L’anticamera

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LA STANZA

L'ANTICAMERA

Un atto unico di Fabio Bertarelli

   Personaggi:

     Custode (Gesù)

     Un generale

     Un pacifista

     Un israeliano

     Un palestinese

     Un operaio

     Un prelato

     Un avaro

     Un imprenditore

     Una signora

     Un presidente

La scena è spoglia. C'è una monumentale porta nella parete di fondo. Il Custode, vestito di una semplice tunica bianca, pensieroso, si aggira per la stanza. Sopraggiungono risate demoniache dall'interno.  

CUSTODE - Ancora altre risate di quel maledetto! Come sprizza di gioia per le tante anime che miete in questo periodo! Perché gli uomini sono diventati ormai così cattivi? 

Entrano un generale ed un pacifista che stanno discutendo animatamente tra di loro.

CUSTODE - (al generale) Generale, perché hai amato tanto  le guerre, i campi di battaglia, le stragi invece di seguire la strada dell'amore fraterno? Hai goduto nel sentirsi forte, nel mostrare i muscoli, nel fare il Rambo e sparare contro i tuoi fratelli. 

GENERALE - Io sono un soldato. Eseguo gli ordini, non li discuto  Comunque, se proprio lo vuol sapere io sono a favore alle guerre perché i più forti economicamente e culturalmente vincano e governino favorendo così il progresso, lo sviluppo e la selezione. Alcuni chiamano questo colonialismo e razzismo, ma non è vero. E' la legge della natura. I più forti sono i capi del branco, quelli abilitati alla riproduzione. I deboli debbono far loro posto e nel caso soccombere.  

CUSTODE - Non ti è mai balenato il dubbio che ogni uomo, debole o forte, ha diritto ad una esistenza dignitosa? 

GENERALE - Non facciamo del falso moralismo! L'esistenza dignitosa non è un diritto ma una conquista.

PACIFISTA - (sarcastico) Bravo! Che bella lezione di come emancipare, selezionare e far progredire l'umanità!

GENERALE - Ma stia zitto! Scommetto che è uno di quei pacifisti che con la scusa dell'obiezione di coscienza non ha fatto nemmeno il servizio di leva.

PACIFISTA - Sì, esatto, la violenza va contro i miei principi.

GENERALE - I pacifisti mi fanno schifo. Sono dei vili. Si nascondono dietro la loro etichetta per vivere alle spalle di noi che dobbiamo affrontare i nemici.

PACIFISTA - I nemici… ma non mi faccia ridere! Diciamoci almeno ora la verità: non ci sono nemici, ma egoismi camuffati da nebulose rivendicazioni.

GENERALE - C'è la difesa delle nostre terre, del nostro popolo… Sta a noi provvedere.

PACIFISTA - Ci sono i peggiori istinti dietro le vostre guerre quali il potere, la violenza, la sopraffazione, la conquista dei mercati. Sì, soprattutto la conquista dei mercati e delle fonti d'energia, caro generale!

GENERALE - Lei è un disfattista!

CUSTODE - (Al pacifista) Senti, fratello, non si può parlare di pace soltanto rifiutando la guerra. Pace significa cooperazione, emancipazione, diritti umani, che devono intercorrere fra i popoli.

Si sente lo scoppio di una bomba, grida e voci concitate. Poi due che si azzuffano. Entrano con gli abiti a brandelli un israeliano ed un palestinese.

CUSTODE -Calmatevi! Fratelli! Basta! (Riesce a fatica a separarli. I due si calmano guardandosi in cagnesco) Figli della mia stessa terra, perché avete ridotto quell'area dalla quale doveva irraggiarsi la luce dell'amore in tutto il mondo, in una zona di odio e di sangue?

PALESTINESE - (all'israeliano) Sono stati loro, gli israeliani, che hanno usurpato i nostri territori, ci hanno resi schiavi e ammazzato non solo noi uomini, ma anche le nostre donne e i nostri bambini.

ISRAELIANO - Voi palestinesi siete gli assassini che uccidete i nostri civili innocenti. Siete un popolo di terroristi.

PALESTINESE - Io terrorista? Io sono un eroe. Io ho sacrificato la mia vita per vendicare tanti miei fratelli massacrati dai vostri cannoni, dalle vostre bombe.

ISRAELIANO - E' stata la giusta reazione alle vostre azioni criminali.

PALESTINESE - Meritate di essere distrutti. A morte tutti gli ebrei!  

ISRAELIANO - Terrorista, stragista, omicida!

PALESTINESE - Usurpatore delle nostre terre, sterminatore del mio popolo! (Gli si avventa contro. I due si azzuffano)

GENERALE - Signori, ascoltate: (sottovoce) Se avete da spendere io posso fornirvi le armi per far valere i vostri diritti.

PACIFISTA - (al generale) Vergogna! Approfittare delle crisi fra i popoli per vendere le armi. Magari anche le mine antiuomo, vero? Che importa se migliaia di bambini muoiono, rimangono senza gambe, braccia. L'importante è guadagnare, far girare l'economia…

I quattro si azzuffano ferocemente.

CUSTODE - Basta! Basta, ho detto!  Ora gettate là per terra tutti i vostri averi, toglietevi i vestiti E indossate queste tuniche (Porge loro delle tuniche grigie) per essere ammessi al giudizio di Dio.

PALESTINESE - (rovescia le fodere delle tasche) Eccoli tutti i miei averi. Guardi come ci hanno ridotto quelli là. Poi le dico che  questa mia divisa non me la tolgo e non indosserò quella tunica perché non voglio essere giudicato dal vostro Dio che non conosco. Io voglio essere giudicato dal mio, da Allah. Egli ricompenserà il mio eroismo perché mi sono fatto saltare in aria invocando il Suo nome.

ISRAELIANO - (getta in malo modo i suoi averi nel mucchio) Anch'io non voglio essere giudicato dal vostro Dio.

CUSTODE - Cosa? Ancora non vi rendete conto dove vi trovate. Giù nella terra ci sono gli Allah, i Maometto, i Budda, finanche la Dea della Ragione, ma quassù il Giudice è unico per tutti gli uomini. 

GENERALE - Senta, posso anche togliermi la divisa ma le mie armi mai!

CUSTODE -  Ora basta! E' inutile, dovrete fare ciò che vi ho ordinato!

Tutti, con titubanza, gettano a terra le loro cose e indossano le tuniche grigie. La porta si apre e dentro c'è un mondo di luce. I presenti zitti e mogi attraversano la porta che si richiude alle loro spalle. Solo il Custode rimane in mezzo alla scena a capo chino. Si sentono fragorose risate demoniache.

CUSTODE - Ancora le risate di quel maledetto!Ancora altre anime perse!

Entrano un alto prelato e un operaio non credente. Poi alla spicciolata l'imprenditore e l'avaro.

Il prelato riconosce nel Custode Gesù e si getta in ginocchio davanti a lui, implorando il perdono.  

CUSTODE - (al prelato) Alzati perché  saprai certamente che non serve implorare Gesù, Gesù, ma fare il volere del Padre mio. Dovevi essere esempio e guida per gli altri uomini in terra in quanto mio ministro. Invece:(indica i presenti e un ampio gesto per comprendere anche gli assenti) gli Stati che affamano i loro sudditi per procurarsi le armi più micidiali per combattersi spinti dalla sete di potere, dall'accaparramento dei mercati, delle  materie prime e delle fonti d'energia; i responsabili della cosa pubblica che curano più i loro interessi che quelli dei loro concittadini; la moralità degli uomini soppiantata dall'egoismo, dalle furbizie, dalla corsa al benessere ad ogni costo; la libertà che è diventata licenza  in tutti i sensi; uomini e donne che mercificano il proprio corpo senza ritegno; coniugi uniti nel vincolo del matrimonio che si dividono; l'innocenza dei fanciulli violata; Il denaro che è diventato la sola divinità da venerare. Tu che dovevi essere la mia voce, il continuatore della mia missione di salvezza  come ti sei comportato? Gravissimi e forse interessati sono stati i tuoi silenzi e le tue alleanze quando dovevi gridare e denunciare ogni malefatta, come io ti ho insegnato. Gravissimo il tuo sostegno ai poveri e ai diseredati spesso solo a parole, perché nei fatti ti sei schierato spesso con i forti per i tuoi vantaggi terreni. Come hai potuto agire spesso così facendoti scudo con il mio nome?

OPERAIO - (al prelato) Hai sentito? Alzati, non essere ridicolo!

PRELATO - Sì, ho peccato. Per questo imploro la Sua clemenza. (All'operaio) Anche tu, inginocchiati e chiedi perdono per i tuoi peccati.

OPERAIO - Io inginocchiarmi? Cosa credi che ci sarà mai dietro quella porta?  Te lo dico io: c'è un mondo di aria che ci avvolgerà nella sua coltre leggera e pian piano diventeremo aria noi stessi.

PRELATO - Signore, perdonatelo!  Chi credi di essere per osare tento?

OPERAIO - Io sono uno di quelli che voi chiamate atei perché non mi sono mai sottoposto al vostro potere psicologico fondato sul senso di colpa dei peccati e la paura dell'inferno. In quanto al vostro Signore, se c'è, c'è per voi preti, per i ricchi, per i padroni, ma per noi non di certo.

PRELATO - Ah, sei ateo! E te ne fai un vanto invece di pensare con terrore cosa ne sarà di te quando dietro quella porta troverai Colui che pensavi non ci fosse. Allora, che gli dirai? "Mi scusi, mi sono sbagliato".  Tremerai come una foglia e la tua boria ti renderà nudo come un verme!

OPERAIO - Ma voi preti proprio non scendete mai dal pulpito. Non ti è bastato sputare sentenze per tutta la vita?

CUSTODE - (Al non credente) Volevi sapere cosa c'è dietro quella porta? Colui che t'ha creato. Avresti dovuto credere perché: beati quelli che non vedranno e crederanno. Il tuo orgoglio, il tuo "Io" offende il Padre più di ogni altro peccato. (Lunga pausa di silenzio)

Ora gettate là a terra tutti i vostri beni, toglietevi i vestiti e indossate queste tuniche. (porge loro le tuniche grigie)

CUSTODE - (porge le tuniche anche agli ultimi arrivati) Anche voi, indossate queste tuniche.

AVARO - (Prima di prendere la tunica chiede) Quanto costa?

CUSTODE - Niente

AVARO - E allora va bene.  (fa per indossarla)

CUSTODE -Io ti ho forse insegnato ad amare così il danaro? L'avarizia t'ha portato a calpestare la dignità di quelli che sono caduti sotto il peso della tua usura. Cosa ne hai ricavato? Solo un enorme abbrutimento morale. Ora vuota le tasche e getta là per terra tutte le tue ricchezze.

AVARO - Cosa? Io devo mettere il mio oro, i miei gioielli, i miei soldi in quel mucchio? Ma come ci pensa! Io mi faccio uccidere piuttosto.

CUSTODE - Questo esito è già avvenuto.

AVARO - Già! Ma in nessun caso intendo disfarmi dei miei averi. E' come scorticarmi vivo. I miei averi sono tutto. Li ho amati, li ho baciati. Anzi sto andando in crisi di astinenza. (Prende dalla tasca una manciata di monete, di pietre preziose e le bacia con trasporto. Gi cade una moneta. Si getta a terra e cerca di recuperarla. Trovatala la alza in alto come fa il sacerdote con l'ostia e la guarda estasiato) Io aspiro il profumo dei soldi, ascolto il dolce tintinnio delle monete, godo al voluttuoso contatto con l'oro e lei mi chiede di disfarmene? No, non è possibile. No, no…

OPERAIO - (guardando l'imprenditore che ora è vestito con la semplice tunica come lui) Finalmente, che soddisfazione! Siamo dovuti salire parecchio per raggiungere l'uguaglianza, vero?

IMPRENDITORE - Ma lei chi è?

OPERAIO - Chi sono io? Non si ricorda di me?

PRESIDENTE - No! Chi è?

OPERAIO - Ero un operaio delle sue fabbriche. Mi ha buttato in mezzo alla strada licenziandomi  a seguito di quella legge chiamata "flessibilità". (sarcastico) Ora, che gli dirà a quello là dentro? Vuole che glielo suggerisca io? Gli dica così:  ho sfruttato i miei operai fino a strizzare ogni loro goccia di sudore per ottenere grandi profitti, poi quando non ne ho avuto più bisogno li ho mandati a quel paese. E forse lei pensa che quello là dentro le dirà anche: "Ma che bravo"!

PRESIDENTE - E' la normale legge del mercato. Non si fa beneficenza nel nostro ambiente. I sentimentalismi poi…

OPERAIO - Diciamo che è la legge dell'egoismo. Non ha minimamente pensato alle disastrose conseguenze per tanti disgraziati?

CUSTODE -(all'imprenditore) Il profitto! Tu hai adorato il denaro come unico dio. Per possederlo hai calpestato spesso la dignità dei tuoi simili e la tua vera soddisfazione è stata di creare un baratro tra il tuo stato di ricco e la massa dei poveri. (All'operaio) Anche il tuo comportamento però, è degno di biasimo:  è vero che il più delle volte hai pagato salato il pane che riuscivi a guadagnare con il tuo sudore, ma spesso hai approfittato della forza della classe operaia per ottenere immeritati vantaggi.

Entra una giovane ed elegante signora. Si guarda intorno, smarrita.

SIGNORA - Ma dove mi hanno portato? Che ambiente freddo…

CUSTODE - Donna, svelta, deposita in quel mucchio tutti i tuoi gioielli, i soldi che hai nella borsetta,  togliti il vestito e indossa la tunica.

SIGNORA - (svenevole) Mi dispiace, ma non posso, non è la mia taglia.

CUSTODE - Non fare storie. La taglia è unica. Ti ordino di indossarla.

La signora, contrariata, si toglie ad uno ad uno gli orecchini, gli anelli, la collana, l'orologio e li getta sorridendo ironica uno per uno nel mucchio con gesto plateale, polemico. Si toglie il vestito con un pizzico di seduzione, poi indossa la tunica.

SIGNORA - (rivolta ai presenti) Come sto? Mi dona?

OPERAIO - (sarcastico) Ben arrivata, mia cara. Come mai ci hai messo tanto a salire? Eppure il colpo che ti ho sparato mi è sembrato  che aveva centrato perfettamente il tuo cuore. Forse la tua colpa era così pesante che ti rallentava la salita?

SIGNORA - Sei contento di quello che hai fatto? Ecco il bel risultato della tua gelosia.

OPERAIO - Tu, tu… mi hai umiliato come uomo e come marito.

SIGNORA - (sarcastica) Oh, pover'uomo… Con il matrimonio pretendevi che fossi la sua serva, la sua schiava… In cambio cosa mi offrivi? Una misera vita da casalinga.

OPERAIO - E allora  hai cominciato a tradirmi. Bello, eh? Adesso, cosa gli racconti a quello là? (Accenna alla porta)

SIGNORA - Se è un giudice intelligente io verrò addirittura premiata. Sì, perché il mio saldo è nettamente positivo: ho fatto, è vero, infelice un uomo e cioè te, mentre ho fatto felici tanti altri uomini. Tu verrai accusato di egoismo perché mi volevi solo per te. A me non sembrava giusto concedere le mie grazie (orgogliosa) che sono quelle che sono, ad un solo uomo, capisci?

OPERAIO - E allora perché mi hai sposato?

SIGNORA - Quello è stato un errore di gioventù. Ma per fortuna mi sono rinsavita presto. Mi piaceva tanto essere corteggiata, vezzeggiata, desiderata, mi piacevano i vestiti firmati, i gioielli. Che dovevo fare se mi piacevano tutte quelle cose belle? Siccome tu non me le potevi dare, io mi sarei dovuta  rassegnare a condurre una vita meschina, piatta, incolore?

CUSTODE - (Alla donna) La bellezza è un dono di Dio e tu lo hai usato nel modo peggiore.   

SIGNORA - Ma tu mi stai giudicando. (Balbetta) Io, io lo so chi sei… Sono confusa, credevo che fossi più giusto: perché alla Maddalena hai perdonato tutto e a me no?

CUSTODE - La Maddalena? In lei c'è stato un vero pentimento per la sua condotta immorale, in te, invece, c'è quasi il compiacimento per come ti sei comportata. Tu, inoltre, hai infranto  il vincolo matrimoniale e ciò è gravissimo. 

SIGNORA - Oggi quasi nessuno lo rispetta più. E questo perché l'uomo e la donna sono fatti per procreare al fine della prosecuzione della specie. Assolto questo compito naturale non capisco perché un uomo e una donna debbano stare insieme per tutta la vita.

Il Custode ha un moto di disgusto; poi, in silenzio, indica la porta che si spalanca improvvisamente. I presenti mogi e silenziosi attraversano la soglia e la porta si richiude. Si sentono le risate sarcastiche del Diavolo. Il Custode si copre le orecchie, come per non sentire.

Entra il Presidente dell'Unione Mondiale. Porge la borsa a al Custode.

PRESIDENTE - Tieni, reggimi la borsa.  Allora? Ti ho detto di reggermi la borsa. Che fai ti rifiuti? Non sai chi sono io? Io sono il Presidente dell'Unione Mondiale.(Il Custode prende la borsa, lentamente, fissandolo negli occhi senza profferir parola) Mi hanno detto che c'è un Tribunale, che mi aspetta un giudizio… Sono sicuro che è tutta una macchinazione politica. Non lo sanno che ho l'immunità? Se ho commesso delle colpe, inevitabili per scalare il potere, si sappia che sono tutte estinte sia per la decadenza dei termini che per altri benefici.  Allora, vogliamo andare?

CUSTODE - Andare… dove?

PRESIDENTE - Come dove? Non vorrai mica lasciarmi qui nell'anticamera? Conducimi là, nella sala dove c'è il mio trono di Presidente.

CUSTODE - Ma che stai dicendo? Quando si aprirà quella porta entrerai là come fanno tutti, per essere giudicato.

PRESIDENTE - Non voglio sentire la parola "giudicato". Ti ho detto che non ho pendenze con la giustizia. Poi non vorrei che questo tribunale…

CUSTODE - Questo tribunale, cosa? E' l'infallibilità assoluta.

PRESIDENTE - Ma non dire sciocchezze! Lo so io qual è l'infallibilità di certi tribunali. Dimmi, chi è il pubblico ministero?

CUSTODE - Non c'è pubblico ministero.

PRESIDENTE - Ah! Già andiamo meglio. La Corte da chi è formata?

CUSTODE - Ma quale corte? E' il Padreterno il Giudice supremo.

PRESIDENTE - Il Padreterno? Uhm, sento puzza di bruciato. Sarà meglio cominciare a pensare di spostare questo processo in un altro tribunale per legittima suspicione…

CUSTODE - Legittima suspicione?

PRESIDENTE - Non fare lo gnorri! Tu con queste reticenze, questi non so, mi piaci poco. Dirò ai miei avvocati di provvedere.

CUSTODE - (Un po' alterato) Ritengo che tu non ti sei reso conto del luogo in cui ti trovi e della tua posizione.

PRESIDENTE - Ah, alzi la voce… E ti rivolgi a me con il tu. Dico: hai o no capito con chi hai a che fare?

CUSTODE - Ora basta! Il potere ti ha reso cinico e sprezzante nei confronti dei tuoi simili. La tua megalomania ti ha fatto credere di essere onnipotente. A che ti è servito diventare il padrone del mondo? Ora, purtroppo per te, dovrai oltrepassare quella porta come fanno tutti gli uomini. (Gliela indica)

PRESIDENTE - Finalmente! Hai capito che non posso fare anticamera. Spero che là dietro avranno già predisposto la mia sontuosa sala di Presidente con il grande trono d'oro.

La porta si apre lentamente ed esce un intenso fascio di luce. Man mano che il Presidente entra la luce si affievolisce fin quasi a spegnersi. Si vede un lampo di luce rossa e si sentono le fragorose risate demoniache che coprono le proteste del Presidente. Poi tutto tace e pian piano ritorna la luce.

VOCE DEL PADRETERNO - Figliolo, l'uomo che avevo fatto a mia immagine e somiglianza non segue più la mia legge. La mia troppa bontà nel concedergli l'intelligenza ed il libero arbitrio l'ha portato a sentirsi lui stesso un dio.  Già Adamo ed  Eva, in virtù di questi doni avevano dimostrato una propensione a disubbidire. Invece di cacciarli dal Paradiso e permettere loro di crescere e moltiplicarsi, avrei dovuto eliminarli. L'essere stato misericordioso e paziente per tanto tempo ha portato alle conseguenze che oggi ci offendono. Ora basta! La materia distruggerà la materia! Lancerò un asteroide contro la terra così da distruggerla insieme a tutto il genere umano!

GESU' - No, Padre! Abbi pietà per i tuoi figli! (Cade in ginocchio davanti alla porta)

 

Si sente una grande deflagrazione che fa tremare l'anticamera.

VOCE DEL PADRETERNO - Io sono amore ma anche giustizia! Ora è tempo di creare un nuovo uomo senza i difetti del precedente. Vieni!

GESU' - Sia fatto il tuo volere. 

Gesu si alza e si inoltra nel raggio di luce poi la porta si chiude alle sue spalle e la scena diventa buia.

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