensata, come se non volesse aver con me partita pari e non lasciare nessun conto aperto. Tutto perisce, e io sono immune. Cos davanti a lui comparir vuoto e senzamerito, fra quelli che hanno avuto la loro ricompensa.
La Madre Basta il cuore grato.
Anna Vercors Ma ancora io non sono pago de' suoi beni, e perch mi son toccati questi, lascer ad altri i pi grandi?
La Madre Non capisco.
Anna Vercors Quale dei due vasi riceve di pi, quello ch' colmo o quello ch' vuoto? E chi ha pi bisogno d'acqua, la cisterna o la sorgente?
La Madre La nostra quasi inaridita dalla grande estate.
Anna Vercors Tale stato il male del mondo: che ciascuno ha voluto godersi i propri beni, come se per lui solo fossero stati creati, e non come se da Dio li avesse avuti in consegna. Il signore, il suo feudo, il padre, i suoi figlioli, il Re, il suo Regno e l'uom di lettere, la sua dignit. Per ci Dio ha tolto tutte queste cose che passano e ha mandato a tutti la spogliazione e il digiuno. E questa che la parte degli altri, perch non sarebbe anche la mia?
LA Madre Tu hai i tuoi doveri verso di noi.
Anna Vercors Non pi se tu me ne sciogli.
La Madre Io non ti scioglier.
Anna Vercors Tu sai che il compito mio l'ho fatto. Le figlie son grandi, Giacomo pronto a prendere il mio posto.
La Madre Chi ti chiama lungi da noi?
Anna Vercors, sorridendo Un angelo che suona la tromba.
La Madre Quale tromba?
Anna Vercors La tromba senza squillo che tutti odono, la tromba che convoca tutti gli uomini di tempo in tempo, perch le parti siano nuovamente distribuite. Quella di Giosafat, prima di dare suono. Quella di Betlemme, quando Cesare Augusto fece il censimento di tutto l'Impero. Quella dell'Assunzione, quando gli Apostoli furono radunati. La voce che sostituisce il Verbo, quando il capo non si fa intendere al corpo che cerca la sua unit.
La Madre Gerusalemme tanto lontana!
Anna Vercors Il paradiso pi lontano.
La Madre Dio nel tabernacolo l'abbiamo anche noi qui.
Anna Vercors Ma non quella gran buca nella terra.
La Madre Quale buca?
Anna Vercors Quella che fece la Croce quando fu innalzata. Tutto vi converge. L il punto che non pu essere spostato, il nodo che non pu essere sciolto, il patrimonio comune, la pietra miliare che non pu essere strappata, il centro e l'ombelico della terra, il cuore dell'umanit nel quale tutto si regge.
La Madre Che pu fare un pellegrino solo?
Anna Vercors Non sono solo, io. Tutto un grande popoloesulta e parte con me. Il popolo di tutti i miei morti con me; con me queste anime, l'una sull'altra, di cui non resta pi che la pietra, con me tutte queste pietre battezzate che reclamano il loro strato.
E poich verit che il cristiano non solo, ma in comunione con tutti i suoi fratelli, ecco che tutto il Re-gno con me invoca e si volge alla Sede di Dio e, fisso in quella, riprende senso e direzione. E io ne sono il deputato e lo trascino meco per schierarlo di nuovo sotto l'eterno patrono.
La Madre Chi sa se qui non avremo bisogno di te?
Anna Vercors Chi sa se altrove non hanno bisogno di me? Tutto sottosopra, e chi sa se io non turbo l'ordine di Dio restando a questo posto dove il bisogno che s'aveva di me cessato?
La Madre So che sei inflessibile.
Anna Vercors, teneramente, cambiando tono di voce Tu sei sempre giovane e bella per me, e grande l'amore ch'io sento per la mia dolce Elisabetta dai capelli neri.
La Madre Son grigi i miei capelli.
Anna Vercors Dimmi di s, Elisabetta.
La Madre Anna, tu non mi hai lasciata mai in questi trent'anni. Che sar di me, priva del mio capo e del mio compagno?
Anna Vercors ...Quel s che ci separa, in quest'ora, dillo piano piano, ma cos pieno come quello che, allora, ha fatto di noi un essere solo.
(Silenzio)
La Madre, a voce bassa S, Anna.
Anna Vercors Pazienza, Bettina! Torner presto. Non puoi aver fede in me per qualche tempo, anche se non son qui? Presto verr un'altra separazione. Su dunque, mettimi del cibo per due giorni nella sacca, bisogna che parta.
La Madre Ma come! proprio oggi?
Anna Vercors Oggi stesso.
(Ella china il capo e resta immobile. Egli la stringe fra le braccia senza che ella faccia un movimento)
A Dio, Elisabetta!
La Madre Ahim, vecchio mio, non ti vedr pi.
Anna Vercors E ora vado a cercar Giacomo.
SCENA II
(Entra Mara.)
Mara, alla Madre Vai da lei, e dille che non lo sposi.
La Madre Mara! Ma come, hai origliato?
Mara Vai, ti ripeto, e dille che non lo sposi.
La Madre Dire cosa? Dire a chi? Che sai tu se lo sposa?
Mara Ero l. Ho udito tutto.
La Madre Eh, figlia mia; tuo padre vuol cos. Ho fatto ci che ho potuto, tu hai udito; ma non gli si fa cambiare idea, a lui.
Mara Vai a dirle che non lo sposi, o m'ammazzo.
La Madre Mara!
Mara Mi impiccher per la gola nella legnaia, dove abbiam trovato il gatto impiccato.
La Madre Mara! Cattiva!
Mara Ma vedi che ella tenta di portarmelo via. Proprio ora me lo porta via. Io ero destinata a essere sua moglie, non lei. Ella sa benissimo che tocca a me.
La Madre Lei la maggiore.
Mara Che importa questo?
La Madre Tuo padre vuol cos.
Mara Non m'importa.
La Madre Giacomo Hury l'ama.
Mara Non vero! Voi s, lo so, che non mi amate. Sempre fu lei la preferita. Oh, quando parlate della vostraViolaine, tutto zucchero, come succhiare una ciliegia, e si sputa il noccilo. Mara invece! Dura come il ferro, agra come la marasca. Ed poi tanto bella, la vostra Violaine. Ecco che ora avr Combernon. Ma che cosa sa fare, la smorfiosa? chi di noi due tira il carretto? Ella si crede come santa Undicimilavergini! Ma io, io sono Mara Vercors, e non tollero ingiustizie, n la do a intendere, io. Mara dice la verit, cos, e questo mette lagente in collera! Ma si provino, dunque. Io squadro loro le fiche. Non una l'oserebbe di queste donne che mi ronzano intorno. Proprio quelle! Tutto fila dritto con me. Ed ecco tutto per lei e per me niente.
La Madre Avrai la tua parte.
Mara Ma s. I greti di lass! Pantani che a lavorarli bisognano cinque bestie. Le cattive terre di Chinchy.
La Madre Ma rendono bene lo stesso.
Mara Ma certo. Gramigna e loglio, sena e malva. Avr di che farmi tisane.
La Madre Cattiva sei. Ben sai che non vero. Ben sai che non ti si fa torto in niente. Ma cattiva sei stata sempre. Piccina, non gridavi quando ti si batteva. Cuor nero, villana! Non lei la maggiore? Che le hai da rimproverare, tu? Gelosa, sei. Ma ella fa sempre quel che vuoi tu. Prima si mariter lei, e dopo ti mariterai tu pure. E, del resto, ormai tardi: babbo se ne va, oh, me poveretta! Ora uscito per parlare con Violaine e cercare Giacomo.
Mara Lo so. Vai subito, tu. Vai subito.
La Madre E dove mai?
Mara Mamma, intendi bene. Tu sai che spetta a me. Dille che non lo sposi, mamma.
La Madre Ma per nulla al mondo lo far.
Mara Ripetile soltanto ci che ho detto. Dille che mi uccider. Mi hai capita bene?
(La guarda fisso)
La Madre Ah!
Mara Credi che non lo farei?
La Madre Oh, s, mio Dio!
Mara Vai dunque.
La Madre Povera testa!
Mara Tu non c'entri per niente. Ripetile soltanto ci che ho detto.
La Madre E lui, che sai tu se ti vorr sposare!
Mara Certo non vorr.
La Madre E allora...
Mara E allora?
La Madre Non creder gi che io le consigli di fare ci che tu vuoi. Il contrario. Ripeter soltanto ci che hai detto. Certo, se pur mi crede, non sar cos sciocca di cedere a te.
Mara Pu darsi. Va. Fa cos.
(Esce)
SCENA III
(Entrano Anna Vercors e Giacomo Hury, poi Violaine, poi i servi della fattoria)
Anna Vercors, fermandosi Che mi vai contando?
Giacomo Hury Cos come ve lo dico. Stavolta l'ho colto sul fatto, con la roncola in mano. Gli venivo dietro, zitto zitto, e di colpo, flac! mi son gettato a corpo perduto su di lui, caldo, come ci si butta sulla lepre nel covo al tempo della mietitura. Venti giovani pioppi in fascio aveva con s, quelli a cui tenete tanto.
Anna Vercors Perch non venuto da me? Gli avrei dato il legname che gli bisogna.
Giacomo Hury Il legname che gli bisogna? Il manico della mia frusta. Non per bisogno, per malvagit; cos, per far del male. quella cattiva razza di Chevroche sempre pronta a tutto per vanteria, per bravare il mondo. Ma quello, gli taglier le orecchie col mio falcetto.
Anna Vercors No.
Giacomo Hury Almeno lasciate che lo leghi all'erpice pei polsi, davanti alla Porta grande, il viso contro i denti dello strumento; e il cane Faraud gli far la guardia.
Anna Vercors Nemmeno questo.
Giacomo Hury Che devo dunque fare?
Anna Vercors Rimandarlo a casa sua.
Giacomo Hury Col suo carico?
Anna Vercors E con un altro che gli darai.
Giacomo Hury Padre, non bene questo.
Anna Vercors Potrai attaccargliene uno per parte, perch non li perda. Lo aiuteranno a passare il guado di Saponay.
Giacomo Hury Non si deve esser vili quando si tratta del proprio diritto.
Anna Vercors Lo so, non bene. Giacomo, tu vedi, sono fiacco e vecchio, stanco di combattere e di difendere. Un tempo ero anch'io rigido come tu sei. Ma v' un tempo per conquistare e un tempo per lasciar conquistare. L'albero in fiore custoditelo, ma l'albero carico dei suoi frutti, andateci senza preoccupazioni. Bisogna essere ingiusti meno che si pu, perch Dio sia molto ingiusto con noi. E dopo tutto, tu farai ora ci che vorrai, perch ormai devi reggere tu Combernon al posto mio.
Giacomo Hury Che dite?
La Madre Se ne va pellegrino a Gerusalemme.
Giacomo Hury Gerusalemme?
Anna Vercors Cos . Parto ora.
Giacomo Hury Ma come? Che cosa vuol dire questo?
Anna Vercors Tu hai ben capito.
Giacomo Hury Ma proprio nel momento del maggior lavoro ci lasciate?
Anna Vercors Due capi non bisognano a Combernon.
Giacomo Hury Padre mio, non son che vostro figlio.
Anna Vercors E ora sarai tu, qui, al mio posto, il padre.
Giacomo Hury Non vi capisco.
Anna Vercors Io parto. Reggi Combernon in vece mia, come io l'ebbi da mio padre, e questi dal suo, e Radolfo il Franco, primo di nostra schiatta, da san Remigio di Rheims, che a sua volta da Genoveffa di Parigi ebbe questa terra allora pagana, tutta orrida di maligne sterpaie e spine. Radolfo e i suoi figlioli la convertirono col ferro e col fuoco, e nuda e smossa l'esposero alle acque del battesimo. Pianura e collina, tutto copersero di solchi eguali, come il monaco diligente trascrive riga per riga la parola di Dio. E cominciarono a costruire Montevergine alto sulla cima, qui dove il Maligno era onorato (e non fu da principio che una capanna di ceppi e di canne di cui il Vescovo sigill la porta, e due recluse ivi vegliavano), e, sotto, Combernon, dimora fortificata.
Cos libera questa terra che ci viene da san Remigio beato in cielo. E paghiam decima lass per quel volo un istante posato di colombe gementi. Tutto ha il suo termine in Dio, e quelli che vivono in Lui sempre raccolgono il frutto delle loro opere, che passano e tornano al tempo segnato in magnifico ordine, come in estate sulle messi, tutto il giorno, le grandi nubi che vanno in Alemagna. Qui le bestie non sono mai malate; le poppe, i pozzi non inaridiscono mai; il grano duro come oro, la paglia rigida come ferro. E contro i predoni abbiamo armi, e le mura di Combernon, e il Re, nostro vicino.
Cogli questa messe che io ho seminata, come gi un tempo io ho rimesso il solco che mio padre aveva tracciato. O buon lavoro dell'agricoltore, in cui il sole come il nostro bue lucente, e la pioggia il nostro banchiere, e Dio ogni giorno nella fatica il compagno nostro, che meglio di tutti lavora!
Gli altri aspettano dagli uomini il loro bene, ma noi lo riceviamo direttamente dal cielo, al cento per uno, la spiga per un chicco, l'albero per un seme. Che tale la giustizia di Dio verso di noi, e la misura con cui ci ripaga. La terra unita al cielo, il corpo allo spirito, tutte le cose ch'egli ha create insieme comunicano, tutte sono l'una all'altra necessarie.
Tieni tu in vece mia le stegole dell'aratro, libera la terra di quel pane che Dio stesso ha desiderato. Da' a tutte le creature da mangiare, agli uomini e alle bestie, agli spiriti e ai corpi, e alle anime immortali.
E voi, donne, servi, eccovi. Questo il figlio da me eletto, Giacomo Hury. Io parto, e resta lui al mio posto. Obbeditegli.
Giacomo Hury Sia fatta la vostra volont.
Anna Vercors Violaine! Bambina mia, nata la prima al posto del figlio che non ho avuto! Erede del mio nome, in te io sar dato a un altro. Violaine, quando avrai marito, non disprezzare l'affetto di tuo padre. Che al padre non puoi rendere, quando lo volessi, quel che ti ha dato. Tutto eguale fra gli sposi; ci che ignorano, l'accettano l'un dall'altra, in fede. Questa la religione mutua, questa la servit per la quale il seno della donna si gonfia di latte. Ma il padre vede i figliuoli davanti a s, e conosce quel che in lui era contenuto. Conosci, bambina, tuo padre. L'amor del Padre non chiede compenso e il figlio non occorre che lo conquisti o che lo meriti. Come era con lui prima del principio, cos resta : suo bene e sua eredit, suo rifugio, suo onore, suo titolo, sua giustificazione. L'anima mia non si separa da quest'anima che ho partecipata. Ci che ho dato non pu esser reso. Sappi soltanto ch'io sono, bambina, il padre tuo.
E nessun maschio m' toccato in discendenza. Solo a femmine ho dato la vita: questo dono di noi che si partecipa.
Ma l'ora venuta per noi della separazione.
Violaine Padre, non dite questa cosa crudele. 58
Anna Vercors Giacomo, in te mi sono compiaciuto. Prendila. Ti do mia figlia Violaine. Toglile il mio nome. Amala, perch netta come l'oro. Per tutti i giorni della tua vita, come il pane di cui non si sazi mai. Ella semplice e obbediente, sensibile e segreta. Non darle pena, e trattala con bont. Tutto qui tuo, salva la parte che sar fatta a Mara, come io ho disposto.
Giacomo Hury Ma come, padre mio, vostra figlia, i vostri beni...
Anna Vercors Ti do tutto in una volta, per quanto sono miei.
Giacomo Hury Ma chi sa se ella mi vuole?
Anna Vercors Chi lo sa?
(Ella guarda Giacomo e accenna un s, senza nulla dire, con la bocca)
Giacomo Hury Voi mi volete, Violaine?
Violaine Babbo vuole cos.
Giacomo Hury E voi pure volete?
Violaine Anch'io lo voglio.
Giacomo Hury Violaine! Come far con voi?
Violaine Pensateci intanto che ne siete in tempo.
Giacomo Hury Allora vi prendo in nome di Dio e non vi lascio pi andare.
(La stringe con le due mani)
Vi tengo per davvero, la vostra mano e il vostro braccio, e tutto ci che al braccio segue. Vecchi, non pi vostra, Violaine; mia, solo mia ella ora!
Anna Vercors E cos sono sposati. fatto. Che ne dici tu, mamma?
La Madre Ne sono ben contenta.
(Piange)
Anna Vercors Tu piangi, donna. Ci prendono i nostri figli, e noi restiamo soli, tu, la vecchia, che si nutre con poco latte e un tocco di focaccia, io, il vecchio dalle orecchie piene di peli bianchi come il pappo del carciofo. Si prepari la veste della sposa. Figli miei, io non sar presente alle vostre nozze.
Violaine Oh, babbo!
La Madre Anna!
Anna Vercors Parto. In questo istante.
Violaine Ma come, babbo! Prima che ci sposiamo?
Anna Vercors necessario. La mamma ti spiegher tutto.
(Entra Mara)
La Madre Quanto tempo resterai laggi?
Anna Vercors Non so. Poco tempo, forse. Presto torner.
Voce d'un bimbo lontano Ve' il rigogolo! Campagnolo, maturo il fico!
Anna Vercors Il rigogolo fa il suo verso sull'albero rosa e d'oro. Che cosa dice? che la pioggia di stanotte stata per la terra tanto oro, dopo questi lunghi giorni torridi. Che dice ancora? dice che tempo propizio al lavoro dei campi. Che dice ancora? che fa bello, che Dio grande, che mancano due ore a mezzogiorno. E che altro dice, l'uccellino? Tempo venuto, dice, che il vecchio se ne vada altrove, e lasci gli affari del mondo. Giacomo, ti lascio i miei beni, proteggi queste donne.
Giacomo Hury Ma proprio partite?
Anna Vercors Credo che non abbia capito niente.
Giacomo Hury Ma cos, d'un tratto?
Anna Vercors L'ora venuta.
La Madre Te ne vai senza mangiar niente?
(Nel frattempo le serve hanno preparato la grande tavola per il pranzo della fattoria)
Anna Vercors, a una serva Sacca e cappello. Portami anche le scarpe e il mio mantello. Non ho tempo di fermarmi a mangiar con voi.
La Madre Anna! quanto tempo resterai laggi? Un anno, due anni? Pi di due anni?
Anna Vercors Un anno. Due anni. Cos come dici tu. Mettimi le scarpe.
(La Madre s'inginocchia e gli mette le scarpe)
Ti lascio per la prima volta, casa mia. Combernon, alta dimora! Veglia su tutto. Giacomo terr qui il mio posto. Ecco il camino dove arde sempre il fuoco, ecco la vasta tavola alla quale mangia tutta la gente mia. Sedetevi! Per l'ultima volta distribuir il pane.
(Prende posto a un capo della lunga tavola, avendo la Madre alla sua destra. I servi e le serve sono in piedi, ciascuno al suo posto. Egli prende il pane, vi traccia un segno di croce col coltello, lo taglia e lo fa distribuire da Violaine e Mara. Egli tiene per s l'ultimo pezzo. Poi si volta verso la Madre e le apre le braccia)
A Dio, Elisabetta.
La Madre, piangendo, nelle sue braccia Non mi rivedrai.
Anna Vercors, con voce bassa A Dio, Elisabetta.
(Si volta verso Mara e la guarda lungamente e gravemente, poi le tende la mano)
A Dio, Mara! Sii buona.
Mara, baciandogli la mano A Dio, babbo.
(Silenzio. Anna Vercors, in piedi, guarda davanti a s, come non vedesse Violaine, che gli sta, tutta turbata, al fianco. Infine si volta verso di lei che gli cinge il collo con le braccia e poggia singhiozzando il viso sul suo petto. Come non se ne accorgesse, il vecchio si volge ai servi)
Anna Vercors Voi tutti, a Dio. Sono sempre stato giusto con voi. Chi dice il contrario mente. Non sono come gli altri padroni, io. Che quando si fa bene dico che bene, e sgrido quando necessario. Me ne vado, ma fate come se fossi sempre qui. Perch ritorner. Ritorner quando non mi attenderete.
(Stringe a tutti la mano)
Ora, il mio cavallo.
(Silenzio. Chinandosi verso Violaine che lo tiene abbracciato)
Che hai, piccola? In cambio del babbo hai ora un marito.
Violaine Ahim, babbo. Ahim!
(Egli le scioglie dolcemente le braccia)
La Madre Dimmi quando tornerai.
Anna Vercors Non lo posso dire. Forse un mattino, o forse a mezzogiorno quando si mangia. E forse una notte, svegliandovi, udrete il mio passo sulla strada. A Dio.
(Esce)
ATTO II
Quindici giorni dopo. Principio di luglio. Mezzogiorno. Un vasto brolo piantato regolarmente d'alberi tondi. In fondo, pi alti, la cinta e le torri, e le lunghe costruzioni dai tetti di tegole di Combernon. Poi il fianco della collina dirupata che si eleva. Sulla cima la formidabile arca di pietra di Montevergine senza nessuna apertura, le sue cinque torri alla foggia della cattedrale di Laon, e, nel suo fianco, la gran cicatrice bianca della breccia per la quale entrata la Regina Madre di Francia. Tutto vibra nel gran sole.
Una voce di donna nello spazio, dall'alto della pi alta torre di Montevergine.
Salve Regina, mater misericordiae;
vita dulcedo et spes nostra salve.
Ad te clamamus exules filii Hevae.
Ad te suspiramus gementes et flentes
in hac lacrymarum valle.
Eja ergo advocata nostra,
illos tuos misericordes oculos ad nos converte.
Et Jesum benedictum fructum ventris tui
nobis post hoc exilium ostende.
O clemens o pia o dulcis Virgo Maria.
(Lunga pausa, durante la quale la scena resta vuota)
SCENA I
(Entrano La Madre e Mara)
Mara Che ha detto?
La Madre Le contavo la cosa camminando. Tu vedi che da qualche giorno ha perduto la sua gaiezza.
Mara Non parla molto di solito.
La Madre Ma non ride pi. Questo mi fa pena. Forse perch Giacomino non qui, ma oggi torna. E anche il babbo partito.
Mara Solo questo le hai detto?
La Madre Questo le ho detto, e il resto, senza mutar sillaba, come me l'hai fatto ripetere tu : tu e Giacomino; che tu l'ami, e tutto, e che stavolta non bisogna esser sciocchi e lasciarsi ingannare, questo l'ho aggiunto e l'ho ripetuto due e tre volte; e rompere le nozze che son come fatte, contro la volont del padre. E la gente, dunque, che cosa penserebbe?
Mara Che ha risposto?
La Madre S' messa a ridere, e io, io mi son messa a piangere.
Mara La far ridere io!
La Madre Non il riso che mi piace nella mia piccola, e io mi son messa a piangere. E dicevo : No, no, Violaine, bambina mia! non sapendo pi quel che dicevo. Ma ella con la mano senza parlare mi ha fatto segno che voleva restar sola. Oh, quanto male ci viene dai nostri figli!
Mara Zitta.
La Madre Che c'? Son pentita di quel che ho fatto.
Mara Ma bene. La vedi l, in fondo al brolo? Cammina dietro gli alberi. Non la si vede pi.
(Silenzio. Si ode dietro la scena un suon di corno)
La Madre Giacomino che torna. Riconosco il suono del suo corno.
Mara Andiamocene.
(Escono)
SCENA II
(Entra Giacomo Hury)
Giacomo Hury, si guarda in giro Non la vedo. E m'aveva fatto dire che voleva vedermi stamane, qui.
(Entra Mara. Si avanza verso Giacomo e a sei passi da lui gli fa un inchino cerimonioso)
Giacomo Hury Buon giorno, Mara.
Mara Serva vostra, monsignore.
Giacomo Hury Che son queste smorfie?
Mara Non vi debbo omaggio? Non siete voi il padrone qui, senz'altri che Dio davanti a voi, proprio come il Re di Francia e l'Imperatore Carlo Magno?
Giacomo Hury Scherzate pure, ma proprio cos. S, Mara, bello. Cara sorella, io son troppo felice.
Mara Io non sono la vostra cara sorella. Son la vostra serva poich bisogna cos. Uomo di Braine! Figlio della gleba! Io non sono vostra sorella; non siete del nostro sangue, voi.
Giacomo Hury Sono lo sposo di Violaine.
Mara Non lo siete ancora.
Giacomo Hury Lo sar domani.
Mara Chi sa?
Giacomo Hury Mara, ci ho seriamente pensato, e credo che vi siete sognata la storia che l'altro giorno mi contaste.
Mara Che storia?
Giacomo Hury Non fate l'ingenua. La storia del muratore, del bacio clandestino all'alba.
Mara possibile. Ho veduto male. E pure ho gli occhi buoni.
Giacomo Hury E mi si detto in confidenza che lebbroso.
Mara Io non vi amo, Giacomo. Ma voi avete il diritto di saper tutto. Bisogna che tutto sia netto e chiaro a Montevergine che domina in vista di tutto il Regno.
Giacomo Hury Tutto sar chiarito fra poco.
Mara Fino, siete; e niente vi sfugge.
Giacomo Hury Vedo per lo meno che non mi amate.
Mara La! la! Ma che dicevo? che dicevo?
Giacomo Hury Non tutti qui la pensano come voi.
Mara Parlate di Violaine? Io arrossisco per quella ragazza. vergogna darsi cos, anima, carne, cuore, pelle, fuori, dentro, e la radice.
Giacomo Hury Io so che tutta mia.
Mara Ma s. Guarda un po' come lo dice bene! come sicuro di questo bene che suo. Villano di Braine! Solo nostro quel che abbiam fatto, o preso, o guadagnato.
Giacomo Hury Ma voi, Mara, mi piacete, e non ho niente contro di voi.
Mara Come tutto ci che di qui, nevvero?
Giacomo Hury Non colpa mia se non siete un uomo, e io vi prendo il vostro bene.
Mara Vedilo com' orgoglioso e contento! E non si pu tener dal ridere. Suvvia, non prendetevi soggezione, ridete.
(Egli ride)
Conosco bene il vostro viso, Giacomo.
Giacomo Hury Vi rodete di non potermi dar pena.
Mara Come l'altro giorno quando babbo parlava, ridevate d'un occhio, e l'altro lacrimava.
Giacomo Hury Non son padrone d'un bel possesso?
Mara E babbo vecchio, nevvero? La sapete pi lunga di lui?
Giacomo Hury A ciascuno il suo tempo.
Mara vero, Giacomo; siete un bel giovane. Ve' che si fa tutto rosso.
Giacomo Hury Non tormentatemi.
Mara E tuttavia gran peccato.
Giacomo Hury Peccato che cosa?
Mara Vi saluto, sposo di Violaine! Vi saluto, signore di Montevergine; ah, ah!
Giacomo Hury Vi far vedere che lo son da vero.
Mara Fatevi al modo nostro, allora, villano di Brai-ne! Crede che tutto sia suo come un paesano, ma vi faremo vedere che il contrario vero. Come un paesano che si erge tutto alto, nel mezzo del suo piccolo campo, e non c' altri che lui. Ma Montevergine di Dio, e padrone di Montevergine l'uomo di Dio, che non ha nulla di suo, che tutto ha avuto per un altro. Questo ci insegnano qui di padre in figlio. Non v' posto di pi orgoglio del nostro. Fatevi al modo dei vostri padroni, villano!
(Finge di andarsene)
Ah! Ho incontrata Violaine, che vuole vedervi.
Giacomo Hury E perch non lo diceste prima?
Mara Vi attende presso la fontana.
SCENA III
La fontana dell'Adorne : una gran buca quadrata in una parete verticale di blocchi calcarei. Un filo d'acqua ne sfugge con suono melanconico. Appesi alla muraglia croci di paglia e mazzetti di fiori gi secchi, ex-voto. Intorno alberi fronzuti e rami formanti pergola, dai fiori copiosi, che spiccano con vivezza sul verde.
Giacomo Hury, guarda pel sentiero sinuoso Violaine che s'avanza tutta dorata a tratti dal sole in mezzo al fogliame O mia promessa, che viene tra i rami in fiore, Dio ti salvi.
(Violaine entra e si ferma ritta davanti a lui. Ha una veste di lino e una specie di dalmatica di drappo d'oro ricamata a grossi fiori rossi e azzurri. Sulla testa, una specie di diadema di smalto e oro).
Come siete bella, Violaine!
Violaine Giacomo! Vi saluto Giacomo! Ah, quanto siete rimasto assente.
Giacomo Hury Bisognava che svincolassi e vendessi ogni cosa, e mi rendessi del tutto libero, per essere qui solo padrone e sposo vostro. Che vestito magnifico avete!
Violaine L'ho messo per voi. Ve ne avevo gi parlato. Non lo riconoscete? il costume delle recluse di Montevergine, press'a poco quello; solo manca il manipolo; il costume che portano in coro, la dalmatica del diacono, loro privilegio, qualche cosa di ecclesiastico, ostie esse stesse; e le donne di Combernon hanno diritto di vestirlo due volte: il giorno del fidanzamento e il giorno della morte.
Giacomo Hury Ma dunque vero, Violaine; oggi il giorno del nostro fidanzamento?
Violaine Giacomo, ancora tempo, ancora non siamo sposati. Se avete solo voluto far piacere a mio padre, potete ancora riprendere la vostra parola. Si tratta di noi. Dite una sola parola, Giacomo; non avr ira contro di voi. Che fra noi nessuna promessa ancora stata scambiata, e io non so se vi piaccio.
Giacomo Hury Come siete bella, Violaine! E come bello questo mondo in cui la parte a me serbata siete voi!
Violaine Voi, Giacomo, siete quel che v' di migliore al mondo.
Giacomo Hury vero che accettate di esser mia?
Violaine vero, s; vi saluto, mio diletto. Sono vostra.
Giacomo Hury Vi saluto, donna mia! buon giorno, dolce Violaine.
Violaine Dolci cose a udirsi, Giacomo.
Giacomo Hury Bisogna che sia sempre cos. Ditemi che sarete sempre la stessa, quest'angelo che mi mandato.
Violaine Ci che mio sar sempre vostro.
Giacomo Hury E quanto a me, Violaine...
Violaine Non dite nulla. Non vi chiedo nulla. Siete voi, qui; questo mi basta. Buon giorno, Giacomo. Ah, come quest'ora bella; io non ne chiedo altre.
Giacomo Hury Domani sar ancora pi bello.
Violaine Domani non avr pi questa magnifica veste.
Giacomo Hury Ma sarete cos vicina a me che non vi vedr pi.
Violaine Vicina a voi, oh, s!
Giacomo Hury II tuo posto pronto. Violaine, come solitario questo luogo, e come qui si sta in segreto con te.
Violaine, pianissimo Il tuo cuore basta. Sono con te, e non dire nulla, nulla.
Giacomo Hury Ma domani alla vista di tutti io prender questa regina fra le mie braccia.
Violaine Prendila, e non lasciarla pi. Ah, portatevi la vostra piccola con voi perch nessuno pi la trovi n le faccia male.
Giacomo Hury E non rimpiangerete allora il lino e l'oro?
Violaine Ho avuto torto di farmi bella per una povera piccola ora?
Giacomo Hury No, mio bel giglio, non mi sazio di ammirarti nella tua gloria.
Violaine O Giacomo! dite ancora che mi trovate bella!
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine La pi bella fra tutte le donne, e le altre non son nulla per voi?
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine E che me sola amate, come lo sposo pi tenero ama il povero essere che s' dato a lui?
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Che si da a lui con tutto il cuore, Giacomo, credetelo, e che nulla riserva.
Giacomo Hury E voi, Violaine, non credete dunque a me?
Violaine Vi credo, Giacomo!, vi credo. Credo in voi. Confido in voi, mio diletto.
Giacomo Hury Perch, dunque, quest'aria inquieta e spaventata? Mostratemi la mano sinistra.
(Ella la mostra)
Non avete pi il mio anello.
Violaine Vi spiegher subito, sarete soddisfatto.
Giacomo Hury Lo sono, Violaine. Ho fede in voi.
Violaine Io valgo pi di un anello, Giacomo. Io sono un gran tesoro.
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Oh, se mi do a voi, non saprete voi custodire la piccola vostra che vi ama?
Giacomo Hury Ancora dubitate di me.
Violaine Giacomo! Dopo tutto non commetto nessun male amandovi. la volont di Dio e del padre mio. Voi dovete aver cura di me. E chi sa se non saprete ben difendermi e custodirmi? Basta che mi dia a voi interamente. E il resto affar vostro e non riguarda pi me.
Giacomo Hury E vi siete data a me cos, fior di sole?
Violaine S, Giacomo.
Giacomo Hury Chi dunque vi strapper dalle mie braccia?
Violaine Ah, come vasto il mondo, e come vi siamo soli noi.
Giacomo Hury Povera piccola! Vostro padre partito, lo so. E io pure non ho pi nessuno a me vicino per dirmi quel che s'ha da fare, e quel che bene e quel che male. Bisogner che mi aiutiate voi, Violaine, perch vi voglio bene.
Violaine Mio padre mi ha abbandonata.
Giacomo Hury Ma vi resto io, Violaine.
Violaine E mia madre non mi vuoi bene, e non mia sorella, ben che io non abbia loro fatto nessun male. E non mi resta pi che questo grande terribile uomo che non conosco.
(Egli fa il gesto di prenderla fra le braccia. Ella lo respinge vivamente)
Non mi toccate, Giacomo.
Giacomo Hury Sono forse un lebbroso?
Violaine Giacomo, voglio parlarvi; ah, ma come difficile! Non mi abbandonate, che non ho che voi solo.
Giacomo Hury Ma se nessuno vi vuole male.
Violaine Considerate quel che fate prendendomi per moglie vostra. Lasciate che vi parli con tutta umilt, Giacomo, signor mio, voi che state per ricevere la mia anima e il mio corpo in custodia dalle mani di Dio e di mio padre, che li hanno fatti. E considerate la dote che vi porto, non simile a quella delle altre donne, ma questa montagna sacra, che sta la notte e il giorno in preghiera davanti a Dio, come un'ara che sempre fumi, lampada sempre accesa di cui nostro dovere alimentare l'olio. E testimoni delle nostre nozze non uomini, ma Dio stesso, Dio di cui teniam feudo, lui ch' l'Onnipotente, il Dio degli Eserciti. Non il sole di luglio ci illumina, ma il lume del Suo volto. Ai santi le cose sante! Chi sa se il nostro cuore puro? Mai alla nostra razza era mancato sin qui il maschio; sempre il sacro legato era stato di padre in figlio trasmesso, ed ecco per la prima volta esso tocca in sorte a una donna ed , con lei, oggetto di cupidigia.
Giacomo Hury No, Violaine; non uom di lettere, n monaco, n santo son io. Non sono il guardiano n il converso di Montevergine, io. Ho un compito, e lo adempir: nutrire quegli uccelletti mormoranti e riempire il paniere che di lass ogni giorno calano. Cos scritto, e sta bene. Ho ben compreso tutto questo e me lo son chiovato in testa; e non bisogna chiedermi altro. Non bisogna chiedermi di capire ci ch' pi su di me, e perch quelle sante donne si son chiuse vive lass, in quella piccionaia. Agli spiriti il cielo, e la terra agli umani. Che senza la fatica del buon lavoratore non danno grano i campi. E questo, senza vantarmi, posso dire che io lo faccio, e nessuno m'insegner nulla, forse nemmeno vostro padre, d'altro tempo, lui, e fisso nelle sue idee. A ciascuno il suo posto : questa giustizia. Vostro padre dandovi a me, e in una Montevergine, ha saputo quel che faceva, ed era secondo giustizia.
Violaine Ma io, Giacomo, non vi amo gi perch cos giusto. E non lo fosse, vi amerei lo stesso e di pi.
Giacomo Hury Non vi comprendo, Violaine.
Violaine Giacomo, non costringetemi a parlare. Voi mi volete tanto bene, e io non posso farvi che male. Lasciatemi. Non pu trattarsi di giustizia fra noi due; ma di fede, di fede soltanto e carit. Allontanatevi da me, mentre ancora tempo.
Giacomo Hury Non comprendo, Violaine.
Violaine Mio diletto, non costringetemi a dirvi il mio gran segreto.
Giacomo Hury Un gran segreto, Violaine?
Violaine Cos grande, che tutto ormai consumato, e voi non penserete oltre di sposarmi.
Giacomo Hury Non vi comprendo.
Violaine Non vi basta, Giacomo, la mia bellezza di questo istante? Che volete di pi? Che cosa si chiede a un fiore se non che sia bello un attimo e dia profumo, un povero fiore, e dopo non vi sar pi nulla? Breve la lavita del fiore, ma la gioia ch'esso d per un istante non cosa che abbia principio o fine. Non sono bella abbastanza? Mi manca qualche cosa? Ah, io vedo i tuoi occhi, mio diletto. V' nulla in te, in questo momento, che non mi ami e di me dubiti? La mia anima non basta? Prendila, tua, ecco, e aspirala fin nel profondo. Basta un attimo per morire, e la morte l'uno nell'altra non ci annienter pi dell'amore; che bisogna forse vivere quando siamo morti? Che altro vuoi fare di me? Fuggi, allontanati. Perch mi vuoi sposare? perch vuoi prendere per te ci che appartiene a Dio solo? Dio ha messo la mano su di me, e tu non puoi difendermi. Oh, Giacomo, noi non saremo marito e moglie in questo mondo!
Giacomo Hury Violaine, strane parole mi dite, tnere, amare. Per quali sentieri insidiosi e funesti mi conducete? Credo che vogliate provarmi e giocarvi di me che sono semplice e rozzo. Ah, come siete bella cos, Violaine! e tuttavia io ho paura, e vi vedo in queste vesti-menta che mi spaventano. Non l'abbigliamento, questo, di una donna, ma l'assisa del Sacrificatore all'altare, di colui che assiste il sacerdote, col fianco scoperto e le braccia libere.
Ah, ben lo vedo io: lo spirito del Monte delle Vergini vive in voi, fiore supremo, fuori di quel giardino sigillato.
Non volgere verso di me quel viso che non pi di questo mondo! non sei pi la mia diletta Violaine. Troppi angeli gi servon messa in cielo. Abbiate piet di me che non ho ali, ed era mia gioia questa compagna che Dio m'aveva data; e l'avrei sentita sospirare, la testa poggiata alla mia spalla. Dolce uccellino! il cielo bello, ma pur bello esser preso. bello, s, il cielo; ma bello anche, e degno di Dio stesso, un cuor d'uomo che si ricolma senza lasciarvi vuoto. Non dannatemi privandomi del vostro viso! vero che sono un semplice, senza talento n bellezza, ma vi amo, angelo mio, mia regina, mia diletta!
Violaine Vano dunque stato il mio avvertimento; e voi volete prendermi per donna vostra, e non rinuncerete al vostro proposito?
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Sposo e sposa, non son che un'anima in una sola carne, e nulla li separer pi.
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Voi lo volete! E allora non bene ch'io serbi qualcosa per me e che celi oltre il grande, l'ineffabile segreto.
Giacomo Hury Ancora parlate di segreto, Violaine?
Violaine Cos grande, Giacomo, in verit, che il vostro cuore ne sar saziato, e nulla pi mi chiederete, e mai pi saremo l'uno all'altra strappati. Una partecipazione cos profonda, che non la vita, Giacomo, e non l'inferno, e non il cielo stesso la faranno pi cessare, n pi cancelleranno il ricordo del momento in cui ve l'avr rivelato nella fornace di questo terribile sole che quasi c'impedisce di vederci in viso.
Giacomo Hury E parla dunque.
Violaine Ma prima ditemi, ancora una volta, che mi volete bene.
Giacomo Hury Vi voglio bene.
Violaine E che io sono la vostra donna e il vostro solo amore?
Giacomo Hury Mia donna, mio solo amore.
Violaine Giacomo, il mio viso, e la mia anima non ti son bastati? E io stessa... ti sei lasciato prendere dalle mie parole arcane? Conosci dunque il fuoco che mi divora! Conoscila, questa carne che hai tanto amata! Venitemi pi presso.
(Egli si avvicina a lei)
Pi vicino! pi vicino ancora! qui, proprio contro il mio fianco. Sedetevi su questo banco.
(Silenzio)
E datemi il vostro coltello.
(Egli le porge il coltello. Ella incide la stoffa di lino a un lato, al posto del cuore, sotto il seno sinistro, e, china verso di lui, aprendo con le mani i lembi, gli mostra la carne dove appare un primo segno di lebbra. Silenzio)
Giacomo Hury, torce un poco il viso Datemi il coltello.
(Ella glielo d. Silenzio. Poi Giacomo si allontana di qualche passo, voltando in parte la schiena, e non la guarder pi fino al termine della scena)
Giacomo Hury Violaine, non mi sono ingannato? Quel fiore d'argento sulla vostra carne, come un blasone?
Violaine Non vi siete ingannato.
Giacomo Hury il male? il male, Violaine?
Violaine S, Giacomo.
Giacomo Hury La lebbra!
Violaine Oh, siete difficile voi da convincere, e bisogna che abbiate veduto per credere.
Giacomo Hury E quale lebbra pi maligna, quella dell'anima o quella del corpo?
Violaine Non so nulla dell'altra. Conosco solo quella del corpo che un gran male.
Giacomo Hury Ah, l'altra tu non la conosci, reproba?
Violaine Non sono una reproba.
Giacomo Hury Infame, reproba; dannata nella tua anima e nella tua carne.
Violaine Cos, non chiedete pi di sposarmi, Giacomo?
Giacomo Hury Non canzonare, figlia del diavolo.
Violaine Questo il grande amore che avevate per me?
Giacomo Hury Questo il giglio che avevo eletto.
Violaine Ed questo l'uomo che fa le veci di mio padre.
Giacomo Hury Ed questo l'angelo che Dio mi aveva mandato.
Violaine Ah, chi ci strapper l'uno dalle braccia dell'altra? Io ti amo, Giacomo, e tu mi difenderai, e so che non ho nulla da temere con te.
Giacomo Hury Non farti gabbo con queste orribili parole.
Violaine Dimmi, ho forse mancato alla mia parola? La mia anima non ti bastava? Non hai pi gola della mia carne, ora? Dimenticherai ormai la tua Violaine e questo cuore ch'ella ti ha rivelato?
Giacomo Hury Vattene da me.
Violaine Oh, son gi lontana, Giacomo, e tu non hai nulla da temere.
Giacomo Hury S, s, pi lontana che non lo fosti del tuo porco lebbroso. Quel muratore dalla carne guasta.
Violaine Parlate di Pietro di Craon?
Giacomo Hury Di lui parlo, di lui che avete baciato sulla bocca.
Violaine Chi v'ha detto questo?
Giacomo Hury Mara vi ha veduti coi suoi occhi. E mi ha detto tutto, come era suo dovere, e io miserabile, io che non le credevo! Dillo, suvvia, ma dillo, dunque, vero? di' che vero!
Violaine vero, Giacomo. Mara dice sempre la verit.
Giacomo Hury Ed vero che l'avete baciato sul viso?
Violaine vero.
Giacomo Hury O dannata! le fiamme dell'inferno han dunque tanto gusto, che gi da viva ne foste ghiotta?
Violaine, con voce bassissima Non dannata. Ma dolce, dolce Violaine! dolce, dolce Violaine!
Giacomo Hury E non negate che quell'uomo vi ha avuta e posseduta?
Violaine Non nego nulla, Giacomo.
Giacomo Hury Ma io ti voglio ancora bene, Violaine! Ah, troppo crudele tutto questo. Dimmi qualcosa se hai da dirla, e io ti creder. Parla, te ne supplico! Dimmi che non vero.
Violaine Io non posso diventar nera in un istante, Giacomo, ma ancora qualche mese, qualche mese ancora, e non mi riconoscerete pi.
Giacomo Hury Ditemi che tutto questo non vero.
Violaine Mara dice sempre la verit, e poi questo fiore che avete veduto sul mio corpo.
Giacomo Hury A Dio, Violaine.
Violaine A Dio, Giacomo.
Giacomo Hury Che farete ora, miserabile?
Violaine Lasciare queste vesti. Lasciare questa casa. Adempiere la legge. Farmi vedere dal sacerdote. Raggiungere...
Giacomo Hury S?
Violaine ...il luogo riservato alla gente della mia specie. Il lebbrosario del Gyn, laggi.
Giacomo Hury E quando ci andrete?
Violaine Oggi. Stasera.
(Lungo silenzio)
Non v' altro da fare.
Giacomo Hury Bisogna evitare lo scandalo. Svestitevi, e mettetevi una veste da viaggio; vi dir quel che conviene fare.
(Escono)
SCENA IV
La stanza del primo atto.
La Madre Il bel tempo continua. Sono otto giorni che non piove.
(Si mette in ascolto)
Si odono di tanto in tanto le campane di Arcy. Dong, dong! Che caldo! e come tutto sembra enorme. Che fa Violaine? e Giacomo! Che han da dirsi cos a lungo?
Mi duole di averle parlato cos.
(Sospira)
E che far il mio vecchio matto? Dove sar a quest'ora? Ah!
(China il capo)
Mara, entrando vivamente Vengono. Credo che il matrimonio non si far. Hai capito? E zitta.
La Madre Che dici? O cattiva! o brutta! hai ottenuto quel che volevi.
Mara Lascia correre. cosa d'un momento. Non si sarebbe fatto lo stesso, in nessun modo. Che ha da sposare me, e non lei. Del resto, sar meglio anche per lei. Bisogna che sia cos. Capisci? E zitta.
La Madre Chi t'ha detto?
Mara Ma necessario che a me si dicano le cose? L'ho veduto di colpo sui loro visi. Ho capito tutto in un attimo. E Giacomo, poveraccio, mi fa piet.
La Madre Mi duole di quel che ho detto.
Mara Tu non hai detto niente, tu non sai niente, tu stai zitta. E se ti dicono qualche cosa, qualunque cosa ti raccontino, di' come loro, fa ci che vorranno loro. Non c' pi niente da fare.
La Madre Spero che tutto sia per il meglio.
SCENA V
(Entrano Giacomo Hury, poi Violaine, tutta vestita di nero, come per un viaggio)
La Madre Che c', Giacomo? Che c', Violaine? Perch ti sei vestita cos, come se dovessi partire?
Violaine Parto anch'io.
La Madre Partire? tu pure parti? Giacomo, che accaduto fra voi?
Giacomo Hury Nulla accaduto. Sapete bene che sono stato a veder mia madre a Braine, e che ne torno ora.
La Madre Perci?
Giacomo Hury - Sapete che vecchia e inferma. E dice che vuol vedere e benedire la nuora prima di morire.
La Madre Non pu attendere il matrimonio?
Giacomo Hury malata; non pu attendere. E poi il tempo della mietitura, v' tanto da fare, e non ora di nozze. Abbiam parlato di questo, appunto, Violaine e io, or ora, gentilmente, e abbiam deciso ch' meglio attendere l'autunno. Intanto ella star da mia madre, a Braine.
La Madre Sei tu che vuoi cos, Violaine?
Violaine S, mamma.
La Madre E vuoi partire oggi stesso?
Violaine Stasera.
Giacomo Hury L'accompagno io. Il tempo urge, e cos il lavoro, in questo mese di fieni e di messi. Gi troppo durata la mia assenza.
La Madre Rimani, Violaine. Non andartene tu pure da questa casa.
Violaine Ma solo per poco, mamma.
La Madre Proprio poco, me lo prometti?
Giacomo Hury Poco, s, e quando verr l'autunno, sar ancora con noi, per non lasciarci pi.
La Madre Oh, Giacomo, perch la lasciate partire?
Giacomo Hury Credete che non mi sia penoso?
Mara Mamma, quel che dicon loro due ragionevole.
La Madre Dura cosa che mia figlia mi lasci.
Violaine Non siate triste, mamma. Che fa attendere qualche giorno? Passa presto il tempo. Non sono io certa del vostro affetto? e di quello di Mara? e di quello di Giacomo, mio fidanzato? Non vero, Giacomo? Egli mio come io sono sua, e nulla pu separarci. Guardatemi, caro Giacomo. O ve', come piange perch parto. Ma non il momento di piangere, mamma. Non sono giovane e bella, e amata da tutti? Mio padre partito, vero, ma mi ha lasciato il pi tenero sposo, l'amico che non mi abbandoner mai. Non tempo di piangere, ma di fare allegrezza. Ah, mamma, come bella la vita e come sono felice!
Mara E voi, Giacomo, che dite, voi? Non avete l'aria lieta.
Giacomo Hury Non naturale che sia triste?
Mara E via! Non si tratta che di qualche mese.
Giacomo Hury Troppo pel mio cuore.
Mara Senti, Violaine, come lo dice bene. E voi sorella, voi pure cos triste? Sorridete con quella bella bocca! Alzate quegli occhi azzurri che tanto piacevano al babbo. Guardate, Giacomo, guardate la vostra donna com' bella quando sorride! Nessuno ve la prender! Come esser tristi quando si ha questo piccolo sole per rischiarare la propria casa? Amatela, cattivo! ditele che si faccia coraggio.
Giacomo Hury Coraggio, Violaine. Non mi avete perduto, non siam perduti l'uno per l'altra. Vedete che io non dubito del vostro affetto; e dubitereste voi del mio? Forse che io dubito di voi, Violaine? forse che non vi amo, Violaine? forse che non son sicuro di voi, Violaine? Ho parlato di voi a mia madre, e pensate com' felice di vedervi. duro lasciar la propria casa. Ma dove andrete avrete un rifugio sicuro che nessuno violer. N il vostro amore, n la vostra innocenza, Violaine, nulla hanno da temere.
La Madre Buone parole, dite. E pure v' in esse, e in quelle che tu ora mi hai dette, bambina mia, non so, qualcosa di strano che non mi piace.
Mara Non vedo niente di strano, mamma.
La Madre Violaine! Se ti ho fatto pena, bambina mia, oh, dimentica ci che ho detto.
Violaine Nessuna pena mi avete fatta.
La Madre E lascia allora che ti stringa a me.
(Le apre le braccia)
Violaine No, mamma.
La Madre Perch?
Violaine No.
Mara Violaine, fai male! hai paura che ti tocchiamo? perch ci tratti come lebbrosi?
Violaine Ho fatto un voto.
Mara Che voto?
Violaine Che nessuno mi tocchi.
Mara Fino al tuo ritorno qui?
(Silenzio. Violaine china il capo)
Giacomo Hury Lasciatela in pace. Soffre, non vedete?
La Madre Allontanatevi un istante.
(Si ritirano)
A Dio, Violaine! Tu non mi inganni, bambina, non puoi ingannare la madre che ti ha fatto. Dure cose ti ho dette, ma vedi me meschina, piena di tristezza, vecchia. Tu, sei giovane tu, e dimenticherai. Il mio uomo se n' andato, ed ecco che anche mia figlia si allontana da me. La propria pena non importa, ma quella che si data agli altri c'impedisce di mangiare il nostro pane. Pensa a questo, mio agnello sacrificato, e di' a te stessa: cos non ho dato pena a nessuno. Ti ho consigliato quel che m' parso fosse il meglio; non volermene male, Violaine! salva tua sorella; vorresti forse che si perda? il buon Dio con te, tua ricompensa. Questo ti volevo dire. Non rivedrai la tua vecchia mamma. Che Dio sia con te! Tu non vuoi abbracciarmi, ma io ti posso almeno benedire, dolce, dolce Violaine!
Violaine Oh, s, mamma! s, mamma!
(Si inginocchia, e La Madre traccia sopra di lei il segno della croce)
Giacomo Hury, tornando Venite, Violaine; l'ora.
Mara Va, e prega per noi.
Violaine, gridando Ti dono le mie vesti, Mara, e tutte le mie robe. Non temere, tu sai che non le ho toccate. Non sono entrata in quella stanza. Ah, la mia povera veste di sposa, cos bella.
(Allarga le braccia come per cercare un appoggio. Tutti si tengono lontani da lei. Ella esce vacillando, seguita da Giacomo.)
ATTO III
SCENA I
Il paese di Chevoche. Una vasta foresta dagli alberi radi, querce altissime e betulle per lo pi; qua e l, pini, abeti, e qualche cespo di agrifoglio. Una larga via rettilinea stata tagliata attraverso il bosco fino all'orizzonte. Operai trasportano gli ultimi tronchi abbattuti e lavorano alla ghiaiata. Un accampamento da un lato, con capanne, bivacchi, ecc.In una cava, lavoranti stanno caricando di sabbia fine e bianca un piccolo carro. Un apprendista di Pietro di Craon li sorveglia, accosciato fra le ginestre secche.
Dall'una e dall'altra parte della nuova strada si vedono due fantocci colossali fatti di fascine, con un collarino e un camiciotto di tela bianca, una croce rossa sul petto, un barile al posto del capo coi bordi tagliati a sega come per raffigurare una corona, e una sorta di viso grossolanamente dipinto di rosso; una lunga tromba s'adatta al cocchiume, tenuta tesa da un'asse come da un braccio.
Ora del crepuscolo. Neve in terra e cielo di neve.
la vigilia di Natale.
Il Sindaco di Chevoche Ecco fatto. Il Re pu venire.
Un Operaio Pu venire anche subito. Noi la nostra parte l'abbiam fatta.
Il Sindaco di Chevoche, guardando intorno soddisfatto Bello veramente. Tutti vi han lavorato, uomini e donne, e perfino i ragazzi. E non era impresa facile con tutte queste sterpaie e roveti, e l'acquitrino. Non certo i furbi di Bruyres ce l'hanno fatta.
Un Operaio Vedano un po' la loro strada, com' ridotta.
(Ridono)
L'Apprendista, pedantescamente, con voce stridula e chioccia Vox clamantis in deserto: Parate vias Domini et erunt prava in directa et aspera in vias planas.
vero; avete lavorato bene. Me ne rallegro con voi, buona gente. Sembra la strada per la processione del Corpus Domini. (Indicando i Giganti). E queste due belle e reverende persone?
Un Operaio Sono belle, hein? Pap Vincenzo, il vecchio ubriacone, le ha fatte. Dice che sono il gran Re d'Abissinia e sua moglie Bellotta.
L'Apprendista Per me credevo fossero Gog e Magog.
Il Sindaco di Chevoche Sono i due Angeli di Chevoche venuti a salutare il Re loro signore. Vi metteremo fuoco quando passer. Udite!
(Tutti ascoltano)
Un Operaio Oh, no, non lui ancora. Si udrebbero le campane di Bruyres.
Un altro Non sar qui prima di mezzanotte. Ha cenato a Fisme.
Un altro Ma resteremo ben qui per vederlo. Io gi non mi muovo.
Un altro E mangiare, Pierotto? A me non rimasto che un pezzo di pane, e anche tutto gelato.
Il Sindaco Non temere. V' un quarto di porco nella marmitta; e trippa; e il capriolo che abbiamo ucciso; e tre braccia di sanguinaccio, e mele, e una discreta botticella di vin della Marna.
L'Apprendista Resto con voi.
Una Donna Questo si dice un buon Natale.
L'Apprendista Fu di Natale che a Rheims venne battezzato re Clodoveo.
Un'altra Donna Ed per Natale che il nostro Re Carlo torna per farsi consacrare.
Un'altra Una semplice giovinetta, inviata da Dio, lo riconduce a casa sua.
Un'altra Giovanna, la chiamano.
Un'altra La Pulzella!
Un'altra nata la notte dell'Epifania.
Un'altra Ha scacciato gl'Inglesi da Orlans che assediavano.
Un altro E li scaccer da tutta la Francia. Cos sia.
Un altro, canticchiando Natale! ki ki ki ki ki Natale nuovo! Brr! che freddo!
(Si avvolge nel mantello)
Una Donna Bisogner guardar bene se vi vicino al Re un piccolo uomo vestito di rosso. lei.
Un'altra Su un gran cavallo nero.
La prima E dire che sei mesi fa custodiva ancora le sue mucche e il suo prato.
Un'altra E ora innalza una bandiera dov' scritto il nome di Ges.
Un Operaio E gl'Inglesi quando la vedono scappano come sorci.
Un altro Attenti i cattivi Borgognoni di Saponay.
Un altro Saran tutti a Rheims di buon mattino.
L'Apprendista Le due campane della Cattedrale, Baudon e Baude, cominciano a sonare al Gloria di Mezzanotte, e fino all'arrivo dei Francesi non cesseranno di rintoccare. In tutte le case un cero sar acceso fino al mattino. Si aspetta il Re alla messa dell'Aurora, Lux fulgebit. Tutto il clero gli andr incontro, trecento preti con l'Arcivescovo in cappe d'oro e i regolari, e il Sindaco, e gli anziani. Bello spettacolo sar, con la neve, e il sole netto e allegro, e tutto il popolo che inneggia. E dicono che il Re voglia scender di cavallo ed entrare nella sua buona citt a dosso d'asino, come Nostro Signore.
Il Sindaco Perch non siete rimasto in citt?
L'Apprendista Maestro Pietro di Craon mi ha mandato a cercar sabbia qui.
Il Sindaco E come mai? Proprio ora si occupa di questo?
L'Apprendista Dice che il tempo corto.
Il Sindaco Come meglio occuparlo che a fare questa strada, come noi abbiam fatto?
L'Apprendista Dice che non mestier suo fare strade per il Re, ma case per il Signore.
Il Sindaco Ma a che serve Rheims se il Re non ha strade per andarci?
L'Apprendista E la strada a che serve se in fondo non v' una chiesa?
Il Sindaco Non buon francese.
L'Apprendista Altro non gli cale che la sua arte: cos dice. Chi parla di politica da noi, gli anneriamo il naso col fondo della padella.
Il Sindaco Nemmeno Giustizia ha finito, e son dieci anni che vi lavorano.
L'Apprendista Lo dite voi. L'opera di muratura terminata, e la travatura; solo manca la guglia che sta spuntando.
Il Sindaco Ma il lavoro sospeso.
L'Apprendista II maestro lavora alle vetrate, e per questo ci ha mandati a cercar sabbia qui. Non mestier suo, ma tutto l'inverno l'ha passato tra i fornelli. Voi non lo capite, ma far la luce pi difficile che fare l'oro; e somare in quella materia densa e darle trasparenza, cos come i nostri corpi di fango saranno tramutati in corpi di gloria. detto di San Paolo. Fra tutti i colori dice che vuoi trovare l'essenziale, come Dio l'ha creato. Per questo rimescola in grandi vasi puri di limpidissima acqua il giacinto, e l'oltremare, e l'oro denso, e il vermiglione, e scruta attento le belle rose che si formano, e il cangiare al sole e alla grazia di Dio, e come il tutto si mescola e si dilata nel matraccio. E dice che non v' colore ch'egli non possa fare, solo, col suo spirito, come il suo corpo fa il rosso e l'azzurro. Che voler suo che la Giustizia di Rheims splenda come l'Aurora il giorno di quelle nozze.
Il Sindaco Dicono che sia lebbroso.
L'Apprendista Non vero. L'ho veduto tutto nudo, la scorsa estate, che si tuffava nell'Aisne a Soisson. Posso testificarlo. Ha la carne sana come quella d'un bambino.
Il Sindaco strano. Perch s' tenuto nascosto tanto tempo?
L'Apprendista Ma una menzogna.
Il Sindaco So ben io; son pi vecchio di voi. Non arrabbiatevi, il mio uomo. Non importa punto che il suo corpo sia malato, che non col corpo lavora egli.
L'Apprendista Guai se vi udisse parlar cos. Ricordo la punizione che ha dato a un compagno nostro sempre appartato nel suo cantuccio a disegnare: un giorno intero l'ha tenuto sulle impalcature a dar mano ai muratori, a passar loro truogoli e sassi, dicendo che per tal modo, meglio che per regolo e disegno, due cose avrebbe al termine della giornata saputo: il peso che un uomo pu reggere e l'altezza del suo corpo. E cos come la grazia di Dio moltiplica ciascuna delle nostre buone azioni, ci ha egli spiegato quel che chiama Siclo del Tempio, e questa casa di Dio di cui ciascun uomo che fa ci che pu col suo corpo come un fondamento segreto; e quel che sono il pollice e la mano e il cubito e l'ampiezza a braccia aperte e il cerchio che si traccia col braccio teso, e il piede e il passo; e come niente di tutto ci il medesimo mai.
Credete voi che del corpo non tenesse conto il patriarca No quando fece l'arca? e forse che non importa il numero dei passi che si misurano dalla porta all'altare, e l'altezza alla quale concesso all'occhio di spingersi, e il numero d'anime che i due lati della chiesa contengono? Che l'artista pagano faceva tutto dall'esterno, e noi tutto di dentro come le api, e come fa l'anima per il corpo. Nulla inerte, tutto vive, tutto atto di ringraziamento.
Il Sindaco Parla bene, l'ometto.
Un Operaio Uditelo come ripete le parole del suo maestro.
L'Apprendista Parlate con rispetto di Pietro di Craon.
II Sindaco Dopo tutto borghese di Rheims e lo chiamano il Maestro del Compasso, come un tempo si chiamava Messer Loys il Maestro del Regolo.
Un altro Metti legna al fuoco, Pierotto; comincia a nevicare.
(Nevica infatti. notte fatta. Entra Mara vestita di nero, portando una specie di fagotto sotto il mantello)
Mara Siete quei di Chevoche?
Il Sindaco Noi, proprio.
Mara Sia lodato Ges Cristo.
Il Sindaco E sempre sia lodato.
Mara Si trova dalle vostre parti la celletta del Gyn?
Il Sindaco Dove sta la Lebbrosa?
Mara S.
Il Sindaco Non proprio da noi, ma qui presso.
Un Uomo Volete veder la Lebbrosa?
Mara S.
L'Uomo Non si pu vederla; tiene sempre un velo in capo com' prescritto.
Un altro E ben prescritto; non certo io ho voglia di vederla.
Mara molto tempo che abita fra voi?
L'Uomo Otto anni come adesso, e si vorrebbe bene non averla.
Mara Forse che ha fatto del male a qualcuno?
L'Uomo No, ma lo stesso, non porta fortuna aver presso di s tal sorta di gente.
Il Sindaco E poi il comune che la mantiene.
L'Uomo Ma veh! proprio son tre giorni che abbiam dimenticato di portarle da mangiare con quest'affare della strada.
Una Donna E che volete da quella donna?
(Mara non risponde e guarda, ritta, il fuoco)
Una Donna un bimbo che tenete in braccio?
Un'altra troppo freddo per portare in giro bambini a quest'ora.
Mara Non ha freddo.
(Silenzio. Si ode nella notte, fra gli alberi, il suono di una castagnetta)
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Una vecchia donna Eccola, per l'appunto. Udite il suo segnale. Madonna santa! che peccato non sia morta!
Una Donna Viene a domandare il suo cibo. Non c' pericolo che se ne dimentichi.
Un Uomo Che disgrazia dover nutrire questa peste.
Un altro Gettatele qualche cosa. Non deve avvicinarsi a noi. Ci darebbe il suo veleno.
Un altro Niente carne, Pierotto. di magro, la vigilia di Natale.
(Ridono)
Gettatele questo cantuccio di pan gelato. Per lei fin troppo.
L'Uomo, gridando Ehi, Senza volto! Ehi, Giovanna, a te dico! o l, smangiata!
(Si vede la forma nera della Lebbrosa sulla neve. Mara la guarda)
Togli!
(Le getta d'impeto un pezzo di pane. Ella si china e lo raccatta, poi se ne va.
Mara si mette in cammino per seguirla)
Un Uomo Ma dove va?
Un altro Ehi, quella donna! dove diavolo andate? ma che vi piglia?
(Mara e la Lebbrosa si allontanano)
SCENA II
Le due donne s'inoltrano nella foresta, seguendo le orme dei loro passi sulla neve. Arrivano a una radura. La luna, che splende in un immenso alone, illumina un monticello coperto di arbusti. Tutto intorno, massi mostruosi dalle forme fantastiche, che sembrano bestie delle epoche fossili, strani monumenti, idoli mal sagomati.
... E la Lebbrosa conduce Mara alla caverna che le serve di rifugio: una specie di corridoio basso dove non si pu stare che seduti; nel fondo, un'apertura per il fumo.
SCENA III
Violaine Chi venuto fin qui e nonha temuto di unire i propri passi a quelli della Lebbrosa? Perch sappiate che la sua vicinanza piena di pericolo e il suo fiato pernicioso.
Mara Sono io, Violaine.
Violaine Oh, voce da lungo tempo non udita! Sietevoi, mamma?
Mara Sono io, Violaine. 112
Violaine la vostra voce e un'altra. Lasciatemi accendere il fuoco, perch fa molto freddo. E anche la torcia.
(Ella accende un fuoco di torbe e di scopeti con un po' di brace conservata in un vaso, poi la torcia)
Mara Sono io, Violaine, Mara, tua sorella.
Violaine O cara sorella, ti saluto! Che bella cosa che tu sia venuta! Ma non ti faccio paura?
Mara A me non fa paura nulla al mondo.
Violaine Oh, la tua voce come s' fatta uguale a quella della mamma!
Mara Violaine, la nostra cara madre non pi.
(Silenzio)
Violaine Quando morta?
Mara Lo stesso mese dopo che sei partita.
Violaine Ignorando tutto?
Mara Non so.
Violaine Povera mamma! Dio ti abbia nella sua pace.
Mara E il babbo non ancora tornato.
Violaine E voi due?
Mara Noi, bene.
Violaine Tutto va secondo il vostro desiderio in casa?
Mara Tutto va bene.
Violaine So che non pu essere diversamente fra te e Giacomo.
Mara Vedessi quel che abbiam fatto. Abbiamo tre aratri di pi. Non riconosceresti Combernon. Ora abbatteremo le vecchie mura, ora che il Re tornato.
Violaine E siete felici insieme, Mara?
Mara S. Siamo felici. Egli mi ama e io lo amo.
Violaine Dio sia lodato.
Mara Violaine! Non vedi quel che tengo fra le braccia?
Violaine Non vedo.
Mara Alza dunque il velo.
Violaine Ne ho un altro sotto questo.
Mara Non ci vedi pi?
Violaine Non ho pi occhi. L'anima sola regge nel corpo distrutto.
Mara Cieca! E come dunque cammini cos sicura?
Violaine Sento.
Mara Che cosa senti?
Violaine Le cose esistere con me.
Mara, profondamente E me, Violaine, mi senti?
Violaine Dio mi ha data l'intelligenza, che abbiamo tutti comune.
Mara Mi senti, Violaine?
Violaine Ah, povera Mara!
Mara Mi senti, Violaine?
Violaine Che cosa vuoi da me, cara sorella?
Mara Lodare con te quel Dio che ti ha resa infetta.
Violaine Lodiamolo, dunque, in questa vigilia della sua Nativit.
Mara Lieve fatica esser santi quando la lebbra ce ne d motivo.
Violaine Non so, perch non sono santa.
Mara Bisogna ben volgersi a Dio quando tutto il resto viene a mancare.
Violaine Egli almeno non mancher.
Mara, dolcemente Pu darsi, chi lo sa, Violaine, di'?
Violaine La vita manca; non la morte in cui io sono.
Mara Eretica! Sei tu sicura della tua salvezza?
Violaine Io sono sicura della Sua bont, che ha provveduto.
Mara Ne vediamo l'arra.
Violaine Io ho fede in Dio, che mi ha fatta la mia parte.
Mara Che sai tu di Lui che invisibile e che nulla manifesta?
Violaine Egli non lo diventato per me pi del resto.
Mara, ironicamente Egli con te, piccola colomba, e ti vuol bene?
Violaine Con me, come con tutti i miseri, Egli stesso.
Mara Certo il suo amore grande!
Violaine Come quello del fuoco per il legno quando prende.
Mara Egli ti ha duramente castigata.
Violaine Non pi di quanto l'abbia meritato.
Mara E gi colui al quale hai dato il tuo corpo ti ha dimenticata.
Violaine Io non ho dato il mio corpo.
Mara Dolce Violaine! bugiarda Violaine! non ti ho forse veduta baciar teneramente Pietro di Craon quel mattino d'un bel giorno di giugno?
Violaine Quel che hai veduto tutto, e non vi altro.
Mara Ma perch lo baciavi cos preziosamente?
Violaine Il poveretto era lebbroso, e io, io ero tanto felice quel giorno!
Mara In tutta innocenza, vero?
Violaine Come una bimba che bacia un povero bimbo.
Mara Debbo crederlo, Violaine?
Violaine cos.
Mara Ma non dirai gi che mi hai lasciato Giacomo di tua voglia.
Violaine No, non di mia voglia; gli volevo bene, io! Non son cos buona.
Mara Ma poteva ancora amarti cos lebbrosa?
Violaine Io non me l'attendevo.
Mara Chi amerebbe una lebbrosa?
Violaine Il mio cuore puro!
Mara Ma che ne sapeva, Giacomo? Egli ti ritiene colpevole.
Violaine La mamma mi aveva detto che tu lo amavi.
Mara Non dirai gi che stata lei a renderti lebbrosa.
Violaine Dio mi ha prevenuta con la sua grazia.
Mara Di modo che quando nostra madre ti ha parlato...
Violaine ...Era Lui stesso ancora che io udivo.
Mara Ma perch lasciarti credere spergiura?
Violaine E volevi che non facessi nulla da parte mia? Povero Giacomino. Bisognava forse lasciargli qualche rimpianto di me?
Mara Di' che non lo amavi.
Violaine Io non lo amavo, Mara?
Mara Ma io, io non l'avrei abbandonato cos.
Violaine Io, forse, l'ho abbandonato?
Mara Ma io sarei morta.
Violaine E son forse viva, io?
Mara Ora son felice con lui.
Violaine Pace su di voi!
Mara E gli ho dato una figlia, Violaine! una cara piccola bimba. Una dolce piccola bimba.
Violaine Pace su di voi!
Mara La nostra gioia grande. Ma tu che sei con Dio certo hai una gioia maggiore.
Violaine E io pure l'ho conosciuta la gioia or sono otto anni, e il mio cuore ne era rapito. Tanto, che domandai follemente a Dio, ah! ch'essa durasse e non cessasse mai! E Dio mi ha stranamente esaudita! Guarir forse la mia lebbra? No, fin che vi sar una particella di carne mortale da divorare. E forse guarir nel mio cuore l'amore? Mai, fin che vi sar un'anima immortale per fornirgli l'alimento.
Il tuo sposo ti conosce, Mara?
Mara E quale uomo conosce una donna?
Violaine Felice quella che pu essere conosciuta a fondo e darsi tutta intiera.
Ma Giacomo, tutto quel che potevo dargli io, che cosa ne avrebbe fatto?
Mara Tu hai dato a Un Altro la tua fede?
Violaine L'amore ha fatto il dolore e il dolore ha fatto l'amore. Il legno a cui si appreso il fuoco non d cenere soltanto, ma anche una fiamma.
Mara A che serve questo cieco fuoco che agli altri non d n luce n calore?
Violaine Non gi molto che mi serva? Oh, non rimproverare questo lume alla creatura calcinata, rsa fino alle radici, questo lume che le fa vedere dentro di s. E se tu passassi una sola notte nella mia pelle, oh, non diresti che questo fuoco non d calore.
Il maschio sacerdote, ma alla donna non vietato di esser vittima. Dio avaro e non permette che una creatura sia incendiata, senza che un po' d'impurit si consumi in lei, la sua o quella che la circonda, come la brace dell'incensiere che si attizza.
E certo tempo di grandi sventure.
Essi non hanno padre. Guardano, e non sanno pi dov' il Re, e dove il Papa. Per questo il mio corpo soffre: per la Cristianit che si dissolve. La sofferenza potente quando volontaria come il peccato.
Tu mi hai veduto baciare quel lebbroso, Mara? Ah, la coppa del dolore profonda, e chi vi mette una volta le labbra non le distoglie pi a suo piacimento.
Mara Prendi dunque con te anche il mio dolore.
Violaine Gi l'ho preso.
Mara Violaine! se ancora vi qualche cosa di vivo, che sia mia sorella, sotto questo velo e questa forma distrutta, oh, ricorda che fummo bimbe insieme! Abbi piet di me!
Violaine Parla, cara sorella. Abbi fiducia! Dimmi tutto!
Mara Violaine, io sono una sventurata, e il mio dolore pi grande del tuo!
Violaine Pi grande, sorella?
Mara
(Con un grido lacerante aprendo il mantello e alzando fra le braccia un cadaverino)
Guarda! Prendilo!
Violaine Cos'?
Mara Guarda, ti dico! Prendilo! Prendilo, te lo dono.
(Le mette il cadavere fra le braccia)
Violaine Ah! sento un piccolo corpo stecchito! Un povero piccolo viso ghiacciato.
Mara - Ha! ha! Violaine! Mia figlia, la mia piccola bimba... il suo piccolo viso cos dolce! il suo povero piccolo corpo!
Violaine, a voce bassa Morta, Mara?
Mara Prendila, te la dono!
Violaine Pace, Mara!
Mara Me la volevano strappare, ma io non me la sono lasciata prendere, e sono fuggita portandola con me.
Ma tu prendila, Violaine! Tieni, prendila; tu vedi, te la dono.
Violaine Che vuoi che faccia, Mara?
Mara _ Cosa voglio che tu faccia? ma non capisci, tu? Ti dico che morta! io ti dico che morta.
Violaine La sua anima vive in Dio. Ella segue l'Agnello. Ella si trova con le piccole fanciulle beate.
Mara Ma per me morta.
Violaine Mi dai il suo corpo! Dona il resto a Dio.
Mara No! No! No! non mi vorrai illudere con le tue parole da beghina! No, io non mi lascer calmare. Questo latte che mi cuoce nei seni, grida verso Dio come il sangue di Abele. Ho forse cinquanta figli da strapparmi dal corpo? Ho forse cinquanta anime da strapparmi dalla mia? Sai tu che cosa sia lacerarsi in due e metter fuori questo piccolo essere che grida? E la levatrice mi ha detto che non figlier pi. E quando avessi cento figli, oh, non sarebbe pi la mia piccola Albina.
Violaine Accetta; piegati.
Mara Violaine, tu lo sai; ho la testa dura, io. Son colei che non si arrende, che non accetta nulla.
Violaine Povera sorella!
Mara Violaine, questi piccini cos dolce! e fa tanto male questa piccola crudele bocca quando morde dentro!
Violaine, carezzando il viso della morticina Come freddo il suo piccolo viso.
Mara, a voce bassa Egli... non sa ancora nulla.
Violaine, a voce bassa Non era in casa?
Mara a Rheims per vendere il suo grano. Ella morta d'improvviso, in due ore.
Violaine A chi rassomiglia?
Mara A lui, Violaine. Ella non soltanto mia, ma viene anche da lui. Soltanto i suoi occhi sono come i miei.
Violaine Povero Giacomino!
Mara Non per sentirti dire: povero Giacomino! che son qui venuta.
Violaine Ma che vuoi da me?
Mara Violaine, vuoi sapere una cosa? Di'? sai che cosa sia un'anima che si danni di suo proprio volere per l'eternit? Sai quel che vi nel cuore quando si bestemmia per davvero? Io ho un demonio dentro e, mentre correvo, mi cantava una canzoncina. Vuoi tu sapere le cose che mi ha dette?
Violaine Non dire queste cose spaventose!
Mara Rendimi dunque la mia bimba che ti ho data!
Violaine Tu non mi hai dato che un cadavere.
Mara E tu ridammela viva!
Violaine Mara! che osi dire?
Mara Io non accetto che mia figlia sia morta.
Violaine Ma forse in mio potere di risuscitare i morti?
Mara Non so, io; non ho che te a cui ricorrere.
Violaine Ma forse in mio potere di risuscitare i morti, come Dio?
Mara A che cosa servi, allora?
Violaine A soffrire e a supplicare.
Mara Ma a che serve soffrire e supplicare se non mi ridai la mia bambina?
Violaine Lo sa Iddio, al quale basta che io lo serva.
Mara Ma io, io sono sorda e non intendo! e grido verso te dall'abisso in cui sono! Violaine! Violaine! Rendimi quella bimba che ti ho data! Vedi! io cedo, mi umilio! Abbi piet di me! Abbi piet di me, Violaine, e rendimi quella bimba che mi hai presa.
Violaine Quegli che l'ha presa pu ridartela.
Mara Rendimela, dunque. Ah, lo so che tutto questo tua colpa.
Violaine Mia colpa?
Mara E bene, no, colpa mia, perdonami! Ma rendimela, sorella!
Violaine Tu vedi ch' morta.
Mara Menzogna; non morta! Ah, snaturata, ah, cuore di pecora! Ah, s'io avessi come te confidenza col tuo Dio, egli non mi strapperebbe i miei piccini cos facilmente!
Violaine Chiedimi di rifare il cielo e la terra!
Mara Ma sta scritto che tu puoi soffiare su quella montagna e spingerla nel mare.
Violaine Lo potrei se fossi santa.
Mara Bisogna essere una santa quando una miserabile ti supplica.
Violaine Ah, suprema tentazione! Io giuro e dichiaro e protesto dinanzi a Dio che non sono santa!
Mara Rendimi la mia bambina.
Violaine Mio Dio, voi vedete il mio cuore! Io giuro e protesto dinanzi a Dio che non sono santa!
Mara Violaine, rendimi la mia bambina!
Violaine Perch non mi lasci in pace? perch vieni a tormentarmi nella mia tomba? Conto io forse qualcosa? Dispongo io forse di Dio? Sono io forse come Dio? E tu alla fine mi chiedi di giudicare Dio stesso.
Mara Io non ti chiedo altro che la mia bimba.
(Pausa)
Violaine, alzando il dito Ascolta.
(Silenzio. Campane in lontananza quasi impercettibili)
Mara Non odo nulla.
Violaine Sono le campane di Natale, le campane che ci annunziano la Messa di Mezzanotte. O Mara, un piccolo fanciullo ci nato!
Mara Rendimi dunque la mia.
(Trombe nelle lontananze)
Violaine Cos'?
Mara il Re che va a Rheims. Non hai sentito di quella strada che i paesani tagliano attraverso la foresta? (Ed tanta legna per loro). Una piccola pastorella lo conduce attraverso la Francia a Rheims per l'unzione.
Violaine Lodato sia il Signore che fa queste grandi cose!
(Le campane ancora, ben distinte)
Mara Come suonano a gloria le campane! Il vento soffia verso di noi. Da tre villaggi suonano a un tempo.
Violaine Preghiamo con tutto l'universo. Non hai freddo, Mara?
Mara Io non ho freddo che al cuore.
Violaine Preghiamo. Gi molto tempo che non abbiamo fatto Natale insieme. Non temere. Ho preso il tuo dolore con me. Guarda! e ci che mi hai dato lo tengo stretto sul mio cuore, con me. Non piangere. Non tempo di piangere, ora che il Redentore di tutti gli uomini nato.
(Campane in lontananza, meno distinte)
Mara Non nevica pi e le stelle scintillano.
Violaine Vedi quel libro? Il prete che mi viene a trovare ogni tanto l'ha lasciato qui.
Mara Lo vedo.
Violaine Prendilo, vuoi? e leggimi l'Officio del Natale, la prima lezione di ciascuno dei tre Notturni.
Mara, prende il libro e legge:
PROFEZIA D'ISAIA
Primamente fu meno afflitta la terra di Zabulon, e la terra di Nephtali; e di poi fu gravemente percossa la via al mare, la Galilea delle nazioni di l dal Giordano. Il popolo che camminava fra le tenebre, vide una gran luce: la luce si lev per quelli che abitavano nella oscura region di morte. Tu hai moltiplicata la nazione, ma non hai accresciuta la letizia. Si allegreranno dinanzi a te come quelli che si rallegrano della messe, come esultano i vincitori fatti padroni della preda, allorch dividono le spoglie. Imperocch il giogo oneroso di lui, e la verga infesta a' suoi omeri, e il bastone del suo esattore tu li superasti, come nella giornata di Madian. Perocch ogni violenta depredazione sar con tumulto; e le vesti intrise di sangue saranno arse, fatte cibo del fuoco. Conciossiach un pargoletto nato a noi, e il figlio dato a noi, ed ha sopra gli omeri suoi il principato; ed ei si chiamer per nome l'Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe di Pace.
Violaine, alzando il viso Ascolta!
(Silenzio)
Voce degli Angeli nel cielo, udita solo da Violaine:
Coro Hodie nobis de coelo pax vera descendit, hodie per totum mundum melliflui facti sunt coeli.
Voce sola Hodie illuxit nobis dies redemptionis novae, reparationis antiquae, felicitatis aeternae.
Coro Hodie per totum mundum melliflui facti sunt coeli.
(Violaine alza il dito. Silenzio. Mara ascolta e guarda inquieta)
Mara Io non odo nulla.
Violaine Seguita, Mara.
Mara, riprendendo la lettura:
SERMONE DI SAN LEONE PAPA
Il nostro Salvatore, o dilettissimi, nato in questo giorno: rallegriamoci. Poi che non vi posto per la tristezza quando il natale della vita: che, aumentato il timore della morte, infonde in noi la gioia dell'eternit promessa. Nessuno escluso dalla partecipazione a questa allegrezza. Unica la ragione della comune letizia: poi che il Signor nostro, distruttore del peccato e della morte, come non trov alcuno immune dalla colpa, cos venne per liberare tutti gli uomini. Esulti il giusto perch vicina la sua palma; si rallegri il peccatore....
(Suono clamoroso e prolungato di trombe vicinissime. Alte grida nella foresta)
Mara Il Re! IlRe di Francia!
(Di nuovo, e poi un'altra volta, trombe indicibilmente laceranti, solenni e trionfali)
Mara, a bassa voce Il Re di Francia che va a Rheims!
(Silenzio)
Violaine!
(Silenzio)
Mi odi, Violaine?
(Silenzio. Ella riprende la lettura)
... Si rallegri il peccatore perch invitato al perdono! Si animi il Gentile perch chiamato alla Vita! Poi che il Figlio di Dio secondo la pienezza del tempo che prescelse l'altezza imperscrutabile del divino consiglio, assunse nostra natura umana per riconciliarla col suo fattore, affinch il diavolo inventore della morte da quella stessa che aveva vinto fosse a sua volta soggiogato.
Voce degli Angeli, udita solo da Violaine, come dinanzi:
Coro O magnum mysterium et admirabile sacramentum ut animalia viderint Dominum natum jacentem in praesepio! Beata Virgo cuyus viscera meruerunt portare Dominum Cbristum.
Voce sola Ave, Maria, gratia piena, Dominus tecum.
Coro Beata Virgo cuyus viscera meruerunt portare Dominum Christum.
(Pausa)
Mara Violaine, io non son degna di leggere questo libro! Violaine, so di esser troppo dura, e me ne dispiace: vorrei essere diversa.
Violaine Leggi, Mara. Tu non sai chi canta il responsorio.
(Silenzio)
Mara, con uno sforzo, riprendendo il libro, e con voce tremante :
LETTURA DEL SANTO EVANGELO SECONDO SAN LUCA
(Esse si alzano in piedi)
In quei giorni appunto usci un editto di Cesare Augusto per fare il censimento in tutto l'Impero. E il resto....
(Esse si siedono)
Mara
OMELIA DI SAN GREGORIO PAPA
Conciossiach, per grazia del Signore, oggi diremo tre volte la santa Messa, non possiamo parlare a lungo sulla lezione evangelica. Ma la stessa Nativit del Redentore nostro ci spinge a dirvi qualche cosa sia pure brevemente. Perch nel tempo di questa Nativit si fa il censimento del mondo, se non perch viene in modo evidente dimostrato che appariva nella carne Colui che doveva scegliere i suoi eletti per l'Eternit? Mentre al contrario il Profeta scrive dei reprobi : Saranno scancellati dal novero dei viventi e non saranno iscritti fra i giusti.
E bene anche Egli nasce in Betlemme. Poi che Betlemme significa : "Casa del pane" e Ges Cristo dice di s : Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Adunque il luogo dove nasce il Signore era chiamato prima Casa del pane, poi che per certo ivi sarebbe apparso in sostanza di carne Colui che doveva pascere i cuori con una saziet interna. Il quale non nasce nella casa dei genitori, ma sulla strada: certo per mostrare che, per mezzo dell'umanit da lui assunta, nasceva per cos dire in luogo altrui.
(Mara si ferma, vinta dalla commozione. Le trombe suonano un'ultima volta, lontano)
Voce degli Angeli :
Coro Beata viscera Mariae Virginis quae portaverunt aeterni Patris Filium; et beata ubera quae lactaverunt Christum Dominum. Qui hodie pro salute mundi de Virgine nasci dignatus est.
Voce sola Dies sanctificatus illuxit nobis, venite, gentes, et adorate Dominum.
Coro Qui hodie pro salute mundi de Virgine nasci dignatus est.
(Lungo silenzio)
Voce degli Angeli ancora, quasi impercettibile :
Coro Verbum caro factum est et babitavit in nobis; et vidimus gloriam ejus, gloriam quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis.
Voce sola Omnia per ipsum facta sunt et sine ipso factum est nihil.
Coro Et vidimus gloriam ejus, gloriam quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis.
Voce sola Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Coro Et vidimus gloriam ejus, gloriam quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis.
(Lungo silenzio)
Violaine, mettendo d'un tratto un grido soffocato Ah!
Mara Che hai?
(Con la mano Violaine le fa segno di tacere. Silenzio. I primi albori. Violaine mette la mano sotto il mantello nell'atto di chi si allaccia la veste)
Mara Violaine... vedo qualcosa che si muove sotto il tuo mantello!
Violaine, come risvegliandosi a poco a poco Sei tu, Mara? Buon giorno, sorella. Sento sul viso il soffio del giorno che nasce.
Mara Violaine! Violaine! Sei tu che muovi le braccia a quel modo? Vedo ancora quel movimento.
Violaine Pace, Mara, ecco il giorno di Natale in cui ogni gioia nata!
Mara Quale gioia vi per me se non che la mia bimba viva?
Violaine E anche a noi nato un piccolo fanciullo! Mara In nome d'Iddio vivente, che cosa dici?
Violaine Ecco che io vi annunzio una grande gioia....
Mara Vedo ancora il mantello che si agita!
(Appare un piccolo piede nudo nell'apertura del mantello, e si muove pigramente)
Violaine ... Perch un uomo apparso al mondo!.
(Mara cade in ginocchio, mettendo un profondo sospiro, la fronte
sulle ginocchia della sorella. Violaine le accarezza il viso)
Violaine Povera sorella! Piange. Anch'essa ha avuto troppo dolore.
(Silenzio. La bacia sulla testa)
Prendi, Mara! Vuoi lasciarmela sempre questa bimba?
Mara, prende la bimba di sotto il mantello e la guarda appassionatamente Vive!
Violaine, esce e fa qualche passo sull'erica. Alle incerte luci dell'aurora gelida si vedono da prima gli alberi, pini e betulle, vestiti di brina; poi, in fondo a una immensa piana coperta di neve, tutto piccolo, in vetta a un colle, ben disegnato nell'aria pura, il profilo d Montevergine dalle cinque torri.
Gloria a Dio!
Mara Vive!
Violaine Pace agli uomini su la terra!
Mara Essa vive! vive!
Violaine Vive e noi viviamo. E la faccia del Padre appare sulla terra che rinasce piena di consolazione.
Mara La mia piccola vive!
Violaine, alzando il dito Ascolta!
(Silenzio)
Odo l'Angelus che suona a Montevergine.
(Si fa il segno della croce e prega. La bimba si desta)
Mara, con voce bassissima Sono io, Albina; la mamma; la riconosci la tua mamma?
(La bimba si agita e fa lagno)
Cos'hai, gioia? cos'hai, tesoruccio?
(La bimba apre gli occhi, guarda sua madre e si mette a piangere. Mara la considera attentamente)
Violaine! Che vuoi dir questo? I suoi occhi erano neri, e ora sono azzurri come i tuoi.
(Silenzio)
Ah! E questa goccia di latte sulle sue labbra?
ATTO IV
SCENA I
E' notte. La stanza del primo atto, deserta. Una lampada posata sulla tavola. La porta che d sull'esterno aperta a met. Entra Mara, e chiude la porta con precauzione. Si ferma un istante in mezzo alla stanza, guardando all'entrata e ten-dendo l'orecchio. Poi prende la lampada ed esce da un'altra porta senza rumore. La scena resta oscura. Non si vede che un fuoco di brace sul focolare.
SCENA II
(Suono d'un corno, ripetuto, in lontananza. Richiami. Movimento nella fattoria. Poi rumore di porte che s'aprono e di una carretta cigolante che si avvicina. Qualcuno bussa a gran colpi)
Voce di fuori,gridando Oh!
(Al piano di sopra rumore d'una finestra che s'apre)
Voce di Giacomo Hury Chi l?
Voce di fuori Aprite!
Voce di Giacomo Hury Che volete?
Voce di fuori Aprite!
Voce di Giacomo Hury Chi siete?
Voce di fuori Ma aprite, vi dico!
(Pausa. Giacomo Hury, recando un lume, appare sulla scena. Apre. Di l a un momento entra Pietro di Craon, portando tra le braccia, ravvolto, un corpo di donna. La corica con precauzione sulla tavola; poi si erge ritto. I due uomini si guardano in faccia al chiarore del lume)
Pietro di Craon Giacomo Hury, non mi riconoscete?
Giacomo Hury Pietro di Craon?
Pietro di Craon Io, appunto.
(Si guardano)
Giacomo Hury Che mi portate qui?
Pietro di Craon L'ho trovata mezzo interrata nella mia cava, dove cerco quel che mi bisogna per le mie fornaci da vetro e per la calcina. Era quasi sepolta un gran carico di sabbia, e, sopra, un carretto capovolto, che avevan fatto ribaltare. Vive ancora. Io mi son presa la responsabilit di portarvela qui.
Giacomo Hury Perch qui?
Pietro di Craon Perch almeno muoia sotto il tetto di suo padre.
Giacomo Hury Non v' altro tetto qui che il mio.
Pietro di Craon Giacomo, Violaine.
Giacomo Hury Non conosco nessuna Violaine, io.
Pietro di Craon Nulla sapete della Lebbrosa di Chevoche?
Giacomo Hury Che m'importa? Voi altri lebbrosi raschiatevi le vostre ulceri tra voi.
Pietro di Craon Non ho pi lebbra; da molto tempo son guarito.
Giacomo Hury Guarito?
Pietro di Craon D'anno in anno il male s' ridotto, ed ora son sano.
Giacomo Hury E costei fra poco sar pure guarita.
Pietro di Craon Voi siete pi lebbroso di lei e di me.
Giacomo Hury Ma io non chiedo che mi si tolga dalla mia cava di sabbia.
Pietro di Craon E anche se avesse fatto il male, voi dovreste ricordarvi.
Giacomo Hury vero che vi ha baciato sulla bocca?
Pietro di Craon, guardandola vero, povera piccola.
Giacomo Hury Si muove, vedo che si rianima.
Pietro di Craon Vi lascio con lei.
(Esce)
SCENA III
(Giacomo Hury si siede presso la tavola guarda Violaine in silenzio)
Violaine, si rianima e stende una mano Dove sono e chi qui?
Giacomo Hury A Montevergine, siete, e son io qui presso di voi.
(Pausa)
Violaine, con l'accento d'un tempo Vi saluto, Giacomo.
(Silenzio)
Giacomo, ancora siete corrucciato con me?
Giacomo Hury La ferita non chiusa.
Violaine Povero caro! E non ho sofferto un poco anch'io?
Giacomo Hury Come v' saltato in capo di baciar quel lebbroso sulla bocca?
Violaine Giacomo! Bisogna che mi facciate in fretta tutti i rimproveri che avete in cuore, e sia finita. Che ben altro abbiamo ancora da dirci, noi, e ancora una volta io voglio udire da voi quelle parole che mi furono cos care: Cara Violaine! Dolce Violaine! Breve il tempo che mi rimane per restare con voi.
Giacomo Hury Non ho altro da dirvi.
Violaine Venite qui, cattivo.
(Egli si fa pi presso la tavola)
Pi vicino a me, qui.
(Ella gli prende la mano e l'attira a s. Egli s'inginocchia goffamente da un lato)
Giacomo, dovete credermi. Lo giuro davanti a Dio che ci vede. Non ho peccato con Pietro di Craon.
Giacomo Hury E perch l'avete baciato?
Violaine Ah, era tanto triste e io cos felice!
Giacomo Hury Non vi credo.
(Ella gli pone un istante la mano sul capo)
Violaine E adesso mi credete?
Giacomo Hury Ah, Violaine! crudele Violaine!
(Egli nasconde il viso nella veste di lei e singhiozza sordamente)
Violaine Non crudele, ma dolce, dolce Violaine!
Giacomo Hury Ma dunque vero? proprio me solo amavate?
(Silenzio. Ella gli d anche l'altra mano)
Violaine Giacomo, certo era troppo bello, e noi saremmo stati troppo felici.
Giacomo Hury Mi avete crudelmente ingannato.
Violaine Ingannato? no, quel fiore d'argento sul mio seno non mentiva.
Giacomo Hury Che potevo io credere, Violaine?
Violaine Credendo in me, chi sa se non mi avreste guarita?
Giacomo Hury Non dovevo credere ai miei occhi?
Violaine vero. Dovevate credere ai vostri occhi; giusto. Non si sposa una lebbrosa. Non si sposa una infedele. Non rimpianger nulla, Giacomo. meglio cos.
Giacomo Hury Voi sapevate che Mara mi amava?
Violaine Lo sapevo. Mia mamma me l'aveva detto.
Giacomo Hury Cos tutto ha congiurato con lei contro di me.
Violaine Giacomo, v' gi troppo dolore al mondo. Meglio non esser causa d'un gran dolore agli altri, volendolo.
Giacomo Hury E il mio dolore?
Violaine un'altra cosa, Giacomo. Non sei contento di esser con me?
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Dove son io v' pazienza, non dolore.
(Silenzio)
Quello del mondo grande. Troppo dura cosa soffrire, e non sapere perch. Ma quel che altri non sanno, io l'ho imparato e voglio che tu lo sappia con me. Giacomo, non gi troppo il tempo che fummo separati? e sopporteremo ancora questo impedimento fra noi? Bisogna forse che la morte anch'essa ci separi? Ci ch' guasto, deve perire, ma tutto ci che soffre oh, no, non perisce. Felice quegli che soffre e sa perch. Ora il compito mio finito.
Giacomo Hury E il mio comincia.
Violaine Eh, via! trovi tanto amara la coppa nella quale ho pur bevuto io?
Giacomo Hury Cos vi ho perduta per sempre.
Violaine Ma dimmi, perch perduta?
Giacomo Hury Tu muori!
Violaine Comprendimi, Giacomo. A che serve un profumo, anche il pi raro, in un vaso sigillato? A nulla serve.
Giacomo Hury No, Violaine.
Violaine A che mi serviva questo corpo se mi celava cos il cuore che tu non lo vedessi, ma solo vedevi quel segno esterno sull'involucro miserabile?
Giacomo Hury Duro fui e cieco.
Violaine Ora son tutta spezzata, e il profumo si esala. E vedi che ora tu credi ogni cosa, solo perch t'ho messo una mano sul capo.
Giacomo Hury Credo. Non dubito pi.
Violaine E dimmi, dov' in tutto questo la parte della giustizia? la giustizia della quale cos altiero parlavi?
Giacomo Hury Non sono pi altiero.
Violaine Va. Lascia la giustizia dov'. Non a noi spetta proclamarla e stabilirla.
Giacomo Hury Oh, Violaine, quanto hai sofferto in questi otto anni.
Violaine Non in vano, per. Tante cose si consumano nel fuoco di un cuore che brucia.
Giacomo Hury La liberazione vicina.
Violaine Benedetta sia dunque la mano che l'altra notte m'ha guidata.
Giacomo Hury Che mano?
Violaine Ero andata in cerca del mio nutrimento. Tornavo, e quella mano silenziosamente ha preso la mia e mi ha guidata.
Giacomo Hury Dove?
Violaine Dove Pietro di Craon mi ha trovata. Sotto un gran cumulo di sabbia, tutto un carretto su di me rovesciato. Forse che mi son messa da sola l sotto?
Giacomo Hury, alzandosi Chi ha fatto questo? Sangue di..., chi ha fatto questo?
Violaine Non lo so. Poco importa. Non bestemmiare.
Giacomo Hury Sapr ben io metterlo in chiaro.
Violaine Ma no, tu non metterai in chiaro niente.
Giacomo Hury Dimmi tutto.
Violaine Ti ho detto tutto. Che vuoi sapere da una cieca?
Giacomo Hury inutile che tu cerchi d'ingannarmi.
Violaine Non dir cose vane. Sai che ho poco da star con te.
Giacomo Hury Mi resta Mara per sempre.
Violaine tua moglie e mia sorella; nate dallo stesso padre e dalla stessa madre, e fatte della stessa carne, lei e io, ai piedi di Montevergine.
(Silenzio. Giacomo Hury rimane un momento immobile, come cercando di dominarsi. Poi si mette a sedere)
Giacomo Hury Non vi son pi recluse a Montevergine.
Violaine Chedici? 148
Giacomo Hury L'ultima morta il passato Natale. Nessuna bocca si presenta pi alla grata nella chiesa nutrice del santo monastero; cos ci ha detto il prete che le comunicava.
Violaine Il monte di Dio morto, e noi ne dividiamo l'eredit, Mara e io.
Giacomo Hury E Violaine era il rampollo segreto dell'Albero santo, nato da qualche radice sotterranea. Dio non me l'avrebbe presa, se tutta ella fosse stata ripiena di me, senza nessuno spazio vuoto, la parte di Dio, come la chiamano le donnette.
Violaine Che farci? Tanto peggio!
Giacomo Hury Oh, rimani! Non andartene.
Violaine Resto, non me ne vado. Di', Giacomo, ricordi quell'ora sul mezzod, e quel gran sole che bruciava, e quel segno sulla mia carne che t'ho mostrato?
Giacomo Hury Ah!
Violaine Te ne ricordi? Ben ti dissi allora che non mi avresti pi strappata dalla tua anima. Questo di me in te per sempre. Non voglio pi che tu sia lieto, non bene che tu rida, pel tempo che ancora sarai lontano da me.
Giacomo Hury Ah, ah, Violaine!
Violaine Questo ti resti di me, mio diletto. La comunione sulla croce, l'amarezza, pari a quella della mirra, del malato che vede l'ombra sul quadrante e dell'anima a cui data una vocazione. E per te gi venuto il tempo. Ma com' dura la rinunzia a un giovine cuore!
Giacomo Hury Da me nulla hai voluto accettare.
Violaine Credi che non conosca nulla di te, Giacomo?
Giacomo Hury Mia madre mi conosceva.
Violaine Anche a me, Giacomo, tu hai fatto molto male.
Giacomo Hury Tu sei vergine, e nessuna parte ho io in te.
Violaine Ma dunque: bisogna dirti proprio tutto?
Giacomo Hury Che mi celi ancora?
Violaine necessario. Non pi tempo di nascondere nulla.
Giacomo Hury Parla pi forte.
Violaine Non ti hanno detto che la tua bimba era morta? Quest'anno passato, quando eri a Rheims?
Giacomo Hury Parecchi me l'han detto. Mara per giura che dormiva. E non ho mai saputo da lei tutta la faccenda. Dicono che venuta da te. Ma l'avrei pur saputo. Volevo averne il cuore in pace.
Violaine vero. Tu hai diritto di saper tutto.
Giacomo Hury Che venuta a chiederti?
Violaine Non hai veduto che gli occhi della tua piccina non son pi gli stessi?
Giacomo Hury Sono azzurri ora, come i tuoi.
Violaine Era la notte di Natale. S, Giacomo, era proprio morta. Il suo piccolo corpo era rigido e ghiacciato. Lo so ben io: tutta notte l'ho tenuto fra le mie braccia.
Giacomo Hury Chi dunque le ha ridato la vita?
Violaine Dio, e con Dio la fede e la disperazione di sua madre.
Giacomo Hury Ma tu, non c'entri, tu?
Violaine Giacomo, a te solo confider un gran mistero. vero, s, quando ho sentito quel corpo morto sul mio, il frutto della tua carne, Giacomo...
Giacomo Hury Ah, la mia piccola Albina.
Violaine L'ami molto?
Giacomo Hury Continua.
Violaine ...Mi si stretto il cuore e come una lama penetrata in me. Ecco dunque quel che avevo tra le braccia per la mia notte di Natale, ed era tutto ci che restava della nostra razza, una bimba morta. Tutto ci che di te avrei posseduto in questa vita. E ascoltavo Mara che mi leggeva l'Officio della Santa Notte: il piccolo officio che ci fu donato, l'evangelio della Gioia.
Ah, non dire che non conosco nulla di te! Non dire che non so che cosa sia soffrire per causa tua! n che ignoro lo sforzo e lo strazio della donna che d la vita!
Giacomo Hury Tu dici che la bimba veramente risuscitata?
Violaine So questo solo : ch'era morta, e che d'un tratto ho sentito quella testolina muoversi. E la vita scaturita da me di getto, e la mia carne mortificata rifiorita. Ah, ben so che sia la piccola bocca cieca che cerca, e quei dentini implacabili!
Giacomo Hury O Violaine!
(Silenzio. Egli vuole alzarsi. Violaine con gesto debole l'obbliga a restar seduto)
Violaine Mi perdoni ora?
Giacomo Hury O doppiezza di femmina! Ah, ben sei figlia di tua madre! Dimmi; non a te, vero, vuoi ch'io perdoni?
Violaine A chi, dunque?
Giacomo Hury Che mano fu l'altra notte che prese la tua e ti guid cos gentilmente?
Violaine Non so.
Giacomo Hury Ma io, io credo di saperlo, io.
Violaine Tu non sai niente. Lascia questo a noi, faccenda di donne.
Giacomo Hury E faccenda mia di far giustizia.
Violaine Ma smettila con la tua giustizia.
Giacomo Hury So quel che mi resta da fare.
Violaine Tu non sai nulla di nulla, povero uomo; tu non capisci le donne, n sai come son meschine e stupide e dure di testa, fisse in una sol cosa. Non imbrogliar tutto con lei come hai fatto con me. E poi, chi dice che fosse la sua mano? Io non ne so nulla. E tu nemmeno. E a che serve saperlo? Custodisci quel che hai. Perdona. Tu, forse non hai mai avuto bisogno di perdono, tu?
Giacomo Hury Resto solo, io.
Violaine Non solo, se hai quella bella piccina che ti ho resa, e Mara, mia sorella, tua moglie, della stessa carne mia. Con me, chi ti conosce meglio? A te bisogna la forza e il fatto, un dovere segnato e il fatto compiuto. Per questo io ho i capelli pieni di sabbia.
Giacomo Hury La felicit finita per me.
Violaine finita, ma che importa? Non ti stata promessa la felicit. Lavora, tutto ci che ti si chiede. (E Montevergine tutto tuo, ora). Interroga la vecchia terra, e sempre essa ti risponder col pane e col vino. Quanto a me, io ho finito e passo oltre. Che poi un giorno lontano da me? presto sar passato. E allora, quando sar la tua volta, e udrai la gran porta scricchiolare e aprirsi, io sar dall'altra parte.
(Silenzio)
Giacomo Hury O mia promessa, che vieni tra i rami in fiore, Dio ti salvi!
Violaine Ti sovviene? Giacomo! buon giorno, Giacomo!
(Primi albori del giorno che spunta)
E ora bisogna portarmi via.
Giacomo Hury Portarti via?
Violaine Non posto, questo, da morirvi una lebbrosa. Fammi portare nel ricovero che mio padre aveva costruito per i poveri alla porta di Montevergine.
(Egli fa per prenderla. Ella accenna di no con la mano)
No, Giacomo, no, non voi. 154
Giacomo Hury Come, nemmeno quest'ultimo dovere verso di voi?
Violaine No, non bene che voi mi tocchiate. Chiamate Pietro di Craon. Egli ha avuto la lebbra, bench Dio poi l'abbia sanato. Egli non ha orrore di me. E io so che per lui son come un fratello: la donna non ha pi potere sulla sua anima.
(Giacomo Hury esce, e ritorna, qualche momento dopo, con Pietro di Craon. Ella tace. Entrambi la guardano in silenzio)
Violaine Giacomo!
Giacomo Hury Violaine!
Violaine stata buona l'annata, e il grano venuto bene?
Giacomo Hury Tanto che non si sa dove metterlo.
Violaine Ah! Che bella cosa un grande raccolto! S, anche adesso me ne ricordo, e trovo che bello.
Giacomo Hury S, Violaine.
Violaine Com' bello vivere! (a voce bassa, con intenso fervore) e come immensa la gloria di Dio!
Giacomo Hury Vivi dunque, e resta con noi.
Violaine Ma che buona cosa anche morire! Quando proprio la fine, e su di noi a poco a poco scende il buio come un'ombra scurissima.
(Silenzio)
Pietro di Craon Non dice pi nulla.
Giacomo Hury Prendetela. Portatela dove vi ho detto. Che, per me, non vuole ch'io la tocchi. Dolcemente! Dolcemente, vi dico. Non fatele male.
(Escono, Pietro portando il corpo. La porta resta aperta. Lunga pausa)
SCENA IV
(Appare sulla soglia Anna Vercors, in costume di pellegrino, il bastone in mano e una sacca ad armacollo)
Anna Vercors Aperta? La casa forse vuota che tutte le porte sono aperte? Chi entra di s buon'ora prima di me? o chi uscito?
(Si guarda lungamente intorno)
Riconosco la vecchia stanza; nulla cambiato. Ecco il camino, ecco la tavola. Ecco il soffitto dalle solide travi. Come la bestia che annusa in ogni canto e riconosce il suo covo e il suo nido, cos io.
Salve, casa mia. Son io, il padrone che torna. Salve, Montevergine, alta dimora. Di lontano assai, gi ieri mattina, gi il giorno avanti, sulla cresta della collina ho riconosciuto l'Arca dalle cinque torri. Ma perch le campane non suonano pi? N ieri, n stamane, non ho udito nel cielo con l'Angelo dai nove rintocchi la salutazione angelica.
Quante volte, Montevergine, ho pensato alle tue mura, in schiavit, mentre nel giardino del vecchio di Damasco attingevo dai pozzi l'acqua. (O mattini e meriggi implacabili! o eterno lavoro alla noria! e gli occhi si alzavano a guardare il Libano!).
E tutti gli aromi della terra d'esilio son ben poco per me in confronto di questa foglia di noce che le mie dita gualciscono.
Ti saluto, terra possente e sottomessa. Non sabbia qui si coltiva, n molle alluvione, ma solida terra a forza di corpo, e sei bovi tirano l'aratro, e il vomero lento ne rivolta un'enorme zolla. Tutta, fin dove i miei occhi arrivano, la terra ha risposto alla fatica dell'uomo. Ho gi veduto i miei campi e riconosciuto che son curati come bisogna. Dio sia lodato! Giacomo lavora bene.
(Posa la sacca sulla tavola)
Terra mia, son partito per cercare dell'altra terra, poca, poca terra per la mia sepoltura, di quella che Dio stesso per la sua ha scelto a Gerusalemme.
(Pausa)
Non ho voluto rincasare ieri sera. Ho atteso che fosse giorno. E ho passato la notte sotto un pagliaio fresco, pensando, dormendo, pregando, guardando, ricordando, ringraziando, ascoltando se mai udissi la voce della mia donna o quella di Violaine, la mia figliola, o d'un bimbo che gridasse. Svegliatomi, vidi la notte farsi chiara, e splendere lass, alta sul fosco cimiero di Montevergine, giunta dall'Arabia, la stella del mattino sulla Francia, come un araldo ritto nella solitudine.
E ho ripreso il cammino verso la mia casa.
Ol? Non v' nessuno qui?
(Batte sulla tavola col bastone. Sipario, che resta per qualche istante chiuso)
SCENA V
(In fondo al giardino. Il pomeriggio dello stesso giorno. Fine dell'estate. Alberi carichi di frutta. Qualche ramo che piega fino a terra sostenuto da puntelli. Il fogliame appassito dei meli e i frutti rossi e gialli fanno come una tappezzeria. Oltre il giardino, si stende in lontananza, inondata di luce, come appare dopo la mietitura, la pianura immensa; stoppie, e, qua e l, terre gi arate; bianche strade e villaggi; file di pagliai piccoli piccoli, e, di tratto in tratto, un pioppo. In diversi punti, greggi di montoni. Ombre di grandi nuvole passano sulla pianura. In mezzo, nel punto dove la scena scende verso il fondo da cui emergono le cime di un piccolo bosco, un banco di pietra semicircolare a cui si accede per tre scalini; la spalliera terminata da teste di leoni. Anna Vercors vi sta seduto; alla sua destra, Giacomo Hury)
Anna Vercors L'autunno dorato spoglier fra poco il frutteto e la vigna. Di mattina il sole bianco, splendente come diamante senza fuoco, e bianca la veste della terra. Prossima la sera che, passando sotto i i pioppi, s'udr in alto in alto frusciare l'ultima foglia. Ora ecco che, eguagliando i giorni e le notti, contropesando i lunghi lavori col piatto che trabocca, appare nel vano della celeste Porta la regale Bilancia.
Giacomo Hury Padre, tutto, tu sai, t'ho narrato quel ch' avvenuto dopo la tua partenza, dolorosa storia, e il complotto di quelle donne, e la trappola che han montata per prenderci noi, e ancora una cosa t'ho detta, la bocca all'orecchio. Dov' la tua donna? dov' tua figlia Violaine? E tu parli del vinco che si torce e del grappolo grosso e nero che tutta riempie la mano del vendemmiatore, la mano che s'affonda sotto i pampini. Gi lo Scorpione obliquo e il Sagittario volto retrorso sono apparsi sul notturno quadrante.
Anna Vercors Lascia il vecchio godersi la stagione calda! O sito veramente benedetto! o Seno della Patria! o terra riconoscente e fecondata! I carri che passano per le strade lasciano un po' di paglia appesa ai rami carichi di frutti.
Giacomo Hury Oh, Violaine! crudele Violaine; oh, tu, desiderio della mia anima, come mi hai tradito. Oh, giardino ch'io detesto! oh, amore inutile e non compreso! Giardino in mala ora piantato. Dolce Violaine! perfida Violaine! oh, silenzio e dissimulazione della donna! Sei dunque per sempre partita, anima mia? Mi inganna, e se ne va; mi rivela tutto con quelle sue parole mortali e dolci, e parte; e io, con quel dardo avvelenato qui, bisogna che viva, io, e duri! come la bestia che si prende per le corna torcendole il muso dalla greppia, come il cavallo che la sera si stacca dal bilancino battendogli la groppa. Sei tu, bue, che vai innanzi, ma allo stesso giogo siamo entrambi accoppiati. Che il solco sia tracciato, basta: altro non chiedono a noi. Per questo tutto ci che non necessario al mio compito, tutto m' stato tolto.
Anna Vercors Montevergine morto, e il frutto del tuo lavoro tutto tuo.
Giacomo Hury vero.
(Silenzio)
Anna Vercors Tutto in ordine nella cappella per domani? Cibo e bevanda v' che basti per tutti quelli che dovremo ricevere?
Giacomo Hury Vecchio, tua figlia stanno per sotterrare; e altro non trovi da dire? Oh, tu non le hai voluto bene, mai. Ma il vecchio, come l'avaro che si scalda le mani allo scaldino stretto al seno, non pensa che a s.
Anna Vercors Bisogna che tutto sia fatto. Bisogna che le cose siano onorevolmente fatte.
Elisabetta, donna mia, cuore nascosto!
(Entra Pietro di Craon)
Anna Vercors Tutto pronto?
Pietro di Craon Lavorano alla bara. Scavano la fossa dove voi avete comandato. Al fianco della chiesa, lass, presso quella dell'ultimo cappellano, fratel vostro. Ci han messo la terra che avete portata. Una grande edera nera spunta dalla tomba sacerdotale e, traverso il muro, penetra nell'arca sigillata. Domani all'alba. Tutto pronto.
(Giacomo Hury piange, il viso nascosto nel mantello.
Si scorge pel viale una suora in atto di cercar fiori)
Anna Vercors Che cercate, sorella?
Voce della Religiosa, sorda e soffocata Fiori, da metterle tra le mani giunte sul cuore.
Anna Vercors Non vi son pi fiori; solo frutti, ora.
Giacomo Hury, piangendo Cercate sotto le foglie, troverete l'ultima violetta. E il fiore Immortale ancora in boccioli, e solo ci restano la giorgina e la testa di papavero.
(La suora scomparsa)
Pietro di Craon Le due suore che curano i malati, giovanissima l'una, l'altra vecchia vecchia, l'hanno vestita, e Mara ha mandato il suo abito di nozze. Certo non era che una lebbrosa, ma piena di merito al cospetto di Dio. Ora riposa in un profondo sonno, come colui che sa a chi si confidato. L'ho veduta prima che la mettessero nella bara. Il suo corpo rimasto morbido. Mentre la suora la vestiva, il braccio intorno alla vita a reggerla su, oh, come la sua testa ricadeva indietro! Cos la pernice ancora calda, che il cacciatore raccoglie nella sua mano.
Anna Vercors Bambina mia! oh, piccola, ch'io portavo sulle braccia prima che tu sapessi camminare! Gagliarda fanciulla che ti svegliavi ridendo chiassosa nel tuo lettuccio! Tutto finito. Ah, ah, Dio mio! Ahim!
Pietro di Craon Non volete rivederla prima che inchiodino il coperchio?
Anna Vercors No. Il figlio rinnegato se ne va furtivamente.
Giacomo Hury Non rivedr pi il suo viso in questo mondo.
(Pietro di Craon si siede alla sinistra di Anna Vercors. Lunga pausa. Rumore d'un martello sulle assi. Tutti stanno in ascolto.
Si vede passare da un lato della scena Mara che porta in braccio avviluppata in uno scialle nero la sua bimba. Poi ella risale lentamente dal fondo e viene a porsi in faccia al banco sul quale sono seduti i tre uomini. Anna e Pietro la guardano; Giacomo Hury tiene gli occhi fissi in terra)
Mara, a testa bassa Vi saluto, padre mio. Vi saluto tutti. Mi guardate, e io so quel che pensate : Violaine morta. Il bel frutto maturo, il buon frutto dorato s' staccato dal ramo, e, sola, amara di fuori, dura dentro come la pietra, c' rimasta la noce invernale. Chi vuol bene a me? Chi mi ha mai voluto bene?
(Leva il capo erto con aria selvaggia)
E bene, eccomi qui. Che avete da dirmi? Dite tutto. Che avete da rimproverarmi? Perch mi guardate con quegli occhi che dicono: Tu, sei stata. vero, sono stata io. vero, io l'ho ammazzata. Io, tornata da lei, l'ho presa per mano l'altra notte, mentre Giacomo era assente; io l'ho fatta cadere nella cava e su di lei ho rovesciato quel carretto pieno. Tutto era l pronto, non c'era che un puntello da togliere. Ho fatto questo, s. Giacomo! E son io che ho detto alla mamma che le parlasse, a lei, Violaine, quel giorno che tu sei tornato da Braine. Che ardentemente desideravo sposare te, e non potendolo, mi sarei impiccata il giorno delle vostre nozze. Ora Dio che vede i cuori gi aveva permesso ch'ella si ammalasse di lebbra.
Ma Giacomo non cessava di pensare a lei. Per questo l'ho uccisa. E che, dunque? Che altro potevo fare? che altro bisognava fare perch fosse mio, come io sono sua, tutta, quegli che io amo e che mio? e Violaine fosse esclusa? Ho fatto quel che ho potuto.
Ora rispondete voi. Questa Violaine che amavate, come dunque l'avete amata, e che cosa stato pi forte, il vostro amore, dite, o il mio odio? Tutti l'amavate! ma suo padre l'abbandona e sua madre la consiglia male, e il suo fidanzato... oh, quello, come ha creduto in lei! Certo voi l'amavate, come si dice di amare una dolce bestiola, un fiore grazioso, e quello era il modo del vostro amore. Ben diverso il mio: cieco, non lascia presa, sordo, non intende nulla. Perch mi abbia tutta, mi bisognava averlo tutto per me.
Che ho fatto dopo tutto per difendermi? chi gli stata pi fedele, io o Violaine? Violaine che l'ha tradito per non so che lebbroso, cedendo, diceva lei, al consiglio di Dio, con un bacio? Io onoro Dio. Ma resti dov'. tanto corta la nostra povera vita. Ci lasci in pace.
mia colpa se amavo Giacomo? per la mia gioia l'amavo, o perch ne avessi l'anima divorata? Come potevo difendermi, io che non son bella, n piacente, io povera donna che non so dare se non dolore?
Cos, disperata, l'ho uccisa. Oh, povero delitto maldestro! Oh, disgrazia di colei che nessuno ama e a cui nessuna cosa riesce bene! Come bisognava fare se gli volevo bene e lui non mi voleva bene?
(Si rivolge a Giacomo)
Tu, Giacomo, perch non parli? Perch tieni il capo chino, senza dir nulla? come Violaine, il giorno che l'accusavi ingiustamente? Non mi riconosci? sono la tua donna. So, ahim, che non ti sembro bella n ti piaccio, ma guarda, mi sono adornata per te, ho dato una grazia al dolore che ti posso offrire. Questo dolore, solo io te lo posso donare. E sono la sorella di Violaine.
Nasce dal dolore. Questo amore, non dalla gioia nasce, nasce dal dolore; quel dolore che basta a coloro che non hanno gioia. Nessuno lo accoglie con piacere, che, ahim, non il fiore nella sua stagione, ma ci che sta sotto i fiori che avvizziscono, la terra, l'avara terra sotto l'erba, la terra che non manca mai.
Riconoscimi, dunque. Sono la tua donna, e tu non puoi fare che non lo sia. Una sola carne inseparabile, il contatto nel pi intimo dell'anima, e la confermazione, questa parentela misteriosa fra noi d'una figlia ch'io ho avuto da te.
Ho commesso un gran delitto, ho ucciso mia sorella; ma contro di te non ho peccato. E dico che non mi puoi rimproverare nulla. Gli altri? che m'importano gli altri?
Questo avevo da dire; ora fa quel che vuoi.
(Silenzio)
Anna Vercors Ci ch'ella dice vero. Giacomo, perdonale.
Giacomo Hury E vieni dunque, Mara.
(Ella s'avvicina, e si ferma ritta davanti a loro, formando come un sol corpo con la sua bimba. I due uomini stendono insieme la destra. I loro bracci si incrociano, e la mano di Giacomo si posa sul corpo della bimba, quella di Anna sul capo di Mara)
Giacomo Hury Violaine, lei che ti perdona. Nel nome suo, Mara, io ti perdono. Lei, rea femmina, ci tiene congiunti.
Mara Ahim, ahim! parole morte e senza slancio! O Giacomo, io non sono pi quella. Qualche cosa finito in me. Non temere. Tutto m' indifferente. Qualche cosa s' rotto in me, e son priva di forza come donna vedova e senza figli.
(La bimba ride vagamente, e guarda in giro con piccoli strilli di gioia)
Anna Vercors, carezzandola Povera Violaine! E tu, piccola! Come sono azzurri i suoi occhi!
Mara, scoppiando in lagrime Oh, babbo! Era morta, e lei l'ha risuscitata.
(Si allontana, e va a sedersi in disparte. Il sole discende. Piove qui e l sulla pianura; raggi di sole fra gli scrosci. Appare in cielo un immenso arcobaleno)
Voce d'un Bimbo O il bell'arcobaleno!
(Altre voci perdute. Passano a volo stormi di piccioni che volteggiano, si disperdono, si abbattono qui e l nelle stoppie)
Anna Vercors La terra liberata. I campi vuoti, la messe al riparo, e gli uccelli del cielo beccano i chicchi perduti.
Pietro di Craon Finisce l'estate, la stagione minaccia, le foglie fremono al soffio di settembre. Il cielo tornato azzurro, e mentre le pernici invitano al chiuso, il bozzagro volteggia nell'aria fluida.
Giacomo Hury Tutto vostro, Padre! riprendetevi questi beni di cui m'avete fatto padrone.
Anna Vercors No, Giacomo; io non ho pi nulla, questi beni non m'appartengono pi. Chi se n' andato non ritorner, e ci che una volta stato donato non pu essere ripreso. Ecco un Combernon, un Montevergine nuovi.
Pietro di Craon L'altro morto. La montagna vergine morta, e la cicatrice al suo fianco non si riaprir.
Anna Vercors morta, s. Anche la mia donna morta, mia figlia morta, e la santa Pulzella stata bruciata e dispersa al vento: non una delle sue ossa rimane alla terra. Ma il Re e il Pontefice sono stati resi alla Francia e all'Universo. Lo Scisma finito, di nuovo sopra tutti gli uomini si alza il Trono. Son ripassato da Roma, ho baciato il piede di San Pietro, ho mangiato in piedi il pane benedetto coi popoli delle Quattro Parti della Terra, mentre le campane del Quirinale e del Laterano e la voce di Santa Maria Maggiore salutavano gli ambasciatori dei nuovi popoli che dall'Oriente e dall'Occidente entrano insieme nella Citt; l'Asia ritrovata e quel mondo Atlantico di l dalle Colonne d'Ercole!
E proprio stasera, quando suoner l'Angelus, nell'ora che la stella Al-Zohar brilla nel cielo sgombro, comincia l'anno giubilare che il nuovo Papa accorda, remission di debiti, liberazione di prigionieri, tregua di guerre, chiusura di pretori, restituzione di beni.
Pietro di Craon Tregua d'un anno e pace d'un sol giorno.
Anna Vercors Che importa! buona la pace, ma la guerra ci trover muniti. O Pietro! tempo questo che le donne e gli infanti ne san pi dei saggi e dei vecchi!
Io ho avuto scandalo come un Giudeo perch la faccia della Chiesa s' oscurata ed essa procede barcollando nell'abbandono universale. E ho voluto abbracciare il Sepolcro vuoto, e metter la mano nella buca della Croce. Ma la mia piccola Violaine stata pi saggia. Forse che fine della vita vivere? forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi, e dare in letizia ci che abbiamo. Qui sta la gioia, la libert, la grazia, la giovinezza eterna! e viva Dio se il sangue del vecchio sul lino del sacrificio non fa presso quello del giovane una macchia cos rossa, cos fresca, come il sangue dell'agnello d'un anno!
O Violaine! fanciulla di grazia! carne della mia carne! Cos lontano com' il fuoco fumoso della mia fattoria dalla stella del mattino, quando in guisa di vergine poggia sul seno del sole la sua bella testa luminosa, oh, possa tuo padre, lass, lass, vederti per l'eternit al posto che ti stato serbato! Viva Dio, se dove passa questa piccola non passa anche il padre. Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per esser data? E perch tormentarsi quando cos semplice obbedire? Cos Violaine, tutta pronta, segue la mano che prende la sua.
Pietro di Craon O padre! Io la tenni ultimo fra le braccia, che ella aveva fiducia in Pietro di Craon, sapendo che non v' pi desiderio della carne nel cuore di lui. E il giovane corpo di quel divino fratello era fra le mie braccia come un albero tagliato che pende. Come l'acceso colore del fior di melagrane da ogni lato scoppia nella gemma che non lo sa pi contenere, gi lo splendore dell'angelo che non conosce morte illuminava la nostra piccola sorella. E l'odore del paradiso si esalava fra le mie braccia da quel tabernacolo infranto. Non piangere, Giacomo, amico mio.
Anna Vercors Non piangere, figlio mio.
Giacomo Hury Pietro, rendimi l'anello ch'ella ti ha dato.
Pietro di Craon Non posso pi dartelo. Come la spiga matura non pu ridare il chicco seminato in terra da cui sorto il suo stelo. Di quella briciola d'oro ho fatto una gemma fiammante e la coppa di quel giorno senza tramonto in cui deposto il frumento eterno. Giustizia terminata; solo ancora le mancava la donna che metter ai fastigi del mio giglio supremo.
Anna Vercors Tu sei possente in opere, Pietro, e io ho veduto sul mio cammino le chiese da te create.
Pietro di Craon Benedetto sia il Signore, che ha fatto di me un padre di chiese. E mi ha dato il discernimento e il senso delle tre dimensioni, e come lebbroso mi ha interdetto e liberato da ogni cura temporale, perch dalla terra di Francia suscitassi i templi della preghiera. Dieci Vergini Sagge di cui la lampada non si estingue mai. Che l'anima dal liutaio inserita nel suo strumento, in confronto della grande lira racchiusa e delle Potenze incolonnate nell'ombra di cui io ho calcolato il numero e la distanza? Io non intaglio dall'esterno un simulacro. Ma come il patriarca No, nel mezzo della mia Arca enorme, lavoro dall'interno, e vedo come tutto, intorno, in un tempo s'innalza. E che un corpo da scolpire a paragone d'un'anima da infondere e di quel vuoto arcano che lascia il cuore riverente che si ritira dinanzi al suo Dio? Nulla troppo profondo per me: i miei pozzi attingono le acque della Vena-madre. N v' altezza per la guglia che sale al cielo e ruba a Dio la folgore.
Pietro di Craon morr, ma le Dieci Vergini sue figlie resteranno: come il vaso della Vedova nel quale continuamente si rinnova la farina, e la misura sacra dell'olio e del vino.
Anna Vercors S, Pietro. Chi si confida alla pietra non sar deluso.
Pietro di Craon Bella la pietra e dolce alle mani dell'architetto! E come giusto e bello nell'insieme, il volume della sua opera, e come fedele essa serba l'impronta dell'idea, e quali ombre fa! E spicca la vigna sul piccolo muro, e il rosaio, quand' fiorito, come bello e vivo insieme!
L'avete veduta la mia piccola chiesa della Spina, che pare un braciere ardente e un cespo di rose sbocciate? E San Giovanni di Virt come un bel giovine nel mezzo dell'Argilla di Sciampagna? E Monte San Martino che sar maturo fra cinquant'anni? E San Tomaso del Fondo d'Ardenna di cui s'ode la sera il richiamo come il muglio d'un toro di mezzo al padule? Ma Giustizia che ho fatto per ultima, Giustizia mia figlia pi bella.
Anna Vercors Andr a farvi ex-voto del mio bastone.
Pietro di Craon Essa gi nel mio cuore, nulla pi le manca, tutta d'un pezzo. E per il pinnacolo, ho trovato la pietra che cercavo, non scavata da ferro, pi dolce dell'alabastro e di grana pi compatta della cote. Come le ossa delicate della piccola Giustizia stanno alla base del mio grande edificio, cos, al vertice, in pieno cielo, innalzer l'altra Giustizia, Violaine la lebbrosa in tutta gloria, Violaine la cieca alla vista di tutti. E la effiger con le mani incrociate sul petto, come la spiga ancora chiusa nei suoi tegumenti, e gli occhi bendati.
Anna Vercors Perch gli occhi bendati?
Pietro di Craon Perch, nulla vedendo, ascolti pi attenta i rumori della citt e della campagna, e la voce dell'uomo con quella di Dio in un tempo. Che ella Giustizia che ascolta e forma nel suo cuore il giusto accordo. Sar rifugio nell'intemperie e far ombra durante la canicola.
Giacomo Hury Ma per me Violaine non una pietra; a me la pietra non basta. E non voglio che la luce dei suoi occhi cos belli sia coperta.
Anna Vercors Quella della sua anima con noi. Non t'ho perduta, Violaine! Bella sei, piccola mia! Bella la fidanzata il giorno delle nozze quando al padre si mostra nella magnifica veste, con deliziosa confusione. Vai innanzi, Violaine, bambina mia; io ti seguir. Ma volgi ogni tanto il tuo viso, perch io veda i tuoi occhi.
Violaine! Elisabetta! presto sar ancora con voi! Quanto a te, Giacomo, fa il tuo dovere, come ho fatto io il mio. Ora la tua volta. La fine vicina: eccola per me venuta, fine del giorno, e dell'anno, e della vita. Sono le sei. L'ombra della collina gi arriva al ruscello. Viene l'inverno, scende la notte. Una breve notte, ora; ancora questa breve vigilia. Ho lavorato tutta la vita col sole e l'ho aiutato nel suo compito. Ma ora, tutto solo, mi tocca cominciar la notte, al tepore del fuoco, al chiarore della lampada.
Pietro di Craon O agricoltore, la tua opera finita. Vedi ch' vuota la campagna, spoglia la terra di messi, e gi l'aratro affonda tra le stoppie. Quel che tu hai cominciato a me tocca ora finire. Tu hai aperto il solco, io scavo la creta, io preparo il tabernacolo. E come il sole, non tu, matura la messe, cos fa la Grazia.
E nessuno sar della spica che non nasca dalla semente.
E certo Giustizia bella. Ma quanto pi bello l'albero fruttificante di tutti gli uomini che la semente eucaristica genera vegetando: un tutto che mette capo a uno stesso punto.
Ah, se tutti gli uomini come me capissero l'architettura, chi vorrebbe mancare al compito necessario, al posto sacro che il Tempio gli assegna?
Anna Vercors Pietro di Craon, ricco di pensieri sei tu, ma a me questo sole basta che sta per tramontare. Tutta la vita ho fatto la stessa cosa che esso fa, coltivare la terra, alzandomi e coricandomi con lui. Ora entro nella notte che non mi fa paura, e so che l pure tutto chiaro e ordinato, nella stagione del grande inverno Celeste che mette tutte le cose in movimento. Il cielo notturno, dove tutto lavoro, come un grande campo, un campo d'un solo proprietario, e il Colono eterno vi stimola i Sette Buoi, l'occhio fisso a una stella immota, come noi al ramo verde che segna il termine del solco. Il sole e io, a fianco a fianco, abbiam lavorato, e quel che nasce dal nostro lavoro non ci riguarda. Il mio fatto. Ho ubbidito alla necessit e vorrei ora in essa dissolvermi.
La pace, chi la conosce, sa che la gioia e il dolore in parti uguali la compongono.
La mia donna morta. Violaine morta. bene cos. Non desidero pi tenere nella mia quella povera vecchia mano rugosa. E Violaine, come amavo il suo piccolo corpo robusto, quando, di otto anni, si gettava con impeto contro le mie ginocchia! E a poco a poco l'impetuosa monelleria della ridente s'era sciolta nella malinconia della giovinetta, nella pena e nel peso dell'amore, e gi quando partii, vedevo nei suoi occhi tra i fiori di quella primavera spuntarne uno ignoto.
Pietro di Craon La vocazione della morte in guisa di un giglio solenne.
Anna Vercors Benedetta sia la morte nella quale tutte le domande del Pater si compiono.
Pietro di Craon Per me, fin da questa vita, da lei, dalle sue labbra innocenti ho ricevuto liberazione e congedo.
(Il sole brilla nella zona sinistra del cielo, all'altezza di un grande albero)
Anna Vercors Ecco il sole nel cielo come lo si vede nelle immagini quando il Maestro chiama l'operaio dell'Undecima Ora.
(Si ode scricchiolare la porta della rimessa)
Giacomo Hury Che cos'?
Anna Vercors Vanno a cercar paglia nella rimessa da mettere in fondo alla fossa.
(Silenzio. Rumore di pale in lontananza)
Voce di Bimbo
Margherita di Parigi!
Dammi i tuoi scarpini grigi!
Voglio andare, voglio andare
Tra gli angeli a volare.
Com' bello! Com' caldo!
Odi il verso del fringuello
Che fa ci, ci, ci!
Giacomo Hury Non la porta della rimessa, ma il grido della tomba che si apre. Mi ha guardato coi suoi occhi ciechi quella che amavo, ed passata dall'altra parte. E io pure come un cieco l'ho guardata, e senza prove non ho dubitato, non ho dubitato di quella che l'accusava. Ho scelto io, e quella che ho scelta, mi stata data. Che posso dire? bene cos.
bene cos. La felicit non per me, ma il desiderio! oh, non mi sar pi strappato. E non Violaine radiosa e intatta, ma la lebbrosa sopra di me china con un amaro sorriso e la piaga divorante al suo costato.
(Il sole ormai sceso dietro gli alberi, e sfavilla tra i rami. Il rabesco delle foglie copre la terra e i personaggi seduti. Qua e l un'ape d'oro brilla un istante nelle zone di luce)
Anna Vercors Son qui seduto, e dall'alto vedo ai miei piedi disteso il paesaggio. Riconosco le strade, conto le fattorie e i villaggi, di cui so il nome e la gente che vi sta. Immensa piana a perdita di vista, in questo scorcio, verso il Nord! E l, alzandosi, la collina forma intorno a quel villaggio come un anfiteatro. E dappertutto, in ogni istante, verde e rosa di primavera, azzurra e bionda d'estate, bruna d'inverno o tutta bianca sotto la neve, davanti a me, ai miei lati, intorno, sempre vedo la Terra, come un cielo immobile dai cangianti colori. E questa ha un suo aspetto particolare come una presenza amica.
Ora la fine. Quante mattine mi son levato per andarmene al mio lavoro! Adesso sera, e il sole riconduce uomini e cose come per mano.
(Si alza adagio, con pena, e stende lentamente le braccia quanto son lunghe, mentre il sole tutto giallo lo illumina)
Ah, ah! Ecco che io stendo le braccia nei raggi solari, come il sartore che misura la stoffa. venuta la sera. Abbi piet dell'uomo, Signore, nel momento che sta, finito il suo compito, davanti a te, come un fanciullo di cui si esaminano le mani. Le mie son nette. Ho finita la mia giornata. Ho seminato il frumento e l'ho mietuto, e del pane che ho fatto i figli miei si son comunicati. Ora ho finito. Finora c'era qualcuno con me.
Adesso, la mia donna e la mia figliola partite, sono solo a render grazie davanti alla tavola sparecchiata. Loro son morte, ma io vivo sulla soglia della morte e una gioia inesplicabile in me.
(Suona l'Angelus alla chiesa di sotto. Primo segno di tre rintocchi)
Giacomo Hury, sordamente L'Angelo di Dio ci annuncia la pace e il bimbo sobbalza nel seno della madre.
(Secondo segno)
Pietro di Craon Uomini di poca fede, perch piangete?.
(Terzo segno)
Anna Vercors Perch io vado al padre mio e vostro.
(Silenzio profondo. Poi, campane a distesa)
Pietro di Craon Cos parla, con tre voci, l'Angelo; cos in maggio, quando l'uomo non sposato se ne torna, seppellita la madre, alla sua casa, Voce-di-Rosa parla nella sera d'argento.
O Violaine! O donna da cui viene la tentazione! Che, non sapendo ancora quel che avrei fatto, ho guardato dove fissavi la tua pupilla. Ho sempre pensato, certo, che la gioia era cosa buona. Ma ora ho tutto! Tutto possiedo sotto le mie mani, come chi, salito con la scala sull'albero carico di frutti, sente che al peso del suo corpo cedono i rami folti. Bisogna che io parli sotto l'albero, come il flauto che non n basso, n acuto. Come l'acqua mi solleva! La gratitudine dissuggella la pietra del mio cuore. Oh, cos io viva! Cos io cresca unito al mio Dio, come la vite e l'ulivo.
(Il sole tramonta. Mara volge il viso verso suo marito e lo guarda)
Giacomo Hury Eccola che mi guarda. Eccola che torna verso di me con la notte.
(Suono vicinissimo d'una campana chioccia. Primo segno)
Anna Vercors La campanella delle suore suona l'Angelus a sua volta.
(Silenzio. Poi si ode un'altra campana altissima, Montevergine, che suona anch'essa il triplice segno, mirabilmente sonora e solenne)
Giacomo Hury Udite!
Pietro di Craon Miracolo!
Anna Vercors Montevergine risuscita. L'Angelo squillante ancora una volta ai cieli e alla terra in ascolto d l'annunzio usato.
Pietro di Craon S, Voce-di-Rosa, Dio nato!
(Secondo segno della campana delle suore. Essa suona il terzo rintocco nel tempo che Montevergine suona il primo)
Anna Vercors Dio s' fatto uomo!
Giacomo Hury morto!
Pietro di Craon risuscitato!
(Terzo segno della campana delle suore. Poi, volata. Pausa. Poi si ode,
perduta e quasi indistinta, la triplice nota del terzo segno, in alto)
Anna Vercors Non il segno dell'Angelus, ma quello della comunione.
Pietro di Craon Le tre note come un sacrificio ineffabile sono accolte nel seno della Vergine senza peccato.
(Tutti guardano col viso in su, attenti, come in attesa dello stormo, che non si ode)
Explicit.
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